Archive for the ‘Gesù Cristo’ Category

Amore e Dolore.R.C. Capitolo 19 L’uomo, l’amore e Dio

9 aprile 2020

L’aspirazione di molti uomini di oggi è quella di avere, di possedere, di acquistare prestigio e notorietà, senza darsi alcun pensiero della cosa più importante della vita: imparare a vivere seriamente l’amore.
Il cuore dell’uomo, fin dal suo concepimento, è fatto per amare e, sia pure inconsciamente, vive e sperimenta questo amore ancor prima di nascere.
L’uomo racchiude nel suo cuore questo tesoro prezioso, ma non sempre lo sa riscoprire e valorizzare nella sua vita.
Spesse volte si lascia tentare e sopraffare dal male, dall’egoismo, dal proprio “io”, sentimenti questi che soffocano ed umiliano ciò che dovrebbe essere la sua parte migliore.
L’amore è segno di forza e di potenza; che cosa vi è di più grande dell’amore? Eppure da molti non viene vissuto, ma ignorato, perché i sentimenti negativi prevalgono e tendono ad indirizzare in modo sbagliato la loro esistenza.
Non è l’uomo che deve decidere di se stesso autonomamente, ma deve chiedere a Dio di indirizzarlo sulle sue vie sante e sicure per ritrovarsi un giorno fra le sue Braccia.
Purtroppo succede che l’uomo, nella sua libera scelta, si lasci condurre dal male, percorrendo vie di peccato che sono causa di dolore e di morte eterna.
L’uomo è nato non per la morte, ma per la vita eterna ed il dono della vita si identifica nel dono stesso dell’amore.
La vita dunque è un dono d’amore; per questo va accolta e rispettata; essa è sacra fin dal giorno del suo nascere. Ma l’uomo, nel suo estremo egoismo, vuole sottrarre la vita, ucciderla, distruggerla… e questo lo porta a vivere in una condizione di peccato, di gravissimo peccato.
Nell’uomo peccatore non vi è più l’amore. E’ un uomo che non comprende, che non vuole comprendere che l’amore gli è stato dato da Dio insieme alla vita perché si sviluppino armoniosamente portandolo al suo ultimo fine che è la gioia eterna del Paradiso.
La vita dell’uomo deve essere intrisa d’amore e questo l’uomo lo riscopre, se vuole, man mano che si converte e ritorna a Dio, indirizzandosi verso la Luce e non vivendo più nelle tenebre.
Allora l’amore trasforma il cuore dell’uomo, sia nei suoi rapporti con Dio, sia nei suoi rapporti con gli altri uomini che gli diventano fratelli entrando a far parte della sua vita e quindi ad essere oggetto del suo amore.
E’ così che l’amore vince.

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Amore e Dolore, R.C. Capitolo 18 L’uomo nell’Amore di Dio

2 aprile 2020

Solo l’amore vince il male ed il dolore che attanagliano il cuore dell’umanità in una morsa crudele.
L’uomo ha bisogno d’amore, deve sentirsi amato perché senza l’amore avvizzisce e muore.
L’amore è il suo alimento principale fin dalla nascita, anzi, fin dal concepimento perché già da quel momento percepisce in modo misterioso l’amore della madre che lo custodisce in sè, lo nutre e lo fa vivere.
L’amore costituisce l’elemento primo capace di far sbocciare una nuova vita, una vita pensata, voluta e già inserita nel Progetto di Dio.
Dio si manifesta all’uomo richiamandolo ad essere se stesso nel vivere l’esperienza del Divino.
L’uomo non può misconoscere e rinnegare Dio che ha posto nel cuore umano il suo sigillo d’Amore, la sua Immagine e Somiglianza, ma è chiamato a collaborare al perfezionamento di questa Immagine nell’accettare di vivere secondo il Progetto Divino.
L’uomo è chiamato ad unirsi al suo Dio perché a Lui appartiene e Dio lo attira a Sè perché dall’uomo vuole essere amato, servito e testimoniato. Il Progetto di Dio per l’uomo si sviluppa, prende forma, si attua con la sua azione di forza rigeneratrice, nella misura in cui l’uomo si abbandona a Dio in pienezza e grazia.
La grazia e la misericordia di Dio accompagnano l’uomo per tutta la sua vita e lo rendono consapevole che Dio lo ama, lo segue e vuole per lui il Bene, solo il Bene.
Si dilatano allora la mente ed il cuore dell’uomo, tutto il suo essere diventa ricettivo. L’uomo riscopre la Potenza dell’amore che Dio ha posto in lui, amore che sa accogliere, perdonare, accettare l’altro così come è. Allora l’amore umano sublimato dall’Amore di Dio si manifesta nell’uomo in ogni suo atto che diventa dono sacro, dono gratuito e generoso.
L’uomo ha bisogno di ritrovare se stesso in Dio, superando lo scoglio del proprio egoismo, del proprio “io”. Allora è afferrato nuovamente dalle Mani di Dio, soprattutto quando è nel dolore e nel pericolo. Dio mai lo abbandona nè mai lo abbandonerà.
L’uomo è di Dio.

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Amore e Dolore, R.C. Capitolo 17 l’Amore sconfigge il male

26 marzo 2020

L’Amore, solo l’Amore sconfigge il male.

Ma che può fare l’uomo contro il dolore provocato dal male? Nulla se non accoglierlo con amore!

Il dolore provocato dal male può essere sublimato dall’amore che costituisce la sola forza capace di vincerlo e di superarlo.

L’uomo non è nato solo per lavorare, faticare e soffrire, ma è nato per amare; l’amore è parte integrante della sua vita, della sua esistenza terrena.

Solo l’amore può sconfiggere il male ed il dolore che dal male deriva, lenire le sofferenze, sollevare da ogni afflizione.

Ma che cos’è l’amore se non una forza interiore che viene da Dio perché si armonizza con un Progetto non umano, ma Divino? L’amore ci abbellisce, ci addolcisce, ci rende buoni, umili, generosi, comprensivi.

Bene diceva Santa Teresa d’Avila: “Tutto passa, ma l’Amore non passerà mai!”

L’uomo ha bisogno di questo amore e la funzione dell’amore è vivificante come la linfa che alimenta tutte le piante. L’uomo, senza l’amore che dà vita, è spoglio, è nudo per se stesso e per gli altri. Quando Adamo ed Eva peccarono di superbia verso Dio, peccando contro il suo Amore Infinito, subito si sentirono nudi, spogliati, sporchi, si vergognarono l’uno dell’altro e davanti a Dio. E Dio chiese ad Adamo: “Che hai fatto?”.

Chiediamocelo anche noi quando ci allontaniamo dall’Amore di Dio, abbandonandoLo e calpestandoLo! Perché sarà terribile il giorno in cui chiederà anche a noi: “Che hai fatto?”.

Pensare di poter vivere senza l’Amore di Dio è impossibile! Pensare di poterlo trattenere come nostra proprietà è altrettanto impossibile!

Il mare o l’oceano dell’Amore di Dio, nel quale Lui stesso ci immerge, ci permette di donarlo a profusione, a piene mani, testimoniandolo con le buone opere che siamo chiamati a compiere.

Quale è stato il cammino dei Santi se non questo: testimoniare fedelmente l’Amore di Dio donando se stessi, imitando Gesù Crocifisso.

L’Amore di Dio è Sublime, è Santo, è Puro, è Infinito, è Eterno. L’Amore di Dio ci porta a riscoprire le bellezze di una realtà meravigliosa verso la quale noi siamo incamminati fin da quaggiù, in questo pellegrinaggio terreno che ha come meta il Paradiso.

Fonte d’Amore, Sorgente d’Amore è nostro Signore! A Lui volgiamo il nostro cuore, a Lui protendiamo in preghiera le nostre mani e Lo supplichiamo con amore in un inno incessante di ringraziamento e di lode, proclamando la sua Santità.

SANTO, SANTO, SANTO SEI TU SIGNORE DIO DELL’UNIVERSO!

Allora il nostro cuore trasale perché sente la Presenza del Signore; il Divino si unisce alla nostra umanità; la sua Parola ci dichiara il suo Amore che incessantemente arde.

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Amore e Dolore R.C. Capitolo 16 La necessità di possedere l’Amore di Dio

25 marzo 2020

L’Amore di Dio è presente in ognuno di noi; sta a noi scoprirlo, viverlo, testimoniarlo. L’Amore di Dio si dona a noi particolarmente quando viviamo secondo la sua Legge, i suoi Comandamenti.
L’uomo ha bisogno dell’Amore di Dio, il suo cuore lo reclama, lo desidera, ma egli, spesse volte, soffoca la voce del cuore e dell’anima e volge il suo sguardo altrove. E’ importante, è indispensabile conoscere l’Amore di Dio che è dentro di noi. Dobbiamo attingere a questo suo Amore e farlo sapientemente fruttificare per poterlo vivere, testimoniare e donare.
Ogni uomo, ogni nostro fratello deve trovare l’Amore di Dio, ma ciò non è sempre facile perché noi siamo spesso alla ricerca del piacere, delle cose terrene. Ci affanniamo continuamente nel voler egoisticamente possedere.
Infine nulla ci soddisfa più, ci stanchiamo di una vita senza scopo, il nostro cuore si colma di amarezza e di solitudine, quando non si arriva alla disperazione.
Ma dov’è l’amore se non ancora dentro l’uomo che deve saperlo riscoprire?
Vi sono momenti tragici o dolorosi nella vita di ognuno, che sono come segni visibili della Mano di Dio che ci vuole togliere da una situazione senza speranza e darci la certezza che Lui veramente esiste e ci ama infinitamente. Dio ci segue passo passo e non si stanca di continuare ad amarci anche quando noi, suoi figli, ci allontaniamo sempre più da Lui.
Ma l’uomo ha bisogno di Dio e Lo deve riscoprire dentro di sè e nel Progetto che Dio ha su di lui. Un Progetto Divino, di bontà, di sollecitudine ed, infine, di misericordia e di perdono. Il grande perdono di Dio verso il suo figliolo che aveva abbandonato la Casa del Padre. Allora l’Amore Divino rinasce in lui e lo rinnova inondando la sua anima di grazia, di luce, di gioia.
L’Amore di Dio genera nell’uomo una nuova vita, una nuova forza. Quando l’uomo si fa consapevole di appartenere a Lui, al suo Dio, l’Amore Divino che è in lui si manifesterà, si sprigionerà, si riverbererà nel cuore del fratello richiamandolo, ammaestrandolo, istruendolo.
Ecco la vera testimonianza: dare all’altro ciò che si è ricevuto e riscoperto come Buona Novella che viene dall’Alto.
Dio ama, istruisce, ammaestra, ammonisce ogni suo figlio.
L’AMORE DI DIO NON AVRA’ MAI FINE!

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La Firma di Gesù

23 marzo 2020

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Dal Profeta Geremia:- porrò la mia legge nel loro animo e la scriverò nel loro cuore.

Gesù Verbo incarnato lavora il nostro animo attraverso il suo insegnamento, infatti Lui non è venuto ad abolire la Legge ma a perfezionarla, e scrivere nel nostro cuore questa Legge dell’Amore significa circonciderlo con la sua Parola, affinché da essa possa nascere un uomo nuovo fatto come Cristo.
In parole più semplici Gesù mette la Sua firma nel nostro cuore per essere figli di Dio e appartenere alla sua stirpe regale, se noi diciamo il nostro si incondizionato come quello di Maria, per compiere la Sua volontà rimanendo immersi nell’Amore Totalitario della Santissima Trinità.

Roma 23/03/2020
Firmato Raffaella

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 15 L’Amore di Dio è insostituibile

23 marzo 2020

Quando l’Amore di Dio invade il cuore dell’uomo, lo guarisce, lo compenetra, lo trasforma e lo modella come il vasaio modella il vaso che ha fra le mani.
L’Amore di Dio appaga il cuore di chi lo cerca, di chi lo vuole. Ma non tutti gli uomini lo accolgono, anzi molti lo respingono perché non vogliono convertirsi.
Dio ha creato l’uomo libero e rispetta le sue scelte, non rinunciando tuttavia ad operare nel suo cuore per mezzo dello Spirito Santo, perché la sua creatura rinunci al peccato e ritorni a Lui.
La Salvezza Eterna è già stata offerta all’uomo peccatore con la Redenzione dell’umanità da parte del Figlio di Dio. Ma questa va accolta e perseguita ogni giorno dall’uomo che deve sottoporsi alla Legge del Signore: i Dieci Comandamenti.
Particolarmente in questo tempo, gli uomini sembrano convinti di poter fare a meno di Dio ed agiscono con superbia ed arroganza impadronendosi delle cose di Dio, della vita e della morte, senza valutarne le terribili conseguenze. Essi vogliono usare della scienza a loro piacimento, vogliono sostituirsi a Dio. La loro temerarietà non ha confini!
Ma è Dio che ci ha creati e noi a Lui apparteniamo. E’ Dio che decide il nostro nascere ed il nostro morire. Lui ci ha pensato, voluto e collocato come una Sacra Immagine nella storia del creato.
L’uomo ha bisogno più che mai di Dio e Dio lo avvicina a Sè attraverso il perdono, la misericordia e la pace; gli ridona la Vita Soprannaturale e lo inserisce nuovamente nel suo Progetto di Salvezza.
Lasciamoci attrarre, possedere da Dio e serviamoLo fedelmente nel compiere bene il suo Volere. Spendiamo bene il tempo che ci viene donato per Lui, non impieghiamolo nelle molte futilità di questa nostra vita terrena!
Amiamoci come Lui ci ha amato, aiutiamoci reciprocamente, testimoniando così la nostra appartenenza a Dio che è Amore, solo Amore.

Amore e Dolore, R.C.Capitolo 14 Apertura del Cuore

20 marzo 2020

Ogni cuore deve fare spazio all’amore. Se l’amore non c’è allora c’è sofferenza e dolore perché i sentimenti di odio, di invidia, di gelosia hanno il sopravvento e l’uomo non può agire secondo il Volere del Signore il Quale è Amore, solo Amore.
Senza l’amore non potremo avere la pace, la concordia, la fratellanza, ma nel mondo ci saranno guerre, conflitti di ogni genere, violenze inaudite.
Quanto Amore Gesù ci vuole donare! Ma se siamo ripiegati su noi stessi non possiamo accoglierlo ed avere da Dio quelle grazie che ci portano a divenire veri figli del Padre nostro Celeste che ad ogni costo ci vuole salvare.
Quando il cuore umano si apre all’Amore di Dio, allora questo Amore diviene dono, gioia, speranza perché solo l’amore sa sviluppare in noi sentimenti di pace, di gioia, di carità fraterna.
L’amore rasserena, infonde coraggio, fiducia, redime l’uomo rendendolo capace di adeguarsi al Progetto di Dio che corrisponde alla sua perfetta felicità.
Siamo tutti chiamati da Dio a praticare sempre il comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come lo ho amato voi”. L’imperativo di Dio è: amatevi, sostenetevi, soccorretevi, aiutatevi! Ogni gesto sia accompagnato dall’amore che ci è stato da Lui donato.
Il Padre ha sacrificato il suo Divin Figlio per poter salvare tutti gli uomini, ma chi non L’ha accolto, non Lo accoglie e non L’accoglierà avrà rifiutato l’Amore Divino.
Dio non si impone, ma ci lascia liberi di scegliere fra il bene e il male. L’uomo spesse volte sceglie il male dal quale proviene il dolore per sé e per gli altri.
L’uomo è stato destinato al Regno di Dio per vivere la stessa Vita di Dio. Questa unione fra Dio e l’uomo ci fa suoi figli per grazia, ci fa felici per sempre.
L’uomo è chiamato da Dio per nome e, degnamente, Lo deve testimoniare, consapevole che nel giorno in cui avrà termine la sua vita su questa terra, Dio Padre lo giudicherà sull’amore.
Il Padre Misericordioso parla al nostro cuore e ci dona la tenerezza del suo Amore.

Amore e Dolore. R. C. Capitolo 13 Gli effetti dell’Amore

2 marzo 2020

L’amore prova e saggia il nostro cuore per portarlo sempre più verso una nuova e più ricca dimensione spirituale, in modo da poter comprendere ciò che ancora non si è compreso.

L’uomo fa esperienza di Dio attraverso l’Amore al quale si deve abbandonare senza resistenze, per lasciarsi trasformare e rinnovare, diventando una nuova creatura.

Le radici dell’amore affondano nel nostro cuore e la loro azione, seppur silenziosa e nascosta, prende in noi forma viva e vitale che si evidenzia nel nostro contatto con gli altri.

Ogni azione, ogni gesto devono portare gioia, serenità e pace a chi ci è vicino ed anche agli sconosciuti che incontriamo casualmente nel nostro cammino.

Il dolore può essere causato dal peccato di “non amore”; infatti l’assenza di amore provoca sofferenza e dolore perché l’uomo per vivere ha bisogno d’amore in tutte le sue espressioni.

Chi possiede l’amore può parteciparlo agli altri in tutti i modi; è una ricchezza che si può moltiplicare e che si manifesta anche nello sguardo, nel sorriso, nel tratto, nel comportamento e rende in qualche modo visibile l’invisibile Immagine di Colui che ci ha creati a sua Immagine e Somiglianza. Ciò nella misura in cui accogliamo da Dio il dono del suo Amore e lo facciamo fruttificare in noi.

L’amore ed il dolore sono due vie parallele che non si discostano l’una dall’altra.

Il cammino per noi uomini in queste due dimensioni della vita è arduo e faticoso, ma dobbiamo impegnarci a viverlo, a farlo conoscere, in modo silenzioso, ma efficace, soprattutto con l’esempio.

L’amore vero che viene da Dio penetra in noi ed è come un balsamo che guarisce e non affligge, ma ristora, solleva e conforta.

Pensiero del giorno: IL Sacratissimo cuore di Gesù. by bioraffaella

2 marzo 2020
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Dal cuore di Gesù, vengono lanciati piccoli dardi infuocati al nostro cuore di peccatore, che stillano gocce d’amore per Lui quando stiamo in contemplazione davanti al Tabernacolo.

Amore e Dolore. R. C. Capitolo 12 La logica dell’Amore

24 febbraio 2020

Solo l’amore salva e redime l’uomo. L’amore è fonte di luce, di gioia e di pace.

Oggi l’uomo non vive nella pace perché nel suo cuore l’amore è sopito, se non addirittura negato, avendo lasciato prevalere l’amore di sé, cioé l’egoismo.

L’uomo deve prima di tutto riconoscere in sé questa tendenza, combatterla individuando i motivi che non gli permettono di dilatare il suo cuore nell’amore a Dio ed ai fratelli.

Per liberarsi dall’egoismo non c’è che la preghiera che invoca l’aiuto di Dio, la mortificazione e la buona volontà di cambiare, di rinnovare il proprio cuore.

Lo spazio interiore deve essere riservato a Dio. Interiorità e Spiritualità si sviluppano sotto l’Azione dello Spirito Santo che crea energie nuove o dà vigore a quelle latenti.

Occorre anche imparare a rallentare la corsa verso le cose materiali e solo terrene, trovando così il tempo e la calma di fermarsi a riflettere sulla dimensione spirituale della vita e sulla primaria importanza del proprio rapporto con Dio, per percorrere un cammino sempre proteso verso la pace, la luce e la gioia.

La chiusura del cuore è un male che fa soffrire, ci limita, ci impoverisce, ci rende meschini e gretti nelle idee e nei comportamenti. E’ una forma di schiavitù che ci aggredisce e ci imprigiona nel male e nel peccato.

Nel nostro cammino spirituale, che non percorriamo da soli, ma con Dio al nostro fianco, ci si deve a poco a poco liberare dall’egoismo. Non schiavi, ma liberi dobbiamo essere, in Dio. Le schiavitù dell’uomo sono molteplici e dobbiamo riconoscerle per evitarle: avarizia, ingordigia, rancori, invidie, gelosie.

La necessità di ricondurre il nostro cuore verso la luce, la verità e la giustizia si pone a noi come libera scelta. Allora agirà in noi la Forza del Soprannaturale perché avremo fatto la scelta giusta e conforme alla Volontà di Dio. Perseguire costantemente questo obiettivo porta verso la guarigione e la liberazione interiore, per vivere finalmente nella Luce e nell’Amore di Dio nostro Padre.

