Archive for the ‘Luoghi per ritiri, campi, cammini, etc..’ Category

Santuario di Maria Bambina a Milano

8 settembre 2015

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/santuario%20maria%20bambina.htm

 

La Vergine della Rivelazione

17 maggio 2015

 

Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane

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Il Santuario di Madhu in Sri Lanka

15 gennaio 2015

 

 

“In questo santuario di Nostra Signora di Madhu, ogni pellegrino si può sentire a casa, perché qui Maria ci introduce alla presenza del suo Figlio Gesù. Qui Srilankesi, Tamil e Singalesi, tutti giungono come membri di un’unica famiglia. A Maria essi affidano le loro gioie e i loro dolori, le loro speranze e le loro necessità. Qui, nella sua casa, si sentono sicuri. Sanno che Dio è molto vicino; sentono il suo amore; conoscono la sua tenera misericordia, la tenera misericordia di Dio…..Per intercessione di Nostra Signora di Madhu, possano tutti trovare qui ispirazione e forza per costruire un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace per i figli di questa amata terra

Papa Francesco 14 gennaio 2015

 

 

 

Il santuario di Madhu risale al 1670 circa.

L’invasione dell’isola di Ceylon, oggi Sri Lanka,  da parte degli olandesi e la persecuzione dei cattolici, costrinse circa 700 persone a fuggire nelle foreste, abbandonando la città di Mantai. Nell’esodo portarono con loro la statua della Madonna, per evitare che fosse distrutta. Venne costruito, nella giungla, un nuovo santuario a Madhu, dove la statua venne ricollocata e dove ancor oggi viene venerata.
Le persecuzioni terminarono con l’arrivo degli inglesi, nell’800. Nel tempo, nella piccola comunità cattolica, si diffuse la consuetudine di compiere pellegrinaggi a Madhu. Nel 1872 iniziò la costruzione di una nuova chiesa, con anche la realizzazione di una di un grotta della Madonna di Lourdes. Nel 1924, su concessione di Papa Pio XI, avvenne la solenne incoronazione della statua della Madonna di Madhu.

La chiesa venne consacrata ufficialmente solo nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale.  La statua della Madonna di Madhu è stata portata dai vescovi in processione per le parrocchie del Paese per tre volte, nel 1948, 1974 e 2001. In particolare nell’ultima occasione si pregò per la pace e la riconciliazione nazionale del Paese dilaniato da una sanguinosa guerra civile tra i Tamil e i Cingalesi, le due etnie principali.

Il santuario fu al centro di momenti drammatici nel novembre del 1999, quando in pieno conflitto civile diverse migliaia di sfollati si erano sistemati in un campo profughi vicino alla chiesa. La zona diventò il centro degli scontri tra governativi e ribelli. Fu bombardata tutta l’area del santuario, molti furono uccisi e feriti.

L’area in cui sorge la chiesa di Nostra Signora di Madhu, 220 km a nord di Colombo, è stata fino al 25 aprile scorso il controllo dei Tamil. Dal 2007 si erano accordati sull’istituzione di una “No war Zone” intorno al santuario per garantire l’incolumità dei pellegrini durante le principali feste religiose. Ma nessuno dei contendenti l’ha mai rispettata fino in fondo. Inoltre, a causa dei passati combattimenti, tutta la zona è divenuta un campo minato.
Nel 2008  il santuario rimase chiuso per diverso tempo proprio per tale ragione. I pellegrinaggi poterono poi ripartire nel 2009.
Il santuario della Madonna di Madhu è tenuto in considerazione da fedeli di diverse religioni. Ogni anno, specie nella festa dell’Assunta, si radunano fino a 300 mila fedeli.Il Santo Padre ha visitato  ieri il Santuario, fermandosi in preghiera

In Cina il coro della Cappella Sistina: “Everberating Heavenly Tunes in Greater China” ( “Melodie celestiali nella Grande Cina”)

17 settembre 2014
 

Il coro della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” si esibirà, per la prima volta, a Macao, Hong Kong e Taipei. I concerti sono nati su iniziativa dell’Istituto per la Promozione della Cultura Cinese di Hong Kong con la collaborazione del Coro Perosi della diocesi di Macao e della Taipei Philarmonic Foundation, con la finalità di promuovere lo scambio culturale attraverso l’arte della musica, condividendo le ricche tradizioni musicali dell”Oriente e dell’Occidente e costruendo, con queste, nuovi canali di comunicazione e di comunione.
“Reverberating Heavenly Tunes in Greater China” (“Melodie celestiali nella Grande Cina”), è il titolo dei concerti che comprendono opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roland de Lassus, Gregorio Allegri e Lorenzo Perosi, storicamente appartenenti al repertorio delle Celebrazioni del Papa.I concerti si terranno il 19 settembre 2014, nella Cattedrale di Macao; il 21 settembre presso l’Hong Kong Cultural Centre (Hong Kong), e il 23 settembre, presso il National Concert Hall di Taipei.Il 21 settembre, nella Cattedrale di Hong Kong, il Coro della Cappella Musicale Pontificia, su mandato del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, accompagnerà la liturgia domenicale della Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Cardinale John Tong Hon.

La Cappella Musicale Pontificia (Cappella Sistina), che da secoli custodisce la tradizione musicale della Chiesa ed ha le sue origini nell’antica Schola Cantorum Romana, è il complesso artistico degli addetti alle esecuzioni di musica vocale nelle Cappelle Papali o in Celebrazioni o manifestazioni indette per ordine del Santo Padre.

( com. uff.)

La festa della Madonna del Lago. Inervista al card. Comastri

30 agosto 2014

L’origine di questa festa risale agli anni ’50 quando l’allora parroco della Parrocchia Pontificia “San Tommaso da Villanova”, prima della costruzione della Chiesa, decise di dedicare un momento di preghiera e di ringraziamento per la Madonna. Nacque così la tradizione della processione sulle rive del Lago. Papa Paolo VI negli anni ’60 diede uno stimolo alla costruzione della chiesa sulle rive del Lago. La chiesa edificata nel periodo 1966-1977 voleva essere simbolo evidente della presenza cristiana, offrire spazio sufficiente e confortevole nelle torride giornate estive  e accogliere durante l’inverno i fedeli in uno spazio idoneo.

