Tweet del Papa (@Pontifex_it)

13 agosto 2017 by

In Maria vediamo che l’umiltà non è una virtù dei deboli ma dei forti, che non maltrattano gli altri per sentirsi importanti.

13:30 – 13 agosto 2017

Vangelo (Mt 17,22-27) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 14 Agosto 2017) con commento comunitario

13 agosto 2017 by

San Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire – memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,22-27)

In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Questo è il Vangelo del 14 Agosto, quello del 13 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Un pensiero nella notte al Signore

12 agosto 2017 by
In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte:
“Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Entra ancora, Gesù

Entra ancora, Gesù, nel nostro cuore
come nel santuario del Padre tuo e Padre nostro.
Posa ancora il tuo sguardo
nei suoi angoli più segreti, dove nascondiamo
le nostre più gravi preoccupazioni
e gli affanni più sofferti,
quelli che tante volte ci tolgono serenità e pace;
quelli che tante volte ci fanno vacillare nella fede
e rivolgere il nostro sguardo lontano da te.
Fa’ luce e discerni, purifica, libera
da ciò che non vorremmo lasciare, ma pure ci opprime!
Sia casa di lode, di canto e di supplica
questo povero cuore.
Sia pieno di luce, aperto all’ascolto,
ricco solo di te, a lode del Padre.
Visita ancora, Gesù, le nostre comunità:
recidi all’insorgere qualsiasi radice di invidia,
di rivalità, di contesa.
La tua presenza porti mitezza, umiltà, compassione,
doni soprattutto la silenziosa capacità di sacrificarci
gli uni per gli altri.
Riscrivi nel cuore di ognuno e sul volto di tutti
le “dieci parole” che declinano l’unico Amore.

 

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (17) 18

12 agosto 2017 by

Sabato, 12 _ Agosto _ 2017


Ti amo, Signore, mia forza.

 

[1] Al maestro del coro. Di Davide, servo del Signore, che rivolse al Signore le parole di questo canto, quando il Signore lo liberò dal potere di tutti i suoi nemici,

[2] e dalla mano di Saul. Disse dunque:
Ti amo, Signore, mia forza,

[3] Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

[4] Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

[5] Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti impetuosi;

[6] gia mi avvolgevano i lacci degli inferi,
gia mi stringevano agguati mortali.

[7] Nel mio affanno invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.

[8] La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.

[9] Dalle sue narici saliva fumo,
dalla sua bocca un fuoco divorante;
da lui sprizzavano carboni ardenti.

[10] Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi.

[11] Cavalcava un cherubino e volava,
si librava sulle ali del vento.

[12] Si avvolgeva di tenebre come di velo,
acque oscure e dense nubi lo coprivano.

[13] Davanti al suo fulgore si dissipavano le nubi
con grandine e carboni ardenti.

[14] Il Signore tuonò dal cielo,
l’Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.

[15] Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.

[16] Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Commento

La tradizione più autentica (2Sam 22,1) riferisce che questo salmo venne scritto da Davide quando si trovò liberato da molte peripezie, specialmente quelle causategli da Saul. Il salmo nel Breviario viene diviso in due parti per ragioni di lunghezza.
L’orante celebra la liberazione da situazioni drammatiche con immagini efficaci: “
Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali; già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali”. La liberazione da tante insidie gli ha comunicato una grande fede nell’aiuto di Dio, e per questo ha grande certezza di vittoria anche per il futuro: “Invoco il Signore, degno di lode, e sarò salvato dai miei nemici”.
L’orante presenta la descrizione dell’intervento di Dio usando le immagini di uno sconvolgimento cosmico: il cielo, la terra, il mare, il fuoco, la grandine, entrano in gioco ad esprimere l’ardente e terrorifica ira di Dio contro i suoi nemici, gli empi, i quali, infatti, non hanno solo cercato di colpire Israele, ma innanzitutto lui, il Re d’Israele, il Signore dell’universo. Gli empi sono coloro che hanno varcato quella misura di peccato, che genera l’ira assoluta di Dio, che pur manda il sole sui buoni e sui cattivi.
Si ha un crescendo nell’imponente descrizione dell’intervento di Dio. L’inizio dell’intervento di Dio è un terremoto: “
La terra tremò e si scosse; vacillarono le fondamenta dei monti”: è il primo segno dello sfogo dell’ira di Dio sui suoi nemici. Dio viene presentato come una fornace di fuoco in cielo: “Dalle sue narici saliva fumo, dalla sua bocca un fuoco divorante, da lui sprizzavano carboni ardenti”. Il cielo viene abbassato con una nuvolaglia nera e Dio scende in combattimento cavalcando un cherubino, che vola in mezzo alle nubi nere e basse. Il guerriero squarcia al suo passaggio le nubi che riversano grandine in un immane bombardamento della terra e carboni di fuoco (i fulmini) che la incendiano. Infine il mare si riversa sulla terra in un immane diluvio che spazza via quanto è rimasto dei nemici di Dio: “Allora apparve il fondo del mare, si scoprirono le fondamenta del mondo”. Il popolo di Dio invece rimane indenne, come nel passaggio nel mar Rosso, poiché il Signore lo sottrae alla furia delle acque: “Stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque”. 
L’orante che ha visto evolvere una situazione nella quale era impossibile che ne uscisse vivo in situazione di vittoria, ritornando al suo esordio orante celebra la bontà di Dio, la giustizia di Dio; e divenuto capo forte di un popolo compatto, si propone di non temere mai delle armate dei nemici né delle loro fortezze: “
Con te mi getterò nella mischia, con il mio Dio scavalcherò le mura”.
Davide continua le sue lodi a Dio e presenta, non più in termini apocalittici, le imprese che ha potuto compiere.
Davide, grazie a Dio che lo ha guidato e sostenuto, ha visto rendersi concrete le prospettive della missione regale affidatagli; ma il disegno di Dio non si esaurisce con lui.
Davide è certo di Dio. Certo della sua fedeltà. La sua discendenza rimarrà.
Il suo trono sarà di uno che verrà dalla sua stirpe, ma che sarà superiore a lui, come presentò lui stesso nel salmo 109,1; 110: “
Oracolo del Signore al mio signore” (Cf. Mt 22,4). Sarà il futuro Re, il Messia (Cf. 1Sam 2,10), che inaugurerà un regno che sarà eterno (2Sam 7,12) e che abbraccerà tutte le genti (Ps 71,8; 72). Così tutta la missione di Davide e le grazie date a Davide sono in funzione del Messia e provengono dal futuro Messia.

