Archive for the ‘Ecumenismo’ Category

Fedi diversi, bisogno comuni: nella preghiera incontro con Dio

9 aprile 2017

Siamo Noi – puntata del 7 aprile 2017

A Siamo Noi una riflessione sulla preghiera cristiana e non in questo tempo di Quaresima e a pochi giorni dalla Settimana Santa. Tra gli ospiti Izzedin Elzir, Presidente Unione delle comunità islamiche in Italia, Don Giampaolo Centofanti, Cappellano Santuario della Madonna del Divino Amore e Laila Simoncelli, Comunità papa Giovanni XXIII.

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Udienza plenaria Pontificio consiglio unità dei cristiani 10-11-2016

10 novembre 2016

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DELPONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL’UNITÀ DEI CRISTIANI

Sala Clementina
Giovedì, 10 novembre 2016

[Multimedia]

Signori Cardinali,
cari fratelli Vescovi e Sacerdoti,cari fratelli e sorelle,

sono lieto di incontrarvi in occasione della vostra Sessione Plenaria, che tratta il tema “Unità dei cristiani: quale modello di piena comunione?”. Ringrazio il Cardinale Koch per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti voi. Nel corso di quest’anno ho avuto l’opportunità di vivere tanti significativi incontri ecumenici, sia qui a Roma sia durante i viaggi. Ognuno di questi incontri è stato per me fonte di consolazione, perché ho potuto constatare che il desiderio di comunione è vivo e intenso. In quanto Vescovo di Roma e Successore di Pietro, consapevole della responsabilità affidatami dal Signore, desidero ribadire che l’unità dei cristiani è una delle mie principali preoccupazioni, e prego perché essa sia sempre più condivisa da ogni battezzato.

L’unità dei cristiani è un’esigenza essenziale della nostra fede. Un’esigenza che sgorga dall’intimo del nostro essere credenti in Gesù Cristo. Invochiamo l’unità, perché invochiamo Cristo. Vogliamo vivere l’unità, perché vogliamo seguire Cristo, vivere il suo amore, godere del mistero del suo essere uno con il Padre, che poi è l’essenza dell’amore divino. Gesù stesso, nello Spirito Santo, ci associa alla sua preghiera: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi […] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me […] Perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,21.23.26). Secondo la preghiera sacerdotale di Gesù, ciò a cui aneliamo è l’unità nell’amore del Padre che viene a noi donato in Gesù Cristo, amore che informa anche il pensiero e le dottrine. Non basta essere concordi nella comprensione del Vangelo, ma occorre che tutti noi credenti siamo uniti a Cristo e in Cristo. È la nostra conversione personale e comunitaria, il nostro graduale conformarci a Lui (cfr Rm 8,28), il nostro vivere sempre più in Lui (cfr Gal 2,20), che ci permettono di crescere nella comunione tra di noi. Questa è l’anima che sostiene anche le sessioni di studio e ogni altro tipo di sforzo per giungere a punti di vista più ravvicinati.

Tenendo bene a mente questo, è possibile smascherare alcuni falsi modelli di comunione che in realtà non portano all’unità ma la contraddicono nella sua essenza.

Innanzitutto, l’unità non è il frutto dei nostri sforzi umani o il prodotto costruito da diplomazie ecclesiastiche, ma è un dono che viene dall’alto. Noi uomini non siamo in grado di fare l’unità da soli, né possiamo deciderne le forme e i tempi. Qual è allora il nostro ruolo? Che cosa dobbiamo fare noi per promuovere l’unità dei cristiani? Nostro compito è quello di accogliere questo dono e di renderlo visibile a tutti. Da questo punto di vista, l’unità, prima che traguardo, è cammino, con le sue tabelle di marcia e i suoi ritmi, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni, e anche le sue soste. L’unità come cammino richiede pazienti attese, tenacia, fatica e impegno; non annulla i conflitti e non cancella i contrasti, anzi, a volte può esporre al rischio di nuove incomprensioni. L’unità può essere accolta solo da chi decide di mettersi in cammino verso una meta che oggi potrebbe apparire piuttosto lontana. Tuttavia, colui che percorre questa strada è confortato dalla continua esperienza di una comunione gioiosamente intravista, anche se non ancora pienamente raggiunta, ogni volta che si mette da parte la presunzione e ci si riconosce tutti bisognosi dell’amore di Dio. E quale legame unisce tutti noi cristiani più dell’esperienza di essere peccatori ma allo stesso tempo oggetto della infinita misericordia di Dio a noi rivelata da Gesù Cristo? Parimenti, l’unità di amore è già realtà quando coloro che Dio ha scelto e chiamato a formare il suo popolo annunciano insieme le meraviglie che Egli ha compiuto per loro, soprattutto offrendo una testimonianza di vita piena di carità verso tutti (cfr 1 Pt 2,4-10). Per questo, amo ripetere che l’unità si fa camminando, per ricordare che quando camminiamo insieme, cioè ci incontriamo come fratelli, preghiamo insieme, collaboriamo insieme nell’annuncio del Vangelo e nel servizio agli ultimi siamo già uniti. Tutte le divergenze teologiche ed ecclesiologiche che ancora dividono i cristiani saranno superate soltanto lungo questa via, senza che noi oggi sappiamo come e quando, ma ciò avverrà secondo quello che lo Spirito Santo vorrà suggerire per il bene della Chiesa.

In secondo luogo, l’unità non è uniformità. Le differenti tradizioni teologiche, liturgiche, spirituali e canoniche, che si sono sviluppate nel mondo cristiano, quando sono genuinamente radicate nella tradizione apostolica, sono una ricchezza e non una minaccia per l’unità della Chiesa. Cercare di sopprimere tale diversità è andare contro lo Spirito Santo, che agisce arricchendo la comunità dei credenti con una varietà di doni. Nel corso della storia, vi sono stati tentativi di questo genere, con conseguenze che talvolta fanno soffrire ancora oggi. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa. Compito ecumenico è rispettare le legittime diversità e portare a superare le divergenze inconciliabili con l’unità che Dio chiede. Il permanere di tali divergenze non ci deve paralizzare, ma spingere a cercare insieme il modo di affrontare con successo tali ostacoli.