 

 

 

R. – Paolo VI amava molto Castel Gandolfo, come del resto anche Giovanni Paolo II. Paolo VI ci ha lasciato dei pensieri bellissimi nei confronti della Madonna. A me ha commosso una sua confidenza, quando lui ha detto, in occasione dell’Enciclica Marialis Cultu: “La prima intuizione mariana io l’ho avuta da bambino quando, andando a pregare con la mia mamma – raccontava lui – un giorno la mamma non mi fece dire l’Ave Maria, ma rimanemmo in silenzio. E io chiesi: ‘Mamma, ma non la diciamo l’Ave Maria?’. La mamma mi rispose: ‘Vedi, bambino mio, qualche volta si parla meglio non usando le parole’. E in quel momento capii che l’affetto, certe volte, non ha bisogno di parole: basta stare accanto. Stare vicino alla Madonna, stare accanto alla Madre è già un parlare”. E questo è un pensiero molto bello, raccolto dalla bocca di Paolo VI, che dice quanto fosse delicato il suo amore, la sua devozione verso la Madonna, appresa direttamente dalla mamma.

 

D. – La chiesa della Madonna del Lago è, per così dire, un tempio generato direttamente dalla fede del popolo di Dio, che portava la Vergine in processione sulle acque prima ancora di avere una chiesa. Che cosa le suggerisce questo aspetto?

R. – La devozione alla Madonna è una devozione che nasce spontanea nel cuore della gente. Usando le parole di Paolo VI, “la Madonna è un dono di Dio attraverso il quale ci fa sentire più vicina la sua misericordia”. Perché l’amore della Madre è quello che più ci parla di Dio e l’amore della Madre è l’amore di fronte al quale tutti si commuovono, anche i figli più duri. Ecco perché la devozione alla Madonna nasce spontaneamente in mezzo al popolo di Dio ed è nata anche lungo le rive del lago, perché quel lago che si trova sotto le finestre del Papa è un lago in qualche modo benedetto dalla presenza del Papa e quindi lì è nata spontanea la devozione nei confronti della Madonna. E Papa Paolo VI l’ha presa in mano e le ha dato un punto di riferimento, un punto di espressione.

 

D. – Parlando di questa chiesa semplice e ingegnosa insieme, la sua struttura rievoca una casa e una nave. Può essere una metafora della vita di fede, che ogni volta è insieme porto e approdo?

R. – Giustissimo. La fede è una casa e nello stesso tempo è una strada. E’ un porto e allo stesso tempo è una navigazione. Del resto, la parola che usano gli Atti degli Apostoli per definire l’esperienza cristiana è la parola “odòs”, cammino, viaggio. E  giustamente quell’idea della nave traduce giustamente l’idea del viaggio del cristiano, del cammino del cristiano, che da questo mondo va verso un altro porto, va verso un’altra meta. E Paolo VI, per certi aspetti, la meta l’ha raggiunta proprio lì: l’anno successivo all’inaugurazione della chiesa della Madonna del Lago, Paolo VI è andato in paradiso, proprio sulle rive del lago di Castel Gandolfo.

 

intervista a cura di Radio Vaticana

Virgen de la Caridad del Cobre. La Statua della Madonna del “rame” nei Giardini Vaticani

29 agosto 2014

 

Dichiarata Patrona di Cuba da Giovanni Paolo II, fu trovata a galleggiare in mare, quattrocento anni fa, da tre schiavi delle miniere di rame di Barajagua, da qui il nome, e poi portata sulla terraferma.

L’immagine mariana è diventata poi simbolo dell’affidamento a Maria  del popolo cubano ed ha viaggiato in tutto il paese in compagnia di credenti e non credenti.

E’ stata visitata da Benedetto XVI nel 2012,  che si è definito “pellegrino della Carità” in occasione del 400° anniversario del ritrovamento dell’immagine.

Da oggi questo pezzo della storia religiosa di Cuba ha un posto speciale nei giardini vaticani, lungo la via Pio XI, vicino alla torre di San Giovanni.

La cerimonia di benedizione è stata presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, camerlengo di Santa Romana Chiesa

“Maria, nella storia latinoamericana, si è fatta portavoce della necessità dei popoli di conoscere la buona novella e di aderire alla fede in Gesù Cristo. In lei si sono incontrati in misteriosa fecondità il desiderio dell’umanità e la promessa di Dio…..nei santuari sorti in tutti i Paesi dell’America latina il popolo risponde alla fede e lo fa con le espressioni della propria cultura e dei propri costumi…. in ogni santuario mariano vengono riproposte le parole evangeliche fondamentali: la scelta degli umili come prediletti di Dio, l’annuncio di salvezza che Maria ci dona insieme alla vita del Figlio, la purificazione che orienta il cammino dell’uomo, la ricerca della luce che illumina il giorno terreno, il coraggio della sofferenza che spalanca i cuori alla speranza, l’incontro con il sacro, così presente nel mondo e così disponibile a tutti”.

Il “Cammino di sant’Ignazio”. Primo Anno Giubilare

4 agosto 2014

In occasione della festa di Sant’Ignazio, il 31 luglio, è stato annunciato che dal 31 luglio 2015 al 31 luglio 2016 si celebrerà il primo Anno Giubilare del Cammino Ignaziano. È stato anche annunciato che tra sei anni, invece, e cioè dal 31 luglio 2021 al 31 luglio 2022, si celebrerà il secondo Anno Giubilare, in coincidenza con la commemorazione del quinto centenario della conversione di Iñigo de Loyola e del suo pellegrinaggio a Manresa.

La tradizione di peregrinare ai santuari di Loyola e Manresa, molto popolare dal XVII secolo dopo le canonizzazioni di Sant’Ignazio e di San Francesco Saverio, si è rafforzata nel XX secolo e all’inizio del XXI, insieme all’aumento della pietà unita ai pellegrinaggi.

 

Ignazio di Loyola venne ferito nel 1521 durante la difesa di Pamplona dalle truppe francesi. Nel periodo di convalescenza nella casa di famiglia avvenne in lui una profonda trasformazione spirituale, che definì la sua conversione, che lo portò ad abbandonare quella che fino a quel momento era stata la sua vita e a dedicarsi a cercare la volontà di Dio.

Decise quindi di recarsi in Terra Santa. La prima fase del pellegrinaggio lo portò al Santuario di Nostra Signora di Montserrat, ed è questo il percorso che si ricorda nel Cammino Ignaziano, un cammino che lo portò fino a Manresa dove, come spiegò lui stesso, visse la tappa più importante della sua evoluzione spirituale.

