Archive for the ‘Gesù Cristo’ Category

LETTERA A GESU’, IL FRATELLO MAGGIORE CHE HO SEMPRE VOLUTO

23 novembre 2019

Caro, Gesù. Intercedi per me, presso il Padre Celeste, perché tu sei mio fratello. Tu non sei mio, perché mi appartieni, ma perché io, come creatura della Santissima Trinità, ti appartengo, prima ancora che io nascessi, e che il cielo e la terra fossero formati da te.

Gesù, io sono tua, la sorella che hai sempre amato, nonostante i miei peccati. Mi hai comprato a caro prezzo, con il sangue dell’Agnello Immolato, che sei tu! Nulla mi appartiene, nemmeno il Tuo amore incondizionato, che tu hai per me, e perciò fratello mio, concedimi di amarti, nella mia imperfezione, come tua sorella, affinché possa essere orgoglioso di me.

Ci unisce un patto di sangue: Il tuo versato per me, con il mio che si consacra a te. So benissimo, che Dio non si dimentica della sua Alleanza fatta con noi ai tempi di Abramo, e realizzata con la tua morte e risurrezione. In memoria di questo o miei Tre in Uno, fate che io non mi separi mai da voi.

Gesù, fratello mio, resta con me.

Per sempre tua, Raffaella!

Il mio Ideale : Gesù, Figlio di Maria.( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista).Libro IV, Capitolo IX

26 ottobre 2019

«NEL TUO NOME GETTERÒ LA RETE»

Maria: Figlio mio, ti ho indicato i mezzi che devi adottare nell’esercizio del tuo apostolato, ma non ti ho ancora parlato della fiducia che ti deve sempre animare nella tua attività apostolica. Considerando la tua debolezza e la difficoltà del compito che ti è affidato, ti domandi talora di che cosa sarai capace. Certamente di nulla da solo, ma di cose meravigliose insieme con me. Non ha forse fatto grandi cose per me l’Onnipotente appunto perché ha guardato l’umiltà della sua serva? Non hai letto come Dio abbia scelto per confondere i sapienti coloro che il mondo considera insensati, e per confondere i forti coloro che il mondo considera vili?
2. Ascolta e rifletti. Voglio insegnarti due verità che ti infonderanno una fede incrollabile nell’efficacia della tua missione, una fede da trasportare le montagne. In primo luogo devi essere convinto che il tuo apostolato è il mio apostolato, che i tuoi interessi sono i miei interessi. A me, non a te, Dio ha affidato la missione di schiacciare la testa al serpente e di stabilire nel mondo il regno di suo Figlio: tu non fai altro che partecipare alla mia missione. Si tratta di salvare i miei figli e non i tuoi. Una madre desidera la salvezza dei figli certamente più di quanto non possa desiderarla un estraneo! Gli interessi di Gesù stanno infinitamente più a cuore a me che a te. Anche se tu ti mostrassi freddo riguardo al frutto delle tue fatiche, io certo non potrei rima-nere indifferente poiché è di Gesù che si tratta e degli altri miei figli. Ora io sono onnipotente per l’onnipotenza di Dio e comunico questa onnipotenza a coloro che operano nel mio nome.
3. In secondo luogo, ricorda ed applica al tuo apostolato ciò che Gesù ti ha spiegato intorno alla fiducia senza limiti che deve informare la tua preghiera. Io ho un’intenzione d’amore riguardo a ciascuna delle tue imprese apostoliche. E questa mia intenzione è sempre più perfetta della tua; poiché ti amo più di quanto tu ami te stesso, ed amo Gesù e gli uomini più di quanto non li ami tu. Ed è un’intenzione che potrai facilmente e infallibilmente raggiungere nella misura in cui agirai nel mio nome. Quindi, quali che siano gli ostacoli che si oppongono alla tua attività, potrai sempre ottenere più di quanto prevedevi, purché agisca in mio nome.
4. Per ottenere questi effetti straordinari non basta lavorare molto: bisogna lavorare nel mio nome. Gli apostoli si erano affaticati tutta la notte senza pescare nulla. Ma appena Pietro ebbe detto a Gesù: «Nel nome tuo getterò le reti», fecero una pesca miracolosa. Quante volte ti sei affaticato invano! Perché? Perché non avevi detto, incominciando: «Nel tuo nome, o Madre». Lavorare nel mio nome vuoi dire lavorare secondo le mie intenzioni e con la coscienza di partecipare alla mia missione e alla mia onnipotenza.
5. Offri a Gesù per mano mia la tua preghiera, i tuoi patimenti perché vengano attuate le mie intenzioni riguardo al tuo apostolato. Prima di intraprendere qualsiasi cosa, invocami e cerca quali possano essere le mie intenzioni così da agire sempre come uno strumento nelle mie mani. Bada però di non equivocare. Quante volte infatti nell’incominciare dichiari di voler agire solo per me, e poi in realtà finisci per seguire le tue personali tendenze. Il frutto delle tue attività apostoliche è assicurato solo se persevererai nella disposizione di voler assecondare le mie intenzioni. Pietro in mezzo alla tempesta aveva cominciato col credere a Gesù che gli comandava di raggiungerlo e sulle prime camminò sulle onde del mare; ma poi pensò ai flutti e a se stesso, ed affondò. Molte volte forse hai cominciato col fare autentici prodigi, ma l’esito finale è stato negativo. La causa è da attribuire al fatto che ad un certo punto hai perso coscienza di essere un mio strumento.
6. Non puoi pensare di continuo a me, è vero. Ma puoi lasciarti sempre guidare dal mio spirito; puoi acquistare una tale disposizione d’animo che se qualcuno ti domandasse: «In nome di chi agisci?», tu potresti rispondere: «In nome di mia Madre». Non arriverai ad avere queste disposizioni se non a prezzo di molti sforzi. Ma almeno rinnova di tanto in tanto la tua intenzione e correggila appena ti accorgi che le tue vedute si sono sostituite alle mie.
7. Dopo l’azione, se ti è riuscita bene ringrazia Dio; se male, esamina te stesso: o non hai agito in mio nome e allora l’esito è veramente negativo; o hai cercato di conformarti alle mie intenzioni e di appoggiarti a me e allora il frutto del tuo operato è soltanto differito e verrà quando a Dio piacerà, e sarà tanto maggiore quanto maggiori sforzi avrai dovuto fare e quanto maggiore fiducia avrai dimostrata. Senza di me non puoi riuscire a nulla; con me non potrai fallire mai.

Invito al colloquio: O Madre mia, credo in te e nella missione che ti ha affidato Gesù. Credo che appoggiandomi a te sarò onnipotente. Fammi toccare con mano l’inutilità dei miei sforzi ogni qualvolta avrò voluto agire nel mio nome e costringermi ad operare unicamente nel tuo! Allora ti aiuterò efficacemente a condurre a Gesù in¬numerevoli fratelli e si compirà quell’augurio che amo ripetere ad ogni ora del giorno e anche di notte quando mi sveglio: «Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano in ogni luogo glorificati per mezzo dell’Immacolata Vergine Maria».

IL TUO IDEALE

Gesù: Fratello mio, comprendi adesso il dono che ti ho fatto rivelandoti il mistero della mia pietà filiale verso la Madre mia? Quando t’invitai a darti tutto a lei, seguendo il mio esempio, credevi che con ciò volessi solo esortarti ad amarla un po’ più di prima. Ora, a poco a poco, hai capito che imitare la mia pietà filiale verso di lei vuol dire diventare sotto la sua guida un santo e un apostolo, vuol dire trasformarti in me, Figlio di Dio divenuto Figlio di Maria per la salvezza del mondo.

Invito al colloquio: O Gesù, mio Dio e mio Fratello! O Maria, Madre di Dio e Madre mia! Mi consacro nuovamente a te, senza riserve e per sempre, ma con una conoscenza più chiara dei tuoi disegni su di me e con una volontà più risoluta di eseguirli ad ogni costo. O Gesù dammi la grazia di amare tua Madre e di farla amare come tu la ami e vuoi che sia amata. E tu, o Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di farlo amare da tutti gli uomini come tu stessa lo ami.

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Il mio Ideale: Gesù. Figlio di Maria.( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro IV , Capitolo VIII

25 ottobre 2019

QUELLI CHE MI FANNO CONOSCERE

Maria: Figlio mio, Gesù ti ha condotto a me affin­ché, diventando mio figlio prediletto, diventassi mio apostolo. Tutto ciò sarà da lui benedetto. Ma egli vuole non soltanto che tu operi in mio Nome, ma anche che predichi il mio Nome! E ogni qualvolta lo farai darà al tuo apostolato una grazia e un’efficacia specialissima.

   2. Essere apostolo vuol dire condurre a Cristo gli uomini, dare Cristo agli uomini. Ora io sono la via che conduce a Cristo; da me Cristo è stato donato al mondo. Se dunque vuoi condurre gli uomini a Cristo più rapidamente, devi indicare loro la via che a lui conduce. Se vuoi dare loro pienamente Cristo, fa’ loro conoscere colei che ha la missione di darlo. Ricorda la tua personale esperienza: malgra­do le tue continue infedeltà alla grazia, da quan­do Gesù ti ha rivelato il mistero della sua pietà filiale, hai costatato in te stesso una meraviglio­sa trasformazione. Poiché hai trovato la luce, non puoi ora metterla sotto il moggio, ma devi farla risplendere davanti agli uomini. Il segreto della tua vita interiore sarà pure quello della tua vita apostolica: quanto più mi farai intervenire apertamente nella tua attività tanto più abbon­danti ne saranno i frutti.

   3. Così ha voluto Gesù. Egli poteva darsi agli uomini direttamente; ha deciso invece di darsi loro per mezzo mio. Nella promessa del paradi­so terrestre, negli oracoli dei profeti, in casa del Precursore, dinanzi ai pastori di Betlemme, ai Magi, a Simeone ed Anna, alle nozze di Cana, sul Calvario egli ha voluto manifestare sempre anche me mentre manifestava se stesso. E’ per mezzo della Chiesa, suo corpo mistico animato dal suo Spirito, egli non cessa di predicarmi e di indicare come via naturale per trovar­lo quella che conduce dalla Madre al Figlio. Anche questo è un aspetto della sua pietà fi­liale che devi premurarti di imitare.

   4. Ti ho spiegato come, soprattutto nei tempi nuovi, Gesù vuole glorificare il mio nome e mediante la mia conoscenza e il mio culto santifi­care e salvare gli uomini. A questa grande vitto­ria che egli mi ha destinata avranno una parte speciale coloro che mi faranno conoscere e ama­re. Fammi dunque conoscere quanto più ti sarà possibile. Questo aspetta da te Gesù.

   5. Anch’io mi aspetto molto da te al riguar­do. Tanti cristiani non conoscono la loro Madre, o la conoscono pochissimo. Tocca a te rivelarla loro, perché ella possa abbracciare tutti come diletti suoi figli. Tocca a te condurli a lei, perché possa formarli come te a somiglianza del suo primogenito.

   6. In che modo potrai farmi conoscere ed amare? Sii pieno di un amore ardente per me e per i tuoi fratelli, il resto verrà da sé. In primo luogo sia manifesto agli occhi di tut­ti che ti sei particolarmente consacrato al mio culto. Non temere che si scorga nelle tue mani o sul tuo petto il mio rosario o la mia effige, o che ti si veda partecipare a qualche pubblica mani­festazione in mio onore. Se nello stesso tempo ti mostrerai cittadino irreprensibile e cristiano senza paura e senza macchia, la tua condotta mi predicherà eloquentemente.

   7. Poi, secondo le circostanze, sappi con po­che parole esporre le tue convinzioni e la tua personale esperienza riguardo alla vita di unio­ne con me. Nelle conversazioni confidenziali, nella tua corrispondenza sappi discretamente far compa­rire il mio nome. A coloro che piangono rivela l’immagine del­la Consolatrice degli afflitti. A coloro che lottano per conservare o riac­quistare la loro illibatezza, raccomanda il ricor­so a colei che tutta pura ha avuto da suo Figlio il privilegio di rendere puri quelli che la invocano. A quanti aspirano ad una vita di intimità con Gesù insegna la via che tu stesso hai percorso per giungere ad una più stretta unione con lui. Ai desiderosi di apostolato spiega la missione apostolica che Dio mi ha affidata e la meravi­gliosa fecondità che otterranno i loro sforzi se agiranno in mio nome e sotto la mia guida. E se qualche giorno ti sarà dato di potermi far conoscere pubblicamente con la parola o con gli scritti, approfitta premurosamente di questa grazia. La tua parola recherà un messaggio di fiducia, d’amore e di salvezza a tutti gli uomini di buona volontà che la sentiranno, e forse per mezzo di questi a migliaia di altri uomini. «Coloro che mi faranno conoscere, avranno la vita eterna» e la diffonderanno intorno a sé.

Invito al colloquio: Fammi degno di lodarti, o santissima Vergine Ma­ria! Rendimi forte e coraggioso contro i tuoi nemici!

La Madonna della Nube e il Signore dei Miracoli

23 ottobre 2019

La Vergine della nube è apparsa a Quito (Ecuador) su di una nuvola il 30 dicembre 1696, compiendo come primo miracolo la guarigione del Vescovo.

Nel 1696, il vescovo Don Sancho de Andrade e Figueroa di Quito era molto malato. Tutti i suoi fedeli erano particolarmente preoccupati per lui e temevano la sua dipartita, decisero quindi di rivolgersi alla Vergine Maria, organizzando una novena per ottenerne la guarigione. Mentre si trovavano in processione per le strade della città verso la cattedrale recitando il Santo Rosario il 30 dicembre improvvisamente apparve l’immagine di Maria in mezzo alle nuvole.
La Vergine indossava una corona sul capo e un mazzo di gigli erano stretti nella mano destra come si trattasse di uno scettro. La sinistra reggeva il Bambino Gesù con la testa leggermente inclinata. I capelli erano coperti da un velo leggero che pareva formato esso stesso da una nuvola. Indossava una semplice tunica che cadeva in pieghe candide e ondulate, mezzo nascoste da un manto di ampiezza maestosa e regale. Una nuvola le fungeva da trono.
Circa 500 persone hanno assistito al fatto meraviglioso, mentre il vescovo in quell’istante veniva improvvisamente guarito. Però non tutti furono in grado di vedere quella straordinaria apparizione, ma la notizia si diffuse rapidamente giungendo fino a Lima.

Il vescovo autorizzò la devozione alla Madonna della Nube, facendo erigere un altare a lei dedicato nella Cattedrale di Quito.
Viene particolarmente onorata con una processione il 1 ° gennaio, proprio in vista di questa festa all’ inizio di ogni anno, in particolare,migliaia di fedeli provenienti da tutte le zone dell’Ecuador e dall’estero si recano alla città di Azogues per venerare e partecipare a tutti gli eventi preparati dai francescani, tra cui il corteo che ricorda il primo miracolo della vergine che unisce alla devozione generale anche i turisti. Questa processione viene riprodotta anche in altre parti del mondo , tra cui la città di New York.
La Vergine della Nube è fortemente associata nel culto peruviano al Signore dei Miracoli, un dipinto murale raffigurante Gesù crocifisso. Nel 1655 un terremoto devastò la città di Lima riducendo in macerie la maggior parte degli edifici. Il muro sul quale si trovava il dipinto di Gesù crocifisso fu risparmiato e sopravvisse anche ai successivi sismi. I cittadini iniziarono a pregare con devozione l’immagine e ad ottenere da essa guarigioni e grazie: questo fece sì che il dipinto fosse considerato miracoloso e chiamato, appunto, “Signore dei Miracoli”.

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Il mio Ideale:Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista), Libro IV Capitolo VII

23 ottobre 2019

L’UNIONE FA LA FORZA

Maria: Figlio mio, non rimanere isolato. Unisciti con quelli che hanno le stesse tue aspirazioni. Se ti limitassi a custodire gelosamente nel tuo cuore il sacro fuoco dell’apostolato, finiresti per spegnerlo. Parlando con altri della comune fede e delle comuni aspirazioni, renderai queste più ardenti in te stesso e in essi. L’unione, oltre che infiammare il vostro co­mune zelo, darà ad esso una forza singolare. Quando lavorerai con un altro, sarai più forte non due ma dieci volte. E quando sarete una schiera ben unita che avanzerà sotto la mia gui­da, sarete irresistibili.

   2. E dove potrai trovare questi compagni ani­mati dallo stesso tuo ideale? Cerca e troverai. Forse ve ne sono intorno a te di già pronti ad accoglierti nelle loro file: unisciti ad essi. Forse intorno a te esistono soltanto forze in­dividuali ed isolate. Cerca di scoprirne alcune in grado di comprenderti. Spesso esistono le une accanto alle altre pa­recchie persone che hanno le stesse inclinazioni, ma ciascuna di esse si crede sola nel suo genere. Quando, dopo mesi e forse anni di mutuo iso­lamento, un incontro fortuito le ha fatte ricono­scere a vicenda, si meravigliano di essere rima­ste così a lungo estranee le une alle altre, pur es­sendo anime sorelle. Provati a parlare con gli al­tri di ciò che ti sta a cuore, e vedrai che prima o poi i tuoi tentativi otterranno risposta.

   3. Forse non troverai subito delle persone di­sposte a condividere i tuoi ideali. Del resto i tuoi migliori collaboratori non saranno sempre quel­li che avranno risposto per primi e con maggiore entusiasmo alle tue proposte: un giudizio retto, una volontà ferma, la generosità, la prontezza al sacrificio della propria persona valgono mol­to di più che i subitanei improvvisi entusiasmi. Non dire: «Non c’è nulla da fare in questo ambiente: tutti quelli che mi circondano sono ugualmente indifferenti». Vi sono cuori nobili che si nascondono; vi sono individui generosi che ignorano se stessi. Tocca a te scoprirli e far prendere loro coscienza. Saranno felicissimi nel sentirsi ridestare in fondo al cuore aspirazioni alla perfezione e al servizio di una grande Cau­sa.

   4. Proprio quelli che professano le dottrine più opposte alle tue possono essere talvolta i più idonei ad essere un giorno i tuoi colleghi di mili­tanza. Saulo il persecutore non divenne forse il grande apostolo di Cristo? Considera negli uo­mini non tanto le parole e gli atteggiamenti este­riori, quanto piuttosto l’intima disposizione che li fa parlare ed agire. Un miscredente se è since­ro, generoso, ardente, è più atto a dedicarsi con te alla medesima causa che non un cristiano sen­za nerbo e senza spirito di sacrificio.

   5. Può darsi che debba cercare a lungo coloro che potrebbero diventare tuoi soci; che ti richie­da molta fatica la loro formazione e che alla fi­ne ti avvenga di provare molte delusioni. Non lasciarti abbattere per questo: Cristo ha dapper­tutto i suoi eletti; cerca, finché non li abbia tro­vati.

   6. Sulle prime sarete solo un piccolo gruppo. Non importa, purché siate uniti. Non è mai il gran numero che riporta la vittoria finale, ma una minoranza coraggiosa, attiva, ben ordinata e disciplinata. Con una dottrina infallibile e meravigliosa­mente sublime e l’aiuto onnipotente del cielo, i cattolici hanno mezzi più che sufficienti per avere la meglio sui loro avversari, purché obbediscano a chi ha la missione di guidarli, per far converge­re tutte le loro forze al trionfo del bene.

   7. E quali sono i capi che devono coordinare la vostra attività apostolica? «Dio ha costituito i Vescovi a dirigere la sua Chiesa». Il Vescovo dei vescovi, il Papa, non tralascia mai di dare chia­re direttive in proposito. Da coloro che Cristo ha costituito pastori de­vi ricevere la parola d’ordine, non da uomini che non hanno ricevuto mandato alcuno e che pretendono di servire la causa della Chiesa con mezzi che ella disapprova. Sappi rinunziare alle tue vedute proprie, per quanto belle esse ti appaiano. Non a te, non a tale o a tale altro lai­co o anche sacerdote, bensì alla Chiesa è stata promessa l’infallibile assistenza dello Spirito Santo. Comprendi che un bene minore ma reale val più che uno maggiore non mandato ad effetto; che la forza risiede nell’unione e l’unione richie­de l’abnegazione e che ciascuno deve preferire il trionfo della causa comune a quello delle sue ve­dute personali. Medita questa dottrina; conforma ad essa la tua vita e diffondila con la parola.

Invito al colloquio: O Madre, te lo prometto: voglio adoperarmi per tutta la vita ad accrescere il numero dei tuoi collabo­ratori e a renderli sempre più animati di santo entu­siasmo. Ti prometto particolarmente di impegnarmi con docilità e devozione fino alla morte al tuo servizio.

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)./Libro IV, Capitolo VI

17 ottobre 2019

Maria: Figlio mio, impara a parlare da vero apostolo per diffondere intorno a te lo spirito di Cristo. Non dire: «Mi mancano le occasioni». Le oc­casioni ci sono, ma bisogna scoprirle; e se pro­prio non ci fossero bisognerà crearle. Figlio della luce, hai forse bisogno di essere addestrato dai figli delle tenebre? Essi sanno ben trovare dappertutto occasioni per diffondere le loro perverse dottrine: nell’in­timità di un colloquio, per la pubblica strada, sul posto di lavoro, in viaggio, negli stessi loro passatempi. Ciò che possono quelli per rovina­re, non lo puoi tu per salvare? Bada bene: se ti credi incapace di farlo, ciò che ti manca non è l’occasione, ma il sacro ar­dore dell’apostolato. Vieni a ravvivarlo al Calvario e troverai tante occasioni di farlo sprigionare intorno a te.

   2. Per parlare da apostolo, non è necessario predicare. Parla in ogni incontro secondo le tue cristiane convinzioni: a proposito delle persone, delle co­se, degli avvenimenti. Pensa coi pensieri stessi di Cristo e non temere di manifestare il tuo pen­siero. Discuti raramente; non umiliare mai l’avver­sario. Esponi con semplicità le tue idee. La verità è per se stessa attraente, perché la verità rende liberi. Per se stessa la verità conqui­sta le menti, perché il suo splendore ne favorisce l’adesione. Non credere che occorrano ordinariamente lunghi discorsi: una breve spiegazione, un mo­desto consiglio, una semplice riflessione, talvol­ta una sola esclamazione possono bastare a pro­durre la luce in una anima sincera.

