Archive for the ‘Bibbia’ Category

Mercoledi 17 Ottobre 2018/ Prima Lettura XXVIII Settimana del Tempo Ordinario

17 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 5, 18-25
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.
Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Parola di Dio

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Lunedi 15 Ottobre 2018/ Prima Lettura, XVIII del Tempo Ordinario

15 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 4,22-24. 26-27.31; 5, 1
Non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa.
Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti:
«Rallégrati, sterile, tu che non partorisci,
grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell’abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito».
Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.
Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Parola di Dio

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Apocalisse , 4 e 5

14 ottobre 2018

[1] Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.

[2] Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto.

[3] Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono.

[4] Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo.

[5] Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio.

[6] Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro.

[7] Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola.

[8] I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:
Santo, santo, santo
il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è e che viene!

[9] E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli,

[10] i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo:

[11] “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
e per la tua volontà furono create e sussistono”.

Spiegazione, Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

II. Le visione profetiche

Capitolo 4 – lettura
I capitoli 4 e 5 sono molto ricchi di simboli e uniti tra loro, tanto che l’uno si deve interpretare alla luce dell’altro, e costituiscono l’apertura, il preludio di tutta la parte centrale del libro.

Notiamo innanzi tutto che all’inizio della visione c’è una porta aperta nel cielo: stiamo arrivando a un livello più profondo di rivelazione.
E’ interessante considerare che circolavano a quell’epoca diversi apocalissi apocrife, non ispirate, per le quali, di fronte ad una visione più approfondita, era sempre necessaria per il veggente una lunga serie di prove. Nell’Apocalisse di Giovani, invece, i cieli sono già aperti (“….una porta era aperta nel cielo.” v. 1) e, quindi, il veggente non ha dovuto schiudere a poco a poco, con i suoi sforzi, la porta.
Questo passo del brano sembrerebbe in contraddizione con il discorso sulle opere (rivedere la lezione precedente). Infatti ricordiamo che nei messaggi alle sette Chiese si insiste sulla fondamentalità delle opere in quanto coloro che non operano non potranno godere di una conoscenza perfetta di Dio. Non è una contraddizione: si tratta semplicemente di sottolineare l’azione della Grazia. Il cristianesimo, anzi il cattolicesimo, è una religione di grande equilibrio: esiste la Grazia, esistono le opere. Noi andremo in Paradiso perché Cristo è morto in croce (la Grazia) e perché pratichiamo opere che sono in sintonia con quella morte in croce.
Ancora un’annotazione introduttiva: Colui che parla in questo capitolo è la stessa “voce” che avevamo sentito parlare nelle lettere. Di conseguenza anche nel cap.4 il centro è cristologico.

v. 1
“….ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.”.
Il significato di questa espressione sarà svelato alla fine dei capitoli che stiamo considerando.

v. 2
“Ed ecco, c’era un trono nel cielo…”.
Il trono citato nella lettera alla Chiesa di Pergamo era la sede del proconsole rappresentante di Roma, e quindi della “bestia” (Ap. 2,13).
Questo trono, invece, è diverso perché non è eretto sulla terra ma nel cielo. Ecco la differenza fra i troni terrestri e il trono di Dio. E, per descrivere questo trono, Giovanni fa riferimento all’Antico Testamento e precisamente ai capitoli 25, 26, 27 e 28 dell’Esodo (nei quali si descrive l’arredamento del Santuario, del Tempio itinerante) e a 1 Re, 6.
Lettura di 1 Re 6,1-13, che riguarda la descrizione del Tempio di Salomone, la cui successiva distruzione ad opera dei Babilonesi mise veramente in crisi l’ebraismo perché Dio aveva promesso di abitare in mezzo agli Israeliti. In 1 Re 6,13 leggiamo: “Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”.
A questo proposito ricordiamo che, secondo i Salmi, il Signore abitava nel Tempio.
Dopo la distruzione del secondo Tempio da parte dei Romani, l’ebraismo non fu più la religione del Tempio (del sacrificio e della parola) ma della Sinagoga (in greco=riunione, da sün=insieme e agogè=il condurre), e quindi solamente della Scrittura e della Torah.

Prosegue la lettura e la spiegazione di 1 Re 6,14-22.
A proposito dello sfarzo e dei rivestimenti d’oro del Tempio ricordiamo che S.Francesco obbligava i suoi frati alla povertà personale ma, nello stesso tempo, a recare con sè durante i viaggi missionari una pisside d’oro per collocarvi l’Ostia consacrata qualora avessero trovato il SS. Sacramento non dignitosamente conservato. Come per la dimora del Signore, il Tempio di Gerusalemme, così per l’Ostia consacrata, la povertà non era ammessa. Si trattava di una grande intuizione del Santo perché si era allora agli inizi dell’adorazione eucaristica e non esistevano norme liturgiche precise.

Lettura di 1 Re 6, 23-30.

Nel cap.4 dell’Apocalisse siamo di fronte a un luogo liturgico, al tempio del cielo che prende il posto del Santuario itinerante e del Tempio di Gerusalemme.

v. 3
“Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina.”
Il diaspro è un quarzo a macchie che si scolpisce per decorazioni, mentre la cornalina è una pietra preziosa di colore rosso chiaro o rosso scuro. Sono due termini che rendono l’idea della lucentezza e della grandiosità di Dio.

v. 4
“…ventiquattro vegliardi…”. Ventiquattro è multiplo di dodici, numero simbolico, che per l’ebraismo rappresenta le dodici tribù d’Israele e, per il cristianesimo, i dodici apostoli. Sono soltanto delle ipotesi che lasciano francamente perplessi.

