Archive for the ‘Scuola, Università’ Category

Preghiera dell’alunno e dell’insegnante per l’inizio del nuovo anno scolastico

14 settembre 2015

Preghiera dell’alunno
Signore aiutami a studiare, mantieni sveglia la mia mente veloce e attenta la mia penna, fammi fare buon uso del tempo che mi doni senza sprecare nemmeno un istante. Fammi crescere ogni istante nella Tua grazia e nel Tuo amore, sotto il Tuo sguardo dolce e nel Tuo abbraccio caldo di Padre. Fa che il mio studio sia sempre a disposizione di chi mi è vicino oggi e di chi lo sarà domani, e se mi costa sacrificio sia la tua mano forte a sostenermi. Se mi sento incompreso sia il Tuo cuore grande ad incoraggiarmi, e se la prova mi va male sia la Tua immensa Grazia a non farmi abbandonare. Sussurrami con amore i concetti più difficili e io non me li dimenticherò mai, e ogni pagina che studio sarà un incontro segreto con te. Amen.

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Educare al vero, al bene, al bello. Sull’Insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Messaggio della CEI ai giovani ed ai genitori

18 gennaio 2015

Messaggio della Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica

Cari studenti e cari genitori,
in occasione dell’iscrizione al prossimo anno scolastico, sarete invitati anche a scegliere se avvalervi o non avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica. Anche se ormai questa procedura è divenuta abituale, vogliamo invitarvi a riflettere sull’importanza di questa decisione che consente di mantenere o di escludere una parte significativa del curricolo di studio.

Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che questa scelta non è una dichiarazione di appartenenza religiosa, né pretende di condizionare la coscienza di qualcuno, ma esprime solo la richiesta alla scuola di voler essere istruiti anche sui contenuti della religione cattolica che costituisce una chiave di lettura fondamentale della realtà in cui noi tutti oggi viviamo.

Il mondo si sta trasformando sempre più velocemente, i conflitti e le contrapposizioni diventano sempre più drammatici e anche la società italiana è diventata sempre più plurale e multiforme, ma la storia da cui veniamo è un dato immodificabile e le tracce che in essa ha lasciato e continua ad offrire la Chiesa costituiscono un contributo evidente ed efficace per la crescita della società di tutti.

Papa Francesco, incontrando tantissimi di noi lo scorso 10 maggio 2014, ci ha ricordato quanto sia importante non solo andare a scuola, ma anche amare la scuola in tutte le sue ricchezze e potenzialità: «Io amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello. Vanno insieme tutti e tre. L’educazione non può essere neutra. O è positiva o è negativa; o arricchisce o impoverisce; o fa crescere la persona o la deprime, persino può corromperla… La missione della scuola è di sviluppare il senso del vero, il senso del bene e il senso del bello. E questo avviene attraverso un cammino ricco, fatto di tanti “ingredienti”. Ecco perché ci sono tante discipline! Perché lo sviluppo è frutto di diversi elementi che agiscono insieme e stimolano l’intelligenza, la coscienza, l’affettività, il corpo, eccetera. Per esempio, se studio questa Piazza, Piazza San Pietro, apprendo cose di architettura, di storia, di religione, anche di astronomia – l’obelisco richiama il sole, ma pochi sanno che questa piazza è anche una grande meridiana. In questo modo coltiviamo in noi il vero, il bene e il bello; e impariamo che queste tre dimensioni non sono mai separate, ma sempre intrecciate».

Proprio a partire da questo stimolo a imparare e coltivare il vero, il bene e il bello, noi Vescovi delle diocesi italiane vi invitiamo a compiere la scelta di avvalervi dell’IRC non solo perché consapevoli dell’importanza e del valore educativo di questa disciplina scolastica, ma anche e soprattutto sulla base di una reale conoscenza dei contenuti specifici di questa materia su cui siete chiamati a pronunciarvi, riferendovi in concreto alle Indicazioni didattiche proprie dell’IRC.

Se vorrete avvalervi dell’opportunità offerta dall’insegnamento della religione cattolica, sappiate inoltre che potrete trovare negli insegnanti delle persone professionalmente molto qualificate, ma anche testimoni credibili, capaci di cogliere gli interrogativi più sinceri di ogni persona, accompagnando ciascuno nel suo personale ed autonomo percorso di crescita.