   3. Non ti scordare che a convincere l’avversa­rio gioveranno meno i tuoi argomenti che la tua persona. Parla semplicemente, ma coraggiosamente: tu possiedi la Verità. Ti si senta profondamente convinto di ciò che dici: sarai creduto facilmente se sarai coerente nell’uniformare la tua condotta ai tuoi discorsi. Ti si veda desideroso non di riportare una vit­toria, ma di essere utile ai tuoi ascoltatori. Studia senza posa la dottrina di Cristo, per poterle rendere una sempre più credibile testi­monianza. Fa’ che sia riconosciuto da tutti il tuo valore professionale: se ti mostrerai competente nella tua arte o professione avrai più credito anche nelle tue convinzioni religiose.

   4. Solo con un lungo tirocinio si diventa mae­stri nell’apostolato della parola. Prima di ogni conversazione pregami di ispi­rarti ciò che dovrai dire. Dopo la conversazione esamina dinanzi a me se hai saputo rendere qualcuno o migliore o più felice, e prevedi come potresti far meglio un’al­tra volta. Quanto più docilmente ti lascerai guidare da me in questo tirocinio, tanto più rapidi ed effi­caci saranno i tuoi progressi: solo per mio mez­zo diventerai un vero apostolo di Gesù.

Invito al colloquio: O Maria, lo confesso, non mi sono dato pensiero, come avrei dovuto, di diffondere attorno a me la dot­trina di tuo Figlio, perché nelle mie relazioni con il prossimo non ho cercato altro che me stesso. D’ora in poi penserò a Gesù e a chi mi sta dinanzi. Ti invoche­rò prima di parlare e tu mi detterai ciò che dovrò dire.

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)/Libro IV, Capitolo V

14 ottobre 2019

IL CONTAGIO DELLA TESTIMONIANZA

Maria: Figlio mio, all’apostolato indiretto della pre­ghiera e della sofferenza, per quanto sia meravi­gliosamente fecondo, bisogna che aggiunga l’in­flusso diretto della tua persona su quella dei tuoi fratelli. Credi forse che intenda parlare dell’apostola­to della parola. Ma no: l’apostolato della parola è senza dubbio importante; ve n’è però un altro che deve precederlo, accompagnarlo e seguirlo: l’apostolato dell’esempio.

   2. Non avrai bisogno di una lunga esperienza per accorgerti che su certi individui l’apostolato della parola, sia pure eloquentissima, riesce inefficace. La parola è feconda solo quando è ricevuta da chi è disposto ad accoglierla. Se cade in un terreno sassoso, o tra i rovi e le spine, come può portare frutto? Ora, per disporre i tuoi simili a ricevere la tua parola, occorre la testimonianza della tua vita. Spesso un atto, un gesto, uno sguardo, un sorriso vale più di qualsiasi discorso.

   3. Fa’ stimare nella tua persona la religione che professi. Mostrati sempre dignitoso, compreso della tua cristiana grandezza e della presenza di Dio in te. Fa’ che quanti ti avvicinano sentano che porti dentro qualcosa di misterioso. In mezzo alla generale corruzione la tua virtù sia al di sopra di ogni sospetto. Sii integro e onesto, quando intorno a te non si pensa ad altro che ad arricchire a spese altrui. Sii leale e sincero, quand’anche la menzogna e la dissimulazione fossero diventate quasi una legge universale. Sii coscienzioso e fedele al tuo dovere anche se negli ambienti che frequenti si è generalmente perduta persino la nozione del dovere e della co­scienza. Quelli che non hanno la tua stessa fede e quel­li stessi che la combattono saranno allora co­stretti a renderle omaggio col rendere omaggio alla condotta che essa ti ispira.

   4. Mostrati quale sei, senza ostentazioni, ma anche senza rispetto umano. Di che dovresti vergognarti? Forse di posse­dere la verità mentre gli altri professano l’erro­re? Di aver il senso della tua dignità, mentre gli altri si fanno schiavi di vergognose passioni? Di esser discepolo di Cristo e collaboratore di sua Madre? Temi forse di perdere la stima di coloro che non la pensano e non vivono come te? Ma non ti sei accorto che gli uomini anche più perversi stimano coloro che non si vergognano delle pro­prie convinzioni personali e ad esse coerente­mente conformano la propria vita? Sii cristiano senza paura e senza macchia, e la tua condotta sarà una predicazione vivente e continua.

   5. E’ già una bella cosa fare stimare in te la dottrina di Cristo, ma io ti chiedo ancora di più: devi farla amare. Prendi a cuore gli interessi dei tuoi fratelli: rendi loro tutti i servizi che puoi; ascolta i loro lamenti, solleva le loro miserie, cura le loro pia­ghe; aiutali nel loro lavoro, sii buono e affabile con coloro che ti circondano; dandoti tutto a tutti guadagnerai tutti a Cristo. Se si sentiranno più felici per causa tua non potranno non amare la dottrina che ti avrà fatto dispensatore di felicità. Se frequentando capiranno meglio l’amore, arriveranno a capire meglio Dio pur ignorandone il nome. Dio infatti non è un nome: è l’amo­re. Aprendosi all’amore, si apriranno quindi a Dio.

   6. Per arrivare a darti tutto a tutti non guar­derai negli uomini le loro qualità o i loro difetti, le loro virtù o i loro vizi, le loro azioni buone o cattive; vedrai in essi il prezzo del sangue di Ge­sù e del mio immenso dolore. Li amerai con l’amore stesso con cui li ama il loro Redentore e la loro Madre, e così saprai attirarli all’amore e attraverso l’amore a Dio. 

Invito al colloquio: O Madre conosco alcuni tuoi figli la cui vita è una predicazione continua. Io invece, con i miei difetti, sono spesso per gli altri causa di disgusto e di mormo­razione. Col tuo aiuto, voglio sforzarmi di predicare Gesù con la mia condotta. Fa’ che con una maggiore coerenza di vita possa contribuire a condurre il pros­simo a Gesù.

CONTINUA…..

Il mio Ideale: Gesù , Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)/Libro IV, Capitolo IV

13 ottobre 2019

LA SOFFERENZA REDENTRICE

Maria: Figlio mio, ascolta e comprendi. Voglio inse­gnarti una dottrina tanto difficile da intendere, anche e soprattutto perché credi di conoscerla già da molto tempo: la dottrina della salvezza per mezzo della Croce. Quelli che si consacrano all’apostolato cri­stiano sanno che la sofferenza ha un’efficacia grandissima al riguardo: Gesù ha salvato il mondo con la sua passione e morte; per essere la Corredentrice io ho dovuto essere l’Addolorata; i grandi apostoli hanno tutti patito grandi tribo­lazioni. Ma quando la sofferenza viene a visitarli per­sonalmente, non si ricordano più del suo signifi­cato; si meravigliano e si scoraggiano. Per essi come per i Giudei la Croce rimane tuttora og­getto di scandalo. Si illudono forse di poter par­tecipare all’azione di Cristo Redentore senza partecipare anche alla sua passione?

   2. Tu invece, figlio mio, guarda coraggiosamente la croce che ti è destinata. Dovrai compiere duri sacrifici. Dovrai lavo­rare ed affaticarti, spendere le tue forze e logo­rare la tua salute al mio servizio. E ciò non sola­mente per alcune ore o per alcuni giorni, ma fin­ché vi saranno uomini da salvare; non solamen­te nelle ore di successo e di conforto, ma anche in mezzo alle difficoltà e alle amarezze. E dovrai andare incontro a immolazioni vo­lontarie, dovrai farti vittima in cambio dei fratel­li da salvare; e quanto più sterili ed ardui ti appa­riranno i tuoi sforzi, tanto più vi dovrai aggiun­gere mortificazioni ed espiazioni volontarie.

   3. Sei pronto ad abbracciare questa croce? Forse sì. Ma ecco un’altra croce ben più difficile da portare, perché non te la imponi da te stesso e perché è veramente sconcertante. Le tue intenzioni saranno fraintese, i tuoi di­segni scherniti, la tua attività biasimata. Coloro che dovrebbero aiutarti si disinteresseranno del­le tue fatiche o tenteranno di distruggere ciò che ti sarai sforzato di edificare; coloro che dovreb­bero incoraggiarti ti sconfesseranno o sovverti­ ranno i tuoi piani. Vi opporranno ogni sorta di ostacoli e poi diranno a chi li vorrà sentire che da molto tempo ne avevano predetto la cattiva riuscita. Se porti volentieri la croce che scegli tu stesso; se ti rassegni facilmente alla croce che ti provie­ne dalla malattia o dalla povertà; la croce che ti preparano l’ignoranza, la stoltezza o la malva­gità degli uomini potrebbe suscitare in te un sen­so di ribellione. Eppure questa croce, proprio questa, racchiu­de in sé una maggiore efficacia di redenzione.

   4. Considera Gesù. Si è forse imposto da sé la sofferenza con la quale ti ha salvato? O non fu piuttosto il frutto dell’ignoranza, della stoltezza e della malvagità degli uomini, di coloro stessi che per il loro ufficio avrebbero dovuto aiutarlo a salvare la loro nazione?

   5. Non ti meravigliare se lo spirito del male si accanisce in questo modo nell’ostacolare le tue imprese: prendendo di mira i miei collaboratori egli in realtà combatte me. Conserva intera la tu a fiducia e il tuo coraggio. La sua sconfitta sarà tanto più completa: gli ho schiacciato il capo e glielo schiaccerò sempre!

   6. Bada tuttavia che la sofferenza non ha vir­tù liberatrice per se stessa, ma solo quando essa è unita a quella di Gesù. Si può dire della sofferenza quello che si dice della tua persona: da te non sei altro che un povero peccatore, unito a Gesù, partecipi della natura divina. Similmente la sofferenza in se stessa è sterile, ma unita alla sofferenza di Gesù, acquista un’efficacia divina.

   7. Quando nell’esercizio del tuo apostolato incontri il dolore, vieni a stringerti più intima­mente a me. Insieme saliremo al Calvario. Lì, accanto alla Croce del Redentore, intenderai il valore infinito di quella sofferenza che ti scon­certava e ti opprimeva. Anche la sofferenza che ti proviene dall’incomprensione o dalla maligni­tà degli uomini ti riuscirà dolce. In essa vedrai non più gli uomini che l’hanno causata, ma Ge­sù e sua Madre che ti invitano a condividere la loro missione redentrice, e i fratelli che così avrai modo di salvare.

   8. E’ una dottrina molto austera quella che ti sto predicando, figlio mio, ma è una dottrina di fede, di amore e di vittoria. Presumevo forse troppo di te, stimandoti capace di comprenderla?

Invito al colloquio: O Madre, tu conosci la mia vita e il mio terrore per la sofferenza, ma conosci anche il desiderio che ho di amarti e di aiutarti nella tua missione. Quando verrà l’ora della prova, tu mi sosterrai ed allora sarò capace di soffrire tutto ciò che vorrai, per­ché lo vorrai, per quanto mi debba costare.

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista). Libro IV/ Capitolo III

5 ottobre 2019

Maria: Figlio mio, sappi che in qualunque condizio­ne ti trovi disponi sempre di un’arma apostolica di incalcolabile valore: la preghiera! Tu credi, è vero, che si può essere apostoli sia pregando come predicando. Riconosci che la preghiera è una consolazione e un supplemento all’attività personale per i vecchi, gli infermi e per tutti coloro che non possono dedicarsi alle opere esteriori di zelo. Ma quanto sei lontano dal comprenderne appieno l’efficacia apostoli­ca!

   2. La preghiera non costituisce una semplice alternativa, o un degno complemento dell’azio­ne diretta. E’ un’arma apostolica la cui potenza supera di gran lunga quella di qualsiasi attività esteriore. Gesù ha predicato per tre anni; ma prima ave­va pregato per trent’anni; e durante i tre anni del suo ministero pubblico non solo passava in­tere notti in preghiera, ma abitualmente nel suo intimo, mentre le labbra istruivano gli uomini, egli conversava col Padre. Con lui ho cooperato al riscatto del mondo; eppure non ho predicato, non ho governato la Chiesa, non ho fatto miracoli. Ho però pregato e sofferto. E come me Giuseppe ha pregato e sofferto; e senza mai proferire parola che sia registrata in un libro, ha fatto più per la conversione degli uomini che non Giovanni e Pietro e Paolo. Guarda la vita degli uomini apostolici: quelli che hanno convertito più anime sono stati degli uomini di preghiera.

   3. Guai all’apostolo che non prega! Bronzo risonante e cembalo squillante, egli si affatica, si consuma, e forse si perde senza fare alcun be­ne agli altri. E se pure sembra che la sua attività produca frutti di salvezza, lo si deve alle suppli­che di qualche anima buona sconosciuta; ma egli non ne avrà alcuna ricompensa.

   4. Non ti pare che debba necessariamente es­sere così? Convertire, santificare o salvare un’anima è opera soprannaturale; l’attività pu­ramente naturale non può da sola produrre frutti soprannaturali. Il soprannaturale è frutto della grazia e la grazia è frutto della preghiera. Quanto più si prega tanto più si ottengono effetti soprannatu­rali.

   5. Dio vuole le opere, laddove sono possibili, come vuole il segno sensibile per produrre la grazia sacramentale. Ma come tutta l’acqua dell’oceano è incapace per se stessa di far rina­scere alcuno alla vita nuova di figlio di Dio, così tutte le opere esterne sono incapaci di convertire o di santificare un’anima sola. Come è necessario che la parola del sacerdote accompagni l’atto di infondere l’acqua sul capo del battezzando perché si produca la grazia, allo stesso modo bisogna che la preghiera dell’apo­stolo accompagni ogni sua opera esteriore. La preghiera può perfino sostituire le opere se queste sono impossibili, come quando, essendo impossibile il battesimo dell’acqua, vi può sup­plire quello di desiderio.

   6. Non è forse onnipotente Dio? Non ha egli infiniti mezzi per far giungere a destinazione la grazia della salvezza? Egli può dare un’efficacia meravigliosa ad un linguaggio semplicissimo; può far trovare in una parola letta o sentita, e forse imperfettamente compresa, in una disgra­zia subita, in un fatto comunissimo l’ammae­stramento che illumina, commuove e converte; può anche far concorrere gli stessi suoi nemici alla esecuzione dei suoi misericordiosi disegni. Il profeta Balaam era stato mandato per male­dire Israele e invece di maledizioni proferì bene­dizioni. Ciò che manca all’apostolato sono assai me­no le opere che la preghiera apostolica.

   7. Hai compreso la lezione? E se l’hai compresa, ti sforzi di essere aposto­lo più con la preghiera che con l’attività esterio­re? Ti ricordi ogni giorno di pregare con inten­zioni apostoliche? Quando vuoi guadagnare a Cristo qualcuno, ti adoperi per ricercare i mezzi da prendere, le cose da dire, e fai bene; ma pensi soprattutto a pregare, convinto che la buona riuscita della tua impresa dipende piuttosto dal Dio che preghi che dalla tua abilità o dalla tua forza di persuasione?

   8. Prega, prega ed impara a moltiplicare le preghiere per la conversione e la santificazione del tuo prossimo. Ad ogni tua preghiera pre­metti un’intenzione apostolica. Trasforma in preghiera le tue azioni e i tuoi patimenti, offren­doti a Dio per le mie mani secondo le mie inten­zioni. Aggiungi a tutto questo l’offerta di tutte le Messe che si celebreranno in tutto l’universo durante la giornata.

   9. Prega per i tuoi parenti e per tutti coloro che ti sono cari. Prega per la Chiesa, per il Papa, per i Vesco­vi, per i Sacerdoti e per tutti i missionari ed apo­stoli. Prega particolarmente per coloro che si sono impegnati a prestarmi la loro personale collabo­razione affinché venga presto il regno di Gesù per mezzo del regno mio. Prega per coloro ai quali hai cercato di fare qualche bene affinché questo bene sia duraturo. Prega per coloro ai quali hai omesso di fare il bene che potevi affinché la tua preghiera com­pensi la tua negligenza. Prega per coloro che incontrerai durante la giornata affinché tu possa fare loro tutto il bene che potrai.

   10. Prega prima di ogni azione perché il Si­gnore dia a ciascuna tutta l’efficacia che egli stesso desidera. Prega quando qualcuna di esse ti appare difficile, così che la tua preghiera cor­robori la tua debolezza. Prega anche quando qualcun’altra ti sembra facile, per tema che, fi­dando solo nella tua naturale abilità, non otten­ga alcun frutto soprannaturale. Prega durante tutte le tue attività affinché Dio continui ad operare per mezzo tuo. Prega dopo le attività, per ringraziare Dio se ti sono riuscite bene; o perché ne risulti comun­que qualche bene se ti pare di avere lavorato in­vano, ricordando che quanto più Dio ti costrin­ge a pregare tanto più ti vuole concedere grazie.

Invito al colloquio: O Maria, la tua vita fu una continua preghiera per la gloria del Padre, per la missione del Figlio e per la salvezza degli uomini. Insegnami a pregare come sa­pevi pregare tu!

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro IV/Capitolo II

4 ottobre 2019

II.

IL SACRO ARDORE DELL’APOSTOLATO

Maria: Sei risoluto ad essere mio apostolo; ma ti stai domandando come ciò sarà possibile nella tua presente condizione. Non sei infatti insignito del carattere sacerdotale, non hai ricevuto, così ti sembra, il mandato di predicare.

   2. Ora, guarda intorno a te. Vedi questi propa­gandisti di dottrine sovversive che si succedono nel mondo e che in pochi anni trascinano dietro a sé milioni di aderenti? Di quale sacerdozio sono essi rivestiti? Chi ha dato loro il mandato di pre­dicare? Per riuscire nel loro intento molti di essi hanno dovuto affrontare gli schemi, le persecu­zioni, la prigionia e talvolta il rogo o il patibolo. Si erano fatti diffusori appassionati di un’idea – di una menzogna inventata da Satana – ed han­no raggiunto il loro intento. E tu che sei apostolo di Cristo e di sua Madre dubiti di poter raggiungere il tuo?

   3. Non dire che questi seminatori di menzo­gne avevano buon gioco, bastando loro, per avere successo, assecondare le umane passioni. Tu hai dei mezzi molto più potenti: per rispon­dere alle aspirazioni più profonde dell’umanità possiedi la dottrina di verità che rende liberi, la dottrina della felicità che sazia il cuore, la dot­trina di quel Dio ignoto che essa, nonostante tutto, invoca con suppliche ardenti. Ed hai infi­ne per sostenerti l’onnipotenza del divino aiuto.

   4. Assecondavano forse le passioni dei loro uditori i primi predicatori di Cristo presso i Giu­dei e i Gentili? Non imponevano, al contrario, austere rinunzie ai loro discepoli con l’obbligo di essere pronti a subire le persecuzioni, la pri­gionia, la spada e il fuoco? Eppure essi conver­tirono con straordinaria rapidità innumerevoli moltitudini. E questo, perché ardeva loro in petto il sacro ardore dell’apostolato. Se il medesimo ardore avesse animato il cuore dei loro successori, già da lungo tempo il nome di mio Figlio sarebbe stato predicato ad ogni creatura!

   5. Bisogna che questo fuoco sacro si accenda in te. Come? e dove? Vieni, seguimi sul Calvario. Mettiti insieme con me di fronte a Gesù Crocifisso. Vedi il suo corpo dilaniato dall’orrendo supplizio: vedi so­prattutto il suo spirito straziato in un’agonia mille volte più orrenda. Che cosa lo riempie di questa infinita desolazione? Più di ogni altra cosa, la vista degli uomini per i quali egli versa il suo sangue, e che pure non riceveranno alcun frutto dalla sua passione. Non ne ricaveranno frutto perché resisteranno alla grazia, certo, ma anche perché quelli che dovrebbero continuare in loro favore l’opera della Redenzione non se ne daranno pensiero.

   6. Considera pure, figlio mio, l’amarezza del mio dolore. Perché anch’io ho sofferto tanto sul Calvario? A causa dei supplizi che torturavano il corpo di Gesù, non v’è dubbio, ma an­che e soprattutto a motivo dell’agonia che lo straziava dentro. Perché contemplavo con lui quella moltitudine di uomini ai quali allora sta­vo dando la vita, con la tragica prospettiva che si sarebbero persi per sempre.

   7. Ma ascolta Gesù che parla: «Donna ecco tuo figlio; figlio ecco tua Madre». Queste paro­le egli le rivolge a me e a te. «Donna ecco tuo figlio: egli ti aiuterà; sì, ti aiuterà a salvare i suoi fratelli, che senza di lui si avvierebbero all’eterna perdizione. Egli ricon­durrà a te questi poveri erranti. Ti assisterà nel­la tua apostolica missione e ci consolerà entram­be». Hai capito il desiderio di Gesù? Fa’ in modo che lo spettacolo del Calvario ti sia sempre pre­sente e non ti dia mai pace. Risuonino giorno e notte alle tue orecchie il grido di Cristo morente e i gemiti di tua Madre!… Allora imparerai cosa significa essere apostolo!

   8. Ricordati bene: sarai veramente apostolo se saprai occupare accanto a me, il posto di Gesù.

Invito al colloquio: O Madre mia, fa’ che non si affievolisca mai in me questo triplice amore: l’amore per Gesù, per te e per i fratelli!

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)/Libro IV, Capitolo I

3 ottobre 2019

MIO COLLABORATORE

I.

LA MIA MISSIONE E LA TUA

Maria: Figlio mio, ascolta bene ciò che sto per dirti e cerca di comprenderne appieno il significato. Debbo rivelarti un mistero, un mistero che ci riguarda entrambi.

   2. Quando l’angelo Gabriele mi annunciò che il Figlio di Dio desiderava nascere da me, mi an­nunciò pure che mio Figlio si sarebbe chiamato Gesù, ossia Salvatore, e allora compresi che questo salvatore voleva associarmi alla sua ope­ra redentrice. Vedevo che col dare la mia ade­sione alla divina proposta, avrei acconsentito a cooperare non solo al mistero dell’Incarnazio­ne, ma anche a quello della Redenzione. E diedi il mio consenso. Da quel momento fino all’ultimo respiro di Gesù, mi adoperai con lui al riscatto degli uomi­ni: fornendo la sostanza della vittima, allevando la vittima per il sacrificio, unendo le mie sup­pliche e sofferenze alle sue, la mia volontà alla sua, ed offrendo mio Figlio al Padre celeste per l’immolazione suprema. Gesù era il Redentore, e io la Corredentrice.

