Archive for the ‘Evangelizzazione’ Category

Il mistero dell’incarnazione Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo (Disc. 148; PL 52, 596-598)

30 luglio 2017

Risultato immagine per san Pietro Crisologo, vescovo

Quando la Vergine concepisce, vergine partorisce e vergine rimane. Non rientra nell’ordine della natura, ma dei segni divini. Non c’entra la ragione, ma la potenza superiore, non la natura, ma il Creatore. Non è cosa normale, ma singolare; è un fatto divino, non umano. La nascita di Cristo non fu dettata dalla necessità, ma da una libera scelta. Fu un sacramento di pietà, fu la restaurazione della salvezza umana. Colui che senza nascere aveva formato l’uomo da un intatto limo, quando egli stesso nacque, formò un uomo da un intatto corpo. La mano che si era degnata di prendere del fango per plasmare il nostro corpo, si degnò di prendere anche la carne per la nostra restaurazione. Ora che il Creatore dimori nella sua creatura e che Dio si trovi nella nostra carne, è un onore per l’uomo, non una sconvenienza per Dio.
O uomo, perché hai di te un concetto così basso quando sei stato tanto prezioso per Dio? Perché mai, tu che sei così onorato da Dio, ti spogli irragionevolmente del tuo onore? Perché indaghi da che cosa sei stato tratto e non ricerchi per qual fine sei stato creato? Tutto questo edificio del mondo, che i tuoi occhi contemplano, non è stato forse fatto per te? La luce infusa in te scaccia le tenebre che ti circondano. Per te è stata regolata la notte, per te definito il giorno, per te il cielo è stato illuminato dal diverso splendore del sole, della luna e delle stelle. Per te la terra è dipinta di fiori, di boschi e di frutti. Per te è stata creata la mirabile e bella famiglia di animali che popolano l’aria, i campi e l’acqua, perché una desolata solitudine non appannasse la gioia del mondo appena fatto.
Tuttavia il tuo creatore trovò ancora qualcosa da aggiungere per onorarti. Ha stampato in te la sua immagine, perché l’immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile, e ti ha posto in terra a fare le sue veci, perché un possedimento così vasto, qual è il mondo, non fosse privo di un vicario del Signore.
Dio, nella sua infinita bontà, prese in sé ciò che aveva fatto in te per sé. Volle essere visto nell’uomo direttamente e in se stesso. Egli, che nell’uomo aveva prima voluto essere visto per riflesso, fece sì che diventasse sua proprietà l’uomo che prima aveva ottenuto di essere solo sua immagine riflessa.

(more…)

Nostra Signora del Carmelo

16 luglio 2017

Maria concepì prima nella mente che nel corpo

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa (Disc. 1 per il Natale del Signore, 2, 3; PL 54, 191-192)

Viene scelta una vergine di discendenza regale della stirpe di Davide, che, destinata ad una sacra maternità, concepì il Figlio, Uomo-Dio, prima nel suo cuore che nel suo corpo. E perché, ignorando il disegno divino, non avesse a temere di fronte ad un evento eccezionale, apprende dal colloquio con l’angelo ciò che lo Spirito Santo avrebbe operato in lei. E colei che sta per divenire Madre di Dio, non pensa che ciò avvenga a scapito del pudore. Perché infatti non dovrebbe credere alla novità del concepimento, dato che le viene promesso l’intervento efficace della potenza dell’Altissimo? Inoltre la sua fede, già perfetta, viene confermata dalla testimonianza di un miracolo precedente: contro ogni aspettativa, viene accordata, cioè, ad Elisabetta la fecondità. Così non si poteva dubitare che, chi aveva dato la fecondità ad una donna sterile, la poteva dare anche a una vergine.
Pertanto il Verbo di Dio, Dio egli stesso e Figlio di Dio, che in principio era presso Dio e per mezzo del quale tutto è stato fatto, e senza del quale niente è stato fatto di tutto ciò che esiste (cfr. Gv 1, 3), si è fatto uomo per liberare l’uomo dalla morte eterna. Ma, abbassandosi fino ad assumere la nostra umile condizione, non diminuì la sua maestà. Così, restando quello che era, ed assumendo ciò che non era, unì la vera natura di servo a quella che lo fa uguale a Dio Padre. Congiunse le due nature con un vincolo così meraviglioso, che né la gloria a cui era chiamata assorbì la natura inferiore, né l’assunzione di questa natura, diminuì la natura superiore.

(more…)

