Archive for the ‘Anno della Fede’ Category

Intervista a mons. Fisichella sull’Anno della Fede. (2)

25 novembre 2013

Il Pontefice ha chiuso l’Anno della fede con un doppio appuntamento di preghiera: nel pomeriggio di sabato 23 novembre ha presieduto nella basilica vaticana il rito dell’ammissione al catecumenato di alcuni candidati ( https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/11/22/diretta-dell-incontro-dei-catecumeni-con-papa-francesco-a-conclusione-dellanno-della-fede/)  e domenica mattina ha celebrato la messa in piazza San Pietro. ( il testo dell’Omelia https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/11/23/santa-messa-e-angelus-a-chiusura-dellanno-della-fede/)

Voluto da Benedetto XVI, che lo ha inaugurato l’11 ottobre 2012, questo anno viene concluso da Papa Francesco: una continuità che l’arcivescovo Fisichella legge come “un grande momento di grazia” e un invito a vivere la fede andando incontro agli altri.

Di seguito l’intervista a mons. Fisichella pubblicata su L’Osservatore Romano del 25 novembre 2013.

(more…)

L’abbraccio di Pietro a Pietro

25 novembre 2013

Durante la Messa a chiusura dell’Anno della Fede, il Santo Padre ha tenuto per sei minuti, durante il canto del Credo, le reliquie di Pietro, piccoli frammenti di ossa ritrovati sotto la Basilica di s.Pietro,  custodite in una  cassetta di bronzo, in un abbraccio di Pietro a Pietro.

Per un approfondimento su queste pagine

https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/11/24/papa-francesco-_-ecco-le-reliquie-di-san-pietro/

Annus Fidei: tutte le catechesi di Papa Francesco nell’Anno della Fede. All cathecheses of Holy Father during the Year of the Faith

25 novembre 2013

 

http://www.vatican.va/special/annus_fidei/index_catechesi_annus-fidei_it.htm

 

“La Parola sempre con te”. Applicazione gratuita per leggere la Bibbia

24 novembre 2013
Da sabato 23 novembre può essere scaricata gratuitamente APP BIBBIA CEI da APP Store. La versione per tablet Android sarà disponibile dal 21 dicembre.
Voluta dalla Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, l’APP è stata realizzata da “SEED -Edizioni Informatiche”.L’applicazione è gratuita e offre a tutti una nuova esperienza di lettura della Sacra Scrittura. È la prima e unica APP a proporre il testo biblico nella traduzione ufficiale 2008 della CEI, completo dell’apparato critico.
Offre accurate funzioni di lettura, navigazione e ricerca. Permette di inserire segnalibri e annotazioni personali per archiviarli e portarli sempre con sé. Consente condivisioni in diverse modalità.

Evangelii Gaudiuum. Testo dell’Esortazione Apostolica a chiusura dell’Anno della Fede

24 novembre 2013

“Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi, anche, ha i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia e guardare Gesù e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: ‘Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia diventare buono, io ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore! Ma ricordati di me, Gesù: tu puoi ricordarti di me, perché tu sei al centro, tu sei proprio nel tuo Regno!’. Che bello!”
Dall’Omelia di papa Francesco a chiusura dell’anno della Fede.

In questa occasione, il Papa prima dell’Angelus ha voluto consegnare copia della sua Esortazione apostolica Evangelii gaudium a 36 rappresentanti della Chiesa e della società di 18 Paesi espressione dei cinque continenti, a voler partecipare a tutti la gioia dell’incontro con Cristo. Tra questi un vescovo, un sacerdote e un diacono – scelti tra i più giovani a essere ordinati – poi alcuni religiosi e religiose, dei cresimati, un seminarista, una novizia, una famiglia, dei catechisti un non vedente – cui Francesco ha consegnato un cd-rom – e poi dei giovani, delegati di confraternite e Movimenti. Infine, per il mondo della cultura, due artisti, uno scultore e una pittrice, a sottolineare il valore della bellezza nella creazione e due giornalisti, per rimarcarne l’importante ruolo a fianco alla Chiesa nell’opera di evangelizzazione.

Il Testo dell’Esortazione Apostolica sarà pubblicato a breve su queste pagine: domenica 24 il documento è stato consegnato simbolicamente, ma la sua presentazione ufficiale sarà martedì 26 novembre.

Chiusura dell’Anno della Fede.Libretto della celebrazione

24 novembre 2013

 

 

 

http://www.vatican.va/news_services/liturgy/libretti/2013/20131124-libretto-chiusura-anno-fede.pdf

Santa Messa e Angelus a chiusura dell’Anno della Fede

23 novembre 2013

Piazza San Pietro

Domenica, 24 novembre 2013

Video

La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e di riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore.

Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia.

Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia.

1. L’Apostolo Paolo ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio: Gesù Cristo, il Signore. Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose (cfr 1,12-20). Signore della creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno operecristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

2. Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui nella Parola, e sarà qui sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. E’ quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d’Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele (cfr 2 Sam 5,1-3). Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell’uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il “fratello” intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno; un solo popolo uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

3. E, infine, Cristo è il centro della storia dell’umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – “Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!” – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita, alla fine si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: «Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno» (Lc 23,42). E Gesù gli promette: «Oggi con me sarai nel paradiso» (v. 43): il suo Regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia, e guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: “Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me, perché Tu sei al centro, Tu sei proprio nel tuo Regno!”. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. “Ricordati di me, Signore, Tu che sei al centro, Tu che sei nel tuo Regno!”.

La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!

 

ANGELUS 

Piazza San Pietro
Domenica, 24 novembre 2013

Video

 

Prima di concludere questa celebrazione, desidero salutare tutti i pellegrini, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i movimenti, venuti da tanti Paesi. Saluto i partecipanti al Congresso nazionale della Misericordia; saluto la comunità ucraina, che ricorda l’80° anniversario dell’Holodomor, la “grande fame” provocata dal regime sovietico che causò milioni vittime.

In questa giornata, il nostro pensiero riconoscente va ai missionari che, nel corso dei secoli, hanno annunciato il Vangelo e sparso il seme della fede in tante parti del mondo; tra questi il Beato Junípero Serra, missionario francescano spagnolo, di cui ricorre il terzo centenario della nascita.

Non voglio finire senza un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest’Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino: lo ringrazio tanto, di cuore, lui e tutti i suoi collaboratori. Grazie tante!

Ora preghiamo insieme l’Angelus. Con questa preghiera invochiamo la protezione di Maria specialmente per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono perseguitati a motivo della loro fede, e sono tanti!

Angelus Domini

Vi ringrazio per la vostra presenza a questa concelebrazione. Vi auguro una buona domenica e buon pranzo

Intervista a mons. Fisichella sulla chiusura dell’Anno della Fede

23 novembre 2013

Sergio Centofanti ha sentito mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione:
R. – E’ stata, direi, innanzitutto un’esperienza di grazia che abbiamo ricevuto. La fede, intanto, è Dio che ci viene incontro e chiede la nostra risposta. Penso che quest’anno abbia mostrato che c’è stata una grande risposta positiva, entusiasta e carica di significato, che è stata data a questo momento. Noi, normalmente, siamo abituati a sottolineare gli aspetti più negativi, gli aspetti della crisi. Non che non ci sia una crisi di fede: c’è ed è anche profonda. Però, quest’anno ci ha fatto anche comprendere e ci ha reso visibile che insieme ad essa c’è ugualmente tanto entusiasmo, tanto desiderio di riprendere il cammino che il Signore ci ha affidato.
D. – E’ stato un anno particolare, anche perché è stato aperto da Benedetto XVI e chiuso da Papa Francesco …
R. – Sì: certamente è stato pensato e voluto da Papa Benedetto che, con la sua Lettera “Porta fidei” ci diceva che l’incontro con il Signore è un cammino, è una porta sempre aperta. Papa Francesco ci ha detto che questa porta dev’essere anche varcata. Io penso che il cammino tra Papa Francesco, che lo ha segnato con la sua testimonianza, e Papa Benedetto che lo ha desiderato, in quest’Anno della Fede sia proprio questo: la dimensione, cioè, di un coraggio nel non venire meno nella fede.
D. – Papa Francesco sta chiedendo una Chiesa più accogliente, una Chiesa con le porte aperte. In questo senso, sta scuotendo noi cristiani e sta avvicinando tanti cosiddetti lontani…
R. – Questa è la testimonianza che ci sta dando e che provocherà ancora di più la riflessione e l’azione pastorale con la Lettera apostolica “Evangelii gaudium” che consegnerà in rappresentanza ad alcune categorie di persone: da un vescovo fino ai ragazzi che hanno ricevuto la Cresima. Devo dire che non solo il Papa ci dice che dobbiamo attraversare quella porta, ma ci dice che dobbiamo anche fattivamente, concretamente, andare incontro agli altri. Papa Francesco ci richiama alla cultura dell’incontro: io credo che questo sia molto importante.
D. – E questo cambierà anche l’atteggiamento di noi cristiani …
R. – Ma, credo che questo debba provocare ancora di più noi credenti. La nostra storia – dobbiamo essere anche sinceri, in questo – è la storia di venti secoli di un annuncio e anche di una prassi permanente dell’avere riconosciuto l’apporto che noi potevamo dare a questo mondo. Lo abbiamo fatto con le nostre contraddizioni, ma lo abbiamo fatto anche con tanti segni che esprimono la santità della Chiesa e la sua azione di carità, di vero amore e anche di solidarietà. La storia dei Santi, dopotutto, ma non solo la storia dei Santi: forse quella dei Santi emerge di più perché vengono ricordati nel corso dei secoli e sono stati in tanti momenti una vera rivoluzione culturale; ma la storia di tanti cristiani il cui nome è conosciuto soltanto da Dio, è quella di un impegno quotidiano a favore dei più poveri, a favore degli emarginati, dei sofferenti … Quindi, una testimonianza di fede genuina.
D. – Le rimane qualche immagine di quest’Anno, che magari i mass media non hanno sottolineato?
R. – Mi rimangono veramente tante immagini che mi fanno commuovere realmente. L’immagine che personalmente porto nel cuore è quella che per un’ora, il giorno del Corpus Domini, in tutti i continenti, in tutti i luoghi il Cristo è stato davvero il cuore del mondo, quando c’è stato il sincronizzarsi sull’ora di Roma, dalle 17 alle 18, con l’adorazione dell’Eucaristia. L’Eucaristia, per noi cristiani, è il fondamento della fede, è il cuore dell’evangelizzazione, è – direi così – la provocazione prima e ultima, perché parte da lì e ritorna di nuovo lì per annunciare che abbiamo incontrato Gesù Cristo: lì lo avevamo davanti, lì la fede significava tenere fissi i nostri occhi sul Suo Volto, benché nascosto nella specie eucaristica; lì noi abbiamo scoperto che da qualsiasi parte del mondo, possiamo essere distanti nel tempo e nello spazio, ma c’è stato un momento in cui eravamo tutti uniti. Perché Cristo ci teneva uniti, perché la contemplazione, l’adorazione del suo Volto ci teneva uniti!

