Archive for the ‘Salmi’ Category

Parola del giorno

17 aprile 2018

 

Data 17 Aprile 2018

 

 

 

Il cristiano che non dà testimonianza, rimane sterile

PAROLE DEL SANTO PADRE

 

Martirio è la traduzione della parola greca che, anche, significa testimonianza.
E così possiamo dire che per un cristiano la strada va sulle orme di questa testimonianza, su queste orme di Gesù per dare testimonianza di Lui e, tante volte, questa testimonianza finisce dando la vita. Non si può capire un cristiano senza che sia testimone (…).
Noi non siamo una ‘religione’ di idee, di pura teologia, di cose belle, di comandamenti.
No, noi siamo un popolo che segue Gesù Cristo e dà testimonianza – ma vuol dare testimonianza di Gesù Cristo – e questa testimonianza alcune volte arriva a dare la vita.
La testimonianza sia nella vita quotidiana, sia con alcune difficoltà e, anche, sia nella persecuzione, con la morte, sempre è feconda.
La Chiesa è feconda e madre quando dà testimonianza di Gesù Cristo.
Invece, quando la Chiesa si chiude in se stessa, si crede – diciamo così – una ‘università della religione’, con tante belle idee, con tanti bei templi, con tanti bei musei, con tante belle cose, ma non dà testimonianza, diventa sterile.
Il cristiano lo stesso.
Il cristiano che non dà testimonianza, rimane sterile, senza dare la vita che ha ricevuto da Gesù Cristo.
(Santa Marta, 6 maggio 2014)

 

 

 

Il Salmo 31 è la preghiera di chi si trova nella prova, nella tribolazione, nell’affanno; è una preghiera fiduciosa, la preghiera di chi sa che sarà esaudito perché sa in chi ha posto la fiducia e la speranza. È la preghiera che sgorga da una fede intatta, che non conosce crepe; è la preghiera di chi sa che il nemico, il male, non ha l’ultima parola perché l’ultima parola spetta a Dio. È la preghiera di Gesù sulla croce: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Lc 23, 46). Una preghiera rivolta a colui che il salmista chiama per nome (YHWH) e che Gesù ci insegna a chiamare Padre. A lui possiamo abbondonarci nei momenti più tragici e dolorosi della nostra vita.

Questo Salmo canta la fede in un Dio che ci riscatta, che ci libera dalle condizioni di schiavitù pagando il prezzo richiesto, che ci affranca da ogni oppressione, che ci riabilita nonostante il nostro peccato, che ci risolleva dopo ogni nostra caduta.

Salmo 31(30)

 

 

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
per la tua giustizia salvami.

[3] Porgi a me l’orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.

[4] Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.

[5] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.

[6] Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.

[7] Tu detesti chi serve idoli falsi,
ma io ho fede nel Signore.

[8] Esulterò di gioia per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le mie angosce;

[9] non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai guidato al largo i miei passi.

[10] Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.

[11] Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.

[12] Sono l’obbrobrio dei miei nemici,
il disgusto dei miei vicini,
l’orrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.

[13] Sono caduto in oblio come un morto,
sono divenuto un rifiuto.

[14] Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.

[15] Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,

[16] nelle tue mani sono i miei giorni”.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:

[17] fà splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia.

 

 

Il Salmo 31 è la preghiera di chi si trova nella prova, nella tribolazione, nell’affanno; è una preghiera fiduciosa, la preghiera di chi sa che sarà esaudito perché sa in chi ha posto la fiducia e la speranza.
È la preghiera che sgorga da una fede intatta, che non conosce crepe; è la preghiera di chi sa che il nemico, il male, non ha l’ultima parola perché l’ultima parola spetta a Dio.
È la preghiera di Gesù sulla croce: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito» (Lc 23, 46).
Una preghiera rivolta a colui che il salmista chiama per nome (YHWH) e che Gesù ci insegna a chiamare Padre.
A lui possiamo abbondonarci nei momenti più tragici e dolorosi della nostra vita.

Questo Salmo canta la fede in un Dio che ci riscatta, che ci libera dalle condizioni di schiavitù pagando il prezzo richiesto, che ci affranca da ogni oppressione, che ci riabilita nonostante il nostro peccato, che ci risolleva dopo ogni nostra caduta.

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Parola del giorno

16 aprile 2018

 

Data 16 Aprile 2018

 

 

 

…io, come seguo Gesù? 

PAROLE DEL SANTO PADRE

Alcuni seguono Gesù, ma un po’, non del tutto consapevolmente, un po’ inconsciamente, ma cercano il potere, no? (…)
E nella Chiesa ci sono arrampicatori! Ci sono tanti, che usano la Chiesa per…
E Gesù rimprovera questi arrampicatori che cercano il potere. (…)
Questa tentazione c’è stata dall’inizio, e abbiamo conosciuto tanti buoni cattolici, buoni cristiani, amici, benefattori della Chiesa, anche con onorificenze varie … tanti!
Che poi si è scoperto che hanno fatto negozi un po’ bui: erano veri affaristi, e hanno fatto tanti soldi! Si presentavano come benefattori della Chiesa ma prendevano tanti soldi e non sempre soldi puliti”.(…)
E alcune volte, noi facciamo cose cercando di farci vedere un po’, cercando la vanità.
E’ pericolosa, la vanità, perché ci fa scivolare subito sull’orgoglio, la superbia e poi tutto e finito lì.

E mi faccio la domanda: io, come seguo Gesù?
Le cose buone che io faccio, le faccio di nascosto o mi piace farmi vedere?

(Santa Marta, 5 maggio 2014)

 

 

 

Salmo 119(118)

 

[1] Alleluia.
Beato l’uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.

[2] Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

[3] Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.

[4] Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.

[5] Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.

[6] Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.

[7] Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

[8] Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.

[9] Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.

[10] Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

[11] Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

[12] Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

[13] Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.

[14] Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

[15] Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.

[16] Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.

[17] Sii buono con il tuo servo e avrò vita,
custodirò la tua parola.

[18] Aprimi gli occhi perché io veda
le meraviglie della tua legge.

[19] Io sono straniero sulla terra,
non nascondermi i tuoi comandi.

 

 

 

La Parola di Dio viene in questo salmo esaltata come difficilmente si troverà in altri brani della Bibbia. Essa è davvero la voce di Dio che parla alle Sue creature, e le Sue creature ne traggono immenso giovamento. Essa è la luce che splende nelle tenebre della ignoranza dell’uomo circa le cose di Dio.

La Parola di Dio è presentata come l’interprete del pensiero di Dio per l’uomo; essa è colei che traduce il pensiero profondo ed infinito di Dio nel linguaggio limitato dell’uomo perché ei possa, pur nella sua pochezza intellettuale e spirituale, giungere comunque alla conoscenza della maestà e della santità, e della perfezione dell’Iddio unico e creatore di tutte le cose.

Il padrone di tutti i mondi visibili ed invisibili, e di tutte le dimensioni possibili, il Re dell’universo, di cui l’uomo non ne è che un limitato ed imperfetto protagonista, ma che è allo stesso tempo, oggetto di tutto l’amore di Dio, attraverso la Parola, si rende raggiungibile. La Parola di Dio: la guida perfetta, per una gioia perfetta, una saggezza perfetta in un amore perfetto.

 

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Parola del giorno

11 aprile 2018

Data 10 Aprile 2018

 

 

Crocifisso Mistero dell’‘annientamento’ di Dio per amore

PAROLE DEL SANTO PADRE

 

Il Crocifisso non è un ornamento, non è un’opera d’arte, con tante pietre preziose, come se ne vedono: il Crocifisso è il Mistero dell’‘annientamento’ di Dio, per amore.
E quel serpente che profetizza nel deserto la salvezza: innalzato e chiunque lo guarda viene guarito.
E questo non è stato fatto con la bacchetta magica da un Dio che fa le cose: no!
E’ stato fatto con la sofferenza del Figlio dell’uomo, con la sofferenza di Gesù Cristo!”.
(Santa Marta, 15 marzo 2016)

 

 

 

Salmo 93(92)

 

 

[1] Il Signore regna, si ammanta di splendore;
il Signore si riveste, si cinge di forza;
rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.

[2] Saldo è il tuo trono fin dal principio,
da sempre tu sei.

[3] Alzano i fiumi, Signore,
alzano i fiumi la loro voce,
alzano i fiumi il loro fragore.

[4] Ma più potente delle voci di grandi acque,
più potente dei flutti del mare,
potente nell’alto è il Signore.

[5] Degni di fede sono i tuoi insegnamenti,
la santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore.

 

 

In questo salmo si esalta la potenza di Dio nel creare il cielo e la terra: e si rappresenta come il Signore nel primo momento della creazione, quasi uscito dal segreto del suo essere eterno, si manifestò colla produzione delle creature.

 

 

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Parola del giorno

9 aprile 2018

Data 09 Aprile 2018

 

 

 

 

«Nulla è impossibile a Dio»

PAROLE DEL SANTO PADRE

«Nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37): così termina la risposta dell’Angelo a Maria.
Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti. Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà.

(Messa del Papa a Monza, 25 marzo 2017)

 

Salmo 40(39)

 

[1] Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.

[2] Ho sperato: ho sperato nel Signore
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.

[3] Mi ha tratto dalla fossa della morte,
dal fango della palude;
i miei piedi ha stabilito sulla roccia,
ha reso sicuri i miei passi.

[4] Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
lode al nostro Dio.
Molti vedranno e avranno timore
e confideranno nel Signore.

[5] Beato l’uomo che spera nel Signore
e non si mette dalla parte dei superbi,
né si volge a chi segue la menzogna.

[6] Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio,
quali disegni in nostro favore:
nessuno a te si può paragonare.
Se li voglio annunziare e proclamare
sono troppi per essere contati.

[7] Sacrificio e offerta non gradisci,
gli orecchi mi hai aperto.
Non hai chiesto olocausto e vittima per la colpa.

[8] Allora ho detto: “Ecco, io vengo.
Sul rotolo del libro di me è scritto,

[9] che io faccia il tuo volere.
Mio Dio, questo io desidero,
la tua legge è nel profondo del mio cuore”.

[10] Ho annunziato la tua giustizia nella grande assemblea;
vedi, non tengo chiuse le labbra, Signore, tu lo sai.

[11] Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore,
la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato.
Non ho nascosto la tua grazia
e la tua fedeltà alla grande assemblea.

[12] Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia,
la tua fedeltà e la tua grazia
mi proteggano sempre,

[13] poiché mi circondano mali senza numero,
le mie colpe mi opprimono
e non posso più vedere.
Sono più dei capelli del mio capo,
il mio cuore viene meno.

[14] Degnati, Signore, di liberarmi;
accorri, Signore, in mio aiuto.

[15] Vergogna e confusione
per quanti cercano di togliermi la vita.
Retrocedano coperti d’infamia
quelli che godono della mia sventura.

[16] Siano presi da tremore e da vergogna
quelli che mi scherniscono.

[17] Esultino e gioiscano in te quanti ti cercano,
dicano sempre: “Il Signore è grande”
quelli che bramano la tua salvezza.

[18] Io sono povero e infelice;
di me ha cura il Signore.
Tu, mio aiuto e mia liberazione,
mio Dio, non tardare.

 

 

 

 

Il Salmo 40, vv. 7-10, è celebre nel NT perché la lettera agli Ebrei (10,5-6) lo pone sulle labbra di Gesù nel momento della sua entrata nel mondo. In ogni caso tutto questo cantico di rendimento di grazie si addice a Gesù, il Cristo. L’incredibile speranza in Dio (v. 2), l’essere tratto in alto dalla fossa della morte (v. 3), la lieta notizia dell’intenzione salvifica di Dio (vv. 10.12) sono tutti tratti che ritroviamo nel Cristo Gesù con perfezione incomparabile.

La seconda parte del salmo mostra al cristiano in preghiera un sofferente, un “umiliato e povero” che nei suoi tratti essenziali prefigura Gesù, l’uomo dei dolori. Anch’egli sulla soglia della morte invocò l’aiuto del Padre e pensò nello stesso tempo alla consolazione e alla gioia che avrebbe donato ai suoi con la sua morte e risurrezione.

 

 

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Parola del giorno

11 marzo 2018

Data 11 Marzo 2018

 

… la luce della fede.

 

 

PAROLE DEL SANTO PADRE

“Queste parole sottolineano che noi siamo riconoscibili come veri discepoli di Colui che è la Luce del mondo, non nelle parole, ma dalle nostre opere (…)
Abbiamo quindi un compito e una responsabilità per il dono ricevuto: la luce della fede, che è in noi per mezzo di Cristo e dell’azione dello Spirito Santo, non dobbiamo trattenerla come se fosse nostra proprietà. 

Siamo invece chiamati a farla risplendere nel mondo, a donarla agli altri mediante le opere buone”.
(Angelus 5 febbraio 2017)

 

 

 

Salmo 137(136)

 

 

[1] Sui fiumi di Babilonia,

là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
[2] Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.

[3] Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
“Cantateci i canti di Sion!”.

[4] Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?

[5] Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;

[6] mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.

[7] Ricordati, Signore, dei figli di Edom,
che nel giorno di Gerusalemme,
dicevano: “Distruggete, distruggete
anche le sue fondamenta”.

[8] Figlia di Babilonia devastatrice,
beato chi ti renderà quanto ci hai fatto.

[9] Beato chi afferrerà i tuoi piccoli
e li sbatterà contro la pietra.

……………….
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Il salmo si snoda tra due immagini: l’acqua e la roccia.
Inizia col tema dell’acqua che scorre, acqua dei canali di Babilonia ma anche acqua di lacrime che
scorrono dai canali degli occhi dei deportati e che significano lo scorrere irreversibile del tempo e la
sua fuga incontrollabile. Il poema si chiude invece con l’immagine inversa della roccia, simbolo del
combattimento e dello sforzo compiuto per dominare il tragico destino. Il salmo è strutturato,
quindi, sull’antitesi di due simboli che manifestano due volti dell’uomo: l’uomo sottomesso al
tempo e al suo destino e l’uomo conquistatore, lottatore, dominatore.
Si passa dall’uomo seduto all’uomo in piedi.
………………
……………….
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Parola del giorno

9 marzo 2018

 

Data 09 Marzo 2018

Cacciare via l’idolo della mondanità

 

PAROLE DEL SANTO PADRE

Possiamo chiedere oggi a Gesù: ‘Signore, tu sei tanto buono, insegnami questa strada per essere ogni giorno meno lontano dal Regno di Dio, questa strada per cacciare via tutti gli idoli’. E’ difficile, ma dobbiamo incominciare… Gli idoli nascosti nelle tante cavalcature, che noi abbiamo nella nostra personalità, nel modo di vivere: cacciare via l’idolo della mondanità, che ci porta a diventare nemici di Dio. Chiediamo questa grazia a Gesù, oggi. (Santa Marta, 6 giugno 2013)

 

Salmo 81 (80)

 

[1] Al maestro del coro. Su “I torchi…”. Di Asaf.

[2] Esultate in Dio, nostra forza,
acclamate al Dio di Giacobbe.

[3] Intonate il canto e suonate il timpano,
la cetra melodiosa con l’arpa.

[4] Suonate la tromba
nel plenilunio, nostro giorno di festa.

[5] Questa è una legge per Israele,
un decreto del Dio di Giacobbe.

[6] Lo ha dato come testimonianza a Giuseppe,
quando usciva dal paese d’Egitto.
Un linguaggio mai inteso io sento:

[7] “Ho liberato dal peso la sua spalla,
le sue mani hanno deposto la cesta.

[8] Hai gridato a me nell’angoscia
e io ti ho liberato,
avvolto nella nube ti ho dato risposta,
ti ho messo alla prova alle acque di Meriba.

[9] Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire;
Israele, se tu mi ascoltassi!

[10] Non ci sia in mezzo a te un altro dio
e non prostrarti a un dio straniero.

[11] Sono io il Signore tuo Dio,
che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto;
apri la tua bocca, la voglio riempire.

[12] Ma il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito.

[13] L’ho abbandonato alla durezza del suo cuore,
che seguisse il proprio consiglio.

[14] Se il mio popolo mi ascoltasse,
se Israele camminasse per le mie vie!

[15] Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari porterei la mia mano.

[16] I nemici del Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre;

[17] li nutrirei con fiore di frumento,
li sazierei con miele di roccia”.

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A proposito di questo salmo, Agostino scrive: “Ogni coscienza cristiana si riconosca qui, dopo aver devotamente passato il mar Rosso… e si ricordi di essere stata esaudita nella tribolazione. Perché è una grande tribolazione l’essere schiacciati sotto il peso dei peccati. Quale gioia per la coscienza l’esserne sollevata! Ecco, tu sei stato battezzato: ieri la tua coscienza affondava sotto il peso, oggi è nella gioia… Ricordati della tua passata tribolazione”.
La parte innica del salmo ci ricorda che la solennità liturgica comporta un “rallegrarsi al cospetto di Dio”.
Se al posto della partecipazione gioiosa subentra un faticoso senso del dovere, questo non è più servizio di Dio come il Signore lo vuole:
“Dio ama chi dona con gioia” (2Cor 9,7).
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Parola del giorno

6 marzo 2018

 

Data 06 Marzo 2018

 

 

 “Purtroppo” e “A patto che”. 

