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Udienza generale di Papa Francesco , mercoledi 10 Aprile 2019 a Piazza San Pietro (Catechesi sul Padre Nostro 12. Rimetti a noi i nostri Debiti)

10 aprile 2019

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La giornata non è tanto bella, ma buongiorno lo stesso!
Dopo aver chiesto a Dio il pane di ogni giorno, la preghiera del “Padre nostro” entra nel campo delle nostre relazioni con gli altri. E Gesù ci insegna a chiedere al Padre: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Come abbiamo bisogno del pane, così abbiamo bisogno del perdono. E questo, ogni giorno.
Il cristiano che prega chiede anzitutto a Dio che vengano rimessi i suoi debiti, cioè i suoi peccati, le cose brutte che fa. Questa è la prima verità di ogni preghiera: fossimo anche persone perfette, fossimo anche dei santi cristallini che non deflettono mai da una vita di bene, restiamo sempre dei figli che al Padre devono tutto. L’atteggiamento più pericoloso di ogni vita cristiana qual è? E’ l’orgoglio. È l’atteggiamento di chi si pone davanti a Dio pensando di avere sempre i conti in ordine con Lui: l’orgoglioso crede che ha tutto al suo posto. Come quel fariseo della parabola, che nel tempio pensa di pregare ma in realtà loda sé stesso davanti a Dio: “Ti ringrazio, Signore, perché io non sono come gli altri”. E la gente che si sente perfetta, la gente che critica gli altri, è gente orgogliosa. Nessuno di noi è perfetto, nessuno. Al contrario il pubblicano, che era dietro, nel tempio, un peccatore disprezzato da tutti, si ferma sulla soglia del tempio, e non si sente degno di entrare, e si affida alla misericordia di Dio. E Gesù commenta: «Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato» (Lc 18,14), cioè perdonato, salvato. Perché? Perché non era orgoglioso, perché riconosceva i suoi limiti e i suoi peccati.
Ci sono peccati che si vedono e peccati che non si vedono. Ci sono peccati eclatanti che fanno rumore, ma ci sono anche peccati subdoli, che si annidano nel cuore senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Il peggiore di questi è la superbia che può contagiare anche le persone che vivono una vita religiosa intensa. C’era una volta un convento di suore, nell’anno 1600-1700, famoso, al tempo del giansenismo: erano perfettissime e si diceva di loro che fossero purissime come gli angeli, ma superbe come i demoni. E’ una cosa brutta. Il peccato divide la fraternità, il peccato ci fa presumere di essere migliori degli altri, il peccato ci fa credere che siamo simili a Dio.
E invece davanti a Dio siamo tutti peccatori e abbiamo motivo di batterci il petto – tutti! – come quel pubblicano al tempio. San Giovanni, nella sua prima Lettera, scrive: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv 1,8). Se tu vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato: così ti stai ingannando.
Siamo debitori anzitutto perché in questa vita abbiamo ricevuto tanto: l’esistenza, un padre e una madre, l’amicizia, le meraviglie del creato… Anche se a tutti capita di attraversare giorni difficili, dobbiamo sempre ricordarci che la vita è una grazia, è il miracolo che Dio ha estratto dal nulla.
In secondo luogo siamo debitori perché, anche se riusciamo ad amare, nessuno di noi è capace di farlo con le sue sole forze. L’amore vero è quando possiamo amare, ma con la grazia di Dio. Nessuno di noi brilla di luce propria. C’è quello che i teologi antichi chiamavano un “mysterium lunae” non solo nell’identità della Chiesa, ma anche nella storia di ciascuno di noi. Cosa significa, questo “mysterium lunae”? Che è come la luna, che non ha luce propria: riflette la luce del sole. Anche noi, non abbiamo luce propria: la luce che abbiamo è un riflesso della grazia di Dio, della luce di Dio. Se ami è perché qualcuno, all’esterno di te, ti ha sorriso quando eri un bambino, insegnandoti a rispondere con un sorriso. Se ami è perché qualcuno accanto a te ti ha risvegliato all’amore, facendoti comprendere come in esso risiede il senso dell’esistenza.
Proviamo ad ascoltare la storia di qualche persona che ha sbagliato: un carcerato, un condannato, un drogato … conosciamo tanta gente che sbaglia nella vita. Fatta salva la responsabilità, che è sempre personale, ti domandi qualche volta chi debba essere incolpato dei suoi sbagli, se solo la sua coscienza, o la storia di odio e di abbandono che qualcuno si porta dietro.
E questo è il mistero della luna: amiamo anzitutto perché siamo stati amati, perdoniamo perché siamo stati perdonati. E se qualcuno non è stato illuminato dalla luce del sole, diventa gelido come il terreno d’inverno.
Come non riconoscere, nella catena d’amore che ci precede, anche la presenza provvidente dell’amore di Dio? Nessuno di noi ama Dio quanto Lui ha amato noi. Basta mettersi davanti a un crocifisso per cogliere la sproporzione: Egli ci ha amato e sempre ci ama per primo.
Preghiamo dunque: Signore, anche il più santo in mezzo a noi non cessa di essere tuo debitore. O Padre, abbi pietà di tutti noi!

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza la vita in Cristo.Sezione Prima:la vocazione dell’uomo, la vita nello SpiritoCapitolo primo la dignità della persona umana , Articolo 1. e Sintesi

27 marzo 2019

PARTE TERZA
LA VITA IN CRISTO
1691 “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all’antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale Corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio” [San Leone Magno, Sermones, 21, 2-3; PL 54, 192A; cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture di Natale].

1692 Il Simbolo della fede ha professato la grandezza dei doni di Dio all’uomo nell’opera della creazione e ancor più mediante la redenzione e la santificazione. Ciò che la fede confessa, i sacramenti lo comunicano: per mezzo dei “sacramenti che li hanno fatti rinascere”, i cristiani sono diventati “figli di Dio” ( ⇒ Gv 1,12; ⇒ 1Gv 3,1 ), “ partecipi della natura divina” ( ⇒ 2Pt 1,4 ). Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai “da cittadini degni del Vangelo” ( ⇒ Fil 1,27 ). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova.

1693 Cristo Gesù ha sempre fatto ciò che era gradito al Padre [Cf ⇒ Gv 8,29 ]. Egli ha sempre vissuto in perfetta comunione con lui. Allo stesso modo i suoi discepoli sono invitati a vivere sotto lo sguardo del Padre “che vede nel segreto” ( ⇒ Mt 6,6 ) per diventare “perfetti come è perfetto il Padre… celeste” ( ⇒ Mt 5,47 ).

1694 Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, [Cf ⇒ Rm 6,5 ] i cristiani sono “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” ( ⇒ Rm 6,11 ) partecipando così alla vita del Risorto [Cf ⇒ Col 2,12 ]. Alla sequela di Cristo e in unione con lui, [Cf ⇒ Gv 15,5 ] i cristiani possono farsi “imitatori di Dio, quali figli carissimi”, e camminare “nella carità” ( ⇒ Ef 5,1 ), conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai “sentimenti che furono in Cristo Gesù” ( ⇒ Fil 2,5 ) e seguendone gli esempi [Cf ⇒ Gv 13,12-16 ].

1695 “Giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” ( ⇒ 1Cor 6,11 ), “santificati” e “chiamati ad essere santi” ( ⇒ 1Cor 1,2 ) i cristiani sono diventati “tempio dello Spirito Santo ” [Cf ⇒ 1Cor 6,19 ]. Questo “Spirito del Figlio” insegna loro a pregare il Padre [Cf ⇒ Gal 4,6 ] e, essendo diventato la loro vita, li fa agire [Cf ⇒ Gal 5,25 ] in modo tale che portino “il frutto dello Spirito” ( ⇒ Gal 5,22 ) mediante una carità operosa. Guarendo le ferite del peccato, lo Spirito Santo ci rinnova interiormente “nello spirito” ( ⇒ Ef 4,23 ), ci illumina e ci fortifica per vivere come “figli della luce” ( ⇒ Ef 5,8 ), mediante “ogni bontà, giustizia e verità” ( ⇒ Ef 5,9 ).

1696 La via di Cristo “conduce alla vita”, una via opposta “conduce alla perdizione” ( ⇒ Mt 7,13 ) [Cf ⇒ Dt 30,15-20 ]. La parabola evangelica delle due vie è sempre presente nella catechesi della Chiesa. Essa sta ad indicare l’importanza delle decisioni morali per la nostra salvezza. “Ci sono due vie, l’una della vita, l’altra della morte; ma tra le due corre una grande differenza” [Didaché, 1, 1].

1697 Nella catechesi è importante mettere in luce con estrema chiarezza la gioia e le esigenze della via di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 29]. La catechesi della “vita nuova” ( ⇒ Rm 6,4 ) in lui sarà:

– una catechesi dello Spirito Santo, Maestro interiore della vita secondo Cristo, dolce ospite e amico che ispira, conduce, corregge e fortifica questa vita;

– una catechesi della grazia, poiché è per grazia che siamo salvati ed è ancora per grazia che le nostre opere possono portare frutto per la vita eterna;

– una catechesi delle beatitudini; infatti la via di Cristo è riassunta nelle beatitudini, il solo cammino verso la felicità eterna, cui aspira il cuore dell’uomo;

– una catechesi del peccato e del perdono, poiché, se se non si riconosce peccatore, l’uomo non può conoscere la verità su se stesso, condizione del retto agire, e senza l’offerta del perdono non potrebbe sopportare tale verità;

– una catechesi delle virtù umane, che conduce a cogliere la bellezza e l’attrattiva delle rette disposizioni per il bene;

– una catechesi delle virtù cristiane della fede, della speranza e della carit, che si ispira al sublime esempio dei santi;

– una catechesi del duplice comandamento della carità sviluppato nel Decalogo;

– una catechesi ecclesiale, perché è nei molteplici scambi dei “beni spirituali” nella “comunione dei dei santi” che la vita cristiana può crescere, svilupparsi e comunicarsi.

1698 Il riferimento primo e ultimo di tale catechesi sarà sempre Gesù Cristo stesso, che è “la via, la verità e la vita” ( ⇒ Gv 14,6 ). Guardando a lui nella fede, i cristiani possono sperare che egli stesso realizzi in loro le sue promesse, e che, amandolo con l’amore con cui egli li ha amati, compiano le opere che si addicono alla loro dignità:

Vi prego di considerare che Gesù Cristo nostro Signore è il vostro vero Capo e che voi siete una delle sue membra. Egli sta a voi come il capo alle membra; tutto ciò che è suo è vostro, il suo Spirito, il suo Cuore, il suo Corpo, la sua anima e tutte le sue facoltà, e voi dovete usarne come se fossero cose vostre, per servire, lodare, amare e glorificare Dio. Voi appartenete a lui, come le membra al loro capo. Allo stesso modo egli desidera ardentemente usare tutto ciò che è in voi, al servizio e per la gloria del Padre, come se fossero cose che gli appartengono [San Giovanni Eudes, Tractatus de admirabili corde Iesu; cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture del 19 agosto].

Per me il vivere è Cristo ( ⇒ Fil 1,21 ).

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Papa Francesco, Udienza Generale in Piazza San Pietro, mercoledi 20 Marzo 2019