Diretta dell’ incontro dei catecumeni con Papa Francesco a conclusione dell’Anno della Fede

22 novembre 2013

A conclusione dell’Anno della fede, Papa Francesco ha incontrato quanti, da adulti, hanno deciso di diventare cristiani. Questo incontro ha voluto essere un segno: l’Anno della fede termina ma continua per ogni cristiano l’impegno a rispondere quotidianamente al Signore Gesù che invita ad essere suoi discepoli, manda nel mondo ad annunciare il Vangelo e a testimoniare con la vita la gioia della fede.

A questo incontro sono stati invitati tutti i catecumeni, con i loro catechisti e con quanti, nelle comunità cristiane, li accompagnano nell’itinerario di preparazione alla celebrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana.

Programma della giornata:

ore 14:30 – Ritrovo per tutti i catecumeni e i loro accompagnatori

ore 16:00 – Liturgia della Parola

Catechesi di Papa Francesco ai Catecumeni sul significato della vita nuova in Cristo e del discepolato a partire dal brano evangelico di Gv 1,35-42

Durante questo momento, Papa Francesco presiederà il Rito di Ammissione al Catecumenato di alcuni catecumeni.

 

“Pronti a varcare la Porta della Fede”: è questo il tema dell’incontro che si ha svolto Papa Francesco con i  circa 500 catecumeni provenienti da tutto il mondo in rappresentanza delle persone che da adulte hanno scelto di intraprendere il cammino che le porterà un giorno a ricevere il Sacramento del Battesimo. Il Pontefice ha ricevuto trentacinque candidati al catecumenato all’ingresso della Basilica di San Pietro e ha posto loro le domande tradizionali del rito: “Qual è il tuo nome? Che cosa domandi alla Chiesa di Dio? E la fede che cosa ti dona?”. Quindi il segno della croce sulla loro fronte e l’ingresso nella chiesa diventano il segno evidente del cammino che questi giovani intraprendono per giungere un giorno a confessare personalmente la fede.

 

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Sabato, 23 novembre 2013

Video

Cari catecumeni,

questo momento conclusivo dell’Anno della fede vi vede qui raccolti, con i vostri catechisti e familiari, in rappresentanza anche di tanti altri uomini e donne che stanno compiendo, in diverse parti del mondo, il vostro stesso percorso di fede. Spiritualmente, siamo tutti collegati, in questo momento. Venite da molti Paesi diversi, da tradizioni culturali ed esperienze differenti. Eppure, questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio. Questo desiderio è evocato dalle parole del Salmista: «Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 42,2-3). Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio, questo anelito ad incontrare il Signore e fare esperienza di Lui, fare esperienza del suo amore, fare esperienza della sua misericordia! Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato. Rischia di diventare “rancida”, senza senso.

