Archive for the ‘carità’ Category

18 settembre: Colletta nazionale per terremoto centro Italia

18 settembre 2016

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La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, dopo il grave sisma che ha colpito il centro Italia lo scorso 24 agosto, ha indetto una colletta nazionale, che si terrà in tutte le chiese italiane domenica 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26° Congresso eucaristico nazionale (che si svolge a Genova): la concomitanza è esplicitamente voluta, perché l’esito della raccolta dovrà essere segno tangibile della carità che l’intera Chiesa italiana, chiamata a raccolta nella preghiera e nella riflessione, dovrà saper esprimere.

Il giorno stesso della tragedia, per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali, la Presidenza della CEI aveva inoltre disposto l’immediato stanziamento di 1 milione di euro, tratti dai fondi otto per mille. Caritas Italiana, dal canto suo, in attesa di concordare interventi più organici anche a medio e lungo termine, ha reso immediatamente disponibili 100 mila euro per ciascuna delle due diocesi più colpite, diverse Caritas diocesane hanno stanziato immediatamente cifre significative. E anche dall’estero, oltre a messaggi di solidarietà, diverse Caritas nazionali hanno inviato aiuti finanziari tangibili a sostegno degli interventi in atto. L’obiettivo ultimo è accompagnare i tempi lunghi della ricostruzione materiale, della ritessitura delle comunità, del riassorbimento dei più evidenti traumi sociali e psicologici, del rilancio delle economie locali. Così è sempre stato in occasione dei terremoti, e di tante catastrofi naturali, negli ultimi decenni. Così sarà anche questa volta.

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Visita alla Comunità il “Chicco” 13-05-16

14 Mag 2016

 

Papa Francesco, nel Venerdì della Misericordia, ha visitato la comunità il “Chicco” alle porte di Roma che ospita persone con disabilità mentale. Tanta gioia e commozione tra gli ospiti della struttura.

 

Udienza Caritas Italiana, 21.04.2016

21 aprile 2016

Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti al Convegno nazionale della Caritas Italiana, a 45 anni dalla nascita dell’organismo-

 

 

Presentazione del Signore. Omelia di Papa Francesco del 2014

2 febbraio 2016

FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE
XVIII GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
Domenica, 2 febbraio 2014

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La festa della Presentazione di Gesù al Tempio è chiamata anche la festa dell’incontro: nella liturgia, all’inizio si dice che Gesù va incontro al suo Popolo, è l’incontro tra Gesù e il suo popolo; quando Maria e Giuseppe portarono il loro bambino al Tempio di Gerusalemme, avvenne il primo incontro tra Gesù e il suo popolo, rappresentato dai due anziani Simeone e Anna.

Quello fu anche un incontro all’interno della storia del popolo, un incontro tra i giovani e gli anziani: i giovani erano Maria e Giuseppe, con il loro neonato; e gli anziani erano Simeone e Anna, due personaggi che frequentavano sempre il Tempio.

Osserviamo che cosa l’evangelista Luca ci dice di loro, come li descrive. Della Madonna e di san Giuseppe ripete per quattro volte che volevano fare quello che era prescritto dalla Legge del Signore (cfr Lc 2,22.23.24.27). Si coglie, quasi si percepisce che i genitori di Gesù hanno la gioia di osservare i precetti di Dio, sì, la gioia di camminare nella Legge del Signore! Sono due sposi novelli, hanno appena avuto il loro bambino, e sono tutti animati dal desiderio di compiere quello che è prescritto. Questo non è un fatto esteriore, non è per sentirsi a posto, no! E’ un desiderio forte, profondo, pieno di gioia. E’ quello che dice il Salmo: «Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia … La tua legge è la mia delizia (119,14.77).

E che cosa dice san Luca degli anziani? Sottolinea più di una volta che erano guidati dallo Spirito Santo. Di Simeone afferma che era un uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione di Israele, e che «lo Spirito Santo era su di lui» (2,25); dice che «lo Spirito Santo gli aveva preannunciato» che prima di morire avrebbe visto il Cristo, il Messia (v. 26); e infine che si recò al Tempio «mosso dallo Spirito» (v. 27). Di Anna poi dice che era una «profetessa» (v. 36), cioè ispirata da Dio; e che stava sempre nel Tempio «servendo Dio con digiuni e preghiere» (v. 37). Insomma, questi due anziani sono pieni di vita! Sono pieni di vita perché animati dallo Spirito Santo, docili alla sua azione, sensibili ai suoi richiami…

Ed ecco l’incontro tra la santa Famiglia e questi due rappresentanti del popolo santo di Dio. Al centro c’è Gesù. E’ Lui che muove tutto, che attira gli uni e gli altri al Tempio, che è la casa di suo Padre.

E’ un incontro tra i giovani pieni di gioia nell’osservare la Legge del Signore e gli anziani pieni di gioia per l’azione dello Spirito Santo. E’ un singolare incontro tra osservanza e profezia, dove i giovani sono gli osservanti e gli anziani sono i profetici! In realtà, se riflettiamo bene, l’osservanza della Legge è animata dallo stesso Spirito, e la profezia si muove nella strada tracciata dalla Legge. Chi più di Maria è piena di Spirito Santo? Chi più di lei è docile alla sua azione?

Alla luce di questa scena evangelica guardiamo alla vita consacrata come ad un incontro con Cristo: è Lui che viene a noi, portato da Maria e Giuseppe, e siamo noi che andiamo verso di Lui, guidati dallo Spirito Santo. Ma al centro c’è Lui. Lui muove tutto, Lui ci attira al Tempio, alla Chiesa, dove possiamo incontrarlo, riconoscerlo, accoglierlo, abbracciarlo.

Gesù ci viene incontro nella Chiesa attraverso il carisma fondazionale di un Istituto: è bello pensare così alla nostra vocazione! Il nostro incontro con Cristo ha preso la sua forma nella Chiesa mediante il carisma di un suo testimone, di una sua testimone. Questo sempre ci stupisce e ci fa rendere grazie.

E anche nella vita consacrata si vive l’incontro tra i giovani e gli anziani, tra osservanza e profezia. Non vediamole come due realtà contrapposte! Lasciamo piuttosto che lo Spirito Santo le animi entrambe, e il segno di questo è la gioia: la gioia di osservare, di camminare in una regola di vita; e la gioia di essere guidati dallo Spirito, mai rigidi, mai chiusi, sempre aperti alla voce di Dio che parla, che apre, che conduce, che ci invita ad andare verso l’orizzonte.

Fa bene agli anziani comunicare la saggezza ai giovani; e fa bene ai giovani raccogliere questo patrimonio di esperienza e di saggezza, e portarlo avanti, non per custodirlo in un museo, ma per portarlo avanti affrontando le sfide che la vita ci presenta, portarlo avanti per il bene delle rispettive famiglie religiose e di tutta la Chiesa.

La grazia di questo mistero, il mistero dell’incontro, ci illumini e ci conforti nel nostro cammino. Amen.

© Copyright – Libreria Editrice Vaticana

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Anche una Ypsilon nella lotteria di beneficenza del Papa: ecco dove comprare i biglietti – Avvenire.it

18 dicembre 2015

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17/12/2015

Torna anche per questo Natale la lotteria di beneficenza per le opere di carità del Papa. L’iniziativa promossa dal Governatorato vaticano si concluderà il 2 febbraio 2016 con l’estrazione dei biglietti vincenti alla presenza di una Commissione che ne garantirà la correttezza. Si tratta della terza lotteria dopo quella di Natale dello scorso anno e della festa dei Santi Pietro e Paolo, il cui ricavato è stato donato all’Elemosineria Apostolica.

“In un Natale di crisi, non solo economica ma soprattutto del cuore e dello spirito – ha spiegato al Sir monsignor Diego Ravelli, capo ufficio dell’Elemosineria Apostolica -, questa iniziativa diventa un’occasione propizia per scambiarsi un dono simbolico, ma insieme reale, di solidarietà”.

Come per le altre edizioni, anche questa volta il Papa ha messo a disposizione alcuni premi; in tutto sono 12 di un certo valore (tra cui una Fca Lancia Nuova Ypsilon e un orologio Rolex) più circa trenta premi “di consolazione”. Invariato il costo dei biglietti: 10 euro.

Lo scorso anno, Papa Francesco ha espresso gratitudine per la partecipazione e la generosità di tanta gente. Per quest’anno, informa il Governatorato, “ha espresso il desiderio che il ricavato dalla generosità dei partecipanti vada in favore dei profughi e dei senzatetto. Tutti conoscono l’attenzione che il Papa riserva a queste persone in difficoltà; il contesto dell’Anno giubilare e della festa del Santo Natale – che sempre raccoglie e avvicina le famiglie per vivere in comunione i giorni di festa – possono essere occasione propizia per scambiarsi un dono simbolico che porta con sé un gesto fattivo di solidarietà e condivisione”.

Si tratta, aggiunge Ravelli, di “un semplice, simbolico ma concreto, gesto di carità: c’è più carità in una goccia di bontà che in un mare di chiacchiere e di buone intenzioni!”.

I biglietti sono in vendita in Vaticano presso la Farmacia, le Poste, gli Spacci Annonari, il Magazzino “Stazione”, i punti vendita dell’Ufficio filatelico e numismatico e i “Bookshop” dei Musei Vaticani.