Nei 700 chilometri che uniscono il santuario di Loyola alla Grotta di Manresa si attraversano i Paesi Baschi, La Rioja, la Navarra, l’Aragona e la Catalogna.

“Non è inverosimile l’idea di dividere l’intero cammino in 4 fasi: la prima settimana di Loyola a Navarrete; il secondo da Navarrete a Saragozza; il terzo da Saragozza a Lerida; il quarto da Lleida a Manresa. La durezza della strada nei Paesi Baschi, con i suoi pendii ripidi e paesaggi aspri ci ricorda la difficoltà di trovare la volontà di Dio nella nostra storia personale, troppo spesso chiuso nei nostri affetti disordinati. Le pianure della valle dell’Ebro e le sue sponde verdi portano alla felicità di coloro che camminano con il Maestro, in un apprendimento costante. Ancora una volta la salita verso l’altopiano del Monegros ci invita nelle difficoltà di monitoraggio e di un orizzonte segnato dalla croce che non possiamo evitare. Infine, torna alle fertili terre bagnate dal fiume Segre, troviamo che la presenza della risurrezione ci invita ad andare a prendere di nuovo il Master in Galilea”  

 

tratto da http://caminoignaciano.org/?lang=en

 

Indulgenza alla Porziuncola. Programma e Diretta delle celebrazioni

1 agosto 2014
 
 
 https://gpcentofanti.wordpress.com/2012/08/01/indulgenza-del-perdono-di-assisi/
 
 
Il Perdono di Assisi, la festa che inizia la mattina del 1 agosto e si conclude con il Vespro solenne del 2 nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli per l’ottenimento dell’indulgenza che da oltre sette secoli vede la presenza di migliaia di pellegrini, avrà quest’anno un’intenzione di preghiera particolare: per la fine della guerra e delle ostilità in Terra Santa.

 

 

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PER LA DIRETTA DI TUTTE LE CELEBRAZIONI

http://www.porziuncola.org/web-font-color=-c0a584-tv-font–4-1.html

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PROGRAMMA

Venerdì 1 agosto 2014

APERTURA DELLA SOLENNITÀ DEL PERDONO

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La liturgia del giorno: Salmo 117(118)

4 luglio 2014

Alleluia.

Beato l’uomo di integra condotta,

che cammina nella legge del Signore.

Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti

e lo cerca con tutto il cuore.

Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie.

Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati fedelmente.

Siano diritte le mie vie, nel custodire i tuoi decreti.

Allora non dovrò arrossire se avrò obbedito ai tuoi comandi.

Ti loderò con cuore sincero quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?

Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene.

Voglio meditare i tuoi comandamenti, considerare le tue vie.

Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola.

Sii buono con il tuo servo e avrò vita, custodirò la tua parola.

Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della tua legge.

Io sono straniero sulla terra, non nascondermi i tuoi comandi.

Io mi consumo nel desiderio dei tuoi precetti in ogni tempo.

Tu minacci gli orgogliosi; maledetto chi devìa dai tuoi decreti.

Allontana da me vergogna e disprezzo, perché ho osservato le tue leggi.

Siedono i potenti, mi calunniano, ma il tuo servo medita i tuoi decreti.

Anche i tuoi ordini sono la mia gioia, miei consiglieri i tuoi precetti.

Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola.

Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto; insegnami i tuoi voleri.

Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò i tuoi prodigi.

Io piango nella tristezza; sollevami secondo la tua promessa.

Tieni lontana da me la via della menzogna, fammi dono della tua legge.

Ho scelto la via della giustizia, mi sono proposto i tuoi giudizi.

Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore, che io non resti confuso. Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore. Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia. Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via. Con il tuo servo sii fedele alla parola che hai data, perché ti si tema. Allontana l’insulto che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni. Ecco, desidero i tuoi comandamenti; per la tua giustizia fammi vivere. Venga a me, Signore, la tua grazia, la tua salvezza secondo la tua promessa; a chi mi insulta darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola. Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera, perché confido nei tuoi giudizi. Custodirò la tua legge per sempre, nei secoli, in eterno. Sarò sicuro nel mio cammino, perché ho ricercato i tuoi voleri. Davanti ai re parlerò della tua alleanza senza temere la vergogna. Gioirò per i tuoi comandi che ho amati. Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo, mediterò le tue leggi. Ricorda la promessa fatta al tuo servo, con la quale mi hai dato speranza. Questo mi consola nella miseria: la tua parola mi fa vivere. I superbi mi insultano aspramente, ma non devìo dalla tua legge. Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore, e ne sono consolato. M’ha preso lo sdegno contro gli empi che abbandonano la tua legge.

Sono canti per me i tuoi precetti, nella terra del mio pellegrinaggio. Ricordo il tuo nome lungo la notte e osservo la tua legge, Signore. Tutto questo mi accade perché ho custodito i tuoi precetti. La mia sorte, ho detto, Signore, è custodire le tue parole. Con tutto il cuore ti ho supplicato, fammi grazia secondo la tua promessa.

Ho scrutato le mie vie, ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti. Sono pronto e non voglio tardare a custodire i tuoi decreti. I lacci degli empi mi hanno avvinto, ma non ho dimenticato la tua legge. Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti. Sono amico di coloro che ti sono fedeli e osservano i tuoi precetti. Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il tuo volere. Hai fatto il bene al tuo servo, Signore, secondo la tua parola. Insegnami il senno e la saggezza, perché ho fiducia nei tuoi comandamenti. Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua parola. Tu sei buono e fai il bene, insegnami i tuoi decreti. Mi hanno calunniato gli insolenti, ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti. Torpido come il grasso è il loro cuore, ma io mi diletto della tua legge. Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti. La legge della tua bocca mi è preziosa più di mille pezzi d’oro e d’argento. Le tue mani mi hanno fatto e plasmato; fammi capire e imparerò i tuoi comandi. I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia, perché ho sperato nella tua parola. Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi e con ragione mi hai umiliato. Mi consoli la tua grazia, secondo la tua promessa al tuo servo. Venga su di me la tua misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia. Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono; io mediterò la tua legge. Si volgano a me i tuoi fedeli e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti. Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti, perché non resti confuso. Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola. Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, mentre dico: «Quando mi darai conforto?». Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico i tuoi insegnamenti. Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando farai giustizia dei miei persecutori?

