Archive for the ‘Anno della Fede’ Category

Intervista a mons. Fisichella sull’Anno della Fede. (2)

25 novembre 2013

Il Pontefice ha chiuso l’Anno della fede con un doppio appuntamento di preghiera: nel pomeriggio di sabato 23 novembre ha presieduto nella basilica vaticana il rito dell’ammissione al catecumenato di alcuni candidati ( https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/11/22/diretta-dell-incontro-dei-catecumeni-con-papa-francesco-a-conclusione-dellanno-della-fede/)  e domenica mattina ha celebrato la messa in piazza San Pietro. ( il testo dell’Omelia https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/11/23/santa-messa-e-angelus-a-chiusura-dellanno-della-fede/)

Voluto da Benedetto XVI, che lo ha inaugurato l’11 ottobre 2012, questo anno viene concluso da Papa Francesco: una continuità che l’arcivescovo Fisichella legge come “un grande momento di grazia” e un invito a vivere la fede andando incontro agli altri.

Di seguito l’intervista a mons. Fisichella pubblicata su L’Osservatore Romano del 25 novembre 2013.

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L’abbraccio di Pietro a Pietro

25 novembre 2013

Durante la Messa a chiusura dell’Anno della Fede, il Santo Padre ha tenuto per sei minuti, durante il canto del Credo, le reliquie di Pietro, piccoli frammenti di ossa ritrovati sotto la Basilica di s.Pietro,  custodite in una  cassetta di bronzo, in un abbraccio di Pietro a Pietro.

Per un approfondimento su queste pagine

https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/11/24/papa-francesco-_-ecco-le-reliquie-di-san-pietro/

Annus Fidei: tutte le catechesi di Papa Francesco nell’Anno della Fede. All cathecheses of Holy Father during the Year of the Faith

25 novembre 2013

 

http://www.vatican.va/special/annus_fidei/index_catechesi_annus-fidei_it.htm

 

“La Parola sempre con te”. Applicazione gratuita per leggere la Bibbia

24 novembre 2013
Da sabato 23 novembre può essere scaricata gratuitamente APP BIBBIA CEI da APP Store. La versione per tablet Android sarà disponibile dal 21 dicembre.
Voluta dalla Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, l’APP è stata realizzata da “SEED -Edizioni Informatiche”.L’applicazione è gratuita e offre a tutti una nuova esperienza di lettura della Sacra Scrittura. È la prima e unica APP a proporre il testo biblico nella traduzione ufficiale 2008 della CEI, completo dell’apparato critico.
Offre accurate funzioni di lettura, navigazione e ricerca. Permette di inserire segnalibri e annotazioni personali per archiviarli e portarli sempre con sé. Consente condivisioni in diverse modalità.

Evangelii Gaudiuum. Testo dell’Esortazione Apostolica a chiusura dell’Anno della Fede

24 novembre 2013

“Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi, anche, ha i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia e guardare Gesù e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: ‘Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia diventare buono, io ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore! Ma ricordati di me, Gesù: tu puoi ricordarti di me, perché tu sei al centro, tu sei proprio nel tuo Regno!’. Che bello!”
Dall’Omelia di papa Francesco a chiusura dell’anno della Fede.

In questa occasione, il Papa prima dell’Angelus ha voluto consegnare copia della sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium a 36 rappresentanti della Chiesa e della società di 18 Paesi espressione dei cinque continenti, a voler partecipare a tutti la gioia dell’incontro con Cristo. Tra questi un vescovo, un sacerdote e un diacono – scelti tra i più giovani a essere ordinati – poi alcuni religiosi e religiose, dei cresimati, un seminarista, una novizia, una famiglia, dei catechisti un non vedente – cui Francesco ha consegnato un cd-rom – e poi dei giovani, delegati di confraternite e Movimenti. Infine, per il mondo della cultura, due artisti, uno scultore e una pittrice, a sottolineare il valore della bellezza nella creazione e due giornalisti, per rimarcarne l’importante ruolo a fianco alla Chiesa nell’opera di evangelizzazione.

Il Testo dell’Esortazione Apostolica sarà pubblicato a breve su queste pagine: domenica 24 il documento è stato consegnato simbolicamente, ma la sua presentazione ufficiale sarà martedì 26 novembre.

Chiusura dell’Anno della Fede.Libretto della celebrazione

24 novembre 2013

 

 

 

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2013/20131124-libretto-chiusura-anno-fede.pdf

Santa Messa e Angelus a chiusura dell’Anno della Fede

23 novembre 2013

Piazza San Pietro

Domenica, 24 novembre 2013

Video

La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e di riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore.

Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia.

Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia.

1. L’Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio: Gesù Cristo, il Signore. Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose (cfr 1,12-20). Signore della creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno operecristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

2. Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui nella Parola, e sarà qui sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. E’ quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d’Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele (cfr 2 Sam 5,1-3). Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell’uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il “fratello” intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno; un solo popolo uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

3. E, infine, Cristo è il centro della storia dell’umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – “Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!” – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita, alla fine si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: «Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). E Gesù gli promette: «Oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43): il suo Regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia, e guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: “Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me, perché Tu sei al centro, Tu sei proprio nel tuo Regno!”. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. “Ricordati di me, Signore, Tu che sei al centro, Tu che sei nel tuo Regno!”.

La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!

 

ANGELUS 

Piazza San Pietro
Domenica, 24 novembre 2013

Video

 

Prima di concludere questa celebrazione, desidero salutare tutti i pellegrini, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i movimenti, venuti da tanti Paesi. Saluto i partecipanti al Congresso nazionale della Misericordia; saluto la comunità ucraina, che ricorda l’80° anniversario dell’Holodomor, la “grande fame” provocata dal regime sovietico che causò milioni vittime.

In questa giornata, il nostro pensiero riconoscente va ai missionari che, nel corso dei secoli, hanno annunciato il Vangelo e sparso il seme della fede in tante parti del mondo; tra questi il Beato Junípero Serra, missionario francescano spagnolo, di cui ricorre il terzo centenario della nascita.

Non voglio finire senza un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest’Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino: lo ringrazio tanto, di cuore, lui e tutti i suoi collaboratori. Grazie tante!

Ora preghiamo insieme l’Angelus. Con questa preghiera invochiamo la protezione di Maria specialmente per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono perseguitati a motivo della loro fede, e sono tanti!

Angelus Domini

Vi ringrazio per la vostra presenza a questa concelebrazione. Vi auguro una buona domenica e buon pranzo