 

PAROLE DEL SANTO PADRE

Perdonare di cuore.
Forse non mi saluti mai, ma nel mio cuore io ti ho perdonato. E così ci avviciniamo a questa cosa tanto grande, di Dio, che è la misericordia. E perdonando apriamo il nostro cuore perché la misericordia di Dio entri e ci perdoni, a noi. Perché tutti noi ne abbiamo, da chiedere di perdono: tutti. Perdoniamo e saremo perdonati.
(Santa Marta, 1° marzo 2016)

 

Salmo 25 (24)

 

 

[1] Di Davide.
A te, Signore, elevo l’anima mia,

[2] Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!

[3] Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.

[4] Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.

[5] Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

[6] Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.

[7] Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

[8] Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

[9] guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

[10] Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

[11] Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.

[12] Chi è l’uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.

[13] Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.

[14] Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.

[15] Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.

[16] Volgiti a me e abbi misericordia,
perché sono solo ed infelice.

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Il salmista compendia fin dall’inizio la sua preghiera nella eloquente espressione: “A te, Signore, elevo l’anima mia”.
Questo salmo è sotto molti aspetti in rapporto con lo spirito di Gesù.
Egli si sentiva profondamente solidale con i peccatori ed era particolarmente legato a loro (Mt 9,11; Mc 2,17) per condurli a quella purezza (Lc 15,7; 1Tm 1,15) che il salmista desidera e chiede ardentemente.
Egli volle morire per noi peccatori (Rm 5,8) e “non si vergogna di chiamarci fratelli” (Eb 2,11).
Anche questo salmo ci aiuta a corrispondere agli obblighi che un così grande amore ci impone.
Esso può spronarci a “camminare in una vita nuova” (Rm 6,4).
Il salmo ci ricorda che anche a noi è raccomandato l’ascolto della Parola di Dio, che “ci istruisce nella giustizia” (2Tm 3,16).
Qui veniamo “istruiti da Dio ad amarci tra noi” (1Ts 4,9).
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Parola del giorno

2 marzo 2018

Data 0Marzo 2018

 

Quella pietra scartata  è fonte di vita

PAROLE DEL SANTO PADRE

E’ il mistero della pietra scartata che finisce per essere il fondamento della nostra esistenza. Cristo è risorto, questo significa. In questa cultura dello scarto dove quello che non serve prende la strada dell’usa e getta, dove quello che non serve viene scartato, quella pietra – Gesù – è scartata ed è fonte di vita. E anche noi, sassolini per terra, in questa terra di dolore, di tragedie, con la fede nel Cristo Risorto abbiamo un senso, in mezzo a tante calamità. Il senso di guardare oltre, il senso di dire: “Guarda non c’è un muro; c’è un orizzonte, c’è la vita, c’è la gioia, c’è la croce con questa ambivalenza. Guarda avanti, non chiuderti. Tu sassolino, hai un senso nella vita perché sei un sassolino presso quel sasso, quella pietra che la malvagità del peccato ha scartato”.
(Domenica di Pasqua, 16 aprile 2017)

Salmo (104) 105

 [1] Alleluia.

Lodate il Signore e invocate il suo nome,
proclamate tra i popoli le sue opere.

[2] Cantate a lui canti di gioia,
meditate tutti i suoi prodigi.

[3] Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

[4] Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto.

[5] Ricordate le meraviglie che ha compiute,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca:

[6] voi stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.

[7] È lui il Signore, nostro Dio,
su tutta la terra i suoi giudizi.

[8] Ricorda sempre la sua alleanza:
parola data per mille generazioni,

[9] l’alleanza stretta con Abramo
e il suo giuramento ad Isacco.

[10] La stabilì per Giacobbe come legge,
come alleanza eterna per Israele:

[11] “Ti darò il paese di Cànaan
come eredità a voi toccata in sorte”.

[12] Quando erano in piccolo numero,
pochi e forestieri in quella terra,

[13] e passavano di paese in paese,
da un regno ad un altro popolo,

[14] non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro:

[15] “Non toccate i miei consacrati,
non fate alcun male ai miei profeti”.

[16] Chiamò la fame sopra quella terra
e distrusse ogni riserva di pane.

……

Il salmo invita a “cercare” il Signore:
“Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto”:
E’ un cercare dopo essere stati raggiunti da Dio; è un cercare che nasce dall’aver trovato; ed è un trovare che porta ancora a cercare, all’infinito.

“Chi cerca il Signore”, cioè l’intima conoscenza di lui ottenuta con la fede, con l’amore, con l’obbedienza alla sua Parola, non può essere triste: “Gioisca il cuore di che cerca il Signore”.

 

Preghiera:

O Padre, con paziente sollecitudine
ti sei eletto un popolo come alleanza con l’uomo
e lo hai condotto verso la terra promessa,
non dimenticare il popolo nuovo dei tuoi fedeli
rinati alla vita per il sangue di tuo Figlio:
fa’ che non ti tradisca e non ti deluda più,
come hanno fatto i padri;
ma tu stesso rendilo saldo nella fede
e guidalo con la tua luce
verso il Regno che viene.
Amen.

 

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Parola del giorno

28 febbraio 2018

Data 28 febbraio 2018

 

Cosa cerchiamo Gesù o il potere ?

PAROLE DEL SANTO PADRE

Alcuni seguono Gesù, ma un po’, non del tutto consapevolmente, un po’ inconsciamente, ma cercano il potere, no? Il caso più chiaro è Giovanni e Giacomo, i figli di Zebedeo, che chiedevano a Gesù la grazia di essere primo ministro e vice-primo ministro, quando sarebbe venuto il Regno. E nella Chiesa ci sono arrampicatori! Ci sono tanti, che usano la Chiesa per … Ma se ti piace, vai a Nord e fai l’alpinismo: è più sano! Ma non venire in Chiesa ad arrampicarti! E Gesù rimprovera questi arrampicatori che cercano il potere.

(Santa Marta, 5 maggio 2014)

 

 

Salmo 31

 

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
per la tua giustizia salvami.

[3] Porgi a me l’orecchio,
vieni presto a liberarmi.
Sii per me la rupe che mi accoglie,
la cinta di riparo che mi salva.

[4] Tu sei la mia roccia e il mio baluardo,
per il tuo nome dirigi i miei passi.

[5] Scioglimi dal laccio che mi hanno teso,
perché sei tu la mia difesa.

[6] Mi affido alle tue mani;
tu mi riscatti, Signore, Dio fedele.

[7] Tu detesti chi serve idoli falsi,
ma io ho fede nel Signore.

[8] Esulterò di gioia per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le mie angosce;

[9] non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai guidato al largo i miei passi.

[10] Abbi pietà di me, Signore, sono nell’affanno;
per il pianto si struggono i miei occhi,
la mia anima e le mie viscere.

[11] Si consuma nel dolore la mia vita,
i miei anni passano nel gemito;
inaridisce per la pena il mio vigore,
si dissolvono tutte le mie ossa.

[12] Sono l’obbrobrio dei miei nemici,
il disgusto dei miei vicini,
l’orrore dei miei conoscenti;
chi mi vede per strada mi sfugge.

[13] Sono caduto in oblio come un morto,
sono divenuto un rifiuto.

[14] Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda;
quando insieme contro di me congiurano,
tramano di togliermi la vita.

[15] Ma io confido in te, Signore;
dico: “Tu sei il mio Dio,

[16] nelle tue mani sono i miei giorni”.
Liberami dalla mano dei miei nemici,
dalla stretta dei miei persecutori:

[17] fà splendere il tuo volto sul tuo servo,
salvami per la tua misericordia.

….

Questo salmo è diventato celebre per l’applicazione di un suo versetto (v. 6) agli ultimi istanti della vita terrena di Gesù (Lc 23,46) e del primo martire cristiano Stefano (At 7,59).

Gerolamo Savonarola prima di essere condotto al supplizio stava trascrivendo nella sua cella il v. 4 di questo salmo secondo la traduzione della volgata:

“Tu sei la mia forza e il mio rifugio e a causa del tuo nome tu mi condurrai”. 

Questo salmo con la sua commistione di angoscia e di speranza è diventato quasi l’epigrafe della vita dei tanti giusti perseguitati e umiliati, ma in definitiva vincitori. 

Al grido dell’uomo corrisponde l’ascolto di Dio e nasce così il dialogo.

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Parola del giorno

27 febbraio 2018

Data 27 febbraio 2018

“Venite discutiamo, non c’è problema, il perdono c’è”, e non la minaccia, dall’inizio.

PAROLE DEL SANTO PADRE

Noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia. Io vi dico che a me personalmente addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alla vanità delle onorificenze. Noi, discepoli di Gesù non dobbiamo fare questo, poiché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento semplice e fraterno. Siamo tutti fratelli e non dobbiamo in nessun modo sopraffare gli altri e guardarli dall’alto in basso. No. Siamo tutti fratelli. Se abbiamo ricevuto delle qualità dal Padre celeste, le dobbiamo mettere al servizio dei fratelli, e non approfittarne per la nostra soddisfazione e interesse personale. (Angelus, 5 novembre 2017)

 

 

Salmo (49) 50 

[1] Salmo. Di Asaf.
Parla il Signore, Dio degli dei,
convoca la terra da oriente a occidente.

[2] Da Sion, splendore di bellezza,
Dio rifulge.

[3] Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;
davanti a lui un fuoco divorante,
intorno a lui si scatena la tempesta.

[4] Convoca il cielo dall’alto
e la terra al giudizio del suo popolo:

[5] “Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno sancito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio”.

[6] Il cielo annunzi la sua giustizia,
Dio è il giudice.

[7] “Ascolta, popolo mio, voglio parlare,
testimonierò contro di te, Israele:
Io sono Dio, il tuo Dio.

[8] Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

[9] Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti.

[10] Sono mie tutte le bestie della foresta,
animali a migliaia sui monti.

[11] Conosco tutti gli uccelli del cielo,
è mio ciò che si muove nella campagna.

[12] Se avessi fame, a te non lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.

[13] Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?

[14] Offri a Dio un sacrificio di lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;

[15] invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria”.

 

 

Dio vuole dall’uomo un impegno di adesione, di libertà, di gioia e di vita. “Il grande insegnamento da trarre da questo salmo è che non bisogna onorare Dio col fasto materiale, ma attraverso l’amore e la preghiera che esce dal fondo del cuore” (Charles de Foucauld).

 

Il culto, senza un impegno nell’esistenza, si riduce a farsa e magia. Questo insegnamento si trova anche in 1Sam 5,22: “Dio forse gradisce gli olocausti e i sacrifici come obbedire alla voce di Dio? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti”. La Bibbia non nega il culto in sé ma il culto privo di vita e di incarnazione. “Questo è il digiuno che voglio – dice Dio – sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo. È il dividere il pane con l’affamato, l’introdurre in casa i miseri, i senza tetto, il vestire uno che vedi nudo…” (Is 58,6-7). E Gdt 16,16: “Poca cosa è per te ogni sacrificio in soave odore, non basta quanto è pingue per farti un olocausto; ma chi teme Dio è sempre grande”.

Questa religione del cuore è l’anima della teologia biblica, come scriveva giustamente s. Agostino commentando questo salmo: “Se io entro in me stesso, io troverò là ciò che devo immolare… La mia coscienza sarà il tuo altare. Non avrò bisogno di acquistare ciò che ti devo offrire, perché tu me l’hai già dato!”. L’essenziale di ciò che Dio esige dall’uomo è d’ordine morale e non rituale, è la bontà dell’uomo che compie la volontà di Dio sulla terra. In se stessi i riti non hanno alcun valore intrinseco. Dio ama l’“eucaristia” totale, in cui l’uomo offre il sacrificio del suo “corpo”, cioè della sua esistenza. “Fratelli, offrite i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1).

 

 

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Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del 27 febbraio 2018

27 febbraio 2018

 

Il Signore non si stanca di chiamare ciascuno a cambiare vita, a fare un passo verso di Lui per convertirci e lo fa con la dolcezza e la fiducia di un Padre: facciano così anche i confessori. Questo il cuore dell’omelia del Papa nella Messa a Casa Santa Marta.

 

 

 

Il Signore dice: “Vieni, su. Venite e discutiamo. Parliamo un po’”. Non ci spaventa. E’ come il papà del figlio adolescente che ha fatto una ragazzata e deve rimproverarlo. E sa che se va col bastone la cosa non andrà bene, deve entrare con la fiducia. Il Signore in questo brano ci chiama così: “Su, venite. Prendiamo un caffè insieme. Parliamo, discutiamo. Non avere paura, non voglio bastonarti”. E siccome sa che il figlio pensa: “Ma io ho fatto delle cose…” – Subito: “Anche se i tuoi peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana”.

 

Gesù dunque con un “gesto di fiducia avvicina al perdono e cambia il cuore”. 

 

Il Papa racconta a questo proposito l’esperienza di un cardinale confessore che proprio davanti al peccato che intuisce essere “grosso”, non si sofferma troppo e va avanti, continua il dialogo: “E questo apre il cuore” sottolinea Francesco “ e l’altra persona si sente in pace”. Così fa il Signore con noi , dice:

“Venite, discutiamo, parliamo. Prendi la ricevuta del perdono, il perdono c’è”

Parola del giorno

26 febbraio 2018

Data 26 febbraio 2018

“ Quando si incontrano la giustizia di Dio con la nostra vergogna, lì c’è il perdono ”

PAROLE DEL SANTO PADRE

 

“Pensiamo oggi a questo che il Signore ci dice: non giudicare, per non essere giudicato; la misura, il modo, la misura con la quale giudichiamo sarà la stessa che useranno con noi; e, terzo, guardiamoci allo specchio prima di giudicare. ‘Ma questa fa quello… questo fa quello…’ ‘Ma, aspetta un attimo…’, mi guardo allo specchio e poi penso. Al contrario sarò un ipocrita, perché mi metto al posto di Dio e, anche, il mio giudizio è un povero giudizio; gli manca qualcosa di tanto importante che ha il giudizio di Dio, gli manca la misericordia. Che il Signore ci faccia capire bene queste cose”. ( Santa Marta, 20 giugno 2016 )

 

 

Salmo (78)79 

[1] Salmo. Di Asaf.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

[2] Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli
agli animali selvaggi.

[3] Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

[4] Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,
scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

[5] Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

[6] Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

[7] perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

[8] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

[9] Aiutaci, Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome,
salvaci e perdona i nostri peccati
per amore del tuo nome.

[10] Perché i popoli dovrebbero dire:
“Dov’è il loro Dio?”.
Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

[11] Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la potenza della tua mano
salva i votati alla morte.

[12] Fà ricadere sui nostri vicini sette volte
l’affronto con cui ti hanno insultato, Signore.

[13] E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di età in età proclameremo la tua lode.

 

 

E ‘tempo di pregare questo salmo in cui tutto sembra piegarsi. In realtà non è così.
Il Salmo parla del tempo di situazioni esilio in cui Dio sembra essere addormentato o lontano da noi.
La fede del popolo, la loro esperienza nel rapporto con Dio non vacillare né la sua fede e la speranza, perché Dio agisce sempre al momento giusto.
Se mai si sente in quel modo, e l’esilio, è il momento di mantenere la calma, La Fede, aumentare la preghiera e chiedere a Dio di guidare l’utente a trovare il ritorno alla via della pace.

 

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Parola del giorno

23 febbraio 2018

Data 23 febbraio 2018

 

 “…la santità piccolina del negoziato”

PAROLE DEL SANTO PADRE

Questo sano realismo della Chiesa cattolica: la Chiesa cattolica mai insegna ‘o questo, o questo’. Quello non è cattolico. La Chiesa dice: ‘Questo e questo’. ‘Fai la perfezione: riconciliati con tuo fratello. Non insultarlo. Amalo. Ma se c’è qualche problema, almeno mettiti d’accordo, perché non scoppi la guerra’. Questo sano realismo del cattolicesimo. (…)  E mi permetto di dirvi questa parola che sembra un po’ strana: è la santità piccolina del negoziato. ‘Ma, non posso tutto, ma voglio fare tutto, ma mi metto d’accordo con te, almeno non ci insultiamo, non facciamo la guerra e viviamo tutti in pace’. Gesù è un grande! Ci libera di tutte le nostre miserie. Anche da quell’idealismo che non è cattolico. Chiediamo al Signore che ci insegni, primo, a uscire da ogni rigidità, ma uscire in su, per poter adorare e lodare Dio; che ci insegni a riconciliarci fra noi; e anche, che ci insegni a metterci d’accordo fino al punto che noi possiamo farlo.

(Santa Marta, 9 giugno 2016)

 

 

Salmo 130(129)

 [1] Canto delle ascensioni.

Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

 

 

Il salmo 129 (130) è noto con il titolo latino di “De profundis”. E’ infatti una preghiera che dalla profondità più remota del nostro essere, dalla miseria che nemmeno noi stessi siamo in grado di vedere, sale a Dio.  Si tratta di un salmo ascensionale, cantato nei pellegrinaggi. Ogni pellegrinaggio è infatti un cammino di purificazione e di liberazione interiore. La voce della Chiesa raccoglie dal profondo di ciascuno di noi appunto questa richiesta di liberazione:

Dal profondo a Te grido, Signore,
Signore ascolta la mia voce!
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (31) 32

1 febbraio 2018

Mercoledì, 31 gennaio 2018


 

Togli, Signore, la mia colpa e il mio peccato.

[1] Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.

[2] Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno.

[3] Tacevo e si logoravano le mie ossa,
mentre ruggivo tutto il giorno.