Signore mio, Mio Dio

3 luglio 2017

Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno, papa
(Om. 26, 7-9; PL 76, 1201-1202)
«Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù» (Gv 20, 24). Questo solo discepolo era assente. Quando ritornò udì il racconto dei fatti accaduti, ma rifiutò di credere a quello che aveva sentito. Venne ancora il Signore e al discepolo incredulo offrì il costato da toccare, mostrò le mani e, indicando la cicatrice delle sue ferite, guarì quella della sua incredulità.
Che cosa, fratelli, intravedere in tutto questo? Attribuite forse a un puro caso che quel discepolo scelto dal Signore sia stato assente, e venendo poi abbia udito il fatto, e udendo abbia dubitato, e dubitando abbia toccato, e toccando abbia creduto?
No, questo non avvenne a caso, ma per divina disposizione. La clemenza del Signore ha agito in modo meraviglioso, poiché quel discepolo, con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell’incredulità. L’incredulità di Tommaso ha giovato a noi molto più, riguardo alla fede, che non la fede degli altri discepoli. Mentre infatti quello viene ricondotto alla fede col toccare, la nostra mente viene consolidata nella fede con il superamento di ogni dubbio. Così il discepolo, che ha dubitato e toccato, è divenuto testimone della verità della risurrezione.
Toccò ed esclamò: «Mio Signore e mio Dio!».
Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto» (Gv 20, 28-29). Siccome l’apostolo Paolo dice: «La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono», è chiaro che la fede è prova di quelle cose che non si possono vedere. Le cose che si vedono non richiedono più la fede, ma sono oggetto di conoscenza. Ma se Tommaso vide e toccò, come mai gli vien detto: «Perché mi hai veduto, ha creduto?» Altro però fu ciò che vide e altro ciò in cui credette. La divinità infatti non può essere vista da uomo mortale. Vide dunque un uomo e riconobbe Dio, dicendo: «Mio Signore e mio Dio!». Credette pertanto vedendo. Vide un vero uomo e disse che era quel Dio che non poteva vedere.

(more…)

Papa Francesco Messa con ordinazioni presbiterali maggio 2017

7 maggio 2017

 

   

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Basilica Vaticana
IV Domenica di Pasqua, 7 maggio 2017

[Multimedia]

Fratelli carissimi,

questi nostri figli sono stati chiamati all’ordine del presbiterato. Riflettiamo a quale ministero saranno elevati nella Chiesa. Come voi ben sapete, fratelli, il Signore Gesù è il solo Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento, ma in Lui anche tutto il popolo santo di Dio è stato costituito popolo sacerdotale. Nondimeno, tra tutti i suoi discepoli, il Signore Gesù vuole sceglierne alcuni in particolare, perché esercitando pubblicamente nella Chiesa in suo nome l’officio sacerdotale a favore di tutti gli uomini, continuassero la sua personale missione di maestro, sacerdote e pastore. Sono stati eletti dal Signore Gesù non per fare carriera, ma per fare questo servizio.

Come, infatti, per questo Egli era stato inviato dal Padre, così Egli inviò a sua volta nel mondo prima gli Apostoli e poi i Vescovi e i loro successori, ai quali infine furono dati come collaboratori i presbiteri, che, ad essi uniti nel ministero sacerdotale, sono chiamati al servizio del Popolo di Dio.

Dopo matura riflessione e preghiera, ora stiamo per elevare all’ordine dei presbiteri questi nostri fratelli, perché al servizio di Cristo, Maestro, Sacerdote, Pastore, cooperino ad edificare il Corpo di Cristo che è la Chiesa in Popolo di Dio e Tempio santo dello Spirito Santo.

Essi saranno infatti configurati a Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, saranno consacrati come veri sacerdoti del Nuovo Testamento, e a questo titolo, che li unisce nel sacerdozio al loro Vescovo, saranno predicatori del Vangelo, Pastori del Popolo di Dio, e presiederanno le azioni di culto, specialmente nella celebrazione del sacrificio del Signore.

Quanto a voi, figli e fratelli dilettissimi, che state per essere promossi all’ordine del presbiterato, considerate che esercitando il ministero della Sacra Dottrina sarete partecipi della missione di Cristo, unico Maestro. Dispensate a tutti quella Parola di Dio, che voi stessi avete ricevuto con gioia, da bambini. Leggete e meditate assiduamente la Parola del Signore per credere ciò che avete letto, insegnare ciò che avete appreso nella fede, vivere ciò che avete insegnato.

Sia dunque nutrimento al Popolo di Dio la vostra dottrina, semplice, come parlava il Signore, che arrivava al cuore. Non fate omelie troppo intellettuali ed elaborate: parlate in modo semplice, parlate ai cuori. E questa predica sarà vero nutrimento. E sia gioia e sostegno ai fedeli anche il profumo della vostra vita, perché la parola senza l’esempio della vita non serve, meglio tornare indietro. La doppia vita è una malattia brutta, nella Chiesa.

Riconoscete dunque ciò che fate. Imitate ciò che celebrate perché partecipando al mistero della morte e risurrezione del Signore, portiate la morte di Cristo nelle vostre membra e camminiate con Lui in novità di vita. Un presbitero che ha studiato forse tanta teologia e ha fatto una, due, tre lauree ma non ha imparato a portare la Croce di Cristo, non serve. Sarà un buon accademico, un buon professore, ma non un sacerdote.

Con il Battesimo aggregherete nuovi fedeli al Popolo di Dio. Con il Sacramento della Penitenza rimetterete i peccati nel nome di Cristo e della Chiesa. Per favore, vi chiedo in nome di Cristo e della Chiesa di essere misericordiosi, sempre; di non caricare sulle spalle dei fedeli pesi che non possono portare, e neppure voi. Gesù rimproverò per questo i dottori della legge e li chiamò ipocriti. Con l’olio santo darete sollievo agli infermi. Uno dei compiti – forse noioso, anche doloroso – è andare a trovare gli ammalati. Fatelo, voi. Sì, va bene che vadano i fedeli laici, i diaconi, ma non tralasciate di toccare la carne di Cristo sofferente negli ammalati: questo santifica voi, vi avvicina al Cristo. Celebrando i sacri riti e innalzando nelle varie ore del giorno la preghiera di lode e di supplica, vi farete voce del Popolo di Dio e dell’umanità intera.