27 marzo 2019

Catechesi sul “Padre nostro”: 10. Sia fatta la tua volontà
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguendo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, oggi ci soffermiamo sulla terza invocazione: «Sia fatta la tua volontà». Essa va letta in unità con le prime due – «sia santificato il tuo nome» e «venga il tuo Regno» – così che l’insieme formi un trittico: «sia santificato il tuo nome», «venga il tuo Regno», «sia fatta la tua volontà». Oggi parleremo della terza.
Prima della cura del mondo da parte dell’uomo, vi è la cura instancabile che Dio usa nei confronti dell’uomo e del mondo. Tutto il Vangelo riflette questa inversione di prospettiva. Il peccatore Zaccheo sale su un albero perché vuole vedere Gesù, ma non sa che, molto prima, Dio si era messo in cerca di lui. Gesù, quando arriva, gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E alla fine dichiara: «Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,5.10). Ecco la volontà di Dio, quella che noi preghiamo che sia fatta. Qual’è la volontà di Dio incarnata in Gesù? Cercare e salvare quello che è perduto. E noi, nella preghiera, chiediamo che la ricerca di Dio vada a buon fine, che il suo disegno universale di salvezza si compia, primo, in ognuno di noi e poi in tutto il mondo. Avete pensato che cosa significa che Dio sia alla ricerca di me? Ognuno di noi può dire: “Ma, Dio mi cerca?” – “Sì! Cerca te! Cerca me”: cerca ognuno, personalmente. Ma è grande Dio! Quanto amore c’è dietro tutto questo.
Dio non è ambiguo, non si nasconde dietro ad enigmi, non ha pianificato l’avvenire del mondo in maniera indecifrabile. No, Lui è chiaro. Se non comprendiamo questo, rischiamo di non capire il senso della terza espressione del “Padre nostro”. Infatti, la Bibbia è piena di espressioni che ci raccontano la volontà positiva di Dio nei confronti del mondo. E nel Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo una raccolta di citazioni che testimoniano questa fedele e paziente volontà divina (cfr nn. 2821-2827). E San Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, scrive: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (2,4). Questa, senza ombra di dubbio, è la volontà di Dio: la salvezza dell’uomo, degli uomini, di ognuno di noi. Dio con il suo amore bussa alla porta del nostro cuore. Perché? Per attirarci; per attirarci a Lui e portarci avanti nel cammino della salvezza. Dio è vicino ad ognuno di noi con il suo amore, per portarci per mano alla salvezza. Quanto amore c’è dietro di questo!
Quindi, pregando “sia fatta la tua volontà”, non siamo invitati a piegare servilmente la testa, come se fossimo schiavi. No! Dio ci vuole liberi; è l’amore di Lui che ci libera. Il “Padre nostro”, infatti, è la preghiera dei figli, non degli schiavi; ma dei figli che conoscono il cuore del loro padre e sono certi del suo disegno di amore. Guai a noi se, pronunciando queste parole, alzassimo le spalle in segno di resa davanti a un destino che ci ripugna e che non riusciamo a cambiare. Al contrario, è una preghiera piena di ardente fiducia in Dio che vuole per noi il bene, la vita, la salvezza. Una preghiera coraggiosa, anche combattiva, perché nel mondo ci sono tante, troppe realtà che non sono secondo il piano di Dio. Tutti le conosciamo. Parafrasando il profeta Isaia, potremmo dire: “Qui, Padre, c’è la guerra, la prevaricazione, lo sfruttamento; ma sappiamo che Tu vuoi il nostro bene, perciò ti supplichiamo: sia fatta la tua volontà! Signore, sovverti i piani del mondo, trasforma le spade in aratri e le lance in falci; che nessuno si eserciti più nell’arte della guerra!” (cfr 2,4). Dio vuole la pace.
Il “Padre nostro” è una preghiera che accende in noi lo stesso amore di Gesù per la volontà del Padre, una fiamma che spinge a trasformare il mondo con l’amore. Il cristiano non crede in un “fato” ineluttabile. Non c’è nulla di aleatorio nella fede dei cristiani: c’è invece una salvezza che attende di manifestarsi nella vita di ogni uomo e donna e di compiersi nell’eternità. Se preghiamo è perché crediamo che Dio può e vuole trasformare la realtà vincendo il male con il bene. A questo Dio ha senso obbedire e abbandonarsi anche nell’ora della prova più dura.
Così è stato per Gesù nel giardino del Getsemani, quando ha sperimentato l’angoscia e ha pregato: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Gesù è schiacciato dal male del mondo, ma si abbandona fiducioso all’oceano dell’amore della volontà del Padre. Anche i martiri, nella loro prova, non ricercavano la morte, ricercavano il dopo morte, la risurrezione. Dio, per amore, può portarci a camminare su sentieri difficili, a sperimentare ferite e spine dolorose, ma non ci abbandonerà mai. Sempre sarà con noi, accanto a noi, dentro di noi. Per un credente questa, più che una speranza, è una certezza. Dio è con me. La stessa che ritroviamo in quella parabola del Vangelo di Luca dedicata alla necessità di pregare sempre. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (18,7-8). Così è il Signore, così ci ama, così ci vuole bene. Ma, io ho voglia di invitarvi, adesso, tutti insieme a pregare il Padre Nostro. E coloro di voi che non sanno l’italiano, lo preghino nella lingua propria. Preghiamo insieme.
Recita del Padre Nostro

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Quarto le altre celebrazioni liturgiche/Articolo 1.I sacramentali e Sintesi, Articolo 2. le esequie Cristiane

19 marzo 2019

Articolo 1
I SACRAMENTALI
1667 “La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 60; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1166; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 867].

I tratti caratteristici dei sacramentali

1668 Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell’uso di cose utili all’uomo. Secondo le decisioni pastorali dei vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un’epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l’imposizione della mano, il segno della croce, l’aspersione con l’acqua benedetta (che richiama il Battesimo).

1669 Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una “benedizione” [Cf ⇒ Gen 12,2 ] e a benedire [Cf ⇒ Lc 6,28; ⇒ Rm 12,14; 1669 ⇒ 1Pt 3,9 ]. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 79; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1168] più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministero ordinato [Vescovi, sacerdoti o diaconi; cf Rituale Romano, Benedizionale, 16, 18].

1670 I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa. “Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal Mistero pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, Mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell’uomo e alla lode di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 61].

Le varie forme di sacramentali

1671 Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre “con ogni benedizione spirituale” ( ⇒ Ef 1,3 ). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo.

1672 Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l’ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell’abate o dell’abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc.

1673 Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare [Cf ⇒ Mc 1,25 ss; ⇒ Mc 3,15; ⇒ Mc 6,7; ⇒ Mc 6,13; 1673 ⇒ Mc 16,17 ]. In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. E’ importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del Maligno e non di una malattia [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1172].

La religiosità popolare

1674 Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che circondano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la “via crucis”, le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc [Cf Concilio di Nicea II: Denz. -Schönm., 601; 603; Concilio di Trento: ibid., 1822].

1675 Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: “Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 13].

1676 E’ necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all’occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del Mistero di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 54]. Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei vescovi e alle norme generali della Chiesa.

La religiosità popolare, nell’essenziale, è un insieme di valori che, con saggezza cristiana, risponde ai grandi interrogativi dell’esistenza. Il buon senso popolare cattolico è fatto di capacità di sintesi per l’esistenza. E’ così che esso unisce, in modo creativo, il divino e l’umano, Cristo e Maria, lo spirito e il corpo, la comunione e l’istituzione, la persona e la comunità, la fede e la patria, l’intelligenza e il sentimento. Questa saggezza è un umanesimo cristiano che afferma radicalmente la dignità di ogni essere in quanto figlio di Dio, instaura una fraternità fondamentale, insegna a porsi in armonia con la natura e anche a comprendere il lavoro, e offre delle motivazioni per vivere nella gioia e nella serenità, pur in mezzo alle traversie dell’esistenza. Questa saggezza è anche, per il popolo, un principio di discernimento, un istinto evangelico che gli fa spontaneamente percepire quando il Vangelo è al primo posto nella Chiesa, o quando esso è svuotato del suo contenuto e soffocato da altri interessi [Documento di Puebla [1979] 448; cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo i Sacramenti del Servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Martrimonio( paragafo 3, 4, 5, 6, Sintesi)

15 marzo 2019

III. Il consenso matrimoniale

1625 I protagonisti dell’alleanza matrimoniale sono un uomo e una donna battezzati, liberi di contrarre il matrimonio e che esprimono liberamente il loro consenso. “Essere libero” vuol dire:
– non subire costrizioni;
– non avere impedimenti in base ad una legge naturale o ecclesiastica.

1626 La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l’elemento indispensabile “che costituisce il matrimonio” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 1]. Se il consenso manca, non c’è matrimonio.

1627 Il consenso consiste in un “atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono”: [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 2] “Io prendo te come mia sposa” – “Io prendo te come mio sposo” [Rituale romano, Il sacramento del matrimonio, 45]. Questo consenso che lega gli sposi tra loro, trova il suo compimento nel fatto che i due diventano “una carne sola” [Cf ⇒ Gen 2,24; ⇒ Mc 10,8; ⇒ Ef 5,31 ].

1628 Il consenso deve essere un atto della volontà di ciascuno dei contraenti, libero da violenza o da grave costrizione esterna [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1103]. Nessuna potestà umana può sostituirsi a questo consenso [Cf ⇒ ibid., 1057, 1]. Se tale libertà manca, il matrimonio è invalido.

1629 Per questo motivo (o per altre cause che rendono nullo e non avvenuto il matrimonio): [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1095-1107] la Chiesa può, dopo esame della situazione da parte del tribunale ecclesiastico competente, dichiarare “la nullità del matrimonio”, vale a dire che il matrimonio non è mai esistito. In questo caso i contraenti sono liberi di sposarsi, salvo rispettare gli obblighi naturali derivati da una precedente unione [Cf ibid., ⇒ 1071].

1630 Il sacerdote (o il diacono) che assiste alla celebrazione del matrimonio, accoglie il consenso degli sposi a nome della Chiesa e dà la benedizione della Chiesa. La presenza del ministro della Chiesa (e anche dei testimoni) esprime visibilmente che il matrimonio è una realtà ecclesiale.

1631 E’ per questo motivo che la Chiesa normalmente richiede per i suoi fedeli la forma ecclesiastica della celebrazione del matrimonio [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1813-1816; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1108]. Diverse ragioni concorrono a spiegare questa determinazione:

– Il matrimonio sacramentale è un atto liturgico. E’ quindi conveniente che venga celebrato nella Liturgia pubblica della Chiesa.

– Il matrimonio introduce in un ordo – ordine – ecclesiale, crea dei diritti e dei doveri nella Chiesa, fra gli sposi e verso i figli.

– Poiché il matrimonio è uno stato di vita nella Chiesa, è necessario che vi sia certezza sul matrimonio (da qui l’obbligo di avere dei testimoni).

– Il carattere pubblico del consenso protegge il “Sì” una volta dato e aiuta a rimanervi fedele.

1632 Perché il “Sì” degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l’alleanza matrimoniale abbia delle basi umane e cristiane solide e durature, la preparazione al matrimonio è di fondamentale importanza.

L’esempio e l’insegnamento dati dai genitori e dalle famiglie restano il cammino privilegiato di questa preparazione.
Il ruolo dei pastori e della comunità cristiana come “famiglia di Dio” è indispensabile per la trasmissione dei valori umani e cristiani del matrimonio e della famiglia, [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1063] tanto più che nel nostro tempo molti giovani conoscono l’esperienza di focolari distrutti che non assicurano più sufficientemente questa iniziazione:

I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49].

I matrimoni misti e la disparità di culto

1633 In numerosi paesi si presenta assai di frequente la situazione del matrimonio misto (fra cattolico e battezzato non cattolico). Essa richiede un’attenzione particolare dei coniugi e dei pastori. Il caso di matrimonio con disparità di culto (fra cattolico e non-battezzato) esige una circospezione ancora maggiore.

1634 La diversità di confessione fra i coniugi non costituisce un ostacolo insormontabile per il matrimonio, allorché essi arrivano a mettere in comune ciò che ciascuno di loro ha ricevuto nella propria comunità, e ad apprendere l’uno dall’altro il modo in cui ciascuno vive la sua fedeltà a Cristo. Ma le difficoltà dei matrimoni misti non devono neppure essere sottovalutate. Esse sono dovute al fatto che la separazione dei cristiani non è ancora superata. Gli sposi rischiano di risentire il dramma della disunione dei cristiani all’interno stesso del loro focolare. La disparità di culto può aggravare ulteriormente queste difficoltà. Divergenze concernenti la fede, la stessa concezione del matrimonio, ma anche mentalità religiose differenti possono costituire una sorgente di tensioni nel matrimonio, soprattutto a proposito dell’educazione dei figli. Una tentazione può allora presentarsi: l’indifferenza religiosa.

1635 Secondo il diritto in vigore nella Chiesa latina, un matrimonio misto necessita, per la sua liceità, dell’ espressa licenza dell’autorità ecclesiastica [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1124]. In caso di disparità di culto è richiesta, per la validità del matrimonio, una espressa dispensa dall’impedimento [Cf ⇒ ibid., 1086]. Questa licenza o questa dispensa suppongono che entrambe le parti conoscano e non escludano i fini e le proprietà essenziali del matrimonio; inoltre che la parte cattolica confermi gli impegni, portati a conoscenza anche della parte acattlica, di conservare la propria fede e di assicurare il Battesimo e l’educazione dei figli nella Chiesa cattolica [Cf ⇒ ibid., 1125].

1636 In molte regioni, grazie al dialogo ecumenico, le comunità cristiane interessate hanno potuto organizzare una pastorale comune per i matrimoni misti. Suo compito è di aiutare queste coppie a vivere la loro situazione particolare alla luce della fede. Essa deve anche aiutarle a superare le tensioni fra gli obblighi dei coniugi l’uno nei confronti dell’altro e verso le loro comunità ecclesiali. Deve incoraggiare lo sviluppo di ciò che è loro comune nella fede, e il rispetto di ciò che li separa.

1637 Nei matrimoni con disparità di culto lo sposo cattolico ha un compito particolare: infatti “il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” ( ⇒ 1Cor 7,14 ). E’ una grande gioia per il coniuge cristiano e per la Chiesa se questa “santificazione” conduce alla libera conversione dell’altro coniuge alla fede cristiana [Cf ⇒ 1Cor 7,16 ]. L’amore coniugale sincero, la pratica umile e paziente delle virtù familiari e la preghiera perseverante possono preparare il coniuge non credente ad accogliere la grazia della conversione.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo I Sacramenti del servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Matrimonio (Paragrafi 1 e 2)

9 marzo 2019

Articolo 7
IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO
1601 “Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1055, 1].

I. Il matrimonio nel disegno di Dio

1602 La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell’uomo e della donna ad immagine e somiglianza di Dio [Cf ⇒ Gen 1,26-27 ] e si chiude con la visione delle “nozze dell’Agnello” ( ⇒ Ap 19,7; ⇒ Ap 19,9 ). Da un capo all’altro la Scrittura parla del Matrimonio e del suo “mistero”, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue diverse realizzazioni lungo tutta la storia della salvezza, delle sue difficoltà derivate dal peccato e del suo rinnovamento “nel Signore” ( ⇒ 1Cor 7,39 ), nella Nuova Alleanza di Cristo e della Chiesa [Cf ⇒ Ef 5,31-32 ].