[4] Giorno e notte pesava su di me la tua mano,
come nell’arsura estiva si inaridiva il mio vigore.

[5] Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: “Confesserò al Signore le mie iniquità”
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato.

[6] Per questo ti prega ogni fedele
nel tempo dell’angoscia;
quando irromperanno grandi acque
non potranno raggiungerlo.

[7] Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
mi circondi di canti di liberazione:

[8] “Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

[9] Non siate privi d’intelligenza come il cavallo e come il mulo:
la loro foga si piega con il morso e le briglie,
se no, a te non si avvicinano”.

[10] Molti saranno i dolori del malvagio,
ma l’amore circonda chi confida nel Signore.

[11] Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia!

 

 

“Ti istruirò e ti insegnerò la via da seguire;
con gli occhi su di te, ti darò consiglio.

Non siate privi d’intelligenza come il cavallo e come il mulo:
la loro foga si piega con il morso e le briglie,
se no, a te non si avvicinano”.

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (85) 86

30 gennaio 2018

Martedì, 30 gennaio 2018


Signore, tendi l’orecchio, rispondimi.

[1] Supplica. Di Davide.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.

[2] Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

[3] Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.

[4] Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, innalzo l’anima mia.

[5] Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

[6] Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.

[7] Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
e tu mi esaudirai.

[8] Fra gli dei nessuno è come te, Signore,
e non c’è nulla che uguagli le tue opere.

[9] Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo nome;

[10] grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

[11] Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
donami un cuore semplice
che tema il tuo nome.

[12] Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore
e darò gloria al tuo nome sempre,

[13] perché grande con me è la tua misericordia:
dal profondo degli inferi mi hai strappato.

[14] Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,
una schiera di violenti attenta alla mia vita,
non pongono te davanti ai loro occhi.

[15] Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
[16] volgiti a me e abbi misericordia:
dona al tuo servo la tua forza,
salva il figlio della tua ancella.

[17] Dammi un segno di benevolenza;
vedano e siano confusi i miei nemici,
perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

 

Particolari sentimenti di fiducia e di pietà religiosa formano le espressioni di questo salmo che è una preghiera quotidiana di ogni pio israelita e di ogni cristiano.

 

Se siamo assaliti da tentazioni e da nemici, egli è Dio di bontà e di grazia, che ci risponde e ci libera.

 

 

 

PREGHIERA DI ABBANDONO AL PADRE

 

Padre mio, io mi abbandono a te:
fa di me ciò che ti piacerà.
Qualunque cosa tu faccia, io ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà si faccia in me, in tutte le tue creature.
Non desidero altro, o mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani.
Te la dono, o mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, 

perché ti amo ed è per me un bisogno d’amore il donarmi, 

il rimettermi senza misura tra le tue mani,
con infinita fiducia, perché tu sei mio Padre.

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (79) 80

20 gennaio 2018

Sabato, 20 gennaio 2018


Fa’ splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.

[1] Al maestro del coro. Su “Giglio del precetto”. Di Asaf. Salmo.

[2] Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Assiso sui cherubini rifulgi

[3] davanti a Efraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza
e vieni in nostro soccorso.

[4] Rialzaci, Signore, nostro Dio,
fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

[5] Signore, Dio degli eserciti,
fino a quando fremerai di sdegno
contro le preghiere del tuo popolo?

[6] Tu ci nutri con pane di lacrime,
ci fai bere lacrime in abbondanza.

[7] Ci hai fatto motivo di contesa per i vicini,
e i nostri nemici ridono di noi.

[8] Rialzaci, Dio degli eserciti,
fà risplendere il tuo volto e noi saremo salvi.

[9] Hai divelto una vite dall’Egitto,
per trapiantarla hai espulso i popoli.

[10] Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici e ha riempito la terra.

[11] La sua ombra copriva le montagne
e i suoi rami i più alti cedri.

[12] Ha esteso i suoi tralci fino al mare
e arrivavano al fiume i suoi germogli.

[13] Perché hai abbattuto la sua cinta
e ogni viandante ne fa vendemmia?

[14] La devasta il cinghiale del bosco
e se ne pasce l’animale selvatico.

[15] Dio degli eserciti, volgiti,
guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,

[16] proteggi il ceppo che la tua destra ha piantato,
il germoglio che ti sei coltivato.

[17] Quelli che l’arsero col fuoco e la recisero,
periranno alla minaccia del tuo volto.

[18] Sia la tua mano sull’uomo della tua destra,
sul figlio dell’uomo che per te hai reso forte.

[19] Da te più non ci allontaneremo,
ci farai vivere e invocheremo il tuo nome.

[20] Rialzaci, Signore, Dio degli eserciti,
fà splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 

 

«O DIO, VIENI A SALVARCI … FA’ SPLENDERE IL TUO VOLTO!»

Il Salmo  è un canto fortemente segnato dalla sofferenza, ma anche da un’incrollabile fiducia. Dio è sempre disposto a «ritornare» verso il suo popolo, ma è necessario che anche il suo popolo «ritorni» a lui nella fedeltà. Se noi ci convertiremo dal peccato, il Signore si «convertirà» dalla sua intenzione di castigare: è questa la convinzione del salmista, che trova eco anche nei nostri cuori, aprendoli alla speranza.

La tradizione cristiana ha sempre affermato che tutte le Sante Scritture vanno lette «in Cristo», il quale è la chiave ermeneutica per aprirle, comprenderle e giudicarle. Ciò vale in modo peculiare per la lettura dei salmi: i salmi sono infatti preghiera di Cristo, del Christus totus, il Cristo totale – secondo l’espressione di Agostino (cf., per esempio, Esposizioni sui Salmi 30,II,2,1 [PL 36,239]) – poiché in essi pregano la testa e le membra, il capo che è Cristo e il corpo che è la chiesa (cf. Ef 1,22-23Col 1,18). Il cristiano che prega i salmi per Cristo, con Cristo e in Cristo vede così diventare sempre più preghiera sua la preghiera di Cristo, e vox sua la vox Christi; egli impara ad avere in sé sempre di più lo stesso sentire che fu in Cristo Gesù (cf. Fil 2,5), crescendo verso la statura di Cristo (cf. Ef 4,13), di lui che è il cantator psalmorum per eccellenza (cf. Principi e norme per la liturgia delle Ore 109, Conferenza Episcopale italiana, Roma 1975, pp. 47-48).
Facciamo dunque un esempio di questo approccio propriamente cristiano al Salterio, prendendo in esame il Sal 80. Si potrebbe seguire la pista delle varie tematiche del salmo, interpretabili in chiave cristologica:

  • Gesù Cristo è «il buon pastore» (Gv 10,11.14), colui che «cammina davanti alle sue pecore» (Gv 10,4); è l’Agnello diventato pastore, che guida i redenti alle fonti delle acque della vita (cf. Ap 7,17).
  • Gesù Cristo è colui che ha detto: «Io sono la vite vera e il Padre mio è il vignaiolo … Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (Gv 15,1.5); nello stesso tempo è il Figlio inviato nella vigna e rifiutato dai vignaioli (cf. Mc 12,1-12 e par.).
  • Gesù Cristo è il volto di Dio, come emerge dalle parole con cui il vangelo secondo Marco introduce Giovanni il Battista: «Ecco, io mando il mio messaggero davanti al tuo volto» (Mc 1,2Es 23,20; cf. anche Mt 11,10Lc 1,76; 7,27). Non a caso Origene annota, proprio a commento del Sal 80: «L’espressione: “Mostra a noi il tuo volto!” (vv. 4.8.20) si riferisce a Cristo, lui che è “l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura” (Col 1,15)» (Commenti ai salmi, sul Sal 79 [PG 12,1543]).

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (56) 57

19 gennaio 2018

Venerdì, 19 gennaio 2018


Pietà di me, o Dio, pietà di me.

[1] Al maestro del coro. Su “Non distruggere”. Di Davide.
Miktam. Quando fuggì da Saul nella caverna.

[2] Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te mi rifugio;
mi rifugio all’ombra delle tue ali
finché sia passato il pericolo.

[3] Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che mi fa il bene.

[4] Mandi dal cielo a salvarmi
dalla mano dei miei persecutori,
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.

[5] Io sono come in mezzo a leoni,
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce,
la loro lingua spada affilata.

[6] Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.

[7] Hanno teso una rete ai miei piedi,
mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa
e vi sono caduti.

[8] Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.

[9] Voglio cantare, a te voglio inneggiare:
svègliati, mio cuore,
svègliati arpa, cetra,
voglio svegliare l’aurora.

[10] Ti loderò tra i popoli, Signore,
a te canterò inni tra le genti.

[11] perché la tua bontà è grande fino ai cieli,
e la tua fedeltà fino alle nubi.

[12] Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.

 

Si recita alle Lodi del giovedì della prima settimana.

Questo salmo inizia nel lamento e si chiude nella gioia. Gioia e dolore si intrecciano in modo inestricabile nella vita di ogni uomo. Scriveva Kh. Gibran: «Tra voi, alcuni dicono: “La gioia è più grande del dolore”, e altri dicono: “Il dolore è più grande”. Ma io vi dico che sono cose inseparabili. Essi giungono insieme e se l’una vi siede accanto alla mensa ricordatevi che l’altro dorme sul vostro letto».

L’orante di questo salmo guarda all’unico che ancora lo può salvare, al suo Dio dell’alleanza. Egli chiede di essere protetto dalla gloria divina. Il suo cuore trabocca di fiducia e di gioia nell’attesa del sorgere dell’aurora che con la sua luce lo libera dalle tenebre notturne.

Il giusto del salmo non è più intimorito e vuol esprimere in aperta testimonianza la sua lode a Dio. Non ha più paura ed è pieno d’entusiasmo: “Svegliati, mio cuore, svegliatevi, arpa e cetra, voglio svegliare l‘aurora”. “Svegliare l’aurora”, cioè affrettare col canto, con la lode, l’invocazione, l’avvento del giorno, del grande giorno della vittoria del Messia sul male; del giorno in cui Dio s’innalzerà sopra il cielo, a piena manifestazione della sua sovranità su tutta la terra.

 

 

 

“Abbi Fiducia Di Me”

IL SIGNORE E’ LA LUCE DEL MONDO
IL SIGNORE E’ LA VOCE CHE CHIAMA
IL SIGNORE CERCA TE OGNI GIORNO..

Liturgia del giorno: Audio salmo (55) 56

19 gennaio 2018

Giovedì, 18 gennaio 2018


In Dio confido, non avrò timore
[1] Al maestro del coro. Su “Jonat elem rehoqim”.
Di Davide. Miktam. Quando i Filistei lo tenevano prigioniero in Gat.[2] Pietà di me, o Dio, perché l’uomo mi calpesta,
un aggressore sempre mi opprime.[3] Mi calpestano sempre i miei nemici,
molti sono quelli che mi combattono.

[4] Nell’ora della paura,
io in te confido.

[5] In Dio, di cui lodo la parola,
in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?

[6] Travisano sempre le mie parole,
non pensano che a farmi del male.

[7] Suscitano contese e tendono insidie,
osservano i miei passi,
per attentare alla mia vita.

[8] Per tanta iniquità non abbiano scampo:
nella tua ira abbatti i popoli, o Dio.

[9] I passi del mio vagare tu li hai contati,
le mie lacrime nell’otre tuo raccogli;
non sono forse scritte nel tuo libro?

[10] Allora ripiegheranno i miei nemici,
quando ti avrò invocato:
so che Dio è in mio favore.

[11] Lodo la parola di Dio,
lodo la parola del Signore,

[12] in Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?

[13] Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie,

[14] perché mi hai liberato dalla morte.
Hai preservato i miei piedi dalla caduta,
perché io cammini alla tua presenza
nella luce dei viventi, o Dio.

 

 

 

Il salmista, di fronte alla sofferenza del suo popolo, dava la sua voce per chiedere a Dio la liberazione, e lo
ringraziava quando si sentiva ascoltato.

LA LIBERAZIONE DALL’ANGOSCIA
Ogni uomo è sempre stato tormentato da alcuni interrogativi:
Perché i disonesti trionfano?
Perché Dio non interviene per fermarli?
Perché i buoni sono i più colpiti dalle sventure?
E perché la vita è così breve? Perché la morte?
Sono domande che si pone anche il salmista e che ci poniamo anche noi. Domande che non ricevono una
risposta: occorrerà aspettare la venuta di Cristo perché abbiano almeno un senso.

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (143) 144

17 gennaio 2018

Mercoledì, 17 gennaio 2018

 

Benedetto il Signore, mia roccia

[1] Di Davide.
Benedetto il Signore, mia roccia,
che addestra le mie mani alla guerra,
le mie dita alla battaglia.

[2] Mia grazia e mia fortezza,
mio rifugio e mia liberazione,
mio scudo in cui confido,
colui che mi assoggetta i popoli.

[3] Signore, che cos’è un uomo perché te ne curi?
Un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?

[4] L’uomo è come un soffio,
i suoi giorni come ombra che passa.

[5] Signore, piega il tuo cielo e scendi,
tocca i monti ed essi fumeranno.

[6] Le tue folgori disperdano i nemici,
lancia frecce, sconvolgili.

[7] Stendi dall’alto la tua mano,
scampami e salvami dalle grandi acque,
dalla mano degli stranieri.

[8] La loro bocca dice menzogne
e alzando la destra giurano il falso.

[9] Mio Dio, ti canterò un canto nuovo,
suonerò per te sull’arpa a dieci corde;

[10] a te, che dai vittoria al tuo consacrato,
che liberi Davide tuo servo.
Salvami dalla spada iniqua,

[11] liberami dalla mano degli stranieri;
la loro bocca dice menzogne
e la loro destra giura il falso.

[12] I nostri figli siano come piante
cresciute nella loro giovinezza;
le nostre figlie come colonne d’angolo
nella costruzione del tempio.

[13] I nostri granai siano pieni,
trabocchino di frutti d’ogni specie;
siano a migliaia i nostri greggi,
a mirìadi nelle nostre campagne;

[14] siano carichi i nostri buoi.
Nessuna breccia, nessuna incursione,
nessun gemito nelle nostre piazze.

[15] Beato il popolo che possiede questi beni:
beato il popolo il cui Dio è il Signore.

 

 

SIGNORE, RENDIMI IL CUORE

“Ho un cuore grazie al quale vivo
ma che mi si è smarrito,
pere tutti questi cambiamenti.
Signore, rendimelo, 
perché non ho più pazienza
a furia di spazientirmi con lui!
Soccorrimi, Signore, 
finché mi rimane un soffio di vita,
Tu che aiuti chi Ti invoca!”

Liturgia del giorno: Audio salmo (88) 89

17 gennaio 2018

Ho trovato Davide, mio servo.

[1] Maskil. Di Etan l’Ezraita.

[2] Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

[3] perché hai detto: “La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

[4] “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:

[5] stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli”.

[6] I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

[7] Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

[8] Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

[9] Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

[10] Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

[11] Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

[12] Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

[13] il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

[14] È potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.

[15] Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

[16] Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:

[17] esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.

[18] Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

[19] Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

[20] Un tempo parlasti in visione ai tuoi santi dicendo:
“Ho portato aiuto a un prode,
ho innalzato un eletto tra il mio popolo.

[21] Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;

[22] la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza.

[23] Su di lui non trionferà il nemico,
né l’opprimerà l’iniquo.

[24] Annienterò davanti a lui i suoi nemici
e colpirò quelli che lo odiano.

[25] La mia fedeltà e la mia grazia saranno con lui
e nel mio nome si innalzerà la sua potenza.

[26] Stenderò sul mare la sua mano
e sui fiumi la sua destra.

[27] Egli mi invocherà: Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza.

 

Abbi pietà,o Signore, delle debolezze della tua Chiesa:
se i suoi figli talvolta vacillano,punisci e flagella,

ma non togliere mai la tua grazia,
non sottrarre la tua fedeltà.

Il Salmo è composto di tre parti diverse.
I Parte:Un inno che canta la gloria del Signore: misericordia, fedeltà, crea, disperde i nemici, è Re giusto.
II Parte: Elezione di Davide, promesse divine, Dio è alleato fedele.
III parte: Una lamentazione forse sulle conseguenze della deportazione operata da Nabucodonosor. Ma…. malgrado le infedeltà umane e le punizioni (persecuzioni, oltraggi) la fedeltà e la grazia di Dio non verranno mai meno.

 

 

Tacere davanti a te, offrirti il mio silenzio in omaggio d’amore.
Tacere davanti a te per poter dire l’inesprimibile
al di là delle parole.
Tacere per liberare il fondo del mio spirito,
l’essenza della mia anima
Tacere per lasciar battere il cuore più forte nella tua intimità,
e per prendere il tempo di guardarti meglio,
più libero e più sereno.
Tacere per sognare di te, della tua presenza,
della tua grande bontà, e per scoprirti nella tua realtà
più bello del mio sogno.
Tacere per lasciare che lo Spirito d’amore gridi in me
“Abba” al Padre,
e dirti “Signore” con la sua voce divina dagli accenti ineffabili.
Tacere, lasciarti rivolgermi la tua parola in tutta libertà,
sforzarmi di ascoltare il tuo linguaggio segreto e di meditarlo.
Tacere e cercarti non più con le parole
ma con tutto il mio essere,
e trovarti veramente quale tu sei, Gesù, nella tua divinità.

 Jean Galot

Liturgia del giorno: Audio salmo (49) 50

16 gennaio 2018

Lunedì, 15 dicembre 2018


 A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

 

[1] Salmo. Di Asaf.
Parla il Signore, Dio degli dei,
convoca la terra da oriente a occidente.

