Archive for the ‘preghiera’ Category

Preghiera del mattino: O Immacolata di San Massimiliano Kolbe

27 aprile 2017

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O Immacolata

Regina del cielo e della terra,

io so di non essere degno

di avvicinarmi  a te,

di cadere in ginocchio

dinanzi a te con la faccia a terra,

ma poiché ti amo tanto,

oso supplicarti di essere tanto buona

da volermi dire chi sei tu.

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Preghiera del giorno: Risurrezione di Papa Paolo VI

18 aprile 2017

Risultato immagine per preghiera di pasqua

Tu, Gesù, con la risurrezione
hai compiuto l’espiazione del peccato;
ti acclamiamo nostro Redentore.
Tu, Gesù, con la risurrezione
hai vinto la morte;
ti cantiamo gli inni della vittoria:
sei il nostro Salvatore.

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Fedi diversi, bisogno comuni: nella preghiera incontro con Dio

9 aprile 2017

Siamo Noi – puntata del 7 aprile 2017

A Siamo Noi una riflessione sulla preghiera cristiana e non in questo tempo di Quaresima e a pochi giorni dalla Settimana Santa. Tra gli ospiti Izzedin Elzir, Presidente Unione delle comunità islamiche in Italia, Don Giampaolo Centofanti, Cappellano Santuario della Madonna del Divino Amore e Laila Simoncelli, Comunità papa Giovanni XXIII.

12 anni fa ci lasciava Papa Wojtyla

2 aprile 2017

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO A DIO

PER IL DONO DI GIOVANNI PAOLO II

Ti ringrazio, Dio Padre,
per il dono di Giovanni Paolo II.
Il suo “Non abbiate paura: spalancate le porte a Cristo”
ha aperto il cuore di tanti uomini e donne,
abbattendo il muro della superbia,
della stoltezza e della menzogna,
che imprigiona la dignità dell’uomo.
E, come un’aurora, il suo ministero ha fatto sorgere
sulle strade dell’umanità
il sole della Verità che rende liberi.
Ti ringrazio, o Maria,
per il tuo figlio Giovanni Paolo II.
La sua fortezza e il suo coraggio, traboccanti d’amore,
sono stati un’eco del tuo “eccomi”.
Egli, facendosi “tutto tuo”,
si è fatto tutto di Dio:
riflesso luminoso del volto misericordioso del Padre,
trasparenza viva dell’amicizia di Gesù.
Grazie, caro Santo Padre,
per la testimonianza d’innamorato di Dio che ci hai donato:
il tuo esempio ci strappa dalle strettoie delle cose umane
per elevarci alle vette della libertà di Dio.

Papa Francesco: “Per favore, continuate a pregare per me”

13 marzo 2017

 

2017-03-13 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Per favore, continuate a pregare per me”. Papa Francesco affida ad Instagram questo invito rivolto ai fedeli nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario della sua elezione. Nella foto postata sull’account “Franciscus” lo si vede sulla Loggia centrale della Basilica di San Pietro, inchinato, mentre i fedeli pregano per lui. E su Twitter scrive: “Lo Spirito Santo ci guidi a compiere un vero cammino di conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio”. Ma ritorniamo a quel 13 marzo 2013, all’annuncio della sua elezione, al suo primo saluto e al primo Angelus, qualche giorno dopo, in cui Papa Bergoglio già definisce il carattere del Pontificato. Il servizio di Sergio Centofanti:

 

“Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum”.

Con queste parole il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran annunciava l’elezione di Papa Francesco. Affacciandosi dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana per il suo primo saluto, il Papa si rivolgeva così alla folla presente in Piazza San Pietro:

“Fratelli e sorelle, buonasera!”.

E al momento della benedizione:

“Vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me”.

Nel suo primo Angelus, il 17 marzo 2013, il Papa, commentando il Vangelo dell’adultera perdonata, già traccia quello che sarà il cammino del suo Pontificato. La misericordia di Dio è al centro del messaggio cristiano:

“Questa parola cambia tutto. E’ il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza”.

Il volto di Dio – spiega – è quello di un padre misericordioso e paziente:

“Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. ‘Grande è la misericordia del Signore’, dice il Salmo”.

