Archive for the ‘Liturgia del giorno’ Category

Liturgia del giorno: Audio salmo (129) 130

19 ottobre 2017

Giovedì, 19 ottobre 2017


 

Con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione.

[1] Canto delle ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

DALL’ABISSO

No, non c’è notte da Innominato che non possa essere squarciata da una preghiera. Perché anche il disperato spera; anche il suicida spera. Pure la morte spera; e può essa stessa comporsi in un estremo De profundis. Anche il fiotto del sangue è un inaudito gemito. Anche chi grida a te da luoghi troppo profondi e ti dice di non ascoltar la tua voce, ti prega. E pure chi ti maledice, Dio, a suo modo ti innalza il suo De profundis assurdo. E, presente o assente che tu sia, sempre incombi dall’altro polo dell’abisso: ora muto come una lapide; ora tenero come una madre, gioioso di sentire pietà. Tu pure commosso e avvilito per questo infinito dolore del mondo; commosso per le tante vite infelici, colpevoli o innocenti che siano.

 

Le 52 parole ebraiche del De profundis sono state ripetute, tradotte, commentate forse più di ogni altro salmo. Ed anche se spesso ridotta al rango di canto funebre, questa supplica resta uno splendido inno alla gioia del perdono. Questo grido che sale dai luoghi abissali del male nascosto nel cuore umano penetra i cieli e dalla colpa conduce alla grazia, dal peccato alla redenzione, dalla notte alla luce. Vorremmo solo fare due osservazioni su questa pagina così celebre e così nitida. La prima riguarda il v. 4. Il timore di Dio nasce per il salmi sta non dal giudizio ma dal perdono, proprio come suggerisce Paolo: «È la bontà di Dio che ti deve spingere alla conversione» (Romani 2,4). Il gesto del perdono deve incutere dolore per un amore offeso; più che la collera di Dio deve generare timore e dolore il suo amore disarmante. È più amaro colpire un padre che un sovrano inesorabile.
Il secondo dato che vogliamo sottolineare è racchiuso nell’immagine del v. 6. L ‘attesa del perdono è il sospiro di tutto l’essere così come le sentinelle spiano il primo filo di luce dell’aurora che segna la fine delle paure notturne. Nella trepidazione c’è anche la certezza che il sole sempre spunterà col suo carico di luce e di vita. Ma il vocabolo «sentinelle» indica anche più genericamente «coloro che vegliano», forse anche i sacerdoti che nel Tempio attendono il giorno per poter presiedere – forse anche una sola volta in vita a causa del loro numero elevato – il culto d’Israele. Un’attesa santa e gioiosa dell’amore di Dio verso la sua creatura.

 

 David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (144) 145

18 ottobre 2017

I tuoi santi, Signore, dicano la gloria del tuo regno.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

 

Il Salmo è innalzato al Signore invocato e descritto come «re» (cf Sal 144,1), una raffigurazione divina che domina altri inni salmici (cf Sal 46;92;95-98). Anzi, il centro spirituale del nostro canto è costituito proprio da una celebrazione intensa e appassionata della regalità divina. In essa si ripete per quattro volte – quasi ad indicare i quattro punti cardinali dell’essere e della storia – la parola ebraica malkut, «regno» (cf Sal 144,11-13).
Sappiamo che questa simbologia regale, che sarà centrale anche nella predicazione di Cristo, è l’espressione del progetto salvifico di Dio: egli non è indifferente riguardo alla storia umana, anzi ha nei suoi confronti il desiderio di attuare con noi e per noi un disegno di armonia e di pace. A compiere questo piano è convocata anche l’intera umanità, perché aderisca alla volontà salvifica divina, una volontà che si estende a tutti gli «uomini», a «ogni generazione» e a «tutti i secoli». Un’azione universale, che strappa il male dal mondo e vi insedia la «gloria» del Signore, ossia la sua presenza personale efficace e trascendente.

PAPA BENEDETTO XVI

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (18) 19

17 ottobre 2017

Martedì, 17 ottobre 2017


 

I cieli narrano la gloria di Dio.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:


Due soli, due luci, due parole divine: il sole, la luce e la parola del creato, voce segreta di Dio; il sole, la luce e la parola della Torah, cioè della Bibbia, voce esplicita di Dio. Un famoso commentatore ebreo medioevale scriveva: «Come il mondo non s’illumina e vive se non per opera del sole, così l’anima non raggiunge la sua pienezza di luce e di vita se non attraverso la Torah». II sole non è un dio come Ra o Aton, le divinità solari egiziane, è solo una splendida creatura che, come uno sposo o un corridore, esce dal talamo della notte per correre lungo l’orbita del cielo. E nel suo sfolgorare ha un messaggio superiore cifrato da svelare.
La Torah, la legge di Dio, è invece la parola pura, radiosa ed eterna di JHWH. Chi la accoglie con gioia è come se gustasse un miele dal gusto irraggiungibile, è come se avesse un tesoro ineguagliabile. «La mia Bibbia e la natura: questi sono i miei due libri di fede», esclamava il poeta francese Lamartine nello spirito del nostro cantico dei due dischi solari.

mons. Ravasi

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (85) 86

11 ottobre 2017

Mercoledì, 11 ottobre 2017


 

Signore, tu sei misericordioso e pietoso.

[1] Supplica. Di Davide.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.

[2] Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

[3] Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.

[4] Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, innalzo l’anima mia.

[5] Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

[6] Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.

[7] Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
e tu mi esaudirai.

[8] Fra gli dei nessuno è come te, Signore,
e non c’è nulla che uguagli le tue opere.

[9] Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo nome;

[10] grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

[11] Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
donami un cuore semplice
che tema il tuo nome.

[12] Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore
e darò gloria al tuo nome sempre,

[13] perché grande con me è la tua misericordia:
dal profondo degli inferi mi hai strappato.

[14] Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,
una schiera di violenti attenta alla mia vita,
non pongono te davanti ai loro occhi.

[15] Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
[16] volgiti a me e abbi misericordia:
dona al tuo servo la tua forza,
salva il figlio della tua ancella.

[17] Dammi un segno di benevolenza;
vedano e siano confusi i miei nemici,
perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

 Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

 

Commento:

Il salmo 85 (86) è un altro salmo della sofferenza e della morte del Signore. Come tale, contiene la sua preghiera di liberazione rivolta al Padre, in special modo da quell’ “ultimo nemico” che è la morte (cfr. 1Cor 15,26). Gesù supplica: «Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice. Custodisci la mia vita perché sono santo; tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, innalzo l’anima mia… O Dio, gli arroganti contro di me sono insorti e una banda di prepotenti insidia la mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi» (vv. 1-4, 14).

Tra i temi importanti di questi versetti, la deliberata identificazione del Signore con i poveri e gli infelici. In qualità di povero, senza la ricchezza e il potere che tale ricchezza può permettersi, Gesù è ingiustamente condannato da quelli che, per loro proprie ragioni, hanno deciso che doveva morire. Venduto e comprato a poco prezzo, trovato colpevole da una giuria sulla base della testimonianza di falsi testimoni, condannato da un giudice intimorito, nostro Signore si unisce a tutte quelle miriadi di esseri umani che soffrono la persecuzione, persino la morte, per mano di coloro che sono disposti e abbastanza potenti da infliggerla loro. Tuttavia, anche quando Egli dice di se stesso che «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20), è importante ricordare che la povertà di Cristo è più di una mera condizione socioeconomica. Si tratta, infatti, di una parte integrante del suo Essere servo di Dio: «Tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida… Rallegra la vita del tuo servo» (vv. 2,4). In varie parti nei Vangeli Gesù fa riferimento a se stesso come al servo, specialmente nel contesto della Sua Passione: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). E’ chiaro, ovviamente, che in tali affermazioni nostro Signore si mostrava come “il servo del Signore” di cui si parla ripetutamente nella seconda parte del Libro di Isaia. La povertà di nostro Signore è anche metafora della sua assunzione della nostra carne decaduta, quando, non considerando la sua uguaglianza con Dio qualcosa a cui aggrapparsi, “si svuotò” [ἑαυτὸν ἐκένωσεν] e assunse “la forma di servo” (Fili 2,5-10). Come San Paolo insegna altrove: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (129) 130

10 ottobre 2017

Martedì, 10 ottobre 2017


 

Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere?