Consapevoli di essere stati scelti fra gli uomini e costituiti in loro favore per attendere alle cose di Dio, esercitate in letizia e carità sincera l’opera sacerdotale di Cristo. Siate gioiosi, mai tristi. Gioiosi. Con la gioia del servizio di Cristo, anche in mezzo alle sofferenze, alle incomprensioni, ai propri peccati. Abbiate sempre davanti agli occhi l’esempio del Buon Pastore, che non è venuto per essere servito ma per servire. Per favore, non siate “signori”, non siate “chierici di Stato”, ma pastori, pastori del Popolo di Dio.

Francesco visita l’Armenia, “primo Paese cristiano”

24 giugno 2016

2016-06-24 Radio Vaticana

 

 

 

Papa Francesco si appresta a partire per l’Armenia, 14.mo viaggio apostolico del Pontificato. Alle 9 la partenza da Roma e dopo 4 ore di volo l’arrivo a Yerevan con la cerimonia di benvenuto in aeroporto e subito i primi incontri. L’attesa è grande, ce la racconta il nostro inviato Giancarlo La Vella:

Un viaggio apostolico carico di significati, prima tappa della visita nel Caucaso, che verrà completata a settembre prossimo col la Georgia e l’Azerbaigian. Papa Francesco va in Armenia 15 anni dopo la visita di Giovanni Paolo II. Sarà un nuovo abbraccio con il Paese che per primo, nel 301 dopo Cristo, al culmine dell’opera evangelizzatrice di San Gregorio l’Illuminatore, proclamò il Cristianesimo come religione di Stato. Ben 79 anni prima dell’Editto di Teodosio, col quale l’Impero Romano rese ufficiale la fede in Cristo, dopo averla ammessa nel 313 con l’Editto di Milano. Ma sarà un dialogo, profondo, quello del Papa, con un Paese ferito alla ricerca della pace. Dopo la lunga stagione in cui fu inglobata nell’Unione Sovietica – il russo è la seconda lingua più parlata – l’Armenia deve risolvere ancora oggi il conflitto territoriale con l’Azerbaigian. Al centro della questione, la regione del Nagorno-Karabach, enclave a maggioranza armena in territorio azero. Ma, soprattutto, la ferita più profonda risale al 1915, quando un milione e mezzo di armeni, soprattutto cristiani, vennero orrendamente trucidati per mano dell’esercito ottomano – una vicenda che divide Armenia e Turchia. Ankara non accetta il termine “genocidio” per definire quel massacro. Il Papa incontrerà le autorità civili e quelle religiose, quella armeno apostolica e quella armeno cattolica. Significativa la visita al Memoriale di Tzitzernakaberde, che ricorda proprio l’eccidio armeno, la visita ad un orfanotrofio di Gyumri, nell’ambito pelle opere di misericordia che il Papa compie in questo Giubileo straordinario, poi l’incontro di ecumenico e la preghiera per la pace; infine, la visita al Monastero di Khor Virap, al confine con la Turchia, da dove il Pontefice libererà due colombe, simbolo di pace, verso il Monte Ararat, dove, secondo la tradizione biblica, si arenò l’Arca di Noè alla fine del Diluvio Universale. Rientro in Vaticano nella serata di domenica prossima.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

 

Giubileo dei diaconi 29-05-2016

29 maggio 2016

Nell’Omelia per la messa del Giubileo dei Diaconi Papa Francesco ha parlato del servizio della vita cristiana e del ruolo del diacono nell’annunciazione di Gesù.

 

 

 

Scholas. Prof. Florin: Francesco esorta le università a fare rete

28 maggio 2016

 

2016-05-28 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il pensiero pedagogico di Papa Francesco”. E’ il tema al centro della seconda giornata del Congresso mondiale della Fondazione pontificia Scholas Occurrentes, in corso alla Casina Pio IV in Vaticano. L’evento che riunisce i rappresentanti di oltre 40 università di tutto il mondo si concluderà domani con l’udienza del Papa all’Aula Nuova del Sinodo. Una delle nuove iniziative annunciate durante questo Congresso è la nascita delle “Cattedre Scholas”, su cui si sofferma il prof. Italo Florin, direttore della Scuola di Alta Formazione Eis dell’Università Lumsa, che è tra i principali partner di Scholas Occurrentes. L’intervista è di Alessandro Gisotti:

R. – Si tratta di una iniziativa certamente originale, in campo accademico: una rete di Università che, spinte dal pensiero del Papa, orientate dai valori che questo pensiero ha in campo educativo, cerca di tradurli non semplicemente facendone oggetto di studio accademico, quindi rimanendo all’interno delle mura dell’Università, ma mettendoli immediatamente in contatto con le realtà che hanno bisogno di essere sostenute. In questo modo, le Università diventano punti di aiuto, punti di sostegno di situazioni educative fragili oppure anche molto interessanti ma che hanno bisogno di essere sostenute. Le Università, compromettendosi con realtà sociali significative, hanno modo di apprendere, hanno modo di crescere, hanno modo di rivitalizzarsi. La “Cattedra Scholas”, quindi, non è tanto un corso di laurea, un insegnamento. La cattedra esprime un’idea: l’idea di “andare a scuola” dal Papa, di tradurre il pensiero del Papa in azione, in servizio e di imparare facendo.

