Archive for the ‘Poesie’ Category

Nobel per la letteratura a Bob Dylan

14 ottobre 2016

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Stoccolma
Nobel per la letteratura a Bob Dylan

Angela Calvini
13/10/2016

Un Nobel per la letteratura a sorpresa per Bob Dylan, anomalo come quello che venne conferito a Dario Fo nel 1997. Fo “il giullare”, Dylan “il menestrello”. Qualcuno storse il naso allora, ed altri lo storceranno forse adesso, nonostante Bob Dylan più volte sia stato in predicato negli anni per una possibile vittoria. Quando oggi la portavoce dell’Accademia svedese ha pronunciato a Stoccolma il nome del cantautore, musicista e scrittore statunitense, si è sentito un boato da parte della stampa.

Nobel per la letteratura a Dylan «per aver creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana». Per la prima volta la canzone viene ufficialmente ammessa nell’Olimpo della poesia e dell’alta letteratura. Un’arte che, nel suo approccio popolare, è in grado di entrare nelle vite e ancor più nelle coscienze delle persone, e che autori come Dylan hanno contribuito a plasmare come autentiche espressioni del Novecento e delle sue inquietudini. Una forma alta di espressione che l’industria musicale del Terzo millennio, oramai basata sul business dell’effimero globale, rischia di affossare per sempre.

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J. M. Bergoglio sulla poesia: ha dimora di carne e peso di ali non ancora spiegate in volo

21 settembre 2016

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Il 19 settembre 2016 è morto p. Osvaldo Pol, gesuita argentino e poeta.

L’allora rettore del Colegio Máximo San José era p. Jorge Mario Bergoglio. Fu lui a scrivere una prefazione breve a una raccolta di sue poesie dal titolo De destierros y moradas.

In questo breve intervento il futuro Papa Francesco, ispirato dalla poesia del confratello, dà una definizione della parola poetica che colpisce per densità.

— Qui è riprodotto il testo di p. Bergoglio tradotto in italiano, a seguire l’originale e quindi alcune poesie di Osvaldo Pol.

PREFAZIONE DI P. JORGE MARIO BERGOGLIO
Padre Osvaldo Pol, gesuita, ex alunno e oggi professore, ha scritto quasi tutti questi sonetti qui, a casa sua. Alcuni sono già stati pubblicati, altri appaiono per la prima volta.

Le facoltà di Filosofia e Teologia sono liete di presentare questo libro di sonetti dove, in linguaggio poetico, si esprime la sapienza teologica, che è il frutto più apprezzato dalla Compagnia di Gesù nel suo impegno accademico.

Può sembrare paradossale che un poeta parli, con linguaggio della terra, di esiliati dalla terra. Può sembrare paradossale ma non lo è, perché la parola poetica ha dimore di carne nel cuore dell’uomo e – al tempo stesso – sente il peso di ali che ancora non hanno spiccato il volo. Arduo dilemma, questo, che santa Teresa esprime poeticamente e misticamente: “Com’è duro quest’esilio!”.

San Miguel, 20 giugno 1981, nel cinquantenario del Colegio Máximo San José

Jorge Mario Bergoglio, S.I.

Rettore

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Ode alla Primavera

21 marzo 2016

La primavera è uno stato del cuore,
è una stagione eterna dedicata
all’amore.
La primavera è una notte stellata,
una rosa fiorita,
una promessa mancata.
Perchè la primavera sempre t’illude,
come amore sfiorito che presto delude.
Ma la primavera, cocciuta,
sempre ritorna,
e col suo sorriso tutto contorna:
di fiori, di canti, di pianti e di riso,
di tutto ciò ch’illumina un gaio sorriso.

