Archive for the ‘Spiritualità-cultura’ Category

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 18 L’uomo nell’Amore di Dio

2 aprile 2020

Solo l’amore vince il male ed il dolore che attanagliano il cuore dell’umanità in una morsa crudele.
L’uomo ha bisogno d’amore, deve sentirsi amato perché senza l’amore avvizzisce e muore.
L’amore è il suo alimento principale fin dalla nascita, anzi, fin dal concepimento perché già da quel momento percepisce in modo misterioso l’amore della madre che lo custodisce in sè, lo nutre e lo fa vivere.
L’amore costituisce l’elemento primo capace di far sbocciare una nuova vita, una vita pensata, voluta e già inserita nel Progetto di Dio.
Dio si manifesta all’uomo richiamandolo ad essere se stesso nel vivere l’esperienza del Divino.
L’uomo non può misconoscere e rinnegare Dio che ha posto nel cuore umano il suo sigillo d’Amore, la sua Immagine e Somiglianza, ma è chiamato a collaborare al perfezionamento di questa Immagine nell’accettare di vivere secondo il Progetto Divino.
L’uomo è chiamato ad unirsi al suo Dio perché a Lui appartiene e Dio lo attira a Sè perché dall’uomo vuole essere amato, servito e testimoniato. Il Progetto di Dio per l’uomo si sviluppa, prende forma, si attua con la sua azione di forza rigeneratrice, nella misura in cui l’uomo si abbandona a Dio in pienezza e grazia.
La grazia e la misericordia di Dio accompagnano l’uomo per tutta la sua vita e lo rendono consapevole che Dio lo ama, lo segue e vuole per lui il Bene, solo il Bene.
Si dilatano allora la mente ed il cuore dell’uomo, tutto il suo essere diventa ricettivo. L’uomo riscopre la Potenza dell’amore che Dio ha posto in lui, amore che sa accogliere, perdonare, accettare l’altro così come è. Allora l’amore umano sublimato dall’Amore di Dio si manifesta nell’uomo in ogni suo atto che diventa dono sacro, dono gratuito e generoso.
L’uomo ha bisogno di ritrovare se stesso in Dio, superando lo scoglio del proprio egoismo, del proprio “io”. Allora è afferrato nuovamente dalle Mani di Dio, soprattutto quando è nel dolore e nel pericolo. Dio mai lo abbandona nè mai lo abbandonerà.
L’uomo è di Dio.

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San Francesco di Sales, Filotea. PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla/Capitolo XV – Settima Meditazione: L’INFERNO

26 marzo 2020

Preparazione

1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Umiliati e domanda la sua assistenza. 1.Immagina una città tenebrosa, affogata in un’atmosfera di zolfo infiammato e pece nauseante; in quello scenario immagina un brulichio di cittadini che non possono uscirne.

Considerazioni

1.I dannati all’inferno sono come prigionieri senza scampo in quella città disgraziata. I loro sensi e tutte le loro membra sono sottoposti a indicibili tormenti: infatti hanno usato le loro membra con i loro sensi per peccare; per questo nei loro sensi e nelle loro membra pagano la pena dovuta al peccato: gli occhi, per gli sguardi perversi e maliziosi, soffriranno l’orribile vista dei diavoli e dell’inferno; le orecchie, che si sono compiaciute dei discorsi licenziosi, udranno, per l’eternità, pianti, lamenti e grida di disperazione; e così di seguito. 1.Oltre a questi tormenti c’è poi quello che tutti li supera, ed è la privazione e la perdita della vista di Dio, dalla quale sono esclusi per sempre.

 Se Assalonne trovava che la perdita della vista di suo padre Davide era più dura da sopportare dell’esilio, quale tormento sarà mai essere privati per sempre della vista del dolce e soave volto di Dio.

3.Pensa soprattutto all’eternità di queste pene: da sola rende l’inferno insopportabile. Se una pulce in un orecchio o l’alterazione di una febbriciattola, rendono una breve notte così lunga e tormentosa, pensa a quanto deve essere spaventosa la notte dell’eternità con tanti tormenti! Da quell’eternità nascono la più nera disperazione, le bestemmie, una rabbia senza fine.

Affetti e propositi

1.Spaventa la tua anima con le parole di Isaia: O anima mia, come potrai vivere eternamente con quelle fiamme inestinguibili, dentro a quel fuoco che divora? Perché vuoi abbandonare per sempre il tuo Dio? 2.Riconosci di averlo meritato e molte volte. Ora voglio incamminarmi in senso contrario; perché dovrei sprofondare in quell’abisso? 3.Farò dunque ogni sforzo per evitare il peccato, sola causa possibile di quella morte eterna.

Ringrazia, offri, prega.

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Amore e Dolore, R.C. Capitolo 17 l’Amore sconfigge il male

26 marzo 2020

L’Amore, solo l’Amore sconfigge il male.

Ma che può fare l’uomo contro il dolore provocato dal male? Nulla se non accoglierlo con amore!

Il dolore provocato dal male può essere sublimato dall’amore che costituisce la sola forza capace di vincerlo e di superarlo.

L’uomo non è nato solo per lavorare, faticare e soffrire, ma è nato per amare; l’amore è parte integrante della sua vita, della sua esistenza terrena.

Solo l’amore può sconfiggere il male ed il dolore che dal male deriva, lenire le sofferenze, sollevare da ogni afflizione.

Ma che cos’è l’amore se non una forza interiore che viene da Dio perché si armonizza con un Progetto non umano, ma Divino? L’amore ci abbellisce, ci addolcisce, ci rende buoni, umili, generosi, comprensivi.

Bene diceva Santa Teresa d’Avila: “Tutto passa, ma l’Amore non passerà mai!”

L’uomo ha bisogno di questo amore e la funzione dell’amore è vivificante come la linfa che alimenta tutte le piante. L’uomo, senza l’amore che dà vita, è spoglio, è nudo per se stesso e per gli altri. Quando Adamo ed Eva peccarono di superbia verso Dio, peccando contro il suo Amore Infinito, subito si sentirono nudi, spogliati, sporchi, si vergognarono l’uno dell’altro e davanti a Dio. E Dio chiese ad Adamo: “Che hai fatto?”.

Chiediamocelo anche noi quando ci allontaniamo dall’Amore di Dio, abbandonandoLo e calpestandoLo! Perché sarà terribile il giorno in cui chiederà anche a noi: “Che hai fatto?”.

Pensare di poter vivere senza l’Amore di Dio è impossibile! Pensare di poterlo trattenere come nostra proprietà è altrettanto impossibile!

Il mare o l’oceano dell’Amore di Dio, nel quale Lui stesso ci immerge, ci permette di donarlo a profusione, a piene mani, testimoniandolo con le buone opere che siamo chiamati a compiere.

Quale è stato il cammino dei Santi se non questo: testimoniare fedelmente l’Amore di Dio donando se stessi, imitando Gesù Crocifisso.

L’Amore di Dio è Sublime, è Santo, è Puro, è Infinito, è Eterno. L’Amore di Dio ci porta a riscoprire le bellezze di una realtà meravigliosa verso la quale noi siamo incamminati fin da quaggiù, in questo pellegrinaggio terreno che ha come meta il Paradiso.

Fonte d’Amore, Sorgente d’Amore è nostro Signore! A Lui volgiamo il nostro cuore, a Lui protendiamo in preghiera le nostre mani e Lo supplichiamo con amore in un inno incessante di ringraziamento e di lode, proclamando la sua Santità.

SANTO, SANTO, SANTO SEI TU SIGNORE DIO DELL’UNIVERSO!

Allora il nostro cuore trasale perché sente la Presenza del Signore; il Divino si unisce alla nostra umanità; la sua Parola ci dichiara il suo Amore che incessantemente arde.

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Pregare nella Divina Volontà, il Santo Rosario nella Divina Volontà.Premessa (Terza Parte ) di Luisa Piccarreta

25 marzo 2020

“Mio amato Bene, insieme con te voglio seguire tutti gli atti che fece la tua Umanità nella Volontà Divina; dove giungesti Tu, voglio giungere anch’io, per fare che in tutti i tuoi atti trovi anche il mio; sicché, come la tua Intelligenza nella Volontà Suprema percorse tutte le intelligenze delle creature, per dare al Padre Celeste la gloria, l’onore, la riparazione per ciascun pensiero di creatura in modo divino e suggellare con la luce, con la grazia della tua Volontà ciascun pensiero di esse, così anch’io voglio percorrere ciascun pensiero, dal primo all’ultimo che avrà vita nelle menti umane, per ripetere ciò che sta fatto da Te; anzi voglio unirmi con quelli della nostra Celeste Mamma, che mai restò dietro, ma sempre corse insieme con Te”.
(Volume 15 – Gennaio 24, 1923)

“Il solo fonderti in Me tutti i giorni e parecchie volte al giorno, serve a mantenere l’equilibrio di tutte le riparazioni, perché solo chi entra in Me e prende il principio da Me di tutto ciò che fa, può equilibrare le riparazioni di tutti e di tutto; può equilibrare da parte delle creature la Gloria del Padre, perché stando in Me un Principio Eterno, una Volontà Eterna, potei equilibrare tutto: soddisfazione, riparazione e Gloria completa del Padre Celeste da parte di tutti. Sicché, Come tu entri in Me, vieni a rinnovare l’equilibrio di tutte le riparazioni e della Gloria della Maestà Eterna.
Sostituendoti a nome di tutta l’umana famiglia, cerca, per quanto è da te, di ripararmi per tutto”.
(Volume 12 – Settembre 3, 1919)

“Gli atti fatti nel mio Volere si restituiscono al principio dove l’anima fu creata e prendono vita nell’ambito dell’Eternità, portando al loro Creatore gli omaggi divini e la Gloria del loro stesso Volere. La Creazione fu messa fuori sulle ali del mio Volere e sulle stesse ali vorrei che Mi ritornasse, ma invano l’aspetto. Ecco perché tutto è disordine e scompiglio.
Perciò, Vieni nel mio Volere, per darmi a nome di tutti la riparazione di tanto disordine”.
(Volume 13 – Settembre 15, 1921)

“Amor mio, mio Gesù, tutto hai creato per me e me lo hai donato, sicché tutto è mio, ed io lo dono a Te per amarTi; perciò Ti dico in ogni stilla di luce del sole: ‘Ti amo’; nello scintillio delle stelle: ‘Ti amo’; in ogni goccia d’acqua: ‘Ti amo’. Il tuo Volere mi fa vedere fin nel fondo dell’oceano il tuo ‘ti amo’ per me, ed io imprimo il mio ‘Ti amo’ per Te in ogni pesce che guizza nel mare; voglio imprimere il mio ‘Ti amo’ sul volo d’ogni uccello; Ti amo dovunque Amor mio.
Voglio imprimere il mio ‘Ti amo’ sulle ali del vento, nel muoversi delle foglie, in ogni favilla di fuoco; Ti amo per me e per tutti”.
“E’ proprio questo il vivere nel mio Volere: il portarMi tutta la Creazione innanzi a Me e a nome di tutti darMi il contraccambio dei loro doveri”.
(Volume 16 – Dicembre 29, 1923)

“Figlia mia, vieni a fare il tuo giro nella mia Volontà… Vedi, la mia Volontà è una, ma scorre in tutte le cose create come divisa, ma senza dividersi. Guarda le stelle, l’azzurro cielo, il sole, la luna, le piante, i fiori, i frutti, i campi, la terra, il mare, tutto e tutti…”
(Volume 17 – Maggio 21, 1925)

“E’ necessario che giri tante e tante volte nella mia Volontà, in mezzo alle opere mie, per chiedere, insieme con tutta la Creazione e con tutte le opere mie, tutti in coro, che venga il Regno del Fiat Supremo”.
(Volume 20 – Ottobre 24, 1926)

Stavo pensando tra me: “Vorrei girare sempre nel suo Voler Divino, vorrei essere come una rotella dell’orologio che gira sempre senza fermarsi mai”.
Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù Si è mosso nel mio interno e mi ha detto: “Figlia mia, vuoi girare sempre nel mio Volere? Oh, come volentieri e con che amore voglio che tu giri sempre nel mio Volere!
L’anima tua sarà la rotella, la mia Volontà ti darà la corda per farti velocemente girare senza mai fermarti; la tua intenzione sarà il punto di partenza dove vuoi andare, qual via vuoi prendere, se nel passato oppure nel presente, o vuoi dilettarti nelle vie future, a tua libera scelta, Mi sarai sempre cara e Mi darai sommo diletto qualunque punto di partenza tu prenda…”.
(Volume 17 – Agosto 14, 1924)

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San Francesco di Sales, Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla Capitolo XIV – Sesta Meditazione: IL GIUDIZIO

25 marzo 2020

Preparazione
1.Mettiti davanti a Dio. 1.Pregalo di ispirarti.

Considerazioni
1.Dopo il tempo segnato da Dio per la durata di questo mondo, preceduta da un gran numero di segni e prodigi spaventosi, tali da raggelare gli uomini per lo spavento e il terrore, verrà la fine: scenderà dal cielo un diluvio di fuoco che brucerà e ridurrà in cenere tutta la faccia della terra, senza risparmiare nulla di quanto vediamo su di essa. 1.Dopo questo diluvio di fiamme e di terrificanti fenomeni celesti, tutti gli uomini non ancora risorti, riprenderanno il loro corpo dalla terra, e, alla voce dell’Arcangelo, si raduneranno nella valle di Giosafat. Ma, con quale differenza! Gli uni spenderanno in un corpo glorioso, gli altri saranno orribili in un corpo ripugnante. 1.Considera la maestà con la quale apparirà il Giudice supremo, circondato dagli Angeli e dai Santi, preceduto dalla Croce, segno di grazia per i buoni e di castigo per i cattivi, più splendente del sole. 1.Quel Giudice supremo, con un ordine senza appello e che verrà subito eseguito, separerà i buoni dai cattivi; metterà i primi alla sua destra, gli altri alla sua sinistra; e sarà una separazione eterna, dopo la quale i due settori mai più si incontreranno. 1.Operata la separazione e dischiuse le coscienze, apparirà con chiarezza la perversità dei cattivi e il loro disprezzo per Iddio; dall’altra parte si vedrà la penitenza dei buoni e gli effetti prodotti in essi dalla grazia di Dio; nulla rimarrà nascosto. Mio Dio, quale confusione per gli uni, quale consolazione per gli altri! 1.Pensa all’ultima condanna dei cattivi: Andate, maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi compagni. Pesa queste parole così gravi. Andate, dice, è la condanna all’abbandono eterno di quei disgraziati da parte di Dio. Quei miserabili saranno per sempre privati della contemplazione del suo Volto. Li chiama maledetti: anima mia, quale maledizione! Una maledizione totale, che include tutti i mali: maledizione senza appello e che abbraccia tutta l’eternità. Eterna eternità dei supplizi, quanto devi essere terribile! 1.Considera poi la sentenza per i buoni: Venite, dice il Giudice; è la parola consolante di salvezza, per mezzo della quale Dio ci attira a sé e ci pone nel mondo della sua bontà. Benedetti del Padre mio: o cara benedizione, che tutte le include! Prendete possesso del Regno che è stato preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Quale grande grazia, mio Dio, poiché quel Regno non avrà mai fine!

Affetti e propositi
1.Trema, anima mia, a questo pensiero. Mio Dio, chi può darmi sicurezza per quel giorno, in cui le fondamenta del cielo tremeranno per lo spavento? 1.Detesta i tuoi peccati, i soli che possono darti motivo di terrore in quel giorno spaventoso. 1.Voglio ora giudicarmi da sola, per non esserlo in quel giorno; voglio esaminare la mia coscienza e condannarmi, accusarmi e correggermi, perché in quel giorno non sia il Giudice a condannarmi: mi confesserò, accetterò i consigli opportuni, ecc.

Conclusione
1.Ringrazia Dio che ti ha dato modo di metterti al sicuro per quel giorno e ti ha concesso tempo per la penitenza. 1.Offrigli il tuo cuore e fa una seria penitenza. 1.Pregalo di farti la grazia di portarla a compimento come si deve.
Pater noster, Ave. Componi un mazzetto spirituale.

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Amore e Dolore R.C. Capitolo 16 La necessità di possedere l’Amore di Dio

25 marzo 2020

L’Amore di Dio è presente in ognuno di noi; sta a noi scoprirlo, viverlo, testimoniarlo. L’Amore di Dio si dona a noi particolarmente quando viviamo secondo la sua Legge, i suoi Comandamenti.
L’uomo ha bisogno dell’Amore di Dio, il suo cuore lo reclama, lo desidera, ma egli, spesse volte, soffoca la voce del cuore e dell’anima e volge il suo sguardo altrove. E’ importante, è indispensabile conoscere l’Amore di Dio che è dentro di noi. Dobbiamo attingere a questo suo Amore e farlo sapientemente fruttificare per poterlo vivere, testimoniare e donare.
Ogni uomo, ogni nostro fratello deve trovare l’Amore di Dio, ma ciò non è sempre facile perché noi siamo spesso alla ricerca del piacere, delle cose terrene. Ci affanniamo continuamente nel voler egoisticamente possedere.
Infine nulla ci soddisfa più, ci stanchiamo di una vita senza scopo, il nostro cuore si colma di amarezza e di solitudine, quando non si arriva alla disperazione.
Ma dov’è l’amore se non ancora dentro l’uomo che deve saperlo riscoprire?
Vi sono momenti tragici o dolorosi nella vita di ognuno, che sono come segni visibili della Mano di Dio che ci vuole togliere da una situazione senza speranza e darci la certezza che Lui veramente esiste e ci ama infinitamente. Dio ci segue passo passo e non si stanca di continuare ad amarci anche quando noi, suoi figli, ci allontaniamo sempre più da Lui.
Ma l’uomo ha bisogno di Dio e Lo deve riscoprire dentro di sè e nel Progetto che Dio ha su di lui. Un Progetto Divino, di bontà, di sollecitudine ed, infine, di misericordia e di perdono. Il grande perdono di Dio verso il suo figliolo che aveva abbandonato la Casa del Padre. Allora l’Amore Divino rinasce in lui e lo rinnova inondando la sua anima di grazia, di luce, di gioia.
L’Amore di Dio genera nell’uomo una nuova vita, una nuova forza. Quando l’uomo si fa consapevole di appartenere a Lui, al suo Dio, l’Amore Divino che è in lui si manifesterà, si sprigionerà, si riverbererà nel cuore del fratello richiamandolo, ammaestrandolo, istruendolo.
Ecco la vera testimonianza: dare all’altro ciò che si è ricevuto e riscoperto come Buona Novella che viene dall’Alto.
Dio ama, istruisce, ammaestra, ammonisce ogni suo figlio.
L’AMORE DI DIO NON AVRA’ MAI FINE!

