Archive for the ‘Canzoni, canti, musica, musica cristiana…’ Category

“Victimae Paschali laudes”  – Sequenza Gregoriana Pasquale

16 aprile 2017


SEQUENZA
Alla vittima pasquale,
s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’Agnello ha redento il suo gregge, 
l’Innocente ha riconciliato 
noi peccatori col Padre. 

Morte e Vita si sono affrontate
in un prodigioso duello. 
Il Signore della vita era morto;
ma ora, vivo, trionfa.

«Raccontaci, Maria: 
che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, 
la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, 
il sudario e le sue vesti. 
Cristo, mia speranza, è risorto:
precede i suoi in Galilea». 

Sì, ne siamo certi:
Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso,
abbi pietà di noi.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Victimae_paschali_laudes

“Hallelujah” di Leonard Cohen

11 novembre 2016


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“Regina Coeli, laetare, alleluia” – Marco Frisina

28 marzo 2016

Preconio Pasquale (Kiko Arguello)

26 marzo 2016

Te Deum, cos’è e chi ha scritto l’inno che si canta il 31 dicembre – Famiglia Cristiana

31 dicembre 2015

http://m.famigliacristiana.it/articolo/te-deum-cos-e-e-chi-ha-scritto-l-inno-che-si-canta-il-31-dicembre.htm

Giubileo della Misericordia, pubblicato l’inno ufficiale

8 agosto 2015

da famigliacristiana.it

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA, ECCO L’INNO UFFICIALE

È stato pubblicato su You Tube l’inno ufficiale del Giubileo della Misericordia. Scritto da Paul Inwood ed Eugenio Costa, l’inno si apre con le parole “Misericordes sicut Pater”, ovvero il motto del Giubileo, “Misericordiosi come il Padre”. Gli autori – informa Radio Vaticana – hanno donato ogni diritto di sfruttamento di questa opera al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione al fine di facilitare la diffusione dell’Inno in tutta la Chiesa.

La registrazione è stata eseguita dalla Cappella Musicale Pontificia, diretta dal Maestro mons. Massimo Palombella, a cura della Radio Vaticana.

 

Inno ufficiale del Giubileo della Misericordia

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Dell’aurora Tu sorgi più bella

27 Mag 2015

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Omelia di Sua Santità Benedetto XVI  nella Solennità dell’Annunciazione del Signore. AVE MARIA (Schubert)

25 marzo 2015

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO

PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI E

CONSEGNA DELL’ANELLO CARDINALIZIO

Piazza San Pietro

Sabato, 25 marzo 2006

 

Signori Cardinali e Patriarchi,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

E’ grande motivo di gioia per me presiedere questa Concelebrazione con i nuovi Cardinali, dopo il Concistoro di ieri, e considero provvidenziale che essa si svolga nella solennità liturgica dell’Annunciazione del Signore e sotto il sole che il Signore ci dà. Nell’Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, noi riconosciamo gli inizi della Chiesa. Da lì tutto proviene. Ogni realizzazione storica della Chiesa ed anche ogni sua istituzione deve rifarsi a quella originaria Sorgente. Deve rifarsi a Cristo, Verbo di Dio incarnato. E’ Lui che noi sempre celebriamo: l’Emmanuele, il Dio-con-noi, per mezzo del quale si è compiuta la volontà salvifica di Dio Padre. E tuttavia (proprio oggi contempliamo questo aspetto del Mistero) la Sorgente divina fluisce attraverso un canale privilegiato: la Vergine Maria. Con immagine eloquente san Bernardo parla, al riguardo, di aquaeductus (cfr Sermo in Nativitate B.V. MariaePL183, 437-448). Celebrando l’Incarnazione del Figlio non possiamo, pertanto, non onorare la Madre. A Lei fu rivolto l’annuncio angelico; Ella lo accolse e, quando dal profondo del cuore rispose: “Eccomi … avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38), in quel momento il Verbo eterno incominciò ad esistere come essere umano nel tempo.

Di generazione in generazione resta vivo lo stupore per questo ineffabile mistero. Sant’Agostino, immaginando di rivolgersi all’Angelo dell’Annunciazione, domanda: “Dimmi, o Angelo, perché è avvenuto questo in Maria?”. La risposta, dice il Messaggero, è contenuta nelle parole stesse del saluto: “Ave, o piena di grazia” (cfr Sermo 291,6). Di fatto, l’Angelo, “entrando da Lei”, non la chiama con il nome terreno, Maria, ma col suo nome divino, così come Dio da sempre la vede e la qualifica: “Piena di grazia –gratia plena“, che nell’originale greco è 6,P”D4JTµX<0, “piena di grazia”, e la grazia è nient’altro che l’amore di Dio, così potremmo alla fine tradurre questa parola: “amata” da Dio (cfr Lc 1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa “passività” di Maria, che da sempre e per sempre è l’”amata” dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa in lei. Anche in questo Ella è discepola perfetta del suo Figlio, che nell’obbedienza al Padre realizza interamente la propria libertà e proprio così esercita la libertà, obbedendo. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la stupenda pagina in cui l’Autore della Lettera agli Ebrei interpreta il Salmo 39 proprio alla luce dell’Incarnazione di Cristo: “Entrando nel mondo Cristo dice: … Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7). Di fronte al mistero di questi due “Eccomi”, l’ “Eccomi” del Figlio e l’ “Eccomi” della Madre, che si rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen alla volontà d’amore di Dio, noi rimaniamo attoniti e, pieni di riconoscenza, adoriamo.

Che grande dono, Fratelli, poter tenere questa suggestiva celebrazione nella solennità dell’Annunciazione del Signore! Quanta luce possiamo attingere da questo mistero per la nostra vita di ministri della Chiesa. In particolare voi, cari nuovi Cardinali, quale sostegno potrete avere per la vostra missione di eminente “Senato” del Successore di Pietro! Questa provvidenziale coincidenza ci aiuta a considerare l’evento odierno, in cui risalta in modo particolare il principio petrino della Chiesa, alla luce dell’altro principio, quello mariano, che è ancora più originario e fondamentale. L’importanza del principio mariano nella Chiesa è stata particolarmente evidenziata, dopo il Concilio, dal mio amato Predecessore Papa Giovanni Paolo II, coerentemente col suo motto Totus tuus. Nella sua impostazione spirituale e nel suo instancabile ministero si è resa manifesta agli occhi di tutti la presenza di Maria quale Madre e Regina della Chiesa. Più che mai questa presenza materna fu da lui avvertita nell’attentato del 13 maggio 1981 qui in Piazza San Pietro. A ricordo di quel tragico evento egli volle che un mosaico raffigurante la Vergine dominasse, dall’alto del Palazzo Apostolico, su Piazza San Pietro, per accompagnare i momenti culminanti e la trama ordinaria del suo lungo pontificato, che proprio un anno fa entrava nell’ultima fase, dolorosa e insieme trionfale, veramente pasquale. L’icona dell’Annunciazione, meglio di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello Spirito Santo, l’Alleanza tra Dio e l’umanità è stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è “compreso” sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo “sì” alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium.

