Archive for the ‘Brani biblici famosi’ Category

Genesi, Capitolo 27

10 aprile 2019

[1] Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: “Figlio mio”. Gli rispose: “Eccomi”.

[2] Riprese: “Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte.

[3] Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in campagna e prendi per me della selvaggina.

[4] Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché io ti benedica prima di morire”.

[5] Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.

[6] Rebecca disse al figlio Giacobbe: “Ecco, ho sentito tuo padre dire a tuo fratello Esaù:

[7] Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti benedirò davanti al Signore prima della morte.

[8] Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:

[9] Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.

[10] Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti benedica prima della sua morte”.

[11] Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: “Sai che mio fratello Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia.

[12] Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una benedizione”.

[13] Ma sua madre gli disse: “Ricada su di me la tua maledizione, figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti”.

[14] Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.

[15] Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe;

[16] con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo.

[17] Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato.

[18] Così egli venne dal padre e disse: “Padre mio”. Rispose: “Eccomi; chi sei tu, figlio mio?”.

[19] Giacobbe rispose al padre: “Io sono Esaù, il tuo primogento. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica”.

[20] Isacco disse al figlio: “Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!”. Rispose: “Il Signore me l’ha fatta capitare davanti”.

[21] Ma Isacco gli disse: “Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no”.

[22] Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: “La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù”.

[23] Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.

[24] Gli disse ancora: “Tu sei proprio il mio figlio Esaù?”. Rispose: “Lo sono”.

[25] Allora disse: “Porgimi da mangiare della selvaggina del mio figlio, perché io ti benedica”. Gliene servì ed egli mangiò, gli portò il vino ed egli bevve.

[26] Poi suo padre Isacco gli disse: “Avvicinati e baciami, figlio mio!”.

[27] Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l’odore degli abiti di lui e lo benedisse:
“Ecco l’odore del mio figlio
come l’odore di un campo
che il Signore ha benedetto.

[28] Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.

[29] Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!”.

[30] Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo fratello.

[31] Anch’egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre e gli aveva detto: “Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo figlio, perché tu mi benedica”.

[32] Gli disse suo padre Isacco: “Chi sei tu?”. Rispose: “Io sono il tuo figlio primogenito Esaù”.

[33] Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: “Chi era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l’ho benedetto e benedetto resterà”.
[34] Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte, amarissime grida. Egli disse a suo padre: “Benedici anche me, padre mio!”.

[35] Rispose: “È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la tua benedizione”.

[36] Riprese: “Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato già due volte? già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha carpito la mia benedizione!”. Poi soggiunse: “Non hai forse riservato qualche benedizione per me?”.

[37] Isacco rispose e disse a Esaù: “Ecco, io l’ho costituito tuo signore e gli ho dato come servi tutti i suoi fratelli; l’ho provveduto di frumento e di mosto; per te che cosa mai potrò fare, figlio mio?”.

[38] Esaù disse al padre: “Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!”. Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse.

[39] Allora suo padre Isacco prese la parola e gli disse:
“Ecco, lungi dalle terre grasse
sarà la tua sede
e lungi dalla rugiada del cielo dall’alto.

[40] Vivrai della tua spada
e servirai tuo fratello;
ma poi, quando ti riscuoterai,
spezzerai il suo giogo dal tuo collo”.

[41] Esaù perseguitò Giacobbe per la benedizione che suo padre gli aveva dato. Pensò Esaù: “Si avvicinano i giorni del lutto per mio padre; allora ucciderò mio fratello Giacobbe”.

[42] Ma furono riferite a Rebecca le parole di Esaù, suo figlio maggiore, ed essa mandò a chiamare il figlio minore Giacobbe e gli disse: “Esaù tuo fratello vuol vendicarsi di te uccidendoti.

[43] Ebbene, figlio mio, obbedisci alla mia voce: su, fuggi a Carran da mio fratello Làbano.

[44] Rimarrai con lui qualche tempo, finché l’ira di tuo fratello si sarà placata;

[45] finché si sarà palcata contro di te la collera di tuo fratello e si sarà dimenticato di quello che gli hai fatto. Allora io manderò a prenderti di là. Perché dovrei venir privata di voi due in un sol giorno?”.

[46] Poi Rebecca disse a Isacco: “Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?”.

Spiegazione

Le promesse del Messia e della terra di Canaan erano state trasmesse a Isacco. Isacco, avendo adesso circa 135 anni ed i suoi figli 75 anni e non considerando vera la parola Divina che riguardava i suoi due figli e cioè che il maggiore avrebbe dovuto servire il minore, si decise a porre tutto l’onore e la potenza che erano contenuti nella promessa su Esaù, il figlio più grande. Siamo molto più inclini a regolarci secondo la nostra ragione che secondo la divina rivelazione e pertanto spesso ci smarriamo nel cammino.

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Genesi, Capitolo 26

18 marzo 2019

[1] Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.

[2] Gli apparve il Signore e gli disse: “Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò.

[3] Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.

[4] Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza;

[5] per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi”.

[6] Così Isacco dimorò in Gerar.

[7] Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: “È mia sorella”; infatti aveva timore di dire: “È mia moglie”, pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell’aspetto.

[8] Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.

[9] Abimèlech chiamò Isacco e disse: “Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?”. Gli rispose Isacco: “Perché mi son detto: io non muoia per causa di lei!”.

[10] Riprese Abimèlech: “Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa”.

[11] Abimèlech diede quest’ordine a tutto il popolo: “Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!”.

[12] Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.

[13] E l’uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo:

[14] possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.

[15] Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.

[16] Abimèlech disse ad Isacco: “Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi”.

[17] Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì.

[18] Isacco tornò a scavare i pozzi d’acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.

[19] I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.

[20] Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: “L’acqua è nostra!”.
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui.

[21] Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna.

[22] Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: “Ora il Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese”.

[23] Di là andò a Bersabea.

[24] E in quella notte gli apparve il Signore e disse:
“Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo”.

[25] Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.

[26] Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito.

[27] Isacco disse loro: “Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?”.

[28] Gli risposero: “Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te:

[29] tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore”.

[30] Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.

[31] Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
[32] Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: “Abbiamo trovato l’acqua”.

[33] Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino ad oggi.

[34] Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l’Hittita, e Basemat, figlia di Elon l’Hittita.

[35] Esse furono causa d’intima amarezza per Isacco e per Rebecca.

Spiegazione

Versi 1-5

Isacco fu educato affidandosi alla fede nella Divina concessione della terra di Canaan che Dio avrebbe fatto a lui e ai suoi eredi. Anche quando ci fu carestia in quella terra, Isacco non si allontanò dal patto. Il valore reale delle promesse di Dio non può mai essere ridotto in un credente da nessuna croce che possa accadergli. Se Dio decide di stare con noi e noi ci lasciamo trovare dove Egli vuole, soltanto la nostra incredulità e la mancanza di fede possono evitare il nostro conforto. L’ubbidienza di Abraamo al comando divino fu la prova di quella fede, con la quale, sebbene peccatore, egli fu prima giustificato davanti a Dio per l’effetto di quell’amore con il quale opera la vera fede. Dio dichiara che approvò questa ubbidienza, specialmente quella di Isacco.

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Genesi, Cpitolo 25

13 marzo 2019

[1] Abramo prese un’altra moglie: essa aveva nome Chetura.

[2] Essa gli partorì Zimràn, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.

[3] Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim.

[4] I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura.

[5] Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.

[6] Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.

[7] La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.

[8] Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati.

[9] Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l’Hittita, di fronte a Mamre.

[10] È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.

[11] Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.

[12] Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l’Egiziana, schiava di Sara.

[13] Questi sono i nomi dei figli d’Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam,

[14] Misma, Duma, Massa,

[15] Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.

[16] Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.

[17] La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati.

[18] Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.

[19] Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco.

[20] Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l’Arameo.

[21] Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta.

[22] Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: “Se è così, perché questo?”. Andò a consultare il Signore.

[23] Il Signore le rispose:
“Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarà più forte dell’altro
e il maggiore servirà il più piccolo”.

[24] Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo.

[25] Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù.

[26] Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.

[27] I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.

[28] Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.

[29] Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito.

[30] Disse a Giacobbe: “Lasciami mangiare un pò di questa minestra rossa, perché io sono sfinito” – Per questo fu chiamato Edom -.

[31] Giacobbe disse: “Vendimi subito la tua primogenitura”.

[32] Rispose Esaù: “Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?”.

[33] Giacobbe allora disse: “Giuramelo subito”. Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe.

[34] Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.

Spiegazione:

Versi 1-10

Alcuni giorni, anche quelli dei santi più grandi, non sono degni di nota: alcuni scivolano nel silenzio, come lo furono gli ultimi giorni di Abraamo. C’è qui la storia dei figli di Abraamo da parte di Chetura e la disposizione che diede delle sua proprietà. Dopo la nascita di questi figli, egli stabilì la sua casa con ordine, prudenza e giustizia e lo fece mentre era ancora in vita. È saggezza che gli uomini facciano quello che essi devono fare mentre sono ancora in vita, per quanto possono. Abraamo visse 175 anni: appena dopo i cento anni egli venne a Canaan e così lungamente soggiornò in un paese straniero. Se la nostra permanenza in questa vita è lunga o breve, molto o poco affaccendata, cerchiamo di lasciare una testimonianza della fedeltà e della bontà del Signore e un buon esempio alle nostre famiglie. Sappiamo che i suoi figli, Isacco e Ismaele, lo seppellirono. Sembra che Abraamo stesso li abbia avuti insieme sul letto di morte. Chiudiamo qui la storia di Abraamo e benediciamo Dio per una tale testimonianza così trionfante della fede.

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Genesi, Capitolo 24

1 marzo 2019

[1] Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa.

[2] Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su tutti i suoi beni: “Metti la mano sotto la mia coscia

[3] e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,

[4] ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco”.

[5] Gli disse il servo: “Se la donna non mi vuol seguire in questo paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei uscito?”.

[6] Gli rispose Abramo: “Guardati dal ricondurre là mio figlio!

[7] Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie per il mio figlio.

[8] Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio”.

[9] Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone, e gli prestò giuramento riguardo a questa cosa.

[10] Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel Paese dei due fiumi, alla città di Nacor.

[11] Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo d’acqua, nell’ora della sera, quando le donne escono ad attingere.

[12] E disse: “Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un felice incontro quest’oggi e usa benevolenza verso il mio padrone Abramo!

[13] Ecco, io sto presso la fonte dell’acqua, mentre le fanciulle della città escono per attingere acqua.

[14] Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l’anfora e lasciami bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò che tu hai usato benevolenza al mio padrone”.

[15] Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco Rebecca, che era nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo, usciva con l’anfora sulla spalla.

[16] La giovinetta era molto bella d’aspetto, era vergine, nessun uomo le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l’anfora e risalì.

[17] Il servo allora le corse incontro e disse: “Fammi bere un pò d’acqua dalla tua anfora”.

[18] Rispose: “Bevi, mio signore”. In fretta calò l’anfora sul braccio e lo fece bere.

[19] Come ebbe finito di dargli da bere, disse: “Anche per i tuoi cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere”.
[20] In fretta vuotò l’anfora nell’abbeveratoio, corse di nuovo ad attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.

[21] Intanto quell’uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.

[22] Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell’uomo prese un pendente d’oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro.

[23] E disse: “Di chi sei figlia? Dimmelo. C’è posto per noi in casa di tuo padre, per passarvi la notte?”.

[24] Gli rispose: “Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca partorì a Nacor”.

[25] E soggiunse: “C’è paglia e foraggio in quantità da noi e anche posto per passare la notte”.

[26] Quell’uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore

[27] e disse: “Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio padrone. Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa dei fratelli del mio padrone”.

[28] La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte queste cose.

[29] Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse fuori da quell’uomo al pozzo.

[30] Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: “Così mi ha parlato quell’uomo”, venne da costui che ancora stava presso i cammelli vicino al pozzo.

[31] Gli disse: “Vieni, benedetto dal Signore! Perché te ne stai fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?”.

[32] Allora l’uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli, fornì paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e ai suoi uomini.

[33] Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; “Non mangerò, finché non avrò detto quello che devo dire”. Gli risposero: “Dì pure”.

[34] E disse: “Io sono un servo di Abramo.

[35] Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che è diventato potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e schiave, cammelli e asini.

[36] Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.

[37] E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,

[38] ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una moglie per mio figlio.

[39] Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà.

[40] Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di mio padre.

[41] Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia maledizione.

[42] Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del mio padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto compiendo,

[43] ecco, io sto presso la fonte d’acqua; ebbene, la giovane che uscirà ad attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un pò d’acqua dalla tua anfora,

[44] e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò, quella sarà la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio padrone.

[45] Io non avevo ancora finito di pensare, quand’ecco Rebecca uscire con l’anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le dissi: Fammi bere.

[46] Subito essa calò l’anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli darò da bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.

[47] E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente alle narici e i braccialetti alle braccia.

[48] Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio padrone.

[49] Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi rivolga altrove”.

[50] Allora Làbano e Betuèl risposero: “Dal Signore la cosa procede, non possiamo dirti nulla.

[51] Ecco Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore”.

[52] Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra davanti al Signore.

[53] Poi il servo tirò fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro e vesti e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre di lei.

[54] Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte. Quando si alzarono alla mattina, egli disse: “Lasciatemi andare dal mio padrone”.

[55] Ma il fratello e la madre di lei dissero: “Rimanga la giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne andrai”.

[56] Rispose loro: “Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio padrone!”.

[57] Dissero allora: “Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei stessa”.

[58] Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: “Vuoi partire con quest’uomo?”. Essa rispose: “Andrò”.

[59] Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini.

[60] Benedissero Rebecca e le dissero:
“Tu, sorella nostra,
diventa migliaia di miriadi
e la tua stirpe conquisti
la porta dei suoi nemici!”.

[61] Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.

[62] Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb.

[63] Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli.

[64] Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.

[65] E disse al servo: “Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?”. Il servo rispose: “È il mio padrone”. Allora essa prese il velo e si coprì.

[66] Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.

[67] Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

Spiegazione

Versi 1-9

L’effetto del buon esempio, del buon insegnamento e del culto a Dio in una famiglia, generalmente si rispecchia anche nella pietà, nella fedeltà, nella prudenza e nell’affetto dei servi. Vivere in tali famiglie o avere tali domestici sono benedizioni di Dio che dovrebbe essere decisamente considerate e riconosciute con gratitudine. Non c’è una preoccupazione più grande e importante nella vita per noi stessi, per gli altri o per la chiesa di Dio di un matrimonio. Esso, perciò, deve essere intrapreso sempre con grande attenzione e prudenza, specialmente attenendosi alla volontà di Dio e pregando per il suo svolgimento e per la sua benedizione. Laddove i pii genitori non sono consultati e considerati, la benedizione di Dio non può essere attesa. I genitori, riguardo ai loro figli, dovrebbero ricercare con attenzione il benessere delle loro anime ed essere loro aiuto nel cammino verso il cielo. Osservate l’incarico che Abraamo diede a quel servo buono, uno che aveva il governo dei suoi beni, che era fedele e affettuoso con lui e con la sua famiglia già da tempo. Osservate anche come Abraamo ricordi il fatto che Dio lo aveva meravigliosamente chiamato fuori dalla terra della sua nascita mediante una chiamata di grazia e quindi ora non ha più dubbi sul fatto che Egli farà prosperare la sua causa affinché suo figlio non torni di nuovo in quella terra. Dio farà in modo che tutto finisca a nostro conforto se miriamo sinceramente alla sua gloria.

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Genesi, Capitolo 23

23 febbraio 2019

[1] Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni della vita di Sara.

[2] Sara morì a Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Cànaan, e Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla.

[3] Poi Abramo si staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti:

[4] “Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la salma e seppellirla”.

[5] Allora gli Hittiti risposero:

[6] “Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri. Nessuno di noi ti proibirà di seppellire la tua defunta nel suo sepolcro”.

[7] Abramo si alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti agli Hittiti e parlò loro:

[8] “Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron, figlio di Zocar,

[9] perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all’estremità del suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà sepolcrale in mezzo a voi”.

[10] Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l’Hittita rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano per la porta della sua città, e disse:

[11] “Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la cedo: seppellisci il tuo morto”.

[12] Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del paese.

[13] Parlò ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse: “Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo. Accettalo da me, così io seppellirò là il mio morto”.

[14] Efron rispose ad Abramo:

[15] “Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di quattrocento sicli d’argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci dunque il tuo morto”.

[16] Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò ad Efron il prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cioè quattrocento sicli d’argento, nella moneta corrente sul mercato.

[17] Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che erano dentro il campo e intorno al suo limite,

[18] passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di quanti entravano nella porta della città.

[19] Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Cànaan.

[20] Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad Abramo in proprietà sepolcrale.

Spiegazione

Più lunga è la vita, più breve sarà la fine. Benedetto sia Dio perché c’è un mondo in cui il peccato, la morte, la vanità e l’oppressione non entreranno mai. Benedetto sia il suo Nome perché nemmeno la morte può dividere i credenti dall’unione con Cristo. Ciò che di più amiamo, anche i nostri corpi di cui tanto ci preoccupiamo, diventeranno presto pezzi disgustosi di terra e saranno seppelliti lontani dalla vista. Come dovremmo pertanto scioglierci da tutti gli accessori e ornamenti terreni! Provvediamo piuttosto ad ornare le nostre anime con la grazia divina! Abraamo rese l’onore e il rispetto ai principi di Et, sebbene fossero dei Cananei empi. La religione della Bibbia ci ordina di portare rispetto a tutte le autorità, senza adulare le persone o tollerare i loro reati se essi sono ingiusti. E la nobile generosità di questi Cananei svergogna e condanna la chiusura, l’egoismo e il cattivo umori di molti che si dicono credenti. Non fu per orgoglio che Abramo rifiutò il regalo, né per il disprezzo di essere trattenuto a Efron, ma per giustizia e prudenza. Abraamo poteva pagare il campo e quindi non voleva sfruttare la generosità di Efron. L’onestà, come bene da rispettare, ci proibisce di sfruttare la magnanimità dei nostri vicini e di imporci su coloro che ci danno gratuitamente.

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Genesi, Capitolo 22

12 febbraio 2019

[1] Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”.

[2] Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”.

[3] Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.

[4] Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.

[5] Allora Abramo disse ai suoi servi: “Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi”.

[6] Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme.

[7] Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: “Padre mio!”. Rispose: “Eccomi, figlio mio”. Riprese: “Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”.

[8] Abramo rispose: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!”. Proseguirono tutt’e due insieme;

[9] così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna.

[10] Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.

[11] Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”.

[12] L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”.

[13] Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.

[14] Abramo chiamò quel luogo: “Il Signore provvede”, perciò oggi si dice: “Sul monte il Signore provvede”.

[15] Poi l’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta

[16] e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,

[17] io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.

[18] Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

[19] Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

[20] Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: “Ecco Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello”:

[21] Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram

[22] e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl;

[23] Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor, fratello di Abramo.

[24] Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach, Gacam, Tacas e Maaca.

