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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Articolo 4 ,il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione ( Paragrafi, VIII;IX;X;XI;Sintesi)

14 febbraio 2019

VIII. Il ministro di questo sacramento

1461 Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione, [Cf ⇒ Gv 20,23; 1461 ⇒ 2Cor 5,18 ] i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell’Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

1462 Il perdono dei peccati riconcilia con Dio ma anche con la Chiesa. Il vescovo, capo visibile della Chiesa particolare, è dunque considerato a buon diritto, sin dai tempi antichi, come colui che principalmente ha il potere e il ministero della riconciliazione: è il moderatore della disciplina penitenziale [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 26]. I presbiteri, suoi collaboratori, esercitano tale potere nella misura in cui ne hanno ricevuto l’ufficio sia dal proprio vescovo (o da un superiore religioso), sia dal Papa, in base al diritto della Chiesa [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 844; ⇒ 967-969; ⇒ 972; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 722, 3-4].

1463 Alcuni peccati particolarmente gravi sono colpiti dalla scomunica, la pena ecclesiastica più severa, che impedisce di ricevere i sacramenti e di compiere determinati atti ecclesiastici, e la cui assoluzione, di conseguenza, non può essere accordata, secondo il diritto della Chiesa, che dal Papa, dal vescovo del luogo o da presbiteri da loro autorizzati [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1331; ⇒ 1354-1357; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1431; 1434; 1420]. In caso di pericolo di morte, ogni sacerdote, anche se privo della facoltà di ascoltare le confessioni, può assolvere da qualsiasi peccato [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 976; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 725] e da qualsiasi scomunica.

1464 I sacerdoti devono incoraggiare i fedeli ad accostarsi al sacramento della Penitenza e devono mostrarsi disponibili a celebrare questo sacramento ogni volta che i cristiani ne facciano ragionevole richiesta [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 986; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 735; Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13].

1465 Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell’amore misericordioso di Dio verso il peccatore.

1466 Il confessore non è il padrone, ma il servitore del perdono di Dio. Il ministro di questo sacramento deve unirsi “all’intenzione e alla carità di Cristo” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 13]. Deve avere una provata conoscenza del comportamento cristiano, l’esperienza delle realtà umane, il rispetto e la delicatezza nei confronti di colui che è caduto; deve amare la verità, essere fedele al magistero della Chiesa e condurre con pazienza il penitente verso la guarigione e la piena maturità. Deve pregare e fare penitenza per lui, affidandolo alla misericordia del Signore.

1467 Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1388, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 1456]. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il “sigillo sacramentale”, poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane “sigillato” dal sacramento.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Articolo 4 Il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione .Paragrafo VI e VII

11 febbraio 2019

VI. Il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione

1440 Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

Dio solo perdona il peccato

1441 Dio solo perdona i peccati [Cf ⇒ Mc 2,7 ]. Poiché Gesù è il Figlio di Dio, egli dice di se stesso: “Il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati” ( ⇒ Mc 2,10 ) ed esercita questo potere divino: “Ti sono rimessi i tuoi peccati!” ( ⇒ Mc 2,5; ⇒ Lc 7,48 ). Ancor di più: in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini [Cf ⇒ Gv 20,21-23 ] affinché lo esercitino nel suo nome.

1442 Cristo ha voluto che la sua Chiesa sia tutta intera, nella sua preghiera, nella sua vita e nelle sue attività, il segno e lo strumento del perdono e della riconciliazione che egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue. Ha tuttavia affidato l’esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il “ministero della riconciliazione” ( ⇒ 2Cor 5,18 ). L’apostolo è inviato “nel nome di Cristo”, ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: “Lasciatevi riconciliare con Dio” ( ⇒ 2Cor 5,20 ).

Riconciliazione con la Chiesa

1443 Durante la sua vita pubblica, Gesù non ha soltanto perdonato i peccati; ha pure manifestato l’effetto di questo perdono: egli ha reintegrato i peccatori perdonati nella comunità del Popolo di Dio, dalla quale il peccato li aveva allontanati o persino esclusi. Un segno chiaro di ciò è il fatto che Gesù ammette i peccatori alla sua tavola; più ancora, egli stesso siede alla loro mensa, gesto che esprime in modo sconvolgente il perdono di Dio [Cf ⇒ Lc 15 ] e, nello stesso tempo, il ritorno in seno al Popolo di Dio [ Cf ⇒ Lc 19,9 ].

1444 Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore dà loro anche l’autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” ( ⇒ Mt 16,19 ). Questo “incarico di legare e di sciogliere, che è stato dato a Pietro, risulta essere stato pure concesso al collegio degli Apostoli, unito col suo capo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 22].

1445 Le parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che voi accoglierete di nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.

Il sacramento del perdono

1446 Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia della giustificazione. I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come “la seconda tavola [di salvezza] dopo il naufragio della grazia perduta” [Tertulliano, De paenitentia, 4, 2; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1542].

1447 Nel corso dei secoli la forma concreta, secondo la quale la Chiesa ha esercitato questo potere ricevuto dal Signore, ha subito molte variazioni. Durante i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso peccati particolarmente gravi dopo il loro Battesimo (per esempio l’idolatria, l’omicidio o l’adulterio), era legata ad una disciplina molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano fare pubblica penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima di ricevere la riconciliazione. A questo “ordine dei penitenti” (che riguardava soltanto certi peccati gravi) non si era ammessi che raramente e, in talune regioni, una sola volta durante la vita. Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione monastica d’Oriente, i missionari irlandesi portarono nell’Europa continentale la pratica “privata” della penitenza, che non esige il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una maniera più segreta tra il penitente e il sacerdote. Questa nuova pratica prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via ad una frequenza regolare di questo sacramento. Essa permetteva di integrare in una sola celebrazione sacramentale il perdono dei peccati gravi e dei peccati veniali. E’ questa, a grandi linee, la forma di penitenza che la Chiesa pratica fino ai nostri giorni.

1448 Attraverso i cambiamenti che la disciplina e la celebrazione di questo sacramento hanno conosciuto nel corso dei secoli, si discerne la medesima struttura fondamentale. Essa comporta due elementi ugualmente essenziali: da una parte, gli atti dell’uomo che si converte sotto l’azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione; dall’altra parte, l’azione di Dio attraverso l’intervento della Chiesa. La Chiesa che, mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale.

1449 La formula di assoluzione in uso nella Chiesa latina esprime gli elementi essenziali di questo sacramento: il Padre delle misericordie è la sorgente di ogni perdono. Egli realizza la riconciliazione dei peccatori mediante la Pasqua del suo Figlio e il dono del suo Spirito, attraverso la preghiera e il ministero della Chiesa:

Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e Risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell’assoluzione].

VII. Gli atti del penitente

1450 “La penitenza induce il peccatore a sopportare di buon animo ogni sofferenza; nel suo cuore vi sia la contrizione, nella sua bocca la confessione, nelle sue opere tutta l’umiltà e la feconda soddisfazione” [Catechismo Romano, 2, 5, 21; cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1673].

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Catechismo della Chiesa Cattolica,Capitolo Secondo i Sacramenti della Guarigione, Art.4 il Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione (Pargrafo: I, II, III; IV, V )

6 febbraio 2019

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE
1422 “Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1423 E’ chiamato sacramento della conversione poiché realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, [Cf ⇒ Mc 1,15 ] il cammino di ritorno al Padre [Cf ⇒ Lc 15,18 ] da cui ci si è allontanati con il peccato.
E’ chiamato sacramento della Penitenza poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore.

1424 E’ chiamato sacramento della confessione poiché l’accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una “confessione”, riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.
E’ chiamato sacramento del perdono poiché, attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente “il perdono e la pace” [Rituale romano, Rito della penitenza, formula dell’assoluzione]. E’ chiamato sacramento della Riconciliazione perché dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia: “Lasciatevi riconciliare con Dio” ( ⇒ 2Cor 5,20 ). Colui che vive dell’amore misericordioso di Dio è pronto a rispondere all’invito del Signore: “Va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello” ( ⇒ Mt 5,24 ).

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Catechismo della Chiesa Cattolica, il Sacramento dell’Eucaristia,paragrafo VII e Sintesi

5 febbraio 2019

L’Eucaristia – “Pegno della gloria futura”

1402 In una antica preghiera, la Chiesa acclama il mistero dell’Eucaristia: “O sacrum convivium in quo Christus sumitur. Recolitur memoria passionis eius; mens impletur gratia et futurae gloriae nobis pignus datur – O sacro convito nel quale ci nutriamo di Cristo, si fa memoria della sua passione; l’anima è ricolmata di grazia e ci è donato il pegno della gloria futura”. Se l’Eucaristia è il memoriale della Pasqua del Signore, se mediante la nostra Comunione all’altare veniamo ricolmati “di ogni grazia e benedizione del cielo”, [Messale Romano, Canone Romano: “Supplices te rogamus”] l’Eucaristia è pure anticipazione della gloria del cielo.

1403 Nell’ultima Cena il Signore stesso ha fatto volgere lo sguardo dei suoi discepoli verso il compimento della Pasqua nel Regno di Dio: “Io vi dico che da ora non berrò più di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel Regno del Padre mio” ( ⇒ Mt 26,29 ) [Cf ⇒ Lc 22,18; 1403 ⇒ Mc 14,25 ]. Ogni volta che la Chiesa celebra l’Eucaristia, ricorda questa promessa e il suo sguardo si volge verso “Colui che viene” [Cf ⇒ Ap 1,4 ]. Nella preghiera, essa invoca la sua venuta: “Marana tha” ( ⇒ 1Cor 16,22 ), “Vieni, Signore Gesù” ( ⇒ Ap 22,20 ), “Venga la tua grazia e passi questo mondo!” [Didaché, 10, 6].