Il matrimonio nell’ordine della creazione

1603 “L’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale. . . Dio stesso è l’autore del matrimonio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47] esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell’unione matrimoniale, poiché “la salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47].

1604 Dio, che ha creato l’uomo per amore, lo ha anche chiamato all’amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio [Cf ⇒ Gen 1,27 ] che è Amore [Cf ⇒ 1Gv 4,8; ⇒ 1Gv 4,16 ]. Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo. E’ cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore [Cf ⇒ Gen 1,31 ]. E questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela”” ( ⇒ Gen 1,28 ).

1605 Che l’uomo e la donna siano creati l’uno per l’altro, lo afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l’uomo sia solo”. La donna, “carne della sua carne”, sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come un “aiuto”, rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto [ Cf ⇒ Sal 121,2 ]. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” ( ⇒ Gen 2,24 ) [Cf ⇒ Gen 2,18-25 ]. Che ciò significhi un’unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore: “Così che non sono più due, ma una carne sola” ( ⇒ Mt 19,6 ).

Il matrimonio sotto il regime del peccato

1606 Ogni uomo fa l’esperienza del male, attorno a sé e in se stesso. Questa esperienza si fa sentire anche nelle relazioni fra l’uomo e la donna. Da sempre la loro unione è stata minacciata dalla discordia, dallo spirito di dominio, dall’infedeltà, dalla gelosia e da conflitti che possono arrivare fino all’odio e alla rottura. Questo disordine può manifestarsi in modo più o meno acuto, e può essere più o meno superato, secondo le culture, le epoche, gli individui, ma sembra proprio avere un carattere universale.

1607 Secondo la fede, questo disordine che noi constatiamo con dolore, non deriva dalla natura dell’uomo e della donna, né dalla natura delle loro relazioni, ma dal peccato . Rottura con Dio, il primo peccato ha come prima conseguenza la rottura della comunione originale dell’uomo e della donna. Le loro relazioni sono distorte da accuse reciproche; [Cf ⇒ Gen 3,12 ] la loro mutua attrattiva, dono proprio del Creatore, [Cf ⇒ Gen 2,22 ] si cambia in rapporti di dominio e di bramosia; [Cf ⇒ Gen 3,16 b] la splendida vocazione dell’uomo e della donna ad essere fecondi, a moltiplicarsi e a soggiogare la terra [Cf ⇒ Gen 1,28 ] è gravata dai dolori del parto e dalle fatiche del lavoro [ Cf ⇒ Gen 3,16-19 ].

1608 Tuttavia, anche se gravemente sconvolto, l’ordine della creazione permane. Per guarire le ferite del peccato, l’uomo e la donna hanno bisogno dell’aiuto della grazia che Dio, nella sua infinita misericordia, non ha loro mai rifiutato [Cf ⇒ Gen 3,21 ]. Senza questo aiuto l’uomo e la donna non possono giungere a realizzare l’unione delle loro vite, in vista della quale Dio li ha creati “all’inizio”.

Il matrimonio sotto la pedagogia della Legge

1609 Nella sua misericordia, Dio non ha abbandonato l’uomo peccatore. Le sofferenze che derivano dal peccato, “i dolori del parto” ( ⇒ Gen 3,16 ), il lavoro “con il sudore del volto” ( ⇒ Gen 3,19 ), costituiscono anche dei rimedi che attenuano i danni del peccato. Dopo la caduta, il matrimonio aiuta a vincere il ripiegamento su di sé, l’egoismo, la ricerca del proprio piacere, e ad aprirsi all’altro, all’aiuto vicendevole, al dono di sé.

1610 La coscienza morale riguardante l’unità e l’indissolubilità del matrimonio si è sviluppata sotto la pedagogia della Legge antica. La poligamia dei patriarchi e dei re non è ancora esplicitamente rifiutata. Tuttavia, la Legge data a Mosè mira a proteggere la donna contro l’arbitrarietà del dominio da parte dell’uomo, sebbene anch’essa porti, secondo la Parola del Signore, le tracce della “durezza del cuore” dell’uomo, a motivo della quale Mosè ha permesso il ripudio della donna [Cf ⇒ Mt 19,8; 1610 ⇒ Dt 24,1 ].

1611 Vedendo l’Alleanza di Dio con Israele sotto l’immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele, [Cf ⇒ Os 1-3; ⇒ Is 54; ⇒ Is 62; ⇒ Ger 2-3; 1611 ⇒ Ger 31; ⇒ Ez 16; ⇒ Ez 23 ] i profeti hanno preparato la coscienza del Popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell’unicità e dell’indissolubilità del matrimonio [Cf ⇒ Ml 2,13-17 ]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un’espressione unica dell’amore umano, in quanto è riflesso dell’amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (⇒ Ct 8,6-7 ).

Il matrimonio nel Signore

1612 L’alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo Israele aveva preparato l’Alleanza Nuova ed eterna nella quale il Figlio di Dio, incarnandosi e offrendo la propria vita, in certo modo si è unito tutta l’umanità da lui salvata, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22] preparando così “le nozze dell’Agnello” (⇒ Ap 19,7; ⇒ Ap 19,9).

1613 Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno – su richiesta di sua Madre – durante una festa nuziale [Cf ⇒ Gv 2,1-11 ]. La Chiesa attribuisce una grande importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana. Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l’annuncio che ormai esso sarà un segno efficace della presenza di Cristo.

1614 Nella sua predicazione Gesù ha insegnato senza equivoci il senso originale dell’unione dell’uomo e della donna, quale il Creatore l’ha voluta all’origine: il permesso, dato da Mosè, di ripudiare la propria moglie, era una concessione motivata dalla durezza del cuore; [Cf ⇒ Mt 19,8 ] l’unione matrimoniale dell’uomo e della donna è indissolubile: Dio stesso l’ha conclusa. “Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” ( ⇒ Mt 19,6 ).

1615 Questa inequivocabile insistenza sull’indissolubilità del vincolo matrimoniale ha potuto lasciare perplessi e apparire come un’esigenza irrealizzabile [Cf ⇒ Mt 19,10 ]. Tuttavia Gesù non ha caricato gli sposi di un fardello impossibile da portare e troppo gravoso, [Cf ⇒ Mt 11,29-30 ] più pesante della Legge di Mosè. Venendo a ristabilire l’ordine iniziale della creazione sconvolto dal peccato, egli stesso dona la forza e la grazia per vivere il matrimonio nella nuova dimensione del Regno di Dio. Seguendo Cristo, rinnegando se stessi, prendendo su di sé la propria croce [Cf ⇒ Mc 8,34 ] gli sposi potranno “capire” [Cf ⇒ Mt 19,11 ] il senso originale del matrimonio e viverlo con l’aiuto di Cristo. Questa grazia del Matrimonio cristiano è un frutto della croce di Cristo, sorgente di ogni vita cristiana.

1616 E’ ciò che l’Apostolo Paolo lascia intendere quando dice: “Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa” ( ⇒ Ef 5,25-26 ), e aggiunge subito: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” ( ⇒ Ef 5,31-32 ).

1617 Tutta la vita cristiana porta il segno dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è, per così dire, il lavacro di nozze [Cf ⇒ Ef 5,26-27 ] che precede il banchetto di nozze, l’Eucaristia. Il Matrimonio cristiano diventa, a sua volta, segno efficace, sacramento dell’alleanza di Cristo e della Chiesa. Poiché ne significa e ne comunica la grazia, il matrimonio fra battezzati è un vero sacramento della Nuova Alleanza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1800; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1055, 2].

La verginità per il Regno

1618 Cristo è il centro di ogni vita cristiana. Il legame con lui occupa il primo posto rispetto a tutti gli altri legami, familiari o sociali [Cf ⇒ Lc 14,26; 1618 ⇒ Mc 10,28-31 ]. Fin dall’inizio della Chiesa, ci sono stati uomini e donne che hanno rinunciato al grande bene del matrimonio per seguire “l’Agnello dovunque va”( ⇒ Ap 14,4 ), per preoccuparsi delle cose del Signore e cercare di piacergli, [Cf ⇒ 1Cor 7,32 ] per andare incontro allo Sposo che viene [Cf ⇒ Mt 25,6 ]. Cristo stesso ha invitato certuni a seguirlo in questo genere di vita, di cui egli rimane il modello:

Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca ( ⇒ Mt 19,12 ).

1619 La verginità per il Regno dei cieli è uno sviluppo della grazia battesimale, un segno possente della preminenza del legame con Cristo, dell’attesa ardente del suo ritorno, un segno che ricorda pure come il matrimonio sia una realtà del mondo presente che passa [Cf ⇒ Mc 12,25; ⇒ 1Cor 7,31 ].

1620 Entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il Regno di Dio, provengono dal Signore stesso. E’ lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà [Cf ⇒ Mt 19,3-12 ]. La stima della verginità per il Regno [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 42; Id., Perfectae caritatis, 12; Id. , Optatam totius, 10] e il senso cristiano del Matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente:

Chi denigra il matrimonio, sminuisce anche la gloria della verginità; chi lo loda, aumenta l’ammirazione che è dovuta alla verginità. . . Infatti, ciò che sembra bello solo in rapporto a ciò che è brutto non può essere molto bello; quello che invece è la migliore delle cose considerate buone, è la cosa più bella in senso assoluto [San Giovanni Crisostomo, De virginitate, 10, 1: PG 48, 540A; cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 16].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo: I Sacramenti del servizio della Comunione, Articolo 6 il Sacramento dell’Ordine

2 marzo 2019

I SACRAMENTI DEL SERVIZIO DELLA COMUNIONE
1533 Il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia sono i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Essi fondano la vocazione comune di tutti i discepoli di Cristo, vocazione alla santità e alla missione di evangelizzare il mondo. Conferiscono le grazie necessarie per vivere secondo lo Spirito in questa vita di pellegrini in cammino verso la patria.

1534 Due altri sacramenti, l’Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all’edificazione del popolo di Dio.

1535 In questi sacramenti, coloro che sono già stati consacrati mediante il Battesimo e la Confermazione per il sacerdozio comune di tutti i fedeli, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 10] possono ricevere consacrazioni particolari. Coloro che ricevono il sacramento dell’Ordine sono consacrati per essere “posti, in nome di Cristo, a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Da parte loro, “i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo: I Sacramenti della Guarigione/ Art.5 L’Unzione degli infermi( I,II,III;IV,V Sintesi)

23 febbraio 2019

L’UNZIONE DEGLI INFERMI
1499 “Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

I. Suoi fondamenti nell’Economia della Salvezza

La malattia nella vita umana

1500 La malattia e la sofferenza sono sempre state tra i problemi più gravi che mettono alla prova la vita umana. Nella malattia l’uomo fa l’esperienza della propria impotenza, dei propri limiti e della propria finitezza. Ogni malattia può farci intravvedere la morte.

1501 La malattia può condurre all’angoscia, al ripiegamento su di sé, talvolta persino alla disperazione e alla ribellione contro Dio. Ma essa può anche rendere la persona più matura, aiutarla a discernere nella propria vita ciò che non è essenziale per volgersi verso ciò che lo è. Molto spesso la malattia provoca una ricerca di Dio, un ritorno a lui.

Il malato di fronte a Dio

1502 L’uomo dell’Antico Testamento vive la malattia di fronte a Dio. E’ davanti a Dio che egli versa le sue lacrime sulla propria malattia; [Cf ⇒ Sal 38 ] è da lui, il Signore della vita e della morte, che egli implora la guarigione [Cf ⇒ Sal 6,3; ⇒ Is 38 ]. La malattia diventa cammino di conversione [Cf ⇒ Sal 38,5; 1502 ⇒ Sal 39,9; ⇒ Sal 38,12 ] e il perdono di Dio dà inizio alla guarigione [Cf ⇒ Sal 32,5; ⇒ Sal 107,20; 1502 ⇒ Mc 2,5-12 ]. Israele sperimenta che la malattia è legata, in un modo misterioso, al peccato e al male, e che la fedeltà a Dio, secondo la sua Legge, ridona la vita: “perché io sono il Signore, colui che ti guarisce!” ( ⇒ Es 15,26 ). Il profeta intuisce che la sofferenza può anche avere un valore redentivo per i peccati altrui [Cf ⇒ Is 53,11 ]. Infine Isaia annuncia che Dio farà sorgere per Sion un tempo in cui perdonerà ogni colpa e guarirà ogni malattia [Cf ⇒ Is 33,24 ].

Cristo-medico

1503 La compassione di Cristo verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere [Cf ⇒ Mt 4,24 ] sono un chiaro segno del fatto che “Dio ha visitato il suo popolo” ( ⇒ Lc 7,16 ) e che il Regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati: [Cf ⇒ Mc 2,5-12 ] è venuto a guarire l’uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno [Cf ⇒ Mc 2,17 ]. La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge così lontano che egli si identifica con loro: “Ero malato e mi avete visitato” ( ⇒ Mt 25,36 ). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Essa sta all’origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene.