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 11 I Frutti dell’Amore

20 febbraio 2020

 

La capacità di amare è insita in ogni cuore; l’uomo deve solo riscoprire l’amore che è in lui per poterlo donare.

Il dono più grande che Gesù ci ha fatto è il suo Amore.

Gesù, dopo la Resurrezione, è trasfigurato, raggiante di Luce ed appare agli Apostoli nel Cenacolo pronunciando queste Parole: “Pace a voi”.

I frutti dell’amore sono la pace, la concordia, la serenità interiore. Non vi è dubbio nel cuore che porta amore e non vi è timore nel volerlo donare.

L’uomo è egocentrico per natura e sa amare solo per se stesso; ma se con buona volontà apre il suo cuore a Dio, la sua capacità di amare aumenta e si perfeziona, realizzandosi sempre più nella gratuità e nel sapersi veramente donare.

L’amore è anzitutto dono di Dio, è sorgente di pace e di gioia. Nulla Dio fa mancare all’uomo perché con la sua Grazia, con questa linfa vitale, lo sorregge, lo alimenta e rigenera in lui energie nuove, insospettate e sorprendenti.

Tale è l’azione positiva dell’amore che rinnova l’uomo e gli fa comprendere quanto sia grande il dono che ha ricevuto. Si tratta di una forza rigeneratrice che abbellisce e personalizza l’uomo nell’essere fiducioso ed ottimista.

Allora l’amore produce benessere, sia fisico che spirituale.

Molti mali fisici e psichici diventano cronici per mancanza di vero amore, perché l’uomo spesso allontana, emargina e alla fine abbandona il suo simile che perde fiducia e si sconforta.

Noi constatiamo che l’uomo manca d’amore quando nel mondo vi è molto dolore.

Questo dolore non può convivere con l’amore se l’amore stesso non lo assimila sublimandolo nell’Amore di Dio.

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Preghiera del giorno: Richiesta di comprendere il mistero dell’Uomo-Dio

15 febbraio 2020

Caro Gesù, Tu manifestati il Tuo mistero di Dio-Uomo  ,sotto le sembianze di un bambino ai Re Magi, ora ti chiedo di manifestarti  a me attraverso l’Eucaristia.

Fa che la tua Ostia sia la mia e che io misera come sono possa essere per Te, con Te e in Te , la tua piccola ostia .

Colei che offre tutta se stessa a Te che sei il mio unico Bene.

Unisco le mie   sofferenze alle Tue, davanti all’altare della Consacrazione, per le mani di Maria, affinché il mio cuore di peccatore batta all’unisono con il  Tuo Sacratissimo Cuore e possa riflettere Te che sei la Luce del mondo!

Amen

By Bioraffaella

Amore e Dolore,R. C. Capitolo 10 L’uomo e l’amore

14 febbraio 2020

Solo l’amore vero dovrebbe guidare il nostro cuore, liberandolo da ogni insana passione.

L’uomo ha bisogno di amore, non può farne a meno.

L’amore resiste ai superbi e vince ogni battaglia, portando gioia e pace.

Come l’acqua disseta e il pane sfama, così l’amore è indispensabile per nutrire il nostro cuore. Altrimenti diventiamo infelici, tristi e la nostra vita spirituale non fiorisce in noi.

L’uomo senza amore muore dentro e percorre le vie del dolore cupo, senza scampo, senza speranza, senza luce, che lo fa disperare. L’uomo si rende schiavo del dolore quando nel suo cuore non fa spa¬zio all’amore umano e all’Amore Divino. La sofferenza diventa fatica insopportabile che lo spinge verso risoluzioni estreme.

Ogni uomo è chiamato dal Signore a vivere l’amore vero ed a dispensarlo nella gratuità, nella gioia e in tutta la sua bellezza. L’uomo è chiamato a fecondare l’anima, a farla vivere nell’amore verso Dio e verso i fratelli.

Dio non ha creato il dolore, che è conseguenza del peccato, ma il dolore sopravviene nella vita e va vissuto con amore in modo tale da portare l’uomo a conoscere la sola via da percorrere per abbracciare il dolore nell’amore.

I sentimenti di egoismo non sono altro che chiusura all’amore. Come possiamo evitare di vivere in modo così sterile il dolore se non nel ricercare e nel praticare l’amore vero?

Quanto dolore provoca l’uomo! Guerre, violenze, odii, divisioni sono il segno del “non amore”, ma del dolore provocato dalla disperazione, dal male che vi è nel cuore dell’uomo. Questo tipo di dolore va sconfitto e superato solo con l’amore che deve trovare spazio ed alimento nel cuore dell’uomo.

Ogni sofferenza va vissuta ed offerta a Dio per essere così sublimata e diventare un valore, un grande valore.

L’uomo oggi più che mai ha bisogno d’amore; deve viverlo, sperimentarlo, gustarlo in tutta la sua bellezza, ampiezza e profondità. Ma necessita umiltà, grande umiltà per rendersi conto che siamo creature fatte per amare e non per odiare.

L’uomo, nella sua capacità di amare, rende vivibile e serena la sua vita su questa terra e col suo esempio può aiutare il fratello a fare altrettanto.

Dio ha posto l’uomo sulla terra quale pellegrino di passaggio, per renderGli testimonianza, testimonianza dell’Amore di Dio, che è Vero Amore, Puro Amore, Incommensurabile Amore.

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Amore e Dolore.R.C. Capitolo 9 Riscoprire in noi l’Amore di Dio

13 febbraio 2020

L’Amore, solo l’Amore convince l’uomo a cambiare, a rinnovare il suo cuore. Come può l’uomo rinnovarsi se non si risveglia quel germe d’amore posto nel suo cuore da Dio? Come può l’uomo acconsentire al Progetto di Dio su di lui se non ne prende coscienza?

Quel germe assopito nel profondo del suo cuore, l’uomo lo deve risvegliare, lo deve far fruttificare.

E’ l’Amore sublime di Dio che vuol agire in lui ed espandersi, al di fuori di lui verso gli altri uomini, richiamandoli con la testimonianza, perché si realizzi in ogni creatura umana il Progetto Divino. Questo progetto è la salvezza eterna dell’uomo peccatore che deve rientrare nella Casa del Padre lasciando che agisca in lui la Potenza Divina del suo Amore.

Le strade di Dio sono infinite ed infinita è anche la sua Misericordia verso ogni uomo che sa accoglierla con spirito umile e sottomesso. L’uomo è chiamato da Dio a percorrere la sua vita, giorno per giorno, con la sua mano nella Mano di Dio.

Da solo l’uomo nulla può compiere, ma con Dio tutto può perché tutto quello di cui abbisogna Dio glielo dona e nulla gli fa mancare. Ogni uomo è chiamato a lavorare nella vigna del Signore. Molto vi è da fare, da operare… e con fatica. Si deve arare e seminare per poter raccogliere.

Ma è lo Spirito di Dio che dirige ogni cosa, che plasma ogni cuore che si apre a Lui e, sapientemente, lo attira verso la salvezza. Occorre lasciarsi guidare dal Signore in totale ed umile abbandono. “Padre nostro… venga il tuo Regno, sia fatta la tua Volontà…”. E’ la preghiera completa e perfetta che deve sgorgare da ogni cuore e tradursi in azioni concrete e conformi al Volere Santo del Signore.

La vigna allora darà molto frutto; grandi e succosi saranno i suoi grappoli che daranno vino buono ed abbondante per tutti. Sarà il frutto della fatica, del sacrificio, dell’amore degli uomini sublimato dall’Amore di Dio.

Pane e vino rappresentano l’offerta universale che il Sacerdote fa sull’Altare a Dio quando celebra la S. Messa e che nella transustanziazione, operata dallo Spirito Santo, si fa Corpo e Sangue del Signore, Nutrimento Spirituale per la salvezza eterna delle nostre anime.

CONTINUA….

Preghiera a Gesù Eucaristia

10 febbraio 2020

Donami Gesù, un lembo del tuo cuore, sostituiscilo al mio cuore di peccatore.
Cosi che io e te siamo una cosa sola, ed il mio cuore assieme al Tuo palpiti d’Amore a Te che sei il Redentore.
Tu, sei il mio tutto, sei la mia Vita, senza di te io non sono niente.
Bramo o mio Dio nel poterti incontrare, bramo nel poterti amare, ma il mio amore per Te è poca cosa in confronto al Tuo.
Perciò o mio Re volgi lo sguardo verso di me, asciuga le mie lacrime d’Amore per Te.
Fammi entrare nell’Atrio del Tuo cuore e consolami ogni giorno Gesù, mio Salvatore!
By Bioraffaella

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 8 Disponibilità ad essere di Dio

10 febbraio 2020

Gesù poi a tutti diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro di Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e Mi segua” (Lc. 9,23).
L’uomo si allontana dall’Amore di Dio quando non rinnega se stesso, cioè lascia che predomini in lui il proprio “io”. Se questa tendenza non viene combattuta con la preghiera, la mortificazione e la buona volontà, essa tende a dilatarsi corrompendo il cuore dell’uomo che diventa superbo, altero, violento ed egoista.
Da ciò hanno origine i sentimenti di rancore, di odio, di vendetta che collettivamente sfociano poi nelle guerre di potere, in soprusi sfrenati non più controllabili.
L’uomo è creatura voluta e creata da Dio a sua Immagine e Somiglianza, plasmata e formata dal suo Amore nel corso della sua vita sulla terra.
Dio, nella sua Onnipotenza d’Amore, ha creato l’uomo per renderlo partecipe della sua Vita Divina, per mezzo dello Spirito Santo che effonde nell’uomo l’Amore Divino.
Ma, fin dal principio, cosa ha compreso l’uomo di tutto questo? Nulla ha compreso perché ha rifiutato la Vita Eterna in Dio commettendo il peccato originale che lo ha separato da Dio rendendolo schiavo di Satana.
Dio Padre, mandando il suo Unigenito Figlio sulla terra per redimere l’umanità, ha ridonato all’uomo la possibilità di salvarsi. L’uomo, purtroppo, ancora si allontana da Dio con il peccato.
L’uomo lontano da Dio non può amare, non può salvarsi perché in sè sviluppa il male che è causa di perdizione.
Solo l’Amore di Dio, che si manifesta nell’amore verso il prossimo, può ricondurre ogni uomo alla Casa del Padre e ridonargli quella Somiglianza Divina che il male gli ha fatto perdere.
Quando siamo raggiunti dalla Potenza della Grazia Divina, Dio coabita in noi e possiamo sperimentare ciò che Lui vuole donarci giorno per giorno.
Dio ci ama infinitamente, ma ci chiede fedeltà, ubbidienza, rispondenza alla Grazia che ci elargisce per poter dirigere il nostro cuore verso l’Eternità Beata.
L’uomo è di Dio, a Lui appartiene.

CONTINUA….

Amore e Dolore. R.C. Capitolo 7:Nessuno può fare a meno dell’Amore

7 febbraio 2020

Ogni uomo si realizza nell’amore. Nulla può fare l’uomo di buono, di bello, di puro e di santo se nel suo cuore non alberga l’amore inteso come emanazione dell’Amore di Dio.
La capacità di amare, che è insita nel cuore di ogni uomo, si completa, si perfeziona ed è valida per un’azione buona e costruttiva solo quando il cuore ha attinto alla Sorgente Viva dello Spirito Santo. Questo determina una razionalità nell’agire che è efficace e raggiunge il suo scopo.
Nulla può compiere l’uomo di valido se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è anche il Consolatore che asciuga le lacrime di chi è nel pianto, fortifica, incoraggia, ma soprattutto risana l’anima trasformandola col Fuoco del Divino Amore. Nulla è impossibile a Dio.
L’uomo viene così purificato e santificato ed è allora che diviene il servo di Dio, si mette di sua volontà nelle Mani di Dio e compie tutto quello che l’Amore lo spinge ad operare nella carità, non più isolata e fine a se stessa, ma offerta nella duplice realtà umana e Divina.
Il cuore dell’uomo bisognoso soffre ed è umiliato quando riceve non con amore, non con purezza di intenzione, non con sincerità di atteggiamenti da parte di chi è chiamato a beneficiarlo.
Ogni uomo è creato da Dio ed a Lui appartiene, quindi ogni uomo è chiamato a vivere per Dio e in Dio, lavorando ed operando con amore nell’esercizio della carità verso il suo prossimo.
L’Amore di Dio si manifesta nell’uomo attraverso la gratuità, la generosità, la solidarietà, la tolleranza e la benevolenza verso ogni essere vivente.
L’uomo che appartiene a Dio compie volentieri la Volontà di Dio perché DIO è AMORE e MISERICORDIA sempre.
Diamo Gloria a Dio che è l’Onnipotente, l’Eterno, il Santo dei Santi, l’Altissimo.
Beato l’uomo che a Lui si affida ed in Lui confida.

San Francesco di Sales , Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla/Capitolo V . Si deve cominciare dalla purificazione dell’Anima

7 febbraio 2020

“I fiori sono apparsi nei campi”, dice lo Sposo nel Cantico dei Cantici, “è giunto il tempo di potare e sfrondare”. I fiori del nostro cuore, o Filotea, sono i buoni desideri. Ora, appena compaiono, bisogna mettere mano alla roncola per sfrondare dalla nostra coscienza tutte le opere morte e inutili. La ragazza straniera, per sposare un Israelita, doveva togliersi la veste della prigionia, tagliarsi le unghie e radersi i capelli: similmente l’anima che vuole andare sposa al Figlio di Dio, deve spogliarsi del vecchio uomo e rivestirsi del nuovo, lasciando il peccato; poi tagliare e radere tutti gli impedimenti che distolgono dall’amore di Dio.
Essersi purificati dalla malizia del peccato è l’inizio della salvezza. S. Paolo venne purificato totalmente in un attimo; lo stesso avvenne a Caterina da Genova, S. Maddalena, S. Pelagia e qualche altro. Ma questa sorta di purificazione è miracolosa ed eccezionale in grazia, come la resurrezione dei morti lo è in natura: non possiamo pretenderla.
Ordinariamente la purificazione, come la guarigione, sia del corpo che dello spirito, avviene adagio adagio, per gradi, un passo dopo l’altro, a fatica e con il tempo. Sulla scala di Giacobbe gli Angeli hanno le ali, ma non volano, anzi salgono e scendono ordinatamente, uno scalino dopo l’altro. L’anima che sale dal peccato alla devozione viene paragonata all’alba, che, quando spunta, non mette immediatamente in fuga le tenebre, ma gradatamente.
Dice il Saggio che la guarigione la quale avviene senza fretta è sempre la più sicura; le infermità del cuore, come quelle del corpo, vengono a cavallo o in carrozza, ma se ne vanno a piedi e al piccolo trotto.
Devi essere dunque coraggiosa e paziente in questa impresa, Filotea. Che pena vedere anime che, scoprendo di essere afflitte da molte imperfezioni, dopo essersi impegnate per un po’ nel cammino della devozione, si inquietano, si turbano e si scoraggiano e rischiano di cedere alla tentazione di lasciare tutto e di tornare indietro. D’altra parte, uguale pericolo corrono quelle anime che, per la tentazione contraria, si illudono di essere liberate dalle loro imperfezioni il primo giorno della purificazione, e si considerano perfette ancor prima di essere fatte: pretendono di volare senza le ali! Filotea, quelle sono veramente in grande pericolo di cadere, perché troppo presto hanno voluto sottrarsi alle mani del medico. Non alzarti prima che ci si veda, dice il Profeta Davide; e alzati dopo esserti seduto! Egli stesso mette in pratica quello che dice e, una volta lavato e profumato, chiede di rimettersi all’opera.
L’esercizio della purificazione dell’anima può e deve finire soltanto con la vita: perciò non agitiamoci per le nostre imperfezioni; quello che si chiede a noi è di combatterle; se non le vedessimo, non potremmo combatterle e non potremmo vincerle se non ci imbattessimo in esse. La nostra vittoria non consiste nel non sentirle, ma nel non acconsentirvi; e non è acconsentire esserne turbati. Anzi, ogni tanto, ci fa bene una ferita in questa battaglia spirituale, per fortificare la nostra umiltà; non saremo mai vinti finché non avremo perso la vita o il coraggio.
Le imperfezioni e i peccati veniali non possono strapparci la vita spirituale, che si perde soltanto con il peccato mortale; è il coraggio di combattere che non dobbiamo perdere! Diceva Davide: Liberami, Signore, dalla vigliaccheria e dallo scoraggiamento. In questa guerra ci troviamo in una condizione di favore, perché, per vincere, ci basta la volontà di combattere.

CONTINUA….

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 6, L’Amore è il Dono gratuito di Dio

6 febbraio 2020

L’amore è un dono grande ed insostituibile. Chi può amare veramente senza riconoscere che tale capacità è dono vitale che proviene da Dio?
La forza dell’amore di Dio fa superare ogni difficoltà, ogni paura, ogni dubbio.
L’amore umile vince ogni presunzione che è in noi perché ci rende simili a Gesù che, con profonda umiltà e perfetta carità, ha donato la sua Vita per noi morendo sulla Croce e liberandoci dalla condanna eterna.
Abbandonarsi all’amore vuol dire legare il nostro cuore al Cuore del Signore così che si assoggetti ad una radicale trasformazione che lo renderà idoneo a compiere la volontà di Dio.
Come poteva il Figlio Unigenito di Dio renderci simili a Sè se non legava, se non univa il suo Sacro Cuore al nostro povero cuore? Come poteva liberarci dal peccato se non caricandoselo sulle spalle, crocifiggendolo ed annullandolo in Se stesso per mezzo del Sacrificio della Croce?
Solo l’Amore Divino è Vero, Puro, Autentico, Disinteressato.
Noi andiamo alla ricerca di noi stessi per quello che siamo, non alla ricerca di Dio per quello che dovremmo essere o divenire nel suo Progetto.
Quando ci apriamo a Dio, la Luce Divina ci illumina ed allora comprendiamo ciò che siamo: una nullità!
Nasce allora in noi il piccolo fiore dell’umiltà che permette al Buon Dio di trasformare il nostro cuore, di renderlo puro, semplice, sincero e possa riflettere l’Immagine di Dio.
Gustiamo, assaporiamo in noi questo Amore Divino con cuore aperto ed attento: Esso ci attira, ci chiama verso un particolare cammino interiore di grazia, di luce, di pace, di bontà e di misericordia. E’ invito amoroso da non ignorare, esso ci porta verso la perfezione dell’Amore che è sommo gaudio, eterna felicità.
Gesù a detto: “Siate perfetti come è Perfetto il Padre vostro che è nei cieli!”
Perfetti ed intrepidi, perfetti e santi, perfetti ed immacolati al cospetto di Dio che ci giudicherà sulla carità esercitata durante la nostra vita terrena verso i nostri fratelli.
L’ amore, solo l’amore ci unisce a Dio e ci fa comprendere ogni giorno il suo Messaggio Divino: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi!”
Unità, compendio d’amore per poterci unire a Lui nell’Eternità.

