Archive for the ‘Auguri e saluti.’ Category

12 anni fa ci lasciava Papa Wojtyla

2 aprile 2017

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO A DIO

PER IL DONO DI GIOVANNI PAOLO II

Ti ringrazio, Dio Padre,
per il dono di Giovanni Paolo II.
Il suo “Non abbiate paura: spalancate le porte a Cristo”
ha aperto il cuore di tanti uomini e donne,
abbattendo il muro della superbia,
della stoltezza e della menzogna,
che imprigiona la dignità dell’uomo.
E, come un’aurora, il suo ministero ha fatto sorgere
sulle strade dell’umanità
il sole della Verità che rende liberi.
Ti ringrazio, o Maria,
per il tuo figlio Giovanni Paolo II.
La sua fortezza e il suo coraggio, traboccanti d’amore,
sono stati un’eco del tuo “eccomi”.
Egli, facendosi “tutto tuo”,
si è fatto tutto di Dio:
riflesso luminoso del volto misericordioso del Padre,
trasparenza viva dell’amicizia di Gesù.
Grazie, caro Santo Padre,
per la testimonianza d’innamorato di Dio che ci hai donato:
il tuo esempio ci strappa dalle strettoie delle cose umane
per elevarci alle vette della libertà di Dio.

Nel giorno della Vigilia, auguro a tutti Buon Natale!

24 dicembre 2016

Risultato immagine per auguri di natale

(more…)

Papa in Ecuador: dialogo e partecipazione senza esclusioni

6 luglio 2015

2015-07-06 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con la prima tappa in Ecuador è iniziato il viaggio in America Latina di Papa Francesco che nei prossimi giorni lo vedrà in Bolivia e Paraguay. L’aereo dell’Alitalia è atterrato allaeroporto di Quito alle 14.45 ora locale (le 21.45 in Italia). Sceso dalla scaletta, il caloroso abbraccio con il Presidente dell’Ecuador Rafael Correa accompagnato dalla consorte. Nel suo primo discorso in America Latina Papa Francesco ha invitato al dialogo e alla partecipazione senza esclusioni. Il servizio di Giada Aquilino:

 

 

Col Vangelo, affrontiamo sfide attuali: dialogo e partecipazione senza esclusioni
Le “chiavi” per affrontare le sfide di oggi sono nel Vangelo. Al suo arrivo a Quito, in quella che ha definito la “bella terra dell’Ecuador”, Papa Francesco si è presentato “come testimone della misericordia di Dio e della fede in Gesù Cristo”. Salutando il presidente della Repubblica Rafael Correa, le istituzioni, la Chiesa locale e i fedeli che lo hanno accolto aprendogli – ha affermato – “le porte del loro cuore, della loro famiglia e della loro Patria”, il Pontefice ha detto di essere già stato in Ecuador “per motivi pastorali” e ha voluto ricordare la fede che “per secoli ha plasmato l’identità” della popolazione locale. Quindi un tributo alle “figure luminose” di quella terra che, “praticando la misericordia”, hanno contribuito “a migliorare la società ecuadoriana del loro tempo”: santa Marianna di Gesù, san Michele Febres, santa Narcisa di Gesù e Mercedes di Gesù Molina, beatificata a Guayaquil trent’anni fa durante la visita di san Giovanni Paolo II:

“En el presente, también nosotros podemos encontrar en el Evangelio…
Oggi, anche noi possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo il dialogo e la partecipazione senza esclusioni, affinché i passi avanti in progresso e sviluppo che si stanno ottenendo garantiscano un futuro migliore per tutti, riservando una speciale attenzione ai nostri fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili”.

Solo Gesù brilla di luce propria
In questa missione, Francesco ha assicurato costantemente l’impegno e la collaborazione della Chiesa. Poi, ha confidato di cominciare “con attese e con speranza” la settimana che lo attende in America Latina, osservando che “il punto più vicino allo spazio esterno del mondo” si trova proprio in Ecuador: è la cima del Chimborazo, nelle Ande, che è “il punto più vicino al sole, alla luna e alle stelle”, ha aggiunto:

“Nosotros, los cristianos, identificamos a Jesucristo con el sol…
Noi cristiani paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa e la luna non ha luce propria e se la luna si nasconde dal sole diventa buia. Il sole è Gesù Cristo, e se la Chiesa si allontana o si nasconde da Gesù Cristo diventa oscura e non dà testimonianza. Che in queste giornate si renda più evidente a tutti noi la vicinanza del ‘sole che sorge dall’alto’ e che siamo riflesso della sua luce, del suo amore”.