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Dalla Farmacia vaticana un contributo alle necessità degli immigrati

29 agosto 2015

 

2015-08-29 L’Osservatore Romano

 

Un barattolo bianco con tappo rosso e un’etichetta adesiva: benzil benzoato al 20 per cento. Per gli addetti ai lavori è uno dei più efficaci trattamenti contro la scabbia.

 

 

Per la Farmacia vaticana è anche un modo nuovo per esercitare la carità e proseguire nel servizio alla persona umana, senza distinzioni di razza, lingua, età e religione. Il barattolo, infatti, contiene un unguento che la farmacia realizza nei propri laboratori per venire incontro alle necessità delle migliaia di immigrati che giungono ogni anno in Italia. La preparazione viene prodotta su richiesta dell’Elemosineria apostolica, che si incarica poi di distribuire il medicinale recandosi periodicamente nei vari centri di accoglienza a Roma per portare la carità del Papa ai bisognosi della diocesi. Proprio di recente, in una delle strutture più affollate della città, i volontari dell’Elemosineria hanno consegnato cinquanta chili del farmaco anti-scabbia, insieme a un centinaio di confezioni di antibiotici e antistaminici, e a una cinquantina di pomate antimicotiche.

Papa: facciamo opere di misericordia. Mons. Zuppi: ci umanizzano

19 agosto 2015

2015-08-18 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chi ha bisogno senta “il calore della nostra presenza, della nostra amicizia e della nostra fraternità”. Lo scrive il Papa nella Bolla di indizione del prossimo Giubileo della Misericordia e le stesse parole Francesco le ripete nel messaggio inviato a Manuel Martín Sjöberg, presidente del “Servicio Sacerdotal de Urgencia”. Si tratta di un’esperienza nata nel 1952 in Argentina, nella città di Córdoba, allo scopo di assicurare ai fedeli i Sacramenti anche in orari in cui non è facile trovare un sacerdote, in particolare agli ammalati e ai moribondi. Sul valore delle opere di misericordia – oggi talvolta considerate anche nel mondo cristiano come una “vecchia” pratica di fede – Alessandro De Carolis ha chiesto una riflessione a mons. Matteo Zuppi, vescovo ausiliare di Roma:

 

 

R. – È molto vero, sembra che le opere di misericordia siano accessorie, un qualcosa riservato solo a qualcuno degli “addetti ai lavori”, quelli però un po’ specialistici… Diciamo che il cristiano non può non essere uno “specialista” della misericordia: noi siamo e saremo giudicati sulla misericordia. Le opere di misericordia sono sostanzialmente quelle del Vangelo di Matteo, capitolo 25, in cui Gesù ci presenta come saremo giudicati. E invece, effettivamente, le prendiamo molto poco in considerazione, come se la misericordia fosse qualcosa che riguarda qualcuno nello specifico… E invece riguarda tutti. Non c’è Vangelo senza misericordia, il Vangelo è il frutto della misericordia di Dio verso di noi e troveremo misericordia se siamo misericordiosi. Cosa fare? Io credo che questo Anno Santo – questo Anno Giubilare – ci aiuterà tantissimo anche a capire come la misericordia ci faccia vivere bene. Le opere di misericordia non sono infatti una “tassa” da pagare: sono una liberazione, da noi stessi, dalle nostre paure, e ci permettono di incontrare il prossimo.

D. – Le opere di misericordia sono spesso, per così dire, un argomento quaresimale. Si può dire che il Giubileo, che si aprirà in dicembre, dilaterà in un certo senso questo orizzonte, a dire appunto che la misericordia non ha stagioni?

R. – Certamente. Ed è vero anche che per certi versi, purtroppo, l’itinerario quaresimale è visto come fosse un itinerario di penitenza da fare. Ma la penitenza è per ritrovare noi stessi, la penitenza è per star meglio! Al contrario, se noi non prendiamo la “medicina della misericordia” stiamo peggio: ci gonfiamo di noi stessi, siamo pieni di paure, di paranoie… Quando non c’è la misericordia, ci vengono dei pensieri o maturiamo delle pratiche che sono disumane, veramente disumane.

D. – Papa Francesco, nella Bolla di Indizione del Giubileo, accompagna questo invito a essere fraterni e solidali con un vocabolo: “calore”. Lo dice spesso: il cristiano deve far percepire agli altri il calore e la tenerezza di Dio… Qual è l’importanza del calore?

R. – È come se uno ti dicesse: “Ti voglio bene”, ma te lo comunica come fosse un ordine di servizio… È pensabile una misericordia senza calore? No! Perché? Perché il cuore è calore! Purtroppo molte volte, quando la misericordia diventa una cosa da funzionari – e poi non è più misericordia – pensiamo di essere a posto per aver compiuto qualche opera di misericordia. Ma se non c’è il cuore – e quindi il calore – non sapremo vedere chi ha fame e chi ha sete, chi è carcerato, chi è malato e chi è forestiero…

D. – Volevo chiederle un ricordo particolare di una sua esperienza come sacerdote, come vescovo, che le ha toccato il cuore “vivendo” le pratiche di misericordia…

R. – Quando, per grazia del Signore, ho vissuto questa via della misericordia, ho trovato il mio cuore: guardando e facendo propria la miseria del cuore degli altri, si trova anche il nostro. Pensiamo alla visita ai malati. La commozione, l’affetto e l’amore che trovo nelle persone anziane – purtroppo troppo poco, dovrei andarci molto di più – ma ogni tanto, quando riesco ad andare, mi rendo conto che sono loro la vera ricompensa. Lì capisco l’importanza della misericordia e come questa dia vita e la faccia ritrovare. Gli anziani nella visita ritrovano forza, sentono quel calore che fa vivere e fa sentire amata, rivestita di tenerezza e di protezione, la propria vita. Ecco, io credo che il sorriso, il calore, gli occhi soltanto degli anziani che ti guardano, tutto valga più di qualunque altra cosa e faccia capire come, se diamo misericordia, la troveremo a nostra volta.

 

(Da Radio Vaticana)

La lotteria della carità, si vince l’auto di Papa Francesco

28 giugno 2015

 

28/06/2015

 

Per finanziare le opere di carità di Papa Bergoglio, il Governatorato della Città del Vaticano promuove una nuova iniziativa che si conclude domani 29 giugno, per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo. In palio un’automobile: la Kia Soul donata al Papa durante il viaggio apostolico in Corea dello scorso agosto. Si tratta della seconda lotteria dopo quella di Natale, il cui ricavato è stato donato all’Elemosineria Apostolica.

Una lotteria a premi per finanziare le opere di carità del Papa: il vincitore più fortunato si porterà a casa l’auto usata da Francesco per gli spostamenti durante il suo viaggio in Corea del Sud. I biglietti sono disponibili, al costo di 10 euro, in vari punti vendita all’interno del Vaticano. Le estrazioni avverranno martedì 30 giugno. Ancora una volta il Santo Padre rivolge lo sguardo agli ultimi e lo fa mettendo a disposizione alcuni regali, piccoli e grandi, ricevuti in questi anni di pontificato.

L’iniziativa è già alla seconda edizione e replica la Lotteria di Natale, svoltasi, con notevole successo, nel mese di dicembre. Anche in quell’occasione il ricavato era stato donato al Papa, che aveva deciso di devolverlo all’Elemosineria Apostolica, un «pronto soccorso» (come lo ha più volte definito l’elemosiniere monsignor Konrad Krajewski) che fa della carità concreta e silenziosa la sua missione. E’ un sistema di aiuti piccoli, che però sommati insieme raggiungono cifre significative: il mese scorso, ad esempio, sono stati donati ai poveri oltre 300.000 Euro.

Questa seconda edizione della lotteria, indetta in occasione della festività dei santi Pietro e Paolo (che si celebrano il 29 giugno e sono i patroni di Roma) mette in palio più di 40 premi. Il primo è la Kia Soul usata da Pontefice nel suo viaggio in Corea del Sud dell’agosto 2014. Di colore nero e full optional, fu utilizzata in particolare per gli spostamenti a Seoul. E’ un auto sobria: le dimensioni ridotte e l’assenza di sfarzo la rendono aderente allo stile di Francesco, tanto che, al termine della visita, la casa produttrice ha deciso di farne dono al Santo Padre. Tra i premi anche una bicicletta, una cornice d’argento, quattro portacandele in vetro di Murano, una lampada in ceramica dipinta e un telefono cellulare.

Papa: Chiesa costruisce ponti, ma non si lascia colonizzare da pensieri forti

26 giugno 2015

2015-06-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Chiesa costruisce ponti ma non si lascia colonizzare dai pensieri forti di turno: è quanto ha detto il Papa alla Comunità della Pontificia Accademia Ecclesiastica che prepara i sacerdoti al servizio diplomatico della Santa Sede. Ce ne parla Sergio Centofanti:

 

 

La Santa Sede – ha ricordato il Papa ai sacerdoti che la rappresenteranno nel mondo – “è la sede del Vescovo di Roma, la Chiesa che presiede nella carità, che non si siede sul vano orgoglio di sé” ma “sul coraggio quotidiano dell’abbassamento del suo Maestro. La vera autorità della Chiesa di Roma è la carità di Cristo”:

“Questa è la sola forza che la rende universale e credibile per gli uomini e il mondo; questa è il cuore della sua verità, che non erige muri di divisione e di esclusione, ma si fa ponte che costruisce la comunione e richiama all’unità del genere umano; questa è la sua segreta potenza, che alimenta la sua tenace speranza, invincibile nonostante le momentanee sconfitte”.