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 5 L’amore segno di guarigione

4 febbraio 2020

Forza, luce e speranza sono nel cuore di chi vive nell’amore. L’ amore è fonte di dolcezza e di tenerezza, di autentica carità che ci porta a compiere il bene, solo il bene.
L’amore non dà dolore, mentre il dolore è portatore di sofferenza che, tuttavia, si può tradurre in amore nella misura in cui lo si accoglie come un valore e lo si offre a Dio.
Allora l’amore con il dolore si trasformano in forza, in luce, in coraggio; così l’uomo sapiente e ben disposto compie il Volere del Signore.
Ognuno di noi è chiamato a sottomettersi ad un Progetto Divino che ci coinvolge personalmente e sta scritto nel nostro cuore; sta a noi scoprirlo per attuarlo nella nostra vita.
L’ uomo è spesso nel dolore, nella malattia, nella sofferenza e non si rende conto che sta vivendo nel Progetto dell’Amore di Dio. L’amore vive, è presente in ogni situazione della nostra vita ed agisce in noi nella misura in cui ci accorgiamo di esserne avvolti e compenetrati. Ecco che allora l’amore porta verso la guarigione interiore. L’amore lenisce e guarisce il cuore dell’uomo.
L’amore è una forza grande, potente che nessuno può nè potrà mai misurare.
L’uomo ha in sè questa componente essenziale della vita, questa risorsa che lo aiuta a vivere ed a proseguire verso un cammino non solo materiale, ma soprattutto spirituale.
Tuttavia l’uomo non sempre sa cogliere in pienezza il Dono d’Amore che gli viene da Dio anche attraverso il dolore e cerca di sfuggirlo rinunciando così a vivere in modo positivo ed equilibrato il suo rapporto con Dio e con il prossimo.
Chi di noi è aperto ad accogliere l’Amore Divino? Quanti si rifiutano di sperimentarlo!
Necessita la Grazia, ma per averla occorre che l’uomo si renda consapevole di essere figlio di Dio e di appartenerGli. Allora, e solo allora, riuscirà a fare spazio nel suo cuore all’Amore Divino, indispensabile supporto all’amore umano che, per sua natura, è incostante ed inquinato dall’egoismo se non si unisce e si sublima nell’Amore Divino che è ETERNO.

CONTINUA….

Amore e Dolore. R. C. Capitolo 4, Il significato dell’amore e del dolore

1 febbraio 2020

L’amore ed il dolore sono due realtà che ogni uomo incontra nella sua vita.
L’amore comporta gioia, entusiasmo, fiducia, mentre il dolore genera sofferenza, disagio, smarrimento.
Ma l’uno è complementare all’altro.
L’amore dovrebbe sublimare il dolore e ciò avviene nella misura in cui ognuno di noi accetta il dolore, lo prende fra le sue manie lo vive nella propria vita ricavandone frutti benefici per la propria crescita spirituale.
L’amore gratifica, il dolore umilia; ma entrambi hanno una forza e una funzione trasformante che lentamente, ma costantemente, agiscono nel nostro spirito e ci rendono conformi ai desideri di Dio. Da questa interazione fra amore e dolore ha origine una forza rigeneratrice che ci spinge sempre più a donarci.
E quale è questa forza se non la purezza dell’amore, il disinteresse e la gratuità?
Spendo il mio tempo per gli altri, lo faccio fruttificare per gli altri, lo sacrifico per gli altri, ponendo tutta la mia attenzione a non trascurare nulla.

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Amore e Dolore. R.C. Capitolo 3, Amore Divino, amore umano.

31 gennaio 2020

L’ amore è sacro, è dono, è forza, è coraggio.
L’amore è gratuito e ci viene dato per poterlo donare agli altri con i quali il rapporto diventa puro nella misura in cui è disinteressato. L’amore agisce nel cuore dell’altro se è autentico e, talvolta, suscita momenti di intensa comunione.
Questo avviene quando nella dimensione umana dell’amore si inserisce ciò che è nella dimensione Divina dell’Amore che ci viene donato da Dio attraverso la Grazia Santificante.
La sola dimensione umana dell’amore è sempre difettosa e povera di contenuto, da sola non regge, prima o poi decade. Non così avviene per la dimensione Divina dell’Amore che invece si fortifica e nelle difficoltà si consolida, divenendo speranza certa e gioiosa fiducia l’uno per l’altro.
L’amore di Dio ci fa comprendere come il solo amore umano è normalmente un inganno e si riduce ad un atteggiamento interessato puntando al soddisfacimento di sè; amore egoistico, dunque, e non più Sacro.
Il dono dell’Amore è autentico quando è vissuto nella sua semplicità e profondità, conformemente al comando di Dio: “come Io vi ho amato, così amatevi anche fra di voi”. E’ un’esortazione che ci deve rendere attenti e solleciti perché si tratta di partecipare al suo Progetto Divino.

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Amore e Dolore by R.C. Come si manifesta l’amore in noi

30 gennaio 2020

L’amore ed il dolore fanno parte integrante della nostra vita. Atteggiamenti e comportamenti esteriori rendono visibile agli occhi di chi incontriamo ciò che abbiamo dentro di noi.
Il contenuto di un amore vero si riflette sempre in un atteggiamento sincero, spontaneo, autentico nel vivere un rapporto serio e costruttivo.
L’amore attinge a una forza interiore più che evidente e suscita in noi energie rigenerative, portandoci a godere anche fisicamente di un certo benessere. Alle volte rimaniamo stupiti e meravigliati di noi stessi nel constatare di saperci rapportare con gli altri in forme nuove e diverse.
Tutto questo è possibile se dentro di noi coltiviamo l’amore non solo come sentimento del cuore, ma come dono di Dio che valorizza e potenzia questa nostra sconosciuta, spirituale e profonda ricchezza che pure esiste in ogni cuore.
L’amore viene meno ed è mortificato da un atteggiamento negativo ed egoistico quando non ci curiamo di avvalerci di Dio per parteciparlo all’altro, così che esso si possa diffondere silenziosamente, ma efficacemente, nelle anime con le quali veniamo a contatto e, da queste, ad altre anime, così sempre di più.
L’amore è vero solo quando viene purificato, quando viene liberato da ogni sentimento sterile ed egoistico.
L’uomo ha bisogno di essere amato, accolto ed ascoltato.
Nelle pagine del nostro cuore Dio ha inciso l’Amore suo offerto ad ogni uomo per la Vera Vita, la Vita dello Spirito.
Nulla a Dio è impossibile di ciò che a noi sembra impossibile. Dio lo rende possibile attraverso l’umiltà, la sapienza, il perdono e la sua Infinita Misericordia.
L’impossibile sta nel Divino, il possibile nell’umano. E’ possibile per l’uomo amato da Dio, amare e donare ciò che Lui gli ha dato nel concedergli la vita.
Il soffio vitale di Dio ha animato la mia vita rendendola possibile, vera e partecipe del suo Progetto Divino.

Amore e Dolore

29 gennaio 2020

Il contenuto di questo libretto, ispirato dallo Spirito Santo, offre spunti di riflessione sull’Amore e sul Dolore.
Esso è spesso ripetitivo perché ha lo scopo di dire, ribadire, confer¬mare e far conoscere sempre più all’uomo l’Amore che Dio ha per lui, nella sua intensità e nelle sue varie e delicate sfumature.
La meditazione porta l’uomo ad avvicinarsi a Dio con il suo spirito, scintilla divina posta in lui da Dio stesso, per interiorizzare e portare al centro del suo cuore ciò che è spirituale e trascende l’ambito del¬la vita umana vissuta solo materialmente.
Chi intraprende questo faticoso cammino deve capire per credere, comprendere con umiltà di cuore ed infine, fare il proprio atto di profonda fede, disponendosi ad affrontare le lotte interiori che lo at¬tendono per rifarsi nuovo e vivere unito al suo Dio che lo ha creato a sua Immagine e Somiglianza e lo vuole per sempre con Sè nel Suo Regno di Pace e di Amore.
Questo è l’invito: TORNATE TUTTI A DIO!
R.C.

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Amiamo il rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altre vita, Don Renzo del Fante Apostolato Mariano Melegnano (MI)

24 gennaio 2020

PRIMO MISTERO DOLOROSO
La tua volontà!
Lasciato il Cenacolo dove aveva lavato i piedi agli Apostoli, mangiato l’Agnello pasquale e istituito la Santa Eucaristia, donando pure agli Apostoli il potere di rinnovare questo santo Mistero, Gesù uscì verso l’Orto degli Ulivi. Avevano pregato molto e si era fatto buio. Anche nell’anima di Gesù scendeva sempre più fitta la tenebra e la tristezza.
Scelse tra gli Apostoli i tre che riteneva i più affezionati, perché gli facessero compagnia. Dormirono invece, nonostante i richiami, mentre Gesù passò ore di sofferenze indescrivibili, tanto che sudò sangue. Giuda intanto stava già attuando il suo tradimento.
Nessun conforto né dal Cielo né dalla terra, di fronte alla sicura previsione di essere abbandonato da tutti, di venir tradito da un amico, di essere processato, torturato, condannato, ucciso su una croce. Gesù aveva pure l’impressione che tutto sarebbe rimasto inutile per molti, per troppi fra gli uomini che Lui avrebbe voluto salvare senza eccezioni…
«Padre, allontana da Me questo calice!… », implorò in quel tremendo momento.
La Madonna era certamente rimasta nel Cenacolo, ma il presentimento materno, illuminato anche da tanti accenni che Gesù aveva fatto sulla sua Passione, le faceva già vivere, spiritualmente vicina, la dolorosa agonia del Figlio.
E come Lei aveva accettato di divenire la Madre del Redentore dicendo «sia fatto di me secondo la tua parola», così il Figlio ripeterà le stesse parole della Mamma, in quella «notte delle tenebre» in cui il Sangue già cominciava a sprizzargli dalle vene: «Padre, sia fatta non la mia ma la tua volontà».
Quanta amarezza provò in cuore la Madonna quando l’apostolo Giovanni le raccontò poi del tradimento di Giuda.
Maria aveva sempre amato gli Apostoli, comprendendone i limiti, sopportandone i difetti, incoraggiando con la saggezza e tenerezza materna il molto bene che scopriva in loro. Ma Giuda, questo infelice Giuda, alla Madonna faceva paura.
Falso, lussurioso e quindi sempre bisognoso di denaro, in mezzo agli altri Discepoli sembrava un’aspide in un nido di uccelli. La Madonna soffriva e pregava: temeva per il suo Gesù. La vipera avrebbe dato quella notte l’ultimo morso, quello mortale, sotto la forma di un bacio traditore.

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Preghiera del giorno: Devozione delle ultime sette parole di Gesù

20 dicembre 2019

RECITARE : LA SEQUENZA ALLO SANTO SPIRITO

Vieni, Spirito Santo, / manda a noi dal cielo / un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, / vieni, datore dei doni, / vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto; / ospite dolce dell’anima, / dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, / nella calura, riparo, / nel pianto, conforto.

O luce beatissima, / invadi nell’intimo / il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, / nulla è nell’uomo, / nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido, / bagna ciò che è arido, / sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido, / scalda ciò che è gelido, / drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, / che solo in te confidano, / i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, / dona morte santa, / dona gioia eterna.

Amen

CREDO APOSTOLICO

o credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.

 

PRIMA PAROLA
“PADRE, PERDONA LORO, PERCHE’ NON SANNO QUELLO CHE FANNO” (Lc 23,34)
La prima parola che Gesù pronuncia è un’invocazione di perdono che egli rivolge al Padre per i suoi crocifissori. Il perdono di Dio significa che osiamo affrontare ciò che abbiamo fatto. Osiamo ricordare tutto della nostra vita, con i fallimenti e le sconfitte, con le nostre debolezze e la mancanza d’amore. Osiamo rammentare tutte le volte in cui siamo stati meschini e ingenerosi, la bassezza morale delle nostre azioni.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
SECONDA PAROLA
“IN VERITA IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO” (Lc 23,43)
La tradizione è stata saggia a chiamarne uno “buon ladrone”. è una definizione appropriata, poiché lui sa come impossessarsi di ciò che non è suo: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42). Mette a segno il più strabiliante colpo della storia: ottiene il Paradiso, la felicità senza misura, e lo ottiene senza pagare per entrarvi. Come possiamo fare noi tutti. Dobbiamo solo apprendere ad osare i doni di Dio.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
TERZA PAROLA
“DONNA, ECCO TUO FIGLIO! ECCO TUA MADRE!” (Gv 19,2627)
Nel Venerdì Santo vi è stata la dissoluzione della comunità di Gesù. Giuda lo ha venduto, Pietro lo ha rinnegato. Sembra che tutte le fatiche di Gesù per edificare una comunità siano fallite. E nel momento più buio, vediamo questa comunità nascere ai piedi della croce. Gesù dà alla madre un figlio e al discepolo prediletto una madre. Non è una comunità qualunque, è la nostra comunità. Questa è la nascita della Chiesa.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

QUARTA PAROLA
“DIO MIO, DIO MIO, PERCHé MI HAI ABBANDONATO?” (Mc 15,34)
Improvvisamente per la perdita di una persona cara la nostra vita ci appare distrutta e senza scopo. “Perché? Perché? Dov’è Dio ora?”. E noi osiamo essere terrorizzati nel renderci conto che non abbiamo nulla da dire. Ma se le parole che affiorano sono di assoluta angoscia, allora ricordiamo che sulla croce Gesù le fece sue. E quando, nella desolazione, non sappiamo trovare nessuna parola, nemmeno per gridare, allora possiamo prendere le sue parole: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

QUINTA PAROLA
“HO SETE” (Gv 19,28)
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù incontra la donna samaritana a un pozzo del patriarca Giacobbe e le dice: “Dammi da bere”. Al principio e alla fine del racconto della sua vita pubblica, Gesù ci chiede con insistenza di soddisfare la sua sete. Ecco come Dio viene a noi, sotto le spoglie di una persona assetata che ci chiede di aiutarlo a dissetarsi al pozzo del nostro amore, qualunque sia la qualità e la quantità di tale amore.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
SESTA PAROLA
“TUTTO è COMPIUTO” (Gv 19,30)
“è compiuto!”. Il grido di Gesù non significa solo che tutto è finito e che ora lui morirà. è un grido di trionfo. Significa: “è completato!”. Ciò che lui dice letteralmente è: “E’ reso perfetto” All’inizio dell’Ultima Cena l’evangelista Giovanni ci dice che “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”, cioè all’estremo delle sue possibilità. Sulla croce  vediamo tale estremo, la perfezione dell’amore.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

SETTIMA PAROLA
“PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO” (Lc 23,46)
Gesù ha pronunciato le sue ultime sette parole che invocano il perdono e che conducono alla nuova creazione della “Domenica di Pasqua”. E poi riposa in attesa che finisca questo lungo sabato della storia e giunga finalmente la domenica senza tramonto, quando l’umanità intera entrerà nel suo riposo. “Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gen 2,2).

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

Per la potenza delle tue sette parole , Salvaci Signore.

Per i sette dolori del cuore immacolato di Maria, Abbi pietà di noi.

In memoria delle sette spade di dolore che trafissero il cuore di Maria ,ai piedi della croce , Salve Regina

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi. E mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

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LETTERA A GESU’, IL FRATELLO MAGGIORE CHE HO SEMPRE VOLUTO

23 novembre 2019

Caro, Gesù. Intercedi per me, presso il Padre Celeste, perché tu sei mio fratello. Tu non sei mio, perché mi appartieni, ma perché io, come creatura della Santissima Trinità, ti appartengo, prima ancora che io nascessi, e che il cielo e la terra fossero formati da te.

Gesù, io sono tua, la sorella che hai sempre amato, nonostante i miei peccati. Mi hai comprato a caro prezzo, con il sangue dell’Agnello Immolato, che sei tu! Nulla mi appartiene, nemmeno il Tuo amore incondizionato, che tu hai per me, e perciò fratello mio, concedimi di amarti, nella mia imperfezione, come tua sorella, affinché possa essere orgoglioso di me.

Ci unisce un patto di sangue: Il tuo versato per me, con il mio che si consacra a te. So benissimo, che Dio non si dimentica della sua Alleanza fatta con noi ai tempi di Abramo, e realizzata con la tua morte e risurrezione. In memoria di questo o miei Tre in Uno, fate che io non mi separi mai da voi.

Gesù, fratello mio, resta con me.

Per sempre tua, Raffaella!

Il mio Ideale : Gesù, Figlio di Maria.( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista).Libro IV, Capitolo IX

26 ottobre 2019

«NEL TUO NOME GETTERÒ LA RETE»

Maria: Figlio mio, ti ho indicato i mezzi che devi adottare nell’esercizio del tuo apostolato, ma non ti ho ancora parlato della fiducia che ti deve sempre animare nella tua attività apostolica. Considerando la tua debolezza e la difficoltà del compito che ti è affidato, ti domandi talora di che cosa sarai capace. Certamente di nulla da solo, ma di cose meravigliose insieme con me. Non ha forse fatto grandi cose per me l’Onnipotente appunto perché ha guardato l’umiltà della sua serva? Non hai letto come Dio abbia scelto per confondere i sapienti coloro che il mondo considera insensati, e per confondere i forti coloro che il mondo considera vili?
2. Ascolta e rifletti. Voglio insegnarti due verità che ti infonderanno una fede incrollabile nell’efficacia della tua missione, una fede da trasportare le montagne. In primo luogo devi essere convinto che il tuo apostolato è il mio apostolato, che i tuoi interessi sono i miei interessi. A me, non a te, Dio ha affidato la missione di schiacciare la testa al serpente e di stabilire nel mondo il regno di suo Figlio: tu non fai altro che partecipare alla mia missione. Si tratta di salvare i miei figli e non i tuoi. Una madre desidera la salvezza dei figli certamente più di quanto non possa desiderarla un estraneo! Gli interessi di Gesù stanno infinitamente più a cuore a me che a te. Anche se tu ti mostrassi freddo riguardo al frutto delle tue fatiche, io certo non potrei rima-nere indifferente poiché è di Gesù che si tratta e degli altri miei figli. Ora io sono onnipotente per l’onnipotenza di Dio e comunico questa onnipotenza a coloro che operano nel mio nome.
3. In secondo luogo, ricorda ed applica al tuo apostolato ciò che Gesù ti ha spiegato intorno alla fiducia senza limiti che deve informare la tua preghiera. Io ho un’intenzione d’amore riguardo a ciascuna delle tue imprese apostoliche. E questa mia intenzione è sempre più perfetta della tua; poiché ti amo più di quanto tu ami te stesso, ed amo Gesù e gli uomini più di quanto non li ami tu. Ed è un’intenzione che potrai facilmente e infallibilmente raggiungere nella misura in cui agirai nel mio nome. Quindi, quali che siano gli ostacoli che si oppongono alla tua attività, potrai sempre ottenere più di quanto prevedevi, purché agisca in mio nome.
4. Per ottenere questi effetti straordinari non basta lavorare molto: bisogna lavorare nel mio nome. Gli apostoli si erano affaticati tutta la notte senza pescare nulla. Ma appena Pietro ebbe detto a Gesù: «Nel nome tuo getterò le reti», fecero una pesca miracolosa. Quante volte ti sei affaticato invano! Perché? Perché non avevi detto, incominciando: «Nel tuo nome, o Madre». Lavorare nel mio nome vuoi dire lavorare secondo le mie intenzioni e con la coscienza di partecipare alla mia missione e alla mia onnipotenza.
5. Offri a Gesù per mano mia la tua preghiera, i tuoi patimenti perché vengano attuate le mie intenzioni riguardo al tuo apostolato. Prima di intraprendere qualsiasi cosa, invocami e cerca quali possano essere le mie intenzioni così da agire sempre come uno strumento nelle mie mani. Bada però di non equivocare. Quante volte infatti nell’incominciare dichiari di voler agire solo per me, e poi in realtà finisci per seguire le tue personali tendenze. Il frutto delle tue attività apostoliche è assicurato solo se persevererai nella disposizione di voler assecondare le mie intenzioni. Pietro in mezzo alla tempesta aveva cominciato col credere a Gesù che gli comandava di raggiungerlo e sulle prime camminò sulle onde del mare; ma poi pensò ai flutti e a se stesso, ed affondò. Molte volte forse hai cominciato col fare autentici prodigi, ma l’esito finale è stato negativo. La causa è da attribuire al fatto che ad un certo punto hai perso coscienza di essere un mio strumento.
6. Non puoi pensare di continuo a me, è vero. Ma puoi lasciarti sempre guidare dal mio spirito; puoi acquistare una tale disposizione d’animo che se qualcuno ti domandasse: «In nome di chi agisci?», tu potresti rispondere: «In nome di mia Madre». Non arriverai ad avere queste disposizioni se non a prezzo di molti sforzi. Ma almeno rinnova di tanto in tanto la tua intenzione e correggila appena ti accorgi che le tue vedute si sono sostituite alle mie.
7. Dopo l’azione, se ti è riuscita bene ringrazia Dio; se male, esamina te stesso: o non hai agito in mio nome e allora l’esito è veramente negativo; o hai cercato di conformarti alle mie intenzioni e di appoggiarti a me e allora il frutto del tuo operato è soltanto differito e verrà quando a Dio piacerà, e sarà tanto maggiore quanto maggiori sforzi avrai dovuto fare e quanto maggiore fiducia avrai dimostrata. Senza di me non puoi riuscire a nulla; con me non potrai fallire mai.

