Archive for the ‘Vangelo’ Category

Il vero sacrificio

9 settembre 2019

Un grande re ascoltava il sermone del Buddha che parlava della rinuncia e del sapersi accontentare, ed ebbe l’improvviso desiderio di guadagnarsi l’approvazione del grande Maestro.
Il Buddha teneva sempre con sé un tamburo a sonagli ed un giorno, un suo discepolo gli chiese:
“Maestro, perché tieni sempre accanto a te questo tamburello?”
Il Buddha rispose: “Perché un giorno suonerò questo tamburo quando si avvicinerà a me la persona che avrà compiuto il più grande sacrificio.”
E tutti si chiesero chi mai sarebbe stato.
Il re che aveva sentito questa dichiarazione, ritornò al suo palazzo e fece caricare una notevole quantità di tesori sulla groppa dei suoi elefanti, poi si mise in viaggio per portare questi beni alla presenza del Buddha, certo di ottenere la sua benedizione.
Lungo la strada, una vecchina gli si avvicinò e lo supplicò: “Ho fame, potete darmi qualcosa da mangiare?”.
Il re prese un frutto di melograno e glielo porse dalla palanchina.
La vecchina se ne andò in cerca della strada per arrivare dal Buddha e faticò non poco per trovarla.
Nel frattempo il re arrivò nella dimora del Buddha, fece portare davanti a lui gli elefanti con il loro carico di immense ricchezze ed attese ansiosamente il suono del tamburo.
Proprio in quel momento giunse la vecchina, stanca ed affaticata, e con grande dolcezza pose ai piedi del Maestro il frutto che le era stato regalato.
Il Buddha prese il melograno con un sorriso e subito dopo suonò il tamburo.
Il re rimase sorpreso ed irritato e con voce roca ansimò: “Swami! Io vi ho portato beni di una ricchezza inestimabile e voi suonate il tamburo per un melograno? Che sacrificio è mai questo?”
Il Buddha con voce amabile rispose: “Il sacrifico non si valuta in termini di quantità, è la qualità che conta. Voi siete un re ed è naturale per voi offrire oro e pietre preziose, ma questa donna non aveva nemmeno di che mangiare e questo frutto rappresentava il suo unico pasto; avrebbe potuto mangiarlo e soddisfare la sua fame, ma non lo ha fatto e lo ha offerto a me. Quale sacrificio è più grande di questo? Non è sacrificio offrire qualcosa di superfluo, ma rinunciare a ciò che ti è caro ed essenziale per te.”

Marco, 12 . 14-44
L’offerta della vedova

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Dom Alessandro Barban. La persona e il messaggio di Gesù nel Vangelo di Marco

7 gennaio 2015

Audio dell’incontro tenuto venerdì 21 novembre 2014 dal priore generale dei Camaldolesi su “La persona e il messaggio di Gesù nel Vangelo di Marco”

RELAZIONE

 

DIBATTITO

L. Monti. Le parole dure del Vangelo di Marco

12 novembre 2014

Nuovo contributo sulla Sindone, possibile conferma ulteriore

9 Mag 2014

http://vaticaninsider.lastampa.it/nel-mondo/dettaglio-articolo
/articolo/sindone-shroud-sudario-33948/

Ciclo di Conferenze 2012 sul Vangelo di Marco

1 febbraio 2014
Il Vangelo di Marco. Fonti, struttura e teologia del “racconto” più antico Relatore: prof. Antonio Sabetta
(Pontificia Università Lateranense)
“Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!” (15,33-39)
Relatore: prof. Franco De Carlo
 (Pontificia Università Urbaniana)
“Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino” (1,15)
Relatore: prof. Antonio Pitta
 (Pontificia Università Lateranense)
Relatore: prof. Giuseppe De Virgilio
 (Pontificia Università della Santa Croce)
Relatore: prof.ssa Mirella Susini
 (Pont. Univ. Antonianum – Pont. Univ. S.Tomm. d’Aquino)
Relatore: prof. Massimo Serretti

(Pontificia Università Lateranense)

Verso la GMG 2016. Sulle Beatitudini (10). Dal Discorso di San Leone Magno, Dottore della Chiesa

19 novembre 2013

Stalci dal “Discorso sulle Beatitudini” di san Leone Magno, papa


(Disc. 95, 4-6; PL 54, 462-464)

La beatitudine del regno di Cristo

Quando Nostro Signore Gesù Cristo predicava il Vangelo del Regno e guariva in Galilea le infermità più diverse, la fama dei suoi miracoli si era diffusa per tutta la Siria, e molte persone accorrevano in folla al medico celeste da tutta la Giudea. Poiché l’umana ignoranza è molto lenta a credere ciò che non vede e a sperare quel che non conosce, era necessario che coloro i quali dovevano essere confermati con la divina dottrina fossero stimolati con benefici materiali e con prodigi visibili. Così, sperimentando la potenza benefica del Signore, non avrebbero dubitato della sua dottrina apportatrice di salvezza.
Il Signore, dunque, volle cambiare le guarigioni esteriori, in rimedi interiori e, dopo aver guarito i corpi, risanare le anime. Perciò si allontanò dalla folla che lo circondava, e si portò in un luogo solitario di un vicino monte. Là chiamò a sé gli apostoli, per istruirli con dottrine più elevate dall`alto di quella mistica cattedra. Con la scelta di un tale posto e di un tale ministero volle significare che era stato egli stesso a degnarsi di rivolgere un tempo la sua parola a Mosè. Ma là aveva parlato con una giustizia piuttosto tremenda, qui invece con la sua divina clemenza, perché si adempisse quanto era stato promesso per bocca del profeta Geremia: «Ecco, verranno giorni dice il Signore – nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Dopo quei giorni, dice il Signore: porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò nel loro cuore» (Ger 31, 31. 33; cfr. Eb 8, 8).
Colui dunque che aveva parlato a Mosè, parlò anche agli apostoli e la mano veloce del Verbo, che scriveva nei cuori dei discepoli, promulgava i decreti del Nuovo Testamento. Non era circondato, come allora, da dense nubi, né da tuoni e bagliori terribili, che tenevano lontano dal monte il popolo. Ora si intratteneva con i presenti in un dialogo tranquillo e affabile.
Fece questo perché la soavità della grazia rimovesse la severità della legge e lo spirito di adozione eliminasse il terrore della schiavitù.
Quale sia l’insegnamento di Cristo lo manifestano le sue parole. Coloro che desiderano pervenire alla beatitudine eterna, riconosceranno dai detti del Maestro quali siano i gradini da percorrere per salire alla suprema felicità.
Cristo dice: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5, 3). Potrebbe forse ritenersi incerto quali siano i poveri, ai quali si riferisce la Verità se, dicendo poveri, non avesse aggiunto null’altro per far capire il genere di poveri di cui parla. Si sarebbe allora potuto pensare essere sufficiente per il conseguimento del regno dei cieli quella indigenza, che molti patiscono con opprimente e dura ineluttabilità. Ma quando dice: «Beati i poveri in spirito», mostra che il regno dei cieli va assegnato piuttosto a quanti hanno la commendatizia dell’umiltà interiore, anziché la semplice carenza di beni esteriori.

(Disc. 95, 2-3; PL 54, 462)
Beati i poveri in spirito

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Verso la GMG 2016. Sulle Beatitudini (8). Beato Pier Giorgio Frassati, la novena

18 novembre 2013

Il Beato Pier Giorgio Frassati , è conosciuto anche come  “l’uomo delle Beatitudini”. Giovanni Paolo II, riconoscendo la santità della sua breve vita – appena 24 anni – lo ha beatificato  il 20 maggio 1990, ( per il testo dell’Omelia della Beatificazione  http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/homilies/1990/documents/hf_jp-ii_hom_19900520_beatificaz-frassati_it.html) e da allora è diventato immagine per molti ragazzi e ragazze di ogni angolo del mondo. E’  stato scelto per accompagnare  la Giornata mondiale della gioventù di Rio del 2013 come intercessore dei giovani.

In sua memoria si recita una Novena sulle  Beatitudini

PRIMO GIORNO

GESU’ dice: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli.”

PIER GIORGIO risponde: la fede datami nel Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te non farai nulla ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione, allora si arriverai fino alla fine”.

PREGHIAMO: Beato Pier Giorgio, insegnami la vera povertà di spirito. Aiutami a capire che Dio mi ama e che mi chiede di amare gli altri, specialmente coloro che sono nel bisogno. Conducimi a fare delle scelte nella mia vita che prediligano il servizio di Dio e dei fratelli, anziché l’affannosa ricerca di ricchezze e gioie del mondo. Donami una amore speciale per il povero e per il malato.

Beato Pier Giorgio, chiedo la tua intercessione per ottenere da Dio, che ama i poveri, tutte le grazie necessarie al mio bene spirituale e temporale. Con fiducia ti chiedo aiuto (formula la tua richiesta).

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Verso la GMG 2016. Sulle Beatitudini (7). Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

17 novembre 2013

PARTE TERZA
LA VITA IN CRISTO

SEZIONE PRIMA
LA VOCAZIONE DELL’UOMO:
LA VITA NELLO SPIRITO

CAPITOLO PRIMO
LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA

ARTICOLO 2
LA NOSTRA VOCAZIONE ALLA BEATITUDINE

I. Le beatitudini

1716 Le beatitudini sono al centro della predicazione di Gesù. La loro proclamazione riprende le promesse fatte al popolo eletto a partire da Abramo. Le porta alla perfezione ordinandole non più al solo godimento di una terra, ma al regno dei cieli:

« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli » (Mt 5,3-12).

1717 Le beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità; esse esprimono la vocazione dei fedeli associati alla gloria della sua passione e della sua risurrezione; illuminano le azioni e le disposizioni caratteristiche della vita cristiana; sono le promesse paradossali che, nelle tribolazioni, sorreggono la speranza; annunziano le benedizioni e le ricompense già oscuramente anticipate ai discepoli; sono inaugurate nella vita della Vergine Maria e di tutti i santi.