Mi hanno scavato fosse gli insolenti che non seguono la tua legge. Verità sono tutti i tuoi comandi; a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto. Per poco non mi hanno bandito dalla terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti. Secondo il tuo amore fammi vivere e osserverò le parole della tua bocca. La tua parola, Signore, è stabile come il cielo. La tua fedeltà dura per ogni generazione; hai fondato la terra ed essa è salda. Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. Se la tua legge non fosse la mia gioia, sarei perito nella mia miseria. Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere. Io sono tuo: salvami, perché ho cercato il tuo volere. Gli empi mi insidiano per rovinarmi, ma io medito i tuoi insegnamenti.

 Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, ma la tua legge non ha confini. Quanto amo la tua legge, Signore; tutto il giorno la vado meditando. Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, perché sempre mi accompagna. Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti. Ho più senno degli anziani, perché osservo i tuoi precetti. Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, per custodire la tua parola. Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu ad istruirmi. Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca. Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, per questo odio ogni via di menzogna. Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia.

Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola. Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi. La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge. Gli empi mi hanno teso i loro lacci, ma non ho deviato dai tuoi precetti. Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore. Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia ricompensa per sempre. Detesto gli animi incostanti, io amo la tua legge. Tu sei mio rifugio e mio scudo, spero nella tua parola. Allontanatevi da me o malvagi, osserverò i precetti del mio Dio. Sostienimi secondo la tua parola e avrò vita, non deludermi nella mia speranza. Sii tu il mio aiuto e sarò salvo, gioirò sempre nei tuoi precetti. Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti, perché la sua astuzia è fallace. Consideri scorie tutti gli empi della terra, perciò amo i tuoi insegnamenti. Tu fai fremere di spavento la mia carne, io temo i tuoi giudizi. Ho agito secondo diritto e giustizia; non abbandonarmi ai miei oppressori. Assicura il bene al tuo servo; non mi opprimano i superbi.

I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza e della tua parola di giustizia. Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore e insegnami i tuoi comandamenti. Io sono tuo servo, fammi comprendere e conoscerò i tuoi insegnamenti. E’ tempo che tu agisca, Signore; hanno violato la tua legge. Perciò amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro fino. Per questo tengo cari i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna. Meravigliosa è la tua alleanza, per questo le sono fedele. La tua parola nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici. Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti. Volgiti a me e abbi misericordia, tu che sei giusto per chi ama il tuo nome. Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male. Salvami dall’oppressione dell’uomo e obbedirò ai tuoi precetti. Fà risplendere il volto sul tuo servo e insegnami i tuoi comandamenti. Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché non osservano la tua legge. Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi. Con giustizia hai ordinato le tue leggi e con fedeltà grande. Mi divora lo zelo della tua casa, perché i miei nemici dimenticano le tue parole. Purissima è la tua parola, il tuo servo la predilige.

Io sono piccolo e disprezzato, ma non trascuro i tuoi precetti. La tua giustizia è giustizia eterna e verità è la tua legge. Angoscia e affanno mi hanno colto, ma i tuoi comandi sono la mia gioia. Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, fammi comprendere e avrò la vita. T’invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; custodirò i tuoi precetti. Io ti chiamo, salvami, e seguirò i tuoi insegnamenti. Precedo l’aurora e grido aiuto, spero sulla tua parola. I miei occhi prevengono le veglie per meditare sulle tue promesse. Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia; Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio. A tradimento mi assediano i miei persecutori, sono lontani dalla tua legge. Ma tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri. Da tempo conosco le tue testimonianze che hai stabilite per sempre. Vedi la mia miseria, salvami, perché non ho dimenticato la tua legge. Difendi la mia causa, riscattami, secondo la tua parola fammi vivere. Lontano dagli empi è la salvezza, perché non cercano il tuo volere. Le tue misericordie sono grandi, Signore, secondo i tuoi giudizi fammi vivere. Sono molti i persecutori che mi assalgono, ma io non abbandono le tue leggi. Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, perché non custodiscono la tua parola. Vedi che io amo i tuoi precetti, Signore, secondo la tua grazia dammi vita. La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia. I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme le tue parole. Io gioisco per la tua promessa, come uno che trova grande tesoro. Odio il falso e lo detesto, amo la tua legge. Sette volte al giorno io ti lodo per le sentenze della tua giustizia.

Grande pace per chi ama la tua legge,

nel suo cammino non trova inciampo.

Aspetto da te la salvezza, Signore, e obbedisco ai tuoi comandi.

Io custodisco i tuoi insegnamenti e li amo sopra ogni cosa.

Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti:

davanti a te sono tutte le mie vie.

Giunga il mio grido fino a te, Signore,

fammi comprendere secondo la tua parola.

Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.

Scaturisca dalle mie labbra la tua lode, poiché mi insegni i tuoi voleri.

La mia lingua canti le tue parole, perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.

Mi venga in aiuto la tua mano, poiché ho scelto i tuoi precetti.

Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è tutta la mia gioia.

Possa io vivere e darti lode, mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo,

perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

L’indulgenza plenaria nei luoghi lauretani in occasione del Sinodo dei Vescovi su famiglia e Matrimonio

11 giugno 2014

 

 

 

In occasione del Sinodo Straordinario dei Vescovi sulla Famiglia e sul Sacramento del Matrimonio, che si terrà nel prossimo ottobre, l’Arcivescovo Giovanni Tonucci, il 24 gennaio scorso, ha  richiesto alla Penitenzieria Apostolica la concessione straordinaria dell’Indulgenza Plenaria per chi visita la Santa Casa, Santuario della Santa Famiglia per eccellenza, e i  luoghi di culto mariano-lauretano sparsi nel modo cattolico.
In data 25 marzo, il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, e mons. Cristoforo Nykiel, Reggente, hanno firmato un Decreto, nel quale si legge che Papa Francesco concede per la circostanza l’Indulgenza Plenaria alle solite condizioni (confessione e comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) a chi, in spirito di penitenza e con sincera contrizione dei peccati, visita in forma di pellegrinaggio il Santuario di Loreto e i luoghi di culto lauretano, esistenti nel mondo cattolico, e recita la Preghiera alla Santa Famiglia, composta per il Sinodo dallo stesso Papa Francesco. L’indulgenza Plenaria può essere lucrata anche in suffragio delle anime dei defunti.

