Una sintesi degli scritti: ALLA RICERCA DELLA VITA VERA: L’ERA DELL’IMMACOLATA E DELL’ASSUNTA

Qui si possono leggere le mie riflessioni sempre aggiornate.In questo post, però, compare un’edizione del Manifesto del cuore divino e umano di Cristo che non è aggiornata.Per il Manifesto, dunque, è meglio vedere il testo pubblicato in un’altra pagina di questo blog.

Giampaolo Centofanti Una sintesi degli scritti “Alla ricerca della vita vera.L’era dell’Immacolata e dell’Assunta”. Dopo l’indice: Note su alcune possibili esperienze spirituali e poi Appendici

Papa Francesco, la strada semplice e profonda di Cristo.Impressioni di un sacerdote sul nuovo papa.

La Evangelii Gaudium, così come la stessa vita e gli altri discorsi e scritti di papa Francesco, sembrano sviluppare, sulla scia anche di papa Benedetto, un cammino di avvicinamento sempre più profondo al cuore divino e umano, non solo divino, spiritualistico, di Cristo, anche, proprio, quello dei vangeli, riscoperto con rinnovata fiducia non solo come Dio ma anche come uomo, come principale punto di riferimento, nelle impostazioni essenziali, anche culturale.Cristo ci è (anche) avanti, ha detto papa Francesco: egli è l’alfa e l’omega.Papa Francesco sembra essere entrato sempre più profondamente in questa strada, forse aiutato da un ambiente talora meno intellettualista, sicuramente crescendo su una strada spirituale di liberazione da incrostazioni che possono in vario modo e misura occludere il cuore, spiritualmente, umanamente.Niente ideologismi, pragmatismi, discernimento spirituale e umano delle situazioni concrete, accompagnamento personalizzato, senza schemi astratti, della crescita verso Cristo, attenzione alle situazioni concrete, una pastorale diversificata in base alle situazioni, alle persone, ascolto attento, spirituale e umano, come importante via per la soluzione di mille questioni, per la crescita, vicinanza concreta e a tutto campo, non spiritualistica: le parabole del figliol prodigo (padre misericordioso), del buon Samaritano, dei discepoli di Emmaus, sembrano prendere naturalmente nuova vita, così come si viene stimolati a meditare con rinnovata attenzione tutto il vangelo, pronti a nuove scoperte, riferendosi in ogni cosa prima di tutto proprio al Cristo dei vangeli, non di rado invece messo in secondo piano rispetto a teorie, prassi, etc, che talora sembrano metterlo in un cantuccio, sembrano non cercare una vissuta, sempre più profonda, sintonia col suo autentico cuore, discernere, divino e umano (“Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto”, afferma Gesù nel vangelo di Giovanni).Questo amore sempre più così divino e così umano, questo cercare di appoggiarsi (con continui possibili chiarimenti-scoperte anche qui) sempre più, per prima cosa, a Cristo, fonte della grazia, rivela sempre più la sua totale misericordia.Stiamo forse entrando sempre più profondamente in un passaggio, in una liberazione da orientamenti riduttivi, distorcenti, come lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo, tutte tendenze che possono indirizzare anche subliminalmente al secolarismo, etc..Stiamo forse andando verso la riscoperta di una via nell’essenza semplice e profonda, quella del cuore divino e umano di Cristo, del suo amore divino e umano che rivela ogni cosa in modo sempre rinnovato, facendo incontrare gli uomini in avanti, in lui.Una via che apre, già ha aperto, nuovi orizzonti in tutti i campi della vita, della cultura.Una via che scioglie i nodi: un giovane afferma di non poter credere più… la scienza, la cultura… ma se gli chiedo cosa gli suggerisce la sua serena coscienza ecco che dice, se ha ricevuto il dono della fede, di credere in Cristo.Ecco spesso facilmente risolto il problema, rivelando gli inceppamenti razionalistici.Lo Spirito che grida Abbà, Padre.Non voglio qui entrare in questioni complicate ma oggi anche molti matematici, logici, atei, sanno, dopo Goedel, che la logica si fonda su una fede.La logica stessa si scopre maturando sempre più in Cristo, Dio e uomo.Non ci accorgiamo di riflettere in modo nuovo, più profondo e vivo, maturando? Non contribuisce ad aprire nuovi orizzonti l’amore di questo papa? Non può far riflettere che Maria, che ha detto sempre poche densissime parole, abbia detto a Fatima che il suo cuore immacolato trionferà? Papa Benedetto ha chiesto a Maria, a Fatima (maggio 2010), che si affrettasse la vittoria del suo cuore immacolato entro il centenario delle apparizioni (2017).

Piccola presentazione
Questa selezione da scritti precedenti (“Alla ricerca della vita vera.L’era dell’Immacolata e dell’Assunta”) costituisce un possibile contributo ad una (vissuta) ricerca spirituale, umana, culturale, ecclesiale e in dialogo con tutti.Propongo questi spunti come una serie di domande, soggette dunque, anche in un confronto, a valutazioni più ponderate, a modifiche, approfondimenti. I primi 18 paragrafi di questa selezione costituiscono una bozza di sintesi essenzialissima dei miei scritti, sintesi nella quale cerco di far emergere le vie, le impostazioni, fondamentali individuate in questa personale e comunitaria, vitale, sempre rinnovata, ricerca e di far intuire la ricchezza di possibili soluzioni nuove, di possibili scoperte, etc., a tutto campo, che può scaturire da un sempre rinnovato percorso integrale in Cristo, anche proponendone diverse in queste riflessioni.

1) Cercare, in Cristo, le possibili origini dei problemi
Papa Benedetto non solo ha stimolato a vivere in Cristo tutta la propria vita, la cultura, ma ha anche specificato che è necessario cercare in questo senso gli adeguati collegamenti in ultima analisi tra lo Spirito e la persona umana, tra la teologia e l’antropologia (Veglia mariana, 10 ottobre 2009).E’ questa una problematica che sta a monte di molte altre forme di discernimento: come riflettere infatti più adeguatamente dando per scontati (e dunque non valutando attentamente) i riferimenti, i collegamenti, spirituali e
umani in base ai quali si opera il discernimento?Sottometto tutto al magistero della Chiesa cattolica.Questi scritti hanno il loro principale ispiratore in don Mario Torregrossa, se questa si potrà rivelare una buona nuova via lui ne è (che io sappia) una profonda sorgente.Ma, almeno per come la vivo io, questa strada nasce e cresce nel cuore della Chiesa, ed ha ricevuto l’aiuto di molte persone, forse, come per don Mario, e lo dico con gioia, gratitudine e nessun trionfalismo, di molti possibili santi.

2) Ricerca di un nucleo spirituale e umano di riferimento
Osserviamo così che talora si tende a dialogare sui concetti, sulle opere, piuttosto che sulle impostazioni fondamentali che li generano.L’assenza di un più chiaro nucleo vitale di riferimento spirituale  e umano ha forse di fatto favorito una certa cristallizzazione della strutturazione degli studi, variamente frammentata, che può rivelarsi talora fonte di ostacoli alla ricerca appunto di un nucleo di riferimento spirituale e umano.Nei miei scritti (cercare con google san timoteo incontri, poi con “cerca nel sito” il post “Una sintesi degli scritti” per gli aggiornamenti della sintesi stessa) si può forse rilevare come la ricerca in avanti, nell’Emmanuele (in cui si incontra ogni uomo), nel suo Spirito, di un nuovo nucleo di riferimento spirituale e umano (teologico ed antropologico, come osserva Benedetto XVI) possa sciogliere nodi, individuare efficaci (Dio volendo) soluzioni, in tutti campi (ad es. ecumenismo, fede-scienza, democrazia e valori, pastorale, psicologia, arte, etc.).
3) Un possibile nucleo di riferimento
La mia proposta, da valutare in una ricerca comune, è quella di considerare il “reciproco”, in una vita vissuta in Cristo, rivelarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità della persona (umana).Lo Spirito rivela all’uomo, in un vissuto cammino, Dio e la sua propria umanità.L’umanità dell’uomo lo aiuta a comprendere l’autentico Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, etc.: lo Spirito autentico non calpesta l’umanità dell’uomo ma invece la conduce verso un pieno, sano equilibrio, etc..E per l’umanità dell’uomo si può fare riferimento alla sua coscienza spirituale e psicofisica (l’uomo è essere spirituale e psicofisico che vive nello Spirito).Trovando sempre più, come visto, nel dono dello Spirito, gli adeguati riferimenti, gli adeguati collegamenti, spirituali e umani la persona umana è sempre più nitidamente, distintamente, inserita nella vita trinitaria, nella vita personale e comunitaria, nel mondo, etc. e maturando così sempre più armoniosamente, ordinatamente, in Cristo, può vedere sempre più ogni cosa in una sempre più lucida spiritualità-cultura sempre più “divina e umana”.

4) L’opera di Maria e di Cristo
Possiamo allora intuire che Cristo può ancora una volta venire a rivoluzionare la vita, la cultura.Può venire ad aprire un varco ancora più profondo nella nostra umanità integrale, rendendola sempre più unita a lui come Dio e come uomo.Forse Cristo vuole venire ad accendere ancora più profondamente la sete della sua luce.Questo, al di là di ogni pur grande scoperta che si potrà sperimentare in lui, può essere il dono più profondo: un più profondo abbandono a Dio, una più profonda ricerca della sua luce.E possiamo osservare come di fatto l’assenza, la debolezza di questa sete sia, forse, talora, all’origine di tante lentezze, di tante chiusure, di tanti burocratismi: come è difficile, ad es, oggi, talora, per chi non è nel settore a ciò preposto, comunicare le proprie intuizioni, dialogare nella platea pubblica, pur se ha da manifestare vie importanti ed innovative (d’altro canto questa circostanza si può talora ripetere per chiunque voglia uscire dalle competenze assegnategli: una preparazione, uno sguardo, un dialogo, più ampi non sono talora contemplati ed anche, ad es.,  l’azione di Dio -che, tra l’altro, viene, vorrei dire, intero- la profezia, non è, talora, prevista).
Ancora, possiamo osservare che questa più integrale redenzione dell’uomo, questa più piena assunzione della sua umanità in Cristo sono forse un dono di Maria e di Cristo che ci precedono e ci accompagnano nella storia.La proclamazione dei dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunta ed i concili che le hanno seguite non sembrano condurre la Chiesa nella direzione di cui parlo (nel Vat primo, tra l’altro, un ancora più chiaro sostegno dello Spirito circa la verità, l’unità, etc.; nel Vat secondo, tra l’altro, una nuova attenzione all’umanità dell’uomo in una rinnovata attenzione a Cristo e alla sua Chiesa)? Possiamo porre sempre più profonda attenzione alle affermazioni di padre Kolbe, che parlava di un’era dell’Immacolata (e dell’Assunta, si può forse aggiungere).

5) Collegare adeguatamente, non frammentare
Il nucleo di riferimento spirituale e umano che propongo (al n 3) può aiutare a ben situare l’uomo nei confronti di Dio (a) e della propria umanità (b).Nei confronti di Dio (a) aiuta ad es. a superare gli scogli del relativismo e dell’integralismo in quanto l’autentico Spirito di Cristo può venire sempre più scoperto come capace di condurre ogni uomo attraverso le tappe della sua personalissima crescita spirituale, psicologica, culturale, etc., verso la pienezza della fede, della speranza, della carità, della maturità spirituale e umana.Un Dio sempre più divino e umano in Cristo.
Nei confronti della propria umanità (b) perchè questa non viene frammentata in giustapposti elementi: ad es. ragione, sentimenti, spirito, etc., ma cerca (la mia proposta) di considerarla nella sua realtà integrale e nelle sue distinzioni: appunto come coscienza spirituale e psicofisica che vive nello Spirito, etc..E’ infatti all’interno di questa coscienza concreta che matura e trova la sua giusta collocazione ogni aspetto dell’uomo, come gradualmente vedremo.Possiamo però fin da ora osservare che invece frammentare l’uomo ad es. in ragione, sentimenti, spirito (e magari Spirito santo che si dona solo ai credenti), può condurre ad una varia giustapposizione di aspetti della vita umana: una spiritualità meno incarnata, una cultura che può tendere all’intellettualismo, una vita concreta che senza più armoniosi e ben integrati riferimenti può scivolare in vario modo verso forme di pragmatismo, o di giustapposizione di spiritualismo, intellettualismo, pragmatismo.

6) Una vita, una conoscenza, eucaristiche, nella (“nuova”) Trinità in Cristo, Dio e uomo
Il nucleo di riferimento cui vado accennando mostra che la vita, la conoscenza, dell’uomo sono spirituali e psicofisiche: la conoscenza dell’uomo è sacramentale, eucaristica, spirituale e umana, etc..L’uomo si può ritrovare sempre più adeguatamente, distintamente, etc., inserito nel mistero di Cristo, Dio e uomo.La conoscenza essendo spirituale e umana, eucaristica, è portata da Cristo nel mistero spirituale e umano, “materiale”, sempre da approfondire.
Così trovando sempre più i giusti riferimenti, collegamenti, spirituali e umani in Cristo l’uomo si può ritrovare sempre più distintamente nel mistero della Trinità.Ad es. il “reciproco” rivelarsi dello Spirito e dell’umanità lo inseriscono più distintamente in un movimento anche nella Trinità dall’alto e dal basso, nello Spirito.Queste più chiare, armoniose, relazioni possono indurre ad intuire più organicamente la vita trinitaria: forse il Padre genera il Figlio nello Spirito, ma al tempo stesso lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio.Il Padre stesso non può esistere fuori dell’Amore, non può “respirare” senza lo Spirito.Ma il Padre è l’origine nella vita trinitaria altrimenti si tratterebbe di tre persone antecedenti la trinità: la persona divina (e con i dovuti distinguo la persona in genere) può essere solo trinitaria.E la Trinità può essere solo Padre, Figlio e Spirito Santo: solo l’Amore, solo questo Amore è vita.La concezione della Trinità deve nascere dalla vita, in quella qui proposta si possono intuire possibili vie di incontro ad es. con l’ortodossia.

7) Un incontro rinnovato tra fede e scienza (intesa in modo nuovo).Una logica trinitaria in Cristo
Anche la persona umana non può esistere, non può rientrare in sè, non può “respirare”, fuori dell’Amore trinitario.Lo Spirito è questa via comunicativa delicata, personale.K Godel ha dimostrato che non può esistere un sistema logico autoesplicantesi: si deve attingere dall’esterno.Ma per attingere si passa, si deve passare, per le adeguate vie comunicative spirituali, umane, “materiali”.Forse la creazione stessa, in cui Dio si manifesta, deve essere in qualche modo trinitaria: possiamo ad es. notare che vi è il sole, la luce, la vista; la parola, il suono, l’udito; etc..Einstein ha dovuto accorgersi di questa via comunicativa per compiere le sue scoperte.Le oscillazioni della cultura nel corso dei secoli sono dovute anche a riduttivismi, giustapposizioni, nella considerazione dell’uomo (ad es. ragione, sentimenti, etc.,), della conoscenza (ad es. soggetto, oggetto, senza, ad es. lo Spirito), etc..Fede e scienza (come si può cominciare ad intuire intesa in modo rinnovato) possono tendenzialmente convergere, aiutarsi, sempre più in Cristo Dio e uomo.
Su questa scia possiamo, ancora, riferirci alla legge per la quale un piano della logica trova la sua spiegazione immediata al piano superiore, ad es. l’esistenza della persona umana induce a pensare all’esistenza della persona divina.Ma quest’ultima? Non può spiegarsi nella giustapposizione di due persone divine, ma solo nell’Amore trinitario.Da tutti questi spunti possiamo vedere che la stessa logica possiamo scoprirla sempre più in una maturazione spirituale e umana (anche nella storia) in Cristo (e vediamo che la persona, la logica sono forse trinitarie nei molti sensi in queste note evidenziati e dunque non solo nel senso, di cui oggi spesso si parla, di una non meglio definita “relazione”).E’ nella maturazione della coscienza spirituale e umana che anche la logica trova tendenzialmente sempre più la sua giusta collocazione.Possiamo così osservare che talora anche il cattolico può in vario modo mettere da una parte la fede e dall’altra la ragione talora intesa, appunto variamente, come “dominio” dell’uomo.Ma in qualche modo la stessa storia dimostra che è Cristo che rivela sempre più all’uomo anche la logica.

8 L’io più profondo
Possiamo forse intuire che Cristo stesso avrà dovuto cercare i giusti riferimenti, collegamenti, nella propria vita, forse aiutato anche dagli altri uomini, etc.: Maria gli avrà parlato, ad es., dello Spirito Santo, Giovanni Battista parla della colomba e dell’agnello…
Cristo ha forse intuito (e forse sempre più profondamente) di essere Dio e di essere uomo.Allora avrà dovuto comprendere che come uomo accoglieva gradualmente (docilmente, etc., come un agnello) sempre più la Trinità, che veniva in lui nello Spirito, con la delicatezza, la semplicità, la grazia, di una colomba (L’Amore, Dio, ha questa caratteristica di essere infinito e di potersi fare piccolissimo, di essere “analitico” e di essere “sinteticissimo”.Forse Cristo stesso era sempre più alla ricerca della “divinità” e dell’”umanità” dell’amore del Padre ).Cristo ha forse riconosciuto sè stesso, la persona, nel suo essere più profondo, nella libertà del suo (nel suo caso, essendo Dio, pieno ed eterno) sì nello Spirito, al Padre.Il suo io anche spogliato, in qualche modo, di mille doni divini, era nel suo libero sì al Padre.Cristo ha, forse, nello Spirito, accolto sempre più il suo io, forse come, in qualche modo, ogni persona umana può divenire sempre più sè stessa, accogliersi sempre più profondamente proprio in Cristo.Ma nel suo accogliersi Cristo non ha mai opposto resistenze volontarie (così avrà forse imparato a distinguere gli aspetti “psicofisici” da quelli spirituali): il suo io, pure in crescita, ha sempre detto sì.Comprendiamo allora che forse Cristo ha riacquistato la pienezza della sua divinità quando è asceso nel seno del Padre.Forse, avendo confermato anche come uomo il suo sì al Padre ha potuto ricevere senza violenze anche nella sua umanità la pienezza della divinità.Così la pienezza virtuale della rivelazione Cristo la compie nel seno del Padre, con la pentecoste.

9) L’ amore di Dio sempre più profondamente scoperto “divino e umano”.Nuove possibili soluzioni ecumeniche
La sempre più profonda scoperta, nel dono di grazia, dell’autentico incontrarsi dello Spirito di Cristo con la (autentica) persona umana può aiutare l’uomo a sperimentare in Dio, a respirare, in lui, libertà “a pieni polmoni”.L’uomo può venire condotto, per grazia, nella più profonda intuizione concreta della misericordia divina.Si comprende che il problema di Dio è forse il rispetto delicato della nostra libertà.Dio perdona tutto (in questo ha un ruolo diverso dal genitore umano che deve guidare il figlio).L’unico motivo pienamente valido per seguire Cristo è la fiducia nel suo amore, nella sua capacità di darci vita e non il timore di sanzioni divine, il perfezionismo, etc..L’amore pienamente vero può essere solo una scelta libera.Cristo poi prima di tutto ci ama, vuole stare con noi (se lo vogliamo), perchè appunto ci ama e non solo allo scopo di darci qualcosa, magari di buono.Qui sulla terra per ricevere più pienamente la grazia divina ordinariamente aiuta la nostra personale collaborazione.Ma quando saremo in cielo la nostra scelta, per quanto limitata e contraddittoria, sarà definitivamente per o contro la misericordia divina.Se sarà un sì a Dio proprio in quanto definitivo Dio potrà gradualmente donarci molto più grandi grazie, proprio perchè non violenta la nostra libertà.Possiamo allora intuire che il purgatorio forse è un altro dono della misericordia divina che ci fa entrare con adeguata, attenta a noi, gradualità nella conversione.
Possiamo forse vedere più nitidamente la “parte di ragione” di alcuni protestanti che sembrano cercare questa salvezza tutta da Dio e la “parte di ragione” di alcuni cattolici che sottolineano la necessità della risposta umana: infatti senza la necessità di un sì a Dio, sia pure minimale (ma definitivo), l’uomo non sarebbe libero.

10) Una possibile via che può contribuire a rinnovare, a vivificare, Dio volendo, la spiritualità, la cultura, la vita
Come si vede può svilupparsi in Cristo un profondo rinnovamento spirituale, culturale, che può sciogliere nodi, indicare soluzioni nuove in tanti campi della vita, della cultura, creando nuove possibilità di incontro, di comprensione, tra gli uomini.Profondi stimoli a cercare nell’Emmanuele la via della vita, della conoscenza, etc..Proprio per fornire presto un’idea a tutto campo di questa possibile rinnovata via in Cristo svilupperò ora altri suoi aspetti.Riprenderò successivamente la trattazione di altri possibili contributi all’ecumenismo, di altri possibili chiarimenti in vario modo dottrinali, etc..

11) Non più psicologia ma formazione spirituale e umana
La possibile sempre più approfondita scoperta dell’autentico incontrarsi dello Spirito e dell’uomo, l’individuazione del riferimento della coscienza spirituale psicofisica dell’uomo, possono aiutare a  scoprire come proprio in questi sempre rinnovati riferimenti, collegamenti, in una vita in Cristo, la persona umana può trovare la via di una sempre più equilibrata, profonda, crescita spirituale, psicologica, etc..Non più, anche in ambito cristiano, una varia giustapposizione di cammino spirituale (variamente spiritualistico) da un lato e di psicologia (variamente, ad es., intellettualismo, tecnicismo, etc.) dall’altro.E’ invece la coscienza spirituale e umana che può essere aiutata, nel dono dello Spirito, a trovare le adeguate, personalissime, vie, tappe, della propria crescita spirituale, psicologica, etc., alla ricerca di una spiritualità sempre più “divina e umana”.E’ una sempre rinnovata (magari implicita, ad es. per un non credente) crescita in Cristo il centro della crescita, appunto, spirituale e umana.Gli spunti della psicologia nelle sue varie configurazioni attuali vanno presi cum grano salis per inserirli in questa sempre rinnovata conoscenza spirituale e umana in Cristo dell’uomo.Un formatore ben cresciuto in questa rinnovata via spirituale e umana (certo anche con l’aiuto degli studi psicologici ma fatti propri come detto sopra) potrà magari aiutare molto più profondamente, incisivamente, tante persone a sciogliere i nodi, ad individuare le tappe, etc., della loro crescita spirituale e umana.E tutto ciò in un libero, amorevole, rapporto umano e non in un tecnico, a pagamento, rapporto da professionista a cliente, da medico a paziente.
Il punto di riferimento (un’intuizione, dono dello Spirito -ma che, Dio volendo, può essere in vario modo coltivata, trasmessa, etc.- della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio; intuizione nella quale la coscienza spirituale psicofisica dell’uomo si può sempre più cogliere -anche implicitamente, ad es. in certi passaggi della crescita di un non credente- appunto nel dono divino e umano dell’amore di Dio) è proprio, in vario modo, esplicito, implicito, una sempre nuova consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo.La vita delle persone può manifestare in molti modi i punti spirituali, psicologici, fisici, etc., di
fragilità, etc., di questa coscienza, le possibili vie della crescita, etc..

12) Amicizia, ascolto, dialogo, guarigione, scoperte in tutti i campi
A proposito dell’ultimo paragrafo potrei sviluppare molte riflessioni, per le quali però rimando agli scritti originari.Qui vorrei evidenziare, ad es., che quando si riesce in vario modo a creare un ambiente, ad es. di giovani, di amicizia serena, accogliente, pacifica, ed un buon formatore (nel senso di cui vado trattando) accoglie, ascolta, spesso ho visto guarire da depressioni incurabili da anni, da bulimie, da nevrosi, da disagi vari, etc. anche in pochi mesi: vi è tutta una rinnovata, serena, profonda conoscenza dell’uomo (della persona, della coscienza spirituale e psicofisica) in Cristo che può venire condotta da Cristo stesso in questo mistero rispettandolo, penetrandolo sempre più, spiritualmente, umanamente, etc. (altro che ad es talora tecnicistiche terapie di gruppo).
Vi è un nuovo ascolto (un dialogo, etc.) spirituale e umano in Cristo che può rivoluzionare il mondo perchè a diversi livelli, in diversi modi, può aiutare a comprendere più profondamente persone, situazioni, culture, fedi, etc..
L’ascolto, il dialogo, sono davvero problematiche di capitale importanza: quando una persona ascolta in questo dono spirituale e umano in Cristo già forse, in qualche modo, colui che parla è aiutato ad ascoltarsi in questo meraviglioso amore di Dio.

13) Una coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, Dio e uomo
Nei miei scritti osservo che si possono riscontrare nella persona umana malesseri psicologici che non si registrano negli animali.L’uomo non può vivere in un mondo nel quale l’amore sia una semplice acquisizione culturale, un “optional”; l’animale invece vive appunto nella “legge della giungla”, anche se ha i suoi sentimenti, etc..Sembra di toccare l’anima dell’uomo: è ambiguo per tale motivo parlare di psicologia a proposito dell’uomo, bisognerebbe specificare che si tratta di psicologia umana.D’altro canto, diverse fragilità della coscienza umana forse non si riscontrano negli animali: sono forse problemi legati, ad es., anche alla consapevolezza cosciente, anche se limitata, dell’uomo.La coscienza umana va  sempre più vista nella sua integralità, spirituale, culturale, psicologica, etc., distinguendo senza separare, attenti a scoprire sempre più profondamente la complessità del mistero della persona umana, senza superficiali schematismi.A questo proposito possiamo anche osservare che forse vi sono, in vario modo, nell’uomo aspetti irriflessi, non più chiaramente tematizzati, della sua coscienza.Ad es. forse nell’uomo vi è una coscienza della misericordia di Dio molto più profonda di quella che di fatto nel corso dei secoli ha potuto tematizzare.Così come vi è, forse, una coscienza della realtà dell’amore, della realtà divina, che va al di là del più immediatamente consapevole.Bisogna fare attenzione alla coscienza integrale, spirituale, psicofisica, etc., dell’uomo.
I vari spunti sulla psicologia di questi paragrafi così come, ad es., le considerazioni svolte più sopra sulla logica, mostrano che la stessa scienza, considerata in modo nuovo, può essere sempre più armonicamente vista nel complesso di questa maturazione spirituale e umana della coscienza.
E possiamo cominciare ad osservare che questo profondo mutamento di paradigmi può venire a rinnovare la società perchè, tra l’altro, tende a sviluppare, in un dialogo aperto, le identità.Che senso ha, anche nelle realtà statali, un psicologia neutra? Emergono, tra l’altro, più profondi stimoli allo sviluppo della sussidiarietà.Che senso ha parlare di una ricerca spirituale e umana a pagamento? Forse dunque in qualche caso la figura dello psicologo dovrà rimanere ma non pochi potranno forse cercare anche in esso il nuovo tipo di formatore che vado delineando.
14) Il problema delle impostazioni spirituali e umane, culturali
La sempre più profonda, armonica, scoperta dell’integralità della coscienza, della conoscenza spirituale e umana, può aiutare a comprendere che talora possono darsi fragilità, limiti, problematiche, che magari erroneamente possono venire attribuite esclusivamente, ad es., alla spiritualità o alla psicologia ma che invece nascono forse (anche?) da impostazioni spirituali culturali di cui non vi è, talora, nella società, una più diffusa consapevolezza, proprio anche perchè il tema delle impostazioni profonde spirituali e umane (insieme) rimane talora ai margini della riflessione.
Si tratta di un tema fecondo di sviluppi.Ad es. tante difficoltà nel dialogo ecumenico ed interreligioso nascono dalla necessità di trovare una più profonda, equilibrata, centratura spirituale, umana, culturale, in Cristo, nell’Emmanuele, in cui ogni uomo si può sempre più incontrare.Vi sono ad es. concezioni di Dio che non sono strettamente parte di una data fede; vi sono, come visto, impostazioni spirituali e umane più riduttive.E vi possono essere orientamenti fondamentalmente aperti, anche se bisognosi di sviluppo, ma il cui sviluppo potrà dipendere anche dal cuore degli uomini.Possiamo a questo proposito riflettere sul tema della legge nel popolo ebraico.Era parola di Dio ma non Dio stesso? Il tema della quasi personificazione della sapienza emerge forse quasi inconsapevolmente nelle pagine bibliche.Vi è dunque forse nella fede ebraica un essere totalmente altro di Dio che viene in qualche modo mitigato da questo entrare in contatto con il mondo da parte di Dio stesso.Cristo viene forse a portare a consapevolezza queste potenzialità, in qualche modo pone, forse, di fronte ad una scelta: la parola di Dio è Dio stesso o meno? Come può Dio parlare agli uomini senza essere nel suo parlare? Ma se invece Dio è proprio lui che parla in quella parola perchè allora non può anche essere in un uomo? D’altro canto vale anche l’inverso: proprio perchè l’infinito Dio può farsi presente, rivelarsi, nella Parola questa, pur essendo in Cristo pienezza virtuale di rivelazione, può approfondirsi, nella nostra comprensione, sempre più.E’ il motivo per cui possiamo, come non pochi ebrei, scoprirci anche noi in attesa della sempre nuova venuta del Messia, forse dunque più vicini nella speranza.Ma la fiducia, la speranza, della sempre nuova venuta del Messia stimola una rinnovata attenzione ai profeti ed alla profezia.Quanto è sviluppata, come si configura, etc., questa attenzione nel mondo cattolico? E nel mondo ebraico si sono più riconosciuti, si possono riconoscere veri profeti (nel senso di chiari depositari di un messaggio divino)? Forse per qualcuno del popolo ebraico il problema è appunto che il profeta riapre la questione della presenza di Dio nella parola: ma se è così si può rischiare di ridurre la fede a morale, a filosofia, a religione, etc..Il battesimo di Giovanni è da Dio o dagli uomini? E’ forse interessante osservare che anche Giovanni Battista, che poteva forse essere figura più vicina, sotto certi aspetti, alla mentalità ebraica del tempo, non è stato riconosciuto.Possiamo allora osservare che il Dio che definitivamente si chiude nella sua totale alterità può divenire un Dio ideologico, il Dio che vive, comunica, nell’amore trinitario è il Dio che può comunicare anche con l’uomo farsi intimo a lui, rivelandosi sempre più.Sono domande di un profano nella conoscenza del mondo ebraico.Su questo tema delle impostazioni spirituali e umane sviluppo molte riflessioni nei miei scritti (con riferimenti concreti e possibili vie di soluzione concrete: ad es. evidenzio come forse è una conseguenza di certe impostazioni spirituali e umane il non poter riconoscere la presenza reale di Cristo nell’eucaristia) rilevando come la sempre più profonda scoperta, nel dono dello Spirito, dell’Emmanuele potrà sempre più aprire, Dio volendo, nuove vie di comprensione.Nei miei scritti sviluppo anche osservazioni sui possibili cambiamenti nel corso della storia che possono indurre a vedere tante problematiche con uno sguardo nuovo. Può essere importante riflettere adeguatamente ed anche, ad es., fantasticare, ad es. sul futuro, e questo tanto più profondamente in questa sempre rinnovata, vissuta, spiritualità-cultura a tutto tondo.

15) Economia, diritto, democrazia
Ogni campo della vita e della cultura, magari rivisto ed integrato in modo nuovo, meno riduttivo e più armonico, nella vita della persona umana in Cristo, può su questa via ricevere nuove luci.L’economia, ad es., non ha sue leggi neutre che possono essere applicate più o meno rettamente e nemmeno basta un pò di onestà per riconoscere le razionali regole dell’economia.In realtà l’economia stessa può venire, come dicevo sopra, scoperta sempre più profondamente in questa sempre più profonda, “divina e umana” maturazione della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo in Cristo.Un rischio proprio, talora, ad es., a proposito di economia, è quello di sovrapporre ad essa un bene moralistico e dunque magari astratto.Questa spiritualità sempre più divina e umana invece aiuta sempre più a comprendere realmente, spiritualmente, umanamente, etc., le situazioni concrete e a trovare le possibili più adeguate risposte.Anche se certo anche una sempre più profonda lucidità non vuol dire automaticamente risolvere le situazioni, perchè in ogni cosa vi è il piano di Dio che, tra l’altro, tiene conto della libertà degli uomini.
Su questa stessa scia possiamo osservare, ad es., che forse è bene fare attenzione all’espressione “diritto naturale” se con ciò si viene ad intendere una vita, una visione, solamente terrena alla quale si può aggiungere successivamente la vita nello Spirito.Questa sempre rinnovata spiritualità-cultura in Cristo può fornire, Dio volendo, un profondo contributo allo sviluppo della democrazia perchè, ad es., tende a stimolare lo sviluppo dell’identità e ciò in maniera sempre più equilibrata (un problema fondamentale della democrazia è dunque, tendenzialmente, quello di una spiritualità-cultura sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo).La vera anima della democrazia può essere, almeno come tendenza, solo l’amore (in Cristo).Il famoso paradosso della democrazia si rivela tale solo in una concezione razionalista, che vuole cambiare il mondo solo attraverso le strutture, illudendo l’uomo.Nella vita della società bisogna con equilibrio fare molta attenzione al possibile inganno della neutralità perchè essa non di rado finisce per rivelarsi una filosofia introdotta surrettiziamente anche in società piene di valori.

16) Arte
Possiamo domandarci come mai, se è così, non pochi trovino le chiese, le abbazie, romaniche e gotiche come dei vertici della spiritualità, che introducono profondamente nel mistero, nella preghiera, etc..Forse un motivo è che tali opere sono il frutto di secoli e secoli di fede, in cui tutto, anche lo scalpello del muratore, era vissuto in qualche modo in uno sguardo di fede.Forse nel gotico lo slanciarsi verso l’alto può essere visto come un estremo affidarsi a Dio di fronte al montare delle problematche.Poi la crisi della cattolicità si è sempre più approfondita, ma anche nel cattolicesimo in qualche modo razionalismo, frammentazione, hanno cominciato ad incrinare, talora, questo pieno centrarsi in Cristo della vita, della cultura, centrarsi in Cristo che avrebbe avuto bisogno di risposte nuove.Forse oggi siamo agli albori di una, di possibili nuove sintesi spirituali e umane, adeguate ai tempi.Forse si potranno dunque aprire strade rinnovate anche per l’arte.Oggi invece, talora vediamo forse anche nell’arte rispecchiarsi quella frammentazione, quelle giustapposizioni spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste, che talora possiamo forse riscontrare nella cultura.Realtà che vediamo forse quasi tangibilmente in certe equipes di specialisti della liturgia, dell’architettura, etc., che giustappongono le loro conoscenze talora variamente settoriali, intellettualiste, nella progettazione di chiese che non trasmettono l’afflato di quelle summenzionate.Dunque forse bisogna rendersi conto che il problema è più vasto è spirituale-culturale; queste grandiose opere dello Spirito possono forse nascere soltanto da una profonda centratura (vitale, culturale) in Cristo di generazioni, di comunità vive, etc..

17) Scuola e università
Alla luce di quanto scritto si comprende che quello della scuola è un problema anche di cultura.E’ quanto mai necessaria, Dio volendo, nella scuola una (o più) rinnovata, equilibrata, profonda via di sintesi spirituale e umana che sempre più mostri una sempre più equilibrata, profonda, vita in Cristo come fonte di luce per ogni aspetto anche della cultura.La cultura (anche cattolica) razionalista, frammentaria, ha forse in varia misura distolto dal riferimento a Cristo per la crescita complessiva.Urge probabilmente l’istituzione di una materia di sintesi spirituale e umana che descriva le vie, i riferimenti spirituali, umani, per una sempre più armonica, vissuta, sintesi spirituale, umana, culturale.Certo non basta dire che la cultura deve nascere da Cristo se poi di fatto le influenze razionaliste, etc., continuano a spadroneggiare a causa soprattutto della mancanza di un adeguato nucleo vitale, spirituale e umano, di riferimento.E’ necessaria una profonda ristrutturazione delle materie, degli studi e si possono prevedere vari ordini di difficoltà, di resistenze, di chiusure.Sarebbe già importante cominciare a non chiamare tuttologia una nuova tendenza ad uno sguardo spirituale e umano complessivo.E’ evidente lo stimolo di questa possibile nuova cultura alla sussidiarietà.L’ora di religione, specie nella scuola pubblica, potrebbe forse svolgere questo ruolo di materia della sintesi spirituale e umana, di rinnovata via di integrazione di tutta la conoscenza.Sarebbe, tra l’altro, un interessante banco di prova per le altre culture, religioni: infatti solo in Cristo può svilupparsi una sempre più profonda, equilibrata, creativa, etc., sintesi spirituale e umana, culturale.Una scuola specie cattolica così ristrutturata potrebbe costituire un sereno stimolo a sviluppare la propria crescita spirituale e umana in parrocchia, etc..Ma una formazione così profonda ed efficace potrebbe, tra l’altro destare in vario modo l’attenzione, l’interesse, di tutta la società.Evidente la necessità di una nuova cultura e, tra l’altro, di una ristrutturazione degli studi anche nell’università, a cominciare da quelle cattoliche.Un esempio di resistenza già verificato consiste nel fingere di non capire o nel non sforzarsi capire, ad es. sostenendo che si finisce per parlare di tutto e di niente.E’ evidente invece che la materia di sintesi aiuta lo sviluppo più profondo della conoscenza in ogni (magari rivisto in modo nuovo, etc.) campo.Dunque vi sarebbe anche l’approfondimento delle varie (magari riviste) materie.

18) Pastorale
Una pastorale, frutto di questa sempre rinnovata spiritualità-cultura, tendenzialmente sempre più attenta a comprendere spiritualmente, umanamente, etc., persone, situazioni, le adeguate tappe, vie, della crescita spirituale e umana, i bisogni, attenta ad accogliere, al territorio.Formata a crescere in uno sguardo di fede nei rapporti ecclesiali, umani, nelle situazioni, pronta a riconoscere ad es. in un vecchio ateo che ora sorride la possibile più grande delle conversioni, dunque attenta ad ogni uomo, di ogni cultura religione (senza però, mi pare, dare spazio, ad es. in parrocchia a riti, etc. di altre religioni, etc.).Una pastorale, in questa nuova spiritualità-cultura, che sia più aiutata ad evitare gli opposti scogli dello spiritualismo e del filantropismo, della confusione e della non collaborazione tra preti e laici, fonti di tanti problemi vocazionali, di autenticità, profondità, della fede.Una pastorale che vede nel sempre rinnovato ascolto di cui vado trattando un’importante chiave intepretativa nella vita di tanti rapporti intra ed extra ecclesiali.Una pastorale consapevole che ogni persona ha, più o meno consciamente, bisogno di sentirsi parte di una famiglia con Dio per Padre e con Maria per madre, cose che solo Cristo, vorrei dire con stupefacente semplicità, ci ha saputo rivelare.Una società che ha bisogno di padri (anche nella fede) anche umani, anche se talora vuole apparentemente appiattire tutto.Una pastorale, sarebbe bello, consapevole che, specie (in un certo senso) in questa  società così complessa, vi è, Dio volendo, necessità di pastori, a capo delle diocesi, che siano uomini spirituali, che non vuol dire sprovveduti, cercando di evitare pragmatici uomini di governo, di apparato.
19) Sorgenti
Ho scritto che don Mario Torregrossa è il principale ispiratore di queste riflessioni.Ma don Mario a sua volta è figlio della Chiesa e del concilio, come emerge dall’introduzione ai miei scritti integrali.In questo senso si può ricordare, ad es., una germinale, potente, intuizione, forse anche figlia, frutto, dell’ “incontro in avanti” (da assorbire in modo profondo nella vita concreta) di più impostazioni, orientamenti, profondi e dunque figlia della comunione spirituale e umana in Cristo, che può contribuire a rivelarcelo sempre più, nello Spirito, come l’Emmanuele, in cui ogni uomo si può incontrare.La troviamo nel discorso, di Paolo VI, di chiusura della quarta sessione del Vaticano II, al n° 8 (7 dic 1965.Il decreto di chiusura, cioè la chiusura effettiva del concilio, è dell’8 dic 1965):
La mentalità moderna, abituata a giudicare ogni cosa sotto l’aspetto del valore, cioè della sua utilità, vorrà ammettere che il valore del Concilio è grande almeno per questo: che tutto è stato rivolto all’umana utilità; non si dica dunque mai inutile una religione come la cattolica, la quale, nella sua forma più cosciente e più efficace, qual è quella conciliare, tutta si dichiara in favore ed in servizio dell’uomo. La religione cattolica e la vita umana riaffermano così la loro alleanza, la loro convergenza in una sola umana realtà: la religione cattolica è per l’umanità; in un certo senso, essa è la vita dell’umanità. È la vita, per l’interpretazione, finalmente esatta e sublime, che la nostra religione dà all’uomo (non è l’uomo, da solo, mistero a se stesso?); e la dà precisamente in virtù della sua scienza di Dio: per conoscere l’uomo, l’uomo vero, l’uomo integrale, bisogna conoscere Dio; ci basti ora, a prova di ciò, ricordare la fiammante parola di S. Caterina da Siena: «nella tua natura, Deità eterna, conoscerò la natura mia» (Or. 24). È la vita, perché della vita descrive la natura ed il destino, le dà il suo vero significato. È la vita, perché della vita costituisce la legge suprema, e alla vita infonde la misteriosa energia che la fa, possiamo dire, divina.Che se, venerati Fratelli e Figli tutti qui presenti, noi ricordiamo come nel volto d’ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo (cfr. Matth. 25, 40), il Figlio dell’uomo e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo poi ravvisare il volto del Padre celeste: «chi vede me, disse Gesù, vede anche il Padre» (Io. 14, 9), il nostro umanesimo si fa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico; tanto che possiamo altresì enunciare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo.

20) Sorgenti (2)
Don Mario mi ha aiutato a crescere per cui mi ha trasmesso tante cose a cominciare dai riferimenti fondamentali della Parola, dell’eucaristia, dei sacramenti, della comunità di crescita, della Chiesa, del formatore spirituale e umano, di un servizio, ad es., di animazione e poi di formazione spirituale e umana che può essere affidato gradualmente lungo un permanente percorso di crescita spirituale e umana.
In particolare don Mario mi ha insegnato che Cristo è Dio e uomo ed è dunque il punto di riferimento spirituale e umano, integrale: don Mario ci ha trasmesso concretamente una spiritualità “divina e umana”, nella quale Cristo ci aiuta a crescere, nell’amore, nella comprensione, per il nostro personalissimo cammino spirituale, psicologico, etc..Un Dio liberante, privo di moralismi, che stimola ad una crescita sana.Un Dio pieno di misericordia e di fiducia nell’uomo, nelle sue possibilità di superare, in Lui, mille ostacoli.Un Dio che fa respirare un clima di serenità, di libertà.Don Mario aveva maturato in Cristo una molto profonda, equilibrata, concreta, consapevolezza della coscienza spirituale e umana dell’uomo, per cui era particolarmente capace di intuire ed aiutare le persone a comprendere i possibili passaggi spirituali, psicologici, etc., della loro crescita, anche quelli più complessi.Don Mario era consapevole del possibile trovarsi in un’area di novità di almeno alcuni aspetti di questo cammino, sul piano spirituale e culturale.Era consapevole che la psicologia, così come si configura non di rado oggi, non ha ancora trovato una più armonica integrazione nella vita spirituale e umana in Cristo.Molte altre cose, poi, potrei dire per cercare di tratteggiare la figura di don Mario ma qui mi limito a ricordare: una fede profondissima, che, ad es., lo ha portato a costruire una complesso parrocchiale ed un centro di formazione di svariati miliardi, in lire, senza avere un soldo, con la certezza di una promessa della Madonna di Loreto che ciò sarebbe avvenuto, un complesso parrocchiale ed un centro formativo piovuti dal cielo (a pensarci, un pò come la casa di Nazareth a Loreto.Anche la diocesi di Roma ha dato un suo bel contributo).Tutto ciò con relativi episodi alla don Bosco, del giungere ai termini di scadenza di pagamenti per centinaia di milioni, che vengono donati da qualcuno all’ultimo istante.Una estrema disponibiltà all’ascolto, una grande generosità, uno sguardo di fiducia e di misericordia, attento a non giudicare: un eroismo della fede, della speranza, della carità, vissuto in tutta semplicità.

21) Uno spunto sulla grazia
Quando viene la grazia di Dio può farci intuire che viene in modo totalmente gratuito, nel suo amore delicato e altrettanto gratuitamente può crescere, anche senza misura, anche senza la collaborazione e magari nel rifiuto da parte della persona.Nell’amore di Dio respiriamo libertà a pieni polmoni.E allora perché impegnarsi per cercare sempre più il Signore?Dio talvolta aspetta ad es. per delicatezza che gridiamo a lui di venire, ci dona il suo amore con la sua sapienza infinita.
Da parte sua la persona (umana, di cui parlo qui) in quest’amore, misericordia sconfinata è attirata, può liberamente, gratuitamente (sotto certi aspetti) anche lei non desiderare altro che amare con tutta sé stessa e sempre più il suo Dio.Ma se follemente dovesse rifiutarlo, rifiutare questa vita meravigliosa, Dio nel suo amore, come detto, potrebbe, nella sua sapienza, anche venire e crescere lo stesso e la persona si troverebbe in questa felicità sconfinata (e che è di gran lunga la più grande, infinitamente più grande anche di quella grandissima di riamare Dio e i fratelli, del conseguente -a questo riamare- benessere umano autentico cui ad es. accenno qui di seguito) e rifiutata ma potrebbe restare però (forse, dovrei, pensarci meglio), in una certa misura, ad es. con le sue ferite umane, potrebbe crescere meno nella comprensione di tante cose, si perderebbe il bello di tanti rapporti umani, etc..Accogliendo, partecipando invece sempre più della vita divina la persona apre la porta a Dio (gli evita tanti possibili ostacoli), ai fratelli, vede (forse, talora, più profondamente?) le sue ferite sanate, recupera sempre più anche fisicamente l’inclinazione al bene, al gusto delle cose buone e belle, è portata gradualmente nella pienezza della redenzione, può scoprire più profondamente tante cose, etc..Tra i tanti c’è un altro aspetto che l’amore gratuito di Dio dona e porta con sé ed è quello che la grazia, anche rifiutata, aiuta ad intuire l’amore, la fede, forse la santità eroica di tante persone, a sapere bene che Dio viene, come grazia, come amore, come vita, come luce, anche attraverso di loro.Come osservato, l’amore onnipotente e gratuito di Dio può nella sua sapienza anche entrare con potenza nel cuore di una persona che lo rifiuta.Dio sa come amare bene, con sapienza, delicatezza, ogni persona.Per questo motivo può in altri casi (o momenti, nella stessa persona) aspettare che la persona umana risponda positivamente alla sua chiamata vorrei dire piccola, talora appena percepibile, perché la persona stessa possa scegliere gradualmente, liberamente, etc. di entrare in questa meravigliosa storia d’amore col suo Dio.
Ma se così è, se Dio può venire nel cuore dell’uomo e crescere senza che l’uomo lo accolga, quale è il rapporto con la crescita nella conoscenza dell’uomo stesso?Come detto altrove anche in un caso come questo una sequela che non risponda in modo tendenzialmente pieno alla chiamata può, potrebbe, portare meno frutti nella conoscenza.Ma si può osservare che il dono dello Spirito di Cristo può essere multiforme e dunque far comprendere molte cose, venendo nell’uomo, anche all’uomo che non lo accoglie.Ma, come detto, i doni possono essere diversi: ad es., un dono, almeno inizialmente, più spirituale o, invece, più manifestamente, un dono dello Spirito e dell’umanità di Cristo.Un dono del primo tipo può comportare quelle impostazioni conoscitive di cui ho parlato altrove in varia misura meno incarnate e più astratte.Un dono del secondo tipo può comunque aprire ad una conoscenza sotto certi aspetti tendenzialmente più piena e profonda.
Comprendiamo sempre più profondamente ad es. l’eucarestia, la Parola come doni “tendenzialmente” pieni dello Spirito e dell’umanità di Cristo.Già nella loro “piccolezza” vediamo come Dio ama infinitamente e delicatamente, come può donarsi in modo, misura, etc., personale, graduale, spirituale e umana, in Cristo, etc. ad ogni uomo.
La sacramentalità è tutta, in vario modo, un dono d’amore di Dio, un dono anche umano, anche materiale…

22) Continua, vissuta, ricerca, delle e sulle “mani” che Cristo ci tende per crescere
Ho accennato altrove alla continua ricerca delle “mani” (dei “riferimenti”, etc.) che Cristo ci tende per la crescita.E’ vero che il Signore va ben al di là di quello che comprendiamo ma ciò non ci esime dal non dare nulla per scontato, da un continuo approfondimento spirituale, umano, etc..
Circa, ad es., l’ascolto della Parola, in una continua crescita spirituale e umana possiamo sempre più, tendenzialmente, renderci conto di tante cose..Ne cito alcune (altre, ad es., emergono da questi scritti) brevemente (e dunque con molti sottintesi) e un po’ alla rinfusa (e da valutare secondo le situazioni concrete, etc.): il bisogno delle persone, tra l’altro, di essere aiutate a capire il senso, il dono, etc., della Parola di Dio in generale e (evidentemente nell’incontro comunitario in qualche modo) nella loro vita personale, comunitaria, etc., in particolare; dunque il dialogo sulla Parola  (talora con possibilità, magari, di divagare dal tema della lettura del giorno, specie, ad es., se ciò aiuta in un necessario cammino graduale) con la conduzione (almeno, possibilmente, per i formatori dei formatori?) di un esperto formatore spirituale e umano; il vivere liturgicamente (anche, tra l’altro, nell’allestimento: io predispongo un tavolo con la tovaglia con su la Bibbia, il pane, il vino, una candela accesa), come una forma di meditazione-preghiera, questo dialogo con Cristo, in Cristo, etc.; qualche minuto (prima del dialogo e dopo la lettura -ad alta voce, da parte di una persona del gruppo- ad es., della, delle pericopi, cursive, del vangelo) di ascolto personale, nel silenzio; la possibilità anche di risonanze; ritengo tra l’altro che, specie all’inizio di un cammino, sia bene rispettare il tempo prefissato di un’ora e trenta; così dopo il primo anno in cui i primi dieci minuti sono dedicati all’attesa dei ritardatari e sono utili per accogliersi, negli anni successivi (in cui le persone hanno già cominciato a fraternizzare, anche, ad es., con la meditazione-dialogo stessi, con i ritiri, i momenti di condivisione, etc.) nei primi dieci minuti (ad es. dalle ore 21 precise) recitiamo uno schema di compieta con uno spazio per le invocazioni, intercessioni, etc., spontanee.Naturalmente, dato il contesto liturgico, iniziamo l’incontro con il segno della croce (recitiamo anche una preghiera allo Spirito Santo, direttamente prima della lettura del brano) e concludiamo l’incontro stesso con (un’ave Maria e) la benedizione finale.Quando il cammino è più avanzato si può (ponendo in un certo senso una diversa attenzione ai tempi), ad es., pregare la compieta (etc.) alla fine, come conclusione della meditazione, o si può inserire la meditazione dialogata in un contesto di preghiera (che può iniziare con l’introduzione, l’inno e i salmi dei vespri?) che si conclude con le preghiere spontanee, etc..
Sono solo alcuni possibili spunti, possibili elementi, di un cammino che, come detto, cerca, tra l’altro, di tenere conto di tante cose, in un continuo, possibile, fecondo rinnovamento, ricerca, etc., vitali di Cristo (in questo, come in tutti gli aspetti, come ho osservato altrove, della formazione e della vita spirituale e umana, personale, comunitaria, etc.) che sempre più possono svilupparsi anche grazie ad un sempre rinnovato confronto realizzato a tanti livelli.

23) Sempre rinnovata, spiritualmente, umanamente, attenzione alla Parola
Gesù ci insegna nel Padre nostro a pregare Dio di non indurci in tentazione e noi, talora, ci chiediamo: “ma perché? Dio può indurci in tentazione?” e cerchiamo allora di modificare in vario modo questa frase.Non potrebbe invece Gesù aver detto proprio questa frase, indicandoci (e, come proposta, unendoci a lui nel non chiedergli, etc.), ad es., che Dio ascolta le nostre preghiere ma non ci dà quello che ci fa male ? Ancora, nel Padre nostro il rimetti a noi etc. può venire forse (non
sono un grecista, ma mi pare la lettera lo consenta.Da cercare di valutare però il senso in cui allora tale frase fu detta e scritta e le sue eventuali possibilità di comprensione più profonda nel tempo.Gesù stesso forse cresceva nello Spirito, ma forse dopo il battesimo il dono da lui ricevuto era immenso e, questo di certo, la rivelazione che ci ha donato è “essenzialmente” piena) tradotto, ad es., con un
“perchè (affinchè) anche noi rimettiamo”, cioè si può forse trattare della richiesta della misericordia
divina anche come fonte del perdono anche da parte degli uomini, perchè la
misericordia sia sperimentata, vissuta, da tutti.Una sempre rinnovata attenzione integrale, spirituale, umana, etc., alla Parola di Dio, una crescita spirituale e umana sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo, etc., potranno forse, sempre più diffusamente, attentamente, etc. aiutarci ad entrare nella Parola, a lasciarla sempre più parlare dentro di noi.Ecco qualche altro possibile spunto: in Lc 5, 39 Gesù dice: “E nessuno bevendo vino vecchio vuole il nuovo, perché dice: “Il vecchio è migliore”.Questa forse non è una prosecuzione della parabola immediatamente precedente sul vino nuovo da mettere in otri nuovi, nel qual caso si può comunque leggere la comprensione di Gesù verso le difficoltà  che possiamo sperimentare nel cammino di conversione spirituale e umana.Forse (è una domanda) questa si può al tempo stesso leggere come una terza parabola nella quale Gesù afferma (ora, al contrario della parabola precedente) di essere il vino vecchio perché lui era presente ad. es. anche nella parola dell’A.T..Gesù è il vero vino vecchio e il vero vino nuovo, l’alfa e l’omega.La possibile traduzione seguente è piuttosto una domanda non essendo io un grecista.In Lc 2, 37-38 si dice della profetessa Anna: “che non lasciava mai il tempio”…e forse più avanti: “stando (fissa definitivamente, essendo un aoristo?) in quella stessa ora” di Cristo, di Maria e Giuseppe, di Simeone.Ma il vangelo ci insegna che questo non è un club degli eletti perché molte persone, a cominciare dai pastori, insegnano molte cose perfino a Maria.Tutti abbiamo in Cristo qualcuno, qualcosa da dare.24) “Questi è il mio Figlio”Un aspetto di una sempre rinnovata, vissuta, ricerca spirituale e umana in Cristo può individuarsi nella continua attenzione anche ai nomi, alle definizioni, etc..Ben conosciamo il potere evocativo dei nomi, etc. (vedi altrove, ad es., le riflessioni sui termini ragione e coscienza).
Possiamo ad esempio osservare che il Figlio può essere chiamato anche con altri nomi, anche se certo bisogna porre particolare attenzione a quelli scelti, in vario modo, in un certo senso più direttamente, dalla Trinità stessa (ad es. Gesù, Figlio, etc.).
Il termine logos, ad es., può aiutare a comprendere molte cose (e specie allora nella cultura greca) ma può (forse, è una domanda) rischiare di risultare (talora?) un po’ intellettualistico.Allo stesso modo chiamare Cristo la Parola potrebbe talora risuonare in qualche misura forse riduttivo rispetto, ad es., al termine Figlio: “Questi è il mio Figlio, l’eletto, ascoltatelo!” (Lc 9, 35).
In questa stessa possibile direzione può risultare importante porre continua attenzione, ad es. nell’ascolto comunitario della Parola, ad accoglierla, nello Spirito, gradualmente, nei suoi, sempre da approfondire, significati più, diciamo, di lungo periodo, ma anche, ad es., nei suoi possibili significati, esperienze, più del momento personale, o come risonanza di esperienze passate; la Parola viva del Figlio nelle vive persone, comunità, etc..
Cristo, Dio e uomo, l’Emmanuele, cammina in mezzo a noi, in noi, come nella storia biblica dell’A.T. (lì solo come persona divina) e del N.T.; questo, come detto altrove, può essere sempre più profondamente scoperto e, sotto certi possibili aspetti, riscoperto.Dio, l’Amore, si fa uomo nel Figlio e si attenda, tendenzialmente, sotto certi possibili aspetti, sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, in mezzo a noi, in noi.
25) Parola ed eucaristia
Nella mia esperienza spirituale quando ho chiesto una parola o mi è stato dato un dono che trascendeva la sola circostanza specifica il Signore mi ha sempre (spesso?) risposto (con Maria, etc.) nell’eucaristia.Come a dire, forse, tra l’altro, che è Cristo eucaristia che ama, che parla, etc., donando il suo Spirito e la sua persona divina e umana.

26) Parola-comunione
Maria, da parte sua, custodiva tutte queste parole-fatti meditandole nel suo cuore” (cfr Lc 2, 19).Una sempre più profonda apertura (ricerca, etc.) all’ascolto, al dialogo, spirituale e umano, etc., in Cristo (con Cristo, etc., Parola viva.Parola e progressiva intimità reciproca), con equilibrio, prudenza, etc., in ogni situazione, con ogni mezzo, oltre ogni chiusura, ripiegamento, etc.; anche di qui Parola-eucaristia: il rischio di frantumare, concettualizzare, “istituzionalizzare” (in vario modo), etc., (in qualche misura?) la Parola., e la grazia spirituale e umana, invece, che ci può sempre più profondamente aprire il cuore (integrale).Ogni uomo, a certe condizioni, è, in qualche modo, una parola di Dio.

27) Parola di Cristo, capo del corpo
La parola per essere “pienamente” di Dio deve, tra l’altro, anche di volta in volta essere accolta, interpretata, etc., secondo i criteri voluti da Dio.Può forse risultare interessante riflettere ancora se per gli ebrei la parola di Dio fosse Dio o, appunto, ad es., una parola, una legge, ispirata da Dio ai profeti.Se poteva essere riconosciuta la presenza misteriosa di Dio nella parola…Oggi nella Chiesa di Cristo è possibile riconoscere come parola di Dio (e sua presenza) anche quella (canonica) dell’AT.In Cristo, Dio e uomo, (potremmo dire qui, nella rivelazione virtualmente definitiva di Dio), nel suo corpo, il dono ed anche la pienezza (virtuale e tendenziale) della sua accoglienza.
D’altro canto prima della rivelazione virtualmente definitiva di Dio consegnare (e, tra l’altro, coscientizzare) agli uomini la responsabilità di stabilire con certezza dogmatica quale fosse la parola di Dio (e se fosse Dio, etc.) non sarebbe stato, forse, appunto, equilibrato nella fede.Ma, se è così, forse gli israeliti di allora erano il popolo di Dio ma non, più pienamente e consapevolmente, il suo corpo.
Comprendiamo sempre più profondamente che non solo la divinità ma anche l’umanità è un dono misterioso di Dio (che ha voluto farci, per sovrabbondanza d’amore, attraverso l’incarnazione del Figlio).Un dono gratuito e sovrabbondante di misericordia ma la cui sempre nuova venuta (in Cristo) può essere, sotto certi aspetti, facilitata dalla nostra fedeltà.

28) Terra promessa
L’unica possibilità di progresso tendenzialmente pieno è nella Chiesa cattolica in Cristo.Ecco, forse, un possibile aspetto interpretativo di “terra promessa, in cui scorre latte e miele” (Cristo).Talora dunque un rovesciamento, sotto certi aspetti, di visioni, di ideologie, del progresso.Dio ci “lavora” in Cristo dall’alto e dal basso, nel dono dello Spirito e nell’esperienza umana.Veramente, poi, questa terra promessa in qualche modo non è mai vinta.Possiamo forse intuire possibili spunti per un dialogo con l’ebraismo.
29) Un popolo “biblico” in cammino
E’ forse importante porre attenzione a sottolineare (con prudenza, valutando i possibili pericoli, etc.) che i cattolici sono un popolo in cammino, che prosegue in Cristo la stessa storia della salvezza cominciata con Abramo, Israele, etc. (tra l’altro ho evidenziato come ciò può costituire un avvicinamento, in tanti sensi e con tanti possibili sviluppi, con la religione israelitica).
Un popolo che sperimenta il manifestarsi di Dio nella storia personale, comunitaria; con i suoi profeti, etc..
Se una cultura anche cristiana talora in varia misura intellettualistica può in qualche modo indurre a vedere ad es. il concilio vaticano II come opera, in un certo senso, di qualche illuminato pensatore o gruppo, un sempre rinnovato cammino spirituale e umano in Cristo può sempre più profondamente, diffusamente, etc., aiutare ad intuire l’opera di Maria, di Cristo ed anche la risposta graduale, nella fede, nella preghiera, nella conversione, etc., di tutto il popolo cattolico (e poi, ciascuno a modo suo, di ogni uomo).Tutto ciò può forse aiutare i credenti a scoprirsi più partecipi di una affascinante, etc., storia comune, più in attesa della sempre nuova venuta di Cristo, più pronti a riconoscere i profeti, etc..D’altro canto si può immaginare che un profeta sappia bene di non essere spuntato fuori dal nulla ma di essere un’espressione di tutto un popolo (e oltre) con la sua storia in Cristo, anche se quel popolo dovesse ancora non capirlo molto.Anzi questo essere un’espressione etc. può costituire un motivo di speranza in più per il profeta, che può forse intuire in qualche modo, sotto certi possibili riguardi, alcuni possibili aspetti del cammino presente e futuro, in Cristo, del popolo. Possiamo osservare che in questa stessa direzione della consapevole partecipazione ad una storia può aiutare una sempre rinnovata, spiritualmente, umanamente, etc., pastorale.Ad es. una sempre rinnovata attenzione ai bisogni delle persone, delle famiglie, etc., nel territorio.Un aspetto di tutto ciò si può individuare nella ricerca delle adeguate vie per aggregare le persone, le famiglie, nel coinvolgerle, perché ogni persona può ricevere grandi stimoli positivi dal sentire la propria famiglia partecipe di una più grande famiglia di famiglie, e della sua storia.Recuperare con attenzione la famiglia (e non solo singole persone) può dunque forse significare anche in questo senso riscoprire più profondamente una prospettiva biblica ed i suoi profondi significati spirituali, umani, etc..Possiamo domandarci se l’indicazione di una ricerca in questo senso non ci venga in qualche modo data anche, ad es., dall’aver scelto Cristo dodici apostoli, come le dodici tribù d’Israele.
Anche se certo l’idea di tribù va forse sviluppata, aperta, etc., se ne possono forse ricercare eventuali aspetti positivi proprio, ad es., nell’essere la persona non un essere solo individuale, ma familiare, comunitario, etc..
Notiamo dunque che anche in questo senso si possono forse scoprire tante intuizioni che possono aiutare profondamente la spiritualità, la pastorale, la cultura, etc..Una sempre rinnovata e sempre meno astratta attenzione alla famiglia e alle vie per andarle incontro.

30) Comunione e fede
Sarebbe forse interessante riflettere sull’evoluzione storica del rapporto tra le diocesi e le parrocchie di esse facenti parte.In tante grandi città un rischio può rivelarsi quello di allentare in vario modo il rapporto concreto di comunione con il vescovo e altre parrocchie.Anche qui le problematiche possono essere molte.Tra queste mi pare vada posta l’adeguata, equilibrata, attenzione al vivere nella fede in Cristo la comunione col vescovo, con le altre parrocchie, etc..La in varia misura possibile chiusura nei propri orticelli parrocchiali, ad es.,  può in vario modo, misura, rivelarsi una chiusura spirituale e umana alle sorgenti (etc.) della fede, della grazia, della carità, etc..Può forse rivelarsi necessario, Dio volendo, rivedere sempre, porre attenzione, con equilibrio, etc., da parte di tutti, alla vita di fede anche sotto questi aspetti (anche a livello universale), possono infatti, evidentemente, essere molte le cause, i cambiamenti, etc., che inducono a distrarsi anche circa tali questioni.

31) Comunione esistenziale
Un cammino di crescita spirituale, umana, culturale, sempre più profondamente, equilibratamente, etc., centrato in Cristo può aiutarci ad entrare (con molta prudenza, in una ricerca comune, etc.) sempre più profondamente, equilibratamente in ogni mistero della vita, rivelando, tra l’altro, sempre più tanti orientamenti più o meno inconsapevoli, tanti possibili messaggi subliminali che impostazioni (etc.) meno equilibratamente, etc., centrate possono comportare.Una visione spiritualista, una visione razionalista, ad es., possono, forse, talora, in vario modo trasmetterci meno questa profonda comunione spirituale e umana nella quale possiamo sempre più entrare (e nella quale, in qualche modo, nasciamo).Altrove ho accennato ad una possibile solitudine esistenziale (terrena) che si può scoprire, forse, talora, accentuata da queste impostazioni. Al tempo stesso (possibile segno di una visione spirituale che non si è, forse, più pienamente, equilibratamente, etc., incarnata) noi parliamo con i santi del cielo, etc., come persone a noi intime (intendo dire che non ci accorgiamo più pienamente della comunione, dell’avere nel cuore, chiunque è aperto al bene).Un altro possibile esempio può forse risiedere in una certa possibile tendenza a vedere i miracoli operati e ricevuti come fatti di quella singola persona e non come  doni, opere, etc., personali  ma anche comunitari in Cristo.

32) Fiducia
Spesso il cammino spirituale dell’uomo viene descritto come un percorso, in Cristo, verso l’unione sponsale.Ma nel vangelo vediamo che il cammino di Cristo, ad es. nelle tentazioni nel deserto, è descritto come un cammino di crescita nella fiducia in Dio Padre, nella sua Parola.Forse la fede, la fiducia, l’abbandono, sono così tanto l’amore più intimo e profondo che anche in cielo, pur vedendo Dio, più profondamente crederemo sempre più in lui.

33) “E’ fuori di sè” (Mc 3, 21)
La figura di Barnaba (per certi aspetti forse simile a quella di Giovanni Battista) è veramente interessante: egli vede un grave travisamento della realtà circa un uomo mandato da Dio come Paolo e si cura, a più riprese, di inserirlo pienamente nella comunità cristiana.Non può risultare un possibile segno di una grande fede, carità, questo uscire da un bene (da un capire, etc.) vissuto in proprio per porre attenzione, rischiare la propria buona fama, etc., perchè venga dato spazio ad un altro, anche malvisto? Questo sempre più profondo uscire da sè stessi nel capire le cose nuove che portano gli altri, etc., per fare loro spazio, etc., sarebbe forse un grande dono se venisse stimolato (in questi scritti indico varie possibili vie in questo senso), almeno come via di graduale crescita, fin dalla formazione giovanile.Anche nel cammino di fede questo concreto uscire dai propri “affari”, anche buoni, può oggi non risultare così facile, quasi nemmeno ci si rende veramente conto di questo possibile ripiegamento su di sè anche nel bene.Certo, in questo la formazione può cercare di stimolare in modo forse nuovo e avvincente (Barnaba, ad es., aiutando Paolo ha compiuto uno dei gesti più illuminati e significativi della sua vita) verso una direzione che solo una sempre più profonda fede, speranza, carità, possono indurre a percorrere sempre più profondamente.Quale carità dovette spingere san Francesco a parlare disarmato col sultano sulla fede, in un epoca in cui gli eretici venivano magari giustiziati? Uscire da sè stessi è un movimento trinitario, come il Figlio offre e riprende la sua vita, solo lui può fare questo in noi.

34) Stati spirituali
Si possono forse talora riconoscere nella storia di cristiani noti e non noti la presenza di sofferenze come aridità, senso  di abbandono da parte di Dio (come per Cristo stesso), stati di umiliazione, etc., che non si possono individuare come possibili aspetti del cammino verso l’unione sponsale.Si tratta anzi non di rado di persone profondamente già introdotte nell’unione sponsale.Questi possibili, da considerare con estrema prudenza, stati  di prova “speciale” non sempre hanno ricevuto profonda attenzione, non sono stati talora oggetto di “studio”, forse per varie cause, anche culturali.Se tali possono venire considerati, forse sono segni particolari della vicinanza di Dio ad ogni uomo? Si pensi, ad es., all’aridità di madre Teresa, così vicina ai più sofferenti, o alle stimmate di padre Pio così desideroso di salvare i peccatori, di alleviare ogni altrui sofferenza.Sono magari anche, per certe persone, forme di protezione da certi pericoli? Si tratta forse di argomenti interessanti da approfondire.

35) Ontologia dinamica?
Forse una persona pur non avendo corrisposto fino in fondo al dono dello Spirito ricevuto può, per la misericordia di Dio, essere portata da Dio più vicino a lui, ad esempio in paradiso, di un’altra che abbia ricevuto diciamo così, un dono simile e abbia corrisposto fino in fondo.Il punto è (ma devo riflettere meglio, confrontarmi, etc.) che Dio rispetta la più intima e profonda libertà dell’uomo, il suo graduale cammino di crescita.Forse è difficile stabilire chi è più grande, più piccolo, perché anche in paradiso talora forse ci saranno, chissà, nella vita delle persone, rapidi balzi in avanti.Inoltre, se Dio si dona sempre più alla sua creatura anche in paradiso, forse si può riflettere meglio sull’idea ad esempio dantesca che le creature saranno in paradiso tutte felici pienamente perché ciascun “vaso”, pur di differenti grandezze, sarà riempito pienamente.Si può forse specificare che, crescendo all’infinito in Dio, ciascuna persona potrà forse crescere all’infinito e magari con ritmi, tempi, diversi, risultando anche perciò difficile dire (ma ci sono eccezioni, come, penso, ad esempio, Maria) chi è più grande, più piccolo.Forse, ad esempio, in paradiso il cuore dell’uomo sarà sempre riempito pienamente di vita eppure sarà sempre più scavato da Dio a nuove profondità e riempito di nuova felicità.Questa possibile interpretazione può forse spiegare come l’uomo, la creatura, possa in paradiso essere pienamente felice e al tempo stesso come Dio le si doni sempre più, se così avviene.Potrebbe forse essere interessante riflettere se e come, quando, avviene questo crescere del cuore dell’uomo, su una sua eventuale natura strutturalmente, ontologicamente dinamica.Se questa crescita avviene anche nella storia terrena del singolo, delle comunità e, tendenzialmente, dell’umanità e quali conseguenze spirituali, psicologiche, neurologiche, fisiche, etc., può eventualmente comportare.Vi è dunque un’evoluzione spirituale e psicofisica? Vi sono possibili regressi personali e comunitari, anche nella grande storia? Ma il cuore può essere approfondito da Dio ma non reso più piccolo dall’uomo? Può dall’uomo essere reso più vuoto etc.? E che conseguenze ha questo sugli altri, sulla discendenza? Forse per proteggerla, farla crescere più gradualmente, Dio le dona inizialmente, (talora?In genere? A livello di comunità? Di umanità?) un cuore più piccolo? Cosa ha realmente comportato a livello spirituale, psicofisico, etc. il peccato originale?All’inferno vi è addirittura continuo regresso (magari non della grandezza del cuore ma del suo svuotarsi, etc.? O  può esservi anche stabilità, perché il regresso dipende dalla creatura e non da Dio? Ma un continuo no non fa regredire? Cosa può comportare, per fare un altro possibile esempio, tutto ciò (cioè, ad esempio, l’eventuale approfondire sempre più il cuore dell’uomo da parte di Dio), se così è, nel (modo di) provare (e/o di più o di meno, etc.) il dolore, l’angoscia, la nevrosi, etc.?

36) Un dinamismo strutturale, ontologico?
Il fatto (?) che Cristo, tornato in cielo, riacquisti, nello Spirito, la pienezza anche, tra l’altro, “operativa” della divinità può forse indicare che la sua anima umana, la sua umanità, si è, nello Spirito, “aperta” all’infinito?
Ho già altrove proposto alcune possibili domande sulla possibilità di un dinamismo strutturale dello spirito (dell’umanità) delle persone creaturali, nel senso di una possibile crescita, “allargamento, approfondimento, etc.” appunto del loro spirito, etc..E ho posto delle domande se questa eventualità sia riferibile anche alla storia “terrena” delle persone, dei popoli, dell’umanità.

37) Tempi di Dio
Nella storia biblica Dio ha tentato a più riprese di ricostituire in vario modo un’umanità nuova, con Noè, Abramo, Mosè…Dio ci prova sempre, e, si direbbe, ci sono forse delle fasi sempre rinnovate e, sotto certi possibili aspetti, più profonde.Intanto possiamo, ad es., dire: non è giunto oggi più esplicitamente il suo amore ai confini della terra? E possiamo aggiungere: attenzione alle nuove possibili (?) “fasi” in Cristo.

38) Una questione di fede
Come osservato, altrove, questo, tendenzialmente, sempre più profondo, equilibrato, centrarsi in Cristo, Dio e uomo potrà aprire sempre più profondamente il cuore (integrale) degli uomini all’opera spirituale, umana, di Maria e di Cristo.E’ una crescita integrale della fede.
Ad es. potrà svilupparsi una sempre rinnovata attenzione alla profezia, ai profeti, tra l’altro riconoscendo in questa sempre rinnovata attenzione, appunto, una, tra l’altro, questione di fede, come dice Gesù ad es. a proposito di Giovanni Battista (“Voi, al contario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli” Mt 21, 32).

39) Profezia dei piccoli
La figura del profeta non è rappresentata solo da chi è mandato da Dio ad annunciare diffusamente al mondo uno specifico messaggio.E’ profeta, ad es., anche chi intuisce una possibile presenza “nuova” (se davvero è così) di Dio pur non avvertendo la chiamata ad annunciare ciò in maniera diffusamente così esplicita.Grande è l’amore, delicato, di Dio nel preparare sempre nuove strade agli uomini, magari ad es. in questo modo, quando del caso, così umile e sommesso.Ma se non si ama profondamente, se non si fa attenzione (non si accoglie, dialoga, etc.) ad ogni persona, allo sconosciuto, al misconosciuto, con un amore disponibile, come i discepoli di Emmaus? Per questo i piccoli, che non possono talora riconoscere così facilmente la novità di una via ma possono accoglierne con semplicità la verità, trasmessa, ad es., nella formazione ordinaria, possono talora risultare di fatto tra i primi a sperimentare e così allora nel tempo magari anche a scoprire consapevolmente, una nuova venuta di Dio.

40) Ostacoli alla verità
Descrivo qui più ampiamente alcuni possibili (in parte già accennati in questa sintesi) ostacoli al riconoscimento e all’accoglienza della nuova venuta di Cristo.La frammentazione dell’uomo, delle materie, i ruoli, le competenze, ecco un primo blocco di ostacoli che possono risultare determinanti.Non è compito mio, non è compito suo, una mancata visione dell’intero, cioè di Cristo, la sensazione che talora contino di più appunto ruoli e competenze che la verità, che è un dono dello Spirito.
Tutto ciò può contribuire, talora, a sviluppare meno una sempre più profonda sete di luce e di luce non solo spirituale ma spirituale e umana, etc..Una talora scarsa attenzione reale, cioè al di là delle parole che si dicono nei vari consessi, all’ascolto della piccola parola di Dio che ogni uomo può essere, un’impreparazione ad una nuova venuta di Cristo, dunque un deficit di speranza.La questione, anche, e prima di tutto, sta nel fatto che è Cristo stesso che viene ad aprire sempre più profondamente, anche nella storia, il cuore dell’uomo alla sete della luce e della luce non solo spirituale ma spirituale, umana, etc..Evidente, poi che tutte queste difficoltà aumentano quando nei pastori, etc., prevale il pragmatismo, etc..
Molte altre considerazioni si potrebbero svolgere.Il risultato può ancora una volta essere, talora, che, di fatto, Cristo resta più o meno fuori della porta della città, dei consessi dove si decide della vita delle persone, dove si cerca la verità per discernere ogni cosa.Rilevo qui un’esperienza personale: in certe occasioni in cui ho chiesto a Dio una parola non su un argomento, problema, specifico, ma “a tutto tondo”, talora quasi non è stato possibile trovare una parola del vangelo per cui la mia attenzione si è dovuta rivolgere all’eucaristia che era invece presente in quei momenti: quasi a dirmi che è Cristo eucaristia, Dio e uomo, Cristo comunione, etc., che parla, etc..

41) L’equivoco della semplicità-semplicioneria
Come osservato in precedenza talora puo’ risultare in varia misura assente, in certa spiritualita’-cultura, anche cattolica, l’attenzione a valutare con attenzione, a confrontare, a ricercare sempre piu’, in Cristo, le impostazioni spirituali, umane, fondamentali.Questa disabitudine puo’ talora comportare una mentalita’ in varia misura statica, poco disponibile a mettersi profondamente in discussione e cio’ con una serie di risposte, di reazioni, alcune delle quali possono risultare tra le piu’ frequenti.Tra queste il pensiero di ben conoscere la vita, per cui non vi e’ necessita’ che qualcuno venga ad insegnarcela; o il pensiero che le teorie sono inutili perche’ quello che conta e’ la pratica, che ogni persona saggia puo’ conoscere bene; o, ancora, l’idea che la fede e’ una realta’ “fondamentale”, anche, per qualcuno, “primordiale” e come tale non puo’ essere soggetta a complicazioni.Potrebbe bastare dire: tutto cio’ nonostante secoli di storia mostrino le difficolta’ che puo’ aver causato in tanti aspetti della vita un discernimento spirituale-culturale in varia misura inadeguato.E’ evidente, invece, che la ricerca, nello Spirito, di una spiritualita’-cultura sempre piu’ divina e umana in Cristo puo’ stimolare, appunto, ad aprirsi sempre piu’ all’amore, alla luce, di Dio in Cristo, puo’ contribuire, Dio volendo, allo sviluppo di una diffusa propensione positiva verso il cattolicesimo, puo’ aiutare a comprendere in modo nuovo persone, situazioni, culture, religioni, aspetti della conoscenza, etc..Una tale spiritualita’-cultura, sempre piu’ capace, tendenzialmente, di comprendere anche l’uomo, potra’ trasmettersi con un linguaggio semplice, piu’ capace di comprendere e comunicare con ogni persona.D’altro canto non possiamo riscontrare come Cristo per primo, proprio per aver intuito, compreso, realta’ profonde e anche complesse sia stato cosi’ capace di comunicare con ricchezza di significati e semplicita’ al tempo stesso? E’ vero dunque che vi e’ un’esperienza vitale fondamentale ma la progressiva rivelazione del mistero divino e umano di Cristo la puo’ fare intuire, nella sua essenzialita’, sempre piu’ profondamente: forse non tutti ne potranno immediatamente comprendere, ad es., certi risvolti anche culturali, ma molti, specie in un cammino di conversione, ne potranno intuire sempre piu’ il senso fondamentale, diffuso da una rinnovata spiritualita’-cultura, sempre piu’ divina e umana.

42) Ancora sulla semplicità-semplicioneria
Un altro atteggiamento che si puo’ riscontrare e’ quello di chi giustamente considera essenzialmente importante l’intenzione.Questa considerazione pero’ puo’ tendere a divenire in varia misura spiritualismo quando non si rende avvertita, non considera importante aspetto dell’intenzionalita’ l’attesa, la ricerca, della sempre nuova venuta di Cristo, Dio e uomo.Si attende magari una venuta piu’, in qualche misura, spiritualistica di Cristo: forse Cristo puo’ invece venire piu’ profondamente a donarci il suo amore, la sua luce, divini e umani, aprendo un varco piu’ profondo nella nostra umanita’ integrale.Una resistenza, spesso della cultura e non tanto dell’intenzione, puo’ in questa direzione venire anche dal timore di mescolare Dio con le cose umane, soggette a limiti, variazioni, etc..Ma questo sara’, in varia misura, cosi’ comunque.Lasciandoci portare da Cristo in un sempre rinnovato discernimento spirituale e umano possiamo crescere piu’ attenti e vigili nel cogliere i suoi sempre nuovi doni.
Da un lato, dunque, Dio puo’ donarsi ancora una volta in maniera nuova e sorprendente, dall’altra l’uomo puo’ tendere a porre limiti, confini, dovuti alla propria mentalita’ e che possono venire rimossi solo dall’accoglienza del rinnovato dono dello Spirito.Un aiuto, una preparazione, in questo senso puo’ venire anche dall’evidenziare questi “paletti” tutti piu’ o meno terreni, dal ricordare le continue sorprese di Dio, etc..

43) Umili sentinelle
L’assenza, talora, di un sempre più equilibrato, profondo, etc., nucleo spirituale e umano, culturale, di riferimento non può che rendere, ordinariamente, il discernimento più confuso ed anche meno consapevole di questa confusione.Oggi talora il discernimento è, ad es., in varia misura, spiritualista, o pragmatista, o intellettualista, etc., ma non vi è talora una più profonda avvertenza di tali rischi.Potrà anche capitare che qualcuno affermi di vedere questi rischi per poi in realtà dimostrarsi succube, etc., di questi orientamenti: lo spiritualista sarà in varia misura meno attento all’umanità integrale, tra l’altro intuendo così, talora, meno profondamente lo stesso amore di Dio (che non per nulla si è fatto uomo); il pragmatista opererà, anch’egli in varia misura, il suo discernimento in base a cosiddetti fatti senza cercare di comprenderne più profondamente i significati (talora con conseguenti gravi sviste per eccesso e per difetto); l’intellettualista (lo psicologista, etc.) applicherà in varia misura i propri schemi rischiando di non lasciarsi portare da Cristo nel mistero spirituale e umano, anche “materiale”: cercando cioè talora una conoscenza riduttiva e parziale, schematica, che può rischiare di divenire il contrario di una conoscenza sempre più profonda della realtà spirituale, umana, “materiale ” e cioè di una conoscenza eucaristica.Il Signore nel cammino della storia ci vuole forse donare anche una sempre più profonda umiltà integrale, spirituale e umana, ed anche un sempre più profondo spirito di sentinelle, che cercano di essere pronte a riconoscere, accogliere, ogni sua “grande o piccola” venuta spirituale, umana, etc..Si può forse ancora osservare che può accadere che le nostre cecità siano in vario modo legate a nostre profonde debolezze, ferite, paure, a nostri peccati, che solo l’amore di Dio può venire a liberare, a sciogliere.Può in qualche modo risultare forse interessante osservare (ma è una domanda, non sono un grecista) che non di rado Gv 2,19 viene tradotto con “distruggete questo tempio” mentre il testo originale sembrerebbe forse dire “sciogliete questo tempio”.

44) Uscire da noi stessi verso la divinità e l’umanità dell’Emmanuele
Il constatare l’esistenza di orientamenti diversi all’interno della Chiesa cattolica, nel mondo cristiano e poi anche il confrontarsi con ogni religione, cultura, con ogni aspetto del conoscere e del vivere, con ogni uomo, può aiutare ad intuire che nel cammino di conversione lungo la storia la Chiesa cattolica può venire sempre più condotta a non cercare un Dio in qualche misura spiritualistico ma spirituale e umano: pensare sempre più a Cristo non solo come Dio ma anche come uomo, intuire che se non si cerca sempre più la vera umanità di Cristo non si potrà conoscere sempre più pienamente neanche la sua divinità, non si potrà conoscere più pienamente Dio (“Chi ha visto me ha visto il Padre” Gv 14, 9).E’ necessario invocare la venuta sempre più profonda del Signore Gesù, sempre più consapevoli che solo lui, secondo la sapienza dei disegni divini, può rivelarci sempre più pienamente il suo amore così divino e così umano, introducendoci sempre più nel mistero spirituale, umano, “materiale” e dunque conducendo gli uomini a comprendersi in modo sempre rinnovato, a scoprire in modo rinnovato anche Dio (appunto) ed il mondo.
Ma come conoscere l’umanità di Cristo? Possiamo supporre (e, magari entro certi limiti, crediamo fermamente) che già nella sua vita terrena Cristo avesse individuato una comprensione non solo della sua divinità ma anche della sua umanità perlomeno fondamentalmente corretta, anche se forse in crescita.Lui per primo avrà fatto forse l’esperienza di scoprire il Padre anche attraverso la sua umanità.La colomba e l’agnello, la trasfigurazione, sono segni fondamentali.In questa crescente (?) scoperta della divinità e dell’”umanità” di Dio Cristo vedeva in modo sempre più profondo ogni cosa.Potremmo ad es. osservare: come Cristo ha intuito, compreso, la realtà del matrimonio, della famiglia, se non in questo rapporto con il Padre, nello Spirito? E la sua riflessione, la sua logica, così profonda non la maturava sempre più (?) in una crescita spirituale e umana? In ogni caso Cristo oggi ci può rivelare sempre più, nello Spirito, la pienezza del suo amore, del mistero, divino e umano.
Quali motivazioni potranno contribuire a questo talora così faticoso uscire dalla nostra mentalità, cultura per cercare sempre più l’Emmanuele, Cristo, nella sua divinità e nella sua umanità? C’è da restare, sotto certi aspetti, impressionati nel vedere la, talora, radicata cocciutaggine anche del vero credente cattolico nel non uscire dalla propria mentalità, cultura: possiamo intuire che dono potrà rivelarsi una spiritualità cultura della rinnovata ricerca di Cristo Dio e uomo, una spiritualità cultura che possa accendere, nel dono dello Spirito, un desiderio nell’uomo di uscire dalla propria mentalità per lasciarsi aprire totalmente e sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, culturalmente, a Dio e ad una rinnovata comprensione dei fratelli, del mondo.Possiamo così forse intuire che potranno aiutare, tra l’altro, in questa direzione, un sincero desiderio di comunione, un sincero desiderio di missione, di dialogo con ogni uomo, un sincero desiderio di conoscenza, potrà contribuire una sempre più sincera, umile, profonda, assunzione delle proprie responsabilità (forse di alcune in modo particolarissimo, pensiamo al papa), etc..

45)“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
Un papa di profondissima fede sta, in questi tempi, stimolando tutta la Chiesa a ricercare sempre più le sorgenti della fede stessa.Tra le varie mani che Cristo ci tende il papa ha sottolineato che Cristo continua anche a inviare i suoi profeti.Ecco allora che non solo bisogna vivere sempre più, per un dono dello Spirito, all’erta sulla sempre nuova venuta di Cristo ma anche sulla venuta dei profeti.Il papa ha segnalato apertamente anche ai vescovi di porre estrema attenzione alle mille sorprese di Dio che possono venire nei modi più impensati.Bisogna pregare per questo, convertirsi, per essere sempre più pronti a riconoscere e accogliere con attenzione i profeti.Probabilmente almeno in molti casi potrebbe rivelarsi necessario andare al di là di atteggiamenti eccessivamente prudenziali, etc., nel dialogare con i profeti stessi.La parabola del giudice ingiusto e della vedova racconta di un Dio che ascolta la preghiera specie quella insistente, e ascolta prontamente.Ma poi aggiunge: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8).Possiamo concludere così questo paragrafo con una bonaria barzelletta: all’epoca della predicazione di Gesù due pii israeliti parlano dei problemi, delle attese, delle speranze, del popolo eletto dicendosi tra loro: “Eh, ma i tempi di Dio non sono i tempi nostri!”.

46) Resistenze
Eccone alcune, spesso involontarie, segno, talora, di uno Spirito che ancora non bussa più profondamente: non cercare con tutte le forze l’amore, la luce di Dio.Non cercarli per ogni dove.Poter fare a meno di cercare, di capire, di scoprire.Non fare attenzione ad ogni uomo, evento, anche perchè “dietro”, in un modo o nell’altro, vi è la presenza di Dio; non cercare strenuamente chiunque possa dirci la minima cosa su dove è Dio, non sentire il bisogno di dialogare con costui, non dialogare per mille prudenze che con la fede profonda hanno poco a che fare.Pensare di aver capito dopo aver ascoltato un pò qualcuno, senza provare e riprovare se c’è altro da scoprire.Essere allora così felici di fare, e di fare secondo noi bene, mentre magari Dio ci chiama ad ascoltarlo altrove nella conversione, nella preghiera, in una persona, in un luogo, etc..Oggi forse siamo non lontani da una svolta nella storia, un Dio più divino e più umano si sta forse avvicinando, è comprensibile la fatica, la diffcoltà anche soltanto a intuire quello che nemmeno lontanamente si immagina.Non si sa nemmeno che una sete nuova può nascere.Forse solo un amore, un ascolto, attenti, possono aiutare, solo la preghiera che invoca la venuta dell’Emmanuele e supplica di poterlo riconoscere, accogliere, e di cercarlo con ogni attenzione.

47) Riconoscere l’Emmanuele
Puo’ risultare forse interessante osservare che Cristo nella sua vita terrena aveva rivelato molte cose che sono state comprese solo nella pentecoste: anche oggi potrebbe accadere che non per mancanza di fedeltà, etc., ma per uno Spirito che ancora non e’ stato donato, non si riconoscano prospettive nuove, anche soluzioni su punti particolari, scoperte, nuove che già qualcuno può avere intuito.Non solo bisogna pregare il Signore di venire ma anche che ci aiuti a riconoscerlo, ad accoglierlo, etc..In questo senso, tra l’altro, accogliere, ascoltare, dialogare, leggere, etc. secondo la volontà di Dio, può facilitare l’incontro con persone, etc., che magari non capiremo subito ma del cui messaggio ci ricorderemo (e potremo ricercare)  quando e se lo Spirito vorrà manifestarcene più pienamente il significato.E sarà sempre solo il dono dello Spirito a illuminare in profondità le persone, ma quando, eventualmente, una nuova spiritualità-cultura, ad es. capace (in vario modo?) di comprendere l’uomo, etc.,  si diffonde, proprio anche attraverso gli uomini, attraverso la cultura stessa, il dono dello Spirito si può, Dio volendo, effondere sempre più diffusamente.

48) Vieni, Signore Gesù.La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi.Amen! (Ap 22, 20-21)
Si stanno dunque forse gradualmente sempre più approfondendo, sviluppando, le basi per una possibile rasserenata, riequilibrata, ravvivata, spiritualità-cultura-vita, cattolica, sempre più, tendenzialmente, capace di comprendere, di coinvolgere, etc., ogni uomo, etc..Chissà cosa Dio, che ha condotto la storia a questo (che a me pare di intravedere) punto vorrà operare, perchè senza di lui non si può fare nulla.Chissà se non permetterà che il male, che le capacità distruttive dell’uomo prevalgano, se ci donerà, nello Spirito, un tempo di possibile diffusa rinascita in Cristo (magari proprio anche, in varia misura, in questo senso di una sempre rinnovata spiritualità sempre più divina e umana).

49) Vieni Signore Gesù
“Lo Spirito e la Sposa dicono: “Vieni!”.E chi ascolta ripeta: “Vieni!”.Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.” (Ap 22, 17).