1404 La Chiesa sa che, fin d’ora, il Signore viene nella sua Eucaristia, e che egli è lì, in mezzo a noi. Tuttavia questa presenza è nascosta. E’ per questo che celebriamo l’Eucaristia “expectantes beatam spem et adventum Salvatoris nostri Jesu Christi – nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo”, [Embolismo dopo il Padre nostro; cf ⇒ Tt 2,13 ] chiedendo “di ritrovarci insieme a godere della tua gloria quando, asciugata ogni lacrima, i nostri occhi vedranno il tuo volto e noi saremo simili a te, e canteremo per sempre la tua lode, in Cristo, nostro Signore” [Messale Romano, Preghiera eucaristica III: preghiera per i defunti].

1405 Di questa grande speranza, quella dei “nuovi cieli” e della “terra nuova nei quali abiterà la giustizia” ( ⇒ 2Pt 3,13 ), non abbiamo pegno più sicuro, né segno più esplicito dell’Eucaristia. Ogni volta infatti che viene celebrato questo mistero, “si effettua l’opera della nostra redenzione” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 3] e noi spezziamo “l’unico pane che è farmaco d’immortalità, antidoto contro la morte, alimento dell’eterna vita in Gesù Cristo” [Sant’Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sacramento dell’Eucaristia, Capitolo VI

26 gennaio 2019

VI. Il banchetto pasquale

1382 La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. Ma la celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all’unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi, è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi.

1383 L’ altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell’Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l’altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l’altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all’assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi. “Che cosa è l’altare di Cristo se non l’immagine del Corpo di Cristo?” – dice sant’Ambrogio, [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C] e altrove: “L’altare è l’immagine del Corpo [di Cristo], e il Corpo di Cristo sta sull’altare” [Sant’Ambrogio, De sacramentis, 5, 7: PL 16, 447C]. La Liturgia esprime in molte preghiere questa unità del sacrificio e della Comunione. La Chiesa di Roma, ad esempio, prega così nella sua anafora:

Ti supplichiamo, Dio onnipotente: fa’ che questa offerta, per le mani del tuo angelo santo, sia portata sull’altare del cielo davanti alla tua maestà divina, perché su tutti noi che partecipiamo di questo altare, comunicando al santo mistero del Corpo e del Sangue del tuo Figlio, scenda la pienezza di ogni grazia e benedizione del cielo [Messale romano, Canone Romano: “Supplices te rogamus”].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sacramento dell’ Eucaristia Capitolo V

23 gennaio 2019

V. Il sacrificio sacramentale:
azione di grazie, memoriale, presenza
1356 Se i cristiani celebrano l’Eucaristia fin dalle origini e in una forma che, sostanzialmente, non è cambiata attraverso la grande diversità dei tempi e delle liturgie, è perché ci sappiamo vincolati dal comando del Signore, dato la vigilia della sua Passione: “Fate questo in memoria di me” ( ⇒ 1Cor 11,24-25 ).

1357 A questo comando del Signore obbediamo celebrando il memoriale del suo sacrificio. Facendo questo, offriamo al Padre ciò che egli stesso ci ha dato: i doni della creazione, il pane e il vino, diventati, per la potenza dello Spirito Santo e per le parole di Cristo, il Corpo e il Sangue di Cristo: in questo modo Cristo è reso realmente e misteriosamente presente .

1358 Dobbiamo dunque considerare l’Eucaristia – come azione di grazie e lode al Padre , – come memoriale del sacrificio di Cristo e del suo Corpo, – come presenza di Cristo in virtù della potenza della sua Parola e del suo Spirito .

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sacramento dell ‘ Eucaristia Paragafi III e IV

4 gennaio 2019

III. L’Eucaristia nell’Economia della Salvezza

I segni del pane e del vino

1333 Al centro della celebrazione dell’Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l’invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua Passione: “Prese il pane. . . ”, “Prese il calice del vino. . . ”. Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione. Così, all’offertorio, rendiamo grazie al Creatore per il pane e per il vino, [Cf ⇒ Sal 104,13-15 ] “frutto del lavoro dell’uomo”, ma prima ancora “frutto della terra” e “della vite”, doni del Creatore. Nel gesto di Melchisedek, re e sacerdote, che “offrì pane e vino” ( ⇒ Gen 14,18 ) la Chiesa vede una prefigurazione della sua propria offerta [Cf Messale Romano, Canone Romano: “Supra quae”].

1334 Nell’Antica Alleanza il pane e il vino sono offerti in sacrificio tra le primizie della terra, in segno di riconoscenza al Creatore. Ma ricevono anche un nuovo significato nel contesto dell’Esodo: i pani azzimi, che Israele mangia ogni anno a Pasqua, commemorano la fretta della partenza liberatrice dall’Egitto; il ricordo della manna del deserto richiamerà sempre a Israele che egli vive del pane della Parola di Dio [Cf ⇒ Dt 8,3 ]. Il pane quotidiano, infine, è il frutto della Terra promessa, pegno della fedeltà di Dio alle sue promesse. Il “calice della benedizione” ( ⇒ 1Cor 10,16 ), al termine della cena pasquale degli ebrei, aggiunge alla gioia festiva del vino una dimensione escatologica, quella dell’attesa messianica della restaurazione di Gerusalemme. Gesù ha istituito la sua Eucaristia conferendo un significato nuovo e definitivo alla benedizione del pane e del calice.

1335 I miracoli della moltiplicazione dei pani, allorché il Signore pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li distribuì per mezzo dei suoi discepoli per sfamare la folla, prefigurano la sovrabbondanza di questo unico pane che è la sua Eucaristia [Cf ⇒ Mt 14,13-21; ⇒ Mt 15,32-39 ]. Il segno dell’acqua trasformata in vino a Cana [Cf ⇒ Gv 2,11 ] annunzia già l’Ora della glorificazione di Gesù. Manifesta il compimento del banchetto delle nozze nel Regno del Padre, dove i fedeli berranno il vino nuovo [Cf ⇒ Mc 14,25 ] divenuto il Sangue di Cristo.

1336 Il primo annunzio dell’Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli, così come l’annunzio della Passione li ha scandalizzati: “Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?” ( ⇒ Gv 6,60 ). L’Eucaristia e la croce sono pietre d’inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione di divisione: “Forse anche voi volete andarvene?” ( ⇒ Gv 6,67 ): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come invito del suo amore a scoprire che è lui solo ad avere “parole di vita eterna” ( ⇒ Gv 6,68 ) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia è accogliere lui stesso.

L’istituzione dell’Eucaristia

1337 Il Signore, avendo amato i suoi, li amò sino alla fine. Sapendo che era giunta la sua Ora di passare da questo mondo al Padre, mentre cenavano, lavò loro i piedi e diede loro il comandamento dell’amore [Cf ⇒ Gv 13,1-17 ]. Per lasciare loro un pegno di questo amore, per non allontanarsi mai dai suoi e renderli partecipi della sua Pasqua, istituì l’Eucaristia come memoriale della sua morte e della sua risurrezione, e comandò ai suoi apostoli di celebrarla fino al suo ritorno, costituendoli “in quel momento sacerdoti della Nuova Alleanza” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1740].

1338 I tre vangeli sinottici e san Paolo ci hanno trasmesso il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia; da parte sua, san Giovanni riferisce le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole che preparano l’istituzione dell’Eucaristia: Cristo si definisce come il pane di vita, disceso dal cielo [Cf ⇒ Gv 6 ].

1339 Gesù ha scelto il tempo della Pasqua per compiere ciò che aveva annunziato a Cafarnao: dare ai suoi discepoli il suo Corpo e il suo Sangue.

Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: “Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare”. . . Essi andarono. . . e prepararono la Pasqua. Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel Regno di Dio”. . . Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio Corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: “Questo calice è la Nuova Alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi” ( ⇒ Lc 22,7-20 ) [Cf ⇒ Mt 26,17-29; ⇒ Mc 14,12-25; ⇒ 1Cor 11,23-26 ].

1340 Celebrando l’ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua Morte e la sua Risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell’Eucaristia, che porta a compimento la pasqua ebraica e anticipa la pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno.

“Fate questo in memoria di me”

1341 Quando Gesù comanda di ripetere i suoi gesti e le sue parole “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ), non chiede soltanto che ci si ricordi di lui e di ciò che ha fatto. Egli ha di mira la celebrazione liturgica, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori, del memoriale di Cristo, della sua vita, della sua Morte, della sua Risurrezione e della sua intercessione presso il Padre.

1342 Fin dagli inizi la Chiesa è stata fedele al comando del Signore. Della Chiesa di Gerusalemme è detto:

Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere. . . Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore ( ⇒ At 2,42; ⇒ At 2,46 ).

1343 Soprattutto “il primo giorno della settimana”, cioè la domenica, il giorno della Risurrezione di Gesù, i cristiani si riunivano “per spezzare il pane” ( ⇒ At 20,7 ). Da quei tempi la celebrazione dell’Eucaristia si è perpetuata fino ai nostri giorni, così che oggi la ritroviamo ovunque nella Chiesa, con la stessa struttura fondamentale. Essa rimane il centro della vita della Chiesa.

