Archive for the ‘Accoglienza’ Category

Piazza San Pietro, udienza giubilare, 12-11-2016

12 novembre 2016

 

 

 

 

GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GIUBILARE

Sabato, 12 novembre 2016

[Multimedia]

Misericordia e Inclusione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questa ultima udienza giubilare del sabato, vorrei presentare un aspetto importante della misericordia: l’inclusione. Dio infatti, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti. Ad esempio, mediante il Battesimo, ci fa suoi figli in Cristo, membra del suo corpo che è la Chiesa. E noi cristiani siamo invitati a usare lo stesso criterio: la misericordia è quel modo di agire, quello stile, con cui cerchiamo di includere nella nostra vita gli altri, evitando di chiuderci in noi stessi e nelle nostre sicurezze egoistiche.

Nel brano del Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù rivolge un invito realmente universale: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (11,28). Nessuno è escluso da questo appello, perché la missione di Gesù è quella di rivelare ad ogni persona l’amore del Padre. A noi spetta aprire il cuore, fidarci di Gesù e accogliere questo messaggio d’amore, che ci fa entrare nel mistero della salvezza.

Questo aspetto della misericordia, l’inclusione, si manifesta nello spalancare le braccia per accogliere senza escludere; senza classificare gli altri in base alla condizione sociale, alla lingua, alla razza, alla cultura, alla religione: davanti a noi c’è soltanto una persona da amare come la ama Dio. Colui che trovo nel mio lavoro, nel mio quartiere, è una persona da amare, come ama Dio. “Ma questo è di quel Paese, dell’altro Paese, di questa religione, di un’altra… È una persona che ama Dio e io devo amarla”. Questo è includere, e questa è l’inclusione.

Quante persone stanche e oppresse incontriamo anche oggi! Per la strada, negli uffici pubblici, negli ambulatori medici… Lo sguardo di Gesù si posa su ciascuno di quei volti, anche attraverso i nostri occhi. E il nostro cuore com’è? E’ misericordioso? E il nostro modo di pensare e di agire, è inclusivo? Il Vangelo ci chiama a riconoscere nella storia dell’umanità il disegno di una grande opera di inclusione, che, rispettando pienamente la libertà di ogni persona, di ogni comunità, di ogni popolo, chiama tutti a formare una famiglia di fratelli e sorelle, nella giustizia, nella solidarietà e nella pace, e a far parte della Chiesa, che è il corpo di Cristo.

Come sono vere le parole di Gesù che invita quanti sono stanchi e affaticati ad andare da Lui per trovare riposo! Le sue braccia spalancate sulla croce dimostrano che nessuno è escluso dal suo amore e dalla sua misericordia, neppure il più grande peccatore: nessuno! Tutti siamo inclusi nel suo amore e nella sua misericordia.  L’espressione più immediata con la quale ci sentiamo accolti e inseriti in Lui è quella del suo perdono. Tutti abbiamo bisogno di essere perdonati da Dio. E tutti abbiamo bisogno di incontrare fratelli e sorelle che ci aiutino ad andare a Gesù, ad aprirci al dono che ci ha fatto sulla croce. Non ostacoliamoci a vicenda! Non escludiamo nessuno! Anzi, con umiltà e semplicità facciamoci strumento della misericordia inclusiva del Padre. La misericordia inclusiva del Padre: è così. La santa madre Chiesa prolunga nel mondo il grande abbraccio di Cristo morto e risorto. Anche questa Piazza, con il suo colonnato, esprime questo abbraccio. Lasciamoci coinvolgere in questo movimento di inclusione degli altri, per essere testimoni della misericordia con la quale Dio ha accolto e accoglie ciascuno di noi.

Saluti:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les personnes venues de France et de Suisse.

Jésus a ouvert les bras sur la croix pour accueillir tous ceux qui avaient besoin d’être soulagés. Nous aussi ayons le cœur miséricordieux. Ouvrons-le aux personnes que nous rencontrons et qui ont besoin de nous : soyons les instruments de la miséricorde du Père.

Que Dieu vous bénisse !

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, particolarmente i fedeli venuti da Francia e Svizzera. Gesù ha aperto le braccia sulla croce per accogliere tutti coloro che avevano bisogno di essere sollevati. Abbiamo anche noi il cuore misericordioso. Apriamolo alle persone che incontriamo e che hanno bisogno di noi: facciamoci strumenti della misericordia del Padre. Dio vi benedica!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from Ireland and Pakistan.  With prayerful good wishes that the present Jubilee of Mercy will be a moment of grace and spiritual renewal for you and your families, I invoke upon all of you joy and peace in our Lord Jesus Christ..

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Irlanda e Pakistan.  Con fervidi auguri che il presente Giubileo della Misericordia sia per voi e per le vostre famiglie un tempo di grazia e di rinnovamento spirituale, invoco su di voi la gioia e la pace di Cristo! ]

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Nutzt euren Aufenthalt in Rom, um die vielen Zeichen der Barmherzigkeit Gottes, die in dieser Stadt sichtbar sind, zu entdecken. Der Heilige Geist begleite euch auf euren Wegen.

[Un cordiale saluto rivolgo ai pellegrini provenienti dai paesi di lingua tedesca. Approfittate del vostro soggiorno a Roma per scoprire i numerosi segni della misericordia di Dio visibili in questa città. Lo Spirito Santo vi accompagni sul vostro cammino.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los provenientes de España y Latinoamérica. Que el Señor Jesús, que a todos acoge con sus brazos abiertos en la cruz, nos ayude a crecer como hermanos en su amor y a ser instrumentos de la misericordia y ternura del Padre. Muchas gracias.

Queridos peregrinos de língua portuguesa, de coração vos saúdo a todos, desejando-vos que possais experimentar nesta peregrinação jubilar a força do Evangelho da misericórdia que transforma, que faz entrar no coração de Deus, que nos torna capazes de perdoar e olhar o mundo com mais bondade. Que Deus vos abençoe a vós e às vossas famílias.