 

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

12 agosto 2017 by

Cari giovani, voi siete la speranza della Chiesa. Come sognate il vostro futuro? Partecipate al #sinodo18! https://t.co/OepaOOkfeF

12:30 – 12 agosto 2017

Vangelo (Mt 14,22-33) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 13 Agosto 2017) con commento comunitario

12 agosto 2017 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Questo è il Vangelo del 13 Agosto, quello del 12 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Un pensiero nella notte al Signore

12 agosto 2017 by

O Signore, sei tu la nostra vera ricchezza e la nostra eterna felicità. Donaci di portare volentieri ogni giorno la nostra croce, per condividere insieme a te la gloria del cielo. 

Gesù bussa al tuo cuore  

Vito Mangia

Forse siamo tutti un po’ come Giovanni Battista in carcere: quando sorgono i dubbi, le ansie, abbiamo bisogno di conferme.

Noi facciamo il nostro dovere: lavoriamo, studiamo, intratteniamo relazioni, diamo qualcosa di noi stessi agli altri; poi sentiamo bisogno di qualcos’altro, qualcosa di cui non sappiamo dire il nome…

Sarà troppo, sarà esagerato pensare che quel “qualcosa”, quel “qualcuno” è Dio? Si tratta di un’esigenza profonda, intima, viscerale.

Quando non capiamo cosa sia, riempiamo, copriamo, quasi annebbiamo questa esigenza.

La “imbottiamo” – per tenerla buona e al suo posto – e la ricopriamo di cose da fare. A volte la riconosciamo, questa benedetta esigenza di Dio, ma è troppo impegnativo seguire le sue indicazioni.

Meglio rimandare a domani, alla prossima settimana, o meglio: alla prossima adorazione, al prossimo ritiro, al prossimo incontro associativo e di gruppo, al prossimo rosario, alla prossima condivisione spirituale, alla prossima confessione, al prossimo silenzio. Cioè lontano, dopo, mai.

In fondo il “poi” è o non è – nei proverbi e nella realtà – parente del “mai”? È la nostra natura, siamo fatti così…

Signore, ci devi proprio capire, noi abbiamo bisogno di segni, di essere scossi, di vederti… sennò non ti seguiamo.

“Hai capito, Signore?”, diciamo dentro di noi. E il Signore non capisce. Fa il testardo lui.

Noi gli chiediamo se ne vale davvero la pena e lui risponde a modo suo. Arriva, passa, bussa al cuore, continua a camminare.

A volte ci destiamo, facciamo in tempo ad alzarci dalle comode poltrone dei nostri interessi, a spoltrirci dai comodi divani dei nostri divertimenti e narcisismi; a volte facciamo in tempo ad affacciarci dalla finestra del nostro cuore e lo vediamo. Lui, Gesù, che ci passa accanto ed opera prodigi: alcuni vedono con occhi diversi la realtà, altri sentono finalmente la sua Parola, i poveri in spirito si dicono beati, chi si dimenava negli stagni fangosi del peccato trova il coraggio e la forza di rialzarsi, di ripulirsi, di andare oltre.

