Posts Tagged ‘Tempo di avvento’

Preghiera del giorno: Tempo di Avvento, Quarta Settimana: Domenica 24 /12/17

24 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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** LA NATIVITA’ **
CONTEMPLANDO IL PRESEPE: MARIA

Difficile è trovare le parole per parlare di Maria, meglio è sostare in silenzio di fronte al Presepe e contemplare. Contemplare l’infinita tenerezza di Maria che, come ci racconta il Vangelo, “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”.

Maria è la vergine immacolata, prediletta e prescelta da Dio, la fanciulla di Nazareth che nell’umiltà del suo “eccomi” ha permesso al Natale di avvenire, all’impensabile di accadere.

Maria è colei che ha portato in seno il Salvatore, è colei che stringe tra le braccia il Figlio di Dio, è colei che in modo perfetto ha spalancato il suo cuore e la sua vita a Gesù, si è fatta una con Lui.

Maria è colei che per prima ha vissuto l’Eucarestia! Anche noi, preparandoci a vivere la gioia del Natale, abbiamo la possibilità di seguire Maria, accogliendo nella nostra vita e nel nostro cuore il dono dell’Eucarestia, di Dio che, nato in una mangiatoia, continua a farsi Pane per noi.

Maria è colei che, resa forte dall’aver accolto in sè Gesù, non aspetta, non si tira indietro, non fa calcoli, ma si mette a servire, raggiungendo in fretta la cugina Elisabetta. Mentre spesso ci affanniamo tra bilance e bilanci per cercare di capire il vero valore della nostra vita, mentre ci preoccupiamo di autostima e di estetica, di diete e di mode, di quanto gli altri ci stimano o di come noi ci giudichiamo, Maria, con grande semplicità, ci fornisce l’unico vero orizzonte in cui comprendere chi siamo, l’unica autentica unità di misura per verificare la qualità della nostra vita. La nostra vita trova il suo vero valore nella misura in cui è capace di saziare la fame e sete di Amore che arde nel cuore dei fratelli. Pondus meum est Amor meus diceva Agostino. Qual è il mio valore? Il mio valore è la mia capacità di amare!

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Preghiera del giorno: tempo d’Avvento, Giovedi 21/12/17

21 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE
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UNO SGUARDO AL PRESEPE: UNA BELLA E CONSOLIDATA TRADIZIONE
In tante famiglie, seguendo una bella e consolidata tradizione, subito dopo la festa dell’Immacolata si inizia ad allestire il Presepe, quasi per rivivere insieme a Maria quei giorni pieni di trepidazione che precedettero la nascita di Gesù. Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale “da ricco che era, si è fatto povero” (2 Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: “Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale.

Papa Benedetto XVI , Angelus 11 dicembre 2005
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Preghiera del giorno: Tempo di Avvento / Terza Settimana, mercoledi 20 /12/17

20 dicembre 2017

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NOVENA DI NATALE

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TRA GLI UMILI
(San Giuseppe) fu testimone silenzioso e felice dell’accorrere di quei pastori che, visto e sentito l’angelo che annunciava loro “una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10), si erano detti l’un l’altro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2, 15). Li vide affacciarsi alla grotta tra il timido e il curioso; contemplare il bimbo “avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 12); li sentì riferire alla Vergine l’apparizione dell’angelo, e la notizia dell’avvenuta nascita del Salvatore a Betlemme, e il segno da cui l’avrebbero riconosciuto, e come una moltitudine di angeli si fosse unita a quel primo, glorificando Dio e promettendo pace sulla terra agli uomini di buona volontà.
Teste felice, ma neanche troppo stupito, forse. Se non era giunto fino a sentire una schiera angelica intonare lodi a Dio, sapeva però per esperienza che quanto dicevano i pastori era non soltanto plausibile, ma reale; anch’egli avrebbe potuto raccontare di simili accadimenti, e dell’effetto che le parole annunciate da un angelo per conto di Dio lasciavano nell’anima: pace, in primo luogo, una pace che — Gesù l’avrebbe poi detto a chiare lettere — il mondo non può dare, e una gioia profonda, quieta, di intensità e purezza indicibili. Rispetto a quella dei pastori la sua gioia non era altrettanto comunicativa: quelli, infatti, andarono a contagiarla a chiunque volesse starli a sentire, e “tutti quelli che udirono, si stupirono” (Lc 2, 18), mentre Giuseppe non condivise il suo segreto con altri che non fosse la Vergine. Ma non per questo la sua gioia fu meno gioiosa; anzi, poiché la custodiva nel cuore, fu forse più duratura.

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Preghiera del Giorno: Tempo d’Avvento, Terza Settimana, Martedi 19/12/17