D. – Sicuramente si può dire che questa è una concretizzazione della “cultura dell’incontro”, che Francesco sta testimoniando in persona, ma poi anche con i suoi insegnamenti…

R. – Certamente, la parola “incontro” è la parola che meglio esprime il senso delle “Cattedre Scholas”. Incontro significa incontro tra pensiero e realtà, tra persone, tra culture, tra posizioni diverse, punti di vista diversi. E’ interessante che in questo seminario di lancio delle cattedre siano presenti circa una cinquantina di Università del mondo di orientamenti valoriali, di religioni, di culture molto diverse, ma che sono state attratte da questo messaggio e che concretamente hanno deciso di cominciare a dare vita a questa grande rete. Alla fine di questo seminario, noi ci aspettiamo che ogni Università assuma degli impegni precisi, dica dove vuole impegnarsi e si dia anche un progetto, un tempo, in modo da arrivare – noi pensiamo fra un anno – a un altro grande seminario, nel quale questa volta parleranno le esperienze realizzate. Si cercherà di apprendere ancora e di continuare magari allargando la rete.

D. – Come docente universitario, qual è secondo lei il contributo che Francesco sta dando al mondo del sapere, in particolare a quello accademico?

R. – Devo dire che il pensiero del Papa è una fonte incredibile di risorse e di stimoli per la pedagogia, per l’educazione, per chi si occupa dei giovani. Io direi che il primo grande messaggio che il Papa comunica a chi educa è che educare vuol dire rivolgersi alla totalità della persona e cercare di non perdere nessuna delle dimensioni costitutive. Il Papa spesso ripete, in una forma molto sintetica, l’idea di armonia, dicendo: “E’ importante che ci sia, presente nell’educazione, la mente, ma anche la mano, ma anche il cuore”. Come a dire: la dimensione razionale e, però, poi anche la passione e la concretezza. Ecco, credo che questo sia il messaggio forte che poi deve trovare molte traduzioni.

D. – Non a caso la mano che abbraccia e tocca il mondo è proprio il simbolo di Scholas…

R. – E’ proprio questo e questa idea anche del compromettersi con la realtà, del non aver paura. Il Papa una volta, parlando agli educatori, ha detto: “Non guardate la vita dal balcone”. Spesso, noi studiosi guardiamo la vita dal balcone, diamo giudizi, critichiamo, formuliamo ipotesi, però stiamo al balcone. Il Papa ci dice: “Scendete, la vita è in cortile non nel balcone!” Bisogna che noi andiamo dove ci sono gli uomini, dove ci sono i giovani. Dobbiamo incontrare le persone.

(Da Radio Vaticana)

Udienza Congregazione don Orione 27-05-2016

27 maggio 2016

Papa Francesco ai membri della Piccola Opera della Divina Provvidenza, fondata da San Luigi Orione: c’è bisogno di sacerdoti che vadano oltre i confini delle istituzioni di carità, per portare misericordia a tutti.

 

Papa: Spirito Santo trasforma fedeli abitudinari in missionari coraggiosi

3 dicembre 2015

 

2015-12-03 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In un “mondo secolarizzato” accogliente verso i valori evangelici di amore e pace, ma che non ritiene Gesù il Figlio di Dio, la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti. Così il Papa questa mattina incontrando i partecipanti alla plenaria della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli. “La missione – ha detto Francesco – trasforma, rinnova e rinvigorisce la fede e la vita cristiana”. Paolo Ondarza:

 

 

Mondo secolarizzato accoglie valori evangelici, ma non riconosce Gesù
L’esperienza di fede è oggi esposta ad un’ambiguità: “il mondo secolarizzato – spiega Francesco – è accogliente verso i valori evangelici dell’amore, della giustizia, della pace, della sobrietà”, ma “non mostra uguale disponibilità verso la persona di Gesù: non lo ritiene né Messia, né Figlio di Dio:

“Al più lo considera un uomo illuminato. Separa, dunque, il messaggio dal Messaggero, il dono dal Donatore”.

 

La Chiesa riscopra la missione che trasforma e rinnova
Una situazione di scollamento – constata il Papa – in cui è vitale riscoprire la “missio ad gentes”:

“La missione non risponde in primo luogo ad iniziative umane; protagonista è lo Spirito Santo, suo è il progetto. E la Chiesa è serva della missione”.

“Non è la Chiesa che fa la missione – spiega il Santo Padre – ma è la missione che fa la Chiesa, rinnovandola e rinvigorendone fede, entusiasmo, motivazioni e identità cristiana”. La missione dunque trasforma la Chiesa al suo interno ecco perché – è il desiderio del Papa – ogni parrocchia deve percorrere questa strada:

“In tal modo, lo Spirito Santo trasformerà i fedeli abitudinari in discepoli, i discepoli disaffezionati in missionari, tirandoli fuori dalle paure e dalle chiusure e proiettandoli in ogni direzione, sino ai confini del mondo”.

 

Chiese giovani donano sacerdoti in un momento di crisi vocazionale
Francesco ripensa al recente viaggio in Africa, ai tanti anonimi buoni samaritani incontrati, ed esprime l’auspicio che le Chiese di antica tradizione riscoprano lo slancio e l’entusiasmo missionario familiare tra le giovani Chiese, oggi capaci non solo ricevere, ma anche di dare sacerdoti in un momento di crisi vocazionale, segno di una “raggiunta maturità” e dell’“alba del nuovo giorno” :

“Paolo e Barnaba non avevano il Dicastero missionario alle spalle. Eppure, hanno annunciato la Parola, hanno dato vita a diverse comunità e versato il sangue per il Vangelo”.