Spiegazione

Versi 1, 2

Non siamo mai totalmente al sicuro dalle prove. Per gli Ebrei i termini tentare, mettere alla prova o provare sono espressi tutti con la stessa parola. Ogni prova è infatti una tentazione e tende a dimostrare le disposizioni del cuore, se esso sia santo o empio. Dio provò Abraamo non per indurlo a peccare come invece fa Satana. La grande fede è spesso allenata con prove forti e si basa su azioni faticose da compiere. Il comando di offrire suo figlio è reso in questa lingua come la prova più dolorosa: ogni parola qui è come una spada. Osservate, 1. La persona da offrire: Prendi tuo figlio, non i tuoi vitelli o i tuoi agnelli. Quanto volontariamente Abraamo avrebbe usato tutti loro per salvare Isacco! Tuo figlio, non il tuo servo. Solo tuo figlio, l’unico figlio nato da Sara. Prendi Isacco, il figlio che ami. 2. Il luogo: il viaggio durò tre giorni in modo che Abraamo potesse aver tempo per meditare e obbedire deliberatamente. 3. Il modo: Offrirlo sulla brace: non solo si trattava di uccidere suo figlio, il suo Isacco, ma di offrirlo in olocausto, ucciderlo con tutta quella pomposa e solenne cerimonia con la quale egli era solito offrire i suoi olocausti.
3 Versi 3-10

Mai fu provato dell’oro in un fuoco così rovente. Chi, se non Abraamo, avrebbe potuto discutere con Dio? Tale sarebbe stato il pensiero di un cuore debole, ma Abraamo sapeva che aveva a che fare con Dio, Jehova. La fede non gli aveva insegnato a discutere ma ad obbedire. Egli è sicuro che tutto quello che Dio ordina è buono e che quello che egli promette non può essere vanificato. Nelle cose di Dio chi ragiona umanamente, secondo la carne e il sangue, non avrebbe mai offerto il suo Isacco a Dio. Il buon patriarca si alzò presto e iniziò il suo viaggio con la tristezza nel cuore, percorse tre giorni avendo sempre sotto gli occhi il suo Isacco! Il dolore è peggiore quando continua a perdurare. L’espressione: “Verremo di nuovo da te” mostra che Abraamo attendeva che Isacco venisse risuscitato dai morti e fosse ritornato con lui a casa. È molto interessante notare quel che Isacco chiese ad Abraamo lungo il viaggio: “Padre mio”, disse Isacco: era una parola talmente tenera che, se uno ci pensa, va più in fondo nel cuore di Abraamo di quel coltello con cui doveva colpire il cuore di Isacco. Tuttavia si aspettava quella terribile domanda di suo figlio. Quindi Abraamo, non volendo rispondere chiaramente, profetizza: “Figlio mio, Dio stesso provvederà un agnello per l’olocausto”. Lo Spirito Santo, mediante la sua bocca, sembra predire l’Agnello di Dio che egli ha inviato per togliere il peccato del mondo. Abraamo depone la legno in una pila per l’olocausto del suo Isacco e ora gli dice la notizia sorprendente: “Sei tu, Isacco, l’agnello che Dio ha fornito!”. Abraamo, senza dubbio, lo consolò con le stesse speranze con le quali egli stesso, per mezzo della fede, fu consolato. Era pure necessario che quell’olocausto fosse legato. Il grande Sacrificio, che nella pienezza dei tempi doveva essere offerto, anch’egli fu legato come Isacco. Eccoci al rito: Abraamo prende il coltello e allunga la mano per sferrare il colpo mortale. Ecco un atto di fiducia e di ubbidienza che merita di essere una lode a Dio, agli angeli e agli uomini. Dio, mediante la sua provvidenza, ci chiama a volte a rinunciare a un Isacco e noi dobbiamo farlo, con sottomissione e di buon animo alla sua santa volontà, 1Sa 3:18.

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Genesi, Capitolo 21

10 febbraio 2019

[1] Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso.

[2] Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato.

[3] Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

[4] Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni, come Dio gli aveva comandato.

[5] Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.

[6] Allora Sara disse: “Motivo di lieto riso mi ha dato Dio: chiunque lo saprà sorriderà di me!”.

[7] Poi disse: “Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia!”.

[8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando Isacco fu svezzato.

[9] Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana, quello che essa aveva partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.

[10] Disse allora ad Abramo: “Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco”.

[11] La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.

[12] Ma Dio disse ad Abramo: “Non ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.

[13] Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole”.

[14] Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.

[15] Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio

[16] e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d’arco, perché diceva: “Non voglio veder morire il fanciullo!”. Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse.

[17] Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: “Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova.

[18] Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione”.

[19] Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d’acqua. Allora andò a riempire l’otre e fece bere il fanciullo.

[20] E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco.

[21] Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d’Egitto.

[22] In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad Abramo: “Dio è con te in quanto fai.

[23] Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te, così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero”.

[24] Rispose Abramo: “Io lo giuro”.

[25] Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d’acqua, che i servi di Abimèlech avevano usurpato.

[26] Abimèlech disse: “Io non so chi abbia fatto questa cosa: né tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi”.

[27] Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell’armento, li diede ad Abimèlech: tra loro due conclusero un’alleanza.

[28] Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.

[29] Abimèlech disse ad Abramo: “Che significano quelle sette agnelle che hai messe in disparte?”.

[30] Rispose: “Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano, perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo pozzo”.

[31] Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero giuramento tutti e due.

[32] E dopo che ebbero concluso l’alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.

[33] Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del Signore, Dio dell’eternità.

[34] E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.

Spiegazione

Nel Vecchio Testamento non molti vennero al mondo con grandi aspettative come Isacco. Egli fu, sotto questo aspetto, una specie di Cristo, la cui Discendenza Iddio Santo promise da lungo tempo assieme all’invio di uomini santi. Egli nacque secondo la promessa al tempo stabilito da Dio. Le benedizioni promesse da Dio si realizzano solo nel momento in cui Egli vuole e nel tempo più opportuno. Isacco vuole dire “risata” e c’era una buona ragione per aver ricevuto questo nome (vedi Genesi 17:17 e Genesi 18:13). Quando il Sole del conforto splende sull’anima è bene ricordare quanto è dolce quel giorno in cui riceviamo avvisaglie di consolazione. Quando Sara ricevette la promessa, ella invece rise per incredulità e a causa di dubbio. Quando Dio ci dà quella provvidenza che pensavamo ormai di non ricevere più, dobbiamo ricordare con dolore e con vergogna i momenti di mancanza di fede nella sua potenza e nella sua promessa. Questa clemenza riempì Sara di allegria e di meraviglia. I favori di Dio al popolo dell’alleanza sorpassano ogni pensiero e ogni aspettativa: chi potrebbe immaginare che egli farà tanto per quelli che meritano così poco, anzi per quelli che meriterebbero tanto male? Chi l’avrebbe mai detto che Dio avrebbe mandato suo Figlio a morire per noi, il suo Spirito a santificarci e i suoi angeli ad assisterci? Chi l’avrebbe mai detto che i grandi peccati sarebbero stati perdonati, le povere offerte accettate e noi, vermi senza valore, resi degni dell’Alleanza? Troviamo qui un breve racconto dell’infanzia di Isacco. Dio, benedicendo l’allattamento dei bambini e custodendoli dai pericoli nell’età infantile, ci dimostra attraverso questi esempi, la cura e la tenerezza della Provvidenza divina (Vedete Sal. 22:9-10 e Osea 11:1-2).

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Genesi, Capitolo 20

6 febbraio 2019

[1] Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel Negheb, e si stabilì tra Kades e Sur; poi soggiornò come straniero a Gerar.

[2] Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: “È mia sorella”, Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara.

[3] Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse: “Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa appartiene a suo marito”.

[4] Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: “Mio Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?

[5] Non mi ha forse detto: È mia sorella? E anche lei ha detto: È mio fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo”.

[6] Gli rispose Dio nel sogno: “Anch’io so che con retta coscienza hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò non ho permesso che tu la toccassi.

[7] Ora restituisci la donna di quest’uomo: egli è un profeta: preghi egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai degno di morte con tutti i tuoi”.

[8] Allora Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi servi, ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si impaurirono molto.

[9] Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: “Che ci hai fatto? E che colpa ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che non si fanno”.

[10] Poi Abimèlech disse ad Abramo: “A che miravi agendo in tal modo?”.

[11] Rispose Abramo: “Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.

[12] Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie.

[13] Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello”.

[14] Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara.

[15] Inoltre Abimèlech disse: “Ecco davanti a te il mio territorio: và ad abitare dove ti piace!”.

[16] A Sara disse: “Ecco, ho dato mille pezzi d’argento a tuo fratello: sarà per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con te. Così tu sei in tutto riabilitata”.

[17] Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue serve, sì che poterono ancora partorire.

[18] Perché il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di Abimèlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.

Spiegazione:

Versi 1-8

Chi si comporta scorrettamente non prospera: mette egli stesso e gli altri in pericolo. Dio avvisò Abimelec del pericolo di peccare e del pericolo di morire a causa del peccato. Ogni peccatore ostinato è un morto ma Abimelec chiese pietà a causa dell’ignoranza. Se la nostra coscienza ci dice che possiamo essere stati indotti con l’inganno a un’insidia, non abbiamo peccato contro Dio volontariamente e questo sarà la nostra consolazione nel giorno del giudizio. Reca conforto a quelli che sono onesti sapere che Dio conosce la loro onestà e la riconoscerà. È una grande misericordia essere ostacolati nel commettere il peccato: di questo a Dio si deve la gloria. Ma se abbiamo, per ignoranza, fatto torto, non verremo scusati se di proposito persistiamo in esso. Chi fa un torto, chiunque egli sia, principe o campagnolo, avrà certamente ricambiato il torto che egli ha fatto, a meno che non si penta e, se possibile, faccia riparazione.

9 Versi 9-13 (more…)

Genesi, Capitolo 19

5 febbraio 2019

[1] I due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.

[2] E disse: “Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete per la vostra strada”. Quelli risposero: “No, passeremo la notte sulla piazza”.

[3] Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così mangiarono.

[4] Non si erano ancora coricati, quand’ecco gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo.

[5] Chiamarono Lot e gli dissero: “Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo abusarne!”.

[6] Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente dietro di sé,

[7] disse: “No, fratelli miei, non fate del male!

[8] Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all’ombra del mio tetto”.

[9] Ma quelli risposero: “Tirati via! Quest’individuo è venuto qui come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a loro!”. E spingendosi violentemente contro quell’uomo, cioè contro Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.

[10] Allora dall’interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in casa Lot e chiusero il battente;

[11] quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non riuscirono a trovare la porta.

[12] Quegli uomini dissero allora a Lot: “Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo.

[13] Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a distruggerli”.

[14] Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue figlie, e disse: “Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il Signore sta per distruggere la città!”. Ma parve ai suoi generi che egli volesse scherzare.

[15] Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: “Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non essere travolto nel castigo della città”.

[16] Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.

[17] Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: “Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!”.

[18] Ma Lot gli disse: “No, mio Signore!

[19] Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia.

[20] Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù – non è una piccola cosa? – e così la mia vita sarà salva”.

[21] Gli rispose: “Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato.

[22] Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi sia arrivato”. Perciò quella città si chiamò Zoar.

[23] Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,

[24] quand’ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.

[25] Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo.

[26] Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.

[27] Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti al Signore;

[28] contemplò dall’alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.

[29] Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le città nelle quali Lot aveva abitato.

[30] Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in una caverna con le sue due figlie.

[31] Ora la maggiore disse alla più piccola: “Il nostro padre è vecchio e non c’è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l’uso di tutta la terra.

[32] Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre”.

[33] Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.

[34] All’indomani la maggiore disse alla più piccola: “Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e và tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre”.

[35] Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò.

[36] Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.

[37] La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi.

[38] Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò “Figlio del mio popolo”. Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi.

Spiegazione

Lot era una persona buona e non c’era nessun altro come lui in quella città. Tutta la gente di Sodoma era veramente malvagia e vile. Perciò la preoccupazione divina fu quella di salvare Lot e la sua famiglia. Lot indugiò perdendo del tempo utile: così fanno molti che, pur essendo sotto la condanna divina a causa del loro stato spirituale e avendo bisogno della conversione, rimandano quell’opera necessaria. La salvezza dei giusti avviene per la misericordia di Dio, non per i loro meriti: siamo salvati per grazia. La potenza di Dio va riconosciuta anche nella capacità divina di portare le anime fuori dallo stato peccaminoso, infatti, se Dio non avesse avuto misericordia di noi, il nostro indugiare ci avrebbe portato alla rovina. Lot dovette fuggire per salvarsi la vita. Non doveva fortemente attaccarsi a Sodoma. Tali comandi divini sono dati a quelli che, mediante la grazia, devono essere liberati da uno stato e da una condizione peccaminosa. Bisogna quindi rifiutare il peccato e Satana e non confidare in sé stessi o nel mondo. Bisogna invece tendere a Cristo e verso il cielo e pertanto fuggire verso la montagna senza mai fermarsi. Riguardo a questa distruzione osservate che essa è una rivelazione della collera di Dio contro il peccato e i peccatori di tutte le età. Impariamo perciò il male provocato dal peccato: esso porta alla rovina.

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Genesi, Capitolo 18

23 gennaio 2019

[1] Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno.

[2] Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra,

[3] dicendo: “Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo.

[4] Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero.

[5] Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo”. Quelli dissero: “Fà pure come hai detto”.

[6] Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: “Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce”.

[7] All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.

[8] Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.

[9] Poi gli dissero: “Dov’è Sara, tua moglie?”. Rispose: “È là nella tenda”.

[10] Il Signore riprese: “Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio”. Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda ed era dietro di lui.

[11] Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne.

[12] Allora Sara rise dentro di sé e disse: “Avvizzita come sono dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!”.

[13] Ma il Signore disse ad Abramo: “Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?

[14] C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio”.

[15] Allora Sara negò: “Non ho riso!”, perché aveva paura; ma quegli disse: “Sì, hai proprio riso”.

[16] Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma dall’alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.

[17] Il Signore diceva: “Devo io tener nascosto ad Abramo quello che sto per fare,

[18] mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?

[19] Infatti io l’ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli ha promesso”.

[20] Disse allora il Signore: “Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave.

[21] Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!”.

[22] Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre Abramo stava ancora davanti al Signore.

[23] Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio?

[24] Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano?

[25] Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?”.

[26] Rispose il Signore: “Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città”.

[27] Abramo riprese e disse: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere…

[28] Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?”. Rispose: “Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque”.

[29] Abramo riprese ancora a parlargli e disse: “Forse là se ne troveranno quaranta”. Rispose: “Non lo farò, per riguardo a quei quaranta”.
[30] Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta”. Rispose: “Non lo farò, se ve ne troverò trenta”.

[31] Riprese: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei venti”.

[32] Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei dieci”.

[33] Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione.

Spiegazione

Versi 1-8

Abraamo era pronto ad ospitare qualsiasi viaggiatore stanco poiché le locande non erano così diffuse come oggi. Mentre Abraamo sedeva, vide tre uomini che venivano verso di lui. Erano tre esseri divini con corpi umani. Alcuni pensano che essi fossero tutti e tre creature angeliche, altri che uno di loro era il Figlio di Dio, l’Angelo del patto. Lavare i piedi è normale in quei climi caldi, dove si cammina con i sandali. Non dovremmo mai dimenticare di accogliere gli stranieri poiché alcuni hanno accolto angeli senza saperlo, Eb 13:2, e, di conseguenza, lo stesso Signore degli angeli. Come sappiamo, quando per amore suo accogliamo il più piccolo dei suoi fratelli, accogliamo Lui. Modi allegri e benevoli nel mostrare la gentilezza sono grandi ornamenti di pietà. Sebbene il nostro accondiscendente Signore non ci concede visite personali, tuttavia per mezzo del suo Spirito Egli rimane alla porta del nostro cuore e bussa. Quando finalmente decidiamo di aprirGli, egli entra e, per mezzo delle sue dolci consolazioni, egli imbandisce una tavola ricca nella quale noi siamo i suoi compagni, Ap. 3:20.

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Genesi, Capitolo 17

4 gennaio 2019

[1] Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
“Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.

[2] Porrò la mia alleanza
tra me e te
e ti renderò numeroso
molto, molto”.

[3] Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:

[4] “Eccomi:
la mia alleanza è con te
e sarai padre
di una moltitudine di popoli.

[5] Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abraham
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò.

[6] E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re.

[7] Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.

[8] Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Cànaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio”.

[9] Disse Dio ad Abramo: “Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione.

[10] Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio.

[11] Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi.

[12] Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe.

[13] Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne.

[14] Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza”.

[15] Dio aggiunse ad Abramo: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara.

[16] Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei”.

[17] Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: “Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?”.

[18] Abramo disse a Dio: “Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!”.

[19] E Dio disse: “No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.

[20] Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione.

[21] Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo”.

[22] Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo.

[23] Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.

[24] Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la carne del membro.

[25] Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del membro.

[26] In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo figlio.

[27] E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.

Spiegazione:

Versi 1-6

Il patto doveva essere onorato a tempo debito. La discendenza promessa era Cristo e la cristianità in Lui. E tutto quello che riguarda la fede è benedetto come la stessa fede di Abramo, essendo coeredi delle stesse benedizioni del patto. Per questo patto il suo nome fu cambiato da Abramo “grande padre” in Abraamo “padre di una moltitudine”. Tutto ciò che fa gioire i cristiani è imparentato con Abraamo e con la sua Discendenza.

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Genesi, Capitolo 16

28 dicembre 2018

[1] Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar,
[2] Sarai disse ad Abram: “Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli”. Abram ascoltò la voce di Sarai.

[3] Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Cànaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l’egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito.

[4] Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei.

[5] Allora Sarai disse ad Abram: “L’offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d’essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!”.

[6] Abram disse a Sarai: “Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare”. Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò.

[7] La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur,

[8] e le disse: “Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?”. Rispose: “Vado lontano dalla mia padrona Sarai”.

[9] Le disse l’angelo del Signore: “Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa”.

[10] Le disse ancora l’angelo del Signore: “Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine”.

[11] Soggiunse poi l’angelo del Signore:
“Ecco, sei incinta:
partorirai un figlio
e lo chiamerai Ismaele,
perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.

[12] Egli sarà come un ònagro;
la sua mano sarà contro tutti
e la mano di tutti contro di lui
e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”.

[13] Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: “Tu sei il Dio della visione”, perché diceva: “Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?”.

[14] Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto quello che si trova tra Kades e Bered.

[15] Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito.

[16] Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

Spiegazione

Versi 1-3

Sarai, avendo perso la speranza di avere figli, propose ad Abramo di prendere un’altra moglie che le avrebbe dato dei figli e cioè la sua schiava, in modo che quei figli sarebbero stati sua proprietà. Ma ciò venne fatto senza il consiglio del Signore. L’incredulità trionfò così sulla fede, dimenticandosi della potenza onnipotente di Dio. Ecco come una cattiva azione genera problemi molteplici. In ogni cosa della nostra vita c’è sempre qualche croce da portare: la maggior parte dell’esercizio della fede consiste nel sottoporvisi pazientemente aspettando i tempi del Signore e utilizzando solamente quei mezzi che Egli sceglie per toglierci quelle croci. Le tentazioni possono avere anche fini giusti e motivazioni plausibili. La sapienza carnale, però, ci allontana dalle vie di Dio. Questo non avverrebbe se chiedessimo consiglio a Dio tramite la sua parola e la preghiera, prima di fare ciò che ci appare dubbioso.

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Genesi, Capitolo 15

14 dicembre 2018

[1] Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”.

[2] Rispose Abram: “Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco”.

[3] Soggiunse Abram: “Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”.

[4] Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”.

[5] Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”.

[6] Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

[7] E gli disse: “Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese”.

[8] Rispose: “Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?”.

[9] Gli disse: “Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione”.

[10] Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli.

[11] Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava.

[12] Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì.

[13] Allora il Signore disse ad Abram: “Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.

[14] Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze.

[15] Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice.

[16] Alla quarta generazione torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorrèi non ha ancora raggiunto il colmo”.

[17] Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.

[18] In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:
“Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufràte;

[19] il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,

[20] gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,

[21] gli Amorrèi, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei”.

Spiegazione:

Verso 1

Dio assicurò ad Abramo sicurezza e felicità e che egli sarebbe stato per sempre al sicuro. “Sono il tuo scudo o sono come uno scudo per te, accanto a te, e veramente mi prendo cura di te”. La considerazione che Dio stesso è e sarà uno scudo che protegge il suo popolo da ogni male, uno scudo pronto che lo circonda, dovrebbe mettere a tacere ogni paura che ci tormenta e che ci imbarazza.

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Genesi, Capitolo 14

9 dicembre 2018

[1] Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell’Elam e di Tideal re di Goim,

[2] costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar.

[3] Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto.

[4] Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati.

[5] Nell’anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim

[6] e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto.

[7] Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrèi che abitavano in Azazon-Tamar.

[8] Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddim contro di esso,

[9] e cioè contro Chedorlaomer re dell’Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.

[10] Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.

[11] Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono.

[12] Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.

[13] Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l’Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l’Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram.

[14] Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all’inseguimento fino a Dan.

[15] Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì l’inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.

[16] Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo.

[17] Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.

[18] Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo

[19] e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,

[20] e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.

[21] Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: “Dammi le persone; i beni prendili per te”.

[22] Ma Abram disse al re di Sòdoma: “Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:

[23] né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.

[24] Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte”.

