Archive for the ‘Pace’ Category

La Tregua di Natale

23 dicembre 2016

Il canto Stille Nacht risuona da duecento anni nella notte di Natale. Tradotto in tutte le lingue – per noi Astro del Ciel – fu il canto che nella nel 1914 permise una commovente tregua tra inglesi e tedeschi in guerra.
Fu la tregua di Natale.
Quando la musica unisce i nemici…
(cit.) (more…)

Le carezze di Dio sono il cuore della dottrina cristiana

7 dicembre 2016

Giuda e la pecora smarrita (6 dicembre 2016)

 

 

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Giuda e la pecora smarrita

Martedì, 5 dicembre 2016

 

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVI, n.281, 07/12/2016)

Il «lieto annuncio del Natale» è che «viene il Signore con la sua potenza», ma soprattutto che quella potenza «sono le sue carezze», la sua «tenerezza». Una tenerezza che, come il buon pastore con le pecore, è per ognuno di noi: Dio non dimentica mai nessuno di noi, neanche se ci fossimo tragicamente «smarriti» come accadde a Giuda il quale, perso nel suo «buio interiore», è in qualche modo il prototipo, l’«icona» della pecorella della parabola evangelica.

Nell’omelia della messa celebrata a Santa Marta martedì 6 dicembre, Papa Francesco è entrato nel cuore di questo «lieto annuncio» di fronte al quale, si legge nella liturgia del giorno, siamo chiamati a «sincera esultanza». E «davanti al Natale — ha detto il Pontefice — chiediamo questa grazia di ricevere questo lieto annuncio con sincera esultanza e di rallegrarci», ma anche «di lasciare che il Signore ci consoli». Perché, si è chiesto, nella liturgia si parla anche di consolazione? Perché, è stata la sua risposta, «viene il Signore e quando viene il Signore tocca l’anima con questi sentimenti». Infatti «lui viene come un giudice, sì, ma un giudice che carezza, un giudice che è pieno di tenerezza» e «fa di tutto per salvarci». Dio, ha continuato, «giudica con amore, tanto, tanto, tanto che ha inviato suo figlio, e Giovanni sottolinea: non a giudicare ma a salvare, non a condannare ma a salvare». Perciò «sempre il giudizio di Dio ci porta a questa speranza di essere salvati».

Andando più in profondità nella meditazione, il Papa ha preso come riferimento il vangelo del giorno, nel quale Matteo (18, 12-14) parla del buon pastore. Questo giudice «che carezza» e che viene «a salvare», ha detto Francesco, ha «l’atteggiamento del pastore: “Cosa vi pare? Se una delle sue pecore si smarrisce, non lascerà le 99 sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?”». Anche il Signore, quando viene, «non dice: “Ma, faccio i conti e ne perdo una, 99… è ragionevole…”. No, no. Una è unica». Il pastore infatti, non possiede semplicemente 99 pecore, ma ne «ha una, una, una, una, una…»: cioè «ognuna è diversa». Ed egli «ama ognuna personalmente. Non ama la massa indistinta. No! Ci ama per nome, ci ama come siamo».

Seguendo il filo dell’analogia, il Pontefice ha spiegato che quella pecora smarrita il pastore «la conosceva bene», non si era persa, «conosceva bene il cammino»: si era persa «perché aveva il cuore smarrito, aveva il cuore malato. Era accecata da qualcosa interiore e, mossa da quella dissociazione interiore, fuggì al buio per sfogarsi». Ma «non era una ragazzata quella che ha fatto lei… È scappata: una fuga proprio per allontanarsi dal Signore, per saziare quel buio interiore che la portava alla doppia vita», a «essere nel gregge e scappare dal buio, nel buio». Ed ecco il messaggio consolatorio: «Il Signore conosce queste cose e lui va a cercarla».