Il tema del rapporto tra il principio petrino e quello mariano lo possiamo ritrovare anche nel simbolo dell’anello, che tra poco vi consegnerò. L’anello è sempre un segno nuziale. Quasi tutti voi lo avete già ricevuto nel giorno della vostra Ordinazione episcopale, quale espressione di fedeltà e d’impegno a custodire la santa Chiesa, sposa di Cristo (cfr Rito dell’Ordinazione dei Vescovi). L’anello che oggi vi conferisco, proprio della dignità cardinalizia, intende confermare e rafforzare tale impegno, a partire ancora una volta da un dono nuziale, che vi ricorda il vostro essere prima di tutto intimamente uniti a Cristo, per compiere la missione di sposi della Chiesa. Ricevere l’anello sia dunque per voi come rinnovare il vostro “sì”, il vostro “eccomi”, rivolto al tempo stesso al Signore Gesù, che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa Chiesa, che siete chiamati a servire con amore sponsale. Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano dunque in quello che costituisce il compimento di entrambe, cioè nel valore supremo dellacarità, il carisma “più grande”, la “via migliore di tutte”, come scrive l’apostolo Paolo (1 Cor 12,31; 13,13).

Tutto passa in questo mondo. Nell’eternità solo l’Amore rimane. Per questo, Fratelli, profittando del tempo propizio della Quaresima, impegniamoci a verificare che ogni cosa nella nostra vita personale, come pure nell’attività ecclesiale in cui siamo inseriti, sia mossa dalla carità e tenda alla carità. Anche per questo ci illumina il mistero che oggi celebriamo. Infatti, il primo atto che Maria compì dopo aver accolto il messaggio dell’Angelo, fu di recarsi “in fretta” a casa della cugina Elisabetta per prestarle il suo servizio (cfr Lc1,39). Quella della Vergine fu un’iniziativa di autentica carità, umile e coraggiosa, mossa dalla fede nella Parola di Dio e dalla spinta interiore dello Spirito Santo. Chi ama dimentica se stesso e si mette al servizio del prossimo. Ecco l’immagine e il modello della Chiesa! Ogni Comunità ecclesiale, come la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere con piena disponibilità il mistero di Dio che viene ad abitare in essa e la spinge sulle vie dell’amore. E’ questa la strada su cui ho voluto avviare il mio pontificato invitando tutti, con la prima Enciclica, a edificare la Chiesa nella carità, quale “comunità d’amore” (cfr Enc. Deus caritas est, Seconda parte). Nel perseguire tale finalità, venerati Fratelli Cardinali, la vostra vicinanza, spirituale e fattiva, mi è di grande sostegno e conforto. E per questo vi ringrazio, mentre invito voi tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, ad unirvi nell’invocazione dello Spirito Santo, affinché il Collegio dei Cardinali sia sempre più ardente di carità pastorale, per aiutare tutta la Chiesa a irradiare nel mondo l’amore di Cristo, a lode e gloria della Santissima Trinità. Amen!

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Canzoni 2

21 gennaio 2015

Norah Jones, Don’t know why: https://www.youtube.com/watch?v=tO4dxvguQDk&index=22&list=PL53D09CBE594F6604

Otis Redding,  (Sittin’ On) The Dock Of The Bay: http://www.otisredding.com/

 

James Senese. Credo

17 gennaio 2015

Il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita” (James Senese) 

“Ie Crero into a nu Dio Padre Onnipotente
Ca nun tene casa, oro, marmo e argiente.
Ca nun fa vincere e’ fetiente
e nun fa muri e’ famma e’ criature innocenti...”
Video tratto da Avvenire del 14 gennaio 2015
https://www.youtube.com/watch?v=1BCzPiDF0dk#t=59

 

Stù Criato. Enzo Gragnaniello

14 gennaio 2015

Stù Criato” appartiene all’album “Erba cattiva” di Enzo Gragnaniello, autore contemporaneo della musica popolare napoletana. E’ ispirata alla Tarantella del Gargano, che come spiega l’autore, “è un giro armonico del Sud Italia, come il giro armonico del blues, composto da 4 accordi, ognuno poi ci scrive la sua canzone. Io mi sono ispirato alla Tarantella, ma ho ridotto gli accordi da 5 a 2, ho scritto io il testo, l’ho resa più cantautorale, usando un linguaggio diverso, e ho reso il ritmo e il cantato meno sincopato”.

 

 

‘O saccio, ‘o saccio je sulamente
chello c’aggio passato
quanno l’angelo e’ vulato,
chello c’aggio passato
quanno l’angelo e’ vulato
c’aggio passato.

‘Na voce, ‘na voce m”o ripete
nun perdere cchiu’ tempo
cerca d’essere felice,
nun perdere cchiu’ tempo
cerca d’essere felice,
cerca d’essere felice
nun ce sta tempo.

E cantano, e cantano l’aucielli
e cantano sultanto
quanno e’ santo ‘nu pensiero,
e cantano sultanto
quanno e’ santo ‘nu pensiero,
quanno e’ santo ‘nu pensiero
canta l’auciello.

‘A notte, ‘a notte tene ‘e stelle
‘e stelle hanno brillato
fino a quanno l’e’ guardate,
‘e stelle hanno brillato
fino a quanno l’e’ guardate,
fino a quanno l’e’ guardate
hanno brillato.

‘A pace, ‘a pace e’ comme ‘a pece
e ‘a mette ‘ncopp”o fuoco
chillo ca nun e’ capace,
chillo ca nun e’ capace
mette ‘o fuoco sotto ‘a pace,
mette ‘o fuoco sotto ‘a pace
chi nun e’ capace.

‘A vocca, ‘a vocca e’ comm”e rose
quanno parle d’ammore
leva ‘e spine a dint”e parole,
quanno parle d’ammore
leva ‘e spine a dint”e parole,
leva ‘e spine a dint”e parole
si dice ammore.

‘A vita, ‘a vita e’ comme ‘a morte
stanno vicine ‘e casa
nun se ponno appicceca’
stanno vicine ‘e casa
nun se ponno appicceca’,
nun se ponno appicceca’
songo una cosa.

E tu, e tu figlio ‘e Maria
tu nun si manco nato
gia’ si stato cundannato,
tu nun si manco nato
gia’ si stato cundannato,
gia’ si stato cundannato
appena nato.

‘E figli, ‘e figli songo ‘e Dio
e nun se tocca niente
‘e chello ca e’ stato criato,
chello ca e’ stato criato
nun ce l’ammo maje ‘mparato,
nun ce l’ammo maje ‘mparato
chistu criato.

 

Di seguito il Video tratto da Avvenire del 14 gennaio 2015

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La Parola di Dio dalla Prima Lettura. La Prima Lettera di Giovanni. Cap. 3. Lo spirito della verità

7 gennaio 2015

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I Lettura 1Gv 3,22-4,6
Mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono da Dio.
Salmo (Sal 2)
Il Padre ha dato al Figlio il regno di tutti i popoli.
Vangelo Mt 4,12-17.23-25
Il regno dei cieli è vicino.