Papa Francesco invita i sacerdoti futuri diplomatici a “non lasciarsi inaridire” o “svuotare dal cinismo” ma a coltivare la memoria di Gesù:

“Non siete chiamati ad essere alti funzionari di uno Stato, una casta superiore auto-preservante e gradita ai salotti mondani, ma ad essere custodi di una verità che sostiene dal profondo coloro che la propongono, e non il contrario”.

La missione dei rappresentanti della Santa Sede è dunque quella di diventare “ponti”, sconfiggendo “la presunta superiorità dello sguardo che impedisce l’accesso alla sostanza della realtà, la pretesa di sapere già abbastanza” e superando “i propri schemi di comprensione, i propri parametri culturali, i propri retroterra ecclesiali”. Quindi il Papa aggiunge:

“Il servizio al quale sarete chiamati, richiede di tutelare la libertà della Sede Apostolica, che per non tradire la sua missione davanti a Dio e per il vero bene degli uomini non può lasciarsi imprigionare dalle logiche delle cordate, farsi ostaggio della contabile spartizione delle consorterie, accontentarsi della spartizione tra consoli, assoggettarsi ai poteri politici e lasciarsi colonizzare dai pensieri forti di turno o dall’illusoria egemonia del mainstream”.

I rappresentanti pontifici svolgeranno questa missione in tutti i continenti:

“In Europa, bisognosa di svegliarsi; in Africa, assetata di riconciliazione; in America Latina, affamata di nutrimento e interiorità; in America del Nord, intenta a riscoprire le radici di un’identità che non si definisce a partire dalla esclusione; in Asia e Oceania, sfidate dalla capacità di fermentare in diaspora e dialogare con la vastità di culture ancestrali”.

Infine il Papa invita i futuri diplomatici ad essere “pastori autentici” e ad avere il coraggio di scostarsi “dai margini di sicurezza di quanto già si conosce e gettare le reti e le canne da pesca in zone meno scontate, senza adattarsi a mangiare pesci preconfezionati da altri”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Papa, 100 mila dollari in aiuto al Nepal, più di 5.000 i morti

29 aprile 2015

 

2015-04-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha inviato, attraverso il dicastero “Cor Unum”, un primo contributo di 100 mila dollari per il soccorso alle popolazioni del Nepal colpito dal terribile terremoto. Secondo i dati al momento a disposizione, ma purtroppo non ancora definitivi, le vittime sarebbero oltre 5mila e più di 10mila i feriti. La somma stanziata a nome del Papa verrà inviata alla Chiesa locale, impiegata a sostegno delle opere di assistenza svolte in favore degli sfollati e dei terremotati, e vuole essere una prima e immediata espressione concreta dei sentimenti di spirituale vicinanza e paterno incoraggiamento nei confronti delle persone e dei territori colpiti, che Papa Francesco ha assicurato nel corso del Regina Coeli di domenica 26 aprile. Conferenze episcopali e organismi di carità cattolici sono già ampiamente impegnati nell’opera di soccorso. Per un aggiornamento sulla situazione nel Paese asiatico e le operazioni di soccorso, il servizio di Gabriella Ceraso:

 

 

E’ un balletto di cifre tutte agghiaccianti quello che continua ad arrivare dal Nepal: tra i 6 e gli 8 milioni le persone interessate, più di un milione i senzatetto che hanno paura, fame e freddo nei 34 Distretti colpiti dal sisma. Intanto, si continua a scavare sotto le macerie e migliaia di cadaveri estratti vengono avvolti in teli e disposti lungo strade e corsi d’acqua, dove giorno e notte si procede con il rito delle cremazioni di massa, anche per evitare epidemie. Altro problema è che le comunicazioni sono interrotte: diverse località nelle vallate più remote sono ancora isolate. “Qui c’è solo caos e paura”, racconta al microfono di Helene Destombes, Ingo Radtke, segretario generale di Malteser international, organizzazione di soccorsi d’urgenza dell’Ordine di Malta che ha una squadra in Nepal:

R. – Toute à fait. C’est un autre problème!…
Sì, Questo è un altro problema! E’ già difficile arrivare nel Paese: l’aeroporto è piccolo… Noi sappiamo che ci sono stati degli aerei che avrebbero voluto atterrare, ma che non hanno potuto farlo e che sono stati costretti a rientrare a Delhi. Non c’era posto in aeroporto… Non ho alcuna notizia al momento sullo stato delle strade: ho sentito parlare della caduta di pietre. Tutto è bloccato anche per i rifornimenti e gli aiuti…  L’epicentro del sisma è stato a 80 chilometri a nordovest di Katmandu e non abbiamo alcuna notizia riguardo a quella zona, perché è difficile riuscire ad arrivarci… Ma bisogna farlo! Siamo assolutamente certi che anche lì ci sono delle vittime…  Quelle persone non hanno ricevuto alcun aiuto!

Sono anche le continue scosse ad impedire spesso agli aerei di atterrare, come è accaduto ad un’èquipe di Medici senza frontiere dirottata in India: quelle che sono già arrivate già stanno operando, con quali priorità in situazioni simili? Ce lo spiega Stefano Zannini Direttore supporto alle operazioni, di Medici senza frontiere:

R. – La priorità in questo momento è sicuramente quella di aumentare la capacità chirurgica delle strutture locali. Il motivo è molto semplice, le operazioni chirurgiche sono quelle che permettono oggi di salvare vite umane. E per farlo è essenziale avere materiale, personale, sale operatorie. Su questi aspetti stiamo lavorando oggi.

D. – Rischio epidemie: si dice che siano in atto anche numerose cremazioni proprio per evitarne la diffusione…

R. – Sul rischio epidemie mi sento di dire sostanzialmente due cose. La prima è che l’esperienza di tutti questi anni in contesti di questo tipo ci ha mostrato come il rischio di epidemie legato prettamente ai cadaveri sia estremamente basso se non nullo. Certo, condizioni igienico sanitarie invece molto precarie, acqua contaminata, possono generare epidemie: penso al tifo, penso al colera, etc. E questa è una cosa sulla quale dobbiamo lavorare il prima possibile.

D. – “Manca tutto”, ha testimoniato in queste ore un medico che è proprio nella zona di Kathmandu, manca tutto dal punto di vista medico. La vostra azione è anche di rifornimento?

R. – Assolutamente sì. Noi stiamo facendo partire proprio in queste ore da Bordeaux e da Bruxelles 65 tonnellate di materiale e un ospedale gonfiabile. Alcuni camion sono entrati ieri in Nepal dall’India e stanno portando materiale prettamente medico – garze, bisturi, guanti – e materiale non sanitario, come, per esempio, pompe generatori, quello che serve per garantire elettricità e acqua potabile. L’acqua è assolutamente necessaria per effettuare interventi chirurgici. In media ogni operazione consuma circa 100 litri di acqua pulita.

D.  – Quali sono le zone, secondo voi, più difficoltose in base alle notizie che avete?

R. – La fotografia che abbiamo oggi di Kathmandu è quella di una città non completamente distrutta, diversi edifici sono rimasti in piedi, ospedali a pieno regime, mancanza di materiale. Quello che ci preoccupa, oltre a questo, però è la zona rurale, la zona che sta soprattutto a nordovest della capitale Kathmandu. Abbiamo sorvolato ieri una sessantina di villaggi e di questi 60, circa 45 erano o distrutti o parzialmente danneggiati. L’unica possibilità di accesso in tempi rapidi è l’elicottero.

D. – Sappiamo che lei ha lunga esperienza in zone terremotate: in questa situazione particolari ci sono difficoltà ulteriori? E’ diversa questa realtà dalle altre? Quanto ci vorrà per raggiungere tutti?

R.  – La difficoltà è che mi pare importante e che differenzia un po’ questo terremoto da quello di Haiti è l’estrema dispersione di questi villaggi nella zona rurale e le grandi difficoltà di accesso: cioè, se ad Haiti il sisma aveva colpito soprattutto la capitale e un altro paio di città raggiungibili facilmente in macchina, oggi parliamo di difficoltà logistiche estremamente importanti per poter raggiungere la popolazione che ha bisogno. Penso che un intervento come quello che si sta profilando in Nepal prenderà diversi mesi perché i bisogni sono importanti e perché il sistema sanitario farà molta fatica a riprendersi.

“Aiuti lenti e inefficaci”, ammette anche il premier nepalese, chiedendo ancora aiuto alla comunità internazionale: alla Chiesa si unisce l’ Onu che ha stanziato 15 milioni di dollari e ha inviato i primi camion con rifornimenti alimentari che stanno entrando in Nepal insieme alle squadre di medici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Intanto la terra continua a tremare: addirittura secondo gli studiosi l’intensità dei movimenti tellurici avrebbe fatto sprofondare di tre metri l’area di Kathmandu. Difficoltà estreme si registrano anche sull’Everest dopo le valanghe succedute al sisma: ancora ignoto il numero totale dei dispersi, una quarantina sono italiani, tra cui 4 i morti accertati.

(Da Radio Vaticana)

Foto: Le frasi più significative de I dieci comandamenti, di Benigni

27 dicembre 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6bd55144-04ae-40cd-95d6-d192b7c46844.html

Mi pare, leggendo al volo, vi siano spunti semplici e genuini, nulla di nuovo, ma possono aiutare.Il punto è che bisogna anche insegnare a cercare seri riferimenti di fede, persone che abbiano camminato a lungo e seriamente nella fede in un sereno e impegnato cammino di formazione, di crescita, personale, comunitario, etc..

