Archive for the ‘Risonanze’ Category

I Sogni di San Giovanni Bosco: Visione di San Domenico Savio

25 settembre 2015

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La sera del 22 dicembre 1876 Don Bosco raccontò ai suoi giovani una meravigliosa visione avuta nella notte che aveva passato a Lanzo Torinese. Poiché è molto lunga, dobbiamo limitarci a presentarne le scene più belle. Gli sembrò di trovarsi su di un’altura davanti a una pianura molto estesa, divisa in giardini di mirabile bellezza, in mezzo ai quali sorgevano palazzi che per magnificenza sembravano altrettante regge. Mentre Don Bosco ammirava tante meraviglie, al suono di una musica dolcissima, gli comparve il suo allievo prediletto, San Domenico Savio, a capo di una schiera di giovani, molti dei quali Don Bosco riconobbe.
«Savio si avanzò — racconta Don Bosco —. Mi era così vicino che, se avessi steso la mano, l’avrei certamente toccato. Taceva guardandomi sorridente. Com’era bello! Una tunica candidissima, tutta trapuntata di diamanti, gli scendeva fino ai piedi. Un’ampia fascia rossa, tempestata di gemme, gli cingeva i fianchi; dal collo gli pendeva una collana di fiori, che splendevano di una luce sovrumana, più viva del sole, che in quell’istante brillava in tutto lo splendore di un mattino di primavera, e riflettevano i loro raggi in quel viso candido e rubicondo, in una maniera indescrivibile. Gli cingeva il capo una corona di rose. La capigliatura gli scende va ondeggiante giù per le spalle, e gli dava un aspetto così bello, così attraente che sembrava un angelo».
Don Bosco osservava come fuori di sé per la meraviglia. Finalmente Domenico parla, svela il suo nome e compiace Don Bosco, che vuol sapere che cosa significhi quell’abbigliamento così smagliante. In sua vece risponde cantando il coro dei giovani, pur essi bianco vestiti con fascia rossa. Il canto riportava frasi bibliche: «Essi ebbero i fianchi cinti e lavarono le loro vesti nel Sangue dell’Agnello. Essi sono vergini e seguono l’Agnello dovunque vada».
«Allora intesi — afferma Don Bosco — come quella fascia fosse simbolo dei sacrifici e quasi del martirio sofferto per conservare la virtù della purità». Riavutosi dal suo grande stupore, Don Bosco approfitta per chiedere Savio che gli parli del passato, del presente e del futuro del suo Oratorio.
Riguardo al passato Savio parla del gran bene già fatto dalla giovane Famiglia di Don Bosco e gli mostra un giardino, all’entrata del quale si legge: Giardino Salesiano, e spiega:
— Quelli sono tutti Salesiani e giovani salvati da te e dai tuoi figli. Contali se puoi, ma sarebbero molto più numerosi se tu avessi avuto maggior fede e confidenza nel Signore.
— E il presente? — chiede Don Bosco.
Savio gli mostra un magnifico mazzo di fiori: vi erano rose, viole, girasoli, genziane, gigli, semprevivi e, in mezzo ai fiori, alcune spighe di grano.
— Questo mazzolino mostralo ai tuoi figli, fa’ che tutti lo abbiano: ne avranno abbastanza per essere felici. — Ma che cosa indica cotesto mazzo di fiori?
— La rosa — rispose Savio — simboleggia la carità, la viola l’umiltà,il girasole l’ubbidienza, la genziana la penitenza, il giglio la purezza, le spighe la Comunione frequente, la sempreviva la perseveranza.
— Orbene — riprese Don Bosco —, tu che hai praticato tutte que ste virtù in vita, dimmi che cosa ti consolò di più in punto di morte?
— Ecco — rispose Savio — ciò che mi consolò di più in punto di morte fu l’assistenza della potente e amabile Madre di Dio. Dillo ai tuoi figli, che non dimentichino di pregarla finché sono in vita.
Circa il futuro, Domenico confidò a Don Bosco varie cose, tra cui che il Papa Pio IX avrebbe avuto più poco da vivere. Morì infatti 14 mesi dopo. Predisse pure che nell’anno 1877 Don Bosco avrebbe avuto il dolore di perdere sei più due dei suoi figli. Anche questa profezia si avverò con la morte di sei giovani dell’Oratorio e di due chierici.
Qui il Savio fece l’atto di allontanarsi. «Allora — racconta Don Bosco — con slancio tesi le mani per afferrare quel santo figliuolo, ma le sue mani sembravano aeree e nulla strinsi». Aveva dimenticato che ormai Domenico era un puro spirito.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:La Madonna predice la guarigione del chierico Olive

23 settembre 2015

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Nel dicembre del 1886 il chierico salesiano francese Lodovico Olive si ammalò gravemente di tifo. La vigilia di Natale Don Bosco andò a trovarlo e gli disse:
— Ti assicuro che la Madonna ti guarirà.
Ma i medici Vignolo, Gallenga, Fissore, Albertotti, a consulto, lo avevano dichiarato spacciato.
Nella notte dal 3 al 4 febbraio Don Bosco fece questo sogno. «Non so se fossi sveglio o nel sonno, quando una luce ordinaria cominciò a rischiarare l’ambiente nel quale mi trovavo.
Dopo un rumore prolungato, apparve una persona attorniata da molte e molte altre che andavano avvicinandosi. Le persone e i loro ornamenti erano così luminosi che ogni altra luce restò come tenebre, a segno che non si poteva più tenere lo sguardo fisso sopra nessuno degli astanti.
Allora la persona che pareva di guida alle altre si avanzò alquanto e cominciò a parlare in latino così:
— Io sono l’umile Ancella che il Signore ha mandato a guarire il tuo Lodovico infermo. Egli era già chiamato al riposo; ora invece, affinché si manifesti in lui la gloria di Dio, avrà ancora da pensare all’anima sua e a quella dei suoi. Io sono l’Ancella alla quale ha fatto cose grandi Colui che è potente, e santo è il suo nome. Rifletti attentamente a questo e capirai quello che deve avvenire. Amen. Dette queste parole, l’abitazione tornò nella prima oscurità, e io rimasi tutta la notte tra veglia e sonno, ma senza forza e come privo di cognizione. Al mattino mi sono dato premura di avere notizie del giovane Lodovico Olive e mi venne assicurato che, dopo una buona notte, egli era entrato in reale miglioramento».
La notte appresso Don Bosco rivide la stessa apparizione che gli diede, per il bene della Congregazione e dei giovani, parecchi avvertimenti in latino: eccoli tradotti fedelmente:
— Continuano le parole di Colei che si era detta l’Ancella del Signore. Negli altissimi cieli io ho la mia stanza, per far ricchi coloro che mi amano e riempire i loro tesori. Tesori dei giovani sono la purezza dei discorsi e delle azioni. Perciò voi, ministri di Dio, alzate la voce e non stancatevi mai di gridare: fuggite le cose contrarie, ossia i cattivi discorsi. I discorsi cattivi corrompono i buoni costumi. Coloro che hanno un parlare insensato e lubrico assai difficilmente si correggono. Se volete farmi cosa molto gradita, procurate di tenere buone conversazioni tra voi e datevi scambievolmente esempio di bene operare. Molti di voi promettono fiori e porgono spine a me e a mio Figlio.
Perché fate confessioni così frequenti e il vostro cuore è sempre lontano da me? Dite e fate il bene, e non il male. Io sono Madre che amo i miei figli e detesto le loro colpe. Ritornerò a voi per condurre alcuni al vero riposo. Mi prenderò cura di essi come la gallina custodisce i suoi pulcini.
E voi, artigiani, siate artefici di opere buone e non di iniquità. I cattivi discorsi sono una peste che serpeggia in mezzo a voi. E voi, chiamati ad amministrare l’eredità del Signore, alzate la voce, non vi stancate di gridare, finché venga Colui che chiamerà voi a rendere conto della vostra amministrazione. È mia delizia lo stare con i figli degli uomini; ma il tempo è breve, dunque finché avete tempo, comportatevi virilmente.
La mattina del 5 gennaio Don Bosco manifestò ogni cosa a Don Lemoyne, dando luogo a questo dialogo:
— Ti ho chiamato perché mi dia un consiglio. Debbo far sapere alla famiglia Olive quello che ho sognato?
— Lei sa meglio di me che la Madonna è sempre stata tanto buona con lei.
— Oh, sì, è vero.
— E che tanti di questi suoi sogni si sono avverati a puntino.
— E vero.
— E quindi, se mi permette e per dar gloria a Dio, li chiamo visioni, perché sono tali.
— Hai ragione.
— Dunque noi abbiamo ragione di credere che questo sogno sia cosa soprannaturale e che si avvererà; e che Olive, benché disperato dai medici, guarirà.
— E quale sarebbe dunque il tuo consiglio?
— Per usare, se lei crede, un pò di prudenza umana, io direi di cominciare a far correre la voce che Don Bosco ha sognato di Olive; e che nel sogno gli parve di aver concepito liete speranze.
— Ebbene, si faccia così.
— Ma lei, Don Bosco, faccia il piacere, scriva questo sogno:
si tratta della Madonna. Se il fatto si avvera, ecco un documento della materna bontà di Maria.
— Ebbene, scriverà.
E scrisse come sopra abbiamo riferito.
Merita di essere conosciuta un’altra circostanza. Il chierico Olive, quando stava malissimo, aveva sognato che Don Bosco era entrato nella sua camera e gli aveva detto:
— Sta’ tranquillo: fra dieci giorni verrai tu a trovare me nella mia camera.
La vivezza del sogno lasciò nel malato la persuasione che Don Bosco in persona fosse stato a trovarlo, e rifiutava di credere a chi gli asseriva il contrario.
Il 10 gennaio Lodovico era tanto migliorato che il padre ripartì per la Francia. 1112 si alzò e il 24 comparve nel refettorio dei superiori durante il pranzo, accolto con grandi manifestazioni di gioia.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Quinto sogno missionario: Pechino

