Archive for the ‘Evangelizzazione’ Category

Il mistero dell’incarnazione Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo (Disc. 148; PL 52, 596-598)

30 luglio 2017

Risultato immagine per san Pietro Crisologo, vescovo

Quando la Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini. Non c’entra la ragione, ma la potenza superiore, non la natura, ma il Creatore. Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano. La nascita di Cristo non fu dettata dalla necessità, ma da una libera scelta. Fu un sacramento di pietà, fu la restaurazione della salvezza umana. Colui che senza nascere aveva formato l’uomo da un intatto limo, quando egli stesso nacque, formò un uomo da un intatto corpo. La mano che si era degnata di prendere del fango per plasmare il nostro corpo, si degnò di prendere anche la carne per la nostra restaurazione. Ora che il Creatore dimori nella sua creatura e che Dio si trovi nella nostra carne, è un onore per l’uomo, non una sconvenienza per Dio.
O uomo, perché hai di te un concetto così basso quando sei stato tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l’aria, i campi e l’acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto.
Tuttavia il tuo creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine, perché l’immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento così vasto, qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del Signore.
Dio, nella sua infinita bontà, prese in sé ciò che aveva fatto in te per sé. Volle essere visto nell’uomo direttamente e in se stesso. Egli, che nell’uomo aveva prima voluto essere visto per riflesso, fece sì che diventasse sua proprietà l’uomo che prima aveva ottenuto di essere solo sua immagine riflessa.

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Nostra Signora del Carmelo

16 luglio 2017

Maria concepì prima nella mente che nel corpo

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa (Disc. 1 per il Natale del Signore, 2, 3; PL 54, 191-192)

Viene scelta una vergine di discendenza regale della stirpe di Davide, che, destinata ad una sacra maternità, concepì il Figlio, Uomo-Dio, prima nel suo cuore che nel suo corpo. E perché, ignorando il disegno divino, non avesse a temere di fronte ad un evento eccezionale, apprende dal colloquio con l’angelo ciò che lo Spirito Santo avrebbe operato in lei. E colei che sta per divenire Madre di Dio, non pensa che ciò avvenga a scapito del pudore. Perché infatti non dovrebbe credere alla novità del concepimento, dato che le viene promesso l’intervento efficace della potenza dell’Altissimo? Inoltre la sua fede, già perfetta, viene confermata dalla testimonianza di un miracolo precedente: contro ogni aspettativa, viene accordata, cioè, ad Elisabetta la fecondità. Così non si poteva dubitare che, chi aveva dato la fecondità ad una donna sterile, la poteva dare anche a una vergine.
Pertanto il Verbo di Dio, Dio egli stesso e Figlio di Dio, che in principio era presso Dio e per mezzo del quale tutto è stato fatto, e senza del quale niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (cfr. Gv 1, 3), si è fatto uomo per liberare l’uomo dalla morte eterna. Ma, abbassandosi fino ad assumere la nostra umile condizione, non diminuì la sua maestà. Così, restando quello che era, ed assumendo ciò che non era, unì la vera natura di servo a quella che lo fa uguale a Dio Padre. Congiunse le due nature con un vincolo così meraviglioso, che né la gloria a cui era chiamata assorbì la natura inferiore, né l’assunzione di questa natura, diminuì la natura superiore.

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Signore mio, Mio Dio

3 luglio 2017

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om. 26, 7-9; PL 76, 1201-1202)
«Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù» (Gv 20, 24). Questo solo discepolo era assente. Quando ritornò udì il racconto dei fatti accaduti, ma rifiutò di credere a quello che aveva sentito. Venne ancora il Signore e al discepolo incredulo offrì il costato da toccare, mostrò le mani e, indicando la cicatrice delle sue ferite, guarì quella della sua incredulità.
Che cosa, fratelli, intravedere in tutto questo? Attribuite forse a un puro caso che quel discepolo scelto dal Signore sia stato assente, e venendo poi abbia udito il fatto, e udendo abbia dubitato, e dubitando abbia toccato, e toccando abbia creduto?
No, questo non avvenne a caso, ma per divina disposizione. La clemenza del Signore ha agito in modo meraviglioso, poiché quel discepolo, con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell’incredulità. L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il superamento di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione.
Toccò ed esclamò: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto» (Gv 20, 28-29). Siccome l’apostolo Paolo dice: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono», è chiaro che la fede è prova di quelle cose che non si possono vedere. Le cose che si vedono non richiedono più la fede, ma sono oggetto di conoscenza. Ma se Tommaso vide e toccò, come mai gli vien detto: «Perché mi hai veduto, ha creduto?» Altro però fu ciò che vide e altro ciò in cui credette. La divinità infatti non può essere vista da uomo mortale. Vide dunque un uomo e riconobbe Dio, dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». Credette pertanto vedendo. Vide un vero uomo e disse che era quel Dio che non poteva vedere.

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Papa Francesco Messa con ordinazioni presbiterali maggio 2017

7 maggio 2017

 

   

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
IV Domenica di Pasqua, 7 maggio 2017

[Multimedia]

Fratelli carissimi,

questi nostri figli sono stati chiamati all’ordine del presbiterato. Riflettiamo a quale ministero saranno elevati nella Chiesa. Come voi ben sapete, fratelli, il Signore Gesù è il solo Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento, ma in Lui anche tutto il popolo santo di Dio è stato costituito popolo sacerdotale. Nondimeno, tra tutti i suoi discepoli, il Signore Gesù vuole sceglierne alcuni in particolare, perché esercitando pubblicamente nella Chiesa in suo nome l’officio sacerdotale a favore di tutti gli uomini, continuassero la sua personale missione di maestro, sacerdote e pastore. Sono stati eletti dal Signore Gesù non per fare carriera, ma per fare questo servizio.

Come, infatti, per questo Egli era stato inviato dal Padre, così Egli inviò a sua volta nel mondo prima gli Apostoli e poi i Vescovi e i loro successori, ai quali infine furono dati come collaboratori i presbiteri, che, ad essi uniti nel ministero sacerdotale, sono chiamati al servizio del Popolo di Dio.

Dopo matura riflessione e preghiera, ora stiamo per elevare all’ordine dei presbiteri questi nostri fratelli, perché al servizio di Cristo, Maestro, Sacerdote, Pastore, cooperino ad edificare il Corpo di Cristo che è la Chiesa in Popolo di Dio e Tempio santo dello Spirito Santo.

Essi saranno infatti configurati a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, saranno consacrati come veri sacerdoti del Nuovo Testamento, e a questo titolo, che li unisce nel sacerdozio al loro Vescovo, saranno predicatori del Vangelo, Pastori del Popolo di Dio, e presiederanno le azioni di culto, specialmente nella celebrazione del sacrificio del Signore.

Quanto a voi, figli e fratelli dilettissimi, che state per essere promossi all’ordine del presbiterato, considerate che esercitando il ministero della Sacra Dottrina sarete partecipi della missione di Cristo, unico Maestro. Dispensate a tutti quella Parola di Dio, che voi stessi avete ricevuto con gioia, da bambini. Leggete e meditate assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato.

Sia dunque nutrimento al Popolo di Dio la vostra dottrina, semplice, come parlava il Signore, che arrivava al cuore. Non fate omelie troppo intellettuali ed elaborate: parlate in modo semplice, parlate ai cuori. E questa predica sarà vero nutrimento. E sia gioia e sostegno ai fedeli anche il profumo della vostra vita, perché la parola senza l’esempio della vita non serve, meglio tornare indietro. La doppia vita è una malattia brutta, nella Chiesa.

Riconoscete dunque ciò che fate. Imitate ciò che celebrate perché partecipando al mistero della morte e risurrezione del Signore, portiate la morte di Cristo nelle vostre membra e camminiate con Lui in novità di vita. Un presbitero che ha studiato forse tanta teologia e ha fatto una, due, tre lauree ma non ha imparato a portare la Croce di Cristo, non serve. Sarà un buon accademico, un buon professore, ma non un sacerdote.