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San Francesco di Sales, Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla,Capitolo XIII – Quinta Meditazione: LA MORTE

23 marzo 2020

Preparazione
1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Chiedigli l’aiuto della grazia. 1.Immagina di essere gravemente ammalata, sul letto di morte, senza speranza di cavartela.

Considerazioni
1.Pensa a quanto sia incerto il giorno della tua morte. Anima mia, un giorno tu uscirai da questo corpo. Quando? In inverno o in estate? In città o in campagna? Di giorno o di notte? All’improvviso o con preavviso? Sarà per malattia o per incidente? Avrai il tempo di confessarti, oppure no? Avrai vicino il tuo confessore e il tuo padre spirituale? Di tutto ciò non ne sai proprio nulla. L’unica cosa certa è che moriremo tutti, e prima di quando pensiamo. 1.Pensa che in quel momento, per quello che riguarda te, il mondo finirà; per te sarà proprio finita! Ai tuoi occhi tutto si capovolgerà. Sì, perché i piaceri, le vanità, le gioie del mondo, gli affetti inutili ti sembreranno fantasmi e nebbia. Ti accorgerai allora che sei stata sciocca ad offendere Dio per quelle insulsaggini e quelle chimere! Vedrai che quando abbiamo lasciato Dio, lo abbiamo fatto per un nulla. Per contro, tanto dolci e desiderabili ti sembreranno la devozione e le opere buone: ma perché non ho percorso quella via bella e piacevole? In quel momento i tuoi peccati, che ti sembravano peccatucci, li vedrai ingigantiti come montagne e la tua devozione ti sembrerà piccola piccola. 1.Pensa agli addii senza fine e pieni di languore che la tua anima darà alle cose di questo basso mondo: addio alle ricchezze, alle vanità, alle compagnie melense, ai piaceri, ai passatempi, agli amici e ai vicini, ai genitori, ai figli, al marito, alla moglie; per farla breve, a tutti; e, per chiudere, al tuo corpo che dovrai abbandonare esangue, smunto, emaciato, schifoso, e male odorante. 1.Pensa alla fretta che avranno di prendere il tuo corpo e nasconderlo sotto terra; ciò fatto, la gente non penserà più, o quasi, a te; non se ne ricorderanno più, come del resto tu hai fatto per gli altri: Dio lo abbia in pace, si dirà, e amen! Tu, morte, fai seriamente pensare, sei impietosa! 1.Pensa che una volta uscita dal corpo, l’anima prende il suo posto: o a destra, o a sinistra. Tu, dove andrai? Che strada prenderai? Non dimenticare che sarà la stessa nella quale ti sei incamminata in questo mondo.

Affetti e risoluzioni
1.Prega Dio e gettati tra le sue braccia. Signore, in quel giorno terribile, accoglimi sotto la tua protezione, rendimi quel momento felice e favorevole, a costo di rendere tutti gli altri della mia vita tristi e segnati dalla sofferenza. 1.Disprezza il mondo. Giacché, o mondo, non mi è dato di conoscere l’ora in cui dovrò lasciarti, ho deciso di non legarmi a te. Amici miei, cari colleghi, permettetemi di volervi bene soltanto con un’amicizia santa che possa durare eternamente; infatti perché dovrei contrarre con voi un legame che poi dovrà essere troncato? 1.Voglio prepararmi a quell’ora e prendere le opportune precauzioni per compiere felicemente quel passo; con tutte le mie facoltà voglio mettere ordine nella mia coscienza, e porre fine a certe manchevolezze.

Conclusione
Ringrazia Dio dei propositi che ti ha dato la forza di concepire; offrili alla sua Maestà; pregalo spesso che ti conceda una morte beata per i meriti di quella del Figlio. Chiedi l’aiuto della Vergine e dei Santi.
Pater, Ave Maria.
Componi un mazzetto di mirra.

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 15 L’Amore di Dio è insostituibile

23 marzo 2020

Quando l’Amore di Dio invade il cuore dell’uomo, lo guarisce, lo compenetra, lo trasforma e lo modella come il vasaio modella il vaso che ha fra le mani.
L’Amore di Dio appaga il cuore di chi lo cerca, di chi lo vuole. Ma non tutti gli uomini lo accolgono, anzi molti lo respingono perché non vogliono convertirsi.
Dio ha creato l’uomo libero e rispetta le sue scelte, non rinunciando tuttavia ad operare nel suo cuore per mezzo dello Spirito Santo, perché la sua creatura rinunci al peccato e ritorni a Lui.
La Salvezza Eterna è già stata offerta all’uomo peccatore con la Redenzione dell’umanità da parte del Figlio di Dio. Ma questa va accolta e perseguita ogni giorno dall’uomo che deve sottoporsi alla Legge del Signore: i Dieci Comandamenti.
Particolarmente in questo tempo, gli uomini sembrano convinti di poter fare a meno di Dio ed agiscono con superbia ed arroganza impadronendosi delle cose di Dio, della vita e della morte, senza valutarne le terribili conseguenze. Essi vogliono usare della scienza a loro piacimento, vogliono sostituirsi a Dio. La loro temerarietà non ha confini!
Ma è Dio che ci ha creati e noi a Lui apparteniamo. E’ Dio che decide il nostro nascere ed il nostro morire. Lui ci ha pensato, voluto e collocato come una Sacra Immagine nella storia del creato.
L’uomo ha bisogno più che mai di Dio e Dio lo avvicina a Sè attraverso il perdono, la misericordia e la pace; gli ridona la Vita Soprannaturale e lo inserisce nuovamente nel suo Progetto di Salvezza.
Lasciamoci attrarre, possedere da Dio e serviamoLo fedelmente nel compiere bene il suo Volere. Spendiamo bene il tempo che ci viene donato per Lui, non impieghiamolo nelle molte futilità di questa nostra vita terrena!
Amiamoci come Lui ci ha amato, aiutiamoci reciprocamente, testimoniando così la nostra appartenenza a Dio che è Amore, solo Amore.

Pregare nella Divina Volontà, il Santo Rosario nella Divina Volontà. Premessa (Prima Parte)

21 marzo 2020

“Nel creare l’uomo il nostro amore fu tanto per lui, che sorpassò tutto l’amore che avemmo nella Creazione. Perciò lo dotammo di ragione, di memoria e di volontà e, mettendo la nostra Volontà come al banco nella sua la moltiplicasse, la centuplicasse – non per Noi che non avevamo bisogno, ma per suo bene – affinché non restasse come le altre cose create, mute ed in quel punto come Noi le uscimmo, ma che crescesse sempre, sempre in gloria, in ricchezze, in amore ed in somiglianza col suo Creatore. E, per fare che lui potesse trovare tutti gli aiuti possibili ed immaginabili, gli demmo a sua disposizione la nostra Volontà, affinché operasse con la nostra stessa potenza il bene, la crescenza, la somiglianza che voleva acquistare col suo Creatore.
Il nostro amore nel creare l’uomo volle fare un giuoco d’azzardo, mettendo le cose nostre nella piccola cerchia della volontà umana come al banco: la nostra Bellezza, Sapienza, Santità, Amore, eccetera e, la nostra Volontà che doveva farsi Guida ed Attrice del suo operato, affinché non solo lo facesse crescere a nostra somiglianza, ma gli desse la forma d’un piccolo dio.
Perciò il nostro dolore fu grande nel vederci respingere questi grandi beni dalla creatura; ed il nostro giuoco d’azzardo per allora andò fallito, ma per quanto fallito, era sempre un giuoco divino che poteva e doveva rifarsi del suo fallimento. Perciò, dopo tanti anni volle di nuovo il mio Amore giocare d’azzardo e fu con la mia Mamma Immacolata. In Lei il nostro giuoco non andò fallito, ebbe il suo pieno effetto e perciò tutto le demmo e tutto a Lei affidammo; anzi si faceva a gara: Noi a dare e Lei a ricevere”.
(Volume 19 – Marzo 9, 1926)

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San Francesco di Sales, Filotea. PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla,Capitolo XII – Quarta Meditazione: IL PECCATO

20 marzo 2020

Preparazione
1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Pregalo di darti la sua ispirazione.

Considerazioni
1.Pensa da quanto tempo hai incominciato a peccare, e come, da allora, i peccati si siano moltiplicati in te; li hai accresciuti ogni giorno, mettendoti contro Dio, contro te stessa, contro il prossimo, in opere in parole, in desideri e in pensieri. 1.Pensa alle tue cattive inclinazioni e a come le hai assecondate. E, soltanto meditando su questi due punti, dovrai constatare come le tue colpe siano più numerose dei capelli che hai in testa, o meglio ancora dei granelli di sabbia della spiaggia. 1.Pensa poi, in modo particolare, al peccato di ingratitudine verso Dio, peccato comune e presente in tutti gli altri, e che li rende più gravi: guarda di quanti benefici Dio ti ha colmata, e di tutti ne hai abusato contro il Donatore; e in modo hai disprezzato molte ispirazioni, hai lasciato cadere molti impulsi al bene.
Ma quello che è ancor peggio, dopo che hai ricevuto i sacramenti tante volte, dove sono i frutti? Dove sono finiti gli ornamenti di cui ti aveva abbellita lo Sposo? Tutto è stato sepolto nella tua cattiveria. Ti sei preparata seriamente a riceverli? Pensa a quanto sei ingrata e irresponsabile; Dio ti insegue per salvarti e tu fuggi per perderti.

Affetti e propositi
1.Arrossisci alla tua miseria. Mio Dio, dove troverò il coraggio di comparire davanti a te? Io non sono che un bubbone purulento e una fogna di ingratitudine e di cattiveria. Sembra impossibile che io abbia potuto essere così sleale; non ho saputo conservare integro uno solo dei miei sensi; una sola delle facoltà della mia anima, senza corromperla, violarla, insozzarla; non ho trascorso un sol giorno della mia esistenza senza contaminarlo con affetti indecenti. E mi pare questo il modo di contraccambiare i benefici del Creatore e il Sangue del Redentore? 1.Chiedi perdono e gettati ai piedi del Signore come un Figliuol prodigo, come una Maddalena, come una donna che ha contaminato il letto matrimoniale con ogni sorta di adulterio. Signore, pietà di questa peccatrice; sorgente viva di misericordia, abbi pietà di questa misera peccatrice. 1.Decidi di vivere meglio. Signore, con la tua grazia, non voglio mai più cedere al peccato. L’ho amato già troppo! Ora lo detesto e abbraccio Te, Padre di misericordia, voglio vivere e morire con Te! 1.Per cancellare i peccati del passato ne farò una accusa coraggiosa, e non tollererò che uno solo rimanga in me. 1.Farò tutto il possibile per sradicare dal mio cuore le erbacce, in modo particolare le più dannose. 1.A tal fine, seguirò con impegno i consigli che mi verranno dati e non riterrò mai di avere fatto abbastanza per riparare le colpe del passato.

Conclusione
1.Ringrazia Dio che ti ha atteso pazientemente e ti ha dato questi buoni affetti. 1.Offrigli il tuo cuore in pegno. 1.Pregalo che ti fortifichi, ecc.

Amore e Dolore, R.C.Capitolo 14 Apertura del Cuore

20 marzo 2020

Ogni cuore deve fare spazio all’amore. Se l’amore non c’è allora c’è sofferenza e dolore perché i sentimenti di odio, di invidia, di gelosia hanno il sopravvento e l’uomo non può agire secondo il Volere del Signore il Quale è Amore, solo Amore.
Senza l’amore non potremo avere la pace, la concordia, la fratellanza, ma nel mondo ci saranno guerre, conflitti di ogni genere, violenze inaudite.
Quanto Amore Gesù ci vuole donare! Ma se siamo ripiegati su noi stessi non possiamo accoglierlo ed avere da Dio quelle grazie che ci portano a divenire veri figli del Padre nostro Celeste che ad ogni costo ci vuole salvare.
Quando il cuore umano si apre all’Amore di Dio, allora questo Amore diviene dono, gioia, speranza perché solo l’amore sa sviluppare in noi sentimenti di pace, di gioia, di carità fraterna.
L’amore rasserena, infonde coraggio, fiducia, redime l’uomo rendendolo capace di adeguarsi al Progetto di Dio che corrisponde alla sua perfetta felicità.
Siamo tutti chiamati da Dio a praticare sempre il comandamento dell’amore: “Amatevi gli uni gli altri come lo ho amato voi”. L’imperativo di Dio è: amatevi, sostenetevi, soccorretevi, aiutatevi! Ogni gesto sia accompagnato dall’amore che ci è stato da Lui donato.
Il Padre ha sacrificato il suo Divin Figlio per poter salvare tutti gli uomini, ma chi non L’ha accolto, non Lo accoglie e non L’accoglierà avrà rifiutato l’Amore Divino.
Dio non si impone, ma ci lascia liberi di scegliere fra il bene e il male. L’uomo spesse volte sceglie il male dal quale proviene il dolore per sé e per gli altri.
L’uomo è stato destinato al Regno di Dio per vivere la stessa Vita di Dio. Questa unione fra Dio e l’uomo ci fa suoi figli per grazia, ci fa felici per sempre.
L’uomo è chiamato da Dio per nome e, degnamente, Lo deve testimoniare, consapevole che nel giorno in cui avrà termine la sua vita su questa terra, Dio Padre lo giudicherà sull’amore.
Il Padre Misericordioso parla al nostro cuore e ci dona la tenerezza del suo Amore.

San Francesco di Sales, Filotea. PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla, Capitolo XI – Terza Meditazione: I BENEFICI DI DIO

2 marzo 2020

Preparazione

1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Pregalo di ispirarti.

Considerazioni

1.Considera i doni corporali che Dio ti ha dato: il corpo, i mezzi per sostentarlo, la salute, le soddisfazioni legate a lui, gli amici, i beni materiali.

 Considera tutto ciò che ha dato a te e mettilo a confronto con ciò che hanno le altre persone che valgono più di te e che non hanno quello che hai tu: gli uni sono di debole costituzione, altri malfermi di salute, difettosi nelle membra; altri sono oggetto di insulti, di disprezzo e di disonore; altri ancora oppressi dalla povertà. E Dio non ha voluto che tu fossi così.

2.Considera i doni dello spirito: quanta gente c’è al mondo ebete, pazza furiosa, mentecatta; perché non sei anche tu di quelli? Dio ti ha favorito. Quanti altri hanno avuto scarsa possibilità di istruirsi, o addirittura nessuna; per te, invece, la Provvidenza divina ha voluto un’educazione civile e onorata. 3.Considera le grazie spirituali: tu sei figlia della Chiesa, Filotea; Dio si è fatto conoscere a te fin dalla tua infanzia. Quante volte ti ha visitato con i sacramenti? E le ispirazioni, le illuminazioni interiori, le correzioni per richiamarti? E quante volte ti ha perdonato? E non ricordi quante volte ti ha liberato dalle occasioni in cui ti saresti perduta? E gli anni passati non sono stati forse un tempo prezioso che Dio ti ha offerto per camminare verso il bene della tua anima?

 Fermati a considerare anche i dettagli, e vedrai quanto buono e generoso sia stato Dio con te!

Affetti e propositi

1.Ammira la bontà di Dio. Dio è veramente buono nei miei confronti. O Signore, quanto è ricco di misericordia e grande in bontà il tuo cuore! Anima mia, canta in eterno le innumerevoli grazie di cui ti ha colmata. 2.Pensa ora alla tua ingratitudine. Chi sono io, Signore, perché ti ricordi di me? Com’è grande la mia indegnità. Ho calpestato i tuoi benefici, ho disonorato le tue grazie, ho abusato della tua somma bontà e l’ho disprezzata! Ho contrapposto la voragine della mia ingratitudine all’abisso della tua grazia e del tuo favore. 3.Muoviti a riconoscenza. Orsù, cuor mio, basta con le infedeltà, l’ingratitudine e la slealtà verso questo grande Benefattore. Non Avverrà più che la mia anima rifiuti di essere sottomessa a Dio, che ha operato in me tante meraviglie e mi ha colmato di tanti doni. 4.Filotea, sii decisa e sottrai il tuo corpo alle voluttà. Mettilo al servizio di Dio che ha operato cose stupende in suo favore; impegna seriamente la tua anima a conoscerlo a fondo per renderlo suo, con quegli esercizi propri ad ottenere questo risultato. Impiega con cura i mezzi che la Chiesa ti offre per la salvezza tua e per amare Dio. Sì, sono decisa a fare regolarmente orazione, a ricevere i sacramenti, ad ascoltare la sua santa Parola; metterò in pratica le sue ispirazioni e i suoi consigli.

Conclusioni

1.Ringrazia Dio che ti ha fatto conoscere i tuoi doveri e tutti i benefici da Lui ricevuti. 1.Offrigli il tuo cuore con tutti i buoni propositi. 1.Pregalo che ti renda forte per tradurre in atto i propositi, per i meriti della morte di suo Figlio; chiedi l’intercessione della Vergine e dei Santi.

 Padre nostro, ecc. Intreccia il mazzetto spirituale.

Amore e Dolore. R. C. Capitolo 13 Gli effetti dell’Amore

2 marzo 2020

L’amore prova e saggia il nostro cuore per portarlo sempre più verso una nuova e più ricca dimensione spirituale, in modo da poter comprendere ciò che ancora non si è compreso.

L’uomo fa esperienza di Dio attraverso l’Amore al quale si deve abbandonare senza resistenze, per lasciarsi trasformare e rinnovare, diventando una nuova creatura.

Le radici dell’amore affondano nel nostro cuore e la loro azione, seppur silenziosa e nascosta, prende in noi forma viva e vitale che si evidenzia nel nostro contatto con gli altri.

Ogni azione, ogni gesto devono portare gioia, serenità e pace a chi ci è vicino ed anche agli sconosciuti che incontriamo casualmente nel nostro cammino.

Il dolore può essere causato dal peccato di “non amore”; infatti l’assenza di amore provoca sofferenza e dolore perché l’uomo per vivere ha bisogno d’amore in tutte le sue espressioni.

Chi possiede l’amore può parteciparlo agli altri in tutti i modi; è una ricchezza che si può moltiplicare e che si manifesta anche nello sguardo, nel sorriso, nel tratto, nel comportamento e rende in qualche modo visibile l’invisibile Immagine di Colui che ci ha creati a sua Immagine e Somiglianza. Ciò nella misura in cui accogliamo da Dio il dono del suo Amore e lo facciamo fruttificare in noi.

L’amore ed il dolore sono due vie parallele che non si discostano l’una dall’altra.

