Archive for the ‘Luoghi per ritiri, campi, cammini, etc..’ Category

Santuario di Maria Bambina a Milano

8 settembre 2015

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/santuario%20maria%20bambina.htm

 

Annunci

La Vergine della Rivelazione

17 maggio 2015

 

Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane

(more…)

Il Santuario di Madhu in Sri Lanka

15 gennaio 2015

 

 

“In questo santuario di Nostra Signora di Madhu, ogni pellegrino si può sentire a casa, perché qui Maria ci introduce alla presenza del suo Figlio Gesù. Qui Srilankesi, Tamil e Singalesi, tutti giungono come membri di un’unica famiglia. A Maria essi affidano le loro gioie e i loro dolori, le loro speranze e le loro necessità. Qui, nella sua casa, si sentono sicuri. Sanno che Dio è molto vicino; sentono il suo amore; conoscono la sua tenera misericordia, la tenera misericordia di Dio…..Per intercessione di Nostra Signora di Madhu, possano tutti trovare qui ispirazione e forza per costruire un futuro di riconciliazione, di giustizia e di pace per i figli di questa amata terra

Papa Francesco 14 gennaio 2015

 

 

 

Il santuario di Madhu risale al 1670 circa.

L’invasione dell’isola di Ceylon, oggi Sri Lanka,  da parte degli olandesi e la persecuzione dei cattolici, costrinse circa 700 persone a fuggire nelle foreste, abbandonando la città di Mantai. Nell’esodo portarono con loro la statua della Madonna, per evitare che fosse distrutta. Venne costruito, nella giungla, un nuovo santuario a Madhu, dove la statua venne ricollocata e dove ancor oggi viene venerata.
Le persecuzioni terminarono con l’arrivo degli inglesi, nell’800. Nel tempo, nella piccola comunità cattolica, si diffuse la consuetudine di compiere pellegrinaggi a Madhu. Nel 1872 iniziò la costruzione di una nuova chiesa, con anche la realizzazione di una di un grotta della Madonna di Lourdes. Nel 1924, su concessione di Papa Pio XI, avvenne la solenne incoronazione della statua della Madonna di Madhu.

La chiesa venne consacrata ufficialmente solo nel 1944, durante la Seconda guerra mondiale.  La statua della Madonna di Madhu è stata portata dai vescovi in processione per le parrocchie del Paese per tre volte, nel 1948, 1974 e 2001. In particolare nell’ultima occasione si pregò per la pace e la riconciliazione nazionale del Paese dilaniato da una sanguinosa guerra civile tra i Tamil e i Cingalesi, le due etnie principali.

Il santuario fu al centro di momenti drammatici nel novembre del 1999, quando in pieno conflitto civile diverse migliaia di sfollati si erano sistemati in un campo profughi vicino alla chiesa. La zona diventò il centro degli scontri tra governativi e ribelli. Fu bombardata tutta l’area del santuario, molti furono uccisi e feriti.

L’area in cui sorge la chiesa di Nostra Signora di Madhu, 220 km a nord di Colombo, è stata fino al 25 aprile scorso il controllo dei Tamil. Dal 2007 si erano accordati sull’istituzione di una “No war Zone” intorno al santuario per garantire l’incolumità dei pellegrini durante le principali feste religiose. Ma nessuno dei contendenti l’ha mai rispettata fino in fondo. Inoltre, a causa dei passati combattimenti, tutta la zona è divenuta un campo minato.
Nel 2008  il santuario rimase chiuso per diverso tempo proprio per tale ragione. I pellegrinaggi poterono poi ripartire nel 2009.
Il santuario della Madonna di Madhu è tenuto in considerazione da fedeli di diverse religioni. Ogni anno, specie nella festa dell’Assunta, si radunano fino a 300 mila fedeli.Il Santo Padre ha visitato  ieri il Santuario, fermandosi in preghiera

In Cina il coro della Cappella Sistina: “Everberating Heavenly Tunes in Greater China” ( “Melodie celestiali nella Grande Cina”)

17 settembre 2014
 

Il coro della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” si esibirà, per la prima volta, a Macao, Hong Kong e Taipei. I concerti sono nati su iniziativa dell’Istituto per la Promozione della Cultura Cinese di Hong Kong con la collaborazione del Coro Perosi della diocesi di Macao e della Taipei Philarmonic Foundation, con la finalità di promuovere lo scambio culturale attraverso l’arte della musica, condividendo le ricche tradizioni musicali dell”Oriente e dell’Occidente e costruendo, con queste, nuovi canali di comunicazione e di comunione.
“Reverberating Heavenly Tunes in Greater China” (“Melodie celestiali nella Grande Cina”), è il titolo dei concerti che comprendono opere di Giovanni Pierluigi da Palestrina, Roland de Lassus, Gregorio Allegri e Lorenzo Perosi, storicamente appartenenti al repertorio delle Celebrazioni del Papa.I concerti si terranno il 19 settembre 2014, nella Cattedrale di Macao; il 21 settembre presso l’Hong Kong Cultural Centre (Hong Kong), e il 23 settembre, presso il National Concert Hall di Taipei.Il 21 settembre, nella Cattedrale di Hong Kong, il Coro della Cappella Musicale Pontificia, su mandato del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, accompagnerà la liturgia domenicale della Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Cardinale John Tong Hon.

La Cappella Musicale Pontificia (Cappella Sistina), che da secoli custodisce la tradizione musicale della Chiesa ed ha le sue origini nell’antica Schola Cantorum Romana, è il complesso artistico degli addetti alle esecuzioni di musica vocale nelle Cappelle Papali o in Celebrazioni o manifestazioni indette per ordine del Santo Padre.

( com. uff.)

La festa della Madonna del Lago. Inervista al card. Comastri

30 agosto 2014

L’origine di questa festa risale agli anni ’50 quando l’allora parroco della Parrocchia Pontificia “San Tommaso da Villanova”, prima della costruzione della Chiesa, decise di dedicare un momento di preghiera e di ringraziamento per la Madonna. Nacque così la tradizione della processione sulle rive del Lago. Papa Paolo VI negli anni ’60 diede uno stimolo alla costruzione della chiesa sulle rive del Lago. La chiesa edificata nel periodo 1966-1977 voleva essere simbolo evidente della presenza cristiana, offrire spazio sufficiente e confortevole nelle torride giornate estive  e accogliere durante l’inverno i fedeli in uno spazio idoneo.

 

 

 

R. – Paolo VI amava molto Castel Gandolfo, come del resto anche Giovanni Paolo II. Paolo VI ci ha lasciato dei pensieri bellissimi nei confronti della Madonna. A me ha commosso una sua confidenza, quando lui ha detto, in occasione dell’Enciclica Marialis Cultu: “La prima intuizione mariana io l’ho avuta da bambino quando, andando a pregare con la mia mamma – raccontava lui – un giorno la mamma non mi fece dire l’Ave Maria, ma rimanemmo in silenzio. E io chiesi: ‘Mamma, ma non la diciamo l’Ave Maria?’. La mamma mi rispose: ‘Vedi, bambino mio, qualche volta si parla meglio non usando le parole’. E in quel momento capii che l’affetto, certe volte, non ha bisogno di parole: basta stare accanto. Stare vicino alla Madonna, stare accanto alla Madre è già un parlare”. E questo è un pensiero molto bello, raccolto dalla bocca di Paolo VI, che dice quanto fosse delicato il suo amore, la sua devozione verso la Madonna, appresa direttamente dalla mamma.

 

D. – La chiesa della Madonna del Lago è, per così dire, un tempio generato direttamente dalla fede del popolo di Dio, che portava la Vergine in processione sulle acque prima ancora di avere una chiesa. Che cosa le suggerisce questo aspetto?

R. – La devozione alla Madonna è una devozione che nasce spontanea nel cuore della gente. Usando le parole di Paolo VI, “la Madonna è un dono di Dio attraverso il quale ci fa sentire più vicina la sua misericordia”. Perché l’amore della Madre è quello che più ci parla di Dio e l’amore della Madre è l’amore di fronte al quale tutti si commuovono, anche i figli più duri. Ecco perché la devozione alla Madonna nasce spontaneamente in mezzo al popolo di Dio ed è nata anche lungo le rive del lago, perché quel lago che si trova sotto le finestre del Papa è un lago in qualche modo benedetto dalla presenza del Papa e quindi lì è nata spontanea la devozione nei confronti della Madonna. E Papa Paolo VI l’ha presa in mano e le ha dato un punto di riferimento, un punto di espressione.

 

D. – Parlando di questa chiesa semplice e ingegnosa insieme, la sua struttura rievoca una casa e una nave. Può essere una metafora della vita di fede, che ogni volta è insieme porto e approdo?

R. – Giustissimo. La fede è una casa e nello stesso tempo è una strada. E’ un porto e allo stesso tempo è una navigazione. Del resto, la parola che usano gli Atti degli Apostoli per definire l’esperienza cristiana è la parola “odòs”, cammino, viaggio. E  giustamente quell’idea della nave traduce giustamente l’idea del viaggio del cristiano, del cammino del cristiano, che da questo mondo va verso un altro porto, va verso un’altra meta. E Paolo VI, per certi aspetti, la meta l’ha raggiunta proprio lì: l’anno successivo all’inaugurazione della chiesa della Madonna del Lago, Paolo VI è andato in paradiso, proprio sulle rive del lago di Castel Gandolfo.

 

intervista a cura di Radio Vaticana

Virgen de la Caridad del Cobre. La Statua della Madonna del “rame” nei Giardini Vaticani

29 agosto 2014

 

Dichiarata Patrona di Cuba da Giovanni Paolo II, fu trovata a galleggiare in mare, quattrocento anni fa, da tre schiavi delle miniere di rame di Barajagua, da qui il nome, e poi portata sulla terraferma.

L’immagine mariana è diventata poi simbolo dell’affidamento a Maria  del popolo cubano ed ha viaggiato in tutto il paese in compagnia di credenti e non credenti.

E’ stata visitata da Benedetto XVI nel 2012,  che si è definito “pellegrino della Carità” in occasione del 400° anniversario del ritrovamento dell’immagine.

Da oggi questo pezzo della storia religiosa di Cuba ha un posto speciale nei giardini vaticani, lungo la via Pio XI, vicino alla torre di San Giovanni.

La cerimonia di benedizione è stata presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, camerlengo di Santa Romana Chiesa

“Maria, nella storia latinoamericana, si è fatta portavoce della necessità dei popoli di conoscere la buona novella e di aderire alla fede in Gesù Cristo. In lei si sono incontrati in misteriosa fecondità il desiderio dell’umanità e la promessa di Dio…..nei santuari sorti in tutti i Paesi dell’America latina il popolo risponde alla fede e lo fa con le espressioni della propria cultura e dei propri costumi…. in ogni santuario mariano vengono riproposte le parole evangeliche fondamentali: la scelta degli umili come prediletti di Dio, l’annuncio di salvezza che Maria ci dona insieme alla vita del Figlio, la purificazione che orienta il cammino dell’uomo, la ricerca della luce che illumina il giorno terreno, il coraggio della sofferenza che spalanca i cuori alla speranza, l’incontro con il sacro, così presente nel mondo e così disponibile a tutti”.

Il “Cammino di sant’Ignazio”. Primo Anno Giubilare

4 agosto 2014

In occasione della festa di Sant’Ignazio, il 31 luglio, è stato annunciato che dal 31 luglio 2015 al 31 luglio 2016 si celebrerà il primo Anno Giubilare del Cammino Ignaziano. È stato anche annunciato che tra sei anni, invece, e cioè dal 31 luglio 2021 al 31 luglio 2022, si celebrerà il secondo Anno Giubilare, in coincidenza con la commemorazione del quinto centenario della conversione di Iñigo de Loyola e del suo pellegrinaggio a Manresa.

La tradizione di peregrinare ai santuari di Loyola e Manresa, molto popolare dal XVII secolo dopo le canonizzazioni di Sant’Ignazio e di San Francesco Saverio, si è rafforzata nel XX secolo e all’inizio del XXI, insieme all’aumento della pietà unita ai pellegrinaggi.

 

Ignazio di Loyola venne ferito nel 1521 durante la difesa di Pamplona dalle truppe francesi. Nel periodo di convalescenza nella casa di famiglia avvenne in lui una profonda trasformazione spirituale, che definì la sua conversione, che lo portò ad abbandonare quella che fino a quel momento era stata la sua vita e a dedicarsi a cercare la volontà di Dio.

Decise quindi di recarsi in Terra Santa. La prima fase del pellegrinaggio lo portò al Santuario di Nostra Signora di Montserrat, ed è questo il percorso che si ricorda nel Cammino Ignaziano, un cammino che lo portò fino a Manresa dove, come spiegò lui stesso, visse la tappa più importante della sua evoluzione spirituale.

Nei 700 chilometri che uniscono il santuario di Loyola alla Grotta di Manresa si attraversano i Paesi Baschi, La Rioja, la Navarra, l’Aragona e la Catalogna.

“Non è inverosimile l’idea di dividere l’intero cammino in 4 fasi: la prima settimana di Loyola a Navarrete; il secondo da Navarrete a Saragozza; il terzo da Saragozza a Lerida; il quarto da Lleida a Manresa. La durezza della strada nei Paesi Baschi, con i suoi pendii ripidi e paesaggi aspri ci ricorda la difficoltà di trovare la volontà di Dio nella nostra storia personale, troppo spesso chiuso nei nostri affetti disordinati. Le pianure della valle dell’Ebro e le sue sponde verdi portano alla felicità di coloro che camminano con il Maestro, in un apprendimento costante. Ancora una volta la salita verso l’altopiano del Monegros ci invita nelle difficoltà di monitoraggio e di un orizzonte segnato dalla croce che non possiamo evitare. Infine, torna alle fertili terre bagnate dal fiume Segre, troviamo che la presenza della risurrezione ci invita ad andare a prendere di nuovo il Master in Galilea”  

 

tratto da http://caminoignaciano.org/?lang=en

 

Indulgenza alla Porziuncola. Programma e Diretta delle celebrazioni

1 agosto 2014
 
 
 https://gpcentofanti.wordpress.com/2012/08/01/indulgenza-del-perdono-di-assisi/
 
 
Il Perdono di Assisi, la festa che inizia la mattina del 1 agosto e si conclude con il Vespro solenne del 2 nella Porziuncola di Santa Maria degli Angeli per l’ottenimento dell’indulgenza che da oltre sette secoli vede la presenza di migliaia di pellegrini, avrà quest’anno un’intenzione di preghiera particolare: per la fine della guerra e delle ostilità in Terra Santa.

