Archive for the ‘Attualità’ Category

Auguri Papa Benedetto XVI 2018-04-16

16 aprile 2018

Nel giorno del suo 91.mo compleanno, le immagini della vita quotidiana del Papa emerito tra preghiera e incontri in Vaticano.

 

 

 

 

Auguri Benedetto XVI, il Papa della dolcezza

Giornata di festa per il Papa emerito che oggi compie 91 anni, in un clima di quiete e serenità nel monastero “Mater Ecclesiae” in Vaticano.

Compie oggi 91 anni il Papa emerito Benedetto XVI, nato il 16 aprile 1927 a Marktl, in Germania. Eletto al soglio di Pietro il 19 aprile del 2005. La sua rinuncia risale all’11 febbraio 2013, è Papa emerito dal 28 febbraio 2013.

Il 17 aprile dello scorso anno, davanti la sua residenza, il convento “Mater Ecclesiae” in Vaticano, si tenne una festa bavarese per i 90 anni. Un compleanno all’insegna della birra, dei tipici bretzel e della musica eseguita da una compagnia di Schützen con il loro folkloristico costume. A conclusione dell’incontro, prima di impartire la benedizione a tutti i presenti, Benedetto XVI aveva ringraziato per averlo fatto tornare alla sua “bellissima terra”.

Cinque anni prima, nella Messa celebrata nella Cappella Paolina, il 16 aprile 2012, Benedetto aveva affermato di trovarsi “di fronte all’ultimo tratto” del percorso della sua vita. “Non so cosa mi aspetta – aveva detto – so però che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il sì di Dio attraverso la loro fede”.

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Neve a Roma, dalla cupola ai giardini: la neve imbianca il Vaticano

26 febbraio 2018

 

La fitta nevicata che si è abbattuta su Roma nella notte e nelle prime ore del mattino di lunedì 26 febbraio ha regalato uno scenario da favola ai cittadini della capitale. Sotto la coltre bianca, oltre alla cupola di San Pietro, anche i giardini, le strade e gli angoli più nascosti del Vaticano

 

 

 

Un anno fa la canonizzazione. Il segreto di Teresa per sempre Madre

5 settembre 2017

Non è solo una questione di fede, ma di semplice e condivisa umanità: c’è qualcosa di profondo nella nostra natura che ci richiama instancabilmente a quel che è semplice, basilare, comprensibile a tutti, e quindi universale. Agisce in noi un desiderio innato di aderire a ciò che sentiamo di essere, e che ci può liberare da alterazioni del nostro vero profilo, assunte anche senza rendercene conto, per necessità, debolezza o calcolo.
È la nostalgia della verità su noi stessi che parla…

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1979. Madre Teresa e il discorso del Nobel: l’aborto è contro la pace

5 settembre 2017

“Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”. Il celebre discorso di Santa Teresa alla consegna del Nobel per la pace, nel 1979.



Il 5 settembre sono 20 anni dalla scomparsa di Santa Teresa di Calcutta. In questo video del Tg3, il celebre discorso della suora alla consegna del Nobel per la pace del 1979, nel quale parla dell’aborto come minaccia alla pace; celebre la frase: “Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”.

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In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

3 settembre 2017


3 settembre 1982 la mafia uccide il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo 

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“Ho sempre preferito le lauree laboris causa a quelle honoris”. Quando la Cattolica laureò il cardinale

31 agosto 2017

L’11 aprile 2002 la facoltà di Scienze della formazione conferì la laurea honoris causa all’arcivescovo Carlo Maria Martini.

Nonostante preferisse quelle “laboris causa” ecco perché accettò il riconoscimento dell’Ateneo.

Il ricordo a cinque anni dalla morte.

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«Silenzio. Né musica, né canto. La parola di Dio è semplice. Ha solo bisogno di silenzio»

31 agosto 2017


31 agosto 2012, 5 anni fa, moriva il card. Martini.

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Martin Luther King – “I have a dream” – 28 agosto 1963

29 agosto 2017



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Stelle cadenti. Notte di San Lorenzo. Ecco il canto delle meteore

10 agosto 2017

Quest’anno coincide con i 150 anni dall’assassinio del padre di Giovanni Pascoli, celebre perché fissato per sempre nella poesia “X agosto” nel cui incipit si fa riferimento alle stelle cadenti

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Un avviso alle porte della chiesa: dalla Rete alla prassi e ritorno

8 agosto 2017

Lilli Genco, Bruno Mastroianni e Alessandro Palermo, tre amici digitali con i quali condivido parecchie passioni, hanno appena postato su Facebook, più o meno contemporaneamente, la foto di un avviso affisso all’ingresso della chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie a Lucera (Foggia). Si tratta di un decalogo “sovversivo”, in base a un principio d’accoglienza, delle regole che abitualmente disciplinano l’abbigliamento e il contegno di chi accede a un luogo sacro: «Entri chi ha il cuore in tempesta, seppur in pantaloncini», recita l’articolo 1, e così via.

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Perché la presenza di Padre Paolo Dall’Oglio dava fastidio alla Siria – Aleteia.it

1 agosto 2017

Quattro anni fa la scomparsa in Siria. Il giornalista amico: sul suo rapimento troppe speculazioni, Paolo mai mi ha fatto trapelare che fosse seguito o pedinato

“Sognate la Siria libera“. Ecco le ultime parole di padre Paolo Dall’ Oglio. Le ultime tracce di padre Paolo Dall’Oglio si perdono a Raqqa, pochi minuti dopo le 22.37 del 28 luglio di quattro anni fa.

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Bergoglio nomina fratel Gabriele Faraghini rettore del Pontificio Seminario romano maggiore – La Stampa

31 luglio 2017

La nuova guida dei futuri preti fa parte dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, istituto religioso della famiglia spirituale di Charles de Foucauld

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Il Papa prega per Charlie Gard. I genitori: non siamo riusciti a salvarti

24 luglio 2017

2017-07-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza”. Lo ha dichiarato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burkedopo la notizia che i genitori di Charlie hanno rinunciato alla richiesta di portarlo negli Stati Uniti per sottoporlo alle cure sperimentali. La parole fine alla battaglia legale è stata annunciata dai genitori oggi pomeriggio durante l’udienza presso l’Alta Corte di Londra. “Il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio”, ha aggiunto Burke.

“Passeremo questi ultimi giorni vicino a Charlie che purtroppo non potrà compiere il suo prima anno di vita, cosa che sarebbe accaduta tra due settimane. Siamo profondamente dispiaciuti per non essere riusciti a salvarti, ma ti amiamo moltissimo e continueremo a farlo in futuro”. Così Chris e Connie Yates, i genitori del bimbo di 11 mesi affetto da una rara malattia genetica nell’ultima udienza segnata da lacrime e dolore. Una vicenda che ha mosso e commosso il mondo, con tanti interventi, dichiarazioni, manifestazioni sui Social e nelle Piazze, preghiere perché a Charlie venisse data una chanceI genitori interrompono, quindi, la battaglia legale. In questi mesi hanno cercato disperatamente di salvare il loro bimbo: volevano tentare una cura sperimentale negli Stati Uniti ma i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra si erano opposti e l’Alta Corte, precedentemente, aveva dato il via libera al distacco delle macchine, sentenza convalidata da altre due Corti britanniche e dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Quindi il papà e la mamma si erano rivolti ancora una volta al Tribunale per far valutare la possibilità di applicare al bambino il protocollo sperimentale di un gruppo internazionale di esperti  coordinati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, alcuni di loro la scorsa settimana hanno visitato il bimbo.