Papa Francesco al mondo del volontariato. Discorso alla Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontariato ( FOCSIV)

4 dicembre 2014

Aula Paolo VI 

Giovedì, 4 dicembre 2014

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Vi incontro con piacere in occasione della Giornata Internazionale del Volontariato. Vi rivolgo il mio cordiale saluto e ringrazio il Presidente, che ha presentato la vostra missione, nel contesto attuale. La vostra Federazione, che raccoglie gli Organismi di Volontariato di ispirazione cristiana, svolge una preziosa azione nel mondo. E’ immagine di una Chiesa che si cinge il grembiule e si china a servire i fratelli in difficoltà. Infatti, le diverse realtà che compongono la FOCSIV cercano di coniugare il bagaglio esperienziale dei propri membri con la dimensione del servizio volontario ai poveri sullo stile del buon Samaritano e in coerenza con i valori evangelici. A partire dalla vostra identità cristiana, voi vi presentate come “volontari nel mondo” con numerosi progetti di sviluppo, per dare risposte concrete agli scandali della fame e delle guerre.

Vi ringrazio per quello che fate e per come lo fate! I vostri interventi accanto agli uomini e alle donne in difficoltà sono un annuncio vivo della tenerezza di Cristo, che cammina con l’umanità di ogni tempo. Proseguite su questa strada dell’impegno volontario e disinteressato. C’è tanto bisogno di testimoniare il valore della gratuità: i poveri non possono diventare un’occasione di guadagno! Le povertà oggi cambiano volto  – ci sono le nuove povertà! – ed anche alcuni tra i poveri maturano aspettative diverse: aspirano ad essere protagonisti, si organizzano, e soprattutto praticano quella solidarietà che esiste tra quanti soffrono, tra gli ultimi. Voi siete chiamati a cogliere questi segni dei tempi e a diventare uno strumento al servizio del protagonismo dei poveri. Solidarietà con i poveri è pensare e agire in termini di comunità, di priorità della vita di tutti sull’appropriazione dei beni da parte di alcuni. È anche lottare contro le cause strutturali della povertà: la disuguaglianza, la mancanza di un lavoro e di una casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. La solidarietà è un modo di fare la storia con i poveri, rifuggendo da presunte opere altruistiche che riducono l’altro alla passività.

Tra le cause principali della povertà c’è un sistema economico che saccheggia la natura – penso in particolare alla deforestazione, ma anche alle catastrofi ambientali e alla perdita della biodiversità. Occorre ribadire che il creato non è una proprietà di cui possiamo disporre a nostro piacere, e ancor meno è una proprietà solo di pochi. Il creato è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato perché ce ne prendiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, con rispetto. Vi incoraggio pertanto a continuare nel vostro impegno perché il creato rimanga un patrimonio di tutti, da consegnare in tutta la sua bellezza alle generazioni future.

Molti dei Paesi nei quali operate conoscono lo scandalo della guerra. Lavorando per lo sviluppo dei popoli, voi cooperate anche a costruire la pace, cercando con perseverante tenacia di disarmare le menti, di avvicinare le persone, di costruire ponti fra le culture e le religioni. La fede vi aiuterà a farlo anche nei Paesi più difficili, dove la spirale della violenza sembra non lasciare spazio alla ragionevolezza. Un segno di pace e di speranza è la vostra attività nei campi profughi, dove incontrate gente disperata, volti segnati dalla sopraffazione, bambini che hanno fame di cibo, di libertà, di futuro. Quanta gente nel mondo fugge dagli orrori della guerra! Quante persone sono perseguitate a motivo della loro fede, costrette ad abbandonare le loro case, i loro luoghi di culto, le loro terre, i loro affetti! Quante vite spezzate! Quanta sofferenza e quanta distruzione! Di fronte a tutto ciò, il discepolo di Cristo non si tira indietro, non volta la faccia dall’altra parte, ma cerca di farsi carico di questa umanità dolorante, con prossimità e accoglienza evangelica.

Penso ai migranti e ai rifugiati, i quali cercano di lasciarsi alle spalle dure condizioni di vita e pericoli di ogni sorta. È necessaria la collaborazione di tutti, istituzioni, ONG e comunità ecclesiali, per promuovere percorsi di convivenza armonica tra persone e culture diverse. I movimenti migratori sollecitano adeguate modalità di accoglienza che non lascino i migranti in balia del mare e di bande di trafficanti senza scrupoli. Al tempo stesso, è necessaria una fattiva collaborazione fra gli Stati, per regolare e gestire efficacemente tali fenomeni.

Cari fratelli e sorelle, in oltre quarant’anni di vita, nella vostra Federazione hanno operato volontari che sono stati veri testimoni di carità, operatori di pace, artefici di giustizia e di solidarietà. Vi incoraggio a proseguire con gioia su questa strada di fedeltà all’uomo e a Dio, ponendo sempre più al centro la persona di Gesù. Vi aiuterà molto trovare ogni giorno il tempo per l’incontro personale con Dio nella preghiera: questa sarà la vostra forza nei momenti più difficili, di delusione, di solitudine, di incomprensione. Affido ciascuno di voi e gli organismi della vostra Federazione alla protezione di Maria Santissima. Vi accompagni anche la mia Benedizione. E voi ricordatevi di pregare per me! Grazie.

Video: Sulla via di Damasco, San Camillo e i camilliani

7 agosto 2014

http://www.sullaviadidamasco.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-9db392bf-32ef-4ffd-9061-7a3b39b3e5e1.html

Video: Sulla via di Damasco, L’Arsenale della Pace

24 luglio 2014

http://www.sullaviadidamasco.rai.it/dl/RaiTV/programmi/medi
a/ContentItem-de385e16-197a-4197-929f-94fa7959fe0e.html

Intervento della Santa Sede presso l’ONU sul consumo incontrollato

4 luglio 2014

 

INTERVENTO DELL’ARCIVESCOVO CHARLES DANIEL BALVO,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO GLI ORGANISMI DELLE NAZIONI UNITE
PER L’AMBIENTE E GLI INSEDIAMENTI UMANI*

Nairobi
Giovedì, 26 giugno 2014

Il consumismo incontrollato deve essere abbandonato

Signora Presidente, a nome della Santa Sede tengo a congratularmi con lei per aver assunto la responsabilità di dirigere i lavori di questa importante Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

All’inizio dello scorso mese di maggio, la Pontificia Accademia delle Scienze e la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in un workshop comune, hanno avuto l’onore di ascoltare il contributo del signor Achim Steiner, sottosegretario Generale delle Nazioni Unite e Direttore Esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Signor Steiner, Papa Francesco è stato lieto di averLa incontrata e averLe assicurato il sostegno della Santa Sede per la nobile causa dell’ambiente.

Signora Presidente, il 25 maggio scorso a Gerusalemme, il Patriarca Ortodosso di Costantinopoli Bartolomeo e Papa Francesco, in una dichiarazione comune, hanno detto: «Siamo profondamente convinti che il futuro della famiglia umana dipende anche da come sapremo custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed equità, il dono della creazione affidatoci da Dio. Riconosciamo dunque pentiti l’ingiusto sfruttamento del nostro pianeta, che costituisce un peccato davanti agli occhi di Dio. Ribadiamo la nostra responsabilità e il dovere di alimentare un senso di umiltà e moderazione, perché tutti sentano la necessità di rispettare la creazione e salvaguardarla con cura».

È dunque con gioia che salutiamo questa Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente che si riunisce per la prima volta a livello mondiale a Nairobi. Oggi tutte le nazioni del mondo sono unite nel trovare le vie e i modi per rispettare la creazione, per salvaguardarla e restaurarla laddove è distrutta. La creazione — il dono di Dio — ci unisce in un lavoro comune. Ecco già un risultato positivo e da incoraggiare.

Una personalità eminente del Kenya — Paese che ospita questa Assemblea — che ha dedicato la propria vita alla pace e alla salvaguardia dell’ambiente, Wangari Maathai, amava dire: «Se Dio avesse creato l’uomo e la donna il primo giorno della creazione, non sarebbero sopravvissuti!». Noi facciamo parte della natura e abbiamo bisogno delle sue risorse per vivere, degli animali e delle piante, comprese le specie a rischio d’estinzione, degli oceani e delle profondità marine, delle montagne e dei ghiacciai, delle foreste e dei deserti, in breve, di tutta la magnificenza della creazione.

Il nostro lavoro è dunque importante.

Voi avete inserito nel programma di questa Assemblea alcuni obiettivi da raggiungere affinché lo sviluppo sia sostenibile nel futuro. La Santa Sede segue i vostri lavori con attenzione. C’incoraggia in modo particolare la vostra preoccupazione di controllare i consumi al fine di ridurre la produzione e preservare le risorse disponibili per le generazioni future. Consumare meglio per produrre meno è certamente una tappa essenziale e positiva. Vi incoraggiamo però ad andare oltre. Viviamo in una società che propone troppo spesso come modello un consumismo incontrollato, un godimento smisurato. Questo modello non può assicurare un futuro sostenibile per tutti; deve essere abbandonato.

Signora Presidente, lei conosce la profonda preoccupazione di Papa Francesco per i poveri e gli esclusi. Al centro dell’impegno delle Nazioni Unite c’è la volontà di sradicare la povertà. Per riuscirci, bisogna salvaguardare la natura e creare un ambiente gradevole in cui vivere, il che è possibile solo con la collaborazione di tutti, senza esclusioni. Le risorse naturali sono per tutti. Purtroppo il sistema economico mondiale attuale, manipolato dalle potenze del denaro, non favorisce questa integrazione di tutti al servizio del bene comune. La nostra società deve essere riformata e deve considerare le esigenze dell’etica nell’economia.