A proposito di questo numero simbolico scopriamo nell’Antico Testamento e precisamente in 1 Cronache 1,25 che Davide istituì ventiquattro classi di sacerdoti cantori (cioè adibiti al canto liturgico): oggi potremmo definirli “salmisti”. Se invece ci riferiamo al giudaismo di quell’epoca, vediamo che i libri della Bibbia ritenuti ispirati erano ventiquattro (in quanto i libri profetici minori in molte tradizioni erano raggruppati in un libro solo). Allora il numero in questione potrebbe rappresentare l’Antico Testamento che rende omaggio al trono di Dio e, come si vedrà in seguito, a Colui che porta a compimento l’Antica Alleanza.

“Vegliardi”. Potremmo tradurre meglio con “anziani”, la cui funzione appare importantissima sia nell’Antico che nel Nuoco Testamento. Ad esempio, dagli “Atti degli Apostoli” risulta che le comunità cristiane prima di assumere importanti decisioni consultassero anche gli anziani. E’ appena il caso di ricordare che “prete” deriva dal greco “presbüs” cioè “anziano”.
I vegliardi che stanno intorno al trono “…avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo…” hanno tre funzioni:
1) sacerdotale, cioè di adorare e, come vedremo dopo, di presentare le preghiere e le offerte dei fedeli al Signore. Notiamo che il sacerdote celebrante la Messa all’offertorio offre a Dio anche le intenzioni, le pene, le gioie dei fedeli;
2) regale, perché i vegliardi portano la corona d’oro sul capo;
3) di governo, perché anch’essi sono assisi sui troni.
Abbiamo quindi ventiquattro personaggi importanti, sacerdoti e re, che governano assieme a Dio.

v. 5
Le sette lampade rappresentano la grandezza dello Spirito.

v. 6
“…quattro esseri viventi…”. Quattro è numero simbolico. Quattro sono i punti cardinali, i venti, gli elementi del mondo. E’ un numero che indica l’universalità e, quindi, questi quattro esseri viventi hanno un’azione di portata universale.

“…pieni d’occhi…”. Sono esseri viventi un po’ strani; gli occhi indicano la multiforme sapienza di Dio, la Sua onniscienza e la Sua provvidenza. Riferimenti biblici di questi strani personaggi, che hanno la funzione di sottolineare il mistero divino, si trovano in Ez. 1 e in Is. 6.

v. 7
I simboli dei nostri esseri viventi rappresentano anche i quattro evangelisti secondo un’interpretazione simbolica data per primo da S.Ireneo e, in seguito, da tutti i Padri della Chiesa.. Quattro è il numero dei Vangeli e indica l’universalità della parola ma nello stesso tempo l’universalità delle persone alle quali si rivolge la parola di Dio.

v. 8
“Santo, santo, santo…”.; “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro…” (v. 11); “Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono…”(v. 3); “Sette lampade accese ardevano davanti al trono…” (v. 5).
Siamo in un contesto liturgico sia come luogo che come situazione; siamo in una liturgia celeste nella quale notiamo un ritmo ternario (“Santo, santo, santo…” v. 8 e “..la gloria, l’onore e la potenza…”” v. 11) che sottolinea la perfezione di Dio. Ci troviamo di fronte a qualche cosa di sublime: all’adorazione di Dio.

v. 10
In questo versetto è contenuta la dichiarazione della superiorità del Signore rispetto all’uomo. Infatti “…i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono…”.
I vegliardi, togliendosi la corona, affermano la supremazia di Dio che è il vero re, mentre loro sono re soltanto per partecipazione. I ventiquattro si comportano perciò ben diversamente dalla bestia e da tutti i re terreni, che mai getterebbero spontaneamente la corona davanti al trono divino.

v. 11
“….perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono.”.
Dio è provvidente. Dio crea le cose e le fa sussistere.

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Venerdi, 12 Ottobre 2018/ Prima Lettura, XXVII Settimana del Tempo Ordinario

12 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 3, 7-14
Quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette.
Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse».
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Parola di Dio

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Giovedi 11 Ottobre 2018 , Prima Lettura della XXVII Settimana del Tempo Ordinario

11 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 3, 1-5
È per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!
Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano!
Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Parola di Dio.

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Mercoledi 10 Ottobre 2018,Prima Lettura XXVII Settimana del Tempo Ordinario

10 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 2,1-2.7-14
Riconobbero la grazia a me conferita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quattordici anni dopo [la mia prima visita], andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.
Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti –, e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.
Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia.
Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».

Parola di Dio

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Prima Lettura del 9 /10/18, XXVII Settimana del Tempo Ordinario

9 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 1, 13-24
Dio si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco.
Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.

Parola di Dio

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Lunedi 8 Ottobre 2018 /XXVII Settimana del Tempo Ordinario, Prima Lettura

8 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 1, 6-12
Il vangelo io non l’ho ricevuto né imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.
Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!
Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 6 Ottobre 2018/XXVI Settimana del Tempo Ordinario

6 ottobre 2018

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Gb 42,1-3.5-6.12-16
Ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo.

Dal libro di Giobbe
Giobbe prese a dire al Signore:
«Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile.
Chi è colui che, da ignorante,
può oscurare il tuo piano?
Davvero ho esposto cose che non capisco,
cose troppo meravigliose per me, che non comprendo.
Io ti conoscevo solo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».
Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. Ebbe anche sette figli e tre figlie. Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea. In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.
Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 5 Ottobre/XXVI Settimana del Tempo Ordinario

5 ottobre 2018

Prima Lettura Gb 38, 1. 12-21; 40, 3-5
Hai mai comandato al mattino, sei mai giunto alle sorgenti del mare?