Per i genitori, troppo tempo è stato perso nelle aule di tribunale. Il deterioramento “dei muscoli è risultato irreversibile”, evidenziano. “Il team americano e quello italiano volevano trattare Charlie dopo aver visto l’ultima risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma. Il bimbo non era in morte cerebrale. E ancora adesso risponde” ai nostri stimoli, dicono i genitori. Ma è il danno muscolare a essere troppo avanzato, spiegano. “C’è una ragione semplice per la  quale i muscoli di Charlie si sono deteriorati tanto – dicono i genitori – ed è il tempo. Charlie avrebbe potuto vivere una vita normale, ha detto la madre all’udienza, se fosse stato consentito prima alla famiglia di sottoporlo alle cure. E da tutto il mondo, intanto, si leva commozione, preghiera e affetto per il piccolo Charlie e la sua famiglia. Anche i Vescovi d’Inghilterra e del Galles esprimono la loro compassione e assicurano preghiere.

Il giudice conferma il suo verdetto precedente, che “è nel migliore interesse di Charlie morire”, e sostiene che l’ospedale si è comportato in modo corretto. I genitori hanno deciso di creare una fondazione per altri malati di patologie mitocondriali perché i trattamenti siano tempestivi. E ora, hanno concluso, “è tempo che Charlie vada e che stia con gli angeli”. 

 

(Da Radio Vaticana)

Padre Zanotelli: “Rompiamo il silenzio sull’Africa”

20 luglio 2017

http://www.lastampa.it/2017/07/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/padre-zanotelli-rompiamo-il-silenzio-sullafrica-MGN4GchnGQi5WPSGqXiD8L/amphtml/pagina.amp.html

La bellissima tradizione della barca di San Pietro, tra leggenda e realtà

29 giugno 2017

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, nelle campagne si celebra un rito molto particolare per capire come sarà il tempo ma anche come andrà il raccolto e il destino dei componenti della propria famiglia. Si tratta di quella tradizione nota come la barca di San Pietro.

La tradizione contadina da sempre si serve di rituali alla cui base vi sono credenze popolari, leggende o storie di santi. Spesso si utilizzavano questi “strumenti” per capire come sarebbero state le condizioni meteorologiche, indicatore molto importante per il buon raccolto nei campi e dunque il sostentamento delle famiglie.

Ancora oggi diffusa in alcune zone, soprattutto del Nord Italia, è la tradizione della barca di San Pietro o veliero di San Pietro, un’usanza che si serve di pochi ingredienti: un contenitore di vetro, una chiara d’uovo e la magia della notte di San Pietro e Paolo!

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Sacumdì sacumdà – Mina (1970) – Testo di Paolo Limiti

27 giugno 2017


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Il vescovo che dorme in ufficio per lasciare il suo appartamento ai rifugiati

12 giugno 2017

Sempre Família | Giu 12, 2017

L’arcivescovo polacco Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, ritiene che il suo gesto “non ha nulla di eroico”

Nella Curia Romana c’è un’istituzione molto peculiare, chiamata Elemosineria apostolica. Come suggerisce il nome – sì, la parola deriva da “elemosina” – svolge a nome del Papa il servizio di assistenza verso i poveri. Risale al XIII secolo e le sue funzioni furono definite dal Beato Papa Gregorio X (1271-1276).

L’elemosiniere attuale è l’arcivescovo polacco Konrad Krajewski, di 53 anni. Dottore in liturgia, è stato cerimoniere pontificio tra il 1998 e il 2013, anno in cui è stato nominato al nuovo incarico. Papa Francesco desiderava rinnovare l’Elemosineria apostolica, ridotta ormai a un ufficio che faceva alcune donazioni benedizioni apostoliche su pergamena.

“La scrivania non fa per te, puoi venderla; non aspettare la gente che bussa, devi cercare i poveri”, ha detto il Papa a Krajewski nel nominarlo elemosiniere.

Da allora, l’istituzione è stata molto attiva. In questi anni l’Elemosineria apostolica ha reso possibile la realizzazione di un dormitorio per i senzatetto che vivono attorno al Vaticano, con docce, barbiere e lavanderia.

Gran parte dei fondi utilizzati per queste opere proviene dall’invio di pergamena con la Benedizione Apostolica a nome del Papa, che può essere richiesta da fedeli laici, sacerdoti, religiosi o istituzioni. Il ricavato è completamente stanziato per sostenere le opere dell’Elemosineria apostolica e per coprire i costi di preparazione e spedizione delle pergamente.

Tutte queste opere di carità vengono fatte a nome del Papa, ma anche Krajewski ha compreso la necessità di rendere la sua propria vita un dono d’amore verso i bisognosi. Da alcuni mesi dorme nell’ufficio dell’Elemosineria, all’interno del Vaticano, dopo aver messo il suo appartimento a disposizione di famiglie di rifugiati.

Krajewski offre alloggio nel suo appartamento fino a quando le famiglie non riescano a trovare un lavoro, diventare indipendenti e trovare un posto definitivo in cui vivere. Per lui si tratta di un gesto “naturale e spontaneo”, che “non ha nulla di eroico”. Il Vangelo “ci insegna ad aiutare chi vive nel bisogno, e la prima necessità è la dimora”, sostiene l’Arcivescovo.

“Da qualche settimana sono arrivate altre famiglie e, la cosa bella, per la prima volta in casa mia è nata anche una bella bambina. E io, lo confesso, mi sento una specie di nonno, uno zio. È la vita che continua, dono di Dio”, conclude Monsignor Krajewski.

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Attenzione alla “trappola del diavolo” che Dio ha mostrato a Santa Caterina da Siena – it.aleteia.org

26 maggio 2017

Roberto Mena, ST – Mag 25, 2017

Quando ti concentri sui difetti di una persona pensa: “Oggi è il tuo turno, domani sarà il mio, a meno che la grazia divina non mi sostenga”


Gesù ci invita ad assumere il cuore misercordioso di Dio: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Luca 6, 36). La Bibbia descrive il nostro Dio dicendo: “Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore” (Salmo 103, 8). Riflettiamo questa pazienza e questa misericordia? 

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Dedicata a Stefano Farina

24 maggio 2017

Ho letto questa preghiera e lo vedevo a Lui e a Dio, me lo immaginavo e la voglio condividere con voi, perchè sono certa che Lui si trova tra le braccia del Signore.

Caro Stefano rimarrai sempre nel nostro cuore, ti vogliamo bene!!!!

 

…………….

Mio Dio eccomi

Mio Dio eccomi.

Signore, quanto vorrei poterti dire così, quanto vorrei potermi fidare di te al punto da presentarmi davanti a te così come sono, senza preparare le parole, senza pensare a come sono vestito, senza timore di non essere accettato.

Come vorrei, Signore, buttarmi nelle tue braccia con gli occhi chiusi, fare il grande salto, superare le acque che sotto si muovono e rumoreggiano ostili, incurante dell’abisso che ci separa, senza paura di essere risucchiato dai gorghi di morte, senza ali che mi sollevino in alto.

Come vorrei Signore potermi affidare completamente a te al punto da dimenticare la distanza e il vuoto che si apre davanti ai miei occhi.

Sono, Signore, ancora tutto impastato di paura, di pregiudizi, di dubbi, sono ancora troppo preoccupato di me e di ciò che tu potresti dire, fare o pensare.

Signore mio Dio, eccomi davanti a te, questa mattina: i miei vestiti li vedi, sono quelli di cui non ancora riesco a fare a meno, il mio cuore non ancora si apre stabilmente al tuo amore, le braccia sono contratte, incapaci ti tendersi verso di te, la mente non riesce ancora a farsi da parte perché il desiderio di studiarti, capirti possederti è troppo grande.

Signore mio Dio eccomi con tutte le imperfezioni di cui sono piena, eccomi con tutte le contraddizioni che mi porto addosso, mio Dio eccomi con la mia incapacità di vivere la fede in modo semplice e sereno, mio Dio eccomi anche se non riesco a ritornare bambino, non riesco a ridiventare piccolo come quelli a cui hai promesso il regno dei cieli..