1504 Spesso Gesù chiede ai malati di credere [Cf ⇒ Mc 5,34; ⇒ Mc 5,36; ⇒ Mc 9,23 ]. Si serve di segni per guarire: saliva e imposizione delle mani, [Cf ⇒ Mc 7,32-36; ⇒ Mc 8,22-25 ] fango e abluzione [Cf ⇒ Gv 9,6 s]. I malati cercano di toccarlo [Cf ⇒ Mc 1,41; ⇒ Mc 3,10; ⇒ Mc 6,56 ] “perché da lui usciva una forza che sanava tutti” ( ⇒ Lc 6,19 ). Così, nei sacramenti, Cristo continua a “toccarci” per guarirci.

1505 Commosso da tante sofferenze, Cristo non soltanto si lascia toccare dai malati, ma fa sue le loro miserie: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” ( ⇒ Mt 8,17 ) [Cf ⇒ Is 53,4 ]. Non ha guarito però tutti i malati. Le sue guarigioni erano segni della venuta del Regno di Dio. Annunciavano una guarigione più radicale: la vittoria sul peccato e sulla morte attraverso la sua Pasqua. Sulla croce, Cristo ha preso su di sé tutto il peso del male [Cf ⇒ Is 53,4-6 ] e ha tolto il “peccato del mondo” ( ⇒ Gv 1,29 ), di cui la malattia non è che una conseguenza. Con la sua passione e la sua morte sulla Croce, Cristo ha dato un senso nuovo alla sofferenza: essa può ormai configurarci a lui e unirci alla sua passione redentrice.

“Guarite gli infermi…”

1506 Cristo invita i suoi discepoli a seguirlo prendendo anch’essi la loro croce [Cf ⇒ Mt 10,38 ]. A_ Seguendolo, assumono un nuovo modo di vedere la malattia e i malati. Gesù li associa alla sua vita di povertà e di servizio. Li rende partecipi del suo ministero di compassione e di guarigione: “E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano” ( ⇒ Mc 6,12-13 ).

1507 Il Signore risorto rinnova questo invio (“Nel mio nome. . . imporranno le mani ai malati e questi guariranno”: ⇒ Mc 16,17-18 ) e lo conferma per mezzo dei segni che la Chiesa compie invocando il suo nome. Questi segni manifestano in modo speciale che Gesù è veramente “Dio che salva”.

1508 Lo Spirito Santo dona ad alcuni un carisma speciale di guarigione per manifestare la forza della grazia del Risorto. Tuttavia, neppure le preghiere più intense ottengono la guarigione di tutte le malattie. Così san Paolo deve imparare dal Signore che “ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza” ( ⇒ 2Cor 12,9 ), e che le sofferenze da sopportare possono avere come senso quello per cui “io completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” ( ⇒ Col 1,24 ).

1509 “Guarite gli infermi!” ( ⇒ Mt 10,8 ). Questo compito la Chiesa l’ha ricevuto dal Signore e cerca di attuarlo sia attraverso le cure che presta ai malati sia mediante la preghiera di intercessione con la quale li accompagna. Essa crede nella presenza vivificante di Cristo, medico delle anime e dei corpi. Questa presenza è particolarmente operante nei sacramenti e in modo tutto speciale nell’Eucaristia, pane che dà la vita eterna e al cui legame con la salute del corpo san Paolo allude.

1510 La Chiesa apostolica conosce tuttavia un rito specifico in favore degli infermi, attestato da san Giacomo: “Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati” ( ⇒ Gc 5,14-15 ). La Tradizione ha riconosciuto in questo rito uno dei sette sacramenti della Chiesa [Cf Innocenzo I, Lettera Si instituta ecclesiastica: Denz. -Schönm., 216; Concilio di Firenze: ibid. , 1324-1325; Concilio di Trento: ibid., 1695-1696; 1716-1717].

Un sacramento degli infermi

1511 La Chiesa crede e professa che esiste, tra i sette sacramenti, un sacramento destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l’Unzione degli infermi:

Questa unzione sacra dei malati è stata istituita come vero e proprio sacramento del Nuovo Testamento dal Signore nostro Gesù Cristo. Accennato da Marco, è stato raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo, apostolo e fratello del Signore [Concilio di Trento: Denz. – Schönm., 1695; cf ⇒ Mc 6,13; 1511 ⇒ Gc 5,14-15 ].

1512 Nella tradizione liturgica, tanto in Oriente quanto in Occidente, si hanno fin dall’antichità testimonianze di unzioni di infermi praticate con olio benedetto. Nel corso dei secoli, l’Unzione degli infermi è stata conferita sempre più esclusivamente a coloro che erano in punto di morte. Per questo motivo aveva ricevuto il nome di “Estrema Unzione”. Malgrado questa evoluzione la Liturgia non ha mai tralasciato di pregare il Signore affinché il malato riacquisti la salute, se ciò può giovare alla sua salvezza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1696].

1513 La Costituzione apostolica “Sacram unctionem infirmorum” del 30 novembre 1972, in linea con il Concilio Vaticano II [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 73] ha stabilito che, per l’avvenire, sia osservato nel rito romano quanto segue:

Il sacramento dell’Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto – olio di oliva o altro olio vegetale – dicendo una sola volta: “Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo, e liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi” [Paolo VI, Cost. ap. Sacram unctionem infirmorum; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 847, 1.].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Articolo 4 ,il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione ( Paragrafi, VIII;IX;X;XI;Sintesi)

14 febbraio 2019

VIII. Il ministro di questo sacramento

1461 Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione, [Cf ⇒ Gv 20,23; 1461 ⇒ 2Cor 5,18 ] i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell’Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

1462 Il perdono dei peccati riconcilia con Dio ma anche con la Chiesa. Il vescovo, capo visibile della Chiesa particolare, è dunque considerato a buon diritto, sin dai tempi antichi, come colui che principalmente ha il potere e il ministero della riconciliazione: è il moderatore della disciplina penitenziale [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 26]. I presbiteri, suoi collaboratori, esercitano tale potere nella misura in cui ne hanno ricevuto l’ufficio sia dal proprio vescovo (o da un superiore religioso), sia dal Papa, in base al diritto della Chiesa [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844; ⇒ 967-969; ⇒ 972; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 722, 3-4].

1463 Alcuni peccati particolarmente gravi sono colpiti dalla scomunica, la pena ecclesiastica più severa, che impedisce di ricevere i sacramenti e di compiere determinati atti ecclesiastici, e la cui assoluzione, di conseguenza, non può essere accordata, secondo il diritto della Chiesa, che dal Papa, dal vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1331; ⇒ 1354-1357; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1431; 1434; 1420]. In caso di pericolo di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ascoltare le confessioni, può assolvere da qualsiasi peccato [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 976; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 725] e da qualsiasi scomunica.

1464 I sacerdoti devono incoraggiare i fedeli ad accostarsi al sacramento della Penitenza e devono mostrarsi disponibili a celebrare questo sacramento ogni volta che i cristiani ne facciano ragionevole richiesta [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 986; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 735; Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13].

1465 Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore.

1466 Il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio. Il ministro di questo sacramento deve unirsi “all’intenzione e alla carità di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13]. Deve avere una provata conoscenza del comportamento cristiano, l’esperienza delle realtà umane, il rispetto e la delicatezza nei confronti di colui che è caduto; deve amare la verità, essere fedele al magistero della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione e la piena maturità. Deve pregare e fare penitenza per lui, affidandolo alla misericordia del Signore.

1467 Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1388, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1456]. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il “sigillo sacramentale”, poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane “sigillato” dal sacramento.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Articolo 4 Il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione .Paragrafo VI e VII

11 febbraio 2019

VI. Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione

1440 Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

Dio solo perdona il peccato

1441 Dio solo perdona i peccati [Cf ⇒ Mc 2,7 ]. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: “Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” ( ⇒ Mc 2,10 ) ed esercita questo potere divino: “Ti sono rimessi i tuoi peccati!” ( ⇒ Mc 2,5; ⇒ Lc 7,48 ). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini [Cf ⇒ Gv 20,21-23 ] affinché lo esercitino nel suo nome.

1442 Cristo ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue. Ha tuttavia affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il “ministero della riconciliazione” ( ⇒ 2Cor 5,18 ). L’apostolo è inviato “nel nome di Cristo”, ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: “Lasciatevi riconciliare con Dio” ( ⇒ 2Cor 5,20 ).

Riconciliazione con la Chiesa

1443 Durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l’effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del Popolo di Dio, dalla quale il peccato li aveva allontanati o persino esclusi. Un segno chiaro di ciò è il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora, egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente il perdono di Dio [Cf ⇒ Lc 15 ] e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al Popolo di Dio [ Cf ⇒ Lc 19,9 ].

1444 Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l’autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” ( ⇒ Mt 16,19 ). Questo “incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 22].

1445 Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.

Il sacramento del perdono

1446 Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come “la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta” [Tertulliano, De paenitentia, 4, 2; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1542].

1447 Nel corso dei secoli la forma concreta, secondo la quale la Chiesa ha esercitato questo potere ricevuto dal Signore, ha subito molte variazioni. Durante i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso peccati particolarmente gravi dopo il loro Battesimo (per esempio l’idolatria, l’omicidio o l’adulterio), era legata ad una disciplina molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano fare pubblica penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima di ricevere la riconciliazione. A questo “ordine dei penitenti” (che riguardava soltanto certi peccati gravi) non si era ammessi che raramente e, in talune regioni, una sola volta durante la vita. Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione monastica d’Oriente, i missionari irlandesi portarono nell’Europa continentale la pratica “privata” della penitenza, che non esige il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una maniera più segreta tra il penitente e il sacerdote. Questa nuova pratica prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via ad una frequenza regolare di questo sacramento. Essa permetteva di integrare in una sola celebrazione sacramentale il perdono dei peccati gravi e dei peccati veniali. E’ questa, a grandi linee, la forma di penitenza che la Chiesa pratica fino ai nostri giorni.

1448 Attraverso i cambiamenti che la disciplina e la celebrazione di questo sacramento hanno conosciuto nel corso dei secoli, si discerne la medesima struttura fondamentale. Essa comporta due elementi ugualmente essenziali: da una parte, gli atti dell’uomo che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall’altra parte, l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa. La Chiesa che, mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale.

1449 La formula di assoluzione in uso nella Chiesa latina esprime gli elementi essenziali di questo sacramento: il Padre delle misericordie è la sorgente di ogni perdono. Egli realizza la riconciliazione dei peccatori mediante la Pasqua del suo Figlio e il dono del suo Spirito, attraverso la preghiera e il ministero della Chiesa:

Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e Risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell’assoluzione].

VII. Gli atti del penitente

1450 “La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l’umiltà e la feconda soddisfazione” [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1673].

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Catechismo della Chiesa Cattolica,Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Art.4 il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione (Pargrafo: I, II, III; IV, V )

6 febbraio 2019

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE
1422 “Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1423 E’ chiamato sacramento della conversione poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, [Cf ⇒ Mc 1,15 ] il cammino di ritorno al Padre [Cf ⇒ Lc 15,18 ] da cui ci si è allontanati con il peccato.
E’ chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.

1424 E’ chiamato sacramento della confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una “confessione”, riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.
E’ chiamato sacramento del perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente “il perdono e la pace” [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell’assoluzione]. E’ chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: “Lasciatevi riconciliare con Dio” ( ⇒ 2Cor 5,20 ). Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all’invito del Signore: “Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” ( ⇒ Mt 5,24 ).

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Catechismo della Chiesa Cattolica, il Sacramento dell’Eucaristia,paragrafo VII e Sintesi

5 febbraio 2019

L’Eucaristia – “Pegno della gloria futura”

1402 In una antica preghiera, la Chiesa acclama il mistero dell’Eucaristia: “O sacrum convivium in quo Christus sumitur. Recolitur memoria passionis eius; mens impletur gratia et futurae gloriae nobis pignus datur – O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione; l’anima è ricolmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura”. Se l’Eucaristia è il memoriale della Pasqua del Signore, se mediante la nostra Comunione all’altare veniamo ricolmati “di ogni grazia e benedizione del cielo”, [Messale Romano, Canone Romano: “Supplices te rogamus”] l’Eucaristia è pure anticipazione della gloria del cielo.

1403 Nell’ultima Cena il Signore stesso ha fatto volgere lo sguardo dei suoi discepoli verso il compimento della Pasqua nel Regno di Dio: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel Regno del Padre mio” ( ⇒ Mt 26,29 ) [Cf ⇒ Lc 22,18; 1403 ⇒ Mc 14,25 ]. Ogni volta che la Chiesa celebra l’Eucaristia, ricorda questa promessa e il suo sguardo si volge verso “Colui che viene” [Cf ⇒ Ap 1,4 ]. Nella preghiera, essa invoca la sua venuta: “Marana tha” ( ⇒ 1Cor 16,22 ), “Vieni, Signore Gesù” ( ⇒ Ap 22,20 ), “Venga la tua grazia e passi questo mondo!” [Didaché, 10, 6].

