Archive for the ‘Preghiere’ Category

Preghiera del giorno: Supplica alla Madonna del Miracolo ( da recitarsi il 20 Gennaio alle ore 12:00)

20 gennaio 2018

 

O Vergine Santissima del Miracolo, Madre e Regina di misericordia, prostrati dinanzi alla tua immagine, noi ci affidiamo totalmente alla tua amorosa e potente tutela. Conserva viva e pura in noi quella luce che il tuo Figlio divino fece risplendere sopra la terra; quella luce che è la sorgente della vita morale, la luce della fede. Tu, che ti degnasti miracolosamente apparire, per illuminare con questa luce di fede lo spirito dell’ebreo Ratisbonne, rinnova questo prodigio per tanti infelici nostri fratelli che vivono nella miscredenza o nell’indifferenza. Illuminaci, o Maria, coi tuoi splendori; che ci rendano credibili i giudizi divini e ci facciano vivere costantemente da figli della luce.

Ave Maria

O Santa Madre di Dio, le tue mani benedette, che versarono tanta copia di grazie nell’animo fortunato dell’ebreo, sono pure il tramite prezioso per il quale si diffonde su di noi la grazia, che ridesta nei nostri cuori, inariditi dalla colpa, la speranza della visione divina. A te, dunque, noi ricorriamo in tutte le necessità: da te ci aspettiamo di ottenere dal Signore il perdono di tutte le nostre colpe, l ‘aiuto necessario a sorreggere le nostre debolezze, per non ritornare più sulle vie del peccato. Per tua intercessione, o Madre divina, si mutò il cuore indurito del Ratisbonne; rinnova anche il nostro, e fà che non abbia altri palpiti, che per la virtù, altre aspirazioni che per il cielo!

Ave Maria

O Madre di amore e Regina amabilissima, fosti tu che ottenesti i raggi della grazia alla mente del Ratisbonne, ed accendesti nel suo animo smarrito nella colpa, la fiamma di quell’amore celeste, che tanto lo elevò e lo nobilitò: tu pure purifica e infiamma di amore celeste i nostri cuori. Sì, o Maria, l’amore tuo e del tuo Figlio splenda sempre nei nostri costumi, suoni sulle nostre labbra, e ci renda degni del tuo sguardo e del tuo sorriso materno. Questo amore, o Benedetta, ci affratelli tutti in Gesù Cristo, unifichi le nostre menti e i nostri cuori, ci renda tutti fecondamente operosi per l’eterna salvezza, ci conduca a godere con te le gioie del Paradiso.

Ave Maria

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Intenzione di Preghiera di Papa Francesco per il mese di gennaio 2018

12 gennaio 2018

 

 

Meditazione del giorno:Mese di Gennaio, giovedi11/01/18: Secona offerta dei Magi l’Incenso

11 gennaio 2018

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1. Incenso reale. Nel partire dal loro paese i Magi raccolsero, come dono al neonato Re, il meglio tra i prodotti che ivi si trovavano. Simili ad Abele ed ai cuori generosi offrivano, non gli avanzi, i rifiuti del mondo, le cose inutili, ma il più bello ed il più buono di ciò che avevano. Imitiamoli offrendo a Gesù il sacrificio di quella passione che più ci costa… Sarà il dono e il sacrificio del più odoroso incenso a Gesù.

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Preghiera del giorno: Consacrazione a Gesù Bambino

10 gennaio 2018

 

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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

Amabilissimo Gesù Bambino,
acclamato da tutti per gli innumerevoli e straordinari favori
che concedete a quanti vi invocano,
la nostra anima, prigioniera del tuo divino cuore,
non ti dimenticherà mai e si rifugia oggi,
nel tuo manto di Re per godere della pace che ci hai promesso
e poter ricevere la benedizione di Dio
per farla crescere in santità e virtù.
Per questo motivo ci consacriamo devotamente al tuo sacro servizio:
saremo tuoi devoti ferventi.

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Preghiera del giorno: Le Sette Allegrezze di Maria Santissima

5 gennaio 2018

La Vergine stessa avrebbe mostrato il suo gradimento apparendo a S. Arnolfo di Cornoboult e a San Tommaso di Cantorbery per rallegrarsi degli ossequi che le prestavano in onore delle sue gioie della terra e invitandoli ad onorare anche quelle del Cielo che loro enumerò. Grande devoto e apostolo delle allegrezze fu S. Bernardino (come del resto tutti i santi francescani) il quale diceva che tutte le grazie che aveva ricevute le doveva a questa devozione.

Le coroncine possono servire nella novena ad ogni festa della Madonna

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Preghiera del giorno:Preghiera dello studente a Gesù Bambino di Praga

4 gennaio 2018

Bambino Gesù, eterna ed incarnata Sapienza, che dalla tua soave immagine di Praga dispensi a tutti generosamente le tue grazie, e in particolare alla gioventù studiosa che a te si affida, deh, volgi benigno lo sguardo sopra di me che t’invoco a protezione dei miei studi.