Intervista a mons. Fisichella sulla chiusura dell’Anno della Fede

23 novembre 2013

Sergio Centofanti ha sentito mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione:
R. – E’ stata, direi, innanzitutto un’esperienza di grazia che abbiamo ricevuto. La fede, intanto, è Dio che ci viene incontro e chiede la nostra risposta. Penso che quest’anno abbia mostrato che c’è stata una grande risposta positiva, entusiasta e carica di significato, che è stata data a questo momento. Noi, normalmente, siamo abituati a sottolineare gli aspetti più negativi, gli aspetti della crisi. Non che non ci sia una crisi di fede: c’è ed è anche profonda. Però, quest’anno ci ha fatto anche comprendere e ci ha reso visibile che insieme ad essa c’è ugualmente tanto entusiasmo, tanto desiderio di riprendere il cammino che il Signore ci ha affidato.
D. – E’ stato un anno particolare, anche perché è stato aperto da Benedetto XVI e chiuso da Papa Francesco …
R. – Sì: certamente è stato pensato e voluto da Papa Benedetto che, con la sua Lettera “Porta fidei” ci diceva che l’incontro con il Signore è un cammino, è una porta sempre aperta. Papa Francesco ci ha detto che questa porta dev’essere anche varcata. Io penso che il cammino tra Papa Francesco, che lo ha segnato con la sua testimonianza, e Papa Benedetto che lo ha desiderato, in quest’Anno della Fede sia proprio questo: la dimensione, cioè, di un coraggio nel non venire meno nella fede.
D. – Papa Francesco sta chiedendo una Chiesa più accogliente, una Chiesa con le porte aperte. In questo senso, sta scuotendo noi cristiani e sta avvicinando tanti cosiddetti lontani…
R. – Questa è la testimonianza che ci sta dando e che provocherà ancora di più la riflessione e l’azione pastorale con la Lettera apostolica “Evangelii gaudium” che consegnerà in rappresentanza ad alcune categorie di persone: da un vescovo fino ai ragazzi che hanno ricevuto la Cresima. Devo dire che non solo il Papa ci dice che dobbiamo attraversare quella porta, ma ci dice che dobbiamo anche fattivamente, concretamente, andare incontro agli altri. Papa Francesco ci richiama alla cultura dell’incontro: io credo che questo sia molto importante.
D. – E questo cambierà anche l’atteggiamento di noi cristiani …
R. – Ma, credo che questo debba provocare ancora di più noi credenti. La nostra storia – dobbiamo essere anche sinceri, in questo – è la storia di venti secoli di un annuncio e anche di una prassi permanente dell’avere riconosciuto l’apporto che noi potevamo dare a questo mondo. Lo abbiamo fatto con le nostre contraddizioni, ma lo abbiamo fatto anche con tanti segni che esprimono la santità della Chiesa e la sua azione di carità, di vero amore e anche di solidarietà. La storia dei Santi, dopotutto, ma non solo la storia dei Santi: forse quella dei Santi emerge di più perché vengono ricordati nel corso dei secoli e sono stati in tanti momenti una vera rivoluzione culturale; ma la storia di tanti cristiani il cui nome è conosciuto soltanto da Dio, è quella di un impegno quotidiano a favore dei più poveri, a favore degli emarginati, dei sofferenti … Quindi, una testimonianza di fede genuina.
D. – Le rimane qualche immagine di quest’Anno, che magari i mass media non hanno sottolineato?
R. – Mi rimangono veramente tante immagini che mi fanno commuovere realmente. L’immagine che personalmente porto nel cuore è quella che per un’ora, il giorno del Corpus Domini, in tutti i continenti, in tutti i luoghi il Cristo è stato davvero il cuore del mondo, quando c’è stato il sincronizzarsi sull’ora di Roma, dalle 17 alle 18, con l’adorazione dell’Eucaristia. L’Eucaristia, per noi cristiani, è il fondamento della fede, è il cuore dell’evangelizzazione, è – direi così – la provocazione prima e ultima, perché parte da lì e ritorna di nuovo lì per annunciare che abbiamo incontrato Gesù Cristo: lì lo avevamo davanti, lì la fede significava tenere fissi i nostri occhi sul Suo Volto, benché nascosto nella specie eucaristica; lì noi abbiamo scoperto che da qualsiasi parte del mondo, possiamo essere distanti nel tempo e nello spazio, ma c’è stato un momento in cui eravamo tutti uniti. Perché Cristo ci teneva uniti, perché la contemplazione, l’adorazione del suo Volto ci teneva uniti!

Diretta dell’ incontro dei catecumeni con Papa Francesco a conclusione dell’Anno della Fede

22 novembre 2013

A conclusione dell’Anno della fede, Papa Francesco ha incontrato quanti, da adulti, hanno deciso di diventare cristiani. Questo incontro ha voluto essere un segno: l’Anno della fede termina ma continua per ogni cristiano l’impegno a rispondere quotidianamente al Signore Gesù che invita ad essere suoi discepoli, manda nel mondo ad annunciare il Vangelo e a testimoniare con la vita la gioia della fede.

A questo incontro sono stati invitati tutti i catecumeni, con i loro catechisti e con quanti, nelle comunità cristiane, li accompagnano nell’itinerario di preparazione alla celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana.

Programma della giornata:

ore 14:30 – Ritrovo per tutti i catecumeni e i loro accompagnatori

ore 16:00 – Liturgia della Parola

Catechesi di Papa Francesco ai Catecumeni sul significato della vita nuova in Cristo e del discepolato a partire dal brano evangelico di Gv 1,35-42

Durante questo momento, Papa Francesco presiederà il Rito di Ammissione al Catecumenato di alcuni catecumeni.

 

“Pronti a varcare la Porta della Fede”: è questo il tema dell’incontro che si ha svolto Papa Francesco con i  circa 500 catecumeni provenienti da tutto il mondo in rappresentanza delle persone che da adulte hanno scelto di intraprendere il cammino che le porterà un giorno a ricevere il Sacramento del Battesimo. Il Pontefice ha ricevuto trentacinque candidati al catecumenato all’ingresso della Basilica di San Pietro e ha posto loro le domande tradizionali del rito: “Qual è il tuo nome? Che cosa domandi alla Chiesa di Dio? E la fede che cosa ti dona?”. Quindi il segno della croce sulla loro fronte e l’ingresso nella chiesa diventano il segno evidente del cammino che questi giovani intraprendono per giungere un giorno a confessare personalmente la fede.

 

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Sabato, 23 novembre 2013

Video

Cari catecumeni,

questo momento conclusivo dell’Anno della fede vi vede qui raccolti, con i vostri catechisti e familiari, in rappresentanza anche di tanti altri uomini e donne che stanno compiendo, in diverse parti del mondo, il vostro stesso percorso di fede. Spiritualmente, siamo tutti collegati, in questo momento. Venite da molti Paesi diversi, da tradizioni culturali ed esperienze differenti. Eppure, questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio. Questo desiderio è evocato dalle parole del Salmista: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 42,2-3). Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio, questo anelito ad incontrare il Signore e fare esperienza di Lui, fare esperienza del suo amore, fare esperienza della sua misericordia! Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato. Rischia di diventare “rancida”, senza senso.

Il racconto del Vangelo (cfr Gv 1,35-42) ci ha mostrato Giovanni Battista che ai suoi discepoli indica Gesù come l’Agnello di Dio. Due di essi seguono il Maestro, e poi, a loro volta, diventano “mediatori” che permettono ad altri di incontrare il Signore, di conoscerlo e di seguirlo. Ci sono tre momenti in questo racconto che richiamano l’esperienza del catecumenato. In primo luogo, c’è l’ascolto. I due discepoli hanno ascoltato la testimonianza del Battista. Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo, diventando suoi discepoli per mezzo del Battesimo. Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l’unico che può dare senso pieno alla nostra vita.

Il secondo momento è l’incontro. I due discepoli incontrano il Maestro e rimangono con Lui. Dopo averlo incontrato, avvertono subito qualcosa di nuovo nel loro cuore: l’esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch’essi lo possano incontrare. Andrea, infatti, incontra suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Quanto ci fa bene contemplare questa scena! Ci ricorda che Dio non ci ha creato per essere soli, chiusi in noi stessi, ma per poter incontrare Lui e per aprirci all’incontro con gli altri. Dio per primo viene verso ognuno di noi; e questo è meraviglioso! Lui viene incontro a noi! Nella Bibbia Dio appare sempre come colui che prende l’iniziativa dell’incontro con l’uomo: è Lui che cerca l’uomo, e di solito lo cerca proprio mentre l’uomo fa l’esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui. Dio non aspetta a cercarlo: lo cerca subito. È un cercatore paziente il nostro Padre! Lui ci precede e ci aspetta sempre. Non si stanca di aspettarci, non si allontana da noi, ma ha la pazienza di attendere il momento favorevole dell’incontro con ciascuno di noi. E quando avviene l’incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci, ma mai ha fretta di lasciarci. Resta con noi. Come noi aneliamo a Lui e lo desideriamo, così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi apparteniamo a Lui, siamo “cosa” sua, siamo le sue creature. Anche Lui, possiamo dire, ha sete di noi, di incontrarci. Il nostro Dio è assetato di noi. E questo è il cuore di Dio. E’ bello sentire questo.