Mio Dio eccomi ancora tanto attaccato alla terra, a questa sponda del mare, così tanto timorosa di prendere il largo, abbandonando le reti a terra, le mie sicurezze, lasciando la barca con cui sono abituato ad andare a pescare da solo, a prendere pesci destinati ad imbandire una mensa alla quale spesso dimentico d’invitarti.

Mio Dio eccomi, con lo sguardo perso nel vuoto, rivolto al mare che tu mi inviti ad attraversare, a solcare con la tua barca, incominciando il cammino a piedi nudi, camminando sull’acqua, che pure si muove e mi ricorda l’insidia che si cela sotto di essa.

Mio Dio eccomi, con la paura a procedere fermo e saldo sulla strada che tu mi indichi.

Ti vedo allargare le braccia, ti vedo guardarmi negli occhi, con amore, con autorevolezza.

Mio Dio eccomi: Dio di amore, di misericordia, di giustizia, Dio padre e madre, Dio di tenerezza, Dio di compassione, Dio buono, Dio che mi stai aspettando, perché smetta di piangere e di avere paura.
Mio Dio eccomi

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Papa Francesco Conferenza Stampa sul volo di ritorno da Fatima

14 maggio 2017

 

 

12 anni fa ci lasciava Papa Wojtyla

2 aprile 2017

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO A DIO

PER IL DONO DI GIOVANNI PAOLO II

Ti ringrazio, Dio Padre,
per il dono di Giovanni Paolo II.
Il suo “Non abbiate paura: spalancate le porte a Cristo”
ha aperto il cuore di tanti uomini e donne,
abbattendo il muro della superbia,
della stoltezza e della menzogna,
che imprigiona la dignità dell’uomo.
E, come un’aurora, il suo ministero ha fatto sorgere
sulle strade dell’umanità
il sole della Verità che rende liberi.
Ti ringrazio, o Maria,
per il tuo figlio Giovanni Paolo II.
La sua fortezza e il suo coraggio, traboccanti d’amore,
sono stati un’eco del tuo “eccomi”.
Egli, facendosi “tutto tuo”,
si è fatto tutto di Dio:
riflesso luminoso del volto misericordioso del Padre,
trasparenza viva dell’amicizia di Gesù.
Grazie, caro Santo Padre,
per la testimonianza d’innamorato di Dio che ci hai donato:
il tuo esempio ci strappa dalle strettoie delle cose umane
per elevarci alle vette della libertà di Dio.

“Hallelujah” di Leonard Cohen

11 novembre 2016


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La misericordia passa dal tinello di casa

17 ottobre 2016

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Giacomo Poretti
15/10/2016

Il Papa ha voluto che ci fossero Porte Sante ovunque e non solo a Roma, e così ci ha semplificato la vita, ma è vero anche il contrario, perché in questo modo ci costringe a confrontarci con l’esigentissima idea che l’esperienza della misericordia ha a che fare non con fatti eccezionali ma con la vita quotidiana. È a portata di mano. È un Padre che ci aspetta tutti i giorni.

Se non si rischiasse, ancor prima della blasfemìa, la sfacciataggine e l’ineleganza, dovremmo dire che Francesco è una “simpatica canaglia”.
Proverò a dimostrare come mai mi espongo così pericolosamente nei confronti del Santo Padre.

Che Dio me la mandi buona!

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Assisi, i frati: con Dario Fo si è spenta una voce “francescana”

14 ottobre 2016

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Padre Enzo Fortunato ricorda il premio Nobel per la sua vicinanza a San Francesco

13/10/2016
«Dario Fo è sempre stato legato da affetto e ammirazione per San Francesco, lo testimoniano alcuni suoi scritti come la poesia per il Santo `Il dono della Pace´ e il racconto `La leggenda della fonte tiepida”. Così Padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa e del mensile del Sacro Convento di Assisi, ricorda il premio Nobel per la letteratura venuto a mancare nella notte a Milano. 

«Ci legava un rapporto di amicizia – continua il Frate – Tanto che spesso è intervenuto sulla nostra rivista». Una voce laica che nel 1999 ha dedicato anche un’opera teatrale al Santo: ´Lu Santo Jullàre Françesco’. Un monologo che ha portato sulla scena un’immagine lontana dalle agiografie francescane accanto ai personaggi dell’Italia medievale: Papi e Cardinali, soldati sui campi di battaglia, monaci e contadini. 
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Nobel per la letteratura a Bob Dylan

14 ottobre 2016

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Stoccolma
Nobel per la letteratura a Bob Dylan

Angela Calvini
13/10/2016

Un Nobel per la letteratura a sorpresa per Bob Dylan, anomalo come quello che venne conferito a Dario Fo nel 1997. Fo “il giullare”, Dylan “il menestrello”. Qualcuno storse il naso allora, ed altri lo storceranno forse adesso, nonostante Bob Dylan più volte sia stato in predicato negli anni per una possibile vittoria. Quando oggi la portavoce dell’Accademia svedese ha pronunciato a Stoccolma il nome del cantautore, musicista e scrittore statunitense, si è sentito un boato da parte della stampa.

Nobel per la letteratura a Dylan «per aver creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana». Per la prima volta la canzone viene ufficialmente ammessa nell’Olimpo della poesia e dell’alta letteratura. Un’arte che, nel suo approccio popolare, è in grado di entrare nelle vite e ancor più nelle coscienze delle persone, e che autori come Dylan hanno contribuito a plasmare come autentiche espressioni del Novecento e delle sue inquietudini. Una forma alta di espressione che l’industria musicale del Terzo millennio, oramai basata sul business dell’effimero globale, rischia di affossare per sempre.

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“Non c’è alternativa alla pace”

28 settembre 2016

E’ morto Shimon Peres, ex presidente israeliano e Nobel per la Pace

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Shimon Peres abbraccia in Vaticano il presidente palestinese Abbas alla presenza del Papa

28/09/2016
Si è spento nella notte l’ultimo dei padri fondatori di Israele, Shimon Peres, 93 anni, dopo due settimane di ricovero in seguito ad un ictus. Passato alla storia per essere stato uno dei fautori degli accordi di Oslo nel 1993, ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. I funerali si terranno venerdì a Gerusalemme. Peres sarà sepolto tra i Grandi della Nazione nel cimitero del Monte Herzl a Gerusalemme. Il servizio di Debora Donnini:

L’uomo della pace, protagonista in politica dalla nascita di Israele nel 1948, ministro, premier e infine presidente, esponente del Partito laburista. Peres passò da falco a colomba a partire dal 1977. Nato in Polonia ed emigrato da ragazzo in Palestina, entrò in politica dopo aver conosciuto per caso Ben Gurion facendo l’autostop. Spirito indomito, nonostante le diverse sconfitte elettorali si rialzava ogni volta. Centrale il suo impegno negli accordi di Oslo e il conseguente premio Nobel per la Pace del 1994, ricevuto assieme a Rabin e Arafat.
Lui, che in precedenza aveva rifiutato qualsiasi compromesso con i Paesi arabi ostili ad Israele e autorizzato le prime colonie ebraiche nella Cisgiordania occupata, aveva poi compreso che l’obiettivo doveva essere chiaro: due Stati, Israele e Palestina, che convivono in amicizia e cooperazione. Terminato il mandato presidenziale nel 2014, era proseguito il suo impegno per il dialogo con la sua fondazione. Forti i contrasti con Netanyahu, negli anni crebbe sempre più la sua fama di uomo della riconciliazione.
Indimenticabile l’incontro di preghiera per la pace in Vaticano con Papa Francesco, a cui partecipò nel 2014 assieme al presidente palestinese Mahmoud Abbas. Queste le parole di Shimon Peres:
“Due popoli – gli israeliani e i palestinesi – desiderano ancora ardentemente la pace. Le lacrime delle madri sui loro figli sono ancora incise nei nostri cuori. Noi dobbiamo mettere fine alle grida, alla violenza, al conflitto. Noi tutti abbiamo bisogno di pace. Pace fra eguali”.
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J. M. Bergoglio sulla poesia: ha dimora di carne e peso di ali non ancora spiegate in volo

21 settembre 2016

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Il 19 settembre 2016 è morto p. Osvaldo Pol, gesuita argentino e poeta.