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22e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
23Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. 24Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

4
I falsi profeti

1 Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono venuti nel mondo. 2In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio;3ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo. 4Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. 5Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta. 6Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.

 

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” Rimanete in me……”( Gv 15,4)

https://www.youtube.com/watch?v=SLwOINQ5iPg ( video aut)

 

 

Dall’Udienza del 17 maggio 1989 di s. Giovanni Paolo II

…….. Gesù chiama il Paraclito lo “Spirito di Verità”. Anche in altri momenti lo ha chiamato così (cf. Gv 15, 26; Gv 16, 13).

2. Teniamo presente che nello stesso “discorso d’addio” Gesù, rispondendo a una domanda dell’apostolo Tommaso circa la sua identità, asserisce di se stesso: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Da questo duplice riferimento alla verità che Gesù fa per definire sia se stesso che lo Spirito Santo, si deduce che, se il Paraclito viene da lui chiamato “Spirito di verità”, ciò significa che lo Spirito Santo è colui che, dopo la dipartita di Cristo, manterrà tra i discepoli la stessa verità, che egli ha annunziato e rivelato ed, anzi, che egli stesso è. Il Paraclito, infatti, è la verità, come lo è Cristo. Lo dirà Giovanni nella sua prima lettera: “È lo Spirito Santo che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità” (Gv 5, 6). Nella stessa lettera l’Apostolo scrive pure: “Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta. Da ciò noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore (“spiritus erroris”)” (Gv 4, 6). La missione del Figlio e quella dello Spirito Santo si incontrano, sono connesse e si completano reciprocamente nell’affermazione della verità e nella vittoria sull’errore. I campi d’azione in cui essi operano sono lo spirito umano e la storia del mondo. La distinzione tra la verità e l’errore è il primo momento di tale opera.

3. Rimanere nella verità e operare nella verità è il problema essenziale per gli apostoli e per i discepoli di Cristo, sia dei primi tempi come di tutte le nuove generazioni della Chiesa nei secoli. Da questo punto di vista l’annuncio dello Spirito di verità ha un’importanza chiave. Gesù dice nel Cenacolo: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento (ancora) non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16, 12). Veramente la missione messianica di Gesù durò poco, troppo poco per svelare ai discepoli tutti i contenuti della Rivelazione. E non solo fu breve il tempo a disposizione, ma risultarono anche limitate la preparazione e l’intelligenza degli ascoltatori. Più volte è detto che gli apostoli stessi “si stupivano dentro di loro” (cf. Mc6, 52), e “non capivano” (cf. es gr Mc 8, 21), oppure capivano in modo distorto le parole e le opere di Cristo (cf. es gr Mt 16, 6-11).

Così si spiegano in tutta la pienezza del loro significato le parole del Maestro: “Quando . . . verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv 16, 13).

4. La prima conferma di questa promessa di Gesù si avrà nella Pentecoste e nei giorni successivi, come attestano gli Atti degli Apostoli. Ma la promessa non riguarda soltanto gli apostoli e gli immediati loro compagni nell’evangelizzazione, ma anche le future generazioni di discepoli e di confessori di Cristo. Il Vangelo infatti è destinato a tutte le nazioni e alle generazioni sempre nuove, che si svilupperanno nel contesto delle diverse culture e del molteplice progresso della civiltà umana. Con lo sguardo su tutto il raggio della storia Gesù dice: “Lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza”. “Renderà testimonianza”, ossia mostrerà il vero senso del Vangelo all’interno della Chiesa, perché essa lo annunci in modo autentico al mondo intero. Sempre e in ogni luogo, pur nell’interminabile vicenda delle cose che mutano sviluppandosi nella vita della umanità, lo “Spirito di verità” guiderà la Chiesa “alla verità tutta intera” (Gv 16, 13).

5. Il rapporto tra la Rivelazione comunicata dallo Spirito Santo e quella di Gesù è molto stretto. Non si tratta di una Rivelazione diversa, eterogenea. Lo si può arguire da un particolare del linguaggio usato da Gesù nella sua promessa: “Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26). Il ricordare è la funzione della memoria. Ricordando, si ritorna a ciò che è già stato, a ciò che è stato detto e compiuto, rinnovando così nella coscienza le cose passate, e quasi facendole rivivere. Trattandosi specialmente dello Spirito Santo, Spirito di una verità carica della potenza divina, la sua missione non si esaurisce nel ricordare il passato come tale: “ricordando” le parole, le opere e tutto il mistero salvifico di Cristo, lo Spirito di verità lo rende continuamente presente nella Chiesa, fa sì che rivesta un’“attualità” sempre nuova nella comunità della salvezza. Grazie all’azione dello Spirito Santo, la Chiesa non solo ricorda la verità, ma permane e vive nella verità ricevuta dal suo Signore. Anche in questo modo si compiono le parole di Cristo: “Egli (lo Spirito Santo) mi renderà testimonianza” (Gv15, 26). Questa testimonianza dello Spirito di verità si identifica così con la presenza del Cristo sempre vivo, con la forza operatrice del Vangelo, con l’attuazione crescente della Redenzione, con una continua illustrazione di verità e di virtù. In questo modo lo Spirito Santo “guida”, la Chiesa “alla verità tutta intera”.

6. Tale verità è presente, almeno in modo implicito, nel Vangelo. Ciò che lo Spirito Santo rivelerà è già stato detto da Cristo. Lo rivela egli stesso quando, parlando dello Spirito Santo, sottolinea che “non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito . . . Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16, 13-14). Il Cristo, glorificato dallo Spirito di verità, è prima di tutto quello stesso Cristo crocifisso, spogliato di tutto e quasi “annientato” nella sua umanità per la redenzione del mondo. Proprio per opera dello Spirito Santo la “parola della Croce” doveva essere accettata dai discepoli, ai quali il Maestro stesso aveva detto: “Per il momento (ancora) non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16, 12). Si parava, davanti a quei poveri uomini, lo schermo della Croce. Occorreva un’azione in profondità per rendere le loro menti e i loro cuori capaci di scoprire la “gloria della redenzione”, che si era compiuta proprio nella Croce. Era necessario un intervento divino per convincere e trasformare interiormente ognuno di loro, in preparazione, anzitutto, al giorno della Pentecoste, e, poi, alla missione apostolica del mondo. E Gesù li avverte che lo Spirito Santo “mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà”. Solo lo Spirito che, secondo san Paolo (1 Cor 2, 10), “scruta le profondità di Dio”, conosce il mistero del Figlio-Verbo nella sua relazione filiale col Padre e nella sua relazione redentrice con gli uomini di tutti i tempi. Lui solo, lo Spirito di verità, può aprire le menti e i cuori umani rendendoli capaci di accettare l’inscrutabile mistero di Dio e del suo Figlio incarnato, crocifisso e risorto, Gesù Cristo Signore.