I vecchi, gli infermi e tutti coloro che, per grave motivo, non possono uscire di casa e spiritualmente si uniscono a coloro che visitano tali luoghi di culto, possono acquistare l’Indulgenza Plenaria, alle stesse condizioni, con animo contrito, nelle solennità e nelle feste della Beata Vergine, recitando la suddetta Preghiera davanti a un’immagine – anche piccola – della Madonna di Loreto e offrendo a Dio, per mezzo di Maria, le proprie sofferenze e i propri disagi.

Il Decreto raccomanda ai parroci e ai rettori delle chiese lauretane di essere solleciti nella celebrazione del sacramento della Penitenza e nell’amministrazione della Comunione eucaristica agli infermi.

Qui si riporta la Preghiera alla Santa Famiglia, composta da Papa Francesco in preparazione del Sinodo dei Vescovi.

Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore  dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie 
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole chiese domestiche.
Mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto  consolazione e guarigione.
Santa Famiglia di Nazareth,
il prossimo Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra preghiera.

La cattedrale di cartone. Christchurch in Nuova Zelanda

10 giugno 2014

 

Quando finisce il rotolo di carta da fax o di carta da disegno, rimane il tubo di cartone su cui si avvolgeva. E allora che si fa? Lo si butta via? «Sono tubi belli e solidi – dice Shigeru Ban – per questo ho deciso di riutilizzarli. Sono andato in una fabbrica dove li producono e ho constatato che possono sfornarne di qualsivoglia diametro o lunghezza». E i tubi di cartone sono diventati colonne, e le colonne accostate tra loro sono diventate pareti.

Nato 56 anni fa a Tokyo, Shigeru Ban riceve quest’anno il premio Pritzker (la cerimonia si terrà venerdì 13 giugno presso il Rijksmuseum di Amsterdam), considerato il Nobel dell’architettura. Si presenta non come archistarbensì come antistar, a partire dai materiali che sceglie per le sue opere in cui privilegia, appunto, i tubi di cartone. Anche gli antichi Greci usavano fitte serie di colonne, ma composte di rocchi di pietra. Shigeru appartiene a un altro mondo: non cerca la permanenza, ma la possibilità di costruire in fretta per sopperire alle condizioni di necessità che si verificano ove avvengono disastri.

C’è chi pensa l’architettura come monumento, Shigeru la intende come strumento di soccorso. E ripete: «Non sono contrario ai progetti monumentali. Solo credo che si possa lavorare di più per ciò che è pubblico. Gli architetti tendono a non studiare le case d’emergenza perché sono troppo impegnati a costruire per i privilegiati… Quando ero studente, constatavo che tutti lavoravano per i grandi imprenditori immobiliari, per costruire edifici di grandi dimensioni». Si era alla fine degli anni Settanta e l’idea del riciclaggio dei materiali stava cominciando appena ad affacciarsi. «Ma oggi – continua il progettista giapponese – sono molti i giovani professionisti che chiedono di unirsi al mio gruppo, per lavorare nei programmi che attuiamo nelle zone disastrate. Le cose stanno cambiando, e questo è molto incoraggiante».

Poche parole, Shigeru Ban le ripete ovunque vada. E specifica: «Incontro in ogni parte del mondo giovani che vogliono seguire questa strada. Giovani architetti che chiedono di unirsi al mio team». Questo è “Van”, Voluntary architects network, una organizzazione non governativa da lui fondata nel 1995.

La vicenda che ha portato Shigeru alla notorietà è stata la sua opera in Ruanda, nel 1994: era scoppiato lo scontro genocida tra Hutu e Tutsi; centinaia di migliaia i morti; milioni i profughi affollati in accampamenti improvvisati. Shigeru andò dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e propose i suoi progetti per migliorarne le condizioni. Le strutture metalliche fornite dall’Onu venivano smantellate dai rifugiati che ne vendevano il materiale. Usare il legno era difficoltoso: servivano molti alberi e cospicui costi di trasporto. I rotoli di cartone invece sono disponibili a basso prezzo, si trasportano facilmente (sono cavi all’interno) e sono materiale povero e riciclato, così non c’è modo di rivenderli, e anche se ne servono molti il loro costo non aumenta.

Nel 1995 ci fu il terremoto di Kobe, in Giappone. Un’intera città sconquassata, migliaia di vittime. Shigeru come fondamenta usò cassette per le bottiglie di birra riempite di sabbia, da cui salivano i suoi pilastri di cartone. Le case così concepite si costruivano in quattro e quattr’otto. Ma a Kobe era necessaria anche una chiesa, e Shigeru la progettò con 58 tubi di cartone alti 5 metri allineati sul perimetro di due ellissi concentriche, così che i pilastri formassero un camminamento perimetrale che lascia libero lo spazio interno. La copertura in tensostruttura è simile a quella di una tenda. Con le vernici idrorepellenti il cartone è stato reso impermeabile. L’hanno chiamata “Cupola di Carta”. Doveva essere temporanea, ma restò dieci anni e si decise di smantellarla solo perché era ormai troppo piccola per la comunità che vi si raccoglieva. A Taiwan la richiesero, così è stata smontata e rimontata nel villaggio di Taomi. La struttura è diventata permanente anche se mantiene il disegno di una tenda e si trasporta con facilità: i tubi di 5 metri pesano solo 60 chili e possono sostenere ciascuno millecinquecento chili; la sua leggerezza e la sua elasticità la rendono sicura a fronte della minaccia di terremoti frequentissimi in quella zona del Pacifico.

Nel 2013 in Nuova Zelanda, ha progettato anche una cattedrale di cartone, dalla facciata a triangolo. Quanto alla durata degli edifici di cartone, Shigeru Ban dice: «Non è qualcosa che possano decidere gli architetti, dipende da chi li usa. Anche un edificio di cemento può essere temporaneo». Infatti i suoi edifici persistono, da quando cominciò a usarli negli anni ’80. Se ne trovano nelle aree disastrate in Giappone, Cina, Sri Lanka, India, Haiti e altrove. Anche all’Aquila Shigeru è intervenuto costruendo una nuova sala per concerti.