Il cammino per noi uomini in queste due dimensioni della vita è arduo e faticoso, ma dobbiamo impegnarci a viverlo, a farlo conoscere, in modo silenzioso, ma efficace, soprattutto con l’esempio.

L’amore vero che viene da Dio penetra in noi ed è come un balsamo che guarisce e non affligge, ma ristora, solleva e conforta.

San Francesco di Sales, Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla Capitolo X – Seconda meditazione: IL FINE PER IL QUALE SIAMO CREATI

27 febbraio 2020

Preparazione
1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Pregalo che ti ispiri.

Considerazioni
1.Dio non ti ha messo al mondo perché aveva bisogno di te; tu non gli sei di alcuna utilità. Lo ha fatto soltanto per dimostrare in te la sua bontà, arricchendoti della sua grazia e della sua gloria. Per questo ti ha dato l’intelligenza per conoscerlo, la memoria per ricordarlo, la volontà per amarlo, l’immaginazione per rappresentarti i suoi benefici, gli occhi per contemplare le sue opere, la lingua per lodarlo , e così tutte le altre facoltà. 1.Poiché sei stata creata e messa al mondo per questo, tutte le azioni contrarie devono essere bandite ed evitate; e quelle che non giovano al conseguimento di questo fine, non devono essere nemmeno prese in considerazione perché vuote e inutili. 1.Considera la sventura del mondo che non pensa a queste cose, ma vive come se fosse stato creato soltanto per costruire case, piantare alberi, accumulare ricchezze e fare pazzie.

Affetti e propositi
1.Umiliati e rimprovera alla tua anima la sua miseria, che, per il passato, è stata così grande che ha pensato poco o punto a tutto ciò. Dirai: Mio Dio, a che cosa mi occupavo, quando non pensavo a te? Che cosa ricordavo, quando dimenticavo te? Che cosa amavo, quando non amavo te? Avrei dovuto nutrirmi di verità e mi imbottivo di vuoto; ero schiava del mondo anziché rendere lui schiavo di me. 1.Detesta la vita passata. Rinuncio a voi, pensieri vuoti e riflessioni inutili; rinnego voi, ricordi vergognosi e frivoli; tronco voi, amicizie infedeli e sleali; favori venali e interessati, soddisfazioni amare, false cortesie. 1.Convertiti a Dio. E tu, Dio mio e Salvatore, d’ora in poi sarai il solo oggetto dei miei pensieri; non occuperò più il mio spirito in pensieri che ti siano sgraditi; la memoria sarà occupata tutti i giorni della mia vita dalla grandezza della tua bontà, che tanto benevola è stata verso di me; sarai la delizia del mio cuore e la dolcezza dei miei affetti. D’ora in poi avrò in orrore quel rincorrersi di vanità, quei divertimenti a cui davo tanto tempo, quello occupazioni oziose che svuotavano la mia giornata, quegli affetti che ottenebravano il mio cuore. A tal fine mi servirò di questo e quel rimedio.

Conclusione
1.Ringrazia Dio che ti ha creata per un fine così nobile. Tu, o Signore, mi hai creata per te, perché io goda per tutta l’eternità dell’immensità della tua gloria: riuscirò un giorno ad esserne degna e a benedirti come meriti? 1.Offerta. Mio caro Creatore, ti offro tutti i miei affetti e i miei propositi assieme alla mia anima e al mio cuore. 1.Preghiera. Ti supplico, o Dio, di accettare le mie aspirazioni e i miei desideri, e benedire con la tua benedizione la mia anima perché riesca ad attuarli, per i meriti del Sangue di tuo Figlio versato sulla Croce, ecc.

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Amore e Dolore. R. C. Capitolo 12 La logica dell’Amore

24 febbraio 2020

Solo l’amore salva e redime l’uomo. L’amore è fonte di luce, di gioia e di pace.

Oggi l’uomo non vive nella pace perché nel suo cuore l’amore è sopito, se non addirittura negato, avendo lasciato prevalere l’amore di sé, cioé l’egoismo.

L’uomo deve prima di tutto riconoscere in sé questa tendenza, combatterla individuando i motivi che non gli permettono di dilatare il suo cuore nell’amore a Dio ed ai fratelli.

Per liberarsi dall’egoismo non c’è che la preghiera che invoca l’aiuto di Dio, la mortificazione e la buona volontà di cambiare, di rinnovare il proprio cuore.

Lo spazio interiore deve essere riservato a Dio. Interiorità e Spiritualità si sviluppano sotto l’Azione dello Spirito Santo che crea energie nuove o dà vigore a quelle latenti.

Occorre anche imparare a rallentare la corsa verso le cose materiali e solo terrene, trovando così il tempo e la calma di fermarsi a riflettere sulla dimensione spirituale della vita e sulla primaria importanza del proprio rapporto con Dio, per percorrere un cammino sempre proteso verso la pace, la luce e la gioia.

La chiusura del cuore è un male che fa soffrire, ci limita, ci impoverisce, ci rende meschini e gretti nelle idee e nei comportamenti. E’ una forma di schiavitù che ci aggredisce e ci imprigiona nel male e nel peccato.

Nel nostro cammino spirituale, che non percorriamo da soli, ma con Dio al nostro fianco, ci si deve a poco a poco liberare dall’egoismo. Non schiavi, ma liberi dobbiamo essere, in Dio. Le schiavitù dell’uomo sono molteplici e dobbiamo riconoscerle per evitarle: avarizia, ingordigia, rancori, invidie, gelosie.

La necessità di ricondurre il nostro cuore verso la luce, la verità e la giustizia si pone a noi come libera scelta. Allora agirà in noi la Forza del Soprannaturale perché avremo fatto la scelta giusta e conforme alla Volontà di Dio. Perseguire costantemente questo obiettivo porta verso la guarigione e la liberazione interiore, per vivere finalmente nella Luce e nell’Amore di Dio nostro Padre.

San Francesco di Sales, Filotea. Prima Parte Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla,Capitolo IX – Prima Meditazione: LA CREAZIONE

20 febbraio 2020

Preparazione

1.Mettiti alla presenza di Dio. 1.Chiedigli di ispirarti.

Considerazioni
1.Rifletti che qualche anno fa tu non esistevi, anzi il tuo essere era proprio il nulla. O anima mia, dov’eri allora? Il mondo esisteva da tanto, e dite, proprio nulla. 1.Dio ti ha fatto fiorire da quel nulla per renderti ciò che sei, non perché avesse bisogno di te, ma per sua esclusiva bontà. 1.Rifletti sull’essere che Dio ti ha dato; è il primo nella scala degli esseri viventi; fatto per vivere nell’eternità e per unirsi perfettamente a Dio.

Affetti e propositi
1.Umiliati profondamente davanti a Dio, dicendo di cuore con il Salmista: Signore, davanti a te sono come nulla. Come hai fatto a ricordarti di me per crearmi? Anima mia, tu eri sprofondata in quell’abisso senza fondo, e ci saresti ancora se Dio non ti avesse tirata fuori; e che faresti in quel nulla? 1.Ringrazia Dio. = Creatore, buono e potente, ti sono tanto riconoscente per avermi tirato fuori dal mio nulla, per avermi resa, per tua bontà, quella che sono. Che cosa posso fare per benedirti degnamente e rendere grazie alla tua immensa bontà? 1.E ora vergognati. Mio Creatore, anziché unirmi a te in amore e spirito di servizio, mi sono ribellata indegnamente con i miei affetti sregolati; mi sono separata e allontanata da te per confondermi con il peccato; non mi sono ricordata dell’onore di cui ti ero debitrice: ho dimenticato che sei il mio Creatore. 1.Umiliati davanti a Dio. Anima mia, devi sapere che il Signore è il tuo Dio; è lui che ti ha creato; non ti sei fatta da sola! Signore, sono opera delle tue mani. 1.Per quanto, d’ora in poi, non voglio più compiacermi in me stessa, perché sono proprio nulla. Di che cosa vorresti gloriarti? Tu, polvere e cenere, o meglio, nulla? Di che ti esalti? Per umiliarmi voglio fare e questo e quello; sopportare quel disprezzo, quell’altro. Voglio cambiare vita e seguire il mio Creatore e sentirmi onorata per l’essere che egli mi ha dato; voglio impegnarlo totalmente nell’obbedire alla sua volontà, nei modi che mi verranno indicati, e sui quali mi illuminerà il mio padre spirituale.

Conclusione
1.Ringraziamento. Anima mia, benedici il tuo Dio e lodino il suo nome tutte le viscere; perché la sua bontà mi ha tratto dal nulla e la sua misericordia mi ha creato. 1.Offerta. Signore, con tutto il cuore, ti offro l’essere che mi hai dato; lo dedico e lo consacro a Te. 1.Preghiera. Signore, rendimi forte in questi affetti e in questi propositi; Vergine Santa, raccomandali alla misericordia di tuo Figlio, come pure tutte quelle persone per le quali devo pregare,ecc.
Padre nostro, Ave Maria.

Uscendo dall’orazione raccogli un po’ qua e un po’ là e, scegliendo tra le considerazioni fatte, confeziona un mazzetto di devozione; così, durante tutto l’arco della giornata, potrai odorarne il profumo.

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Amore e Dolore, R.C. Capitolo 11 I Frutti dell’Amore

20 febbraio 2020

 

La capacità di amare è insita in ogni cuore; l’uomo deve solo riscoprire l’amore che è in lui per poterlo donare.

Il dono più grande che Gesù ci ha fatto è il suo Amore.

Gesù, dopo la Resurrezione, è trasfigurato, raggiante di Luce ed appare agli Apostoli nel Cenacolo pronunciando queste Parole: “Pace a voi”.

I frutti dell’amore sono la pace, la concordia, la serenità interiore. Non vi è dubbio nel cuore che porta amore e non vi è timore nel volerlo donare.

L’uomo è egocentrico per natura e sa amare solo per se stesso; ma se con buona volontà apre il suo cuore a Dio, la sua capacità di amare aumenta e si perfeziona, realizzandosi sempre più nella gratuità e nel sapersi veramente donare.

L’amore è anzitutto dono di Dio, è sorgente di pace e di gioia. Nulla Dio fa mancare all’uomo perché con la sua Grazia, con questa linfa vitale, lo sorregge, lo alimenta e rigenera in lui energie nuove, insospettate e sorprendenti.

Tale è l’azione positiva dell’amore che rinnova l’uomo e gli fa comprendere quanto sia grande il dono che ha ricevuto. Si tratta di una forza rigeneratrice che abbellisce e personalizza l’uomo nell’essere fiducioso ed ottimista.

Allora l’amore produce benessere, sia fisico che spirituale.

Molti mali fisici e psichici diventano cronici per mancanza di vero amore, perché l’uomo spesso allontana, emargina e alla fine abbandona il suo simile che perde fiducia e si sconforta.

Noi constatiamo che l’uomo manca d’amore quando nel mondo vi è molto dolore.

Questo dolore non può convivere con l’amore se l’amore stesso non lo assimila sublimandolo nell’Amore di Dio.

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San Francesco di Sales, Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla, Capitolo VIII Come fare la seconda purificazione

14 febbraio 2020

La prima ragione che deve spingerci ad operare questa seconda purificazione, è la coscienza viva e nitida del male enorme che ci causa il peccato; riusciremo, in tal modo, ad entrare in una contrizione profonda e travolgente: infatti la contrizione, per piccola che sia, se è sincera, e soprattutto se congiunta alla forza dei Sacramenti, ci purifica sufficientemente dal peccato; se poi la contrizione è profonda e travolgente, ci purifica anche da tutti gli affetti che derivano dal peccato.
Un odio e un astio debole e fiacco ci permette di sopportare, anche se di malanimo, colui che odiamo; se poi ci è possibile, ne stiamo lontani; ma se il nostro odio è mortale e violento, non solo fuggiamo e troviamo insopportabile colui che odiamo, ma ci ripugna e non possiamo soffrire nemmeno la compagnia di coloro che la pensano come lui, dei suoi amici, dei suoi parenti. Non sopportiamo nemmeno la vista del suo ritratto e delle cose che gli appartengono.
Similmente, se il penitente odia il peccato solo leggermente, benché sinceramente, è vero che fa il proposito di non peccare più, ma non è come quando lo odia con una contrizione forte e vigorosa; in tal caso, non solo detesterà il peccato, ma anche tutti gli affetti, le conseguenze e i sentieri del peccato.
È per questo, Filotea, che dobbiamo rendere la nostra contrizione e il pentimento più profondi possibile, perché tutto ciò che appartiene al peccato sia travolto. Così fece la Maddalena che, convertendosi, perse talmente il gusto del peccato e dei piaceri che non ci pensò più; e Davide, che protestava di odiare non soltanto il peccato, ma anche le sue vie e i suoi sentieri: questo è il ringiovanimento dell’anima, che lo stesso Profeta paragona a quello dell’aquila che muta le penne.
Ora per giungere a questa presa di coscienza ed alla contrizione, devi immergerti con cura nelle meditazioni che qui di seguito ti propongo; se ti ci impegnerai con serietà, con l’aiuto della grazia di Dio, strapperai dal tuo cuore il peccato e i principali affetti al peccato; le ho impostate proprio a questo scopo.
Le farai una dopo l’altra, nell’ordine che te le propongo, una al giorno, di mattino, se ti è possibile; perché è il tempo più adatto alle operazioni dello spirito; e ci rifletterai sopra per tutta la giornata.
Se poi non hai dimestichezza con le meditazioni, leggi quello che ne dico nella seconda parte di questo libretto.

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Come la Consacrazione a San Giuseppe può cambiarvi la vita. Da Aleteia.it

14 febbraio 2020

Consecration to St. Joseph

Il nuovo programma di consacrazione di padre Donald Calloway inizierà il 16 febbraio

by Philip Koloski

e la Chiesa cattolica considera San Giuseppe un modello e un esempio di virtù da molti secoli,è stato scritto relativamente poco sulla devozione nei suoi confronti. Nell’ultimo secolo, tuttavia, è stato pubblicato un crescente numero di libri per gettare più luce sul padre putativo di Gesù, tra cui Consecration to St. Joseph, di padre Donald Calloway.

Padre Calloway ha notato questa discrepanza a livello di scritti spirituali, e con questo nuovo libro cerca di avviare un movimento mondiale di devozione a San Giuseppe.
Uno dei motivi per i quali il sacerdote si rivolge a San Giuseppe è che “abbiamo bisogno della paternità spirituale di San Giuseppe perché ci aiuti a proteggere il matrimonio e la famiglia. Matrimonio e famiglia sono sempre stati sotto attacco, ma nei tempi moderni le minacce hanno raggiunto livelli straordinari… Per combattere e sconfiggere gli inganni di Satana, la Chiesa ha bisogno di San Giuseppe. Il suo esempio e la sua protezione sono l’unica via d’uscita nella situazione di confusione in cui ci troviamo”.
San Giuseppe è un potente intercessore a favore delle famiglie, e quindi è perfetto da questo punto di vista.
Molti santi, inoltre, hanno sottolineato la devozione a San Giuseppe come modo per avvicinarsi a Gesù.
Questo è l’obiettivo principale della Consacrazione a San Giuseppe di padre Calloway.

“La consacrazione totale a San Giuseppe significa che si compie un atto di affidamento filiale al proprio padre spirituale perché possa prendersi cura del nostro benessere spirituale e guidarci a Dio. La persona che si consacra a San Giuseppe vuole stare il più vicino possibile al padre spirituale, al punto da assomigliargli in virtù e santità”.
Come chi si avvicina alla Vergine Maria viene condotto più vicino a Gesù, chi si dedica a San Giuseppe si troverà ad avere un rapporto più profondo con Dio.
L’obiettivo finale, ovviamente, non è l’adorazione di San Giuseppe – visto che l’adorazione è riservata solo a Dio –, ma l’imitazione della sua virtù e del suo esempio, che ci porta più vicini a Dio.
Il programma spirituale di padre Calloway consiste in una preparazione di 33 giorni che può essere effettuata in qualsiasi periodo dell’anno. Se la si vuole usare come una preparazione alla festa di San Giuseppe, il 19 marzo, si deve iniziare la consacrazione il 16 febbraio (o il 15 febbraio, in base all’anno).
La consacrazione proposta da Calloway è relativamente facile da realizzare, perché include solo una breve meditazione al giorno, seguita da una piccola serie di preghiere.
Se volete cambiare la vostra vita, provate a consacrarvi a San Giuseppe e a permettergli di riportarvi a Dio.
Santa Teresa d’Avila ha detto: “Sembrerebbe che Dio abbia concesso agli altri santi il potere di aiutarci solo in un tipo di necessità, ma l’esperienza mostra che San Giuseppe può aiutarci di fronte a qualsiasi bisogno”.

Ecco una breve preghiera tratta dal Manuale di San Giuseppe (pubblicato nel 1853) che sceglie San Giuseppe come patrono e protettore personale, chiedendogli di intercedere quotidianamente per noi e assicurando il nostro impegno nella preghiera e nella purezza:

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Amore e Dolore,R. C. Capitolo 10 L’uomo e l’amore

14 febbraio 2020

Solo l’amore vero dovrebbe guidare il nostro cuore, liberandolo da ogni insana passione.

L’uomo ha bisogno di amore, non può farne a meno.

L’amore resiste ai superbi e vince ogni battaglia, portando gioia e pace.

Come l’acqua disseta e il pane sfama, così l’amore è indispensabile per nutrire il nostro cuore. Altrimenti diventiamo infelici, tristi e la nostra vita spirituale non fiorisce in noi.

L’uomo senza amore muore dentro e percorre le vie del dolore cupo, senza scampo, senza speranza, senza luce, che lo fa disperare. L’uomo si rende schiavo del dolore quando nel suo cuore non fa spa¬zio all’amore umano e all’Amore Divino. La sofferenza diventa fatica insopportabile che lo spinge verso risoluzioni estreme.

Ogni uomo è chiamato dal Signore a vivere l’amore vero ed a dispensarlo nella gratuità, nella gioia e in tutta la sua bellezza. L’uomo è chiamato a fecondare l’anima, a farla vivere nell’amore verso Dio e verso i fratelli.

Dio non ha creato il dolore, che è conseguenza del peccato, ma il dolore sopravviene nella vita e va vissuto con amore in modo tale da portare l’uomo a conoscere la sola via da percorrere per abbracciare il dolore nell’amore.

I sentimenti di egoismo non sono altro che chiusura all’amore. Come possiamo evitare di vivere in modo così sterile il dolore se non nel ricercare e nel praticare l’amore vero?

Quanto dolore provoca l’uomo! Guerre, violenze, odii, divisioni sono il segno del “non amore”, ma del dolore provocato dalla disperazione, dal male che vi è nel cuore dell’uomo. Questo tipo di dolore va sconfitto e superato solo con l’amore che deve trovare spazio ed alimento nel cuore dell’uomo.