21 settembre 2015

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Questo quinto sogno missionario Don Bosco lo ebbe a Barcellona nella notte dal 9 allO aprile del 1886. Lo raccontò a Don Rua, a Don Branda, direttore della Casa, e al segretario Don Vighetti, con voce rotta dai singhiozzi.
Sognò di trovarsi sopra un poggio, dalla cui vetta scorgeva una selva, ma coltivata e percorsa da vie e da sentieri. Di là volse intorno lo sguardo e lo spinse in fondo all’orizzonte; ma prima dell’occhio, fu colpito il suo orecchio dallo schiamazzo di una turba innumerevole di ragazzi.
Per quanto egli facesse per scorgere donde venisse quel rumore, non vedeva nulla. Finalmente vide un’immensa quantità di giovani che, correndo intorno a lui, gli andavano dicendo:
— Ti abbiamo aspettato, ti abbiamo aspettato tanto, ma finalmente ci sei: sei tra noi e non ci sfuggirai!
Don Bosco non capiva e pensava che cosa volessero da lui quei ragazzi; ma mentre stava contemplandoli come attonito, vide un immenso gregge di agnelli guidati da una Pastorella, la quale, separati i giovani e le pecore, e messi gli uni da una parte e le altre dall’altra, si fermò accanto a Don Bosco e gli disse:
— Vedi quanto ti sta innanzi?
— Sì che lo vedo — rispose Don Bosco.
— Ebbene, ti ricordi del sogno che hai fatto a 9 anni?…
Poi, fatti venire i giovani con Don Bosco, aggiunse:
— Guarda ora da questa parte, spingi il tuo sguardo e spingetelo voi tutti e leggete che cosa sta scritto… Ebbene, che cosa vedi?
— Vedo montagne, poi mari, poi colline, quindi di nuovo montagne e mari.
— Leggo — diceva un ragazzo —: Valparaiso.
— Io leggo — diceva un altro —: Santiago.
— Io, esclamava un terzo, li leggo tutti e due.
— Ebbene — continuò la Pastorella —, parti ora da quel punto e avrai una norma di quanto i Salesiani dovranno fare in avvenire. Volgiti ora da quest’altra parte, tira una linea visuale e guarda.
— Vedo montagne, colline e mari.
E i giovani aguzzarono lo sguardo ed esclamarono in coro:
— Leggiamo Pechino.
Allora Don Bosco vide una gran città, attraversata da un largo fiume, sul quale erano gettati alcuni grandi ponti.
— Bene — disse la Pastorella —. Ora tira una sola linea da una estremità all’altra, da Santiago a Pechino, fanne un centro nel mezzo dell’Africa e avrai un’idea esatta di quanto debbono fare i Salesiani.
— Ma come fare tutto questo? — esclamò Don Bosco —. Le distanze sono immense, i luoghi difficili e i Salesiani pochi.
— Non ti turbare. Faranno questo i tuoi figli, i figli dei tuoi figli e dei figli loro; ma si tenga fermo nell’osservanza delle Regole e nello spirito della Congregazione.
— Ma dove prendere tanta gente?
— Vieni qui e guarda. Vedi là cinquanta Missionari in pronto?
Più in là ne vedi altri e altri ancora? Tira una linea da Santiago al centro dell’Africa. Che cosa vedi?
— Leggo dieci centri di stazioni.
— Ebbene, questi centri che tu vedi formeranno case di studio e di noviziato e daranno moltitudine di Missionari, affine di provvederne queste contrade. E ora volgiti da quest’altra parte. Qui vedi dieci altri centri dal mezzo dell’Africa fino a Pechino. E anche questi centri somministreranno Missionari a tutte queste altre contrade. Là c’è Hong Kong, là Calcutta, più in là Madagascar. Questi e più altri avranno case, studi e noviziati.
Don Bosco ascoltava guardando ed esaminando, poi disse:
— E dove trovare tanta gente? E come inviare Missionari in quei luoghi?
— Guarda — rispose la Pastorella —, mettiti di buona volontà. Vi è una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli coltivino costantemente la virtù di Maria.
— Ebbene, sì, mi pare di aver inteso. Predicherà a tutti le tue parole.
— E guàrdati dall’errore che vige adesso, che è la mescolanza di coloro che studiano le arti umane con quelli che studiano le arti divine, perché la scienza del cielo non vuole essere mescolata con le cose terrene.
Don Bosco voleva ancora parlare; ma la visione disparve: il sogno era finito.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Quarto sogno missionario: l’Africa e la Cina

18 settembre 2015

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La Provvidenza non cessava di squarciare dinanzi agli occhi di Don Bosco il velo del futuro sui progressi della Congregazione Salesiana nel campo sconfinato delle Missioni. Anche nel 1885 un sogno rivelatore venne a manifestargli i disegni di Dio sul remoto avvenire. Don Bosco lo narrò e commentò ai membri del Consiglio Generale la sera del 2 luglio.
«Mi parve — disse — di essere innanzi a una montagna altissima, sulla cui vetta stava un angelo spiendidissimo per luce, sicché illuminava le contrade più remote. Intorno al monte vi era un vasto regno di genti sconosciute.
L’angelo con la destra teneva sollevata in alto una spada, che splendeva come fiamma vivissima, e con la sinistra mi indicava le regioni all’intorno. Mi diceva:
— Angelus Arfaxad vocat vos adproelianda bella Domini et ad congregandospopulos in horrea Domini (L’Angelo Arfaxad vi chiama a combattere le battaglie del Signore, e a radunare i popoli nei granai del Signore).
Una turba meravigliosa di Angeli lo circondava. Fra questi vi era Luigi Colle, a cui faceva corona una moltitudine di giovanetti, ai quali insegnava a cantare le lodi di Dio.
Intorno alla montagna, ai piedi di essa e sopra i suoi dorsi, abitava molta gente. Tutti parlavano tra di loro, ma era un linguaggio a me sconosciuto. Io capivo solo ciò che diceva l’Angelo. Non posso descrivere quello che ho visto. Sono cose che si vedono, s’intendono, ma non si possono spiegare.
Innanzi a questa montagna e in tutto questo viaggio mi sembrava di essere sollevato a un’altezza sterminata, come sopra le nuvole, circondato da uno spazio immenso. Chi può esprimere a parole quell’altezza, quella larghezza, quella luce, quel chiarore, quello spettacolo? Si può godere, ma non si può descrivere.
Vi erano molti che mi accompagnavano e mi incoraggiavano, e facevano animo anche ai Salesiani perché non si fermassero nella loro strada. Fra costoro che calorosamente mi tiravano, per così dire, per mano affinché andassi avanti, c’era il caro Luigi Colle e schiere di Angeli, i quali facevano eco al canto di quei giovanetti che gli stavano d’intorno.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Questo è mio! »

16 settembre 2015

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Nell’aprile del 1885 Don Bosco si trovava di passaggio a Marsiglia. Era circa la mezzanotte. Don Francesco Cerruti, che lo accompagnava, stava per andare a letto quando lo colpì un grido. Sulle prime credette che venisse da un prete malaticcio, ospite della casa. Ma lo udi più forte, a modo di urlo, poco dopo più forte ancora. Senza dubbio partiva dalla camera di Don Bosco, attigua alla sua. Si veste, va alla camera di Don Bosco, entra e lo vede seduto sul letto e sveglio.
— Don Bosco, sta male?
— No — risponde —-, torna a dormire tranquillo.
Al mattino, appena alzato, va da lui e lo trova seduto sul sofà in uno stato di grandissima prostrazione.
— Don Bosco, è ben lei che ha gridato stanotte?
— Sì, sono io — gli risponde ancora tutto contraffatto nel volto.
— Ma che cosa è avvenuto?
— Ho veduto — disse tutto serio Don Bosco — il demonio entrare in questa casa. Era in una camerata e passava dall’uno all’altro letto dicendo di quando in quando: «Questo è mio!» Io protestavo. A un tratto si precipita addosso a uno di quei giovani per portarlo via. Io mi posi a gridare ed egli si avventò contro di me come per strangolarmi.
Ciò detto, Don Bosco, commosso e piangente, continuò:

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Abbine cura: sono mie figlie»

11 settembre 2015

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Per esattezza storica bisogna dire che, in un primo tempo, Don Bosco non pensò a fondare il ramo femminile della sua Famiglia; vi si indusse soltanto quando ripetute illustrazioni celesti e i rinnovati consigli di Pio IX lo convinsero che quella era la volontà di Dio. Un profetico accenno alla fondazione della sua seconda Famiglia religiosa lo si intravede nel sogno che raccontò il 6 luglio del 1862.
Stanotte, disse, ho fatto un sogno singolare. Sognai di trovarmi insieme con la Marchesa Barolo. Passeggiavamo su di una piazzetta che metteva in una grande pianura. Io vedevo i giovani dell’Oratorio a correre, a saltare, a ricrearsi allegramente. La Marchesa si mise a discorrere dei miei giovani e mi disse:
— Va tanto bene che ella si occupi dei giovani, ma lasci a me soltanto la cura di occuparmi delle ragazze: così andremo d’accordo.
Io le risposi:
— Ma mi dica, mi dica un poco: Nostro Signore Gesù Cristo è venuto al mondo solo per redimere i giovani o anche le ragazze?
— Lo so — ella rispose — che Nostro Signore ha redento tutti, ragazzi e ragazze.
— Ebbene, io devo procurare che il sub sangue non sia sparso inutilmente tanto per i giovani quanto per le ragazze».

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Terzo sogno missionario: viaggio aereo

9 settembre 2015

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Era prossima la spedizione missionaria del 1885 con 18 Salesiani e 6 Figlie di Maria Ausiliatrice. Don Bosco era afflitto dal pensiero di non poter dare loro l’addio paterno nella chiesa di Maria Ausiliatrice, come negli anni precedenti, perché i medici gli avevano ordinato assoluto riposo. Ed ecco che nella notte dal 31 gennaio al i febbraio il Signore lo consolò con un terzo sogno missionario, che si può definire un fantastico volo aereo quando di vie aeree non si parlava ancora. Lo presentiamo alquanto riassunto, usando però le parole di Don Bosco.
Gli parve di accompagnare i missionari nel loro viaggio. Essi lo circondavano e gli chiedevano consigli. E Don Bosco:
— Non con la scienza, non con la sanità, non con le ricchezze, ma con lo zelo e la pietà farete del gran bene, promovendo la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
Senza saper come e con quali mezzi, si trovarono quasi subito in America. I missionari si sparsero qua e là in una vastissima pianura, posta tra il Cile e la Repubblica Argentina, e Don Bosco si trovò solo.
In quella immensa pianura apparivano molte e lunghissime vie per le quali si vedevano sparse numerose case. Strade e case non erano come le strade e le case di questo mondo. Quelle strade erano percorse da mezzi di trasporto magnifici e stupendi. Don Bosco osservò con stupore che quei veicoli, giunti presso i villaggi e le città, passavano in alto, sicché chi viaggiava vedeva sotto di sé i tetti delle case. Di lassù si vedevano gli abitanti a muoversi nelle vie, nei cortili e nelle campagne.
Ciascuna di quelle strade faceva capo a una Missione, e Don Bosco, con un colpo d’occhio, vide tutte le case salesiane dell’Argentina, dell’Uruguay e del Brasile. In quell’istante apparve vicino a Don Bosco un personaggio di nobile aspetto, nel quale riconobbe la sua Guida.
— Perché — chiese Don Bosco — i Salesiani che vedo qui sono così pochi?
— Ciò che non è, sarà — rispose la Guida.
«Io intanto — racconta Don Bosco —, sempre fermo in quella pianura, percorrevo con lo sguardo tutte quelle interminabili vie e contemplavo in modo chiarissimo, ma inesplicabile, i luoghi che sono e saranno occupati dai Salesiani.

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I Sogni di San Giovanni Bosco. Sogna di trovarsi in una nicchia in San Pietro

8 settembre 2015

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Un giorno, non si sa in che anno, Don Bosco sognò di trovarsi nella Basilica di San Pietro, entro la grande nicchia che si apre sotto il cornicione, a destra della navata centrale, perpendicolarmente alla statua di bronzo del Principe degli Apostoli, e al medaglione in mosaico di Pio IX. Egli non sapeva come fosse capitato lassù e non si dava pace. Guarda attorno se vi sia modo di scendere, ma non vede nulla. Chiama, grida, ma nessuno risponde. Finalmente, vinto dall’angoscia, si sveglia.
Se qualcuno, udendo questo sogno, allora avesse creduto di scorgervi un senso profetico, si sarebbe detto che sognava a occhi aperti. Ma oggi, proprio dall’alto di quella nicchia, sorride il magnifico Don Bosco del Canonica.
Questo monumento, degno della Basilica vaticana, è un colossale gruppo marmoreo, in cui la figura di Don Bosco misura metri 4,80 di altezza, senza tener conto del piedestallo di oltre un metro di altezza. Don Bosco è rappresentato nell’atto che con nobile gesto della destra indica l’altare papale a due giovani, da lui avvolti con la sinistra in ampio amplesso paterno. Questi sono San Domenico Savio e il venerabile giovane patagone Zeffirino Namuncurà, figlio del Gran Cacico convertito con la sua tribù dal cardinal Cagliero.
I due giovani pare pendano dal suo labbro per ascoltare, perpetuata nel marmo, quella professione di fedeltà al Papa, che è stata la divisa inviolata di Don Bosco. Tale atteggiamento, mentre risponde alla fedeltà storica, non isola la statua nella sua nicchia come un puro elemento decorativo, ma ne fa un elemento organico del tempio vaticano.

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I Sogni di San Giovanni Bosco. Assiste a un conciliabolo di demòni

4 settembre 2015

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Nella notte del 1° dicembre del 1884 il chierico Viglietti, che faceva da segretario a Don Bosco, fu svegliato di soprassalto da grida strazianti che venivano dalla camera del Santo. Balzò subito da letto e stette ad ascoltare. Don Bosco, con voce soffocata dal singhiozzo, gridava:
— Ohimè, ohimè, aiuto, aiuto!
Viglietti entrò e disse:
— Oh, Don Bosco, si sente male?
— Oh, Viglietti — rispose svegliandosi —; no, non sto male, ma non potevo più respirare. Ma basta: ritorna tranquillo a letto e dormi.
Al mattino, dopo la Messa,
— Oh, Viglietti, non ne posso proprio più, ho lo stomaco rotto dalle grida di questa notte. Sono quattro notti consecutive che faccio sogni che mi costringono a gridare e mi stancano all’eccesso.
E narrò che, tra l’altro, aveva sognato la morte di Salesiani a lui carissimi. Ma il sogno che l’aveva maggiormente impressionato era stato il seguente.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il cantico della purezza