7. Dice ancora Gesù: “Lo Spirito di verità . . . vi annunzierà le cose future” (Gv 16, 13). Che cosa significa questa proiezione profetica ed escatologica con cui Gesù colloca sotto il raggio dello Spirito Santo tutto l’avvenire della Chiesa, tutto il cammino storico che essa è chiamata a compiere nei secoli? Significa un andare incontro al Cristo glorioso, verso il quale essa è protesa nell’invocazione suscitata dallo Spirito: “Vieni, Signore Gesù!” (Ap 22, 17. 20). Lo Spirito Santo conduce la Chiesa verso un costante progresso nella comprensione della verità rivelata. Veglia sull’inseguimento di tale verità, sulla sua conservazione, sulla sua applicazione alle mutevoli situazioni storiche. Suscita e conduce lo sviluppo di tutto ciò che serve alla conoscenza e alla diffusione di questa verità: in particolare, l’esegesi della Sacra Scrittura e la ricerca teologica, che non si possono mai separare dalla direzione dello Spirito di verità né dal Magistero della Chiesa, in cui lo Spirito è sempre all’opera.

Tutto avviene nella fede e per la fede, sotto l’azione dello Spirito, come è detto nell’enciclicaDominum et Vivificantem: “Il Mysterium Christi nella sua globalità esige la fede, poiché è questa che introduce opportunamente l’uomo nella realtà del mistero rivelato. Il guidare alla verità tutta intera si realizza, dunque, nella fede e mediante la fede: il che è opera dello Spirito di verità ed è frutto della sua azione nell’uomo. Lo Spirito Santo deve essere in questo la suprema guida dell’uomo, la luce dello spirito umano. Ciò vale per gli apostoli, testimoni oculari, che devono ormai portare a tutti gli uomini l’annuncio di ciò che Cristo “fece ed insegnò” e, specialmente, della sua Croce, e della sua risurrezione. In una prospettiva più lontana, ciò vale anche per tutte le generazioni dei discepoli e dei confessori del Maestro, poiché dovranno accettare con fede e confessare con franchezza il mistero di Dio operante nella storia dell’uomo, il mistero rivelato che di tale storia spiega il senso definitivo” (Dominum et Vivificantem, 6).

In questo modo lo “Spirito di verità” continuamente annunzia le cose future; continuamente mostra all’umanità questo futuro di Dio, che è al di sopra e al di fuori di ogni futuro “temporale”: e così riempie di valore eterno il futuro del mondo. Così lo Spirito convince l’uomo, facendogli capire che, con tutto ciò che è, e ha, e fa, è chiamato da Dio in Cristo alla salvezza. Così il “Paraclito”, lo Spirito di verità, è il vero “Consolatore” dell’uomo. Così è il vero Difensore e Avvocato. Così è il vero Garante del Vangelo nella storia: sotto il suo influsso la buona Novella è sempre “la stessa” ed è sempre “nuova”; e in modo sempre nuovo illumina il cammino dell’uomo nella prospettiva del cielo con “parole di vita eterna” (Gv 6, 68).

Ciao Pino, hai ritrovato il tuo amico Troisi

5 gennaio 2015

05/01/2015  Poco più di un mese fa abbiamo incontrato Pino Daniele, il grande cantautore che ci ha lasciato questa notte per un infarto. Ci era sembrato un uomo in pace con sè stesso, felice di cantare e suonare con i vecchi amici con cui aveva inciso il suo capolavoro Nero a metà. Ma, come il suo grande amico Massimo Troisi, aveva un cuore malandato che all’improvviso ha ceduto. Insieme avevano anche scritto una canzone, ‘O ssaje comme fà ‘o core. Bellissima, come tante altre che ci ha donato. Ecco il testo dell’intervista

 

Pino Daniele negli anni '80

Pino Daniele negli anni ’80

Di Pino daniele si dice che sia un orso pronto a tirare fuori gli artigli quando qualcosa non gli va. Ma dopo aver parlato cinque minuti con lui nella hall di un albergo milanese ci viene in mente una celebre battuta del suo grande amico Massimo Troisi in Ricomincio da tre quando, incalzato da Lello Arena con la fatidica domanda “E’ meglio un giorno da leone o cento da pecora?” se ne esce con un fulminante: «Meglio cinquanta giorni da orsacchiotto». Sarà che l’anno prossimo compirà 60 anni, sarà che si diverte come un bambino a suonare con i vecchi amici di trent’anni fa, fatto sta che l’orso, se c’era, oggi appare decisamente addolcito. Gli amici sono i musicisti con cui nel 1980 registrò il suo disco più famoso, Nero a metà, che ora, sempre con loro, porta in tour dal 6 dicembre, dopo un’anteprima all’Arena di Verona.

Nero a metà è sicuramente lui, con la sua doppia anima partenopea e afroamericana, acquisita da ragazzino: «Andavo al porto di Napoli e con i marinai arrivavano queste musiche così nuove, trascinanti: il blues, il jazz, il rock». Ma Neri a metà sono soprattutto i tanti bambini di quei marinai afroamericani che, dopo aver vissuto un fugace amore durante e dopo la fine della guerra, se ne tornavano in patria sui loro “bastimenti”, lasciando a terra madri e figli. Figli come James Senese, il magnifico sassofonista che accompagna Pino: «Da bambino avevo tanti amici come lui». Gli anni di Nero a metà, ricorda Pino, furono «magici per chi voleva fare musica. Oggi c’è molta più competizione e nei talent show vince chi sa strabiliare di più. Alla fine il risultato è che sembrano tutti uguali. Noi cantautori, invece, puntavamo sui contenuti, cercavamo di costruirci una nostra precisa identità, tanto nei testi quanto nella musica».

 

Con Massimo Troisi nel 1991

Con Massimo Troisi nel 1991

Un’eredità che, secondo Pino, è stata raccolta dai rapper: «In passato ho collaborato con Jovanotti e J-Ax. E ora nel tour canterò con Rocco Hunt e Clementino. Sono dei veri poeti metropolitani che sanno raccontare la realtà, anche con durezza, quando è necessario». Il cantautore confessa di cercare di non pensare al tempo che passa, perché «un po’ mi fa paura. Tutto è diventato più veloce, anche il rapporto con i figli e per un genitore penso sia diventato più difficile stare al passo con loro, specie quando diventano grandi».

Anche le canzoni sono figli. Solo alcune, però, diventano grandi: non solo perché le ricordiamo a distanza di anni, ma perché a volte acquistano nuovi significati, del tutto imprevedibili all’autore nel momento in cui le ha scritte. Prendiamone una da Nero a metà: Voglio di più. Pino ci racconta che nasce come un atto di ribellione nei confronti degli aspetti più sterili dei movimenti giovanili degli anni ’70. Ma se leggiamo gli inizi delle due strofe con gli occhi di oggi («Io che ho visto la terra bruciare, e la gente che mi entrava in casa», «Ed ho visto morire bambini nati sotto un accento sbagliato») viene automatico pensare alla “terra dei fuochi” e ai drammi della gente che vive in quei bellissimi luoghi sfregiati dalla camorra. «È la stessa cosa che capita con Napule è», commenta il cantautore. «Avevo 18 anni quando l’ho scritta e molti mi dicono che è come se l’avessi scritta oggi».