A volte ci viene la tentazione di andare alla porta, spalancarla, uscire per strada e gridare: “Aspetta, Gesù, aspettami! Faccio ancora in tempo a seguirti?”.

E lui si volta da lontano, guarda con tenerezza infinita dentro i nostri occhi. E si ferma.

 

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Liturgia del giorno: Audio salmo (76) 77

12 agosto 2017 by

Venerdì, 11_Agosto_2017


 

Ricordo i prodigi del Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “Iditum”. Di Asaf. Salmo.

[2] La mia voce sale a Dio e grido aiuto;
la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.

[3] Nel giorno dell’angoscia io cerco ilSignore,
tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca;
io rifiuto ogni conforto.

[4] Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito.

[5] Tu trattieni dal sonno i miei occhi,
sono turbato e senza parole.

[6] Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.

[7] Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
rifletto e il mio spirito si va interrogando.

[8] Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?

[9] È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?

[10] Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell’ira il suo cuore?

[11] E ho detto: “Questo è il mio tormento:
è mutata la destra dell’Altissimo”.

[12] Ricordo le gesta del Signore,
ricordo le tue meraviglie di un tempo.

[13] Mi vado ripetendo le tue opere,
considero tutte le tue gesta.

[14] O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?

[15] Tu sei il Dio che opera meraviglie,
manifesti la tua forza fra le genti.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Per ben comprendere ed interiorizzare il salmo e per poterlo poi pregare puoi riferirti alle righe seguenti.

Il salmista sta vivendo, nell’amarezza del cuore, il dramma del suo popolo probabilmente l’esilio. Di giorno e di notte non cessa di pregare con una costanza che commuove: “la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti”… “ la mia mano è tesa e non si stanca”. Non ne può più: rifiuta ogni conforto umano, il suo spirito viene meno. Nelle sue notti insonni medita, ripensa, ricorda, riflette, si pone mille domande: ma una risposta, con le sue parole, non sa darsela. Però, la fede e la certezza che egli ha ricevuto dai suoi padri sono così abbarbicate nel suo cuore che, pur nel cozzo di tutte le delusioni, non riesce a dubitare di Dio. E torna a ricordare le meraviglie di un tempo. Egli si rifà al passato per trovarvi validi motivi di certezza da riversare e irradiare sul presente. E viene premiato con la luce interiore di una conclusione in cui la fede ha il sopravvento e ridona una certezza: “o Dio, santa è la tua via; quale dio è grande come il nostro Dio?”. La memoria va a frugare, senza esitazioni, nelle precise rievocazione delle meraviglie dell’Esodo. Il salmo si chiude, all’improvviso, con la visione del popolo di Dio. Da Dio stesso guidato per mano di Mosè e di Aronne.

Lo Spirito del Signore che lo ha ispirato e che ci addita l’esempio e la via per superare – nell’oggi – le tentazioni della fede, non lascia a ciascuno di conchiuderlo con alcuna risposta personale che, nella grazia del Cristo, consenta di affermare con Giovanni: “anche noi abbiamo creduto all’amore”?

 

 

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

11 agosto 2017 by

Quando noi abbiamo qualche cosa che ci fa soffrire, ascoltiamo la voce di Gesù nel cuore: “Non avere paura, vai avanti! Io sono con te!”

13:30 – 11 agosto 2017

Immigrati: buonsenso e burocrazia

11 agosto 2017 by

Che le persone siano in un graduale cammino e’ giusto. Ma chi Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Mt 17,14-20) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 12 Agosto 2017) con commento comunitario

11 agosto 2017 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Questo è il Vangelo del 12 Agosto, quello dell’11 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Un pensiero nella notte al Signore

10 agosto 2017 by

 … se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. 

 

 

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Incontrare Gesù  

Henri J. M. Nouwen

Tu cerchi il modo di incontrare Gesù. Cerchi di incontrarlo non solo con la mente, ma anche nel tuo cuore. Ricerchi il suo affetto, e sai che questo affetto implica tanto il suo cuore quanto il tuo. Ma rimane in te qualcosa che impedisce questo incontro.

Vi sono ancora tanta vergogna e tanta colpa incrostate nel tuo cuore, che bloccano la presenza di Gesù. Non ti senti pienamente a tuo agio nel tuo cuore; lo guardi come se non fosse un luogo abbastanza buono, abbastanza bello o abbastanza puro per incontrare Gesù.

Quando guardi con attenzione alla tua vita, vedi quanto sia stata afflitta dalla paura. Non riuscirai ad incontrare Gesù finché il tuo cuore rimane pieno di dubbi e di paure. Gesù viene a liberarti da questi legami e a creare in te uno spazio nel quale puoi stare con lui. Egli vuole che vivi la libertà dei figli di Dio.