50) Verso una conoscenza spirituale e umana, non solo psicologistica
Mi pare utile sottolineare alcune possibili differenze tra il formatore spirituale e umano e alcune altre figure che sotto qualche aspetto possono venire a quello avvicinate.
Uno psicoterapeuta, ad esempio, si forma sostanzialmente con lo studio (quasi solo della psicologia), un periodo in cui egli stesso va in analisi (solo psicologica, riduttivismo) e qualche anno di tirocinio. Non è delineato un cammino profondo, spirituale e umano di crescita, se lo vive, spesso è pensato e vissuto dalla singola persona (non ci sono tutte le mani, pure da scoprire sempre più chiaramente, spiritualmente e umanamente, che Cristo ci tende), non vi è una visione nuova e integrale della vita e della cultura.E’, talora, una formazione più riduttiva e tecnicista, ci si prepara ad un rapporto da tecnico a paziente (che spera di “funzionare” meglio) e non da persona a persona (comunità, etc.) in una crescita integrale. Per l’assenza di un solido punto di riferimento per la crescita in realtà gli stessi aspetti dell’uomo appresi non possono ridursi che a poco più che blandi formalismi rispetto ai modi in cui possono essere assimilati e vissuti dal singolo psicologo.
Uno psicologo cristiano può essere una persona impegnata in un cammino di crescita spirituale ( ma c’è quella sintesi vitale (e culturale) sempre nuova? C’è l’attenzione a tutte le vie e a tutti gli aspetti della crescita spirituale e umana?) ma poi può finire per usare tecniche psicologiche o anche pedagogiche che non sempre trovano in Cristo un solido ed equilibrato punto di riferimento spirituale e umano (inconsapevole prevalenza di una cosiddetta scienza male impostata e assimilata in modo poco cristiano e personale. Parziale es.: fare passivamente proprie le teorie umanistiche che possono portare ad intervenire poco (o per niente) anche quando sarebbe invece necessario). Oppure si può fare influenzare da schemi interpretativi troppo angusti (anche se interessanti) che magari una nuova scuola psicologica poi viene a mettere in crisi.
Allo stesso modo uno psicologo cristiano non avendo individuato la via di una più chiara sintesi integrale spirituale e umana della crescita, della cultura, etc. può vivere una spiritualità tradizionale, solo in qualche modo rivista e non in un continuo e profondo rinnovamento (nel quale talora potrà scoprirsi tra i primi, almeno nel suo ambiente, a individuare- nell’obbedienza alla Chiesa- possibili sviluppi o modifiche interpretative di alcuni aspetti della vita cristiana)
Anche qui può mancare una più chiara e articolata sintesi e le giustapposizioni via via spiritualistiche, tecnico- psicologiche si possono far sentire di più.
Per quanto può riguardare un sacerdote o un insegnante brevemente vorrei osservare che talora può essere assente, in qualche misura, questa più chiara e articolata sintesi spirituale e umana (in un cammino) e di qui, forse, in secondo luogo, talora anche la ricerca attenta di tutte le vie della crescita e la loro sempre più profonda comprensione in chiave spirituale e umana.I punti nodali delle difficoltà spirituali, psicologiche e (in qualche misura) fisiche possono emergere da un dialogo, da una partecipazione (personale, comunitaria, etc.), dall’ascolto della storia della vita passata e presente. Anche l’ascolto di qualche sogno può essere talora utile, ma il punto fondamentale è che una continua maturazione spirituale e umana e una serena attenzione a tutto (anche, ad es., come persona ”familiare”, comunitaria, etc.) l’uomo (con gli aiuti di cui sopra assimilati in modo personale ed equilibrato in Cristo) portano con l’esperienza ad essere sempre più capaci di riconoscere i malesseri, i nodi che sono causa dei malesseri e anche le vie per superarli.
La luce e l’impegno spirituale e umano in Cristo possono costituire una graduale ma sempre più forte motivazione per accettare il dolore, le difficoltà della crescita ma anche un orientamento (spirituale e umano) e una forza per superarli.Quando l’uomo si è fondamentalmente centrato con una certa gradualmente crescente determinazione in questa via di crescita spirituale e umana in Cristo ed è aiutato a discernere in modo sereno ed equilibrato i passaggi della propria crescita spirituale e umana, anche se avesse problemi anche psicologici più gravi rispetto ad altre persone, spesso può avere maggiori possibilità di superarli (e questa è un’altra problematica di non sempre facile comprensione immediata per uno psicologo ed anche, talora, in qualche misura, per uno psicologo cristiano).
Anche nel superamento di diversi problemi più psicologici non é sufficiente la loro chiara comprensione. E’ necessario riscoprire la capacità della nostra umanità di guidare e mantenere le risposte. E’ necessario crescere in un graduale e flessibile impegno (anche qui lo Spirito aiuta) che gradualmente tornerà ad essere un’operazione naturale, abitudinaria, sotto alcuni aspetti.
Proprio perché la psicologia è vista talora dagli stessi psicologi come una tecnica, su questo punto dell’impegno, delle motivazioni, dell’orientamento, della gradualità e flessibilità e anche delle possibilità risolutive di questo impegno non mi pare di riscontrare sempre una maggiore chiarezza.
Anche qui il riferimento ad un’umanità integrale in Cristo tende anche a riequilibrare, approfondire, scoprire le varie impostazioni (si può in questa direzione anche discernere più equilibratamente l’importante chiave, talora, del “fare”, del non restare chiusi nel problema; e così, ad es., l’importante chiave, talora, dell’uscire, transitoriamente, da un vecchio ambiente; ma tutto ciò e molto altro possono essere parte appunto di un rinnovato discernimento in Cristo).
Proprio, poi, perché si parla di un rapporto (personale, comunitario, etc.) da persona a persona, tutta la crescita, anche il superamento dei problemi spirituali e/o psicologici viene visto in questa crescita spirituale e umana (in Cristo) evidentemente nel rispetto del cammino e delle idee di quella data persona, ma nella chiarezza della fede del formatore e nella consapevolezza di quest’ultimo che ogni, sia pure molto graduale, passaggio della crescita è tendenzialmente un avvicinarsi a Cristo (non forzato dal formatore ma orientato con sapienza e delicatezza questo si. Il punto, molto delicato (in un senso e nell’altro e talora non facile da comprendere sempre più profondamente) specie, ad esempio, trattandosi di persone con certe difficoltà psicologiche, è comprendere sempre più profondamente che talora permettere ad una persona una crescita sotto certi aspetti molto graduale può significare ad es., tra l’altro, farle scoprire e respirare concretamente l’amore, la comprensione, la stima, la libertà di Dio).
Ecco la scoperta della bellezza di un rapporto integrale (non tecnico), da persona a persona, in una libera e affascinante ricerca comune.

51) Spiritualita’ e psicologia
Un aspetto di una piu’ profonda, equilibrata, integrazione spirituale, umana, culturale, che talora non e’ stata ancora trovata puo’ in qualche caso riscontrarsi in un ascolto in varia misura piu’ spiritualistico che attentamente spirituale e umano.Forse questa varia disattenzione puo’ risultare accentuata dal non ritenere piu’ “campo proprio” la psicologia, con effetti dunque deresponsabilizzanti.La ricerca, nel dono dello Spirito, di una spiritualita’ sempre piu’ divina e umana forse potra’ gradualmente (anche per la possibile sempre piu’ diffusamente riconosciuta scoperta della sua maggiore efficacia.Riconquistando dunque piu’ pienamente a Dio un altro fondamentale tassello della vita e della cultura) indirizzare verso la persona spirituale per la ricerca di riferimenti per la propria crescita spirituale e umana e anche per il superamento di perlomeno non poche difficolta’ anche piu’ psicologiche.Come osservato in un paragrafo precedente, inoltre, questa sempre piu’ equilibrata visione integrale potra’ tendenzialmente sempre piu’ aiutare ad individuare dove risiede la difficolta’, quale potrebbe essere il passaggio della crescita, etc..Tale visione puo’ dunque, tra l’altro, rendere tendenzialmente piu’ avvertiti delle possibili origini, ad es, delle varie tendenze culturali: ad es. riconoscere nella psicologia umanistica, che tende ad eccedere nel propendere per l’autoformazione, etc., della persona, una possibile matrice protestante.Potrebbe dunque, ad es., accadere di avvedersi di aver impostato un’azione pastorale cattolica con un’inconsapevole ispirazione protestante.Impostazione pastorale dovuta forse, talora, in profondita’, alla mancata piu’ piena consapevolezza (ma, ad es., alla concreta esperienza della difficolta’ di dialogare, etc.) della necessita’ di cercare una spiritualita’ sempre piu’ divina e umana, dunque sempre piu’ capace di comprendere il personalissimo cammino dell’uomo verso la pienezza della maturita’ spirituale e umana.Sono talora, tra le altre cause, proprio queste difficolta’, queste in varia misura mancate consapevolezze, che, ad es., inducono dunque (ad es. qualche pastore) ad evitare di costituire i gruppi di ascolto comunitario della Parola, specie guidati dal pastore, che ha questo ruolo difficile di rappresentare in qualche modo la Chiesa eppero’ puo’, ad es., sperimentare problemi nel comprendere il cammino delle specifiche persone.Sono forse dunque, tra l’altro, queste alcune delle possibili motivazioni che favoriscono talora i gruppi variamente “emozionali”oppure i gruppi guidati da laici (talora proprio anche perchè più facilmente, sotto certi aspetti, sottoponibili a critiche, cioè meno vincolanti).Possiamo ancora osservare che, talora, proprio questa mancata piu’ profonda, equilibrata, centratura spirituale e umana puo’ avere, a causa anche dei suoi effetti concreti, rafforzato una tendenza a seguire solo chi e’ in un intenso cammino spirituale (anche in quanto piu’ capace di superare difficolta’, incomprensioni, etc.) oppure all’inverso a gettarsi in una variamente sterile missionarieta’ socializzante che, priva, in taluni casi, di piu’ profondi alimenti spirituali, non poteva che, tendenzialmente, esaurirsi.

52) L’ascolto, problema capitale
Ho osservato altrove che nella Chiesa è importante cercare di individuare sempre rinnovatamente i punti fondamentali della vita in Cristo, certo sempre più equilibratamente, etc., compresi, vissuti, etc., anche nella propria personale (etc.) specifica vita, via, etc..
Tra questi punti uno di importanza capitale può venire riconosciuto nel problema dell’ascolto.Nella Chiesa (nella società se ne parla, talora, anche di meno) si parla oggi più spesso di ascolto, si fanno pur utili incontri per un ascolto comunitario, etc., ma talora questi incontri possono rischiare di apparire in varia misura poco realmente concreti perchè, ad es., non si traducono in un veramente approfondito, sviluppato, favorito, etc., ascolto (in Cristo) quotidiano.
L’ascolto può talora in varia misura rivelarsi uno dei segnali dell’equilibrata maturità spirituale e umana frutto anche di una data spiritualità-cultura.Ho osservato altrove che possiamo forse riscontrare talora, ad es., una formazione che tende all’intellettualismo, o al pragmatismo, o allo spiritualismo, o a collegamenti giustapposti ad es. tra alcuni o tutti questi elementi.Una tendenza sotto tanti aspetti forse più profonda risulta quella di una spiritualità che tende a farsi sempre più attenta all’umanità integrale dell’uomo anche se opera il suo crescere, il suo discernere, in maniera in vario modo implicita e in varia misura manifesta magari solo nel dipanarsi delle occasioni concrete o nell’affronto (più, talora, sotto certi aspetti, astratto) di problematiche teoriche.Il carattere implicito di questo incarnarsi concreto può rischiare in vario modo di renderlo ad es. meno approfondito, attento, equilibrato, “personalizzato” (etc.) spiritualmente e umanamente, meno consapevole dei veri collegamenti, rapporti, etc., nell’unità, etc. della vita spirituale, umana, “materiale”, etc., in Cristo.In queste tendenze l’ascolto può risultare di volta in volta, ad es., in varia misura, da intellettualista del singolo campo, da uomo “praticone”, da persona che ascolta con vario equilibrio anche umano in varia misura solo (principalmente) il cammino spirituale degli altri, o, nell’ultima tendenza citata, da persona gradualmente (ma in varia misura ancora faticosamente, meno approfonditamente, distintamente, etc.), più attenta all’umanità integrale della persona (etc.) concreta.Può riscontrarsi anche, in varia misura, una mescolanza variamente giustapposta di queste forme di ascolto.Un esempio tipico può talora individuarsi nello psicologismo in varia misura riduttivo, razionalista, schematico, etc., che, in varia misura subliminalmente, la cultura odierna può trasmettere a molti.
Dunque la spiritualità, umanità, cultura, nella misura in cui non è sempre più profondamente, armonicamente, distintamente, etc., integrata vitalmente in Cristo, può indurre ad un ascolto in varia misura riduttivo, ad una minore capacità di comprensione spirituale e umana profonda delle persone, delle comunità, delle situazioni, dei problemi, etc., ad una meno intensa, profonda, integrale, etc., ricerca delle possibili concrete vie di soluzione, etc..
Così anche se gradualmente si scopre l’importanza del dialogo, dell’ascolto, si può talora ancora di fatto vivere un ascolto in varia misura più riduttivo.
Una in varia misura più riduttiva capacità di ascolto, di comprensione (in Cristo), una correlata meno approfondita ricerca concreta, profonda, di tutte le possibili vie del dialogo, della conoscenza concreta, della collaborazione, etc., ecco tutto ciò non può non comportare decisive conseguenze nella vita personale, comunitaria, etc., in tutti i suoi campi, etc..
Tutta la spiritualità-cultura, vita, anche nei campi specifici, può venire sempre più rinnovata in Cristo e risultare profondamente rinnovata, sempre meglio integrata, etc., da un conseguente rinnovato ascolto, dialogo, da una conseguente rinnovata ricerca della conoscenza concreta, etc..
Anche sotto questo aspetto forse il Signore sta conducendo la Chiesa verso un rinnovamento, ma anche qui si può riscontrare la necessità di stimolare, di favorire, etc., la ricerca di nuove vie di vitale sintesi spirituale, umana, culturale, personale, comunitaria, etc., di rinnovate vie circa l’incontrarsi dello Spirito di Cristo con l’umanità dell’uomo.

53) La comunicazione
Piu’ si scopre in Cristo una spiritualita’ cultura divina e umana piu’ si scoprono, tendenzialmente, le vie di un linguaggio semplice e profondo.Al tempo stesso la crescita in Cristo tendenzialmente induce sempre piu’ ad uscire dagli schemi.Ad es. mentre almeno in non poche situazioni in parrocchia e’ bene esprimersi con un linguaggio esistenziale, in un’universita’ ristrutturata nella direzione proposta in un paragrafo precedente si puo’ offrire, pur sempre in un linguaggio non cervellotico, una visione d’insieme del cammino spirituale culturale in Cristo. Dunque una formazione, in quest’ultimo caso, che andra’ poi assorbita, personalizzata, piu’ gradualmente.
La comunicazione e’ anch’essa un dono di Dio che ci puo’ venire offerto sempre piu’ profondamente.Nel vangelo possiamo sempre piu’ trovare in Cristo mille sfumature spirituali, umane, “naturalistiche”, etc., del suo dialogare con gli uomini, sfumature che forse andrebbero ricercate, approfondite, sempre piu’.
54) Cristianesimo e comunicazione
Il dialogo si può sviluppare sempre più profondamente da parte di chi è profondamente attento all’amore e tanto più all’amore di Dio, dunque di chi è sempre più attento alla persona vivente e concreta.
Più difficile (penso anzi impossibile) che si sia profondamente attenti ad un dialogo sempre più autentico senza questa maturazione.Ecco allora che nell’era della comunicazione (anche se di queste nuove possibilità comunicative vanno sempre più scandagliate le possibilità e i limiti) per i cristiani si aprono più facilmente rispetto ad altri, forse, potenti vie di nuovi rapporti di fraternità, di crescita spirituale e umana, di interscambio anche operativo, di stimolo ad una vicinanza che gradualmente può tendere a divenire anche fisica…Sarebbe interessante anche riflettere approfonditamente su quello che è avvenuto nei secoli passati quando si sono aperte, attraverso, ad esempio, i grandi imperi, le scoperte geografiche, i nuovi mezzi di trasporto, le scoperte scientifiche e lo sviluppo della tecnologia…Che sia questo un elemento, all’interno di una crisi di tanta cultura non cristiana e di una nuova e più profonda e aperta maturazione della spiritualità e della cultura cristiana, forse già operante ma non valutato ancora in tutta la sua pienezza, di questa fase storica e dei suoi possibili sviluppi?
Il dialogo, la comunicazione, sono aspetti della stessa vita trinitaria…la comunicazione amorevole (valutare bene) è un aspetto della vita trinitaria e dunque della fede…
Sarebbe forse interessante stabilire possibili relazioni nella storia tra gli sviluppi delle varie vie comunicative (e di che tipo ad esempio unidirezionali, bidirezionali, trinitarie, etc.) e l’intensificarsi, lo svilupparsi, il maturare e l’affievolirsi (eventuali) della vita spirituale (cristiana in particolare?) nelle varie epoche (se quest’analisi in qualche modo è, forse (tutto da vedere), possibile, certo non si può conoscere il cuore dell’uomo).

55) Alcune riflessioni sul cristiano “laico”
La tendenziale chiamata alla santità di ogni cristiano non può non fondarsi, da parte di tutti, su una sempre più profonda scoperta, centratura, su Cristo, autore e perfezionatore della fede, su (una sempre nuova ricerca di) tutte le “mani” che ci tende per la nostra crescita: Parola, eucaristia, sacramenti, comunità, preghiera, accompagnatore (“padre”) spirituale, etc..E’ Cristo stesso che fa crescere la Chiesa (anche nella storia) e lo fa (anche) chiamandola più profondamente vicino a sè.In questo contesto il cammino concreto di crescita di ogni persona può rivelare la necessità di passaggi graduali, per cui ad es. un dato laico può avvicinarsi ad una fede più profondamente vissuta attraverso una da lui più facilmente (sotto certi aspetti) sentita sensibilità verso il volontariato caritativo o il servizio catechistico.Da un altro lato, sempre come esempio, anche il sacerdote può sentire il bisogno di coinvolgere i laici nella vita parrocchiale anche affidando loro incarichi vari.Circa questa problematica proporrei alcuni possibili spunti (soggetti a possibili successivi chiarimenti, modifiche, etc.) per cercare in un dialogo equilibrati orientamenti.Vi è, come detto, una gradualità, vi sono tragitti personali, nel cammino di conversione.Questo cammino, ad es. per il laico, può tendere (in diversi casi?), verso una fonte (possibilmente sempre più ben centrata, approfondita, etc.) di crescita personale, comunitaria, ecclesiale, in Cristo.Il sacerdote è il pastore.Qui va tenuto conto anche dei carismi personali dei sacerdoti, ma, ad es., diciamo, ordinariamente, il presbiterio parrocchiale, sotto la guida del parroco, rappresentante del vescovo, dovrebbe costituire (con l’equilibrato aiuto dei laici, etc.) la guida spirituale della comunità parrocchiale.Questo può costituire un punto problematico ed al tempo stesso importante.Il Signore manda dei pastori al suo popolo, è una questione di fede ed anche, poi, tra l’altro, ad es., di equilibrio umano, in una società che può, in non pochi casi, tendere a rifiutare la paternità, i riferimenti, etc..Il laico può essere un bravo formatore (qui, comunque, non faccio riferimento al “catechismo”) ma deve essere per l’appunto ben formato spiritualmente, etc..Le situazioni concrete possono indurre a varie forme di compromesso, ma l’orientamento e dunque anche i limiti accettabili, gli aggiustamenti, etc., dovrebbero venire considerati in questa direzione.Il laico si forma, cresce, condivide, accoglie, etc., anche e sotto certi aspetti fondamentalmente,  principalmente, nella comunità parrocchiale.Di qui il suo mandato principale poi è, talora, nella famiglia, nel territorio (anche confluente nella parrocchia), nei luoghi di lavoro, nella scuola, etc..E’ Dio  che, in tanti casi, invia il laico (proprio quella persona, in quelle situazioni) in questi ambiti: andate, annunciate, guarite, etc..Ma anche il sacerdote può talora in vario modo indurre il laico a pensare che la sua conversione più profonda consista nell’assumere incarichi formativi in parrocchia, quando talora una conversione profonda, equilibrata, etc., dovrebbe indurre invece (oltre ad una sempre maggiore attenzione alla crescita spirituale, etc.), ad es., ad un più profondo impegno di amore, di attenzione, di evangelizzazione, etc., nei luoghi succitati.Alcune forme di impegno formativo (molto meno, talora, sotto certi aspetti, quelle di impegno caritativo o di animazione, etc.) in parrocchia possono dunque talora rivelarsi, anche sul piano concreto, in vario modo e con vari effetti, distorsive della crescita del laico, etc., e questo anche a causa di una formazione, per diversi (alcuni facili ad intuirsi) possibili motivi, errata ad opera anche dei pastori.La banalizzazione della formazione, della crescita spirituale, della fede, può rivelarsi tra le possibili conseguenze di questo talora più o meno indiscriminato proliferare di formatori laici (ripeto, non mi riferisco al “catechismo”) nelle parrocchie, di gruppi laici di crescita che possono rischiare divenire di fatto, in varia misura, ad es., centri di incontro umano-psicologico a cui si dà il nome di cammino cristiano.Questa banalizzazione della formazione, della crescita spirituale, etc., anche del ruolo del pastore, non aiuta la crescita spirituale, pastorale, etc., del sacerdote e neanche quella del laico, anche nel sentirsi mandato (sempre più attentamente, profondamente, formato, etc.) da Dio ad edificare la comunità cristiana e quella civile nella famiglia, nel lavoro, nella carità, etc. (problemi vocazionali vari).Tra le possibili conseguenze una fede, anche ecclesiale, comunitaria, meno profonda ed incarnata, dunque meno stimolata, tra l’altro, a farsi sempre nuovo discernimento, nuova cultura.Nel riassestamento ecclesiale (spirituale, culturale, etc.) di orientamenti, etc., la (sotto certi aspetti anche conseguente a tutto ciò), talora, mancata ricerca di una sempre più profonda, equilibrata, (sempre più “divina e umana”) centratura spirituale e umana in Cristo, la frammentazione anche delle competenze concrete, l’assenza, dunque, anche, di centri (anche di ruoli personali concreti: ad es. una cattedra di sintesi spirituale e umana) di ricerca di possibili vie di sintesi “integrale”, possono considerarsi anche qui tra le difficoltà sotto certi aspetti anche causa-conseguenza di tutto ciò.Ancora una volta, forse Cristo chiama ciascuno di noi ad una più profonda, integrale, sincera, conversione, anche mostrandoci come, ad es., anche il più piccolo, rinnovato uscire, in lui, dai nostri interessi, anche “di bene”, può contribuire alla sua nuova venuta nel mondo.Gli scritti presenti in questi volumi “Alla ricerca della vita vera” vengono stesi cercando di evitare ripetizioni, per cui vanno letti interamente (o in questa sintesi) per evitare letture parziali.Ad es., in questi scritti emergono alcune possibili difficoltà dei pastori nell’incontrare le persone.Nella vita concreta può essere un cammino graduale trovare gli orientamenti equilibrati, adeguati, etc..Si può però, tra l’altro, stimolare una continua, personale, comunitaria, etc., ricerca (conversione, etc.) in Cristo.

56) Una domanda sulla famiglia
Mi chiedo e chiedo se per caso in qualche misura si possa essere talora dato per scontato l’amore familiare.Anche nel caso di chi rileva l’importanza fondamentale della famiglia, si può forse talora, in qualche caso, non aver valutato appieno la grandezza di una vita vissuta da parte di tanti padri, madri, mariti, mogli, figli, nonni, etc..Forse l’ottica può riversarsi talora, ad es., sul di più (certo fondamentalissimo) da vivere in gruppi di crescita, etc., in parrocchia, ma rischiando forse di sottovalutare in qualche modo il grande bene, la vita, che tante persone hanno donato (mandate da Dio) per la famiglia (magari, tra l’altro, ad es., si possono dare all’opportuno piccoli suggerimenti per aprirsi sempre più a Cristo nella vita familiare stessa, oltre che alla crescente attenzione alla messa domenicale, etc.).E’ una domanda appunto, che cerca risposte equilibrate nella fede, che vuole vigilare sull’eventuale rischio, talora, di deprezzare e dunque in qualche modo “sottomotivare” l’amore familiare (tra l’altro oggi anch’esso scelta spesso, per certi possibili, aspetti molto “libera”).Motivare adeguatamente la “grandezza” dell’amore familiare può aprire anche più profondamente a Dio.Se vi è qualcosa di vero in questa domanda, ciò potrebbe costituire un elemento in più nella comprensione di certe difficoltà odierne.

57) Missione cittadina
Un aspetto che può all’opportuno risultare di fondamentale importanza nella vita della parrocchia può individuarsi nell’accoglienza delle famiglie, dei giovani, degli anziani, etc..Possono ad es. abitare nel territorio di competenza tante persone che frequentano più o meno o per nulla la parrocchia, che possono anche non essere credenti, che però hanno piacere di sentirsi cercate per incontri (da organizzare tenendo conto dei bisogni, etc.) ad es. con persone con cui poter fare amicizia, etc..Bisogna capire tante cose per andare incontro alle persone, nelle più svariate situazioni.Qui sottolineo che il creare luoghi di aggregazione in parrocchia può talora essere di fondamentale importanza perché tutti si sentano amati, accolti, capiti, aiutati, etc. (in una spiritualità sempre più divina e umana sempre più in grado di capire persone, cammini, situazioni, ciò può risultare sempre più, sotto certi aspetti, agevole, fecondo, etc.).Da questo amore attento possono nascere tante cose (una bella scoperta può ad es. risultare come degli anziani ben guidati possono, con cautela, venire inseriti con la gioia di tutti nell’aiuto degli educatori nell’accoglienza, etc., di un gran numero di ragazzi).
Ci sono tante vie per entrare sempre più nella vita del quartiere, etc..E’ però necessario muoversi con gradualità in questa direzione cercando prima di consolidare un cammino di crescita spirituale, etc., dei formatori, degli animatori, cercando di conoscere le problematiche, gli eventuali pericoli in quel dato territorio, etc..E’ necessario valutare, plasmare, etc., una certa solidità strutturale della comunità parrocchiale.Tutto ciò può avvenire più facilmente quando vi sono (o gradualmente vengono) nella parrocchia brave persone che si impegnano nella crescita, nelle opere, etc..E’ necessario invece porre attenzione (valutare di volta in volta, etc.) a non fare il passo più lungo della gamba quando ancora non si è formata nella parrocchia una comunità abbastanza solida.Bisogna infatti tenere in conto che quando vengono tantissime persone la situazione può divenire più fragile per tanti motivi: ad es. si può scoprire più chiaramente di dare fastidio a qualcuno sul territorio (e oltre) e si può capire meglio chi è, come agisce, etc., questo qualcuno; possono, tra tante persone, venire scalmanati di vario tipo che creano divisioni, etc.; insomma bisogna cercare di valutare prima tante cose e dunque muoversi con cautela.Tra l’altro è necessario anche valutare quanto nella curia siano in grado di capire, siano preparati ad una pastorale realmente missionaria (anche questo è un tema da affrontare, sviluppare, etc., con attenzione, anche, tra l’altro, per una concreta formazione ad un’approfondita missionarietà nella parrocchia, etc.) o magari non si conoscano (e si studino, etc., sempre più) più profondamente tante problematiche, necessità, etc., di una pastorale veramente, ampiamente, stabilmente, etc., aperta sul territorio, che richiederebbe tra l’altro una solida strutturazione parrocchiale e una pronta attenzione, etc., delle retrovie curiali.
Insomma, quando nella parrocchia si trova poco o nulla è meglio muoversi con prudenza, con pazienza, gradualità, etc..Ogni cosa, ogni attività, etc., va strutturata per bene pensando a tante necessità, pericoli, etc..Quando si avrà a che fare con tante persone i rischi aumenteranno comunque ma almeno si sarà cercato di affrontarli preparati.
58) Trinità e missione
Alcuni possibili spunti.Prima di Cristo vi sono state fedi missionarie? Solo la scoperta dell’Amore comunione puo’ spingere ad un’autentica missionarieta’? Il cristianesimo si e’ diffuso nei primi secoli anche per l’assenza (?) di altre fedi missionarie? La missionarieta’ puo’ costituire un importante segno di vitalita’ della fede.Questo movimento verso l’altro, verso il nuovo e’ cosi’ vitalizzante che anche nel suo aspetto piu’ terreno, come ad es. per l’epoca delle scoperte geografiche, puo’ costituire uno stimolo per l’animazione della fede.Cosa puo’ cambiare a tale proposito nel villaggio sempre piu’ globale? L’apertura verso l’altro, verso il nuovo, si fara’ sempre piu’ “spirituale e umana”? Ricerca, attesa, dell’Emmanuele, in cui sempre piu’ si puo’ incontrare ogni uomo? Possibili spunti anche sul tema dell’ebraismo? Sulla scia, tra l’altro, di questi paragrafi sulla comunicazione, etc. si potrebbe forse valutare in modo forse rinnovato la questione della missionarietà del sacerdote diocesano e forse anche del laico (anche, ad es., della famiglia?).

59) Nel cuore di Dio
Le riflessioni svolte altrove sulla Trinità mostrano che nessuna creatura vive fuori di Dio.In particolare ogni persona, anche i demoni, vive nella Trinità in Cristo.Possiamo dire, in qualche modo, che ogni persona vive nel cuore di Dio.E ancora che forse ogni persona, sotto certi aspetti da definire bene di volta in volta per non creare confusione, è, nella stupefacente, addolorata, onnipotente, misericordia di Dio, il cuore di Dio stesso.

60) Ancora su eucaristia e conoscenza
Nella Trinità la conoscenza delle tre persone tra loro avviene nell’essere, ciascuna a suo modo, reciprocamente intime.L’eucaristia, il farsi intimo di Dio all’uomo anche umanamente (che forse non sarebbe strettamente necessario), rivela forse la, sotto certi possibili aspetti, sovrabbondanza, gratuità, anche di questo amore intratrinitario.La conoscenza come intimità (nella Trinità) è un aspetto (da vedere con equilibrio, etc.) che vale per ogni persona, anche creaturale?

61) Il corpo (di Cristo)
“Sacrificio e offerta non gradisci, un corpo invece mi hai dato” (Sal 39, 7).Cristo viene  virtualmente in pienezza a liberarci da ogni moralismo, legalismo, senso di colpa, cervellotismo, meccanicismo, rigorismo, lassismo, etc..Egli viene nello Spirito a portarci nella vita in modo pienamente sano.La sua Parola mi porta gradualmente verso il compimento.La mia umanità integrale, anche il mio corpo, sono via per riconoscere, nella Chiesa, l’autentico Spirito di Cristo.La mia umanità, il mio corpo, sono sacramento di Cristo, mi rivelano in lui, nella sua Chiesa, il suo vero amore che sempre più mi dona, in modo così divino e così umano, la vita piena.Ed io sempre più mi scopro umano in lui, anche corpo nel suo corpo, uomo eucaristico.Per questo io vivo in Cristo Dio e uomo,  che è vivo anche nel corpo, pegno di resurrezione totale.

62) Revisione di termini?
Cristo e’ risorto anche nel corpo, quindi sempre vive, viene a noi anche col suo corpo.Il termine transustanziazione potrebbe rivelarsi inadeguato rispetto al pane che non e’ piu’ pane, se non nelle apparenze, ma e’ Cristo che si rende toccabile, mangiabile, etc..

63) Uno spunto sulla verità
E’ dono di verità non solo riconoscere una realtà vera come, ad es., la fede in Cristo, ma anche, ad es., “l’intensità”, la sincerità profonda della ricerca.E forse intensità, verità di contenuto, etc., si fanno tendenzialmente sempre più profonde quando si incontrano: sono aspetti della realtà della fede in Cristo, che, comunque, si può imprimere in maniera evidentemente certa, diversa, più profonda, nel cuore dell’uomo rispetto a qualunque altra religione, cultura.

64) “…e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18)

Va rilevato che la Chiesa cattolica è l’unica che con certezza dura nel tempo.
Infatti, tra l’altro, essa è la sola che lo Spirito di Cristo conserva nelle verità fondamentali (e in esse la fa crescere).
Un libro religioso di per sé può essere interpretato in molti modi diversi senza la conforme azione dello Spirito di Verità. Sarebbe interessante vedere in profondità cosa provoca l’assenza di questa (promessa) conservazione della e nella verità ad opera dello Spirito nelle altre chiese e religioni.
Cosa provoca nei contenuti della loro verità e nella loro stessa idea di verità, ad esempio.
Vi è dunque un secondo aspetto da tenere presente: non essendo centrate nella verità spirituale e umana queste credenze anche per questo motivo possono avere difficoltà a conservarsi nelle stesse fondamentali “verità” (per loro), cioè a essere interpretate sempre allo stesso modo. L’uomo trova infatti la verità in sé e non in una teoria astratta (non intendo con ciò che la rivelazione si poteva integralmente dedurre dall’umanità). Inoltre le varie filosofie e religioni sono sottoposte alla prova del tempo, anche perchè l’umanità prende sempre più coscienza, per certi versi, della sua natura vera.
Si può poi osservare, ancora, che la visione di Dio, dell’uomo, della verità sviluppata in queste pagine, può aiutare (in qualche misura) l’approccio al modo di comprendere e riflettere sulla verità, sull’essere sulla storia (e di parlarne, d’altro canto in un testo religioso) nell’Antico Testamento. Anche qui mi parrebbe interessante riflettere sui significati e sui rapporti tra verità, legge (legge per la vita del singolo ma anche legge (“diritto”?) per la vita del popolo Ebraico) e profezia nell’Antico Testamento.

65) Riflessioni sulla verità
Come visto in un paragrafo precedente, l’uomo e in qualche modo anche il creato portano in sè l’impronta della trinitarietà divina.Anche, dunque, se il mistero di Dio (e dell’uomo, etc.) solo Dio può rivelarlo sempre più pienamente, quando esso viene rivelato, approfondito, l’uomo si ritrova più profondamente, equilibratamente, etc..Qualcuno, poi, ha osservato che proprio perchè Dio doveva rivelarsi pienamente nella Parola (questione da chiarire con delicatezza, attenzione al mistero, etc.) era allora necessario che il Figlio si incarnasse.Forse il fatto stesso che Cristo è stato compreso a pentecoste dalla comunità credente e, forse, si è comunicato per diretta rivelazione a s. Paolo, ecco anche queste circostanze possono forse mostrare che per questa capacità dell’amore divino di farsi piccolo, “sintetico”, di rivelarsi “in nucleo” (da sviluppare, approfondire, chiarire, etc.), forse Dio poteva rivelarsi anche attraverso una creatura umana, una comunità, etc..Forse dietro l’idea che il Figlio dovesse necessariamente incarnarsi vi è, tra l’altro, un’idea di verità che doveva venire approfondita nel senso sopra indicato (sinteticità, “nuclearità”, etc.).Possiamo così osservare che fin dall’inizio l’uomo ha potuto credere nella verità ma é la verità stessa, è Cristo, a condurci nella comprensione sempre più profonda della natura della, appunto, verità.Costituendo poi la comprensione della natura della verità un aspetto fondamentale per ogni tipo di conoscenza più si approfondisce questa comprensione più si possono aprire rinnovate vie di dialogo interreligioso, culturale, etc.Possiamo ancora osservare che proprio questa capacità della Parola (del Figlio) di farsi piccola, “sintetica” , “nucleare”, può forse consentire svariate forme di approfondimento, nel dono dello Spirito, della piena rivelazione che è Cristo, ad opera, sotto certi aspetti, anche, ad es., di un singolo uomo (che certo però comunque non esce fuori dal nulla e comunque nella Chiesa).Chissà, ad es., se Cristo non possa ancora donare più chiaramente all’uomo ed in modo per certi aspetti definitivo (anche se, a meno di chiare rivelazioni, l’uomo farà sempre bene a mettere tutto in discussione: la verità si conosce talora  tendenzialmente sempre più anche per successivi aggiustamenti, modifiche, conservando gli aspetti positivi della ricerca) alcuni riferimenti essenziali per una più approfondita comprensione di Dio, dell’uomo, e del loro rapportarsi.

66) Verità, legge, nichilismo
Alcuni possibili brevi spunti (tutti da verificare):
– La verità si può cercare a partire da un nucleo sempre più definibile nella sua sostanza e che può venire soltanto donato dall’Alto nella sua forma sostanzialmente definitiva. Pensare invece che la verità, perché assoluta, non si possa incarnare porta (?) al nichilismo.
– Le persone, quando entrano in rapporto, possono, nello Spirito, donarsi molto profondamente anche se si conoscono e, al momento, si manifestano ancora poco. Dio si dona tutto, personalmente, (e a ciascuno secondo la Sua sapienza) dentro (e sempre più in profondità) le parole umane anche dell’antico testamento, nell’eucarestia, etc. Ritenere che la persona divina (del Figlio) non possa, proprio in quanto tale, farsi uomo significa, mi pare (in qualche caso almeno?), stabilire l’impossibilità per l’uomo di comunicare, di accogliere (sempre più) nello Spirito, Dio, gli altri e anche sé stesso. Significa (in qualche caso almeno?) razionalizzare, cosificare, quantificare la persona, invece di accoglierla (sempre più) nello Spirito, nell’amore. L’umanità stessa (del Figlio) “ha accolto” pienamente- sempre più- (nel senso di essere proprio, anche carnalmente vorrei dire, “all’uopo”), nello Spirito, il Verbo.
– Per conoscere qualsiasi cosa devo, nello Spirito (e in Lui altre cose), capire (sempre meglio) qual è la via (anche “materiale”, almeno per noi viventi sulla terra- e non in cielo) attraverso la quale principalmente (?talora?) si comunica (ad es., colori- luce- vista). Per conoscere Dio, me stesso, le altre persone devo (insieme ad altre cose in Lui) invocare (etc.) lo Spirito.
– La religione ebraica definendosi legge salvaguardava (in qualche misura?) prima di Cristo l’interiorità dell’uomo. Ma una volta stabilito (per alcuni?) che Dio non può farsi uomo può rischiare involontariamente di divenire gabbia, imposizione, proprio li dove si dichiara aperta a sempre nuove venute del Messia.
– Plasticamente possiamo forse chiederci (sotto certi aspetti?) come è possibile pensare di poter incarnare sempre più profondamente, equilibratamente, personalmente, gradualmente, umanamente, etc. la propria fede religiosa se si ritiene impossibile che Dio possa farsi (sotto certi aspetti progressivamente, come ogni essere umano) uomo.
Sono solo alcuni tra i possibili spunti, non so quanto validi, ma forse almeno indicativi dell’aprirsi, nello Spirito (e quindi all’opportuno), di possibili nuove piste di dialogo, di ricerca, di crescita comune.

67) Ancora qualche spunto sulla conoscenza
Allora ogni cosa è mistero…ed io lo posso penetrare sempre più crescendo spiritualmente e umanamente nello Spirito di Cristo.Tento un rapido abbozzo di riflessione. Posso gradualmente conoscere molto di una persona che mi comunica sinceramente quello che vive, che vedo vivere (tendenzialmente sinceramente) in tante situazioni, etc..Ma certo non posso conoscere l’intero mistero di quella persona in Dio, per cui non potrò mai giudicare il cuore di una persona. Di me stesso conoscerò sotto certi aspetti di più (sperimentandolo di persona) ma anche qui, gli altri possono vedere cose di me che io non vedo…Anche Dio lo percepisco, nella misura, modo, etc. del dono dello Spirito di Cristo, in modo evidentemente parziale ma reale.Come lo conoscerò in cielo?Lasciando spazio al mistero posso pensare, credere che lo vedrò, sperimenterò, più chiaramente e in modo pienamente e totalmente (e sempre più all’infinito) soddisfacente.Anche degli altri uomini posso sempre più vedere, capire tante cose (ad esempio, se non finge, etc., un essere umano che si è arrabbiato) ma non posso, ad esempio, “vedere” con esattezza il suo sentire, cioè percepire il modo preciso in cui lui percepisce, fino in fondo quello che percepisce…anche qui, chissà come sarà in paradiso, forse saremo più trasparenti, percepiremo più chiaramente il sentire dell’altro.Sono problemi non a caso difficili anche da esporre…Ma mi pare interessante osservare che non siano argomenti così spesso messi in evidenza (e mi pare interessante riflettere sul perché di questo eventuale fatto.Dai miei scritti possono emergere molti possibili motivi), neanche quando si cerca di parlare della conoscenza umana…anche se sono, sotto certi aspetti, il pane quotidiano di una vita sempre più cristianamente vissuta.Forse dunque si aprono più chiaramente, sulla scia di quelli che ho già sviluppato in passato, altri possibili spunti di riflessione sulla reale conoscenza spirituale, psicofisica, dell’uomo e poi, in termini diversi, sulla conoscenza anche degli animali, sul vivere degli altri elementi, etc…Noi conosciamo nello Spirito di Cristo (nella Trinità) e in lui nell’umanità (spirito-psiche-corpo) personale e “collettiva”, etc..La conoscenza dell’uomo è fondamentalmente sacramentale, spirituale e umana, l’essere portato in un mistero che vela e si rivela nello Spirito (nella Trinità, etc), Cristo, la Parola i sacramenti, l’uomo, il mondo…

68) Immaginazione
E’ necessario invocare la sempre nuova venuta di Cristo, il suo amore, la sua luce, etc., un discernimento sempre nuovo, e, tra l’altro, l’aiuto per trovare in lui (Cristo) soluzioni sempre nuove, etc..
Una sempre rinnovata spiritualità, umanità, cultura, a tutto tondo potrà stimolare in tutti i campi una sempre rinnovata creatività, etc..
Ho sviluppato altrove alcune possibili riflessioni che mostrano come l’eventuale mutare delle situazioni può aiutare a trasformare le filosofie, le culture, la sapienza umana, etc..
Ad es. se un giorno si inventassero comode case-officine volanti (a bassissimo costo) capaci di raggiungere in breve tempo qualsiasi angolo del mondo come potrebbero mutare mille prospettive.E’ questo un possibile esercizio che, a certe condizioni, può essere utile per intuire il futuro, etc., ma che può anche essere utile per vedere da nuove angolature (es., il –eventualmente molto concreto- villaggio globale; un governo unico, democratico, mondiale; etc.) le realtà odierne, le nazioni, i popoli, le religioni, le strutture, etc..
69) Solo l’Amore è vita
Se il centro della persona (umana) è l’essere persona donata e accolta (o meno), libera di amare, possiamo ulteriormente osservare che questo movimento del donare e dell’accogliere (la persona) può avvenire solo nell’amore. Solo l’amore può entrare nell’intimità infinitamente profonda della persona, solo l’amore può costituirla libera. Neanche Dio potrebbe entrare in me senza l’Amore, neanche io potrei entrare sempre più profondamente dentro me stesso senza l’Amore di Dio, senza un amore vero e infinito e liberante e rassicurante, provvidente, etc. (ma anche senza, almeno entro certi aspetti, l’amore umano?). Nell’Amore la persona è (sempre più, nell’uomo) sé stessa ed è sempre più (nell’uomo) in comunione, comunicazione con Dio, con sé stessa, con gli altri (senza fondersi, spersonalizzandosi, con Dio, con gli altri).
Potremmo (forse?) aggiungere che, perché questo avvenga, l’Amore stesso deve essere una persona, tutta particolare che, a sua volta, vive del Padre e del Figlio, e, in un certo senso, anche, in Cristo,di me, dell’uomo. Comprendiamo così che lo stesso Cristo vive (in diversi modi e misure?) in tutta (?) l’umanità. Ma alcune di queste possibili riflessioni possiamo forse (se accettabili. Sono tutti spunti volanti da valutare, etc.) intuirle, nella fede, perché, nel cammino della storia, siamo cresciuti, nello Spirito, nella comprensione della rivelazione trinitaria.

70) Ancora sull’Amore come vita
Anche un ateo, tendo a pensare, vive non nell’orizzonte di un essere asettico ma di un essere buono, vero, bello, nell’orizzonte di un Amore sapiente. Questa consapevolezza è meno esplicitamente chiara, ma se, in qualche modo, non credessimo che un Amore sapiente è il senso del mondo diventeremmo (forse?) pazzi.A ciascun uomo Dio si dona in qualche misura e in modo personale.Nell’orizzonte di un ipotetico essere inconsapevole non potremmo forse nemmeno esistere. Immaginiamo, poi, di vivere nell’orizzonte di un essere cattivo, falso, brutto.

71) Ancora sulla natura dell’Amore
Tenendo sempre presente che trattiamo di mistero, possiamo porci delle domande su alcuni aspetti meravigliosi di questa realtà (come si vede chiamo Amore lo Spirito e anche la Trinità).
L’Amore, la Verità, sono infiniti? Notiamo che, in un certo senso, hanno dei confini perchè, ad es., pur conoscendone la possibilità, l’attuazione anche, ad opera di certe creature, l’Amore non è male, la Verità non è falsa.Su questa scia possiamo anche domandarci se, nel loro dialogo, le persone divine comunicano, vorrei dire, una realtà senza limiti.Forse possiamo intuire che questo quantitativismo potrebbe appartenere ad un piano, in un certo senso, “inferiore”.Forse, sotto certi aspetti, più che parlare di infinito si può parlare, ad es., di pienezza.Possiamo osservare che una visione “razionalista” può indurre (ma ciò non è, sotto certi aspetti, avvenuto, in certo, in qualche modo, razionalismo cristiano) a tal proposito, a quantificare, in qualche modo, sotto certi aspetti, anche Dio.Una visione “spiritualista” può vivere il mistero senza cercare, sotto certi aspetti, di penetrarlo, nello Spirito, anche con ogni forma di comprensione.Una visione che nasce da una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo può indurre a penetrare (vitalmente) il mistero con, appunto, ogni, sempre meglio, rinnovatamente, scoperta, forma di comprensione.Ad esempio con una intuizione spirituale e umana (non solo spiritualista, non più riduttivamente razionaleggiante), non solo sulla vita in Cristo, sull’Amore “vissuto” da Dio, ma anche, ad es., più pienamente, vitalmente, etc., sulla natura anche “ontologica” del suo essere.
Questo (possibile?) essere, sotto certi aspetti, su un “altro, ulteriore, piano” di Dio, influisce su tutta la vita, la conoscenza, la logica, etc..Può, forse, ad es., porre sotto un diverso sguardo la nozione di infinito quantitativo (ad es.: qualsiasi creatura, realtà, pensiero, etc., esiste, ha il suo significato (da, sempre meglio, valutare), etc., nell’Amore, nell’eterno Amore trinitario -sempre meglio scoperto-); e magari, altro es., aiutare a chiarire meglio i piani della logica, etc..Anche una visione cristiana ad es. più, sotto certi aspetti, razionalista può cogliere alcune riflessioni in questo senso.Ma (come visto anche in riflessioni svolte altrove) una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana può orientare ad una visione sempre più piena, armonicamente integrale, meglio, rinnovatamente, intuita, compresa e collegata, della realtà, anche, ad es., della logica nei suoi vari aspetti, piani.Può indurre forse più facilmente a contemplare, intuire, etc., anche nella riflessione “filosofica” (in una filosofia intesa, come si vede, in modo rinnovato, spirituale e umano), l’Amore vivente.
Su questa scia possiamo osservare la meraviglia di questo Amore, immenso eppure capace di essere in un’eucaristia, nella Parola, di questa Verità ricchissima eppure che si può in qualche modo intuire, nel suo (pur -sempre?- approfondibile anche “filosoficamente”) nucleo.E vediamo che solo così può essere l’Amore: immenso e “piccolo”, umile, delicato; semplice e complesso; “sintetico” e “analitico”; uno e trino; etc..Come potrebbe l’Amore essere sempre e solo manifestamente grande, se è Amore, come potrebbe essere solo, diciamo in qualche modo, analitico o solo sintetico, etc..Ogni domanda su Dio sembra trovare la sua possibile, sempre più profonda, risposta, anche “filosofica”, nell’Amore (sempre meglio scoperto).

72) Realtà spirituale e realtà “materiale”
La ricerca sempre più approfondita della fisica sta conducendo ad una conoscenza sempre più dettagliata dell’universo, dei suoi elementi, etc..Talora, come ho già sottolineato, pur nella consapevolezza dell’estrema prudenza nel rilevare possibili somiglianze, collegamenti, sembrerebbe di intuire appunto, sotto certi possibili aspetti, tutti da valutare con immensa attenzione e criticità, sembrerebbe, dicevo, di intuire quasi una qualche forma di continuità (qualche vaga somiglianza?) tra le realtà spirituali e quelle “materiali” (ma non sono anche queste in essere per lo Spirito del Padre e del Figlio?).
Qui come altro spunto, su questa linea, tutto da valutare vorrei indicare come la conoscenza (ad esempio?) spirituale possa essere vista nell’ottica del contenuto (e della sua complessità, misteriosità, etc.) ma al tempo stesso anche in quella dell’intensità, della qualità, della poesia, della consapevolezza, della determinazione, etc.; e anche (valutare molto più approfonditamente questa affermazione) come graduale dono di sé, ma dunque sempre personale, della Trinità, il Figlio dal Padre nello Spirito. Al tempo stesso anche nella realtà sensibile sempre più approfonditamente si vanno individuando materia, energia, corde, vibrazioni, etc. se non sbaglio, almeno talora, come aspetti (da scoprire, conoscere all’infinito) di una stessa “cosa” e forse, talora (?), come aspetti di entità in relazione.
Potrebbe allora rivelarsi interessante riflettere, valutare, tra l’altro, le possibili relazioni tra contenuto, intensità, etc., e tra materia, energia, etc.; l’unitarietà, la relazionalità, la trinitarietà (in Cristo), il movimento, la crescita, le vie comunicative, di comunicazione, etc.; scoprire tutti i possibili aspetti in questione, confrontarli tra loro, collegarli (?), etc..Sono piste che, almeno sotto alcuni aspetti, possono forse ben rientrare (e forse aiutare a sviluppare, ad approfondire) in quella spiritualità, filosofia sacramentale che ho delineato in alcuni scritti precedenti.
Sono solo spunti, tutti da valutare, di un comunque sempre più profondo e fecondo interscambio tra i vari aspetti della conoscenza e della vita (in Cristo).

73) Ancora su fede e logica
Un aspetto forse da approfondire circa le riflessioni sulla spiritualità-filosofia-logica sviluppate negli scritti precedenti si può rilevare nella circostanza che il dato, i dati (fontali?) esterni alla persona singola, o al sistema logico, etc. da un lato sono essi stessi misteriosi, da scoprire (o da rivelarsi essi stessi, etc.) sempre più, da un altro lato scoprendoli sempre più si scoprono sempre più le vie di comunicazione con la persona singola (la comunità, etc.), il sistema logico, etc. e al tempo stesso si scopre sempre più appunto la persona singola, il sistema logico, etc. (qui c’è da riflettere sul se, come, quando, etc. il punto di partenza per la scoperta è, può essere, il dato esterno, la via di comunicazione, il soggetto esperiente, magari anche in modo variamente combinato).
Dunque la “prova matematica dell’esistenza di Dio” non consisterebbe tanto nel trovare le incognite che risolvono (sempre più) tutte le equazioni, ma nel trovare sempre più (essere trovati da) le incognite che per le vie (spirituali e umane, “materiali”, etc.) sempre meglio scoperte giungono a rivelare sempre meglio nella loro più profonda natura le stesse “equazioni” (uso questo termine in maniera generica, per indicare calcoli da scoprire sempre più) e a risolverle sempre più.
In questa visione si mostra una sempre più profonda coerenza tra la “teoria” e i vari aspetti della realtà e questo può talora aiutare una ricerca personale e anche un dialogo.Si sperimentano (accogliendo, vivendo sempre più questi doni) altresì crescenti benefici vitali e anche questi possono talora aiutare.Ma senza l’adeguato rivelarsi dell’incognita attraverso le adeguate (in che misura?) vie comunicative e senza quella data persona (col suo bagaglio di vita etc.) -sistema logico (in evoluzione)- e la sua accettazione libera e collaborante non si potrà giungere ad una (sempre più piena?) via di conoscenza e di soluzione di questa cosiddetta “prova matematica”.
E’ dunque forse interessante domandarsi in maniera prudente, critica, se, in che misura, etc. la stessa coerenza conoscitiva (la stessa logica, le stesse logiche?) in tutta la sua complessità possa essere scoperta sempre più solo accogliendo la realtà, lo Spirito di Cristo (e in Dio ogni cosa).Ci sono poi aspetti della realtà che sono intrinseci alla logica, altri che costituiscono sue possibili (almeno talora, libere) manifestazioni e dunque non ne inficiano le caratteristiche, etc.?
E’ evidente che sto qui tentando di sviluppare (tutte da valutare meglio) riflessioni sulla spiritualità, la filosofia, la logica.E che sembrano sempre più trovare una via di comprensione sempre più piena in una spiritualità-filosofia sacramentale: solo nell’Amore del Padre in Cristo gradualmente donato e sempre più liberamente e fiduciosamente accolto possiamo sempre più comprendere la realtà, il suo mistero spirituale e “materiale” (sono osservazioni da valutare sempre più criticamente, con prudenza, etc.). La logica sembra potersi riconoscere, tra l’altro, nel vieni e vedi cristiano, non in uno scavalcamento della fede.Possiamo anzi forse domandarci se anche in Dio l’aspetto più profondo dei rapporti intratrinitari non sia la fiducia (reciprocamente trasmessa e ricevuta) che si fa conoscenza certa, intima, totale, etc..

74) Corollari
La talora eccessivamente netta, schematica, distinzione tra vita spirituale e cosiddetta autonomia delle realtà terrene può, in alcune contingenze, aver svolto un ruolo in qualche parte anche positivo nell’attenuare i rischi di un talora pericoloso integralismo, etc..Lo stimolo a vivere tutta la vita, la cultura, in Cristo, se accolto, potrebbe, almeno in qualche caso, si può forse sperare, condurre alla ricerca di adeguati riferimenti, collegamenti, anche per evitare gli opposti scogli, che forse potranno venire riconosciuti sempre più distintamente nelle loro sfumature, della separazione e della confusione, della secolarizzazione e dell’integralismo.

75) Trinità e sessualità
L’ingresso dell’umanità di Cristo nella Trinità può forse aiutare a porre delle domande sul rapporto tra Dio e la “sessualità” .Anche su questi argomenti si può forse, nel dono dello Spirito, scavare molto.

76) Riflessioni sul peccato originale
Possiamo porci alcune domande sul mistero del peccato originale.Sembrerebbe una ferita che non si è trasmessa attraverso un qualche rapporto solo spirituale.Infatti i demoni non hanno trasmesso (se non con la tentazione) il loro peccato agli uomini.Possiamo inoltre osservare che, nella Genesi, quando Eva mangia il frutto e poi lo dà ad Adamo questi appare, forse, ugualmente libero e responsabile.E’ la loro discendenza che nasce ferita.Si direbbe che la persona ferita dà origine ad una discendenza ferita.Si può anche osservare: la persona soggetta alla corruzione della morte dà origine ad una discendenza a lei simile.Vi è una ferita spirituale e umana che si trasmette.Quando Dio infonde, pura, l’anima nel concepimento, questa subisce l’indebolimento di una realtà segnata dal peccato (sono solo, come sempre, possibili domande per una ricerca comune, sotto la guida del Magistero.Inoltre, trattandosi di così difficili temi (misteri, etc.), le riflessioni svolte in questo scritto possono ancora più facilmente del solito essere soggette a rapide modifiche).
Maria è concepita, forse, nella grazia di Cristo, Dio e uomo, che ella concepirà a sua volta nel suo seno verginale.E’ una nuova creazione.Maria non è ferita dalla corruzione del peccato originale.Sembrerebbe, ancora, che il peccato originale si trasmetta nel concepimento, non per altre vie come il sangue, etc..Infatti Maria non viene “contaminata” nel ventre di sua madre.Si può, poi, anche qui osservare che se il peccato originale si trasmettesse per via “spirituale” nell’umanità allora Maria, anche concepita immacolata, dovrebbe (?) essere sottoposta comunque a questa trasmissione.Nel mangiare il frutto sembra avvenga, in qualche modo, un distacco intimo (anche se non definitivo) dell’umanità di Adamo ed Eva dallo Spirito di Dio.Cristo dunque poteva forse, sotto certi possibili aspetti, nascere (come Maria) nel seno di una donna segnata dal peccato originale.Ma Cristo è potuto venire in pienezza di grazia in Maria perché lei lo avrebbe sempre accolto docilmente.Cristo, forse, è potuto nascere in Maria e crescere con lei perché ciò non avrebbe costituito per lei una violenza.E Maria lo avrebbe in qualche modo aiutato ad essere gradualmente accolto anche da altri.La presenza umana di Cristo, poi, avrebbe sostenuto (anche se la pienezza di grazia può (?) venire, crescere, etc., come forse visto nei primi anni di vita della vergine, in molti modi), etc., Maria.L’amore pieno di Maria avrebbe donato una crescita serena a Gesù.Così Cristo si manifesta gradualmente ad una umanità segnata dal peccato originale ma che viene riaperta (virtualmente) pienamente alla vita dalla grazia del suo amore (spirituale e umano).Certe conseguenze del peccato originale in noi rimangono perché siamo nati così e Dio nella sua sapienza ci trasforma il cuore ma non modifica il percorso naturale (e graduale) che stiamo vivendo.Maria che accoglie sempre più docilmente Cristo, accoglie sempre più (etc.) anche noi in lui.Entriamo, in un cammino, sempre più nella comunione in Cristo.
La possibile, talora, indeterminatezza circa la nostra comprensione del (comunque) mistero del peccato originale può comportare la mancanza di diversi eventuali riferimenti circa la nostra possibile conoscenza sulla vita dell’uomo, dell’universo, etc..Se invece ipotizziamo, ad es., che il peccato originale si trasmette nel concepimento (causato da almeno una persona segnata a sua volta da questa ferita) ecco che possono, eventualmente, emergere varie possibili osservazioni: ad es. l’universo, la terra, etc., potrebbero non essere di per sé segnati dal peccato originale.Dunque l’Eden potrebbe sotto certi aspetti essere meno diverso dal mondo attuale.Possiamo osservare a tal proposito, ad es., come con Noè Dio protegga (talora?) l’uomo da certi cataclismi, così come fin dal concepimento Cristo è molte volte protetto da diversi pericoli dal dialogare aperto con Dio di Maria e Giuseppe.Se il peccato originale non segna, di per sé, l’universo le figure di Maria e di Cristo possono forse, magari sotto certi possibili aspetti, aiutarci (un po’ di più?) a cercare di intuire qualcosa della vita umana nell’Eden.Ancora, cosa cambia nella più profonda umanità (anche “materiale”(?), che si trasmette nel concepimento) dell’uomo con il peccato (originale) che rende, dopo la morte, il corpo soggetto alla corruzione e non pienamente vivo nello Spirito? Cosa c’è di diverso nella vita (terrena) concreta di una persona immacolata? Nel ritrovamento al tempio Maria ci appare addolorata a causa di un gesto che, di per sé, è di Cristo stesso (anche se, però, potevano esservi tanti pericoli, etc., derivanti da altri): possiamo anche osservare che è un dolore vissuto, nel profondo, con docilità, (a suo modo) in pienezza, anche fisica, di grazia.
Se Maria è immacolata, ad es., per la sua docilità, potremmo chiederci se ad es. san Giuseppe era più ribelle.Possiamo forse pensare che san Giuseppe abbia cercato di corrispondere pienamente alla grazia ricevuta, ma la docilità, la fiducia, l’apertura totale e sempre più profonda del cuore, della mente, di tutta la persona umana, sono un abisso.In questo abisso di apertura spirituale, umana, culturale, possiamo entrare solo per grazia, per la nostra sempre più fedele risposta (preghiera, etc.), etc..”Maria, da parte sua (aiutando anche noi.NdR), custodiva queste tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2 19), imparava profondamente da tutti e da tutto, era (?) pronta, sollecita nel raccogliere ogni stimolo anche totalmente nuovo e sorprendente.Maria era una donna assetata, affamata di Dio, di verità, di luce, di amore, etc..Può forse più facilmente accadere all’uomo in vario modo ripiegato su di sé di non sperimentare questa più profonda apertura del cuore, della mente, questa sete di imparare (di lasciarsi guidare, etc.) da Dio e in lui da tutti e da tutto.Può forse accadergli di voler vivere, fare quello che ha capito anche di buono, senza neanche accorgersi di tante chiusure, lentezze, etc., spirituali e umane, di tante resistenze spirituali, umane, culturali, etc..Le diversità tra gli uomini, che possono in varia misura essere “chiusi nei loro doni” possono  costituire sotto certi aspetti un aiuto, uno stimolo ad una sempre più profonda apertura spirituale, umana, culturale, etc., che può farci sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, etc., rinnovatamente, incontrare nell’Emmanuele.Maria immacolata ci aiuta (e ci aiuti) ad aprire il cuore, la mente, tutta la nostra umanità, etc., a Dio. Mandi il Signore il suo santo Spirito, ci educhi sempre più profondamente una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc., a questo sempre più vivo, fiducioso, docile, sollecito, prudente, etc., rinnovamento integrale.Immaginiamo che rivoluzione (in senso buono) potrebbe forse rivelarsi il sempre più profondo, rinnovato, prudente, etc., diffondersi, nello Spirito, di una sempre rinnovata, etc., apertura del cuore, della mente, di tutta la persona umana, di una sempre rinnovata, etc., apertura spirituale, umana, culturale (ad es. circa le impostazioni di fondo, le vie, etc., spirituali, umane, etc.), etc., in Cristo?
Sembrerebbe che sia il peccato originale “originante” che segna un distacco (non, di per sé, definitivo) dallo Spirito di Dio.Dunque nel concepimento, in un certo senso almeno, non si trasmettono, si direbbe, le conseguenze degli eventuali peccati successivi.Prima del peccato “originante” vi è una pervietà totale anche del corpo umano allo Spirito.Dopo tale peccato resta una ferita nel corpo umano.Forse nella riflessione sulle conseguenze del peccato originale si è potuti passare da concezioni per eccesso (forse presenti nell’AT) che magari vedevano le conseguenze anche degli altri peccati trasmettersi anche nella vita corporale della discendenza a concezioni più, forse, talora, vagamente spiritualistiche, nell’epoca cristiana.E’ Gesù stesso che chiarisce, forse, che certe varie difficoltà, sofferenze, non sono conseguenze dei peccati, diciamo, non “originanti”.Questa visione può aver condotto ad una maggiore attenzione al mistero, ad una spiritualità meno meccanicistica, ma con prudenza, è necessario, nel cercare di comprenderla, fare attenzione a non rischiare di passare dalla parte opposta rispetto all’AT, restando in un vago spiritualismo.Forse la risposta equilibrata (sempre da cercare) è che il peccato originale (e solo esso) si trasmette nel concepimento.Anche se resta una ferita nel corpo, la grazia di Cristo può però gradualmente riaprire, sovrabbondantemente e in modo tendenzialmente pieno, l’uomo segnato dal peccato originale alla grazia di Dio.

77) Risurrezione dei corpi
L’umanità, vivente fisicamente, di Cristo costituiva, in qualche modo, anche per lui stesso, come un velo (ma anche come una via, etc.) alla piena conoscenza, etc., spirituale (cerco di indagare dei misteri).Quando fisicamente Cristo è morto come mai non è subito risorto anche nel corpo? Forse anche la morte (fisica?) totale e profonda avviene gradualmente? E quando è morto definitivamente e totalmente è rimasto vivo, anche corporalmente, nello Spirito, in quello Spirito che si era manifestato sul Tabor.
Forse allora anche il corpo di Maria fisicamente è giunto ad una naturale consumazione ma è rimasto vivo nello Spirito.Chissà i discepoli che vivevano vicino a lei cosa si aspettavano le avvenisse nel trapasso al cielo.Chissà se veramente Maria si è fisicamente “spenta” e se anche lei non è immediatamente risorta nello Spirito anche sul piano fisico. Forse veramente la morte è un passaggio graduale. Chissà se i discepoli l’hanno vista risorgere, se l’hanno seppellita e non hanno verificato se il suo corpo c’era ancora e chissà, tra l’altro, come mai non si parla di questo eventuale (riguardo alla loro conoscenza del fatto) avvenimento dell’assunzione negli scritti neotestamentari.Forse un’eco di queste problematiche si può riscontrare nel passo dove Cristo risorto parla con Pietro del restare di Giovanni? O, per proporre un altro possibile esempio, nella donna vestita di sole dell’Apocalisse (tenendo anche presente che, ad es., allora, forse, non c’era tutta questa distinta chiarezza sulla figura di Maria)?
Un punto che può emergere da queste riflessioni è che l’anima non si distacca dal corpo mentre esso è fisicamente vivente: la vita della persona umana è spirituale e psicofisica.L’uomo è un essere unitario.Se ancora, come ulteriore ipotesi, ci fosse non uno spegnimento fisico ma, ad es., una chiamata, in un tempo senza il peccato originale, ad ascendere in corpo ed anima al cielo, ci sarebbe da chiedersi perché ad un certo punto la vita fisica viene in qualche modo esautorata.Ma se c’è lo spegnimento fisico forse allora questa può risultare una possibile indicazione sulla vita nell’Eden, sul senso della sofferenza che lì non c’era, etc..Riflettiamo ad es. sul fatto che le persone fisicamente si spegnevano ma poi sarebbero ascese al cielo.Questo comporta, tra l’altro una, sotto certi aspetti, profonda sanità del corpo, un vedere, in qualche modo anche per questa via, i cieli aperti, etc..

78) Incontrarsi nell’Emmanuele
Ho trattato altrove di alcune tra le possibili origini delle diverse correnti spirituali, culturali, cattoliche, andando a ritroso: del tomismo, dell’agostinismo, dell’aristotelismo, del platonismo e, ancora a monte, della pratica e della teoria, della materia e dello spirito.Ho anche segnalato come solo nella (sempre più profondamente intuita) Trinità si può sempre più trovare la composizione di questi dualismi.
Nell’agostinismo troviamo il conoscere vivendo in Cristo (spiritualità, spiritualismo?), nel tomismo troviamo un’attenzione, però forse riduttivistica (ad es. razionalismo?), all’umanità dell’uomo.Un problema dell’agostinismo si può forse riscontrare nel valutare (sotto certi possibili aspetti) platonianamente o nel valutare talora implicitamente (e quindi alla fine, sotto certi possibili aspetti, in modo vario e indefinito) l’incontrarsi dello Spirito di Cristo con l’umanità della persona umana.Il tomismo invece cerca di definire alcune caratteristiche della persona umana, ma, pur con tanti aspetti interessanti, queste definizioni possono risultare incomplete, riduttive, etc..
Ecco dunque che, ad es., recuperando il, sotto certi possibili aspetti, più chiaro centrarsi spiritualmente, vitalmente, in Cristo dell’agostinismo e cercando in modo sempre rinnovato di chiarire (evolvendo, anche vitalizzando, etc., sotto certi possibili aspetti, il tomismo?) le articolazioni, i rapporti, etc., dell’incontrarsi vitale dello Spirito di Cristo con la persona umana, si può forse aprire un rinnovato cammino pieno di possibili sviluppi (cammino che forse ho contribuito a ricercare in questi scritti).
I possibili limiti, le difficoltà, che si possono forse riscontrare nelle varie impostazioni (ad es. agostiniana, tomista) contribuiscono alla comprensione della difficoltà nell’accostarsi alla figura intera di Cristo, come Dio e come uomo, etc., dei diversi modi di riferirsi, di interessarsi, etc., a lui.E’ in realtà (come fonte) solo Cristo stesso che si può rivelare sempre più, spiritualmente, umanamente, nel suo Spirito.

79) Dialogare sulle impostazioni
(Questo paragrafo va letto “scorrendolo” perchè fino ad ora non ho potuto correggere la bozza sul piano letterario).Crescendo nel cammino spirituale e umano, culturale, etc., in Cristo si possono sempre più chiarire tanti aspetti appunto spirituali, umani, culturali, etc., aspetti che possono aiutarci a comprendere in una luce nuova anche altre spiritualità, filosofie, etc..
Circa il pensiero di Kant, ad es., si può forse tentare un rinnovato dialogo, da sviluppare con prudenza, attenzione, per cercare di comprendersi bene sui termini, etc..
L’attenzione del filosofo tedesco è concentrata, all’inizio, sulla “ragione pura”.Sotto questo aspetto si tratta (?) di una conoscenza come, in qualche modo, sotto certi possibili aspetti, quella degli animali: essi vivono (“ragionano”, etc.) nel mondo così come appare a loro.Nell’uomo, per il nostro, vi è anche la ragion pratica, che non si basa esclusivamente su una esperienza puramente materiale, sottoponibile a esperimenti “materiali”, che però fa percepire un oltre col quale si può (?) entrare in contatto e che, si può forse dire, determina le scelte, i comportamenti, etc..Forse Kant ha cercato, tra l’altro, in qualche modo (magari non così corretto) di salvaguardare (ad es. attraverso la “formalità” della legge morale) lo Spirito che illumina l’uomo e la sua coscienza profonda, dai limiti di una ragione (di una conoscenza, anche delle cose spirituali) che si può sviluppare, sotto certi aspetti anche modificare, anche con riguardo, ad es., alla fede (forse con un sottile prevalere, sotto certi possibili aspetti, della ragione, rispetto al sempre approfondito dono (tendenzialmente sempre più profondamente, etc., integrale) spirituale e umano in Cristo, o perlomeno, per quanto riguarda, ad es., la possibile visione di un ateo, rispetto ad una maturazione spirituale e umana complessiva; prevalere che può aver contribuito (essere stato una tappa verso) ad aprire la via ad Hegel).
Quando parla di religione nei limiti della sola ragione forse Kant non esclude, appunto, la ragion pratica, etc., ma intende anzi rendere disponibile la fede al confronto con una ragione proprio (anche) purificata da una spiritualità sincera E che Cristo rivela -sempre più- nella sua autenticità spirituale e umana).Potremmo aggiungere che forse Kant cerca in sostanza, dunque, di far entrare la fede nella filosofia, contribuendo (sotto certi possibili aspetti?) a chiarire che la conoscenza intenzionale (dell’uomo dunque) è spirituale (e “corporale”, vedi sotto) e non solo razionale in senso stretto.Possiamo dunque, ad es., chiederci se Kant o, almeno, legittimamente, un kantiano avrebbe perorato un esegesi nella fede e potremmo risponderci che è forse possibile (in un cammino di crescita nella fede) di sì, per la sincerità (“formale”, talora magari, nella possibile visione di Kant, di non facile composizione con la ragion pura), ad es., della ragion pratica, anche se forse meno chiaramente del dovuto come sempre rinnovato (e sempre meglio integrato, etc.) dono spirituale e umano in Cristo.
Io non sono un esperto conoscitore di Kant e queste si possono considerare domande di un profano.Domande che però tendono a stimolare l’attenzione, la vigilanza, verso i possibili rimescolamenti di tante carte nel corso storico della crescita spirituale e umana in Cristo.Rimescolamenti eventuali, magari densi di possibili sviluppi in tante direzioni.
Se queste riflessioni sono (magari chiarendo, modificando, etc.) in qualche modo da considerare, se ne può ricavare uno stimolo al riconoscimento della legge morale nell’uomo, certo da scoprire sempre più profondamente e proprio nell’uso di una riflessione che nasce in una vita sincera.Legge morale che il cristiano può (?) chiamare dono dello Spirito, che si sviluppa nella fede in Cristo, quando essa viene donata da Dio.Per Kant la sola ragion pura è, forse propria, in qualche modo, anche degli animali, privi invece della ragion pratica.La ragion pratica (come la chiama lui) è un’altra forma di conoscenza, fondamentale nella vita dell’uomo.Attirati dalle scoperte scientifiche, confusi di fronte ad una fede, ad una moralità che doveva subire il confronto con la storia, etc., alcuni filosofi hanno preferito dare credito alla sola ragion pura.Ma questa, priva di più profondi agganci alla realtà, alla vita, finisce per svuotarsi sempre più.Sarà forse, tra l’altro, la vita stessa e magari, in qualche caso, non senza una riscoperta, con nuove possibili sfumature (da verificare nel loro preciso significato), di Kant a riportare l’uomo verso la riscoperta della sua umanità integrale, anche, dunque, della sua coscienza illuminata in vario modo, misura, etc., dallo Spirito e capace di riconoscerlo, di ascoltarlo.
E’ invece dimenticando, travisando, etc. (invece di chiarire meglio), in vario modo, la “ragion pratica” che si è giunti al superuomo nicciano, alla legge della giungla, etc..Una via di dialogo dunque col nichilismo si può forse individuare nel dialogare sulla presenza di una legge morale nell’uomo, da scoprire sempre più profondamente (in quanto l’uomo, il mondo, etc., sono mistero) anche in una vita sincera, che sviluppi in modo sincero la conoscenza, anche riflessa, della morale, etc..
Nella filosofia kantiana si può forse, dunque, osservare come la ragion pratica riempie di senso, e (forse? In qualche modo?) indirizza, etc., la ragion pura, etc..E’ interessante osservare che nel mondo della natura e in particolare (?) nella corporeità dell’uomo Kant individua il completamento, l’organicità potremmo forse dire, tra la ragion pratica e la ragion pura (critica del Giudizio).L’assenza, in certa cultura cristiana, di una visione sacramentale della conoscenza spirituale e umana (vedi altrove) può talora aver indotto qualche estimatore cristiano di Kant ad accoglierne il pensiero senza accorgersi del suo possibile contributo (in qualche modo) appunto alla scoperta di una conoscenza sacramentale, spirituale e umana.Restando come punto di riferimento del loro panorama culturale all’idea di un realismo critico della conoscenza, interpretata perciò a livello solo umano, e, talora, in definitiva razionale in senso stretto, questi estimatori cristiani del nostro possono talora aver contribuito ad una visione che relega la ragion (solo) pratica in un angolino, di minor conto di fronte alle magnifiche sorti della ragion pura.Non hanno dunque, forse, compreso il tentativo (se tale è stato) di Kant di riconoscere, in qualche modo, gli aspetti (più misteriosi, “noumenici” nella sua visione, che cerca forse, tra l’altro, di sviluppare, in qualche modo, una nuova conoscenza della coscienza in qualche modo vista vivere nello Spirito.In questo senso si possono forse, ad es., ipotizzare suoi possibili influssi su J. H. Newman) spirituali, la coscienza, gli aspetti più logici, quelli “corporali”, etc., della vita umana.
Hegel ha invece sciolto il problema delle distinzioni nella conoscenza spirituale e umana risolvendole nello sviluppo dialettico della ragione.Con Hegel l’uomo (forse) si vuole impadronire razionalmente del mistero, non potendo che giungere al nichilismo.Il nichilismo si può forse (talora?) vedere come l’inizio di una (ancora, talora, inconsapevole) ricerca di una spiritualità, di una fede (sempre più chiaramente, diffusamente, ci si accorge che il pensiero, la conoscenza comportano anche e comunque una fede) disposta a maturare spiritualmente, umanamente.Una certa difesa di una certa ragione da parte di alcuni cattolici può, forse, talora, come ho osservato altrove, apparire una battaglia di retroguardia che può, talora, sembrare non comprendere la ricerca (anche inconsapevole) del sempre più profondamente da scoprire mistero spirituale, umano, etc..Ricerca nella quale una (pseudo) razionalità senza coscienza, etc., ha già ampiamente dimostrato il suo fallimento.L’incontro (anche implicito) tra lo Spirito e la coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo nella storia, la scoperta sempre rinnovata del mistero, della sacramentalità della conoscenza (la ricchezza culturale, umana, etc., di questi possibili sviluppi) sembra sempre più chiaramente delinearsi, in qualche caso, come l’orizzonte più o meno consapevole di certa ricerca anche non credente.Cercare dunque di comprendere, in una sempre rinnovata comprensione spirituale e umana in Cristo, quali siano le possibili reali problematiche che forse, talora, si agitano ad es. in alcuni ambienti del nichilismo può aiutare un possibile dialogo con questi ambienti.Kant, ad es., sembra dimostrare che una sua preoccupazione (dopo le già tante critiche alla coscienza, alla fede, etc., nella sua epoca) è quella di stabilire una certezza (che lui trova in quella che definisce la “formalità” della legge morale) della ragion pratica.Ed è comunque un dono dello Spirito il fidarsi della coscienza (e riconoscere la fondamentale affidabilità della coscienza significa entrare consapevolmente, in qualche modo, in una fede), pur scoprendone sempre più il bisogno di crescere spiritualmente, umanamente.Si può dunque incoraggiare, aiutare, a riconoscere la coscienza e il suo cammino chi è già mosso dallo Spirito in questa direzione.E’ necessario scoprire (anche, proprio, in un dialogo con ogni persona, filosofia, etc.) sempre più distintamente (vedi altrove) le articolazioni, i rapporti, etc., dell’incontro (anche implicito) tra Dio e la persona umana, educare in modo sempre rinnovato, approfondito, a riferirsi alla coscienza, etc..

80) Alcuni spunti sul discernimento
La necessità di non dare per scontati, di ricercare, i punti di riferimento spirituali, umani, etc., ed il loro adeguato collegarsi (vedi le possibili indicazioni, in questi volumi, sull’incontrarsi ed il “reciproco” rivelarsi dello Spirito di Cristo e della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo) emerge chiaramente, come visto, quando si osservano le possibili conseguenze di impostazioni via via più confuse, etc..Conseguenze spirituali, conoscitive, pastorali, etc..La ricerca di sempre rinnovate impostazioni spirituali e umane in Cristo può, come detto, aprire uno sterminato campo di nuovo incontro, di scoperte, etc..Qui vorrei evidenziare come quelli che possono rivelarsi squilibri rispetto ad una più profonda, corretta, distinta, etc., centratura spirituale e umana in Cristo possono toccare, ad es., anche il discernimento spirituale e la psicologia.Talora, ad es., si può infatti attribuire un eccessivo peso al fattore spirituale o a quello psicologico nel valutare comportamenti che nascono in realtà anche da varie carenze nelle impostazioni culturali profonde (ad es. il tomismo, l’agostinismo).Come altrove osservato, ad es., una visione culturale in varia misura razionalista, intellettualista, può comportare di rimando, in alcuni, l’adozione di una visione pragmatica della vita concreta, consistente, ad es., in un più o meno vago riferirsi a possibili questioni rilevate ed interpretate superficialmente.Non vi è un più equilibrato, approfondito, discernimento spirituale e umano. Spiritualismo, intellettualismo e pragmatismo possono risultare tra le diverse facce di una stessa realtà: una mancata più profonda centratura in Cristo.Tra le conseguenze in tutti i campi possiamo allora qui citare, come possibili esempi che toccano in varia misura più direttamente la spiritualità, la psicologia, la tendenza all’intruppamento, alle logiche di apparato, che possono forse, talora, in varia misura, discendere da una visione pragmatica, o al contrario l’individualismo che può, forse, talora, discendere, ad es., dal ripiegamento su di sè di certo intellettualismo.Una sempre più equilibrata, vissuta, centratura spirituale e umana in Cristo può aiutare ad uscire da un certo annullamento dello Spirito e dell’uomo proprio dell’intruppamento così come da un prevalere di un io ripiegato su di sè.E’ forse interessante osservare che, stanti queste impostazioni, la creatività, pur obbediente, sensata, in comunione, etc., dello Spirito potrà più facilmente essere fraintesa, talora, dall’intruppato come individualismo e, talaltra, dall’individualista come intruppamento, mancando di cogliere il senso di azioni che vanno fuori da schemi abituali.Come altro possibile esempio in questo senso, possiamo citare una possibile tendenza, ad es. in alcuni sacerdoti, a non avere progetti particolari se non quello di servire il Signore.Non è detto che ciò sia sempre del tutto positivo perchè Dio dona, ispira: Abramo aveva un gran desiderio di avere un figlio voluto da Dio, anche se ha sempre più imparato a mettere questa ispirazione nelle mani di Dio.Riflettere, dialogare, sui comportamenti, sugli atteggiamenti esistenziali, concreti può talora aiutare a comprendere meglio questi discernimenti errati e alcune possibili loro cause da far risalire, talora, anche ad impostazioni culturali, mentali, profonde.Infatti si può riscontrare, talora, una tendenza a pensare che al di là di tutte le teorie ben si sa, nella pratica, come discernere.Senza accorgersi delle confusioni, delle approssimazioni, etc., che nascono (in tutti campi della vita, della cultura, etc.) dal vivere una più confusa, meno equilibrata, profonda, etc., centratura spirituale e umana in Cristo (centratura che si può tendenzialmente sempre più trovare -e cercare di trasmettere agli altri e cercare insieme, etc.-  nel personale, comunitario, cammino di conversione in Cristo, anche nella storia).Altro aspetto che, ad es., si può magari talora riscontrare è quello, ad es., di trovare chi considera magari intellettualista, o poco concreto, etc., chi invita (anche in situazioni e nei modi opportuni) ad aprirsi alla sempre nuova venuta di Cristo, senza accorgersi, comprendere, che aprire la coscienza allo Spirito è un cammino infinito e determinante e che tante difficoltà, ad es. pastorali, possono dipendere anche da questa, in varia misura, staticità, da questo pragmatismo, da questi orizzonti in varia misura più ristretti, etc..Vorrei qui aggiungere che, comunque,  fa parte di una ricerca spirituale e umana sempre rinnovata in Cristo il “prendere le misure” verso ogni persona, ad es., evitando talora inutili incomprensioni.
E’, Dio volendo, importante, in un graduale cammino nella fede, scoprire, riscoprire, approfondire, etc., uno sguardo prima di tutto di fede (vissuta, etc.) in tante cose, a suo modo in ogni cosa.Un sempre rinnovata centratura spirituale e umana in Cristo può in molti modi orientare profondamente in questa direzione
.Il progresso anche scientifico sta donando, sotto certi aspetti, nuove possibilità di lunga vita.Questo potrebbe (insieme anche ad altre possibili tendenze attuali, come ad es. quella della globalizzazione) costituire un aspetto che contribuisce a rendere ancora più necessaria (Dio volendo) una spiritualità, cultura, aperta, che stimoli ad un continuo, profondo, integrale, rinnovamento, ad un dialogo aperto, etc..Ma un rinnovamento autentico può avvenire in modo tendenzialmente pieno solo sulla via della verità: si possono forse aprire sempre più, anche sotto questi punti di vista, vie per la scoperta di Cristo.

81) Ogni cosa è un mistero nello Spirito
La realtà materiale ci può talora gelare con la sua, in un certo senso, inesorabilità.Ma anche questa sensazione si può forse sperimentare di più in una cultura del “cervello”, della materia, etc..Una sempre nuova cultura spirituale e umana ci può far recuperare anche culturalmente il (sempre più equilibrato) senso del mistero spirituale della materia stessa.

82) Roma e il primato
Il cercare con equilibrio gli adeguati riferimenti, collegamenti, spirituali e umani, porta tra l’altro a fare sempre più riferimento alla Parola per ogni problema, scoprendovi con stupore aiuti insospettati.Anche per il problema del primato petrino troviamo forse nella Bibbia interessanti spunti.Cristo è morto a Gerusalemme, Pietro è stato a Gerusalemme, ad Antiochia (forse anche ad Alessandria) e poi è venuto a Roma.Forse Roma non è sede petrina per diritto divino, ma per una scelta che di volta in volta i pontefici stanno confermando, e che, si può supporre, continueranno a confermare data, tra l’altro, l’estrema problematicità, almeno allo stato attuale, di un eventuale cambiamento di sede.Ma la potenziale eleggibilità e dunque l’eguaglianza, di ogni diocesi può forse mostrare gli aspetti forse da accogliere sottolineati, ad es., da alcuni ortodossi.Si può anche riflettere (forse con molti possibili sviluppi) che la comunione, etc., va sempre approfondita tra le diocesi e non solo tra vescovi.In un paragrafo precedente ho rilevato la necessità, per l’unicità divina, dell’origine dal Padre.Allo stesso modo, sotto certi possibili aspetti, il primato petrino è fonte di unione e di uguaglianza tra i vescovi: senza la comunione col papa e nel papa, in Cristo, ogni vescovo avrebbe una storia separata, diversa, in definitiva legata, sotto certi possibili aspetti, alla sola importanza della sua diocesi  piuttosto che fondata appunto sulla comunione vicendevole.

83) Primato, collegialità, comunione
Se nella Trinità non ci fosse un principio (il Padre), ci sarebbe in qualche modo una (certa qual?) consistenza autonoma delle persone divine.Come ho spiegato più approfonditamente altrove non può essere così, non sarebbe Amore e nulla esisterebbe.Allora solo nella Trinità in Cristo si spiegano il mistero dell’unità e della trinità, dell’uno e del molteplice, dell’essere e del divenire, della teoria e della pratica, etc..E’ uno spunto che riguarda anche la logica, la conoscenza, etc.: l’uomo è persona, e non solo materia, se esiste la Persona; ma la Persona, come visto altrove, non può esistere da sola, né può essere giustapposizione di due persone (autonome); solo come Amore del Padre e del Figlio può esistere la Persona.Solo nella Trinità in Cristo si possono intuire sempre più profondamente tante problematiche e anche la difficoltà nel comprenderle sempre più con equilibrio “fuori” di essa. Ecco allora che comprendiamo forse più profondamente nell’Amore, nella vera, “ontologica”, comunione, come famiglia, etc., il mistero della Chiesa, anche con riguardo al primato e alla collegialità.E’, forse, particolarmente interessante comprendere forse sempre più profondamente come la consistenza autonoma dei vescovi, delle diocesi, tolga (“tra”) loro (per certi aspetti, da specificare) lo Spirito di Amore (di vita, di luce): senza il principio, il papa, segno della paternità divina, etc., e, certo, anche fratello, non vi sono più pienamente i molti, i vescovi, confratelli nell’episcopato; ma anche un principio strutturalmente chiuso in sé, incomunicabile, non avrebbe senso, né vita.Potremmo allora, ancora, osservare che, in qualche modo (da specificare sempre meglio) come nella Trinità, non vi è -con riguardo alla Chiesa- più pienamente (in un certo senso, perché Dio conosce il cammino di ogni persona, comunità, etc.) “parità (vita, amore)” senza primato (voluto da Cristo, che ha scelto, chiamato, “dato le chiavi”, etc., a Pietro) e non vi è primato senza “parità”.
Scopriamo (forse) sempre più, insomma, in Cristo, la spiritualità, la teologia-filosofia, la logica, etc..

84) Incontrarsi nell’eucaristia
La spiritualità-filosofia sacramentale che vado proponendo mi sembra una via che centrandosi forse, per alcuni aspetti almeno, più profondamente nel mistero di Cristo Dio e uomo aiuta forse a comprendere meglio (alcune) le motivazioni, i problemi che tendono a considerare diverse (almeno) spiritualità, filosofie, culture, etc..
La misteriosità spirituale e “materiale” della realtà, l’aspetto anche “materiale” della sacramentalità, l’impronta trinitaria in Cristo del creato, etc. aiutano, pur senza condividerle in toto, a guardare con uno sguardo nuovo, comprendendone meglio alcune sollecitazioni in qualche modo positive, a filosofie come il kantismo, la fenomenologia, e a molte altre; a orientamenti cristiani che tendono forse ad essere più attenti alla spiritualità che alla spiritualità incarnata; a tanti aspetti dell’arte, dell’estetica, della musica, della poesia, della pittura, etc.; si trovano forse nuove vie per trovare nuovi punti di contatto con altre religioni, filosofie, talora magari anche per via di paradosso.
Potrebbe forse risultare interessante sviluppare questi possibili spunti in un dialogo che trova sempre nuovi motivi per risultare potenzialmente reciprocamente arricchente.

85) Ancora sul dialogo
Sviluppandosi, Dio volendo, una sempre rinnovata spiritualità-cultura, potrebbero sciogliersi tante difficoltà ad es. nell’ecumenismo.Potrebbe svilupparsi un dialogo nuovo tra i popoli che potrebbe ad es. evidenziare la scomparsa (anzi l’incontrarsi in avanti) di differenziazioni ormai del passato mentre altri aspetti di queste problematiche potrebbero ad es. sviluppare sempre nuove difficoltà anche all’interno, ad es., delle varie confessioni cristiane non cattoliche.Forse quella che potrà emergere, anche, ad es., nell’ecumenismo, sarà una visione più complessiva dell’incontro, della comunione, del dialogo, dell’ascolto della Parola che ogni uomo può in Cristo essere.Dunque non solo incontro di gerarchie, di elites, etc., ma incontro, etc., più complessivo (anche più attento, consapevole, etc.) di popoli con la Chiesa cattolica (pastori, laici, etc.) anche, ad es., attraverso il diffondersi, Dio volendo, di una sempre rinnovata spiritualità-cultura.

86) Vie del dialogo
Un altro aspetto forse da considerare nel dialogo interreligioso, filosofico, etc., potrebbe consistere nel cercare non solo, ad es., i valori in comune ma anche le vie dinamiche di crescita , ad es. vedere se e con chi ci si può ritrovare (pur nelle diverse interpretazioni) sull’amore.Che nella vita mondiale ci si aiuti a considerare l’amore realmente vissuto come (per molti, per tutti?) una fondamentale via di crescita spirituale, umana, civile, etc., potrebbe costituire una profonda via di apertura allo Spirito di Cristo.In altri ambiti, più ristretti, ci si potrà ritrovare anche su altro, come, ad es., la fede in Dio.Questo sguardo, questo dialogo, anche “dinamico”, potrebbe forse in qualche modo aiutare noi cristiani nel comprendere l’azione, le vie, dello Spirito di Cristo.

87) Uno spunto sul diritto
In questa sempre rinnovata spiritualità-cultura, di cui vado proponendo alcuni possibili piste, etc., la definizione di “diritto naturale” viene, forse, ad assumere più chiaramente il significato di  diritto che tende a riconoscere, a salvaguardare, etc., (per quanto al diritto stesso può giustamente, equilibratamente, etc., competere) la natura della realtà, del suo vivere, etc..Dunque la definizione in questione viene a perdere qualsiasi sfumatura che possa, ad es., riferirsi ad una qualche forma di naturalismo, al quale si possa poi in qualche modo sovrapporre una realtà sovrannaturale.Diritto naturale nel suo possibile qui inteso significato può forse venire più chiaramente ad indicare al tempo stesso l’esistenza di una natura (ad es. umana) e anche la necessità, la possibilità, di scoprirla sempre più profondamente, articolatamente, equilibratamente, etc., in una vissuta (noi cattolici sappiamo: vissuta da tutti, credenti o meno, nello Spirito di Cristo) ricerca, in un dialogo, etc., personali, comunitari, etc..Inoltre si potrebbe forse più facilmente intendere come questa natura possa essere sempre più compresa con il contributo di tutti ma, ad es. per noi cattolici in modo esplicito, tendenzialmente in modo pieno solo in, verso, etc., Cristo (nella Chiesa cattolica).Sarebbe, anche, forse, così più evidente che non esiste una concezione neutra, ad es., dell’uomo, ma che è necessario appunto cercare di comprendere sempre più pienamente, equilibratamente, articolatamente, etc. la natura, ad es. umana, e come, per noi cattolici in modo esplicito, solo in (una vita in), verso, etc., Cristo, Dio e uomo, si può sempre più realizzare tutto ciò.Inoltre proprio questa comprensione (col contributo di tutta l’umanità, etc.) in Cristo sempre più articolata, equilibrata, etc., può aiutare ogni persona, aggregazione, etc., a comprendere, affrontare, etc., in modo sempre nuovo tante problematiche, etc. (con ciò stesso orientando, in qualche modo, sotto certi possibili aspetti, a Cristo).Dunque, ad es., la natura umana può essere sempre più riconosciuta (nel dono dello Spirito, etc.), per quanto riguarda, ad es., i diritti fondamentali, da ogni (da chiarire) uomo; al tempo stesso la Chiesa cattolica può aiutare (in uno scambio, sotto certi aspetti reciproco, in Cristo) l’umanità nel riconoscere sempre più, con equilibrio, ad es., i diritti fondamentali (si pensi, ad es., all’uguaglianza delle persone umane).Ancora, il diritto non è, dunque, quasi una religione civile (naturale), magari in varia misura neutra, etc.: esso, tra l’altro, tende (dovrebbe tendere) a rappresentare tutti quei valori, etc., che vanno difesi, etc., perché ogni persona, comunità, etc., possa vivere, crescere, etc., liberamente, serenamente, etc..Tale diritto sarà dunque tanto più profondamente, articolatamente, equilibratamente, etc., sviluppato, quanto più mature, articolate, equilibrate, etc., saranno le (vissute, personalmente, comunitariamente, etc.) spiritualità, culture, che lo ispirano.Uno stato “neutrale”, invece, può deresponsabilizzare in varia misura le persone, non stimolarle ad una ricerca profonda, anche sempre più articolata, equilibrata, etc., (e dunque non, in vari casi, modi, etc., più o meno consapevolmente “da rifuggire”, etc.), etc., dei valori, della vera vita, etc., può anche stimolare maggiormente gli “egoismi” (individualismi? Dunque tra virgolette perché non è un giudizio), assurti, talora, con altri nomi, a costituire alcuni tra i pochi obiettivi possibili (perché sarebbero in vari casi interpretati come “diritti di libertà” e non come -talora, ad es., integraliste, o astratte, etc.- religioni, filosofie) dell’agire anche politico.Inoltre chi vorrebbe contribuire ad una costruzione profonda della società si può vedere talora, tra l’altro, sotto certi aspetti, in varia misura annullato nelle sue aspirazioni dal moloch dello stato neutrale e può (anche venire indirizzato a tendere, talora, a scaricare questa frustrazione (invece che sulla neutralità, etc.) sulla forma democratica (pur non vedendone di migliori e dunque sperimentando una, in qualche misura, “ineluttabile impotenza”).Forma democratica che più facilmente, in questa situazione di “vuoto”, può apparirgli, tra l’altro, strutturalmente soggetta al gioco degli interessi.In realtà comprendendo sempre più profondamente che sono le culture, etc. (vissute, etc.), e non una inesistente “neutralità” ad ispirare il diritto, etc., si potrebbero intuire nuove vie, nuovi spazi, nuovi stimoli, etc., per la ricerca sempre rinnovata, sempre più equilibrata, articolata, etc., della verità, etc., per la responsabilità, etc., nella vita democratica.In questa direzione possiamo intuire anche, ad es., un nuovo atteggiamento verso i valori, etc. (meglio compresi nella loro natura, ad es. non -sempre?- frammentabile), verso le varie espressioni della vita civile, come ad es., la scuola, etc..Ne   ho trattato altrove.Possiamo dunque osservare che un sempre nuovo chiarimento (in una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc.) sulla possibile vita della democrazia, etc., può, tra l’altro, aiutare a comprenderne i problemi, le stesse situazioni contingenti, etc., in maniera meno, talora, (in qualche misura) confusamente scoraggiata.Sarebbe interessante, in questo sempre rinnovato chiarimento, comprendere le strade che hanno condotto a questo neutralismo (dalla cui influenza ci si sta, da diverse parti, iniziando, ad es. culturalmente, a liberare).Ad un primo sguardo esse sembrano potersi far risalire ad in intreccio di, in un certo senso, naturali passaggi di crescita ad es., talora, nella cultura cattolica, di situazioni storiche contingenti, anche forse di “fortunati” opportunismi, etc..Anche questo possibile anticipo di analisi può contribuire a mostrare una situazione storica, ad es. in Italia, in cui un possibile continuo rinnovamento spirituale-umano-culturale, etc., in campo cattolico, potrebbe forse (sotto certi aspetti) più agevolmente contribuire ad orientare il cammino del paese, etc..Posso aggiungere che l’argomento che ho velocemente affrontato riguarda, anche, il senso della proposta (che è, come tutti i miei scritti, da valutare insieme, se e nella misura in cui viene ritenuta interessante) sul possibile significato di diritto naturale: quanto alla definizione terminologica se ne potranno magari (se lo si ritenesse opportuno) trovare di migliori.