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Preghiera del giorno: Novena alla Vergine di Guadalupe

3 gennaio 2018

 

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Nostra Signore di Guadalupe, secondo il tuo messaggio in Messico, io ti venero come “ la Vergine Madre del vero Dio per quelli cui vivono, il Creatore di tutto il mondo, del cielo e della terra.” Nello spirito io mi inginocchio davanti alla tua santa immagine che tu miracolosamente hai impresso sopra il mantello di San Diego, e con fede innumerevole di pellegrini che visitano il tuo santuario io ti imploro questa grazia… Ricordati, O immacolata vergine, le parole che hai detto al tuo devoto fedele, “Io sono per te Madre di misericordia e per tutta la gente che mi ama e che ha fiducia in me ed invoca il mio aiuto. Io ascolto i loro lamenti e, conforto tutti i loro dolori e le loro sofferenze”. Io ti imploro di essere una madre misericordiosa per me, perché io ti amo sinceramente, ho fiducia in te ed invoco il tuo aiuto. Io ti supplico, Nostra Signora di Guadalupe, di accogliere la mia richiesta, se questa è conforme alla volontà del Signore, fa che possa essere testimone del tuo amore, della tua compassione, del tuo aiuto e della tua protezione. Non mi abbandonare nelle mie necessità.

Nostra Signora di Guadalupe prega per noi.

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Preghiera del giorno: Preghiera all’angelo custode di San Pio da Pietralcina

2 gennaio 2018

O santo angelo custode, abbi cura dell’anima mia e del mio corpo.
Illumina la mia mente perché conosca meglio il Signore
e lo ami con tutto il cuore.
Assistimi nelle mie preghiere perché non ceda alle distrazioni
ma vi ponga la più grande attenzione.
Aiutami con i tuoi consigli, perché veda il bene
e lo compia con generosità.

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Preghiera del giorno: Te Deum

31 dicembre 2017

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Noi ti lodiamo, Dio, *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

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Preghiera del giorno: Il credo dell’uomo che soffre

28 dicembre 2017

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Credo, mio Dio, che Cristo, agnello innocente,
portò sulla Croce i nostri peccati e che noi
siamo stati redenti dalle sue piaghe.

Credo che Cristo ha sofferto per noi lasciandoci l’esempio,
perchè anche noi seguiamo le sue orme.

Credo che Cristo crocifisso,
pazzia per la sapienza di questo mondo,
è la potenza e la sapienza di Dio.

Credo che, accettando con amore la sofferenza,
compio in me la passione di Cristo
per la crescita del suo corpo che è la Chiesa.

Credo che tutto coopera al bene
per coloro che amano Dio.

Credo che la nostra tribolazione momentanea e di breve peso
ci procura uno smisurato dono di gioia.

Credo che chi soffre con Cristo
con lui sarà glorificato.

Credo che chi muore con Cristo
con lui pure risorgerà.

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Preghiera del giorno: Santo Natale , 25 Dicembre

25 dicembre 2017

Asciuga, Bambino Gesù, le lacrime dei fanciulli! accarezza il malato e l’anziano! Spingi gli uomini a deporre le armi e a stringersi in un universale abbraccio di pace! Invita i popoli, misericordioso Gesù, ad abbattere i muri creati dalla miseria e dalla disoccupazione, dall’ignoranza e dall’indifferenza, dalla discriminazione e dall’intolleranza.

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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento, Quarta Settimana: Domenica 24 /12/17

24 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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** LA NATIVITA’ **
CONTEMPLANDO IL PRESEPE: MARIA

Difficile è trovare le parole per parlare di Maria, meglio è sostare in silenzio di fronte al Presepe e contemplare. Contemplare l’infinita tenerezza di Maria che, come ci racconta il Vangelo, “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”.

Maria è la vergine immacolata, prediletta e prescelta da Dio, la fanciulla di Nazareth che nell’umiltà del suo “eccomi” ha permesso al Natale di avvenire, all’impensabile di accadere.

Maria è colei che ha portato in seno il Salvatore, è colei che stringe tra le braccia il Figlio di Dio, è colei che in modo perfetto ha spalancato il suo cuore e la sua vita a Gesù, si è fatta una con Lui.

Maria è colei che per prima ha vissuto l’Eucarestia! Anche noi, preparandoci a vivere la gioia del Natale, abbiamo la possibilità di seguire Maria, accogliendo nella nostra vita e nel nostro cuore il dono dell’Eucarestia, di Dio che, nato in una mangiatoia, continua a farsi Pane per noi.

Maria è colei che, resa forte dall’aver accolto in sè Gesù, non aspetta, non si tira indietro, non fa calcoli, ma si mette a servire, raggiungendo in fretta la cugina Elisabetta. Mentre spesso ci affanniamo tra bilance e bilanci per cercare di capire il vero valore della nostra vita, mentre ci preoccupiamo di autostima e di estetica, di diete e di mode, di quanto gli altri ci stimano o di come noi ci giudichiamo, Maria, con grande semplicità, ci fornisce l’unico vero orizzonte in cui comprendere chi siamo, l’unica autentica unità di misura per verificare la qualità della nostra vita. La nostra vita trova il suo vero valore nella misura in cui è capace di saziare la fame e sete di Amore che arde nel cuore dei fratelli. Pondus meum est Amor meus diceva Agostino. Qual è il mio valore? Il mio valore è la mia capacità di amare!

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Preghiera del giorno: Tempo d’ Avvento, Terza Settimana : Sabato 23 /12/17

23 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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** LA NATIVITA’ **

CONTEMPLANDO IL PRESEPE: SAN GIUSEPPE
Giuseppe è l’uomo della notte e dei sogni,
l’uomo della pronta obbedienza, della sconfinata fiducia.

Giuseppe non parla. Giuseppe ascolta attentamente, si fida totalmente, obbedisce prontamente, agisce concretamente. Giuseppe è l’uomo giusto, l’uomo a cui Dio affida la custodia e la cura di Gesù e di Maria.