2 settembre 2015

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La stesura di questo sogno è di Don Lemoyne, che non ebbe l’opportunità di farlo rivedere da Don Bosco; noi quindi ci limitiamo a presentarlo in sintesi.
In una notte del luglio del 1884 a Don Bosco parve trovarsi dinanzi a uno sconfinato e dolce declivio, splendidamente illuminato da una luce più pura e più viva di quella del sole, tutto rivestito di erbe verdeggianti, smaltato di fiori svariatissimi e ombreggiato da gran numero di alberi, i cui rami, avviticchiandosi tra loro, si stendevano a forma di festoni. Un vero paradiso terrestre.
Ma più che quel giardino incantato, attirarono la sua attenzione due vaghe fanciulle sui 12 anni, sedute sui margini della riva presso la stradicciuola dov’egli stava. Una celestiale modestia spirava dai loro volti e da tutto il loro contegno. Dai loro occhi, sempre fissi in alto, traspariva una ingenua semplicità di colomba e una gioia di sovrumana felicità. La grazia delle movenze dava loro un’aria di nobiltà che faceva contrasto con la loro giovinezza. Una veste candidissima scendeva fino ai piedi. I fianchi erano cinti da una fascia purpurea con bordi d’oro, sulla quale spiccava un fregio a modo di nastro, intessuto di gigli, di violette e di rose. Un ornamento simile, a guisa di monile, portavano al collo. Due fascette di margheritine bianche ne cerchiavano i polsi come braccialetti. Candide le calzature e bordate di nastro filettato d’oro. Lunga la capigliatura e stretta da una corona che cingeva la fronte, lasciando ricadere, ondeggianti sulle spalle e inanellate a ricci, le chiome.
Esse tenevano insieme un dialogo parlando, interrogando, esclamando, ora sedute ambedue, ora seduta l’una e l’altra in piedi, ora movendosi in su e in giù a lenti passi.
Don Bosco, spettatore silenzioso, ne ascoltava i discorsi, continuati a lungo, senza che dimostrassero di accorgersi della sua presenza. Esse cantavano le lodi della purezza, i mezzi per custodirla, i premi riservati ad essa in questo mondo e nell’altro.
Alla fine si volsero e salirono la ripa camminando sui fiori senza curvarli e cantando un inno angelico, a cui risposero schiere di spiriti celesti scesi loro incontro. Ai primi se ne aggiungevano del continuo altri e poi altri, levando uniti un cantico immenso e armoniosissimo, finito il quale, tutti insieme a poco a poco si sollevarono in alto e disparvero con l’intera visione. Don Bosco in quel punto si svegliò.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:La lettera da Roma del 1884

30 agosto 2015

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http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/sangiovannibosco//62-lettera.php

I Sogni di San Giovanni Bosco: Maria… Maria… Maria!

29 agosto 2015

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Nel febbraio del 1884, Don Bosco, fiaccato da decenni di titanico lavoro, cadde in una prostrazione di forze così estrema da non potersi più reggere. Un inizio di bronchite dette il tracollo alla sua eccezionale resistenza, sicché il giorno 12 fu costretto a mettersi a letto.
Immobilizzato così nel fisico ormai consunto dalle veglie e dalle fatiche, lo spirito si spandeva libero verso il regno dell’amore e della gioia: il paradiso. In questo stato, durante la notte sul 13 sognò. Gli parve di trovarsi in una casa dove ebbe due incontri singolari: San Pietro e San Paolo. Indossavano una sopravveste che scendeva fino sotto le ginocchia e portavano un copricapo all’orientale. Sorridevano a Don Bosco. Interrogati se avessero qual che missione per lui, non risposero, ma presero a parlare dell’Oratorio e dei giovani. In quella ecco arrivare un amico di Don Bosco.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Secondo sogno missionario: attraverso l’America

27 agosto 2015

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Questo secondo sogno missionario che Don Bosco fece a San Benigno Canavese nel 1883, è una rappresentazione allegorica, ricca di elementi profetici, dell’avvenire delle Missioni Salesiane nell’America del Sud. Don Bosco lo raccontò il 4 settembre ai membri del Terzo Capitolo Generale. Don Lemoyne lo mise subito per iscritto e Don Bosco lo completò e lo ritoccò.
Se ne possono distinguere tre grandi sequenze:
1. Dopo una breve introduzione, Don Bosco dice di trovarsi in una grande sala, dove parecchie persone sconosciute parlano delle Missioni. Qui è riconosciuto dal figlio del Conte Colle di Tolone.’
2. Nella forma più strana il giovane gli fa contemplare, da quel la sala, l’esteso campo di missione dell’America del Sud preparato per i Salesiani.
3. In compagnia del giovane, Don Bosco fa un viaggio attraverso tutta l’America del Sud, fino alla Patagonia, dove trova al lavoro i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Data la lunghezza, lo presentiamo alquanto ridotto.
Chiudiamo tra parentesi quadre le aggiunte posteriori, fatte da Don Lemoyne dopo aver udito chiarimenti da Don Bosco.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Gli appare Don Provera

25 agosto 2015

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La notte dal 17 al 18 gennaio 1883 a Don Bosco comparve in sogno Don Francesco Provera, santo salesiano, morto nel 1874. Appariva un po’ più alto di statura che non fosse quando viveva quaggiù. Aveva la faccia florida e ridente, dalla quale emanava un chiarore scintillante.
— Don Provera — disse Don Bosco —, sei veramente Don Provera?
— Sì che sono Don Provera — rispose.
E la sua faccia divenne così bella e luminosa che Don Bosco a gran fatica poteva rimirarla.
— Se tu sei veramente Don Provera, non fuggirmi, lasciami parlare.
— Sì, sì, parli pure che io l’ascolterò.
— Sei salvo?

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il sogno dei dieci diamanti

21 agosto 2015

Ad ammaestramento della Pia Società Salesiana

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Il 10 settembre anno corrente (1881), giorno che la Santa Chiesa consacra al glorioso nome di Maria, i Salesiani, raccolti in San Benigno Canavese, facevano gli Esercizi Spirituali.
«Nella notte dal 10 all’11, mentre dormivo, la mente si trovò in una gran sala splendidamente ornata. Mi sembrava di passeggiare con i direttori delle nostre case, quando apparve tra noi un uomo di aspetto così maestoso, che non potevamo reggerne la vista. Datoci uno sguardo senza parlare, si pose a camminare a qual che passo da noi. Egli era così vestito: un ricco manto a guisa di mantello gli copriva la persona. La parte più vicina al collo era come una fascia che si rannodava davanti, e una fettuccia gli pendeva sul petto. Sulla fascia stava scritto a caratteri luminosi: LA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NELL’ANNO 1881, e sulla striscia di essa fascia portava scritte queste parole: QUALE DEVE ESSERE.
Dieci diamanti di grossezza e splendore straordinari erano quelli che c’impedivano di fermare lo sguardo, se non con gran pena, su quell’augusto Personaggio. Tre di quei diamanti erano sul petto, ed era scritto sopra di uno FEDE, sull’altro SPERANZA e CARITÀ su quello che stava sul cuore. Il quarto diamante era sulla spalla destra e aveva scritto LAVORO, sopra il quinto nella spalla sinistra si leggeva TEMPERANZA. Gli altri cinque diamanti ornavano la parte posteriore del manto, ed erano così disposti: uno più grosso e più folgoreggiante stava in mezzo come al centro di un quadrilatero, e portava scritto OBBEDIENZA. Sul primo a de stra si leggeva VOTO DI POVERTA. Sul secondo, più in basso, PREMIO. Nella sinistra sul più elevato era scritto: VOTO DI CASTITA: Lo splendore di questo mandava una luce tutta speciale, e mirandolo traeva e attraeva lo sguardo come la calamita attrae il ferro. Sul secondo a sinistra, più in basso, stava scritto: DIGIUNO. Tutti questi quattro ripiegavano i loro raggi verso il diamante del centro.
Questi brillanti tramandavano dei raggi che a guisa di fiammelle si alzavano e portavano scritte qua e là varie sentenze.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Ma io la casa l’ho già»

18 agosto 2015

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Durante una sua permanenza a Marsiglia, Don Bosco al canonico Guiol, che gli faceva vedere la necessità di avere in campagna una casa per mandarvi i giovani di San Leone durante i mesi più caldi, disse:
— Ma io la casa l’ho già a mia disposizione. E uno spazioso edificio situato in posizione amena, cinto da larga pineta, e vi si accede per magnifici viali di platani; un abbondante corso d’acqua attraversa da un capo all’altro tutto il podere.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Le case di Francia sotto il manto della Madonna

16 agosto 2015

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Il 21 settembre del 1880, mentre in Francia infieriva la persecuzione contro gli Ordini e le Congregazioni religiose e i membri di vari Ordini erano già stati espulsi, a chi lo interrogava se i Salesiani sarebbero stati scacciati, Don Bosco rispondeva: «No! No! No! ». E a Don Bologna, direttore a Marsiglia, aveva scritto: «Non temere: avrete noie, seccature, disturbi, ma non vi scacceranno».
Perché tanta sicurezza? Nella festa della Natività di Maria SS. aveva fatto un sogno, che raccontò solo il 1° dicembre ai membri del Consiglio Generale, introducendosi così:
«Pio IX, già fin dal 1858 quando fui a Roma la prima volta, e poi in più altre circostanze, mi disse di raccontare o scrivere tutto quanto sa, anche alla lontana, di soprannaturale; è per questo che alcune cose le scrivo, altre le racconto, ma sono contento che si sappiano, perché tornano sempre alla maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Pioggia di spine e di rose