Ci auguriamo che possiate continuare ad incontrarvi ancora numerosi nelle classi, così da poter iniziare o continuare tra voi e con i vostri docenti un proficuo dialogo educativi.

Lectio magistralis del card. Scola: “La missione dell’Università Pontificia alla luce del Magistero di Papa Francesco”

6 novembre 2014

Anticipiamo ampi stralci della lectio magistralis “La missione dell’Università Pontificia alla luce del Magistero di Papa Francesco” con la quale l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, inaugura oggi l’anno accademico della Pontificia Università Lateranense. Il Dies academicus dell’Ateneo, che inaugura solennemente l’Anno accademico 2014-2015, 242° dalla fondazione dell’Università, inizierà alle 11.15 e sarà introdotto dai saluti del cardinale vicario Agostino Vallini, Gran Cancelliere della Lateranense, cui seguirà la prolusione del Rettore Magnifico dell’Ateneo, il vescovo Enrico dal Covolo. «Il Dies academicus – spiega monsignor dal Covolo – sarà un’opportunità di riflessione sulla missione e lo stile dell’Università pontificia alla luce del Magistero di Papa Francesco». Il cardinale Scola è stato Rettore della Pontificia Università Lateranense dal 1995 al 2002. ( tratto da avvenire del 6 novembre 2014)

 

Afferma Papa Francesco in Evangelii gaudium: «Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (EG20). Queste parole di Evangelii gaudium,  divenute un distintivo dell’azione ecclesiale e del magistero di Papa Francesco, offrono l’orizzonte entro il quale interrogarsi sulla missione dell’Università Pontificia secondo gli insegnamenti del Pontefice […].

È un orizzonte che certamente raccoglie la grande tradizione  universitaria della Chiesa ma, nello stesso tempo, la rilancia vivificandone in modo innovativo la natura propria. Non possiamo infatti dimenticare che all’origine delle università c’è un’esperienza ecclesiale profondamente incarnata nella società europea del Medioevo. Le università, infatti, furono espressione emblematica della capacità della Chiesa di camminare insieme agli uomini del proprio tempo e diventare, con essi, protagonista di civiltà. L’insegnamento del Papa però si rifà a questa origine in modo fecondo. Egli inserisce la sua proposta in quella ‘cultura dell’incontro’ (EG 220) articolatamente declinata, come vedremo in seguito con qualche accenno, che se assunta in Università può diventare efficace antidoto alla frammentazione dell’oggetto e soprattutto del soggetto del sapere. Limiti questi che non cessano di mettere alla prova il mondo accademico contemporaneo […].

Interrogarsi sulla “missione” dell’Università Pontificia alla luce del magistero di Papa Francesco equivale ad interrogarsi su come un’Università Pontificia assuma in prima persona e proponga a tutte le sue componenti – docenti, studenti e personale addetto – cosa significhi per l’Università essere espressione vitale di «Chiesa in uscita», essere «comunità di discepoli missionari» (cfr. EG 24).

Persona e comunità, nelle parole del Papa, sono considerate dimensioni inseparabili. Le Università sono «comunità in cui si cresce,  e la crescita avviene in famiglia» (Discorso alla Pontificia Università Gregoriana, 14 aprile 2014). L’immagine della “famiglia” per indicare la comunità universitaria è particolarmente feconda. Essa dice, nello stesso tempo, sia un “ordine adeguato” – secondo il quale ognuno esercita un preciso compito –, sia la ragion d’essere di tale ordine e cioè la “crescita” dei membri della famiglia. «Nella famiglia universitaria – continua il Papa – c’è il carisma di governo, affidato ai superiori, e c’è la diaconia del personale non docente, che è indispensabile per creare l’ambiente familiare nella vita quotidiana, e anche per creare un atteggiamento di umanità e di saggezza concreta, che farà degli studenti di oggi persone capaci di costruire umanità, di trasmettere la verità in dimensione umana» (ibidem).

La famiglia di un’Università Pontificia è caratterizzata essenzialmente dalla sua origine e natura ecclesiale. La nostra, infatti, è una comunità di discepoli, un’espressione della comunione ecclesiale, e non è possibile viverla senza quella che i Padri chiamavano
anima ecclesiastica […].