[2] Da Sion, splendore di bellezza,
Dio rifulge.

[3] Viene il nostro Dio e non sta in silenzio;
davanti a lui un fuoco divorante,
intorno a lui si scatena la tempesta.

[4] Convoca il cielo dall’alto
e la terra al giudizio del suo popolo:

[5] “Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno sancito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio”.

[6] Il cielo annunzi la sua giustizia,
Dio è il giudice.

[7] “Ascolta, popolo mio, voglio parlare,
testimonierò contro di te, Israele:
Io sono Dio, il tuo Dio.

[8] Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici;
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.

[9] Non prenderò giovenchi dalla tua casa,
né capri dai tuoi recinti.

[10] Sono mie tutte le bestie della foresta,
animali a migliaia sui monti.

[11] Conosco tutti gli uccelli del cielo,
è mio ciò che si muove nella campagna.

[12] Se avessi fame, a te non lo direi:
mio è il mondo e quanto contiene.

[13] Mangerò forse la carne dei tori,
berrò forse il sangue dei capri?

[14] Offri a Dio un sacrificio di lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;

[15] invocami nel giorno della sventura:
ti salverò e tu mi darai gloria”.

 

 

 

Annunziandosi con la voce degli elementi del creato, il Signore chiama a confronto i suoi fedeli.
Questi continuano a moltiplicare sacrifici e olocausti, e hanno sempre in bocca l’alleanza, ma il cuore e le opere sono lontane da lui: rapine, adulteri, inganni, discordie laceranti.
Iddio non può tacere, proprio perché li vuole salvi.
Non sa che farsene delle vittime immolate se all’offerta non corrisponde il sacrificio interiore del distacco dal male.
Tutto il creato gli appartiene: ma quello che egli cerca è il cuore dell’uomo, che in una rinnovata fedeltà riconosca in lui il suo Dio, e gli offra il sacrificio di lode.

 

 

 

Rimani con me, Signore:
poichè tu sai con quanta frequenza
io ti abbandono.
Rimani con me, Signore:
perchè tu sei la mia vita
e senza di te si affievolisce
il mio fervore.
Rimani con me, Signore:
perchè tu sei la mia luce
e senza di te rimango nelle tenebre.
Rimani con me, Signore:
perchè oda la tua voce e la segua.
Rimani con me, Signore:
perchè voglio amarti molto
e vivere sempre insieme a te.
Rimani con me, Signore:
e con tutta la mia famiglia
perchè viviamo uniti nel tuo amore
e un giorno tutti insieme,
cantiamo le tue lodi per l’eternità.

Amen.

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (20) 21

13 gennaio 2018

Sabato, 13 gennaio 2018


 

Signore, il re gioisce della tua potenza!

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Signore, il re gioisce della tua potenza,
quanto esulta per la tua salvezza!

[3] Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,
non hai respinto il voto delle sue labbra.

[4] Gli vieni incontro con larghe benedizioni;
gli poni sul capo una corona di oro fino.

[5] Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, senza fine.

[6] Grande è la sua gloria per la tua salvezza,
lo avvolgi di maestà e di onore;

[7] lo fai oggetto di benedizione per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

[8] Perché il re confida nel Signore:
per la fedeltà dell’Altissimo non sarà mai scosso.

[9] La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico,
la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.

[10] Ne farai una fornace ardente,
nel giorno in cui ti mostrerai:
il Signore li consumerà nella sua ira,
li divorerà il fuoco.

[11] Sterminerai dalla terra la loro prole,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.

[12] Perché hanno ordito contro di te il male,
hanno tramato insidie, non avranno successo.

[13] Hai fatto loro voltare le spalle,
contro di essi punterai il tuo arco.

[14] Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.

 

 

 

Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.

Forse che il Signore non risponderà prontamente alle invocazioni del Suo Popolo che potrà cantare come il salmista: La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico, la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.

Allora verrà un periodo di pace, la crisi economica si scioglierà come neve al sole, cesseranno fra gli uomini violenza, corruzione, distruzione della Famiglia, devastazione del territorio, cesseranno alluvioni e terremoti, il terrorismo sarà sconfitto … !

Utopia? – Non credo proprio perché la storia di Israele è lì a dimostrare il contrario! – Ma anche la nostra storia, basti pensare ad eventi eclatanti degli ultimi secoli come le battaglie di Vienna e di Lepanto che hanno segnato, con eventi prodigiosi, la sconfitta dell’impero Ottomano che era ad un passo da conquistare tutta l’Europa!

Crediamo noi a quello che dice il Vangelo?:

Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede». Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe” (Luca 17,5-6)

Ovviamente il Signore non opera Lui direttamente (e lo potrebbe fare!), ma si serve della nostra collaborazione – nella Storia della Salvezza noi siamo “Soggetti attivi” – dobbiamo “metterci la faccia”!! – Questo salmo è un canto di esultanza per la potenza dell’Altissimo – siamo capaci anche noi di esultare come il salmista?!

 

 

 

 

Grande è la sua gloria per la nostra salvezza.
Dono per superare le tentazioni e sorgente di fiducia,
consolazione e speranza.

 

 

 

 

Liturgia del giorno: Audio salmo (88) 89

12 gennaio 2018

Venerdì, 12 gennaio 2018


 

Canterò in eterno l’amore del Signore.

[1] Maskil. Di Etan l’Ezraita.

[2] Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

[3] perché hai detto: “La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

[4] “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:

[5] stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli”.

[6] I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

[7] Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

[8] Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

[9] Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

[10] Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

[11] Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

[12] Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

[13] il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

[14] È potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.

[15] Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

[16] Beato il popolo che ti sa acclamare
e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:

[17] esulta tutto il giorno nel tuo nome,
nella tua giustizia trova la sua gloria.

[18] Perché tu sei il vanto della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra potenza.

[19] Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele.

 

 

Vivi nella certezza che Dio ti ama
Non scoraggiarti se sogni il sole e uscendo ti bagni per la pioggia.
Non scoraggiarti se speri che quel fiore viva e ti svegli, e lo trovi appassito.
Non scoraggiarti se credi nel sorriso di un uomo…
e, poi, lo stesso uomo ti delude…
Non scoraggiarti se doni tutto di te e poi studiandoti ti scopri un pozzo vuoto,
senz’acqua, privo di tutto:
non scoraggiarti, perché c’è chi riempie quel tuo pozzo
di un’acqua che non si esaurisce mai,
di un’acqua che disseta la mente, il corpo, e soprattutto l’anima.
Non scoraggiarti se ti rubano la tua libertà, se i tuoi occhi guardano con amore
e ricevono sguardi di odio, d’invidia: se tutto di te viene frainteso, non scoraggiarti.
Vivi nella tua libertà, nelle tue convinzioni, difendendo e potenziando quei valori
che Lui ha posto nel tuo cuore; vivi donando la gioia e l’amore,
schierandoti dalla parte dei deboli, dei piccoli, dei sofferenti,
perché è da loro che puoi ricevere molto, tutto quello che serve a vivere,
e vivi nella certezza che Dio ti ama
 
da ( La Pace Sia Sempre Con Te)

 

 

“Se la vita del corpo

è un gran dono,

la vita dello spirito

è un dono

immensamente superiore.”

(S. Annibale Maria di Francia)

Liturgia del giorno: Audio salmo (95) 96

22 ottobre 2017

Domenica, 23 Ottobre 2017


Grande è il Signore e degno di ogni lode.

[1] Cantate al Signore un canto nuovo, 
cantate al Signore da tutta la terra. 
[2] Cantate al Signore, benedite il suo nome, 
annunziate di giorno in giorno la sua salvezza. 

[3] In mezzo ai popoli raccontate la sua gloria, 
a tutte le nazioni dite i suoi prodigi. 

[4] Grande è il Signore e degno di ogni lode, 
terribile sopra tutti gli dei. 

[5] Tutti gli dei delle nazioni sono un nulla, 
ma il Signore ha fatto i cieli. 

[6] Maestà e bellezza sono davanti a lui, 
potenza e splendore nel suo santuario. 

[7] Date al Signore, o famiglie dei popoli, 
date al Signore gloria e potenza, 

[8] date al Signore la gloria del suo nome. 
Portate offerte ed entrate nei suoi atri, 

[9] prostratevi al Signore in sacri ornamenti. 
Tremi davanti a lui tutta la terra. 

[10] Dite tra i popoli: “Il Signore regna!”. 
Sorregge il mondo, perché non vacilli; 
giudica le nazioni con rettitudine. 

[11] Gioiscano i cieli, esulti la terra, 
frema il mare e quanto racchiude; 

[12] esultino i campi e quanto contengono, 
si rallegrino gli alberi della foresta 

[13] davanti al Signore che viene, 
perché viene a giudicare la terra. 
Giudicherà il mondo con giustizia 
e con verità tutte le genti. 

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

 

Riprendono i «canti al Signore re», creatore, salvatore e giudice con questo «cantico nuovo»: «nuovo» nel linguaggio della Bibbia significa «perfetto», «pieno», «definitivo». È quindi la celebrazione del progetto perfetto che Dio ha tracciato per la storia e per il cosmo. Nella storia egli governa e giudica secondo giustizia, rettitudine e verità (vv. 10.13). L ‘uomo deve rispondere obbedendo al comandamento principe, cioè con l’adesione all’unico Dio perché «gli dèi delle genti sono un nulla» e sono solo fonte di perversione e di disarmonia (vv. 4-6). Nel cosmo Dio effonde lo splendore della vita e delle meraviglie naturali che nei vv. 11-12 sono contemplate con tutto lo stupore di chi considera la materia un mirabile capolavoro del Creatore e non come un oggetto da spremere e devastare. È per questo che il creato intero canta e danza con I ‘uomo davanti al Signore che entra in questo tempio cosmico per ascoltare e’per benedire.

Mons. RAVASI

 

 

giudizio

Unirci al canto, poi lasciare che la stessa preghiera trabocchi nel silenzio.

 

Davvero, al mistero della sua presenza, a solo nominarlo,

dovrebbero fermarsi i mondi,

trattenere il respiro tutte le creature.

Vedere la luce infinita levarsi sul mondo.

E noi perderci, sparire nella luce.

Dopo tanto gemere, e attendere, e dubitare; e credere e non credere.

Sarà così quando sorgerà «la stella radiosa» dell’ultimo mattino del mondo?

Allora diciamo anche noi: «Maranathà», «vieni Signore», «vieni presto, Signore».

Liturgia del giorno: Audio salmo (129) 130

19 ottobre 2017

Giovedì, 19 ottobre 2017


 

Con il Signore è la misericordia e grande è con lui la redenzione.

[1] Canto delle ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

DALL’ABISSO

No, non c’è notte da Innominato che non possa essere squarciata da una preghiera. Perché anche il disperato spera; anche il suicida spera. Pure la morte spera; e può essa stessa comporsi in un estremo De profundis. Anche il fiotto del sangue è un inaudito gemito. Anche chi grida a te da luoghi troppo profondi e ti dice di non ascoltar la tua voce, ti prega. E pure chi ti maledice, Dio, a suo modo ti innalza il suo De profundis assurdo. E, presente o assente che tu sia, sempre incombi dall’altro polo dell’abisso: ora muto come una lapide; ora tenero come una madre, gioioso di sentire pietà. Tu pure commosso e avvilito per questo infinito dolore del mondo; commosso per le tante vite infelici, colpevoli o innocenti che siano.

 

Le 52 parole ebraiche del De profundis sono state ripetute, tradotte, commentate forse più di ogni altro salmo. Ed anche se spesso ridotta al rango di canto funebre, questa supplica resta uno splendido inno alla gioia del perdono. Questo grido che sale dai luoghi abissali del male nascosto nel cuore umano penetra i cieli e dalla colpa conduce alla grazia, dal peccato alla redenzione, dalla notte alla luce. Vorremmo solo fare due osservazioni su questa pagina così celebre e così nitida. La prima riguarda il v. 4. Il timore di Dio nasce per il salmi sta non dal giudizio ma dal perdono, proprio come suggerisce Paolo: «È la bontà di Dio che ti deve spingere alla conversione» (Romani 2,4). Il gesto del perdono deve incutere dolore per un amore offeso; più che la collera di Dio deve generare timore e dolore il suo amore disarmante. È più amaro colpire un padre che un sovrano inesorabile.
Il secondo dato che vogliamo sottolineare è racchiuso nell’immagine del v. 6. L ‘attesa del perdono è il sospiro di tutto l’essere così come le sentinelle spiano il primo filo di luce dell’aurora che segna la fine delle paure notturne. Nella trepidazione c’è anche la certezza che il sole sempre spunterà col suo carico di luce e di vita. Ma il vocabolo «sentinelle» indica anche più genericamente «coloro che vegliano», forse anche i sacerdoti che nel Tempio attendono il giorno per poter presiedere – forse anche una sola volta in vita a causa del loro numero elevato – il culto d’Israele. Un’attesa santa e gioiosa dell’amore di Dio verso la sua creatura.

 

 David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (144) 145

18 ottobre 2017

I tuoi santi, Signore, dicano la gloria del tuo regno.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

 

Il Salmo è innalzato al Signore invocato e descritto come «re» (cf Sal 144,1), una raffigurazione divina che domina altri inni salmici (cf Sal 46;92;95-98). Anzi, il centro spirituale del nostro canto è costituito proprio da una celebrazione intensa e appassionata della regalità divina. In essa si ripete per quattro volte – quasi ad indicare i quattro punti cardinali dell’essere e della storia – la parola ebraica malkut, «regno» (cf Sal 144,11-13).
Sappiamo che questa simbologia regale, che sarà centrale anche nella predicazione di Cristo, è l’espressione del progetto salvifico di Dio: egli non è indifferente riguardo alla storia umana, anzi ha nei suoi confronti il desiderio di attuare con noi e per noi un disegno di armonia e di pace. A compiere questo piano è convocata anche l’intera umanità, perché aderisca alla volontà salvifica divina, una volontà che si estende a tutti gli «uomini», a «ogni generazione» e a «tutti i secoli». Un’azione universale, che strappa il male dal mondo e vi insedia la «gloria» del Signore, ossia la sua presenza personale efficace e trascendente.

PAPA BENEDETTO XVI

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (18) 19

17 ottobre 2017

Martedì, 17 ottobre 2017


 

I cieli narrano la gloria di Dio.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:


Due soli, due luci, due parole divine: il sole, la luce e la parola del creato, voce segreta di Dio; il sole, la luce e la parola della Torah, cioè della Bibbia, voce esplicita di Dio. Un famoso commentatore ebreo medioevale scriveva: «Come il mondo non s’illumina e vive se non per opera del sole, così l’anima non raggiunge la sua pienezza di luce e di vita se non attraverso la Torah». II sole non è un dio come Ra o Aton, le divinità solari egiziane, è solo una splendida creatura che, come uno sposo o un corridore, esce dal talamo della notte per correre lungo l’orbita del cielo. E nel suo sfolgorare ha un messaggio superiore cifrato da svelare.
La Torah, la legge di Dio, è invece la parola pura, radiosa ed eterna di JHWH. Chi la accoglie con gioia è come se gustasse un miele dal gusto irraggiungibile, è come se avesse un tesoro ineguagliabile. «La mia Bibbia e la natura: questi sono i miei due libri di fede», esclamava il poeta francese Lamartine nello spirito del nostro cantico dei due dischi solari.

mons. Ravasi

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (85) 86

11 ottobre 2017

Mercoledì, 11 ottobre 2017


 

Signore, tu sei misericordioso e pietoso.

[1] Supplica. Di Davide.
Signore, tendi l’orecchio, rispondimi,
perché io sono povero e infelice.

[2] Custodiscimi perché sono fedele;
tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera.

[3] Pietà di me, Signore,
a te grido tutto il giorno.

[4] Rallegra la vita del tuo servo,
perché a te, Signore, innalzo l’anima mia.

[5] Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi ti invoca.

[6] Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce della mia supplica.

[7] Nel giorno dell’angoscia alzo a te il mio grido
e tu mi esaudirai.

[8] Fra gli dei nessuno è come te, Signore,
e non c’è nulla che uguagli le tue opere.

[9] Tutti i popoli che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, o Signore,
per dare gloria al tuo nome;

[10] grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.

[11] Mostrami, Signore, la tua via,
perché nella tua verità io cammini;
donami un cuore semplice
che tema il tuo nome.

[12] Ti loderò, Signore, Dio mio, con tutto il cuore
e darò gloria al tuo nome sempre,

[13] perché grande con me è la tua misericordia:
dal profondo degli inferi mi hai strappato.

[14] Mio Dio, mi assalgono gli arroganti,
una schiera di violenti attenta alla mia vita,
non pongono te davanti ai loro occhi.

[15] Ma tu, Signore, Dio di pietà, compassionevole,
lento all’ira e pieno di amore, Dio fedele,
[16] volgiti a me e abbi misericordia:
dona al tuo servo la tua forza,
salva il figlio della tua ancella.

[17] Dammi un segno di benevolenza;
vedano e siano confusi i miei nemici,
perché tu, Signore, mi hai soccorso e consolato.

 Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

 

Commento:

Il salmo 85 (86) è un altro salmo della sofferenza e della morte del Signore. Come tale, contiene la sua preghiera di liberazione rivolta al Padre, in special modo da quell’ “ultimo nemico” che è la morte (cfr. 1Cor 15,26). Gesù supplica: «Signore, tendi l’orecchio, rispondimi, perché io sono povero e infelice. Custodisci la mia vita perché sono santo; tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te spera. Pietà di me, Signore, a te grido tutto il giorno. Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, innalzo l’anima mia… O Dio, gli arroganti contro di me sono insorti e una banda di prepotenti insidia la mia vita, non pongono te davanti ai loro occhi» (vv. 1-4, 14).

Tra i temi importanti di questi versetti, la deliberata identificazione del Signore con i poveri e gli infelici. In qualità di povero, senza la ricchezza e il potere che tale ricchezza può permettersi, Gesù è ingiustamente condannato da quelli che, per loro proprie ragioni, hanno deciso che doveva morire. Venduto e comprato a poco prezzo, trovato colpevole da una giuria sulla base della testimonianza di falsi testimoni, condannato da un giudice intimorito, nostro Signore si unisce a tutte quelle miriadi di esseri umani che soffrono la persecuzione, persino la morte, per mano di coloro che sono disposti e abbastanza potenti da infliggerla loro. Tuttavia, anche quando Egli dice di se stesso che «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (Mt 8,20), è importante ricordare che la povertà di Cristo è più di una mera condizione socioeconomica. Si tratta, infatti, di una parte integrante del suo Essere servo di Dio: «Tu, Dio mio, salva il tuo servo, che in te confida… Rallegra la vita del tuo servo» (vv. 2,4). In varie parti nei Vangeli Gesù fa riferimento a se stesso come al servo, specialmente nel contesto della Sua Passione: «Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45). E’ chiaro, ovviamente, che in tali affermazioni nostro Signore si mostrava come “il servo del Signore” di cui si parla ripetutamente nella seconda parte del Libro di Isaia. La povertà di nostro Signore è anche metafora della sua assunzione della nostra carne decaduta, quando, non considerando la sua uguaglianza con Dio qualcosa a cui aggrapparsi, “si svuotò” [ἑαυτὸν ἐκένωσεν] e assunse “la forma di servo” (Fili 2,5-10). Come San Paolo insegna altrove: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9).

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (129) 130

10 ottobre 2017

Martedì, 10 ottobre 2017


 

Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere?

[1] Canto delle ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Questo è uno dei Salmi più celebri e amati dalla tradizione cristiana: il De profundis, così chiamato dal suo avvio nella versione latina. Col Miserere, esso è divenuto uno dei Salmi penitenziali preferiti nella devozione popolare.
Il Salmo 129 si apre con una voce che sale dalle profondità del male e della colpa (cf vv. 1-2). L’io dell’orante si rivolge al Signore dicendo: «A te grido, o Signore». Il Salmo poi si sviluppa in tre momenti dedicati al tema del peccato e del perdono. Ci si rivolge innanzitutto a Dio, interpellato direttamente con il «Tu»: «Se consideri le colpe, Signore, Signore, chi potrà sussistere? Ma presso di te è il perdono; perciò avremo il tuo timore» (vv. 3-4).
È significativo il fatto che a generare il timore, atteggiamento di rispetto misto ad amore, non sia il castigo ma il perdono. Più che la collera di Dio, deve provocare in noi un santo timore la sua magnanimità generosa e disarmante. Dio, infatti, non è un sovrano inesorabile che condanna il colpevole, ma un padre amoroso, che dobbiamo amare non per paura di una punizione, ma per la sua bontà pronta a perdonare.
Al centro del secondo momento c’è l’«io» dell’orante che non si rivolge più al Signore, ma parla di lui: «Io spero nel Signore, l’anima mia spera nella sua parola. L’anima mia attende il Signore più che le sentinelle l’aurora» (vv. 5-6). Ora fioriscono nel cuore del Salmista pentito l’attesa, la speranza, la certezza che Dio pronuncerà una parola liberatrice e cancellerà il peccato.
La terza ed ultima tappa nello svolgimento del Salmo si allarga a tutto Israele, al popolo spesso peccatore e consapevole della necessità della grazia salvifica di Dio: «Israele attenda il Signore, perché presso il Signore è la misericordia e grande presso di lui la redenzione. Egli redimerà Israele da tutte le sue colpe» (vv. 7-8).
La salvezza personale, prima implorata dall’orante, è ora estesa a tutta la comunità. La fede del Salmista si innesta nella fede storica del popolo dell’alleanza, «redento» dal Signore non solo dalle angustie dell’oppressione egiziana, ma anche «da tutte le colpe».
Partendo dal gorgo tenebroso del peccato, la supplica del De profundis giunge all’orizzonte luminoso di Dio, ove domina «la misericordia e la redenzione», due grandi caratteristiche del Dio d’amore.
La catechesi di Benedetto XVI:
DAL PROFONDO A TE IO GRIDO 
Salmo 129

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo Giona 2

9 ottobre 2017

Lunedì 09 ottobre 2017


Signore, hai fatto risalire dalla fossa la mia vita.

[1] Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti.

[2] Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio

[3] e disse:
“Nella mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha esaudito;
dal profondo degli inferi ho gridato
e tu hai ascoltato la mia voce.

[4] Mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare
e le correnti mi hanno circondato;
tutti i tuoi flutti e le tue onde
sono passati sopra di me.

[5] Io dicevo: Sono scacciato
lontano dai tuoi occhi;
eppure tornerò a guardare il tuo santo tempio.

[6] Le acque mi hanno sommerso fino alla gola,
l’abisso mi ha avvolto,
l’alga si è avvinta al mio capo.

[7] Sono sceso alle radici dei monti,
la terra ha chiuso le sue spranghe
dietro a me per sempre.
Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita,
Signore mio Dio.

[8] Quando in me sentivo venir meno la vita,
ho ricordato il Signore.
La mia preghiera è giunta fino a te,
fino alla tua santa dimora.

[9] Quelli che onorano vane nullità
abbandonano il loro amore.

[10] Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio
e adempirò il voto che ho fatto;
la salvezza viene dal Signore”.

[11] E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull’asciutto.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Il libro di Giona nasce in un ambiente che è connotato per una problematica che possiamo sentire
a noi contemporanea: come si comporta Dio verso le popolazioni straniere. L’epoca in cui é stato
scritto è compresa tra il 400 e il 200 a.C., dopo che il popolo degli Ebrei era tornato dalla schiavitù
babilonese.

È un Dio dalle grandi vedute, dal cuore che palpita per la tenerezza che ha verso tutti i popoli
eppure ha di fronte a sé un profeta piccolo dal nome “colomba” lo stesso nome che Dio usa nel libro
di Osea per parlare del suo popolo. Giona rappresenta quindi il popolo di Israele che nonostante la
magnanimità di Javhé non accetta che il disegno di Dio che vuole salvare il popolo di Ninive. Alla
missione del profeta prende il sopravvento la piccineria di un uomo.
Di fronte a questa chiamata il profeta fugge lontano pur sapendo che Dio é il Signore che ha fatto
il mare e la terra (1,9), vuole andare lontano dal Signore agli estremi confini del mondo allora conosciuto.

L’universalità di Dio viene riconosciuta anche dai marinai i quali pregano i loro dei ma credono
anche nella potenza di altre divinità; vi è contrasto tra la preoccupazione dei marinai e il sonno di
Giona, si vuole proprio evidenziare l’incuranza del profeta che non solo é fuggito ma dorme durante
la tempesta.
Che strano Giona! È disposto ad un gesto di eroismo — farsi gettare in mare — ma non vuole
andare a Ninive: è la stessa incoerenza che emerge dal suo comportamento.
L’azione di Dio si manifesta ancora per la sua misericordia ed ecco il suo intervento con il grosso
pesce che inghiotte Giona. Sapendo che siamo in un clima didattico possiamo allora scorgere il
parallelismo tra Giona e l’esilio del popolo di Israele a Babilonia. Come Giona anche il popolo e liberato
dalla schiavitù per mezzo dell’intervento di Dio: é molto bello il canto di Giona che richiama
il tono dei salmi di supplica in cui vi è un’invocazione al Signore, una descrizione dell’afflizione
dell’uomo, il riconoscimento di Javhé come salvatore, l’insegnamento religioso e la promessa di un
sacrificio di lode.

Ed ecco la misericordia di Dio che libera l’uomo: Dio si muove a pietà per la supplica di chi lo
invoca.

 

Il profeta Giona

Liturgia del giorno: Audio salmo (78) 79

6 ottobre 2017

Venerdì, 06 ottobre 2017


 

Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

[1] Salmo. Di Asaf.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

[2] Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli
agli animali selvaggi.

[3] Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

[4] Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,
scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

[5] Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

[6] Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

[7] perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

[8] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

[9] Aiutaci, Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome,
salvaci e perdona i nostri peccati
per amore del tuo nome.

[10] Perché i popoli dovrebbero dire:
“Dov’è il loro Dio?”.
Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

[11] Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la potenza della tua mano
salva i votati alla morte.

[12] Fà ricadere sui nostri vicini sette volte
l’affronto con cui ti hanno insultato, Signore.

[13] E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di età in età proclameremo la tua lode.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Come nel Salmo 74, anche in questa lamentazione nazionale Gerusalemme appare come un cumulo di macerie insanguinate, dopo che Nabucodonosor, nel 586 a.C., è passato su di essa con le sue armate, come un turbine. L ‘elegia entra di colpo nel dramma puntando l’obiettivo subito sulla città santa devastata: il Tempio è diroccato e profanato, qua e là si inciampa in cadaveri in decomposizione, lugubri rapaci si aggirano sulle prede, il sangue brilla sulle pietre, il silenzio e la vergogna avvolgono tutto Israele come un manto (vv. 1-4). Ecco allora che il poeta corre alla ricerca delle cause profonde che stanno alla base della tragedia ebraica: non c’è solo la crudeltà degli oppressori, c’è anche il peccato d’Israele (vv. 5-9). È necessario che Dio torni a perdonare, torni a raccogliere Israele come il suo gregge, torni a mostrare la sua fama di difensore dei poveri contro i trionfatori della storia (vv. 10-13). Questa preghiera nella tragedia si rivela, allora, anche come un appello contro ogni sterile rassegnazione. Il Dio che ci ha abbandonati è un Dio vivo e giusto che conosce il perdono e la speranza nei confronti dell’uomo.
Claudel ha rielaborato questa supplica nel Salmo di Varsavia, dedicato alle vittime del ghetto della capitale polacca sotto la ferocia nazista.

Monsignor Gianfranco Ravasi

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (15) 16

4 ottobre 2017

Mercoledì, 04 Ottobre 2017


Tu sei, Signore, mia parte di eredità.

Il Signore, mia parte di eredità

[1] Miktam. Di Davide.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

[2] Ho detto a Dio: “Sei tu il mio Signore,
senza di te non ho alcun bene”.

[3] Per i santi, che sono sulla terra,
uomini nobili, è tutto il mio amore.

[4] Si affrettino altri a costruire idoli:
io non spanderò le loro libazioni di sangue
né pronunzierò con le mie labbra i loro nomi.

[5] Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

[6] Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi,
è magnifica la mia eredità.

[7] Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio cuore mi istruisce.

[8] Io pongo sempre innanzi a me il Signore,
sta alla mia destra, non posso vacillare.

[9] Di questo gioisce il mio cuore,
esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,

[10] perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

[11] Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

Questo salmo è una delle più squisite composizioni del salterio. È una preghiera di fiducia percorsa da simboli sapienziali. Si presenta come una professione orante di fede in Dio. È un vero e proprio canto di fiducia e di intimità con Dio.
L’autore di questo salmo è, molto probabilmente, un sacerdote addetto ai servizi del tempio. Dalle sue labbra esce uno dei più bei canti di fiducia e di pace che mai siano stati scritti. Non si limita a gridarci la sua gioia; ce ne fornisce anche la fonte. Rivolto al Signore afferma: “Senza di te non ho alcun bene” (v. 2). È uno che ha puntato tutto su Dio. Ha “giocato” la sua vita su di lui: “Il Signore è mia parte di eredità e mio calice: nelle sue mani è la mia vita” (v. 5). Ha imparato una cosa fondamentale: “Io pongo sempre innanzi a me il Signore” (v. 8). Non sta a fare l’inventario di ciò che tengono in pugno gli altri. Né sta a ruminare la lista delle cose che gli mancano. È completamente soddisfatto di ciò che il Signore gli ha dato. Non è disposto a lottizzare il proprio cuore o imbottirlo di sciocchezze. Rifiuta tutti gli idoli nelle forme più svariate e affascinanti (v. 4). La gioia e l’esultanza del v. 9 è offerta a tutti, ma a un patto: che si possa dire con tutta sincerità: “Senza di te non ho alcun bene… nelle tue mani è la mia vita… io pongo sempre innanzi a me il Signore”. Forse ripetendo queste espressioni sentiamo stridere qualcosa dentro di noi. Segno inequivocabile che il nostro cuore ospita troppe cianfrusaglie: vanità, vuoto, successo, prestigio, denaro… Allora non dobbiamo stupirci che la nostra gioia sia andata in pezzi e che le schegge che raccattiamo faticosamente ci feriscano le mani.
È d’obbligo, a questo punto, ricordare il primo e il più grande comandamento, l’essenza della legge, l’amore di Dio: “Ascolta Israele: il Signore è nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, e con tutte le forze”
don LINO PEDRON

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (87) 86

3 ottobre 2017

Martedì, 03 Ottobre 2017


Il Signore è con noi.

[1] Dei figli di Core. Salmo. Canto.
Le sue fondamenta sono sui monti santi;

[2] il Signore ama le porte di Sion
più di tutte le dimore di Giacobbe.

[3] Di te si dicono cose stupende,
città di Dio.

[4] Ricorderò Raab e Babilonia fra quelli che mi conoscono;
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia:
tutti là sono nati.

[5] Si dirà di Sion: “L’uno e l’altro è nato in essa
e l’Altissimo la tiene salda”.

[6] Il Signore scriverà nel libro dei popoli:
“Là costui è nato”.

[7] E danzando canteranno:
“Sono in te tutte le mie sorgenti”.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

COMMENTO:

 

Questo breve canto di Sion, dal testo particolarmente difficile e in qualche punto oscuro, contiene in se una carica ecumenica che può essere variamente interpretata. Sion, comunque, appare come la radice della compattezza cosmica, è la fonte di ogni armonia per la planimetria della terra e delle nazioni i cui quattro punti cardinali sono nettamente delineati: Babilonia è la superpotenza orientale, Rahab, cioè l’Egitto, è quella occidentale. Tiro e Filistea rappresentano il nord mentre l’Etiopia il profondo sud. Ebbene, tutti questi popoli sul libro della storia curato da Dio sono registrati come cittadini di Gerusalemme. Per tre volte, nei vv. 4.5.6, si ripete il verbo ebraico jullad, «è nato là»: tutti i popoli della terra, non più considerati come impuri e pagani, hanno la loro «materna origine», la loro «sorgente» proprio in Sion, là dove risiede il Signore, la città che fa tutti gli uomini uguali e in pace. È naturale il riferimento cristiano alla Gerusalemme della Pentecoste in cui tutte le nazioni si ritrovano nelle loro lingue ad annunziare la stessa «grande opera di Dio» (Atti 2,5-12).

RAVASI

 

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (24) 25

1 ottobre 2017

Domenica, 01 Ottobre 2017


 

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

[1] Di Davide.
A te, Signore, elevo l’anima mia,

[2] Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!

[3] Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.

[4] Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.

[5] Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

[6] Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.

[7] Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

[8] Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

[9] guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

[10] Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

[11] Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.

[12] Chi è l’uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.

[13] Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.

[14] Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.

[15] Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

E’ un salmo organizzato nello schema rigido dell’acrostico alfabetico, che per i semiti era funzionale all’apprendimento e alla prenetrazione del testo. Il salmo 25 (24) ha un suo tema centrale: la supplica di un peccatore.

I protagonisti sono tre: l’orante, Dio e il nemico, che però qui non è solo nemico esterno ma soprattutto interno. Il salmo diventa una preghiera di tutti i credenti che, lungi dall’essere perfetti, sentono di essere ancora impigliati nella miseria della loro creaturalità.

Anche questo salmo è una preghiera degli anali, i “poveri di Jahweh” (v. 9) che temono Dio, sperando in lui e osservano la sua alleanza. Tra i poveri c’è anche il peccatore pentito.

In questo salmo troviamo evidente la metafora della via, il sentiero, il cammino, segno dell’opzione esistenziale che ogni uomo compie. Il salmo contiene una serie invocazioni indirizzate a Dio: Fammi conoscere, guidami, ricordati, perdona, liberami, proteggimi… Nell’insieme è una preghiera nobile e composta, un vero e proprio respiro dell’anima in Dio. Esso è anche ricco di termini che delineano lo stato di sofferenza interiore dell’orante a causa della coscienza del suo peccato: solitudine, povertà, angoscia. Con il perdono l’uomo si sente sereno e fiducioso.

 

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (48) 49

22 settembre 2017

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.
[2] Ascoltate, popoli tutti,
porgete orecchio abitanti del mondo,

[3] voi nobili e gente del popolo,
ricchi e poveri insieme.

[4] La mia bocca esprime sapienza,
il mio cuore medita saggezza;
[5] porgerò l’orecchio a un proverbio,
spiegherò il mio enigma sulla cetra.

[6] Perché temere nei giorni tristi,
quando mi circonda la malizia dei perversi?