L’allora rettore del Colegio Máximo San José era p. Jorge Mario Bergoglio. Fu lui a scrivere una prefazione breve a una raccolta di sue poesie dal titolo De destierros y moradas.

In questo breve intervento il futuro Papa Francesco, ispirato dalla poesia del confratello, dà una definizione della parola poetica che colpisce per densità.

— Qui è riprodotto il testo di p. Bergoglio tradotto in italiano, a seguire l’originale e quindi alcune poesie di Osvaldo Pol.

PREFAZIONE DI P. JORGE MARIO BERGOGLIO
Padre Osvaldo Pol, gesuita, ex alunno e oggi professore, ha scritto quasi tutti questi sonetti qui, a casa sua. Alcuni sono già stati pubblicati, altri appaiono per la prima volta.

Le facoltà di Filosofia e Teologia sono liete di presentare questo libro di sonetti dove, in linguaggio poetico, si esprime la sapienza teologica, che è il frutto più apprezzato dalla Compagnia di Gesù nel suo impegno accademico.

Può sembrare paradossale che un poeta parli, con linguaggio della terra, di esiliati dalla terra. Può sembrare paradossale ma non lo è, perché la parola poetica ha dimore di carne nel cuore dell’uomo e – al tempo stesso – sente il peso di ali che ancora non hanno spiccato il volo. Arduo dilemma, questo, che santa Teresa esprime poeticamente e misticamente: “Com’è duro quest’esilio!”.

San Miguel, 20 giugno 1981, nel cinquantenario del Colegio Máximo San José

Jorge Mario Bergoglio, S.I.

Rettore

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18 settembre: Colletta nazionale per terremoto centro Italia

18 settembre 2016

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, dopo il grave sisma che ha colpito il centro Italia lo scorso 24 agosto, ha indetto una colletta nazionale, che si terrà in tutte le chiese italiane domenica 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso eucaristico nazionale (che si svolge a Genova): la concomitanza è esplicitamente voluta, perché l’esito della raccolta dovrà essere segno tangibile della carità che l’intera Chiesa italiana, chiamata a raccolta nella preghiera e nella riflessione, dovrà saper esprimere.

Il giorno stesso della tragedia, per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali, la Presidenza della CEI aveva inoltre disposto l’immediato stanziamento di 1 milione di euro, tratti dai fondi otto per mille. Caritas Italiana, dal canto suo, in attesa di concordare interventi più organici anche a medio e lungo termine, ha reso immediatamente disponibili 100 mila euro per ciascuna delle due diocesi più colpite, diverse Caritas diocesane hanno stanziato immediatamente cifre significative. E anche dall’estero, oltre a messaggi di solidarietà, diverse Caritas nazionali hanno inviato aiuti finanziari tangibili a sostegno degli interventi in atto. L’obiettivo ultimo è accompagnare i tempi lunghi della ricostruzione materiale, della ritessitura delle comunità, del riassorbimento dei più evidenti traumi sociali e psicologici, del rilancio delle economie locali. Così è sempre stato in occasione dei terremoti, e di tante catastrofi naturali, negli ultimi decenni. Così sarà anche questa volta.

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Vade Retro Satana

17 settembre 2016

Ciao, Presidente!

16 settembre 2016

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L’EURO E L’UNITÀ D’ITALIA, ECCO PERCHÉ È STATO UN GRANDE PRESIDENTE

Francesco Anfossi
16/09/2016
Ogni presidente della Repubblica interpreta e allo stesso tempo pone il sigillo sul momento storico in cui è calato il suo settennato. Carlo Azeglio Ciampi è stato il presidente dell’Unità d’Italia, in un periodo in cui le spinte disgregatrici arrivavano da ogni parte e dell’entrata del nostro Paese nell’euro, contro le pulsioni antieuropee e populiste che oggi la fanno da padrone. Due buone ragioni per ricordarlo come un grande presidente. Fu lui a sconfiggere Bossi e l’avanzata della Lega grazie alla ricostruzione del culto dell’unità d’Italia, in quel momento sbeffeggiata come un sepolcro imbiancato, togliendo la polvere dal Tricolore e rendendo vivo l’inno di Mameli, ridotto a un prepartita quando giocava la Nazionale. Il rischio era quello di passare per “trombone”, ma la sua intelligenza e la sua umanità resero quest’importantissima operazione, perfettamente in linea con lo spirito della Costituzione, estremamente umana e popolare: non si contano le manifestazioni, le esternazioni e gli interventi in giro per il Paese (soprattutto nelle scuole) dell’ottantenne Ciampi per rinsaldare lo spirito della nazione italiana, soprattutto tra i giovani.

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Verso la canonizzazione di Madre Teresa. Il 4 settembre in Vaticano. Tutte le informazioni utili da sapere

1 settembre 2016

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Nel nome di Madre Teresa, portiamo la misericordia di Dio”
Suor Mary «Prema» Pierick, Superiora generale delle Missionarie della carità, spiega l’attualità del servizio delle religiose: vivere il Vangelo della carità. Con la speranza di arrivare anche in Cina

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Una Missionaria della carità assiste un paziente nel Nirmal Hriday di Kolkata (India)

01/09/2016
PAOLO AFFATATO

«Madre Teresa aveva un sogno: quello di aprire una casa delle missionarie della carità in Cina. Questo desiderio non si è realizzato durante la sua vita. Ma speriamo che, se è volontà di Dio, possa avverarsi un giorno. Se Dio vorrà e se ci saranno le condizioni, saremmo felici di farlo oggi»: inizia rinnovando un auspicio presente nel cuore e nella mente di Madre Teresa la conversazione che Vatican Insider ha avuto con la tedesca Mary «Prema» Pierick, Superiora generale delle Missionarie della carità, nella casa generalizia di Calcutta dove riposa il corpo della Madre che viene canonizzata in Vaticano il 4 settembre. 

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Addio a Gene Wilder il dr. «Frankenstein junior»

30 agosto 2016

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È morto all’età di 83 uno degli attori comici americani più prolifici e amati: Gene Wilder immortale protagonista di pellicole come “Frankenstein Junior” di Mel Brooks con cui girò sempre nel 1974 anche “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” e nel 1967 “Per favore non toccate le vecchiette”.

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Quella Croce fatta con gli elmi dei vigili del fuoco

28 agosto 2016

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Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore

28 agosto 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Domenica 28 Agosto 2016
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XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

PRIMA LETTURA (Sir 3,19-21.30-31)
Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.

Dal libro del Siràcide

Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso.
Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.
Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
Perché grande è la potenza del Signore, e dagli umili egli è glorificato.
Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio, perché in lui è radicata la pianta del male.
Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio.

Parola di Dio

Il terremoto in Centro Italia. La Madonnina di Arquata è rimasta in piedi

27 agosto 2016

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La Madonnina di Arquata è rimasta in piedi

27/08/2016
Nella distruzione del sisma, la Madonnina della chiesa di Arquata del Tronto è rimasta in piedi (per gentile concessione dei Vigili del Fuoco).

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Terremoto. Preghiere e numeri utili

24 agosto 2016

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Preghiamo per tutte le vittime ed i sopravvissuti del terremoto che questa notte ha sconvolto il centro Italia.