Il racconto del Vangelo (cfr Gv 1,35-42) ci ha mostrato Giovanni Battista che ai suoi discepoli indica Gesù come l’Agnello di Dio. Due di essi seguono il Maestro, e poi, a loro volta, diventano “mediatori” che permettono ad altri di incontrare il Signore, di conoscerlo e di seguirlo. Ci sono tre momenti in questo racconto che richiamano l’esperienza del catecumenato. In primo luogo, c’è l’ascolto. I due discepoli hanno ascoltato la testimonianza del Battista. Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo, diventando suoi discepoli per mezzo del Battesimo. Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l’unico che può dare senso pieno alla nostra vita.

Il secondo momento è l’incontro. I due discepoli incontrano il Maestro e rimangono con Lui. Dopo averlo incontrato, avvertono subito qualcosa di nuovo nel loro cuore: l’esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch’essi lo possano incontrare. Andrea, infatti, incontra suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Quanto ci fa bene contemplare questa scena! Ci ricorda che Dio non ci ha creato per essere soli, chiusi in noi stessi, ma per poter incontrare Lui e per aprirci all’incontro con gli altri. Dio per primo viene verso ognuno di noi; e questo è meraviglioso! Lui viene incontro a noi! Nella Bibbia Dio appare sempre come colui che prende l’iniziativa dell’incontro con l’uomo: è Lui che cerca l’uomo, e di solito lo cerca proprio mentre l’uomo fa l’esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui. Dio non aspetta a cercarlo: lo cerca subito. È un cercatore paziente il nostro Padre! Lui ci precede e ci aspetta sempre. Non si stanca di aspettarci, non si allontana da noi, ma ha la pazienza di attendere il momento favorevole dell’incontro con ciascuno di noi. E quando avviene l’incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci, ma mai ha fretta di lasciarci. Resta con noi. Come noi aneliamo a Lui e lo desideriamo, così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi apparteniamo a Lui, siamo “cosa” sua, siamo le sue creature. Anche Lui, possiamo dire, ha sete di noi, di incontrarci. Il nostro Dio è assetato di noi. E questo è il cuore di Dio. E’ bello sentire questo.

L’ultimo tratto del racconto è camminare. I due discepoli camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada insieme con Lui. E’ un insegnamento importante per tutti noi. La fede è un cammino con Gesù. Ricordate sempre questo: la fede è camminare con Gesù; ed è un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà l’incontro definitivo. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire. Siamo chiamati a camminare per entrare sempre di più dentro al mistero dell’amore di Dio, che ci sovrasta e ci permette di vivere con serenità e speranza.

Cari catecumeni, oggi voi iniziate il cammino del catecumenato. Vi auguro di percorrerlo con gioia, certi del sostegno di tutta la Chiesa, che guarda a voi con tanta fiducia. Maria, la discepola perfetta, vi accompagna: è bello sentirla come nostra Madre nella fede! Vi invito a custodire l’entusiasmo del primo momento che vi ha fatto aprire gli occhi alla luce della fede; a ricordare, come il discepolo amato, il giorno, l’ora in cui per la prima volta siete rimasti con Gesù, avete sentito il suo sguardo su di voi. Non dimenticare mai questo sguardo di Gesù su te, su te, su te… Non dimenticare mai questo sguardo! E’ uno sguardo d’amore. E così sarete sempre certi dell’amore fedele del Signore. Lui è fedele. E siate certi: Lui non vi tradirà mai!

Evangelii Gaudium. Esortazione di Papa Francesco a chiusura dell’Anno della Fede

18 novembre 2013

Domenica prossima 24 novembre, Papa Francesco consegnerà l’Esortazione apostolica a chiusura dell’Anno della fede, l’ Evangelii Gaudium

Nel programma originario doveva essere consegnata la Lettera Enciclica di Papa Benedetto XVI.

A ricevere dalla mani del Papa l’Esortazione saranno rappresentanti di ogni evento che ha scandito questo Anno della Fede, provenienti dai 5 continenti. Presenti anche artisti nella persona di Etsuro Sotoo, scultore giapponese che ha collaborato alla Sagrada Familia e la pittrice polacca Anna Gulak, perché “la bellezza – ha spiegato mons. Fisichella – è forma privilegiata di evangelizzazione”.

Ci saranno poi i giornalisti per attestare il grande impegno e promozione che svolgono quanti si dedicano a questo servizio. Infine un terzo momento della celebrazione sarà il gesto di carità a favore della popolazione filippina colpita dal tifone Haiyan.