Infine, l’unità non è assorbimento. L’unità dei cristiani non comporta un ecumenismo “in retromarcia”, per cui qualcuno dovrebbe rinnegare la propria storia di fede; e neppure tollera il proselitismo, che anzi è un veleno per il cammino ecumenico. Prima di vedere ciò che ci separa, occorre percepire anche in modo esistenziale la ricchezza di ciò che ci accumuna, come la Sacra Scrittura e le grandi professioni di fede dei primi Concili ecumenici. Così facendo, noi cristiani possiamo riconoscerci come fratelli e sorelle che credono nell’unico Signore e Salvatore Gesù Cristo, impegnati insieme a cercare il modo di obbedire oggi alla Parola di Dio che ci vuole uniti. L’ecumenismo è vero quando si è capaci di spostare l’attenzione da sé stessi, dalle proprie argomentazioni e formulazioni, alla Parola di Dio che esige di essere ascoltata, accolta e testimoniata nel mondo. Per questo, le varie comunità cristiane sono chiamate non a “farsi concorrenza”, ma a collaborare. La mia recente visita a Lund mi ha fatto ricordare quanto sia attuale quel principio ecumenico lì formulato dal Consiglio Ecumenico delle Chiese già nel 1952, che raccomanda ai cristiani di «fare insieme tutte le cose, salvo in quei casi in cui le profonde difficoltà di convinzioni avessero imposto di agire separatamente».

Vi ringrazio per il vostro impegno, vi assicuro il mio ricordo nella preghiera e confido nel vostro per me. Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

Papa in Svezia Messa e Angelus Malmo 01-11-2016

1 novembre 2016

 

Papa a Malmö: i santi cambiano la storia con la loro mitezza

2016-11-01 Radio Vaticana

 

Papa Francesco ha concluso il suo viaggio in Svezia, compiuto in occasione dei 500 anni dall’inizio della Riforma, presiedendo la Messa per la piccola comunità cattolica di questo Paese nello Stadio Swedbank di Malmö. 15mila le persone presenti al rito nella Solennità di Tutti i Santi. Nell’omelia il Papa ha spiegato che le Beatitudini sono la carta d’identità del cristiano. All’Angelus ha invitato i cattolici svedesi ad essere sale e luce, rispettosi e solidali. Il Pontefice è ripartito verso le 13.00 dalla Svezia alla volta di Roma dove è rientrato poco prima delle 15.15. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

 

 

Santità è amare Dio e i fratelli
La Messa con il Papa è stata una grande festa per la piccola comunità cattolica svedese che ha abbellito la cerimonia con canti di profonda intensità spirituale. Francesco, nell’omelia, ricorda la santità quotidiana nascosta di tanti semplici fedeli, “una santità fatta di amore per Dio e per i fratelli”:

“Amore fedele fino a dimenticarsi di sé stesso e a darsi totalmente agli altri, come la vita di quelle madri e quei padri che si sacrificano per le loro famiglie sapendo rinunciare volentieri, benché non sia sempre facile, a tante cose, a tanti progetti o programmi personali”.

I santi sono felici
Ciò “che caratterizza i santi è che sono veramente felici”:

“Hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all’anima ed ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Perciò i santi sono chiamati beati. Le Beatitudini sono la loro via, la loro meta, la loro patria. Le Beatitudini sono la strada di vita che il Signore ci indica, perché possiamo seguire le sue orme”.

La beatitudine della mitezza
Il Papa mette l’accento sulla beatitudine della mitezza:

“La mitezza è un modo di essere e di vivere che ci avvicina a Gesù e ci fa essere uniti tra di noi; fa sì che lasciamo da parte tutto ciò che ci divide e ci oppone, e che cerchiamo modi sempre nuovi per progredire sulla via dell’unità, come hanno fatto figli e figlie di questa terra, tra cui santa Maria Elisabetta Hesselblad, recentemente canonizzata, e santa Brigida, Brigitta Vadstena, co-patrona d’Europa. Esse hanno pregato e lavorato per stringere legami di unità e di comunione tra i cristiani”.

I Santi cambiano la storia
Cattolici e luterani stanno camminando verso l’unità. Un cammino che comporta il venirsi incontro, un grande cambiamento e i santi cambiano la storia:

“I Santi ottengono dei cambiamenti grazie alla mitezza del cuore. Con essa comprendiamo la grandezza di Dio e lo adoriamo con sincerità; e inoltre è l’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere, perché la sua unica ricchezza è Dio”.

Beatitudini, carta d’identità del cristiano
Le Beatitudini – spiega il Papa – “sono in qualche modo la carta d’identità del cristiano”, che vive “i dolori e le angosce del nostro tempo con lo spirito e l’amore di Gesù”

“Beati coloro che sopportano con fede i mali che altri infliggono loro e perdonano di cuore; beati coloro che guardano negli occhi gli scartati e gli emarginati mostrando loro vicinanza; beati coloro che riconoscono Dio in ogni persona e lottano perché anche altri lo scoprano; beati coloro che proteggono e curano la casa comune; beati coloro che rinunciano al proprio benessere per il bene degli altri; beati coloro che pregano e lavorano per la piena comunione dei cristiani… Tutti costoro sono portatori della misericordia e della tenerezza di Dio, e certamente riceveranno da Lui la ricompensa meritata”.

Cattolici svedesi siano sale e luce, rispettosi e solidali
Al termine della Messa, il Papa ha recitato l’Angelus, esortando la piccola comunità cattolica svedese ad essere “sale e luce”, secondo lo stile di Gesù, “con grande rispetto e solidarietà verso i fratelli e le sorelle delle altre chiese e comunità cristiane e verso tutte le persone di buona volontà”.

L’abbraccio con i leader luterani
Quindi il saluto finale, caloroso, con i rappresentanti luterani presenti, il presidente e il segretario generale della Federazione Luterana Mondiale e l’arcivescovo della Chiesa di Svezia. L’invito a tutti è quello di continuare gli sforzi per raggiungere la piena comunione.

 

 

Luterani e cattolici: testimoniamo uniti la misericordia di Dio

1 novembre 2016

 

Arrivato in Svezia, Papa Francesco ha guidato con i vertici della Federazione luterana mondiale la preghiera ecumenica comune nella cattedrale luterana di Lund, per fare memoria dei 500 anni della Riforma. “La separazione – ha affermato – è stata un’immensa fonte di sofferenze”, ma è stata storicamente perpetuata “da uomini di potere di questo mondo più che per la volontà del popolo fedele”. Dall’inviato Alessandro Di Bussolo.

 

 

 

 

 

Nella Malmö Arena Papa Francesco ha partecipato all’evento ecumenico che ha concluso la commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma. Per i cristiani, ha detto, è una priorità andare incontro agli scartati. Dall’inviato Alessandro Di Bussolo.

Udienza Christian World Communions 12-10-2016

12 ottobre 2016
Pubblicato il 12 ott 2016

Ecumenismo della preghiera, del cammino e del sangue

Papa Francesco, prima dell’udienza generale, ha incontrato i partecipanti all’annuale conferenza dei segretari del Christian World Communions, che riunisce 19 Chiese e confessioni cristiane.