10 agosto 2015

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Da parecchi anni una croce assai dolorosa gravava sulle spalle di Don Bosco: nonostante la sua buona volontà, non riusciva a superare le ostilità di un’autorità ecclesiastica, dovute a preconcetti e a malintesi. Ed ecco che un sogno venne a rischiarare l’orizzonte, preannunziando in forma simbolica un avvenire più sereno.
Nella notte dall’8 al 9 luglio 1880 Don Bosco sognò di essere col suo Consiglio nella camera vicina alla sua e di tenervi conferenza. Mentre parlava si accorse che il cielo si rannuvolava; tosto scoppiò una tempesta con fulmini, lampi e tuoni che facevano spavento. Un tuono più fragoroso dei precedenti fece tremare la casa. Don Bonetti si alzò e andò alla galleria attigua e, dopo brevi istanti, si mise a gridare:
— Una pioggia di spine!
Infatti cadevano spine fitte come le gocce dell’acqua in una pioggia dirotta.
Poi si udì un secondo tuono fragorosissimo come il primo e subito sembrò che il cielo si rischiarasse alquanto. Allora Don Bonetti dalla galleria gridò:
— Oh, bella! Una pioggia di bottoni!
Venivano giù per l’aria tanti bottoni di fiori che in breve se ne formò in terra un alto strato.
A un terzo schianto di veementissimo tuono comparvero tratti di cielo sereno e alcuni raggi di sole. E Don Bonetti dal loggiato:
— Una pioggia di fiori!
Tutta l’aria era piena di fiori d’ogni colore, forma e qualità, che in un baleno coprirono il suolo e i tetti delle case con mirabile varietà di tinte.
Un quarto tuono fortissimo rimbombò nell’aria. Il cielo era di ventato terso e risplendeva un limpido sole. E Don Bonetti a gridare:
— Venite, venite a vedere: piovono rose!
Cadevano infatti dall’alto nembi di rose fragrantissime.
— Oh, finalmente! — esclamò allora Don Bonetti.
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I Sogni Di San Giovanni Bosco: San Francesco di Sales lo ammaestra in sogno

6 agosto 2015

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Il 9 maggio 1879 Don Bosco raccontò di avere assistito in sogno a due grandi battaglie: la prima di giovani contro guerrieri di va rio aspetto e con armi strane: in fine rimasero pochissimi superstiti. La seconda battaglia, «più accanita e orribile», avvenne tra mostri giganteschi e uomini di alta statura bene armati e bene esercitati. Questi uomini issavano uno stendardo sul quale erano scritte in oro queste parole: MARIA AUXILIUM CHRISTIANORUM. La battaglia fu lunga e sanguinosa, ma quelli che seguivano lo sten dardo furono vincitori e rimasero padroni di una vastissima pianura. A questi si aggiunsero i giovani superstiti della battaglia antecedente e formarono una specie di esercito, aventi ognuno come arma nella destra il SS. Crocifisso, nella sinistra un piccolo stendardo di Maria Ausiliatrice.

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I Sogni Di San Giovanni Bosco:Temporali estivi

4 agosto 2015

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Una lunga esperienza, vissuta a contatto intimo con l’anima dei giovani, aveva convinto Don Bosco che spesso le vacanze sono «la vendemmia del diavolo». Questo sogno, fatto a Lanzo nel settembre del 1878, è stato per il santo Educatore una conferma dolorosa.
«Sognai — disse — di trovarmi in un luogo a me sconosciuto, nel quale si estendeva un giardino con accanto un vastissimo prato. In compagnia di alcuni amici, entrai nel giardino e vidi una quantità di agnellini che saltavano, correvano, facevano capriole. Quand’ecco si apre la porta del giardino e la maggior parte degli agnelli si precipita nel prato. Molti però si fermano nel giardino e continuano a brucarne l’erba, anche se non è abbondante come nel prato. Ma improvvisamente il cielo si oscura, lampi sinistri lo solcano, rimbomba cupo il tuono.

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I Sogni Di San Giovanni Bosco: Maria lo salva

2 agosto 2015

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Nell’aprile del 1878 Don Bosco, di ritorno da uno dei suoi consueti viaggi trionfali in Francia, veniva sorpreso da malattia a Sam pierdarena. In una di quelle notti febbrili, la notte del venerdì santo, ebbe questo sogno.
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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Amico venerato, siateci padre diletto»

29 luglio 2015

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Durante gli Esercizi Spirituali che precedettero il primo Capito lo Generale della Società Salesiana nel 1877, Don Bosco narrava che, poco prima di ricevere una lettera del Vescovo di Fréjus, che lo invitava ad aprire in Francia una scuola agricola a La Navarre, aveva fatto questo sogno.
Gli parve di trovarsi in una regione che non era quella di Torino. C’era una casa rustica e disadorna, davanti alla quale si stendeva una piccola aia. Dalla camera, dove egli si trovava, si accedeva per mezzo di alcuni scalini ad altre camere, le une situate più in alto, le altre più in basso; e tutto intorno alla stanza girava una rastrelliera, da cui pendevano vari strumenti agricoli.
Il luogo appariva deserto e silenzioso, quand’ecco giungere alle sue orecchie la voce di un ragazzo. Guarda e vede nell’aia un fanciullo di 10 o 12 anni, vestito da artigiano, e vicino a lui una Donna pulita e assestata, che aveva l’apparenza di una campagnola. Il ragazzo cantava in francese: «Amico venerato, siateci padre di letto ». Don Bosco si domandava che cosa significasse e il ragazzo continuava a cantare: «I miei compagni ti diranno ciò che voglia mo». Ed ecco avanzarsi dal campo incolto verso l’aia, una moltitudine di giovani, che cantavano in pieno coro: «O nostra guida, conduceteci al giardino dei buoni costumi». Domandò chi fossero, e gli fu risposto sempre cantando: «La nostra patria è il paese di Maria».
A queste parole la Donna prese per mano il fanciullo che aveva parlato per primo e, accennando agli altri di seguirla, s’incamminò verso un’aia più grande, non molto lontana, di fronte alla quale sorgeva un altro fabbricato. Giunta colà, la Donna, che intanto aveva assunto un aspetto misterioso, si volse a Don Bosco e gli disse:
— Questi giovani sono tutti tuoi.
— Miei?! — rispose il Santo —. E con quale autorità voi mi date questi giovanetti? Non sono né vostri né miei; sono del Signore.
— Con quale autorità? Sono i miei figli: a te li affido.
— Ma come farò io a sorvegliare tanta gioventù così vispa e chiassosa?
— Osserva! — disse la Donna.
Don Bosco si voltò e vide avanzarsi un’altra schiera numerosissima di giovani, sopra dei quali Ella gettò un gran velo che li coprì tutti; quindi trasse il velo a sé, ed ecco si videro quei giovani tra sformati in altrettanti preti e chierici.
— E questi preti e chierici sono miei? — chiese Don Bosco.
— Saranno tuoi se saprai formarteli.
E fatto cenno a tutti i giovani di raccogliersi attorno a Lei, die de un segnale e quelli cominciarono a cantare a pieno coro: Gloria, laus, honor et gratiarum actio Domino Deo Sabaoth! (Gloria, onore e lode, ringraziamento al Signore Dio degli eserciti).
A questo punto Don Bosco si svegliò.
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I sogni di San Giovanni Bosco: Confetture per i Salesiani

27 luglio 2015

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Nella seconda metà di agosto del 1877, Don Bosco, nel dare i ricordi ai Salesiani che avevano fatto a Lanzo Torinese gli Esercizi Spirituali, raccontò questo sogno.
«Mi sembrava di passare per i viali di Porta Susa. Davanti alla caserma dei militari vidi una Donna che aveva l’aspetto di una venditrice di castagne arrostite, perché faceva girare una specie di cilindro, dentro il quale pareva facesse cuocere delle castagne. Mi avvicinai e le domandai che cosa facesse cuocere in quello strano arnese. Ed essa:
— Vado facendo confetture per i Salesiani.
— Come? — dissi —. Confetture per i Salesiani?!
— Sì — rispose.
Aperse il cilindro e me le mostrò. Potei così vedere confetture di vario colore: bianche, rosse, nere. Sopra di esse vidi una specie di zucchero ingommato, come gocce di rugiada caduta di fresco e qua e là sparsa di gocce rosse.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Don Bosco Prevede la morte di Pio IX

24 luglio 2015

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Dopo aver narrato il sogno, Don Bosco aggiunse che gli era durato tre notti consecutive. Questa particolarità toglie consistenza al dubbio che il racconto sia una specie di parabola da lui escogitata per vestire fantasticamente la sua idea.
L’esordio dell’uomo strano dalla testa fasciata » gli servì per umiliare se stesso e per eliminare dalla mente degli uditori l’impressione che si trattasse di carismi straordinari.
Il primo Papa con cui Don Bosco ebbe a trattare fu il venerabile Pio IX. Il grande Pontefice dell’Immacolata fu sempre per Don Bosco, più che Papa, un papà: lo ebbe in grandissima stima, desiderava la sua conversazione, molte volte lo richiese del suo consiglio e desiderò di averlo a Roma accanto a sé, offrendogli alte dignità ecclesiastiche. Don Bosco lo ripagò con un vivo amore filiale. Fin che visse, parlando dell’angelico Pio IX, come soleva chiamarlo, si commuoveva fino alle lacrime; e volle perpetuare la sua riconoscenza al grande Pontefice erigendogli due grandiosi monumenti: uno nella Basilica del Sacro Cuore in Roma e l’altro nella chiesa di San Giovanni Evangelista in Torino.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: La fillossera