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NUVOLE

24 febbraio 2016

Quando i Monti Pallidi non erano ancora pallidi, la nuvola scese sul principe che giaceva sul prato prigioniero del suo sogno: visitare la Luna, che lo aveva stregato facendosi desiderare fino a stringere il suo cuore e non mollarlo più. Il principe salì sulla nuvola gentile che lo trasportò sulla Luna, dove si innamorò della principessa che lo seguì sulla Terra ma qui, lontana dalle sue cime argentate, cominciò a morire di nostalgia e… Il finale dovete scovarlo da soli. Vi basti sapere che da allora i Monti Pallidi divennero pallidi. Molte nuvole scendono apposta per noi, quando ci vedono afflitti da cupi pensieri, preoccupazioni o sogni che riteniamo irrealizzabili. Ma noi non crediamo alle fiabe e quindi commettiamo lo sciocco errore di non salirci sopra. Altrimenti verremmo condotti là dove ci attendono il conforto o la soluzione. Allora la nuvola va a giocare con i bambini, che la prendono sul serio e in lei vedono tutti gli animali che conoscono, e principi e dame, e draghi e cavalieri. E giocano, facendosi portare ovunque lo desiderino. Se le nuvole si arrabbiano e ci scaricano addosso cascate d’acqua, o ce la negano troppo a lungo, vanno comprese. A forza di scrutare nel cuore negli uomini per assecondarne i desideri, hanno imparato a essere volubili e irose. Ad assomigliarci, purtroppo.

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Papa: Dante, cantore del riscatto umano dalla “selva oscura”

4 maggio 2015

 

2015-05-04 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un “profeta di speranza” e un “annunciatore” della liberazione per ogni uomo e donna. È quanto Papa Francesco scrive di Dante Alighieri, nel giorno in cui in Italia si celebrano solennemente i 750 anni dalla nascita del sommo poeta. In un messaggio inviato al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Francesco ricorda l’ammirazione nutrita nei secoli dai Pontefici nei riguardi dell’Alighieri. Il servizio di Alessandro De Carolis:

 

 

Dante Alighieri, ovvero il poeta della “possibilità di riscatto”, del “cambiamento profondo”, per il quale nessuna “natural burella” – nessuna umana debolezza – potrà risultare così impraticabile da impedire all’uomo che lo vuole di riuscire “a riveder le stelle”. C’è un’eco forte delle sue convinzioni nel ritratto che Francesco fa del celeberrimo autore della “Commedia”.

Pellegrinaggio in versi
Il Papa della misericordia ravvisa nei versi immortali di Dante un aspetto potente di quel rinnovamento che nasce in un cuore che si apre a una dimensione più grande. “Ci invita ancora una volta – scrive nel suo messaggio – a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano e a sperare di rivedere l’orizzonte luminoso in cui brilla in pienezza la dignità della persona umana”. Del resto, osserva, tutta la Commedia può essere letta “come un grande itinerario, anzi come un vero pellegrinaggio, sia personale e interiore, sia comunitario, ecclesiale, sociale e storico”.  Come un “paradigma di ogni autentico viaggio in cui l’umanità è chiamata a lasciare quella che Dante definisce”,  in una strofa del Purgatorio, “l’aiuola che ci fa tanto feroci”.

Lettura non riduttiva
Il Messaggio del Papa è un compendio di quanto in passato i suoi predecessori abbiano detto, citato e attinto dal Vate fiorentino per conferire un tratto di bellezza a un aspetto del loro magistero e soprattutto per ammirare come la fede avesse potuto ispirare parole così intramontabili. Ad esempio Benedetto XV, che per il sesto centenario della morte di Dante, proprio indicando il “ben poderoso slancio d’ispirazione” che “egli trasse dalla fede divina”, esortò a considerare “l’importanza di una corretta e non riduttiva lettura dell’opera di Dante soprattutto nella formazione scolastica ed universitaria”.

Paolo VI: “Nostro è Dante!”
O Paolo VI che 50 anni fa, chiudendo il Vaticano II impresse nella sua Lettera Apostolica Altissimi cantus quell’affermazione recisa: “Nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire, della fede cattolica”, individuando  nella Commedia un fine “pratico e trasformante”, poiché – affermò – l’opera “non si propone solo di essere poeticamente bella e moralmente buona, ma in alto grado di cambiare radicalmente l’uomo e di portarlo dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso”.