O Dio creatore,
noi crediamo che tu sei nostro Padre
e che ci vuoi bene
anche se la terra trema
e le nostre famiglie sono state sconvolte
dall’angoscia
Non lasciarci soli nel momento della sventuta.
Apri il cuore di molti nostri fratelli
alla generosità e all’aiuto.
A noi dona la forza e il coraggio
necessari per la ricostruzione
e l’amore per non abbandonare
chi è rimasto senza nessuno.
Così, liberati dal pericolo
e iniziata una vita nuova,
canteremo la tua lode.

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Il piccolo Omran ritorna a casa. Anche se la sua casa non c’è più | Avvenire.it

20 agosto 2016

Il volto di Aleppo

Luca Geronico
20/08/2016

Omran «non credeva a quello che vedeva. Non riusciva a capire cosa stava accadendo attorno a lui. E quando finalmente ha parlato, la sua prima parola è stata per il padre», spiega il radiologo Muhammed Abu Rajab.

Dopo aver medicato la ferita alla testa, fortunatamente superficiale, pulito il visto ricoperto di polvere, e aver accertato l’assenza di danni cerebrali, il personale dell’M10 – un ospedale di fortuna nel quartiere di Safour dove medici e infermieri fanno del loro meglio per salvare vite  umane – ha dimesso Omran. Ferita alle gambe la mamma di Omran, comunque dimessa e colpita lievemente pure una sorella mentre – riferisce l’Aleppo Media Center – un fratello di 7 anni è ricoverato in gravi condizioni. Disperati i genitori si sono chiusi nel silenzio, nonostante l’improvviso clamore mediatico.

Una tragedia iniziata in un lampo, e finita per Omar in poche ore, fortunatamente con poche conseguenze.

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L’uomo più veloce del mondo è devoto alla Medaglia Miracolosa – Top Stories – Aleteia.org – Italiano

18 agosto 2016

Conosci il significato di questa Medaglia?

ALETEIA
16 AGOSTO 2016

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Usain Bolt è attualmente l’uomo più veloce al mondo: per le terze Olimpiadi consecutive (dopo Pechino 2008 e Londra 2012), il 14 di agosto ha ottenuto la medaglia d’oro nei 100 metri. Ma queste tre medaglie d’oro non sono le uniche che porta. L’atleta ne indossa un’altra sempre al collo, conosciuta come Medaglia Miracolosa, frutto delle apparizioni della Madonna a Santa Caterina Labouré.

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È morto il vescovo Daly, prete simbolo della Bloody Sunday irlandese – La Stampa

8 agosto 2016

Era malato da tempo e ricoverato in ospedale

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Il vescovo Edward Daly

08/08/2016
REDAZIONE

È morto all’età di 82 anni l’ex vescovo cattolico Edward Daly, una delle figure simbolo dei `troubles´, il conflitto nordirlandese. 

Come ricorda la Bbc, il suo fazzoletto rosso di sangue sventolato per fermare i colpi dei paracadutisti britannici è un’immagine indelebile del Bloody Sunday, la strage avvenuta nel 1972 a Londonderry in Ulster, dove morirono 14 persone.

Allora Daly era prete presso la St Eugene’s Cathedral della cittadina nell’Ulster. Il religioso era malato da tempo e ricoverato in ospedale, si legge in un comunicato della diocesi di Derry.

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È morta Carmen Hernández, iniziatrice del Cammino Neocatecumenale – La Stampa

19 luglio 2016

Le condizioni di salute della donna si erano aggravate notevolmente negli ultimi mesi. Francesco aveva parlato con lei al telefono lo scorso primo luglio

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19/07/2016
ANDRÉS BELTRAMO ÁLVAREZ

CITTÀ DEL VATICANO
Carmen Hernández, 85 anni, iniziatrice insieme a Kiko Argüello del Camino Neocatecumenal, è mancata oggi a Madrid. La notizia è stata confermata dall’ufficio stampa della stessa realtà ecclesiale. Personalità inquieta e spontanea, era uno dei pilastri della particolare opera nata 50 anni fa nelle periferie della capitale spagnola. Quando cominciò il Giubileo, a luglio, aveva parlato al telefono per l’ultima volta con il Papa.

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A Nizza, Messa per le vittime: speranza, perdono e carità

16 luglio 2016

 

2016-07-16 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al di là della rivendicazione e degli arresti per le indagini in corso, Nizza vive il secondo giorno dopo la strage e fa i conti con una delle più sanguinose tragedie della storia francese, dopo gli attentati parigini dello scorso 13 novembre. Il servizio di Giada Aquilino:

 

I feriti ancora ricoverati, l’identificazione delle vittime, lo strazio dei parenti e insieme le indagini sulla strage, le ricostruzioni raccolte tra i trentamila che hanno assistito ai fuochi d’artificio del 14 luglio sulla Promenade des Anglais. Questa è Nizza oggi che, allo choc, affianca la quotidianità della Costa Azzurra: è infatti la seconda città turistica di Francia, dopo Parigi, con 5 milioni di visitatori all’anno. Lo testimonia Angela Distratis, ingegnere informatico che lavora a Nizza e vive proprio sul lungomare:

R. – Sembra un po’ strano dirlo, però già ieri sembrava che la città fosse tornata alla normalità: c’erano tanti negozi aperti, tanta gente in giro e soprattutto tanti turisti…

D. – Ma poi di fatto non è tornata alla normalità…

R. – Purtroppo no. In realtà ieri sera hanno riaperto la Promenade al traffico, chiaramente con pochissime macchine, ai pedoni è ancora vietato l’accesso al luogo in cui c’erano i cadaveri.

D. – Tragedia nella tragedia, quella dei bambini. Quale immagine le rimarrà?

R. – Noi vedevamo dal balcone tutto: dopo la strage, c’era la Polizia Scientifica che, piano piano, scopriva i corpi delle vittime. E fra questi, c’era quello di un ragazzino…

D. – Abitando sulla Promenade, siete anche vicini all’Ospedale pediatrico?

R. – Sì. Hanno aperto la possibilità di donare il sangue per i feriti, in vari punti della città, anche in centro commerciale. Nizza si sta davvero mobilitando con la solidarietà. E questo è veramente bello. È stata pure organizzata una specie di colletta, alla quale si può aderire via Internet e donare, in modo da dare sostengo alle vittime.

Ieri sera, nella cattedrale di Sainte Reparate, si è tenuta una Messa di suffragio per le vittime. Ce ne parla don Federico Andreoletti, della missione cattolica a Nizza:

R. – L’ha presieduta il nostro vescovo, mons. André Marceau. Erano presenti anche l’arcivescovo di Monaco, mons. Bernard César Augustin Barsi, il nostro vescovo emerito, mons. Jean Marie Louis Bonfils, ed altri presuli e religiosi. Poi c’erano anche le autorità politiche della città e l’ex presidente Nicolas Sarkozy e tanta gente. E’ stata una celebrazione molto partecipata.

D. – Qual è stata la riflessione che ha mosso la preghiera?

R. – La riflessione sulla quale ha insistito il vescovo, anche nell’omelia, è stata quella che faceva riferimento alla Croce: ha fatto leggere il Vangelo della Crocifissione. Ha insistito molto sull’atteggiamento dell’amore, della carità, della disponibilità, ringraziando tutti quelli che si sono dati da fare in questa situazione, pensando a coloro che sono rimasti coinvolti nella strage.

D. – Il Papa ha invitato a convertire il cuore dei violenti accettati dall’odio. Come costruire armonia sociale e convivenza attenta alla dignità di ogni essere umano?

R. – Il modo è quello di dialogare, di parlarsi, di incontrarsi e non creare dei vuoti, delle emarginazioni, ma tentando veramente sempre di essere accanto gli uni agli altri, al di là delle nostre diversità politiche, sociali, economiche. Anche il messaggio del nostro vescovo è stato proprio quello che noi cristiani abbiamo, nel mondo, questo compito di portare una visione diversa, un atteggiamento diverso di fronte anche a situazioni come quella che si è creata qui a Nizza. Anche se è stato un momento di choc per tutti, dobbiamo impegnarci per evitare che si ripetano questi atteggiamenti così negativi e dolorosi per tanta gente.