1344 Così, di celebrazione in celebrazione, annunziando il Mistero pasquale di Gesù “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ), il Popolo di Dio avanza “camminando per l’angusta via della croce” [Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 1] verso il banchetto celeste, quando tutti gli eletti si siederanno alla mensa del Regno.

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Ufficio delle Letture del 4 Gennaio 2019/ Seconda Lettura Dai «500 Capitoli» di san Massimo il Confessore, abate Centuria 1, 8-13; PG 90, 1182-1186) Mistero sempre nuovo

4 gennaio 2019

Il Verbo di Dio fu generato secondo la carne una volta per tutte. Ora, per la sua benignità verso l’uomo, desidera ardentemente di nascere secondo lo spirito in coloro che lo vogliono e diviene bambino che cresce con il crescere delle loro virtù. Si manifesta in quella misura di cui sa che è capace chi lo riceve. Non restringe la visuale immensa della sua grandezza per invidia e gelosia, ma saggia, quasi misurandola, la capacità di coloro che desiderano vederlo. Così il Verbo di Dio, pur manifestandosi nella misura di coloro che ne sono partecipi, rimane tuttavia sempre imperscrutabile a tutti, data l’elevatezza del mistero. Per questa ragione l’Apostolo di Dio, considerando con sapienza la portata del mistero, dice: «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!» (Eb 13, 8), intendendo dire in tal modo che il mistero è sempre nuovo e non invecchia mai per la comprensione di nessuna mente umana.
Cristo Dio nasce e si fa uomo, prendendo un corpo dotato di un’anima intelligente, lui, che aveva concesso alle cose di uscire dal nulla. Dall’oriente una stella che brilla in pieno giorno guida i magi verso il luogo dove il Verbo ha preso carne, per dimostrare misticamente che il Verbo contenuto nella legge e nei profeti supera ogni conoscenza dei sensi e conduce le genti alla suprema luce della conoscenza.
Infatti la parola della legge e dei profeti, a guisa di stella, rettamente intesa, conduce a riconoscere il Verbo incarnato coloro che in virtù della grazia sono stati chiamati secondo il beneplacito divino.
Dio si fa perfetto uomo, non cambiando nulla di quanto è proprio della natura umana, tolto, si intende, il peccato, che del resto non le appartiene. Si fa uomo per provocare il dragone infernale avido e impaziente di divorare la sua preda, cioè l’umanità del Cristo. Cristo in effetti, gli dà in pasto la sua carne. Quella carne però doveva tramutarsi per il diavolo in veleno. La carne abbatteva totalmente il mostro con la potenza della divinità che in essa si celava. Per la natura umana, invece, sarebbe stata il rimedio, perché l’avrebbe riportata alla grazia originale con la forza della divinità in essa presente.
Come infatti il dragone, avendo istillato il suo veleno nell’albero della scienza, aveva rovinato il genere umano, facendoglielo gustare, così il medesimo, presumendo divorare la carne del Signore, fu rovinato e spodestato per la potenza della divinità che era in essa.
Ma il grande mistero dell’incarnazione divina rimane pur sempre un mistero. In effetti come può il Verbo, che con la sua persona è essenzialmente nella carne, essere al tempo stesso come persona ed essenzialmente tutto nel Padre? Così come può lo stesso Verbo, totalmente Dio per natura, diventare totalmente uomo per natura? E questo senza abdicare per niente né alla natura divina, per cui è Dio, né alla nostra, per cui è divenuto uomo?
Soltanto la fede arriva a questi misteri, essa che è la sostanza e la base di quelle cose che superano ogni comprensione della mente umana.

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Catechismo della Chiesa Cattolica : Il Sacramento dell’Eucaristia ( Introduzione, paragrafi 1 e 2)

28 dicembre 2018

IL SACRAMENTO DELL’EUCARISTIA
1322 La santa Eucaristia completa l’iniziazione cristiana. Coloro che sono stati elevati alla dignità del sacerdozio regale per mezzo del Battesimo e sono stati conformati più profondamente a Cristo mediante la Confermazione, attraverso l’Eucaristia partecipano con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.

1323 “Il nostro Salvatore nell’ultima Cena, la notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, col quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta Sposa, la Chiesa, il memoriale della sua Morte e Risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, “nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della gloria futura”” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 47].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, il Sacramento della Confermazione (cap. IV, V; Sintesi)

14 dicembre 2018

IV. Chi può ricevere questo sacramento?

1306 Può e deve ricevere il sacramento della Confermazione ogni battezzato, che non l’abbia ancora ricevuto [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 889, 1]. Dal momento che Battesimo, Confer mazione ed Eucaristia costituiscono un tutto unitario, ne deriva che “i fedeli sono obbligati a ricevere tempestivamente questo sacramento”; [⇒ Codice di Diritto Canonico, 890] senza la Confermazione e l’Eucaristia, infatti, il sacramento del Battesimo è certamente valido ed efficace, ma l’iniziazione cristiana rimane incompiuta.

1307 La consuetudine latina da secoli indica come punto di riferimento per ricevere la Confermazione “l’età della discrezione”. Quando fossero in pericolo di morte, tuttavia, i bambini devono essere cresimati anche se non hanno ancora raggiunto tale età [Cf ⇒ ibid., 891; ⇒ 883, 3].

1308 Se talvolta si parla della Confermazione come del “sacramento della maturità cristiana”, non si deve tuttavia confondere l’età adulta della fede con l’età adulta della crescita naturale, e neppure dimenticare che la grazia del Battesimo è una grazia di elezione gratuita e immeritata, che non ha bisogno di una “ratifica” per diventare effettiva. Lo ricorda san Tommaso:

L’età fisica non condiziona l’anima. Quindi anche nell’età della puerizia l’uomo può ottenere la perfezione dell’età spirituale di cui la Sapienza (⇒ 4, 8) dice: “Vecchiaia veneranda non è la longevità, né si calcola dal numero degli anni”. E’ per questo che molti, nell’età della fanciullezza, avendo ricevuta la forza dello Spirito Santo, hanno combattuto generosamente per Cristo fino al sangue [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 72, 8, ad 2].

1309 La preparazione alla Confermazione deve mirare a condurre il cristiano verso una più intima unione con Cristo, verso una familiarità più viva con lo Spirito Santo, la sua azione, i suoi doni e le sue mozioni, per poter meglio assumere le responsabilità apostoliche della vita cristiana. Di conseguenza la catechesi della Confermazione si sforzerà di risvegliare il senso dell’appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo, sia alla Chiesa universale che alla comunità parrocchiale. Su quest’ultima grava una particolare responsabilità nella preparazione dei confermandi [Cf Pontificale romano, Rito della confermazione, Premesse, 3].

1310 Per ricevere la Confermazione si deve essere in stato di grazia. E’ opportuno accostarsi al sacramento della Penitenza per essere purificati in vista del dono dello Spirito Santo. Una preghiera più intensa deve preparare a ricevere con docilità e disponibilità la forza e le grazie dello Spirito Santo [Cf ⇒ At 1,14 ].

1311 Per la Confermazione, come per il Battesimo, è conveniente che i candidati cerchino l’aiuto spirituale di un padrino o di una madrina. E’ opportuno che sia la stessa persona scelta per il Battesimo, per sottolineare meglio l’unità dei due sacramenti [Cf Pontificale romano, Rito della confermazione, Premesse, 5; 6; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 893, 1. 2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica : il Sacramento della Confermazione( gli effetti della Confermazione)

9 dicembre 2018

1302 Risulta dalla celebrazione che l’effetto del sacramento della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste.

1303 Ne deriva che la Confermazione apporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale:
– ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: “Abbà, Padre” ( ⇒ Rm 8,15 );
– ci unisce più saldamente a Cristo;
– aumenta in noi i doni dello Spirito Santo;
– rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]
– ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1319; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11; 12].

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Catechismo della Chiesa Cattolica : il Sacramento della Confermazione

1 dicembre 2018
  1. La Confermazione nell’Economia della Salvezza

 

1286 Nell’ Antico Testamento, i profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso [Cf Is 11,2 ] in vista della sua missione salvifica [Cf Lc 4,16-22; Is 61,1 ]. La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo Battesimo da parte di Giovanni, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio [Cf Mt 3,13-17; Gv 1,33-34 ]. Concepito per opera dello Spirito Santo, tutta la sua vita e la sua missione si svolgono in una totale comunione con lo Spirito Santo che il Padre gli dà “senza misura” ( Gv 3,34 ).

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : Capitoli Cinque, Sei, Sette e la Sintesi)

27 novembre 2018

V. Chi può battezzare?

1256 I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 677, 1]. In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio [Cf ⇒ 1Tm 2,4 ] e nella necessità del Battesimo per la salvezza [Cf ⇒ Mc 16,16; Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1315; Nicolò I, Risposta Ad consulta vestra: ibid., 646; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : IV. Chi può ricevere il Battesimo?)

26 novembre 2018

1246 “E’ capace di ricevere il Battesimo ogni uomo e solo l’uomo non ancora battezzato” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 864; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 679].

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : III Come viene celebrato il Sacramento del Battesimo?)

23 novembre 2018

L’iniziazione cristiana

1229 Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l’annunzio della Parola, l’accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’accesso alla Comunione eucaristica.

1230 Questa iniziazione ha assunto forme molto diverse nel corso dei secoli e secondo le circostanze. Nei primi secoli della Chiesa l’iniziazione cristiana ha co nosciuto un grande sviluppo, con un lungo periodo di catecumenato e una serie di riti preparatori che scandivano liturgicamente il cammino della preparazione catecumenale per concludersi con la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.