Dal libro di Giobbe
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
«Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all’aurora,
perché afferri la terra per i lembi
e ne scuota via i malvagi,
ed essa prenda forma come creta premuta da sigillo
e si tinga come un vestito,
e sia negata ai malvagi la loro luce
e sia spezzato il braccio che si alza a colpire?
Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
Ti sono state svelate le porte della morte
e hai visto le porte dell’ombra tenebrosa?
Hai tu considerato quanto si estende la terra?
Dillo, se sai tutto questo!
Qual è la strada dove abita la luce
e dove dimorano le tenebre,
perché tu le possa ricondurre dentro i loro confini
e sappia insegnare loro la via di casa?
Certo, tu lo sai, perché allora eri già nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!».
Giobbe prese a dire al Signore:
«Ecco, non conto niente: che cosa ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca.
Ho parlato una volta, ma non replicherò,
due volte ho parlato, ma non continuerò».

Parola di Dio

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Prima Lettura, del 3 Ottobre 2018/XXVI Settimana del Tempo Ordinario

3 ottobre 2018

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Gb 9, 1-12.14-16
Come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?

Dal libro di Giobbe
Giobbe rispose ai suoi amici dicendo:
In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui,
non gli risponderebbe una volta su mille.
Saggio di mente, potente per la forza,
chi s’è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Trasporta le montagne e non lo sanno,
egli nella sua ira le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge
e alle stelle pone il suo sigillo.
Egli da solo stende i cieli e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione,
le Plèiadi e i penetràli del cielo australe.
Fa cose tanto grandi da non potersi indagare, meraviglie da non potersi contare.
Ecco, mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non m’accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: «Che fai?».
Tanto meno io potrei rispondergli, trovare parole da dirgli!
Se avessi anche ragione, non risponderei,
al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se io lo invocassi e mi rispondesse,
non crederei che abbia scoltato la mia voce.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 1 Ottobre 2018/ XXVI Settimana del Tempo Ordinario

1 ottobre 2018

Prima Lettura Gb 1, 6-22
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!

Dal libro di Giobbe
Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore.
Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 28 Settembre 2018/XXV Settimana del Tempo Ordinario

28 settembre 2018

Prima Lettura Qo 3, 1-11
Ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.

Dal libro del Qoèlet
Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare quel che si è piantato.
Un tempo per uccidere e un tempo per curare,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per strappare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
Che guadagno ha chi si dà da fare con fatica?
Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini perché vi si affatichino. Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo; inoltre ha posto nel loro cuore la durata dei tempi, senza però che gli uomini possano trovare la ragione di ciò che Dio compie dal principio alla fine.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 27 Settembre 2018/ XXV Settimana del Tempo Ordinario

27 settembre 2018

Prima Lettura Qo 1, 2-11
Non c’è niente di nuovo sotto il sole.

Dal libro del Qoèlet
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 26 Settembre 2018/XXV Settimana del Tempo Ordinario

26 settembre 2018

Prima Lettura Pr 30, 5-9
Non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il mio pezzo di pane.

Dal libro dei Proverbi
Ogni parola di Dio è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Non aggiungere nulla alle sue parole,
perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo.
Io ti domando due cose,
non negarmele prima che io muoia:
tieni lontano da me falsità e menzogna,
non darmi né povertà né ricchezza,
ma fammi avere il mio pezzo di pane,
perché, una volta sazio, io non ti rinneghi
e dica: «Chi è il Signore?»,
oppure, ridotto all’indigenza, non rubi
e abusi del nome del mio Dio.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 25 Settembre 2018, XXV Settimana del Tempo Ordinario

25 settembre 2018

Prima Lettura Pr 21, 1-6.10-13
Proverbi di carattere vario.

Dal libro dei Proverbi
Il cuore del re è un canale d’acqua in mano al Signore:
lo dirige dovunque egli vuole.
Agli occhi dell’uomo tutte le sue vie sono rette,
ma chi pesa i cuori è il Signore.
Praticare la giustizia e l’equità
per il Signore vale più di un sacrificio.
Occhi alteri e cuore superbo, lucerna degli empi, è il peccato.
I piani dell’uomo diligente si risolvono in profitto,
ma chi è precipitoso va verso l’indigenza.
Accumular tesori a forza di menzogne
è vanità effimera di chi cerca la morte.
L’anima del malvagio desidera far il male
e ai suoi occhi il prossimo non trova pietà.
Quando il beffardo vien punito, l’inesperto diventa saggio
e quando il saggio viene istruito, accresce il sapere.
Il Giusto osserva la casa dell’empio
e precipita gli empi nella sventura.
Chi chiude l’orecchio al grido del povero
invocherà a sua volta e non otterrà risposta.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 24 Settembre 2018, XXV Settimana del Tempo Ordinario

24 settembre 2018

Prima Lettura Pr 3, 27-34
Il Signore ha in orrore il perverso.

Dal libro dei Proverbi
Figlio mio:
non negare un bene a chi ne ha il diritto,
se hai la possibilità di farlo.
Non dire al tuo prossimo:
«Va’, ripassa, te lo darò domani»,
se tu possiedi ciò che ti chiede.
Non tramare il male contro il tuo prossimo,
mentre egli dimora fiducioso presso di te.
Non litigare senza motivo con nessuno,
se non ti ha fatto nulla di male.
Non invidiare l’uomo violento
e non irritarti per tutti i suoi successi,
perché il Signore ha in orrore il perverso,
mentre la sua amicizia è per i giusti.
La maledizione del Signore è sulla casa del malvagio,
mentre egli benedice la dimora dei giusti.
Dei beffardi egli si fa beffe
e agli umili concede la sua benevolenza.

Parola di Dio

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Prima lettura del 22 Settembre 2018 , XXIV Settimana del Tempo Ordinario

22 settembre 2018

Prima Lettura 1 Cor 15,35-37.42-49

È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, qualcuno dirà: «Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale.
Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale. Sta scritto infatti che il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è fatto di terra; il secondo uomo viene dal cielo. Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.