Spronare le imprese e i responsabili finanziari a rispettare l’ambiente è altamente lodevole. Ma noi vorremmo rivolgere più attenzione al terzo pilastro dello sviluppo sostenibile: la dimensione sociale e anche la dimensione spirituale. Ogni uomo e ogni donna, senza esclusioni, — bambino e anziano, povero e disabile — deve potersi sentire nobilitato dalle conclusioni dei vostri dibattiti.

Signora Presidente, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite le ha dato il mandato di proporre le decisioni buone e coraggiose che la comunità internazionale deve adottare. Il futuro dell’umanità – Il Futuro che vogliamo – è nelle mani dei responsabili del mondo intero qui riuniti. Che Dio guidi i nostri lavori!


*L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n. 150, Ven. 04/07/2014

Discorso del Papa ai poveri di sant’Egidio

16 giugno 2014

 

Basilica di Santa Maria in Trastevere

Domenica, 15 giugno 2014

Video

Cari amici,

vengo a visitare la Comunità di Sant’Egidio qui a Trastevere, dove è nata. Grazie della vostra calorosa accoglienza!

Siamo raccolti qui attorno a Cristo che, dall’alto del mosaico, ci guarda con occhi teneri e profondi, insieme con la Vergine Maria, che cinge con il suo braccio. Questa antica basilica è diventata luogo di preghiera quotidiana per tanti romani e pellegrini. Pregare nel centro della città non vuol dire dimenticare le periferie umane e urbane. Significa ascoltare e accogliere qui il Vangelo dell’amore per andare incontro ai fratelli e alle sorelle nelle periferie della città e del mondo!

Ogni chiesa, ogni comunità è chiamata a questo nella vita convulsa e a volte confusa della città. Tutto comincia con la preghiera. La preghiera preserva l’uomo anonimo della città da tentazioni che possono essere anche le nostre: il protagonismo per cui tutto gira attorno a sé, l’indifferenza, il vittimismo. La preghiera è la prima opera della vostra Comunità, e consiste nell’ascoltare la Parola di Dio – questo pane, il pane che ci dà forza, che ci fa andare avanti – ma anche nel volgere gli occhi a Lui, come in questa basilica: «Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire», dice il Salmo (34,6).

Chi guarda il Signore, vede gli altri. Anche voi avete imparato a vedere gli altri, in particolare i più poveri; e vi auguro di vivere quello che ha detto il Prof. Riccardi, che tra voi si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Un’attenzione che lentamente cessa di essere attenzione per diventare incontro, abbraccio: si confonde chi aiuta e chi è aiutato. Chi è il protagonista? Tutti e due, o, per meglio dire, l’abbraccio.

Nei poveri è presente Gesù, il quale si identifica con loro.  San Giovanni Crisostomo scrive: «Il Signore si accosta a te in atteggiamento da indigente…» (In Matthaeum Homil. LXVI, 3: PG 58, 629). Siete e rimanete una Comunità con i poveri. Vedo tra voi anche molti anziani. Sono contento che siate loro amici e vicini. Il trattamento degli anziani, come quello dei bambini, è un indicatore per vedere la qualità di una società. Quando gli anziani sono scartati, quando gli anziani sono isolati e a volte si spengono senza affetto, è brutto segno! Quant’è buona invece quell’alleanza che qui vedo tra giovani e anziani in cui tutti ricevono e donano! Gli anziani e la loro preghiera sono una ricchezza per Sant’Egidio. Un popolo che non custodisce i suoi anziani, che non si prende cura dei suoi giovani, è un popolo senza futuro, un popolo senza speranza. Perché i giovani – i bambini, i giovani – e gli anziani portano avanti la storia. I bambini, i giovani con la loro forza biologica, è giusto. Gli anziani, dando loro la memoria. Ma quando una società perde la memoria, è finita, è finita. E’ brutto vedere una società, un popolo, una cultura che ha perso la memoria. La nonna novantenne che ha parlato – brava! – ci ha detto che c’era questo ricorso allo scarto, questa cultura dello scarto. Per mantenere un equilibrio così, dove al centro dell’economia mondiale non ci sono l’uomo e la donna, ma c’è l’idolo denaro, è necessario scartare cose. Si scartano i bambini: niente bambini. Pensiamo soltanto alla quota di crescita dei bambini in Europa: in Italia, Spagna, Francia… E si scartano gli anziani, con atteggiamenti dietro ai quali c’è un’eutanasia nascosta, una forma di eutanasia. Non servono, e quello che non serve si scarta. Quello che non produce si scarta. E oggi la crisi è tanto grande che si scartano i giovani: quando pensiamo a questi 75 milioni di giovani dai 25 anni in giù, che sono “né-né”: né lavoro, né studio. Sono senza. Succede oggi, in questa Europa stanca, come ha detto lei. In questa Europa che si è stancata; non è invecchiata, no, è stanca. Non sa cosa fare. Un mio amico mi faceva una domanda, tempo fa: perché io non parlo dell’Europa. Io gli ho fatto una trappola, gli ho detto: “Lei ha sentito quando ho parlato dell’Asia?”, e si è accorto che era una trappola! Oggi parlo dell’Europa. L’Europa è stanca. Dobbiamo aiutarla a ringiovanire, a trovare le sue radici. E’ vero: ha rinnegato le sue radici. E’ vero. Ma dobbiamo aiutarla a ritrovarle.

Dai poveri e dagli anziani si inizia a cambiare la società. Gesù dice di sé stesso: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo» (Mt 21,42). Anche i poveri sono in qualche modo “pietra d’angolo” per la costruzione della società. Oggi purtroppo un’economia speculativa li rende sempre più poveri, privandoli dell’essenziale, come la casa e il lavoro. E’ inaccettabile! Chi vive la solidarietà non lo accetta e agisce. E questa parola “solidarietà” tanti vogliono toglierla dal dizionario, perché a una certa cultura sembra una parolaccia. No! E’ una parola cristiana, la solidarietà! E per questo siete famiglia dei senza casa, amici delle persone con disabilità, che esprimono – se amati – tanta umanità. Vedo qui inoltre molti “nuovi europei”, migranti giunti dopo viaggi dolorosi e rischiosi. La Comunità li accoglie con premura e mostra che lo straniero è un nostro fratello da conoscere e da aiutare. E questo ci ringiovanisce.

Da qui, da Santa Maria in Trastevere, rivolgo il mio saluto a quanti partecipano alla vostra comunità in altri Paesi del mondo. Incoraggio anche loro ad essere amici di Dio, dei poveri e della pace: chi vive così troverà benedizione nella vita e sarà benedizione per gli altri.

In alcuni Paesi che soffrono per la guerra, voi cercate di tenere viva la speranza della pace. Lavorare per la pace non dà risultati rapidi, ma è un’opera da artigiani pazienti, che cercano quel che unisce e mettono da parte quel che divide, come diceva san Giovanni XXIII.

Occorre più preghiera e più dialogo: questo è necessario. Il mondo soffoca senza dialogo. Ma il dialogo è possibile soltanto a partire dalla propria identità. Io non posso fare finta di avere un’altra identità per dialogare. No, non si può dialogare così. Io sono con questa identità, ma dialogo, perché sono persona, perché sono uomo, sono donna e l’uomo e la donna hanno questa possibilità di dialogare senza negoziare la propria identità. Il mondo soffoca senza dialogo: per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l’amicizia tra le religioni.

Andate avanti su questa strada: preghiera, poveri e pace. E camminando così aiutate a far crescere la compassione nel cuore della società – che è la vera rivoluzione, quella della compassione e della tenerezza –, a far crescere l’amicizia al posto dei fantasmi dell’inimicizia e dell’indifferenza.

Il Signore Gesù, che dall’alto del mosaico abbraccia la sua Santissima Madre, vi sostenga ovunque e vi abbracci tutti assieme a lei nella sua misericordia. Ne abbiamo bisogno, ne abbiamo tanto bisogno. Questo è il tempo della misericordia. Prego per voi, e voi pregate per me! Grazie.

 

 

Video: A sua immagine, Un principe immigrato

28 Mag 2014

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15 maggio 1891: Rerum Novarum. Lettera Enciclica di Leone XIII

16 Mag 2014

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Video: A sua immagine, Anoressia

30 aprile 2014

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Al via la Causa di Beatificazione di Don Benzi, infaticabile apostolo della carità

23 aprile 2014

 

Al via ufficialmente la Causa di Beatificazione di Don Oreste Benzi, il fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII scomparso nel 2007.

Alessia Carlozzo ha intervistato Giovanni Ramonda, responsabile generale della Comunità, che racconta come l’associazione si sta preparando.

R. – E’ una grande notizia che attendevamo, quella di questa apertura della Causa, perché don Oreste ha vissuto in tutta la sua vita questa donazione totale ai piccoli, agli ultimi, ai poveri. Quindi è una gioia immensa, perché permette anche di far conoscere la vita di questo “infaticabile apostolo della carità”, come lo ha definito Benedetto XVI. Noi continuiamo a prepararci vivendo la quotidianità, vivendo la ferialità e continuando ad accogliere le creature: i piccoli e i bimbi con gravi disabilità nelle nostre famiglie, nelle nostre case famiglia; i giovani che non hanno più nessuno e che sono sulla strada. Questa è la miglior risposta che vogliamo dare per camminare ancora oggi con don Oreste.