1404 La Chiesa sa che, fin d’ora, il Signore viene nella sua Eucaristia, e che egli è lì, in mezzo a noi. Tuttavia questa presenza è nascosta. E’ per questo che celebriamo l’Eucaristia “expectantes beatam spem et adventum Salvatoris nostri Jesu Christi – nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”, [Embolismo dopo il Padre nostro; cf ⇒ Tt 2,13 ] chiedendo “di ritrovarci insieme a godere della tua gloria quando, asciugata ogni lacrima, i nostri occhi vedranno il tuo volto e noi saremo simili a te, e canteremo per sempre la tua lode, in Cristo, nostro Signore” [Messale Romano, Preghiera eucaristica III: preghiera per i defunti].

1405 Di questa grande speranza, quella dei “nuovi cieli” e della “terra nuova nei quali abiterà la giustizia” ( ⇒ 2Pt 3,13 ), non abbiamo pegno più sicuro, né segno più esplicito dell’Eucaristia. Ogni volta infatti che viene celebrato questo mistero, “si effettua l’opera della nostra redenzione” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3] e noi spezziamo “l’unico pane che è farmaco d’immortalità, antidoto contro la morte, alimento dell’eterna vita in Gesù Cristo” [Sant’Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sacramento dell’Eucaristia, Capitolo VI

26 gennaio 2019

VI. Il banchetto pasquale

1382 La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. Ma la celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all’unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi, è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi.

1383 L’ altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell’Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l’altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l’altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. “Che cosa è l’altare di Cristo se non l’immagine del Corpo di Cristo?” – dice sant’Ambrogio, [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C] e altrove: “L’altare è l’immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull’altare” [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C]. La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega così nella sua anafora:

Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo [Messale romano, Canone Romano: “Supplices te rogamus”].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sacramento dell’ Eucaristia Capitolo V

23 gennaio 2019

V. Il sacrificio sacramentale:
azione di grazie, memoriale, presenza
1356 Se i cristiani celebrano l’Eucaristia fin dalle origini e in una forma che, sostanzialmente, non è cambiata attraverso la grande diversità dei tempi e delle liturgie, è perché ci sappiamo vincolati dal comando del Signore, dato la vigilia della sua Passione: “Fate questo in memoria di me” ( ⇒ 1Cor 11,24-25 ).

1357 A questo comando del Signore obbediamo celebrando il memoriale del suo sacrificio. Facendo questo, offriamo al Padre ciò che egli stesso ci ha dato: i doni della creazione, il pane e il vino, diventati, per la potenza dello Spirito Santo e per le parole di Cristo, il Corpo e il Sangue di Cristo: in questo modo Cristo è reso realmente e misteriosamente presente .

1358 Dobbiamo dunque considerare l’Eucaristia – come azione di grazie e lode al Padre , – come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo Corpo, – come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua Parola e del suo Spirito .

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sacramento dell ‘ Eucaristia Paragafi III e IV

4 gennaio 2019

III. L’Eucaristia nell’Economia della Salvezza

I segni del pane e del vino

1333 Al centro della celebrazione dell’Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l’invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: “Prese il pane. . . ”, “Prese il calice del vino. . . ”. Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all’offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, [Cf ⇒ Sal 104,13-15 ] “frutto del lavoro dell’uomo”, ma prima ancora “frutto della terra” e “della vite”, doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che “offrì pane e vino” ( ⇒ Gen 14,18 ) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta [Cf Messale Romano, Canone Romano: “Supra quae”].

1334 Nell’Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell’Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall’Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio [Cf ⇒ Dt 8,3 ]. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il “calice della benedizione” ( ⇒ 1Cor 10,16 ), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell’attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.

1335 I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia [Cf ⇒ Mt 14,13-21; ⇒ Mt 15,32-39 ]. Il segno dell’acqua trasformata in vino a Cana [Cf ⇒ Gv 2,11 ] annunzia già l’Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo [Cf ⇒ Mc 14,25 ] divenuto il Sangue di Cristo.

1336 Il primo annunzio dell’Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli, così come l’annunzio della Passione li ha scandalizzati: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” ( ⇒ Gv 6,60 ). L’Eucaristia e la croce sono pietre d’inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione di divisione: “Forse anche voi volete andarvene?” ( ⇒ Gv 6,67 ): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come invito del suo amore a scoprire che è lui solo ad avere “parole di vita eterna” ( ⇒ Gv 6,68 ) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia è accogliere lui stesso.

L’istituzione dell’Eucaristia

1337 Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell’amore [Cf ⇒ Gv 13,1-17 ]. Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua Pasqua, istituì l’Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli “in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].

1338 I tre vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l’istituzione dell’Eucaristia: Cristo si definisce come il pane di vita, disceso dal cielo [Cf ⇒ Gv 6 ].

1339 Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue.

Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare”. . . Essi andarono. . . e prepararono la Pasqua. Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel Regno di Dio”. . . Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi” ( ⇒ Lc 22,7-20 ) [Cf ⇒ Mt 26,17-29; ⇒ Mc 14,12-25; ⇒ 1Cor 11,23-26 ].

1340 Celebrando l’ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua Morte e la sua Risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell’Eucaristia, che porta a compimento la pasqua ebraica e anticipa la pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno.

“Fate questo in memoria di me”

1341 Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua Morte, della sua Risurrezione e della sua intercessione presso il Padre.

1342 Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. Della Chiesa di Gerusalemme è detto:

Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. . . Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore ( ⇒ At 2,42; ⇒ At 2,46 ).

1343 Soprattutto “il primo giorno della settimana”, cioè la domenica, il giorno della Risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano “per spezzare il pane” ( ⇒ At 20,7 ). Da quei tempi la celebrazione dell’Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa.

1344 Così, di celebrazione in celebrazione, annunziando il Mistero pasquale di Gesù “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ), il Popolo di Dio avanza “camminando per l’angusta via della croce” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 1] verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.

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Ufficio delle Letture del 4 Gennaio 2019/ Seconda Lettura Dai «500 Capitoli» di san Massimo il Confessore, abate Centuria 1, 8-13; PG 90, 1182-1186) Mistero sempre nuovo

4 gennaio 2019

Il Verbo di Dio fu generato secondo la carne una volta per tutte. Ora, per la sua benignità verso l’uomo, desidera ardentemente di nascere secondo lo spirito in coloro che lo vogliono e diviene bambino che cresce con il crescere delle loro virtù. Si manifesta in quella misura di cui sa che è capace chi lo riceve. Non restringe la visuale immensa della sua grandezza per invidia e gelosia, ma saggia, quasi misurandola, la capacità di coloro che desiderano vederlo. Così il Verbo di Dio, pur manifestandosi nella misura di coloro che ne sono partecipi, rimane tuttavia sempre imperscrutabile a tutti, data l’elevatezza del mistero. Per questa ragione l’Apostolo di Dio, considerando con sapienza la portata del mistero, dice: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!» (Eb 13, 8), intendendo dire in tal modo che il mistero è sempre nuovo e non invecchia mai per la comprensione di nessuna mente umana.
Cristo Dio nasce e si fa uomo, prendendo un corpo dotato di un’anima intelligente, lui, che aveva concesso alle cose di uscire dal nulla. Dall’oriente una stella che brilla in pieno giorno guida i magi verso il luogo dove il Verbo ha preso carne, per dimostrare misticamente che il Verbo contenuto nella legge e nei profeti supera ogni conoscenza dei sensi e conduce le genti alla suprema luce della conoscenza.
Infatti la parola della legge e dei profeti, a guisa di stella, rettamente intesa, conduce a riconoscere il Verbo incarnato coloro che in virtù della grazia sono stati chiamati secondo il beneplacito divino.
Dio si fa perfetto uomo, non cambiando nulla di quanto è proprio della natura umana, tolto, si intende, il peccato, che del resto non le appartiene. Si fa uomo per provocare il dragone infernale avido e impaziente di divorare la sua preda, cioè l’umanità del Cristo. Cristo in effetti, gli dà in pasto la sua carne. Quella carne però doveva tramutarsi per il diavolo in veleno. La carne abbatteva totalmente il mostro con la potenza della divinità che in essa si celava. Per la natura umana, invece, sarebbe stata il rimedio, perché l’avrebbe riportata alla grazia originale con la forza della divinità in essa presente.
Come infatti il dragone, avendo istillato il suo veleno nell’albero della scienza, aveva rovinato il genere umano, facendoglielo gustare, così il medesimo, presumendo divorare la carne del Signore, fu rovinato e spodestato per la potenza della divinità che era in essa.
Ma il grande mistero dell’incarnazione divina rimane pur sempre un mistero. In effetti come può il Verbo, che con la sua persona è essenzialmente nella carne, essere al tempo stesso come persona ed essenzialmente tutto nel Padre? Così come può lo stesso Verbo, totalmente Dio per natura, diventare totalmente uomo per natura? E questo senza abdicare per niente né alla natura divina, per cui è Dio, né alla nostra, per cui è divenuto uomo?
Soltanto la fede arriva a questi misteri, essa che è la sostanza e la base di quelle cose che superano ogni comprensione della mente umana.

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Catechismo della Chiesa Cattolica : Il Sacramento dell’Eucaristia ( Introduzione, paragrafi 1 e 2)

28 dicembre 2018

IL SACRAMENTO DELL’EUCARISTIA
1322 La santa Eucaristia completa l’iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l’Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.

1323 “Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, “nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura”” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, il Sacramento della Confermazione (cap. IV, V; Sintesi)

14 dicembre 2018

IV. Chi può ricevere questo sacramento?

1306 Può e deve ricevere il sacramento della Confermazione ogni battezzato, che non l’abbia ancora ricevuto [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 889, 1]. Dal momento che Battesimo, Confer mazione ed Eucaristia costituiscono un tutto unitario, ne deriva che “i fedeli sono obbligati a ricevere tempestivamente questo sacramento”; [⇒ Codice di Diritto Canonico, 890] senza la Confermazione e l’Eucaristia, infatti, il sacramento del Battesimo è certamente valido ed efficace, ma l’iniziazione cristiana rimane incompiuta.

1307 La consuetudine latina da secoli indica come punto di riferimento per ricevere la Confermazione “l’età della discrezione”. Quando fossero in pericolo di morte, tuttavia, i bambini devono essere cresimati anche se non hanno ancora raggiunto tale età [Cf ⇒ ibid., 891; ⇒ 883, 3].

1308 Se talvolta si parla della Confermazione come del “sacramento della maturità cristiana”, non si deve tuttavia confondere l’età adulta della fede con l’età adulta della crescita naturale, e neppure dimenticare che la grazia del Battesimo è una grazia di elezione gratuita e immeritata, che non ha bisogno di una “ratifica” per diventare effettiva. Lo ricorda san Tommaso:

L’età fisica non condiziona l’anima. Quindi anche nell’età della puerizia l’uomo può ottenere la perfezione dell’età spirituale di cui la Sapienza (⇒ 4, 8) dice: “Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni”. E’ per questo che molti, nell’età della fanciullezza, avendo ricevuta la forza dello Spirito Santo, hanno combattuto generosamente per Cristo fino al sangue [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 72, 8, ad 2].

1309 La preparazione alla Confermazione deve mirare a condurre il cristiano verso una più intima unione con Cristo, verso una familiarità più viva con lo Spirito Santo, la sua azione, i suoi doni e le sue mozioni, per poter meglio assumere le responsabilità apostoliche della vita cristiana. Di conseguenza la catechesi della Confermazione si sforzerà di risvegliare il senso dell’appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo, sia alla Chiesa universale che alla comunità parrocchiale. Su quest’ultima grava una particolare responsabilità nella preparazione dei confermandi [Cf Pontificale romano, Rito della confermazione, Premesse, 3].

1310 Per ricevere la Confermazione si deve essere in stato di grazia. E’ opportuno accostarsi al sacramento della Penitenza per essere purificati in vista del dono dello Spirito Santo. Una preghiera più intensa deve preparare a ricevere con docilità e disponibilità la forza e le grazie dello Spirito Santo [Cf ⇒ At 1,14 ].

1311 Per la Confermazione, come per il Battesimo, è conveniente che i candidati cerchino l’aiuto spirituale di un padrino o di una madrina. E’ opportuno che sia la stessa persona scelta per il Battesimo, per sottolineare meglio l’unità dei due sacramenti [Cf Pontificale romano, Rito della confermazione, Premesse, 5; 6; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 893, 1. 2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica : il Sacramento della Confermazione( gli effetti della Confermazione)

9 dicembre 2018

1302 Risulta dalla celebrazione che l’effetto del sacramento della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste.

1303 Ne deriva che la Confermazione apporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale:
– ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: “Abbà, Padre” ( ⇒ Rm 8,15 );
– ci unisce più saldamente a Cristo;
– aumenta in noi i doni dello Spirito Santo;
– rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]
– ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1319; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11; 12].

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Catechismo della Chiesa Cattolica : il Sacramento della Confermazione

1 dicembre 2018
  1. La Confermazione nell’Economia della Salvezza

 

1286 Nell’ Antico Testamento, i profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso [Cf Is 11,2 ] in vista della sua missione salvifica [Cf Lc 4,16-22; Is 61,1 ]. La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo Battesimo da parte di Giovanni, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio [Cf Mt 3,13-17; Gv 1,33-34 ]. Concepito per opera dello Spirito Santo, tutta la sua vita e la sua missione si svolgono in una totale comunione con lo Spirito Santo che il Padre gli dà “senza misura” ( Gv 3,34 ).