[7] Essi confidano nella loro forza,
si vantano della loro grande ricchezza.

[8] Nessuno può riscattare se stesso,
o dare a Dio il suo prezzo.

[9] Per quanto si paghi il riscatto di una vita,
non potrà mai bastare

[10] per vivere senza fine,
e non vedere la tomba.

[11] Vedrà morire i sapienti;
lo stolto e l’insensato periranno insieme
e lasceranno ad altri le loro ricchezze.

[12] Il sepolcro sarà loro casa per sempre,
loro dimora per tutte le generazioni,
eppure hanno dato il loro nome alla terra.

[13] Ma l’uomo nella prosperità non comprende,
è come gli animali che periscono.

[14] Questa è la sorte di chi confida in se stesso,
l’avvenire di chi si compiace nelle sue parole.

[15] Come pecore sono avviati agli inferi,
sarà loro pastore la morte;
scenderanno a precipizio nel sepolcro,
svanirà ogni loro parvenza:
gli inferi saranno la loro dimora.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

COMMENTO:

È una lirica drammatica sulla morte. Alla tenebra della morte si oppone invano l’inconsistente luce delle ricchezze alle quali si rischia di sacrificare tutto, onestà, giustizia, vita e affetti. La morte elimina tutto.” Chi ha lavorato con sapienza, scienza e successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è nulla e grande sventura… Chi ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza non riesce a trarne profitto… Come è uscito dal grembo di sua madre, così se ne andrà di nuovo come era venuto e dalle sue fatiche non ricaverà nulla da portare con sé” (Qo 2,21; 5,9-16).

Ma il versetto 16 ci riserva una sorpresa. “Dopo aver stigmatizzato l’illusione dei ricchi, il salmista si accontenta di insinuare, come tra parentesi, che, essendo nelle mani di Jahweh, egli non è totalmente abbandonato alla mercé della morte. Per vincerla definitivamente, tuttavia, bisognerà attendere la venuta del Signore Gesù (cfr. 1Cor 15,26) (E. Beaucamp). “Il salmo 49 non parla di risurrezione, almeno in modo esplicito… È possibile ma non certo che il credente pensi di sfuggire alla morte stessa. Egli allora andrebbe ad abitare presso il Dio che egli ha servito” (R. Martin-Achard).

L’intimità vissuta dal fedele col suo Dio durante l’esistenza terrena ha riempito il presente di eternità, ha pervaso l’uomo di divinità, ed è su questa base che il fedele attende che questa intimità non si spenga ma fiorisca nella comunione piena e misteriosa con il Dio vivente. Il libro della Sapienza formalizzerà ufficialmente questa intuizione ancora acritica e titubante.

Il salmo 49 è una grande meditazione sapienziale sui veri valori della vita: la scala dei valori decisa dagli uomini è spesso assurda e ha come unità di misura soprattutto la ricchezza e il successo. L’inconsistenza dei beni economici oltre la morte, irreversibile e universale, ci richiama il detto di Gesù:

 

 

Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni” (Lc 12,15).

Il ricco sbaglia perché riconosce alle ricchezze la funzione di vita e di salvezza che spetta solo a Dio.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (97) 98

8 settembre 2017

Giovedì, 07 Settembre 2017


Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza.

 

[1] Salmo.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto prodigi.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

[2] Il Signore ha manifestato la sua salvezza,
agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia.

[3] Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa di Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la salvezza del nostro Dio.

[4] Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.

[5] Cantate inni al Signore con l’arpa,
con l’arpa e con suono melodioso;

[6] con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

[7] Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.

[8] I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne

[9] davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

COMMENTO:

 

Ecco un altro «cantico nuovo», perfetto e glorioso, al Signore re e giudice, le cui sette qualità fondamentali si chiamano meraviglia, vittoria, salvezza, giustizia, amore, lealtà, rettitudine. Ma il canto nasce da un coro e da un’orchestra straordinari (vv. 4-8). Non sono solo i fedeli che, accompagnati dagli strumenti del culto nel Tempio (arpe, trombe, cetre), acclamano davanti al Re e Signore. Al coro partecipano anche tutte le creature: c’è il mare che romba, c’è la terraferma con tutti i suoi abitanti, ci sono i fiumi che con le loro ramificazioni a braccia sembrano mani che applaudono, mentre gli echi delle valli e dei monti creano suoni fondi e prolungati. L ‘ingresso del Signore nel mondo e nella storia provoca un sussulto di felicità in tutti e in tutto. È questa l”‘utopia” della Bibbia, è il credere in un mondo che canti perché Dio è in mezzo alle sue creature e non è scomunicato con la ribellione dell’orgoglio e dell’ingiustizia.

RAVASI

 

Preghiera

Padre, tutta la terra ti innalzi un canto nuovo
per le meraviglie che continui a operare
nella creazione e nella storia:
la lode che anche noi ti innalziamo
per il tuo Figlio,
fattosi tua rivelazione nei secoli,
ci sia pegno di esultanza
per il giorno senza fine.
Amen.

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Liturgia del giorno: Audio salmo (51) 52

6 settembre 2017

Mercoledì, 06 settembre 2017


Confido nella fedeltà di Dio, in eterno e per sempre.

[1] Al maestro del coro. Maskil. Di Davide.

[2] Dopo che l’idumeo Doeg venne da Saul per informarlo e dirgli: “Davide è entrato in casa di Abimelech”.

[3] Perché ti vanti del male
o prepotente nella tua iniquità?

[4] Ordisci insidie ogni giorno;
la tua lingua è come lama affilata,
artefice di inganni.

[5] Tu preferisci il male al bene,
la menzogna al parlare sincero.

[6] Ami ogni parola di rovina,
o lingua di impostura.

[7] Perciò Dio ti demolirà per sempre,
ti spezzerà e ti strapperà dalla tenda
e ti sradicherà dalla terra dei viventi.

[8] Vedendo, i giusti saran presi da timore
e di lui rideranno:

[9] “Ecco l’uomo che non ha posto in Dio la sua difesa,
ma confidava nella sua grande ricchezza
e si faceva forte dei suoi crimini”.

[10] Io invece come olivo verdeggiante
nella casa di Dio.
Mi abbandono alla fedeltà di Dio
ora e per sempre.

[11] Voglio renderti grazie in eterno
per quanto hai operato;
spero nel tuo nome, perché è buono,
davanti ai tuoi fedeli.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

Secondo Ger 9,22-23 non ci si deve gloriare neppure del bene. Ma il nemico del salmista si vanta addirittura del male con cui vuole annientare moralmente e fisicamente il suo avversario mediante false accuse. Per questo Dio interverrà e sradicherà l’empio e lo cancellerà dalla terra.

Questo giudizio di Dio sarà per i fedeli un esempio tremendo e consolante.

Anche Gesù e la chiesa hanno vissuto e vivono l’esperienza di essere oppressi dai poteri e dai potenti di questo mondo, fino alla minaccia di annientamento.

Questo salmo insegna che ogni potenza e magnificenza lontana da Dio è simile alla lussureggiante pianta parassita destinata a una rapida scomparsa. Dio lascia crescere fino al cielo soltanto gli alberi piantati nel suo atrio.

 

https://player.vimeo.com/video/157305654

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (144) 145

24 agosto 2017

Giovedì, 24 Agosto 2017


 

I tuoi santi, Signore, dicono la gloria del tuo regno.

[1] Lodi. Di Davide.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.

[2] Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.

[3] Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.

[4] Una generazione narra all’altra le tue opere,
annunzia le tue meraviglie.

[5] Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.

[6] Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.

[7] Diffondono il ricordo della tua bontà immensa,
acclamano la tua giustizia.

[8] Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.

[9] Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

[10] Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.

[11] Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,

[12] per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.

[13] Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.

[14] Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.

[15] Gli occhi di tutti sono rivolti a te in attesa
e tu provvedi loro il cibo a suo tempo.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

Il Salmo 144 è una gioiosa lode al Signore che è esaltato come un sovrano amoroso e tenero, preoccupato per tutte le sue creature. La Liturgia ci propone questo inno in due momenti distinti, che corrispondono anche ai due movimenti poetici e spirituali del Salmo stesso.  

Il centro spirituale del nostro canto è costituito proprio da una celebrazione intensa e appassionata della regalità divina. In essa si ripete per quattro volte – quasi ad indicare i quattro punti cardinali dell’essere e della storia – la parola ebraica malkut, «regno» (cf Sal 144,11-13).
Sappiamo che questa simbologia regale, che sarà centrale anche nella predicazione di Cristo, è l’espressione del progetto salvifico di Dio: egli non è indifferente riguardo alla storia umana, anzi ha nei suoi confronti il desiderio di attuare con noi e per noi un disegno di armonia e di pace. A compiere questo piano è convocata anche l’intera umanità, perché aderisca alla volontà salvifica divina, una volontà che si estende a tutti gli «uomini», a «ogni generazione» e a «tutti i secoli». Un’azione universale, che strappa il male dal mondo e vi insedia la «gloria» del Signore, ossia la sua presenza personale efficace e trascendente.

 

Verso questo cuore del Salmo, posto proprio al centro della composizione, si indirizza la lode orante del Salmista, che si fa voce di tutti i fedeli e vorrebbe essere oggi la voce di tutti noi. La preghiera biblica più alta è, infatti, la celebrazione delle opere di salvezza che rivelano l’amore del Signore nei confronti delle sue creature. Si continua in questo Salmo a esaltare «il nome» divino, cioè la sua persona (cf vv. 1-2), che si manifesta nel suo agire storico: si parla appunto di «opere», «meraviglie», «prodigi», «potenza», «grandezza», «giustizia», «pazienza», «misericordia», «grazia», «bontà» e «tenerezza».

È una sorta di preghiera litanica che proclama l’ingresso di Dio nelle vicende umane per portare tutta la realtà creata a una pienezza salvifica. Noi non siamo in balía di forze oscure, né siamo solitari con la nostra libertà, bensì siamo affidati all’azione del Signore potente e amoroso, che ha nei nostri confronti un disegno, un «regno» da instaurare (cf v. 11).

 

Questo «regno» non è fatto di potenza e di dominio, di trionfo e di oppressione, come purtroppo spesso accade per i regni terreni, ma è la sede di una manifestazione di pietà, di tenerezza, di bontà, di grazia, di giustizia, come si ribadisce a più riprese nel flusso dei versetti che contengono la lode.
La sintesi di questo ritratto divino è nel versetto 8: il Signore è «lento all’ira e ricco di grazia».

Sono parole che rievocano l’auto-presentazione che Dio stesso aveva fatto di sé al Sinai, dove aveva detto: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà» (Es 34,6). Abbiamo qui una preparazione della professione di fede di San Giovanni, l’Apostolo, nei confronti di Dio, dicendoci semplicemente che Egli è amore: «Deus Caritas est» (cf 1 Gv 4,8.16).

 

Oltre che su queste belle parole, che ci mostrano un Dio «lento all’ira, ricco di misericordia», sempre disponibile a perdonare e ad aiutare, la nostra attenzione si fissa anche sul successivo bellissimo versetto 9: «Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature».

Una parola da meditare, una parola di consolazione, una certezza che Egli porta nella nostra vita.

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (20) 21

23 agosto 2017

Mercoledì, 23 agosto 2017


 

Signore, il re gioisce della tua potenza!

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Signore, il re gioisce della tua potenza,
quanto esulta per la tua salvezza!

[3] Hai soddisfatto il desiderio del suo cuore,
non hai respinto il voto delle sue labbra.

[4] Gli vieni incontro con larghe benedizioni;
gli poni sul capo una corona di oro fino.

[5] Vita ti ha chiesto, a lui l’hai concessa,
lunghi giorni in eterno, senza fine.

[6] Grande è la sua gloria per la tua salvezza,
lo avvolgi di maestà e di onore;

[7] lo fai oggetto di benedizione per sempre,
lo inondi di gioia dinanzi al tuo volto.

[8] Perché il re confida nel Signore:
per la fedeltà dell’Altissimo non sarà mai scosso.

[9] La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico,
la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.

[10] Ne farai una fornace ardente,
nel giorno in cui ti mostrerai:
il Signore li consumerà nella sua ira,
li divorerà il fuoco.

[11] Sterminerai dalla terra la loro prole,
la loro stirpe di mezzo agli uomini.

[12] Perché hanno ordito contro di te il male,
hanno tramato insidie, non avranno successo.

[13] Hai fatto loro voltare le spalle,
contro di essi punterai il tuo arco.

[14] Alzati, Signore, in tutta la tua forza;
canteremo inni alla tua potenza.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commenti:

Ancora un salmo in cui si confida nella fedeltà e nella potenza dell’Altissimo! Non è qui il caso di fare dotti commenti che ci fanno dire bello!…bello! … Ma poi si torna alla nostra vita di tutti i giorni senza la “Speranza” cristiana e, soprattutto senza una reale confidenza nelle promesse di salvezza.

Per far entrare nel nostro cuore lo straordinario messaggio di questo salmo, dobbiamo crescere nella “Speranza” cristiana, pronunciare con il cuore la stupenda invocazione nella preghiera dei fedeli del periodo d’Avvento “vieni Signore Gesù”, gridare a gran voce con il salmista:

Alzati, Signore, in tutta la tua forza; canteremo inni alla tua potenza.

Forse che il Signore non risponderà prontamente alle invocazioni del Suo Popolo che potrà cantare come il salmista: La tua mano raggiungerà ogni tuo nemico, la tua destra raggiungerà chiunque ti odia.

Allora verrà un periodo di pace, la crisi economica si scioglierà come neve al sole, cesseranno fra gli uomini violenza, corruzione, distruzione della Famiglia, devastazione del territorio, cesseranno alluvioni e terremoti, il terrorismo sarà sconfitto … !

Utopia? – Non credo proprio perché la storia di Israele è lì a dimostrare il contrario! – Ma anche la nostra storia, basti pensare ad eventi eclatanti degli ultimi secoli come le battaglie di Vienna e di Lepanto che hanno segnato, con eventi prodigiosi, la sconfitta dell’impero Ottomano che era ad un passo da conquistare tutta l’Europa!

Crediamo noi a quello che dice il Vangelo?:

Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede». Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe” (Luca 17,5-6)

Ovviamente il Signore non opera Lui direttamente (e lo potrebbe fare!), ma si serve della nostra collaborazione – nella Storia della Salvezza noi siamo “Soggetti attivi” – dobbiamo “metterci la faccia”!! – Questo salmo è un canto di esultanza per la potenza dell’Altissimo – siamo capaci anche noi di esultare come il salmista?!

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (66) 67

21 agosto 2017

Domenica, 20_Agosto_2017


 

Popoli tutti, lodate il Signore.

[1] Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Salmo. Canto.

[2] Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;

[3] perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

[4] Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.

[5] Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

[6] Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.

[7] La terra ha dato il suo frutto.
Ci benedica Dio, il nostro Dio,

[8] ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

1. È ora risuonata la voce dell’antico Salmista, che ha innalzato al Signore un gioioso canto di ringraziamento. È un testo breve ed essenziale, che però si allarga verso un immenso orizzonte, fino a coinvolgere idealmente tutti i popoli della terra.

Quest’apertura universalistica rispecchia probabilmente lo spirito profetico dell’epoca successiva all’esilio babilonese, allorché si auspicava che anche gli stranieri fossero condotti da Dio sul suo monte santo per essere colmati di gioia. I loro sacrifici e olocausti sarebbero stati graditi, perché il tempio del Signore sarebbe divenuto «casa di preghiera per tutti i popoli» (Is 56,7).

Anche nel nostro Salmo, il 66, il coro universale delle nazioni è invitato ad associarsi alla lode che Israele eleva nel tempio di Sion. Per due volte, infatti, ritorna questa antifona: «Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti» (vv. 4.6).

2. Anche coloro che non appartengono alla comunità scelta da Dio ricevono da Lui una vocazione: sono, infatti, chiamati a conoscere la «via» rivelata a Israele. La «via» è il piano divino di salvezza, il regno di luce e di pace, nella cui attuazione vengono coinvolti anche i pagani, invitati ad ascoltare la voce di Jahvé (cfr v. 3). Il risultato di questo ascolto obbediente è il timore del Signore in «tutti i confini della terra» (v. 8), espressione che non evoca tanto la paura quanto piuttosto il rispetto adorante del mistero trascendente e glorioso di Dio.

3. In apertura e nella parte conclusiva del Salmo viene espresso un insistente desiderio della benedizione divina: «Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto… Ci benedica Dio, il nostro Dio, ci benedica Dio» (vv. 2.7-8).

È facile sentire in queste parole l’eco della famosa benedizione sacerdotale insegnata, in nome di Dio, da Mosè ad Aronne e ai discendenti della tribù sacerdotale: «Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26).

Ebbene, secondo il Salmista, questa benedizione effusa su Israele sarà come un seme di grazia e di salvezza che verrà deposto nel terreno del mondo intero e della storia, pronto a germogliare e a diventare un albero rigoglioso.

Il pensiero corre anche alla promessa fatta dal Signore ad Abramo nel giorno della sua elezione: «Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione… e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gn 12,2-3).

4. Nella tradizione biblica uno degli effetti sperimentabili della benedizione divina è il dono della vita, della fecondità e della fertilità.

Nel nostro Salmo si accenna esplicitamente a questa realtà concreta, preziosa per l’esistenza: «La terra ha dato il suo frutto» (v. 7). Questa costatazione ha spinto gli studiosi a collegare il Salmo al rito di ringraziamento per un abbondante raccolto, segno del favore divino e testimonianza per gli altri popoli della vicinanza del Signore a Israele.