D. – Come viene percepita oggi l’eredità di don Benzi? Crede che le sue “battaglie” inizino finalmente a far breccia anche nella società più laica?

R. – Pensiamo di sì. Nel Nord Europa stanno legiferando alcune nazioni – come la Svezia e adesso anche la Francia lo sta recependo – su questo modello, che è quello che proponeva don Oreste di “ridurre la domanda”: quindi un lavoro sì educativo, ma anche punitivo sui clienti. Noi dobbiamo veramente dire che la prostituzione è la schiavitù più antica del mondo e quindi dobbiamo assolutamente ridurre drasticamente la domanda, con delle normative che rendano efficace questo, con una collaborazione tra istituzioni pubbliche, private e sociale e soprattutto con un fattore educativo. Anche Papa Francesco sta approfondendo tutto il discorso sulla tratta e sulle nuove schiavitù, che era già una intuizione che don Oreste aveva 10, anzi 20 anni fa.

D. – A sette anni dalla sua scomparsa, qual è il ricordo più vivo di don Benzi nei fedeli e nella comunità?

R. – Di un pastore che aveva l’odore delle pecore, di un pastore che 24 ore su 24 si consumava per il bene dei suoi fratelli, che andava a cercarli continuamente laddove loro vivevano, sulla strada, nelle carceri, dove si ritrovano i giovani… Questa modalità che però veniva portata sempre con il sorriso, con la gioia del cuore. Anche se immerso in un’attività frenetica e con le problematiche enormi che incontrava, aveva questa serenità del cuore, questa pace del cuore che nasceva da una relazione con Dio molto viva, molto fresca, molto profonda; che nasceva dall’amore alla Parola di Dio e dal vivere l’Eucaristia come sacerdote. Dava del tu al Signore!

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Video: A sua immagine, Parla una consacrata della Comunità fondata da don Oreste Benzi

23 aprile 2014

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m-631e21f8-6ded-44fb-a798-ba84ef8376c8.html#p=0

Video: A sua immagine, Una schiava liberata

13 aprile 2014

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m-ef4ad1aa-427b-4742-aeb4-fb122c093df3.html#p=0

Video: A sua immagine, La dipendenza dall’alcol

11 aprile 2014

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Video: A sua immagine, La tratta delle persone

7 aprile 2014

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-e340ef91-2673-4dae-afc8-ed00d9338497.html

Video: A sua immagine, Dopo il carcere la vita vera

6 aprile 2014

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m-8a3e6462-23fb-475a-be19-e203394d41df.html

Video: A sua immagine, Un uomo di spettacolo che lascia tutto per dedicarsi ai poveri

5 aprile 2014

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-20c5c333-8e72-4079-bee1-ed8cb40613f7.html#p=0

Video: Sulla via di Damasco, Luci a Scampia

4 aprile 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7
bc9bbdd-de01-4271-8a57-15ea85cfa737.html

Video: A sua immagine, Una donna contro la camorra

22 marzo 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/Content
Item-18f3eab1-7eae-43bf-8797-9c5d1ed6b3fa.html#p=0

Benedetto XVI: Motu Proprio sulla carità “Intima Ecclesia Natura”

12 marzo 2014

Il motu proprio Intima Ecclesiae natura rappresenta una grande novità dal punto di vista canonistico e storico, la cui diffusione è stata affidata al Pontificio Consiglio Cor Unum.

Le origini del testo sono da ricercare nell’enciclica Deus caritas est, del 25 dicembre 2005, la prima enciclica di Benedetto XVI, nella quale ha voluto per la prima volta nella storia delineare le caratteristiche teologiche e pastorali dell’attività caritativa della Chiesa. In quell’enciclica, al numero 32, Benedetto XVI rileva una lacuna nel Codice di diritto canonico, che descrive sì in dettaglio i compiti del vescovo nella catechesi e nella liturgia, ma è molto limitato per quanto riguarda il servizio della carità.

Il testo si compone di due parti: una introduzione che richiama alcuni principi teologici fondamentali e svolge una breve lettura del fenomeno, e una parte dispositiva che contiene 15 articoli. Di per sé il testo, dal punto di vista canonico, contiene poche novità normative. Tuttavia si tratta di una legge universale e per la  prima volta  raccoglie e  specifica una regolazione del servizio della carità.

LETTERA APOSTOLICA
IN FORMA DI MOTU PROPRIO

DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI

SUL SERVIZIO DELLA CARITÀ

 

Proemio

«L’intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro» (Lett. enc. Deus caritas est, 25).

Anche il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa ed è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza (cfr ibidem); tutti i fedeli hanno il diritto ed il dovere di impegnarsi personalmente per vivere il comandamento nuovo che Cristo ci ha lasciato (cfrGv 15,12), offrendo all’uomo contemporaneo non solo aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell’anima (cfr Lett. enc. Deus caritas est, 28). All’esercizio della diakonia della carità la Chiesa è chiamata anche a livello comunitario, dalle piccole comunità locali alle Chiese particolari, fino alla Chiesa universale; per questo c’è bisogno anche di un’«organizzazione quale presupposto per un servizio comunitario ordinato» (cfr ibid., 20), organizzazione articolata pure mediante espressioni istituzionali.

A proposito di questa diakonia della carità, nella Lettera enciclica Deus caritas est segnalavo che «alla struttura episcopale della Chiesa […] corrisponde il fatto che, nelle Chiese particolari, i Vescovi quali successori degli Apostoli portino la prima responsabilità della realizzazione» del servizio della carità (n. 32), e notavo che «il Codice di Diritto Canonico, nei canoni riguardanti il ministero episcopale, non tratta espressamente della carità come di uno specifico ambito dell’attività episcopale» (ibidem). Anche se «il Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi ha approfondito più concretamente il dovere della carità come compito intrinseco della Chiesa intera e del Vescovo nella sua Diocesi» (ibidem), rimaneva comunque il bisogno di colmare la suddetta lacuna normativa in modo da esprimere adeguatamente, nell’ordinamento canonico, l’essenzialità del servizio della Carità nella Chiesa ed il suo rapporto costitutivo con il ministero episcopale, tratteggiando i profili giuridici che tale servizio comporta nella Chiesa, soprattutto se esercitato in maniera organizzata e col sostegno esplicito dei Pastori.

In tale prospettiva, perciò, col presente Motu Proprio intendo fornire un quadro normativo organico che serva meglio ad ordinare, nei loro tratti generali, le diverse forme ecclesiali organizzate del servizio della carità, che è strettamente collegata alla natura diaconale della Chiesa e del ministero episcopale.

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Verso la Quaresima 2014. Il povero scelto come Signore. Dominique Barthelemy

2 marzo 2014

Si può dire che il solo veramente ricco è il povero, perché esiste per Dio. E se esiste per qualcuno di cui stima i valori – e Dio è colui di cui si può pensare si debbano stimare i valori –, il povero è il solo che esista pienamente. Ma ci si trova qui di fronte a un paradosso: proprio colui che esiste meno per quelli di cui vorrebbe condividere i valori, esiste di più per Dio, i cui valori vale la pena di condividere.

È perciò nel destino del povero che il destino dell’uomo trova la totalità della sua verità. La ricchezza in sé non riesce ad eliminare ciò che c’è di straziante nello sconforto dei poveri, può solo mascherarlo più o meno. Il miglior uso che l’uomo possa fare della ricchezza che possiede è testimoniare al povero che esiste per Dio. 

Il vero uso della ricchezza, quello del “ricco positivo”, è per dare al povero un segno che egli esiste per Dio. Dal punto di vista della chiesa, ogni aiuto alla povertà è di fatto una goccia d’acqua nel deserto, ma è un segno, nel senso evangelico della parola, che il povero esiste per Dio, poiché esiste per dei ricchi che si sono consacrati a Dio.

Indipendentemente dal denaro che abbiamo in tasca, siamo ricchi, bisogna ammetterlo. Importante è sapere in che cosa investiamo la nostra ricchezza. Se si ha salute, si è ricchi. Dove investiamo la nostra ricchezza? Il solo investimento possibile per un ricco è di farne il segno che il povero esiste per Dio e che Dio lo stima. (more…)

1 febbraio 1954: l’appello dell’Abbe’ Pierre in favore dei senzatetto

3 febbraio 2014

Sessant’anni fa, il 1° febbraio 1954, padre Henri Grouès, meglio noto come l’abbé Pierre, dai microfoni di Radio Luxembourg lanciava un appello per il soccorso ai senzatetto – “Amici miei, aiuto!” – destinato a scuotere le coscienze e a scatenare in Francia una vera e propria “insurrezione della bontà”. L’avvenimento, per iniziativa del movimento Emmaus (l’organizzazione caritativa fondata dallo stesso religioso, morto nel 2007 a 94 anni), è stato ricordato in più di quaranta città francesi. Nella capitale, una manifestazione si è svolta nei giardini di Palazzo Reale. Il quotidiano “la Croix” dell’1-2 febbraio gli ha dedicato la prima pagina e un dossier all’interno del giornale. E, sul sito dell’episcopato transalpino, l’appello dell’inverno del 1954 è stato ricordato dall’arcivescovo di Rouen, Jean-Charles Descubes, allora adolescente, che si è detto “profondamente segnato” proprio dalle parole dell’abbé Pierre, che a quel tempo furono in grado di mettere in moto una “mobilitazione” generale che coinvolse adulti e giovani. “Era una delle prime volte che veniva attirata l’attenzione su un importante fenomeno sociale, la mancanza di alloggi, il problema dei senzatetto”, ha detto il presule, che oggi paragona la figura dell’abbé Pierre alla personalità di Papa Francesco.