L’ultimo tratto del racconto è camminare. I due discepoli camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada insieme con Lui. E’ un insegnamento importante per tutti noi. La fede è un cammino con Gesù. Ricordate sempre questo: la fede è camminare con Gesù; ed è un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà l’incontro definitivo. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire. Siamo chiamati a camminare per entrare sempre di più dentro al mistero dell’amore di Dio, che ci sovrasta e ci permette di vivere con serenità e speranza.

Cari catecumeni, oggi voi iniziate il cammino del catecumenato. Vi auguro di percorrerlo con gioia, certi del sostegno di tutta la Chiesa, che guarda a voi con tanta fiducia. Maria, la discepola perfetta, vi accompagna: è bello sentirla come nostra Madre nella fede! Vi invito a custodire l’entusiasmo del primo momento che vi ha fatto aprire gli occhi alla luce della fede; a ricordare, come il discepolo amato, il giorno, l’ora in cui per la prima volta siete rimasti con Gesù, avete sentito il suo sguardo su di voi. Non dimenticare mai questo sguardo di Gesù su te, su te, su te… Non dimenticare mai questo sguardo! E’ uno sguardo d’amore. E così sarete sempre certi dell’amore fedele del Signore. Lui è fedele. E siate certi: Lui non vi tradirà mai!

Evangelii Gaudium. Esortazione di Papa Francesco a chiusura dell’Anno della Fede

18 novembre 2013

Domenica prossima 24 novembre, Papa Francesco consegnerà l’Esortazione apostolica a chiusura dell’Anno della fede, l’ Evangelii Gaudium

Nel programma originario doveva essere consegnata la Lettera Enciclica di Papa Benedetto XVI.

A ricevere dalla mani del Papa l’Esortazione saranno rappresentanti di ogni evento che ha scandito questo Anno della Fede, provenienti dai 5 continenti. Presenti anche artisti nella persona di Etsuro Sotoo, scultore giapponese che ha collaborato alla Sagrada Familia e la pittrice polacca Anna Gulak, perché “la bellezza – ha spiegato mons. Fisichella – è forma privilegiata di evangelizzazione”.

Ci saranno poi i giornalisti per attestare il grande impegno e promozione che svolgono quanti si dedicano a questo servizio. Infine un terzo momento della celebrazione sarà il gesto di carità a favore della popolazione filippina colpita dal tifone Haiyan.

Chiusura dell’Anno della Fede. Il Sussidio

15 novembre 2013

Per celebrare in maniera solenne la chiusura dell’Anno della fede nelle Chiese locali, in comunione con il Santo Padre Francesco che chiuderà ufficialmente a San Pietro l’Anno della Fede domenica 24 novembre, nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, le Chiese locali possono beneficiare di un piccolo sussidio liturgico preparato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Il sussidio contiene indicazioni utili per arricchire la liturgia propria della solennità di Cristo Re con alcuni segni specifici adatti ad evidenziare sia i frutti di questo Anno della fede sia la missione che rimane per tutta la Chiesa al termine di esso.

 

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Anno della Fede si chiude con l’esposizione delle reliquie di Pietro

8 novembre 2013

Per la prima volta, grazie all’autorizzazione del Papa, alcuni resti che la tradizione attribuisce all’apostolo primo capo della chiesa potranno essere venerati

Alla chiusura dell’Anno della fede, il prossimo 24 novembre, saranno esposte per la prima volta delle reliquie che la tradizione attribuisce all’apostolo Pietro. Inoltre, in vista dell’evento che conclude l’anno, papa Francesco si recherà il prossimo 21 novembre nel monastero di clausura delle monache camaldolesi sull’Aventino per un momento di preghiera. Ne parla sull’Osservatore Romano l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione.

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Tweet del Papa

8 novembre 2013

Sta per concludersi l’Anno della Fede.

Signore, aiutaci in questo tempo di grazia

a prendere il Vangelo sul serio!

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III^ Assemblea straordinaria dei Vescovi. Documento preparatorio su famiglia ed evangelizzazione

6 novembre 2013

 

Documento-preparatorio-IIIAssGenStraord_ITA

 

 

Papa Francesco. Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

5 novembre 2013

5 novembre 2013

Rm 12,5-16a   Sal 130   Lc 14,15-24 

Franciscus - miserando atque eligendo

LA FESTA DI APPARTENERE ALLA CHIESA, DOVE TUTTI SONO INVITATI

Le letture del giorno ci mostrano la carta d’identità del cristiano…..prima di tutto l’essenza cristiana è un invito: soltanto diventiamo cristiani se siamo invitati. Si tratta di un invito gratuito, a partecipare, che viene da Dio. Per entrare a questa festa, non si può pagare: o sei invitato o non puoi entrare. Se nella nostra coscienza non abbiamo questa certezza di essere invitati, allora non abbiamo capito cosa è un cristiano….
Un cristiano è uno che è invitato. Invitato a che? A un negozio? Invitato a fare una passeggiata? Il Signore vuol dirci qualcosa di più: ‘Tu sei invitato a festa!’. Il cristiano è quello che è invitato a una festa, alla gioia, alla gioia di essere salvato, alla gioia di essere redento, alla gioia di partecipare la vita con Gesù. Questa è una gioia! Tu sei invitato a festa! Si capisce, una festa è un raduno di persone che parlano, ridono, festeggiano, sono felici. Ma è un raduno di persone. Io fra le persone normali, mentalmente normali, mai ho visto uno che faccia festa da solo, no? Ma sarebbe un po’ noioso quello! Aprire la bottiglia del vino… Questa non è una festa, è un’altra cosa. Si fa festa con gli altri, si fa festa in famiglia, si fa festa con gli amici, si fa festa con le persone che sono state invitate, come io sono stato invitato. Per essere cristiano ci vuole una appartenenza e si appartiene a questo Corpo, a questa gente che è stata invitata a festa: questa è l’appartenenza cristiana.

