Archive for the ‘Risonanze’ Category

I Sogni di San Giovanni Bosco: Visione di San Domenico Savio

25 settembre 2015

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La sera del 22 dicembre 1876 Don Bosco raccontò ai suoi giovani una meravigliosa visione avuta nella notte che aveva passato a Lanzo Torinese. Poiché è molto lunga, dobbiamo limitarci a presentarne le scene più belle. Gli sembrò di trovarsi su di un’altura davanti a una pianura molto estesa, divisa in giardini di mirabile bellezza, in mezzo ai quali sorgevano palazzi che per magnificenza sembravano altrettante regge. Mentre Don Bosco ammirava tante meraviglie, al suono di una musica dolcissima, gli comparve il suo allievo prediletto, San Domenico Savio, a capo di una schiera di giovani, molti dei quali Don Bosco riconobbe.
«Savio si avanzò — racconta Don Bosco —. Mi era così vicino che, se avessi steso la mano, l’avrei certamente toccato. Taceva guardandomi sorridente. Com’era bello! Una tunica candidissima, tutta trapuntata di diamanti, gli scendeva fino ai piedi. Un’ampia fascia rossa, tempestata di gemme, gli cingeva i fianchi; dal collo gli pendeva una collana di fiori, che splendevano di una luce sovrumana, più viva del sole, che in quell’istante brillava in tutto lo splendore di un mattino di primavera, e riflettevano i loro raggi in quel viso candido e rubicondo, in una maniera indescrivibile. Gli cingeva il capo una corona di rose. La capigliatura gli scende va ondeggiante giù per le spalle, e gli dava un aspetto così bello, così attraente che sembrava un angelo».
Don Bosco osservava come fuori di sé per la meraviglia. Finalmente Domenico parla, svela il suo nome e compiace Don Bosco, che vuol sapere che cosa significhi quell’abbigliamento così smagliante. In sua vece risponde cantando il coro dei giovani, pur essi bianco vestiti con fascia rossa. Il canto riportava frasi bibliche: «Essi ebbero i fianchi cinti e lavarono le loro vesti nel Sangue dell’Agnello. Essi sono vergini e seguono l’Agnello dovunque vada».
«Allora intesi — afferma Don Bosco — come quella fascia fosse simbolo dei sacrifici e quasi del martirio sofferto per conservare la virtù della purità». Riavutosi dal suo grande stupore, Don Bosco approfitta per chiedere Savio che gli parli del passato, del presente e del futuro del suo Oratorio.
Riguardo al passato Savio parla del gran bene già fatto dalla giovane Famiglia di Don Bosco e gli mostra un giardino, all’entrata del quale si legge: Giardino Salesiano, e spiega:
— Quelli sono tutti Salesiani e giovani salvati da te e dai tuoi figli. Contali se puoi, ma sarebbero molto più numerosi se tu avessi avuto maggior fede e confidenza nel Signore.
— E il presente? — chiede Don Bosco.
Savio gli mostra un magnifico mazzo di fiori: vi erano rose, viole, girasoli, genziane, gigli, semprevivi e, in mezzo ai fiori, alcune spighe di grano.
— Questo mazzolino mostralo ai tuoi figli, fa’ che tutti lo abbiano: ne avranno abbastanza per essere felici. — Ma che cosa indica cotesto mazzo di fiori?
— La rosa — rispose Savio — simboleggia la carità, la viola l’umiltà,il girasole l’ubbidienza, la genziana la penitenza, il giglio la purezza, le spighe la Comunione frequente, la sempreviva la perseveranza.
— Orbene — riprese Don Bosco —, tu che hai praticato tutte que ste virtù in vita, dimmi che cosa ti consolò di più in punto di morte?
— Ecco — rispose Savio — ciò che mi consolò di più in punto di morte fu l’assistenza della potente e amabile Madre di Dio. Dillo ai tuoi figli, che non dimentichino di pregarla finché sono in vita.
Circa il futuro, Domenico confidò a Don Bosco varie cose, tra cui che il Papa Pio IX avrebbe avuto più poco da vivere. Morì infatti 14 mesi dopo. Predisse pure che nell’anno 1877 Don Bosco avrebbe avuto il dolore di perdere sei più due dei suoi figli. Anche questa profezia si avverò con la morte di sei giovani dell’Oratorio e di due chierici.
Qui il Savio fece l’atto di allontanarsi. «Allora — racconta Don Bosco — con slancio tesi le mani per afferrare quel santo figliuolo, ma le sue mani sembravano aeree e nulla strinsi». Aveva dimenticato che ormai Domenico era un puro spirito.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:La Madonna predice la guarigione del chierico Olive