È vero, nei versi dedicati alla sua città, Pino esprime tutte le sue contraddizioni: «Napule è ’a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo», ma anche «Napule è ’na carta sporca. E nisciuno se ne importa ». Non è dunque cambiato niente? «Napoli si è molto trasformata, ma una certa mentalità è ancora radicata. Napoli, poi, ha sempre avuto un problema demografico, specie nelle periferie. Negli ultimi anni la popolazione è aumentata ancora e questo acuisce i conflitti». Sempre a proposito di Napoli, Pino ricorda un incontro a cui tiene molto. «Un giorno io e Massimo Troisi, per il quale scrissi le colonne sonore di tre film, fummo convocati da Eduardo. Voleva conoscerci perché gli piaceva il nostro lavoro, il tentativo di raccontare Napoli oltre i soliti stereotipi. Abbiamo assorbito un po’ della sua saggezza». Altre canzoni di Nero a metà sono più personali, come Appocundria: «È un senso di nostalgia mista a indolenza, difficile da definire, come la saudade per i brasiliani. Non è nostalgia verso una persona o un luogo, è uno stato d’animo che ti accompagna. Di sicuro ho nostalgia dei tempi dove si suonava dappertutto e anche in Tv c’erano varietà meravigliosi come Studio Uno con le orchestre che accompagnavano dal vivo i cantanti».

Oppure, Musica musica in cui canta: «Per la musica musica, quanto ho pianto non lo so. Ma la musica musica è tutto quel che ho». Commenta Pino: «La musica, se la fai sul serio, è sacrificio. Io ogni giorno prendo una chitarra e studio, per ore e ore. Per me è come mangiare, non riesco a farne a meno. E solo con la musica riesco a comunicare davvero agli altri cosa ho dentro».

 

 

Famiglia Cristiana.it

lunedi 05 gennaio 2015

logo san paolo

Addio a Pino Daniele. La fotostoria

5 gennaio 2015

http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/spettacoli/musica/2015/01/05/foto/pino_daniele_tutta_n_ata_storia_le_immagini-104293035?ref=twhr

Video: Un altro video sulla storia di Bergoglio / Eric Clapton / Buon anno a tutti!

31 dicembre 2014

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-12-30&ch=3&v=458601&vd=2014-12-30&vc=3#day=2014-12-30&ch=3&v=458601&vd=2014-12-30&vc=3

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2014-12-30&ch=31&v=458320&vd=2014-12-30&vc=31#day=2014-12-30&ch=31&v=458320&vd=2014-12-30&vc=31

 

 

Omaggio a Mango: “Non moriremo mai”

9 dicembre 2014

 

http://youtu.be/ft1cfxCL5bo

Vita nello Spirito

6 ottobre 2014

 

«Nella mia esperienza credevo che la continenza dipendesse dalle proprie forze ed io ero cosciente di non averne. Ero tanto stolto da ignorare quello che sta scritto e cioè che nessuno può essere continente se Tu non glielo concedi. E Tu me lo avresti senza dubbio concesso, se con il gemito del mio cuore avessi bussato alle tue orecchie, e con salda fede avessi gettato in Te la mia preoccupazione…

Tu mi comandi la purezza: ebbene, concedimi quello che mi chiedi e poi chiedimi quello che vuoi!».

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Vita nello Spirito

2 ottobre 2014

Se non c’è pace tra di noi, molto spesso è perché non c’è pace dentro di noi.

Siamo noi, in tante occasioni, a essere in guerra contro il mondo intero, perché in fondo siamo in guerra con noi stessi, incapaci di volerci bene, di accettarci per quel che siamo e per quel che abbiamo. 

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Cantare all’ Esaltazione della croce: I Canoni di Taizè “Per crucem” e “Crucem tuam”. Spartito di “Salve crux sancta”

13 settembre 2014

 

 

SPARTITO

 

Il Liber Hymnarius propone per l’Ufficio delle letture della festa della Santa Croce il seguente inno dell’ XI secolo, scritto dal tedesco Heribertus de Rothenburg (+1042), vescovo di Eichstät. Sono riportate nel nuovo breviario solo 3 strofe, mentre nell’edizione che troviamo in Cantus selecti le strofe sono 5.

Salve, crux sancta, salve mundi glória,
vera spes nostra, vera ferens gáudia,
signum salútis, salus in perículis,
vitále lignum vitam portans ómnium.

Te adorándam, te crucem vivíficam,
in te redémpti, dulce decus sæculi,
semper laudámus, semper tibi cánimus,
per lignum servi, per te, lignum, líberi.

[Originale crimen necans in cruce,
nos a privatis christe munda maculis:
humanitatem miseratus fragilem,
per crucem sanctam lapsis dona veniam.

Protege salva benedic sanctifica
populum cunctum crucis per signaculum.
Morbos averte corporis et animae,
hoc contra signum nullum stet periculum.]

Laus Deo Patri sit in cruce Fílii,
laus coæquáli sit Sancto Spirítui;
cívibus summis gáudium et ángelis,
honor sit mundo crucis exaltátio. Amen.

Traduzione conoscitiva:
Salve, o croce santa, salve gloria del mondo,
vera speranza nostra, tu porti le vere gioie,
vessillo di salvezza, salvezza nei pericoli,
legno vivificante che sostiene la vita di tutti.

Te degna di adorazione, te croce che dà vita,
in te redenti, dolce onor del mondo,
sempre ti lodiamo, sempre a te cantiamo,
servi a causa di un albero, e per te, un albero, liberati.

Sia lode a Dio Padre, nella croce del Figlio,
identica lode sia al Santo Spirito;
gioia per i cittadini del cielo e per gli angeli,
onore per il mondo sia l’esaltazione della croce. Amen.

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Video Rai: Concerto musiche di Berg e di Strauss

28 luglio 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-755814ae-74bf-4b0d-9ebc-288ffa768c76.html#p=0

Video Rai: Concerto musiche di Haydn e Stravinskij

22 luglio 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-d22b0648-9a6c-41e0-befc-2b443ee40765.html#p=0

Video Rai: Concerto Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, R. Strauss, Also sprach Zarathustra

21 luglio 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-cdb1f65c-246b-4225-b6e8-872d512f89b3.html

Video musicali Rai: Opere liriche complete

11 luglio 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-48c88197-d4ce-4eb7-bd07-35bf9aaa0dba.html

Video: A sua immagine, Un complesso musicale rom

26 giugno 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/Content
Item-5af12047-1418-47cb-9286-23ee0c6adec0.html#p=0

Video Rai: Rachmaninov, Danze sinfoniche

26 giugno 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-d3a28216-0a67-4b47-9351-d7653a2dde04.html

M.Palombella. Ut unum sint. Sulla celebrazione dei ss. Pietro e Paolo con papa Francesco

25 giugno 2014

 

La solennità dei santi Pietro e Paolo anche quest’anno assumerà, nell’ambito musicale, un colore ecumenico. Infatti, come nel 2012, in questa festa la Cappella Musicale Pontificia Sistina si unì al coro anglicano di Westminster Abbey, nel 2013 a quello luterano di San Tommaso di Lipsia, ora sarà la volta del Coro Sinodale del Patriarcato di Mosca.