 

 

_______________________________________________________

PER LA DIRETTA DI TUTTE LE CELEBRAZIONI

http://www.porziuncola.org/web-font-color=-c0a584-tv-font–4-1.html

_______________________________________________________

PROGRAMMA

Venerdì 1 agosto 2014

APERTURA DELLA SOLENNITÀ DEL PERDONO

(more…)

La liturgia del giorno: Salmo 117(118)

4 luglio 2014

Alleluia.

Beato l’uomo di integra condotta,

che cammina nella legge del Signore.

Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti

e lo cerca con tutto il cuore.

Non commette ingiustizie, cammina per le sue vie.

Tu hai dato i tuoi precetti perché siano osservati fedelmente.

Siano diritte le mie vie, nel custodire i tuoi decreti.

Allora non dovrò arrossire se avrò obbedito ai tuoi comandi.

Ti loderò con cuore sincero quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

Voglio osservare i tuoi decreti: non abbandonarmi mai.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?

Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia più che in ogni altro bene.

Voglio meditare i tuoi comandamenti, considerare le tue vie.

Nella tua volontà è la mia gioia; mai dimenticherò la tua parola.

Sii buono con il tuo servo e avrò vita, custodirò la tua parola.

Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della tua legge.

Io sono straniero sulla terra, non nascondermi i tuoi comandi.

Io mi consumo nel desiderio dei tuoi precetti in ogni tempo.

Tu minacci gli orgogliosi; maledetto chi devìa dai tuoi decreti.

Allontana da me vergogna e disprezzo, perché ho osservato le tue leggi.

Siedono i potenti, mi calunniano, ma il tuo servo medita i tuoi decreti.

Anche i tuoi ordini sono la mia gioia, miei consiglieri i tuoi precetti.

Io sono prostrato nella polvere; dammi vita secondo la tua parola.

Ti ho manifestato le mie vie e mi hai risposto; insegnami i tuoi voleri.

Fammi conoscere la via dei tuoi precetti e mediterò i tuoi prodigi.

Io piango nella tristezza; sollevami secondo la tua promessa.

Tieni lontana da me la via della menzogna, fammi dono della tua legge.

Ho scelto la via della giustizia, mi sono proposto i tuoi giudizi.

Ho aderito ai tuoi insegnamenti, Signore, che io non resti confuso. Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore. Indicami, Signore, la via dei tuoi decreti e la seguirò sino alla fine. Dammi intelligenza, perché io osservi la tua legge e la custodisca con tutto il cuore. Dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi, perché in esso è la mia gioia. Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti e non verso la sete del guadagno. Distogli i miei occhi dalle cose vane, fammi vivere sulla tua via. Con il tuo servo sii fedele alla parola che hai data, perché ti si tema. Allontana l’insulto che mi sgomenta, poiché i tuoi giudizi sono buoni. Ecco, desidero i tuoi comandamenti; per la tua giustizia fammi vivere. Venga a me, Signore, la tua grazia, la tua salvezza secondo la tua promessa; a chi mi insulta darò una risposta, perché ho fiducia nella tua parola. Non togliere mai dalla mia bocca la parola vera, perché confido nei tuoi giudizi. Custodirò la tua legge per sempre, nei secoli, in eterno. Sarò sicuro nel mio cammino, perché ho ricercato i tuoi voleri. Davanti ai re parlerò della tua alleanza senza temere la vergogna. Gioirò per i tuoi comandi che ho amati. Alzerò le mani ai tuoi precetti che amo, mediterò le tue leggi. Ricorda la promessa fatta al tuo servo, con la quale mi hai dato speranza. Questo mi consola nella miseria: la tua parola mi fa vivere. I superbi mi insultano aspramente, ma non devìo dalla tua legge. Ricordo i tuoi giudizi di un tempo, Signore, e ne sono consolato. M’ha preso lo sdegno contro gli empi che abbandonano la tua legge.

Sono canti per me i tuoi precetti, nella terra del mio pellegrinaggio. Ricordo il tuo nome lungo la notte e osservo la tua legge, Signore. Tutto questo mi accade perché ho custodito i tuoi precetti. La mia sorte, ho detto, Signore, è custodire le tue parole. Con tutto il cuore ti ho supplicato, fammi grazia secondo la tua promessa.

Ho scrutato le mie vie, ho rivolto i miei passi verso i tuoi comandamenti. Sono pronto e non voglio tardare a custodire i tuoi decreti. I lacci degli empi mi hanno avvinto, ma non ho dimenticato la tua legge. Nel cuore della notte mi alzo a renderti lode per i tuoi giusti decreti. Sono amico di coloro che ti sono fedeli e osservano i tuoi precetti. Del tuo amore, Signore, è piena la terra; insegnami il tuo volere. Hai fatto il bene al tuo servo, Signore, secondo la tua parola. Insegnami il senno e la saggezza, perché ho fiducia nei tuoi comandamenti. Prima di essere umiliato andavo errando, ma ora osservo la tua parola. Tu sei buono e fai il bene, insegnami i tuoi decreti. Mi hanno calunniato gli insolenti, ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti. Torpido come il grasso è il loro cuore, ma io mi diletto della tua legge. Bene per me se sono stato umiliato, perché impari ad obbedirti. La legge della tua bocca mi è preziosa più di mille pezzi d’oro e d’argento. Le tue mani mi hanno fatto e plasmato; fammi capire e imparerò i tuoi comandi. I tuoi fedeli al vedermi avranno gioia, perché ho sperato nella tua parola. Signore, so che giusti sono i tuoi giudizi e con ragione mi hai umiliato. Mi consoli la tua grazia, secondo la tua promessa al tuo servo. Venga su di me la tua misericordia e avrò vita, poiché la tua legge è la mia gioia. Siano confusi i superbi che a torto mi opprimono; io mediterò la tua legge. Si volgano a me i tuoi fedeli e quelli che conoscono i tuoi insegnamenti. Sia il mio cuore integro nei tuoi precetti, perché non resti confuso. Mi consumo nell’attesa della tua salvezza, spero nella tua parola. Si consumano i miei occhi dietro la tua promessa, mentre dico: «Quando mi darai conforto?». Io sono come un otre esposto al fumo, ma non dimentico i tuoi insegnamenti. Quanti saranno i giorni del tuo servo? Quando farai giustizia dei miei persecutori?

Mi hanno scavato fosse gli insolenti che non seguono la tua legge. Verità sono tutti i tuoi comandi; a torto mi perseguitano: vieni in mio aiuto. Per poco non mi hanno bandito dalla terra, ma io non ho abbandonato i tuoi precetti. Secondo il tuo amore fammi vivere e osserverò le parole della tua bocca. La tua parola, Signore, è stabile come il cielo. La tua fedeltà dura per ogni generazione; hai fondato la terra ed essa è salda. Per tuo decreto tutto sussiste fino ad oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. Se la tua legge non fosse la mia gioia, sarei perito nella mia miseria. Mai dimenticherò i tuoi precetti: per essi mi fai vivere. Io sono tuo: salvami, perché ho cercato il tuo volere. Gli empi mi insidiano per rovinarmi, ma io medito i tuoi insegnamenti.

 Di ogni cosa perfetta ho visto il limite, ma la tua legge non ha confini. Quanto amo la tua legge, Signore; tutto il giorno la vado meditando. Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici, perché sempre mi accompagna. Sono più saggio di tutti i miei maestri, perché medito i tuoi insegnamenti. Ho più senno degli anziani, perché osservo i tuoi precetti. Tengo lontano i miei passi da ogni via di male, per custodire la tua parola. Non mi allontano dai tuoi giudizi, perché sei tu ad istruirmi. Quanto sono dolci al mio palato le tue parole: più del miele per la mia bocca. Dai tuoi decreti ricevo intelligenza, per questo odio ogni via di menzogna. Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino. Ho giurato, e lo confermo, di custodire i tuoi precetti di giustizia.

Sono stanco di soffrire, Signore, dammi vita secondo la tua parola. Signore, gradisci le offerte delle mie labbra, insegnami i tuoi giudizi. La mia vita è sempre in pericolo, ma non dimentico la tua legge. Gli empi mi hanno teso i loro lacci, ma non ho deviato dai tuoi precetti. Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti, sono essi la gioia del mio cuore. Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti, in essi è la mia ricompensa per sempre. Detesto gli animi incostanti, io amo la tua legge. Tu sei mio rifugio e mio scudo, spero nella tua parola. Allontanatevi da me o malvagi, osserverò i precetti del mio Dio. Sostienimi secondo la tua parola e avrò vita, non deludermi nella mia speranza. Sii tu il mio aiuto e sarò salvo, gioirò sempre nei tuoi precetti. Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti, perché la sua astuzia è fallace. Consideri scorie tutti gli empi della terra, perciò amo i tuoi insegnamenti. Tu fai fremere di spavento la mia carne, io temo i tuoi giudizi. Ho agito secondo diritto e giustizia; non abbandonarmi ai miei oppressori. Assicura il bene al tuo servo; non mi opprimano i superbi.

I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza e della tua parola di giustizia. Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore e insegnami i tuoi comandamenti. Io sono tuo servo, fammi comprendere e conoscerò i tuoi insegnamenti. E’ tempo che tu agisca, Signore; hanno violato la tua legge. Perciò amo i tuoi comandamenti più dell’oro, più dell’oro fino. Per questo tengo cari i tuoi precetti e odio ogni via di menzogna. Meravigliosa è la tua alleanza, per questo le sono fedele. La tua parola nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici. Apro anelante la bocca, perché desidero i tuoi comandamenti. Volgiti a me e abbi misericordia, tu che sei giusto per chi ama il tuo nome. Rendi saldi i miei passi secondo la tua parola e su di me non prevalga il male. Salvami dall’oppressione dell’uomo e obbedirò ai tuoi precetti. Fà risplendere il volto sul tuo servo e insegnami i tuoi comandamenti. Fiumi di lacrime mi scendono dagli occhi, perché non osservano la tua legge. Tu sei giusto, Signore, e retto nei tuoi giudizi. Con giustizia hai ordinato le tue leggi e con fedeltà grande. Mi divora lo zelo della tua casa, perché i miei nemici dimenticano le tue parole. Purissima è la tua parola, il tuo servo la predilige.

Io sono piccolo e disprezzato, ma non trascuro i tuoi precetti. La tua giustizia è giustizia eterna e verità è la tua legge. Angoscia e affanno mi hanno colto, ma i tuoi comandi sono la mia gioia. Giusti sono i tuoi insegnamenti per sempre, fammi comprendere e avrò la vita. T’invoco con tutto il cuore, Signore, rispondimi; custodirò i tuoi precetti. Io ti chiamo, salvami, e seguirò i tuoi insegnamenti. Precedo l’aurora e grido aiuto, spero sulla tua parola. I miei occhi prevengono le veglie per meditare sulle tue promesse. Ascolta la mia voce, secondo la tua grazia; Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio. A tradimento mi assediano i miei persecutori, sono lontani dalla tua legge. Ma tu, Signore, sei vicino, tutti i tuoi precetti sono veri. Da tempo conosco le tue testimonianze che hai stabilite per sempre. Vedi la mia miseria, salvami, perché non ho dimenticato la tua legge. Difendi la mia causa, riscattami, secondo la tua parola fammi vivere. Lontano dagli empi è la salvezza, perché non cercano il tuo volere. Le tue misericordie sono grandi, Signore, secondo i tuoi giudizi fammi vivere. Sono molti i persecutori che mi assalgono, ma io non abbandono le tue leggi. Ho visto i ribelli e ne ho provato ribrezzo, perché non custodiscono la tua parola. Vedi che io amo i tuoi precetti, Signore, secondo la tua grazia dammi vita. La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia. I potenti mi perseguitano senza motivo, ma il mio cuore teme le tue parole. Io gioisco per la tua promessa, come uno che trova grande tesoro. Odio il falso e lo detesto, amo la tua legge. Sette volte al giorno io ti lodo per le sentenze della tua giustizia.

Grande pace per chi ama la tua legge,

nel suo cammino non trova inciampo.

Aspetto da te la salvezza, Signore, e obbedisco ai tuoi comandi.

Io custodisco i tuoi insegnamenti e li amo sopra ogni cosa.

Osservo i tuoi decreti e i tuoi insegnamenti:

davanti a te sono tutte le mie vie.

Giunga il mio grido fino a te, Signore,

fammi comprendere secondo la tua parola.

Venga al tuo volto la mia supplica, salvami secondo la tua promessa.

Scaturisca dalle mie labbra la tua lode, poiché mi insegni i tuoi voleri.

La mia lingua canti le tue parole, perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.

Mi venga in aiuto la tua mano, poiché ho scelto i tuoi precetti.

Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua legge è tutta la mia gioia.

Possa io vivere e darti lode, mi aiutino i tuoi giudizi.

Come pecora smarrita vado errando; cerca il tuo servo,

perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti.

L’indulgenza plenaria nei luoghi lauretani in occasione del Sinodo dei Vescovi su famiglia e Matrimonio

11 giugno 2014

 

 

 

In occasione del Sinodo Straordinario dei Vescovi sulla Famiglia e sul Sacramento del Matrimonio, che si terrà nel prossimo ottobre, l’Arcivescovo Giovanni Tonucci, il 24 gennaio scorso, ha  richiesto alla Penitenzieria Apostolica la concessione straordinaria dell’Indulgenza Plenaria per chi visita la Santa Casa, Santuario della Santa Famiglia per eccellenza, e i  luoghi di culto mariano-lauretano sparsi nel modo cattolico.
In data 25 marzo, il cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, e mons. Cristoforo Nykiel, Reggente, hanno firmato un Decreto, nel quale si legge che Papa Francesco concede per la circostanza l’Indulgenza Plenaria alle solite condizioni (confessione e comunione eucaristica, preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) a chi, in spirito di penitenza e con sincera contrizione dei peccati, visita in forma di pellegrinaggio il Santuario di Loreto e i luoghi di culto lauretano, esistenti nel mondo cattolico, e recita la Preghiera alla Santa Famiglia, composta per il Sinodo dallo stesso Papa Francesco. L’indulgenza Plenaria può essere lucrata anche in suffragio delle anime dei defunti.