È a questo punto che Papa Francesco ha introdotto un altro elemento nella sua meditazione: «Per me, la figura che più mi fa capire l’atteggiamento del Signore con la pecora smarrita è l’atteggiamento del Signore con Giuda. La pecora smarrita più perfetta nel Vangelo è Giuda». Egli infatti, ha ricordato il Pontefice, è «un uomo che sempre, sempre aveva qualcosa di amarezza nel cuore, qualcosa da criticare degli altri, sempre in distacco»: un uomo che non conosceva «la dolcezza della gratuità di vivere con tutti gli altri». E giacché questa “pecora” «non era soddisfatta», allora «scappava».

Giuda, ha detto il Papa, «scappava perché era ladro», altri «sono lussuriosi» e ugualmente «scappano perché c’è quel buio nel cuore che li distacca dal gregge». Siamo di fronte a «quella doppia vita» che è «di tanti cristiani» e anche — ha aggiunto «con dolore» — di «preti» e «vescovi». Del resto, anche «Giuda era vescovo, era uno dei primi vescovi…».

Quindi anche Giuda è una «pecora smarrita» ha concluso Francesco aggiungendo: «Poveretto! Poveretto questo fratello Giuda come lo chiamava don Mazzolari, in quel sermone tanto bello: “Fratello Giuda, cosa succede nel tuo cuore?”».

Si tratta di una realtà alla quale anche i cristiani di oggi non sono estranei. Perciò «anche noi dobbiamo capire le pecore smarrite». Infatti, ha sottolineato il Papa, «anche noi abbiamo sempre qualcosina, piccolina o non tanto piccolina, delle pecore smarrite». Dobbiamo quindi capire che «non è uno sbaglio quello che ha fatto la pecora smarrita: è una malattia, è una malattia che aveva nel cuore» e di cui il diavolo approfitta. Riprendendo il paragone usato in precedenza, il Pontefice ha ripercorso gli ultimi momenti della vita di Giuda: «quando è andato al tempio a fare la doppia vita», quando ha dato «il bacio al Signore all’orto», e poi «le monete che ha ricevuto dai sacerdoti…». E ha commentato: «non è uno sbaglio. Lo ha fatto… Era nel buio! Aveva il cuore diviso, dissociato. “Giuda, Giuda…». Perciò si può dire che egli «è l’icona della pecora smarrita».

Gesù, «il pastore, va a cercarlo: “Fa’ quello che devi fare, amico”, e lo bacia». Ma Giuda «non capisce». E alla fine, quando si rende conto di «quello che la propria doppia vita ha fatto nella comunità, il male che ha seminato, col suo buio interiore, che lo portava a scappare sempre, cercando luci che non erano la luce del Signore» ma «luci artificiali», come quelle degli «addobbi di Natale», quando capisce tutto questo, alla fine «si è disperato». Ed è quello che accade «se le pecore smarrite non accettano le carezze del Signore».

Ma c’è ancora un ulteriore livello di profondità al quale è scesa la riflessione del Papa. Il quale, facendo notare che «il Signore è buono, anche per queste pecore» e non smette mai di andare a cercarle», ha evidenziato una parola che ritroviamo nella Bibbia, «una parola che dice che Giuda si è impiccato, impiccato e “pentito”». E ha commentato: «Io credo che il Signore prenderà quella parola e la porterà con sé, non so, può darsi, ma quella parola ci fa dubitare». Soprattutto ha sottolineato: «Ma quella parola cosa significa? Che fino alla fine l’amore di Dio lavorava in quell’anima, fino al momento della disperazione». Ed è proprio questo, ha detto chiudendo il cerchio della sua riflessione, «l’atteggiamento del buon pastore con le pecore smarrite».

