Archive for the ‘Attualità’ Category

Stelle cadenti. Notte di San Lorenzo. Ecco il canto delle meteore

10 agosto 2017

Quest’anno coincide con i 150 anni dall’assassinio del padre di Giovanni Pascoli, celebre perché fissato per sempre nella poesia “X agosto” nel cui incipit si fa riferimento alle stelle cadenti

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Un avviso alle porte della chiesa: dalla Rete alla prassi e ritorno

8 agosto 2017

Lilli Genco, Bruno Mastroianni e Alessandro Palermo, tre amici digitali con i quali condivido parecchie passioni, hanno appena postato su Facebook, più o meno contemporaneamente, la foto di un avviso affisso all’ingresso della chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie a Lucera (Foggia). Si tratta di un decalogo “sovversivo”, in base a un principio d’accoglienza, delle regole che abitualmente disciplinano l’abbigliamento e il contegno di chi accede a un luogo sacro: «Entri chi ha il cuore in tempesta, seppur in pantaloncini», recita l’articolo 1, e così via.

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Perché la presenza di Padre Paolo Dall’Oglio dava fastidio alla Siria – Aleteia.it

1 agosto 2017

Quattro anni fa la scomparsa in Siria. Il giornalista amico: sul suo rapimento troppe speculazioni, Paolo mai mi ha fatto trapelare che fosse seguito o pedinato

“Sognate la Siria libera“. Ecco le ultime parole di padre Paolo Dall’ Oglio. Le ultime tracce di padre Paolo Dall’Oglio si perdono a Raqqa, pochi minuti dopo le 22.37 del 28 luglio di quattro anni fa.

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Bergoglio nomina fratel Gabriele Faraghini rettore del Pontificio Seminario romano maggiore – La Stampa

31 luglio 2017

La nuova guida dei futuri preti fa parte dei Piccoli Fratelli di Jesus Caritas, istituto religioso della famiglia spirituale di Charles de Foucauld

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Il Papa prega per Charlie Gard. I genitori: non siamo riusciti a salvarti

24 luglio 2017

2017-07-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Papa Francesco sta pregando per Charlie e per i suoi genitori e si sente particolarmente vicino a loro in questo momento di immensa sofferenza”. Lo ha dichiarato il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burkedopo la notizia che i genitori di Charlie hanno rinunciato alla richiesta di portarlo negli Stati Uniti per sottoporlo alle cure sperimentali. La parole fine alla battaglia legale è stata annunciata dai genitori oggi pomeriggio durante l’udienza presso l’Alta Corte di Londra. “Il Santo Padre chiede di unirci in preghiera perché possano trovare la consolazione e l’amore di Dio”, ha aggiunto Burke.

“Passeremo questi ultimi giorni vicino a Charlie che purtroppo non potrà compiere il suo prima anno di vita, cosa che sarebbe accaduta tra due settimane. Siamo profondamente dispiaciuti per non essere riusciti a salvarti, ma ti amiamo moltissimo e continueremo a farlo in futuro”. Così Chris e Connie Yates, i genitori del bimbo di 11 mesi affetto da una rara malattia genetica nell’ultima udienza segnata da lacrime e dolore. Una vicenda che ha mosso e commosso il mondo, con tanti interventi, dichiarazioni, manifestazioni sui Social e nelle Piazze, preghiere perché a Charlie venisse data una chanceI genitori interrompono, quindi, la battaglia legale. In questi mesi hanno cercato disperatamente di salvare il loro bimbo: volevano tentare una cura sperimentale negli Stati Uniti ma i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra si erano opposti e l’Alta Corte, precedentemente, aveva dato il via libera al distacco delle macchine, sentenza convalidata da altre due Corti britanniche e dalla Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo. Quindi il papà e la mamma si erano rivolti ancora una volta al Tribunale per far valutare la possibilità di applicare al bambino il protocollo sperimentale di un gruppo internazionale di esperti  coordinati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, alcuni di loro la scorsa settimana hanno visitato il bimbo.