Sulla preghiera nel duomo, si sofferma anche don Stéphane Drillon, cancelliere della Diocesi di Nizza:

R. – La decisione di celebrare nel tardo pomeriggio questa Messa in suffragio delle vittime è stata presa ieri mattina. Dunque, non c’è stato un avviso sui giornali, ma soltanto su Internet, attraverso il sito della diocesi. Eppure ho visto che la gente – malgrado l’informazione fosse stata molto parziale – è venuta in massa: la navata del duomo era piena.

D. – Qual è stata la preghiera che si è levata dal duomo?

R. – Da una parte una preghiera primariamente di solidarietà, di compassione: una compassione fra il popolo cristiano presente, le vittime e ovviamente le famiglie delle vittime. Dall’altra, è stato un atto di fede, perché il vescovo ha soprattutto predicato sulla Croce di Gesù, per spiegare il senso della sofferenza cristiana. Ma è stata anche una invocazione in favore di tutti quelli che soffrono e di tutti quelli che sono morti. Il numero delle vittime aumenta poco a poco, i medici fanno quello che possono, ma non riescono purtroppo a salvare ogni ferito.

D. – Don Stéphane, lei ha parlato dei medici che stanno intervenendo per i feriti e ha colpito in particolare l’impegno di quelli dell’Ospedale pediatrico. E’ stata compiuta una riflessione sui tanti bambini colpiti da questa strage?

R. – Sì, nella Croce di Gesù c’è anche la dimensione dell’innocenza: Gesù è stato il Servo innocente del Padre. E questa visione è la stessa per il nostro sguardo davanti ai bambini che sono morti o che adesso stanno soffrendo molto, perché feriti, nell’Ospedale Lenval, che a Nizza è specializzato nelle cure dei bambini.

D. – Quale messaggio di speranza è emerso, alla fine, dalla celebrazione?

R. – È stata una Messa ci ha anche ricordato come il popolo cristiano abbia un compito su questa terra, in questo momento: il compito è di ridare una speranza al mondo, molto ferito dall’odio, in fondo da una guerra: perché adesso in Francia c’è una guerra, con tutti questi attentati. Poi ci ha ricordato il perdono, perché la contemplazione della Croce è soprattutto una contemplazione che ci porta a perdonare. E poi ci ha dato un terzo messaggio: quando siamo ai piedi della Croce, vediamo un Gesù che ci porta a dare una soluzione a tutto questo problema e la soluzione unica sarà la carità, l’amore per il prossimo.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Papa: Europa ha bisogno di cambiamento, unirsi contro i muri

2 luglio 2016

 

2016-07-02 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Affrontare con “spirito europeo” le problematiche del nostro tempo, abbattere i muri che dividono i popoli del Vecchio Continente. E’ l’esortazione rivolta da Francesco nel videomessaggio ai partecipanti all’incontro “Insieme per l’Europa” che, a Monaco di Baviera, ha riunito esponenti dei movimenti cristiani e delle Chiese. Il Papa sottolinea che l’Europa deve tornare ad essere un “continente aperto” che mette al centro la persona umana. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“E’ ora di mettersi insieme per affrontare con vero spirito europeo le problematiche del nostro tempo”. Papa Francesco esordisce così nel suo videomessaggio per l’evento “Insieme per l’Europa”, trasmesso nella piazza centrale di Monaco di Baviera.

 

Muri di paura, aggressività ed egoismo dividono l’Europa
Il Papa punta il dito contro quei “muri visibili” e “invisibili, che tendono a dividere questo continente”:

“Muri che si innalzano nei cuori delle persone. Muri fatti di paura e di aggressività, di mancanza di comprensione per le persone di diversa origine o convinzione religiosa. Muri di egoismo politico ed economico, senza rispetto per la vita e la dignità di ogni persona”.

 

Europa ha bisogno di cambiamento, ripartire da patrimonio cristiano
L’Europa, prosegue il videomessaggio, “si trova in un mondo complesso e fortemente in movimento, sempre più globalizzato e, perciò, sempre meno eurocentrico”. Una situazione che richiede “coraggio” per affrontare queste sfide epocali:

“Abbiamo bisogno di un cambiamento! L’Europa è chiamata a riflettere e a chiedersi se il suo immenso patrimonio, permeato di cristianesimo, appartiene a un museo, oppure è ancora capace di ispirate la cultura e di donare i suoi testori all’umanità intera”.

Rivolgendosi ai movimenti cristiani, Francesco li incoraggia a “portare alla luce testimonianze di una società civile che lavora in rete per l’accoglienza e la solidarietà verso i più deboli e svantaggiati, per costruire ponti, per superare i conflitti dichiarati o latenti”.

 

L’Europa rimetta al centro la persona, sia famiglia di popoli
Il Pontefice mette l’accento sulla storia dell’Europa fatta di un “continuo incontro tra Cielo e terra”, incontro “che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo”. E ribadisce che bisogna “tradurre i valori base del cristianesimo in risposta concreta alle sfide di un continente in crisi”:

“Se l’intera Europa vuol essere una famiglia di popoli, rimetta al centro la persona umana, sia un continente aperto e accogliente, continui a realizzare forme di cooperazione non solo economica ma anche sociale e culturale”.

 

Cristiani siano seme di speranza per l’Europa
Dio, prosegue il Papa, “porta sempre novità” e bisogna essere aperti alle sue sorprese. “Fate che le vostre case, comunità, e città – riprende – siano laboratori di comunione, di amicizia e di fraternità, capaci di integrare, aperti al mondo”:

Insieme per l’Europa? Oggi è più necessario che mai. Nell’Europa di tante nazioni, voi testimoniate che siamo figli dell’unico Padre e fratelli e sorelle tra di noi. Siete un seme di speranza prezioso, perché l’Europa riscopra la sua vocazione di contribuire all’unità di tutti”.

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

Papa incontra sindaco di Roma. Virginia Raggi: colpita da sua umanità

1 luglio 2016

 

2016-07-01 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha ricevuto oggi in Vaticano il nuovo sindaco di Roma Virginia Raggi. Sull’incontro ascoltiamo il primo cittadino della capitale al microfono di Luca Collodi:

R. – È andato molto bene, è stato molto emozionante. Era chiaramente la prima volta che incontravo il Santo Padre. Ho scoperto una persona veramente molto umana; sono rimasta profondamente colpita.

D. – Per lei, in quanto politico, quanto è importante il riscatto morale e spirituale di Roma?

R. – È importante ancora di più dopo tutti i tragici e spregevoli eventi che vanno sotto il nome di “Mafia Capitale” ma che in realtà poi coinvolgono tanti anni di cattiva politica. È necessario che i romani, le persone, i cittadini, capiscano che c’è qualcosa che va al di là del proprio bene: il bene comune, l’interesse generale; è qualcosa che supera il particolarismo e l’egoismo. Credo che noi abbiamo il dovere di riportare questi valori  di comunità all’interno di un’amministrazione e di tutte le istituzioni.

D. – Come vede il ruolo della Chiesa nella società romana?

R. – La Chiesa ha sicuramente un ruolo importantissimo in tutta Italia, ma a Roma in particolare, anche perché è “di casa”; siamo vicini, ci guardiamo da un lato all’altro del Tevere! Devo dire che ho apprezzato molto le parole dell’Enciclica Laudato si’, mi sembrano estremamente attuali e moderne; parlano di cambiamenti climatici, di urbanistica come, talvolta, di uno scempio al paesaggio quando viene fatta senza rispettare le regole, dello spirito di comunità, delle persone più fragili. Devo dire che in quell’Enciclica c’è molto della società romana di oggi.

