Archive for the ‘Ecumenismo’ Category

Fedi diversi, bisogno comuni: nella preghiera incontro con Dio

9 aprile 2017

Siamo Noi – puntata del 7 aprile 2017

A Siamo Noi una riflessione sulla preghiera cristiana e non in questo tempo di Quaresima e a pochi giorni dalla Settimana Santa. Tra gli ospiti Izzedin Elzir, Presidente Unione delle comunità islamiche in Italia, Don Giampaolo Centofanti, Cappellano Santuario della Madonna del Divino Amore e Laila Simoncelli, Comunità papa Giovanni XXIII.

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Udienza plenaria Pontificio consiglio unità dei cristiani 10-11-2016

10 novembre 2016

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELPONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Sala Clementina
Giovedì, 10 novembre 2016

[Multimedia]

Signori Cardinali,
cari fratelli Vescovi e Sacerdoti,cari fratelli e sorelle,

sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra Sessione Plenaria, che tratta il tema “Unità dei cristiani: quale modello di piena comunione?”. Ringrazio il Cardinale Koch per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Nel corso di quest’anno ho avuto l’opportunità di vivere tanti significativi incontri ecumenici, sia qui a Roma sia durante i viaggi. Ognuno di questi incontri è stato per me fonte di consolazione, perché ho potuto constatare che il desiderio di comunione è vivo e intenso. In quanto Vescovo di Roma e Successore di Pietro, consapevole della responsabilità affidatami dal Signore, desidero ribadire che l’unità dei cristiani è una delle mie principali preoccupazioni, e prego perché essa sia sempre più condivisa da ogni battezzato.

L’unità dei cristiani è un’esigenza essenziale della nostra fede. Un’esigenza che sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo. Invochiamo l’unità, perché invochiamo Cristo. Vogliamo vivere l’unità, perché vogliamo seguire Cristo, vivere il suo amore, godere del mistero del suo essere uno con il Padre, che poi è l’essenza dell’amore divino. Gesù stesso, nello Spirito Santo, ci associa alla sua preghiera: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi […] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me […] Perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,21.23.26). Secondo la preghiera sacerdotale di Gesù, ciò a cui aneliamo è l’unità nell’amore del Padre che viene a noi donato in Gesù Cristo, amore che informa anche il pensiero e le dottrine. Non basta essere concordi nella comprensione del Vangelo, ma occorre che tutti noi credenti siamo uniti a Cristo e in Cristo. È la nostra conversione personale e comunitaria, il nostro graduale conformarci a Lui (cfr Rm 8,28), il nostro vivere sempre più in Lui (cfr Gal 2,20), che ci permettono di crescere nella comunione tra di noi. Questa è l’anima che sostiene anche le sessioni di studio e ogni altro tipo di sforzo per giungere a punti di vista più ravvicinati.

Tenendo bene a mente questo, è possibile smascherare alcuni falsi modelli di comunione che in realtà non portano all’unità ma la contraddicono nella sua essenza.

Innanzitutto, l’unità non è il frutto dei nostri sforzi umani o il prodotto costruito da diplomazie ecclesiastiche, ma è un dono che viene dall’alto. Noi uomini non siamo in grado di fare l’unità da soli, né possiamo deciderne le forme e i tempi. Qual è allora il nostro ruolo? Che cosa dobbiamo fare noi per promuovere l’unità dei cristiani? Nostro compito è quello di accogliere questo dono e di renderlo visibile a tutti. Da questo punto di vista, l’unità, prima che traguardo, è cammino, con le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni, e anche le sue soste. L’unità come cammino richiede pazienti attese, tenacia, fatica e impegno; non annulla i conflitti e non cancella i contrasti, anzi, a volte può esporre al rischio di nuove incomprensioni. L’unità può essere accolta solo da chi decide di mettersi in cammino verso una meta che oggi potrebbe apparire piuttosto lontana. Tuttavia, colui che percorre questa strada è confortato dalla continua esperienza di una comunione gioiosamente intravista, anche se non ancora pienamente raggiunta, ogni volta che si mette da parte la presunzione e ci si riconosce tutti bisognosi dell’amore di Dio. E quale legame unisce tutti noi cristiani più dell’esperienza di essere peccatori ma allo stesso tempo oggetto della infinita misericordia di Dio a noi rivelata da Gesù Cristo? Parimenti, l’unità di amore è già realtà quando coloro che Dio ha scelto e chiamato a formare il suo popolo annunciano insieme le meraviglie che Egli ha compiuto per loro, soprattutto offrendo una testimonianza di vita piena di carità verso tutti (cfr 1 Pt 2,4-10). Per questo, amo ripetere che l’unità si fa camminando, per ricordare che quando camminiamo insieme, cioè ci incontriamo come fratelli, preghiamo insieme, collaboriamo insieme nell’annuncio del Vangelo e nel servizio agli ultimi siamo già uniti. Tutte le divergenze teologiche ed ecclesiologiche che ancora dividono i cristiani saranno superate soltanto lungo questa via, senza che noi oggi sappiamo come e quando, ma ciò avverrà secondo quello che lo Spirito Santo vorrà suggerire per il bene della Chiesa.