[Carissimi pellegrini di lingua portoghese, vi saluto cordialmente tutti, augurandovi di sperimentare in questo pellegrinaggio giubilare la potenza del Vangelo della misericordia che trasforma, che fa entrare nel cuore di Dio, che ci rende capaci di perdonare e guardare il mondo con più bontà. Dio benedica voi e le vostre famiglie.]

أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللغةِ العربية، وخاصةً بالقادمينَ منالشرق الأوسط. أيها الإخوةُ والأخواتُ الأعزاء، إن يسوع يريد إدماج الجميع ولاسيما المهمشين والذين يصرخون إليه… لنسمح بأن تشمَلَنا حركة الإدماج هذه لنكون شهودًا للرحمة التي قَبِل فيها الله ويقبَل كل واحد منا. ليُبارككُم الرب!

[Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, Gesù vuole includere tutti, soprattutto chi è tenuto ai margini e grida verso di Lui… Lasciamoci coinvolgere in questo movimento di inclusione per essere testimoni della misericordia con la quale Dio ha accolto e accoglie ciascuno di noi. Il Signore vi benedica!]

Witam serdecznie obecnych tu Polaków. Jutro, z inicjatywy Stowarzyszenia Pomoc Kościołowi w Potrzebie, będziecie obchodzili w Polsce Dzień Solidarności z Kościołem Prześladowanym. Aktualne, alarmujące i bolesne wydarzenia przynaglają nas, by żarliwą modlitwą i konkretną pomocą wspierać naszych braci żyjących w Iraku i w innych krajach Bliskiego Wschodu. Prośmy Boga, by nikt w świecie nie był wykluczany ze społeczności z motywów religijnych, kulturowych, czy rasowych. Niech wszystkie narody, szanując wolność każdego człowieka, kształtują wspólnotę ludzką, jako wielką rodzinę braci i sióstr żyjących w sprawiedliwości, solidarności i pokoju. Wam wszystkim i waszym Rodakom z serca błogosławię.

[Saluto cordialmente i Polacchi qui presenti. Domani, per iniziativa dell’Associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre, in Polonia verrà celebrata la Giornata di Solidarietà con la Chiesa Perseguitata. Le inquietanti e dolorose circostanze attuali ci spingono a sostenere con preghiera fervida e con l’aiuto concreto i nostri fratelli che vivono nell’Iraq e negli altri paesi del Medio Oriente. Innalziamo a Dio la supplica affinché nessuno nel mondo sia escluso dalla società per motivi di religione, di cultura o di razza. Che tutte le nazioni, rispettando la libertà di ogni uomo, formino una società come una grande famiglia di fratelli e sorelle viventi nella giustizia, nella solidarietà e nella pace. Benedico di cuore tutti voi e i vostri connazionali.]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Sono lieto di accogliere i fedeli del Movimento Shalòm, con il Vescovo di San Miniato; l’unione cattolica degli insegnanti medi della Puglia; la Coldiretti; i dipendenti dell’Anas; la Federazione dei Veterinari e la Confederazione delle libere Professioni, che ricorda il cinquantesimo di fondazione.

Cari fratelli e sorelle, vivete con fede quest’ultima udienza del sabato nel Giubileo per sperimentare nella vostra vita il perdono, la misericordia e l’amore di Dio.

Saluto con particolare affetto voi volontari del Giubileo Straordinario della Misericordia. Siete stati bravi!Voi, che venite da diverse Nazioni, e vi ringrazio per il prezioso servizio prestato perché i pellegrini potessero vivere bene quest’esperienza di fede. Nel corso di questi mesi, ho notato la vostra discreta presenza in piazza con il logo del Giubileo e sono ammirato della dedizione, della pazienza e dell’entusiasmo con cui avete svolto la vostra opera. Grazie tante!|

In particolare, un saluto porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Ieri abbiamo ricordato San Martino di Tours, patrono dei mendicanti, di cui quest’anno ricorre il diciassettesimo centenario della nascita. Il suo esempio susciti in voi, cari giovani, specialmente voi studenti Erasmus d’Europa, il desiderio di compiere i gesti di concreta solidarietà; la sua fiducia in Cristo Signore sostenga voi, cari ammalati, nelle prove della malattia; e la sua rettitudine morale ricordi a voi, cari sposi novelli, l’importanza dei valori nell’educazione dei figli.

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Il Papa incoraggia i cattolici in Azerbaigian: avanti, senza paura!

2 ottobre 2016

2016-10-02 Radio Vaticana

 

 

“Il Papa visita una piccola comunità di periferia, che parla tante lingue, come ha fatto lo Spirito Santo a Gerusalemme nel Cenacolo, e gli dà forza per andare avanti”. Francesco pronuncia queste parole a braccio, dopo l’Angelus, davanti ai fedeli cattolici riuniti nella piccola Chiesa dell’Immacolata Concezione a Baku, in Azerbaigian, dove è giunto in mattinata per completare il suo 16.mo viaggio internazionale. Solo poche centinaia di fedeli in un Paese musulmano: a loro durante l’omelia della Messa, parla della fede che non è un “superpotere” ma è il “filo d’oro che ci lega a Dio“ e nella vita cristiana può fare meraviglie se è unita al servizio. Il servizio della nostra inviata Gabriella Ceraso:

 

 

Dalla “terra del fuoco”, ricca di petrolio sulle rive sul Mar Caspio, dove il Cristianesimo dei primi secoli ha resistito all’ondata di islamizzazione e all’ateismo comunista, il Papa rilancia la bellezza della vita cristiana, “dono di Dio” che desidera, dice, fare di ciascuno di noi un “capolavoro del creato”. Francesco parla in una Chiesa gremita e simbolica, l’Immacolata Concezione, l’unica parrocchia cattolica di un Paese musulmano di oltre 9 milioni di abitanti e ad ascoltalo c’è una folla festosa e attenta.