Guardiamo Giuseppe, osserviamolo nel presepe: premuroso e delicato, attento e sereno, veglia sul Bambino e Sua madre. Come ama dunque Giuseppe? Giuseppe ama nel modo apparentemente più semplice, ma in realtà più difficile.

Giuseppe ama, anzi sceglie di amare, con la presenza. Giuseppe sceglie di essere presente, di esserci e di restare, sceglie semplicemente di stare, non per capire tutto e subito, ma per condividere e custodire il Mistero. Facile è agire, gratificante è risolvere i problemi, esaltante è dare delle soluzioni. Più difficile e meno appariscente è invece scegliere di amare abitando il presente dell’altro, con le sue gioie e le sue fatiche.

Giuseppe ci insegna che la prima persona singolare del verbo amare è “io scelgo di esserci”

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Preghiera del giorno: Tempo d’ Avvento,Terza Settimana, Venerdi 22 /12/17

22 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE
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** LA NATIVITA’ **

CONTEMPLANDO IL PRESEPE: IL BUE E L’ASINO
Nella locanda non c’era posto per Giuseppe e per Maria, ma c’era posto nella stalla: il ricovero delle bestie; anche di un bue e di un asino.

Di questi due animali non si trova traccia nei Vangeli Canonici, ma li troviamo all’inizio delle profezie di Isaia, dove è scritto «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende…» (1,3).
E’ questa la profezia che ha ispirato la tradizione secondo la quale alla nascita di Gesù erano presenti un bue e un asino, che riconobbero il bambino come Figlio di Dio: i più umili fra gli animali domestici, nella loro semplicità, compresero la verità spirituale che fu invece ignorata dal re Erode e dai potenti del tempo

Nessuna mente terrena avrebbe mai sospettato che Colui che poteva ordinare al sole di riscaldare la terra avesse un giorno bisogno di essere riscaldato dall’alito di un bue e di un asino; che Colui che rivestiva d’erba i campi potesse esser nudo; che Colui dalle cui mani provenivano pianeti e mondi avesse un giorno braccia così piccine da non poter raggiungere i musi degli animali; che i piedi che avevano percorso i colli eterni fossero un giorno tanto deboli da non riuscire a camminare; che il Verbo Eterno potesse essere muto; che l’Onnipotenza potesse essere avvolta in fasce; che la Salvezza potesse giacere in una greppia; nessuno insomma avrebbe mai sospettato che Dio, al Suo avvento su questa terra, potesse essere così impotente. Ed è appunto per questo che tanti non lo trovano.
La Divinità sta sempre dove non ci aspettiamo di trovarla.

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Preghiera del giorno: tempo d’Avvento, Giovedi 21/12/17

21 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE
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UNO SGUARDO AL PRESEPE: UNA BELLA E CONSOLIDATA TRADIZIONE
In tante famiglie, seguendo una bella e consolidata tradizione, subito dopo la festa dell’Immacolata si inizia ad allestire il Presepe, quasi per rivivere insieme a Maria quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù. Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale “da ricco che era, si è fatto povero” (2 Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: “Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale.

Papa Benedetto XVI , Angelus 11 dicembre 2005
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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento / Terza Settimana, mercoledi 20 /12/17

20 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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TRA GLI UMILI
(San Giuseppe) fu testimone silenzioso e felice dell’accorrere di quei pastori che, visto e sentito l’angelo che annunciava loro “una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10), si erano detti l’un l’altro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2, 15). Li vide affacciarsi alla grotta tra il timido e il curioso; contemplare il bimbo “avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12); li sentì riferire alla Vergine l’apparizione dell’angelo, e la notizia dell’avvenuta nascita del Salvatore a Betlemme, e il segno da cui l’avrebbero riconosciuto, e come una moltitudine di angeli si fosse unita a quel primo, glorificando Dio e promettendo pace sulla terra agli uomini di buona volontà.
Teste felice, ma neanche troppo stupito, forse. Se non era giunto fino a sentire una schiera angelica intonare lodi a Dio, sapeva però per esperienza che quanto dicevano i pastori era non soltanto plausibile, ma reale; anch’egli avrebbe potuto raccontare di simili accadimenti, e dell’effetto che le parole annunciate da un angelo per conto di Dio lasciavano nell’anima: pace, in primo luogo, una pace che — Gesù l’avrebbe poi detto a chiare lettere — il mondo non può dare, e una gioia profonda, quieta, di intensità e purezza indicibili. Rispetto a quella dei pastori la sua gioia non era altrettanto comunicativa: quelli, infatti, andarono a contagiarla a chiunque volesse starli a sentire, e “tutti quelli che udirono, si stupirono” (Lc 2, 18), mentre Giuseppe non condivise il suo segreto con altri che non fosse la Vergine. Ma non per questo la sua gioia fu meno gioiosa; anzi, poiché la custodiva nel cuore, fu forse più duratura.