Ecco allora «l’annuncio» di cui si parlava all’inizio dell’omelia, «il lieto annuncio che ci porta il Natale e che ci chiede questa sincera esultanza che cambia il cuore, che ci porta a lasciarci consolare dal Signore e non dalle consolazioni che noi andiamo a cercare per sfogarci, per fuggire dalla realtà, fuggire dalla tortura interiore, dalla divisione interiore». Il «lieto annuncio», la «sincera esultanza», la «consolazione», il «rallegrarsi nel Signore» scaturiscono dal fatto che «viene il Signore con la sua potenza. E quale è la potenza del Signore? Le carezze del Signore!». È come il buon pastore che «quando ha trovato la pecora smarrita non l’ha insultata, no», anzi, le avrà detto: «Ma hai fatto tanto male? Vieni, vieni…». E allo stesso modo, «nell’orto degli ulivi» cosa ha detto alla “pecora smarrita”, Giuda? Lo ha chiamato «amico. Sempre le carezze».

Di fronte a tutto ciò il Papa a questo punto ha affermato: «Chi non conosce le carezze del Signore non conosce la dottrina cristiana. Chi non si lascia carezzare dal Signore è perduto». Ed è proprio «questo il lieto annuncio, questa è la sincera esultanza che noi oggi vogliamo. Questa è la gioia, questa è la consolazione che cerchiamo: che venga il Signore con la sua potenza, che sono le carezze, a trovarci, a salvarci, come la pecora smarrita e a portarci nel gregge della sua Chiesa».

La conclusione è stata, come di consueto, una preghiera: «Che il Signore ci dia questa grazia, di aspettare il Natale con le nostre ferite, con i nostri peccati, sinceramente riconosciuti, di aspettare la potenza di questo Dio che viene a consolarci, che viene con potere, ma il suo potere è la tenerezza, le carezze che sono nate dal suo cuore, il suo cuore tanto buono che ha dato la vita per noi».

Il Papa incoraggia i cattolici in Azerbaigian: avanti, senza paura!

2 ottobre 2016

2016-10-02 Radio Vaticana

 

 

“Il Papa visita una piccola comunità di periferia, che parla tante lingue, come ha fatto lo Spirito Santo a Gerusalemme nel Cenacolo, e gli dà forza per andare avanti”. Francesco pronuncia queste parole a braccio, dopo l’Angelus, davanti ai fedeli cattolici riuniti nella piccola Chiesa dell’Immacolata Concezione a Baku, in Azerbaigian, dove è giunto in mattinata per completare il suo 16.mo viaggio internazionale. Solo poche centinaia di fedeli in un Paese musulmano: a loro durante l’omelia della Messa, parla della fede che non è un “superpotere” ma è il “filo d’oro che ci lega a Dio“ e nella vita cristiana può fare meraviglie se è unita al servizio. Il servizio della nostra inviata Gabriella Ceraso:

 

 

Dalla “terra del fuoco”, ricca di petrolio sulle rive sul Mar Caspio, dove il Cristianesimo dei primi secoli ha resistito all’ondata di islamizzazione e all’ateismo comunista, il Papa rilancia la bellezza della vita cristiana, “dono di Dio” che desidera, dice, fare di ciascuno di noi un “capolavoro del creato”. Francesco parla in una Chiesa gremita e simbolica, l’Immacolata Concezione, l’unica parrocchia cattolica di un Paese musulmano di oltre 9 milioni di abitanti e ad ascoltalo c’è una folla festosa e attenta.

Qualcuno può pensare che il Papa perda tempo a visitare una piccola comunità di periferia: in questo imita lo Spirito Santo. Anche Lui è sceso dal cielo sulla piccola comunità nel Cenacolo per dargli forza, nonostante le porte fossero chiuse. Ma lì, come oggi a Baku, dice Francesco, c’erano due sole cose necessarie:

“In quella comunità c’era la Madre – non dimenticare la Madre! – e in quella comunità c’era la carità, l’amore fraterno che lo Spirito Santo ha riversato in loro. Coraggio! Avanti! Go ahead! Senza paura, avanti!”.

Nell’omelia il Papa si è soffermato sulla fede e sul servizio, aspetti essenziali nella vita cristiana, chiarendone il significato a  partire dalla fede:

“Non è una forza magica che scende dal cielo, non è una “dote” che si riceve una volta per sempre e nemmeno un super-potere che serve a risolvere i problemi della vita. Perché una fede utile a soddisfare i nostri bisogni sarebbe una fede egoistica, tutta centrata su di noi”.