I vecchi, gli infermi e tutti coloro che, per grave motivo, non possono uscire di casa e spiritualmente si uniscono a coloro che visitano tali luoghi di culto, possono acquistare l’Indulgenza Plenaria, alle stesse condizioni, con animo contrito, nelle solennità e nelle feste della Beata Vergine, recitando la suddetta Preghiera davanti a un’immagine – anche piccola – della Madonna di Loreto e offrendo a Dio, per mezzo di Maria, le proprie sofferenze e i propri disagi.

Il Decreto raccomanda ai parroci e ai rettori delle chiese lauretane di essere solleciti nella celebrazione del sacramento della Penitenza e nell’amministrazione della Comunione eucaristica agli infermi.

Qui si riporta la Preghiera alla Santa Famiglia, composta da Papa Francesco in preparazione del Sinodo dei Vescovi.

Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore  dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie 
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole chiese domestiche.
Mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto  consolazione e guarigione.
Santa Famiglia di Nazareth,
il prossimo Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra preghiera.

La cattedrale di cartone. Christchurch in Nuova Zelanda

10 giugno 2014

 

Quando finisce il rotolo di carta da fax o di carta da disegno, rimane il tubo di cartone su cui si avvolgeva. E allora che si fa? Lo si butta via? «Sono tubi belli e solidi – dice Shigeru Ban – per questo ho deciso di riutilizzarli. Sono andato in una fabbrica dove li producono e ho constatato che possono sfornarne di qualsivoglia diametro o lunghezza». E i tubi di cartone sono diventati colonne, e le colonne accostate tra loro sono diventate pareti.

Nato 56 anni fa a Tokyo, Shigeru Ban riceve quest’anno il premio Pritzker (la cerimonia si terrà venerdì 13 giugno presso il Rijksmuseum di Amsterdam), considerato il Nobel dell’architettura. Si presenta non come archistarbensì come antistar, a partire dai materiali che sceglie per le sue opere in cui privilegia, appunto, i tubi di cartone. Anche gli antichi Greci usavano fitte serie di colonne, ma composte di rocchi di pietra. Shigeru appartiene a un altro mondo: non cerca la permanenza, ma la possibilità di costruire in fretta per sopperire alle condizioni di necessità che si verificano ove avvengono disastri.

C’è chi pensa l’architettura come monumento, Shigeru la intende come strumento di soccorso. E ripete: «Non sono contrario ai progetti monumentali. Solo credo che si possa lavorare di più per ciò che è pubblico. Gli architetti tendono a non studiare le case d’emergenza perché sono troppo impegnati a costruire per i privilegiati… Quando ero studente, constatavo che tutti lavoravano per i grandi imprenditori immobiliari, per costruire edifici di grandi dimensioni». Si era alla fine degli anni Settanta e l’idea del riciclaggio dei materiali stava cominciando appena ad affacciarsi. «Ma oggi – continua il progettista giapponese – sono molti i giovani professionisti che chiedono di unirsi al mio gruppo, per lavorare nei programmi che attuiamo nelle zone disastrate. Le cose stanno cambiando, e questo è molto incoraggiante».

Poche parole, Shigeru Ban le ripete ovunque vada. E specifica: «Incontro in ogni parte del mondo giovani che vogliono seguire questa strada. Giovani architetti che chiedono di unirsi al mio team». Questo è “Van”, Voluntary architects network, una organizzazione non governativa da lui fondata nel 1995.

La vicenda che ha portato Shigeru alla notorietà è stata la sua opera in Ruanda, nel 1994: era scoppiato lo scontro genocida tra Hutu e Tutsi; centinaia di migliaia i morti; milioni i profughi affollati in accampamenti improvvisati. Shigeru andò dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati e propose i suoi progetti per migliorarne le condizioni. Le strutture metalliche fornite dall’Onu venivano smantellate dai rifugiati che ne vendevano il materiale. Usare il legno era difficoltoso: servivano molti alberi e cospicui costi di trasporto. I rotoli di cartone invece sono disponibili a basso prezzo, si trasportano facilmente (sono cavi all’interno) e sono materiale povero e riciclato, così non c’è modo di rivenderli, e anche se ne servono molti il loro costo non aumenta.

Nel 1995 ci fu il terremoto di Kobe, in Giappone. Un’intera città sconquassata, migliaia di vittime. Shigeru come fondamenta usò cassette per le bottiglie di birra riempite di sabbia, da cui salivano i suoi pilastri di cartone. Le case così concepite si costruivano in quattro e quattr’otto. Ma a Kobe era necessaria anche una chiesa, e Shigeru la progettò con 58 tubi di cartone alti 5 metri allineati sul perimetro di due ellissi concentriche, così che i pilastri formassero un camminamento perimetrale che lascia libero lo spazio interno. La copertura in tensostruttura è simile a quella di una tenda. Con le vernici idrorepellenti il cartone è stato reso impermeabile. L’hanno chiamata “Cupola di Carta”. Doveva essere temporanea, ma restò dieci anni e si decise di smantellarla solo perché era ormai troppo piccola per la comunità che vi si raccoglieva. A Taiwan la richiesero, così è stata smontata e rimontata nel villaggio di Taomi. La struttura è diventata permanente anche se mantiene il disegno di una tenda e si trasporta con facilità: i tubi di 5 metri pesano solo 60 chili e possono sostenere ciascuno millecinquecento chili; la sua leggerezza e la sua elasticità la rendono sicura a fronte della minaccia di terremoti frequentissimi in quella zona del Pacifico.

Nel 2013 in Nuova Zelanda, ha progettato anche una cattedrale di cartone, dalla facciata a triangolo. Quanto alla durata degli edifici di cartone, Shigeru Ban dice: «Non è qualcosa che possano decidere gli architetti, dipende da chi li usa. Anche un edificio di cemento può essere temporaneo». Infatti i suoi edifici persistono, da quando cominciò a usarli negli anni ’80. Se ne trovano nelle aree disastrate in Giappone, Cina, Sri Lanka, India, Haiti e altrove. Anche all’Aquila Shigeru è intervenuto costruendo una nuova sala per concerti.

Ha progettato anche edifici come il Centre Pompidou di Metz, in Francia. Ora a Manhattan si sta completando la sua ristrutturazione della Cast iron house, iconico edificio del 1882 caratterizzato da pannelli di ferro forgiato nel quale si sono ricavati appartamenti costosissimi. Ma il Pritker gli è stato dato per le sue architetture di cartone. Come ha scritto Tom Pritzker, il presidente della Fondazione che gestisce il premio: «Shigeru Ban guarda alla materia in modo diverso da noi. Vede un certo materiale e pensa “un momento, questo lo posso riciclare per qualcosa che sia veramente utile!”».

( tratto da http://www.avvenire.it)

Il sole nello gnomone del Duomo di Firenze

6 giugno 2014

 

 

 

Il fenomeno sarà visibile al pubblico nei giorni 6, 13, 21 e 25 giugno, dalle ore 12.30 alle 13.30, nella Cappella della Croce, a sinistra dell’Altare Maggiore. E’ uno spettacolo unico al mondo, con i raggi del sole che scenderanno attraverso la Cupola del Brunelleschi per formare un’immagine del disco solare che andrà a sovrapporsi perfettamente a quella posta sul pavimento del Duomo.

E’ dal 1475 che questo fenomeno si ripete nel Duomo di Firenze, grazie ad uno strumento astronomico, il più antico e diffuso al mondo, lo gnomone, dal greco “indicatore”, progettato per misurare la posizione del sole in cielo e determinare la durata dell’anno solare.

Fatto installare nella Cattedrale presumibilmente dal matematico fiorentino Paolo Dal Pozzo Toscanelli, utilizzato a vicende alterne per oltre 300 anni, lo gnomone del Duomo di Firenze, con i suoi 90 metri di altezza, è il più grande al mondo.

Uno gnomone così grande poteva servire anche per un’indagine più ambiziosa e cioè quella determinare la variazione dell’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra sul piano dell’orbita, dato fondamentale per il calcolo delle effemeridi solari.

L’inclinazione della Terra, infatti, non è costante ed era una questione era già discussa dagli astronomi arabi.

Nella Cattedrale di Firenze il foro gnomonico è stato realizzato con una tavoletta di bronzo, la bronzina, recante un’apertura centrale di un paio di centimetri di diametro e posta orizzontalmente all’interno della finestra meridionale del tamburo della Cupola, a 90 metri di altezza dal pavimento.

L’altezza dello gnomone è tale che i raggi del sole, passanti per il foro, colpiscono il pavimento della chiesa solo dalla fine di maggio alla fine di luglio e per pochi minuti prima e dopo mezzogiorno.

In questo periodo l’immagine solare si forma sul pavimento della Cappella della Croce, a sinistra dell’Altare maggiore, dove si trovano, sotto la protezione di lastre di ottone, una linea meridiana finemente graduata e 2 marmi circolari, uno dentro l’altro, che funzionano da contrassegni solstiziali.

Il maggiore, con un diametro di circa 90 centimetri, ha le stesse dimensioni dell’immagine solare al solstizio d’estate.

Petali di rose al Pantheon

6 giugno 2014

 

 

8 giugno 2014

In una celebrazione molto antica, esistente già nell’Alto medioevo e, sembra, da far risalire addirittura al 13 maggio del 609 d.C., si faceva cadere sui fedeli dal cosiddetto oculus della cupola del Pantheon, ovvero Santa Maria ad Martyres,  una pioggia di petali di rosa, a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla Madonna e sugli Apostoli.

A partire dal 1995 questa tradizione è stata recuperata, ma oggi  la suggestiva pioggia di petali non avviene più durante la cerimonia, bensì al termine della funzione della mattina di Pentecoste,  tra le 11.30 e le 12.00.

I Vigili del Fuoco, che dopo essere saliti in cima alla cupola, a 43,44 metri di altezza, lasciano scendere sui fedeli migliaia di petali di rose rosse, che evocano le fiammelle con cui, secondo le Scritture, si era manifestato lo Spirito Santo. Per arrivare fino all’apertura (9 metri di diametro) che caratterizza la copertura di uno dei monumenti più famosi del mondo, i Vigili utilizzano scale interne e passaggi angusti, trasportando i sacchi di tela che contengono circa 7 milioni di petali di rose offerte dal Comune di Giffoni Valle Piana (SA)

Saintes Maries de la mer. Pèlegrinage des Gitans, il Pellegrinaggio dei Gitani. Le tre Marie, santa Sara

4 giugno 2014

 

Fin dal XII secolo,  Saintes Maries de la mer, in Camargue,  regione della Francia meridionale è luogo di pellegrinaggi.

Nel 1448, in occasione degli scavi ordinati dal Re René, vennero scoperte le reliquie delle Sante Marie Jacobé e Marie Salomé, madre di Giovanni e Giacomo .

Le “Marie” che danno il nome al paese sono Maria Maddalena, Maria Salomé e Maria Jacobé, che, secondo quanto tramandato, sarebbero arrivate in questi luoghi assieme alla serva Sara, dopo aver vagato in mare su una barca priva di remi. Le statue delle tre donne si trovano nella chiesa del paese: le due Marie raffigurate sulla barca, scultura che viene portata in processione nella ricorrenza dello sbarco, mentre a Sara, diventata la patrona dei gitani, è dedicata la statua nella cripta.

Diverse leggende narrano che una barca sulla quale si trovavano molti seguaci di Gesù di Nazaret in fuga dalla Palestina, oltre alle tre Marie,Marta, Lazzaro, Massimino, la serva Sara la Nera fosse approdata su questi lidi dopo le prime persecuzioni in patria e che qui questi personaggi avessero portato il credo cristiano. Accadde, questo, nel 48 d.c..

Sicuramente furono vittime di persecuzioni in Palestina, per questo furono arrestate, imbarcate su una nave e poi abbandonate su un’imbarcazione senza vela e senza remi. Mentre i discepoli partivano per andare lontano a portare la parola del Vangelo, le Sante,  già anziane, guidate dalla Provvidenza, approdarono lungo la riva dell’attuale Provenza, per rimanervi.

Sono venerate in modo particolare durante due pellegrinaggi.

Il più conosciuto ha luogo il 24 e 25 maggio di ogni anno.

E’ il Pèlegrinage des Gitans, che arrivano in migliaia per la venerazione in modo particolare di Santa Sara, le cui vestigia sono conservate nella cripta della chiesa: durante questa festa ci sono processioni in cui la santa viene portata fino al mare per la benedizione, e per simboleggiare l’attesa e l’accoglienza da parte di  Saintes Maries. L’arrivo di Saint Sara sulla spiaggia, che precede di un giorno la discesa al mare delle statue di Maria Jacobé e Maria Salomé, è accolto da centinaia di gitani accalcati sulla spiaggia, immersi in acqua con i loro sontuosi abiti. Famiglie intere di gitani con grande emozione e partecipazione assistono alla corsa dei butteri fino all’arena, l’inaugurazione della stagione delle corride non cruente, a les courses camarguaises e ai giochi provenzali a cavallo. Tutta la città si anima e diventa il fulcro di una festa incredibilmente appassionante.

Rom, Zingari, Zigani e Gitani arrivano da tutta  Europa e anche da altri continenti per venerare la loro Santa, Sara la Nera.   Il pellegrinaggio è anche l’occasione per ritrovarsi e la maggior parte dei bambini viene battezzata nella chiesa delle Saintes Maries.

La giornata del 25 è consacrata alle Sante del villaggio portate in processione fino al mare. Vengono portate dai gitani, attorniate dalla folla di fedeli, delle arlesienne e dei guardiani in costume tradizionale e anche dei pellegrini provenienti da tutto il mondo e vengono benedette dal Vescovo.

“Vive les Sainte Maries, vive Sainte Sara”

Il secondo pellegrinaggio si svolge la domenica più vicina al 22 ottobre,  non ha la stessa risonanza e vi partecipano solo gli abitanti del paese.