 

La Chiesa vive “in uscita”
Forte l’esortazione alla Chiesa a porsi in ascolto della Parola e ad andare con slancio e freschezza missionaria sino ai confini del mondo, ad ascoltare il grido dei poveri e dei lontani, ad incontrare tutti e annunciare la gioia del Vangelo, speranza che non delude:

“Tutte le Chiese (…) se costrette nei propri orizzonti, corrono il pericolo di atrofizzarsi e spegnersi. La Chiesa vive e cresce ‘in uscita’, prendendo l’iniziativa e facendosi prossimo”.

Un rinnovato richiamo, quindi, ad “uscire dai recinti, emigrare in territori in cui siamo tentati di chiuderci”, per poter sempre camminare e seminare “oltre, più in là”.

 

(Da Radio Vaticana)

Papa ai catechisti ugandesi: siate maestri ma soprattutto testimoni

27 novembre 2015

 

2015-11-27 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il messaggio che portate si radicherà quanto più voi sarete non solo dei maestri, ma anche dei testimoni. Così il Papa agli insegnanti e catechisti nella comunità ugandese di Munyonyo. Francesco ha benedetto la prima pietra della nuova chiesa. Nel suo saluto, l’arcivescovo di Kampala, mons. Cyprian Kizito Lwanga, ha evidenziato la gioia nell’avere il Papa “nella terra dei Martiri” e per la prima volta a Munyonyo dove a fine ‘800 il Re Mwanga decise l’eliminazione dei cristiani. Al temine dell’incontro Francesco ha piantato simbolicamente un albero versandoci dell’acqua insieme con l’arcivescovo e con i rappresentanti di altre confessioni cristiane, a ricordare la dimensione ecumenica dei martiri ugandesi. Il servizio di Massimiliano Menichetti:

 

 

L’affetto e il desiderio d’incontro accompagnano Papa Francesco in un abbraccio continuo di colori e suoni in questo suo viaggio in Africa. Anche nella comunità ugandese di Munyonyo i canti e i balli, bucando il buio della sera, hanno dato il benvenuto al Pontefice accolto dal superiore dei Francescani Conventuali, cui è affidato il Santuario. Migliaia le persone presenti. Il Pontefice, rivolgendosi a insegnanti e catechisti, che nel Paese sono oltre 14.500, ha subito parlato del loro mandato evidenziando che Gesù è “il primo e più grande maestro”:

“Insieme ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, che sono stati ordinati per predicare il Vangelo e prendersi cura del gregge del Signore, voi, come catechisti, avete una parte di rilievo nel portare la Buona Notizia ad ogni villaggio e casolare del vostro Paese”.

Il Papa ha ringraziato per “i sacrifici”, “la dedizione e devozione” nell’insegnare:

“Istruite gli adulti e aiutate i genitori a crescere i loro figli nella fede e portate a tutti la gioia e la speranza della vita eterna. Grazie! Grazie per la vostra dedizione, per l’esempio che offrite, per la vicinanza al popolo di Dio nella sua vita quotidiana e per i tanti modi con cui piantate e coltivate i semi della fede in tutta questa vasta terra! Grazie specialmente per il fatto di insegnare ai bambini e ai giovani come pregare”.

Guardando alle difficoltà Francesco ha incoraggiato a perseverare chiedendo a “vescovi e sacerdoti” l’aiuto per una “formazione dottrinale, spirituale e pastorale” per rendere “sempre più efficace” il lavoro di insegnati e catechisti:

“Anche quando il compito appare gravoso, le risorse risultano troppo poche e gli ostacoli troppo grandi, vi farà bene ricordare che il vostro è un lavoro santo”.

Francesco ha ricordato la forza della preghiera e che lo Spirito Santo è “presente dove il nome di Cristo viene proclamato” e che è proprio Lui che “darà la luce e la forza di cui avete bisogno!”:

“Il messaggio che portate si radicherà tanto più profondamente nei cuori delle persone quanto più voi sarete non solo dei maestri, ma anche dei testimoni. E questa è un’altra cosa importante: voi dovete essere maestri, ma questo non serve se voi non siete testimoni”.

“Che il vostro esempio faccia vedere a tutti la bellezza della preghiera – ha rimarcato – il potere della misericordia e del perdono, la gioia di condividere l’Eucaristia con tutti i fratelli e le sorelle”:

“La comunità cristiana in Uganda è cresciuta grandemente grazie alla testimonianza dei martiri. Essi hanno reso testimonianza alla verità che rende liberi; furono disposti a versare il proprio sangue per rimanere fedeli a ciò che sapevano essere buono, bello e vero”.

Ribandendo lo splendore della luce emersa dal sangue dei Martiri ugandesi ha ricordato che “Munyonyo, è il “luogo dove il Re Mwanga decise di eliminare i seguaci di Cristo”. Ma “egli – ha continuato – non riuscì in questo intento, così come il Re Erode non riuscì ad uccidere Gesù”. La luce rifulse nelle tenebre – ha proseguito – e le tenebre non hanno prevalso (cfr Gv 1,5). Dopo aver visto la coraggiosa testimonianza di sant’Andrea Kaggwa e dei suoi compagni, i cristiani in Uganda divennero ancora più convinti delle promesse di Cristo”. Francesco ha affidato ai Martiri tutti gli uomini e le donne per una “convincente testimonianza dello splendore della verità di Dio e della gioia del Vangelo”. Poi il mandato:

“Andate senza paura in ogni città e villaggio di questo Paese, senza paura, per diffondere il buon seme della Parola di Dio, e abbiate fiducia nella sua promessa che tornerete festosi, con covoni ricolmi di un abbondante raccolto”.