E la fede non va neanche confusa – ha precisato – col sentirsi bene o con l’essere consolati:

“La fede è il filo d’oro che ci lega al Signore, la pura gioia di stare con Lui, di essere uniti a Lui; è il dono che vale la vita intera, ma che porta frutto se facciamo la nostra parte”.

E la nostra parte è il servizio. Inseparabile e intrecciato alla fede, come i fili dei preziosi tappeti azeri. Il “servizio” è da intendersi come “disponibilità totale”, “senza calcoli né utili”, come è stato l’amore di Dio per noi. Esso è, dunque, il riassunto dello stile di vita cristiana:

“Servire Dio nell’adorazione e nella preghiera; essere aperti e disponibili; amare concretamente il prossimo; adoperarsi con slancio per il bene comune”.

Ma ci sono anche tentazioni – avverte il Papa – che possono allontanarci da questo stile. Ne cita due: un “cuore tiepido” che vive solo per “soddisfare i propri desideri” e “risparmia tempo” per Dio e per gli altri; e l’eccessiva “attività”, il ”pensare da padroni” e darsi da fare solo per guadagnare prestigio. Nessuna delle due tentazioni toccherà il “piccolo e tanto prezioso gregge di Baku”. “La Chiesa – afferma Francesco – vi guarda e vi incoraggia”:

“Cascuno di voi è come uno splendido filo di seta, ma solo se sono ben intrecciati fra loro i diversi fili creano una bella composizione; da soli, non servono. Restate sempre uniti, vivendo umilmente in carità e gioia; il Signore, che crea l’armonia nelle differenze, vi custodirà”.

La storia di fede dell’Azerbaigian, che dopo la persecuzione ha resistito compiendo meraviglie, emerge nella preghiera dell’Angelus:

“Vorrei ricordare i tanti cristiani coraggiosi, che hanno avuto fiducia nel Signore e sono stati fedeli nelle avversità. Come fece san Giovanni Paolo II, a voi tutti rivolgo le parole dell’Apostolo Pietro: ‘onore a voi che credete!'”.

Siate sempre – è questo l’incoraggiamento finale del Pontefice ai cattolici di Baku – “testimoni gioiosi di fede speranza e carità, uniti fra di voi e con i vostri Pastori”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Ecumenical Prayer and Concluding Ceremony of the World Day for Peace – 2016.09.20

20 settembre 2016

 

 

 

Grazie Cracovia, ci vediamo a Panama! #NosVemosenPanama #GMG #ThanksWYD

31 luglio 2016

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Video-messaggio per la pace in Siria, 05.07.2016

5 luglio 2016
Pubblicato il 05 lug 2016

Vinciamo l’indifferenza, la pace in Siria è possibile

In un video-messaggio, Papa Francesco aderisce alla campagna di Caritas Internationalis per la pace in Siria e invita quanti sono coinvolti nei negoziati a prendere sul serio gli accordi, così come la Comunità Internazionale a fare il possibile nella costruzione di un governo di unità nazionale. “Non c’è una soluzione militare per la Siria – precisa – ma solo una politica”.

Armenia, firma dichiarazione comune e Khor Virap 26.06.2016

27 giugno 2016
Pubblicato il 27 giu 2016

Il mondo ha bisogno di pace, non di armi

Papa Francesco e il Catholicos di tutti gli armeni, Karekin II, hanno firmato una dichiarazione comune a Etchmiadzin, rimarcando la centralità del Vangelo “in un mondo lacerato da conflitti e desideroso di conforto e speranza”. Dall’inviata Barbara Castelli.

Videomessaggio Armenia 23-06-2016

23 giugno 2016

In un videomessaggio al popolo armeno alla vigilia del suo viaggio apostolico, Papa Francesco ha sottolineato come il paese caucasico ha sempre trovato la forza di rialzarsi
anche dalle sofferenze più forti.