Invito al colloquio: O Madre mia, credo in te e nella missione che ti ha affidato Gesù. Credo che appoggiandomi a te sarò onnipotente. Fammi toccare con mano l’inutilità dei miei sforzi ogni qualvolta avrò voluto agire nel mio nome e costringermi ad operare unicamente nel tuo! Allora ti aiuterò efficacemente a condurre a Gesù in¬numerevoli fratelli e si compirà quell’augurio che amo ripetere ad ogni ora del giorno e anche di notte quando mi sveglio: «Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in ogni luogo glorificati per mezzo dell’Immacolata Vergine Maria».

IL TUO IDEALE

Gesù: Fratello mio, comprendi adesso il dono che ti ho fatto rivelandoti il mistero della mia pietà filiale verso la Madre mia? Quando t’invitai a darti tutto a lei, seguendo il mio esempio, credevi che con ciò volessi solo esortarti ad amarla un po’ più di prima. Ora, a poco a poco, hai capito che imitare la mia pietà filiale verso di lei vuol dire diventare sotto la sua guida un santo e un apostolo, vuol dire trasformarti in me, Figlio di Dio divenuto Figlio di Maria per la salvezza del mondo.

Invito al colloquio: O Gesù, mio Dio e mio Fratello! O Maria, Madre di Dio e Madre mia! Mi consacro nuovamente a te, senza riserve e per sempre, ma con una conoscenza più chiara dei tuoi disegni su di me e con una volontà più risoluta di eseguirli ad ogni costo. O Gesù dammi la grazia di amare tua Madre e di farla amare come tu la ami e vuoi che sia amata. E tu, o Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di farlo amare da tutti gli uomini come tu stessa lo ami.

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Il mio Ideale: Gesù. Figlio di Maria.( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro IV , Capitolo VIII

25 ottobre 2019

QUELLI CHE MI FANNO CONOSCERE

Maria: Figlio mio, Gesù ti ha condotto a me affin­ché, diventando mio figlio prediletto, diventassi mio apostolo. Tutto ciò sarà da lui benedetto. Ma egli vuole non soltanto che tu operi in mio Nome, ma anche che predichi il mio Nome! E ogni qualvolta lo farai darà al tuo apostolato una grazia e un’efficacia specialissima.

   2. Essere apostolo vuol dire condurre a Cristo gli uomini, dare Cristo agli uomini. Ora io sono la via che conduce a Cristo; da me Cristo è stato donato al mondo. Se dunque vuoi condurre gli uomini a Cristo più rapidamente, devi indicare loro la via che a lui conduce. Se vuoi dare loro pienamente Cristo, fa’ loro conoscere colei che ha la missione di darlo. Ricorda la tua personale esperienza: malgra­do le tue continue infedeltà alla grazia, da quan­do Gesù ti ha rivelato il mistero della sua pietà filiale, hai costatato in te stesso una meraviglio­sa trasformazione. Poiché hai trovato la luce, non puoi ora metterla sotto il moggio, ma devi farla risplendere davanti agli uomini. Il segreto della tua vita interiore sarà pure quello della tua vita apostolica: quanto più mi farai intervenire apertamente nella tua attività tanto più abbon­danti ne saranno i frutti.

   3. Così ha voluto Gesù. Egli poteva darsi agli uomini direttamente; ha deciso invece di darsi loro per mezzo mio. Nella promessa del paradi­so terrestre, negli oracoli dei profeti, in casa del Precursore, dinanzi ai pastori di Betlemme, ai Magi, a Simeone ed Anna, alle nozze di Cana, sul Calvario egli ha voluto manifestare sempre anche me mentre manifestava se stesso. E’ per mezzo della Chiesa, suo corpo mistico animato dal suo Spirito, egli non cessa di predicarmi e di indicare come via naturale per trovar­lo quella che conduce dalla Madre al Figlio. Anche questo è un aspetto della sua pietà fi­liale che devi premurarti di imitare.

   4. Ti ho spiegato come, soprattutto nei tempi nuovi, Gesù vuole glorificare il mio nome e mediante la mia conoscenza e il mio culto santifi­care e salvare gli uomini. A questa grande vitto­ria che egli mi ha destinata avranno una parte speciale coloro che mi faranno conoscere e ama­re. Fammi dunque conoscere quanto più ti sarà possibile. Questo aspetta da te Gesù.

   5. Anch’io mi aspetto molto da te al riguar­do. Tanti cristiani non conoscono la loro Madre, o la conoscono pochissimo. Tocca a te rivelarla loro, perché ella possa abbracciare tutti come diletti suoi figli. Tocca a te condurli a lei, perché possa formarli come te a somiglianza del suo primogenito.

   6. In che modo potrai farmi conoscere ed amare? Sii pieno di un amore ardente per me e per i tuoi fratelli, il resto verrà da sé. In primo luogo sia manifesto agli occhi di tut­ti che ti sei particolarmente consacrato al mio culto. Non temere che si scorga nelle tue mani o sul tuo petto il mio rosario o la mia effige, o che ti si veda partecipare a qualche pubblica mani­festazione in mio onore. Se nello stesso tempo ti mostrerai cittadino irreprensibile e cristiano senza paura e senza macchia, la tua condotta mi predicherà eloquentemente.

   7. Poi, secondo le circostanze, sappi con po­che parole esporre le tue convinzioni e la tua personale esperienza riguardo alla vita di unio­ne con me. Nelle conversazioni confidenziali, nella tua corrispondenza sappi discretamente far compa­rire il mio nome. A coloro che piangono rivela l’immagine del­la Consolatrice degli afflitti. A coloro che lottano per conservare o riac­quistare la loro illibatezza, raccomanda il ricor­so a colei che tutta pura ha avuto da suo Figlio il privilegio di rendere puri quelli che la invocano. A quanti aspirano ad una vita di intimità con Gesù insegna la via che tu stesso hai percorso per giungere ad una più stretta unione con lui. Ai desiderosi di apostolato spiega la missione apostolica che Dio mi ha affidata e la meravi­gliosa fecondità che otterranno i loro sforzi se agiranno in mio nome e sotto la mia guida. E se qualche giorno ti sarà dato di potermi far conoscere pubblicamente con la parola o con gli scritti, approfitta premurosamente di questa grazia. La tua parola recherà un messaggio di fiducia, d’amore e di salvezza a tutti gli uomini di buona volontà che la sentiranno, e forse per mezzo di questi a migliaia di altri uomini. «Coloro che mi faranno conoscere, avranno la vita eterna» e la diffonderanno intorno a sé.

Invito al colloquio: Fammi degno di lodarti, o santissima Vergine Ma­ria! Rendimi forte e coraggioso contro i tuoi nemici!

La Madonna della Nube e il Signore dei Miracoli

23 ottobre 2019

La Vergine della nube è apparsa a Quito (Ecuador) su di una nuvola il 30 dicembre 1696, compiendo come primo miracolo la guarigione del Vescovo.

Nel 1696, il vescovo Don Sancho de Andrade e Figueroa di Quito era molto malato. Tutti i suoi fedeli erano particolarmente preoccupati per lui e temevano la sua dipartita, decisero quindi di rivolgersi alla Vergine Maria, organizzando una novena per ottenerne la guarigione. Mentre si trovavano in processione per le strade della città verso la cattedrale recitando il Santo Rosario il 30 dicembre improvvisamente apparve l’immagine di Maria in mezzo alle nuvole.
La Vergine indossava una corona sul capo e un mazzo di gigli erano stretti nella mano destra come si trattasse di uno scettro. La sinistra reggeva il Bambino Gesù con la testa leggermente inclinata. I capelli erano coperti da un velo leggero che pareva formato esso stesso da una nuvola. Indossava una semplice tunica che cadeva in pieghe candide e ondulate, mezzo nascoste da un manto di ampiezza maestosa e regale. Una nuvola le fungeva da trono.
Circa 500 persone hanno assistito al fatto meraviglioso, mentre il vescovo in quell’istante veniva improvvisamente guarito. Però non tutti furono in grado di vedere quella straordinaria apparizione, ma la notizia si diffuse rapidamente giungendo fino a Lima.

Il vescovo autorizzò la devozione alla Madonna della Nube, facendo erigere un altare a lei dedicato nella Cattedrale di Quito.
Viene particolarmente onorata con una processione il 1 ° gennaio, proprio in vista di questa festa all’ inizio di ogni anno, in particolare,migliaia di fedeli provenienti da tutte le zone dell’Ecuador e dall’estero si recano alla città di Azogues per venerare e partecipare a tutti gli eventi preparati dai francescani, tra cui il corteo che ricorda il primo miracolo della vergine che unisce alla devozione generale anche i turisti. Questa processione viene riprodotta anche in altre parti del mondo , tra cui la città di New York.
La Vergine della Nube è fortemente associata nel culto peruviano al Signore dei Miracoli, un dipinto murale raffigurante Gesù crocifisso. Nel 1655 un terremoto devastò la città di Lima riducendo in macerie la maggior parte degli edifici. Il muro sul quale si trovava il dipinto di Gesù crocifisso fu risparmiato e sopravvisse anche ai successivi sismi. I cittadini iniziarono a pregare con devozione l’immagine e ad ottenere da essa guarigioni e grazie: questo fece sì che il dipinto fosse considerato miracoloso e chiamato, appunto, “Signore dei Miracoli”.

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Il mio Ideale:Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista), Libro IV Capitolo VII

23 ottobre 2019

L’UNIONE FA LA FORZA

Maria: Figlio mio, non rimanere isolato. Unisciti con quelli che hanno le stesse tue aspirazioni. Se ti limitassi a custodire gelosamente nel tuo cuore il sacro fuoco dell’apostolato, finiresti per spegnerlo. Parlando con altri della comune fede e delle comuni aspirazioni, renderai queste più ardenti in te stesso e in essi. L’unione, oltre che infiammare il vostro co­mune zelo, darà ad esso una forza singolare. Quando lavorerai con un altro, sarai più forte non due ma dieci volte. E quando sarete una schiera ben unita che avanzerà sotto la mia gui­da, sarete irresistibili.

   2. E dove potrai trovare questi compagni ani­mati dallo stesso tuo ideale? Cerca e troverai. Forse ve ne sono intorno a te di già pronti ad accoglierti nelle loro file: unisciti ad essi. Forse intorno a te esistono soltanto forze in­dividuali ed isolate. Cerca di scoprirne alcune in grado di comprenderti. Spesso esistono le une accanto alle altre pa­recchie persone che hanno le stesse inclinazioni, ma ciascuna di esse si crede sola nel suo genere. Quando, dopo mesi e forse anni di mutuo iso­lamento, un incontro fortuito le ha fatte ricono­scere a vicenda, si meravigliano di essere rima­ste così a lungo estranee le une alle altre, pur es­sendo anime sorelle. Provati a parlare con gli al­tri di ciò che ti sta a cuore, e vedrai che prima o poi i tuoi tentativi otterranno risposta.

   3. Forse non troverai subito delle persone di­sposte a condividere i tuoi ideali. Del resto i tuoi migliori collaboratori non saranno sempre quel­li che avranno risposto per primi e con maggiore entusiasmo alle tue proposte: un giudizio retto, una volontà ferma, la generosità, la prontezza al sacrificio della propria persona valgono mol­to di più che i subitanei improvvisi entusiasmi. Non dire: «Non c’è nulla da fare in questo ambiente: tutti quelli che mi circondano sono ugualmente indifferenti». Vi sono cuori nobili che si nascondono; vi sono individui generosi che ignorano se stessi. Tocca a te scoprirli e far prendere loro coscienza. Saranno felicissimi nel sentirsi ridestare in fondo al cuore aspirazioni alla perfezione e al servizio di una grande Cau­sa.

   4. Proprio quelli che professano le dottrine più opposte alle tue possono essere talvolta i più idonei ad essere un giorno i tuoi colleghi di mili­tanza. Saulo il persecutore non divenne forse il grande apostolo di Cristo? Considera negli uo­mini non tanto le parole e gli atteggiamenti este­riori, quanto piuttosto l’intima disposizione che li fa parlare ed agire. Un miscredente se è since­ro, generoso, ardente, è più atto a dedicarsi con te alla medesima causa che non un cristiano sen­za nerbo e senza spirito di sacrificio.

   5. Può darsi che debba cercare a lungo coloro che potrebbero diventare tuoi soci; che ti richie­da molta fatica la loro formazione e che alla fi­ne ti avvenga di provare molte delusioni. Non lasciarti abbattere per questo: Cristo ha dapper­tutto i suoi eletti; cerca, finché non li abbia tro­vati.

   6. Sulle prime sarete solo un piccolo gruppo. Non importa, purché siate uniti. Non è mai il gran numero che riporta la vittoria finale, ma una minoranza coraggiosa, attiva, ben ordinata e disciplinata. Con una dottrina infallibile e meravigliosa­mente sublime e l’aiuto onnipotente del cielo, i cattolici hanno mezzi più che sufficienti per avere la meglio sui loro avversari, purché obbediscano a chi ha la missione di guidarli, per far converge­re tutte le loro forze al trionfo del bene.

   7. E quali sono i capi che devono coordinare la vostra attività apostolica? «Dio ha costituito i Vescovi a dirigere la sua Chiesa». Il Vescovo dei vescovi, il Papa, non tralascia mai di dare chia­re direttive in proposito. Da coloro che Cristo ha costituito pastori de­vi ricevere la parola d’ordine, non da uomini che non hanno ricevuto mandato alcuno e che pretendono di servire la causa della Chiesa con mezzi che ella disapprova. Sappi rinunziare alle tue vedute proprie, per quanto belle esse ti appaiano. Non a te, non a tale o a tale altro lai­co o anche sacerdote, bensì alla Chiesa è stata promessa l’infallibile assistenza dello Spirito Santo. Comprendi che un bene minore ma reale val più che uno maggiore non mandato ad effetto; che la forza risiede nell’unione e l’unione richie­de l’abnegazione e che ciascuno deve preferire il trionfo della causa comune a quello delle sue ve­dute personali. Medita questa dottrina; conforma ad essa la tua vita e diffondila con la parola.

Invito al colloquio: O Madre, te lo prometto: voglio adoperarmi per tutta la vita ad accrescere il numero dei tuoi collabo­ratori e a renderli sempre più animati di santo entu­siasmo. Ti prometto particolarmente di impegnarmi con docilità e devozione fino alla morte al tuo servizio.

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)./Libro IV, Capitolo VI

17 ottobre 2019

Maria: Figlio mio, impara a parlare da vero apostolo per diffondere intorno a te lo spirito di Cristo. Non dire: «Mi mancano le occasioni». Le oc­casioni ci sono, ma bisogna scoprirle; e se pro­prio non ci fossero bisognerà crearle. Figlio della luce, hai forse bisogno di essere addestrato dai figli delle tenebre? Essi sanno ben trovare dappertutto occasioni per diffondere le loro perverse dottrine: nell’in­timità di un colloquio, per la pubblica strada, sul posto di lavoro, in viaggio, negli stessi loro passatempi. Ciò che possono quelli per rovina­re, non lo puoi tu per salvare? Bada bene: se ti credi incapace di farlo, ciò che ti manca non è l’occasione, ma il sacro ar­dore dell’apostolato. Vieni a ravvivarlo al Calvario e troverai tante occasioni di farlo sprigionare intorno a te.

   2. Per parlare da apostolo, non è necessario predicare. Parla in ogni incontro secondo le tue cristiane convinzioni: a proposito delle persone, delle co­se, degli avvenimenti. Pensa coi pensieri stessi di Cristo e non temere di manifestare il tuo pen­siero. Discuti raramente; non umiliare mai l’avver­sario. Esponi con semplicità le tue idee. La verità è per se stessa attraente, perché la verità rende liberi. Per se stessa la verità conqui­sta le menti, perché il suo splendore ne favorisce l’adesione. Non credere che occorrano ordinariamente lunghi discorsi: una breve spiegazione, un mo­desto consiglio, una semplice riflessione, talvol­ta una sola esclamazione possono bastare a pro­durre la luce in una anima sincera.

   3. Non ti scordare che a convincere l’avversa­rio gioveranno meno i tuoi argomenti che la tua persona. Parla semplicemente, ma coraggiosamente: tu possiedi la Verità. Ti si senta profondamente convinto di ciò che dici: sarai creduto facilmente se sarai coerente nell’uniformare la tua condotta ai tuoi discorsi. Ti si veda desideroso non di riportare una vit­toria, ma di essere utile ai tuoi ascoltatori. Studia senza posa la dottrina di Cristo, per poterle rendere una sempre più credibile testi­monianza. Fa’ che sia riconosciuto da tutti il tuo valore professionale: se ti mostrerai competente nella tua arte o professione avrai più credito anche nelle tue convinzioni religiose.

   4. Solo con un lungo tirocinio si diventa mae­stri nell’apostolato della parola. Prima di ogni conversazione pregami di ispi­rarti ciò che dovrai dire. Dopo la conversazione esamina dinanzi a me se hai saputo rendere qualcuno o migliore o più felice, e prevedi come potresti far meglio un’al­tra volta. Quanto più docilmente ti lascerai guidare da me in questo tirocinio, tanto più rapidi ed effi­caci saranno i tuoi progressi: solo per mio mez­zo diventerai un vero apostolo di Gesù.

Invito al colloquio: O Maria, lo confesso, non mi sono dato pensiero, come avrei dovuto, di diffondere attorno a me la dot­trina di tuo Figlio, perché nelle mie relazioni con il prossimo non ho cercato altro che me stesso. D’ora in poi penserò a Gesù e a chi mi sta dinanzi. Ti invoche­rò prima di parlare e tu mi detterai ciò che dovrò dire.

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)/Libro IV, Capitolo V

14 ottobre 2019

IL CONTAGIO DELLA TESTIMONIANZA

Maria: Figlio mio, all’apostolato indiretto della pre­ghiera e della sofferenza, per quanto sia meravi­gliosamente fecondo, bisogna che aggiunga l’in­flusso diretto della tua persona su quella dei tuoi fratelli. Credi forse che intenda parlare dell’apostola­to della parola. Ma no: l’apostolato della parola è senza dubbio importante; ve n’è però un altro che deve precederlo, accompagnarlo e seguirlo: l’apostolato dell’esempio.

   2. Non avrai bisogno di una lunga esperienza per accorgerti che su certi individui l’apostolato della parola, sia pure eloquentissima, riesce inefficace. La parola è feconda solo quando è ricevuta da chi è disposto ad accoglierla. Se cade in un terreno sassoso, o tra i rovi e le spine, come può portare frutto? Ora, per disporre i tuoi simili a ricevere la tua parola, occorre la testimonianza della tua vita. Spesso un atto, un gesto, uno sguardo, un sorriso vale più di qualsiasi discorso.

   3. Fa’ stimare nella tua persona la religione che professi. Mostrati sempre dignitoso, compreso della tua cristiana grandezza e della presenza di Dio in te. Fa’ che quanti ti avvicinano sentano che porti dentro qualcosa di misterioso. In mezzo alla generale corruzione la tua virtù sia al di sopra di ogni sospetto. Sii integro e onesto, quando intorno a te non si pensa ad altro che ad arricchire a spese altrui. Sii leale e sincero, quand’anche la menzogna e la dissimulazione fossero diventate quasi una legge universale. Sii coscienzioso e fedele al tuo dovere anche se negli ambienti che frequenti si è generalmente perduta persino la nozione del dovere e della co­scienza. Quelli che non hanno la tua stessa fede e quel­li stessi che la combattono saranno allora co­stretti a renderle omaggio col rendere omaggio alla condotta che essa ti ispira.