 

 

 

Papa messa san Pietro e Paolo 29-06-2016

29 giugno 2016
Pubblicato il 29 giu 2016

Il Papa: la paura ci chiude alle sorprese di Dio

Nella messa per la solennità dei santi Pietro e Paolo, il Papa ha benedetto i palli per i 25 nuovi arcivescovi metropoliti. Nell’omelia ha ricordato che la preghiera è la via di uscita alle chiusure, l’unico accesso alla compassione del Padre.

 

 

Armenia, firma dichiarazione comune e Khor Virap 26.06.2016

27 giugno 2016
Pubblicato il 27 giu 2016

Il mondo ha bisogno di pace, non di armi

Papa Francesco e il Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II, hanno firmato una dichiarazione comune a Etchmiadzin, rimarcando la centralità del Vangelo “in un mondo lacerato da conflitti e desideroso di conforto e speranza”. Dall’inviata Barbara Castelli.

Armenia, Divina liturgia a Etchmiadzin 26-06-2016

26 giugno 2016
Pubblicato il 26 giu 2016

Le divisioni tra i cristiani sono uno scandalo

Papa Francesco ha partecipato alla Divina Liturgia nel piazzale di san Tiridate a Etchmiadzin, in Armenia. Dinanzi al Catholicos Armeno

Armenia, Incontro ecumenico a Yerevan 25-05-2016

26 giugno 2016
Pubblicato il 26 giu 2016

Riprenda il cammino di riconciliazione tra armeni e turchi

Papa Francesco ha partecipato all’incontro ecumenico e alla preghiera per la pace a Yerevan, insieme con il Catholicos armeno apostolico, Karekin II. Forte l’appello per la fine di tutti i conflitti che lacerano il mondo. Dall’inviata Barbara Castelli.

Udienza Institute of Jainology 01-06-2016

1 giugno 2016

 

Prima dell’udienza generale, Papa Francesco ha incontrato i rappresentanti dell’Istitute of Jainology di Londra, espressione dell’antica religione giainista.

 

 

Papa a Bartolomeo I: nessun ostacolo a comunione eucaristica

30 novembre 2015

 

2015-11-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’odierna festa di Sant’Andrea, Patrono della Chiesa ortodossa, il Papa al termine della Messa celebrata nel campo sportivo di Bangui ha rivolto un augurio speciale al Patriarca ecumenico Bartolomeo, al quale ha inviato anche un messaggio, che è stato letto stamani nella chiesa patriarcale di San Giorgio al Fanar dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che ha ha guidato una delegazione della Santa Sede nell’ambito del tradizionale scambio di visite per le rispettive feste dei Santi Patroni, Pietro e Paolo il 29 giugno a Roma e Andrea il 30 novembre ad Istanbul. Il servizio di Roberta Gisotti

 

 

“Da qui dal cuore dell’Africa, vorrei rivolgermi al mio carissimo fratello Bartolomeo Patriarca ecumenico. Gli faccio gli auguri di felicità, di fraternità, e chiedo al Signore che benedica le nostre Chiese sorelle”

Francesco esprime poi – nel messaggio autografo – “fraterno affetto e vicinanza spirituale” all’arcivescovo di Costantinopoli, in “profonda comunione di fede e di carità”.

“Il mondo oggi ha grande bisogno di riconciliazione – scrive Francesco – specie alla luce di cosi tanto sangue versato nei recenti attacchi terroristici. Possiamo noi accompagnare le vittime con la nostra preghiera e rinnovare il nostro impegno per una pace duratura promuovendo il dialogo tra fedi religiose”, poiché “l’indifferenza e la mutua ignoranza possono solo portare sfiducia e sfortunatamente anche conflitti”.

“Per progredire il nostro cammino verso la piena comunione”, osserva Francesco, “dobbiamo continuare a trarre ispirazione dal gesto di riconciliazione e di pace” di Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che 50 anni fa il 7 dicembre del 1965 firmarono la Dichiarazione comune Cattolica-Ortodossa, con la quale si cancellavano le scomuniche del 1054.

Anche se da allora non tutte le differenze tra le due Chiese sono state annullate, osserva Francesco, “avendo ripristinato relazioni di amore e fraternità, in uno spirito di reciproca fiducia, rispetto e carità, non ci sono più impedimenti alla comunione eucaristica, che non può arrivare che attraverso la preghiera, la purificazione dei cuori, il dialogo e l’affermazione della verità”.

Francesco complimenta Bartolomeo, “testimone esemplare per i cattolici” per la sua particolare “sensibilità”, “consapevolezza” e “fervente impegno” per la salvaguardia del Creato, indicando quale “segno di speranza” la celebrazione comune della Giornata di preghiera per la cura del Creato, il primo settembre, seguendo la lunga esperienza del Patriarcato ecumenico.

Preghiere, il Papa chiede infine a Bartolomeo e a tutti i fedeli ortodossi per il Giubileo straordinario della Misericordia, assicurando a sua volta le preghiere per gli eventi che saranno celebrati quest’anno nella Chiesa ortodossa, specie per il Grande Sinodo Panortodosso.

 

(Da Radio Vaticana)

Francesco incontra il Rinnovamento. Martinez: dare voce a cristiani perseguitati

3 luglio 2015

2015-07-03 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco incontra oggi alle 18.00 in Piazza San Pietro oltre 30mila aderenti al Rinnovamento nello Spirito Santo. Un appuntamento di preghiera per i tanti cristiani perseguitati ancora oggi: cristiani di diverse confessioni ma uniti in quello che il Papa ha chiamato ecumenismo del sangue. In programma testimonianze e canti: presenti, tra gli altri, Andrea Bocelli e la cantante israeliana Noa. Ci parla dell’evento Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento, al microfono di Benedetta Capelli:

 

 

R.  – Piazza San Pietro è la madre di tutte le piazze ed è il luogo nel quale ribadire l’urgenza di una fede che promuova unità, che promuova attenzione agli ultimi, come dice costantemente Francesco. Ed è impressionante pensare che gli ultimi sono anche i cristiani. Il desiderio di unità esprime questa povertà forte che c’è. Siamo drammaticamente divisi. Parlare di ecumenismo spirituale significa trovare vie di riconciliazione fra di noi; parlare di ecumenismo del sangue significa comprendere quanto sia importante che il genere umano sia unito. Allora abbiamo pensato di fare un regalo a Papa Francesco. Lui ci spingeva a lavorare per l’ecumenismo. Abbiamo quindi chiamato tanti amici da tante parti del mondo per far sentire loro il calore e l’affetto di questa unità intanto con lui, perché come centri concentrici questa unità si diffonda in tutto il mondo e gli altri possano vedere in questo format, in questa iniziativa che mette insieme preghiera e concerto ecumenico, una possibilità per stare insieme e per far vedere cosa la fede può generare.