Questo progetto, iniziato con Papa Benedetto e portato avanti con forza da Papa Francesco, si avvale dell’arte, punto di arrivo della fede che dialoga con la cultura divenendo plastica e fruibile, per creare ponti di dialogo nella riscoperta delle fonti comuni. La Cappella Musicale Pontificia Sistina non è allora solo un coro che canta alle celebrazioni del Papa, ma attraverso la sua storia, la quotidianità dello studio e della ricerca che solo gli permettono la doverosa professionalità, ha il compito di attuare un autentico servizio ecclesiale nel quale la cultura diventa veicolo di evangelizzazione.

Il Coro Sinodale del Patriarcato di Mosca terrà sabato 28 giugno, insieme alla Cappella Musicale Pontificia, un concerto in Cappella Sistina dal titolo «Ut unum sint. La tradizione musicale dei due polmoni della Chiesa», concerto promosso dalla Segreteria di Stato e offerto ai superiori della Curia Romana e ai capi missione delle ambasciate accreditate presso la Santa Sede. Si ascolterà la “punta di diamante” della musica della Chiesa latina e della Chiesa ortodossa russa. I due cori canteranno insieme, con l’alternanza di direzione dei due maestri, il Tu es Petrus di Palestrina, il Gloria dalla Missa Papae Marcelli di Palestrina, il Te Deum in paleoslavo di Bortnjanskij, lo Stabat Mater di Palestrina e il Credo dalla Missa Papae Marcelli di Palestrina.

La celebrazione eucaristica di domenica 29 giugno, presieduta dal Papa nella basilica di San Pietro con la presenza della delegazione ortodossa e con i due prestigiosi cori che canteranno nuovamente uniti, sarà il segno tangibile di una volontà di camminare insieme cercando di anticipare nella storia quella desiderata unità che tutti cerchiamo e che per dono di Dio forse un giorno realizzeremo.

Massimo Palombella

Ut queant laxis. Paolo Diacono

24 giugno 2014

 

Ut queant laxis è l’inno liturgico dei Vespri di questa sera,  solennità della nascita di San Giovanni Battista

 

La fama di questo inno di strofe saffiche, scritto dal monaco storico e poeta Paolo Diacono, si deve a Guido d’Arezzo, che ne utilizzò la prima strofa per trarne i nomi delle 6 note dell’esacordo:

(LA)
« Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes »
(IT)
« Affinché possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue gesta
i servi Tuoi,
cancella il peccato
dal loro labbro impuro,
o San Giovanni »
(Inno a San Giovanni)

A ciascuna sillaba qui evidenziata corrisponde infatti, nella musica dell’inno, la relativa nota con cui è cantata.
Da tale criterio convenzionale derivano tuttora i nomi delle note musicali: Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La.
Il nome della nota Si non si deve a Guido D’Arezzo, ma fu aggiunto solo nel XVI secolo: infatti il canto gregoriano, e la musica medievale in genere, non prevedevano l’uso della sensibile, cioè del settimo grado della scala.
Il nome della settima nota della scala  fu tratto dalle iniziali delle due parole che compongono detto verso: (Sancte Iohannes = Si).

L’inno nella versione originale prosegue così:

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Lauda Sion. Christus vincit. F. Caudana

23 giugno 2014

 

Concerto in memoria del m.F. Caudana nel 50° della morte, Cattedrale di Cremona, 29 settembre 2013

 

 

Video Rai: Carlo Maria Giulini, Sinfonia n° 9 di L. van Beethoven

22 giugno 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-2a6907d4-c345-4531-8135-ae15ee28b000.html

A questo link si possono trovare molti altri meravigliosi concerti.

Video Rai: Concerto su composizioni di Duke Ellington e Wynton Marsalis

22 giugno 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-e0190eed-c643-4d51-addf-a70aeff6a3ea.html#p=0

Ave verum. K618 Mozart

19 giugno 2014

Il testo è fatto risalire ad un componimento poetico del XIV sec, musicato da numerosi compositori, una versione molto celebre è l’opera K.618 di Wolfgang Amadeus Mozart. Nel video diretto dal m. Berenstein

 

Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine
Vere passum, immolatum in cruce pro homine,
Cujus latus perforatum unda fluxit et sanguine,
Esto nobis praegustatum in mortis examine.
O Jesu dulcis, O Jesu pie, O Jesu, fili Mariae.

Ave, o vero corpo, nato da Maria Vergine,
che veramente patì e fu immolato sulla croce per l’uomo, 
dal cui fianco squarciato sgorgarono acqua e sangue: 
Sii da noi gustato nella prova suprema della morte. 
O Gesù dolce, o Gesù pio, o Gesù figlio di Maria.

 

Video Rai: Fabrizio De Andrè

14 giugno 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentIte
m-1f31c30b-a958-4b2c-ac10-202a032584ba.html

Cliccando su cerca su questo sito Rai emozioni gold si trovano altri cantanti come Lucio Dalla.

Al link sopra si trovano ancora altri cantanti.

Pentecoste

8 giugno 2014

 

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Video musicale: Veni Creator Spiritus

6 giugno 2014

http://it.gloria.tv/?media=5809

http://it.wikipedia.org/wiki/Veni_Creator_Spiritus

Parla Suor Cristina finalista di The Voice: «Il mio futuro? Lo affido alla Provvidenza»

4 giugno 2014

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Cattedrale nella Cattedrale di Lisbona. Concerto diretto da m. Frisina in omaggio a Papa Francesco e in onore dei Santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.

16 Mag 2014

 

Concerto de Homenagem pelo 1º Ano de Pontificado do Papa Francisco e de Acção de Graças pela Canonização de João XXIII e João Paulo II.

 

Inno ufficiale dei mondiali in Brasile

15 Mag 2014

https://www.youtube.com/playlist?list=PLCGIzmTE4
d0jH6o_hGC1Rsv1-QgS2jnoC

Mina canta i mondiali: La palla è rotonda

15 Mag 2014

http://www.youtube.com/watch?v=flbu8rXJAWM

Totus Tuus, M. Frisina. Video e spartito

13 Mag 2014

 

 

SPARTITO

Totus_tuus

Per la festa della mamma: la Madre. Alda Merini, Giovanni Nuti

9 Mag 2014

 

 

(……….)

 

Maria, figlia di Gesù

Maria non invecchiò mai,

rimase col tempo della croce

nei suoi lunghi capelli

che le coprivano il volto.

«lo credo, madre,

che qualsiasi senso del cuore

sia dentro il tuo sguardo.

Come Figlio di Dio sono un bambino felice,

come Gesù sono colui che camminerà con te

sulle acque dell’incredulità.

Io, madre, ho visto il tuo seno pieno d’obbedienza

e bianco come il tuo pensiero.

E io so che l’amore di Dio è impalpabile

come le ali di una farfalla.

Io ho creduto, madre, al tuo volto,

ma ho anche creduto al Padre.