Parola di Dio

Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

20 giugno 2015

La risurrezione di Gesù

Gesú ha il potere sopra la propria morte

I discepoli andarono al posto dove i soldati lo avevano ucciso e presero il suo corpo e lo portarono in una caverna; un posto fresco. I soldati misero una grande pietra davanti all’apertura della caverna e fecero la guardia. I discepoli di Gesú non poterono preparare il suo corpo per il funerale perché era giorno di festa.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

18 giugno 2015

L’arresto e la crocifissione di Gesù

Egli diede la sua vita per noi

Dopo l’ultima cena Gesú e i suoi discepoli lasciarono la città per andare a pregare.

Mentre Gesú pregava, Giuda portò i soldati i quali lo arrestarono. I soldati portarono Gesú ai capi dei sacerdoti. I soldati picchiarono Gesú e cercarono di farlo confessare. Gesú rifiutò. I capi lo portarono dal re.

Il re disse: “Quest’uomo non ha fatto niente di male.” Ma i capi dei sacerdoti dissero: “Ammazzalo.”

Il re fece frustare Gesú 39 volte. I capi insistevano a volerlo morto. I soldati lo picchiarono e si beffarono di lui e finalmente il re diede il suo consenso a uccidere Gesú.

I soldati presero Gesú e lo portarono fuori dalla città. I soldati misero dei grandi chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi e delle spine intorno alla sua testa. Poi alzarono la croce. Gesú soffriva dei dolori tremendi sulla croce e poteva appena respirare. I soldati offrirono del vino a Gesú ma egli rifiutò.

Quando Gesú morì, disse: “È finito.”

Gesú soffrì la punizione per i peccati del mondo intero. Un’uomo innocente pagò per ogni peccatore.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

16 giugno 2015

La santa Cena

Gesú ci mostrò le qualità d’un capo buono e ci mostrò il modo di poterlo ricordare

Gesú era in Gerusalemme ed aveva predicato fino al punto che i capi religiosi si adirarono con lui. I capi religiosi erano pronti di arrestarlo. Gesú radunò i suoi discepoli per cenare ed istruirli. La sua missione si avvicinava alla fine.

Gesú disse loro che questa, per un bel po’ di tempo, sarebbe stata l’ultima cena in cui erano insieme. Gesú si alzò, si levò il suo soprabito e mise un’asciugamano intorna alla sua vita. Gesú disse ai suoi discepoli: “Voi, l’un l’altro, dovete lavare i vostri piedi.” I discepoli esitarono, ma Gesú insistette che egli avrebbe lavato i loro piedi. Gesú disse: “Questo esempio è per dimostrarvi, che i capi dovrebbero essere dei servi.”

Inoltre egli racommandò loro: “Seguite i miei comandamenti.” Dopo identificò Giuda come traditore. Giuda s’alzò e andò a tradire Gesú.

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Una Storia per Tutti, La Bibbia dei Piccoli

14 giugno 2015

Gesú guarisce un uomo cieco

Gesú ha il potere sopra le malattie

Gesú andò al posto di preghiera nel giorno di preghiera. Lasciando il posto di preghiera, vide un uomo cieco che chiedeva elemosina. I suoi discepoli chiesero: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché è nato cieco?”

“Nessuno ha peccato,” disse Gesú, “è cieco, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.”

Gesú prese del fango della terra e ne spalmò gli occhi del cieco.  Gesú disse al cieco d’andare a lavare i suoi occhi. Il cieco dunque andò, si lavò i suoi occhi e tornò che ci vedeva!  La gente lo vide e domandò: “Non è questo colui che stava seduto a chieder l’elemosina?” Alcuni dissero: “Non è lui… ma gli somiglia.” Altri dissero: “È lui”.

I capi religiosi domandarono all’uomo che prima era stato cieco; “ Com’è che ti sono stati aperti gli occhi?”

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

11 giugno 2015

Gesú alimenta un gran numero di persone

Gesú si prende cura dei bisogni della gente

Sempre più persone seguivano Gesú. Essi volevano ascoltarlo. Essi volevano essere guariti. Migliaia di persone erano con lui giorno e notte.

Un giorno, Gesú ed i suoi apostoli lasciarono la gente indietro ed andarono in un posto in disparte. Più di 5000 persone li seguirono in questo posto. Quando venne la sera, la gente ebbe fame. I suoi apostoli dissero: “Lascia andare la folla, perché se ne vada per i villaggi e per le campagne vicine per trovarvi cibo.” Gesú rispose: “Dove troveranno cibo? Date loro voi da mangiare.” (Cibo per questo numero di persone = lo stipendio di 200 giorni.)

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Una Storia per tutti, la Bibbia dei Piccoli

9 giugno 2015

Gesú guarisce una bambina

Gesú ha il potere sopra la morte

Gesú insegnò e guarì e molti vennero  da lui con i loro problemi. Un giorno uno dei capi della sinagoga venne da Gesú e lo pregò di venire con lui a casa suo e guarire sua figlia. Ella era molto malata. Il padre della bambina disse: “Vieni a posare le mani su di lei, affinché sia salva e viva”.

Gesú lo seguì a casa suo. Prima di arrivare, Gesú sentì la gente che piangeva e urlava. Parecchie persone dissero: ”Tua figlia è morta”.

Gesú disse: “Non temere, soltanto continua ad aver fede! Ella non è morta, ma dorme.”  La gente addolorata rise di luiGesú mandò tutti fuori dalla camera tranne i genitori della bambina e Pietro, Giacomo e Giovanni.

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Una Storia per tutti, la Bibbia dei Piccoli

5 giugno 2015

Gesú guarisce l’uomo indemoniato

Gesú ha il potere sopra il male

Nell’ultima storia Gesú calmò una tempesta. C’era un uomo che viveva dall’altra parte del lago. Egli era posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva la sua dimora nei sepolcri. Quest’uomo era nudo. La gente tentò di legarlo con delle catene, ma egli fuggiva sempre. Egli faceva del male a se stesso perchè era completamente fuori di se.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

3 giugno 2015

Gesú calma il mare

 

Gesú ebbe il potere sopra la natura.