Difesa dei più deboli e fiducia nei giovani
“Dalla cima del Chimborazo, fino alla costa del Pacifico, dalla selva amazzonica fino alle isole Galapagos”, l’abbraccio e la benedizione all’intero Ecuador:

“Nunca pierdan la capacidad de dar gracias a Dios…
Non perdete mai la capacità di rendere grazie a Dio per quello che ha fatto e fa per voi; la capacità di difendere il piccolo e il semplice, di aver cura dei vostri bambini e anziani, di avere fiducia nella gioventù, e di provare meraviglia per la nobiltà della vostra gente e la bellezza singolare del vostro Paese”.

 

Il programma della visita a Quito e Guayaquil
Dopo la cerimonia di benvenuto, il Papa si è diretto tra due ali di folla festante, alla Nunziatura apostolica di Quito per la cena ed il pernottamento. Domani si trasferirà da Quito a Guayaquil dove visiterà il santuario della Divina Misericordia, celebrerà la Messa al Parque de los Samanes e si trasferità al Collegio Javier dei Gesuiti per il pranzo. Nel pomeriggio tornerà a Quito per la visita di cortesia al Presidente della Repubblica Rafael Correa e come ultimo atto della giornata, la visita alla cattedrale di Quito.

 

(Da Radio Vaticana)

Francesco: a Sarajevo come messaggero di pace e dialogo

2 giugno 2015

2015-06-02 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A pochi giorni dal viaggio apostolico a Sarajevo, il prossimo 6 giugno, Papa Francesco ha inviato un videomessaggio alla comunità della Bosnia ed Erzegovina. Riprendendo il motto della visita, “La pace sia con voi”, il Papa sottolinea come sia sua intenzione sostenere il “dialogo ecumenico e interreligioso” e la “convivenza pacifica” nel Paese. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

Mancano pochi giorni alla visita a Sarajevo, ma Papa Francesco vuole già farsi presente ai tanti che in Bosnia ed Erzegovina lo aspettano con trepidazione e invia dunque un videomessaggio per rivolgere il suo saluto più cordiale e offrire già alcuni spunti sul valore di questo viaggio:

“Vengo tra voi, con l’aiuto di Dio, per confermare nella fede i fedeli cattolici, per sostenere il dialogo ecumenico e interreligioso, e soprattutto per incoraggiare la convivenza pacifica nel vostro Paese. Vi invito ad unirvi alle mie preghiere, affinché questo viaggio apostolico possa produrre i frutti sperati per la Comunità cristiana e per l’intera società”.

Vengo come messaggero di pace per annunciare la misericordia di Dio
La pace sia con voi”. Questo, ha rammentato, “è il motto della mia Visita. Sono le parole con le quali Gesù risorto salutò i suoi discepoli quando apparve in mezzo a loro nel Cenacolo, la sera di Pasqua. È Lui, il Signore, nostra forza e nostra speranza, che ci dona la sua pace, perché la accogliamo nel nostro cuore e la diffondiamo con gioia e con amore”:

“Da parte mia, mi preparo a venire tra di voi come un fratello messaggero di pace, per esprimere a tutti – a tutti! – la mia stima e la mia amicizia. Vorrei annunciare a ogni persona, a ogni famiglia, a ogni comunità la misericordia, la tenerezza e l’amore di Dio.

I cattolici siano testimoni della fede e dell’amore di Dio
“Cari fratelli di Bosnia ed Erzegovina – conclude il Papa – assicuro a tutti voi il mio affetto e la mia forte vicinanza spirituale”:

“Incoraggio voi cattolici ad essere a fianco dei vostri concittadini quali testimoni della fede e dell’amore di Dio, operando per una società che cammini verso la pace, nella convivialità e nella collaborazione reciproca”.