19 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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IL PRIMO CONTEMPLATORE DI GESU’
«quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge» (Gal. 4, 4). E Giuseppe era lì, nella pienezza dei tempi, scelto da Dio per contemplare quel prodigio che si realizzò con tanta naturalezza, nella solitudine e nel silenzio.
«Ciò che accade nella stalla, nella grotta di roccia, ha una dimensione di profonda intimità: è qualcosa che avviene fra la Genitrice e il Nascituro. Nessuno dall’esterno vi ha accesso. Perfino Giuseppe, il falegname di Nazaret, rimane testimone silenzioso.» Sono parole pronunciate nel 1978 dal Papa Giovanni Paolo II, nell’omelia della notte di Natale, e dicono molto del mistero di Betlemme. Perché davvero vi fu, fin dal principio, dall’istante stesso dell’Incarnazione del Figlio di Dio, una relazione unica e particolarissima tra Gesù e la Vergine, così intima e personale da escludere del tutto ogni altro; una relazione della quale nessuno poteva partecipare, e della quale, tuttavia, fu concesso a un uomo, soltanto a un uomo, di essere testimone. Quell’uomo fu Giuseppe, un uomo umile e, a giudizio del mondo, non degno di particolare nota. Quell’uomo, però, ebbe con Gesù e con Maria un’intimità quale nessun altro ha avuto.
Ma la sua intimità con Gesù era di altra specie, un rapporto diverso da quello della Vergine. Il rispetto ispirato dalla conoscenza del mistero poneva, nel caso di Giuseppe, dei limiti che quell’uomo giusto non varcò mai, perché sapeva di non essere, in quella vicenda, un protagonista. (…)Tutto si spiega considerando che il mistero concerneva soprattutto la Madre e il Figlio: Giuseppe ne partecipò poi, quando già la profonda e misteriosa relazione fra Gesù e la Vergine era stabilita. Giuseppe partecipò del mistero attraverso la conoscenza datagli, con la rivelazione dell’angelo, in merito alla missione che avrebbe dovuto compiere vicino a quei due esseri eccezionali; e tuttavia, per quanto partecipasse di esso, e in esso, a un grado più alto di qualsiasi altra creatura, vi restava implicato solo dall’esterno, come sposo di Maria. A Giuseppe non venne chiesto un assenso previo, dato che quando seppe già si trovava — pur diversamente dalla Vergine — in diretta relazione con il mistero.
In tutto ciò che non lo riguardava, in ciò che superava i limiti della peculiare missione a cui era stato chiamato, il suo ruolo sarebbe stato limitato a quello di un “teste silenzioso”.
Teste silenzioso: non per attestare quel che sapeva, non per comunicarlo ad altri; ma, semplicemente, per contemplare. Altri testimoni, e non silenziosi, Gesù si sarebbe cercato in seguito, perché dessero testimonianza delle cose che avevano visto e sentito, della sua dottrina e dei suoi miracoli, e in specie della sua Risurrezione. Ma Giuseppe non era chiamato a essere un testimone di questo tipo. Non doveva comunicare niente a nessuno; solo essere presente, accompagnare Gesù e Maria, non lasciarli mai.
E lì stette, silenzioso, attento e ammirato, nell’istante in cui la sua sposa gli mostrò il Figlio, che era il Figlio di Dio fatto uomo, che era il suo Signore. Egli, Giuseppe, fu il primo a contemplarlo, il primo ad adorare quel Bambino venuto al mondo — e lui lo sapeva bene — in modo del tutto prodigioso; ma non avrebbe raccontato niente a nessuno dell’inesprimibile felicità che gli era stata data di provare, stringendo nelle braccia il Redentore del mondo.

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Preghiera del Giorno:Tempo d’Avvento, Terza Settimana. Lunedi, 18/12/17

18 dicembre 2017

NOVENA DI NATALE

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LA MANGIATOIA

Senza dubbio fu per disegno provvidenziale di Dio che non trovarono posto nella locanda; fu per un fortunato infortunio che non trovarono alloggio in quel luogo. Dio non volle che suo Figlio nascesse in mezzo al bivaccare, e alla sporcizia, caratteristici di simili alberghi pubblici, dove la Vergine si sarebbe vista esposta non solo alla curiosità di chi nulla aveva a che fare col grande avvenimento, ma altresì al malessere che l’assenza di pace e di intimità famigliare potevano cagionarle, nella confusione dei viaggiatori che pullulavano a ogni ora nel cortile. Pertanto Dio provvide altrimenti. C’erano nei dintorni di Betlemme alcune grotte, fra cui le più grandi servivano da stalle occasionali per ricoverarvi il bestiame durante i trasferimenti, in caso di necessità. In alcune, a questo scopo, era anche stata allestita una mangiatoia. Se all’occorrenza bastavano a contenere tre o quattro animali, erano abbastanza grandi da offrire rifugio a due o tre persone in estrema difficoltà. Tale era, per l’appunto, il caso di Maria e Giuseppe.
Fu Giuseppe, da solo o tramite l’indicazione disinteressata di un qualche benevolo informatore, a trovare il posto adeguato. Non era, quella, una situazione che potesse risolversi lasciandosi crescere la preoccupazione in mente, e alimentandosi dell’alimentarsi di essa; né d’altronde Giuseppe poteva lasciar passare il tempo mentre il problema andava facendosi sempre più stringente. Non è bene, e a nulla serve, lasciare che le preoccupazioni vadano accumulandosi dentro di noi, gonfiandosi fino a scoppiare: il soccorso non arriva mai da questa parte. Visto che in quelle circostanze il pubblico albergo non serviva, si mise subito in cerca di un altro “posto adeguato”. E dal momento che chi cerca prima o poi finisce col trovare, egli seppe riconoscere in una di quelle grotte naturali la soluzione del suo problema. Sapeva di che cosa la Vergine avesse bisogno, e, osservando con occhio attento e con la mente concentrata sulle esigenze della situazione che si approssimava, scoprì il rimedio che Dio gli aveva preparato, e che in altri frangenti forse non avrebbe visto.
Qui, almeno, sia pure in assenza delle migliori condizioni materiali, la Vergine avrebbe potuto partorire nell’indipendenza necessaria per garantire l’intimità e il decoro adeguati alla modestia di lei e alla grandezza del mistero.
Lì si sistemarono fin quando venne il momento, non molto tempo dopo l’arrivo a Betlemme; e allora si compì, “mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, la tua Parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale” (Sap 18, 14-15).
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