23 settembre 2015

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Nel dicembre del 1886 il chierico salesiano francese Lodovico Olive si ammalò gravemente di tifo. La vigilia di Natale Don Bosco andò a trovarlo e gli disse:
— Ti assicuro che la Madonna ti guarirà.
Ma i medici Vignolo, Gallenga, Fissore, Albertotti, a consulto, lo avevano dichiarato spacciato.
Nella notte dal 3 al 4 febbraio Don Bosco fece questo sogno. «Non so se fossi sveglio o nel sonno, quando una luce ordinaria cominciò a rischiarare l’ambiente nel quale mi trovavo.
Dopo un rumore prolungato, apparve una persona attorniata da molte e molte altre che andavano avvicinandosi. Le persone e i loro ornamenti erano così luminosi che ogni altra luce restò come tenebre, a segno che non si poteva più tenere lo sguardo fisso sopra nessuno degli astanti.
Allora la persona che pareva di guida alle altre si avanzò alquanto e cominciò a parlare in latino così:
— Io sono l’umile Ancella che il Signore ha mandato a guarire il tuo Lodovico infermo. Egli era già chiamato al riposo; ora invece, affinché si manifesti in lui la gloria di Dio, avrà ancora da pensare all’anima sua e a quella dei suoi. Io sono l’Ancella alla quale ha fatto cose grandi Colui che è potente, e santo è il suo nome. Rifletti attentamente a questo e capirai quello che deve avvenire. Amen. Dette queste parole, l’abitazione tornò nella prima oscurità, e io rimasi tutta la notte tra veglia e sonno, ma senza forza e come privo di cognizione. Al mattino mi sono dato premura di avere notizie del giovane Lodovico Olive e mi venne assicurato che, dopo una buona notte, egli era entrato in reale miglioramento».
La notte appresso Don Bosco rivide la stessa apparizione che gli diede, per il bene della Congregazione e dei giovani, parecchi avvertimenti in latino: eccoli tradotti fedelmente:
— Continuano le parole di Colei che si era detta l’Ancella del Signore. Negli altissimi cieli io ho la mia stanza, per far ricchi coloro che mi amano e riempire i loro tesori. Tesori dei giovani sono la purezza dei discorsi e delle azioni. Perciò voi, ministri di Dio, alzate la voce e non stancatevi mai di gridare: fuggite le cose contrarie, ossia i cattivi discorsi. I discorsi cattivi corrompono i buoni costumi. Coloro che hanno un parlare insensato e lubrico assai difficilmente si correggono. Se volete farmi cosa molto gradita, procurate di tenere buone conversazioni tra voi e datevi scambievolmente esempio di bene operare. Molti di voi promettono fiori e porgono spine a me e a mio Figlio.
Perché fate confessioni così frequenti e il vostro cuore è sempre lontano da me? Dite e fate il bene, e non il male. Io sono Madre che amo i miei figli e detesto le loro colpe. Ritornerò a voi per condurre alcuni al vero riposo. Mi prenderò cura di essi come la gallina custodisce i suoi pulcini.
E voi, artigiani, siate artefici di opere buone e non di iniquità. I cattivi discorsi sono una peste che serpeggia in mezzo a voi. E voi, chiamati ad amministrare l’eredità del Signore, alzate la voce, non vi stancate di gridare, finché venga Colui che chiamerà voi a rendere conto della vostra amministrazione. È mia delizia lo stare con i figli degli uomini; ma il tempo è breve, dunque finché avete tempo, comportatevi virilmente.
La mattina del 5 gennaio Don Bosco manifestò ogni cosa a Don Lemoyne, dando luogo a questo dialogo:
— Ti ho chiamato perché mi dia un consiglio. Debbo far sapere alla famiglia Olive quello che ho sognato?
— Lei sa meglio di me che la Madonna è sempre stata tanto buona con lei.
— Oh, sì, è vero.
— E che tanti di questi suoi sogni si sono avverati a puntino.
— E vero.
— E quindi, se mi permette e per dar gloria a Dio, li chiamo visioni, perché sono tali.
— Hai ragione.
— Dunque noi abbiamo ragione di credere che questo sogno sia cosa soprannaturale e che si avvererà; e che Olive, benché disperato dai medici, guarirà.
— E quale sarebbe dunque il tuo consiglio?
— Per usare, se lei crede, un pò di prudenza umana, io direi di cominciare a far correre la voce che Don Bosco ha sognato di Olive; e che nel sogno gli parve di aver concepito liete speranze.
— Ebbene, si faccia così.
— Ma lei, Don Bosco, faccia il piacere, scriva questo sogno:
si tratta della Madonna. Se il fatto si avvera, ecco un documento della materna bontà di Maria.
— Ebbene, scriverà.
E scrisse come sopra abbiamo riferito.
Merita di essere conosciuta un’altra circostanza. Il chierico Olive, quando stava malissimo, aveva sognato che Don Bosco era entrato nella sua camera e gli aveva detto:
— Sta’ tranquillo: fra dieci giorni verrai tu a trovare me nella mia camera.
La vivezza del sogno lasciò nel malato la persuasione che Don Bosco in persona fosse stato a trovarlo, e rifiutava di credere a chi gli asseriva il contrario.
Il 10 gennaio Lodovico era tanto migliorato che il padre ripartì per la Francia. 1112 si alzò e il 24 comparve nel refettorio dei superiori durante il pranzo, accolto con grandi manifestazioni di gioia.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Quinto sogno missionario: Pechino