(Da Radio Vaticana)

Buon anno!

31 dicembre 2014

image

 

 

(…..)

«E perciò sono tutti soli?».
«Sono un pò soli ma sono anche un pò insieme. Sono sia l’uno sia l’altro».
«Ma com’è possibile?».
«Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico», spiegò la mamma, «e anch’io sono unica, ma se ti abbraccio non sei più solo e nemmeno io sono più sola».
«Allora abbracciami», disse Ben stringendosi alla mamma.
Lei lo tenne stretto a sé. Sentiva il cuore di Ben che batteva. Anche Ben sentiva il cuore della mamma e l’abbracciò forte forte.
«Adesso non sono solo», pensò mentre l’abbracciava, «adesso non sono solo. Adesso non sono solo».
«Vedi», gli sussurrò mamma, «proprio per questo hanno inventato l’abbraccio».

( David Grossman, da L’abbraccio)

IL RACCONTO COMPLETO

Papa Francesco: Diretta del discorso alla Curia Romana. Parole ai dipendenti della Santa Sede ed ai cittadini dello Stato Città del Vaticano

22 dicembre 2014

 

Discorso alla Curia Romana in occasione degli auguri natalizi

SINTESI

“Tu sei sopra i cherubini, tu che hai cambiato la miserabile condizione del mondo quando ti sei fatto come noi” (Sant’Atanasio)

 …..

Pensando a questo nostro incontro mi è venuta in mente l’immagine della Chiesa come il Corpo mistico di Gesù Cristo. …..E’ bello pensare alla Curia Romana come a un piccolo modello della Chiesa, cioè come a un “corpo” che cerca seriamente e quotidianamente di essere più vivo, più sano, più armonioso e più unito in sé stesso e con Cristo.

In realtà, la Curia Romana è un corpo complesso…….dinamico, essa non può vivere senza nutrirsi e senza curarsi. Difatti, la Curia – come la Chiesa – non può vivere senza avere un rapporto vitale, personale, autentico e saldo con Cristo[6]. Un membro della Curia che non si alimenta quotidianamente con quel Cibo diventerà un burocrate (un formalista, un funzionalista, un mero impiegato): un tralcio che si secca e pian piano muore e viene gettato lontano. La preghiera quotidiana, la partecipazione assidua ai Sacramenti, in modo particolare all’Eucaristia e alla riconciliazione, il contatto quotidiano con la parola di Dio e la spiritualità tradotta in carità vissuta sono l’alimento vitale per ciascuno di noi. Che sia chiaro a tutti noi che senza di Lui non potremo fare nulla (cfr Gv 15, 8).

…….Lo Spirito di Dio unisce e lo spirito del maligno divide.

La Curia è chiamata a migliorarsi, a migliorarsi sempre e a crescere in comunione, santità e sapienza per realizzare pienamente la sua missione…. Eppure essa, come ogni corpo, come ogni corpo umano, è esposta anche alle malattie, al malfunzionamento, all’infermità. ….

1. La malattia del sentirsi “immortale”, “immune” o addirittura “indispensabile” trascurando i necessari e abituali controlli. Una Curia che non si autocritica, che non si aggiorna, che non cerca di migliorarsi è un corpo infermo. Un’ordinaria visita ai cimiteri ci potrebbe aiutare a vedere i nomi di tante persone, delle quale alcuni forse pensavano di essere immortali, immuni e indispensabili! È la malattia del ricco stolto del Vangelo che pensava di vivere eternamente (cfrLc 12, 13-21) e anche di coloro che si trasformano in padroni e si sentono superiori a tutti e non al servizio di tutti. Essa deriva spesso dalla patologia del potere, dal “complesso degli Eletti”, dal narcisismo che guarda appassionatamente la propria immagine e non vede l’immagine di Dio impressa sul volto degli altri, specialmente dei più deboli e bisognosi[8]. L’antidoto a questa epidemia è la grazia di sentirci peccatori e di dire con tutto il cuore: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17, 10).