La medesima frase ha attirato l’attenzione dei Padri della Chiesa, che dall’orizzonte agricolo sono passati al piano simbolico. Così, Origene ha applicato il versetto alla Vergine Maria e all’Eucaristia, cioè a Cristo che proviene dal fiore della Vergine e diventa frutto così da poter essere mangiato. In questa prospettiva «la terra è la santa Maria, la quale viene dalla nostra terra, dal nostro seme, da questo fango, da questa melma, da Adamo». Questa terra ha dato il suo frutto: ciò che ha perso nel paradiso, lo ha ritrovato nel Figlio. «La terra ha dato il suo frutto: prima ha prodotto un fiore… poi questo fiore è diventato frutto, perché potessimo mangiarlo, affinché mangiassimo la sua carne. Volete sapere che cosa è questo frutto? È il Vergine dalla Vergine, il Signore dall’ancella, Dio dall’uomo, il Figlio dalla Madre, il frutto dalla terra» (74 Omelie sul libro dei Salmi; Milano 1993, p. 141).

5. Concludiamo con le parole di sant’Agostino nel suo commento al Salmo. Egli identifica il frutto germinato sulla terra con la novità che si produce negli uomini grazie alla venuta di Cristo, una novità di conversione e un frutto di lode a Dio.

Infatti «la terra era piena di spine», egli spiega. Ma «si è avvicinata la mano di colui che sradica, si è avvicinata la voce della sua maestà e della sua misericordia; e la terra ha cominciato a lodare. Ormai la terra dà il suo frutto». Certo, non darebbe il suo frutto, «se prima non fosse stata irrigata» dalla pioggia, «se non fosse venuta prima dall’alto la misericordia di Dio». Ma ormai assistiamo a un frutto maturo nella Chiesa grazie alla predicazione degli Apostoli: «Inviando poi la pioggia attraverso le sue nubi, cioè attraverso gli apostoli che hanno annunciato la verità, più copiosamente “la terra ha dato il suo frutto”; e questa messe ha ormai riempito il mondo intero» (Esposizioni sui Salmi; II, Roma 1970, p. 551).

Giovanni Paolo II

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (65) 66

16 agosto 2017

Mercoledì, 16 _ Agosto _ 2017


 

Sia benedetto Dio: è lui che ci mantiene tra i viventi.

[1] Al maestro del coro. Canto. Salmo.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,
[2] cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.

[3] Dite a Dio: “Terribili sono le tue opere!
Per la grandezza della tua potenza
ti lusingano i tuoi nemici.

[4] A te si prostri tutta la terra,
a te canti inni, canti al tuo nome”.

[5] Venite e vedete le opere di Dio,
terribile nel suo agire sugli uomini.

[6] Egli cambiò il mare in terraferma;
passarono a piedi il fiume:
per questo in lui esultiamo di gioia.

[7] Con la sua forza domina in eterno,
il suo occhio scruta le genti;
contro di lui non si sollevino i ribelli.

[8] Popoli, benedite il nostro Dio,
fate risuonare la voce della sua lode;

[9] è lui che ci mantiene fra i viventi
e non ha lasciato vacillare i nostri piedi.

[10] O Dio, tu ci hai messi alla prova;
ci hai purificati come si purifica l’argento.

[11] Ci hai fatto cadere in un agguato,
hai stretto i nostri fianchi in una morsa.

[12] Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste;
siamo passati per il fuoco e per l’acqua,
poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza.

[13] Entrerò nella tua casa con olocausti,
a te scioglierò i miei voti,

[14] pronunciati dalle mie labbra,
promessi dalla mia bocca
nel momento dell’angoscia.

[15] Ti offrirò grassi animali in olocausto
con il fumo odoroso di arieti,
ti immolerò tori e capri.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento:

 

Il salmo è stato scritto nel postesilio, come è facile ricavare dalla menzione di grandi prove nazionali:Ci hai purificati come si purifica l’argento (…). Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste (…), poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza. L’universalismo del salmo è espresso nell’invito a tutta la terra a dare gloria a Dio. Il salmista anima poi il gruppo orante che lo attornia a presentare a Dio il desiderio che sia celebrato in tutta la terra: Dite a Dio: Terribili sono le tue opere! Per la grandezza della tua potenza ti lusingano i tuoi nemici (…). A te si prostri tutta la terra, a te canti inni, canti al tuo nome”. Il salmista riprende il suo invito a tutte le genti, invitandole ad avvicinarsi ad Israele per udire le grandi opere che Dio ha compiuto per il suo popolo, compresa la liberazione da Babilonia: Venite e vedete le opere di Dio, terribile nel suo agire sugli uomini. Egli cambiò il mare in terra ferma….  Dio ha piegato i nemici del suo popolo, compresi i babilonesi:contro di lui non si sollevino i ribelli. Il salmista ancora invita i popoli a lodare Dio: Popoli, benedite il nostro Dio, fate risuonare la voce della sua lode…. Poi il salmista si rivolge direttamente a Dio facendo memoria della catastrofe della deportazione a Babilonia:Dio, tu ci hai messi alla prova; ci hai purificati come si purifica l’argento (…). Hai fatto cavalcare uomini sopra le nostre teste (…), poi ci hai fatto uscire verso l’abbondanza. Il cavalcare uomini sopra le teste era una efferatezza egizia, assira, babilonese e poi anche persiana. I vinti venivano legati e calpestati dai carri dei vincitori. Il salmista, dopo essersi rivolto a Dio nella memoria dei grandi avvenimenti della nazione, che sente suoi per appartenenza, si riferisce a Dio come persona singola, che ha una sua storia di dolore, e che nell’angoscia ha pronunciato voti. Questi voti li assolverà perché è stato beneficato da Dio secondo il suo desiderio espresso nella preghiera, ma anche secondo la giustizia di Dio: Se nel mio cuore avessi cercato il male, il Signore non mi avrebbe ascoltato.

Il salmo, che noi recitiamo in Cristo, ci collega alla grande storia di Israele, alla quale siamo stati innestati per mezzo di Cristo (Cf. Rm 11,24), il quale è la ragione di ogni liberazione, di ogni grazia che viene dal Padre. Noi entriamo nelle sue chiese non offrendo sacrifici di montoni, capri e tori, ma il sacrificio di noi stessi, in unione al sacrificio del Cristo presente sugli altari (Cf. Ps 39,7). Perfettamente nostra è l’invocazione a tutte le genti a venire e vedere. A vedere in noi, nella Chiesa, la grande opera della redenzione.

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo 147

15 agosto 2017

Lunedì, 14 _ Agosto _ 2017


 

Celebra il Signore, Gerusalemme.

[1] Alleluia.
Lodate il Signore: è bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo come a lui conviene.

[2] Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

[3] Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite;

[4] egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

[5] Grande è il Signore, onnipotente,
la sua sapienza non ha confini.

[6] Il Signore sostiene gli umili
ma abbassa fino a terra gli empi.

[7] Cantate al Signore un canto di grazie,
intonate sulla cetra inni al nostro Dio.

[8] Egli copre il cielo di nubi,
prepara la pioggia per la terra,
fa germogliare l’erba sui monti.

[9] Provvede il cibo al bestiame,
ai piccoli del corvo che gridano a lui.

[10] Non fa conto del vigore del cavallo,
non apprezza l’agile corsa dell’uomo.

[11] Il Signore si compiace di chi lo teme,
di chi spera nella sua grazia.

[12] Alleluia.
Glorifica il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion.

[13] Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

[14] Egli ha messo pace nei tuoi confini
e ti sazia con fior di frumento.

[15] Manda sulla terra la sua parola,
il suo messaggio corre veloce.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento:

Il salmo 147 della Vulgata latina era originariamente, nel testo
ebraico, unito al precedente. In questo canto il salmista invita
Gerusalemme, la città della pace, a lodare Dio per glorificarlo.
Ma, come noi sappiamo, la città santa è una immagine della
Gerusalemme celeste, della Chiesa e della Vergine Maria… Il
cristiano, allora, canta “alleluja, lodate Iddio”, in coro, insieme
alla Madre del Signore e Madre nostra e alla Chiesa, cosicché
questo coro diventa una sola voce:
“Alleluja.
Glorifica il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion!”
E questo unico corpo mistico passa subito dopo ad elencare
con gioia i motivi di questa lode. Nel cammino di fede, infatti,
il Signore rinforza le sbarre alle porte del cuore di ciascuno di
noi, rendendolo sempre più resistente agli attacchi del maligno.
“Perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli ha messo pace nei tuoi confini
e ti sazia con fior di frumento.”
All’interno del recinto della Chiesa le pecore sono al sicuro,
sicure che “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”
(Mt. 16,18)1
Nella Chiesa veramente possiamo fare

Giacobbe diventa allora Israele, colui che era stato un
imbroglione, un malfattore, può diventare, se solo lo vuole, un
“forte con Dio”, questo il significato della parola Israele.
Israele è il nome nuovo che ogni cristiano, dopo aver fatto
l’esperienza di Dio nella sua storia, è chiamato a portare nel
mondo.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (84) 85

14 agosto 2017

Domenica, 13 _ Agosto _2017


 

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

[2] Signore, sei stato buono con la tua terra,
hai ricondotto i deportati di Giacobbe.

[3] Hai perdonato l’iniquità del tuo popolo,
hai cancellato tutti i suoi peccati.

[4] Hai deposto tutto il tuo sdegno
e messo fine alla tua grande ira.

[5] Rialzaci, Dio nostra salvezza,
e placa il tuo sdegno verso di noi.

[6] Forse per sempre sarai adirato con noi,
di età in età estenderai il tuo sdegno?

[7] Non tornerai tu forse a darci vita,
perché in te gioisca il tuo popolo?

[8] Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

[9] Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.

[10] La sua salvezza è vicina a chi lo teme
e la sua gloria abiterà la nostra terra.

[11] Misericordia e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.

[12] La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.

[13] Quando il Signore elargirà il suo bene,
la nostra terra darà il suo frutto.

[14] Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Commento del salmo:

ostruito sul verbo ebraico shub, il vocabolo del «ritorno», cioè della conversione e quindi della restaurazione di Israele, questo salmo è il canto di un mondo nuovo in cui tutti gli attributi gloriosi del Dio dell’alleanza si iscrivono come cittadini. Così, la Verità e la Fedeltà amorosa di Dio si abbracceranno, la Giustizia e la Pace si baceranno, dal terreno germoglierà la Fedeltà e dai cieli scenderà la Salvezza. Il poeta inglese Milton ha elaborato questa visione di pace e di speranza nella sua Ode del Natale: «Sì, fedeltà e giustizia ritorneranno verso gli uomini, avvolte in un arcobaleno; e, gloriosamente vestita, la bontà si siederà nel mezzo assidendosi con un lampo celeste, raccogliendo ai suoi piedi scintillanti un tessuto di nubi. E il cielo, come per una festa, aprirà totalmente le porte del suo grande palazzo». La tradizione cristiana, infatti, ha riletto questo canto del «ritorno» di Israele alla sua terra e al suo Dio, e del «ritorno» di Dio verso Israele, sua sposa, come la celebrazione dell’abbraccio perfetto in Cristo tra natura umana e natura divina.

Card.Gianfranco Ravasi

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (17) 18

12 agosto 2017

Sabato, 12 _ Agosto _ 2017


Ti amo, Signore, mia forza.

 

[1] Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore, che rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici,

[2] e dalla mano di Saul. Disse dunque:
Ti amo, Signore, mia forza,

[3] Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

[4] Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

[5] Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;

[6] gia mi avvolgevano i lacci degli inferi,
gia mi stringevano agguati mortali.

[7] Nel mio affanno invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.

[8] La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.

[9] Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.

[10] Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi.

[11] Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.

[12] Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.

[13] Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.

[14] Il Signore tuonò dal cielo,
l’Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.

[15] Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.

[16] Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Commento

La tradizione più autentica (2Sam 22,1) riferisce che questo salmo venne scritto da Davide quando si trovò liberato da molte peripezie, specialmente quelle causategli da Saul. Il salmo nel Breviario viene diviso in due parti per ragioni di lunghezza.
L’orante celebra la liberazione da situazioni drammatiche con immagini efficaci: “
Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali; già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali”. La liberazione da tante insidie gli ha comunicato una grande fede nell’aiuto di Dio, e per questo ha grande certezza di vittoria anche per il futuro: “Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici”.
L’orante presenta la descrizione dell’intervento di Dio usando le immagini di uno sconvolgimento cosmico: il cielo, la terra, il mare, il fuoco, la grandine, entrano in gioco ad esprimere l’ardente e terrorifica ira di Dio contro i suoi nemici, gli empi, i quali, infatti, non hanno solo cercato di colpire Israele, ma innanzitutto lui, il Re d’Israele, il Signore dell’universo. Gli empi sono coloro che hanno varcato quella misura di peccato, che genera l’ira assoluta di Dio, che pur manda il sole sui buoni e sui cattivi.
Si ha un crescendo nell’imponente descrizione dell’intervento di Dio. L’inizio dell’intervento di Dio è un terremoto: “
La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei monti”: è il primo segno dello sfogo dell’ira di Dio sui suoi nemici. Dio viene presentato come una fornace di fuoco in cielo: “Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante, da lui sprizzavano carboni ardenti”. Il cielo viene abbassato con una nuvolaglia nera e Dio scende in combattimento cavalcando un cherubino, che vola in mezzo alle nubi nere e basse. Il guerriero squarcia al suo passaggio le nubi che riversano grandine in un immane bombardamento della terra e carboni di fuoco (i fulmini) che la incendiano. Infine il mare si riversa sulla terra in un immane diluvio che spazza via quanto è rimasto dei nemici di Dio: “Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo”. Il popolo di Dio invece rimane indenne, come nel passaggio nel mar Rosso, poiché il Signore lo sottrae alla furia delle acque: “Stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque”. 
L’orante che ha visto evolvere una situazione nella quale era impossibile che ne uscisse vivo in situazione di vittoria, ritornando al suo esordio orante celebra la bontà di Dio, la giustizia di Dio; e divenuto capo forte di un popolo compatto, si propone di non temere mai delle armate dei nemici né delle loro fortezze: “
Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura”.
Davide continua le sue lodi a Dio e presenta, non più in termini apocalittici, le imprese che ha potuto compiere.
Davide, grazie a Dio che lo ha guidato e sostenuto, ha visto rendersi concrete le prospettive della missione regale affidatagli; ma il disegno di Dio non si esaurisce con lui.
Davide è certo di Dio. Certo della sua fedeltà. La sua discendenza rimarrà.
Il suo trono sarà di uno che verrà dalla sua stirpe, ma che sarà superiore a lui, come presentò lui stesso nel salmo 109,1; 110: “
Oracolo del Signore al mio signore” (Cf. Mt 22,4). Sarà il futuro Re, il Messia (Cf. 1Sam 2,10), che inaugurerà un regno che sarà eterno (2Sam 7,12) e che abbraccerà tutte le genti (Ps 71,8; 72). Così tutta la missione di Davide e le grazie date a Davide sono in funzione del Messia e provengono dal futuro Messia.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (76) 77

12 agosto 2017

Venerdì, 11_Agosto_2017


 

Ricordo i prodigi del Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “Iditum”. Di Asaf. Salmo.

[2] La mia voce sale a Dio e grido aiuto;
la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.

[3] Nel giorno dell’angoscia io cerco ilSignore,
tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca;
io rifiuto ogni conforto.

[4] Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito.

[5] Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e senza parole.

[6] Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.

[7] Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
rifletto e il mio spirito si va interrogando.

[8] Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?

[9] È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?

[10] Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell’ira il suo cuore?

[11] E ho detto: “Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell’Altissimo”.

[12] Ricordo le gesta del Signore,
ricordo le tue meraviglie di un tempo.

[13] Mi vado ripetendo le tue opere,
considero tutte le tue gesta.

[14] O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?

[15] Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Per ben comprendere ed interiorizzare il salmo e per poterlo poi pregare puoi riferirti alle righe seguenti.

Il salmista sta vivendo, nell’amarezza del cuore, il dramma del suo popolo probabilmente l’esilio. Di giorno e di notte non cessa di pregare con una costanza che commuove: “la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti”… “ la mia mano è tesa e non si stanca”. Non ne può più: rifiuta ogni conforto umano, il suo spirito viene meno. Nelle sue notti insonni medita, ripensa, ricorda, riflette, si pone mille domande: ma una risposta, con le sue parole, non sa darsela. Però, la fede e la certezza che egli ha ricevuto dai suoi padri sono così abbarbicate nel suo cuore che, pur nel cozzo di tutte le delusioni, non riesce a dubitare di Dio. E torna a ricordare le meraviglie di un tempo. Egli si rifà al passato per trovarvi validi motivi di certezza da riversare e irradiare sul presente. E viene premiato con la luce interiore di una conclusione in cui la fede ha il sopravvento e ridona una certezza: “o Dio, santa è la tua via; quale dio è grande come il nostro Dio?”. La memoria va a frugare, senza esitazioni, nelle precise rievocazione delle meraviglie dell’Esodo. Il salmo si chiude, all’improvviso, con la visione del popolo di Dio. Da Dio stesso guidato per mano di Mosè e di Aronne.