II. Il desiderio della felicità

1718 Le beatitudini rispondono all’innato desiderio di felicità. Questo desiderio è di origine divina; Dio l’ha messo nel cuore dell’uomo per attirarlo a sé, perché egli solo lo può colmare.

« Noi tutti certamente bramiamo vivere felici, e tra gli uomini non c’è nessuno che neghi il proprio assenso a questa affermazione, anche prima che venga esposta in tutta la sua portata ».36

« Come ti cerco, dunque, Signore? Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità. Ti cercherò perché l’anima mia viva. Il mio corpo vive della mia anima e la mia anima vive di te ».37

« Dio solo sazia.38

1719 Le beatitudini svelano la mèta dell’esistenza umana, il fine ultimo cui tendono le azioni umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine. Tale vocazione è rivolta a ciascuno personalmente, ma anche all’insieme della Chiesa, popolo nuovo di coloro che hanno accolto la Promessa e vivono nella fede di essa.

III. La beatitudine cristiana

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Verso la GMG 2016. Sulle Beatitudini (6). E.Bianchi

16 novembre 2013

La registrazione dell’intervento di Enzo Bianchi tenuto al Monastero di  Camaldoli dal 28 luglio al 3 agosto 2013 durante la 1^ settimana teologica organizzata dalla Fuci

http://www.youtube.com/watch?v=XzlVWnXNUlk

Sulle Beatitudini (5). “Beatitudini. La felicità cristiana” Settimana teologica 2013 a Camaldoli

15 novembre 2013


Relazione introduttiva a cura della Presidenza nazionale della F.U.C.I.

«[I cristiani] dovrebbero cantarmi canti migliori perché io impari a credere al loro redentore: più gioiosi dovrebbero sembrarmi i suoi discepoli!» (F. NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, Adelphi 2006).
Solo a sentire questa battuta provocatoria di Nietzsche, dovremmo considerare attentamente, noi cristiani, in qual modo esprimiamo con la nostra vita ciò in cui professiamo di credere. Un non credente come il filosofo tedesco infatti, ritiene insoddisfacenti argomentazioni teologiche o filosofiche riguardo Gesù Cristo e il suo messaggio di salvezza. Egli si basa sul dato materiale. Sembra quasi esclamare: se voi cristiani credete davvero che quel certo Gesù sia il vostro Redentore dimostratemi, per mezzo della gioia derivante dalla consapevolezza della vostra salvezza, la vostra fede (Da confrontare con Gc 2, 15-18: “ Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io le opere; mostrami la tua fede con le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede»”) .
Suonano incredibilmente attuali le parole di Nietzsche. Forse però, neanche lo stesso filosofo aveva considerato che altrettanto, se non più attuali, suonano le parole del Signore all’interno delle Beatitudini (Mt 5, 3-12 e Lc 6, 20-26).

Semantica delle Beatitudini
In ogni tempo, e quindi anche nel nostro, le Beatitudini tracciano da un lato il vero e proprio autoritratto di Cristo, dall’altro comunicano a noi cristiani, come a ogni uomo, una serie di condizioni personali in cui sperimentare la beatitudine, la gioia.
Da una parte infatti, non possiamo fare a meno di notare come il modello di uomo e di umanità disegnato dalle Beatitudini, corrisponda in primo luogo a Cristo stesso: egli è il vero povero in spirito, afflitto, mite, misericordioso, puro di cuore, operatore di pace, insultato, perseguitato.
D’altra parte, in questo brano evangelico non si fa mai uso della parola felicità; l’aggettivo Beati, piuttosto, porta con sé la gioia, uno stato d’animo differente e da non confondere con la felicità.
Se ormai infatti queste due parole sono accreditate come sinonimi, occorre dare atto che in filosofia e in teologia ricoprono un diverso significato. Come cristiani quindi, oltre che come uomini, siamo tenuti a considerare il concetto di beatitudine come gioia, piuttosto che come felicità. La felicità cristiana è nient’altro che gioia.
Secondo la filosofa Francesca Nodari, si può addirittura comprendere il piacere all’interno del campo semantico di felicità e gioia e, in questo modo, stabilire una differenziazione fra i tre termini. Da una parte collocheremo piacere e felicità, i quali rimandano sostanzialmente a una logica egocentrica, che si ritorce sull’io e punta al soddisfacimento di un bisogno. Di diverso carattere è invece da considerare la gioia, che lungi dal rinchiudersi sull’io, consiste nella consapevolezza di essere in armonia
con il mondo (F. NODARI, Felicità e bisogno in ID., Felicità, Massetti Rodella Editori 2011. Secondo Paoli la felicità corrisponde alla «soddisfazione di un desiderio che si prolunga nel tempo e che spesso impegna la persona in notevoli sforzi e sacrifici»)
.
Pertanto, quando ci sembra di essere contenti, quando ci sentiamo sereni, proviamo gioia o felicità?
Ognuno di noi può trovare un valido aiuto nel rispondere a questo interrogativo, in alcune considerazioni di fratel Arturo Paoli. Anch’egli stabilisce una certa differenziazione fra felicità e gioia, aggiungendo poi l’allegria.
Invece, l’allegria «richiama soprattutto uno stato di sensibilità»

Da ultimo, la gioia corrisponde a un senso di autonomia. Si tratta di uno stato d’animo permanente, indipendente dalle circostanze contingenti e dagli avvenimenti che ci troviamo a vivere ogni giorno. Essa è propriamente condizione dell’essere, dell’intimità più profonda della persona, che niente e nessuno può cancellare o manomettere. Condizione, potremmo dire noi cristiani, che promana dalla consapevolezza di essere salvati e di risorgere a vita nuova come Cristo.
Potremmo adesso chiederci: gli affamati, i poveri, i sofferenti possono sperimentare la gioia?

Una gioia senza tempo
A questa potrebbe seguire un’ulteriore domanda: potranno sperimentare la gioia in questa vita?
Oppure soltanto dopo la morte (abbracciando la concezione cristiana di Paradiso)?
Una delle prime considerazioni a questo proposito scaturisce dell’intima natura delle Beatitudini, così come emerge dalle versioni di Matteo e Luca: il loro messaggio si pone lungo il crinale del già e non ancora.
Proprio come la Terra, salvata e redenta dalla Risurrezione di Cristo, è già principio del Regno, anche le promesse di Gesù nelle Beatitudini trovano una prima realizzazione in questo mondo.
Come fa notare anche San Tommaso d’Aquino, «[…] gli afflitti sono consolati dallo Spirito Santo che è chiamato Paraclito, cioè consolatore; gli affamati sono saziati con il pane della vita, i misericordiosi ricevono misericordia, quelli che si purificano dal male vedono in qualche modo Dio e quelli che dominano i moti dell’ira sono chiamati figli di Dio» (R. CANTALAMESSA, Le Beatitudini evangeliche. Otto gradini verso la felicità, San Paolo 2008)

D’altra parte, è opportuno notare che i miti non possiedono ancora la terra, gli afflitti non sempre e non tutti ricevono consolazione. Si potrebbe continuare ancora lungo questa via.
Insomma, la volontà del Padre è ancora lontana dall’essere fatta.
Si può essere d’accordo con Erri De Luca quando sostiene che la novità delle Beatitudini non ha ancora trovato posto sulla Terra. Allora può quindi essere vana la parola di Cristo?
Andando alla ricerca di una chiave di volta per uscire da questa situazione apparentemente problematica, è opportuno considerare la categoria dell’eternità, che pervade tutto il messaggio di salvezza di Cristo. Le Sue stesse esclamazioni delle Beatitudini sono al futuro: i verbi usati sono saranno, erediteranno, troveranno, vedranno.

Conclusione
La straordinarietà e la novità del messaggio cristiano è in sostanza proprio questo: esso non si accontenta di assumere il passato, non si adagia staticamente sul presente, ma si proietta deciso al futuro. Così vale per le Beatitudini.
Senza la categoria dell’eternità esse suonano come irraggiungibili, ideali, utopiche, sganciate dalla realtà concreta.
Lungi dall’essere un invito a stemperare il nostro impegno per migliorare la vita presente, l’eternità dà la misura della nostra speranza e, se accettata, evita una certa nostalgia d’infinito, che turba quanti si mettono in ricerca di senso, senza scorgere un minimo orizzonte di questa ricerca. L’eternità insomma, dimostra come un Amore più grande del nostro piccolo mondo, ci invita a rivestirci dell’umanità di Cristo per sperimentare una gioia che non passa e non si consuma.
Siamo davvero disposti però ad accettare che la nostra gioia non si compia in questo mondo?

Sulle Beatitudini (2). Papa Francesco

12 novembre 2013

Dall’Omelia feriale el 10.06.2013

Ecco allora che, quando siamo aperti allo Spirito del Signore, possiamo capire la nuova legge che il Signore ci porta,  le Beatitudini…..che soltanto si capiscono se uno ha il cuore aperto, si capiscono dalla consolazione dello Spirito Santo, mentre non si possono capire con l’intelligenza umana soltanto….Sono i nuovi comandamenti.

Ma se noi non abbiamo il cuore aperto allo Spirito Santo, sembreranno sciocchezze.

‘Ma, guarda, essere poveri, essere miti, essere misericordiosi non sembra una cosa che ci porti al successo’. Se non abbiamo il cuore aperto e se non abbiamo gustato quella consolazione dello Spirito Santo, che è la salvezza, non si capisce questo. Questa è la legge per quelli che sono stati salvati e hanno aperto il loro cuore alla salvezza. Questa è la legge dei liberi, con quella libertà dello Spirito Santo…..Uno può regolare la sua vita, sistemarla su un elenco di comandamenti o procedimenti, un elenco meramente umano. Ma questo alla fine non ci porta alla salvezza, solo il cuore aperto ci porta alla salvezza.