88) Democrazia neutrale o delle identità?
L’idea di non esporre segni identitari nei luoghi pubblici puo’ forse piu’ o meno subliminalmente trasmettere una filosofia della religione civile, come realta’ concreta e sufficiente tendendo a non stimolare la ricerca profonda della verita’ e della vita.Non si tratta forse, dunque, solo di propugnare il rispetto di una tradizione, di una cultura, pregresse, quasi nel senso di attenuare il valore delle identita’.La tradizione in quanto passato ha un suo peso (e puo’ risultare un aspetto piu’ comprensibile nel dialogo, in certe contigenze) ma non si esaurisce in quest’unico significato.Possiamo osservare che, di fatto, coloro che propugnano la neutralita’ sono talora esponenti di culture minoritarie in cerca di pubblicita’ personale, o proprio, e non di rado principalmente, fautori di questa cosiddetta religione civile.Questa religione civile cerca di imporsi proprio negando in varia misura alle identita’ di esprimersi.Il risultato pero’ non e’ una societa’ piu’ democratica, accogliente, ma una societa’ svuotata, nella quale si vorrebbe che le altre culture in varia misura si annullassero reciprocamente invece di svilupparsi, anche in uno scambio reciproco, all’interno di un percorso in qualche modo consolidato.Ma il neutralismo, essendo autosvuotamento, puo’ in realta’ talora in qualche modo, di fatto, involontariamente, lasciare ampi spazi allo svilupparsi di una cultura, di culture, piu’ costruttive.

89) Spiritualità divina e umana e storia
Si può sottolineare l’importanza, l’efficacia, di uno studio della storia che nasca da questa sempre rinnovata spiritualita’ divina e umana integrale, attenta a cercare (personalmente, comunitariamente, “ecclesialmente”, etc.) di comprendere spiritualmente, umanamente, etc., in profondita’, in tendenziale completezza, la concreta realta’ vissuta, cogliendo, ad es. la possibile presenza, opera, di Dio, le reali problematiche spirituali, umane, culturali, economiche, etc., dello sviluppo, etc..

90) Dio, comunione, popoli, storia
Si può dire degli ebrei dell’antico testamento che in qualche modo e misura hanno fatto della loro fede anche la loro filosofia? Gli ebrei hanno vissuto una storia, la storia della salvezza, in dialogo con Dio.
Il cristianesimo ha operato una distinzione, tra l’altro, tra la fede e la storia politica.E’ necessario, Dio volendo, recuperare, approfondire, diffondere il senso, il fascino, la responsabilità, l’efficacia e, anche di qui, la passione, di essere parte della storia di Dio con la sua Chiesa- e con l’umanità-, del suo svilupparsi e anche per questa via recuperare e approfondire il passaggio da una spiritualità un pò individualistica ad una di comunione e di missione.Storia della salvezza, comunione: sono temi che possono preoccupare, più o meno consapevolmente, qualche protestante? O qualcun altro? Motivi in più per non sottolineare, ad es., l’importanza del cristianesimo nella storia europea? Il recuperare un’equilibrata importanza spirituale e civile dei popoli, della loro storia, può contribuire al dialogo ad es. con gli ortodossi? Anche sul tema del primato? Mi pare che potrebbe risultare molto utile e interessante un’analisi degli elementi che hanno favorito o sfavorito il senso della storia della salvezza e della -in vario modo collegata- storia civile (ad es., come detto, una, in varia misura, scissione fede-cultura-vita).
E’ necessario anche, in questo senso, un collegamento equilibrato, vitale, con la storia di un popolo (ai vari livelli). E’ talora questo un problema di fondo che può trovarsi a monte delle divergenze su singole questioni.
91) L’attenzione al “chi”
Come in parte osservato altrove, una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc., in Cristo potrà aiutare, tra l’altro, ad essere sempre più attenti a scegliere, per quanto possibile, etc., con l’aiuto di Dio, etc., uomini di Dio (e, in una spiritualità, cultura, sempre più divina e umana -che, tra l’altro, sempre più cerca di tenere conto di tutti gli stimoli, etc.-, sotto certi possibili aspetti, sempre più persone sagge, sempre più capaci di comprendere (in Cristo) persone, situazioni, etc.) nei luoghi di responsabilità.Ogni persona discerne, decide, etc., in base alla propria maturità spirituale e umana e questo dunque, tra l’altro, per quanto riguarda i ruoli di responsabilità, può in varia misura provocare effetti a cascata (si possono scegliere persone tendenzialmente, in vario modo, a propria immagine).
E’ necessario, ad es., cercare di comprendere sempre per quali vie migliorare la vita democratica.Come aspetto e anche come, tra l’altro, conseguenza di un continuo rinnovamento (vedi altrove) potrebbe forse rivelarsi sempre più necessario, ad es., che anche nella cultura politica cristiana, si diffonda rinnovatamente l’idea di scegliere persone di profonda vita spirituale e di sperimentata saggezza, etc., provenienti dal mondo cattolico, per porle in tanti posti di responsabilità nella vita politica, sociale, etc..Questo può diventare sempre più un naturale (non l’unico?) criterio di scelta, criterio che ponga sempre più, con equilibrio, etc., attenzione, tra l’altro, alla profondità della vita spirituale.
Ma in un mondo di massa come il nostro, come conoscere il più possibile le persone? Come superare il muro delle apparenze, etc., che può indurre ad errori anche marchiani (in senso positivo e negativo)? Le riflessioni svolte altrove ed anche quella qui proposta (e da, eventualmente, sviluppare, specificare, etc., anche aggiungendo altre possibili proposte, etc., per, tra l’altro, evitare il più possibile una più o meno desolante superficialità) possono forse contribuire a trovare delle possibili parziali risposte.Si può anche osservare che nel secondo dopoguerra era forse più frequente, nel mondo cattolico, il provenire, lo scegliere per la politica, etc., esponenti della vita ecclesiale.Forse, tra l’altro, un discernimento che andava in tanti sensi affinato portò ad una certa separazione tra vita politica e vita, diciamo, ecclesiale.E sono molti i pericoli, le difficoltà, gli interessi, etc., che possono spingere a non rinverdire, rinnovare, più pienamente questi percorsi.Ma questo può contribuire, tra l’altro, a quello scadere della politica, etc., che talora sembra di notare.
Come detto, molto potrà (in molti sensi) contribuire una sempre rinnovata spiritualità, cultura, etc., ma, anche in questa direzione (ed anche come sua conseguenza), potrebbe forse (è una domanda da profano) rivelarsi utile un’approfondita riflessione ecclesiale sul se, sul come, etc., riproporre più ampiamente, efficacemente, etc., questo scambio mondo cattolico-vita politica, sociale, etc..
Una sempre rinnovata spiritualità, cultura, cristiana può contribuire a trovare sempre nuove risposte ai problemi anche della democrazia ed ai suoi, forse, talora, almeno in parte, apparenti, paradossi.
Sempre più infatti, tra l’altro, possiamo comprendere come la democrazia è, per l’appunto, in qualche modo, sotto certi aspetti, il frutto continuo, della vita, della cultura, etc., del popolo.Si torna, tra l’altro, al problema di cui sopra: chi (fino a che punto, in che modo, etc.) muove i possibili fili di una data democrazia? Chi favorisce una crescita, un dialogo, etc., autentici, profondi, etc.? Chi…? Possiamo osservare che è necessaria in tutti i campi una sempre più profonda, rinnovata, spiritualità, umanità, cultura, attenzione, etc., al “chi” (al come, etc.).
Sempre più profondamente nella persona (etc.) vivente in Cristo troviamo le vere risposte a tanti “ismi” che in varia misura possono influenzare anche noi cattolici.

92) Partecipazione nella comunione
La sempre rinnovata spiritualita’-cultura integrale di cui vado trattando potra’ forse contribuire a sviluppare una tendenzialmente piu’ profonda partecipazione (anche creativita’) a tutti i livelli e in tutti i sensi e a superare dunque molti possibili blocchi che possono venire per varie cause frapposti anche ad una partecipazione auspicabile e feconda di nuovi sviluppi.Proprio l’autentico centrarsi su Cristo che viene qui proposto potrebbe invece, almeno in qualche misura, costituire un importante freno nel valutare positivamente, circa la propria crescita, un venire meno alla comunione, all’ecclesialita’, all’obbedienza, etc..

93) Verso una possibile più profonda, diffusa, partecipazione?
Quanto scrivo qui vuole costituire solo un possibile stimolo ad una intensa, corale, ricerca spirituale, umana, culturale, di sempre approfondite vie, di sempre nuove soluzioni.Dunque si tratta solo di possibili esempi (su cui tra l’altro, se c’è -non sono esperto- qualcosa di nuovo, di buono, etc., eventualmente lavorare), perché per trovare soluzioni sperabilmente valide bisogna tra l’altro conoscere (alla luce di un sempre rinnovato cammino spirituale, umano, culturale, etc.) profondamente le diverse situazioni, etc..Per lo stesso motivo anche se per caso qualcuno accogliesse alcune delle proposte seguenti, non è automaticamente detto che potrei condividere le sue scelte, conoscendo bene la situazione, il momento, etc..
La ricerca di nuove soluzioni sembra talora necessaria, ad es., nel dramma mediorientale.Può risultare magari interessante osservare che in questo ambiente tragico i turisti, i pellegrini, continuano ad andare e a venire spesso senza rischiare molto.Forse, tra l’altro, è il segno che il turismo dà vita ad una popolazione spesso duramente provata.Altrove ho segnalato diverse proposte tra le quali quella di allungare la terra nel mare, cioè di creare (nel mare) nuova terra, di favorire con aiuti, accordi commerciali, etc., lo sviluppo della vita economica, culturale, etc..Domando qui, ad es., se persone selezionate con criteri sicuri da diversi stati ed entità al di sopra di certi possibili sospetti (è possibile? Il più possibile in accordo con il resto del mondo? Ad es. l’Unione europea? Anche altri? “Entità” religiose moderate? Associazioni di volontariato, etc., ben conosciute? Etc.) non possano donare (od offrire a pagamento -evidentemente di chi invia-? Ma donare sarebbe forse molto più significativo, incisivo, etc.) in gran numero (anche decine di migliaia, ad es.? Adeguatamente, in tutti i sensi, distribuite su tutto (?) il territorio israelo-palestinese) un periodo della loro vita (qualche mese? Un anno? Di più?) da trascorrere (con modalità adeguate allo scopo) in Palestina, etc. per aiutare le popolazioni a sviluppare percorsi lavorativi, d’impresa, etc., di infrastrutturazione, di cooperazione regionale e oltre, etc., di cultura, etc., per risiedere per turismo, studi, etc..Non si potrebbero insomma cercare, nelle situazioni, momenti, etc., da valutare approfonditamente, tante possibili vie di aiuto alla pace che scoraggino il terrorismo in molti modi pacifici, che aiutino le popolazioni a creare ambienti di pace, di sviluppo, etc.? Non è forse anche nella povertà, nella disperazione, nell’abbandono, nell’ignoranza, nella mancata formazione profonda, etc., che può pescare più facilmente ad es. il terrorismo, chi è interessato a seminarlo etc.? Non potrebbe costituire una grande crescita per il mondo trovare insieme nuove vie di pace, di partecipazione, di creazione, anche dal basso, di (pazientemente, adeguatamente, etc., concordato) incontro (ancor meglio, talora (?), in determinati momenti (?), etc. (?), che talune forme di ingerenza umanitaria) di popoli, di culture, di religioni, etc. (qui è forse importante che non sia ad es. una sola confessione (etc.) ad operare, ad es. per non esporre a strumentalizzazioni, gravi pericoli, etc., i suoi inviati.Inoltre, forse, più sono i (adeguatamente scelti) popoli, etc., più, sotto certi possibili aspetti, può aumentare la dissuasione)?
E’ evidente che, tra l’altro, un diffuso “progresso” ad es. della religiosità islamica ed anche, ad es., una sempre rinnovata maturazione di quella ebraica (ne ho trattato altrove) potrebbero aiutare.E’ evidente che, tra l’altro, il problema sembra implicare comunque l’accettazione di, il più possibile ragionevoli (in tanti sensi), compromessi, etc..Sono solo possibili esempi, magari, adeguatamente pensati, più efficaci in altre aree (ad es. di povertà, etc.).
Domando comunque se un possibile tema su cui riflettere almeno circa diverse problematiche non sia quello di una più profonda, concreta, partecipazione dal basso, di quali siano i possibili pericoli, le possibili resistenze, i possibili sviluppi, etc..

94) Ancora sulla scuola
Questa sempre rinnovata comprensione spirituale e umana dell’uomo in Cristo potrà stimolare in molti modi e per molte vie una ricerca, una crescita profonda.E’ allora importante essere attenti al rischio di passare dalla parte opposta e cioè dalla, talora, scarsità degli stimoli alla crescita ad una loro ricomparsa violenta.
Ad es., nella scuola cattolica bisognerà essere attenti a comprendere, rispettare, apprezzare, etc., il cammino di ogni giovane.Né le valutazioni potranno poi essere svolte con riferimento eccessivo alla sua maturità.In una spiritualità-cultura, rinnovata, sempre più centrata sulla crescita spirituale umana in Cristo il ruolo della scuola (forse, come ho scritto altrove) è sì di aiuto (ne ho trattato in parte altrove) alla crescita complessiva, ma più (con varie sfumature) dal versante culturale (certo supportato da rapporti umani validi, attenti, da un dialogo attento, discreto, etc.).Altrimenti la crescita può finire in varia misura per diventare un ricatto, un incubo, un subire ingiusto giudizio, etc..Dunque, tra l’altro, per la valutazione è forse meglio (sono, come al solito, domande) tenere come principale riferimento l’aver studiato le nozioni.Sono solo possibili accenni a questioni da affrontare approfonditamente.Si può aggiungere che in una spiritualità-cultura sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo, Dio e uomo, si possono sempre meglio comprendere, scoprire, i vari ruoli, ambiti, etc., ed anche i loro collegamenti.

95) Uno spunto sulla paleontologia
La paleontologia è un altro aspetto della conoscenza dove si possono intrecciare in realtà più aspettidel mistero divino e umano e dove quindi possono trovare terreno di verifica, di confronto, di scoperta, di sintesi innovativa.Tra l’altro (parlo da profano) ci si può chiedere forse più attentamente (e scoprendo talora che possiamo porci sempre più domande approfondite e non inutili) quando sono nati i primi uomini.Ad es., mi pare poco accettabile l’idea che l’anima sia stata infusa in un animale che crescendo in età ha sviluppato di più l’intelligenza. E’ forse più accettabile l’idea che i primi uomini siano stati concepiti nel ventre, siano figli, di animali ma che, appunto, siano stati uomini fin dal concepimento. L’idea dell’infusione ad una certa età nasconde anche dei pericoli spirituali e umani.Anche se si tratta di problemi qualitativamente diversi possiamo osservare che anche Dio è nato dauna donna.Sono argomenti sui quali si può continuare a riflettere, scendendo più nel concreto. Ad es., forse non è la stessa cosa che un uomo nasca (o sia allevato ) da un lupo o da una scimmia molto evoluta, che nasca solo o da una (o varie) nidiate di esseri umani, che crescendo si riconosca e si accoppi con gli esseri umani o con gli animali. Inoltre c’è da tenere presente che, ad ogni modo, il primo uomo era in un contatto più pieno con Dio, che era un mondo di pace (vedere cosa può significare), etc. (anche qui problemi diversi ma Cristo è nato dall’Immacolata Concezione).Ancora, ci sarebbe da chiedersi se e perché non si sviluppano più (per capirci) esseri umani dalle scimmie.Sembra che l’intelligenza si sviluppi forse più rapidamente per l’infusione dello spirito (e dello Spirito Santo) al concepimento e il suo risvegliarsi gradualmente. Osservare anche gli sviluppi genetici (che toccano anche il problema dell’accoppiamento possibile o meno). Possono sorgere tante domande, anche di carattere più psicologico.Sono, eventualmente, tutte riflessioni da approfondire e da verificare.

96) Esseri bionici
Chissà se nel tempo si troverà il modo di potenziare l’intelligenza degli uomini e magari anche degli animali.In quest’ultimo caso forse sarebbe interessante verificare diverse osservazioni: gli animali non acquisterebbero la coscienza di sè.Ma proprio a questo proposito ci si può chiedere fino a che punto si può sviluppare l’intelligenza di un animale.Sarà possibile accrescere o modificare l’intelligenza di un animale al punto di trasformarlo quasi, sotto certi aspetti, in un computer? Comunque sia andiamo forse incontro a tutta una possibile miniera di scoperte, di riflessioni, di rischi, circa i quali una meditazione a tutto campo, forse perfino, anche, in qualche modo, fantascientifica potrebbe rivelarsi feconda.

97) Spirito e “scienza”
La Bibbia non è un libro “scientifico” ma può far riflettere che, ad es., la genesi, col suo racconto della creazione in sette giorni, possa risultare vicina in qualche modo, sotto certi possibili aspetti, ad alcune ipotesi “scientifiche” (per il termine scienza uso il virgolettato perchè la intendo in un modo sempre rinnovato).L’intuizione spirituale della gradualità della creazione, anche in alcuni suoi particolari, potrebbe rivelarsi avere un certo valore, in qualche modo, anche “scientifico”: ancora una volta, non per nulla è Dio, realtà spirituale, ad aver creato la realtà dell’universo.

98) Umanità, tecnologia, futuro
E’ forse interessante osservare che non da moltissimo tempo qualcuno è giunto nel dono dello Spirito (?), ad intuire il “reciproco” rivelarsi in Cristo dello Spirito e dell’umanità, come possibile più chiaro riferimento per la spiritualità-cultura e già emergono sempre più possibili complicazioni: diversi modi di intervenire tecnologicamente, etc., sulla realtà umana e sulla sua stessa generazione.Forse l’intuizione di cui sopra viene non solo per un possibile contributo nel far incontrare sempre più profondamente Cristo, e gli uomini in lui ma anche, tra l’altro, a protezione, come forse  ancora più saldo riferimento, per discernere in mezzo a tante possibili problematiche nuove: un uomo disumanizzato (è realmente possibile ciò? Qualcosa forse è possibile, se pensiamo, ad esempio, agli effetti di certi stupefacenti) può forse, in varia misura, creare (subire) ostacoli (?), complicazioni (?), alla piena rivelazione di Dio nella propria vita, se non torna sulla via di un’autentica umanità? Lo Spirito può toccare l’uomo nel profondo in qualsiasi abbrutimento si trovi ma vi è da chiedersi, forse, quali possano essere gli effetti, circa questo rapporto, dell’eventuale persistere dell’abbrutimento stesso.

99) Frammento
Ah luce,
ah pace,
dell’Amore fatto umano,
che scioglie ogni tormento,
ogni oscuro cammino!

100) Un altro possibile tentativo di comunicare questa via forse innovativa
Lo Spirito di Cristo mi rivela (rivela sempre più, anche indicandomela –indicandomi i riferimenti, i collegamenti- sempre più chiaramente, alla mia coscienza spirituale e psicofisica) Dio e me stesso (l’uomo) e la mia umanità (la mia coscienza spirituale e psicofisica), appunto illuminata, mi aiuta ad intuire l’autentico venire in me dello Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, o molle, etc.
La sintesi tra la spiritualità, la cultura, la vita umana anche psicofisica, concreta viene talora lasciata ad una prassi personale che può rimanere meno chiaramente definita e più soggetta alle influenze di ciò nella e dalla spiritualità-cultura: potremmo partire dalla possibile prova per contrasto: vi sono oggi nella spiritualità-cultura adeguati riferimenti-collegamenti spirituali e umani?  O, ad es., da un lato si parla del cammino spirituale, da un altro della ragione, magari (talora nel migliore dei casi) allargata, da un altro lato, ancora, si dice, (talora nel migliore dei casi) che psicologia, economia,etc., devono riferirsi alla vita in Cristo? Sono riferimenti ben individuati e collegati? Se non lo sono come mai non si sente la necessità di chiarirli? perchè in realtà nella vita concreta sono evidenti? Intanto mi pare curioso che nella vita concreta possano essere così evidenti ma non si senta la necessità di parlarne adeguatamente, se ci si rende conto che questi riferimenti non sono intercambiabili ma determinano profondamente gli orientamenti spirituali, umani, culturali.Poi, tra l’altro, mi pare che, ad es., nel dialogo ecumenico, in quello culturale (ad es nel dialogo fede-scienza), si cerchi talora di incontrarsi sui concetti, magari, talora, sulle opere, meno sulle impostazioni spirituali e umane che li generano.Invece cercando in Cristo (nel dialogo, etc.), nel dono dello Spirito, i sempre più adeguati riferimenti-collegamenti ci si può accorgere sempre più degli aspetti positivi delle varie impostazioni spirituali, culturali, scoprendole incontrarsi in avanti, in Cristo, nell’Emmanuele e sperimentando come un sempre più adeguato nucleo di riferimento spirituale e umano in Cristo possa aprire nuovi orizzonti, sciogliendo nodi secolari di incomprensione tra le spiritualità, le culture, anche a livelli dottrinali, scoprendo strade e contenuti nuovi, etc..Potremmo osservare che si può trattare, se vogliamo, di piccoli, semplici, aggiustamenti, approfondimenti,  (e chiamarli, appunto, graduali illuminazioni?), degli aspetti fondamentali del nostro vivere perchè la vita, l’uomo, sono realtà profonde ma non, ad es., cervellotiche.D’altro canto non tutti devono subito venire messi al corrente in modo dettagliato di questi riferimenti-collegamenti essenziali: essi si possono trasmettere sempre più, come Dio vuole, prima di tutto attraverso una concreta spiritualità sempre più divina e umana, sempre più capace di capire profondamente ogni uomo, spiritualmente, umanamente, di accoglierlo, di aiutarlo a crescere per le adeguate tappe del suo personalissimo cammino verso la pienezza della maturità spirituale e umana (o, ad es., talora, con alcune adeguate, semplici, indicazioni di criteri).La direzione può essere comunque quella di una spiritualità, di una cultura, etc., tendenzialmente, magari in maniera più o meno nitida, sempre più divina e umana.

101) Ancora sull’incontrare l’Emmanuele, sull’incontrarsi degli uomini in lui
Questo (sempre da rinnovare in Cristo) possibile nucleo
spirituale e umano di riferimento che propongo forse coglie un aspetto
importante in sant’Agostino centrando vita, cultura, sulla conversione in Cristo.
Coglie possibili elementi tommasiani nel cercare di comprendere sempre
rinnovatamente i riferimenti, i collegamenti (un tomismo rinnovato, vitalizzato,
dinamizzato, etc.?), coglie alcune possibili intenzioni positive di Kant (vedere parag. 79) nel cercare di cogliere gli aspetti spirituali (morali?) e
quelli psicofisici della conoscenza, coglie, in qualche modo, l’orientamento
verticale dell’oriente cristiano e al tempo stesso quello, sotto certi aspetti,
diciamo, più dal basso, dell’occidente.E coglie la ricerca della misericordia
divina del protestantesimo e il rispetto della libertà dell’uomo del
cattolicesimo (parag. 9).Potremmo ancora osservare che nella trinitarietà (in Cristo)
della logica concilia, superandoli in avanti, Platone e Aristotele, teoria e
pratica (parag. 6-7).Potrei andare avanti con la pastorale, la psicologia, l’arte, etc. (ma qui, come nel caso del riferimento rivolto sopra al protestantesimo, siamo già nel campo delle conseguenze, piuttosto che in quello delle impostazioni).E’
da queste rinnovate impostazioni che sono uscite proposte nuove in tutti i
campi e forse più facilmente, nel dono dello Spirito, comprensibili a molti
perchè forse percepiscono piu’ chiaramente e conciliano in modo nuovo, equilibrato, alcuni elementi (intenti, etc.) fondamentali di vari orientamenti.Come ho osservato in un un altro paragrafo, infatti, sono proprio varie forme di ‘riduzionismo’ spirituale, umano, culturale, tra le possibili cause di tante oscillazioni della spiritualita’, della cultura, sincroniche e diacroniche.Forse dunque potrebbe rivelarsi importante chiedersi se Cristo, Dio e uomo, non voglia venire ad aprire un varco nuovo e più profondo nell’uomo unendolo
sempre più a lui nello Spirito e nell’umanità (un Amore divino e umano).E se qualcosa in questa direzione si sta realmente aprendo dall’alto possiamo riflettere su quanto sia importante, ad es., che i pastori, siano vigili, fedeli, sentinelle della sempre nuova venuta di Cristo, pronti a riconoscere, accogliere, approfondire, nella Chiesa, nel mondo, nello Spirito,
un lieto messaggio da trasmettere specie all’inizio (in diversi casi) con la semplicità del
vissuto ad ogni uomo, ma capace di rinnovare, animare, spiritualità cultura,
etc..Un aspetto di questa prontezza può risiedere, ad es., nel porre attenzione a non riportare tutto a quello che si è già compreso nella propria vita.Ma come fare? Ho già evidenziato, ad es., tra altri spunti, che l’amore profondo  dona una più grande disponibilità all’ascolto, etc..Qui potrei aggiungere che talora si possono intravedere segni, ad es., di novità, etc.: ecco un esempio di situazioni in cui, almeno talora, può essere, Dio volendo, importante cercare di comprendere con grande attenzione, senza banalizzare.

INDICE

Piccola presentazione……………………………………………………………………………………………………………1
Cercare, in Cristo, le possibili origini dei problemi…………………………………………………………………..1
Ricerca di un nucleo spirituale e umano di riferimento……………………………………………………………..1
Un possibile nucleo di riferimento………………………………………………………………………………………….2
L’opera di Maria e di Cristo…………………………………………………………………………………………………..2
Collegare adeguatamente, non frammentare…………………………………………………………………………….2
Una vita, una conoscenza, eucaristiche, nella (“nuova”) Trinità in Cristo, Dio e uomo…………………3
Un incontro rinnovato tra fede e scienza (intesa in modo nuovo).Una logica trinitaria in Cristo…….3
L’io più profondo…………………………………………………………………………………………………………………4
L’ amore di Dio sempre più profondamente scoperto divino e umano.Nuove possibili soluzioni ecumeniche………………………………………………………………………………………………………………………….4
Una possibile via che può contribuire a rinnovare, vivificare, Dio volendo, la spiritualità, la cultura, la vita………………………………………………………………………………………………………………………………….5
Non più psicologia ma formazione spirituale e umana………………………………………………………………5
Amicizia, ascolto, dialogo, guarigione, scoperte in tutti i campi…………………………………………………6
Una coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, Dio e uomo……………………………………………………..6
Il problema delle impostazioni spirituali e umane, culturali……………………………………………………….7
Economia, diritto, democrazia……………………………………………………………………………………………….8
Arte……………………………………………………………………………………………………………………………………8
Scuola e università……………………………………………………………………………………………………………….9
Pastorale……………………………………………………………………………………………………………………………..9Sorgenti…………………………………………………………………………………………………………………………….10
Sorgenti (2)………………………………………………………………………………………………………………………..10
Uno spunto sulla grazia……………………………………………………………………………………………………….11
Continua, vissuta, ricerca delle e sulle “mani” che Cristo ci tende per crescere…………………………..12
Sempre rinnovata, spiritualmente, umanamente, attenzione alla Parola……………………………………..13
“Questi è il mio Figlio”……………………………………………………………………………………………………….13
Parola ed eucaristia……………………………………………………………………………………………………………..14
Parola-comunione……………………………………………………………………………………………………………….14
Parola di Cristo, capo del corpo……………………………………………………………………………………………14
Terra promessa…………………………………………………………………………………………………………………..14
Un popolo “biblico” in cammino………………………………………………………………………………………….15
Comunione e fede………………………………………………………………………………………………………………15
Comunione esistenziale………………………………………………………………………………………………………16
Fiducia……………………………………………………………………………………………………………………………..16
“E’ fuori di sè” (Mc 3, 21)…………………………………………………………………………………………………..16
Stati spirituali…………………………………………………………………………………………………………………….17
Ontologia dinamica?…………………………………………………………………………………………………………..17
Un dinamismo strutturale, ontologico?………………………………………………………………………………….18
Tempi di Dio……………………………………………………………………………………………………………………..18
Una questione di fede………………………………………………………………………………………………………….18
Profezia dei piccoli……………………………………………………………………………………………………………..18
Ostacoli alla verità………………………………………………………………………………………………………………19
L’equivoco della semplicità-semplicioneria……………………………………………………………………………19
Ancora sulla semplicità-semplicioneria…………………………………………………………………………………20
Umili sentinelle………………………………………………………………………………………………………………….20
Uscire da noi stessi verso la divinità e l’umanità dell’Emmanuele…………………………………………….21
“Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”………………………………………….22
Resistenze…………………………………………………………………………………………………………………………22
Riconoscere l’Emmanuele…………………………………………………………………………………………………..22
“Vieni, Signore Gesù.La Grazia del Signore Gesù sia con tutti voi.Amen! (Ap 22, 20-21)………….23
“Vieni Signore Gesù”………………………………………………………………………………………………………….23
Verso una conoscenza spirituale e umana, non solo psicologistica……………………………………………23
Spiritualità e psicologia……………………………………………………………………………………………………….25
L’ascolto problema capitale…………………………………………………………………………………………………25
La comunicazione……………………………………………………………………………………………………………….26
Cristianesimo e comunicazione…………………………………………………………………………………………….27
Alcune riflessioni sul cristiano laico……………………………………………………………………………………..27
Una domanda sulla famiglia…………………………………………………………………………………………………28
Missione cittadina……………………………………………………………………………………………………………….29
Trinità e missione……………………………………………………………………………………………………………….30
Nel cuore di Dio…………………………………………………………………………………………………………………30
Ancora su eucaristia e conoscenza………………………………………………………………………………………..30
Il corpo (di Cristo)………………………………………………………………………………………………………………30
Revisione di termini?…………………………………………………………………………………………………………..31
Uno spunto sulla verità………………………………………………………………………………………………………..31
“…e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18)……………………………………….31
Riflessioni sulla verità…………………………………………………………………………………………………………31
Verità, legge, nichilismo………………………………………………………………………………………………………32
Ancora qualche spunto sulla conoscenza……………………………………………………………………………….33
Immaginazione…………………………………………………………………………………………………………………..33
Solo l’Amore è vita…………………………………………………………………………………………………………….34
Ancora sull’Amore come vita………………………………………………………………………………………………34
Ancora sulla natura dell’Amore……………………………………………………………………………………………34
Realtà spirituale e realtà “materiale”…………………………………………………………………………………….35
Ancora su fede e logica……………………………………………………………………………………………………….36
Corollari…………………………………………………………………………………………………………………………….36
Trinità e sessualità………………………………………………………………………………………………………………37
Riflessioni sul peccato originale……………………………………………………………………………………………37
Risurrezione dei corpi………………………………………………………………………………………………………….39
Incontrarsi nell’Emmanuele…………………………………………………………………………………………………39
Dialogare sulle impostazioni………………………………………………………………………………………………..40
Alcuni spunti sul discernimento……………………………………………………………………………………………42
Ogni cosa è un mistero nello Spirito……………………………………………………………………………………..43
Roma e il primato……………………………………………………………………………………………………………….43
Primato, collegialità, comunione…………………………………………………………………………………………..44
Incontrarsi nell’eucaristia…………………………………………………………………………………………………….44
Ancora sul dialogo………………………………………………………………………………………………………………45
Vie del dialogo…………………………………………………………………………………………………………………..45
Uno spunto sul diritto………………………………………………………………………………………………………….45
Democrazia neutrale o delle identità?……………………………………………………………………………………47
Spiritualità divina e umana e storia……………………………………………………………………………………….47
Dio, comunione, popoli, storia……………………………………………………………………………………………..47
L’attenzione al “chi”……………………………………………………………………………………………………………48
Partecipazione nella comunione……………………………………………………………………………………………48
Verso una possibile più profonda, diffusa, partecipazione?………………………………………………………49
Ancora sulla scuola……………………………………………………………………………………………………………..50
Uno spunto sulla paleontologia…………………………………………………………………………………………….50
Esseri bionici……………………………………………………………………………………………………………………..51
Spirito e “scienza”………………………………………………………………………………………………………………51
Umanità, tecnologia, futuro………………………………………………………………………………………………….51
Frammento…………………………………………………………………………………………………………………………51
Un altro possibile tentativo di comunicare questa via forse innovativa………………………………………52
Ancora sull’incontrare l’Emmanuele, sull’incontrarsi degli uomini in lui…………………………………..52

Note riservate (Le immagini – non il disegno – originali sono a colori e ben visibili)

Ero in seminario nella mia stanza, davanti a me la finestra e un cielo interamente nuvolo.Ho pregato qualcosa come: “Signore dammi la luce!”.Subito è apparso un sole abbagliante al punto che mi sono dovuto coprire il volto con la mano.Quando ho percepito che la luce si era sfocata ho tolto la mano e nel cielo c’era una grandissima nuvola a forma di madonna rivestita di un manto.Ho parlato con lei e mi ha risposto con cenni della mano.Poi ho pensato di andare alla cappella della Fiducia a chiedere una parola a Dio.Sono arrivato all’ascensore ed era lì pronto (un vero miracolo.Penso che con Maria si fa sempre in tempo a scendere:Maria è la povera, la piccola) e sono sceso due piani (mi pare) più giù, alla Fiducia.Ho cercato il lezionario che è sempre al centro della cappella ma non c’era né sono riuscito a trovarlo altrove nella cappella.Allora ho pensato che la prima scritta che trovavo vicino all’eucarestia nel tabernacolo era la parola per me.E la scritta ai piedi della madonna col bimbo tra gli angeli (e con più sotto i papi e sotto ancora l’altare con l’eucarestia e l’immagine della fiducia) era:”Presidet aetereis pia virgo maria choreis”.E io avevo visto una nuvola!
La seconda (mi pare) sera dopo, nel comune dei pastori ai vespri ho trovato l’immaginetta di Annigoni di Massimiliano Kolbe morto per terra e risorto come una nuvola dentro la nuvola di Maria, che aveva le mani sul suo capo come a benedirlo, a plasmarlo, etc..
Qualche tempo dopo, dopo la compieta delle ventidue (circa) ero sulla grande terrazza che guarda ai colli Albani, al nostro campo di calcio, etc..Era una notte limpida e c’era una bella luna piena splendente.Dalla luna partivano due lunghissimi raggi celesti paralleli che scendevano diagonalmente e si posavano su di un’unica nuvoletta nel mezzo del cielo, ed era un angelo con le ali, inginocchiato verso di me, verso la cattedrale di s.Giovanni (e del Salvatore), verso il seminario, verso la città.

Molti anni dopo, quando ero sacerdote da diversi anni, ho visto in sogno una statua di Maria col manto verde chiaro e vestita di bianco.Maria mi ha dato una carezza e si è messa a camminare e mi ha condotto con sé ad un’altra statua di Maria col manto blu scuro e la veste bianca.Come a dirmi che in tutte le statue di Maria è presente sempre lei per davvero.Poi la statua verdolina è ascesa rapidamente al cielo lasciando cadere delle foglioline secche.Io ho visto nella madonna blu l’immacolata, il cammino della redenzione e in quella verde l’assunta.Nelle foglioline ho visto l’aiuto di Maria a superare le mie debolezze, etc..
Ho raccontato questo sogno ad una persona malata forse da rischiare di morire, dicendo che se le raccontavo quel sogno speravo che quella carezza di Maria fosse anche per lei ed anche l’aiuto a superare la prova.Dopo pochissimi giorni quella persona è guarita.

Sono episodi che mi fanno pensare prima di tutto all’era dell’immacolata e dell’assunta, alla chiamata per i sacerdoti a dare la vita (nel cuore di Maria), alla Gerusalemme celeste (la Chiesa “celeste e terrestre”) che scende dal cielo, da Dio, agli angeli che salgono e scendono sul figlio dell’uomo, Cristo, Dio e uomo, alle persone che, come angeli, mi hanno aiutato a crescere.
Molti altri episodi potrei raccontare perché Maria, Dio, gli angeli, i santi, i nostri cari defunti sono con noi.Sono ben consapevole che sono esperienze personali, private.Sono una persona schietta e non parlo obliquamente, non ci sono messaggi collaterali e d’altro canto sarebbe ingenuo perché anche Maria conservava tutte queste parole-fatti nel cuore lasciando che parlassero, operassero, nel tempo.

Quella nube (alta tra i due o tre piani?) a forma di Madonna che mi ha parlato a gesti etc… stava
sulla Lateranense, nella parte dell’edificio più vicina al seminario.Il mio
padre spirituale di allora in seminario, ora vescovo, è stato, per molti anni, sostanzialmente l’unica
persona (insieme ad un altro sacerdote mio padre spirituale nella
parrocchia di origine) a cui ho detto di questi  possibili segni.Quando,
dopo molti anni, mi sono chiesto se dovevo rendere pubblici ad es. sul mio blog
questi possibili segni, il vescovo ausiliare mi ha detto di no ed io ho
obbedito.Ma non mi è costato nulla perchè, almeno per ora, mi pare che
sia bene dire questo  solo a qualche vescovo, sacerdote, etc., in privato (e favorendo, con prudenza, delicatezza, etc., tra sacerdoti, la circolazione anche delle note riservate), come se Maria e Cristo volessero venire in modo forse anche, per noi, nuovo (e col contributo, in Cristo, di ogni uomo) sotto certi aspetti, prima di tutto (anche con la conoscenza di questi segni), tramite, in qualche modo, i pastori.Anche gli scritti che qui ho presentato possono forse contribuire a
testimoniare che forse bisogna fare molta attenzione.Altre vie, ad es., possono forse individuarsi nella trasmissione viva di una spiritualità sempre più divina e umana tra la gente, in parrocchia, etc., nella cultura, etc..

L’angelo poteva apparire alto forse due metri.Non ricordo bene se si vedeva la manica della tunica spuntare leggermente a mezz’altezza della sagoma del corpo.

Il due maggio 2008, anniversario della mia prima comunione (la prima confessione e la cresima il primo maggio 1965), giorno in cui, tra l’altro, ricevetti in regalo la storia di M. Kolbe (che si è reso manifestamente presente in alcuni momenti decisivi, ad es.: la mia ordinazione il giorno della sua prima messa), ho celebrato (in un orario insolito) la messa verso le 14,30 in san Timoteo, Roma.
L’altare era stato spostato transitoriamente da qualche tempo e da una finestra sul tetto il sole abbagliante illuminava in un fascio di luce l’altare, il messale, l’eucarestia e me che celebravo.
Poi ho visto che in quella finestra c’era un disegno, ma per il sole non potevo distinguerlo.Il giorno seguente ho visto il disegno: era una colomba, con la scritta: Veni Creator Spiritus.

Anche se, sotto certi aspetti, non posso dedurne nulla di “certo”, ho vissuto quest’esperienza come essere, in un certo senso, battezzato e trasfigurato, cresimato, etc., con Cristo, ma, nella mia piccolezza come, forse, possibile dono e segno per tutti di un approfondimento della rinnovata “creazione” in Cristo, nel suo Spirito e nella sua e nostra umanità.
Forse è necessario essere profondamente disponibili a cambiare non solo il cuore ma anche la mente, le categorie, tutto, senza pensare che in fondo cambi poco, disponibili ad un concreto, etc., dialogo dal vivo.

P.S.
Forse la mia prima confessione risale al giorno o a qualche giorno prima di quello della cresima.

P.S. 2
Forse il dono è anche quello dei misteri della luce, di Maria e di Giovanni Paolo II.Questa possibile intuizione rafforza una domanda sulla possibilità di riconoscere, tra l’altro, il segno di questo o quel papa anche nelle esperienze spirituali di cui parlo in questo e nel precedente allegato.

Settembre 2008
Cosa devo fare? Ecco la risposta ricevuta da santa Maria della mercede:

[15]Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». [16]Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle». [17]Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle. [18]In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi». [19]Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».
[20]Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». [21]Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?». [22]Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi». [23]Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che rimanga finché io venga, che importa a te?».
Conclusione
[24]Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. [25]Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. (Gv 21, 15-25)
Ed ecco la risposta, molto simile, ricevuta da santa Maria delle grazie:

Dal libro del profeta Ezechiele 40, 1-4; 43, 1-12; 44, 6-9

Visione della restaurazione del tempio e di Israele
Al principio dell’anno venticinquesimo della nostra deportazione, il dieci del mese, quattordici anni da quando era stata presa la città, in quel medesimo giorno, la mano del Signore fu sopra di me ed egli mi condusse là. In visione divina mi condusse nella terra d’Israele e mi pose sopra un monte altissimo sul quale sembrava costruita una città, dal lato di mezzogiorno. Egli mi condusse là: ed ecco un uomo, il cui aspetto era come di bronzo, in piedi sulla porta, con una cordicella di lino in mano e una canna per misurare. Quell’uomo mi disse: «Figlio dell’uomo: osserva e ascolta attentamente e fa’ attenzione a quanto io sto per mostrarti, perché tu sei stato condotto qui perché io te lo mostri e tu manifesti alla casa d’Israele quello che avrai visto».
Mi condusse allora verso la porta che guarda a oriente ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria. La visione che io vidi era simile a quella che avevo vista quando andai per distruggere la città e simile a quella che avevo vista presso il canale Chebar. Io caddi con la faccia a terra. La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda a oriente.
Lo spirito mi prese e mi condusse nell’atrio interno: ecco, la gloria del Signore riempiva il tempio. Mentre quell’uomo stava in piedi accanto a me, sentii che qualcuno entro il tempio mi parlava e mi diceva: «Figlio dell’uomo, questo è il luogo del mio trono e il luogo dove posano i miei piedi, dove io abiterò in mezzo agli Israeliti, per sempre. E la casa d’Israele, il popolo e i suoi re, non profaneranno più il mio santo nome con le loro prostituzioni e con i cadaveri dei loro re e con le loro stele, collocando la loro soglia accanto alla mia soglia e i loro stipiti accanto ai miei stipiti, così che fra me e loro vi era solo il muro, hanno profanato il mio santo nome con tutti gli abomini che hanno commessi, perciò li ho distrutti con ira. Ma d’ora in poi essi allontaneranno da me le loro prostituzioni e i cadaveri dei loro re e io abiterò in mezzo a loro per sempre.
Tu, figlio dell’uomo, descrivi questo tempio alla casa d’Israele, perché arrossiscano delle loro iniquità; ne misurino la pianta e, se si vergogneranno di quanto hanno fatto, manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione, le sue uscite, i suoi ingressi, tutti i suoi aspetti, tutti i suoi regolamenti, tutte le sue forme e tutte le sue leggi: mettili per iscritto davanti ai loro occhi, perché osservino tutte queste norme e tutti questi regolamenti e li mettano in pratica. Questa è la legge del tempio: alla sommità del monte, tutto il territorio che lo circonda è santissimo; ecco, questa è la legge del tempio.
Riferirai a quei ribelli, alla gente d’Israele: Così dice il Signore Dio: Troppi sono stati per voi gli abomini, o Israeliti! Avete introdotto figli stranieri, non circoncisi di cuore e non circoncisi di carne, perché stessero nel mio santuario e profanassero il mio tempio, mentre mi offrivate il mio cibo, il grasso e il sangue, rompendo così la mia alleanza con tutti i vostri abomini. Non vi siete presi voi la cura delle mie cose sante ma avete affidato loro, al vostro posto, la custodia del mio santuario. Così dice il Signore Dio: Nessuno straniero, non circonciso di cuore, non circonciso nella carne, entrerà nel mio santuario, nessuno di tutti gli stranieri che sono in mezzo agli Israeliti ».

Responsorio   Cfr. Ez 43, 4-5; cfr. Lc 2, 27
R. La gloria del Signore entrò nel tempio per la porta che guarda ad oriente: * ed ecco, la gloria riempiva il santuario.
V. I suoi genitori portarono il bambino Gesù al tempio:
R. ed ecco, la gloria riempiva il santuario.

Seconda Lettura
Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 46, 29-30; CCL 41, 555-557)

I buoni pastori nell’unico Pastore
Cristo ti pasce come è giusto, con giudizio, e distingue le sue pecore da quelle non sue. Le mie pecore, egli dice, ascoltano la mia voce e mi seguono (cfr. Gv 10, 27). Qui trovo tutti i buoni pastori come concretizzati nell’unico Pastore. Non mancano infatti i buoni pastori, ma tutti si trovano impersonati in uno solo. Sarebbero molti, se fossero divisi, ma qui si dice che è uno solo, perché viene raccomandata l’unità. Per questo solo motivo ora non si parla di pastori, ma dell’unico Pastore, non perché il Signore non trovi uno al quale affidare le sue pecore. Un tempo le affidò, perché trovò Pietro. Anzi proprio nello stesso Pietro ha raccomandato l’unità. Molti erano gli apostoli, ma ad uno solo disse: «Pasci le mie pecorelle» (Gv 21, 17). Dio voglia che non manchino ai nostri giorni i buoni pastori; Dio non permetta che ne rimaniamo privi; la sua misericordia bontà li faccia germogliare e li costituisca a capo delle chiese.
Certo, se vi sono delle buone pecore, vi saranno anche buoni pastori; perché dalle buone pecore si formano i buoni pastori. Ma tutti i buoni pastori si identificano con la persona di uno solo, sono una sola cosa. In essi che pascolano, è Cristo che pascola. Gli amici infatti dello sposo non fanno risuonare la loro voce, ma esultano di gioia alla voce dello sposo. Perciò è lui stesso che pascola, quando essi pascolano, e dice: Sono io che pascolo, perché è in essi la sua voce, in essi il suo amore.
Quando Cristo affidò le pecorelle a Pietro, certo gliele affidò come fa uno che le dà a un altro, distinto da sé. Tuttavia lo volle rendere una cosa sola con sé. Cristo capo affida le pecorelle a Pietro, come figura del corpo, cioè della Chiesa. In questa maniera si può affermare che Cristo e Pietro vennero a formare una cosa sola, come lo sposo e la sposa.
Perciò per affidargli le pecore, non come ad altri che a sé, che cosa gli chiede prima? Pietro, mi ami? E rispose: Ti amo. E di nuovo: Mi ami? E rispose: Ti amo. E per la terza volta: Mi ami? E rispose: Ti amo (cfr. Gv 21, 15-17). Vuole renderne saldo l’amore per consolidarlo nell’unità con se stesso. Egli solo pertanto pascola nei pastori, ed essi pascolano in lui solo.
Da una parte non si parla di pastori e nello stesso tempo vengono menzionati. Si gloriano i pastori, ma: «Chi si vanta, si vanti nel Signore» (2 Cor 10, 17). Questo vuol dire pascere Cristo, pascere per Cristo, pascere in Cristo, non pascere per sé al di fuori di Cristo. Non certo per mancanza di pastori. Quando Dio per bocca del profeta diceva: Pascolerò io stesso le mie pecorelle perché non trovo a chi affidarle, non intendeva preannunziare tempi tanto calamitosi da vederci privi di pastori. Infatti anche quando Pietro e gli stessi apostoli erano in questo corpo e in questa vita, egli, il solo che nella sua persona compendia tutti gli altri pastori, pronunziò parole consimili: «E ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10, 16). Cristo dunque è lui solo che pasce il gregge, ma lo fa impersonandosi nei singoli pastori.
Tutti dunque si trovino nell’unico pastore, ed esprimano l’unica voce del pastore. Le pecore ascoltino questa voce e seguano il loro pastore, e non questo o quell’altro, ma uno solo. E tutti in lui facciano sentire una sola voce, non abbiano voci diverse. «Vi esorto, fratelli, ad essere tutti unanimi nel parlare perché non vi siano divisioni tra voi» (1 Cor 1, 10). Questa voce, purificata da ogni divisione e da ogni eresia, ascoltino le pecore e seguano il loro pastore che dice: «Le mie pecore ascoltano la mia voce… ed esse mi seguono» (Gv 10, 27).

Responsorio   R. Non abbandonare il tuo gregge, Signore, * Pastore buono, che instancabile ci guardi.
V. Veglia su di noi con la tua misericordia, perché l’astuzia del maligno non ci vinca,
R. Pastore buono, che instancabile ci guardi.

Orazione
O Dio, che unisci in un solo volere le menti dei fedeli, concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti, perché fra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.
Cappella della fiducia

s. Massimiliano Kolbe

Immagine sopra: primavera-estate 2009

Oggi 23 ottobre 2010 metto questi scritti nelle mani di Maria, di Cristo e della Chiesa.
Dalle letture della messa prefestiva e domenicale:
“La preghiera del povero penetra le nubi” Sir 17, 21
“Il Signore … mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del vangelo” II Tm 4, 17
“Gesù disse ancora questa parabola…” Lc 18, 9
Guarda, Signore, i doni che ti presentiamo: quest’offerta, espressione del nostro servizio sacerdotale, salga fino a te e renda gloria al tuo nome.Per Cristo nostro Signore.

(27 ottobre 2010).Io tendo a pensare che sarebbe bene che venissi coinvolto in un dialogo con i vertici della Chiesa per chiarire bene questa possibile via e anche per venire aiutato a chiarirmela all’interno della Chiesa stessa (anche se questo, come detto altrove, è in buona parte già avvenuto dialogando con persone autorevoli).Avrei piacere di poter dialogare anche col nostro amato pontefice Benedetto XVI, anche perché mi sembra una persona vicina a questa possibile via.Tendo a pensare umilmente, e lo dico con amore di figlio, che nella Chiesa sia fondamentale guardarsi con grande attenzione dal pericolo dei burocratismi, delle prudenze interessate e di corto respiro, etc..
“Terrenamente”, poi, tendo, sul piano istintivo, a pensare che sarebbe bello divenire parroco sperando, così, di poter sviluppare un pò più liberamente questa via che finora, per grazia di Dio, ha portato grandi frutti ogni volta che mi è stato dato un po’ di spazio.Io non conosco però in questo la volontà del Signore, anche se, tra l’altro, ho ricevuto in vario modo segni forti che non interpreto né potrei con certezza interpretare, e dunque non so nemmeno io cosa sia, su questo argomento, realmente bene per me e per gli altri.

Appendice
Qui pongo delle possibili domande per un possibile contributo ad una ricerca comune.

Nel dialogare sulle proposte presentate nella sintesi dei miei scritti (le cui impostazioni fondamentali si possono intravedere nei pragrafi 100 e 101 -una pagina e mezzo- e un pò più approfonditamente nei primi 18 paragrafi -nove pagine) osservo che, ad es., dal sacerdote di parrocchia, al padre spirituale, ad autorevolissimi sacerdoti teologi, a vescovi, molti riconoscono che sembra trattarsi di una nuova prospettiva, che la proposta nella sua essenza appare evidentemente ragionevole ed incisiva.Ma questo poi, per il momento, non si capisce fino a che punto interpelli la vita concreta delle persone, forse qualcosa smuove, ad es., nella direzione di un centrare in Cristo più concretamente (contribuendo forse ad avviare talora molto lentamente una maggiore attenzione ad una sintesi vitale in Cristo).
Come può accadere che si prospetti da anni una via che può contribuire a far incontrare in avanti, in Cristo, Dio e uomo, correnti spirituali, culture, branche del sapere, etc., una via che può aprire a scoperte nuove in tutti campi e molte plausibili (a detta di molti) ne ha già concretamente proposte ma non si sviluppi più evidentemente in proposito (se non su qualche punto in particolare) un lavorio di ricerche, di riflessioni, di dialogo, etc. ?
Un aspetto del problema forse consiste 1) nella difficoltà di vedere però in cosa concretamente ci si può aprire ad un cambiamento nella propria vita e 2) in ciò si può venire anche in vario modo frenati da una certa separazione tra una cultura in varia misura intellettualistica ed una vita spirituale che non ha ancora trovato vie ancora più immediate e vitali di incarnazione nella cultura.
Per prima cosa possiamo osservare che, nella misura in cui si tratta realmente di scoprire più pienamente, equilibratamente, aspetti della vita spirituale e umana in Cristo, si fa questione di doni dello Spirito, e senza lo Spirito non possiamo fare nulla.Per quanto riguarda il primo punto (1) si può osservare dunque che quando si parla di consapevolezze della coscienza non è facile intendersi perchè si può dare una tendenza a pensare di aver già capito, di stare dicendo in fondo le stesse cose, si può dare una varia disattenzione alla necessità di una maggiore comprensione: si parla di cose nuove, che non sono ancora diffuse nella cultura comune, etc..Un metodo nel dialogo potrebbe consistere nel chiedere quali siano i suoi riferimenti spirituali e umani concreti alla persona alla quale si vorrebbe far intendere più concretamente questa possibile via.Infatti lì si potrebbe poi osservare, in un confronto (nel quale anche l’altro, chiamiamolo lo stimolatore del dialogo, è comunque attento, aperto ad aggiustare le proprie impostazioni), dove si riscontrano differenze, quali passaggi forse fondamentali non vengano in realtà riconosciuti più pienamente, etc..Ad es. una persona potrebbe dire che il suo riferimento è la vita in Cristo, che la vita in Cristo illumina tutta la cultura…Qui si può osservare che emerge una tendenza a considerare impliciti molti passaggi, frutto, tra l’altro, appunto di una certa separazione (non parlo qui di intenzioni spirituali, ma di impostazioni di fondo) tra la vita intellettuale e quella spirituale, concreta.Cos’è la vita in Cristo? Chi è, quali sono i riferimenti fondamentali dell’umanità dell’uomo, come si incontrano, si rapportano, Dio e l’uomo? Etc..E’ in questo ambito di passaggi impliciti che si nascondono mille diverse possibili impostazioni fondamentali che poi orientano tutta la vita concreta, la spiritualità, la cultura, etc.. Un passo dunque può consistere nel far osservare che già il non considerare necessario esplicitare, neanche a sè stessi, questi passaggi può rivelarsi indice di una minore charezza e che invece il cominciare a porvi maggiore attenzione può venire scoperto come un dono dello Spirito che apre più profondamente tutto l’uomo ai doni di Cristo e anche al dialogo profondo con gli altri.In realtà, se si sviluppa una riflessione sui riferimenti concreti, anche se la persona di cui parliamo dirà di essere d’accordo su tutto in realtà in qualche modo potrà venire, almeno talora, aiutata a divenire più consapevole in vario modo di questi possibili riferimenti e della necessità di porvi attenzione. Certamente comunque questo tipo di dialogo può avvenire più pienamente con persone comunque che abbiano camminato a lungo nella fede, che abbiano studiato molto, etc., con le altre persone sono possibili un dialogo, una crescita, in varia misura più impliciti.Ma rimane che, trattandosi di aspetti fondamentali della vita spirituale e umana, sarebbe necessaria anche con queste persone più preparate una qualche comunanza concreta di vita, di opere, che porti ad una reciproco aiuto nel manifestarsi della vita concreta.Possiamo ad es. osservare che la possibile persona che stiamo prendendo come esempio, facendo riferimento a Cristo in un modo più spiritualistico, meno distintamente incarnato, potrà in vario modo, ad es., rivelarsi meno attenta agli autentici, equilibrati, etc., passaggi spirituali e umani concreti nella vita delle persone, delle comunità, etc..Sarà dunque (talora? In varia misura?) tendenzialmente meno interessata, di per sè, ad un dialogo a tutto tondo, spirituale e umano (e non solo spirituale), sulla vita del fratello che viene a chiedere un confronto spirituale per la crescita.Sarà meno integralmente attenta alle concrete situazioni spirituali, umane, etc., delle comunità, e dunque allo sviluppare di volta in volta una pastorale adeguata alla specifica situazione.La vita concreta in comune fa emergere le conseguenze delle impostazioni e può aprire implicitamente ad un approfondimento delle proprie impostazioni.Approfondimento che a tempo debito può venire più facilmente esplicitato, reso più evidentemente consapevole, anche in un dialogo più dettagliato.
Possiamo venire qui al secondo punto (2).E’ forse necessario individuare sempre più gli espliciti, diretti, non astratti, intellettualistici, passaggi tra la vita concreta e la cultura (i due punti sono collegati perché in realtà si tratta di possibili piccoli approfondimenti, etc., nel dono dello Spirito, della nostra vita spirituale e umana).Nei miei scritti propongo vie che sembrano mostrare, cercare, più limpidi collegamenti tra la spiritualità, la teologia-filosofia-psicologia, le scienze, etc., la vita concreta.Nella misura in cui è intellettualistica, astratta, meno compenetrata con la vita concreta, la cultura crea una certa separazione tra la spiritualità ed il discernimento concreto: si può, talora, riscontrare nella stessa persona da un lato un discernimento anche autentico ma ancora in vario modo e misura spiritualistico e da un altro lato un discernimento umano infarcito in varia misura anche di schematismi, razionalismi, scientismi, e, per converso, di pragmatismi, propri di una mancata più armonica sintesi tra spiritualità, umanità e cultura: insomma, tendenzialmente una minore capacità, ad es., di capire spiritualmente, umanamente, etc. persone, comunità, situazioni, culture, etc., il loro possibile autentico cammino di crescita spirituale e umana.
Quando (e se) questi eventuali sempre più armonici, distinti, equilibrati, etc., passaggi spirituali culturali diverranno via via in vario modo e misura patrimonio della mentalità comune (almeno cristiana) si sarà più consapevoli di tante impostazioni diverse e delle loro conseguenze, più aperti al dialogo, più aperti, prima di tutto alla luce spirituale e umana di Cristo.
E’ necessario comunque dialogare molto, cercare, coinvolgere, chi è aperto a questi approfondimenti, rendersi conto che bisogna porre attenzione alla sempre nuova venuta di Cristo e non fare spallucce deresponsabilizzandosi, sia circa la propria vita, sia per la ricerca comune, magari pensando che non sia compito proprio.QUI BISOGNA OSSERVARE CHE IN UN PERIODO DI POSSIBILI SVILUPPI PROFONDI VI E’ IL RISCHIO CONCRETO CHE DI FATTO NON SIA COMPITO DI NESSUNO, PROPRIO A CAUSA DI UNA VECCHIA STRUTTURAZIONE DELLE RESPONSABILITA’, IL RICONOSCERE, ACCOGLIERE, AIUTARE A DIFFONDERE, SVILUPPARE, LE POSSIBILI NUOVE VENUTE DI CRISTO.DUNQUE POTREBBERO RIVELARSI IN VARIA MISURA NECESSARI UN SUPPLEMENTO D’ANIMA, DI ATTENZIONE, DI GENEROSITA’, DI CORAGGIO, ETC., LA COMPRENSIONE CHE BISOGNA, DI FRONTE A POSSIBILI SITUAZIONI NUOVE, COMPRENDERE CHE E’ IL CASO DI FERMARSI, RIFLETTERE, IMPEGNARSI PER CERCARE DI COMPRENDERE, PER AMORE DI CRISTO CHE APRE VIE NUOVE, NON ABITUALI ALLA NOSTRA MENTALITA’.BISOGNA FARE ATTENZIONE PERCHE’ LE NOSTRE IMPOSTAZIONI MENTALI, CULTURALI, CI POSSONO INDURRE PIU’ O MENO AUTOMATICAMENTE A DIRE “NON SERVE”, ANCHE LI’ DOVE INVECE SERVE.AIUTA MOLTO ANCHE UNA PROFONDA E NON FORMALE DISPONIBILITA’ ALL’ASCOLTO, AL DIALOGO.

Vorrei qui tentare di indicare alcune possibili forme forse tra le più frequenti di impostazioni spirituali, umane, culturali, che il cattolico può trovarsi a vivere.
Una prima visione tende a seguire da un lato un cammino spirituale ma poi in varia misura ritiene che le cose della vita umana concreta si comprendono spesso con una razionalità in varia misura neutra.Una tale persona vivrà, ad es., una tentazione, ed anche una possibile tendenza, a fare più da sola, con l’aiuto della scienza, etc., che con Dio.Possiamo qui variamente trovarci nel campo dell’intellettualismo, dello scientismo, dello schematismo, etc..
Un’altra visione considera con una certa varia perplessità il difficile passaggio tra una certa cultura e la vita concreta.La soluzione, per una persona di questo orientamento, sta nel gestire in varia misura pragmaticamente la vita concreta.Talora questa persona è, in qualche possibile modo, più centrata rispetto alla prima nell’amore fraterno ma può tendere anch’essa ad un certo pragmatismo anche spirituale, che la induce a dedicarsi agli altri, sì, ma in varia misura più sulle proprie forze che su quelle di Dio.Comunque, anche se la vita spirituale è abbastanza centrata in Cristo, nei discernimenti operativi concreti prevalgono in varia misura forme di pragmatismo, mescolate anche qui in varia misura con forme di scientismo, razionalismo, schematismo.
Un’altra tendenza considera centrale l’intenzione, la vita spirituale.Tutto il resto è in varia misura ritenuto vita transeunte, terrena, a cui, sotto diversi aspetti, si finisce per badare di meno.Si riconosce la validità di una cultura talora in varia misura razionalista, ma il discernimento che veramente conta tocca le cose spirituali.Anche qui tra vita spirituale e discernimento anche sulla vita concreta si riscontra dunque una certa separazione.
Un’ultima tendenza che vorrei rilevare tende ad un istintivo, in qualche modo (si tratta di doni dello Spirito), discernimento divino e umano, è più capace di capire, ad es., l’uomo, al di là di scientismi, pragmatismi, ed in alcuni suoi esponenti tende anche culturalmente a riconoscere il riferimento fondamentale dell’uomo nella coscienza (talora chiamando tale riferimento, forse anche per dialogare con la cultura laica, ragione allargata.Nei miei scritti evidenzio che probabilmente tanta cultura anche laica ha invece -talora?- bisogno di venire aiutata a trovare riferimenti più adeguati).
Ma anche qui possiamo osservare che la coscienza così intesa è ancora un riferimento troppo vago.Intanto l’uomo non è una coscienza astratta ma, potremmo in qualche modo, da specificare, osservare, una coscienza spirituale e psicofisica.Poi l’uomo non sta in un indefinibile rapporto con Dio: l’umanità dell’uomo può aiutare a comprendere la divinità e l’umanità dell’Amore di Dio.Anche la persona che vive quest’orientamento può in qualche misura sperimentare una minore attenzione ad una pienamente equilibrata vita spirituale e umana integrale.
Caratteristica dunque in vario modo e misura comune a tutte queste tendenze è quella di una varia separazione, fin nei riferimenti, collegamenti, fondamentali, tra la vita spirituale ed il discernimento concreto.Per semplificare al massimo potremmo dire:
per la prima tendenza i riferimenti sono: Dio, spirito, razionalità.I collegamenti tra questi riferimenti non sono troppo attentamente valutati (o, meglio, sono riduttivi come riduttivi sono i riferimenti).
Per la seconda tendenza: Dio, amore (variamente umano), prassi.Come sopra per i collegamenti.
Per la terza tendenza: Dio, spirito.Collegamenti come sopra.
Per l’ultima tendenza: Dio, spiritualità più consapevolmente divina e umana, ma non in modo più riflesso.Collegamenti dunque considerati in vario modo e misura più chiaramente che nei precedenti casi , ma ancora in modo non più pienamente riflesso e organico.
La prima tendenza può aver bisogno, ad es., di scoprire più profondamente che la conoscenza, perfino quella scientifica, è spirituale e umana, in una spiritualità sempre più divina e umana.Di buono questa tendenza porta un’attenzione alla conoscenza anche umana, terrena, che va appunto orientata in modo più profondo ed equilibrato.
La seconda tendenza ha bisogno di scoprire sempre più, ad es., la sapienza spirituale e umana, superando un variamente grezzo pragmatismo che può finire per gioire tanto di un bene fatto agli altri tra l’altro capendo poco di loro.Di buono questa tendenza rivela, ad es., un attenzione all’esperienza, alla vita, concreta.
La terza tendenza manifesta la necessità, riguardo a sé stessa, ad es., di scoprire una spiritualità più equilibratamente, profondamente, incarnata.Di buono indica l’attenzione all’essenzialità della vita spirituale, l’intenzione, rischiando però di circoscrivere l’intenzionalità alla vita interiore, considerando meno l’apertura proprio dell’intenzionalità ad una trasformazione integrale spirituale, umana, culturale, etc..
L’ultima tendenza si rivela avviata, talora in varia misura in qualche modo anche condottavi ed in qualche misura trascinatavi, dalla storia, verso una spiritualità sempre più divina e umana.Questo dunque è un suo profondo pregio.Un limite può ad es. risiedere nel vivere queste intuizioni in modo in varia misura non meditato, spiritualmente, umanamente, culturalmente, anche nella preghiera e nel dialogo, nello studio, nella ricerca intensa.Ne deriva una varia minore consapevolezza di molte cose che potrebbero molto incidere nella vita propria, nella pastorale e ancora di più nella vita della società, che ha bisogno di venire aiutata anche dalla spiritualità-cultura a trovare le sempre più adeguate vie della crescita. Inoltre nonostante tutto si può, in qualche caso, più facilmente farsi irretire ad es. da vari scientismi, razionalismi, schematismi, pragmatismi……(e, anche se forse meno rispetto alle altre sopracitate tendenze, possono anche qui manifestarsi minori consapevolezze circa anche astrattismi, moralismi, doverismi, etc).
Come far lievitare verso una pienezza spirituale e umana in Cristo, nella storia, le varie tendenze? Le vie possono essere molte, bisogna scegliere quelle di volta in volta più adeguate.Molte, almeno, di queste vie sono poi complementari.Una può consistere nel trasmettere implicitamente, nella vita stessa, una spiritualità divina e umana, con, tra l’altro, tutti i sempre rinnovati discernimenti che di volta in volta comporta.Un’altra nel poter orientare più profondamente, spiritualmente, umanamente, la persona nel dialogo personale sulla crescita.Un’altra può cercare di fare riferimento ad una riflessione spirituale, umana e culturale al tempo stesso…
A proposito di quest’ultima possibile via di comunicazione vorrei osservare che è importante scoprire, come visto sopra, come i riferimenti ed i collegamenti spirituali e umani delle nostre “impostazioni” possono essere riduttivi, variamente casuali, etc…. Spirito e ragione, Spirito e spirito, Spirito e vita pratica…Cercare i sempre più adeguati riferimenti –collegamenti non è un esercizio solo teorico: denota la consapevolezza di una necessaria chiarezza per orientarsi in modo sempre più profondo, equilibrato, in Cristo, in tutti gli aspetti della vita.Su questa via vado proponendo il “reciproco” rivelarsi, in Cristo, dello Spirito e dell’umanità.E per umanità intendo la coscienza spirituale e psicofisica.In questa crescita sempre più equilibrata ed integrale gli stessi sempre più adeguati riferimenti, collegamenti, aprono, in una vita vissuta in Cristo, sempre più a visioni più chiare nelle quali ogni aspetto della vita, del conoscere, trova la sua sempre più adeguata, armonica, collocazione spirituale e umana.Ad es. in questa maturazione spirituale e umana sempre più “distinta”, equilibrata, in Cristo si sono forse aperte delle strade per una rinnovata comprensione spirituale, umana, “materiale”, della logica.
L’incontro tra lo Spirito e l’umanità dell’uomo viene visto in modo sempre più distinto, equilibrato, indicando sempre più, tra l’altro, le vie per una spiritualità ed una cultura che si incontrino in modo più pieno, armonico, limpido, etc..

Ancora sul comunicare vie nuove

Continuando a riflettere sulle difficoltà che si possono incontrare nel cercare di comunicare una forse rinnovata via di consapevolezza spirituale e umana in Cristo bisogna ancora una volta prima di tutto ricordare che si tratta comunque di, in qualche modo, doni dello Spirito.Nei miei scritti, poi, accenno a tante problematiche sull’argomento.Un aspetto di possibile difficoltà può consistere nel pensare di aver ascoltato molto e capito bene senza percepire che vi può essere bisogno di un graduale assorbimento, di un continuo confronto, ad es. su tanti discernimenti concreti, per scoprire nella vita reale (in un cammino di crescita spirituale e umana) un rinnovato orientamento spirituale e umano.Si può pensare ad esempio di non essere preda dell’astrattismo, dello scientismo, del razionalismo, del pragmatismo, del moralismo, dello spiritualismo, etc. pur invece in varia misura vivendoli.Un’autentica sete di sempre più profonda comprensione inventerebbe ogni strada, in Cristo, per poter con più sicurezza approfondire la conoscenza, l’intuizione, di una via che può apparire e forse essere nuova, che può venire creduta forse realmente nuova anche, ad es., per l’abituale affidabilità di chi la presenta (e di chi la riconosce tale, la riconosce interessante).Una difficoltà può risiedere nella circostanza che una più profonda sete di conoscenza si può forse accendere, ad es., quando un germe di una più profonda conoscenza è in qualche vario modo attecchito, nello Spirito, nel cuore della persona (si possono comunque forse dare inizialmente altre valide cause che stimolino una ricerca che di fatto si venga a trovare in questa direzione).
Si può forse, talora, in questo senso, gettare un seme, ad es. con l’osservare che una ricerca profonda in questa direzione abbisogna di un profondo confronto, etc..Si può anche, talora, conoscendo quella data persona, farle osservare (all’umanamente opportuno), al fine di stimolare il dialogo, ad es. alcuni punti nei quali, nella sua vita, emerge l’astrattismo, o lo scientismo, o il moralismo, o lo spiritualismo, il pragmatismo, etc. (è evidente che una ricerca comune sul discernimento spirituale-umano-culturale si può esplicitamente, culturalmente, svolgere, ordinariamente, ad es., talora, con persone che abbiano camminato a lungo nella fede, che abbiano molto studiato, anche se anche ricchissima, talora magari, sotto certi aspetti, più ricca, può essere anche la, in varia misura implicita, ricerca comune con ogni uomo).Ho già riscontrato poi l’emergere di una tendenza forse nuova, la spiritualità divina e umana “d’accatto”.Si tratta del caso in cui sentendo trattare di queste problematiche invece di avvertire la sete di approfondirle si vuole dimostrare di conoscerle già perfettamente.Per cui ad es. ci si inventa una qualche forma quasi esoterica di capacità conoscitive spirituali e umane ad esempio circa le altre persone, conoscenza che, ad es., finisce per considerare ben poco la necessità di ricercare un equilibrio conoscitivo tra il tenere presente mistero dell’altro, il bisogno di personale maturazione spirituale e umana sempre più equilibrata, rinnovata, etc., la necessità di una conoscenza approfondita e graduale, dell’ascolto, dell’altro, etc..
Dunque la persona può variamente non conoscere alcuni suoi squilibri spirituali, umani, culturali, ma in vario modo si può, talora, con equilibrio, e dunque all’opportuno, gettare il seme, talora implicito, di una nuova apertura (in appendice a questo scritto propongo un breve esempio concreto circa le tendenze sopra esposte).
Un’altra difficoltà può nascere dalle resistenze a mettersi in discussione e tanto più a mettersi in gioco con l’altro.Queste resistenze talora hanno ben ragione d’essere, a causa della necessaria prudenza.Ma in altri casi nascono dalla necessità di maturazioni varie, che possono in vario modo, Dio volendo, venire stimolate.In questa direzione potrà aiutare una rinnovata spiritualità-cultura, anche una rinnovata strutturazione degli studi, che preveda, tra l’altro, una materia che si ponga come nucleo di sintesi spirituale e umano (ne ho trattato altrove).Si mostrerà così più diffusamente la necessità di cercare insieme un sempre più adeguato, vissuto, nucleo di sintesi, superando la talora attuale tendenza a discutere sui concetti e meno sulle impostazioni vitali che li generano.
Ostacoli possono venire anche dalla personale strutturazione spirituale-culturale riguardante i vari ambiti, ad es., della conoscenza concreta.Si possono infatti incontrare difficoltà nel comprendere i nuovi possibili passaggi ad es. dalla spiritualità alla logica, queste nuove vie possono apparire fumose, poco incisive, anche “sproloquianti” circa, ad es., i vari ambiti della conoscenza concreta.Una nuova spiritualità-cultura anche qui formerà all’abitudine ad entrare con attenzione, impegno, pazienza, nel dialogo, nella ricerca, del nuovo “profondo” di sempre rinnovate impostazioni.Sono poi qui anche i, già molti, risultati concreti e innovativi conseguiti sul piano della conoscenza, ad es., variamente teorica, dottrinale, che possono aiutare nello stimolare una più attenta ricerca di comprensione di sempre nuove impostazioni.Vi è però, ad es., il pericolo che questi risultati vengano magari anche riconosciuti (talora è veramente difficile non farlo e infatti non pochi sono stati riconosciuti. Altri, più complessi, sono stati riconosciuti come interessanti ma non sono ancora più diffusamente citati) nella loro validità, ma senza rilevare la loro origine dalle nuove impostazioni, e dunque, tra l’altro, comprendendo meno profondamente questi risultati stessi.
Circa, in particolare, questa problematica della conoscenza teorica, vorrei ancora sottolineare gli eventuali pericoli di questo perdurante riferirsi al binomio fede-ragione.Si può, forse, tra l’altro, indurre a pensare, ad es., che l’uomo sia “ragione” e che la fede sia un qualcosa che si può aggiungere a ciò.A me pare pericoloso dare riferimenti riduttivi, figli, forse, dell’illuminismo, etc., invece di cercare ed aprire sempre più ai veri riferimenti, (collegamenti, etc.), spirituali e umani.Si può, pensando tra l’altro di dialogare più agevolmente con la cultura non credente, rafforzare i suoi errati riferimenti fondamentali, quelli che talora la dispongono perlomeno meno adeguatamente verso la fede, verso sé stessi, etc.. Si potrebbe invece parlare, ad es., di conoscenza spirituale-corporale, di conoscenza umana, in entrambi i casi considerando, noi cristiani, che l’uomo vive, pensa, etc., comunque, anche se ateo, nello Spirito (anche qui vi è il problema di una concezione anche cattolica che ritiene lo Spirito un’aggiunta possibile ad un uomo in sé autonomo. Brevemente: -ne ho trattato- dimostrando, a mio parere una forse errata comprensione della stessa Trinità).
Sempre a questo proposito una motivazione ulteriore che viene talora presentata, in campo cristiano, circa il riferirsi alla ragione risiede nella preoccupazione di non stimolare un certo possibile soggettivismo della coscienza.La prima osservazione che si può proporre in proposito è una domanda se non possa, non di rado, accadere l’inverso, che cioè distaccando una astratta ragione dall’uomo e dalla sua coscienza si possa variamente aprire il campo anche al più sfrenato, variamente “interessato”, etc., relativismo.Non si può trattare, talora, invece, di aiutare a comprendere che l’uomo può trovare sè stesso, etc., in un’autentica, vissuta, ricerca, da parte nostra riflettendo che senza lo Spirito non si può fare nulla e dunque cercando noi per primi di vivere, fare cultura, etc., nello Spirito, magari, tra l’altro, proprio anche così scoprendo sempre più la necessità di ricercare una spiritualità-cultura sempre più divina e umana in Cristo? Ho dunque osservato che un certo riferirsi alla ragione può “naturalmente” indurre allo scientismo, alla non fede, etc..Questa tendenza può però contribuire a smontare il fanatismo religioso? Possiamo chiederci se, almeno talora, proprio questo costitutivo scientismo non possa invece esacerbare il fanatismo senza aiutare una più autentica spiritualità a crescere.
Allo stesso, in un certo senso, modo (del razionalista), il pragmatico potrebbe ritenere queste riflessioni fumose, poco incisive perché nella vita concreta sa bene come comportarsi.Il pragmatico però potrebbe venire colpito, ad es., dalla varia possibile efficacia pratica, Dio volendo, di queste rinnovate impostazioni.Una difficoltà risiede nella possibilità di attribuire anche ad altro certi risultati. E lo “spiritualista” potrebbe osservare che ciò che conta è la vita spirituale, tra l’altro magari non di rado vivendo poi, come detto, nella vita concreta, un discernimento scientista, razionalista, astrattista, pragmatista, o magari “semplicemente”, variamente contorto e squilibrato, o moralista, etc..Lo spiritualista potrebbe ad es. venire colpito dallo stimolo che queste sempre rinnovate impostazioni possono offrire ad una sempre rinnovata, vissuta, ricerca spirituale.Come sopra per alcune possibili difficoltà di intepretazione.Ed anche la persona che ha maturato comunque una più profonda consapevolezza spirituale e umana proprio per questo può ritenere inutile una ricerca spirituale-umana-culturale, personale, comunitaria, etc. in questo senso (tra l’altro temendone cerebralismi, etc.).Finchè non viene, in vario modo, lo Spirito ognuno resta chiuso nei propri orientamenti, in varia misura senza interessarsi al nuovo, senza credere alla possibilità del nuovo, senza ritenere possibile che il nuovo venga non dalle accademie, etc.; ma, come detto, ad es., una rinnovata vita-cultura può nascere da e favorire una nuova “ventata” dello Spirito.
Appendice a questo ultimo scritto
Vorrei qui proporre un possibile esempio concreto circa alcuni atteggiamenti che possono tendere a nascere da certe impostazioni di fondo.
Mi riferisco al discernimento che i “rappresentanti”, cristiani, delle varie tendenze sopracitate possono venire indotti ad operare, ad es., su di una persona.
Per prima cosa osservo che meno la spiritualità è profondamente, equilibratamente, divina e umana, meno, ad es., in varie occasioni, si sarà interessati, si crederà molto, ad un rapporto, ad un ascolto-dialogo personale, con un non credente o si vivrà questo rapporto in vario modo e misura ad es. come un indottrinamento, senza capire il percorso, le tappe della crescita spirituale e umana, e anche le giuste ragioni, perfino lo stimolo (per gli altri) a nuove comprensioni spirituali, umane, che quel non credente porta in sé.Questo vario astrattismo si può ripetere in vario modo, specie, talora, ad opera dello spiritualista e del razionalista, anche nel rapportarsi al credente.Ho citato però per primo l’esempio del rapporto con il non credente perché più macroscopicamente fa emergere appunto, ad es., o vario “disinteresse”, o vario intellettualismo, etc..Il pragmatista cercherà magari col non credente intese pratiche, sul da farsi, tutto contento della sensazione di comprensione reciproca e concreta (magari “a differenza di altre tendenze”), senza vedere la più o meno marcata incapacità di attenzione, di ascolto, di dialogo, di prudente, attenta al mistero, comprensione, spirituale e umana.La persona che esprime una tendenza “naturalmente” più divina e umana sarà più accogliente (e comprensiva) verso l’altro ma alla fine la tendenza può anche qui essere quella di un variamente minore interesse al rapporto col non credente, una minore capacità di attenzione, di comprensione, della sua umanità integrale.Quando poi si tratti di fare una valutazione della maturità umana, anche della psicologia, di una data persona, il razionalista evidentemente facilmente si affretterà ad invocare lo psicologo (variamente deresponsabilizzandosi ad es. rispetto ad un più profondo ascolto integrale di quella persona).Anche lo spiritualista potrà orientarsi variamente in questa direzione o, non apprezzando molto la cultura “tecnica”, esprimerà magari una propria valutazione tutta dipendente, tra l’altro, da un variamente inconsapevole talora troppo incerto rapporto, quanto ad es. alle, anche implicite, impostazioni di fondo, nella propria vita, tra lo Spirito e l’umanità.Il pragmatista, oltre a non disdegnare, variamente, lo psicologo, potrà tendere molto a basarsi sulla “funzionalità” di quella persona per cui ad es. potrebbe cadere nel paradosso di “scartare” una persona in gamba che abbia attraversato un difficile passaggio psicologico (tanto più se lo psicologo ha trovato occasione e possibilità di infilarvi i suoi astrattismi) e di “lasciar passare” persone variamente (anche non poco) meno mature ed in gamba per il semplice fatto che ad una conoscenza variamente di superficie non sono emerse problematiche eclatanti.La persona che vive (ed è a lungo maturata in) una “naturale” spiritualità tendenzialmente più profondamente divina e umana, sarà più attenta ad ascoltare, a conoscere bene, il soggetto in questione, sarà più attenta a cercare di conoscerlo spiritualmente, umanamente, magari anche attraverso varie forme di condivisione comunitaria di vita, etc.; sarà più libera da psicologismi vari, da pragmatismi…Anche qui vale comunque il discorso che minori chiarezza, equilibrio, etc., spirituale umano, culturale (ad es. circa le impostazioni, etc.), limitano l’attenzione, la comprensione, mentre possono variamente favorire, ad es., astrattismi, pragmatismi e anche, ad es., una variamente minore attenzione al mistero e dunque, tra l’altro, all’opera di Dio, anche questo può comportare infatti un discernimento variamente meno, vissutamente, centrato, spiritualmente-umanamente, etc., in Cristo, Dio e uomo, un discernimento meno divino e umano (come detto infatti Dio si rivela “insieme” nello Spirito e nell’umanità).Della quinta e nuova possibile tendenza, tra l’altro talora più aperta ad una ricerca (anche culturale) condivisa con tutti, ho trattato altrove.Qui, a tale proposito, osservo brevemente che in una sempre rinnovata, vissuta, spiritualità divina e umana si può maturare una sempre più profonda consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo.Solo l’Amore divino e umano, solo Cristo sempre più scoperto nella sua divinità e nella sua umanità possono condurre sulla via di una conoscenza autentica anche del mistero dell’altro.Se vogliamo che davvero Cristo illumini sempre più tutta la vita, la cultura, dobbiamo, mi pare, ricercare, nel suo dono, nella preghiera, nella conversione, nella vissuta maturazione, meditazione, nel dialogo, nello studio, etc., sempre più, tra l’altro, le vie della sua “incarnazione” autentica, che ci aiutino a riconoscere, tra l’altro, (prima di tutto nelle impostazioni di fondo) intellettualismi, pragmatismi, spiritualismi, etc. (così diffusi e poco “avvertiti” in tanta cultura, in tanta mentalità corrente).E’ questo uno degli aspetti fondamentali della possibile via di cui sopra.
Si può allora osservare ancora che una difficoltà nel recepire questa possibile sempre rinnovata via (e tanto più nell’accoglierla non solo personalmente ma anche a livello operativo-istituzionale) risiede talora, forse, nell’eventuale circostanza che certa cultura si sta forse ora avvicinando, anche grazie allo stimolo di Benedetto XVI, all’intuizione di un vissuto centrarsi in Cristo.Questi scritti trattano invece anche dei passi successivi, cioè delle problematiche che possono sorgere nel cercare di centrare realmente, in modo vissuto, la cultura in Cristo, delle possibili vie di soluzione, delle loro conseguenze, etc..Inoltre questi scritti non trattano solo di considerare la cultura come il frutto di una vita in Cristo, cosa che può, anche nello studioso cristiano, cambiare, tra l’altro, il discernimento su molte priorità, ma chiariscono, tra l’altro che si cerca nella propria vita in Cristo una luce per tutta la cultura e non solo con un’attenzione solo ad un ramo di essa, come può essere, ad es., la teologia o una materia teologica.Infatti può accadere, specie circa alcune materie, appunto come, in specie, alcune materie teologiche interpretate in un certo modo (perché, ad es., possono in qualche modo illudere di stare interessandosi di tutta la vita e la cultura senza però farlo più concretamente), può accadere, dicevo, evidentemente di avvertire in parte meno il profondo rinnovamento che Cristo può portare divenendo punto di riferimento centrale di ogni aspetto della vita, della cultura, etc., nonché stimolo a vivere con attenzione, partecipazione totale, ogni aspetto, in Cristo appunto, della vita.Ho scritto altrove che per venire più pienamente Cristo deve venire “intero” mentre la cultura attuale talora può indurre a frammentare anche Cristo, a intellettualizzarlo, può indurre a considerare variamente e talora sottilmente meno, per la crescita spirituale e umana (e certo secondo la vocazione personale in Cristo, che può essere, ad es., anche eremitica), l’importanza, ad es., della condivisione fraterna, del contatto con gli altri, etc..

L’assenza di nucleo di riferimento centrale, spirituale e umano, sempre
meglio, nel dono dello Spirito di Cristo, individuato può variamente comportare
un meno chiarificato incontrarsi tra la vita spirituale ed il discernimento nei
fatti della vita concreta.Sembra talora che non si comprenda che, nello studio
delle varie materie ed anche nella vita pratica, questo nucleo centrale dal
quale parte ogni discernimento è affidato ad un discernimento implicito, come
se fosse scontato e non fonte di mille possibili differenziazioni, riduzioni,
etc..Prendiamo come esempio la psicologia (ma potrei citare qualsiasi materia,
dall’esegesi all’economia, etc.).Si dice che spiritualità cristiana e
psicologia devono andare insieme e qui sta la soluzione, in questo campo, ad
es., allo scientismo, al tecnicismo, etc..Ma non ci si accorge, talora, che
anche nella teoria, immaginiamo poi nella pratica, latita un riferimento
centrale spirituale e umano: da un lato la spiritualità, dall’altro la
psicologia, ma chi è l’uomo (ragione? ragione allargata? coscienza? coscienza
spirituale e psicofisica? coscienza spirituale e psicofisica che vive, etc.,
nello Spirito?…)? E come si rapportano, ad es., lo Spirito e l’umanità
dell’uomo? (razionalismo, spiritualismo, pragmatismo, spiritualità divina e
umana, spiritualità divina e umana sempre meglio distinta, articolata, etc.?)?
Questa, talora, variamente minore attenzione ai riferimenti, etc, può generare, ad es., una variamente inconsapevole (specie, appunto, di alcune sue cause)
confusione, incertezza, nei discernimenti concreti, un variamente mancato aiuto
a cercare le vie di un discernimento spirituale e umano (in tutti i campi della
vita e del conoscere) sempre più profondo ed equilibrato.Se, ad es., l’uomo è
ragione  si potrà fare, ad es., variamente affidamento, in certi discernimenti
concreti, sul razionalismo o, anche, talora, per reazione, divenire pragmatici
(cioè dipendenti, nel discernere, da fatti non meglio interpretati).Se l’uomo è
ragione allargata, è coscienza, si potrà fare variamente affidamento, ad es.,
sulla vita in Cristo ma poi ci si renderà variamente meno conto, nel
discernimento, di tanti aspetti della vita spirituale e umana integrale e del
loro sempre più armonico, anche nella nostra visuale, inserirsi in essa (si
sarà dunque anche, tra l’altro, non più pienamente difesi, in qualche modo, dal
possibile dipendere in modo variamente inconsapevole dalle influenze del
razionalismo, etc.).Se l’uomo è una coscienza spirituale e psicofisica che vive
nello Spirito e se l’umanità è figlia dello Spirito si potrà essere avviati
verso una tendenzialmente sempre più profonda, equilibrata, maturazione della
coscienza, integrale (?), spirituale  e umana in Cristo, nella quale ogni
aspetto della vita, del conoscere, viene sempre più visto in modo rinnovato e
nel suo armonico inserirsi nella realtà.
Un’altra conseguenza di quest’assenza di un nucleo centrale spirituale e umano
di riferimento da cercare, anche insieme, sempre più profondamente è che
nessuno ne è responsabile: ognuno può affermare che quel problema non è di sua
competenza, magari guardandosi bene dall’invadere in qualche modo il campo
degli altri: forse urge, nel dono dello Spirito, un supplemento d’anima (e, lo
so, di fatica) anche in questo senso: Cristo viene, almeno pù facilmente,
intero, come persona (della Trinità); se poi Cristo si dona più profondamente
come Dio e come uomo si possono forse aprire (e forse di fatto si sono
profondamente aperti e manifestati), nello Spirito, nuovi orizzonti di amore,
di dialogo, di comprensione, in tutti campi della vita e della cultura.

L’eventuale istituzione di una materia (magari, per il dialogo, con più cattedre anche, ad es., nella stessa università) “nucleo centrale di riferimento spirituale e umano, culturale”, potrà stimolare gli stessi docenti delle varie materie specifiche (magari riviste nel loro stesso formarsi, suddividersi, etc.) a integrare più profondamente il loro campo di ricerca in una sempre più armonica crescita, ricerca, spirituale e umana in Cristo, anche loro potendo esporre nei loro corsi il nucleo fondamentale di impostazioni al quale fanno riferimento.

Riguardo a quanto scritto al penultimo paragrafo sopra, si può dunque osservare l’assenza, talora, nella cultura, di un nucleo centrale che non sia solo implicitamente vissuto: quest’assenza può, almeno in qualche caso, derivare, ad es., da una graduale separazione della filosofia dalla spiritualità e poi dei vari rami del conoscere dalla filosofia.Si cercavano soluzioni nuove a problemi reali, riguardanti appunto, l’adeguato essere e l’adeguato connettersi dei vari aspetti del vivere e del conoscere umano.Il risultato, talora, di questa storia, può proprio riscontrarsi nell’assenza, in qualche caso variamente inconsapevole, della ricerca di un più chiaro nucleo di riferimento spirituale, umano, culturale.Quest’assenza anche nella vita pratica si manifesta, ad es., come un variamente mancato aiuto a cercare, nel dono dello Spirito di Cristo, le vie di un sempre più profondo discernimento spirituale e umano: da un lato la spiritualità, dall’altro conoscenze variamente settorializzate, tecniciste, etc., che non si sa, forse in modo talora, appunto, variamente inconsapevole, non si sa (o si pensa di sapere, ma in realtà in modo sbagliato ad es. finendo nello scientismo o nel pragmatismo o nel moralismo, etc.) come connettere con la spiritualità.Se però ora, nel dono dello Spirito, ci si avvede della possibile varia assenza di cui sto trattando, si possono aprire nuovi orizzonti di fede, di amore, di comprensione: ora, sempre nel dono dello Spirito, possiamo avviarci a cercare più consapevolmente un rinnovato nucleo di riferimento spirituale e umano, una rinnovata spiritualità, umanità, cultura, sempre più divina e umana, nella quale si possano individuare, nel dono dello Spirito di Cristo, in una vita in lui, sempre più le vie di un sempre più profondo, equilibrato, armonico, discernimento spirituale, umano, culturale, integrale.Questo nucleo non sarà certo cercato, dunque, intellettualisticamente, rischiando di divenire una possibile camicia di forza rispetto alla ricerca umana, ma potrà consistere (in una vissuta crescita spirituale e umana) in, diciamo, apparentemente piccole, graduali, illuminazioni della nostra coscienza spirituale e umana, sarà dunque, nell’eventuale dono, e nella sua accoglienza, dello Spirito di Cristo, tendenzialmente, un gradualmente anche concreto più profondo, equilibrato, etc., conoscere, discernere, etc..

Breve lettera sulla coscienza, con riferimento speciale alla pastorale

La nostra coscienza può, ricevuta una più chiara chiamata dal Signore, indurci a cercare di seguire fedelmente Dio.Al tempo stesso può sperimentare, magari in qualche modo non del tutto consapevolmente, delle rigidità, dei moralismi, verso noi stessi e verso gli altri: può cioè non aver ancora intuito più profondamente, per un dono dello Spirito, come lo Spirito di Cristo sia “divino e umano”, cioè come, ben al di là di ogni schema, orienti per ogni persona il suo proprio, del tutto specifico, graduale cammino di tendenziale crescita spirituale e psicofisica verso la pienezza della maturità spirituale e umana in Cristo.La mancata sempre più profonda comprensione della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio può comportare, ad es., schematismi, rigidità, moralismi, etc..Può comportare anche una minore prontezza nell’accorgersi sempre più profondamente di quando anche l’altro o perfino la Chiesa, in alcuni suoi orientamenti, può ancora non aver recepito meglio questa natura dell’amore di Dio.
Si può dunque in vario modo vivere una spiritualità non più armonicamente (ed anche in una sempre più consapevole, nello Spirito di Cristo, ricerca) unita alla propria umanità integrale: l’umanità, spirituale e psicofisica, non è ancora, in qualche modo, una via per la comprensione dello Spirito di Cristo, dunque la nostra coscienza può accettare più o meno inconsapevolmente, rigidità, rovelli, mollezze, etc..In questa varia “scissione”, meno armonica unione, tra la spiritualità e l’umanità è anche più facile accettare e venire influenzati, ad es., dal razionalismo, dallo scientismo, dal pragmatismo, dallo spiritualismo, etc..Si può essere meno consapevoli di questi modi riduttivi, anche distorti, meno divini e umani, di discernere.Una, nel dono dello Spirito di Cristo, Dio e uomo, sempre più profonda, equilibrata, armonica, consapevolezza della nostra coscienza spirituale e psicofisica darà sempre più un adeguato spazio, un’adeguata attenzione, al mistero, etc., in tanti discernimenti.Detto questo si può trovare, su questa via, certo con l’aiuto di ogni uomo, della cultura, etc., una sempre più profonda, equilibrata, autentica, conoscenza spirituale e psicofisica dell’uomo che può andare bel al di là del variamente vuoto di adeguati, vissuti, riferimenti, riduttivo, tecnicismo (invece che “coscientismo” in Cristo) della psicologia (anche, in vario modo e misura, in moltissimi casi almeno, quando cristiana).Questa attenzione, anche sempre meglio orientata, alla persona integrale, alla integralità delle situazioni ambientali, può molto aiutare, Dio volendo, una sempre rinnovata pastorale, se vi è la possibilità di agire di conseguenza.
Questo sempre più libero, equilibrato, ben distinto, integrale, discernere può aiutare a comprendere l’eventuale parte di ricchezza delle impostazioni fondamentali, magari inconsapevoli ma esistenti, ad es. di altre confessioni cristiane, di altre filosofie, etc..Può aiutare a vedere in modo rinnovato ogni cosa: è un, vissuto in Cristo, sempre più pieno, integrale, divino e umano, sguardo su ogni cosa, con i sempre più adeguati, distinti, riferimenti, collegamenti, i quali aiutano a situare in modo sempre rinnovato ogni aspetto del vivere, del conoscere, etc..
Sempre rinnovati cammini formativi di crescita spirituale e umana, una sempre rinnovata spiritualità-cultura, etc., possono sempre più aiutare l’uomo in questo centrarsi sempre più profondamente, equilibratamente, distintamente, etc. in Cristo, Dio e uomo, nell’Emmanuele (Cfr. Mt 1, 22-25), nell’agnello immolato, chiave di ogni mistero, l’unico nel quale si può sempre più prendere il libro della vita ed aprirne i sigilli (Cfr. Ap 5, 9-10).”Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!” “ (Ap 22, 17): è vero che l’intenzione è il fulcro della risposta spirituale dell’uomo a Dio ma è proprio l’intenzione la via per l’apertura sempre più profonda di tutto l’uomo, nella storia, al tendenzialmente sempre più profondo donarsi di Cristo, Dio e uomo.