 

(Da Radio Vaticana)

San Tommaso Moro: Preghiera del buonumore

13 marzo 2017

 

Preghiera del buonumore

(Il Papa ha ricordato che recita ogni giorno la Preghiera del buonumore di San Tommaso Moro)

Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da digerire.
Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla.

Donami, Signore, un’anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono e non si spaventi alla vista del male ma piuttosto trovi sempre il modo di rimetter le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama “io”.

Dammi, Signore, il senso del buon umore. Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po’ di gioia e farne parte anche agli altri.

Amen

Chi era San Tommaso Moro

Tommaso Moro nacque nel cuore di Londra il 7 Febbraio 1478 e, sempre nella capitale inglese, fu decapitato il 6 luglio 1535.

Compiuti gli studi ad Oxford e presso gli Inns of Court di Londra, divenne un famoso avvocato, membro del Parlamento e prestigioso giudice. Servì il Paese svolgendo diverse mansioni, ma non permise mai che l’attività pubblica lo allontanasse dalla cura della famiglia e dal suo impegno di studioso di primo piano nel panorama dell’umanesimo europeo. A 41 anni entrò al servizio diretto del Re. Le sue responsabilità crebbero, fino a portarlo alla nomina a Lord Cancelliere del Regno all’età di 52 anni. Il 16 maggio 1532 si dimise dalla carica, per sottrarsi dall’appoggiare il disegno di Enrico VIII, che manipolava il Parlamento e l’Assemblea del Clero allo scopo di assumere il controllo sulla Chiesa in Inghilterra. Tommaso Moro venne imprigionato; dopo 15 mesi di carcere, fu processato e giustiziato a causa del suo rifiuto di firmare il giuramento di adesione all’atto di supremazia del Re nell’ordine spirituale.

La coerenza cristiana che Tommaso Moro provò fino al martirio, ha fatto sì che la sua fama si sia incessantemente consolidata nel corso dei secoli. Già in vita egli era noto ovunque per i suoi meriti di studioso e la modernità di molte sue vedute. Così, ad esempio, egli volle che le sue figlie ricevessero la stessa educazione del figlio, cosa davvero rivoluzionaria per i costumi dell’epoca. La sua attività di scrittore — specie le traduzioni di Luciano dal greco, le raccolte di poesie ed il classico Utopia — gli valse un prestigio impareggiabile. L’Utopia è la sua opera più nota. Modellata su La Repubblica di Platone, essa costituisce uno dei testi più stimolanti per il filosofo politico e lo studioso della natura umana. Come La Repubblica, anche l’Utopia presenta delle contraddizioni interne, disseminate nel testo dall’autore allo scopo di stimolare il lettore ad approfondire i valori etici perenni che danno senso alla vita personale e sociale.

Tommaso Moro è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica nel 1935 e dal 1980 il suo nome è inserito anche nel martirologio anglicano. Egli viene universalmente riconosciuto come simbolo di integrità ed eroico testimone del primato della coscienza al di là dei confini nazionali e delle confessioni religiose. Le sue ultime parole furono: “Muoio come buon servo del Re, ma anzitutto come servo di Dio”. Un grande ideale per tutti coloro che dedicano la propria vita al servizio del bene comune.

(Fonte: Vatican.Va)

Le beatitudini oggi

29 gennaio 2017

Alle porte del regno

Tonino Bello

Ce l’hanno spiegata con mille sfumature, e vien quasi da pensare che ogni biblista abbia un suo modo di leggere questa pagina delle beatitudini: l’unica che vorremmo salvare, se di tutti i libri della terra si dovesse sottrarre all’incendio solo il Vangelo e di tutto il Vangelo si dovesse preservare dalle fiamme soltanto una sequenza di venti righe.

Si intuisce subito che queste parole pronunciate da Gesù nascondono promesse ultraterrene.

Alludono a quegli appagamenti di gioia completa che andiamo inseguendo da tutta una vita, senza essere riusciti mai ad afferrare per intero. Fanno riferimento a quel senso di benessere pieno di gioia totalizzante che esiste solo nei nostri sogni. Traducono, come nessun altro frasario umano, le nostre nostalgie di futuro, e ci proiettano verso quei cieli nuovi e terre nuove in cui la settimana si accorcia a tal punto da conoscere solo il sabato eterno.

Imprigionano il “non ancora” – sempre abbozzato e mai esploso pienamente – di quel “risus paschalis” che ora sperimentiamo solo nella smorfia delle nostre troppo rapide convulsioni di letizia per cedere subito il posto all’amarezza del pianto.