 

 

Papa: cristiani si guardino allo specchio prima di giudicare

21 giugno 2016

 

2016-06-20 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima di giudicare gli altri guardarsi allo specchio per vedere come siamo. E’ l’esortazione di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, l’ultima con omelia, prima della pausa estiva. Il Pontefice ha sottolineato che ciò che distingue il giudizio di Dio dal nostro non è l’onnipotenza ma la misericordia. Il servizio diAlessandro Gisotti:

Il giudizio appartiene solo a Dio, perciò se non vogliamo essere giudicati, anche noi non dobbiamo giudicare gli altri. E’ quanto sottolineato da Francesco nella Messa a Casa Santa Marta, incentrata sul Vangelo odierno. Tutti noi, ha osservato, vogliamo che nel Giorno del Giudizio “il Signore ci guardi con benevolenza, che il Signore si dimentichi di tante cose brutte che abbiamo fatto nella vita”.

 

Gesù ci chiama ipocriti quando giudichiamo gli altri
Per questo, se “tu giudichi continuamente gli altri – ha ammonito – con la stessa misura tu sarai giudicato”. Il Signore, ha proseguito, ci chiede dunque di guardarci allo specchio:

“Guardati allo specchio, ma non per truccarti, perché non si vedano le rughe. No, no, no, quello non è il consiglio! Guardati allo specchio per guardare te, come tu sei. ‘Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?’ O come dirai a tuo fratello ‘Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio’, mentre nel tuo occhio c’è la trave?’ E come ci qualifica il Signore, quando facciamo questo? Una sola parola: ‘Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello’.

 

Pregare per gli altri, invece di giudicarli
Il Signore, ha detto il Papa, si vede che “un po’ si arrabbia qui”, ci dà degli ipocriti quando ci mettiamo “al posto di Dio”. Questo, ha aggiunto, è quello che il serpente ha convinto a fare ad Adamo ed Eva: “Se voi mangiate di questo, sarete come Lui”. Loro, ha detto, “volevano mettersi al posto di Dio”:

“Per questo è tanto brutto giudicare. Il giudizio solo a Dio, solo a Lui! A noi l’amore, la comprensione, il pregare per gli altri quando vediamo cose che non sono buone, ma anche parlare loro: ‘Ma, senti, io vedo questo, forse…’ Ma mai giudicare. Mai. E questa è ipocrisia, se noi giudichiamo.”

 

Al nostro giudizio manca la misericordia, solo Dio può giudicare
Quando giudichiamo, ha detto ancora, “ci mettiamo al posto di Dio”, ma “il nostro giudizio è un povero giudizio”, mai “può essere un vero giudizio”. “E perché – si domanda il Papa – il nostro non può essere come quello di Dio? Perché Dio è Onnipotente e noi no?” No, è la risposta di Francesco, “perché al nostro giudizio manca la misericordia. E quando Dio giudica, giudica con misericordia”:

“Pensiamo oggi a questo che il Signore ci dice: non giudicare, per non essere giudicato; la misura, il modo, la misura con la quale giudichiamo sarà la stessa che useranno con noi; e, terzo, guardiamoci allo specchio prima di giudicare. ‘Ma questa fa quello… questo fa quello…’ ‘Ma, aspetta un attimo…’, mi guardo allo specchio e poi penso. Al contrario sarò un ipocrita, perché mi metto al posto di Dio e, anche, il mio giudizio è un povero giudizio; gli manca qualcosa di tanto importante che ha il giudizio di Dio, gli manca la misericordia. Che il Signore ci faccia capire bene queste cose”.

 

(Da Radio Vaticana)

 

 

Messa Santa Marta 09-06-2016

9 giugno 2016

 

Papa Francesco, nell’omelia della messa del mattino a Casa Santa Marta, ha ricordato che Gesù insegna ai suoi discepoli il ”sano realismo”, perché volere “questo o niente” non è cattolico, è “eretico”.