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : Capitoli Cinque, Sei, Sette e la Sintesi)

27 novembre 2018

V. Chi può battezzare?

1256 I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 677, 1]. In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio [Cf ⇒ 1Tm 2,4 ] e nella necessità del Battesimo per la salvezza [Cf ⇒ Mc 16,16; Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1315; Nicolò I, Risposta Ad consulta vestra: ibid., 646; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : IV. Chi può ricevere il Battesimo?)

26 novembre 2018

1246 “E’ capace di ricevere il Battesimo ogni uomo e solo l’uomo non ancora battezzato” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 864; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 679].

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : III Come viene celebrato il Sacramento del Battesimo?)

23 novembre 2018

L’iniziazione cristiana

1229 Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l’annunzio della Parola, l’accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’accesso alla Comunione eucaristica.

1230 Questa iniziazione ha assunto forme molto diverse nel corso dei secoli e secondo le circostanze. Nei primi secoli della Chiesa l’iniziazione cristiana ha co nosciuto un grande sviluppo, con un lungo periodo di catecumenato e una serie di riti preparatori che scandivano liturgicamente il cammino della preparazione catecumenale per concludersi con la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.

1231 Dove il Battesimo dei bambini è diventato largamente la forma abituale della celebrazione del sacramento, questa è divenuta un atto unico che, in modo molto abbreviato, integra le tappe preparatorie dell’iniziazione cristiana. Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. E’ l’ambito proprio del catechismo .

1232 Il Concilio Vaticano II ha ripristinato, per la Chiesa latina, “il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64]. I riti si trovano nell’ Ordo initiationis christianae adultorum (1972). Il Concilio ha inoltre permesso che “nelle terre di missione, sia acconsentito accogliere, oltre agli elementi che si hanno nella tradizione cristiana, anche quegli elementi di iniziazione in uso presso ogni popolo, nella misura in cui possono essere adattati al rito cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64].

1233 Oggi, dunque, in tutti i riti latini e orientali, l’iniziazione cristiana degli adulti incomincia con il loro ingresso nel catecumenato e arriva al suo cultime nella celebrazione unitaria dei tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 14; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851; ⇒ 865; ⇒ 866]. Nei riti orientali l’iniziazione cristiana dei bambini incomincia con il Battesimo immediatamente seguito dalla Confermazione e dall’Eucaristia, mentre nel rito romano essa continua durante alcuni anni di catechesi, per concludersi più tardi con la Confermazione e l’Eucaristia, culmine della loro iniziazione cristiana [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851, 2; ⇒ 868].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa) I Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: Articolo 1 , Il Sacramento del Battesimo

21 novembre 2018

1213 Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (“vitae spiritualis ianua”), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1314; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 204, 1; ⇒ 849; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 675, 1] “Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la Parola” [Catechismo Romano, 2, 2, 5].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1214 Lo si chiama Battesimo dal rito centrale con il quale è compiuto: battezzare (baptizein” in greco) significa “tuffare”, “immergere”; l’ “immersione” nell’acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, [Cf ⇒ Rm 6,3-4; ⇒ Col 2,12 ] quale “nuova creatura” ( ⇒ 2Cor 5,17; ⇒ Gal 6,15 ).

1215 Questo sacramento è anche chiamato il “ lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” ( ⇒ Tt 3,5 ), poiché significa e realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno “può entrare nel Regno di Dio” ( ⇒ Gv 3,5 ).

1216 “Questo lavacro è chiamato illuminazione, perché coloro che ricevono questo insegnamento [catechetico] vengono illuminati nella mente. . . ” [San Giustino, Apologiae, 1, 61, 12]. Poiché nel Battesimo ha ricevuto il Verbo, “la luce vera. . . che illumina ogni uomo” ( ⇒ Gv 1,9 ), il battezzato, “dopo essere stato illuminato” ( ⇒ Eb 10,32 ) è divenuto “figlio della luce” ( ⇒ 1Ts 5,5 ), e “luce” egli stesso ( ⇒ Ef 5,8 ):

Il Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio. . . Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 3-4: PG 36, 361C].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa)

19 novembre 2018

1210 I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

1211 Seguendo questa analogia saranno presentati per primi i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (capitolo primo), poi i sacramenti della guarigione (capitolo secondo), infine i sacramenti che sono al servizio della comunione e della missione dei fedeli (capitolo terzo). Quest’ordine non è certo l’unico possibile; permette tuttavia di vedere che i sacramenti formano un organismo nel quale ciascuno di essi ha il suo ruolo vitale. In questo organismo l’Eucaristia occupa un posto unico in quanto è il “Sacramento dei sacramenti”: “gli altri sono tutti ordinati a questo come al loro specifico fine” [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo 2 DIVERSITA’ LITURGICA E UNITA’ DEL MISTERO)

18 novembre 2018

Tradizioni liturgiche e cattolicità della Chiesa

1200 Dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla Parusia, le Chiese di Dio, fedeli alla fede apostolica, celebrano, in ogni luogo, lo stesso Mistero pasquale. Il Mistero celebrato nella Liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato.

1201 E’ tale l’insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l’espressione. La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità. Quando le Chiese hanno vissuto queste tradizioni liturgiche in comunione tra loro nella fede e nei sacramenti della fede, si sono reciprocamente arricchite crescendo nella fedeltà alla Tradizione e alla missione comune a tutta la Chiesa [Cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 63-64].

1202 Le varie tradizioni liturgiche hanno avuto origine proprio in funzione della missione della Chiesa. Le Chiese di una stessa area geografica e culturale sono giunte a celebrare il Mistero di Cristo con espressioni particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del “deposito della fede” ( ⇒ 2Tm 1,14 ), nel simbolismo liturgico, nell’organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità. In questo modo Cristo, Luce e Salvezza di tutti i popoli, viene manifestato attraverso la vita liturgica di una Chiesa al popolo e alla cultura ai quali essa è inviata e nei quali è radicata. La Chiesa è cattolica: può quindi integrare nella sua unità – purificandole – tutte le vere ricchezze delle culture [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23; Id., Unitatis redintegratio, 4].

1203 Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi Ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo. “Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 4].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa:IN SINTESI)

16 novembre 2018

1187 La Liturgia è l’opera del Cristo totale, Capo e Corpo. Il nostro Sommo Sacerdote la celebra ininterrottamente nella Liturgia celeste, con la santa Madre di Dio, gli Apostoli, tutti i santi e la moltitudine degli uomini già entrati nel Regno.

1188 Nella celebrazione liturgica tutta l’assemblea è “liturga”, ciascuno secondo la propria funzione. Il sacerdozio battesimale è quello di tutto il Corpo di Cristo. Tuttavia alcuni fedeli sono ordinati mediante il sacramento dell’Ordine per rappresentare Cristo come Capo del Corpo.

1189 La celebrazione liturgica comporta segni e simboli relativi alla creazione (luce, acqua, fuoco), alla vita umana (lavare, ungere, spezzare il pane) e alla storia della salvezza (i riti della Pasqua). Inseriti nel mondo della fede e assunti dalla forza dello Spirito Santo, questi elementi cosmici, questi riti umani, queste gesta memoriali di Dio diventano portatori dell’azione di salvezza e di santificazione compiuta da Cristo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: IV. Dove celebrare?)

15 novembre 2018

1179 Il culto “in spirito e verità” ( ⇒ Gv 4,24 ) della Nuova Alleanza non è legato ad un luogo esclusivo. Tutta la terra è santa e affidata ai figli degli uomini. Quando i fedeli si riuniscono in uno stesso luogo, la realtà più importante è costituita dalle “pietre vive”, messe insieme “per la costruzione di un edificio spirituale” ( ⇒ 1Pt 2,4-5 ). Il Corpo di Cristo risorto è il tempio spirituale da cui sgorga la sorgente d’acqua viva. Incorporati a Cristo dallo Spirito Santo, “noi siamo il tempio del Dio vivente” ( ⇒ 2Cor 6,16 ).

1180 Quando non viene ostacolato l’esercizio della libertà religiosa, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 4] i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino. Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo.

1181 “La casa di preghiera – in cui l’Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull’altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli – dev’essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 5; cf Id. , Sacrosanctum concilium, 122-127]. In questa “casa di Dio”, la verità e l’armonia dei segni che la costituiscono devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].
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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: III. Quando celebrare?)

14 novembre 2018

Il tempo liturgico

1163 “La santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in determinati giorni nel corso dell’anno, l’opera salvifica del suo Sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di “domenica”, fa la memoria della Risurrezione del Signore, che una volta all’anno, unitamente alla sua beata Passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel ciclo annuale poi presenta tutto il mistero di Cristo. . . Ricordando in tal modo i misteri della Redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, così che siano resi in qualche modo presenti in ogni tempo, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza” [ Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 102].

1164 Fin dalla legge mosaica il Popolo di Dio ha conosciuto feste in data fissa, a partire dalla Pasqua, per commemorare le stupende azioni del Dio Salvatore, rendergliene grazie, perpetuarne il ricordo e insegnare alle nuove generazioni a conformare ad esse la loro condotta di vita. Nel tempo della Chiesa, posto tra la Pasqua di Cristo, già compiuta una volta per tutte, e la sua consumazione nel Regno di Dio, la Liturgia celebrata in giorni fissi è totalmente impregnata della novità del Mistero di Cristo.

1165 Quando la Chiesa celebra il Mistero di Cristo, una parola scandisce la sua preghiera: Oggi!, come eco della preghiera che le ha insegnato il suo Signore [Cf ⇒ Mt 6,11 ] e dell’invito dello Spirito Santo [ Cf ⇒ Eb 3,7-4,11; ⇒ Sal 95,7 ]. Questo “oggi” del Dio vivente in cui l’uomo è chiamato ad entrare è l’“Ora” della Pasqua di Gesù, che attraversa tutta la storia e ne è il cardine:

La vita si è posata su tutti gli esseri e tutti sono investiti da una grande luce; l’Oriente degli orienti ha invaso l’universo, e Colui che era “prima della stella del mattino” e prima degli astri, immortale e immenso, il grande Cristo, brilla su tutti gli esseri più del sole. Perciò, per noi che crediamo in lui, sorge un giorno di luce, lungo, eterno, che non si spegne più: la Pasqua mistica [Sant’Ippolito di Roma, De paschate, 1-2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: II. Come Celebrare?)

12 novembre 2018

Segni e simboli

1145 Una celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli. Secondo la pedagogia divina della salvezza, il loro significato si radica nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi materiali dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo.

1146 Segni del mondo degli uomini. Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l’uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l’uomo ha bisogno di segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, dei gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio.

1147 Dio parla all’uomo attraverso la creazione visibile. L’universo materiale si presenta all’intelligenza dell’uomo perché vi legga le tracce del suo Creatore [Cf ⇒ Sap 13,1; ⇒ Rm 1,19-20; ⇒ At 14,17 ]. La luce e la notte, il vento e il fuoco, l’acqua e la terra,l’albero e i frutti parlano di Dio, simboleggiano ad un tempo la sua grandezza e la sua vicinanza.

1148 In quanto creature, queste realtà sensibili possono diventare il luogo in cui si manifesta l’azione di Dio che santifica gli uomini, e l’azione degli uomini che rendono a Dio il loro culto. Ugualmente avviene per i segni e i simboli della vita sociale degli uomini: lavare e ungere, spezzare il pane e condividere il calice possono esprimere la presenza santificante di Dio e la gratitudine dell’uomo verso il suo Creatore.

1149 Le grandi religioni dell’umanità testimoniano, spesso in modo impressionante, tale senso cosmico e simbolico dei riti religiosi. La Liturgia della Chiesa presuppone, integra e satifica elementi della creazione e della cultura umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della nuova creazione in Gesù Cristo.

1150 Segni dell’Alleanza. Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell’Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell’Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l’unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l’imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza.

1151 Segni assunti da Cristo. Nella sua predicazione il Signore Gesù si serve spesso dei segni della creazione per far conoscere i misteri del Regno di Dio [Cf ⇒ Lc 8,10 ]. Compie le guarigioni o dà rilievo alla sua predicazione con segni o gesti simbolici[Cf ⇒ Gv 9,6; 1151 ⇒ Mc 7,33-35; ⇒ Mc 8,22-25 ]. Conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell’Antica Alleanza, specialmente all’Esodo e alla Pasqua, [Cf ⇒ Lc 9,31; 1151 ⇒ Lc 22,7-20 ] poiché egli stesso è il significato di tutti questi segni.

1152 Segni sacramentali. Dopo la Pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma purificano e integrano tutta la ricchezza dei segni e dei simboli del cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle figure dell’Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata da Cristo, prefigurano e anticipano la gloria del cielo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano(Sezione Prima l’Economia Sacramentale) /Capitolo Secondo la Celebrazione Sacramentale e il Mistero Pasquale: Articolo 1 , Celebrare la Liturgia della Chiesa( Chi Celebra?)