Non disperarti, pensando di non poter cambiare te stesso dopo tanti anni. Entra semplicemente come sei alla presenza di Gesù. Tu non puoi renderti diverso. Gesù viene a darti un cuore nuovo, uno spirito nuovo, una nuova mente e un nuovo corpo. Lasciati trasformare dal suo Amore solo così sarai capace di ricevere il suo affetto nell’interezza del tuo essere.

 

 

Tweet del Papa (@Pontifex_it)

10 agosto 2017 by

Gesù non ci lascia soli perché siamo preziosi per Lui.

13:30 – 10 agosto 2017

Stelle cadenti. Notte di San Lorenzo. Ecco il canto delle meteore

10 agosto 2017 by

Quest’anno coincide con i 150 anni dall’assassinio del padre di Giovanni Pascoli, celebre perché fissato per sempre nella poesia “X agosto” nel cui incipit si fa riferimento alle stelle cadenti

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Liturgia del giorno: Audio salmo (111) 112

10 agosto 2017 by

Giovedì, 10_ Agosto _ 2017


Beato l’uomo che teme il Signore.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo che teme il Signore
e trova grande gioia nei suoi comandamenti.

[2] Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza dei giusti sarà benedetta.

[3] Onore e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre.

[4] Spunta nelle tenebre come luce per i giusti,
buono, misericordioso e giusto.

[5] Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.

[6] Egli non vacillerà in eterno:
Il giusto sarà sempre ricordato.

[7] Non temerà annunzio di sventura,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.

[8] Sicuro è il suo cuore, non teme,
finché trionferà dei suoi nemici.

[9] Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua potenza s’innalza nella gloria.

[10] L’empio vede e si adira,
digrigna i denti e si consuma.
Ma il desiderio degli empi fallisce.
 Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Commento

E’ un salmo stilisticamente gemello del 110. Tratta del giusto il quale è beato perchéteme il Signore”. Questo timore non gli dà paura, ma lo zelo nell’osservanza dei comandamenti, i quali donano pace e gioia: nei suoi precetti trova grande gioia.

Il giusto è gradito a Dio ela discendenza dei giusti sarà benedetta.

La sua giustizia rimane per sempre”, perché deriva dall’osservanza della parola di Dio, la quale non guida l’uomo a passi falsi. Il giusto, per il suo esempio e la sua parola, è riconosciuto dai giusti come luce che fuga le tenebre: Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti.

L’ uomo che dà in prestito applica l’amore verso il prossimo e perciò amministra i suoi beni con giustizia, senza avarizia, senza egoismo; tuttavia non bisogna lasciarsi raggirare poiché (Sir 12,4): Fà doni all’uomo pio e non dare aiuto al peccatore”.

Eterno sarà il ricordo del giusto perché è stato di esempio, di luce, e la sua memoria è dolce e ricca di stimoli al bene: La sua giustizia rimane per sempre”.

Saldo è il suo cuore, confida nel Signore; la saldezza del cuore deriva non da durezza interiore, ma dalla confidenza in Dio, che non lascia mai il giusto senza aiuto di fronte all’empio:Sicuro è il suo cuore, non teme, finché non vedrà la rovina dei suoi nemici”.

Non solo il giusto dà in prestito a chi è leale, madona largamente ai poveri.

La sua fronte si innalza nella gloria, cioè la sua capacità nella preghiera lo pone nella vittoria, nella gloria che accompagna la vittoria nelle aspre battaglie della vita. Ma di fronte alle vittorie sui suoi nemici egli rimane umile,misericordioso, pietoso e giusto. L’empio che lo invidia e lo insidia “digrigna i denti”, ma nulla può, e “si consuma” nella sua impotenza contro il giusto, poiché “il desiderio dei malvagi va in rovina”, anche se può prevalere sul giusto fino ad ucciderlo; ma non potrà vincerlo nel cuore (Cf. Mt 10,28).

 

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Vangelo (Mt 16,24-28) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 11 Agosto 2017) con commento comunitario

10 agosto 2017 by

S. Chiara d’Assisi, vergine – memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,24-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.
In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell’uomo con il suo regno».

Questo è il Vangelo dell’ 11 Agosto, quello del 10 Agosto lo potete trovare qualche post più sotto.

Un pensiero nella notte al Signore

10 agosto 2017 by

Chi vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, 
prenda la sua croce e mi segua, dice il Signore.

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Nel deserto  

Dio, tu mi conduci nel deserto,
dove la vita è difficile,
dove domina il dubbio,
dove regna l’oscurità, dove manchi Tu.
Il deserto è un passaggio per chi Ti ha scelto,
un passaggio per chi Ti ama,
un passaggio necessario alla vita,
un passaggio che mette alla prova.
Tu mi dai la prova
ma anche la forza di superarla,
mi dai il deserto
ma anche la forza di proseguire.
Ho paura del deserto,
ho paura di mancare,
ho paura di abbandonarti.
E’ facile sentirti nella gioia,
è semplice scoprirti nella natura,
è difficile amarti nel deserto.
Nella notte del dolore,
nell’oscurità del dubbio,
nel deserto della vita non farmi dubitare di Te.
Non Ti chiedo di liberarmi dal deserto,
ma aiutami a comunicare con Te,
non Ti prego di togliermi il deserto,
ma fammi camminare verso di Te.