Ogni sofferenza va vissuta ed offerta a Dio per essere così sublimata e diventare un valore, un grande valore.

L’uomo oggi più che mai ha bisogno d’amore; deve viverlo, sperimentarlo, gustarlo in tutta la sua bellezza, ampiezza e profondità. Ma necessita umiltà, grande umiltà per rendersi conto che siamo creature fatte per amare e non per odiare.

L’uomo, nella sua capacità di amare, rende vivibile e serena la sua vita su questa terra e col suo esempio può aiutare il fratello a fare altrettanto.

Dio ha posto l’uomo sulla terra quale pellegrino di passaggio, per renderGli testimonianza, testimonianza dell’Amore di Dio, che è Vero Amore, Puro Amore, Incommensurabile Amore.

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Come va intesa la verginità di Maria? Perchè si lega al Regno dei Cieli?

13 febbraio 2020

BLESSED Virgin Mary

“L’integrità fisica è da intendersi non solo come assenza di atti coniugali e sensuali in genere, ma anche come permanenza di tutte le caratteristiche fisiche della verginità, anche durante il parto”

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San Francesco di Sales, Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla, Capitolo VII Seconda Purificazionedagli effetti al Peccato

13 febbraio 2020

Tutti gli Israeliti uscirono materialmente dall’Egitto, ma non tutti ne uscirono con il cuore; ecco perché, nel deserto, molti di essi rimpiangevano le cipolle e la carne d’Egitto.
Allo stesso modo ci sono dei peccatori che escono materialmente dal peccato, ma non ne abbandonano l’affetto: ossia, fanno il proposito di non peccare più, ma si privano e si astengono dai piaceri del peccato con una certa malavoglia e con rimpianto; il loro cuore rinuncia al peccato e se ne allontana, ma non per questo smette di volgersi in continuazione da quella parte, come la moglie di Lot verso Sodoma.
Si tengono lontani dal peccato come fanno i malati con i cocomeri quando il medico li ha minacciati di pericolo di morte se ne dovessero mangiare; ci stanno male a non poterne mangiare, ne parlano e mercanteggiano la possibilità di superare il divieto, almeno per assaggiarne, e giudicano fortunati quelli che possono mangiarne.
Fanno la stessa cosa quei penitenti deboli e fiacchi che si astengono un po’ dal peccato, a malincuore; vorrebbero poter peccare senza andare all’inferno, parlano con rimpianto e compiacimento del peccato e giudicano fortunati quelli che lo fanno. Un uomo deciso a vendicarsi, cambierà proposito nella confessione, ma subito dopo lo travi tra gli amici, felice di poter parlare della sua lite: e dice che, se non fosse per il timor di Dio, farebbe questo e quest’altro, e aggiunge che, su questo punto, la legge di Dio, che impone il perdono, è molto dura; volesse Dio che fosse permesso vendicarsi!

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Amore e Dolore.R.C. Capitolo 9 Riscoprire in noi l’Amore di Dio

13 febbraio 2020

L’Amore, solo l’Amore convince l’uomo a cambiare, a rinnovare il suo cuore. Come può l’uomo rinnovarsi se non si risveglia quel germe d’amore posto nel suo cuore da Dio? Come può l’uomo acconsentire al Progetto di Dio su di lui se non ne prende coscienza?

Quel germe assopito nel profondo del suo cuore, l’uomo lo deve risvegliare, lo deve far fruttificare.

E’ l’Amore sublime di Dio che vuol agire in lui ed espandersi, al di fuori di lui verso gli altri uomini, richiamandoli con la testimonianza, perché si realizzi in ogni creatura umana il Progetto Divino. Questo progetto è la salvezza eterna dell’uomo peccatore che deve rientrare nella Casa del Padre lasciando che agisca in lui la Potenza Divina del suo Amore.

Le strade di Dio sono infinite ed infinita è anche la sua Misericordia verso ogni uomo che sa accoglierla con spirito umile e sottomesso. L’uomo è chiamato da Dio a percorrere la sua vita, giorno per giorno, con la sua mano nella Mano di Dio.

Da solo l’uomo nulla può compiere, ma con Dio tutto può perché tutto quello di cui abbisogna Dio glielo dona e nulla gli fa mancare. Ogni uomo è chiamato a lavorare nella vigna del Signore. Molto vi è da fare, da operare… e con fatica. Si deve arare e seminare per poter raccogliere.

Ma è lo Spirito di Dio che dirige ogni cosa, che plasma ogni cuore che si apre a Lui e, sapientemente, lo attira verso la salvezza. Occorre lasciarsi guidare dal Signore in totale ed umile abbandono. “Padre nostro… venga il tuo Regno, sia fatta la tua Volontà…”. E’ la preghiera completa e perfetta che deve sgorgare da ogni cuore e tradursi in azioni concrete e conformi al Volere Santo del Signore.

La vigna allora darà molto frutto; grandi e succosi saranno i suoi grappoli che daranno vino buono ed abbondante per tutti. Sarà il frutto della fatica, del sacrificio, dell’amore degli uomini sublimato dall’Amore di Dio.

Pane e vino rappresentano l’offerta universale che il Sacerdote fa sull’Altare a Dio quando celebra la S. Messa e che nella transustanziazione, operata dallo Spirito Santo, si fa Corpo e Sangue del Signore, Nutrimento Spirituale per la salvezza eterna delle nostre anime.

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San Francesco di Sale. Filotea, PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla.Capitolo VI Purificazione dal Peccato Mortale

10 febbraio 2020

La prima purificazione è quella dal peccato; il mezzo: il sacramento della penitenza. Cercati il miglior confessore che puoi; serviti anche di qualche libretto scritto a questo scopo; leggi con attenzione e nota, punto per punto, dove hai mancato, cominciando da quando hai avuto l’uso di ragione fino a oggi. Se ti fidi poco della memoria, metti per iscritto quello che hai trovato. Una volta trovate e messe insieme le brutture peccaminose della tua coscienza, detestale e respingile con una contrizione e un dispiacere grande quanto il tuo cuore riesce a concepire, prendendo in considerazione questi quattro punti: per il peccato tu hai perso la grazia di Dio, hai perso il diritto al paradiso, hai accettato i tormenti eterni dell’inferno, hai rinunciato all’eterno amore di Dio.
Hai capito, Filotea, che ti parlo della confessione generale di tutta la vita che, lo so bene anch’io, fortunatamente, non sempre è necessaria; ma io la considero molto utile in questo inizio, per cui te la consiglio vivamente.
Capita spesso che le confessioni abituali di coloro che conducono una vita ordinaria di cristiani comuni, siano piene di difetti: per lo più si prepara poco o per niente, non si ha la contrizione richiesta, anzi capita addirittura che molte volte ci si vada a confessare con il segreto proposito di tornare a peccare, visto che non si ha alcuna intenzione di evitare l’occasione, né di prendere gli opportuni accorgimenti per correggersi; in tutti questi casi la confessione generale è necessaria per dare una scossa all’anima.
Inoltre la confessione generale ci porta a conoscere noi stessi, ci provoca a una salutare vergogna del nostro passato, ci fa ammirare la misericordia di Dio, che ci ha atteso con tanta pazienza; porta la pace nel cuore, la serenità nello spirito, suscita buoni propositi, offre l’occasione al nostro padre spirituale di darci consigli più adatti alla nostra reale situazione e ci apre il cuore alla semplicità fiduciosa che ci farà essere molto sinceri nelle confessioni che seguiranno.
E poiché parliamo di un rinnovamento generale del cuore e della conversione totale dell’anima a Dio, per mezzo della vita devota, mi sembra, o Filotea, di avere ragione nel consigliarti questa confessione generale.

CONTINUA….

Amore e Dolore, R.C. Capitolo 8 Disponibilità ad essere di Dio

10 febbraio 2020

Gesù poi a tutti diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro di Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e Mi segua” (Lc. 9,23).
L’uomo si allontana dall’Amore di Dio quando non rinnega se stesso, cioè lascia che predomini in lui il proprio “io”. Se questa tendenza non viene combattuta con la preghiera, la mortificazione e la buona volontà, essa tende a dilatarsi corrompendo il cuore dell’uomo che diventa superbo, altero, violento ed egoista.
Da ciò hanno origine i sentimenti di rancore, di odio, di vendetta che collettivamente sfociano poi nelle guerre di potere, in soprusi sfrenati non più controllabili.
L’uomo è creatura voluta e creata da Dio a sua Immagine e Somiglianza, plasmata e formata dal suo Amore nel corso della sua vita sulla terra.
Dio, nella sua Onnipotenza d’Amore, ha creato l’uomo per renderlo partecipe della sua Vita Divina, per mezzo dello Spirito Santo che effonde nell’uomo l’Amore Divino.
Ma, fin dal principio, cosa ha compreso l’uomo di tutto questo? Nulla ha compreso perché ha rifiutato la Vita Eterna in Dio commettendo il peccato originale che lo ha separato da Dio rendendolo schiavo di Satana.
Dio Padre, mandando il suo Unigenito Figlio sulla terra per redimere l’umanità, ha ridonato all’uomo la possibilità di salvarsi. L’uomo, purtroppo, ancora si allontana da Dio con il peccato.
L’uomo lontano da Dio non può amare, non può salvarsi perché in sè sviluppa il male che è causa di perdizione.
Solo l’Amore di Dio, che si manifesta nell’amore verso il prossimo, può ricondurre ogni uomo alla Casa del Padre e ridonargli quella Somiglianza Divina che il male gli ha fatto perdere.
Quando siamo raggiunti dalla Potenza della Grazia Divina, Dio coabita in noi e possiamo sperimentare ciò che Lui vuole donarci giorno per giorno.
Dio ci ama infinitamente, ma ci chiede fedeltà, ubbidienza, rispondenza alla Grazia che ci elargisce per poter dirigere il nostro cuore verso l’Eternità Beata.
L’uomo è di Dio, a Lui appartiene.

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Amore e Dolore. R.C. Capitolo 7:Nessuno può fare a meno dell’Amore

7 febbraio 2020

Ogni uomo si realizza nell’amore. Nulla può fare l’uomo di buono, di bello, di puro e di santo se nel suo cuore non alberga l’amore inteso come emanazione dell’Amore di Dio.
La capacità di amare, che è insita nel cuore di ogni uomo, si completa, si perfeziona ed è valida per un’azione buona e costruttiva solo quando il cuore ha attinto alla Sorgente Viva dello Spirito Santo. Questo determina una razionalità nell’agire che è efficace e raggiunge il suo scopo.
Nulla può compiere l’uomo di valido se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è anche il Consolatore che asciuga le lacrime di chi è nel pianto, fortifica, incoraggia, ma soprattutto risana l’anima trasformandola col Fuoco del Divino Amore. Nulla è impossibile a Dio.
L’uomo viene così purificato e santificato ed è allora che diviene il servo di Dio, si mette di sua volontà nelle Mani di Dio e compie tutto quello che l’Amore lo spinge ad operare nella carità, non più isolata e fine a se stessa, ma offerta nella duplice realtà umana e Divina.
Il cuore dell’uomo bisognoso soffre ed è umiliato quando riceve non con amore, non con purezza di intenzione, non con sincerità di atteggiamenti da parte di chi è chiamato a beneficiarlo.
Ogni uomo è creato da Dio ed a Lui appartiene, quindi ogni uomo è chiamato a vivere per Dio e in Dio, lavorando ed operando con amore nell’esercizio della carità verso il suo prossimo.
L’Amore di Dio si manifesta nell’uomo attraverso la gratuità, la generosità, la solidarietà, la tolleranza e la benevolenza verso ogni essere vivente.
L’uomo che appartiene a Dio compie volentieri la Volontà di Dio perché DIO è AMORE e MISERICORDIA sempre.
Diamo Gloria a Dio che è l’Onnipotente, l’Eterno, il Santo dei Santi, l’Altissimo.
Beato l’uomo che a Lui si affida ed in Lui confida.

San Francesco di Sales , Filotea.PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla/Capitolo V . Si deve cominciare dalla purificazione dell’Anima

7 febbraio 2020

“I fiori sono apparsi nei campi”, dice lo Sposo nel Cantico dei Cantici, “è giunto il tempo di potare e sfrondare”. I fiori del nostro cuore, o Filotea, sono i buoni desideri. Ora, appena compaiono, bisogna mettere mano alla roncola per sfrondare dalla nostra coscienza tutte le opere morte e inutili. La ragazza straniera, per sposare un Israelita, doveva togliersi la veste della prigionia, tagliarsi le unghie e radersi i capelli: similmente l’anima che vuole andare sposa al Figlio di Dio, deve spogliarsi del vecchio uomo e rivestirsi del nuovo, lasciando il peccato; poi tagliare e radere tutti gli impedimenti che distolgono dall’amore di Dio.
Essersi purificati dalla malizia del peccato è l’inizio della salvezza. S. Paolo venne purificato totalmente in un attimo; lo stesso avvenne a Caterina da Genova, S. Maddalena, S. Pelagia e qualche altro. Ma questa sorta di purificazione è miracolosa ed eccezionale in grazia, come la resurrezione dei morti lo è in natura: non possiamo pretenderla.
Ordinariamente la purificazione, come la guarigione, sia del corpo che dello spirito, avviene adagio adagio, per gradi, un passo dopo l’altro, a fatica e con il tempo. Sulla scala di Giacobbe gli Angeli hanno le ali, ma non volano, anzi salgono e scendono ordinatamente, uno scalino dopo l’altro. L’anima che sale dal peccato alla devozione viene paragonata all’alba, che, quando spunta, non mette immediatamente in fuga le tenebre, ma gradatamente.
Dice il Saggio che la guarigione la quale avviene senza fretta è sempre la più sicura; le infermità del cuore, come quelle del corpo, vengono a cavallo o in carrozza, ma se ne vanno a piedi e al piccolo trotto.
Devi essere dunque coraggiosa e paziente in questa impresa, Filotea. Che pena vedere anime che, scoprendo di essere afflitte da molte imperfezioni, dopo essersi impegnate per un po’ nel cammino della devozione, si inquietano, si turbano e si scoraggiano e rischiano di cedere alla tentazione di lasciare tutto e di tornare indietro. D’altra parte, uguale pericolo corrono quelle anime che, per la tentazione contraria, si illudono di essere liberate dalle loro imperfezioni il primo giorno della purificazione, e si considerano perfette ancor prima di essere fatte: pretendono di volare senza le ali! Filotea, quelle sono veramente in grande pericolo di cadere, perché troppo presto hanno voluto sottrarsi alle mani del medico. Non alzarti prima che ci si veda, dice il Profeta Davide; e alzati dopo esserti seduto! Egli stesso mette in pratica quello che dice e, una volta lavato e profumato, chiede di rimettersi all’opera.
L’esercizio della purificazione dell’anima può e deve finire soltanto con la vita: perciò non agitiamoci per le nostre imperfezioni; quello che si chiede a noi è di combatterle; se non le vedessimo, non potremmo combatterle e non potremmo vincerle se non ci imbattessimo in esse. La nostra vittoria non consiste nel non sentirle, ma nel non acconsentirvi; e non è acconsentire esserne turbati. Anzi, ogni tanto, ci fa bene una ferita in questa battaglia spirituale, per fortificare la nostra umiltà; non saremo mai vinti finché non avremo perso la vita o il coraggio.
Le imperfezioni e i peccati veniali non possono strapparci la vita spirituale, che si perde soltanto con il peccato mortale; è il coraggio di combattere che non dobbiamo perdere! Diceva Davide: Liberami, Signore, dalla vigliaccheria e dallo scoraggiamento. In questa guerra ci troviamo in una condizione di favore, perché, per vincere, ci basta la volontà di combattere.

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Amore e Dolore, R.C. Capitolo 6, L’Amore è il Dono gratuito di Dio

6 febbraio 2020

L’amore è un dono grande ed insostituibile. Chi può amare veramente senza riconoscere che tale capacità è dono vitale che proviene da Dio?
La forza dell’amore di Dio fa superare ogni difficoltà, ogni paura, ogni dubbio.
L’amore umile vince ogni presunzione che è in noi perché ci rende simili a Gesù che, con profonda umiltà e perfetta carità, ha donato la sua Vita per noi morendo sulla Croce e liberandoci dalla condanna eterna.
Abbandonarsi all’amore vuol dire legare il nostro cuore al Cuore del Signore così che si assoggetti ad una radicale trasformazione che lo renderà idoneo a compiere la volontà di Dio.
Come poteva il Figlio Unigenito di Dio renderci simili a Sè se non legava, se non univa il suo Sacro Cuore al nostro povero cuore? Come poteva liberarci dal peccato se non caricandoselo sulle spalle, crocifiggendolo ed annullandolo in Se stesso per mezzo del Sacrificio della Croce?
Solo l’Amore Divino è Vero, Puro, Autentico, Disinteressato.
Noi andiamo alla ricerca di noi stessi per quello che siamo, non alla ricerca di Dio per quello che dovremmo essere o divenire nel suo Progetto.
Quando ci apriamo a Dio, la Luce Divina ci illumina ed allora comprendiamo ciò che siamo: una nullità!
Nasce allora in noi il piccolo fiore dell’umiltà che permette al Buon Dio di trasformare il nostro cuore, di renderlo puro, semplice, sincero e possa riflettere l’Immagine di Dio.
Gustiamo, assaporiamo in noi questo Amore Divino con cuore aperto ed attento: Esso ci attira, ci chiama verso un particolare cammino interiore di grazia, di luce, di pace, di bontà e di misericordia. E’ invito amoroso da non ignorare, esso ci porta verso la perfezione dell’Amore che è sommo gaudio, eterna felicità.
Gesù a detto: “Siate perfetti come è Perfetto il Padre vostro che è nei cieli!”
Perfetti ed intrepidi, perfetti e santi, perfetti ed immacolati al cospetto di Dio che ci giudicherà sulla carità esercitata durante la nostra vita terrena verso i nostri fratelli.
L’ amore, solo l’amore ci unisce a Dio e ci fa comprendere ogni giorno il suo Messaggio Divino: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho amato voi!”
Unità, compendio d’amore per poterci unire a Lui nell’Eternità.