[1] Canto delle ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Questo è uno dei Salmi più celebri e amati dalla tradizione cristiana: il De profundis, così chiamato dal suo avvio nella versione latina. Col Miserere, esso è divenuto uno dei Salmi penitenziali preferiti nella devozione popolare.
Il Salmo 129 si apre con una voce che sale dalle profondità del male e della colpa (cf vv. 1-2). L’io dell’orante si rivolge al Signore dicendo: «A te grido, o Signore». Il Salmo poi si sviluppa in tre momenti dedicati al tema del peccato e del perdono. Ci si rivolge innanzitutto a Dio, interpellato direttamente con il «Tu»: «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono; perciò avremo il tuo timore» (vv. 3-4).
È significativo il fatto che a generare il timore, atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, deve provocare in noi un santo timore la sua magnanimità generosa e disarmante. Dio, infatti, non è un sovrano inesorabile che condanna il colpevole, ma un padre amoroso, che dobbiamo amare non per paura di una punizione, ma per la sua bontà pronta a perdonare.
Al centro del secondo momento c’è l’«io» dell’orante che non si rivolge più al Signore, ma parla di lui: «Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora» (vv. 5-6). Ora fioriscono nel cuore del Salmista pentito l’attesa, la speranza, la certezza che Dio pronuncerà una parola liberatrice e cancellerà il peccato.
La terza ed ultima tappa nello svolgimento del Salmo si allarga a tutto Israele, al popolo spesso peccatore e consapevole della necessità della grazia salvifica di Dio: «Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe» (vv. 7-8).
La salvezza personale, prima implorata dall’orante, è ora estesa a tutta la comunità. La fede del Salmista si innesta nella fede storica del popolo dell’alleanza, «redento» dal Signore non solo dalle angustie dell’oppressione egiziana, ma anche «da tutte le colpe».
Partendo dal gorgo tenebroso del peccato, la supplica del De profundis giunge all’orizzonte luminoso di Dio, ove domina «la misericordia e la redenzione», due grandi caratteristiche del Dio d’amore.
La catechesi di Benedetto XVI:
DAL PROFONDO A TE IO GRIDO 
Salmo 129

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo Giona 2

9 ottobre 2017

Lunedì 09 ottobre 2017


Signore, hai fatto risalire dalla fossa la mia vita.

[1] Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.

[2] Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio

[3] e disse:
“Nella mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha esaudito;
dal profondo degli inferi ho gridato
e tu hai ascoltato la mia voce.

[4] Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sono passati sopra di me.

[5] Io dicevo: Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio.

[6] Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l’abisso mi ha avvolto,
l’alga si è avvinta al mio capo.

[7] Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore mio Dio.

[8] Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te,
fino alla tua santa dimora.

[9] Quelli che onorano vane nullità
abbandonano il loro amore.

[10] Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore”.

[11] E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Il libro di Giona nasce in un ambiente che è connotato per una problematica che possiamo sentire
a noi contemporanea: come si comporta Dio verso le popolazioni straniere. L’epoca in cui é stato
scritto è compresa tra il 400 e il 200 a.C., dopo che il popolo degli Ebrei era tornato dalla schiavitù
babilonese.

È un Dio dalle grandi vedute, dal cuore che palpita per la tenerezza che ha verso tutti i popoli
eppure ha di fronte a sé un profeta piccolo dal nome “colomba” lo stesso nome che Dio usa nel libro
di Osea per parlare del suo popolo. Giona rappresenta quindi il popolo di Israele che nonostante la
magnanimità di Javhé non accetta che il disegno di Dio che vuole salvare il popolo di Ninive. Alla
missione del profeta prende il sopravvento la piccineria di un uomo.
Di fronte a questa chiamata il profeta fugge lontano pur sapendo che Dio é il Signore che ha fatto
il mare e la terra (1,9), vuole andare lontano dal Signore agli estremi confini del mondo allora conosciuto.

L’universalità di Dio viene riconosciuta anche dai marinai i quali pregano i loro dei ma credono
anche nella potenza di altre divinità; vi è contrasto tra la preoccupazione dei marinai e il sonno di
Giona, si vuole proprio evidenziare l’incuranza del profeta che non solo é fuggito ma dorme durante
la tempesta.
Che strano Giona! È disposto ad un gesto di eroismo — farsi gettare in mare — ma non vuole
andare a Ninive: è la stessa incoerenza che emerge dal suo comportamento.
L’azione di Dio si manifesta ancora per la sua misericordia ed ecco il suo intervento con il grosso
pesce che inghiotte Giona. Sapendo che siamo in un clima didattico possiamo allora scorgere il
parallelismo tra Giona e l’esilio del popolo di Israele a Babilonia. Come Giona anche il popolo e liberato
dalla schiavitù per mezzo dell’intervento di Dio: é molto bello il canto di Giona che richiama
il tono dei salmi di supplica in cui vi è un’invocazione al Signore, una descrizione dell’afflizione
dell’uomo, il riconoscimento di Javhé come salvatore, l’insegnamento religioso e la promessa di un
sacrificio di lode.

Ed ecco la misericordia di Dio che libera l’uomo: Dio si muove a pietà per la supplica di chi lo
invoca.

 

Il profeta Giona

Liturgia del giorno: Audio salmo (78) 79

6 ottobre 2017

Venerdì, 06 ottobre 2017


 

Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

[1] Salmo. Di Asaf.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

[2] Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli
agli animali selvaggi.

[3] Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

[4] Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,
scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

[5] Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

[6] Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

[7] perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

[8] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

[9] Aiutaci, Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome,
salvaci e perdona i nostri peccati
per amore del tuo nome.

[10] Perché i popoli dovrebbero dire:
“Dov’è il loro Dio?”.
Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

[11] Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la potenza della tua mano
salva i votati alla morte.

[12] Fà ricadere sui nostri vicini sette volte
l’affronto con cui ti hanno insultato, Signore.

[13] E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di età in età proclameremo la tua lode.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Come nel Salmo 74, anche in questa lamentazione nazionale Gerusalemme appare come un cumulo di macerie insanguinate, dopo che Nabucodonosor, nel 586 a.C., è passato su di essa con le sue armate, come un turbine. L ‘elegia entra di colpo nel dramma puntando l’obiettivo subito sulla città santa devastata: il Tempio è diroccato e profanato, qua e là si inciampa in cadaveri in decomposizione, lugubri rapaci si aggirano sulle prede, il sangue brilla sulle pietre, il silenzio e la vergogna avvolgono tutto Israele come un manto (vv. 1-4). Ecco allora che il poeta corre alla ricerca delle cause profonde che stanno alla base della tragedia ebraica: non c’è solo la crudeltà degli oppressori, c’è anche il peccato d’Israele (vv. 5-9). È necessario che Dio torni a perdonare, torni a raccogliere Israele come il suo gregge, torni a mostrare la sua fama di difensore dei poveri contro i trionfatori della storia (vv. 10-13). Questa preghiera nella tragedia si rivela, allora, anche come un appello contro ogni sterile rassegnazione. Il Dio che ci ha abbandonati è un Dio vivo e giusto che conosce il perdono e la speranza nei confronti dell’uomo.
Claudel ha rielaborato questa supplica nel Salmo di Varsavia, dedicato alle vittime del ghetto della capitale polacca sotto la ferocia nazista.

Monsignor Gianfranco Ravasi

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (15) 16

4 ottobre 2017

Mercoledì, 04 Ottobre 2017


Tu sei, Signore, mia parte di eredità.

Il Signore, mia parte di eredità

[1] Miktam. Di Davide.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

[2] Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene”.

[3] Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.

[4] Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

[5] Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

[6] Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.

[7] Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.

[8] Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.

[9] Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

[10] perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

[11] Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Questo salmo è una delle più squisite composizioni del salterio. È una preghiera di fiducia percorsa da simboli sapienziali. Si presenta come una professione orante di fede in Dio. È un vero e proprio canto di fiducia e di intimità con Dio.
L’autore di questo salmo è, molto probabilmente, un sacerdote addetto ai servizi del tempio. Dalle sue labbra esce uno dei più bei canti di fiducia e di pace che mai siano stati scritti. Non si limita a gridarci la sua gioia; ce ne fornisce anche la fonte. Rivolto al Signore afferma: “Senza di te non ho alcun bene” (v. 2). È uno che ha puntato tutto su Dio. Ha “giocato” la sua vita su di lui: “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle sue mani è la mia vita” (v. 5). Ha imparato una cosa fondamentale: “Io pongo sempre innanzi a me il Signore” (v. 8). Non sta a fare l’inventario di ciò che tengono in pugno gli altri. Né sta a ruminare la lista delle cose che gli mancano. È completamente soddisfatto di ciò che il Signore gli ha dato. Non è disposto a lottizzare il proprio cuore o imbottirlo di sciocchezze. Rifiuta tutti gli idoli nelle forme più svariate e affascinanti (v. 4). La gioia e l’esultanza del v. 9 è offerta a tutti, ma a un patto: che si possa dire con tutta sincerità: “Senza di te non ho alcun bene… nelle tue mani è la mia vita… io pongo sempre innanzi a me il Signore”. Forse ripetendo queste espressioni sentiamo stridere qualcosa dentro di noi. Segno inequivocabile che il nostro cuore ospita troppe cianfrusaglie: vanità, vuoto, successo, prestigio, denaro… Allora non dobbiamo stupirci che la nostra gioia sia andata in pezzi e che le schegge che raccattiamo faticosamente ci feriscano le mani.
È d’obbligo, a questo punto, ricordare il primo e il più grande comandamento, l’essenza della legge, l’amore di Dio: “Ascolta Israele: il Signore è nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, e con tutte le forze”
don LINO PEDRON

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (87) 86

3 ottobre 2017

Martedì, 03 Ottobre 2017


Il Signore è con noi.

[1] Dei figli di Core. Salmo. Canto.
Le sue fondamenta sono sui monti santi;

[2] il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.

[3] Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

[4] Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono;
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:
tutti là sono nati.