Il testo dell’appello del 1° febbraio 1954

Amici miei, aiuto! Una donna è morta di freddo questa notte alle 3, sul marciapiede di corso Sebastopoli. In mano aveva il biglietto con cui era stata sfrattata l’altro ieri. Ogni notte ci sono più di duemila poveri sui nostri marciapiedi che soffrono il freddo, muoiono senza cibo, senza pane, senza tetto. Alcuni sono quasi nudi. Ascoltatemi. In tre ore si sono creati i due primi centri di soccorso: uno sotto una tenda, ai piedi del Panthéon, in via Montagne Sainte-Geneviève, l’altro a Courbevoie. Sono già stracolmi. (more…)

Superare i pregiudizi sui rifugiati

25 gennaio 2014

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-728b5471-3f9f-4500-9c5c-99e982920bcb.html

Una guida per i senza tetto a Roma

20 dicembre 2013

E’ stata presentata dalla Comunità di Sant’Egidio la guida “Roma, dove mangiare,
dormire, lavarsi”. Un vademecum della solidarietà, che sarà messo a disposizione
delle oltre 7.800 persone senza dimora della Capitale, dove aumenta il numero
degli italiani in difficoltà che ricorrono sempre più spesso a mense e Centri di
ascolto. Il servizio di Elvira Ragosta:RealAudioMP3

227 pagine zeppe di indirizzi, circa 500, divisi in 14 sezioni. La
guida della Comunità di Sant’Egidio suoi luoghi dove mangiare, dormire e lavarsi
a Roma raccoglie tutti i Centri di accoglienza per persone disagiate e senza
fissa dimora, compresi punti di ascolto per chi ha perso il lavoro, per gli
alcolisti e i tossicodipendenti. Si tratta della 24.ma edizione, redatta secondo
le esigenze e le necessità riscontrate dai volontari delle 35 associazioni, tra
cui dodici gruppi parrocchiali, che operano sul territorio romano e che negli
ultimi anni hanno raggiunto anche i Comuni limitrofi. Marco Impagliazzo,
presidente della Comunità di Sant’Egidio:

R. – Dobbiamo registrare un
grosso aumento del numero dei volontari e non parlo solo di persone singole, ma
anche di associazioni, di parrocchie: quest’anno il 20% in più di persone si
impegnano a favore delle persone più in difficoltà, abbiamo calcolato che sono
circa 8mila le persone senza dimora fissa a Roma, cui vanno aggiunti 6-7 mila
rom. Registriamo una diminuzione di immigrati che accedono a questi servizi e un
aumento di italiani, perché – come possiamo immaginare – la crisi economica sta
toccando sempre più profondamente la vita di molte famiglia.

D. – Il
lavoro dei volontari non basta: c’è bisogno di fondi maggiori e con questo nuovo
sistema di finanziamento europeo – in aggiunta a quello italiano, che ha ridotto
i fondi – ci sono dei problemi?

R. – Ci sono dei grossi problemi dal
punto di vista alimentare: il budget dell’Unione Europea per gli aiuti
alimentari è drasticamente diminuito. Noi ringraziamo il governo italiano che ha
aggiunto alcuni milioni su questo fondo per la distribuzione degli alimenti, ma
non basta! Approfitto per lanciare un appello ai nostri parlamentari che stanno
discutendo la Legge di Stabilità e allo stesso governo affinché si possa toccare
di nuovo il sostegno alimentare che è stato dato negli anni precedenti.
Altrimenti veramente molte famiglie non ce la faranno!

Il presidente ha
ricordato anche le iniziative previste per le festività natalizie: la cena
itinerante, il 24 dicembre, presso le stazioni e nei luoghi abituali di ritrovo
per i senza fissa dimora; i pranzi di Natale del 25 nei diversi quartieri della
città; e le iniziative nelle carceri del 26 dicembre.

Testo
proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013
/12/19/guida_di_santegidio_per_i_senza_fissa_dimora_a_
roma._più_italiani/it1-757059

del sito Radio Vaticana

Messaggio di papa Francesco all’Ordine dei Trinitari

18 dicembre 2013

Al Reverendissimo Padre Fra’ José Narlaly Ministro Generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi

Caro Fratello,

In quest’anno, in cui l’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi e tutti coloro che sono uniti a esso da vincoli spirituali ricordano l’ottavo centenario della morte del loro Santo Fondatore, Giovanni de Matha, e i quattrocento anni del felice transito di san Giovanni Battista della Concezione, Riformatore dello stesso Ordine, desidero unirmi alla vostra azione di rendimento di grazie a Dio Trinità per queste figure emblematiche per la Chiesa, facendovi pervenire questo semplice messaggio d’incoraggiamento e di vicinanza spirituale, con l’augurio che vi serva da stimolo e da compagnia per avanzare con entusiasmo e decisione lungo il cammino spirituale che essi tracciarono, a gloria di Colui che è tre volte Santo, e per il bene di quanti sono sottoposti a prove diverse.

L’antico motto: Hic est Ordo adprobatus, non a sanctis fabricatus, sed a solo summo Deo (San Giovanni Battista della Concezione, Obras III, 45) che i religiosi trinitari proclamano da sempre, ha origine dalla consapevolezza profondamente radicata in voi che questo carisma è un dono di Dio, accolto dalla Chiesa fin dal suo inizio per mezzo dell’approvazione pontificia. Dio ci ha primereado, ha preso l’iniziativa, scegliendo questi suoi servi per manifestare in loro le sue misericordie. Essi seppero accettare la sfida, con docilità alla Chiesa che discerne i carismi. Così, se oggi celebriamo i dies natales del vostro Fondatore e del vostro Riformatore, lo facciamo proprio perché furono capaci di negare se stessi, di prendere con semplicità e docilità la croce di Cristo e mettersi completamente, in modo incondizionato, nelle mani di Dio, affinché Egli costruisse la sua Opera.

Tutti siamo chiamati a sperimentare la gioia che scaturisce dall’incontro con Gesù, per vincere il nostro egoismo, per uscire dalla nostra comodità e per avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo (cfr. Evangelii gaudium, n. 20). Questo è ciò che fecero, con la loro vita e il loro coraggio apostolico, san Giovanni de Matha e san Giovanni Battista della Concezione. Essi, che conducevano una vita religiosa, rispettabile, sebbene forse un po’ comoda e sicura, ricevettero da Dio una chiamata che sconvolse la loro vita e li spinse a consumarsi e logorarsi a favore dei più bisognosi, di coloro che soffrivano di più per proclamare la loro fede nel Vangelo, di coloro che si voleva privare di questa gioia. Attraverso i secoli, in perfetta sintonia con questo spirito fondazionale, la Casa della Santa Trinità è stata casa del povero e dell’emarginato, un luogo dove si curano le ferite del corpo e dell’anima, e tutto ciò con la preghiera, che, come ben diceva il vostro Santo Riformatore, è una medicina migliore di molti rimedi, e anche con la dedizione incondizionata e il servizio disinteressato e amorevole. Il lavoro, lo sforzo e la gratuità sono riassunti nella Regola di san Giovanni de Matha, nelle parole Ministro e sine proprio (Regola Trinitaria, n. 1). Di fatto i Trinitari sanno bene, e da ciò dobbiamo imparare tutti, che nella Chiesa ogni responsabilità o autorità deve essere vissuta come servizio. Quindi la nostra azione deve essere spoglia di qualsiasi desiderio di lucro o di promozione personale, e deve cercare sempre di mettere in comune tutti i talenti ricevuti da Dio, per indirizzarli, come buoni amministratori, al fine per il quale ci sono stati concessi, ossia per dare sollievo ai più svantaggiati. Questo è l’interesse di Cristo, e perciò le case della vostra Famiglia hanno la «porta sempre aperta» per l’accoglienza fraterna (Direttorio primitivo delle Suore Trinitarie, n. 2, cfr. Evangelii gaudium, n. 46).

Ora, nell’unirmi al vostro canto di lode alla Santissima Trinità per questi grandi santi, desidero pregarvi, seguendo il loro esempio, di non smettere mai di imitare Cristo e, con la forza dello Spirito Santo, di dedicarvi con umiltà a servire il povero e lo schiavo. Oggi ce ne sono molti. Li vediamo ogni giorno e non possiamo passare oltre, accontentandoci di una buona parola. Non è quello che ha fatto Cristo. È condizione di vita acquisire i sentimenti che aveva Cristo, per vedere il suo volto in colui che soffre e per offrirgli la consolazione e la luce che sgorgano dal suo Cuore trafitto. Osate, pure, primerear (cfr. Evangelii gaudium, n. 24), così come san Giovanni Battista della Concezione proponeva ai suoi frati con la simpatica immagine di un gioco di carte, cercando di far capire loro che con questa scommessa sul povero vinciamo la vita autentica e gioiosa.

Per il Santo è questa la sfida che Dio ci propone: i suoi poveri, e se perdiamo questa mano — ci dice —, siamo totalmente persi (Obras III, 79). Non cercate, dunque, per le vostre opere e iniziative apostoliche altro fondamento se non «la radice della carità» e «l’interesse di Cristo», che il mio predecessore, Innocenzo III, considerò i cardini essenziali di questo modo nuovo di vita che approvò con la sua autorità apostolica (Operante divine dispositionis clementia, Bolla 17.12.1198).