Non ci vuol molto a capire, insomma, che sotto queste sentenze veloci del discorso della montagna c’è qualcosa di grande. E che, di quel misterioso “regno dei cieli”, la cosa più ovvia che si possa dire è che rappresenta il vertice della felicità. Sì, Gesù vuol dare una risposta all’istanza primordiale che ci assedia l’anima da sempre. Noi siamo fatti per essere felici. La gioia è la nostra vocazione. E’ l’unico progetto, dai nettissimi contorni, che Dio ha disegnato per l’uomo. Una gioia raggiungibile, vera, non frutto di fabulazioni fantastiche, e neppure proiezione utopica del nostro decadentismo spirituale.

Beati: provocazione all’impegno

Che cosa significhi il termine “beati” è difficile spiegarlo.

C’è chi ha voluto specularci sopra, capovolgendo addirittura il senso delle parole del Signore per utilizzarle a scopi di imbonimento sociale. Quasi Gesù avesse inteso dire: state buoni, poveri, perché la misura della vostra felicità futura sarà inversamente proporzionale alla misura della vostra felicità presente. Anzi, quante più sofferenze potete collezionare in questa vita, tanto più vi garantite il successo nell’altra.

E’ questo un modo blasfemo di leggere le beatitudini, perché spinge i poveri all’inerzia, narcotizza i diseredati della terra con le lusinghe dei beni del cielo, contribuisce a mantenere in vigore un ordine sociale ingiusto e, in un certo senso, legittima la violenza di chi provoca il pianto degli oppressi dal momento che a costoro, proprio per mezzo delle lacrime, viene offerto il prezzo per potersi pagare, in contanti, il regno di Dio. C’è invece, chi ha visto nella formulazione delle beatitudini un incoraggiamento rivolto ai poveri, agli afflitti, agli umili, ai piangenti, ai perseguitati… per sostenerli con la speranza dei beni del cielo. Quasi Gesù avesse inteso dire: se a un certo punto vi sentite sfiniti per le ingiustizie che patite, tirate avanti lo stesso e consolatevi con le promesse della felicità futura. Guardate a quel che vi toccherà un giorno, e questo miraggio di beatitudine vi spronerà a camminare, così come il desiderio del riposo accelera e sostiene i passi di chi, stanchissimo, sta tornando verso casa.

Anche questo è un modo stravolto di leggere le beatitudini. Meno delittuoso del primo, ma pur sempre alienante e banale. Perché punta sull’idea della compensazione. Perché con la lusinga della meta, non spinge la gente a mutare le condizioni della strada. Perché se non proprio a rassegnarsi, induce a relativizzare la lotta, ad arrendersi senza troppa resistenza, a vedere i segni della ineluttabilità perfino dove sono evidenti le prove della cattiveria umana e a leggere i soprusi dell’uomo come causa di forza maggiore.

E c’è finalmente, il modo legittimo di leggere le beatitudini. Che consiste, essenzialmente, nel felicitarsi con i senzatetto e i senza pane, come per dire: complimenti, c’è una buona notizia! Se tutti si son dimenticati di voi, Dio ha scritto il vostro nome sulla palma della sua mano, tant’è che i primi assegnatari delle case del regno siete voi che dormite sui marciapiedi, e i primi a cui verrà distribuito il pane caldo di forno siete voi che ora avete fame.

Felicitazioni a voi che, a causa della vostra mitezza, vi vedete sistematicamente scavalcati dai più forti o dai più furbi: il Signore non solo non vi scavalca nelle sue graduatorie ma vi assicura i primi posti nella classifica generale dei meriti.

Auguri a tutti voi che state sperimentando l’amarezza del pianto e la solitudine dei giorni neri: c’è qualcuno che non rimane insensibile al gemito nascosto degli afflitti, prende le vostre difese, parteggia decisamente per voi, e addirittura si costituisce parte lesa ogni volta che siete perseguitati a causa della giustizia.

Rallegratevi voi che, in un mondo sporco di doppi sensi e sovraccarico di ambiguità camminate con cuore incontaminato, seguendo una logica che appare spesso in ribasso nella borsa valori della vita terrena ma che sarà un giorno la logica vincente.