Con il Battesimo aggregherete nuovi fedeli al Popolo di Dio. Con il Sacramento della Penitenza rimetterete i peccati nel nome di Cristo e della Chiesa. Per favore, vi chiedo in nome di Cristo e della Chiesa di essere misericordiosi, sempre; di non caricare sulle spalle dei fedeli pesi che non possono portare, e neppure voi. Gesù rimproverò per questo i dottori della legge e li chiamò ipocriti. Con l’olio santo darete sollievo agli infermi. Uno dei compiti – forse noioso, anche doloroso – è andare a trovare gli ammalati. Fatelo, voi. Sì, va bene che vadano i fedeli laici, i diaconi, ma non tralasciate di toccare la carne di Cristo sofferente negli ammalati: questo santifica voi, vi avvicina al Cristo. Celebrando i sacri riti e innalzando nelle varie ore del giorno la preghiera di lode e di supplica, vi farete voce del Popolo di Dio e dell’umanità intera.

Consapevoli di essere stati scelti fra gli uomini e costituiti in loro favore per attendere alle cose di Dio, esercitate in letizia e carità sincera l’opera sacerdotale di Cristo. Siate gioiosi, mai tristi. Gioiosi. Con la gioia del servizio di Cristo, anche in mezzo alle sofferenze, alle incomprensioni, ai propri peccati. Abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito ma per servire. Per favore, non siate “signori”, non siate “chierici di Stato”, ma pastori, pastori del Popolo di Dio.

Francesco visita l’Armenia, “primo Paese cristiano”

24 giugno 2016

2016-06-24 Radio Vaticana

 

 

 

Papa Francesco si appresta a partire per l’Armenia, 14.mo viaggio apostolico del Pontificato. Alle 9 la partenza da Roma e dopo 4 ore di volo l’arrivo a Yerevan con la cerimonia di benvenuto in aeroporto e subito i primi incontri. L’attesa è grande, ce la racconta il nostro inviato Giancarlo La Vella:

Un viaggio apostolico carico di significati, prima tappa della visita nel Caucaso, che verrà completata a settembre prossimo col la Georgia e l’Azerbaigian. Papa Francesco va in Armenia 15 anni dopo la visita di Giovanni Paolo II. Sarà un nuovo abbraccio con il Paese che per primo, nel 301 dopo Cristo, al culmine dell’opera evangelizzatrice di San Gregorio l’Illuminatore, proclamò il Cristianesimo come religione di Stato. Ben 79 anni prima dell’Editto di Teodosio, col quale l’Impero Romano rese ufficiale la fede in Cristo, dopo averla ammessa nel 313 con l’Editto di Milano. Ma sarà un dialogo, profondo, quello del Papa, con un Paese ferito alla ricerca della pace. Dopo la lunga stagione in cui fu inglobata nell’Unione Sovietica – il russo è la seconda lingua più parlata – l’Armenia deve risolvere ancora oggi il conflitto territoriale con l’Azerbaigian. Al centro della questione, la regione del Nagorno-Karabach, enclave a maggioranza armena in territorio azero. Ma, soprattutto, la ferita più profonda risale al 1915, quando un milione e mezzo di armeni, soprattutto cristiani, vennero orrendamente trucidati per mano dell’esercito ottomano – una vicenda che divide Armenia e Turchia. Ankara non accetta il termine “genocidio” per definire quel massacro. Il Papa incontrerà le autorità civili e quelle religiose, quella armeno apostolica e quella armeno cattolica. Significativa la visita al Memoriale di Tzitzernakaberde, che ricorda proprio l’eccidio armeno, la visita ad un orfanotrofio di Gyumri, nell’ambito pelle opere di misericordia che il Papa compie in questo Giubileo straordinario, poi l’incontro di ecumenico e la preghiera per la pace; infine, la visita al Monastero di Khor Virap, al confine con la Turchia, da dove il Pontefice libererà due colombe, simbolo di pace, verso il Monte Ararat, dove, secondo la tradizione biblica, si arenò l’Arca di Noè alla fine del Diluvio Universale. Rientro in Vaticano nella serata di domenica prossima.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

Giubileo dei diaconi 29-05-2016

29 maggio 2016

Nell’Omelia per la messa del Giubileo dei Diaconi Papa Francesco ha parlato del servizio della vita cristiana e del ruolo del diacono nell’annunciazione di Gesù.

 

 

 

Scholas. Prof. Florin: Francesco esorta le università a fare rete

28 maggio 2016

 

2016-05-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il pensiero pedagogico di Papa Francesco”. E’ il tema al centro della seconda giornata del Congresso mondiale della Fondazione pontificia Scholas Occurrentes, in corso alla Casina Pio IV in Vaticano. L’evento che riunisce i rappresentanti di oltre 40 università di tutto il mondo si concluderà domani con l’udienza del Papa all’Aula Nuova del Sinodo. Una delle nuove iniziative annunciate durante questo Congresso è la nascita delle “Cattedre Scholas”, su cui si sofferma il prof. Italo Florin, direttore della Scuola di Alta Formazione Eis dell’Università Lumsa, che è tra i principali partner di Scholas Occurrentes. L’intervista è di Alessandro Gisotti:

R. – Si tratta di una iniziativa certamente originale, in campo accademico: una rete di Università che, spinte dal pensiero del Papa, orientate dai valori che questo pensiero ha in campo educativo, cerca di tradurli non semplicemente facendone oggetto di studio accademico, quindi rimanendo all’interno delle mura dell’Università, ma mettendoli immediatamente in contatto con le realtà che hanno bisogno di essere sostenute. In questo modo, le Università diventano punti di aiuto, punti di sostegno di situazioni educative fragili oppure anche molto interessanti ma che hanno bisogno di essere sostenute. Le Università, compromettendosi con realtà sociali significative, hanno modo di apprendere, hanno modo di crescere, hanno modo di rivitalizzarsi. La “Cattedra Scholas”, quindi, non è tanto un corso di laurea, un insegnamento. La cattedra esprime un’idea: l’idea di “andare a scuola” dal Papa, di tradurre il pensiero del Papa in azione, in servizio e di imparare facendo.

D. – Sicuramente si può dire che questa è una concretizzazione della “cultura dell’incontro”, che Francesco sta testimoniando in persona, ma poi anche con i suoi insegnamenti…

R. – Certamente, la parola “incontro” è la parola che meglio esprime il senso delle “Cattedre Scholas”. Incontro significa incontro tra pensiero e realtà, tra persone, tra culture, tra posizioni diverse, punti di vista diversi. E’ interessante che in questo seminario di lancio delle cattedre siano presenti circa una cinquantina di Università del mondo di orientamenti valoriali, di religioni, di culture molto diverse, ma che sono state attratte da questo messaggio e che concretamente hanno deciso di cominciare a dare vita a questa grande rete. Alla fine di questo seminario, noi ci aspettiamo che ogni Università assuma degli impegni precisi, dica dove vuole impegnarsi e si dia anche un progetto, un tempo, in modo da arrivare – noi pensiamo fra un anno – a un altro grande seminario, nel quale questa volta parleranno le esperienze realizzate. Si cercherà di apprendere ancora e di continuare magari allargando la rete.

D. – Come docente universitario, qual è secondo lei il contributo che Francesco sta dando al mondo del sapere, in particolare a quello accademico?

R. – Devo dire che il pensiero del Papa è una fonte incredibile di risorse e di stimoli per la pedagogia, per l’educazione, per chi si occupa dei giovani. Io direi che il primo grande messaggio che il Papa comunica a chi educa è che educare vuol dire rivolgersi alla totalità della persona e cercare di non perdere nessuna delle dimensioni costitutive. Il Papa spesso ripete, in una forma molto sintetica, l’idea di armonia, dicendo: “E’ importante che ci sia, presente nell’educazione, la mente, ma anche la mano, ma anche il cuore”. Come a dire: la dimensione razionale e, però, poi anche la passione e la concretezza. Ecco, credo che questo sia il messaggio forte che poi deve trovare molte traduzioni.