Qualcuno può pensare che il Papa perda tempo a visitare una piccola comunità di periferia: in questo imita lo Spirito Santo. Anche Lui è sceso dal cielo sulla piccola comunità nel Cenacolo per dargli forza, nonostante le porte fossero chiuse. Ma lì, come oggi a Baku, dice Francesco, c’erano due sole cose necessarie:

“In quella comunità c’era la Madre – non dimenticare la Madre! – e in quella comunità c’era la carità, l’amore fraterno che lo Spirito Santo ha riversato in loro. Coraggio! Avanti! Go ahead! Senza paura, avanti!”.

Nell’omelia il Papa si è soffermato sulla fede e sul servizio, aspetti essenziali nella vita cristiana, chiarendone il significato a  partire dalla fede:

“Non è una forza magica che scende dal cielo, non è una “dote” che si riceve una volta per sempre e nemmeno un super-potere che serve a risolvere i problemi della vita. Perché una fede utile a soddisfare i nostri bisogni sarebbe una fede egoistica, tutta centrata su di noi”.

E la fede non va neanche confusa – ha precisato – col sentirsi bene o con l’essere consolati:

“La fede è il filo d’oro che ci lega al Signore, la pura gioia di stare con Lui, di essere uniti a Lui; è il dono che vale la vita intera, ma che porta frutto se facciamo la nostra parte”.

E la nostra parte è il servizio. Inseparabile e intrecciato alla fede, come i fili dei preziosi tappeti azeri. Il “servizio” è da intendersi come “disponibilità totale”, “senza calcoli né utili”, come è stato l’amore di Dio per noi. Esso è, dunque, il riassunto dello stile di vita cristiana:

“Servire Dio nell’adorazione e nella preghiera; essere aperti e disponibili; amare concretamente il prossimo; adoperarsi con slancio per il bene comune”.

Ma ci sono anche tentazioni – avverte il Papa – che possono allontanarci da questo stile. Ne cita due: un “cuore tiepido” che vive solo per “soddisfare i propri desideri” e “risparmia tempo” per Dio e per gli altri; e l’eccessiva “attività”, il ”pensare da padroni” e darsi da fare solo per guadagnare prestigio. Nessuna delle due tentazioni toccherà il “piccolo e tanto prezioso gregge di Baku”. “La Chiesa – afferma Francesco – vi guarda e vi incoraggia”:

“Cascuno di voi è come uno splendido filo di seta, ma solo se sono ben intrecciati fra loro i diversi fili creano una bella composizione; da soli, non servono. Restate sempre uniti, vivendo umilmente in carità e gioia; il Signore, che crea l’armonia nelle differenze, vi custodirà”.

La storia di fede dell’Azerbaigian, che dopo la persecuzione ha resistito compiendo meraviglie, emerge nella preghiera dell’Angelus:

“Vorrei ricordare i tanti cristiani coraggiosi, che hanno avuto fiducia nel Signore e sono stati fedeli nelle avversità. Come fece san Giovanni Paolo II, a voi tutti rivolgo le parole dell’Apostolo Pietro: ‘onore a voi che credete!'”.

Siate sempre – è questo l’incoraggiamento finale del Pontefice ai cattolici di Baku – “testimoni gioiosi di fede speranza e carità, uniti fra di voi e con i vostri Pastori”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Udienza generale, 24.08.2016

24 agosto 2016
Pubblicato il 24 ago 2016

Preghiera all’udienza generale dopo il sisma in Italia

All’udienza generale, Papa Francesco ha deciso di rimandare la catechesi e ha invitato i fedeli in piazza San Pietro a pregare per le vittime del terremoto che ha colpito il centro Italia.

Casa Santa Marta, pranzo con rifugiati siriani, 11-08-2016

11 agosto 2016
Pubblicato il 11 ago 2016

Dalla Siria a tavola con Francesco

Il Papa ha ospitato a pranzo a Casa Santa Marta 21 rifugiati siriani: 12 avevano viaggiato con lui il 16 aprile sul volo di ritorno da Lesbo, altri 9 sono arrivati in Italia due mesi fa sempre grazie alla Comunità di sant’Egidio.

 

 

Papa: Europa ha bisogno di cambiamento, unirsi contro i muri

2 luglio 2016

 

2016-07-02 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affrontare con “spirito europeo” le problematiche del nostro tempo, abbattere i muri che dividono i popoli del Vecchio Continente. E’ l’esortazione rivolta da Francesco nel videomessaggio ai partecipanti all’incontro “Insieme per l’Europa” che, a Monaco di Baviera, ha riunito esponenti dei movimenti cristiani e delle Chiese. Il Papa sottolinea che l’Europa deve tornare ad essere un “continente aperto” che mette al centro la persona umana. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“E’ ora di mettersi insieme per affrontare con vero spirito europeo le problematiche del nostro tempo”. Papa Francesco esordisce così nel suo videomessaggio per l’evento “Insieme per l’Europa”, trasmesso nella piazza centrale di Monaco di Baviera.

 

Muri di paura, aggressività ed egoismo dividono l’Europa
Il Papa punta il dito contro quei “muri visibili” e “invisibili, che tendono a dividere questo continente”:

“Muri che si innalzano nei cuori delle persone. Muri fatti di paura e di aggressività, di mancanza di comprensione per le persone di diversa origine o convinzione religiosa. Muri di egoismo politico ed economico, senza rispetto per la vita e la dignità di ogni persona”.

 

Europa ha bisogno di cambiamento, ripartire da patrimonio cristiano
L’Europa, prosegue il videomessaggio, “si trova in un mondo complesso e fortemente in movimento, sempre più globalizzato e, perciò, sempre meno eurocentrico”. Una situazione che richiede “coraggio” per affrontare queste sfide epocali:

“Abbiamo bisogno di un cambiamento! L’Europa è chiamata a riflettere e a chiedersi se il suo immenso patrimonio, permeato di cristianesimo, appartiene a un museo, oppure è ancora capace di ispirate la cultura e di donare i suoi testori all’umanità intera”.