21 settembre 2015

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Questo quinto sogno missionario Don Bosco lo ebbe a Barcellona nella notte dal 9 allO aprile del 1886. Lo raccontò a Don Rua, a Don Branda, direttore della Casa, e al segretario Don Vighetti, con voce rotta dai singhiozzi.
Sognò di trovarsi sopra un poggio, dalla cui vetta scorgeva una selva, ma coltivata e percorsa da vie e da sentieri. Di là volse intorno lo sguardo e lo spinse in fondo all’orizzonte; ma prima dell’occhio, fu colpito il suo orecchio dallo schiamazzo di una turba innumerevole di ragazzi.
Per quanto egli facesse per scorgere donde venisse quel rumore, non vedeva nulla. Finalmente vide un’immensa quantità di giovani che, correndo intorno a lui, gli andavano dicendo:
— Ti abbiamo aspettato, ti abbiamo aspettato tanto, ma finalmente ci sei: sei tra noi e non ci sfuggirai!
Don Bosco non capiva e pensava che cosa volessero da lui quei ragazzi; ma mentre stava contemplandoli come attonito, vide un immenso gregge di agnelli guidati da una Pastorella, la quale, separati i giovani e le pecore, e messi gli uni da una parte e le altre dall’altra, si fermò accanto a Don Bosco e gli disse:
— Vedi quanto ti sta innanzi?
— Sì che lo vedo — rispose Don Bosco.
— Ebbene, ti ricordi del sogno che hai fatto a 9 anni?…
Poi, fatti venire i giovani con Don Bosco, aggiunse:
— Guarda ora da questa parte, spingi il tuo sguardo e spingetelo voi tutti e leggete che cosa sta scritto… Ebbene, che cosa vedi?
— Vedo montagne, poi mari, poi colline, quindi di nuovo montagne e mari.
— Leggo — diceva un ragazzo —: Valparaiso.
— Io leggo — diceva un altro —: Santiago.
— Io, esclamava un terzo, li leggo tutti e due.
— Ebbene — continuò la Pastorella —, parti ora da quel punto e avrai una norma di quanto i Salesiani dovranno fare in avvenire. Volgiti ora da quest’altra parte, tira una linea visuale e guarda.
— Vedo montagne, colline e mari.
E i giovani aguzzarono lo sguardo ed esclamarono in coro:
— Leggiamo Pechino.
Allora Don Bosco vide una gran città, attraversata da un largo fiume, sul quale erano gettati alcuni grandi ponti.
— Bene — disse la Pastorella —. Ora tira una sola linea da una estremità all’altra, da Santiago a Pechino, fanne un centro nel mezzo dell’Africa e avrai un’idea esatta di quanto debbono fare i Salesiani.
— Ma come fare tutto questo? — esclamò Don Bosco —. Le distanze sono immense, i luoghi difficili e i Salesiani pochi.
— Non ti turbare. Faranno questo i tuoi figli, i figli dei tuoi figli e dei figli loro; ma si tenga fermo nell’osservanza delle Regole e nello spirito della Congregazione.
— Ma dove prendere tanta gente?
— Vieni qui e guarda. Vedi là cinquanta Missionari in pronto?
Più in là ne vedi altri e altri ancora? Tira una linea da Santiago al centro dell’Africa. Che cosa vedi?
— Leggo dieci centri di stazioni.
— Ebbene, questi centri che tu vedi formeranno case di studio e di noviziato e daranno moltitudine di Missionari, affine di provvederne queste contrade. E ora volgiti da quest’altra parte. Qui vedi dieci altri centri dal mezzo dell’Africa fino a Pechino. E anche questi centri somministreranno Missionari a tutte queste altre contrade. Là c’è Hong Kong, là Calcutta, più in là Madagascar. Questi e più altri avranno case, studi e noviziati.
Don Bosco ascoltava guardando ed esaminando, poi disse:
— E dove trovare tanta gente? E come inviare Missionari in quei luoghi?
— Guarda — rispose la Pastorella —, mettiti di buona volontà. Vi è una cosa sola da fare: raccomandare che i miei figli coltivino costantemente la virtù di Maria.
— Ebbene, sì, mi pare di aver inteso. Predicherà a tutti le tue parole.
— E guàrdati dall’errore che vige adesso, che è la mescolanza di coloro che studiano le arti umane con quelli che studiano le arti divine, perché la scienza del cielo non vuole essere mescolata con le cose terrene.
Don Bosco voleva ancora parlare; ma la visione disparve: il sogno era finito.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:Quarto sogno missionario: l’Africa e la Cina