   3. Ora – intendi bene questo – Dio è costan­te nelle sue chiamate come nei suoi doni. La col­laborazione che prestai a mio Figlio a Nazaret e sul Calvario, debbo continuare a prestargliela fino alla consumazione dei secoli. Avendo dato Gesù al mondo intero nel giorno dell’Incarnazione, debbo darlo ancora a ciascun uomo in particolare attraverso l’avvicendarsi sto­rico delle generazioni. Cooperatrice di Gesù nell’opera della Redenzione, debbo cooperare con lui anche per la salvezza individuale di cia­scun uomo. Infatti la Redenzione non è ancora compiuta: bisogna che la grazia della salvezza meritata per tutti sul Calvario sia applicata a cia­scun uomo che viene in questo mondo. Ed ecco allora la mia missione sino alla fine dei tempi. Con Gesù ho lavorato all’universale riscatto dell’umanità; con Gesù debbo lavorare alla conversione e santificazione di ciascun uo­mo.

   4. E come potrebbe essere diversamente? Di­venendo Madre di Gesù, sono divenuta Madre di tutti coloro che sono chiamati ad essere suoi fratelli. Non debbo io, da vera Madre, prender­mi cura della vita e della salute di coloro che ho generato?

   5. Come vedi, nel giorno in cui fui assunta in cielo Dio mi affidò una missione apostolica, missione universale come quella della mia coo­perazione redentrice e come quella della mia maternità spirituale.

   6. Sono la Regina degli apostoli. Lo sono non soltanto perché ho assistito con materno affetto i primi apostoli, non solo perché rendo feconda l’opera dei loro successori, che senza il mio inter­vento sarebbero incapaci di fare alcun bene agli uomini, ma perché il loro apostolato altro non è che una limitata partecipazione all’apostolato universale che fu affidato a me in primo luogo.

   7. Ora l’apostolato è lotta. Debbo infatti strappare ogni essere umano dalle mani di Sata­na al fine di condurlo per Gesù al Padre. Nel momento in cui il seduttore trionfò dei nostri progenitori, Dio gli predisse appunto la sconfitta in questi termini: «Porrò inimicizia fra te e la Donna, tra la tua stirpe e la sua: essa ti schiaccerà la testa». Gli schiacciai il capo fin dalla mia Immacola­ta Concezione. Ma quella vittoria fu soltanto la prima di una serie infinita di vittorie. Sino alla fine dei tempi, debbo continuare a schiacciargli il capo. Sono la sua irriducibile av­versaria, «più terribile di un esercito schierato in campo».

   8. Nella lotta per la salvezza degli uomini gli inflissi dure sconfitte fin dai primissimi tempi della Chiesa. Da allora in poi ho distrutto tutte le eresie nel mondo intero, ed ho ricondotto sul­la via della grazia innumerevoli peccatori. Ora, Dio ha voluto che di secolo in secolo la mia opera conquistatrice si facesse più evidente, e vuole che in questi tempi nuovi essa appaia agli occhi di tutti più splendidamente che mai.

   9. Sembra che Satana trionfi nel mondo? Non temere: quanto più cresce la sua potenza tanto più manifestamente, secondo i disegni di Dio, debbo intervenire per schiacciargli la testa. Un’immensa vittoria mi è riservata. Il mio re­gno deve stabilirsi nel mondo intero affinché giunga e più largamente si estenda il regno di mio Figlio. Più ancora dei precedenti, gli ultimi tempi della Chiesa saranno i miei tempi. Si vedranno meraviglie operate da me e per me. Si vedrà Sa­tana stritolato sotto il calcagno della Donna co­me non lo fu mai. Si vedrà la Chiesa manifesta­re una fecondità e una forza di conquista che mai ebbe in passato. Si vedrà Gesù regnare su moltitudini sempre più numerose, acclamato da coloro stessi che prima lo combattevano con ac­canimento.

   10. Questa è la parte che mi compete nel mi­stero che ti volevo rivelare. Ecco ora la parte tua. Dio ha deciso di associare gli uomini, e parti­colarmente alcuni di essi, alla esecuzione dei suoi amorosi disegni al punto da farne dipende­re la riuscita dalla fedeltà dei chiamati alla loro vocazione. Per continuare in terra la missione avuta dal Padre, Gesù ha voluto aver bisogno della colla­borazione dei suoi apostoli. E così per compiere la mia missione di far regnare Gesù nel mondo anch’io ho bisogno di ausiliari e di collaborato­ri. Quando avverranno le cose meravigliose che ti ho annunziate? Allorquando i miei figli com­prenderanno l’opera apostolica a me affidata, e saranno pronti a impegnarsi con me e ai miei or­dini.

   11. Ora che hai compreso la parte che mi spetta, vuoi essere mio collaboratore? Vuoi aiu­tarmi a strappare alle forze del male i miei figli per condurli a Gesù? Vuoi avere parte alla gran­de vittoria che mi è riservata? Ad imitazione del tuo divin modello, ti sei da­to tutto a me. Mi hai consacrato tutto te stesso, tutta la tua attività. Ora che conosci l’uso che intendo fare della tua persona e delle tue ener­gie, vorrai ritrattare la tua consacrazione?

   12. Finora nella pietà filiale verso di me tu scorgevi qualche cosa di simile al tranquillo at­teggiamento del bambino sulle ginocchia della madre. Ed ecco invece che ora ti propongo un impegnativo e duro servizio di apostolato! Ma Gesù è stato forse mio Figlio soltanto nella casa di Nazaret? Non era mio Figlio anche quando distruggeva l’impero del principe di questo mondo, e riscattava il genere umano? Non ha egli preso carne nel mio grembo appunto per di­ventare il Salvatore degli uomini? Egli ti ha chiamato ad essere un mio figlio prediletto, e in quanto tale un salvatore di ani­me. O sarai un apostolo, o rinunzierai ad appar­tenermi come figlio.

Invito al colloquio: O Maria, io sono tutto tuo e tutto ciò che ho ti ap­partiene. Per te e ai tuoi ordini voglio lavorare, lotta­re, soffrire e morire.

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro III/ Capitolo VIII

1 ottobre 2019

IL SEGRETO DELLA RIUSCITA

Maria: Figlio mio, le pratiche e le disposizioni che ti ho raccomandato per identificarti con Gesù sa­ranno efficaci solo a patto che ti lasci docilmen­te guidare da me. Gesù te l’ha detto: è volontà di colui che mi ha costituita Madre di suo Figlio, che nessuno raggiunga una perfetta somiglianza con lui se non per mezzo mio.

   2. Può accadere talvolta che il tuo ardore si raffreddi; il lavoro spirituale ti diventi più peno­so, i progressi si facciano più lenti, che ti fermi o che indietreggi. E benché cerchi di ridestarti, finisca per perderti di coraggio. Quale è la causa di tanto languore? Che mezzi prendere per por­vi rimedio? Non lo sai. Ebbene, sappi che la prima causa di tutto ciò è invariabilmente un allentarsi della tua unione con me, e che il primo rimedio consisterà pur sempre nel lavorare fedelmente sotto la mia gui­da. Senza di me non potrai raggiungere la meta; con me vi arriverai di certo.

   3. Vuoi che siano efficaci i tuoi sforzi? Vieni sempre a sottopormi ciò che ti proponi di fare e agisci sempre in mio nome. Consultami particolarmente per ogni risolu­zione che devi prendere. Domandami che cosa io desideri da te e dimmi quel che vorresti fare.

   4. Non ti risponderò, certo, con una rivela­zione. Ma se verrai a me con piena fiducia, col sincero proposito di eseguire quello che crederai essere la mia volontà, non ti sarà difficile com­prendere se io approvi o no la tua risoluzione. Se l’approvo, deponila nelle mie mani, affinché ti aiuti a mantenerla; in caso contrario, prega e rifletti, e forma un’altra risoluzione più precisa che io possa approvare.

   5. Se seguiterai a consultarmi così – purché aspetti veramente la mia risposta e non ti lasci mai trasportare dalla tua naturale smania di agi­re – ti accorgerai ben presto di fare in questo modo più progressi in pochi giorni di quanti riu­scissi a farne prima in parecchi mesi. E se sarai fedele nel volgere lo sguardo verso di me prima di ogni tua azione, io ti dirigerò verso un fine solo: verso Gesù, divenuto vita della tua vita.

Invito al colloquio: O Maria, Madre del Buon Consiglio, illuminami, guidami, assistimi ora e sempre. Amen!

Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista).Libro III/ Capitolo VII

29 settembre 2019

TRE DISPOSIZIONI ESSENZIALI

Maria: Figlio mio, i mezzi esteriori che ti ho indicati ti saranno utili solo se ad essi aggiungerai alcune indispensabili disposizioni interiori. Non a caso infatti le medesime pratiche conducono alcuni alla santità e lasciano altri nella mediocrità. Solo «lo spirito vivifica». Ascolta ciò che questo spirito richiede da te.

   2. Anzitutto: «abnegazione». Ne avrai bisogno per combattere senza stan­chezze il tuo difetto dominante. Ne avrai bisogno per rinunziare a te stesso in ogni cosa, così da non ostacolare l’opera di Ge­sù in te.

   3. Ne avrai bisogno per sforzarti di riprodur­re in te i sentimenti di Gesù. Se la pietà filiale verso di me consistesse sol­tanto nell’invocarmi, nel cantare le mie lodi e nel gustare la mia intimità, il praticarla non ri­chiederebbe grande abnegazione! Ma poiché essa deve condurti all’identifica­zione con Gesù, non può evidentemente andare disgiunta da una totale rinuncia a te stesso. Non potrai servire due padroni. Il padrone o sarà Gesù o sarai tu stesso. Devi scegliere deci­samente tra l’uno e l’altro. Io posso aiutarti in questa rinunzia; non pos­so in alcun modo dispensartene.

   4. In secondo luogo: «costanza». Trovo più facilmente cento anime pronte a fare un sacrificio eroico in un momento di fer­vore, che non una sola capace di perseverare per più giorni nella fedeltà alle risoluzioni prese. Quante volte sarai tentato di abbandonare qualcuna delle pratiche da me suggerite! Sii ad esse fedele ad ogni costo. Se oggi ne sopprimi qualcuna con un buon pretesto, domani la sopprimerai con un pretesto qualunque, e poi la sopprimerai per sempre sen­za pretesto alcuno. Si può abbreviarle se è necessario, sopprimer­le mai. Solo così si raggiunge l’intento.

   5. Infine e soprattutto: «generosità». Vi sono due forme di generosità. La prima consiste nel dare a Gesù, senza esi­tare, non soltanto ciò che egli richiede, ma an­che ciò che, pur non essendo di precetto, gli fa­rebbe piacere. Tale è stata la generosità di tua Madre, e dal più al meno di tutte le anime sante. Cerca di praticarla meglio che potrai.

   6. L’altra consiste nel riparare immancabil­mente le tue colpe e negligenze. Se hai commesso una mancanza, offri in compenso un sacrificio speciale che altrimenti non avresti fatto, e in questo atto racchiudi tan­to amore che, fatta la riparazione, Gesù ti sia ancora più caro che se non l’avessi contristato.

   7. I mediocri e i santi differiscono tra loro non perché i primi commettono colpe e gli altri no, ma perché mentre i primi si contentano di riconoscere le loro mancanze, gli altri si sforza­no di amare tanto più Gesù quanto meno l’han­no amato in passato. Tu dunque comportati co­me i santi: ripara.

   8. Ripara soprattutto le tue omissioni o negli­genze riguardo al colloquio quotidiano con Ge­sù, al rinnovamento spirituale, alla rassegna di ogni giorno e ai ritiri.

   9. Ripara quanto prima. Val meglio, general­mente parlando, una riparazione breve ma im­mediata che una lunga ma rinviata.

   10. Vuoi sapere come fare queste riparazioni? Consultami dopo le tue mancanze e negligenze, e t’insegnerò il da farsi perché ogni tua colpa di­venti una «felice colpa». E se saprai perseverare in questa generosa di­sposizione ti prometto che nonostante i tuoi peccati, i tuoi difetti, le tue tentazioni e la tua debolezza ti farò santo ed apostolo.

Invito al colloquio: O Maria, tutta la mia attività, tutto il mio tempo, tutto il mio essere ti appartiene. Ricordami la mia consacrazione quando sono tentato di accidia, e infondi in me la generosità dei santi!

Continua…..

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro III/Capitolo V

26 settembre 2019

LE TUE DISPOSIZIONI SIANO QUELLE DI GESU’

Maria: Figlio mio, se è un impresa difficile ricono­scere il tuo principale nemico, è ancora più dif­ficile debellarlo. Da solo non vi riusciresti mai; ma se starai con me trionferai.

   2. In primo luogo cerca di riconoscere le ma­nifestazioni della tua tendenza dominante, le varie forme, chiare o larvate, che essa riveste, le circostanze nelle quali ti reca maggior danno.

   3. Poi intraprendi contro di essa una lotta im­pietosa. Nel combattere i difetti, si possono adottare due diverse tattiche. Alcuni mettono molta attenzione nel sorve­gliare le manifestazioni dei loro difetti per no­tarle, computarne il numero, sforzandosi di ri­durlo di giorno in giorno. Tattica questa che può produrre buoni frutti se la si adopera con perseveranza. Ma, se seguita in maniera esclusi­va, può diventare faticosa e cagionare talvolta dolorose sorprese. Capita infatti che se si inter­rompe per un certo tempo questa continua vigi­lanza sul difetto da correggere per convogliare il lavoro spirituale su di un altro punto, l’antica tendenza rimane lì, non meno vivace di prima, quantunque si manifesti forse diversamente. Si sono tagliate le erbe cattive man mano che spuntavano da terra, ma non avendole sostituite con piante utili, esse rinascono folte e rigogliose come prima.

   4. Voglio insegnarti un’altra tattica più effi­cace e più facile, che se non potrà sostituire po­trà almeno completare la precedente. Studia in Gesù la virtù direttamente opposta alla tua tendenza dominante. Sei orgoglioso? Considera la sua umiltà. Sei egoista? Ammira la sua volontà di dimenticare se stesso e di sacrifi­carsi per gli uomini. Sei sensuale? Medita la sua dolorosa Passione.

   5. Approfitta dei colloqui giornalieri con Gesù per studiare in lui la disposizione che ti manca. Vedi ciò che Gesù pensava, sentiva, di­ceva e faceva. Ama questa disposizione del tuo Modello e cerca di infiammarti di entusiasmo per essa. Poi stabilisci un confronto tra lui e te. Prega Gesù, per mia intercessione, di trasfor­marti in lui. Nelle tue comunioni sacramentali e spirituali pregalo di farti vivere della sua vita.

   6. Nel corso della giornata riandrai con la mente a Gesù mite, umile, paziente, secondo quella sua particolare disposizione che vuoi ri­copiare in te. Te lo ricorderai soprattutto allor­quando la tua cattiva tendenza cercherà di ma­nifestarsi di nuovo. Anziché fare penosi sforzi per combatterla, guarda tranquillamente il tuo Modello dicendo: «Gesù, che cosa penseresti, che cosa faresti tu se fossi al posto mio? Vieni a farmi vivere della tua vita». E Gesù comanderà alle onde sconvolte del tuo essere, e alla tempe­sta succederà una grande calma.

   7. Col guardare spesso Gesù e attirano in te con ardenti voti, arriverai a poco a poco a libe­rarti dalla tendenza alla quale ti eri attaccato tanto tenacemente, e finirai per non avere più altre disposizioni che quelle di Gesù. Tuttavia non ti fidare di un nemico che potrebbe sor­prenderti ancora proprio quando crederesti d’esserne del tutto al sicuro. Esamina di tanto in tanto, sia pure con un rapido sguardo, se esso non tenti di spuntare nuovamente magari sotto nuova forma.

   8. Mio Figlio ti ha raccomandato di imitare me, tua Madre. Dopo le disposizioni di Gesù contempla anche le mie. Quando per estirpare qualche vizio o acquistare qualche virtù guarde­rai a me per vedere cosa farei io trovandomi nel­le medesime circostanze, imparerai a conoscere e ad imitare meglio Gesù.

Invito al colloquio: O Maria fammi conoscere Gesù, perché io viva solo della sua vita!

CONTINUA…..

Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo Marianista), Libro III/Capitolo IV

24 settembre 2019

IL GRANDE NEMICO DI GESÙ IN TE

Maria: Figlio mio, non è sufficiente che tu conosca i pensieri di Gesù per vivere della sua vita. Biso­gna ancora che tu combatta e vinca i nemici che si oppongono alla vita di Gesù in te. Ora sappi che il più pericoloso di questi nemici sei tu stes­so. Tu vorresti vivere per Gesù solo, ma nello stesso tempo vorresti assecondare le tendenze della tua natura corrotta. Non t’ingannare: «Nessuno può servire due padroni». Finché ti lasci guidare dalla natura, Gesù non può regna­re in te. Bisogna dunque che tu combatta senza tregua né esitazione alcuna questa tua natura, finché non lasci il campo interamente sgombro a Gesù.

   2. Condizione dura, ma ineluttabile. Quanti miei figli che un tempo erano pii, ge­nerosi, forniti delle migliori doti per giungere alla santità e per esercitare intorno a sé un frut­tuoso apostolato, hanno finito col rimanere nel­la mediocrità e non hanno attuato neppure la centesima parte del bene che pure erano chia­mati a fare, seppure non si sono perduti misera­mente, trascinando talvolta nella loro caduta un gran numero di altri fratelli, proprio perché non hanno saputo riconoscere e combattere in se stessi la guasta natura!

   3. Impara dunque a conoscere le disdicevoli tendenze della tua natura. Esse sono legione, poiché il peccato d’origine, rafforzato dalle cat­tive abitudini avute in eredità dai tuoi antenati o da te stesso contratte, ha viziato tutte le energie del tuo essere. Tuttavia non ti perdere d’animo davanti ai tuoi nemici anche se sono tanti. Essi obbedisco­no ad un capo, vinto il quale, tutti saranno per il fatto stesso abbattuti o almeno ridotti in con­dizioni tali da non poter opporre se non una de­bole resistenza. Ora importa che tu individui anzitutto questo vizio dominante. Qual è?

   4. La vanità? Sei forse avido di lodi? Godi di riceverne, anche se non meritate? Sogni di fare cose meravigliose, tali da procurarti gli applausi degli uomini?

   5. L’orgoglio? Hai forse un alto concetto del tuo valore e disprezzi talora gli altri? Li tratti con alterigia, con durezza o con collera, soprat­tutto se non rendono omaggio alla tua superio­rità?

   6. La permalosità? Ti adonti dei biasimi rice­vuti, veri o supposti, delle mancanze di riguar­do, anche involontarie? Pensi facilmente ai torti ricevuti? Ti riesce difficile perdonare? Sei tenta­to di abbandonare il bene intrapreso perché sei stato offeso da qualcuno?

   7. L’ambizione? Cerchi in tutti i modi di met­terti in vista? Desideri la tua gloria più della glo­ria di Cristo? Sei pronto a lavorare alla sua cau­sa, a condizione però di poter comandare, tiran­doti indietro quando si tratta di servire come semplice gregario?

   8. L’invidia? Mal sopporti che altri facciano più bella figura di te, o godi quando li vedi umi­liati?

   9. L’incostanza? Ti lasci forse tiranneggiare dalle tue impressioni, ora pieno di entusiasmo e pronto a qualsiasi sacrificio, ora scoraggiato ed indifferente a tutto. Ti accade di intraprendere un grande numero di cose, senza portarne a ter­mine alcuna?

   10. La leggerezza? Ti lasci troppo facilmente attrarre dalle realtà esteriori, e fai fatica a rac­coglierti internamente e a dare alle cose serie l’importanza che si meritano?

   11. La sensualità? Assecondi troppo il tuo corpo col procurargli ogni soddisfazione riguar­do al cibo, alla bevanda, al riposo, e perfino ad altre tentazioni più grossolane ancora?

   12. La pigrizia? Temi troppo la fatica, trascu­ri il tuo lavoro e ricusi di fare anche i più leggeri sacrifici?

   13. L’egoismo? Pensi solo a te stesso? Di­mentichi che anche gli altri hanno i loro diritti e che all’occorrenza devi saper rinunciare ai tuoi comodi piuttosto che incomodare il prossimo?

   14. Esaminandoti, scoprirai in te gli indizi di un gran numero di queste tendenze disordinate. E senza dubbio hai in te i germi di tutte le catti­ve tendenze; ma non tutte sono dominanti. Quale di esse ti sembra la più forte e la più dan­nosa? Quale costituisce la fonte più ordinaria dei tuoi dispiaceri, delle tue preoccupazioni, del tuo cattivo umore o del tuo appagamento? Quando ti sorprendi in atto di sognare, sono pensieri di vanità, di vendetta o di sensualità quelli che ti occupano? Donde derivano le distrazioni che più ti attrag­gono e delle quali ti riesce più difficile liberarti? Di che cosa ti hanno rimproverato i tuoi pa­renti, i tuoi maestri, i tuoi amici, o le persone adirate contro di te? Quale è la tendenza riguar­do alla quale potresti dire: «Se non avessi que­sto o quell’altro difetto, sarei in relazioni molto migliori con Dio e con gli uomini?»

   15. Sii del tutto sincero in questo esame, e prega per ottenere luce dall’alto. Poiché si cade facilmente in errore in tale materia, dando una maggiore importanza a qualche difetto più evi­dente, ma meno profondo, o che sarebbe più fa­cile sacrificare. Poiché gli uomini sono attacca­tissimi al loro vizio dominante: è un compagno col quale sono nati, sono cresciuti ed hanno vis­suto sempre, e che ha procurato loro continue soddisfazioni. Talvolta essi lo scambiano perfi­no per una virtù, o lo credono la loro dote più bella. Ed è naturale, poiché ognuno ama troppo se stesso. Ma bisogna avere il coraggio di amare Gesù più di sé. Tu, sappi riconoscere con perfetta sincerità ciò che devi sacrificare a Gesù in te. Non temere; rinunciando ad un falso idolo, possederai il vero Dio; e morendo alla tua natu­ra malata, vivrai della vita di Gesù.