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Preghiera del Giorno: Tempo d’Avvento, Terza Settimana, Martedi 19/12/17

19 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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IL PRIMO CONTEMPLATORE DI GESU’
«quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge» (Gal. 4, 4). E Giuseppe era lì, nella pienezza dei tempi, scelto da Dio per contemplare quel prodigio che si realizzò con tanta naturalezza, nella solitudine e nel silenzio.
«Ciò che accade nella stalla, nella grotta di roccia, ha una dimensione di profonda intimità: è qualcosa che avviene fra la Genitrice e il Nascituro. Nessuno dall’esterno vi ha accesso. Perfino Giuseppe, il falegname di Nazaret, rimane testimone silenzioso.» Sono parole pronunciate nel 1978 dal Papa Giovanni Paolo II, nell’omelia della notte di Natale, e dicono molto del mistero di Betlemme. Perché davvero vi fu, fin dal principio, dall’istante stesso dell’Incarnazione del Figlio di Dio, una relazione unica e particolarissima tra Gesù e la Vergine, così intima e personale da escludere del tutto ogni altro; una relazione della quale nessuno poteva partecipare, e della quale, tuttavia, fu concesso a un uomo, soltanto a un uomo, di essere testimone. Quell’uomo fu Giuseppe, un uomo umile e, a giudizio del mondo, non degno di particolare nota. Quell’uomo, però, ebbe con Gesù e con Maria un’intimità quale nessun altro ha avuto.
Ma la sua intimità con Gesù era di altra specie, un rapporto diverso da quello della Vergine. Il rispetto ispirato dalla conoscenza del mistero poneva, nel caso di Giuseppe, dei limiti che quell’uomo giusto non varcò mai, perché sapeva di non essere, in quella vicenda, un protagonista. (…)Tutto si spiega considerando che il mistero concerneva soprattutto la Madre e il Figlio: Giuseppe ne partecipò poi, quando già la profonda e misteriosa relazione fra Gesù e la Vergine era stabilita. Giuseppe partecipò del mistero attraverso la conoscenza datagli, con la rivelazione dell’angelo, in merito alla missione che avrebbe dovuto compiere vicino a quei due esseri eccezionali; e tuttavia, per quanto partecipasse di esso, e in esso, a un grado più alto di qualsiasi altra creatura, vi restava implicato solo dall’esterno, come sposo di Maria. A Giuseppe non venne chiesto un assenso previo, dato che quando seppe già si trovava — pur diversamente dalla Vergine — in diretta relazione con il mistero.
In tutto ciò che non lo riguardava, in ciò che superava i limiti della peculiare missione a cui era stato chiamato, il suo ruolo sarebbe stato limitato a quello di un “teste silenzioso”.
Teste silenzioso: non per attestare quel che sapeva, non per comunicarlo ad altri; ma, semplicemente, per contemplare. Altri testimoni, e non silenziosi, Gesù si sarebbe cercato in seguito, perché dessero testimonianza delle cose che avevano visto e sentito, della sua dottrina e dei suoi miracoli, e in specie della sua Risurrezione. Ma Giuseppe non era chiamato a essere un testimone di questo tipo. Non doveva comunicare niente a nessuno; solo essere presente, accompagnare Gesù e Maria, non lasciarli mai.
E lì stette, silenzioso, attento e ammirato, nell’istante in cui la sua sposa gli mostrò il Figlio, che era il Figlio di Dio fatto uomo, che era il suo Signore. Egli, Giuseppe, fu il primo a contemplarlo, il primo ad adorare quel Bambino venuto al mondo — e lui lo sapeva bene — in modo del tutto prodigioso; ma non avrebbe raccontato niente a nessuno dell’inesprimibile felicità che gli era stata data di provare, stringendo nelle braccia il Redentore del mondo.

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Preghiera del Giorno:Tempo d’Avvento, Terza Settimana. Lunedi, 18/12/17

18 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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LA MANGIATOIA

Senza dubbio fu per disegno provvidenziale di Dio che non trovarono posto nella locanda; fu per un fortunato infortunio che non trovarono alloggio in quel luogo. Dio non volle che suo Figlio nascesse in mezzo al bivaccare, e alla sporcizia, caratteristici di simili alberghi pubblici, dove la Vergine si sarebbe vista esposta non solo alla curiosità di chi nulla aveva a che fare col grande avvenimento, ma altresì al malessere che l’assenza di pace e di intimità famigliare potevano cagionarle, nella confusione dei viaggiatori che pullulavano a ogni ora nel cortile. Pertanto Dio provvide altrimenti. C’erano nei dintorni di Betlemme alcune grotte, fra cui le più grandi servivano da stalle occasionali per ricoverarvi il bestiame durante i trasferimenti, in caso di necessità. In alcune, a questo scopo, era anche stata allestita una mangiatoia. Se all’occorrenza bastavano a contenere tre o quattro animali, erano abbastanza grandi da offrire rifugio a due o tre persone in estrema difficoltà. Tale era, per l’appunto, il caso di Maria e Giuseppe.
Fu Giuseppe, da solo o tramite l’indicazione disinteressata di un qualche benevolo informatore, a trovare il posto adeguato. Non era, quella, una situazione che potesse risolversi lasciandosi crescere la preoccupazione in mente, e alimentandosi dell’alimentarsi di essa; né d’altronde Giuseppe poteva lasciar passare il tempo mentre il problema andava facendosi sempre più stringente. Non è bene, e a nulla serve, lasciare che le preoccupazioni vadano accumulandosi dentro di noi, gonfiandosi fino a scoppiare: il soccorso non arriva mai da questa parte. Visto che in quelle circostanze il pubblico albergo non serviva, si mise subito in cerca di un altro “posto adeguato”. E dal momento che chi cerca prima o poi finisce col trovare, egli seppe riconoscere in una di quelle grotte naturali la soluzione del suo problema. Sapeva di che cosa la Vergine avesse bisogno, e, osservando con occhio attento e con la mente concentrata sulle esigenze della situazione che si approssimava, scoprì il rimedio che Dio gli aveva preparato, e che in altri frangenti forse non avrebbe visto.
Qui, almeno, sia pure in assenza delle migliori condizioni materiali, la Vergine avrebbe potuto partorire nell’indipendenza necessaria per garantire l’intimità e il decoro adeguati alla modestia di lei e alla grandezza del mistero.
Lì si sistemarono fin quando venne il momento, non molto tempo dopo l’arrivo a Betlemme; e allora si compì, “mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale” (Sap 18, 14-15).
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Preghiera del giorno: Tempo d’Avvento, Terza Settimana. Domenica17/12/17