 

 

Udienza presidente Svizzera 07-05-2016

7 maggio 2016

La collaborazione tra Stato e Chiesa nell’educazione professionale dei giovani, le migrazioni e la politica di accoglienza, e i conflitti in Medio Oriente e Africa sono stati al centro dell’incontro con il presidente della Confederazione elvetica Johann Schneider Ammann.

 

 

 

 

 

 

 

Francesco chiede rilascio p. Tom e tutti i rapiti in zone di guerra

10 aprile 2016

 

2016-04-10 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appello del Papa stamane al Regina Caeli per il rilascio nello Yemen di padre Tom e di tutte le persone rapite in zone di guerra. Quindi l’invito, nella catechesi, rivolto ai cristiani perché facciano arrivare a tutti un raggio della Risurrezione del Signore. Nell’odierna Giornata dell’Università cattolica del Sacro Cuore, Francesco ha auspicato che questa sappia formare i giovani nel contesto attuale. Il servizio di Roberta Gisotti.

L’accorato appello di Papa Francesco, subito dopo la preghiera mariana,

“nella speranza donataci da Cristo risorto, rinnovo il mio appello per la liberazione di tutte le persone sequestrate in zone di conflitto armato; in particolare desidero ricordare il sacerdote salesiano Tom Uzhunnalil, rapito ad Aden nello Yemen il 4 marzo scorso.”

Ispirato dal Vangelo domenicale – in cui si narra la terza apparizione di Gesù risorto sul lago di Galilea ai discepoli che stanchi e delusi per la mancata pesca notturna non lo riconoscono ma si fidano di lui e gettate nuovamente le reti fanno una miracolosa pesca abbondante – il Papa ha sottolineato:

“La presenza di Gesù risorto trasforma ogni cosa: il buio è vinto dalla luce, il lavoro inutile diventa nuovamente fruttuoso e promettente, il senso di stanchezza e di abbandono lascia il posto a un nuovo slancio e alla certezza che Lui è con noi”.

E, “se a uno sguardo superficiale – ha rimarcato Francesco – può sembrare a volte che le tenebre del male e la fatica del vivere quotidiano abbiano il sopravvento”:

“la Chiesa sa con certezza che su quanti seguono il Signore Gesù risplende ormai intramontabile la luce della Pasqua”.

Questo perché, ha spiegato il Papa, “il grande annuncio della Risurrezione infonde nei cuori dei credenti un’intima gioia e una speranza invincibile.”

“Cristo è veramente risorto! Anche oggi la Chiesa continua a far risuonare questo annuncio festoso: la gioia e la speranza continuano a scorrere nei cuori, nei volti, nei gesti, nelle parole”.

“Tutti noi cristiani siamo chiamati a comunicare questo messaggio di risurrezione a quanti incontriamo”:

“specialmente a chi soffre, a chi è solo, a chi si trova in condizioni precarie, agli ammalati, ai rifugiati, agli emarginati. A tutti facciamo arrivare un raggio della luce di Cristo risorto, un segno della sua misericordiosa potenza”.

Prima dei saluti finali ai fedeli in Piazza San Pietro, e ai partecipanti oggi alla Maratona di Roma, il Papa ha ricordato l’odierna Giornata nazionale per l’Università cattolica del Sacro Cuore, sul tema “Nell’Italia di domani io ci sarò”.

“Auspico che questa grande Università, che continua a rendere un importante servizio alla gioventù italiana, possa proseguire con rinnovato impegno la sua missione formativa, aggiornandola sempre più alle esigenze odierne”.