Liturgia del giorno: Audio salmo (44) 45

9 agosto 2017 by

Mercoledì, 09_Agosto_2017


Ecco lo sposo: andate incontro a Cristo Signore.

[1] Al maestro del coro. Su “I gigli…”. Dei figli di Core.
Maskil. Canto d’amore.

[2] Effonde il mio cuore liete parole,
io canto al re il mio poema.
La mia lingua è stilo di scriba veloce.

[3] Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre.

[4] Cingi, prode, la spada al tuo fianco,
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,

[5] avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.

[6] La tua destra ti mostri prodigi:
le tue frecce acute
colpiscono al cuore i nemici del re;
sotto di te cadono i popoli.

[7] Il tuo trono, Dio, dura per sempre;
è scettro giusto lo scettro del tuo regno.

[8] Ami la giustizia e l’empietà detesti:
Dio, il tuo Dio ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi eguali.

[9] Le tue vesti son tutte mirra, àloe e cassia,
dai palazzi d’avorio ti allietano le cetre.

[10] Figlie di re stanno tra le tue predilette;
alla tua destra la regina in ori di Ofir.

[11] Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;

[12] al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: pròstrati a lui.

[13] Da Tiro vengono portando doni,
i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.

[14] La figlia del re è tutta splendore,
gemme e tessuto d’oro è il suo vestito.

[15] È presentata al re in preziosi ricami;
con lei le vergini compagne a te sono condotte;

[16] guidate in gioia ed esultanza
entrano insieme nel palazzo del re.

[17] Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai capi di tutta la terra.

[18] Farò ricordare il tuo nome
per tutte le generazioni,
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
Premere qui per ascoltare il salmo.


 

SALMO 44: TU SEI IL PIU’ BELLO

Il salmo 44 (45) è un canto per le nozze di un re israelita,
più specificamente si tratta di un epitalamio regale. Il
salmista infatti così esordisce: “Effonde il mio cuore liete
parole, io canto al re il mio poema. La mia lingua è stilo
di scriba veloce”. Non si sa a quale re egli si riferisca,
secondo alcuni a Salomone, ma poco importa. Ciò che
conta è che il re di Israele aveva una valenza religiosa
oltre che civile. Egli era l’unto di Dio e come tale
preannunciava la figura del Messia. La tradizione
interpreta quindi questo salmo come un canto per le
nozze del re-Messia con Israele, che è una figura della
Chiesa. Chi è il più bello dei figli di Adamo se non colui
che siamo chiamati a riconoscere come Pietro: “Tu sei il
Cristo, il figlio del Dio vivente” (Mt. 16, 16)?
“Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
ti ha benedetto Dio per sempre”
E’ Cristo il re, vittorioso sulla morte, al quale si addicono
i versi di questo salmo dedicati allo sposo! Lui stesso ci
ha detto: “Non sono venuto a portare pace, ma una
spada” (Mt.10,34), come dice il salmo:
“Cingi, prode, la spada al tuo fianco
nello splendore della tua maestà ti arrida la sorte,
avanza per la verità, la mitezza e la giustizia.”
E’ Lui che è pronto a scoccare frecce acute che
colpiscono i nemici di Dio, le potenze del male che
cercano di incatenare questo mondo. E’ Lui che è venuto

a riunire tutte le nazioni dategli dal Padre perché vedano
la sua gloria (Is. 66, 18):
“Tendi il tuo arco, che fa potente la tua destra,
acute sono le tue frecce,
colpiscono al cuore i nemici del re,
sotto di te cadono i popoli!”
Prosegue il salmista, per far ben comprendere che si
tratta del Messia: “Il tuo trono, Dio, dura per sempre, le
tue vesti sono tutte mirra, aloe e cassia”. Le nazioni
pagane convertite al vero Dio (figlie di re) seguono
probabilmente il corteo nuziale, mentre la regina della
quale si parla, che siede alla sua destra, risulta essere una
chiara profezia della Vergine Maria e della Chiesa.
“Dai palazzi d’avorio le cetre cantano per te,
figlie di re stanno tra le tue predilette
alla tua destra la regina in ori di Ofir.”
Da questo punto in poi il salmo può prestarsi ad una
grande ricchezza interpretativa. E’ infatti possibile
leggerlo contemporaneamente sia in senso mariano che
con riferimento alla Chiesa popolo di Dio. Le due cose
sono, d’altra parte, fortemente intrecciate perché Maria è
Madre della Chiesa e Madre nostra. E’ Maria, la tutta
bella, che continua oggi a generare il Cristo in ogni
cristiano, è lei che ha figli sparsi su tutta la terra. Ma al
tempo stesso i versetti seguenti esortano ciascuno di noi
a seguire l’esempio di Maria, la sua castità (egli è il tuo
Signore, donati a Lui) e la sua maternità (invece di padri
avrai figli). In lei queste parole si sono compiute.
Consacriamoci a Dio, quindi, ciascuno scoprendo la
propria vocazione dentro la Chiesa. Nel cammino
neocatecumenale, ad esempio, questo salmo viene spesso
cantato durante le chiamate vocazionali femminili.
Prosegue infatti:

“Ascolta figlia, guarda, porgi l’orecchio,
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
al re piacerà la tua bellezza.
Egli è il tuo Signore: donati a Lui.”
L’augurio con cui termina il salmo ben si addice alla
Chiesa, dalla sua unione con lo sposo, Cristo, nascono i
figli che sostituiscono gli antichi patriarchi e re di
Israele. Essi sono principi sopra la terra perché la gloria
del re, per mezzo loro, si diffonda tra i popoli di
generazione in generazione
“Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli
che tu farai capi di tutta la terra.
Farò ricordare il tuo nome per tutte le generazioni
e i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.”

 

 

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Udienza Generale del 9 agosto 2017: La Speranza cristiana – 30. Il perdono divino: motore di speranza

9 agosto 2017 by

 

 

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 9 agosto 2017

[Multimedia]

 

La Speranza cristiana – 30. Il perdono divino: motore di speranza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Abbiamo sentito la reazione dei commensali di Simone il fariseo: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» (Lc 7,49). Gesù ha appena compiuto un gesto scandaloso. Una donna della città, conosciuta da tutti come una peccatrice, è entrata in casa di Simone, si è chinata ai piedi di Gesù e ha versato sui suoi piedi olio profumato. Tutti quelli che erano lì a tavola mormorano: se Gesù è un profeta, non dovrebbe accettare gesti del genere da una donna come quella. Quelle donne, poverette, che servivano solo per essere incontrate di nascosto, anche dai capi, o per essere lapidate. Secondo la mentalità del tempo, tra il santo e il peccatore, tra il puro e l’impuro, la separazione doveva essere netta.

Ma l’atteggiamento di Gesù è diverso. Fin dagli inizi del suo ministero di Galilea, Egli avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati. Un comportamento del genere non era per nulla abituale, tant’è vero che questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli “intoccabili”, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei. Laddove c’è una persona che soffre, Gesù se ne fa carico, e quella sofferenza diventa sua. Gesù non predica che la condizione di pena dev’essere sopportata con eroismo, alla maniera dei filosofi stoici. Gesù condivide il dolore umano, e quando lo incrocia, dal suo intimo prorompe quell’atteggiamento che caratterizza il cristianesimo: la misericordia. Gesù, davanti al dolore umano sente misericordia; il cuore di Gesù è misericordioso. Gesù prova compassione. Letteralmente: Gesù sente fremere le sue viscere. Quante volte nei vangeli incontriamo reazioni del genere. Il cuore di Cristo incarna e rivela il cuore di Dio, che laddove c’è un uomo o una donna che soffre, vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena.

È per questo che Gesù spalanca le braccia ai peccatori. Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè guardarli con speranza. Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate. Gesù sempre è lì, con il cuore aperto; spalanca quella misericordia che ha nel cuore; perdona, abbraccia, capisce, si avvicina: così è Gesù!

A volte dimentichiamo che per Gesù non si è trattato di un amore facile, a poco prezzo. I vangeli registrano le prime reazioni negative nei confronti di Gesù proprio quando lui perdonò i peccati di un uomo (cfr Mc 2,1-12). Era un uomo che soffriva doppiamente: perché non poteva camminare e perché si sentiva “sbagliato”. E Gesù capisce che il secondo dolore è più grande del primo, tanto che lo accoglie subito con un annuncio di liberazione: «Figlio, ti sono perdonati i peccati!» (v. 5). Libera quel senso di oppressione di sentirsi sbagliato. È allora che alcuni scribi – quelli che si credono perfetti: io penso a tanti cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri … è triste, questo … – alcuni scribi lì presenti sono scandalizzati da quelle parole di Gesù, che suonano come una bestemmia, perché solo Dio può perdonare i peccati.