Chiusura dell’Anno della Fede. Il Sussidio

15 novembre 2013

Per celebrare in maniera solenne la chiusura dell’Anno della fede nelle Chiese locali, in comunione con il Santo Padre Francesco che chiuderà ufficialmente a San Pietro l’Anno della Fede domenica 24 novembre, nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, le Chiese locali possono beneficiare di un piccolo sussidio liturgico preparato dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Il sussidio contiene indicazioni utili per arricchire la liturgia propria della solennità di Cristo Re con alcuni segni specifici adatti ad evidenziare sia i frutti di questo Anno della fede sia la missione che rimane per tutta la Chiesa al termine di esso.

 

IT_ChiusuraAnnoFede

Anno della Fede si chiude con l’esposizione delle reliquie di Pietro

8 novembre 2013

Per la prima volta, grazie all’autorizzazione del Papa, alcuni resti che la tradizione attribuisce all’apostolo primo capo della chiesa potranno essere venerati

Alla chiusura dell’Anno della fede, il prossimo 24 novembre, saranno esposte per la prima volta delle reliquie che la tradizione attribuisce all’apostolo Pietro. Inoltre, in vista dell’evento che conclude l’anno, papa Francesco si recherà il prossimo 21 novembre nel monastero di clausura delle monache camaldolesi sull’Aventino per un momento di preghiera. Ne parla sull’Osservatore Romano l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione.

(more…)

Tweet del Papa

8 novembre 2013

Sta per concludersi l’Anno della Fede.

Signore, aiutaci in questo tempo di grazia

a prendere il Vangelo sul serio!

(more…)

III^ Assemblea straordinaria dei Vescovi. Documento preparatorio su famiglia ed evangelizzazione

6 novembre 2013

 

Documento-preparatorio-IIIAssGenStraord_ITA

 

 

Papa Francesco. Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

5 novembre 2013

5 novembre 2013

Rm 12,5-16a   Sal 130   Lc 14,15-24 

Franciscus - miserando atque eligendo

LA FESTA DI APPARTENERE ALLA CHIESA, DOVE TUTTI SONO INVITATI

Le letture del giorno ci mostrano la carta d’identità del cristiano…..prima di tutto l’essenza cristiana è un invito: soltanto diventiamo cristiani se siamo invitati. Si tratta di un invito gratuito, a partecipare, che viene da Dio. Per entrare a questa festa, non si può pagare: o sei invitato o non puoi entrare. Se nella nostra coscienza non abbiamo questa certezza di essere invitati, allora non abbiamo capito cosa è un cristiano….
Un cristiano è uno che è invitato. Invitato a che? A un negozio? Invitato a fare una passeggiata? Il Signore vuol dirci qualcosa di più: ‘Tu sei invitato a festa!’. Il cristiano è quello che è invitato a una festa, alla gioia, alla gioia di essere salvato, alla gioia di essere redento, alla gioia di partecipare la vita con Gesù. Questa è una gioia! Tu sei invitato a festa! Si capisce, una festa è un raduno di persone che parlano, ridono, festeggiano, sono felici. Ma è un raduno di persone. Io fra le persone normali, mentalmente normali, mai ho visto uno che faccia festa da solo, no? Ma sarebbe un po’ noioso quello! Aprire la bottiglia del vino… Questa non è una festa, è un’altra cosa. Si fa festa con gli altri, si fa festa in famiglia, si fa festa con gli amici, si fa festa con le persone che sono state invitate, come io sono stato invitato. Per essere cristiano ci vuole una appartenenza e si appartiene a questo Corpo, a questa gente che è stata invitata a festa: questa è l’appartenenza cristiana.

(Richiamando la Lettera ai Romani NDR),…. questa festa è una festa di unità. E sono invitati, buoni e cattivi. E i primi ad essere chiamati sono gli emarginati:
La Chiesa non è la Chiesa solo per le persone buone. Vogliamo dire chi appartiene alla Chiesa, a questa festa? I peccatori, tutti noi peccatori siamo stati invitati. E qui cosa si fa? Si fa una comunità, che ha doni diversi: uno ha il dono della profezia, l’altro il ministero, qui è un insegnante… Qui è sorta. Tutti hanno una qualità, una virtù. Ma la festa si fa portando questo che ho in comune con tutti… Alla festa si partecipa, si partecipa totalmente. Non si può capire l’esistenza cristiana senza questa partecipazione. E’ una partecipazione di tutti noi. ‘Io vado alla festa, ma mi fermo soltanto al primo salottino, perché devo stare soltanto con tre o quattro che io conosco e gli altri…’. Questo non si può fare nella Chiesa! O tu entri con tutti o tu rimani fuori! Tu non puoi fare una selezione: la Chiesa è per tutti, incominciando per questi che ho detto, i più emarginati. E’ la Chiesa di tutti!
E’ la Chiesa degli invitati….Essere invitati, essere partecipi in una comunità con tutti.. Ma, nella parabola narrata da Gesù leggiamo che gli invitati, uno dopo l’altro, cominciano a trovare scuse per non andare alla festa: Non accettano l’invito! Dicono di sì, ma fanno di no. Costoro, sono i cristiani che soltanto si contentano di essere nella lista degli inviti: cristiani elencati. Ma,questo non è sufficiente perché se non si entra nella festa non si è cristiani. Tu  sarai nell’elenco, ma questo non serve per la tua salvezza! Questa è la Chiesa: entrare in Chiesa è una grazia; entrare in Chiesa è un invito. E questo diritto, ha aggiunto, non si può comprare….Entrare in Chiesa è fare comunità, comunità della Chiesa; entrare nella Chiesa è partecipare a tutto quello che noi abbiamo delle virtù, delle qualità che il Signore ci ha dato, nel servizio l’uno per l’altro. …..Entrare nella Chiesa significa essere disponibile a quello che il Signore Gesù ci chiede. In definitiva, entrare nella Chiesa è entrare in questo Popolo di Dio, che cammina verso l’eternità.