18 settembre 2015

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La Provvidenza non cessava di squarciare dinanzi agli occhi di Don Bosco il velo del futuro sui progressi della Congregazione Salesiana nel campo sconfinato delle Missioni. Anche nel 1885 un sogno rivelatore venne a manifestargli i disegni di Dio sul remoto avvenire. Don Bosco lo narrò e commentò ai membri del Consiglio Generale la sera del 2 luglio.
«Mi parve — disse — di essere innanzi a una montagna altissima, sulla cui vetta stava un angelo spiendidissimo per luce, sicché illuminava le contrade più remote. Intorno al monte vi era un vasto regno di genti sconosciute.
L’angelo con la destra teneva sollevata in alto una spada, che splendeva come fiamma vivissima, e con la sinistra mi indicava le regioni all’intorno. Mi diceva:
— Angelus Arfaxad vocat vos adproelianda bella Domini et ad congregandospopulos in horrea Domini (L’Angelo Arfaxad vi chiama a combattere le battaglie del Signore, e a radunare i popoli nei granai del Signore).
Una turba meravigliosa di Angeli lo circondava. Fra questi vi era Luigi Colle, a cui faceva corona una moltitudine di giovanetti, ai quali insegnava a cantare le lodi di Dio.
Intorno alla montagna, ai piedi di essa e sopra i suoi dorsi, abitava molta gente. Tutti parlavano tra di loro, ma era un linguaggio a me sconosciuto. Io capivo solo ciò che diceva l’Angelo. Non posso descrivere quello che ho visto. Sono cose che si vedono, s’intendono, ma non si possono spiegare.
Innanzi a questa montagna e in tutto questo viaggio mi sembrava di essere sollevato a un’altezza sterminata, come sopra le nuvole, circondato da uno spazio immenso. Chi può esprimere a parole quell’altezza, quella larghezza, quella luce, quel chiarore, quello spettacolo? Si può godere, ma non si può descrivere.
Vi erano molti che mi accompagnavano e mi incoraggiavano, e facevano animo anche ai Salesiani perché non si fermassero nella loro strada. Fra costoro che calorosamente mi tiravano, per così dire, per mano affinché andassi avanti, c’era il caro Luigi Colle e schiere di Angeli, i quali facevano eco al canto di quei giovanetti che gli stavano d’intorno.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Questo è mio! »

16 settembre 2015

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Nell’aprile del 1885 Don Bosco si trovava di passaggio a Marsiglia. Era circa la mezzanotte. Don Francesco Cerruti, che lo accompagnava, stava per andare a letto quando lo colpì un grido. Sulle prime credette che venisse da un prete malaticcio, ospite della casa. Ma lo udi più forte, a modo di urlo, poco dopo più forte ancora. Senza dubbio partiva dalla camera di Don Bosco, attigua alla sua. Si veste, va alla camera di Don Bosco, entra e lo vede seduto sul letto e sveglio.
— Don Bosco, sta male?
— No — risponde —-, torna a dormire tranquillo.
Al mattino, appena alzato, va da lui e lo trova seduto sul sofà in uno stato di grandissima prostrazione.
— Don Bosco, è ben lei che ha gridato stanotte?
— Sì, sono io — gli risponde ancora tutto contraffatto nel volto.
— Ma che cosa è avvenuto?
— Ho veduto — disse tutto serio Don Bosco — il demonio entrare in questa casa. Era in una camerata e passava dall’uno all’altro letto dicendo di quando in quando: «Questo è mio!» Io protestavo. A un tratto si precipita addosso a uno di quei giovani per portarlo via. Io mi posi a gridare ed egli si avventò contro di me come per strangolarmi.
Ciò detto, Don Bosco, commosso e piangente, continuò:

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Abbine cura: sono mie figlie»

11 settembre 2015

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Per esattezza storica bisogna dire che, in un primo tempo, Don Bosco non pensò a fondare il ramo femminile della sua Famiglia; vi si indusse soltanto quando ripetute illustrazioni celesti e i rinnovati consigli di Pio IX lo convinsero che quella era la volontà di Dio. Un profetico accenno alla fondazione della sua seconda Famiglia religiosa lo si intravede nel sogno che raccontò il 6 luglio del 1862.
Stanotte, disse, ho fatto un sogno singolare. Sognai di trovarmi insieme con la Marchesa Barolo. Passeggiavamo su di una piazzetta che metteva in una grande pianura. Io vedevo i giovani dell’Oratorio a correre, a saltare, a ricrearsi allegramente. La Marchesa si mise a discorrere dei miei giovani e mi disse:
— Va tanto bene che ella si occupi dei giovani, ma lasci a me soltanto la cura di occuparmi delle ragazze: così andremo d’accordo.
Io le risposi:
— Ma mi dica, mi dica un poco: Nostro Signore Gesù Cristo è venuto al mondo solo per redimere i giovani o anche le ragazze?
— Lo so — ella rispose — che Nostro Signore ha redento tutti, ragazzi e ragazze.
— Ebbene, io devo procurare che il sub sangue non sia sparso inutilmente tanto per i giovani quanto per le ragazze».