Noi che siamo abituati a sperimentare il perdono dei peccati, forse troppo “a buon mercato”, dovremmo qualche volta ricordarci di quanto siamo costati all’amore di Dio. Ognuno di noi è costato abbastanza: la vita di Gesù! Lui l’avrebbe data anche solo per uno di noi. Gesù non va in croce perché sana i malati, perché predica la carità, perché proclama le beatitudini. Il Figlio di Dio va in croce soprattutto perché perdona i peccati, perché vuole la liberazione totale, definitiva del cuore dell’uomo. Perché non accetta che l’essere umano consumi tutta la sua esistenza con questo “tatuaggio” incancellabile, con il pensiero di non poter essere accolto dal cuore misericordioso di Dio. E con questi sentimenti Gesù va incontro ai peccatori,  quali tutti noi siamo.

Così i peccatori sono perdonati. Non solamente vengono rasserenati a livello psicologico, perché liberati dal senso di colpa. Gesù fa molto di più: offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova. “Ma, Signore, io sono uno straccio” – “Guarda avanti e ti faccio un cuore nuovo”. Questa è la speranza che ci dà Gesù. Una vita segnata dall’amore. Matteo il pubblicano diventa apostolo di Cristo: Matteo, che è un traditore della patria, uno sfruttatore della gente. Zaccheo, ricco corrotto – questo sicuramente aveva una laurea in tangenti – di Gerico, si trasforma in un benefattore dei poveri. La donna di Samaria, che ha avuto cinque mariti e ora convive con un altro, si sente promettere un’“acqua viva” che potrà sgorgare per sempre dentro di lei (cfr Gv 4,14). Così Gesù cambia il cuore; fa così con tutti noi.

Ci fa bene pensare che Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai. La Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio. Pietro ha capito più verità di sé stesso al canto del gallo, piuttosto che dai suoi slanci di generosità, che gli gonfiavano il petto, facendolo sentire superiore agli altri.

Fratelli e sorelle, siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, e questo ogni giorno. E lo fa! E alla gente che ha capito questa verità basilare, Dio regala la missione più bella del mondo, vale a dire l’amore per i fratelli e le sorelle, e l’annuncio di una misericordia che Lui non nega a nessuno. E questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa fiducia nel perdono, nell’amore misericordioso di Gesù.

 

Saluti:

Je suis heureux de saluer les pèlerins de langue française, en particulier les fidèles venus de France et des pays francophones. Que la miséricorde et le pardon nous transforment et nous redonnent l’espérance, pour témoigner d’une vie marquée par son amour. Que Dieu vous bénisse !

[Sono lieto di salutare i pellegrini di lingua francese, in particolare i fedeli venuta dalla Francia e dai Paesi francofoni. La misericordia e il perdono ci trasformino e ci offrano la speranza, per rendere testimonianza di una vita segnata dall’amore. Dio vi benedica !]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from Malta, Nigeria, Guam, Canada and the United States of America. Upon all of you, I invoke the grace of the Lord Jesus, that you may be a sign of mercy and Christian hope in your homes and communities. May God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Malta, Nigeria, Guam, Canada, e Stati Uniti d’America. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la grazia del Signore Gesù affinché possiate essere un segno della misericordia e speranza cristiana nelle vostre case e nelle vostre comunità. Dio vi benedica!]

Ein herzliches Willkommen allen Pilgern deutscher Sprache. Diese Ferienzeit schenkt uns schöne Gelegenheiten, die Liebe Christi intensiver in unseren Familien und unter Freunden zu leben. Jesus lehrt uns zu lieben, zu verzeihen und uns den anderen zu verschenken. Schönen Urlaub!

[Un benvenuto affettuoso a tutti i pellegrini di lingua tedesca. Questo periodo di ferie ci offre belle occasioni per sperimentare la gioia di vivere l’amore di Cristo nelle nostre famiglie e tra gli amici. Gesù ci insegna a volerci bene, a perdonare e a donare se stessi agli altri. Buone vacanze!]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular los grupos provenientes de España y Latinoamérica. Veo que hay españoles, que hay panameños, mexicanos, chilenos, colombianos. ¡Cuántos latinoamericanos hay hoy! Los exhorto a ser testigos de ese amor en medio de los hermanos y anunciadores de la misericordia que el Señor no niega a nadie. Que Dios los bendiga y bendiga a sus naciones.

Dirijo uma cordial saudação aos peregrinos de língua portuguesa, convidando todos a permanecer fiéis a Cristo Jesus. Ele desafia-nos a sair do nosso mundo limitado e estreito para o Reino de Deus e a verdadeira liberdade. O Espírito Santo vos ilumine para poderdes levar a Bênção de Deus a todos os homens. A Virgem Mãe vele sobre o vosso caminho e vos proteja.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, invitando tutti a rimanere fedeli a Cristo Gesù. Egli ci sfida a uscire dal nostro mondo piccolo e ristretto verso il Regno di Dio e la vera libertà. Lo Spirito Santo vi illumini affinché possiate portare la Benedizione di Dio a tutti gli uomini. La Vergine Madre vegli sul vostro cammino e vi protegga.]