[5] Si dirà di Sion: “L’uno e l’altro è nato in essa
e l’Altissimo la tiene salda”.

[6] Il Signore scriverà nel libro dei popoli:
“Là costui è nato”.

[7] E danzando canteranno:
“Sono in te tutte le mie sorgenti”.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

COMMENTO:

 

Questo breve canto di Sion, dal testo particolarmente difficile e in qualche punto oscuro, contiene in se una carica ecumenica che può essere variamente interpretata. Sion, comunque, appare come la radice della compattezza cosmica, è la fonte di ogni armonia per la planimetria della terra e delle nazioni i cui quattro punti cardinali sono nettamente delineati: Babilonia è la superpotenza orientale, Rahab, cioè l’Egitto, è quella occidentale. Tiro e Filistea rappresentano il nord mentre l’Etiopia il profondo sud. Ebbene, tutti questi popoli sul libro della storia curato da Dio sono registrati come cittadini di Gerusalemme. Per tre volte, nei vv. 4.5.6, si ripete il verbo ebraico jullad, «è nato là»: tutti i popoli della terra, non più considerati come impuri e pagani, hanno la loro «materna origine», la loro «sorgente» proprio in Sion, là dove risiede il Signore, la città che fa tutti gli uomini uguali e in pace. È naturale il riferimento cristiano alla Gerusalemme della Pentecoste in cui tutte le nazioni si ritrovano nelle loro lingue ad annunziare la stessa «grande opera di Dio» (Atti 2,5-12).

RAVASI

 

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (24) 25

1 ottobre 2017

Domenica, 01 Ottobre 2017


 

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

[1] Di Davide.
A te, Signore, elevo l’anima mia,

[2] Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!

[3] Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.

[4] Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.

[5] Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

[6] Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.

[7] Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

[8] Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

[9] guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

[10] Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

[11] Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.

[12] Chi è l’uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.

[13] Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.

[14] Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.

[15] Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

E’ un salmo organizzato nello schema rigido dell’acrostico alfabetico, che per i semiti era funzionale all’apprendimento e alla prenetrazione del testo. Il salmo 25 (24) ha un suo tema centrale: la supplica di un peccatore.

I protagonisti sono tre: l’orante, Dio e il nemico, che però qui non è solo nemico esterno ma soprattutto interno. Il salmo diventa una preghiera di tutti i credenti che, lungi dall’essere perfetti, sentono di essere ancora impigliati nella miseria della loro creaturalità.

Anche questo salmo è una preghiera degli anali, i “poveri di Jahweh” (v. 9) che temono Dio, sperando in lui e osservano la sua alleanza. Tra i poveri c’è anche il peccatore pentito.

In questo salmo troviamo evidente la metafora della via, il sentiero, il cammino, segno dell’opzione esistenziale che ogni uomo compie. Il salmo contiene una serie invocazioni indirizzate a Dio: Fammi conoscere, guidami, ricordati, perdona, liberami, proteggimi… Nell’insieme è una preghiera nobile e composta, un vero e proprio respiro dell’anima in Dio. Esso è anche ricco di termini che delineano lo stato di sofferenza interiore dell’orante a causa della coscienza del suo peccato: solitudine, povertà, angoscia. Con il perdono l’uomo si sente sereno e fiducioso.

 

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (48) 49

22 settembre 2017

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
[2] Ascoltate, popoli tutti,
porgete orecchio abitanti del mondo,

[3] voi nobili e gente del popolo,
ricchi e poveri insieme.

[4] La mia bocca esprime sapienza,
il mio cuore medita saggezza;
[5] porgerò l’orecchio a un proverbio,
spiegherò il mio enigma sulla cetra.

[6] Perché temere nei giorni tristi,
quando mi circonda la malizia dei perversi?

[7] Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.

[8] Nessuno può riscattare se stesso,
o dare a Dio il suo prezzo.

[9] Per quanto si paghi il riscatto di una vita,
non potrà mai bastare

[10] per vivere senza fine,
e non vedere la tomba.

[11] Vedrà morire i sapienti;
lo stolto e l’insensato periranno insieme
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.

[12] Il sepolcro sarà loro casa per sempre,
loro dimora per tutte le generazioni,
eppure hanno dato il loro nome alla terra.

[13] Ma l’uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.

[14] Questa è la sorte di chi confida in se stesso,
l’avvenire di chi si compiace nelle sue parole.

[15] Come pecore sono avviati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà ogni loro parvenza:
gli inferi saranno la loro dimora.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

COMMENTO:

È una lirica drammatica sulla morte. Alla tenebra della morte si oppone invano l’inconsistente luce delle ricchezze alle quali si rischia di sacrificare tutto, onestà, giustizia, vita e affetti. La morte elimina tutto.” Chi ha lavorato con sapienza, scienza e successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è nulla e grande sventura… Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza non riesce a trarne profitto… Come è uscito dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portare con sé” (Qo 2,21; 5,9-16).

Ma il versetto 16 ci riserva una sorpresa. “Dopo aver stigmatizzato l’illusione dei ricchi, il salmista si accontenta di insinuare, come tra parentesi, che, essendo nelle mani di Jahweh, egli non è totalmente abbandonato alla mercé della morte. Per vincerla definitivamente, tuttavia, bisognerà attendere la venuta del Signore Gesù (cfr. 1Cor 15,26) (E. Beaucamp). “Il salmo 49 non parla di risurrezione, almeno in modo esplicito… È possibile ma non certo che il credente pensi di sfuggire alla morte stessa. Egli allora andrebbe ad abitare presso il Dio che egli ha servito” (R. Martin-Achard).

L’intimità vissuta dal fedele col suo Dio durante l’esistenza terrena ha riempito il presente di eternità, ha pervaso l’uomo di divinità, ed è su questa base che il fedele attende che questa intimità non si spenga ma fiorisca nella comunione piena e misteriosa con il Dio vivente. Il libro della Sapienza formalizzerà ufficialmente questa intuizione ancora acritica e titubante.

Il salmo 49 è una grande meditazione sapienziale sui veri valori della vita: la scala dei valori decisa dagli uomini è spesso assurda e ha come unità di misura soprattutto la ricchezza e il successo. L’inconsistenza dei beni economici oltre la morte, irreversibile e universale, ci richiama il detto di Gesù:

 

 

Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” (Lc 12,15).

Il ricco sbaglia perché riconosce alle ricchezze la funzione di vita e di salvezza che spetta solo a Dio.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (97) 98

8 settembre 2017

Giovedì, 07 Settembre 2017


Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza.

 

[1] Salmo.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

[2] Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.

[3] Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.

[4] Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

[5] Cantate inni al Signore con l’arpa,
con l’arpa e con suono melodioso;

[6] con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

[7] Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.

[8] I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne

[9] davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

COMMENTO:

 

Ecco un altro «cantico nuovo», perfetto e glorioso, al Signore re e giudice, le cui sette qualità fondamentali si chiamano meraviglia, vittoria, salvezza, giustizia, amore, lealtà, rettitudine. Ma il canto nasce da un coro e da un’orchestra straordinari (vv. 4-8). Non sono solo i fedeli che, accompagnati dagli strumenti del culto nel Tempio (arpe, trombe, cetre), acclamano davanti al Re e Signore. Al coro partecipano anche tutte le creature: c’è il mare che romba, c’è la terraferma con tutti i suoi abitanti, ci sono i fiumi che con le loro ramificazioni a braccia sembrano mani che applaudono, mentre gli echi delle valli e dei monti creano suoni fondi e prolungati. L ‘ingresso del Signore nel mondo e nella storia provoca un sussulto di felicità in tutti e in tutto. È questa l”‘utopia” della Bibbia, è il credere in un mondo che canti perché Dio è in mezzo alle sue creature e non è scomunicato con la ribellione dell’orgoglio e dell’ingiustizia.

RAVASI

 

Preghiera

Padre, tutta la terra ti innalzi un canto nuovo
per le meraviglie che continui a operare
nella creazione e nella storia:
la lode che anche noi ti innalziamo
per il tuo Figlio,
fattosi tua rivelazione nei secoli,
ci sia pegno di esultanza
per il giorno senza fine.
Amen.

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Liturgia del giorno: Audio salmo (51) 52

6 settembre 2017

Mercoledì, 06 settembre 2017


Confido nella fedeltà di Dio, in eterno e per sempre.

[1] Al maestro del coro. Maskil. Di Davide.

[2] Dopo che l’idumeo Doeg venne da Saul per informarlo e dirgli: “Davide è entrato in casa di Abimelech”.

[3] Perché ti vanti del male
o prepotente nella tua iniquità?

[4] Ordisci insidie ogni giorno;
la tua lingua è come lama affilata,
artefice di inganni.

[5] Tu preferisci il male al bene,
la menzogna al parlare sincero.

[6] Ami ogni parola di rovina,
o lingua di impostura.

[7] Perciò Dio ti demolirà per sempre,
ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda
e ti sradicherà dalla terra dei viventi.

[8] Vedendo, i giusti saran presi da timore
e di lui rideranno:

[9] “Ecco l’uomo che non ha posto in Dio la sua difesa,
ma confidava nella sua grande ricchezza
e si faceva forte dei suoi crimini”.