17 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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NON C’ERA POSTO PER LORO

A Betlemme c’era un albergo, in realtà nemmeno paragonabile a una modesta locanda: nient’altro che un caravanserraglio — sul tipo dell’odierno khan palestinese —, cioè un luogo di pubblico ricovero per carovanieri, identico a tanti altri sparsi per la regione. «Questi alberghi consistono in una corte racchiusa fra alti muri. AI centro del cortile c’è quasi sempre una cisterna: intorno si sistemano le bestie, cammelli che lanciano una sorta di caratteristico ruggito, e asini che ragliano; a ridosso del muro di cinta corre un portico, sotto il quale stanno i giacigli dove i viandanti si sistemano per dormire. Talvolta certi tratti sono divisi in compartimenti, di solito da stuoie o muretti, di modo che tra i pilastri si aprono vani indipendenti, che si possono affittare agli ospiti» (F.M. Willam). Lì, in quell’albergo, dove i viandanti si recavano per trovare ricovero, e dove Giuseppe si recò a sua volta, non vi fu posto per loro.
Se con il termine “posto” si intende semplicemente luogo, spazio, allora Giuseppe dovette andare altrove perché il khan era al completo, gremito in quei giorni da quanti convenivano a Betlemme per il censimento. Ma se invece, come accade in alcuni passi biblici e come ritiene qualche autore, con la parola “posto” deve intendersi più propriamente “posto adeguato”, in tal caso l’espressione del Vangelo, “perché non c’era posto per loro nell’albergo”, ha una portata più profonda. Non è in effetti immaginabile che non vi fosse nei recinti alcuno spazio libero in cui trovare alloggio con un minimo di indipendenza (a non considerare che, poveri com’erano, per ottenerlo non potevano certo competere con viandanti più facoltosi). La verità sembra un’altra. Evidentemente quel posto non era adeguato perché vi nascesse il Figlio di Dio, e ancor meno per la Madre che doveva darlo alla luce. Uno di quegli ambienti precari (se anche avessero potuto permetterselo), separato con una tenda sudicia o una stuoia dal cortile in cui giacevano bestie maleodoranti; senza possibilità di sottrarre l’udito al linguaggio troppo libero — per non dire volgare —, alle grossolane espressioni di cammellieri e carrettieri; col frastuono diurno — e forse anche notturno — inevitabile in un cortile per l’andirivieni di uomini e bestie; un ambiente del genere, che pace, che intimità poteva offrire alla Vergine per il grandioso momento della nascita di suo Figlio?
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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento/ Seconda Settimana16/12/17

16 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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IL VIAGGIO VERSO BETLEMME

Giovane e felice fu il matrimonio di Maria e Giuseppe. A Nazaret trascorrevano una vita pacifica, nella quiete di un villaggio, fra gente di poche pretese. Quand’ecco d’improvviso una notizia, un vero e proprio avvenimento, venne a fugare quella tranquillità. L’Imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, aveva emanato un editto in cui si ordinava il censimento generale della popolazione su tutto il territorio dell’Impero. Fra gli Ebrei, da quando Mosé, liberandoli dall’Egitto, ne aveva fatto un popolo organizzato, era insorta la consuetudine di legare la giurisdizione legale di ogni persona alla patria della stirpe di appartenenza: in quel luogo occorreva dunque recarsi per rispondere al censimento. Poiché Giuseppe era “della casa e della famiglia di Davide” (Le 2, 4), si incamminò verso la Giudea, alla volta di Betlemme.
Sapessero o non sapessero, Maria e Giuseppe — e certo lo sapevano —, che nella Scrittura si diceva che il Messia sarebbe venuto dalla stirpe di Davide e dalla città di Betlemme, fatto sta che Giuseppe doveva ottemperare all’editto di censimento e recarsi a Betlemme. Se da qui sia nata la decisione che la Vergine lo accompagnasse per partorire nella città di Davide e dare così compimento alla Scrittura, o se invece Giuseppe, indipendentemente da questa considerazione, non abbia osato lasciarla sola nell’evidente imminenza del parto, preferendo piuttosto portarla con sé, è una questione tutto sommato ininfluente. Quel che accadde è che Giuseppe si spostò da Nazaret a Betlemme “per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta” (Lc 2,5).

Noi confessiamo con fede incrollabile
quel Dio che si è fatto uomo
e che una Vergine ha dato alla luce.
Prima dei tempi
un Padre incommensurabile l’aveva generato.
O Dio santo, ti sei degnato di nascere,
piccolo infante, da una Vergine.
O Dio santo e forte,
hai voluto riposare nelle braccia di Maria.
O Dio santo e immortale,
sei venuto a strappare Adamo dall’inferno.
O Vergine immacolata, Madre di Dio,
l’Emmanuele che tu hai portato
è frutto del tuo grembo.
Il tuo seno materno ha nutrito tutti gli uomini.
Tu sei superiore ad ogni lode e ad ogni gloria.
Salve, Madre di Dio, felicità degli Angeli.
La pienezza della tua grazia
va oltre l’annuncio dei profeti.
Il Signore è con te, Tu hai dato alla luce
il Salvatore del mondo.