Ain Karem. Il luogo della visitazione

31 maggio 2014

image

La visita della Vergine Maria ad Elisabetta viene per la prima volta situata in un luogo differente da quello della Natività di S. Giovanni agli inizi del XIV secolo: “La casa di Zaccaria si trova sulle montagne di Giudea… In quel luogo vi sono due chiese… e tra queste chiese sgorga una sorgente abbastanza ricca di acqua. Nel luogo della prima chiesa si dice che Elisabetta fu salutata dalla beata Vergine Maria. Si dice anche che là fu nascosto il beato Giovanni Battista al tempo della strage degli Innocenti. Nel luogo della seconda chiesa il beato Giovanni Battista nacque” (fra Giovanni Fedanzola da Perugia, 1330).
Oltre all’episodio evangelico, nella medesima chiesa si conserva anche il ricordo del nascondimento di S. Giovanni Battista, ripreso dall’apocrifo Protoevangelo di Giacomo (II sec.) ed evocato dall’abate russo Daniele (inizio XII sec.): “Oltre una valletta piena di alberi, si trova la montagna verso la quale Elisabetta correva con il proprio figlio e disse: Ricevi, o montagna, la madre e il figlio. E la montagna si aprì e offrì loro rifugio. I soldati di Erode che la seguivano, arrivati a questo punto non trovarono nessuno e se ne ritornarono confusi.
Si può vedere fino ad oggi il luogo dove questo avvenne, segnato nella roccia. Al di sopra si eleva una piccola chiesa sotto la quale c’è una piccola grotta, e davanti all’entrata di questa è addossata un’altra piccola chiesa. Da questa grotta sgorga una sorgente che dissetò Elisabetta e Giovanni durante il loro soggiorno nella montagna, dove restarono, serviti da un angelo, fino alla morte di Erode”. Reliquie di “terra dalla grotta di Elisabetta e Giovanni” erano conservate, già nel VII secolo, a Roma nel tesoro del Laterano e altrove. Una pietra, mostrata nella cripta, perpetua oggi questa tradizione.

Ut unum sint: Motto e logo del viaggio papale in Terra Santa

17 marzo 2014

“Perchè siano una cosa sola” (Ut unum sint): riprende il passo evangelico di Giovanni (17,20-23) il motto della visita di Papa Francesco in Terra Santa, previsto a maggio prossimo. A sceglierlo l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa (Aocts) nel corso dell’ultimo incontro a Tiberiade. Nella stessa occasione – riporta l’agenzia Sir – è stato deciso anche il logo del pellegrinaggio che ritrae l’abbraccio tra san Pietro e sant’Andrea, i primi due discepoli chiamati da Gesù in Galilea. San Pietro, il patrono della Chiesa che si trova a Roma, e sant’Andrea, di quella che si trova a Costantinopoli. A Gerusalemme, la Chiesa madre, si abbracciano. I due apostoli si trovano su una stessa barca, che rappresenta la Chiesa. L’albero maestro di questa barca è la croce di Gesù, mentre le vele della barca sono gonfiate dal vento dello Spirito Santo che dirige la barca nella sua navigazione sulle acque del mondo. Papa Francesco ha insistito che al centro del suo pellegrinaggio ci sia l’incontro con il patriarca greco-ortodosso Bartolomeo I di Costantinopoli e i responsabili delle Chiese di Gerusalemme. Questo per commemorare l’unità espressa da Paolo VI e il patriarca Atenagora di Costantinopoli 50 anni fa a Gerusalemme. La chiamata all’unità dei cristiani è un messaggio per tutta l’umanità e un invito a superare tutte le divisioni del passato per procedere verso un futuro di giustizia, pace e riconciliazione. (R.P.)

Testo proveniente daRadio Vaticana

#Sindone2015: “L’amore più grande”, Gv 15,13

6 marzo 2014
Il motto per l’Ostensione della Sindone nel 2015 è: “L’amore più grande”. Sono le parole di Gesù riprese dal Vangelo di Giovanni (15,13): «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Il Custode della Sindone, l’arcivescovo Cesare Nosiglia lo ha comunicato ieri mattina, Mercoledì delle Ceneri: non attraverso un comunicato o una conferenza stampa ma digitando un tweet. Un messaggio di 140 caratteri lanciato dall’indirizzo @sindone2015, che da oggi e sino a giugno del prossimo anno sarà uno dei canali di comunicazione dell’Ostensione, a partire dal sito ufficiale http://www.sindone.org.I 140 caratteri del messaggio comprendono anche i due hashtag attraverso cui sarà possibile incrociare le varie informazioni sul cammino dell’ostensione: «#Sindone2015» e «#vescovocesare».Il tweet dell’arcivescovo è anche il primo «segnale» del carattere che si intende dare a questa Ostensione straordinaria: un pellegrinaggio che vorrebbe avvicinare soprattutto i giovani alla Sindone e alle domande profonde sulla vita; e accogliere con particolare attenzione e affetto i malati, testimoni diretti di quella sofferenza che l’immagine dell’”Uomo dei dolori esprime e richiama nel Telo.

Il tweet è stato lanciato ieri dall’arcivescovo insieme con Elide Tisi, vicesindaco di Torino e presidente del Consiglio esecutivo all’interno del Comitato che sta preparando l’Ostensione (nel Comitato sono presenti gli Enti locali, le fondazioni bancarie, la Soprintendenza ai beni culturali). Con la scelta del motto si avvia anche il lavoro di comunicazione, che individuerà un simbolo grafico per l’Ostensione 2015 e una campagna di informazione attenta non solo ai mass media tradizionali ma anche alle realtà nuove della comunicazione, proprio per raggiungere il mondo giovanile. Il coinvolgimento dei giovani è «obbligato» per un’Ostensione che si collega al Giubileo salesiano per il secondo centenario dalla nascita di don Bosco, e che porterà a Torino migliaia di ragazzi da tutte le realtà salesiane del mondo.

(more…)

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo ed il Giardino Barberini sono ora aperti al pubblico

3 marzo 2014

Il Papa apre i giardini di Castel Gandolfo: dal 1° marzo 2014 pellegrini e turisti potranno varcare la soglia delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per visitare l’esclusivo Giardino Barberini.

Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo sono costruzioni erette in un’area di circa 55 ettari situata nei Castelli Romani, in provincia di Roma, inclusa tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia.
Sono state concesse alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929 in quanto costituiscono la residenza suburbana frequentata dai Papi fin dall’epoca di papa Urbano VIII.

Il Giardino Barberini, quello più accessibile ed anche meno conosciuto, mostra il Giardino della Magnolia, il Viale delle Rose, il Viale delle Erbe aromatiche a quello dei Ninfei, il Piazzale dei lecci al Giardino del Belvedere. Nell’area della Villa Barberini sorgeva, con affaccio sul lago, la Villa dell’Imperatore Domiziano . Sono presenti le rovine del Teatro imperiale ed il criptoportico

Nell’ampia area che la circonda, è stata realizzata una vera e propria tenuta agricola con uliveti, frutteti e mucche da latte che producono per la mensa del Papa e per il magazzino alimentare del Città del Vaticano.  Inoltre, vi si trova anche l’Osservatorio Astronomico.

Il sito degli Ordinari cattolici per il viaggio papale in Terra Santa del 24-26 maggio 2014

27 febbraio 2014

 

http://popefrancisholyland2014.lpj.org/

Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Giordania in Israele e Palestina si svolgerà dal 24 al 26 maggio prossimo. Secondo quanto riferisce il Franciscan media center, il centro televisivo e multimediale della Custodia di Terra Santa, il sito, promosso dall’Assemblea degli Ordinari cattolici di terra Santa, è in sette lingue (arabo, ebraico, italiano, inglese, spagnolo, portoghese e francese) e si apre con la foto dello storico incontro tra il patriarca Atenagora e papa Paolo VI nel 1964 a Gerusalemme seguita da quella raffigurante Bartolomeo I con Papa Francesco, del 2013 a Roma.

Al suo interno, inoltre, sono presenti diverse sezioni che danno informazioni sui motivi del viaggio, sui cristiani di Terra Santa, sui 50 anni dalla visita di Paolo VI a Gerusalemme. Nel sito, che viene aggiornato e riempito in questi giorni, non mancano informazioni sui Papi in Terra Santa, sull’ecumenismo e sulle Chiese locali. Queste ultime hanno istituito diverse Commissioni che sono al lavoro per organizzare, di concerto con la Santa Sede, ogni dettaglio del viaggio papale che avrà nell’incontro al Santo Sepolcro, tra Papa Francesco e Bartolomeo I, uno dei suoi momenti principali. (more…)

Dal romanzo di Franz Werfel Il canto di Bernadette: Il capitolo 7, “La Signora”. Il film del 1943

11 febbraio 2014

 

Fu pubblicato da Mondadori nella storica collana Medusa, un’edizione del 1946 (cinque anni dopo la prima uscita del romanzo). Amico di Kafka, ebreo praghese, nel 1940, in fuga dalla persecuzione nazista, Werfel si rifugia con la famiglia sui Pirenei e per parecchie settimane rimane nascosto a Lourdes, dove viene a conoscenza della storia di Bernadette Soubirous, la ragazzina quattordicenne a  cui, nel 1858, si dice fosse apparsa la Madonna. Stretto tra la propria angoscia di perseguitato e un innato istinto a «rendere onore sempre e dovunque, attraverso i miei scritti, al segreto divino e sala santità umana», Werfel fa voto, se sopravviverà, di raccontare la storia di Bernadette. Così nasce questo romanzo bellissimo, che l’autore presenta al “lettore diffidente” precisando che «tutti gli avvenimenti notevoli che formano il contenuto del libro sono in realtà accaduti».

Dalla prima pagina…..

«François Soubirous si alza al buio. Sono le sei precise. Il suo orologio d’argento, regalo di nozze dell’avveduta cognata Bernarde Casterot, no l’ha più già da molto tempo. La bolletta di pegno dell’orologio e di qualche altra cosuccia preziosa è scaduta ormai dall’autunno scorso. Ma Soubirous sa che sono le sei in punto, benché le campane della chiesa di Saint-Pierre non abbiano ancora suonato per la prima Messa.

I poveri hanno il tempo nel sangue; anche senza quadranti e senza tocchi di campane, sanno che cosa segna l’orologio. I poveri hanno sempre paura di arrivare in ritardo.

L’uomo cerca a tasto i suoi zoccoli, li prende, ma li trattiene in mano per non far rumore. Rimane in piedi, scalzo, sull’impiantito freddo come ghiaccio, e ascolta i diversi respiri della sua famiglia che dorme: una musica strana che gli opprime il cuore. Sono in sei a dividere la stanza…».

Dal cap. 7, “La Signora”

Bernadette alza lo sguardo alla cima del pioppo accanto a lei per scorgere se verso l’alto non spiri forse qualche brezza che abbia investito lo spineto di Massabielle. Ma le foglie dell’albero, tremule quasi sempre alla cima, sono immobili, come senza respiro. Ella guarda ancora la grotta che è lì a non più di dieci passi. La pianta di rose selvatiche si arrampica, immobile come sempre, alla roccia. Forse si era ingannata.

(more…)

Livorno e la Madonna di Montenero, patrona della Toscana

27 gennaio 2014

450 anni fa la Madonna di Montenero venne proclamata patrona principale della città di Livorno. Da oggi iniziano i festeggiamenti nella diocesi, con l’indizione di un anno giubilare mariano, che comincerà in occasione della festa del “Voto”. Festa che ricorda la promessa che i livornesi fecero alla Madonna di Montenero dopo il maremoto del 1742, che risparmiò gli abitanti della città. L’anno giubilare si concluderà l’8 dicembre.

La Madonna delle Grazie di Montenero è stata anche proclamata patrona della Toscana. Il santuario oggi è tenuto dai Vallombrosani e custodisce una galleria di ex voto molto ricca. Tra questi anche molti dipinti dell’ottocento che rappresentano le navi del Granducato di Toscana scampate con l’aiuto della Madonna a terribili tempeste. Testimonianze di fede ma anche importanti documenti storici. Vi è poi il corpetto e le babbucce appartenuti da una ragazzina livornese rapita dai saraceni e portata a Istanbul, dove finì nell’harem del sultano. Il fratello, aiutato da Maria, riuscì a ritrovarla e a riportarla a casa. Il prezioso abito venne donato come ex voto.

I livornesi, anche non credenti o comunque freddi dal punto di vista religioso, può sembrare strano a chi non li conosce, sono molto affezzionati a quella che chiamano “la Madonnina” di Montenero. E di recente i portuali hanno voluto porre una statua della Madonna all’imboccatura dello scalo marittimo Adesso in molti sperano che papa Francesco possa venire in visita a Livorno. «Il Papa non se ne perde uno di inviti mariani – ha detto il vescovo, monsignor Simone Giusti, durante la conferenza stampa di presentazione delle celebrazioni e delle iniziative – e ha una programmazione a breve. Quindi certezze che venga a Livorno ancora non ne abbiamo, ma ho parlato con il nunzio per l’Italia, monsignor Bernardini, che mi ha detto: lei si aspetti una telefonata un mese prima». (more…)

La mappa dei Cristiani in Medio Oriente

7 gennaio 2014

Il mosaico dei Cristiani d’Oriente

(more…)

Il Presepe a piazza s. Pietro

25 dicembre 2013

La neve su Gerusalemme

13 dicembre 2013

 

Foto del 13 dicembre 2013

Libretto dell’atto di venerazione di papa Francesco alla statua dell’Immacolata in Piazza di Spagna

6 dicembre 2013

20131308libretto-immacolata-concezione

Paolo VI°. Pellegrino in Terra Santa. Il video originale

19 novembre 2013

http://www.youtube.com/watch?v=PSMalnpwkaY

*********************************

Cinquant’anni fa si svolgeva lo storico viaggio di Paolo VI in Terra Santa, in cui per la prima volta, dopo Pietro, un Pontefice si recava in quella regione. La ricorrenza è stata celebrata con un documentario presentato, all’auditorium San Fedele di Milano, nel corso del convegno organizzato dalla diocesi ambrosiana e dalla Custodia di Terra Santa, dal titolo “4-6 gennaio 1964, Paolo VI pellegrino in Terra Santa: un evento storico per la Chiesa universale”
Il cardinale Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, venne eletto Papa con il nome di Paolo VI nel giugno 1963, cinquant’anni fa. Chiamato a guidare la Chiesa in un’epoca di grandi cambiamenti politici e sociali, con un Concilio appena iniziato e dagli esiti tutti da verificare, pochi mesi dopo la sua elezione fece un gesto carico di significato: decise di recarsi pellegrino in Terra Santa, primo Pontefice dopo San Pietro. Un gesto di enorme impatto pastorale, che si è imposto con forza come un punto fermo dell’agenda dei successivi Papi (Giovanni Paolo II si recò in Terra Santa nel 2000, Benedetto XVI nel 2009).