Tanti erano interessati a esaminare la dottrina nuova e poi litigare con Gesù……perché avevano il cuore chiuso nelle loro cose, cose che Dio voleva cambiare. Perché ci sono persone che hanno il cuore chiuso alla salvezza?…. Perché abbiamo paura della salvezza. Abbiamo bisogno, ma abbiamo paura, perché quando viene il Signore per salvarci dobbiamo dare tutto. E comanda Lui! E di questo abbiamo paura……., perché vogliamo comandare noi …….

 per capire questi nuovi comandamenti, abbiamo bisogno della libertà che nasce dallo Spirito Santo, che ci salva, che ci consola e dà la vita………Possiamo oggi chiedere al Signore la grazia di seguirlo, ma con questa libertà. Perché se noi vogliamo seguirlo con la nostra libertà umana soltanto, alla fine diventeremo ipocriti come quei farisei e sadducei, quelli che litigavano con Lui.

L’ipocrisia è questo: non lasciare che lo Spirito cambi il cuore con la sua salvezza. La libertà dello Spirito, che ci dà lo Spirito, anche è una sorta di schiavitù, una ‘schiavitù’ al Signore che ci fa liberi, è un’altra libertà. Invece, la libertà nostra soltanto è una schiavitù, ma non al Signore, ma allo spirito del mondo. Chiediamo la grazia di aprire il nostro cuore alla consolazione dello Spirito Santo, perché questa consolazione, che è la salvezza, ci faccia capire bene questi comandamenti. Così sia!” 

PP. FRANCESCO

Sulle Beatitudini (1). Intervista a B. Maggioni

11 novembre 2013

 

Non si tratta di un «programma morale», ma di parole che fanno da «specchio alla vita di Dio», mostrano «come agisce il Padre» e chiedono ai credenti «di essere prolungamento di questo stile in mezzo agli uomini». Così il biblista don Bruno Maggioni legge le Beatitudini, che papa Francesco ha posto al centro delle prossime Gmg.
Don Bruno, che significato ha secondo lei questa scelta?
Rivela l’intento di voler «tornare al Vangelo», a ciò che Gesù ha detto e fatto. Non dimentichiamo, infatti, che le Beatitudini sono una “fotografia ” di Gesù, del suo modo di agire, del suo modo, insomma, di essere uomo. Non basta dire di Cristo che è «vero Dio e vero uomo», ma è necessario anche capire come egli è stato uomo e le Beatitudini ce lo rivelano. Sono grato al Papa per questa scelta.
Che posto occupano le Beatitudini nel Vangelo di Matteo?
Potrebbero essere paragonate a un «portone di entrata e di uscita» dal Vangelo. Immaginiamole come quel portale che introduce a una Cattedrale: da lì si coglie in anticipo il senso dell’intero edificio e da lì deve poi concludersi la visita. È un testo, quindi, che racchiude in sé l’intero percorso del Vangelo, perché nelle Beatitudini si ritrova uno «specchio» per capire Gesù, il suo Vangelo, il suo essere Figlio di Dio e come ha vissuto da uomo. Ripartire da lì significa riscoprire il vero Gesù. Le tre Beatitudini scelte per i temi, poi, sono particolarmente belle e significative.
Partiamo dalla prima. Chi sono i «poveri in spirito»?
Questo versetto si rivolge ai poveri ma anche ai discepoli. L’invito, infatti, è chiaro: se volete essere immagine di Dio cominciate a guardare i poveri come lui li guarda. Ma il povero non è solo chi non ha beni materiali; il povero è piuttosto colui che guarda a tutto ciò che possiede come a un dono. È questa una chiara indicazione di stile, quindi: «Guarda al povero e sii povero anche tu». Cioè: «Concepisci te stesso e la tua esistenza, le tue capacità, le tue competenze, in termini di gratuità e non di possesso o di dominio. Noi ci affatichiamo per accumulare qualcosa, ma in realtà dovremmo impegnarci per mostrare con il nostro agire il modo in cui Dio guarda e ama il povero. E questo vale anche per i giovani, che non devono progettare e pensare a un futuro di «potere », ma sono chiamati a una logica di servizio e di gratuità, da realizzare anche attraverso le proprie capacità.

E i puri di cuore?
Non dobbiamo intendere la purezza come riguardante solo la sfera sessuale. Perché i puri di cuore sono coloro che vivono di un ideale autentico, trasparente, in grado di mettere Dio e la verità al primo posto. Il cuore, d’altra parte, indica l’uomo intero, il luogo che rivela il modo di immaginare e di guardare il mondo, il luogo delle motivazioni profonde dell’agire, insomma. E il cuore è anche lo sguardo sul mondo. Io dico sempre che se un uomo è contento perché ha un bell’albero in giardino ed è contento solo perché è suo, non è di certo un puro di cuore. La sua gioia dovrebbe nascere dal fatto che tutti possono godere della bellezza del suo albero.

Invertendo poi l’ordine originale, l’ultima Beatitudine, quella per la Gmg di Cracovia, riguarda i misericordiosi. Che messaggio ne viene?

È l’invito a saper perdonare, mettendo al primo posto nel rapporto con gli altri un atteggiamento che è quello tipico di una madre, che sa correggere ma anche perdonare e accogliere. Il modello è il perdono di Dio: essere misericordiosi, quindi, significa «prolungare», portandolo in mezzo a tutti gli uomini, ciò che Dio fa, il suo modo di agire.
Insomma, dalle Beatitudini s’impara non delle regole ma uno stile?
È proprio così: l’uomo, per capire se stesso, deve guardare al comportamento di Dio, cioè di Gesù uomo. La prima domanda non è «cosa devo fare io?» ma «cosa fa Dio?», «cosa fa Gesù?». Le Beatitudini quindi non contengono delle regole, ma un modo di pensare Dio

 

tratto da in “Avvenire” del 8 novembre 2013, intervista a cura di Matteo Lut

Video: Sulla via di Damasco, Vita e risurrezione, Chiara Corbella

9 novembre 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-8d1b7411-b754-4ced-8797-9fe7345c0bb2.html

La Santa Sindone, sito ufficiale

30 ottobre 2013

http://www.sindone.org/santa_sindone/00023930_Santa
_Sindone.html

La via del cuore

29 ottobre 2013

La via del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli preso più sul serio anche sul paino delle impostazioni essenziali spirituali-culturali) comporterà, tra l’altro, anche un vario riequilibrio dell’uomo, della donna, dei loro rapporti etc., un aiuto alla famiglia, alle altre vocazioni, etc..

Vedere: Manifesto del cuore divino e umano di Cristo

https://gpcentofanti.wordpress.com/manifesto-del-cuore-divino-
e-umano-di-cristo/

Parabole per bambini. Gesù guarisce il paralitico

23 luglio 2013

paralitico

GESU’ GUARISCE IL PARALITICO (Marco 2, 1-12)

Quando Gesù viveva su questa Terra andava attorno facendo del bene alla gente.

Egli guariva tutti quelli che  (…) si rivolgevano a Lui con fiducia e umiltà.

Una volta, c’era un uomo molto malato, che non poteva camminare; costui, però, aveva una cosa bella: l’amicizia di quatto uomini.

Porteremo il nostro amico a Gesù!“, dissero i quattro.

Così ognuno prese un angolo della barella, sulla quale il malato stava, e lo portarono da Gesù.

Il cammino era molto faticoso, ma continuavano ad andare avanti, perché sapevano che Gesù poteva guarire il loro amico.

Finalmente giunsero alla casa dove Gesù stava insegnando; ma c’era così tanta gente che non poterono avvicinarsi al Signore.

I quattro amici non si arresero: fecero un buco nel tetto e calarono l’uomo all’interno della casa, attraverso il foro.

 

paralitico di cafarnao
Gesù vedendo quello che avevano fatto i quattro amici, per la loro fede, guarì il paralitico.

Gesù non solo guarì l’uomo fisicamente, ma anche spiritualmente perché lo perdonò di tutti i peccati: una guarigione doppia, anzi completa!

Così l’uomo preso il suo lettino corse verso casa tutto contento, grato a Gesù e ai suoi quattro amici, per l’aiuto che, con tanto amore, gli avevano offerto.

In quella occasione molte altre persone lodarono Dio per quello che avevano visto.


Anche noi oggi possiamo essere di aiuto a qualcuno bisognoso, portandolo a Gesù, cioè incoraggiandolo ad affidare a Lui la propria vita e i propri bisogni.

 

fonti:

http://www.sdcg.altervista.org/sc/bibbia/kidstory/gesu1.html

http://www.periragazzi.net/index.php/le-storie/51-episodi-della-vita-di-gesu/110-gesu-guarisce-un-paralitico

Parabole per bambini. Il buon samaritano

21 luglio 2013

Il buon samaritano

IL BUON SAMARITANO

Gesù nei suoi discorsi, raccomandava che bisogna amare il nostro prossimo come noi stessi.

Un giorno, un uomo e anche maestro della Legge, fece a Gesù questa domanda: “Chi è il mio prossimo?”.

Se questa domanda venisse fatta a noi oggi, senz’altro risponderemmo subito che il nostro prossimo sono le persone che ci stanno vicino, quelle simpatiche, ma anche quelle non simpatiche… facendo così una bella figura!.

Gesù invece non risponde subito. Non perché non sappia rispondere o non voglia rispondergli… preferisce che quell’uomo rifletta!

Inizia così a raccontare una storia: “Un uomo deve fare un viaggio. Deve andare da Gerusalemme a Gerico. La strada è molto lunga e pericolosa”.

Lungo questa strada infatti avveniva spesso che si verificassero delle rapine e anche degli omicidi, la strada purtroppo era frequentata da “briganti” persone pericolose e cattive.