In secondo luogo, l’unità non è uniformità. Le differenti tradizioni teologiche, liturgiche, spirituali e canoniche, che si sono sviluppate nel mondo cristiano, quando sono genuinamente radicate nella tradizione apostolica, sono una ricchezza e non una minaccia per l’unità della Chiesa. Cercare di sopprimere tale diversità è andare contro lo Spirito Santo, che agisce arricchendo la comunità dei credenti con una varietà di doni. Nel corso della storia, vi sono stati tentativi di questo genere, con conseguenze che talvolta fanno soffrire ancora oggi. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa. Compito ecumenico è rispettare le legittime diversità e portare a superare le divergenze inconciliabili con l’unità che Dio chiede. Il permanere di tali divergenze non ci deve paralizzare, ma spingere a cercare insieme il modo di affrontare con successo tali ostacoli.

Infine, l’unità non è assorbimento. L’unità dei cristiani non comporta un ecumenismo “in retromarcia”, per cui qualcuno dovrebbe rinnegare la propria storia di fede; e neppure tollera il proselitismo, che anzi è un veleno per il cammino ecumenico. Prima di vedere ciò che ci separa, occorre percepire anche in modo esistenziale la ricchezza di ciò che ci accumuna, come la Sacra Scrittura e le grandi professioni di fede dei primi Concili ecumenici. Così facendo, noi cristiani possiamo riconoscerci come fratelli e sorelle che credono nell’unico Signore e Salvatore Gesù Cristo, impegnati insieme a cercare il modo di obbedire oggi alla Parola di Dio che ci vuole uniti. L’ecumenismo è vero quando si è capaci di spostare l’attenzione da sé stessi, dalle proprie argomentazioni e formulazioni, alla Parola di Dio che esige di essere ascoltata, accolta e testimoniata nel mondo. Per questo, le varie comunità cristiane sono chiamate non a “farsi concorrenza”, ma a collaborare. La mia recente visita a Lund mi ha fatto ricordare quanto sia attuale quel principio ecumenico lì formulato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese già nel 1952, che raccomanda ai cristiani di «fare insieme tutte le cose, salvo in quei casi in cui le profonde difficoltà di convinzioni avessero imposto di agire separatamente».

Vi ringrazio per il vostro impegno, vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e confido nel vostro per me. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

Papa in Svezia Messa e Angelus Malmo 01-11-2016

1 novembre 2016

 

Papa a Malmö: i santi cambiano la storia con la loro mitezza

2016-11-01 Radio Vaticana

 

Papa Francesco ha concluso il suo viaggio in Svezia, compiuto in occasione dei 500 anni dall’inizio della Riforma, presiedendo la Messa per la piccola comunità cattolica di questo Paese nello Stadio Swedbank di Malmö. 15mila le persone presenti al rito nella Solennità di Tutti i Santi. Nell’omelia il Papa ha spiegato che le Beatitudini sono la carta d’identità del cristiano. All’Angelus ha invitato i cattolici svedesi ad essere sale e luce, rispettosi e solidali. Il Pontefice è ripartito verso le 13.00 dalla Svezia alla volta di Roma dove è rientrato poco prima delle 15.15. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

 

 

Santità è amare Dio e i fratelli
La Messa con il Papa è stata una grande festa per la piccola comunità cattolica svedese che ha abbellito la cerimonia con canti di profonda intensità spirituale. Francesco, nell’omelia, ricorda la santità quotidiana nascosta di tanti semplici fedeli, “una santità fatta di amore per Dio e per i fratelli”:

“Amore fedele fino a dimenticarsi di sé stesso e a darsi totalmente agli altri, come la vita di quelle madri e quei padri che si sacrificano per le loro famiglie sapendo rinunciare volentieri, benché non sia sempre facile, a tante cose, a tanti progetti o programmi personali”.