(Richiamando la Lettera ai Romani NDR),…. questa festa è una festa di unità. E sono invitati, buoni e cattivi. E i primi ad essere chiamati sono gli emarginati:
La Chiesa non è la Chiesa solo per le persone buone. Vogliamo dire chi appartiene alla Chiesa, a questa festa? I peccatori, tutti noi peccatori siamo stati invitati. E qui cosa si fa? Si fa una comunità, che ha doni diversi: uno ha il dono della profezia, l’altro il ministero, qui è un insegnante… Qui è sorta. Tutti hanno una qualità, una virtù. Ma la festa si fa portando questo che ho in comune con tutti… Alla festa si partecipa, si partecipa totalmente. Non si può capire l’esistenza cristiana senza questa partecipazione. E’ una partecipazione di tutti noi. ‘Io vado alla festa, ma mi fermo soltanto al primo salottino, perché devo stare soltanto con tre o quattro che io conosco e gli altri…’. Questo non si può fare nella Chiesa! O tu entri con tutti o tu rimani fuori! Tu non puoi fare una selezione: la Chiesa è per tutti, incominciando per questi che ho detto, i più emarginati. E’ la Chiesa di tutti!
E’ la Chiesa degli invitati….Essere invitati, essere partecipi in una comunità con tutti.. Ma, nella parabola narrata da Gesù leggiamo che gli invitati, uno dopo l’altro, cominciano a trovare scuse per non andare alla festa: Non accettano l’invito! Dicono di sì, ma fanno di no. Costoro, sono i cristiani che soltanto si contentano di essere nella lista degli inviti: cristiani elencati. Ma,questo non è sufficiente perché se non si entra nella festa non si è cristiani. Tu  sarai nell’elenco, ma questo non serve per la tua salvezza! Questa è la Chiesa: entrare in Chiesa è una grazia; entrare in Chiesa è un invito. E questo diritto, ha aggiunto, non si può comprare….Entrare in Chiesa è fare comunità, comunità della Chiesa; entrare nella Chiesa è partecipare a tutto quello che noi abbiamo delle virtù, delle qualità che il Signore ci ha dato, nel servizio l’uno per l’altro. …..Entrare nella Chiesa significa essere disponibile a quello che il Signore Gesù ci chiede. In definitiva, entrare nella Chiesa è entrare in questo Popolo di Dio, che cammina verso l’eternità.

Nessuno  è protagonista nella Chiesa: ma ne abbiamo Uno che ha fatto tutto. Dio è il protagonista! Tutti noi, ha poi affermato, siamo dietro di Lui e chi non è dietro di Lui, è uno che si scusa e non va alla festa.
Il Signore è molto generoso. Il Signore apre tutte le porte. Anche il Signore capisce quello che gli dice: ‘No, Signore, non voglio andare da te!’. Capisce e lo aspetta, perché è misericordioso. Ma al Signore non piace quell’uomo che dice di “sì” e fa di “no”; che fa finta di ringraziarlo per tante cose belle, ma nella verità va per la sua strada; che ha delle buone maniere, ma fa la propria volontà e non quella del Signore: quelli che sempre si scusano, quelli che non sanno la gioia, che non sperimentano la gioia dell’appartenenza. Chiediamo al Signore questa grazia: di capire bene quanto bello è essere invitati alla festa, quando bello è essere con tutti e condividere con tutti le proprie qualità, quando bello è stare con Lui e che brutto è giocare fra il “sì” e il “no”, dire di “sì” ma accontentarmi soltanto di essere elencato nella lista dei cristiani”.

Anno della Fede. 21 novembre 2013. Giornata per la vita contemplativa

4 novembre 2013

La Giornata per la Vita Contemplativa (“pro orantibus”) si celebra ogni anno il 21 novembre, in occasione della memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio.

Questa Giornata invita tutta la Chiesa a ricordare come la vita contemplativa, condotta nel silenzio e lontano dalla frenesia del mondo di oggi, rechi fondamentale sostegno alla vita di tutti i battezzati, dei missionari e della società intera. Pertanto, in maniera particolare in questa Giornata, tutta la Chiesa è anche chiamata ad unirsi alla preghiera per i monasteri con particolari necessità.

Per la ricorrenza di questa Giornata durante l’Anno della fede, Papa Francesco si recherà presso il monastero delle monache camaldolesi di Sant’Antonio Abate all’Aventino per pregare insieme.

Ci si potrà unire spiritualmente a questo momento di preghiera giovedì 21 novembre, a partire dalle ore 16.45 (ora di Roma), con Papa Francesco e le comunità di vita contemplativa in tutto il mondo.

M.P.Veladiano. Sugli ex voto. “L’arte di donare alla divinità per dire grazie”

31 ottobre 2013

(da un articolo pubblicato su “la Repubblica” del 31 ottobre 2013)

La storia degli ex voto ci consegna una dimensione singolare e barocca del tempo, che nel comporre questa foresta bizzarra di oggetti di ogni arte e di ogni luogo, offerti a ogni tipo di divinità celeste o  terrestre, continuamente torna su se stesso, a riproporre qualcosa che sta in un punto così profondo dell’umano da non tollerare di essere messo da parte. Anche quando ci si prova con determinazione, come fanno i profeti dell’Antico Testamento, che obbediscono al mandato di spogliare la fede dalla materialità magica e cruenta dei sacrifici animali per questo spendono le parole e la vita, testimoni ostinati di un Dio che vuole “l’amore e non il sacrificio” (Os 6,6). E ancora di più lo fa il Vangelo, dove ad ogni passo si ricorda che è l’amore l’unico possibile movimento nelle relazioni con Dio. E che così dovrebbe essere anche fra gli uomini.
Perché l’offerta di un dono a Dio ex voto suscepto (secondo promessa fatta) può certo raccontare la pura gratitudine, nostro traboccare di felicità per la vita ritrovata, ma può anche denunciare l’umana tentazione di afferrare la libertà di Dio attraverso la promessa del dono. Impossibile scambio, evidentemente.

Inaudito ghermire Dio, portati dall’illusione di un desiderio che non sa darsi una misura se si tratta di vita, di figli, di amore. C’è un poco di empietà nell’ex voto? Di pensiero magico e blasfemo? Chissà, ma certo nel gesto del dono concreto al Dio invisibile c’è un tanto di umanità e quindi di verità, perché quel che è profondamente umano porta sempre con sé un suo perfetto frammento di verità.
Qui porta il desiderio di (toccare) Dio e insieme il bene del nostro essere corpo e materia. Materia che va oltre la sua pesantezza e vuole arrivare a sfiorare i piedi del trono di Dio per chiamarlo, Dio, a rispondere al nostro bisogno. Che la materia dell’oggetto votivo diventi un mezzo così potente è
meno paradossale per il Dio cristiano che per altre divinità del mondo. Se Dio si dà in un corpo allora la materia può reggere questo andar oltre confine carica di bisogni e tornare a noi leggera di grazie. Come raccontano le sigle che troviamo sugli ex voto: P.G.R per grazia ricevuta, e P.G.F. per grazia fatta. E ancora P.G.D. per grazia donata, e P.G.A. per grazia avuta. Meraviglioso punto di vista oscillante fra sé e Dio, confusione fra la gioia di avere e quella di donare.

Con-fusione possibile nel guazzabuglio che è l’amore quando, sempre?, nel cuore dell’uomo si mescola al bisogno.
E ha anche una sua ostinata democraticità l’ex voto. A dispetto di tanti colti tentativi di farne cosa di popolo minuto e grezzo, gli studi mostrano che non è così. I santuari possono esser pieni di cuoricini ricamati con la rappresentazione della grazia ricevuta, oppure di “mancanze”, cioè tavolette che non riportano il fatto per cui si ringrazia, inconfessabile, innominabile, indicibile fatto privato e personale, ma in questa portentosa quasi infinita rassegna del bisogno dell’uomo, sta di tutto: il cuoricino appunto, e l’iperrealistico braccio salvato per grazia da un trinciacarne e riprodotto nella perfezione della sua pelle risanata, fino alla croce in oro, brillanti e smeraldi donati da re Umberto e Margherita di Savoia al Tesoro di San Gennaro, che è a sua volta tutto intero un grandioso ex voto della città di Napoli a un santo popolarissimo e insieme portatore di un miracolo di vertiginosa profondità teologica e umana. Perché la reliquia di San Gennaro ingloba il potere del sangue che nel suo reale e disturbante ridivenire fluido e vivo ricorda che la grazia delle grazie è la vita e così chiude il cerchio dell’originale truce sacrificio animale delle origini e lo riscatta allontanando per sempre da Dio il sangue di morte.