“Lungo il viaggio, il pover’uomo venne aggredito e derubato di tutto e lasciato in mezzo alla strada. I briganti naturalmente fuggirono…! Dopo qualche ora, passò un sacerdote, vide un uomo disteso per terra, ma tirò dritto… Il poveretto era quasi sfinito, ma la sua forza di sopravvivenza non gli impedì di sentire rumori di passi. Che delusione dovette provare… anche questa volta chi passava, andò oltre….! Eppure era un uomo che si dichiarava molto religioso….!”

Perché questi due uomini non si sono fermati?

Gesù non dice niente a riguardo. A me viene da pensare che essendo uno un sacerdote e l’altro una persona molto religiosa forse si credevano superiori al malcapitato, o forse non volevano sporcarsi le mani, oppure non volevano abbassarsi fino a lui, visto che era per terra!

Voi cosa ne pensate…?

“Chissà quanto tempo passò ancora prima che giungesse qualcun’ altro,  un forestiero, un Samaritano…. Lo vide. Si fermò. Non ci pensò due volte e lo caricò sul suo asino. Lo portò nella locanda più vicina chiedendo al proprietario di prendersi molta cura di lui lasciandogli come acconto due denari. Al suo ritorno se avesse speso di più lo avrebbe pagato”.

Come mi sorprende e mi fa riflettere il finale del racconto!! Anche a voi?

L’uomo aggredito non viene soccorso dalla gente del posto! Chissà, magari lo conoscevano anche…!

E’ uno straniero che ha compassione di lui. Fermandosi ad aiutarlo, questo samaritano sapeva di rischiare in quanto la sua gente non era ben vista in quella regione, eppure non ha esitato a salvare un uomo che non era del suo paese e tantomeno della sua religione!

Il samaritano era un uomo normale e da uomo normale ha soccorso un altro uomo. Questo forse è quello che Gesù voleva far capire al maestro della Legge che lo aveva interrogato?

Cosa significa oggi per noi essere dei “buoni samaritani?”

Per me significa che non devo evitare chi ha bisogno, che non devo essere egoista ma soprattutto che non devo vergognarmi di compiere qualsiasi gesto, grande o piccolo che sia.

Certo so che non posso aiutare tutti… basta però che non tiro dritto… che non mi volti dall’altra parte facendo finta di non vedere.

Spesso basta un sorriso o una parola buona… qualche volta un atto di bontà è costituito anche solo da uno sguardo fatto con…

A M O R E !

Condividi anche tu?

Chi è invece il buon samaritano per noi? Chi si ferma per aiutarci e curarci quando siamo feriti?

 G E S U’ !

Nei momenti di difficoltà, quando qualcosa o qualcuno ci ha ferito, quando siamo tristi e nel dolore, o abbiamo dubbi e incertezze, Gesù ha la medicina giusta per curarci ed aiutarci, basta chiederglielo e lasciarlo fare…

Lui è nostro amico, ci vuole bene, anzi ci ama tantissimo, ci ascolta e quando soffriamo è pronto a fasciare tutte le nostre ferite, spirituali ed anche fisiche… e ci affida a qualcuno che può prendersi cura di noi, come i nostri genitori, un fratello o una sorella, i nonni, gli insegnanti di scuola, oppure un amico sincero, ma anche un sacerdote o i catechisti, chiunque nella Chiesa e nella comunità abbia a sua volta ricevuto da Gesù stesso la grazia per aiutarci (come l’albergatore di questa parabola che ha ricevuto i denari dal buon samaritano).

(Trovi la parabola nel vangelo di Luca 10,25-37)

Preghiamo:

Signore,

vedo attorno a me tanta povertà e miseria

e dico: Non tocca a me!

Vedo tanta povertà e miseria,

ma di sfuggita

per non rischiare di commuovermi

e fermarmi!

Tanto, mi dico, sarà sempre così!

E, poi, non è colpa mia!

E così mi dimentico di te, Signore,

di te e di me:

di quello che tu hai fatto per me

e del tuo amore per chi soffre.

Voglio aprire il cuore a Te

che mi vieni a trovare

nel volto di ogni povero!

fonti:

http://www.somascos.org/spara/vangelo/paraboledeipiccoli/buonsamaritano.htm

http://disegni.qumran2.net/archivio/5259.jpg

Parabole per bambini. Il Padre misericordioso

19 luglio 2013

Il padre misericordioso

IL PADRE MISERICORDIOSO

Gesù come sappiamo era circondato da tanta gente. Alcuni si credevano talmente sapienti e sicuri di sè, da poter condannare tutti coloro che avessero commesso qualche sbaglio.

Per dimostrare loro quanto Dio-Padre invece ami tutti gli uomini, soprattutto chi sbaglia, Gesù raccontò loro questa parabola:

“Un padre aveva due figli. Un giorno, il più giovane,- che chiameremo Luca-, si stancò della vita che conduceva, tutto gli era diventato noioso e pesante. Niente lo soddisfava più. Voleva essere felice: ma come?

Sapendo che alla morte del padre avrebbe ereditato dei beni, chiede subito la sua parte di eredità, vuole partire, vuole andare in un paese lontano e vivere finalmente come piace a lui, potersi così divertire… Tutte le sere fuori con gli amici: cene, balli e viaggi, finchè…..aimè, i soldi finiscono!

Si trovò solo. Senza più amici. (Ma possiamo chiamare “amico” chi ci abbandona in un momento di bisogno…?) Tanto più che nel paese in cui viveva ci fu una grande crisi economica!

Affamato e sempre più solo, Luca fu costretto a cercarsi un lavoro: e che lavoro! Per sopravvivere fece il guardiano dei porci. Lavoro questo che avrebbe rifiutato se fosse ancora nella casa paterna!

Facendo il guardiano ai porci trova però il tempo per pensare.” E’ questo quello che volevo? la libertà che cercavo? la felicità desiderata? Ecco quello che devo fare: tornare a casa e chiedere perdono a mio padre per il mio comportamento.”

Il viaggio del ritorno non fu facile. Doveva pensare alle parole da dire e poi, cosa da non sottovalutare, doveva chiedere perdono…

E’ difficile chiedere perdono?

Cammina, cammina, pensa e ripensa, non si accorse di essere arrivato nelle vicinanze di casa. “Come sarò accolto?” pensò.

Intanto il padre, che lo vide arrivare da lontano, gli andò subito incontro. Lo abbracciò, quasi non diede tempo a Luca di chiedere perdono, e subito ordinò ai servi di dargli abiti nuovi, un paio di sandali e l’anello di famiglia. Il padre era talmente felice del ritorno a casa di questo figlio “ribelle” che volle fare una grande festa. Fece ammazzare il vitello più grasso e invitò tutti, anche i servi, a festeggiare e a gioire con lui per questo ritorno…..”

Chi è il padre in questa parabola?

Il Padre misericordioso che ci perdona è Dio.

Con questa parabola Gesù vuol farci capire che anche noi, se dovessimo allontanarci dal Padre vivremmo sempre tristi, perchè non possiamo essere sereni se abbiamo commesso uno sbaglio verso una persona a noi cara, una persona che ci ama come ci ama Dio! Dobbiamo quindi essere pronti a riconoscere di aver sbagliato e a chiedere perdono.

A quale sacramento Gesù fa riferimento in questa parabola?

Come il figlio Luca, se dovessimo allontanarci da DIO-PADRE con il peccato, sappiamo che possiamo riconciliarci con Lui.

Dobbiamo solo riconoscere i nostri errori e con fiducia confessarli al sacerdote, venendo così perdonati.

Gesù, vuol farci capire che Dio, come un Padre pieno di amore, è pronto a dimostrare ad ognuno di noi che ci ama tantissimo e ci accoglie sempre con gioia facendo grande festa quando con cuore sincero desideriamo riconciliarci con Lui.

(La parabola del Padre Misericordioso si trova nel Vangelo di Luca, capitolo 15, versetti 11-32)

Preghiamo:

ATTO DI DOLORE

Signore Gesù

che volesti essere chiamato

Amico dei peccatori

per il mistero della Tua morte

e resurrezione

liberami dai miei peccati

e donami la Tua pace

perché io porti frutti di carità

giustizia e Verità.

Amen.

fonti:

http://www.somascos.org/spara/vangelo/paraboledeipiccoli/padremisericordioso.htm

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Parabole per bambini. Il fico sterile

17 luglio 2013

fico sterile

IL FICO STERILE

Gesù raccontò un giorno a chi lo ascoltava questa parabola:

«Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno?” Ma quegli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finche io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l’avvenire, se no, lo taglierai”».(Lc 13,6-9)

Attraverso la parabola del fico sterile Gesù ci fa capire che Dio ama ciascuno con infinita pazienza.

Nella vigna di un ricco signore c’è un fico sterile.

«Meglio tagliarlo, sono tre anni che sfrutta il terreno e non mi dà nessun frutto!» dice il padrone.

Il contadino però non è d’accordo, chiede ancora del tempo. Chissà, forse si sente colpevole: non lo avrà concimato come si deve! In ogni caso chiede al padrone di avere ancora un po’ di pazienza. Se le cose non cambieranno, se la situazione non migliorerà… allora in futuro verrà tagliato.

Cosa ci vuol far capire Gesù con questo racconto?

A me aiuta a scoprire e a capire che anche io potrò essere un bell’albero, e portare tanti frutti, se mi lascerò amare e guidare da Gesù.

I nostri frutti sono le azioni compiute per amore di Dio e del nostro prossimo

Però anche io sono come il fico… a volte porto dei frutti buoni, altre volte no. E tu come ti senti?

Anche a noi Gesù lascia sempre una nuova possibilità E’ paziente, e come il contadino si prende cura di quell’alberello che siamo noi.