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Terzo sogno missionario: viaggio aereo

9 settembre 2015

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Era prossima la spedizione missionaria del 1885 con 18 Salesiani e 6 Figlie di Maria Ausiliatrice. Don Bosco era afflitto dal pensiero di non poter dare loro l’addio paterno nella chiesa di Maria Ausiliatrice, come negli anni precedenti, perché i medici gli avevano ordinato assoluto riposo. Ed ecco che nella notte dal 31 gennaio al i febbraio il Signore lo consolò con un terzo sogno missionario, che si può definire un fantastico volo aereo quando di vie aeree non si parlava ancora. Lo presentiamo alquanto riassunto, usando però le parole di Don Bosco.
Gli parve di accompagnare i missionari nel loro viaggio. Essi lo circondavano e gli chiedevano consigli. E Don Bosco:
— Non con la scienza, non con la sanità, non con le ricchezze, ma con lo zelo e la pietà farete del gran bene, promovendo la gloria di Dio e la salvezza delle anime.
Senza saper come e con quali mezzi, si trovarono quasi subito in America. I missionari si sparsero qua e là in una vastissima pianura, posta tra il Cile e la Repubblica Argentina, e Don Bosco si trovò solo.
In quella immensa pianura apparivano molte e lunghissime vie per le quali si vedevano sparse numerose case. Strade e case non erano come le strade e le case di questo mondo. Quelle strade erano percorse da mezzi di trasporto magnifici e stupendi. Don Bosco osservò con stupore che quei veicoli, giunti presso i villaggi e le città, passavano in alto, sicché chi viaggiava vedeva sotto di sé i tetti delle case. Di lassù si vedevano gli abitanti a muoversi nelle vie, nei cortili e nelle campagne.
Ciascuna di quelle strade faceva capo a una Missione, e Don Bosco, con un colpo d’occhio, vide tutte le case salesiane dell’Argentina, dell’Uruguay e del Brasile. In quell’istante apparve vicino a Don Bosco un personaggio di nobile aspetto, nel quale riconobbe la sua Guida.
— Perché — chiese Don Bosco — i Salesiani che vedo qui sono così pochi?
— Ciò che non è, sarà — rispose la Guida.
«Io intanto — racconta Don Bosco —, sempre fermo in quella pianura, percorrevo con lo sguardo tutte quelle interminabili vie e contemplavo in modo chiarissimo, ma inesplicabile, i luoghi che sono e saranno occupati dai Salesiani.

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I Sogni di San Giovanni Bosco. Sogna di trovarsi in una nicchia in San Pietro

8 settembre 2015

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Un giorno, non si sa in che anno, Don Bosco sognò di trovarsi nella Basilica di San Pietro, entro la grande nicchia che si apre sotto il cornicione, a destra della navata centrale, perpendicolarmente alla statua di bronzo del Principe degli Apostoli, e al medaglione in mosaico di Pio IX. Egli non sapeva come fosse capitato lassù e non si dava pace. Guarda attorno se vi sia modo di scendere, ma non vede nulla. Chiama, grida, ma nessuno risponde. Finalmente, vinto dall’angoscia, si sveglia.
Se qualcuno, udendo questo sogno, allora avesse creduto di scorgervi un senso profetico, si sarebbe detto che sognava a occhi aperti. Ma oggi, proprio dall’alto di quella nicchia, sorride il magnifico Don Bosco del Canonica.
Questo monumento, degno della Basilica vaticana, è un colossale gruppo marmoreo, in cui la figura di Don Bosco misura metri 4,80 di altezza, senza tener conto del piedestallo di oltre un metro di altezza. Don Bosco è rappresentato nell’atto che con nobile gesto della destra indica l’altare papale a due giovani, da lui avvolti con la sinistra in ampio amplesso paterno. Questi sono San Domenico Savio e il venerabile giovane patagone Zeffirino Namuncurà, figlio del Gran Cacico convertito con la sua tribù dal cardinal Cagliero.
I due giovani pare pendano dal suo labbro per ascoltare, perpetuata nel marmo, quella professione di fedeltà al Papa, che è stata la divisa inviolata di Don Bosco. Tale atteggiamento, mentre risponde alla fedeltà storica, non isola la statua nella sua nicchia come un puro elemento decorativo, ma ne fa un elemento organico del tempio vaticano.