Ha progettato anche edifici come il Centre Pompidou di Metz, in Francia. Ora a Manhattan si sta completando la sua ristrutturazione della Cast iron house, iconico edificio del 1882 caratterizzato da pannelli di ferro forgiato nel quale si sono ricavati appartamenti costosissimi. Ma il Pritker gli è stato dato per le sue architetture di cartone. Come ha scritto Tom Pritzker, il presidente della Fondazione che gestisce il premio: «Shigeru Ban guarda alla materia in modo diverso da noi. Vede un certo materiale e pensa “un momento, questo lo posso riciclare per qualcosa che sia veramente utile!”».

( tratto da http://www.avvenire.it)

Il sole nello gnomone del Duomo di Firenze

6 giugno 2014

 

 

 

Il fenomeno sarà visibile al pubblico nei giorni 6, 13, 21 e 25 giugno, dalle ore 12.30 alle 13.30, nella Cappella della Croce, a sinistra dell’Altare Maggiore. E’ uno spettacolo unico al mondo, con i raggi del sole che scenderanno attraverso la Cupola del Brunelleschi per formare un’immagine del disco solare che andrà a sovrapporsi perfettamente a quella posta sul pavimento del Duomo.

E’ dal 1475 che questo fenomeno si ripete nel Duomo di Firenze, grazie ad uno strumento astronomico, il più antico e diffuso al mondo, lo gnomone, dal greco “indicatore”, progettato per misurare la posizione del sole in cielo e determinare la durata dell’anno solare.

Fatto installare nella Cattedrale presumibilmente dal matematico fiorentino Paolo Dal Pozzo Toscanelli, utilizzato a vicende alterne per oltre 300 anni, lo gnomone del Duomo di Firenze, con i suoi 90 metri di altezza, è il più grande al mondo.

Uno gnomone così grande poteva servire anche per un’indagine più ambiziosa e cioè quella determinare la variazione dell’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra sul piano dell’orbita, dato fondamentale per il calcolo delle effemeridi solari.

L’inclinazione della Terra, infatti, non è costante ed era una questione era già discussa dagli astronomi arabi.

Nella Cattedrale di Firenze il foro gnomonico è stato realizzato con una tavoletta di bronzo, la bronzina, recante un’apertura centrale di un paio di centimetri di diametro e posta orizzontalmente all’interno della finestra meridionale del tamburo della Cupola, a 90 metri di altezza dal pavimento.

L’altezza dello gnomone è tale che i raggi del sole, passanti per il foro, colpiscono il pavimento della chiesa solo dalla fine di maggio alla fine di luglio e per pochi minuti prima e dopo mezzogiorno.

In questo periodo l’immagine solare si forma sul pavimento della Cappella della Croce, a sinistra dell’Altare maggiore, dove si trovano, sotto la protezione di lastre di ottone, una linea meridiana finemente graduata e 2 marmi circolari, uno dentro l’altro, che funzionano da contrassegni solstiziali.

Il maggiore, con un diametro di circa 90 centimetri, ha le stesse dimensioni dell’immagine solare al solstizio d’estate.

Petali di rose al Pantheon

6 giugno 2014

 

 

8 giugno 2014

In una celebrazione molto antica, esistente già nell’Alto medioevo e, sembra, da far risalire addirittura al 13 maggio del 609 d.C., si faceva cadere sui fedeli dal cosiddetto oculus della cupola del Pantheon, ovvero Santa Maria ad Martyres,  una pioggia di petali di rosa, a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli.

A partire dal 1995 questa tradizione è stata recuperata, ma oggi  la suggestiva pioggia di petali non avviene più durante la cerimonia, bensì al termine della funzione della mattina di Pentecoste,  tra le 11.30 e le 12.00.

I Vigili del Fuoco, che dopo essere saliti in cima alla cupola, a 43,44 metri di altezza, lasciano scendere sui fedeli migliaia di petali di rose rosse, che evocano le fiammelle con cui, secondo le Scritture, si era manifestato lo Spirito Santo. Per arrivare fino all’apertura (9 metri di diametro) che caratterizza la copertura di uno dei monumenti più famosi del mondo, i Vigili utilizzano scale interne e passaggi angusti, trasportando i sacchi di tela che contengono circa 7 milioni di petali di rose offerte dal Comune di Giffoni Valle Piana (SA)

Saintes Maries de la mer. Pèlegrinage des Gitans, il Pellegrinaggio dei Gitani. Le tre Marie, santa Sara

4 giugno 2014

 

Fin dal XII secolo,  Saintes Maries de la mer, in Camargue,  regione della Francia meridionale è luogo di pellegrinaggi.

Nel 1448, in occasione degli scavi ordinati dal Re René, vennero scoperte le reliquie delle Sante Marie Jacobé e Marie Salomé, madre di Giovanni e Giacomo .

Le “Marie” che danno il nome al paese sono Maria Maddalena, Maria Salomé e Maria Jacobé, che, secondo quanto tramandato, sarebbero arrivate in questi luoghi assieme alla serva Sara, dopo aver vagato in mare su una barca priva di remi. Le statue delle tre donne si trovano nella chiesa del paese: le due Marie raffigurate sulla barca, scultura che viene portata in processione nella ricorrenza dello sbarco, mentre a Sara, diventata la patrona dei gitani, è dedicata la statua nella cripta.

Diverse leggende narrano che una barca sulla quale si trovavano molti seguaci di Gesù di Nazaret in fuga dalla Palestina, oltre alle tre Marie,Marta, Lazzaro, Massimino, la serva Sara la Nera fosse approdata su questi lidi dopo le prime persecuzioni in patria e che qui questi personaggi avessero portato il credo cristiano. Accadde, questo, nel 48 d.c..

Sicuramente furono vittime di persecuzioni in Palestina, per questo furono arrestate, imbarcate su una nave e poi abbandonate su un’imbarcazione senza vela e senza remi. Mentre i discepoli partivano per andare lontano a portare la parola del Vangelo, le Sante,  già anziane, guidate dalla Provvidenza, approdarono lungo la riva dell’attuale Provenza, per rimanervi.

Sono venerate in modo particolare durante due pellegrinaggi.

Il più conosciuto ha luogo il 24 e 25 maggio di ogni anno.