Non potrebbe ingiuriarti nessuno

al di fuori di quella voce

che ti ha percossa come un nubifragio:

l’addio del messaggero celeste.»

«Quante lacrime, madre, su quella tua

visitazione.

È stato un lavacro per tutti i peccati degli uomini,

e solo Giuseppe ha creduto che il tuo mantello

contenesse tanto dolore.

Non ti ha mai levato di dosso quel mantello di luce,

Maria,

con cui Dio ti ha coperta

per non far vedere

che le tue spalle tremavano d’amore.

Ma io, Maria, credo in te,

e credendo in te

credo in Lui.»

ALDA MERINI, Il poema della croce, Frassinelli, 2004

Il gruppo rock The Sun. Dalla prefazione di G. Ravasi a “La strada del sole”.

8 Mag 2014
La storia del gruppo rock in una trasmissione di TV2000
Ho sempre amato camminare per le strade delle città per poter – forse paradossalmente agli occhi di qual­cuno – meglio pensare. Non mi di­straggono i volti, le case, le cose, lo strombazzare delle auto, il respiro di fondo delle metropoli. C’è, però, un dato che da tempo mi ha scosso dai miei pen­sieri e mi ha colpito. Quasi tutti i giovani che in­crocio hanno alle orecchie un auricolare e, quan­do a un semaforo rimaniamo appaiati, è facile a­scoltare l’eco della musica che risuona e fuorie­sce dalle loro orecchie. Non so se questo sia an­che un modo per isolarsi dalla scena del mondo, per calare una visiera sonora sulle parole di noi a­dulti.  

Certo è che la musica è diventata l’esperan­to delle giovani generazioni, la loro lingua franca. Una musica ben diversa da quella che ha colma­to per decenni le mie orecchie rendendole alla fi­ne simili a una conchiglia che conserva per sem­pre molte armonie del mare dei suoni. Quella dei giovani è, infatti, una musica che ha una “gram­matica” ben diversa, genera emozioni fisiche pri­marie, anche perché spesso il suo rit­mo reiterato sembra evocare il battito cardiaco, auscultato quasi stando in un grembo materno. Proprio per questo ho voluto, abbandonando per un mo­mento Bach, Mozart, Beethoven e l’im­menso grandioso e glorioso repertorio classico a me consono, lasciare spazio anche a questi suoni. Non l’ho fatto, certo, per imitazione giovanilistica: il mio udito rimane aggrappato salda­mente alle altre lunghezze d’onda. Ho voluto, invece, esplorare un orizzon­te a me ignoto, mosso dalla curiositas latina, un vocabolo che deriva da “cu­ra” e che suppone quindi un interes­se appassionato e non banalmente “curioso”, superficiale, eccentrico o indiscreto. 

È stato, così, che ho incontrato Fran­cesco Lorenzi e la sua band, trasci­nandoli in un’esperienza inedita an­che per loro. Immagino che la maggior parte dei lettori ignori la struttura e l’attività di un dicastero vaticano, come lo è quello che io ora di­rigo e che reca il titolo formale di Pontificio Con­siglio della Cultura. Si tratta di un’istituzione che non comprende solo un’équipe composta da ec­clesiastici e laici residenti a Roma, ma che coin­volge anche una nutrita schiera di cardinali, ve­scovi, ecclesiastici e personalità delle varie disci­pline culturali provenienti da tutti i continenti, e quindi da etnie, lingue, civiltà e comunità eccle­siali differenti. Infatti i dicasteri sono espressione non dello Stato della Città del Vaticano – anche se in esso sono spazialmente e giuridicamente col­locati – bensì della Santa Sede, ossia del segno u­nificatore della Chiesa cattolica universale. 

Ora, uno degli eventi più importanti e significati­vi della vita di queste istituzioni è la cosiddetta “Plenaria”, quando convergono a Roma tutti i membri e i consultori del dicastero per essere informati sulla sua attività e per affrontare un te­ma, un progetto o una futura programmazione. Agli inizi di febbraio 2013, questo piccolo parla­mento si è riunito attorno a un tema fluido, com­plesso e persino problematico già nel titolo: Le culture giovanili. Mi era, così, venuta alla mente proprio quell’esperienza vissuta durante i miei percorsi urbani, fianco a fianco con giovani che mi ignoravano, attenti solo al ritmo di quelle mu­siche che colpivano i loro timpani, muovevano le loro teste e probabilmente emozionavano i loro cuori e le loro menti. 

Avevo incontrato casualmente i The Sun a Mila­no l’anno prima, durante la Giornata Mondiale della Famiglia. Pensai a loro perché ritenevo che fossero capaci di proporci quella forma musicale così significativa del mondo giovanile com’è il rock, e al tempo stesso fossero in grado di mo­strarne il senso, la forza espressiva, la dimensio­ne “performativa”, come si usa dire nel linguaggio paludato, ossia l’efficacia, l’incisività, l’influsso creativo sui fruitori di quel genere. Il gruppo ac­cettò di venire a Roma e, nell’aula magna di un’u­niversità di matrice cattolica, la Lumsa, tennero la loro esecuzione-lezione il cui filo conduttore e­ra retto appunto da Francesco, autore dei testi e cantante.

Due erano i registri, gli stessi che domineranno in queste pagine: da un lato, la musica rock col suo potere evocatore e provocatore e, d’altro lato, la te­stimonianza personale col suo tormentato itine­rario di ricerca, simile al corso di un fiume dota­to di anse con acque morte ma anche di un e­stuario finale segnato da un approdo luminoso in mare aperto. Cardinali, vescovi, studiosi, a pri­ma vista sconcertati, furono condotti per mano da Francesco Lorenzi e dai suoi amici all’inter­no di quell’orizzonte a loro ignoto e, a sorpresa, essi stessi vedevano cadere certi loro precon­cetti e sospetti e scoprivano che su quel terre­no non si celebrano necessariamente riti sata­nici, ma possono fiorire anche emozioni spiri­tuali e serpeggiare domande ultime di senso.Ricordo ancora in quel pomeriggio del 6 febbraio 2013, dopo l’esecuzione, uno dei maggiori espo­nenti della musica colta contemporanea a livello mondiale, membro del nostro dicastero, l’estone Arvo Pärt, accostarsi a quei giovani per interrogarli sulle loro sonorità, sulle contaminazioni musica­li sottese, sul loro linguaggio espressivo. Io stesso, in seguito, avrei cercato di comprendere ulterior­mente questo piccolo oceano di suoni dalle mol­teplici iridescenze, passando dal più pacato rock di taglio country o folk, fino a quello per me più impressionante e fin sconvolgente l’hard, il punk, il new wave e così via. 