   4. Mostrati quale sei, senza ostentazioni, ma anche senza rispetto umano. Di che dovresti vergognarti? Forse di posse­dere la verità mentre gli altri professano l’erro­re? Di aver il senso della tua dignità, mentre gli altri si fanno schiavi di vergognose passioni? Di esser discepolo di Cristo e collaboratore di sua Madre? Temi forse di perdere la stima di coloro che non la pensano e non vivono come te? Ma non ti sei accorto che gli uomini anche più perversi stimano coloro che non si vergognano delle pro­prie convinzioni personali e ad esse coerente­mente conformano la propria vita? Sii cristiano senza paura e senza macchia, e la tua condotta sarà una predicazione vivente e continua.

   5. E’ già una bella cosa fare stimare in te la dottrina di Cristo, ma io ti chiedo ancora di più: devi farla amare. Prendi a cuore gli interessi dei tuoi fratelli: rendi loro tutti i servizi che puoi; ascolta i loro lamenti, solleva le loro miserie, cura le loro pia­ghe; aiutali nel loro lavoro, sii buono e affabile con coloro che ti circondano; dandoti tutto a tutti guadagnerai tutti a Cristo. Se si sentiranno più felici per causa tua non potranno non amare la dottrina che ti avrà fatto dispensatore di felicità. Se frequentando capiranno meglio l’amore, arriveranno a capire meglio Dio pur ignorandone il nome. Dio infatti non è un nome: è l’amo­re. Aprendosi all’amore, si apriranno quindi a Dio.

   6. Per arrivare a darti tutto a tutti non guar­derai negli uomini le loro qualità o i loro difetti, le loro virtù o i loro vizi, le loro azioni buone o cattive; vedrai in essi il prezzo del sangue di Ge­sù e del mio immenso dolore. Li amerai con l’amore stesso con cui li ama il loro Redentore e la loro Madre, e così saprai attirarli all’amore e attraverso l’amore a Dio. 

Invito al colloquio: O Madre conosco alcuni tuoi figli la cui vita è una predicazione continua. Io invece, con i miei difetti, sono spesso per gli altri causa di disgusto e di mormo­razione. Col tuo aiuto, voglio sforzarmi di predicare Gesù con la mia condotta. Fa’ che con una maggiore coerenza di vita possa contribuire a condurre il pros­simo a Gesù.

CONTINUA…..

Il mio Ideale: Gesù , Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)/Libro IV, Capitolo IV

13 ottobre 2019

LA SOFFERENZA REDENTRICE

Maria: Figlio mio, ascolta e comprendi. Voglio inse­gnarti una dottrina tanto difficile da intendere, anche e soprattutto perché credi di conoscerla già da molto tempo: la dottrina della salvezza per mezzo della Croce. Quelli che si consacrano all’apostolato cri­stiano sanno che la sofferenza ha un’efficacia grandissima al riguardo: Gesù ha salvato il mondo con la sua passione e morte; per essere la Corredentrice io ho dovuto essere l’Addolorata; i grandi apostoli hanno tutti patito grandi tribo­lazioni. Ma quando la sofferenza viene a visitarli per­sonalmente, non si ricordano più del suo signifi­cato; si meravigliano e si scoraggiano. Per essi come per i Giudei la Croce rimane tuttora og­getto di scandalo. Si illudono forse di poter par­tecipare all’azione di Cristo Redentore senza partecipare anche alla sua passione?

   2. Tu invece, figlio mio, guarda coraggiosamente la croce che ti è destinata. Dovrai compiere duri sacrifici. Dovrai lavo­rare ed affaticarti, spendere le tue forze e logo­rare la tua salute al mio servizio. E ciò non sola­mente per alcune ore o per alcuni giorni, ma fin­ché vi saranno uomini da salvare; non solamen­te nelle ore di successo e di conforto, ma anche in mezzo alle difficoltà e alle amarezze. E dovrai andare incontro a immolazioni vo­lontarie, dovrai farti vittima in cambio dei fratel­li da salvare; e quanto più sterili ed ardui ti appa­riranno i tuoi sforzi, tanto più vi dovrai aggiun­gere mortificazioni ed espiazioni volontarie.

   3. Sei pronto ad abbracciare questa croce? Forse sì. Ma ecco un’altra croce ben più difficile da portare, perché non te la imponi da te stesso e perché è veramente sconcertante. Le tue intenzioni saranno fraintese, i tuoi di­segni scherniti, la tua attività biasimata. Coloro che dovrebbero aiutarti si disinteresseranno del­le tue fatiche o tenteranno di distruggere ciò che ti sarai sforzato di edificare; coloro che dovreb­bero incoraggiarti ti sconfesseranno o sovverti­ ranno i tuoi piani. Vi opporranno ogni sorta di ostacoli e poi diranno a chi li vorrà sentire che da molto tempo ne avevano predetto la cattiva riuscita. Se porti volentieri la croce che scegli tu stesso; se ti rassegni facilmente alla croce che ti provie­ne dalla malattia o dalla povertà; la croce che ti preparano l’ignoranza, la stoltezza o la malva­gità degli uomini potrebbe suscitare in te un sen­so di ribellione. Eppure questa croce, proprio questa, racchiu­de in sé una maggiore efficacia di redenzione.

   4. Considera Gesù. Si è forse imposto da sé la sofferenza con la quale ti ha salvato? O non fu piuttosto il frutto dell’ignoranza, della stoltezza e della malvagità degli uomini, di coloro stessi che per il loro ufficio avrebbero dovuto aiutarlo a salvare la loro nazione?

   5. Non ti meravigliare se lo spirito del male si accanisce in questo modo nell’ostacolare le tue imprese: prendendo di mira i miei collaboratori egli in realtà combatte me. Conserva intera la tu a fiducia e il tuo coraggio. La sua sconfitta sarà tanto più completa: gli ho schiacciato il capo e glielo schiaccerò sempre!

   6. Bada tuttavia che la sofferenza non ha vir­tù liberatrice per se stessa, ma solo quando essa è unita a quella di Gesù. Si può dire della sofferenza quello che si dice della tua persona: da te non sei altro che un povero peccatore, unito a Gesù, partecipi della natura divina. Similmente la sofferenza in se stessa è sterile, ma unita alla sofferenza di Gesù, acquista un’efficacia divina.

   7. Quando nell’esercizio del tuo apostolato incontri il dolore, vieni a stringerti più intima­mente a me. Insieme saliremo al Calvario. Lì, accanto alla Croce del Redentore, intenderai il valore infinito di quella sofferenza che ti scon­certava e ti opprimeva. Anche la sofferenza che ti proviene dall’incomprensione o dalla maligni­tà degli uomini ti riuscirà dolce. In essa vedrai non più gli uomini che l’hanno causata, ma Ge­sù e sua Madre che ti invitano a condividere la loro missione redentrice, e i fratelli che così avrai modo di salvare.

   8. E’ una dottrina molto austera quella che ti sto predicando, figlio mio, ma è una dottrina di fede, di amore e di vittoria. Presumevo forse troppo di te, stimandoti capace di comprenderla?

Invito al colloquio: O Madre, tu conosci la mia vita e il mio terrore per la sofferenza, ma conosci anche il desiderio che ho di amarti e di aiutarti nella tua missione. Quando verrà l’ora della prova, tu mi sosterrai ed allora sarò capace di soffrire tutto ciò che vorrai, per­ché lo vorrai, per quanto mi debba costare.

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista). Libro IV/ Capitolo III

5 ottobre 2019

Maria: Figlio mio, sappi che in qualunque condizio­ne ti trovi disponi sempre di un’arma apostolica di incalcolabile valore: la preghiera! Tu credi, è vero, che si può essere apostoli sia pregando come predicando. Riconosci che la preghiera è una consolazione e un supplemento all’attività personale per i vecchi, gli infermi e per tutti coloro che non possono dedicarsi alle opere esteriori di zelo. Ma quanto sei lontano dal comprenderne appieno l’efficacia apostoli­ca!

   2. La preghiera non costituisce una semplice alternativa, o un degno complemento dell’azio­ne diretta. E’ un’arma apostolica la cui potenza supera di gran lunga quella di qualsiasi attività esteriore. Gesù ha predicato per tre anni; ma prima ave­va pregato per trent’anni; e durante i tre anni del suo ministero pubblico non solo passava in­tere notti in preghiera, ma abitualmente nel suo intimo, mentre le labbra istruivano gli uomini, egli conversava col Padre. Con lui ho cooperato al riscatto del mondo; eppure non ho predicato, non ho governato la Chiesa, non ho fatto miracoli. Ho però pregato e sofferto. E come me Giuseppe ha pregato e sofferto; e senza mai proferire parola che sia registrata in un libro, ha fatto più per la conversione degli uomini che non Giovanni e Pietro e Paolo. Guarda la vita degli uomini apostolici: quelli che hanno convertito più anime sono stati degli uomini di preghiera.

   3. Guai all’apostolo che non prega! Bronzo risonante e cembalo squillante, egli si affatica, si consuma, e forse si perde senza fare alcun be­ne agli altri. E se pure sembra che la sua attività produca frutti di salvezza, lo si deve alle suppli­che di qualche anima buona sconosciuta; ma egli non ne avrà alcuna ricompensa.

   4. Non ti pare che debba necessariamente es­sere così? Convertire, santificare o salvare un’anima è opera soprannaturale; l’attività pu­ramente naturale non può da sola produrre frutti soprannaturali. Il soprannaturale è frutto della grazia e la grazia è frutto della preghiera. Quanto più si prega tanto più si ottengono effetti soprannatu­rali.

   5. Dio vuole le opere, laddove sono possibili, come vuole il segno sensibile per produrre la grazia sacramentale. Ma come tutta l’acqua dell’oceano è incapace per se stessa di far rina­scere alcuno alla vita nuova di figlio di Dio, così tutte le opere esterne sono incapaci di convertire o di santificare un’anima sola. Come è necessario che la parola del sacerdote accompagni l’atto di infondere l’acqua sul capo del battezzando perché si produca la grazia, allo stesso modo bisogna che la preghiera dell’apo­stolo accompagni ogni sua opera esteriore. La preghiera può perfino sostituire le opere se queste sono impossibili, come quando, essendo impossibile il battesimo dell’acqua, vi può sup­plire quello di desiderio.

   6. Non è forse onnipotente Dio? Non ha egli infiniti mezzi per far giungere a destinazione la grazia della salvezza? Egli può dare un’efficacia meravigliosa ad un linguaggio semplicissimo; può far trovare in una parola letta o sentita, e forse imperfettamente compresa, in una disgra­zia subita, in un fatto comunissimo l’ammae­stramento che illumina, commuove e converte; può anche far concorrere gli stessi suoi nemici alla esecuzione dei suoi misericordiosi disegni. Il profeta Balaam era stato mandato per male­dire Israele e invece di maledizioni proferì bene­dizioni. Ciò che manca all’apostolato sono assai me­no le opere che la preghiera apostolica.

   7. Hai compreso la lezione? E se l’hai compresa, ti sforzi di essere aposto­lo più con la preghiera che con l’attività esterio­re? Ti ricordi ogni giorno di pregare con inten­zioni apostoliche? Quando vuoi guadagnare a Cristo qualcuno, ti adoperi per ricercare i mezzi da prendere, le cose da dire, e fai bene; ma pensi soprattutto a pregare, convinto che la buona riuscita della tua impresa dipende piuttosto dal Dio che preghi che dalla tua abilità o dalla tua forza di persuasione?

   8. Prega, prega ed impara a moltiplicare le preghiere per la conversione e la santificazione del tuo prossimo. Ad ogni tua preghiera pre­metti un’intenzione apostolica. Trasforma in preghiera le tue azioni e i tuoi patimenti, offren­doti a Dio per le mie mani secondo le mie inten­zioni. Aggiungi a tutto questo l’offerta di tutte le Messe che si celebreranno in tutto l’universo durante la giornata.

   9. Prega per i tuoi parenti e per tutti coloro che ti sono cari. Prega per la Chiesa, per il Papa, per i Vesco­vi, per i Sacerdoti e per tutti i missionari ed apo­stoli. Prega particolarmente per coloro che si sono impegnati a prestarmi la loro personale collabo­razione affinché venga presto il regno di Gesù per mezzo del regno mio. Prega per coloro ai quali hai cercato di fare qualche bene affinché questo bene sia duraturo. Prega per coloro ai quali hai omesso di fare il bene che potevi affinché la tua preghiera com­pensi la tua negligenza. Prega per coloro che incontrerai durante la giornata affinché tu possa fare loro tutto il bene che potrai.

   10. Prega prima di ogni azione perché il Si­gnore dia a ciascuna tutta l’efficacia che egli stesso desidera. Prega quando qualcuna di esse ti appare difficile, così che la tua preghiera cor­robori la tua debolezza. Prega anche quando qualcun’altra ti sembra facile, per tema che, fi­dando solo nella tua naturale abilità, non otten­ga alcun frutto soprannaturale. Prega durante tutte le tue attività affinché Dio continui ad operare per mezzo tuo. Prega dopo le attività, per ringraziare Dio se ti sono riuscite bene; o perché ne risulti comun­que qualche bene se ti pare di avere lavorato in­vano, ricordando che quanto più Dio ti costrin­ge a pregare tanto più ti vuole concedere grazie.

Invito al colloquio: O Maria, la tua vita fu una continua preghiera per la gloria del Padre, per la missione del Figlio e per la salvezza degli uomini. Insegnami a pregare come sa­pevi pregare tu!

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro IV/Capitolo II

4 ottobre 2019

II.

IL SACRO ARDORE DELL’APOSTOLATO

Maria: Sei risoluto ad essere mio apostolo; ma ti stai domandando come ciò sarà possibile nella tua presente condizione. Non sei infatti insignito del carattere sacerdotale, non hai ricevuto, così ti sembra, il mandato di predicare.

   2. Ora, guarda intorno a te. Vedi questi propa­gandisti di dottrine sovversive che si succedono nel mondo e che in pochi anni trascinano dietro a sé milioni di aderenti? Di quale sacerdozio sono essi rivestiti? Chi ha dato loro il mandato di pre­dicare? Per riuscire nel loro intento molti di essi hanno dovuto affrontare gli schemi, le persecu­zioni, la prigionia e talvolta il rogo o il patibolo. Si erano fatti diffusori appassionati di un’idea – di una menzogna inventata da Satana – ed han­no raggiunto il loro intento. E tu che sei apostolo di Cristo e di sua Madre dubiti di poter raggiungere il tuo?

   3. Non dire che questi seminatori di menzo­gne avevano buon gioco, bastando loro, per avere successo, assecondare le umane passioni. Tu hai dei mezzi molto più potenti: per rispon­dere alle aspirazioni più profonde dell’umanità possiedi la dottrina di verità che rende liberi, la dottrina della felicità che sazia il cuore, la dot­trina di quel Dio ignoto che essa, nonostante tutto, invoca con suppliche ardenti. Ed hai infi­ne per sostenerti l’onnipotenza del divino aiuto.

   4. Assecondavano forse le passioni dei loro uditori i primi predicatori di Cristo presso i Giu­dei e i Gentili? Non imponevano, al contrario, austere rinunzie ai loro discepoli con l’obbligo di essere pronti a subire le persecuzioni, la pri­gionia, la spada e il fuoco? Eppure essi conver­tirono con straordinaria rapidità innumerevoli moltitudini. E questo, perché ardeva loro in petto il sacro ardore dell’apostolato. Se il medesimo ardore avesse animato il cuore dei loro successori, già da lungo tempo il nome di mio Figlio sarebbe stato predicato ad ogni creatura!

   5. Bisogna che questo fuoco sacro si accenda in te. Come? e dove? Vieni, seguimi sul Calvario. Mettiti insieme con me di fronte a Gesù Crocifisso. Vedi il suo corpo dilaniato dall’orrendo supplizio: vedi so­prattutto il suo spirito straziato in un’agonia mille volte più orrenda. Che cosa lo riempie di questa infinita desolazione? Più di ogni altra cosa, la vista degli uomini per i quali egli versa il suo sangue, e che pure non riceveranno alcun frutto dalla sua passione. Non ne ricaveranno frutto perché resisteranno alla grazia, certo, ma anche perché quelli che dovrebbero continuare in loro favore l’opera della Redenzione non se ne daranno pensiero.

   6. Considera pure, figlio mio, l’amarezza del mio dolore. Perché anch’io ho sofferto tanto sul Calvario? A causa dei supplizi che torturavano il corpo di Gesù, non v’è dubbio, ma an­che e soprattutto a motivo dell’agonia che lo straziava dentro. Perché contemplavo con lui quella moltitudine di uomini ai quali allora sta­vo dando la vita, con la tragica prospettiva che si sarebbero persi per sempre.

   7. Ma ascolta Gesù che parla: «Donna ecco tuo figlio; figlio ecco tua Madre». Queste paro­le egli le rivolge a me e a te. «Donna ecco tuo figlio: egli ti aiuterà; sì, ti aiuterà a salvare i suoi fratelli, che senza di lui si avvierebbero all’eterna perdizione. Egli ricon­durrà a te questi poveri erranti. Ti assisterà nel­la tua apostolica missione e ci consolerà entram­be». Hai capito il desiderio di Gesù? Fa’ in modo che lo spettacolo del Calvario ti sia sempre pre­sente e non ti dia mai pace. Risuonino giorno e notte alle tue orecchie il grido di Cristo morente e i gemiti di tua Madre!… Allora imparerai cosa significa essere apostolo!

   8. Ricordati bene: sarai veramente apostolo se saprai occupare accanto a me, il posto di Gesù.

Invito al colloquio: O Madre mia, fa’ che non si affievolisca mai in me questo triplice amore: l’amore per Gesù, per te e per i fratelli!

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)/Libro IV, Capitolo I

3 ottobre 2019

MIO COLLABORATORE

I.

LA MIA MISSIONE E LA TUA

Maria: Figlio mio, ascolta bene ciò che sto per dirti e cerca di comprenderne appieno il significato. Debbo rivelarti un mistero, un mistero che ci riguarda entrambi.

   2. Quando l’angelo Gabriele mi annunciò che il Figlio di Dio desiderava nascere da me, mi an­nunciò pure che mio Figlio si sarebbe chiamato Gesù, ossia Salvatore, e allora compresi che questo salvatore voleva associarmi alla sua ope­ra redentrice. Vedevo che col dare la mia ade­sione alla divina proposta, avrei acconsentito a cooperare non solo al mistero dell’Incarnazio­ne, ma anche a quello della Redenzione. E diedi il mio consenso. Da quel momento fino all’ultimo respiro di Gesù, mi adoperai con lui al riscatto degli uomi­ni: fornendo la sostanza della vittima, allevando la vittima per il sacrificio, unendo le mie sup­pliche e sofferenze alle sue, la mia volontà alla sua, ed offrendo mio Figlio al Padre celeste per l’immolazione suprema. Gesù era il Redentore, e io la Corredentrice.

   3. Ora – intendi bene questo – Dio è costan­te nelle sue chiamate come nei suoi doni. La col­laborazione che prestai a mio Figlio a Nazaret e sul Calvario, debbo continuare a prestargliela fino alla consumazione dei secoli. Avendo dato Gesù al mondo intero nel giorno dell’Incarnazione, debbo darlo ancora a ciascun uomo in particolare attraverso l’avvicendarsi sto­rico delle generazioni. Cooperatrice di Gesù nell’opera della Redenzione, debbo cooperare con lui anche per la salvezza individuale di cia­scun uomo. Infatti la Redenzione non è ancora compiuta: bisogna che la grazia della salvezza meritata per tutti sul Calvario sia applicata a cia­scun uomo che viene in questo mondo. Ed ecco allora la mia missione sino alla fine dei tempi. Con Gesù ho lavorato all’universale riscatto dell’umanità; con Gesù debbo lavorare alla conversione e santificazione di ciascun uo­mo.

   4. E come potrebbe essere diversamente? Di­venendo Madre di Gesù, sono divenuta Madre di tutti coloro che sono chiamati ad essere suoi fratelli. Non debbo io, da vera Madre, prender­mi cura della vita e della salute di coloro che ho generato?

   5. Come vedi, nel giorno in cui fui assunta in cielo Dio mi affidò una missione apostolica, missione universale come quella della mia coo­perazione redentrice e come quella della mia maternità spirituale.