Per i genitori, troppo tempo è stato perso nelle aule di tribunale. Il deterioramento “dei muscoli è risultato irreversibile”, evidenziano. “Il team americano e quello italiano volevano trattare Charlie dopo aver visto l’ultima risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma. Il bimbo non era in morte cerebrale. E ancora adesso risponde” ai nostri stimoli, dicono i genitori. Ma è il danno muscolare a essere troppo avanzato, spiegano. “C’è una ragione semplice per la  quale i muscoli di Charlie si sono deteriorati tanto – dicono i genitori – ed è il tempo. Charlie avrebbe potuto vivere una vita normale, ha detto la madre all’udienza, se fosse stato consentito prima alla famiglia di sottoporlo alle cure. E da tutto il mondo, intanto, si leva commozione, preghiera e affetto per il piccolo Charlie e la sua famiglia. Anche i Vescovi d’Inghilterra e del Galles esprimono la loro compassione e assicurano preghiere.

Il giudice conferma il suo verdetto precedente, che “è nel migliore interesse di Charlie morire”, e sostiene che l’ospedale si è comportato in modo corretto. I genitori hanno deciso di creare una fondazione per altri malati di patologie mitocondriali perché i trattamenti siano tempestivi. E ora, hanno concluso, “è tempo che Charlie vada e che stia con gli angeli”. 

 

(Da Radio Vaticana)

Padre Zanotelli: “Rompiamo il silenzio sull’Africa”

20 luglio 2017

http://www.lastampa.it/2017/07/20/vaticaninsider/ita/nel-mondo/padre-zanotelli-rompiamo-il-silenzio-sullafrica-MGN4GchnGQi5WPSGqXiD8L/amphtml/pagina.amp.html

La bellissima tradizione della barca di San Pietro, tra leggenda e realtà

29 giugno 2017

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, nelle campagne si celebra un rito molto particolare per capire come sarà il tempo ma anche come andrà il raccolto e il destino dei componenti della propria famiglia. Si tratta di quella tradizione nota come la barca di San Pietro.

La tradizione contadina da sempre si serve di rituali alla cui base vi sono credenze popolari, leggende o storie di santi. Spesso si utilizzavano questi “strumenti” per capire come sarebbero state le condizioni meteorologiche, indicatore molto importante per il buon raccolto nei campi e dunque il sostentamento delle famiglie.

Ancora oggi diffusa in alcune zone, soprattutto del Nord Italia, è la tradizione della barca di San Pietro o veliero di San Pietro, un’usanza che si serve di pochi ingredienti: un contenitore di vetro, una chiara d’uovo e la magia della notte di San Pietro e Paolo!

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Sacumdì sacumdà – Mina (1970) – Testo di Paolo Limiti

27 giugno 2017


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Il vescovo che dorme in ufficio per lasciare il suo appartamento ai rifugiati

12 giugno 2017

Sempre Família | Giu 12, 2017

L’arcivescovo polacco Konrad Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, ritiene che il suo gesto “non ha nulla di eroico”

Nella Curia Romana c’è un’istituzione molto peculiare, chiamata Elemosineria apostolica. Come suggerisce il nome – sì, la parola deriva da “elemosina” – svolge a nome del Papa il servizio di assistenza verso i poveri. Risale al XIII secolo e le sue funzioni furono definite dal Beato Papa Gregorio X (1271-1276).

L’elemosiniere attuale è l’arcivescovo polacco Konrad Krajewski, di 53 anni. Dottore in liturgia, è stato cerimoniere pontificio tra il 1998 e il 2013, anno in cui è stato nominato al nuovo incarico. Papa Francesco desiderava rinnovare l’Elemosineria apostolica, ridotta ormai a un ufficio che faceva alcune donazioni benedizioni apostoliche su pergamena.

“La scrivania non fa per te, puoi venderla; non aspettare la gente che bussa, devi cercare i poveri”, ha detto il Papa a Krajewski nel nominarlo elemosiniere.

Da allora, l’istituzione è stata molto attiva. In questi anni l’Elemosineria apostolica ha reso possibile la realizzazione di un dormitorio per i senzatetto che vivono attorno al Vaticano, con docce, barbiere e lavanderia.