Rivolgendosi ai movimenti cristiani, Francesco li incoraggia a “portare alla luce testimonianze di una società civile che lavora in rete per l’accoglienza e la solidarietà verso i più deboli e svantaggiati, per costruire ponti, per superare i conflitti dichiarati o latenti”.

 

L’Europa rimetta al centro la persona, sia famiglia di popoli
Il Pontefice mette l’accento sulla storia dell’Europa fatta di un “continuo incontro tra Cielo e terra”, incontro “che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo”. E ribadisce che bisogna “tradurre i valori base del cristianesimo in risposta concreta alle sfide di un continente in crisi”:

“Se l’intera Europa vuol essere una famiglia di popoli, rimetta al centro la persona umana, sia un continente aperto e accogliente, continui a realizzare forme di cooperazione non solo economica ma anche sociale e culturale”.

 

Cristiani siano seme di speranza per l’Europa
Dio, prosegue il Papa, “porta sempre novità” e bisogna essere aperti alle sue sorprese. “Fate che le vostre case, comunità, e città – riprende – siano laboratori di comunione, di amicizia e di fraternità, capaci di integrare, aperti al mondo”:

Insieme per l’Europa? Oggi è più necessario che mai. Nell’Europa di tante nazioni, voi testimoniate che siamo figli dell’unico Padre e fratelli e sorelle tra di noi. Siete un seme di speranza prezioso, perché l’Europa riscopra la sua vocazione di contribuire all’unità di tutti”.

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

Videomessaggio Armenia 23-06-2016

23 giugno 2016

In un videomessaggio al popolo armeno alla vigilia del suo viaggio apostolico, Papa Francesco ha sottolineato come il paese caucasico ha sempre trovato la forza di rialzarsi
anche dalle sofferenze più forti.

 

 

Be God’s Mercy- Il Papa invita a sostenere Aiuto alla Chiesa che Soffre

23 giugno 2016

Spot di 60” della campagna Be God’s Mercy che realizzerà in tutto il mondo progetti di misericordia dal 17 giugno al 4 ottobre.
la campagna è sostenuta personalmente da Papa Francesco!

 

 

PAPA FRANCESCO SALUTA I FEDELI UDIENZA 22 GIUGNO 2016.HD

22 giugno 2016

PAPA FRANCESCO SALUTA I FEDELI UDIENZA 22 GIUGNO 2016.

 

Papa visita comunità sacerdoti anziani 17-06-2016

18 giugno 2016

Papa Francesco, nell’ambito dei Venerdì della Misericordia, ha visitato due comunità di sacerdoti anziani e sofferenti.

 

 

 

 

 

Udienza sheikha del Qatar, 04-06-2016

5 giugno 2016

Lo ha raccontato a Papa Francesco la sheikha del Qatar, Moza bint Nasser, presidente della Qatar Foundation for Education, Science and Community Development, ricevuta in udienza in Vaticano.

 

 

 

Il Papa: società sia unita nella lotta contro la tratta di esseri umani

4 giugno 2016

 

2016-06-03 Radio Vaticana

 

Le vittime sperano che l’ingiustizia “non abbia l’ultima parola”. Così Papa Francesco si è rivolto agli oltre cento partecipanti, fra giudici e procuratori di diverse parti del mondo, riuniti presso la casina Pio IV, in Vaticano. Un Vertice importante, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che vuole aiutare a contrastare la criminalità organizzata e le forme di schiavitù che ne derivano: dalla tratta di esseri umani allo sfruttamento della prostituzione. Tante le personalità di rilievo che vi prendono parte. Francesco chiede che si crei “un moto trasversale” che abbracci l’intera società e che “i giudici assumano piena consapevolezza di tale sfida”. Il servizio di Debora Donnini:

La Chiesa dà il suo contributo per combattere le nuove forme di schiavitù
La tratta delle persone, il narcotraffico, la prostituzione, il traffico di organi sono “veri e propri crimini contro l’umanità” e devono essere riconosciuti come tali e sanciti dalle leggi. Papa Francesco torna su temi a lui cari e si rivolge a giudici ed esperti, riuniti in Vaticano, sottolineando l’importanza di creare una rete fra loro e scambiare esperienze che possano permettere di combattere meglio queste nuove forme di schiavitù. “La Chiesa – afferma – è chiamata a impegnarsi per essere fedele alle persone, ancora di più se si considerano le situazioni dove si toccano le piaghe e le sofferenze più drammatiche”. In questo senso – ha sottolineato – la Chiesa non deve ascoltare quell’adagio che vuole che non si “immischi” nella politica:

“Ma la Chiesa deve immischiarsi nella ‘grande politica’! Perché – cito Paolo VI – la politica è una delle forme più alte dell’amore, della carità”.

La missione dei giudici: lottare contro i crimini liberi da pressioni
Francesco sottolinea l’insostituibile missione dei giudici nella società, in particolare di fronte alle sfide poste “dalla globalizzazione dell’indifferenza” e alla tendenza attuale a “liquefare” la figura del magistrato attraverso indebite pressioni:

“Farsi carico della propria vocazione significa anche sentirsi e proclamarsi liberi, procuratori e pubblici ministeri liberi: da cosa? Dalle pressioni dei governi, liberi dalle istituzioni private e, naturalmente, liberi dalle ‘strutture del peccato’ di cui parlava il mio predecessore San Giovanni Paolo II, in particolare – come strutture del peccato – liberi dalla criminalità organizzata. Io so che voi siete sottoposti a pressioni, sottoposti a minacce e tutto questo; e so anche che essere giudici oggi, essere procuratori e pubblici ministeri significa rischiare la propria vita!”.