San Francesco di Sales. Filotea/ PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla.Cpitolo IV Necessità di un direttore Spirituale per entrare a progredire nella devozione

4 febbraio 2020

Quando il giovane Tobia ricevette l’ordine di recarsi a Rage, rispose: Non conosco la strada. Il padre gli disse allora: Va tranquillo e cerca qualcuno che ti faccia da guida.
Ti dico la stessa cosa, Filotea. Vuoi metterti in cammino verso la devozione con sicurezza? Trova qualche uomo capace che ti sia di guida e ti accompagni; è la raccomandazione delle raccomandazioni. Qualunque cosa tu cerchi, dice il devoto Avila, troverai con certezza la volontà di Dio soltanto sul cammino di una umile obbedienza, tanto raccomandata e messa in pratica dai devoti del tempo antico.
La Beata Madre Teresa, vedendo Caterina di Cordova fare grandi penitenze, ebbe un grande desiderio di imitarla contro il parere del confessore che glielo proibiva e al quale era tentata di non obbedire, almeno in questo, Dio allora le disse: Figlia mia, tu stai camminando su una strada buona e sicura. Vedi le sue penitenze? Eppure io preferisco la tua obbedienza! Teresa concepì tanto amore per questa virtù che, oltre all’obbedienza dovuta ai Superiori, votò una particolare obbedienza ad un uomo straordinario, impegnandosi a seguirne la direzione e la guida; ne ebbe grandi consolazioni. Prima e dopo di lei, è capitata la stessa cosa a molte anime elette che, per garantirsi una più perfetta sottomissione a Dio, hanno posto la loro volontà sotto la direzione dei suoi servi; cosa che S. Caterina da Siena elogia con sante espressioni nei suoi Dialoghi.
La devota principessa S. Elisabetta obbediva, con estrema esattezza, al dotto Maestro Corrado; ecco un consiglio dato da S. Luigi sul letto di morte a suo figlio: “Confessati spesso, scegli un confessore adatto, che sia molto prudente e che possa insegnarti con sicurezza, a fare il tuo dovere”.
“L’amico fedele, dice la S. Scrittura, è una forte protezione; chi lo trova, trova un tesoro”. L’amico fedele è un balsamo di vita e d’immortalità; coloro che temono Dio, lo trovano. Queste parole divine si riferiscono, in primo luogo, come puoi notare, all’immortalità, per camminare verso la quale è necessario, prima di tutto, avere un amico fedele che diriga le nostre azioni con le sue esortazioni e i suoi consigli; ci eviterà così i tranelli e gli inganni del nemico; sarà per noi un tesoro di sapienza nelle afflizioni, nelle tristezze e nelle cadute; sarà il balsamo per alleviare e consolare i nostri cuori nelle malattie spirituali; ci proteggerà dal male e ci renderà stabili nel bene; e se dovesse colpirci qualche infermità, impedirà che diventi mortale e ci farà guarire.
Ma chi può trovare un amico di tal sorta? Risponde il Saggio: coloro che temono Dio; ossia gli umili, che desiderano ardentemente avanzare nella vita spirituale.

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Amore e Dolore, R.C. Capitolo 5 L’amore segno di guarigione

4 febbraio 2020

Forza, luce e speranza sono nel cuore di chi vive nell’amore. L’ amore è fonte di dolcezza e di tenerezza, di autentica carità che ci porta a compiere il bene, solo il bene.
L’amore non dà dolore, mentre il dolore è portatore di sofferenza che, tuttavia, si può tradurre in amore nella misura in cui lo si accoglie come un valore e lo si offre a Dio.
Allora l’amore con il dolore si trasformano in forza, in luce, in coraggio; così l’uomo sapiente e ben disposto compie il Volere del Signore.
Ognuno di noi è chiamato a sottomettersi ad un Progetto Divino che ci coinvolge personalmente e sta scritto nel nostro cuore; sta a noi scoprirlo per attuarlo nella nostra vita.
L’ uomo è spesso nel dolore, nella malattia, nella sofferenza e non si rende conto che sta vivendo nel Progetto dell’Amore di Dio. L’amore vive, è presente in ogni situazione della nostra vita ed agisce in noi nella misura in cui ci accorgiamo di esserne avvolti e compenetrati. Ecco che allora l’amore porta verso la guarigione interiore. L’amore lenisce e guarisce il cuore dell’uomo.
L’amore è una forza grande, potente che nessuno può nè potrà mai misurare.
L’uomo ha in sè questa componente essenziale della vita, questa risorsa che lo aiuta a vivere ed a proseguire verso un cammino non solo materiale, ma soprattutto spirituale.
Tuttavia l’uomo non sempre sa cogliere in pienezza il Dono d’Amore che gli viene da Dio anche attraverso il dolore e cerca di sfuggirlo rinunciando così a vivere in modo positivo ed equilibrato il suo rapporto con Dio e con il prossimo.
Chi di noi è aperto ad accogliere l’Amore Divino? Quanti si rifiutano di sperimentarlo!
Necessita la Grazia, ma per averla occorre che l’uomo si renda consapevole di essere figlio di Dio e di appartenerGli. Allora, e solo allora, riuscirà a fare spazio nel suo cuore all’Amore Divino, indispensabile supporto all’amore umano che, per sua natura, è incostante ed inquinato dall’egoismo se non si unisce e si sublima nell’Amore Divino che è ETERNO.

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San Francesco di Sales. Filotea/Prima Parte:PRIMA PARTE Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla. Capitolo III, La devozione si adatta a tutte le vocazioni

1 febbraio 2020

Nella creazione Dio comandò alle piante di portare frutto, ciascuna secondo il proprio genere: allo stesso modo, ai Cristiani, piante vive della Chiesa, ordina di portare frutti di devozione, ciascuno secondo la propria natura e la propria vocazione.
La devozione deve essere vissuta in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico, dal principe, dalla vedova, dalla nubile, dalla sposa; ma non basta, l’esercizio della devozione deve essere proporzionato alle forze, alle occupazioni e ai doveri dei singoli.
Ti sembrerebbe cosa fatta bene che un Vescovo pretendesse di vivere in solitudine come un Certosino? E che diresti di gente sposata che non volesse mettere da parte qualche soldo più dei Cappuccini? Din un artigiano che passasse le sue giornate in chiesa come un Religioso? E di un Religioso sempre alla rincorsa di servizi da rendere al prossimo, in gara con il Vescovo? Non ti pare che una tal sorta di devozione sarebbe ridicola, squilibrata e insopportabile?
Eppure queste stranezze capitano spesso, e la gente di mondo, che non distingue, o non vuol distinguere, tra la devozione e le originalità di chi pretende essere devoto, mormora e biasima la devozione, che non deve essere confusa con queste stranezze.
Se la devozione è autentica non rovina proprio niente, anzi perfeziona tutto; e quando va contro la vocazione legittima, senza esitazione, è indubbiamente falsa.
Aristotele dice che l’ape ricava il miele dai fiori senza danneggiarli, e li lascia intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non porta danno alle vocazioni e alle occupazioni, ma al contrario, le arricchisce e le rende più belle.

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Amore e Dolore. R. C. Capitolo 4, Il significato dell’amore e del dolore

1 febbraio 2020

L’amore ed il dolore sono due realtà che ogni uomo incontra nella sua vita.
L’amore comporta gioia, entusiasmo, fiducia, mentre il dolore genera sofferenza, disagio, smarrimento.
Ma l’uno è complementare all’altro.
L’amore dovrebbe sublimare il dolore e ciò avviene nella misura in cui ognuno di noi accetta il dolore, lo prende fra le sue manie lo vive nella propria vita ricavandone frutti benefici per la propria crescita spirituale.
L’amore gratifica, il dolore umilia; ma entrambi hanno una forza e una funzione trasformante che lentamente, ma costantemente, agiscono nel nostro spirito e ci rendono conformi ai desideri di Dio. Da questa interazione fra amore e dolore ha origine una forza rigeneratrice che ci spinge sempre più a donarci.
E quale è questa forza se non la purezza dell’amore, il disinteresse e la gratuità?
Spendo il mio tempo per gli altri, lo faccio fruttificare per gli altri, lo sacrifico per gli altri, ponendo tutta la mia attenzione a non trascurare nulla.

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Amore e Dolore. R.C. Capitolo 3, Amore Divino, amore umano.

31 gennaio 2020

L’ amore è sacro, è dono, è forza, è coraggio.
L’amore è gratuito e ci viene dato per poterlo donare agli altri con i quali il rapporto diventa puro nella misura in cui è disinteressato. L’amore agisce nel cuore dell’altro se è autentico e, talvolta, suscita momenti di intensa comunione.
Questo avviene quando nella dimensione umana dell’amore si inserisce ciò che è nella dimensione Divina dell’Amore che ci viene donato da Dio attraverso la Grazia Santificante.
La sola dimensione umana dell’amore è sempre difettosa e povera di contenuto, da sola non regge, prima o poi decade. Non così avviene per la dimensione Divina dell’Amore che invece si fortifica e nelle difficoltà si consolida, divenendo speranza certa e gioiosa fiducia l’uno per l’altro.
L’amore di Dio ci fa comprendere come il solo amore umano è normalmente un inganno e si riduce ad un atteggiamento interessato puntando al soddisfacimento di sè; amore egoistico, dunque, e non più Sacro.
Il dono dell’Amore è autentico quando è vissuto nella sua semplicità e profondità, conformemente al comando di Dio: “come Io vi ho amato, così amatevi anche fra di voi”. E’ un’esortazione che ci deve rendere attenti e solleciti perché si tratta di partecipare al suo Progetto Divino.

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San Francesco di Sales, Filotea/ Prima ParteContiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla, Capitolo II Caratteristiche ed eccellenza della devozione

31 gennaio 2020

Coloro i quali volevano scoraggiare gli Israeliti dall’entrare nella terra promessa, dicevano che era un paese che divorava gli abitanti, ossia, che l’aria era talmente pestilenziale che nessuno vi poteva vivere a lungo; per di più era abitata da mostri che divoravano gli uomini come locuste: allo stesso modo, mia cara Filotea, la gente della strada dice tutto il male che può della devozione e dipinge le persone devote immusonite, tristi e imbronciate, e va blaterando che la devozione rende malinconici e insopportabili. Ma sull’esempio di Giosuè e di Caleb, che, non solo sostenevano che la terra promessa era fertile e bella, ma che il suo possesso sarebbe stato utile e piacevole, lo Spirito Santo, per bocca di tutti i santi, e Nostro Signore, con la sua Parola, ci danno assicurazione che la vita devota è dolce, facile e piacevole.
La gente vede che i devoti digiunano, pregano, sopportano le ingiurie, servono gli infermi, assistono i poveri, fanno veglie, controllano la collera, dominano le passioni, fanno a meno dei piaceri dei sensi e compiono altre azioni simili a queste, di per sé e per loro natura aspre e rigorose; ma non sa vedere la devozione interiore e cordiale che trasforma tutte queste azioni in piacevoli, dolci e facili.
Guarda l’ape sul timo: ne può ricavare soltanto un succo amaro, ma succhiandolo lo trasforma in miele, perché questa è la sua caratteristica.
Mi rivolgo a te, persona del mondo, e ti dico: le anime devote incontrano molta amarezza nei loro esercizi di mortificazione , questo è certo, ma praticandoli li trasformano in dolcezza e soavità.
Il fuoco, la fiamma, la ruota, la spada per i martiri sembravano fiori odorosi, perché erano devoti; e se la devozione riesce a rendere piacevoli le torture più crudeli e la stessa morte, cosa non riuscirà a fare per le azioni proprie della virtù?
Lo zucchero rende dolci i frutti un po’ acerbi e toglie il pericolo che facciano male quelli troppo maturi; la devozione è il vero zucchero spirituale, che toglie l’amarezza alle mortificazioni e la capacità di nuocere alle consolazioni: toglie la rabbia ai poveri e la preoccupazione ai ricchi; la desolazione a chi è oppresso e l’insolenza al favorito dalla sorte; la tristezza a chi è solo e la dissipazione a chi è in compagnia; ha la funzione di fuoco in inverno e di rugiade in estate, sa affrontare e soffrire la povertà, trova ugualmente utile l’onore e il disprezzo, riceve il piacere e il dolore con un cuore quasi sempre uguale, e ci colma di una meravigliosa soavità.
Guarda la scala di Giacobbe, che è la vera immagine della vita devota: i due montanti, tra i quali si sale ed ai quali sono fissati gli scalini, rappresentano l’orazione, che chiede l’amore di Dio e i Sacramenti, che lo conferiscono; gli scalini sono i diversi livelli della carità, per i quali si sale, di virtù in virtù; o discendendo in aiuto e sostegno del prossimo, o salendo per la contemplazione all’unione d’amore con Dio.

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San Francesco di Sales Filotea.Prima Parte :Contiene consigli ed esercizi necessari per condurre l’anima dal primo desiderio della vita devota fino alla ferma risoluzione di abbracciarla Capitolo I La descrizione della vera devozione

30 gennaio 2020

Mia cara Filotea, tu vorresti giungere alla devozione perché sai bene, come cristiana, quanto questa virtù sia accetta a Dio: ma, siccome i piccoli errori commessi all’inizio di qualsiasi impresa, ingigantiscono con il tempo e risultano, alla fine, irreparabili o quasi, è necessario, prima di tutto, che tu sappia che cos’è la virtù della devozione. Di vera ce n’è una sola, ma di false e vane ce ne sono tante; e se non sai distinguere la vera, puoi cadere in errore e perdere tempo correndo dietro a qualche devozione assurda e superstiziosa.
Arelio dava a tutti i volti che dipingeva le sembianze e l’espressione delle donne che amava; ognuno si crea la devozione secondo le proprie tendenze e la propria immaginazione. Chi si consacra al digiuno, penserà di essere devoto perché non mangia, mentre ha il cuore pieno di rancore; e mentre non se la sente di bagnare la lingua nel vino e neppure nell’acqua, per amore della sobrietà, non avrà alcuno scrupolo nel tuffarla nel sangue del prossimo con la maldicenza e la calunnia.

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Amore e Dolore by R.C. Come si manifesta l’amore in noi

30 gennaio 2020

L’amore ed il dolore fanno parte integrante della nostra vita. Atteggiamenti e comportamenti esteriori rendono visibile agli occhi di chi incontriamo ciò che abbiamo dentro di noi.
Il contenuto di un amore vero si riflette sempre in un atteggiamento sincero, spontaneo, autentico nel vivere un rapporto serio e costruttivo.
L’amore attinge a una forza interiore più che evidente e suscita in noi energie rigenerative, portandoci a godere anche fisicamente di un certo benessere. Alle volte rimaniamo stupiti e meravigliati di noi stessi nel constatare di saperci rapportare con gli altri in forme nuove e diverse.
Tutto questo è possibile se dentro di noi coltiviamo l’amore non solo come sentimento del cuore, ma come dono di Dio che valorizza e potenzia questa nostra sconosciuta, spirituale e profonda ricchezza che pure esiste in ogni cuore.
L’amore viene meno ed è mortificato da un atteggiamento negativo ed egoistico quando non ci curiamo di avvalerci di Dio per parteciparlo all’altro, così che esso si possa diffondere silenziosamente, ma efficacemente, nelle anime con le quali veniamo a contatto e, da queste, ad altre anime, così sempre di più.
L’amore è vero solo quando viene purificato, quando viene liberato da ogni sentimento sterile ed egoistico.
L’uomo ha bisogno di essere amato, accolto ed ascoltato.
Nelle pagine del nostro cuore Dio ha inciso l’Amore suo offerto ad ogni uomo per la Vera Vita, la Vita dello Spirito.
Nulla a Dio è impossibile di ciò che a noi sembra impossibile. Dio lo rende possibile attraverso l’umiltà, la sapienza, il perdono e la sua Infinita Misericordia.
L’impossibile sta nel Divino, il possibile nell’umano. E’ possibile per l’uomo amato da Dio, amare e donare ciò che Lui gli ha dato nel concedergli la vita.
Il soffio vitale di Dio ha animato la mia vita rendendola possibile, vera e partecipe del suo Progetto Divino.

Amore e Dolore

29 gennaio 2020

Il contenuto di questo libretto, ispirato dallo Spirito Santo, offre spunti di riflessione sull’Amore e sul Dolore.
Esso è spesso ripetitivo perché ha lo scopo di dire, ribadire, confer¬mare e far conoscere sempre più all’uomo l’Amore che Dio ha per lui, nella sua intensità e nelle sue varie e delicate sfumature.
La meditazione porta l’uomo ad avvicinarsi a Dio con il suo spirito, scintilla divina posta in lui da Dio stesso, per interiorizzare e portare al centro del suo cuore ciò che è spirituale e trascende l’ambito del¬la vita umana vissuta solo materialmente.
Chi intraprende questo faticoso cammino deve capire per credere, comprendere con umiltà di cuore ed infine, fare il proprio atto di profonda fede, disponendosi ad affrontare le lotte interiori che lo at¬tendono per rifarsi nuovo e vivere unito al suo Dio che lo ha creato a sua Immagine e Somiglianza e lo vuole per sempre con Sè nel Suo Regno di Pace e di Amore.
Questo è l’invito: TORNATE TUTTI A DIO!
R.C.

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Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXXI,XXXII, XXXIII, XXXIV, XXXV, XXXVI

25 gennaio 2020

SODDISFAZIONI OFFERTE ALLA MADONNA
Geltrude si sforzava abitualmente, come già accennammo, di riparare, con preghiere speciali, le negligenze commesse nel culto verso la gran Madre di Dio. Con questo spirito ella chiese un giorno a Gesù di offrire Lui stesso alla celeste Regina, le sue ammende onorevoli. Subito il Re di gloria si levò e offerse il suo divin Cuore alla Vergine Maria, dicendole: « Ecco, o Madre amantissima, il mio Cuore colmo di beatitudine; in esso ti presento quell’amore divino col quale, da tutta l’eternità, ti ho creata, santificata, scelta per Madre, con tenerezza speciale, a preferenza di ogni altra creatura, Ti offro inoltre quel dolce affetto che ti ho mostrato in terra quando, piccolo bimbo, mi riscaldavi e mi nutrivi sul tuo materno seno. Ricevi l’amore filiale che ti ho dimostrato durante il corso di tutta la vita, mantenendomi sempre a te sottomesso, quantunque fossi il Sovrano del cielo. Tale amore te lo dimostrai soprattutto nell’ora della morte, quando, nell’oblio dei miei atroci spasimi, compatii all’immenso tuo dolore e ti diedi, in vece mia, un altro figlio, perchè, prendesse cura di te. Gradisci pure il sentimento d’ineffabile amore, col quale, nel giorno della tua gioconda Assunzione, ti elevai al di sopra di tutti i cori degli Angeli e dei Santi, stabilendoti Regina del cielo e della terra. Ti offro tutti questi favori rinnovati e raddoppiati, in riparazione delle negligenze che quest’anima, a me diletta, commise al tuo servizio, affinchè nell’ora del suo trapasso tu le vada incontro e la riceva fra le tue braccia come mia fedele Sposa». La Vergine amorosissima ricevette con gioia quell’offerta, e si disse pronta a fare quanto da lei si richiedeva. Perciò aggiunse: « O Figlio mio diletto, accordami questa grazia quando andrò incontro nell’ora estrema, a questa tua degna Sposa: fa sì che tutte le grazie di cui mi hai ricolmata, diffondano su di essa una soavità divina più fragrante del balsamo, comunicandole le delizie della beatitudine eterna ».
Geltrude, rapita alla considerazione della divina bontà, disse al Signore: «O Dio infinitamente buono, poichè la tua tenerezza ha nobilitato i deboli sforzi del mio amore, quanto sono dolente di non averti offerto, con la stessa divozione, il supplemento destinato a coprire le mie trascuratezze nella recita dell’Ufficio e nella pratica del culto a Te dovuto!».
Le rispose amabilmente il dolce Gesù: « Non inquietarti, mia diletta; ho accettato tutte le tue opere in unione all’amore che ti ha dato la grazia di compierle, quando, da tutta l’eternità, esse erano già nobilitate e dolcemente preparate nel mio divin Cuore. Vi ho aggiunto la divozione e il fervore che i cuori degli uomini hanno sentito, sotto la mia dolce influenza; avendole così perfettamente santificate, le ho offerte a Dio Padre, come riparazione ed olocausto graditissimo. Pienamente soddisfatto, Egli si è chinato su te, con divina, paterna tenerezza».