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I Sogni di San Giovanni Bosco. Assiste a un conciliabolo di demòni

4 settembre 2015

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Nella notte del 1° dicembre del 1884 il chierico Viglietti, che faceva da segretario a Don Bosco, fu svegliato di soprassalto da grida strazianti che venivano dalla camera del Santo. Balzò subito da letto e stette ad ascoltare. Don Bosco, con voce soffocata dal singhiozzo, gridava:
— Ohimè, ohimè, aiuto, aiuto!
Viglietti entrò e disse:
— Oh, Don Bosco, si sente male?
— Oh, Viglietti — rispose svegliandosi —; no, non sto male, ma non potevo più respirare. Ma basta: ritorna tranquillo a letto e dormi.
Al mattino, dopo la Messa,
— Oh, Viglietti, non ne posso proprio più, ho lo stomaco rotto dalle grida di questa notte. Sono quattro notti consecutive che faccio sogni che mi costringono a gridare e mi stancano all’eccesso.
E narrò che, tra l’altro, aveva sognato la morte di Salesiani a lui carissimi. Ma il sogno che l’aveva maggiormente impressionato era stato il seguente.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il cantico della purezza

2 settembre 2015

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La stesura di questo sogno è di Don Lemoyne, che non ebbe l’opportunità di farlo rivedere da Don Bosco; noi quindi ci limitiamo a presentarlo in sintesi.
In una notte del luglio del 1884 a Don Bosco parve trovarsi dinanzi a uno sconfinato e dolce declivio, splendidamente illuminato da una luce più pura e più viva di quella del sole, tutto rivestito di erbe verdeggianti, smaltato di fiori svariatissimi e ombreggiato da gran numero di alberi, i cui rami, avviticchiandosi tra loro, si stendevano a forma di festoni. Un vero paradiso terrestre.
Ma più che quel giardino incantato, attirarono la sua attenzione due vaghe fanciulle sui 12 anni, sedute sui margini della riva presso la stradicciuola dov’egli stava. Una celestiale modestia spirava dai loro volti e da tutto il loro contegno. Dai loro occhi, sempre fissi in alto, traspariva una ingenua semplicità di colomba e una gioia di sovrumana felicità. La grazia delle movenze dava loro un’aria di nobiltà che faceva contrasto con la loro giovinezza. Una veste candidissima scendeva fino ai piedi. I fianchi erano cinti da una fascia purpurea con bordi d’oro, sulla quale spiccava un fregio a modo di nastro, intessuto di gigli, di violette e di rose. Un ornamento simile, a guisa di monile, portavano al collo. Due fascette di margheritine bianche ne cerchiavano i polsi come braccialetti. Candide le calzature e bordate di nastro filettato d’oro. Lunga la capigliatura e stretta da una corona che cingeva la fronte, lasciando ricadere, ondeggianti sulle spalle e inanellate a ricci, le chiome.
Esse tenevano insieme un dialogo parlando, interrogando, esclamando, ora sedute ambedue, ora seduta l’una e l’altra in piedi, ora movendosi in su e in giù a lenti passi.
Don Bosco, spettatore silenzioso, ne ascoltava i discorsi, continuati a lungo, senza che dimostrassero di accorgersi della sua presenza. Esse cantavano le lodi della purezza, i mezzi per custodirla, i premi riservati ad essa in questo mondo e nell’altro.
Alla fine si volsero e salirono la ripa camminando sui fiori senza curvarli e cantando un inno angelico, a cui risposero schiere di spiriti celesti scesi loro incontro. Ai primi se ne aggiungevano del continuo altri e poi altri, levando uniti un cantico immenso e armoniosissimo, finito il quale, tutti insieme a poco a poco si sollevarono in alto e disparvero con l’intera visione. Don Bosco in quel punto si svegliò.

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I Sogni di San Giovanni Bosco:La lettera da Roma del 1884

30 agosto 2015

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http://medjugorje.altervista.org/doc/visioni/sangiovannibosco//62-lettera.php

I Sogni di San Giovanni Bosco: Maria… Maria… Maria!

29 agosto 2015

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Nel febbraio del 1884, Don Bosco, fiaccato da decenni di titanico lavoro, cadde in una prostrazione di forze così estrema da non potersi più reggere. Un inizio di bronchite dette il tracollo alla sua eccezionale resistenza, sicché il giorno 12 fu costretto a mettersi a letto.
Immobilizzato così nel fisico ormai consunto dalle veglie e dalle fatiche, lo spirito si spandeva libero verso il regno dell’amore e della gioia: il paradiso. In questo stato, durante la notte sul 13 sognò. Gli parve di trovarsi in una casa dove ebbe due incontri singolari: San Pietro e San Paolo. Indossavano una sopravveste che scendeva fino sotto le ginocchia e portavano un copricapo all’orientale. Sorridevano a Don Bosco. Interrogati se avessero qual che missione per lui, non risposero, ma presero a parlare dell’Oratorio e dei giovani. In quella ecco arrivare un amico di Don Bosco.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Secondo sogno missionario: attraverso l’America