Nel salutarvi, mentre imparto la Benedizione Apostolica a tutti i membri dell’Ordine e dell’intera Famiglia Trinitaria, vi chiedo, com’è vostra immemorabile tradizione, di non smettere di pregare per il Papa. So che questa intenzione è costante, insieme a quella per i poveri, e che voi le presentate al Signore ogni sera. Mi rallegra molto pensare che, nella vostra preghiera, ponete il Vescovo di Roma accanto ai più poveri, poiché mi ricorda che non posso dimenticarmi di loro, così come non li dimenticò mai Gesù, che sentì nel più profondo del suo Cuore di essere stato inviato per portare loro una buona novella e che, con la sua povertà, ci ha arricchiti tutti (cfr. Lc 4, 18; 2 Cor 8, 9). Che Egli vi benedica e che la Vergine Santa si prenda cura di voi!

Fraternamente, PP Franciscus

Dal Vaticano, 17 dicembre, solennità di san Giovanni de Matha, dell’anno 2013, primo del mio Pontificato.

Papa Francesco _ Jorge Mario Bergoglio

14 dicembre 2013
Piccolo dono natalizio del Papa ai poveri.
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Nei prossimi giorni, in occasione del Natale, l’Elemosiniere pontificio, mons. Konrad Krajewski, farà avere a nome del Papa ai poveri da lui incontrati o assistiti un piccolo dono che possa essere… loro utile. Si tratta di 2000 buste che verranno distribuite, nei luoghi dove vengono offerti i pasti e in altre occasioni, dalle Suore di Madre Teresa, dai volontari che svolgono assistenza serale o dallo stesso Elemosiniere.
Ogni busta è già affrancata con francobollo vaticano, così da poter essere usata – apponendovi semplicemente l’indirizzo – per spedire auguri o saluti a familiari o amici. Nella busta si trovano l’immagine natalizia firmata dal Papa, carte telefoniche e biglietti giornalieri per la metropolitana.
La Direzione dell’Atac (Agenzia comunale dei Trasporti di Roma) ha offerto 4000 biglietti giornalieri per la Metropolitana, mentre le Poste Vaticane hanno offerto i francobolli e la Tipografia le buste.
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Video: A sua immagine, Come il buon samaritano, Eleonora Cantamessa

13 dicembre 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/
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Lampedusa: Aiuti distribuiti tra gli immigrati nell’isola a nome del Papa

10 ottobre 2013

Una presenza che continua

Papa Francesco continua a seguire con grande attenzione l’evolversi della situazione a Lampedusa.  Il  suo pensiero è costantemente  rivolto alle condizioni di vita dei profughi, al loro futuro. Ieri pomeriggio ha  ricevuto un rapporto completo dall’elemosiniere pontificio, l’arcivescovo Konrad Krajewski, rientrato dall’isola dopo una missione di una settimana a suo nome.

Una presenza, ci ha detto monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, «che ha fatto realmente sentire di nuovo accanto a noi Papa Francesco in questo momento di profondo dolore. Un gesto  apprezzato da tutti.  Ma anche fondamentale per il sostegno — spirituale e psicologico — ai sommozzatori che emergevano dal mare con le braccia avvinghiate  attorno a un corpo senza vita e negli occhi immagini strazianti di cadaveri che serravano tra le labbra una catenina con un’immagine sacra o stringevano al petto una croce, segno della consapevolezza dell’approssimarsi della morte».

In questi giorni si stanno valutando quali altre iniziative sia possibile realizzare per i profughi con l’aiuto del Papa. Con la somma messa a disposizione nei giorni scorsi dall’elemosiniere pontificio, sono state intanto acquistate 1.600 schede telefoniche, distribuite tra gli immigrati affinché possano mantenere i contatti con i parenti lontani. È stato possibile acquistare un tendone  e attrezzarlo a ludoteca per i bambini ospiti del campo.

Il recupero delle salme può dirsi ormai concluso, anche se le ricerche sono proseguite per verificare che non ci fossero altri corpi. Durante l’ultima  immersione, sulla chiglia del barcone affondato, è stata incastonata una corona del rosario in madreperla benedetta  da Papa Francesco. (Mario Ponzi)

10 ottobre 2013

da:  http://www.osservatoreromano.va/

Ciudad Oculta

22 settembre 2013

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Un gesto buonista? Solo chi l’ha compiuto può conoscere le proprie vere intenzioni.Però sono gesti
importanti: aiutano a ricordare l’attenzione ai poveri, ai sofferenti e a far sentire loro la vicinanza di tanti.
Ciudad Oculta è un nome dato ad un quartiere poverissimo di Buenos Aires che fu nascosto da un muro
di cinta durante i mondiali del 1978 perchè non fosse visto dai turisti.Grazie dunque a Carlos Tevez.Possiamo
pensare che il giocatore argentino abbia voluto dare anche un segno che aiuti ad ascoltare gli stimoli di papa
Francesco.

Why poverty? Galleria di immagini e pensieri

11 settembre 2013

http://www.radiovaticana.va/why_poverty/why
poverty.asp?lng=it

Veglia di preghiera per la pace di sabato 7 settembre: il libretto

6 settembre 2013

Veglia di preghiera per la pace, sabato 7 settembre

Papa Francesco incontrerà Bea la “bimba di pietra” malata dalla nascita

29 agosto 2013

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Bea con la Mamma

Una malattia sconosciuta non la fa muovere

Gianni Giacomino Venaria (TO)

Beatrice, la bambina affetta da una malattia alle articolazioni ancora sconosciuta, incontrerà papa Francesco il 4 settembre. La comunicazione ufficiale è arrivata a mamma Stefania e papà Alessandro da pochi giorni. L’obiettivo è stato raggiunto grazie all’intercessione di Alessandro Maiorano, un fiorentino, che parlò già a Benedetto XVI della malattia di Bea. «Per noi sarà una grande emozione – ammettono Stefania e Alessandro, costretti a cambiare vita per accudire la loro piccola di appena tre anni e mezzo – il nostro pensiero sarà quello di portare al Santo Padre non solo le difficoltà di nostra figlia, ma di tutti i bambini malati». Il calvario per la famiglia è iniziato poco dopo la nascita della figlia.

 

Unico caso conosciuto

«Aveva solo due mesi e ci siamo accorti che non muoveva bene le manine e non riusciva a piegare le ginocchia» – spiega la mamma. I medici subito diagnosticarono un artogriposi, unico caso conosciuto. Da tenere sotto controllo con della fisioterapia per impedire l’irrigidimento delle articolazioni. Tutto inutile. In poco tempo la struttura ossea di Bea, oggi in cura al Regina Margherita, ha iniziato a calcificarsi fino ad impedire qualsiasi movimento alla piccola. «Vive come una piccola statua di marmo – continua la mamma – l’unico sollievo lo trova nella idrochinesiterapia ovvero l’acqua favorisce l’esecuzione di esercizi di mobilitazione.

 

Il sollievo dell’acqua

Bea viene immersa in una vasca di acqua calda a 30 gradi, la sensazione di calore permette di ammorbidire un po’ l’articolazione per consentire quel poco di movimento volontario». Sospira: «Lei è al corrente che ha qualcosa che non va e mi chiede se da grande camminerà. Come tutti i bambini vive di pensieri, emozioni e desideri, nonostante sia costretta a crescere nella prigione che è la sua malattia».

Bea avrebbe bisogno di essere sottoposta a visite all’estero per capire se può sperare in un futuro diverso. Per questo è partita una grande catena di solidarietà. Il 21 settembre allo stadio Don Mosso di Venaria si giocherà il primo «Derby dell’Amicizia» per Gli Amici del Mondo di Bea. Scenderanno in campo la Nazionale Italiana dell’Amicizia e la Nazionale Italiana di Amici, la trasmissione di Canale 5 condotta da Maria De Filippi.

 

Amici per sempre

I ragazzi del famoso format al termine della partita faranno il Varietà Amici per sempre, con uno spettacolo interattivo che coinvolgerà il pubblico. L’evento verrà ripreso dalle telecamere di Canale 5 e sarà l’occasione per tenere a battesimo l’associazione «Gli Amici del mondo di Bea».

Fonte:

http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste

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Un gesto d’amore

9 agosto 2013

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Come consolare gli afflitti

Se non trovo altro modo, si può consolare una persona anche col silenzio, con la sola presenza, purché si faccia con amore: basta un sorriso che esprima la dolcezza della comprensione. Meglio se il silenzio è accompagnato dalla preghiera del cuore. In questo caso forse mi sarà suggerita anche qualche parola. Da chi? Dallo Spirito Santo, che è il vero Consolatore.

 

(Agata Fernandez Motzo, Mio tutto oltre la morte)

FONTE: http://www.qumran2.net/materiale/anteprima.php?

Video: A sua immagine, Vito e il miracolo della provvidenza

6 agosto 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-67990d5c-eb03-4a27-b393-fec8b7df59a3.html#p=0

Tweet odierno del Papa

30 giugno 2013

carità

“Oggi è la Giornata per la carità del Papa.

Grazie per le preghiere e la solidarietà.”

Papa Francesco, tweet del 30 giugno 2013

Tweet odierno di Papa Francesco

11 giugno 2013

elemosina

“Non dobbiamo avere paura della solidarietà, di sapere mettere ciò che siamo e che abbiamo a disposizione di Dio.”

Papa Francesco