2. Un’altra: La malattia del “martalismo” (che viene da Marta), dell’eccessiva operosità: ossia di coloro che si immergono nel lavoro, trascurando, inevitabilmente, “la parte migliore”: il sedersi sotto i piedi di Gesù (cfr Lc 10,38-42). Per questo Gesù ha chiamato i suoi discepoli a “riposarsi un po’” (cfr Mc 6,31) perché trascurare il necessario riposo porta allo stress e all’agitazione. Il tempo del riposo, per chi ha portato a termine la propria missione, è necessario, doveroso e va vissuto seriamente: nel trascorrere un po’ di tempo con i famigliari e nel rispettare le ferie come momenti di ricarica spirituale e fisica; occorre imparare ciò che insegna il Qoèlet che «c’è un tempo per ogni cosa» (3,1-15).

3. C’è anche la malattia dell’“impietrimento” mentale e spirituale: ossia di coloro che posseggono un cuore di pietra e un “duro collo” (At 7,51-60); di coloro che, strada facendo, perdono la serenità interiore, la vivacità e l’audacia e si nascondono sotto le carte diventando “macchine di pratiche” e non “uomini di Dio” (cfr Eb 3,12). È pericoloso perdere la sensibilità umana necessaria per farci piangere con coloro che piangono e gioire con coloro che gioiscono! È la malattia di coloro che perdono “i sentimenti di Gesù” (cfr Fil 2,5-11) perché il loro cuore, con il passare del tempo, si indurisce e diventa incapace di amare incondizionatamente il Padre e il prossimo (cfr Mt 22,34-40). Essere cristiano, infatti, significa «avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil2,5), sentimenti di umiltà e di donazione, di distacco e di generosità[9].

4. La malattia dell’eccessiva pianificazione e del funzionalismo. Quando l’apostolo pianifica tutto minuziosamente e crede che facendo una perfetta pianificazione le cose effettivamente progrediscano, diventando così un contabile o un commercialista. Preparare tutto bene è necessario, ma senza mai cadere nella tentazione di voler rinchiudere e pilotare la libertà dello Spirito Santo, che rimane sempre più grande, più generosa di ogni umana pianificazione (cfr Gv 3,8). Si cade in questa malattia perché «è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo… – addomesticare lo Spirito Santo! – … Egli è freschezza, fantasia, novità»[10].

5. La malattia del cattivo coordinamento. Quando i membri perdono la comunione tra di loro e il corpo smarrisce la sua armoniosa funzionalità e la sua temperanza, diventando un’orchestra che produce chiasso, perché le sue membra non collaborano e non vivono lo spirito di comunione e di squadra. Quando il piede dice al braccio: “non ho bisogno di te”, o la mano alla testa: “comando io”, causando così disagio e scandalo.

6. C’è anche la malattia dell’“alzheimer spirituale”: ossia la dimenticanza della “storia della salvezza”, della storia personale con il Signore, del «primo amore» (Ap 2,4). Si tratta di un declino progressivo delle facoltà spirituali che in un più o meno lungo intervallo di tempo causa gravi handicap alla persona facendola diventare incapace di svolgere alcuna attività autonoma, vivendo uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie. Lo vediamo in coloro che hanno perso la memoria del loro incontro con il Signore; in coloro che non fanno il senso deuteronomico della vita; in coloro che dipendono completamente dal loro presente, dalle loro passioni, capricci e manie; in coloro che costruiscono intorno a sé dei muri e delle abitudini diventando, sempre di più, schiavi degli idoli che hanno scolpito con le loro stesse mani.

7. La malattia della rivalità e della vanagloria[11]. Quando l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza diventano l’obiettivo primario della vita, dimenticando le parole di San Paolo: «Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil 2,1-4). È la malattia che ci porta a essere uomini e donne falsi e a vivere un falso “misticismo” e un falso “quietismo”. Lo stesso San Paolo li definisce «nemici della Croce di Cristo» perché «si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra» (Fil 3,19).