D. – Un’Enciclica che guarda all’ambiente, in particolare, e qui entriamo subito nella vita pratica di una grande metropoli come Roma. C’è ad esempio tutto il tema, ad esempio, dei rifiuti …

R. – Sì, è un tema tra l’altro che stiamo attenzionando in maniera particolare. In questi giorni sono in linea diretta con il presidente Fortini, perché ritengo fondamentale uscire da questa fase di pre-emergenza o quasi emergenza che a mio avviso è stata originata come conseguenza di una cattiva politica e di una cattiva programmazione. Quindi adesso è fondamentale uscire da questo stato di emergenza o di pre-emergenza e ricominciare a programmare in maniera ordinata con una visione del ciclo dei rifiuti che si inserisca all’interno di un disegno di economia circolare che, tra l’altro, anche la stesa Enciclica riprende; parla proprio di economia circolare, quindi di un’economia che non si fonda più sul consumo e sullo scarto, ma sulla possibilità dei beni, degli oggetti, delle cose di essere comunque riassorbiti all’interno di un ciclo produttivo e quindi di rientrare in circolo, magari con una forma diversa.

D. – C’è secondo lei una Roma dimenticata oggi? Parlo del contrasto alla povertà, dell’accoglienza degli immigrati. Si può parlare di Roma dimenticata?

R. – Purtroppo sì, perché effettivamente le persone più fragili hanno bisogno di più attenzioni e queste maggiori attenzioni, di fatto, da parte delle istituzioni comportano una maggiore attenzione anche da un punto di vista economico. E allora quando gli immigrati vengono sfruttati, come è stato il caso di “Mafia Capitale”, e se questo – è evidente – diventa un business per fare soldi e non per aiutare le persone c’è un problema. Noi dobbiamo utilizzare i soldi per fare qualcosa, non dobbiamo utilizzare le persone per fare soldi. Dobbiamo cambiare il paradigma.

D. – Il tema della famiglia. In passato si è discusso molto ad esempio sugli asili nido. Ci sarà un fattore famiglia nella sua gestione di Roma?

R. – Ci sarà un’attenzione ai servizi che da sempre – purtroppo – scontano le politiche dei tagli, perché fino ad oggi invece di tagliare gli sprechi si andava a tagliare i servizi. Lo sappiamo che poi gli sprechi servono a mantenere i privilegi, no? E allora dobbiamo cercare di dirottare tutti i soldi, che fino ad oggi sono andati in sprechi, sui servizi, quindi aumentare l’offerta.

D. – Un’ultima riflessione sulle Olimpiadi. La giunta farà un’ulteriore riflessione per una decisione condivisa?

R. – Se i romani, che fino ad oggi in campagna elettorale non mi hanno mai parlato di Olimpiadi, mi dovessero chiedere un referendum lo valuteremo, ovviamente però esponendo tutti i pro e i contro, esponendo bene i costi e ricordando che proprio l’anno scorso nel 2015 noi abbiamo finito di pagare la rata annuale da 92 milioni di euro dei Mondiali di Italia ’90. Fatevi i conti e capite quanto questi eventi pesano sulle spalle dei cittadini. Questo è fondamentale. Nessuno vuole portare Roma a livelli non competitivi con le altre città europee, ci mancherebbe altro, ma in questo momento nel quale abbiamo un debito di 13 miliardi di euro solo sulla gestione straordinaria, credo che chiedere ai cittadini di indebitarsi per almeno altri 20, 30, 40 anni, non sia etico, non sia giusto.

Qui sotto il link per ascoltare l’intervista integrale:

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

Il Papa: società sia unita nella lotta contro la tratta di esseri umani

4 giugno 2016

 

2016-06-03 Radio Vaticana

 

Le vittime sperano che l’ingiustizia “non abbia l’ultima parola”. Così Papa Francesco si è rivolto agli oltre cento partecipanti, fra giudici e procuratori di diverse parti del mondo, riuniti presso la casina Pio IV, in Vaticano. Un Vertice importante, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, che vuole aiutare a contrastare la criminalità organizzata e le forme di schiavitù che ne derivano: dalla tratta di esseri umani allo sfruttamento della prostituzione. Tante le personalità di rilievo che vi prendono parte. Francesco chiede che si crei “un moto trasversale” che abbracci l’intera società e che “i giudici assumano piena consapevolezza di tale sfida”. Il servizio di Debora Donnini:

La Chiesa dà il suo contributo per combattere le nuove forme di schiavitù
La tratta delle persone, il narcotraffico, la prostituzione, il traffico di organi sono “veri e propri crimini contro l’umanità” e devono essere riconosciuti come tali e sanciti dalle leggi. Papa Francesco torna su temi a lui cari e si rivolge a giudici ed esperti, riuniti in Vaticano, sottolineando l’importanza di creare una rete fra loro e scambiare esperienze che possano permettere di combattere meglio queste nuove forme di schiavitù. “La Chiesa – afferma – è chiamata a impegnarsi per essere fedele alle persone, ancora di più se si considerano le situazioni dove si toccano le piaghe e le sofferenze più drammatiche”. In questo senso – ha sottolineato – la Chiesa non deve ascoltare quell’adagio che vuole che non si “immischi” nella politica:

“Ma la Chiesa deve immischiarsi nella ‘grande politica’! Perché – cito Paolo VI – la politica è una delle forme più alte dell’amore, della carità”.

La missione dei giudici: lottare contro i crimini liberi da pressioni
Francesco sottolinea l’insostituibile missione dei giudici nella società, in particolare di fronte alle sfide poste “dalla globalizzazione dell’indifferenza” e alla tendenza attuale a “liquefare” la figura del magistrato attraverso indebite pressioni:

“Farsi carico della propria vocazione significa anche sentirsi e proclamarsi liberi, procuratori e pubblici ministeri liberi: da cosa? Dalle pressioni dei governi, liberi dalle istituzioni private e, naturalmente, liberi dalle ‘strutture del peccato’ di cui parlava il mio predecessore San Giovanni Paolo II, in particolare – come strutture del peccato – liberi dalla criminalità organizzata. Io so che voi siete sottoposti a pressioni, sottoposti a minacce e tutto questo; e so anche che essere giudici oggi, essere procuratori e pubblici ministeri significa rischiare la propria vita!”.

Per Papa Francesco, questo merita un riconoscimento al coraggio di quelli che vogliono andare avanti rimanendo liberi nell’esercizio delle proprie funzioni giuridiche. Senza questa libertà, il potere giudiziario di una nazione si corrompe e genera corruzione. “Tutti noi  – dice – conosciamo la caricatura di questi casi, no? La giustizia con gli occhi bendati: le cade la benda che le chiude la bocca…”.

Contro la schiavitù moderna serve un moto trasversale
Il Papa si dice lieto che l’Onu abbia approvato all’unanimità “i nuovi obbiettivi dello sviluppo sostenibile e integrale”, in particolare la risoluzione 8.7 che chiede, appunto, di adottare misure efficaci per eliminare le “forme moderne di schiavitù”: dalla tratta all’uso dei bambini soldato, fino al lavoro infantile entro il 2025. Centrale per Francesco è che si crei “un moto trasversale” e “ondoso”, che abbracci l’intera società, dalle periferie al centro e viceversa. Per questo i giudici devono assumere consapevolezza di questa sfida e condividere le esperienze. Nella figura del giudice, infatti, “si riconosce la giustizia come il primo attributo della società”:

“Chiedo ai giudici di realizzare la propria vocazione e missione essenziale, di stabilire la giustizia senza la quale non vi è ordine, né sviluppo sostenibile e integrale, né pace sociale”.

Papa Francesco chiede, in particolare, di guardarsi dal cadere nella rete della corruzione, che indebolisce governi e attività giudiziaria.