1231 Dove il Battesimo dei bambini è diventato largamente la forma abituale della celebrazione del sacramento, questa è divenuta un atto unico che, in modo molto abbreviato, integra le tappe preparatorie dell’iniziazione cristiana. Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. E’ l’ambito proprio del catechismo .

1232 Il Concilio Vaticano II ha ripristinato, per la Chiesa latina, “il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64]. I riti si trovano nell’ Ordo initiationis christianae adultorum (1972). Il Concilio ha inoltre permesso che “nelle terre di missione, sia acconsentito accogliere, oltre agli elementi che si hanno nella tradizione cristiana, anche quegli elementi di iniziazione in uso presso ogni popolo, nella misura in cui possono essere adattati al rito cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64].

1233 Oggi, dunque, in tutti i riti latini e orientali, l’iniziazione cristiana degli adulti incomincia con il loro ingresso nel catecumenato e arriva al suo cultime nella celebrazione unitaria dei tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 14; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851; ⇒ 865; ⇒ 866]. Nei riti orientali l’iniziazione cristiana dei bambini incomincia con il Battesimo immediatamente seguito dalla Confermazione e dall’Eucaristia, mentre nel rito romano essa continua durante alcuni anni di catechesi, per concludersi più tardi con la Confermazione e l’Eucaristia, culmine della loro iniziazione cristiana [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851, 2; ⇒ 868].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa) I Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: Articolo 1 , Il Sacramento del Battesimo

21 novembre 2018

1213 Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (“vitae spiritualis ianua”), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1314; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 204, 1; ⇒ 849; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 675, 1] “Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la Parola” [Catechismo Romano, 2, 2, 5].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1214 Lo si chiama Battesimo dal rito centrale con il quale è compiuto: battezzare (baptizein” in greco) significa “tuffare”, “immergere”; l’ “immersione” nell’acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, [Cf ⇒ Rm 6,3-4; ⇒ Col 2,12 ] quale “nuova creatura” ( ⇒ 2Cor 5,17; ⇒ Gal 6,15 ).

1215 Questo sacramento è anche chiamato il “ lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” ( ⇒ Tt 3,5 ), poiché significa e realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno “può entrare nel Regno di Dio” ( ⇒ Gv 3,5 ).

1216 “Questo lavacro è chiamato illuminazione, perché coloro che ricevono questo insegnamento [catechetico] vengono illuminati nella mente. . . ” [San Giustino, Apologiae, 1, 61, 12]. Poiché nel Battesimo ha ricevuto il Verbo, “la luce vera. . . che illumina ogni uomo” ( ⇒ Gv 1,9 ), il battezzato, “dopo essere stato illuminato” ( ⇒ Eb 10,32 ) è divenuto “figlio della luce” ( ⇒ 1Ts 5,5 ), e “luce” egli stesso ( ⇒ Ef 5,8 ):

Il Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio. . . Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 3-4: PG 36, 361C].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa)

19 novembre 2018

1210 I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

1211 Seguendo questa analogia saranno presentati per primi i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (capitolo primo), poi i sacramenti della guarigione (capitolo secondo), infine i sacramenti che sono al servizio della comunione e della missione dei fedeli (capitolo terzo). Quest’ordine non è certo l’unico possibile; permette tuttavia di vedere che i sacramenti formano un organismo nel quale ciascuno di essi ha il suo ruolo vitale. In questo organismo l’Eucaristia occupa un posto unico in quanto è il “Sacramento dei sacramenti”: “gli altri sono tutti ordinati a questo come al loro specifico fine” [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo 2 DIVERSITA’ LITURGICA E UNITA’ DEL MISTERO)

18 novembre 2018

Tradizioni liturgiche e cattolicità della Chiesa

1200 Dalla prima comunità di Gerusalemme fino alla Parusia, le Chiese di Dio, fedeli alla fede apostolica, celebrano, in ogni luogo, lo stesso Mistero pasquale. Il Mistero celebrato nella Liturgia è uno, ma variano le forme nelle quali esso è celebrato.

1201 E’ tale l’insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l’espressione. La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità. Quando le Chiese hanno vissuto queste tradizioni liturgiche in comunione tra loro nella fede e nei sacramenti della fede, si sono reciprocamente arricchite crescendo nella fedeltà alla Tradizione e alla missione comune a tutta la Chiesa [Cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 63-64].

1202 Le varie tradizioni liturgiche hanno avuto origine proprio in funzione della missione della Chiesa. Le Chiese di una stessa area geografica e culturale sono giunte a celebrare il Mistero di Cristo con espressioni particolari, culturalmente caratterizzate: nella tradizione del “deposito della fede” ( ⇒ 2Tm 1,14 ), nel simbolismo liturgico, nell’organizzazione della comunione fraterna, nella comprensione teologica dei misteri e in varie forme di santità. In questo modo Cristo, Luce e Salvezza di tutti i popoli, viene manifestato attraverso la vita liturgica di una Chiesa al popolo e alla cultura ai quali essa è inviata e nei quali è radicata. La Chiesa è cattolica: può quindi integrare nella sua unità – purificandole – tutte le vere ricchezze delle culture [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 23; Id., Unitatis redintegratio, 4].

1203 Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi Ordini religiosi) e i riti bizantino, alessandrino o copto, siriaco, armeno, maronita e caldeo. “Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 4].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa:IN SINTESI)

16 novembre 2018

1187 La Liturgia è l’opera del Cristo totale, Capo e Corpo. Il nostro Sommo Sacerdote la celebra ininterrottamente nella Liturgia celeste, con la santa Madre di Dio, gli Apostoli, tutti i santi e la moltitudine degli uomini già entrati nel Regno.

1188 Nella celebrazione liturgica tutta l’assemblea è “liturga”, ciascuno secondo la propria funzione. Il sacerdozio battesimale è quello di tutto il Corpo di Cristo. Tuttavia alcuni fedeli sono ordinati mediante il sacramento dell’Ordine per rappresentare Cristo come Capo del Corpo.

1189 La celebrazione liturgica comporta segni e simboli relativi alla creazione (luce, acqua, fuoco), alla vita umana (lavare, ungere, spezzare il pane) e alla storia della salvezza (i riti della Pasqua). Inseriti nel mondo della fede e assunti dalla forza dello Spirito Santo, questi elementi cosmici, questi riti umani, queste gesta memoriali di Dio diventano portatori dell’azione di salvezza e di santificazione compiuta da Cristo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: IV. Dove celebrare?)

15 novembre 2018

1179 Il culto “in spirito e verità” ( ⇒ Gv 4,24 ) della Nuova Alleanza non è legato ad un luogo esclusivo. Tutta la terra è santa e affidata ai figli degli uomini. Quando i fedeli si riuniscono in uno stesso luogo, la realtà più importante è costituita dalle “pietre vive”, messe insieme “per la costruzione di un edificio spirituale” ( ⇒ 1Pt 2,4-5 ). Il Corpo di Cristo risorto è il tempio spirituale da cui sgorga la sorgente d’acqua viva. Incorporati a Cristo dallo Spirito Santo, “noi siamo il tempio del Dio vivente” ( ⇒ 2Cor 6,16 ).

1180 Quando non viene ostacolato l’esercizio della libertà religiosa, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dignitatis humanae, 4] i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino. Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo.

1181 “La casa di preghiera – in cui l’Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull’altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli – dev’essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni” [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 5; cf Id. , Sacrosanctum concilium, 122-127]. In questa “casa di Dio”, la verità e l’armonia dei segni che la costituiscono devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].
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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: III. Quando celebrare?)

14 novembre 2018

Il tempo liturgico

1163 “La santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in determinati giorni nel corso dell’anno, l’opera salvifica del suo Sposo divino. Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato il nome di “domenica”, fa la memoria della Risurrezione del Signore, che una volta all’anno, unitamente alla sua beata Passione, celebra a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel ciclo annuale poi presenta tutto il mistero di Cristo. . . Ricordando in tal modo i misteri della Redenzione, essa apre ai fedeli le ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti del suo Signore, così che siano resi in qualche modo presenti in ogni tempo, perché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza” [ Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 102].

1164 Fin dalla legge mosaica il Popolo di Dio ha conosciuto feste in data fissa, a partire dalla Pasqua, per commemorare le stupende azioni del Dio Salvatore, rendergliene grazie, perpetuarne il ricordo e insegnare alle nuove generazioni a conformare ad esse la loro condotta di vita. Nel tempo della Chiesa, posto tra la Pasqua di Cristo, già compiuta una volta per tutte, e la sua consumazione nel Regno di Dio, la Liturgia celebrata in giorni fissi è totalmente impregnata della novità del Mistero di Cristo.

1165 Quando la Chiesa celebra il Mistero di Cristo, una parola scandisce la sua preghiera: Oggi!, come eco della preghiera che le ha insegnato il suo Signore [Cf ⇒ Mt 6,11 ] e dell’invito dello Spirito Santo [ Cf ⇒ Eb 3,7-4,11; ⇒ Sal 95,7 ]. Questo “oggi” del Dio vivente in cui l’uomo è chiamato ad entrare è l’“Ora” della Pasqua di Gesù, che attraversa tutta la storia e ne è il cardine:

La vita si è posata su tutti gli esseri e tutti sono investiti da una grande luce; l’Oriente degli orienti ha invaso l’universo, e Colui che era “prima della stella del mattino” e prima degli astri, immortale e immenso, il grande Cristo, brilla su tutti gli esseri più del sole. Perciò, per noi che crediamo in lui, sorge un giorno di luce, lungo, eterno, che non si spegne più: la Pasqua mistica [Sant’Ippolito di Roma, De paschate, 1-2].