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Araldo del Divino Amore, libro V, Capitolo XXX

20 gennaio 2020

DOLCE RIPOSO
Più tardi il Signore apparve a Geltrude come Colui la cui bellezza sorpassa infinitamente la bellezza dei figli degli uomini. Pareva accoglierla con tenerezza fra le sue braccia e prepararle un nido di riposo sul lato destro presso il suo divin Cuore, sorgente di ogni beatitudine. Vi poneva, quasi letto di riposo, i crudeli dolori del suo santissimo Corpo, sofferti sulla Croce per la salvezza del mondo e l’anima doveva trovarvi la sua eterna salvezza. Poneva sotto il capo, a modo di guanciale, lo strazio provato sulla Croce a causa dell’inutilità della sua Passione, per un gran numero di anime. I candidissimi lenzuoli erano l’estrema desolazione a cui fu ridotto quando Egli, l’Amico più fedele, si vide abbandonato da tutti gli amici, arrestato crudelmente come un ladro, legato senza pietà, condotto a morte ed insultato, beffeggiato, oltraggiato dai suoi nemici. Il Signore la coperse infine di tutti i frutti della sua morte preziosa, perchè fosse santificata, secondo il disegno della divina bontà.

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Araldo del Divino Amore, libro V :Capitolo XXIX

17 gennaio 2020

FEDELI PROMESSE DI DIO E PRIVILEGI
Il Signore, come già si è detto, l’animava in vari modi a desiderare la morte. Poco tempo dopo ella fu colpita da una malattia di fegato, che venne dichiarata dai medici inguaribile. Geltrude ne ringraziò, con immenso giubilo, il Signore e gli disse: « O mio Gesù, benchè per me la felicità suprema sarebbe di abbandonare la prigione del corpo per unirmi a Te, pure, te lo dichiaro apertamente, se il voler tuo fosse contrario alle mie brame, vorrei restare quaggiù fino al giorno del giudizio, e vivervi per la tua gloria, in un’estrema miseria».
Le rispose il Salvatore: « La tua buona volontà ha davanti al mio sguardo lo stesso effetto, come se fosse stata eseguita a perfezione ». Dicendo quelle parole il Signore parve sentire tali delizie, e ciascuno dei sensi della sua Umanità deificata lasciò scorrere un nettare prezioso nel quale i Santi attingevano gloria, gioia, felicità. Le disse Gesù:
« Nel giorno in cui ti attrarrò a me, le montagne, cioè i Santi, stilleranno questa dolcezza, perché, per aumentare la tua beatitudine, i cieli spanderanno miele su tutta la terra. E le colline, cioè gli abitanti terreni, lasceranno scorrere latte e miele, dopo d’aver ricevuto, per i tuoi meriti, le consolazioni della grazia ».
Geltrude accolse con commossa riconoscenza una risposta così amabile. Per accrescere la sua gratitudine ella medìtò tutte le promesse del genere che lo Sposo divino le aveva fatto o direttamente, o per mezzo di altri, poi ringraziò Dio con acceso fervore.
La divina bontà le aveva promesso, nella sua illimitata ampiezza, che l’amore avrebbe consumato veramente tutte le sue forze. Difatti nessuna morte doveva rapirla, se non la nobile potenza dell’amore, che prevalse contro il Figlio di Dio, separando l’anima sua preziosa dal suo santissimo Corpo.
In seguito, per una deliberazione della SS. Trinità sempre adorabile, lo Spirito Santo aveva ricevuto la missione di compiere felicemente in Geltrude, in virtù delle sue divine operazioni, tutta ciò che doveva realizzarsi in essa, durante la malattia e all’ora della morte. Doveva cioè agire con lo stesso amore col quale aveva operato ineffabilmente l’Incarnazione, nel seno della Vergine.
L’amore si sarebbe fatto inoltre servitore dell’eletta di Dio, e tutte coloro che l’avrebbero curata nell’ultima malattia, sarebbero state largamente ricompensate dalla divina liberalità, perché l’amore divino verrebbe, a sua volta, a servirle nelle stesse circostanze.
Sul punto di spirare Dio avrebbe accordato a Geltrude tutte quelle grazie che a una creatura è dato ricevere in quell’ora suprema. Una grande moltitudine di peccatori farebbe vera penitenza, per un effetto della gratuita bontà di Dio, e coloro che avrebbero dovuto un giorno pervenire alla grazia, sarebbero stati allora preparati, in una certa misura. Di più molte anime purganti sarebbero liberate, e per accrescere la gloria e i meriti di Geltrude, entrerebbero con essa nel regno celeste, come famiglia della sposa.
La Verità divina, le aveva fatto ancora altre promesse chiunque pregherebbe per lei, avrebbe sentito personalmente l’effetto della sua supplica. Lodando poi e ringraziando Dio dei doni a lei fatti, si sarebbero ottenuti i medesimi favori, se non subito, almeno a tempo opportuno. E se dopo tali lodi e ringraziamenti, si fosse domandata una grazia in nome dell’amore col quale Dio l’aveva scelta da tutta l’eternità, l’aveva dolcemente attirata a sè, se l’era intimamente unita, aveva gustato in essa le più pure delizie, per consumarla infine felicemente nel divino amore, si sarebbe stati infallibilmente esauditi, purché si domandassero cose vantaggiose per la salvezza eterna.
Infine il Signore aveva giurato, nella verità della sua Passione e sotto il sigillo della sua preziosissima morte, di ricompensare chiunque pregherebbe caritatevolmente per lei negli ultimi istanti, o dopo la sua morte, per ottenere tutte le protezioni e i soccorsi che si possono desiderare per se stessi in quella circostanza, con l’intenzione di raccomandare al Signore, insieme a Geltrude, anche coloro per i quali Dio desidera di essere pregato.
E’ bene, prima d’incominciare la preghiera, offrirla al Signore in unione dell’amore che l’ha fatto discendere dai cielo in terra, per compiere l’opera della Redenzione. Dopo le preghiera bisogna rinnovare quest’offerta, in unione all’amore col quale il Signore sofferse crudele morte che presentò al Padre con tutto il frutto della sua santa Umanità nel giorno dell’Ascensione. In tal modo si riceverà all’ora della morte tutto quello che sarà stato fatto nel mondo per l’eletta del Signore, e si godrà come se si fosse soli a domandare questi favori, con grande divozione.

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Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXVII, XXVIII

18 dicembre 2019

APPARECCHIO ALLA MORTE
Geltrude aveva composto un’istruzione assai utile per insegnarci come pensare devotamente alla morte, almeno una volta all’anno, e prepararci con fervore a quell’ora così incerta.
Il primo giorno di tale esercizio era consacrato all’ultima malattia, il secondo alla Confesstone, il terzo all’Estrema Unzione, il quarto alla Comunione, il quinto alla morte. Ella s’impegnò a praticare quanto insegnava agli altri, e la domenica che precedeva i cinque giorni del suo apparecchio, implorò l’assistenza divina nella S. Comunione. Recitò, in quell’unione che fa dell’anima amante un solo spirito con Dio, il salmo Quemadmodum (Sal. XLI) con l’inno Jesu nostra redemptio (inno della festa dell’Ascensione, nella sua forma antica, conservato nei breviari monastici).
Le disse il Signore: « Vieni a stenderti su di me come il profeta Eliseo si è steso sul fanciullo che voleva risuscitare ». Elia chiese: « Come farò? ». Egli rispose: « Applica le tue mani sulle mie mani, cioè confidami tutte le tue opere. Applica i tuoi occhi al miei occhi, tutte le tue membra alle mie sacratissime membra, cioè unisci alle mie sante membra tutte le membra del tuo corpo coi loro atti, di modo, che, in avvenire, non agiscano che per la mia gloria, per mia lode e per mio amore ».
Ella obbedì e vide ben tosto uscire dal Cuore di Gesù, come una cintura d’oro che legava la sua animi al Signore, col vincolo di un indissolubile amore.
Al momento della S. Comunione, ricordandosi ella che si sarebbe confessata volentieri. alla vigilia se l’avesse potuto, perchè bramava il perdono di ogni colpa e negligenza, invocò il Signore il quale fece uscire da ciascuna delle sue membra dei piccoli arpioni d’oro per afferrare e racchiudere quell’anima benedetta, con la forza della sua incomparabile Divinità, così come s’incastona nell’oro una gemma preziosa.
All’indomani, siccome la sua debolezza cresceva, Geltrude recitò due volte il salmo Quemadmodum, e l’inno Jesu nostra redemptio, in memoria dell’unione della Divinità e dell’Umanità, realizzata in Cristo per la salvezza del mondo. Le parve allora che gli arpioni d’oro, che uscivano dalle membra di Gesù per imprigionare l’anima sua, fossero raddoppiati.
Al terzo giorno recitò tre volte lo stesso salmo per onorare l’unione di Cristo con la Trinità sempre adorabile, unione che prepara la nostra glorificazione; gli arpioni d’oro parvero triplicati. Infine alla quarta feria, mentre celebrava l’esercizio da lei composto sull’ultima malattia, con fervida divozione, le parve che la sua anima fosse immersa nel Cristo, come una perla incastonata nell’oro. Quell’oro aveva dei rosoni, in forma di foglie di vite, che si curvavano ai margini della perla, per darle più vivo risalto. Geltrude comprese che la Passione di Gesù Cristo, in unione della quale aveva offerto al Signore la sua ultima malattia, rendeva l’anima sua gradita allo sguardo della SS. Trinità. Nella quinta feria, essendosi messa alla presenza di Dio, si ricordò i suoi peccati e li espresse sotto forma di confessione, nell’amarezza del cuore; man mano che li ricordava, la bontà divina li cancellava, ed essi comparivano come gemme brillanti, che adornavano i rosoni d’oro di cui abbiamo parlato.
Nella VI feria, mentre faceva l’esercizio dell’Estrema Unzione, il Signore Gesù parve assisterla con tenerezza grande: dalla profondità del suo divín Cuore, faceva stillare un liquore che doveva purificare, con la sua unzione, occhi, orecchie, bocca e le altre membra. Per accrescerne lo splendore, Gesù le diede, come ornamento, i meriti delle sue sacratissime membra e le disse: « Confidami il tuo ornamento nuziale; come madre fedele lo custodirò fino al momento opportuno, e non permetterò che tu ne offuschi lo splendore, con una sola negligenza».
Ella seguì devotamente tale consiglio, il Signore chiuse nel suo Cuore sacratissimo quell’ornamento, come in un sicuro forziere.
Il sabato seguente, essendosi ella apparecchiata molto accuratamente all’ultima S. Comunione, quattro gloriosi Principi della milizia angelica le apparvero durante la S. Messa, all’Elevazione dell’Ostia, davanti al trono della divina Maestà, disponendosi uno a destra, e uno a sinistra, fiancheggiandolo, e circondandolo colle braccia; gli altri due condussero Geltrude davanti a Gesù, che l’accolse con tenerezza, la fece riposare sul suo Cuore, poi la coperse Lui stesso col vivificante sacramento dell’altare, (che teneva fra mano sotto forma di velo), e se l’unì in una felicità ineffabile.
Alla domenica, la Santa pensò al giorno nel quale renderebbe l’ultimo respiro, e siccome recitava le preghiere annesse all’esercizio della buona morte, il dolce Salvatore si degnò apparirle con la solita bontà. Con la sua mano venerabile benedisse ciascuna delle sue membra, che dovevano un giorno morire al mondo e ch’ella gli offriva perchè vivessero, d’allora in poi, unicamente per la sua gloria e il suo amore. Ricevendo. tale benedizione ciascun membro si trovò segnato con una croce d’oro, così fortemente impressa che sembrava attraversarlo da parte a parte. Quelle croci erano d’oro per significare che tutti gli atti e i movimenti di Geltrude dovevano essere nobilitati dalla virtù della divina unione: avevano forma di croce perché tutte le macchie che la fragilità umana le avrebbe fatto contrarre ancora, dovevano essere cancellate subito in virtù della Passione di Cristo.
All’Elevazione dell’Ostia, mentre offriva a Dio il suo cuore che stava ormai per lasciare il mondo, domandò al Signore, per la sua santa Umanità, di rendere pura e liberi da ogni colpa l’anima sua e per la sua altissima Divinità di ornarla con tutte le virtù. Infine lo pregò per l’amore che aveva unito la Divinità suprema, alla sua santissima Umanità, di disporla a ricevere i suoi favori.
Tosto Gesù parve aprire con le due mani il Cuore suo divino, e applicarlo con ineffabile amore a quello di Geltrude, che si trovava aperto nello stesso modo davanti a Lui. La fiamma dell’amore divino, sprigionandosi dalla fornace ardente del Cuore di Gesù, infiammò talmente quello della Santa, che parve liquefarsi e scorrere nel Cuore di Dio. Allora, da quei due Cuori, così felicemente uniti uno all’altro, s’inalzò un albero di meravigliosa bellezza. Il tronco, era formato da due fusti: uno d’oro, l’altro d’argentó, che si attorcigliavano mirabilmente come i tralci dì una vite, slanciandosi a grande altezza. Le foglie di quell’albero brillavano e parevano illuminate dai raggi del sole: il loro splendore glorificava la meravigliosa, sempre tranquilla Trinità, procurando delizie ineffabili a tutta la Corte celeste. Disse Gesù: « Questo albero è spuntato per l’unione della tua con la mia Volontà! ». Il fusto d’oro Rappresentava la Divinità, quello d’argento, l’anima unita al Signore.

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Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita, di Don Renzo del Fante: Apostolato Mariano Melegnano (MI)

13 dicembre 2019

 

PREGARE E’ BELLO – Ah, figlioli, che bel Rosario!
Questa esclamazione fu così carica di fede e di meraviglia da rimanermi ancora impressa dopo decine di anni.
Mio padre aveva partecipato, con parecchi adulti e alcuni giovani, ad un pellegrinaggio serale al Santuario della Caravina, in Valsolda.
– E pensare che in casa si fa fatica a rispondere a qualche Ave Maria… mentre ieri sera, finita la prima corona del santo Rosario, ne avremmo recitata pure un’altra!
Quegli uomini avevano capito quanto sia diverso il «dir su preghiere» di malavoglia, dal pregare tutti insieme e «con sentimento», convinti che quando si prega seriamente Qualcuno lassù in Cielo sta in ascolto.
Ora, nell’offrirti queste pagine, chiedo alla Madonna che tu riesca a vivere la stessa esperienza di fede. Esperienza di buona preghiera che molti fanno ogni giorno. Magari una più elevata ancora fino a recitare il santo Rosario con lo stesso fervore di Bernadette Soubirous alla Grotta di Lourdes. Sapeste quanto è bello «un bel rosario, figlioli!»… «Ancor più del ciel di Lombardia», aggiungerebbe convinto il nostro caro Manzoni.
Don RENZO

ROSA, ROSARIO
Il Rosario – bellissima preghiera – prende nome dal fiore simbolo dell’amore: rosario vuol dire roseto, mazzo di rose.
Vogliamo dunque offrirlo con finezza di gusto: niente rose (cioè le Ave Maria) appassite, sgualcite, mal tenute insieme e buttate là con noncuranza! È un omaggio gentile alla più bella di tutte le creature, alla benedetta fra le donne.

Con bel garbo
Con il Rosario compiamo un gesto di riconoscenza a Dio, che ha voluto divenire figlio di questa Donna, frutto benedetto del suo grembo.
Alla Regina del Cielo e della terra, alla Madre del Creatore dell’Universo le rose si offrono con rispettoso amore.
Al gambo di questi fiori sono attaccate le spine: esse ci insegnano a far attenzione nel comporre nei debiti modi questo mazzo spirituale, per porgerlo poi con bel garbo, con semplicità e con fede.
Non è quindi tanto facile recitare «bene» il Rosario: occorre un notevole impegno.

Le sue origini
Il re Davide, vissuto in Giudea tremila anni fa, non recitava certo il Rosario; eppure potremmo considerarlo un lontano antenato di questa forma di preghiera. Egli compose parole, musica e danza di una parte dei centocinquanta Salmi. Questi sono composizioni poetiche ispirate da Dio che, prima gli Ebrei e poi i Cristiani impararono a memoria per la preghiera privata e liturgica.
Dopo san Benedetto, e con l’abbondanza di monaci nei monasteri, successe che quelli non addetti abitualmente al coro, perché impegnati in lavori pesanti nelle campagne e nelle stalle, non riuscivano a recitare ogni giorno tutti quei Salmi. Non sapendoli a memoria, dovevano accontentarsi di recitare centocinquanta Pater noster: un surrogato della preghiera liturgica, a detta dei «sapienti».

Fatica e umiltà
Eppure era anch’essa una lode, forse più gradita a Dio, perché rivolta a Lui nella fatica e con semplicità di cuore.
Come i Salmi erano suddivisi a dieci a dieci (le decurie) e terminavano con il Gloria, così anche i Pater noster furono suddivisi a dieci a dieci dal Gloria Patri. Poi, al posto di tutti questi Pater, attraverso, i secoli, la buona Provvidenza permise che si infiltrassero sempre più le Ave Maria.
Molti Santi, ed il più conosciuto al riguardo è san Domenico, diffusero questa «liturgia rimediata» tra il popolo, con grandi vantaggi spirituali.
Vorrei riportarvi una sintesi delle promesse che la Madonna ha fatto, attraverso alcuni Santi, ai veri devoti del santo Rosario. Sappiamo che la Madonna quel che promette mantiene.