Questo storico pellegrinaggio di Paolo VI, è stato ricordato nel convegno con la partecipazione del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, e di fra Dobromir Jasztal, vicario della Custodia di Terra Santa. Nel corso della serata è stato proiettato il documentario Ritorno alle sorgenti – Paolo VI in Terra Santa, prodotto nel 1964 dalla Custodia di Terra Santa in occasione di quel pellegrinaggio. Del documentario si era persa completamente la memoria. Presso gli archivi di Milano sono stati però rinvenuti alcuni rulli della pellicola e sono stati restaurati per l’occasione. Il filmato è un documento storico di grande importanza: mostra una Terra Santa ormai scomparsa, precedente alla “Guerra dei Sei Giorni”. Tra le immagini memorabili della pellicola, da segnalare quelle del commovente incontro avvenuto a Gerusalemme tra Paolo VI e il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora.

(more…)

Liturgia ambrosiana. Il rito della Nivola e del Santo Chiodo. Video e Omelia del card. Scola

16 settembre 2013

 

La Nivola è un’antica celebrazione che si ripete ogni anno e fa parte della tradizione Ambrosiana. Inizia durante i Primi Vespri nella festa dell’Esaltazione della Croce: è un rito liturgico cattolico celebrato ogni anno il 14 settembre dal 1500, per volere di Carlo Borromeo, nel Duomo di Milano per la ricorrenza dell’Esaltazione della Santa Croce.

Per la celebrazione, il Santo Chiodo, la più preziosa reliquia della chiesa ambrosiana, conservato in una teca sospesa nell’abside, dopo esser stato portato a terra, viene solennemente esposto alla venerazione dei fedeli, per essere riportato alla sua sede al termine della festività.

La Nivola è un baldacchino, lungo e largo 3 metri, a forma di nuvola montato su un ascensore che viene mosso grazie ad un sistema di funi e carrucole collegate ad un duplice argano. Il congegno è attribuito da una diffusa tradizione a Leonardo da Vinci, tuttavia sembra assai più probabile che l’opera sia stata ideata dagli architetti di fiducia di San Carlo Borromeo. E’ costituita da un ampio cesto in lamiera, avvolto da un rivestimento di tela e ornata di pitture che raffigurano angeli e cherubini avvolti in vaporose nubi, dipinta da Paolo Camillo Landriani nel 1612, e da allora fu più volte restaurata.

Il Rito ha previsto che la Nivola salisse a diverse decine di metri d’altezza sino a sfiorare le volte del Presbiterio e giungere al Reliquiario, dove è conservato il Santo Chiodo, Reliquia della Passione di Gesù, che viene preso ed esposto è custodito.

Depositata sull’altare maggiore del Duomo, la Reliquia rimane esposta alla venerazione dei fedeli, come da antica consuetudine, per i tre giorni più vicini alla festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce.

La prima processione del Santo Chiodo che si ricordi risale al 1576, quando, durante la peste, Carlo Borromeo portò la reliquia in processione dal Duomo alla chiesa di San Celso per implorare la fine della peste.

 

Per la celebrazione di quest’anno, con l’Omelia del card. Scola

http://www.youtube.com/watch?v=UgMt0KgmdwU&feature=player_embedded

SUL SANTO CHIODO

Narra la leggenda che la madre di Costantino, Sant’Elena,  portò al figlio i chiodi che erano stati usati nella crocifissione di Cristo che lei aveva ritrovato miracolosamente a Gerusalemme. Uno fu buttato in mare durante il ritorno per placare una tempesta.

(more…)

Papa Francesco ad Assisi il 4 ottobre

3 settembre 2013

 

Di seguito, molte notizie, il programma ed i luoghi che il Papa  visiterà nella prossima visita pastorale ad Assisi.

http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/index.php

 

Dal sito indicato, un articolo dello storico Franco Cardini

 

Francesco e Ignazio. Un equivoco da dissipare.

 

Ad alcuni mesi dall’elezione e dall’ascesa di Jorge M. Bergoglio al soglio pontificio si continua ancora a polemizzare, tra l’altro, sull’opportunità della sua scelta del nome Francesco e sulla problematicità se non addirittura la contraddittorietà di tale scelta rispetto alla sua vocazione gesuitica: ciò sulla base, soprattutto, del presupposto (e dell’equivoco) di una tensione storica, se non addirittura di un’ostilità, tra l’Ordine minoritico e la Compagnia di Gesù.

Le voci che continuano a sostenere tale dicerìa si basano sulla conoscenza affrettata, superficiale e lacunosa di alcuni episodi storici relativi soprattutto alla rivalità tra francescani (e domenicani) da una parte, gesuiti dall’altra, nei continenti asiatico e americano tra Sei e Settecento: siamo davanti, come spesso accade, a una di quelle “mezze verità” che sono in effetti peggiori delle menzogne.

Ma, mentre su questi eventi storici (purtroppo finora piuttosto sconosciuti specie al più vasto pubblico italiano) si comincia oggi a far un po’ di luce anche al livello divulgativo, insufficiente resta purtroppo la conoscenza dei veri connotati del messaggio di Francesco; e più ancora quella di Ignazio.

(more…)

Luoghi santi. Gerusalemme e l’ Ospedale crociato

21 agosto 2013

 

Archi e volte alti oltre sei metri

 

 

Nel cuore del quartiere cristiano nella Città Vecchia di Gerusalemme è venuta alla luce parte di un’enorme struttura risalente al periodo delle Crociate che tra il 1099 ed il 1291 D.C, era adibita a ospedale

Luogo in apparenza molto simile alla Sala dei Cavalieri di San Giovanni d’Acri, Akko, e che ha un’altezza di sei metri – è di proprietà del Waqf, Fondazione per la Protezione dei Beni Islamici.

E’ situato nel cuore del quartiere Cristiano della Città Vecchia in un’area conosciuta come Muristan, alterazione della parola persiana per ospedale, vicino a David Street, strada principale della Cittadella.

Fino ad alcuni decenni fa la struttura serviva da mercato coperto di frutta e verdura poi è rimasta in stato di abbandono per molti anni. 

La parte trovata non è che una frazione  di quanto è ancora sotterrato: l’area intera assommerebbe a circa 15 dunam, ovvero circa 15 mila metri quadri.

All’interno, colonne, volte e moltissimi ambienti.

 

Si sapeva dell’esistenza del grande ospedale operativo nella zona dai documenti storici dell’epoca, per lo più in latino

 

L’ospedale – condotto dall’Ordine Cristiano degli Ospitalieri che dava assistenza ai Pellegrini ma anche a tutti gli abitanti della città – era strutturato con criteri molto moderni.

Secondo gli archeologi responsabili dei lavori “si sapeva dell’esistenza del grande ospedale dai documenti storici dell’epoca, per lo più in latino. I documenti parlano di un ospedale sofisticato, per gli standard dell’epoca, che non era né più piccolo né meno complicato di un ospedale moderno”.

Senza distinzione di censo e di religione, tanto che venivano preparati pasti kasher per i malati Ebrei.

Le conoscenze sanitarie erano molto arretrate, ma ad alzare la situazione provvidero i medici Musulmani, la cui scienza nel campo era all’avanguardia.

Saladino – che conquistò Gerusalemme – rinnovò la struttura e permise ai Monaci di continuare a prestare assistenza ai Pellegrini.

L’ospedale fu semidistrutto dal terremoto del 1457 e quello che restava fu interrato nel tempo: solo una parte fu usata successivamente prima come ricovero di cammelli, attestato dal ritrovamento di numerose ossa e metallo per la ferratura.

 

Luoghi santi. Festa dell’Assunzione a Gerusalemme. Icona della Madonna di Gerusalemme

19 agosto 2013

Nel link di seguito, la festa dell’Assunzione 2013 a Gerusalemme

http://www.youtube.com/watch?v=lYGObKQlF2I

Madonna di Gerusalemme

L’icona della Panagia Ierosolymitissa Ιεροσολυμίτισσα (Vergine di Gerusalemme tutta Santa) è posta di fronte al sepolcro vuoto della Santissima Madre di Dio e benedice con la sua presenza l’immane schiera di pellegrini che, ogni giorno, visitano questi santi luoghi.
La tomba sotterranea della Vergine Maria è situata presso la valle del Cedron, sulle colline ai piedi del monte degli Ulivi, dove il Salvatore spesso pregava con i suoi discepoli. Il sepolcro viene tipicamente attribuito alla Santa Vergine perchè la tradizione vuole che gli apostoli stessi abbiano condotto in questo luogo il purissimo corpo di Maria per seppellirlo.
La tradizione vuole che questa miracolosa icona sia stata “scritta” a seguito delle rivelazioni della Santissima Madre di Dio a suor chiamata Tatiana del Monastero di Santa Maria Maddalena nel Getsemani intorno al 1870.
Tatiana era una valente iconografa del Monastero, una notte una bellissima signora le apparve in una visione e disse: “Sorella Tatiana, sono venuta da te in modo che tu mi ritragga in un dipinto.”
Tatiana rispose: “Sia come vuoi tu, Benedetta Sorella; tuttavia io sono solo un’iconografa, non una pittrice.”
La Bella signora le sorrise dolcemente e con tono accondiscendente le rispose: “Bene, allora farai il mio ritratto usando le tecniche che hai imparato come iconografa.”
Sorella Tatiana si infuriò per via dell’audacia con cui la Signora le aveva risposto e con fare stizzoso disse: “Per ritrarti ci vuole una tavola pronta, ed io non ne ho nessuna!”
La Signora sorrise ancora e scosse leggermente il capo, poi con dolcezza immensa, porse a Tatiana una tavola di legno ben lavorata e con la tela già ben distesa ed aderita in modo perfetto su tutta la superficie, quindi posando il Suo sguardo sugli occhi di Tatiana replicò: “Dipingi.”
Tatiana, più meravigliata che altro, obbedì alla sua ospite, prese la tavola, se la pose sulle gambe e la accarezzò con la mano, in modo da sincerarsi della sua perfezione, poi sollevò lo sguardo verso la Signora e si accorse che il suo aspetto era di colpo mutato di fronte ai suoi stessi occhi. Il mantello nero che copriva la Signora si mutò lentamente in uno dorato, mentre il suo viso emetteva un bagliore intenso.
La trasfigurazione dell’aspetto della Signora spaventò Tatiana, ma la signora vedendo il suo timore disse: “Oh benedetta Tatiana, tu sei la sola persona, dopo gli Apostoli e l’evangelista Luca, che ha avuto l’opportunità di scrivere una mia icona di nuovo.”
Sorella Tatiana finalmente comprese che si trovava in presenza della Santissima Madre di Dio, la Theotokos. In preda allo shock, si risvegliò dalla sua visione, si rivestì immediatamente e corse ad informare la madre superiora di quanto le era accaduto. La badessa puntualmente non credette alla visione e le consigliò di ritornare a letto a dormire, tanto domani avrebbe potuto dipingere, con la sua benedizione, con tutta calma l’icona della Panaghia.
Tatiana, obbediente, ritornò alla sua cella, ma prima di entrare notò una intensa luce che filtrava dagli spiragli della porta. La monaca ritornò di corsa dalla badessa, le disse della luce e la pregò vivamente di accompagnarla nella cella in modo che potesse  vedere pure lei la luce brillante. La badessa vedendo l’agitazione della consorella decise di accontentarla ed insieme le due donne tornarono alla cella di Tatiana.
Dentro la cella c’era un profumo paradisiaco ed una luce così intensa da lasciarne percepire a stento la sorgente, in una icona della Santissima Vergine. La misteriosa apparizione dell’icona spaventò moltissimo le due suore, ma la Madre di Dio apparendo ancora una volta a Tatiana disse: “Adesso prendimi da qua e portami a casa mia nel Gethsemane di Gerusalemme.”. Questo fu esattamente ciò che Tatiana e la badessa fecero.
Attualmente la meravigliosa icona “acheropita”, cioè non disegnata da mano d’uomo, si trova esattamente dove la Vergine Maria voleva, nella sua “casa”, presso il santo sepolcro nel Gethsemane.
Qualche decennio dopo, padre Geronda Pasios del monte Athos (1924-1944) raccontò di aver avuto l’immenso privilegio di vedere la Theotokos in diverse visioni; il monaco sostiene che il volto della Vergine è estremamente somigliante a quello di questa icona, piuttosto che a quello di qualsiasi altra.
Puntualmente la mattina del 25 agosto secondo il nostro calendario, del 14 agosto, secondo il calendario ortodosso, ha luogo il rito del Funerale della Madre di Dio e sempre Vergine Maria. Una moltitudine di persone in processione, con i capi della chiesa e il clero in testa (monaci e suore ortodosse di Gerusalemme: greci, rumeni, arabi, russi, ecc…), si muove dalla sede del Patriarcato Greco-Ortodosso di Gerusalemme (nei pressi della chiesa del S. Sepolcro). Attraverso le strette vie della Città Santa, dopo circa due ore, il corteo funerario giunge al Getsemani. Davanti alla immane fila di persone viene portata questa Icona miracolosa. Lungo la via i fedeli si fanno incontro all’icona per baciarla e bambini di tutte le età vengono sollevati verso di essa.  Giunti nella chiesa, davanti all’altare, dietro la tomba della Madonna, c’è un luogo elevato dove viene deposto il sudario (lenzuolo funebre) della Santissima Madre di Dio, tra rami di mirto e fiori profumati, sotto una copertura preziosa. Molti pellegrini, dopo aver baciato l’icona della Dormizione della Vergine, seguendo un antico costume, si prostrano a terra strisciando sotto di essa.