أرحب بمودة بالحاضرين الناطقين باللغة العربية، وخاصة بالقادمين من مصر ومن الأراضي المقدسة، ‏ومن الشرق الأوسط. إن يسوع لم يؤسس كنيسة من الأبرار والصالحين بل من الخطأة والضعفاء الذين اختبروا ‏رحمة الله ويسعون لعيش مشيئته، عبر دروب الحياة اليومية. لذا فرسالة الكنيسة الأولى والأساسية هي أن ‏تكون مستشفى ميدانيا، ومكان شفاء ورحمة وغفران، وينبوع رجاء لكل متألم‏ ويأس وفقير وخاطئ ومنبوذ. ‏ليبارككم الرب جميعا ويحرسكم من الشرير!‏‏‏ ‏‏

[Saluto cordialmente i pellegrini di lingua ‎araba, ‎in ‎‎‎particolare i ‎provenienti ‎dall’Egitto, dalla Terra Santa e dal Medio Oriente. Gesù non ha fondato una ‎chiesa composta da persone buone e giuste, ma da peccatori e da deboli che hanno ‎sperimentato la misericordia di Dio e cercano di vivere la sua volontà, attraverso ‎i sentieri della loro vita quotidiana. Quindi la missione primaria e fondamentale ‎della Chiesa è quella di essere un ospedale da campo, e un luogo di guarigione, di ‎misericordia e di perdono e di essere la fonte di speranza per tutti i sofferenti, i ‎disperati, i poveri, i peccatori, e gli scartati.‎ Il Signore vi benedica e vi protegga sempre dal maligno!]

Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, przebaczenie naszych grzechów, które otrzymujemy jako dar miłosiernej miłości Chrystusa, niech będzie dla nas źródłem nadziei i motywem, byśmy byli miłosierni dla drugich.
Dziś w sposób szczególny jednoczę się duchowo z tymi, którzy z różnych miast polski wędrują pieszo w pielgrzymce do Sanktuarium Matki Bożej na Jasnej Górze. Niech Matka i Królowa Polski przyjmie trud i modlitwy pielgrzymów, i niech wyprosi u swego Syna pełnię łask dla nich, dla ich rodzin i dla całego narodu polskiego. Niech Bóg wam błogosławi!p>

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, il perdono dei nostri peccati che riceviamo come dono dell’amore misericordioso di Cristo, sia per noi fonte di speranza e motivo per essere misericordiosi per gli altri.
Oggi in modo particolare mi unisco spiritualmente a coloro che da diverse città della Polonia si recano a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario della Madre di Dio a Jasna Gora. La Madre e Regina della Polonia accolga la fatica e le preghiere dei pellegrini e ottenga dal Suo Figlio la pienezza delle grazie per essi, per le loro  famiglie e per l’intera nazione. Dio vi benedica!]

APPELLO

Sono rimasto profondamente addolorato dalla strage avvenuta domenica scorsa in Nigeria, all’interno di una chiesa, dove sono state uccise persone innocenti. E purtroppo stamattina è giunta notizia di violenze omicide nella Repubblica Centrafricana, contro le comunità cristiane. Auspico che cessi ogni forma di odio e di violenza e non si ripetano più crimini così vergognosi, perpetrati nei luoghi di culto, dove i fedeli si radunano per pregare. Pensiamo ai nostri fratelli e sorelle della Nigeria e della Repubblica Centrafricana. Preghiamo per loro, tutti insieme: Ave o Maria, …

* * *

Saluto i pellegrini di lingua italiana. In particolare, desidero rivolgere una parola di benvenuto alle Religiose di Maria Immacolata-Missionarie Clarettiane, riunite nel Capitolo generale, come pure alle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida, che si stanno preparando a celebrare i voti perpetui. Care sorelle, siate sempre gioiose, anche rumorose, e testimoniate dappertutto la bellezza della vostra consacrazione a Dio e al Vangelo. Saluto i fedeli della parrocchia di Santa Maria del Carmine in Sant’Elia Fiumerapido, affidandoli alla Vergine Santa perché renda l’esistenza di ciascuno ricca di frutti di bene.

Il mio cordiale pensiero si volge, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, venuti a Roma in questo periodo. Auspico, cari giovani, che l’incontro con tanti luoghi carichi di cultura, di arte e di fede sia occasione propizia per conoscere e imitare l’esempio lasciatoci da tanti testimoni del Vangelo qui vissuti, come san Lorenzo, di cui domani ricorre la festa. Incoraggio voi, cari malati, ad unirvi costantemente a Gesù sofferente nel portare con fede la croce per la redenzione del mondo. Auguro a voi, cari sposi novelli, di costruire la vostra nuova famiglia sul solido fondamento della fedeltà al Vangelo dell’Amore.

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Tweet del Papa (@Pontifex_it)

9 agosto 2017 by

Nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà a Cristo.

13:30 – 9 agosto 2017