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Prima L’Economia Sacramentale:Capitolo Secondo La Celbrazione Sacramentale del Mistero Pasquale(Articolo1Celebrare la Liturgia della Chiesa: II. Come Celebrare?)

12 novembre 2018

Segni e simboli

1145 Una celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli. Secondo la pedagogia divina della salvezza, il loro significato si radica nell’opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi materiali dell’Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell’opera di Cristo.

1146 Segni del mondo degli uomini. Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l’uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l’uomo ha bisogno di segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, dei gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio.

1147 Dio parla all’uomo attraverso la creazione visibile. L’universo materiale si presenta all’intelligenza dell’uomo perché vi legga le tracce del suo Creatore [Cf ⇒ Sap 13,1; ⇒ Rm 1,19-20; ⇒ At 14,17 ]. La luce e la notte, il vento e il fuoco, l’acqua e la terra,l’albero e i frutti parlano di Dio, simboleggiano ad un tempo la sua grandezza e la sua vicinanza.

1148 In quanto creature, queste realtà sensibili possono diventare il luogo in cui si manifesta l’azione di Dio che santifica gli uomini, e l’azione degli uomini che rendono a Dio il loro culto. Ugualmente avviene per i segni e i simboli della vita sociale degli uomini: lavare e ungere, spezzare il pane e condividere il calice possono esprimere la presenza santificante di Dio e la gratitudine dell’uomo verso il suo Creatore.

1149 Le grandi religioni dell’umanità testimoniano, spesso in modo impressionante, tale senso cosmico e simbolico dei riti religiosi. La Liturgia della Chiesa presuppone, integra e satifica elementi della creazione e della cultura umana conferendo loro la dignità di segni della grazia, della nuova creazione in Gesù Cristo.

1150 Segni dell’Alleanza. Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell’Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell’Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l’unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l’imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza.

1151 Segni assunti da Cristo. Nella sua predicazione il Signore Gesù si serve spesso dei segni della creazione per far conoscere i misteri del Regno di Dio [Cf ⇒ Lc 8,10 ]. Compie le guarigioni o dà rilievo alla sua predicazione con segni o gesti simbolici[Cf ⇒ Gv 9,6; 1151 ⇒ Mc 7,33-35; ⇒ Mc 8,22-25 ]. Conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell’Antica Alleanza, specialmente all’Esodo e alla Pasqua, [Cf ⇒ Lc 9,31; 1151 ⇒ Lc 22,7-20 ] poiché egli stesso è il significato di tutti questi segni.

1152 Segni sacramentali. Dopo la Pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma purificano e integrano tutta la ricchezza dei segni e dei simboli del cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle figure dell’Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata da Cristo, prefigurano e anticipano la gloria del cielo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano(Sezione Prima l’Economia Sacramentale) /Capitolo Secondo la Celebrazione Sacramentale e il Mistero Pasquale: Articolo 1 , Celebrare la Liturgia della Chiesa( Chi Celebra?)

11 novembre 2018

1135 La catechesi della Liturgia implica prima di tutto la comprensione dell’economia sacramentale (capitolo primo). A questa luce si rivela la novità della sua celebrazione. In questo capitolo si tratterà dunque della celebrazione dei sacramenti della Chiesa. Si esporrà ciò che, nella diversità delle tradizioni liturgiche, è comune alla celebrazione dei sette sacramenti; quanto invece è specifico di ciascuno di essi sarà presentato più avanti. Questa catechesi fondamentale delle celebrazioni sacramentali risponderà alle prime domande che i fedeli si pongono a proposito di questo argomento:
– chi celebra?
– come celebrare?
– quando celebrare?
– dove celebrare?

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Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno),TERZO VOLUME Dalla benedizione di Giacobbe alla discesa di Giuseppe in Egitto

9 novembre 2018

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Isacco è come se passasse alla storia sotto silenzio e come se fosse solo figlio di Abramo e padre di Giacobbe ed Esaù.
Invece ha una sua particolare identità. È l’uomo dell’arrendevolezza, della mitezza, della pace.
È l’uomo che porta sulle sue spalle la benedizione data da Dio ad Abramo e da lui ricevuta.
È l’uomo protetto e benedetto da Dio, mai però sottoposto a particolari prove nella fede.
Per un inganno della moglie e del figlio Giacobbe, la benedizione non viene conferita al primogenito Esaù, viene data invece al secondogenito che è Giacobbe.
Giacobbe è l’uomo senza terra, senza paese, senza città, senza famiglia, senza fratelli, senza figli.
È l’uomo che possiede ogni cosa e tuttavia non ha nulla che possa dire veramente suo.
Solo Dio è veramente suo, perché solo Dio è il suo Pastore, la sua Guida, il suo Difensore, il suo Custode, la sua Roccia, la sua costante Protezione.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda La Celebrazione del Mistero Cristiano: Sezione Prima L’Economia Sacramentale( Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel Tempo della Chiesa, Articolo 2 il MisteroPasquale nei Sacramenti della Chiesa / V I Sacramenti della Vita Eterna)

9 novembre 2018

1130 La Chiesa celebra il Mistero del suo Signore “finché egli venga” e “Dio sia tutto in tutti” ( ⇒ 1Cor 11,26; ⇒ 1Cor 15,28 ). Dall’età apostolica la Liturgia è attirata verso il suo termine dal gemito dello Spirito nella Chiesa: “Marana tha!” ( ⇒ 1Cor 16,22 ). La Liturgia condivide così il desiderio di Gesù: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi. . . finché essa non si compia nel regno di Dio” ( ⇒ Lc 22,15-16 ). Nei sacramenti di Cristo la Chiesa già riceve la caparra della sua eredità, già partecipa alla vita eterna, pur “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore Gesù Cristo” ( ⇒ Tt 2,13 ). “Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!… Vieni, Signore Gesù!” ( ⇒ Ap 22,17; ⇒ Ap 22,20 ).
San Tommaso riassume così le diverse dimensioni del segno sacramentale: “Il sacramento è segno commemorativo del passato, ossia della passione del Signore; è segno dimostrativo del frutto prodotto in noi dalla sua passione, cioè della grazia; è segno profetico, che preannunzia la gloria futura” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 60, 3].

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Genesi, Commento Teologico Volume Unico ( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), SECONDO VOLUME Dalla vocazione di Abramo alla morte di Sara (cc. 1-26).

8 novembre 2018

 

Abramo e Sara

In questo Secondo Volume Dio si rivela il Signore, il Creatore, la Vita, la Benedizione, la Speranza, il Presente, il Futuro, la Salvezza, la Custodia, la Protezione, la Difesa di Abramo.
Dio è tutto questo per Abramo, ad una sola condizione: che lui obbedisca sempre alla voce del suo Signore.
Qual è la novità che emerge nella relazione di Dio con Abramo?
Essa è questa: non c’è una parola iniziale di Dio, un comando dato una volta per tutte, al quale Abramo deve obbedire perché Dio sia il perenne Creatore della sua vita, il perenne Liberatore dalla sua morte.
Abramo deve oggi giorno camminare alla presenza del suo Dio. Ogni giorno deve obbedire alla nuova parola che Dio gli rivolge.
Abramo è costantemente dalla Parola del suo Dio e Signore.
La vita di Abramo è dall’ascolto della Parola del suo Dio.
Dio parla ed Abramo ascolta. Dio dice e Abramo esegue. Dio comanda e Abramo obbedisce. Dio ordina ed Abramo realizza.
Il presente e il futuro di Abramo non sono da Abramo, sono perennemente da Dio. Sono in Dio.
Ma c’è un’altra verità che viene rivelata ed è questa: in Abramo non c’è solo la vita di Abramo, Dio ha posto la vita dell’intera umanità.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano/ Sezione Prima Economia Sacramentale : Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel tempo della Chiesa; Articolo 2 il Mistero Pasquale nei Sacramenti della Chiesa (IV. I sacramenti della salvezza)

8 novembre 2018

1127 Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1605 e 1606]. Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa. Il Padre esaudisce sempre la preghiera della Chiesa del suo Figlio, la quale, nell’Epiclesi di ciascun sacramento, esprime la propria fede nella potenza dello Spirito. Come il fuoco trasforma in sé tutto ciò che tocca, così lo Spirito Santo trasforma in vita divina ciò che è sottomesso alla sua potenza.