(Antico inno cristiano)
IL VIAGGIO VERSO BETLEMME

Giovane e felice fu il matrimonio di Maria e Giuseppe. A Nazaret trascorrevano una vita pacifica, nella quiete di un villaggio, fra gente di poche pretese. Quand’ecco d’improvviso una notizia, un vero e proprio avvenimento, venne a fugare quella tranquillità. L’Imperatore di Roma, Ottaviano Augusto, aveva emanato un editto in cui si ordinava il censimento generale della popolazione su tutto il territorio dell’Impero. Fra gli Ebrei, da quando Mosé, liberandoli dall’Egitto, ne aveva fatto un popolo organizzato, era insorta la consuetudine di legare la giurisdizione legale di ogni persona alla patria della stirpe di appartenenza: in quel luogo occorreva dunque recarsi per rispondere al censimento. Poiché Giuseppe era “della casa e della famiglia di Davide” (Le 2, 4), si incamminò verso la Giudea, alla volta di Betlemme.
Sapessero o non sapessero, Maria e Giuseppe — e certo lo sapevano —, che nella Scrittura si diceva che il Messia sarebbe venuto dalla stirpe di Davide e dalla città di Betlemme, fatto sta che Giuseppe doveva ottemperare all’editto di censimento e recarsi a Betlemme. Se da qui sia nata la decisione che la Vergine lo accompagnasse per partorire nella città di Davide e dare così compimento alla Scrittura, o se invece Giuseppe, indipendentemente da questa considerazione, non abbia osato lasciarla sola nell’evidente imminenza del parto, preferendo piuttosto portarla con sé, è una questione tutto sommato ininfluente. Quel che accadde è che Giuseppe si spostò da Nazaret a Betlemme “per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta” (Lc 2,5).
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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento/ Venerdi , 15/12/17

15 dicembre 2017

E PRESE CON SE’ LA SUA SPOSA

Allora Giuseppe, uscito da quell’incubo, disse il suo «sì» e prese con sé Maria come sposa, e si preparò a dare al bimbo quel nome: Gesù! Per il «sì» di Maria e di Giuseppe, il Figlio di Dio è divenuto il Dio con noi, l’Emmanuele.

Lo stato che è definito come “sonno” cessa con il venir meno della voce dell’angelo. Quello stato, che era un profondo atteggiamento di ascolto in cui sembra davvero che le facoltà della mente si addormentino, per lasciare il posto al profondo silenzio dell’anima, ora viene meno.
Giuseppe ha ascoltato, ha accolto, ha compreso senza chiedere spiegazioni. Questo accade quando l’accoglienza del cuore precede ogni comprensione, quando la fede precede ogni dimostrazione e il cuore si dilata, aprendosi… all’inspiegabile.
Inspiegabile è infatti l’annuncio dell’angelo, ma radicato in Dio e nella sua fedeltà. Non si spiega come accadrà, ma è detto perché: perché colui che ha preso nelle sue mani la piccola esistenza di un uomo come Giuseppe, erede di Davide povero e sperduto in fondo alla Galilea, è il Signore Onnipotente, il Dio dei nostri padri.
Questa ragione è sufficiente, è anzi la ragione fondamentale di ogni intervento di Dio nella storia umana. È l’unica ragione di ogni chiamata e l’unica ragione di ogni sì.
E Giuseppe dà la sua risposta, il suo “amen”, che è il sì della sua vita. La sua risposta infatti non è una parola, ma un’azione: “fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore”. L’angelo gli aveva detto: “Non temere di prendere con te Maria…”.
E Giuseppe obbedisce. Obbedisce forse perché non temè? Anzi, obbedisce perché, avendo temuto ed essendo stato turbato, si apre all’accoglienza, prima alla parola di Dio portata dall’angelo, poi a tutta l’iniziativa divina che gli cambia la vita, a Maria stessa e al mistero della sua e della propria vocazione.
Giuseppe obbedisce come Maria: la sua obbedienza nasce dal cuore aperto all’ascolto. Egli è padre nel cuore prima ancora di assumere legalmente la responsabilità paterna. Egli non dice sì soltanto a Dio, obbedendo alla sua voce, ma dice sì anche alla vocazione misteriosa di Maria, anzi dice sì pienamente a Maria in quanto persona, accogliendo in sé e nella sua casa una creatura abitata da Dio.
Giuseppe ha aperto le porte a Dio, senza temere di perdere la sua identità: rispondendo alla chiamata che lo ha stupito, egli compie nella sua piccolezza proprio quella identità di cui forse aveva dubitato all’inizio, quando si era chiesto: “Chi sono io per te, o Dio?”.
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Preghiera del giorno: Tempo d’Avvento/Seconda Settimana, Giovedi 14/12/17

14 dicembre 2017

UN ANGELO DEL SIGNORE

Mentre però [Giuseppe] stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». (Mt 1,20-21)