Il dono dell’intuizione della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio, dello Spirito di Cristo, può forse giungere in vari modi: ad es. più, in un certo senso, come dono di sapienza dall’alto oppure come un dono conquistato attraverso un’umanità che avverte, ad es., “nella carne”, anche con e dalla sofferenza, per un dono dello Spirito, sempre più consapevolmente, ad es. il vario bisogno di una spiritualità più divina e umana, più serena, equilibrata, capace di capire l’uomo nel suo crescere in Dio.

Vorrei poi qui aggiungere con chiarezza che tanto bella è ogni forma di sapienza, di comprensione “divina e umana”, etc., ma il Signore può decidere ad es. di donarla ad una persona eppure di non permettere che questa persona possa poi, sotto certi aspetti, moltissimo evangelizzare attraverso anche questa sapienza.I disegni di Dio sono misteriosi e Dio tra l’altro può preferire permettere che sia tenuta nell’umiltà, nella prova, in un cammino irto di ostacoli (o, comunque, ad es., vuole altro da lei per la gente), etc., una persona a cui ha donato una profonda sapienza, una profonda capacità, di per sé, di aiutare gli altri a crescere autenticamente, serenamente, etc..Cercare possibili soluzioni agli ostacoli, nella volontà di Dio , è cosa buona, ma sarebbe folle cercare di fuggire la volontà di Dio, fuori di lui nulla si può fare.

Nella Chiesa si possono magari incontrare persone sotto certi aspetti forse grigie, mediocri, sempre intente a curare i propri malamente intesi affari, a scansare fastidi e pericoli, più che a tuffarsi nella volontà di Dio.E’ impressionante a questo proposito, come si racconta negli Atti degli apostoli, Anania, che perfino a Dio che gli appare oppone le sue perplessità di corto respiro.Se fosse stato per Anania, san Paolo sarebbe restato solo e cieco in un angolino per tutta la vita, anche dopo la conversione.E’ anche interessante però vedere che Dio si impegna a convincere il recalcitrante Anania.L’uomo cioè può vivere una vita magari spiritualmente un po’ trista e può opporre le sue resistenze al piano di Dio ma Dio se è deciso ad operare il suo piano attraverso quella persona evidentemente sa che quella persona alla fine si convertirà.Così è motivo di grande dolore e di grande fiducia insieme vedere i profeti inascoltati, incompresi, umiliati, etc..Se Dio vuole assolutamente porre termine agli ostacoli saprà bene come farlo, ma se Dio permette gli ostacoli, come ha permesso la morte di Cristo è per un bene, sotto certi aspetti, ancora più grande: preziosa agli occhi del Signore è la morte dei suoi figli.

Vorrei qui osservare che l’attenzione nel cercare di comprendere in Cristo il cammino spirituale e umano delle persone, delle comunità, del “territorio”, le possibili tappe, vie, di questa crescita ha permesso sostanzialmente ovunque, avendo così voluto il Signore, di portare in parrocchia abbastanza rapidamente una gran quantità di persone del quartiere dove di volta in volta mi trovavo, di portarne molte anche in un cammino di crescita nella fede e nel servizio.E questo dunque, di volta in volta, in modi diversi a seconda delle situazioni.Tale discernimento nasce proprio dalla ricerca di una spiritualità sempre più divina e umana in Cristo che illumini sulla vita integrale, spirituale, psicofisica (“culturale”, etc.) delle persone, delle comunità, etc..Ho dovuto però finora affrontare la difficoltà di trovarmi ad operare da una posizione in parrocchia sempre più o meno decisamente subalterna e quindi talora vedendomi in vario modo limitato nella mia azione, pur ugualmente molto fruttuosa, dallo scarso spazio assegnatomi e talora anche vedendomi paradossalmente decisamente ostacolato proprio per impedire il proliferare inaspettato dei frutti.D’altro canto se per qualcuno il proliferare dei frutti poteva risultare inaspettato non sono risultati per me inaspettati gli ostacoli opposti a tutto ciò, in quanto fa parte di questa vissuta ricerca spirituale e umana il tentativo di comprendere le dinamiche spirituali e umane profonde, gli interessi, le motivazioni, etc., tutti elementi che, ad es., mi hanno condotto talora ad intuire ben presto come possibile pericolo e poi a valutare più ponderatamente l’impossibilità (ma Dio può tutto) di portare molto frutto da posizioni così subalterne.

Ho scritto molte e molte volte che è forse pericoloso talora usare la parola razionalità in una cultura, talora, razionalista: in una crescita in una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana l’uomo può scoprire sempre più profondamente anche il mistero della logica.Ma la razionalità come viene intesa non di rado oggi è variamente riduttiva, dunque si riduce variamente l’uomo, lo si dispone meno profondamente, equilibratamente (in qualche vario modo anche lo si svia da) all’accoglienza di Dio…Meglio, talora, usare il più integrale termine di coscienza spirituale e psicofisica, talaltra, ad es., quello di conoscenza spirituale e psicofisica –culturale in senso profondo-, insomma di volta in volta termini che stiano bene attenti a non ridurre l’uomo ad un computer, magari poi dotato anche di spirito: il binomio fede e ragione mi pare faccia il gioco del razionalismo, non è meglio usare, talora, ad es., Spirito e umanità (spirituale e psicofisica)?

Oltre ai ringraziamenti nella prima pagina ed in altre per gli aiuti ricevuti nella mia crescita, etc., vorrei sottolineare che mi sono sempre confrontato con molte persone autorevoli (sacerdoti, vescovi, teologi, etc.) su ogni aspetto di questi scritti incontrando da parte di molte persone consenso anche sulle impostazioni fondamentali (le più difficili da intuire perché non use ai nostri giorni – ma poi potranno divenire semplici e naturali), sempre e da parte di tutti sulle possibili innovative dottrine che, nei vari campi, ne sono scaturite.Il confronto è sempre avvenuto ed avviene anche sulla mia vita personale e anche qui vi è consenso specie sugli aspetti di fondo, sia della crescita che, ad es., del mio essere pronto per guidare una parrocchia (e d’altro canto qualsiasi persona onesta mi vede all’opera in parrocchia riscontra ciò).

Ho accennato più volte in questi scritti al dono di una spiritualità sempre più “divina e umana”, al
dono di un discernimento sempre più “divino e umano”; ho accennato più volte alla ricerca, nel
dono dello Spirito, degli adeguati riferimenti, collegamenti, spirituali e umani.Cristo può, in un cammino personale, comunitario, anche in dialogo col mondo, aiutarci a trovare sempre più questi adeguati riferimenti, collegamenti, che non vanno dati per scontati, mettendosi così poco in discussione sulle impostazioni fondamentali del proprio vivere, comprendere, etc..In questo ci può aiutare molto anche la, vissuta, meditazione dei vangeli: nelle scritture (mi pare), e riferendomi in specie ai vangeli, si possono trovare forse non indifferenti indicazioni circa questi riferimenti, etc..Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze (cfr. i sinottici).Il Signore sembra parlare di una coscienza spirituale e psicofisica (il cuore) sottolineandone gli aspetti spirituali, psichici, corporali.La stessa graduale crescita di Cristo, poi, il dono graduale dello Spirito e la sua accoglienza da parte di Cristo stesso, possono aiutare a riflettere su come egli può aver sperimentato il rivelarsi della divinità e della “umanità” dell’Amore di Dio, il “reciproco” rivelarsi, in lui, dell’ autentico, “equilibrato” Spirito di Dio e dell’autentica umanità.Certo non è facile intuire con precisione queste sempre più profonde consapevolezze di Cristo, possiamo però magari convenire che può apparire forse più vicino ad esse il considerare il reciproco rivelarsi in Cristo dello Spirito e della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo piuttosto che il parlare, ad es. di fede e ragione.Gli aspetti intellettivi dell’uomo, ad es., nei vangeli sono sempre, mi pare, trattati in modo più ampio, anche quando si riferiscono all’umanità concreta e non solo alla spiritualità, rispetto a quella che oggi viene chiamata, con vari accenti, razionalità, anche, talora almeno, quando questa viene messa in relazione alla fede.Insomma forse nei vangeli (e nella vita in Cristo) c’è materia perlomeno per mettere (sempre) in discussione le nostre impostazioni culturali (vedere, ad es. anche il n. 44 di questi scritti, dove parlo ad es. del rivelarsi, nel battesimo, dell’autentico Spirito (colomba) e della divinità e umanità (agnello) di Cristo).

Il papa ha parlato dell’azione di Dio e di quella dell’uomo a proposito di
ecumenismo; spesso ha parlato, come non moltissimi fanno, dell’attenzione ai
profeti, anzi ha raccomandato ai vescovi di essere vigili sentinelle anche in
ciò.Se non si pensa, o, ad es., si pensa distrattamente, che Cristo può venire a rinnovare non solo i cuori ma tutto
l’uomo, ad es. la cultura anche cattolica, etc., si può, talora, attendere poco,
in realtà, concretamente, la sempre nuova venuta di Dio e si possono poco
attendere i profeti, non ci si sforza di riconoscerli, non li si ascolta con
impegno, non si dà loro spazio, etc..Non può essere questo un possibile segno
di un’attesa di Dio magari talora vaga e distratta? E’ interessante osservare
che Dio non è, almeno talora, venuto in modo nuovo, nella storia biblica,
illuminando insieme tutti gli uomini ma chiamandone alcuni cha andavano
ascoltati; inoltre Dio non è venuto, ad es., almeno talora, secondo canoni burocratici e tutti terreni,
ad es. con un titolare di cattedra che parli, tra l’altro, della sua singola
materia…Si può osservare che, almeno talora, profeti non compresi sul momento lo sono stati poi, nell’evolversi del cammino, ad es., ecclesiale.

Un motivo che può indurre ad un vario razionalismo risiede talora nella circostanza che, non avendo trovato un più adeguato collegarsi tra la spiritualità e tutti gli aspetti dell’umanità dell’uomo, il cammino spirituale può variamente produrre minori frutti conoscitivi.La conoscenza vitale, concreta, dell’uomo resta così talora, tra l’altro, variamente spiritualistico-pragmatica mentre la conoscenza più “culturale” resta variamente confinata nel teorico, con non sempre più, variamente, immediate, chiare, distinte, integrali, equilibrate, etc., vie di unione, di scambio, con il concreto.Evidentemente questa varia scissione, meno adeguata unione, di cui sopra, variamente inaridisce, devitalizza, etc., tendenzialmente progressivamente, anche la (variamente riduttiva) conoscenza più “culturale”, razionalistica.

Ho osservato in vario modo come solo in Cristo, in una vita in lui vissuta, si possono tendenzialmente scoprire sempre più pienamente Dio, l’uomo, il mondo, etc..Qui vorrei evidenziare come in alcuni casi l’assenza della fede può portare forse a non accorgersi di evidenti punti perlomeno problematici.Per proporre sol un es. ho rilevato altrove che, per riassumere in altro modo una riflessione già espressa in passato, se il criceto padre mangia i cricetini da lui generati ciò non provoca nella vita dei criceti quello che provoca nell’uomo: l’uomo se considera naturale un atteggiamento siffatto entra nella follia (non sembra di toccare l’anima dell’uomo? Non dovrebbero sorgere perlomeno degli interrogativi?).

Torno a specificare che questo continuo riferirsi alla razionalità, anche ad una razionalità purificata dalla fede, rischia di alimentare in varia misura una scissione tra una conoscenza variamente intellettualistica, a tavolino, ed una vita concreta spirituale e umana che avendo come riferimento appunto un vario intellettualismo può anch’essa variamente scivolare verso il pragmatismo in tanti discernimenti.Forse in molti casi sarebbe meglio riferirsi ad un sempre più profondo, equilibrato, in Cristo, discernimento spirituale e umano, nel quale perfino la logica può venire sempre più profondamente, armonicamente nel tutto dell’uomo, scoperta.Penetrare il mistero di Dio, dell’uomo, del mondo non può essere ridotto ad una conoscenza razionale, sia pure illuminata dalla fede.Questo riduttivo collegamento tra la vita spirituale e l’umanità integrale dell’uomo può così comportare una più riduttiva, schematica, conoscenza di Dio, dell’uomo, del mondo: ciò dunque può comportare il rischio di scoprire con maggiori difficoltà il meraviglioso, così divino e così umano, amore di Dio, la natura di Dio, il suo autentico essere (e non parlo di sole esperienze spirituali, affettive, etc., ma proprio di una conoscenza reale, esperienziale e conoscitiva al tempo stesso, dell’essere di Dio), di conoscere, comprendere, più schematicamente, etc., anche l’uomo, di voler comprendere la natura senza penetrarne sempre più, anche qui nel dono dello Spirito, integralmente, distintamente, etc., il mistero spirituale, materiale.Qui sta dunque anche una radice di tante talora veramente assurde incomprensioni che talora può accadere di dover sopportare: una conoscenza più schematica, riduttiva, anche meno viva, che inclina più facilmente, tra l’altro, al burocratismo.

(Questa riflessione la trascrivo tra parentesi perché si tratta solo di un ulteriore tentativo di comunicare gli aspetti fondamentali della proposta presentata in questi scritti.

Lo Spirito di Cristo mi rivela (rivela sempre più, anche indicandomela –indicandomi i riferimenti, i collegamenti- sempre più chiaramente, alla mia coscienza spirituale e psicofisica) Dio e me stesso (l’uomo) e la mia umanità (la mia coscienza spirituale e psicofisica), appunto illuminata, mi aiuta ad intuire l’autentico venire in me dello Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, o molle, etc..

La mia proposta, da valutare in una ricerca comune, è quella di considerare il “reciproco”, in una vita vissuta in Cristo, rivelarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità della persona (umana).Lo Spirito rivela all’uomo, in un vissuto cammino, Dio e la sua propria umanità.L’umanità dell’uomo lo aiuta a comprendere l’autentico Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, etc.: lo Spirito autentico non calpesta l’umanità dell’uomo ma invece la conduce verso un pieno, sano equilibrio, etc..E per l’umanità dell’uomo si può fare riferimento alla sua coscienza spirituale e psicofisica (l’uomo è essere spirituale e psicofisico che vive nello Spirito).Trovando sempre più, come visto, nel dono dello Spirito, gli adeguati riferimenti, gli adeguati collegamenti, spirituali e umani la persona umana è sempre più nitidamente, distintamente, inserita nella vita trinitaria, nella vita personale e comunitaria, nel mondo, etc. e maturando così sempre più armoniosamente, ordinatamente, in Cristo, può vedere sempre più ogni cosa in una sempre più lucida spiritualità-cultura sempre più “divina e umana”.

Oggi invece talora i riferimenti (spirituali, umani, etc.), i collegamenti, fondamentali del nostro vivere, discernere, sono incerti, non ricercati più attentamente nella preghiera, nella conversione, nel dialogo.
Ragione, ragione allargata, coscienza, etc. sono termini che costituiscono un sottofondo di ogni riflessione che si dà per scontato come se in fondo fosse uguale per tutti e noto a tutti con evidente precisione…E così ad es., talora, nell’uomo vi può essere da un lato una spiritualità che si riferisce alle intenzioni (è in varia misura uno spiritualismo, nel senso di essere una spiritualità non meglio unita, collegata, alla sempre più autenticamente individuata umanità integrale dell’uomo), dall’altra una varia razionalità, comunque razionalismo, perchè l’uomo non è solo ragione, anche quando variamente purificata dalla spiritualità..
Nella vita concreta allora, non essendo aiutati ad entrare, nel dono dello Spirito di Cristo, in una sempre più profonda, equilibrata, ben distinta, etc., consapevolezza della propria coscienza spirituale e psicofisica in Cristo (ma, come detto, ad es., in una vita spirituale che come riferimento conoscitivo ha, in tante cose, un vario razionalismo, magari variamente purificato dalla fede), nella vita pratica, dicevo, invece di venire condotti, nel dono dello Spirito, in un sempre più profondo, equilibrato, discernimento spirituale e psicofisico, sempre più equilibratamente, profondamente consapevole, ad es., dell’umanità dell’uomo, del suo mistero, delle sue distinzioni reali, etc. si può essere variamente indotti, appunto in assenza di più illuminate consapevolezze, verso un vario pragmatismo.Nella cultura poi, variamente astratta invece di divenire sempre più comunque (magari nel modo profondo di venire vissuta, pensiamo alla logica, ad es., che può venire scoperta sempre più profondamente solo in una sempre più profonda, equilibrata, ben distinta, ben collegata, etc. maturazione spirituale e psicofisica in Cristo) una vissuta meditazione in Cristo, nella cultura, dicevo, si resta ad un vario intellettualismo, cioè non si aiuta, appunto, maggiormente, il maturare sempre più profondo, equilibrato, della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo e anche dove, magari trascinati dallo Spirito che cresce nella storia, si comincia a farlo lo si fa in una maniera meno precisa, non più attentamente meditata, etc..E, come detto, la spiritualità resta variamente uno spiritualismo o comunque, una spiritualità meno profondamente, equilibratamente, attentamente, etc., incarnata).

La più profonda scoperta della speranza come speranza non solo escatologica o spirituale (in vario modo, talora, spiritualistica) ma come attesa della sempre nuova venuta spirituale e umana di Cristo, che rinnova anche la cultura, la storia (“Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera”) può avvicinarci alla perdurante attesa, da parte degli ebrei, del Messia.Chiedendoci (di questi vari argomenti ho già trattato altrove) se e come mai forse dall’epoca di Giovanni Battista e di Cristo gli ebrei non abbiano più avuto profeti, possiamo osservare che forse, però, tra le figure ebraiche forse più, sotto certi aspetti, significative sia almeno lecito considerare filosofi come Buber, Levinas, Rosenzwaig, che hanno variamente contribuito a far scoprire l’uomo come persona che scopre sé stessa, la propria umanità integrale, nell’amore, nella relazione, una direzione che può forse orientare verso la scoperta di Cristo Dio e uomo.

Lo scoprire sempre più profondamente una spiritualità divina e umana in Cristo, ci può mostrare più chiaramente Cristo non come un santone magari un po’ fuori dal mondo, come talora può venire in qualche modo presentato, ma come un uomo esperto, equilibrato, maturo, in Dio.Un modello concreto di riferimento spirituale e umano, dunque.Cristo, poi, parla un linguaggio spirituale, ad es. quando insegna a porgere l’altra guancia si riferisce ad un atteggiamento del cuore.Con questo sempre più profondo perdono, amore, in Cristo, nel cuore, possiamo tendenzialmente sempre meglio discernere l’atteggiamento maturo da tenere, ad es., in certe situazioni difficili.

Non parlare di razionalità dell’ethos non vuol dire considerare l’ethos irrazionale ma, anzi, farsi più vicino alla semplice coscienza di ogni uomo ed anche aiutarlo a trovare il vero sé stesso, nella comprensione per il personalissimo cammino di crescita nel dono dello Spirito senza perdere di vista con ciò i riferimenti veritativi in Cristo e anche cercando di renderli presenti e condivisi, con equilibrio, nel complesso della società.Il termine “razionale” risulta spessissimo, anche nel linguaggio di persone profondamente credenti e mature, riduttivo, astratto, etc..
Il possibile nucleo spirituale e umano di cui tratto ancora spesso sfugge, non
perchè sia complicato ma perchè va a toccare ambiti nuovi, non vi si è
abituati (si tratta in ogni caso di un dono dello Spirito, se vi è qualcosa di buono in questa proposta). Si può dire che è un nucleo che, ad es., non scinde più così decisamente
l’uomo in spirito, ragione, sentimenti (orientamento che può variamente condurre,
ad es., allo spiritualismo, al razionalismo, al pragmatismo) ma forse ne
intuisce tendenzialmente sempre più profondamente, equilibratamente, la coscienza
spirituale e psicofisica in Cristo.E’ un orientamento che evita di usare
il termine ragione e simili ad ogni piè sospinto perchè considera invece,
appunto, di cercare di entrare con tutta la (ben distinta, collegata, etc.) umanità
dell’uomo, nel dono dello Spirito di Cristo, nel mistero di Dio,
dell’uomo, del mondo.Un tale (sempre più distinto, equilibrato, ben collegato, etc.) entrare nel mistero, non solo spirituale, non solo
razionale, non scisso tra varie riduttivamente intese componenti dell’uomo, illumina in
modo sempre più profondo, distinto, equilibrato, anche la consapevolezza integrale
della persona, svela, ad es. sempre più anche il mistero della logica (sempre più profondamente, armonicamente, inserita nel tutto dell’uomo in Cristo), permette di vedere ogni cosa in modo tendenzialmente sempre più profondo, equilibrato, ben distinto, etc.; non vi è, in tante cose, un certo vario ragionare a tavolino (comunque mai slegato, del resto, dalla maturazione, dalla vita, integrale in Cristo), perché è tutta la conoscenza spirituale e umana dell’uomo che matura, si approfondisce, etc. (certo poi si può meditare sulle nuove
scoperte che nascono nella vita vissuta).Il
frequente parlare di ragione non può tra l’altro indicare un certo
astrattismo conoscitivo?

Lo Spirito e l’umanità, come detto, in qualche modo si rivelano “reciprocamente”.E’ comunque evidente che lo Spirito può, ad es., nella sua sapienza, portare con leggerezza, con pieno equilibrio, l’uomo a compiere azioni straordinarie come, per proporre solo un esempio, stare, se Dio vuole, al servizio dei fratelli ininterrottamente per dieci giorni senza mai dormire e senza avvertire alcuna stanchezza.

Talora si parla di speranza ma forse si parla di una speranza di cose in qualche modo che la Chiesa già conosce ed invece Dio può venire a rinnovare spiritualmente, umanamente, culturalmente, la vita della Chiesa stessa: ci si può aprire ad una speranza più integrale, di cose che più pienamente forse non si sanno.Si tratta poi, talora, di una speranza più riferita al solo rapporto personale con Dio.E’ bello vedere che nel popolo d’Israele dell’Antico Testamento la speranza era anche riposta, ad es., nella venuta, nella manifestazione, di Dio attraverso uomini da lui inviati.Il possibile contributo che prospetto comporta, come già accennato altrove, una più piena riscoperta della speranza.

Il colloquio di Gesù con la samaritana in Gv 4 mostra come Gesù non renda immediatamente esplicito alla donna il suo essere il Messia e nemmeno la necessità in lei di un cambiamento di vita.Gesù vede in lei il dono che forse aveva veramente ricevuto dall’alto, ad es. la generosità, l’accoglienza dello straniero, atteggiamento magari meno diffuso tra concittadini, magari sotto altri aspetti dalla vita meno disordinata, della donna.E la samaritana ha accolto il dono che le è realmente giunto dall’alto: da questo, dal bene che è in lei, Gesù parte stimolandola appunto all’accoglienza, in un dialogo graduale che la porterà ad un pieno cambiamento di vita.
Nella Chiesa i riferimenti che ci ha mostrato Cristo non verranno sostanzialmente mai meno, può crescere la comprensione dell’amore di Dio nel portarvi in maniera serena, sana, equilibrata, le persone.Dunque nella Chiesa può, forse, sotto certi aspetti, divenire ancora più delicato il ruolo dei pastori ed anche dei laici responsabili della formazione.Queste persone, ed in specie i pastori, devono appunto essere, con il giusto equilibrio, la giusta apertura, salde nei principi, nei riferimenti fondamentali, ed al tempo stesso devono comprendere sempre meglio l’amore di Dio nella crescita graduale delle persone.Come osservato altrove si tratta dunque di una problematica ampia, spirituale, formativa, etc., che tocca in particolare la figura del pastore, del sacerdote, la figura del laico, l’ equilibrato sguardo di fede nel quale questi rapporti vanno considerati, etc..

La via che vado indicando, cercando, di una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana implica una più profonda attenzione ad uno sguardo integrale sulla vita, sulla cultura, dunque implica una maggiore propensione ad una formazione “a tutto tondo”.Si può osservare che nella cultura vi sono dei nodi, degli snodi, nei vari aspetti di essa, che possono aiutare una certa conoscenza appunto dei vari aspetti della cultura stessa.Uno sguardo integrale può continuamente rinnovare anche i vari aspetti della conoscenza umana.E’ necessario dunque cercare di contemperare sempre meglio conoscenza d’insieme e conoscenza specialistica.La soluzione perfetta al momento sembra irrealizzabile: ad es. anche conoscendo gli snodi fondamentali dei vari rami della conoscenza non è detto che ciò basti sempre per poter entrare in profondità in ciascuno di essi per più prontamente rinnovarli, né per rinnovare a partire da un ramo anche la visione d’insieme.

Ricercando in un dialogo una spiritualità-cultura sempre più “divina e umana”, ricercando l’autentica divinità e umanità di Cristo possiamo forse aiutarci anche cercando di rilevare ciò che più facilmente forse Cristo non è, anche se è sempre necessaria molta cautela perché in tanti casi si può finire, ad es., per “gettare via il bambino con l’acqua sporca”.
Detto questo possiamo forse immaginare che Cristo non fosse un razionalista, che la sua stessa conoscenza in tutti i campi si sviluppasse prima di tutto, in un certo senso, col maturare integrale, spirituale e psicofisico della sua umanità.E quindi si può forse supporre che anche le sue conoscenze ad es. logiche fossero sempre più armonicamente inserite in questa maturazione complessiva.E’ proprio vero, insomma, che non possiamo individuare circa i riferimenti, i collegamenti spirituali e umani, circa le concrete consapevolezze, nella vita di Cristo alcuna efficace indicazione neanche ipotetica? Non si può trattare piuttosto della “necessità” di passare ad una visione sempre più attentamente centrata sull’umanità integrale e concretamente (includendovi anche le sue consapevolezze “filosofiche”, etc.) vissuta, di Cristo stesso? Non può talora una certa disattenzione dipendere anche dal considerare in vario modo Cristo come un uomo del suo tempo, mentre il progresso avanza, ed in che misura in ciò vi può essere del vero? Qualcuno potrebbe osservare che il progresso avanza sì in Cristo ma nel Cristo celeste ed anche questo è vero se però non si finisce, ad es., per sottovalutare magari troppo le progressive consapevolezze di Cristo nella sua vita terrena, la forse perlomeno non scarsa possibilità che, specie nel tempo della predicazione pubblica, potesse aver raggiunto una profonda limpidezza, equilibrio, etc. nelle fondamentali impostazioni spirituali e umane.In ciò forse condotto anche dalla possibile necessità stessa di chiarirsi interiormente i riferimenti, i collegamenti, del suo essere Dio e uomo.Su questa scia potremmo osservare che Cristo ha una visione piena di comprensione per l’uomo, per il suo cammino graduale, personalissimo, al di là di ogni schema (vedere ad es. l’episodio dell’incontro con la samaritana in Gv 4), un cammino spirituale e umano: lo si può forse ad es. intuire proprio nell’episodio della samaritana, nella quale Cristo sembra distinguere le reali consapevolezze spirituali e umane della stessa (l’accogliere lo straniero, il dargli da bere) dalle vie e tappe della sua crescita ancora da compiersi.Comunque quello che in questo paragrafo, anche in base agli spunti in esso svolti, vorrei prima di tutto sottolineare è l’ipotesi che Cristo non fosse (almeno come abbastanza maturata, approfondita, tendenza di fondo?) un razionalista, né uno spiritualista, né uno spiritualista-razionalista: si può magari più facilmente concordare su questa possibile ipotesi?

L’essere Dio e uomo può aver comportato per Cristo il cercare gli adeguati riferimenti, collegamenti, spirituali e umani.Ad es. nello Spirito entrare in una sempre più profonda, equilibrata, consapevolezza della propria coscienza umana, spirituale e psicofisica, illuminata gradualmente, delicatamente, dalla Trinità.Senza trovare sempre più gli adeguati riferimenti ad es., appunto, la coscienza umana nella sua unità e nelle sue distinzioni spirituali e psicofisiche, la Trinità che alberga, che crea, mantiene in vita nel suo amore, etc., l’uomo; senza trovare sempre più gli adeguati collegamenti, come il graduale, “divino e umano”, venire della Trinità nell’uomo, come avrebbe potuto, ad es., sopportare, accogliere in sé, l’abissale differenza tra la natura divina e quella umana? Per questo, ad es., forse, nel battesimo, l’amore del Dio trinitario gli si manifesta nella voce del Padre che nella (delicata, aggraziata, etc.) colomba dello Spirito lo chiama suo Figlio, mentre la sua propria umanità gli appare come quella di un docile agnellino, tra l’altro bisognoso di crescere portato per mano da Dio ed in mezzo agli altri uomini (il tenere in conto “ogni giustizia”, cioè la realtà della natura divina e di quella umana).

Sulla scia delle riflessioni svolte nei paragrafi immediatamente precedenti ci si può ad es. chiedere se Cristo avrebbe parlato di “fede e ragione”.Si può ipotizzare che Cristo proponga un altro sguardo sulla conoscenza e sulle sue varie forme? Che avrebbe tentato di condurre, magari gradualmente nel colloquio personale, verso un più profondo, equilibrato, spirituale e umano, atteggiamento verso la conoscenza, tendendo ad inserire più armonicamente all’interno di essa anche la logica, etc.?

Una sintesi del paragrafo seguente può venire concepita così: quando, in una tappa opportuna, in un cammino che cerca di essere adeguato per una formazione integrale, serena, etc., della coscienza, dico ai ragazzi delle cresime (15 anni circa): nella vostra serena (non doverizzata, etc.) coscienza cosa vi rispondete quando vi chiedete: “Credo in Dio? ” Se la risposta è sì quella è la lucina divina, il seme che, accolto gradualmente, serenamente, sposta le montagne, vi fa crescere bene…e i ragazzi con semplicità trovano i giusti riferimenti, una via serena per il discernimento nella vita concreta, più difficilmente vengono confusi…Poi durante il cammino posso aggiungere, ad es., che anche quando sono nell’oscurità, nel dubbio, nell’aridità, etc., quella semplice rispostina nella coscienza va al di là di ogni comprensione razionale, etc.: “Non ci capisco più nulla ma faccio bene a credere in Dio, e a chiedere l’aiuto a lui, alla Chiesa, etc., per la mia fede, per la mia vita”.Posso aggiungere poi che anche un ateo vive nello Spirito e che se a lui il Signore non ha ancora donato la fede in Dio avrà comunque fatto anche a lui i suoi doni (che magari non ha fatto ai credenti), che anche lui può scoprire un suo discernimento (anche per lui in crescita tendenziale verso Dio) nella coscienza aperta allo Spirito (anche se lui non sa che è lo Spirito).
Osservo anche, ad es., tra l’altro, che in questa crescita è giusto che il ragazzo impari gradualmente a prendere il buono da genitori, educatori, etc., con semplicità anche riconoscendone, gradualmente, i limiti, senza sensi di colpa, etc., perché tutti siamo in crescita sempre.
Quando il riferimento ad una serena coscienza (nello Spirito) diventasse un riferimento centrale spirituale-culturale potrebbe rivelarsi un tendenziale gradissimo aiuto, stimolo, alla ricerca di Dio, del vero, etc. (attenzione, però, anche ai pericoli).

Nel corso del ventesimo secolo si è passati da un abituale continuo richiamarsi alla coscienza ad una dimenticanza notevole di questo riferimento.La scoperta del superego, dell’inconscio, il problema del soggettivismo, del relativismo, quello di manipolazioni diversificate, etc., hanno di certo contribuito a creare tutta una serie di timori rispetto al riferimento appunto alla coscienza.Nei miei scritti propongo molti spunti sulla coscienza ad es. su alcune possibili forme non del tutto conosciute, dalla persona che le vive, di contatto con la realtà.Ad es. ho accennato ad una possibile consapevolezza latente della misericordia divina forse talora molto più profonda in confronto alla sua tematizzazione pienamente nota alla persona.
Oggi dunque si è in qualche circostanza incerti nel parlare di riferimento alla coscienza in quanto termine che può risultare talora plurivalente e non sempre in senso positivo.
Al tempo stesso forse ci si accorge, talora molto gradualmente, che si rischia di togliere all’uomo il riferimento al reale punto di incontro, certo da conoscere sempre più, dell’uomo con Dio: appunto il parlare di Dio alla coscienza dell’uomo, il fare dimora di Dio nella coscienza dell’uomo.Perdura, ad es., infatti da più parti una certa tendenza a riferirsi al binomio fede-ragione che può forse, talora, variamente indurre l’uomo a considerare ad es. da un lato la fede come dono dello Spirito e dall’altro l’uomo come in varia misura identificantesi con la sua (pseudo) ragione.Ma questa immagine riduttiva e calcolante dell’uomo può indirizzare, anche subliminalmente, verso una disposizione meno aperta e addirittura sviante rispetto ad una fede, ad una vita nello Spirito di Cristo, che illumini tutta la vita dell’uomo.Ci si appella, tra l’altro, talora, alla ragione proprio come ancora di sicurezza rispetto al soggettivismo, al relativismo, quasi non vedendo che eliminato, messo in un cantuccio, poco evidenziato, il riferimento alla coscienza, alla quale Dio parla, non si può che dare vieppiù la stura (come di fatto avviene) alla molteplicità di opzioni personali magari in più di un caso esibite in base ad una presunta ragionevolezza, che con la conoscenza dell’uomo può avere anche poco a che vedere.
A questi diversificati timori, a queste incertezze, difficoltà, si può aggiungere la diffusa assenza di una ricerca di un nucleo centrale di riferimento spirituale e umano nello sguardo vitale e anche culturale circa l’uomo: da un lato vi è la spiritualità, dall’altro le varie branche del sapere, ma, ad es., chi è l’uomo (ragione, ragione allargata, coscienza, coscienza spirituale e psicofisica, etc.) e come si collegano, si rapportano lo Spirito di Cristo e l’uomo?
Non vi è, almeno in non pochi casi, nella cultura un centro di riferimento su cui riflettere, che stimoli a cercare, a dialogare, etc..
Dunque timori, sospetti, confusione, vaghezze…
Non sarebbe il caso di approfondire, in una vita in Cristo, questa determinante problematica? Valutare, ad es. come in campo cristiano (cattolico almeno) sia possibile, utile, fecondo, cercare chiari, sempre rinnovabili, riferimenti, collegamenti, spirituali e umani? E come questa sempre più profonda, autentica, maturazione, non possa che aiutare anche il mondo non credente a ritrovarsi più facilmente, mentre oggi talora si finisce per rincorrerlo sul campo nel quale si è, ormai non di rado in vario modo consapevolmente, perso, ad es. quello del razionalismo?
In campo cattolico, dunque viviamo talora, circa il riferimento alla coscienza, in un magma anche di timori, confusione, distrazione, che nascono non raramente da un’incredibile, in molti casi variamente inconsapevole, assenza nel nucleo centrale della vitale conoscenza dell’uomo.Assenza, come detto, che è anche sotto certi aspetti un portato della storia, che tra l’altro tende a strutturare, ad es., la cultura, e dunque tante concrete esistenze, ruoli, etc., senza, appunto, questo qui richiamato nucleo centrale.Assenza che è dovuta anche alla necessità di entrare in un campo in parte nuovo, nella necessità di nuovi paradigmi, ad es. che superino una varia, talora, scissione tra la spiritualità e la cultura, che può lasciare, ad es., apparire vago il discorso sulla coscienza, e magari tecnicistico quello sulla psicologia senza poter proporre una più armonica, meno strutturalmente, culturalmente, scissa, visione di cui andrebbe cercata appunto una più adeguata unitarietà (possibilità che invece, come si può vedere nei miei scritti, forse esiste ed è, nel dono dello Spirito, nella formazione, etc., semplice e feconda).Tutte tematiche, dunque, in vario modo sfuggenti, per sé e, apparentemente, per gli altri magari ancora di più, tanto più che si tratta, in vario modo, di doni dello Spirito e non di concetti assimilabili facilmente a tavolino (ma, doni dello Spirito, che in realtà, come detto, si potrà sempre più scoprire, possono gradualmente entrare, Dio volendo, con semplicità e naturalezza nella vita e in varia misura anche nella cultura delle persone anche se poi saranno variamente maturati in modo personale, etc.). Come dunque venirne a capo? Certo, nella misura in cui si tratta di un punto realmente decisivo, potrà trattarsi prima di tutto, appunto, se e come vorrà, di un’opera di Dio, ma anche della conversione continua delle persone, del coraggio della generosità, della conversione continua, (e, ad es. di pace, obbedienza, comunione, etc., ma non quietista e burocratica) dei pastori, etc..Si potrà trattare, magari, ad es., di una graduale, lenta, progressiva, tendenza (ad es., nelle situazioni tendenzialmente adeguate – e dunque attenzione ai pericoli – ad un iniziale più semplice e sereno riferimento alla coscienza, che potrà poi giungere sempre più anche a farsi sempre nuova cultura) della storia, specie cattolica, o anche, ad es., di una presa di coscienza anche molto anticipata (ma di qui diffusiva), ad opera di persone illuminate dall’alto, o anche capaci di ascoltare con attenzione profonda, con spirito di approfondimento, etc., possibili, benché variamente, magari, limitati, messaggeri umani, che magari potranno venire notati, ad es., per la loro capacità di risolvere problematiche anche secolari, e/o, ad es., per le profonde capacità pastorali, o ancora, semplicemente, perché Dio decide, al di là di ogni segno percepibile più chiaramente, che vengano, almeno da parte di qualcuno, ascoltati.

La meno armonica unione tra la spiritualità e l’umanità, di cui vado trattando, comporta talora, di fatto, una certa possibile scissione, ad es., tra la visione spirituale, variamente astratta, vaga, della coscienza, gli aspetti “filosofici”, e gli aspetti psicologici e fisici della coscienza.Può essere interessante osservare, ad es., come anche scuole psicologiche che si avvicinano alla considerazione dell’io cosciente possano restare variamente ad un livello tecnico senza considerare come la psicologia stessa dell’uomo viaggi verso la piena maturità o meno a seconda del cammino integrale, spirituale, umano, culturale (qui citato con riguardo ai riferimenti essenziali per la vita), che la persona in questione sta vivendo.Questo tecnicismo può, ad es., talora, variamente non aiutare una più serena, “naturale” (in Cristo), maturazione integrale dell’uomo.Dunque nè la spiritualità, né la filosofia (del resto talora variamente assente, e comunque riferentesi talora implicitamente ad es. al razionalismo, alla ragione allargata, etc., cioè a visioni ancora talora riduttive, incomplete o meno ben definite, etc, dell’uomo), né la psicologia, considerano, talora, in modo pieno (ma questo modo tendenzialmente pieno lo si può, penso, considerare un altro dono dello Spirito) la coscienza spirituale e psicofisica ed il suo rapportarsi con lo Spirito di Cristo (con la verità, con i valori, etc.), ma ciascuno di questi “campi” ne può talora affrontare aspetti parziali e poi mal collegati, talora in varia misura giustapposti tra loro.
Come scrivevo nei paragrafi immediatamente precedenti la semplice (talora troppo semplice, semplicistica, in qualche modo) umanità (coscienza) integrale dell’uomo è stata, almeno talora, sottoposta nel corso dei secoli a vari scossoni che hanno finito per, variamente, frammentarla, anche in aspetti visti riduttivamente.Stiamo però forse gradualmente avviandoci, se Dio vuole e nel dono dello Spirito di Cristo, ad un sempre rinnovato ricercare l’uomo integrale in Cristo, ad un riferimento sempre più adeguato alla coscienza umana che vive nello Spirito (magari che vive ciò ancora inconsapevole della reale esistenza dello Spirito).
Possiamo chiederci se ciò, tra l’altro, non potrà favorire, nel dono dello Spirito, appunto una più adeguata formazione integrale dell’uomo e della sua coscienza anche variamente prevenendo, evitando, tante difficoltà spirituali e umane, anche psicologiche (ma bisognerà cercare, come ho tentato in parte di fare in questi scritti, anche di prevedere, valutare, prevenire, etc. i possibili pericoli che possono scaturire delle nuove impostazioni).

Ho accennato, ad es. qualche paragrafo sopra, alla domanda se Cristo avrebbe mai parlato, ad es., di fede e ragione.Sono evidentemente domande che tendono a stimolare, tra l’altro, l’attenzione circa due ordini di pericoli: far dire a Cristo quello che pensiamo noi; non cercare di prestare, nello Spirito, la massima attenzione possibile alla persona integrale, spirituale e umana, di Cristo.Evidente allora che, tra le impostazioni che si potrebbero trovare agli opposti estremi, potremmo trovare da un lato il razionalismo (che può essere tentato di far parlare Cristo a nome proprio, del razionalismo cioè) e dall’altro lo spiritualismo, variamente meno attento, nello Spirito, all’umanità integrale di Cristo.Una sempre più adeguata, equilibrata, attenzione alla figura integrale di Cristo potrà sempre più nascere, riferendomi a quanto scritto nei paragrafi precedenti, anche dal dono, in Cristo stesso, di una spiritualità cultura sempre più “divina e umana”, sempre meno, variamente, scissa, riduttiva, etc..

Sulla scia delle varie notazioni sopra esposte sottolineo che come sono poco propenso verso questo continuo rifersi alla ragione, anche alla somma Ragione (termine infelice, secondo me), così sarei, in non pochi casi, attento ad usare il termine pensiero.Anche se questo termine può più facilmente venire inteso in un senso giusto, cioè spirituale e umano, ad es. cosa pensava Gesù del tributo a Cesare, tendo a considerare questa parola con prudenza, perché rischia, almeno talora, di rimandare ad es. a forme di razionalismo, ad un pensare tutto del cervello.Io preferirei in molti casi, (compreso, a dire il vero, anche se in modo soft, quello dell’esempio appena sopra portato) ad es., il termine discernimento.Ancora, per fare un esempio circa i possibili travisamenti che vado cercando di evidenziare, potrei proprio riferirmi a certi giudizi su papa Benedetto, come persona che si distingue per il suo essere molto intelligente, io farei più riferimento al suo forse, in tante cose, particolarmente profondo, equilibrato, vissuto, discernimento nello Spirito.

L’età apostolica forse in particolare ed anche l’età dei Padri appaiono come epoche nelle quali si avvertiva, si era consapevoli, ad es., della potenza dello Spirito di Cristo.Vediamo di quel tempo mille immagini meravigliose di cambiamento di mentalità, di umiltà, di accoglienza di letture nuove rispetto, ad es., a certi aspetti del giudaismo, di accoglienza delle giuste critiche, di magnanimità, di capacità di rischiare per amore, ed anche, ad es., di rischiare perché un altro possa compiere il bene (vedere ad es. la figura di Barnaba nel suo rapporto con Paolo)…Quasi naturalmente avvertiamo vicina l’umanità dei Padri, aperta dallo Spirito di Cristo.Non è sempre così per l’epoca, ad es., della scolastica che ci può talora apparire avviata in una giusta e necessaria ricerca ad es. delle distinzioni nell’umanità dell’uomo, ma finisce però, forse, talora, per vederle riduttivamente, ad es. talora finisce variamente per ridurre l’umanità dell’uomo alla sua, tra l’altro vista anch’essa riduttivamente, razionalità.Si sviluppa anche nel cattolicesimo, talora, un cultura che sarà sempre, nel corso dei secoli, vista con un certo vario sospetto da alcuni cattolici (pensiamo soltanto a quello che può apparire come uno dei più grandi santi di tutti i tempi, san Francesco): possiamo dire che un vario riferirsi alla ragione sembra in vario modo poter tendere a chiudere l’uomo rispetto al suo naturale incontrare Dio nella coscienza, si forma una variamente inconsapevole ubris, un puntare su una riduttiva razionalità nel conoscere, etc..Dunque si cerca di distinguere gli aspetti dell’umanità dell’uomo ma di fatto ciò avviene in modo riduttivo e in qualche maniera distorcente.Si direbbe invece che nelle succitate epoche precedenti sembra prevalere un naturale colloquio con Dio nella coscienza umana, maturazione all’interno della quale si vede in modo sempre nuovo ogni cosa.E’ tutta l’umanità dell’uomo che viene condotta, nello Spirito di Cristo, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.Come detto si tratta però di una umanità vista, ad es., in modo non più chiaramente distinto nei suoi aspetti e nella sua relazione, ad es., con Dio, il che non può non comportare, nel tempo, l’emergere di diverse problematiche: l’uomo può tendere a pensare di sapere naturalmente discernere ma poi nella vita concreta talora la stessa realtà gli può manifestare in modo evidente alcuni limiti del suo attuale discernimento.
Possiamo forse pensare che si avvicina un tempo, ad es., di ancora rinnovata riscoperta dei Padri, del loro venire portarti nella propria umanità integrale nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.Una umanità nella quale non si fa così più tanto riferimento alla cosiddetta ragione perché si comprende sempre più che la logica stessa matura, si scopre sempre più, col maturare dell’uomo in Cristo.Avrebbe parlato un antico Padre di fede e ragione? Non avrebbe forse più facilmente parlato di realtà anche umane, anche terrene, che si scoprono meglio penetrando nel mistero di Cristo?
Oggi dunque si tratta di maturare in Cristo un discernimento spirituale e umano che sappia sempre più accogliere con equilibrio tante acquisizioni conoscitive senza con ciò perdere il riferimento centrale, quello di una maturazione dell’uomo integrale in Cristo.Vorrei dire dell’uomo semplice in Cristo, non dell’uomo ridotto in vario modo in parte anche ad un computer.Come aiutare però lo sviluppo concreto di questa maturazione rinnovata, sempre più capace di accogliere con equilibrio gli stimoli della crescita conoscitiva, etc.? Non è infatti che basti dire crescita spirituale rinnovata per trovare nella vita il filo di essa.Intanto si può venire aiutati in vario modo a scoprire un Amore di Dio per noi, una spiritualità, sempre più divini e umani, capaci di capire, ben al di là di schemi prefissati, le autentiche tappe della crescita spirituale, psicologica, fisica, etc. di ogni persona.Questa crescita tendenzialmente impegnata ma anche equilibrata, serena, può venire sempre più profondamente trasmessa in modo semplice e concreto, ad es. nella formazione spirituale e umana, nella pastorale, etc..E può esserlo tanto più profondamente quanto più profondamente appunto si è maturata in Cristo questa intuizione dell’autentica crescita spirituale e psicofisica della persona in Cristo, della divinità e dell’umanità dell’Amore di Dio, una continua liberazione, ad es. da schemi, riduttivismi, meccanicismi, pragmatismi, rigidità, mollezze, cerebralismi, etc..
Infatti vi può essere chi si dice d’accordo con tutta questa riflessione ma poi continua a parlare, ad es., di fede e ragione, di una visione variamente intellettualistica, schematica, astratta, magari anche, ad es., variamente pragmatista, della crescita, della cultura, etc..Esempi tipici di questo voler pensare di aver compreso, senza averlo realmente fatto, di cosa si parli quando ci si riferisce ad una rinnovata crescita spirituale umana si incontrano ad es. quando, a proposito e come esempio tipico di essa, si racconta di una scoperta ad es. nel campo della matematica avvenuta grazie ad un miracolo o quando si dice che la scienza non spiega il senso della vita, cioè quando si continua a separare così nettamente i campi conoscitivi visti anche in modo riduttivo, come può essere per il razionalismo.Ma una minore comprensione (ma più avanzata di quelle su esposte) di questa spiritualità-cultura sempre più divina e umana si può riscontrare ad es. anche quando ci si riferisce ad un discernimento spirituale che sappia equilibratamente tener conto di certe acquisizioni culturali senza che ci si accorga, talora, in qualche modo, che questo sempre più profondo ed equilibrato discernimento non si può tanto facilmente consigliare a tavolino ma può più facilmente nascere appunto da una formazione ad opera di una spiritualità (ed anche, più pienamente, di una cultura, sempre più “divina e umana”.
Sono molti i punti in cui può emergere questa scissione tra una vita spirituale (in vario modo spiritualistica) ed una conoscenza variamente, riduttivamente, razionalistica.Sono impostazioni così radicate che è bene dire, perché ci si ponga in attento ascolto, in attenta , in Cristo, ricerca, che difficilmente oggi si è più profondamente immuni da esse.
Per entrare in questa spiritualità-cultura sempre più divina e umana, in questa sempre più “divina e umana” consapevolezza in Cristo della propria coscienza spirituale e psicofisica può aiutare anche il trovare sempre più gli adeguati riferimenti spirituali e umani e gli adeguati collegamenti tra loro.Com’è diverso parlare ad es. di fede e ragione o di ragione allargata o di coscienza o di coscienza spirituale e psicofisica, o di “reciproco” rivelarsi in Cristo dello Spirito e della coscienza spirituale e psicofisica, etc. cioè appunto l’indicare i sempre più chiari riferimenti reali per la vita concreta dell’uomo ed anche il segnalare il loro equilibrato collegarsi, che aiuta lo scoprire appunto un discernimento sempre più divino e umano.E come è importante che questo sempre più adeguato nucleo spirituale e umano sia rintracciato non solo nella spiritualità (perlomeno dei principali formatori) ma anche nella cultura, animandola e illuminandola sempre più tutta, in un reciproco scambio con essa, scoprendo ad es. sempre più i veri fondamenti della logica che non si possono scoprire con un ragionamento a tavolino ma in un sempre più profondo, equilibrato, “divino e umano”, venire portata, in Cristo, la coscienza spirituale e psicofisica, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.
In questa direzione sono diversi i termini che possono venire ad essere usati molto meno frequentemente, non pochi di essi facenti capo ad un vario intellettualismo, come ragione, pensiero, etc..Si useranno invece forse più frequentemente termini come, ad es., discernimento spirituale e umano, coscienza, Spirito di Cristo, “divinità e umanità” dell’Amore, etc..

Alcune note sparse, scritte “al volo”, sulla iniziazione cristiana.
Un problema di fondo: nelle parrocchie si vedono spesso poche persone, pochissimi giovani (specie del “dopo cresima”).
Ancora oggi, seppure la spiritualità nel clero sia spesso diffusamente meno, ad es., rigida rispetto ad epoche molto anteriori, permane comunque non di rado una tendenza a trasmettere la fede in modo variamente spiritualistico.Cioè si proclama un messaggio, poi se a qualcuno interessa intraprenderà, continuerà, un percorso di fede anche comunitario.Si afferma in proposito, talora, che la fede non è per tutti.
Ma lo Spirito (secondo molti; anche secondo quella che mi sembra una più adeguata interpretazione della Trinità: neanche il Padre può vivere, respirare, fuori dello Spirito, fuori dell’amore trinitario), ma lo Spirito, dicevo, vive in vario modo nel cuore di ogni persona.E poi, ad es., come si può facilmente ritenere che non abbiano per nulla fede molti che, pur in mezzo a limiti, contraddizioni, superficialità, pur si dicono cristiani?
Vedo, tra l’altro, due possibili rischi opposti: una pastorale elitaria, che si interessa solo di chi ha già tanta fede da intraprendere un cammino nella fede anche comunitario; o, all’opposto, una pastorale filantropica, che cerca di mettere insieme purchessia persone in varia misura senza una più profonda, una più adeguta, attenzione alla loro crescita.
Si può trattare, tra l’altro, di comprendere il graduale cammino di crescita spirituale e umana di ogni persona.Chi, ad es., si dice cristiano e non prega né partecipa alla celebrazione eucaristica, può venire compreso e accolto nella sua fede magari germinale.Non di rado si può scoprire che, inserita in una comunità di varia accoglienza (un adeguato oratorio, ad es.), tale persona può, presto e magari anche subito, scegliere di entrare in una comunità di crescita e anche impegnarsi in un servizio a lei adeguato.
Vanno capite sempre più profondamente le persone, le comunità, il territorio, etc., i bisogni, i timori, le difficoltà, le speranze.Di una città variamente miscredente uno sguardo meno profondo avrebbe potuto pensare che si trattasse di una “terra arida” ma Gesù dice ai suoi discepoli: “Alzate gli occhi e osservate i campi che già biondeggiano per la mietitura” (Gv 4, 35).E’ necessario, se e come Dio vuole e col suo aiuto, entrare sempre più nello sguardo di Dio e in lui intuire sempre più le adeguate vie, le tappe, della crescita spirituale e umana delle persone, delle comunità, etc., vie, tappe, spesso variamente diverse di luogo in luogo.Non più una fede proposta “sopra le teste” delle persone (un risvolto di essa può talora rivelarsi, ad es., un vario pragmatismo nel valutarle, comprenderle), ma una fede sempre più capace di accogliere e comprendere l’umanità integrale della persona.Anche chi si professa ateo potrebbe scoprire la sua fede o, ad es., trovarsi bene a crescere (per noi nello Spirito) nella comunità cristiana pur restando ateo.
Il Signore nel chiamare alla fede può usare mille vie ma è anche riduttivo, talora, non comprendere, che in ogni ambito della pastorale, anche, ad es., nella predicazione, vi sono tanti fattori che possono giocare a favore o meno.Ad es. inserendo le persone che vogliono camminare nella fede tutte in un solo gruppo si potrà magari finire per formare, in una parrocchia, negli anni, un gruppo sempre più grande che potrà forse innescare dinamiche anche umane di massa.Non è detto che ciò sia negativo, ma è bene comprenderlo, per farne buon uso, per sbagliare più o meno ingenuamente tanti discernimenti.
Comprendendo sempre più in Cristo, nel suo autentico amore, la persona integrale si può dunque sempre più scoprire come di volta in volta intercettare, coinvolgere, collegare, etc. le persone, le famiglie, etc..
La stessa catechesi, ad es. per i giovani, può aiutare a comprendere come Dio aiuta a trovare risposte ai propri concreti bisogni, alle proprie concrete difficoltà, paure, domande, speranze.Dio aiuta la persona a comprendere spiritualmente e umanamente (psicologicamente, etc.), a trovare, anche sé stessa in lui.
E’ necessaria, talora, una distinzione fondamentale tra catechisti e animatori.L’animazione può essere varia e come tale si può talora in vario modo intraprendere anche abbastanza presto, coinvolgendo molti.Ma il catechismo va tendenzialmente affidato a persone che vivano un serio cammino personale e comunitario nella fede.
Un rischio: leggere queste note e ritenere di condividere e di conoscere già.Infatti si può vivere, ad es., uno sguardo variamente spiritualistico (meno attento all’umanità integrale della persona) e pensare di capire l’uomo intero; si può predicare una catechesi astratta e pensare di parlare adeguatamente ad ogni persona.
Vi è un problema, alla radice di tutte le questioni poste in queste riflessioni, più profondo: è necessaria, Dio volendo, una sempre rinnovata spiritualità-cultura, che illumini, nel dono dello Spirito, in modo sempre rinnovato, “divino e umano”, ogni aspetto della vita, anche la pastorale.
I disegni di Dio sono misteriosi: può anche accadere che una persona si trovi su una strada di profonda innovazione spirituale-culturale-pastorale, portando, per grazia di Dio, e in un tempo così difficile per gli evangelizzatori, evidenti e spesso clamorosi frutti, anche visibili, nei luoghi e secondo vie di volta in volta molto diversi tra loro eppure non venga, appunto a questa persona, dato spazio per anni e anni.
La pastorale sopra descritta, come dicevo, vuole cercare di evitare di risolversi variamente in una evangelizzazione sopra la testa delle persone, invece vorrebbe essere una pastorale che aiuti ad amare, ad amare bene, e dunque anche a far sentire amate le persone e le persone integrali.Un pastorale che desidera la crescita adeguata, spirituale e umana, di ogni persona perché la ama, dunque prima vuole amarla nel nome di Dio ed in certo senso poi desidera perciò, nel rispetto più totale della sua libertà, anche la sua crescita.

Questo cercare in Cristo, Dio e uomo, un sempre più profondo, divino e umano, discernimento anche nell’evangelizzazione è dunque una conseguenza della sequela di Cristo e non un vario filantropismo colorato di modernità.Quando parlo di una predicazione talora in qualche modo sopra la testa delle persone cerco di rendere più comprensibile quest’idea di un’attenzione sempre più piena, in Cristo, alla persona umana integrale.Lungi dunque dal disprezzare qualche forma di predicazione, ritengo invece che la prima e più importante cosa sia rispondere come possiamo alle chiamate, agli invii del Signore, fiduciosi in lui, nella sua Parola e non in noi stessi.

In questo cammino, nel dono dello Spirito, di sempre più profonda ed equilibrata maturazione spirituale e umana in Cristo si può tendenzialmente sviluppare una sempre più piena consapevolezza della coscienza spirituale e umana in Cristo.Questo può comportare una tendenzialmente più chiara intuizione dei punti di difficoltà, delle adeguate risposte, delle vie, delle tappe, etc. anche circa la crescita spirituale e umana delle altre persone.Come detto altrove invece perfino la psicologia cristiana così come talora è intesa ancora oggi può rischiare di scoprirsi variamente scissa dal cammino spirituale pur perseguito.Una conoscenza tecnica, ad es., di alcune possibili problematiche psicologiche ma variamente meno adeguatamente inserita nella sempre rinnovata, vissuta, consapevolezza, di cui vado trattando, della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo.

Ritornando sulle riflessioni pastorali di qualche paragrafo sopra vorrei dunque ancora precisare che vi è una sempre più profonda, equilibrata, consapevolezza della coscienza spirituale psicofisica in Cristo che può aiutare a discernere sempre più profondamente, equilibratamente, le adeguate tappe spirituali, umane, della crescita di ogni persona e dunque dispone più facilmente ad amare, a cercare con un’adeguata attenzione, ogni persona perché ognuno ha, può avere, appunto una sua propria crescita spirituale e umana che magari quasi indistinguibile ad uno sguardo terreno può anche essere grandissima agli occhi di Dio.

La scissione in vario modo riscontrabile talora nella spiritualità-cultura può condurre, ad es., a considerare la conoscenza appannaggio di una cosiddetta ragione e/o di una conoscenza apofatica.Mentre è un sempre più equilibrato discernimento spirituale e umano, una sempre più profonda ed equilibrata, “divina e umana” consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, nel suo mistero, il punto di riferimento che mi appare più adeguato.Come detto altrove entrando così nel mistero dell’uomo in Dio, nel mistero di Cristo, ogni aspetto del conoscere umano trova più armonicamente la sua sempre più equilibrata collocazione.Ad es. è in questa strada che sempre più si può scoprire il mistero spirituale-umano-“materiale” della logica.Si scopre dunque che il termine “ragione” è spesso usato, anche in campo cristiano, in modo distorcente: ad es. si tratta di una razionalità riduttiva e di una coscienza solo apofatica, che non penetra spiritualmente, umanamente, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, sempre più svelando, ad es., come detto, perfino i fondamenti della logica.
Ecco un altro esempio di una certa scissione del conoscere, lo riprendo da un discorso di Benedetto XVI, che pure appare una delle persone più vicine ad un sempre più equilibrato, profondo, discernimento “divino e umano”: “Invito tutti voi, cari Veneziani, a ricercare e custodire sempre l’armonia tra lo sguardo della fede e della ragione che permette alla coscienza di percepire il vero bene”: non vi è ancora, si direbbe, nella cultura, una consapevolezza di una conoscenza, di un discernimento, spirituale e umano.L’armonia va infatti cercata, a mio parere, tra l’autentico Spirito di Cristo e l’autentica (e non riduttiva, mal distinta, mal collegata, etc.) umanità dell’uomo (e dunque non una sua fantomatica ragione), all’interno della quale si colloca anche, sempre più armonicamente, profondamente, appunto anche la logica.
Un punto importante è comprendere che si tratta di sfumature decisive, che si tratta di chiedere il dono della sapienza spirituale e umana, mentre su questi passaggi si può essere distratti, faciloni, perché non si è ancora abituati ad entrare in più profondo, distinto, equilibrato, discernimento integrale.Per questo ancora mi chiedo se non potrebbe risultare importante, se si intravede realmente qualcosa di nuovo in queste osservazioni, cercare in varia misura un dialogo, anche, ad es., una condivisione di vita, con chi manifesta di vivere questa possibile rinnovata via, perché nella vita concreta in mille modi si manifesta la differenza tra, ad es., un discernimento dello Spirito e della ragione o dello Spirito e della ragione allargata o dello Spirito e dell’uomo (della sua coscienza spirituale e psicofisica) ben collegati, questi ultimi, tra loro: non è un caso, ad es., perlomeno il largo anticipo con il quale si sono sciolti, su questa possibile via, secolari problemi ecumenici, o si sono aperte efficaci, Dio volendo, vie pastorali.

Come si può notare uso il termine logica (invece solo in casi più rari quello di ragione)perché vi è una e/o forse vi sono molte logiche da scoprire: vi è ad es. la (le?) logica matematica (anch’essa, come detto altrove, da scoprire sempre più penetrando nel mistero di Cristo, Dio e uomo).Uso invece più raramente il termine ragione perché non esiste un ragionare dell’uomo separato dalla sua umanità (in Cristo).E’ un’astrazione così come non a caso è una conoscenza riduttiva una conoscenza cosiddetta razionale, ad es. un’indagine teologica, una conoscenza teologica, razionale.Come osservato altrove si tratta di tendenze diffuse, dalle quali ad oggi non sembra immune (almeno in molti casi?) nemmeno chi è più vicino ad un più profondo ed equilibrato discernimento spirituale e umano.Ancora non si vedono all’orizzonte, almeno nella cultura “conosciuta”, una spiritualità-cultura, un discernimento, sempre più profondamente, equilibratamente, “divini e umani”.Come detto si vede come punta più avanzata un discernimento implicitamente spirituale e umano, ma proprio, tra l’altro, perché di una sintesi implicita si tratta ci troviamo dinanzi ad un discernimento che, ad es., non disdegna di parlare, ad es., di ragione, di conoscenza teologica razionale, sia pure intendendola in modo rinnovato e più come conoscenza sistematica che come conoscenza della sola ragione.Resta però una certa tendenza, ad es., all’astrattismo, allo spiritualismo, etc., una certa tendenza ad una minore attenzione ad un più pieno, equilibrato, discernimento integrale spirituale e umano: come detto non sembra darsi ancora nella spiritualità-cultura un più pieno e armonico incontrarsi dello Spirito e dell’umanità autentica, integrale, dell’uomo, solo all’interno del quale ogni aspetto del conoscere può trovare sempre più la propria armonica collocazione.

Fede e ragione stanno ad indicare una spiritualità dell’intenzione, cioè che apre il cuore ai doni spirituali e magari nel migliore dei casi illumina anche in modo nuovo il conoscere umano, delle cose terrene, ma ancora, comunque, in modo meno distinto, in un meno chiaro e armonico incontrarsi tra lo Spirito e l’umanità integrale dell’uomo, dove talora vediamo, in vario modo, ad es., un sempre risorgente razionalismo.Il riferimento ad una spiritualità che dunque non può che essere meno adeguatamente incarnata anche per questo riferirsi ad un uomo meno adeguatamente definito, variamente razionaleggiante (di fatto, attualmente, si direbbe, anche nelle spiritualità più avanzate), è un decisivo punto chiave di debolezza di tutta la spiritualità-cultura.Ed è incredibile come sia profondamente radicato, inconsapevole…Non si vede ancora un discernere sempre più profondamente, equilibratamente, “divino e umano” all’interno del quale ogni forma di conoscenza, ance la logica, trova una sempre più armonica collocazione.

E’ tutta la mia (dell’uomo) umanità, anche corporale, che viene gradualmente portata, (tendenzialmente) con pieno equilibrio (senza forzature, volontarismi, mollezze, cerebralismi, etc.), in Cristo, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, etc..In Cristo anche il mio corpo (siamo persone “eucaristiche” in Cristo) mi parla della strada (appunto, ad es. non rigida, cervellotica, moralistica, etc.) da percorrere , una strada che fa respirare libertà a pieni polmoni perchè l’amore di Dio, così delicato e capace di aiutarci a comprendere, accogliere, pienamente noi stessi, spiritualmente, umanamente, viene scoperto come totalmente misericordioso (una chiave importante per intuire come Dio ci ama è la sua delicatezza, il suo rispetto della nostra libertà).In questo tendenzialmente così ben distinto nei riferimenti (lo Spirito di Cristo, la coscienza spirituale e psicofisica) e nei collegamenti (il loro “reciproco” rivelarsi in Cristo, “reciproco” perchè divino ma anche umano, capace di capire la graduale, personale, crescita dell’uomo) venire condotto nel mistero, come dicevo, l’uomo vede ogni cosa sempre più distintamente (i veri riferimenti appunto, non ad es. una riduttiva razionalità), armonicamente ( i veri collegamenti di cui sopra).Per questo, ad es., non di rado parlare di ragione è riduttivo (e con rischi distorsivi rispetto ad un’apertura alla fede, perchè l’uomo può venire variamente indotto a cercare con un astratta razionalità, dunque puntando su sè stesso e su un riduttivo sè stesso) rispetto alla vita integrale sopra descritta: è più pieno, preciso, parlare, in vario modo, ad es., di discernimento spirituale e umano, perfino a proposito della matematica perchè anch’essa è sempre più vitalmente, pienamente, inserita e rivelata nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, etc.. (si può parlare forse di una dimensione spirituale, umana, “materiale”, della matematica, della logica, densa di sviluppi perchè aiuta un approccio integrale, non solo astrattamente cerebrale, un approccio ben attento a tutto, ad es. alle vie comunicative spirituali, umane, “materiali”: una logica trinitaria in Cristo, Dio e uomo).

Con le dovute cautele possiamo osservare che, ad es., il vario manifestarsi di Maria nel tempo può forse sempre più rivelarsi, vorrei dire, in nulla generico.Così come possiamo sempre più scoprire, ad es., precisi significati nel dono dei dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunzione così potremmo forse scoprire sempre più approfonditamente il significato di manifestazioni sotto certi aspetti “private” ma che la Chiesa ha affermato di accogliere (anche se non “obbliga” il credente ad accettarle) come quelle della Madonna di Fatima.Risulterebbe, ad es., veramente interessante accorgersi sempre più attentamente che la frase “Il mio cuore immacolato trionferà” potrebbe rivelarsi magari indicativa di una direzione spirituale culturale, di un nucleo spirituale-umano-culturale da individuare sempre più chiaramente: il cuore.Il cuore sta forse ad indicare proprio la coscienza spirituale e psicofisica, un amore “divino e umano”, l’accoglienza in tutta la vita spirituale e umana della luce di Dio.Maria dunque potrebbe sembrarci parlare di cuore non di ragione, di ragione allargata, etc.: in un mondo secolarizzato sembra forse proporre una più profonda riscoperta, “divina e umana” del cuore, sembra avvertirci che non basta essere cristiani perché le impostazioni spirituali culturali siano più pienamente vicine (più pienamente orientanti) a Cristo, Dio e uomo.Il papa ha chiesto a Maria che affretti il trionfo del suo cuore immacolato, ma perché questo avvenga certamente possono aiutare, ad es., nel dono di Dio, l’entrare in una sempre più profonda conversione spirituale umana culturale, un liberarsi da prudenze, burocratismi, etc., nella misura in cui siano soltanto ripiegamenti su di sé, un rendersi attivamente (certo nella comunione, obbedienza, discrezione, etc.) responsabili dei necessari cambiamenti, ben al di là, talora, di competenze talora costrette nelle maglie di impostazioni che sempre più si possono rivelare da superare.

Inserisco nel sito indicato (con un post intitolato volumi 1,2,3…) in prima pagina e in due pennette usb anche gli scritti elaborati in tre volumi che conservavo prima di realizzare questa sintesi (nelle pennette si trova qualche pagina in più alla fine del primo volume).Anche se, rispetto ad essi, nella sintesi si può trovare qualche correzione, fondamentalmente la loro lettura potrebbe risultare utile e di completamento.Vorrei ad es. osservare come leggendo quelle pagine si può forse in parte ancora più chiaramente comprendere la ricerca di un’adeguata integralità (personale e comunitaria, ecclesiale, etc., tra l’altro) di questa vissuta investigazione e di ogni suo risvolto come ad es. quello dell’evangelizzazione, considerata, tendenzialmente, (anche se non sempre esplicitamente perché ho cercato sempre di sottolineare, nei miei scritti, solo i possibili elementi innovativi) in tutti i suoi possibili aspetti, in tutte le sue possibili vie (dunque ad es. con l’apertura, la considerazione, di tante diverse vie, etc., esistenti, dei loro possibili contributi a questa via, etc.), etc..

Queste sono solo delle domande appena abbozzate, dunque passibili di modifiche, etc.:
quando morirà l’ultimo essere umano il Signore darà vita ai corpi degli uomini di tutta la storia (almeno a quelli che vanno in paradiso? E allora bisognerà ancora aspettare per la risurrezione dei corpi che tutti abbiano superato la fase del purgatorio? Dunque si può forse dire che tutto l’universo sarà “riassunto” nella risurrezione dei corpi umani o non è così perché possono darsi altri esseri coscienti nell’universo? Allora in cosa consiste la fine del mondo? E’ necessario, come a me sembrerebbe, che la persona umana muoia per poi risuscitare (anche nel corpo)? Se è così cosa potrebbe causare la morte di tutti gli uomini? Se il Signore ha preparato la risurrezione dei corpi dovrebbe poi necessariamente “servirsi” di eventi variamente catastrofici perché si verifichi la morte di tutti gli uomini? Questo potrebbe rivelarsi un possibile esempio di sofferenza per l’uomo non di per sé dovuta al peccato originale? Inoltre se la Chiesa cattolica esisterà fino alla fine del mondo intendendo questo fino alla pignoleria si dovrebbe dedurre che l’ultimo a morire sarà un vescovo? Cosa vuol dire: “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16, 18)?

Mi pare molto importante il riferimento alla coscienza proposto da Benedetto XVI nell’incontro con esponenti della società civile, del mondo politico, accademico, culturale e imprenditoriale, etc., a Zagabria.Ma si può forse restare con la sensazione che in qualche modo la coscienza trovi il suo aggancio più con la razionalità dell’uomo che con tutta sua l’umanità, insomma che ancora i riferimenti siano meno integrali e ben collegati.Quando invece si considera la coscienza spirituale e psicofisica illuminata da uno Spirito “autentico” cioè che, di per sè, non la calpesta, la fa crescere in modo graduale, sereno e sano, uno Spirito, insomma, divino e umano (non per nulla lo Spirito di Cristo), quando si trovano questi riferimenti si è portati, mi pare a usare in modo molto più parco i termini ragione, razionalità, etc., perchè possono risultare termini riduttivi, astratti, etc..Condotto in Cristo nel mistero spirituale, umano, “materiale”, l’uomo penetra appunto sempre più nella vera natura delle cose, le vede in modo sempre più profondo, integrale, etc. e dunque naturalmente quasi (e non con un più marcato ragionamento a tavolino) ne scopre più profondamente gli aspetti.Vorrei osservare che perfino la riflessione, ad es. matematica nei suoi possibili aspetti più schematici viene, nella maturazione spirituale e umana di cui vado trattando, ad approfondirsi,, ad ampliarsi, etc., in questa sempre rinnovata crescita complessiva.

…E’ proprio guardando in noi stessi con verità, con sincerità e con coraggio che intuiamo la bellezza, ma anche la precarietà della vita e sentiamo un’insoddisfazione, un’inquietudine che nessuna cosa concreta riesce a colmare. Alla fine tutte le promesse si dimostrano spesso insufficienti.
Cari amici, vi invito a prendere coscienza di questa sana e positiva inquietudine, a non aver paura di porvi le domande fondamentali sul senso e sul valore della vita. Non fermatevi alle risposte parziali, immediate, certamente più facili al momento e più comode, che possono dare qualche momento di felicità, di esaltazione, di ebbrezza, ma che non vi portano alla vera gioia di vivere, quella che nasce da chi costruisce – come dice Gesù – non sulla sabbia, ma sulla solida roccia.
Imparate allora a riflettere, a leggere in modo non superficiale, ma in profondità la vostra esperienza umana: scoprirete, con meraviglia e con gioia, che il vostro cuore è una finestra aperta sull’infinito! Questa è la grandezza dell’uomo e anche la sua difficoltà…(dal discorso del papa ai giovani a pennabilli)

questo visto sopra è un modo importante e bello di comunicare, in certe situazioni, con i giovani.La impostazione che propongo (nel momento, nelle situazioni, etc., opportune) induce ad aiutare a prendere coscienza (una certa anestesia, un certo non vedere le proprie sofferenze, etc., può essere il frutto di uno Spirito ancora non venuto più profondamente), nel dono dello Spirito, della situazione di tutta la propria umanità, cioè anche delle paure, fragilità, domande, etc. psicologiche, etc. (non solo dunque di quelle esistenziali): c’è uno sguardo integrale sull’uomo alla luce di un Amore sereno, sano, “divino e umano”, che comprende e aiuta a comprendere i personalissimi passaggi spirituali, psicologici, fisici, etc., della crescita.
Aggiungo ancora una volta che in questo dialogo si fa meno riferimento ad un’astratta ragione ma si aiuta ad intuire la propria serena coscienza spirituale e umana, illuminata dallo Spirito.In questa crescita complessiva si comprende, si scopre, ogni cosa in modo sempre nuovo, dunque di certo non è contro un’autentica ragionevolezza, ma anzi si scopre sempre più, in Cristo, anche cosa è ragionevole.Ma, come visto, non si sottolinea solo, il non essere la fede contro la ragione ma tendenzialmente si sottolinea principalmente il suo non essere contro tutto l’uomo (ed invece evidentemente l’essere tutta a suo favore)
Dunque uomo integrale in Cristo e conoscenza integrale in lui (e non solo, in qualche vario modo, spiritualismo e razionalismo).

Ho scritto altrove in questa raccolta di riflessioni che l’arte più profonda e viva, ad es. nella costruzione di chiese, può nascere forse più facilmente quando tutta una vasta popolazione vive tendenzialmente, di generazione in generazione, tutta la propria vita alla luce di Cristo.Allora infatti ogni aspetto della vita stessa, della cultura, è variamente illuminato da Gesù.Qui vorrei aggiungere che quando nasce una rinnovata spiritualità-cultura integrale in Cristo forse anche da poche persone (anche da una sola) può venire, in una certa misura almeno, un profondo rinnovamento anche artistico.Certo si tratta comunque di un rinnovamento spirituale-culturale che non viene dal nulla, anche l’innovatore cristiano è sempre figlio della Chiesa, in senso buono anche del mondo, del cammino dunque, in Cristo, dell’umanità.
Se la parola biblica è Parola di Dio allora è sempre più, col sostegno di Dio, profondamente interpretabile, ad es. nel complesso delle Scritture, nella storia, etc.: ad es. il leone della tribù di Giuda è l’agnello di Dio.Ma se la parola biblica è parola solo umana è, nella logica e nei fatti, molto più difficile trovare sempre in essa legittimi, veritieri, approfondimenti.Vale anche il reciproco: se si ritiene parola di Dio una parola che si sostiene non interpretabile, cioè da prendere (cosa del resto impossibile) alla lettera, allora non si toglie a Dio la ricchezza del suo dono? Non si riduce variamente Dio a una cosa? (Questa riflessione va collegata con quelle svolte altrove in queste pagine sulla Parola di Dio che come fa ad essere di Dio senza essere Dio? Si può tra l’altro sviluppare una sempre rinnovata riflessione sia, ad es., come dicevo sopra, sulla densità della Parola di Dio, sulla sua delicata amorevolezza, sia, tra l’altro, sul farsi piccolo (e limitato?) di Dio.
Un aspetto del cammino della Chiesa che si potrebbe forse rivelare fondamentale potrebbe magari consistere, ad es., nel dare sempre più chiaro valore spirituale a regolari incontri, ad es., di formazione spirituale-culturale del clero diocesano (e oltre): chiamati da Cristo, uniti nella Chiesa, con Maria, nell’invocazione e nell’attesa di una sempre rinnovata Pentecoste.Cercare in Cristo le vie di una sempre rinnovata crescita spirituale-culturale.Ancora oggi il sacerdote può pensare di curare la sua crescita in modo variamente autonomo, in un rapporto ormai in varia misura solo personale con Dio (anche se certo di fatto si cresce anche con la propria comunità, ad es. parrocchiale, nella quale si presta servizio): in questo atteggiamento si può forse trovare un germe di ripiegamento spirituale-culturale su sé stessi, che può variamente ostacolare l’apertura, il pronto riconoscere, accogliere, le nuove venute di Cristo.A questo proposito non posso non evidenziare, con comprensione, umiltà, sincero affetto filiale (e, tra l’altro, rimettendomi completamente alla Chiesa), la, almeno apparente, straordinaria distrazione (e lentezza, etc.) con la quale si è affrontato questo mio caso di sacerdote che, ad es. risolve, tra l’altro, secolari problemi ecumenici, che parla di possibili straordinarie comunicazioni divine, che scrive, ad es. di aver ricevuto possibili parole (che anche io non interpreto) ad es. di descrivere, al proprio popolo, dettagliatamente il tempio (alcuni possibili fondamentali aspetti –da ricercare sempre più?- della divinità e dell’umanità di Cristo, della vita spirituale e umana in lui?), che sperimenta, nella grazia di Cristo, di coinvolgere, sulla scia di queste nuove vissute impostazioni spirituali e umane, molte persone nella crescita in Cristo nelle situazioni più difficili e disparate appena gli viene concesso (spesso così col contagocce) un po’ di spazio.
Certo dunque si tratta di porre comunque attenzione alla possibile sempre rinnovata venuta di Cristo, forse anche, come dicevo, con un sempre più attento e rinnovato svilupparsi della preghiera, della formazione spirituale-culturale, personale e comunitaria.Si tratta anche di porre attenzione alle vie di Dio, così, ad es. delicate, perché ad es. forse Dio non viene, almeno, forse, rapidamente, a svelare nuovi elementi del discernimento spirituale e umano (pur tanto, in qualche modo, invocati, ad es. in campo ecumenico) quasi sbattendoli in faccia, ma, forse, facendoli maturare dall’interno dei cuori.A questo proposito, poi, vorrei ricordare che, forse, Maria a Fatima ha detto che il suo cuore immacolato trionferà: non il suo cuore e la sua mente, questa scissione, come ho scritto in queste pagine, la può forse dire lunga su certi passaggi spirituali-umani-culturali che potrebbero venire sempre più profondamente scoperti.

La nuova venuta di Cristo viene invocata, talora, in campo ecumenico: questo è un dono ma può in qualche misura rivelarsi anche un limite: la nuova venuta di Cristo, spirituale, umana, culturale, va continuamente invocata, personalmente e comunitariamente, per tutta la vita dell’umanità e non solo per qualche aspetto di essa, rischiando in qualche modo di aprire meno tutto l’uomo ad un continuo rinnovamento integrale.

per s.e.r mons E Dal Covolo

La sua precisa esposizione (oss rom di domani) delle impostazioni spirituali e umane proposte dal papa mostra come Benedetto XVI stia dando un forte contributo ad un’apertura di un profondo rinnovamento spirituale umano culturale in Cristo.Benedetto XVI ha anche più volte evidenziato che si tratta di una strada tutta da percorrere forse anche non volendo imporre sue precise proposte ma piuttosto indurre ad una rinnovata ricerca in Cristo, Dio e uomo.Ma Benedetto XVI ha comunque indicato quà e là molti elementi di questa rinnovata ricerca, ad es. quando ha indicato il riferimento alla coscienza (non slegata dal rapporto con la verità) a mio parere compiendo un passo significativo in avanti rispetto alla definzione, forse appunto da lavori in corso, di ragione allargata, o quando ha osservato che è necessario trovare i collegamenti tra la vita in Cristo e le varie materie e in particolare l’antropologia.In definitiva anche i vertici della Chiesa sembrano finalmente, con Benedetto XVI, muoversi verso la ricerca sempre più precisa, in Cristo, degli autentici, vitali, riferimenti spirituali (Dio, Cristo, Parola, sacramenti, Chiesa, comunità, padre spirituale, etc., e loro sempre più profonda, adeguata, etc., scoperta, accoglienza, trasmissione, etc.) e umani (l’uomo come coscienza spirituale e psicofisica? Dunque, ad es., non coscienza vaga e astratta, vagamente collegata con l’umano) e del loro autentico collegarsi (un “reciproco” rivelarsi, in Cristo, dello Spirito e dell’umanità? Ossia, ad es., un’umanità che aiuta a comprendere come lo Spirito non sia rigido, cerebrale, meccanicistico, legalistico, ma invece porti  l’umanità a crescere in modo graduale, sereno e sano, anche andando oltre schemi prefissati e talora aprendo a nuove comprensioni, in comunione con la Chiesa, dell’amore di Dio: possiamo citare il grande es. della prima enciclica del papa dove descrive come forse nessuno (nel magistero) prima in modo vorrei dire dettagliato la misericordia totale di Dio).
Sarebbe comunque bello che Benedetto XVI sviluppasse queste sue indicazioni presentandole, come altri suoi interventi, come spunti personali e non magisteriali  (ma forse la Chiesa nel tempo si potrà mostrare sempre più ben disposta, anche se, forse, non dogmaticamente, verso indicazioni, ad es. come quelle qui sopra da me descritte, anche come vie da ricercare sempre più…Siamo comunque forse agli inizi della scoperta di questi campi centrali della ricerca spirituale e umana che non di rado vengono dati per scontati, per cui non di rado non ci si rende conto delle profonde conseguenze di questa mancata più precisa, vitale, vissuta, nella grazia, riflessione, intuizione, spirituale e umana in Cristo.Importante muoversi verso una preghiera corale, etc., della Chiesa, che invochi la sempre nuova venuta (spirituale umana culturale, etc.) di Cristo.
Un cordiale saluto, d gp centofanti
evidentemente nell’ultimo capoverso del mio messaggio precedente sottolineo il desiderio che il papa sviluppi le sue indicazioni, non vi è una richiesta di non esprimersi magisterialmente ma al contrario quella di esprimersi fino in fondo, se possibile.
Si può aggiungere che quando il papa ha preso a parlare di coscienza è sembrato forse collegarla ad una non meglio definita ragione.Anche questo è un punto forse aperto: si tratta cioè, nel suo pensiero, ad es., di  affermazioni da precisare o lui vede come riferimenti circa l’uomo la coscienza e la ragione? La mia personale proposta è quella di considerare la coscienza spirituale e psicofisica, cioè tutta l’umanità dell’uomo e non solo la coscienza e la ragione.Questa visione integrale (e i suoi adeguati collegamenti con lo Spirito di Cristo) permette all’uomo di penetrare più pienamente (ed equilibratamente, vedi anche parentesi precedente) nel mistero, spiritualmente e umanamente appunto e non solo spiritualmente e razionalmente (tra l’altro anche a causa di ciò in modo magari talora meno spiritualmente fin in fondo ben incarnato.L’altro problema circa l’equilibrata incarnazione è, come detto, la relazione più o meno adeguata tra Spirito e umanità).Non si tratta solo di definizioni: in realtà si può tenedere a continuare a dare spazio ad un certo razionalismo oppure a vedere come i vissuti sempre più adeguati riferimenti collegamenti spirituali e umani rendono più nitida e piena l’entrata nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, aprendo con ciò orizzonti rinnovati: è infatti da questa maggiore nitidezza, etc. che sono uscite, ad es., le nuove proposte ecumeniche (poi accettate dalla Chiesa, non so se prendendole da me) di cui ho parlato altrove.

Appendice di 3 pagine alle note riservate

Oggi giovedì 14 luglio 2011 alle ore 00,40 ho chiesto al Signore: se per caso vuoi servirti di me perché sia approfonditola conoscenza, la vita, nel tuo mistero divino e umano in Cristo come devo fare? Ecco la risposta:

Antifona d’Ingresso  Sal 16,15
Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.

Ego autem cum iustítia apparébo in conspéctu tuo;
satiábor dum manifestábitur glória tua.

Colletta
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore…

Deus, qui errántibus, ut in viam possint redíre, veritátis tuæ lumen osténdis, da cunctis qui christiána professióne censéntur, et illa respúere, quæ huic inimíca sunt nómini, et ea quæ sunt apta sectári. Per Dóminum..

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Es 3, 13-20
Io sono colui che sono. Io-Sono mi ha mandato a voi.

Dal libro dell’Èsodo
In quei giorni, [udendo la voce del Signore dal mezzo del roveto,] Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono mi ha mandato a voi”».
Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione.
Va’! Riunisci gli anziani d’Israele e di’ loro: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto. E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell’Egitto verso la terra del Cananeo, dell’Ittita, dell’Amorreo, del Perizzita, dell’Eveo e del Gebuseo, verso una terra dove scorrono latte e miele”.
Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d’Israele andrete dal re d’Egitto e gli direte: “Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi. Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un sacrificio al Signore, nostro Dio”.
Io so che il re d’Egitto non vi permetterà di partire, se non con l’intervento di una mano forte. Stenderò dunque la mano e colpirò l’Egitto con tutti i prodigi che opererò in mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare».

Salmo Responsoriale Dal Salmo 104
Il Signore si è sempre ricordato della sua alleanza.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca.

Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.

Dio rese molto fecondo il suo popolo,
lo rese più forte dei suoi oppressori.
Cambiò il loro cuore perché odiassero il suo popolo
e agissero con inganno contro i suoi servi.

Mandò Mosè, suo servo,
e Aronne, che si era scelto:
Compì per mezzo loro i segni promessi
e i suoi prodigi nella terra di Cam.

Canto al Vangelo Mt 11,28
Alleluia, alleluia.
Ecco il mio Servo che io sostengo:
non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata.
Alleluia.

Vangelo Mt 11, 28-30
Io sono mite e umile di cuore.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Sulle Offerte
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.

Réspice, Dómine, múnera supplicántis Ecclésiæ, et pro credéntium sanctificatiónis increménto suménda concéde. Per Christum..

Antifona alla Comunione  Sal 83,4-5
Il passero trova la casa,
la rondine il nido dove porre i suoi piccoli,
presso i tuoi altari, Signore degli eserciti,
mio re e mio Dio.
Beato chi abita la tua casa:
sempre canta le tue lodi.

Passer invénit sibi domum et turtur nidum,
ubi repónat pullos suos.
Altária tua, Dómine virtútum,
Rex meus, et Deus meus!
Beáti qui hábitant in domo tua,
in sæculum sæculi laudábunt te.

Oppure:  Gv 6,56
Dice il Signore:
«Chi mangia la mia carne
e beve il mio sangue,
rimane in me, e io in lui».

Qui mandúcat meam carnem
et bibit meum sánguinem,
in me manet et ego in eo, dicit Dóminus.

Dopo la Comunione
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.

Sumptis munéribus, quæsumus, Dómine, ut, cum frequentatióne mystérii, crescat nostræ salútis efféctus. Per Christum..

Ho già scritto altrove che ogni impostazione spirituale e umana porta le sue conseguenze, spesso inconsapevoli (in quanto conseguenze, ad es.) anche a chi la vive, così come poco consapevolmente può venire vissuta questa problematica delle impostazioni spirituali e umane.Ad es. il razionalismo dal quale pochi, anche tra quelli meno da esso influenzati e che pensano di combatterlo, sono forse del tutto immuni può facilmente condurre all’eresia, alla disobbedienza, etc..
Ricordo ancora che Maria a Fatima ha detto che il suo cuore (non il suo cuore e la sua mente, non la coscienza e la ragione cioè ma, forse, la coscienza spirituale e psicofisica, il cuore (l’umanità) integrale dell’uomo in Cristo) trionferà.

A proposito del concreto aiutare, nei tempi, nei modi, etc., opportuni a trovare i giusti riferimenti della crescita un aspetto da considerare consiste nella circostanza che non di rado si può rivelare più facile riconoscere, ascoltare, cercare di vivere, le chiamate circa le quali si possono subito vedere alcuni effetti concreti.Può talora risultare più facile, ad es., vedere alcuni effetti positivi di un atto di amore verso il prossimo rispetto a quelli scaturenti da un momento di preghiera.La crescita conduce però a seguire la luce di Cristo, la sua chiamata interiore, fidandosi di lui, non volendo noi controllare la bontà, la validità, di questa chiamata.In realtà su questa via si scopre sempre più profondamente il vivere in Cristo, si scopre che un atto anche di amore vissuto cercando la sua volontà non è solo a favore di chi immediatamente lo riceve ma, nella fede, è a favore di ogni persona.La tendenza a basarsi sugli effetti visibili, etc. può invece addirittura indurre a non accorgersi delle chiamate, di alcune chiamate, di Dio.

Sabato 16 luglio 2011, Festa per me molto molto significativa della Madonna del Carmelo, ecco quella che può apparire, ancora una volta, anche una seconda conferma della risposta ricevuta.
[37]Gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini capaci di camminare, senza contare i bambini. [38]Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e insieme greggi e armenti in gran numero. [39]Fecero cuocere la pasta che avevano portata dall’Egitto in forma di focacce azzime, perché non era lievitata: erano infatti stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio.
[40]Il tempo durante il quale gli Israeliti abitarono in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. [41]Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d’Egitto. [42]Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.   (Esodo, cap 12).
Lodate il Signore perché è buono:
[23]Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi:

ETERNA E’ LA SUA MISERICORDIA
[24]ci ha liberati dai nostri nemici:
[10]Percosse l’Egitto nei suoi primogeniti:
[11]Da loro liberò Israele:
[12]con mano potente e braccio teso:
[13]Divise il mar Rosso in due parti:
[14]In mezzo fece passare Israele:
[15]Travolse il faraone
e il suo esercito nel mar Rosso:
salmo (!35)
Versetto all.: Il Salvatore nostro Gesù Cristo ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita per mezzo del vangelo (2Tim 1, 10)
[14]I farisei però, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.
Gesù è il “servo del Signore”
[15]Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti, [16]ordinando loro di non divulgarlo, [17]perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:
[18]Ecco il mio servo che io ho scelto;
il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annunzierà la giustizia alle genti.
[19]Non contenderà, né griderà,
né si udrà sulle piazze la sua voce.
[20]La canna infranta non spezzerà,
non spegnerà il lucignolo fumigante,
finché abbia fatto trionfare la giustizia;
[21]nel suo nome spereranno le genti.
(Mt 12, 14-21)
Colletta
Assisti i tuoi fedeli, Signore, nel cammino della vita, e per l’intercessione della beata Vergine Maria fa’ che giungiamo felicemente al tuo santo monte, Cristo Gesù, nostro Signore, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

 

La, non di rado, varia scarsa consapevolezza della necessità di cercare, nel dono dello Spirito, sempre più gli autentici riferimenti, collegamenti, spirituali e umani può forse comportare tra l’altro una minore consapevolezza di come si può vivere sempre più autenticamente e pienamente la fede: ad es. si può riscontrare talora una certa confusione, se non erro, nel rapporto tra fede e ragione.Anche persone autorevoli nella Chiesa ritengono, può almeno sembrare talora, che l’uomo possa credere in parte per fede e in parte per la ragionevolezza della fede.Certo si dovrebbe analizzare con attenzione il significato di queste espressioni, ma si può avere, almeno talora, la sensazione che per qualcuno la razionalità svolga un ruolo a suo modo variamente decisivo in modo errato nello scegliere di credere: su questa linea si crede anche perché, in vario modo, i conti tornano.In realtà la luce che tocca il cuore, la coscienza, dell’uomo, spinge all’assenso ben al di là di ogni comprensione razionale, tra l’altro infondendo la fiducia sempre più chiara di andare incontro ad una sapienza superiore che approfondirà tendenzialmente anche ogni aspetto del conoscere, del riflettere umano.
Una cosa dunque è osservare che Dio non agisce illogicamente un’altra è mettere la nostra razionalità sullo stesso piano di quella di Dio.Una cosa è osservare che la fede non va contro la razionalità profonda e spesso da scoprire da parte dell’uomo ed un’altra sottilmente convalidare un’autorità sbagliata della ragione umana rispetto alla fede.Una cosa è osservare che la maturazione complessiva dell’uomo in Cristo nella storia lo conduce tendenzialmente, nel dono dello Spirito, ad una fede più consapevole e meno ingenua, ad es., un’altra è sottoporre meccanicamente la fede al vaglio di una riduttiva e astratta razionalità.
Si può aprire dunque più chiaramente, diffusamente, la via anche ad un più pieno abbandono in Dio.Chi non crede, chi si fonda su una dunque pseudorazionalità può avere, talora, bisogno delle autentiche risposte nel valutare il rapporto tra fede e razionalità e non di venire sempre avallato nelle proprie variamente distorte impostazioni, e questo tanto più in un’epoca sempre più disincantata rispetto al mito della razionalità umana.