Nella materia che dice il miracolo di una vita restituita, l’ex voto si offre cauto al nostro credere più avvertito. Ma l’ammirazione c’è, per questo ostinato coltivare l’arte perduta della gratitudine.

Pellegrinaggio delle famiglie. Giovanni Allevi a p.zza s. Pietro

25 ottobre 2013

Sabato 26 ottobre in Piazza San Pietro Giovanni Allevi suonerà per Papa Francesco.

Nell’ambito della Giornata mondiale per la Famiglia, Giovanni si esibirà davanti a diverse generazioni, attese da ogni parte del mondo per l’evento “FAMIGLIA, VIVI LA GIOIA DELLA FEDE! Pellegrinaggio delle Famiglie alla Tomba di San Pietro per l’Anno della Fede”.

Eseguirà l'”Ave Maria” di Bach/Gounod, arrangiata per pianoforte solo, insieme ad una delle sue composizioni più amate, “Downtown”.

Allevi, con le note dell’Ave Maria, farà da apertura al momento più atteso della giornata, il discorso del Pontefice.

L’evento sarà trasmesso in mondovisione a partire dalle ore 17.00.

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Dal sito ufficiale:

 

“Back to life”

http://www.youtube.com/watch?v=XGr9XW7usdc&list=TLkXFrVmHV3Hk418b58M7sInJ03lFL1NS9

“Go with the flow”

http://www.youtube.com/watch?v=yt8ypwvk7do&list=TLkXFrVmHV3Hk418b58M7sInJ03lFL1NS9

“Whisper”

http://www.youtube.com/watch?v=Yp7e4x4dQCI&list=TLkXFrVmHV3Hk418b58M7sInJ03lFL1NS9

Intervista a Mons. Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

24 ottobre 2013

 

 

Di seguito l’intervista a Mons. Paglia di Radio Vaticana   

 

 

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D. – Mons. Paglia, 30 anni fa la Carta dei Diritti della famiglia poneva nero su bianco i principi fondamentali di questa istituzione, “espressi – si leggeva nel preambolo del documento vaticano – nella coscienza dell’essere umano e nei valori comuni a tutta l’umanità”. Questa Carta è tuttora valida? Va difesa e valorizzata? O va rivista?
R. – Anzitutto, va difesa e valorizzata perché non dimentichiamo che la famiglia come soggetto giuridico è una dimensione che attraversa i secoli, non è che sia nata l’altro ieri o cento anni fa. C’è una dimensione che attraversa la storia, che ha fatto della famiglia il primo luogo nel quale si apprende a essere assieme: è il primo “noi”. E, in questo senso, sottolinearne la soggettività è un riconoscimento dovuto soprattutto in un tempo nel quale lo sviluppo è diretto in particolare verso i diritti individuali, che – ovviamente – sono anch’essi sacrosanti, ma guai a contrapporli o ad esaltarli senza tener conto di quel “noi” della famiglia. In questi 30 anni, sono certamente cambiate ancora tantissime cose nella società, nella cultura oltre che in altri ambiti. Ma non c’è dubbio che – seppure possa essere necessario qualche aggiornamento – resta però in tutta la sua validità la richiesta alle comunità ecclesiali, ma anche alle diverse realtà civili e statali, che la famiglia sia riconosciuta come un soggetto che ha un suo valore, una sua vocazione, e diritti come anche doveri.
D. – Da un lato, tutti sulla carta difendono la famiglia in quanto tale, ma effettivamente c’è molta poca chiarezza. Ci sono anche molte spinte disgregatrici della famiglia, come viene intesa nel modo tradizionale, non solo dalla Chiesa ma anche dalle Carte delle Nazioni Unite…

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Giornata di Festa per lo Sport. Intervista al card. Ravasi

21 ottobre 2013

Nell’Anno della fede, il Pontificio Consiglio per la Cultura ha promosso ieri la Giornata di Festa per lo Sport. Culmine dell’evento è stata l’iniziativa “100 metri di corsa e di fede” in via della Conciliazione, con la partecipazione di 5 mila ragazzi e personaggi del mondo dello sport, salutati dal Papa subito dopo l’Angelus in piazza San Pietro.

Sul rapporto tra sport e fede, Luca Collodi ha intervistato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero della Cultura:
R. – Lo sport è diventato come una sorta di esperanto della umanità: infatti, in tutti i Paesi, sia pure nelle forme diversissime, esistono dei giochi, e il gioco – d’altra parte – fa parte dell’essere uomini e donne, cioè è strutturale nella creatività della persona.
D. – Quanto conta, oggi, lo sport nella testimonianza della fede?
R. – Proprio perché lo sport è la rappresentazione della persona la quale non fa qualcosa solo per interesse, è molto vicino alla componente della fede, la quale, come espressione fondamentale, ha quella del gratuito. La fede non la si fa per ottenere qualcosa, anche se si implorano le grazie, ma prima di tutto è per aderire a Dio, quindi è un’esperienza d’amore. In questa luce possiamo dire che, allora, la fede potrebbe essere ininterrottamente in dialogo con lo sport.
D. – Oggi lo sport è anche veicolo, però, di disagio sociale: basta andare in una curva di uno stadio dove troviamo elementi che poco hanno a che fare con l’espressione culturale dello sport e con i valori dello sport. Perché?

R. – Proprio perché se lo sport è una componente, come il gioco, in genere, è una componente strutturale della persona, bene o male tutti hanno un piccolo spazio in cui si esercitano in qualche cosa di assolutamente libero; proprio per questo rappresenta anche l’umanità nella sua realtà, nel suo realismo. Per il credente, lo diceva anche Pascal, senza peccato originale, alla fine, non si spiega molto la persona nel suo limite fondamentale. Per chi è laico possiamo dire che è semplicemente l’espressione dell’egoismo, della brutalità, della brutalità gratuita ed è in questo senso che allora si spiega la curva che degenera, che impazzisce quando ormai tutta la forza libera, esplosiva che ha la creatura umana, la mente umana, la fantasia umana viene invece incendiata.

D. – Chi è, secondo lei, oggi il tifoso?
R. – Il tifoso autentico dovrebbe essere prima di tutto colui che anche nel piccolo, in qualche modo esercita lo sport, cioè che lo considera non semplicemente come spettacolo ma anche come parte della sua esperienza. Sia pure in piccolo. Ed è per questo che, sempre di più, si allargano le strutture sportive anche per i ragazzi, in tutte le espressioni, e qui si pone il grave problema dell’educatore sportivo che tante volte è assente.

Credenti nel mondo dello sport. Giornata di confronto e dialogo

21 ottobre 2013

Nell’Anno della Fede, il Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo libero, Turismo e Sport della Conferenza Episcopale Italiana, il Centro Sportivo Italiano, hanno convocato oggi i responsabili dello sport professionistico, associativo cattolico, sport per tutti…, per una giornata di confronto e di testimonianze sul tema sport e fede

Di seguito il progetto ed il programma dell’incontro

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Papa Francesco. Diretta della Messa del 20 ottobre 2013 Testo dell’Angelus. Videoregistrazione

19 ottobre 2013

ANGELUS 

Piazza San Pietro
Domenica, 20 ottobre 2013

Video

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo di oggi Gesù racconta una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi. La protagonista è una vedova che, a forza di supplicare un giudice disonesto, riesce a farsi fare giustizia da lui. E Gesù conclude: se la vedova è riuscita a convincere quel giudice, volete che Dio non ascolti noi, se lo preghiamo con insistenza? L’espressione di Gesù è molto forte: «E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?» (Lc 18,7).