I santi sono felici
Ciò “che caratterizza i santi è che sono veramente felici”:

“Hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all’anima ed ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Perciò i santi sono chiamati beati. Le Beatitudini sono la loro via, la loro meta, la loro patria. Le Beatitudini sono la strada di vita che il Signore ci indica, perché possiamo seguire le sue orme”.

La beatitudine della mitezza
Il Papa mette l’accento sulla beatitudine della mitezza:

“La mitezza è un modo di essere e di vivere che ci avvicina a Gesù e ci fa essere uniti tra di noi; fa sì che lasciamo da parte tutto ciò che ci divide e ci oppone, e che cerchiamo modi sempre nuovi per progredire sulla via dell’unità, come hanno fatto figli e figlie di questa terra, tra cui santa Maria Elisabetta Hesselblad, recentemente canonizzata, e santa Brigida, Brigitta Vadstena, co-patrona d’Europa. Esse hanno pregato e lavorato per stringere legami di unità e di comunione tra i cristiani”.

I Santi cambiano la storia
Cattolici e luterani stanno camminando verso l’unità. Un cammino che comporta il venirsi incontro, un grande cambiamento e i santi cambiano la storia:

“I Santi ottengono dei cambiamenti grazie alla mitezza del cuore. Con essa comprendiamo la grandezza di Dio e lo adoriamo con sincerità; e inoltre è l’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere, perché la sua unica ricchezza è Dio”.

Beatitudini, carta d’identità del cristiano
Le Beatitudini – spiega il Papa – “sono in qualche modo la carta d’identità del cristiano”, che vive “i dolori e le angosce del nostro tempo con lo spirito e l’amore di Gesù”

“Beati coloro che sopportano con fede i mali che altri infliggono loro e perdonano di cuore; beati coloro che guardano negli occhi gli scartati e gli emarginati mostrando loro vicinanza; beati coloro che riconoscono Dio in ogni persona e lottano perché anche altri lo scoprano; beati coloro che proteggono e curano la casa comune; beati coloro che rinunciano al proprio benessere per il bene degli altri; beati coloro che pregano e lavorano per la piena comunione dei cristiani… Tutti costoro sono portatori della misericordia e della tenerezza di Dio, e certamente riceveranno da Lui la ricompensa meritata”.

Cattolici svedesi siano sale e luce, rispettosi e solidali
Al termine della Messa, il Papa ha recitato l’Angelus, esortando la piccola comunità cattolica svedese ad essere “sale e luce”, secondo lo stile di Gesù, “con grande rispetto e solidarietà verso i fratelli e le sorelle delle altre chiese e comunità cristiane e verso tutte le persone di buona volontà”.

L’abbraccio con i leader luterani
Quindi il saluto finale, caloroso, con i rappresentanti luterani presenti, il presidente e il segretario generale della Federazione Luterana Mondiale e l’arcivescovo della Chiesa di Svezia. L’invito a tutti è quello di continuare gli sforzi per raggiungere la piena comunione.

 

 

Luterani e cattolici: testimoniamo uniti la misericordia di Dio

1 novembre 2016

 

Arrivato in Svezia, Papa Francesco ha guidato con i vertici della Federazione luterana mondiale la preghiera ecumenica comune nella cattedrale luterana di Lund, per fare memoria dei 500 anni della Riforma. “La separazione – ha affermato – è stata un’immensa fonte di sofferenze”, ma è stata storicamente perpetuata “da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele”. Dall’inviato Alessandro Di Bussolo.

 

 

 

 

 

Nella Malmö Arena Papa Francesco ha partecipato all’evento ecumenico che ha concluso la commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma. Per i cristiani, ha detto, è una priorità andare incontro agli scartati. Dall’inviato Alessandro Di Bussolo.

Udienza Christian World Communions 12-10-2016

12 ottobre 2016
Pubblicato il 12 ott 2016

Ecumenismo della preghiera, del cammino e del sangue

Papa Francesco, prima dell’udienza generale, ha incontrato i partecipanti all’annuale conferenza dei segretari del Christian World Communions, che riunisce 19 Chiese e confessioni cristiane.

 

 

 

Papa messa san Pietro e Paolo 29-06-2016

29 giugno 2016
Pubblicato il 29 giu 2016

Il Papa: la paura ci chiude alle sorprese di Dio

Nella messa per la solennità dei santi Pietro e Paolo, il Papa ha benedetto i palli per i 25 nuovi arcivescovi metropoliti. Nell’omelia ha ricordato che la preghiera è la via di uscita alle chiusure, l’unico accesso alla compassione del Padre.