Tra le esperienze spirituali (nelle note riservate), riprendendo riflessioni scritte nei tre volumi precedenti a questa sintesi, devo inserire anche un brano che può contribuire ad interpretare le altre note già segnalate.

Apocalisse – Capitolo 5
[1]E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. [2]Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: “Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?”. [3]Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. [4]Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. [5]Uno dei vegliardi mi disse: “Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli”.
[6]Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. [7]E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. [8]E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. [9]Cantavano un canto nuovo:
“Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
[10]e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra”.
Il Signore Gesù cammina con noi nella Parola, nell’eucaristia, etc., è presente e operante e continua a donarsi con tutto sé stesso, anche a patire, pure in noi, con noi…
Anche, ad es., le vie spirituali-culturali-pastorali magari più feconde, capaci di capire alla luce di Cristo le persone, capaci di farle sentire capite, amate, e di avvicinarle dunque sempre più a Dio, alla Chiesa, al servizio, alla carità etc., ecco anche queste possibili vie possono incontrare, ad es., ostacoli sotto molti aspetti assurdi, se Dio lo permette.Dio può ancora una volta chiederci di collaborare ad aprire le sue vie variamente morendo in croce con lui: ma l’unione sempre più profonda con un Dio disposto a tutto, anche a morire in croce, per salvarci, questa unione permette a Dio stesso di rivelarsi sempre più, verso la pienezza, anche a noi stessi.Allora anche il più lontano da Dio potrà incontrare persone che lo amano tendenzialmente sempre più nella liberante, comprensiva e totalmente misericordiosa, meravigliosa, etc., luce-amore di Dio.

Ancora una volta il Signore sembra voler confermare, pochi giorni dopo, la sua Parola con un’altra, che ancora una volta giunge inaspettata.Mi riferisco all’ultimo brano delle note riservate (pag 106).
Ecco la Parola di conferma:

Luca – Capitolo 11
Il Pater
[1]Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». [2]Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
Padre, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
[3]dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
[4]e perdonaci i nostri peccati,
perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore,
e non ci indurre in tentazione».
L’amico importuno
[5]Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, [6]perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; [7]e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è gia chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; [8]vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
Efficacia della preghiera
[9]Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. [10]Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. [11]Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? [12]O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? [13]Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».
Trovo questo brano sul messale già aperto ed è una risposta ad alcune preghiere (vi sono, come accennato altrove, altre esperienze spirituali delle quali non ho trattato perché mi paiono attinenti più alla mia vita personale e pastorale, anche se tutto è collegato).Intravedo allora una cartolina da mettere come segnalibro per questa pagina ed è il dipinto di P. Cavallini che si trova a Santa Cecilia in Trastevere, con il Cristo stimmatizzato seduto in trono.
Ecco la preghiera (Colletta dalla s. messa del Sacratissimo Cuore anno B) sul retro della cartolina:

Padre di infinita bontà e tenerezza che mai ti stanchi di sostenere i tuoi figli e di nutrirli con la tua mano, donaci di attingere dal cuore di Cristo trafitto sulla croce la sublime conoscenza del tuo amore, perché rinnovati con la forza dello Spirito portiamo a tutti gli uomini le ricchezze della redenzione.

L’articolo di P. Sequeri nelle pagine di Agorà di Avvenire di oggi (31 luglio 2011) sembra manifestare un disagio, ci si può forse anche chiedere se attacca una certa arte per, almeno, limitare bene il campo di validità delle impostazioni balthasariane: il disagio forse risiede anche nel pensare di aver trovato l’equilibrio tra il campo artistico e quello della riflessione teologica, avvertendo invece, appunto, inconsapevolmente, una tensione irrisolta tra questi ambiti.Come ho scritto altrove si tende a distinguere in modo poco armonico un campo dell’intuizione, dell’indicibile, da quello della concettualizzazione (termine che oggi, talora, già sa di razionalismo) generando da un lato il rischio di sfociare, ad es., nel vitalismo irrazionalistico ma dall’altro quello di sfociare nell’astrattismo razionalistico.Insomma, spiritualismo e razionalismo (con il conseguente pragmatismo nella vita concreta, perchè manca un più adeguato, vissuto, nella grazia, riferimento spirituale e umano).La via di soluzione in tutti i campi mi sembra quella della ricerca, nel dono dello Spirito di Cristo, di una spiritualità cultura tendenzialmente sempre più divina e umana: allora, ad es., la Bibbia tutta, l’eucaristia, sono arte, teologia, filosofia, altissime, che possono smascherare arte, teologia, filosofia, variamente estenuate, riduttive, svuotanti di Spirito, anima, corpo (rendendo variamente asfittico il cuore in senso ebraico).
E’ forse dunque, Dio volendo, necessario, nel dono dello Spirito, cercare sempre più, ma anche sotto certi aspetti semplicemente recuperare (oggi è, sotto certi aspetti, più facile e meno pericoloso rispetto, chessò, a 60 anni orsono, perchè comunque vi  è un discernimento più sereno, avveduto, in tante cose), gli autentici riferimenti spirituali e umani per tornare a respirare (almeno sempre più pienamente), nell’arte, nella teologia-filosofia, etc..I miei scritti sono appunti e per questo possono risultare faticosi ma in altri autori già la pesantezza del linguaggio può in qualche misura parlare da sola.Come pensare che una spiritualità-cultura cosi  talora, in varia misura, farraginosa, possa aiutare più profondamente ad incontrare l’uomo, a capirlo? Come detto il pragmatismo in tutti i suoi aspetti, ad es. il burocratismo, lo scientismo, il moralismo, il lassismo, il fideismo o il terrenismo, etc. e dunque alla fine il rischio di una fede meno profondamente, equilibratamente, ma anche, ad es., fiduciosamente, generosamente, in profondo e aperto dialogo, vissuta, ecco tutto ciò può in varia misura rivelarsi talora più che dietro l’angolo.
Nei cuori di Maria e di Cristo, talora  forse variamente trafitti e/o incompresi e/o emarginati, etc., proprio da chi, sotto certi aspetti, per primo dovrebbe accoglierli, forse è in tutti i sensi la chiave, che forse ha già cominciato a sciogliere tanti nodi proprio perchè, tendenzialmente aiuta a comprendere di più e non di meno, a pensare -efficacemente- di più e vivendo, e non di meno…

Un possibile esempio di come il nostro cuore, cioè la nostra coscienza spirituale e psicofisica, può venire oggi frammentato, costretto, etc., lo si può individuare nello scientismo, ad es. nello psicologismo.Una persona (chiamiamola A) può avere vissuto un brevissimo momento anche molto difficile psicologicamente nella sua vita ad es. perché si è trovata per vari motivi ad entrare nel mondo del lavoro molto tardi, era insomma manchevole di esperienza in tante cose; in quel momento di malessere qualche psicologo ha espresso un suo parere (chissà altri cosa avrebbero detto); quella persona invece è praticamente subito ritornata sulla via di una più equilibrata crescita ed anzi col tempo è divenuta riferimento per molti (anche psicologi e psichiatri) per la sapienza, l’equilibrio, la capacità di comprendere le persone ed il loro personalissimo (ma anche comunitario, etc.) cammino di crescita spirituale e umana.
Un’altra persona, (chiamiamola B) invece vive una vita apparentemente lineare, molto efficiente, ma ad una coscienza (di una persona C) maturata in un profondo, equilibrato, cammino spirituale e umano non sfuggono domande, circa B, appunto su di un certo efficientismo, perfezionismo, variamente disincarnati.
Dunque, ad es., una persona (C) che sta maturando da lunghissimo tempo in una profonda, equilibrata, consapevolezza della coscienza spirituale e umana in Cristo può, pur lasciando spazio al mistero dell’essere umano, pur cercando di tenere conto degli aspetti validi delle scoperte psicologiche, intravedere, attraverso un’adeguata conoscenza personale, etc., che A ha superato il suo malessere, non dà segnali di altri squilibri e anzi appare, si conferma anche nel lungo periodo, in una profonda e solida maturazione spirituale e umana; di B invece C intravede una possibile minore solidità.
Una quarta persona D può invece sentirsi spaesata nel discernere: da un lato cerca di vivere il suo cammino spirituale dall’altro non sa tenere conto della scienza psicologica di qualche psicologo, senza farsene eccessivamente, erratamente, influenzare: D è stato abituato, dalla formazione ricevuta ad es., a delegare totalmente il suo discernimento ad altri in certi settori della vita, qui ad uno psicologo (magari variamente immaturo spiritualmente e umanamente, tra l’altro) e non è stato invece aiutato a crescere in una serena, equilibrata, maturazione della coscienza spirituale e psicofisica, ma in un cammino spirituale da un lato e dall’altro in una cultura in vario modo razionalista, variamente succube delle (pseudo talora, in varia misura) scoperte della scienza.Per questa persona D che vive un suo cammino spirituale delegando quasi totalmente ad altri tanti discernimenti, deresponsabilizzandosi, ritenendo variamente superfluo, dunque, tra l’altro, un profondo dialogo, ascolto, spirituale e umano, ecco per D alla persona A non si possono affidare tutte queste responsabilità mentre l’efficiente B lo vede magari sulla via dell’episcopato.Ma A si è dimostrato e si dimostrerà solido ed equilibrato per tutto il resto della vita (anche se è sempre meglio intuire che l’uomo può ancora scoprirsi debole) mentre B magari avrà un crollo che richiederà perlomeno un rinnovato, più incarnato, assestamento spirituale e umano.
Una certa scissione, in D, tra la vita spirituale ed il resto della propria umanità può non aiutare una più profonda, piena, vigile (dunque anche innovativa, tendenzialmente sempre più divina e umana, in Cristo e nella Chiesa), etc., maturazione della coscienza spirituale e umana in Cristo, uno sguardo alla luce della fede che rende sempre più consapevole spiritualmente-umanamente l’uomo in tante cose (anche nella fede stessa, mentre un certo razionalismo può confondere ed ostacolare anche un più pieno abbandono appunto alla luce della fede che illumina la coscienza), una più profonda attenzione integrale, spirituale e umana, verso il prossimo, etc..
Il razionalismo è penetrato così profondamente, talora, anche nel cattolicesimo che anche chi (chiamiamolo E) fa più riferimento, in ogni cosa, ad una vita in Cristo, può su questa via magari riscoprire, nel dono dello Spirito, la coscienza ma magari ancora collegandola prevalentemente con la razionalità (o comunque troppo lasciandosi influenzare da questa cultura) e non con tutta l’umanità dell’uomo, ripetendo, sia pure in misura minore rispetto a D, gli errori di D stesso (lo Spirito di Cristo, dunque, in casi come questo di E, può illuminare una coscienza collegata in qualche modo prevalentemente con una astratta ragione e non, in modo sempre più armonico, la coscienza integrale, spirituale e psicofisica, aprendo sempre nuovi orizzonti spirituali e umani, tra l’altro meno astratti).In E però una certa maggiore apertura alla luce della fede nella coscienza può forse, talora, più facilmente predisporre alla scoperta di un discernimento tendenzialmente sempre più divino e umano in Cristo, alla scoperta sempre rinnovata di Dio e dell’uomo in Cristo, schiudendo, come detto, sempre più nuovi orizzonti di luce, di vita, di amore, di comprensione, in ogni ambito.
E’ inoltre evidente che, trattando di questo discernimento, ne parlo con riferimento a persone che vivono da lungo tempo, profondamente, nella fede: saranno, sotto certi aspetti, queste a diffondere in modo semplice, nella vita concreta, nella comunione nella e con la Chiesa, un discernimento tendenzialmente sereno ed impegnato, sempre più divino e umano, un amore di Dio sempre più meraviglioso.Per altri, in varia misura concomitanti, aspetti può essere, ad es., in un certo senso, la storia stessa in Cristo, Dio volendo appunto, a condurre gradualmente la Chiesa tutta verso tale discernimento, tale spiritualità-cultura, tendenzialmente sempre più divina e umana.Dunque, forse, se vogliamo che si affretti il trionfo del cuore di Cristo, di Maria, è bene che i cuori sinceri vigilino molto attentamente, sempre più spogliati di sé, solerti nel cercare, nell’accogliere, etc., Cristo, comunque, dovunque, si manifesti, anche al di là, talora, ad es., di certe talora schematiche regole, prudenze, etc..
Si può dunque concretamente osservare che la coscienza in Cristo, che il cuore di Cristo, che la Parola, l’eucaristia, conducono sempre più l’uomo verso l’amore di Dio e la sua propria piena e libera umanità (anche culturalmente) liberandolo ad es. dagli schematismi: la Parola e l’eucaristia, Cristo vivente, sofferente per amore, conduce sempre più nel mistero; da solo, non aperto allo Spirito, l’uomo si può, ad es., impantanare nello schema.

Un altro piccolo segno di una certa tendenza, che si va diffondendo negli ultimi decenni, ad un graduale ridimensionamento-superamento del razionalismo lo si può forse, ad es., riscontrare nel possibile minore uso del termine “speculativo”.Si può trattare, talora, di un termine che intende un ragionare a tavolino, variamente astratto, e meno un meditare all’interno di una vista sempre più vissuta (tendenzialmente sempre più in Cristo).Vi è una tendenza verso il concreto centrarsi sulla vera vita, su Cristo, su di una maturazione vissuta della coscienza, che apre a sempre nuove, divine e umane, scoperte, tendenza che può divenire, nel dono dello Spirito, sempre più consapevole, approfondita anche negli adeguati riferimenti, collegamenti, sempre più consapevole di essere la via della luce per ogni cosa, perfino la matematica.Anche la matematica si può arricchire, vitalizzare, in questo cammino, anche in questo campo (sempre in rinnovato assestamento, collegamento, etc., con il tutto) il riflettere può trovare nuove aperture, nuovi riferimenti.

Alcuni spunti sul bellissimo articolo di p Perrella sull’osserv rom del 5 agosto 2011.

Mi pare che dica che Maria è presente, operante, può essere per ciascuno di noi vivamente risplendente, ci guida, ci precede, intercede, etc. (lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni!).

Mi pare che dica che il superamento della scissione tra il bios ed un’astratta ragione sta nella riscoperta della coscienza, del cuore, che accoglie la luce e intuisce e medita in una vita nello Spirito: la parola ratio mi pare forse più profonda di ragione (così come quest’ultima spesso è intesa) perchè forse appunto si  riferisce ad una fondamentalmente corretta meditazione-riflessione del cuore in una vita nello Spirito.Nella luce accolta dalla coscienza, oltre all’intuizione, alla meditazione, anche matura una coscienza sempre più consapevole di Dio, dell’uomo, etc..

Come ho osservato tante volte l’uso del termine ragione spessissimo mi convince poco: io non parlerei di cuore e di sana ragione, ma ad es, di una sempre più profonda, integrale, pur sempre nel mistero, consapevolezza del cuore, di una sempre più profonda, equilibrata, intelligenza (spirituale  e umana), pur nel mistero, di tante cose.Un filo di razionalismo forse è ancora percepibile: il razionalismo è, mi pare, una grave fonte di DISASTRI, prima di tutto dell’ubris (anche inconsapevole) dell’uomo, poi, ad es., di una variamente sterile, spenta, astrattezza: anche Maria può perdere, nel razionalista, qualcosa del suo essere viva, anche se poi lei può andare ben al di là di ciò.

Anche facendo già riferimento alla maturazione della coscienza in Cristo non bisogna dare nulla per scontato, risaputo nella vita concreta, etc.: è importante cercare, nel dono dello Spirito, nel dialogo, etc., sempre più gli autentici riferimenti spirituali e umani  (ad es lo Spirito di Cristo, la coscienza spirituale e psicofisica) ed il loro autentico collegarsi (ad es. il “reciproco” rivelarsi in Cristo dello Spirito e dell’umanità, il dono di una spiritualità-cultura sempre più divina e umana, dunque, ad es., il sempre più armonico manifestarsi dei vari campi del conoscere e del vivere).Il dare per scontato tutto ciò può rendere in varia misura più labile, confusa, distratta, la maturazione complessiva; più soggetta alle influenze ad es. di certa cultura e meno attenta agli aspetti positivi anche di essa; meno approfondita e distinta appunto nella maturazione della consapevolezza della coscienza spirituale e umana integrale, nell’intelligenza delle cose.Il campo delle impostazioni profonde è spesso ancora dato in varia misura per scontato, mentre vi è, nel dono dello Spirito, molto da scoprire (tante mie scoperte anche dottrinali vengono in vario modo anche da qui, da questa sempre più profonda, equilibrata, chiarezza, vissuta, di riferimenti, di collegamenti).

Comunque questo di p Perrella mi pare un articolo foriero di grande speranza: basta essere, per dono di Dio, sempre assetati di luce, di nuove scoperte, di dialogo, etc.: della sempre nuova, anche spiazzante talora, venuta di Cristo.

Un articolo da conservare
L’urgenza di una nuova sintesi di pensiero

Quando la teologia lancia la sua sfida

di Enrico dal Covolo

Di solito, con gli studenti mi limito a evocare l’immagine del treppiede. La sacra doctrina è come un tavolino che per stare in piedi ha bisogno almeno di tre gambe (che possono diventare quattro, a seconda di come si vedono le cose): la prima è la rivelazione biblica, la seconda la tradizione, la terza il magistero della Chiesa, alla quale rimane intimamente connessa l’eventuale quarta gamba, cioè le sollecitazioni culturali, filosofiche e morali che vengono dal presente.
Gli studi degli ultimi quarant’anni che si occupano dello statuto della teologia, fanno riferimento più o meno esplicito al numero 16 del decreto Optatam totius del Vaticano II, là dove i Padri conciliari auspicavano che le discipline teologiche fossero «rinnovate per mezzo di un contatto più vivo col mistero di Cristo e con la storia della salvezza». Da qui ho ricavato l’immagine del treppiede: in questo denso paragrafo è delineato un approccio scientifico al dato di fede articolato in tre momenti distinti, ma ermeneuticamente complementari. Possiamo riepilogarli così: c’è anzitutto il momento fondante della Scrittura, universae theologiae veluti anima. C’è poi quello normante della tradizione ecclesiale, che comprende sia il contributo privilegiato della patristica orientale e occidentale, sia i pronunciamenti conciliari e magisteriali, nonché le elaborazioni teologiche particolarmente esemplari. C’è, infine, il momento sistematico dell’organizzazione e della sistemazione del dato di fede, da comunicare in modo sempre più appropriato nel momento presente. I primi due momenti rappresentano l’auditus fidei, che include il vaglio del dato biblico e quello della tradizione ecclesiale. Il terzo rappresenta invece l’intellectus fidei, cioè la riflessione sapienziale e l’organizzazione sistematica degli elementi essenziali del dato rivelato, come riannuncio sempre attualizzato della fede.
Ho letto la nuova edizione delle Memorie e digressioni di Giacomo Biffi. L’ormai più che ottuagenario cardinale teologo si chiede cosa sia la teologia e subito risponde: «È, come dice il nome, scientia Dei, nel senso che il suo oggetto proprio è Dio in quanto si è rivelato ed è principio e fine della comunicazione della sua vita; e nel senso che essa è una certa partecipazione al conoscere divino: quaedam impressio divinae scientiae (Summa Theologiae, i, q.1, a.3, ad 2um). Poi è scientia Christi, dal momento che ogni effusione ad extra della vita trinitaria e ogni rivelazione avviene per mezzo di Cristo, e dal momento che “piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza” (Colossesi, 1, 19). Anzi, la comprensione che Gesù ha del disegno salvifico e della realtà intera (da noi partecipata nell’atto di fede) è il principio soggettivo del teologare: egli è il primo, il massimo e l’unico vero ed esauriente teologo, al quale il cultore della sacra doctrina cerca di assimilarsi (per quel che gli riesce). Infine è scientia Ecclesiae». In definitiva, «la teologia è autocoscienza del Christus totus, che va crescendo sotto l’influsso dello Spirito Santo e mediante il lavoro di indagine, di penetrazione, di contemplazione ammirata da parte dei credenti che pensano».
Di recente, durante la consegna dei riconoscimenti ai vincitori della prima edizione del Premio Ratzinger, Benedetto XVI ha ripreso i termini della questione. Il Papa si chiedeva che cosa fosse veramente la teologia, poiché, «se è scienza della fede (…), sorge subito la domanda: è davvero possibile questo? O non è in sé una contraddizione? Scienza non è forse il contrario di fede? Non cessa la fede di essere fede, quando diventa scienza? E non cessa la scienza di essere scienza, quando è ordinata o subordinata alla fede?». La domanda sulla teologia come scienza rimane dunque attuale: «Tali questioni — riconosce il Papa — che già per la teologia medievale rappresentavano un serio problema, con il moderno concetto di scienza sono diventate ancora più impellenti, a prima vista addirittura senza soluzione».
Al di là delle argomentazioni successive che il Papa sviluppa, a noi interessa soprattutto la conclusione del discorso: «Sono ben consapevole che con tutto ciò non è stata data una risposta alla questione circa la possibilità e il compito della retta teologia, ma è soltanto stata messa in luce la grandezza della sfida insita nella natura della teologia. Tuttavia è proprio di questa sfida che l’uomo ha bisogno, perché essa ci spinge ad aprire la nostra ragione interrogandoci circa la verità stessa, circa il volto di Dio».
In effetti, dalle sue peculiari (e per certi aspetti paradossali) caratteristiche epistemologiche la teologia ricava la propria forza di provocazione e di sfida nei confronti delle altre scienze, che appaiono oggi sempre più specializzate per metodo e contenuti, quanto più frammentate nell’universo del sapere. Il fatto che la teologia non proceda iuxta principia propria, ma dalla Parola rivelata, la spinge (con motivazioni e risorse che non appartengono alle «scienze altre») verso quella mèta ultima e complessiva di verità, a cui anela.
Certo, a questa stessa mèta concorrono in vario modo tutte le scienze, nella misura in cui esse sono (come dovrebbero essere) ministrae veritatis. Ma la teologia — se è vera teologia, cioè fedele alla sua epistemologia autentica — possiede un’istanza veritativa ulteriore, trasversale alle altre scienze, e ultimativa nel suo traguardo proprio.
Questo appare evidente, quando si considera che l’oggetto onnicomprensivo della teologia non è una serie di enunciati o di «noumeni» astratti, bensì la Res. La teologia, infatti, è ben consapevole che la Cosa a cui puntare è la partecipazione di grazia alla conoscenza che il Figlio incarnato, crocifisso e risorto, ha del Padre, nella comunione dello Spirito Santo. «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra — prorompe Gesù nel suo Magnificat — perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio, e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Matteo, 11, 25-27).
Nella tradizione della Chiesa, la teologia, quale fides quaerens intellectum, pur nella pluralità delle sue espressioni storiche, si configura come quell’esercizio dell’intelligenza che nasce dall’esperienza della fede, di essa si nutre e all’accrescimento di essa è destinato. «Ho desiderato di vedere con l’intelligenza ciò che ho creduto per fede», afferma Agostino a proposito del mistero centrale della Rivelazione, la Santissima Trinità (La Trinità, 15, 28, 51).
La visione, a cui anela il desiderio che mette in moto l’intelligenza del mistero rivelato, è una penetrazione sempre più piena e una partecipazione sempre più viva a quella Verità, che è Cristo stesso (cfr. Giovanni, 14, 6). La fede vi aderisce intimamente, nella certa speranza del suo compimento inesauribile nel Regno dei cieli. Da questa intima natura della teologia deriva la forma peculiare della sua scientificità. La teologia, infatti, è scientia nel senso che è misurata rigorosamente, nella sua intenzionalità e nel suo esercizio, dall’Oggetto che le è offerto dalla Rivelazione: Dio in Cristo.
In Piccola guida per i cristiani, von Balthasar scriveva: «Non c’è scienza che possa dirsi libera nei confronti del proprio oggetto; solo grazie all’oggetto essa è una disciplina ben determinata, che si affianca a pieno diritto alle altre. Una disciplina è anzi scientifica solo se il suo metodo d’indagine corrisponde alla particolare natura dell’oggetto. Oggetto della teologia in quanto scienza è la fede cristiana, con tutte le particolarità che ineriscono alla sua natura».
Conviene riprendere a questo punto la celebre massima di san Tommaso: la teologia è scientia «in quanto procede da principi noti con il lume di una scienza superiore, che è la scienza di Dio e dei beati» (i, q.1, a.2). In tal modo, egli collega organicamente il procedimento argomentativo della teologia scolastica, in quanto scientia, con la prospettiva neotestamentaria e patristica che vede nella fede e nella conoscenza (che da essa procede), la partecipazione di grazia alla conoscenza del Padre: ne gode anzitutto, per natura, il Verbo incarnato, ed essa si compie per gli uomini nella visio beatifica dei santi. In definitiva, la teologia è scientia solo in quanto sviluppo della scientia Dei, cioè della conoscenza (non si dimentichi il senso biblico e in definitiva mistico del verbo conoscere) che Dio ha di sé, e che ha ritenuto partecipare a noi.
Scriveva nel 1988 il cardinale Ratzinger: «La teologia non vede né prova la sua ragione ultima. È come sospesa alla “scienza dei santi”, alla loro visione, che è il punto di riferimento del pensiero teologico e ne garantisce la legittimità (…) Senza il realismo dei santi, senza il loro contatto con la realtà in questione, la teologia diventa un gioco intellettuale vuoto e perde pure il suo carattere scientifico». Dentro a queste prospettive epistemologiche (e solo quando esse sono realmente salvate) la teologia conserva il suo valore di sfida di fronte alle «scienze altre», per il credente e per il non credente.
È illuminante, a questo riguardo, un’altra riflessione di Joseph Ratzinger, all’epoca docente di Teologia dogmatica nell’università di Tubinga, quando — all’indomani del Vaticano II — l’Europa era percorsa dai venti scomposti della contestazione, che sembravano scuotere le fondamenta stesse della verità.
«La forma in cui l’uomo è tenuto ad affrontare la verità dell’essere» scriveva nel 1968 in Introduzione al cristianesimo, un libro oggi più che mai attuale; la forma, dunque, «non è la scienza, bensì la comprensione, il comprendere il senso della realtà (…) Penso sia precisamente questo l’esatto significato dell’idea che ci facciamo del comprendere: che noi impariamo ad afferrare il terreno su cui ci siamo posti, intendendolo come senso della realtà e della verità».
Ebbene, «la scienza che si propone di rendere funzionale il mondo — concludeva Ratzinger — come ci viene oggi pomposamente comunicata dal pensiero tecnico-scientifico, non accorda ancora alcuna vera comprensione del mondo e dell’essere. La teologia, pertanto, intesa come discorso comprensivo, logico (= rationale, intellettivo-razionale) vertente su Dio, sarà sempre un compito originario e precipuo della fede cristiana. Sì, perché il comprendere scaturisce solo dalla fede». In maniera coerente, la teologia – precisamente in quanto fides quaerens intellectum — si propone come «il luogo» della sintesi veritativa tra le scienze umane e la «scienza di Dio», a fronte della frammentarietà dei saperi.
Ecco, in ultima analisi, la grande sfida della teologia dinanzi alle «scienze altre»: coordinare, in maniera plausibile, ragione e fede.
Da parte sua, Benedetto XVI non cessa di introdurre nella riflessione ecclesiale e nel dibattito scientifico stimoli efficaci per rinnovare in questa stessa direzione la teologia e il suo insegnamento, e in definitiva per favorire quella sintesi, di cui stiamo parlando. In particolare, dovremmo rileggere alcuni suoi interventi che orientano il dialogo fra teologia e cultura contemporanea, come per esempio la celebre lezione di Ratisbona del 2006; il discorso al Collège des Bernardins del 2008; il discorso non pronunciato per l’università della Sapienza; la commemorazione, indirizzata alla Pontificia Università Lateranense, nel decimo anniversario di Fides et ratio; fino alla serie importante di discorsi pronunciati in occasione della beatificazione del cardinale Newman.
Ma non possiamo certo dimenticare le tre encicliche del Pontificato; il disegno sistematico e unitario delle catechesi del mercoledì; o opere fondamentali come il primo e il secondo volume del Gesù di Nazaret. È una messe abbondante, di cui la teologia deve far tesoro, se vuol essere «teologia autentica nell’oggi della Chiesa»: cioè capace di confrontarsi con le sfide del momento presente, a partire dalla Bibbia, dalla tradizione e dal magistero della Chiesa.
In varie occasioni ho illustrato alcuni capitoli fondamentali di questo urgente «rinnovamento teologico» proposto dal Papa: l’allargamento della ragione alle dimensioni della fede e dell’amore; il realismo della fede; l’urgenza di una nuova sintesi di pensiero, di fronte alle devastanti divaricazioni tra religione e ragione; tra teologia, filosofia e altri saperi; tra teologia razionale e dimensione contemplativa; tra esegesi cosiddetta accademica e lectio divina. Un simile rinnovamento, ne sono certo, renderà sempre più propositiva e feconda la sfida della teologia nei confronti delle altre scienze.

Ecco alcune possibili scoperte anche circa una scienza intesa e vista in modo rinnovato.
La sacramentalità-trinitarietà della conoscenza comporta, tra l’altro, l’attenzione alle vie spirituali, umane, materiali, della conoscenza, della comunicazione (e ciò può contribuire a rilevare una possibile trinitarietà anche nella creazione, ad es., sole luce vista, così Einstein scoprì la teoria della relatività): il teorema di Godel è, anche meno chiaramente (perché non parla delle vie comunicative) sulla stessa linea di questa interpretazione della conoscenza: nella sua dimostrazione un dato necessario, si viene a scoprire, resta esterno al sistema logico.Invece il platonismo indirizzava verso il programma di Hilbert (la definizione formale di una logica autoesplicantesi, solipsista): dopo Godel alcuni platonici sono divenuti aristotelici (finendo così dall’altro lato del pendolo), ma questa filosofia non li ha aiutati a vedere con maggiore chiarezza tutte le implicanze delle scoperte godeliane.Come visto dunque l’orientamento filosofico non è un inutile orpello, non per niente il programma di Hilbert, ad es., ha impegnato a lungo molti studiosi.La proposta sacramentale-trinitaria, ben delineata, indirizza verso una pienezza spirituale e umana di vita in Cristo, come riferimento divino e umano per la conoscenza: si cerca nella vita in Cristo, Dio e uomo, nel suo dono, la pienezza della conoscenza spirituale, umana (anche “materiale”).Si può dunque, ad es., pragmaticamente pensare che la scienza viene guidata dalla materialità (Aristotele) dei problemi che affronta verso concrete scoperte, senza comprendere più chiaramente le influenze delle filosofie (Platone) di riferimento, ad es., tra l’altro, il loro possibile essere riduttive, schematiche, etc..
La logica prevede che una dato problema trova la sua spiegazione al livello superiore ad es. se Socrate ateniese dice che tutti gli ateniesi sono bugiardi il problema si risolve passando dal gioco formale alla realtà (nella quale potrebbe anche accadere che per una volta Socrate abbia detto la verità o anche, speriamo, che si sia sbagliato, o che abbia parlato usando scherzosi paradossi).Questa ricerca di spiegazioni al livello superiore può tendere a rendere anche più logico il pensare ad un Dio creatore piuttosto che ad un universo che sia sempre esistito per causa sua, la domanda sarebbe: l’universo chi lo ha creato? Non vi è una causa superiore, la logica sembra interrompersi.Qui interviene una riflessione forse interessante, ci si potrebbe chiedere: e Dio chi lo ha creato? Certo Dio è una causa che può apparire superiore alla materia però possiamo forse osservare che un Dio trinitario non spezza quello che, almeno allo stato attuale, ci può apparire il filo della logica: in Dio il livello superiore è in sé stesso, nella sua trinitarietà.Approfondendo ancora questa possibile riflessione si può osservare che un Dio “bino” sarebbe potuto apparire, almeno alla nostra attuale comprensione della logica, non come una risposta semanticamente ad un livello superiore ma come la presenza di due persone contrapposte, che lasciano intatto il problema: può sembrare proprio lo Spirito Santo, la comunione trinitaria, la risposta anche logicamente adeguata.In effetti la storia della cultura, della filosofia, può in non pochi casi forse aver oscillato tra il soggetto e l’oggetto, tra la teoria e la pratica, tra lo spirito e la ragione, tra, in qualche modo, Platone e Aristotele, e questo in varia misura anche nella Chiesa cattolica: la sacramentalità-trinitarietà (in Cristo, dunque nel suo cuore divino e umano) della vita e della conoscenza sembra (anche, ad es., per i possibili benefici vitali concreti sperimentati e per le tante scoperte già avvenute in tutti i campi) poter orientare verso più approfonditi, equilibrati, aperti, sviluppi: infatti lo spirito umano, non è più, tendenzialmente, visto in modo variamente disincarnato (Platone), giustapponendolo, in qualche modo, ad una ragione tecnicista (Aristotele), ma è tutto l’uomo (la coscienza spirituale e psicofisica, il cuore) a venire sempre più armonicamente illuminato dallo Spirito di Cristo: una conoscenza spirituale e umana che viene dunque donata sempre più nella storia, tendenzialmente non più, dunque, ad es., spiritualismo disincarnato e astrattismo, riduttivismo, funzionalismo, etc., razionalistico.
I due paragrafi precedenti possono forse contribuire alla più chiara comprensione di un problema forse ancora oggi non poco diffuso.Anche quando si parla di fede e ragione si tende a lasciare a Dio la fede e la ragione all’uomo.Ma la scienza stessa sempre più può scoprire che una ragione astratta non esiste e che la logica stessa è un mistero: in realtà il cristiano può scoprire che ogni aspetto del conoscere ce lo può tendenzialmente rivelare sempre più (anche aiutandoci a reimpostare le conoscenze, gli stessi termini di fondo del nostro conoscere come, appunto, quello di “ragione”) solo Cristo.
Ho osservato altrove che l’arte, l’architettura, ad es., sembra esprimere quasi inconsapevolmente la frammentarietà, la riduttività, etc., di certe impostazioni spirituali e umane.Le chiese romaniche e gotiche colpiscono molti forse anche perché sono il frutto di mille anni di fede di vastissime popolazioni.Tutto era in qualche modo vissuto nella fede.Oggi viviamo, talora, in una spiritualità-cultura frammentata, riduttiva, razionalista: come può non risentirne, talora, la attuale architettura circa, ad es., appunto, le chiese?
Inoltre, appunto, la frammentazione, il razionalismo, etc., possono aiutare di meno ad intuire che le grandi opere dell’arte sono, in varia misura, frutto non di un singolo ma, in qualche modo, in Cristo (magari implicitamente e quando sono sincere, autentiche) di popoli interi, di generazione in generazione: la maturità artistica, culturale, non nasce comunque dal nulla.Vi possono essere le epoche di crisi, di passaggi nella maturazione: il gotico ad es., con il suo slanciarsi verso l’alto, può forse anche indicare un estremo affidarsi a Dio nel montare delle problematiche emergenti, una spiritualità dunque che necessitava di assestamenti, senza perdere il riferimento centrale in Cristo, anzi crescendo sempre più in lui.
Una spiritualità cultura sempre più profondamente centrata intorno ad un nucleo spirituale e umano positivo (tendenzialmente, sempre più in Cristo) può tendere in mille modi ad unire le persone…

Ho trattato, anche nei paragrafi precedenti, dell’oscillare di tanta cultura ad es. tra la teoria e la pratica, tra il soggetto e l’oggetto.Qui vorrei ancora più chiaramente sottolineare che la misteriosa realtà dello Spirito, della Trinità in Cristo Dio e uomo che, come già ho osservato, svela il motivo di questi squilibri e orienta sempre più verso le autentiche soluzioni, ecco questa realtà fa si che la conoscenza non sia considerata solo come rivolgentesi all’oggetto ma anche, e in uno scambio reciproco, al soggetto altro, e al Soggetto “altro” (il Padre), per la intima via, del Soggetto (lo Spirito) e nel Soggetto (il Figlio).Si apre sempre più profondamente la via ad una vita, ad una conoscenza nella quale nel profondo ogni aspetto è Persona, amore consapevole e non semplice mezzo (il cuore non si apre per vie solo tecniche ma prima di tutto all’Amore): ad es. lo Spirito è anche comunicazione.

Circa la questione del diritto naturale ho osservato, ad es., che non esiste, mi pare, una realtà naturale nel senso di solo terrena dell’uomo alla quale si venga poi a sovrapporre una vita nello Spirito: neanche il Padre può vivere, può respirare, fuori dell’Amore.Il concepire il contrario può in vario modo orientare all’ateismo e anche al nihilismo.Inoltre l’immaginare un’astratta ragione che coglie infallibilmente e sempre le norme dei fondamentali diritti umani può rivelarsi oltre che non vero anche variamente pericoloso: ad es. non si comprende il reale vissuto degli uomini, ci si può in varia misura deresponsabilizzare, si fa riferimento ad una via di comprensione oltre che non vera anche basata sulla pseudo forza, razionalità, umana, dunque variamente distorcente in senso profondo…
In realtà solo la maturazione spirituale e umana (anche implicitamente) in Cristo orienta in modo tendenzialmente pieno a scoprire appunto sempre più anche i diritti fondamentali dell’uomo.Una scoperta dunque sempre più piena dell’umanità dell’uomo e dunque una conoscenza sempre più profonda.Entrare nella sempre più profonda comprensione del cammino, della crescita, spirituale, umana, culturale, in Cristo, delle persone, dei popoli, etc. significa anche, dunque poter comprendere tendenzialmente in modo sempre più approfondito, spiritualmente, umanamente, le situazioni e poter cercare le possibili vie di soluzione tendenzialmente sempre più adeguate.Può, ad es., cessare sempre più l’astrattezza, talora, dei proclami ed il tecnicismo, il pragmatismo, sempre talora, delle soluzioni, si entra in uno sguardo sempre più profondo, spirituale, umano, culturale, etc., si entra, ad es., in una sempre più profonda attenzione al “chi” nella ricerca delle concrete soluzioni, ci si affida, prima di tutto, sempre più profondamente, integralmente, a Dio.

Ecco un abbozzo di domande sulla conoscenza spirituale e umana.La nostra coscienza spirituale e psicofisica percepisce dentro di sè, nella misura del dono ricevuto, la luce dello Spirito di Cristo, la presenza di Dio (che viene in noi tutto intero: attenzione a non cosificare tutto, anche la grazia) ed in Dio può maturare spiritualmente e umanamente: dunque è un contatto reale, nel quale forse percepiamo qualcosa anche del come percepiscono sé stesse, il proprio io, le persone trinitarie.Come poi vedremo Dio in paradiso è un mistero, forse, tra l’altro lo vedremo sempre più pienamente.
Degli altri uomini, ad es., la nostra coscienza spirituale e psicofisica percepisce, di volta in volta, l’esistenza concreta (tranne, ad es., il caso di esseri solo spirituali apparsi in forma umana; ma anche in questo caso, in un certo senso, vi sono comunque stimoli precisi che vengono dall’esterno), le caratteristiche corporee e percepisce, di volta in volta, pur nel mistero dell’uomo, segnali concreti, spirituali e umani, ad es. della maturità delle persone umane con le quali entra in contatto (qui per brevità intendo dal vivo).Forse possiamo, in qualche misura (cioè con limiti), conoscere, nello Spirito e nell’umanità, ad es. il preciso, spirituale e umano, percepire sé stesso dell’altro essere umano, di certo non possiamo conoscere dell’altro, ad es., se ha peccato o no davanti a Dio, anche se vediamo l’operare di questa data persona.
La coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo percepisce la realtà della natura intorno a sé (anche qui va considerato, ad es., il caso di interventi “soprannaturali”) e sempre più, tendenzialmente, ne può intuire la sacramentalità, cioè l’essere concretamente segno di una realtà superiore che l’ha creata (e continuamente la crea, la tiene in essere).Anche questa intuizione della sacramentalità può venire sempre approfondita nel corso della vita umana.

Ipotizzo che Maria abbia parlato di trionfo del suo cuore immacolato non intendendo solo la purezza del suo cuore ma, in qualche modo, forse indicandoci anche un riferimento spirituale e umano concreto: il cuore in senso ebraico, cioè possiamo forse dire, la coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo illuminata dallo Spirito di Cristo, un spiritualità cultura tendenzialmente sempre più divina e umana, etc..”Maria da parte sua custodiva tutte queste parole-fatti mettendole insieme nel suo cuore” (Lc 2, 19).Si può forse tradurre più che con mettendole con gettandole e forse anche con gettandole (quasi) alla rinfusa.E’ la Parola che fa in lei la sintesi con gli avvenimenti, è Parola che si rivela gradualmente nella vita vissuta fedelmente in Dio.Forse Maria vuole, tra l’altro, orientarci verso il superamento di questo riferimento ad un’astratta ragione, fonte, come più volte ho osservato di tante distorsioni (in vario modo anche subliminali, in qualche misura inconsapevoli, ma non raramente molto forti) nella vita dell’uomo.Ma, a quanto pare, anche in alcune persone più vicine ad un profondo rinnovamento spirituale e umano della vita-cultura una certa misura di razionalismo è dura ad estinguersi.
Mi viene, sotto certi aspetti, da pensare a quanti decenni di dolore sono dovuti trascorrere prima che la Chiesa decidesse di ascoltare i suggerimenti di Fatima affidando la Russia al cuore di Maria.Qui non si può forse trattare, in qualche modo, di cercare, nello Spirito, di riferire la spiritualità cultura al cuore di Maria? Mi viene anche da pensare a quale Chiesa ancora in parte (anche se ultimamente comunque molto di meno) burocratica ci troviamo a vivere se, dopo tanti anni tra l’altro di “apparizioni”, etc., suffragate tra l’altro, solo per porgere un es., dalla scoperta di incredibili e tanto invocate soluzioni di secolari problemi ecumenici, ecco dopo tanti anni di queste esperienze un sacerdote della sua diocesi non riesce a parlare a fondo con il papa.A questo proposito vorrei tra l’altro osservare che in questo incontro mondiale dei giovani a Madrid (agosto 2011) Benedetto XVI ha stimolato i giovani ad essere saggi e prudenti ma sono contento che abbia detto invece, tempo addietro, ai vescovi di non essere succubi della prudenza terrena che ben poco ha a che vedere con quella che viene dallo Spirito di Cristo pur essendo forse, la prudenza terrena, non poco diffusa proprio tra i vescovi.

Il cerebralismo di certe definizioni “ontologiche” può forse venire considerato come una delle cause che rendono più difficile agli spiritualisti il comprendere che però alcuni riferimenti collegamenti vitali vanno cercati e con grande attenzione.Vi può essere in tutto un sempre più profondo, equilibrato, centrarsi in Cristo, Dio e uomo, cogliendo, appunto nello Spirito di Cristo, gli aspetti positivi dei vari orientamenti, liberati dagli eccessi, etc..

Domande (scritte al volo, incomplete, da valutare meglio, etc.) su alcuni punti scottanti nella vita della Chiesa.
Sono riflessioni con valore di domanda anche perché, tra l’altro, rimetto tutto al magistero della Chiesa.Le trascrivo per mostrare possibili conseguenze delle vissute impostazioni spirituali e umane proposte in queste pagine.

Il sacerdozio non è, teologicamente, solo per i celibi.E’ importante che il sacerdote celibe sia profondamente consapevole della bellezza, della ricchezza, della santità, spirituali e umane, del matrimonio cristiano.Il sacerdote che non è mai stato con una ragazza, prima del seminario e dell’ordinazione evidentemente, può comprendere di meno tante cose della vita della coppia, anche se è vero che queste cose si potrebbero intuire nello Spirito di Cristo, nella vita parrocchiale, ad es., attraverso le coppie, appunto, sposate, etc..La vita di coppia può rivelarsi fonte di molti doni, ad es. di una molto profonda maturazione spirituale e umana perché la persona viene in contatto molto stretto, intimo, col partner vedendo comunque messe a verifica tante impostazioni personali, etc..
In questo quadro appena accennato (vi sarebbero molte problematiche da esplicitare), pensando almeno all’Italia, sono a favore del sacerdozio per i soli celibi.Mi pare più importante la testimonianza di poter essere pienamente felici stando solo con Dio, la possibilità, anche, di dedicarsi in modo tendenzialmente, almeno, equanime ad ogni persona, a tempo pieno.Si può aggiungere, su questo piano, che si potrebbe forse rischiare di abbassare il livello spirituale, perché, ad es., la scelta del sacerdozio potrebbe apparire più abbordabile, favorendo il mescolarsi di motivazioni meno pure nella intrapresa, vissuta, di questa vocazione.Inoltre, sempre pensando all’Italia, almeno a quelle parti dell’Italia che conosco meglio, mi pare che i problemi, nella vita concreta, che possono conseguire alla suddetta estensione siano forse molti.
Per quanto riguarda altre nazioni non so come la penserei trovandomi a vivere concretamente in esse: non so, ad es., se potrei sperare che magari una famiglia cristiana possa talora più facilmente avvicinare le persone in certe situazioni di radicata miscredenza o se temerei che possa costituire un problema in più, tanto più in situazioni difficili, non so se sarebbe giusto in questo modo rendere forse più abbordabile il sacerdozio…sarebbero tante le riflessioni da valutare: tendenzialmente (e non solo, atteggiamento che per me è sempre prioritario, come accettazione per obbedienza alla Chiesa della sua direttiva) resto favorevole al celibato anche per le situazioni fuori dall’Italia, ma è necessario cercare di comprendere tante cose che non ora non conosco.Osservo comunque che, ad es., Cristo era celibe, che ha parlato di lasciare tutto per seguirlo, pure, tra l’altro, in un contesto religioso in cui era non di rado più ben vista la vita matrimoniale, la famiglia, etc..
Riguardo al problema del sacerdozio alle donne penso che Gesù non ha chiamato al sacerdozio nessuna donna, nemmeno sua Madre.Certi problemi mi pare siano spesso visti sotto la spinta, in varia misura inconsapevole, subliminale, di un più o meno latente razionalismo, che in varia misura viene talora alimentato anche nella Chiesa, nella quale sembra vi siano persone non pienamente consapevoli delle possibili conseguenze (anche nella mentalità diffusa che si può contribuire in qualche modo a creare) delle impostazioni spirituali e umane, culturali, da esse stesse, anche qui più o meno avvertitamente, vissute.Certo è necessario valorizzare sempre di più la donna, anche favorendo una sua sempre più profonda preparazione spirituale, umana, culturale: in questo senso una spiritualità cultura tendenzialmente sempre più “divina e umana” in Cristo può aiutare la sempre più profonda scoperta dell’umanità dell’uomo e di quella della donna, nelle diverse situazioni, etc..
Della questione dell’equilibrio in Cristo tra il primato e la collegialità ho trattato già nei miei scritti (vedere ad es. i par. 82-83 nella sintesi degli scritti), prima di tutto a livello teologico trinitario biblico, etc., in Cristo, Dio e uomo.Premetto che anche qui tratto di argomenti da me, sotto certi aspetti, poco conosciuti.Una Chiesa unita nel suo vicario mi può apparire sotto tanti punti di vista più libera dalle pressioni del mondo.Si tratta forse anche di valutare con equilibrio in Cristo che qui non è solo questione di rapporti tra vescovi ma anche tra diocesi.In tutte le problematiche riguardanti la comunione (come del resto in ogni cosa o quasi) un aspetto decisivo è quello di un sempre più profondo dialogo spirituale e umano (frutto, ed anche tra le fonti, di una spiritualità-cultura sempre più divina e umana): tanti problemi non trovano comunque piena soluzione nelle norme ma nella vita concreta, la burocrazia, gli apparati possono in varia misura ostacolare il dialogo.Questo mi pare, come dicevo, un problema fondamentale.Mi pongo anch’io domande sugli eventuali aspetti positivi e negativi di realtà come le conferenze episcopali: che valore teologico hanno? Non rischiano in qualche misura di divenire fonti di vita da apparato, anche a causa della forse dubbia, sotto certi possibili aspetti, consistenza teologica? Anche qui, parlando da totalmente profano della questione, intravedo domande su una possibile necessità di trovare un equilibrio in Cristo tra il vescovo, la sua diocesi, i vescovi, le diocesi del territorio, del paese, etc., e la Santa Sede.Un problema evidentemente primario è la scelta dei vescovi, delle persone.Prima di tutto è importante maturare le scelte in un, per grazia (cioè se Dio vuole), sempre più profondo, equilibrato, cammino di crescita spirituale e umana in Cristo: vivere, vedere, scoprire, ogni cosa in Cristo, nella fede, nella sempre più profonda, vissuta, ricerca dei criteri della fede, vegliando sulle possibili distrazioni, etc., da ciò.
Circa il problema dell’aborto prima di tutto osservo questo: qui si tratta della vita di una persona, mentre su altri punti può talora essere addirittura controproducente dire una parola sia pure in sé vera su questo punto, anche se il discernimento non può mai essere meccanico, perlomeno nella grande maggioranza dei casi è necessario, con delicatezza, comprensione, amore, dire appunto che si tratta della vita di una persona.Forse la legge dovrebbe toccare prima di tutto questo punto.Una volta chiarita questa realtà si potrebbe valutare come affrontare i problemi concreti che circa questa problematica si possono presentare.Forse bisognerebbe valutare con equilibrio gli eventuali aspetti penali, le eventuali sanzioni, etc..Non so con quanta chiarezza si siano talora valutati i diversi piani di questa problematica.Sul punto se l’embrione sia persona sin dal concepimento mi pare non dovrebbero esservi dubbi perché la persona umana è spirito e corpo (e, tra l’altro, vive, fin dal suo concepimento, nello Spirito di Cristo).
Sull’eutanasia, sul testamento biologico, evidentemente bisogna evitare l’accanimento terapeutico ma stare bene attenti a non passare dall’altra parte: il non fare di tutto per salvaguardare una vita umana.Queste problematiche fanno emergere la necessità di una rinnovata spiritualità-cultura: mi riferisco ancora, ad es., ai deleteri effetti subliminali del razionalismo, accolto, in parte almeno, anche in campo cattolico, anche, dunque, tra chi è a favore della vita.
Per il problema, per brevità diciamo così, della comunione ai divorziati risposati, ho diverse domande da porre.Posso esordire con questa: forse il boccone che ricevette Giuda da Gesù nell’ultima cena era il pane eucaristico (E forse Gesù ha detto a Giuda: “Quello che fai fallo al più presto” (GV 13, 27) perché la grazia non ancora del tutto rifutata potesse operare)? Certo Gesù nel suo amore può aver compiuto nel vangelo opere che ancora fatichiamo a comprendere.Forse Gesù ha donato la sua vita a Giuda prima che egli la prendesse con la forza, facendogli forse anche capire che lui voleva darsi con tutto sé stesso per amore di tutti.Il punto è che è l’amore di Dio che ci riapre le porte della vita: non rischiamo talora con qualche scelta ecclesiale di indurre l’uomo a pensare che prima deve divenire sotto certi aspetti perfetto da solo e poi potrà ricevere la comunione? Non è invece Cristo che ci aiuta nel nostro variamente fragile, contraddittorio, cammino? Se una persona anche colma di contraddizioni chiede l’aiuto di Cristo, lui le rifiuterebbe qualcosa? Certo le si donerebbe per delicatezza in modo variamente graduale, ma nell’eucaristia può forse farlo, al tempo stesso facendo percepire però tutta la sua vicinanza.Cristo non stava spesso a pranzo con i pubblicani e i peccatori? Certo è bene aiutare le persone a disporsi il più possibile con serietà a questo incontro, ma sapendo che l’amore, la misericordia, di Dio sono senza confini.Inoltre, una persona magari non ce la fa ancora a restare da sola dopo il divorzio ma magari crede nel bene e cerca di viverlo in tante cose, un’altra non ha questo problema del divorzio ma, ad es., ha 2000 miliardi che tiene solo per sé.Ha un senso che io possa assolvere questa e non l’altra? Ha un senso ritenere me stesso in condizione di poter ricevere l’eucaristia e qualcun altro che la desidera con cuore variamente debole (ma: e io?), ma in fondo sincero non possa invece farlo?
Un Dio che si dona così facilmente può venire disprezzato o proprio questo suo estremo consegnarsi nelle mani degli uomini può aiutare molti a comprendere quanto li ama? Qualcuno può forse osservare, ad es., che, almeno nel contesto storico della vita della Chiesa così come si è sviluppata concretamente, permettere anche solo una certa libertà nel discernimento sulla questione che andiamo trattando potrebbe indurre tante persone a dedurne che il divorzio sia cosa da poco.Certo il non favorire ulteriormente il decadimento della vita spirituale e umana è un problema che va considerato con attenzione.Ma in alcuni casi dare, con discernimento sempre più profondo, equilibrato, in Cristo, nell’orizzonte di libertà infinita del suo totale donarsi, con misericordia totale, per tutti e per ciascuno, l’eucaristia a chi la chiede, pur suggerendo una preventiva adeguata (non meccanicamente, formalisticamente, ma personalmente, adeguata) preparazione, non può significare mettere tutto nelle mani dell’amore infinito di Dio? Questo non significa, ordinariamente, non dichiarare necessaria, ad es., la preparazione del catechismo appunto per la prima comunione così come per gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, ma, forse, sempre nell’orizzonte di un Dio che va oltre, un Dio di amore infinito, totale, un Dio che, da parte sua, sotto certi aspetti, non pone condizioni.Il problema dunque, ad es., può essere quello di cercare di evitare, nei modi adeguati, gli incentivi alla banalizzazione, etc..
Va considerato allora anche che, tolte alcune regole sicure, la banalizzazione potrebbe finire talora per non conoscere confini. Sono solo alcune brevi domande, scritte al volo, su problemi da valutare con attenzione, così per come tutte le questioni lambite in questo scritto.

Anche il problema dei rapporti intimi nel matrimonio va forse visto sempre più in questo sguardo di Dio che ama la persona umana e la fa crescere con gradualità, equilibrio, serenità, verso la pienezza della maturità spirituale e umana in Cristo.Questo vuol dire che il discernimento va personalizzato, che è importante, nella volontà di Dio, una sempre più profonda ed equilibrata maturità spirituale e umana dei confessori, degli “accompagnatori spirituali” (padri spirituali), di cui un aspetto è una sempre più profonda, equilibrata, capacità di ascolto spirituale e umano.Bisogna anche sapere che come può verificarsi il rischio dell’eccessiva rigidità così si può passare all’eccessivo lassismo: ad es. quando una fidanzata è pronta per una vita casta prima del matrimonio gli verrà consigliato di non temere l’incomprensione del partner su questo punto, di dialogare con lui, etc., ma non di cedere.Dio è provvidente quando ci si mette sempre più nelle sue mani.
Come detto sono solo alcuni possibili, incompleti, spunti, domande, (riservati da valutare più ponderatamente , etc., su alcuni dei temi oggi, talora, più scottanti.

Nella storia della Chiesa (ma anche in quella della cultura, almeno occidentale) si sono andate gradualmente, ed in vario modo, delineando due grandi correnti spesso variamente sovrapposte anche nella medesima persona: teorica e pratica, spiritualista e “materialista” (pragmatista, tecnicista, funzionalista, etc.), razionalista e romantica…Si è trattato non di rado anche di un oscillare, nel corso dei secoli, tra questi estremi.
Questa, sotto certi aspetti, ripetitiva incompletezza è dovuta alla realtà misteriosa della vita dell’uomo.Sempre più profondamente la Chiesa sta scoprendo, nel dono dello Spirito, che nella Trinità in Cristo, Dio e uomo, si rivelano i punti nascosti cause degli enigmi, delle apparenti alternative o giustapposizioni.Tra la teoria e la pratica, tra lo spirituale e il materiale, tra il Padre ed il Figlio, vi è lo Spirito: la personale, amorosa, via comunicativa.Neanche il Padre può vivere fuori dell’amore, né può generare qualcuno altro da sé fuori di un amore che sia persona e non semplice mezzo tecnico e questo amore-via comunicativa esso stesso può procedere solo in un rapporto d’amore.Il Padre (la teoria) non può vivere chiuso in sé stesso né alienarsi nel Figlio (la pratica, l’esperienza esterna): lo Spirito permette, nell’amore, l’uscire e l’entrare.La giustapposizione tra Padre e Figlio (parto dalla trinità non per la – sempre più profonda – comprensione intellettiva del suo mistero, che può avvenire, nello Spirito, in un secondo momento, ma per il graduale, sempre più chiaro, etc., dono, implicito, dall’alto nel vissuto), tra teoria e pratica, si riflette (e forse talora sotto certi aspetti parte anche da) anche nell’uomo, diviso tra variamente disincarnato spiritualismo e pragmatismo, tra astratto razionalismo e sentimentalismo, finchè lo Spirito di Cristo, l’Amore trinitario, non concilia l’uscire e l’entrare anche nella persona umana, rivelandola sempre più a sé stessa unitariamente appunto come persona integrale, come coscienza spirituale (teoria) e psicofisica (pratica) che vive, matura, appunto, nello Spirito di Cristo: come cuore nel senso pieno, in qualche modo biblico, del termine.E’ nella coscienza spirituale e psicofisica (mi sembra, in questa continua sempre aperta ricerca), che sempre più armonicamente (in modo sempre più, nella grazia, “divino e umano”) vive nello Spirito, che si supera il razionalismo astratto o il sentimentalismo, lo spiritualismo o il tecnicismo, il pragmatismo: Dio ama, comprende, parla, a tutto l’uomo.
Quello dell’esegesi canonica, proposta da Benedetto XVI, è dunque un esempio di un discernimento rinnovato, che sintetizza sempre più profondamente, equilibratamente, istanze spirituali, storiche, letterarie, etc., vivendo, prima di tutto, la Parola come Cristo che, nella sapienza trinitaria, gradualmente si dona, si rivela, nello Spirito, nella Chiesa, alla persona.Ma in ogni campo del vivere e del conoscere si può scoprire sempre più, nello Spirito, questo rinnovato discernimento: ad es. la psicologia dell’uomo si può scoprire sempre più nel dono di una spiritualità-cultura sempre più “divina e umana” in Cristo, in questo discernimento assumendo cum grano salis le intuizioni positive della psicologia “scientifica” e non magari variamente giustapponendo, collegando in varia misura meccanicamente, spiritualismo e tecnicismo psicologistico.Una sempre più profonda, equilibrata, consapevolezza, nel mistero, della coscienza spirituale e umana in Cristo.O il diritto “naturale” non è più visto in modo variamente astratto, perché l’uomo vive sempre nello Spirito (neanche il Padre può vivere fuori dell’amore, osservavo sopra): non si deresponsabilizza più, in varia misura, l’uomo nè la comunità perché si afferma più chiaramente che la scoperta anche dei diritti fondamentali si approfondisce nella vita vissuta (almeno implicitamente) in Cristo.Il paradosso di Bockenforde per il quale la democrazia non sa rendere efficaci le regole con le quali pure si è creata è tale solo davanti ad una mentalità razionalista, tecnicista.Così come in campo cattolico non ci si deve stupire, ad es., di una deriva illuminista (poi nihilista, etc.) del cristianesimo se anche qui (nella Chiesa) si identifica, talora, in varia misura l’uomo nella sua astratta razionalità.
E’ tutto un possibile tendere verso una più profonda, equilibrata, attenta, comprensione spirituale e umana, in Cristo, dei problemi, delle situazioni e verso una ricerca, nella volontà di Dio, delle possibili sempre più adeguate, concrete, non retoriche, risposte.
Ma, come detto, la conciliazione, la sintesi, avviene sempre più, in Cristo, prima di tutto all’origine, tra le tendenze, le filosofie, le culture (da qui nascono poi le scoperte nuove in tutti campi, più facilmente da molti condivisibili, da qui sono nate, ad es., almeno in alcuni, le ultime risolutive scoperte su alcuni gradi problemi ad es. dottrinali in campo ecumenico).Ad es. dell’agostinismo si rivaluta sempre più il vissuto centrarsi in Cristo anche per il conoscere integrale, del tomismo si può cogliere, nello Spirito di Cristo, ad es., vitalizzandola, dinamizzandola, liberandola da taluni possibili cerebralismi, la tendenza a riflettere, sempre in Cristo, con attenzione sugli autentici riferimenti-collegamenti spirituali e umani, come, ad es., il “reciproco” rivelarsi, in Cristo dello Spirito e dell’umanità (della coscienza spirituale e psicofisica).
Talora si parla di fede e ragione quasi assegnando a Dio la fede e la ragione (torno a ripetere: in varia misura astratta) all’uomo, ma Cristo ci mostra sempre più che è lui a rivelarci gradualmente anche i misteri della conoscenza spirituale e umana, i fondamenti della logica.Possiamo parlare di una sacramentalità in Cristo (dunque trinitaria, divina e umana, “materiale”) della conoscenza: ad es. bisogna considerare le vie comunicative spirituali-umane-materiali: anche nel creato, ad es., si riflette forse questa trinitarietà (ad es. sole, luce, vista).
Maria dice forse, con semplicità, anche questo (ne tratta, mi pare, in qualche modo, anche il teologo Ratzinger in Maria Chiesa nascente) quando a Fatima rivela che il suo cuore immacolato trionferà.E si fa propagatore di queste promesse ad es. san Massimiliano Maria Kolbe il quale si convince che è iniziata “l’Era dell’immacolata ” quella in cui Maria dovrà, come dice la Genesi, schiacciare la testa del serpente (diciamo, condurci verso una sempre più piena redenzione: una umanità sempre più spiritualmente, umanamente,culturalmente, totalmente affidata in Cristo, in attesa della sua sempre nuova, spiritualmente, culturalmente, venuta.I dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunzione di Maria possono allora forse rivelarsi sempre più segni del condurci di Maria e di Cristo nella storia): “Bisogna seminare questa verità nel cuore di tutti gli uomini che vivono e vivranno fino alla fine dei tempi e curarne l’incremento ed i frutti di santificazione; bisogna introdurre l’Immacolata nei cuori degli uomini affinché Ella innalzi in essi il trono del Figlio suo e li trascini alla conoscenza di Lui e li infiammi d’amore verso il Sacratissimo Cuore di Gesù“.Possiamo domandarci se la consacrazione dei giovani al Cuore di Gesù da parte di Benedetto XVI alla GMG di Madrid non sia un gesto dalle profondissime, innovative, valenze spirituali, umane, culturali.Si tratta dunque di una maturazione spirituale e umana con riflessi decisivi in una vissuta cultura (che nello Spirito può sempre più, anche dal profondo dell’umano, orientare a Dio), ma che si può trasmettere con semplicità nella scoperta sempre più profonda della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio ed in lui dell’umanità dell’uomo: affretta, Maria, la vittoria del tuo cuore immacolato.
In questo sempre più profondo, equilibrato, recupero della persona (integrale), etc., che, nello Spirito, vive, discerne sempre più chiaramente si comprende che la logica, forse, non è altro che il, da scoprire sempre più in Cristo, mistero della conoscenza spirituale e umana, della maturazione della coscienza spirituale e umana in Cristo.E’ in questo, sempre più profondamente, integralmente, distintamente, equilibratamente, etc., scoperto, contesto che l’uomo discerne di quali elementi tenere conto nel riflettere sulle varie problematiche.
Il Signore dona le sue grazie nella sua sapienza dunque tenendo conto di tutta la persona umana, dunque anche delle sue risposte alle grazie stesse, risposte che tra l’altro incidono nel concreto sviluppo della sua crescita.Così forse può anche darsi che si riveli di volta in volta più come Padre, più come Figlio, etc., che doni prima uno spirito di preghiera o invece maggiormente di amore fraterno per poi gradualmente portare verso la pienezza della sua manifestazione e dell’unione con lui.
Il popolo ebraico dell’antico testamento è stato, con i possibili limiti, resistenze, etc., umani, portato da Dio per molti secoli, è stato sotto certi aspetti separato dagli altri popoli e formato integralmente cioè, ad es., anche come nazione, nel rapporto con Dio.Possiamo chiederci forse quale valenza spirituale-culturale possa comportare tutto ciò, ad es. nella preparazione spirituale-culturale per la nascita e la crescita di Cristo ed anche per la sua accoglienza da parte degli israeliti…Ad es. possiamo chiederci se in questo cammino così in tutto a tu per tu con Dio non sia stato più possibile al popolo in questione di trovare, per grazia, gli elementi essenziali di riferimento, ad es. anche circa l’uomo, visto, ad es. come cuore (coscienza integrale, non solo spiritualistica) in colloquio con Dio, aperto, etc., da Dio.
Anche sotto il profilo spirituale culturale possono forse svilupparsi molte piste di ricerca, di riflessione ad es. sui termini di un possibile rapporto tra i punti essenziali di riferimento spirituale-culturale maturati nel popolo dell’antico testamento e i possibili stimoli provenienti da altre culture.Va detto prima di tutto, in questa riflessione, che vanno tenute in attentissima considerazione, come ho osservato altrove, per quanto possibile e nello Spirito, le implicite (o meno) impostazioni, anche umane, di fondo vissute da Cristo.

Ho osservato nei miei scritti (prima della sintesi) che la società dell’immagine, della globalizzazione, della rete, etc. comporta molte conseguenze nella vita della Chiesa: ad es. diventerebbe ancora più problematico eleggere un pontefice che non sia decisamente sulla via della santità.I vari possibili effetti, di queste spinte della storia, che può risultare importante comprendere, non vanno valutati in astratto, ad es. incidono molto anche le motivazioni che possono scaturire da certe situazioni e a loro volta possono generare gli effetti suddetti.Qui vorrei soffermarmi sullo stimolo a moltiplicare le prudenze, i timori.Ho già altrove ho rilevato molti possibili incentivi alla deresponsabilizzazione che sorgono dall’odierna vita sociale ed anche ecclesiale, quello dunque cui vado accennando nelle prime righe di questo paragrafo può risultare uno fra i molti.Viviamo non di rado in una comunità ecclesiale attanagliata dalla burocrazia, che può tarpare le ali mille volte alla rinnovata venuta, spirituale, culturale, etc., di Cristo.Ho osservato come una rinnovata spiritualità cultura può incidere profondamente in senso positivo verso un certo, almeno, superamento di alcune profonde cause della possibile variamente diffusa, talora, burocratizzazione.Ma è necessario cercare tutte le vie per sciogliere il più possibile la vita della Chiesa da queste catene: ad es. considerare il superamento degli atteggiamenti burocratici tra gli aspetti fondamentali della crescita da maturare nella formazione; o anche il cercare di realizzare, di individuare, ambiti meno soggetti a queste costrizioni, dai quali ambiti poi un’aria nuova possa diffondersi nell’intera vita ecclesiale e oltre di essa: come ho detto altrove viviamo in una società nella quale Cristo potrebbe non avere spazio di parola perché non in possesso del tale titolo, del tale mandato o magari, ad es.,, paradossalmente, proprio a causa di quel titolo specifico e settoriale (come, talora, possono essere i titoli oggi) o per mille altri motivi che possono venire considerati, dove la burocrazia imperversa, perfino ovvi (pur nella loro drammatica assurdità).
Essere uomini prudenti ma dal cuore aperto e generoso, capace di discernere e non pavidi burocrati: ecco anche una cartina di tornasole, specialmente oggi, circa il nostro seguire Cristo o il mondo, circa il dare spazio all’opera di Cristo o, in suo nome, ad altro.

Anche avvicinandosi all’intuizione del cuore, della coscienza, che vive nello Spirito, come riferimento dell’umano, ecco anche in tal caso, come ho scritto altrove, si può ripercorrere, anche se in maniera meno distorcente, la strada di una certa scissione, meno profonda, equilibrata, unione-distinzione, degli, da trovare sempre meglio, autentici riferimenti-collegamenti spirituali e umani.
Ci si riferisce non poche volte, ad es., alla coscienza e alla ragione, o, più consapevoli dei pericoli del razionalismo, al cuore e alla intuizione artistica…Anche se questo tipo di riferimento all’arte mi pare talora, sotto certi aspetti, meno riduttivo di quello ad una ragione variamente astratta, anche nel caso di tale orientamento artistico si può osservare che può mancare qualcosa al conoscere tendenzialmente pieno.Per questo più facilmente vi è anche chi invece preferisce, o cerca anche, l’ancoraggio alla ragione.
Il punto, in realtà, mi pare che non si è ancora, in qualche caso, intuito, nel dono dello Spirito, l’ancoraggio, invece, della coscienza, che vive nello Spirito, con tutta l’umanità (non solo con un’astratta ragione o con una talora variamente vaga intuizione simbolica nella coscienza) della persona umana appunto.E’ questo sempre più profondo, equilibrato, incontrarsi dello Spirito di Cristo con tutta l’umanità dell’uomo che, vorrei dire, fa pienamente presa, cioè illumina sempre più tutto l’uomo, anche umanamente, facendogli vedere gradualmente ogni cosa in modo sempre rinnovato, e questo, sotto certi possibili aspetti, tanto più quanto più esplicitamente la persona umana intuisce, riconosce, vive, esplicitamente gli autentici riferimenti-collegamenti spirituali e umani, che la situano in maniera sempre più limpida, distinta nella vita integrale.
Spirito e umanità, insomma, si possono forse ancora incontrare più pienamente, equilibratamente, aprendo nuovi orizzonti di vita e di conoscenza.Siccome però si parla di possibili doni dello Spirito che illuminano l’uomo integrale, la sua coscienza spirituale e psicofisica, non è facile cercare di aiutare ad intuirli, tanto più ad oggi che questa attenzione ai sempre più adeguati riferimenti-collegamenti spirituali e umani non è, talora così diffusa.Cosa può aiutare allora a cercarli con impegno? Ad es.: gli incredibili risultati anche dottrinali innovativi, anche, ad es. in campo ecumenico, che sono già scaturiti da questa strada; un rapporto personale profondo con chi è su questa via; una predicazione, una pastorale, serena ed equilibrata, sempre più capace di capire le persone (le comunità, etc.), il loro personalissimo cammino di crescita spirituale e umana; ogni cosa, come quelle citate sopra, nel dono di Dio, che può arrivare per mille vie; ancora, per rilevare che stiamo, eventualmente, parlando di cose di Cristo e non di una sapienza solo umana può forse aiutare, se così Dio vuole, il ritrovarsi su una strada così, Dio volendo, innovativa spiritualmente-culturalmente (con chiare verifiche di ciò), così, Dio volendo, efficace (con chiare verifiche di ciò) pastoralmente, e restare in un angolino nella cultura e nella pastorale, col capo variamente cosparso di cenere…

Ho scritto anche altrove (nei volumi prima di questa sintesi) che, in uno scambio reciproco all’interno di una stessa realtà (spirituale-culturale) vissuta nello Spirito, una rinnovata spiritualità-cultura potrà aiutare l’arte a farsi sempre più profonda, divina e umana, comunicativa, capace di comprendere, di aiutare a comprendere, l’uomo…
Una spiritualità cultura profondamente “sacramentale”, sempre più divina e umana, può orientare profondamente verso un’arte sacramentale, eucaristica, divina e umana, che possa fornire un rinnovato contributo appunto artistico alla vita integrale, alla conoscenza, spirituali e umane…

Bello che il giorno dopo i possibili fenomeni di ieri (20 novembre 2011, Cristo Re) a Cotonou e, ad es.,  il bellissimo Angelus del papa, sia, oggi, la memoria della Presentazione al Tempio della B V Maria (forse, talora, questo è un segno grandissimo della presenza di Maria perché Maria ci dà Cristo e Cristo Maria).
Maria ci indica forse il cuore (riferimenti, collegamenti, che certo possono venire approfonditi) forse proprio anche nel senso di quella semplicità e profondità della fede di cui il papa ha trattato in Benin.Il cuore mette in un contatto limpido e semplice con Dio (che può venire chiarito e approfondito, ad es. nel senso di una spiritualità sempre più divina e umana, che può venire trasmessa anche in modo semplice, implicito, nel vissuto).
Si può osservare (probabilmente non sarò il primo) che il “ritorno” ai Padri può forse in qualche misura venire accostato, ad es., al ritorno alla Chiesa primitiva nella ricerca di alcuni protestanti.Forse in qualche modo anche essi cercavano quell’autenticità che magari inconsapevolmente avvertivano, nel vissuto, complicarsi anche circa i riferimenti spirituali e umani (razionalismo, etc.).Di fatto (come osservo nei miei scritti) questa del cuore (con i suoi approfondimenti), può rappresentare una via per una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana che potrebbe riorientare le cause profonde che hanno indirizzato verso certe posizioni spirituali e dottrinali (ad alcune accenno nei miei scritti) ad es. appunto alcuni protestanti.
Forse questa sarà l’era dell’immacolata anche perchè vedremo nella fede più chiaramente, per un più profondo, ecclesiale (in qualche modo? territorialmente? universalmente ma con sfumature territoriali? Con sfumature, personali, comunitarie, etc.?), spirituale e umano, culturale, etc., dono di grazia, l’accompagnarci di Maria e di Cristo nella storia.Un cordiale saluto, d gp c
Lo Spirito scende su Gesù e rimane come una colomba nel suo nido.Il battesimo, la grazia, che riceviamo è divina e umana.Agnello, colomba, come cambiano le descrizioni di GB all’incontro con Cristo! Tutto è pace, delicatezza, docilità…Dio ci rivela in Cristo un cuore di carne, ci dona un cuore di carne…Così Dio toglie il peccato del mondo…amando senza limiti.Una amore così divino e così umano, così rivelatore di Dio e dell’uomo che la Chiesa stessa non può che scoprirlo gradualmente, nei secoli.Un possibile esempio lo troviamo nell’ultima cena narrata da Giovanni dove vediamo Gesù stesso che intinge nel vino un boccone e lo dà a Giuda: ci si può forse chiedere, in comunione nella Chiesa, con sempre maggiore attenzione se Cristo non ha spontaneamente dato proprio a Giuda il suo corpo ed il suo sangue eucaristici proprio per farlo prima che Giuda gli strappasse la vita e per questo Cristo anche dice a Giuda di fare presto quello che deve fare, quasi a rivelargli, tra l’altro, tutto il rispetto per la sua libertà, la comprensione piena della sua misericordia (Cristo eucaristico ancora presente nel cuore di chi lo tradisce), la sete di dare la vita per la salvezza di tutti…
Un possibile aspetto del cammino nella storia della spiritualità può forse consistere non solo nell’andare tendenzialmente sempre più verso il tutto dell’apertura, dell’abbandono, integrale a Dio ma anche, talora, ad es., verso il subito…

Nel 1994 (a novembre mi pare, ma la feci circolare fin da maggio 1994) pubblicai su Palestra del clero una possibile interpretazione della Trinità che poi fu approvata (non so se anche grazie a questa mia intuizione; le possibile scoperte vengono più integralmente comprese guardando alla loro genesi.Nell’opera “Il canto dello Spirito” R. Cantalamessa cita quelli che secondo lui sono i primi a parlare di questa proposta, ma tutti hanno pubblicato al più presto nel ‘95) dalla, mi pare, Pontificia commissione teologica.Questa interpretazione può risolvere il problema ecumenico del Filioque.
Ma tutto ciò non nacque in me per risolvere la questione suddetta.In realtà mi ronzava da parecchio tempo nel cuore qualche domanda sulla Trinità, non mi tornavano i conti…
Poi il 24 maggio1994 (Maria Ausiliatrice) si sciolse all’improvviso dentro di me quel ronzio.Nella Trinità vi è forse un movimento dall’alto, dal Padre, ma anche uno dal basso, dal Figlio.Non avviene, in qualche modo, che il Padre genera il Figlio e poi si amano nello Spirito, ma il Padre genera il Figlio nello Spirito (nell’amore e non fuori di esso): lo Spirito ed il Figlio rispondono in qualche modo contemporaneamente all’iniziativa originaria del Padre.
Il Padre stesso non può vivere fuori dello Spirito, sarebbe, mi si passi il paragone, come un per un pesce vivere fuori dall’acqua, non respirerebbe.Ma il Padre deve essere l’origine di questo movimento, se non vi fosse un’origine, non vi sarebbe appunto unità originaria ma tratteremmo di tre persone preesistenti autonomamente (primato e parità sono necessari l’uno all’altra, con conseguenze, mi pare, anche, ad es., ecclesiologiche).
Il Figlio, dunque, è anch’egli costitutivo dello Spirito, così come lo Spirito lo è del Figlio.Questo è il punto che causava in me un ronzio interlocutorio: anche nell’uomo in Cristo vi è infatti un movimento, in qualche modo simile.Lo Spirito, dall’alto, e l’umanità, dal basso, in qualche modo si rivelano, sotto certi aspetti, reciprocamente: lo Spirito rivela tendenzialmente la pienezza dell’Amore, della felicità, della pace, ci rende, tendenzialmente “agnelli”; l’umanità aiuta a comprendere come lo Spirito entri in essa come una “colomba”, con delicatezza, capacità di comprendere e di aiutarci a gradualmente, tendenzialmente, comprendere, le autentiche, graduali, vie, tappe, della personalissima (e comunitaria, etc.) crescita spirituale e psicofisica.
Il movimento dall’alto ma anche dal basso ci aiuta a sua volta a comprendere che non si può considerare dell’uomo, sotto certi aspetti, solo la sua anima, poca importanza dando alla sua umanità integrale.Di questa umanità integrale vanno sempre più scoperti, in Cristo, gli autentici, equilibrati, riferimenti, collegamenti (interni ad essa e con Dio, il mondo etc.).
Ad es. talora dell’uomo si considera talora da un lato la vita spirituale (in varia misura spiritualistica), dall’altro la conoscenza umana, intesa, ad es., come ragione variamente astratta, in vario modo avulsa dall’integralità dell’uomo in Dio: ciò conduce, oltre ad un astratto spiritualismo, all’intellettualismo e, come conseguenza di tutto ciò, nella vita quotidiana, al pragmatismo.
Il centro dell’uomo sembra essere il cuore, la coscienza, e non una coscienza astratta ma la coscienza spirituale e psicofisica: il cuore che vive nello Spirito (in un reciproco, in qualche modo, rivelarsi, come detto sopra).La maturazione del cuore integrale porta a vedere ogni cosa, persino la logica, in modo sempre rinnovato: si sviluppa una consapevolezza tendenzialmente sempre più profonda, equilibrata, della coscienza dell’uomo in Cristo.
Questa consapevolezza è, nello Spirito, un intuire, vedere, in qualche modo, un entrare spiritualmente, umanamente, culturalmente, (dunque non solo in varia misura spiritualisticamente), nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.Da qui certo, molto spesso nasce una riflessione, anche innovativa, ma vissuta e dal vissuto e non, ad es., da una ragione astratta.Dunque riferirsi alla fede e alla ragione è riduttivo, la ragione presa a sé è astratta, cerebrale (ancor di più, non esiste), fonte di inconsapevole ubris, orienta anche subliminalmente verso un puntare sul “cervello” (variamente visto, oltretutto, come un computer) invece che sulla vita integrale in Cristo.
Ecco che solo in Cristo si può scoprire sempre più il mistero della logica.La logica non è altro che la sapienza di Dio e non un settore riduttivo della conoscenza umana: andiamo verso una logica viva, integrata, spirituale, umana, dunque anche, ad es., visiva, tattile, etc.? Abbiamo visto che il Padre stesso non può vivere fuori dello Spirito.Lo Spirito è, anche, la via comunicativa, solo nello Spirito si può comunicare autenticamente.Per conoscere ogni realtà bisogna considerare, tra l’altro, le adeguate vie comunicative, spirituali, umane, “materiali”.Il superamento, con Goedel, del platonismo, ha condotto talora a perdersi (come del resto, non di rado, ciclicamente avviene nella storia della spiritualità, della cultura) dall’altro lato del pendolo, nell’aristotelismo, nell’induttivismo.Solo in Cristo, Dio e uomo, nella Trinità, si trova tendenzialmente l’equilibrio: né chiusi in noi stessi, né persi nell’esterno, è necessaria una maturazione integrale, spirituale, umana, culturale, in Cristo.
La logica, così come attualmente la comprendiamo, osserva che un dato problema trova la sua spiegazione al livello superiore, ad es. se Socrate ateniese dice che tutti gli ateniesi sono bugiardi il problema si risolve passando dal gioco formale del pensiero alla realtà (nella quale potrebbe anche accadere che per una volta Socrate abbia detto la verità o anche, speriamo, che si sia sbagliato, o che abbia parlato usando scherzosi paradossi).Questa ricerca di spiegazioni al livello superiore può tendere a rendere anche più logico il pensare ad un Dio creatore piuttosto che ad un universo che sia sempre esistito per causa sua, la domanda sarebbe: l’universo chi lo ha creato? Non vi è una causa superiore, la logica sembra interrompersi.Qui interviene una riflessione forse interessante, ci si potrebbe chiedere: e Dio chi lo ha creato? Certo Dio è una causa che può apparire superiore alla materia però possiamo forse osservare che un Dio trinitario non spezza quello che, almeno allo stato attuale, ci può apparire il filo della logica: in Dio il livello superiore è in sé stesso, nella sua trinitarietà.Approfondendo ancora questa possibile riflessione si può osservare che un Dio “bino” sarebbe potuto apparire, almeno alla nostra attuale comprensione della logica, non come una risposta semanticamente ad un livello superiore ma come la presenza di due persone contrapposte, che lasciano intatto il problema: può sembrare proprio lo Spirito Santo, la comunione trinitaria, la risposta anche logicamente adeguata.
Da quanto detto si comprende, ad es., come anche in campo cristiano la psicologia sia vista in modo talora riduttivo: da un lato vi è il cammino spirituale, da un altro la tecnica psicologica.Magari si cerca di variamente giustapporre queste due realtà.Ma come visto l’uomo può conoscere tendenzialmente sempre più sé stesso solo in una sempre più armonica maturazione della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo.Anche la psicologia cattolica attuale sembra talora non rendersi conto delle confuse, talora, impostazioni spirituali, umane, culturali, attuali: chi è l’uomo, ragione, ragione allargata, coscienza, coscienza spirituale e psicofisica, coscienza spirituale e psicofisica che vive, in un reciproco rivelarsi, nello Spirito? Non vi è, talora, un’adeguata visione organica, che rinnova contemporaneamente la spiritualità, la cultura, etc..Quanto spiritualismo, razionalismo, tecnicismo, pragmatismo, anche nella psicologia cattolica, non è sintomatico che non ci si avveda di navigare nelle nebbie di non approfonditi riferimenti, collegamenti, spirituali, umani, culturali? Anzi, relativamente da poco tempo certa psicologia si sta in qualche modo riavvicinando alla spiritualità, ma, talora, appunto, non ancora alla filosofia, dalla quale (e sotto certi aspetti giustamente, con riguardo ad alcune filosofie) anzi talora si vanta di essersi distaccata.
In realtà possiamo sempre più profondamente scoprire come centrandoci, per dono di grazia, sempre più profondamente, spiritualmente, umanamente, culturalmente, in Cristo si aprono sempre nuovi orizzonti di luce, di vita, di comprensione.Si comprendono meglio gli aspetti positivi delle spiritualità, delle culture, e queste rinnovate impostazioni spirituali e umane generano in tutti i campi nuove visioni, anche dottrinali, più facilmente accettabili da molti.
E’ forse molto interessante osservare che queste possibili proposte si muovono forse proprio nella direzione, e come vissuto approfondimento, della promessa (a cui guardare con prudenza ma nella fede) di Maria a Fatima: “Il mio cuore immacolato trionferà”.
Ogni aspetto della conoscenza e della vita viene riscoperto, tendenzialmente meglio armonizzato, integrato, all’interno di impostazioni sempre più vicine all’autentica realtà di Cristo, Dio e uomo.Anche la pastorale può trovare vie tendenzialmente più approfondite, equilibrate, per incontrare, in Cristo, ogni persona, comunità, etc..
Molte scoperte in tutti i campi (ad es. in quello ecumenico) sono già emerse da questo cammino, riconosciute come interessanti e pienamente cattoliche praticamente all’unanimità (cioè da tutte le molte persone autorevoli nel mondo cattolico alle quali ho chiesto un parere circa la possibile verità – e novità – di queste affermazioni).
Attualmente mi pare si possa riscontrare, in campo cattolico, un avvicinamento, da parte di talune personalità, a cercare nel cuore una via di sintesi, ma siamo appena agli inizi.Inoltre spesso si parla di cuore ma anche di ragione, manifestando una mancato più pieno superamento dell’intellettualismo.Si fa invece, talora, mi pare, riferimento in modo nuovo, anche “culturale” alla promessa di Maria a Fatima ma non ci si interroga, talora, su di essa più approfonditamente.

Quale può risultare un motivo frequente per il quale anche chi ha trovato, come riferimento essenziale, la via della coscienza, del cuore, poi però pone ancora, in varia misura, riferimento anche ad un’astratta ragione? La risposta può risiedere, ad es., nella circostanza che si guardi sì alla coscienza e allo Spirito ma, in vario modo, meno chiaramente, distintamente, al loro “reciproco” rivelarsi in Cristo: da un lato lo Spirito che illumina l’umanità, dall’altro la coscienza spirituale e psicofisica (e non solo spiritualistica) dell’uomo che aiuta a comprendere come lo Spirito, l’amore di Dio, sia divino ma anche “umano”, capace di comprendere e aiutare a comprendere l’uomo nella sua personalissima (e comunitaria, etc.), graduale crescita spirituale e psicofisica.Non intuendo ancora, per grazia, questo reciproco rivelarsi dello Spirito e dell’umanità, si può tendere a vedere uno Spirito meno “incarnato” e un’umanità meno integralmente, equilibratamente, sintetizzata nella coscienza: si può vedere insomma da un lato una più aerea coscienza illuminata da uno Spirito che potrebbe anche essere, ad es., in varia misura, rigido, o cervellotico, o lasco, e dall’altro il resto dell’umanità, meno chiaramente, distintamente, riassunta, con profondità ed equilibrio, nella coscienza (in Cristo) e che dunque può indurre ad un ragionare variamente astratto, perché, appunto, la coscienza considera meno, fa meno distintamente, equilibratamente, presa, nello Spirito, su tutta l’umanità dell’uomo.
Cercare di spiegare e di comprendere concretamente delle possibili, in varia misura, scoperte, per grazia, della coscienza non è certo facile, né è possibile, appunto, senza il dono dello Spirito.Vi sono anche altre vie per entrare, sempre nella grazia, in queste possibili intuizioni, ad es. entrare in contatto (meglio se anche formativo) con persone che vivano questa spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana, scoprire implicitamente, con semplicità, per mezzo di questi rapporti, una via spirituale e umana di crescita.Però è forse possibile venire in qualche misura aiutati, probabilmente in modo ordinario solo nel caso di persone di profondo cammino spirituale e culturale, anche con le descrizioni sopra tentate, se Dio apre nel cuore di queste persone una sete, una ricerca della sua sapienza, non solo spirituale ma sempre più integrale, dunque disponibile a mettere in discussione le stesse fondamenta spirituali-culturali del proprio discernimento.Questo mi pare in realtà uno dei doni forse talora più profondi che Dio può magari voler offrire oggi all’uomo, quello di aprire più pienamente allo Spirito varchi mai prima così profondi nella sua (dell’uomo) umanità integrale, che cerca di venire sempre più illuminata da lui fin nei profondi recessi delle fondamentali impostazioni spirituali e culturali.

Appendice all’ultimo scritto
Quando la coscienza riassume, nello Spirito di Cristo, sempre più con profondità ed equilibrio, tutta l’umanità della persona allora vede ogni cosa in modo sempre rinnovato, anche, tendenzialmente, sempre meglio distinto, penetra nell’autentica, viva, realtà, anche ontologica, delle cose.Non si tratta dunque di un ragionare variamente “a tavolino” ma di un sempre più profondo, equilibrato, scoprire, entrare, spiritualmente, umanamente, culturalmente, nelle realtà anche le più profonde e dopo, allora, la eventualmente necessaria riflessione è una riflessione di tutta la persona (nello Spirito) immersa sempre più nel mistero integrale.Cosa ha a che vedere questo con la razionalità, le elaborazioni razionali, etc.? Vi è un intuire, un discernere, un riflettere, tendenzialmente molto più vivo, ricco e preciso, in ogni campo.Qualsiasi tipo di riflessione è vissuta comunque in questa dimensione sempre più armonica ed integrale…
Vorrei ancora aggiungere, circa la difficoltà, evidenziata nel paragrafo precedente, di comunicare certe intuizioni della coscienza, che è evidente che la via più immediata di comunicarle è implicita, quella di una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana, che comprende sempre più autenticamente l’uomo e la sua crescita personalissima (e comunitaria, etc.).Ma anche il chiarimento più puntuale (citato nel paragrafo precedente) di alcuni aspetti della vissuta crescita ora può essere più facilmente e forse quasi esclusivamente (tranne miracoli) appannaggio di persone di lunga fede e cultura ma poi potrà divenire sempre più, in molti casi, un fatto naturale: infatti oggi si sperimenta la difficoltà di riferirsi, nel nostro caso, a paradigmi sconosciuti, in un’epoca, poi, in cui non si è nemmeno troppo abituati a riflettere, dialogare, sui paradigmi fondamentali spirituali-umani, culturali.