Per Papa Francesco, questo merita un riconoscimento al coraggio di quelli che vogliono andare avanti rimanendo liberi nell’esercizio delle proprie funzioni giuridiche. Senza questa libertà, il potere giudiziario di una nazione si corrompe e genera corruzione. “Tutti noi  – dice – conosciamo la caricatura di questi casi, no? La giustizia con gli occhi bendati: le cade la benda che le chiude la bocca…”.

Contro la schiavitù moderna serve un moto trasversale
Il Papa si dice lieto che l’Onu abbia approvato all’unanimità “i nuovi obbiettivi dello sviluppo sostenibile e integrale”, in particolare la risoluzione 8.7 che chiede, appunto, di adottare misure efficaci per eliminare le “forme moderne di schiavitù”: dalla tratta all’uso dei bambini soldato, fino al lavoro infantile entro il 2025. Centrale per Francesco è che si crei “un moto trasversale” e “ondoso”, che abbracci l’intera società, dalle periferie al centro e viceversa. Per questo i giudici devono assumere consapevolezza di questa sfida e condividere le esperienze. Nella figura del giudice, infatti, “si riconosce la giustizia come il primo attributo della società”:

“Chiedo ai giudici di realizzare la propria vocazione e missione essenziale, di stabilire la giustizia senza la quale non vi è ordine, né sviluppo sostenibile e integrale, né pace sociale”.

Papa Francesco chiede, in particolare, di guardarsi dal cadere nella rete della corruzione, che indebolisce governi e attività giudiziaria.

Fare giustizia è riabilitazione delle vittime e reinserimento dei colpevoli
In questo discorso di Papa Francesco contro la tratta e i modi per combattere questi crimini, c’è anche spazio per esaminare cosa significhi “fare giustizia”, che non è la pena in se stessa:

“Non c’è pena valida, senza speranza. Una pena chiusa in se stessa, che non dà possibilità alla speranza è una tortura: non è una pena! Su questo mi baso anche per affermare seriamente la posizione della Chiesa contro la pena di morte”.

Bisogna comminare pene che siano per la rieducazione dei responsabili e cercare il loro reinserimento nella società. Se questo vale per loro, “tanto più – afferma – vale per le vittime” che sono passive e non attive nell’esercizio della loro libertà, “essendo cadute nella trappola dei nuovi cacciatori di schiavi”:

“Vittime molte volte tradite nella parte più intima e sacra della persona, cioè nell’amore che esse aspirano a dare e a ricevere, e che le loro famiglie devono loro o che viene loro promesso da pretendenti o mariti, e che invece finiscono vendute sul mercato del lavoro forzato, della prostituzione o della vendita di organi”.

Le vittime, dunque, devono essere reintegrate nella società e si deve perseguire una lotta serrata ai trafficanti:

“Non vale il vecchio adagio: ‘Sono cose che esistono da che mondo è mondo’. Le vittime possono cambiare e di fatto sappiamo che cambiano vita con l’aiuto di buoni giudici, delle persone che le assistono e di tutta la società”.

Dare speranza perché l’ingiustizia non abbia l’ultima parola
La vittima deve trovare, poi, il coraggio di parlare “del suo essere vittima come di un passato che ha superato coraggiosamente”: ora è una persona con una dignità recuperata. “Voi siete chiamati a dare speranza”, dice ai giudici Papa Francesco. Le vittime, infatti, nutrono la speranza “che l’ingiustizia che attraversa questo mondo” non abbia “l’ultima parola”. Entrando, poi, nel concreto, Francesco chiede a giudici e procuratori di continuare la loro opera e rileva che può essere di giovamento applicare, secondo le modalità di ciascun Paese, “la prassi italiana di recuperare“ i beni dei criminali per offrirli per la riabilitazione delle vittime. “La riabilitazione delle vittime e il loro reinserimento nella società, sempre realmente possibile, dice Papa Francesco, è il bene maggiore che possiamo fare loro, alla comunità e alla pace sociale”. Certo, il lavoro non termina con la sentenza ma soltanto dopo, preoccupandosi che ci sia un accompagnamento, una crescita, un reinserimento, una riabilitazione della vittima e del carnefice.

Carceri dirette da donne
Sul tema del reinserimento, il Papa ha osservato, riportando una sua esperienza personale, che visitando le carceri ha notato come vadano meglio quelle che hanno una donna come direttore: “Questo non è femminismo” – ha spiegato – ma “la donna ha, riguardo al tema del reinserimento”, una sensibilità speciale.

Le Beatitudini
In conclusione, ai giudici Francesco ricorda le Beatitudini evangeliche quando si parla di “coloro che hanno fame e sete di giustizia” e “degli operatori di pace”:

“Essi o esse – e qui è il caso di riferirci in particolare ai giudici – avranno la ricompensa più grande: possederanno la terra, saranno chiamati e saranno figli di Dio, vedranno Dio, e gioiranno eternamente con il Padre”.

 

(Da Radio Vaticana)

Udienza Institute of Jainology 01-06-2016

1 giugno 2016

 

Prima dell’udienza generale, Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti dell’Istitute of Jainology di Londra, espressione dell’antica religione giainista.

 

 

Udienza ambasciatori per credenziali 19-05-2016

19 maggio 2016

Nell’incontro con sei nuovi ambasciatori presso la Santa Sede, Papa Francesco ha esortato la comunità internazionale a lavorare per la pace e la giustizia sociale.

 

 

 

 

 

 

Il diario di Papa Francesco – Puntata del 13 maggio 2016

16 maggio 2016

La puntata de “Il Diario di Papa Francesco” del 13 maggio 2016 condotta da Gennaro Ferrara. Ospite in studio una delle famiglie siriane che il 16 aprile è salita sull’aereo papale da Lesbo per venire a Roma, accompagnati da Cecilia PANI della Comunità di Sant’Egidio.