Un ulteriore carattere di un’Università Pontificia come la nostra Alma Mater sottolineato da Papa Francesco riprende e sviluppa una celebre indicazione di San Giovanni Paolo II che, nel suo volume Dono e mistero, parla dei suoi anni di studente romano come del tempo in cui gli fu concessa la grazia di «imparare Roma».

«Il primo aspetto che vorrei sottolineare – afferma Papa Francesco – pensando al vostro impegno, sia come docenti che come studenti, e come personale delle Istituzioni, è quello di valorizzare il luogo stesso in cui vi trovate a lavorare e studiare, cioè la città e soprattutto la Chiesa di Roma. C’è un passato e c’è un presente. Ci sono le radici di fede: le memorie degli Apostoli e dei Martiri; e c’è l’“oggi” ecclesiale, c’è il cammino attuale di questa Chiesa che presiede alla carità, al servizio dell’unità e della universalità. Tutto questo non va dato per scontato! Va vissuto e valorizzato, con un impegno che in parte è istituzionale e in parte è personale, lasciato all’iniziativa di ciascuno. Ma nello stesso tempo voi portate qui la varietà delle vostre Chiese di provenienza, delle vostre culture. Questa è una delle ricchezze inestimabili delle istituzioni romane.

Essa offre una preziosa occasione di crescita nella fede e di apertura della mente e del cuore all’orizzonte della cattolicità. Dentro questo orizzonte la dialettica tra “centro” e “periferie” assume una forma propria, cioè la forma evangelica, secondo la logica di Dio che giunge al centro partendo dalla periferia e per tornare alla periferia» […]. Il profondo legame con cui il Santo Padre considera la dimensione di unità e quella di cattolicità trovano in Roma la loro espressione propria. Si tratta, infatti, di vivere la comunione che ci unisce con i cristiani di tutti i tempi nella confessione della fede e quella che fa di noi, provenienti dai quattro punti cardinali del pianeta, una sola cosa […].

Una comunità tuttavia non esiste se non come espressione dei soggetti che ne fanno parte. Per questa ragione, sono frequenti i richiami del Papa all’unità dell’io delle persone che compongono la comunità universitaria. Dice il Santo Padre: «La ricerca e lo studio vanno integrati con la vita personale e comunitaria, con l’impegno missionario, con la carità fraterna e la condivisione con i poveri, con la cura della vita interiore nel rapporto con il Signore» (Discorso alla Pontificia Università Gregoriana, 14 aprile 2014). In un’altra occasione il Papa parla del lavoro accademico, della vita spirituale, della vita comunitaria e della vita apostolica in termini di “pilastri” (Discorso ai Pontifici Collegi e Convitti di Roma, 12 maggio 2014). Nel pensiero di Papa Francesco, ed è di grande importanza comprenderlo bene, questi elementi non vanno considerati come attività fra loro giustapposte – fosse pure in modo equilibrato – bensì come dimensioni costitutive di un io unito. Lo scopo non è quello di trovare un equilibrio di tempi e di modi tra questi diversi compiti, ma quello di vivere in modo unito, cioè, di maturare nella sequela del Signore per l’edificazione della Chiesa. È a questa unità dell’io che il Papa fa riferimento quando parla di “coerenza”. Non a caso, infatti, dopo aver ricordato che «la coerenza è uno sforzo», immediatamente aggiunge: «Ma soprattutto è un dono e una grazia. E dobbiamo chiederla!» (Discorso alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, 13 febbraio 2014).

Nella prospettiva della Chiesa “in uscita” proposta dal Papa non è sufficiente descrivere l’Università Pontificia come una comunità di discepoli, è necessario insistere subito sul fatto che si tratta di “discepoli missionari”. Anche la missionarietà dell’Università non è un compito che si aggiunge all’essere discepoli, ma è un tratto essenziale senza il quale la stessa discepolanza viene vanificata […]. Il carattere missionario di un’Università Pontificia, in realtà, coincide con la sua natura. Lo possiamo dire parafrasando uno dei testi più importanti dell’insegnamento del Vaticano II – «La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria » (Ad gentes
2). L’Università sarà missionaria se realizza lo scopo per cui è nata.