27 agosto 2015

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Questo secondo sogno missionario che Don Bosco fece a San Benigno Canavese nel 1883, è una rappresentazione allegorica, ricca di elementi profetici, dell’avvenire delle Missioni Salesiane nell’America del Sud. Don Bosco lo raccontò il 4 settembre ai membri del Terzo Capitolo Generale. Don Lemoyne lo mise subito per iscritto e Don Bosco lo completò e lo ritoccò.
Se ne possono distinguere tre grandi sequenze:
1. Dopo una breve introduzione, Don Bosco dice di trovarsi in una grande sala, dove parecchie persone sconosciute parlano delle Missioni. Qui è riconosciuto dal figlio del Conte Colle di Tolone.’
2. Nella forma più strana il giovane gli fa contemplare, da quel la sala, l’esteso campo di missione dell’America del Sud preparato per i Salesiani.
3. In compagnia del giovane, Don Bosco fa un viaggio attraverso tutta l’America del Sud, fino alla Patagonia, dove trova al lavoro i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice.
Data la lunghezza, lo presentiamo alquanto ridotto.
Chiudiamo tra parentesi quadre le aggiunte posteriori, fatte da Don Lemoyne dopo aver udito chiarimenti da Don Bosco.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Gli appare Don Provera

25 agosto 2015

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La notte dal 17 al 18 gennaio 1883 a Don Bosco comparve in sogno Don Francesco Provera, santo salesiano, morto nel 1874. Appariva un po’ più alto di statura che non fosse quando viveva quaggiù. Aveva la faccia florida e ridente, dalla quale emanava un chiarore scintillante.
— Don Provera — disse Don Bosco —, sei veramente Don Provera?
— Sì che sono Don Provera — rispose.
E la sua faccia divenne così bella e luminosa che Don Bosco a gran fatica poteva rimirarla.
— Se tu sei veramente Don Provera, non fuggirmi, lasciami parlare.
— Sì, sì, parli pure che io l’ascolterò.
— Sei salvo?

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Il sogno dei dieci diamanti

21 agosto 2015

Ad ammaestramento della Pia Società Salesiana

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Il 10 settembre anno corrente (1881), giorno che la Santa Chiesa consacra al glorioso nome di Maria, i Salesiani, raccolti in San Benigno Canavese, facevano gli Esercizi Spirituali.
«Nella notte dal 10 all’11, mentre dormivo, la mente si trovò in una gran sala splendidamente ornata. Mi sembrava di passeggiare con i direttori delle nostre case, quando apparve tra noi un uomo di aspetto così maestoso, che non potevamo reggerne la vista. Datoci uno sguardo senza parlare, si pose a camminare a qual che passo da noi. Egli era così vestito: un ricco manto a guisa di mantello gli copriva la persona. La parte più vicina al collo era come una fascia che si rannodava davanti, e una fettuccia gli pendeva sul petto. Sulla fascia stava scritto a caratteri luminosi: LA PIA SOCIETÀ DI SAN FRANCESCO DI SALES NELL’ANNO 1881, e sulla striscia di essa fascia portava scritte queste parole: QUALE DEVE ESSERE.
Dieci diamanti di grossezza e splendore straordinari erano quelli che c’impedivano di fermare lo sguardo, se non con gran pena, su quell’augusto Personaggio. Tre di quei diamanti erano sul petto, ed era scritto sopra di uno FEDE, sull’altro SPERANZA e CARITÀ su quello che stava sul cuore. Il quarto diamante era sulla spalla destra e aveva scritto LAVORO, sopra il quinto nella spalla sinistra si leggeva TEMPERANZA. Gli altri cinque diamanti ornavano la parte posteriore del manto, ed erano così disposti: uno più grosso e più folgoreggiante stava in mezzo come al centro di un quadrilatero, e portava scritto OBBEDIENZA. Sul primo a de stra si leggeva VOTO DI POVERTA. Sul secondo, più in basso, PREMIO. Nella sinistra sul più elevato era scritto: VOTO DI CASTITA: Lo splendore di questo mandava una luce tutta speciale, e mirandolo traeva e attraeva lo sguardo come la calamita attrae il ferro. Sul secondo a sinistra, più in basso, stava scritto: DIGIUNO. Tutti questi quattro ripiegavano i loro raggi verso il diamante del centro.
Questi brillanti tramandavano dei raggi che a guisa di fiammelle si alzavano e portavano scritte qua e là varie sentenze.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: «Ma io la casa l’ho già»

18 agosto 2015

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Durante una sua permanenza a Marsiglia, Don Bosco al canonico Guiol, che gli faceva vedere la necessità di avere in campagna una casa per mandarvi i giovani di San Leone durante i mesi più caldi, disse:
— Ma io la casa l’ho già a mia disposizione. E uno spazioso edificio situato in posizione amena, cinto da larga pineta, e vi si accede per magnifici viali di platani; un abbondante corso d’acqua attraversa da un capo all’altro tutto il podere.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Le case di Francia sotto il manto della Madonna