 

 

Armenia, firma dichiarazione comune e Khor Virap 26.06.2016

27 giugno 2016
Pubblicato il 27 giu 2016

Il mondo ha bisogno di pace, non di armi

Papa Francesco e il Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II, hanno firmato una dichiarazione comune a Etchmiadzin, rimarcando la centralità del Vangelo “in un mondo lacerato da conflitti e desideroso di conforto e speranza”. Dall’inviata Barbara Castelli.

Armenia, Divina liturgia a Etchmiadzin 26-06-2016

26 giugno 2016
Pubblicato il 26 giu 2016

Le divisioni tra i cristiani sono uno scandalo

Papa Francesco ha partecipato alla Divina Liturgia nel piazzale di san Tiridate a Etchmiadzin, in Armenia. Dinanzi al Catholicos Armeno

Armenia, Incontro ecumenico a Yerevan 25-05-2016

26 giugno 2016
Pubblicato il 26 giu 2016

Riprenda il cammino di riconciliazione tra armeni e turchi

Papa Francesco ha partecipato all’incontro ecumenico e alla preghiera per la pace a Yerevan, insieme con il Catholicos armeno apostolico, Karekin II. Forte l’appello per la fine di tutti i conflitti che lacerano il mondo. Dall’inviata Barbara Castelli.

Udienza Institute of Jainology 01-06-2016

1 giugno 2016

 

Prima dell’udienza generale, Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti dell’Istitute of Jainology di Londra, espressione dell’antica religione giainista.

 

 

Papa a Bartolomeo I: nessun ostacolo a comunione eucaristica

30 novembre 2015

 

2015-11-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’odierna festa di Sant’Andrea, Patrono della Chiesa ortodossa, il Papa al termine della Messa celebrata nel campo sportivo di Bangui ha rivolto un augurio speciale al Patriarca ecumenico Bartolomeo, al quale ha inviato anche un messaggio, che è stato letto stamani nella chiesa patriarcale di San Giorgio al Fanar dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che ha ha guidato una delegazione della Santa Sede nell’ambito del tradizionale scambio di visite per le rispettive feste dei Santi Patroni, Pietro e Paolo il 29 giugno a Roma e Andrea il 30 novembre ad Istanbul. Il servizio di Roberta Gisotti

 

 

“Da qui dal cuore dell’Africa, vorrei rivolgermi al mio carissimo fratello Bartolomeo Patriarca ecumenico. Gli faccio gli auguri di felicità, di fraternità, e chiedo al Signore che benedica le nostre Chiese sorelle”

Francesco esprime poi – nel messaggio autografo – “fraterno affetto e vicinanza spirituale” all’arcivescovo di Costantinopoli, in “profonda comunione di fede e di carità”.

“Il mondo oggi ha grande bisogno di riconciliazione – scrive Francesco – specie alla luce di cosi tanto sangue versato nei recenti attacchi terroristici. Possiamo noi accompagnare le vittime con la nostra preghiera e rinnovare il nostro impegno per una pace duratura promuovendo il dialogo tra fedi religiose”, poiché “l’indifferenza e la mutua ignoranza possono solo portare sfiducia e sfortunatamente anche conflitti”.

“Per progredire il nostro cammino verso la piena comunione”, osserva Francesco, “dobbiamo continuare a trarre ispirazione dal gesto di riconciliazione e di pace” di Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che 50 anni fa il 7 dicembre del 1965 firmarono la Dichiarazione comune Cattolica-Ortodossa, con la quale si cancellavano le scomuniche del 1054.

Anche se da allora non tutte le differenze tra le due Chiese sono state annullate, osserva Francesco, “avendo ripristinato relazioni di amore e fraternità, in uno spirito di reciproca fiducia, rispetto e carità, non ci sono più impedimenti alla comunione eucaristica, che non può arrivare che attraverso la preghiera, la purificazione dei cuori, il dialogo e l’affermazione della verità”.

Francesco complimenta Bartolomeo, “testimone esemplare per i cattolici” per la sua particolare “sensibilità”, “consapevolezza” e “fervente impegno” per la salvaguardia del Creato, indicando quale “segno di speranza” la celebrazione comune della Giornata di preghiera per la cura del Creato, il primo settembre, seguendo la lunga esperienza del Patriarcato ecumenico.