Un primo livello della missione ecclesiale dell’Università si attua proprio nell’educazione offerta agli studenti che la frequentano. Il Papa la descrive così: «Trasmettere il sapere e offrirne una chiave di comprensione vitale, non un cumulo di nozioni non collegate tra loro. C’è bisogno di una vera ermeneutica evangelica per capire meglio la vita, il mondo, gli uomini, non di una sintesi ma di una atmosfera spirituale di ricerca e certezza basata sulle verità di ragione e di fede» (Discorso alla Pontificia Università Gregoriana, 14 aprile 2014). Offrire tale chiave di comprensione vitale significa venir incontro alle periferie esistenziali di tutti noi.

Il secondo livello può essere descritto facendo ricorso al tema della cultura dell’incontro tanto caro al Santo Padre […]. Papa Francesco ha descritto l’Università come un «luogo del discernimento», «luogo in cui si elabora la cultura della prossimità » e «luogo di formazione alla solidarietà» (Incontro con il mondo della cultura, Pontificia Facoltà di Teologia della Sardegna, 22 settembre 2013). In questa descrizione emergono i caratteri essenziali della missione dell’Università Pontificia come espressione di una cultura dell’incontro.

In primo luogo, l’incontro si dà sempre, e non può essere  diversamente, nel vissuto reale. L’insistenza del Papa a «leggere la realtà, guardandola in faccia…, ma anche a vivere questa realtà, senza paure» (ibidem) è fondamentale. E lo è ancora di più in un frangente storico descritto come «una crisi “di cambio di epoca”» (ibidem).

Questo primo carattere essenziale della cultura dell’incontro impedisce alla radice di concepire l’Università come un luogo separato,  indifferente alle sorti degli uomini e delle donne del nostro tempo: «Occorre che le istituzioni accademiche cattoliche non si isolino dal mondo, ma sappiano entrare con coraggio nell’areopago delle culture attuali e porsi in dialogo, consapevoli del dono che hanno da offrire a tutti» (Discorso alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, 13 febbraio 2014). Con altre parole possiamo dire che l’Università Pontificia è chiamata ad essere un ambito in cui l’intrinseca pastoralità del Vangelo – cioè, come pensava San Giovanni XXIII, il suo essere «per noi e per la nostra salvezza» – sia integralmente vissuta in un’appassionata ricerca di paragone con ogni interlocutore possibile. Questo, infatti, è il secondo carattere della cultura dell’incontro: quello che il Papa descrive parlando di “prossimità” e “vicinanza”. E in questo ambito l’indicazione è a riconoscere l’altro, cioè a «comprendere e valorizzare le ricchezze dell’altro, considerandolo non con indifferenza o con timore, ma come fattore di crescita » (Incontro con il mondo della cultura, Pontificia Facoltà di Teologia della Sardegna, 22 settembre 2013). Infine, questa apertura all’altro diventa “solidarietà”, condivisione come – e l’espressione usata dal Papa è assai originale – «modo di fare la storia» (ibidem).

Si vede chiaramente come l’orizzonte che il Papa apre alla missione dell’Università coincide con lo stesso orizzonte missionario della Chiesa. La qualifica di Università Pontificia si svela qui apertamente come una caratteristica sostanziale.

Non voglio concludere questo mio intervento senza soffermarmi, brevemente, sul posto del tutto centrale dello studio della teologia in un’Università Pontificia. La teologia non è una disciplina tra le altre né può essere rinchiusa tra le mura della Facoltà ad essa specificamente dedicata. Essa scaturisce dall’esperienza stessa della fede e, pertanto, riguarda ogni membro dell’Università, indipendentemente dalla Facoltà frequentata. Il Papa, infatti, insegna nell’enciclica Lumen fidei che «la fede è una luce, ci invita a inoltrarci in essa, a esplorare sempre di più l’orizzonte che illumina, per conoscere meglio ciò che amiamo. Da questo desiderio nasce la teologia cristiana» (Lumen fidei 36). È qui ripresa l’insuperabile definizione del pensiero di Cristo di San Massimo il Confessore (580-662): «Il pensiero di Cristo – che i santi ricevono secondo quanto è detto: noi abbiamo il pensiero di Cristo (1Cor 2,16) – non sopraggiunge con la privazione della nostra facoltà intellettiva, né come qualcosa che è aggiunto per completare il nostro pensiero, né come qualcosa che secondo l’essenza e l’ipostasi sarebbe trasferito in esso, ma come luce che illumina la potenza del nostro pensiero con la propria qualità e lo porta a operazioni simili alle sue Io dico infatti che ha il pensiero di Cristo colui che pensa come lui e pensa lui attraverso tutte le cose» (Massimo il Confessore, Capita theologica et economica,
2, 83, PG 90, 1164B).