Nessuno  è protagonista nella Chiesa: ma ne abbiamo Uno che ha fatto tutto. Dio è il protagonista! Tutti noi, ha poi affermato, siamo dietro di Lui e chi non è dietro di Lui, è uno che si scusa e non va alla festa.
Il Signore è molto generoso. Il Signore apre tutte le porte. Anche il Signore capisce quello che gli dice: ‘No, Signore, non voglio andare da te!’. Capisce e lo aspetta, perché è misericordioso. Ma al Signore non piace quell’uomo che dice di “sì” e fa di “no”; che fa finta di ringraziarlo per tante cose belle, ma nella verità va per la sua strada; che ha delle buone maniere, ma fa la propria volontà e non quella del Signore: quelli che sempre si scusano, quelli che non sanno la gioia, che non sperimentano la gioia dell’appartenenza. Chiediamo al Signore questa grazia: di capire bene quanto bello è essere invitati alla festa, quando bello è essere con tutti e condividere con tutti le proprie qualità, quando bello è stare con Lui e che brutto è giocare fra il “sì” e il “no”, dire di “sì” ma accontentarmi soltanto di essere elencato nella lista dei cristiani”.

Anno della Fede. 21 novembre 2013. Giornata per la vita contemplativa

4 novembre 2013

La Giornata per la Vita Contemplativa (“pro orantibus”) si celebra ogni anno il 21 novembre, in occasione della memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio.

Questa Giornata invita tutta la Chiesa a ricordare come la vita contemplativa, condotta nel silenzio e lontano dalla frenesia del mondo di oggi, rechi fondamentale sostegno alla vita di tutti i battezzati, dei missionari e della società intera. Pertanto, in maniera particolare in questa Giornata, tutta la Chiesa è anche chiamata ad unirsi alla preghiera per i monasteri con particolari necessità.

Per la ricorrenza di questa Giornata durante l’Anno della fede, Papa Francesco si recherà presso il monastero delle monache camaldolesi di Sant’Antonio Abate all’Aventino per pregare insieme.

Ci si potrà unire spiritualmente a questo momento di preghiera giovedì 21 novembre, a partire dalle ore 16.45 (ora di Roma), con Papa Francesco e le comunità di vita contemplativa in tutto il mondo.

M.P.Veladiano. Sugli ex voto. “L’arte di donare alla divinità per dire grazie”

31 ottobre 2013

(da un articolo pubblicato su “la Repubblica” del 31 ottobre 2013)

La storia degli ex voto ci consegna una dimensione singolare e barocca del tempo, che nel comporre questa foresta bizzarra di oggetti di ogni arte e di ogni luogo, offerti a ogni tipo di divinità celeste o  terrestre, continuamente torna su se stesso, a riproporre qualcosa che sta in un punto così profondo dell’umano da non tollerare di essere messo da parte. Anche quando ci si prova con determinazione, come fanno i profeti dell’Antico Testamento, che obbediscono al mandato di spogliare la fede dalla materialità magica e cruenta dei sacrifici animali per questo spendono le parole e la vita, testimoni ostinati di un Dio che vuole “l’amore e non il sacrificio” (Os 6,6). E ancora di più lo fa il Vangelo, dove ad ogni passo si ricorda che è l’amore l’unico possibile movimento nelle relazioni con Dio. E che così dovrebbe essere anche fra gli uomini.
Perché l’offerta di un dono a Dio ex voto suscepto (secondo promessa fatta) può certo raccontare la pura gratitudine, nostro traboccare di felicità per la vita ritrovata, ma può anche denunciare l’umana tentazione di afferrare la libertà di Dio attraverso la promessa del dono. Impossibile scambio, evidentemente.