D. – Avete trovato solidarietà anche da parte di altre confessioni religiose anche di fronte a una persecuzione contro i cristiani che è spesso silenziosa, come dice Papa Francesco…

R. – Sì. E’ silenziosa, come dice lui, e per altri versi chiassosa. C’è tanto rumore intorno a questi eventi. La politica si agita, l’economia si agita, le culture si agitano… La gente però soffre, la gente non ha voce. “Voci in preghiera” è il titolo di questo evento: vogliamo dare voce a coloro che non possono rivendicare il diritto di vivere, di vivere in casa, di vivere con una famiglia, di vivere con i propri cari, il diritto di confessare una fede e confessarla liberamente. Questa è una delle poche piazze al mondo in cui è possibile dire la fede pubblicamente. Dobbiamo recuperare questo spazio di intimità con Dio e di solidarietà umana fra gli uomini.

D.  – Il Rinnovamento nello Spirito Santo ha avuto tante persone che hanno partecipato all’evento allo Stadio Olimpico, quest’anno si ripeterà la stessa presenza?

R. – Sì, penalizzati probabilmente dalla data ci sarà una leggera flessione nei numeri ma saranno tante migliaia di persone, come lo scorso anno, sia in Piazza San Pietro che allo stadio Olimpico.

D. – Questo significa che c’è un bisogno di fede?

R. – Sì e che la gente chiede di stare insieme, di essere radunata, ecco perché torniamo a Roma e torniamo con Papa Francesco.

(Da Radio Vaticana)

Il Papa: ecumenismo non è opzione, ci unisca sangue dei martiri

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale”. E’ quanto affermato da Papa Francesco ricevendo i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, riuniti per una nuova sessione di lavoro. Il Pontefice ha inoltre sottolineato che il sangue dei nuovi martiri deve unire i cristiani “al di là di ogni divisione”. Infine, l’esortazione a non scoraggiarsi dinnanzi alle difficoltà nel ricercare l’unità, confidando sempre nella potenza dello Spirito Santo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

 

“Oggi il mondo ha urgentemente bisogno della testimonianza comune e gioiosa, dei cristiani, dalla difesa della vita” alla “promozione della pace e della giustizia”. Lo sottolinea con forza Papa Francesco che, incontrando i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, ha elogiato l’impegno a “superare gli ostacoli che si frappongono alla piena comunione”.

L’ecumenismo non è un impegno opzionale nella vita delle Chiese
Tra breve, ha osservato il Papa, saranno pubblicate “cinque dichiarazioni comuni prodotte finora nella seconda fase del dialogo anglicano-cattolico”, un traguardo che “ci ricorda che le relazioni ecumeniche ed il dialogo non sono elementi secondari della vita delle Chiese”:

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale e le divergenze che ci dividono non devono essere accettate come inevitabili. Alcuni vorrebbero che, dopo cinquant’anni, ci fossero risultati maggiori quanto all’unità. Nonostante le difficoltà, non possiamo lasciarci prendere dallo sconforto, ma dobbiamo confidare ancora di più nella potenza dello Spirito Santo, che può sanarci e riconciliarci e fare ciò che umanamente sembra impossibile”.

La testimonianza dei nuovi martiri più forte di ogni divisione
Francesco ha, quindi, sottolineato che “esiste un legame forte che già ci unisce, al di là di ogni divisione: è la testimonianza dei cristiani, appartenenti a Chiese e tradizioni diverse, vittime di persecuzioni e violenze solo a causa della fede che professano” ed ha citato in particolare i martiri dell’Uganda “metà cattolici, metà anglicani”:

“Il sangue di questi martiri nutrirà una nuova era di impegno ecumenico, una nuova appassionata volontà di adempiere il testamento del Signore: che tutti siano una cosa sola (cfr Gv 17,21). La testimonianza di questi nostri fratelli e sorelle ci esorta ad essere ancora più coerenti con il Vangelo e a sforzarci di realizzare, con determinazione, ciò che il Signore vuole per la sua Chiesa”.

Il Papa ha concluso il suo intervento invocando “i doni dello Spirito Santo, per essere in grado di rispondere coraggiosamente ai ‘segni dei tempi’, che chiamano tutti i cristiani all’unità e alla testimonianza comune”.

(Da Radio Vaticana)

Il Papa ai leader islamici: condannino il terrorismo

30 novembre 2014

30 novembre 2014

http://video.sky.it/news/mondo/papa_francesco_voglio_andare_in_iraq/v223134.vid

 

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Conclusa la visita di tre giorni di Bergoglio in Turchia. “Non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi” afferma il Pontefice nella conferenza stampa tenuta nel volo di ritorno da Istanbul. E aggiunge: “Vorrei andare in Iraq

 

 

Spiega che quella nella Mosche Blu di Istanbul era “una vera preghiera”, e “sincera”, diretta in particolare al tema della pace (FOTO). Chiede a tutti i leader islamici che “condannino chiaramente il terrorismo”, spiegando con forza che “quello non è l’Islam”. Ribadisce di voler andare in Iraq, ma che in questo momento lo sconsiglia il fatto di creare “seri problemi” alle autorità. Percorre tanti temi papa Francesco nell’ampia conferenza stampa – oltre 45 minuti di risposte ai giornalisti – durante il volo di ritorno dalla Turchia.

“I leader islamici condannino il terrorismo” –
“Ho detto al presidente Erdogan: sarebbe bello che tutti i leader islamici, i leader politici, religiosi, accademici, condannino chiaramente il terrorismo e dicano che quello non e’ Islam”, racconta. “Abbiamo bisogno di una condanna mondiale, che gli islamici dicano chiaramente, noi non siamo quello, questo non è il Corano”.

“Non tutti gli islamici sono terroristi” – Rispondendo a una domanda sull’islamofobia di cui ha parlato Erdogan, Francesco osserva che “non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi. Non si può. Tanti musulamani dicono ‘noi non siamo così, il Corano è un libro di pace, è un libro profetico di pace e quello dei terroristi non è islamismo’”. E, ugualmente, “non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti”. A proposito di Iraq, invece, afferma: “Voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako, ho inviato il cardinale Filoni, e per il momento non è possibile. Non perché io non voglia. Se in questo momento andassi creerei un problema abbastanza serio alle autorità. Di sicurezza. Ma mi piacerebbe tanto”.