[10] Io invece come olivo verdeggiante
nella casa di Dio.
Mi abbandono alla fedeltà di Dio
ora e per sempre.

[11] Voglio renderti grazie in eterno
per quanto hai operato;
spero nel tuo nome, perché è buono,
davanti ai tuoi fedeli.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

Secondo Ger 9,22-23 non ci si deve gloriare neppure del bene. Ma il nemico del salmista si vanta addirittura del male con cui vuole annientare moralmente e fisicamente il suo avversario mediante false accuse. Per questo Dio interverrà e sradicherà l’empio e lo cancellerà dalla terra.

Questo giudizio di Dio sarà per i fedeli un esempio tremendo e consolante.

Anche Gesù e la chiesa hanno vissuto e vivono l’esperienza di essere oppressi dai poteri e dai potenti di questo mondo, fino alla minaccia di annientamento.

Questo salmo insegna che ogni potenza e magnificenza lontana da Dio è simile alla lussureggiante pianta parassita destinata a una rapida scomparsa. Dio lascia crescere fino al cielo soltanto gli alberi piantati nel suo atrio.

 

https://player.vimeo.com/video/157305654

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (144) 145

24 agosto 2017

Giovedì, 24 Agosto 2017


 

I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

Il Salmo 144 è una gioiosa lode al Signore che è esaltato come un sovrano amoroso e tenero, preoccupato per tutte le sue creature. La Liturgia ci propone questo inno in due momenti distinti, che corrispondono anche ai due movimenti poetici e spirituali del Salmo stesso.  

Il centro spirituale del nostro canto è costituito proprio da una celebrazione intensa e appassionata della regalità divina. In essa si ripete per quattro volte – quasi ad indicare i quattro punti cardinali dell’essere e della storia – la parola ebraica malkut, «regno» (cf Sal 144,11-13).
Sappiamo che questa simbologia regale, che sarà centrale anche nella predicazione di Cristo, è l’espressione del progetto salvifico di Dio: egli non è indifferente riguardo alla storia umana, anzi ha nei suoi confronti il desiderio di attuare con noi e per noi un disegno di armonia e di pace. A compiere questo piano è convocata anche l’intera umanità, perché aderisca alla volontà salvifica divina, una volontà che si estende a tutti gli «uomini», a «ogni generazione» e a «tutti i secoli». Un’azione universale, che strappa il male dal mondo e vi insedia la «gloria» del Signore, ossia la sua presenza personale efficace e trascendente.

 

Verso questo cuore del Salmo, posto proprio al centro della composizione, si indirizza la lode orante del Salmista, che si fa voce di tutti i fedeli e vorrebbe essere oggi la voce di tutti noi. La preghiera biblica più alta è, infatti, la celebrazione delle opere di salvezza che rivelano l’amore del Signore nei confronti delle sue creature. Si continua in questo Salmo a esaltare «il nome» divino, cioè la sua persona (cf vv. 1-2), che si manifesta nel suo agire storico: si parla appunto di «opere», «meraviglie», «prodigi», «potenza», «grandezza», «giustizia», «pazienza», «misericordia», «grazia», «bontà» e «tenerezza».

È una sorta di preghiera litanica che proclama l’ingresso di Dio nelle vicende umane per portare tutta la realtà creata a una pienezza salvifica. Noi non siamo in balía di forze oscure, né siamo solitari con la nostra libertà, bensì siamo affidati all’azione del Signore potente e amoroso, che ha nei nostri confronti un disegno, un «regno» da instaurare (cf v. 11).

 

Questo «regno» non è fatto di potenza e di dominio, di trionfo e di oppressione, come purtroppo spesso accade per i regni terreni, ma è la sede di una manifestazione di pietà, di tenerezza, di bontà, di grazia, di giustizia, come si ribadisce a più riprese nel flusso dei versetti che contengono la lode.
La sintesi di questo ritratto divino è nel versetto 8: il Signore è «lento all’ira e ricco di grazia».

Sono parole che rievocano l’auto-presentazione che Dio stesso aveva fatto di sé al Sinai, dove aveva detto: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà» (Es 34,6). Abbiamo qui una preparazione della professione di fede di San Giovanni, l’Apostolo, nei confronti di Dio, dicendoci semplicemente che Egli è amore: «Deus Caritas est» (cf 1 Gv 4,8.16).

 

Oltre che su queste belle parole, che ci mostrano un Dio «lento all’ira, ricco di misericordia», sempre disponibile a perdonare e ad aiutare, la nostra attenzione si fissa anche sul successivo bellissimo versetto 9: «Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature».

Una parola da meditare, una parola di consolazione, una certezza che Egli porta nella nostra vita.

 

 

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Giovedi, 24 Agosto 2017, XX Settimana del Tempo Ordinario, Anno A

24 agosto 2017

Prima Lettura 

Ap 21, 9-14

Sopra i basamenti sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa, la sposa dell’Agnello». L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente tre porte. Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello. 

Parola di Dio

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Liturgia del giorno: Audio salmo (20) 21

23 agosto 2017

Mercoledì, 23 agosto 2017


 

Signore, il re gioisce della tua potenza!

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Signore, il re gioisce della tua potenza,
quanto esulta per la tua salvezza!

[3] Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,
non hai respinto il voto delle sue labbra.

[4] Gli vieni incontro con larghe benedizioni;
gli poni sul capo una corona di oro fino.

[5] Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, senza fine.

[6] Grande è la sua gloria per la tua salvezza,
lo avvolgi di maestà e di onore;

[7] lo fai oggetto di benedizione per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

[8] Perché il re confida nel Signore:
per la fedeltà dell’Altissimo non sarà mai scosso.

[9] La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico,
la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.

[10] Ne farai una fornace ardente,
nel giorno in cui ti mostrerai:
il Signore li consumerà nella sua ira,
li divorerà il fuoco.

[11] Sterminerai dalla terra la loro prole,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.

[12] Perché hanno ordito contro di te il male,
hanno tramato insidie, non avranno successo.

[13] Hai fatto loro voltare le spalle,
contro di essi punterai il tuo arco.

[14] Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commenti:

Ancora un salmo in cui si confida nella fedeltà e nella potenza dell’Altissimo! Non è qui il caso di fare dotti commenti che ci fanno dire bello!…bello! … Ma poi si torna alla nostra vita di tutti i giorni senza la “Speranza” cristiana e, soprattutto senza una reale confidenza nelle promesse di salvezza.

Per far entrare nel nostro cuore lo straordinario messaggio di questo salmo, dobbiamo crescere nella “Speranza” cristiana, pronunciare con il cuore la stupenda invocazione nella preghiera dei fedeli del periodo d’Avvento “vieni Signore Gesù”, gridare a gran voce con il salmista:

Alzati, Signore, in tutta la tua forza; canteremo inni alla tua potenza.

Forse che il Signore non risponderà prontamente alle invocazioni del Suo Popolo che potrà cantare come il salmista: La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico, la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.

Allora verrà un periodo di pace, la crisi economica si scioglierà come neve al sole, cesseranno fra gli uomini violenza, corruzione, distruzione della Famiglia, devastazione del territorio, cesseranno alluvioni e terremoti, il terrorismo sarà sconfitto … !

Utopia? – Non credo proprio perché la storia di Israele è lì a dimostrare il contrario! – Ma anche la nostra storia, basti pensare ad eventi eclatanti degli ultimi secoli come le battaglie di Vienna e di Lepanto che hanno segnato, con eventi prodigiosi, la sconfitta dell’impero Ottomano che era ad un passo da conquistare tutta l’Europa!

Crediamo noi a quello che dice il Vangelo?:

Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede». Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe” (Luca 17,5-6)

Ovviamente il Signore non opera Lui direttamente (e lo potrebbe fare!), ma si serve della nostra collaborazione – nella Storia della Salvezza noi siamo “Soggetti attivi” – dobbiamo “metterci la faccia”!! – Questo salmo è un canto di esultanza per la potenza dell’Altissimo – siamo capaci anche noi di esultare come il salmista?!

 

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Mercoledi, 23 Agosto 2017 , XX Settimana del Tempo Ordinario, Anno A

23 agosto 2017

Prima Lettura

Rt 2,1-3.8-11; 4,13-17

Il Signore non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide. 

Dal libro di Rut

Noemi aveva un parente da parte del marito, un uomo altolocato della famiglia di Elimèlec, che si chiamava Booz. Rut, la moabita, disse a Noemi: «Lasciami andare in campagna a spigolare dietro qualcuno nelle cui grazie riuscirò a entrare». Le rispose: «Va’ pure, figlia mia». Rut andò e si mise a spigolare nella campagna dietro ai mietitori. Per caso si trovò nella parte di campagna appartenente a Booz, che era della famiglia di Elimèlec. Booz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia, non andare a spigolare in un altro campo. Non allontanarti di qui e sta’ insieme alle mie serve. Tieni d’occhio il campo dove mietono e cammina dietro a loro. Ho lasciato detto ai servi di non molestarti. Quando avrai sete, va’ a bere dagli orci ciò che i servi hanno attinto». Allora Rut si prostrò con la faccia a terra e gli disse: «Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?». Booz le rispose: «Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi». Booz prese in moglie Rut. Egli si unì a lei e il Signore le accordò di concepire: ella partorì un figlio. E le donne dicevano a Noemi: «Benedetto il Signore, il quale oggi non ti ha fatto mancare uno che esercitasse il diritto di riscatto. Il suo nome sarà ricordato in Israele! Egli sarà il tuo consolatore e il sostegno della tua vecchiaia, perché lo ha partorito tua nuora, che ti ama e che vale per te più di sette figli». Noemi prese il bambino, se lo pose in grembo e gli fece da nutrice. Le vicine gli cercavano un nome e dicevano: «È nato un figlio a Noemi!». E lo chiamarono Obed. Egli fu il padre di Iesse, padre di Davide.