Promesse della santa Vergine
l. A quelli che devotamente reciteranno il mio Rosario prometto la mia protezione speciale e grandissime grazie. Il santo Rosario sarà un’arma potente contro l’Inferno; distruggerà i vizi, vi libererà dal peccato, dissiperà le eresie.
2. Il santo Rosario farà fiorire le virtù e le opere buone; otterrà alle anime grande misericordia da parte di Dio; raffredderà l’amore alle cose del mondo, elevando i cuori al desiderio dei beni eterni.
3. Chi confiderà in Me, pregando con il santo Rosario, non perirà e non sarà soverchiato dalla sventura. I peccatori si convertiranno, cresceranno nella Grazia di Dio e diverranno degni della vita eterna.
4. Quelli che recitano il mio Rosario troveranno durante la vita e nell’ora della morte la luce di Dio e la pienezza delle sue grazie; parteciperanno ai meriti degli Angeli e dei Santi.
5. Libererò presto dal Purgatorio le anime che furono devote al santo Rosario. Chi l’avrà recitato con costanza e vera devozione godrà di una grande gloria in Cielo.
6. Ciò che chiederete con fede per mezzo del mio Rosario, voi lo otterrete. Coloro che propagheranno la devozione del santo Rosario saranno da Me soccorsi in tutte le loro necessità.
7. Io ho ottenuto da mio Figlio che coloro che si associano nella devozione del santo Rosario abbiano per fratelli, in vita e in morte, i Santi del Cielo.
8. Quelli che recitano fedelmente il Rosario sono figli miei amatissimi, veri fratelli e sorelle di Gesù Cristo. La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.

Meditando i «misteri»
A coloro che non sapevano leggere, e iniziando dai monasteri, in luogo delle Sacre Letture, si propose la contemplazione di momenti importanti della vita di Gesù e di Maria, che ora sono codificati nei quindici misteri.
A quei tempi, in cui poche persone tra il popolo sapevano leggere, i quadri, gli affreschi e le sculture che rendevano le chiese una vera scuola, aiutavano a comprendere il significato e a fissare nella memoria anche visiva questi santi «misteri».

Come recitarlo
A brave ragazzine di città mi è capitato di regalare alcune corone del Rosario. Qualcuna le baciava e la riponeva nella borsetta, altre che ne ignoravano l’uso, tentavano di metterle al collo come fossero collane. Per questo, pur essendo dell’idea che ci vuol fantasia e libertà nella recita del Rosario, sento che occorre sapere prima di tutto, che cosa è il Rosario ed il modo in cui va recitato.
La corona del Rosario è formata da cinquanta grani (le Ave Maria) suddivise in cinque decine da un grano più grosso (il Padre nostro).
Il Rosario intero è composto da centocinquanta Ave Maria; perciò è necessario usare la corona per tre volte. Non spaventatevi subito perché è uso comune (ma non è proibito fare di meglio) recitare una sola corona, meditando i cinque misteri del santo Rosario, ogni giorno.

Per ricordare i misteri
Si riservano i misteri gaudiosi al lunedì e al giovedì; i dolorosi al martedì e al venerdì; i misteri gloriosi al mercoledì, al sabato e alla domenica.
Quando una ricorrenza liturgica oppure circostanze liete o dolorose della vita portano a preferire la meditazione di determinati misteri, non solo è permesso ma è raccomandabile variare in questo senso.
Ci sono alcuni che, dopo anni che recitano il Rosario, non sanno ancora i quindici misteri a memoria; altri invece li imparano con facilità, poiché vedono il loro legame con la vita di Gesù che nasce (misteri gaudiosi), che muore (dolorosi) e che risuscita (gloriosi).

I misteri della Famiglia
Il primo gruppo (i cinque misteri gaudiosi) ci presentano:
1. l’annuncio dell’Angelo a Maria: «Darai alla luce il Figlio di Dio!»;
2. ci sottolinea la carità operosa di Maria che si reca dalla parente Elisabetta;
3. il Natale di Gesù nella grotta di Betlemme;
4. quaranta giorni dopo il Bambino viene presentato al Tempio;
5. infine – unico episodio dei trent’anni di vita a Nazareth – lo smarrimento di Gesù dodicenne ed il suo ritrovamento nel Tempio di Gerusalemme.

I misteri della sofferenza
Il secondo gruppo (i cinque dolorosi) sorvolando sui tre anni di vita pubblica, ci descrivono alcuni momenti della Passione di Gesù:
1. la notte nel Gethsemani, dove Gesù suda sangue e viene tradito;
2. il mattino del Venerdì santo con le torture della flagellazione;
3. e della incoronazione beffarda con un fascio di spine;
4. la salita al Calvario e la crocifissione;
5. infine l’agonia, la morte in croce e la sepoltura.

I misteri dell’Aldilà
Il terzo gruppo (i cinque gloriosi) ci presentano la gloria di Gesù:
1. che risorge da morte;
2. che ascende in Cielo, quaranta giorni dopo;
3. mantenendo la promessa, manda sugli Apostoli lo Spirito Santo e la Chiesa muove i primi passi;
4. anche la Madonna, unita a Gesù nella serenità di Nazareth e nello strazio del Calvario, negli ultimi due misteri è contemplata nella sua glorificazione personale: l’assunzione in Cielo;
5. e nella sua partecipazione materna e regale alla vita della Chiesa e di tutto l’universo.

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Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXII, XXIII; XXIV,XXV, XXVI

13 dicembre 2019

PUNIZIONE Al DISOBBEDIENTI E AI MORMORATORI
Una persona venne a morire, dopo di avere fedelmente pregato durante la vita per le anime purganti. Siccome però, a causa della fragilità umana, non era sempre stata perfetta nell’obbedienza, preferendo talora i rigori del digiuno e delle veglie e simili austerità, alla docilità dovuta ai superiori, apparve adorna di diversi ornamenti, sotto i quali però si celavano delle pietre di peso così grande, che ci volevano parecchia persone perchè potessero trascinarla verso Dio. Stupita Geltrude seppe, per divina ispirazione, che quelle che conducevano quest’anima erano le anime del purgatorio liberate con le preghiere di quella defunta; gli ornamenti erano le preghiere che aveva recitate per esse; ma le pietre erano le disobbedienze commesse.
Le disse allora Gesù: « Queste anime, spinte dalla riconoscenza, non mi permettono di farla passare da un purgatorio ordinario, per mostrarla poi in tutto lo splendore della sua bellezza; pure è necessario ch’ella abbia da espiare le disobbedienze e i tenaci attacchi al suo giudizio». Geltrude obbiettò: « Ma non ha ella, dolce mio Signore, riconosciuto i suoi falli prima del trapasso, pentendosene dall’intimo del cuore? Ora sta scritto: Se l’uomo riconosce i suoi falli, viene da Dio perdonato! ». Egli rispose: « Sì, e s’ella non avesse riconosciuto i suoi torti, ilpeso delle pietre sarebbe stato così schiacciante che forse non avrebbe mai potuto giungere fino a me».
Geltrude si accorse allora che l’anima pareva nascondere sotto i suoi ornamenti una caldaia bollente, destinata a fondere le pietre e a scioglierle completamente. Le preghiere da lei fatte per le anime purganti ed i suffragi dei fedeli dovevano, come buoni servitori, aiutarla in quella operazione. Il Signore le fece poi vedere il cammino per dove quelle anime dovevano passare per giungere al Paradiso, sotto l’aspetto di un’asse stretta e ripida, piena di scabrosità e di difficile scalata. Coloro che volevano salire dovevano aiutarsi con le mani e tener fermo l’asse da entrambe le estremità; ciò significa che bisogna aiutare le anime con le nostre buone opere. Coloro che avevano meritato l’aiuto degli Angeli in quell’ascesa, ne avevano vantaggio grande, perchè ai lati dell’asse vi erano due orribili ceffi; erano demoni che impedivano alle anime di salire. I Religiosi ch’erano stati obbedienti, trovavano lungo quell’asse una ringhiera, alla quale potevano affrancarsi per non cadere; ma se Superiori negligenti non avevano fatto percorrere ai loro sudditi la via dell’obbedienza, l’appoggio pareva mancare e le cadute erano a temere. Le anime docili all’obbedienza camminavano con sicurezza, appoggiandosi alla ringhiera, mentre gli Angeli scostavano gli ostacoli dal loro cammino.
Un’altra defunta apparve a Geltrude con lei orecchie coperte da una specie di cartilagine, ch’ella toglieva a gran fatica con le unghie; espiava le colpe commesse, ascoltando parole di mormorazione e di maldicenza. Di più aveva la bocca foderata interiormente da una pelle compatta, che le impediva di gustare le dolcezze divine; ciò perché aveva parecchie volte parlato male del prossimo.
Il Signore le disse che, se l’anima della defunta soffriva tali pene per colpe commesse con semplicità e delle quali si era amaramente pentita tante volte, coloro che hanno l’abitudine di commettere quei peccati, subiscono un castigo assai più grave. Non solamente la loro bocca è foderata da una grossa pelle, ma questa pelle è munita di punte che, salendo dalla lingua al palato e discendendo dal palato alla lingua, le feriscono dolorosamente facendo gocciolare, in modo disgustoso, una materia nauseante. Non possono perciò essere ammessi alla divina presenza, perché appaiono odiosi agli abitanti del cielo.
Geltrude allora disse gemendo al Signore: « Ahimè, dolcissimo Gesù, Tu mi rivelavi, tempo fa, i meriti delle anime; adesso mi mostri maggiormente le sofferenze dei loro purgatorio! » Egli rispose: « Ciò avviene perchè allora le anime erano più facilmente attratte dalle ricompense; ora invece, a fatica, e ben poche sono spaventate alla vista dei più duri castighi.

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Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XX;XXI

9 dicembre 2019

SPIEGAZIONE DEL GRANDE SALTERIO
E DELLE SETTE MESSE GREGORIANE
Il lettore sentendo nominarsi il Salterio potrebbe domandare, cos’è e come si recita. Ecco il modo di recitarlo secondo le direttive di S. Geltrude.
Iniziando, dopo d’aver chiesto perdono dei peccati, dite: « In unione a quella lode suprema con la quale la gloriosissima Trinità loda se stessa, lode che scorre poi sulla tua benedetta Umanità, dolcissimo Salvatore, e di là sulla tua gloriosissima Madre, sugli Angeli, sui Santi, per ritornare poi nell’oceano della tua Divinità, ti offro questo Salterio per tuo onore e gloria. Ti adoro, ti saluto, ti ringrazio in nome dell’universo intero per l’amore con cui ti sei degnato farti uomo, nascere e soffrire per noi durante trentatrè anni, patendo fame, sete, fatiche, strazi, oltraggi e restare poi infine, per sempre, nel SS. Sacramento. Ti supplico di unire, ai meriti della tua santissima vita la recita di questo ufficio che ti offro per… (nominare le persone vive o morte per le quali intendiamo pregare). Ti domando il supplire coi tuoi divini tesori a quanto esse hanno trascurato nella lode, nel ringraziamento e nell’amore che ti sono dovuti, cosa pure nella preghiera e nella pratica della carità, o di altre virtù, infine alle imperfezioni e alle omissioni delle loro opere».
Secondariamentedopo d’avere rinnovato la contrizione dei peccati, bisogna porsi in ginocchio e dire: « Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Gesù, per quell’amore col quale ti sei degnato di essere preso, legato, trascinato, calpestato, colpito, sputacchiato, flagellato, coronato chi spine, immolato coi supplizio più atroce e trafitto da una lancia. In unione di tale amore ti offro le mie indegne preghiere, scongiurandoti, per i meriti della tua santa Passione e morte, di cancellare completamente le colpe commesse in pensieri, parole e azioni dalle anime per le quali ti prego. Ti domando anche di offrire a Dio Padre tutte le pene e dolori del tuo Corpo affranto, e dell’anima tua abbeverata di amarezza, tutti i meriti che tu hai acquistato sia per l’uno come per l’altra, e tutto presentare al sommo Iddio per la remissione della pena che la tua giustizia deve fare subire a quelle anime».
Terzo,stando in piedi direte direttamente: «Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Signore Gesù Cristo, per l’amore e la confidenza con cui, avendo vinto la morte, hai glorificato il tuo Corpo con la Risurrezione, ponendolo alla destra del Padre. Ti scongiuro di rendere partecipe della tua vittoria e della tua gloria le anime per le quali prego».
Quarto,implora perdono dicendo: « Salvatore del mondo, salvaci tutti, Santa Madre di Dio, Maria sempre Vergine, prega per noi. Noi ti supplichiamo affinchè le preghiere dei santi Apostoli, Martiri, Confessori e delle Sante Vergini ci liberino dal male, e ci accordino di gustare tutti i beni, ora e per sempre. Ti adoro, ti saluto, ti benedico, ti ringrazio, dolcissimo Gesù, per tutti i benefici che hai accordati alla tua gloriosa Madre e a tutti gli eletti, in unione di quella riconoscenza con la quale i Santi si rallegrano di avere raggiunto la beatitudine eterna per mezzo della tua Incarnazione, Passione, Redenzione. Ti scongiuro di supplire a quanto manca a queste anime coi meriti della beata Vergine e dei Santi ».
Quinto, recita divotamente e con ordine i centocinquanta salmi, aggiungendo dopo ciascun versetto del salterio questa preghierina: « Io ti saluto, Gesù Cristo, splendore del Padre, principe della pace, porta del cielo; pane vivente, figlio della Vergine, tabernacolo della Divinità ». Alla fine di ciascun salmo dite in ginocchio Requiemaeternam etc. Poi ascolterete piamente o farete celebrare centocinquanta, o cinquanta, o almeno trenta S. Messe. Se non potete farle celebrare vi comunicherete lo stesso numero di volte. Poi farete centocinquanta elemosine oppure vi supplirete con lo stesso numero di Pater seguiti dalla preghiera: « Deus cui proprium est etc. – Dio di cui è proprio etc. (preghiera che segue le Litanie dei Santi), per la conversione dei peccatori, e compirete centocinquanta atti di carità. Per atti di carità s’intende il bene fatto al prossimo per amore di Dio: elemosine, buoni consigli, delicati servigi, ferventi preghiere. Questo è il grande Salterio la cui efficacia venne esposta più sopra (cap. XVIII e XIX).
Ci pare che non sia fuor di proposito parlare qui delle sette Messe che, secondo un’antica tradizione, vennero rivelate al Papa S. Gregorio. Esse hanno una grande efficacia per liberare le anime purganti, perchè si appoggiano ai meriti di Gesù Cristo, che saldano i loro debiti.
In ogni S. Messa bisogna accendere, se possibile, sette candele in onore della Passione e, durante sette giorni, recitare quindici Pater od Ave Maria, fare sette elemosine e recitare un Notturno dell’Ufficio dei defunti.
La prima Messa è: Domine, ne longe,con la recita della Passione, come nella domenica delle Palme. Bisogna pregare il Signore perché si degni, Lui che si è volontariamente abbandonato nelle mani dei peccatori, liberare l’anima dalla prigionia ch’ella subisce per le sue colpe,
La Seconda Messa è: Nos autem gloriacicon la recita della Passione, come nella terza feria dopo le Palme. Si prega Gesù affinchè, per l’ingiusta condanna a morte, liberi l’anima dalla giusta condanna meritata per le sue colpe.
La terza Messa: In nomine Domini,col canto della Passione, come nella quarta feria dopo le Palme. Bisogna chiedere al Signore, per la sua Crocifissione e dolorosa sospensione allo strumento del suo supplizio, di liberare l’anima dalle pene a cui si è ella stessa condannata.
La quarta Messa è: Non autem gloriaci, con la Passione Egressus Jesus, come al Venerdì Santo. Si domanda al Signore, per la sua amarissima morte e per la trafittura del suo Costato, di guarire l’anima dalle ferite del peccato, e delle pene che ne sono la conseguenza.
La quinta Messa è: Requiem aeternam. Si domanda al Signore che, per la sepoltura che ha voluto subire, Lui, il Creatore del cielo e della terra, ritragga l’anima dall’abisso dove l’hanno fatta cadere i suoi peccati.
La sesta Messa è: Resurrexi,afflnchè il Signore per la gloria della sua gioiosa risurrezione, degni purificare l’anima da ogni macchia di peccato e renderla partecipe della sua gloria.
La settima Messa infine è: Gaudeamos, come nel giorno dell’Assunzione. Si prega il Signore e si domanda alla Madre delle misericordie, per i suoi meriti e le sue preghiere, in nome delle gioie che ricevette nel giorno del suo trionfo, che l’anima, sciolta da ogni legame, voli allo Sposo celeste. Se compirete queste opere per altre persone in occasione della loro morte, la vostra preghiera vi sarà ridonata con doppio merito. Se poi la praticate per voi, mentre siete in vita, sarà molto meglio che attenderle da altri, dopo morte. Il Signore, che è fedele e cerca l’occasione di farci del bene, custodirà Lui stesso quelle preghiere e ve le restituirà a tempo debito « per le viscere della misericordia del nostro Dio, con le quali è venuto a visitarci dall’alto questo sole levante» (Luc. I, 78).