I nomi citati nel bel fondo di Agorà di M Schoepflin indicano proprio un’attenzione al cuore importante ma ancora non meglio delineata nei suoi autentici riferimenti, collegamenti: si può, ad es., dare una coscienza moralistica o lassa o più equilibrata ma ancora non più profondamente capace di comprendere il personalissimo cammino di crescita in Cristo di ogni uomo…Dunque si può trattare di coscienza non meglio definita e perciò più facilmente soggetta a possibili rigidità, rilassamenti, etc.; o di coscienza spirituale e psicofisica, più attenta a tutto l’uomo; o, ancora, ad es., di “reciproco” rivelarsi dello Spirito di Cristo e della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo (una vita, una spiritualità, tendenzialmente sempre più divine e umane).
Questi approfondimenti non sono formali, indirizzano, nella grazia, con più o meno equilibrio, profondità, attenzione, verso un crescita in Cristo, Dio e uomo.
La meno profonda attenzione a tutto ciò comporta possibili più vaghi riferimenti alla coscienza e dunque, ad es., più facili spazi al razionalismo “residuo”.
Sulla scia di sempre più adeguati, vissuti, riferimenti-collegamenti spirituali e umani in Cristo sono emerse molte scoperte importantissime, alcune risolutive di problemi secolari.
Vi ho già accennato all’intuizione rinnovata della Trinità che non è nata da un ragionamento a tavolino ma proprio da queste approfondite, vissute, impostazioni spirituali-culturali.Solo per porgere qualche altro esempio vi accenno ad altre due questioni ecumeniche.
Circa la prima, quando si stabilì, molti anni orsono, l’accordo cattolico-luterano appunto sulla giustificazione scrissi che era un accordo forse un pò farraginoso e che vi era una soluzione forse più limpida che ora è stata accettata (ma si sapeva da molto tempo della mia proposta), eccola:
E’ in questo tendenzialmente sempre più limpido vedere, ad es., lo Spirito, vivere, entrare, come una colomba nel cuore dell’uomo che si può sperimentare la totale libertà in Dio, che comprende, che perdona tutto.E così comprendiamo meglio cosa cercava Lutero, la comprensione, la misericordia, divine e anche possiamo mostrare che proprio per amore Dio chiede all’uomo (come dice la Chiesa cattolica) se vuole accettare la sua totale, senza condizioni (dunque anche se l’uomo resta pieno di contraddizioni consapevoli e volontarie), misericordia, senza imporgliela.
Circa la seconda questione ecumenica cui accenno, quella del primato, anche qui osservo che una tendenzialmente sempre più profonda, equilibrata, spiritualità divina e umana aiuta, tra l’altro, a cercare appunto con precisione, equilibrio, i giusti riferimenti spirituali, biblici, etc.:
La ricerca attualmente in opera, in campo ecumenico, sul papato nel primo millennio può aiutare nel senso di vedere se e come allora riconoscevano il primato ma può anche, sotto altri aspetti, rischiare di confondere perché, come la stessa storia di Pietro ci attesta, Roma, una diocesi, non è sede di Pietro per intoccabile diritto divino.Il primato è, ad es., come mostrato nel messaggio che vi ho precedentemente inviato, una questione spirituale, biblica, teologica (anche, ad es., antropologica)…”
Ecco dunque alcuni (tra i possibili molti già individuati) esempi che possono molto far riflettere sulla promessa del trionfo del cuore immacolato di Maria, perchè, di fatto, proprio da un possibile vissuto approfondimento di questa indicazione sono nate queste proposte (le prime due già approvate, non se anche grazie a questi miei contributi, sembra comunque molto facile che sia stato di gran lunga il primo (ma poco mi interessa se non per aiutare allora a trovare la possibile via giusta di crescita spirituale-culturale) ad intuirle, tanto più che nascono chiaramente proprio da un concreto cammino spirituale-culturale e non, come talora vengono presentate, così, in una loro formulazione di cui non si comprende meglio la matrice…).
Se ho descritto spesso come una formazione anche cristiana sotto diversi aspetti razionalista può tendere a sviluppare un discernimento variamente scisso tra spiritualismo, razionalismo e pragmatismo, con prevalenza, magari, di qualcuno di questi aspetti, meno mi sono soffermato su un’altra tendenza più ascrivibile ad origini dall’Europa orientale.Potremmo riferirci, ad es., per comprenderci rapidamente, agli scritti di Ivan Marko Rupnik.Mi pare questo del padre gesuita un orientamento sotto molti aspetti più profondo ed illuminato, profondamente, molto più di altri, consapevole dei pericoli del razionalismo e fondato sul cuore dell’uomo in Cristo, nel suo Spirito.Paradossalmente però questa tendenza esprime un radicale rifiuto, per alcuni versi, di più approfonditi riferimenti-collegamenti spirituali e umani, temendone, probabilmente, ad es., appunto il possibile schematismo, concettualismo, etc..E’ evidente però che questo fuggire le definizioni non risolve il problema perché, anche magari implicitamente, ogni persona inevitabilmente si orienta in base ad alcuni riferimenti spirituali e umani e anzi il non riflettervi sopra non fa che lasciare più confusi questi riferimenti-collegamenti.Nel dono dello Spirito invece si può divenire sempre più consapevoli della necessità di chiarezza anche in questa direzione: non è un caso, insomma, che una tendenzialmente, sotto alcuni aspetti fondamentali, più profonda, equilibrata, consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, nel suo Spirito, comporti una profonda attenzione alla ricerca degli autentici riferimenti-collegamenti spirituali e umani.
Possiamo così osservare che anche la tendenza “orientale” denota un primo essenziale limite, in comune con le altre tendenze sopracitate (razionalismo, etc.), in una disponibilità meno attenta a mettere continuamente in discussione, in dialogo, le essenziali impostazioni spirituali e culturali: ognuno ha i suoi paletti oltre i quali non va e non sente.Si tratta di paletti quasi inconsci perché non vi è l’abitudine, talora, nell’odierna spiritualità-cultura, a dialogare più approfonditamente su questi argomenti.Certamente un dono profondo per quest’epoca potrebbe risultare proprio quello dell’apertura, nella grazia, di un più profondo varco non solo spirituale , ma spirituale-umano-culturale (dunque spirituale in senso più profondo e incarnato), nell’uomo.
Un altro aspetto di questa mancata apertura, vigilanza, è il considerare questi approfondimenti essenzialmente inutili perché in realtà nella vita concreta si sa bene come discernere o, comunque, si pensa di aver compreso bene ciò che comportano, in cosa consistono, questi sempre nuovi riferimenti.In realtà anche la storia di questi ultimi anni (dalla ragione alla ragione allargata, etc.) mostra come i riferimenti concreti che la persona umana può vivere sono molti e molto diversificati tra loro e con conseguenze concrete a tutti i livelli nella vita reale.Possiamo anche osservare però che la parte più difficile sta forse nell’aprire ad un dialogo rinnovato, nel cominciare a diffondere questi nuovi possibili paradigmi che però una volta, per grazia, entrati più diffusamente nella spiritualità-cultura possono per molti divenire, nello Spirito, più naturalmente comprensibili (un’altra via comunque di comunicazione più immediata e, anzi, molto efficace è quella implicita di una spiritualità sempre più divina e umana, capace di capire, di incontrare ogni singola persona, comunità, etc.).
Questa mancata più chiara ricerca dei riferimenti-collegamenti spirituali e umani comporta anche nella tendenza “orientale” una certa qual maggiore vaghezza della coscienza in Cristo, una meno chiara, presa su tutta l’umanità dell’uomo e dunque, rifiutando il concettualismo, una tendenza alla rappresentazione simbolica dell’arte.Arte o concetto così come sono vissute oggi rappresentano i due possibili estremi di una minore centratura spirituale e umana in Cristo: infatti un sempre più profondo, equilibrato, integrale ingresso spirituale e umano, in Cristo, nel mistero comporta anche un concreto più profondo “vedere”, intuire, a tutto campo, anche dunque la struttura della realtà, la sua essenza integrale spirituale-umana-“materiale”, la grazia e la verità (Gv 1, 17) di Cristo.Si può entrare dunque in questa direzione in una sempre più profonda, nel mistero, conoscenza integrale che sviluppa a tutto campo (anche, ad es., nella matematica) anche integralmente (spiritualmente-umanamente-culturalmente) vissute innovative riflessioni sul mistero integrale vissuto, intuito, “visto”, dunque non solo visioni artistiche o riduttivi concetti razionalistici.

La promessa, da valutare con fede e prudenza, della vittoria del cuore immacolato di Maria ci può far molto riflettere, prima di tutto pregando Maria e Cristo che ci aiutino ad accogliere i loro doni con cuore attento, vigile, pronto a lasciarsi sorprendere, trasformare, anche in cose che non ci aspettavamo, che non erano sotto il nostro controllo come invece potevamo pensare…
Un aspetto di questa riflessione che mi pare denso di sviluppi può venire individuato nella possibilità di scoprire più profondamente cosa significhi un rinnovato discernimento del cuore (integrale) umano in Cristo.Attualmente, talora, non viviamo in una maggiore chiarezza di riferimenti spirituali e umani: chi è l’uomo? Ragione; ragione allargata; coscienza e ragione; coscienza; coscienza spirituale e psicofisica; coscienza spirituale e psicofisica che esiste e matura nello Spirito di Cristo; coscienza spirituale e psicofisica che esiste, matura, nello Spirito di Cristo in un rapporto in qualche modo di “reciproca” rivelazione, nel senso di una spiritualità sempre più divina e umana? Non si tratta di precisazioni formali ma di riferimenti-collegamenti che, nella grazia, possono orientare più o meno profondamente, distintamente, la vita, la crescita, della persona umana.
Una varia distrazione circa questi autentici riferimenti mi pare possa denotare una meno chiara consapevolezza della coscienza (del cuore integrale) dell’uomo in Cristo, una meno chiara consapevolezza delle conseguenze, invece, di indicazioni, sempre più, nella grazia, precise, che, in una continua, rinnovata, crescita, possono rivelare più limpidamente tanti aspetti del mistero di Dio, dell’uomo del mondo, aiutando ad incontrare, tra l’altro, ogni uomo in modo sempre più autentico e profondo (possibile grande efficacia, nella volontà di Dio, pastorale, evangelizzatrice).Come spesso notato i riferimenti-collegamenti essenziali del vivere possono orientare anche subliminalmente verso Dio, verso la luce o verso, ad es., un calcolare, ragionicchiare, tutto terreno, riduttivo, che può indirizzare invece, anche subliminalmente, al puntare su di sé, al secolarismo.
Dunque non si è, talora, ancora individuata più chiaramente, mi pare, nella grazia, la via di una più profonda, equilibrata, consapevolezza della coscienza umana integrale in Cristo: da un lato la vita spirituale; da un altro una razionalità variamente astratta, trasmessaci anche attraverso i vari campi della cultura; da un altro ancora, nella vita concreta, il pragmatismo, fonte di molti ingiusti dolori, ma inevitabile, infatti la sintesi, la consapevolezza più profonda, distinta ed equilibrata, della coscienza integrale, questo discernimento spirituale e umano tendenzialmente più limpido, distinto, talvolta non vi è ancora e dunque si decide, si comprende, si evangelizza, etc., ad es., variamente in base a fatti esteriori, grossolani, senza poter comprendere più profondamente l’uomo, la sua autentica, equilibrata, personalissima -comunitaria, etc.- crescita spirituale e psicofisica.La sintesi di tutto ciò è dunque affidata alla vita quotidiana, senza meditazione, senza apertura al dialogo su tali argomenti…tanta confusione può regnare e per di più inconsapevole, che non riesce a vedere cosa vi sia da scoprire, che pensa che di fatto nella vita vissuta si sa bene come discernere mentre tutta la storia dimostra quale dono di Dio nel tempo sia quello appunto di un sempre rinnovato, approfondito, distinto, equilibrato, discernimento.
Possiamo parlare, dunque, di coscienza, talora, variamente frantumata e dispersa: la luce della fede, quando viene donata, non si capisce così chiaramente dove si appoggi nell’uomo, se sulla coscienza (e quale, come indicata) e/o, ad es., sulla (astratta) ragione; non vi è un più chiaro riferimento ad una coscienza che accoglie la luce, e, quando le è donata, la fede, imparando a seguirla anche al di là di ogni oscurità, dubbio, aridità (infatti la risposta sì alla domanda se credo in Dio, in Cristo, rimane sempre nel cuore al di là di ogni oscurità).Non vi è un più chiaro riferimento ad una coscienza integrale, sempre più capace, in Cristo, di discernere equilibratamente, profondamente, l’autentico, personalissimo, cammino spirituale e umano di ogni singola persona, ma da un lato ci si riferisce ad un più astratto cammino spirituale da un altro si può magari, talora, rilevare in modo riduttivo e variamente distorto qualche aspetto psicologico di quella data persona, senza mai vederla alla luce di una coscienza spirituale e umana integrale, sempre più profonda ed equilibrata in Cristo.
Una vaga, quasi sottaciuta, coscienza, un razionalismo variamente astratto, un pragmatismo che nella vita concreta sintetizza questi troppo astratti riferimenti, ogni aspetto della vita viene vissuto in questa confusione.Per proporre un altro es. la matematica si riduce a logica astratta, calcolante, mentre la logiica autentica la si può sempre più scoprire solo penetrando sempre più profondamente, equilibratamente, nel mistero spirituale, umano, “materiale”, dell’uomo in Cristo: uno sguardo tendenzialmente molto più vivo, ricco e preciso, lo sguardo, appunto, di una sempre più equilibrata e profonda coscienza integrale, in Cristo, lo sguardo del cuore integrale in Cristo..
Evidente che in un discernimento spirituale e umano sempre più equilibrato, profondo, si può entrare, per grazia, gradualmente, in una vita in Cristo, ma la spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana che in esso si può maturare si può comunicare, implicitamente, nel vissuto, con semplicità: le persone si possono sentire capite, amate in Cristo, aiutate a crescere con serenità, equilibrio, accogliendo sé stesse con fiducia nelle varie tappe (viste ben al di là di schemi prefissati) della propria personalissima crescita spirituale e umana.

Il cuore integrale sembra proprio la strada di una spiritualità sempre più divina e umana in Cristo.Non si dà più pienamente cuore integrale fuori di una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana.La coscienza irrigidita, ad es., non può unirsi come tale più pienamente all’umanità integrale.La promessa del cuore (umano, integrale) di Maria si può forse intuire sempre più pienamente.Solo Cristo porta l’uomo verso un’armonica unità integrale, non cerebrale, non meccanicistica, sempre più, invece, autentica…

Il cuore integrale entra nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, spiritualmente e umanamente e quasi, sotto certi aspetti, vivendolo appunto non solo spiritualisticamnete ma spiritualmente e umanamente, lo vede, non costruisce ragionamenti ristretti e astratti più o meno a tavolino.Vi è dunque una sempre più profonda, distinta, equilibrata, consapevolezza della coscienza in Cristo, nel suo mistero, che non è, ad es solo artistica (nel senso di indefinita: si apre anzi ad una nuova arte più profonda) o solo concettuale, riduttiva, razionalista, che non penetra con tutta l’umanità nel mistero (si scopre una nuova, viva, logica).

La minore piena, equilibrata, aderenza della coscienza a tutto il resto dell’umanità della persona può comportare, come già osservato, spazi aperti al razionalismo residuo.Il razionalismo, anche quello residuo, usa più facilmente termini come ragione, pensare, la coscienza spirituale e umana in Cristo, il cuore di Cristo induce ad usare, mi pare, più frequentemente termini come intuire, vedere, discernere, è infatti tutta l’umanità che sempre più distintamente viene condotta nel mistero non solo spirituale, che può diventare in varia misura spiritualistico, ma spirituale-umano-“materiale”.
Il cuore di Cristo è attento ad ogni persona, accogliente, capace di comprendere il cammino personalissimo, proprio nella grazia, di ciascuno verso la pienezza in Dio, è libero, prudente della prudenza piena d’amore di Cristo, il vario scollamento coscienza-resto dell’umanità della uomo, il razionalismo, anche quello residuo, conducono verso l’astrattismo, il moralismo, il burocratismo, il pragmatismo, non sono liberi, sono prudenti di una prudenza terrena che toglie fiato all’amore autentico…

Ho rilevato in scritti precedenti una, talora, certa scissione, meno delineata unione, tra la spiritualità ed il resto dell’uomo, anche perchè questo non è considerato, appunto, più chiaramente, nella sua interezza ma variamente come, ad es., ragione o ragione allargata, etc..
Latitando, talora, l’abitudine a riflettere sulle impostazioni spirituali e umane fondamentali, nella vita concreta si può in qualche caso tendere a pensare di saper bene come discernere e che la riflessione sulle problematiche qui menzionate tratta di discussioni solo teoriche.Possiamo osservare che l’orientamento a vedere così tali problematiche non nasce dal nulla, in quanto appunto non di rado la cultura può risultare variamente astratta, frammentata, etc..La reazione pragmatista non è però meno confusionaria, è dunque necessario cercare, in un cammino in Cristo, sempre più adeguate impostazioni fondamentali spirituali e umane.
Ho dunque trattato altrove di una certa, talora, scissione della coscienza: da un lato si vive la spiritualità, da un altro vi è una conoscenza umana variamente, ad es., razionalista, da un altro ancora vi sono le materie specifiche, non vi è una più armonica e delineata unione-distinzione, mi pare, appunto nella coscienza.Anche quando si tratta della coscienza lo si fa in modo variamente distratto, come di cosa nota, non ci si accorge appunto degli incerti legami con un incerto, riduttivo, resto dell’umanità dell’uomo, degli incerti legami con lo Spirito di Cristo.Tutto sembra risaputo e scontato mentre in realtà la confusione su tali fondamentali tematiche è, talora, profonda.
Come stupirsi, allora, se ad un convegno sullo stato psicologico dei sacerdoti si rileva, ad es., una non poco diffusa carente integrazione affettiva? Il sacerdote, come tutti, non è, talora, aiutato neanche culturalmente a trovare gli adeguati riferimenti-collegamenti spirituali e umani nel suo vivere.E’ dato per scontato che la spiritualità debba essere incarnata ma da un lato si tratta di una spiritualità variamente astratta da un altro si può talora rilevare in modo variamente riduttivo qualche problematica psicologica…Non vi è nemmeno culturalmente un aiuto a maturare una sempre più profonda, equilibrata, maturazione della coscienza integrale, dunque una sempre rinnovata spiritualità “divina e umana”.Infatti in fin dei conti la spiritualità può essere, ad es., più o meno rigida, senza che su ciò si stimoli una più attenta ricerca.Se poi sorgono, specie nel tempo, dei problemi più gravi si va allora, ad es., dallo psicologo cercando dunque più riduttive soluzioni al sintomo senza avvedersi più chiaramente del problema di fondo quello appunto, di una certa frantumazione della coscienza (tra, ad es., spiritualismo, razionalismo e tecnicismo-pragmatismo).
E’ evidente che tutti i campi del vivere umano sono toccati da queste problematiche.Ad es. per quanto non poco cammino si sia percorso alla ricerca di una più adeguata integrazione anche circa il rapporto tra fede ed economia si può ancora, talora, notare un certo astrattismo.Non si considerano, talora, ad es., più attentamente, i reali problemi, le reali difficoltà: è vero che una sempre più profonda, equilibrata, (ma, come visto sopra, anche qui possiamo rilevare confusione) maturazione in Cristo può aiutare a comprendere l’economia in modo sempre più profondo, ma bisogna anche aiutare a capire che ciò lo si può scoprire solo in un cammino di maturazione integrale nel quale si scopre, ad es., che la fede, l’amore, in Cristo, rendono gradualmente, tendenzialmente, più sapienti ma ciò può comportare, ad es., la disponibilità a pagare talora di persona un prezzo terrenamente consistente.Una fede, un amore, sempre più maturi donano tendenzialmente un discernimento agile, profondo, equilibrato, che aiuta a trovare amorevoli, più efficaci, incarnate, soluzioni, ma talora anche questo più maturo discernimento si può trovare, ad es., davanti all’alternativa di procedere per vie inaccettabili in Cristo o di dover rinunciare alla intrapresa economica.Anche qui una, talora, varia scissione della coscienza può dunque indurre a ritenere che tra le la teoria e la pratica, la realtà, si possa riscontrare un abisso non sempre facilmente colmabile e ciò anche nella vita spirituale.
Lo stesso discorso può appunto valere, ad es. anche nel campo del diritto.Ci si riferisce talora ad un diritto naturale preesistente alla decisione dell’uomo di accoglierlo o meno senza accorgersi che invece, in varia misura, solo una maturazione dell’uomo (in Cristo) può aiutarlo a scoprire sempre più profondamente questo diritto naturale (dunque talora il non riconoscerlo non dipende da un consapevole rifiuto).Il diritto naturale non è una realtà allo stesso modo comprensibile ad ogni uomo, non è una realtà alla quale si può aggiungere dall’esterno, in qualche modo, un dono dello Spirito, della fede.L’uomo esiste e matura nello Spirito di Cristo per cui il diritto naturale non è una scienza neutra ed astratta ma una realtà che si può scoprire sempre più profondamente solo in una maturazione in Cristo, nella quale si discerne tendenzialmente in modo sempre più equilibrato e profondo sulla natura dell’uomo, anche nelle varie, specifiche, situazioni.
Si può dunque talora riscontrare, anche in questo campo, una separazione tra un uomo razionale ed un uomo con un sovrappiù di Spirito Santo, cosa che può tendere a far ritenere che l’umanità vera sia quella razionale, in realtà astratta e razionalista, variamente inducente al secolarismo, etc..Ancora una volta l’asttrattismo può variamente allontanare da una maturazione integrale dell’uomo che può apparire solo teorica.
La democrazia non potrà mai essere solo questione di leggi e di strutture, senza una continua maturazione spirituale-culturale (in Cristo) non si potrà mai dare reale democrazia.Così il paradosso di Bockenforde si rivela, almeno in qualche misura, tale solo ad uno sguardo razionalista: il diritto naturale, la democrazia, non possono venire sempre più profondamente compresi e tanto meno vissuti se non da persone tendenzialmente sempre più mature (in Cristo): la democrazia non è una costruzione astratta e razionalista ma il frutto di un concreto vivere.Anche il vangelo non può garantire la sua applicazione (e la sua sempre più profonda comprensione) da parte degli uomini per il semplice fatto di venire annunciato, ma questo Cristo lo sa bene, mentre il razionalismo può tendere, talora, a pensare d risolvere le problematiche sociali ad un livello, ad es. di sole strutture normative, etc..
Da tutto ciò si può immaginare che la stantia contrapposizione tra una fede razionale ed una irrazionalista e fideista venga superata nella sempre più diffusa intuizione di un tendenzialmente sempre più profondo, equilibrato, discernimento spirituale e umano in Cristo, capace di vedere ogni cosa in modo sempre rinnovato, non irrazionalismo dunque ma invece più adeguato, concreto, efficace, discernimento.

“Dobbiamo cercare di non perdere il cuore ma di collegare cuore e ragione così che cooperino perché solo così l’uomo è completo e può aiutare e lavorare per un futuro migliore” (Dialogo con i giornalisti in volo verso il Messico, marzo 2012).
(Tutto ciò che scrivo, qui e sempre, sono domande ai miei, ai nostri, padri nella fede).
Proprio questo mi sembra un passaggio decisivo della nostra epoca: la scoperta sempre, sotto certi aspetti, più sviluppata di alcuni aspetti razionali della conoscenza umana ha contribuito, sotto certi aspetti, a rendere probabilmente più difficile, talora, un’adeguata, armonica, integrazione dell’uomo.Oggi sembra, talora, di vedere e, talora, in alcuni tra i migliori dei casi, la presentazione di una coscienza non si capisce bene come collegata con il resto dell’umanità dell’uomo: con un’astratta (in varia misura dunque poco autenticamente centrata) razionalità e, al tempo stesso, con una in vario modo vaga umanità restante, talora in varia misura più spirituale (allora in varia misura in realtà spiritualistica) che integrale?
Un punto importante sembra, talora, risultare che si teme di perdere le, in qualche varia misura, anche pseudo-conquiste di questa suddetta variamente astratta razionalità, il collegamento tra fede e scienza.Non si sa come collegare il cuore, la coscienza con la razionalità e non si vuole perdere nessuna delle due.
In realtà mi pare vi sia una via, in Cristo, per non togliere all’uomo, neanche in parte, l’apertura del suo cuore alla luce divina, per non indurlo invece a basarsi variamente su di un’astratta razionalità, e al tempo stesso per sviluppare al massimo, in Cristo appunto, le sue capacità conoscitive.
E’ la via della coscienza integrale, spirituale e psicofisica, dell’uomo, che esiste e vive nello Spirito di Cristo, Spirito che scende in lui, secondo la sapienza di Dio e l’accoglienza della persona umana, con la delicatezza, la grazia, la leggerezza, la pacificazione, la bellezza, etc., di una colomba: una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più “divina e umana” (un, sotto certi aspetti “reciproco”, rivelarsi in Cristo, dello Spirito e dell’umanità: lo Spirito che gradualmente illumina, vivifica, tutta l’umanità dell’uomo; l’umanità che può, in qualche modo, aiutare a comprendere, per grazia, come lo Spirito entri in essa senza calpestarla, senza cerebralismi, rovelli, moralismi, rigidità, mollezze, etc.).
Cercando, trovando, tendenzialmente, sempre più, per grazia, gli autentici riferimenti-collegamenti spirituali e umani integrali in Cristo l’uomo entra non con una coscienza spiritualistica, non con una razionalità variamente astratta ma con tutto il suo sempre più ben distinto essere, in una vita in Cristo, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.La spiritualità può rivelarsi sempre più profondamente, come dicevo, “divina e umana” (nella piena e sempre più approfondita fedeltà a Cristo e alla Chiesa cattolica), il discernimento si fa integrale, non spiritualistico, l’uomo non ragiona a tavolino ma, in vario modo, vive e vede meglio le viventi strutture stesse del mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, vede con tutta la sua umanità: in questo cammino si comprende sempre più distintamente come lo stesso mistero della logica, dunque delle basi della scienza, lo si può sempre più scoprire solo nella Trinità in Cristo, Dio e uomo.Si scopre così sempre più distintamente, tra l’altro, che non esiste una scienza neutra, anche se è vero che la ricerca sul mondo anche “materiale”, ad es., può contribuire a riorientare impostazioni conoscitive profonde ma che ogni forma di conoscenza può venire più o meno correttamente orientata in base alle vissute impostazioni fondamentali spirituali-culturali.
Continuo con le domande.
Sulla scia di quanto detto (e approfondito nei miei scritti, con molte scoperte anche, ad es., dottrinali e pastorali da tutti riconosciute valide e pienamente cattoliche) possiamo ricordare le affermazioni di Padre Massimiliano Maria Kolbe che aveva parlato di un’era dell’Immacolata (e forse potremmo aggiungere dell’Assunta).Non ci stanno – forse – conducendo Maria e Cristo, gli ultimi dogmi mariani, gli ultimi due concili verso un centrare tutto l’uomo (non solo il suo spirito), il suo cuore integrale, nella fede in Cristo (una sempre più approfondita redenzione dell’uomo, ad es. una liberazione anche dalle residue frange di astratto, variamente ripiegato si di sé, razionalismo ponendo tutte le vie della crescita e della conoscenza nella vita in Cristo.Era dell’Immacolata) e di qui verso una sempre più piena, profonda, equilibrata, pienamente incarnata, sempre più, dunque, “divina e umana”, assunzione di tutta l’umanità dell’uomo in Cristo?
Santa Messa a Leòn:
“La storia di Israele narra anche grandi gesta e battaglie, ma nel momento di affrontare la sua esistenza più autentica, il suo destino più decisivo, cioè la salvezza, più che nelle proprie forze, ripone la sua speranza in Dio che può ricreare un cuore nuovo, non insensibile e arrogante”.
Ella (Nostra Signora di Guadalupe, NdR), in quel momento, fece quello che aveva già sperimentato nelle Nozze di Cana. Davanti all’imbarazzo per la mancanza di vino, indicò chiaramente ai servi che la via a seguire era suo Figlio: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5).
Ai vespri con i vescovi latino americani:
“Cari Fratelli nell’Episcopato, nell’orizzonte pastorale e di evangelizzazione che si apre davanti a noi, è di capitale rilevanza seguire con grande attenzione i seminaristi, incoraggiandoli affinché non si vantino “di sapere altro se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1Co 2, 2)”.
22] E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza,

[23] noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani;

[24] ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio.

[25] Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. (1 Cor).
Cristo, gli autori neotestamentari, i Padri, non parlano, mi sembra, di fede e ragione (San Pietro parla di rendere ragione della speranza, ma qui intende, mi pare, motivazioni ben più integrali e vitali di un’astratta razionalità; san Giovanni parla, forse, del Logos come della Sapienza incarnata; san Paolo nella lettera ai Romani parla della possibilità umana di risalire a Dio, ma anche lui non esprime, mi pare, una riflessione razionalista; dunque non mi sembra che anche circa le, forse, poche volte che ci si riferisce in qualche modo alla ragione si possa tanto facilmente equivocare sul modo di usare questo termine).In tutte queste persone la parte razionale dell’uomo sembra fondamentalmente più armonicamente inserita nel tutto dell’uomo in Cristo.Si respira, leggendoli, una più ariosa meditazione, aperta con fiducia ad una maturazione integrale in Cristo.Oltretutto la parola razionalità ed altre vicine non aiutano, mi pare, in un’epoca come quella odierna in cui sono usate per l’appunto avulse dalla vita integrale, nello Spirito, dell’uomo.Non farei riferimento, dunque, ad es., a fede e ragione per evitare gli opposti estremi del relativismo, del secolarismo e del fideismo, dell’irrazionalismo.Parlerei di Spirito e umanità integrale dell’uomo, parlerei di cuore integrale (nemmeno cuore e mente, ma cuore integrale, in senso ebraico) che esiste e vive nello Spirito, parlerei spiritualmente, culturalmente, non solo devozionalmente, di cuore di Maria, di cuore di Cristo, Dio e uomo.Come già detto è su questa strada di una tendenzialmente sempre più profonda, equilibrata, penetrazione di tutta l’umanità nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, in Cristo, è su questa strada che con anticipo (perlomeno, forse) ho scoperto nella mia stessa vita in Cristo, ad es., le soluzioni di alcuni tra i principali problemi ecumenici, soluzioni che tanti tentativi variamente più razionalisti non avevano individuato.
Perché Maria dice: “Il mio cuore immacolato trionferà”? Non bisogna accogliere con estrema attenzione queste parole, se riteniamo veritiero credere al messaggio di Fatima?
La “sbornia” di astratta razionalità, il peso dato ad una razionalità che può finire per essere considerata in varia misura astrattamente, ecco tutto ciò può contribuire, ad es., ad un discernimento meno limpido ed equilibrato, meno “divino e umano” con tante conseguenze in ogni cosa, nella spiritualità, nella cultura, nella pastorale…
La “sbornia” di astratta razionalità, il peso dato ad una razionalità che può finire per essere considerata in varia misura astrattamente, ecco tutto ciò può contribuire, ad es., ad un discernimento meno limpido ed equilibrato, meno “divino e umano” con tante conseguenze in ogni cosa, nella spiritualità, nella cultura, nella pastorale…
Può forse risultare interessante osservare che se ci atteniamo al messaggio evangelico e neotestamentario non cadiamo, forse, in aggiunte che possono provenire da dubbie filosofie, culture, umane.Se, ad es., parlo di cammino dell’uomo in Cristo, se parlo di Spirito che illumina l’uomo, il suo cuore, se parlo di cuore “divino e umano” (dunque implicitamente di una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana) di Cristo, se parlo di Spirito che scende come una colomba su Cristo ed in lui su ogni uomo, se parlo di Cristo che come un agnello accoglie lo Spirito, ecco in questi casi non mi pare si esca da un linguaggio evangelico, che può venire anche vitalmente inteso, per grazia, sempre più profondamente, in modo sempre più “divino e umano”.
Se invece parlo di fede e ragione, se parlo di razionalità teologica, ecco mi pare che qui sia forse lecito avanzare il dubbio che si possa trattare di un orientamento filosofico personale.Non che la cultura non finisca per entrare comunque anche nella predicazione, ma ciò non toglie i possibili stimoli di queste riflessioni.Potremmo forse osservare: più ci avviciniamo a Cristo più il nostro linguaggio si può forse, almeno talora, fare essenziale, tendenzialmente più scevro da sovrapposizioni filosofiche troppo, sotto certi aspetti, dipendenti da una cultura altra.
PS: che questi (anche la loro diffusione) siano aspetti per mille motivi decisivi del tanto agognato trionfo del cuore immacolato di Maria?

Si può forse supporre che Cristo sia cresciuto spiritualmente e umanamente lungo tutto il corso della sua vita terrena per accogliere poi anche nella propria umanità la pienezza della divinità nel tornare in cielo al seno del Padre.
Possiamo forse anche tendere a pensare che Cristo abbia però conosciuto almeno gli elementi essenzialissimi anche dell’umanità, quelli maturando nei quali, in Dio, si sarebbe sempre più approfondita la rivelazione, come lui stesso spiega nel vangelo di Giovanni, ad es..
Una domanda dunque che può risultare interessante è questa: non si può rischiare talora di tendere a sottovalutare queste conoscenze essenziali, spirituali ma anche umane, del Cristo neotestamentario e dei vangeli in particolare?
Su questa scia osservo che anche se è impossibile scindere spiritualità e cultura sarebbe forse cosa buona porre attenzione nel presentare come naturalmente umani aspetti che sono forse invece parte di visioni filosofiche magari molto diffuse ma che non appartengono, mi pare, di per sè al messaggio evangelico.Nel messaggio evangelico non mi pare, ad es., si parli di ragione nei termini spesso usati oggi.Se in una certa epoca anche la Chiesa può essere stata talora spiazzata da scoperte in modo variamente erroneo attribuite ad un’astratta ragione oggi forse può avviarsi a scoprire più profondamente che Cristo, Dio e uomo, continua ad essere anche nella sua concreta umanità un valido riferimento: voglio dire che il Cristo dei vangeli sembra anche filosoficamente più avanzato di tanto razionalismo successivo, si può scoprire molto di più in tutti i campi (e si vive anche meglio) vivendo in Cristo Dio e uomo che affidandosi ad un’astratta razionalità.
Questo della razionalità variamente astratta, questo bisogno di parlare di fede e ragione (e non, ad es., di Spirito e umanità, nella quale gli aspetti razionali trovano sempre più la giusta collocazione) mi appare un possibile scoglio difficile ma importante da superare per entrare in una possibile nuova spiritualità-cultura tendenzialmente più semplice ma anche più profonda e precisa, una spiritualità-cultura del cuore integrale naturalmente aperta alla luce a differenza, forse, come ho detto altrove, di una cultura anche di una variamente astratta ragione, che può orientare, ad es., al ripiegamento calcolante sulla propria intelligenza, al secolarismo, alla non fede.
E’ possibile far sapere al papa che un sacerdote della sua diocesi che ha vissuto alcune particolari esperienze spirituali (come vi ho manifestato in precedenza), che si è trovato a compiere scoperte importanti anche in campo dottrinale, ecumenico e culturale (tra l’altro ho avanzato proposte ritenute interessanti da autorevoli personalità cattoliche anche, ad es., in campo logico e proprio sulla scia di una possibile sempre più profonda scoperta della Trinità in Cristo, Dio e uomo), etc., ecco questo sacerdote afferma di aver intuito tutto ciò sulla via del cuore integrale in Cristo e non sulla via di un’astratta ragione (nè di qualcosa di pur sempre, mi pare, riduttivo, come cuore e ragione), ed inoltre che nutre forti dubbi (tutti i miei scritti restano però domande ai miei padri nella fede, alla Chiesa) sulla validità di una variamente astratta razionalità e timori sui pericoli per la fede di questa stessa variamente astratta razionalità?
Vorrei ancora osservare che se per caso su questi argomenti vi è qualcosa di realmente importante da valutare con attenzione potrebbe risultare variamente decisivo il disporsi a scoperte nuove anche, come si vede, su alcune fondamenta della propria cultura, e questo perché Cristo propone, apre vie, ma non violenta le persone.Invece una volta diffuse queste scoperte potranno in varia misura, nella grazia, diventare “naturali” per molti.
“Nelle cose materiali sappiamo e possiamo incredibilmente tanto, ma ciò che va al di là di questo, Dio e il bene, non lo riusciamo più ad individuare. Per questo è la fede, che ci mostra la luce di Dio, la vera illuminazione, essa è un’irruzione della luce di Dio nel nostro mondo, un’apertura dei nostri occhi per la vera luce” (omelia Veglia pasquale).
Il punto è che in una sempre più profonda ed integrale maturazione del cuore integrale in Cristo anche le cose materiali le vedo comunque in una prospettiva sempre più più integrale, autentica, equilibrata, viva, la qual cosa può avere talora anche effetti molto pratici.Pensiamo, come ho osservato nei miei scritti, a quante “scienze” sono viste in modo parziale, distorto, riduttivo, poco o per nulla vivo.
La maturazione tendenzialmente sempre più profonda ed equilibrata nello Spirito di Cristo della coscienza spirituale e psicofisica (dunque integrale) dell’uomo viene a colmare quella scissione che ancora non di rado vediamo tra una conoscenza spiritualistica ed una variamente razionalistica.
Nella prima esperienza spirituale di cui parlo c’è un riferimento al comune dei pastori e poi realmente mi è parso che almeno per ora non era importante dire se non ai pastori di queste esperienze spirituali come se Maria volesse prima di tutto parlare a loro…ora Mirjana di Medjugorie (prudenza,tra l’altro ho parlato con tantissima gente: teologi, giornalisti, etc. dei punti principali di questa possibile via del cuore.Non ho detto nulla a laici delle esperienze spirituali) dice ( http://it.gloria.tv/?media=275844 dal minuto 21,15) che ci sarà un tempo in cui i pastori dovranno fare da ponte verso la vittoria del cuore di Maria.Può essere anche naturale, sotto certi aspetti: si tratta di una via da capire bene nella Chiesa…
Manifestando di essere l’immacolata concezione Maria sembra aver indicato qualcosa di più dell’essere stata concepita senza peccato.Questo spunto che ho trovato ad es. nelle riflessioni di padre Stefano De Fiores e anche in un testo su Maria del cardinale Angelo Amato viene, ad es. dal primo, anche specificato: Maria si sarebbe così espressa per comunicare il suo vivere costante in quella condizione di immacolatezza.Padre De Fiores a proposito delle apparizioni di Lourdes osserva che vi sono altri due segni significativi: la grotta e l’acqua.La grotta può ricordare quella di Betlemme ma anche il grembo materno in gestazione; l’acqua è un segno di vita, di purificazione, etc..Forse tra le righe padre De Fiores dunque dice dell’altro: immacolata concezione potrebbe forse significare anche che Maria genera nel Figlio figli sempre più resi, in lui, immacolati, pienamente redenti dal peccato originale nel quale sono nati.Dunque potrebbe trattarsi, nelle parole di Maria a Lourdes, anche di una sottolineatura per indicare quasi un programma futuro, quello di condurre i suoi figli, i figli di Dio, verso una sempre più piena redenzione.

Evidentemente può non essere facilissimo intuire come vivremo, cosa sperimenteremo, in paradiso.Altrove, nei miei scritti, ho domandato se forse non sarà che anche in paradiso continueremo a credere in Dio, a fidarci, ad abbandonarci in lui, pur vedendo Dio.L’abbandono, la fiducia possono apparire forse come la più intima forma di amore e anche di conoscenza, perché sono dono di Dio.Quanto al vedere Dio possiamo tendere a supporre che anche in paradiso lo vedremo sempre più profondamente perché anche lì Dio si donerà gradualmente anche se, possiamo immaginare, talora almeno, molto più rapidamente.Saranno dunque un manifestarsi ed un vedere in vario modo spirituali e allora è forse meglio restare prudenti nel cercare di intuire sia il vedere che il credere in paradiso.Forse possiamo domandarci se (e più precisamente come) persino nella Trinità le persone divine si comunicano l’una con l’altra una totale fiducia, comunicano nella fiducia, entrano totalmente l’una nell’altra nella fiducia.La fiducia come amore intimo e al tempo stesso rispettoso, delicato, che entra con fiducia nell’altro che con fiducia si apre.
La fiducia conduce, forse, dunque, direttamente verso una forma di conoscenza appunto trinitaria non solo come relazionalità ma più pienamente come comunicazione nello Spirito.Una vita, una conoscenza, di Dio, dell’uomo, del mondo, nella Trinità in Cristo, Dio e uomo: una conoscenza sempre più, tendenzialmente, integrale, scoperta nelle sue autentiche vie dimensioni, passaggi, etc..Una conoscenza nella delicatezza, nell’apertura, nella bellezza, nell’amore, trinitari in Cristo Dio e uomo.Si può forse aprire sempre più un campo immenso nella spiritualità, nella cultura, nella pastorale, etc..

Questa spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo, sempre più capace di comprendere l’autentico cammino di crescita spirituale e umana di ogni persona, di ogni comunità, aiuta molto, come ho già osservato altrove, ad intuire le possibili particolarissime vie, tappe, di crescita ad es. delle comunità territoriali.Ad es. ci si può avvedere in una parrocchia che persone oberate dalle fatiche del lavoro, della famiglia, persone che non hanno ancora maturato una più profonda fede però possono avvicinarsi volentieri all’oratorio della domenica (dopo le 10,30) in parrocchia dove ragazzi e genitori già impegnati in cammini di fede parrocchiali accolgono i bambini anche piccolissimi facendoli giocare (giochi anche, a misura, variamente catechetici, pedagogici, etc.), anche, ad es., insegnando ai più grandini a suonare la chitarra (e poi così possono dare una mano ai cori parrocchiali, imparando a donarsi, a venire alla messa, a leggere prima le letture etc.; poi anche qualche genitore quando vede il figlio anche di otto, nove anni che suona è attratto anche lui nel coro della messa domenicale, comincia a conoscere gli adulti del coro che fanno un cammino di fede, etc. ).E’ tutto un aiutarsi, un accogliersi, di tanti, adulti, giovani, bambini, anche ad es. con un breve cerchio iniziale e finale dove suonano strumentini anche i piccolissimi e si canta una preghierina…Insomma capire le situazioni comporta tante cose, anche molto particolareggiate, come che giochi, cosa altro, proporre…Si possono talora facilmente sbloccare situazioni che sembravano irrimediabilmente chiuse…Ho già accennato altrove a quest’attenzione particolareggiata a situazioni, persone, nella pastorale, qui ho solo citato e molto brevemente un piccolo esempio tra molti possibili in tanti campi della pastorale.Si può aprire, in molti modi, un campo immenso per l’apostolato.Non fecero a loro modo così i benedettini in un’epoca sotto diversi aspetti di sfacelo culturale, istituzionale, etc.?

Io credo che, forse, la (una?) via sta nel cercare, per grazia, il cuore stesso di Cristo, il suo discernimento divino e umano.Cristo di fronte all’immensità di essere Dio ha dovuto, forse, “per forza”, vorrei dire, comprendere come lo Spirito entra gradualmente, con delicatezza, come una colomba, nell’uomo; come nell’uomo vi sia una coscienza spirituale e psicofisica; gli è stato in possibile varia misura forse necessario per distinguere con serenità ciò che è spirituale nell’uomo da ciò che è dovuto più alla psiche o più alla corporeità (noi vediamo questa limpidezza di discernimento ad es quando Cristo opera una certa distinzione tra malattia fisica e peccato).Questa possibile fondamentale consapevolezza degli autentici riferimenti-collegamenti spirituali e umani, questo crescere e conoscere, nel mistero divino-umano-“materiale”, maturando sempre più armonicamente, integralmente, in tutta la sua umanità nello Spirito e con ciò vedendo ogni cosa in modo sempre nuovo, ecco questa possibile pista da valutare più attentamente, anche, tra l’altro, scritturisticamente, potrebbe rivelarsi molto feconda.Interessante, magari, osservare che manca quasi del tutto, forse, una riflessione sulla “filosofia” di Cristo, sul suo discernere spirituale e umano.Una riflessione che può avvenire nella grazia, nel dono sempre più profondo della luce “divina e umana” di Cristo.Si tratta di una via che può aiutare, tra l’altro, ad incontrare in avanti, in Cristo, spiritualità, culture, orientamenti, che può aiutare a comprendere l’uomo integrale sempre più pienamente, una via rinnovata nella spiritualità, nella cultura, nella pastorale…

Ho trattato altrove dei rapporti trinitari e anche ho accennato, ad es., a quelli dell’uomo in Cristo.Solo in Cristo, Dio e uomo, osservavo, si può sempre più scoprire anche la logica.Scopriamo sempre più una logica viva, trinitaria (in Cristo appunto), ricca di aspetti di cui di volta in volta può rivelarsi più o meno necessario tenere conto.Evidentemente, ad es., vi possono essere casi nei quali va tenuto presente l’eventuale muoversi dell’intero universo o di parti di esso, etc., le possibili ondulazioni…così come osservavo che la maturazione spirituale, culturale, dell’uomo può cambiare le carte in tavola in tante cose, ad es. nell’economia, nella politica…E’ grande, ancora, ad es., l’accresciuta possibilità di comunicare di tutti con tutti, cosa che può alimentare, tra l’altro, una più profonda capacità di apertura, di vigilanza, nel riconoscere non superficialmente ciò a cui, sotto certi aspetti, va dato attento ascolto…

Nel cuore divino e umano di Cristo si rivela sempre più ogni cosa.Cristo ha “dovuto”, forse, necessariamente scoprire la delicatezza dello Spirito, che viene illuminando e facendo crescere con sapienza l’umanità senza calpestarla, senza indurla a forzature volontaristiche, senza cerebralismi, cavillosità…Immaginiamo a quali pressioni avrebbe potuto sentirsi sottoposto Cristo nell’intuirsi, nella fede, Figlio di Dio se lo Spirito non fosse sceso su di lui come una colomba.Lo Spirito dunque conduce l’uomo a scoprire sempre più, in Cristo, anche la sua (dell’uomo) autentica (non moralistica, non meccanicistica, etc.) coscienza spirituale e psicofisica.Lo aiuta a scoprire sempre più, dunque, i veri riferimenti spirtuali e umani ed i loro autentici collegamenti (anche qui, Cristo ha “dovuto” forse scoprire bene tutti i principali riferimenti-collegamenti, ad es. per distinguere gli aspetti ad es. psicologici o fisici, del suo comportamento, da quelli spirituali).
Nei miei scritti osservo che la scoperta sempre più profonda del cuore divino e umano di Cristo scioglie nodi, rinnova strade, apre a scoperte sempre nuove in ogni aspetto della vita.E’ forse anche interessante osservare che forse non è, talora, molto diffusa, l’attenzione a cercare, nella grazia, anche la “filosofia” di Cristo, cioè le vie del suo integrale discernere divino e umano.E’ vero che si tratta di misteri ma non è, mi pare, che non si possa tentare di trarre possibili spunti da questa ricerca.Ad es. osservo che Cristo non ha mai parlato di fede e ragione, Cristo mi pare sia rimasto (e sarebbe interessante anche verificare ciò) ed abbia anche molto approfondito la visione ebraica dell’uomo come cuore integrale: non cuore e ragione, non cuore e mente, ma cuore integrale (dell’uomo intero) come centro del discernere, del vivere, integrale, appunto, dunque anche del conoscere, dell’uomo.
Mi pare di vedere qui una possibile fondamentalissima risposta ad un problema forse centrale della nostra epoca, quello della fede: il razionalismo, anche quello residuo di chi parla di cuore e mente, cuore e ragione, orienta, può orientare, anche subliminalmente all’ubris (dunque magari anche del tutto inconsapevole) dell’uomo che si fa criterio del vero, etc.; la scoperta sempre rinnovata, approfondita, della coscienza in Cristo, del cuore in Cristo, orienta, può orientare, alla luce che nella coscienza splende.
Osservo ancora che la maturazione sempre più profonda della coscienza integrale, del cuore, dell’uomo in Cristo può orientare ad un discernimento sempre più profondo in ogni campo ad es. aiutando anche il cristiano convinto a liberarsi da alcune altre possibili gravi distorsioni frutto del razionalismo, come il pragmatismo (dovuto alla circostanza che una inesistente variamente astratta razionalità non dà adeguati riferimenti per il discernimento) ed il conseguente burocratismo.Si tratta, a proposito di queste ultime, di distorsioni che possono anch’esse profondamente ostacolare il riconoscimento, l’accoglienza, della sempre nuova venuta di Cristo.
Forse in quest’epoca il Signore, con l’intercessione potente di Maria, ci vuole immergere in modo rinnovato, ancora più profondo, nella sua nuova creazione, nella sua Parola, nel suo battesimo, nella sua cresima, nell’eucaristia: non sono proprio questi i misteri della luce aggiunti da Giovanni Paolo II al rosario?

Propongo di diffondere una preghiera in preparazione e per l’anno della fede:

Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo, affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

Nei miei scritti propongo di cercare gli autentici riferimenti spirituali e umani (ed i loro autentici collegamenti) in Cristo.Osservo prima di tutto che questo è un argomento in genere considerato con relativamente scarsa attenzione, se ne parla talora come se in fondo ognuno sapesse bene nella vita concreta come regolarsi.In realtà non è così, molti possono essere gli orientamenti esplicitamente o, forse più spesso, implicitamente vissuti.E qui, dunque, si nascondono importanti cause di molte incomprensioni, divergenze, tra spiritualità, filosofie, etc..Ho anche osservato che proprio cercando, per grazia, le autentiche vie del discernimento in Cristo si schiudono strade di nuova comprensione reciproca, nelle quali si possono più facilmente intuire gli intenti positivi dei vari orientamenti, scoprendo anche che da queste sempre rinnovate impostazioni spirituali e umane in Cristo nascono anche rinnovate comprensioni di Dio, dell’uomo, del mondo, comprensioni che possono, tra l’altro, sciogliere divergenze dottrinali, anche secolari, che sembravano inconciliabili.
Oggi vi è, ad es., chi punta più su una variamente astratta ragione, chi su una coscienza intesa però in modo variamente vago (variamente spiritualistica), chi di fronte a questi riferimenti poco incisivi nella vita concreta (a causa appunto della loro indefinitezza) si rifugia non di rado nel pragmatismo.Ancora, troviamo chi evidenzia una necessità di riferirsi ad una ragione allargata, forse, in qualche caso, per giungere con un linguaggio comprensibile e graduale a riferirsi alla coscienza ma anche qui proprio con ciò manifestando una meno profonda attenzione (nel caso del papa dovuta forse, talora almeno, anche ai problemi legati alla sua posizione necessariamente super partes, etc.) nella ricerca di dettagli decisivi.Tra l’altro in quest’ultimo orientamento, che appare sotto molti aspetti il più avanzato, ci si riferisce comunque alla coscienza e alla ragione, al cuore e alla mente, evidenziando ancora una volta una meno armonica sintesi integrale tra tutto l’essere dell’uomo, che può a mio parere venire meglio sintetizzato dalla sua coscienza spirituale e psicofisica (mentre coscienza e ragione sono, prese così, elementi astratti dall’essere integrale appunto dell’uomo) e lo Spirito di Cristo (che venendo così ad illuminare un essere variamente astratto si fa anch’egli più “disincarnato”).Inoltre questo, sia pure variamente attenuato, persistere del riferimento ad un’astratta ragione, non libera più pienamente l’uomo dalla tendenziale, magari inconsapevole, ubris, di fare della propria astratta (ed in realtà così inesistente, malcompresa) razionalità il metro della verità.Ho osservato che il cristianesimo deve cercare e difendere le vere vie della conoscenza e non un’astratta razionalità.Gli aspetti razionali dell’uomo vanno visti il più possibile come realmente esistono, cioè come parti non scindibili della coscienza spirituale e psicofisica che esiste e matura nello Spirito.
Più autentici, adeguati, riferimenti, mi paiono ritrovarsi nella possibile intuizione (per grazia, se in qualche modo valida) del “reciproco” rivelarsi in Cristo dello Spirito e dell’umanità dell’uomo.Lo Spirito di Cristo, cioè, illumina l’uomo ma l’umanità dell’uomo può divenire, nella grazia, un aiuto a comprendere l’autentico Spirito di Cristo che non calpesta, intorcina, etc., l’uomo ma lo fa crescere in modo sempre più pienamente sano, equilibrato, verso la pienezza della maturità integrale in Cristo stesso.E l’umanità integrale dell’uomo la si può forse individuare nella sua coscienza (anche se talora operativamente spenta a causa ad es. di malattie cerebrali) spirituale e psicofisica.
Entrando sempre più su questa via integrale e sempre più armonica, ben distinta, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, l’essere umano può discernere ogni cosa in modo sempre più, appunto, profondo, equilibrato, ben distinto e dunque anche la riflessione viene sviluppata in questa vita integrale e non con un astratto ragionicchiare a tavolino.
Si può sempre più aprire una strada per una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più “divina e umana”, sempre più capace di comprendere, ben al di là di ogni schema prefabbricato, l’uomo reale nelle autentiche vie, tappe della sua crescita spirituale e psicofisica.Inoltre ho osservato che una tale maturazione, una tale vissuta formazione, aiuta l’uomo, ad es., a riconoscere, nella grazia, proprio nella sua sempre più autenticamente riconosciuta coscienza la sempre più autenticamente riconosciuta luce dello Spirito, e, quando Dio la dona, della fede (in Cristo).E questo, gradualmente, al di là di ogni oscurità, aridità, etc., perché il dono della fede, lo Spirito che grida Abbà, resta in noi anche se siamo nel buio, etc..Oggi invece la confusione circa gli autentici riferimenti può indurre persino uomini di chiesa, teologi, etc., a concepire la fede come un non meglio inteso miscuglio di Spirito e di appoggi razionalistici male intesi.La fede invece, quando ci è donata, va oltre un confuso ragionare umano anche se di certo non è contro la vera sapienza, “divina e umana” in Cristo.La coscienza, tanto meglio quanto meglio, nella grazia, intesa, orienta l’uomo ad accogliere la luce dello Spirito, un’astratta razionalità può orientare l’uomo a quella magari inconsapevole ubris cui sopra accennavo, a fare di questa razionalità il metro della verità, inducendo anche subliminalmente la persona verso il secolarismo, etc..
Molte scoperte in tutti i campi sono uscite su questa strada, anche quella di una sempre rinnovata, in Cristo, logica.
E’ bello vedere che, sembrerebbe proprio, non si tratta di altro che del dono del sempre più autentico cuore divino e umano di Cristo, che ci rivela sempre più ogni cosa, che ci aiuta ad abbandonarci sempre più totalmente (anche culturalmente) in lui, aprendo sempre più profondamente un varco nel nostro cuore e donandoci una fede, una speranza, un amore, tendenzialmente sempre più “divini e umani”.

PS all’ultimo paragrafo: ho dimenticato di citare l’orientamento di Spidlik e Rupnik meno diffuso, forse, almeno in occidente, ma sotto non pochi aspetti ancora più avanzato di quelli citati.Questa tendenza però ha il limite di considerare sì come riferimento la consapevolezza sempre più profonda della coscienza in Cristo ma rifuggendo, sembrerebbe, da più dettagliate definizioni chiarificatrici.Ne ho trattato altrove.

«Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio» (Mc 16, 24-25). Fino a che lo berrò nuovo: è il vino escatologico della festa eterna, di cui quello eucaristico è segno efficace, caparra, etc..Cristo alla fine della sua vita terrena ha forse ricevuto in dono (di luce, di amore, di forza, etc.) anche per sé, oltre che per gli altri, l’eucaristia, senza di essa, senza comunque un rinnovato dono di grazia, non avrebbe avuto forse, appunto, la grazia per accogliere ancora di più l’amore di Dio ed in esso più pienamente donarsi (anche per questo benedice, spezza, rende grazie).
Nella trasifigurazione, sua cresima forse, Cristo riceve dall’alto il rafforzato dono dal Padre di un’umanità resa viva nello Spirito.Perchè Cristo dice questo è il mio corpo dato (per…) il mio sangue sparso…Quale Cristo c’è in quell’eucaristia? Quello già morto, risorto e asceso al padre, così come nella trasfigurazione ha ricevuto il dono anticipato di vedere la sua umanità tutta viva nello Spirito?
Potremmo forse dire che in qualche modo anche per Gesù uomo “sul monte Dio provvede” cioè tutto Dio, anche nell’umanità totalmente assunta in cielo del Figlio, si dona, è totalmente presente e sostiene, il Cristo, Dio e uomo, nell’eucaristia? Sono tutte domande, quelle poste in questo paragrafo, forse molto delicate, cioè che richiedono molta attenzione, ad es. per non svalutare in qualche modo la parte umana di Cristo.Comunque se Cristo stesso ha ricevuto questi aiuti dall’alto ciò può aiutarci a riflettere, ad es., sul donarsi di Cristo sempre più profondo, anche nella sua umanità, vorrei dire forse anche nei riferimenti-collegamenti (in alcuni, essenziali?) spirituali e umani che caratterizzavano il suo discernere, il suo conoscere, il suo cuore integrale, insomma, divino e umano (e che, come ho accennato altrove, forse si possono in varia misura intravedere, talora come in filigrana, nel Gesù dei vangeli.Sul sino a che punto di maturità essenziale è giunto Cristo sulla terra sarebbe interessante riflettere, come in parte ho fatto altrove.Una risposta può forse risiedere nell’ipotizzare che abbia almeno raggiunto, o comunque sempre, o presto, vissuto, almeno le essenzialmente, fondamentalmente, magari da approfondire, rifinire, etc., corrette impostazioni spirituali e umane, insomma solo anche attraverso l’umanità (essendo ormai anche uomo) Cristo poteva, tendo a pensare, intuire, rivelarci, almeno essenzialmente, in ciò che basta insomma (per poi accoglierlo noi sempre più profondamente nella storia), l’autentico Spirito suo e del Padre.In questo senso allora il dono dell’eucaristia ci può forse aiutare, dicevo, anche in questa riflessione sul dono di luce, di consapevolezza spirituale e umana, da lui ricevuto.
Ribadendo la delicatezza delle domande esposte in questo paragrafo ed il rischio di possibili sottili errori nelle questioni poste, vorrei anche rilevare che talora si sente sostenere che Cristo come uomo aveva una sua filosofia, non necessariamente quella che deve essere la nostra.Anche questa è una problematica molto delicata perché bisogna chiedersi sino a che punto Cristo poteva non conoscere gli essenzialmente autentici riferimenti spirituali e umani senza travisare in varia misura l’essenziale della rivelazione.Tali questioni ed anche una certa, talora, distrazione verso di esse possono talvolta risultare anche segnali di questo forse dono spirituale e umano in Cristo, di una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana, che può essere approfondita.

Forse una via di riavvicinamento col popolo ebraico potrà risiedere proprio nella riscoperta e nell’approfondimento in Cristo della spiritualità-cultura anticotestamentaria.Ecco forse un senso possibile di alcune singolari affermazioni di san Paolo sul popolo dell’Antica Alleanza.Si potrà forse capire ancora meglio, sotto molti punti di vista, l’importanza, per tutti, di una storia di secoli tra Dio ed il popolo eletto.Forse non a caso alcuni grandi filosofi ebrei come Buber, Levinas, Rosenzweig, hanno contribuito ad indicare vie che sotto molti aspetti oggi anche nella Chiesa si riscoprono.

Paradossalmente nella meditazione, nella storia della Chiesa, su Cristo si può rivelare talora carente il suo punto di vista spirituale e umano.Ad es.: quali erano i riferimenti concreti spirituali e umani del suo discernimento? Ad es. il cuore integrale e non un’astratta ragione; quale Cristo era presente nell’eucaristia appena istituita, quello morto e risorto? Aveva bisogno Cristo di mangiare e bere anche lui quell’eucaristia? Perché?; ma anche molto concretamente: non aiuta molto in tanti brani biblici cercare il punto di vista di Cristo? Ad es. nell’episodio di Marta e Maria che accolgono in casa Gesù possiamo più facilmente intuire che Marta era chiamata a ristorare un Gesù stanco, Maria ad accoglierlo personalmente.Maria vedeva ogni cosa nella volontà di Dio, Marta invece era presa dal suo fare e dunque giudicava, senza comprenderla, la sorella, voleva insegnare cosa fare anche a Cristo, era in affanno ed in tensione…

La via, per grazia, del cuore integrale mi pare una strada ricchissima a tutto campo.Si può pensare, talora, di sapere bene nella realtà come comportarsi, ben al di là di tante disquisizioni culturali, ma poi la realtà dimostra che viviamo necessariamente di una spiritualità-cultura che dirige ogni discernimento atteggiamento.Inutile dunque pensare che nella vita concreta si sa come fare: ad es. se nella propria spiritualità.-cultura trovano spazio forme di razionalismo forse sarà facile cadere ad es. in una pastorale astrattista e pragmatista.Proprio nella vita concreta si è colti in fallo.Ma su questa linea, ad es., se si vengono a conoscere altre vie pastorali concrete, le si fa magari proprie senza un rinnovamento spirituale-culturale ma in varia misura pragmaticamente…in tale caso il cammino verso il rinnovamento succitato è più graduale…

per s.e.r. il card A Vallini e per le e.r. monss: P Schiavon, G Marciante e M Zuppi

Nel capitolo 4 del vangelo di Giovanni vediamo Gesù che incontra al pozzo di Giacobbe una donna samaritana dalla vita sponsale disordinata.Gesù non le dice di credere in lui che è il Messia e, conseguentemente, di rimettere in ordine la sua vita, ma le chiede un bicchiere d’acqua.Quella donna confusa in un aspetto della vita era però molto più aperta (magari anche troppo dirà qualcuno, ma aperta però) di molti samaritani e giudei, ostili tra loro, e forse anche più generosa di tante altre persone.Cristo coglie il lei lo Spirito che forse le è stato realmente donato e che lei ha accolto.Da lì, in un dialogo da lei accettato e che può rappresentare un graduale cammino nel tempo, la conduce ad una profonda conversione.
Dunque Gesù annuncia verità radicali ma in altre situazioni, più personalizzate, tiene un approccio gradualista.
Queste due modalità di annuncio si integrano e si spiegano tra loro.Esiste una verità di amore pieno, di Dio ma anche, col suo aiuto, degli uomini, che ci dà speranza.Ma se si trattasse di una legge da applicare subito integralmente invece ci schiaccerebbe: si tratta di un graduale, personalissimo (comunitario, etc.), cammino.Su questa via in Cristo possiamo dunque gradualmente comprendere sempre meglio quando va annunciata la verità integrale e quando invece optare per un accostamento graduale.Ciò comporta una graduale crescita, nella grazia, nel comprendere l’altro, le situazioni; orienta ad un sempre più profondo amore in Cristo per i fratelli che da un amore che accoglie, ascolta, comprende, sono più facilmente, talora almeno, aiutati a scoprire un Dio di luce e di amore: infatti su questa via si scopre che il cristianesimo non è, in varia misura, una dottrina astratta da inculcare negli altri ma la fede in un Dio che ci ama, ci comprende e ci aiuta, se lo vogliamo, in un libero e sereno dialogo, a crescere bene, in un cammino personale e non schematico.
Dunque c’è sempre qualcosa che si può vivere nello Spirito nel contatto con l’altro (prima di tutto, come fa Dio, amare, poi, tra l’altro, essere attenti alla sua personalissima crescita; tra l’altro essere amati è già anche una grande occasione, nello Spirito, di crescita), anzi su questa via (anche nei suoi aspetti spirituali-culturali-formativi) siamo tendenzialmente condotti, ciascuno secondo la misura, i modi, voluti da Dio, ad una maturazione della consapevolezza della nostra autentica, serena, equilibrata, profonda, coscienza integrale (spirituale e psicofisica) in Cristo.Tendenzialmente usciamo, dunque, dalle secche del razionalismo che: offrendo riferimenti solo astratti conduce facilmente nella vita concreta al pragmatismo, allo schematismo, etc.; e nella vita concreta confonde, prima di tutto, sulla fede, perché variamente può orientare all’ubris del conoscere per via di striminziti ragionamenti “umani”.Scopriamo invece sempre più, per grazia, l’autentica coscienza nella quale brilla la luce dello Spirito e, se Dio ce l’ha donata, della fede.La nostra coscienza in Cristo entrando sempre più profondamente, equilibratamente, distintamente, nel mistero scopre ogni cosa (persino la logica, come mostro nei miei scritti) in modo sempre rinnovato.Non dobbiamo dunque, mi pare, difendere la ragionevolezza della fede, un’astratta ragione (rischiando noi per primi di indurre all’ubris di cui sopra), ma le vere vie spirituali e umane della conoscenza che solo la fede in Cristo può farci scoprire in modo tendenzialmente sempre più pieno.
Si può aggiungere che una più illuminata coscienza, liberata dal pragmatismo, potrà evitare tanto dolore, tanti pregiudizi, schemi, che ostacolano anche pesantemente il fruttificare dello Spirito.
Non si può trattare, a riguardo di queste possibili vie, proprio di una sempre più profonda scoperta del cuore in Cristo, di un aspetto, dunque, della vittoria del cuore immacolato di Maria? Su questa via, comuque, mi sono, ad es., ritrovato a vivere molte importanti scoperte anche dottrinali, riconosciute unanimemente, nella Chiesa, valide e a trovare sempre, sinora, nella grazia, le vie per portare grandi frutti pastorali nelle situazioni più diverse.

un cordiale saluto d giampaolo centofanti

Due bellissimi articoli, pubblicati ultimamente, di M. Corradi e di A. D’Avenia toccano, in vario modo, la ricerca di un’identità dell’uomo nel cuore (in Cristo).E’ una strada forse anche nuova perché prima, in un’accezione frequente, il cuore corrispondeva solo all’intenzione spirituale, all’anima, per cui per la conoscenza bisognava fare appello anche ad una variamente astratta ragione.Il cuore integrale, la coscienza spirituale e psicofisica (in Cristo), invece, entrando sempre più profondamente, equilibratamente, distintamente, nel mistero, conosce sempre meglio perchè appunto tutta l’umanità vi è condotta e non solo alcune parti, anche variamente astratte, di essa.Si tratta di una via ricchissima, che può aprire ed in realtà ha già aperto, a scoperte a tutto campo, spirituali-culturali-pastorali: persino la logica, base di tanta scienza, viene sempre più riscoperta in modo vivo, vitale, molto più ricco…(prima di tutto però ricordo ancora una volta che un’astratta ragione può orientare anche subliminalmente all’ubris del conoscere con terreni, più o meno striminziti, ragionamenti; la coscienza integrale, il cuore, può più facilmente orientare a riconoscere e ad accogliere la Luce che nella coscienza, appunto, splende).Il cuore di Cristo, divino e umano, sul quale lo Spirito scendeva, nella vita terrena, con la delicatezza, la grazia, etc., di una colomba, sembra sempre più il riferimento che può sciogliere mille nodi, rivelare il fondo di mille problematiche, aprire mille concrete strade di comprensione, di incontro, di amore concreto, etc..”Vi darò un cuore nuovo”, hanno annunciato (come osserva Benedetto XVI) alcuni profeti biblici in tempi di crisi, “Il mio cuore immacolato trionferà”, ha detto Maria a Fatima…chissà se le possibili vie sopra accennate si trovano proprio sulla scia di questa promessa.

Molti begli spunti nell’instrumentum laboris ma ad una lettura veloce per prima cosa direi: non “pende”, mi è parso, dalle labbra di Maria, non si chiede ad es. come mai Maria a Fatima ha detto “Il mio cuore immacolato trionferà”, non pende dalle labbra del povero (ad es. suor Lucia), di cui Maria ama spesso servirsi.Dobbiamo, mi pare, cercare nella preghiera e con grande attenzione i profeti (il Signore manda spesso -o sempre ?- avanti i suoi profeti, qui si parla al massimo di profezia dei movimenti, che è bello ma anche sospetto, mi pare, di sociologismo, pragmatismo, etc.), dove sono, come si riconoscono (come si fa senza continua conversione totale e grande sete di luce integrale e grande attenzione?) e il primo e più grande profeta è di certo Maria…
Dopo Cristo in qualche modo si è posta, talora, meno attenzione ai profeti e questa può risultare una causa di allentamento nella fede, non si è cioè più profondamente attenti alla sempre nuova venuta di Cristo, anche attraverso gli uomini, etc., cercando con attenzione i criteri della fede del manifestarsi di Dio.Qui vi è da dire che prima di Cristo i profeti, in qualche modo, avevano forse una certo margine di autonomia in più, erano parte del popolo d’Israele.Ora invece il profeta può esserlo, in tendenziale pienezza, solo in Cristo, e allora solo nella sua Chiesa: forse oggi il profeta non può più dire da solo di essere profeta (in che misura lo poteva il profeta biblico?) ma deve chiederlo alla Chiesa, qui sta un elemento essenziale di un’autentica profezia: profeti in Cristo, nel suo corpo che è la Chiesa, strettamente uniti, discepoli, di Maria.

Ho già osservato che con l’avvento di Cristo sembra cessare, sotto certi aspetti, il fenomeno del profetismo.Cessa, almeno in qualche modo, nel mondo ebraico e questo può già indurci a molte riflessioni.Nel mondo cristiano (cattolico) si tende, mi pare, per alcuni versi, a ritenere che con la venuta di Cristo sia cessata la funzione del profeta.Ora una persona che parla in nome di Cristo è ad es. l’apostolo, poi i loro successori, i Padri apostolici, poi i grandi Padri della Chiesa…Già nello scorrere questi termini vediamo che si attenua gradualmente il carisma della diretta, vicina, testimonianza dal vivo della vita terrena di Cristo, carisma che doveva essere fortissimo perché l’esperienza della concreta divinità-umanità di Cristo deve aver trasmesso anche implicitamente moltissimo.Si va, dunque, può sotto alcuni aspetti apparire, verso un certo più blando sguardo verso una certa figura del testimone diretto o quasi di Cristo mentre al contempo non viene poi così rivitalizzata la figura del profeta.Si tende a sottolineare, a salvaguardare, la definitività e completezza della rivelazione di Cristo più che il suo approfondirsi, nello Spirito, lungo la storia.In questa possibile minore vigile attenzione alla presenza viva di Cristo, ai profeti (che invia?), ai criteri della fede, si possono forse intravedere, tra l’altro, alcune possibili cause fontali di un certo razionalismo che, talora, forse si insinua, gradualmente, nella spiritualità-cultura cattolica.
Altrove ho osservato che il profeta nell’Antico Testamento per certi versi poteva in qualche modo forse testimoniare da solo, in Dio, di essere un suo inviato.Nel Nuovo Testamento il profeta può essere (almeno in tendenziale pienezza) tale solo in Cristo e dunque solo nella Chiesa, dunque anche se gli apparisse Gesù Cristo in persona, un autentico profeta andrebbe dalla Chiesa a chiedere se il messaggio che gli pare di poter trasmettere può venire accolto dalla Chiesa stessa e solo con, nella Chiesa, lo farebbe.Noi possiamo qui aggiungere che nella sua infinita amorevolezza, misericordia, il Signore ci ha donato un profeta sicuro, sempre presente, vigile, Maria, la più grande dei profeti.Anche qui però mi sembra di notare un non pendere sempre con grande attenzione dalle sue labbra.Posso ancora aggiungere che talora pare di vedere quanto sia difficile entrare nella fede feconda di Abramo (che, ad es., pur essendo patriarca di una grande tribù erede della promessa divina, fece scegliere a Lot quale parte di territorio scegliere per sé; o, altro es., che ascoltò la chiamata di Dio su Isacco, chiamata che può capitare anche a noi di ricevere sotto forma di un’obbedienza che ci pare errata, sotto forma di tante scelte che possono non piacerci né convincerci (anche se non sono, negli aspetti essenziali, cattive ma magari ci appaiono, anche con non poca chiarezza, molto meno buone) ma che in realtà il Signore ci chiede di perseguire: scelte che senza una profonda fede semplicemente, in varia misura, cassiamo come non richieste da Dio.
La figura del profeta prima e dopo di Cristo mi sembra dunque un tema che potrebbe fruttuosamente venire approfondito (in questo scritto pongo solo delle possibili domande), anche in una più vasta riflessione sui problemi, gli ostacoli, che si possono frapporre al rigoglioso crescere della fede.

Subito dopo l’ascensione e la pentecoste di certo il riferimento principale erano gli apostoli e le loro comunità.Loro hanno sviluppato la vissuta riflessione su Cristo.Come era visto, se lo si vedeva, il profetismo cristiano a quell’epoca? Ci si accorgeva solo degli apostoli? Negli Atti degli Apostoli si parla della comunità di Antiochia come di una comunità nella quale vi erano profeti e dottori (Cfr At 13,1).Noi potremmo dire che le comunità apostoliche erano profetiche almeno in non pochi aspetti visto, proprio, questo maturare nel mistero di Cristo.Il punto però è che questo era forse visto anche come sistemazione necessaria,  testimonianza fontale, del recente lascito di Cristo.Questo così profondo dono rivelativo, tale da essere appunto più che profetico e cioè apostolico può aver variamente indotto a  concentrarsi su di esso in qualche modo, misura, forse, magari, distraendosi dal profetismo.Forse dunque i primi secoli cristiani sono stati secoli di sistemazione apostolica-patristica della rivelazione, sistemazione in sè anche profetica ma che può forse aver messo in qualche modo in secondo piano il profetismo “più generale”, ad es. la presenza e l’opera di Dio nel quotidiano delle persone.Insomma può forse aiutare comprendere cosa può aver indotto, forse, talora, ad una minore attenzione alla presenza viva, operante, di Cristo nella vita della Chiesa, delle comunità, dei singoli, ai criteri della fede: che sia stato difficile il passaggio dall’ “apostolico-patristico” al “profetico”? Passaggio nel quale, ad es., si manifestava  forse in più diffusa misura una certa possibile scissione tra la gerarchia pastorale (di origine apostolica) ed il possibile profetismo, con l’attenzione profonda al più che profetico “apostolico-patristico” ed invece, ad es., un certo timore verso il profetico.Forse un avvio di concreta risposta allora può risiedere nella maturazione diffusa della consapevolezza che dopo Cristo il vero (in tendenziale pienezza) profeta è profeta in Cristo e dunque anche nella Chiesa ( e sviluppando questo tema anche nelle sue possibili configurazioni concrete) superando così il timore dell’esaltazione profetistica che magari, ad es., può anche essere dovuto al ricordo del profeta anticotestamentario meno legato, forse, sotto certi aspetti, a certe istituzioni religiose ebraiche.Ecco solo alcuni spunti per cercare di riflettere sui possibili problemi attinenti al più profondo e pieno svilupparsi di una fede sempre più profonda, matura, attenta a sempre meglio scoprire, vivere, i criteri della fede.

Un aspetto dunque che può forse risultare molto fruttuoso considerare con grande attenzione è quello delle problematiche, dei possibili ostacoli, etc., spirituali, umani, culturali, allo sviluppo rigoglioso della fede e questo a qualsiasi livello: aprire un dialogo sui veri criteri, sulle vere scelte, sulle vere vie, etc., della fede, non dando nulla per scontato, aprendosi a scoperte nuove, cercando le vie per un’adeguata formazione a tutti i livelli.

per i signori cardinali, arcivescovi, vescovi,  e padri dell’indirizzo e-mail qui sopra:

Quando nella mia parrocchia ho sentito anche dei fratelli neocatecumenali (io non sono del cammino neocatecumenale ma seguo vari tipi gruppi in parrocchia tra cui anche dei neocatecumenali) proporre ad altri loro gruppi di più recente formazione, una meditazione sugli inganni del razionalismo, ho deciso, lo dico con un sorriso, di scrivervi di nuovo.La gente, di qualsiasi spiritualità, di qualsiasi età, etc., sia, si sente subito profondamente aiutata (al punto di ritrasmettere il messaggio) dal trovare il riferimento della propria umanità nella serena coscienza, nella quale splende (anche se siamo nel buio, nella confusione, nel dubbio) la luce dello Spirito e, se Dio ce l’ha donata, anche della fede.Una luce di cui posso poi gradualmente scoprire le caratteristiche di serenità, di gradualità, di equilibrio, insomma di profonda “sanità” spirituale e umana nella quale mi fa crescere: “Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui” (Gv 1, 32).
I problemi della fede vengono così superati, per non pochi aspetti, con molta semplicità, anche se è evidente che il cammino di crescita, la formazione, la riflessione, le domande per cercare di chiarirsi tante cose, servono anch’essi.
E’, mi pare, la serena coscienza, il cuore integrale (spirituale e psicofisico), in Cristo, il vero riferimento spirituale-culturale, a tutto campo.Come sarebbe bello, mi pare, non perdere ancora troppo tempo con fede e ragione, cuore e ragione, cuore  e mente, e cercare invece sempre più le vere  vie della conoscenza spirituale-culturale.
Ricordo ancora che Gesù non ha parlato, mi pare, di fede e ragione, ma ci ha indirizzati, magari implicitamente, sulla via (sempre da approfondire) del cuore integrale in lui.
“Il mio cuore immacolato trionferà” ha detto Maria a Fatima: chissà che quanto scrivo qui sopra non possa costituire un aspetto di questo dono promesso (su questa strada, comunque,  come vi ho già detto, ho vissuto molte importanti scoperte spirituali-culturali-pastorali, anche dottrinali).Mi pare comunque, almeno, un possibile ulteriore stimolo ad intuire sempre più profondamente che bisogna pendere con ogni vissuta, convertita,  attenzione, dalle labbra di Maria, da ogni sua autentica manifestazione (come, ad es., i dogmi mariani).
«Ora la Scrittura Sacra ha questo
di caratteristico, che in essa non si
trovano solo realtà su cui speculare,
come nella geometria, ma anche
realtà che si sperimentano con l’af-
fetto. Nelle altre scienze basta che
l’uomo sia perfetto quanto
all’intelletto, in questa invece
si richiede che lo sia quanto
all’intelletto e quanto all’affetto».

Da Come dire il nuovo in teologia, Oss Rom, merc 27 giu 2012, pag 4

Ecco, nel brano sopra riportato un grave, mi pare, limite, invece la maturazione sempre più profonda, armonica, della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo (del cuore integrale in Cristo) porta a vedere ogni cosa in modo sempre rinnovato, persino la logica, etc.: tutto è molto più ricco, vivo, aderente al reale, alla vita reale, non riduttivo e astratto.La via del cuore è tendenzialmente più autentica e anche più semplice: si lascia più facilmente condurre dalla Luce donataci appunto nel cuore (Sal 86 (85), 11: “donami un cuore semplice, che tema il tuo nome”).Dunque, mi pare, parlare di fede e ragione, di cuore e ragione, di cuore e mente, è fuorviante perchè non esiste una ragione astratta ma una maturazione di tutto l’uomo in Cristo: bisogna, mi pare, difendere e cercare sempre più le vere vie della conoscena, della vita e non un astratta ragione che, mi pare, è invece una delle principali cause, anche subliminali, del secolarismo, etc..

La scoperta del cuore di Cristo potrà forse approfondirsi in un cammino graduale.Cercare di spiegare subito completamente tante sfumature può rendere forse più complicata la comprensione di questa possibile via.Già, molto con l’ausilio del papa ad es., si è compiuto un passo in avanti col più diffuso riferirsi al cuore e alla ragione (e non solo a quest’ultima ed in qualche modo avanzando ultriormente rispetto al passo in avanti, sempre con Benedetto XVI, della “ragione allargata”).Un ulteriore graduale passo potrebbe consistere nello spiegare i pericoli di una ragione astratta e come, appunto, gli aspetti più razionali dell’uomo non possano essere separati da tutto l’uomo (sarebbe un’astrazione).Tutto l’uomo matura in Cristo e vede ogni cosa, persino la matematica, in modo sempre nuovo: di questo l’uomo può avere fiducia perché solo così si penetra nel mistero della vita e dunque anche, ad es., della logica.Poi, ad es., si può entrare gradualmente in una fase in cui si spiegano (e si cercano insieme) più chiaramente gli autentici riferimenti-collegamenti spirituali, umani, “materiali”.E poi ancora si può mostrare come proprio sempre più nitide, autentiche, impostazioni aiutano a vedere con più chiarezza molti aspetti di Dio, dell’uomo, del mondo.Come detto altrove la via del cuore si può trasmettere prima di tutto, talora, implicitamente, nel vissuto di una spiritualità (e cultura) tendenzialmente sempre più divina e umana per poi gradualmente passare, all’opportuno ad alcune semplici (o magari talora gradualmente anche molto approfondite) indicazioni anche, sotto certi aspetti, culturali.Dico sotto certi aspetti perché la tendenza, benché sia sempre profondamente necessaria l’umiltà di non chiamare verità dogmatica ogni cosa, è quella di cercare di comprendere, per grazia, lo stesso, in qualche modo, discernere divino e umano di Cristo, anche dunque, per certi versi si può dire, la sua filosofia nei suoi elementi essenziali, meno magari transeunti.Umiltà e prudenza che la stessa storia insegna, aprendosi nello Spirito sempre nuovi e più profondi orizzonti di conoscenza e di vita.
Un’altra strada (tali strade possono anche essere, evidentemente complementari, contemporanee, un’unica più ricca via: qui si parla di possibili tempi, modulazioni, etc.) ancora di comunicazione di questa via potrebbe venire individuata, ad es., nel partire dal mostrare quante scoperte in tutti i campi che sciolgono nodi, che aprono vie, in Cristo, di nuova comprensione interreligiosa, interumana, interculturale, che aprono nuovi orizzonti, etc., ecco quante scoperte possono nascere da questa via appunto.
Sono i primi esempi di possibile comunicazione di questa via che mi vengono in mente… un altro può venire, ad es., dal cercare di intuire la direzione che lo Spirito imprime alla crescita nella storia e che l’umanità, tra aperture e resistenze, accoglie; e (anche) in ciò vedere approfonditamente l’opera di Dio, di Maria, dei santi, dei profeti, etc….Talora si può infatti, ad es., intravedere che la storia della Chiesa, dell’umanità sta portando, forse, a maturazione alcuni possibili passi di crescita, per alcuni? Per molti? Più definiti, meno definiti?
Si tratta, insomma, di discernere, in Cristo, in modo sempre più profondo, equilibrato, attento alla singola persona, alla comunità, etc., di discernere, dicevo, le più adeguate vie di comunicazione di questo possibile orientamento che cerca di apprendere sempre più ogni cosa, spirituale-umana-culturale, etc., per grazia, e con l’aiuto di Maria, da Cristo, Dio e uomo.

Scrivo in rosso, come si può vedere, le note spirituali riservate che aggiungo al primo blocco (pp. 57-68).

Come essenzialmente ho già scritto, un punto fondamentale può essere quello di dialogare in Cristo cercando di aiutarci a scoprire sempre più, ognuno in modo personale (nella Chiesa), quali erano le autentiche impostazioni spirituali e umane di Cristo, come sono maturate, cercando anche di vedere se, come tendo a pensare, si può cercare di intravedere in lui un nucleo fondamentale che poteva forse venire (anche da lui stesso e per sé stesso) approfondito, chiarificato, etc. ma che era fondamentalmente molto corretto.Circa questa problematica mi sono già chiesto, in questi scritti, fino a che punto Cristo poteva non conoscere gli essenzialissimi riferimenti-collegamenti spirituali e umani e rivelare e testimoniare ugualmente il Dio autentico.
Implicitamente nei miei scritti si trovano molti altri spunti sulla scoperta sempre più approfondita della logica anche come vissuta, in Cristo, sempre più profonda conoscenza di ogni aspetto, spirituale, umano, materiale, della (mi pare) trinitarietà in Cristo della logica stessa: ad es. dei suoi vari aspetti vitali-produttivi, comunicativi, recettivi…

Tendo a ritenere che il Figlio poteva salvarci in molti modi, non solo incarnandosi, però certo la sua incarnazione, tra l’altro, ci offre forse un delicato aiuto a scoprire sempre più tante cose che la sua vita concreta può aver in qualche modo trasmesso implicitamente ai suoi discepoli e può, ad es. attraverso il dono, nello Spirito, della sua Parola, trasmettere, per alcuni aspetti anche più chiaramente, anche a noi: ad es. una tendenziale sempre più profonda scoperta, nella grazia, dei veri riferimenti-collegamenti, delle vere impostazioni, del suo concreto discernere.Forse nella concreta tendenziale scoperta sempre più, sotto certi aspetti, chiara e distinta del cuore divino e umano di Cristo si trova la via di soluzione a molte problematiche di ogni genere.Lo Spirito prenderà del mio e vi condurrà alla verità tutta intera (cfr vg di Giovanni).

Non di rado si parla della fede ebraico-cristiana nella creazione e della cultura greca come fonti di stimolo per la ricerca e l’osservazione della natura, delle leggi che la regolano, etc..Circa la prima fonte si può anche, forse, domandare se, come mi sembra, per lunghi secoli il popolo ebraico non si sia particolarmente distinto su questi argomenti; circa la seconda fonte molte domande si potrebbero forse porre: ad es. quali fossero, nei vari orientamenti culturali di matrice greca, i rapporti tra gli aspetti spirituali, filosofici, naturalistici, di questa ricerca.Possiamo insomma chiederci se in realtà, nel lungo periodo, non sia stata proprio l’incarnazione del Figlio un profondissimo stimolo alla ricerca a tutto campo, anche naturalistica, etc., ma sempre più in un sempre più corretto orizzonte globale spirituale-culturale.Allora ci si può chiedere se la cultura greca può aver dato dei contributi in questa direzione ma può avere anche, in qualche misura, confuso le acque.
Nei vangeli si possono forse trovare molti spunti, magari talora variamente impliciti, sulle possibili impostazioni spirituali-culturali di Gesù, anche nei loro elementi essenziali.Ad es. nel capitolo 13 di Mt al versetto 52 Gesù stesso afferma: “Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”.Qui dunque Gesù sembra sostenere che qualsiasi aspetto della cultura trova la sua sempre più giusta collocazione all’interno della crescita in lui.Si può come, altro es., ricordare che Gesù distingue tra malattia, peccato, errore, ignoranza, etc., dimostrando una non piccola consapevolezza dell’unità e delle distinzioni nei vari (ben considerati (?)) aspetti della vissuta umanità dell’uomo.

Situazione attuale (luglio 2012.Evidentemente qui tratto di come a me può apparire): si può forse osservare, nella Chiesa, un certo movimento quà e là verso un minore razionalismo, una rinnovata attenzione alla fede come fonte di luce perlomeno per la teologia ma talora ci si accorge in modo in varia misura più chiaro che la vita nella fede è fonte di luce per ogni cosa.Si scopre gradualmente con più attenzione la coscienza, il cuore, ma ancora in modo, mi pare confuso, si parla ad es. di cuore e ragione, di cuore e mente, astraendo dal cuore integrale entità inestraibili, astratte, inesistenti per come sono intese.Si cammina dunque verso una scoperta del cuore divino e umano di Cristo ma si riscontra ancora molta confusione, faciloneria, in fondo segni di una chiara (mi pare) minore consapevolezza della decisività dell’attenta considerazione di tale questione.Facilmente si pensa di sapere, tanto più nella vita pratica, concreta; non si è aperto ancora con più attenzione (anche se qualche passetto in avanti vi è forse stato) un varco più integrale nell’umanità integrale della persona che si riconosca sempre più totalmente bisognosa di mettersi sempre in discussione in Cristo fin nelle più recondite e quasi inconsapevoli impostazioni spirituali-umane-culturali.Si può, mi pare, ma proprio, in qualche modo, come un dono di Dio lungo il corso della storia, si può diventare molto di più spiritualmente-umanamente-culturalmente assetati della luce divina e umana di Cristo, mendicanti di luce presso Dio e presso gli uomini.
Neanche, ad es., il ritrovarsi di fronte ad un non addetto ai lavori (pur avendo studiato tantissimo per tutta la vita) che risolve, ad es., problemi dottrinali, ecumenici, secolari, incuriosisce più di tanto, e nemmeno sembra suggerire tutta questa attenzione l’aggiunta di esperienze spirituali singolari che mi sono ritrovato a vivere.
Ho trovato, anche ad altissimo livello nella Chiesa gerarchica, alcune persone che mi paiono più attente, consapevoli, delle altre…
Il papa ha chiesto alla Madonna di Fatima di affrettare, se possibile entro il centenario delle sue apparizioni (1917), la vittoria del suo cuore immacolato.Data la “lentezza” (ma non la totale staticità) della situazione attuale ci si può chiedere se e come verrà esaudita questa preghiera…Certo, Dio può tutto e Maria intercede con potenza: ma quando li si ascolterà con attenzione? A Fatima la Madonna ha chiesto di stabilire la devozione al suo cuore immacolato: una devozione autentica, non “devozionalistica”, non dovrebbe comportare ogni strenua attenzione spirituale-umana-culturale, integrale e sempre più approfondita in ogni anche minimo dettaglio? Un pregare, approfondire, con equilibrio e fede, in questo senso (come, ad es. ha fatto padre Kolbe)? In cosa consiste poi realmente questa vittoria? Certo Maria e Dio ce lo mostreranno sempre più chiaramente nel tempo.Nei miei scritti (e nelle possibili esperienze spirituali, che comunque non interpreto) si possono trovare molti possibili spunti: un sempre più profondo, integrale, aiutati (aiutata la Chiesa) da loro (dai santi di tutti i tempi, etc.), appoggiarsi a Maria e a Cristo (vedere anche, ad es. i dogmi mariani, il dogma dell’infallibilità, gli ultimi concili); l’assunzione sempre più piena, armonica, divina e umana, spirituale-culturale, di tutta l’umanità dell’uomo in Cristo; in una parola, la sempre più profonda, attenta, distinta, equilibrata, scoperta, nella grazia, del cuore divino e umano di Cristo come chiave di ogni cosa…
Cosa può significare devozione al “cuore immacolato” di Maria? Non può, ad es., significare semplicemente che Maria è un cuore ed un cuore immacolato?

Domenica 15 luglio 2012, san Bonaventura, sono potuto passare per la santa Casa di Loreto grazie ad un compito pastorale che ho dovuto svolgere lì vicino.Un vero regalo del Signore.Per arrivare nel luogo dell’impegno pastorale la strada che mi hanno indicato ho scoperto che fiancheggiava Assisi.Davanti al santuario di Loreto ho pensato di acquistare qualche rosario (per me ed altre persone): ne avevo presi alcuni ma costavano troppo e allora me ne hanno dati altri che costavano molto meno.Poi mi sono accorto che in quei rosari acquistati vi era la croce, senza immagini (solo la scritta Loreto), con la forma della croce di san Damiano, che parlò a san Francesco.Più sotto inserisco l’eucologia e le letture della messa di quel giorno, XV Dom. Tempo ord. Anno B.Come al solito ricordo che non interpreto nulla, lascio che siano Maria, il Signore (la Chiesa, etc.), a compiere, a manifestarmi, ciò che vogliono.Anzi mi scuso perché il 30 giugno 2012 ho spedito ad alcuni autorevoli cardinali, vescovi e sacerdoti questa mail:

Con grande gioia apprendo che il nostro amato e grande papa Benedetto XVI ha deciso di affidare a Maria a Loreto l’anno della fede ed il prossimo sinodo dei vescovi sulla nuova evangelizzazione.
A tal proposito vorrei osservare che sono cresciuto in un centro di formazione giovanile dedicato alla Madonna di Loreto, centro che anche “materialmente”, come costruzione della Chiesa parrocchiale e dei fabbricati per le varie attività educative, è stato edificato nella fede: una promessa di Maria a Loreto al sacerdote fondatore, d. Mario Torregrossa, che pur senza avere una lira tutta la costruzione stessa si sarebbe portata a termine.Un po’, sotto certi aspetti, mi pare, come la santa casa di Loreto che, in qualche modo, è piovuta dal cielo, portata dagli angeli.
Gradualmente si è formata in me la possibile intuizione che questo regalo potesse essere un segno anche di altro, di un dono dal cielo per la Chiesa stessa.Qui devo dire che pur essendo cresciuto con grande gioia per circa quindici anni, sino all’entrata in seminario, in questo centro di formazione, gradualmente mi sono accorto che la mia chiamata era, mi pare, a stare nella Chiesa senza alcune etichetta di appartenenza specifica, avverto cioè una chiamata a stare nel cuore della Chiesa, imparando da tutti e al servizio di tutti.Per questo ho ben presto maturato, in seminario, una chiamata alla missionarietà ma al tempo stesso ho percepito una chiamata a restare a Roma per essere vicino alla Chiesa madre di tutte le chiese, a causa di un possibile contributo specifico che forse potevo dare (insieme all’essere formato nel cuore della Chiesa, appunto).Ho maturato negli anni molte possibili (ma riconosciute unanimemente valide) vitali scoperte spirituali, culturali, pastorali, (anche dottrinali, etc.), ho vissuto alcune possibili esperienze spirituali particolari (che non interpreto, se non nel tempo, in Cristo e nella, con la, Chiesa; ed in questo modo cerco di vivere ogni cosa): anche in queste (alcune segnalate negli scritti che vi ho già inviato.Comunque li si possono trovare, sempre aggiornati, in un inidirizzo segreto: http://file.webalice.it/digitando nelle due caselle che appaiono, in quella di sopra giampcent, in quella di sotto spispa12 (cioè san Pietro, san Paolo, 12 apostoli)), anche in queste esperienze, dicevo, ho ricevuto spesso la parola (che, come sopra, non interpreto) di scrivere, anche nei particolari, ad es. come s. Giovanni, ad es. come Ezechiele.
Le brevi notazioni su Maria, sul cuore divino e umano di Cristo, che vi ho inviato nelle mail precedenti, sono spunti iniziali che possono, forse meglio gradualmente, venire molto approfonditi, come faccio negli scritti di cui sopra.

In questa mail ho involontariamente ecceduto, per la prima volta in tanti anni, nell’esprimermi: tutto quello che scrivo in essa è vero ma mio compito mi pare solo offrire un possibile contributo, con discrezione e presso (con, etc.) chi è interessato, ad una comune, in dialogo (anche dal vivo), ricerca spirituale-culturale-pastorale, e manifestare (solo ai sacerdoti, come mi ha consentito il vescovo ausiliare) alcune possibili esperienze spirituali, certo private, ma che forse non sono solo per me.

Antifona d’Ingresso  Sal 16,15
Nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al mio risveglio mi sazierò della tua presenza.
Colletta
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme. Per il nostro Signore…
LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Am 7, 12-15
Và, profetizza al mio popolo.

Dal libro del profeta Amos
In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».

Salmo Responsoriale    Dal Salmo 84
Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

Seconda Lettura   Ef 1, 3-14
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
[Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.]
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Canto al Vangelo   Ef 1,17-18
Alleluia, alleluia.
Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo
illumini gli occhi del nostro cuore
per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati.
Alleluia.

Vangelo   Mc 6, 7-13
Prese a mandarli.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Sulle Offerte
Guarda, Signore, i doni della tua Chiesa in preghiera, e trasformali in cibo spirituale per la santificazione di tutti i credenti. Per Cristo nostro Signore.
Antifona alla Comunione
Cf Mc 6,12-13
I Dodici, inviati da Gesù, predicavano la conversione,
scacciavano i demoni e guarivano gli infermi.

Dopo la Comunione
Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa, fa’ che per la comunione a questi santi misteri si affermi sempre più nella nostra vita l’opera della redenzione. Per Cristo nostro Signore.
Riguardo alla visione anticotestamentaria del cuore dell’uomo bisogna comprendere bene a cosa questo termine si riferisce, ad es. agli aspetti spirituali e psicologici della persona umana o a tutto l’uomo? Tanti spunti potrebbero aiutarci a riflettere, ad es. valutare se il termine cuore ( ed in quale senso) viene usato in modo molto più frequente in relazione alla persona umana rispetto a Dio o agli animali.Forse il termine cuore si riferisce all’uomo integrale visto nel modo più autentico, dall’interno, indicandone il centro nell’intenzionalità ma non staccandola dall’intera umanità della persona.
Forse molto si può riflettere su tali argomenti, anche in riferimento a come Cristo stesso discerneva, a quali erano gli autentici riferimenti-collegamenti del suo discernere, e a che termini usava nel riferirsi (nel modo in cui lo faceva) ad essi.
In ogni modo Cristo tendo a pensare (ma dovrei appunto, nella, con la, Chiesa, nello Spirito, valutare più approfonditamente) ci indichi la via della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo che esiste e vive nello Spirito ed è (tale coscienza), in qualche modo (come spesso osservato in questi scritti), in un rapporto di “reciproco” rivelarsi con lo stesso Spirito di Cristo.
Questa tendenzialmente sempre più profonda spiritualità divina e umana, questa illuminazione della coscienza integrale le vediamo, forse, ad es., in modo forse molto forte e chiaro nel battesimo e nella trasfigurazione.Nel battesimo lo Spirito scende come una colomba sull’agnello di Dio, nella trasfigurazione tutta l’umanità (anche le sue vesti) di Cristo è appunto trasfigurata.
Questo ambito di riflessioni può aiutarci nel cercare di intuire, nella grazia, anche a cosa si possa riferire Maria quando a Fatima parla del suo cuore immacolato.Possiamo poi anche chiederci se già il riferirsi al cuore immacolato (si vedano anche, in questi scritti, le possibili riflessioni sul peccato originale, che potrebbero aiutare a comprendere meglio il senso di quello che qui ventilo) non possa anche con ciò indicare la sua coscienza integrale (che esiste e vive nello Spirito), spirituale e psicofisica, non possa indicare tutta la sua integrale persona, non ferita dal peccato originale, non soggetta, dunque, ad es., alla corruzione della morte.