Parola di Dio

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Liturgia del giorno: Audio salmo (66) 67

21 agosto 2017

Domenica, 20_Agosto_2017


 

Popoli tutti, lodate il Signore.

[1] Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Salmo. Canto.

[2] Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;

[3] perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

[4] Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.

[5] Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

[6] Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.

[7] La terra ha dato il suo frutto.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,

[8] ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

1. È ora risuonata la voce dell’antico Salmista, che ha innalzato al Signore un gioioso canto di ringraziamento. È un testo breve ed essenziale, che però si allarga verso un immenso orizzonte, fino a coinvolgere idealmente tutti i popoli della terra.

Quest’apertura universalistica rispecchia probabilmente lo spirito profetico dell’epoca successiva all’esilio babilonese, allorché si auspicava che anche gli stranieri fossero condotti da Dio sul suo monte santo per essere colmati di gioia. I loro sacrifici e olocausti sarebbero stati graditi, perché il tempio del Signore sarebbe divenuto «casa di preghiera per tutti i popoli» (Is 56,7).

Anche nel nostro Salmo, il 66, il coro universale delle nazioni è invitato ad associarsi alla lode che Israele eleva nel tempio di Sion. Per due volte, infatti, ritorna questa antifona: «Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti» (vv. 4.6).

2. Anche coloro che non appartengono alla comunità scelta da Dio ricevono da Lui una vocazione: sono, infatti, chiamati a conoscere la «via» rivelata a Israele. La «via» è il piano divino di salvezza, il regno di luce e di pace, nella cui attuazione vengono coinvolti anche i pagani, invitati ad ascoltare la voce di Jahvé (cfr v. 3). Il risultato di questo ascolto obbediente è il timore del Signore in «tutti i confini della terra» (v. 8), espressione che non evoca tanto la paura quanto piuttosto il rispetto adorante del mistero trascendente e glorioso di Dio.

3. In apertura e nella parte conclusiva del Salmo viene espresso un insistente desiderio della benedizione divina: «Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto… Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio» (vv. 2.7-8).

È facile sentire in queste parole l’eco della famosa benedizione sacerdotale insegnata, in nome di Dio, da Mosè ad Aronne e ai discendenti della tribù sacerdotale: «Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26).

Ebbene, secondo il Salmista, questa benedizione effusa su Israele sarà come un seme di grazia e di salvezza che verrà deposto nel terreno del mondo intero e della storia, pronto a germogliare e a diventare un albero rigoglioso.

Il pensiero corre anche alla promessa fatta dal Signore ad Abramo nel giorno della sua elezione: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione… e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gn 12,2-3).

4. Nella tradizione biblica uno degli effetti sperimentabili della benedizione divina è il dono della vita, della fecondità e della fertilità.

Nel nostro Salmo si accenna esplicitamente a questa realtà concreta, preziosa per l’esistenza: «La terra ha dato il suo frutto» (v. 7). Questa costatazione ha spinto gli studiosi a collegare il Salmo al rito di ringraziamento per un abbondante raccolto, segno del favore divino e testimonianza per gli altri popoli della vicinanza del Signore a Israele.

La medesima frase ha attirato l’attenzione dei Padri della Chiesa, che dall’orizzonte agricolo sono passati al piano simbolico. Così, Origene ha applicato il versetto alla Vergine Maria e all’Eucaristia, cioè a Cristo che proviene dal fiore della Vergine e diventa frutto così da poter essere mangiato. In questa prospettiva «la terra è la santa Maria, la quale viene dalla nostra terra, dal nostro seme, da questo fango, da questa melma, da Adamo». Questa terra ha dato il suo frutto: ciò che ha perso nel paradiso, lo ha ritrovato nel Figlio. «La terra ha dato il suo frutto: prima ha prodotto un fiore… poi questo fiore è diventato frutto, perché potessimo mangiarlo, affinché mangiassimo la sua carne. Volete sapere che cosa è questo frutto? È il Vergine dalla Vergine, il Signore dall’ancella, Dio dall’uomo, il Figlio dalla Madre, il frutto dalla terra» (74 Omelie sul libro dei Salmi; Milano 1993, p. 141).

5. Concludiamo con le parole di sant’Agostino nel suo commento al Salmo. Egli identifica il frutto germinato sulla terra con la novità che si produce negli uomini grazie alla venuta di Cristo, una novità di conversione e un frutto di lode a Dio.

Infatti «la terra era piena di spine», egli spiega. Ma «si è avvicinata la mano di colui che sradica, si è avvicinata la voce della sua maestà e della sua misericordia; e la terra ha cominciato a lodare. Ormai la terra dà il suo frutto». Certo, non darebbe il suo frutto, «se prima non fosse stata irrigata» dalla pioggia, «se non fosse venuta prima dall’alto la misericordia di Dio». Ma ormai assistiamo a un frutto maturo nella Chiesa grazie alla predicazione degli Apostoli: «Inviando poi la pioggia attraverso le sue nubi, cioè attraverso gli apostoli che hanno annunciato la verità, più copiosamente “la terra ha dato il suo frutto”; e questa messe ha ormai riempito il mondo intero» (Esposizioni sui Salmi; II, Roma 1970, p. 551).

Giovanni Paolo II

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (65) 66

16 agosto 2017

Mercoledì, 16 _ Agosto _ 2017


 

Sia benedetto Dio: è lui che ci mantiene tra i viventi.

[1] Al maestro del coro. Canto. Salmo.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
[2] cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.

[3] Dite a Dio: “Terribili sono le tue opere!
Per la grandezza della tua potenza
ti lusingano i tuoi nemici.

[4] A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome”.

[5] Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

[6] Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.

[7] Con la sua forza domina in eterno,
il suo occhio scruta le genti;
contro di lui non si sollevino i ribelli.

[8] Popoli, benedite il nostro Dio,
fate risuonare la voce della sua lode;

[9] è lui che ci mantiene fra i viventi
e non ha lasciato vacillare i nostri piedi.

[10] O Dio, tu ci hai messi alla prova;
ci hai purificati come si purifica l’argento.

[11] Ci hai fatto cadere in un agguato,
hai stretto i nostri fianchi in una morsa.

[12] Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste;
siamo passati per il fuoco e per l’acqua,
poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza.

[13] Entrerò nella tua casa con olocausti,
a te scioglierò i miei voti,

[14] pronunciati dalle mie labbra,
promessi dalla mia bocca
nel momento dell’angoscia.

[15] Ti offrirò grassi animali in olocausto
con il fumo odoroso di arieti,
ti immolerò tori e capri.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

 

Il salmo è stato scritto nel postesilio, come è facile ricavare dalla menzione di grandi prove nazionali:Ci hai purificati come si purifica l’argento (…). Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste (…), poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza. L’universalismo del salmo è espresso nell’invito a tutta la terra a dare gloria a Dio. Il salmista anima poi il gruppo orante che lo attornia a presentare a Dio il desiderio che sia celebrato in tutta la terra: Dite a Dio: Terribili sono le tue opere! Per la grandezza della tua potenza ti lusingano i tuoi nemici (…). A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome”. Il salmista riprende il suo invito a tutte le genti, invitandole ad avvicinarsi ad Israele per udire le grandi opere che Dio ha compiuto per il suo popolo, compresa la liberazione da Babilonia: Venite e vedete le opere di Dio, terribile nel suo agire sugli uomini. Egli cambiò il mare in terra ferma….  Dio ha piegato i nemici del suo popolo, compresi i babilonesi:contro di lui non si sollevino i ribelli. Il salmista ancora invita i popoli a lodare Dio: Popoli, benedite il nostro Dio, fate risuonare la voce della sua lode…. Poi il salmista si rivolge direttamente a Dio facendo memoria della catastrofe della deportazione a Babilonia:Dio, tu ci hai messi alla prova; ci hai purificati come si purifica l’argento (…). Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste (…), poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza. Il cavalcare uomini sopra le teste era una efferatezza egizia, assira, babilonese e poi anche persiana. I vinti venivano legati e calpestati dai carri dei vincitori. Il salmista, dopo essersi rivolto a Dio nella memoria dei grandi avvenimenti della nazione, che sente suoi per appartenenza, si riferisce a Dio come persona singola, che ha una sua storia di dolore, e che nell’angoscia ha pronunciato voti. Questi voti li assolverà perché è stato beneficato da Dio secondo il suo desiderio espresso nella preghiera, ma anche secondo la giustizia di Dio: Se nel mio cuore avessi cercato il male, il Signore non mi avrebbe ascoltato.