Armi chimiche –
Bergoglio parla poi dei conflitti in atto in questi nostri giorni. “Si moltiplicano- dice – perché si danno le armi”. E aggiunge: “L’anno scorso a settembre alla Siria si diceva che aveva le armi chimiche: io credo che la Siria non fosse in grado di fare le armi chimiche. Chi le ha vendute? Forse alcuni degli stessi che la accusavano di averle. Su questo affare delle armi c’è tanto mistero”. E in tema di armi atomiche, il Papa sottolinea che “da Hiroshima e Nagasaki l’umanità non ha imparato nulla”.

Viaggio papale in Turchia. Messale. Diretta. Sintesi e Testo completo dei Discorsi e delle Omelie. 2° giorno

29 novembre 2014

 

MESSALE

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PROGRAMMA DEL VIAGGIO APOSTOLICO

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DIRETTE del 2° giorno

Arrivo ad Instanbul ore 9.30 circa

Visita alla Moschea Blu e a s. Sofia ore 10.15 circa

Santa Messa ore 14.45 circa

Preghiera Ecumenica ore 17.00 circa

Preghiera per l’anno per la vita consacrata ore 19.00 circa

Divina Liturgia e Dichiarazione congiunta ore 20.20 circa

Congedo

http://www.ctv.va/content/ctv/it/livetv.html

Il testo dei Discorsi, preghiere ed Omelie saranno pubblicati non appena disponibili

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SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE

Cattedrale Cattolica dello Spirito Santo, Istanbul
Sabato, 29 novembre 2014

[Multimedia]


 

All’uomo assetato di salvezza, Gesù nel Vangelo si presenta come la fonte a cui attingere, la roccia da cui il Padre fa scaturire fiumi di acqua viva per tutti coloro che credono in Lui (cfr Gv 7,38). Con questa profezia, proclamata pubblicamente a Gerusalemme, Gesù preannuncia il dono dello Spirito Santo che riceveranno i suoi discepoli dopo la sua glorificazione, cioè la sua morte e risurrezione (cfr v. 39).

Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa. Egli dà la vita, suscita i differenti carismi che arricchiscono il popolo di Dio e, soprattutto,crea l’unità tra i credenti: di molti fa un corpo solo, il corpo di Cristo. Tutta la vita e la missione della Chiesa dipendono dallo Spirito Santo; Lui realizza ogni cosa.

La stessa professione di fede, come ci ricorda san Paolo nella prima Lettura di oggi, è possibile solo perché suggerita dallo Spirito Santo: «Nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor 12,3b). Quando noi preghiamo, è perché lo Spirito Santo suscita in noi la preghiera nel cuore. Quando spezziamo il cerchio del nostro egoismo, usciamo da noi stessi e ci accostiamo agli altri per incontrarli, ascoltarli, aiutarli, è lo Spirito di Dio che ci ha spinti. Quando scopriamo in noi una sconosciuta capacità di perdonare, di amare chi non ci vuole bene, è lo Spirito che ci ha afferrati. Quando andiamo oltre le parole di convenienza e ci rivolgiamo ai fratelli con quella tenerezza che riscalda il cuore, siamo stati certamente toccati dallo Spirito Santo.

È vero, lo Spirito Santo suscita i differenti carismi nella Chiesa; apparentemente, questo sembra creare disordine, ma in realtà, sotto la sua guida, costituisce un’immensa ricchezza, perché lo Spirito Santo è lo Spirito di unità, che non significa uniformità. Solo lo Spirito Santo può suscitare la diversità, la molteplicità e, nello stesso tempo, operare l’unità. Quando siamo noi a voler fare la diversità e ci chiudiamo nei nostri particolarismi ed esclusivismi, portiamo la divisione; e quando siamo noi a voler fare l’unità secondo i nostri disegni umani, finiamo per portare l’uniformità e l’omologazione. Se invece ci lasciamo guidare dallo Spirito, la ricchezza, la varietà, la diversità non diventano mai conflitto, perché Egli ci spinge a vivere la varietà nella comunione della Chiesa.

La moltitudine delle membra e dei carismi trova il suo principio armonizzatore nello Spirito di Cristo, che il Padre ha mandato e che continua a mandare, per compiere l’unità tra i credenti. Lo Spirito Santo fa l’unità della Chiesa: unità nella fede, unità nella carità, unità nella coesione interiore. La Chiesa e le Chiese sono chiamate a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, ponendosi in un atteggiamento di apertura, di docilità e di obbedienza. E’ Lui che armonizza la Chiesa. Mi viene in mente quella bella parola di San Basilio il Grande: “Ipse harmonia est”, Lui stesso è l’armonia.

Si tratta di una prospettiva di speranza, ma al tempo stesso faticosa, in quanto è sempre presente in noi la tentazione di fare resistenza allo Spirito Santo, perché scombussola, perché smuove, fa camminare, spinge la Chiesa ad andare avanti. Ed è sempre più facile e comodo adagiarsi nelle proprie posizioni statiche e immutate. In realtà, la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo nella misura in cui non ha la pretesa di regolarlo e di addomesticarlo. E la Chiesa si mostra fedele allo Spirito Santo anche quando lascia da parte la tentazione di guardare sé stessa. E noi cristiani diventiamo autentici discepoli missionari, capaci di interpellare le coscienze, se abbandoniamo uno stile difensivo per lasciarci condurre dallo Spirito. Egli è freschezza, fantasia, novità.

Le nostre difese possono manifestarsi con l’arroccamento eccessivo sulle nostre idee, sulle nostre forze – ma così scivoliamo nel pelagianesimo –, oppure con un atteggiamento di ambizione e di vanità. Questi meccanismi difensivi ci impediscono di comprendere veramente gli altri e di aprirci ad un dialogo sincero con loro. Ma la Chiesa, scaturita dalla Pentecoste, riceve in consegna il fuoco dello Spirito Santo, che non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore; è investita dal vento dello Spirito che non trasmette un potere, ma abilita ad un servizio di amore, un linguaggio che ciascuno è in grado di comprendere.

Nel nostro cammino di fede e di vita fraterna, più ci lasceremo guidare con umiltà dallo Spirito del Signore, più supereremo le incomprensioni, le divisioni e le controversie e saremo segno credibile di unità e di pace. Segno credibile che il nostro Signore è risorto, è vivo.