Preghiere, il Papa chiede infine a Bartolomeo e a tutti i fedeli ortodossi per il Giubileo straordinario della Misericordia, assicurando a sua volta le preghiere per gli eventi che saranno celebrati quest’anno nella Chiesa ortodossa, specie per il Grande Sinodo Panortodosso.

 

(Da Radio Vaticana)

Francesco incontra il Rinnovamento. Martinez: dare voce a cristiani perseguitati

3 luglio 2015

2015-07-03 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco incontra oggi alle 18.00 in Piazza San Pietro oltre 30mila aderenti al Rinnovamento nello Spirito Santo. Un appuntamento di preghiera per i tanti cristiani perseguitati ancora oggi: cristiani di diverse confessioni ma uniti in quello che il Papa ha chiamato ecumenismo del sangue. In programma testimonianze e canti: presenti, tra gli altri, Andrea Bocelli e la cantante israeliana Noa. Ci parla dell’evento Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento, al microfono di Benedetta Capelli:

 

 

R.  – Piazza San Pietro è la madre di tutte le piazze ed è il luogo nel quale ribadire l’urgenza di una fede che promuova unità, che promuova attenzione agli ultimi, come dice costantemente Francesco. Ed è impressionante pensare che gli ultimi sono anche i cristiani. Il desiderio di unità esprime questa povertà forte che c’è. Siamo drammaticamente divisi. Parlare di ecumenismo spirituale significa trovare vie di riconciliazione fra di noi; parlare di ecumenismo del sangue significa comprendere quanto sia importante che il genere umano sia unito. Allora abbiamo pensato di fare un regalo a Papa Francesco. Lui ci spingeva a lavorare per l’ecumenismo. Abbiamo quindi chiamato tanti amici da tante parti del mondo per far sentire loro il calore e l’affetto di questa unità intanto con lui, perché come centri concentrici questa unità si diffonda in tutto il mondo e gli altri possano vedere in questo format, in questa iniziativa che mette insieme preghiera e concerto ecumenico, una possibilità per stare insieme e per far vedere cosa la fede può generare.

D. – Avete trovato solidarietà anche da parte di altre confessioni religiose anche di fronte a una persecuzione contro i cristiani che è spesso silenziosa, come dice Papa Francesco…

R. – Sì. E’ silenziosa, come dice lui, e per altri versi chiassosa. C’è tanto rumore intorno a questi eventi. La politica si agita, l’economia si agita, le culture si agitano… La gente però soffre, la gente non ha voce. “Voci in preghiera” è il titolo di questo evento: vogliamo dare voce a coloro che non possono rivendicare il diritto di vivere, di vivere in casa, di vivere con una famiglia, di vivere con i propri cari, il diritto di confessare una fede e confessarla liberamente. Questa è una delle poche piazze al mondo in cui è possibile dire la fede pubblicamente. Dobbiamo recuperare questo spazio di intimità con Dio e di solidarietà umana fra gli uomini.

D.  – Il Rinnovamento nello Spirito Santo ha avuto tante persone che hanno partecipato all’evento allo Stadio Olimpico, quest’anno si ripeterà la stessa presenza?

R. – Sì, penalizzati probabilmente dalla data ci sarà una leggera flessione nei numeri ma saranno tante migliaia di persone, come lo scorso anno, sia in Piazza San Pietro che allo stadio Olimpico.

D. – Questo significa che c’è un bisogno di fede?

R. – Sì e che la gente chiede di stare insieme, di essere radunata, ecco perché torniamo a Roma e torniamo con Papa Francesco.

(Da Radio Vaticana)

Il Papa: ecumenismo non è opzione, ci unisca sangue dei martiri

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale”. E’ quanto affermato da Papa Francesco ricevendo i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, riuniti per una nuova sessione di lavoro. Il Pontefice ha inoltre sottolineato che il sangue dei nuovi martiri deve unire i cristiani “al di là di ogni divisione”. Infine, l’esortazione a non scoraggiarsi dinnanzi alle difficoltà nel ricercare l’unità, confidando sempre nella potenza dello Spirito Santo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

 

“Oggi il mondo ha urgentemente bisogno della testimonianza comune e gioiosa, dei cristiani, dalla difesa della vita” alla “promozione della pace e della giustizia”. Lo sottolinea con forza Papa Francesco che, incontrando i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, ha elogiato l’impegno a “superare gli ostacoli che si frappongono alla piena comunione”.