Su con la vita voi che, sfidando le logiche della prudenza carnale, vi battete con vigore per dare alla pace un domicilio stabile anche sulla terra: non lasciatevi scoraggiare dal sorriso dei benpensanti, perché Dio stesso avalla la vostra testardaggine.

Gioia a voi che prendete batoste da tutte le parti a causa della giustizia: le vostre cicatrici splenderanno un giorno come le stimmate del Risorto!

Perché di essi sarà…

Il significato preciso della parola “beati”, comunque, lasciamolo spiegare agli studiosi. Così pure lasciamo agli studiosi la fatica di spiegarci il significato dei destinatari delle beatitudini.

Se i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli oppressi, gli operatori di pace… siano categorie distinte di persone o variabili dell’unica categoria dei “poveri”, ci interessa fino a un certo punto.

E neppure ci interessa molto sapere se i poveri “in spirito” siano una sottospecie aristocratica di miserabili o coincidano con quei poveri banalissimi che ci troviamo ogni giorno tra i piedi.
Tre cose, comunque, ci sembra di poter dire con sicurezza.

Anzitutto, che il discorso delle beatitudini ha a che fare col discorso della felicità. Non solo perché sembra quasi che ci presenti le uniche porte attraverso le quali è possibile accedere nello stadio del regno.

Sicché chi vuole entrare nella “gioia” per realizzare l’anelito più profondo che ha sepolto nel cuore, deve necessariamente passare per una di quelle nove porte: non ci sono altri ingressi consentiti nella dimora della felicità Ma anche perché la croce, la sofferenza umana, la sconfitta… vengono presentate come partecipazione all’esperienza pasquale di Cristo che, attraverso la morte, è entrato nella gloria.

E allora; se il primo titolare delle beatitudini è lui, se è il Cristo l’archetipo sul quale si modellano tutti i suoi seguaci, è chiaro che il dolore dei discepoli, come quello del maestro, è già contagiato di gaudio, il limite racchiude in germe i sapori della pienezza, e la morte profuma di risurrezione!

La seconda cosa che ci sembra di poter affermare è che, in fondo, queste porte, pur differenti per forma, sono strutturate sul medesimo telaio architettonico, che è il telaio della povertà biblica. A coloro che fanno affidamento nel Signore, e investono sulla sua volontà tutte le “chances” della loro realizzazione umana, viene garantita la felicità da una cerniera espressiva che non lascia dubbi interpretativi: “…perché di essi sarà…”

Quel “…perché di essi sarà…” rappresenta il titolo giuridico di possesso incontestabile, che garantisce tutti i poveri nel diritto nativo di avere non solo la “legittima” ma l’intero asse patrimoniale del regno. E’ un passaggio indicatore di una disposizione testamentaria così chiara che nessuno può avere il coraggio di impugnare. E’, insomma, il timbro a secco che autentica in modo indiscutibile il contenuto di uno straordinario rogito notarile.

La terza cosa che possiamo dire è che, se vogliamo avere parte all’eredità del regno, o dobbiamo diventare poveri, o, almeno, i poveri dobbiamo tenerceli buoni, perché un giorno si ricordino di noi.

Insomma, o ci meritiamo l’appellativo di “beati” facendoci poveri, o ci conquistiamo sul campo quello di “benedetti”, amando e servendo i poveri.

Ce lo suggerisce il capitolo venticinque di Matteo, con quel “Venite, benedetti dal Padre mio: ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”.

E’ la scena del giudizio finale, pilastro simmetrico a quello delle beatitudini, che sorregge quell’arcata di impegno che ha la chiave di volta nell’opzione dei poveri.

Beati o benedetti

Veniamo a sapere, dunque, che, come titolo valido per l’usufrutto del regno, esiste un’alternativa al titolo di “povertà”: quello della “solidarietà” con i poveri. Diventare, cioè, così solidali con loro da esserne il prolungamento. Fare tutt’uno con loro, così da esserne considerati quasi la protesi.

Se si vuole entrare nel regno della felicità perciò occorre vistare il passaporto o col titolo di “beati” o col titolo di “benedetti”.