Il salmo, che noi recitiamo in Cristo, ci collega alla grande storia di Israele, alla quale siamo stati innestati per mezzo di Cristo (Cf. Rm 11,24), il quale è la ragione di ogni liberazione, di ogni grazia che viene dal Padre. Noi entriamo nelle sue chiese non offrendo sacrifici di montoni, capri e tori, ma il sacrificio di noi stessi, in unione al sacrificio del Cristo presente sugli altari (Cf. Ps 39,7). Perfettamente nostra è l’invocazione a tutte le genti a venire e vedere. A vedere in noi, nella Chiesa, la grande opera della redenzione.

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo 147

15 agosto 2017

Lunedì, 14 _ Agosto _ 2017


 

Celebra il Signore, Gerusalemme.

[1] Alleluia.
Lodate il Signore: è bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo come a lui conviene.

[2] Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

[3] Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite;

[4] egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

[5] Grande è il Signore, onnipotente,
la sua sapienza non ha confini.

[6] Il Signore sostiene gli umili
ma abbassa fino a terra gli empi.

[7] Cantate al Signore un canto di grazie,
intonate sulla cetra inni al nostro Dio.

[8] Egli copre il cielo di nubi,
prepara la pioggia per la terra,
fa germogliare l’erba sui monti.

[9] Provvede il cibo al bestiame,
ai piccoli del corvo che gridano a lui.

[10] Non fa conto del vigore del cavallo,
non apprezza l’agile corsa dell’uomo.

[11] Il Signore si compiace di chi lo teme,
di chi spera nella sua grazia.

[12] Alleluia.
Glorifica il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion.

[13] Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

[14] Egli ha messo pace nei tuoi confini
e ti sazia con fior di frumento.

[15] Manda sulla terra la sua parola,
il suo messaggio corre veloce.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

Il salmo 147 della Vulgata latina era originariamente, nel testo
ebraico, unito al precedente. In questo canto il salmista invita
Gerusalemme, la città della pace, a lodare Dio per glorificarlo.
Ma, come noi sappiamo, la città santa è una immagine della
Gerusalemme celeste, della Chiesa e della Vergine Maria… Il
cristiano, allora, canta “alleluja, lodate Iddio”, in coro, insieme
alla Madre del Signore e Madre nostra e alla Chiesa, cosicché
questo coro diventa una sola voce:
“Alleluja.
Glorifica il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion!”
E questo unico corpo mistico passa subito dopo ad elencare
con gioia i motivi di questa lode. Nel cammino di fede, infatti,
il Signore rinforza le sbarre alle porte del cuore di ciascuno di
noi, rendendolo sempre più resistente agli attacchi del maligno.
“Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli ha messo pace nei tuoi confini
e ti sazia con fior di frumento.”
All’interno del recinto della Chiesa le pecore sono al sicuro,
sicure che “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”
(Mt. 16,18)1
Nella Chiesa veramente possiamo fare

Giacobbe diventa allora Israele, colui che era stato un
imbroglione, un malfattore, può diventare, se solo lo vuole, un
“forte con Dio”, questo il significato della parola Israele.
Israele è il nome nuovo che ogni cristiano, dopo aver fatto
l’esperienza di Dio nella sua storia, è chiamato a portare nel
mondo.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (84) 85

14 agosto 2017

Domenica, 13 _ Agosto _2017


 

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

[2] Signore, sei stato buono con la tua terra,
hai ricondotto i deportati di Giacobbe.

[3] Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo,
hai cancellato tutti i suoi peccati.

[4] Hai deposto tutto il tuo sdegno
e messo fine alla tua grande ira.

[5] Rialzaci, Dio nostra salvezza,
e placa il tuo sdegno verso di noi.

[6] Forse per sempre sarai adirato con noi,
di età in età estenderai il tuo sdegno?

[7] Non tornerai tu forse a darci vita,
perché in te gioisca il tuo popolo?

[8] Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

[9] Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.

[10] La sua salvezza è vicina a chi lo teme
e la sua gloria abiterà la nostra terra.

[11] Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.

[12] La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.

[13] Quando il Signore elargirà il suo bene,
la nostra terra darà il suo frutto.

[14] Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento del salmo:

ostruito sul verbo ebraico shub, il vocabolo del «ritorno», cioè della conversione e quindi della restaurazione di Israele, questo salmo è il canto di un mondo nuovo in cui tutti gli attributi gloriosi del Dio dell’alleanza si iscrivono come cittadini. Così, la Verità e la Fedeltà amorosa di Dio si abbracceranno, la Giustizia e la Pace si baceranno, dal terreno germoglierà la Fedeltà e dai cieli scenderà la Salvezza. Il poeta inglese Milton ha elaborato questa visione di pace e di speranza nella sua Ode del Natale: «Sì, fedeltà e giustizia ritorneranno verso gli uomini, avvolte in un arcobaleno; e, gloriosamente vestita, la bontà si siederà nel mezzo assidendosi con un lampo celeste, raccogliendo ai suoi piedi scintillanti un tessuto di nubi. E il cielo, come per una festa, aprirà totalmente le porte del suo grande palazzo». La tradizione cristiana, infatti, ha riletto questo canto del «ritorno» di Israele alla sua terra e al suo Dio, e del «ritorno» di Dio verso Israele, sua sposa, come la celebrazione dell’abbraccio perfetto in Cristo tra natura umana e natura divina.

Card.Gianfranco Ravasi

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (17) 18

12 agosto 2017

Sabato, 12 _ Agosto _ 2017


Ti amo, Signore, mia forza.

 

[1] Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore, che rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici,

[2] e dalla mano di Saul. Disse dunque:
Ti amo, Signore, mia forza,

[3] Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

[4] Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

[5] Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;

[6] gia mi avvolgevano i lacci degli inferi,
gia mi stringevano agguati mortali.

[7] Nel mio affanno invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.

[8] La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.

[9] Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.

[10] Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi.

[11] Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.

[12] Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.

[13] Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.

[14] Il Signore tuonò dal cielo,
l’Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.

[15] Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.

[16] Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Commento

La tradizione più autentica (2Sam 22,1) riferisce che questo salmo venne scritto da Davide quando si trovò liberato da molte peripezie, specialmente quelle causategli da Saul. Il salmo nel Breviario viene diviso in due parti per ragioni di lunghezza.
L’orante celebra la liberazione da situazioni drammatiche con immagini efficaci: “
Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali; già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali”. La liberazione da tante insidie gli ha comunicato una grande fede nell’aiuto di Dio, e per questo ha grande certezza di vittoria anche per il futuro: “Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici”.
L’orante presenta la descrizione dell’intervento di Dio usando le immagini di uno sconvolgimento cosmico: il cielo, la terra, il mare, il fuoco, la grandine, entrano in gioco ad esprimere l’ardente e terrorifica ira di Dio contro i suoi nemici, gli empi, i quali, infatti, non hanno solo cercato di colpire Israele, ma innanzitutto lui, il Re d’Israele, il Signore dell’universo. Gli empi sono coloro che hanno varcato quella misura di peccato, che genera l’ira assoluta di Dio, che pur manda il sole sui buoni e sui cattivi.
Si ha un crescendo nell’imponente descrizione dell’intervento di Dio. L’inizio dell’intervento di Dio è un terremoto: “
La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei monti”: è il primo segno dello sfogo dell’ira di Dio sui suoi nemici. Dio viene presentato come una fornace di fuoco in cielo: “Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante, da lui sprizzavano carboni ardenti”. Il cielo viene abbassato con una nuvolaglia nera e Dio scende in combattimento cavalcando un cherubino, che vola in mezzo alle nubi nere e basse. Il guerriero squarcia al suo passaggio le nubi che riversano grandine in un immane bombardamento della terra e carboni di fuoco (i fulmini) che la incendiano. Infine il mare si riversa sulla terra in un immane diluvio che spazza via quanto è rimasto dei nemici di Dio: “Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo”. Il popolo di Dio invece rimane indenne, come nel passaggio nel mar Rosso, poiché il Signore lo sottrae alla furia delle acque: “Stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque”. 
L’orante che ha visto evolvere una situazione nella quale era impossibile che ne uscisse vivo in situazione di vittoria, ritornando al suo esordio orante celebra la bontà di Dio, la giustizia di Dio; e divenuto capo forte di un popolo compatto, si propone di non temere mai delle armate dei nemici né delle loro fortezze: “
Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura”.
Davide continua le sue lodi a Dio e presenta, non più in termini apocalittici, le imprese che ha potuto compiere.
Davide, grazie a Dio che lo ha guidato e sostenuto, ha visto rendersi concrete le prospettive della missione regale affidatagli; ma il disegno di Dio non si esaurisce con lui.
Davide è certo di Dio. Certo della sua fedeltà. La sua discendenza rimarrà.
Il suo trono sarà di uno che verrà dalla sua stirpe, ma che sarà superiore a lui, come presentò lui stesso nel salmo 109,1; 110: “
Oracolo del Signore al mio signore” (Cf. Mt 22,4). Sarà il futuro Re, il Messia (Cf. 1Sam 2,10), che inaugurerà un regno che sarà eterno (2Sam 7,12) e che abbraccerà tutte le genti (Ps 71,8; 72). Così tutta la missione di Davide e le grazie date a Davide sono in funzione del Messia e provengono dal futuro Messia.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (76) 77

12 agosto 2017

Venerdì, 11_Agosto_2017


 

Ricordo i prodigi del Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “Iditum”. Di Asaf. Salmo.