 

 

Visita alla Comunità il “Chicco” 13-05-16

14 maggio 2016

 

Papa Francesco, nel Venerdì della Misericordia, ha visitato la comunità il “Chicco” alle porte di Roma che ospita persone con disabilità mentale. Tanta gioia e commozione tra gli ospiti della struttura.

 

Udienza Convegno internazionale medicina rigenerativa, 29.04.2016

29 aprile 2016

 

 

 

 

Cure per tutti, promuoviamo la globalizzazione dell’empatia

Il Pontefice ha ricevuto in aula Paolo VI i partecipanti al Convegno internazionale sulla medicina rigenerativa, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura.

Fuggiti con i bimbi: chi sono i 12 siriani che il Papa porta con sé

16 aprile 2016

 

 

Sono tre famiglie, una di cinque, un’altra di quattro e infine una di tre componenti i 12 profughi siriani, di cui 6 minori, che il Papa ha fatto salire sul suo aereo per portarli a Roma. I loro nomi sono stati scelti dalla Comunità di Sant’Egidio, impegnato con la Chiesa valdese in Italia sul fronte dei corridoi umanitari, tra le migliaia di persone ospitate nel campo profughi di Kara Tepe a Militene (Lesbo). I 12 saranno ospitati dalla Comunità di Sant’Egidio.

Quando l’aereo è arrivato a Roma, il Papa ha aspettato che i siriani fossero scesi a terra e poi ha stretto la mano a ciascuno di loro.

 

 
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L’arrivo dei profughi a Roma con papa Francesco
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Ecco le loro storie

Hasan e Nour sono due sposi, entrambi ingegneri di Damasco, con il figlio di 2 anni. Vivevano in una zona periferica della capitale, Al Zapatani, molto a rischio perché viene bombardata continuamente. Insieme al bambino sono fuggiti verso la Turchia, dove hanno preso un gommone per arrivare a Lesbo.

Ramy e la moglie Suhila, entrambi cinquantenni, hannno tre figli. La famiglia viene da Deir Azzor, la zona conquistata dal Daesh. Lui era insegnante, lei sarta, e sono fuggiti perché la loro casa è stata distrutta. Sono arrivati in Grecia nel febbraio 2016 passando per la Turchia.

La terza famiglia è quella di Osama e Wafaa e dei loro due figli. Vivevano in una frazione di Damasco, Zamalka, la loro casa è stata bombardata. La mamma ha raccontato che il bambino più piccolo si sveglia tutte le notti, è terrorizzato da qualsiasi cosa, e aveva smesso per un po’ di tempo anche di parlare.
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Il momento dell’imbarco dei 12 siriani sull’aereo papale a Militene (Lapresse)

Papa Francesco a Lesbo, incontro cittadinanza 16.04.2016

16 aprile 2016

 

Dopo aver pranzato con alcuni rifugiati, in un container del Moria refugee camp, Papa Francesco si è recato al porto dell’isola greca di Lesbo, dove ha incontrato la cittadinanza e la comunità cattolica.

 

 

 

Papa Francesco ai profughi e ai rifugiati di Lesbo:”Non perdete la speranza, non siete soli”

 

 


 

Papa a Lesbo: viaggio segnato da tristezza, profughi non sono numeri

16 aprile 2016

 

2016-04-16 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Papa è giunto nell’isola greca di Lesbo: l’aereo è atterrato verso le 9.05 ora italiana. “E’ un viaggio un po’ diverso dagli altri – ha detto il Papa ai giornalisti durante il volo – Nei viaggi apostolici noi andiamo a fare tante cose: vedere la gente, parlare… Anche, c’è la gioia dell’incontro. Questo è un viaggio segnato dalla tristezza e questo è importante: è un viaggio triste. Noi andiamo ad incontrare la catastrofe umanitaria più grande dopo la Seconda Guerra Mondiale. Andiamo – e lo vedremo – da tante gente che soffre, che non sa dove andare, che è dovuta fuggire. E andremo anche ad un cimitero: il mare. Tanta gente lì è annegata. Lo dico non per amareggiare, non per amarezza, ma perché anche il vostro lavoro di oggi possa trasmettere nei vostri media lo stato d’animo con cui io faccio questo viaggio. Grazie di accompagnarmi. Grazie tante!”.

Il Papa ringrazia la Grecia per la sua generosità
Lo scopo principale di questa visita è quello di “portare conforto a tanti profughi”, afferma il Pontefice nel messaggio al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella inviato nel lasciare il suolo italiano. E in un tweet il Papa afferma: “I profughi non sono numeri, sono persone: sono volti, nomi, storie, e come tali vanno trattati”. Ad accogliere Francesco a Lesbo sono stati il premier greco Tsipras, il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos. Parlando con Tsipras, il Papa ha detto di essere venuto anche per ringraziare il popolo greco per la sua generosità. La Grecia – ha detto – è culla dell’umanità e si vede che continua a dare un esempio di umanità e a mostrare coraggiosamente questa generosità. Il premier greco, da parte sua, ha voluto dire grazie a Papa Francesco per il suo messaggio contro la guerra e per invocare l’accoglienza in un momento in cui altri leader cristiani alzano le barriere in Europa. Il servizio di Francesca Sabatinelli:

Sarà uno di quei gesti, la visita di Papa Francesco oggi a Lesbo, che, come lui stesso disse lo scorso Giovedì Santo al Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto, parlano più delle parole. Trascorrerà una manciata di ore in quella terra greca, le cui luci di sera si possono scorgere dalla costa turca. Un braccio di mare troppo corto per non tentare di prendere il largo in cerca di salvezza in Europa. Di morti, quel mare Egeo, ne ha conosciuti molti negli ultimi mesi: il Papa, il Patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo Ieronymos, riuniti nel porto dell’isola, rivolgeranno alle vittime le loro preghiere e il lancio nel mare di tre corone di alloro. Il pensiero a chi non ce l’ha fatta sarà il momento finale della visita, che si concentrerà soprattutto su chi invece la speranza di ritrovare una vita ancora ce l’ha: sui migranti, che siano rifugiati, richiedenti asilo o economici, perché il Papa non ha mai fatto le distinzioni tanto care invece alla politica.