23 luglio 2015

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Dal 10 al 7 ottobre del 1876 Don Bosco presiedette a Lanzo Torinese gli Esercizi Spirituali dei Salesiani. Stava pensando quali ricordi dare loro quando fece un sogno.
Gli parve di trovarsi in una vastissima sala piena di religiosi e di religiose appartenenti a diversi Ordini e Congregazioni. All’entrare di Don Bosco tutti gli occhi si rivolsero verso di lui, come se fosse atteso da tutti. In mezzo ad essi Don Bosco vide un uomo strano con la testa fasciata da una benda bianca e con la persona avvolta in un lenzuolo a guisa di mantello.
Don Bosco volle sapere chi fosse e gli fu risposto che quella testa strana era proprio lui [ forse Don Bosco sognante?].
Si avanzò dunque fra quella moltitudine di persone religiose, che gli fecero intorno larga corona sorridendogli, ma nessuno parla va. Finalmente ruppe il silenzio Don Bosco:
— Perché ridete così? Sembra quasi che vogliate burlarvi di me.
— Burlarci dite? T’inganni; noi ridiamo perché abbiamo indovinato il motivo che ti ha condotto qui: tu vieni a cercare cosa dire nella predica dei ricordi agli Esercizi di Lanzo.
— Se è così, suggeritemi che cosa devo dire.
— Una cosa sola noi ti suggeriamo: di’ ai tuoi figliuoli che si guardino dalla fillossera. Se terrai lontano dalla tua Congregazione la fillossera, essa avrà lunga vita, fiorirà e farà un grandissimo bene alle anime.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: PARTE III – Quattro chiodi emblematici

21 luglio 2015

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Don Bosco, partiti i Salesiani che erano con lui, rimase solo con la Guida, che gli disse:
— Vieni, voglio farti vedere la parte più importante; oh, avrai da imparare! Vedi là quel carro?
— Lo vedo.
— Sai che cos’è?
— Ma non vedo bene.
— Se vuoi veder bene, avvicinati. Vedi quel cartellone? Osservalo: su quel cartello vi è l’emblema: da quello conoscerai.
Don Bosco si avvicina e vede su quel cartello dipinti quattro chiodi molto grossi. Si rivolge alla Guida:
— Ma non capisco nulla se non mi spiega.
— Quei quattro chiodi sono quelli che forarono e tormentarono crudelmente il nostro divin Salvatore.
— E con ciò?
— Sono quattro chiodi che tormentano le Congregazioni religiose. Se eviti questi quattro chiodi, se la tua Congregazione saprà tenerli lontani, le cose andranno bene e voi sarete salvi.
— Ma io ne so come prima: che cosa significano quei quattro chiodi?
— Se vuoi saperlo visita quel carrozzone che ha i chiodi per emblema. Vedi: quel carrozzone ha quattro scompartimenti, ciascuno dei quali corrisponde a un chiodo.
— Ma quei scompartimenti che cosa significano?
— Osserva il primo.
Don Bosco osserva e legge sul cartello: Quorum Deus venter est (Il loro dio è il ventre).
— Oh, adesso comincio a capire qualche cosa.
— Questo è il primo chiodo che tormenta e manda in rovina le Congregazioni religiose. Esso farà strage anche di voi, se non stai attento. Combattilo bene e vedrai che le tue cose prospereranno.
Ora veniamo al secondo scompartimento. Leggi l’iscrizione del secondo chiodo: Quaerunt quae sua sunt, non quae Jesu Christi. (Cercano le cose loro e non quelle di Gesù Cristo). Quivi sono quelli che cercano le proprie comodità, gli agi, e brigano per il bene proprio e forse anche dei parenti; e non cercano il bene della Congregazione, che è quello che forma la porzione di Gesù Cristo. Sta’ attento, allontana questo flagello e vedrai prosperare la Congregazione.
Siamo al terzo scompartimento. Osserva l’iscrizione del terzo chiodo: Aspidis lingua eorum (la loro è la lingua di un serpente). Chiodo fatale per le Congregazioni sono i mormoratori, i sussurroni, quelli che cercano sempre di criticare o per diritto o per traverso.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Il trionfo della Congregazione

19 luglio 2015

Dopo la scena descritta nella prima parte del sogno, la Guida misteriosa disse a Don Bosco:
— Vieni, ti farò vedere il trionfo della Congregazione di San Francesco di Sales. Monta su questo sasso e vedrai.
«Era un gran macigno in mezzo a quel piano sterminato, e io vi montai sopra — racconta Don Bosco —. Oh, che vista immensa si affacciò ai miei occhi! Quel campo mi comparve come se occupasse tutta la terra. Uomini d’ogni nazione, d’ogni vestito, d’ogni colore vi stavano radunati. Vidi tanta gente che non so se il mondo tanta ne possegga. Cominciai a osservare i primi che si affacciarono al nostro sguardo. Erano vestiti come noi Italiani. Io conoscevo quelli delle prime file: vi erano tanti Salesiani che conducevano come per mano squadre di ragazzi e di ragazze. Poi venivano altri con altre squadre; poi ancora altri e altri che più non conoscevo e più non potevo distinguere, ma erano in numero in descrivibile. Verso il mezzogiorno comparve ai miei occhi un po polo sterminato di gente che io non conoscevo. Erano sempre con dotti da Salesiani, che conoscevo nelle prime file e poi non più.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Un toro furibondo

17 luglio 2015

Il 27 settembre del 1876, a Lanzo Torinese, Don Bosco, a ricordo degli Esercizi Spirituali dei Salesiani, raccontò un sogno che è uno dei più istruttivi di quanti ne aveva avuti fino allora. Si snoda in tre parti ben distinte tra loro.
«Sognai — disse — di fare con voi il viaggio da Lanzo a Torino. Eravamo tutti insieme su di un convoglio, forse sui carrozzoni della ferrovia. A un tratto la macchina si ferma. Scendo per vedere che cosa è successo e mi trovo accanto un personaggio strano: alto e basso nello stesso tempo, grasso e anche magro, mentre era bianco era anche rosso, camminava per terra e per aria.
— Vieni — mi disse —, vieni presto. Facciamo girare le carrozze in questo campo.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: La fede: nostro scudo e nostra vittoria.

15 luglio 2015

Nel raccontare questo sogno Don Bosco s’introdusse così: «Era da molto tempo che pregavo il Signore affinché mi facesse conoscere lo stato dell’anima dei miei figliuoli. Specialmente in questi Esercizi Spirituali io ero soprappensiero per tal motivo… E il Signore volle favorirmi in modo che io potessi leggere nelle coscienze dei giovani proprio come se leggessi in un libro; e quello che è più mirabile, vidi non solo lo stato presente di ciascuno, ma le cose che a ciascuno sarebbero accadute nell’avvenire. E ciò in modo proprio anche per me straordinario, perché non mi avveniva mai che vedessi così bene, così chiaro, così svelatamente nelle cose fu ture e nelle coscienze dei giovani ».