Dopo essere battezzato, tanta gente venne da lui per sentirlo predicare. Egli curò anche della gente e fece altri miracoli. Gesú scelse 12 discepoli. Egli insegnò loro ed essi andarono con lui.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla prima lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 2, 1-16,e Preghiera di Sant’Agostino

31 maggio 2015

Il grande mistero della volontà d Dio

Fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi presentai ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Sta scritto infatti:
Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano (Is 64, 4).
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L’uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L’uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.
Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? (Sap 9, 13).
Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

30 maggio 2015

Il Battesimo di Gesù

Gesú cominciò il suo sacerdozio con il battesimo

Dio mandò un profeta di nome Giovanni. Egli era un cugino di Gesú, egli predicava nel deserto, non nella città.

Giovanni diceva alla gente di pentirsi, di seguire Dio, di agire giustamente, e  battezzava la gente. Quando una persona viene battezzata, essa diventa una persona nuova. La persona vecchia è cancellata, morta e sepolta. Giovanni diceva alla gente di lavorare e di essere contenta con quello che aveva, e di fare del bene. La gente domandava a Giovanni, se egli fosse il salvatore. Egli rispondeva: “Qualcuno verrà dopo di me e io non sono degno di portargli i calzari.” Egli diceva anche: “Preparate la strada per il Signore.” Egli intendeva dire Gesú.

Quando Gesú ebbe circa 30 anni, cominciò il suo sacerdozio andando dove Giovanni predicava.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura,Dal libro di Giobbe 12, 1-25, E Preghiera a Maria Madre di Gesù di San Germano

29 maggio 2015

Risposta di Giobbe: Dio ha in mano ogni vivente;

 

egli domina l’umana sapienza
Giobbe allora rispose agli amici:
E’ vero, sì, che voi siete la voce del popolo
e la sapienza morirà con voi!
Anch’io però ho senno come voi,
e non sono da meno di voi;
chi non sa cose simili?
Ludibrio del suo amico è diventato
chi grida a Dio perché gli risponda;
ludibrio il giusto, l’integro!
«Per la sventura, disprezzo»,
pensa la gente prosperosa,
«spinte, a colui che ha il piede tremante».
Le tende dei ladri sono tranquille,
c’è sicurezza per chi provoca Dio,
per chi vuol ridurre Dio in suo potere.
Ma interroga pure le bestie, perché ti ammaestrino,
gli uccelli del cielo, perché ti informino,
o i rettili della terra, perché ti istruiscano
o i pesci del mare perché te lo faccian sapere.
Chi non sa, fra tutti questi esseri,
che la mano del Signore ha fatto questo?
Egli ha in mano l’anima di ogni vivente
e il soffio d’ogni carne umana.
L’orecchio non distingue forse le parole
e il palato non assapora i cibi?
Nei canuti sta la saggezza
e nella vita lunga la prudenza.
In lui risiede la sapienza e la forza,
a lui appartiene il consiglio e la prudenza!
Ecco, se egli demolisce, non si può ricostruire,
se imprigiona uno, non si può liberare.
Se trattiene le acque, tutto si secca,
se le lascia andare, devastano la terra.
Da lui viene potenza e sagacia,
a lui appartiene l’ingannato e l’ingannatore.
Rende stolti i consiglieri della terra,
priva i giudici di senno;
scioglie la cintura dei re
e cinge i loro fianchi d’una corda.
Fa andare scalzi i sacerdoti
e rovescia i potenti.
Toglie la favella ai più veraci
e priva del senno i vegliardi.
Sui nobili spande il disprezzo
e allenta la cintura ai forti.
Strappa dalle tenebre i segreti
e porta alla luce le cose oscure.
Fa grandi i popoli e li lascia perire,
estende le nazioni e le abbandona.
Toglie il senno ai capi del paese
e li fa vagare per solitudini senza strade,
vanno a tastoni per le tenebre, senza luce,
e barcollano come ubriachi.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal libro di Giobbe 11, 1-20, E Preghiera a Maria nel Mese di Maggio

28 maggio 2015

Discorso di Zofar: Credi tu di scrutare l’intimo di Dio?

Zofar il Naamatita prese la parola e disse:
A tante parole non si darà risposta?
O il loquace dovrà aver ragione?
I tuoi sproloqui faranno tacere la gente?
Ti farai beffe, senza che alcuno ti svergogni?
Tu dici: «Pura è la mia condotta,
io sono irreprensibile agli occhi di lui».
Tuttavia, volesse Dio parlare
e aprire le labbra contro di te,
per manifestarti i segreti della sapienza,
che sono così difficili all’intelletto,
allora sapresti che Dio ti condona
parte della tua colpa.
Credi tu di scrutare l’intimo di Dio
o di penetrare la perfezione dell’Onnipotente?
E’ più alta del cielo: che cosa puoi fare?
E’ più profonda degli inferi: che ne sai?
Più lunga della terra ne è la dimensione,
più vasta del mare.
Se egli assale e imprigiona
e chiama in giudizio, chi glielo può impedire?
Egli conosce gli uomini fallaci,
vede l’iniquità e l’osserva:
l’uomo stolto mette giudizio
e da onagro indomito diventa docile.
Ora, se tu a Dio dirigerai il cuore
e tenderai a lui le tue palme,
se allontanerai l’iniquità che è nella tua mano
e non farai abitare l’ingiustizia nelle tue tende,
allora potrai alzare la faccia senza macchia
e sarai saldo e non avrai timori,
perché dimenticherai l’affanno
e te ne ricorderai come di acqua passata;
più del sole meridiano splenderà la tua vita,
l’oscurità sarà per te come l’aurora.
Ti terrai sicuro per ciò che ti attende
e, guardandoti attorno, riposerai tranquillo.
Ti coricherai e nessuno ti disturberà,
molti anzi cercheranno i tuoi favori.
Ma gli occhi dei malvagi languiranno,
ogni scampo è per essi perduto,
unica loro speranza è l’ultimo respiro!