Francesco li abbraccerà nel centro di Moria, divenuto famoso dopo l’accordo Ue-Ankara, che l’ha trasformato in quello che le organizzazioni umanitarie tutte definiscono un luogo di detenzione. Lì incontrerà i minorenni e poi una delegazione di ospiti del centro, pranzerà con alcuni di loro, rivolgerà loro delle parole, così come faranno anche Bartolomeo e Ieronymos. Sarà un discorso piccolo, forse, per via della brevità della stessa visita, ma che li farà sentire fratelli, perché le parole che Francesco in passato ha utilizzato per loro sono sempre state di grande amore e di grande accoglienza. In questa visita non si dovrà leggere alcun significato politico, nessuna polemica con l’Unione Europea, che pure continua a chiudere e respingere, ma solo la misericordia del Papa per queste persone alle quali non si può e non si deve negare il diritto di cercare la salvezza. E anche la sua vicinanza al popolo dell’isola di Lesbo, dal quale continua ad arrivare un grande esempio di umanità e generosità. Un grande gesto, dunque, dal profondo significato umanitario ed ecumenico che, seppur indirettamente, non potrà non spingere le coscienze a chiedersi se ancora ricordiamo che, come ci ha detto Francesco, anche Gesù fu profugo e la sua condizione “segnata da paura, incertezza, disagi”.

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

 

Papa a Pax Christi: guerra mondiale si vince con incontro e misericordia

12 aprile 2016

 

2016-04-11 Radio Vaticana

 

 

L’incontro tra persone, la riconciliazione tra popoli, l’impegno per la giustizia: sono le strade per risolvere la terribile “guerra mondiale a pezzi” che l’umanità vive. Lo ricorda il Papa nel messaggio inviato ai partecipanti alla conferenza di Pax Christi International in corso a Roma in collaborazione con il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, sul tema “Non violenza e pace giusta: contribuire alla comprensione cattolica e l’impegno alla nonviolenza”. Da Francesco il rinnovato appello per l’abolizione della pena di morte, la possibilità di un’amnistia, e la revisione del debito internazionale degli Stati poveri. Il servizio di Gabriella Ceraso:

 

“Grande è, nel nostro mondo complesso e violento, il compito che attende coloro che operano per la pace vivendo l’esperienza della non violenza”: “conseguire il disarmo integrale, combattere la paura, portare avanti un dialogo aperto e sincero”, cercando il bene comune, è “un lavoro arduo”. Per dialogare occorre cercare dare e ricevere, partire dalla nostre differenze cercando il bene comune e trovato un accordo mantenerlo fermamente.

Dialogo, incontro, riconciliazione: vie di soluzione della guerra mondiale a pezzi
Il Papa si rivolge ai partecipanti alla conferenza di Pax Christi incoraggiandoli: occorre rinnovare il vostro “positivo contributo”, scrive, come tutti gli strumenti a disposizione per concretizzare l’aspirazione alla giustizia e alla pace degli uomini di oggi. Lo “sforzo sapiente” della diplomazia va infatti sostenuto, con ogni mezzo. Chi fondò nel secolo scorso Pax Christi e il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace si impegnò per favorire l’incontro tra persone, la riconciliazione tra popoli di diverse ideologie e la lotta per la giustizia politica sociale ed economica. E queste sono le strade oggi per risolvere la guerra mondiale a pezzi che vive l’umanità.

I conflitti non possono essere ignorati o dissimulati
Ai partecipanti Francesco rammenta tre aspetti che ritiene importanti: “abolire la guerra è lo scopo ultimo della persona umana e della comunità”; è inutile “negare o dissimulare i conflitti”, bensì occorre “accettarli per non rimanervi intrappolati perdendo la prospettiva generale”. Solo così li si potrà “risolvere”, osserva, trasformandoli in un “anello di collegamento di quel nuovo processo che gli operatori di pace mettono in atto”.

Fraternità e lotta all’indifferenza
Ma come cristiani, ricorda Francesco, solo “considerando fratelli i nostri simili” possiamo superare guerre e conflittualità. L’ostacolo più grande oggi, sottolinea, è il “muro dell’indifferenza”, una “triste realtà” che investe non solo gli uomini ma anche l’ “ambiente naturale, con conseguenze nefaste”. L’impegno a superare l’indifferenza, sostiene il Papa, avrà successo “solo se, ad imitazione del Padre, saremo capaci di usare misericordia”, misericordia che, in politica, si chiama “solidarietà”. E così nell’anno giubilare, come già fatto con i leader degli Stati, il Papa invita tutti i partecipanti a sostenere due richieste: l’abolizione della pena di morte, là dove essa è ancora in vigore, insieme alla possibilità di un’amnistia, e la cancellazione o la gestione sostenibile del debito internazionale degli Stati più poveri.

 

(Da Radio Vaticana)

Oggi la pubblicazione dell’Esortazione Amoris laetitia di Papa Francesco

8 aprile 2016

 

2016-04-07 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è grande attesa per la presentazione dell’Esortazione Apostolica post-sinodale del Papa “Amoris  laetitia”, sull’amore nella famiglia. Il testo redatto da Papa Francesco al termine dei due Sinodi sulla Famiglia del 2014 e del 2015 sarà presentato oggi nella Sala Stampa Vaticana. Sul percorso che ha portato a questo importante documento ascoltiamo il servizio di Paolo Ondarza:

 

 

Due Sinodi per camminare insieme
Camminare insieme: il significato del termine sinodo rende davvero bene l’idea di ciò che è stato il lungo, esaltante, a tratti faticoso, itinerario che ha portato alla stesura dell’esortazione Amoris Laetitia. Non uno, ma due i Sinodi voluti dal Papa attorno alla famiglia, “luce nel buio del mondo”. Il primo, straordinario, svoltosi in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014 attorno a “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, il secondo, ordinario, un anno dopo, dal 4 al 25 ottobre 2015 su “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”: in tutto 5 settimane che hanno coinvolti oltre a vescovi e sacerdoti, religiosi e religiose, e coppie di sposi in qualità di esperti o uditori.