[2] La mia voce sale a Dio e grido aiuto;
la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.

[3] Nel giorno dell’angoscia io cerco ilSignore,
tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca;
io rifiuto ogni conforto.

[4] Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito.

[5] Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e senza parole.

[6] Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.

[7] Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
rifletto e il mio spirito si va interrogando.

[8] Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?

[9] È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?

[10] Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell’ira il suo cuore?

[11] E ho detto: “Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell’Altissimo”.

[12] Ricordo le gesta del Signore,
ricordo le tue meraviglie di un tempo.

[13] Mi vado ripetendo le tue opere,
considero tutte le tue gesta.

[14] O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?

[15] Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Per ben comprendere ed interiorizzare il salmo e per poterlo poi pregare puoi riferirti alle righe seguenti.

Il salmista sta vivendo, nell’amarezza del cuore, il dramma del suo popolo probabilmente l’esilio. Di giorno e di notte non cessa di pregare con una costanza che commuove: “la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti”… “ la mia mano è tesa e non si stanca”. Non ne può più: rifiuta ogni conforto umano, il suo spirito viene meno. Nelle sue notti insonni medita, ripensa, ricorda, riflette, si pone mille domande: ma una risposta, con le sue parole, non sa darsela. Però, la fede e la certezza che egli ha ricevuto dai suoi padri sono così abbarbicate nel suo cuore che, pur nel cozzo di tutte le delusioni, non riesce a dubitare di Dio. E torna a ricordare le meraviglie di un tempo. Egli si rifà al passato per trovarvi validi motivi di certezza da riversare e irradiare sul presente. E viene premiato con la luce interiore di una conclusione in cui la fede ha il sopravvento e ridona una certezza: “o Dio, santa è la tua via; quale dio è grande come il nostro Dio?”. La memoria va a frugare, senza esitazioni, nelle precise rievocazione delle meraviglie dell’Esodo. Il salmo si chiude, all’improvviso, con la visione del popolo di Dio. Da Dio stesso guidato per mano di Mosè e di Aronne.

Lo Spirito del Signore che lo ha ispirato e che ci addita l’esempio e la via per superare – nell’oggi – le tentazioni della fede, non lascia a ciascuno di conchiuderlo con alcuna risposta personale che, nella grazia del Cristo, consenta di affermare con Giovanni: “anche noi abbiamo creduto all’amore”?

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (111) 112

10 agosto 2017

Giovedì, 10_ Agosto _ 2017


Beato l’uomo che teme il Signore.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo che teme il Signore
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

[2] Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza dei giusti sarà benedetta.

[3] Onore e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre.

[4] Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,
buono, misericordioso e giusto.

[5] Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

[6] Egli non vacillerà in eterno:
Il giusto sarà sempre ricordato.

[7] Non temerà annunzio di sventura,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

[8] Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché trionferà dei suoi nemici.

[9] Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua potenza s’innalza nella gloria.

[10] L’empio vede e si adira,
digrigna i denti e si consuma.
Ma il desiderio degli empi fallisce.
 Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento

E’ un salmo stilisticamente gemello del 110. Tratta del giusto il quale è beato perchéteme il Signore”. Questo timore non gli dà paura, ma lo zelo nell’osservanza dei comandamenti, i quali donano pace e gioia: nei suoi precetti trova grande gioia.

Il giusto è gradito a Dio ela discendenza dei giusti sarà benedetta.

La sua giustizia rimane per sempre”, perché deriva dall’osservanza della parola di Dio, la quale non guida l’uomo a passi falsi. Il giusto, per il suo esempio e la sua parola, è riconosciuto dai giusti come luce che fuga le tenebre: Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti.

L’ uomo che dà in prestito applica l’amore verso il prossimo e perciò amministra i suoi beni con giustizia, senza avarizia, senza egoismo; tuttavia non bisogna lasciarsi raggirare poiché (Sir 12,4): Fà doni all’uomo pio e non dare aiuto al peccatore”.

Eterno sarà il ricordo del giusto perché è stato di esempio, di luce, e la sua memoria è dolce e ricca di stimoli al bene: La sua giustizia rimane per sempre”.

Saldo è il suo cuore, confida nel Signore; la saldezza del cuore deriva non da durezza interiore, ma dalla confidenza in Dio, che non lascia mai il giusto senza aiuto di fronte all’empio:Sicuro è il suo cuore, non teme, finché non vedrà la rovina dei suoi nemici”.

Non solo il giusto dà in prestito a chi è leale, madona largamente ai poveri.

La sua fronte si innalza nella gloria, cioè la sua capacità nella preghiera lo pone nella vittoria, nella gloria che accompagna la vittoria nelle aspre battaglie della vita. Ma di fronte alle vittorie sui suoi nemici egli rimane umile,misericordioso, pietoso e giusto. L’empio che lo invidia e lo insidia “digrigna i denti”, ma nulla può, e “si consuma” nella sua impotenza contro il giusto, poiché “il desiderio dei malvagi va in rovina”, anche se può prevalere sul giusto fino ad ucciderlo; ma non potrà vincerlo nel cuore (Cf. Mt 10,28).

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (44) 45

9 agosto 2017

Mercoledì, 09_Agosto_2017


Ecco lo sposo: andate incontro a Cristo Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “I gigli…”. Dei figli di Core.
Maskil. Canto d’amore.

[2] Effonde il mio cuore liete parole,
io canto al re il mio poema.
La mia lingua è stilo di scriba veloce.

[3] Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre.

[4] Cingi, prode, la spada al tuo fianco,
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,

[5] avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.

[6] La tua destra ti mostri prodigi:
le tue frecce acute
colpiscono al cuore i nemici del re;
sotto di te cadono i popoli.

[7] Il tuo trono, Dio, dura per sempre;
è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

[8] Ami la giustizia e l’empietà detesti:
Dio, il tuo Dio ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.

[9] Le tue vesti son tutte mirra, àloe e cassia,
dai palazzi d’avorio ti allietano le cetre.

[10] Figlie di re stanno tra le tue predilette;
alla tua destra la regina in ori di Ofir.

[11] Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

[12] al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

[13] Da Tiro vengono portando doni,
i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.

[14] La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d’oro è il suo vestito.

[15] È presentata al re in preziosi ricami;
con lei le vergini compagne a te sono condotte;

[16] guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.

[17] Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai capi di tutta la terra.

[18] Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni,
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Premere qui per ascoltare il salmo.


 

SALMO 44: TU SEI IL PIU’ BELLO

Il salmo 44 (45) è un canto per le nozze di un re israelita,
più specificamente si tratta di un epitalamio regale. Il
salmista infatti così esordisce: “Effonde il mio cuore liete
parole, io canto al re il mio poema. La mia lingua è stilo
di scriba veloce”. Non si sa a quale re egli si riferisca,
secondo alcuni a Salomone, ma poco importa. Ciò che
conta è che il re di Israele aveva una valenza religiosa
oltre che civile. Egli era l’unto di Dio e come tale
preannunciava la figura del Messia. La tradizione
interpreta quindi questo salmo come un canto per le
nozze del re-Messia con Israele, che è una figura della
Chiesa. Chi è il più bello dei figli di Adamo se non colui
che siamo chiamati a riconoscere come Pietro: “Tu sei il
Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt. 16, 16)?
“Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre”
E’ Cristo il re, vittorioso sulla morte, al quale si addicono
i versi di questo salmo dedicati allo sposo! Lui stesso ci
ha detto: “Non sono venuto a portare pace, ma una
spada” (Mt.10,34), come dice il salmo:
“Cingi, prode, la spada al tuo fianco
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,
avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.”
E’ Lui che è pronto a scoccare frecce acute che
colpiscono i nemici di Dio, le potenze del male che
cercano di incatenare questo mondo. E’ Lui che è venuto

a riunire tutte le nazioni dategli dal Padre perché vedano
la sua gloria (Is. 66, 18):
“Tendi il tuo arco, che fa potente la tua destra,
acute sono le tue frecce,
colpiscono al cuore i nemici del re,
sotto di te cadono i popoli!”
Prosegue il salmista, per far ben comprendere che si
tratta del Messia: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre, le
tue vesti sono tutte mirra, aloe e cassia”. Le nazioni
pagane convertite al vero Dio (figlie di re) seguono
probabilmente il corteo nuziale, mentre la regina della
quale si parla, che siede alla sua destra, risulta essere una
chiara profezia della Vergine Maria e della Chiesa.
“Dai palazzi d’avorio le cetre cantano per te,
figlie di re stanno tra le tue predilette
alla tua destra la regina in ori di Ofir.”
Da questo punto in poi il salmo può prestarsi ad una
grande ricchezza interpretativa. E’ infatti possibile
leggerlo contemporaneamente sia in senso mariano che
con riferimento alla Chiesa popolo di Dio. Le due cose
sono, d’altra parte, fortemente intrecciate perché Maria è
Madre della Chiesa e Madre nostra. E’ Maria, la tutta
bella, che continua oggi a generare il Cristo in ogni
cristiano, è lei che ha figli sparsi su tutta la terra. Ma al
tempo stesso i versetti seguenti esortano ciascuno di noi
a seguire l’esempio di Maria, la sua castità (egli è il tuo
Signore, donati a Lui) e la sua maternità (invece di padri
avrai figli). In lei queste parole si sono compiute.
Consacriamoci a Dio, quindi, ciascuno scoprendo la
propria vocazione dentro la Chiesa. Nel cammino
neocatecumenale, ad esempio, questo salmo viene spesso
cantato durante le chiamate vocazionali femminili.
Prosegue infatti:

“Ascolta figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: donati a Lui.”
L’augurio con cui termina il salmo ben si addice alla
Chiesa, dalla sua unione con lo sposo, Cristo, nascono i
figli che sostituiscono gli antichi patriarchi e re di
Israele. Essi sono principi sopra la terra perché la gloria
del re, per mezzo loro, si diffonda tra i popoli di
generazione in generazione
“Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli
che tu farai capi di tutta la terra.
Farò ricordare il tuo nome per tutte le generazioni
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.”