Invito al colloquio: Viva Gesù con me, a prezzo di qualunque sacrifi­cio! Bisogna ch’egli cresca in me, e che io mi faccia sempre più piccolo!

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista) Libro III/ Capitolo III

23 settembre 2019

IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESU’

b) NEL CONTATTO PERSONALE CON LUI

Maria: Figlio mio, vi è un’altra via per arrivare a pensare coi pensieri di Gesù, una via assai rapi­da, sicura ed efficace; essa consiste nel mettersi in contatto diretto con lui.

   2. Contempla Gesù, preferibilmente nel Van­gelo. Ascolta i suoi detti, osserva i suoi atti. Ma non ti fermare alle apparenze esteriori; cerca di penetrare nell’anima di lui e cerca di scoprirvi ciò che pronunciando quelle date parole o com­piendo quelle date azioni egli ha pensato, senti­to, voluto. Considera soprattutto come in lui ogni discorso, ogni operazione procede da un senti­mento di amore. Gesù non è solo un maestro che proferisce discorsi pieni di sapienza: è il Dio d’amore; per comprendere la sua dottrina, devi quindi addentrarti fino alla sua sorgente: all’amore infinito del Cuore di Gesù.

   3. Dalla contemplazione di Gesù, volgiti un momento a guardare te stesso, e considera quanto sei lontano dal pensare, dal sentire, dal volere e dall’agire come lui. Esamina ciò che ti occorre fare, quali ostacoli rimuovere, quali mezzi prendere, quali sa­crifici compiere per arrivare a trasformarti in lui.

   4. Mentre contempli Gesù e contempli te stes­so alla luce di Gesù, parla con lui. Parla con lui come se lo vedessi. Egli del resto è già in te; sente la tua voce come sentiva quella di Pietro, della Maddalena e di Giovanni; ti ama come amava i suoi discepoli; ti ama di un amore particolare: per questo ti ha dato me, co­me Giovanni, in qualità di figlio prediletto. Parla con lui direttamente senza usare formu­le. Digli alla buona, ciò che pensi, ciò che provi, ciò che desideri, come faresti con un fratello o con un intimo amico.

   5. Non ti scordare di unirti a me in questo colloquio con Gesù. Tu sai che sono sempre accan­to a te, e che per trovare il figlio bisogna passare attraverso la Madre. Di questo ti accorgerai facilmente: sarai me­no raccolto, meno familiare, meno affabile con Gesù quando non mi sentirai vicino a te. Ho passato la mia vita nel meditare ciò che vedevo e sentivo riguardo a mio Figlio. Ogni meditazione che farai sulla vita di lui, sarà sem­pre il ripetersi di una meditazione fatta altre volte da me. Stringiti a me, e ti farò comprende­re e provare qualche cosa di quello che com­prendevo e provavo io stessa nel contemplare i misteri di Gesù.

   6. Non cercare di moltiplicare concetti e ra­gionamenti: accontentati di credere, di amare e di pregare. Credi! Se Gesù ha detto questo o quello, la sua parola è decisiva. Sarebbe vano cercare altri argomenti. Egli l’ha detto, dunque è vero, infal­libilmente vero: credi! Gli uomini che ti circondano affermeranno il contrario, almeno con la loro condotta. Poco importa. Gesù l’ha detto: credi! gli uomini pas­sano; la verità del Signore rimane in eterno. La tua sensibilità potrà forse essere d’accordo col modo di vedere o di pensare del «mondo», o per lo meno resterà fredda dinanzi agli insegna­menti di Gesù. Poco importa: qui non si tratta di sentimento, ma di fede. Gesù l’ha detto: Cre­di! Unisciti a me e crederai con fede più pura e più salda. Moltiplica gli atti di fede; non quasi a sugge­stionare te stesso, ma per far penetrare le verità divine fin nell’intimo del tuo cuore e per trarne le dovute conseguenze pratiche.

   7. Ama! Ama la verità, perché Gesù l’ha amata. Amala perché egli l’ha insegnata agli uo­mini per amore. Ama soprattutto Gesù, ed impara ad amarlo sempre più. Quanto più l’amerai, tanto più per­fettamente, anche a tua insaputa, imiterai le sue interiori disposizioni. Vieni a me, ed unirò il mio amore al tuo, ed insieme ameremo Gesù con amore singolarmen­te forte e puro.

   8. Prega! Prega Gesù che venga in aiuto alla tua incredulità! Pregalo di infondere in te i suoi pensieri, i suoi affetti e i suoi voleri! E pregami di rivelarti Gesù e di farti vivere della sua vita.

   9. Tra le disposizioni di Cristo, studia di pre­ferenza quella che più ti manca o quella per la quale provi una speciale attrattiva, o quella di cui qualche fatto recente, agitando o sconcer­tando il tuo animo, ti ha rivelato più urgente il bisogno.

   10. Invece che al Vangelo, puoi anche ricorre­re a qualche altro pio libro, ad una formula di preghiera o a un canto religioso. Ma sforzati di riferire tutto a Gesù, di credere, di amare e di operare sempre in vista di Gesù.

   11. Prepara il tuo colloquio con Gesù preve­dendo ciò che gli vuoi dire e raccogliendoti me­glio. Nell’iniziare pregami di condurti a mio Figlio e mettiti alla sua e alla mia presenza. E nel concludere non dimenticarti di prendere un proposito pratico, come t’insegnerò in segui­to.

   12. Nel corso della giornata, cerca di ricor­darti ogni tanto, mentre vai da un luogo all’al­tro, negli intervalli tra una occupazione e l’al­tra, il pensiero che più ti ha colpito nel collo­quio con Gesù, e su quel punto ripeti frequenti atti di fede.

   13. Cominci ora a comprendere quello che poc’anzi ti ho detto circa l’importanza di questa pratica per chiunque vuole imparare a pensare coi pensieri di Gesù? Se lo comprendi, com­prenderai anche che mai e a nessun costo devi omettere il colloquio giornaliero con lui. Stabi­lisci il momento preciso e la durata di esso, e poi, qualunque cosa avvenga, rimani fedele a ciò che avrai deciso. Abbrevialo se è necessario; non ometterlo mai. Non ometterlo col pretesto che hai solo il tempo necessario per dire le tue orazioni del mattino o della sera. Riduci piuttosto queste al­la metà, pur di dare alcuni momenti al colloquio con Gesù. Non ometterlo per tema di non poter fare la lettura spirituale; ma fa’ la tua lettura in prepa­razione al colloquio con Gesù, riservando però sempre alcuni minuti al contatto diretto con lui. Non ometterlo a motivo della molteplicità delle tue occupazioni. Quanto più sei occupato, tanto più hai bisogno di possedere te stesso: ora non vi è mezzo migliore di possedersi che di pos­sedersi in Dio. Gli uomini che hanno svolto un’attività più feconda sono appunto quelli che hanno saputo vivere più intimamente uniti con Gesù. Non ometterlo perché sei stato tiepido o infe­dele o perché ti senti sprovvisto di pensieri o di affetti; chi ti purificherà, chi ti guarirà se non Gesù? Accostati sempre fiducioso a lui in mia compagnia.

   14. Hai ben capito, figlio caro, le mie parole? O ti applicherai con risolutezza e perseveranza alla pratica che ora ti ho insegnato, ed allora mi sarà facile trasformarti in Gesù; oppure non avrai il coraggio di intraprenderla, ed allora re­sterai nella tua mediocrità e non potrò servirmi di te per il compito cui ti destinavo. Decidi.

Invito al colloquio: O Madre mia, ti prometto di non omettere mai, per qualsiasi pretesto, il mio colloquio quotidiano con Gesù e con te. Sotto la tua guida voglio applicarmi a conoscere sempre meglio il tuo divin Figlio Gesù.

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria. (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista),Libro III/Capitolo II

20 settembre 2019

II.

IMPARA A PENSARE CON I PENSIERI DI GESÙ

a) DAI LIBRI

Maria: Figlio mio, per vivere della vita di Gesù devi anzitutto imparare a pensare coi pensieri di lui. Se il mondo la pensa in un modo, Gesù la pensa in maniera del tutto diversa: e il tuo pen­siero è spesso più simile a quello del mondo che a quello di Gesù.

   2. Il pensiero di Gesù è contenuto nel Vangelo e anche nei libri scritti da uomini ripieni dello Spirito del Vangelo. Evidentemente, anzitutto lo devi studiare. Riserva ogni giorno alcuni momenti da dedi­care alla lettura spirituale. Non ti sarà difficile trovare per questo ogni giorno un quarto d’ora o perlomeno cinque mi­nuti; quando vuoi sai trovare il tempo per tante altre cose assai meno necessarie! Ma per breve che sia, non omettere mai la let­tura spirituale quotidiana. Stabilisci con preci­sione il momento che ad essa vuoi consacrare, o al principio, o a metà, o alla fine della giornata; e sii puntuale nel cominciarla al momento stabi­lito.

   3. Prima della lettura pregami di farti com­prendere ciò che Gesù ti vuole insegnare, e men­tre leggi dimmi le riflessioni che ti vengono alla mente. Leggendo, pensa che è Gesù stesso a parlarti. Leggi rispettosamente, per onorare la parola di Gesù. Leggi posatamente, senza fretta, non per sod­disfare la tua curiosità, ma per comprendere lo spirito di Gesù ed imparare a vivere della sua vita. Applica ciò che leggi alla tua vita. Esamina ciò che hai da riformare nei tuoi pensieri e nella tua condotta e termina con un proposito che af­fiderai a me.

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Il mio Ideale:Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista) Libro III, Capitolo I

19 settembre 2019

CHIAMATI AD ESSERE FIGLI NEL FIGLIO

I

LA MIA MISSIONE, TRASFORNARTI IN GESU’

Maria: Mio caro figlio, che partorii partorendo Ge­sù, nel quale vedo Gesù e che amo con l’amore stesso che porto a Gesù, hai imparato da mio Figlio primogenito ad essere per me ciò che fu egli stesso; ora voglio essere per te ciò che già sono stata per lui.

   2. Come lui, ti sei dato tutto a me. E io per te, per Gesù presente in te e negli altri, ti ho chia­mato ad essere mio figlio prediletto. Non puoi certo comprendere ancora tutto ciò che ti dico; lo comprenderai però a poco a poco.

   3. Innanzitutto voglio occuparmi della tua educazione, come ho fatto per Gesù. Tu sei il mio «bambino», perché sei tutt’uno con lui; al­levando te, continuerò ad allevare lui.

   4. Allevarti vuol dire insegnarti a vivere pienamente della vita di Gesù, a pensare, ad amare, a volere come lui, a parlare e ad agire come lui, in una parola: a modellarti su di lui. In altri ter­mini, intendo operare in te una trasformazione analoga a quella che il sacerdote opera nell’Ostia: per i sensi l’Ostia consacrata è sempre pane, ma per la fede è Gesù. Tu pure all’esterno resterai te stesso; ma nell’interno, sarai lui.

   5. Pensi che sia un ideale troppo alto per te? Non ti sgomentare: conosco troppo bene il mo­dello che devi riprodurre e l’arte di foggiare le anime a sua somiglianza. Tutti i santi sono di­ventati tali per me. Ciò che ho fatto per gli altri, perché non potrei farlo anche per te? Unica tua preoccupazione dev’essere quella di, lasciar fare a me e di essermi docile in tutto.

   6. Ora ti indicherò alcune pratiche speciali che ti aiuteranno in questo lavorìo di trasformazio­ne. Ponile in atto gradualmente. Non passare al­la seguente se non dopo aver acquisito l’abitudi­ne della precedente. Ma una volta che ne avrai adottata una, non abbandonarla mai più.

Invito al colloquio: O Madre mia, diventare un santo! io, povero pec­catore, così colpevole in passato, così vile al presente, così incostante forse anche in avvenire!… Ma mi ab­bandono a te. Tutti i miracoli ti sono possibili, anche quello di fare di me un santo! Ottienimi la grazia di non resistere mai ai tuoi desideri!

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di maria ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista) Libro II, Capitolo IX

18 settembre 2019

ASCOLTA TUA MADRE

Gesù: Fratello mio, hai cominciato a comprendere ciò che ho fatto per mia Madre e ciò che tu stes­so devi fare per lei sul mio esempio. Ma non hai ancora compreso tutto ciò che ella ha fatto per me e vuole fare per te. Ella mi ha allevato, come ogni vera Madre al­leva il proprio figlio e si è associata alla mia mis­sione redentrice. Ora vuole allevare anche te ed associarti alla sua missione di corredentrice. Ma è giunto il momento di lasciare a lei la pa­rola perché ella stessa ti manifesti i suoi piani. Ascoltala con docilità ed obbediscile con amo­re, come io le fui sottomesso con amore infini­to.

Invito al colloquio: O Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, mio Crea­tore e mio Fratello, che cosa ti potrò rendere per tutto quello che mi hai dato? Sai che non ho cosa alcuna che mi appartenga salvo il mio nulla ed il mio pecca­to. Tuttavia, con la tua grazia, posso darti ciò che da me ti aspetti: voglio essere per Maria ciò che per lei sei stato tu stesso; voglio permetterti di continuare ad amarla per mezzo mio. E tu, o Maria, Madre di Dio e Madre mia! Tu mi hai scelto per tuo figlio prediletto; col tuo aiuto sarò per te un altro Gesù. E poiché tu stessa vuoi istruirmi e guidarmi, parla, o Madre, ché il tuo figlio ti ascolta. Comanda tutto ciò che vuoi, ed ottienimi la grazia di eseguire ciò che mi comanderai.

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro II; Capitolo VIII

17 settembre 2019

CON ME, VIVI IN UNIONE CON MIA, MADRE

Gesù: Fratello mio, devo ora rivelarti un altro tratto essenziale della mia pietà filiale verso mia Ma­dre: la mia vita d’unione con lei. Se per qualsiasi figlio non v’è cosa più dolce dell’intimità con sua madre, quali non furono le gioie della mia intimità con Maria? Gioie di quei nove mesi di unione ineffabile, quand’ero tutt’uno con lei, ed ella, tabernacolo vivente, mi portava sempre con sé; infatti, a dif­ferenza degli altri fanciulli, io conobbi mia Ma­dre fin dal primo istante della mia esistenza ter­rena, e fin da allora tra lei e me vi fu uno scam­bio continuo di pensieri e di amore. Gioie di quei trent’anni di intimità senza pari, a Betlemme, in Egitto e a Nazaret, quando mi portava tra le sue braccia, mi vedeva al suo fian­co, conversava con me con la parola e con lo sguardo. Trenta lunghi anni che passai esclusi­vamente con lei sola e con Giuseppe. Gioie non meno profonde degli ultimi tre an­ni della mia vita, quando in mezzo alla incom­prensione delle turbe, alla mediocrità degli ami­ci, al furore dei nemici, il mio pensiero andava a colei che nella sua casetta di Nazaret pensava a me, mi comprendeva, mi amava, ed offriva al Padre continue suppliche ed immolazioni per la buona riuscita della mia missione.

   2. Altre gioie dovevo provare ancora: quelle cioè che mi avrebbero procurato la generosità dei miei apostoli, la fede e l’affetto di un gran numero di discepoli, la semplicità e lo zelo di in­numerevoli anime che fino alla fine dei tempi avrebbero creduto nel mio amore e si sarebbero date a me interamente; ma tutte queste altre gioie messe insieme non sarebbero bastate a rag­giungere neppure la più piccola delle gioie che provavo nella mia intensa e profonda unione con mia Madre.

   3. Ora, caro fratello, io voglio che anche tu partecipi a questa vita di unione con Maria, per partecipare alla gioia di cui essa è fonte. Vi tro­verai, oltre che una immensa consolazione, una grande facilitazione nel praticare tutte le altre manifestazioni di pietà filiale che ti ho insegnato. Vicino a Maria, ti applicherai quasi istintiva­mente a rinnovare e a manifestare in tutta la vi­ta la tua totale consacrazione a lei; sentirai cre­scere ogni giorno il tuo affetto filiale; ti sembre­rà cosa facile conformarti ad ogni suo volere e persino ai suoi più piccoli desideri; ti appliche­rai spontaneamente ad imitare le sue virtù e tut­te le sue disposizioni; proverai un’incrollabile fiducia nella sua bontà materna. Vicino a lei imparerai tante altre cose che non ti ho spiegate, ma che il tuo cuore scoprirà da sé.

   4. Sforzati dunque di entrare, sulle mie orme, nella più stretta intimità con mia Madre. Unisciti a lei con la preghiera. Sii fedele al rinnovamento quotidiano della tua consacrazione a Maria, alla recita quotidia­na del santo rosario, o almeno di una parte di esso, e alle preghiere che hai stabilito di offrirle ogni giorno. E più volte nel corso della giornata alza il tuo sguardo verso colei che non ti perde di vista un solo istante.

   5. Ma nel pregarla pensa che ricorri a lei in mio nome e che col tuo cuore e con la tua bocca sono io stesso che continuo ad onorare e ad amare mia Madre. Anche quando vuoi parlare col Padre o con lo Spirito o con me, comincia con l’unirti a lei. In sua compagnia il tuo raccoglimento sarà più profondo, la tua fede più certa, la tua fiducia più salda, il tuo amore più ardente. Perché alle disposizioni del tuo povero cuore si aggiunge­ranno quelle perfettissime di tua Madre.

   7. Ricorri a Maria in particolar modo quando mi ricevi nel sacramento dell’amore. Pregala al­lora di farti partecipe della sua fede, della sua speranza, del suo abbandono, della sua carità; pregala di darmi a te e di trasformarti in me.

   8. Unisciti a lei nell’azione. Io lavoravo per mia Madre e con mia Madre. Fa’ tu pure lo stesso. Offrile ciascuna delle tue occupazioni. Ma non accontentarti di una semplice formula; cer­ca di fare effettivamente soltanto quello che ella vuole, perché lo vuole e come lo vuole. Bada che i tuoi capricci, le tue tendenze o i tuoi interessi personali non prendano mai il soprav­vento su quella intenzione iniziale. Soprattutto nelle occupazioni che potrebbero assorbirti o tur­barti, abbi cura di rinunciare ad ogni ricerca di te stesso per agire solo secondo i disegni di Maria. Impara a poco a poco a rinnovare la tua of­ferta, anche con un semplice sguardo, in mezzo alle tue occupazioni.

   9. Unisciti a lei nei vari moti del tuo spirito. Il cuore di mia Madre ed il mio palpitavano sem­pre in perfetta sintonia: gioie, tristezze, speran­ze, timori, affetti, tutto era comune tra me e lei. Confida a tua Madre tutto ciò che ti turba o ti commuove. Ella comprende ciò che si agita in fondo al tuo cuore, più di quanto non possa comprenderlo tu stesso. Sei triste? Raccontale i tuoi dispiaceri ed ella ti aiuterà a sopportarli se non li cambierà addi­rittura in motivi di gioia. Sei felice? Esprimile la tua gioia ed ella l’in­tensificherà. Ti senti scoraggiato? Confidale i tuoi timori e le tue delusioni ed ella volgerà tutto a tuo van­taggio. Ti è riuscita bene un’impresa? Va a ringra­ziarla e pregala di renderne duraturi i frutti. Non sai che partito prendere e rimani perples­so? Consultala ed ella ti illuminerà e ti guiderà. Ti trovi senza forza e senza volontà? Va a rin­novare presso di lei le tue energie.

   10. Confidale non solo i tuoi sentimenti più profondi, ma anche le semplici impressioni e ri­flessioni che ti suggeriscono le vicende della vita quotidiana. Non si comporta forse così il bam­bino con sua madre? e non credi che io agissi al­lo stesso modo, quando ero accanto alla mia?

   11. Nelle tue assidue relazioni con Maria, non occorrono molte parole. Quante volte per co­municare alla madre i sentimenti e i bisogni che provano, i bambini si limitano a guardarla gri­dando: «Mamma!». E questa comprende per­fettamente ciò che essi vogliono. Meglio di qua­lunque altra madre la mia sapeva che cosa vo­lessi dirle quando la chiamavo così e la guarda­vo. E il suo sguardo rispondeva al mio. Che gioia infinita era questa per lei e per me! Per esporre a Maria le tue necessità e i tuoi sentimenti, dille semplicemente: «Madre!» e guardala un momento, mettendo in quel nome e in quello sguardo tutto ciò che, secondo il caso, vuoi esprimerle: una protesta d’amore, l’offerta del tuo lavoro, un grido d’angoscia, un ringra­ziamento, l’espressione della tua gioia o della tua tristezza. E tua Madre comprenderà e ri­sponderà come meglio non si potrebbe alla chia­mata di un suo figlio. Ti ho rivelato soltanto una minima parte delle celestiali gioie che un figlio di Maria trova nella unione con sua Madre. Ella stessa ti introdurrà in quel paradiso e te ne mostrerà a misura della tua fedeltà le ineffabili meraviglie.

Invito al colloquio: O Gesù, restare come te, vicino a mia Madre, vive­re assiduamente sotto i suoi occhi, guardarla di conti­nuo per essere da lei consolato, incoraggiato e guida­to, non è forse il paradiso in terra? Dammi la grazia di vivere sempre in questo paradiso! 

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Il mio Ideale: Gesù,Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista ) Libro II , Capitolo VII

16 settembre 2019

COME ME, CONFIDA IN MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, come ogni figlio confida in sua madre, così anch’io ho confidato nella mia. Ho confidato in lei per le mie necessità mate­riali. Io che nutro gli uccelli dell’aria e rivesto splendidamente i gigli dei campi, volli aver biso­gno degli stessi aiuti materiali di cui necessitano tutti gli altri figli degli uomini. Per ogni cosa confidai in mia Madre. Ella mi nutrì, mi vestì e si prese cura di me. La mia vita fu minacciata. Non me ne sgo­mentai: mia Madre mi portò in terra straniera, mentre dormivo tranquillamente tra le sue brac­cia.

   2. Confidai in mia Madre per il compimento della mia missione. Appena concepito, volendo santificare il mio precursore, manifestarmi, agli Ebrei e ai Gentili, al vecchio Simeone e alla profetessa Anna, affi­dai ogni cosa a lei. Nuovo Adamo, venuto a riparare la colpa del primo, volli che mia Madre si associasse a me, quale nuova Eva, in una perfetta uniformità di voleri, di preghiere e di sacrifici. Ella capì per­fettamente ogni cosa e vi consentì generosamen­te.