La specola vaticana. José Gabriel Funes. L’ultima periferia.

10 agosto 2013

La Specola Vaticana è l’osservatorio astronomico dello Stato della Città del Vaticano. Può essere considerata una delle istituzioni più antiche al mondo nel panorama degli osservatori astronomici. La sua origine risale infatti alla seconda metà del secolo XVI: nel 1578,papa Gregorio XIII fece erigere in Vaticano la Torre Gregoriana (o Torre dei venti) e vi invitò gli astronomi e i matematici gesuiti del Collegio Romano a preparare la riforma del calendario poi promulgata nel 1582. Da allora, con sostanziale continuità, la Santa Sede non ha cessato di manifestare interesse e di dare il proprio appoggio alla ricerca astronomica. Questa antica tradizione raggiunse il suo apice nel secolo ventesimo con le ricerche compiute presso il Collegio Romano dal famoso astronomo gesuita Angelo Secchi, che per primo classificò le stelle in base ai loro spettri. Fu sulla base di questa lunga e ricca tradizione che Leone XIII, per contrastare le persistenti accuse fatte alla Chiesa di essere contraria al progresso scientifico, con il Motu proprio Ut mysticamdel 14 marzo 1891 fondò l’Osservatorio sul colle Vaticano, dietro la basilica di San Pietro; il primo direttore fu padre Francesco Denza.

Appartengo a una generazione che è cresciuta guardando Star Trek, il telefilm originale, nel pomeriggio dopo aver fatto i compiti per la scuola. Posso dire che sono un trekkie, piuttosto che un fan di Star Wars. Ero rimasto un po’ deluso dal film del 2009, ma l’ultimo ci mette sulla strada giusta. Star Trek Into Darkness si conclude con le mitiche parole del vecchio telefilm: “Spazio, ultima frontiera. Questi sono i viaggi della nave stellare Enterprise. La sua missione è esplorare strani nuovi mondi, alla ricerca di nuove forme di vita e di nuove civiltà, per arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima”. Trovo queste parole particolarmente belle perché interpretano il desiderio, molto umano, di conoscere ed esplorare l’universo. Questa è anche la missione della Specola vaticana, a cui vorrei riferirmi nel contesto dell’invito ad andare nelle periferie che Papa Francesco ha rivolto a tutta la Chiesa.
Nell’omelia per la festa di sant’Ignazio di Loyola, il Papa gesuita incoraggiava noi gesuiti ad andare nelle periferie. Questa esortazione è in linea con quella che Benedetto XVI aveva rivolto alla congregazione generale della Compagnia di Gesù nel 2008. In quell’occasione il Pontefice aveva affermato che la Chiesa ha bisogno di religiosi che dedichino la loro vita a stare proprio sulle frontiere tra la fede e il sapere umano, la fede e la scienza moderna, la fede e l’impegno per la giustizia. La missione della Specola vaticana fa parte di questo andare verso la periferia più lontana – l’ultima frontiera, se così possiamo dire – perché riguarda l’universo: andiamo lontano, perché studiamo le galassie più lontane, ma andiamo anche indietro, nel senso che esploriamo dal punto di vista della scienza l’inizio dell’universo.
Papa Francesco ci ha invitato a percorrere cammini di ricerca, cammini creativi. La scienza è uno di questi cammini che i gesuiti hanno percorso nei secoli. Ispirati da queste parole e consapevoli del rapido progresso della nostra comprensione dell’universo, noi astronomi vaticani cerchiamo di affrontare le grandi questioni dell’astrofisica e della cosmologia. Siamo entusiasti della nostra missione e desideriamo essere sulla frontiera della ricerca astronomica. Condividiamo con i nostri colleghi lo stesso entusiasmo nella ricerca di risposte alle domande fondamentali sull’universo. Siamo soli? Ci sono altre Terre? Come si formano ed evolvono stelle e pianeti? Come si formano ed evolvono le galassie? Che cosa sono la materia oscura e l’energia oscura? Che cosa sappiamo dell’universo nei suoi primi istanti? Ci sono altri universi?
Il Santo Padre nell’omelia ai gesuiti ha anche raccomandato di tenerci lontano dalla tentazione di pensare di essere noi al centro. Anche se Francesco non parlava in senso cosmologico, vale la pena ricordare che noi siamo il terzo pianeta vicino al Sole, che fa parte della periferia della nostra galassia (siamo a 28.000 anni luce dal centro galattico), una tra cento miliardi di galassie, ognuna delle quali con miliardi di stelle e pianeti.
Di fronte a questo infinito universo possiamo fare nostre le parole di Isaac Newton: “Io mi vedo come un fanciullo che gioca sulla riva del mare, e di tanto in tanto si diverte a scoprire un ciottolo più levigato o una conchiglia più bella del consueto, mentre davanti a me si stende inesplorato l’immenso oceano della verità”. Ecco, gli astronomi sono come dei bambini che giocano con le galassie, le stelle e i pianeti sulla riva dell’universo.
La conoscenza scientifica dell’universo dovrebbe renderci più umili. E dovrebbe essere anche questo l’atteggiamento del credente che non è arrogante, come si legge nell’enciclica Lumen fidei a proposito del dialogo tra fede e ragione. Credenti e scienziati nella ricerca della verità devono essere aperti alla realtà, esplorando le diverse strade-

J G FUNES

tratto da Osservatore romano di oggi

Calendario mariano: 5 agosto, Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore. Miracolo della neve. 6-14 agosto: novena dell’Assunta

5 agosto 2013

La Basilica di Santa Maria Maggiore è la più antica chiesa nell’Occidente dedicata al culto della Benedetta Vergine Maria. Ill Breviario Romano recita: “Dopo il Concilio di Efeso (431), nel quale la Madre di Gesù fu acclamata come Madre di Dio (Theotòkos), papa Sisto III eresse in Roma sul colle Esquilino una basilica dedicata all’onore della Madre di Dio.

Una diffusa tradizione vuole sia stata la Madonna stessa ad ispirare apparendo in sogno a papa Liberio e al patrizio Giovanni e suggerendo che il luogo adatto sarebbe stato indicato in forma straordinaria. Così quando la mattina del 5 agosto un’insolita nevicata imbiancò l’Esquilino, il papa Liberio avrebbe tracciato nella neve il perimetro della nuova basilica, costruita poi grazie al finanziamento di Giovanni.

Il 5 agosto di ogni anno, in ricordo dell’evento prodigioso, avviene la rievocazione della “nevicata”: durante una suggestiva celebrazione viene fatta scendere dal soffitto una cascata di petali bianchi.

Una grande nevicata artificiale con effetti speciali, giochi di luce, raggi laser, archi riflessi, scie colorate e un sottofondo musicale ricorderanno oggi, lunedì 5 agosto alle 21, nella Piazza di Santa Maria Maggiore a Roma, il prodigio della Madonna della Neve avvenuto nel 358 dopo Cristo.

Il 5 agosto del 358 , infatti ci fu una grande nevicata sull’Esquilino, in seguito all’apparizione della Madonna in sogno al Papa, che chiedeva una casa tutta per sé, in un luogo che lei stessa avrebbe miracolosamente indicato su uno dei sette Colli di Roma.

Papa Liberio e un patrizio di nome Giovanni la notte del 5 agosto si recarono sul Colle Esquilino trovandolo innevato.

Papa Liberio con la sua veste bianca tracciò il disegno della chiesa e il patrizio Giovanni versò il contributo per farla edificare.

Lo spettacolo anche quest’anno è firmato dall’Architetto Cesare Esposito.

“Per me è un onore portare avanti questa tradizione che adesso compie 30 anni e che da sempre riscuote un grande successo di popolo. L’evento suggestivo con l’apparizione della Madonna sulla Piazza rende alla città di Roma e al mondo la pace e la speranza per unire il nostro patrimonio spirituale e la conoscenza delle antiche tradizioni. La grande nevicata artificiale abbraccia la città di Roma con sottofondo musicale del ‘Messia’ di Hendel”.

 

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/08/04/calendario-mariano-5-agosto-dedicazione-della-basilica-di-santa-maria-maggiore/

Paolo dall’Oglio sj

31 luglio 2013

File:Deir Mar Musa2.jpg

“Il gesuita del deserto”, una intervista pubblicata su queste pagine, tratta dal mensile Jesus n. 8, di agosto 2010

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/06/02/intervista-a-paolo-dalloglio-s-j/

Un video sulla comunità di Mar Mousa

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/07/13/mar-mousa/

Santuario Maria Santissima Addolorata Castelpetroso

13 luglio 2013

Maria SS. Addolorata Castelpetroso

Castelpetroso si trova nel Molise  a ca. 1ora di distanza da Campobasso: è un comune di circa 1.600 abitanti della provincia di Isernia in Molise.  Il nucleo centrale di Castelpetroso è costituito da un borgo medievale ancora intatto ma abitato solo da poche decine di persone.

Castelpetroso è conosciuta soprattutto per il famoso Santuario della Madonna Addolorata, patrona del Molise.

Il maestoso Santuario, poste ai piedi del Monte Patalecchia svetta bianco e leggero con le sue forme slanciate sullo sfondo della folta e verde vegetazione.

santuario_castelpetroso2

Le Origini

La storia del Santuario di Maria SS. Addolorata  inizia il 22 marzo 1888, giorno in cui la Vergine apparve per la prima volta.

Due contadine del luogo, Fabiana Cicchino (chiamata Bibiana) e Serafina Valentino, si trovavano nei pressi del luogo denominato “Cesa Tra Santi” per lavorare un appezzamento di terra; avevano portato con sé due pecorelle ma nel pomeriggio si accorgono che una si era smarrita, decidono così di dividersi per andare a trovarla. Cercando tra siepi e crepacci Fabiana vide la pecorella di fronte ad un anfratto da dove proveniva una strana luce. Incuriosita da tale evento la donna si avvicinò e si trovò di fronte una visione celeste: nel bagliore della luce si riconosceva l’immagine di Maria SS. Addolorata seminginocchiata con ai piedi il Figlio morto, lo sguardo rivolto verso il cielo e le braccia allargate in atto di offerta. Dopo un primo momento di sgomento la veggente iniziò a gridare il nome di Serafina affinché la raggiungesse, quest’ultima giunta sul luogo non riuscì a vedere nulla e fu molto stupita nel sentire da Bibiana quello che aveva visto. Dieci giorni dopo, il primo aprile, giorno di Pasqua, l’Apparizione si rinnovò e questa volta anche Serafina poté beneficiarne.

via matris

Statua di Maria SS. Addolorata seminginocchiata con ai piedi il Figlio Gesù morto

Le voci sulle apparizioni ben presto si diffusero in paese e, nonostante molti ritenevano le due contadine solamente delle bugiarde, altri iniziarono a peregrinare verso il luogo Santo dove fu posta una croce a rimembranza di ciò che era accaduto.

croce

croce

Il 26 settembre 1888 Mons. Francesco Macarone Palmieri, vescovo di Bojano, si recò sul luogo sacro per “indagare” sulle presunte apparizioni ed ebbe la grazia di vedere la Madonna Addolorata così com’era apparsa alle due contadine.

Alle apparizioni si aggiunse un altro evento straordinario: ai piedi della rupe era scaturita una sorgente d’acqua rivelatasi subito miracolosa.

FONTE

fonte dell’acqua miracolosa

Le notizie sui fatti prodigiosi di Castelpetroso si diffusero rapidamente specie attraverso la stampa; particolare attenzione fu data dalla rivista bolognese “Il Servo di Maria” di cui era direttore Carlo Acquaderni.

Sul finire del 1888 Acquaderni si recò personalmente a “Cesa tra Santi” insieme al figlio dodicenne Augusto, gravemente malato di tubercolosi ossea, per chiedere la grazia della guarigione. Augusto bevve l’acqua della sorgente e, per intercessione della Vergine Addolorata, ricevette il dono della guarigione.

Agli inizi del 1889, dopo gli accertamenti medici che attestavano la miracolosa guarigione, Acquaderni ed Augusto tornarono nuovamente sulla rupe per ringraziare la Madonna che fece loro il dono di manifestarsi in atteggiamento medesimo a quello delle antecedenti visioni.

Ed è proprio per rendere grazie alla Madre che in Carlo Acquaderni si manifestò l’idea di edificare un Tempio intitolato alla Vergine SS. Addolorata. Trovato sostegno e collaborazione con il vescovo Macarone Palmieri, insieme iniziarono a mobilitarsi per raccogliere fondi e incaricarono l’ing. Francesco Gualandi di Bologna di progettare la maestosa opera.

Era il 28 settembre 1890 quando venne posta la prima pietra del Santuario di Maria SS. Addolorata di Castelpetroso, in questo giorno Mons. Francesco Macarone Palmieri, nel corso di una solenne celebrazione, da ufficialmente il via ai lavori.

La consacrazione, invece, avverrà solamente il 21 settembre 1975-

il 6 dicembre 1973 papa Paolo VI proclamò la Vergine Addolorata di Castelpetroso quale celeste Patrona del Molise.

L’architettura

Progettato in stile neogotico dall’ing. Francesco Gualandi di Bologna, il Santuario è un inno a Maria e al Molise. Interamente scolpito in pietra locale, la prima venne posta il 28 settembre 1890.

La Chiesa per il suo stile architettonico rientra nell’ambito del movimento artistico denominato Gothic Revival.

castel petroso3

facciata del Santuario

Incastonati tra le svettanti torri campanarie che racchiudono la facciata tripartita dai pilastri, sormontati dai caratteristici gigli, spiccano i tre portali ricamati di mosaici nelle lunette e da rosoni lobati sui quali campeggiano i pinnacoli. E’ un intarsio di pietra, che riporta alle arti antiche dei molisani, in una metafora della mano esperta che tesse il tombolo. Tutto l’ornato della facciata è opera di artisti della pietra locali, dei fratelli Chiocchio di Oratino e dei fratelli Pasquini di Pietrasanta.

La pianta è di tipo radiale con sette cappelle laterali e si sviluppa su una superficie di circa 2800 metri quadrati.

pianta del Santuario

pianta del Santuario

Essa simboleggia un cuore, la parte centrale, trafitto da sette spade, i sette dolori di Maria, le sette cappelle; la cupola ha un’altezza di 52 m e sorregge tutto l’impianto architettonico. Tale disposizione planimetrica è d’immediata lettura se si osserva la volumetria dell’intero complesso architettonico: dall’alto corpo centrale, sovrastato dalla cupola, si dispongono a raggiera i bracci più bassi delle cappelle.