Con questa gioiosa certezza, abbraccio tutti voi, cari fratelli e sorelle: il Patriarca Siro-Cattolico, il Presidente della Conferenza Episcopale, il Vicario Apostolico Mons. Pelâtre, gli altri Vescovi ed Esarchi, i presbiteri e i diaconi, le persone consacrate e i fedeli laici, appartenenti alle differenti comunità e ai diversi riti della Chiesa Cattolica. Desidero salutare con fraterno affetto il Patriarca di Costantinopoli, Sua Santità Bartolomeo I, il Metropolita Siro-Ortodosso, il Vicario Patriarcale Armeno Apostolico e gli esponenti delle Comunità Protestanti, che hanno voluto pregare con noi durante questa celebrazione. Esprimo loro la mia riconoscenza per questo gesto fraterno. Un pensiero affettuoso invio al Patriarca Armeno Apostolico Mesrob II, assicurandogli la mia preghiera.

Fratelli e sorelle, rivolgiamo il nostro pensiero alla Vergine Maria, la Santa Madre di Dio. Insieme a Lei, che ha pregato nel cenacolo con gli Apostoli in attesa della Pentecoste, preghiamo il Signore perché mandi il suo Santo Spirito nei nostri cuori e ci renda testimoni del suo Vangelo in tutto il mondo. Amen!

Card. Kasper. Prefazione al libro di R. Burigana “Un cuore solo. Papa Francesco e l’unità della Chiesa”

2 luglio 2014

Francesco è un Papa dell’incontro e un promotore ecumenico dell’incontro. Appartiene al carisma e al mistero della sua “radiosità” personale la capacità di accogliere con stile umanissimo, cordiale e fraterno ogni persona che incontra, che sia cattolica, ortodossa o evangelica, o di altre religioni, o di nessuna religione. E a spiegarlo non basta il suo simpatico buonumore.
Questo tratto personale rappresenta un carisma profondamente cristiano. Nella Chiesa delle origini, i cristiani si sono chiamati «amici». Che poi più avanti – ma anche agli inizi, come mostra il Nuovo Testamento – abbiano spesso assunto atteggiamenti ostili, o abbiano cominciato a creare scismi interni, o siano divenuti indifferenti gli uni agli altri, tutto questo appartiene al lato oscuro della storia della Chiesa. La ricerca storica potrà in parte fare luce sulle molteplici cause che hanno condotto a questo oscuramento del Vangelo. Il Concilio Vaticano II ha espressamente riconosciuto che le differenze dottrinali, che fino al presente hanno scavato fosse apparentemente incolmabili, si sono sviluppate in un preciso contesto, ossia il raffreddamento della carità fraterna e la mancata comprensione di idee e situazioni diverse dalle proprie.

Tutto questo ha prodotto ferite profonde. Un processo di guarigione potrà essere avviato e portato avanti solo evitando di ridurre l’altro a portavoce di una diversa dottrina, vedendolo invece come fratello o sorella, e cercando sempre di nuovo di dare vita a un incontro all’insegna della pazienza e del sentire comune, che poi è il significato etimologico della parola «simpatia ». Questo tipo di incontro, sul piano umano e cristiano, è l’«alfa e omega» dell’ecumenismo, così come di qualunque altra forma di dialogo.

Francesco, inoltre, è un Papa e un promotore dell’ecumenismo che pensa e agisce, in primo luogo, non in base alle categorie dello spazio ma a quelle del tempo e dei processi di sviluppo. Nella Evangelii gaudium afferma esplicitamente il primato del tempo sullo spazio. Sa bene che non ci si può aspettare di punto in bianco la soluzione dei problemi, tanto più se sono problemi che si trascinano da secoli. Si richiede un più vasto respiro, una prospettiva più ampia. Occorre avviare dei processi storici e avere pazientemente fiducia nelle dinamiche di sviluppo che così prendono vita. Si tratta di un atteggiamento che rispecchia la pedagogia adottata da Dio stesso nella storia della salvezza, quando egli intraprende con il suo popolo, con grande e instancabile pazienza, un lungo cammino, spesso perfino caratterizzato da marce indietro; una pazienza che dovrà continuare ad avere anche con la sua Chiesa, pur mossa dallo Spirito Santo.

Come esperto pedagogo, papa Francesco non sale – diciamo così – sul ponte di comando per indicare agli altri la strada: egli intende rimanere lungo la strada insieme al popolo di Dio, accompagnandolo nel cammino e, se necessario, precedendolo con coraggio. La strada potrà essere molto lunga. Ciò esige pazienza, il che riesce difficile in un tempo effimero come il nostro dove si tende a voler sempre tutto e subito. La storia dell’ecumenismo non è una storia tutta costellata di progressi e successi; vi sono anche momenti di «deserto senza strade» e inattesi dietrofront. Infine, Francesco è un Papa della pace e un promotore ecumenico della pace. Ai suoi occhi il cammino ecumenico di convergenza tra cristiani, così come l’amicizia con il popolo ebraico e la collaborazione con le altre religioni, vanno di pari passo e al servizio dell’unità e della pace per l’intera famiglia umana. Già il Concilio aveva indicato l’ecumenismo spirituale, l’ecumenismo della preghiera, come anima e cuore di tutto l’ecumenismo. Papa Francesco ha aggiunto un importante punto, che già era stato comunque accennato da Giovanni XXIII nel suo discorso
Gaudet Mater Ecclesia. All’epoca, papa Roncalli aveva affermato che gli errori non andavano più combattuti con le armi della forza ma risanati con la medicina della misericordia.

Questo vale anzitutto per l’ecumenismo intra-cristiano con i fratelli e sorelle delle Chiese orientali e ortodosse, da una parte, e i fratelli e sorelle delle comunità nate dalla Riforma e di alcune «libere Chiese» di costituzione più recente. Lo stesso, poi, per il dialogo con le altre religioni. Il dialogo con il popolo dell’Antica Alleanza ha caratteristiche peculiari: al termine di una storia lunga, difficile e complessa, abbiamo finalmente imboccato il viale dell’amicizia, che troverà la sua pienezza solo nell’eschaton. All’islam ci unisce e allo stesso tempo ci distingue la fede nell’unico Dio e la discendenza da Abramo. Questo fondamento comune può rendere possibile una collaborazione rispettosa nell’impegno per la pace e la giustizia.

Il dialogo con le religioni e culture asiatiche è un tema che balzerà in primo piano con gli annunciati viaggi di papa Francesco in Asia. A parere di molti, incluso Giovanni Paolo II, sarà proprio l’Asia a rappresentare la sfida per il cristianesimo nel XXI secolo. La globalizzazione ha lasciato emergere solo in maniera superficiale le grandi differenze culturali e spirituali, ma dato che il cristianesimo viene spesso percepito da quelle antiche culture come un corpo estraneo di marchio occidentale, potrebbero esplodere nuovi conflitti tra civiltà e popoli. Il ponte con l’Oriente non può essere solo il mercato: dovrà anche consistere in un incontro con la mistica asiatica. Non nel senso di una frettolosa assimilazione di «pezzi a piacere» di religioni orientali, ma di una compenetrazione e trasformazione in profondità.