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

28 maggio 2015

La nascita di Gesù

Dio mantiene le sue promesse ed invia un bambino speciale

Dio aveva mandato tanti profeti alla gente, i quali proclamarono che Dio avrebbe mandato qualcuno per salvarla della punizione dei suoi peccati.

Nella terra promessa c’era un uomo di nome Giuseppe che era fidanzato con una giovane donna di nome Maria.

Maria non aveva mai avuto una relazione con un uomo, ma Dio creò un figlio nel suo ventre con l’aiuto dello Spirito Santo. Quando Giuseppe seppe che ella era incinta, ebbe in anima di divorziarla. Angeli visitarono Giuseppe e Maria, dicendo: “Questo è di Dio.” Giuseppe sposò Maria come era stato detto dall’Angelo di Dio. Però non ebbe nessuna relazione sessuale con Maria prima della nascita del suo figlio.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal libro di Giobbe 7, 1-21,E Preghiera a Maria

27 maggio 2015

Giobbe, oppresso dal tedio della vita, grida contro Dio

Giobbe esclamò:
Non ha forse un duro lavoro l’uomo sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli
d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me son toccati mesi d’illusione
e notti di dolore mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
Si allungano le ombre
e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
Ricoperta di vermi e croste è la mia carne,
raggrinzita è la mia pelle e si disfà.
I miei giorni sono stati più veloci d’una spola,
sono finiti senza speranza.
Ricordati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene.
Non mi scorgerà più l’occhio di chi mi vede:
i tuoi occhi saranno su di me e io più non sarò.
Una nube svanisce e se ne va,
così chi scende agl’inferi più non risale;
non tornerà più nella sua casa,
mai più lo rivedrà la sua dimora.
Ma io non terrò chiusa la mia bocca,
parlerò nell’angoscia del mio spirito,
mi lamenterò nell’amarezza del mio cuore!
Son io forse il mare oppure un mostro marino,
perché tu mi metta accanto una guardia?
Quando io dico: «Il mio giaciglio mi darà sollievo,
il mio letto allevierà la mia sofferenza»,
tu allora mi spaventi con sogni
e con fantasmi tu mi atterrisci.
Preferirei essere soffocato,
la morte piuttosto che questi miei dolori!
Io mi disfaccio, non vivrò più a lungo.
Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni.
Che è quest’uomo che tu nei fai tanto conto
e a lui rivolgi la tua attenzione
e lo scruti ogni mattina
e ad ogni istante lo metti alla prova?
Fino a quando da me non toglierai lo sguardo
e non mi lascerai inghiottire la saliva?
Se ho peccato, che cosa ti ho fatto,
o custode dell’uomo?
Perché m’hai preso a bersaglio
e ti son diventato di peso?
Perché non cancelli il mio peccato
e non dimentichi la mia iniquità?
Ben presto giacerò nella polvere,
mi cercherai, ma più non sarò!.

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Una Storia per Tutti, La Bibbia dei Piccoli

26 maggio 2015

Il serpente di rame

Dio è misericordosio e provvede una via di salvezza.

Egli vuole che noi agiamo secondo la Sua volontà.

Durante la migrazione il popolo di Dio continuò a lamentarsi e non ebbe fiducia in Dio. All’arrivo al confine della terra promessa, Dio disse a Mosè di mandare alcune persone nel paese per esplorarlo. La terra era molto buona, ma siccome c’era pericolo, essi dovevano affidarsi a Dio.

La gente si rifiutò d’entrare nella terra che Dio aveva dato loro. A causa della loro mancanza di fede, Dio decise di distruggere il suo popolo, ma Mosè pregò e Dio ascoltò la sua preghiera. Dio disse a Mosè di dare il messaggio al suo popolo che esso avrebbe dovuto vagare nel deserto per 40 anni. Dio disse che tutti quelli che si erano rifiutati d’entrare nella terra promessa, non vi sarebbero mai entrati.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal libro di Giobbe 2, 1-13, E Preghiera a Santa Maria Maddalena de Pazzi Vergine

25 maggio 2015

Giobbe, tutto ricoperto di piaghe, è visitato dagli amici

Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore, anche satana andò in mezzo a loro a presentarsi al Signore. Il Signore disse a satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Da un giro sulla terra che ho percorsa». Il Signore disse a satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio ed è alieno dal male. Egli è ancor saldo nella sua integrità; tu mi hai spinto contro di lui, senza ragione, per rovinarlo». Satana rispose al Signore: «Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!». Il Signore disse a satana: «Eccolo nelle tue mani! Soltanto risparmia la sua vita».
Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo. Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: «Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!». Ma egli le rispose: «Come parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».
In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.
Nel frattempo tre amici di Giobbe erano venuti a sapere di tutte le disgrazie che si erano abbattute su di lui. Partirono, ciascuno dalla sua contrada, Elifaz il Temanita, Bildad il Suchita e Zofar il Naamatita, e si accordarono per andare a condolersi con lui e a consolarlo. Alzarono gli occhi da lontano ma non lo riconobbero e, dando in grida, si misero a piangere. Ognuno si stracciò le vesti e si cosparse il capo di polvere. Poi sedettero accanto a lui in terra, per sette giorni e sette notti, e nessuno gli rivolse una parola, perché vedevano che molto grande era il suo dolore.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, alla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 8, 5-27, E Preghiera Allo Spirito Santo di Giovanni Paolo II

24 maggio 2015

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio

Fratelli, quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace. Infatti i desideri della carne sono in rivolta contro Dio, perché non si sottomettono alla sua legge e neanche lo potrebbero. Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio.
Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete. Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!». Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi.
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Poiché nella speranza noi siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se visto, non è più speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe ancora sperarlo? Ma se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio.