D. – Non a caso la mano che abbraccia e tocca il mondo è proprio il simbolo di Scholas…

R. – E’ proprio questo e questa idea anche del compromettersi con la realtà, del non aver paura. Il Papa una volta, parlando agli educatori, ha detto: “Non guardate la vita dal balcone”. Spesso, noi studiosi guardiamo la vita dal balcone, diamo giudizi, critichiamo, formuliamo ipotesi, però stiamo al balcone. Il Papa ci dice: “Scendete, la vita è in cortile non nel balcone!” Bisogna che noi andiamo dove ci sono gli uomini, dove ci sono i giovani. Dobbiamo incontrare le persone.

(Da Radio Vaticana)

Udienza Congregazione don Orione 27-05-2016

27 maggio 2016

Papa Francesco ai membri della Piccola Opera della Divina Provvidenza, fondata da San Luigi Orione: c’è bisogno di sacerdoti che vadano oltre i confini delle istituzioni di carità, per portare misericordia a tutti.

 

Papa: Spirito Santo trasforma fedeli abitudinari in missionari coraggiosi

3 dicembre 2015

 

2015-12-03 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In un “mondo secolarizzato” accogliente verso i valori evangelici di amore e pace, ma che non ritiene Gesù il Figlio di Dio, la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti. Così il Papa questa mattina incontrando i partecipanti alla plenaria della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. “La missione – ha detto Francesco – trasforma, rinnova e rinvigorisce la fede e la vita cristiana”. Paolo Ondarza:

 

 

Mondo secolarizzato accoglie valori evangelici, ma non riconosce Gesù
L’esperienza di fede è oggi esposta ad un’ambiguità: “il mondo secolarizzato – spiega Francesco – è accogliente verso i valori evangelici dell’amore, della giustizia, della pace, della sobrietà”, ma “non mostra uguale disponibilità verso la persona di Gesù: non lo ritiene né Messia, né Figlio di Dio:

“Al più lo considera un uomo illuminato. Separa, dunque, il messaggio dal Messaggero, il dono dal Donatore”.

 

La Chiesa riscopra la missione che trasforma e rinnova
Una situazione di scollamento – constata il Papa – in cui è vitale riscoprire la “missio ad gentes”:

“La missione non risponde in primo luogo ad iniziative umane; protagonista è lo Spirito Santo, suo è il progetto. E la Chiesa è serva della missione”.

“Non è la Chiesa che fa la missione – spiega il Santo Padre – ma è la missione che fa la Chiesa, rinnovandola e rinvigorendone fede, entusiasmo, motivazioni e identità cristiana”. La missione dunque trasforma la Chiesa al suo interno ecco perché – è il desiderio del Papa – ogni parrocchia deve percorrere questa strada:

“In tal modo, lo Spirito Santo trasformerà i fedeli abitudinari in discepoli, i discepoli disaffezionati in missionari, tirandoli fuori dalle paure e dalle chiusure e proiettandoli in ogni direzione, sino ai confini del mondo”.

 

Chiese giovani donano sacerdoti in un momento di crisi vocazionale
Francesco ripensa al recente viaggio in Africa, ai tanti anonimi buoni samaritani incontrati, ed esprime l’auspicio che le Chiese di antica tradizione riscoprano lo slancio e l’entusiasmo missionario familiare tra le giovani Chiese, oggi capaci non solo ricevere, ma anche di dare sacerdoti in un momento di crisi vocazionale, segno di una “raggiunta maturità” e dell’“alba del nuovo giorno” :

“Paolo e Barnaba non avevano il Dicastero missionario alle spalle. Eppure, hanno annunciato la Parola, hanno dato vita a diverse comunità e versato il sangue per il Vangelo”.

 

La Chiesa vive “in uscita”
Forte l’esortazione alla Chiesa a porsi in ascolto della Parola e ad andare con slancio e freschezza missionaria sino ai confini del mondo, ad ascoltare il grido dei poveri e dei lontani, ad incontrare tutti e annunciare la gioia del Vangelo, speranza che non delude:

“Tutte le Chiese (…) se costrette nei propri orizzonti, corrono il pericolo di atrofizzarsi e spegnersi. La Chiesa vive e cresce ‘in uscita’, prendendo l’iniziativa e facendosi prossimo”.

Un rinnovato richiamo, quindi, ad “uscire dai recinti, emigrare in territori in cui siamo tentati di chiuderci”, per poter sempre camminare e seminare “oltre, più in là”.

 

(Da Radio Vaticana)

Papa ai catechisti ugandesi: siate maestri ma soprattutto testimoni

27 novembre 2015

 

2015-11-27 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il messaggio che portate si radicherà quanto più voi sarete non solo dei maestri, ma anche dei testimoni. Così il Papa agli insegnanti e catechisti nella comunità ugandese di Munyonyo. Francesco ha benedetto la prima pietra della nuova chiesa. Nel suo saluto, l’arcivescovo di Kampala, mons. Cyprian Kizito Lwanga, ha evidenziato la gioia nell’avere il Papa “nella terra dei Martiri” e per la prima volta a Munyonyo dove a fine ‘800 il Re Mwanga decise l’eliminazione dei cristiani. Al temine dell’incontro Francesco ha piantato simbolicamente un albero versandoci dell’acqua insieme con l’arcivescovo e con i rappresentanti di altre confessioni cristiane, a ricordare la dimensione ecumenica dei martiri ugandesi. Il servizio di Massimiliano Menichetti:

 

 

L’affetto e il desiderio d’incontro accompagnano Papa Francesco in un abbraccio continuo di colori e suoni in questo suo viaggio in Africa. Anche nella comunità ugandese di Munyonyo i canti e i balli, bucando il buio della sera, hanno dato il benvenuto al Pontefice accolto dal superiore dei Francescani Conventuali, cui è affidato il Santuario. Migliaia le persone presenti. Il Pontefice, rivolgendosi a insegnanti e catechisti, che nel Paese sono oltre 14.500, ha subito parlato del loro mandato evidenziando che Gesù è “il primo e più grande maestro”:

“Insieme ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, che sono stati ordinati per predicare il Vangelo e prendersi cura del gregge del Signore, voi, come catechisti, avete una parte di rilievo nel portare la Buona Notizia ad ogni villaggio e casolare del vostro Paese”.

Il Papa ha ringraziato per “i sacrifici”, “la dedizione e devozione” nell’insegnare:

“Istruite gli adulti e aiutate i genitori a crescere i loro figli nella fede e portate a tutti la gioia e la speranza della vita eterna. Grazie! Grazie per la vostra dedizione, per l’esempio che offrite, per la vicinanza al popolo di Dio nella sua vita quotidiana e per i tanti modi con cui piantate e coltivate i semi della fede in tutta questa vasta terra! Grazie specialmente per il fatto di insegnare ai bambini e ai giovani come pregare”.

Guardando alle difficoltà Francesco ha incoraggiato a perseverare chiedendo a “vescovi e sacerdoti” l’aiuto per una “formazione dottrinale, spirituale e pastorale” per rendere “sempre più efficace” il lavoro di insegnati e catechisti:

“Anche quando il compito appare gravoso, le risorse risultano troppo poche e gli ostacoli troppo grandi, vi farà bene ricordare che il vostro è un lavoro santo”.

Francesco ha ricordato la forza della preghiera e che lo Spirito Santo è “presente dove il nome di Cristo viene proclamato” e che è proprio Lui che “darà la luce e la forza di cui avete bisogno!”:

“Il messaggio che portate si radicherà tanto più profondamente nei cuori delle persone quanto più voi sarete non solo dei maestri, ma anche dei testimoni. E questa è un’altra cosa importante: voi dovete essere maestri, ma questo non serve se voi non siete testimoni”.