“Dilata in fiamma poi vivace”
Anche San Giovanni Paolo II – rammenta il Papa – ha fatto “spesso” riferimento alle opere dell’Alighieri e nella prima Enciclica, Lumen fidei, scrive Francesco, “ho scelto anch’io di attingere a quell’immenso patrimonio di immagini, di simboli, di valori costituito dall’opera dantesca” quando per “descrivere la luce della fede, luce da riscoprire e recuperare affinché illumini tutta l’esistenza umana, mi sono basato proprio sulle suggestive parole del Poeta, che la rappresenta come «favilla, / che si dilata in fiamma poi vivace / e come stella in cielo in me scintilla”.

Luce nella “selva oscura”
In definitiva, conclude Papa Francesco, “onorando Dante Alighieri come già ci invitava a fare Paolo VI, noi potremo arricchirci della sua esperienza per attraversare le tante selve oscure ancora disseminate nella nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla méta sognata e desiderata da ogni uomo: ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’”.

 

(Da Radio Vaticana)

Bianche città della Puglia

21 aprile 2015

Bianche città della Puglia / assolate nel sole e nel mare, / io sempre sogno di voi / come in sogno del cielo. / Si, non ritarda, pazienta / l’amore non amato ma voi / ci siete, ancorche’ screpolate / brillate di un cielo che risorge. / Escano sempre nuovi operai / dai vostri antichi palazzi / che sanno di sole e di sale.

Via crucis

4 aprile 2015

Nella notte cittadina la gente cammina / tra i neon accesi dei negozi chiusi. / Il megafono roco intona un canto / che qualcuno udrà nella sua casa. / Ognuno percorre il suo calvario. / Se leggero o greve spesso è questione / di andare da soli o nella luce. / Ma certo il pianto è pianto e dunque / commuove il giorno di una speranza esaudita / come una piccola quindicesima stazione.

Alcune poesie di Venanzio Lucernoni

29 marzo 2015

Er giudizio de Dio

Quanno s’è presentata da San Pietro,

l’anima de Venanzio, sola sola,

“….me dispiace, te devo manna indietro

– je fa San Pietro -…pe’ corpa de la gola.

E’ un peccato da poco, c’è speranza

che dopo un par de lustri in Purgatorio

a scontà li peccati de la panza,

te trovamo un ber posto ar refettorio,

a cucinà, frammezzo all’angioletti,

patate, abbacchio, cotiche e spaghetti”.

Venanzio ce rimase tanto male.

“Io – disse – vorrei esse’ giudicato

su la base de quanto ho cucinato

più che su quello che me so’ magnato”.

“No – fece er santo – questo qui nun vale…

…nun è peccato sta’ vicino ar gasse…

er peccato de gola è strafogasse”.

Venanzio prese allora ‘na padella,

mise l’ojo extra vergine d’oliva,

cipolla, rosmarino e coratella

e…in paradiso se sentì un’evviva!

Salì un profumo talmente sopraffino

che invase tutto quanto er firmamento,

je s’accostò perfino un cherubino

che passava pe’ caso in quer momento

e je chiese co’ la faccia stralunata

si poteva assaggià ‘na forchettata.

“Nun c’è problema” disse e ner girasse

vide ‘na fila de santi lì vicino

e prima che la fila terminasse

ce stava già chi se portava er vino

(pare che fosse un certo San Martino).

San Pietro, ner vedè tanto successo,

je prese er dubbio d’essese sbajato

e chiese un supplemento der processo

che ar Purgatorio l’aveva condannato.

E l’udienza se tenne in Paradiso

ar cospetto de Padre Onnipotente,

che vide tutti i santi cor soriso,

a chiedeje de esse’ più clemente,

“…uno che fa’ così la coratella

cià l’anima più nobbile e più bella…”.

E er Padreterno sentenziò solenne:

“Venanzio sta co’ noi, qui ner Nirvana,

e …visto che rimani, fa du’ penne,

come le sai fa tu…all’amatriciana!”.

E da quer giorno er Paradiso intero

è diventato tutto un ristorante,

e de specialità ce ne so’ tante

che ar Padreterno nun je pare vero:

coda a la vaccinara, bucatini,

abbacchio a scottadito, puntarelle,

pajata, cacciatora, lumachelle

e un trionfo d’arrosti e spezzatini.

Carciofi, trippa ar sugo brodettata,

e quarsiasi tipo d’insalata…

la cicoria de campo ripassata…

e er venerdì, un ber fritto de paranza!