8. La malattia della schizofrenia esistenziale. E’ la malattia di coloro che vivono una doppia vita, frutto dell’ipocrisia tipica del mediocre e del progressivo vuoto spirituale che lauree o titoli accademici non possono colmare. Una malattia che colpisce spesso coloro che, abbandonando il sevizio pastorale, si limitano alle faccende burocratiche, perdendo così il contatto con la realtà, con le persone concrete. Creano così un loro mondo parallelo, dove mettono da parte tutto ciò che insegnano severamente agli altri e iniziano a vivere una vita nascosta e sovente dissoluta. La conversione è alquanto urgente e indispensabile per questa gravissima malattia (cfr Lc 15,11-32).

9. La malattia delle chiacchiere, delle mormorazioni e dei pettegolezzi. Di questa malattia ho già parlato tante volte ma mai abbastanza. E’ una malattia grave, che inizia semplicemente, magari solo per fare due chiacchiere e si impadronisce della persona facendola diventare “seminatrice di zizzania” (come satana), e in tanti casi “omicida a sangue freddo” della fama dei propri colleghi e confratelli. È la malattia delle persone vigliacche che non avendo il coraggio di parlare direttamente parlano dietro le spalle. San Paolo ci ammonisce: «Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri» (Fil 2,14-18). Fratelli, guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere!

10. La malattia di divinizzare i capi: è la malattia di coloro che corteggiano i Superiori, sperando di ottenere la loro benevolenza. Sono vittime del carrierismo e dell’opportunismo, onorano le persone e non Dio (cfr Mt 23,8-12). Sono persone che vivono il servizio pensando unicamente a ciò che devono ottenere e non a quello che devono dare. Persone meschine, infelici e ispirate solo dal proprio fatale egoismo (cfr Gal 5,16-25). Questa malattia potrebbe colpire anche i Superiori quando corteggiano alcuni loro collaboratori per ottenere la loro sottomissione, lealtà e dipendenza psicologica, ma il risultato finale è una vera complicità.

11. La malattia dell’indifferenza verso gli altri. Quando ognuno pensa solo a sé stesso e perde la sincerità e il calore dei rapporti umani. Quando il più esperto non mette la sua conoscenza al servizio dei colleghi meno esperti. Quando si viene a conoscenza di qualcosa e la si tiene per sé invece di condividerla positivamente con gli altri. Quando, per gelosia o per scaltrezza, si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di rialzarlo e incoraggiarlo.

12. La malattia della faccia funerea. Ossia delle persone burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza. In realtà, la severità teatrale e il pessimismo sterile[12] sono spesso sintomi di paura e di insicurezza di sé. L’apostolo deve sforzarsi di essere una persona cortese, serena, entusiasta e allegra che trasmette gioia ovunque si trova. Un cuore pieno di Dio è un cuore felice che irradia e contagia con la gioia tutti coloro che sono intorno a sé: lo si vede subito! Non perdiamo dunque quello spirito gioioso, pieno di humor, e persino autoironico, che ci rende persone amabili, anche nelle situazioni difficili[13]. Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo! Ci farà molto bene recitare spesso la preghiera di san Thomas More[14]: io la prego tutti i giorni, mi fa bene.

13.La malattia dell’accumulare: quando l’apostolo cerca di colmare un vuoto esistenziale nel suo cuore accumulando beni materiali, non per necessità, ma solo per sentirsi al sicuro. In realtà, nulla di materiale potremo portare con noi perché “il sudario non ha tasche” e tutti i nostri tesori terreni – anche se sono regali – non potranno mai riempire quel vuoto, anzi lo renderanno sempre più esigente e più profondo. A queste persone il Signore ripete: «Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo … Sii dunque zelante e convertiti» (Ap 3,17-19). L’accumulo appesantisce solamente e rallenta il cammino inesorabilmente! E penso a un aneddoto: un tempo, i gesuiti spagnoli descrivevano la Compagnia di Gesù come la “cavalleria leggera della Chiesa”. Ricordo il trasloco di un giovane gesuita che, mentre caricava su di un camion i suoi tanti averi: bagagli, libri, oggetti e regali, si sentì dire, con un saggio sorriso, da un vecchio gesuita che lo stava ad osservare: questa sarebbe la “cavalleria leggera della Chiesa?”. I nostri traslochi sono un segno di questa malattia.