“Che il vostro esempio faccia vedere a tutti la bellezza della preghiera – ha rimarcato – il potere della misericordia e del perdono, la gioia di condividere l’Eucaristia con tutti i fratelli e le sorelle”:

“La comunità cristiana in Uganda è cresciuta grandemente grazie alla testimonianza dei martiri. Essi hanno reso testimonianza alla verità che rende liberi; furono disposti a versare il proprio sangue per rimanere fedeli a ciò che sapevano essere buono, bello e vero”.

Ribandendo lo splendore della luce emersa dal sangue dei Martiri ugandesi ha ricordato che “Munyonyo, è il “luogo dove il Re Mwanga decise di eliminare i seguaci di Cristo”. Ma “egli – ha continuato – non riuscì in questo intento, così come il Re Erode non riuscì ad uccidere Gesù”. La luce rifulse nelle tenebre – ha proseguito – e le tenebre non hanno prevalso (cfr Gv 1,5). Dopo aver visto la coraggiosa testimonianza di sant’Andrea Kaggwa e dei suoi compagni, i cristiani in Uganda divennero ancora più convinti delle promesse di Cristo”. Francesco ha affidato ai Martiri tutti gli uomini e le donne per una “convincente testimonianza dello splendore della verità di Dio e della gioia del Vangelo”. Poi il mandato:

“Andate senza paura in ogni città e villaggio di questo Paese, senza paura, per diffondere il buon seme della Parola di Dio, e abbiate fiducia nella sua promessa che tornerete festosi, con covoni ricolmi di un abbondante raccolto”.

Quindi la benedizione, “Dio vi benedica” ha detto in lingua swahili: Omukama Abawe Omukisa!

 

(Da Radio Vaticana)

Papa Francesco in Kenya: Omelia Messa a Nairobi

26 novembre 2015

Famiglie cristiane contro i deserti dell’egoismo

 

 

 

 

A Nairobi Papa Francesco ha celebrato la messa nel campus dell’università per tutto il Kenya, chiedendo di opporre resistenza a pratiche che favoriscono l’arroganza degli uomini, feriscono le donne e minacciano la vita di chi non è ancora nato. Dall’inviato Alessandro Di Bussolo.

 

Papa Francesco in Kenya: felice di essere in Africa

25 novembre 2015

 

2015-11-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha iniziato oggi a Nairobi, in Kenya, il suo primo viaggio apostolico in Africa. L’aereo papale è atterrato alle 16.45 locali (le 14.45 in Italia), con circa un quarto d’ora di anticipo sul programma. Un viaggio di sei giorni che porterà Francesco anche in Uganda e in Centrafrica. A Bangui, nella Cattedrale, aprirà la Porta Santa del Giubileo della Misericordia, una decina di giorni prima dell’inizio ufficiale dell’Anno Santo.

Al suo arrivo, il Papa ha lanciato questo tweet: “Mungu abariki Kenya! Che Dio benedica il Kenya!“. Nel saluto ai giornalisti del seguito Papa Francesco ha detto di recarsi con gioia in questo continente per incontrare i keniani, gli ugandesi e i fratelli della Repubblica centrafricana, auspicando che questo viaggio possa dare frutti spirituali e materiali. A un giornalista che gli chiedeva se fosse preoccupato per le questioni della sicurezza, ha risposto con un sorriso dicendo di essere preoccupato per le zanzare.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha ricordato ai giornalisti che come al solito, ieri sera il Papa si è recato a pregare la Madonna a Santa Maria Maggiore, in forma privatissima, per chiedere la protezione di Maria per questo viaggio.

Il Papa è stato accolto all’aeroporto internazionale di Nairobi dal presidente Uhuru Kenyatta, dal cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi, accompagnato dai vescovi keniani, e da una piccola folla di fedeli con canti e balli tradizionali. Il Pontefice terrà il primo discorso del viaggio nel giardino del Palazzo presidenziale in occasione dell’incontro con le autorità del Kenya e il corpo diplomatico. Di lì il trasferimento alla nunziatura apostolica di Nairobi dove pernotterà. Da Nairobi, la cronaca dell’inviata, Adriana Masotti:

 

Gli appuntamenti
Qui in Kenya lo aspettano tutti il Papa, cattolici e non: in migliaia si sono mossi da tutto il Paese per poterlo incontrare e anche dai Paesi confinanti come il Sud Sudan in prevalenza di religione cristiana. Il primo appuntamento del Papa, subito dopo l’arrivo, sarà quello con il presidente, le autorità e il corpo diplomatico. In questo momento il rapporto tra Stato e Chiesa è buono e si sta lavorando ad un Concordato. Tra gli altri appuntamenti di domani l’incontro ecumenico ed interreligioso e la Messa al Campus dell’Università, un momento aperto a tutti e un’opportunità per tanti, si parla di un milione e mezzo, per vedere il Papa.

 

Papa in prima pagina
I mass-media hanno dedicato in questi giorni ampio spazio alla visita. Oggi non solo i primi titoli sono dedicati a Francesco, ma ci sono anche inserti di più pagine con foto, approfondimenti, la sua biografia, le visite precedenti di Giovanni Paolo II e altro ancora. E poi articoli sulla sicurezza, sottolineando però che non è straordinaria, ma che si è fatto ciò che si fa per qualunque altra autorità in visita al Paese.

 

No corruzione, sì riconciliazione
Altro tema la corruzione endemica in Kenya e che il governo cerca di contrastare con nuove misure. Papa Francesco è visto come il Papa della speranza, un Papa con il sorriso, umile, ma deciso. La Chiesa cattolica è molto importante per il Paese con i suoi ospedali, i dispensari, le scuole di qualità a servizio della gente. Qui ci si aspetta che Francesco parli di giustizia e di riconciliazione, ma anche di risorse naturali e sostenibilità ambientale.

 

Dall’Onu ai giovani
Domani  Francesco incontrerà il personale dell’Onu che lavora qui per tutta l’Africa. Le parole del Papa, dunque, avranno un uditorio qualificato e ci si augura lascino un segno. Si attende poi un incoraggiamento ai giovani perché non perdano la speranza nel futuro e un appello al rispetto reciproco tra le religioni e le diverse etnie presenti. C’è necessità di un Paese unito contro il terrorismo, come i vescovi e il presidente Kenyatta continuano a raccomandare.

 

(Da Radio Vaticana)

Il Papa in volo per il Kenya

25 novembre 2015

 

2015-11-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco e’ arrivato alle 7 e 40 all’aeroporto di Fiumicino ed alle 8.01 l’aereo papale è decollato alla volta del Kenya, prima tappa del viaggio apostolico che lo portera’ anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana. L’arrivo all’aeroporto internazionale “Jomo Kenyatta” di Nairobi e’ previsto alle ore 17 locali (15 italiane).  Con la sorveglianza dall’alto di un elicottero della polizia, il Pontefice e’ giunto a bordo della Ford Focus del Vaticano che si e’ fermata in pista, a pochi metri dall’airbus A330-200 dell’Alitalia “Giotto”, con cui sta volando per Nairobi. Papa Francesco, sempre con la consueta borsa nera nella mano sinistra, e’ stato accolto, tra gli altri, da mons. Reali, vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, nella cui giurisdizione si trova l’aeroporto di Fiumicino e da altre autorita’ civili e militari, con le quali si e’ intrattenuto cordialmente. Subito dopo il Pontefice, sorridente, e’ salito di buona lena sulla scaletta e prima di entrare nell’airbus ha salutato i presenti con un cenno della mano.

 

Il telegramma del Papa al Presidente italiano Mattarella
Il Papa, come e’ tradizione per ogni viaggio internazionale del pontificato, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. “Nel momento in cui mi accingo a compiere un viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana, mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle care nazioni – si legge nel telegramma – mi e’ gradito rivolgere a Lei, signor presidente, l’espressione del mio deferente saluto che accompagno con fervide preghiere per il bene e la prosperita’ dell’intero popolo italiano”.