1128 E’ questo il significato dell’affermazione della Chiesa: [Cf ibid., 1608] i sacramenti agiscono ex opere operato (lett. “per il fatto stesso che l’azione viene compiuta”), cioè in virtù dell’opera salvifica di Cristo, compiuta una volta per tutte. Ne consegue che “il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio” [San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 68, 8]. Quando un sacramento viene celebrato in conformità all’intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve.
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MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI GENESI Commento teologico Volume unico( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), CATANZARO 2010PRIMO VOLUME Dalla creazione del cielo e della terra alla vocazione di Abramo (cc. 1-11)

7 novembre 2018

La Genesi inizia con Dio che è all’opera per la creazione del cielo e della terra e di quanto in essi è contenuto.
Niente è da se stesso. Niente è dal caso. Niente è dall’incontro fortuito di alcune particelle. Il niente è il niente e nulla potrà mai essere prodotto dal niente.
Ciò che non esiste mai potrà dare origine all’esistenza e ciò che non è, mai potrà generare ciò che è e diviene.
Tutto ciò che è, visibile ed invisibile, lontano o vicino, sulla terra e nel cielo, è dalla Parola creatrice di Dio.
Dio vuole. Dio dice. La sua Parola chiama le cose per nome ed essere sono create.
Non c’è generazione. Non c’è emanazione. Non c’è impasto di natura divina. Non c’è nulla di materia preesistente. Il nulla è assoluto.
C’è solo Dio. Esiste solo Lui. Solo Lui crea. Solo Lui chiama all’esistenza.
Dio non solo chiama ogni essere all’esistenza, gli conferisce anche la legge perenne della sua vita.
Ogni singolo essere esiste dalla sua Parola. Ogni singolo essere può dare esistenza ad altri esseri, ma solo se questo è scritto nella loro natura dalla divina Parola di Dio nell’atto della loro creazione.
Non esiste un evoluzionismo cieco. Esiste una “vita” che è da altra vita, perché così Dio ha predisposto e voluto, comandato e ordinato.
Sulla sua creazione Dio ha posto un custode, un guardiano, un governatore: l’uomo, creato da Dio maschio e femmina.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano/ Sezione Prima Economia Sacramentale : Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel tempo della Chiesa; Articolo 2 il Mistero Pasquale nei Sacramenti della Chiesa(3 I Sacramenti della Fede)

7 novembre 2018

1122 Cristo ha inviato i suoi Apostoli perché “nel suo Nome”, siano “predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati” ( ⇒ Lc 24,47 ). “Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” ( ⇒ Mt 28,19 ). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola:

Il Popolo di Dio viene adunato innanzitutto per mezzo della Parola del Dio vivente. . . La predicazione della Parola è necessaria per lo stesso ministero dei sacramenti, trattandosi di sacramenti della fede, la quale nasce e si alimenta con la Parola [Conc. Ecum. Vat. II, Presbyterorum ordinis, 4].

1123 “I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all’edificazione del Corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede ” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 59].
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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte seconda la celebrazione del Mistero Cristiano:Sezione Prima l’ Economia Sacramentale, Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel Tempo della Chiesa /Articolo 2 il mistero Pasquale nei sacramenti della Chiesa: 2, I Sacramenti della Chiesa

6 novembre 2018

1117 Per mezzo dello Spirito che la guida “alla verità tutta intera” ( ⇒ Gv 16,13 ), la Chiesa ha riconosciuto a poco a poco questo tesoro ricevuto da Cristo e ne ha precisato la “dispensazione”, come ha fatto per il canone delle divine Scritture e la dottrina della fede, quale fedele amministratrice dei misteri di Dio [Cf ⇒ Mt 13,52; ⇒ 1Cor 4,1 ]. Così la Chiesa, nel corso dei secoli, è stata in grado di discernere che, tra le sue celebrazioni liturgiche, ve ne sono sette le quali costituiscono, nel senso proprio del termine, sacramenti istituiti dal Signore.

1118 I sacramenti sono “della Chiesa” in un duplice significato: sono “da essa” e “per essa”. Sono “dalla Chiesa” per il fatto che questa è il sacramento dell’azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono “per la Chiesa”, sono cioè quei “sacramenti che fanno la Chiesa”, [Sant’Agostino, De civitate Dei, 22, 17; cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 64, 2, ad 3] in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell’Eucaristia, il Mistero della comunione del Dio Amore, Uno in tre Persone.

1119 Poiché con il Cristo-Capo forma “quasi un’unica persona mistica”, [Pio XII, Lett. enc. Mystici Corporis] la Chiesa agisce nei sacramenti come “comunità sacerdotale”, “organicamente strutturata” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]. Mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la Liturgia; d’altra parte alcuni fedeli, “insigniti dell’Ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11].

1120 Il ministero ordinato o sacerdozio ministeriale [Cf ibid., 10] è al servizio del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui [Cf ⇒ Gv 20,21-23; ⇒ Lc 24,47; ⇒ Mt 28,18-20 ]. Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l’azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti.

1121 I tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine conferiscono, oltre la grazia, un carattere sacramentale o “sigillo” in forza del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile; [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1609] essa rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono dunque mai essere ripetuti.

Continua….

Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel della Chiesa, Artico2 IL MISTERO PASQUALE NEI SACRAMENTI DELLA CHIESAo 2,

5 novembre 2018

1113 Tutta la vita liturgica della Chiesa gravita attorno al Sacrificio eucaristico e ai sacramenti [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 6]. Nella Chiesa vi sono sette sacramenti: il Battesimo, la Confermazione o Crismazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine, il Matrimonio [Cf Concilio di Lione II: Denz. -Schönm., 860; Concilio di Firenze: ibid., 1310; Concilio di Trento: ibid., 1601]. In questo articolo viene trattato ciò che è comune ai sette sacramenti della Chiesa, dal punto di vista dottrinale. Quanto è loro comune riguardo alla celebrazione sarà esposto nel capitolo secondo, mentre ciò che è proprio a ciascuno di essi costituirà l’oggetto della sezione seconda.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Capitolo Primo il Mistero Pasquale nel della Chiesa, Articolo 1 Sintesi

3 novembre 2018

1110 Nella Liturgia della Chiesa Dio Padre è benedetto e adorato come la sorgente di tutte le benedizioni della creazione e della salvezza, con le quali ci ha benedetti nel suo Figlio, per donarci lo Spirito dell’adozione filiale.

1111 L’opera di Cristo nella Liturgia è sacramentale perché il suo Mistero di salvezza vi è reso presente mediante la potenza del suo Santo Spirito; perché il suo Corpo, che è la Chiesa, è come il sacramento (segno e strumento) nel quale lo Spirito Santo dispensa il Mistero della salvezza; perché, attraverso le sue azioni liturgiche, la Chiesa pellegrina nel tempo partecipa già, pregustandola, alla Liturgia celeste.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Articolo 1 III. Lo Spirito Santo e la Chiesa nella Liturgia

2 novembre 2018

1091 Nella Liturgia lo Spirito Santo è il pedagogo della fede del Popolo di Dio, l’artefice di quei “capolavori di Dio” che sono i sacramenti della Nuova Alleanza. Il desiderio e l’opera dello Spirito nel cuore della Chiesa è che noi viviamo della vita del Cristo risorto. Quando egli incontra in noi la risposta di fede da lui suscitata, si realizza una vera cooperazione. Grazie ad essa, la Liturgia diventa l’opera comune dello Spirito Santo e della Chiesa.

1092 In questa comunicazione sacramentale del Mistero di Cristo, lo Spirito Santo agisce allo stesso modo che negli altri tempi dell’Economia della salvezza: egli prepara la Chiesa ad incontrare il suo Signore; ricorda e manifesta Cristo alla fede dell’assemblea; rende presente e attualizza il Mistero di Cristo per mezzo della sua potenza trasformatrice; infine, lo Spirito di comunione unisce la Chiesa alla vita e alla missione di Cristo.

Lo Spirito Santo prepara ad accogliere Cristo

1093 Nell’Economia sacramentale lo Spirito Santo dà compimento alle figure dell’ Antica Alleanza. Poiché la Chiesa di Cristo era “mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’Antica Alleanza”, [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 2] la Liturgia della Chiesa conserva come parte integrante e insostituibile, facendoli propri, alcuni elementi del culto dell’Antica Alleanza:
– in modo particolare la lettura dell’Antico Testamento;
– la preghiera dei Salmi;
– e, soprattutto, il memoriale degli eventi salvifici e delle realtà prefigurative che hanno trovato il loro compimento nel Mistero di Cristo (la Promessa e l’Alleanza, l’Esodo e la Pasqua, il Regno ed il Tempio, l’Esilio ed il Ritorno).

1094 Proprio su questa armonia dei due Testamenti [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 14-16] si articola la catechesi pasquale del Signore [Cf ⇒ Lc 24,13-49 ] e in seguito quella degli Apostoli e dei Padri della Chiesa. Tale catechesi svela ciò che rimaneva nascosto sotto la lettera dell’Antico Testamento: il Mistero di Cristo. Essa è chiamata “tipologica” in quanto rivela la novità di Cristo a partire dalle “figure” (tipi) che lo annunziavano nei fatti, nelle parole e nei simboli della prima Alleanza. Attraverso questa rilettura nello Spirito di Verità a partire da Cristo, le figure vengono svelate [Cf ⇒ 2Cor 3,14-16 ]. Così, il diluvio e l’arca di Noè prefiguravano la salvezza per mezzo del Battesimo, [Cf ⇒ 1Pt 3,21 ] come pure la Nube e la traversata del Mar Rosso; l’acqua dalla roccia era figura dei doni spirituali di Cristo; [Cf ⇒ 1Cor 10,1-6 ] la manna nel deserto prefigurava l’Eucaristia, “il vero Pane dal cielo” [Cf ⇒ Gv 6,32 ].

1095 Per questo la Chiesa, specialmente nei tempi di Avvento, di Quaresima e soprattutto nella notte di Pasqua, rilegge e rivive tutti questi grandi eventi della storia della salvezza nell’“oggi” della sua Liturgia. Ma questo esige pure che la catechesi aiuti i fedeli ad aprirsi a tale intelligenza “spirituale” dell’Economia della salvezza, come la Liturgia della Chiesa la manifesta e ce la fa vivere.