   3. Confidai in lei nelle angosce cagionatemi dalla mia missione. L’anima mia fu triste oltre ogni dire. Triste alla vista del culto tutto materiale, spesso ipocrita, che si rendeva a mio Padre: triste per la incom­prensione della gente, per l’opposizione e la mala fede dei miei nemici, per i sentimenti grossolani e l’incostanza dei miei amici; triste soprattutto per la perdita di innumerevoli anime, tutte a me infi­nitamente care, per le quali stavo per versare inu­tilmente il mio sangue. Ero triste, triste fino alla morte, a tal punto che pregai mio Padre di allon­tanare da me l’amaro calice. Eppure mi rimaneva un’immensa consolazio­ne: mia Madre. Ella mi comprendeva; ella sape­va adorare in spirito e verità; ella prendeva par­ te alle mie angosce; ella mi amava tanto più quanto più accanitamente ero odiato dai Farisei, quanto più amaramente rimanevo deluso per la condotta dei miei discepoli; «Ella veglia­va e pregava con me», per tutto il tempo della mia vita nascosta e per tutto quello della mia missione pubblica; ella «stette» ai piedi della croce, credendo con fede incrollabile, mentre vacillava la fede di tutti gli altri; in lei la mia opera redentrice produsse tutto il suo frutto; in lei ottenni il mio più splendido trionfo.

   4. Come me, confida anche tu in mia Madre. Confida: ella è onnipotente. Non l’ho forse fatta dispensatrice di tutte le grazie? Non può ella dare tutto ciò che vuole, a chi vuole, quan­do vuole? Confida: la sua bontà è immensa. Avendola fatta onnipotente, potevo non farla tutta mise­ricordiosa? Confida: io sono suo Figlio; che cosa potrei negare a mia Madre? Confida: tu pure le sei figlio; può mai una madre negare al figlio ciò che gli può dare? Confida: ti sei donato tutto a lei; potrebbe el­la essere meno generosa di te? Confida: dando a te, ella dà a me, poiché sa bene che io vivo in te e che qualunque cosa fatta al più piccolo dei miei fratelli è fatta a me. Quando la invochi le procuri la gioia di conti­nuare a prendersi cura di me, a nutrirmi, a por­tarmi, a sottrarmi dai pericoli, a compiere la mia educazione. Confida: ella desidera concederti grazie più di quanto tu non desideri riceverne, perché ti ama; ama me in te, più di quanto tu non possa amare te stesso. Confida: esitando le recheresti dispiacere, poiché esitare sarebbe come mettere in dubbio il suo amore per te e per me.

   5. Che cosa ti impedisce di avere piena ed as­soluta fiducia in lei? Forse credi di non meritare i favori di tua Ma­dre per il tuo poco zelo nel servirla? E’ veramente molto poco il tuo zelo, ma non tanto da raffreddare l’amore di tua Madre. Devi confidare non perché sei buono tu, ma perché è buona lei. Forse che ella cessa di essere buona quando tu sei cattivo?

   6. Ma non sai se la tua preghiera sia conforme ai disegni di Dio su di te, e per questo resti titu­bante… Ascolta, voglio insegnarti un modo di pregare che sia sempre conforme a quei disegni, e che potrai sempre adottare con assoluta fiducia. Anzitutto, intendi bene queste verità:

   a) Riguardo ad ognuna delle tue necessità, tua Madre nutre intenti di amore.

   b) I suoi intenti sono sempre conformi ai dise­gni di Dio e sempre attuabili.   

   c) Essi valgono sempre più e sempre meglio dei tuoi intenti personali, perché Maria conosce meglio di te ciò di cui hai veramente bisogno ed ha a tuo riguardo aspirazioni più alte di quelle che puoi avere tu stesso. Quindi ogni qualvolta provi un desiderio, prega tua Madre di attuare i suoi intenti riguar­do ad esso; e sii pur sicuro, fermamente sicuro, che otterrai o quello che desideri o qualche cosa di meglio, e che ti verrà fatto non secondo la mi­sura dei tuoi desideri, spesso tanto meschini, ma secondo la misura del suo immenso amore per te.

Invito al colloquio: O Gesù, che consolante promessa è mai la tua! Dunque, per avere una fede da trasportare le mon­tagne, ed essere esaudito oltre ogni mia attesa, mi ba­sterà in ogni necessità pregare mia Madre di compiere i suoi disegni su di me!

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Il mio Ideale: Gesù, Figlio di Maria ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista)Libro II. Capitolo VI

15 settembre 2019

COME ME, IMITA MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, i figli somigliano alla propria madre. E io ho somigliato tanto alla mia come mai figlio d’uomo somigliò alla sua. Essendo nato da lei sola, le mie fattezze, il mio sguardo, il mio portamento, i miei gesti, il mio incedere, tutto il mio aspetto ricordava la mia verginale Madre; chi mi vedeva mi ricono­sceva subito quale figlio di Maria. Ma più ancora che il nostro aspetto esteriore, si somigliavano le nostre personalità. Mio Padre aveva formato Maria secondo la mia immagine, affinché poi, come una vera ma­dre, ella mi formasse secondo la sua. E con una costante applicazione ad osservarmi, a meditare nell’animo suo tutto ciò che facevo e dicevo, el­la riproduceva tutte le mie disposizioni interiori con una impareggiabile perfezione. Perciò, di qualunque cosa si ragionasse, avevamo gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti, gli stessi voleri. L’anima sua era passata in me e l’anima mia in lei.

   2. Sforzati di somigliare a mia Madre come le ho somigliato io. Somiglia a lei nell’aspetto esteriore, con la tua modestia. Fa’ che vedendoti si provi in qual­che modo quel rispetto e quel raccoglimento che provavano coloro che vedevano mia Madre.

   3. Somiglia a Maria soprattutto nel tuo mon­do interiore. Ricopia le sue virtù, che sono estremamente semplici. Poiché la vita di Maria non fu dissimi­le dalla tua, è per te cosa agevole comprendere o indovinare come ella agiva, o come avrebbe agi­to trovandosi nelle tue stesse condizioni. Come lei studierai le virtù anzitutto in me. Poi guarderai la Madre tua per sapere come ella le abbia riprodotte in sé. Da me riceverai l’insegnamento; ma esso ti apparirà più chiaro quando te l’avrà spiegato tua Madre.

   4. Sii puro per essere un degno figlio della Vergine delle vergini. Sii umile e semplice, dimentico di te, come lo fu la serva del Signore. Sii raccolto in Dio, e sull’esempio di mia Ma­dre medita in cuor tuo tutto ciò che ti è rivelato riguardo a me. Sii fermo nella fede, credendo, nonostante tutte le apparenze contrarie, alla parola del Si­gnore, come ella credette. Sii sottomesso a tutti i decreti divini rispon­dendo sempre a Dio con una sola parola: «Sono il figlio della tua serva; avvenga di me quello che hai detto». Sii pieno di bontà verso il prossimo, adoperan­doti con zelo al suo servizio, come Maria in casa di Elisabetta, a Cana e soprattutto sul Calvario. Tra le virtù di mia Madre, sforzati di imitare in modo particolare quella che più ti manca e che più ti è necessaria.

   5. Imita non solo le sue virtù ma anche le sue disposizioni verso le persone che le stavano in­torno; verso i suoi genitori Gioacchino ed An­na; verso Giovanni mio discepolo prediletto, che mi sostituì presso di lei; soprattutto verso Giuseppe suo sposo e mio padre verginale, che ella circondava di indicibile affetto, venerazione e riconoscenza per tutto quello che egli era e fa­ceva per me e per lei. Non saresti veramente suo figlio, se non ti sforzassi di amare e di venerare colui che le era così caro.

   6. Imita soprattutto le sue disposizioni verso di me. Maria è stata creata solo per me; ha respirato, lavorato e sofferto solo per me. Da lei imparerai a vivere per me solo e a dedicarti interamente alla mia causa. E ciò imparerai presto e perfettamente. Poi­ché la contemplazione delle disposizioni di mia Madre a mio riguardo eserciterà su di te uno straordinario potere misto di forza e di delica­tezza, di intelligenza e di amore, accompagnato da una grazia speciale. Vicino a lei tu proverai, in virtù della simpa­tia che intercorre tra madre e figlio, ciò che ella sentiva vicino a me. Che meraviglia se accanto a lei imparerai a fare tue le mie disposizioni!

   7. A suo esempio entrerai pure nell’intimità del Padre mio celeste, del quale ella sapeva di essere, fin dalla sua immacolata concezione, la figlia privilegiata, e dello Spirito che l’aveva eletta per sua sposa infinitamente amata.

   8. L’imitazione di mia Madre ti ispirerà anche un’altra disposizione: quella di un amore immen­so per il prossimo. Ma di ciò ti parlerà lei stessa.

Invito al colloquio: O Gesù rendimi simile alla Madre tua affinché ella mi renda simile a te.

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Il mio ideale:Gesù, Figlio di Maria.(Padre Emilio Neubert, Santo, Marianista).Libro II, Capitolo V

14 settembre 2019

COME ME, ONORA MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, io sono il Dio dinanzi al quale gli angeli si velano la faccia e che adorano tre­manti. Eppure ho onorato Maria in tutta umiltà perché, quantunque sia Dio, sono suo Figlio. Avendo promulgato il comandamento: «Onora tuo padre e tua madre» come potevo non osservarlo io stesso nel modo più perfetto?

 2. Ho onorato Maria perché mi è Madre, Ma­dre incomparabilmente santa, degna rappresen­tante del Padre mio celeste. Immaginati se puoi, il rispetto profondo e tenero ad un tempo col quale prima fanciullo, poi adolescente e quindi uomo adulto, la salutavo e le stavo dinanzi, l’ascoltavo, le parlavo, ed eseguivo ogni suo de­siderio. Quanto la vedevo gioire interiormente per questi miei segni di rispetto che ella gradiva con semplicità – perché così voleva il Padre – pur ripetendo fra sé: «Egli ha guardato l’umiltà del­la sua serva ed ha innalzato gli umili».

   3. Ma per onorarla, non ho voluto soltanto tributarle questi segni di rispetto, ho fatto im­mensamente di più. Non è forse un segno della mia venerazione l’averla esentata dalla legge del peccato origina­le, l’averla preservata dalla concupiscenza e cir­condata di tanti aiuti spirituali da non permette­re che la sua purezza cristallina fosse mai ap­pannata dal più lieve soffio di male? Non è un effetto del mio infinito rispetto per lei l’aver salvaguardato la sua integrità fisica nel mio concepimento e nella mia nascita, e l’averla trasportata in cielo senza permettere che il suo corpo verginale conoscesse la corruzione del se­polcro? E non fu una manifestazione della mia volon­tà di esaltarla sempre di più l’averla riempita fin dalla sua immacolata concezione di una sovrab­bondanza di grazia superiore a quella di tutte le creature messe insieme, l’averla associata alla mia missione redentrice ed incoronata quale Re­gina del cielo e della terra? E poi, come già ti ho detto, che cosa sono gli omaggi che sia per bocca dei suoi venerandi pa­stori, sia attraverso le entusiastiche acclamazioni di popoli, la Chiesa non ha cessato di moltiplica­re in ogni secolo e moltiplicherà più ancora nei secoli venturi, se non un’attuazione parziale del mio immenso desiderio di onorare mia Madre?

   4. «Ecco – esclamava ella un giorno, mossa dallo Spirito – ecco, tutte le generazioni mi chiameranno beata». Bisogna che questa profe­zia si avveri: che su tutta la terra sia santificato il nome di mio Padre e glorificato il nome di mia Madre.

   5. Per onorare Maria come io l’ho onorata e come voglio che la si onori, cerca innanzitutto di comprenderla meglio. Non cessare di contemplare la sua dignità, i suoi privilegi, la sua perfezione, la sua missione. Poi umiliati nel tuo nulla e nella tua miseria: quanto più ti farai piccolo, tanto più sarai capa­ce di intendere la grandezza di mia Madre. Soprattutto fa’ penetrare nel tuo cuore le di­sposizioni del mio: guarda Maria coi miei occhi, ammirala col mio spirito, gioisci con me della sua bellezza.

   6. Onorala celebrando con gioioso fervore tut­te le feste che la Chiesa ha istituito in suo onore. Onorala con qualche pratica di pietà che le dedicherai costantemente ogni giorno, con sacrifici che ti imporrai per contribuire alla sua glorificazione. Onorala facendola conoscere ed amare intor­no a te; unendoti ad altri suoi figli privilegiati per poterla meglio servire insieme ad essi. Onorala donandoti interamente a lei, lavo­rando per lei e sotto la sua guida. In che modo? Ella stessa te lo dirà in seguito. Onorala soprattutto con la tua vita. Diventa santo e farai più per il suo cuore che se, cristia­no mediocre, componessi dotti trattati intorno ai suoi privilegi.

   7. Onorala a nome mio e a nome tuo. Onorala per quelli che non la onorano, per i pagani che la ignorano, per gli infelici che la bestem­miano, per i cattivi cristiani che non la pregano, per le anime consacrate che si mostrano poco zelanti nel servirla.

   8. Onorala con tutte le tue forze, perché, es­sendo superiore ad ogni lode, non la loderai mai abbastanza. Onorala senza tema di esagerare: non la ono­rerai mai quanto l’ho onorata io e quanto vo­glio che sia onorata.

Invito al colloquio: Benedetto sia il nome di Maria, Vergine e Madre, ora e in tutti i secoli!

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Il mio Ideale: Gesù Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista). Libro II, Capitolo IV

13 settembre 2019

COME ME, UBBIDISCI A MIA MADRE

Gesù: Fratello mio, vuoi come me dimostrare il tuo amore a mia Madre? Siile obbediente come lo ero io. Bambino, mi lasciai trattare da lei come le pareva: mi lasciai adagiare nel presepe, porta­re tra le sue braccia, allattare, avvolgere in fa­sce, portare a Gerusalemme, in Egitto, a Naza­reth. Poi, appena ne ebbi la forza, mi affrettai ad eseguire i suoi desideri, anzi, ad indovinarli e a prevenirli. Dopo aver fatto stupire i maestri della legge nel tempio, tornai con lei a Nazareth e le fui sot­tomesso. Rimasi con lei fino all’età di trent’anni accon­discendendo sempre ai suoi minimi desideri.

   2. Provavo una gioia indicibile nell’obbedirle; e con l’obbedienza contraccambiavo appun­to ciò che ella faceva per me, e soprattutto ciò che un giorno avrebbe dovuto soffrire.

   3. Le obbedivo con perfetta semplicità; quan­tunque fossi suo Dio, ricordavo di essere anche suo figlio; ella era pur sempre mia Madre e rap­presentante del Padre celeste. Ed ella da parte sua, con la stessa perfetta semplicità, mi comandava e dirigeva, ineffabil­mente beata nel vedermi attento ai suoi minimi cenni. Vuoi rinnovare a tua volta questa sua gioia? Obbediscile come ho fatto io.

   4. Mia Madre ha degli ordini da darti: ella ti comanda anzitutto per mezzo del dovere. Alcuni fanno consistere la devozione a Maria in immagini e statue, in ceri e fiori; altri in for­mule di preghiera e in canti; altri in sentimenti di tenerezza e di entusiasmo; altri ancora in pra­tiche e sacrifici supplementari. C’è chi crede di amarla molto perché parla volentieri di lei o perché si vede, con la fantasia, intento a fare grandi cose per lei, o perché si sforza di pensare sempre a lei. Tutte queste cose sono buone ma non sono l’essenziale. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, en­trerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la vo­lontà del Padre mio che è nei cieli». Così, non quelli che le dicono «Madre Ma­dre» sono i veri figli di Maria, ma coloro che fanno sempre la sua volontà. Ora Maria non ha altra volontà che la mia, e la mia volontà a tuo riguardo è che tu compia bene il tuo dovere.

   5. Sforzati dunque, anzitutto, di fare il tuo dovere e di farlo per amore di lei: il tuo dovere grande o piccolo, facile o penoso, piacevole o monotono, appariscente o nascosto. Se vuoi piacere a tua Madre sii più puntuale nella tua obbedienza, più coscienzioso nel tuo lavoro, più paziente nei tuoi dispiaceri.

   6. E tutto fai col massimo amore possibile e con volto sorridente. Sorridi nel penoso lavoro quotidiano, nelle occupazioni più prosaiche, nel monotono succe­dersi delle tue faccende: sorridi a tua Madre, che ti chiede di dimostrarle il tuo amore nel compimento gioioso del tuo dovere.

   7. Oltre che a richiamarti ai tuoi doveri di sta­to, Maria ti dà altri segni della sua volontà: le ispirazioni della grazia. Ogni grazia ti viene tramite suo. Quando la grazia ti invita a rinunziare a quel tal piacere, a disciplinare certe tue tendenze, a riparare certe colpe o negligenze, a praticare certi atti di virtù, è Maria che soavemente e amorevolmente ti manifesta i suoi desideri. Forse talora provi un certo sgomento per quanto richiedono da te quelle ispirazioni. Non temere: sono voci di tua Madre, di tua Madre che vuole renderti felice. Riconosci le voci di Maria, credi al suo amo­re, e rispondi con un «si» a tutto ciò che ella ti chiede.

   8. Vi è però un terzo modo di praticare l’ob­bedienza verso Maria, ed è quello di eseguire il compito speciale che ella sta per affidarti. Sii pronto.

Invito al colloquio: O Gesù, incomincio a capire che tutto il mio pro­gramma spirituale deve consistere nel fare ciò che dice di te lo Spirito Santo: «Ed egli era loro sottomesso».

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Il mio Ideale Gesù:Figlio di Maria ( Padre Emilio Neubert, Santo Marianista) Libro II, Capitolo III

12 settembre 2019

COME ME, AMA MIA MADRE

b) IN QUALE MODO ?

Gesù: Fratello mio, ami veramente colei che ti ama tanto e che io stesso amo a dismisura? Tu credi di amarla perché ti piace conversare con lei, e canti con esultanza le sue lodi. Ma sul­la terra, amare non è tanto godere ed esultare quanto lavorare e soffrire.

   2. Se ami Maria, vorrai lavorare per lei. Sarai felice di consacrarle la tua attività, il tuo tempo, le tue fatiche. Nessun lavoro ti riuscirà troppo penoso se sa­rà in gioco la sua gloria; nessuna impresa ti sem­brerà impossibile se sarà finalizzata a promuo­vere i suoi interessi. Quando dovessi trovare superiore alle tue forze un qualche cosa che tornerebbe a gloria di Maria, confessa pure che hai cessato di amare. Ora mia Madre ti riserva una impresa nobilis­sima e talvolta assai difficile.

   3. Se ami Maria vorrai soffrire per lei. Chi non ama più Maria quando gli si chiede di soffrire per lei, vuol dire che non l’ha mai amata: ha amato solo se stesso nelle consolazio­ni che ha ricevuto da lei. Non rifiutarti mai di soffrire se non vuoi ri­fiutarti di amare. Non ti accontentare di accettare i patimenti; amali. Non sei desideroso di poter dimostrare il tuo amore? Di poter amare sempre di più?

   4. Per imparare ad amare sempre di più pren­di i quattro mezzi che ora ti indicherò:

   a) Cerca di compiere con più amore possibile quell’infinità di piccoli sforzi e sacrifici che in­contri nella vita quotidiana. Se arriverai a non dir mai di «no» a tua Madre nelle piccole cose, non le dirai di «no» neppure nelle grandi.

   b) Non cessare mai di studiare tua Madre. Impara dai libri tutto ciò che puoi sulle sue grandezze, sulla sua missione, sulla sua vita e sulla vita di coloro che l’hanno amata e servita, e poi rifletti su ciò che avrai imparato. Non avrai mai finito di studiarla perché non si finisce mai di comprendere ciò che io ho fatto per lei, e ciò che ella ha fatto per me e per te.

   c) Vivi in una costante unione con lei. Non potrai vivere nella sua intimità senza trovarla ogni giorno più amabile e senza amarla ogni giorno di più. Ti spiegherò più tardi come po­trai, a mio esempio, rimanere sempre unito a lei.

   d) Finalmente, chiedimi la grazia di amarla e di crescere sempre nel suo amore. L’amore per mia Madre è una grazia speciale. Ora la grazia si ottiene con la preghiera: chiedi e riceverai. Chiedi senza esitare, poiché si tratta di una grazia che è conforme ai miei disegni. Esitare significherebbe fare ingiuria a me e a mia Madre, in quanto potrebbe lasciare adito al sospetto che io possa non volere che ella sia amata. Il tuo stesso desiderio di amarla non ti è stato forse ispirato da me? E te l’avrei ispirato se non volessi esaudirlo? Chiedi questa grazia ogni giorno. Chiedila soprattutto quando vengo a te nella comunione eucaristica. Vengo allora a te come figlio di Maria, con l’umanità che ho ricevuto da lei, e per mezzo della quale ti rendo partecipe della mia divinità. «Colui che mi mangia vivrà di me». Amare mia Madre di quell’amore con il quale io la amo non è appunto vivere di me? Nella comunione soprattutto faccio passare dal mio cuore nel tuo l’amore per mia Madre; allora soprattutto chi vive non sei tu ma vivo io in te; chi ama Maria non sei tu, ma l’amo io in te. Fino ad oggi non mi hai chiesto con la dovuta insistenza questa grazia. Chiedi e riceverai, e la tua gioia sarà perfetta.

Invito al colloquio: OGesù, per l’amore col quale ami tua Madre, con­cedimi, ti prego, di amarla veramente come tu stesso la ami e vuoi che ella sia amata.

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Vera Grita, e l’Opera dei Tabernacoli Viventi

12 settembre 2019

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Vera Grita, insegnante e cooperatrice salesiana, nata a Roma il 28.1.1923 e morta a Pietra Ligure il 22 dicembre 1969 è la messaggera per l’Opera dei Tabernacoli Viventi. Sotto la guida del Divino Maestro, Vera divenne uno strumento docile nelle sue mani per ricevere e scrivere il messaggio d’Amore e di Misericordia per l’umanità intera. Gesù, Buon Pastore, va alla ricerca delle anime che si sono allontanate da Lui per donare loro perdono e salvezza attraverso i suoi nuovi Tabernacoli Viventi.