Fare giustizia è riabilitazione delle vittime e reinserimento dei colpevoli
In questo discorso di Papa Francesco contro la tratta e i modi per combattere questi crimini, c’è anche spazio per esaminare cosa significhi “fare giustizia”, che non è la pena in se stessa:

“Non c’è pena valida, senza speranza. Una pena chiusa in se stessa, che non dà possibilità alla speranza è una tortura: non è una pena! Su questo mi baso anche per affermare seriamente la posizione della Chiesa contro la pena di morte”.

Bisogna comminare pene che siano per la rieducazione dei responsabili e cercare il loro reinserimento nella società. Se questo vale per loro, “tanto più – afferma – vale per le vittime” che sono passive e non attive nell’esercizio della loro libertà, “essendo cadute nella trappola dei nuovi cacciatori di schiavi”:

“Vittime molte volte tradite nella parte più intima e sacra della persona, cioè nell’amore che esse aspirano a dare e a ricevere, e che le loro famiglie devono loro o che viene loro promesso da pretendenti o mariti, e che invece finiscono vendute sul mercato del lavoro forzato, della prostituzione o della vendita di organi”.

Le vittime, dunque, devono essere reintegrate nella società e si deve perseguire una lotta serrata ai trafficanti:

“Non vale il vecchio adagio: ‘Sono cose che esistono da che mondo è mondo’. Le vittime possono cambiare e di fatto sappiamo che cambiano vita con l’aiuto di buoni giudici, delle persone che le assistono e di tutta la società”.

Dare speranza perché l’ingiustizia non abbia l’ultima parola
La vittima deve trovare, poi, il coraggio di parlare “del suo essere vittima come di un passato che ha superato coraggiosamente”: ora è una persona con una dignità recuperata. “Voi siete chiamati a dare speranza”, dice ai giudici Papa Francesco. Le vittime, infatti, nutrono la speranza “che l’ingiustizia che attraversa questo mondo” non abbia “l’ultima parola”. Entrando, poi, nel concreto, Francesco chiede a giudici e procuratori di continuare la loro opera e rileva che può essere di giovamento applicare, secondo le modalità di ciascun Paese, “la prassi italiana di recuperare“ i beni dei criminali per offrirli per la riabilitazione delle vittime. “La riabilitazione delle vittime e il loro reinserimento nella società, sempre realmente possibile, dice Papa Francesco, è il bene maggiore che possiamo fare loro, alla comunità e alla pace sociale”. Certo, il lavoro non termina con la sentenza ma soltanto dopo, preoccupandosi che ci sia un accompagnamento, una crescita, un reinserimento, una riabilitazione della vittima e del carnefice.

Carceri dirette da donne
Sul tema del reinserimento, il Papa ha osservato, riportando una sua esperienza personale, che visitando le carceri ha notato come vadano meglio quelle che hanno una donna come direttore: “Questo non è femminismo” – ha spiegato – ma “la donna ha, riguardo al tema del reinserimento”, una sensibilità speciale.

Le Beatitudini
In conclusione, ai giudici Francesco ricorda le Beatitudini evangeliche quando si parla di “coloro che hanno fame e sete di giustizia” e “degli operatori di pace”:

“Essi o esse – e qui è il caso di riferirci in particolare ai giudici – avranno la ricompensa più grande: possederanno la terra, saranno chiamati e saranno figli di Dio, vedranno Dio, e gioiranno eternamente con il Padre”.

 

(Da Radio Vaticana)

Scholas. Prof. Florin: Francesco esorta le università a fare rete

28 maggio 2016

 

2016-05-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il pensiero pedagogico di Papa Francesco”. E’ il tema al centro della seconda giornata del Congresso mondiale della Fondazione pontificia Scholas Occurrentes, in corso alla Casina Pio IV in Vaticano. L’evento che riunisce i rappresentanti di oltre 40 università di tutto il mondo si concluderà domani con l’udienza del Papa all’Aula Nuova del Sinodo. Una delle nuove iniziative annunciate durante questo Congresso è la nascita delle “Cattedre Scholas”, su cui si sofferma il prof. Italo Florin, direttore della Scuola di Alta Formazione Eis dell’Università Lumsa, che è tra i principali partner di Scholas Occurrentes. L’intervista è di Alessandro Gisotti:

R. – Si tratta di una iniziativa certamente originale, in campo accademico: una rete di Università che, spinte dal pensiero del Papa, orientate dai valori che questo pensiero ha in campo educativo, cerca di tradurli non semplicemente facendone oggetto di studio accademico, quindi rimanendo all’interno delle mura dell’Università, ma mettendoli immediatamente in contatto con le realtà che hanno bisogno di essere sostenute. In questo modo, le Università diventano punti di aiuto, punti di sostegno di situazioni educative fragili oppure anche molto interessanti ma che hanno bisogno di essere sostenute. Le Università, compromettendosi con realtà sociali significative, hanno modo di apprendere, hanno modo di crescere, hanno modo di rivitalizzarsi. La “Cattedra Scholas”, quindi, non è tanto un corso di laurea, un insegnamento. La cattedra esprime un’idea: l’idea di “andare a scuola” dal Papa, di tradurre il pensiero del Papa in azione, in servizio e di imparare facendo.

D. – Sicuramente si può dire che questa è una concretizzazione della “cultura dell’incontro”, che Francesco sta testimoniando in persona, ma poi anche con i suoi insegnamenti…

R. – Certamente, la parola “incontro” è la parola che meglio esprime il senso delle “Cattedre Scholas”. Incontro significa incontro tra pensiero e realtà, tra persone, tra culture, tra posizioni diverse, punti di vista diversi. E’ interessante che in questo seminario di lancio delle cattedre siano presenti circa una cinquantina di Università del mondo di orientamenti valoriali, di religioni, di culture molto diverse, ma che sono state attratte da questo messaggio e che concretamente hanno deciso di cominciare a dare vita a questa grande rete. Alla fine di questo seminario, noi ci aspettiamo che ogni Università assuma degli impegni precisi, dica dove vuole impegnarsi e si dia anche un progetto, un tempo, in modo da arrivare – noi pensiamo fra un anno – a un altro grande seminario, nel quale questa volta parleranno le esperienze realizzate. Si cercherà di apprendere ancora e di continuare magari allargando la rete.

D. – Come docente universitario, qual è secondo lei il contributo che Francesco sta dando al mondo del sapere, in particolare a quello accademico?

R. – Devo dire che il pensiero del Papa è una fonte incredibile di risorse e di stimoli per la pedagogia, per l’educazione, per chi si occupa dei giovani. Io direi che il primo grande messaggio che il Papa comunica a chi educa è che educare vuol dire rivolgersi alla totalità della persona e cercare di non perdere nessuna delle dimensioni costitutive. Il Papa spesso ripete, in una forma molto sintetica, l’idea di armonia, dicendo: “E’ importante che ci sia, presente nell’educazione, la mente, ma anche la mano, ma anche il cuore”. Come a dire: la dimensione razionale e, però, poi anche la passione e la concretezza. Ecco, credo che questo sia il messaggio forte che poi deve trovare molte traduzioni.

D. – Non a caso la mano che abbraccia e tocca il mondo è proprio il simbolo di Scholas…

R. – E’ proprio questo e questa idea anche del compromettersi con la realtà, del non aver paura. Il Papa una volta, parlando agli educatori, ha detto: “Non guardate la vita dal balcone”. Spesso, noi studiosi guardiamo la vita dal balcone, diamo giudizi, critichiamo, formuliamo ipotesi, però stiamo al balcone. Il Papa ci dice: “Scendete, la vita è in cortile non nel balcone!” Bisogna che noi andiamo dove ci sono gli uomini, dove ci sono i giovani. Dobbiamo incontrare le persone.

(Da Radio Vaticana)