Quindi la benedizione, “Dio vi benedica” ha detto in lingua swahili: Omukama Abawe Omukisa!

 

(Da Radio Vaticana)

Papa Francesco in Kenya: Omelia Messa a Nairobi

26 novembre 2015

Famiglie cristiane contro i deserti dell’egoismo

 

 

 

 

A Nairobi Papa Francesco ha celebrato la messa nel campus dell’università per tutto il Kenya, chiedendo di opporre resistenza a pratiche che favoriscono l’arroganza degli uomini, feriscono le donne e minacciano la vita di chi non è ancora nato. Dall’inviato Alessandro Di Bussolo.

 

Papa Francesco in Kenya: felice di essere in Africa

25 novembre 2015

 

2015-11-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco ha iniziato oggi a Nairobi, in Kenya, il suo primo viaggio apostolico in Africa. L’aereo papale è atterrato alle 16.45 locali (le 14.45 in Italia), con circa un quarto d’ora di anticipo sul programma. Un viaggio di sei giorni che porterà Francesco anche in Uganda e in Centrafrica. A Bangui, nella Cattedrale, aprirà la Porta Santa del Giubileo della Misericordia, una decina di giorni prima dell’inizio ufficiale dell’Anno Santo.

Al suo arrivo, il Papa ha lanciato questo tweet: “Mungu abariki Kenya! Che Dio benedica il Kenya!“. Nel saluto ai giornalisti del seguito Papa Francesco ha detto di recarsi con gioia in questo continente per incontrare i keniani, gli ugandesi e i fratelli della Repubblica centrafricana, auspicando che questo viaggio possa dare frutti spirituali e materiali. A un giornalista che gli chiedeva se fosse preoccupato per le questioni della sicurezza, ha risposto con un sorriso dicendo di essere preoccupato per le zanzare.

Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha ricordato ai giornalisti che come al solito, ieri sera il Papa si è recato a pregare la Madonna a Santa Maria Maggiore, in forma privatissima, per chiedere la protezione di Maria per questo viaggio.

Il Papa è stato accolto all’aeroporto internazionale di Nairobi dal presidente Uhuru Kenyatta, dal cardinale John Njue, arcivescovo di Nairobi, accompagnato dai vescovi keniani, e da una piccola folla di fedeli con canti e balli tradizionali. Il Pontefice terrà il primo discorso del viaggio nel giardino del Palazzo presidenziale in occasione dell’incontro con le autorità del Kenya e il corpo diplomatico. Di lì il trasferimento alla nunziatura apostolica di Nairobi dove pernotterà. Da Nairobi, la cronaca dell’inviata, Adriana Masotti:

 

Gli appuntamenti
Qui in Kenya lo aspettano tutti il Papa, cattolici e non: in migliaia si sono mossi da tutto il Paese per poterlo incontrare e anche dai Paesi confinanti come il Sud Sudan in prevalenza di religione cristiana. Il primo appuntamento del Papa, subito dopo l’arrivo, sarà quello con il presidente, le autorità e il corpo diplomatico. In questo momento il rapporto tra Stato e Chiesa è buono e si sta lavorando ad un Concordato. Tra gli altri appuntamenti di domani l’incontro ecumenico ed interreligioso e la Messa al Campus dell’Università, un momento aperto a tutti e un’opportunità per tanti, si parla di un milione e mezzo, per vedere il Papa.

 

Papa in prima pagina
I mass-media hanno dedicato in questi giorni ampio spazio alla visita. Oggi non solo i primi titoli sono dedicati a Francesco, ma ci sono anche inserti di più pagine con foto, approfondimenti, la sua biografia, le visite precedenti di Giovanni Paolo II e altro ancora. E poi articoli sulla sicurezza, sottolineando però che non è straordinaria, ma che si è fatto ciò che si fa per qualunque altra autorità in visita al Paese.

 

No corruzione, sì riconciliazione
Altro tema la corruzione endemica in Kenya e che il governo cerca di contrastare con nuove misure. Papa Francesco è visto come il Papa della speranza, un Papa con il sorriso, umile, ma deciso. La Chiesa cattolica è molto importante per il Paese con i suoi ospedali, i dispensari, le scuole di qualità a servizio della gente. Qui ci si aspetta che Francesco parli di giustizia e di riconciliazione, ma anche di risorse naturali e sostenibilità ambientale.

 

Dall’Onu ai giovani
Domani  Francesco incontrerà il personale dell’Onu che lavora qui per tutta l’Africa. Le parole del Papa, dunque, avranno un uditorio qualificato e ci si augura lascino un segno. Si attende poi un incoraggiamento ai giovani perché non perdano la speranza nel futuro e un appello al rispetto reciproco tra le religioni e le diverse etnie presenti. C’è necessità di un Paese unito contro il terrorismo, come i vescovi e il presidente Kenyatta continuano a raccomandare.