E’ il Pèlegrinage des Gitans, che arrivano in migliaia per la venerazione in modo particolare di Santa Sara, le cui vestigia sono conservate nella cripta della chiesa: durante questa festa ci sono processioni in cui la santa viene portata fino al mare per la benedizione, e per simboleggiare l’attesa e l’accoglienza da parte di  Saintes Maries. L’arrivo di Saint Sara sulla spiaggia, che precede di un giorno la discesa al mare delle statue di Maria Jacobé e Maria Salomé, è accolto da centinaia di gitani accalcati sulla spiaggia, immersi in acqua con i loro sontuosi abiti. Famiglie intere di gitani con grande emozione e partecipazione assistono alla corsa dei butteri fino all’arena, l’inaugurazione della stagione delle corride non cruente, a les courses camarguaises e ai giochi provenzali a cavallo. Tutta la città si anima e diventa il fulcro di una festa incredibilmente appassionante.

Rom, Zingari, Zigani e Gitani arrivano da tutta  Europa e anche da altri continenti per venerare la loro Santa, Sara la Nera.   Il pellegrinaggio è anche l’occasione per ritrovarsi e la maggior parte dei bambini viene battezzata nella chiesa delle Saintes Maries.

La giornata del 25 è consacrata alle Sante del villaggio portate in processione fino al mare. Vengono portate dai gitani, attorniate dalla folla di fedeli, delle arlesienne e dei guardiani in costume tradizionale e anche dei pellegrini provenienti da tutto il mondo e vengono benedette dal Vescovo.

“Vive les Sainte Maries, vive Sainte Sara”

Il secondo pellegrinaggio si svolge la domenica più vicina al 22 ottobre,  non ha la stessa risonanza e vi partecipano solo gli abitanti del paese.

Ain Karem. Il luogo della visitazione

31 maggio 2014

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La visita della Vergine Maria ad Elisabetta viene per la prima volta situata in un luogo differente da quello della Natività di S. Giovanni agli inizi del XIV secolo: “La casa di Zaccaria si trova sulle montagne di Giudea… In quel luogo vi sono due chiese… e tra queste chiese sgorga una sorgente abbastanza ricca di acqua. Nel luogo della prima chiesa si dice che Elisabetta fu salutata dalla beata Vergine Maria. Si dice anche che là fu nascosto il beato Giovanni Battista al tempo della strage degli Innocenti. Nel luogo della seconda chiesa il beato Giovanni Battista nacque” (fra Giovanni Fedanzola da Perugia, 1330).
Oltre all’episodio evangelico, nella medesima chiesa si conserva anche il ricordo del nascondimento di S. Giovanni Battista, ripreso dall’apocrifo Protoevangelo di Giacomo (II sec.) ed evocato dall’abate russo Daniele (inizio XII sec.): “Oltre una valletta piena di alberi, si trova la montagna verso la quale Elisabetta correva con il proprio figlio e disse: Ricevi, o montagna, la madre e il figlio. E la montagna si aprì e offrì loro rifugio. I soldati di Erode che la seguivano, arrivati a questo punto non trovarono nessuno e se ne ritornarono confusi.
Si può vedere fino ad oggi il luogo dove questo avvenne, segnato nella roccia. Al di sopra si eleva una piccola chiesa sotto la quale c’è una piccola grotta, e davanti all’entrata di questa è addossata un’altra piccola chiesa. Da questa grotta sgorga una sorgente che dissetò Elisabetta e Giovanni durante il loro soggiorno nella montagna, dove restarono, serviti da un angelo, fino alla morte di Erode”. Reliquie di “terra dalla grotta di Elisabetta e Giovanni” erano conservate, già nel VII secolo, a Roma nel tesoro del Laterano e altrove. Una pietra, mostrata nella cripta, perpetua oggi questa tradizione.

Ut unum sint: Motto e logo del viaggio papale in Terra Santa

17 marzo 2014

“Perchè siano una cosa sola” (Ut unum sint): riprende il passo evangelico di Giovanni (17,20-23) il motto della visita di Papa Francesco in Terra Santa, previsto a maggio prossimo. A sceglierlo l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts) nel corso dell’ultimo incontro a Tiberiade. Nella stessa occasione – riporta l’agenzia Sir – è stato deciso anche il logo del pellegrinaggio che ritrae l’abbraccio tra san Pietro e sant’Andrea, i primi due discepoli chiamati da Gesù in Galilea. San Pietro, il patrono della Chiesa che si trova a Roma, e sant’Andrea, di quella che si trova a Costantinopoli. A Gerusalemme, la Chiesa madre, si abbracciano. I due apostoli si trovano su una stessa barca, che rappresenta la Chiesa. L’albero maestro di questa barca è la croce di Gesù, mentre le vele della barca sono gonfiate dal vento dello Spirito Santo che dirige la barca nella sua navigazione sulle acque del mondo. Papa Francesco ha insistito che al centro del suo pellegrinaggio ci sia l’incontro con il patriarca greco-ortodosso Bartolomeo I di Costantinopoli e i responsabili delle Chiese di Gerusalemme. Questo per commemorare l’unità espressa da Paolo VI e il patriarca Atenagora di Costantinopoli 50 anni fa a Gerusalemme. La chiamata all’unità dei cristiani è un messaggio per tutta l’umanità e un invito a superare tutte le divisioni del passato per procedere verso un futuro di giustizia, pace e riconciliazione. (R.P.)

Testo proveniente daRadio Vaticana

#Sindone2015: “L’amore più grande”, Gv 15,13

6 marzo 2014
Il motto per l’Ostensione della Sindone nel 2015 è: “L’amore più grande”. Sono le parole di Gesù riprese dal Vangelo di Giovanni (15,13): «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Il Custode della Sindone, l’arcivescovo Cesare Nosiglia lo ha comunicato ieri mattina, Mercoledì delle Ceneri: non attraverso un comunicato o una conferenza stampa ma digitando un tweet. Un messaggio di 140 caratteri lanciato dall’indirizzo @sindone2015, che da oggi e sino a giugno del prossimo anno sarà uno dei canali di comunicazione dell’Ostensione, a partire dal sito ufficiale http://www.sindone.org.I 140 caratteri del messaggio comprendono anche i due hashtag attraverso cui sarà possibile incrociare le varie informazioni sul cammino dell’ostensione: «#Sindone2015» e «#vescovocesare».Il tweet dell’arcivescovo è anche il primo «segnale» del carattere che si intende dare a questa Ostensione straordinaria: un pellegrinaggio che vorrebbe avvicinare soprattutto i giovani alla Sindone e alle domande profonde sulla vita; e accogliere con particolare attenzione e affetto i malati, testimoni diretti di quella sofferenza che l’immagine dell’”Uomo dei dolori esprime e richiama nel Telo.