Lo Spirito del Signore che lo ha ispirato e che ci addita l’esempio e la via per superare – nell’oggi – le tentazioni della fede, non lascia a ciascuno di conchiuderlo con alcuna risposta personale che, nella grazia del Cristo, consenta di affermare con Giovanni: “anche noi abbiamo creduto all’amore”?

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (111) 112

10 agosto 2017

Giovedì, 10_ Agosto _ 2017


Beato l’uomo che teme il Signore.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo che teme il Signore
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

[2] Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza dei giusti sarà benedetta.

[3] Onore e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre.

[4] Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,
buono, misericordioso e giusto.

[5] Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

[6] Egli non vacillerà in eterno:
Il giusto sarà sempre ricordato.

[7] Non temerà annunzio di sventura,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

[8] Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché trionferà dei suoi nemici.

[9] Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua potenza s’innalza nella gloria.

[10] L’empio vede e si adira,
digrigna i denti e si consuma.
Ma il desiderio degli empi fallisce.
 Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento

E’ un salmo stilisticamente gemello del 110. Tratta del giusto il quale è beato perchéteme il Signore”. Questo timore non gli dà paura, ma lo zelo nell’osservanza dei comandamenti, i quali donano pace e gioia: nei suoi precetti trova grande gioia.

Il giusto è gradito a Dio ela discendenza dei giusti sarà benedetta.

La sua giustizia rimane per sempre”, perché deriva dall’osservanza della parola di Dio, la quale non guida l’uomo a passi falsi. Il giusto, per il suo esempio e la sua parola, è riconosciuto dai giusti come luce che fuga le tenebre: Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti.

L’ uomo che dà in prestito applica l’amore verso il prossimo e perciò amministra i suoi beni con giustizia, senza avarizia, senza egoismo; tuttavia non bisogna lasciarsi raggirare poiché (Sir 12,4): Fà doni all’uomo pio e non dare aiuto al peccatore”.

Eterno sarà il ricordo del giusto perché è stato di esempio, di luce, e la sua memoria è dolce e ricca di stimoli al bene: La sua giustizia rimane per sempre”.

Saldo è il suo cuore, confida nel Signore; la saldezza del cuore deriva non da durezza interiore, ma dalla confidenza in Dio, che non lascia mai il giusto senza aiuto di fronte all’empio:Sicuro è il suo cuore, non teme, finché non vedrà la rovina dei suoi nemici”.

Non solo il giusto dà in prestito a chi è leale, madona largamente ai poveri.

La sua fronte si innalza nella gloria, cioè la sua capacità nella preghiera lo pone nella vittoria, nella gloria che accompagna la vittoria nelle aspre battaglie della vita. Ma di fronte alle vittorie sui suoi nemici egli rimane umile,misericordioso, pietoso e giusto. L’empio che lo invidia e lo insidia “digrigna i denti”, ma nulla può, e “si consuma” nella sua impotenza contro il giusto, poiché “il desiderio dei malvagi va in rovina”, anche se può prevalere sul giusto fino ad ucciderlo; ma non potrà vincerlo nel cuore (Cf. Mt 10,28).

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (44) 45

9 agosto 2017

Mercoledì, 09_Agosto_2017


Ecco lo sposo: andate incontro a Cristo Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “I gigli…”. Dei figli di Core.
Maskil. Canto d’amore.

[2] Effonde il mio cuore liete parole,
io canto al re il mio poema.
La mia lingua è stilo di scriba veloce.

[3] Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre.

[4] Cingi, prode, la spada al tuo fianco,
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,

[5] avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.

[6] La tua destra ti mostri prodigi:
le tue frecce acute
colpiscono al cuore i nemici del re;
sotto di te cadono i popoli.

[7] Il tuo trono, Dio, dura per sempre;
è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

[8] Ami la giustizia e l’empietà detesti:
Dio, il tuo Dio ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.

[9] Le tue vesti son tutte mirra, àloe e cassia,
dai palazzi d’avorio ti allietano le cetre.

[10] Figlie di re stanno tra le tue predilette;
alla tua destra la regina in ori di Ofir.

[11] Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

[12] al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

[13] Da Tiro vengono portando doni,
i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.

[14] La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d’oro è il suo vestito.

[15] È presentata al re in preziosi ricami;
con lei le vergini compagne a te sono condotte;

[16] guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.

[17] Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai capi di tutta la terra.

[18] Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni,
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Premere qui per ascoltare il salmo.


 

SALMO 44: TU SEI IL PIU’ BELLO

Il salmo 44 (45) è un canto per le nozze di un re israelita,
più specificamente si tratta di un epitalamio regale. Il
salmista infatti così esordisce: “Effonde il mio cuore liete
parole, io canto al re il mio poema. La mia lingua è stilo
di scriba veloce”. Non si sa a quale re egli si riferisca,
secondo alcuni a Salomone, ma poco importa. Ciò che
conta è che il re di Israele aveva una valenza religiosa
oltre che civile. Egli era l’unto di Dio e come tale
preannunciava la figura del Messia. La tradizione
interpreta quindi questo salmo come un canto per le
nozze del re-Messia con Israele, che è una figura della
Chiesa. Chi è il più bello dei figli di Adamo se non colui
che siamo chiamati a riconoscere come Pietro: “Tu sei il
Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt. 16, 16)?
“Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre”
E’ Cristo il re, vittorioso sulla morte, al quale si addicono
i versi di questo salmo dedicati allo sposo! Lui stesso ci
ha detto: “Non sono venuto a portare pace, ma una
spada” (Mt.10,34), come dice il salmo:
“Cingi, prode, la spada al tuo fianco
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,
avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.”
E’ Lui che è pronto a scoccare frecce acute che
colpiscono i nemici di Dio, le potenze del male che
cercano di incatenare questo mondo. E’ Lui che è venuto

a riunire tutte le nazioni dategli dal Padre perché vedano
la sua gloria (Is. 66, 18):
“Tendi il tuo arco, che fa potente la tua destra,
acute sono le tue frecce,
colpiscono al cuore i nemici del re,
sotto di te cadono i popoli!”
Prosegue il salmista, per far ben comprendere che si
tratta del Messia: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre, le
tue vesti sono tutte mirra, aloe e cassia”. Le nazioni
pagane convertite al vero Dio (figlie di re) seguono
probabilmente il corteo nuziale, mentre la regina della
quale si parla, che siede alla sua destra, risulta essere una
chiara profezia della Vergine Maria e della Chiesa.
“Dai palazzi d’avorio le cetre cantano per te,
figlie di re stanno tra le tue predilette
alla tua destra la regina in ori di Ofir.”
Da questo punto in poi il salmo può prestarsi ad una
grande ricchezza interpretativa. E’ infatti possibile
leggerlo contemporaneamente sia in senso mariano che
con riferimento alla Chiesa popolo di Dio. Le due cose
sono, d’altra parte, fortemente intrecciate perché Maria è
Madre della Chiesa e Madre nostra. E’ Maria, la tutta
bella, che continua oggi a generare il Cristo in ogni
cristiano, è lei che ha figli sparsi su tutta la terra. Ma al
tempo stesso i versetti seguenti esortano ciascuno di noi
a seguire l’esempio di Maria, la sua castità (egli è il tuo
Signore, donati a Lui) e la sua maternità (invece di padri
avrai figli). In lei queste parole si sono compiute.
Consacriamoci a Dio, quindi, ciascuno scoprendo la
propria vocazione dentro la Chiesa. Nel cammino
neocatecumenale, ad esempio, questo salmo viene spesso
cantato durante le chiamate vocazionali femminili.
Prosegue infatti:

“Ascolta figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: donati a Lui.”
L’augurio con cui termina il salmo ben si addice alla
Chiesa, dalla sua unione con lo sposo, Cristo, nascono i
figli che sostituiscono gli antichi patriarchi e re di
Israele. Essi sono principi sopra la terra perché la gloria
del re, per mezzo loro, si diffonda tra i popoli di
generazione in generazione
“Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli
che tu farai capi di tutta la terra.
Farò ricordare il tuo nome per tutte le generazioni
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.”

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (50) 51

8 agosto 2017

Martedì, 08 _ Agosto _2017


 

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] Quando venne da lui il profeta Natan dopo che aveva peccato con Betsabea.

[3] Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

[4] Lavami da tutte le mie colpe,
mondami dal mio peccato.

[5] Riconosco la mia colpa,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.

[6] Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto;
perciò sei giusto quando parli,
retto nel tuo giudizio.

[7] Ecco, nella colpa sono stato generato,
nel peccato mi ha concepito mia madre.

[8] Ma tu vuoi la sincerità del cuore
e nell’intimo m’insegni la sapienza.

[9] Purificami con issopo e sarò mondo;
lavami e sarò più bianco della neve.

[10] Fammi sentire gioia e letizia,
esulteranno le ossa che hai spezzato.

[11] Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe.

[12] Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.

[13] Non respingermi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

[14] Rendimi la gioia di essere salvato,
sostieni in me un animo generoso.

[15] Insegnerò agli erranti le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

[16] Liberami dal sangue, Dio, Dio mia salvezza,
la mia lingua esalterà la tua giustizia.

[17] Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode;

[18] poiché non gradisci il sacrificio
e, se offro olocausti, non li accetti.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Commento di Giovanni Paolo II

Due sono gli orizzonti che il Salmo 50 delinea. C’è innanzitutto la regione tenebrosa del peccato (cfr vv. 3-11), in cui è situato l’uomo fin dall’inizio della sua esistenza: “Ecco, nella colpa sono stato generato, peccatore mi ha concepito mia madre” (v. 7). Anche se questa dichiarazione non può essere assunta come una formulazione esplicita della dottrina del peccato originale quale è stata delineata dalla teologia cristiana, è indubbio che essa vi corrisponde: esprime infatti la dimensione profonda dell’innata debolezza morale dell’uomo. Il Salmo appare in questa prima parte come un’analisi del peccato, condotta davanti a Dio. Tre sono i termini ebraici usati per definire questa triste realtà, che proviene dalla libertà umana male impiegata.

Il primo vocabolo, hattá, significa letteralmente un “mancare il bersaglio”: il peccato è un’aberrazione che ci conduce lontano da Dio, meta fondamentale delle nostre relazioni, e per conseguenza anche dal prossimo.

Il secondo termine ebraico è ‘awôn, che rinvia all’immagine del “torcere”, del “curvare”. Il peccato è, quindi, una deviazione tortuosa dalla retta via; è l’inversione, la distorsione, la deformazione del bene e del male, nel senso dichiarato da Isaia: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre” (Is 5,20). Proprio per questo motivo nella Bibbia la conversione è indicata come un “ritornare” (in ebraico shûb) sulla retta via, compiendo una correzione di rotta.

La terza parola con cui il Salmista parla del peccato è peshá. Essa esprime la ribellione del suddito nei confronti del sovrano, e quindi un’aperta sfida rivolta a Dio e al suo progetto per la storia umana.

Se l’uomo, però, confessa il suo peccato, la giustizia salvifica di Dio è pronta a purificarlo radicalmente. È così che si passa nella seconda regione spirituale del Salmo, quella luminosa della grazia (cfr vv. 12-19). Attraverso la confessione delle colpe si apre, infatti, per l’orante un orizzonte di luce in cui Dio è all’opera. Il Signore non agisce solo negativamente, eliminando il peccato, ma ricrea l’umanità peccatrice attraverso il suo Spirito vivificante: infonde nell’uomo un “cuore” nuovo e puro, cioè una coscienza rinnovata, e gli apre la possibilità di una fede limpida e di un culto gradito a Dio.

Origene parla a tal proposito di una terapia divina, che il Signore compie attraverso la sua parola e mediante l’opera guaritrice di Cristo: “Come per il corpo Dio predispose i rimedi dalle erbe terapeutiche sapientemente mescolate, così anche per l’anima preparò medicine con le parole che infuse, spargendole nelle divine Scritture… Dio diede anche un’altra attività medica di cui è archiatra il Salvatore il quale dice di sé: ‘Non sono i sani ad aver bisogno del medico, ma i malati’. Lui era il medico per eccellenza capace di curare ogni debolezza, ogni infermità” (Omelie sui Salmi, Firenze 1991, pp. 247-249).

http://www.parrocchiasanvitale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=93:salmo-50-commento-di-giovanni-paolo-ii&catid=34&Itemid=131

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (18) 19

28 luglio 2017

Giovedì,28_ Luglio_2017


Signore, tu hai parole di vita eterna.

[1] Al maestro del coro. Salmo. Di Davide.

[2] I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
[3] Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

[4] Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.

[5] Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

[6] Là pose una tenda per il sole
che esce come sposo dalla stanza nuziale,
esulta come prode che percorre la via.

[7] Egli sorge da un estremo del cielo
e la sua corsa raggiunge l’altro estremo:
nulla si sottrae al suo calore.

[8] La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

[9] Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

[10] Il timore del Signore è puro, dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,

[11] più preziosi dell’oro, di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.

[12] Anche il tuo servo in essi è istruito,
per chi li osserva è grande il profitto.

[13] Le inavvertenze chi le discerne?
Assolvimi dalle colpe che non vedo.

[14] Anche dall’orgoglio salva il tuo servo
perché su di me non abbia potere;
allora sarò irreprensibile,
sarò puro dal grande peccato.

[15] Ti siano gradite le parole della mia bocca,
davanti a te i pensieri del mio cuore.
Signore, mia rupe e mio redentore.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Mt 13,18-23


 

 

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Sognare  

Gianni Fanzolato, Da Loreto nell’anno della misericordia 2015-2016

Chiudo gli occhi e mi butto fra le braccia della fantasia: e sogno.
Sognare è l’unico tesoro che nessuno ti può rubare e non costa niente.
Il sogno è il volo dell’anima, è passare il limite, è sfiorare la mente di Dio;
ti prende, ti circonda, ti sprona, ti affascina, ti strega e ti proietta all’infinito.

Che meraviglioso sognare un mondo dove tutti si abbracciano, mano nella mano,
e l’amore di ognuno fa crollare i muri, rompe barriere, spezza le guerre e semina pace.
Ma il sogno si fa duro, perché devo entrare nel cuore di tutti per dare la buona notizia
di quel sognatore che ci ha detto: “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”.

E’ bello sognare che ci sono più abbracci che bombe, più mani tese che armi puntate,
più gente che accoglie che bambini smarriti e annegati nei mari di un mondo diviso.
Cosa costa chiudere gli occhi e vedere che tutti i bambini della terra, di ogni colore
stanno facendo un grande girotondo, un arcobaleno di luce, perché amati da Dio.

Chi mi può rubare il fascino del sogno di Dio di fare del mondo una unica famiglia
dove non si guarda il colore, non c’è passaporto, ma basta la dignità di figli di Dio.
Mi possono togliere la libertà, impedire di parlare, ma non la sfida di volare in alto.
Dio mi sussurra la gioia di essere missionario della sua misericordia e mi accarezza.

Gesù, il grande sognatore che ha cambiato il sogno in un nuovo stile di vita,
si è identificato col migrante, col prigioniero, con l’ammalato, con chi ha fame.
“Ma, Signore, quel che tu dici è sogno, è utopia, la vita è dura, ad ognuno la sua pena.”
“Se hai amore, mi vedrai presente nel povero, migrante e il sogno si farà benedizione.”

Solo adesso, Signore, ho capito che devo aprire gli occhi, perché il sogno è reale;
ho sognato perché ho volato vicino a Te che mi hai trasmesso la forza di osare.
Sono una goccia d’amore nell’oceano del mondo, sogno e son desto, immerso nell’utopia
di Te che ci vuoi abbraccio, perdono, ponte e famiglia in un mondo possibile.

Liturgia del giorno: Audio salmo Es. cap 15, 1-6

24 luglio 2017

Lunedì ,13 _ luglio_2017


Cantiamo al Signore: stupenda è la sua vittoria.

 

[1] Allora Mosè e gli Israeliti cantarono questo canto al Signore e dissero:
“Voglio cantare in onore del Signore:
perché ha mirabilmente trionfato,
ha gettato in mare
cavallo e cavaliere.

[2] Mia forza e mio canto è il Signore,
egli mi ha salvato.
È il mio Dio e lo voglio lodare,
è il Dio di mio padre
e lo voglio esaltare!

[3] Il Signore è prode in guerra,
si chiama Signore.

[4] I carri del faraone e il suo esercito
ha gettato nel mare
e i suoi combattenti scelti
furono sommersi nel Mare Rosso.

[5] Gli abissi li ricoprirono,
sprofondarono come pietra.

[6] La tua destra, Signore,
terribile per la potenza,
la tua destra, Signore,
annienta il nemico;

Premere qui per ascoltare il capitolo 15 del Esodo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». 
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 

Mt 12,38-42


 

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Siamo qui

Paolo VI, La vita in Cristo e nella Chiesa, maggio 2014, pag. 53

Siamo qui, Signore Gesù.
Siamo venuti come colpevoli che ritornano
al luogo del loro delitto.
Siamo venuti come colui che ti ha seguito,
ma ti ha anche tradito,
tante volte fedeli e tante volte infedeli.
Siamo venuti per riconoscere il misterioso rapporto
tra i nostri peccati e la tua Passione,
l’opera nostra e l’opera tua.
Siamo venuti per batterci il petto
e domandarti perdono,
per implorare la tua misericordia.
Siamo venuti perché sappiamo che tu puoi,
che tu vuoi perdonarci
perché hai espiato per noi.
Tu sei la nostra redenzione e la nostra speranza.