Due mi paiono le indicazioni preziose che il magistero di Papa Francesco ci offre per lo studio della teologia. La prima è quella classica di riconoscere che «Dio non si può ridurre ad oggetto. Egli è Soggetto che si fa conoscere e si manifesta nel rapporto da persona a persona […]. I grandi dottori e teologi medievali hanno indicato che la teologia, come scienza della fede, è una partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso. La teologia, allora, non è soltanto parola su Dio, ma prima di tutto accoglienza e ricerca di un’intelligenza più profonda di quella parola che Dio ci rivolge, parola che Dio pronuncia su se stesso, perché è un dialogo eterno di comunione, e ammette l’uomo all’interno di questo dialogo» (Lumen fidei 36).

La seconda è diretta conseguenza della prima e il Papa non esita a formularla con parole sferzanti: «Il teologo che si compiace del suo pensiero completo e concluso è un mediocre. Il buon teologo e filosofo ha un pensiero aperto, cioè incompleto, sempre aperto al maius di Dio e della verità, sempre in sviluppo, secondo quella legge che san Vincenzo di Lerins descrive così: “Annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate” (Commonitorium primum, 23: PL 50, 668): si consolida con gli anni, si dilata col tempo, si approfondisce con l’età. Questo è il teologo che ha la mente aperta. E il teologo che non prega e che non adora Dio finisce affondato nel più disgustoso narcisismo» (Discorso alla Pontificia Università Gregoriana, 14 aprile 2014).

2^ prova di maturità 2014. Versione di greco: Luciano. “L’ignoranza acceca gli uomini”.

19 giugno 2014

 

«L’ignoranza è un male veramente terribile e fonte di molte disgrazie, perché versa una sorta di nebbia sulle nostre azioni, oscura la verità, getta un’ombra sulla vita di ciascuno. E davvero assomigliamo a chi brancola nel buio, anzi, siamo nella condizione dei ciechi: sbattiamo senza riflettere contro un ostacolo, un altro lo scavalchiamo senza che ce ne sia bisogno, e non vediamo quello vicino, proprio ai nostri piedi, mentre temiamo come se ci minacciasse quello lontanissimo; insomma, non smettiamo di inciampare nella maggior parte delle nostre azioni. E proprio questa inclinazione ha offerto materia inesauribile ai poeti tragici (ad esempio) i Labdacidi, i Pelopidi e cose simili: (a ben pensarci) si scoprirà infatti che la maggior parte dei drammi messi in scena sono allestiti dall’ignoranza, come una sorta di divinità tragica. Lo dico pensando anche al resto, e soprattutto alle accuse false contro parenti e amici, a opera delle quali sono andate in rovina casate, sono state rase al suolo città, dei padri si sono scatenati contro i figli, dei fratelli contro i fratelli, dei figli contro i padri, degli amanti contro gli amati; e molte amicizie sono andate in pezzi, e si sono sciolti giuramenti, per aver creduto alle calunnie».

 

TESTO GRECO

http://www.istruzione.it/esame_di_stato/Secondo_Ciclo/tracce_prove_scritte/2014/allegati/M492.pdf

Il sole nello gnomone del Duomo di Firenze

6 giugno 2014

 

 

 

Il fenomeno sarà visibile al pubblico nei giorni 6, 13, 21 e 25 giugno, dalle ore 12.30 alle 13.30, nella Cappella della Croce, a sinistra dell’Altare Maggiore. E’ uno spettacolo unico al mondo, con i raggi del sole che scenderanno attraverso la Cupola del Brunelleschi per formare un’immagine del disco solare che andrà a sovrapporsi perfettamente a quella posta sul pavimento del Duomo.