Spiegazione:

Versi 1-12

Le guerre tra le nazioni creano le grandi figure nella storia, ma noi non avremmo mai avuto la testimonianza di questa guerra se Abramo e Lot non vi fossero stati menzionati. Lot si stabilì a Sodomia fruttuosamente, ma i sodomiti erano veramente malvagi. I suoi abitanti erano, tra tutti i discendenti di Canaan, i più prossimi alla vendetta divina. Caldei e Persiani, quindi solo piccoli regni, invasero Sodoma. Essi presero Lot con i suoi e le sue proprietà. Sebbene egli fosse retto e figlio del fratello di Abramo, tuttavia era con gli altri in questa situazione difficile. Né la nostra pietà, né la nostra relazione con i favoriti del Cielo possono essere la nostra sicurezza quando i giudizi di Dio si manifestano. Più di un uomo onesto subisce il peggio a causa dei suoi vicini malvagi: È saggio separarsi o almeno distinguere noi stessi da loro, 2Cor. 6:17. Una parentela così vicina ad Abramo dovrebbe averne fatto un compagno e un discepolo di Abramo, eppure Lot scelse di rimanere a Sodoma e deve ringraziare solo se stesso se partecipò alla rovina di Sodoma. Quando ci comportiamo diversamente dal nostro dovere, ci togliamo dalla protezione di Dio e non possiamo aspettarci che la scelta fatta dalla nostra lussuria ci conduca a buon fine. Essi presero pure la proprietà di Lot: è giusto essere privati dei godimenti senza Dio quando decidiamo da noi stessi di privarci del Suo godimento.

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Genesi, Capitolo 13

6 dicembre 2018

[1] Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.

[2] Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.

[3] Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai,

[4] al luogo dell’altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore.

[5] Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.

[6] Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.

[7] Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.

[8] Abram disse a Lot: “Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.

[9] Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”.

[10] Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar.

[11] Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro:

[12] Abram si stabilì nel paese di Cànaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.

[13] Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.

[14] Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: “Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente.

[15] Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre.

[16] Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

[17] Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te”.

[18] Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

Spiegazione

Versi 1-4

Abramo era molto ricco e nel testo biblico è detto che era molto pesante, secondo l’espressione ebraica e le ricchezze sono effettivamente un peso: coloro che vogliono essere ricchi si caricano di pegni, Abacuc 2:6. C’è un affaticarsi nell’accumulare ricchezze, segue poi: la paura di tenerle in un posto veramente sicuro, le tentazioni nell’utilizzarle in modo sbagliato, le colpe nell’abusarne, un penarsi perdendole ed infine un fardello nel rinunciarvi. Tuttavia Dio, nella sua provvidenza, fa arricchire anche gli uomini buoni e, infatti, la benedizione di Dio fece arricchire Abramo senza affanni, Pr 10:22. Sebbene sia difficile per un uomo ricco entrare nel regno dei cieli, tuttavia, in alcuni casi, può succedere, Mr 10:23,24. Ciò nonostante, riguardo alla prosperità, se essa è ben gestita, è un ornamento alla pietà e un’opportunità per fare meglio il bene. Abramo si trasferì a Betel. Abbandonato l’altare egli non poté più offrire sacrificio, ma invocò comunque il nome del Signore. Potete riconoscere subito un uomo vivente senza respiro come il credente che non prega.

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Genesi, Capitolo 11

27 novembre 2018

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[1] Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.

[2] Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.

[3] Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.

[4] Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”.

[5] Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.

[6] Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.

[7] Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”.

[8] Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di costruire la città.

[9] Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

[10] Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsàd, due anni dopo il diluvio;

[11] Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse cinquecento anni e generò figli e figlie.

[12] Arpacsàd aveva trentacinque anni quando generò Selach;

[13] Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[14] Selach aveva trent’anni quando generò Eber;

[15] Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[16] Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;

[17] Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e generò figli e figlie.

[18] Peleg aveva trent’anni quando generò Reu;

[19] Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figli e figlie.

[20] Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;

[21] Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figli e figlie.

[22] Serug aveva trent’anni quando generò Nacor;

[23] Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò figli e figlie.

[24] Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;

[25] Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e generò figli e figlie.

[26] Terach aveva settant’anni quando generò Abram, Nacor e Aran.

[27] Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.

[28] Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.

[29] Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.

[30] Sarai era sterile e non aveva figli.

[31] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Cànaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.

[32] L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.

Spiegazione:

Versi 1-4

Come dimenticano presto gli uomini i giudizi più tremendi e ritornano a commettere le colpe fatte in precedenza! Sebbene le devastazioni del diluvio erano ancora davanti ai loro occhi, sebbene essi nacquero dalla stirpe di Noè, giusto durante la sua vita, la malvagità aumentò allo stesso modo. Solo la grazia santificante dello Spirito Santo può rimuovere le peccaminose brame dell’essere umano e la depravazione del cuore umano. Lo scopo di Dio era che quell’umanità formasse molte nazioni e i popoli di tutta la terra. Nel disprezzo della volontà divina e contro il consiglio di Noè, la maggioranza dell’umanità si unì insieme per costruire una città e una torre per evitare di dividersi. Fu l’inizio dell’idolatria e Babele divenne uno dei suoi emblemi principali. Essi resero l’un l’altro più audaci e risoluti. Impariamo a fare in modo che ci amiamo l’un l’altro e a fare buone opere, mentre i peccatori si uniscono e si incoraggiano a vicenda a fare opere malvagie.

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Genesi, Capitolo 10

26 novembre 2018

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[1] Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.

[2] I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.

[3] I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.

[4] I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.

[5] Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.

[6] I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Cànaan.

[7] I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.

[8] Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.

[9] Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: “Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore”.

[10] L’inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.

[11] Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach

[12] e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.

[13] Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,

[14] Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.

[15] Cànaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet

[16] e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo,

[17] l’Eveo, l’Archita e il Sineo,

[18] l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei Cananei.

[19] Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.

[20] Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli.

[21] Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una discendenza.

[22] I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram.

[23] I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.

[24] Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber.

[25] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.

[26] Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,

[27] Adòcam, Uzal, Dikla,

[28] Obal, Abimaèl, Saba,

[29] Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;

[30] la loro sede era sulle montagne dell’oriente, da Mesa in direzione di Sefar.

[31] Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli.

[32] Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.

Spiegazione:

Versi 1-7

Questo capitolo ci spiega che i tre figli di Noè ripopolarono tutta la terra. Solo i giudei conoscono bene la loro discendenza in quanto gli elenchi dei nomi dei patriarchi e dei loro figli sono stati da essi conservati per amore del Messia. Alcuni studiosi hanno tuttavia dimostrato, con molta probabilità, quali siano le nazioni della terra discese da ognuno dei figli di Noè. Dalla posterità di Iafet sono discesi i gentili e, probabilmente, l’isola Britannica in primo luogo. Biblicamente, tutte le località al di là del mare di giudea sono chiamate “isole”, Ger 25:22. La promessa contenuta in Isaia 42:4, “Le isole attenderanno la sua legge”, identifica la conversione dei gentili alla fede di Cristo.
8 Versi 8-14

Nimrod fu un grand’uomo: fu il primo ad essere potente sulla terra. Prima di lui, i “potenti” erano soddisfatti di avere lo stesso livello dei loro vicini, e, sebbene ogni uomo detti le regole nella propria casa, tuttavia l’uomo non pretendeva ancora che così avvenisse anche di fuori di essa. Nimrod volle dominare i suoi vicini. Lo spirito dei giganti prima dell’inondazione, che divennero uomini potenti e uomini famosi, Gen. 6:4, rivissero in lui. Nimrod era un grande cacciatore: cacciare era il modo per evitare l’aumento sproporzionato delle bestie selvatiche. Questo richiedeva grande coraggio e spirito di comando, cosicché Nimrod ebbe l’opportunità di dare ordini agli altri e gradualmente di raggruppare molti uomini intorno ad un Leader. Dopo questo inizio è probabile che Nimrod cominciò a governare e a forzare gli altri a sottomettersi a lui. Egli calpestò i diritti altrui invadendo le proprietà dei suoi vicini e perseguitando uomini innocenti per mezzo della forza e della violenza. Egli fece oppressioni e violenze senza avere rispetto nemmeno per Dio stesso. Nimrod fu un grande Leader: in un modo o in un altro, per arti o per armi, egli divenne così potente da fondare una monarchia, così potente da essere l’uomo del terrore. Egli voleva governare tutto il mondo. Nimrod fu anche un grande costruttore: osservate in Nimrod la natura dell’ambizione. Essa è illimitata: desidera sempre di più e ancora continua a gridare: “dammi, dammi”. È incessante: Nimrod, quando ebbe quattro città sotto il suo comando, non si accontentò finché non ne ebbe altre quattro. La sua ambizione è dispendiosa: Nimrod si applicò a moltiplicare le città, piuttosto che a governarle. Essa è audace e non si lascerà attaccare da nulla. Il nome “Nimrod” indica ribellione e, difatti, i tiranni sono ribelli a Dio. Verranno i giorni in cui i conquistatori non saranno più elogiati dalla storia, ma saranno marchiati di infamia, come già avviene nell’imparziale Bibbia.
15 Versi 15-32

La discendenza di Canaan fu numerosa, ricca e ben salda. Canaan era ancora sotto la maledizione Divina e non sotto una qualsiasi maledizione. Quelli che sono sotto la maledizione di Dio, possono, forse, prosperare e avere benefici in questo mondo, poiché possiamo vedere l’amore o l’odio, la benedizione o la maledizione di quelli che sono a noi prossimi. La maledizione di Dio opera sempre realmente e terribilmente. Forse è una maledizione segreta, una maledizione all’anima e opera in modo che gli altri non la vedano o si tratta di una maledizione lenta e non opera subito. Ma i peccatori la sconteranno comunque nel giorno dell’ira: Canaan qui ha una terra migliore, ma Sem o Iafet hanno tuttavia la parte migliore, poiché ereditano le benedizioni. Abramo e la sua discendenza, il popolo del patto di Dio, discesero da Eber e perciò furono chiamati ebrei. È meglio essere Eber, padre di una famiglia di santi e di uomini onesti piuttosto che il padre di una famiglia di cacciatori da cui proviene potenza, ricchezza terrena o vanità. La bontà è la vera grandezza.

CONTINUA….

Fonte

Genesi, Cap. 9

23 novembre 2018

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[1] Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

[2] Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.

[3] Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.

[4] Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

[5] Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello.

[6] Chi sparge il sangue dell’uomo
dall’uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l’uomo.

[7] E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela”.

[8] Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:

[9] “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti dopo di voi;

[10] con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca.

[11] Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”.

[12] Dio disse:
“Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.

[13] Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell’alleanza
tra me e la terra.

[14] Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi

[15] ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.

[16] L’arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra”.

[17] Disse Dio a Noè: “Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra”.

[18] I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Cànaan.

[19] Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.

[20] Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.

[21] Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda.

[22] Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori.

[23] Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.

[24] Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;

[25] allora disse:
“Sia maledetto Cànaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”.

[26] Disse poi:
“Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!

[27] Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!”.

[28] Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.

[29] L’intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.

Spiegazione :

Versi 1-3

Le benedizioni di Dio sono la causa del nostro agire bene. Su da Lui dipendiamo, a Lui dobbiamo essere grati. Non dimentichiamoci del vantaggio e del piacere che riceviamo dal lavoro delle bestie e quello che la loro carne procura. Né dobbiamo essere meno grati per la sicurezza di cui godiamo dalle bestie selvagge e dannose per mezzo della paura dell’uomo che Dio ha messo dentro di loro. Vediamo la realizzazione di questa parola ogni giorno e in ogni dove. Questo darci gli animali come cibo ne autorizza pienamente l’uso ma non l’abuso a causa della nostra ghiottoneria e ancor meno per crudeltà. Non dobbiamo trattare male le bestie inutilmente mentre sono in vita, né quando togliamo via le loro vite.

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Genesi, Cap. 8

20 novembre 2018

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[1] Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.

[2] Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;

[3] le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.

[4] Nel settimo mese, il diciasette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Araràt.

[5] Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.

[6] Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.

[7] Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.

[8] Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;

[9] ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.

[10] Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca

[11] e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.

[12] Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

[13] L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.

[14] Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.

[15] Dio ordinò a Noè:

[16] “Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.

[17] Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa”.

[18] Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.

[19] Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca.

[20] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare.

[21] Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

[22] Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno”.

Spiegazione:

Versi 1-3

La razza umana, tranne Noè e la sua famiglia, perì nel diluvio, ma Dio, ricordandosi di Noè, mostrò clemenza all’umanità che altrimenti avrebbe fatto un’unica fine. Le domande della giustizia divina trovano la loro risposta con la rovina dei peccatori. Dio inviò il suo vento per prosciugare la terra e sigillare le sue acque. La stessa mano che portò la devastazione porta adesso la liberazione e perciò a quella mano dobbiamo sempre guardare. Quando le afflizioni realizzano l’opera per la quale esse sono mandate distruggendo e curando, a quel punto, vengono tolte. Come la terra non fu inondata in un giorno, così non si prosciugò in un sol giorno. Dio, di solito, opera la liberazione del suo popolo gradualmente, cosicché anche il giorno delle piccolezze non sarà disdegnato, né si dispererà del giorno delle grandi cose che Lui farà.

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Genesi, Cap 7

18 novembre 2018

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[1] Il Signore disse a Noè: “Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.

[2] D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina.

[3] Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra.

[4] Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”.

[5] Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.

[6] Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.

[7] Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.

[8] Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo

[9] entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.

[10] Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;

[11] nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.

[12] Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

[13] In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:

[14] essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati.

[15] Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita.

[16] Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.

[17] Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra.

[18] Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque.

[19] Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.

[20] Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.

[21] Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.

[22] Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.

[23] Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca.

[24] Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.

Spiegazione:

Versi 1-12

Dio chiama Noè quale tenero padre nei confronti di suo figlio che lo invita ad entrare in casa se vede arrivare la notte o la tempesta. Noè non entrò nell’arca finché Dio non glielo comandò, sebbene egli sapesse che era il suo rifugio. È molto saggio guardare a Dio prima di fare un passo. Noè sopportò molte fatiche per costruire l’arca e adesso viveva grazie ad essa. Quello che facciamo in obbedienza al comando di Dio e nella fede, prima o poi certamente tornerà a nostro conforto. Questa chiamata di Noè ci ricorda la chiamata del vangelo nei confronti dei poveri peccatori. Cristo è l’unica arca, dentro cui possiamo stare al sicuro quando si avvicina la morte e il giudizio. La Bibbia dice: “Venite!”, i suoi ministri dicono: “Venite!”, lo Spirito dice: “Venite, entrate nell’arca!”. Noè fu considerato giusto, non per la propria giustizia, ma come erede della giustizia per fede Eb. 11:7. Egli credeva nella rivelazione di un Salvatore e ha cercato e atteso la sua salvezza per mezzo di Lui. Fu così giustificato dalla fede e ricevette quello Spirito il cui frutto consiste in ogni bontà, ma se un uomo qualunque non ha lo Spirito di Cristo, egli non gli appartiene. Dio concesse ai peccatori solo sette giorni per pentirsi. Ma quei giorni furono sprecati, come tutta la loro vita. Essi ebbero solo un’altra settimana, un sabato in più per migliorare e considerare le cose che portavano alla vera pace. Così accade normalmente a coloro che non si curano dell’anima e che guardano la morte a distanza, noncuranti anche durante quei giorni, i pochi giorni della loro malattia, quando vedono la morte avvicinarsi. I loro cuori sono così induriti a causa dello sviamento provocato dal peccato. Noè preparò l’arca per fede verso l’avvertimento divino, così egli entrò in essa credendo che quell’evento sarebbe accaduto presto. E in quel giorno Noè era al sicuro dentro l’arca quando le sorgenti delle grandi profondità furono aperte. La terra riteneva dentro quelle acque che al comando di Dio sgorgarono e provocarono l’inondazione: così, i nostri corpi hanno essi stessi quegli umori che, quando Dio vorrà, diventeranno frutti di malattie mortali. Le cateratte del cielo furono aperte e le acque che erano sopra il firmamento, cioè, nell’aria, scesero abbondantemente sulla terra. La pioggia cade a gocce, ma quelle piogge caddero come mai prima d’allora accadde. Piovve senza interruzione o rallentamento per quaranta giorni e quaranta notti su tutta la terra. Dal momento che la causa del diluvio era un’opera particolare della potenza onnipotente di Dio è inutile e presuntuoso tentare una spiegazione del fatto secondo la scienza umana.

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Genesi, Cap. 6

17 novembre 2018

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[1] Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie,

[2] i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.

[3] Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

[4] C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

[5] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.

[6] E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.

[7] Il Singore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti”.

[8] Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

[9] Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.

[10] Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.

[11] Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.

[12] Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.

[13] Allora Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra.

[14] Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.

[15] Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.

[16] Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.

[17] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.

[18] Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.

[19] Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.

[20] Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.

[21] Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro”.

[22] Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.

Spiegazione

Versi 1-7

La cosa più notevole che riguarda il vecchio mondo è la sua distruzione per mezzo del diluvio o dell’inondazione. Vediamo la grandi ingiustizie di quel mondo malvagio e la collera di Dio, come la sua santa decisione, nel punirlo. In tutte le età c’è stata una maledizione particolare di Dio per i matrimoni tra i veri credenti e i suoi nemici dichiarati. Il cattivo esempio dato nel fare un tale matrimonio corrompe e ferisce molti: la fede in quella famiglia verrà meno e i figli cresceranno secondo i principi mondani di quel genitore che è senza timor di Dio. Se diciamo di essere figli e figlie del Signore ancor di più non dobbiamo sposarci senza il suo consenso. Egli non darà mai la sua benedizione se preferiamo la bellezza, l’ingegno, la ricchezza o gli onori terreni alla fede e alla santità. Lo Spirito di Dio avvisò gli uomini inviando loro Enoc, Noè e forse molti altri per predicare loro, pazientando ancora, nonostante le loro ribellioni, e per suscitare rimproveri e colpevolezze nelle loro coscienze. Ma il Signore ha dichiarato che il suo Spirito non avrebbe avvisato gli uomini per sempre: egli li avrebbe pure lasciati indurire nel loro peccato fino ad arrivare alla loro distruzione. Egli decise così perché l’uomo è carne: non solo fragile e debole, ma carnale e depravato, avendo usato impropriamente le potenze nobili della sua anima per appagare le sue inclinazioni corrotte. Dio vede tutta la malvagità che è nei figli degli uomini ed essa non gli può essere nascosta. Se l’uomo non si pente, Egli glielo farà sapere. La malvagità della gente è tanta grande infatti e i peccatori si riconoscono facilmente tra loro. In quel tempo i peccati venivano commessi dovunque e da chiunque. Tutti potevano accorgersi che la malvagità dell’uomo era veramente grande e Dio vide pure che ogni pensiero o intento era solo cattiveria continua. Ecco la radice amara, la primavera corrotta. Il cuore era ingannevole e disperatamente malvagio: i principi erano corrotti, le abitudini e le disposizioni cattive, i loro progetti e le azioni erano malvagie, essi facevano il male deliberatamente e concepivano piani per compiere infamità. Non c’era bene tra loro. Dio, dunque, vide la malvagità dell’uomo come una ferita e un torto fattogli e la vide come un tenero padre vede la follia e l’ostinazione di un figlio disobbediente e ribelle che lo fa affliggere e gli fa desiderare di non voler mai avuto figli. Le parole utilizzate qui sono pesanti: esse sono utilizzate alla maniera umana e non significa che Dio possa mutare i suoi propositi o che qualcosa lo renda infelice. Ma Dio odia così tanto il nostro peccato? E non siamo dispiaciuti per questo? Oh, guardiamo a Colui che abbiamo rattristato e gemiamo! Dio, perciò, si pentì di aver fatto l’uomo, ma non troviamo mai che si fosse pentito di aver redento l’uomo. Dio decide di distruggere tutti gli uomini e la parola originale usata è molto dura, “Cancellerò l’uomo dalla terra”, come se fosse sporcizia o sudiciume che è tolto da un posto per renderlo pulito da gettare nella pattumiera, il luogo giusto per essa. Dio parla dell’uomo come di una sua propria creatura, quando decise di punirlo. Coloro che muoiono non possono più far nulla per la loro vita: Dio decise solamente dopo che il suo Spirito li aveva cercati a lungo e invano. Nessuno è punito dalla giustizia di Dio se non quelli che odiano essere corretti dalla grazia di Dio.

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Genesi, Cap. 5

16 novembre 2018

[1] Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio;

[2] maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati.

[3] Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.

[4] Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.

[5] L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.

[6] Set aveva centocinque anni quando generò Enos;

[7] dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie.

[8] L’intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.

[9] Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;

[10] Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie.

[11] L’intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.

[12] Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;

[13] Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie.

[14] L’intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.

[15] Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;

[16] Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta anni e generò figli e figlie.

[17] L’intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.

[18] Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;

[19] Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.

[20] L’intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.

[21] Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.

[22] Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie.

[23] L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.

[24] Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.

[25] Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;

[26] Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie.