“Gridare giorno e notte” verso Dio! Ci colpisce questa immagine della preghiera. Ma chiediamoci: perché Dio vuole questo? Lui non conosce già le nostre necessità? Che senso ha “insistere” con Dio?

Questa è una buona domanda, che ci fa approfondire un aspetto molto importante della fede: Dio ci invita a pregare con insistenza non perché non sa di che cosa abbiamo bisogno, o perché non ci ascolta. Al contrario, Lui ascolta sempre e conosce tutto di noi, con amore. Nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà, nella lotta contro il male fuori e dentro di noi, il Signore non è lontano, è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra arma è proprio la preghiera, che ci fa sentire la sua presenza accanto a noi, la sua misericordia, anche il suo aiuto. Ma la lotta contro il male è dura e lunga, richiede pazienza e resistenza – come Mosè, che doveva tenere le braccia alzate per far vincere il suo popolo (cfr Es 17,8-13). E’ così: c’è una lotta da portare avanti ogni giorno; ma Dio è il nostro alleato, la fede in Lui è la nostra forza, e la preghiera è l’espressione di questa fede. Perciò Gesù ci assicura la vittoria, ma alla fine si domanda: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Se si spegne la fede, si spegne la preghiera, e noi camminiamo nel buio, ci smarriamo nel cammino della vita.

Impariamo dunque dalla vedova del Vangelo a pregare sempre, senza stancarci. Era brava questa vedova! Sapeva lottare per i suoi figli! E penso a tante donne che lottano per la loro famiglia, che pregano, che non si affaticano mai. Un ricordo oggi, tutti noi, a queste donne che col loro atteggiamento ci danno una vera testimonianza di fede, di coraggio, un modello di preghiera. Un ricordo a loro! Pregare sempre, ma non per convincere il Signore a forza di parole! Lui sa meglio di noi di che cosa abbiamo bisogno! Piuttosto la preghiera perseverante è espressione della fede in un Dio che ci chiama a combattere con Lui, ogni giorno, ogni momento, per vincere il male con il bene.


Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Oggi ricorre la Giornata Mondiale Missionaria. Qual è la missione della Chiesa? Diffondere nel mondo la fiamma della fede, che Gesù ha acceso nel mondo: la fede in Dio che è Padre, Amore, Misericordia. Il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa che riscalda l’anima. Ringrazio tutti coloro che con la preghiera e l’aiuto concreto sostengono l’opera missionaria, in particolare la sollecitudine del Vescovo di Roma per la diffusione del Vangelo. In questa Giornata siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita. Come l’italiana Afra Martinelli, che ha operato per tanti anni in Nigeria: qualche giorno fa è stata uccisa, per rapina; tutti hanno pianto, cristiani e musulmani. Le volevano bene. Lei ha annunciato il Vangelo con la vita, con l’opera che ha realizzato, un centro di istruzione; così ha diffuso la fiamma della fede, ha combattuto la buona battaglia! Pensiamo a questa sorella nostra, e la salutiamo con un applauso, tutti!

Penso anche a Stefano Sándor, che ieri è stato proclamato Beato a Budapest. Era un salesiano laico, esemplare nel servizio ai giovani, nell’oratorio e nell’istruzione professionale. Quando il regime comunista chiuse tutte le opere cattoliche, affrontò le persecuzioni con coraggio, e fu ucciso a 39 anni. Ci uniamo al rendimento di grazie della Famiglia salesiana e della Chiesa ungherese.

Desidero esprimere la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine colpite da un forte terremoto, e vi invito a pregare per quella cara Nazione, che di recente ha subito diverse calamità.

Saluto con affetto tutti i pellegrini presenti, incominciando dai ragazzi che hanno dato vita alla manifestazione “100 metri di corsa e di fede”, promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura. Grazie, perché ci ricordate che il credente è un atleta dello spirito! Grazie tante!

Accolgo con gioia i fedeli delle Diocesi di Bologna e di Cesena-Sarsina, guidati dal Cardinale Caffarra e dal Vescovo Regattieri; come pure quelli di Corrientes, in Argentina, e di Maracaibo e Barinas, in Venezuela. E oggi in Argentina si celebra la Festa della mamma, rivolgo un affettuoso saluto alle mamme della mia terra!

Saluto il gruppo di preghiera “Raio de Luz”, dal Brasile; e le Fraternità dell’Ordine Secolare Trinitario.

Le parrocchie e le associazioni italiane sono troppe, non posso nominarle, ma saluto e ringrazio tutti con affetto!

Buona domenica! Arrivederci e buon pranzo!

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MESSAGGIO PER LA GIORNATA MISSIONARIA 2013

https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/08/07/papa-francesco-messaggio-per-la-giornata-missionaria-mondiale-20-ottobre-2013/

Giornata della Famiglia. 26-27 ottobre 2013. Pellegrinaggio alla tomba di Pietro

15 ottobre 2013

FAMIGLIA, VIVI LA GIOIA DELLA FEDE!

Pellegrinaggio delle Famiglie alla Tomba di San Pietro per l’Anno della FedeLe famiglie di tutto il mondo si recheranno in Pellegrinaggio a Roma sulla Tomba di San Pietro, il prossimo 26 e 27 Ottobre . Questo evento, promosso dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, si inserisce nel quadro delle iniziative proposte per l’Anno della Fede, indetto dal Papa Emerito Benedetto XVI.

Lo stesso titolo dell’evento, “FAMIGLIA, VIVI LA GIOIA DELLA FEDE! Pellegrinaggio delle Famiglie alla Tomba di San Pietro per l’Anno della Fede”, ci fa comprendere come questo pellegrinaggio sarà un’occasione di condivisione gioiosa per le famiglie del mondo. Così, accompagnate anche dai figli e dai nonni, le famiglie sono invitate a testimoniare la loro fede con gioia e fiducia proprio sulla Tomba di San Pietro, primo confessore di Cristo.

L’importanza della famiglia come luogo privilegiato di trasmissione della fede, infatti, ci spinge a pregare e riflettere sul valore stesso della famiglia e ad essere testimoni in tutto il mondo della nostra fede.

Per tutte le informazioni consulta il sito ufficiale www.familia.va. Per le comunicazioni via e-mail:roma2013@family.va

Atti del Congresso nazionale di Catechesi, 26-28 settembre 2013

15 ottobre 2013

Introduzione al Congresso – La catechesi nel contesto della Nuova Evangelizzazione
Intervento di S.E.R. Mons. Rino Fisichella

Fisichella. La catechesi nella nuova evangelizzazione

 

Conclusioni
Intervento di S.E.R. Mons. Octavio Ruiz Arenas

Ruiz_Conclusioni

Papa Francesco. 14 ottobre 2013. Discorso all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la nuova Evangelizzazione.