Parresìa
Precedute da questionari diffusi nelle parrocchie delle diocesi di tutto il mondo, entrambe le assemblee dei vescovi sono state espressione della sollecitudine della Chiesa nei confronti della famiglia e del sacramento del matrimonio, la cui verità fondamentale di unione indissolubile tra uomo e donna – ha detto il Santo Padre – non è mai stata posta in dubbio. Da subito Francesco ha chiesto ai Padri, provenienti da ogni continente, di parlare con ‘parresia’ e di guardare alle mutate condizioni culturali di una società in continuo cambiamento con “zelo pastorale”.

Famiglie ferite
Se l’attenzione mediatica è stata eccessivamente rivolta alla comunione per i divorziati risposati, il tema è stato effettivamente oggetto di vivace dibattito, tanto che i paragrafi più discussi dell’ultima Relazione Finale sono stati quelli relativi  alle “situazioni difficili” e “famiglie ferite” per le quali la parola chiave è stata “discernimento”. Ma lo sguardo del sinodo ha abbracciato molto di più: dalla bellezza e forza della testimonianza di tante famiglie nel mondo, alla valorizzazione della donna; dall’importanza dei nonni alla tutela dei bambini e dei malati; dalle minacce del fanatismo, dell’individualismo, e del gender, alla precarietà lavorativa. Dalla tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale; dal dramma dei migranti e dei profughi, alla richiesta ai governi di politiche familiari. L’assise ha inoltre ribadito l’invito del Catechismo a non discriminare le persone omosessuali specificando che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna. Inoltre i temi legati alla pastorale: l’accompagnamento dei fidanzati, l’esigenza di un linguaggio rinnovato per l’annuncio del Vangelo, la Chiesa come comunità di famiglie.

Il Vangelo non è pietra morta da scagliare contro gli altri
Non tutte le sfide hanno trovato una soluzione – ha rilevato il Papa – ma esse sono state poste sotto la luce della fede, “affrontate senza paura, senza nascondere la testa sotto la sabbia”. Il Sinodo, insomma, è stato prova della vivacità della Chiesa Cattolica che – ha detto  Francesco – “non ha paura di sporcarsi le mani discutendo animatamente”. Questo significa aver camminato insieme, secondo il Santo Padre:

“Significa aver testimoniato a tutti che il Vangelo rimane per la Chiesa la fonte viva, di eterna novità, contro chi vuole indottrinarlo in pietre morte, da scagliare contro gli altri. Significa anche aver spogliato i cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite”.

Dio non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati
I Sinodi si sono posti in continuità con il Giubileo della misericordia:

“Senza mai cadere nel pericolo del relativismo, abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio, che supera i nostri calcoli umani, e che non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati”.

Vero difensore della dottrina non è chi difende la lettera, ma lo spirito
Tante le tentazioni lungo questo cammino attorno al  rapporto tra dottrina e pastorale. Il Papa ha citato quella dei  tradizionalisti, cioè di “volersi chiudere dentro la lettera, dentro la legge, senza farsi sorprendere da Dio”, ma anche quella dei progressisti e liberalisti, “che in nome di una misericordia ingannatrice, fasciano le ferite senza prima curarle”:

“L’esperienza del Sinodo ci ha fatto anche capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera, ma lo spirito; non le idee, ma l’uomo; non le formule, ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Ciò non significa in alcun modo diminuire l’importanza delle formule – sono necessarie – l’importanza delle Leggi e dei Comandamenti divini; ma esaltare la grandezza del vero Dio, che non ci tratta secondo i nostri meriti, ma unicamente secondo la generosità illimitata della sua misericordia”.

Chiesa ha le porte spalancate 
I Sinodi sulla famiglia sono stati espressione di una Chiesa che, per usare ancora le parole del Papa, “non guarda l’umanità da un castello di vetro per giudicare le persone”, ma si rimbocca le maniche per versare l’olio sulle ferite degli uomini e indicare loro la Verità:

“Questa è la Chiesa: la vera sposa di Cristo, che cerca di essere fedele al suo sposo e alla sua dottrina. È la Chiesa che non ha paura di mangiare e di bere con le prostitute e i pubblicani. La Chiesa che ha le porte spalancate per ricevere i bisognosi, i pentiti, e non solo i giusti o coloro che credono di essere perfetti”.

(Da Radio Vaticana)

 

PapaFrancesco al Cara di Castelnuovo di Porto:”Siamo tutti fratelli e vogliamo vivere in pace”

24 marzo 2016

 

 

«Tutti noi, musulmani, induisti, cattolici, copti, evangelici, siamo fratelli, figli dello stesso Dio che vogliamo vivere in pace». Papa Francesco ha celebrato la Messa in Coena Domini al Cara di Castelnuovo di Porto.
«Tre giorni fa un gesto di guerra, di distruzione, in una città dell’Europa», «ma dietro di quel gesto, come dietro Giuda, c’erano altri, dietro Giuda c’erano quelli
che hanno dato il denaro perché Gesù fosse consegnato, dietro
quel gesto ci sono i fabbricatori, i trafficanti delle armi». Così il Papa nella omelia della Messa celebrata al Cara di Castelnuovo di Porto con i profughi ha contrapposto il gesto di Bruxelles, al gesto della lavanda dei piedi, nella quale uomini e donne di diverse religioni si riconoscono “fratelli” e vogliono “vivere in pace”.