E’ splendida l’esortazione che al termine della messa nuziale viene pronunciata sugli sposi: “Sappiate riconoscere Dio nei poveri e nei sofferenti, perché essi vi accolgano un giorno nella casa del Padre”.
“Beati… perché di essi sarà…”.
“Venite, benedetti, nel regno preparato per voi…”

Non potrà mai dimenticare lo stupore di Mons. Gasparini, vescovo missionario nel Sidamo, quando un giorno, indicandomi un gruppo di bambini etiopi, dagli occhi sgranati per fame, dalle gambe filiformi, devastati dalle mosche sul corpo scheletrito, mi disse quasi sottovoce: “Vedi: che questi bambini siano figli di Dio non mi sorprende più di tanto. E neppure che siano fratelli di Gesù Cristo. Ma ciò che mi sconcerta e mi esalta è che questi poveri siano eredi del paradiso! Sembra un assurdo. Ma è proprio per annunciare quest’assurdo, che sono felice di aver speso tutta la mia vita in mezzo a questa gente”. “Beati… perché di essi…”
“Venite, benedetti, nel regno preparato per voi…”.

Il Signore ci conceda che, nel mazzo delle carte d’identità racchiuse da quei due pronomi personali, un giorno, col visto d’ingresso, poco importa se con la sigla “beati” o con la sigla “benedetti”, egli possa trovare anche la nostra.
E ci riconosca. Alle porte del regno.

Preghiera del giorno: Cosa sei, Dio mio?/ di Sant’Agostino

20 gennaio 2017

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Cosa sei dunque, Dio mio? Cos’altro, di grazia, se non il Signore Dio? Chi è invero signore all’infuori del Signore, chi Dio all’infuori del nostro Dio? O sommo, ottimo, potentissimo, onnipotentissimo, misericordiosissimo e giustissimo, remotissimo e presentissimo, bellissimo e fortissimo, stabile e inafferrabile, immutabile che tutto muti, mai nuovo mai decrepito, rinnovatore di ogni cosa, che a loro insaputa porti i superbi alla decrepitezza; sempre attivo sempre quieto, che raccogli senza bisogno; che porti e riempi e serbi, che crei e nutri e maturi, che cerchi mentre nulla ti manca.

 

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Preghiera del giorno: La tua casa , di Charles de Foucault

12 dicembre 2016

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Mio Dio, nella santa Eucaristia

mi arricchisci ogni giorno

dei beni della tua casa:

in questo tabernacolo, in questa cappella

sei realmente presente, come

lo sei stato nella grotta di Betlemme,

nella santa casa di Nazareth e in quella di Betania.

È la tua casa di adesso, mio Dio:

le altre (quelle che hanno ascoltato

la tua voce e dato riposo al tuo corpo)

sono molto sante, ma tu non ci sei più

ed esse non sono che pietre.

Tu sei presente in ogni tabernacolo:

lì è il tuo corpo e la tua anima,

la tua divinità e la tua umanità.

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‘Dai il meglio di te’ – La bellissima preghiera di Santa Teresa di Calcutta

17 novembre 2016

Di seguito troverete uno dei più bei scritti di Madre Teresa di Calcutta: ‘Dai il meglio di te’. Al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, è stata una religiosa albanese alla nascita, poi naturalizzata indiana, di fede cattolica, fondatrice della congregazione religiosa delle Missionarie della carità. E’ stata canonizzata da Papa Francesco il 4 Settembre.

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L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico

NON IMPORTA, AMALO

Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici

NON IMPORTA, FA’ IL BENE

Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici

NON IMPORTA, REALIZZALI

Il bene che fai verrà domani dimenticato

NON IMPORTA, FA’ IL BENE

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L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile

NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO

 

Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo

NON IMPORTA, COSTRUISCI

Se aiuti la gente, se ne risentirà

NON IMPORTA, AIUTALA

Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci

NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE

Madre Teresa di Calcutta

‘Dai il meglio di te’ – La bellissima preghiera di Santa Teresa di Calcutta

Preghiera del giorno:O Fulgore del Nostro Sguardo

5 novembre 2016

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Voi siete stata Assunta in Cielo in Anima e Corpo, per essere sempre Vera, Viva e Presente per tutto il genere umano. Voi siete Onnipotente per Grazia ed ascoltate anche ogni nostro sospiro, ogni nostra pena e pensiero. Per questo siamo fiduciosi e sicuri che Voi, anche adesso, ci state ascoltando. Voi vedete e conoscete già tutto di noi, perché ci siete stata sempre vicina.  E’ vero, noi siamo sempre sotto il Vostro sguardo materno, ma noi siamo stati distratti ed ingrati. Ora, pentiti, Vi supplichiamo di aiutarci, di concederci e donarci la Grazia a noi tanto necessaria. (Chiedere la Grazia).