   6. Sono la Regina degli apostoli. Lo sono non soltanto perché ho assistito con materno affetto i primi apostoli, non solo perché rendo feconda l’opera dei loro successori, che senza il mio inter­vento sarebbero incapaci di fare alcun bene agli uomini, ma perché il loro apostolato altro non è che una limitata partecipazione all’apostolato universale che fu affidato a me in primo luogo.

   7. Ora l’apostolato è lotta. Debbo infatti strappare ogni essere umano dalle mani di Sata­na al fine di condurlo per Gesù al Padre. Nel momento in cui il seduttore trionfò dei nostri progenitori, Dio gli predisse appunto la sconfitta in questi termini: «Porrò inimicizia fra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua: essa ti schiaccerà la testa». Gli schiacciai il capo fin dalla mia Immacola­ta Concezione. Ma quella vittoria fu soltanto la prima di una serie infinita di vittorie. Sino alla fine dei tempi, debbo continuare a schiacciargli il capo. Sono la sua irriducibile av­versaria, «più terribile di un esercito schierato in campo».

   8. Nella lotta per la salvezza degli uomini gli inflissi dure sconfitte fin dai primissimi tempi della Chiesa. Da allora in poi ho distrutto tutte le eresie nel mondo intero, ed ho ricondotto sul­la via della grazia innumerevoli peccatori. Ora, Dio ha voluto che di secolo in secolo la mia opera conquistatrice si facesse più evidente, e vuole che in questi tempi nuovi essa appaia agli occhi di tutti più splendidamente che mai.

   9. Sembra che Satana trionfi nel mondo? Non temere: quanto più cresce la sua potenza tanto più manifestamente, secondo i disegni di Dio, debbo intervenire per schiacciargli la testa. Un’immensa vittoria mi è riservata. Il mio re­gno deve stabilirsi nel mondo intero affinché giunga e più largamente si estenda il regno di mio Figlio. Più ancora dei precedenti, gli ultimi tempi della Chiesa saranno i miei tempi. Si vedranno meraviglie operate da me e per me. Si vedrà Sa­tana stritolato sotto il calcagno della Donna co­me non lo fu mai. Si vedrà la Chiesa manifesta­re una fecondità e una forza di conquista che mai ebbe in passato. Si vedrà Gesù regnare su moltitudini sempre più numerose, acclamato da coloro stessi che prima lo combattevano con ac­canimento.

   10. Questa è la parte che mi compete nel mi­stero che ti volevo rivelare. Ecco ora la parte tua. Dio ha deciso di associare gli uomini, e parti­colarmente alcuni di essi, alla esecuzione dei suoi amorosi disegni al punto da farne dipende­re la riuscita dalla fedeltà dei chiamati alla loro vocazione. Per continuare in terra la missione avuta dal Padre, Gesù ha voluto aver bisogno della colla­borazione dei suoi apostoli. E così per compiere la mia missione di far regnare Gesù nel mondo anch’io ho bisogno di ausiliari e di collaborato­ri. Quando avverranno le cose meravigliose che ti ho annunziate? Allorquando i miei figli com­prenderanno l’opera apostolica a me affidata, e saranno pronti a impegnarsi con me e ai miei or­dini.

   11. Ora che hai compreso la parte che mi spetta, vuoi essere mio collaboratore? Vuoi aiu­tarmi a strappare alle forze del male i miei figli per condurli a Gesù? Vuoi avere parte alla gran­de vittoria che mi è riservata? Ad imitazione del tuo divin modello, ti sei da­to tutto a me. Mi hai consacrato tutto te stesso, tutta la tua attività. Ora che conosci l’uso che intendo fare della tua persona e delle tue ener­gie, vorrai ritrattare la tua consacrazione?

   12. Finora nella pietà filiale verso di me tu scorgevi qualche cosa di simile al tranquillo at­teggiamento del bambino sulle ginocchia della madre. Ed ecco invece che ora ti propongo un impegnativo e duro servizio di apostolato! Ma Gesù è stato forse mio Figlio soltanto nella casa di Nazaret? Non era mio Figlio anche quando distruggeva l’impero del principe di questo mondo, e riscattava il genere umano? Non ha egli preso carne nel mio grembo appunto per di­ventare il Salvatore degli uomini? Egli ti ha chiamato ad essere un mio figlio prediletto, e in quanto tale un salvatore di ani­me. O sarai un apostolo, o rinunzierai ad appar­tenermi come figlio.

Invito al colloquio: O Maria, io sono tutto tuo e tutto ciò che ho ti ap­partiene. Per te e ai tuoi ordini voglio lavorare, lotta­re, soffrire e morire.

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro III/ Capitolo VIII

1 ottobre 2019

IL SEGRETO DELLA RIUSCITA

Maria: Figlio mio, le pratiche e le disposizioni che ti ho raccomandato per identificarti con Gesù sa­ranno efficaci solo a patto che ti lasci docilmen­te guidare da me. Gesù te l’ha detto: è volontà di colui che mi ha costituita Madre di suo Figlio, che nessuno raggiunga una perfetta somiglianza con lui se non per mezzo mio.

   2. Può accadere talvolta che il tuo ardore si raffreddi; il lavoro spirituale ti diventi più peno­so, i progressi si facciano più lenti, che ti fermi o che indietreggi. E benché cerchi di ridestarti, finisca per perderti di coraggio. Quale è la causa di tanto languore? Che mezzi prendere per por­vi rimedio? Non lo sai. Ebbene, sappi che la prima causa di tutto ciò è invariabilmente un allentarsi della tua unione con me, e che il primo rimedio consisterà pur sempre nel lavorare fedelmente sotto la mia gui­da. Senza di me non potrai raggiungere la meta; con me vi arriverai di certo.

   3. Vuoi che siano efficaci i tuoi sforzi? Vieni sempre a sottopormi ciò che ti proponi di fare e agisci sempre in mio nome. Consultami particolarmente per ogni risolu­zione che devi prendere. Domandami che cosa io desideri da te e dimmi quel che vorresti fare.

   4. Non ti risponderò, certo, con una rivela­zione. Ma se verrai a me con piena fiducia, col sincero proposito di eseguire quello che crederai essere la mia volontà, non ti sarà difficile com­prendere se io approvi o no la tua risoluzione. Se l’approvo, deponila nelle mie mani, affinché ti aiuti a mantenerla; in caso contrario, prega e rifletti, e forma un’altra risoluzione più precisa che io possa approvare.

   5. Se seguiterai a consultarmi così – purché aspetti veramente la mia risposta e non ti lasci mai trasportare dalla tua naturale smania di agi­re – ti accorgerai ben presto di fare in questo modo più progressi in pochi giorni di quanti riu­scissi a farne prima in parecchi mesi. E se sarai fedele nel volgere lo sguardo verso di me prima di ogni tua azione, io ti dirigerò verso un fine solo: verso Gesù, divenuto vita della tua vita.

Invito al colloquio: O Maria, Madre del Buon Consiglio, illuminami, guidami, assistimi ora e sempre. Amen!

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista).Libro III/ Capitolo VII

29 settembre 2019

TRE DISPOSIZIONI ESSENZIALI

Maria: Figlio mio, i mezzi esteriori che ti ho indicati ti saranno utili solo se ad essi aggiungerai alcune indispensabili disposizioni interiori. Non a caso infatti le medesime pratiche conducono alcuni alla santità e lasciano altri nella mediocrità. Solo «lo spirito vivifica». Ascolta ciò che questo spirito richiede da te.

   2. Anzitutto: «abnegazione». Ne avrai bisogno per combattere senza stan­chezze il tuo difetto dominante. Ne avrai bisogno per rinunziare a te stesso in ogni cosa, così da non ostacolare l’opera di Ge­sù in te.

   3. Ne avrai bisogno per sforzarti di riprodur­re in te i sentimenti di Gesù. Se la pietà filiale verso di me consistesse sol­tanto nell’invocarmi, nel cantare le mie lodi e nel gustare la mia intimità, il praticarla non ri­chiederebbe grande abnegazione! Ma poiché essa deve condurti all’identifica­zione con Gesù, non può evidentemente andare disgiunta da una totale rinuncia a te stesso. Non potrai servire due padroni. Il padrone o sarà Gesù o sarai tu stesso. Devi scegliere deci­samente tra l’uno e l’altro. Io posso aiutarti in questa rinunzia; non pos­so in alcun modo dispensartene.

   4. In secondo luogo: «costanza». Trovo più facilmente cento anime pronte a fare un sacrificio eroico in un momento di fer­vore, che non una sola capace di perseverare per più giorni nella fedeltà alle risoluzioni prese. Quante volte sarai tentato di abbandonare qualcuna delle pratiche da me suggerite! Sii ad esse fedele ad ogni costo. Se oggi ne sopprimi qualcuna con un buon pretesto, domani la sopprimerai con un pretesto qualunque, e poi la sopprimerai per sempre sen­za pretesto alcuno. Si può abbreviarle se è necessario, sopprimer­le mai. Solo così si raggiunge l’intento.

   5. Infine e soprattutto: «generosità». Vi sono due forme di generosità. La prima consiste nel dare a Gesù, senza esi­tare, non soltanto ciò che egli richiede, ma an­che ciò che, pur non essendo di precetto, gli fa­rebbe piacere. Tale è stata la generosità di tua Madre, e dal più al meno di tutte le anime sante. Cerca di praticarla meglio che potrai.

   6. L’altra consiste nel riparare immancabil­mente le tue colpe e negligenze. Se hai commesso una mancanza, offri in compenso un sacrificio speciale che altrimenti non avresti fatto, e in questo atto racchiudi tan­to amore che, fatta la riparazione, Gesù ti sia ancora più caro che se non l’avessi contristato.

   7. I mediocri e i santi differiscono tra loro non perché i primi commettono colpe e gli altri no, ma perché mentre i primi si contentano di riconoscere le loro mancanze, gli altri si sforza­no di amare tanto più Gesù quanto meno l’han­no amato in passato. Tu dunque comportati co­me i santi: ripara.

   8. Ripara soprattutto le tue omissioni o negli­genze riguardo al colloquio quotidiano con Ge­sù, al rinnovamento spirituale, alla rassegna di ogni giorno e ai ritiri.

   9. Ripara quanto prima. Val meglio, general­mente parlando, una riparazione breve ma im­mediata che una lunga ma rinviata.

   10. Vuoi sapere come fare queste riparazioni? Consultami dopo le tue mancanze e negligenze, e t’insegnerò il da farsi perché ogni tua colpa di­venti una «felice colpa». E se saprai perseverare in questa generosa di­sposizione ti prometto che nonostante i tuoi peccati, i tuoi difetti, le tue tentazioni e la tua debolezza ti farò santo ed apostolo.

Invito al colloquio: O Maria, tutta la mia attività, tutto il mio tempo, tutto il mio essere ti appartiene. Ricordami la mia consacrazione quando sono tentato di accidia, e infondi in me la generosità dei santi!

Continua…..

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro III/Capitolo V

26 settembre 2019

LE TUE DISPOSIZIONI SIANO QUELLE DI GESU’

Maria: Figlio mio, se è un impresa difficile ricono­scere il tuo principale nemico, è ancora più dif­ficile debellarlo. Da solo non vi riusciresti mai; ma se starai con me trionferai.

   2. In primo luogo cerca di riconoscere le ma­nifestazioni della tua tendenza dominante, le varie forme, chiare o larvate, che essa riveste, le circostanze nelle quali ti reca maggior danno.

   3. Poi intraprendi contro di essa una lotta im­pietosa. Nel combattere i difetti, si possono adottare due diverse tattiche. Alcuni mettono molta attenzione nel sorve­gliare le manifestazioni dei loro difetti per no­tarle, computarne il numero, sforzandosi di ri­durlo di giorno in giorno. Tattica questa che può produrre buoni frutti se la si adopera con perseveranza. Ma, se seguita in maniera esclusi­va, può diventare faticosa e cagionare talvolta dolorose sorprese. Capita infatti che se si inter­rompe per un certo tempo questa continua vigi­lanza sul difetto da correggere per convogliare il lavoro spirituale su di un altro punto, l’antica tendenza rimane lì, non meno vivace di prima, quantunque si manifesti forse diversamente. Si sono tagliate le erbe cattive man mano che spuntavano da terra, ma non avendole sostituite con piante utili, esse rinascono folte e rigogliose come prima.

   4. Voglio insegnarti un’altra tattica più effi­cace e più facile, che se non potrà sostituire po­trà almeno completare la precedente. Studia in Gesù la virtù direttamente opposta alla tua tendenza dominante. Sei orgoglioso? Considera la sua umiltà. Sei egoista? Ammira la sua volontà di dimenticare se stesso e di sacrifi­carsi per gli uomini. Sei sensuale? Medita la sua dolorosa Passione.

   5. Approfitta dei colloqui giornalieri con Gesù per studiare in lui la disposizione che ti manca. Vedi ciò che Gesù pensava, sentiva, di­ceva e faceva. Ama questa disposizione del tuo Modello e cerca di infiammarti di entusiasmo per essa. Poi stabilisci un confronto tra lui e te. Prega Gesù, per mia intercessione, di trasfor­marti in lui. Nelle tue comunioni sacramentali e spirituali pregalo di farti vivere della sua vita.

   6. Nel corso della giornata riandrai con la mente a Gesù mite, umile, paziente, secondo quella sua particolare disposizione che vuoi ri­copiare in te. Te lo ricorderai soprattutto allor­quando la tua cattiva tendenza cercherà di ma­nifestarsi di nuovo. Anziché fare penosi sforzi per combatterla, guarda tranquillamente il tuo Modello dicendo: «Gesù, che cosa penseresti, che cosa faresti tu se fossi al posto mio? Vieni a farmi vivere della tua vita». E Gesù comanderà alle onde sconvolte del tuo essere, e alla tempe­sta succederà una grande calma.

   7. Col guardare spesso Gesù e attirano in te con ardenti voti, arriverai a poco a poco a libe­rarti dalla tendenza alla quale ti eri attaccato tanto tenacemente, e finirai per non avere più altre disposizioni che quelle di Gesù. Tuttavia non ti fidare di un nemico che potrebbe sor­prenderti ancora proprio quando crederesti d’esserne del tutto al sicuro. Esamina di tanto in tanto, sia pure con un rapido sguardo, se esso non tenti di spuntare nuovamente magari sotto nuova forma.

   8. Mio Figlio ti ha raccomandato di imitare me, tua Madre. Dopo le disposizioni di Gesù contempla anche le mie. Quando per estirpare qualche vizio o acquistare qualche virtù guarde­rai a me per vedere cosa farei io trovandomi nel­le medesime circostanze, imparerai a conoscere e ad imitare meglio Gesù.

Invito al colloquio: O Maria fammi conoscere Gesù, perché io viva solo della sua vita!

CONTINUA…..

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista), Libro III/Capitolo IV

24 settembre 2019

IL GRANDE NEMICO DI GESÙ IN TE

Maria: Figlio mio, non è sufficiente che tu conosca i pensieri di Gesù per vivere della sua vita. Biso­gna ancora che tu combatta e vinca i nemici che si oppongono alla vita di Gesù in te. Ora sappi che il più pericoloso di questi nemici sei tu stes­so. Tu vorresti vivere per Gesù solo, ma nello stesso tempo vorresti assecondare le tendenze della tua natura corrotta. Non t’ingannare: «Nessuno può servire due padroni». Finché ti lasci guidare dalla natura, Gesù non può regna­re in te. Bisogna dunque che tu combatta senza tregua né esitazione alcuna questa tua natura, finché non lasci il campo interamente sgombro a Gesù.

   2. Condizione dura, ma ineluttabile. Quanti miei figli che un tempo erano pii, ge­nerosi, forniti delle migliori doti per giungere alla santità e per esercitare intorno a sé un frut­tuoso apostolato, hanno finito col rimanere nel­la mediocrità e non hanno attuato neppure la centesima parte del bene che pure erano chia­mati a fare, seppure non si sono perduti misera­mente, trascinando talvolta nella loro caduta un gran numero di altri fratelli, proprio perché non hanno saputo riconoscere e combattere in se stessi la guasta natura!

   3. Impara dunque a conoscere le disdicevoli tendenze della tua natura. Esse sono legione, poiché il peccato d’origine, rafforzato dalle cat­tive abitudini avute in eredità dai tuoi antenati o da te stesso contratte, ha viziato tutte le energie del tuo essere. Tuttavia non ti perdere d’animo davanti ai tuoi nemici anche se sono tanti. Essi obbedisco­no ad un capo, vinto il quale, tutti saranno per il fatto stesso abbattuti o almeno ridotti in con­dizioni tali da non poter opporre se non una de­bole resistenza. Ora importa che tu individui anzitutto questo vizio dominante. Qual è?

   4. La vanità? Sei forse avido di lodi? Godi di riceverne, anche se non meritate? Sogni di fare cose meravigliose, tali da procurarti gli applausi degli uomini?

   5. L’orgoglio? Hai forse un alto concetto del tuo valore e disprezzi talora gli altri? Li tratti con alterigia, con durezza o con collera, soprat­tutto se non rendono omaggio alla tua superio­rità?

   6. La permalosità? Ti adonti dei biasimi rice­vuti, veri o supposti, delle mancanze di riguar­do, anche involontarie? Pensi facilmente ai torti ricevuti? Ti riesce difficile perdonare? Sei tenta­to di abbandonare il bene intrapreso perché sei stato offeso da qualcuno?

   7. L’ambizione? Cerchi in tutti i modi di met­terti in vista? Desideri la tua gloria più della glo­ria di Cristo? Sei pronto a lavorare alla sua cau­sa, a condizione però di poter comandare, tiran­doti indietro quando si tratta di servire come semplice gregario?

   8. L’invidia? Mal sopporti che altri facciano più bella figura di te, o godi quando li vedi umi­liati?

   9. L’incostanza? Ti lasci forse tiranneggiare dalle tue impressioni, ora pieno di entusiasmo e pronto a qualsiasi sacrificio, ora scoraggiato ed indifferente a tutto. Ti accade di intraprendere un grande numero di cose, senza portarne a ter­mine alcuna?

   10. La leggerezza? Ti lasci troppo facilmente attrarre dalle realtà esteriori, e fai fatica a rac­coglierti internamente e a dare alle cose serie l’importanza che si meritano?

   11. La sensualità? Assecondi troppo il tuo corpo col procurargli ogni soddisfazione riguar­do al cibo, alla bevanda, al riposo, e perfino ad altre tentazioni più grossolane ancora?

   12. La pigrizia? Temi troppo la fatica, trascu­ri il tuo lavoro e ricusi di fare anche i più leggeri sacrifici?

   13. L’egoismo? Pensi solo a te stesso? Di­mentichi che anche gli altri hanno i loro diritti e che all’occorrenza devi saper rinunciare ai tuoi comodi piuttosto che incomodare il prossimo?

   14. Esaminandoti, scoprirai in te gli indizi di un gran numero di queste tendenze disordinate. E senza dubbio hai in te i germi di tutte le catti­ve tendenze; ma non tutte sono dominanti. Quale di esse ti sembra la più forte e la più dan­nosa? Quale costituisce la fonte più ordinaria dei tuoi dispiaceri, delle tue preoccupazioni, del tuo cattivo umore o del tuo appagamento? Quando ti sorprendi in atto di sognare, sono pensieri di vanità, di vendetta o di sensualità quelli che ti occupano? Donde derivano le distrazioni che più ti attrag­gono e delle quali ti riesce più difficile liberarti? Di che cosa ti hanno rimproverato i tuoi pa­renti, i tuoi maestri, i tuoi amici, o le persone adirate contro di te? Quale è la tendenza riguar­do alla quale potresti dire: «Se non avessi que­sto o quell’altro difetto, sarei in relazioni molto migliori con Dio e con gli uomini?»