 

Il messaggio del Presidente Mattarella al Papa
Questa il messaggio del Presidente Mattarella inviato a  Papa Francesco: “Desidero farle pervenire il mio piu’ sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui si accinge a partire per il viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. L’Italia e la comunita’ internazionale guardano con grande attenzione al suo primo viaggio nel continente africano, il cui potenziale di crescita e sviluppo e’ tuttora ostacolato da guerre, instabilita’ politica, poverta’ e allarmanti disuguaglianze sociali. La sua presenza sara’ di sostegno e incoraggiamento alle locali comunita’ cristiane e rechera’ un importante segnale di pace, fraternita’ e dialogo ai paesi visitati e all’intero continente, fornendo altresi’ un prezioso messaggio di speranza per il futuro. Mi e’ gradita, Santita’, l’occasione per rinnovarle i sensi della mia piu’ profonda stima e considerazione”.

 

(Da Radio Vaticana)

Papa applaudito al Congresso: costruire il bene comune, no ad ogni forma di violenza

24 settembre 2015

 

2015-09-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storico discorso del Papa al Congresso degli Stati Uniti d’America. Francesco, primo pontefice in questa sede, ha parlato a tutti gli americani di accoglienza e dialogo per la costruzione del bene comune. “Sono un figlio di questo grande continente” ha detto. In un lungo intervento più volte applaudito ha esortato all’accoglienza, al rispetto delle libertà, esprimendosi contro ogni violenza, la pena di morte, il commercio di armi e un’economia che prevale sull’uomo. Migliaia di persone hanno salutato l’arrivo del Papa a Capitol Hill e dopo quando si è affacciato dal balcone di saluto dei presidenti che guarda l’area monumentale del National Mall. Da qui il Papa ha benedetto e salutato la folla. Il nostro inviato Massimiliano Menichetti:

 

Il Papa parla alla Plenaria del Congresso degli Stati Uniti dopo il lungo applauso e l’entusiasmo che lo ha accolto. Standing ovation in molti punti del suo discorso a partire dal saluto: sono contento di essere nella “terra dei liberi e casa dei valorosi”.

Il compito dei parlamentari
“Sono un figlio di questo grande continente” dice presentando immediatamente le sfide che ha la politica, che hanno i delegati eletti ovvero il perseguimento del bene comune, favorire l’unità, proteggere chi vulnerabile. Traccia un parallelismo con Mosè e sottolinea che come al patriarca e legislatore del popolo d’Israele, ai parlamentari è richiesto “di proteggere, con gli strumenti della legge, l’immagine e la somiglianza modellate da Dio su ogni volto umano”:

“Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti”.

Il bene condiviso
Uomini e donne dice il Papa che “non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse”, ma costruiscono, “sostengono” giorno dopo giorno “la vita della società”, dando “una mano a chi ha più bisogno”. Poi guarda alle radici degli Stati Uniti e lega la realtà di oggi ai sacrifici di sempre, anche a costo della vita, per un futuro migliore, per un bene condiviso e cita gli americani: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton:

“Un popolo con questo spirito può attraversare molte crisi, tensioni e conflitti, mentre sempre sarà in grado di trovare la forza per andare avanti e farlo con dignità”.

Abraham Lincoln – la libertà – le minacce
Nel centocinquantesimo anniversario dell’assassinio del custode della libertà, il Presidente Lincoln, il Papa sottolinea che un futuro di libertà “richiede amore per il bene comune e collaborazione in uno spirito di sussidiarietà e solidarietà”. Francesco mostra preoccupazione per quella che definisce l’inquietante odierna situazione sociale e politica del mondo:

“Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico”.

Centrale per il Papa è salvaguardare la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali, ma senza cadere nelle polarizzazioni: “solo bene solo male”, “giusti e peccatori”. “Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini – rimarca –  è il modo migliore di prendere il loro posto e questo – aggiunge – è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate”:

“La nostra, invece, dev’essere una risposta di speranza e di guarigione, di pace e di giustizia”, questo “per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche” in atto.

La pace – il rispetto degli impegni
Gli sforzi esorta Francesco devono “puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli”. In questa costruzione fondamentale parte importante è anche la voce della fede “che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società”. E contribuisce a eliminare le nuove forme globali di schiavitù, “nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”:

“Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza”. “Politica – dice – è espressione del nostro insopprimibile bisogno di vivere insieme in unità”.

Martin Luther King – Immigrazione e accoglienza
Pensando alla marcia che Martin Luther King ha guidato da Selma a Montgomery per i pieni diritti civili e politici per gli Afro-Americani. Parla di un “sogno” che continua ad ispirare milioni di persone che negli ultimi secoli sono giunti in questa terra:

“Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. Vi dico questo come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati”.

“Educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro “prossimo” – legge – puro sottolineando che i flussi di rifugiati sono di proporzioni che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Una sfida per il Papa che non deve spaventare per dare una risposta che sia umana, giusta e e fraterna”. “Fai agli altri  ciò che vorresti che gli altri facessero a te” – dice -.

“In una parola, se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità”.

No alla pena di morte
Da qui il no netto alla pena di morte:

“Ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini”.

Dorothy Day – la giustizia sociale – la cura del Creato
Poi menzionando la serva di Dio Dorothy Day, che ha fondato il Catholic Worker Movement, esempio di impegno sociale e giustizia “per far uscire la gente dalla povertà estrema”, Francesco rimarca che in tempi di crisi e “di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale” e portare la speranza a chi intrappolato nel “cerchio della povertà” e della fame. Fondamentale per spezzare questa catena “un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile”, al “servizio al bene comune” e rispettosa del Creato. Più volte ha citato la sua Enciclica “Laudato sì”:

“Ora è il momento di azioni coraggiose e strategie dirette a implementare una «cultura della cura»”.

Il Papa esorta a prendersi cura della natura, a combattere la povertà anche orientando tecnologie e limitando i poteri.

Thomas Merton – la costruzione di ponti tra i popoli

Tratteggiando la figura del monaco cistercense Thomas Merton, uomo di preghiera, un pensatore – precisa – che ha sfidato le certezze del suo tempo promuovendo la “pace tra popoli e religioni”. Ha esortato alla costruzione di ponti riferendosi indirettamente ai rinnovati rapporti Cuba-Usa. Un buon leader politico opta sempre per «iniziare processi più che possedere spazi» – continua il Papa – tra gli applausi:

“Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo”.

No alla vendita di armi
Il Papa ha condannato i profitti derivanti dalla vendita di armi: “Un denaro intriso di sangue, spesso innocente”.

“Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

Le famiglie
Poi lo sguardo del Papa va al Meeting Mondiale delle famiglie di Filadelfia dove sarà sabato e domenica. Ribadisce la centralità della “famiglia nella costruzione di questo Paese!”. Io  posso solo riproporre – aggiunge – l’importanza  e, soprattutto,  la ricchezza  e la  bellezza  della  vita  familiare. Eppure non ha nascosto la preoccupazione per nuove minacce verso questa realtà che “forse come mai in precedenza” la “assediano dall’interno e dall’esterno”:

“Relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia”.

I giovani – l’auspicio per gli Usa
Volgendosi ai giovani rimarca che vivono in una cultura che li spinge a non formare una famiglia, “perché mancano loro possibilità per il futuro” o perché disorientati, “intrappolati” a volte “in un labirinto  senza speranza, segnato da violenze, abusi e disperazione”. “I loro problemi – dice – sono i nostri  problemi”.

Quindi torna a citare Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Merton che hanno testimoniato che la grandezza di una nazione è tale quando difende la libertà, consente alla gente di “sognare” pieni diritti per tutti, quando lotta per la giustizia e la causa degli oppressi, il dialogo e semina pace:

“Il mio auspicio è che questo spirito continui a svilupparsi e a crescere, in modo che il maggior numero possibile di giovani possa ereditare e dimorare in una terra che ha ispirato così tante persone a sognare”.