E’ dal 1475 che questo fenomeno si ripete nel Duomo di Firenze, grazie ad uno strumento astronomico, il più antico e diffuso al mondo, lo gnomone, dal greco “indicatore”, progettato per misurare la posizione del sole in cielo e determinare la durata dell’anno solare.

Fatto installare nella Cattedrale presumibilmente dal matematico fiorentino Paolo Dal Pozzo Toscanelli, utilizzato a vicende alterne per oltre 300 anni, lo gnomone del Duomo di Firenze, con i suoi 90 metri di altezza, è il più grande al mondo.

Uno gnomone così grande poteva servire anche per un’indagine più ambiziosa e cioè quella determinare la variazione dell’inclinazione dell’asse di rotazione della Terra sul piano dell’orbita, dato fondamentale per il calcolo delle effemeridi solari.

L’inclinazione della Terra, infatti, non è costante ed era una questione era già discussa dagli astronomi arabi.

Nella Cattedrale di Firenze il foro gnomonico è stato realizzato con una tavoletta di bronzo, la bronzina, recante un’apertura centrale di un paio di centimetri di diametro e posta orizzontalmente all’interno della finestra meridionale del tamburo della Cupola, a 90 metri di altezza dal pavimento.

L’altezza dello gnomone è tale che i raggi del sole, passanti per il foro, colpiscono il pavimento della chiesa solo dalla fine di maggio alla fine di luglio e per pochi minuti prima e dopo mezzogiorno.

In questo periodo l’immagine solare si forma sul pavimento della Cappella della Croce, a sinistra dell’Altare maggiore, dove si trovano, sotto la protezione di lastre di ottone, una linea meridiana finemente graduata e 2 marmi circolari, uno dentro l’altro, che funzionano da contrassegni solstiziali.

Il maggiore, con un diametro di circa 90 centimetri, ha le stesse dimensioni dell’immagine solare al solstizio d’estate.

Ultimo giorno di scuola

6 giugno 2014

UNA SCUOLA GRANDE COME IL MONDO

 di Gianni Rodari 

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Discorso di papa Francesco alla Pontificia Università Gregoriana, al Pontificio Istituto Biblico e al Pontificio Istituto Orientale

11 aprile 2014

 

Aula Paolo VI
Giovedì, 10 aprile 2014

Signori Cardinali,
venerati fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
carissimi fratelli e sorelle
,

do il benvenuto a tutti voi, professori, studenti e personale non docente della Pontificia Università Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale. Saluto il Padre Nicolás, il Padre Delegato, e tutti gli altri Superiori, come pure i Cardinali e i Vescovi presenti. Grazie!

Le Istituzioni a cui appartenete – riunite in Consorzio dal Papa Pio XI nel 1928 -, sono affidate alla Compagnia di Gesù e condividono lo stesso desiderio di «militare per Iddio sotto il vessillo della Croce e servire soltanto il Signore e la Chiesa Sua sposa, a disposizione del Romano Pontefice, Vicario di Cristo in terra» (Formula, 1). E’ importante che tra di esse si sviluppino la collaborazione e le sinergie, custodendo la memoria storica e al tempo stesso facendosi carico del presente e guardando al futuro – il Padre Generale diceva “guardare lontano”, verso l’orizzonte – guardando al futuro con creatività e immaginazione, cercando di avere una visione globale della situazione e delle sfide attuali e un modo condiviso di affrontarle, trovando vie nuove senza paura.

Il primo aspetto che vorrei sottolineare pensando al vostro impegno, sia come docenti che come studenti, e come personale delle Istituzioni, è quello di valorizzare il luogo stesso in cui vi trovate a lavorare e studiare, cioè la città e soprattutto la Chiesa di Roma. C’è un passato e c’è un presente. Ci sono le radici di fede: le memorie degli Apostoli e dei Martiri; e c’è l’“oggi” ecclesiale, c’è il cammino attuale di questa Chiesa che presiede alla carità, al servizio dell’unità e della universalità. Tutto questo non va dato per scontato! Va vissuto e valorizzato, con un impegno che in parte è istituzionale e in parte è personale, lasciato all’iniziativa di ciascuno.