[27] L’intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.

[28] Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio

[29] e lo chiamò Noè, dicendo: “Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto”.

[30] Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.

[31] L’intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.

[32] Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.

Spiegazione:

Versi 1-5

Adamo fu creato ad immagine di Dio, ma quando cadde nel peccato ebbe un figlio a sua immagine che era peccaminosa, svilita, fragile, miserabile e mortale proprio come lui. Non solo uomo come egli stesso, formato da corpo e anima, ma peccatore come egli stesso. Ecco il contrario di quell’immagine divina con cui fu creato Adamo e, avendola persa, egli non la poté trasferire alla sua discendenza. Adamo visse in tutto 930 anni e poi morì, secondo la frase dettagli: “Polvere ritornerai”. Sebbene non morì il giorno che mangiò il frutto proibito, tuttavia proprio in quel giorno divenne mortale. Quindi cominciò a morire e la sua intera vita fu un continuo rinvio, una vita persa e condannata, una perdita, una vita di morte. La vita dell’uomo non è altro che un morire a poco a poco.

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Genesi, Cap.4

15 novembre 2018

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1] Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore”.

[2] Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.

[3] Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;

[4] anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta,

[5] ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.

[6] Il Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?

[7] Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo”.

[8] Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna!”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

[9] Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”.

[10] Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!

[11] Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.

[12] Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”.

[13] Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono?

[14] Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”.

[15] Ma il Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.

[16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

[17] Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio.

[18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech.

[19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla.

[20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

[21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

[22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.

[23] Lamech disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l’orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.

[24] Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette”.

[25] Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. “Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”.

[26] Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.

Spiegazione:

Versi 1-7

Quando nacque Caino, Eva disse che ebbe un uomo dal Signore. Forse credeva che questi fosse la progenie promessa. In questo caso fu tremendamente delusa. Abele significa “vanità” quando credette di avere avuto la discendenza promessa con Caino, il cui nome indica “possesso”, ella fu così soddisfatta di lui che un altro figlio fu considerato da lei come vanità. Osservate che entrambi i figli ebbero una chiamata. È volontà di Dio che ognuno abbia qualcosa da fare in questo mondo. I genitori devono far crescere i figli indirizzandoli al lavoro. “Dategli una Bibbia e una chiamata”, disse bene Mr. Dod, “e Dio sarà con loro!”. Possiamo ritenere che Dio abbia ordinato ad Adamo, dopo la caduta, di spargere il sangue di animali innocenti e dopo la loro morte bruciare in parte o interamente i loro corpi col fuoco. Così la punizione che i peccatori meritano, la morte del corpo e la collera di Dio, del quale il fuoco è un emblema significativo, si riscontreranno poi nelle sofferenze di Cristo. Osservate che il culto religioso di Dio non è una invenzione recente. Fu così dall’inizio: è la vecchia buona via, Ger 6:16. Le offerte di Caino e di Abele furono diverse. Caino mostrò un cuore orgoglioso e incredulo e così lui e la sua offerta furono rifiutati. Abele si presentò come peccatore e secondo l’intendimento di Dio poiché il suo sacrificio esprimeva umiltà, ubbidienza e fede sincera. Pertanto ricercando le benedizioni del nuovo patto di misericordia mediante la discendenza promessa, il suo sacrificio ricevette un segno dell’accoglienza divina. Abele offrì con fede mentre Caino no, Eb 11:4. In tutti i tempi ci sono stati due tipi di adoratori che qui vediamo prefigurati in Caino e Abele: da un lato ci sono i religiosi orgogliosi e lontani dal vangelo della salvezza, che tentano di soddisfare Dio in modi del tutto personali, e umili credenti che camminano con Lui secondo la sua rivelazione. Caino si accese di ira maligna contro Abele. Perciò coltivò pure uno spirito cattivo di scontentezza e ribellione contro Dio. Dio conosce tutte le nostre passioni e le scontentezze peccaminose. Non c’è ira, invidia o irritazione che sfugga al suo occhio sempre vigile. Il Signore parlò a quest’uomo ribelle: se egli si fosse giustamente comportato sarebbe stato accettato. Alcuni interpretano questo come un’intimazione di misericordia. “Se non fai il bene, pecchi, cioè, mentre il peccato è ancora alla porta tu puoi ancora sopraffarlo”. La stessa parola indica peccato e offerta per il peccato. “Sebbene tu non abbia fatto il bene, non disperare ancora perché il rimedio è vicino”: Cristo, la grande offerta per il peccato è alla porta, Ap. 3:20. E ben periranno nei loro peccati coloro i quali non andranno a quella porta a richiedere questa offerta per il peccato. L’accoglienza di Dio dell’offerta di Abele non cambiò il diritto di primogenitura, perché, quindi, Caino fu così arrabbiato? Le inquietudini peccaminose svaniscono conoscendo veramente e sinceramente le loro cause.

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Genesi, Cap. 3

14 novembre 2018

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[1] Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”.

[2] Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

[3] ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.

[4] Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto!

[5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

[6] Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

[7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

[8] Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

[9] Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”.

[10] Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

[11] Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.

[12] Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

[13] Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

[14] Allora il Signore Dio disse al serpente:
“Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.

[15] Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno”.

[16] Alla donna disse:
“Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà”.

[17] All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.

[18] Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l’erba campestre.

[19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!”.

[20] L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

[21] Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.

[22] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”.

[23] Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

[24] Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Spiegazione:

Versi 1-5

Satana assalì i nostri progenitori per indurli a peccare e la tentazione si rivelò mortale per loro. Il tentatore era il demonio sotto la forma e l’aspetto di un serpente. Il piano di Satana era quello di indurre i nostri progenitori a peccare per separarli così tra loro e dal loro Dio. Quindi il demonio fu fin dall’inizio un assassino e il grande ingannatore. La persona tentata fu la donna: la tattica di Satana consistette nel discutere con lei quando la trovò da sola. Ci sono molte tentazioni in cui essere da soli è un grande svantaggio, ma la comunione dei santi ci dà molta forza e sicurezza. Satana fu avvantaggiato, inoltre, per averla trovata vicino all’albero proibito. Essi, che non avrebbero mai mangiato il frutto proibito, non dovevano nemmeno avvicinarsi all’albero proibito. Satana tentò Eva affinché, per mezzo suo, potesse tentare Adamo. Ed è una sua tattica tentare per mezzo di gente che non sospettiamo nemmeno e per mezzo di coloro che hanno maggior influenza su di noi. Satana chiese se era peccato o no mangiare di questo albero. Egli non manifestò apertamente i suoi progetti ma pose una domanda che sembrava innocente. Colei che doveva mettersi al sicuro, cominciò timidamente a parlare con il tentatore. Egli le presentò il comando divino come sbagliato e le parlò beffardamente. Il demonio, in quanto bugiardo, fu schernitore fin dal principio e gli schernitori sono suoi figli. È arte di Satana parlare della legge Divina come incerta o irragionevole e indurre così la gente a peccare. La nostra saggezza deve consistere nel mantenerci nella solida convinzione del comando di Dio e rispettarlo in sommo grado. Dio non dirà anche più tardi apertamente: “Tu non mentirai, né pronuncerai il mio nome invano, né sarai ubriaco, ecc.”? Sì, certo che l’ha detto e questo è il bene per la mia anima e, per mezzo della sua grazia, mi atterrò fermamente a questo. La debolezza di Eva si manifestò nell’avventurarsi a discutere col serpente: ella avrebbe dovuto percepire nella sua domanda che non aveva buone intenzioni e perciò doveva fuggire. Satana insegna agli uomini prima a dubitare e quindi a negare. Il tentatore promise vantaggi dal loro cibarsi di questo frutto. Egli cercò di renderli insoddisfatti del loro stato presente, come se non fosse buono quel che avevano e doveva desiderare altro. Nessuna condizione porterà soddisfazione a meno che non sia la mente a convincersi. Egli li indusse a cercare qualcosa di meglio e cioè ad essere dei. Satana rovinò se stesso per tentare di essere simile all’Altissimo, e così cercò di infettare i nostri progenitori con lo stesso desiderio, in modo tale da rovinare anche loro. E ancora il demonio conduce la gente secondo il suo interesse, suggerendo loro pensieri sbagliati su Dio e la falsa speranza di ottenere vantaggi peccando. Pensiamo, quindi, sempre positivamente di Dio come il vero Bene, e pensiamo negativamente del peccato come il male peggiore, così resisteremo al demonio ed egli fuggirà da noi.

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Genesi, Cap. 2

13 novembre 2018

1] Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.

[2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.

[3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. [4a]Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
[4b]Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, [5] nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo

[6] e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -;

[7] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

[8] Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.

[9] Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.

[10] Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi.

[11] Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c’è l’oro

[12] e l’oro di quella terra è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’ònice.

[13] Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia.

[14] Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufràte.

[15] Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

[16] Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,

[17] ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”.

[18] Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

[19] Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.

[20] Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.

[21] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.

[22] Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.

[23] Allora l’uomo disse:
“Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
perché dall’uomo è stata tolta”.

[24] Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

[25] Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

Spiegazione

Versi 1-3

Dopo sei giorni, Dio cessò tutta l’opera della creazione. Con miracoli Egli sconvolse la natura, ma non cambiò mai il suo corso stabilito o ha fatto aggiunte ad essa. Dio non riposò perché era stanco, ma come colui che è molto soddisfatto. Notate l’inizio del regno di grazia, la santificazione, la permanenza della santità nel giorno del sabato. L’osservanza solenne di un giorno tra sette quale giorno di santo riposo e santo servizio in onore di Dio è il dovere di tutti coloro a cui Dio ha fatto conoscere il suo sabato santo. Fino a questo momento non esisteva nessun altro della razza umana se non soltanto i nostri progenitori, ed il sabato fu fatto per loro e chiaramente anche per tutte le generazioni seguenti. Il sabato cristiano, che osserviamo, è un settimo giorno in cui celebriamo il riposo di Dio e il compimento dell’opera della nostra redenzione.
4 Versi 4-7

È dato qui un nome al Creatore, “Jehovah”. Laddove la parola “Signore” è stampata in lettere capitali nelle nostre Bibbie inglesi [l’autore si rifà alla Bibbia King James Version; nella Nuova Riveduta, a cui si rifà la presente traduzione, il nome porta solo la prima lettera maiuscola (nota del traduttore)], nell’originale è “Jehovah”. Jehovah è quel nome di Dio indicante che solo lui ha esistenza in sé e che dà esistenza a tutte le creature e le cose. Ulteriori notizie ci vengono date delle piante e delle erbe perché esse sono furono create e scelte per essere cibo per l’uomo. La terra non produsse i frutti da sé stessa: questo è stato fatto dalla potenza dell’Onnipotente. Così la grazia nell’anima cresce non da sé stessa secondo natura, ma è opera di Dio. La pioggia è anche un regalo di Dio: non è apparsa finché Dio il Signore non lo volle. Sebbene Dio usi degli strumenti, quando vuole Egli può fare qualsiasi cosa senza di essi e sebbene non dobbiamo tentare Dio trascurando quegli strumenti, dobbiamo tuttavia avere fede in Dio, sia nell’uso sia nell’esigenza di essi. In un modo o in un altro Dio annaffierà le piante del suo campo. La grazia divina scende come rugiada e annaffia la chiesa senza fare rumore. L’uomo è stato tratto dalla polvere, la stessa che ricopre la superficie della terra. L’anima, invece, non è stata tratta dalla terra come il corpo, eppure deve occuparsi e preoccuparsi delle cose terrene. A Dio dobbiamo daremo conto di come abbiamo impiegato le nostre anime: se le abbiamo perse, sebbene abbiamo guadagnato il mondo, abbiamo fallito per l’eternità! Gli sciocchi non riguardano alle proprie anime ma hanno massima cura dei loro corpi prima ancora che delle loro anime.

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Genesi, Capitolo 1

11 novembre 2018

[1] In principio Dio creò il cielo e la terra.

[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

[3] Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.

[4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre

[5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

[6] Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”.

[7] Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.

[8] Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

[9] Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne.

[10] Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

[11] E Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne:

[12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.

[13] E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

[14] Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni

[15] e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. E così avvenne:

[16] Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.

[17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra

[18] e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.

[19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

[20] Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”.

[21] Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

[22] Dio li benedisse: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra”.

[23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

[24] Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie”. E così avvenne:

[25] Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

[26] E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.

[27] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

[28] Dio li benedisse e disse loro:
“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra”.

[29] Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.

[30] A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così avvenne.

[31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Spiegazione 

Genesi è un nome di origine greca e significa “libro della generazione o creazione” ed è così chiamato poiché contiene un racconto sull’origine di tutte le cose. Non c’è nessun’altra storia così vecchia. Non c’è niente tra i libri più antichi esistenti che lo contraddice, anzi, molte cose riportate dagli scrittori pagani più antichi o rintracciate nelle usanze delle varie nazioni confermano che sono collegate al libro della Genesi.

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Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno),TERZO VOLUME Dalla benedizione di Giacobbe alla discesa di Giuseppe in Egitto

9 novembre 2018

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Isacco è come se passasse alla storia sotto silenzio e come se fosse solo figlio di Abramo e padre di Giacobbe ed Esaù.
Invece ha una sua particolare identità. È l’uomo dell’arrendevolezza, della mitezza, della pace.
È l’uomo che porta sulle sue spalle la benedizione data da Dio ad Abramo e da lui ricevuta.
È l’uomo protetto e benedetto da Dio, mai però sottoposto a particolari prove nella fede.
Per un inganno della moglie e del figlio Giacobbe, la benedizione non viene conferita al primogenito Esaù, viene data invece al secondogenito che è Giacobbe.
Giacobbe è l’uomo senza terra, senza paese, senza città, senza famiglia, senza fratelli, senza figli.
È l’uomo che possiede ogni cosa e tuttavia non ha nulla che possa dire veramente suo.
Solo Dio è veramente suo, perché solo Dio è il suo Pastore, la sua Guida, il suo Difensore, il suo Custode, la sua Roccia, la sua costante Protezione.

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Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), SECONDO VOLUME Dalla vocazione di Abramo alla morte di Sara (cc. 1-26).

8 novembre 2018

 

Abramo e Sara

In questo Secondo Volume Dio si rivela il Signore, il Creatore, la Vita, la Benedizione, la Speranza, il Presente, il Futuro, la Salvezza, la Custodia, la Protezione, la Difesa di Abramo.
Dio è tutto questo per Abramo, ad una sola condizione: che lui obbedisca sempre alla voce del suo Signore.
Qual è la novità che emerge nella relazione di Dio con Abramo?
Essa è questa: non c’è una parola iniziale di Dio, un comando dato una volta per tutte, al quale Abramo deve obbedire perché Dio sia il perenne Creatore della sua vita, il perenne Liberatore dalla sua morte.
Abramo deve oggi giorno camminare alla presenza del suo Dio. Ogni giorno deve obbedire alla nuova parola che Dio gli rivolge.
Abramo è costantemente dalla Parola del suo Dio e Signore.
La vita di Abramo è dall’ascolto della Parola del suo Dio.
Dio parla ed Abramo ascolta. Dio dice e Abramo esegue. Dio comanda e Abramo obbedisce. Dio ordina ed Abramo realizza.
Il presente e il futuro di Abramo non sono da Abramo, sono perennemente da Dio. Sono in Dio.
Ma c’è un’altra verità che viene rivelata ed è questa: in Abramo non c’è solo la vita di Abramo, Dio ha posto la vita dell’intera umanità.

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MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI GENESI Commento teologico Volume unico( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), CATANZARO 2010PRIMO VOLUME Dalla creazione del cielo e della terra alla vocazione di Abramo (cc. 1-11)

7 novembre 2018

La Genesi inizia con Dio che è all’opera per la creazione del cielo e della terra e di quanto in essi è contenuto.
Niente è da se stesso. Niente è dal caso. Niente è dall’incontro fortuito di alcune particelle. Il niente è il niente e nulla potrà mai essere prodotto dal niente.
Ciò che non esiste mai potrà dare origine all’esistenza e ciò che non è, mai potrà generare ciò che è e diviene.
Tutto ciò che è, visibile ed invisibile, lontano o vicino, sulla terra e nel cielo, è dalla Parola creatrice di Dio.
Dio vuole. Dio dice. La sua Parola chiama le cose per nome ed essere sono create.
Non c’è generazione. Non c’è emanazione. Non c’è impasto di natura divina. Non c’è nulla di materia preesistente. Il nulla è assoluto.
C’è solo Dio. Esiste solo Lui. Solo Lui crea. Solo Lui chiama all’esistenza.
Dio non solo chiama ogni essere all’esistenza, gli conferisce anche la legge perenne della sua vita.
Ogni singolo essere esiste dalla sua Parola. Ogni singolo essere può dare esistenza ad altri esseri, ma solo se questo è scritto nella loro natura dalla divina Parola di Dio nell’atto della loro creazione.
Non esiste un evoluzionismo cieco. Esiste una “vita” che è da altra vita, perché così Dio ha predisposto e voluto, comandato e ordinato.
Sulla sua creazione Dio ha posto un custode, un guardiano, un governatore: l’uomo, creato da Dio maschio e femmina.

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MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI GENESI Commento teologico Volume unico( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), CATANZARO 2010

6 novembre 2018

PRESENTAZIONE

“Abbiamo bisogno di una parola teologica chiara sull’Antico Testamento. Perché non ci offri una lettura commentata anche di questa prima parte della nostra Rivelazione?”.
Avevo sempre rifiutato un tale invito. L’Antico Testamento è vasto. È una lunghissima storia. I Libri sono tanti.
Non nego che aveva come una specie di timore sacro nell’avvicinarmi a questa prima parte del Testo Sacro.
Quest’anno, dopo aver finito il commento teologico alla Lettera ai Romani, ecco che con più insistenza mi fu rivolto ancora una volta lo stesso invito: “Perché non ci leggi teologicamente anche l’Antico Testamento? Se non vuoi farlo tutto, almeno il Pentateuco. Conosciamo poco di quel mondo. Qualche chiarezza teologica ci farebbe assai bene per la nostra pastorale”.
Questa volta riconobbi che era venuto il tempo di addentrarmi in questa immensa foresta divina che è l’Antico Testamento.
Dovevo farlo però in una maniera semplice, non complessa, chiara, immediata.
Dovevo avvicinarmi a questo immenso oceano di verità con mente libera da ogni sovrastruttura e con cuore attratto solo dalla verità che Dio ha voluto che fosse contenuta in questa storia, alla luce della quale, ogni altra storia deve essere letta, compresa, condotta nella sua verità.
Era subito dopo la Santa Pasqua. Avevo in cantiere un altro lavoro: “Il Vangelo del giorno”. È un commento di una sola pagina per ogni giorno, un breve pensiero che serva come luce perché la giornata del cristiano venga vissuta seguendo gli insegnamenti di Gesù Maestro. È un aiuto concreto, immediato a chiunque voglia nutrirsi quotidianamente della verità che scaturisce dalla Parola di Gesù.
Così mi sono messo all’opera per completare il lavoro che va da Maggio a Novembre. In attesa che fossero pronti gli strumenti pratici perché si possa offrire una pagina per ogni giorno di tutto l’anno liturgico del 2011.
Finita questa opera, che in verità non ha richiesto un tempo così vasto, ho subito iniziato con la Genesi.
Come è mia abitudine, la lettura teologica è versetto per versetto. In ogni parola della Scrittura Dio ha nascosto la sua verità di salvezza. In ogni parola essa va cercata, trovata, messa in luce, offerta all’uomo perché se ne nutra per portare la sua anima, il suo spirito, il suo stesso corpo, nella volontà del suo Signore e Dio.
Non vengono elaborate teorie, non vengono forniti sistemi teologici, non vengono offerte strutture nuove di pensiero. La verità di Dio la si estrae fuori man mano che il Signore la pone nei fatti e nelle parole del Testo Sacro, man mano che la storia progredisce e le persone vengono illuminate sul bene e sul male, sul giusto e sull’ingiusto, su ciò che è vero e su ciò che è falso.
Non vi è una storia senza l’uomo. Vi sono uomini che vivono ognuno una loro particolare storia, un loro momento specifico, una molteplicità di relazioni concrete, vicende personali irripetibili da altri, la cui verità però diviene patrimonio dell’umanità, eredità universale, perché è in questa verità che solamente può essere vissuta la vita umana.
Chi lega cielo e terra, eventi ed avvenimenti, fatti e parole, circostanze del passato, del presente e del futuro è però uno solo: Dio.
Possiamo dire che Dio è l’Attore principale di tutta la Scrittura, è anche il grande Regista, l’Ideatore dell’opera, il suo Realizzatore, lo Scenarista, il Compositore.
La sua volontà regna sovrana sopra ogni cosa ed ogni persona. La sua verità è la luce che illumina ogni scena, il suo disegno di salvezza appare in ogni singola parte della storia, divenendo sempre più chiaro, nitido, luminoso. I suoi tratti assumono i caratteri della piena verità e tuttavia questa verità nell’Antico Testamento è tutta velata.
Il suo svelamento pieno sarà dato tutto nel Nuovo, quando il piano di Dio non solo si sarà manifestato nella sua rivelazione, ma anche nella sua attuazione e realizzazione storica.
Così l’Antico Testamento rivale il progetto di Dio. Il Nuovo lo attua e lo realizza. Una cosa che mai deve essere pensata è questa: che il Nuovo Testamento sia finito con il suo ultimo Libro che è l’Apocalisse di Giovanni Apostolo.
L’Apocalisse è l’ultimo Libro della Rivelazione scritta. Essa però è il primo Libro della rivelazione che cammina verso la sua piena realizzazione a attuazione.
Il Nuovo Testamento è la formazione di Cristo in ogni uomo, in ogni persona, fino alla consumazione dei secoli. Fino a che quest’opera non si sarà compiuta e mai si compirà finché ci sarà un solo uomo sulla terra, il Nuovo Testamento mai potrà dirsi chiuso, finito.
Anche perché Esso è insieme l’opera di Cristo Gesù, dello Spirito Santo e della Chiesa. Esso è l’opera dello Spirito del Signore e degli Apostoli. È l’opera dello Spirito Santo, degli Apostoli e di ogni altro discepolo di Gesù Signore.
Alla Vergine Maria, Madre della Redenzione, la Donna cui è stata fatta la promessa che la sua stirpe avrebbe un giorno schiacciato la testa al serpente ingannatore, ci prenda per mano e ci conduca parola per parola affinché scopriamo in esse Dio che ci manifesta il suo amore di creazione, redenzione, salvezza, giustificazione, vita eterna.
Agli Angeli, che sono i mediatori attraverso i quali il Signore si serve per manifestare ai suoi servi la sua volontà, ci sostengano in questo cammino. Vogliamo attingere la luce vera di Dio che illumina, riscalda, conforta, sana e rigenera i nostri cuori.