   15. Sii del tutto sincero in questo esame, e prega per ottenere luce dall’alto. Poiché si cade facilmente in errore in tale materia, dando una maggiore importanza a qualche difetto più evi­dente, ma meno profondo, o che sarebbe più fa­cile sacrificare. Poiché gli uomini sono attacca­tissimi al loro vizio dominante: è un compagno col quale sono nati, sono cresciuti ed hanno vis­suto sempre, e che ha procurato loro continue soddisfazioni. Talvolta essi lo scambiano perfi­no per una virtù, o lo credono la loro dote più bella. Ed è naturale, poiché ognuno ama troppo se stesso. Ma bisogna avere il coraggio di amare Gesù più di sé. Tu, sappi riconoscere con perfetta sincerità ciò che devi sacrificare a Gesù in te. Non temere; rinunciando ad un falso idolo, possederai il vero Dio; e morendo alla tua natu­ra malata, vivrai della vita di Gesù.

Invito al colloquio: Viva Gesù con me, a prezzo di qualunque sacrifi­cio! Bisogna ch’egli cresca in me, e che io mi faccia sempre più piccolo!

CONTINUA….

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista) Libro III/ Capitolo III

23 settembre 2019

IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESU’

b) NEL CONTATTO PERSONALE CON LUI

Maria: Figlio mio, vi è un’altra via per arrivare a pensare coi pensieri di Gesù, una via assai rapi­da, sicura ed efficace; essa consiste nel mettersi in contatto diretto con lui.

   2. Contempla Gesù, preferibilmente nel Van­gelo. Ascolta i suoi detti, osserva i suoi atti. Ma non ti fermare alle apparenze esteriori; cerca di penetrare nell’anima di lui e cerca di scoprirvi ciò che pronunciando quelle date parole o com­piendo quelle date azioni egli ha pensato, senti­to, voluto. Considera soprattutto come in lui ogni discorso, ogni operazione procede da un senti­mento di amore. Gesù non è solo un maestro che proferisce discorsi pieni di sapienza: è il Dio d’amore; per comprendere la sua dottrina, devi quindi addentrarti fino alla sua sorgente: all’amore infinito del Cuore di Gesù.

   3. Dalla contemplazione di Gesù, volgiti un momento a guardare te stesso, e considera quanto sei lontano dal pensare, dal sentire, dal volere e dall’agire come lui. Esamina ciò che ti occorre fare, quali ostacoli rimuovere, quali mezzi prendere, quali sa­crifici compiere per arrivare a trasformarti in lui.

   4. Mentre contempli Gesù e contempli te stes­so alla luce di Gesù, parla con lui. Parla con lui come se lo vedessi. Egli del resto è già in te; sente la tua voce come sentiva quella di Pietro, della Maddalena e di Giovanni; ti ama come amava i suoi discepoli; ti ama di un amore particolare: per questo ti ha dato me, co­me Giovanni, in qualità di figlio prediletto. Parla con lui direttamente senza usare formu­le. Digli alla buona, ciò che pensi, ciò che provi, ciò che desideri, come faresti con un fratello o con un intimo amico.

   5. Non ti scordare di unirti a me in questo colloquio con Gesù. Tu sai che sono sempre accan­to a te, e che per trovare il figlio bisogna passare attraverso la Madre. Di questo ti accorgerai facilmente: sarai me­no raccolto, meno familiare, meno affabile con Gesù quando non mi sentirai vicino a te. Ho passato la mia vita nel meditare ciò che vedevo e sentivo riguardo a mio Figlio. Ogni meditazione che farai sulla vita di lui, sarà sem­pre il ripetersi di una meditazione fatta altre volte da me. Stringiti a me, e ti farò comprende­re e provare qualche cosa di quello che com­prendevo e provavo io stessa nel contemplare i misteri di Gesù.

   6. Non cercare di moltiplicare concetti e ra­gionamenti: accontentati di credere, di amare e di pregare. Credi! Se Gesù ha detto questo o quello, la sua parola è decisiva. Sarebbe vano cercare altri argomenti. Egli l’ha detto, dunque è vero, infal­libilmente vero: credi! Gli uomini che ti circondano affermeranno il contrario, almeno con la loro condotta. Poco importa. Gesù l’ha detto: credi! gli uomini pas­sano; la verità del Signore rimane in eterno. La tua sensibilità potrà forse essere d’accordo col modo di vedere o di pensare del «mondo», o per lo meno resterà fredda dinanzi agli insegna­menti di Gesù. Poco importa: qui non si tratta di sentimento, ma di fede. Gesù l’ha detto: Cre­di! Unisciti a me e crederai con fede più pura e più salda. Moltiplica gli atti di fede; non quasi a sugge­stionare te stesso, ma per far penetrare le verità divine fin nell’intimo del tuo cuore e per trarne le dovute conseguenze pratiche.

   7. Ama! Ama la verità, perché Gesù l’ha amata. Amala perché egli l’ha insegnata agli uo­mini per amore. Ama soprattutto Gesù, ed impara ad amarlo sempre più. Quanto più l’amerai, tanto più per­fettamente, anche a tua insaputa, imiterai le sue interiori disposizioni. Vieni a me, ed unirò il mio amore al tuo, ed insieme ameremo Gesù con amore singolarmen­te forte e puro.

   8. Prega! Prega Gesù che venga in aiuto alla tua incredulità! Pregalo di infondere in te i suoi pensieri, i suoi affetti e i suoi voleri! E pregami di rivelarti Gesù e di farti vivere della sua vita.

   9. Tra le disposizioni di Cristo, studia di pre­ferenza quella che più ti manca o quella per la quale provi una speciale attrattiva, o quella di cui qualche fatto recente, agitando o sconcer­tando il tuo animo, ti ha rivelato più urgente il bisogno.

   10. Invece che al Vangelo, puoi anche ricorre­re a qualche altro pio libro, ad una formula di preghiera o a un canto religioso. Ma sforzati di riferire tutto a Gesù, di credere, di amare e di operare sempre in vista di Gesù.

   11. Prepara il tuo colloquio con Gesù preve­dendo ciò che gli vuoi dire e raccogliendoti me­glio. Nell’iniziare pregami di condurti a mio Figlio e mettiti alla sua e alla mia presenza. E nel concludere non dimenticarti di prendere un proposito pratico, come t’insegnerò in segui­to.

   12. Nel corso della giornata, cerca di ricor­darti ogni tanto, mentre vai da un luogo all’al­tro, negli intervalli tra una occupazione e l’al­tra, il pensiero che più ti ha colpito nel collo­quio con Gesù, e su quel punto ripeti frequenti atti di fede.

   13. Cominci ora a comprendere quello che poc’anzi ti ho detto circa l’importanza di questa pratica per chiunque vuole imparare a pensare coi pensieri di Gesù? Se lo comprendi, com­prenderai anche che mai e a nessun costo devi omettere il colloquio giornaliero con lui. Stabi­lisci il momento preciso e la durata di esso, e poi, qualunque cosa avvenga, rimani fedele a ciò che avrai deciso. Abbrevialo se è necessario; non ometterlo mai. Non ometterlo col pretesto che hai solo il tempo necessario per dire le tue orazioni del mattino o della sera. Riduci piuttosto queste al­la metà, pur di dare alcuni momenti al colloquio con Gesù. Non ometterlo per tema di non poter fare la lettura spirituale; ma fa’ la tua lettura in prepa­razione al colloquio con Gesù, riservando però sempre alcuni minuti al contatto diretto con lui. Non ometterlo a motivo della molteplicità delle tue occupazioni. Quanto più sei occupato, tanto più hai bisogno di possedere te stesso: ora non vi è mezzo migliore di possedersi che di pos­sedersi in Dio. Gli uomini che hanno svolto un’attività più feconda sono appunto quelli che hanno saputo vivere più intimamente uniti con Gesù. Non ometterlo perché sei stato tiepido o infe­dele o perché ti senti sprovvisto di pensieri o di affetti; chi ti purificherà, chi ti guarirà se non Gesù? Accostati sempre fiducioso a lui in mia compagnia.

   14. Hai ben capito, figlio caro, le mie parole? O ti applicherai con risolutezza e perseveranza alla pratica che ora ti ho insegnato, ed allora mi sarà facile trasformarti in Gesù; oppure non avrai il coraggio di intraprenderla, ed allora re­sterai nella tua mediocrità e non potrò servirmi di te per il compito cui ti destinavo. Decidi.

Invito al colloquio: O Madre mia, ti prometto di non omettere mai, per qualsiasi pretesto, il mio colloquio quotidiano con Gesù e con te. Sotto la tua guida voglio applicarmi a conoscere sempre meglio il tuo divin Figlio Gesù.

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista),Libro III/Capitolo II

20 settembre 2019

II.

IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESÙ

a) DAI LIBRI

Maria: Figlio mio, per vivere della vita di Gesù devi anzitutto imparare a pensare coi pensieri di lui. Se il mondo la pensa in un modo, Gesù la pensa in maniera del tutto diversa: e il tuo pen­siero è spesso più simile a quello del mondo che a quello di Gesù.

   2. Il pensiero di Gesù è contenuto nel Vangelo e anche nei libri scritti da uomini ripieni dello Spirito del Vangelo. Evidentemente, anzitutto lo devi studiare. Riserva ogni giorno alcuni momenti da dedi­care alla lettura spirituale. Non ti sarà difficile trovare per questo ogni giorno un quarto d’ora o perlomeno cinque mi­nuti; quando vuoi sai trovare il tempo per tante altre cose assai meno necessarie! Ma per breve che sia, non omettere mai la let­tura spirituale quotidiana. Stabilisci con preci­sione il momento che ad essa vuoi consacrare, o al principio, o a metà, o alla fine della giornata; e sii puntuale nel cominciarla al momento stabi­lito.

   3. Prima della lettura pregami di farti com­prendere ciò che Gesù ti vuole insegnare, e men­tre leggi dimmi le riflessioni che ti vengono alla mente. Leggendo, pensa che è Gesù stesso a parlarti. Leggi rispettosamente, per onorare la parola di Gesù. Leggi posatamente, senza fretta, non per sod­disfare la tua curiosità, ma per comprendere lo spirito di Gesù ed imparare a vivere della sua vita. Applica ciò che leggi alla tua vita. Esamina ciò che hai da riformare nei tuoi pensieri e nella tua condotta e termina con un proposito che af­fiderai a me.

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Il mio Ideale:Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista) Libro III, Capitolo I

19 settembre 2019

CHIAMATI AD ESSERE FIGLI NEL FIGLIO

I

LA MIA MISSIONE, TRASFORNARTI IN GESU’

Maria: Mio caro figlio, che partorii partorendo Ge­sù, nel quale vedo Gesù e che amo con l’amore stesso che porto a Gesù, hai imparato da mio Figlio primogenito ad essere per me ciò che fu egli stesso; ora voglio essere per te ciò che già sono stata per lui.

   2. Come lui, ti sei dato tutto a me. E io per te, per Gesù presente in te e negli altri, ti ho chia­mato ad essere mio figlio prediletto. Non puoi certo comprendere ancora tutto ciò che ti dico; lo comprenderai però a poco a poco.

   3. Innanzitutto voglio occuparmi della tua educazione, come ho fatto per Gesù. Tu sei il mio «bambino», perché sei tutt’uno con lui; al­levando te, continuerò ad allevare lui.

   4. Allevarti vuol dire insegnarti a vivere pienamente della vita di Gesù, a pensare, ad amare, a volere come lui, a parlare e ad agire come lui, in una parola: a modellarti su di lui. In altri ter­mini, intendo operare in te una trasformazione analoga a quella che il sacerdote opera nell’Ostia: per i sensi l’Ostia consacrata è sempre pane, ma per la fede è Gesù. Tu pure all’esterno resterai te stesso; ma nell’interno, sarai lui.

   5. Pensi che sia un ideale troppo alto per te? Non ti sgomentare: conosco troppo bene il mo­dello che devi riprodurre e l’arte di foggiare le anime a sua somiglianza. Tutti i santi sono di­ventati tali per me. Ciò che ho fatto per gli altri, perché non potrei farlo anche per te? Unica tua preoccupazione dev’essere quella di, lasciar fare a me e di essermi docile in tutto.

   6. Ora ti indicherò alcune pratiche speciali che ti aiuteranno in questo lavorìo di trasformazio­ne. Ponile in atto gradualmente. Non passare al­la seguente se non dopo aver acquisito l’abitudi­ne della precedente. Ma una volta che ne avrai adottata una, non abbandonarla mai più.

Invito al colloquio: O Madre mia, diventare un santo! io, povero pec­catore, così colpevole in passato, così vile al presente, così incostante forse anche in avvenire!… Ma mi ab­bandono a te. Tutti i miracoli ti sono possibili, anche quello di fare di me un santo! Ottienimi la grazia di non resistere mai ai tuoi desideri!

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di maria ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista) Libro II, Capitolo IX

18 settembre 2019

ASCOLTA TUA MADRE

Gesù: Fratello mio, hai cominciato a comprendere ciò che ho fatto per mia Madre e ciò che tu stes­so devi fare per lei sul mio esempio. Ma non hai ancora compreso tutto ciò che ella ha fatto per me e vuole fare per te. Ella mi ha allevato, come ogni vera Madre al­leva il proprio figlio e si è associata alla mia mis­sione redentrice. Ora vuole allevare anche te ed associarti alla sua missione di corredentrice. Ma è giunto il momento di lasciare a lei la pa­rola perché ella stessa ti manifesti i suoi piani. Ascoltala con docilità ed obbediscile con amo­re, come io le fui sottomesso con amore infini­to.

Invito al colloquio: O Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, mio Crea­tore e mio Fratello, che cosa ti potrò rendere per tutto quello che mi hai dato? Sai che non ho cosa alcuna che mi appartenga salvo il mio nulla ed il mio pecca­to. Tuttavia, con la tua grazia, posso darti ciò che da me ti aspetti: voglio essere per Maria ciò che per lei sei stato tu stesso; voglio permetterti di continuare ad amarla per mezzo mio. E tu, o Maria, Madre di Dio e Madre mia! Tu mi hai scelto per tuo figlio prediletto; col tuo aiuto sarò per te un altro Gesù. E poiché tu stessa vuoi istruirmi e guidarmi, parla, o Madre, ché il tuo figlio ti ascolta. Comanda tutto ciò che vuoi, ed ottienimi la grazia di eseguire ciò che mi comanderai.

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro II; Capitolo VIII

17 settembre 2019

CON ME, VIVI IN UNIONE CON MIA, MADRE

Gesù: Fratello mio, devo ora rivelarti un altro tratto essenziale della mia pietà filiale verso mia Ma­dre: la mia vita d’unione con lei. Se per qualsiasi figlio non v’è cosa più dolce dell’intimità con sua madre, quali non furono le gioie della mia intimità con Maria? Gioie di quei nove mesi di unione ineffabile, quand’ero tutt’uno con lei, ed ella, tabernacolo vivente, mi portava sempre con sé; infatti, a dif­ferenza degli altri fanciulli, io conobbi mia Ma­dre fin dal primo istante della mia esistenza ter­rena, e fin da allora tra lei e me vi fu uno scam­bio continuo di pensieri e di amore. Gioie di quei trent’anni di intimità senza pari, a Betlemme, in Egitto e a Nazaret, quando mi portava tra le sue braccia, mi vedeva al suo fian­co, conversava con me con la parola e con lo sguardo. Trenta lunghi anni che passai esclusi­vamente con lei sola e con Giuseppe. Gioie non meno profonde degli ultimi tre an­ni della mia vita, quando in mezzo alla incom­prensione delle turbe, alla mediocrità degli ami­ci, al furore dei nemici, il mio pensiero andava a colei che nella sua casetta di Nazaret pensava a me, mi comprendeva, mi amava, ed offriva al Padre continue suppliche ed immolazioni per la buona riuscita della mia missione.

   2. Altre gioie dovevo provare ancora: quelle cioè che mi avrebbero procurato la generosità dei miei apostoli, la fede e l’affetto di un gran numero di discepoli, la semplicità e lo zelo di in­numerevoli anime che fino alla fine dei tempi avrebbero creduto nel mio amore e si sarebbero date a me interamente; ma tutte queste altre gioie messe insieme non sarebbero bastate a rag­giungere neppure la più piccola delle gioie che provavo nella mia intensa e profonda unione con mia Madre.

   3. Ora, caro fratello, io voglio che anche tu partecipi a questa vita di unione con Maria, per partecipare alla gioia di cui essa è fonte. Vi tro­verai, oltre che una immensa consolazione, una grande facilitazione nel praticare tutte le altre manifestazioni di pietà filiale che ti ho insegnato. Vicino a Maria, ti applicherai quasi istintiva­mente a rinnovare e a manifestare in tutta la vi­ta la tua totale consacrazione a lei; sentirai cre­scere ogni giorno il tuo affetto filiale; ti sembre­rà cosa facile conformarti ad ogni suo volere e persino ai suoi più piccoli desideri; ti appliche­rai spontaneamente ad imitare le sue virtù e tut­te le sue disposizioni; proverai un’incrollabile fiducia nella sua bontà materna. Vicino a lei imparerai tante altre cose che non ti ho spiegate, ma che il tuo cuore scoprirà da sé.

   4. Sforzati dunque di entrare, sulle mie orme, nella più stretta intimità con mia Madre. Unisciti a lei con la preghiera. Sii fedele al rinnovamento quotidiano della tua consacrazione a Maria, alla recita quotidia­na del santo rosario, o almeno di una parte di esso, e alle preghiere che hai stabilito di offrirle ogni giorno. E più volte nel corso della giornata alza il tuo sguardo verso colei che non ti perde di vista un solo istante.

   5. Ma nel pregarla pensa che ricorri a lei in mio nome e che col tuo cuore e con la tua bocca sono io stesso che continuo ad onorare e ad amare mia Madre. Anche quando vuoi parlare col Padre o con lo Spirito o con me, comincia con l’unirti a lei. In sua compagnia il tuo raccoglimento sarà più profondo, la tua fede più certa, la tua fiducia più salda, il tuo amore più ardente. Perché alle disposizioni del tuo povero cuore si aggiunge­ranno quelle perfettissime di tua Madre.

   7. Ricorri a Maria in particolar modo quando mi ricevi nel sacramento dell’amore. Pregala al­lora di farti partecipe della sua fede, della sua speranza, del suo abbandono, della sua carità; pregala di darmi a te e di trasformarti in me.

   8. Unisciti a lei nell’azione. Io lavoravo per mia Madre e con mia Madre. Fa’ tu pure lo stesso. Offrile ciascuna delle tue occupazioni. Ma non accontentarti di una semplice formula; cer­ca di fare effettivamente soltanto quello che ella vuole, perché lo vuole e come lo vuole. Bada che i tuoi capricci, le tue tendenze o i tuoi interessi personali non prendano mai il soprav­vento su quella intenzione iniziale. Soprattutto nelle occupazioni che potrebbero assorbirti o tur­barti, abbi cura di rinunciare ad ogni ricerca di te stesso per agire solo secondo i disegni di Maria. Impara a poco a poco a rinnovare la tua of­ferta, anche con un semplice sguardo, in mezzo alle tue occupazioni.

   9. Unisciti a lei nei vari moti del tuo spirito. Il cuore di mia Madre ed il mio palpitavano sem­pre in perfetta sintonia: gioie, tristezze, speran­ze, timori, affetti, tutto era comune tra me e lei. Confida a tua Madre tutto ciò che ti turba o ti commuove. Ella comprende ciò che si agita in fondo al tuo cuore, più di quanto non possa comprenderlo tu stesso. Sei triste? Raccontale i tuoi dispiaceri ed ella ti aiuterà a sopportarli se non li cambierà addi­rittura in motivi di gioia. Sei felice? Esprimile la tua gioia ed ella l’in­tensificherà. Ti senti scoraggiato? Confidale i tuoi timori e le tue delusioni ed ella volgerà tutto a tuo van­taggio. Ti è riuscita bene un’impresa? Va a ringra­ziarla e pregala di renderne duraturi i frutti. Non sai che partito prendere e rimani perples­so? Consultala ed ella ti illuminerà e ti guiderà. Ti trovi senza forza e senza volontà? Va a rin­novare presso di lei le tue energie.

   10. Confidale non solo i tuoi sentimenti più profondi, ma anche le semplici impressioni e ri­flessioni che ti suggeriscono le vicende della vita quotidiana. Non si comporta forse così il bam­bino con sua madre? e non credi che io agissi al­lo stesso modo, quando ero accanto alla mia?