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Preghiera della sera: Invocazione alla Santissima Madre Celeste

27 ottobre 2016

O MADRE NOSTRA TENERISSIMA

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Immacolata Concepita senza peccato originale, Madre di Dio e Madre Onnipotente per Grazia, Regina degli Angeli, Avvocata e Corredentrice del genere umano, Vi supplichiamo di non guardare le nostre indegnità, ma di volerci accogliere come Vostri figli, peccatori e addolorati, per non abbandonarci mai più.

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Preghiera alla Madonna del Terremoto

27 ottobre 2016

O beatissima Regina del cielo e della terra,

che mentre stavi sotto la croce di Gesù, tuo Figlio,

e la spada del dolore ti trapassava l’anima per diventare la Madre di tutti i viventi,

hai sentito sotto i tuoi piedi tremare la terra,

 soccorri i tuoi figli che gemono spaventati dal terremoto.

La facciata della chiesa di Santa Maria Assunta a Ussita

La terra rimbomba di un sordo boato, attorno a noi crollano il presente e il passato e le nostre anime smarrite si chiedono: che cos’è l’uomo, perchè Tu, o Signore, te ne ricordi?

Fatto a immagine e somiglianza di Dio e circondato di gloria, eppure ha divorato come un figlio dissoluto i doni del Padre, ha tradito l’Amore di Gesù, ha spento lo Spirito Santo, fino a meritare il castigo di Dio.

O Madre Santissima, piena di Grazia e di Misericordia, intercedi per noi presso tuo Figlio: prendi le nostre mani e guidaci a Lui, perchè converta i nostri cuori e perdoni i nostri peccati.

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Veglia Mariana nel Giubileo della Misericordia

9 ottobre 2016
Trasmissione in live streaming 21 ore fa

Papa Francesco presiede la Veglia Mariana nel Giubileo della Misericordia, dopo la festa della Beata Vergine Maria del Rosario.

Cristo risorto è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Seconda Lettura

15 agosto 2016

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (Messa del Giorno)

Risultato immagine per maria assunta in cielo

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.

Parola di Dio

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Le Cinque Piaghe: Gesù porterà eternamente il segnale delle sue Piaghe

26 luglio 2016

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Io vi porto scolpiti nelle mie palme», disse Gesù per bocca d’Isaia (XLIX, 16). Noi siamo scolpiti nelle sue piaghe, non con inchiostro, ma col suo sangue; non per mezzo di penna, e così profondamente che né il tempo né l’eternità potranno cancellare quest’impressione.

 Tanto preziose e care si tiene Gesù le sue piaghe, che anche risorto le volle conservare, e mostrare nel cielo per sempre; ed eccone le ragioni: 1° per attestare che ha vestito la nostra carne…; 2° per ricordare le atrocità della sua passione…; 3° per mostrare la sua vittoria su la morte e provare la sua risurrezione, essendo risorto quel corpo medesimo che fu crocefisso…; 4° per palesare i caratteri del suo ardente amore…; 5° per mostrare i trofei della sua vittoria sul demonio, su l’inferno, sul peccato, su la morte…; 6° per mettere in mostra i gloriosi ornamenti del suo corpo e gli splendidi trionfi…; 7° per mallevare della nostra redenzione…; 8° per attestare la sua obbedienza fino alla morte…; 9° le sue sacre piaghe sono preziosi monumenti dei suoi travagli e dei suoi dolori…; 10° fanno prova che sono la soddisfazione di tutti i peccati e che, mostrandole a suo Padre, egli ottiene misericordia per i peccatori…; 11° sono la consolazione degli afflitti, l’esemplare della pazienza, il rifugio degli sventurati, lo sprone dei penitenti, l’asilo di chi è tentato, il coraggio di quelli che lavorano, il modello dei martiri, la gioia degli eletti, l’onta dei reprobi nel giorno del giudizio, lo stupore e l’ammirazione del cielo, il terrore dell’inferno… Sac. Cornelio A Lapide (Da: Totus Tuus)