Ma nello stesso tempo voi portate qui la varietà delle vostre Chiese di provenienza, delle vostre culture. Questa è una delle ricchezze inestimabili delle istituzioni romane. Essa offre una preziosa occasione di crescita nella fede e di apertura della mente e del cuore all’orizzonte della cattolicità. Dentro questo orizzonte la dialettica tra “centro” e “periferie” assume una forma propria, cioè la forma evangelica, secondo la logica di Dio che giunge al centro partendo dalla periferia e per tornare alla periferia.

L’altro aspetto che volevo condividere è quello del rapporto tra studio e vita spirituale. Il vostro impegno intellettuale, nell’insegnamento e nella ricerca, nello studio e nella più ampia formazione, sarà tanto più fecondo ed efficace quanto più sarà animato dall’amore a Cristo e alla Chiesa, quanto più sarà solida e armoniosa la relazione tra studio e preghiera. Questa non è una cosa antica, questo è il centro!

Questa è una delle sfide del nostro tempo: trasmettere il sapere e offrirne una chiave di comprensione vitale, non un cumulo di nozioni non collegate tra loro. C’è bisogno di una vera ermeneutica evangelica per capire meglio la vita, il mondo, gli uomini, non di una sintesi ma di una atmosfera spirituale di ricerca e certezza basata sulle verità di ragione e di fede. La filosofia e la teologia permettono di acquisire le convinzioni che strutturano e fortificano l’intelligenza e illuminano la volontà… ma tutto questo è fecondo solo se lo si fa con la mente aperta e in ginocchio. Il teologo che si compiace del suo pensiero completo e concluso è un mediocre. Il buon teologo e filosofo ha un pensiero aperto, cioè incompleto, sempre aperto al maius di Dio e della verità, sempre in sviluppo, secondo quella legge che san Vincenzo di Lerins descrive così: «annis consolidetur, dilatetur tempore, sublimetur aetate» (Commonitorium primum, 23: PL 50, 668): si consolida con gli anni, si dilata col tempo, si approfondisce con l’età. Questo è il teologo che ha la mente aperta. E il teologo che non prega e che non adora Dio finisce affondato nel più disgustoso narcisismo. E questa è una malattia ecclesiastica. Fa tanto male il narcisismo dei teologi, dei pensatori, è disgustoso.

Il fine degli studi in ogni Università pontificia è ecclesiale. La ricerca e lo studio vanno integrati con la vita personale e comunitaria, con l’impegno missionario, con la carità fraterna e la condivisione con i poveri, con la cura della vita interiore nel rapporto con il Signore. I vostri Istituti non sono macchine per produrre teologi e filosofi; sono comunità in cui si cresce, e la crescita avviene nella famiglia. Nella famiglia universitaria c’è il carisma di governo, affidato ai superiori, e c’è la diaconia del personale non docente, che è indispensabile per creare l’ambiente familiare nella vita quotidiana, e anche per creare un atteggiamento di umanità e di saggezza concreta, che farà degli studenti di oggi persone capaci di costruire umanità, di trasmettere la verità in dimensione umana, di sapere che se manca la bontà e la bellezza di appartenere a una famiglia di lavoro si finisce per essere un intellettuale senza talento, un eticista senza bontà, un pensatore carente dello splendore della bellezza e solo “truccato” di formalismi. Il contatto rispettoso e quotidiano con la laboriosità e la testimonianza degli uomini e delle donne che lavorano nelle vostre Istituzioni vi darà quella quota di realismo tanto necessaria affinché la vostra scienza sia scienza umana e non di laboratorio.

Cari fratelli, affido ciascuno di voi, il vostro studio e il vostro lavoro all’intercessione di Maria, Sedes Sapientiae, di sant’Ignazio di Loyola e degli altri vostri santi Patroni. Vi benedico di cuore e prego per voi. Anche voi, per favore, pregate per me! Grazie!