   11. Nelle tue assidue relazioni con Maria, non occorrono molte parole. Quante volte per co­municare alla madre i sentimenti e i bisogni che provano, i bambini si limitano a guardarla gri­dando: «Mamma!». E questa comprende per­fettamente ciò che essi vogliono. Meglio di qua­lunque altra madre la mia sapeva che cosa vo­lessi dirle quando la chiamavo così e la guarda­vo. E il suo sguardo rispondeva al mio. Che gioia infinita era questa per lei e per me! Per esporre a Maria le tue necessità e i tuoi sentimenti, dille semplicemente: «Madre!» e guardala un momento, mettendo in quel nome e in quello sguardo tutto ciò che, secondo il caso, vuoi esprimerle: una protesta d’amore, l’offerta del tuo lavoro, un grido d’angoscia, un ringra­ziamento, l’espressione della tua gioia o della tua tristezza. E tua Madre comprenderà e ri­sponderà come meglio non si potrebbe alla chia­mata di un suo figlio. Ti ho rivelato soltanto una minima parte delle celestiali gioie che un figlio di Maria trova nella unione con sua Madre. Ella stessa ti introdurrà in quel paradiso e te ne mostrerà a misura della tua fedeltà le ineffabili meraviglie.

Invito al colloquio: O Gesù, restare come te, vicino a mia Madre, vive­re assiduamente sotto i suoi occhi, guardarla di conti­nuo per essere da lei consolato, incoraggiato e guida­to, non è forse il paradiso in terra? Dammi la grazia di vivere sempre in questo paradiso! 

CONTINUA….

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista ) Libro II , Capitolo VII

16 settembre 2019

COME ME, CONFIDA IN MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, come ogni figlio confida in sua madre, così anch’io ho confidato nella mia. Ho confidato in lei per le mie necessità mate­riali. Io che nutro gli uccelli dell’aria e rivesto splendidamente i gigli dei campi, volli aver biso­gno degli stessi aiuti materiali di cui necessitano tutti gli altri figli degli uomini. Per ogni cosa confidai in mia Madre. Ella mi nutrì, mi vestì e si prese cura di me. La mia vita fu minacciata. Non me ne sgo­mentai: mia Madre mi portò in terra straniera, mentre dormivo tranquillamente tra le sue brac­cia.

   2. Confidai in mia Madre per il compimento della mia missione. Appena concepito, volendo santificare il mio precursore, manifestarmi, agli Ebrei e ai Gentili, al vecchio Simeone e alla profetessa Anna, affi­dai ogni cosa a lei. Nuovo Adamo, venuto a riparare la colpa del primo, volli che mia Madre si associasse a me, quale nuova Eva, in una perfetta uniformità di voleri, di preghiere e di sacrifici. Ella capì per­fettamente ogni cosa e vi consentì generosamen­te.

   3. Confidai in lei nelle angosce cagionatemi dalla mia missione. L’anima mia fu triste oltre ogni dire. Triste alla vista del culto tutto materiale, spesso ipocrita, che si rendeva a mio Padre: triste per la incom­prensione della gente, per l’opposizione e la mala fede dei miei nemici, per i sentimenti grossolani e l’incostanza dei miei amici; triste soprattutto per la perdita di innumerevoli anime, tutte a me infi­nitamente care, per le quali stavo per versare inu­tilmente il mio sangue. Ero triste, triste fino alla morte, a tal punto che pregai mio Padre di allon­tanare da me l’amaro calice. Eppure mi rimaneva un’immensa consolazio­ne: mia Madre. Ella mi comprendeva; ella sape­va adorare in spirito e verità; ella prendeva par­ te alle mie angosce; ella mi amava tanto più quanto più accanitamente ero odiato dai Farisei, quanto più amaramente rimanevo deluso per la condotta dei miei discepoli; «Ella veglia­va e pregava con me», per tutto il tempo della mia vita nascosta e per tutto quello della mia missione pubblica; ella «stette» ai piedi della croce, credendo con fede incrollabile, mentre vacillava la fede di tutti gli altri; in lei la mia opera redentrice produsse tutto il suo frutto; in lei ottenni il mio più splendido trionfo.

   4. Come me, confida anche tu in mia Madre. Confida: ella è onnipotente. Non l’ho forse fatta dispensatrice di tutte le grazie? Non può ella dare tutto ciò che vuole, a chi vuole, quan­do vuole? Confida: la sua bontà è immensa. Avendola fatta onnipotente, potevo non farla tutta mise­ricordiosa? Confida: io sono suo Figlio; che cosa potrei negare a mia Madre? Confida: tu pure le sei figlio; può mai una madre negare al figlio ciò che gli può dare? Confida: ti sei donato tutto a lei; potrebbe el­la essere meno generosa di te? Confida: dando a te, ella dà a me, poiché sa bene che io vivo in te e che qualunque cosa fatta al più piccolo dei miei fratelli è fatta a me. Quando la invochi le procuri la gioia di conti­nuare a prendersi cura di me, a nutrirmi, a por­tarmi, a sottrarmi dai pericoli, a compiere la mia educazione. Confida: ella desidera concederti grazie più di quanto tu non desideri riceverne, perché ti ama; ama me in te, più di quanto tu non possa amare te stesso. Confida: esitando le recheresti dispiacere, poiché esitare sarebbe come mettere in dubbio il suo amore per te e per me.

   5. Che cosa ti impedisce di avere piena ed as­soluta fiducia in lei? Forse credi di non meritare i favori di tua Ma­dre per il tuo poco zelo nel servirla? E’ veramente molto poco il tuo zelo, ma non tanto da raffreddare l’amore di tua Madre. Devi confidare non perché sei buono tu, ma perché è buona lei. Forse che ella cessa di essere buona quando tu sei cattivo?

   6. Ma non sai se la tua preghiera sia conforme ai disegni di Dio su di te, e per questo resti titu­bante… Ascolta, voglio insegnarti un modo di pregare che sia sempre conforme a quei disegni, e che potrai sempre adottare con assoluta fiducia. Anzitutto, intendi bene queste verità:

   a) Riguardo ad ognuna delle tue necessità, tua Madre nutre intenti di amore.

   b) I suoi intenti sono sempre conformi ai dise­gni di Dio e sempre attuabili.   

   c) Essi valgono sempre più e sempre meglio dei tuoi intenti personali, perché Maria conosce meglio di te ciò di cui hai veramente bisogno ed ha a tuo riguardo aspirazioni più alte di quelle che puoi avere tu stesso. Quindi ogni qualvolta provi un desiderio, prega tua Madre di attuare i suoi intenti riguar­do ad esso; e sii pur sicuro, fermamente sicuro, che otterrai o quello che desideri o qualche cosa di meglio, e che ti verrà fatto non secondo la mi­sura dei tuoi desideri, spesso tanto meschini, ma secondo la misura del suo immenso amore per te.

Invito al colloquio: O Gesù, che consolante promessa è mai la tua! Dunque, per avere una fede da trasportare le mon­tagne, ed essere esaudito oltre ogni mia attesa, mi ba­sterà in ogni necessità pregare mia Madre di compiere i suoi disegni su di me!

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)Libro II. Capitolo VI

15 settembre 2019

COME ME, IMITA MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, i figli somigliano alla propria madre. E io ho somigliato tanto alla mia come mai figlio d’uomo somigliò alla sua. Essendo nato da lei sola, le mie fattezze, il mio sguardo, il mio portamento, i miei gesti, il mio incedere, tutto il mio aspetto ricordava la mia verginale Madre; chi mi vedeva mi ricono­sceva subito quale figlio di Maria. Ma più ancora che il nostro aspetto esteriore, si somigliavano le nostre personalità. Mio Padre aveva formato Maria secondo la mia immagine, affinché poi, come una vera ma­dre, ella mi formasse secondo la sua. E con una costante applicazione ad osservarmi, a meditare nell’animo suo tutto ciò che facevo e dicevo, el­la riproduceva tutte le mie disposizioni interiori con una impareggiabile perfezione. Perciò, di qualunque cosa si ragionasse, avevamo gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti, gli stessi voleri. L’anima sua era passata in me e l’anima mia in lei.

   2. Sforzati di somigliare a mia Madre come le ho somigliato io. Somiglia a lei nell’aspetto esteriore, con la tua modestia. Fa’ che vedendoti si provi in qual­che modo quel rispetto e quel raccoglimento che provavano coloro che vedevano mia Madre.

   3. Somiglia a Maria soprattutto nel tuo mon­do interiore. Ricopia le sue virtù, che sono estremamente semplici. Poiché la vita di Maria non fu dissimi­le dalla tua, è per te cosa agevole comprendere o indovinare come ella agiva, o come avrebbe agi­to trovandosi nelle tue stesse condizioni. Come lei studierai le virtù anzitutto in me. Poi guarderai la Madre tua per sapere come ella le abbia riprodotte in sé. Da me riceverai l’insegnamento; ma esso ti apparirà più chiaro quando te l’avrà spiegato tua Madre.

   4. Sii puro per essere un degno figlio della Vergine delle vergini. Sii umile e semplice, dimentico di te, come lo fu la serva del Signore. Sii raccolto in Dio, e sull’esempio di mia Ma­dre medita in cuor tuo tutto ciò che ti è rivelato riguardo a me. Sii fermo nella fede, credendo, nonostante tutte le apparenze contrarie, alla parola del Si­gnore, come ella credette. Sii sottomesso a tutti i decreti divini rispon­dendo sempre a Dio con una sola parola: «Sono il figlio della tua serva; avvenga di me quello che hai detto». Sii pieno di bontà verso il prossimo, adoperan­doti con zelo al suo servizio, come Maria in casa di Elisabetta, a Cana e soprattutto sul Calvario. Tra le virtù di mia Madre, sforzati di imitare in modo particolare quella che più ti manca e che più ti è necessaria.

   5. Imita non solo le sue virtù ma anche le sue disposizioni verso le persone che le stavano in­torno; verso i suoi genitori Gioacchino ed An­na; verso Giovanni mio discepolo prediletto, che mi sostituì presso di lei; soprattutto verso Giuseppe suo sposo e mio padre verginale, che ella circondava di indicibile affetto, venerazione e riconoscenza per tutto quello che egli era e fa­ceva per me e per lei. Non saresti veramente suo figlio, se non ti sforzassi di amare e di venerare colui che le era così caro.

   6. Imita soprattutto le sue disposizioni verso di me. Maria è stata creata solo per me; ha respirato, lavorato e sofferto solo per me. Da lei imparerai a vivere per me solo e a dedicarti interamente alla mia causa. E ciò imparerai presto e perfettamente. Poi­ché la contemplazione delle disposizioni di mia Madre a mio riguardo eserciterà su di te uno straordinario potere misto di forza e di delica­tezza, di intelligenza e di amore, accompagnato da una grazia speciale. Vicino a lei tu proverai, in virtù della simpa­tia che intercorre tra madre e figlio, ciò che ella sentiva vicino a me. Che meraviglia se accanto a lei imparerai a fare tue le mie disposizioni!

   7. A suo esempio entrerai pure nell’intimità del Padre mio celeste, del quale ella sapeva di essere, fin dalla sua immacolata concezione, la figlia privilegiata, e dello Spirito che l’aveva eletta per sua sposa infinitamente amata.

   8. L’imitazione di mia Madre ti ispirerà anche un’altra disposizione: quella di un amore immen­so per il prossimo. Ma di ciò ti parlerà lei stessa.

Invito al colloquio: O Gesù rendimi simile alla Madre tua affinché ella mi renda simile a te.

CONTINUA….

Il mio ideale:Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista).Libro II, Capitolo V

14 settembre 2019

COME ME, ONORA MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, io sono il Dio dinanzi al quale gli angeli si velano la faccia e che adorano tre­manti. Eppure ho onorato Maria in tutta umiltà perché, quantunque sia Dio, sono suo Figlio. Avendo promulgato il comandamento: «Onora tuo padre e tua madre» come potevo non osservarlo io stesso nel modo più perfetto?

 2. Ho onorato Maria perché mi è Madre, Ma­dre incomparabilmente santa, degna rappresen­tante del Padre mio celeste. Immaginati se puoi, il rispetto profondo e tenero ad un tempo col quale prima fanciullo, poi adolescente e quindi uomo adulto, la salutavo e le stavo dinanzi, l’ascoltavo, le parlavo, ed eseguivo ogni suo de­siderio. Quanto la vedevo gioire interiormente per questi miei segni di rispetto che ella gradiva con semplicità – perché così voleva il Padre – pur ripetendo fra sé: «Egli ha guardato l’umiltà del­la sua serva ed ha innalzato gli umili».

   3. Ma per onorarla, non ho voluto soltanto tributarle questi segni di rispetto, ho fatto im­mensamente di più. Non è forse un segno della mia venerazione l’averla esentata dalla legge del peccato origina­le, l’averla preservata dalla concupiscenza e cir­condata di tanti aiuti spirituali da non permette­re che la sua purezza cristallina fosse mai ap­pannata dal più lieve soffio di male? Non è un effetto del mio infinito rispetto per lei l’aver salvaguardato la sua integrità fisica nel mio concepimento e nella mia nascita, e l’averla trasportata in cielo senza permettere che il suo corpo verginale conoscesse la corruzione del se­polcro? E non fu una manifestazione della mia volon­tà di esaltarla sempre di più l’averla riempita fin dalla sua immacolata concezione di una sovrab­bondanza di grazia superiore a quella di tutte le creature messe insieme, l’averla associata alla mia missione redentrice ed incoronata quale Re­gina del cielo e della terra? E poi, come già ti ho detto, che cosa sono gli omaggi che sia per bocca dei suoi venerandi pa­stori, sia attraverso le entusiastiche acclamazioni di popoli, la Chiesa non ha cessato di moltiplica­re in ogni secolo e moltiplicherà più ancora nei secoli venturi, se non un’attuazione parziale del mio immenso desiderio di onorare mia Madre?

   4. «Ecco – esclamava ella un giorno, mossa dallo Spirito – ecco, tutte le generazioni mi chiameranno beata». Bisogna che questa profe­zia si avveri: che su tutta la terra sia santificato il nome di mio Padre e glorificato il nome di mia Madre.

   5. Per onorare Maria come io l’ho onorata e come voglio che la si onori, cerca innanzitutto di comprenderla meglio. Non cessare di contemplare la sua dignità, i suoi privilegi, la sua perfezione, la sua missione. Poi umiliati nel tuo nulla e nella tua miseria: quanto più ti farai piccolo, tanto più sarai capa­ce di intendere la grandezza di mia Madre. Soprattutto fa’ penetrare nel tuo cuore le di­sposizioni del mio: guarda Maria coi miei occhi, ammirala col mio spirito, gioisci con me della sua bellezza.

   6. Onorala celebrando con gioioso fervore tut­te le feste che la Chiesa ha istituito in suo onore. Onorala con qualche pratica di pietà che le dedicherai costantemente ogni giorno, con sacrifici che ti imporrai per contribuire alla sua glorificazione. Onorala facendola conoscere ed amare intor­no a te; unendoti ad altri suoi figli privilegiati per poterla meglio servire insieme ad essi. Onorala donandoti interamente a lei, lavo­rando per lei e sotto la sua guida. In che modo? Ella stessa te lo dirà in seguito. Onorala soprattutto con la tua vita. Diventa santo e farai più per il suo cuore che se, cristia­no mediocre, componessi dotti trattati intorno ai suoi privilegi.

   7. Onorala a nome mio e a nome tuo. Onorala per quelli che non la onorano, per i pagani che la ignorano, per gli infelici che la bestem­miano, per i cattivi cristiani che non la pregano, per le anime consacrate che si mostrano poco zelanti nel servirla.

   8. Onorala con tutte le tue forze, perché, es­sendo superiore ad ogni lode, non la loderai mai abbastanza. Onorala senza tema di esagerare: non la ono­rerai mai quanto l’ho onorata io e quanto vo­glio che sia onorata.

Invito al colloquio: Benedetto sia il nome di Maria, Vergine e Madre, ora e in tutti i secoli!

CONTINUA….

Il mio Ideale: Gesù Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro II, Capitolo IV

13 settembre 2019

COME ME, UBBIDISCI A MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, vuoi come me dimostrare il tuo amore a mia Madre? Siile obbediente come lo ero io. Bambino, mi lasciai trattare da lei come le pareva: mi lasciai adagiare nel presepe, porta­re tra le sue braccia, allattare, avvolgere in fa­sce, portare a Gerusalemme, in Egitto, a Naza­reth. Poi, appena ne ebbi la forza, mi affrettai ad eseguire i suoi desideri, anzi, ad indovinarli e a prevenirli. Dopo aver fatto stupire i maestri della legge nel tempio, tornai con lei a Nazareth e le fui sot­tomesso. Rimasi con lei fino all’età di trent’anni accon­discendendo sempre ai suoi minimi desideri.

   2. Provavo una gioia indicibile nell’obbedirle; e con l’obbedienza contraccambiavo appun­to ciò che ella faceva per me, e soprattutto ciò che un giorno avrebbe dovuto soffrire.

   3. Le obbedivo con perfetta semplicità; quan­tunque fossi suo Dio, ricordavo di essere anche suo figlio; ella era pur sempre mia Madre e rap­presentante del Padre celeste. Ed ella da parte sua, con la stessa perfetta semplicità, mi comandava e dirigeva, ineffabil­mente beata nel vedermi attento ai suoi minimi cenni. Vuoi rinnovare a tua volta questa sua gioia? Obbediscile come ho fatto io.

   4. Mia Madre ha degli ordini da darti: ella ti comanda anzitutto per mezzo del dovere. Alcuni fanno consistere la devozione a Maria in immagini e statue, in ceri e fiori; altri in for­mule di preghiera e in canti; altri in sentimenti di tenerezza e di entusiasmo; altri ancora in pra­tiche e sacrifici supplementari. C’è chi crede di amarla molto perché parla volentieri di lei o perché si vede, con la fantasia, intento a fare grandi cose per lei, o perché si sforza di pensare sempre a lei. Tutte queste cose sono buone ma non sono l’essenziale. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, en­trerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la vo­lontà del Padre mio che è nei cieli». Così, non quelli che le dicono «Madre Ma­dre» sono i veri figli di Maria, ma coloro che fanno sempre la sua volontà. Ora Maria non ha altra volontà che la mia, e la mia volontà a tuo riguardo è che tu compia bene il tuo dovere.

   5. Sforzati dunque, anzitutto, di fare il tuo dovere e di farlo per amore di lei: il tuo dovere grande o piccolo, facile o penoso, piacevole o monotono, appariscente o nascosto. Se vuoi piacere a tua Madre sii più puntuale nella tua obbedienza, più coscienzioso nel tuo lavoro, più paziente nei tuoi dispiaceri.

   6. E tutto fai col massimo amore possibile e con volto sorridente. Sorridi nel penoso lavoro quotidiano, nelle occupazioni più prosaiche, nel monotono succe­dersi delle tue faccende: sorridi a tua Madre, che ti chiede di dimostrarle il tuo amore nel compimento gioioso del tuo dovere.

   7. Oltre che a richiamarti ai tuoi doveri di sta­to, Maria ti dà altri segni della sua volontà: le ispirazioni della grazia. Ogni grazia ti viene tramite suo. Quando la grazia ti invita a rinunziare a quel tal piacere, a disciplinare certe tue tendenze, a riparare certe colpe o negligenze, a praticare certi atti di virtù, è Maria che soavemente e amorevolmente ti manifesta i suoi desideri. Forse talora provi un certo sgomento per quanto richiedono da te quelle ispirazioni. Non temere: sono voci di tua Madre, di tua Madre che vuole renderti felice. Riconosci le voci di Maria, credi al suo amo­re, e rispondi con un «si» a tutto ciò che ella ti chiede.

   8. Vi è però un terzo modo di praticare l’ob­bedienza verso Maria, ed è quello di eseguire il compito speciale che ella sta per affidarti. Sii pronto.

Invito al colloquio: O Gesù, incomincio a capire che tutto il mio pro­gramma spirituale deve consistere nel fare ciò che dice di te lo Spirito Santo: «Ed egli era loro sottomesso».

CONTINUA….