16 agosto 2015

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Il 21 settembre del 1880, mentre in Francia infieriva la persecuzione contro gli Ordini e le Congregazioni religiose e i membri di vari Ordini erano già stati espulsi, a chi lo interrogava se i Salesiani sarebbero stati scacciati, Don Bosco rispondeva: «No! No! No! ». E a Don Bologna, direttore a Marsiglia, aveva scritto: «Non temere: avrete noie, seccature, disturbi, ma non vi scacceranno».
Perché tanta sicurezza? Nella festa della Natività di Maria SS. aveva fatto un sogno, che raccontò solo il 1° dicembre ai membri del Consiglio Generale, introducendosi così:
«Pio IX, già fin dal 1858 quando fui a Roma la prima volta, e poi in più altre circostanze, mi disse di raccontare o scrivere tutto quanto sa, anche alla lontana, di soprannaturale; è per questo che alcune cose le scrivo, altre le racconto, ma sono contento che si sappiano, perché tornano sempre alla maggior gloria di Dio e a vantaggio delle anime.

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I Sogni di San Giovanni Bosco: Pioggia di spine e di rose

10 agosto 2015

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Da parecchi anni una croce assai dolorosa gravava sulle spalle di Don Bosco: nonostante la sua buona volontà, non riusciva a superare le ostilità di un’autorità ecclesiastica, dovute a preconcetti e a malintesi. Ed ecco che un sogno venne a rischiarare l’orizzonte, preannunziando in forma simbolica un avvenire più sereno.
Nella notte dall’8 al 9 luglio 1880 Don Bosco sognò di essere col suo Consiglio nella camera vicina alla sua e di tenervi conferenza. Mentre parlava si accorse che il cielo si rannuvolava; tosto scoppiò una tempesta con fulmini, lampi e tuoni che facevano spavento. Un tuono più fragoroso dei precedenti fece tremare la casa. Don Bonetti si alzò e andò alla galleria attigua e, dopo brevi istanti, si mise a gridare:
— Una pioggia di spine!
Infatti cadevano spine fitte come le gocce dell’acqua in una pioggia dirotta.
Poi si udì un secondo tuono fragorosissimo come il primo e subito sembrò che il cielo si rischiarasse alquanto. Allora Don Bonetti dalla galleria gridò:
— Oh, bella! Una pioggia di bottoni!
Venivano giù per l’aria tanti bottoni di fiori che in breve se ne formò in terra un alto strato.
A un terzo schianto di veementissimo tuono comparvero tratti di cielo sereno e alcuni raggi di sole. E Don Bonetti dal loggiato:
— Una pioggia di fiori!
Tutta l’aria era piena di fiori d’ogni colore, forma e qualità, che in un baleno coprirono il suolo e i tetti delle case con mirabile varietà di tinte.
Un quarto tuono fortissimo rimbombò nell’aria. Il cielo era di ventato terso e risplendeva un limpido sole. E Don Bonetti a gridare:
— Venite, venite a vedere: piovono rose!
Cadevano infatti dall’alto nembi di rose fragrantissime.
— Oh, finalmente! — esclamò allora Don Bonetti.
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I Sogni Di San Giovanni Bosco: San Francesco di Sales lo ammaestra in sogno

6 agosto 2015

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Il 9 maggio 1879 Don Bosco raccontò di avere assistito in sogno a due grandi battaglie: la prima di giovani contro guerrieri di va rio aspetto e con armi strane: in fine rimasero pochissimi superstiti. La seconda battaglia, «più accanita e orribile», avvenne tra mostri giganteschi e uomini di alta statura bene armati e bene esercitati. Questi uomini issavano uno stendardo sul quale erano scritte in oro queste parole: MARIA AUXILIUM CHRISTIANORUM. La battaglia fu lunga e sanguinosa, ma quelli che seguivano lo sten dardo furono vincitori e rimasero padroni di una vastissima pianura. A questi si aggiunsero i giovani superstiti della battaglia antecedente e formarono una specie di esercito, aventi ognuno come arma nella destra il SS. Crocifisso, nella sinistra un piccolo stendardo di Maria Ausiliatrice.

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I Sogni Di San Giovanni Bosco:Temporali estivi

4 agosto 2015

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Una lunga esperienza, vissuta a contatto intimo con l’anima dei giovani, aveva convinto Don Bosco che spesso le vacanze sono «la vendemmia del diavolo». Questo sogno, fatto a Lanzo nel settembre del 1878, è stato per il santo Educatore una conferma dolorosa.
«Sognai — disse — di trovarmi in un luogo a me sconosciuto, nel quale si estendeva un giardino con accanto un vastissimo prato. In compagnia di alcuni amici, entrai nel giardino e vidi una quantità di agnellini che saltavano, correvano, facevano capriole. Quand’ecco si apre la porta del giardino e la maggior parte degli agnelli si precipita nel prato. Molti però si fermano nel giardino e continuano a brucarne l’erba, anche se non è abbondante come nel prato. Ma improvvisamente il cielo si oscura, lampi sinistri lo solcano, rimbomba cupo il tuono.

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