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Una Storia per Tutti, La Bibbia dei Piccoli

24 maggio 2015

I dieci comandamenti

Dio si aspetta rettitudine

I discendenti di Abramo lasciarono l’Egitto. Gli Egiziani furono molto adirati e mandarono un esercito a catturarli. Il popolo di Dio ero numeroso e per quello era facile trovarlo nel deserto. Esso arrivò alla riva di una grande distesa acqua e non poté andare avanti! Dio apri le acque e la gente camminò sulla terra asciutta. Quando l’esercito Egiziano entrò nel passaggio, Dio chiuse le acque e tutti i soldati dell’esercito Egiziano morirono.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura , Terza lettera di san Giovanni, apostolo , E Preghiera allo Spirito Santo

23 maggio 2015

Camminiamo nella verità

Io, il presbitero, al carissimo Gaio, che amo nella verità. Carissimo, faccio voti che tutto vada bene e che tu sia in buona salute, come va bene per la tua anima. Molto infatti mi sono rallegrato quando sono giunti alcuni fratelli e hanno reso testimonianza che tu sei verace in quanto tu cammini nella verità. Non ho gioia più grande di questa, sapere che i miei figli camminano nella verità.
Carissimo, tu ti comporti fedelmente in tutto ciò che fai in favore dei fratelli, benché forestieri. Essi hanno reso testimonianza della tua carità davanti alla Chiesa, e farai bene a provvederli nel viaggio in modo degno di Dio, perché sono partiti per amore del nome di Cristo, senza accettare nulla dai pagani. Noi dobbiamo perciò accogliere tali persone per cooperare alla diffusione della verità.
Ho scritto qualche parola alla Chiesa, ma Diotrefe, che ambisce il primo posto tra loro, non ci vuole accogliere. Per questo, se verrò, gli rinfaccerò le cose che va facendo, sparlando contro di noi con voci maligne. Non contento di questo, non riceve personalmente i fratelli e impedisce di farlo a quelli che lo vorrebbero e li scaccia dalla Chiesa.
Carissimo, non imitare il male, ma il bene. Chi fa il bene è da Dio; chi fa il male non ha veduto Dio.
Quanto a Demetrio, tutti gli rendono testimonianza, anche la stessa verità; anche noi ne diamo testimonianza e tu sai che la nostra testimonianza è veritiera.
Molte cose avrei da scriverti, ma non voglio farlo con inchiostro e penna. Spero però di vederti presto e parleremo a viva voce.
La pace sia con te. Gli amici ti salutano. Saluta gli amici ad uno ad uno.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Seconda lettera di san Giovanni, apostolo, E Preghiera a Santa Rita da Cascia

22 maggio 2015

Chi rimane nella dottrina possiede il Padre e il Figlio

Io, il presbitero, alla Signora eletta e ai suoi figli che amo nella verità, e non io soltanto, ma tutti quelli che hanno conosciuto la verità, a causa della verità che dimora in noi e dimorerà con noi in eterno: grazia, misericordia e pace siano con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore.
Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre. E ora prego te, Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto fin dal principio, che ci amiamo gli uni gli altri. E in questo sta l’amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti. Questo è il comandamento che avete appreso fin dal principio; camminate in esso.
Poiché molti sono i seduttori che sono apparsi nel mondo, i quali non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi, perché non abbiate a perdere quello che avete conseguito, ma possiate ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio.
Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse.
Molte cose avrei da scrivervi, ma non ho voluto farlo per mezzo di carta e di inchiostro; ho speranza di venire da voi e di poter parlare a viva voce, perché la nostra gioia sia piena.
Ti salutano i figli della eletta tua sorella.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 5, 13-21, E Preghiera a San Michele Arcangelo

21 maggio 2015

 

La preghiera per chi ha peccato

Carissimi, questo vi ho scritto perché sappiate che possedete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.
Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto.
Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita; s’intende a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte: c’è infatti un peccato che conduce alla morte; per questo dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte.
Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del maligno. Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio e nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna.
Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!

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Una Storia per Tutti, La Bibbia dei Piccoli

21 maggio 2015

Il pruno ardente

Dio chiama un’uomo a salvare il suo popolo

Una famiglia ebbe fede e tenne nascosto un bambino di nome Mosè, perchè il re aveva dato l’ordine d’ammazzare tutti i discendenti maschili. Quando crebbe tanto che non potè più tenerlo nascosto, la sua famiglia lo mise in un canestro e lo lasciò galleggiare sul fiume Nilo. La figlia del re trovò Mosè quando stava facendo il bagno lungo il fiume e lo allevò. Quando Mosè fu un giovanotto, uccise uno che stava percoutendo uno dei discendenti d’Abramo – il popolo di Dio. Mosè scappò nel deserto dove vagò mentre Dio lo preparavo alla liberazione della famiglia d’Abramo. Un giorno, mentre Mosè pascolava la gregge, vide un pruno che era tutto in fiamme, ma non si consumava.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 5, 1-12, E Preghiera a San Bernardino da Siena Sacerdote

20 maggio 2015

Questa è la vittoria sul mondo: la nostra fede

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato. Da questo conosciamo di amare i figli di Dio: se amiamo Dio e ne osserviamo i comandamenti, perché in questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti; e i suoi comandamenti non sono gravosi. Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede.
E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio? Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua e il sangue, e questi tre sono concordi. Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore; e la testimonianza di Dio è quella che ha dato al suo Figlio. Chi crede nel Figlio di Dio, ha questa testimonianza in sé. Chi non crede a Dio, fa di lui un bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha reso a suo Figlio. E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna e questa vita è nel suo Figlio. Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.