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (50) 51

8 agosto 2017

Martedì, 08 _ Agosto _2017


 

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

[3] Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

[4] Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

[5] Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

[6] Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

[7] Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

[8] Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

[9] Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

[10] Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

[11] Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

[12] Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

[13] Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

[14] Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

[15] Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

[16] Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

[17] Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

[18] poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Commento di Giovanni Paolo II

Due sono gli orizzonti che il Salmo 50 delinea. C’è innanzitutto la regione tenebrosa del peccato (cfr vv. 3-11), in cui è situato l’uomo fin dall’inizio della sua esistenza: “Ecco, nella colpa sono stato generato, peccatore mi ha concepito mia madre” (v. 7). Anche se questa dichiarazione non può essere assunta come una formulazione esplicita della dottrina del peccato originale quale è stata delineata dalla teologia cristiana, è indubbio che essa vi corrisponde: esprime infatti la dimensione profonda dell’innata debolezza morale dell’uomo. Il Salmo appare in questa prima parte come un’analisi del peccato, condotta davanti a Dio. Tre sono i termini ebraici usati per definire questa triste realtà, che proviene dalla libertà umana male impiegata.

Il primo vocabolo, hattá, significa letteralmente un “mancare il bersaglio”: il peccato è un’aberrazione che ci conduce lontano da Dio, meta fondamentale delle nostre relazioni, e per conseguenza anche dal prossimo.

Il secondo termine ebraico è ‘awôn, che rinvia all’immagine del “torcere”, del “curvare”. Il peccato è, quindi, una deviazione tortuosa dalla retta via; è l’inversione, la distorsione, la deformazione del bene e del male, nel senso dichiarato da Isaia: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is 5,20). Proprio per questo motivo nella Bibbia la conversione è indicata come un “ritornare” (in ebraico shûb) sulla retta via, compiendo una correzione di rotta.

La terza parola con cui il Salmista parla del peccato è peshá. Essa esprime la ribellione del suddito nei confronti del sovrano, e quindi un’aperta sfida rivolta a Dio e al suo progetto per la storia umana.

Se l’uomo, però, confessa il suo peccato, la giustizia salvifica di Dio è pronta a purificarlo radicalmente. È così che si passa nella seconda regione spirituale del Salmo, quella luminosa della grazia (cfr vv. 12-19). Attraverso la confessione delle colpe si apre, infatti, per l’orante un orizzonte di luce in cui Dio è all’opera. Il Signore non agisce solo negativamente, eliminando il peccato, ma ricrea l’umanità peccatrice attraverso il suo Spirito vivificante: infonde nell’uomo un “cuore” nuovo e puro, cioè una coscienza rinnovata, e gli apre la possibilità di una fede limpida e di un culto gradito a Dio.

Origene parla a tal proposito di una terapia divina, che il Signore compie attraverso la sua parola e mediante l’opera guaritrice di Cristo: “Come per il corpo Dio predispose i rimedi dalle erbe terapeutiche sapientemente mescolate, così anche per l’anima preparò medicine con le parole che infuse, spargendole nelle divine Scritture… Dio diede anche un’altra attività medica di cui è archiatra il Salvatore il quale dice di sé: ‘Non sono i sani ad aver bisogno del medico, ma i malati’. Lui era il medico per eccellenza capace di curare ogni debolezza, ogni infermità” (Omelie sui Salmi, Firenze 1991, pp. 247-249).

http://www.parrocchiasanvitale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=93:salmo-50-commento-di-giovanni-paolo-ii&catid=34&Itemid=131

 

 

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28 Luglio, XVI Settimana del Tempo Ordinario (Anno A)

28 luglio 2017

Prima Lettura

Es 20, 1-17

La legge fu data per mezzo di Mosè.

Dal libro dell’Ésodo

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai. Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo. Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio

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Liturgia del giorno: Audio salmo (18) 19

28 luglio 2017

Giovedì,28_ Luglio_2017


Signore, tu hai parole di vita eterna.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Mt 13,18-23


 

 

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Sognare  

Gianni Fanzolato, Da Loreto nell’anno della misericordia 2015-2016

Chiudo gli occhi e mi butto fra le braccia della fantasia: e sogno.
Sognare è l’unico tesoro che nessuno ti può rubare e non costa niente.
Il sogno è il volo dell’anima, è passare il limite, è sfiorare la mente di Dio;
ti prende, ti circonda, ti sprona, ti affascina, ti strega e ti proietta all’infinito.

Che meraviglioso sognare un mondo dove tutti si abbracciano, mano nella mano,
e l’amore di ognuno fa crollare i muri, rompe barriere, spezza le guerre e semina pace.
Ma il sogno si fa duro, perché devo entrare nel cuore di tutti per dare la buona notizia
di quel sognatore che ci ha detto: “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”.

E’ bello sognare che ci sono più abbracci che bombe, più mani tese che armi puntate,
più gente che accoglie che bambini smarriti e annegati nei mari di un mondo diviso.
Cosa costa chiudere gli occhi e vedere che tutti i bambini della terra, di ogni colore
stanno facendo un grande girotondo, un arcobaleno di luce, perché amati da Dio.

Chi mi può rubare il fascino del sogno di Dio di fare del mondo una unica famiglia
dove non si guarda il colore, non c’è passaporto, ma basta la dignità di figli di Dio.
Mi possono togliere la libertà, impedire di parlare, ma non la sfida di volare in alto.
Dio mi sussurra la gioia di essere missionario della sua misericordia e mi accarezza.

Gesù, il grande sognatore che ha cambiato il sogno in un nuovo stile di vita,
si è identificato col migrante, col prigioniero, con l’ammalato, con chi ha fame.
“Ma, Signore, quel che tu dici è sogno, è utopia, la vita è dura, ad ognuno la sua pena.”
“Se hai amore, mi vedrai presente nel povero, migrante e il sogno si farà benedizione.”

Solo adesso, Signore, ho capito che devo aprire gli occhi, perché il sogno è reale;
ho sognato perché ho volato vicino a Te che mi hai trasmesso la forza di osare.
Sono una goccia d’amore nell’oceano del mondo, sogno e son desto, immerso nell’utopia
di Te che ci vuoi abbraccio, perdono, ponte e famiglia in un mondo possibile.

Giovedi 26 Luglio, XVI Settimana del Tempo Ordinario (Anno A) / Messale

27 luglio 2017

Prima Lettura 

Es 19, 1-2.9-11.16-20

Il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo. 
Dal libro dell’Ésodo

Al terzo mese dall’uscita degli Israeliti dalla terra d’Egitto, nello stesso giorno, essi arrivarono al deserto del Sinai. Levate le tende da Refidìm, giunsero al deserto del Sinai, dove si accamparono; Israele si accampò davanti al monte. Il Signore disse a Mosè: «Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano per sempre anche a te». Mosè riferì al Signore le parole del popolo. Il Signore disse a Mosè: «Va’ dal popolo e santificalo, oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai, alla vista di tutto il popolo». Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce. Il Signore scese dunque sul monte Sinai, sulla vetta del monte, e il Signore chiamò Mosè sulla vetta del monte.

Parola di Dio

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Mercoledi 26 Luglio, memoeria dei Santi Gioacchino e Anna , XVI Settimana del Tempo Ordinario, (Anno A), Messale

26 luglio 2017

Prima Lettura

Sir 44, 1.10-15

Il loro nome vive per sempre.

Dal libro del Siràcide

Facciamo l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri antenati nelle loro generazioni. Questi furono uomini di fede, e le loro opere giuste non sono dimenticate. Nella loro discendenza dimora una preziosa eredità: i loro posteri. La loro discendenza resta fedele alle alleanze e grazie a loro anche i loro figli. Per sempre rimarrà la loro discendenza e la loro gloria non sarà offuscata. I loro corpi furono sepolti in pace, ma il loro nome vive per sempre. I popoli parlano della loro sapienza, l’assemblea ne proclama la lode.

Parola di Dio

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