Il tweet è stato lanciato ieri dall’arcivescovo insieme con Elide Tisi, vicesindaco di Torino e presidente del Consiglio esecutivo all’interno del Comitato che sta preparando l’Ostensione (nel Comitato sono presenti gli Enti locali, le fondazioni bancarie, la Soprintendenza ai beni culturali). Con la scelta del motto si avvia anche il lavoro di comunicazione, che individuerà un simbolo grafico per l’Ostensione 2015 e una campagna di informazione attenta non solo ai mass media tradizionali ma anche alle realtà nuove della comunicazione, proprio per raggiungere il mondo giovanile. Il coinvolgimento dei giovani è «obbligato» per un’Ostensione che si collega al Giubileo salesiano per il secondo centenario dalla nascita di don Bosco, e che porterà a Torino migliaia di ragazzi da tutte le realtà salesiane del mondo.

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Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo ed il Giardino Barberini sono ora aperti al pubblico

3 marzo 2014

Il Papa apre i giardini di Castel Gandolfo: dal 1° marzo 2014 pellegrini e turisti potranno varcare la soglia delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per visitare l’esclusivo Giardino Barberini.

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo sono costruzioni erette in un’area di circa 55 ettari situata nei Castelli Romani, in provincia di Roma, inclusa tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia.
Sono state concesse alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929 in quanto costituiscono la residenza suburbana frequentata dai Papi fin dall’epoca di papa Urbano VIII.

Il Giardino Barberini, quello più accessibile ed anche meno conosciuto, mostra il Giardino della Magnolia, il Viale delle Rose, il Viale delle Erbe aromatiche a quello dei Ninfei, il Piazzale dei lecci al Giardino del Belvedere. Nell’area della Villa Barberini sorgeva, con affaccio sul lago, la Villa dell’Imperatore Domiziano . Sono presenti le rovine del Teatro imperiale ed il criptoportico

Nell’ampia area che la circonda, è stata realizzata una vera e propria tenuta agricola con uliveti, frutteti e mucche da latte che producono per la mensa del Papa e per il magazzino alimentare del Città del Vaticano.  Inoltre, vi si trova anche l’Osservatorio Astronomico.

Il sito degli Ordinari cattolici per il viaggio papale in Terra Santa del 24-26 maggio 2014

27 febbraio 2014

 

http://popefrancisholyland2014.lpj.org/

Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Giordania in Israele e Palestina si svolgerà dal 24 al 26 maggio prossimo. Secondo quanto riferisce il Franciscan media center, il centro televisivo e multimediale della Custodia di Terra Santa, il sito, promosso dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di terra Santa, è in sette lingue (arabo, ebraico, italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese) e si apre con la foto dello storico incontro tra il patriarca Atenagora e papa Paolo VI nel 1964 a Gerusalemme seguita da quella raffigurante Bartolomeo I con Papa Francesco, del 2013 a Roma.

Al suo interno, inoltre, sono presenti diverse sezioni che danno informazioni sui motivi del viaggio, sui cristiani di Terra Santa, sui 50 anni dalla visita di Paolo VI a Gerusalemme. Nel sito, che viene aggiornato e riempito in questi giorni, non mancano informazioni sui Papi in Terra Santa, sull’ecumenismo e sulle Chiese locali. Queste ultime hanno istituito diverse Commissioni che sono al lavoro per organizzare, di concerto con la Santa Sede, ogni dettaglio del viaggio papale che avrà nell’incontro al Santo Sepolcro, tra Papa Francesco e Bartolomeo I, uno dei suoi momenti principali. (more…)

Dal romanzo di Franz Werfel Il canto di Bernadette: Il capitolo 7, “La Signora”. Il film del 1943

11 febbraio 2014

 

Fu pubblicato da Mondadori nella storica collana Medusa, un’edizione del 1946 (cinque anni dopo la prima uscita del romanzo). Amico di Kafka, ebreo praghese, nel 1940, in fuga dalla persecuzione nazista, Werfel si rifugia con la famiglia sui Pirenei e per parecchie settimane rimane nascosto a Lourdes, dove viene a conoscenza della storia di Bernadette Soubirous, la ragazzina quattordicenne a  cui, nel 1858, si dice fosse apparsa la Madonna. Stretto tra la propria angoscia di perseguitato e un innato istinto a «rendere onore sempre e dovunque, attraverso i miei scritti, al segreto divino e sala santità umana», Werfel fa voto, se sopravviverà, di raccontare la storia di Bernadette. Così nasce questo romanzo bellissimo, che l’autore presenta al “lettore diffidente” precisando che «tutti gli avvenimenti notevoli che formano il contenuto del libro sono in realtà accaduti».

Dalla prima pagina…..

«François Soubirous si alza al buio. Sono le sei precise. Il suo orologio d’argento, regalo di nozze dell’avveduta cognata Bernarde Casterot, no l’ha più già da molto tempo. La bolletta di pegno dell’orologio e di qualche altra cosuccia preziosa è scaduta ormai dall’autunno scorso. Ma Soubirous sa che sono le sei in punto, benché le campane della chiesa di Saint-Pierre non abbiano ancora suonato per la prima Messa.

I poveri hanno il tempo nel sangue; anche senza quadranti e senza tocchi di campane, sanno che cosa segna l’orologio. I poveri hanno sempre paura di arrivare in ritardo.

L’uomo cerca a tasto i suoi zoccoli, li prende, ma li trattiene in mano per non far rumore. Rimane in piedi, scalzo, sull’impiantito freddo come ghiaccio, e ascolta i diversi respiri della sua famiglia che dorme: una musica strana che gli opprime il cuore. Sono in sei a dividere la stanza…».

Dal cap. 7, “La Signora”

Bernadette alza lo sguardo alla cima del pioppo accanto a lei per scorgere se verso l’alto non spiri forse qualche brezza che abbia investito lo spineto di Massabielle. Ma le foglie dell’albero, tremule quasi sempre alla cima, sono immobili, come senza respiro. Ella guarda ancora la grotta che è lì a non più di dieci passi. La pianta di rose selvatiche si arrampica, immobile come sempre, alla roccia. Forse si era ingannata.

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