Gran parte dei fondi utilizzati per queste opere proviene dall’invio di pergamena con la Benedizione Apostolica a nome del Papa, che può essere richiesta da fedeli laici, sacerdoti, religiosi o istituzioni. Il ricavato è completamente stanziato per sostenere le opere dell’Elemosineria apostolica e per coprire i costi di preparazione e spedizione delle pergamente.

Tutte queste opere di carità vengono fatte a nome del Papa, ma anche Krajewski ha compreso la necessità di rendere la sua propria vita un dono d’amore verso i bisognosi. Da alcuni mesi dorme nell’ufficio dell’Elemosineria, all’interno del Vaticano, dopo aver messo il suo appartimento a disposizione di famiglie di rifugiati.

Krajewski offre alloggio nel suo appartamento fino a quando le famiglie non riescano a trovare un lavoro, diventare indipendenti e trovare un posto definitivo in cui vivere. Per lui si tratta di un gesto “naturale e spontaneo”, che “non ha nulla di eroico”. Il Vangelo “ci insegna ad aiutare chi vive nel bisogno, e la prima necessità è la dimora”, sostiene l’Arcivescovo.

“Da qualche settimana sono arrivate altre famiglie e, la cosa bella, per la prima volta in casa mia è nata anche una bella bambina. E io, lo confesso, mi sento una specie di nonno, uno zio. È la vita che continua, dono di Dio”, conclude Monsignor Krajewski.

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Attenzione alla “trappola del diavolo” che Dio ha mostrato a Santa Caterina da Siena – it.aleteia.org

26 maggio 2017

Roberto Mena, ST – Mag 25, 2017

Quando ti concentri sui difetti di una persona pensa: “Oggi è il tuo turno, domani sarà il mio, a meno che la grazia divina non mi sostenga”


Gesù ci invita ad assumere il cuore misercordioso di Dio: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro” (Luca 6, 36). La Bibbia descrive il nostro Dio dicendo: “Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore” (Salmo 103, 8). Riflettiamo questa pazienza e questa misericordia? 

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Dedicata a Stefano Farina

24 maggio 2017

Ho letto questa preghiera e lo vedevo a Lui e a Dio, me lo immaginavo e la voglio condividere con voi, perchè sono certa che Lui si trova tra le braccia del Signore.

Caro Stefano rimarrai sempre nel nostro cuore, ti vogliamo bene!!!!

 

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Mio Dio eccomi

Mio Dio eccomi.

Signore, quanto vorrei poterti dire così, quanto vorrei potermi fidare di te al punto da presentarmi davanti a te così come sono, senza preparare le parole, senza pensare a come sono vestito, senza timore di non essere accettato.

Come vorrei, Signore, buttarmi nelle tue braccia con gli occhi chiusi, fare il grande salto, superare le acque che sotto si muovono e rumoreggiano ostili, incurante dell’abisso che ci separa, senza paura di essere risucchiato dai gorghi di morte, senza ali che mi sollevino in alto.

Come vorrei Signore potermi affidare completamente a te al punto da dimenticare la distanza e il vuoto che si apre davanti ai miei occhi.

Sono, Signore, ancora tutto impastato di paura, di pregiudizi, di dubbi, sono ancora troppo preoccupato di me e di ciò che tu potresti dire, fare o pensare.

Signore mio Dio, eccomi davanti a te, questa mattina: i miei vestiti li vedi, sono quelli di cui non ancora riesco a fare a meno, il mio cuore non ancora si apre stabilmente al tuo amore, le braccia sono contratte, incapaci ti tendersi verso di te, la mente non riesce ancora a farsi da parte perché il desiderio di studiarti, capirti possederti è troppo grande.

Signore mio Dio eccomi con tutte le imperfezioni di cui sono piena, eccomi con tutte le contraddizioni che mi porto addosso, mio Dio eccomi con la mia incapacità di vivere la fede in modo semplice e sereno, mio Dio eccomi anche se non riesco a ritornare bambino, non riesco a ridiventare piccolo come quelli a cui hai promesso il regno dei cieli..