11 novembre 2018

1135 La catechesi della Liturgia implica prima di tutto la comprensione dell’economia sacramentale (capitolo primo). A questa luce si rivela la novità della sua celebrazione. In questo capitolo si tratterà dunque della celebrazione dei sacramenti della Chiesa. Si esporrà ciò che, nella diversità delle tradizioni liturgiche, è comune alla celebrazione dei sette sacramenti; quanto invece è specifico di ciascuno di essi sarà presentato più avanti. Questa catechesi fondamentale delle celebrazioni sacramentali risponderà alle prime domande che i fedeli si pongono a proposito di questo argomento:
– chi celebra?
– come celebrare?
– quando celebrare?
– dove celebrare?

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Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno),TERZO VOLUME Dalla benedizione di Giacobbe alla discesa di Giuseppe in Egitto

9 novembre 2018

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Isacco è come se passasse alla storia sotto silenzio e come se fosse solo figlio di Abramo e padre di Giacobbe ed Esaù.
Invece ha una sua particolare identità. È l’uomo dell’arrendevolezza, della mitezza, della pace.
È l’uomo che porta sulle sue spalle la benedizione data da Dio ad Abramo e da lui ricevuta.
È l’uomo protetto e benedetto da Dio, mai però sottoposto a particolari prove nella fede.
Per un inganno della moglie e del figlio Giacobbe, la benedizione non viene conferita al primogenito Esaù, viene data invece al secondogenito che è Giacobbe.
Giacobbe è l’uomo senza terra, senza paese, senza città, senza famiglia, senza fratelli, senza figli.
È l’uomo che possiede ogni cosa e tuttavia non ha nulla che possa dire veramente suo.
Solo Dio è veramente suo, perché solo Dio è il suo Pastore, la sua Guida, il suo Difensore, il suo Custode, la sua Roccia, la sua costante Protezione.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda La Celebrazione del Mistero Cristiano: Sezione Prima L’Economia Sacramentale( Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel Tempo della Chiesa, Articolo 2 il MisteroPasquale nei Sacramenti della Chiesa / V I Sacramenti della Vita Eterna)

9 novembre 2018

1130 La Chiesa celebra il Mistero del suo Signore “finché egli venga” e “Dio sia tutto in tutti” ( ⇒ 1Cor 11,26; ⇒ 1Cor 15,28 ). Dall’età apostolica la Liturgia è attirata verso il suo termine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: “Marana tha!” ( ⇒ 1Cor 16,22 ). La Liturgia condivide così il desiderio di Gesù: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi. . . finché essa non si compia nel regno di Dio” ( ⇒ Lc 22,15-16 ). Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già riceve la caparra della sua eredità, già partecipa alla vita eterna, pur “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” ( ⇒ Tt 2,13 ). “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!… Vieni, Signore Gesù!” ( ⇒ Ap 22,17; ⇒ Ap 22,20 ).
San Tommaso riassume così le diverse dimensioni del segno sacramentale: “Il sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè della grazia; è segno profetico, che preannunzia la gloria futura” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 60, 3].

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Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), SECONDO VOLUME Dalla vocazione di Abramo alla morte di Sara (cc. 1-26).

8 novembre 2018

 

Abramo e Sara

In questo Secondo Volume Dio si rivela il Signore, il Creatore, la Vita, la Benedizione, la Speranza, il Presente, il Futuro, la Salvezza, la Custodia, la Protezione, la Difesa di Abramo.
Dio è tutto questo per Abramo, ad una sola condizione: che lui obbedisca sempre alla voce del suo Signore.
Qual è la novità che emerge nella relazione di Dio con Abramo?
Essa è questa: non c’è una parola iniziale di Dio, un comando dato una volta per tutte, al quale Abramo deve obbedire perché Dio sia il perenne Creatore della sua vita, il perenne Liberatore dalla sua morte.
Abramo deve oggi giorno camminare alla presenza del suo Dio. Ogni giorno deve obbedire alla nuova parola che Dio gli rivolge.
Abramo è costantemente dalla Parola del suo Dio e Signore.
La vita di Abramo è dall’ascolto della Parola del suo Dio.
Dio parla ed Abramo ascolta. Dio dice e Abramo esegue. Dio comanda e Abramo obbedisce. Dio ordina ed Abramo realizza.
Il presente e il futuro di Abramo non sono da Abramo, sono perennemente da Dio. Sono in Dio.
Ma c’è un’altra verità che viene rivelata ed è questa: in Abramo non c’è solo la vita di Abramo, Dio ha posto la vita dell’intera umanità.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano/ Sezione Prima Economia Sacramentale : Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel tempo della Chiesa; Articolo 2 il Mistero Pasquale nei Sacramenti della Chiesa (IV. I sacramenti della salvezza)

8 novembre 2018

1127 Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1605 e 1606]. Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce sempre la preghiera della Chiesa del suo Figlio, la quale, nell’Epiclesi di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello Spirito. Come il fuoco trasforma in sé tutto ciò che tocca, così lo Spirito Santo trasforma in vita divina ciò che è sottomesso alla sua potenza.

1128 E’ questo il significato dell’affermazione della Chiesa: [Cf ibid., 1608] i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. “per il fatto stesso che l’azione viene compiuta”), cioè in virtù dell’opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che “il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 68, 8]. Quando un sacramento viene celebrato in conformità all’intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve.
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MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI GENESI Commento teologico Volume unico( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), CATANZARO 2010PRIMO VOLUME Dalla creazione del cielo e della terra alla vocazione di Abramo (cc. 1-11)

7 novembre 2018

La Genesi inizia con Dio che è all’opera per la creazione del cielo e della terra e di quanto in essi è contenuto.
Niente è da se stesso. Niente è dal caso. Niente è dall’incontro fortuito di alcune particelle. Il niente è il niente e nulla potrà mai essere prodotto dal niente.
Ciò che non esiste mai potrà dare origine all’esistenza e ciò che non è, mai potrà generare ciò che è e diviene.
Tutto ciò che è, visibile ed invisibile, lontano o vicino, sulla terra e nel cielo, è dalla Parola creatrice di Dio.
Dio vuole. Dio dice. La sua Parola chiama le cose per nome ed essere sono create.
Non c’è generazione. Non c’è emanazione. Non c’è impasto di natura divina. Non c’è nulla di materia preesistente. Il nulla è assoluto.
C’è solo Dio. Esiste solo Lui. Solo Lui crea. Solo Lui chiama all’esistenza.
Dio non solo chiama ogni essere all’esistenza, gli conferisce anche la legge perenne della sua vita.
Ogni singolo essere esiste dalla sua Parola. Ogni singolo essere può dare esistenza ad altri esseri, ma solo se questo è scritto nella loro natura dalla divina Parola di Dio nell’atto della loro creazione.
Non esiste un evoluzionismo cieco. Esiste una “vita” che è da altra vita, perché così Dio ha predisposto e voluto, comandato e ordinato.
Sulla sua creazione Dio ha posto un custode, un guardiano, un governatore: l’uomo, creato da Dio maschio e femmina.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano/ Sezione Prima Economia Sacramentale : Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel tempo della Chiesa; Articolo 2 il Mistero Pasquale nei Sacramenti della Chiesa(3 I Sacramenti della Fede)

7 novembre 2018

1122 Cristo ha inviato i suoi Apostoli perché “nel suo Nome”, siano “predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” ( ⇒ Lc 24,47 ). “Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” ( ⇒ Mt 28,19 ). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola:

Il Popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della Parola del Dio vivente. . . La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la Parola [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 4].

1123 “I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all’edificazione del Corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede ” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 59].
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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte seconda la celebrazione del Mistero Cristiano:Sezione Prima l’ Economia Sacramentale, Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel Tempo della Chiesa /Articolo 2 il mistero Pasquale nei sacramenti della Chiesa: 2, I Sacramenti della Chiesa

6 novembre 2018

1117 Per mezzo dello Spirito che la guida “alla verità tutta intera” ( ⇒ Gv 16,13 ), la Chiesa ha riconosciuto a poco a poco questo tesoro ricevuto da Cristo e ne ha precisato la “dispensazione”, come ha fatto per il canone delle divine Scritture e la dottrina della fede, quale fedele amministratrice dei misteri di Dio [Cf ⇒ Mt 13,52; ⇒ 1Cor 4,1 ]. Così la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata in grado di discernere che, tra le sue celebrazioni liturgiche, ve ne sono sette le quali costituiscono, nel senso proprio del termine, sacramenti istituiti dal Signore.

1118 I sacramenti sono “della Chiesa” in un duplice significato: sono “da essa” e “per essa”. Sono “dalla Chiesa” per il fatto che questa è il sacramento dell’azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono “per la Chiesa”, sono cioè quei “sacramenti che fanno la Chiesa”, [Sant’Agostino, De civitate Dei, 22, 17; cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 64, 2, ad 3] in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell’Eucaristia, il Mistero della comunione del Dio Amore, Uno in tre Persone.

1119 Poiché con il Cristo-Capo forma “quasi un’unica persona mistica”, [Pio XII, Lett. enc. Mystici Corporis] la Chiesa agisce nei sacramenti come “comunità sacerdotale”, “organicamente strutturata” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la Liturgia; d’altra parte alcuni fedeli, “insigniti dell’Ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

1120 Il ministero ordinato o sacerdozio ministeriale [Cf ibid., 10] è al servizio del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui [Cf ⇒ Gv 20,21-23; ⇒ Lc 24,47; ⇒ Mt 28,18-20 ]. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l’azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti.

1121 I tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine conferiscono, oltre la grazia, un carattere sacramentale o “sigillo” in forza del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile; [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1609] essa rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono dunque mai essere ripetuti.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel della Chiesa, Artico2 IL MISTERO PASQUALE NEI SACRAMENTI DELLA CHIESAo 2,

5 novembre 2018

1113 Tutta la vita liturgica della Chiesa gravita attorno al Sacrificio eucaristico e ai sacramenti [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 6]. Nella Chiesa vi sono sette sacramenti: il Battesimo, la Confermazione o Crismazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine, il Matrimonio [Cf Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 860; Concilio di Firenze: ibid., 1310; Concilio di Trento: ibid., 1601]. In questo articolo viene trattato ciò che è comune ai sette sacramenti della Chiesa, dal punto di vista dottrinale. Quanto è loro comune riguardo alla celebrazione sarà esposto nel capitolo secondo, mentre ciò che è proprio a ciascuno di essi costituirà l’oggetto della sezione seconda.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel della Chiesa, Articolo 1 Sintesi

3 novembre 2018

1110 Nella Liturgia della Chiesa Dio Padre è benedetto e adorato come la sorgente di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza, con le quali ci ha benedetti nel suo Figlio, per donarci lo Spirito dell’adozione filiale.

1111 L’opera di Cristo nella Liturgia è sacramentale perché il suo Mistero di salvezza vi è reso presente mediante la potenza del suo Santo Spirito; perché il suo Corpo, che è la Chiesa, è come il sacramento (segno e strumento) nel quale lo Spirito Santo dispensa il Mistero della salvezza; perché, attraverso le sue azioni liturgiche, la Chiesa pellegrina nel tempo partecipa già, pregustandola, alla Liturgia celeste.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Articolo 1 III. Lo Spirito Santo e la Chiesa nella Liturgia

2 novembre 2018

1091 Nella Liturgia lo Spirito Santo è il pedagogo della fede del Popolo di Dio, l’artefice di quei “capolavori di Dio” che sono i sacramenti della Nuova Alleanza. Il desiderio e l’opera dello Spirito nel cuore della Chiesa è che noi viviamo della vita del Cristo risorto. Quando egli incontra in noi la risposta di fede da lui suscitata, si realizza una vera cooperazione. Grazie ad essa, la Liturgia diventa l’opera comune dello Spirito Santo e della Chiesa.

1092 In questa comunicazione sacramentale del Mistero di Cristo, lo Spirito Santo agisce allo stesso modo che negli altri tempi dell’Economia della salvezza: egli prepara la Chiesa ad incontrare il suo Signore; ricorda e manifesta Cristo alla fede dell’assemblea; rende presente e attualizza il Mistero di Cristo per mezzo della sua potenza trasformatrice; infine, lo Spirito di comunione unisce la Chiesa alla vita e alla missione di Cristo.

Lo Spirito Santo prepara ad accogliere Cristo

1093 Nell’Economia sacramentale lo Spirito Santo dà compimento alle figure dell’ Antica Alleanza. Poiché la Chiesa di Cristo era “mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’Antica Alleanza”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 2] la Liturgia della Chiesa conserva come parte integrante e insostituibile, facendoli propri, alcuni elementi del culto dell’Antica Alleanza:
– in modo particolare la lettura dell’Antico Testamento;
– la preghiera dei Salmi;
– e, soprattutto, il memoriale degli eventi salvifici e delle realtà prefigurative che hanno trovato il loro compimento nel Mistero di Cristo (la Promessa e l’Alleanza, l’Esodo e la Pasqua, il Regno ed il Tempio, l’Esilio ed il Ritorno).