Il Simulacro

Il Simulacro della Madonna Addolorata occupa il posto d’onore all’interno del Santuario. Esso è sistemato in alto nella cappella centrale ed è incorniciato dal Trono in marmo decorato che ne risalta la bellezza. La Madonna è rappresentata così come apparve alle due contadine: semi ginocchiata, con il Figlio morto ai piedi, con le braccia allargate e lo sguardo rivolto verso l’alto in atto di offerta.

simulacro

simulacro

Il Simulacro fu donato nel 1894 dal popolo di Colle Sannita (BN) e realizzato dall’artista Nicola Santillo di Napoli, ma era molto diverso da quello che ammiriamo oggi poiché, a causa di un corto circuito, nel 1963 fu gravemente danneggiato anche perché era ligneo e con le vesti di stoffa. Restaurato, in quell’occasione fu benedetto e intronizzato tra i ricchi marmi del Trono e da allora padroneggia all’interno del Sacro Tempio.

Il 19 marzo 1995, in occasione della sua visita, il Pontefice Giovanni Paolo II, dona alla Vergine Addolorata di Castelpetroso una corona bianca che la Madonna custodisce nella mano.

La Via Matris

La Via Matris di Castelpetroso, inaugurata il 27 ottobre 1947, è un sentiero di 750 metri che si snoda lungo la montagna e che collega il Santuario con il luogo delle apparizioni.

Suddivisa in sette tappe, ognuna fu contrassegnata da un’edicola in rame, racchiusa in una nicchia in muratura, che commemora uno dei sette dolori.

edicola

edicola

Negli anni novanta furono poi collocati, vicino ad ogni edicola, gruppi scultorei in bronzo molto suggestivi, opera dell’artista Alessandro Caetani.

via matris2

Dal 1947 migliaia di fedeli hanno attraversato la Via Matris dolorosa soffermandosi e meditando sui dolori che la Vergine Maria, madre e cooperatrice del Salvatore, soffrì durante la vita nell’adempimento della sua missione.

Nella Via Matris, l’intera vita della Vergine è articolata in sette “stazioni”, corrispondenti a sette episodi in cui la pietà del popolo cristiano ha individuato i sette “principali” dolori della Madre del Signore, ossia:

– Presentazione di Gesù al Tempio

– Fuga in Egitto

– Smarrimento di Gesù

– Maria SS. incontra il Figlio Gesù sulla via del Calvario

– Maria SS. assiste alla crocifissione del Figlio Gesù

– Maria SS. riceve tra le braccia Gesù deposto dalla croce

– Maria SS. depone Gesù morto nel sepolcro

Via-Matris

Il cammino percorso da Gesù, il Figlio, dal tribunale a Pilato e al Monte Calvario lo percorse anche Maria, la Madre: fu in gran parte un cammino comune, per cui alcune “stazioni” del cammino della Via Crucis sono coincidenti con quelle della Via Matris.

 

Preghiera prima di un Pellegrinaggio

Guida, Signore, il nostro cammino e  fà che i nostri cuori siano il luogo santo in cui Dio trova dimora.

 Padre Santo, che al tuo popolo pellegrinante nel deserto ti offristi come luce e guida,veglia sui nostri passi,

perché, liberi da ogni pericolo, possiamo arrivare alla mèta e tornare lieti alle nostre case.”

Amen

 

Fonte: http://www.santuarioaddolorata.it/2/il-santuario/

Le stationes quaresimali. Mercoledì della Settimana Santa. Santa Maria Maggiore

26 marzo 2013

Santa Maria Maggiore

Le tre Stazioni a Santa Maria Maggiore hanno sempre avuto significato di devozione alla Madonna, come quella della prima, che accompagnava gli Ordinandi al Presbiterato e al Diaconato, i quali nella domenica seguente, li avrebbero ricevuti in San Pietro. Per questo chiedevano la protezione della Madre celeste di Cristo e della Chiesa.

Una basilica all’Esquilino sarebbe stata costruita dal Papa Liberio, alla caduta della neve nel mese di Agosto del 352. Sopra di essa Papa Sisto III avrebbe costruito l’attuale. Gli scavi non hanno confermato l’esistenza di una basilica liberiana, ma solo quella di Sisto III (432-440), come è indicato nell’arco interno. Si potrebbe pensare che Papa Liberio l’avesse cominciata e Papa Sisto, un anno dopo che il Concilio di Efeso aveva proclamato legittimo l’appellativo di Theotòkosovvero Madre di Dio l’avesse portata a termine quale “monumento” della divina maternità di Maria. Ed è questo il più grande al mondo dedicato alla Vergine.

Infatti, la Madonna “nostra salute” – attribuita a San Luca – accoglie nella grandiosa cappella borghesiana, il pellegrino che viene a pregarla come salute del popolo romano.

Il Fiat della Vergine ha in questo tempio la sua mirabile apoteosi terrena che si riallaccia direttamente agli eventi che la fecero divenire Madre del Redentore e corredentrice del genere umano.

Dopo aver ammirato i resti della santa cuna di Betlemme dove fu adagiato il Salvatore del mondo e che si trova nella sottostante cripta così splendidamente completata da Virginio Vespignani, si esce da questo tempio così ricco di insegnamenti ma altrettanto eloquente di amore materno, che sempre elargisce la tenerissima Madre

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Martedì della Settimana Santa. Santa Prisca

25 marzo 2013

 

E’ questa l’ultima stazione ordinaria della quaresima che si svolge sul sacro colle dell’Aventino nella chiesa di Santa Prisca.

Questa fu un tempo la casa della Santa titolare abitata anche da Aquila e da Prisco, i due coniugi che ospitarono Pietro ed esposero la loro vita per salvare Paolo, quando era nel porto efesino in oriente.

Questo fatto è confermato nel rinvenimento di una casa romana avvenuto nel 1776 con dipinti e da altri monumenti cristiani.

Al tempo di Pio VI si scoprì anche un oratorio con pitture del IV secolo inneggianti ai due Principi degli Apostoli.

Mentre, seguendo il tragitto sull’Aventino dell’ultima processione stazionale della Santa Quaresima, viene innalzata la testimonianza come ricordato da Paolo, che dice “noi dobbiamo gloriarci della croce di Cristo in cui è la salvezza la vita e la nostra resurrezione” e perciò ci congedano le parole del salmista, che conclude “faccia Egli risplendere il suo volto su di noi”.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

 

Le stationes quaresimali. Domenica delle Palme. San Giovanni in Laterano

23 marzo 2013

Inizia  il tempo più importante della Quaresima: la “Settimana Maggiore” o Santa ed è giusto che cominci dalla cattedrale dell’Urbe, San Giovanni in Laterano, cioè dalla chiesa “caput et mater” di tutte le chiese del mondo.

Sembra che originariamente il rito stazionale e Benedizione delle Palme fossero separati; più tardi furono riuniti ma tutto avveniva nella basilica: non si conosce, infatti, una “chiesa collecta” per questo giorno.

Il rito della benedizione delle Palme comportava che una processione del clero che sostava fuori dalla chiesa dovesse bussare con l’asta della croce per farsi aprire, mentre venivano eseguiti canti latini, che il popolo considerava come un lamento dello stesso clero rimasto fuori.

Dalla combustione dei resti delle palme benedette venivano poi ricavate “le ceneri” per la quaresima dell’anno seguente.

Il Cardinale Schuster indica come la liturgia di questo giorno risalga al periodo aureo della legislazione liturgica.

La peregrinazione di questa domenica degli ulivi ha molteplici richiami; di questi parlano le venerande mura della cattedrale del mondo ripetendo che solo seguendo il Cristo, non nel trionfo effimero della terra ma nel dolore e nella passione, si  giunge senz’altro alla Resurrezione.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

 

Le stationes quaresimali. Sabato della V^ Settimana di Quaresima. San Giovanni a Porta Latina

22 marzo 2013

 

Oggi la stazione di San Giovanni a Porta Latina rivela una particolare luce della fede. Sorse nel V secolo il tempio che più volte venne rifatto. Il campanile del 772 si conserva ancora unitamente a dodici colonne di porfido e altre di marmi chiari o scanalati.

Sono anche visibili frammenti di epigrafi e avanzi di affreschi medioevali che appaiono sotto le nere capriate.

Questa chiesa, che fu ricordata da San Gregorio Magno, possiede capolavori d’arte cosmatesca e un bel soffitto rifatto da Clemente VIII, mentre il mosaico dell’abside venne eseguito nel secolo XVI su cartone del Cavalier d’Arpino.

Questa diaconia, posta all’inizio della via Appia, e “ante Portam Latinam” ricorda la fecondità del seme che non muore.

Dal convento attiguo già delle Monache Turchine della beata Fornari, ora i Servi della Carità (Rosminiani) fanno partire la processione stazionale dal piccolo sacello bramantesco di “S.Giovanni in aleo” nel luogo tradizionale dello stesso martirio, rimasto senza effetti, che sarebbe stato inflitto all’Evangelista Giovanni.  Nonostante la brevità del percorso, è particolarmente interessante poter realizzare interamente il rito stazionale.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Giovedì della V^ Settimana di Quaresima. Sant’Apollinare in Campo Marzio

20 marzo 2013

Sant'Apollinare

La diaconia di Sant’Apollinare Martire, Vescovo di Ravenna, è una delle non poche chiese, che, in Roma al tempo dell’esarcato bizantino, vennero dedicate al discepolo prediletto di San Pietro, che da lui fu ordinato Vescovo e mandato ad evangelizzare la Romagna.

Per questo motivo sia a San Giovanni in Laterano come a San Pietro (nell’atrio dell’antica basilica), vi era una cappella di rappresentanza dedicata a Sant’Apollinare.

La chiesa è ricordata per la prima volta nella biografia di Adriano I verso l’anno 780; successivamente Leone X eresse il tempio in titolo e SistoV tolse il privilegio. Fu poi restaurata da Alessandro VI e Benedetto XIV (1740-1758), che lo fece riedificare da Ferdinando Fuga.

Va ricordato che sul portico esterno della chiesa è affrescata la Regina degli Apostoli che dipinse forse il Perugino, ma certamente di scuola umbra.

Il suo alto campanile cosmatesco domina le rovine del foro. Nella chiesa riposano anche i martiri della via Latina: Nemesio, Olimpio, Simpronio, Esuperia e Teodulo che vennero qui trasferiti nel 999 dal pontefice Gregorio V.

Sull’architrave dell’antica chiesa era scritto “currite Christicolae templum ingredite cuncti. Sit pax intranti, redeunti gratia sancti” e per questo, ossequienti all’invito in questo tempio, si entra per cercare la pace e trovare la grazia dei Santi.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Mercoledì della V^ Settimana di Quaresima. San Marcello al Corso

19 marzo 2013

Di una prima basilica, orientata all’opposto dell’attuale, già si parla nell’VII secolo.

L’attuale tempio di San Marcello è ricco di opere d’arte. La sua ricostruzione fatta dopo l’incendio del 1519, che lo distrusse completamente, mette in risalto gli affreschi di Pierin del Vaga e di Daniele da Volterra, di Pellegrino Tibaldi e di Federico Zuccari. Virginio Vespignani poi nel 1874 ripristinò con grande maestria il tempio nell’armonia delle linee volute da Jacopo Sansovino.

All’ingresso è visibile la tomba del Cardinale Michiel, eretta su cataste di libri di marmo per indicare i 730 codici da lui donati alla chiesa.

Si entra nella cappella del grande Crocifisso ligneo del 1400, che rimase intatto dopo l’incendio e che poggia su altare ricco di reliquie di martiri. Al centro riposa il pontefice Marcello, il cui nome è associato ancora a quello della matrona Lucina, che qui ebbe le sue dimore e che poi convertì in chiese, dove probabilmente quel pontefice esercitò il suo alto ministero. Ma l’imperatore Massenzio lo condannò trasformando quella abitazione in stalla. San Marcello qui morì di stenti tra le bestie del “catabulum” e la stessa Lucina volle seppellirlo nel cimitero di Priscilla, dal quale poi fu riportato qui nel suo titolo.

La liturgia odierna di questa chiesa stazionale è un insieme di passione e di resurrezione. Parla con tanti accenti della morte del Cristo, ma con altrettanti del suo trionfo.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Martedì della V^ Settimana di Quaresima. Santa Maria in Via Lata

18 marzo 2013

 

Nei Messali e negli Ordines più antichi di questa Stazione il titolo è “ad Petrum Cyriacum”, già attestato nel V e VI secolo che si trovava “vicino alle Terme di Diocleziano” nella zona della attuale via XX Settembre.

Della chiesa primitiva esistono notevoli avanzi nei sotterranei. Qui gli antichi vollero riconoscere la “custodia militaris” della quale parla l’Apostolo delle genti, dopo essere sbarcato a Pozzuoli giunse a Roma e per due anni qui rimase a ricevere i cristiani a dar loro consigli e anche a scrivere lettere.

Analoga antica tradizione vuole che qui soggiornassero pure San Pietro e gli evangelisti Luca e Giovanni.

Entrando nel tempio attraverso il vestibolo della facciata commissionata a Pietro da Cortona da papa Alessandro VII la chiesa mostra opere d’arte e le monumentali tombe dei Bonaparte. Qui vennero trasportate nell’alto medioevo le reliquie del Martire Ciriaco dalla via Ostiense.

La stazione odierna fissata tra una delle più belle chiese del centro di Roma, porta ad elevare lo spirito in un inno secolare di gloria verso la Vergine e, con le reliquie dei Martiri qui venerati, rammenta come sia necessario cercare il Signore per ascoltare la sua parola e amarlo sempre più.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Lunedì della V^ Settimana di Quaresima. San Crisogono

17 marzo 2013

L’odierna stazione è dedicata ad un martire tra i più onorati della primitiva cristianità. Fu costruita sopra l’abitazione dello stesso martire greco ed è probabilmente costantiniana. Nel 731 Papa Gregorio III la restaurò con grandi colonne di porfido e attiguamente vi eresse un monastero dedicato a San Lorenzo.