Inaudito ghermire Dio, portati dall’illusione di un desiderio che non sa darsi una misura se si tratta di vita, di figli, di amore. C’è un poco di empietà nell’ex voto? Di pensiero magico e blasfemo? Chissà, ma certo nel gesto del dono concreto al Dio invisibile c’è un tanto di umanità e quindi di verità, perché quel che è profondamente umano porta sempre con sé un suo perfetto frammento di verità.
Qui porta il desiderio di (toccare) Dio e insieme il bene del nostro essere corpo e materia. Materia che va oltre la sua pesantezza e vuole arrivare a sfiorare i piedi del trono di Dio per chiamarlo, Dio, a rispondere al nostro bisogno. Che la materia dell’oggetto votivo diventi un mezzo così potente è
meno paradossale per il Dio cristiano che per altre divinità del mondo. Se Dio si dà in un corpo allora la materia può reggere questo andar oltre confine carica di bisogni e tornare a noi leggera di grazie. Come raccontano le sigle che troviamo sugli ex voto: P.G.R per grazia ricevuta, e P.G.F. per grazia fatta. E ancora P.G.D. per grazia donata, e P.G.A. per grazia avuta. Meraviglioso punto di vista oscillante fra sé e Dio, confusione fra la gioia di avere e quella di donare.

Con-fusione possibile nel guazzabuglio che è l’amore quando, sempre?, nel cuore dell’uomo si mescola al bisogno.
E ha anche una sua ostinata democraticità l’ex voto. A dispetto di tanti colti tentativi di farne cosa di popolo minuto e grezzo, gli studi mostrano che non è così. I santuari possono esser pieni di cuoricini ricamati con la rappresentazione della grazia ricevuta, oppure di “mancanze”, cioè tavolette che non riportano il fatto per cui si ringrazia, inconfessabile, innominabile, indicibile fatto privato e personale, ma in questa portentosa quasi infinita rassegna del bisogno dell’uomo, sta di tutto: il cuoricino appunto, e l’iperrealistico braccio salvato per grazia da un trinciacarne e riprodotto nella perfezione della sua pelle risanata, fino alla croce in oro, brillanti e smeraldi donati da re Umberto e Margherita di Savoia al Tesoro di San Gennaro, che è a sua volta tutto intero un grandioso ex voto della città di Napoli a un santo popolarissimo e insieme portatore di un miracolo di vertiginosa profondità teologica e umana. Perché la reliquia di San Gennaro ingloba il potere del sangue che nel suo reale e disturbante ridivenire fluido e vivo ricorda che la grazia delle grazie è la vita e così chiude il cerchio dell’originale truce sacrificio animale delle origini e lo riscatta allontanando per sempre da Dio il sangue di morte.

Nella materia che dice il miracolo di una vita restituita, l’ex voto si offre cauto al nostro credere più avvertito. Ma l’ammirazione c’è, per questo ostinato coltivare l’arte perduta della gratitudine.

Pellegrinaggio delle famiglie. Giovanni Allevi a p.zza s. Pietro

25 ottobre 2013

Sabato 26 ottobre in Piazza San Pietro Giovanni Allevi suonerà per Papa Francesco.

Nell’ambito della Giornata mondiale per la Famiglia, Giovanni si esibirà davanti a diverse generazioni, attese da ogni parte del mondo per l’evento “FAMIGLIA, VIVI LA GIOIA DELLA FEDE! Pellegrinaggio delle Famiglie alla Tomba di San Pietro per l’Anno della Fede”.

Eseguirà l'”Ave Maria” di Bach/Gounod, arrangiata per pianoforte solo, insieme ad una delle sue composizioni più amate, “Downtown”.

Allevi, con le note dell’Ave Maria, farà da apertura al momento più atteso della giornata, il discorso del Pontefice.

L’evento sarà trasmesso in mondovisione a partire dalle ore 17.00.

***************************************

 

Dal sito ufficiale:

 

“Back to life”

http://www.youtube.com/watch?v=XGr9XW7usdc&list=TLkXFrVmHV3Hk418b58M7sInJ03lFL1NS9

“Go with the flow”

http://www.youtube.com/watch?v=yt8ypwvk7do&list=TLkXFrVmHV3Hk418b58M7sInJ03lFL1NS9

“Whisper”

http://www.youtube.com/watch?v=Yp7e4x4dQCI&list=TLkXFrVmHV3Hk418b58M7sInJ03lFL1NS9

Intervista a Mons. Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia

24 ottobre 2013

 

 

Di seguito l’intervista a Mons. Paglia di Radio Vaticana   

 

 