15 ottobre 2013
Cari fratelli e sorelle,
vi saluto tutti e vi ringrazio per quello che fate al servizio della nuova evangelizzazione, e per il lavoro dell’Anno della fede. Grazie di cuore! Quello che vorrei dirvi oggi si può riassumere in tre punti: primato della testimonianza; urgenza di andare incontro; progetto pastorale centrato sull’essenziale.
1. Nel nostro tempo si verifica spesso un atteggiamento di indifferenza verso la fede, ritenuta non più rilevante nella vita dell’uomo. Nuova evangelizzazione significa risvegliare nel cuore e nella mente dei nostri contemporanei la vita della fede. La fede è un dono di Dio, ma è importante che noi cristiani mostriamo di vivere in modo concreto la fede, attraverso l’amore, la concordia, la gioia, la sofferenza, perché questo suscita delle domande, come all’inizio del cammino della Chiesa: perché vivono così? Che cosa li spinge? Sono interrogativi che portano al cuore dell’evangelizzazione, che è la testimonianza della fede e della carità. Ciò di cui abbiamo bisogno, specialmente in questi tempi, sono testimoni credibili che con la vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo, risveglino l’attrazione per Gesù Cristo, per la bellezza di Dio.
Tante persone si sono allontanate dalla Chiesa. E’ sbagliato scaricare le colpe da una parte o dall’altra, anzi, non è il caso di parlare di colpe. Ci sono responsabilità nella storia della Chiesa e dei suoi uomini, ce ne sono in certe ideologie e anche nelle singole persone. Come figli della Chiesa dobbiamo continuare il cammino del Concilio Vaticano II, spogliarci di cose inutili e dannose, di false sicurezze mondane che appesantiscono la Chiesa e danneggiano il suo vero volto.
C’è bisogno di cristiani che rendano visibile agli uomini di oggi la misericordia di Dio, la sua tenerezza per ogni creatura. Sappiamo tutti che la crisi dell’umanità contemporanea non è superficiale, è profonda. Per questo la nuova evangelizzazione, mentre chiama ad avere il coraggio di andare controcorrente, di con-vertirsi dagli idoli all’unico vero Dio, non può che usare il linguaggio della misericordia, fatto di gesti e di atteggiamenti prima ancora che di parole. La Chiesa in mezzo all’umanità di oggi dice: Venite a Gesù, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e troverete ristoro per le vostre anime (cfr Mt 11,28-30). Venite a Gesù. Lui solo ha parole di vita eterna.
Ogni battezzato è “cristoforo”, cioè portatore di Cristo, come dicevano gli antichi Padri. Chi ha incontrato Cristo, come la Samaritana al pozzo, non può tenere per sé questa esperienza, ma sente il desiderio di condividerla, per portare altri a Gesù (cfr Gv 4). C’è da chiedersi tutti se chi ci incontra percepisce nella nostra vita il calore della fede, vede nel nostro volto la gioia di avere incontrato Cristo!
2. Qui passiamo al secondo aspetto: l’incontro, l’andare incontro agli altri. La nuova evangelizzazione è un movimento rinnovato verso chi ha smarrito la fede e il senso profondo della vita. Questo dinamismo fa parte della grande missione di Cristo di portare la vita nel mondo, l’amore del Padre all’umanità. Il Figlio di Dio è “uscito” dalla sua condizione divina ed è venuto incontro a noi. La Chiesa è all’interno di questo movimento, ogni cristiano è chiamato ad andare incontro agli altri, a dialogare con quelli che non la pensano come noi, con quelli che hanno un’altra fede, o che non hanno fede. Incontrare tutti, perché tutti abbiamo in comune l’essere creati a immagine e somiglianza di Dio. Possiamo andare incontro a tutti, senza paura e senza rinunciare alla nostra appartenenza.
Nessuno è escluso dalla speranza della vita, dall’amore di Dio. La Chiesa è inviata a risvegliare dappertutto questa speranza, specialmente dove è soffocata da condizioni esistenziali difficili, a volte disumane, dove la speranza non respira, soffoca. C’è bisogno dell’ossigeno del Vangelo, del soffio dello Spirito di Cristo Risorto, che la riaccenda nei cuori. La Chiesa è la casa in cui le porte sono sempre aperte non solo perché ognuno possa trovarvi accoglienza e respirare amore e speranza, ma anche perché noi possiamo uscire a portare questo amore e questa speranza. Lo Spirito Santo ci spinge ad uscire dal nostro recinto e ci guida fino alle periferie dell’umanità.
3. Tutto questo, però, nella Chiesa non è lasciato al caso, all’improvvisazione. Esige l’impegno comune per un progetto pastorale che richiami l’essenziale e che sia ben centrato sull’essenziale, cioè su Gesù Cristo. Non serve disperdersi in tante cose secondarie o superflue, ma concentrarsi sulla realtà fondamentale, che è l’incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore e l’amare i fratelli come Lui ci ha amato. Un incontro con Cristo che è anche adorazione, parola poco usata: adorare Cristo. Un progetto animato dalla creatività e dalla fantasia dello Spirito Santo, che ci spinge anche a percorrere vie nuove, con coraggio, senza fossilizzarci! Ci potremmo chiedere: com’è la pastorale delle nostre diocesi e parrocchie? Rende visibile l’essenziale, cioè Gesù Cristo? Le diverse esperienze, caratteristiche, camminano insieme nell’armonia che dona lo Spirito Santo? Oppure la nostra pastorale è dispersiva, frammentaria, per cui, alla fine, ciascuno va per conto suo?
In questo contesto vorrei sottolineare l’importanza della catechesi, come momento dell’evangelizzazione. Lo ha fatto già il Papa Paolo VI nella Evangelii nuntiandi (cfr n. 44). Da lì il grande movimento catechistico ha portato avanti un rinnovamento per superare la frattura tra Vangelo e cultura e l’analfabetismo dei nostri giorni in materia di fede. Ho ricordato più volte un fatto che mi ha impressionato nel mio ministero: incontrare bambini che non sapevano neppure farsi il Segno della Croce! Nelle nostre città! E’ un servizio prezioso per la nuova evangelizzazione quello che svolgono i catechisti, ed è importante che i genitori siano i primi catechisti, i primi educatori della fede nella propria famiglia con la testimonianza e con la parola.
Grazie per questa visita. Buon lavoro! Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

Papa Francesco. Santa Messa per la Giornata Mariana. Diretta. Angelus Domini. Testo completo dell’Omelia e dell’Angelus Domini

12 ottobre 2013

 

Dalle ore 10.20 di domenica 13 ottobre sarà possibile seguire la Messa in diretta da piazza s. Pietro, l’Omelia del papa e la recita dell’Angelus Domini

http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&visualizzazione=VaticanTic&Tic=VA_R4ID7NLP

 

Il testo dell’Omelia e dell’Angelus sarà trascritto su queste pagine non appena reso disponibile dalla Santa Sede.

Giornata Mariana e Preghiera della Via Matris. Diretta. Catechesi di papa Francesco. Testo completo

11 ottobre 2013

Dalle ore 16.45 darà accolta la statua della Madonna di Fatima in piazza s. Pietro, seguirà recita della ” Via Matris” e la catechesi del papa

A questo link sarà possibile seguire l’evento in diretta

http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&visualizzazione=VaticanTic&Tic=VA_R4ID7NLP

 

Il  testo completo della catechesi del papa sarà trascritto su queste pagine non appena reso disponibile dalla Santa Sede.

F. Moraglia. Paolo, evangelizzatore a Corinto.

10 ottobre 2013

Uno stralcio del libro di mons. Moraglia, Patriarca di Venezia, che raccoglie le meditazioni che l’arcivescovo ha proposto durante l’anno della fede alla sua diocesi. 