Pure li santi mo cianno la panza.

***************

Preghiera per la pace

Se t’è rimasto Cristo, un occhio solo,

come fai a nun vedè tanto macello?

Io manco cor pregà, me ce consolo,

a vede un omo assassinà er fratello.

Ritorna in Palestina, Gesù Santo,

rinasci un’antra vorta, per favore,

viè a vedè quanto sangue, quanto pianto

ce stà dove nascesti Tu, Signore.

Ma ce stà ancora chi Te stà a sentì?

…Tu predicasti amore e fratellanza

e, guarda caso, nascesti proprio lì,

dove ammazzeno pure la speranza…

…dove l’odio prevale sull’amore

e la vendetta genera dolore.

Se T’è rimasto, Cristo, un’occhio solo,

anticipa er Natale a ‘sta mattina,

ritorna per un giorno in Palestina

e fa scoppia la Pace. E no er tritolo.

Fischi per fiaschi e vedere Dio

17 marzo 2015

Quel tragitto di tavoli, sediole, cristianità culturali / dove Dio sta come un ramo cadente / di un albero oggettivo di foglie gialle, secche / nella terra e nel cielo inerte. / Ecco cosa vede l’esame scientifico del caso. / Ma altro sguardo vede l’amore destriero / che porta dove prima non sapevo e non volevo / quello che invece tanto desideravo.

Una piccola vela nel mare

3 marzo 2015

Io che veleggio su questa dolce barca / che il vento porta leggera ed alla sera / appoggio il peso della giornata alla tua riva / io più non so di porti-chimera senza rifugio / che l’uomo cerca disperato per mari sempre stranieri. / Sì, questa dolce barca che ora porta / anche voi, porta il mare alla terra / e la terra al mare, a questa costa / che così chiara unisce e distingue / ogni cosa dal cielo, rosso portatore stasera / di buona speranza per l’attesa di tante / forse ignare domande in cerca di qualcosa.

Feritoia

17 febbraio 2015

Talora si nasconde il mistero

in così fattuali apparenze

che schiacciano il pensiero

del cuore dentro oggettive

risposte senza senso.Si perde

l’uomo che va fiero del sicuro

che sempre lo tiene prigioniero.

Solo spiraglio vero di vita, di fuga,

il confondersi ansioso che lo piega.

Speranza di popoli marini

20 gennaio 2015

Stasera alla rotonda il cannocchiale non fa vedere
che altro mare, più lontano, nitido, l’orizzonte
che nasconde i sogni dell’uomo e i segreti del tempo.
Solo una nave ora si scorge appena, osare l’impresa
di toccare il domani delle persone.In questa sera
d’inverno, calato un tepido sole, tutto riposa sereno,
anche il dolore ed il male, come nel cannocchiale,
trovano più esatta collocazione.Nel fresco pungente
della notte che viene già entra il sapore dell’estate.

 

Altre poesiole

7 gennaio 2015

La settima terra

Ogni sera che viene
è una sera che piango.
Riguardo il mattino.
Ogni terra che penso
è speranza lontana,
di giorni lontani,
che amo soltanto
in una foto del futuro.
Ritorna la sera.
Ritorna il mio letto, la mia nave,
la mia solita nave di sempre,
in cui piango da solo terre lontane.
Ogni terra che penso
è una sera, è un mattino.
Ogni terra che penso domando:
sei forse tu la mia terra? (more…)

Efrem il Siro. Dialogo tra i Magi e Maria

6 gennaio 2015

I magi: “Una stella ci ha annunciato
che Colui che è nato è il re dei cieli.

Tuo figlio comanda gli astri,
che sorgono solo al suo ordine”.

Maria: “E io vi rivelerò un altro segreto,
perché ne siate persuasi:
da vergine,  ho dato la luce a mio figlio.
Egli è figlio di Dio.

Andate, e annunciatelo alle genti!”

I magi: “Pure la stella ce l’aveva fatto conoscere,
che tuo figlio è figlio di Dio e Signore”.