Per portare frutti e trasmettere a tutti la pace, la gioia e l’amore dobbiamo cambiare il nostro modo di essere. Per iniziare: impegniamoci ad essere pazienti con gli altri come Dio è paziente con noi!

Preghiamo:

Dio, anch’io sono un albero libero.

Anche a me tu dai la possibilità

e la capacità di portare tanti frutti…

Se però a volte non ne sono capace,

tu o Dio non mi abbandoni.

Sei paziente con me

e non ti stanchi mai

di nutrirmi con il tuo Amore.

Aiutami ad essere paziente con gli altri

come tu sei paziente con me!

fonti:

http://www.somascos.org/spara/vangelo/paraboledeipiccoli/ficosterile.htm

http://disegni.qumran2.net/archivio/5198.jpg

Video: A sua immagine, Papa Francesco e le periferie di ogni tipo

5 luglio 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-a594ccec-34fa-4460-b611-3038cc6699ac.html#p=0

Nuove ricerche collocano la Sindone all’epoca di Cristo

12 giugno 2013

http://it.radiovaticana.va/news/2013/06/09/sindone:_
nuovi_esperimenti_la_collocano_allepoca_di_cristo/it1-699654

Video: Papa Paolo VI chiude il Concilio Vaticano II l’8 dicembre 1965

22 aprile 2013

http://www.raistoria.rai.it/articoli/paolo-vi-chiude-il-concilio-vaticano-ii/11478/default.aspx

Video: Presentazione della Santa Sindone

12 aprile 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b00fe0b8
-30c6-45fb-8d22-f748cec0e850.html?p=0

Nella pagina molti altri servizi sulla Sindone, tra cui forse il più completo
è quelloo al link sotto indicato (ma non lo ho visionato):

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d7939c63
-d214-439e-a21e-576e045fe4f7.html

Video: A sua immagine, La Divina Misericordia

11 aprile 2013

http://www.asuaimmagine.rai.it/dl/RaiTV/programmi/
media/ContentItem-1de50025-1c7f-4110-ad9d-d8ffd1
8c4908.html#p=0

Video: Porta a porta, Speciale Santa Sindone

10 aprile 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-04b4c9b2-f980-4c77-af48-4a9aca331ad1.html#p=0

Video: Sulla via di Damasco, I primi incontri con papa Francesco

8 aprile 2013

http://www.sullaviadidamasco.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5b6e845d-b5c8-40a8-855e-d6ac782ab465.html

Commento-omelia al vangelo (Gv 20, 19-31) dalle letture della liturgia della II domenica (7 aprile 2013) di Pasqua, anno C, Domenica della Misericordia

5 aprile 2013

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù… mi sembra un bellissimo inizio quello del brano dell’Apocalisse che leggiamo oggi.Viviamo in una società che ci dà l’illusione che tutto possa, per alcuni almeno, essere facile, vivo e gioioso, a buon mercato, in fondo per semplice buona sorte.Giovanni invece in questo brano ci aiuta a comprendere che non è così, è un grande inganno credere, in questo, sì, essere veramente creduloni ed ingenui, è un grande inganno credere ad un benessere a buon mercato, facile, pronto per l’uso, senza impegno, etc..E’ un dono di grazia, senza la quale non possiamo nulla, ma se e nella misura in cui l’abbiamo ricevuta, accogliamola, stiamo per prima cosa molto attenti a dove appuntiamo le nostre speranze di benessere per non ritrovarci spenti, feriti, soli, con un pugno di mosche in mano, anche se avessimo accaparrato miliardi e tante altre cose.Chi di noi non vorrebbe stare bene, tutto pimpante e gioioso, realizzato e sereno negli affetti, nel lavoro, in ogni aspetto della vita? Noi, altro es., possiamo affannarci però a lungo su strade sbagliate, ingannevoli, che ci sembra possano rassicurarci, placare i nostri bisogni ma non è così perché la nostra vita ha bisogno di tante, troppe cose, per essere viva, per essere amata, realizzata e sempre ci accorgiamo che qualcosa ci manca, che se ci fosse staremmo bene e così ancora ci inganniamo.Oppure in varia misura rinunciamo, proprio pensando che la vita è così, che bisogna cercare di carpirle qualche gioia più o meno fragile, in fondo passeggera e perciò in realtà poco vera.Dio ci ama e a suo tempo ci porterà in paradiso comunque, se lo vogliamo (oggi è la domenica della misericordia piena, totale, di Dio), ma il punto è intuire, appunto nella grazia, che se Dio ci chiama ad avvicinarci a lui e noi lo seguiamo la nostra vita entrerà sempre più nella luce, nell’amore vero, solido, di Dio, sarà sempre più una vita veramente sostanziosa, non più variamente ingannevole, ingannata, sola, fragile, triste e questo anche passando per possibili prove della vita, per possibili deserti, per la fatica dell’impegno, però sostenuto dalla grazia di Dio.Noi vediamo che persino gli apostoli hanno faticato a staccarsi da questa forza di gravità che spinge verso fasulli sguardi terreni, che spinge ad es. all’impegno per cose ingannevoli o al disimpegno variamente rassegnato.Cosa ha permesso loro però di entrare sempre più in questa grazia chiave e luce di tutto, in una vita nuova, guarita, sostanziosa di amore autentico, ricevuto e donato, gioiosa? L’aprire anche con debolezze e resistenze il cuore a Cristo, alla fine rispondere alle sue chiamate, cominciando, pur con tentennamenti e perplessità, a fidarsi un po’ di lui.In realtà la storia di Tommaso è anche quella degli altri discepoli e la nostra, Cristo in mille modi, come con Tommaso, ci aiuta, se lasciamo fondamentalmente il cuore aperto, a credere, ad es., con l’aiuto di altri fratelli che ci testimoniano prima di tutto con la vita di aver trovato una carica nuova, autentica, di gioia e di serenità, che l’uomo non può darsi da solo.Ci aiuta ad avvicinarci gradualmente a lui, alla comunità cristiana, pur perplessi, incerti e gradualmente ci conduce a fare l’esperienza della sua venuta nella nostra vita, superando i muri che la chiudono alla luce e all’aria.Anche noi allora veniamo gradualmente aiutati a credere, come Tommaso, dall’esperienza che cominciamo a fare di Dio, di una vita incipiente comunque nuova e gradualmente scopriamo che corriamo più velocemente su questa strada se saltiamo il fossato più pienamente, fidandoci, pur senza ancora aver sperimentato di più, con semplicità di quella luce, piccola magari, ma vera, che oltre ogni dubbio ci spinge ad accogliere il dono della fede, della speranza in una vita sempre più piena.Qualcuno ha detto che i discepoli e Tommaso stesso non hanno creduto alla testimonianza degli altri, delle donne o di altri discepoli ma solo alla propria esperienza personale.Ma non è del tutto così perché anche se non sono riusciti ad accogliere in pienezza la grazia delle attestazioni altrui comunque hanno lasciato che qualcosa si smuovesse in loro, ad es. Tommaso è tornato, pur molto scettico, in comunità otto giorni dopo, la domenica successiva.La scoperta di Tommaso è stata che Cristo condivideva, portava,  le ferite, le piaghe, di Tommaso stesso, anzi era l’unico che aiutava a non nascondere le ferite prima di tutto a sé stessi  proprio perché era l’unico ad amare tutto l’uomo e a potere ridargli vita.Tommaso ora comincia a mettere il dito nelle proprie ferite, nel punctum dolens, che tanto sfuggiva, per paura, per orgoglio, per  vecchia inconsapevole abitudine, per mille motivi fasulli che ora comincia a vedere con più attenzione, a scoprire.Ferite che sfuggiva cercando soluzioni palliative fuori della strada giusta: ora invece le affronta nella luce, perché già intuisce, nella fede, nella speranza, che vi è una soluzione.Tommaso scopre ad es. che voler tenere tutto sotto controllo, a porte chiuse o sempre in fuga da qualsiasi luogo, voler tenere la propria vita sotto controllo è invece proprio il modo per stare in balìa di tutto, sempre fuori da risposte autentiche e che invece vi è una luce che ci porta lei nella vita, una luce fidandosi della quale si comincia a respirare libertà, pace, una fondamentale sicurezza nuova.Tommaso, con gli altri discepoli, inizia un cammino che non ha fine, sempre più profondamente, attentamente, entrando nella vera volontà del Signore e permettendogli di venire, di aprire sempre più le porte della propria vita, di guarire tante piaghe, storture, superficialità, anche inconsapevoli, prima magari viste come naturali, permettendogli di condurlo in una vita sempre più realizzata in modo solido, autentico, vitale e di renderlo strumento di questo dono di grazia per gli altri che a loro volta in vario modo potranno diventare strumenti della presenza amorevole e potente di Cristo tra gli uomini.

Video: Ostensione in diretta della Santa Sindone, con messaggio del papa / Buona Pasqua a tutti!

31 marzo 2013

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2013-03-30&ch=1&v=196967&vd=2013-03-30&vc=1

I link di rai replay sono attivi solo per pochi giorni.

Venerdì 29 marzo, ore 20,30: Porta a Porta, La Sindone / Diretta Rai uno sabato 30 marzo, ore 17,10-18,40: Ostensione TV della Sindone e messaggio di Papa Francesco

29 marzo 2013

“Non perdete mai la speranza”: è il messaggio che papa Francesco manderà ai fedeli piemontesi e a tutti quelli che in mondovisione potranno assistere sabato all’ostensione televisiva della Sindone. L’ ha annunciato  l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Il videomessaggio papale, “caricò di positività, di intesno spessore spirituale” ha anticipato Nosiglia, andrà in onda durante la trasmissione che sarà in onda su Rai1 dalle 17,10 alle 18,40. La diretta tv dell’ostensione della Sindone è la seconda della storia dopo quella del novembre 1973 che era stata organizzata dal cardinal Michele Pellegrino. La diretta del 30 marzo, Sabato Santo, andrà in onda dalla cattedrale di Torino, cui però nelle ore in cui il telo sarà tolto dalla teca per essere ripreso dalle telecamere sarà chusa al pubblico: sarà presente un numero ristretto di ammalati con i loro famigliari e un gruppo di giovani della diocesi. Era stato papa Benedetto XVI nella sua riflessione davanti alla Sindone durante la visita a Torino del 2 maggio 2010 a definirla “icona del Sabato Santo”.