 

(Da Radio Vaticana)

Il Papa in volo per il Kenya

25 novembre 2015

 

2015-11-25 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Papa Francesco e’ arrivato alle 7 e 40 all’aeroporto di Fiumicino ed alle 8.01 l’aereo papale è decollato alla volta del Kenya, prima tappa del viaggio apostolico che lo portera’ anche in Uganda e nella Repubblica Centrafricana. L’arrivo all’aeroporto internazionale “Jomo Kenyatta” di Nairobi e’ previsto alle ore 17 locali (15 italiane).  Con la sorveglianza dall’alto di un elicottero della polizia, il Pontefice e’ giunto a bordo della Ford Focus del Vaticano che si e’ fermata in pista, a pochi metri dall’airbus A330-200 dell’Alitalia “Giotto”, con cui sta volando per Nairobi. Papa Francesco, sempre con la consueta borsa nera nella mano sinistra, e’ stato accolto, tra gli altri, da mons. Reali, vescovo della diocesi di Porto-Santa Rufina, nella cui giurisdizione si trova l’aeroporto di Fiumicino e da altre autorita’ civili e militari, con le quali si e’ intrattenuto cordialmente. Subito dopo il Pontefice, sorridente, e’ salito di buona lena sulla scaletta e prima di entrare nell’airbus ha salutato i presenti con un cenno della mano.

 

Il telegramma del Papa al Presidente italiano Mattarella
Il Papa, come e’ tradizione per ogni viaggio internazionale del pontificato, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella. “Nel momento in cui mi accingo a compiere un viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana, mosso dal vivo desiderio di incontrare i fratelli nella fede e gli abitanti di quelle care nazioni – si legge nel telegramma – mi e’ gradito rivolgere a Lei, signor presidente, l’espressione del mio deferente saluto che accompagno con fervide preghiere per il bene e la prosperita’ dell’intero popolo italiano”.

 

Il messaggio del Presidente Mattarella al Papa
Questa il messaggio del Presidente Mattarella inviato a  Papa Francesco: “Desidero farle pervenire il mio piu’ sincero ringraziamento per il messaggio che ha voluto cortesemente indirizzarmi nel momento in cui si accinge a partire per il viaggio apostolico in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. L’Italia e la comunita’ internazionale guardano con grande attenzione al suo primo viaggio nel continente africano, il cui potenziale di crescita e sviluppo e’ tuttora ostacolato da guerre, instabilita’ politica, poverta’ e allarmanti disuguaglianze sociali. La sua presenza sara’ di sostegno e incoraggiamento alle locali comunita’ cristiane e rechera’ un importante segnale di pace, fraternita’ e dialogo ai paesi visitati e all’intero continente, fornendo altresi’ un prezioso messaggio di speranza per il futuro. Mi e’ gradita, Santita’, l’occasione per rinnovarle i sensi della mia piu’ profonda stima e considerazione”.

 

(Da Radio Vaticana)

Papa applaudito al Congresso: costruire il bene comune, no ad ogni forma di violenza

24 settembre 2015

 

2015-09-24 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storico discorso del Papa al Congresso degli Stati Uniti d’America. Francesco, primo pontefice in questa sede, ha parlato a tutti gli americani di accoglienza e dialogo per la costruzione del bene comune. “Sono un figlio di questo grande continente” ha detto. In un lungo intervento più volte applaudito ha esortato all’accoglienza, al rispetto delle libertà, esprimendosi contro ogni violenza, la pena di morte, il commercio di armi e un’economia che prevale sull’uomo. Migliaia di persone hanno salutato l’arrivo del Papa a Capitol Hill e dopo quando si è affacciato dal balcone di saluto dei presidenti che guarda l’area monumentale del National Mall. Da qui il Papa ha benedetto e salutato la folla. Il nostro inviato Massimiliano Menichetti:

 

Il Papa parla alla Plenaria del Congresso degli Stati Uniti dopo il lungo applauso e l’entusiasmo che lo ha accolto. Standing ovation in molti punti del suo discorso a partire dal saluto: sono contento di essere nella “terra dei liberi e casa dei valorosi”.

Il compito dei parlamentari
“Sono un figlio di questo grande continente” dice presentando immediatamente le sfide che ha la politica, che hanno i delegati eletti ovvero il perseguimento del bene comune, favorire l’unità, proteggere chi vulnerabile. Traccia un parallelismo con Mosè e sottolinea che come al patriarca e legislatore del popolo d’Israele, ai parlamentari è richiesto “di proteggere, con gli strumenti della legge, l’immagine e la somiglianza modellate da Dio su ogni volto umano”:

“Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti”.

Il bene condiviso
Uomini e donne dice il Papa che “non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse”, ma costruiscono, “sostengono” giorno dopo giorno “la vita della società”, dando “una mano a chi ha più bisogno”. Poi guarda alle radici degli Stati Uniti e lega la realtà di oggi ai sacrifici di sempre, anche a costo della vita, per un futuro migliore, per un bene condiviso e cita gli americani: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton:

“Un popolo con questo spirito può attraversare molte crisi, tensioni e conflitti, mentre sempre sarà in grado di trovare la forza per andare avanti e farlo con dignità”.

Abraham Lincoln – la libertà – le minacce
Nel centocinquantesimo anniversario dell’assassinio del custode della libertà, il Presidente Lincoln, il Papa sottolinea che un futuro di libertà “richiede amore per il bene comune e collaborazione in uno spirito di sussidiarietà e solidarietà”. Francesco mostra preoccupazione per quella che definisce l’inquietante odierna situazione sociale e politica del mondo:

“Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico”.