14.La malattia dei circoli chiusi, dove l’appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella al Corpo e, in alcune situazioni, a Cristo stesso. Anche questa malattia inizia sempre da buone intenzioni ma con il passare del tempo schiavizza i membri diventando un cancro che minaccia l’armonia del Corpo e causa tanto male – scandali – specialmente ai nostri fratelli più piccoli. L’autodistruzione o il “fuoco amico” dei commilitoni è il pericolo più subdolo[15]. È il male che colpisce dal di dentro[16]; e, come dice Cristo, «ogni regno diviso in se stesso va in rovina» (Lc 11,17).

15.E l’ultima: la malattia del profitto mondano, degli esibizionismi[17], quando l’apostolo trasforma il suo servizio in potere, e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani o più poteri. è la malattia delle persone che cercano insaziabilmente di moltiplicare poteri e per tale scopo sono capaci di calunniare, di diffamare e di screditare gli altri, perfino sui giornali e sulle riviste. Naturalmente per esibirsi e dimostrarsi più capaci degli altri. Anche questa malattia fa molto male al Corpo perché porta le persone a giustificare l’uso di qualsiasi mezzo pur di raggiungere tale scopo, spesso in nome della giustizia e della trasparenza! E qui mi viene in mente il ricordo di un sacerdote che chiamava i giornalisti per raccontare loro – e inventare – delle cose private e riservate dei suoi confratelli e parrocchiani. Per lui contava solo vedersi sulle prime pagine, perché così si sentiva “potente e avvincente”, causando tanto male agli altri e alla Chiesa. Poverino!

…..

Occorre chiarire che è solo lo Spirito Santo – l’anima del Corpo Mistico di Cristo, come afferma il Credo Niceno-Costantinopolitano: «Credo… nello Spirito Santo, Signore e vivificatore» – a guarire ogni infermità. È lo Spirito Santo che sostiene ogni sincero sforzo di purificazione e ogni buona volontà di conversione. È Lui a farci capire che ogni membro partecipa alla santificazione del corpo e al suo indebolimento. È Lui il promotore dell’armonia[18]: “Ipse harmonia est”, dice san Basilio. Sant’Agostino ci dice: «Finché una parte aderisce al corpo, la sua guarigione non è disperata; ciò che invece fu reciso, non può né curarsi né guarirsi»[19].

La guarigione è anche frutto della consapevolezza della malattia e della decisione personale e comunitaria di curarsi sopportando pazientemente e con perseveranza la cura[20].

…..

 

 

TESTO COMPLETO

 

INCONTRO CON TUTTI I DIPENDENTI DELLA SANTA SEDE
E DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, CON I RISPETTIVI FAMILIARI

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Aula Paolo VI
Lunedì, 22 dicembre 2014

[Multimedia]


È stato l’orgoglio che ha trasformato gli angeli in diavoli;
è l’umiltà che rende gli uomini uguali agli angeli
(Sant’Agostino)

 

Carissimi collaboratori e collaboratrici, buongiorno!

Carissimi dipendenti della Curia – non disobbedienti della Curia, come qualcuno vi ha involontariamente definito commettendo un errore di stampa – !

Poco fa ho incontrato i Capi dei Dicasteri e i Superiori della Curia Romana per i tradizionali auguri natalizi, e ora incontro voi, per esprimere a ciascuno il mio sentito ringraziamento e i miei più sinceri auguri per un vero Natale del Signore.

È un dato di fatto che la stragrande maggioranza di voi è di nazionalità italiana, perciò permettetemi di esprimere anche un particolare, e direi doveroso, ringraziamento agli italiani che lungo la storia della Chiesa e della Curia Romana hanno operato costantemente con animo generoso e fedele, mettendo al servizio della Santa Sede e del Successore di Pietro la propria singolare laboriosità e la loro filiale dedizione, offrendo alla Chiesa grandi Santi, Papi, martiri, missionari, artisti che nessuna ombra passeggera della storia potrà offuscare. Grazie tante!

Ringrazio anche le persone che provengono da altri Paesi e che lavorano generosamente in Curia, lontani dalle loro Patrie e dalle loro famiglie, rappresentando per la Curia il volto della “cattolicità” della Chiesa.