******************************************

D. – Mons. Paglia, 30 anni fa la Carta dei Diritti della famiglia poneva nero su bianco i principi fondamentali di questa istituzione, “espressi – si leggeva nel preambolo del documento vaticano – nella coscienza dell’essere umano e nei valori comuni a tutta l’umanità”. Questa Carta è tuttora valida? Va difesa e valorizzata? O va rivista?
R. – Anzitutto, va difesa e valorizzata perché non dimentichiamo che la famiglia come soggetto giuridico è una dimensione che attraversa i secoli, non è che sia nata l’altro ieri o cento anni fa. C’è una dimensione che attraversa la storia, che ha fatto della famiglia il primo luogo nel quale si apprende a essere assieme: è il primo “noi”. E, in questo senso, sottolinearne la soggettività è un riconoscimento dovuto soprattutto in un tempo nel quale lo sviluppo è diretto in particolare verso i diritti individuali, che – ovviamente – sono anch’essi sacrosanti, ma guai a contrapporli o ad esaltarli senza tener conto di quel “noi” della famiglia. In questi 30 anni, sono certamente cambiate ancora tantissime cose nella società, nella cultura oltre che in altri ambiti. Ma non c’è dubbio che – seppure possa essere necessario qualche aggiornamento – resta però in tutta la sua validità la richiesta alle comunità ecclesiali, ma anche alle diverse realtà civili e statali, che la famiglia sia riconosciuta come un soggetto che ha un suo valore, una sua vocazione, e diritti come anche doveri.
D. – Da un lato, tutti sulla carta difendono la famiglia in quanto tale, ma effettivamente c’è molta poca chiarezza. Ci sono anche molte spinte disgregatrici della famiglia, come viene intesa nel modo tradizionale, non solo dalla Chiesa ma anche dalle Carte delle Nazioni Unite…

(more…)

Giornata di Festa per lo Sport. Intervista al card. Ravasi

21 ottobre 2013

Nell’Anno della fede, il Pontificio Consiglio per la Cultura ha promosso ieri la Giornata di Festa per lo Sport. Culmine dell’evento è stata l’iniziativa “100 metri di corsa e di fede” in via della Conciliazione, con la partecipazione di 5 mila ragazzi e personaggi del mondo dello sport, salutati dal Papa subito dopo l’Angelus in piazza San Pietro.

Sul rapporto tra sport e fede, Luca Collodi ha intervistato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero della Cultura:
R. – Lo sport è diventato come una sorta di esperanto della umanità: infatti, in tutti i Paesi, sia pure nelle forme diversissime, esistono dei giochi, e il gioco – d’altra parte – fa parte dell’essere uomini e donne, cioè è strutturale nella creatività della persona.
D. – Quanto conta, oggi, lo sport nella testimonianza della fede?
R. – Proprio perché lo sport è la rappresentazione della persona la quale non fa qualcosa solo per interesse, è molto vicino alla componente della fede, la quale, come espressione fondamentale, ha quella del gratuito. La fede non la si fa per ottenere qualcosa, anche se si implorano le grazie, ma prima di tutto è per aderire a Dio, quindi è un’esperienza d’amore. In questa luce possiamo dire che, allora, la fede potrebbe essere ininterrottamente in dialogo con lo sport.
D. – Oggi lo sport è anche veicolo, però, di disagio sociale: basta andare in una curva di uno stadio dove troviamo elementi che poco hanno a che fare con l’espressione culturale dello sport e con i valori dello sport. Perché?

R. – Proprio perché se lo sport è una componente, come il gioco, in genere, è una componente strutturale della persona, bene o male tutti hanno un piccolo spazio in cui si esercitano in qualche cosa di assolutamente libero; proprio per questo rappresenta anche l’umanità nella sua realtà, nel suo realismo. Per il credente, lo diceva anche Pascal, senza peccato originale, alla fine, non si spiega molto la persona nel suo limite fondamentale. Per chi è laico possiamo dire che è semplicemente l’espressione dell’egoismo, della brutalità, della brutalità gratuita ed è in questo senso che allora si spiega la curva che degenera, che impazzisce quando ormai tutta la forza libera, esplosiva che ha la creatura umana, la mente umana, la fantasia umana viene invece incendiata.

D. – Chi è, secondo lei, oggi il tifoso?
R. – Il tifoso autentico dovrebbe essere prima di tutto colui che anche nel piccolo, in qualche modo esercita lo sport, cioè che lo considera non semplicemente come spettacolo ma anche come parte della sua esperienza. Sia pure in piccolo. Ed è per questo che, sempre di più, si allargano le strutture sportive anche per i ragazzi, in tutte le espressioni, e qui si pone il grave problema dell’educatore sportivo che tante volte è assente.