Il messaggio di Papa Francesco per l'ostensione tv della Sindone

Ecco il link per la diretta streaming dei due programmi:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/dirette/PublishingBlock-64203784-70f7-
4b53-9d21-b14693850195.html?channel=Rai
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Il quotidiano “Avvenire” elogia un programma della Rai, su Gesù, che si può vedere, solo per qualche giorno, su questo nostro sito Alla ricerca della vita vera

22 dicembre 2012

Commento (spero in una profonda ottica di fede, ma non posso valutare non
avendo visto il programma in questione) di Mirella Poggialini, di Avvenire,
ad un programma Rai, su Gesù, che si può vedere, solo per qualche giorno,
a questo link:

https://gpcentofanti.wordpress.com/2012/12/21/video-un-documentario-
storico-sulla-vita-di-gesu/

L’uomo Gesù illumina la tv prenatalizia

Era ora che la tv generalista ricordasse il Natale, in questi giorni in cui si è pensato più alla fine del mondo che alla festa della vita eterna. E Raitre ha proposto giovedì sera un originale e attento documentario de La grande storia, realizzato da Maite Carpio con il titolo semplice e prezioso di Gesù di Nazareth: una ricognizione della vicenda umana di Cristo colta nei testi – proposti con i reperti originali dalla Biblioteca Vaticana e del monastero benedettino di Montserrat – e ripercorsa nei luoghi nei quali Gesù nacque e visse. L’originalità del racconto nasce tuttavia dalla proposta, come chiave di indagine, dei quesiti, dei dubbi, delle confutazioni dottrinarie che per secoli hanno costellato la vicenda di Gesù presso studiosi e gente comune. Quale fu l’atteggiamento di Giuseppe quando l’Angelo lo avvertì della maternità di Maria? Ma davvero Gesù aveva dei fratelli? A queste e ad altre domande, introdotte da Erri De Luca, hanno risposto fra altri esperti, con esemplare chiarezza, il cardinale Ravasi, il gesuita Rossi De Gasperis: ed è emersa la vicenda straordinaria del Cristo collocata nell’ambito di una totale umanità in un preciso ambito storico. I Vangeli come guida, soprattutto Matteo e Luca, citando anche gli apocrifi; gli scrittori romani – Tacito, Svetonio e Plinio il Giovane – come osservatori, sino a Giuseppe Flavio e alla sua indagine. Si sono sovrapposti luoghi e dati, immagini e parole che hanno assunto ogni volta un preciso significato, ma hanno anche offerto il senso di una esistenza umana e insieme divina, segno di un “impossibile” che appariva miracolo. E in tal modo un’accurata disamina scientifica ha suggerito un’umana partecipazione dello spettatore, che ha colto, soprattutto nelle ore ultime di Cristo, il «dolore e la solitudine e la paura», come ha commentato Ravasi, che ogni essere umano prova prima o poi nella vita: un Gesù grande ma simile a noi, sino all’immagine affascinante, misteriosa e intensa, della Resurrezione.

Video: Un documentario storico sulla vita di Gesù

21 dicembre 2012

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2012-12
-20&ch=3&v=163811&vd=2012-12-20&vc=3

Non ho potuto vedere il programma: attenzione alle presentazioni
di Gesù proposte perdendo di vista una profonda fede.

I link di rai replay sono attivi solo per alcuni giorni.

Salmo 71 _ Fiducia in Dio in ogni situazione della mia vita

18 dicembre 2012

1 In te, Signore mi sono rifugiato,

mai sarò deluso.

2 Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

3 Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!

4 Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio,
dal pugno dell’uomo violento e perverso.

5 Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.

6 Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno:
a te la mia lode senza fine.

7 Per molti ero un prodigio,
ma eri tu il mio rifugio sicuro.

8 Della tua lode è piena la mia bocca:
tutto il giorno canto il tuo splendore.

9 Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando declinano le mie forze.

10 Contro di me parlano i miei nemici,
coloro che mi spiano congiurano insieme

11 e dicono: «Dio lo ha abbandonato,
inseguitelo, prendetelo: nessuno lo libera!».

12 O Dio, da me non stare lontano:
Dio mio, vieni presto in mio aiuto.

13 Siano svergognati e annientati quanti mi accusano,
siano coperti di insulti e d’infamia
quanti cercano la mia rovina.

14 Io, invece, continuo a sperare;
moltiplicherò le tue lodi.

15 La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza,
che io non so misurare.

16 Verrò a cantare le imprese del Signore Dio:
farò memoria della tua giustizia, di te solo.

17 Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

18 Venuta la vecchiaia e i capelli bianchi,
o Dio, non abbandonarmi,
fino a che io annunci la tua potenza,
a tutte le generazioni le tue imprese.

19 La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo.
Tu hai fatto cose grandi: chi è come te, o Dio?

20 Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere:
tu mi darai ancora vita,
mi farai risalire dagli abissi della terra,

21 accrescerai il mio onore
e tornerai a consolarmi.

22 Allora io ti renderò grazie al suono dell’arpa,
per la tua fedeltà, o mio Dio,
a te canterò sulla cetra, o Santo d’Israele.

23 Cantando le tue lodi esulteranno le mie labbra
e la mia vita, che tu hai riscattato.

24 Allora la mia lingua tutto il giorno
mediterà la tua giustizia.
Sì, saranno svergognati e confusi
quelli che cercano la mia rovina.

 

 

Salmo 72(71),1_24

 


									

Commento-omelia alle letture della III domenica (16 dicembre 2012) di avvento, anno C, Gaudete (Vangelo di Luca, 3, 10-18)

13 dicembre 2012

Se ci immedesimiamo negli avvenimenti narrati nel vangelo odierno possiamo avvicinarci a molte possibili intuizioni.Vi era una grande, spasmodica, anche a causa di bisogni, sofferenze (pensiamo alla dominazione romana), attesa della venuta del Messia.Per questo non vediamo andare da Giovanni, in un luogo così aspro ed inospitale come il deserto, solo pii israeliti ma anche, forse, piccole autorità religiose di scarsa coerenza, categorie di persone non di rado coinvolte in soprusi e nel malaffare come i pubblicani e persino, forse, non credenti nel Dio di Israele come potevano essere alcuni soldati romani.Vi era dunque una grande attesa di eventi, di aiuti, straordinari.Ed allora possiamo cominciare ad intuire come mai tanta gente andava proprio da Giovanni Battista.In fin dei conti egli sembrava corrispondere proprio agli schemi, ai gusti, dell’immaginario collettivo di allora: un profeta austero, che vestiva una tunica di peli di cammello e si cibava di locuste e miele selvatico, ecco l’ideale del Messia.Anche la predicazione di Giovanni era forte ed al tempo stesso semplice, facilmente comprensibile: da un lato minacciava l’ira di Dio, in fin dei conti anch’essa tanto attesa specie a danno dei nemici di Israele; da un altro, come vediamo nel brano odierno, poteva risultare vicina a molti, persino non credenti, perché parlava di rettitudine morale più che di fede.Bisogna dire che colpisce anche lo sguardo amorevole e privo di tanti pregiudizi di Giovanni Battista, che non si lasciava condizionare dalla mentalità, da tante opinioni, correnti, rispettando invece il mestiere di ognuno, anche delle categorie più sospettate.Come tanti profeti Giovanni guarda con amore le persone più disprezzate ed invece richiama alle loro responsabilità, avvertendole del rischio di divenire una razza di vipere (che, ad es., sfuggono ad ogni presa), specialmente le categorie religiose più in vista, ricche di autorità, di influenza, sugli altri e scarse, talora, di coerenza.In questo contesto leggiamo forse sfumature nuove in quel “Che cosa dobbiamo fare?”.Già il testo originale suggerisce venature sottili in questa domanda che tende a chiedere non tanto cosa fare, ma cosa fare di nuovo.Si vede anche qui la speranza di venire coinvolti in qualche cosa di diverso, corrispondente agli interessi, alle attese, di tanti, che un Messia potente può venire a portare.Giovanni invece sottolinea che bisogna semplicemente vivere con coerenza la propria vita, la propria vocazione, quotidiana.Giovanni appare un Messia alla portata delle attese, non ha nemmeno bisogno di compiere miracoli per venire creduto.Ma qui viene la sorpresa perché quest’uomo in sincera ricerca della verità preannuncia per tutti, in fondo anche per sé stesso, uno spiazzamento, che non verrà da lui: io vi battezzo con acqua ma viene uno che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.E Giovanni preannuncia anche il bisogno di un salto, di una purificazione da certi attaccamenti, per riconoscere e accogliere il Messia.Così è interessante vedere la sapiente, graduale, pedagogia di Dio nel formare le persone: prima viene Giovanni che aiuta ad aprire il cuore in tanti gesti di coerenza, di amore fraterno, che possono risultare comprensibili, certo sempre in realtà per grazia, persino ad un non credente poi viene il salto della fede più profondamente proposto da Cristo, che apre alla scoperta, alla fede, rinnovata, in un Dio di amore che si rivela più pienamente.Il profeta più acclamato si fa da parte ed indirizza a quello sconosciuto e più difficilmente riconoscibile, poi seguito da tanti più per i miracoli che compie che per la comprensione del contenuto innovativo della sua predicazione.Così vediamo come non è, non può essere, in profondità, l’uomo a decretare la validità di Dio e nemmeno dei suoi inviati ma è Dio che manda persone diverse con compiti diversi, secondo la sua sapienza.Chi si lascia portare da Dio cercherà di accogliere (secondo la volontà del Signore per lui) tutti gli inviati di Dio scoprendone l’opera salvifica, chi giudica e vive secondo i propri gusti e criteri beneficerà, scoprirà, di meno la potente, sapiente, mano di Dio nella propria vita.
Oggi dunque a noi che veniamo qui con i nostri bisogni, le nostre attese, le nostre comprensioni circa ciò che ci serve e ciò che non ci serve, il vangelo comincia farci riflettere propedeuticamente sulle domande della folla attorno a Giovanni e sulle risposte di quest’ultimo.Facciamo partecipi, nella misura del possibile, i poveri, i sofferenti, dei nostri beni, del nostro tempo? Evidente allora il riferimento anche alla vicinanza ai nostri familiari, amici, colleghi, etc..Viviamo onestamente il nostro lavoro? Ci rivolgiamo a Dio con cuore sincero, pronto a riconoscere le proprie mancanze? Si tratta dunque di un primo dire di sì alla grazia che gradualmente bussa alla nostra porta.
E’ anche per questo che le altre letture odierne parlano di lietezza, di fiducia, di pace.Dio viene con gradualità, delicatezza, ci porta con la sua grazia e non con le nostre forze.Dio è vicino in ogni tappa del nostro cammino ed in ogni piccola sua chiamata alla quale rispondiamo di sì ci apre ad una speranza nuova, ad orizzonti nuovi.E’ così che ci prepara ad ogni piccolo o grande salto nella fede, che scopriremo e compiremo in lui, con lui, grazie a lui.E’ dunque, quello odierno, un messaggio dell’amore di Dio, un messaggio di pace, di fiducia, di speranza.Anche questo possiamo accogliere come un dono nella vita quotidiana: san Paolo, nel suo brano che oggi leggiamo, ci invita a non ripiegarci ingannevolmente su noi stessi, sulle nostre tristezze, sulle nostre sfiducie.L’amore di Dio, la sua vicinanza, ci possono aiutare  a guidare, in parte, i nostri umori.L’amore di Dio, la generosità verso i fratelli, ci orientano a non lasciarci sopraffare da chiusure e scoraggiamenti.Possiamo dire, con Giovanni Battista, che già l’acqua di una vita semplice e onesta verso Dio e verso gli altri ci apre più pienamente alla gioia, alla forza positiva, del bene, di Dio.Invece di chiuderci progressivamente nella tristezza, nella solitudine, nella sfiducia, ci apriamo ad una dinamica crescente di vita che ci prepara a magari piccoli nuovi salti nella fede, nell’abbandono della guida della nostra vita nelle mani di Dio, cominciando gradualmente a sperimentare l’accendersi di un iniziale fuocherello di vita, di amore e di pace che prima non avevamo immaginato.