(more…)

«Viderunt oculi mei salutare tuum» («I miei occhi hanno visto la tua salvezza») : Il biglietto con gli auguri di Natale di papa Francesco.

5 dicembre 2014
«Viderunt oculi mei salutare tuum» («I miei occhi hanno visto la tua salvezza»)
Papa Francesco ha scelto questo versetto del Cantico di Simeone, ripreso dal Vangelo di Luca, per il tradizionale cartoncino di auguri per il Natale 2014. Come illustrazione il Papa ha voluto una xilografia di Victor Delhez (1902-1985), maestro originario del Belgio e vissuto in Argentina. L’incisione, come quella usata per il cartoncino di auguri della scorsa Pasqua, è tratta dal libro – molto amato da Papa Bergoglio – «Los Cuatro Evangelios de Nuestro Senor Jesucristo» pubblicato nel 1956 a Buenos Aires da Guillermo Kraf

PapaVerticaleB400x600.JPG

PapaAverticale400x600.JPG

 

 

Benvenuto don Vincenzo!

8 settembre 2014

 

 

Nella nostra comunità, da questo mese di settembre, è arrivato mons. Vincenzo Josia in qualità di Amministratore Parrocchiale.

Un caloroso benvenuto da queste pagine e l’augurio di buon lavoro.

 

 

Benvenuta Francesca!

5 luglio 2014

image

Ti lodo, Signore,
perché sei Tu che mi hai creato,
e mi hai fatto come un prodigio.
Tu mi hai plasmato il cuore

( dal salmo 139)

 
In Te, Signore,
è la sorgente della vita.
Quando ci illumini
viviamo nella luce.
La nostra gioia
viene da Te. (salmi 36 e 104)

Buon Compleanno, Benedetto XVI

16 aprile 2014

 

Auguri al Papa emerito, oggi compie 87 anni

Secondo compleanno da Papa emerito per Benedetto XVI. Joseph Ratzinger compie oggi 87 anni, essendo nato a Marktl am Inn, in Baviera, il 16 aprile 1927. Lo scorso anno, per il primo genetliaco dopo la rinuncia, mentre era ancora a Castel Gandolfo, ricevette una telefonata di auguri da papa Francesco, che già lo aveva ricordato durante la Messa celebrata come ogni mattina nella Cappella della Casa Santa Marta. «Il Signore sia con lui, lo conforti e gli dia molta consolazione», aveva detto il Pontefice.

Francesco e Benedetto XVI si erano incontrati per la prima volta dopo l’elezione di Bergoglio il 23 marzo 2013 quando il Papa si recò a Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per fare visita al Papa emerito. Dopo lo storico abbraccio, aveva pregato insieme al suo predecessore, inginocchiandosi accanto a lui. Il 2 maggio 2013, dopo due mesi trascorsi a Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha fatto il suo ritorno in Vaticano, andando a vivere nel Monastero Mater Ecclesiae così come era stato annunciato.

Dopo quella data, per due volte il Papa emerito è apparso in pubblico. Il 5 luglio 2013, quando ha partecipato all’inaugurazione di un nuovo monumento a San Michele nei Giardini Vaticani. E il il 22 febbraio 2014 quando, su invito del Papa, ha preso parte al primo concistoro per la creazione di nuovi cardinali di Francesco.

(more…)

Festa della nostra parrocchia di San Carlo da Sezze

22 febbraio 2014

Sabato 22 febbraio alle ore 20, in Chiesa, concerto della banda dell’arma dei carabinieri Virgo fidelis (alle 19 la messa sarà celebrata da d. Fabrizio, il parroco).

Domenica 23  febbraio alle ore 11,30 messa della festa.Al termine pesca di beneficenza con premi per tutti e poi, nei locali del Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto-Casa della pace, salsicciata con patatine fritte.

La Madonna di Loreto, che ci ha donato questa Chiesa e tutto il complesso parrocchiale e del Centro di formazione, San Carlo da Sezze, patrono della nostra parrocchia e don Mario, fondatore di tutto ciò, preghino per noi e per tutti.In questi giorni di grande e speciale grazia chiediamo a Dio ogni bene per noi e per tutti.