Giuseppe è sospeso, trattiene il fiato, la sua vita ha una battuta d’arresto: ecco che si immerge nella riflessione, o meglio sprofonda nel suo stesso stupore. “Pensare”, nel linguaggio biblico, non vuol dire “ragionare”, ma ascoltare il cuore, chinarsi sul proprio intimo più segreto, per cercare di avvertire il germe del pensiero divino che sta spuntando.
Pensare dunque vuol dire ascoltare quel che Dio dice al mio cuore. Niente di strano che questo stato possa essere paragonato al sonno: nel sonno la ragione tace e si abbandona… Il sonno di Adamo, il sonno di Abramo, quello dei discepoli di fronte al mistero di Gesù, è il ritrarsi della mia ragione, insufficiente a spiegare ciò che accade, e della mia natura ridotta al silenzio. Ed ecco perché il “sogno” è una visione del segreto di Dio.
Questo accade nella preghiera. Infatti si può dire che l’uomo in ascolto della voce che parla al suo cuore, sta pregando e Dio gli apre il suo stesso cuore per condividere con lui il suo segreto.
Il messaggero celeste porta la parola di Dio, è egli stesso una parola di Dio che si rivolge sempre all’uomo reale, che ha un’identità precisa:. “Giuseppe, figlio di Davide…”, tu che sei l’erede della promessa fatta a Davide, figlio secondo la discendenza, ma ancor più perché in te si compie quella promessa, “… non temere!”: ecco la parola decisiva, quella che ogni profeta ha ascoltato. Perché il profeta è uomo, come Giuseppe, e si riconosce del tutto inadeguato a compiere la volontà di Dio.
Non temere… perché, infatti, tu potresti temere, se questo fosse un tuo progetto, ma non è così, e il tuo timore incontra la presenza dello Spirito Santo che agisce in Maria, in lei per la sua maternità, in te per quella che sarà la tua paternità. Infatti, come prescrive la Legge, darai il nome al figlio che ricevi come dono di Dio: non temere, proprio perché chi compie ogni cosa è Dio. Tu sei affidato a colui che è sceso in Maria. Consegnati a lui, che compirà la sua opera anche in te, che sarai padre di questo figlio, riconoscendo in lui il salvatore atteso da tutto Israele.
Non temere… perché, anche se è sconvolgente per la mente umana e causa di turbamento per il cuore, questa chiamata è per te e attendeva proprio te, figlio di Davide.
figlio che il re Davide ebbe secondo la carne, Salomone, costruì il tempio di Gerusalemme, grandiosa dimora per l’Arca dell’Alleanza e segno per tutti i popoli che Dio vuole dimorare in mezzo ai suoi. Ma tu sarai, con la tua stessa vita, con il tuo lavoro e il tuo silenzio, la casa in cui l’Arca dell’Alleanza troverà dimora. Maria è questa Arca, tabernacolo del Dio vivente, e tu la casa per lei e per colui che è con lei, il redentore del suo popolo.
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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento / Seconda Settimana, Mercoledi 13/12/2017

13 dicembre 2017

GIUSEPPE, UOMO GIUSTO

A Giuseppe è attribuita la qualità del “giusto” che, secondo la Scrittura e così come appare soprattutto nei Salmi e nei Profeti, è l’uomo della fede in Dio.
“Giusto” è quell’uomo che vede in Dio il protagonista della sua vita e lo riconosce anche nella sventura, come Giobbe. Il giusto non attribuisce a se stesso il bene che pure si sforza di compiere, né pretende di giudicare il comportamento di Dio.
“Giusto” è proprio l’uomo che non giudica nessuno, né Dio né gli uomini.
Così Giuseppe agisce verso Dio e verso Maria: egli si comporta come il popolo ebraico alle falde del monte Sinai, quando il Signore si manifestava con tuoni e fulmini, mentre parlava con Mosè. Gli Ebrei nel loro accampamento, si prostravano con la faccia a terra ed erano ben contenti che ci fosse qualcuno a parlare con Dio per loro! Non è viltà, ma la consapevolezza dell’abisso che ci separa dall’immensità di Dio.
Così Giuseppe: non è vile, ma un uomo retto che è consapevole della sua piccolezza. Proprio perché egli riconosce la presenza di Dio nella sua vita, così bruscamente sospesa, proprio perché vede il sigillo di Dio nell’innocenza luminosa di Maria e nel mistero di quella fecondità verginale, proprio per questo Giuseppe vuole tirarsi indietro, come allora gli Ebrei: “Non ci parli Dio, altrimenti moriremo!” (Es 20,19).
Giuseppe, nella sua piccolezza, non sa che il mistero si compie proprio perché Dio scende nell’abisso che lo separa dall’uomo, e per parlare agli uomini dall’interno della loro vita la sua stessa Parola, il Verbo eterno, si fa uomo nel seno di Maria!
E allora vorrebbe ritirarsi dal progetto di Dio, senza far rumore, e al tempo stesso dovrebbe sciogliersi dal patto nuziale con Maria, la prescelta del Signore, come se anche lei improvvisamente diventasse per lui una persona irraggiungibile e inaccessibile, come Dio stesso.
Non si è chiesto che cosa avverrà di lei dopo, né come potrà sopravvivere con quel suo misterioso bambino non ancora visibile, non perché è superficiale o non gli importa di Maria, ma proprio perché sa che lei appartiene a Dio. Giuseppe, ritirandosi, consegna Maria non alla giustizia degli uomini – che la condannerebbero come adultera – ma alla giustizia di Dio, che l’ha scelta.
Una sola cosa Giuseppe non sa ancora: che anche lui è consegnato a quello stesso mistero, che lo avvolge come le ali dell’angelo che già si affaccia alla sua casa
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Preghiera del giorno , Tempo di Avvento / Seconda Settimana, Martedi 12/12/17