L’Asia può aiutare i cristiani a riscoprire i propri tesori mistici, rituffandosi negli abissi dello Spirito. Qui si apre tutto un vasto campo di azione, un’ulteriore via in grado di gettare ponti profetici verso il «Dio tutto in tutti» dell’escatologia. In questo senso, all’ecumenismo si offre oggi un nuovo percorso; ma, del resto, il senso originario del termine
oikoumene indicava già l’intero globo abitato con tutta la ricchezza del patrimonio delle culture dei vari popoli. Il Papa venuto dalla «fine del mondo», grazie ai simpatici (nel senso etimologico) ed empatici incontri che terra, grazie all’ampiezza di respiro della sua azione pastorale, in uno spirito di pace e di misericordia, potrà offrire un contributo decisivo del tutto personale.

Giuseppe Girotti. Dall’Omelia del 21.01.1944 a Dachau

23 aprile 2014

All’udienza generale Papa Francesco ha ricordato che sabato prossimo, ad Alba, in Piemonte, verrà proclamato Beato Giuseppe Girotti, sacerdote dell’Ordine dei Frati Predicatori, “ucciso in odium fidei nel lager nazista di Dachau.

A Dachau il padre Girotti il 21 gennaio del 1944 tenne l’omelia in latino (per farsi capire da tutti) per l’apertura dell’Ottavario per l’unità dei cristiani. Quel testo è stato conservato ed è impressionante l’anticipo sui tempi con cui afferma l’urgenza del dialogo ecumenico:

A nessuno sfugge che l’unione di tutte le Chiese e Comunità è massimamente necessaria ai nostri giorni. Per tutti noi è certo che la Divina Provvidenza non ha né voluto né messo a capo della nostra infelicissima Europa bisognosa d’essere ricostruita quelle forme organizzate di incredulità che sono responsabili di questo immane crimine qual è questa scellerata guerra. Quelli che hanno preparato e portato a compimento questo nefando caos che è sotto i nostri occhi, sono del tutto incapaci di riedificare poiché in ogni costruzione unico fondamento è la pietra angolare Cristo che essi hanno rigettato. Infatti la nostra sventurata età si può paragonare soltanto ai tempi barbari che succedettero all’impero romano; allora nessun altro fattore si poteva trovare per stabilire l’ordine o per fondarlo di nuovo, se non la Chiesa. La Chiesa di Cristo era in quel tempo, e ancora lo è oggi, l’unico rifugio dell’ordine naturale nella politica e nella vita sociale, familiare, individuale ed economica. La Chiesa fu, è e sempre sarà l’unico rifugio del senso di umanità, di amore e di misericordia (…).

Ora, questa straordinaria missione della Chiesa nel presente gravissimo momento della storia, fratelli carissimi, non può essere perfettamente condotta a termine, se i fedeli di Cristo, uniti nell’anima della Chiesa (ché la grazia del Salvatore abbraccia tutti quelli cresciuti nel suo seno), rimangono invece divisi nel corpo visibile a causa di scismi e divisioni. L’azione della Chiesa suppone l’unione. La Chiesa infatti è intimamente indebolita per quel deplorevole scisma degli Orientali e per quella più deplorevole Riforma fuori dalla Chiesa Romana, compiuta nel secolo XVI. Per queste due gravissime ferite la chiesa di Cristo perdette e ancora oggi perde tanto sangue che né la Chiesa Cattolica né quei nostri fratelli orientali e riformati hanno la benché minima forza di ristabilire l’ordine pubblico, ma necessariamente lasciano il campo a quei deisti e atei che per essere nemici più acerrimi del nome cristiano, hanno sconvolto, comportandosi paganamente, tutta la vita pubblica”.

Per tutte le notizie sulla beatificazione http://www.padregirotti.it/

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A rappresentare il Santo Padre alla Beatificazione sarà il card. Giovanni Coppa, nativo di Alba. Padre Girotti fu uno dei 1500 preti morti nel lager di Dachau.

Nato ad Alba il 15 luglio 1905, da famiglia poverissima, fu ordinato prete nell’ordine dei Domenicani nel 1930. Negli anni 1932-1934 perfezionò gli studi biblici a Gerusalemme alla scuola di padre Lagrange e conseguì il titolo di «Prolita in Sacra Scrittura» a Roma, davanti alla Pontificia Commissione Biblica. Quindi, docente di Sacra Scrittura nello Studium domenicano di S. Maria delle Rose in Torino, dove nel 1938 pubblicò un commento ai Libri Sapienziali. Infatti, nel 1937 era stato incaricato di continuare il commento alla Sacra Bibbia, iniziato dal confratello Marco Sales. Sospeso nel 1939 dall’insegnamento e sorvegliato dal regime per il suo atteggiamento antifascista, fu trasferito nel convento di S. Domenico. Con l’occupazione tedesca dell’Italia dopo l’8 settembre 1943, la situazione degli ebrei divenne drammatica: l’ordinanza del 30 novembre della Repubblica Sociale stabilì l’arresto e l’internamento di tutti gli ebrei.

La parola d’ordine nel mondo cattolico, lanciata dallo stesso Pio XII, era di aiutare e salvare gli ebrei. Padre Girotti non sottrasse al dovere morale di prestare aiuto agli ebrei perseguitati. Tradito, cadde in un tranello tesogli dalla polizia nazifascista, tramite una telefonata, sotto il pretesto di accompagnare – perché ferito – uno dei figli del prof. Diena, ebreo, nella casa del papà sulla collina torinese.

Uscì dal convento il 29 agosto 1944 e non vi fece più ritorno. Fu trasferito nel lager di Dachau: era il 9 ottobre 1994.

Qui, padre Girotti attinse forza morale e spirituale dalla lettura e dalla meditazione della Bibbia, avuta da un pastore luterano, perché aveva intenzione di pubblicare il commento del profeta Geremia. Un’epidemia che infierì a partire dal mese di dicembre decimò gli internati. Padre Girotti non resse: dimagriva a vista d’occhio, dolori reumatici e gonfiore alle gambe sempre più pronunciati. Portato in infermeria, gli fu diagnosticato un carcinoma. Probabilmente la sua morte repentina è da attribuire a una iniezione.

Le sue ultime parole ascoltate furono quelle dell’Apocalisse: “Maràna thà. Vieni Signore Gesù!” Era la Pasqua del 1° aprile 1945. Una mano ignota scrisse a matita, presso il suo giaciglio: San Giuseppe Girotti.