Mio Dio eccomi ancora tanto attaccato alla terra, a questa sponda del mare, così tanto timorosa di prendere il largo, abbandonando le reti a terra, le mie sicurezze, lasciando la barca con cui sono abituato ad andare a pescare da solo, a prendere pesci destinati ad imbandire una mensa alla quale spesso dimentico d’invitarti.

Mio Dio eccomi, con lo sguardo perso nel vuoto, rivolto al mare che tu mi inviti ad attraversare, a solcare con la tua barca, incominciando il cammino a piedi nudi, camminando sull’acqua, che pure si muove e mi ricorda l’insidia che si cela sotto di essa.

Mio Dio eccomi, con la paura a procedere fermo e saldo sulla strada che tu mi indichi.

Ti vedo allargare le braccia, ti vedo guardarmi negli occhi, con amore, con autorevolezza.

Mio Dio eccomi: Dio di amore, di misericordia, di giustizia, Dio padre e madre, Dio di tenerezza, Dio di compassione, Dio buono, Dio che mi stai aspettando, perché smetta di piangere e di avere paura.
Mio Dio eccomi

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Papa Francesco Conferenza Stampa sul volo di ritorno da Fatima

14 maggio 2017

 

 

12 anni fa ci lasciava Papa Wojtyla

2 aprile 2017

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO A DIO

PER IL DONO DI GIOVANNI PAOLO II

Ti ringrazio, Dio Padre,
per il dono di Giovanni Paolo II.
Il suo “Non abbiate paura: spalancate le porte a Cristo”
ha aperto il cuore di tanti uomini e donne,
abbattendo il muro della superbia,
della stoltezza e della menzogna,
che imprigiona la dignità dell’uomo.
E, come un’aurora, il suo ministero ha fatto sorgere
sulle strade dell’umanità
il sole della Verità che rende liberi.
Ti ringrazio, o Maria,
per il tuo figlio Giovanni Paolo II.
La sua fortezza e il suo coraggio, traboccanti d’amore,
sono stati un’eco del tuo “eccomi”.
Egli, facendosi “tutto tuo”,
si è fatto tutto di Dio:
riflesso luminoso del volto misericordioso del Padre,
trasparenza viva dell’amicizia di Gesù.
Grazie, caro Santo Padre,
per la testimonianza d’innamorato di Dio che ci hai donato:
il tuo esempio ci strappa dalle strettoie delle cose umane
per elevarci alle vette della libertà di Dio.

“Hallelujah” di Leonard Cohen

11 novembre 2016


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La misericordia passa dal tinello di casa

17 ottobre 2016

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Giacomo Poretti
15/10/2016

Il Papa ha voluto che ci fossero Porte Sante ovunque e non solo a Roma, e così ci ha semplificato la vita, ma è vero anche il contrario, perché in questo modo ci costringe a confrontarci con l’esigentissima idea che l’esperienza della misericordia ha a che fare non con fatti eccezionali ma con la vita quotidiana. È a portata di mano. È un Padre che ci aspetta tutti i giorni.

Se non si rischiasse, ancor prima della blasfemìa, la sfacciataggine e l’ineleganza, dovremmo dire che Francesco è una “simpatica canaglia”.
Proverò a dimostrare come mai mi espongo così pericolosamente nei confronti del Santo Padre.

Che Dio me la mandi buona!

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Assisi, i frati: con Dario Fo si è spenta una voce “francescana”

14 ottobre 2016

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Padre Enzo Fortunato ricorda il premio Nobel per la sua vicinanza a San Francesco

13/10/2016
«Dario Fo è sempre stato legato da affetto e ammirazione per San Francesco, lo testimoniano alcuni suoi scritti come la poesia per il Santo `Il dono della Pace´ e il racconto `La leggenda della fonte tiepida”. Così Padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa e del mensile del Sacro Convento di Assisi, ricorda il premio Nobel per la letteratura venuto a mancare nella notte a Milano. 

