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Santa Marta di Betania. Udienza Generale di San Giovanni Paolo II

29 luglio 2015

GIOVANNI PAOLO II

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 4 gennaio 1995

 

1 Nella tradizione cristiana è sempre stato attribuito un posto eminente alla contemplazione come espressione altissima della vita spirituale e momento culminante del processo della preghiera. L’atto contemplativo dà pienezza di significato alla vita religiosa, qualunque essa sia, come conseguenza della speciale consacrazione costituita dalla professione dei consigli evangelici. In forza di questa consacrazione, la vita religiosa è – e non può non essere – vita di preghierae quindi di contemplazione, anche quando nella impostazione della spiritualità e nella pratica il tempo attribuito alla preghiera non è esclusivo né preponderante.

Per questo il Concilio afferma: “È necessario che i membri di qualsiasi Istituto, avendo di mira unicamente e sopra ogni cosa Iddio, congiungano la contemplazione, con cui siano in grado di aderire a Dio con la mente e col cuore, e l’ardore apostolico” (Perfectae Caritatis, 5). Così il Concilio sottolinea che la contemplazione non s’impone soltanto negli Istituti di vita puramente contemplativa, ma in tutti gli Istituti, anche in quelli che si dedicano ad opere apostoliche molto impegnative. L’impegno della preghiera è essenziale in ogni vita consacrata.

2 E ciò che apprendiamo dal Vangelo, a cui si riferisce lo stesso Concilio. Un episodio evangelico più particolarmente evocato (cf.Perfectae Caritatis, 5) è quello di Maria di Betania che, “sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola”. A Marta, che desiderava che sua sorella l’aiutasse nel servizio e perciò chiedeva l’intervento di Gesù per spingerla al lavoro, il Maestro rispose: “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc10, 38-42). Il significato di questa risposta è trasparente: la “parte migliore” consiste nell’ascoltare Cristo rimanendo presso di Lui, in adesione di spirito e di cuore. Ecco perché nella tradizione cristiana, ispirata al Vangelo, la contemplazione gode di una indiscussa priorità nella vita consacrata. Per di più il Maestro nella sua risposta fa capire a Marta che l’adesione alla sua persona, alla sua parola, alla verità che egli rivela e dona da parte di Dio, è “l’unica cosa (veramente) necessaria”. Come a dire che Dio – e lo stesso suo Figlio fatto uomo – desidera l’omaggio del cuore prima dell’omaggio della attività; e che il senso della religione inaugurata nel mondo da Gesù è adorare “il Padre in spirito e verità” (Gv4, 24), come Egli stesso gradisce, secondo l’insegnamento dato alla Samaritana.

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