Il saluto alla folla nel National Mall
Emozionante poi il saluto in spagnolo alla folla radunata davanti al balcone di Capitol Hill, nell’area monumentale del National Mall. Il Papa si è rivolto ai bambini “i più importanti” ha detto poi ha benedetto tutti e chiesto sostegno per questo viaggio:

“E vi chiedo per favore di pregare per me e se tra di voi c’è qualcuno che non crede o non può pregare, vi chiedo per favore che mi auguri cose buone”.

(Da Radio Vaticana)

Papa ai bambini: “fabbricate” la pace, no a trafficanti d’armi

11 maggio 2015

 

2015-05-11 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La pace è un prodotto artigianale” che si costruisce “ogni giorno” volendo bene agli altri, ma la pace non esiste “dove non c’è la giustizia” e dove prosperano i trafficanti di armi. È l’insegnamento centrale che ha caratterizzato il festoso incontro di Papa Francesco in Aula Paolo VI con i settemila bambini e ragazzi provenienti da scuole di tutta Italia, che hanno aderito al progetto educativo della Fondazione “Fabbrica della pace”, condotto in collaborazione col Ministero dell’Istruzione e la Cei. La cronaca nel servizio di Alessandro De Carolis:

 

 

 

La casa della pace e quella della guerra vengono costruite tutti i giorni. Con una differenza: la prima è un laboratorio artigianale, la seconda è un’industria. La prima cerca la persona con gesti di fraternità e accoglienza, la seconda la distrugge per avidità e soldi. Nell’Aula Paolo VI, che pare più che altro un’immensa aula scolastica in un giorno di festa, Papa Francesco si lascia sommergere dai giovanissimi “operai” della “Fabbrica della pace”, che lo accolgono con musica e un entusiasmo “bollente”, lo eleggono uno di loro donandogli un caschetto bianco, e gli rivolgono una raffica di domande, tredici, alle quali Francesco – catechista con la cattedra che gli costruiscono gli stessi bambini accoccolandoglisi accanto – replica a braccio, una a una, partendo dalla madre di tutte le domande, “come si fa la pace”:

“La pace non è un prodotto industriale: la pace è un prodotto artigianale. Si costruisce ogni giorno con il nostro lavoro, con la nostra vita, con il nostro amore, con la nostra vicinanza, con il nostro volerci bene (…) Quello che toglie la pace è il non volerci bene. Quello toglie la pace! Quello che toglie la pace è la gelosia, le invidie, l’avarizia, il togliere le cose degli altri: quello toglie la pace”.

“L’industria della morte”
Francesco scorre l’elenco e risponde alle vocine squillanti e a quesiti grandi il doppio di chi li ha posti: perché l’accoglienza verso gli immigrati è così difficile, perché “le persone potenti non aiutano la scuola”…. Il Papa allarga l’orizzonte e si chiede perché tante persone potenti non vogliano la pace:

“Perché vivono dalle guerre! L’industria delle armi: questo è grave! I potenti, alcuni potenti, guadagnano nella vita con la fabbrica delle armi (…) E’ l’industria della morte! E guadagnano (…) Si guadagna di più con la guerra! Si guadagnano i soldi, ma si perdono le vite, si perde la cultura, si perde l’educazione, si perdono tante cose. E’ per questo che non la vogliono. Un anziano prete che io ho conosciuto anni fa diceva questo: il diavolo entra per i portafogli. Per la cupidigia. E per questo non vogliono la pace!”.

Rialzati, Dio ti perdona
Le domande diventano più stringenti man mano che al microfono si presentano bambini segnati da situazioni che non dovrebbero aver vissuto. Uno bloccato su una carrozzina gli dice che a settembre andrà a Lourdes con l’Unitalsi, un altro si fa portavoce di un amico ricoverato al Bambin Gesù, uno dal carcere minorile di Casal del Marmo gli fa chiedere se la cella sia una soluzione… Francesco non cerca scuse: non c’è risposta al dolore di un bambino, ma deve esserci – asserisce – una società che faccia di tutto per curarli e reinserirli. E non vi sia storia di sbagli sulla quale, dice, non risplenda il sole di questa certezza:

“Dio perdona tutto! Capito? Siamo noi a non saper perdonare. Siamo noi a non trovare strade di perdono (…) E il perdono cosa significa? Sei caduto? Alzati! Io ti aiuterò ad alzarti, a reinserirti nella società. Sempre c’è il perdono e noi dobbiamo imparare a perdonare ma così: aiutando a reinserire chi ha sbagliato”.

La pace di ogni giorno
E poi, quasi a voler estrarre l’essenza di tutto quanto affermato, un bambino di 9 anni gli chiede: ma cos’è in fondo la pace di cui “sento parlare tanto”?:

“La pace è prima di tutto che non ci siano le guerre, ma anche che ci sia la gioia, che ci sia l’amicizia fra tutti, che ogni giorno si faccia un passo avanti per la giustizia, perché non ci siano bambini affamati, perché non ci siano bambini malati che non abbiano la possibilità di essere aiutati nella salute… Fare tutto questo è fare la pace”.

Senza pace non c’è giustizia
Sappiate anche pregare per la pace, soggiunge Francesco, a chi gli chiede se la religione possa aiutare nella vita. E a un altro che domanda: “Ma secondo te, Papa, un giorno saremo tutti uguali?”, Francesco esclama in modo trascinante:

“Tutti abbiamo gli stessi diritti! Quando non si vede questo, quella società o questo mondo è ingiusto. Non è con giustizia. E dove non c’è al giustizia, non può esserci la pace. Capito? Lo diciamo, questo piacerebbe… vediamo se siete bravi: mi piacerebbe ripeterlo insieme più di una volta… State attenti è così: ‘Dove non c’è la giustizia, non c’è la pace!’… tutti: (bambini): ‘Dove non c’è la giustizia, non c’è la pace!’. Un po’ più forte…(bambini): ‘Dove non c’è la giustizia, non c’è la pace!’”.

All’incontro in Aula Paolo VI ha preso parte anche Emma Bonino, cui Papa Francesco aveva  telefonato il primo maggio scorso per informarsi sulla sua salute e per incoraggiarla “a tenere duro”.

(Da Radio Vaticana) 

Papa: cristiani non si dividano su vita, matrimonio, sessualità

4 maggio 2015

 

2015-05-04 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il cammino ecumenico è imprescindibile, ma non vanno sottaciute le tematiche sulla vita, la famiglia e la sessualità per il timore di ulteriori divisioni: lo ha detto Papa Francesco incontrando in Vaticano la signora Antje Jackelén, arcivescovo di Uppsala, della Chiesa Evangelica-Luterana di Svezia. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

 

Non si può prescindere dall’ecumenismo
“Ormai non si può prescindere dall’ecumenismo”, Papa Francesco lo ribadisce con forza invitando tutti i fedeli “a intraprendere, riconoscendo i segni dei tempi, la via dell’unità per superare la divisione tra i cristiani, che non solo si oppone apertamente alla volontà di Cristo ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo a ogni creatura”.

Non avversari o concorrenti, ma fratelli nella fede
Il Papa parla di “profondo rispetto ed apprezzamento nei confronti di quei fratelli e sorelle separati a cui nella coesistenza quotidiana talvolta si rischia di rivolgere scarsa considerazione”:

“In realtà, essi non vanno percepiti come avversari o come concorrenti, ma riconosciuti per quello che sono: fratelli e sorelle nella fede. Cattolici e Luterani sono tenuti a ricercare e a promuovere l’unità nelle diocesi, nelle parrocchie, nelle comunità in tutto il mondo. Sulla via verso la piena e visibile unità nella fede, nella vita sacramentale e nel mistero ecclesiale rimane ancora molto lavoro da fare; ma possiamo essere certi che lo Spirito Paraclito sarà sempre luce e forza per l’ecumenismo spirituale e per il dialogo teologico”.