Commento – omelia sulle letture della Santa Messa della XXIX (29) Domenica (21 ottobre 2012) del tempo ordinario anno B (vangelo: Marco 10, 35-45)

20 ottobre 2012

E’ la terza volta nel vangelo di Marco, che leggiamo in questo anno liturgico, che vediamo Gesù annunciare la sua passione ed i discepoli che ancora questa terza volta pensano a tutt’altro, ai vantaggi personali, anche a danno degli altri, del seguire Gesù.Non tutto però è negativo in questa domanda dei discepoli, infatti è un dono che lo Spirito elargisce gradualmente quello di iniziare a domandarsi sempre più profondamente a cosa si sta andando incontro seguendo Gesù, non dare per scontato di sapere in fondo  cosa può dare e cosa non può dare tale sequela.Anzi è proprio l’affidarsi sempre più concreto che può stimolare questi interrogativi.In certe tappe della mia crescita ancora in fondo posso vivere un bene bello, che già è un grande dono dello Spirito, un bene che però ho già capito, un bene che mi stimola ancora non così tanto alla preghiera perché sono più io ad amare Dio e gli altri che Dio a rivelarmi in modo sempre rinnovato il darmi vita col suo amore.Vi possono essere però nuovi passaggi del mio cammino dietro a Cristo nei quali comincio ad entrare più chiaramente nell’affidamento: ad es. non ho ancora sperimentato consapevolmente chissà quali frutti della preghiera ma comincio, chiedendo l’aiuto di Dio, a cercare di crescere in questo rapporto intimo dello stare a tu per tu col Signore.Ecco che affidandomi ad un altro, a Dio, vivendo qualcosa, anche piccola, più sulla sua Parola che sulla mia comprensione di essa posso cominciare a chiedermi dove questo altro mi condurrà, posso cominciare a chiedermi se vale la pena, fino a che punto vale la pena, di affidarmi sempre più concretamente. (more…)

G. Ravasi. Catechesi sul Vangelo di Luca (3)

30 settembre 2012

In link la terza catechesi del Card. Ravasi sul Vangelo di Luca

http://www.youtube.com/watch?v=Xc_xeWYpNP8&feature=player_embedded

Guercino, San Luca Evangelista, 1562, Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City

G. Ravasi. Catechesi sul Vangelo di Luca (2)

29 settembre 2012

In link la seconda delle cinque catechesi del Card. Ravasi sul Vangelo di Luca, che si leggerà in questo anno liturgico

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=I05fyKUl9C0

L’ Evangelista Luca in una miniatura del X sec.

G.Ravasi. Catechesi sul Vangelo di Luca (1)

28 settembre 2012

In link la prima delle cinque catechesi tenute da Card. Ravasi sul Vangelo di Luca, che accompagnerà questo anno liturgico.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=TfCy940HjIk
(La Chiesa suddivide il calendario annuale della liturgia in  anni che partono dalla prima domenica di Avvento e terminano l’ultima settimana del Tempo ordinario. Vengono denominati con le prime tre lettere dell’alfabeto, ai quali corrispondono un ciclo di letture: durante l’anno A il Vangelo è tratto dall’evangelista Matteo; durante l’anno B è di Marco, mentre nell’anno C il Vangelo di Luca. San Giovanni, che compare nella Liturgia della Parola di tutti e tre gli anni, viene proposto in modo particolare durante il tempo di Passione del Signore)

Visite, per nazione, al nostro sito dal 25 febbraio 2012

13 agosto 2012
  • Visite dal 25 febbraio 2012, data in cui è entrata in funzione
    appunto la segnalazione delle visite per nazione, al 12 agosto 2012.
    E’ bello vedere che la Parola di Dio, l’annuncio cristiano, la fraternità
    (in Cristo), possono raggiungere così tanti Paesi (vi sono però ancora
    restrizioni della libertà in alcune nazioni, in altre vi è tanta povertà
    e poca possibilità di conoscere ed usare internet).
  • Maria, Cristo, tutto il cielo, pregate, preghiamo con voi, per
    tutto e per tutti.
  • Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo,
    affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.
Country Views
Italy FlagItaly 86304
Germany FlagGermany 1573
Switzerland FlagSwitzerland 567
United States FlagUnited States 562
United Kingdom FlagUnited Kingdom 347
France FlagFrance 305
Poland FlagPoland 270
Spain FlagSpain 250
Brazil FlagBrazil 177
Holy See (Vatican City State) FlagVatican City 147
Belgium FlagBelgium 129
Iceland FlagIceland 99
Canada FlagCanada 95
Mexico FlagMexico 88
Romania FlagRomania 78
Croatia FlagCroatia 75
Greece FlagGreece 68
Australia FlagAustralia 67
Argentina FlagArgentina 66
Netherlands FlagNetherlands 65
Albania FlagAlbania 57
Portugal FlagPortugal 54
Slovakia FlagSlovakia 51
Senegal FlagSenegal 50
Malta FlagMalta 48
Japan FlagJapan 46
Russian Federation FlagRussian Federation 40
Czech Republic FlagCzech Republic 40
Philippines FlagPhilippines 38
Hungary FlagHungary 38
Israel FlagIsrael 34
Ukraine FlagUkraine 32
Colombia FlagColombia 31
Venezuela FlagVenezuela 30
Bosnia and Herzegovina FlagBosnia and Herzegovina 25
Viet Nam FlagViet Nam 25
Turkey FlagTurkey 24
Chile FlagChile 22
India FlagIndia 22
San Marino FlagSan Marino 22
Egypt FlagEgypt 22
Sweden FlagSweden 21
Peru FlagPeru 21
Bulgaria FlagBulgaria 20
Thailand FlagThailand 20
Austria FlagAustria 20
Luxembourg FlagLuxembourg 19
Slovenia FlagSlovenia 18
Korea, Republic of FlagRepublic of Korea 18
 FlagEU 17
Lithuania FlagLithuania 16
Ireland FlagIreland 16
Tunisia FlagTunisia 15
Guatemala FlagGuatemala 13
Serbia FlagSerbia 12
Ecuador FlagEcuador 12
Taiwan, Province of China FlagTaiwan 12
Denmark FlagDenmark 11
Lebanon FlagLebanon 11
Ethiopia FlagEthiopia 10
Dominican Republic FlagDominican Republic 10
Indonesia FlagIndonesia 10
Finland FlagFinland 9
Paraguay FlagParaguay 8
Latvia FlagLatvia 8
Costa Rica FlagCosta Rica 7
Hong Kong FlagHong Kong 7
Monaco FlagMonaco 7
Bolivia FlagBolivia 5
Macedonia, the former Yugoslav Republic of FlagMacedonia 5
Georgia FlagGeorgia 5
Tanzania, United Republic of FlagUnited Republic of Tanzania 4
Nicaragua FlagNicaragua 4
Panama FlagPanama 4
Moldova, Republic of FlagMoldova 4
Burkina Faso FlagBurkina Faso 4
South Africa FlagSouth Africa 4
Nigeria FlagNigeria 4
Estonia FlagEstonia 3
Kenya FlagKenya 3
Ghana FlagGhana 3
Bangladesh FlagBangladesh 3
Puerto Rico FlagPuerto Rico 3
Nepal FlagNepal 3
Honduras FlagHonduras 3
Montenegro FlagMontenegro 2
Cameroon FlagCameroon 2
Congo FlagCongo 2
Mozambique FlagMozambique 2
Armenia FlagArmenia 2
Uruguay FlagUruguay 2
Norway FlagNorway 2
Saint Vincent and the Grenadines FlagSaint Vincent and the Grenadines 2
Togo FlagTogo 2
Côte d'Ivoire FlagCôte d’Ivoire 2
United Arab Emirates FlagUnited Arab Emirates 2
Singapore FlagSingapore 2
Mauritius FlagMauritius 2
Guam FlagGuam 2
Timor-Leste FlagTimor-Leste 2
Algeria FlagAlgeria 2
Belarus FlagBelarus 1
Liechtenstein FlagLiechtenstein 1
Libyan Arab Jamahiriya FlagLibyan Arab Jamahiriya 1
Congo, the Democratic Republic of the FlagDemocratic Republic of the Congo 1
Trinidad and Tobago FlagTrinidad and Tobago 1
Cyprus FlagCyprus 1
Haiti FlagHaiti 1
Cuba FlagCuba 1
Madagascar FlagMadagascar 1
Burundi FlagBurundi 1
Malaysia FlagMalaysia 1
French Polynesia FlagFrench Polynesia 1
El Salvador FlagEl Salvador 1
Morocco FlagMorocco 1
Pakistan FlagPakistan 1
Cape Verde FlagCape Verde 1
Palestinian Territory, Occupied FlagPalestinian Territory, Occupied 1
Jordan FlagJordan 1
Sierra Leone FlagSierra Leone 1
Kuwait FlagKuwait 1
Sri Lanka FlagSri Lanka 1
New Zealand FlagNew Zealand 1