1096 Liturgia ebraica e Liturgia cristiana. Una migliore conoscenza della fede e della vita religiosa del popolo ebraico, quali sono professate e vissute ancora al presente, può aiutare a comprendere meglio certi aspetti della Liturgia cristiana. Per gli ebrei e per i cristiani la Sacra Scrittura è una parte essenziale delle loro liturgie: per la proclamazione della Parola di Dio, la risposta a questa Parola, la preghiera di lode e di intercessione per i vivi e per i morti, il ricorso alla misericordia divina. La Liturgia della Parola, nella sua specifica struttura, ha la sua origine nella preghiera ebraica. La preghiera delle Ore e altri testi e formulari liturgici hanno in essa i loro corrispettivi, come pure le stesse formule delle nostre preghiere più degne di venerazione, tra le quali il “Pater” [Padre nostro]. Anche le preghiere eucaristiche si ispirano a modelli della tradizione ebraica. Il rapporto tra la Liturgia ebraica e quella cristiana, ma anche le differenze tra i loro contenuti, sono particolarmente visibili nelle grandi feste dell’anno liturgico, come la Pasqua. Cristiani ed ebrei celebrano la Pasqua: Pasqua della storia, tesa verso il futuro, presso gli ebrei; presso i cristiani, Pasqua compiuta nella morte e nella Risurrezione di Cristo, anche se ancora in attesa della definitiva consumazione.

1097 Nella Liturgia della Nuova Alleanza, ogni azione liturgica, specialmente la celebrazione dell’Eucaristia e dei sacramenti, è un incontro tra Cristo e la Chiesa. L’assemblea liturgica riceve la propria unità dalla “comunione dello Spirito Santo” che riunisce i figli di Dio nell’unico Corpo di Cristo. Essa supera le affinità umane, razziali, culturali e sociali.

1098 L’assemblea deve prepararsi ad incontrare il suo Signore, essere “un popolo ben disposto”. Questa preparazione dei cuori è l’opera comune dello Spirito Santo e dell’assemblea, in particolare dei suoi ministri. La grazia dello Spirito Santo cerca di risvegliare la fede, la conversione del cuore e l’adesione alla volontà del Padre. Queste disposizioni sono il presupposto per l’accoglienza delle altre grazie offerte nella celebrazione stessa e per i frutti di vita nuova che essa è destinata a produrre in seguito.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale/Articolo 1 LA LITURGIA – OPERA DELLA SANTA TRINITA’II. L’Opera di Cristo nella Liturgia ,

31 ottobre 2018

Cristo glorificato…

1084 “Assiso alla destra del Padre” da dove effonde lo Spirito Santo nel suo Corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia. I sacramenti sono segni sensibili (parole e azioni), accessibili alla nostra attuale umanità. Essi realizzano in modo efficace la grazia che significano, mediante l’azione di Cristo e la potenza dello Spirito Santo.

1085 Nella Liturgia della Chiesa Cristo significa e realizza principalmente il suo Mistero pasquale. Durante la sua vita terrena, Gesù annunziava con il suo insegnamento e anticipava con le sue azioni il suo Mistero pasquale. Venuta la sua Ora, [Cf ⇒ Gv 13,1; 1085 ⇒ Gv 17,1 ] egli vive l’unico avvenimento della storia che non passa: Gesù muore, è sepolto, risuscita dai morti e siede alla destra del Padre “una volta per tutte” ( ⇒ Rm 6,10; ⇒ Eb 7,27; ⇒ Eb 9,12 ). E’ un evento reale, accaduto nella nostra storia, ma è unico: tutti gli altri avvenimenti della storia accadono una volta, poi passano, inghiottiti nel passato. Il Mistero pasquale di Cristo, invece, non può rimanere soltanto nel passato, dal momento che con la sua morte egli ha distrutto la morte, e tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi e in essi è reso presente. L’evento della croce e della Risurrezione rimane e attira tutto verso la Vita.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Sezione Prima L’Economia Sacramentale

30 ottobre 2018

1076 Il giorno di Pentecoste, con l’effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 6; Id., Lumen gentium, 2]. Il dono dello Spirito inaugura un tempo nuovo nella “dispensazione del Mistero”: il tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della Liturgia della sua Chiesa, “finché egli venga” ( ⇒ 1Cor 11,26 ). In questo tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce ora nella sua Chiesa e con essa in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la Tradizione comune dell’Oriente e dell’Occidente chiama “l’Economia sacramentale”; questa
consiste nella comunicazione (o “dispensazione”) dei frutti del Mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della Liturgia “sacramentale” della Chiesa.
E’ perciò importante mettere in luce per prima cosa questa “dispensazione sacramentale” (capitolo primo). In tal modo appariranno più chiaramente la natura e gli aspetti essenziali della celebrazione liturgica (capitolo secondo) .

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Catechismo della Chiesa Cattolica: Parte Seconda la Celebrazione del Mistero Cristiano

29 ottobre 2018

Perché la Liturgia?

1066 Nel Simbolo della fede, la Chiesa confessa il Mistero della Santa Trinità e il suo “benevolo disegno” [Cf ⇒ Ef 1,9 ] su tutta la creazione: il Padre compie il “Mistero della sua volontà” donando il suo Figlio diletto e il suo Santo Spirito per la salvezza del mondo e per la gloria del suo Nome. Questo è il Mistero di Cristo, [Cf ⇒ Ef 3,4 ] rivelato e realizzato nella storia secondo un piano, una “disposizione” sapientemente ordinata che san Paolo chiama “l’Economia del Mistero” [Cf ⇒ Ef 3,9 ] e che la tradizione patristica chiamerà “l’Economia del Verbo incarnato” o “l’Economia della salvezza”.

1067 “Quest’opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell’Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, Mistero col quale “morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita”. Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5]. Per questo, nella Liturgia, la Chiesa celebra principalmente il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l’opera della nostra salvezza.

1068 Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua Liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo:

La Liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell’Eucaristia, “si attua l’opera della nostra Redenzione”, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 5].

Che cosa significa il termine Liturgia?

1069 Il termine “Liturgia” significa originalmente “opera pubblica”, “servizio da parte del/e in favore del popolo”. Nella tradizione cristiana vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all’“opera di Dio” [Cf ⇒ Gv 17,4 ]. Attraverso la Liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l’opera della nostra Redenzione.

1070 Il termine “Liturgia” nel Nuovo Testamento è usato per designare non soltanto la celebrazione del culto divino, [Cf ⇒ At 13,2; ⇒ Lc 1,23 ] ma anche l’annunzio del Vangelo [Cf ⇒ Rm 15,16; ⇒ Fil 2,14-17; 1070 ⇒ Fil 2,30 ] e la carità in atto [Cf ⇒ Rm 15,27; 1070 ⇒ 2Cor 9,12; ⇒ Fil 2,25 ]. In tutti questi casi, si tratta del servizio di Dio e degli uomini. Nella celebrazione liturgica, la Chiesa è serva, a immagine del suo Signore, l’unico “Liturgo”, [Cf ⇒ Eb 8,2; 1070 ⇒ Eb 8,6 ] poiché partecipa del suo sacerdozio (culto) profetico (annunzio) e regale (servizio della carità):

Giustamente perciò la Liturgia è ritenuta quell’esercizio dell’ufficio sacerdotale di Gesù Cristo, mediante il quale con segni sensibili viene significata e, in modo proprio a ciascuno, realizzata la santificazione dell’uomo, e viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal Capo e dalle sue membra, il culto pubblico integrale. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa ne uguaglia l’efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 7].

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

25 ottobre 2018

IN CAMMINO CON GESÙ (I discepoli di Emmaus)
13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. 19 Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”.25 Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”. 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane (Lc 24, 13-35).

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

23 ottobre 2018

 


“In paradiso gli Angeli…”
L’ultimo saluto che il sacerdote rivolge al fedele defunto, prima che lasci la chiesa per essere portato al cimitero, dice: “In paradiso ti accompagnino gli Angeli… e ti introducano nella santa città…” (Liturgia dei defunti).
Il cammino è terminato. La meta è raggiunta, per chi è stato fedele al suo Signore.
Dopo il giudizio particolare, che è essenzialmente un “rispecchiarsi nel volto di Cristo, immagine del Padre, per verificarne la propria somiglianza di figli”, si apre il regno “preparato fin dall’inizio del mondo”.
L’ultimo tratto della corsa, anche nello sport, è sempre il più difficile. Figurarsi quello della vita umana…
Incerti sono il giorno della morte, l’ora, le circostanze particolari.
Una frase tremenda è sulla bocca di tanti, anche credenti, oggi: “Si muore soli!…” È vero, ma solo in parte. Se fosse totalmente vero, la “compagnia” della fede sarebbe vanificata proprio in un momento estremamente decisivo.
C’è una solitudine che, in certe circostanze, ci fa sentire distinti e separati dagli altri: è quella delle decisioni, delle scelte, dei giudizi con responsabilità personale.
Non deve esistere, per il credente, una solitudine che lo fa sentire lontano da Dio, soprattutto in momenti determinanti come la morte.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

17 ottobre 2018

 

Il volto della Madre
Dio è padre e madre, perché è amore infinito. L’amore è perfetto e fecondo nella paternità e maternità.
Nella sua infinita sapienza egli ha voluto donarci l’immagine del suo amore paterno, nel figlio Gesù. L’icona del suo amore materno ce l’ha donata, in modo particolare, in Maria di Nazareth, il “volto che a Cristo più si assomiglia” (Dante).
“Vergine madre, figlia del tuo Figlio – umile ed alta più che creatura, – termine fisso d’eterno consiglio, – tu sei colei che l’umana natura nobilitasti sì che il suo fattore – non disdegnò di farsi sua fattura” (Dante). Il poeta ha detto tutto e bene, con poche parole. E per noi aggiunge: “Donna, sei tanto grande e tanto vali, – che qual vuol grazia e a te non ricorre, – sua desianza vuol volar senz’ali. – … In te misericordia, in te pietate, – in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate”.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