La messa delle 10 per i bambini delle comunioni ed i giochi al suo termine ci saranno ugualmente, con sorpresa.

Auguri agli scrittori e ai lettori di Alla ricerca della vita vera

21 febbraio 2014

Tenendoci lontani dal guardare ai numeri siamo felici del contributo di gioia, di pace, di fede, di fiducia, di speranza, di amore fraterno, di benevolenza, che possiamo portare  e scambiarci, con l’amore, le parole, la preghiera, piccoli portati, anche nel nostro bisogno di crescere, tra le braccia dal Signore.”Ti rendo lode Padre, Signore del cielo e della terra perchè ai tenuto nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli, sì o Padre perchè così è piaciuto a te” (Mt 11, 25-27).

P. Neruda. Ode al primo giorno dell’anno

1 gennaio 2014

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.

Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli: i giorni
sbattono le palpebre
chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
e si appoggiano nella notte oscura.

Vedo l’ultimo
giorno
di questo
anno
in una ferrovia, verso le piogge
del distante arcipelago violetto,
e l’uomo
della macchina,
complicata come un orologio del cielo,
che china gli occhi
all’infinito
modello delle rotaie,
alle brillanti manovelle,
ai veloci vincoli del fuoco.

Oh conduttore di treni
sboccati
verso stazioni
nere della notte.
Questa fine dell’anno
senza donna e senza figli,
non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

Dalle vie
e dai sentieri
il primo giorno, la prima aurora
di un anno che comincia,
ha lo stesso ossidato
colore di treno di ferro:
e salutano gli esseri della strada,
le vacche, i villaggi,
nel vapore dell’alba,
senza sapere che si tratta
della porta dell’anno,
di un giorno scosso da campane,
fiorito con piume e garofani.

La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.

Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Ti metteremo
come una torta
nella nostra vita,
ti infiammeremo
come un candelabro,
ti berremo
come un liquido topazio.

Giorno dell’anno nuovo,
giorno elettrico, fresco,
tutte le foglie escono verdi
dal tronco del tuo tempo.

Incoronaci
con acqua,
con gelsomini aperti,
con tutti gli aromi spiegati,
sì,
benché tu sia solo un giorno,
un povero giorno umano,
la tua aureola palpita
su tanti cuori stanchi
e sei,
oh giorno nuovo,
oh nuvola da venire,
pane mai visto,
torre permanente!

Pablo Neruda, Terzo libro delle odi, 1957

Buon Anno! Arvo Part, Te Deum

31 dicembre 2013

La serenità e la luce del Signore ricolmi ogni giorno di questo anno che sta arrivando. Auguri a tutti

 

http://www.youtube.com/watch?v=n5ghhmWrubY&feature=youtu.be

Cenone di Capodanno: “I contorni del cibo”

30 dicembre 2013

 A cura di Paolo Massobrio

Il cenone? Cotechino, lenticchie e silenzio

Buon anno ci si comincia a dire una volta che è passato il Natale. Ma un signore mi ha fatto presente che lui si augura che l’anno che verrà sia almeno come quello passato.

Il Natale appena archiviato, per molti, è stata una scossa. E lo è stata perché questo evento, per tutti, obbliga a ritrovarsi, con gioia o con disagio, ma a ritrovarsi, anche con se stessi. Ci si ricongiunge coi fili della vita che abbiamo costruito. E ogni volto ci interroga.

(more…)

Luciano Pavarotti: “Adeste Fideles”

25 dicembre 2013

(more…)

Le stelle di Natale di s. Carlo

21 dicembre 2013

” Dalle vostre opere vi riconosceranno….”

Attorno all’altare di s. Carlo, tante stelle sbocciate dalla generosità di tante persone della Parrocchia e del Centro di formazione Madonna di Loreto.

Sono i pacchi di generi alimentari natalizi per alcuni fratelli nella difficoltà che sono stati donati questa mattina durante la messa delle 8.30

Grazie a Valeria per l’immagine

Il biglietto di auguri del papa per il Natale 2012

25 dicembre 2012

http://www.news.va/it/news/gli-auguri-del-papa-per-il-natale