Centrale per il Papa è salvaguardare la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali, ma senza cadere nelle polarizzazioni: “solo bene solo male”, “giusti e peccatori”. “Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini – rimarca –  è il modo migliore di prendere il loro posto e questo – aggiunge – è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate”:

“La nostra, invece, dev’essere una risposta di speranza e di guarigione, di pace e di giustizia”, questo “per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche” in atto.

La pace – il rispetto degli impegni
Gli sforzi esorta Francesco devono “puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli”. In questa costruzione fondamentale parte importante è anche la voce della fede “che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società”. E contribuisce a eliminare le nuove forme globali di schiavitù, “nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”:

“Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza”. “Politica – dice – è espressione del nostro insopprimibile bisogno di vivere insieme in unità”.

Martin Luther King – Immigrazione e accoglienza
Pensando alla marcia che Martin Luther King ha guidato da Selma a Montgomery per i pieni diritti civili e politici per gli Afro-Americani. Parla di un “sogno” che continua ad ispirare milioni di persone che negli ultimi secoli sono giunti in questa terra:

“Noi, gente di questo continente, non abbiamo paura degli stranieri, perché molti di noi una volta eravamo stranieri. Vi dico questo come figlio di immigrati, sapendo che anche tanti di voi sono discendenti di immigrati”.

“Educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro “prossimo” – legge – puro sottolineando che i flussi di rifugiati sono di proporzioni che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Una sfida per il Papa che non deve spaventare per dare una risposta che sia umana, giusta e e fraterna”. “Fai agli altri  ciò che vorresti che gli altri facessero a te” – dice -.

“In una parola, se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità”.

No alla pena di morte
Da qui il no netto alla pena di morte:

“Ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini”.

Dorothy Day – la giustizia sociale – la cura del Creato
Poi menzionando la serva di Dio Dorothy Day, che ha fondato il Catholic Worker Movement, esempio di impegno sociale e giustizia “per far uscire la gente dalla povertà estrema”, Francesco rimarca che in tempi di crisi e “di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale” e portare la speranza a chi intrappolato nel “cerchio della povertà” e della fame. Fondamentale per spezzare questa catena “un’economia che cerca di essere moderna, inclusiva e sostenibile”, al “servizio al bene comune” e rispettosa del Creato. Più volte ha citato la sua Enciclica “Laudato sì”:

“Ora è il momento di azioni coraggiose e strategie dirette a implementare una «cultura della cura»”.

Il Papa esorta a prendersi cura della natura, a combattere la povertà anche orientando tecnologie e limitando i poteri.

Thomas Merton – la costruzione di ponti tra i popoli

Tratteggiando la figura del monaco cistercense Thomas Merton, uomo di preghiera, un pensatore – precisa – che ha sfidato le certezze del suo tempo promuovendo la “pace tra popoli e religioni”. Ha esortato alla costruzione di ponti riferendosi indirettamente ai rinnovati rapporti Cuba-Usa. Un buon leader politico opta sempre per «iniziare processi più che possedere spazi» – continua il Papa – tra gli applausi:

“Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo”.

No alla vendita di armi
Il Papa ha condannato i profitti derivanti dalla vendita di armi: “Un denaro intriso di sangue, spesso innocente”.

“Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

Le famiglie
Poi lo sguardo del Papa va al Meeting Mondiale delle famiglie di Filadelfia dove sarà sabato e domenica. Ribadisce la centralità della “famiglia nella costruzione di questo Paese!”. Io  posso solo riproporre – aggiunge – l’importanza  e, soprattutto,  la ricchezza  e la  bellezza  della  vita  familiare. Eppure non ha nascosto la preoccupazione per nuove minacce verso questa realtà che “forse come mai in precedenza” la “assediano dall’interno e dall’esterno”:

“Relazioni fondamentali sono state messe in discussione, come anche la base stessa del matrimonio e della famiglia”.

I giovani – l’auspicio per gli Usa
Volgendosi ai giovani rimarca che vivono in una cultura che li spinge a non formare una famiglia, “perché mancano loro possibilità per il futuro” o perché disorientati, “intrappolati” a volte “in un labirinto  senza speranza, segnato da violenze, abusi e disperazione”. “I loro problemi – dice – sono i nostri  problemi”.

Quindi torna a citare Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Merton che hanno testimoniato che la grandezza di una nazione è tale quando difende la libertà, consente alla gente di “sognare” pieni diritti per tutti, quando lotta per la giustizia e la causa degli oppressi, il dialogo e semina pace:

“Il mio auspicio è che questo spirito continui a svilupparsi e a crescere, in modo che il maggior numero possibile di giovani possa ereditare e dimorare in una terra che ha ispirato così tante persone a sognare”.

Il saluto alla folla nel National Mall
Emozionante poi il saluto in spagnolo alla folla radunata davanti al balcone di Capitol Hill, nell’area monumentale del National Mall. Il Papa si è rivolto ai bambini “i più importanti” ha detto poi ha benedetto tutti e chiesto sostegno per questo viaggio:

“E vi chiedo per favore di pregare per me e se tra di voi c’è qualcuno che non crede o non può pregare, vi chiedo per favore che mi auguri cose buone”.

(Da Radio Vaticana)