(Da Radio Vaticana)

Premio Carlo Magno a Papa Francesco. Lombardi: per il suo impegno per la pace

23 dicembre 2015

 

2015-12-23 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Papa Francesco è stato conferito il Premio Carlo Magno, attribuito dalla città di Aquisgrana a personalità che si siano contraddistinte per il loro ruolo in favore dei valori europei. Il Papa – si legge nella motivazione – porta un messaggio di speranza all’Europa in un momento di crisi che ha messo in secondo piano “tutte le conquiste del processo di integrazione”. Si citano in particolare gli interventi del Pontefice durante il suo viaggio a Strasburgo nel novembre dell’anno scorso. Il Papa – si afferma – è la “voce della coscienza” che chiede di mettere l’uomo al centro, “un’autorità morale straordinaria”. Sul Premio Carlo Magno a Papa Francesco ascoltiamo il commento del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, al microfono di Sergio Centofanti:

R.  –  Sappiamo che Papa Francesco non ha mai accettato premi né onorificenze dedicate alla sua persona. Quindi questo è un fatto del tutto eccezionale e ci possiamo interrogare perché lo abbia accettato. Io gliel’ho chiesto e lui mi ha risposto che questo è un premio per la pace ed egli in questo tempo in cui vediamo questi gravi rischi che ci sono per la pace nel mondo – parla spesso anche della Terza guerra mondiale a pezzi – ritiene che parlare della pace, incoraggiare ad agire per la pace, sia fondamentale. Quindi il Papa interpreta questo premio non tanto come qualcosa dato a lui stesso per onorare lui, ma come l’occasione di un nuovo messaggio di impegno per la pace, dedicato e rivolto a tutta l’Europa che è un continente che deve costruire e continuare a costruire la pace al suo interno ed essere attivo, avere un grande ruolo per la pace nel mondo. Quindi un premio per la pace, un’occasione di preghiera per la pace, tutti insieme, il Papa con tutti i popoli e le persone di buona volontà che manifesta l’anelito, il desiderio, l’impegno di costruire la pace nel continente e anche in tutto il mondo.

D. – Questo è un importante premio europeo ma il Papa non è europeo…

R. – Sì mi pare anche significativo questo aspetto. Il primo Papa non europeo di questo tempo moderno riceve un grande premio europeo. Questo perché con il suo grande discorso a Strasburgo che tutti ricordiamo, egli ha saputo già rivolgersi all’Europa, al continente, con prospettive molto ampie e con prospettive di incoraggiamento, in un momento, in un periodo, già di anni, in cui la costruzione fa fatica, incontra grandi difficoltà. Il Papa ha saputo rilanciare gli orizzonti più solidi, più profondi, più belli, di valori: il rispetto della persona umana, l’impegno per la solidarietà con tutti i popoli, la costruzione della pace… I grandi valori su cui nasce l’idea dell’Europa e deve rinascere e deve continuare a essere attuale e viva e capace di dare un contributo ricco anche di prospettiva ideale per l’umanità intera. Un Papa che guarda all’Europa con consapevolezza anche dall’esterno dell’Europa, in un orizzonte di carattere globale, è capace, ha l’autorità di ridire all’Europa la sua vocazione più profonda e più importante, e di incoraggiarla a non avere paura, a non scoraggiarsi, per continuare a proporre questi ideali all’umanità intera, con la sua ricchezza di risorse di intelligenza, di storia, di cultura che devono continuare a essere impiegate per il bene dell’umanità intera.

D. – Ricordiamo che anche Giovanni Paolo II nel 2004 ha ricevuto questo premio…

R. – Sì, è vero, Papa Francesco non è il primo. Giovanni Paolo II anch’egli è stato un grande Papa della pace, un grande costruttore, ispiratore dell’Europa con i suoi due polmoni, della riconciliazione, dell’unione fra l’est e l’ovest dell’Europa. Direi che però Giovanni Paolo II era un Papa profondamente europeo nella sua storia personale e quindi credo che i suoi meriti per l’Europa potevano essere letti in una chiave differente. Invece con Papa Francesco mi pare che la prospettiva sia proprio quella della vocazione dell’Europa nell’orizzonte globale, perché Papa Francesco sta parlando in questo tempo al mondo intero, con l’Enciclica Laudato sì, con i suoi discorsi sulla pace nel mondo, sul dialogo interreligioso, sulla solidarietà fra tutti i popoli. Quindi è proprio con l’importanza di questi messaggi che si propone come un grande ispiratore del continente europeo oggi.