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Apocalisse, 21/22

5 novembre 2018

21

[1] Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più.

[2] Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

[3] Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.

[4] E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate”.

[5] E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

[6] Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.

[7] Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

[8] Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte”.

[9] Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: “Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello”.

[10] L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.

[11] Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.

[12] La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.

[13] A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte.

[14] Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

[15] Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura.

[16] La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali.

[17] Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo.

[18] Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
[19] Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo,

[20] il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.

[21] E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

[22] Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio.

[23] La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

[24] Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.

[25] Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.

[26] E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.

[27] Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

 

22

[1] Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.

[2] In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

[3] E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;

[4] vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.

[5] Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

[6] Poi mi disse: “Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve.

[7] Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro”.

[8] Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate.

[9] Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare”.

[10] Poi aggiunse: “Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino.

[11] Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.

[12] Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.
[13] Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine.

[14] Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città.

[15] Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

[16] Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino”.

[17] Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni!”. Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.

[18] Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro;

[19] e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.

[20] Colui che attesta queste cose dice: “Sì, verrò presto!”. Amen. Vieni, Signore Gesù.

[21] La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Lettura dell’intero cap. 21 e dei vv. 1-5 del cap. 22.

Siamo di fronte a tre quadri, distinti fra loro, la cui descrizione va letta in modo consecutivo:
I quadro 21, 1-8
II quadro 21, 9-27
III quadro 22, 1-5

Il primo quadro ci presenta la nuova Gerusalemme, tutta oro e pietre preziose, ben diversa dalla città di Babilonia, la prostituta, rivestita di ornamenti ma madre di tutte le prostituzioni.
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno il suo popolo…”
Questo versetto 3 ci richiama il prologo di Giovanni:
“E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi…”(v. 14)
Ricordiamo ancora una volta che la traduzione esatta dei verbi “abitare” e “dimorare” è “porre la tenda”. Di conseguenza, diremo:
“Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli porrà la tenda tra di loro…” (Apoc. 21,3)
e “…e pose la sua tenda in mezzo a noi…” (Gv 1,14)

La tenda racchiude in sé almeno due immagini: quella del cammino (è un Dio che cammina con il suo popolo) e quella del pastore nomade (Dio pasce il suo gregge camminando con le sue pecore).
Ecco la tenda di Dio in mezzo a noi!
Notiamo che fin dall’inizio il primo quadro sviluppa il tema della novità: la Gerusalemme nuova è inserita in un contesto nuovo. “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra…” (21,1).
Soffermiamoci un attimo sul v. 5: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose…” in cui “faccio” è la traduzione di un termine tecnico della creazione (il verbo greco poieo) che significa, appunto, “creo”. Il Signore sta facendo una nuova creazione, che non è futura perché il verbo viene espresso al tempo presente.
Quindi, la nuova creazione è già in atto; Dio non attenderà la fine dei tempi per donarci la gioia, per toglierci il lutto, la morte, il lamento e l’affanno. Il Signore già oggi crea cose nuove, che porterà evidentemente a compimento nella loro pienezza alla fine dei tempi, quando lo incontreremo.
Credo sia fondamentale riflettere su questi concetti perché siamo di fronte a una situazione non solo di consolazione, ma d’impegno. Adesso Io, Dio, e tu, uomo, facciamo qualche cosa di nuovo.
La prospettiva cambia diametralmente: i semi del regno (il granello di senape, ad es.) sono già piantati e stanno crescendo.
E’ bello sentirsi parte di questa novità perché con il battesimo noi siamo entrati nella nuova creazione, primizia della comunione piena con Dio alla fine dei tempi. Il nostro Signore è il Dio dell’Alleanza che non rinnega mai il suo popolo e il patto che ha stabilito con lui.

Lettura di Isaia 25, v. 6 e seguenti.
In Apocalisse 21, come in questo brano profetico, si possono distinguere due momenti: il primo con una visione di speranza, di apertura (“A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita” – v. 6) e un secondo momento di condanna (“Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali e i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo.” v. 8).
Appare chiaro il richiamo profetico alla possibilità di entrare nella categoria dei codardi, di quanti – cioè – non hanno avuto il coraggio di testimoniare.

In proposito sappiamo che successivamente agli anni 90 d.C. sorse nella Chiesa il grande problema dei “lapsi”, cioè di coloro che nella persecuzione non erano stati coerenti, avevano abiurato e sacrificato agli idoli e che poi, con il ritorno alla normalità, avevano chiesto di essere riammessi nella comunità ecclesiale. Coloro che erano stati perseguitati si opposero, però, a questa riammissione pretendendo che fosse subordinata ad un nuovo battesimo, perché ritenevano che rinnegando Cristo i “lapsi” avessero addirittura cancellato il loro battesimo.
Sulla questione avvenne un grande dibattito nella Chiesa, con il rischio di scismi, fino a quando non prevalse l’opinione di Cornelio, vescovo di Roma, e di Cipriano, vescovo di Cartagine, secondo la quale il battesimo non poteva in ogni caso essere cancellato, nemmeno dal peccato più grave. Quindi i “lapsi” sarebbero dovuti essere riammessi nella comunità ecclesiale, magari attraverso un percorso penitenziale, ma senza essere ribattezzati.

Concludiamo le considerazioni sul primo quadro dicendo che Cristo oggi si incontra nella Chiesa, nuova Gerusalemme e centro della nuova creazione. Di conseguenza dobbiamo adoperarci per migliorare la nostra comunità ecclesiale in modo che “…i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri…” (21,8) e i mentitori diminuiscano e aumentino, invece, gli iscritti nel libro della vita.
La Chiesa è fondamentale per poter vivere fino in fondo l’esperienza di Cristo.

Il secondo quadro ci raffigura la nuova Gerusalemme, la città santa, ben differente da Babilonia, ricca di esteriorità e destinata a perire. Gerusalemme, ricca ma per essenza, dotata di ricchezze interiori, non rappresenta una città vera e propria, ma la comunità ideale in generale. Nel v. 16 è descritta a forma di cubo con ogni faccia, ogni fronte, uguale all’altra.
La città santa non è travestita (come Babilonia) in quanto racchiude in sé il Signore,tanto da non aver bisogno del tempio perché il contatto con Dio è immediato.
Ripenso a tante descrizioni dei Padri che paragonano la Chiesa, per esempio, a una corona regale d’oro, adornata di pietre preziose, oppure a un giardino con molteplici varietà di pianti e di fiori. Le pietre preziose, i fiori e le piante simboleggiano le varie membra della Chiesa, che è una comunità con in sé una preziosità che le deriva da Dio. In questa luce, allora, riscopriamo la vocazione di ciascuno di noi secondo la propria differente condizione (laico, sposo, sacerdote…). Noi siamo come pietre preziose incastonate nell’edificio di Dio, nella Gerusalemme santa.
Si potrebbe vedere un parallelo di quest’immagine in Ezechiele 48.
La nuova Gerusalemme finalmente si rivela come la sposa dell’Agnello.
Siamo di fronte a una nuova creazione. Non ci saranno più le maledizioni post-edeniche (Genesi 3) perché ormai cancellate dal sangue dell’Agnello. Consideriamo anche che le nostre sofferenze, i nostri sacrifici sono salvifici perché ricolmati di significato dal sangue dell’Agnello. La passione e la morte di Cristo ci insegnano pur qualcosa.
Questo significa far parte della nuova città santa nella quale confluiscono tutte le genti
(“Le sue porte non si chiuderanno mai…” (v. 25)
e nella quale “Non entrerà…nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello” (v. 27))

Leggere:
Michea 4, 1-5 “Il regno futuro del Signore a Sion”;
Gioele 4, 20-21 “Era paradisiaca della restaurazione di Israele”;
Isaia 2, 2-5 “La pace perpetua”.

La nuova città fondata sugli apostoli (v. 14) è perfettamente simmetrica; è una costruzione spirituale.
Potremmo tenere come sottofondo a questo brano dell’Apocalisse il cap. 4 del Vangelo di Giovanni (“Gesù dai Samaritani”): “…i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità…” (v. 23).
Non ci sarà più bisogno del tempio di Gerusalemme né di quello del monte Garizim: basterà mettersi nell’ottica di Dio adorandolo “in spirito e verità”. (v. 24).

Il terzo quadro: la nuova Gerusalemme, giardino di vita. Siamo anche qui nel clima dell’Eden.
L’ultimo episodio della Bibbia (Apocalisse 22, 1-5) richiama l’inizio della stessa Bibbia (Genesi) con la creazione e la caduta dell’uomo. Ora si parla della nuova creazione (e non più della caduta) e della gioia di essere perennemente con il Signore. Ecco la grande speranza che infonde la Bibbia!
In Genesi si parla dell’albero della vita che viene sottratto subito all’uomo, mentre in Apocalisse 22 troviamo “…un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (v. 2). Qui la vita viene distribuita in pienezza.
Nuovamente rieccheggia il cap. 4 di Giovanni nel quale si parla del pozzo di Giacobbe e dell’acqua viva (che va letta simbolicamente). Siamo davvero alla comunione piena con Dio e alla luce piena, al giorno senza fine (Ap.22,5): “Non vi sarà più notte…”.
Dobbiamo allora cominciare a gustare tutto questo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, nella quale incontriamo il Signore. Dopo la comunione noi siamo come delle arche sante che portano Gesù per il mondo, siamo come dei “Cristofori”.
Sono convinto che sia molto bella la visione terminale dell’Apocalisse in parallelo con l’episodio iniziale della Bibbia.

Stiamo vivendo una primavera della Chiesa: oggi lo Spirito soffia e ci provoca con le sfide del nostro tempo. L’incontro con le altre religioni, ad esempio, è impegnativo ma ci deve entusiasmare.

Concludiamo dicendo che il nostro capitolo è aperto alla speranza, ma contiene anche un invito alla conversione. Speranza e conversione vanno di pari passo e guai se non fosse così: la speranza diventerebbe fatalismo e la pigrizia prenderebbe il sopravvento (e con essa il nostro egoismo).

Un’ultima considerazione sui mentitori (21,8 e 27) che non sono soltanto coloro che dicono il falso, ma anche quelli che vivono nella falsità continua, che adorano i falsi dei, che vivono una vita di menzogna inseguendo ciò che è falso.

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Apocalisse, 20

3 novembre 2018

20

[1] Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano.

[2] Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni;

[3] lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo.

[4] Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonanza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni;

[5] gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione.

[6] Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.

[7] Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere

[8] e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare.

[9] Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò.

[10] E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.

[11] Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé.

[12] Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.

[13] Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.

[14] Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco.

[15] E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-15 – lettura
Si tratta di un capitolo difficile e contorto ed è uno di quelli che più hanno avuto successo anche in senso negativo.
Il simbolismo dei mille anni risulta di difficile spiegazione. Nel corso dei secoli sono state date essenzialmente due interpretazioni: una letterale e l’altra simbolica.
Interpretazione letterale è, ad esempio, quella dei Testimoni di Geova secondo i quali avverrà una prima resurrezione (v. 5); in seguito ci sarà una seconda possibilità. Chi non diverrà Testimone di Geova prima della seconda resurrezione morirà in eterno.
Per l’interpretazione letterale sono evidenti le difficoltà circa la decorrenza dei mille anni: il conteggio inizia dalla nascita o dalla morte di Cristo, oppure dalla data dei fatti che vengono descritti nell’Apocalisse?

Una spiegazione simbolica, ma in senso terreno, venne fornita da S.Agostino, per il quale i mille anni costituivano il tempo di durata della Chiesa sulla terra dalla risurrezione di Gesù al suo ritorno finale.
Secondo altre interpretazioni simboliche, ma in senso totalmente celeste, i mille anni indicherebbero un tempo di massima, un modo per dire che il regno di Cristo si realizzerà certamente nell’escatologia e non sulla terra. Di conseguenza noi regneremo con Lui nell’eternità.

Questo capitolo ci offre una serie di visioni introdotte da “vidi” (vv. 1 e 4, ad esempio). All’inizio ci viene presentato un angelo più potente dei precedenti il quale “afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’abisso…”.(v. 2).
Rieccheggia qui il cap. 12 del Vangelo di Giovanni in cui si parla della glorificazione di Gesù attraverso la morte (vv. 20-33). Ora, nell’Apocalisse, si realizza la grande vittoria con la cacciata del principe di questo mondo. Allora il cap. 20 non può essere che un brano che tiene sullo sfondo il trionfo di Cristo.
Un dato è certo: Gesù Cristo vince il dragone e l’ultimo nemico a venire gettato “nello stagno di fuoco” (v. 14) è la morte. Quindi la vittoria divina è totale. In ogni caso il dragone soggiace alla volontà e al progetto del Signore.

“Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo.” (v. 3b).
Al riguardo ricordiamo quanto detto commentando il Vangelo di Luca: “dovrà”, “deve” sono forme verbali (da greco dein) che indicano il progetto divino. Quel “dovrà” significa che proprio Dio ha stabilito che il dragone verrà “sciolto per un po’ di tempo”. Di conseguenza non meravigliamoci quando sembra che il male sia all’opera nel mondo. Si tratta del diavolo libero di operare per qualche tempo.

Accenniamo ora ad una interpretazione tolta dall’Apocalittica giudaica (e poi ripresa, ad esempio, dai gruppi avventisti di matrice protestante) la quale, partendo dalla Genesi – in cui è scritto che il Signore ha creato il mondo in sei giorni e il settimo giorno si è riposato – e da un salmo che recita “un giorno per te è come mille anni”, sostiene che un giorno di Dio varrebbe mille anni dei nostri.
Di conseguenza i sei giorni della creazione sarebbero durati seimila anni e il settimo millennio (che corrisponde al settimo giorno) costituirebbe i mille anni del Regno di Dio.
Si tratta evidentemente di calcoli assurdi.
Anche nella chiesa cattolica, soprattutto ad opera di cristiani bollati poi come eretici, è sempre stata presente la tendenza al millenarismo (ricordiamo, ad esempio, nel medioevo, Gioachino da Fiore).

v. 4 – Qui si parla del regno dei giusti, cioè dei martiri e di coloro che non si sono fatti segnare con il marchio della bestia. Costoro sono associati alla risurrezione di Cristo. Ciò vuol dire che la vittoria sul male operata da Gesù coinvolge tutti i giusti e che anche le nostre opere buone contribuiscono, nel loro piccolo, ad eliminare il male nel mondo. Quando nella Messa proclamiamo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo…”, anziché “i peccati” sarebbe forse meglio dire “il peccato” perché Cristo ha sconfitto il Peccato. Sta a noi, invece, eliminare ogni giorno i peccati piccoli e grandi che commettiamo. In tal modo entriamo nella dinamica delle resurrezione.
Satana, anche se liberato, contribuisce alla sconfitta finale di tutti i nemici di Dio, perché li raduna facilitando, di conseguenza, il compito divino.
E nei vv. 9 e 10 si parla proprio della vittoria del Signore.

Concludo con una bella immagine di Teresa d’Avila, vissuta all’epoca della Riforma protestante. La santa sosteneva che la Chiesa fosse assediata dai nemici e che i monasteri delle suore di clausura costituivano delle piccole fortezze nelle quali venivano addestrati i soldati di Cristo. Ovviamente l’addestramento consisteva nella preghiera costante, assidua, totale, per la Chiesa che non potrà mai essere vinta.

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Apocalisse 19

2 novembre 2018

19

[1] Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva:
“Alleluia! Salvezza, gloria e potenza
sono del nostro Dio;

[2] perché veri e giusti sono i suoi giudizi,
egli ha condannato la grande meretrice
che corrompeva la terra con la sua prostituzione,
vendicando su di lei
il sangue dei suoi servi!”.

[3] E per la seconda volta dissero:
“Alleluia!
Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!”.

[4] Allora i ventiquattro vegliardi e i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio, seduto sul trono, dicendo:
“Amen, alleluia”.

[5] Partì dal trono una voce che diceva:
“Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!”.

[6] Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano:
“Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio, l’Onnipotente.

[7] Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell’Agnello;
la sua sposa è pronta,

[8] le hanno dato una veste
di lino puro splendente”.
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.

[9] Allora l’angelo mi disse: “Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!”. Poi aggiunse: “Queste sono parole veraci di Dio”.

[10] Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: “Non farlo! Io sono servo come te e i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. È Dio che devi adorare”. La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.

[11] Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava “Fedele” e “Verace”: egli giudica e combatte con giustizia.

[12] I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui.

[13] È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio.

[14] Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro.

[15] Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente.

[16] Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.

[17] Vidi poi un angelo, ritto sul sole, che gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo:

[18] “Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni dei capitani, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi”.

[19] Vidi allora la bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito.

[20] Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo.

[21] Tutti gli altri furono uccisi dalla spada che usciva di bocca al Cavaliere; e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-10 – lettura
I capitoli 17 e 18 trattano della caduta di Babilonia; i capitoli 19 e 20 riguardano la vittoria totale di Cristo e i capitoli 21 e 22 l’esaltazione di Gerusalemme.
L’inno iniziale del nostro capitolo viene ripreso in parte dalla “Liturgia delle Ore”, nei vespri della domenica sera. E’ bello ricordare la salvezza che ci aspetta!
Il cap.19 è l’unico brano del Nuovo Testamento in cui compare la parola “alleluia”, che viene tratta dall’ultima sezione dei Salmi. Precisamente nei salmi dal 107 al 150 è diffuso il termine “alleluia” che significa “Lodate Jahwe”. E’ qui evidente, comunque, uno sfondo vetero-testamentario perché Giovanni utilizza la lode tipica dell’ebraismo (salmi alleluiatici) applicandola alla vittoria di Cristo.

Questa lode viene affidata a tre voci diverse.
La prima voce è quella di una “folla immensa nel cielo” (che ha due aspetti in quanto prima dice una cosa e poi un’altra); la seconda è quella dei ventiquattro vegliardi e dei quattro esseri viventi i quali semplicemente pongono un sigillo (“Amen, Alleluia”); infine la terza è la voce che esce dal trono. Quindi, abbiamo tre momenti e tre protagonisti diversi della nostre lode. Potremmo affermare che qui appare un insieme di celeste e di terreno:
“Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!” (v. 5).
Concludiamo la lezione osservando che è presente in questo brano la “comunione dei Santi”, ossia sono presenti la Chiesa militante e la Chiesta trionfante, che sono due facce della stessa medaglia, potremmo dire due momenti della medesima esistenza: la vita terrena e la vita dell’aldilà.