Maria: “Mari e monti lo testimoniano;
tutti gli angeli e tutte le stelle:
Egli è il figlio di Dio e il Signore.
Datene l’annuncio nelle vostre terre,
che la pace si diffonda nel vostro paese”.

I magi: “Che la pace del tuo figlio
ci riporti nel nostro paese,
senza pericoli come siamo venuti,
e quando Egli dominerà il mondo,
che visiti e benedica la nostra terra”.

Maria: “Esulti la Chiesa e intoni gloria,
per la venuta del figlio dell’Altissimo,
la cui luce ha illuminato cielo e terra,
benedetto Colui la cui nascita

allieta il mondo!”

Efrem Siro (306-373)

Ultimo giorno della vita nascosta: canto a Maria

2 gennaio 2015

Il pane fragrante nella piccola brace,
i panni stesi, la porta schiusa,
ogni cosa di te, intorno a te,
sommessa svelava una pace.
Tra la madia, la falegnameria, il piccolo orto,
imparai una piccola, semplice, via.
E la notte sognavo che un manto di stelle
custodiva la terra dal male con un dolce canto.

Ricordi di un prete

30 dicembre 2014

I poveri palazzi di periferia
non mi hanno mai messo tristezza,
ciò che fa male sono gli agglomerati
indifferenti, pare, al passo del vicino.
Lì dove la città digradava in campagna
le case si facevano basse, vedevo prati
di pecore, di mucche, di cavalli… come
un miracolo proprio sperato tutto
davvero era piu semplice e buono.
La domenica dopo la siesta il prete
anziano s’incamminava forse da un amico
alle case della quercia, sul colle.
E tornava al tramonto col suo basco nero
calcato sulla fronte e la tonaca tonda,
ormai lo sapevo, che odorava di vino.
La gente scendeva al paese a folate
di famiglie, di amici, così modesta, essenziale,
da consolare il cuore nella sua povertà.
Ed io dal terrazzino vedevo nel campo cavalli
pezzati come fosse il Minnesota d’inverno
al tempo dei cheyenne e recitavo,
spiazzato dalla prima missione,
sereno il salmo della sera.

Natale

24 dicembre 2014

Come i pastori andiamo alla stalla

se angeli ci hanno chiamato, 

come i magi ci incamminiamo

se una stella ha brillato per noi…

 

Massimiliano Maria Kolbe

23 dicembre 2014

Ogni dolore grava sulle nostre spalle
– treno che corre, vento che soffia
e porta lontano le lacrime –
ogni dolore amaro – per la valle,
montagne nere e tramonti rossi –

ogni dolore – ad ogni fermata

una ferita da ricordare.

Il cantico di frate Francesco

22 dicembre 2014

Voglio somigliare il tuo verso
al canto poverello ma terso
del fringuello, canti com’è bello
il Suo amore a tutto l’universo.
Il crocifisso è impresso dentro te
come al mite pettirosso,
ogni dolore senti, ogni pianto.
E tu somigli il Suo sguardo
al dolce sole di questo vespro
quando l’allodola torna al suo nido
e si ode il lieto eco del suo canto.
Alla colomba, all’aquila, al falco,
ti accosto, ad ogni volatile preposto
ad ogni canto, ad ogni volo,
a ricordarmi il cielo.

Sposalizio

16 dicembre 2014

1

Questa lunga mia notte
risplende nei tuoi occhi
fiduciosi e tranquilli.
Raggi di luna lucente
filtrano nella stanza oscura,
come i tuoi occhi nel mio dolore.
Io mi addormento
fiducioso e tranquillo.

2

Lasciavi il silenzio di tutto,
restava solo la luce.
Imparai a filtrare
il grano dalla pula.
Ti scoprii lampada
ai miei passi
nella notte oscura.
Seppi che un cielo
sconosciuto mi pensava.
E ti amai come si ama la vita.

3

Vieni, entra, la porta è aperta
ed entra il vento e la luce delle stelle.
Vieni, entra, mentre ti attendo
dormendo e sognando.
A lungo ho camminato,
valli e monti ho traversato,
ora ti attendo nel mio riposo.
Vieni entra, siedi alla mia tavola e dimmi,
in questa notte di vento e di pace,
quella parola che diventa pane e vino.