12 dicembre 2017

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IL “MAGNIFICAT” DI MARIA

Nessuna pagina del Vangelo esprime tanta gioia quanto questa.
Maria non prega il Magnificai nel tempio, o nella sinagoga, o nell’intimità della casa; loda Dio al termine di un lungo viaggio, mentre sta per iniziare un servizio a una vita che nasce.
Il suo canto risuona ancora nelle Chiese del mondo; ma quando anche il tempo sarà giunto alla fine il Magnificat continuerà a echeggiare nella eternità.
Certamente non fu questa l’unica preghiera di Maria, ma è l’unica che conosciamo e che ripetiamo anche noi: nelle sue meditazioni attinge dalla Scrittura, ma lo fa con tono e calore nuovo; mentre contempla le grandezze di Dio non dimentica il suo lavoro quotidiano; lancia un messaggio personale al mondo più alto e più sicuro di tutte le rivelazioni private.
La scuola di preghiera di Maria orante insegna a tutti non un testo da recitare ma una missione da compiere. Questo canto viene definito «rivoluzionario»; la Vergine di Nazaret, pur discepola dei profeti, non assume però atteggiamenti rivoluzionari: la sua è la contemplazione ammirata di chi sa leggere le grandi cose fatte da Dio onnipotente, è l’azione divina che continua nella storia del mondo, le potenze terrene sono rovesciate, gli umili sono innalzati e i poveri ricolmati di beni.  Nella storia i rivoluzionari tutt’al più cambiano le strutture;
Dio invece vuole aiutarci a cambiare i cuori.
L’«umile ancella» ringrazia Dio per essere stata scelta a portarlo tra gli uomini come salvatore, e anticipa, con ardita profezia, anche la gloria che Dio prepara per lei: «Tutte le generazioni mi chiameranno beata».
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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento, Seconda Settimana : Lunedi 11/12/2017

11 dicembre 2017

“BEATA TU CHE HAI CREDUTO”

Ad Ain-Karim raggiunge la cugina, che «nella sua vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei…» (Lc 1,36).
Elisabetta, chiusa nella sua casa e nella sua maternità, rimane sorpresa perché sente all’improvviso che il bimbo si muove in lei: «Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo». Allora, investita anch’essa dallo Spirito Santo, esclama a gran voce: «Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,40-44). Le due madri si incontrano e si salutano; ma i due figli, il Figlio della Vergine e il figlio della sterile, entrambi generati in modo mirabile, già operano avvolti dalla presenza dello Spirito Santo. «Il bambino le sussultò nel grembo», e quel sussulto è già una preghiera, la prima preghiera di Giovanni. Anche Elisabetta, «piena di Spirito Santo», proclama una profezia che sarà ripetuta in tutto il mondo-«Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!»; è un chiaro riconoscimento della divina maternità di Maria.
Poi, con meraviglia, stupore e riverenza, aggiunge: «A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?». L’anziana Elisabetta già riconosce che il bimbo nel seno di Maria è il Figlio di Dio. E anticipando le beatitudini evangeliche, esclama: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,40-45).
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preghiera del giorno: Alla Vergine del Silenzio, di Fra’ Emiliano Antenucci

24 novembre 2017

O Maria, Vergine e Cattedrale del Silenzio,
consacro a te tutta la mia vita.
Madre della preghiera continua, tu sei il grembo
della nostra lode, perché adori il Verbo infante e
l’Agnello immacolato e immolato per la nostra salvezza.
Sostienimi nell’alzare le mani al cielo, per magnificare
il Signore, resistere agli assalti del nemico e
portare le gioie e le fatiche degli uomini di oggi.

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Preghiera del giorno: Novena alla Regina delle Vittorie

20 novembre 2017

Nella comunione spirituale dei cuori, la Chiesa Cristiana Universale della Nuova Gerusalemme invita tutti i fedeli a recitare la seguente Novena in onore della Regina delle Vittorie, la Madre universale, la Beata e sempre Vergine Maria.
(da recitarsi dal 28 settembre al 6 ottobre)

Supplica alla Madonna

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Preghiera della sera:a Maria SS. per le Anime del Purgatorio più dimenticate

13 novembre 2017

O Maria, pietà di quelle povere Anime che, chiuse nelle prigioni tenebrose del luogo di espiazione, non hanno alcuno sulla terra che pensi a loro. Degnatevi, o buona Madre, abbassare su quelle ab-bandonate uno sguardo di pietà; ispirate a molti cristiani caritatevoli il pensiero di pregare per esse, e cercate nel Vostro Cuore di Madre i modi di venire pietosa-mente in loro aiuto.
O Madre del perpetuo soccorso, abbia-te pietà delle Anime più abbandonate del Purgatorio. Misericordioso Gesù, date loro il riposo eterno.

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Preghiera della sera: Per il rinnovamento della chiesa

9 novembre 2017

Signore Gesù Cristo, Tu ci hai chiamati per mezzo del Tuo Vicario sulla terra al rinnovamento degli spiriti.
“Il rinnovamento degli uomini però e la riconciliazione con Dio” sono, secondo le parole del Tuo Vicario, “un fatto che si compie soprattutto nel profondo, nel santuario interiore dell’uomo”.

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Preghiera della sera: Preghiera per i missionari

8 novembre 2017

Signore Gesù Cristo, Tu hai preparato gli apostoli, con meravigliosa pazienza, alla loro alta missione e li hai inviati come i tuoi più cari amici, noi ti preghiamo per i messaggeri del Vangelo, sacerdoti e fratelli, uomini e donne, che oggi prestano la loro opera al tuo servizio presso popoli lontani e che per te lavorano e soffrono.

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