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Apocalisse 18

31 ottobre 2018

18

[1] Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore.

[2] Gridò a gran voce:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo,
carcere d’ogni uccello impuro e aborrito
e carcere di ogni bestia immonda e aborrita.

[3] Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino
della sua sfrenata prostituzione,
i re della terra si sono prostituiti con essa
e i mercanti della terra si sono arricchiti
del suo lusso sfrenato”.

[4] Poi udii un’altra voce dal cielo:
“Uscite, popolo mio, da Babilonia
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.

[5] Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.

[6] Pagatela con la sua stessa moneta,
retribuitele il doppio dei suoi misfatti.
Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva.

[7] Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo
lusso,
restituiteglielo in tanto tormento e afflizione.
Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
vedova non sono e lutto non vedrò;

[8] per questo, in un solo giorno,
verranno su di lei questi flagelli:
morte, lutto e fame;
sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore è Dio
che l’ha condannata”.

[9] I re della terra che si sono prostituiti e han vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio,

[10] tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti e diranno:
“Guai, guai, immensa città,
Babilonia, possente città;
in un’ora sola è giunta la tua condanna!”.

[11] Anche i mercanti della terra piangono e gemono su di lei, perché nessuno compera più le loro merci:

[12] carichi d’oro, d’argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d’avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo;
[13] cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, cocchi, schiavi e vite umane.

[14] “I frutti che ti piacevano tanto,
tutto quel lusso e quello splendore
sono perduti per te,
mai più potranno trovarli”.

[15] I mercanti divenuti ricchi per essa, si terranno a distanza per timore dei suoi tormenti; piangendo e gemendo, diranno:

[16] “Guai, guai, immensa città,
tutta ammantata di bisso,
di porpora e di scarlatto,
adorna d’oro,
di pietre preziose e di perle!

[17] In un’ora sola
è andata dispersa sì grande ricchezza!”.
Tutti i comandanti di navi e l’intera ciurma, i naviganti e quanti commerciano per mare se ne stanno a distanza,

[18] e gridano guardando il fumo del suo incendio: “Quale città fu mai somigliante all’immensa città?”.

[19] Gettandosi sul capo la polvere gridano, piangono e gemono:
“Guai, guai, immensa città,
del cui lusso arricchirono
quanti avevano navi sul mare!
In un’ora sola fu ridotta a un deserto!

[20] Esulta, o cielo, su di essa,
e voi, santi, apostoli, profeti,
perché condannando Babilonia
Dio vi ha reso giustizia!”.

[21] Un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola, e la gettò nel mare esclamando:
“Con la stessa violenza sarà precipitata
Babilonia, la grande città
e più non riapparirà.
[22] La voce degli arpisti e dei musici,
dei flautisti e dei suonatori di tromba,
non si udrà più in te;
ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere
non si troverà più in te;
e la voce della mola
non si udrà più in te;

[23] e la luce della lampada
non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.

[24] In essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi
e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra”.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

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Apocalisse 17

30 ottobre 2018

[1] Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: “Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque.

[2] Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione”.

[3] L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna.

[4] La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione.

[5] Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra”.

[6] E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore.

[7] Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.

[8] La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.

[9] Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

[10] I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.

[11] Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione.

[12] Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia.

[13] Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

[14] Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli”.

[15] Poi l’angelo mi disse: “Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue.

[16] Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.

[17] Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio.

[18] La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra”.

Spiegazione Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 17

vv. 1-18
Lettura di uno dei brani più intricati dell’Apocalisse. Saranno utili alcune annotazioni introduttive tenendo già presente il successivo capitolo 18.
I capitoli 17 e 18 introducono alla conoscenza delle differenze fra le due note città, Gerusalemme e Roma. Una è la sposa dell’Agnello e l’altra è colei che combatte l’Agnello e i suoi santi. I nostri due capitoli hanno molti elementi comuni ma si differenziano per il genere letterario. Infatti il primo parla di una visione mentre il secondo costituisce quasi un canto funebre.

Ci accorgiamo facilmente della presenza di un crescendo che va in senso contrario all’ordine di apparizione di alcuni personaggi (il dragone; comparso per primo, poi le due bestie e, infine, la prostituta). Infatti vengono eliminati, uno alla volta, in senso inverso alla loro presentazione, prima la prostituta, poi le due bestie e per ultimo il dragone.

Il tema centrale di questo e dei successivi capitoli (almeno fino al cap. 20) sarà il giudizio di Dio che adesso si sta realizzando e che costituisce lo sviluppo di quanto letto sulla settima coppa.

La visione pone al centro la donna, mentre la spiegazione si sofferma soprattutto sulla bestia e sulle sue corna per poi riprendere alla fine del capitolo, quasi in un versetto sintetico,: “La donna che hai vista simboleggia la città grande che regna su tutti i re della terra” (v. 18).
Notiamo anche la rapidità dei passaggi e la sovrapposizione delle immagini (come, ad esempio, nel v. 11).

Cominciamo ad analizzare il primo simbolo: la prostituta.
Abbiamo già incontrato nella lettura dell’Apocalisse personaggi femminili come la donna con la luna sotto i piedi che dava alla luce un bambino poi sottratto al drago. Ebbene, questa donna è esattamente l’antitesi della prostituta potente che rappresenta Roma con i sette colli. Però gli occhi della fede ci aiutano a vedere la realtà nella giusta dimensione. La dea madre Roma, venerata e temuta, simbolo dell’unità dell’impero, in realtà – se guardata con gli occhi della fede – non è altro che una prostituta, madre sì ma di tutte le prostitute. Lo afferma già il titolo del cap. 17.
Come cristiani dobbiamo preoccuparci di leggere tutte le realtà autenticamente, tenendo presente che quanto non promuove Dio e l’uomo è da condannare. Nella prostituta, ad esempio, l’apparenza nasconde una realtà immorale. E questo è proprio il quadro di Roma a quell’epoca, con tutti i segni della decadenza che poi arriveranno a maturazione. E’ un’immagine biblica quella della città corrotta per eccellenza e riguarda varie città, come ad esempio Tiro, di cui si parla in Isaia 23, e Ninive della quale scrive il profeta Naum in 3, 1-7 (lettura). In quest’ultimo brano è presente il paragone fra Ninive e la prostituta. Nello stesso capitolo si parla di Tebe, città che rappresenta l’Egitto, nemico storico di Israele.
La realtà della prostituta è applicata alla stessa Gerusalemme in Geremia 3 e in Ezechiele 23.

La prostituta, Roma, siede “sopra una bestia scarlatta” (17,3) ma non per dominarla bensì per essere usata come suo strumento. La città, infatti, è strumento della bestia; è al suo servizio.
Un secondo simbolo è costituito evidentemente dalla bestia che nei capitoli 17 e 18 dà unità a tutti gli altri simboli. Infatti è nominata ben otto volte. E notiamo che da lei dipendono sia la donna sia i re.
La bestia ci è presentata in una sorta di “parodia”. Al v. 8 è scritto: “…era ma non è più, salirà dall’Abisso ma per andare in perdizione.”. E ritroviamo quasi le medesime parole nello stesso versetto 8 e nel successivo v. 11. Si tratta esattamente del cammino opposto a quello percorso dall’Agnello, che sembrava sconfitto ed è vittorioso, che è morto ma è risorto. Infatti la bestia non risorgerà ma andrà in perdizione.

Alcune ipotesi sull’identità dei re.
I dieci re dovrebbero essere i sovrani alleati di Roma, i quali alla fine, secondo il disegno divino, si ribelleranno e faranno scempio della prostituta (vv. 16-17).
In particolare,
1) per alcuni studiosi vale un’interpretazione in senso storico, secondo la quale si tratterebbe dei primi imperatori fino a Vespasiano; sarebbero esclusi dal numero i tre sovrani che sono durati pochi mesi. L’ottavo imperatore sarebbe Tito, che ha regnato soltanto per due anni. Per sostenere questa ipotesi dovremmo ammettere che Giovanni, anche se ha scritto l’Apocalisse al tempo di Domiziano, fingesse di scrivere durante l’impero di Vespasiano;
2) per altri i sette re non dovrebbero essere intesi come tali, ma sarebbero i famosi sette tempi dei quali parlava la letteratura orientale dell’epoca, legati ognuno a un pianeta. Alla conclusione di questi tempi sarebbe iniziato l’ottavo, il tempo finale, quello dell’età dell’oro. Sarebbe come sostenere che con lo scontro finale sia iniziato l’ottavo tempo;
3) per altri interpreti ancora si pone il problema di conciliare l’ottavo re, che è anche uno dei sette, con la bestia. L’ottavo re sarebbe allora Diocleziano, talmente feroce da essere considerato, secondo l’opinione comune del popolo di Roma, reincarnazione di Nerone che era uno dei sette.

A questo punto dobbiamo convenire che stiamo leggendo uno dei passi più oscuri dell’Apocalissi. Aggiungo solo che la prostituta, che sembrava così potente e venerata, in realtà è un semplice strumento dei disegno di Dio. E gli altri strumenti, cioè i re e la bestia, alla fine “…la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” (17,16b). Qui si legge proprio la storia di Roma imperiale e di tanti altri imperi. Potremmo dire con una frase ad effetto: il sistema divora se stesso.
Teniamo comunque presente che questa pagina è la rivelazione del mistero, cioè del piano di Dio che si compie. Inoltre ricordiamoci che non esiste una esaltazione di Dio separata dall’esaltazione dell’uomo. Quando l’esaltazione del Signore è fine a se stessa e opprime l’uomo siamo di fronte a un altro caso di bestia, anche se ammantato di belle parole. Stiamo quindi attenti a giudicare anche i fatti di Chiesa con gli occhi della fede, come ci suggerisce l’Apocalisse. E il Papa ce lo sta insegnando anche con il recente documento sulla Shoah..
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Apocalisse 15/ 16

29 ottobre 2018

15

[1] Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l’ira di Dio.

[2] Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco e coloro che avevano vinto la bestia e la sua immagine e il numero del suo nome, stavano ritti sul mare di cristallo. Accompagnando il canto con le arpe divine,

[3] cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello:
“Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie,
o Re delle genti!

[4] Chi non temerà, o Signore,
e non glorificherà il tuo nome?
Poiché tu solo sei santo.
Tutte le genti verranno
e si prostreranno davanti a te,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati”.

[5] Dopo ciò vidi aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza;

[6] dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d’oro.

[7] Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d’oro colme dell’ira di Dio che vive nei secoli dei secoli.

[8] Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.

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Apocalisse 14

28 ottobre 2018

14

[1] Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo.

[2] Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe.

[3] Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra.

[4] Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello.

[5] Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.

[6] Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo.

[7] Egli gridava a gran voce:
“Temete Dio e dategli gloria,
perché è giunta l’ora del suo giudizio.
Adorate colui che ha fatto
il cielo e la terra,
il mare e le sorgenti delle acque”.

[8] Un secondo angelo lo seguì gridando:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti
col vino del furore della sua fornicazione”.

[9] Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: “Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano,

[10] berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell’Agnello.

[11] Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome”.

[12] Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.

[13] Poi udii una voce dal cielo che diceva: “Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”.

[14] Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d’uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.

[15] Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura”.

[16] Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

[17] Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch’egli tenendo una falce affilata.

[18] Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: “Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature”.

[19] L’angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio.

[20] Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

Spiegazione

documento al suo interno:

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Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 14

vv. 1-5. lettura
Notiamo l’incalzare delle visioni: dalla realtà terrena delle due bestie torniamo al cielo facendo tappa sul monte Sion che costituisce il cuore di Gerusalemme, il luogo sacro per eccellenza. Ciò significa che l’Agnello si trova in un contesto liturgico, nel massimo della sacralità possibile. E questo contesto è confermato dal suono delle arpe, dal canto che diventa “un cantico nuovo”, misterioso a tal punto da essere compreso solo da centoquarantaquattromila persone.
Siamo davanti all’Agnello vittorioso, ritto sul monte Sion e circondato dai centoquarantaquattromila che “recavano sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo” (v.1). Costoro vengono descritti in modo più preciso nei vv. 4 e 5: “Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti fra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.”.

Alcuni interpreti ritengono che i centoquarantaquattromila siano coloro che hanno abbracciato lo stato di verginità (interpretazione letterale), quelli che fin dall’inizio della Chiesa sono vissuti in tale stato di vita. Sono i salvati, primizia di tutto il popolo di Dio.
Altri studiosi invece (interpretazione più valida), risalendo ai testi profetici che parlano dell’idolatria usando il termine prostituzione (vedere Osea), sostengono che ci troviamo di fronte al simbolo dell’idolatria. Quindi le donne indicate nel brano sono da intendere come prostitute, come simboli degli idoli.
Di conseguenza i centoquarantaquattromila sarebbero coloro che si sono mantenuti fedeli al Signore, che non hanno macchiato le loro vesti prostituendosi alle divinità, che non sono menzogneri – in senso biblico -. E’ il caso di ricordare che essere menzogneri vuol dire l’opposto di essere puri di cuore, sinceri. E pura di cuore è la persona che ha accolto in sè il Signore e lo mostra all’esterno; sulla sua bocca non compare menzogna perché le parole pronunciate corrispondono alle idee, ai sentimenti. I puri di cuore sono coerenti. I farisei invece rappresentano l’ideale dell’ipocrisia e, quindi, della menzogna.
Il discepolo ideale resta fedele sempre al Signore, è puro e coerente, segue il suo Signore ovunque vada senza mai macchiare i suoi abiti.
Allora i centoquarantaquattromila sono gli unici che possono capire il cantico nuovo, ossia il cantico di lode all’Agnello vittorioso, quindi il cantico della resurrezione.

vv. 6 -13. lettura
“Gli angeli annunziano l’ora del giudizio.”
Notiamo la parola “vangelo” (“buona novella”). E’ l’unica volta che nell’Apocalisse compare questo termine.
“…un vangelo eterno…” viene proclamato da tre angeli e contiene:
a) un avvertimento;
b) un fatto (la buona notizia);
c) una minaccia.
In quanto “eterno” è immutabile e definitivo.

a) Leggiamo in proposito il libro della Sapienza 13, 1-9, che è parallelo a quanto scritto in Ap 14,7 cioè all’avvertimento (temere, adorare e dare gloria a Dio creatore del cielo e della terra).
La sapienza umana, con tutto il suo impegno di ricerca, può portare, perfino, ad adorare le creature al posto del creatore. Pensiamo al mito della scienza del giorno d’oggi, all’uomo che riesce a clonare un altro uomo. Le persone che sbagliano strada e bersaglio considerano la creatura come una divinità.

Proseguiamo la lettura del libro della Sapienza al cap.14, vv. 22-31 per conoscere le “conseguenze del culto idolatrico”.

Questa tematica sapienziale è ripresa da S. Paolo nella Lettera ai Romani cap.1, vv. 18-32 (“I pagani oggetto dell’ira di Dio).

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Apocalisse ,12

26 ottobre 2018

12

[1] Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.

[2] Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

[3] Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;

[4] la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.

[5] Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.

[6] La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

[7] Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli,

[8] ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo.

[9] Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.

[10] Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
“Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.

[11] Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.

[12] Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

[13] Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.

[14] Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente.

[15] Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.

[16] Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

[17] Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

[18] E si fermò sulla spiaggia del mare.

Spiegazione Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-18 – lettura.

Stiamo leggendo una parte dell’Apocalisse che ha suscitato molte interpretazioni, alcune delle quali totalmente errate.

vv. 1-3.
Notiamo due segni (v. 1 e v. 3).
“Segno”, dal greco semeìon, significa una realtà storica concreta, visibile, che però richiede di essere decifrata.
Il Vangelo di Gv parla spesso di segni quando si sofferma a considerare i miracoli di Gesù, il quale afferma che la vera fede non è quella che sorge dai segni. Lo diceva in quanto coloro che vedevano il miracolo si fermavano al portentoso, al fantastico, senza decifrarlo, senza decodificarlo.
Per comprendere meglio questo concetto riandiamo al Vangelo di Giovanni (cap. 11), al segno emblematico (nel senso di miracolo), cioè alla resurrezione di Lazzaro. E’ l’ultimo miracolo, quello che anticipa la resurrezione di Gesù. Ecco perché un segno ha bisogno di essere decifrato: se si guarda solo al miracolo della resurrezione di Lazzaro si vede un uomo morto che risuscita. Ma andando al di là si capisce che quel segno visibile ha ben altro significato: la risurrezione di Gesù.

Consideriamo ora nel Vangelo di Giovanni un altro grande segno, molto conosciuto e dal significato chiaro: la moltiplicazione dei pani e dei pesci (cap. 6). Fissiamo l’attenzione solo sui pani. La gente che ha assistito al miracolo vorrebbe andare da Gesù “per farlo re”. E proprio Gesù risponde: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.” (v. 26).
Subito dopo inizia il grande discorso (nella sinagoga di Cafarnao) sul pane di vita che, alla fine, otterrà un risultato negativo: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andarono più con lui” (v. 66). Rimasero solo i dodici apostoli. E conosciamo al riguardo la bellissima espressione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna…”. (v. 68).
La gente aveva assistito a un miracolo, aveva mangiato a sazietà, ma non aveva decodificato il segno perché si era fermata all’apparenza. Doveva capire,invece, che quel miracolo rimandava a Gesù, “il pane della vita” (Gv 6,35).
In questo capitolo dell’Apocalisse siamo di fronte a due realtà storiche concrete, ovviamente espresse in modo simbolico. Starà a noi decodificarle e comprenderle in profondità.
Analizziamo ora i due segni:

I segno
“…una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle.” (v. 1).
In ordine cronologico, il sole è una delle prime creature di Dio; dà luce, esprime la potenza divina, a volte anche in senso negativo. Infatti il sole può bruciare e portare l’aridità; può imporsi con la sua forza ed essere segno della potenza e della benevolenza del Signore. Abbiamo così una donna vestita con la potenza e la benevolenza di Dio “con la luna sotto i suoi piedi.”.
Noi sappiamo che la luna, allora, scandiva il tempo e anche i mesi. Infatti i calendari antichi erano quasi tutti “lunari”, compilati sulla base delle fasi della luna. Ancora oggi certe attività agricole vengono effettuate in relazione alle fasi lunari.
Questa donna ha sotto i suoi piedi la luna che scandisce il tempo; quindi è già entrata nella dimensione dell’eternità. Il tempo non la interessa più; è sotto i suoi piedi: domina il tempo.

“…una corona….” è segno di un premio vinto (ricorda la corona degli atleti vincitori).
“…di dodici stelle.” Il numero dodici richiama un elemento dell’Antico Testamento, le tribù d’Israele, e uno del Nuovo, gli apostoli. Non sappiamo a quale dei due elementi si riferisca il numero; probabilmente ad entrambi. Questa donna porta sul suo capo una corona che indica una sintesi della storia della salvezza: l’Antico e il Nuovo Testamento. Si tratta di una realtà nuova che proviene dalla fusione di altre due.

Chi è questa donna?
Per scoprirlo leggiamo:
a) Isaia 66, 5-11 (“Giudizio su Gerusalemme”).
All’inizio del brano troviamo una donna che partorisce prima ancora di provare le doglie. Ci aspetteremmo quindi una descrizione quasi di vita quotidiana. E invece scopriamo che questa donna è simbolo di Gerusalemme, ovvero di Sion, della città santa che partorisce i figli in senso non fisico ma spirituale.

b) Michea 4, 9-13
Qui compare una figlia di Sion che grida, che spasima “come una partoriente” (v. 10). Apparentemente potrebbe trattarsi di una giovane, ma dal contesto comprendiamo invece che è il simbolo del popolo d’Israele.

c) Sofonia 3, 14-18
E’ uno dei brani poetici più belli. Anche in questi versetti vediamo la dimensione comunitaria. La figlia di Sion è Gerusalemme, è il popolo stesso d’Israele.

d) Osea 2 (“Il Signore e la sposa infedele”).
Si parla qui di una donna, sposa infedele, che nonostante tutto non suscita l’infedeltà di Dio.