L’ecumenismo non è un impegno opzionale nella vita delle Chiese
Tra breve, ha osservato il Papa, saranno pubblicate “cinque dichiarazioni comuni prodotte finora nella seconda fase del dialogo anglicano-cattolico”, un traguardo che “ci ricorda che le relazioni ecumeniche ed il dialogo non sono elementi secondari della vita delle Chiese”:

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale e le divergenze che ci dividono non devono essere accettate come inevitabili. Alcuni vorrebbero che, dopo cinquant’anni, ci fossero risultati maggiori quanto all’unità. Nonostante le difficoltà, non possiamo lasciarci prendere dallo sconforto, ma dobbiamo confidare ancora di più nella potenza dello Spirito Santo, che può sanarci e riconciliarci e fare ciò che umanamente sembra impossibile”.

La testimonianza dei nuovi martiri più forte di ogni divisione
Francesco ha, quindi, sottolineato che “esiste un legame forte che già ci unisce, al di là di ogni divisione: è la testimonianza dei cristiani, appartenenti a Chiese e tradizioni diverse, vittime di persecuzioni e violenze solo a causa della fede che professano” ed ha citato in particolare i martiri dell’Uganda “metà cattolici, metà anglicani”:

“Il sangue di questi martiri nutrirà una nuova era di impegno ecumenico, una nuova appassionata volontà di adempiere il testamento del Signore: che tutti siano una cosa sola (cfr Gv 17,21). La testimonianza di questi nostri fratelli e sorelle ci esorta ad essere ancora più coerenti con il Vangelo e a sforzarci di realizzare, con determinazione, ciò che il Signore vuole per la sua Chiesa”.

Il Papa ha concluso il suo intervento invocando “i doni dello Spirito Santo, per essere in grado di rispondere coraggiosamente ai ‘segni dei tempi’, che chiamano tutti i cristiani all’unità e alla testimonianza comune”.

(Da Radio Vaticana)

Il Papa ai leader islamici: condannino il terrorismo

30 novembre 2014

30 novembre 2014

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Conclusa la visita di tre giorni di Bergoglio in Turchia. “Non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi” afferma il Pontefice nella conferenza stampa tenuta nel volo di ritorno da Istanbul. E aggiunge: “Vorrei andare in Iraq

 

 

Spiega che quella nella Mosche Blu di Istanbul era “una vera preghiera”, e “sincera”, diretta in particolare al tema della pace (FOTO). Chiede a tutti i leader islamici che “condannino chiaramente il terrorismo”, spiegando con forza che “quello non è l’Islam”. Ribadisce di voler andare in Iraq, ma che in questo momento lo sconsiglia il fatto di creare “seri problemi” alle autorità. Percorre tanti temi papa Francesco nell’ampia conferenza stampa – oltre 45 minuti di risposte ai giornalisti – durante il volo di ritorno dalla Turchia.

“I leader islamici condannino il terrorismo” –
“Ho detto al presidente Erdogan: sarebbe bello che tutti i leader islamici, i leader politici, religiosi, accademici, condannino chiaramente il terrorismo e dicano che quello non e’ Islam”, racconta. “Abbiamo bisogno di una condanna mondiale, che gli islamici dicano chiaramente, noi non siamo quello, questo non è il Corano”.

“Non tutti gli islamici sono terroristi” – Rispondendo a una domanda sull’islamofobia di cui ha parlato Erdogan, Francesco osserva che “non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi. Non si può. Tanti musulamani dicono ‘noi non siamo così, il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace e quello dei terroristi non è islamismo’”. E, ugualmente, “non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti”. A proposito di Iraq, invece, afferma: “Voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako, ho inviato il cardinale Filoni, e per il momento non è possibile. Non perché io non voglia. Se in questo momento andassi creerei un problema abbastanza serio alle autorità. Di sicurezza. Ma mi piacerebbe tanto”.

Armi chimiche –
Bergoglio parla poi dei conflitti in atto in questi nostri giorni. “Si moltiplicano- dice – perché si danno le armi”. E aggiunge: “L’anno scorso a settembre alla Siria si diceva che aveva le armi chimiche: io credo che la Siria non fosse in grado di fare le armi chimiche. Chi le ha vendute? Forse alcuni degli stessi che la accusavano di averle. Su questo affare delle armi c’è tanto mistero”. E in tema di armi atomiche, il Papa sottolinea che “da Hiroshima e Nagasaki l’umanità non ha imparato nulla”.