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il Papa al Colle Don Bosco

13 luglio 2015

La trama esile di questo sogno ci avrebbe suggerito di ometterlo, ma la notizia che Giovanni Paolo II ha promesso all’Arcivescovo di Torino e al Rettor Maggiore dei Salesiani che nel 1988, per il centenario della morte di Don Bosco, sarà presente al Colle Don Bosco per le celebrazioni centenarie, ci fa scorgere in questo sogno, molto singolare, quasi un significato profetico.
Ecco il sogno che Don Bosco fece nell’aprile del 1876: «Mi parve di trovarmi al mio paese, e colà vidi giungere il Papa. Io non potevo persuadermi che fosse lui; perciò gli chiesi:

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Nessuno spaventava le galline

11 luglio 2015

Il 23 gennaio 1876, dopo le preghiere della sera, Don Bosco salì sulla piccola cattedra dalla quale soleva dare la «buona notte» ai suoi giovani. Il suo volto, raggiante di gioia, manifestava, come sempre, la sua contentezza nel trovarsi tra i suoi figli. Fattosi un pò di silenzio, prese a raccontare questo sogno.
Gli parve di trovarsi in piena campagna e di avere davanti una grande estensione di terreno, situato in una vasta e bella pianura. In essa vide molti che lavoravano con vanghe, zappe, rastrelli e altri strumenti. Chi arava, chi spianava la terra, chi seminava il grano. C’era qua e là chi dirigeva i lavori; a Don Bosco parve di essere uno di questi. Ed era una meraviglia vedere come quei buoni lavoratori non desistessero un istante dal loro lavoro. In altra parte cori di contadini stavano cantando.
Mentre Don Bosco contemplava quella piacevole scena, si vide attorniato da alcuni suoi preti e da molti chierici. Comparve anche la Guida misteriosa dei suoi sogni, a cui chiese:
— Qui dove siamo? Chi sono questi lavoratori? Di chi è questo campo?
La Guida rispose:
— Ella ha studiato latino: qual è il primo nome della seconda declinazione che ha imparato?
— E dominus — rispose Don Bosco.
— E come fa al genitivo?
— Domini.
— Bravo, bene! Questo campo è Domini, cioè del Signore.
Intanto Don Bosco vide varie persone che venivano con sacchi di grano per seminare, mentre un gruppo di contadini cantava: Exiit qui seminat seminare semen suum (Il seminatore è uscito a semi nare il suo seme). In quel mentre vede uscire da ogni parte una moltitudine di galline che, spargendosi per il campo, beccavano tutto il grano che veniva seminato.
E quel gruppo di cantori proseguiva nel suo canto: Venerunt aves coeli, sustuleruntfrumentum el reliquerunt zizaniam (Vennero gli uccelli del cielo, si portarono via il frumento e lasciarono la zizzania).

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Un bidente prodigioso

9 luglio 2015

L’anno 1875, per animare i suoi a celebrare il mese di Maria Ausiliatrice con grande impegno, Don Bosco espose loro un sogno che suscitò profonda e durevole emozione. Lo annunciò la sera del 30 aprile e lo narrò la sera del 4 maggio, appagando una aspettativa fattasi di giorno in giorno più fervida e ansiosa. Noi lo riassumiamo servendoci, al solito, delle parole stesse di Don Bosco.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Primo sogno missionario: la Patagonia

7 luglio 2015

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Questo è il sogno che decise Don Bosco a iniziare l’apostolato missionario dei suoi figli Salesiani. Lo ebbe nel 1872 e lo raccontò per la prima volta a Pio IX nel marzo del 1876; in seguito ne ripetè il racconto anche ad alcuni Salesiani.
«Mi parve, disse, di trovarmi in una regione selvaggia e affatto sconosciuta. Era un’immensa pianura tutta incolta, nella quale non si scorgevano né colline né monti. Ma nelle estremità lontanissime la profilavano tutta scabrose montagne. Vidi in essa turbe di uomini che la percorrevano. Erano quasi nudi, di un’altezza e statura straordinaria, di un aspetto feroce, con i capelli ispidi e lunghi, di colore abbronzato e nerognolo, e solo vestiti di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Avevano per armi una specie di lunga lancia e la fionda.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Siamo dieci! … Siamo dieci!…»

4 luglio 2015

I mali che Don Bosco denuncia: cattivi discorsi, compagni che fanno la parte del diavolo, confessioni mal fatte, mancanza di proposito…. saranno proprio solo di quei giovani visitati misteriosa mente da Don Bosco? Oggi, oltre i mezzi di corruzione usati nell’800, il demonio ha a disposizione un nuovo mezzo, forse il più deleterio: la pornografia nelle sue varie forme. Occorre aiutare i giovani a difendersi.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Lettera ai giovani di Lanzo

2 luglio 2015

Il direttore del Collegio Salesiano di Lanzo Torinese, Don G.B. Lemoyne, il 4marzo 1867, dava conto ai suoi ragazzi di una visita fatta a Don Bosco in Torino. Diceva tra l’altro: «Don Bosco mi disse pure che più di una volta, col suo spirito, era venuto a visitarvi, a passeggiare per i vostri corridoi, ad aggirarsi per le vostre camerate, a osservare la vostra condotta, e che venendo saprà dirvi qualcosa in proposito».

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Profezia del ‘70:Parigi, Chiesa, Italia

30 giugno 2015

Il 5 gennaio 1870 Don Bosco ebbe un sogno profetico circa gli avvenimenti futuri della Chiesa e del mondo. Scrisse egli stesso ciò che vide e udì, e il 12 febbraio lo comunicò al Papa Pio IX.
È una profezia che, come tutti i vaticini, ha i suoi punti oscuri. Don Bosco fece notare come fosse difficile comunicare ad altri con segni esterni e sensibili ciò che aveva veduto. Secondo lui quanto aveva narrato non era che « la Parola di Dio accomodata alla parola dell’uomo». Ma i molti punti chiari mostrano come realmente Iddio abbia svelato al suo Servo segreti ignoti a tutti, perché venissero palesati a bene della Chiesa e a conforto dei cristiani.
L’esposizione comincia con una affermazione esplicita: «Mi trovai alla considerazione di cose soprannaturali », difficili da comunicare. Segue la profezia, distinta in tre parti:
1 su Parigi: sarà punita perché non riconosce il suo Creatore;
2 sulla Chiesa: afflitta da discordia e da divisioni interne. La definizione del dogma della infallibilità pontificia vincerà il nemico;
3 sull’Italia e su Roma in particolare, che superbamente disprezza la legge del Signore. Per tale causa sarà vittima di grandi flagelli.
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I sogni di San Giovanni Bosco:Tre lacci per condurre alla perdizione

28 giugno 2015

La sera del 4 aprile 1869 Don Bosco raccontò ai suoi giovani un sogno che li impressionò vivamente.
«Sognai — disse — di trovarmi in chiesa, in mezzo a una moltitudine di giovani che si preparavano alla confessione. Un numero stragrande assiepava il mio confessionale sotto il pulpito.
Cominciai a confessare, ma presto vedendo tanti giovani, mi alzai e mi avviai verso la sacrestia in cerca di qualche prete che mi aiutasse. Passando vidi, con enorme sorpresa, giovani che avevano una corda al collo, che stringeva loro la gola.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Viaggio alla città del fuoco

26 giugno 2015

La sera del 3 maggio 1868 Don Bosco ripigliò il racconto di quan to aveva visto nei sogni di quei giorni.
S’introdusse così: « Debbo raccontarvi un altro sogno che si può dire conseguenza dei precedenti. Questi sogni mi lasciarono affranto in modo da non poter più reggere. Vi ho detto di un rospo spaventevole che nella notte del 17 aprile minacciava di ingoiarmi e che, al suo scomparire, udii questa voce: “Perché non parli?”. Io mi volsi dalla parte donde era partita la voce e vidi a fianco del mio letto un personaggio distinto (la Guida).
— E che cosa devo dire? — gli chiesi.
— Ciò che hai visto e ti fu detto negli ultimi sogni e quel di più che ti sarà svelato la notte ventura».

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I Sogni di San Giovanni Bosco. Uva di varie qualità

24 giugno 2015

Questo e quello che segue sono i sogni fatti da Don Bosco in quei giorni trascorsi a Lanzo, che dovevano essere di riposo per il Santo. Don Bosco si decise a raccontarli ai giovani dell’Oratorio per obbedire a quel richiamo venuto dall’alto: «Perché non parli? ». Noi li riassumiamo fedelmente.
Don Bosco racconta: «La notte del giovedì santo, 9 aprile 1868, appena assopito, cominciai a sognare. Mi trovavo nel cortile del l’Oratorio intento a discorrere con alcuni superiori. A un tratto vediamo spuntare da terra una vite bellissima, che cresce a vista d’occhio e s’innalza da terra fin quasi all’altezza di un uomo. A questo punto comincia a stendere i suoi tralci in numero straordinario e a mettere fuori i pampini. In breve si estese tanto da occupare tutto il cortile. Con meraviglia notavo che i rami si estendevano solo orizzontalmente, così da formare un immenso pergolato, che restava sospeso senza alcun sostegno visibile. Subito spuntarono anche bei grappoli; gli acini ingrossarono e l’uva prese un magnifico colore. Io osservavo con gli occhi spalancati, muto dallo stupore, quando a un tratto tutti gli acini caddero per terra e diventarono altrettanti giovani vispi e allegri: saltavano, giocavano, gridavano, correvano che era un piacere a vederli.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Perché non parli?»