A questi brani dell’Antico Testamento aggiungiamo la lettura di due del Nuovo e cioè:
1) Giovanni 2
Il capitolo inizia con il primo “segno” di Gesù, il miracolo di Cana, in cui torna la parola “donna” rivolta a Maria. Si parla di un banchetto di nozze in cui non compare la sposa e caratterizzato dal vino, che era l’elemento principale del banchetto messianico (il grande banchetto che Dio imbandirà per tutti i popoli sul suo alto monte, direbbe Isaia).
Alcuni elementi del racconto ci fanno trarre questa conclusione: Maria è, qui, simbolo della sposa che, grazie all’opera di Cristo (il vino nuovo dei tempi messianici), si ricongiunge nelle nozze mistiche con il suo sposo che è Dio. E allora Maria rappresenta la Chiesa, incarnata in una persona.
2) Giovanni 19 e in particolare i vv. 25-27.
“Stavano poi presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!»”.
Anche in questa scena ritorna il termine “donna”. Ricordiamo che nel Vangelo di Giovanni Maria compare due volte ma non è chiamata da Gesù con il suo nome proprio bensì con la parola “donna” e, in subordine, “madre”.
Proprio riprendendo i brani profetici dell’Antico Testamento appena letti (la figlia di Sion che partorisce i figli) possiamo dire: ecco la nascita della Chiesa.
Maria in Gv. 19 è colei che genera nuovi figli (Giovanni) e quindi simboleggia la Chiesa intera. Anche per questo motivo, secondo la dottrina cattolica, Maria è immagine, oltre che modello, della Chiesa. Non per niente è vergine e madre: sono questi due elementi che contraddistinguono la Chiesa.

A questo punto possiamo affermare che i due brani del Nuovo Testamento appena citati ci aiutano a identificare meglio la donna del cap. 12 dell’Apocalisse.

II segno
“…un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso…” (v. 3).
Rilettura dei vv. 3 e 4, carichi di simboli mortiferi, cioè che portano la morte (il rosso vivo è il colore della morte).
E’ un drago di un’intelligenza straordinaria (le sette teste) che detiene la regalità terrena (i sette diademi), che si chiama (v. 9) “…il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra…”. Identifichiamo allora questo drago: è il serpente antico. Ce lo dice Giovanni stesso; non sono possibili equivoci.
Il brano sottinteso nel versetto ora letto è Genesi 3 (cioè il racconto del peccato originale con il ruolo ricoperto dal serpente).

Emerge dal v. 4 un elemento importante:
“Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato”.
Per questa donna con le doglie del parto giunge il momento cruciale, perché il drago è pronto per divorare il bambino non appena sarà nato. Tutto fa pensare che il drago possa riuscire nel suo intento. Invece leggendo i vv. 5 e 6 scopriamo il primo insuccesso dell’enorme drago rosso, nonostante la sua intelligenza e la sua capacità di dominio.
Umanamente parlando, tutto era contro la donna e il suo bambino. Ma il bimbo appena nato viene rapito immediatamente in cielo, perché è il Messia (vedere il salmo 2). Il drago perde anche la donna, la quale si rifugia nel deserto che nella Bibbia può essere luogo di tentazione (le tentazioni di Gesù), luogo di incontro con Jahwe (i quarant’anni nel deserto del popolo di Israele, periodo di purificazione, ma anche di rapporto intimo con il Signore, tanto che i profeti quando vogliono indicare un tempo ideale del popolo si riferiscono proprio a questo) e anche luogo di rifugio e di salvezza (come per Davide ricercato da Saul).

Un secondo elemento importante per identificare questa donna: il senso comunitario, in quanto ha il senso del popolo perché si identifica con la Chiesa perseguitata, ma nonostante tutto preservata da Dio. Infatti al v. 14 leggiamo che alla donna vennero date “…le due ali della grande aquila…” (che è Dio) “…per volare nel deserto…” (v. 14).
Per alcuni studiosi la nostra donna potrebbe addirittura rappresentare il popolo di Israele che ha generato il Messia. Chiaramente si tratta di un’interpretazione comunitaria.
Io credo che siano validi tutti e tre i significati (Maria – la Chiesa – il popolo di Israele), perché il simbolismo della donna è talmente ricco che nessuna interpretazione esclude l’altra: è l’Israele; è il nuovo Israele (la Chiesa); è l’immagine perfetta della Chiesa, la Madonna.
Penso proprio che sia da accettare questa triplice dimensione, ovviamente con una sottolineatura particolare per le ultime due interpretazioni (la Chiesa e la Madonna), come la Chiesa stessa ci indica.

Affrontiamo ora una difficoltà: la donna, che noi interpretiamo – per esempio – come la Chiesa, genera Gesù..
Sarebbe molto più facile interpretare questa donna come la Madonna che ha generato Gesù, anziché come la Chiesa che genera Gesù. Ma vari elementi, nello stesso tempo, ci indicano proprio che la nostra donna va interpretata come la Chiesa.
E’ bellissimo: la Chiesa, ancora oggi, genera Cristo.
Nella Chiesa esiste una dinamica particolare che le consente di essere generata da Cristo e nel contempo di generare il Cristo, come avviene in particolare nel sacramento della Eucarestia.
Senza la Chiesa non si può celebrare l’Eucarestia, non si può rigenerare il sacrificio pasquale, ma nello stesso tempo senza l’Eucarestia non potrebbe esistere la Chiesa. Perciò si dice che l’Eucarestia è contemporaneamente culmen et fons (culmine e fonte) della vita della Chiesa. Quindi è effetto e causa insieme.

vv. 7 e segg.
Davanti al drago sconfitto dall’arcangelo Michele, comandante dell’esercito di Dio, ecco che viene intonato il grande canto del cielo per celebrare una vittoria: satana è vinto.
La “gran voce nel cielo” non canta la vittoria di Michele, anzi dice:
“Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio…” (v. 11)
Quindi satana è vinto dal sangue dell’Agnello e dai martiri associati alla passione di Cristo.
Alla fine del canto troviamo un avvertimento:
“Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi…” (v. 12)
Il diavolo è sconfitto, ma ancora all’opera:
“…pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”. (v. 12)
Per “martiri” possiamo intendere i testimoni del Vangelo (dal greco martüria = testimonianza).
E’ bello constatare come la tentazione sia una realtà che viviamo tutti, ma nello stesso tempo sapere che Cristo ci rende vittoriosi associandoci al mistero della sua Croce, alla sua vittoria sulla morte.
Il capitolo 12 si conclude con un versetto che crea la premessa per il successivo capitolo: “E si fermò sulla spiaggia del mare”. (v. 18)

Continua….

 

 

Apocalisse , 10/11

25 ottobre 2018

10

[1] Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco.

[2] Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra,

[3] gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce.

[4] Dopochè i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: “Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo”.

[5] Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo

[6] e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli; che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: “Non vi sarà più indugio!

[7] Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti”.

[8] Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: “Và, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”.

[9] Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: “Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele”.

[10] Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza.

[11] Allora mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re”.

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Apocalisse , 9

23 ottobre 2018

[1] Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso;

[2] egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera.

[3] Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.

[4] E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

[5] Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo.

[6] In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà.

[7] Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini.

[8] Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni.

[9] Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto.

[10] Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi.

[11] Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore.

[12] Il primo “guai” è passato. Rimangono ancora due “guai” dopo queste cose.

[13] Il sesto angelo suonò la tromba. Allora udii una voce dai lati dell’altare d’oro che si trova dinanzi a Dio.

[14] E diceva al sesto angelo che aveva la tromba: “Sciogli i quattro angeli incatenati sul gran fiume Eufràte”.

[15] Furono sciolti i quattro angeli pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno per sterminare un terzo dell’umanità.

[16] Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero.

[17] Così mi apparvero i cavalli e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo.

[18] Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità.

[19] La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code; le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse nuociono.

[20] Il resto dell’umanità che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare;

[21] non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.

Spiegazione  Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 9

vv. 1-20 – lettura
La quinta tromba. La sesta tromba.

Siamo di fronte, probabilmente, alla visione più complicata del libro dell’Apocalisse.
E’ tutto un intrecciarsi di strane situazioni in queste visioni. Le cavallette in alcuni momenti sembrano cavalli di guerra e in altri paiono cavalieri con sembianze umane. L’angelo dell’Abisso nell’episodio della quinta tromba compare all’inizio e alla fine del brano,mentre nella scena riguardante la stessa tromba vengono “…sciolti i quattro angeli…” (v.15) “…incatenati sul gran fiume Eufrate…”(v.14).
In proposito si possono fare delle osservazioni:
1 – in primo luogo notiamo che il potere di tutti questi esseri è limitato. Al v.3, per esempio, è scritto “..e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.” e al v.4 viene concesso alle cavallette di danneggiare”…soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” e “Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi…” (v.5).
Il potere di queste creature è sempre limitato. Torna così il tema del male che non ha un potere assoluto.

Che cosa rappresentano le visioni delle cavallette e dei cavalieri? Sicuramente la prima richiama la piaga delle cavallette d’Egitto.
Lettura di Esodo 10, 1-6 in cui sono descritti dei fenomeni, naturali all’epoca. Il senso del miracoloso dato dall’autore del testo sta nell’abilità, di aver riunito tutte insieme la piaghe. Ecco il sottofondo teologico della piaga delle cavallette: come nel libro dell’Esodo si parla di un faraone che ha il cuore indurito (come i suoi ministri e i suoi funzionari), così nel libro dell’Apocalisse si presenta un mondo che ha il cuore indurito e non si vuole convertire.

2 – Quale interpretazione dare a questo brano? Certamente non un significato letterale.Vediamo, allora, gli avvenimenti come realmente accaduti e trasfigurati dai simboli oppure come dei fatti che dovranno verificarsi alla fine del mondo?
Direi che tuttta la narrazione sia da interpretare secondo l’idea della strada: il cammino della storia umana è come un strada, per cui uno stesso avvenimento si ripete durante il persorso. Per esempio, potremmo dire che, dietro queste immagini, davanti agli occhi di Giovanni erano presenti le scorrerie tremende dei Parti e delle orde barbariche che da nord (Caucaso) premevano sui confini dell’impero.

L’importante è tener presente che la situazione di pericolo e di minaccia non è circoscritta a quel momento, ma si ripeterà durante tutta la storia dell’umanità. La guerra, le scorrerie dei barbari (chiamiamoli pure con nomi di attualità) con il procedere delle storia continueranno a verificarsi. Leggiamo il brano con le valenze teologiche date dall’Apocalisse: le forze del male possiedono un potere limitato e, perciò, non prevarranno.
Il nostro è un libro di speranza e, quindi, interpretiamo quanto narrato anche come un invito alla conversione, alla purificazione del nostro cuore.

L’Apocalisse non ci racconta come sarà la fine del mondo bensì ci offre i criteri d’interpretazione della storia odierna.

La sesta tromba trova un paragone molto significativo in uno dei brani apocalittici più antichi (Ezechiele 38 e 39), che ci parla di Gog, mitico re simbolico, che regnava su Magog, luogo della malvagità.
Si tratta, in conclusione, di avvenimenti reali di ogni tempo, da non prendere alla lettera, e trasfigurti dai simboli. Sottolineamo ancora una volta il crescendo dei flagelli: nell’episodio della quinta tromba gli uomini vengono tormentati per cinque mesi – quindi un breve periodo – mentre nella scena della sesta tromba un terzo dell’umanità è ucciso.

vv. 20-21 – lettura.
Sono versetti importanti perché danno il senso delle due visioni. I flagelli descritti (quinta e sesta tromba) accadono perché gli uomini praticano l’idolatria e di conseguenza operano in modo malvagio. E allora tutti questi guai dovrebbero servire a portare gli uomini al vero Dio e ad aiutarli a compiere le opere buone.

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Apocalisse, 8

17 ottobre 2018

[1] Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.

[2] Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.

[3] Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono.

[4] E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi.

[5] Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.

[6] I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle.

[7] Appena il primo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si seccò.

[8] Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue,

[9] un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.

[10] Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.

[11] La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare.

[12] Il quarto angelo suonò la tromba e un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.

[13] Vidi poi e udii un’aquila che volava nell’alto del cielo e gridava a gran voce: “Guai, guai, guai agli abitanti della terra al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!”.

Spiegazione (Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

Capitolo 8

vv. 1 – 2 – lettura
Stiamo passando da una scena molto movimentata al silenzio totale. La venuta di Dio implica sempre nei profeti un momento di giudizio e di salvezza. Sottolineo: giudizio e salvezza.
Leggiamo in proposito: Zaccaria 2, 17
Abacuc 2,20
Sofonia 1,7-16.
Tutto quanto è narrato in quest’ultimo brano è stato preparato dal silenzio davanti a Dio che sta per arrivare.

“…e si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.”(v. 1)
Si tratta in una indicazione simbolica, di un tempo incompiuto. E’ un tempo di attesa che ci introduce a uno dei settenari più famosi, quello delle trombe che entrano in scena per l’apertura del settimo sigillo.vv. 3 – 5 – lettura
Ecco un altro angelo che regge un incensiere d’oro. I versetti che ce lo presentano fanno da parallelo ai capitoli 4 e 5, cioè fungono da introduzione a una solenne liturgia.
Leggiamo in proposito Esodo 30,1 e 30,7-10 in cui si parla di un altare che funge da luogo di lode perenne a Dio, con un incenso che brucia sempre. Ma è anche il luogo dove una volta all’anno il sacerdote compie il rito dell’espiazione per i peccati di tutto il popolo.
L’incenso, mischiato ai profumi e bruciato sull’altare d’oro e offerto insieme con le preghiere di tutti i Santi, rappresenta una ripresa dei riti di espiazione e di perdono. Il contesto è litugico ma ben delimitato: prima c’era la lode, adesso ci sono l’espiazione e il perdono. Sono tutti aspetti della liturgia che, a ben riflettere, sono presenti nella Messa.
Allora è bello pensare e constatare attraverso il nostro brano che il “fuoco preso dall’altare” si riversa sulla terra “insieme con le preghiere dei santi” (vv. 4-5). E abbiamo subito sulla terra le condizioni tipiche delle teofanie, cioè della manifestazione del Signore: “…scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.” (v. 5) Ciò significa che esiste una comunicazione tra terra e cielo.

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Apocalisse , 7

16 ottobre 2018

[1] Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta.

[2] Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare:

[3] “Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi”.

[4] Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele:

[5] dalla tribù di Giuda dodicimila;
dalla tribù di Ruben dodicimila; dalla tribù di Gad dodicimila;

[6] dalla tribù di Aser dodicimila;
dalla tribù di Nèftali dodicimila;
dalla tribù di Manàsse dodicimila;

[7] dalla tribù di Simeone dodicimila;
dalla tribù di Levi dodicimila;
dalla tribù di Issacar dodicimila;

[8] dalla tribù di Zàbulon dodicimila;
dalla tribù di Giuseppe dodicimila;
dalla tribù di Beniamino dodicimila.
[9] Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani.

[10] E gridavano a gran voce:
“La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello”.

[11] Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo:

[12] “Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen”.

[13] Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: “Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?”.

[14] Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”. E lui: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello.

[15] Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

[16] Non avranno più fame,
né avranno più sete,
né li colpirà il sole,
né arsura di sorta,

[17] perché l’Agnello che sta in mezzo al trono
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”.

Spiegazione:( Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

Capitolo 7

vv. 1-8
Abbiamo letto precedentemente nel cap.6 al versetto 11: “…e fu detto loro di pazientare ancora un poco finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che devono essere uccisi come loro”.”.
Alla domanda: “Fino a quando…non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue…”? viene dato come risposta l’invito ad avere pazienza, perché deve essere prima completo il numero dei santi, di coloro che offrono fa vita per Cristo.

Ora un angelo arriva (v. 2) e grida a gran voce agli altri quattro angeli: “Non devastate né la terra ne il mare né le piante finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi.” (v. 3)
“Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattro-mila…” (v.4). Si tratta di versetti molto difficili da interpretare.

Il sigillo di cui parla il v. 4 potrebbe avere un richiamo in Ezechiele 9, 1-4 (“…segna un tau sulla fronte degli uomini…” v. 4).
Ci troviamo davanti al numero dodicimila per ogni tribù d’Israele, ossia al numero dodici moltiplicato per mille. E mille è il numero della totalità massima, intesa in senso biblico.
Questa scena appare un po’ misteriosa perché dopo l’elenco delle tribù, al v. 9, è scritto:”… apparve una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua.”.

I centoquarantaquattromila sono forse una élite dei salvati? E, del resto, tutti gli altri portano una veste candida (“…apparve una moltitudine immensa….” v. 9); ciò vuol dire che anch’essi sono dei salvati.
E se i primi provengono da ogni tribù di Israele, gli altri “…da ogni nazione, razza, popolo e lingua.”.

La risposta alla prima domanda posta al v. 10 del cap.6 è “…finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi” (7,3), mentre la risposta alla seconda domanda è data da coloro che possono resistere e cioè “…centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele….” (7,4) e da “…una moltitudine immensa che nessuno poteva contare,…avvolti in vesti candide…” (7,9).

I primi tre versetti costituiscono una introduzione solenne al cap. 7: quattro angeli “…trattenevano i quattro venti perché non soffiassero sulla terra né sul mare né su alcuna pianta.”. Qui notiamo una dimensione universale, perché quattro è il numero dei punti cardinali e il simbolo dell’universalità.

Qual è il simbolo che porta alla salvezza?
Nel libro dell’Esodo si parla del sangue dell’agnello steso sugli stipiti delle porte delle case degli Israeliti, mentre in Ezechiele 9, 4-6 è scritto: “…e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abominii che vi si compiono”.
Qualcuno sostiene che il sigillo dell’Apocalisse, anche se non se ne fa menzione esplicita, sia ripresa di quel “tau” che nel libro di Ezechiele rappresentava il segno della salvezza.

Leggere Genesi 49, in cui vengono elencate le tribù di Israele e, per ogni figlio di Giacobbe, sono indicate le caratteristiche e le gesta.

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Apocalisse , 6

15 ottobre 2018

[1] Quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: “Vieni”.

[2] Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora.

[3] Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: “Vieni”.

[4] Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.

[5] Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: “Vieni”. Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano.

[6] E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: “Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati”.

[7] Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: “Vieni”.

[8] Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.

[9] Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa.

[10] E gridarono a gran voce:
“Fino a quando, Sovrano,
tu che sei santo e verace,
non farai giustizia
e non vendicherai il nostro sangue
sopra gli abitanti della terra?”.

[11] Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro.

[12] Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue,

[13] le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi.

[14] Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto.

[15] Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti;

[16] e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello,

[17] perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?

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Apocalisse ,3

12 ottobre 2018

[1] All’angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto.
[2] Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio.

[3] Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te.

[4] Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni.

[5] Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti, non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

[6] Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

Spiegazione: Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

V – Sardi
Lettura 3, 1-6.
Sardi non era all’epoca città famosa ma lo era stata come capitale del regno di Creso, monarca proverbialmente noto per le sue ricchezze. Era una città munita perché possedeva una rocca considerata inespugnabile.Nel corso della sua storia era stata sorpresa due volte di notte e gli assedianti (Dario re di Persia nel 546 a.C. e Antico II nel 218 a.C.) erano riusciti a impadronirsi di Sardi senza colpo ferire. Era quindi una città i cui abitanti potevano ben capire il paragone del v. 3: “…verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te”.

v. 1 – lettura
“i sette spiriti di Dio”. In questo messaggio Cristo è investito della pienezza dello Spirito Santo che Gli dà l’autorità sulle sette Chiese. Il Cristo ci appare nella pienezza dei suoi poteri.

v. 4 – lettura
“alcuni che hanno macchiato le loro vesti”. L’espressione “macchiato le vesti” appare nel N.T. tre volte (due delle quali nell’Apocalisse) ed è una metafora per parlare del rapporto con gli idoli.
Le esortazioni contenute in questa lettera rimandano a delle disposizioni spirituali fondamentali per un cristiano: la vigilanza, l’accoglienza, l’ascolto e la conservazione della parola. Potremmo dire che la Chiesa di Sardi ha bisogno di riscoprire la gioia di essere discepola. Ormai sono rimaste poche persone degne di accompagnare il Messia. In pochi decenni (siamo nel 95 d.C.) la comunità di Sardi è arrivata ad una crisi grave tanto che nel v. 1 troviamo scritto: “Ti si crede vivo e invece sei morto”.

v. 5 – lettura
“vestito di bianche vesti” indica la conformità al regno celeste, al mondo nuovo di Cristo.