1094 Proprio su questa armonia dei due Testamenti [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14-16] si articola la catechesi pasquale del Signore [Cf ⇒ Lc 24,13-49 ] e in seguito quella degli Apostoli e dei Padri della Chiesa. Tale catechesi svela ciò che rimaneva nascosto sotto la lettera dell’Antico Testamento: il Mistero di Cristo. Essa è chiamata “tipologica” in quanto rivela la novità di Cristo a partire dalle “figure” (tipi) che lo annunziavano nei fatti, nelle parole e nei simboli della prima Alleanza. Attraverso questa rilettura nello Spirito di Verità a partire da Cristo, le figure vengono svelate [Cf ⇒ 2Cor 3,14-16 ]. Così, il diluvio e l’arca di Noè prefiguravano la salvezza per mezzo del Battesimo, [Cf ⇒ 1Pt 3,21 ] come pure la Nube e la traversata del Mar Rosso; l’acqua dalla roccia era figura dei doni spirituali di Cristo; [Cf ⇒ 1Cor 10,1-6 ] la manna nel deserto prefigurava l’Eucaristia, “il vero Pane dal cielo” [Cf ⇒ Gv 6,32 ].

1095 Per questo la Chiesa, specialmente nei tempi di Avvento, di Quaresima e soprattutto nella notte di Pasqua, rilegge e rivive tutti questi grandi eventi della storia della salvezza nell’“oggi” della sua Liturgia. Ma questo esige pure che la catechesi aiuti i fedeli ad aprirsi a tale intelligenza “spirituale” dell’Economia della salvezza, come la Liturgia della Chiesa la manifesta e ce la fa vivere.

1096 Liturgia ebraica e Liturgia cristiana. Una migliore conoscenza della fede e della vita religiosa del popolo ebraico, quali sono professate e vissute ancora al presente, può aiutare a comprendere meglio certi aspetti della Liturgia cristiana. Per gli ebrei e per i cristiani la Sacra Scrittura è una parte essenziale delle loro liturgie: per la proclamazione della Parola di Dio, la risposta a questa Parola, la preghiera di lode e di intercessione per i vivi e per i morti, il ricorso alla misericordia divina. La Liturgia della Parola, nella sua specifica struttura, ha la sua origine nella preghiera ebraica. La preghiera delle Ore e altri testi e formulari liturgici hanno in essa i loro corrispettivi, come pure le stesse formule delle nostre preghiere più degne di venerazione, tra le quali il “Pater” [Padre nostro]. Anche le preghiere eucaristiche si ispirano a modelli della tradizione ebraica. Il rapporto tra la Liturgia ebraica e quella cristiana, ma anche le differenze tra i loro contenuti, sono particolarmente visibili nelle grandi feste dell’anno liturgico, come la Pasqua. Cristiani ed ebrei celebrano la Pasqua: Pasqua della storia, tesa verso il futuro, presso gli ebrei; presso i cristiani, Pasqua compiuta nella morte e nella Risurrezione di Cristo, anche se ancora in attesa della definitiva consumazione.

1097 Nella Liturgia della Nuova Alleanza, ogni azione liturgica, specialmente la celebrazione dell’Eucaristia e dei sacramenti, è un incontro tra Cristo e la Chiesa. L’assemblea liturgica riceve la propria unità dalla “comunione dello Spirito Santo” che riunisce i figli di Dio nell’unico Corpo di Cristo. Essa supera le affinità umane, razziali, culturali e sociali.

1098 L’assemblea deve prepararsi ad incontrare il suo Signore, essere “un popolo ben disposto”. Questa preparazione dei cuori è l’opera comune dello Spirito Santo e dell’assemblea, in particolare dei suoi ministri. La grazia dello Spirito Santo cerca di risvegliare la fede, la conversione del cuore e l’adesione alla volontà del Padre. Queste disposizioni sono il presupposto per l’accoglienza delle altre grazie offerte nella celebrazione stessa e per i frutti di vita nuova che essa è destinata a produrre in seguito.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Articolo 1 LA LITURGIA – OPERA DELLA SANTA TRINITA’II. L’Opera di Cristo nella Liturgia ,

31 ottobre 2018

Cristo glorificato…

1084 “Assiso alla destra del Padre” da dove effonde lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia. I sacramenti sono segni sensibili (parole e azioni), accessibili alla nostra attuale umanità. Essi realizzano in modo efficace la grazia che significano, mediante l’azione di Cristo e la potenza dello Spirito Santo.

1085 Nella Liturgia della Chiesa Cristo significa e realizza principalmente il suo Mistero pasquale. Durante la sua vita terrena, Gesù annunziava con il suo insegnamento e anticipava con le sue azioni il suo Mistero pasquale. Venuta la sua Ora, [Cf ⇒ Gv 13,1; 1085 ⇒ Gv 17,1 ] egli vive l’unico avvenimento della storia che non passa: Gesù muore, è sepolto, risuscita dai morti e siede alla destra del Padre “una volta per tutte” ( ⇒ Rm 6,10; ⇒ Eb 7,27; ⇒ Eb 9,12 ). E’ un evento reale, accaduto nella nostra storia, ma è unico: tutti gli altri avvenimenti della storia accadono una volta, poi passano, inghiottiti nel passato. Il Mistero pasquale di Cristo, invece, non può rimanere soltanto nel passato, dal momento che con la sua morte egli ha distrutto la morte, e tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi e in essi è reso presente. L’evento della croce e della Risurrezione rimane e attira tutto verso la Vita.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale

30 ottobre 2018

1076 Il giorno di Pentecoste, con l’effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 6; Id., Lumen gentium, 2]. Il dono dello Spirito inaugura un tempo nuovo nella “dispensazione del Mistero”: il tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della Liturgia della sua Chiesa, “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ). In questo tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce ora nella sua Chiesa e con essa in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la Tradizione comune dell’Oriente e dell’Occidente chiama “l’Economia sacramentale”; questa
consiste nella comunicazione (o “dispensazione”) dei frutti del Mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della Liturgia “sacramentale” della Chiesa.
E’ perciò importante mettere in luce per prima cosa questa “dispensazione sacramentale” (capitolo primo). In tal modo appariranno più chiaramente la natura e gli aspetti essenziali della celebrazione liturgica (capitolo secondo) .

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Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano

29 ottobre 2018

Perché la Liturgia?

1066 Nel Simbolo della fede, la Chiesa confessa il Mistero della Santa Trinità e il suo “benevolo disegno” [Cf ⇒ Ef 1,9 ] su tutta la creazione: il Padre compie il “Mistero della sua volontà” donando il suo Figlio diletto e il suo Santo Spirito per la salvezza del mondo e per la gloria del suo Nome. Questo è il Mistero di Cristo, [Cf ⇒ Ef 3,4 ] rivelato e realizzato nella storia secondo un piano, una “disposizione” sapientemente ordinata che san Paolo chiama “l’Economia del Mistero” [Cf ⇒ Ef 3,9 ] e che la tradizione patristica chiamerà “l’Economia del Verbo incarnato” o “l’Economia della salvezza”.

1067 “Quest’opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, Mistero col quale “morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita”. Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5]. Per questo, nella Liturgia, la Chiesa celebra principalmente il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della nostra salvezza.

1068 Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua Liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo:

La Liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, “si attua l’opera della nostra Redenzione”, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5].

Che cosa significa il termine Liturgia?

1069 Il termine “Liturgia” significa originalmente “opera pubblica”, “servizio da parte del/e in favore del popolo”. Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all’“opera di Dio” [Cf ⇒ Gv 17,4 ]. Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra Redenzione.

1070 Il termine “Liturgia” nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino, [Cf ⇒ At 13,2; ⇒ Lc 1,23 ] ma anche l’annunzio del Vangelo [Cf ⇒ Rm 15,16; ⇒ Fil 2,14-17; 1070 ⇒ Fil 2,30 ] e la carità in atto [Cf ⇒ Rm 15,27; 1070 ⇒ 2Cor 9,12; ⇒ Fil 2,25 ]. In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l’unico “Liturgo”, [Cf ⇒ Eb 8,2; 1070 ⇒ Eb 8,6 ] poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità):

Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta quell’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

25 ottobre 2018

IN CAMMINO CON GESÙ (I discepoli di Emmaus)
13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. 19 Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.25 Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”. 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24, 13-35).

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

23 ottobre 2018

 


“In paradiso gli Angeli…”
L’ultimo saluto che il sacerdote rivolge al fedele defunto, prima che lasci la chiesa per essere portato al cimitero, dice: “In paradiso ti accompagnino gli Angeli… e ti introducano nella santa città…” (Liturgia dei defunti).
Il cammino è terminato. La meta è raggiunta, per chi è stato fedele al suo Signore.
Dopo il giudizio particolare, che è essenzialmente un “rispecchiarsi nel volto di Cristo, immagine del Padre, per verificarne la propria somiglianza di figli”, si apre il regno “preparato fin dall’inizio del mondo”.
L’ultimo tratto della corsa, anche nello sport, è sempre il più difficile. Figurarsi quello della vita umana…
Incerti sono il giorno della morte, l’ora, le circostanze particolari.
Una frase tremenda è sulla bocca di tanti, anche credenti, oggi: “Si muore soli!…” È vero, ma solo in parte. Se fosse totalmente vero, la “compagnia” della fede sarebbe vanificata proprio in un momento estremamente decisivo.
C’è una solitudine che, in certe circostanze, ci fa sentire distinti e separati dagli altri: è quella delle decisioni, delle scelte, dei giudizi con responsabilità personale.
Non deve esistere, per il credente, una solitudine che lo fa sentire lontano da Dio, soprattutto in momenti determinanti come la morte.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

17 ottobre 2018

 

Il volto della Madre
Dio è padre e madre, perché è amore infinito. L’amore è perfetto e fecondo nella paternità e maternità.
Nella sua infinita sapienza egli ha voluto donarci l’immagine del suo amore paterno, nel figlio Gesù. L’icona del suo amore materno ce l’ha donata, in modo particolare, in Maria di Nazareth, il “volto che a Cristo più si assomiglia” (Dante).
“Vergine madre, figlia del tuo Figlio – umile ed alta più che creatura, – termine fisso d’eterno consiglio, – tu sei colei che l’umana natura nobilitasti sì che il suo fattore – non disdegnò di farsi sua fattura” (Dante). Il poeta ha detto tutto e bene, con poche parole. E per noi aggiunge: “Donna, sei tanto grande e tanto vali, – che qual vuol grazia e a te non ricorre, – sua desianza vuol volar senz’ali. – … In te misericordia, in te pietate, – in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate”.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

15 ottobre 2018

 

Nata dal cuore trafitto
L’evangelista Giovanni, narrando la morte di Gesù, termina con queste parole: “Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua” (Gv 19,34).
Sant’Agostino commenta: “Dal cuore trafitto di Cristo è nata la Chiesa”. L’acqua è il simbolo del Battesimo, il sangue della Eucaristia. Sono i due Sacramenti che costituiscono la Chiesa per la potenza misteriosa della morte e risurrezione di Cristo.
La Chiesa è, così, primo e fondamentale “segno” di Cristo Signore e salvatore dell’umanità. È “luce delle genti” in Gesù, “vera luce, che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).
È “corpo mistico” di Cristo, di cui egli è il capo. È “comunione di santi”, che “ricevono dalla pienezza del Salvatore, grazia su grazia” (Gv 1,16).
È “famiglia dei figli di Dio”, in cui Gesù è il primogenito, modellata sull’immagine della divina Trinità.
È “popolo pellegrinante” nella storia degli uomini, alla sequela del suo fondatore e maestro, animato dallo Spirito santo, dono del Risorto, sino alla fine dei secoli.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

12 ottobre 2018

COMPAGNO DI VIAGGIO E GUIDA
L’apostolo Pietro è stato compagno di viaggio, è diventato la prima guida nella Chiesa, voluta da Gesù come famiglia dei figli di Dio. Ha camminato con Gesù insieme agli altri apostoli e discepoli. Ha provato momenti esaltanti, sul Tabor, nella confessione di Cesarea di Filippo… È stato tentato ed ha gettato i suoi dubbi e i suoi timori sul Maestro che annunciava la sua passione e morte. Ne è stato duramente rimproverato. Nella paura e nell’angoscia, rimasto solo, ha rinnegato il Signore. Gesù, con uno sguardo di compassione, di tenerezza e di perdono, lo ha reintegrato nella sua amicizia e nella sua compagnia. Ha pregato per lui, perché, superata la prova, esperto della debolezza e del perdono, fosse capace di diventare, per la volontà suprema del suo Signore, guida dei fratelli. “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano. Ma io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede: e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

11 ottobre 2018

Con Dio, ma non soli
Può esistere, nel Cristianesimo, una “scelta di vita” per la “solitudine”? No, assolutamente!
Scegliere di stare “soli con Dio”, nel deserto, nell’eremo, nel monastero, nel profondo del proprio cuore, significa inequivocabilmente entrare sempre più profondamente in “compagnia” del Dio, che è Trinità; vivere la “comunione” del Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa; “respirare” con tutta l’umanità, nella quale Cristo si è incarnato, e che gode della sua Provvidenza.
Il nostro Dio non è solitudine. Chi cammina con lui non può camminare solo.
L’uomo è stato creato eretto, perché gli sia più facile guardare in alto e attorno a sé. Guardando in alto, attinge la luce per vedere gli uomini come creature e figli di Dio. Guardando attorno a sé, divinamente illuminato, diventa più capace di solidarietà e di amore. “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. Passando per la valle del pianto, la cambia in una sorgente… Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio” (Sal 84,6-7).

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