15 ottobre 2018

 

Nata dal cuore trafitto
L’evangelista Giovanni, narrando la morte di Gesù, termina con queste parole: “Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua” (Gv 19,34).
Sant’Agostino commenta: “Dal cuore trafitto di Cristo è nata la Chiesa”. L’acqua è il simbolo del Battesimo, il sangue della Eucaristia. Sono i due Sacramenti che costituiscono la Chiesa per la potenza misteriosa della morte e risurrezione di Cristo.
La Chiesa è, così, primo e fondamentale “segno” di Cristo Signore e salvatore dell’umanità. È “luce delle genti” in Gesù, “vera luce, che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).
È “corpo mistico” di Cristo, di cui egli è il capo. È “comunione di santi”, che “ricevono dalla pienezza del Salvatore, grazia su grazia” (Gv 1,16).
È “famiglia dei figli di Dio”, in cui Gesù è il primogenito, modellata sull’immagine della divina Trinità.
È “popolo pellegrinante” nella storia degli uomini, alla sequela del suo fondatore e maestro, animato dallo Spirito santo, dono del Risorto, sino alla fine dei secoli.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

12 ottobre 2018

COMPAGNO DI VIAGGIO E GUIDA
L’apostolo Pietro è stato compagno di viaggio, è diventato la prima guida nella Chiesa, voluta da Gesù come famiglia dei figli di Dio. Ha camminato con Gesù insieme agli altri apostoli e discepoli. Ha provato momenti esaltanti, sul Tabor, nella confessione di Cesarea di Filippo… È stato tentato ed ha gettato i suoi dubbi e i suoi timori sul Maestro che annunciava la sua passione e morte. Ne è stato duramente rimproverato. Nella paura e nell’angoscia, rimasto solo, ha rinnegato il Signore. Gesù, con uno sguardo di compassione, di tenerezza e di perdono, lo ha reintegrato nella sua amicizia e nella sua compagnia. Ha pregato per lui, perché, superata la prova, esperto della debolezza e del perdono, fosse capace di diventare, per la volontà suprema del suo Signore, guida dei fratelli. “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano. Ma io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede: e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

11 ottobre 2018

Con Dio, ma non soli
Può esistere, nel Cristianesimo, una “scelta di vita” per la “solitudine”? No, assolutamente!
Scegliere di stare “soli con Dio”, nel deserto, nell’eremo, nel monastero, nel profondo del proprio cuore, significa inequivocabilmente entrare sempre più profondamente in “compagnia” del Dio, che è Trinità; vivere la “comunione” del Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa; “respirare” con tutta l’umanità, nella quale Cristo si è incarnato, e che gode della sua Provvidenza.
Il nostro Dio non è solitudine. Chi cammina con lui non può camminare solo.
L’uomo è stato creato eretto, perché gli sia più facile guardare in alto e attorno a sé. Guardando in alto, attinge la luce per vedere gli uomini come creature e figli di Dio. Guardando attorno a sé, divinamente illuminato, diventa più capace di solidarietà e di amore. “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. Passando per la valle del pianto, la cambia in una sorgente… Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio” (Sal 84,6-7).

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10 ottobre 2018

UN AIUTO SIMILE A LUI
L’uomo porta nel cuore una solitudine esistenziale. È il marchio indelebile della sua natura creaturale. La nostalgia della sorgente. È inquieto, finché non torna al suo Creatore. La creatura allevia la solitudine dell’uomo in proporzione alla sua capacità di essere riflesso del volto del Creatore.
Dio è preoccupato della solitudine dell’uomo fin dai primi giorni della creazione. “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gen 2,18).

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9 ottobre 2018

Nel deserto, l’oasi del ristoro
Il cammino quotidiano della vita non è sempre facile. La stanchezza, la scoperta dei limiti personali, le ferite della convivenza, la polvere della strada… possono appesantire il nostro andare.
I discepoli di Gesù conoscono la povertà spirituale, la fragilità, la tentazione. Come le hanno sperimentate gli apostoli, quando il Maestro era presente in mezzo a loro fisicamente.
Il cammino dell’uomo nella fede, dopo il peccato originale, è lotta, è battaglia, anche contro le insidie del tentatore, nemico di Dio e delle sue creature.
Gesù è il vincitore assoluto del male. La sua vittoria è partecipata a coloro che credono in lui e in lui trovano la salvezza.

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8 ottobre 2018

Il pane della vita
“Indispensabile, per la vita, è il pane” (Sir 29,21). “Ogni uomo mangerà il pane con il sudore del suo volto” (Gen 3,19).
“L’uomo non vivrà di solo pane” (Lc 4,4), ha detto Gesù, riferendo un testo solenne della divina scrittura (Dt 8,3).
Alla fame spirituale di ogni essere intelligente, Dio, creatore e Signore, risponde con il cibo della sua parola.
Una risposta ancora più misteriosa e appagante la dà Gesù, offrendo se stesso come “pane di vita”.
Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero. Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo… Io sono il pane della vita, chi viene a me non avrà più fame… Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv 6).
Nel suo cammino spirituale quotidiano il discepolo di Gesù ha il pane “assicurato” nella garanzia della fede.
Non può venir meno per fame, a meno che “non dimentichi di mangiare il suo pane” (Sal 102,5).
La santa Messa quotidiana è la redenzione quotidiana”. Nel sacrificio della croce, che si attua nella cena eucaristica, il corpo e il sangue di Cristo, offerti al Padre nella potenza dello Spirito, si fanno cibo e bevanda di salvezza per la famiglia dei figli di Dio riunita per celebrare la Pasqua del Signore.
Restando ospite nel tabernacolo, nel segno del pane, Cristo Gesù si fa cibo quotidiano anche per i malati, viatico per i morenti.

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6 ottobre 2018

Parola e vita
La “vita eterna” è la vita di Dio, che rende “partecipi della natura divina” (1Pt 1,4). “Se uno mi ama, osserva la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo in lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,29).
L’inabitazione della divina Trinità nel cuore dei cristiani è una verità della fede, che apre prospettive infinite nelle relazioni interpersonali tra l’uomo e Dio. Il Trascendente, che è al di sopra del tempo e dello spazio, si rende misteriosamente e gratuitamente presente lì, nel cuore dell’uomo, per condividerne l’avventura della sua quotidianità di figlio di Dio.

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5 ottobre 2018

“La luce che illumina il cammino”
Gesù, “la luce vera, che illumina ogni uomo”, non è più visibilmente in mezzo a noi.
“Beati coloro che credono senza vedere”, ha detto il Signore all’apostolo Tommaso.
“Camminiamo nella fede, non nella visione”, scriveva Paolo ai primi cristiani.
Il Verbo di Dio, che è luce, risplende e illumina nella fede, attraverso le sue “tracce”, impresse nella creazione; i “segni dei tempi”, come arcobaleni nella storia dell’umanità. Soprattutto attraverso la “divina parola”, portata da lui sulla terra, come “buona novella” di salvezza.

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4 ottobre 2018

“Chi cammina con me cammina nella luce”
L’apostolo Giovanni dice nel prologo del suo Vangelo: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).
Dal primo istante della sua incarnazione, il Figlio di Dio fatto uomo ha iniziato il cammino tra gli uomini per indicare loro la via della salvezza, che conduce alla casa del Padre. Si è fatto “buon Samaritano” dell’uomo ferito dal peccato, in ogni tempo e in ogni luogo della terra.
Gesù ha detto di sé: “lo sono la luce del mondo: chi cammina con me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

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3 ottobre 2018

“Il Signore tuo Dio ti ha portato…”
Il Deuteronomio, soprattutto attraverso i discorsi di Mosè, narra i grandi avvenimenti dell’Esodo, del Sinai. Ricorda le ribellioni del popolo, il rinnovamento della promessa di fedeltà al Signore, l’accondiscendenza di Dio e la sua fedele amicizia con Mosè. Questa rievocazione è fatta con grande gioia e immensa gratitudine. Il “canto di Mosè” (cap. 32) ne è lo specchio.
“Ascoltate, o cieli; io voglio parlare: oda la terra le parole della mia bocca!… Voglio proclamare il nome del Signore: date gloria al nostro Dio!” (Dt 32,1-3).
Si sa bene che il cammino dell’Esodo – quarant’anni di peregrinazione nel deserto – non fu un tempo facile per il popolo ebraico. Anzi, fu tempo di prova, come dice la divina Scrittura:
“Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi” (Dt 8,2).

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2 ottobre 2018

Il silenzio di Dio non è assenza
La parola del Signore è la luce di chi cammina alla sua presenza. Il Signore parla e il suo servo lo ascolta, perché nella divina parola si nasconde il segreto della vita.
E quando il Signore tace? Quando la sua parola non sorge più come la luce del mattino? Quando non è più il pane quotidiano del pellegrino?
Tempo del silenzio e dell’assenza divina…
L’orante dei Salmi si esprime così: “Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando nell’anima mia proverò affanni, tristezza nel cuore ogni momento? Guarda, rispondimi, Signore mio” (Sal 19,1-4).
“A te grido, Signore. Non restare in silenzio, mio Dio. Perché se tu non mi parli, io sono come chi scende nella fossa” (Sal 42,10).

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