E’ interessante l’accenno al “libro della vita” da cui derivano tante immagini, come ad esempio il così detto “libro di S.Pietro”. Nel giudaismo era diffusa l’idea che ogni essere umano avesse computata la vita in un grande libro gestito da Dio,nel quale venivano annotati il bene e il male compiuti. Infatti si credeva nell’esistenza del grande “libro dei giusti” con elencati coloro che salivano in paradiso mentre i condannati all’inferno erano annotati nel “libro degli ingiusti”. E’ facile l’analogia con i registri che esistevano al tempo dell’impero di Roma, in cui erano elencati tutti i cittadini romani che fruivano di una privilegiata condizione sociale. Ma, ovviamente, il “libro della vita” di cui parla Giovanni è tutt’altra cosa.

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Apocalisse 2 (Seconda Parte)

11 ottobre 2018

[12] All’angelo della Chiesa di Pèrgamo scrivi:
Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli:

[13] So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antìpa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana.

[14] Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione.

[15] Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti.

[16] Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca.

[17] Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve.

Spiegazione (Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

III. Pergamo
lettura 2,12-17.
Pergamo era la città più insigne e famosa della zona, centro di grande cultura, che possedeva una biblioteca nella quale erano conservati più di 200.000 volumi. Era la città in cui, come dice il nome, fu inventata la pergamena, in sostituzione del fragile papiro.
Secondo l’Apocalisse Pergamo era sede di satana, perché vi risiedeva il proconsole romano della provincia asiatica, ossia il rappresentante più alto dell’impero romano.

v. 12b – lettura
L’autore insiste sulla “spada affilata a due tagli”, il gladio, in quanto il proconsole romano esercitava lo ius gladii – il diritto di usare il gladio – cioè di comminare la pena di
morte. Infatti solo l’autorità romana poteva infliggere ufficialmente tale sanzione (come avvenne di fatto per Gesù). Ricordiamo che proprio perché l’autorità ebraica non poteva stabilire la condanna a morte, l’uccisione di S. Stefano avvenne per linciaggio.
Sappiamo che Pergamo era una grande capitale religiosa. Vi avevano sede il famosissimo tempio di Zeus, il Giove dei romani, e i templi di Atena, di Dionisio e di Esculapio (il dio della medicina). Già la presenza del tempio dedicato a Dionisi, il dio dei culti orgiastici, il Bacco dei latini, è indicativo della dubbia moralità della città. Inoltre Pergamo fu la prima a ricevere da Roma il permesso di erigere un tempio alla dea Roma e uno alla memoria di Giulio Cesare. Dalla religione tradizionale si passava, così, a quell’artificio che Roma usava per affermare il suo potere, uguale per tutti: il culto della dea Roma e, in seguito, la divinizzazione dell’imperatore. E’ facile immaginare la città come luogo di scontri per i cristiani a causa della presenza del proconsole romano e dell’espressione dei vari culti idolatrici.
Ecco perché Cristo è il giudice che sottopone la comunità cristiana al giudizio della sua parola (la spada a due tagli che esce dalla sua bocca) proprio in contrapposizione allo ius gladii del proconsole.

v. 13 – lettura.
La comunità di Pergamo tiene “saldo il mio nome” (nel significato di conservare e di credere), cioè è riuscita a mantenersi fedele in un contesto difficile e nonostante abbia avuto anche un martire, Antipa, a noi sconosciuto.

v. 14 – lettura
Fra i cristiani di quella città erano presenti alcuni problemi dottrinali. Nel nostro brano si usa il termine tecnico didaché (da didasco, insegno) per dire di dottrine che non erano in linea con l’insegnamento apostolico. Sono citati i Nicolaiti (v. 15) e Balaam. A proposito di quest’ultimo si rimanda al libro dei Numeri 22, 23, 24. Balaam era un indovino pagano entrato al servizio di Jahwe, quasi a significare che lo spirito di Dio non si ferma mai alle cose costituite.

“fornicazione”: la parola nella Bibbia indica quasi sempre il culto idolatrico.

v. 17 – lettura.
1) “manna nascosta”. Secondo un Targum molto diffuso all’epoca (si tratta di un commento ufficiale della Bibbia fatto dai grandi rabbini, che in realtà parafrasavano solo il testo sacro) e secondo alcuni libri apocrifi, la manna che il popolo aveva conosciuto solamente durante l’esodo, era riservata ai tempi messianici. Sarebbe infatti ricomparsa con l’avvento del Messia. La manna era nascosta ma adesso ricompare perché siamo ai tempi ultimi, perché è arrivato il Messia. Gesù Cristo glorioso ha inaugurato i tempi nuovi. In proposito sarebbe opportuno leggere Numeri 11 in cui si parla proprio della manna.

2) “una pietruzza bianca”. Sul suo significato della piccola pietra si possono fare alcune ipotesi. Infatti la pietruzza potrebbe:
a) avere un valore giudiziario, cioè rappresentare i sassolini che il giudici mettevano nell’urna per stabilire, a seconda del colore, se l’imputato era da ritenere colpevole o innocente;
b) significare il biglietto d’ingresso ai giochi del circo (quindi un “qualcosa” che indica l’ingresso in una realtà);
c) essere una sorta di gettone per l’acquisto dei viveri.
Importante è il colore. Il bianco nell’Apocalisse indica sempre il mondo del risorto, il mondo dei salvati. Potremmo dire che questa pietruzza è il pegno della salvezza.

3) “un nome nuovo”. L’espressione potrebbe riferirsi al vittorioso cui viene cambiato il nome oppure a Cristo stesso, secondo quanto ritengono i maggiori interpreti. Ciò significa che la conoscenza autentica di Gesù è riservata a chi manifesta fede e costanza nella persecuzione e non a quelli, come sostenevano gli gnostici; che Dio stesso aveva scelto anche se non avevano meritato. Per la conoscenza intima del Signore, quindi, bisogna aver la fede e soprattutto la costanza nella persecuzione; solo allora si riceverà il premio.

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Apocalisse, Cap.2

10 ottobre 2018

[1] All’angelo della Chiesa di Efeso scrivi: Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro:

[2] Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza, per cui non puoi sopportare i cattivi; li hai messi alla prova – quelli che si dicono apostoli e non lo sono – e li hai trovati bugiardi.

[3] Sei costante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti.

[4] Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima.

[5] Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima. Se non ti ravvederai, verrò da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto.

[6] Tuttavia hai questo di buono, che detesti le opere dei Nicolaìti, che anch’io detesto.

[7] Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò da mangiare dell’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio.

Spiegazione(Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

I. EFESO
vv. 1-7 – lettura
“All’Angelo della Chiesa di Efeso scrivi….”, sono parole di Cristo. Il Risorto parla alle sette Chiese Pensiamo al candelabro ebraico a sette bracci: è un’immagine bellissima della Chiesa. Il candelabro è uno ma è costituito da tutte le sette fiamme riunite, che però rimangono fiamme singole. Ecco le chiese particolari e la Chiesa universale.
Le sette lettere in realtà più che allo stile epistolare appartengono allo stile profetico, e in esse si sente la voce di Dio che giudica, che analizza, che mette in evidenza le cose positive e quelle negative.
L’introduzione è solenne: “Così parla Colui…”. Sembra di sentire l'”Oracolo di Jahwe” dell’A.T. Sulle sette Chiese, come era avvenuto da parte dei profeti nei confronti di Israele, sono espressi una critica e un incitamento a proseguire.
Se notiamo bene, la maggior parte dei titoli dati al Signore è già presente nell’Introduzione. Ora nelle lettere i vari attributi divini vengono ripresi (es. “…Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro…”) e sviluppati in un diverso contesto. Anche le immagini (es. “Al vincitore darò da mangiare…”) sono un’anticipazione di quanto scritto negli ultimi capitoli apocalittici ove si parlerà della Gerusalemme celeste.

Perché le lettere sono indirizzate proprio alle Chiese di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatira, Sardì, Filadelfia, Laodicea?
La risposta più ovvia è che in tali città erano presenti comunità cristiane.
Nelle nostre lettere sono contenuti precisi riferimenti religiosi, politici, geografici alle città in questione, che indicano che lo scrivente conosceva molto bene la regione in cui erano situate le comunità destinatarie degli scritti.
I messaggi alle Chiese fanno emergere tre aspetti:
1 – le tensioni esistenti all’interno delle comunità cristiane,
2 – le tensioni con il giudaismo,
3 – la tensione con il potere imperiale, con Roma.

Riprendiamo l’esame della prima lettera o, quanto meno, di alcuni versetti.
Efeso, uno dei centri religiosi più importanti dell’antichità, era una metropoli con 250.000 abitanti e con il celebre tempio di Artemide (Diana per i Romani), meta di grandi pellegrinaggi, considerata una delle sette meraviglie del mondo.

Chi è l’Angelo della Chiesa di Efeso? Secondo alcuni studiosi sarebbe lo spirito tutelare della comunità (idea diffusa nel tardo giudaismo), mentre per altri si tratterebbe del messaggero latore delle lettera (dal significato del termine greco).Per altri ancora sarebbe il ministro responsabile della comunità, che avrebbe letto poi il messaggio nell’assemblea liturgica. Secondo l’interpretazione più valida l’Angelo diventa una personificazione della comunità ecclesiale.

Cristo in questa prima lettera è presentato come il dominatore della Chiesa. Egli “cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro” e, quindi, è dinamico, cammina con la sua Chiesa. Ci accorgiamo di pagine bibliche in sottofondo: “cammina” ricorda innanzitutto l’Esodo, con il popolo che cammina nel deserto mentre la nube lo segue; e, inoltre, Dio che passeggia nel giardino mentre Adamo ed Eva, commesso il peccato, si nascondono perché nudi (Genesi 3, 8-10).

In questa I lettera pare si possa cogliere la descrizione di un peccato. Nel v. 5 Gesù parla al passato: “Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti e compi le opere di prima”.
Per capire bene il messaggio inviato alla Chiesa di Efeso è importante ripensare al peccato originale e leggere Genesi 2 e 3. L’episodio della caduta di Adamo ed Eva ci aiuta a capire il valore del premio finale, l’albero della vita. Infatti ai due in Genesi vengono proibiti l’albero della conoscenza del bene e del male e l’albero della vita. Adamo ed Eva mangiano del primo ma viene loro impedito, dall’arrivo di Dio, di nutrirsi dell’albero della vita.
Adesso il vincitore (v. 7) potrà mangiare dell’albero della vita perché Dio e l’uomo si sono perfettamente riconciliati.

La Chiesa di Efeso ha degli aspetti positivi come ad esempio le “opere” (in greco ta erga) che sono ritenute fondamentali nella tradizione giudaica. Un buon ebreo doveva conoscere la Torah e metterla in pratica: la preghiera e – come era chiamata dagli ebrei – l’elemosina. La sola preghiera e la sola elemosina non bastavano. E, al di là delle interpretazione date agli scritti di S.Paolo, la fede e le opere assieme sono indispensabili anche per noi cristiani. S. Giacomo afferma che senza le opere non c’è fede.
Noi andremo in Paradiso perché Cristo è morto per noi e perché abbiamo capito il senso di questa morte attraverso la quale si realizza la redenzione. Possiamo intendere la fede e le opere come “la tua fatica e la tua costanza” (v. 2).
Alla luce di altri passi del N.T., soprattutto di S. Paolo, “fatica” significa “sforzo apostolico”, “annuncio del Vangelo”, “fatiche dell’annuncio”. La Chiesa di Efeso pratica le opere, annuncia il Vangelo ed è costante, cioè ha l’atteggiamento giusto del cristiano quando è perseguitato. Sono questi aspetti positivi notevoli. Ma la Chiesa di Efeso deve ritrovare il suo amore (agàpe) di un tempo verso Gesù, cioè deve recuperare quel rapporto di amore intenso e disinteressato che aveva prima con il Signore. L’agàpe è l’anima di ogni cosa e quando viene meno rimane l’egoismo.
Scopriamo poi che nella comunità cristiana di Efeso erano presenti dei falsi apostoli (v. 2) che, stando ai testi di S. Paolo, erano persone che si ritenevano super-apostoli (oratori che invece a Corinto riscuotevano grande successo), oppure che si spacciavano per apostoli ma non lo erano. Questa accusa veniva rivolta anche a S. Paolo perché egli non aveva condiviso la vita terrena di Gesù. Di fatto i falsi apostoli erano persone che mistificavano, che predicavano un falso Vangelo. Alcuni studiosi li identificano con coloro che nel v. 6 sono definiti “i Nicolaiti”.
Secondo l’Apocalisse costoro di nutrivano delle carni immolate agli idoli. Noi ne abbiamo notizia dai Padri della Chiesa (in particolare da Ireneo e da Eusebio di Cesarea), i quali li fanno risalire a Nicola – uno dei sette diaconi – che aveva costituito un gruppo considerato eretico perché aveva tendenze libertine e lassiste e l’uso di consumare le carni sacrificate agli idoli.
Per altri studiosi il termine “Nicolaiti”, che deriva comunque da “Nicola”, è simbolico. “Nicola” significa “vincitore del popolo” ma in senso negativo vuol dire “imbroglione del popolo”.

A colui che sopporta la persecuzione e che è vittorioso in questa Chiesa, Gesù Cristo promette “l’albero della vita che sta nel paradiso di Dio” (v. 7). Ciò significa che Cristo – il nuovo Adamo – permette la riconciliazione di coloro che il vecchio Adamo aveva separato: Dio e l’uomo. E quindi, grazie al nuovo Adamo, l’uomo riacquista la vita che aveva perso con il vecchio Adamo. S. Paolo scriveva: Cristo è il nuovo Adamo che ci ha liberato dal peccato.

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L’Apocalisse

9 ottobre 2018

Commento e catechesi analitica sul testo del libro dell’Apocalisse di San Giovanni apostolo; a cura del Movimento Apostolico

“Apocalisse” è parola greca. Essa significa “rivelazione”. È la prima parola con la quale l’Apostolo Giovanni inizia il racconto delle cose che devono presto accadere e che il Signore gli ha rivelato: “’Apok£luyij’Ihsoà Cristoà, ¿n œdwken aÙtù Ð qeÒj, de‹xai to‹j doÚloij aÙtoà § de‹ genšsqai ™n t£cei, kaˆ ™s»manen ¢poste…laj di¦ toà ¢ggšlou aÙtoà tù doÚlJ aÙtoà’Iw£nnV, Öj ™martÚrhsen tÕn lÒgon toà qeoà kaˆ t¾n martur…an’Ihsoà Cristoà, Ósa eden”.
Se “apocalisse” significa “rivelazione” perché nella mentalità comune essa ha assunto il valore di catastrofe, tragedia, eventi sconvolgenti di portata cosmica? Questo cambiamento di valore è potuto avvenire per una ragione assai semplice: la mente credente è stata conquistata più dalle immagini di cui ci si serve per manifestare, o rivelare una verità piuttosto che dalla verità che le immagini contengono.
Per riportare questo Libro, l’ultimo dei libri canonici del Nuovo Testamento, nell’alveo della vera rivelazione e liberarlo da ogni connotazione negativa che spesso lo accompagna, occorre operare sue due fronti.
Il primo fronte è questo: bisogna leggere l’apocalisse non come un libro di storia, bensì come un vero libro profetico.
Chi legge l’Apocalisse come una successione storica degli avvenimenti commette un grave errore di interpretazione. Tutti gli eventi della storia sono racchiusi in essa, ma nessuno di essi è resoconto storico in ciò che l’Apostolo Giovanni scrive, o rivela.
Se invece leggiamo l’Apocalisse come vero libro profetico, allora è il genere letterario della profezia che ci guida verso una sua perfetta comprensione. Una primissima verità è questa: nella profezia ciò che manca è il tempo, le modalità, gli intervalli, la successione degli avvenimenti in ordine temporale–locale.
Cosa è infatti la profezia e perché questo Libro dobbiamo leggerlo con il genere letterario della profezia?
Quando parliamo di profezia, non intendiamo una parola che Dio ci dona per mezzo di una persona, da lui costituita suo tramite, suo portavoce.
Quando parliamo di profezia vogliamo anche intendere che c’è un futuro impossibile all’uomo di intravedere e che il Signore rivela ai suoi figli.
L’Apocalisse rivela a noi tutto il mistero della storia. Ma qual è il mistero della storia che esso ci rivela?
Essa ci manifesta la potenza del male che è sempre sconvolgente. Il male è morte, distruzione, rovina. Il male turba la vita di tutta la terra e ne accelera anche la morte, spesso inflitta ai servi del Signore con crudeltà inaudita.
Il peccato, la morte non hanno però l’ultima parola sulla storia. L’ultima e la prima parola è quella di Cristo Gesù. È Lui il vero trionfatore della storia. È Lui il vittorioso. Con Lui, in Lui, per Lui ogni uomo può appropriarsi della vittoria di Cristo Gesù e farla tutta sua.
Il secondo fronte invece è il seguente: Non bisogna prendere le immagini attraverso le quali ci viene svelato il mistero della storia e trasformarle in realtà. Non sono le immagini la realtà della storia. È invece la verità che le immagini contengono che rivela il mistero della storia.
Qual è allora la verità che le immagini contengono?
La verità è una sola, anzi due sono le verità che essi ci fanno conoscere: la grande potenza del male capace di distruggere la stessa sterra, privandola a volte anche della vita; l’Onnipotenza di Dio che vigila sulla storia degli uomini, volendo che ogni uomo non muoia, ma che si converta e viva.
Altra verità delle immagini è questa: l’assoluta nullità dell’uomo dinanzi alla creazione. Lui che si innalza sopra le nubi del cielo, lui che vuole prendere il posto di Dio, dalla stessa creazione ogni giorno è chiamato a confrontarsi con la sua pochezza, il suo niente creaturale. Lui che vuole essere Dio si scopre dinanzi alla creazione di non valere proprio niente.
La creazione è di Dio. Essa obbedisce solo al suo Signore. Obbedisce all’uomo, se l’uomo si sottomette a Dio. L’uomo non può governare la creazione, non la può dominare. Dalla creazione invece è governato, dominato, umiliato, sconfitto.
Nonostante il peccato dell’uomo che distrugge, nella creazione c’è un principio di vita nuova immesso da Cristo che conduce il fedele al Vangelo verso il possesso dei cieli nuovi e della terra nuova.
La creazione è in cammino verso la gloria futura e questa gloria risplenderà per i Giusti nella Santa Gerusalemme. Il peccato è sconfitto. La morte vinta. I frutti del peccato e della morte cancellati per tutta l’eternità.
Questo è solo un accenno, sono solo dei principi basilari, fondamentali che devono guidarci nella lettura, meditazione, comprensione di questo Libro formidabile che racchiude tutto il mistero della storia e quanto avviene dopo che il sipario della storia sarà calato per sempre sullo scenario della vecchia creazione, dei vecchi cieli e della vecchia terra.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, la Donna vestita di sole, ci prenda per mano e ci conduca di versetto in versetto verso la verità tutta intera che lo Spirito Santo ha racchiuso nelle parole profetiche di questo Libro.

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L’armatura di Dio

29 giugno 2015

foto di GESù TI AMO.

 

 

 
“Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio…

 

” Efesini 6:13-17


L’Apostolo Paolo, guidato dallo Spirito Santo, in Efesini 6:14 ci consiglia cosa fare per resistere nei giorni di lotta. Egli dice che dobbiamo vestire l’armatura di Dio per poter far fronte ai giorni malvagi. Nel testo sono elencate le varie parti di cui è composta questa armatura.

Ogni pezzo designa le forme di attacco del nemico contro di noi e la provvidenza di Dio verso ogni tipo di attacco.
L’armatura è di Dio, quindi è Lui che ci provvede ogni pezzo.

Noi non sappiamo quando arriverà il giorno malvagio, perciò dobbiamo indossare sempre l’armatura di Dio. Tutti i pezzi dell’armatura rappresentano armi da difesa ad eccezione della spada dello Spirito che è arma di attacco.

Cristo risuscitato dai morti non muore più. Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo 6, 3-11

5 aprile 2015

Fratelli, quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.

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Liturgia del giorno: Daniele cap.3 (52-56)

9 aprile 2014

 

«Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
53Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.
54Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
55Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli
abissi
e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.
56Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.