 

 

«Una notte, in visione, il Signore disse a Paolo: “Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso”. Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio» (At 18,9-11). Il contesto in cui si muove Paolo potrebbe sembrare profondamente diverso da quello di oggi: Corinto è città greca del primo secolo successivo a Cristo e non una metropoli del XXI secolo come Parigi, New York o Rio de Janeiro; Paolo è un ebreo di duemila anni fa, convertitosi a Gesù Cristo, e non è certo l’uomo post-moderno dell’inizio del terzo millennio. Eppure i sentimenti che l’Apostolo avverte – sgomento, solitudine e paura – sono i nostri stessi sentimenti: questi stati d’animo ci appartengono ogni qualvolta siamo impegnati in un’impresa ardua e in un contesto difficile in cui percepiamo di essere piccoli ed appartenere a una fragile minoranza. Paolo prova, entrando a Corinto, una sensazione di vera oppressione, si sente schiacciato da una realtà più grande di lui. Allora il Signore gli si manifesta come presenza che lo sostiene e rassicura e l’Apostolo si sente dire dal Signore: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso» (At 18,9b-10). Paolo, ossia colui che evangelizza, non è mai solo; egli, infatti, viene rassicurato che tra quelle case, quelle strade, quelle piazze, sperimenterà, come neppure immagina, la presenza fedele e l’aiuto premuroso del suo Signore (…). L’apostolo Paolo, dopo il fallimento di Atene, all’Areopago, dove si era espresso in termini culturali elevati non tralasciando di citare autori noti a chi lo ascoltava (cfr. At 17,22-31), decide di lasciare quella città, la ville lumière della Grecia. Non viene scacciato, come spesso gli accadeva, è lui che decide di andar via.

Così parte per Corinto, vi entra intimorito e portando con sé il senso del suo recente fallimento e di tutta la sua impotenza. Corinto poteva essere considerata tanto città greca quanto città romana ma, agli occhi di Paolo, era soprattutto una città pagana, profondamente pagana. Comprendiamo bene lo stato d’animo dell’Apostolo colpito dalla sua imponenza e, soprattutto, dagli ideali di vita dei greci lontani anni luce dallo spirito del Vangelo. Questo eloquente testo autobiografico ci aiuta a comprendere: «Anch’io, fratelli, quando venni in mezzo a voi non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola e della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione» (1Cor 2,1-3). Sia al tempo di Paolo come oggi, di fronte a realtà che ostacolano la nostra volontà di annunciare il Regno di Dio, ossia Gesù, non dobbiamo lasciarci intimorire. Piuttosto anche noi siamo chiamati, come l’apostolo Paolo, a riscoprire la presenza di Gesù per dare energie nuove alla nostra azione evangelizzatrice e lasciando che sia lui a portarci. I due pellegrini di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35) esprimono il comune sentire del discepolo di ogni epoca quando si è dinanzi all’insuccesso e alla delusione; Luca, nel suo Vangelo, descrive uno stato d’animo che va oltre quello di Cleopa e del suo compagno di viaggio. Il Signore è vivo, anzi è il Vivente. E per questo è realmente vicino a noi, è presente nella nostra vita e, Risorto, sempre precede i suoi.

Può capitare che lui parli con noi e noi non capiamo che è lui e, così, continuiamo a non riconoscerlo poiché, troppo presi e rinchiusi in noi stessi, rimaniamo prigionieri dell’uomo vecchio che è in noi, prigionieri delle nostre paure. Il discepolo si caratterizza per il legame personale con il Signore: un rapporto vero, sincero, fatto d’intimità. È quanto esprime l’evangelista Marco al capitolo terzo del suo Vangelo, quando narra la vocazione degli apostoli (cfr. Mc 3,13-19). L’essere mandati è qualcosa che viene dopo il dimorare presso il Signore. Il «rimanere» presso di lui e l’«andare», perché mandati da lui, appartengono, intimamente, ai discepoli e li costituiscono nelle loro persone. È solo restando con Gesù – l’unico in grado di plasmare l’io del discepolo – che possiamo consegnare il nostro pensiero, la nostra parola e il nostro modo d’essere al suo pensiero, alla sua parola e al suo modo d’essere. In particolar modo, quando i discepoli vengono mandati, come Paolo, ad annunciare Gesù Cristo in ambienti ancora lontani dal Vangelo, come la città di Corinto, ciò che più conta, per il discepolo, è la vicinanza e la confidenza con Gesù, ossia il rapporto personale che lo lega a lui (…). La famiglia, gli amici, la scuola, l’università e l’ambiente di lavoro sono gli ambiti dove i discepoli sono chiamati a portare la testimonianza e a evangelizzare. Questo impegno è tanto più urgente quando un tale ambiente non è stato ancora segnato dalla persona del Signore Gesù, ossia dal Vangelo, il buon annuncio cristiano.

 

Vanessa Ferrari. Argento mondiale

7 ottobre 2013

Cantate al Signore un canto nuovo;
…….
Lodino il suo nome con danze,

Foto 3

Sabato a Maria. Lo spirito mariano di san Francesco

5 ottobre 2013

Lo spirito mariano di san Francesco si rivela soprattutto in tre aspetti: nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli (la Porziuncola) in Assisi ed in  due testi, composti entrambi dallo stesso san Francesco. Questi sono: l’antifona Sancta Maria Virgo e il saluto Ave Domina.

2. L’antifona dell’Ufficio della Passione

Si tratta di una particolare preghiera mariana inserita nella paraliturgia intitolata Ufficio della Passione, composta dallo stesso san Francesco, per esser recitato accanto alle Ore liturgiche ordinarie. Ecco il testo dell’antifona nell’edizione critica di p. Kajetan Esser: «Sancta Maria virgo, non est tibi similis nata in mundo in mulieribus, filia et ancilla altissimi summi Regis Patris caelestis, mater sanctissimi Domini nostri Jesu Christi, sponsa Spiritus Sancti; ora pro nobis cum S. Michaele archangelo et omnibus virtutibus et omnibus Sanctis apud tuum sanctissimum dilectum Filium, Dominum et magistrum. Gloria Patri. Sicut erat».
Poiché l’Ufficio della Passione consta di sette ore e l’antifona mariana veniva cantata due volte per ogni ora, prima e dopo il salmo, ne risulta che ogni giorno l’antifona mariana Sancta Maria Virgo veniva recitata almeno 14 volte. Ciò determinò che i suoi contenuti avessero straordinaria diffusione, soprattutto dal tempo in cui i frati minori si diffusero in tutto il mondo.
Come si osserva facilmente, l’antifona mariana ha una struttura trinitaria: «filia et ancilla altissimi summi Regis Patriscaelestis: mater sanctissimi Domini Nostri Iesu Christi, sponsa Spiritus Sancti».

3. Saluto alla Vergine
Anche in questa preghiera composta da san Francesco, la cui autenticità sostanziale non è stata mai seriamente impugnata, ci sono delle novità, delle intuizioni veramente insospettabili per un «simplex et idiota» (cioè “semplice ed illetterato”), come san Francesco soleva appellarsi. Ecco il testo nella sua più recente edizione critica:

«Ave Domina, sancta Regina, sancta Dei Genitrix Maria, quae es virgo ecclesia facta et electa a sanctissimo Patre de caelo, quam consecravit cum sanctissimo dilecto Filio suo et Spiritu sancto Paraclito, in qua fuit et est omnis plenitudo gratiae et omne bonum. Ave palatium eius; ave tabernaculum eius; ave domus eius. Ave vestimentum eius; ave ancilla eius; ave mater eius et vos omnes sanctae virtutes, quae per gratiam et illuminationem Spiritus sancti infundimini in corda fidelium, ut de infidelibus fideles Deo faciatis».

Il titolo  è originale, almeno nella sua forma. Infatti, mentre la dottrina che riteneva Maria archetipo e tipo ideale della santità della Chiesa, era assai comune sia nella Patristica sia nel Medio Evo, molto più raro era l’uso del titolo mariano Virgo ecclesia facta. Nel testo francescano è presente una profonda relazione tra Maria e i fedeli, però con una significativa aggiunta: l’azione dello Spirito Santo.