Secondogenita di quattro sorelle, Vera visse e studiò a Savona dove conseguì l’abilitazione magistrale. Nel 1944, durante una improvvisa incursione aerea sulla città, Vera venne travolta e calpestata dalla folla in fuga, riportando conseguenze gravi per il suo fisico che da allora rimase segnato per sempre dalla sofferenza.
Cooperatrice salesiana dal 1967, nel settembre dello stesso anno, grazie al dono delle locuzioni interiori, iniziò a scrivere quanto la “Voce”, Voce dello Spirito Santo le dettava sottoponendo tutti i messaggi al direttore spirituale, il salesiano padre Gabriello Zucconi.

L’insieme dei messaggi, raccolti in un libro, vennero pubblicati in Italia nel 1989 dalle sorelle Pina e Liliana Grita. Vera legò la sua vita all’Opera dei Tabernacoli viventi con il voto di piccola vittima per il trionfo del Regno Eucaristico nelle anime e con il voto di obbedienza al padre spirituale anch’egli anima vittima per l’Opera d’Amore e di Misericordia del Signore.
Morì il 22 dicembre 1969 a Savona in una cameretta dell’ospedale dove aveva trascorso gli ultimi 6 mesi della sua vita in un crescendo di sofferenze accettate e vissute in unione a Gesù Crocifisso.
Attraverso Vera, Gesù cerca anime piccole, semplici disposte a mettere al centro della propria vita Gesù Eucaristia per lasciarsi da Lui trasformare in Tabernacoli viventi, anime cioè eucaristiche capaci di profonda vita di comunione e di donazione ai fratelli.
“Gesù Eucaristico a te, piccola sposa a Me promessa. Seguimi! Ed io ora cerco, cercherò “spose povere” come te. Dillo che cerco queste spose che da te, nel tempo, prendano fede e fiducia. Tu sarai il primo esempio che svelerò agli uomini. Sarà grazia maggiore allorchè per il mondo non sarai che una figura solamente rappresentativa sulla quale altre anime potranno specchiarsi e venire a Me fiduciose”.

Dall’11 Febbraio 2001 presso l’Ispettoria Salesiana di Milano ha iniziato la sua attività il Centro Studi “Opera dei Tabernacoli Viventi” dedicato a Vera Grita e a don Gabriello Zucconi. Il Centro Studi ha il compito di studiare e diffondere il messaggio dell’Opera che per volontà del Signore è stata affidata ai Salesiani perché se ne facciano promotori nella Congregazione e nella Chiesa.

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Il mio Ideale Gesù:Figlio di Maria ( Padre Emilio Neubert , Santo Marianista) Libro II/ Capitolo II Come me, ama mia Madre

11 settembre 2019

a) PERCHE’

Gesù: Fratello mio, mi sono fatto figlio di Maria per amore. Tutto, nelle mie relazioni con mia Madre, si spiega con l’amore. Vuoi comprende­re la mia pietà filiale verso di lei? Comprendi anzitutto il mio amore per lei. Quanto desidero infondere nel tuo cuore un po’ di quell’amore per mia Madre che arde nel mio! Sforzati di diventare semplice, umile, genero­so, perché io possa versare in te l’abbondanza del mio amore filiale.

   2. Ricorda, nel raccoglimento e nella preghie­ra, ciò che ti ho accennato del mio amore per Maria: come l’ho scelta da tutta l’eternità e co­me l’ho colmata di privilegi; come sono vissuto nella sua intimità e l’ho associata alla mia mis­sione; come l’amo e l’amerò in eterno per mez­zo dei santi e per mezzo della Chiesa terrena e celeste.

   3. Poi, penetrando più intimamente nel mio cuore medita i motivi che mi hanno indotto ad amarla tanto. L’ho amata e l’amo perché è mia Madre; una Madre di meravigliosa bellezza e perfezione; una Madre che mi dà più gioia con una sua sola parola e con un solo suo sguardo, di quanta non hanno potuto darmi i santi con i loro atti più eroici; una Madre che mi ama di un amore supe­riore a quello di cui mi amano gli angeli e i san­ti; una Madre che visse per me solo ed accettò volentieri, per causa mia, il martirio più atroce che creatura abbia mai patito.

   4. L’ho amata, perché mi ha aiutato a com­piere la missione affidatami dal Padre. Mi ha dato infatti la natura umana affinché potessi predicare la buona novella agli uomini e morire per essi. Si è unita a me con la sua volontà, con le sue ardenti preghiere, con le sue immolazioni, con la sua presenza ai piedi della croce. Sino alla fine dei tempi si adopererà a conver­tire i peccatori, a santificare i giusti, a conqui­stare innumerevoli anime. Ella stessa inoltre rappresenta il maggior suc­cesso della mia missione redentrice, in quanto, riscattandola in modo tanto perfetto, ho fatto più che riscattando tutto il resto del mondo.

   5. L’ho amata e l’amo perché grazie a lei ho potuto offrire al Padre un’adorazione e una gloria di valore infinito, che non avrei potuto rendergli senza l’umanità di cui ella mi aveva ri­vestito; perché si è unita a me nell’adorare e nel pregare il Padre, superando in ciò tutti i santi e gli angeli insieme; e perché per mezzo suo si comprenderà meglio mio Padre e si nutriranno sentimenti più filiali verso di lui.

   6. Non cessare di meditare l’immensità del mio amore verso Maria; non ne raggiungerai mai i confini, nemmeno nell’eternità. Meditando questo amore, mettiti al mio po­sto, diventa Gesù, il figlio primogenito di Ma­ria, Gesù la cui vita è vita tua, e cerca di sentire in te tutto ciò che ho sentito io stesso.

   7. Poi considera l’amore speciale che Maria ti porta. Ella ti ama perché io stesso ti ho amato fino a morire per te, e gli affetti miei sono i suoi affetti. Ti ama perché l’ho fatta tua Madre ed ogni madre è amore. Ti ama perché ogni madre ama di preferenza quel figlio che più le è costato, e tu le sei costato indicibili patimenti. Ti ama perché per partorire te alla vita, ha dovuto offrire me alla morte. Ti ama perché sei una cosa sola con me, ed amandoti ella ama me stesso.

Invito al colloquio: O Gesù, amavo già Maria quando intuivo solo con­fusamente ciò che ella è per me. Ora che capisco quanto veramente mi sia madre, quanto tu l’ami e quanto ella mi ami, come potrei non amarla anch’io con tutte le mie forze?

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IL mio Ideale Gesù:Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert, Santo Marianista).Libro II : Le esigenze dell’ Ideale

10 settembre 2019

Gesù: Fratello mio, ti ho indicato l’ideale da rag­giungere; ora voglio mostrarti ciò che esso ri­chiede da te. Mi hai seguito fin qui con gioia. D’ora in poi seguimi, sia pure con gioia, ma soprattutto con amore e generosità. Non si tratta più solamente di contemplare con stupore e ammirazione il tuo modello; si tratta di ricopiarne i lineamenti. Te li indicherò ad uno ad uno. Ma li potrai fare perfettamente tuoi soltanto se saprai rinun­ciare a te stesso e se saprai amare.

I.

COME ME: DONATI A MIA MADRE: SENZA RISERVE

Gesù: Fratello mio, divenendo figlio di Maria, mi sono donato interamente a lei. Creatore e Signore assoluto di tutte le cose ho voluto, per amore, appartenere a Maria e da lei dipendere; ho voluto appartenerle coi legami più intimi, quelli che provengono dalla natura stessa e che nessuna cosa al mondo può scio­gliere. Da tutta l’eternità ho scelto questa apparte­nenza e dipendenza filiale, e fin dal primo istan­te della mia incarnazione nel seno di Maria rati­ficai con la mia volontà umana questo decreto del mio eterno amore, e provai in esso un inef­fabile compiacimento. Figlio di una Vergine, appartenevo a mia Ma­dre come nessun fanciullo appartiene alla propria; e come nessun fanciullo può fare, volli perpetuare questo mio stato di totale dipenden­za. Non abbandonai mia Madre come fanno i fi­gli quando vogliono fondare una nuova fami­glia, ma le restai accanto fino al momento stabi­lito per il compimento della mia missione pub­blica; e poiché mia Madre non ebbe mai altra volontà se non quella di mio Padre, anche allo­ra, e perfino nel supremo sacrificio, la mia vo­lontà fu sempre in perfetta sintonia con la sua. Non solo. Nel cielo stesso mi ricordo e mi ri­corderò sempre che sono suo figlio; e benché vi eserciti la mia signoria assoluta, accondiscende­rò eternamente, con perfetto amore filiale, ai suoi materni desideri.

   2. A mio esempio, donati a mia Madre intera­mente, senza riserve e per sempre in qualità di figlio suo amatissimo. Consacrale il tuo corpo con ogni sua attività, il tuo spirito con ogni sua facoltà. Consacrale tutti i tuoi beni, materiali e spiri­tuali, naturali e soprannaturali. Consacrale tutto ciò che sei e che sarai, tutto ciò che hai e che avrai, tutto ciò che fai e che fa­rai. Così che né in te né intorno a te non vi sia più nulla che non le appartenga.

   3. Non ti accontentare di darti a Maria per es­sere un suo «bene immobile»; ella vuole servirsi di te non come di un oggetto inerte ma come di un figlio premuroso nel prestare assistenza a sua madre. Poiché – come te lo rivelerà lei stessa più tardi – ho affidato a lei una grande missio­ne nel mondo, ella vuole aver bisogno di te.

   4. Donati a lei incondizionatamente. Non per interesse, non per ricevere di più di quello che darai, non per la consolazione che proverai nel dono di te stesso, ma per puro amore filiale, come mi sono dato io. Proverai consolazione, certo, ma incontrerai anche tribolazioni: non pensare né alle une né alle altre, ché a tutto provvederà tua Madre. Tu pensa solo a donarti tutto intero e per amore.

   5. Donati a lei per sempre. Sono molti quelli che in un momento di fervore hanno dichiarato di donare ogni cosa a mia ma sono quasi altrettanti coloro che dopo aver dato tutto complessivamente, si sono poi ripresi tutto un po’ alla volta. Nell’ora della prova, quando la loro totale donazione richie­deva sacrifici, hanno detto: «E’ duro questo lin­guaggio; chi lo può intendere?». E non hanno più voluto andare oltre nelle via della loro intera consacrazione. Farai tu come costoro? Occorre a volte essere eroici per vivere la totale appartenenza a Maria, perché occorre salire con lei fino in cima al Cal­vario. Ti senti capace di un tale eroismo?

   6. Prendi l’abitudine di rinnovare spesso la tua consacrazione alla Madre celeste. Rinnovala svegliandoti, per affidare a lei l’in­tera giornata. Rinnovala ricevendomi nella San­ta Comunione: in quel momento, essendo una cosa sola con me, donati di nuovo a mia Madre come suo amato figlio. Rinnovala alle ore tre pomeridiane, in ricor­do di quell’ora solenne in cui, sacrificandomi, Maria ti diede la vita e si sentì dire da me: «Donna, ecco tuo figlio». Rinnovala all’inizio delle tue principali azio­ni, per ricordarti che non devi agire per te stes­so, ma unicamente per lei. Rinnovala specialmente nelle prove che in­contri. Rivolgiti allora a Maria dicendo: «O Madre, quando nell’entusiasmo del mio amore filiale mi diedi tutto a te non prevedevo questo sacrificio. Ma poiché la mia intenzione era sin­cera, non intendo ora venir meno alla mia dona­zione. Voglio tutto ciò che tu vuoi perché lo vuoi, per quanto mi debba costare!».

   7. Se vuoi diventare così generoso da vivere sempre ed interamente secondo la tua donazio­ne, non ti fermare a guardare il sacrificio. Guar­da me e guarda tua Madre. L’amore ti sarà di stimolo e la grazia di sostegno. E se sentirai vacillare il tuo coraggio, prega: può una madre come Maria non venire in aiuto di un figlio che la invoca per restarle fedele? E posso io, tuo fratello primogenito, negarti la forza di camminare verso l’ideale al quale ti ho chiamato.

Invito al colloquio: Sono tutto tuo, o Madre mia, e tutto ciò che ho ti appartiene.

Il mio Ideale Gesù: Figlio di Maria ( Padre emilio Neubert , Santo, Marianista).Libro I L’ideale, Capitolo V : Tu ami Maria, ma chi l’ama non sei tu, sono Io che l’amo in te

9 settembre 2019

Gesù: Fratello mio, poiché la mia vita è vita tua e la Madre mia Madre tua, ti è facile imitare la mia pietà filiale verso di lei. Non devi imitarmi solamente come un disce­polo imita il maestro, o come un cristiano in ter­ra imita il suo celeste patrono. Io sono per te più che un modello posto davanti agli occhi; sono un principio interno di vita.

   2. Tu vivi di me. Le mie disposizioni devono diventare le tue. Io sono il ceppo della vite, di cui tu sei un tralcio; la medesima linfa circola nel ceppo e nei tralci. Io sono il capo e tu un membro del mio corpo mistico; nel capo come nelle membra scorre il medesimo sangue. Quando sei puro, io sono puro in te; quando sei paziente, io sono paziente in te; quando pra­tichi la carità, sono io che la pratico in te; tu vi­vi, ma in realtà sono io che vivo in te; tu ami mia Madre, ma sono io ad amarla in te. Comprendi ora perché godi tanto nell’amare Maria? Sono io che in te gioisco nell’amarla.

   3. Tu partecipi alla mia vita; manca però an­cora molto perché la mia vita in te sia perfetta. Se lo fosse, penseresti, sentiresti, vorresti e agi­resti in ogni cosa come me. Sono ancora troppi gli ostacoli che tu frappo­ni al libero esercizio della mia attività in te. Troppo spesso tu mi condizioni come la cella condiziona un carcerato. Ti è necessario rimuovere questi ostacoli. Bi­sogna che con sforzi generosi arrivi a pensare i miei pensieri, a volere i miei voleri; bisogna che completi ciò che manca alla mia vita in te. Tu partecipi alla mia pietà filiale verso mia Madre; ma questa mia pietà filiale verso di lei è ben lontana dall’essere perfetta in te. Ti è necessario rimuovere gli ostacoli, per giungere, non senza sforzi generosi, ad assume­re verso la Madre mia i miei stessi pensieri, i miei sentimenti, i miei voleri, la mia attività. Bisogna che tu completi quello che in te man­ca alla mia pietà filiale verso mia Madre.

   4. Cominci ad intuire, almeno in parte, ciò che cerco di rivelarti riguardo alla tua devozione verso Maria? Si tratta per te di amare mia Madre perché io stesso la amo; si tratta di amarla come io stesso la amo; si tratta di amarla con lo stesso amore con il quale io la amo.

Invito al colloquio: O Jesu dulcis, o Jesu pie, O Jesu fili Mariae!

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Il mio Ideale: Gesù Figlio di Maria( Padre Emilio Neubert ,Santo Marianista.) Libro I L’Ideale. Capitolo IV Mia Madre, Madre Tua

7 settembre 2019

Gesù: Fratello mio, non puoi veramente imitare la mia pietà filiale verso Maria se non sei, come me, suo figlio. Ma sai veramente fino a qual punto sei figlio di Maria? Molti cristiani credono di saperlo, e infatti chiamano Maria loro madre. Eppure la maggior parte di essi hanno della sua maternità un’idea assai imperfetta: amano Maria «come se» ella fosse loro madre. Ora, che cosa ti rispondereb­be colei che ti ha partorito, se le dicessi: «Ti amo come se fossi mia madre»? Non sono pochi coloro che ritengono Maria loro madre unicamente per effetto di quella pa­rola che pronunziai prima di spirare, quando, vedendo mia Madre ai piedi della croce, e ac­canto a lei il discepolo prediletto, le dissi: «Don­na ecco tuo figlio», e a Giovanni: «Ecco tua madre». Senza dubbio la mia parola avrebbe potuto affidare a Maria una missione materna e creare in lei disposizioni simili a quelle di una madre; ma se la sua maternità fosse il frutto di quella parola soltanto, si tratterebbe di una ma­ternità puramente adottiva. Ora invece devi comprendere che Maria è tua «vera» Madre nell’ordine soprannaturale come ti è madre nell’ordine della natura colei che ti ha messo al mondo.

   2. Madre è la donna che dà la vita. Ora Maria ti ha dato la vita per eccellenza. Te l’ha data a Nazareth, sul Calvario e al tuo Battesimo. A «Nazareth» ti ha concepito concependo me. Maria infatti sapeva che rispondendo a Ga­briele con un «sì» o con un «no» ti avrebbe dato la vita o ti avrebbe lasciato nella morte; rispose con un «sì» perché tu vivessi. Consentendo a dare la vita a me, consentiva a darla anche a te. Diventando mia Madre, diventava Madre tua. Da quel momento nei suoi disegni, come già nei piani di Dio (che ella peraltro conosceva e ai quali aderiva con tutte le forze), tu facevi parte del mio corpo mistico. Il capo ne ero io, ma tu ne eri membro. Così, sebbene in modo diverso, Maria ci portava entrambi nel suo seno mater­no, poiché i membri e il capo formano una real­tà inscindibile.

   3. Sul «Calvario» ella ti ha partorito, offren­domi in sacrificio per te. La tua liberazione dal peccato e dalla morte fu consumata soltanto sul Golgota, dove, «di­struggendo colui che reggeva l’impero della morte», ti meritai con la mia morte la grazia di vivere della mia stessa vita. Ora io feci tutto questo in unione con Maria. Ella che mi aveva concepito quale vittima e mi aveva nutrito ed al­levato in previsione del sacrificio, nel momento supremo mi offrì al Padre per la tua salvezza, rinunziando in tuo favore ai suoi diritti materni su di me. E colei che, sempre vergine, non ebbe altro che gioia dalla nascita del suo primogeni­to, vi partorì, te e i tuoi fratelli, nel più crudo dolore.

   4. In quell’ora ebbe effettivamente compi­mento la sua maternità a tuo riguardo; ed è ap­punto ciò che volli proclamare e rendere noto, affidando Maria a Giovanni e Giovanni a Ma­ria. La mia parola, in altri termini, non creava tale maternità, ma la promulgava, la conferma­va e la completava nell’ora più solenne della mia vita, nell’ora in cui mia Madre, divenuta pienamente Madre tua, era meglio in grado di comprendere la sua missione materna.

   5. Al «Battesimo» Maria ti ha dato la vita non più solo di diritto, come sul Calvario, ma di fatto. Tua madre terrena aveva dato alla luce, per così dire, un bambino nato morto. Perché tu giungessi alla vita, si richiedeva che la grazia santificante ti fosse infusa al fonte battesimale. Ora, questa grazia santificante te l’ha ottenu­ta Maria, la dispensatrice di tutte le grazie. Quando da figlio dell’ira sei diventato figlio di Dio, è stata Maria a partorirti alla vita divina.

   6. Comprendi ora che col farti partecipe della vita di Dio Maria ti è «veramente» Madre nell’ordine soprannaturale, come colei che ti ha dato la vita terrena è veramente tua madre se­condo la natura? Anzi, Maria ti è molto più Madre ancora! Anzitutto per il modo in cui ti dà la vita. Per partorirti ella ha dato incomparabilmente più di quanto non abbia dato la madre tua terre­na: le sei costato dolori indicibili, nonché la vita di colui che le era infinitamente più caro della propria vita. Inoltre ella continua, per tutto il corso della tua esistenza, ad occuparsi di te, mentre le madri terrene si curano dei loro figli solo finché non giungono all’età adulta. Tu sarai sempre il suo «bimbetto che partorirà continuamente fin­ché Cristo non sia formato in te». E se per di­sgrazia ti accadesse di perdere la vita sopranna­turale, a differenza delle madri terrene alle quali altro non resta che piangere impotenti sul corpi­cino esangue di un figlio, Maria potrebbe ridar­tela. E poi, per quanto tu sia imperfetto ed ingra­to, ella ti ama di un amore che vince per intensi­tà e purezza l’amore di tutte le madri per i loro figli.

   7. Infine Maria ti è Madre più di ogni altra soprattutto per la natura stessa della vita che ti ha dato. Non si tratta infatti di una vita effimera come la vita terrena, ma di una vita senza fine; non di una vita mista di imperfezioni e di dolori come la presente, ma di una vita incomparabilmente beata; non di una vita creata, umana o angelica, ma – intendilo bene – di una partecipazione alla vita increata, alla vita stessa di Dio, alla vita della Santissima Trinità. Si tratta dunque di una vita che non avrà mai fine e che sarà essenzial­mente beata, perché parteciperà dell’eternità e della beatitudine stessa di Dio. Quale maternità umana potrebbe reggere il confronto con una simile maternità? Ora Maria è tua vera Madre, e Madre tanto perfetta, perché è Madre mia. E tu sei mio fratello, mio fratello infinita­mente caro, perché mio Padre è Padre tuo, e mia Madre, Madre tua.

Invito al colloquio: O Gesù, sinceramente non sapevo fino a qual pun­to Maria fosse mia Madre! Quanto la sento ora più vicina a me! Dunque, colei che è veramente tua Ma­dre è anche veramente Madre mia, ed io sono vera­mente suo Figlio! Grazie, o Gesù, grazie per questo incomparabile dono.

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IL mio ideale: Gesù figlio di Maria(Padre Emilio Nubert Santo Marianista) Libro I L’ideale, III Contempla e stupisci

6 settembre 2019

Gesù: Contempla adesso ciò che il mio amore di Fi­glio mi ha ispirato per mia Madre. Fin dall’eter­nità, io penso a lei e l’amo, poiché fin dall’eter­nità vedo in lei la mia futura Madre. Penso a lei nel creare il cielo coi suoi angeli, penso a lei nel plasmare la terra e gli uomini. Penso a lei nel pronunziare la mia sentenza contro i tuoi progenitori, penso a lei nel rivelar­mi ai patriarchi e ai profeti.

   2. Per amore di lei, la colmo di privilegi, ognuno dei quali oltrepassa ciò che ho fatto di più grande per tutte le altre creature, e in suo fa­vore sospendo le leggi che colpiscono tutti gli al­tri uomini. Lei, e lei sola, creo immacolata nella concezione, libera da ogni concupiscenza, esen­te da ogni imperfezione, piena di grazia più di tutti gli angeli e i santi. Madre di Dio e sempre Vergine, è glorificata anche nel corpo, come me e insieme a me, prima della risurrezione univer­sale.