Due video: San Giuseppe lavoratore / Benedetto XVI a Fatima: Imitiamo Maria!

1 Mag 2012

http://it.gloria.tv/?media=284674

http://it.gloria.tv/?media=77559

Benedetto colui che viene nel nome del Signore

1 aprile 2012

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele
Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. E’ disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.
Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode di venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell’ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé.
Egli salì verso oriente sopra i cieli dei cieli (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell’anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele

Preghiera della luce. G. Matino, Di terra e di cielo

9 marzo 2012
Gv 9 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».

Dio, che in principio dicesti: “sia la luce”

fa’ che i miei occhi esultino per tutte le cose belle

fa’ che ogni persona accolga e veda la Tua luce

fa’ che la luce del Tuo Vangelo percorra tutta la terra

fa’ che siamo in comunione gli uni con gli altri

fa’ che tutti i popoli camminino nella verità e nella giustizia.

Signore, Tu sei la nostra luce:

senza di Te camminiamo nelle tenebre

senza di Te non possiamo neppure fare un passo,

senza di Te non sappiamo dove andare,

siamo come un cieco che guida un altro cieco.

Se Tu ci apri gli occhi, Signore, vedremo la Tua luce,

i nostri  piedi cammineranno nella via della vita.

Signore, se Tu ci illuminerai, potremo illuminare,

Tu fai di noi la luce del mondo.

Nell’Eucaristia troviamo Signore,

una luce che illumina la nostra vita,

rischiara la parola, ci lega e

incatena al Tuo Amore che ci inviti ad imitare.

 

Mi conceda Dio di parlare secondo conoscenza e di pensare in modo degno dei doni ricevuti (Sap 7,15). «Voi siete la luce del mondo», parole impastate di terra e di cielo donate dal Maestro di Galilea ai viandanti della storia, a coloro che forti di Lui faranno di ogni sillaba uscita dalle loro labbra forza per rinnovare il mondo, per riscattarlo dal buio delle tenebre e ridare ampiezza di luce a ogni avvenimento. Usciti allo scoperto, e mai più costretti al silenzio dalla menzogna, i messaggeri della luce sanno che la verità è via di bellezza e la conoscenza del vero premessa per ogni giustizia. Usare la propria intelligenza per investigare il segreto delle cose è dell’uomo, ma i messaggeri della luce sanno mettere sole nei propri intenti, aprire il pensiero all’estensione immensa del Cielo. Per salire in alto, sempre più in alto, bisogna conoscere la via e solo chi abita in alto può indicarne la strada, solo a Lui è concesso darne il permesso. I doni ricevuti dalle sue mani sono indicazioni di percorso per salire in alto, la sapienza del cuore ricercata come luce dei pensieri è forza per dare consistenza ai doni. Domandare al Signore la luce della mente è cosa buona e giusta, perché se i pensieri della mente saranno i suoi e la sua luce la invaderà, la verità troverà alloggio sulle labbra.
G.Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenire di oggi

G. Matino. Tempo di menzogna

3 febbraio 2012

Gv 14, 1Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

Signore, tu benedici il giusto: come scudo lo copre la tua benevolenza (Sal 5,13). La verità non teme il confronto, mostra coraggiosa la sua trasparenza, lontana da ogni arroganza scuote le menti addormentate, spoglia l’inganno per rivestire il giusto. In tempo di menzogna, la verità sfodera la sua forza, luce formidabile rischiara ogni tenebra, ridona la vista ai ciechi, consegna i colori al tempo sbiadito, celebra la vittoria dell’oppresso che, perseguitato dai falsi profeti, non è venuto meno alla giustizia. La verità rende liberi e praticare il vero consegna all’uomo onesto la tessera d’ingresso per accedere nel luogo santo dove diversi per fede, religione, cultura, condizione sociale, opinione si scoprono consanguinei, benedetti dal Padre. Il mio Dio regola l’universo e lo governa nella giustizia. Preghiera a Lui gradita e offerta da Lui accettata sono il sintonizzarsi sulla sua stessa lunghezza d’onda. Chi pratica la giustizia, lotta per la verità, chi lotta per la verità rischia di suo per la libertà di tutti, chi rischia per la libertà è giusto e benedetto da Dio. Avversità sul suo cammino non mancheranno: è della giustizia, della verità, della libertà essere contrastate, ma la benevolenza di Dio, il Suo amore, sarà scudo contro ogni violenza. Chi in Dio si rifugia non resterà deluso.
G. Matino, Buongiorno vita, pubblicato in Avvenite di oggi
Dal Salmo 121(120)
5 Il Signore è il tuo custode,
il Signore è la tua ombra
e sta alla tua destra.
6 Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.
7 Il Signore ti custodirà da ogni male:
egli custodirà la tua vita.
8 Il Signore ti custodirà quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.

Il Battesimo di Gesù.

25 ottobre 2011

Dal Vangelo di Mt 3 13Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Riporto un articolo di Giuseppe Caffulli pubblicato su Avvenire del 24 ottobre scorso

Le acque del Giordano si incuneano limacciose in una vasta area stepposa che sulle mappe del vicino Oriente viene indicata con il nome di Wadi Kharrar. Una delle strade per arrivarci, quasi a precipizio sul Mar Morto, scende dalle alture rocciose del Monte Nebo, il monte da cui Mosè osservò la Terra promessa senza potervi entrare. Il punto più profondo del pianeta, oltre 400 metri sotto il livello del mare, specie nei caldissimi mesi estivi è avvolto da una densa bruma che a malapena lascia intuire i contorni del grande lago salato. Sullo sfondo, una macchia verdastra, ai piedi delle brulle montagne di Giudea, indica l’oasi di Gerico.

Sul fondo del catino costituito dalla depressione del Giordano, una strada polverosa costeggia una serie infinita di campicelli e ortaglie, poi piega decisamente sul lato sinistro inoltrandosi in una sorta di paesaggio lunare. Più in là, una striscia di canneti e arbusti lascia intuire la vicinanza dell’acqua. Il Wadi Kharrar (wadi in arabo indica il letto disseccato di un fiume) è un vasto territorio che ha visto, nel corso dei millenni, mutare più e più volte il corso del Giordano. Un’ansa del fiume, in particolare, ha sempre attirato l’attenzione dei pellegrini. Quella dove, fin dagli albori del cristianesimo, si è fatta memoria del battesimo di Gesù.

(more…)

EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO

28 ottobre 2010

Oggi è stato pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana il documento contenente gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo. Per chi volesse approfondimenti vi riporto il link del sito della CEI per scaricarlo (si tratta di 42 pagine):

http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/15926/Orientamenti%20pastorali%202010.pdf

Vi riporto qui invece una parte dell’introduzione fatta dal Cardinale Bagnasco (Presidente della CEI) che sintetizza in maniera chiarissima il motivo della scelta di dedicare un attenzione specifica al campo dell’educazione:

Educare alla vita buona del Vangelo significa, infatti, in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a una umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo. La Chiesa continua nel tempo la sua opera: la sua storia bimillenaria è un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione. Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità e quindi seminare cultura e civiltà. Non c’è nulla, nella nostra azione, che non abbia una significativa valenza educativa. Maria, che accompagnò la crescita di Gesù in sapienza, età e grazia, ci aiuti a testimoniare la vicinanza amorosa della Chiesa a ogni persona, grazie al Vangelo, fermento di crescita e seme di felicità vera.

L’introduzione termina poi con una preghiera a Maria alla quale mi unisco anche per tutti noi che nel nostro piccolo scriviamo e condividiamo la parola in questo sito: 

Maria, che accompagnò la crescita di Gesù in sapienza, età e grazia, ci aiuti a testimoniare la vicinanza amorosa della Chiesa a ogni persona, grazie al Vangelo, fermento di crescita e seme di felicità vera.