22 giugno 2015

Qualche volta erano talmente terribili le cose che Don Bosco vedeva nei suoi sogni, che restava sgomento e non si decideva a parlare. È il caso di alcuni sogni fatti a Lanzo nei primi giorni dell’aprile 1868. Ma un ultimo sogno lo decise a raccontare ai giovani dell’Oratorio anche gli altri. La sera del 30 aprile parlò così:
«Miei cari figliuoli, ho fatto un sogno ed ero deciso di non far ne parola a voi, sia perché dubitavo che fosse un sogno come tutti gli altri che si presentano alla fantasia nel sonno; sia perché tutte le volte che ne ho raccontato qualcuno, ci fu sempre qualche osservazione o qualche reclamo. Ma un altro sogno mi obbliga a parlarvi del primo. Voi sapete che sono stato a Lanzo per avere un pò di quiete. Orbene, l’ultima notte che dormii in quel collegio, messomi a letto, mentre cominciavo a prender sonno, mi si presentò alla fantasia quanto sto per dirvi.
Mi parve di vedere entrare nella mia camera un gran mostro che, avanzandosi, venne a porsi ai piedi del letto. Aveva la forma di un rospo ripugnante e gigantesco. Io lo guardavo senza fiatare, mentre quello s’ingrossava sempre più. Era di color verde con una linea rossa intorno alla bocca e alla gola che lo rendeva ancora più spaventoso. I suoi occhi erano di fuoco; sul naso si alzavano due corna; dai fianchi spuntavano due alacce verdastre. Aveva una lunga coda che terminava in due punte. In quei momenti mi pareva di non aver paura; ma quando il mostro cominciò ad avanzarsi verso di me allargando la bocca ampia e fornita di grossi denti, allora fui preso da grande terrore. Mi feci il segno di croce, ma a nulla valse; suonai il campanello, ma nessuno mi udì; gridai, ma invano: il mostro non fuggiva.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Visioni di cielo

20 giugno 2015

Sul finire del maggio 1867 Don Bosco fece un sogno, nel quale ebbe la gioia di godere visioni di cielo.
Gli parve di trovarsi in una pianura che si estendeva a vista d’occhio. In essa un numero sterminato di grosse pecore, divise in greggi, pascolavano in vasti prati. Don Bosco rivolse varie domande al pastore, che rispose:
— Tu non sei destinato per loro; ti condurrò io a vedere il gregge del quale devi prenderti cura.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Lasciatemi solo; soffro troppo.

18 giugno 2015

La sera del 25 giugno 1867 Don Bosco narrava ai giovani uno dei suoi sogni più suggestivi.
Gli sembrò di essere sulla via che conduce a… (e nominò la città), quando si sentì chiamare per nome dalla sua Guida. La seguì. Viaggiavano con la rapidità del pensiero, senza che i loro piedi toccassero terra. Giunsero a un palazzo di mirabile struttura, ma inaccessibile.
— Entra in quel palazzo — gli disse la Guida.
— Come faccio se non c’è l’entrata?
— Entra! — replicò imperiosamente la Guida.
E vedendo che Don Bosco non si muoveva, disse:
— Fa’ come faccio io: alza le braccia e salirai.
Così dicendo, allargò le braccia verso il cielo; Don Bosco lo imitò e si sentì sollevare in aria, finché si trovò sulla soglia del palazzo.
— Che cosa c’è qui dentro? — chiese Don Bosco.
— Entra, visitalo e vedrai. In fondo, in una sala, troverai chi ti ammaestrerà.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: L’inondazione e la zattera salvatrice

16 giugno 2015

 

Questo sogno fu narrato da Don Bosco ai suoi giovani la sera del 1 gennaio 1866. È stato intitolato: Avvenire della Congregazione Salesiana e sua missione salvatrice in mezzo alla gioventù. In esso Don Bosco presenta alla rapita e commossa fantasia dei suoi figliuoli il vasto panorama delle vicende della vita dello spirito colorando, con tocchi potentemente drammatici, la sorte alla quale Maria Ausiliatrice guida infallibilmente i suoi, e i tragici disastri ai quali vanno fatalmente incontro quelli che a Maria, cioè a tutto quel complesso di vita cristiana che è in essa vivente e operante, volgono stoltamente le spalle.
E un sogno suggestivo e rivelatore, capace di tonificare l’anima e di richiamarla ai suoi veri destini. In esso Don Bosco descrive un viaggio fatto in compagnia dei suoi giovani durante una improvvisa e furiosa tempesta e attraverso le acque burrascose di una spaventosa inondazione. Lo riferiamo con qualche riduzione, ma con la solita fedeltà.
Don Bosco sognò di trovarsi tra i giovani del suo Oratorio, che si ricreavano allegramente in una immensa prateria; quand’ecco, all’improvviso, si videro da ogni parte circondati da una inondazione, la quale cresceva a misura che si avanzava verso di loro. Sopraffatti dal terrore, corsero a rifugiarsi in un grande mulino isolato, con le mura grosse come quelle di una fortezza. Dalle finestre si vedeva l’estensione del disastro: invece di prati, campi coltivati, orti, boschi, cascine, non si scorgeva più altro che la superficie di un lago immenso.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Fiori e frutti a Maria

14 giugno 2015

 

0876f-virgen_maria_rodeada_de_rosasLa sera del 30 maggio 1865, chiudendo il mese di Maria, Don Bosco raccontò di aver visto in sogno un grande altare dedicato alla Vergine e i giovani del suo Oratorio che, in processione, avanzavano cantando verso di esso.
Alcuni cantavano con voci angeliche, altri con voci roche, altri stonavano; c’erano perfino dei ragazzi che sbadigliavano annoiati.
Tutti portavano un dono da offrire a Maria, ma che varietà di doni! Chi portava un mazzo di rose, chi di gigli, chi di violette; chi portava agnelli, chi conigli, chi pesci, chi noci, chi uva ecc, ecc. C’erano però anche di quelli che portavano alla Vergine dei doni proprio strani: chi portava una testa di porco, chi un gatto, chi un piatto di rospi.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il gattone dagli occhi accesi

12 giugno 2015

Il 6 febbraio 1865, nel dare la «buona notte» ai suoi giovani, Don Bosco s’introdusse così: «Siccome io amo i miei giovani, sogno sempre di essere in loro compagnia.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: La pernice e la quaglia

10 giugno 2015

Il 16 gennaio 1865 Don Bosco raccontava ai suoi ragazzi un sogno che aveva fatto due giorni prima.
Gli era parso di essere in viaggio con tutti i giovani dell’Oratorio. Giunti in una vigna, si fermarono a fare colazione. I giovani si sparsero qua e là per mangiare frutta; Don Bosco in mezzo a loro tagliava grappoli e li distribuiva a sazietà dicendo:
— A te: prendi e mangia!
Ristorati che furono, si rimisero in viaggio attraversando la vigna; ma il cammino era malagevole perché bisognava ora scendere, ora salire, ora saltare solchi profondi. I più robusti saltavano, i più piccoli tentavano anch’essi il salto, ma rotolavano nel fosso. Don Bosco allora guardò attorno, vide una strada che costeggiava la vigna e con tutti i giovani si diresse da quella parte. Ma la Guida li fermò:
— Non vada su quella strada: è impraticabile perché piena di pietre, spine, fango e fosse.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:La decima collina

5 giugno 2015

La sera del 22 ottobre 1864, Don Bosco narrava ai giovani del l’Oratorio questo sogno, nel quale gli era stato rivelato con quanta facilità gli innocenti superino gli ostacoli che rendono agli altri assai più ardua la via della salvezza.
Gli parve di trovarsi in una grandissima valle piena di migliaia di giovani, molti dei quali riconobbe come allievi del suo Oratorio. Una ripa altissima chiudeva da un lato quella valle.
— Vedi quella ripa? — gli disse la Guida —. Ebbene bisogna che tu e i tuoi giovani ne guadagniate la cima.

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I Sogni di San Giovanni Bosco,:Il sogno dell’elefante

3 giugno 2015

11 6 gennaio 1863 Don Bosco raccontava ai suoi giovani uno di quei sogni che facevano epoca per l’efficacia con la quale scuotevano i cuori e li portavano a Maria.
Sognò di trovarsi nella sua cameretta in amichevole conversa zione col prof. Vallauri, senatore del Regno, quando sentì bussare alla porta. Corse a vedere. Era Mamma Margherita, morta da sei anni, che affannata lo chiamava:
— Vieni a vedere! Vieni a vedere!

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Il serpente e il Rosario

1 giugno 2015

Nel febbraio del 1848 il marchese Roberto d’Azeglio, amico personale di Carlo Alberto e senatore del Regno, onorò l’Oratorio di Don Bosco di una sua visita. Il Santo lo accompagnò a visitare tutta la casa. Il marchese espresse la sua viva compiacenza, ma con una riserva. Definì tempo perduto quello occupato a recitare il Rosario.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il sogno delle due colonne

30 maggio 2015

Tra i sogni di Don Bosco, uno dei più noti è quello conosciuto con il titolo di «Sogno delle due colonne». Lo raccontò la sera del 30 maggio 1862.
«Figuratevi — disse — di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.
A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici.

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