L’attuale basilica di San Crisogono si deve al Cardinale Scipione Borghese, che nel ’600 ne ordinò la sistemazione a Giambattista Soria, dopo i ritocchi voluti dal Cardinal Giovanni da Crema nel XII secolo.

Il “titutus Chrysogoni” è relativo alla primitiva basilica fatta costruire sette metri di profondità dal livello stradale su resti di edifici imperiali. Gli scavi, che è possibile visitare, mostrano l’ampia abside con lo zoccolo decorato da clipei e da losanghe e similmente sono visibili due navatelle laterali e il nartece.

Questi resti furono scoperti dallo studioso Marucchi, che fu altro cofondatore del Collegium Cultorum Martyrum.

Il nome di Crisogono, invitto martire di Cristo, figura nel canone della Messa e l’odierna liturgia suggerisce l’invocazione al Maestro perché conceda al popolo la salute dell’anima e del corpo.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Domenica V^ di Quaresima. San Pietro in Vaticano

16 marzo 2013

San Pietro in Vaticano

Quando Domenico Fontana “voltò” finalmente San Pietro (dietro la spinta di Sisto V, aveva fatto in 22 mesi, quanto aspettava da 54 anni!) sotto l’immensa cupola vi erano gli enormi pilastri michelangioleschi completamente spogli. Il Bernini ebbe la splendida idea, se fu sua, di farne dei “reliquiari” per le principali reliquie in possesso della basilica. Costruì in alto delle loggette per l’esposizione, utilizzando le colonnine tortili del sacello costantiniano, che saranno il modello di quelle che farà fondere in bronzo per il suo “baldacchino”. In basso delle grandi statue dovevano indicare di che cosa si trattava. Scolpì egli stesso la statua di “San Longino” (reliquia: la Santa Lancia) e disegnò le altre Sant’Andrea (reliquia la sua croce), Sant’Elena (reliquia legno della vera Croce), la Veronica (reliquia il velo della Veronica, la più prestigiosa delle reliquie della basilica). Ancora oggi, in questa occasione, si dà la benedizione con queste insigni reliquie.

La basilica vaticana, nel giorno d’inizio del cammino di Cristo verso il Calvario con le tante reliquie della sua Passione, che qui sono conservate, meglio favorisce la meditazione del cristiano, che, sotto la volta della cupola michelangiolesca, riflette sulla croce “ara dell’olocausto divino”.

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Sabato della IV^ Settimana di Quaresima. San Nicola in Carcere

15 marzo 2013

 

Questa zona pianeggiante, che dal Tevere arriva alle propaggini del Campidoglio, del Palatino e dell’Aventino, fu sempre importante nella vita della città di Roma; infatti è zona di abitazioni antichissime quali l’area di Sant’Omobono, l’area di commercio con il porto tiberino, e qui vi è il primo ponte “Sublicio”, il foro boario, il foro olitorio o delle verdure.

Vi furono qui anche templi antichi, come quello Etrusco della “Mater Matuta”, quello di “Portunus”, oggi chiamato della fortuna virile, e molti altri più recenti.

Alcuni furono poi demoliti per costruire per esempio il Teatro Marcello. Sui ruderi di tre di essi (probabilmente Ianus, Spes, Iuno Sospita) sorse questa chiesa – una delle sessanta – dedicata al Vescovo di Mira San Nicola.

Sorse sul luogo dove Servio Tullio forse, eresse la pubblica prigione nelle latomie del Campidoglio. La chiesa non ha perduto la sua primitiva linea basilicale, nonostante i restauri di Bonifacio IV, Felice I, Nicolò II e Alessandro VI. Il Cardinale Pietro Aldobrandini ne affidò poi il completo rifacimento a Giacomo Della Porta.

Sotto l’altare maggiore si venerano i corpi dei Martiri della via Portuense, Faustino e Beatrice.

La liturgia odierna si ispira ai sentimenti che dentro di essi i catecumeni custodivano avvicinandosi al giorno del battesimo.

 

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Venerdì della IV^ Settimana di Quaresima. Sant’Eusebio

14 marzo 2013

Il titolo di San Eusebio sorge presso i ruderi della mostra dell’acqua alessandrina in località chiamata, fin dai tempi antichi, “trofei di Mario”.

Chi vede in un angolo rientrante di piazza Vittorio, questa chiesa appollaiata sulla gradinata come una palafitta, difficilmente ne immagina la gloriosa storia. Fu la casa del coraggioso prete Eusebio condannato lì dentro a morire di fame dall’imperatore ariano Costanzo II. Nell’anno 357 per venerazione a questo martire diventò il “Titulus Eusebii” attestato poi nei Sinodi.

Vi era qui una grande fossa comune per schiavi e derelitti che non possedevano tomba. E’ Orazio a descrivere con atroce realismo la campagna biancheggiante di ossa invasa da cani e da streghe. Quando Mecenate qui costruì la sua villa di cui oggi ancora resta l’auditorium, Orazio dirà finalmente: “Si può ora abitare su un Esquilino risanato”.

Fu Gregorio IX nel 1230 a costruire qui una chiesa di cui resta ancora l’abside e il campanile di tipo romano. L’attuale sistemazione risale al 1719. All’epoca, Raffaele Mengs ne raffigurò la gloria del Martire Eusebio.

Questa chiesa naturalmente, posta sull’attuale piazza è importante anello di congiunzione tra il Laterano e la basilica Liberiana.

Da quando la chiesa di Sant’Antonio abate diventò la cappella del Russicum, è qui che il 17 gennaio vengono benedetti gli animali

 

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Giovedì della IV^ Settimana di Quaresima. San Martino ai Monti

13 marzo 2013

Era questo il “Titulus Equitii”, una grande cappella domestica della prima metà del III secolo che il prete Equizio, secondo gli studi fatti sui materiali e le tecniche di costruzione, vissuto al tempo dei Severi, fece qui costruire e che quindi è uno dei più antichi luoghi di culto.

San Silvestro, all’inizio della pace costantiniana, eresse sopra questa dimora una chiesa; fu poi Papa Simmaco (498-514), a costruirvi accanto due celebri oratori dedicati uno a San Martino di Tours e l’altro San Silvestro papa.

Sergio I ne intraprese un completo rifacimento che fu continuato da Leone IV che al restauro volle annettere alla chiesa un cenobio di monaci. L’attuale chiesa è del 1650, restaurata poi nel 1780.

Scendendo la gradinata è possibile ammirare gli oscuri meandri della Domus Aequitia del titolo del prete Equizio. Qui sono conservati i ricordi di Martiri antichi, qui trasportati nel secolo IX, dai cimiteri suburbani.

Risalendo nella basilica si ammira il baldacchino dell’altare maggiore di Pietro da Cortona che ha ideato le laterali gradinate convergenti. Le navate invece sono affrescate a Gaspare Poussin con paesaggi della campagna romana. Nella navata di sinistra sono gli affreschi di Filippo Gagliardi rappresentanti l’interno della basilica di San Giovanni in Laterano prima del rinnovamento borrominiano, nonché l’antica basilica di San Pietro. Importante inoltre è l’affresco, che rappresenta la riunione del concilio di Nicea del 325 dopo Cristo, in cui fu condannata l’eresia di Ario, con in calce l’iscrizione celebrativa del Baronio.

In questo tempio di Martino e Silvestro l’odierna peregrinazione stazionale parla al fedele della sua resurrezione in Cristo.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Martedì della VI^ Settimana di Quaresima. San Lorenzo in Damaso.

11 marzo 2013

San Lorenzo in Damaso

L’espressione “in Damaso” ci ricorda che questa era la casa paterna di Papa Damaso (366-384). Il padre fu scrittore, lettore, diacono, sacerdote della chiesa di Roma. La madre Lorenza come San Lorenzo erano di origine spagnola. Visse con altri parenti e morì quasi centenaria. La sorella Irene si consacrò a Dio. Quando venne in possesso della casa Damaso volle farne “l’archivio” e forse anche gli uffici burocratici diocesani. Ce lo dice egli stesso in uno dei suoi epigrammi ed è stato anche confermato da recentissimi scavi. Non sappiamo quale funzione propriamente avesse la chiesa che Damaso vi costituì, ed è questo già il quarto tempio in Roma dedicato al Martire Lorenzo. L’attuale sorse nel secolo XV assieme all’attiguo palazzo della Cancelleria, che Bramante e Montecavallo vollero edificare nella Roma papale.

La chiesa, dove si accede attraverso il portale del Vignola, è in pratica assorbita dall’attiguo palazzo.

Non era certo così il tempio come lo vediamo oggi, che San Damaso, il papa delle Catacombe e il cantore dei Martiri, qui innalzò allo Stauroforo.

Quando il Riario iniziò ad edificarlo la facciata era nella posizione che Adriano I e Leone III gli avevano data rivolta verso via del Pellegrino, nel corso di vari restuauri. Sotto il pontificato di Pio IX fu completamente rifatta dal Vespignani che volle conservare l’Antica pianta bramantesca; stupendo sono i molteplici ori, le vivide pitture del Fontana e i marmi lucenti che, con le colonne di alabrastro orientale, fregiano il baldacchino dove dorme papa Damaso.

La chiesa subì molti restauri; sia nell’antichità quando venne quasi distrutta dal sacco di Roma nel 1527 come in tempi più recenti quando nel 1940 subì danneggiamenti a causa di un incendio.

I resti di papa Damaso riposano sotto l’altare maggiore; egli fu uno dei primi e forse il più grande dei “cultores martyrum”.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

Le stationes quaresimali. Lunedì della IV^ Settimana di Quaresima. Santi Quattro Coronati.

11 marzo 2013

Questo titolo è di una chiesa tra le più suggestive ed importanti di Roma. E’ riferito a quattro illustri Martiri cioè: Clemente, Simproniano, Claudio e Nicostrato, che furono sepolti non lontano dalla residenza imperiale e cioè “Ad Duas Lauros” sulla via Labicana.

Qui sono riuniti anche altri Martiri, sia della Pannonia sia di Albano.

All’interno della chiesa nell’affresco dell’abside, miriadi di Santi lodano il Signore. Attiguo alla chiesa vi è un ospizio che accoglie i diseredati e questo, in quanto intorno al tempio dei Martiri fiorirono giardini dove cresce la carità di Cristo.

Le religiose Agostiniane sanno da tempo alternare la loro pietà contemplativa a gesti di tanta carità proprio nell’antico chiostro costruito dai marmorai cosmateschi e vicino al monastero del quale parte delle venerande mura erano navate del tempio che Papa Pasquale II dedicò poi ai Quattro Martiri riducendone l’area.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit

 

Le stationes quaresimali. Sabato della III^ Settimana di Quaresima. Santa Susanna alle Terme di Diocleziano.

8 marzo 2013

Papa Gaio (283-295) era il fratello del presbitero Gabino che fece erigere questa chiesa in onore di sua figlia Susanna martire. Questa zona era chiamata “le due case” e qui gli scavi hanno confermato molte notizie storiche e messo in luce un ricco edifico del terzo secolo. Nel 595 il luogo di culto ebbe il Titulus Sanctae Susanne sostituendo quello di Titulus Gai.

All’interno del tempio non sono pochi i richiamo storici, liturgici ed artistici che investono il pellegrino.

L’attuale facciata è di Carlo Maderno mentre alcune statue sono di Stefano Maderno; all’interno le pareti sembrano tutte un arazzo rotto qua e la da statue e colonne dipinte.

In questo grande arazzo è visibile l’epopea dei Martiri ad iniziare da Susanna che qui si venera.

Viene poi Santa Felicita che Leone III volle seppellire ed ancora il martire Genesio che si convertì al cristianesimo in maniera singolare venendo torturato e bruciato quasi come Lorenzo, che in questa chiesa è anche venerato in una cappella a lui dedicata e qui voluta dalla sorella di Sisto V donna Camilla Peretti.

La chiesa ha subito, lunghe traversie. Si vedono ancora inglobati nei muri, i resti di quella di Leone III (795-816), rifatti da Sisto IV nel 1475, trasformati poi nel nuovo stile nel 1595.

In una cripta costruita nel 1603 dal Cardinale Rusticucci riposano Eleuterio e Silano, figli di Felicita. In questo silenzioso sacello si pregano gli invitti Martiri invitti che si pongono messaggeri dell’idillio della nostra anima con Dio.

Va ricordato che questa Chiesa è oggi, per i cittadini statunitensi, la loro “chiesa nazionale”.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

http://gpcentofanti.wordpr

Le stationes quaresimali. Venerdì della III^ Settimana di Quaresima. San Lorenzo in Lucina.

7 marzo 2013

San Lorenzo in Lucina

La matrona Lucina abitava nella casa dove ora sorge questa chiesa e che ospitò quasi certamente il Pontefice Marcello nell’anno 308, anche se il titolo è attestato al 366 quando qui venne eletto Papa Damaso. Sarà Papa Sisto III che, dopo un restauro, dedicherà questa chiesa a San Lorenzo.

Similmente in questa chiesa è conservato il ferro sul quale questo Santo subì il martirio; qui riposano i Martiri Alessandro, Evenzio e Teodulo, i Santi Vincenzo, Peregrino, Gordiano, Felicola e Sempronio ed i Papi Ponziano ed Eusabio.

Come tutte le chiese di Roma anche questa subì notevoli rifacimenti. Il più completo fu quello di Pasquale II (vi è ancora la sua cattedra con iscrizione) ed anche più tardi con il portico caratteristico e il campanile entrambi duecenteschi.

Ma verso il 1650 la chiesa fu trasformata in stile barocco.

Qui si venera il prezioso Crocifisso del possente genio di Guido Reni riprodotto nel supremo anelito dell’immolazione.

Fuori dal tempio la pace del silenzio è quotidianamente contrapposta ad un mondo gremito di uomini e cose; per questo il maestro Riccobaldi del Bava ha scritto nel suo libro, riferendosi al Crocifisso del Reni… “nessun altro dipinto di questo artista raggiunge una così profonda altezza spirituale…. questo corpo ha nella sua immobilità crocifissa l’attitudine di un volo”.

(fonte : Accademia Pontificia “cultorum martyrum”)

Sulle stationes quaresimali

https://gpcentofanti.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=22959&action=edit