   3. Venuto in terra per riscattare il genere umano, consacro trent’anni della mia vita esclu­sivamente a lei, e tre anni soltanto al resto dell’umanità.

   4. E non contento di renderla partecipe dei miei privilegi e della mia intimità, ho voluto che partecipasse alla stessa missione che il Padre aveva affidato a me. Redentore, ho deciso che fosse Corredentrice insieme con me e che tutto ciò che io meritavo con pieno diritto per la sal­vezza del mondo ella lo meritasse per una ragio­ne di somma convenienza.

   5. Ed anche in cielo ho voluto che mi fosse as­sociata e che, essendo io l’avvocato degli uomi­ni presso il Padre, ella fosse la loro avvocata presso di me, per elargire tutte le grazie che con me ha contribuito a meritare in loro favore. E questo perché in cielo come in terra sono suo Fi­glio e mi compiaccio infinitamente di ricompen­sarla, con la mia liberalità, di tutto ciò che ha fatto e sofferto per amor mio.

   6. Ascolta ancora: io vivo nella Chiesa, mio corpo mistico animato dal mio Spirito. Ciò che fa la Chiesa, lo faccio io; ciò che la Chiesa fa per mia Madre, lo faccio io stesso per lei. Ora considera quanta venerazione ed amore la Chie­sa le ha dimostrato: difendendo e proclamando i suoi privilegi; istituendo feste in suo onore; ap­provando le associazioni e le famiglie religiose che si propongono di servirla. Contempla la pie­tà dei suoi figli, dei suoi santi, così devoti tutti della Madre mia, delle anime ferventi sempre pronte a tributarle un culto specialissimo; degli stessi semplici fedeli, così gelosi dell’onore di Maria, così perspicaci – talora più degli stessi sapienti – nel riconoscere i suoi privilegi, così pieni di entusiasmo quando si tratta di darle qualche testimonianza di particolare affetto. Che cos’è tutto ciò se non una manifestazione grandiosa, sia pure ancora assai imperfetta, del­la mia singolare pietà filiale verso mia Madre? E a quanto ha fatto e farà per Maria sino alla fine dei secoli la Chiesa militante, aggiungi quello che fa per lei durante tutta l’eternità la Chiesa trionfante, poiché io vivo nei santi del cielo molto più che nei fedeli della terra. Cerca di comprendere i sentimenti di riconoscenza, di rispetto e di amore che i beati esprimono senza sosta alla loro Regina e Madre, cui si riconosco­no debitori della beatitudine eterna! In essi e per mezzo di essi sono sempre io che onoro e amo mia Madre.

   7. Passa in rassegna tutte queste prove della mia pietà filiale, scandaglia ed approfondisci questo abisso di amore; cerca di comprendere quanto più puoi, ma sii persuaso che ciò che sfugge alla tua intelligenza è di gran lunga supe­riore a quanto con essa riuscirai a comprendere. E poi rifletti: è proprio di questa mia infinita pietà filiale che io voglio renderti partecipe.

Invito al colloquio: O Gesù, in passato, sentendomi così felice nell’amare la Madre tua, credevo di riuscire a raffigu­rarmi in qualche modo quale potesse essere il tuo im­menso amore per lei; ma ora vedo che esso è decisa­mente superiore ad ogni possibile umana immagina­zione. Sarà senza dubbio una delle maggiori nostre soddisfazioni in Paradiso il poterlo contemplare ed ammirare per tutta l’eternità, senza mal riuscire a ve­derne i limiti. Ma come potrò ricopiare in me una tale pietà filiale?

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Il mio Ideale Gesù: Figlio di Maria (Padre Emilio Neubert , Santo Marianista)Libro I, l’Ideale capitolo II Sono Figlio di Maria perchè cosi ho voluto

5 settembre 2019

Gesù: Fratello mio, se vuoi comprendere i miei sen­timenti di pietà filiale verso Maria, devi com­prendere anzitutto che se sono suo figlio è per­ché così ho voluto. Non ho fatto nulla per forza, né per caso, né senza scopo. Quando decisi di venire a rendere al Padre mio la gloria che gli è dovuta e a salvare l’uma­nità, una infinità di vie mi si aprivano dinanzi a tutte preferii quella di Maria. Liberamente e deliberatamente creai Maria perché divenisse un giorno mia Madre, così che ella non esisterebbe se non avessi voluto affidar­le tale compito; l’ho fatta quale è, affinché a sua volta mi facesse quale sono. Sono suo Figlio in tutta verità: ho voluto es­sere tratto, come ogni altro figlio, dalla sostan­za di mia Madre; ho voluto nutrirmi del suo lat­te; ho voluto essere curato e allevato da lei; ho voluto esserle sottomesso. Anzi, sono suo Figlio assai più di quanto tu non sia figlio di tua madre, poiché da lei sola ho voluto ricevere tutta la mia umanità. Sono suo Figlio in tutto il mio essere, come Dio e come Uomo, perché colui al quale ella ha dato la vita terrena è una sola e medesima per­sona col Verbo.

   2. Ora sappi che se ho voluto essere suo Fi­glio, l’ho voluto per amore. Per amore di mio Padre anzitutto, pensando che avrei potuto glo­rificarlo meglio e che gli uomini lo avrebbero conosciuto ed amato meglio a motivo di lei. Poi per amore della stessa Madre mia, che mi avreb­be dato più gioia di quanta non me ne diano tut­ti gli angeli e tutti gli uomini insieme. Ma anche per amore degli uomini… e per amore tuo, mio caro fratello.

Invito al colloquio: Ave, verum Corpus natum de Maria virgine!

Il mio Ideale: Gesù Figlio di Maria (P. Emilio Neubert Santo Marianista/ Libro I L’Ideale : I Vi ho dato l’esempio

4 settembre 2019

Gesù: Fratello mio, tu ami mia Madre e nell’amarla ti senti felice. Ma sei ancora ben lontano dall’amarla come vorrei. Tu l’ami perché si ama tutto ciò che è puro e bello, ed ella è purezza e bellezza ideale. Tu l’ami perché si amano coloro che sono buoni e premurosi, e nessuno è buono e premu­roso come lei. Tu l’ami perché la consideri come tua madre, e ogni figlio ama la propria madre. Tu l’ami perché hai sperimentato il suo amo­re e hai capito che con lei ti riesce più facile ri­manere puro e fervente. Tu l’ami perché hai imparato dai libri e dai predicatori che la devozione verso di lei è il mez­zo più facile per assicurarti la salvezza eterna e raggiungere la perfezione; ora tu vuoi salvarti e santificarti.

   2. Tutti questi motivi sono buoni e possono ispirarti un tenero affetto verso mia Madre; non possono però costituire il fondamento di quella devozione che io desidero vederti praticare. La devozione verso mia Madre è qualche cosa di così grande, di così benefico, di così gradito a lei e a me, da rendere inadeguato ogni tuo tenta­tivo di praticarla in maniera ordinaria, o alta, o anche altissima: devi cercare la devozione più perfetta possibile.

   3. Ebbene, sai qual è la devozione più perfet­ta verso Maria? Cerca nei libri, consulta i teolo­gi, interroga i santi, domanda il loro segreto ai più insigni servi di Maria che la terra abbia mai conosciuto; non troverai una devozione più per­fetta di quella che ti voglio insegnare io: la par­tecipazione, cioè, alla mia stessa pietà filiale verso mia Madre. La perfezione, per i miei discepoli, non consi­ste forse nell’essere simili al loro Maestro? Non ho dato loro l’esempio affinché facessero ciò che ho fatto io per primo? Il mio apostolo Pao­lo non ha ripetuto che per un cristiano tutto sta nell’imitare Cristo, nel rivestirsi di Cristo, nell’assumere i sentimenti di Cristo, nel vivere non più della propria vita, ma della vita stessa di Cristo? Ora dimmi, puoi tu concepire disposizioni più perfette verso mia Madre di quelle che ho avute io stesso?

Invito al colloquio: O Gesù, quale magnifico ideale è questo che mi proponi: partecipare alla tua pietà filiale verso la Ma­dre tua! Ma, povero peccatore qual sono, come potrò raggiungerlo? Come potrò anche solo comprenderlo?

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Il mio ideale Gesù, Figlio di Maria (padre Emilio Neubert Santo Marianista, Presentazione)

3 settembre 2019

I – Questo libro che ho il piacere di presentare nella sua 10a edizione italiana, è un vero classico della spiritualità mariana. Il mio ideale: Gesù, Figlio di Maria è uscito timidamente nel 1933 da una casa editrice di Marsiglia. Contro ogni previsione, la prima edizione si esaurì in poche settimane, e in un solo anno sono state vendute ventiduemila copie nell’originale lingua francese. Divenne un autentico best-seller negli anni successivi. Nessuna difficoltà ne arrestò la diffusione: né la Guerra Mondiale, né il travagliato dopoguerra. Nel 1953 chiesi all’Autore, P. Emilio Neubert, notizia delle edizioni del libro, ed egli mi rispose: «Per quanto si riferisce alla diffusione del Mio Ideale nelle varie lingue, in genere mi chiedono il permesso, ma non sempre. Chiedo una decina di copie come compenso, però molti traduttori non me le mandano. Ecco le copie che posseggo: 8 in francese; 9 in olandese; 7 in italiano; 6 in inglese; 5 in tedesco; 4 in spagnolo; 2 in portoghese; 2 in giapponese; ed 1 in ciascuna di queste altre lingue: polacco, ungherese, slovacco, sloveno, vietnamita. Ho concesso l’autorizzazione di tradurlo anche in arabo, basco, bretone, catalano, cinese, congolese, gaelico, hindi, lettone, malese, croato, ucraino, …ma non ne conosco l’esito. Penso che in totale siamo sul mezzo milione di copie…». Tali traduzioni furono effettivamente pubblicate, cosa che l’Autore attribuiva alle preghiere di religiosi e religiose, soprattutto contemplativi, che pregavano per il suo apostolato mariano. E il libro continuò per anni questa sua marcia trionfale. Nel 1966 fu pubblicata una edizione spagnola in cui, con l’autorizzazione dell’Autore, si citavano passi del Concilio Vaticano IL Nella edizione presente abbiamo preferito mantenere il testo originale come lo pubblicò il Padre Neubert. La crisi della devozione a Maria e della mariologia in genere nel post-Concilio colpì anche la diffusione di quest’opera. Oggi, in un clima più sereno in cui è sempre più evidente il ruolo di Maria nella storia della salvezza, siamo certi che il Mio Ideale aiuterà i cattolici a inserirsi generosamente nella «nuova evangelizzazione» proposta dalla Chiesa. Negli Stati Uniti, per esempio, è stata appena lanciata una vasta edizione popolare di questo libretto. Ma che cos’ha quest’opera che attira tanto?

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

29 settembre 2018

Dio ci chiama per nome
Nessuna creatura è anonima dinanzi a Dio.
“Dio conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome” (Sal 146,4). Ha dettato all’universo le sue leggi. Porta il nome di ogni uomo scritto sulle palme delle sue mani (cfr. Is 49, 16). Nulla gli è ignoto o nascosto della nostra esistenza. Dice il Salmo 138: “Signore, tu mi scruti e mi conosci… Penetri da lontano i miei pensieri… Ti son note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta… Dove andare lontano dal tuo spirito, dove fuggire dalla tua presenza?… Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano… Per te le tenebre sono come luce… Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio. Tu mi conosci fino in fondo… Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri… Guidami sulla via della vita”.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

28 settembre 2018

 


“Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro”. (Gen 17,1)
“Mi affido alle tue mani; tu mi liberi, Dio fedele”. (Sal 30,6)

PRESENTAZIONE
La prima persona che ha letto queste pagine ha detto: “Sono pensieri semplici, che rasserenano…”.
Indicare la via cristiana della serenità è l’intenzione di chi ha scritto in sincerità, gratitudine e gioia.
“Camminare alla presenza del Signore” per me è sempre stata la scelta di fondo, lo scenario sereno della mia vita. Il richiamo classico – non sempre positivo – “Dio ti vede” mi diceva, fin dall’infanzia: “… Ti vede, ti accompagna, ti aiuta, ti sorprende, ti perdona, ti accoglie,…”. L’occhio del Signore Dio ti vede con tenerezza.
Ora i passi del mio cammino si fanno più lenti… Auguro a me e a tutti di “camminare alla presenza del Signore” sino alla fine: all’incontro nella casa del Padre.

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Pensiero del giorno: Maria con Gesù

25 settembre 2018

Quando osservo l’immagine di Maria con il bambino Gesù, mi immagino che Gesù baci sua madre e che Maria, con amore materno verso di noi ci doni Gesù dicendo :- Ecco mio Figlio!
Come ci comportiamo noi, nel ricevere questo immenso regalo, che Maria ci dona con le sue mani?
Restiamo ammutoliti, perché il gioiello che lei ci dona ha un valore inestimabile e noi non siamo delle creature in grado di gestirlo; Maria, però, non si dà per vinta e ci incoraggia a ricevere suo figlio e ad amarlo, dandoci un altro comando:-Fate quello che vi dirà!
Ecco, il segreto per ricevere Gesù e dire il nostro si come fece Maria durante l’annunciazione e davanti alla croce: Ascoltare il Verbo o Parola incarnata (Gesù) conservare la sua Parola nel nostro cuore come un gioiello prezioso, amarla come uno sposo ama la sua sposa, farla propria e una volta compresa metterla in pratica.
Solo allora saremo il “candelabro” che porta la luce nel mondo a chiunque si avvicina a noi e vuole riceverla, per diventare il popolo tanto amato da Dio.
Maria per prima ha amato e conosciuto Gesù, lei ce lo dona affinché anche noi lo amiamo e lo  conosciamo nella nostra intimità, per far  regnare in noi e nel mondo la Pace di Dio.

Firmato Raffaella

Pensiero del giorno/Regina Mundi

22 settembre 2018

Gesù, vero Dio e vero uomo, non è semplicemente uno dei mediatori tra Dio e l’uomo, ma è “il mediatore” della nuova ed eterna alleanza (cfr Eb 8,6; 9,15; 12,24); «uno solo, infatti, è Dio – dice Paolo – e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5; cfr Gal 3,19-20). In Lui noi vediamo e incontriamo il Padre; in Lui possiamo invocare Dio con il nome di “Abbà, Padre”; in Lui ci viene donata la salvezza.
Benedetto XVI – Udienza generale 16 gennaio 2013

Pensiero Notturno:Chi è Gesù per me !

16 settembre 2018

Per me Gesù è uno di noi, è un confidente, un amico che non ti abbandona mai, Lui c’è sempre per te ed è sempre disponibile.
Quando ti senti solo e non hai nessuno a cui rivolgerti, vai da Gesù, chi meglio di Lui conosce ciò che ti angoscia e ti tortura l’anima? Lui per primo ha sofferto per non lasciarti solo, Lui per primo ha portato la Sua e la nostra croce per salvarci e per dirci :- Coraggio io sono con te, non ti lascerò mai solo, ne mai mi dimenticherò di te ,io sono qui e aspetto che tu mi chiami per venirti incontro ad aiutarti e a consolarti, perché tu sei prezioso per me più dell’oro fino. Io ti conosco prima ancora che tu nascesti e già da allora Io ti ho amato e ti amerò per sempre, quindi non avere paura a venire da me io sono qui davanti al Tabernacolo che ti aspetto, donami il tuo cuore ed io ti donerò il Mio colmo del mio Amore per te!
In questi momenti dobbiamo ricordarci che non apparteniamo a noi stessi, perché siamo stati comprati a caro prezzo con il sangue dell’Agnello durante la sua Passione ; ma Gesù sulla croce non ci ricorda solo che è morto per noi, infatti attraverso di essa Lui ha sconfitto la morte, ci ha liberati dal pungiglione dei nostri peccati ed è tornato a noi vittorioso con la Sua risurrezione.
Se stiamo aggrappati a Lui e abbracciamo la nostra croce accanto alla Sua noi verremo non solo purificati dei nostri peccati , ma verremo perfezionati e limati dai nostri difetti, affinchè possiamo ritenerci degni di essere Figli di Dio e come tali di poter fare parte del Regno dei cieli.

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Preghiera del giorno: Esaltazione della Santa Croce/ L’ Amore della Croce

14 settembre 2018

 

Mi abbandono, o Dio, nelle tue mani. Gira e rigira quest’argilla, come creta nelle mani del vasaio. Dàlle una forma e poi spezzala, se vuoi. Domanda, ordina, cosa vuoi che io faccia? Innalzato, umiliato, perseguitato, incompreso, calunniato, sconsolato, sofferente, inutile a tutto, non mi resta che dire, sull’esempio di tua Madre: «Sia fatto di me secondo la tua Parola». Dammi 1′ amore per eccellenza, 1′ amore della Croce, ma non delle croci eroiche che potrebbero nutrire 1’amor proprio, ma di quelle croci volgari, che purtroppo porto con ripugnanza… di quelle che si incontrano ogni giorno nella contraddizione, nell’ insuccesso, nei falsi giudizi, nella freddezza, nel rifiuto e nel disprezzo degli altri, nel malessere e nei difetti del corpo, nelle tenebre della mente e nel silenzio e nell’aridità del cuore. Allora, solamente, Tu saprai che Ti amo, anche se non lo saprò io, ma questo mi basta. Amen.

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CROCIFISSO MIRACOLOSO venerato dell’Eremo del Deserto di Varazze

14 settembre 2018

Nel marzo del 1641, i pirati turchi, in una della loro scorribande, fecero prigioniero un cavaliere portoghese, di cui non si conosce il nome, proveniente dall’India, e lo condussero ad Algeri. Costui aveva acquistato a Goa, in India, un artistico crocifisso in avorio, pregevole opera scolpita da un valente artista convertito delle Indie Portoghesi, ed intendeva portarlo in patria. La cattura glielo impedì e l’immagine sacra cadde in mano ai maomettani, e fu esposta nelle piazze di Algeri, dove il Crocifisso subì nel suo simulacro un secondo martirio: fu oggetto di ingiurie, bestemmie e derisioni, e fu colpito con lance e pugnali, di cui sono ancora visibili i segni. Allora avvenne il miracolo, attestato dai documenti autentici dell’epoca, che impressionò profondamente gli animi degli islamici: alla presenza di centinaia di persone, comparvero sul crocifisso delle gocce di sangue che sgorgarono dal volto, dalle mani, dalla ferita del costato e dalle scalfitture prodotte dai pugnali. A tutte queste vicende aveva assistito padre Michelangelo di Gesù (Marchese) missionario carmelitano scalzo ligure, schiavo anch’egli ad Algeri, e religioso di virtù eroiche. Egli, sottoponendosi a durissimo lavoro, riuscì a raccogliere la somma necessaria per acquistare il crocifisso miracoloso.
Quando nel 1643 padre Michelangelo fu liberato portò con sé in Italia il crocifisso che offrì in dono al Preposito Generale dei Carmelitani scalzi, il genovese padre Paolo Simone Rivarola che lo destinò al Deserto di Varazze, dove giunse nel 1646 e dove venne religiosamente conservato.

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Liturgia dell’Esaltazione della Santa Croce

14 settembre 2018

14 SETTEMBRE
ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE
Festa

MISSALE ROMANUM VETUS ORDO

LETTURE: Nm 21, 4b-9; Sal 77; Fil 2, 6-11; Gv 3, 13-17

Gli Orientali oggi celebrano la Croce con una solennità paragonabile a quella della Pasqua. Costantino aveva fatto costruire a Gerusalemme una basilica sul Golgota e un’altra sul Sepolcro di Cristo Risorto. La dedicazione di queste basiliche avvenne il 13 settembre del 335. Il giorno seguente si richiamava il popolo al significato profondo delle due chiese, mostrando ciò che restava del legno della Croce del Salvatore. Da quest’uso ebbe origine la celebrazione del 14 settembre. A questo anniversario si aggiunse poi il ricordo della vittoria di Eraclio sui Persiani (628), ai quali l’imperatore strappò le reliquie della Croce, che furono solennemente riportate a Gerusalemme. Da allora la Chiesa celebra in questo giorno il trionfo della Croce che è segno e strumento della nostra salvezza. «Nell’albero della Croce tu (o Dio) hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore» (prefazio).

L’uso liturgico che vuole la Croce presso l’altare quando si celebra la Messa, rappresenta un richiamo alla figura biblica del serpente di rame che Mosè innalzò nel deserto: guardandolo gli Ebrei, morsicati dai serpenti erano guariti. Giovanni nel racconto della Passione dovette aver presente il profondo simbolismo di questo avvenimento dell’Esodo (cf prima lettura), e la profezia di Zaccaria, quando scrive: «Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto » (Zc 12,10; Gv 19,37).

Il simbolo della croce ha sacralizzato per secoli ogni angolo della terra e ogni manifestazione sociale e privata. Oggi rischia di essere spazzato via o peggio strumentalizzato da una moda consumistica. Tuttavia rimane sempre un simbolo che fa volgere lo sguardo a tutti i «crocifissi» di sempre: i poveri, gli ammalati, i vecchi, gli sfruttati, i bambini subnormali, ecc. Essi sono i più degni di essere collocati nel «vivo» delle nostre messe. A noi, figli del «benessere», verrà la salvezza tramite loro, per i quali è sempre valida la parola del Vangelo: «Avevo fame… avevo sete… ero forestiero… ero nudo… ero malato…» (Mt 25).

La croce è gloria ed esaltazione di Cristo

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
(Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce; PG 97, 1018-1019. 1022-1023).
Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. E’ tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. E’ in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
E’ dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. E’ preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.
La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32).
E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancor: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo.

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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE di LORENZO SCUPOLI “Non riceve la corona se non chi ha combattuto secondo le regole” (2Tm 2,5).