Un possibile segnale della confusione circa i riferimenti-collegamenti fondamentali spirituali-culturali lo si può forse trovare proprio nella disattenzione alla terminologia usata, come se tutti sapessero di cosa si tratta, come se fosse chiara ed evidente la questione nella cultura e tanto più nella vita concreta.Ciò comporta tra l’altro una minore attenzione alla reale, o meno, esistenza, ad es., di quei concreti riferimenti che vengono indicati.Si manifesta forse anche qui in vario modo e misura una varia scissione-giustapposizione tra una cultura variamente astratta razionalista ed una vita concreta spiritualista pragmatista.

Non posso certo sapere io come andranno le cose ma mi pare, pur dovendo verificare nel tempo tale orientamento,, che dopo aver cercato di trasmettere un possibile contributo ad un più profondo, equilibrato, ben centrato, cammino spirituale-culturale in Cristo, Dio e uomo, ora è tempo, per me, di farmi un po’ più, almeno in certi casi, da parte per lasciar operare Maria e Cristo.A voi, Maria e Cristo, affido ancora una volta ogni cosa.Ecco le letture di oggi, 1 agosto 2012, Sant’Alfonso Maria dè Liguori:

Antifona d’Ingresso  Dan 12,3
I saggi rifulgeranno
come lo splendore del firmamento;
coloro che insegneranno a molti la giustizia
brilleranno come stelle per sempre.

Ez 34,11 Ez 45,23-24
Visitábo oves meas, dicit Dóminus, et suscitábo pastórem qui pascat eas: ego autem Dóminus ero eis in Deum

Colletta
O Dio, che proponi alla tua Chiesa modelli sempre nuovi di vita cristiana, fa’ che imitiamo l’ardore apostolico del santo vescovo Alfonso Maria de’ Liguori nel servizio dei fratelli, per ricevere con lui il premio riservato ai tuoi servi fedeli. Per il nostro Signore…

Deus, qui in Ecclésia tua nova semper instáuras exémpla virtútum, da nobis in zelo animárum beáti Alfónsi Maríæ epíscopi ita vestígiis adhærére, ut eius in cælis assequámur et præmia. Per Dóminum.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Ger 15,10.16-21
Perché il mio dolore è senza fine? «Se ritornerai, starai alla mia presenza».

Dal libro del profeta Geremìa
Me infelice, madre mia! Mi hai partorito
uomo di litigio e di contesa per tutto il paese!
Non ho ricevuto prestiti, non ne ho fatti a nessuno,
eppure tutti mi maledicono.
Quando le tue parole mi vennero incontro,
le divorai con avidità;
la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore,
perché il tuo nome è invocato su di me,
Signore, Dio degli eserciti.
Non mi sono seduto per divertirmi
nelle compagnie di gente scherzosa,
ma spinto dalla tua mano sedevo solitario,
poiché mi avevi riempito di sdegno.
Perché il mio dolore è senza fine
e la mia piaga incurabile non vuole guarire?
Tu sei diventato per me un torrente ìnfido,
dalle acque incostanti.
Allora il Signore mi rispose:
«Se ritornerai, io ti farò ritornare
e starai alla mia presenza;
se saprai distinguere ciò che è prezioso
da ciò che è vile,
sarai come la mia bocca.
Essi devono tornare a te,
non tu a loro,
e di fronte a questo popolo io ti renderò
come un muro durissimo di bronzo;
combatteranno contro di te,
ma non potranno prevalere,
perché io sarò con te
per salvarti e per liberarti.
Oracolo del Signore.
Ti libererò dalla mano dei malvagi
e ti salverò dal pugno dei violenti».

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 58
O Dio, tu sei il mio rifugio nel giorno della mia angoscia.

Liberami dai nemici, mio Dio,
difendimi dai miei aggressori.
Liberami da chi fa il male,
salvami da chi sparge sangue.

Ecco, insidiano la mia vita,
contro di me congiurano i potenti.
Non c’è delitto in me, non c’è peccato, Signore;
senza mia colpa accorrono e si schierano.

Io veglio per te, mia forza,
perché Dio è la mia difesa.
Il mio Dio mi preceda con il suo amore;
Dio mi farà guardare dall’alto i miei nemici.

Ma io canterò la tua forza,
esalterò la tua fedeltà al mattino,
perché sei stato mia difesa,
mio rifugio nel giorno della mia angoscia.

O mia forza, a te voglio cantare,
poiché tu sei, o Dio, la mia difesa,
Dio della mia fedeltà.

Canto al Vangelo   Gv 15,15
Alleluia, alleluia.
Vi ho chiamato amici, dice il Signore,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio
l’ho fatto conoscere a voi.
Alleluia.

Vangelo   Vangelo   Mt 13, 44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Sulle Offerte
Padre misericordioso, che hai dato a sant’Alfonso Maria de’ Liguori la grazia di celebrare questi misteri offrendo se stesso come vittima santa in unione al sacerdozio di Cristo, infiamma e santifica i nostri cuori con il fuoco del tuo Spirito. Per Cristo nostro Signore.

Cælésti, Dómine, Spíritus igne corda nostra cleménter exúre, qui beáto Alfónso Maríæ tribuísti et hæc mystéria celebráre, et per éadem hóstiam tibi sanctam seípsum exhibére. Per Christum.

Antifona alla Comunione  Lc 12,42
Questo è il servo saggio e fedele,
che il Signore ha posto a capo della sua famiglia,
per distribuire a tempo debito la razione del cibo.

Jn 15,16
Non vos me elegístis, dicit Dóminus; sed ego elégi vos, et pósui vos ut eátis et fructum afferátis, et fructus vester máneat

Dopo la Comunione
O Dio, che nel vescovo sant’Alfonso Maria de’ Liguori hai dato alla tua Chiesa un fedele ministro e apostolo dell’Eucaristia, concedi al tuo popolo di partecipare assiduamente a questo mistero, per cantare in eterno la tua lode. Per Cristo nostro Signore.

Deus, qui beátum Alfónsum Maríam fidélem dispensatórem et præcónem tanti mystérii providísti, concéde, ut fidéles tui illud frequénter percípiant, et, percipiéndo, te sine fine colláudent. Per Christum.

Sempre oggi 1 agosto 2012, scopro che inizia la quindicina dell’Assunta:

Inizia oggi nelle Chiese orientali il tempo mariano per eccellenza centrato sulla festa dell’Assunzione, la cosiddetta “Pasqua della Madre di Dio”. A precedere la solennità è una “Quindicina” di preghiera e digiuno, la “piccola Quaresima della Vergine”. Adattata allo stile liturgico occidentale, la “Quindicina” si celebra a Roma nella Basilica di Santa Maria in Via Lata, da oggi al 14 agosto, dalle 21.30 alle 22.30. Ce ne parla uno dei promotori, ilpadre servita Ermanno Toniolo, al microfono diPatricia Ynestroza:
R. – La Quindicina dell’Assunta – così la abbiamo intitolata – è la realizzazione “quasi liturgica” di quello che si celebra nel mondo della Chiesa di rito bizantino, sia cattolica che ortodossa, perché per la Chiesa bizantina la Dormizione è considerata come la Pasqua della Madre di Dio, e i 14 giorni che la precedono sono chiamati piccola Quaresima della Vergine, in analogia con la grande Quaresima che prepara alla Pasqua di Cristo. Sono giorni di austero digiuno, nei quali i fedeli accorrono in massa in chiesa per cantare l’ufficio di supplica alla Madre di Dio, chiamato Paraclisis, che ottiene l’indulgenza plenaria, e alzano lo sguardo implorante alla Madre di Dio, glorificata nei cieli, per ottenere grazia per sé, per le proprie famiglie, per il corpo e per l’anima. Ma l’ufficio della Paraclisis di questi giorni, è veramente più che un piccolo ufficio, è un ricorrere alla Madre di Dio con gioia, per prepararsi a celebrare la Pasqua di gloria. Questo ufficio antichissimo è celebrato con tanta solennità specialmente con due grandi testi: i Canoni, cioè due composizioni innografiche; uno è il Piccolo Canone, l’altro il Grande Canone di supplica alla Madre di Dio per implorare grazia e prepararsi a celebrare con solennità la Festa dell’Assunzione, la Dormizione della Vergine, nostra Madre Celeste.
D. – Come viene adattato tutto questo al rito occidentale?
R. – Noi, in Occidente, abbiamo assunto tutti questi Canoni e abbiamo in un certo modo occidentalizzato, latinizzato la Liturgia bizantina, introducendo sì i testi meravigliosi, innografici che essi hanno, ma aggiungendovi anche salmi, letture bibliche, letture patristiche, intercalate perciò con i nostri canti. È un ufficio meraviglioso, che ci porta giorno dopo giorno, con una gioia inesprimibile ogni sera, a prepararci davvero al 14 agosto, vigilia grande dell’Assunzione della Madre di Dio, in somiglianza con la vigilia grande del Sabato Santo, che è la Pasqua del Signore. Allora canteremo, e canteremo tutti a Santa Maria Maggiore, canteremo il grande ufficio e introdurremo non più i canoni paracletici della Liturgia bizantina, ma i grandi testi, i Tropari, le splendide antifone della Liturgia russa che sono circa 180. Apriremo il cuore all’Oriente unendolo all’Occidente, per respirare – come ci augurava Papa Giovanni Paolo II – con ambedue i nostri polmoni, la Chiesa d’Occidente e la Chiesa d’Oriente.
Radiovaticana

 

Se nei miei scritti vi è, per caso, qualcosa di buono allora potrebbe essere preferibile dare uno sguardo anche ai volumi precedenti alla sintesi, da questa poi in qualcosina modificati, ma nei quali se non erro si possono trovare ulteriori spunti.Tra questi, se non ricordo male, alcuni spunti relativi alle conseguenze della varia distinzione, nel cristianesimo e nella sua storia, tra vita spirituale e vita civile, nazionale, etc..Tenendo presente che trattiamo di un argomento ricco di intrecci e di cause diversificate, ci si può chiedere, ad es., anche se una certa varia idea tecnico-scientifica di progresso, individualista in alcune sue conseguenze, non possa venire riconosciuta tra le concause di una certa, talora, banalizzazione della responsabilità delle comunità, dei popoli, etc..Mi pare che anche antichi scrittori sia pagani che cattolici abbiano evidenziato una possibile tendenza, molto umana ma non sempre autentica, a farsi laudatores temporis acti.Questa notazione ci può aiutare a comprendere la complessità dell’argomento, anche nei suoi aspetti condivisibili ed in quelli più opinabili.Un risultato odierno, talora, sembra essere, forse, quello di un ulteriore contributo ad una deresponsabilizzazione circa la vita comunitaria a vari livelli: tutti i tempi sono uguali, con “i buoni ed i cattivi”, come sempre.La realtà, almeno con riferimento alla concreta visibile (apparente) responsabilità (il cuore dell’uomo non possiamo giudicarlo) però non sembra essere questa perché sia guardando alla storia dei popoli, sia guardando, ad es., ai vari popoli nella nostra epoca, ci può apparire che forse vi sono stati e vi sono popoli, nazioni, etc. che sembrano aver vissuto di una certa maggiore o minore tensione morale, con conseguenze talora storiche non indifferenti.Poniamo il possibile esempio di Giovanni Paolo II il quale a chi gli chiedeva del suo contributo, ad es., alla “caduta del muro di Berlino” rispondeva che non avrebbe potuto fare nulla senza, ad es., i polacchi.Oggi, talora, può apparire che il senso di questa comune responsabilità si sia perso tra l’altro, nelle nebbie del “tutti i tempi sono uguali”. Potrebbe forse risultare interessante riflettere da molti punti di vista su questi argomenti.Ad es. potrebbe risultare interessante individuare tutte quelle frasi che, come quella in esame, devìano dalla giusta responsabilizzazione comunitaria: sulle loro possibili genesi, sulle conseguenze, sui rimedi (ad es. una rinnovata spiritualità-cultura), etc..Come detto, anche a tale proposito si possono trovare nei miei scritti molti possibili spunti.Qui potrei osservare che una spiritualità-cultura del cuore divino e umano di Cristo può, mi pare, fornire molti stimoli (in questa società-cultura frammentata e frammentante) ad una visione appunto di sintesi, ad una visione personale e comunitaria, tra l’altro molto necessaria, forse, in un’epoca di possibile superamento, ad es., almeno sotto certi aspetti, almeno talora, delle nazioni.

La nostra coscienza vive e cresce nello Spirito.Essa può divenire sempre più consapevole di essere illuminata dallo Spirito.Noi conosciamo noi stessi prima di tutto nello Spirito, che viene a illuminare sempre più tutto il nostro essere spirituale e psicofisico.Fuori di questa luce veritiera e unificante siamo mossi da bisogni, paure, etc. portati meno a consapevole valutazione.Percepiamo comunque, in modo più o meno maturo e consapevole, i moti interiori spirituali e psicofisici.E’ vero che una qualche causa non ordinaria potrebbe ingannarci ma percepiamo la realtà esterna attraverso (più o meno) adeguati, anche se da conoscere sempre più, organi recettivi, attraverso (più o meno) adeguate, anche se da conoscere sempre più, vie comunicative, etc..Possiamo osservare che gli inganni percettivi sono comunque dovuti ad un qualcosa di esistente che li causa, così come le distorsioni della percezione, etc..Non possiamo conoscere il cuore profondo degli altri uomini (se non, e nella misura in cui ce lo rivela, per rivelazione –cosa non ordinaria- dello Spirito).Le altre persone ci inviano segnali, da cercare di decifrare, ma comunque reali.Possiamo insomma comunicarci molto in un cammino di maturazione spirituale-umana-culturale, ma non possiamo percepire da dentro, sino in fondo, come l’altro sente, etc..Ho parlato altrove di una conoscenza in vario modo “sacramentale” in Cristo.
Possiamo osservare come solo l’individuare, nella grazia, sempre più profondamente, equilibratamente, distintamente, etc., gli autentici riferimenti-collegamenti spirituali-culturali può aiutare a trovare le autentiche, vissute, vie della conoscenza.Grande confusione dunque, ad es., in tante filosofie-culture astrattamente razionaliste, spiritualiste, pragmatiste, etc..

Vi ho inviato insieme ai miei scritti alcuni fogli che descrivono alcune possibili esperienze spirituali.In queste esperienze fin dall’inizio ho ricevuto possibili segnali rivolti ai papi e al “comune dei pastori”.Quando il vescovo ausiliare mi ha detto che potevo parlare di queste possibili esperienze solo ai sacerdoti non ho avvertito alcuna umana sofferenza perché, almeno finora, è come se il cuore (oltre che le possibili Parole ricevute, che comunque mai intepreto) mi dicesse che solo ai pastori dovevo parlare (devo dire che intendo ciò anche come semplice buonsenso nella fede: mi pare, almeno finora, nel mio caso, inutile fare baccano con tali possibili manifestazioni spirituali e poi, ad es., ai fedeli basta trasmettere, per ora, una spiritualità, una pastorale, tendenzialmente sempre più “divina e umana” e qualche semplice (e potente, mi avvedo sempre più) indicazione sul riferimento della serena coscienza.Ma non è solo la spiritualità e la pastorale ma anche la cultura nei suoi fondamenti che può forse venire approfondita in Cristo, Dio e uomo: e questo sul piano esplicito può più facilmente, ma sempre per grazia, comprenderlo una persona di lungo cammino nella fede e di profonda cultura -non che tra i fedeli non vi siano, parlo qui ad es. del fedele non teologo-.Ma la spritualità-cultura rinnova nel tempo con semplicità tanti orientamenti diffusi).Credo profondamente, Dio mi aiuti, nella comunione, nell’obbedienza, ma qui non ho dovuto adoperarmi con umana sofferenza in questo senso.
Non ho, sotto certi aspetti, nulla a che vedere con Medjugorje (non vi sono mai nemmeno stato.Attendo con fiducia che la Chiesa si pronunci in merito.Nel privato attendo una eventuale chiamata di Maria a recarmi ivi), anzi avendo ad es. cominciato più diffusamente nell’ultimo anno (anche meno) ad inviare alcune possibili intuizioni chiave (nulla delle esperienze spirituali) ad alcuni giornalisti cattolici non vorrei, mi risulta anche difficile pensarlo,  aver influenzato (in senso sbagliato) qualcuno.
Con grande cautela comunque, può far riflettere quanto riportato, mi pare negli ultimi mesi, ad es. da Mjrjana sulla funzione di ponte che i sacerdoti dovrebbero svolgere tra il tempo di ora e quello della vittoria del cuore immacolato di Maria.Che si tratti (anche ?), per grazia, di una rinnovata, più integrale, spirituale-umana-culturale, apertura del cuore ad una più profonda venuta di Cristo? Ad una rivelazione più piena, nella grazia, del suo cuore divino e umano (chiave di ogni problema), del suo concreto discernere divino e umano? E non sarebbe in questo senso (magari anche, in senso buono, a prescindere da Mjrjana, etc.) forse, almeno sotto certi aspetti, giusto e naturale che siano, nella libertà, i pastori (in qualche misura, modo, come gli apostoli?) ad aprirsi a questa possibile nuova venuta di Cristo e, con delicatezza e nel rispetto del cammino di ciascuno, liberamente, in vario e giusto modo, orientare in questa direzione il cammino della Chiesa e dell’umanità?
Sono semplici domande di un figlio ai propri padri, importantissimo mi pare, ad es., il dialogo, approfondito  e continuato, anche dal vivo, la preghiera incessante della venuta di Cristo, con la potentissima intercessione (guida, etc.) di Maria.Ricordo la proposta di una possibile preghiera:
Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo, affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

Maria la piccola, la povera.Come potrà comprendere, essere certa, di ciò che le è avvenuto? Maria, la piccola, la povera: quello che Dio deve chiarire, chiarirà.Come farà il mondo a sapere che Dio è nato? Maria la piccola, la povera, verso Dio e verso gli uomini, è solo un piccolissimo strumento.Come farà a farsi capire persino da Giuseppe? Piccola e povera, tutta abbandonata, nella gioia e nel dolore, nella fiducia.Cosa potrà insegnare a Gesù? La piccola, la povera, ormai è una bibbia vivente, pensa nella Parola, vive nella Parola, canta nella Parola, anzi è la Parola, il Figlio, che pensa, vive, canta, in lei, nello Spirito, nelle Scritture, negli eventi, nelle persone: il Figlio (sino alla pienezza del cielo) cresce in lei e fuori di lei, fuori di lei ed in lei.Il cuore di Cristo (in specie nella pienezza del cielo) forse (sotto certi aspetti?), è, nella grazia crescente, la sua cultura, impara anche da ogni persona tendenzialmente sempre più nel cuore divino e umano, così divino e così umano, di Cristo.Come farà ad andare, lei incinta di Dio, dalla parente bisognosa? Se Dio sembra che lo voglia, la piccola si alza e va in fretta, è Il Signore che la porta: è tanto piccola che la porta in braccio.

La logica di Dio può venire identificata totalmente, ad es., con la sua (cioè propria di Dio) concreta conoscenza o sono due aspetti distinguibili tra loro? Si può pensare che vi sia, in proposito, una distinguibilità.Dio conosce ogni cosa e agisce sempre secondo la sua sapienza.Le cose che fa Dio hanno un senso.Evidentemente questo senso è infinitamente profondo, intuibile, nella grazia, in qualcosa da parte dell’uomo ma mai pienamente.Può però aiutare la riflessione anche sulla logica proprio cercare in qualche piccola misura di intuire, nello Spirito, come la può vivere Dio.A tal riguardo si può intanto osservare che Dio conosce profondamente ogni cosa, ha uno sguardo pieno, totale, sul mistero vivente di ogni realtà e di tutta la realtà.Un primo spunto dunque può consistere nel rilevare subito la riduttività, anche a livello dell’uomo, di una razionalità astratta, di una conoscenza umana che non penetri tendenzialmente sempre più (in Cristo) con tutta, appunto, l’umanità dell’uomo nel mistero.Conoscendo ogni cosa Dio agisce, in ogni situazione, secondo la sua infinita sapienza.E la sua sapienza è amore.Solo penetrando, per grazia, con tutta la nostra umanità, in questo mistero possiamo intuire tendenzialmente sempre più qualcosa di Dio, dell’uomo, del mondo.Ridurre la conoscenza ad es. della natura a ciò che possiamo cogliere, ad es., sul piano sensibile, del suo funzionamento elimina quel sempre più profondo sguardo complessivo sul mistero di Dio, dell’uomo, del mondo che, sia pur con mille prudenze, mille spunti può offrire sulla via della comprensione anche della natura.
Si può aggiungere che, se così stanno le cose, è necessario porre attenzione: a non confondere in qualche misura la logica in Dio con la sua vita viva e integrale; e al tempo stesso a cercare, sia pur da infinitamente lontano, di intuire la logica di Dio all’interno della sua vita integrale e dunque non, ad es., in modo in varia misura astratto.

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi…”, questa frase può venire forse letta nel senso che Dio ci perdona tutto e dunque ci porta in paradiso anche se pieni di contraddizioni ma siccome in paradiso si ama pienamente (la felicità è una vita e non una cosa) se desideriamo andare in paradiso ma ancora non siamo disposti a perdonare vi sarà bisogno di un tempo (purgatorio) in cui con delicatezza Dio ci aiuterà ad entrare nella misericordia vissuta anche da parte nostra.

La difficoltà nell’indicare anche filosoficamente chi è l’uomo ha comportato talora una variamente profonda dimenticanza di alcuni aspetti specie più umani della vita e della crescita cristiana.Si può forse, nel tempo, nella grazia, cercare di avvicinarsi sempre più alla scoperta della vera umanità di Cristo, del suo vero, concreto, discernere spirituale e umano, specie nei suoi aspetti essenzialissimi.Possono esservi tanti aspetti di origine più storica, geografica, etc., circa l’uomo, vi è anche un cammino di scoperta graduale anche di sé che è proprio dell’uomo, però vi sono anche aspetti essenzialissimi dell’uomo che possono venire sempre più scoperti.Dio si è rivelato in Cristo Dio e uomo.Come ho già evidenziato possiamo dunque chiederci sino a che punto era necessario che Cristo fosse consapevole degli aspetti essenzialissimi dell’umanità dell’uomo per poter operare un discernimento sufficientemente sapiente in relazione al suo annuncio sostanzialmente definitivo nel suo nucleo…

dall’editoriale de l’osservatore romano di martedì 18 set 2012

Di questi giorni libanesi resta
però soprattutto un fatto: moltissimi sono stati coloro che hanno
visto in quest’uomo di Dio gentile e reso trasparente dagli anni —
in un viaggio che ha voluto e
mantenuto con un coraggio impressionante — il vero volto della
Chiesa. Volto che Benedetto XVI
ha saputo mostrare a tutti, spiegandolo poi in un commento improvvisato davanti ai patriarchi
cattolici dopo l’incontro con i
giovani. Dicendo che l’identità
cristiana si riassume nel cuore
aperto di Gesù.
g. m .v.

grandissima cosa cogliere in una frase improvvisata il vero cuore del messaggio, forse frase profetica.Sembra di percepire che l’oriente, il dolore, il rischio, (l’agnello che apre i sigilli nell’apocalisse) hanno forse reso ancora più terso il cuore del papa, come un germe di liberazione dal razionalismo residuo, razionalismo che forse pure lui porta ancora con sè.
Si può osservare che essendo (forse?) l’uomo una coscienza spirituale e psicofisica che vive nello Spirito, un cuore, le spiritualità, le culture, in vario modo tendono a ritrovare ciò.Lo abbiamo forse visto, ad es., in questo viaggio del papa in oriente che lo ha stimolato a non usare per niente (o quasi?) inflessioni razionalistiche.Forse non poche tra le spiritualità, le culture, non occidentali possono venire comprese e avvicinate molto più facilmente con una spiritualità-cultura del cuore (di Cristo), sono esse forse più vicine, in vario modo, a tale spiritualità-cultura rispetto ad un’altra di orientamento più razionalista.D’altro canto stando in mezzo alla gente, ai fedeli, etc., anche occidentali, ci vuole poco a rilevare che molte loro confusioni in realtà razionalistiche vengono dipanate spesso agevolmente proprio da una spiritualità-cultura del cuore.Anche la cultura occidentale è in cerca, in qualche modo disperatamente talora, di più autentici riferimenti.
Quello che è, vive, discerne, Dio ha un senso, vi è in Dio una natura, vi è in Dio una logica… ma appunto si tratta di un senso, di una logica, profondamente inseriti, insomma parte costituente, dell’essere, del vivere, di Dio: si tratta dunque di una logica ricca, viva, profondissima, precisa, etc..Anche nell’uomo non esiste una razionalità astratta ma una natura integrale, che può solo in Cristo maturare, anche ad es., nella scoperta del mistero della logica.Parlare di fede e ragione può apparire, specie, forse, talora, nella situazione culturale odierna, come un mettere da un lato una vita spirituale magari in varia misura non così armonicamente considerata insieme al resto dell’umanità dell’uomo e dall’altro una ragione variamente astratta.Sembra comunque, insomma, di restare variamente attaccati a riferimenti-collegamenti spirituali e umani riduttivi, che non aiutano l’uomo a trovare con semplicità, equilibrio, sé stesso (e Dio, gli altri, il mondo, etc.) nella sempre più autentica, “divina e umana” luce dello Spirito; anzi questi vecchi riferimenti hanno, mi pare, ampiamente dimostrato di confondere l’uomo, in varia misura, ad es., orientandolo anche subliminalmente all’ubris di una variamente astratta ragione calcolante, che in varia misura tende a farsi (anche in varia misura inconsapevolmente), criterio di tutte le cose.Signore donaci un cuore spiritualmente ma anche umanamente, un coscienza spirituale e umana, docile, equilibrata, sempre più capace di accogliere, di discernere, il tuo amore così divino e così umano.

Dall’Osserv Rom  del 3 ott 2012

John Henry Newman nella
Grammatica dell’assenso distingue
tra due forme di conoscenza,
una “nozionale” e l’altra
“re a l e ”. Potrebbero però essere indicate
anche come “conoscenza
astratta”, della testa, e “conoscenza
esp erienziale”, del cuore. Newman
non ne sceglie una a scapito
dell’altra. Entrambe sono importanti,
necessarie per una visione
comprensiva dell’uomo, per un
umanesimo integrale. Nelle questioni
religiose, però, la vera conoscenza,
il vero assenso, è fondamentale.

Qui si nasconde, mi pare, un grave problema: ritenere che possa esistere una conoscenza astratta, e altrettanto ritenere realmente esistente e valida una razionalità astratta.Si tratta a mio parere, invece, di forme comunque di razionalismo gnostico: non ci si accorge che ogni cosa la si conosce sempre più profondamente in una vita vissuta, nella quale tutto l’uomo, la sua coscienza integrale, matura (in Cristo) e vede ogni cosa, persino la matematica, in modo sempre nuovo.Possiamo ad es. pensare che in Dio vi sia una logica astratta o invece la logica divina è totalmente inerente alla natura divina e dunque anche se forse può essere pensata in un certo senso distintamente dal vivo essere di Dio va immediatamente a quello ricollegata anche in questo suo qual distinguersi da esso (oltre che nel suo, della logica divina intendo, vivo, ricco, preciso, etc., esplicarsi concreto), pena una riduzione della sua reale portata?
Il razionalismo gnostico è forse, talora involontariamente, inconsapevolmente, uno dei più grandi Baal (in italiano rende molto bene, si può dire scherzosamente), del nostro tempo, una delle cause profonde, mi pare, dell’orientamento anche subliminale al secolarismo, etc…. La coscienza integrale dell’uomo, invece, orienta “naturalmente” alla luce dello Spirito.
In questa società talora forsennatamente dell’immagine, dell’immagine globalizzata, etc.. forse un altro punto molto importante può essere quello di sviluppare con attenzione una spiritualità dell’amore, della fede, autentici, non di rado variamente nascosti, in varia misura talora quasi invisibili, eppure vere vie della vita per il mondo.
Torno sullo spunto già espresso in questi scritti sulla possibile utilità di cercare persone che possano costituire nelle università almeno una cattedra di spiritualità-cultura nelle sue approfondite impostazioni spirituali-umane-culturali essenziali.Oggi forse si possono trovare cattedre che esprimano una certa visione globale in Cristo ma, che io sappia, manca finora una cattedra che si incarichi di stabilire con sempre più profonda attenzione, precisione, in modo sempre rinnovato (e in una vita in Cristo) i riferimenti spirituali e umani fondamentali ed i loro collegamenti: ad es. ragione? Fede e ragione? Ragione allargata? Spirito e coscienza? Spirito e coscienza spirituale e psicofisica? Spirito e coscienza spirituale e psicofisica che, in qualche modo, si rivelano “reciprocamente”, in una spiritualità tendenzialmente sempre più “divina e umana” in Cristo? Incredibilmente infatti iriferimenti-collegamenti spirituali e umani, culturali, vengono spesso dati per scontati mentre nella vita concreta si può riscontrare una molteplicità di posizioni concretamente diverse e in vario modo determinanti prima di tutto della più o meno profonda apertura alla luce dello Spirito.Inoltre questa cattedra potrebbe aiutare a stabilire sempre più adeguati nessi tra la spiritualità e le varie materie: ad es. è incompleto il riavvicinamento di spiritualità e psicologia se non si considera chi è l’uomo (vedi riferimenti-collegamenti di cui sopra): se l’uomo è ragione come fare ad aiutare la maturazione sempre più equilibrata e profonda della consapevolezza della coscienza spirituale e umana (in Cristo)?
Si tratta qui di uno spunto che va, eventualmente, valutato e approfondito nella molteplicità delle possibilità, delle problematiche, anche concrete che può comportare, anche, ad es. circa i modi sereni, dialoganti, partecipativi, anche, ad es., dei tempi, nei quali può venire concretamente progettato.Tra l’altro è evidente che tale eventuale cattedra non potrà rappresentare verità in tutto dogmatiche ma invece possibili proposte che, per la loro più approfondita concretezza, possono comunque suscitare, stimolare rinnovate, più approfondite, vissute, riflessioni (in Cristo).
Forse possono esservi tanti, magari anche tantissimi, aspetti, frangenti, della vita nei quali tendiamo a riferirci non così tanto al Cristo delle Scritture, almeno come spunto di meditazione sia pur non meccanicamente trasferibile in qualsiasi situazione.Ne presento, solo a mò di esempio, alcuni tra i primi che mi vengono in mente.
Il Cristo dei vangeli presenta in modo variamente esplicito-implicito, ricostruibile-meno, forse, ricostruibile, nella grazia, un suo modo di discernere, di riflettere, etc., spirituale e umano (dunque anche, a suo modo, filosofico-culturale).Questo suo orientamento mi pare poco abbia a che vedere anche col “razionalismo residuo” che ancora sembra sia riscontrabile anche, nella Chiesa, talora, tra le punte forse più avanzate, sotto certi aspetti, circa il discernimento spirituale e umano.
Il Cristo evangelico forma in un cammino spirituale i suoi discepoli e solo quando sono sufficientemente pronti li invia anche secondo una gradualità di mandati e di responsabilità.Inoltre i discepoli appaiono, ad es. negli Atti degli apostoli, in formazione permanente, in continuo ascolto anche comunitario della Parola.Che errore, almeno talora, invece, farsi fagocitare dal “fare”, assegnando compiti educativi a persone non pronte: non può rivelarsi ciò, talora, uno scarso affidarsi a Dio?
Nei vangeli vediamo Cristo rivelare gradualmente alla gente un messaggio di fede, amore, radicali ma poi nel suo dialogare con la singola persona scopriamo la comprensione, l’attenzione amorevole, ben al di là degli schemi, al suo personalissimo cammino, si veda ad es. l’episodio dell’incontro con la samaritana, in Gv 4, nel quale ad es. Gesù parte dal dono, che la samaritana aveva ricevuto e accolto, di non chiudersi allo straniero, di dargli anche l’acqua da bere.
Nei vangeli, ancora, vediamo Cristo che dialoga con i suoi discepoli approfondendo la meditazione della Parola.Quanto poco invece, talora, si ascolta la Parola e quanto ancor meno, si dà la possibilità di dialogare su di essa, sotto la seria guida di persone profondamente formate ed in formazione permanente, anche a chi ne ha sete.Ed in Cristo l’ascolto comunitario della Parola è liturgia, vediamo Maria stessa, forse, che deve scoprirlo (mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola).
Il Cristo dei vangeli non ficca in testa delle idee alle persone ma le ama, le fa sentire amate, comprese, aiutate a crescere in un dialogo-cammino personalissimo e comunitario, condivide la vita vissuta con loro (scherzosamente si può osservare che l’ultima cena lo è poco ultima perché anche da risorto Cristo appare spesso a pranzo con le persone): l’astrattismo, l’intellettualismo, pastorale non sono di Cristo.
Nei vangeli vediamo Cristo venire battezzato, poi ricevere, forse, la cresima nella Trasfigurazione, e poi istituire ( e ricevere, forse, anche lui stesso?) l’eucaristia.Vediamo invece i discepoli forse venire battezzati da Cristo (i vangeli narrano che  Cristo battezzava anche se precisano che di fatto a battezzare erano i suoi discepoli) poi ricevere l’eucaristia e poi forse la cresima nella Pentecoste.Dunque si può osservare, ad es., tutta una preparazione per ciascuno di questi sacramenti, la loro ricezione separata, con il battesimo che sempre viene per primo.Non possono rivelarsi comunque, questi, spunti di riflessione?
Mille altri possono essere gli spunti nei quali potremmo accorgerci di prendere a riferimento, per tanti discernimenti personali, ecclesiali, spirituali-umani-culturali, magari teorie (pseudo?) scientifiche, ragionamenti variamente astratti, etc., insomma, talora, tutto tranne che un riferimento a Cristo.
Forse, ancor più che tornare ai Padri, si può trattare, anche, di tornare con sempre maggiore, vissuta, fiducia, affidamento e attenzione a Cristo, anche alla sua Parola.

Forse anche questo può significare la promess di Maria sulla vittoria del suo cuore eimmacolato.

Cercando il dialogo, anche con persone autorevoli, sui riferimenti spirituali-umani-culturali fondamentali mi sono trovato non raramente davanti alla risposta che stavamo parlando delle stesse cose con termini differenti.Mi domando se sia realmente così perché a me pare invece di vedere in varia misura, ad es., razionalismo, astrattismo (e conseguente pragmatismo nella vita concreta), un discernimento meno limpidamente, dettagliatamente, equilibrato, attento, spiritualmente, umanamente… Mi domando se è un caso che mi sono ritrovato a risolvere facilmente per primo (ma in ogni caso tra i primissimi) secolari problemi dottrinali, ad es. in campo ecumenico; o che, ad es., anche in campo pastorale mi sono ritrovato (certo per grazia di Dio) a ricostruire comunità parrocchiali vive e numerose dove nessuno era riuscito, etc….
La coscienza spirituale e psicofisica che esiste e matura nello Spirito che scende con la delicatezza, la grazia, di una colomba è la stessa cosa che, ad es., la ragione allargata? Quando si considerano importanti, fondamentali, alcuni aspetti della vita non si cerca anche di definirli, di indicarli, con precisione, cercando di evitare equivoci, facilonerie, etc.? Già questa possibile superficialità, distrazione, definitoria mi pare possa magari essere indicativa.

Maria ascolta con piena fiducia la Parola di Dio, la medita nel cuore riferendosi con attenzione ad essa in ogni situazione della vita credendo di trovare nella Parola stessa tante indicazioni significative, lascia che la Parola operi il suo dono in lei.Nel brano evangelico immediatamente precedente quello ascoltato oggi leggiamo che l’angelo, dopo averle annunciato la nascita del suo figlio Gesù, dice a Maria stessa: “Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: [37]nulla è impossibile a Dio». [38]Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l’angelo partì da lei”.Cosa possono aver mosso in lei queste Parole? Il vedere, con il cuore, che la sua parente, così anziana, è incinta; il vedere che dopo tanta attesa e tanto dolore ha ricevuto una così grande grazia; forse il collegare queste Parole  con le Scritture, che dicono che prima viene Elia a preparare ogni cuore alla venuta del Signore.Forse anche questo partire da lei dell’angelo, che piuttosto che risalire al cielo, come altre volte in certe apparizioni, sembra prendere e quasi prendere lei per mano verso una direzione precisa, quella del senso di quelle Parole.Maria tutto ascolta, tutto medita, tutto cerca di collegare, anzi tutto lascia che venga detto, meditato, collegato, operato, manifestato, in lei da Dio stesso, accogliendolo nella sua vita concreta.
Il testo originale dice che Maria risorse e andò in fretta verso la regione montuosa.E’ tutto un entrare sempre più nella vita divina, un correre incontro a Dio, dovunque la attenda, dovunque la porti, sempre ascoltando con cuore totalmente aperto, fiducioso e attento la sua Parola.Maria avrebbe potuto essere così presa dalla prima parte dell’annuncio dell’angelo da non porre attenzione a questa seconda sezione riferita alla sua anziana parente.Quanta distrazione, quanta mancata solerzia, quante sottili resistenze, magari dovute a fragili piegature della nostra interiorità sedimentate negli anni, possono rallentare il cammino della fede.E come invece un ascolto fedele della Parola, un appoggiarsi agli aiuti di Cristo (Parola appunto, sacramenti, preghiera, comunità, padre spirituale, etc.), possono sempre più riaprire l’uomo ad una vita sempre più piena e libera.L’uomo si stanca di attendere, si infiacchisce e così rischia di prolungare il tempo dell’attesa del compimento delle promesse divine.Anche questo vediamo in questo brano: due donne divengono miracolosamente madri, una lo diventa giovanissima e vergine, pronta ad accogliere ogni grazia di Dio, un’altra lo diventa anziana e sterile, con il marito  Zaccaria che non riesce più a credere nemmeno ad un angelo che gli dice che finalmente diverrà padre.Per Zaccaria vi è una normalità della vita, che non contempla più di tanto l’azione potente di Dio né la profonda conversione, rinascita, dell’uomo nella fede.E’ questo un pericolo concreto nel cammino della fede: un rassegnarsi della fede alle impossibilità anche di Dio, un infiacchirsi della speranzosa attesa e dunque della sempre più solerte conversione: un, talora in fondo inconsapevole, non aiutato a svegliarsi, grigio accomodarsi in un’idea tutta terrena, errata, di normalità spirituale, priva di slanci, di sorprese.In fondo può non raramente accadere che ci si fermi agli insegnamenti  morali delle Scritture, ad un certo amore fraterno, chiudendosi invece, in varia misura, alla graduale ma potente rivoluzione spirituale e umana dell’amore di Dio, che col suo amore ci dà sempre nuova luce, forza, equilibrio (perché ci centra gradualmente nell’umanità autentica, appoggiata agli aiuti autentici), ci dà sempre nuova vita, speranza… E’ forse per questo che il vangelo nemmeno parla del saluto di Maria a Zaccaria ma subito si riferisce a quello che la Madonna rivolge ad Elisabetta.E’ nelle due donne e nei loro nascituri, è attraverso di loro, che più pienamente può manifestarsi il Signore.Maria entra nella casa di Zaccaria ma Zaccaria, nonostante i miracoli ultimamente sperimentati, sembra non percepire nulla invece Elisabetta ascolta con gioia, nello Spirito, le probabili Parole di saluto di Maria (che possiamo immaginare abbia accennato ai fatti da poco occorsi alle loro due famiglie).La grazia di Dio può passarci accanto, addirittura venire in vario modo a visitarci e noi possiamo non coglierla, troppo presi da noi stessi, dai nostri schemi, pregiudizi, male intesi interessi, dalle nostre smanie, dalle nostre fatiche, sofferenze, dai nostri scoraggiamenti… Veramente la conversione conduce ad un sempre più profondo, nello Spirito, nella fede, ascoltare la nostra coscienza: impariamo sempre più a riconoscere le chiamate dello Spirito, i criteri della fede e ad evitare invece di farci guidare invece, ad es., da emozionalismi di vario genere.Qual’è un primo passo per crescere in questa direzione? Non fermarci all’impulso, alla sensazione, ma chiederci se quello che pensiamo, operiamo, scegliamo, valutiamo, è secondo verità o è solo, appunto, varia istintività, emozionalità, irriflessa, magari variamente colorata da noi di spiritualità e di bene.E’ questa isitintività, questa disattenzione alla verità dello Spirito, che rende distratto Zaccaria.Invece Elisabetta coglie con grande attenzione, fiducia, desiderio di comprendere, di approfondire, il dono delle Parole di saluto di Maria, intuisce che il sì di Maria al piano di Dio in qualche modo ha permesso a lei, Elisabetta, di divenire madre del precursore.Maria è una benedizione per tutte le donne perché tutte le aiuta, in Cristo, a trovare pienamente la loro autentica, libera da schematismi, ideologie, identità femminile a riconoscere ed accogliere i doni del Signore per loro e attraverso di loro per il mondo: Maria è la vera femminista, la vera rivalutatrice, in Cristo, della donna, anche degli aspetti femminili, materni, etc., dell’amore, che, ad es., sono così decisivi per il nascere della vita.E l’amore di Dio, quando viene, è così, ci rende piccoli, umili e gioiosi per la sua totale gratuità, per la sua tenerezza, per il suo venire non dovuto a qualche nostro diritto o merito:  “A cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?” Gioiosi, stupiti, grati, dell’amore di Dio per noi, pronti ad accoglierne le ispirazioni.E qui la prima ispirazione è una gioia addirittura sfrenata per quanto è grande, un balzare che, dice il testo originale, è un danzare scatenato di felicità.Elisabetta sente che Maria la aiuta a credere alla Parola, alle promesse di Dio, prendendole sempre più profondamente, gioiosamente, sul serio e la Madonna lo fa prima di tutto con la sua stessa vita.”Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”.
E’ bello vedere che Maria salutata dall’angelo saluta Elisabetta, benedetta da Elisabetta benedice Dio: Maria diviene saluto di Dio agli uomini (nel quale ritrovano anche sè stessi), lode degli uomini a Dio.
Il Signore ci aiuti a riconoscere sempre più la presenza umile, discreta, semplice, attenta alla nostra vita, solerte, fonte di luce, per essa, di Maria, ci aiuti ad accorgerci dei suoi saluti, densi di significati efficaci, e profondi, di grazia, proprio per noi, saluti che talora si possono manifestare nella semplicità della vita quotidiana attraverso piccoli indizi della sua presenza, come una sua immagine, una sua ricorrenza, un avvenimento, una persona, una Parola… che possiamo in vario modo intuire mandati per noi da lei, in Cristo… Il Signore ci apra a questa danza di gioia e di lode che sempre più ci vuole donare.

Forse è importante riflettere su tutti i possibili motivi per i quali Dio ha scelto un popolo (Israele) attraverso il quale, in modo particolare, vivere e manifestare la storia della salvezza.Uno di questi motivi si può forse ritrovare nella necessità di preparare un’adeguata spiritualità-cultura che potesse formare, nella sua crescita, il Figlio di Dio.Ho osservato altrove che Gesù, per trasmettere adeguatamente un nucleo veritativo spirituale in qualche modo definitivo e per testimoniarlo, anche, in qualche modo, nella sua vita terrena, si può forse supporre abbia dovuto raggiungere una consapevolezza fondamentalmente corretta dei riferimenti-collegamenti essenziali non solo spirituali ma, forse, spirituali-umani-culturali.Insomma forse eventuali ulteriori scoperte circa la conoscenza non dovrebbero, possiamo forse tendere ad immaginare, stravolgere l’impianto fondamentale di quelle che sempre più chiaramente, per grazia, possono apparirci le impostazioni spirituali-umane-culturali vissute da Cristo.La spiritualità-cultura ebraica ha dunque, forse, sotto certi aspetti almeno, un significato particolarmente importante.Altrove mi sono già chiesto se questo può risultare uno dei sensi nei quali si potrà sempre più chiaramente vedere che i doni ricevuti da Israele vengono recuperati: un sempre più profondo avvicinamento (ed anche approfondimento, come Cristo appunto ha fatto) ad alcuni aspetti essenziali della sua spiritualità-cultura.

Ez cap 11: 17 Riferisci: Così dice il Signore Dio: Vi raccoglierò in mezzo alle genti e vi radunerò dalle terre in cui siete stati dispersi e a voi darò il paese d’Israele. 18 Essi vi entreranno e vi elimineranno tutti i suoi idoli e tutti i suoi abomini. 19 Darò loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo metterò dentro di loro; toglierò dal loro petto il cuore di pietra e darò loro un cuore di carne, 20 perché seguano i miei decreti e osservino le mie leggi e li mettano in pratica; saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio.
Mi pare veramente significativo: un cuore integrale nello Spirito, solo lo Spirito può rendere il cuore “di carne”, tendenzialmente pienamente umano.Non è oggi il razionalismo nelle sue varie forme, anche quelle residue, una possibile causa del cuore di pietra?

Si può intuire che grande dono spirituale-umano-culturale potrebbe forse rivelarsi lo scoprire, per grazia, più profondamente Cristo come riferimento non solo prevalentemente spirituale ma, appunto più attentamente spirituale-umano-culturale: scoprire con più attenzione l’importanza di valutare i riferimenti spirituali-umani-culturali del suo discernere (come, ad es., emergono dal nuovo testamento e dai vangeli in particolare), come tendenzialmente sempre più profondamente, per grazia, possono venire intuiti, si può cercare di comprenderli.Che dono dunque potrebbe rivelarsi scoprire una rinnovata fiducia in Cristo, Dio e uomo, superando un certo possibile scollamento tra la fiducia in lui sul piano spirituale ed una possibile minore attenzione verso la possibilità di attingere da lui, per grazia, sempre più profondamente gli essenziali riferimenti-collegamenti integrali, spirituali-umani-culturali.Che dono potrebbe rivelarsi il sempre più profondo intuire ed anche sperimentare che in Cristo siamo tendenzialmente sempre all’avanguardia (ed efficace avanguardia) su tutti i piani del vivere umano, dunque spiritualmente-umanamente-culturalmente.

(Questo paragrafo è una bozza: infatti devo valutare con più calma ad es. il rischio di eccesso di logica…).
Vi è un principio sinora non smentito della logica secondo il quale un problema di senso, di significato, trova la sua spiegazione, la sua fonte al livello superiore al suo: ad es. per ogni ente vi sono delle realtà che lo hanno prodotto.Possiamo così osservare, circa gli inizi dell’universo che l’ipotesi che non abbia una sua causa generatrice sembrerebbe interrompere quello che appare un coerente filo logico.Sembra più facile pensare che l’universo abbia anch’esso una causa di origine superiore.Se questa causa la chiamiamo Dio potremmo però chiederci ancora una volta: ma Dio chi lo ha creato? Infatti è vero che l’ipotesi Dio trattando di una realtà “superiore” rispetto all’universo può apparire già più accettabile ma è anche vero che però anche qui in qualche modo il filo della logica può sembrare non scorrere del tutto coerentemente.D’altro canto pensare ad un Dio ancora superiore non farebbe che rendere infinito il rimandare la risposta coerente che alla fine potrebbe sembrare non arrivare.Nè sembrerebbe coerente logicamente giustapporre due Dio uno davanti all’altro: non vi è la causa superiore.La causa superiore sembra non essere poi così coerentemente trovata nemmeno moltiplicando le entità superiori dello stesso livello: il problema della serie infinita, ad es., sembrerebbe riproporsi.L’unico modo, forse, nel quale la logica può apparire coerente è se l’entità superiore, Dio, ha in sé la causa superiore: Dio Padre non davanti ad un Dio semplicemente giustapposto ma davanti ad un Dio Figlio uniti nello Spirito.Un Dio Padre perché se non vi è un’origine si riproporrebbe il problema della giustapposizione, un Dio Figlio perché se i Dio Figlio fossero più di uno si riproporrebbe, forse, in qualche misura, ad es., il problema dell’unica origine: infatti vi sarebbe una circolazione dello Spirito tra i due o più Figli che verrebbe forse ad attenuare l’unità fontale nel Padre.E’ infatti, sembra, proprio il primato del Padre la fonte della parità delle persone divine, unite in lui nello Spirito: infatti nel caso di due o più Dio Figlio che si generano anche tra loro verrebbe attutita la paternità del Padre ma anche la parità delle persone divine proprio perché, ad es., non più nella logica dell’amore paterno-filiale.Anche in questo caso, insomma, ci troveremmo di fronte ad una logica che può apparire meno coerente proprio perché non sembra quella dell’amore familiare, ad es., appunto, con una persona che è all’origine, che ha il primato ma non è pienamente Padre, proprio in questo modo risultando incomprensibilemte superiore alle altre due o più.La logia vera e coerente è, sembrerebbe, l’amore del Padre e del Figlio nello Spirito.La logica della causa superiore sembra così rivelarsi come una logica di Paternità e filialità nello Spirito, una logica di primato e, in vario modo, di parità.La logica invece di un Dio Padre con più di un Dio Figlio sembra anch’essa non coerente con il filo della causa superiore, come se, ad es., l’universo per esistere dovesse essere creato da Dio e da un altro universo.

Quando la luce della fede in Cristo viene ad illuminare la coscienza umana la persona percepisce che è una luce vera: lo percepisce per la luce stessa della fede alla quale luce tutta la sua umanità dice fondamentalmente sì naturalmente, trasportata con tutto il suo essere in questo sì.Ci si ritrova (l’umanità nella fede) pienamente anche se possono venire oscurità, aridità, dubbi, che però non tolgono (lo si scopre magari in un cammino di crescita) che questa luce è vera e l’umanità percepisce in essa di essere anche lei, magari in certi aspetti gradualmente, rivelata.Il sì dono della fede di per sé va al di là di ogni oscurità.E’ talmente vera questa luce ed infonde la fede in lei stessa che la si può seguire anche su strade sbagliate perché va conosciuta meglio, ad es., distinguendo la sua essenziale verità dalle oscurità umane non ancora illuminate.

Quando si pone la domanda su come mai Cristo usasse un linguaggio diverso, non usasse praticamente mai parole come ragione, cuore e ragione, le risposte possono essere diversificate: che lui parlava un linguaggio spirituale; che oggi la cultura è progredita; che sono semplicemente altri tempi, con altri linguaggi, etc..Mi sembrano, quelle proposte sopra ed altre, risposte che già indicano visioni forse meno limpide: possibile che in tutto il vangelo non si trovino Parole di Cristo sulla cultura (e allora, ad es., le Parole sul tesoro antico e nuovo dello scriba)? E poi come può darsi, in tanta vita di Cristo nei vangeli, una così netta separazione tra vita e cultura? Inoltre questo potrebbe stare a significare che la cultura è ininfluente sulla visione essenziale della fede mentre sempre più chiaramente, mi pare, si sta scoprendo il “reciproco” rivelarsi, in Cristo, dello Spirito e dell’umanità (il che può comportare che Cristo avesse maturato un’adeguata consapevolezza delle impostazioni essenziali spirituali-umane-culturali).Ne può conseguire che nel caso di Cristo la cultura può venire approfondita in lui ma non stravolgendo le impostazioni essenziali spirituali-umane-culturali che già lui viveva.Che i linguaggi non vengano a caso poi e che una maturazione integrale conduca invece anche a saper, all’uopo, porre attenzione a dettagliare, precisare, collegare, etc. senza restare nel generico mi pare una considerazione di cui poter, talora, tener conto.

Perché forse stiamo ancora in mezzo al guado (in un attraversamento, in un passaggio, che è iniziato più chiaramente con il nostro amato e grande papa Benedetto XVI.Forse però questa possibile gradualità è importante, voluta da Dio).Sono solo domande rivolte ai nostri padri, non dispongo di alcuna certezza nelle cose che scrivo.

un cordiale saluto d giampaolo centofanti

Intanto: perché ho visto una grande nube a forma di Madonna sull’università del papa? Perché ho visto una nuvoletta a forma di angelo inginocchiata verso la cattedrale di san Giov in Laterano? Perché ho vissuto una possibile esperienza di battesimo, cresima, eucaristia, etc., in Cristo, con Cristo? Perché quando ho chiesto cosa devo allora fare ho ricevuto, con mia sorpresa, due risposte invece di una sola, eccole: [24]Questo è il discepolo che rende testimonianza su questi fatti e li ha scritti; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera (pg 61 sintesi riservata).
e: Tu, figlio dell’uomo, descrivi questo tempio alla casa d’Israele, perché arrossiscano delle loro iniquità; ne misurino la pianta e, se si vergogneranno di quanto hanno fatto, manifesta loro la forma di questo tempio, la sua disposizione, le sue uscite, i suoi ingressi, tutti i suoi aspetti, tutti i suoi regolamenti, tutte le sue forme e tutte le sue leggi: mettili per iscritto davanti ai loro occhi, perché osservino tutte queste norme e tutti questi regolamenti e li mettano in pratica. Questa è la legge del tempio: alla sommità del monte, tutto il territorio che lo circonda è santissimo; ecco, questa è la legge del tempio (ivi, pg 62).
Sono solo alcune domande su alcune delle possibili esperienze spirituali.
Perché nel guado? Se è veramente così: perché il papa ha parlato sì di allargare la ragione, di cuore e ragione… ma si tratta ancora delle impostazioni fondamentali senza, mi pare, cercare di aiutare le persone a trovare i veri riferimenti-collegamenti.Aiuta di più parlare, nella cultura, di ragione allargata o di cuore e ragione o invece di coscienza spirituale e psicofisica che esiste e vive nello Spirito che scende come una colomba rispettando e conducendo con delicatezza verso la pienezza tutto l’uomo? Maturando la quale coscienza si vede ogni cosa, persino la logica, in modo sempre rinnovato? Perché non si cerca di chiarire in modo meno equivocabile possibile, nella cultura (poi nella pastorale si trasmette implicitamente una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana), quali siano i sempre più profondamente, distintamente, scoperti, riferimenti-collegamenti spirituali e umani?
Non si tratta di una distrazione su problematiche essenzialissime e dunque dense di essenzialissime conseguenze? Non ne deriva dunque anche nella vita concreta una diversa attenzione nel discernimento integrale?
Una fondamentalissima conseguenza (ma ve ne sono molte altre molto importanti) può allora risultare: Non ci si accorge che parlare di ragione allargata, di cuore e ragione, per tanta gente significa di fatto continuare a basarsi su di un’astratta, inesistente, ragione (la moneta cattiva scaccia quella buona, si potrebbe dire): si perpetua l’orientamento anche subliminale al secolarismo e, ad es., in vario modo e misura, all’astrattezza pastorale (forse non la logica mistero da scoprire sempre più in Dio, ma una variamente astratta ragione è  (un) l’Anticristo che Maria vuole sconfiggere?)
Incredibilmente questa possibile via che vado cercando sembra indirizzare dritto al cuore divino e umano di Cristo (il mio cuore immacolato trionferà); mi scopro ad usare in ogni occasione un linguaggio che può apparire forse più verosimilmente quello che avrebbe usato il Cristo dei vangeli; mi sorge la domanda se si può dare più fiducia spirituale-culturale (nei fondamenti essenziali spirituali e umani) al Cristo dei vangeli, se si può pensare con più attenzione a quello che lui ha detto e anche avrebbe detto oggi in ogni campo e in che modo.
Sull’Osservatore Romano di lunedì-martedì 18-19 febbraio 2013 vi sono alcuni interventi che parlano dell’allargamento della ragione aperta alla fede.Certo si tratta di passi importantissimi in avanti ma a me pare che, forse, si continua ad astrarre ed esaltare una parte dell’uomo che, considerata così, è addirittura inesistente: infatti non solo non si può separare la ragione dell’uomo dallo suo spirito umano e dallo Spirito Santo nel quale esiste e vive ma non la si può separare nemmeno da resto dell’umanità dell’uomo; vi è un discernimento integrale, spirituale e umano crescendo nel quale si scopre sempre più anche il mistero spirituale e umano, in Cristo, della logica.I termini usati da Samuel Fernandez (ma non solo da lui) dunque possono far pensare ancora a forme di razionalismo residuo, razionalismo nel quale si nascondono forse potenti cause del secolarismo (oltre che, ad es. dell’astrattezza pastorale, di una più difficile comunicazione ecumenica, etc.; non avendo ancora più profondamente centrato le coordinate del discernimento, queste strade riduttive conducono anche, ad es., al pragmatismo).Forse si è aperta, con Benedetto XVI, una via che va maturata, per grazia, nella sua sempre più profonda, distinta, equilibrata, intuizione, nel suo linguaggio, etc..Una via che sembra condurre all’intuizione, per grazia, sempre più profonda dello stesso cuore divino e umano di Cristo, aiutando a scoprire sempre più profondamente l’importanza di dare sempre più profondamente, nelle impostazioni spirituali-umane-culturali essenziali, fiducia al Cristo dei vangeli.Incredibilmente questa via sembra schiudere a nuovi orizzonti in tutti i campi (già molte grandi scoperte, anche dottrinali, culturali, pastorali, sono in essa avvenute) proprio, sembrerebbe, nella possibile direzione della promessa vittoria del cuore immacolato di Maria.
Nella storia di Abramo vediamo che Dio rinnova molte volte la promessa di una infinita discendenza e la arricchisce via via di particolari.Anche Cristo cresce nella rivelazione, dono del Padre, della sua vocazione, l’esodo da portare a compimento a Gerusalemme.Vi sono momenti di grazia particolarissimi all’interno del cammino di crescita nel rapporto con Dio: la trasfigurazione secondo molti può forse venire considerata come la cresima di Cristo.Anche Cristo ha avuto bisogno della cresima per venire sempre più illuminato, per rafforzarsi, sulla strada della sua missione.Così nella Bibbia vediamo lo svilupparsi verso la pienezza della vita di tante persone in un rapporto, in un dialogo, sempre più approfondito con Dio.Ogni sia pur piccolo passetto in questa direzione apre ad una nuova luce, ad un più profondo benessere, ad una vita più piena.Così l’esperienza di Abramo e quella di Cristo narrate nelle letture odierne si chiariscono vicendevolmente.Vediamo ad es. nel brano oggi letto della Genesi come Dio conduce Abramo ad approfondire il rapporto con lui, la promessa ricevuta, in una preghiera anche liturgica, una prefigurazione, in qualche modo, dell’eucaristia (e forse sarebbe interessante approfondire se anche della cresima).Emerge anche la fatica, la lotta, della preghiera, le tentazioni di allontanarsene, di crederla inutile, di non accogliere con impegno lo Spirito, in essa donato, nella vita concreta.Tutto ciò è rappresentato anche da quei rapaci che calano sugli animali offerti in sacrificio: vogliono togliere le fonti della grazia divina.Abramo ha già percorso un lungo cammino ed è entrato nel dono di una preghiera prolungata: lo dice il testo stesso, citando le stelle all’inizio del racconto e poi alla fine il tramonto e di nuovo la notte.Ciò ancora non significa che non avverta più l’aridità nel pregare, né che non sia preso dal dubbio, anche il dubbio radicale di essere partito invano dalla sua terra, di aver dialogato e di dialogare con il nulla invece che con Dio: terrore grande ed oscurità lo assalirono.Questi pensieri possono bloccare le persone, le possono indurre a, magari, credere sì in Dio ma tenendolo in un cantuccio per non rischiare troppo.Ma questi pensieri sono come ansie, agitazioni, da cui liberarsi perché la serena coscienza invece vede che è giusto credere alla fede ricevuta in dono.Il cammino della fede infatti aiuta anche una maturazione della coscienza che impara tendenzialmente sempre più a distinguere le ansie, gli inganni, gli inutili inceppamenti, le varie agitazioni emotive, dalle autentiche e serene risposte che in quel momento può trovare.Si potrebbe dire che lo Spirito ci conduce gradualmente e tendenzialmente, perché non siamo dei robot, sempre più sul filo di una musica, di una sintonia con Dio, con noi stessi, con gli altri, con l’universo, insegnandoci a lasciar cadere, a non credere, a tutte quelle note stonate che talora come fantasmi si possono agitare nella nostra mente e alle quali prima talora abboccavamo come a cose naturali.Si impara così, liberamente, tendenzialmente sempre più ad ascoltare sempre più attentamente la propria coscienza, come il vero luogo misteriosissimo e vitalissimo dell’incontrarsi con Dio, con la vita.Abramo persevera in questa strada, anche questo significa il sonno, il lasciare riposare sempre più il nostro pensiero, il nostro agitarci per fare chissà che cosa, per risolvere da soli tanti problemi, per lasciarci portare da Dio, vivendo, operando, abbandonati alla sua luce, alla sua musica.Una luce, una musica, una voce, così belle che ci aiutano sempre più a superare con amore, con fiducia, senza scoraggiamenti, anche le nostre paure, ferite, le nostre stesse resistenze, i nostri errori, il nostro eventuale peccato.E’ bello vedere Pietro che ancora parla, propone, inquadra nella sua comprensione, incasella (nelle tende), persino il Messia e i profeti… ma il suo cuore è fondamentalmente puro, aperto e la nube lo può accogliere in sé e questo non vedere gli provoca nuova paura perché perde il suo apparente controllo della situazione ma poi la voce lo orienta, lo illumina… Come sperimenta anche Abramo, come sperimenta ogni uomo che si lascia portare, gradualmente si accende una gioia, una pace, nel cuore dell’uomo, e un giorno comincia a farsi fuoco.Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate a quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi: così scrive san Paolo ai Filippesi.Anche nel bene l’uomo può gradualmente imparare, portato da Dio, a trovare i veri riferimenti, a non correre appresso “a pelle”, cosa che tanto ci piace, a qualcuno nemmeno nel bene ma a cercare con Dio i veri riferimenti che proprio lui manda nella nostra vita: ci aiuteranno, tra l’altro a non cadere nell’inganno di pensare che la fede sia un po’ di bontà e basta e a scoprire invece sempre più che è veramente un’esperienza potente che possiamo sempre più vivere: il suo volto divenne altro, dice il vangelo della trasfigurazione.La cresima di Cristo, la nostra cresima in lui, sono un dono che potenzialmente, se sempre più accolto, ci conferma, ci sostiene, ci rafforza, ci rasserena e ci stabilizza profondamente su questa strada.E ci dona di ascoltare Cristo ed in lui di ascoltare e di venire ascoltati in profondità dalle persone alle quali Dio vuole in varia misura mandarci e/o che manda a noi.E’ molto significativo, infatti, vedere che, avendo Cristo ricevuto più potentemente il dono di essere ascoltato, i suoi discepoli ora tacciono, non vanno subito a raccontare quei così straordinari avvenimenti ma intuiscono in modo più profondo che essi devono prima venire accolti, ascoltati appunto, in profondità nel cuore, nella vita concreta.
L’articolo di domani del prefetto cdf sull’Osservatore Romano mostra questa
apertura di tutto l’uomo, anche della sua conoscenza, alla vita in Cristo.Ma
si
vede che siamo agli inizi, si usano termini come ragione, affettività,
senza
vedere, o comunque esprimere più limpidamente, l’unità dell’uomo nella
sua
coscienza spirituale e psicofisica che esiste e vive nella delicatezza
dello
Spirito.Si usano dunque termini astratti, riferendosi a realtà così
inesistenti… E’ incredibile vedere come Cristo, nei vangeli, sembra più
avanzato di tanta filosofia anche cristiana e ci attiri a sè, al suo cuore
divino e umano, che pure conosceva e rifletteva, ma non astrattamente…
Siamo
agli inizi, forse, di un fecondo, risanante, più profondo
ricongiungimento
della spiritualità dell’uomo con la sua cultura e per
questo sembra
evidenziarsi anche la fatica linguistica.Il papa ha parlato
più volte, anche
ultimamente (forse in molti sensi non a caso alla festa
della Fiducia al
seminario romano), di una maturazione teologica ed anche
linguistica nelle
lettere neotestamentarie…
Nello scritto di C. Taylor che appare su Avvenire di martedì 26 febrraio 2013 (alla pg 29) appare in maniera chiara come il razionalismo possa in varia misura allignare anche nel mondo cattolico, anche quello sotto diversi aspetti più maturo in Cristo.Si vede chiaramente (non vi sarebbe neanche bisogno del richiamo finale ai razionalisti Rawls e Habermas) come per Taylor il vero centro del discernere sia ancora una volta un’astratta ragione, vista incredibilmente, ingenuamente, come unica base sicura di dialogo, di umane certezze, etc..Eppure potrebbe non risultare così difficile vedere come solo il personalissimo, comunitario, etc., cammino nello Spirito di ogni persona (anche non credente) illumina, orienta, ogni aspetto del suo discernere, dunque come il vero dialogo può avvenire solo all’interno di una maturazione di tutto l’uomo, aiutata da ogni uomo di buona volontà.Non esiste una ragione astratta, ed una ragione astratta non aiuta a comprendere le diverse situazioni e le autentiche vie di soluzione delle varie problematiche.Non è uno astratto stato democratico a fondare la democrazia ma la autentica e vivente maturazione delle persone e dei popoli: il paradosso di Bockenforde è tale solo ad uno sguardo astratto, razionalista.
Innestare l’olivo selvatico in quello coltivato della spiritualità-cultura (nei suoi aspetti essenziali) dell’Israele biblico approfondita da Cristo può significare anche aiutarci tutti, anche gli ebrei, a vedere come Dio aveva forse scelto un popolo anche per plasmarne più pienamente la cultura, la umanità.Per gli ebrei un possibile più pieno ritorno, un riannodare più pieno e rinnovatamente intuito, i fili della loro storia, scoprendo come Dio stava costruendo, donando, in loro (e attraverso di loro) la vera terra promessa della piena divinità e umanità (cuore nello Spirito-colomba e non legge, come i profeti indicavano).Per tutti un segno di come Dio tende ad unire tutti in avanti, in Cristo, Dio e uomo, proprio così esaltando, sviluppando, i veri carismi, le vere nature, le giuste e ricche particolarità, ma anche, nella libertà, la piena comunicazione di tutto ciò.Si può forse parlare, dunque, proprio nell’amore e nella libertà, di una tendenziale convergenza in Cristo di ogni uomo e di ogni cultura, tanto più in quest’epoca della globalizzazione che tante belle possibilità ma anche pericoli dischiude.
Un vissuto discernimento (anche riflessione, anche logica spirituale e umana -e non astrattamente pensata a tavolino- nel mistero di Dio e dell’uomo, mi pare) del cuore (e forse proprio del cuore integrale e non di cuore e ragione, con il rischio di residuali razionalismi ed astrattismi) nella luce dello Spirito, nella storia, questa (anche con i suoi significati, ad es., di gradualità, di concretezza vissuta di persone, di rapporti, etc.) mi pare (per i pochi documenti che sono riuscito a trovare velocemente) la via di papa Francesco (lo scritto sotto ricorda il vangelo di Emmaus).Forse è una strada che può venire approfondita, nella grazia, con semplicità, anche spiritualmente-culturalmente (come propongo nei miei scritti: le mie scoperte nei vari campi, anche dottrinali, nascono anche da un vissuto approfondimento dettagliato, ma descrivibile semplicemente, dei riferimenti spirituali-umani culturali essenziali e dei loro collegamenti) ma intanto si potrebbe rivelare, in alcuni aspetti almeno, un ulteriore passo verso il cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli, nelle impostazioni spirituali-culturali essenziali).Nei miei scritti eveidenzio come nei vangeli sembra emergere come Cristo stesso abbia cercato, nello Spirito, gli autentici riferimenti-collegamenti spirituali-umani-culturali (ad es. il Padre, lo Spirito-colomba, l’agnello).

La disabitudine a mettere in discussione le personali impostazioni essenziali, spirituali e umane, può comportare, talora, un’accettazione passiva delle differenze culturali, un darle per scontate, quasi un ritenere in vario modo ed in varia misura inutile cercare di costruire, con delicatezza, ponti di dialogo su di esse, un ritenere, magari quasi inconsapevolmente, forse impossibile la formazione di una cultura sempre più, nelle sue basi essenziali, vicina ad essere comune (in Cristo, Dio e uomo).

Dialogando con tante persone di Chiesa sembra di poter rilevare che si stia diffondendo la via di una spiritualità-cultura del cuore.Può essere importante ora evidenziare la possibile decisività di una sempre più approfondita, nella grazia, attenzione a questa via.Parlare ad es. di cuore e ragione può essere forse un modo per sottolineare, ad es.,  che la via del cuore non è una via sentimentaloide, senza discernimento e senza riflessione, ma si può forse anche osservare, ad es., che:
1) La gente sentendo parlare di cuore e ragione, dopo secoli di vario razionalismo, anche intellettualismo, può continuare a trovare di fatto il vero riferimento in un’astratta, in realtà inesistente, ragione.Ora proprio quest’astratta razionalità è forse una delle principali cause della secolarizzazione: le impostazioni profonde spirituali-culturali possono orientare anche subliminalmente le persone nei loro discernimenti.Non di rado può accadere di vedere persone che dicono di non credere perché la ragione, la scienza, smentiscono la fede oppure perché hanno dubbi che non riescono a risolvere.E’ incredibile vedere come tante di queste difficoltà si possono talora risolvere anche all’istante quando si aiuta la persona a trovare i giusti riferimenti: la tua serena coscienza quale risposta ti dà per prima sulla fede? Credi in Dio? Se la risposta è sì quello è lo Spirito di Cristo che ti illumina, ben oltre ogni dubbio.Le persone aiutate a trovare i giusti riferimenti si possono ritrovare nella fede anche con molta facilità.
2) Si può dunque notare talora una possibile certa qual disattenzione nel parlare di cuore, senza fare maggiormente caso agli effetti che si possono avere nella gente (che, ad es. se si parla di cuore e ragione, si può impantanare anche in tanti altri discernimenti fasulli nella vita concreta) e senza rilevare che invece una sempre più profonda attenzione ai veri, vitali (non una volta ancora astratti, razionalistici, etc.), riferimenti-collegamenti spirituali-umani-culturali può aiutare anche a penetrare sempre più equilibratamente, distintamente, nel mistero divino e umano di Dio, dell’uomo, del mondo, in Cristo.
Porre sempre più attenzione, approfondire, la via del cuore di Cristo, Dio e uomo, ed anche le in realtà in vario modo talora conseguenti modalità di esprimerla, di comunicarla, può forse rivelarsi un’importante via da, nella grazia, sviluppare.
Papa Francesco sembra aiutarci ad imboccare già più limpidamente questa via del cuore (che, dicevo, può però ancora di più venire approfondita).Sembra che per quanto lo riguarda si tratti non solo di linguaggio ma di impostazioni profonde spirituali-umani-culturali: ma si vede, dall’entusiasmo che dona a moltissimi, che bisogno ha tanta gente di ritrovare le via di un’umanità autentica in Dio.
Su questa via approfondita del cuore si sono già sciolti problemi in tantissimi campi, come, ad es., quello ecumenico, dottrinario, culturale, pastorale, etc..Che Maria e Cristo ci stiano conducendo verso una sempre più profonda scoperta della vittoria del loro cuore?
E’ vero, mi pare, che Dio può rivelare la verità su di sé e sull’uomo anche senza l’incarnazione di Cristo però quanto tempo ci sarebbe voluto in più per potersi rivelare attraverso il cuore di un essere umano (degli uomini, della comunità, etc.)? Vediamo la fatica che sperimentiamo a scoprire Dio e l’uomo pur con il dono dell’incarnazione.Inoltre l’incarnazione rappresenta un riferimento divino e anche umano nel profondo sicuro.
Dunque Dio avrebbe potuto rivelare l’essenziale di sè e dell’uomo (la verità divina e umana ha dei punti essenzialissimi, dei fondamentali riferimenti-collegamenti spirituali-umani-culturali che possono venire individuati, per grazia, pur senza avere scoperto tutto) anche attraverso un uomo ma al tempo stesso in Cristo abbiamo, perlomeno, una più limpida certezza: anche oggi Cristo stesso è in mezzo a noi e ci cammina avanti, anche attraverso la Parola (il vangelo in particolare), spiritualmente, umanamente, culturalmente.E’ una crescita, per noi, prima di tutto nella fede, nella fiducia, nell’ammirazione, per Cristo.Bisogna insomma porre attenzione al non sottovalutare Cristo, Dio e uomo, in sè e anche, però, nel suo donarsi, rivelarsi, all’uomo: ci sono, forse, in questo, margini che vanno lasciati al mistero, il punto sicuro è la certezza essenziale in Cristo (anche quello dei vangeli), Dio e uomo.Forse andiamo verso un tempo di più profonda, germinale, unità di fondo delle spiritualità-culture in Cristo? Verso una più piena e profonda comunicazione con Dio e, in lui, tra gli uomini?

Oggi, 8 maggio 2013, memoria della Madonna di Pompei, ho chiesto a Maria e a Cristo.Se non mi danno pienamente ascolto, perché avviene ciò?
Ecco la risposta: Gv16, 16-20: [16]Ancora un poco e non mi vedrete; un pò ancora e mi vedrete».[17]Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un pò ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?». [18]Dicevano perciò: «Che cos’è mai questo “un poco” di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire». [19]Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un pò ancora e mi vedrete? [20]In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.

Ecco i brani tra i quali si trova la pericope sopra.Quello precedente: [12]Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. [13]Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. [14]Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. [15]Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Quello seguente: [21]La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. [22]Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e [23]nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla.
In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. [24]Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Come mai, se è proprio così, Gesù non è subito andato nel cuore del Padre una volta risorto ma è stato “quaranta “ giorni ancora sulla terra? Forse Cristo, ha avuto bisogno di essere preparato con una certa gradualità ad assumere di nuovo in pienezza, anche come uomo, la sua divinità? Il non essere ancora salito al Padre, lo stare sulla terra, sta ad indicare appunto che la sua umanità non era ancora pienamente canale della divinità, come è avvenuto poi, invece, nella Pentecoste?
(La strada semplice e profonda di Cristo, Dio e uomo.Versione lunga).La Evangelii Gaudium, così come la stessa vita e gli altri discorsi e scritti di papa Francesco, sembrano sviluppare, sulla scia anche di papa Benedetto, un cammino di avvicinamento sempre più profondo al cuore divino e umano (non solo divino, spiritualistico) di Cristo, anche, proprio, quello dei vangeli.Cristo riscoperto con rinnovata fiducia non solo come Dio ma anche come uomo, come principale punto di riferimento, nelle impostazioni essenziali, anche culturale.Infatti può accadere di riferirsi a Cristo su alcuni aspetti più direttamente spirituali mentre in altre questioni concrete il riferimento principale può rivelarsi di fatto quello di tante teorie, prassi, poco riconducibili al Cristo dei vangeli.Pensiamo, ad es., a tutto ciò che sa di razionalismo, di intellettualismo (o di inconsapevole accettazione di ciò, di confusione su tali punti fondamentali)  come, vedere sotto, tanta psicologia o economia o, all’opposto, a tutto ciò che si ispira ad un Cristo reso etereo, variamente disumanizzato.Cristo ci è (anche) avanti, ha detto papa Francesco: egli è l’alfa e l’omega.E’ Cristo stesso che, tendenzialmente sempre più, anche nella storia, viene in chi lo accoglie, ci aiuta, aiuta la Chiesa stessa, anche tramite il contributo di uomini, di culture, etc., ad imparare a capire più profondamente anche le persone, il loro personalissimo percorso, a farle sentire totalmente amate, comprese, aiutate in tutto, da lui (anche, in vario modo, attraverso di noi), perdonate senza limiti.Papa Francesco sembra essere entrato sempre più profondamente in questa strada, forse aiutato da un ambiente talora meno intellettualista, sicuramente crescendo su una strada spirituale di liberazione da incrostazioni che possono in vario modo e misura occludere il cuore, spiritualmente, umanamente.Niente ideologismi, pragmatismi, cioè, ad es., discernimenti in base, appunto, a teorie astratte, riduttive, ad es. intellettualistiche, o a fatti esteriori mal compresi; discernimento spirituale e umano delle situazioni concrete (cioè, con discrezione, rispetto, delicatezza: partecipazione, disponibilità all’ascolto, di tutta la vita della persona e non solo, spiritualisticamente, di alcuni aspetti più immediatamente, appunto, spirituali): una sempre più profonda, equilibrata, consapevolezza della coscienza, del cuore, in Cristo, Dio e uomo e non una conoscenza ad es. psicologistica, intrisa di intellettualismo, che guarda in modo, come dicevo, riduttivo, anche distorcente, all’uomo integrale; accompagnamento personalizzato, senza schemi astratti, della vita, della crescita, nell’orizzonte di Cristo; attenzione alle situazioni concrete, una pastorale diversificata in base alle situazioni, alle persone; condivisione, comunione, appunto anche qui ascolto attento, spirituale e umano, come importante via per la soluzione di mille questioni, per la crescita; vicinanza concreta e a tutto campo, non solo spiritualistica, cioè profonda attenzione, partecipazione (con ricerca di soluzioni), ai problemi reali, anche umani, materiali, delle persone: le parabole del figliol prodigo (padre misericordioso), del buon Samaritano, dei discepoli di Emmaus, sembrano prendere naturalmente nuova vita, così come si viene stimolati a meditare con rinnovata attenzione tutto il vangelo, pronti a nuove scoperte, cercando la sintonia, riferendosi in ogni cosa, prima di tutto proprio al Cristo dei vangeli (“Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto”, afferma Gesù nel vangelo di Giovanni).Questo amore sempre più così divino e così umano, questo cercare di appoggiarsi (con continui possibili chiarimenti-scoperte) sempre più, per prima cosa, a Cristo, fonte della grazia, rivela sempre più la sua totale misericordia.Stiamo forse entrando sempre più profondamente in un passaggio, in una liberazione da orientamenti riduttivi, distorcenti, come lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo, tutte tendenze che possono, tra l’altro, indirizzare anche subliminalmente al secolarismo, etc..Stiamo forse andando verso la riscoperta di una via nell’essenza semplice e profonda, quella del cuore divino e umano di Cristo, del suo amore divino e umano che rivela ogni cosa in modo sempre rinnovato, facendo incontrare gli uomini in avanti, in lui.Una via che apre, già ha aperto, nuovi orizzonti in tutti i campi della vita, della cultura (e può venire, e già ha iniziato a venire, sempre rinnovatamente approfondita sin nelle sue impostazioni fondamentali spirituali e umane, aiutando, ad es., un discernimento sempre più nitido).Una via che scioglie i nodi: un giovane afferma di non poter credere più… la scienza, la cultura… ma se gli chiedo cosa gli suggerisce la sua serena coscienza ecco che dice, se ha ricevuto il dono della fede, di credere in Cristo.Ecco spesso facilmente risolto il problema, rivelando gli inceppamenti razionalistici.Lo Spirito che grida Abbà, Padre.Una via, dicevo dunque, sempre più profonda, ma nella quale si è portati gradualmente, con semplicità: la via del cuore nello Spirito che scende come una colomba, delicatamente, apre sempre nuovi orizzonti.Qualche altro esempio circa la pastorale: quante famiglie oberate dagli impegni quotidiani, che non hanno il tempo di respirare.L’attenzione alla loro vita reale può in alcuni casi orientare ad accogliere i loro bambini (di tutte le età, cosa nuova e importante, specie in questa epoca) la domenica mattina (sino alle 12 – 12,30) ad es. con giochi adatti a loro, organizzati da adulti e giovani della parrocchia.Quello che sembrava un problema insormontabile diviene occasione di vicinanza, di aiuto, di incontro, di familiarità, di amicizia.La messa domenicale delle dieci, quella dei bambini, poi, può diventare gioiosa, viva, se tutta animata (anche con scenette esplicanti il vangelo, ad es.; con il coro composto da chitarristi e cantanti anche bambini, altro es.) da loro, dai genitori, dai nonni, dai catechisti, etc..Se, poi, come ha fatto Cristo con i discepoli, le attività, di accoglienza ad es., vengono affidate a persone che hanno da tempo cominciato a percorrere un cammino di fede, ecco che si cerca di costruire con Cristo e come Cristo, invece di rischiare di ridurre la parrocchia ad un centro sociale o ad un condominio.
Non voglio allora entrare in questioni complicate ma oggi anche molti matematici, logici, atei, sanno, dopo Goedel, che la logica si fonda su una fede, sull’accoglienza di riferimenti esterni accettati senza dimostrazione (se ci pensiamo, anche Dio Padre non può esistere senza il Figlio, nello Spirito, non può esistere, “respirare”, fuori dell’Amore, del quale pure è l’origine: l’amore e non calcoli a tavolino è la chiave anche della logica.Sempre più la stessa scienza, la stessa tecnica, sperimentano i limiti di un astratto, riduttivo, meno vivo, pieno, calcolare, un calcolare che fatica ad entrare in più profondo contatto con la viva realtà).La logica stessa si scopre maturando sempre più in Cristo, Dio e uomo.Non ci accorgiamo di vedere tante cose, di riflettere, in modo nuovo, più profondo e vivo, maturando? Non contribuisce ad aprire nuovi orizzonti l’amore di questo papa?
Può far riflettere che Maria, che ha pronunciato sempre poche densissime parole, abbia detto a Fatima che il suo cuore immacolato trionferà.Papa Benedetto ha chiesto a Maria, proprio a Fatima (maggio 2010), che si affrettasse la vittoria del suo cuore immacolato entro il centenario delle apparizioni (2017).

(Brevissimo manifesto del cuore divino e umano di Cristo).Cristo maturava spiritualmente e umanamente nell’abbandono all’amore del Padre (e nella ricerca delle fonti e delle vie di questo amore) che veniva in lui con la delicatezza, la grazia, di una colomba.E questo stesso amore vicino, partecipe, comprensivo, delicato, misericordioso, ha portato a noi (un cuore che ascolta, dialoga, nello Spirito colomba: aspetto decisivo in tante cose).Il suo cuore divino e umano maturava continuamente nella grazia, portandolo in un discernimento sempre più profondo, equilibrato, divino e umano.Cristo non riduceva la conoscenza a ragionamenti a tavolino ma vedeva ogni cosa, persino la logica, in modo sempre rinnovato in questa crescita integrale.Non spiritualismo nelle cose più esplicitamente spirituali, non razionalismo nella conoscenza di Dio, dell’uomo e del mondo, non pragmatismo nelle situazioni della vita concreta: portato con tutta la sua umanità nel mistero, cresceva in una visione non solo spiritualistica ma spirituale e umana di Dio, dell’uomo, del mondo.Papa Francesco sembra in tante cose vicinissimo a questo riferimento semplice e profondo, divino e umano, di Cristo, anche quello dei vangeli.Fondamentalmente aperto ad una ricerca sempre più profonda e attenta delle fonti e delle vie delle grazia di Cristo, aperto al riferirsi sempre più attentamente a lui (anche quello dei vangeli) in ogni cosa, ad imparare a discernere, a costruire, ogni cosa, come Cristo (con sempre nuove scoperte: Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto).Il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni cosa e si può scoprire, nella grazia, sempre più profondamente, distintamente, facendosi anche spiritualità-cultura, liberando sempre più la spiritualità-cultura da tanti orientamenti riduttivi, distorcenti, anche subliminalmente. (ad es, lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo, ed il talora in vario modo e misura conseguente secolarismo).Un cuore liberato, per grazia, anche da questo, per grazia, un cuore sempre più aperto a lasciarsi rinnovare integralmente, spiritualmente-umanamente-culturalmente, da Cristo, Dio e uomo (potendo così, tra l’altro, comprendere sempre più ogni uomo, i suoi doni, etc..): Il mio cuore immacolato trionferà (possiamo forse chiederci se è possibile una dottrina che chiarisca i punti di riferimento essenziali spirituali e umani del discernere divino e umano di Cristo: alcuni dogmi cristologici non vanno già in questo senso?).La via del cuore aiuta, spesso facilmente, le persone a non incepparsi in tante cose, a cominciare dalla fede: sono nell’oscurità? Non mi tornano i conti? Credo perchè lo Spirito induce la mia serena coscienza a credere (se ho ricevuto la fede), grida in me: Abbà, Padre.La via del cuore evidenzia il sottile orientare al secolarismo di tante impostazioni e risolve spesso facilmente tanti problemi di fede, anche orientando alle giuste vie della crescita).Lo Spirito ci conduce alla verità tutta intera, la Trinità in Cristo, Dio e uomo, ricordandoci sempre più attentamente, profondamente, il Cristo (anche quello dei vangeli).Dunque ecco alcune possibili piste in tale direzione: cercare, nella grazia, come discerneva Cristo (anche nei vangeli) non solo spiritualisticamente ma spiritualmente e umanamente.Prima di tutto cercare, appunto, sempre più le vie della grazia in Cristo (anche queste oggi non di rado trattate distrattamente, date per scontate, invece di cercarle sempre più, personalmente e comunitariamente, nella Chiesa; vedere su tale tema nei miei scritti): il volontarismo non aiuta a cercare intensamente gli aiuti di Cristo.Su questa scia tornare sempre più, nello Spirito, ai vangeli, continuamente cercando in essi risposte ai bisogni, ai problemi, della vita concreta (si fa ancora oggi, non di rado, perlomeno molto meno di quanto forse, stando avvertiti, si potrebbe).

Papa Francesco ci indica con la sua stessa vita che le persone sentono il bisogno di venire aiutate a trovare una via di crescita semplice e serena.Lo sentono vicino, vero, amorevole, come un altro Cristo: la via del cuore semplice e povero, sempre più abbandonato a Cristo, sembra proprio la via giusta (è la via de Il mio cuore immacolato trionferà?).La cultura può aiutare questa graduale, sempre più profonda, crescita, invece di renderla cervellotica (con spinte secolariste anche, dunque).Ma la stessa cultura solo sulla via di questa sempre più profonda spiritualità divina e umana può aprirsi, nel dialogo con ogni uomo, a sempre nuove scoperte (molte importantissime, ad es. in campo ecumenico, avvenute proprio su questa strada): la via del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli), del suo discernere divino e umano.Solo una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina  e umana può comprendere sempre più profondamente le persone, le situazioni, concrete (pastorale sempre rinnovata).Anche se oggi parliamo di conoscenza come vita in Cristo, nella stessa cultura, anche cattolica, è radicato tanto razionalismo da non essere facilmente superabile: astrattezza, schematismo, cervellotismo, e di qui nella vita concreta spiritualismo e pragmatismo ne sono possibili conseguenze.Cristo nei vangeli parla del cuore integrale, magari ne descrive le componenti, spirito, mente, forze (la coscienza spirituale e psicofisica, insomma, forse), ma usa poco, anzi per nulla, mi pare, termini come ragione, mente in opposizione a cuore, intellettuale, etc..Eppure non è che non discernesse spiritualmente-umanamente, non è che non riflettesse.Ma la sua maturazione lo portava a scoprire tendenzialmente sempre più anche il mistero della logica in Dio.
Una sempre più profonda fiducia, centratura, spirituale e anche, nelle impostazioni spirituali-culturali essenziali, umana-culturale (la ricerca di una sintonia con lui) in Cristo (anche quello dei vangeli): non si tratta di un approfondimento della nuova creazione, della redenzione (l’era dell’Immacolata di padre Kolbe?) e di qui dell’era anche dell’Assunta (una spiritualità-umanità-cultura tendenzialmente sempre più divine e umane in Cristo), proprio sulla scia, anche, dei due ultimi concili? Al 2017, anno entro il quale Benedetto XVI ha chiesto a Maria di affrettare la vittoria del suo cuore immacolato manca poco.Invochiamo la sempre nuova venuta di Cristo, pronti ad accogliere una spiritualità-cultura sempre più divina e umana, a mettere in discussione anche le impostazioni più basilari del nostro discernere, sentinelle piccole e povere: forse questo chiedono specie, sotto certi aspetti, ai pastori Maria e Cristo.