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Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitolo XVIII e XIX

27 novembre 2019

CAPITOLO XVIII
DELL’EFFETTO DEL GRANDE SALTERIO
Mentre la Comunità recitava il salterio, che è soccorso potente alle anime purganti, Geltrude che pregava fervorosamente perchè doveva comunicarsi; chiese al Salvatore per quale motivo il salterio era così vantaggioso alle anime dei purgatorio e gradito a Dio. Le sembrava che tutti quei versetti e orazioni annesse, dovessero generare noia più che divozione.
Rispose Gesù: « L’ardente amore che ho per la salvezza delle anime, fa sì che io dia tanta efficacia a questa preghiera. Sono come un re che tiene chiusi in prigione alcuni suoi amici, ai quali darebbe volentieri la libertà, se la giustizia lo permettesse; avendo in cuore tale eccelsa brama, si capisce come accetterebbe volentieri il riscatto offertogli dall’ultimo dei suoi soldati. Così io gradisco assai quanto mi è offerto per la liberazione di anime che ho riscattate col mio sangue, per saldare i loro debiti e condurli alle gioie a loro preparate da tutta l’eternità. Geltrude insistette: « Ti torna dunque gradito l’impegno che s’impongono coloro che recitano il salterio? ». Egli rispose: « Certamente. Ogni volta che un’anima è liberata da tale preghiera, si acquista un merito come se avessero liberato Me dalla prigione. A tempo debito, ricompenserò i miei liberatori, secondo l’abbondanza delle mie ricchezze ». La Santa chiese ancora: « Vorresti dirmi, caro Signore, quante anime accordi a ciascuna persona che recita l’ufficio? » e Gesù: « Tante quante ne merita il loro amore » Poi continuò: «La mia infinita bontà mi porta a liberare un numero grande di anime; per ciascun versetto di questi salmi libererò tre anime ». Allora Geltrude che, per la sua estrema debolezza non aveva potuto recitare il salterio, eccitata dall’effusione della divina bontà, si sentì in dovere di recitarlo col più grande fervore. Quand’ebbe terminato un versetto, domandò, al Signore quante anime la sua infinita misericordia avrebbe liberato. Egli rispose: « Sono così soggiogato dalle preghiere di un’anima amante, che sono pronto a liberare ad ogni movimento della sua lingua, durante il salterio, una moltitudine sterminata di anime ».
Lode eterna ne sia a Te, dolcissimo Gesù!
CAPITOLO XIX
SI NARRA DI UN’ANIMA SOCCORSA PER LA RECITA DEL SALTERIO

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Araldo del Divino Amore, Libro V . Capitolo XV, XVI e XVII

23 novembre 2019

CAPITOLO XV
SI PARLA DELL’ANIMA DEL FRATELLO F. CHE EBBE VANTAGGIO GRANDE DA UNA FERVENTE PREGHIERA
Geltrude pregava un giorno per il fratello converso F. morto da poco e vide la sua anima sotto l’aspetto di un rospo ripugnante, bruciato interiormente in modo orribile e tormentato per i suoi peccati da varie pene.
Sembrava che avesse un gran male sotto il braccio, e, per aggiungere tormento a tormento, un peso enorme l’obbligava a star curvo fino a terra, senza poter rialzarsi. Geltrude comprese che appariva sotto forma di un rospo spaventoso, perchè durante la sua vita religiosa aveva trascurato di inalzare la mente alle cose divine; capì anche che il dolore che lo tormentava sotto il braccio era dovuto al fatto che aveva lavorato oltre il permesso del Superiore, per acquistare beni temporali e per avere talora nascosto il suo guadagno. Il peso. che lo schiacciava doveva espiare la sua disobbedienza.
Geltrude, avendo recitato i salmi prescritti per quell’anima, chiese al Signore se ne avesse avuto vantaggio: « Certo – rispose Gesù – le anime purganti vengono sollevate da tali suffragi, però preghiere anche brevi, ma dette con fervore, sono ancora di maggior profitto per esse ». Un paragone farà comprendere tali parole. Se l’acqua scorre su mani infangate, a lungo andare si puliranno. Però se si soffregano energicamente, anche con poca acqua vengono lavate meglio. Così una preghiera corta, ma fervente, vale di più di una lunga, recitata con tiepidezza.
CAPITOLO XVI
SI PARLA DI UN’ANIMA CHE VENNE SOLLEVATA PER I SUFFRAGI DELLA CHIESA E DALLE PREGHIERE DI GELTRUDE

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Araldo del Divino Amore , Libro V Capitoli XIII e XIV

17 novembre 2019

SI PARLA DELL’ANIMA DEL FRATELLO GIOVANNI RICOMPENSATO PER I SUOI LAVORI ASSIDUI
Benchè sia giusto che le anime, all’uscire dal corpo, abbiano ad espiare le colpe commesse in vita, per ricevere poi la ricompensa delle loro opere buone, pure la misericordia di Dio rivelò, in occasione della morte del fratello Giovanni, a S. Geltrude l’eccesso della sua divina bontà.
Appena spirato quel fratello, che con grandi fatiche, aveva per lunghi anni servito il Monastero, Geltrude vide tutte le sue opere buone simboleggiate in una scala.
L’anima uscita dal corpo; doveva purificarsi ancora di alcune negligenze, salendo gradino per gradino, quella scala. Le sue pene diminuivano man mano che – saliva. Siccome pera è difficile evitare ogni negligenza, quando abbondano le preoccupazioni, ed essendo sempre vero che ogni minima trascuratezza deve essere espiata, così quell’anima, non del tutto limpida, dopo di aver salito qualche gradino, cominciò a tremare come se lo scalino, scosso dal peso, stesse per rompersi.
Geltrude comprese che il piolo vacillante rappresentava una certa imperfezione negli atti, e si accorse che quello spavento aveva purificata l’anima: Quando un membro della Comunità rivolgeva a Dio una preghiera pere quell’anima, era come se le avesse teso la mano per salire più in alto. La Santa apprese ancora che il Signore, nella sua bontà, aveva conferito al Monastero un privilegio; tutti coloro che avrebbero lavorato al bene della Comunità., sarebbero stati grandemente consolati nel loro trapasso, anche se avessero dovuto soffrire le pene del Purgatorio – Quel privilegio sarebbe durato irrevocabilmente, fino a quando il. convento fosse stato fedelmente osservante della S. Regola.
CAPITOLO XIV
SI PARLA DEL FRATELLO CHE THE’ CHE FU TANTO RICONOSCENTE PER I BENEFICI RICEVUTI

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Araldo del Divino Amore, Libro V / Capitolo XII

15 novembre 2019

SI PARLA DELL’ANIMA DEL FRATELLO H CHE FU RICOMPENSATA PER LA SUA FEDELTA’

Geltrude pregando un giorno per un certo converso appena morto, chiese al Signore dove si trovava. Rispose: « Eccolo! Per le ferventi suppliche di suffragio per lui rivolte; fu chiamato per prendere parte al nostro banchetto ». E il Salvatore apparve come un padre di famiglia, seduto a una tavola dove erano offerte le preghiere e i sacrifici fatti per quell’anima.

Il fratello defunto, assiso a quel banchetto, aveva però un sembiante malinconico ed abbattuto, perchè non era ancora abbastanza puro per essere ammesso alla contemplazione del divin Volto. In certi momenti pareva rasserenarsi, essendo riconfortato dalla fragranza che sfuggivai dalle oblazioni poste sulla tavola dal Padre di famiglia.

Geltrude comprese la penosa privazione di quell’anima che riceveva sola il profumo delle oblazioni provenienti dalla tavola del banchetto, invece che dalle mani di Dio, il quale le riversa invece sulle anime beate in pienezza di gaudio. Tuttavia Gesù, spinto dalla sua bontà e dalle preghiere di parecchi intercessori, poneva su quella tavola qualche cosa dei suoi propri beni, per allietare il defunto.

La dolcissima Vergine, assisa nella gloria vicino al Figlio suo, vi deponeva anch’essa la sua porzione, e il defunto ne era assai consolato, avendo avuta per la Madonna un divozione speciale. I Santi, ch’egli amava di più portavano pur essi un’offerta proporzionata alle preghiere che quell’anima loro aveva rivolta, e ai sacrifici grandi o piccoli, che aveva compiuto in loro onore.

Per tali oblazioni e soprattutto per il fervore delle preghiere fatte per essa, l’anima del defunto si faceva di ora in ora più serena, essa levava gli occhi in alto, verso la beatifica luce della Divinità; luce che basta mirare una sola volta per dimenticare ogni dolore e immergersi nell’oceano dei beni eterni.

.. Geltrude si rivolse poi al defunto, chiedendo: « Per quale colpa soffrite di più in questo momento? ». Rispose l’anima « Per l’attacco alla mia propria volontà, e alle idee personali. perchè anche facendo il bene, preferivo seguire il mio giudizio, piuttosto che il parere altrui. Per tale colpa l’anima mia soffre ora una pena così grande che tutti i dolori della terra riuniti insieme le sarebbero assai inferiori». Geltrude insistette « Come potremo sollevarvi? ». « Se alcuno, sapendo quanto io soffro per tale colpa, si sforzasse di evitarla, ne proverei grande sollievo ». « Intanto che cosa vi consola di più? ». « La fedeltà, perchè è la virtù che ho meglio praticato in terra, e anche le preghiere che i miei amici rivolgono a Dio: tanto l’una come le altre mi procurano a ogni istante il sollievo che reca all’anima una buona notizia. Ogni nota cantata per me, durante la S. Messa, mi è dolce refezione. In più la divina clemenza volle, per i meriti dei miei intercessori, che tutto ciò che fanno con l’intenzione di glorificare Dio, come lavorare e perfino mangiare e dormire, serva a mio suffragio, perché, quando ero in vita, li ho serviti in tutti i loro bisogni con amore e fedeltà».

La Santa chiese: « Noi abbiamo pregato Dio di donarvi tutto il bene ch’Egli ha operato in noi. – Ne avete avuto vantaggio? – ». E l’anima: « Moltissimo, perché i vostri meriti suppliscono a ciò che mi manca ». Geltrude aggiunse « Voi avete chiesto sollecitamente i suffragi dovuti ai defunti. Ne soffrireste se alcuno, per malattia, ritardasse a compierli fino a quando è guarito? ». Rispose il defunto: « Tutto quello che si differisce per un senso di discrezione mi reca un profumo di tale soavità che mi rallegra dell’attesa, purchè non sia prolungata per negligenza, o per pigrizia ».

Geltrude chiese un’altra delucidazione: « Durante la vostra ultima malattia, noi invece di aiutarvi a prepararvi alla morte, abbiamo pregato e insistito per avere la vostra guarigione: avete dovuto forse subire qualche pena per questa cosa? ». L’anima riprese: « Nulla ho sofferto per tale motivo: anzi l’immensa tenerezza del nostro Dio le cui bontà si estendono a tutte le sue opere, (sal. CXLIV 9) vedendovi usare tanta carità con me, quantunque foste guidate da sentimenti umani, mi ha trattato con maggior misericordia ». E la Santa: « Le lagrime sparse, per semplice affetto, alla vostra morte, vi servono a qualche cosa? ». Il defunto rispose: « Non più di quello che vale la compassione che proverebbe una persona vedendo i suoi amici piangere per lei. Quando però potrò godere la felicità eterna, gusterò per le vostre lagrime, il piacere che prova un giovane quando riceve le recitazioni dei suoi amici. Tali gioie le ho meritate perchè, servendovi con fedeltà, nutrita dalla vostra affezione, avevo l’intento di piacere a Dio solo ».

In seguito, mentre Geltrude pregava ancora per quell’anima, giunta che fu nell’orazione domenicale, a quel punto « Perdonate i nostri debiti, come noi perdoniamo ai nostri debitori » ella lo vide manifestare un’espressione di grande angoscia. Meravigliata ne chiese la cagione, e ne ebbe questa risposta: « Quando ero nel secolo ho molto peccato, non perdonando facilmente a coloro che mi avevano offeso; mostravo loro a lungo un volto severo, così subisco vergogna intollerabile e grande angoscia, quando ascolto quelle parole del Pater ». Avendogli Geltrude chiesto quanto tempo durerebbe quel tormento, ebbe questa risposta: « Fino a quando la mia colpa sarà cancellata dall’ardente carità che vi spinge a pregare per me; allora, sentendo quelle parole, proverò un’immensa gratitudine verso la misericordia dì Dio che mi avrà perdonato».

Mentre un giorno si offriva il S. Sacrificio per quell’anima, essa apparve a Geltrude gioiosa e raggiante. La Santa chiese al Signore: « Ha essa sofferto abbastanza per cancellare tutte le sue colpe?». Egli rispose: « Ha già offerto più di quanto si potrebbe supporre se si vedesse uscire dal fuoco dell’inferno e salire al cielo; ma non è ancora abbastanza pura per godere della mia presenza. La sua consolazione e il sollievo vanno però sempre aumentando, a misura che si prega per lui ». Aggiunse il Salvatore: «Le vostre suppliche non possono raggiungerlo rapidamente, perchè si è mostrato spesso duro e inflessibile, rifiutando di sottomettere la sua volontà a quella del prossimo, quando questa non era conforme alla sua».

Araldo del Divino Amore, Libro V /Capitoli X e XI

8 novembre 2019

SI PARLA DI S. CHE MORI’ TUTTA FERVENTE DI DIVINO ARDORE
In seguito morì un’altra giovane monaca. Dall’infanzia fino all’ora della morte, le sue azioni generose dimostravano il disprezzo che aveva del mondo e delle sue seduzioni.
Nel giorno della morte, mentre stava per entrare in agonia, ella salutò teneramente le persone presenti, promettendo ricordo di preghiera quando fosse comparsa davanti a Dio, oceano infinito d’ogni bene.
L’avvicinarsi della morte accrebbe le sue sofferenze; ed ella disse al Signore con tutto lo slancio del cuore: « Caro Gesù, tu conosci tutti i miei segreti e sai che avrei voluto servirti fedelmente fino alla decrepitezza; siccome però tu mi chiami all’eternità, tutta la mia brama di vivere si muta in desiderio di vederti; tale sete di mirarti è così intensa, che cambia per me in dolcezza tutte le amarezze della morte. Se però tu, volessi sarei pronta a sopportare questi dolori fino al giorno del giudizio, quand’anche fossimo al principio del mondo. So peraltro che nelle tua infinita bontà mi chiamerai oggi stesso all’eterno riposo; tuttavia ti prego di differire tale gioia fino al momento in cui i dolori avranno sodisfatto le colpe delle anime del purgatorio che tu desideri maggiormente di liberare. Tu sai, o Signore, che io conto per nulla me stessa e che non ho di mira che la tua gloria ».
Dopo queste e simili parole che non scriviamo per brevità, l’infermiera la pregò di permetterle di stenderle le gambe già contratte per la vicina morte. Rispose: « Voglio io stessa offrire questo sacrificio al mio Signore crocifisso ». E tosto con un’energica mossa stese le gambe, dicendo: « Mi unisco a quell’ardente amore che ti fece gettare un gran grido, o mio Gesù, quando hai reso lo spirito al Padre; a questo stesso fine ti offro tutti i movimenti dei miei piedi ». Anzi con divozione grande, abbandonò a Dio tutte le parti del corpo: occhi, mani, orecchie, bocca, cuore.
Chiese poi che le si leggesse la Passione di Gesù e indicò con la sua mano le parole: « Sublevatis oculis (Jesus) in coelum, perchè pensava che se si fosse cominciato a leggere da principio: Ante diem festum, non avrebbero fatto a tempo a terminare. Infatti quando si giunse a quel punto « Et inclinato capite tradidit spiritum », ella chiese il Crocifisso, considerando con tenerezza ciascuna delle Piaghe; le salutò con ringraziamenti e loro confidò la sua anima con parole così dolci e ricche di divina sapienza, che tutte ne furono rapite ed ammirate.
Ma in breve ricadde sfinita e qualche minuto dopo s’addormentò beatamente in Dio.
S. Geltrude vide che il Signore l’accolse con un tenero amplesso, dandole una corona splendida e affatto speciale per avere avuto il virile coraggio di calpestare il mondo per seguirlo fedelmente. S’intesero i gioiosi cori angelici che la scortavano al cielo: « Chi è costei che sale dal deserto – cantavano essi – colma di delizie e appoggiata al Diletto? » (Cant. VIII. 5).
Quando giunse al trono di gloria, Gesù, Sposo delle vergini, la pose davanti a sè e le disse teneramente « Tu sei la mia gloria! ». Poi si alzò e la fece sedere sul trono celeste. Il giorno seguente, che era quello della sepoltura, Geltrude, pregando nuovamente per essa; la vide in una gloria e in una gioia sconosciuta ai poveri mortali. Chiese quale ricompensa aveva ottenuto per tale e tal’altra virtù che l’aveva vista praticare in vita; ed ebbe, per i meriti della defunta, una partecipazione spirituale alla sua celeste gioia.
La defunta le chiese: « Cosa brami ancora di sapere riguardo alla mia eterna ricompensa? L’arca celeste ove abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità, il dolcissimo Cuore di Gesù, nostro Sposo, mi è del tutto aperta, tranne un angolo segreto, dove non ho meritato di penetrare. Quello che colà si trova è riservato alle anime che sulla terra hanno amato totalmente Dio, da farne conoscere con zelo i beni che avevano ricevuti, perchè fosse maggiormente glorificato. Io non ebbi questa carità, ma ho goduto da sola, in segreto col mio Diletto, i beni di cui mi favoriva, così non posso penetrare in quel tesoro nascosto! ».
Geltrude chiese allora: « Quando i tuoi e i miei amici m’interrogheranno su quanto io so dei tuoi meriti, cosa devo rispondere, poichè la parola male sa tradurre simili dolcezze? ». Ella rispose: « Se tu avessi aspirato ii profumo di mille fiori, che cosa potresti dire se non che hai goduto e grandemente goduto delle fragranze di ciascuno? Così, dopo d’aver avuto una debole idea della mia gloria in cielo, tu non potrai dire altro che questo, che per ciascuno dei miei pensieri, parole, opere, il dolcissimo e fedelissimo Amico delle anime mi ha accordato una magnifica ricompensa, infinitamente superiore ai miei meriti».
CAPITOLO XI

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Angeli e Demoni, la retta fede della Chiesa. Catechesi di Giovanni Paolo II, Catechismo della Chiesa Cattolica/ Libreria Editrice Vaticana, Chirico Napoli

6 novembre 2019

GLI ANGELI MESSAGGERI DI DIO
Una speciale realizzazione dell’«immagine di Dio»
1. Nella precedente catechesi ci siamo soffermati sul¬l’articolo del Credo col quale proclamiamo e confessiamo Dio creatore non solo di tutto il mondo creato, ma anche delle «cose invisibili», e ci siamo intrattenuti sull’argo¬mento dell’esistenza degli angeli chiamati a dichiararsi per Dio o contro Dio con un atto radicale e irreversibile di adesione o di rifiuto della sua volontà di salvezza.
Stando sempre alla Sacra Scrittura, gli angeli, in quan¬to creature puramente spirituali, si presentano alla rifles¬sione della nostra mente come una speciale realizzazione dell’«immagine di Dio», Spirito perfettissimo, come Gesù stesso ricorda alla donna samaritana con le parole: «Dio è spirito» (Gv 4,24). Gli angeli sono, da questo punto di vista, le creature più vicine all’esemplare divino. Il nome che la Sacra Scrittura loro attribuisce indica che ciò che più conta nella Rivelazione è la verità sui compiti degli angeli nei riguardi degli uomini: angelo («angelus») vuole infatti dire «messaggero». L’ebraico «malak», usato nell’Antico Testamento, significa più propriamente «dele-gato» o «ambasciatore». Gli angeli, creature spirituali, hanno funzione di mediazione e di ministero nei rapporti che intercorrono tra Dio e gli uomini. Sotto questo aspet¬to la Lettera agli Ebrei dirà che al Cristo è stato affidato un «nome», e quindi un ministero di mediazione, ben superiore a quello degli angeli (cfr. Eb 1,4).

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