Compiere ulteriori passi nel cammino dell’unità
Il Pontefice ricorda con piacere il recente documento intitolato ‘Dal conflitto alla comunione – la commemorazione comune luterano-cattolica della Riforma nel 2017’, pubblicato dalla Commissione luterano-cattolica per l’unità: “Ci auguriamo di cuore che tale iniziativa possa incoraggiare a compiere, con l’aiuto di Dio e la nostra collaborazione con Lui e tra di noi, ulteriori passi nel cammino dell’unità”.

Non dividersi su vita, matrimonio, famiglia, sessualità
“La chiamata all’unità nella sequela di Nostro Signore Gesù Cristo – osserva – comporta anche un’impellente esortazione all’impegno comune sul piano caritativo, in favore di tutti coloro che nel mondo soffrono a causa della miseria e della violenza, e hanno bisogno in modo particolare della nostra misericordia; specialmente la testimonianza dei nostri fratelli e sorelle perseguitati ci spinge a crescere nella comunione fraterna”. Quindi, aggiunge:

“Di urgente attualità è poi la questione della dignità della vita umana, sempre da rispettare, come pure lo sono le tematiche attinenti alla famiglia, al matrimonio e alla sessualità che non possono essere taciute o ignorate per timore di mettere a repentaglio il consenso ecumenico già raggiunto. Sarebbe un peccato se in queste importanti questioni si consolidassero nuove differenze confessionali”.

Il grazie del Papa alla Chiesa luterana svedese
Infine, il Papa ringrazia la Chiesa luterana svedese per l’accoglienza di tanti migranti sudamericani nei tempi delle dittature: “Accoglienza fraterna che ha fatto crescere le famiglie”.

(Da Radio Vaticana)

Papa Francesco alla Comunità di vita cristiana /4 – L’impegno in politica

1 maggio 2015

“Io cattolico guardo dal balcone? Non si può guardare dal balcone! Immischiati lì! Dà il meglio”. Papa Francesco risponde sull’impegno in politica dei cattolici, qui la risposta integrale (“Un partito solo dei cattolici non serve”)

 

 

Pubblicato il 30 apr 2015

Papa Francesco ha incontrato il 30 aprile 2015, nell’Aula Paolo VI in Vaticano i membri della Comunità di vita cristiana (CVX) – Lega Missionaria Studenti d’Italia e ha risposto a quattro domande.

Questa è la quarta (Gianni): “Santo Padre, quale discernimento può venirci dalla spiritualità ignaziana per aiutarci a mantenere vivo il rapporto tra la fede in Gesù Cristo e la responsabilità ad agire sempre per la costruzione di una società più giusta e solidale?

Il Papa: ecumenismo non è opzione, ci unisca sangue dei martiri

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale”. E’ quanto affermato da Papa Francesco ricevendo i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, riuniti per una nuova sessione di lavoro. Il Pontefice ha inoltre sottolineato che il sangue dei nuovi martiri deve unire i cristiani “al di là di ogni divisione”. Infine, l’esortazione a non scoraggiarsi dinnanzi alle difficoltà nel ricercare l’unità, confidando sempre nella potenza dello Spirito Santo. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

 

“Oggi il mondo ha urgentemente bisogno della testimonianza comune e gioiosa, dei cristiani, dalla difesa della vita” alla “promozione della pace e della giustizia”. Lo sottolinea con forza Papa Francesco che, incontrando i membri della Commissione internazionale anglicana-cattolica, ha elogiato l’impegno a “superare gli ostacoli che si frappongono alla piena comunione”.

L’ecumenismo non è un impegno opzionale nella vita delle Chiese
Tra breve, ha osservato il Papa, saranno pubblicate “cinque dichiarazioni comuni prodotte finora nella seconda fase del dialogo anglicano-cattolico”, un traguardo che “ci ricorda che le relazioni ecumeniche ed il dialogo non sono elementi secondari della vita delle Chiese”:

“La causa dell’unità non è un impegno opzionale e le divergenze che ci dividono non devono essere accettate come inevitabili. Alcuni vorrebbero che, dopo cinquant’anni, ci fossero risultati maggiori quanto all’unità. Nonostante le difficoltà, non possiamo lasciarci prendere dallo sconforto, ma dobbiamo confidare ancora di più nella potenza dello Spirito Santo, che può sanarci e riconciliarci e fare ciò che umanamente sembra impossibile”.

La testimonianza dei nuovi martiri più forte di ogni divisione
Francesco ha, quindi, sottolineato che “esiste un legame forte che già ci unisce, al di là di ogni divisione: è la testimonianza dei cristiani, appartenenti a Chiese e tradizioni diverse, vittime di persecuzioni e violenze solo a causa della fede che professano” ed ha citato in particolare i martiri dell’Uganda “metà cattolici, metà anglicani”:

“Il sangue di questi martiri nutrirà una nuova era di impegno ecumenico, una nuova appassionata volontà di adempiere il testamento del Signore: che tutti siano una cosa sola (cfr Gv 17,21). La testimonianza di questi nostri fratelli e sorelle ci esorta ad essere ancora più coerenti con il Vangelo e a sforzarci di realizzare, con determinazione, ciò che il Signore vuole per la sua Chiesa”.

Il Papa ha concluso il suo intervento invocando “i doni dello Spirito Santo, per essere in grado di rispondere coraggiosamente ai ‘segni dei tempi’, che chiamano tutti i cristiani all’unità e alla testimonianza comune”.

(Da Radio Vaticana)

Commozione del Papa per la morte del card. Canestri: umile e fedele

30 aprile 2015

 

2015-04-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha espresso la sua “profonda commozione” per la scomparsa, ieri a Roma, all’età di 96 anni, del cardinale Giovanni Canestri, arcivescovo emerito di Genova. In un telegramma al cardinale vicario Agostino Vallini, il Papa  manifesta “sincera ammirazione” per questo “stimato uomo di Chiesa che visse con umiltà e fedeltà il suo lungo e fecondo sacerdozio ed episcopato a servizio del Vangelo e delle anime lui affidate”.

Ricorda “con gratitudine il suo fervido ministero dapprima come viceparroco, negli anni duri della guerra, nelle periferie romane segnate da sofferenze e povertà; poi come parroco in due popolose borgate, intento ad educare specialmente i giovani alla gioia della fede. Nominato vescovo ausiliare di Roma – sottolinea il Papa – si dedicò con intensità apostolica alle esigenze spirituali e materiali della gente, mentre partecipava assiduamente ai lavori del Concilio Vaticano II. Nel ministero episcopale a Tortona, in seguito come vicegerente e poi arcivescovo di Cagliari e infine di Genova-Bobbio – prosegue Francesco – ha testimoniato saggezza pastorale, generosa attenzione alle necessità degli altri, andando incontro a tutti con bontà e mansuetudine”.

I funerali del cardinale Canestri si terranno sabato mattina, 2 maggio alle 8.30, nella Basilica di San Pietro a Roma presieduti dal cardinale decano Angelo Sodano. Al termine della celebrazione Papa Francesco presiederà il rito dell’Ultima Commendatio e della Valedictio.

Il porporato aveva a suo tempo manifestato il desiderio che la sua salma riposasse nella Cattedrale di San Lorenzo. Nel pomeriggio dello stesso giorno infatti la salma sarà trasferita a Genova e, al suo arrivo sarà accolta in Cattedrale. Qui resterà esposta per la preghiera dei fedeli nei giorni di domenica 3 maggio, dalle ore 8 alle 12 e dalle 15 alle 19, e lunedì 4 maggio dalle 9 alle 12. I funerali a Genova si terranno lunedì pomeriggio 4 maggio alle ore 16, presieduti dal cardinale Angelo Bagnasco e concelebrati dai vescovi della Liguria. Dopo la celebrazione, a porte chiuse, la salma del porporato verrà tumulata in San Lorenzo presso l’altare del SS. Sacramento.