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Ufficio delle letture, Prima Lettura , Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 4, 11-21, Preghiera alla Beata Pina Suriano

19 maggio 2015

Dio è amore

Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.
Per questo l’amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

19 maggio 2015

Egitto

Dio mantiene le sue promesse e benedice quelli che hanno fede in Dio.

I discendenti di Abramo si traslocarono in Egitto per sfuggire alla fame. Dal re ottennero un pezzo di terra. Era terra buona. Vissero lì per 400 anni senza preoccupazione. Dio  li benediceva ed essi si moltiplicarono molto, divennero numerosi e molto potenti. Egitto ebbe un nuovo re, il quale disse: “La famiglia d’Abramo è troppo grande; c’è il pericolo che vengano a conquistarci.” Quel re li mise in schiavitù e fece costruire da loro una città di mattoni. Però, per la benedizione di Dio, il popolo si moltiplicava e si estendeva. Il re li trattenne ancora più severamente. Ciò nonostante, erano ancora benedetti. Indi il re comminciò a far uccidere i bambini maschi. I tempi erano duri davvero.

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Ufficio delle letture, Prima Lettura, Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 4, 1-10,•Preghiera a S.Giovanni Bosco

18 maggio 2015

Dio ci ha amati per primo

Carissimi, non prestate fede a ogni ispirazione, ma mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo. Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto questi falsi profeti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalle lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo 4, 1-24, e Preghiera per l’Ascensione di Gesù

17 maggio 2015

Ascendendo in cielo, Cristo ha distribuito doni agli uomini

Fratelli, vi esorto io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto:
Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini (Sal 67, 19).
Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
E’ lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.
Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

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Una Storia per Tutti, La Bibbia dei Piccoli

17 maggio 2015
  1. Abraamo e Isacco

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Dio ha un piano

Ci fu un’uomo retto chiamato Abraamo. Dio lo scelse perchè era un’uomo credente. Aveva fiducia in Dio. Abraamo aveva una moglie di nome Sarai. Egli non aveva figli, ma era lo zio di Lot.

Dio chiese ad Abraamo di migrare da dove viveva ad un posto che non conosceva.

Abraamo raccolse i suoi averi e si trasferì. Siccome Abraamo ebbe fede, Dio gli fece alcune promesse: avrebbe avuto della terra propria. Avrebbe avuto tanti figli. Tutta la gente del mondo sarebbe benedetta per merito dei suoi figli.

Abraamo credè in Dio, ma divenne un’uomo vecchio senza che sua moglie avesse figli. Sarai era molto piu vecchia d’una donna in età di avere figli.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 3,18-24, e Preghiera alla Madonna del Carmelo

16 maggio 2015

Il comandamento della fede e dell’amore

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio; e qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quel che è gradito a lui.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura,Dalla prima lettera di san Giovanni, apostolo 3, 11-17, e Preghiera a Sant’Isidoro Agricoltore

15 maggio 2015

La carità fraterna

Carissimi, questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal maligno e uccise il suo fratello. E per qual motivo l’uccise? Perché le opere sue erano malvage, mentre quelle di suo fratello eran giuste.
Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia. Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. Chiunque odia il proprio fratello è omicida, e voi sapete che nessun omicida possiede in se stesso la vita eterna.
Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio?

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Una Storia per Tutti, la Bibbia dei Piccoli

15 maggio 2015
  1. Sodoma e Gomorra

Dio non tollera il peccato e lo punisce

C’erano due città – Sodoma e Gomorra che erano dedite al peccato. A Sodoma viveva, con la moglie e due figlie, un uomo retto, che si chiamava Lot. Anch’essi erano peccatori, ma non come gli altri abitanti della città.

A causa dei peccati delle due città, Dio decise di distruggere Sodoma e Gomorra.

Dio sapeva che Lot era un’uomo retto e per questo Dio provò compassione di Lot. Dio mandò due angeli a Lot per avvertirlo della distruzione della città la mattina seguente.

La gente della città venne alla casa di Lot e volle attaccare gli angeli.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura,Dagli Atti degli Apostoli 5, 12-32

14 maggio 2015

 Gli Apostoli nella Chiesa primitiva

In quei giorni, molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; degli altri, nessuno osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava. Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi e tutti venivano guariti.
Si alzò allora il sommo sacerdote e quelli della sua parte, cioè la setta dei sadducei, pieni di livore, e fatti arrestare gli apostoli li fecero gettare nella prigione pubblica. Ma durante la notte un angelo del Signore aprì le porte della prigione, li condusse fuori e disse: «Andate, e mettetevi a predicare al popolo nel tempio tutte queste parole di vita». Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il sinedrio e tutti gli anziani dei figli d’Israele; mandarono quindi a prelevare gli apostoli nella prigione. Ma gli incaricati, giunti sul posto, non li trovarono nella prigione e tornarono a riferire: «Abbiamo trovato il carcere scrupolosamente sbarrato e le guardie ai loro posti davanti alla porta, ma, dopo aver aperto, non abbiamo trovato dentro nessuno». Udite queste parole, il capitano del tempio e i sommi sacerdoti si domandavano perplessi che cosa mai significasse tutto questo, quando arrivò un tale ad annunziare: «Ecco, gli uomini che avete messo in prigione si trovano nel tempio a insegnare al popolo».
Allora il capitano uscì con le sue guardie e li condusse via, ma senza violenza, per timore di esser presi a sassate dal popolo. Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote cominciò a interrogarli dicendo: «Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui, ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell’uomo». Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avevate ucciso appendendolo alla croce. Dio lo ha innalzato con la sua destra facendolo capo e salvatore, per dare a Israele la grazia della conversione e il perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che si sottomettono a lui».

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