Ogni “Plenaria” di dicastero ha poi, come suggel­lo, l’udienza papale. E qui diventa significativa la data: l’incontro con Benedetto XVI era fissato per le ore 12 del 7 febbraio, a distanza di quattro gior­ni dall’atto storico delle dimissioni. Dopo il di­scorso del Papa, l’ultimo a livello di udienza uffi­ciale del suo pontificato (ma nessuno in quel mo­mento lo poteva immaginare), nella fila dei car­dinali, dei vescovi, degli ecclesiastici e delle per­sonalità c’erano anche loro, i The Sun, con Fran­cesco come portavoce, pronti a “impressionare” il pontefice non solo con la loro musica – conse­gnata a lui in CD – così lontana dalla sua ben no­ta competenza musicale, ma anche con la loro mise esteriore non certo protocollare. E, invece, come posso testimoniare io che gli stavo a lato, Benedetto XVI fu preso proprio dalla stessa cu­riositas a cui accennavo e li interpellò e ascoltò con gusto.

 

Gianfranco Ravasi

Inno ufficiale per il pellegrinaggio del Papa in Terra Santa

5 Mag 2014

 

L’inno ufficiale per la visita del papa è stato composto da un gruppo di musicisti della terra santa. Il testo è stato scritto da Rabab Zeitoun e la musica composta da Louay Zaher e Rabab Zeitoun.

 

https://www.youtube.com/watch?v=yyBM0Fn5nFs&feature=youtu.be

 

 

Rit: Con te andiamo avanti come testimoni di Cristo
Diffondendo la luce della Parola, sui passi di Francesco

  1. Con te camminiamo come Maria con la luce della natività
    custodiamo l’alleanza che abbiamo ottenuto con l’acqua del battesimo
    E la croce del nostro redentore, la sua forza, ci protegge
    La portiamo con noi mentre portiamo buone notizie per chi è in schiavitù.
  1. Con te cerchiamo il volto del redentore in ogni essere umano
    seminiamo amore che fiorirà in gioia, testimoniamo la fede
    la Chiesa del nostro redentore ci vivifica con i suoi sacramenti,
    essi ci nutrono e noi procediamo immersi nella fede.
  1. Con te indossiamo il mantello della pietà fra le genti
    diventiamo apostoli della pace fra le nazioni della terra
    il vangelo del nostro redentore è la luce che ci guida
    viviamo di questa parola e procediamo in cerca di armonia
  1. Con te alziamo la nostra preghiera dalla terra santa
    preghiamo per l’oriente che pena, che ha perso la sua strada
    l’amore del nostro redentore ci preserva e ci arricchisce
    ci rivestiamo di quest’amore e procediamo su questo cammino di liberazione
  1. Con te cantiamo la resurrezione e proclamiamo la vita
    testimoniando Pietro che incontra ancora una volta i suoi fratelli
    Gesù il nostro redentore ci chiede l’unità
    Lo ascoltiamo e procediamo con l’intento di ascoltarlo

A GIOVANNI PAOLO II . Un uomo venuto da molto lontano (Amedeo Minghi)

28 aprile 2014

Domenica in Albis: Quasi modo geniti infantes (Tempus Paschale, Hebdomada secunda paschae)

27 aprile 2014

http://m.youtube.com/watch?v=26JhFgFbLFo&feature=youtu.be

 

Quasi modo géniti infántes, 
rationábile, sine dolo lac concupíscite, 
ut in eo crescátis in salútem, allelúia (1 Pt 2,2).

«Questa Domenica, detta ordinariamente Quasimodo, nella Liturgia porta il nome di Dominica in Albis e, più esplicitamente, in albis depositis, perché oggi i neofiti ricomparivano in Chiesa con gli abiti usuali. Nel Medio Evo la chiamavano ‘Pasqua chiusa’, per esprimere, senza dubbio, che l’Ottava di Pasqua finiva in questo giorno» (P. Guéranger).
Questa antica antifona d’introito illustra ai neofiti – cioè a quanti sono divenuti cristiani nel corso della Veglia pasquale mediante i sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’eucaristia – il senso di questa domenica. L’esortazione è rivolta ai neo-iniziati alla fede, perché continuino a nutrirla dopo il loro solenne ingresso nella Chiesa: deponendo le vesti bianche esterne, ricevute al momento del loro battesimo, si avviano a percorrere la via feriale ma gioiosa della fede…
Diceva Agostino in una sua omelia: «A coloro che sono stati rigenerati nel battesimo e che oggi entreranno nelle file del comune popolo cristiano, a voi che siete stati battezzati e oggi terminate il mistero della ottava, si dà il nome di infanti perché siete stati rigenerati e avete iniziato la nuova vita. Siete rinati alla vita eterna, purché quel che in voi è rinato non lo soffochiate vivendo malamente» (Discorso 260).

Preghiamo i due papi oggi santi / Video: Grande concerto nell’Anno della Fede

27 aprile 2014

http://www.asuaimmagine.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/Content
Item-41fc8ace-67cc-4e01-b436-fca555a09fc3.html#p=0

M. Frisina. Inno a Giovanni XXIII°. Testo e spartito

26 aprile 2014

 

 

1. Pastore buono del gregge del Signore,
che conducesti tra i flutti della storia,
dall’obbedienza traesti la tua pace
come sorgente purissima di gioia.

RIT. TESTIMONE DI PACE,
TESTIMONE DI AMORE,
SERVO UMILE E FORTE
DELLA BONTÀ DEL SIGNORE.

 

2. Servo fedele della Santa Chiesa,
Madre e Maestra per l’uomo d’ogni tempo,
offristi al mondo in cerca di giustizia
la via sicura fondata sul Vangelo. RIT.

3. Intorno a Pietro la Chiesa convocasti
per confermare i fratelli nella fede,
apristi al mondo le porte della Chiesa
per annunciare il Vangelo di salvezza. RIT.

 

4. Sei divenuto Apostolo di pace
tra le nazioni e i grandi della terra
donando agli uomini la misericordia
che apre il cuore alla grazia dell’amore. RIT.

5. Sia gloria al Padre, fonte d’ogni bene,
sia gloria al Figlio, Parola di salvezza,
e allo Spirito, vita della Chiesa,
onore e lode nei secoli, per sempre. RIT.

 

Spartito inno Giovanni XXIII

 

Scarica lo spartito

 

Gloria della Missa de Angelis

26 aprile 2014

 

Il Gloria che sarà cantato alla messa di canonizzazione di domani

 

La Missa De Angelis, o Missa VIII, è forse la più conosciuta anche fra le assemblee che non hanno spesso a che fare con il Canto Gregoriano. Come tutte le Messe raccolte nel Kyriale Romanum, è una Messa i cui brani sono stati assemblati dopo che furono composti e cantati per anni. I secoli di composizione dei cinque canti dell’ordo missae (che ricordo sono il Kyrie, il Gloria, Il Sanctus-Benedictus e l’Agnus Dei, il Credo fu inserito successivamente) sono indicati nello stesso Kyriale: il Kyrie è del XV-XVI sec. (V modo); il Gloria del XVI (V modo); Il Sanctus dell’XI o XII sec. (VI modo); l’Agnus Dei del XV (VI modo). Il Credo normalmente inserito nella Missa De Angelis, è il Credo III (V modo), ed è addirittura del XVII sec. 

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24 aprile 2014

Astor Piazzolla, Libertango, esecuzione di G. Zagnoni & C.

24 aprile 2014

http://www.magazzini-sonori.it/esplora/zagnoni
_giorgio_4/libertango.aspx