Adesso, prima di darvi la benedizione, vi invito a pregare la Madonna, la Madre, perché ci aiuti e ci custodisca. Ave Maria…

Papa pianta olivo virtuale su tablet, progetto argentino scuole

20 marzo 2014

Città del Vaticano, 19 mar. (TMNews)

Papa Francesco ha ricevuto nel pomeriggio a casa Santa Marta, in Vaticano, alcuni rappresentanti di Scholas, “rete mondiale delle scuole per l’incontro”, iniziativa promossa dalla Pontificia Accademia delle Scienze guidata dal monsignore argentino Marcelo Sanchez Sorondo e amministrata da un team di lavoro con sede in Argentina. “Tenendo conto dei progetti precedenti intitolati Escuela de Vecinos e Escuelas Hermanas, avviati da Papa Francesco quando era Arcivescovo di Buenos Aires – si legge nel sito internet – la Pontificia Accademia delle Scienze promuove questa Rete gratuita di portata mondiale, invitando le scuole di ogni ordine e grado a parteciparvi”.

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I 100 giorni da S. Gabriele dell’Addolorata. La benedizione delle penne per l’esame di maturità

10 marzo 2014

Ogni anno, quando mancano 100 giorni all’inizio dell’esame di stato delle scuole medie superiori, migliaia di studenti dell’Abruzzo e delle regioni vicine si recano al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, a Teramo per partecipare alla messa e pregare per il buon esito dell’esame.

 

 

Le parole di padre Natale Panetta, rettore del Santuario di San Gabriele:

 

D. – Perché proprio San Gabriele? Perché è la figura di questo santo a proteggere i maturandi?

R. – Quando è morto era ancora un giovane studente e, pur avendo già fatto scelta di vita religiosa, ha continuato gli studi di teologia e filosofia in preparazione degli esami. E’ morto prima di completare quegli studi che gli servivano per prepararsi al sacerdozio. I giovani vedono in San Gabriele uno di loro. E anche patrono dei giovani e compatrono della Gioventù cattolica italiana.
D. – Qual è il programma della giornata? Quali sono gli orari e le attività principali?
R. – Prima di tutto, i ragazzi non vengono costretti a venire in Chiesa ma sono invitati ad accostarsi al Sacramento della confessione, anche perché siamo in Quaresima e una buona confessione fa sempre bene. Poi, oltre alle confessioni in cui ci sono 20-25, miei confratelli disponibili ad ascoltare i giovani, ci sono due sante messe in cui il santuario, il nuovo santuario, che può contenere anche cinque, seimila persone, si riempie di giovani. E’ una messa festosa, gioiosa, in cui loro vengono coinvolti.

 

D. – Famosa è la benedizione delle penne…
R. – Dopo la santa messa c’è un gesto che non è di scaramanzia ma è un gesto che simboleggia questa giornata: all’esterno del santuario si benedicono le penne che i giovani useranno per gli esami. Questo interessa molto ai giovani ma è una postilla di questa giornata non è il momento principale. Venire al San Gabriele come classe, incontrarsi, venire con un gruppo, incontrare sotto la cripta San Gabriele che sta nell’urna, confessarsi, partecipare alla Santa Messa, tutto fa diventare questa giornata un momento in cui i ragazzi si ritrovano per prepararsi in questi 100 giorni che mancano agli esami.

tratto da Radio Vaticana

Vita nello Spirito

2 dicembre 2013

“Immacolata” di Bartolomé Esteban Murillo

Maria nell’intero suo essere ed esistere appartiene a Dio (è il senso dell’Immacolata Concezione) ed è, perciò, la prima creatura appartenente a Cristo (1Cor 15,23) ad essere, come il Figlio, completamente immersa in Dio in una comunione totale.

E’ questa l’  “assunzione di Maria in anima e corpo”, cioè nella sua totalità, in Dio.

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Sito dell’Antoniano a Roma

16 settembre 2012

http://www.antoniano.org/

“La Gregoriana”, n.42, marzo 2012

19 luglio 2012

In link il n.42 della Rivista La Gregoriana, del mese di Marzo 2012, periodico d’informazione della Pontificia Università Gregoriana

http://www.unigre.it/LaGregoriana/index.php

Per sfogliare la rivista

http://issuu.com/unigregoriana/docs/lagregoriana42_web_def?mode=window&backgroundColor=%23222222

Scuola cattolica

18 agosto 2011

http://www.fidae.it/

http://www.scuolacattolicaoggi.org/SCO/index.htm

http://www.chiesacattolica.it/cci_new/PagineCCI/index1.jsp?idPagina=1249