Nato a Castelspina, Diocesi di Alessandria, il 30 settembre 1918, Giovanni Canestri aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 12 aprile 1941 dalle mani di mons. Luigi Traglia nella Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, dove svolse la sua azione pastorale come parroco e direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore. L’8 luglio 1961, Giovanni XXIII lo eleggeva vescovo titolare di Tenedo, nominandolo nel contempo ausiliare del cardinale vicario di Roma. Ricevuta l’ordinazione episcopale il 30 luglio successivo, il giovane vescovo partecipò ai lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, intervenendo durante le Congregazioni generali sui temi dell’ecumenismo e della libertà religiosa. Il 7 gennaio 1971 venne trasferito alla Sede episcopale residenziale di Tortona. Resse il governo pastorale della Diocesi per soli quattro anni. L’8 febbraio 1975, infatti, Paolo VI lo richiamò a Roma, promuovendolo arcivescovo titolare di Monterano ed affidandogli l’incarico di vicegerente. Il 22 marzo 1984 venne nominato da Giovanni Paolo II arcivescovo di Cagliari. Il 6 luglio 1987 assunse la guida dell’arcidiocesi di Genova-Bobbio, raccogliendo il Pastorale dalle mani del card. Siri. Creato cardinale, guidò la sede metropolitana di Genova fino all’aprile del 1995. Gli succedette il cardianle Dionigi Tettamanzi e da quell’anno si trasferì a Roma con il titolo di arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi di Genova.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Papa a vescovi Gabon: uniti nel difendere vita e persona umana

20 aprile 2015

 

2015-04-20 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non esitare ad “alzare la voce” per difendere “la persona umana e la sacralità della vita”. E’ una delle raccomandazioni di Papa Francesco ai vescovi del Gabon, in visita ad Limina. Nel discorso consegnato ai presuli, guidati da mons. Mathieu Madega Lebouakehan, presidente della Conferenza episcopale del Paese africano, il Papa ha raccomandato pure una particolare attenzione ai giovani, affinché resistano “alle ideologie”, “alle sette”, “alle illusioni di una falsa modernità” e “al miraggio di ricchezze materiali” del mondo di oggi. Il servizio di Giada Aquilino:

 

 

Comunione e fratellanza
Una Chiesa “famiglia di Dio”, unita attorno all’annuncio del Vangelo come messaggio di pace, gioia e salvezza, “che libera l’uomo dalle forze del male al fine di condurlo verso il Regno di Dio”. Nelle parole del Papa è questa l’immagine della Chiesa in Gabon, a 170 anni dalla sua fondazione. Ai vescovi del Paese africano, Francesco – ricordando i “valorosi missionari” che hanno predicato nella loro terra come pure i primi cristiani del Gabon – raccomanda quella comunione e quella fratellanza capaci di “immunizzare” dalla minaccia rappresentata da “considerazioni tribali ed etniche discriminatorie”, che sono la “negazione” del Vangelo. La “collaborazione fraterna” – prosegue – deve permettere di “soddisfare al meglio i bisogni, come le sfide della Chiesa e di garantire uno spirito di collegialità per il bene comune di tutta la società”. In tal senso è stata istituita dai vescovi una giornata di preghiera per il Gabon: così – osserva il Papa – la Chiesa, attraverso il messaggio cristiano di costruzione di un “mondo sempre più giusto e fraterno”, dimostra di condividere le preoccupazioni della popolazione. In questo quadro, è stato inaugurato nel 2011 a Libreville un Centro studi per la dottrina sociale e il dialogo interreligioso.

Difesa della persona umana e della vita
Il Pontefice incoraggia i presuli a non esitare ad “alzare la voce” per difendere “la persona umana e la sacralità della vita”, in particolare nell’ambito educativo, con le istituzioni cattoliche che – grazie anche ad un accordo tra Santa Sede e Repubblica gabonese – portano avanti la promozione dell’uomo, “con un’opzione preferenziale per i più poveri”. “Attenzione fraterna” va posta “alla vita e alla missione dei sacerdoti”, attraverso il dialogo, “senza tuttavia esitare a punire situazioni che lo richiedano”, nella giustizia e nella carità. I candidati al sacerdozio, che – con “entusiasmo” a volte anche intervallato dal “dubbio” – vogliono dedicare “la loro vita al Signore”, hanno bisogno di un incoraggiamento e di una formazione basata sul Vangelo e sui valori culturali del loro Paese, nonché sul senso di onestà e responsabilità. Nell’Anno della vita consacrata, il Pontefice sollecita un “dialogo costruttivo e una collaborazione permanente” con i religiosi e le religiose del Paese, come pure con i tanti fedeli laici impegnati a vari livelli nella vita delle comunità locali. D’altra parte la Chiesa è “missionaria per natura”: quindi, “la formazione umana e cristiana dei laici – sottolinea Francesco – è un modo importante per contribuire all’opera di evangelizzazione e di sviluppo delle persone”, avendo al contempo il desiderio di essere sempre ‘in uscita’ verso le periferie della società”.

Resistere a illusioni e miraggi
A proposito dei giovani, esorta i vescovi a presentare loro il vero volto di Cristo, “loro amico e guida”, in modo che trovino in Lui un solido ancoraggio “per resistere alle ideologie”, “alle sette” come pure “alle illusioni di una falsa modernità” e “al miraggio di ricchezze materiali”. Il pensiero del Pontefice va infine alle famiglie, in vista del prossimo Sinodo ad esse dedicato.

(Da Radio Vaticana)

Educare al vero, al bene, al bello. Sull’Insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Messaggio della CEI ai giovani ed ai genitori

18 gennaio 2015

Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

Cari studenti e cari genitori,
in occasione dell’iscrizione al prossimo anno scolastico, sarete invitati anche a scegliere se avvalervi o non avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica. Anche se ormai questa procedura è divenuta abituale, vogliamo invitarvi a riflettere sull’importanza di questa decisione che consente di mantenere o di escludere una parte significativa del curricolo di studio.

Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che questa scelta non è una dichiarazione di appartenenza religiosa, né pretende di condizionare la coscienza di qualcuno, ma esprime solo la richiesta alla scuola di voler essere istruiti anche sui contenuti della religione cattolica che costituisce una chiave di lettura fondamentale della realtà in cui noi tutti oggi viviamo.

Il mondo si sta trasformando sempre più velocemente, i conflitti e le contrapposizioni diventano sempre più drammatici e anche la società italiana è diventata sempre più plurale e multiforme, ma la storia da cui veniamo è un dato immodificabile e le tracce che in essa ha lasciato e continua ad offrire la Chiesa costituiscono un contributo evidente ed efficace per la crescita della società di tutti.

Papa Francesco, incontrando tantissimi di noi lo scorso 10 maggio 2014, ci ha ricordato quanto sia importante non solo andare a scuola, ma anche amare la scuola in tutte le sue ricchezze e potenzialità: «Io amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla… La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate».

Proprio a partire da questo stimolo a imparare e coltivare il vero, il bene e il bello, noi Vescovi delle diocesi italiane vi invitiamo a compiere la scelta di avvalervi dell’IRC non solo perché consapevoli dell’importanza e del valore educativo di questa disciplina scolastica, ma anche e soprattutto sulla base di una reale conoscenza dei contenuti specifici di questa materia su cui siete chiamati a pronunciarvi, riferendovi in concreto alle Indicazioni didattiche proprie dell’IRC.

Se vorrete avvalervi dell’opportunità offerta dall’insegnamento della religione cattolica, sappiate inoltre che potrete trovare negli insegnanti delle persone professionalmente molto qualificate, ma anche testimoni credibili, capaci di cogliere gli interrogativi più sinceri di ogni persona, accompagnando ciascuno nel suo personale ed autonomo percorso di crescita.

Ci auguriamo che possiate continuare ad incontrarvi ancora numerosi nelle classi, così da poter iniziare o continuare tra voi e con i vostri docenti un proficuo dialogo educativi.