Fonte. http://www.preghiereagesuemaria.it/

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Preghiera del mattino: RIVELAZIONE FATTA A S. BERNARDO DA GESU’ DELLA PIAGA ALLA SACRA SPALLA APERTA DAL PESO DELLA CROCE

21 luglio 2016

San Bernardo, Abate di Chiaravalle, domandò nella preghiera a Nostro Signore quale fosse stato il maggior dolore sofferto nel corpo durante la sua Passione. Gli fu risposto: “Io ebbi una piaga sulla spalla, profonda tre dita, e tre ossa scoperte per portare la croce: questa piaga mi ha dato maggior pena e dolore di tutte le altre e dagli uomini non è conosciuta. Ma tu rivelala ai fedeli cristiani e sappi che qualunque grazia mi chiederanno in virtù di questa piaga verrà loro concessa; ed a tutti quelli che per amore di essa mi onoreranno con tre Pater, tre Ave e tre Gloria al giorno perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa ed in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”.  

Risultato immagine per adorazione alla sacratissima spalla di gesù

 

PREGHIERA ALLA SACRA SPALLA 

Dilettissimo Signore Gesù Cristo, mansuetissimo Agnello di Dio, io povero peccatore, adoro e venero la Vostra Santissima Piaga che riceveste sulla Spalla nel portare la pesantissima Croce del Calvario, nella quale restarono scoperte tre Sacralissime Ossa, tollerando in essa un immenso dolore; Vi supplico, per virtùà e meriti di detta Piaga, ad avere su di me misericordia col perdonarmi tutti i miei peccati sia mortali che veniali, ad assistermi nell’ora della morte e di condurmi nel vostro regno beato.   

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Preghiera al preziosissimo Sangue

5 luglio 2016

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Signore Gesù Cristo, che ci hai redenti con il tuo Sangue prezioso, noi ti adoria-mo! Prezzo infinito del riscatto dell’univer-so, mistico lavacro delle anime nostre, il tuo Sangue divino è il pegno della nostra salvezza presso il Padre misericordioso. Sii sempre benedetto e ringraziato, Ge-sù, per il dono del tuo Sangue, che con Spirito di amore eterno hai offerto fino all’ultima stilla per farci partecipi della vi-ta divina. Il Sangue, che hai versato per la nostra redenzione, ci purifichi dal peccato e ci salvi dalle insidie del maligno. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza, nostra be-vanda nel sacrificio eucaristico, ci unisca a Dio e tra di noi nell’amore, nella pace e nel rispetto di ogni persona, specialmente dei poveri.

 

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Preghiera al Preziosissimo Sangue di Gesù : Consacrazione al Sangue di Gesù Cristo

4 luglio 2016

Risultato immagine per preghiera al sangue preziosissimo di gesù

Signore Gesù che ci ami e ci hai liberati dai nostri peccati con il tuo Sangue, Ti adoro, Ti benedico e mi consacro a Te con viva fede. Con l’aiuto del tuo Spirito m’impegno a dare di tutta la mia esistenza, animata dalla memoria del tuo Sangue, un servizio fedele alla volontà di Dio per l’avvento del tuo Regno. Per il tuo Sangue versato in remissione dei peccati, purificami da ogni colpa e rinnovami nel cuore, perché risplenda sempre più in me l’immagine dell’uomo nuovo creato secondo giustizia e santità.

 

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Gesù

4 luglio 2016

Gesù, fa’ che io sorrida sempre
sia quando sono solo
sia quando sono in compagnia
nel silenzio della mia solitudine
o nel frastuono di questo mondo.

Dammi sempre la forza di sorridere
quando mi ignorano
quando non mi ascoltano
quando non mi rispondono
quando si dimenticano di me
quando mi rivolgono parole pungenti
quando mi rimproverano
quando m’incolpano a torto
quando non trovo conforto
da nessuna parte.

Quando niente mi convince
quando dovrò fare la volontà degli altri
quando dovrò fare la tua volontà
che mi costa.

Dammi sempre la forza di sorridere
quando sono a lavoro o in casa
quando sono con una persona
che mi fa soffrire
quando non mi si crede
quando non godo di stima
né di fiducia
quando vorrei piangere
quando vorrei scattare
quando vorrei essere
in un altro posto.

Gesù è difficile essere umile!
Dammi la forza di diventarlo
perché io possa sorridere sempre!

foto di GESU'.