«Ci legava un rapporto di amicizia – continua il Frate – Tanto che spesso è intervenuto sulla nostra rivista». Una voce laica che nel 1999 ha dedicato anche un’opera teatrale al Santo: ´Lu Santo Jullàre Françesco’. Un monologo che ha portato sulla scena un’immagine lontana dalle agiografie francescane accanto ai personaggi dell’Italia medievale: Papi e Cardinali, soldati sui campi di battaglia, monaci e contadini. 
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Nobel per la letteratura a Bob Dylan

14 ottobre 2016

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Stoccolma
Nobel per la letteratura a Bob Dylan

Angela Calvini
13/10/2016

Un Nobel per la letteratura a sorpresa per Bob Dylan, anomalo come quello che venne conferito a Dario Fo nel 1997. Fo “il giullare”, Dylan “il menestrello”. Qualcuno storse il naso allora, ed altri lo storceranno forse adesso, nonostante Bob Dylan più volte sia stato in predicato negli anni per una possibile vittoria. Quando oggi la portavoce dell’Accademia svedese ha pronunciato a Stoccolma il nome del cantautore, musicista e scrittore statunitense, si è sentito un boato da parte della stampa.

Nobel per la letteratura a Dylan «per aver creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana». Per la prima volta la canzone viene ufficialmente ammessa nell’Olimpo della poesia e dell’alta letteratura. Un’arte che, nel suo approccio popolare, è in grado di entrare nelle vite e ancor più nelle coscienze delle persone, e che autori come Dylan hanno contribuito a plasmare come autentiche espressioni del Novecento e delle sue inquietudini. Una forma alta di espressione che l’industria musicale del Terzo millennio, oramai basata sul business dell’effimero globale, rischia di affossare per sempre.

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“Non c’è alternativa alla pace”

28 settembre 2016

E’ morto Shimon Peres, ex presidente israeliano e Nobel per la Pace

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Shimon Peres abbraccia in Vaticano il presidente palestinese Abbas alla presenza del Papa

28/09/2016
Si è spento nella notte l’ultimo dei padri fondatori di Israele, Shimon Peres, 93 anni, dopo due settimane di ricovero in seguito ad un ictus. Passato alla storia per essere stato uno dei fautori degli accordi di Oslo nel 1993, ha ricevuto il premio Nobel per la Pace. I funerali si terranno venerdì a Gerusalemme. Peres sarà sepolto tra i Grandi della Nazione nel cimitero del Monte Herzl a Gerusalemme. Il servizio di Debora Donnini:

L’uomo della pace, protagonista in politica dalla nascita di Israele nel 1948, ministro, premier e infine presidente, esponente del Partito laburista. Peres passò da falco a colomba a partire dal 1977. Nato in Polonia ed emigrato da ragazzo in Palestina, entrò in politica dopo aver conosciuto per caso Ben Gurion facendo l’autostop. Spirito indomito, nonostante le diverse sconfitte elettorali si rialzava ogni volta. Centrale il suo impegno negli accordi di Oslo e il conseguente premio Nobel per la Pace del 1994, ricevuto assieme a Rabin e Arafat.
Lui, che in precedenza aveva rifiutato qualsiasi compromesso con i Paesi arabi ostili ad Israele e autorizzato le prime colonie ebraiche nella Cisgiordania occupata, aveva poi compreso che l’obiettivo doveva essere chiaro: due Stati, Israele e Palestina, che convivono in amicizia e cooperazione. Terminato il mandato presidenziale nel 2014, era proseguito il suo impegno per il dialogo con la sua fondazione. Forti i contrasti con Netanyahu, negli anni crebbe sempre più la sua fama di uomo della riconciliazione.
Indimenticabile l’incontro di preghiera per la pace in Vaticano con Papa Francesco, a cui partecipò nel 2014 assieme al presidente palestinese Mahmoud Abbas. Queste le parole di Shimon Peres:
“Due popoli – gli israeliani e i palestinesi – desiderano ancora ardentemente la pace. Le lacrime delle madri sui loro figli sono ancora incise nei nostri cuori. Noi dobbiamo mettere fine alle grida, alla violenza, al conflitto. Noi tutti abbiamo bisogno di pace. Pace fra eguali”.
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