Nel registro di Dachau si legge: «Ragione dell’arresto: aiutò gli ebrei». E’ stato sepolto nella fossa comune di Leitenberg.

in parte tratto da RadioVaticana

 

Messaggio di papa Francesco al nuovo Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente

5 aprile 2014

 

 

 

Messaggio di Papa Francesco al nuovo Patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, S.S. Ignatius Aphrem II

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio che Papa Francesco ha inviato mercoledì 2 aprile a S.S. Ignatius Aphrem II, eletto Patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente dal Sinodo della Chiesa di Antiochia, riunitosi in Libano dopo la morte di S.S. Ignatius Zakka I Iwas:
Messaggio del Santo Padre

To His Holiness Mor Ignatius Aphrem II
Patriarch of Antioch and all the East
and Supreme Head of the Universal Syrian Orthodox Church

I received with joy the news of the election of Your Holiness as Patriarch of Antioch and all the East and Supreme Head of the Universal Syrian Orthodox Church. I gladly extend to you and to the clergy and faithful of the Syrian Orthodox Patriarchate my good wishes and prayerful solidarity, asking the Holy Spirit to bestow his abundant blessings upon your lofty ministry.

It is my prayer that Your Holiness may be a spiritual father for your people and an untiring builder of peace and justice, serving the common good and the good of the entire Middle East in today’s difficult circumstances. It is important for all Christians to bear witness to the love and fellowship that binds us together, mindful of the prayer offered by our Lord at the Last Supper: that all may be one, so that the world may believe (cf. Jn 17:21). I thank the Almighty for the bonds of fraternity between the Catholic Church and the Syrian Orthodox Church and I hope and pray that our continuing friendship and dialogue may be further developed and deepened.

May our heavenly Father fill Your Holiness with peace and strength for the noble task that awaits you.

FRANCISCUS PP.

 

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La Chiesa di Siria ha dato l’annuncio da parte del Santo Sinodo di Damasco dell’elezione del successore del Patriarca Siro-Ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, Ignatius Zakka I Iwas, morto il 22 marzo scorso, nella persona di Cyril Aphrem Karim, che diventa il 123mo Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente.

Nato 48 anni fa a Qamishli, capoluogo di una provincia a nord-est del Paese, ha compiuto i suoi studi in Libano nel Seminario Teologico S. Efrem ad Atchaneh, ha prestato servizio nell’Arcidiocesi di Aleppo e ha concluso gli studi laureandosi in Teologia presso il Seminario Copto del Cairo, in Egitto dove è stato ordinato Monaco nel 1985.

Nel 1996 è stato consacrato Metropolita e Vicario Patriarcale per l’Arcidiocesi della Chiesa Siro-Ortodossa per gli Stati Uniti Orientali dal Patriarca Zakka I Iwas, suo predecessore di cui è stato anche segretario, e in quella veste attualmente prestava il suo servizio presso la Basilica di San Marco a Teaneck, New Jersey.

La sua esperienza pastorale è stata affiancata da lunghi periodi di insegnamento e ulteriore studio presso il Collegio di St. Patrick a Maynooth, in Irlanda con una tesi di dottorato sul simbolismo della croce nei primi mesi del Cristianesimo siriaco.

L’attenzione particolare che ha sempre dedicato ai giovani è testimoniata dalla costituzione nell’Arcidiocesi dell’organizzazione giovanile, Soayo, e forte è il suo coinvolgimento nella sezione Siro-Ortodossa degli Scouts of America: tra i giovani è intervenuto in diverse occasioni – mostrando grande sensibilità per le loro domande sulla fede e il futuro – per incontri di preghiera, conferenze e dibattiti e si è battuto per istituire borse di studio a beneficio degli studenti in difficoltà economiche fondando anche un mensile di Liturgia appositamente dedicato alle giovani generazioni.

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Attraverso uno scambio di doni

26 gennaio 2014

Le relazioni della Santa Sede con le Chiese in Europa dell’Est ·

21 gennaio 2014

Nell’esordio della Prima lettera ai Corinzi, proposta in questo anno 2014 alla nostra meditazione per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, san Paolo si rallegra dei doni spirituali concessi da Dio alla Chiesa di Corinto. L’apostolo esprime la sua riconoscenza e la sua gioia per la grazia di Dio che è stata data ai Corinzi in Cristo Gesù, pur sapendo che tra di essi esistono conflitti (cfr. i Corinzi, 1, 1-17). Questo testo, come sottolinea la presentazione della Settimana di preghiera preparata congiuntamente dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese, è per i cristiani un invito a riconoscere la presenza dei doni di Dio in altre comunità e a rallegrarsi delle benedizioni che esse ricevono.

È l’atteggiamento che ci propone anche Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, dove ci invita, nelle relazioni ecumeniche, non solo a riconoscere i doni degli altri cristiani, ma anche ad accoglierli come un dono per noi: «E se realmente crediamo nella libera e generosa azione dello Spirito, quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi». Così, conclude il Santo Padre, «attraverso uno scambio di doni, lo Spirito può condurci sempre di più alla verità e al bene» (n. 246).

Possiamo rileggere alcuni eventi significativi delle relazioni tra la Santa Sede e diverse Chiese ortodosse slave nel corso dell’anno 2013 proprio alla luce di questo invito allo “scambio di doni”.

Uno dei doni più straordinari delle Chiese in Europa dell’Est è il rinnovamento che stanno sperimentando a seguito della caduta dei regimi che le avevano perseguitate, rinnovamento la cui  vastità e rapidità sono senza precedenti. Le celebrazioni del 1025° anniversario del battesimo della Rus’, comprendenti importanti raduni panortodossi a Mosca, Kiev e Minsk, sono state anche un’occasione per celebrare la ritrovata vitalità di queste Chiese. È il dinamismo, caratteristico delle Chiese sia ortodosse sia greco-cattoliche, che il cardinale Kurt Koch ha potuto constatare in Ucraina, dove si è recato per la prima volta, dal 5 al 12 giugno, come presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, accompagnato da padre Milan Žust, officiale del medesimo dicastero. Il viaggio a Kiev, a Lviv e in Transcarpazia è stato utile per prendere coscienza della diversità delle situazioni locali. Il cardinale Koch ha incontrato il metropolita Volodymyr di Kyiv, primate della Chiesa ortodossa ucraina, e monsignor Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč, capo del sinodo della Chiesa ucraina greco-cattolica, della quale ha visitato la nuova cattedrale. A Lviv, il cardinale si è recato presso il seminario maggiore latino e l’università cattolica d’Ucraina, dove ha tenuto una conferenza sulle prospettive del dialogo ecumenico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.

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