Ma riascoltiamo la parte finale del discorso di Papa Francesco all’Europarlamento il 25 novembre 2014:

“Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità! Grazie”.

Papa Francesco è la terza personalità non-europea a ricevere questo premio e contemporaneamente il terzo americano. Nel 2000 l’onore era spettato al presidente statunitense Bill Clinton e nel 1959 a George C. Marshal, l’ideatore del Piano Marshal per la ricostruzione dopo la guerra. Tra gli altri premiati: Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi, Angela Merkel, Jean-Claude Juncker, Václav Havel, Frère Roger Schutz di Taizé. Helmut Kohl, François Mitterrand.

La consegna del Premio avverrà in data da destinarsi nel prossimo anno a Roma.

 

(Da Radio Vaticana)

Papa: vinciamo con la misericordia la guerra mondiale a pezzi

19 dicembre 2015

 

2015-12-19 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutti abbiamo bisogno della misericordia di Dio, soprattutto in questa guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo. Papa Francesco lo ha ribadito nel discorso rivolto ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato Italiane ricevuti in Aula Paolo VI. Il Pontefice ha ringraziato quanti ogni giorno lavorano per realizzare la rete ferroviaria italiana, rammentando quanti sono morti sul lavoro. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

Non solo treni e binari, ma anche strutture per aiutare i più poveri. Francesco ha ricordato gli Help Center, sportelli antenna per le persone in difficoltà, che vedono l’impegno delle Ferrovie con gli Enti locali, un’iniziativa che coopera a “tenere unito il Paese non solo dal punto di vista geografico, ma anche sul piano sociale”.

 

La misericordia è la prima e più vera medicina
Un’altra iniziativa importante, ha detto, è quella dell’Ostello Don Luigi Di Liegro alla Stazione Termini dove proprio ieri Francesco ha aperto la Porta della Carità:

“L’Anno Santo, che è iniziato da poco, ci insegni anzitutto questo, e imprima nella nostra mente e nei nostri cuori che la misericordia è la prima e più vera medicina per l’uomo – quante guarigioni fa una carezza, eh?, misericordiosa … – una medicina della quale ognuno ha urgente bisogno. Essa fluisce in modo continuo e sovrabbondante da Dio, ma dobbiamo anche diventare capaci di donarcela a vicenda, perché ciascuno possa vivere in pienezza la sua umanità”.

 

La misericordia più forte della guerra mondiale a pezzi
Proprio a questo, ha proseguito, ci richiamano le Porte Sante, che in questi giorni vengono aperte in tutte le diocesi del mondo: “chi le attraversa con amore – ha detto – troverà perdono e consolazione, e sarà spinto a donare e donarsi con più generosità, per la salvezza propria e dei fratelli”. “Lasciamoci tutti trasformare – ha ripreso – dal passaggio attraverso questa porta spirituale, in modo che segni interiormente la nostra vita”:

“Lasciamoci coinvolgere dal Giubileo della Misericordia: di un po’ di misericordia abbiamo bisogno tutti, eh? Lasciamoci coinvolgere dal Giubileo della Misericordia in modo da rinnovare il tessuto di tutta la nostra società, rendendola più giusta e solidale, soprattutto in questa terza guerra mondiale che è scoppiata: a pezzi, ma la stiamo vivendo”.

 

Anno Santo faccia aumentare l’amore vicendevole
Francesco ha così fatto riferimento ad una recente pubblicazione delle Ferrovie  intitolata “Giubileo” che raccoglie fotografie sui viaggi dei Pontefici in treno:

“Che la stima che ci lega, della quale è segno l’odierno incontro, possa rafforzarsi in quest’Anno Santo, cosicché l’Italia e tutti i Paesi del mondo diventino luoghi di reti solidali, più autenticamente umani, più capaci di gioire dell’amore di Dio e della comunione vicendevole”.

(Da Radio Vaticana)