9 settembre 2018

CAPITOLO XX
Il modo di combattere contro la negligenza

Perché tu non cada nella misera schiavitù della negligenza, cosa che non solo impedirebbe il cammino della perfezione ma ti darebbe in mano ai nemici, devi fuggire ogni curiosità e attaccamento terreno e qualunque occupazione non conveniente al tuo stato. Poi ti devi sforzare per corrispondere presto a ogni buona ispirazione e a qualunque ordine dei tuoi superiori, facendo ogni cosa quando e come a loro piacerà. Non ritardare neppure per un brevissimo momento, perché quel solo primo indugietto porta appresso il secondo e questo il terzo e gli altri ai quali il senso si piega e cede più facilmente che ai primi, essendo già allettato e preso dal piacere che ne ha gustato: per cui o si incomincia l’azione troppo tardi o come noiosa alle volte la si lascia del tutto. E così a poco a poco si va facendo l’abitudine alla negligenza ed essa poi cresce talmente che, nel momento stesso in cui da quella siamo tenuti legati, ci proponiamo di voler essere un’altra volta molto solleciti e diligenti poiché ci accorgiamo, con rossore di noi stessi, d’essere stati fino a tal punto negligentissimi.
Questa negligenza scorre dappertutto e con il suo veleno non solo infetta la volontà facendole aborrire l’opera, ma acceca anche l’intelletto perché non veda quanto vani e mal fondati siano i proponimenti di eseguire per l’avvenire presto e diligentemente quello che, dovendosi effettuare allora, volontariamente si lascia del tutto oppure si rimanda ad altro tempo. Né basta eseguire presto l’opera dovuta, ma bisogna farla nel tempo proprio richiesto dalla qualità e dall’essere di quell’opera e con tutta quella diligenza ad essa conveniente, perché abbia ogni possibile perfezione. Infatti non è diligenza, ma finissima negligenza fare l’azione prima del tempo e sbrigarsela presto e senza farla bene, perché poi quietamente ci diamo al riposo accidioso, al quale era fisso il nostro pensiero mentre con rapidità si compiva l’azione. Tutto questo gran male avviene perché non si considera il valore della buona opera fatta a suo tempo e con l’animo risoluto ad andare incontro alla fatica e alla difficoltà, che il vizio della negligenza porta ai principianti.

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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE di LORENZO SCUPOLI “Non riceve la corona se non chi ha combattuto secondo le regole” (2Tm 2,5).

8 settembre 2018

CAPITOLO XIX
Il modo di combattere contro il vizio della carne

Contro questo vizio devi combattere in un modo particolare e diverso dagli altri. Perciò, perché tu sappia combattere ordinatamente, devi osservare tre tempi: prima di essere tentati, quando siamo tentati e dopo che la tentazione è passata.
Prima della tentazione la battaglia sarà contro le cause che sogliono cagionare questa tentazione. Anzitutto devi combattere non affrontando il vizio, ma fuggendo con tutte le tue forze qualsiasi occasione e persona da cui te ne possa venire un minimo pericolo. E bisognando talora trattarci fallo molto presto con un volto modesto e grave, e le parole devono avere sapore di asprezza piuttosto che di amorevolezza e di eccessiva affabilità.
Non ti fidare del fatto che tu non senta né abbia in tanti e tanti anni di esperienza sentito stimoli carnali, perché questo maledetto vizio quello che non ha fatto in molti anni lo fa in un’ora e spesso ordisce le sue trame occultamente; e tanto più nuoce e ferisce incurabilmente, quanto più si mostra innocuo e meno dà sospetto di sé.
E molte volte vi è più da temere (come spesso l’esperienza ha mostrato e mostra tuttora) dove l’abitudine è protratta sotto pretesto di cose lecite, come di parentela o di debito ufficio oppure di virtù che sia nella persona amata: infatti con il troppo e imprudente praticare si va mescolando il velenoso diletto del senso che, stillando inavvertitamente a poco a poco e penetrando fino nell’essenza dell’anima, va offuscando sempre più la ragione in modo che si cominciano a stimare come niente le cose pericolose, gli sguardi amorevoli, le parole dolci dell’una e dell’altra parte e i gusti della conversazione; e così, passandosi dall’una all’altra parte, si viene poi a cadere in rovina o in qualche tentazione dolorosa e difficile da superare.
Di nuovo ti dico di fuggire, perché tu sei paglia; e non ti fidare del fatto che sei bagnata e ben piena d’acqua di buona e forte volontà, risoluta e pronta piuttosto alla morte che all’offesa divina: con la pratica frequente a poco a poco il fuoco con il suo calore, asciugando l’acqua della buona volontà, quando neppure vi si pensa le si attaccherà in modo che non porterà rispetto né a parentela né ad amici; non temerà Dio, non stimerà l’onore, né la vita, né tutte le pene dell’inferno. Perciò fuggi, fuggi se davvero non vuoi essere colta all’improvviso, presa e uccisa.

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IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE di LORENZO SCUPOLI “Non riceve la corona se non chi ha combattuto secondo le regole” (2Tm 2,5).

7 settembre 2018

CAPITOLO XVII
L’ordine da osservare nel combattere contro le nostre passioni viziose

E molto importante sapere l’ordine da osservare per combattere come si deve e non a caso e con superficialità, come fanno molti non senza loro danno. L’ordine con cui si deve combattere contro i nemici e le tue cattive inclinazioni è che tu, entrando nel tuo cuore i veda con diligente esame da qual sorta di pensieri e di affetti esso è circondato e da quale passione è più posseduto e tiranneggiato; e contro quella principalmente tu prenda le armi e ingaggi la battaglia. E se avviene che tu sia assalita da altri nemici, devi sempre combattere contro quello che attualmente e più da vicino ti fa guerra, ritornando però poi all’impresa principale.

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Il Volto Santo di Gesù

4 febbraio 2018

La devozione al Santo Volto

Ad un’anima privilegiata, Madre Maria Pierini De Micheli, morta in odore di santità, nel mese di Giugno 1938 mentre pregava davanti al Santissimo Sacramento, in un globo di luce si presentò la Santissima Vergine Maria, con un piccolo scapolare in mano ( lo scapolare fu poi sostituito dalla medaglia per ragioni di comodità, con l’approvazione ecclesiastica): esso era formato di due flanelline bianche, unite da un cordoncino: in una flanellina era impressa l’immagine del Santo Volto di Gesù, con questa dicitura intorno: “Illumina, Domine, vultum tuum super nos” (Signore, guardaci con misericordia) nell’altra era impressa un’ostia, circondata da raggi, con questa scritta intorno: “Mane nobiscum, Domine” (resta con noi, o Signore).

La Santissima Vergine si accostò alla Suora e le disse:

“Questo scapolare, o la medaglia che lo sostituisce, è un pegno d’amore e di misericordia, che Gesù vuole dare al mondo, in questi tempi di sensualità e di odio contro Dio e la Chiesa. …Si tendono reti diaboliche per strappare la fede dai cuori. …E’ necessario un rimedio divino. E questo rimedio è il Santo Volto di Gesù. Tutti coloro che indosseranno uno scapolare come questo, o una medaglia simile, e faranno, potendo, ogni martedì una visita al SS.Sacramento, in riparazione degli oltraggi, che ricevette il Santo Volto del mio Figlio Gesù, durante la sua passione e che riceve ogni giorno nel Sacramento Eucaristico:
1 – Saranno fortificati nella fede.
2 – Saranno pronti a difenderla.
3 – Avranno le grazie per superare le difficoltà spirituali interne ed esterne.
4 – Saranno aiutati nei pericoli dell’anima e del corpo.
5 – Avranno una morte serena sotto lo sguardo del mio Divin Figlio.

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

10 gennaio 2018

PARTE PRIMA

Natura e stato dell’Infanzia Spirituale

CAPITOLO PRIMO

Necessità di diventar fanciulli

Una tale necessità ci è insegnata dal Vangelo, il quale ci assicura che, se non ci facciamo piccoli come fanciulli, non entreremo nel regno dei Cieli (Matth., 18, 3), Anzi Nostro Signore conferma questa verità col giuramento: «In verità, io vi dico che chiunque non riceverà il regno di Dio come un fanciullo, non vi entrerà giammai» (Luc 18, 17).
Però l’Infanzia di cui parliamo non è altro che il seguito del Battesimo; infatti, siccome alla nascita naturale segue l’infanzia naturale, così al Battesimo, che è la nascita soprannaturale, segue l’Infanzia Spirituale per la quale l’uomo battezzato, animato da un nuovo Spirito, incomincia a condurre una vita nuova, la quale ha qualche proporzione e somiglianza con l’infanzia naturale. Perciò S. Pietro, ai primi cristiani, dopo il loro Battesimo, rivolgeva queste parole che la Chiesa adopera nella prima domenica dopo Pasqua, nella quale i battezzati deponevano la veste bianca che avevano portato per otto giorni, domenica che perciò si chiama in Albis: Deponete ogni malizia e ogni frode, le finzioni e le insidie. Come bambini di fresco nati, bramate il latte spirituale, sincero, affinché per esso cresciate a salute (Petr. 2, 1-2).
Per salvarsi è dunque necessario, e di necessità di salute, divenire fanciulli: il Figlio di Dio, il quale è la Verità, ce lo ha detto con giuramento: Amen dico vobis. Lo crederà chi vorrà, lo intenderà chi potrà, ma è parola di Gesù Cristo.
E’ cosa talmente vera che il Figlio di Dio, benché sia la sapienza e la grandezza medesima, si fece egli medesimo piccolo bambino volle nascere nel seno di una vergine, ricevendone il latte e lasciandosi condurre da lei; volle insomma assoggettarsi a tutte le necessità dell’infanzia, per insegnarci che dobbiamo essere fanciulli, come volle essere egli medesimo per meritarci la grazia di questo stato col mistero della sua Infanzia. Per noi, dice il Profeta Isaia, si è fatto fanciullo (Is. 9, 6); bisogna dunque che un gran mistero sia nascosto sotto lo stato d’Infanzia, poiché la Scrittura così di frequente attribuisce al Figlio di Dio questa qualità di infante: Puer.
Questa scienza dell’Infanzia Spirituale in Gesù, è nascosta ai sapienti del mondo, perchè è la scienza dei piccoli e dà ad .essi il dono dell’intelligenza (Ps. 118, 130). Gesù Cristo, infatti, esultante di gioia nello Spirito Santo e adorando i giudizi di Dio suo Padre, protesta che i prudenti del secolo non intendono nulla di questa scienza, perché è per loro un mistero nascosto, il quale venne rivelato ai piccoli (Luc. 10, 21); non già che sia una scienza piccola, ma sembra piccola e disprezzabile ai belli spiriti che si stimano grandi, epperò viene chiamata la scienza dei piccoli: oppure si dice scienza dei piccoli perché rende gli uomini piccoli in sé e ai loro propri occhi, e fa che conoscano il proprio niente e la grandezza di Dio, il quale solo è grande.
Oh follia e accecamento degli uomini! Per non voler riconoscere le proprie piccolezze, non diventano mai veramente grandi; ostentano di essere savi, e sono pazzi; né mai diventano uomini, perché non vogliono essere fanciulli!
E’ questa la scienza dei Santi, la sapienza dei perfetti, la quale non fu conosciuta da nessuno tra i prìncipi del secolo (I Cor., 2, 8) e sembra pazzia e sciocchezza agli occhi carnali dell’umana prudenza.
E’ quel tesoro evangelico nascosto nel cuore del fedele; e questo tesoro, una volta che sia stato trovato, genera il disprezzo per quanto v’è nel mondo, e principalmente induce chi lo ha travato a disprezzare talmente se stesso che varrebbe essere schernito da tutti, mentre prima voleva essere onorato da tutti.

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GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE,CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

9 gennaio 2018

INTRODUZIONE

Il sulpiziano Giovanni Blanlo (1617-57), autore di questo trattato dell’Infanzia Spirituale, ebbe dal Signore il dono di un talento superiore e precoce: a ventidue anni era già professore rinomatissimo di filosofia in uno dei più celebri Collegi di Parigi; ma non si lasciava abbagliare dagli splendidi successi delle sue lezioni e conduceva una vita pia e mortificata, sotto la direzione del gran Servo di Dio Giovanni Olier, il quale lo accettò nella Società dei Preti addetti al Seminario e alla Parrocchia di S. Sulpizio, detti Signori (Messieurs) di S. Sulpizio, come anche oggi si chiamano;
Alla scuola di un tal maestro, Giovanni Blanlo si elevò in breve tempo alla pratica eroica di tutte le virtù cristiane. Docile alle istruzioni del suo santo direttore, era divotissimo della S. Infanzia di Gesù e in tal modo si portò all’eroismo nell’umiltà e nella mortificazione. Per umiltà si sforzò di tener nascosti i suoi talenti e non volle essere ordinato sacerdote; morì, infatti, non essendo che suddiacono. Per la sua austerità e per il suo spirito di orazione «non era inferiore ai celebri anacoreti della Tibaide» (1).
Per obbedienza e dietro preghiera di vari suoi discepoli che gli erano carissimi, scrisse questo opuscolo dell’Infanzia Spirituale; non volle tuttavia che fosse stampato, ma che rimanesse nascosto insieme ad altri suoi scritti di gran pregio; i suoi discepoli lo pubblicarono dopo la sua morte, e si può dire che questo libro è il vero codice dell’Infanzia Spirituale.
La morte di Giovanni Blanlo fu ammirabile e preziosa davanti al Signore. Il Servo di Dio Giovanni Olier, vicino a morire, disse a coloro che lo assistevano: «Chi desidera venire con me?» Blanlo, che era presente, rispose subito: «Io, Padre mio, vengo volentieri». Ebbene, gli rispose il Servo di Dio, preparati. E infatti, alla sera ai quello stesso giorno fu colpito da grave polmonite e prima ancora che si facessero i funerali del suo santo maestro, morì in odore di santità (2).
Crediamo bene riportare questo brano della prefazione della prima edizione: «Il lettore non disprezzi questo libro per la sua piccolezza, esso risponde alla piccolezza del Bambino Gesù e all’umiltà dell’Infanzia Spirituale… E’ piccolo, ma è prezioso; è breve, ma ci insegna in compendio una scienza sublime… L’Autore, nella sua profonda umiltà, lo tenne nascosto; ma la sua morte, che fu preziosa agli occhi di Dio, è e sarà preziosa anche davanti agli uomini, poiché ha scoperto loro questo piccolo libro, il quale era un tesoro nascosto. Non v’è nulla di più prezioso, di più semplice, di più solido, di più devoto; ma si sa anche che il pio Autore aveva ricevuto da Dio grazie e lumi affatto speciali… Questo piccolo trattato potrebbe chiamarsi la perla evangelica e il segreto della vera devozione… Tenerlo nascosto ci sarebbe sembrato una vera colpa, e speriamo con ragione che le anime divote della S. Infanzia del Verbo Incarnato, lo accoglieranno con gioia, lo leggeranno con amore c vi troveranno abbondanti consolazioni».

***

Giovanni Blanlo è il teologo che ha meglio spiegato l’Infanzia Spirituale, forse perché ne era più intimamente penetrato in tutta la sua vita; per altro, espone la dottrina del suo maestro e direttore spirituale Giovanni Olier, il quale a sua volta la teneva dal Padre de Condren suo maestro immediato e per il tramite di questi, dal celebre e santo Cardinale de Bérulle (1575­1629).
«La divozione di Gesù Infante, era già antica ai tempi del Bérulle (3), ma questi la ringiovanì, la trasformò e la fece sua; essa incomincia o ricomincia cori lui e negli ambienti più accessibili all’azione di questo grande uomo: l’Oratorio ed i monasteri del Carmelo; durante i primi sessant’anni del secolo XVII si propaga con un prodigioso successo in tutta la Francia; ma quanto più diventa popolare, tanto più sfugge alle direttive della Scuola Francese di spiritualità, riprendendo insensibilmente la sua figura primitiva» (4).
Infatti S. Agostino; S. Leone, S. Gerolamo e S. Paola, poi, S. Francesco, S. Alfonso de’ Liguori erano ferventi ed affettuosi divoti di Gesù Bambino.
Per intendere ciò che dice a Brémond nelle parole citate, è d’uopo ricordare che per quei maestri sommi che furono de Bérulle, de Condren e Olier, la divozione a Gesù Bambino non era affettuosa, né sentimentale, bensì austera, rigida ed aliena da tenerezza, nemmeno quando lo contemplavano unito con l’amabile Vergine Madre (5). Nell’Infanzia di Gesù consideravano sopratutto l’umiliazione e, come dicono loro, l’annientamento – «L’Infanzia, dice Bérulle, è lo stato più opposto alla sapienza…; lo stato più vile e più abbietto dopo quello della morte; il Verbo Divino lo ha scelto perché non ha potuto trovare altro stato più umile né più abbietto. Perciò il Verbo si è annientato due volte: la prima col farsi uomo, poi col farsi bambino». Per il Condren l’Infanzia è uno stato «vergognoso» (honteux) per il Verbo, il bambino essendo un composto di quattro bassezze o umiliazioni. In tal modo la divozione a Gesù Bambino, per loro è divozione che non parla se non di rinuncia e di morte a noi medesimi.
«Lo “spirito d’infanzia” poi, non lo proponevano come imitazione di Gesù Bambino, ma come adempimento del precetto di Cristo: Se non diverrete simili a questo fanciullo, non entrerete nel regno dei Cieli (Matt. 18, 3). Ciò che volevano diffondere non era una divozione speciale, ossia un complesso di pratiche in onore di Gesù Bambino, ma uno spirito, lo “spirito d’infanzia”. La prima, idea di questo “Spirito” veniva dal Bérulle, ma fu ripresa, approfondita e precisata dal Condren il quale la trasmise ai suoi discepoli: Amelote, Olier, Renty… E nel primo pensiero del Bérulle il fanciullo di cui dobbiamo riprodurre le disposizioni, non era Gesù medesimo, ma quel fanciullo galileo che il Divin Maestro proponeva come modello agli Apostoli; dimodochè quando pure non conoscessimo il Vangelo dell’Infanzia, dovremmo sempre averne lo spirito, atteso il precetto di Gesù» (6).
Ma a poco a poco, la rigidità dei primi maestri dell’Oratorio si mitigò e lo Spirito d’Infanzia divenne l’imitazione di Gesù Bambino, rivestendosi così di dolcezza e di soavità. Pertanto, questo opuscolo del Blanlo può dirsi un opuscolo di transizione, perché vi si trovano già accenni all’amabilità di Gesù Infante.

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Lectio Divina: Gesù e la nostra santificazione

12 dicembre 2017

“Io non conosco nulla di meglio per staccarci dal mondo di ciò che eleva; ne conosco nulla che tanti ci elevi come lo studio, la contemplazione e la scienza di Gesù.” Ed ancora “Siate Gesù: Gesù nell’orazione, Gesù nella conversazione, Gesù nella prova, Gesù per Iddio, Gesù per il prossimo, Gesù unicamente e sempre”.

Debbiamo pensare a Gesù come un vivente, attualmente vivente che è nel mondo, e che ci ha scelto nel mondo tra mille.

Ha le sue vedute su di noi. Egli conosce il Santo differente tra Tutti gli altri santi cui portiamo il germe, e che Egli creerà con il peggio e con il meglio di noi stessi, se non resistiamo al suo amore. Il dramma della nostra vita sta in questa resistenza che noi opponiamo al paziente lavorio di Gesù.

Sono convinto che sono uno scelto fra mille? Se è così, a che punto è il mio dramma?
Sento, con impegno sentito e sereno il germe del santo che è in me?
Perché dopo tante comunioni, tante promesse, sono incapace di diventare santo?
Senza sfiduciarci, rinnoviamo a Gesù la promessa di diventarlo.

Il Desurmont descrive con finezza il procedimento secondo il quale giunge alla santità un imitatore di Gesù. L’operazione dello Spirito Santo assecondata dalla buona volontà dell’individuo, forma, conserva, matura nell’anima il gusto celeste della rassomiglianza con Gesù.

Quando lo Spirito Santo ha stabilito di formare in un’anima questo istinto celeste, comincia con l’ispirarle un interesse vivo per la persona del Salvatore. Poco a poco senza conoscere le cause, l’anima sente attrattiva per tutto ciò che si riferisce a Lui; prova il bisogno di dargli piacere, di conversare con Lui, di unirsi a Lui, poiché è legge di natura che si sia felici e fieri di rassomigliare a colui che stimiamo e amiamo, presto l’anima concepisce il desiderio di imitare Gesù.

Insensibilmente arriva ad una specie di passione per Gesù: i suoi desideri, la sua gioia, la sua gloria, la soddisfazione di tutte le sue aspirazioni, il termine di tutti i suoi progetti, la luce di tutti i suoi passi sono in Gesù e in tutti i suoi esempi divini.

L’abate Chautard suggeriva spesso il quarto d’ora di santità: lo spazio di quindici minuti, lungo la giornata, in cui ci si propone di vivere da santi, con più tenacia del solito.
Farà bene anche a me; stabilirò, circa dieci muniti durante i quali agirò alla presenza di Gesù, in stretta dipendenza da Lui ascoltando, chiedendo, non negandogli nulla, ripetendo sovente l’esercizio.

Il P. Doyle sceglieva una giornata nel corso della quale si proponeva di essere più attento a non dire mai di no a Gesù.

Chi torna dalla comunione e subito si abbandona ai propri e soliti pensieri, o parla di cose inutili, o parla con asprezza ecc. costui non dimostra di essere stato vicino alla Persona di Gesù; di averlo visto confitto in Croce durante la Santa Messa; non si è stupito di averlo ricevuto nel cuore, forse anche nelle mani, non dà a vedere che sente quell’adorabile Persona presente in lui con l’umanità sacrosanta.

La sua comunione non è stata un incontro personale: ne resta molto ridotta l’efficacia santificante. Se noi avessimo la fede viva, la fede che hanno i Santi, come loro vedremmo Gesù. “Ci sono dei sacerdoti che lo vedono tutti i giorni nella Messa” (San Curato Dars).

Chi si è comunicato con Gesù deve vivere come parla, eseguire per primo ciò che chiede agli altri perché cosi appunto, ha fatto Gesù. Quale fortuna per le anime che vedono nel consacrato una vita conforme ai principi del Vangelo, una esatta imitazione di Gesù.

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Cristo Re, identikit della festa che chiude l’anno liturgico

26 novembre 2017

È la solennità che celebra la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose e al quale tutti gli uomini e le altre creature sono soggetti. Il colore liturgico è il bianco. Fu introdotta da papa Pio XI, con l’ enciclica “Quas primas” dell’ 11 dicembre 1925, a coronamento del Giubileo che si celebrava in quell’anno.

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