Manifesto del cuore divino e umano di Cristo (sottometto tutto, riflessioni, possibili esperienze spirituali, etc., alla Chiesa cattolica)
d Giampaolo Centofanti, parrocchia San Carlo da Sezze, Roma, tel casa parrocchiale 065212138, cell 3392109984

“Un pane si aggira per il mondo: il cuore divino e umano di Cristo”.
La strada semplice e profonda di Cristo.Impressioni di un sacerdote sul nuovo papa.
La Evangelii Gaudium, così come la stessa vita e gli altri discorsi e scritti di papa Francesco, sembrano sviluppare, sulla scia anche di papa Benedetto, un cammino di avvicinamento sempre più profondo al cuore divino e umano, non solo divino, spiritualistico, di Cristo, anche, proprio, quello dei vangeli, riscoperto con rinnovata fiducia non solo come Dio ma anche come uomo, come principale punto di riferimento, nelle impostazioni essenziali, anche culturale.Cristo ci è (anche) avanti, ha detto papa Francesco: egli è l’alfa e l’omega.Papa Francesco sembra essere entrato sempre più profondamente in questa strada, forse aiutato da un ambiente talora meno intellettualista, sicuramente crescendo su una strada spirituale di liberazione da incrostazioni che possono in vario modo e misura occludere il cuore, spiritualmente, umanamente.Niente ideologismi, pragmatismi, discernimento spirituale e umano delle situazioni concrete, accompagnamento personalizzato, senza schemi astratti, della crescita verso Cristo, attenzione alle situazioni concrete, una pastorale diversificata in base alle situazioni, alle persone, ascolto attento, spirituale e umano, come importante via per la soluzione di mille questioni, per la crescita, vicinanza concreta e a tutto campo, non spiritualistica: le parabole del figliol prodigo (padre misericordioso), del buon Samaritano, dei discepoli di Emmaus, sembrano prendere naturalmente nuova vita, così come si viene stimolati a meditare con rinnovata attenzione tutto il vangelo, pronti a nuove scoperte, riferendosi in ogni cosa prima di tutto proprio al Cristo dei vangeli, non di rado invece messo in secondo piano rispetto a teorie, prassi, etc, che talora sembrano metterlo in un cantuccio, sembrano non cercare una vissuta, sempre più profonda, sintonia col suo autentico cuore, discernere, divino e umano (“Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto”, afferma Gesù nel vangelo di Giovanni).Questo amore sempre più così divino e così umano, questo cercare di appoggiarsi (con continui possibili chiarimenti-scoperte anche qui) sempre più, per prima cosa, a Cristo, fonte della grazia, rivela sempre più la sua totale misericordia.Stiamo forse entrando sempre più profondamente in un passaggio, in una liberazione da orientamenti riduttivi, distorcenti, come lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo, tutte tendenze che possono indirizzare anche subliminalmente al secolarismo, etc..Stiamo forse andando verso la riscoperta (sempre più approfondita) di una via nell’essenza semplice e profonda, quella del cuore divino e umano di Cristo, del suo amore divino e umano che rivela ogni cosa in modo sempre rinnovato, facendo incontrare gli uomini in avanti, in lui.Una via che apre, già ha aperto, nuovi orizzonti in tutti i campi della vita, della cultura.Una via che scioglie i nodi: un giovane afferma di non poter credere più… la scienza, la cultura… ma se gli chiedo cosa gli suggerisce la sua serena coscienza ecco che dice, se ha ricevuto il dono della fede, di credere in Cristo.Ecco spesso facilmente risolto il problema, rivelando gli inceppamenti razionalistici.Lo Spirito che grida Abbà, Padre.Non voglio qui entrare in questioni complicate ma oggi anche molti matematici, logici, atei, sanno, dopo Goedel, che la logica si fonda su una fede.La logica stessa si scopre maturando sempre più in Cristo, Dio e uomo.Non ci accorgiamo di riflettere in modo nuovo, più profondo e vivo, maturando? Non contribuisce ad aprire nuovi orizzonti l’amore di questo papa? Non può far riflettere che Maria, che ha pronunciato sempre poche densissime parole, abbia detto a Fatima che il suo cuore immacolato trionferà? Papa Benedetto ha chiesto a Maria, a Fatima (maggio 2010), che si affrettasse la vittoria del suo cuore immacolato entro il centenario delle apparizioni (2017).
Ho scoperto nel tempo che la vitale ricerca a tutto campo in Cristo che può forse emergere negli scritti qui brevemente presentati si trova forse sulla scia della promessa di Maria, Il mio cuore immacolato trionferà: il cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli, forse da scoprire, per grazia, molto più attentamente) è la chiave di ogni problema.In fondo questa sintesi può forse risultare la trasposizione (e forse l’approfondimento) sul piano anche culturale, e quindi di meno immediata facilità, del cor ad cor loquitur di papa Francesco che sembra stia aiutando la Chiesa a compiere, nella grazia, nuovi passi verso il cuore divino e umano di Cristo.
La semplicità del cuore è un dono di Dio che si può fare sempre più profondamente cultura, è vero che certo non si va ad esplicitare ciò (complicando) a chi or ora si potrebbe avvicinare alla fede ma in un lungo cammino la ricerca, la chiarezza, di riferimenti è molto importante (determina di fatto il concreto pensare, la mentalità, di tutti) e non è possibile escludere la cultura dalla fede cristiana o ridurla solo a semplicità non ben delineata.Invece, però, di perdersi in cerebralismi questa rinnovata cultura cerca (anche in un dialogo, appunto culturale) i veri riferimenti, passaggi, del vivere, del discernere, del riflettere, spirituale e umano, consapevole che questa ricerca è anch’essa nello Spirito, parla anch’essa di consapevolezze come, tendenzialmente, doni di grazia.Oggi invece da un lato si parla di spiritualità, dall’altro di ragione o ragione allargata, o… dall’altro di economia o psicologia, o… non vi è insomma un più chiaro aiuto per una vera maturazione della vita e della conoscenza integrale, spirituale e umana (dunque per la pastorale, per la cultura, etc.), per una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo.Su questa linea mi sono trovato a vivere molte scoperte spirituali, culturali, pastorali, non tutte ancora, forse, comprese.Tra queste quella che può mettere, tra l’altro, d’accordo oriente ed occidente sul Filioque (forse sono stato il primo a pubblicarla (nel ’94 su Palestra del clero) mentre ne Il canto dello Spirito Cantalamessa cita come primi autori tutte pubblicazioni del ’95) e quella nuova, diffusa solo qualche anno fa (c’è stato un accordo in tal senso tra luterani e cattolici americani), sulla giustificazione mentre ne avevo scritto già nel 2000 in occasione dell’accordo sulla giustificazione (1999, se non ricordo male), che definivo un pò farraginoso.Non so se queste proposte si sono fatte strada grazie a me anche se non sembra vi siano altre tracce di ciò in altri autori, ma la cosa mi interessa solo perchè può aiutare a comprendere una strada forse nuova: soluzioni ecumeniche secolari  (e varie altre scoperte riconosciute valide.Inoltre nessuno mai ha messo in dubbio la cattolicità delle mie proposte) non nascono da ragionamenti a tavolino ma da un cammino spirituale-umano-culturale.Il Manifesto è una presentazione di scritti precedenti che si può leggere velocemente: dopo qualche pagina introduttiva si trovano i paragrafi 100 e 101 degli scritti (una pagina e mezza), che possono risultare una sintesi rapidissima del nucleo degli stessi.Poi una sintesi più estesa (nove pagine) per un primo più ampio sguardo sui contenuti di questa ricerca.Poi quattro pagine con alcune delle possibili esperienze spirituali.In tutto sono circa venti pagine.In questo manifesto si trovano alcune correzioni rispetto ai testi originali.La via del cuore aiuta, spesso facilmente, le persone a non incepparsi in tante cose, a cominciare dalla fede: sono nell’oscurità? Non mi tornano i conti? Credo perchè lo Spirito induce la mia serena coscienza a credere (se ho ricevuto la fede), grida in me: Abbà, Padre.La via del cuore evidenzia il sottile orientare al secolarismo di tante impostazioni.La via del cuore è dunque una via semplice, che si fa sempre più profonda lungo il cammino in Cristo.La cultura del cuore che vive in Cristo asseconda, aiuta, tendenzialmente, questa graduale, serena, equilibrata, semplice, tendenzialmente sempre più profonda, maturazione spirituale, umana, culturale.Tutto ciò dunque invece di complicare, cerebralizzando (ragione, razionalità, variamente astratta, riferimento vario ad essa invece che, in modo gradualmente sempre più profondo e ben distinto, alla coscienza (integrale) in Cristo) la sapienza (via, allora, ad un possibile, anche subliminale, secolarismo) e contribuendo a rendere dunque praticona, pragmatica, la vita concreta, variamente spiritualista la vita di fede.Tale via si rivela in varia misura un possibile seme, non si tratta di comprensioni astratte, persino in matematica.
Aprire, per grazia, sempre più il cuore a Cristo, Dio e uomo (anche quello dei vangeli), appoggiandosi sempre più, in un cammino, alle fonti della grazia di Cristo, significa anche poter venire gradualmente liberati da tutti gli schemi, le occlusioni, della cultura, della mentalità corrente, che in mille modi permeano, appesantiscono, la nostra vita: un discernimento fresco, sempre rinnovato, sempre più attento.Su questa scia non bisogna disprezzare la cultura in sé ma orientarla a cercare (in un dialogo che può permettere di approfondire, di modificare, di sviluppare) sempre rinnovatamente, vissutamente, le autentiche vie, gli autentici discernimenti, spirituali e umani in Cristo, permettendo così di superare i condizionamenti errati della cultura stessa e di poterla sempre più, tendenzialmente, rendere possibile aiuto, stimolo, ad una crescita profonda.Su questa via è pur vero che anche la cultura più viva e profonda può diventare uno slogan ma anche può, appunto, fornire aiuti più autentici a chi cerca con cuore sincero: una cosa, ad es., è il razionalismo, l’intellettualismo, altra è, potrebbe essere, la cultura del cuore (integrale, non sentimentaloide), che esiste e matura nello Spirito che scende come una colomba.

Un aspetto ora difficile da comprendere per molti, sono forse doni di grazia, ma che una volta superate le vecchie abitudini (questa è una possibile difficoltà) si vedrà semplice, è quello che tanta cultura considera un’astratta ragione e non riesce nemmeno ad immaginarla in altro modo, così quando ci si sforza di farlo si entra in vario modo in un mondo sentimentale, emozionale, artistico, in un accozzaglia di aspetti dell’uomo variamente giustapposti… Invece si può intuire che scoprendo la via del cuore (integrale: la coscienza spirituale e psicofisica – che esiste e matura nello Spirito che scende come una colomba) tutto l’uomo matura e maturando è portato nel mistero divino-umano-”materiale”, lo vede in modo nuovo ed in questa vita integrale, spirituale e umana, riflette in modo molto più ricco, vivo e profondo.Non esiste una razionalità astratta, separata dal cuore integrale dell’uomo.Inoltre se si pensa a tavolino si diventa cerebrali, astrusi, astratti (pastorale variamente prefabbricata, o pragmatista, ad es.).Questa razionalità astratta può indurre a relegare variamente la spiritualità in un mondo variamente della sola anima, non si è aiutati a trovare le vie di una maturazione della coscienza integrale, spirituale e psicofisica e se si rifiuta l’astratta razionalità (ma in realtà proprio perchè il riferimento resta quello) si finisce, come dicevo, nel vario mondo del vitalismo istintivo.Anche chi, come papa Francesco vive questo maturare della coscienza, del cuore, integrale, sembra talora segnalare il retaggio razionalista, in realtà non condiviso ma ancora senza essere giunti ad una più piena consapevolezza culturale.Anche san Francesco nutriva una naturale diffidenza verso tanta cultura ma non ha portato a più piena consapevolezza ciò.Un esempio in proposito lo vediamo quando papa Francesco parla della realtà che è superiore all’idea.Un giorno, forse, l’idea sarà riconosciuta come un termine variamente riduttivo, schematizzante, astratto, ripiegato su una propria variamente solipsistica produzione, variamente chiudendo l’uomo al diretto contatto con la luce dello Spirito nel cuore.Si useranno forse termini come Parola, seme, insomma si cercherà di recuperare la sacramentalità della conoscenza in ogni, sia pur molto vario, aspetto.Gesù non ha mai usato, mi pare, termini come ragione, intellettuale, idea, etc., forse non perchè apparteneva ad una diversa cultura o perchè il suo era un linguaggio “pastorale” e non culturale, ma, forse, ci ha dato invece chiare, vissute, indicazioni (si veda la sua affermazione sullo scriba divenuto discepolo del regno dei cieli): cercare sempre più la sintonia spirituale e, nelle impostazioni essenziali, anche umana-culturale con Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, meditato con sempre rinnovata attenzione, fiducia, etc. (ad es.: come mai Cristo non usava questi termini? Non banalizzare tali domande e le possibili risposte).Interessante osservare che la stessa scienza (da vedere dunque, del resto, in modo rinnovato) più si approfondisce più sperimenta la riduttività, lo schematismo, l’inefficacia, etc., del vario razionalismo.
(Questo paragrafo può venire tralasciato).Pongo delle domande (nella comunione e nell’obbedienza alla Chiesa cattolica), non esprimo affermazioni categoriche.“Dallo stile esuberante ed enfatico che distingue Bonaventura — viene spontaneo il confronto con la lucida ed essenziale sobrietà della scrittura di Tommaso d’Aquino — risalta in tutta la sua forza incomparabile la figura del Cristo, umile, paziente e glorioso, nel quale converge e dal quale irraggia la sacra dottrina, destinata a divenire esperienza e “sentimento”.
La teologia di san Bonaventura presenta, in modo tutto particolare, l’impronta della pazienza e della gloria del Salvatore. Chi vuole insegnare la sacra dottrina non la potrà trascurare. Anche se non la seguirà. La teologia, infatti, non nasce oggi, per la bravura di un teologo apparso come astro improvviso nel cielo teologico e persuaso di essere un genio: la teologia va ricercata e fatta emergere dal corso di tutta la tradizione della Chiesa, dal momento che ne costituisce una dimensione permanente. Il che, per altro, non comporterà una ripetizione di modelli del passato ma, al contrario, un ripensamento o un oltrepasso con rinnovato vigore mentale.
Così fece esattamente Bonaventura, per non dire, tra gli altri, dell’Aquinate e prima ancora dell’incomparabile Agostino, e di tutta una ghirlanda di dottori, che hanno lasciato luminosi modelli ai quali attingere stimolo e ispirazione” I Biffi, Osserv 13 luglio 2014.Mi pare che quella di Bonaventura possa finire per rivelarsi una spiritualità-cultura più centrata sullo spirito che, più attentamente, sull’umanità integrale dell’uomo, finisce per venire definita una teologia affettiva perchè esprime una forse meno chiara armonizzazione con l’umanità integrale dell’uomo (anche se, forse, proprio questa via della vissuta fiducia in Cristo avrebbe gradualmente condotto, tendenzialmente, sulla giusta strada); resta così uno spazio che sinora è stato occupato da una teologia più razionale (si veda il riferimento nel brano sopra al vigore mentale), sia pure, certo, in santi come l’aquinate, molto sostenuta da un profondo cammino spirituale.Forse in entrambe le vie mancava ancora una più approfondita, armonizzata, intuizione dell’umanità integrale (la coscienza spirituale e psicofisica) che esiste e matura nello Spirito di Cristo che scende come una colomba.Questa profonda armonizzazione era meno delineata e poteva orientare dunque ad un certo spiritualismo (prevalere dell’anima dell’uomo) o ad un certo vario razionalismo (dunque un’attenzione al resto dell’umanità dell’uomo ma visto, di fatto, in modo riduttivo: anche questa può essere una tappa della sequela ma qui il rischio di separare conoscenza e conversione può essere forse più grande).Invece la visione integrale alla quale mi riferisco tendenzialmente conduce sempre più profondamente, distintamente, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo e fornisce materia per una rinnovata, vissuta, riflessione integrale, spirituale e umana.Evidentemente se questa si può rivelare una via rinnovata in Cristo, che tra l’altro può forse cogliere meglìo gli intenti positivi dei due orientamenti succitati (ad es. il riferimento vissuto a Cristo e la, qui forse dinamizzata, vissuta, sempre più profonda chiarificazione, più limpida consapevolezza, degli autentici riferimenti-collegamenti del vivere, del discernere) essa non può che nascere proprio nel cammino di graduale, tendenziale, crescita della Chiesa nella storia.Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto: un tornare, non di rado con sorpresa, sempre nuovamente, con più fiducia, a Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli.Ad es. ponendo sempre più attenzione alle sue possibili impostazioni spirituali-culturali essenziali, senza rischiare di relegarle ad una cultura passata, ad un linguaggio solo pastorale, etc..In definitiva io direi che la crescita tendenziale della Chiesa forse sta nel graduale, anche nella storia, lasciarsi fare sempre più piccoli, non solo spiritualmente ma anche umanamente, in Cristo, Dio e uomo.Per grazia, cercare sempre più vissutamente, approfonditamente, le fonti della sua grazia, della sua luce, etc., aprire sempre più profondamente a lui la nostra intera umanità, sempre nuovamente messa in discussione in lui, Dio e uomo, anche quello dei vangeli (sempre più profondo, attento, fiducioso, in tutto, ritorno alle Scritture).Più che costruirsi proprie teologie, con rinnovato vigore mentale, espressione quest’ultima, tra l’altro, che, mi pare (domando se e perchè), Cristo non usava, anzi, non diceva che Dio si è nascosto ai dotti e agli intelligenti e si è rivelato ai piccoli?
Il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni problema.Vi sono non poche impostazioni (anche inconsapevoli, in vario modo) che scindono in qualche modo il discernimento integrale, spirituale e umano, tendenzialmente sempre più ”divino e umano” in Cristo (lo Spirito che scende come una colomba su Cristo, Dio e uomo).Da una parte, ad es., un riferimento che è già errato e fuorviante anche solo nell’usarlo “tanto per capirsi”: quello ad una razionalità, ad una ragione, umane, separate dal resto dell’uomo.Non vi è un aiuto a far maturare una coscienza integrale, spirituale e umana, in Cristo che discerna in modo tendenzialmente sempre più divino e umano: da un lato si considera una vita spirituale (spiritualismo, padre spirituale), da un altro la filosofia (razionalismo, intellettualismo, oggi confusi e vaghi perché la filosofia è, giustamente data la situazione, in ribasso), da un altro ancora la cultura, il resto dell’umanità (ad es. psicologismo, psicologo).
Per porre esempi concreti, perché ognuno può pensare che il problema riguardi altri, che lui sa bene come fare sintesi (senza dialogo, senza confronto, senza ricerca spirituale e umana, personale e comunitaria, etc.): il padre spirituale si occupa tendenzialmente della vita strettamente spirituale, ma così in modo variamente riduttivo, schematico, più facilmente con vari possibili lassismi o rigidità, con molte disattenzioni, che non conoscono più profondamente la profonda comprensione, ben al di là di ogni schema, di Dio per il cammino di ogni uomo.Il padre spirituale in varia misura si deresponsabilizza, tra l’altro, degli aspetti umani, dove lo Spirito in realtà si incarna: “non sono un psicologo, non è compito mio, mia competenza”.
Lo psicologo, poi, si dice, deve essere cristiano, qui sarebbe la soluzione.Ma in questa scissione nel discernimento tra vita spirituale, una ragione variamente astratta, e la psicologia, come si aiuta, si stimola, la maturazione della coscienza integrale dello psicologo? Non vi è lo stimolo a cercare gli autentici riferimenti-collegamenti della crescita.Vi è molta confusione sulle traiettorie essenziali: incredibile anche qui, gli psicologi, esperti dell’uomo, sembrano anch’essi non accorgersi che tra lo spirito e la psiche manca l’uomo, manca la filosofia.Non è la stessa cosa se mi riferisco ad una ragione astratta, ad una ragione allargata, alla coscienza, alla coscienza spirituale e psicofisica, etc.: cambiano, tra l’altro, persino gli orientamenti profondi, data l’ignoranza di ciò, in modo anche variamente subliminale (secolarismo indotto, ad es. perchè, ad es., un’astratta ragione può indurmi a “calcolare”, a non affidarmi, mentre il cuore integrale mi orienta alla luce che Dio manda nel mio cuore).Il matematico tenderà a pensare che la sua scienza è esatta e fondamentalmente neutra, al punto di essere l’unica vera conoscenza, senza intuire più pienamente, anche se dovesse esserne consapevole in astratto, che non esiste una ragione staccata dal resto della coscienza integrale dell’uomo e che dunque anche la logica la si può scoprire sempre più solo in una sempre più profonda ed equilibrata maturazione della coscienza in Cristo.In questa confusione-scissione-varia astrazione, un uomo della sintesi come il parroco, il sacerdote, si può trovare perso, finendo per sfociare nello spiritualismo, nell’intellettualismo ma più facilmente nel pragmatismo.Si discerne per apparenze (si può diffondere uno spirito burocratico, specialmente a livello di vescovi, uno spirito che guida in base a schemi e apparenze, in apparenza, appunto, sbagliando poco, in realtà sbagliando molto di più), si propone una pastorale variamente prefabbricata, non si comprende il particolarissimo cammino di quella comunità, di quella singola persona.Tutto ciò allontana dall’attenzione, dalla comprensione e dall’amore per le persone reali, la loro vita, i loro bisogni, i loro cammini.Ma questa confusione, mancanza di chiari riferimenti, comporta, come dicevo, un vario pragmatismo in molti sensi: non si è aiutati a maturare in una sempre più profonda ed equilibrata coscienza spirituale e umana, in una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo? Bene, il sacerdote affida incarichi in parrocchia a persone stupite di ciò dicendo loro che impareranno facendo.Il non camminare dietro a Cristo per poi essere gradualmente inviati (ciò non vuol dire non amare subito, l’invio, la responsabilità in parrocchia è altra cosa) a tempo opportuno, insomma il non costruire più profondamente in Dio è uno dei problemi più gravi e diffusi di molte realtà ecclesiali, che poi possono divenire anche difficili da gestire perché possono diventare in vario modo centri sociali, condomini.Non si cerca più attentamente l’opera di Dio e l’uomo, con le sue forze, fa poco anzi il suo impegno può essere controproducente perché può aprire poco, appunto a Dio.Nella cultura, anche teologica, questa confusione può comportare, ad es., una scarsa disponibilità a mettere in discussione le proprie impostazioni profonde spirituali-umane-culturali, uno scarso ascolto (tanto più del “povero”), è più difficile che si apra, per grazia (non è ancora più profondamente il tempo?), un varco più profondo per riferirsi a Cristo, anche quello dei vangeli, con più fiducia spirituale ma anche, nelle cose essenziali, umana-culturale, e per confrontarsi, dialogare, in lui, con ogni uomo, scoprendo sempre più, come dicevo, la possibilità di incontrarsi in avanti, in Cristo Dio e uomo, nel suo cuore divino e umano.Il dialogo è tutt’al più sui concetti, sulle cose da fare, non sulle impostazioni che li generano, non vi è la ricerca di una spiritualità integrale rinnovata.
Questa confusione-scissione, comporta dunque una diffusa carenza di ascolto integrale profondo ed equilibrato (tantomeno da vera sentinella di Dio) mentre  tale ascolto sarebbe un importante via di soluzione in mille questioni.
In questo contesto papa Benedetto ci ha aiutati ad avviarci più chiaramente, diffusamente, sulla via della conoscenza vissuta in Cristo, e ci ha anche aiutati a cercare di costruire sempre più nella fede e non nel pragmatismo, burocratismo, etc..Papa Francesco sembra vivere concretamente questo riferimento sempre più attento a Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, tendendo ad evitare, dunque i pericoli descritti, spiritualismo, razionalismo, astrattismo, pragmatismo, scarso ascolto… Ma questa strada si può fare sempre più meditata in Cristo, spiritualmente, umanamente, culturalmente.La strada, forse, appunto del cuore divino e umano di Cristo, chiave di ogni cosa, la strada, forse, del trionfo del cuore immacolato di Maria, dell’uomo che, specie nella Chiesa, si fa, per grazia, sempre più piccolo in Cristo, sempre più tutto affidato, anche umanamente-culturalmente, a lui (anche quello dei vangeli).Questi esempi sono appena abbozzati, per non appesantirne la lettura (era un messaggio inviato via mail ad alcuni sacerdoti e teologi), diversi approfondimenti sono comunque intuibili.Ad es. il padre spirituale può  essere anch’egli variamente scisso tra spiritualismo, intellettualismo e vita concreta.Lo psicologo in questa varia confusione-scissione-astrazione certo non è aiutato a comprendere più profondamente come solo in Cristo la coscienza possa maturare sempre più pienamente, la tentazione del tecnicismo psicologistico può essere per lo psicologo dietro l’angolo.Nei miei scritti parlo di possibili problemi, di possibili soluzioni, etc., e mai di persone concrete.
100) Un altro possibile tentativo di comunicare questa via forse innovativa
Lo Spirito di Cristo mi rivela (rivela sempre più, anche indicandomela –indicandomi i riferimenti, i collegamenti- sempre più chiaramente, alla mia coscienza spirituale e psicofisica) Dio e me stesso (l’uomo) e la mia umanità (la mia coscienza spirituale e psicofisica), appunto illuminata, mi aiuta ad intuire l’autentico venire in me dello Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, o molle, etc.
La sintesi tra la spiritualità, la cultura, la vita umana anche psicofisica, concreta viene talora lasciata ad una prassi personale che può rimanere meno chiaramente definita e più soggetta alle influenze di ciò nella e dalla spiritualità-cultura: potremmo partire dalla possibile prova per contrasto: vi sono oggi nella spiritualità-cultura adeguati riferimenti-collegamenti spirituali e umani?  O, ad es., da un lato si parla del cammino spirituale, da un altro della ragione, magari (talora nel migliore dei casi) allargata, da un altro lato, ancora, si dice, (talora nel migliore dei casi) che psicologia, economia, etc., devono riferirsi alla vita in Cristo? Sono riferimenti ben individuati e collegati? Se non lo sono come mai non si sente la necessità di chiarirli? Perchè in realtà nella vita concreta sono evidenti? Intanto mi pare curioso che nella vita concreta possano essere così evidenti ma non si senta la necessità di parlarne adeguatamente, se ci si rende conto che questi riferimenti non sono intercambiabili ma determinano profondamente gli orientamenti spirituali, umani, culturali.Poi, tra l’altro, mi pare che, ad es., nel dialogo ecumenico, in quello culturale (ad es. nel dialogo fede-scienza), si cerchi talora di incontrarsi sui concetti, magari, talora, sulle opere, meno sulle impostazioni spirituali e umane che li generano.Invece cercando in Cristo (nel dialogo, etc.), nel dono dello Spirito, i sempre più adeguati riferimenti-collegamenti ci si può accorgere sempre più degli aspetti positivi delle varie impostazioni spirituali, culturali, scoprendole incontrarsi in avanti, in Cristo, nell’Emmanuele e sperimentando come un sempre più adeguato nucleo di riferimento spirituale e umano in Cristo possa aprire nuovi orizzonti, sciogliendo nodi secolari di incomprensione tra le spiritualità, le culture, anche a livelli dottrinali, scoprendo strade e contenuti nuovi, etc..Potremmo osservare che si può trattare, talora, se vogliamo, di piccoli, semplici, aggiustamenti, approfondimenti,  (e chiamarli, appunto, graduali illuminazioni?), degli aspetti fondamentali del nostro vivere, del nostro conoscere, riflettere, perchè la vita, l’uomo, sono realtà profonde ma non, ad es., cervellotiche.D’altro canto non tutti devono subito venire messi al corrente in modo dettagliato di questi riferimenti-collegamenti essenziali: essi si possono trasmettere sempre più, come Dio vuole, prima di tutto, implicitamente, attraverso una concreta spiritualità sempre più divina e umana, sempre più capace di capire profondamente ogni uomo, spiritualmente, umanamente, di accoglierlo, di aiutarlo a crescere per le adeguate tappe del suo personalissimo cammino verso la pienezza della maturità spirituale e umana (o, ad es., talora, attraverso alcune adeguate, semplici, indicazioni essenzialissime).La direzione può essere comunque quella di una spiritualità, di una cultura, etc., tendenzialmente, magari in maniera più o meno nitida, sempre più divina e umana.
101) Ancora sull’incontrare l’Emmanuele, sull’incontrarsi degli uomini in lui
Questo (sempre da rinnovare in Cristo) possibile nucleo
spirituale e umano di riferimento che propongo forse coglie un aspetto
importante in sant’Agostino centrando vita, cultura, sulla conversione in Cristo.
Coglie, al tempo stesso, possibili elementi tommasiani nel cercare di comprendere sempre
rinnovatamente i riferimenti, i collegamenti (un tomismo rinnovato, vitalizzato,
dinamizzato, etc.?), coglie alcune possibili intenzioni positive di Kant (vedere parag. 79) nel cercare di distinguere e unire gli aspetti spirituali e
quelli psicofisici della conoscenza, coglie, in qualche modo, l’orientamento
verticale dell’oriente cristiano e al tempo stesso quello, sotto certi aspetti,
diciamo, più dal basso, dell’occidente.E coglie la ricerca della misericordia
divina del protestantesimo e il rispetto della libertà dell’uomo del
cattolicesimo (parag. 9).Potremmo ancora osservare che nella trinitarietà (in Cristo)
della logica concilia, superandoli in avanti, Platone e Aristotele, teoria e
pratica (parag. 6-7).Potrei andare avanti con la pastorale, la psicologia, l’arte, etc. (ma qui, come nel caso del riferimento rivolto sopra al protestantesimo, siamo già nel campo delle conseguenze, piuttosto che in quello delle impostazioni).E’
da queste rinnovate impostazioni che sono uscite proposte nuove in tutti i
campi e forse più facilmente, nel dono dello Spirito, comprensibili a molti
perchè forse percepiscono più chiaramente e conciliano in modo nuovo, equilibrato, alcuni elementi (intenti, etc.) fondamentali di vari orientamenti.Come ho osservato in un altro paragrafo, infatti, sono proprio varie forme di ‘riduzionismo’ spirituale, umano, culturale, tra le possibili cause di tante oscillazioni della spiritualità, della cultura, sincroniche e diacroniche.Forse dunque potrebbe rivelarsi importante chiedersi se Cristo, Dio e uomo, non voglia venire ad aprire un varco nuovo e più profondo nell’uomo unendolo
sempre più a lui nello Spirito e nell’umanità (un Amore divino e umano).E se qualcosa in questa direzione si sta realmente aprendo dall’alto possiamo riflettere su quanto sia importante, ad es., che i pastori, siano vigili, fedeli, sentinelle della sempre nuova venuta di Cristo, pronti a riconoscere, accogliere, approfondire, nella Chiesa, nel mondo, nello Spirito, un lieto messaggio da trasmettere specie all’inizio (in diversi casi) con la semplicità del
vissuto ad ogni uomo, ma capace di rinnovare, animare, spiritualità cultura,
etc..Un aspetto di questa prontezza può risiedere, ad es., nel porre attenzione a non riportare tutto a quello che si è già compreso nella propria vita.Ma come fare? Ho già evidenziato, ad es., tra altri spunti, che l’amore profondo  dona una più grande disponibilità all’ascolto, etc..Qui potrei aggiungere che talora si possono intravedere segni, ad es., di novità, etc.: ecco un esempio di situazioni in cui, almeno talora, può essere, Dio volendo, importante cercare di comprendere, nella grazia, con grande attenzione, senza banalizzare.

Una sintesi degli scritti “Alla ricerca della vita vera.L’era dell’Immacolata e dell’Assunta”
Piccola presentazione
Questa selezione da scritti precedenti (“Alla ricerca della vita vera.L’era dell’Immacolata e dell’Assunta”) costituisce un possibile contributo ad una (vissuta) ricerca spirituale, umana, culturale, ecclesiale e in dialogo con tutti.Propongo questi spunti come una serie di domande, soggette dunque, anche in un confronto, a valutazioni più ponderate, a modifiche, approfondimenti. I primi 18 paragrafi di questa selezione costituiscono una bozza di sintesi essenzialissima dei miei scritti, sintesi nella quale cerco di far emergere le vie, le impostazioni, fondamentali individuate in questa personale e comunitaria, vitale, sempre rinnovata, ricerca e di far intuire la ricchezza di possibili soluzioni nuove, di possibili scoperte, etc., a tutto campo, che può scaturire da un sempre rinnovato percorso integrale in Cristo, anche proponendone diverse in queste riflessioni.

1) Cercare, in Cristo, le possibili origini dei problemi
Papa Benedetto non solo ha stimolato a vivere in Cristo tutta la propria vita, la cultura, ma ha anche specificato che è necessario cercare in questo senso gli adeguati collegamenti in ultima analisi tra lo Spirito e la persona umana, tra la teologia e l’antropologia (Veglia mariana, 10 ottobre 2009).E’ questa una problematica che sta a monte di molte altre forme di discernimento: come riflettere infatti più adeguatamente dando per scontati (e dunque non valutando attentamente) i riferimenti, i collegamenti, spirituali e
umani in base ai quali si opera il discernimento? Sottometto tutto al magistero della Chiesa cattolica.Questi scritti hanno il loro principale ispiratore in don Mario Torregrossa, se questa si potrà rivelare una buona nuova via lui ne è (che io sappia) una profonda sorgente.Ma, almeno per come la vivo io, questa strada nasce e cresce nel cuore della Chiesa, ed ha ricevuto l’aiuto di molte persone, forse, come per don Mario, e lo dico con gioia, gratitudine e nessun trionfalismo, di molti possibili santi.
2) Ricerca di un nucleo spirituale e umano di riferimento
Osserviamo così che talora si tende a dialogare sui concetti, sulle opere, piuttosto che sulle impostazioni fondamentali che li generano.L’assenza di un più chiaro nucleo vitale di riferimento spirituale  e umano ha forse di fatto favorito una certa cristallizzazione della strutturazione degli studi, variamente frammentata, che può rivelarsi talora fonte di ostacoli alla ricerca appunto di un nucleo di riferimento spirituale e umano.Nei miei scritti (google: alla ricerca della vita vera, poi con “cerca nel sito” il post “Una sintesi degli scritti” per gli aggiornamenti della sintesi stessa) si può forse rilevare come la ricerca in avanti, nell’Emmanuele (in cui si incontra ogni uomo), nel suo Spirito, di un nuovo nucleo di riferimento spirituale e umano (teologico ed antropologico, come osserva Benedetto XVI) possa sciogliere nodi, individuare efficaci (Dio volendo) soluzioni, in tutti campi (ad es. ecumenismo, fede-scienza, democrazia e valori, pastorale, psicologia, arte, etc.).
3) Un possibile nucleo di riferimento
La mia proposta, da valutare in una ricerca comune, è quella di considerare il “reciproco”, in una vita vissuta in Cristo, rivelarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità della persona (umana).Lo Spirito rivela all’uomo, in un vissuto cammino, Dio e la sua propria umanità.L’umanità dell’uomo lo aiuta a comprendere l’autentico Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, etc.: lo Spirito autentico non calpesta l’umanità dell’uomo ma invece la conduce verso un pieno, sano equilibrio, etc..E per l’umanità dell’uomo si può fare riferimento alla sua coscienza spirituale e psicofisica (l’uomo è essere spirituale e psicofisico che vive nello Spirito).Trovando sempre più, come visto, nel dono dello Spirito, gli adeguati riferimenti, gli adeguati collegamenti, spirituali e umani la persona umana è sempre più nitidamente, distintamente, inserita nella vita trinitaria, nella vita personale e comunitaria, nel mondo, etc. e maturando così sempre più armoniosamente, ordinatamente, in Cristo, può vedere sempre più ogni cosa in una sempre più lucida spiritualità-cultura sempre più “divina e umana”.
4) L’opera di Maria e di Cristo
Possiamo allora intuire che Cristo può ancora una volta venire a rivoluzionare la vita, la cultura.Può venire ad aprire un varco ancora più profondo nella nostra umanità integrale, rendendola sempre più unita a lui come Dio e come uomo.Forse Cristo vuole venire ad accendere ancora più profondamente la sete della sua luce.Questo, al di là di ogni pur grande scoperta che si potrà sperimentare in lui, può essere il dono più profondo: un più profondo abbandono a Dio, una più profonda ricerca della sua luce.E possiamo osservare come di fatto l’assenza, la debolezza di questa sete sia, forse, talora, all’origine di tante lentezze, di tante chiusure, di tanti burocratismi: come è difficile, ad es, oggi, talora, per chi non è nel settore a ciò preposto, comunicare le proprie intuizioni, dialogare nella platea pubblica, pur se ha da manifestare vie importanti ed innovative (d’altro canto questa circostanza si può talora ripetere per chiunque voglia uscire dalle competenze assegnategli: una preparazione, uno sguardo, un dialogo, più ampi non sono talora contemplati ed anche, ad es.,  l’azione di Dio -che, tra l’altro, viene, vorrei dire, intero- la profezia, non è, talora, prevista).
Ancora, possiamo osservare che questa più integrale redenzione dell’uomo, questa più piena assunzione della sua umanità in Cristo sono forse un dono di Maria e di Cristo che ci precedono e ci accompagnano nella storia.La proclamazione dei dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunta ed i concili che le hanno seguite non sembrano condurre la Chiesa nella direzione di cui parlo (nel Vat primo, tra l’altro, un ancora più chiaro sostegno dello Spirito circa la verità, l’unità, etc.; nel Vat secondo, tra l’altro, una nuova attenzione all’umanità dell’uomo in una rinnovata attenzione a Cristo e alla sua Chiesa)? Possiamo porre sempre più profonda attenzione alle affermazioni di padre Kolbe, che parlava di un’era dell’Immacolata (e dell’Assunta, si può forse aggiungere).
5) Collegare adeguatamente, non frammentare
Il nucleo di riferimento spirituale e umano che propongo (al n 3) può aiutare a ben situare l’uomo nei confronti di Dio (a) e della propria umanità (b).Nei confronti di Dio (a) aiuta ad es. a superare gli scogli del relativismo e dell’integralismo in quanto l’autentico Spirito di Cristo può venire sempre più scoperto come capace di condurre ogni uomo attraverso le tappe della sua personalissima crescita spirituale, psicologica, culturale, etc., verso la pienezza della fede, della speranza, della carità, della maturità spirituale e umana.Un Dio sempre più divino e umano in Cristo.
Nei confronti della propria umanità (b) perchè questa non viene frammentata in giustapposti elementi: ad es. ragione, sentimenti, spirito, etc., ma cerca (la mia proposta) di considerarla nella sua realtà integrale e nelle sue distinzioni: appunto come coscienza spirituale e psicofisica che vive nello Spirito, etc..E’ infatti all’interno di questa coscienza concreta che matura e trova la sua giusta collocazione ogni aspetto dell’uomo, come gradualmente vedremo.Possiamo però fin da ora osservare che invece frammentare l’uomo ad es. in ragione, sentimenti, spirito (e magari Spirito santo che si dona solo ai credenti), può condurre ad una varia giustapposizione di aspetti della vita umana: una spiritualità meno incarnata, una cultura che può tendere all’intellettualismo, una vita concreta che senza più armoniosi e ben integrati riferimenti può scivolare in vario modo verso forme di pragmatismo, o di giustapposizione di spiritualismo, intellettualismo, pragmatismo.
6) Una vita, una conoscenza, eucaristiche, nella (“nuova”) Trinità in Cristo, Dio e uomo
Il nucleo di riferimento cui vado accennando mostra che la vita, la conoscenza, dell’uomo sono spirituali e psicofisiche: la conoscenza dell’uomo è sacramentale, eucaristica, spirituale e umana, etc..L’uomo si può ritrovare sempre più adeguatamente, distintamente, etc., inserito nel mistero di Cristo, Dio e uomo.La conoscenza essendo spirituale e umana, eucaristica, è portata da Cristo nel mistero spirituale e umano, “materiale”, sempre da approfondire.
Così trovando sempre più i giusti riferimenti, collegamenti, spirituali e umani in Cristo l’uomo si può ritrovare sempre più distintamente nel mistero della Trinità.Ad es. il “reciproco” rivelarsi dello Spirito e dell’umanità lo inseriscono più distintamente in un movimento anche nella Trinità dall’alto e dal basso, nello Spirito.Queste più chiare, armoniose, relazioni possono indurre ad intuire più organicamente la vita trinitaria: forse il Padre genera il Figlio nello Spirito, ma al tempo stesso lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio.Il Padre stesso non può esistere fuori dell’Amore, non può “respirare” senza lo Spirito.Ma il Padre è l’origine nella vita trinitaria altrimenti si tratterebbe di tre persone antecedenti la trinità: la persona divina (e con i dovuti distinguo la persona in genere) può essere solo trinitaria.E la Trinità può essere solo Padre, Figlio e Spirito Santo: solo l’Amore, solo questo Amore è vita.La concezione della Trinità deve nascere dalla vita, in quella qui proposta si possono intuire possibili vie di incontro ad es. con l’ortodossia.
7) Un incontro rinnovato tra fede e scienza (intesa in modo nuovo).Una logica trinitaria in Cristo
Anche la persona umana non può esistere, non può rientrare in sè, non può “respirare”, fuori dell’Amore trinitario.Lo Spirito è questa via comunicativa delicata, personale.K Godel ha dimostrato che non può esistere un sistema logico autoesplicantesi: si deve attingere dall’esterno.Ma per attingere si passa, si deve passare, per le adeguate vie comunicative spirituali, umane, “materiali”.Forse la creazione stessa, in cui Dio si manifesta, deve essere in qualche modo trinitaria: possiamo ad es. notare che vi è il sole, la luce, la vista; la parola, il suono, l’udito; etc..Einstein ha dovuto accorgersi di questa via comunicativa per compiere le sue scoperte.Le oscillazioni della cultura nel corso dei secoli sono dovute anche a riduttivismi, giustapposizioni, nella considerazione dell’uomo (ad es. ragione, sentimenti, etc.,), della conoscenza (ad es. soggetto, oggetto, senza, ad es. lo Spirito), etc..Fede e scienza (come si può cominciare ad intuire intesa in modo rinnovato) possono tendenzialmente convergere, aiutarsi, sempre più in Cristo Dio e uomo.
Su questa scia possiamo, ancora, riferirci alla legge per la quale un piano della logica trova la sua spiegazione immediata al piano superiore, ad es. l’esistenza della persona umana induce a pensare all’esistenza della persona divina.Ma quest’ultima? Non può spiegarsi nella giustapposizione di due persone divine, ma solo nell’Amore trinitario.Da tutti questi spunti possiamo vedere che la stessa logica possiamo scoprirla sempre più in una maturazione spirituale e umana (anche nella storia) in Cristo (e vediamo che la persona, la logica sono forse trinitarie nei molti sensi in queste note evidenziati e dunque non solo nel senso, di cui oggi spesso si parla, di una non meglio definita “relazione”).E’ nella maturazione della coscienza spirituale e umana che anche la logica trova tendenzialmente sempre più la sua giusta collocazione.Possiamo così osservare che talora anche il cattolico può in vario modo mettere da una parte la fede e dall’altra la ragione talora intesa, appunto variamente, come “dominio” dell’uomo.Ma in qualche modo la stessa storia dimostra che è Cristo che rivela sempre più all’uomo anche la logica.
8) L’io più profondo
Possiamo forse intuire che Cristo stesso avrà dovuto cercare i giusti riferimenti, collegamenti, nella propria vita, forse aiutato anche dagli altri uomini, etc.: Maria gli avrà parlato, ad es., dello Spirito Santo, Giovanni Battista parla della colomba e dell’agnello…
Cristo ha forse intuito (e forse sempre più profondamente) di essere Dio e di essere uomo.Allora avrà dovuto comprendere che come uomo accoglieva gradualmente (docilmente, etc., come un agnello) sempre più la Trinità, che veniva in lui nello Spirito, con la delicatezza, la semplicità, la grazia, di una colomba (L’Amore, Dio, ha questa caratteristica di essere infinito e di potersi fare piccolissimo, di essere “analitico” e di essere “sinteticissimo”.Forse Cristo stesso era sempre più alla ricerca della “divinità” e dell’”umanità” dell’amore del Padre ).Cristo ha forse riconosciuto sè stesso, la persona, nel suo essere più profondo, nella libertà del suo (nel suo caso, essendo Dio, pieno ed eterno) sì nello Spirito, al Padre.Il suo io anche spogliato, in qualche modo, di mille doni divini, era nel suo libero sì al Padre.Cristo ha, forse, nello Spirito, accolto sempre più il suo io, forse come, in qualche modo, ogni persona umana può divenire sempre più sè stessa, accogliersi sempre più profondamente proprio in Cristo.Ma nel suo accogliersi Cristo non ha mai opposto resistenze volontarie (così avrà forse imparato a distinguere gli aspetti “psicofisici” da quelli spirituali): il suo io, pure in crescita, ha sempre detto sì.Comprendiamo allora che forse Cristo ha riacquistato la pienezza della sua divinità quando è asceso nel seno del Padre.Forse, avendo confermato anche come uomo il suo sì al Padre ha potuto ricevere senza violenze anche nella sua umanità la pienezza della divinità.Così la pienezza virtuale della rivelazione Cristo la compie nel seno del Padre, con la pentecoste.
9) L’ amore di Dio sempre più profondamente scoperto “divino e umano”.Nuove possibili soluzioni ecumeniche
La sempre più profonda scoperta, nel dono di grazia, dell’autentico incontrarsi dello Spirito di Cristo con la (autentica) persona umana può aiutare l’uomo a sperimentare in Dio, a respirare, in lui, libertà “a pieni polmoni”.L’uomo può venire condotto, per grazia, nella più profonda intuizione concreta della misericordia divina.Si comprende che il problema di Dio è forse il rispetto delicato della nostra libertà.Dio perdona tutto (in questo ha un ruolo diverso dal genitore umano che deve guidare il figlio).L’unico motivo pienamente valido per seguire Cristo è la fiducia nel suo amore, nella sua capacità di darci vita e non il timore di sanzioni divine, il perfezionismo, etc..L’amore pienamente vero può essere solo una scelta libera.Cristo poi prima di tutto ci ama, vuole stare con noi (se lo vogliamo), perchè appunto ci ama e non solo allo scopo di darci qualcosa, magari di buono.Qui sulla terra per ricevere più pienamente la grazia divina ordinariamente aiuta la nostra personale collaborazione.Ma quando saremo in cielo la nostra scelta, per quanto limitata e contraddittoria, sarà definitivamente per o contro la misericordia divina.Se sarà un sì a Dio proprio in quanto definitivo Dio potrà gradualmente donarci molto più grandi grazie, proprio perchè non violenta la nostra libertà.Possiamo allora intuire che il purgatorio forse è un altro dono della misericordia divina che ci fa entrare con adeguata, attenta a noi, gradualità nella conversione.
Possiamo forse vedere più nitidamente la “parte di ragione” di alcuni protestanti che sembrano cercare questa salvezza tutta da Dio e la “parte di ragione” di alcuni cattolici che sottolineano la necessità della risposta umana: infatti senza la necessità di un sì a Dio, sia pure minimale (ma definitivo), l’uomo non sarebbe libero.
10) Una possibile via che può contribuire a rinnovare, a vivificare, Dio volendo, la spiritualità, la cultura, la vita
Come si vede può svilupparsi in Cristo un profondo rinnovamento spirituale, culturale, che può sciogliere nodi, indicare soluzioni nuove in tanti campi della vita, della cultura, creando nuove possibilità di incontro, di comprensione, tra gli uomini.Profondi stimoli a cercare nell’Emmanuele la via della vita, della conoscenza, etc..Proprio per fornire presto un’idea a tutto campo di questa possibile rinnovata via in Cristo svilupperò ora altri suoi aspetti.Riprenderò successivamente la trattazione di altri possibili contributi all’ecumenismo, di altri possibili chiarimenti in vario modo dottrinali, etc..
11) Non più psicologia ma formazione spirituale e umana
La possibile sempre più approfondita scoperta dell’autentico incontrarsi dello Spirito e dell’uomo, l’individuazione del riferimento della coscienza spirituale psicofisica dell’uomo, possono aiutare a  scoprire come proprio in questi sempre rinnovati riferimenti, collegamenti, in una vita in Cristo, la persona umana può trovare la via di una sempre più equilibrata, profonda, crescita spirituale, psicologica, etc..Non più, anche in ambito cristiano, una varia giustapposizione di cammino spirituale (variamente spiritualistico) da un lato e di psicologia (variamente, ad es., intellettualismo, tecnicismo, etc.) dall’altro.E’ invece la coscienza spirituale e umana che può essere aiutata, nel dono dello Spirito, a trovare le adeguate, personalissime, vie, tappe, della propria crescita spirituale, psicologica, etc., alla ricerca di una spiritualità sempre più “divina e umana”.E’ una sempre rinnovata (magari implicita, ad es. per un non credente) crescita in Cristo il centro della crescita, appunto, spirituale e umana.Gli spunti della psicologia nelle sue varie configurazioni attuali vanno presi cum grano salis per inserirli in questa sempre rinnovata conoscenza spirituale e umana in Cristo dell’uomo.Un formatore ben cresciuto in questa rinnovata via spirituale e umana (certo anche con l’aiuto degli studi psicologici ma fatti propri come detto sopra) potrà magari aiutare molto più profondamente, incisivamente, tante persone a sciogliere i nodi, ad individuare le tappe, etc., della loro crescita spirituale e umana.E tutto ciò in un libero, amorevole, rapporto umano e non in un tecnico, a pagamento, rapporto da professionista a cliente, da medico a paziente.
Il punto di riferimento (un’intuizione, dono dello Spirito -ma che, Dio volendo, può essere in vario modo coltivata, trasmessa, etc.- della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio; intuizione nella quale la coscienza spirituale psicofisica dell’uomo si può sempre più cogliere -anche implicitamente, ad es. in certi passaggi della crescita di un non credente- appunto nel dono divino e umano dell’amore di Dio) è proprio, in vario modo, esplicito, implicito, una sempre nuova consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo.La vita delle persone può manifestare in molti modi i punti spirituali, psicologici, fisici, etc., di
fragilità, etc., di questa coscienza, le possibili vie della crescita, etc..
12) Amicizia, ascolto, dialogo, guarigione, scoperte in tutti i campi
A proposito dell’ultimo paragrafo potrei sviluppare molte riflessioni, per le quali però rimando agli scritti originari.Qui vorrei evidenziare, ad es., che quando si riesce in vario modo a creare un ambiente, ad es. di giovani, di amicizia serena, accogliente, pacifica, ed un buon formatore (nel senso di cui vado trattando) accoglie, ascolta, spesso ho visto guarire da depressioni incurabili da anni, da bulimie, da nevrosi, da disagi vari, etc. anche in pochi mesi: vi è tutta una rinnovata, serena, profonda conoscenza dell’uomo (della persona, della coscienza spirituale e psicofisica) in Cristo che può venire condotta da Cristo stesso in questo mistero rispettandolo, penetrandolo sempre più, spiritualmente, umanamente, etc. (altro che ad es talora tecnicistiche terapie di gruppo).
Vi è un nuovo ascolto (un dialogo, etc.) spirituale e umano in Cristo che può rivoluzionare il mondo perchè a diversi livelli, in diversi modi, può aiutare a comprendere più profondamente persone, situazioni, culture, fedi, etc..
L’ascolto, il dialogo, sono davvero problematiche di capitale importanza: quando una persona ascolta in questo dono spirituale e umano in Cristo già forse, in qualche modo, colui che parla è aiutato ad ascoltarsi in questo meraviglioso amore di Dio.
13) Una coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, Dio e uomo
Nei miei scritti osservo che si possono riscontrare nella persona umana malesseri psicologici che non si registrano negli animali.L’uomo non può vivere in un mondo nel quale l’amore sia una semplice acquisizione culturale, un “optional”; l’animale invece vive appunto nella “legge della giungla”, anche se ha i suoi sentimenti, etc..Sembra di toccare l’anima dell’uomo: è ambiguo per tale motivo parlare di psicologia a proposito dell’uomo, bisognerebbe specificare che si tratta di psicologia umana.D’altro canto, diverse fragilità della coscienza umana forse non si riscontrano negli animali: sono forse problemi legati, ad es., anche alla consapevolezza cosciente, anche se limitata, dell’uomo.La coscienza umana va  sempre più vista nella sua integralità, spirituale, culturale, psicologica, etc., distinguendo senza separare, attenti a scoprire sempre più profondamente la complessità del mistero della persona umana, senza superficiali schematismi.A questo proposito possiamo anche osservare che forse vi sono, in vario modo, nell’uomo aspetti irriflessi, non più chiaramente tematizzati, della sua coscienza.Ad es. forse nell’uomo vi è una coscienza della misericordia di Dio molto più profonda di quella che di fatto nel corso dei secoli ha potuto tematizzare.Così come vi è, forse, una coscienza della realtà dell’amore, della realtà divina, che va al di là del più immediatamente consapevole.Bisogna fare attenzione alla coscienza integrale, spirituale, psicofisica, etc., dell’uomo.
I vari spunti sulla psicologia di questi paragrafi così come, ad es., le considerazioni svolte più sopra sulla logica, mostrano che la stessa scienza, considerata in modo nuovo, può essere sempre più armonicamente vista nel complesso di questa maturazione spirituale e umana della coscienza.
E possiamo cominciare ad osservare che questo profondo mutamento di paradigmi può venire a rinnovare la società perchè, tra l’altro, tende a sviluppare, in un dialogo aperto, le identità.Che senso ha, anche nelle realtà statali, un psicologia neutra? Emergono, tra l’altro, più profondi stimoli allo sviluppo della sussidiarietà.Che senso ha parlare di una ricerca spirituale e umana a pagamento? Forse dunque in qualche caso la figura dello psicologo dovrà rimanere ma non pochi potranno forse cercare anche in esso il nuovo tipo di formatore che vado delineando.
14) Il problema delle impostazioni spirituali e umane, culturali
La sempre più profonda, armonica, scoperta dell’integralità della coscienza, della conoscenza spirituale e umana, può aiutare a comprendere che talora possono darsi fragilità, limiti, problematiche, che magari erroneamente possono venire attribuite esclusivamente, ad es., alla spiritualità o alla psicologia ma che invece nascono forse (anche?) da impostazioni spirituali culturali di cui non vi è, talora, nella società, una più diffusa consapevolezza, proprio anche perchè il tema delle impostazioni profonde spirituali e umane (insieme) rimane talora ai margini della riflessione.
Si tratta di un tema fecondo di sviluppi.Ad es. tante difficoltà nel dialogo ecumenico ed interreligioso nascono dalla necessità di trovare una più profonda, equilibrata, centratura spirituale, umana, culturale, in Cristo, nell’Emmanuele, in cui ogni uomo si può sempre più incontrare.Vi sono ad es. concezioni di Dio che non sono strettamente parte di una data fede; vi sono, come visto, impostazioni spirituali e umane più riduttive.E vi possono essere orientamenti fondamentalmente aperti, anche se bisognosi di sviluppo, ma il cui sviluppo potrà dipendere anche dal cuore degli uomini.Possiamo a questo proposito riflettere sul tema della legge nel popolo ebraico.Era parola di Dio ma non Dio stesso? Il tema della quasi personificazione della sapienza emerge forse quasi inconsapevolmente nelle pagine bibliche.Vi è dunque forse nella fede ebraica un essere totalmente altro di Dio che viene in qualche modo mitigato da questo entrare in contatto con il mondo da parte di Dio stesso.Cristo viene forse a portare a consapevolezza queste potenzialità, in qualche modo pone, forse, di fronte ad una scelta: la parola di Dio è Dio stesso o meno? Come può Dio parlare agli uomini senza essere nel suo parlare? Ma se invece Dio è proprio lui che parla in quella parola perchè allora non può anche essere in un uomo? D’altro canto vale anche l’inverso: proprio perchè l’infinito Dio può farsi presente, rivelarsi, nella Parola questa, pur essendo in Cristo pienezza virtuale di rivelazione, può approfondirsi, nella nostra comprensione, sempre più.E’ il motivo per cui possiamo, come non pochi ebrei, scoprirci anche noi in attesa della sempre nuova venuta del Messia, forse dunque più vicini nella speranza.Ma la fiducia, la speranza, della sempre nuova venuta del Messia stimola una rinnovata attenzione ai profeti ed alla profezia.Quanto è sviluppata, come si configura, etc., questa attenzione nel mondo cattolico? E nel mondo ebraico si sono più riconosciuti, si possono riconoscere veri profeti (nel senso di chiari depositari di un messaggio divino)? Forse per qualcuno del popolo ebraico il problema è appunto che il profeta riapre la questione della presenza di Dio nella parola: ma se è così si può rischiare di ridurre la fede a morale, a filosofia, a religione, etc..Il battesimo di Giovanni è da Dio o dagli uomini? E’ forse interessante osservare che anche Giovanni Battista, che poteva forse essere figura più vicina, sotto certi aspetti, alla mentalità ebraica del tempo, non è stato riconosciuto.Possiamo allora osservare che il Dio che definitivamente si chiude nella sua totale alterità può divenire un Dio ideologico, il Dio che vive, comunica, nell’amore trinitario è il Dio che può comunicare anche con l’uomo farsi intimo a lui, rivelandosi sempre più.Sono domande di un profano nella conoscenza del mondo ebraico.Su questo tema delle impostazioni spirituali e umane sviluppo molte riflessioni nei miei scritti (con riferimenti concreti e possibili vie di soluzione concrete: ad es. evidenzio come forse è una conseguenza di certe impostazioni spirituali e umane -ad es. in vario modo e misura razionaliste- il non poter riconoscere la presenza reale di Cristo nell’eucaristia) rilevando come la sempre più profonda scoperta, nel dono dello Spirito, dell’Emmanuele potrà sempre più aprire, Dio volendo, nuove vie di comprensione.Nei miei scritti sviluppo anche osservazioni sui possibili cambiamenti nel corso della storia che possono indurre a vedere tante problematiche con uno sguardo nuovo. Può essere importante riflettere adeguatamente ed anche, ad es., fantasticare, ad es. sul futuro, e questo tanto più profondamente in questa sempre rinnovata, vissuta, spiritualità-cultura a tutto tondo.
15) Economia, diritto, democrazia
Ogni campo della vita e della cultura, magari rivisto ed integrato in modo nuovo, meno riduttivo e più armonico, nella vita della persona umana in Cristo, può su questa via ricevere nuove luci.L’economia, ad es., non ha sue leggi neutre che possono essere applicate più o meno rettamente e nemmeno basta un pò di onestà per riconoscere le razionali regole dell’economia.In realtà l’economia stessa può venire, come dicevo sopra, scoperta sempre più profondamente in questa sempre più profonda, “divina e umana” maturazione della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo in Cristo.Un rischio proprio, talora, ad es., a proposito di economia, è quello di sovrapporre ad essa un bene moralistico e dunque magari astratto.Questa spiritualità sempre più divina e umana invece aiuta sempre più a comprendere realmente, spiritualmente, umanamente, etc., le situazioni concrete e a trovare le possibili più adeguate risposte.Anche se certo anche una sempre più profonda lucidità non vuol dire automaticamente risolvere le situazioni, perchè in ogni cosa vi è il piano di Dio che, tra l’altro, tiene conto della libertà degli uomini.
Su questa stessa scia possiamo osservare, ad es., che forse è bene fare attenzione all’espressione “diritto naturale” se con ciò si viene ad intendere una vita, una visione, solamente terrena alla quale si può aggiungere successivamente la vita nello Spirito.L’uomo esiste nello Spirito, matura nello Spirito: la visione di cui sopra può essere variamente astratta e può non comprendere persone e situazioni.Questa sempre rinnovata spiritualità-cultura in Cristo può fornire, Dio volendo, un profondo contributo allo sviluppo della democrazia perchè, ad es., tende a stimolare lo sviluppo dell’identità e ciò in maniera sempre più equilibrata (un problema fondamentale della democrazia è dunque, tendenzialmente, quello di una spiritualità-cultura sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo).La vera anima della democrazia può essere, almeno come tendenza, solo l’amore (in Cristo).Il famoso paradosso della democrazia si rivela tale solo in una concezione razionalista, che vuole cambiare il mondo solo attraverso le strutture, illudendo l’uomo.Nella vita della società bisogna con equilibrio fare molta attenzione al possibile inganno della neutralità perchè essa non di rado finisce per rivelarsi una filosofia introdotta surrettiziamente anche in società piene di valori.
16) Arte
Possiamo domandarci come mai, se è così, non pochi trovino le chiese, le abbazie, romaniche e gotiche come dei vertici della spiritualità, che introducono profondamente nel mistero, nella preghiera, etc..Forse un motivo è che tali opere sono il frutto di secoli e secoli di fede, in cui tutto, anche lo scalpello del muratore, era vissuto in qualche modo in uno sguardo di fede.Forse nel gotico lo slanciarsi verso l’alto può essere visto come un estremo affidarsi a Dio di fronte al montare delle problematche.Poi la crisi della cattolicità si è sempre più approfondita, ma anche nel cattolicesimo in qualche modo razionalismo, frammentazione, hanno cominciato ad incrinare, talora, questo pieno centrarsi in Cristo della vita, della cultura, centrarsi in Cristo che avrebbe avuto bisogno di risposte nuove.Forse oggi siamo agli albori di una, di possibili nuove sintesi spirituali e umane, adeguate ai tempi.Forse si potranno dunque aprire strade rinnovate anche per l’arte.Oggi invece, talora vediamo forse anche nell’arte rispecchiarsi quella frammentazione, quelle giustapposizioni spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste, che talora possiamo forse riscontrare nella cultura.Realtà che vediamo forse quasi tangibilmente in certe equipes di specialisti della liturgia, dell’architettura, etc., che giustappongono le loro conoscenze talora variamente settoriali, intellettualiste, nella progettazione di chiese che non trasmettono l’afflato di quelle summenzionate.Dunque forse bisogna rendersi conto che il problema è più vasto è spirituale-culturale; queste grandiose opere dello Spirito possono forse nascere soltanto da una profonda centratura (vitale, culturale) in Cristo di generazioni, di comunità vive, etc..
17) Scuola e università
Alla luce di quanto scritto si comprende che quello della scuola è un problema anche di cultura.E’ quanto mai necessaria, Dio volendo, nella scuola una (o più) rinnovata, equilibrata, profonda via di sintesi spirituale e umana che sempre più mostri una sempre più equilibrata, profonda, vita in Cristo come fonte di luce per ogni aspetto anche della cultura.La cultura (anche cattolica) razionalista, frammentaria, ha forse in varia misura distolto dal riferimento a Cristo per la crescita complessiva.Urge probabilmente l’istituzione di una materia di sintesi spirituale e umana che descriva le vie, i riferimenti spirituali, umani, per una sempre più armonica, vissuta, sintesi spirituale, umana, culturale.Certo non basta dire che la cultura deve nascere da Cristo se poi di fatto le influenze razionaliste, etc., continuano a spadroneggiare a causa soprattutto della mancanza di un adeguato nucleo vitale, spirituale e umano, di riferimento.E’ necessaria una profonda ristrutturazione delle materie, degli studi e si possono prevedere vari ordini di difficoltà, di resistenze, di chiusure.Sarebbe già importante cominciare a non chiamare tuttologia una nuova tendenza ad uno sguardo spirituale e umano complessivo.E’ evidente lo stimolo di questa possibile nuova cultura alla sussidiarietà.L’ora di religione, specie nella scuola pubblica, potrebbe forse svolgere questo ruolo di materia della sintesi spirituale e umana, di rinnovata via di integrazione di tutta la conoscenza.Sarebbe, tra l’altro, un interessante banco di prova per le altre culture, religioni: infatti solo in Cristo può svilupparsi una sempre più profonda, equilibrata, creativa, etc., sintesi spirituale e umana, culturale.Una scuola specie cattolica così ristrutturata potrebbe costituire un sereno stimolo a sviluppare la propria crescita spirituale e umana in parrocchia, etc..Ma una formazione così profonda ed efficace potrebbe, tra l’altro destare in vario modo l’attenzione, l’interesse, di tutta la società.Evidente la necessità di una nuova cultura e, tra l’altro, di una ristrutturazione degli studi anche nell’università, a cominciare da quelle cattoliche.Un esempio di resistenza già verificato consiste nel fingere di non capire o nel non sforzarsi capire, ad es. sostenendo che si finisce per parlare di tutto e di niente.E’ evidente invece che la materia di sintesi aiuta lo sviluppo più profondo della conoscenza in ogni (magari rivisto in modo nuovo, etc.) campo.Dunque vi sarebbe anche l’approfondimento delle varie (magari riviste) materie.
18) Pastorale
Una pastorale, frutto di questa sempre rinnovata spiritualità-cultura, tendenzialmente sempre più attenta a comprendere spiritualmente, umanamente, etc., persone, situazioni, le adeguate tappe, vie, della crescita spirituale e umana, i bisogni, attenta ad accogliere, al territorio.Formata a crescere in uno sguardo di fede nei rapporti ecclesiali, umani, nelle situazioni, pronta a riconoscere ad es. in un vecchio ateo che ora sorride la possibile più grande delle conversioni, dunque attenta ad ogni uomo, di ogni cultura religione (senza però, mi pare, dare spazio, ad es. in parrocchia a riti, etc. di altre religioni, etc.).Una pastorale, in questa nuova spiritualità-cultura, che sia più aiutata ad evitare gli opposti scogli dello spiritualismo e del filantropismo, della confusione e della non collaborazione tra preti e laici, fonti di tanti problemi vocazionali, di autenticità, profondità, della fede.Una pastorale che vede nel sempre rinnovato ascolto di cui vado trattando un’importante chiave intepretativa nella vita di tanti rapporti intra ed extra ecclesiali.Una pastorale consapevole che ogni persona ha, più o meno consciamente, bisogno di sentirsi parte di una famiglia con Dio per Padre e con Maria per madre, cose che solo Cristo, vorrei dire con stupefacente semplicità, ci ha saputo rivelare.Una società che ha bisogno di padri (anche nella fede) anche umani, anche se talora vuole apparentemente appiattire tutto.Una pastorale, sarebbe bello, consapevole che, specie (in un certo senso) in questa  società così complessa, vi è, Dio volendo, necessità di pastori, a capo delle diocesi, che siano uomini spirituali, (magari, come detto, dal discernimento spirituale-umano, non variamente spiritualistico), cercando di evitare pragmatici uomini di governo, di apparato.
Note riservate su alcune possibili esperienze spirituali
Ero in seminario nella mia stanza, davanti a me la finestra e un cielo interamente nuvolo.Ho pregato qualcosa come: “Signore dammi la luce!”.Subito è apparso un sole abbagliante al punto che mi sono dovuto coprire il volto con la mano.Quando ho percepito che la luce si era sfocata ho tolto la mano e nel cielo c’era una grandissima nuvola a forma di madonna rivestita di un manto.Ho parlato con lei e mi ha risposto con cenni della mano.Poi ho pensato di andare alla cappella della Fiducia a chiedere una parola a Dio.Sono arrivato all’ascensore ed era lì pronto (un vero miracolo.Penso che con Maria si fa sempre in tempo a scendere:Maria è la povera, la piccola) e sono sceso due piani (mi pare) più giù, alla Fiducia.Ho cercato il lezionario che è sempre al centro della cappella ma non c’era né sono riuscito a trovarlo altrove nella cappella.Allora ho pensato che la prima scritta che trovavo vicino all’eucarestia nel tabernacolo era la parola per me.E la scritta ai piedi della madonna col bimbo tra gli angeli (e con più sotto i papi e sotto ancora l’altare con l’eucarestia e l’immagine della fiducia) era:”Presidet aetereis pia virgo maria choreis”.E io avevo visto una nuvola!
La seconda (mi pare) sera dopo, nel comune dei pastori ai vespri ho trovato l’immaginetta di Annigoni di Massimiliano Kolbe morto per terra e risorto come una nuvola dentro la nuvola di Maria, che aveva le mani sul suo capo come a benedirlo, a plasmarlo, etc..
Qualche tempo dopo, dopo la compieta delle ventidue (circa) ero sulla grande terrazza che guarda ai colli Albani, al nostro campo di calcio, etc..Era una notte limpida e c’era una bella luna piena splendente.Dalla luna partivano due lunghissimi raggi celesti paralleli che scendevano diagonalmente e si posavano su di un’unica nuvoletta nel mezzo del cielo, ed era un angelo con le ali, inginocchiato verso di me, verso la cattedrale di s.Giovanni (e del Salvatore), verso il seminario, verso la città.

Molti anni dopo, quando ero sacerdote da diversi anni, ho visto in sogno una statua di Maria col manto verde chiaro e vestita di bianco.Maria mi ha dato una carezza e si è messa a camminare e mi ha condotto con sé ad un’altra statua di Maria col manto blu scuro e la veste bianca.Come a dirmi che in tutte le statue di Maria è presente sempre lei per davvero.Poi la statua verdolina è ascesa rapidamente al cielo lasciando cadere delle foglioline secche.Io ho visto nella madonna blu l’immacolata, il cammino della redenzione e in quella verde l’assunta.Nelle foglioline ho visto l’aiuto di Maria a superare le mie debolezze, etc..
Ho raccontato questo sogno ad una persona malata forse da rischiare di morire, dicendo che se le raccontavo quel sogno speravo che quella carezza di Maria fosse anche per lei ed anche l’aiuto a superare la prova.Dopo pochissimi giorni quella persona è guarita.

Sono episodi che mi fanno pensare prima di tutto all’era dell’immacolata e dell’assunta, alla chiamata per i sacerdoti a dare la vita (nel cuore di Maria), alla Gerusalemme celeste (la Chiesa “celeste e terrestre”) che scende dal cielo, da Dio, agli angeli che salgono e scendono sul figlio dell’uomo, Cristo, Dio e uomo, alle persone che, come angeli, mi hanno aiutato a crescere.
Molti altri episodi potrei raccontare perché Maria, Dio, gli angeli, i santi, i nostri cari defunti sono con noi.Sono ben consapevole che sono esperienze personali, private.Sono una persona schietta e non parlo obliquamente, non ci sono messaggi collaterali e d’altro canto sarebbe ingenuo perché anche Maria conservava tutte queste parole-fatti nel cuore lasciando che parlassero, operassero, nel tempo.

Quella nube (alta tra i due o tre piani?) a forma di Madonna che mi ha parlato a gesti etc… stava
sulla Lateranense, nella parte dell’edificio più vicina al seminario.Il mio
padre spirituale di allora in seminario, ora vescovo, è stato, per molti anni, sostanzialmente l’unica
persona (insieme ad un altro sacerdote mio padre spirituale nella
parrocchia di origine) a cui ho detto di questi  possibili segni.Quando,
dopo molti anni, mi sono chiesto se dovevo rendere pubblici ad es. sul mio blog
questi possibili segni, il vescovo ausiliare mi ha detto di no ed io ho
obbedito.Ma non mi è costato nulla perchè, almeno per ora, mi pare che
sia bene dire questo  solo a qualche vescovo, sacerdote, etc., in privato (e favorendo, con prudenza, delicatezza, etc., tra sacerdoti, la circolazione anche delle note riservate), come se Maria e Cristo volessero venire in modo forse anche, per noi, nuovo (e col contributo, in Cristo, di ogni uomo) sotto certi aspetti, prima di tutto (anche con la conoscenza di questi segni), tramite, in qualche modo, i pastori.Anche gli scritti che qui ho presentato possono forse contribuire a
testimoniare che forse bisogna fare molta attenzione.Altre vie, ad es., possono forse individuarsi nella trasmissione viva di una spiritualità sempre più divina e umana tra la gente, in parrocchia, etc., nella cultura, etc..

L’angelo poteva apparire alto forse due metri.Non ricordo bene se si vedeva la manica della tunica spuntare leggermente a mezz’altezza della sagoma del corpo.
Il due maggio 2008, anniversario della mia prima comunione (la prima confessione e la cresima il primo maggio 1965), giorno in cui, tra l’altro, ricevetti in regalo la storia di M. Kolbe (che si è reso manifestamente presente in alcuni momenti decisivi, ad es.: la mia ordinazione il giorno della sua prima messa), ho celebrato (in un orario insolito) la messa verso le 14,30 in san Timoteo, Roma.L’altare era stato spostato transitoriamente da qualche tempo e da una finestra sul tetto il sole abbagliante illuminava in un fascio di luce l’altare, il messale, l’eucarestia e me che celebravo.
Poi ho visto che in quella finestra c’era un disegno, ma per il sole non potevo distinguerlo.Il giorno seguente ho visto il disegno: era una colomba, con la scritta: Veni Creator Spiritus.

Anche se, sotto certi aspetti, non posso dedurne nulla di “certo”, ho vissuto quest’esperienza come essere, in un certo senso, battezzato e trasfigurato, cresimato, etc., con Cristo, ma, nella mia piccolezza come, forse, possibile dono e segno per tutti di un approfondimento della rinnovata “creazione” in Cristo, nel suo Spirito e nella sua e nostra umanità.
Forse è necessario essere profondamente disponibili a cambiare le nostre stesse fondamentali impostazioni spirituali-umane-culturali, tutto, senza pensare che in fondo cambi poco, disponibili ad un concreto, etc., dialogo dal vivo.
P.S.
Forse la mia prima confessione risale al giorno o a qualche giorno prima di quello della cresima.
P.S. 2
Forse il dono è anche quello dei misteri della luce, di Maria e di Giovanni Paolo II.Questa possibile intuizione rafforza una domanda sulla possibilità di riconoscere, tra l’altro, il segno di questo o quel papa anche nelle esperienze spirituali di cui parlo in questo e nel precedente allegato.

Forse, tra l’altro, sta giungendo un tempo nel quale viene ancora di più in questa nuova pienezza colui che battezza in Spirito Santo: la venuta prima di papa Benedetto e ora, ancora di più, di papa Francesco, non sembrano muoversi in questa direzione? La richiesta di papa Benedetto a Fatima dell’affrettamento entro il maggio 2017 della vittoria del cuore immacolato di Maria non sembra muoversi in questa direzione?
Perchè mi trovavo da solo in Chiesa quel due maggio? Forse perchè, come Giovanni Battista, nella mia povertà rappresento un invito a venire nel deserto, oltre sé stessi, per andare incontro a Cristo, Dio e uomo, rispondendo alla sua chiamata: aprendo un varco più profondo all’ascolto, sulla base della fiducia nella chiamata di Dio, una disponibilità a mettere in discussione anche le proprie apparentemente più naturali impostazioni fondamentali spirituali-culturali, una disponibilità a lasciarsi illuminare completamente il cuore dallo Spirito di Cristo, liberati da tante possibili occlusioni ad es. spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste.Si può pregare, ad es., per l’unità dei cristiani, ci si può scervellare per l’unità ma, talora, ad es., si può rischiare di non ascoltare, non dialogare, attentamente, con il piccolo che dice il vero e di non essere, talora, tanto facilmente disponibili, assetati, pronti, a modificare le proprie impostazioni spirituali-culturali, a mettere in discussione i propri paletti.
E forse perchè il deserto è quello dell’esodo verso la terra promessa, Cristo, Dio e uomo (anche quello dei vangeli, sempre più attentamente e con fiducia meditato), nella sua Chiesa, nel mondo, etc..Cioè il cenacolo, luogo, forse, dell’istituzione dell’eucaristia e della Pentecoste.

FINE DEL MANIFESTO DEL CUORE DIVINO E UMANO DI CRISTO

Un possibile punto della situazione spirituale-umana-culturale nella Chiesa.
Si sta, in diversi casi, sembrerebbe, gradualmente uscendo dal razionalismo più astratto e da tavolino, si è maggiormente diffusa l’intuizione che la maturazione in Cristo, nella storia personale e dell’umanità, porta a vedere tendenzialmente almeno diverse cose in modo rinnovato.Perchè dico diverse cose? Alcuni ritengono che la crescita spirituale e umana rinnovi la conoscenza nelle cose solo spirituali, altri anche in alcune realtà più umanistiche, altri ancora in molte realtà variamente più umanistiche.Forse un minor numero di persone intuisce che la maturazione di cui sopra illumina tutto l’uomo, tutta la conoscenza umana, introducendo in modo tendenzialmente sempre più profondo ed equilibrato, ben distinto, l’uomo nel mistero di Dio, dell’uomo stesso, del mondo in Cristo, Dio e uomo.
Ma queste scoperte, intuizioni, graduali verso la conoscenza come vita in Cristo si manifestano in non pochi casi, sembrerebbe, come, appunto, intuizioni germinali, non più profondamente, vitalmente, maturate, meditate: ciò può forse venire segnalato, ad es., dalla distrazione circa l’approfondimento dialogato, anche culturale, di queste tematiche e tanto più nella confusione, nella distrazione anche linguistica, circa i veri, vitali, riferimenti di questo rinnovato discernere: sembra ad es. permanere quella certa scissione tra vita spirituale; riduttivamente: ragione o ragione allargata, o cuore e ragione, etc.; e le varie materie.Non vi è un aiuto dunque alla ricerca dei veri, vitali, riferimenti nella maturazione di una conoscenza integrale, unitaria, ma solo una vago percorso nel quale tra l’altro si tende a salvaguardare comunque l’importanza di una ragione che presa così può fortemente rischiare di non esistere proprio, di essere astratta e di poter indurre ad un vario astrattismo e ”tavolinismo”.
Ora i veri riferimenti-collegamenti (forse il cuore, la coscienza spirituale psicofisica, cioè, che esiste e matura nello Spirito che scende come una colomba?) ed i vari, reali, aspetti della conoscenza (ad es. una riflessione che nasce da una sempre più profonda penetrazione spirituale e umana nel mistero e non si esercita dunque in astratto) non sono formalistiche definizioni di cui nella pratica si può fare a meno.Solo nella vita vissuta in Cristo, nel dialogo, etc., possono venire sempre più profondamente scoperti, insegnando tra l’altro a cogliere gli aspetti positivi delle essenziali impostazioni spirituali-umane-culturali altrui e anche aprendo sempre più profondamente ad una rinnovata ricerca delle impostazioni stesse in Cristo, che schiude tendenzialmente nuovi orizzonti alla comprensione, alla comunione (anche perché da rinnovate impostazioni nascono rinnovati orientamenti concreti, rinnovate dottrine, etc.).Ma i benefici di chiare, realistiche, indicazioni, si possono avvertire ancora più immediatamente e facilmente nella vita quotidiana dove si vede che l’assenza di semplici e chiari, veri riferimenti (la serena coscienza nella luce dello Spirito) può ad es. indurre, anche subliminalmente, l’uomo a perdersi nelle secche di astrattismi razionalistici circa la fede (ad es. secolarismo) e tanti aspetti del vivere quotidiano.
Questa tendenza a superare il razionalismo la si può variamente sperimentare, ad es., in una spiritualità-pastorale tendenzialmente un po’ più divina e umana, un po più a misura del Cristo dei vangeli (che mi pare possa venire sempre più profondamente scoperto, nella grazia, anche nelle sue essenziali impostazioni spirituali-umane-culturali, che continuano, in tante cose almeno, mi pare, ad essere davanti a noi, nel futuro e non come forse non raramente si tende a fare relegandolo, quanto a cultura, nel passato).Può apparire come una tendenza variamente portata dai naturali sviluppi spirituali e umani della storia, variamente poco riflessa, come dicevo sopra.Papa Francesco può apparirne un esempio ben chiaro.
Scoprire dunque, per grazia, in modo sempre più vitale, profondo, equilibrato, ben distinto, il cuore divino e umano, il concreto discernere, di Cristo sembra la via che risponde a tutte le domande.Ma il cuore di Cristo è un cuore crocifisso, egli è l’agnello immolato che solo può aprire i sigilli e bisogna tenere conto anche, tra l’altro, della lotta con il male.Al 2017, anno entro cui papa Benedetto ha chiesto a Maria a Fatima di affrettare la vittoria del suo cuore immacolato, manca poco e la strada può apparire, sotto alcuni aspetti almeno, ancora lunga…

La scissione, nell’uomo, dei piani (spirito; astratta razionalità; varie materie) di cui parlavo nel paragrafo precedente può comportare evidentemente confusione in tante cose.Ciò si può riscontrare, ad es. in questo passare dagli appelli alla semplicità della vita spirituale al richiamare, non di rado in modo variamente razionalistico, alla complessità dei problemi della esistenza umana, spesso confondendo, intrecciando disorganicamente, i piani della vita dell’uomo.La maturazione spirituale e umana conduce verso una semplicità del cuore che non è semplicioneria, si comunica, si può comunicare, in modo adeguato alla varie tappe del cammino, può venire esplicitata, anche qui secondo diversi, adeguati tempi e livelli di approfondimento, anche sul piano culturale.Non è sempre utile parlare in modo approfondito di cultura a tutti, nemmeno se si tratta di una cultura tutta intrisa di vita spirituale, di una cultura non cerebrale, ma la profonda maturazione spirituale e umana tende a illuminare sempre più tutta la cultura, rinnovandola.La cultura poi influenza in modo anche inconsapevole la mentalità diffusa, che nella cultura, in un ambiente che è fatto anche di cultura, appunto vive.Come ho già osservato altrove, si può dunque temere, e giustamente, il cerebralismo ma al punto di non distinguerlo poi dai possibili vitali (e positivi, ad es., nella storia dell’umanità) approfondimenti spirituali e umani che toccano e si fanno anche cultura; si può vivere una sfiducia nella cultura, sfiducia giustificata da tante incongruenze, “tavolinismi”, della cultura stessa ma che finisce per chiudersi anche ad aspetti di grande e concreto, pienamente umano, aiuto per la vita dell’uomo stesso.Si finisce, consapevolmente o meno, talora, per giocare in modo confuso su vari piani ad es., appunto, rigettando possibili approfondimenti spirituali-umani-culturali in nome di una semplicità che può finire per diventare semplicioneria, che finisce per confondere tempi, luoghi, occasioni, del suo esprimersi.

Oggi, lunedì 27 maggio 2013 ho chiesto a Maria e a Cristo e a tutto il cielo una Parola su questi scritti, perché fatica tanto a “passare” il messaggio completo che pure mi sembra così evidente… Ecco la risposta che, come al solito, non interpreto:

«Avete qui qualche cosa da mangiare?». [42]Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; [43]egli lo prese e lo mangiò davanti a loro (Lc 24, 41b-43).

I problemi di vario genere che nel corso dei secoli andavano accumulandosi nella vita cristiana nel corso dei secoli e sono poi esplosi, sembrerebbe, nell’epoca, diciamo, delle scoperte scientifiche di Galilei forse hanno registrato in campo cristiano (qui rifletto sul campo cattolico in particolare) reazioni forse non in tutto adeguate.Ci si è sempre più, in non pochi casi almeno, orientati a, in varia misura, scindere la vita intenzionale, più direttamente spirituale, da un vasto campo del riflettere più terreno, più cosiddetto “scientifico”, da affidare in gran parte ad una in realtà variamente astratta ragione, sia pure, anche qui variamente, non del tutto scollegata dalla fede.Si è dunque persa, sotto certi aspetti, la fiducia nella sequela di Cristo come la fonte della crescita di tutto l’uomo.La crescita poteva essere indirizzata verso una vissuta maturazione del discernimento spirituale e umano in Cristo, del tipo: il linguaggio biblico è un linguaggio spirituale, non bisogna far dire a Dio cose che non dice ma è proprio la sequela di Cristo che ci fa maturare nel discernimento a tutto campo, mettendo sempre più ogni cosa al suo posto.Invece ha prevalso una forse in varia misura inconsapevole crisi di fede, che ha portato a scindere in vario modo l’anima dal corpo, lo spirito dell’uomo dalla sua umanità in fondo ridotta, sotto non pochi aspetti, a ragione astratta.Si è indebitamente limitato, dunque, il campo di azione della fede.Potevano andare altrimenti le cose? Ricordo il sospetto ad es. di san Francesco verso la cultura, anche la teologia cattolica, del proprio tempo: san Francesco aveva preso, almeno in tante cose, Cristo a modello concreto dei suoi discernimenti, continuamente cercando di confrontare la propria vita con il concreto Gesù dei vangeli.Non per niente l’assisiate è andato a dialogare disarmato dal sultano mentre gli eretici venivano condannati a morte dalla Chiesa.Ma si può supporre che non era forse nemmeno facile discernere subito tutto così unitariamente, distintamente, vivamente, armonicamente, divinamente e umanamente, senza formalismi, astrattismi, riduzionismi, etc., tanto più, ad es., che non tutti gli uomini di cultura, ad es., sono sempre santi.Inoltre vi era l’intenzione di salvaguardare l’essenzialissimo della fede da altri pericoli.Questo transito dunque dall’uomo confusamente unitario dei primi secoli del cristianesimo, inoltre, ad es., già messo a dura prova dallo spiritualismo della cultura platoniana e da un certo empirismo scientista aristotelico, all’uomo che cerca nuove consapevolezze dei secoli successivi non è stato un passaggio facile.Possiamo osservare anche che, forse, si è sottovalutata, in certi suoi aspetti essenzialissimi, la cultura ebraica, plasmata da secoli di storia, comunque, con Dio e in tante cose essenziali confermata dal Cristo dei vangeli.Comunque sia (si poteva o meno, e in che misura, fare meglio) le cose sono andate così e colpisce rilevare che il superare le incongruenze di quella che può forse venire considerata una crescita non senza problemi e conseguenze, sotto certi aspetti almeno, non positive ecco questo superamento registra dei riferimenti, delle date, significative, come la proclamazione dei dogmi dell’Immacolata e dell’Assunta che possono segnalare l’accompagnarci (ed il conseguente nostro graduale affidarci sempre più a lei) di Maria nella storia, il suo essere stella mattutina, guida, verso una più profonda redenzione di tutta l’umanità dell’uomo e verso la sua piena assunzione in Cristo, Dio e uomo, come poi si è verificato nei Concili Vaticani, nei quali, ad es., la Chiesa si è affidata più profondamente a Dio per non perdersi (infallibilità papale ad es.), alla sua Parola, alla liturgia (sacramenti, etc.), imparando proprio nella sequela Christi ad amare e comprendere, dialogare, imparare etc., sempre più anche da ogni uomo, etc..La strada dunque si manifesta, sembra, anche come quella di una spiritualità (e di qui anche di una cultura) tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo (nel suo cuore divino e umano) ma proprio nell’umiltà, nella piccolezza, nello Spirito di Cristo che solo ci può guidare “alla verità tutta” (Gv 16, 13), nel Dio che “è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa” (1 Gv 3, 20b).
Costituire, nelle università pontificie una cattedra del (concreto, divino e umano, discernere del) cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli, che ci è, mi pare, davanti, nelle cose essenziali, anche umanamente-culturalmente) chiave, mi pare, di ogni cosa (in primis per superare il secolarismo provocato anche, anche subliminalmente, ad es. dal razionalismo).Chiaro che bisognerà, nella preghiera, cercare di scegliere uomini secondo il cuore di Cristo, anche culturalmente non razionalisti, se possibile non di cuore e ragione ma di cuore integrale, che scopre sempre più in Cristo, Dio e uomo, anche il mistero spirituale-umano-“materiale” della logica e sono, sempre nella grazia, attenti anche al linguaggio con cui cercano di esprimere il mistero divino e umano del cuore di Cristo stesso, un linguaggio non soggetto, nella misura del possibile, ad equivoci ad es. neorazionalisti, intellettualisti, etc..Non vi sono tali persone? Ecco ad es. che anche papa Francesco sembra almeno ben avviato su questa strada, Cristo sembra il suo principale riferimento non solo spirituale ma anche umano-culturale. Al 2017, centenario delle apparizioni a Fatima (vedere la richiesta di Benedetto, ivi, nel maggio 2010, che si affretti entro tale data il trionfo promesso), manca poco.Maria stella mattutina e porta del cielo ci aiuti.
La ricerca, anche la cattedra universitaria pontificia, del cuore divino e umano di Cristo potrebbe forse rivelarsi un dono sotto molti aspetti.Prima di tutto come affidamento a Maria e a Cristo e stimolo ad una continua conversione integrale, spirituale, umana e anche culturale sin nelle impostazioni fondamentali.Una apertura sempre più totale, per grazia, anche nella storia, al lasciarsi plasmare da Cristo, Dio e uomo.Questo, ad es., anche come meditazione tendenzialmente sempre più attenta, profonda, fiduciosa, dei vangeli nei quali si può, per grazia, scoprire sempre più pienamente Cristo Dio e uomo, dunque anche “filosofo” di sicuro riferimento nelle cose essenziali, che ci è avanti dunque anche come “filosofo” e non, in questo, indietro, come forse magari inconsapevolmente talora si può di fatto ritenere.Ancora, il riferimento a Cristo può tendenzialmente condurre naturalmente verso una visione viva e unitaria, ben distinta, dell’uomo in lui, non scindendo l’uomo su vari piani: spirituale, vagamente (oggi) filosofico (ad es. variamente razionalistico, riduttivo), specialistico delle varie materie, etc., tra l’altro, anche a causa di questa frammentazione, potendo costringere la cultura nella maglie di un vario astratto razionalismo che poi nella vita concreta, non essendovi aiuti alla maturazione di un sempre più profondo ed equilibrato discernimento integrale, spirituale e umano, di fatto può non di rado sfociare, oltre che nel secolarismo (anche subliminale), nel “tavolinismo” della riflessione, negli inceppamenti (anche nella vita quotidiana) dell’astratto ragionare, anche nel pragmatismo, nel burocratismo, etc..La ricerca integrale di Cristo può costituire dunque, come dicevo, uno stimolo ad una sempre rinnovata conversione integrale, uno stimolo al rinnovarsi, dunque anche uno stimolo al dialogo approfondito persino sulle radici spirituali e umane della cultura, sulle fondamentali, concrete, impostazioni spirituali e umane del discernere, del riflettere.Uno stimolo sempre più approfondito al cogliere gli intenti positivi di altri orientamenti, di altre sottolineature, uno stimolo tendenziale ad interessarsi di tutto (perché tutto può essere visto secondo ottiche, anche unitarie, integrali, sempre nuove, in uno scambio sotto diversi aspetti reciproco), cogliendo in special modo i nodi fondamentali delle varie problematiche, senza chiudersi univocamente in angusti e variamente astratti specialismi… Il riferirsi al Cristo integrale dei vangeli aiuta dunque a non perdersi nella secche dell’intellettualismo e al tempo stesso a non ridurre la semplicità di Dio a semplicioneria, sapendo sempre meglio distinguere, dunque, i tempi, i modi, le situazioni, per il vario, di volta i volta adeguato, esprimersi di questa semplicità.Ci si orienta così, forse, sulla via di una più profonda, armonica, unione di cultura e vita (anche se l’esplicitazione approfondita sotto alcuni aspetti rappresenta il versante, graduale, di studio mentre la crescita più vissuta, implicita, che si può comunicare più facilmente, rappresenta appunto il piano più direttamente esistenziale: ma vi sono più concreti, vitali, adeguati, collegamenti tra questi aspetti), mentre la separazione tra una cultura astratta ed una vita variamente pragmatica può stimolare di meno la vissuta ricerca della sapienza, delle risposte vive e vere come fonte di crescita concreta, di benessere profondo, di arricchimento vitale, concreto, in tutti gli aspetti dell’esistenza.
Ma i tanti orizzonti nuovi, le scoperte in tutti campi, che possono emergere da questo orientamento sono forse in qualche modo ventilati anche nei miei scritti.Certo vanno considerate anche le possibili difficoltà, i possibili rischi, che possono concernere, ad es., la costituzione di cattedre pontificie in tal senso.Le difficoltà di ordine organizzativo, burocratico, le possibili resistenze umane, gli eventuali interessi personali e di gruppi.Bisogna forse considerare anche, ad es., il rischio talora, di maggiori influenze non positive, come quando si confonde in vario modo il discepolo più che aiutarlo a maturare serenamente e profondamente, il rischio, anche, di sollecitazioni troppo forti alla crescita… Grande però potrebbe rivelarsi nel tempo lo stimolo innovativo per ogni aspetto della vita del cristiano e anche di ogni uomo.

Leggo oggi l’articolo del prof. Botturi, che coglie l’importanza di un continuo, concreto, vitale, rinnovamento spirituale-culturale in Cristo.Questa è la strada maestra, mi pare, lasciarsi rinnovare da Maria e da Cristo, per poter incontrare in modo sempre più adeguato ogni persona.A questo proposito possiamo osservare che forse in alcuni periodi si è voluto affrontare il dialogo ad es. con i non credenti in realtà forse rischiando di convalidare forse eccessivamente le loro errate impostazioni, proprio, insomma, ciò che anche subliminalmente li orientava verso l’incredulità.Si è tentato, ad es., di convincere razionalmente chi non crede proprio a causa di un’astratta, inesistente, razionalità.Questa tendenza nella Chiesa è stata forse dovuta anche ad una certa soggezione proprio verso una cultura che pur in mezzo a limiti ed errori proponeva aspetti interessanti e concreti di nuova comprensione.Ora però queste scoperte si vanno sotto tanti lati esaurendo, proprio perché prive di una profonda centratura concreta e vitale mentre la Chiesa sta imparando sempre più a prendere il buono da tutto e da tutti in Cristo, rinnovando la cognizione di Cristo, via piena per la vitale comprensione di ogni persona e di ogni cosa.La Chiesa sta imparando sempre più che è bene fidarsi di Cristo in tutto, accettando i momenti di oscurità, le sconfitte, pazientando con fiducia e perseveranza perché lui viene con i tempi della sua sapienza a rinnovare tutta la vita umana, sotto ogni riguardo.In questo senso certo vi possono essere, all’opportuno, anche confronti “logici” con i non credenti ma sempre ben sapendo che il piano principale, ordinariamente, sembra essere quello della vita personale di ogni essere umano.Una Chiesa sempre rinnovata da Cristo che gradualmente scioglie i nodi storici e personali conducendo l’uomo verso un sempre più profondo benessere spirituale e umano, verso una ricchezza vitale di scoperte a tutto campo, potrà avvicinare in maniera sempre più adeguata tante persone, anche divenendo sempre più capace di comprendere le autentiche, non prefabbricate, tappe della crescita di ogni persona, in ciò orientando anche la cultura non credente verso una ricerca concreta, vitale, nel rispetto delle tappe personali del cammino di ognuno ed anche nella consapevolezza che ogni uomo esiste e cresce nello Spirito e può dunque, anche se non credente, intuire qualcosa di Cristo che nessuno nella Chiesa ha mai ancora colto.

Come si entra in una sempre rinnovata spiritualità-cultura? Certo nel tempo vi potranno essere sempre più persone preparate, spiritualmente, culturalmente, in modo sempre rinnovato, persone che potranno a loro volta formarne delle altre.Il primo punto sta forse proprio in questa sempre più profonda apertura a lasciarsi trasformare sempre più integralmente, spiritualmente, umanamente, culturalmente, da Cristo, sin nelle più profonde ed essenziali impostazioni spirituali-umane-culturali.Il Signore può in questo senso aprire un varco sempre più profondo e pieno nel cuore dell’uomo.Il cammino dello Spirito di Cristo nella storia conduce tendenzialmente verso la sempre più profonda unione spirituale-umana-culturale con Cristo.Vi è dunque una via spirituale, vi sono le strade della crescita spirituale, si possono cercare come riferimenti (per la crescita, anche per un dialogo di approfondimento, di scambio, spirituale-culturale), ad es., pastori dalla spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana, magari sempre più liberi, ad es., dal razionalismo.La via spirituale sotto certi aspetti è quella più importante perché una sempre più profonda maturazione spirituale favorisce tendenzialmente un’autentica crescita integrale, un continuo rinnovamento anche delle impostazioni fondamentali del vivere, del discernere, del riflettere.Certo l’interscambio con una cultura sempre rinnovata può, con le giuste gradualità e i giusti livelli di approfondimento, aiutare questa crescita.La cultura (specie una cultura sempre rinnovata) può essere vista, tra l’altro, come un seme che potrà essere assorbito (in ciò che ha di buono) gradualmente proprio in un cammino di conversione.Una cultura sempre rinnovata, che parla concretamente, anche se via via (ad es. a seconda delle situazioni) più approfonditamente, della vita vera, delle vere vie della crescita, delle vere vie per la maturazione di un discernimento integrale spirituale e umano, di un riflettere sempre più autentico… Una cultura che può affascinare, stimolare la ricerca della sapienza integrale come via per una vita concretamente bella, guarita, gradualmente piena… In questo senso, ad es., la proposta di una cattedra nelle università pontificie dedicata al concreto vivere, discernere, riflettere, del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli) e del nostro in lui, può forse costituire un aspetto di un affidamento sempre più profondo a Maria e a Cristo, un’invocazione per lasciarci sempre più pienamente portare da loro, uno stimolo ad una ricerca spirituale-umana-culturale sempre più totalmente aperta all’azione trasformante di Dio.

Tante scoperte sono state talora in passato variamente attribuite ad un’astratta ragione, creando verso questa cultura, in qualche caso, una certa soggezione, ma mi pare di aver già scritto, nelle mie riflessioni Alla ricerca della vita vera, che una scoperta in vario modo non è mai una scoperta solo di una, per giunta inesistente, ragione astratta.

Lo scambio tra le culture, la comprensione, possono comportare molti aspetti positivi ma vi può anche essere il rischio di confusione, il rischio di sovrapporre la cultura terrena a quella di Cristo.Bisogna cercare insieme, mi pare, (con chi è interessato) la cultura di Cristo mentre oggi si tende, talora, in nome della libertà, del rispetto dell’altro, a non mettere, certo nei giusti tempi e modi e non invadendo, forzando, etc., radicalmente in discussione ogni cosa in Cristo, per cercare Cristo, le impostazioni essenziali, spirituali e umane, di Cristo.Chiaro che poi ci saranno aspetti locali, etc., come Maria era discepola di Cristo ma non era Cristo.La cosa paradossale è che il malinteso rispetto della cultura altrui può favorire il permanere dell’incomprensione invece la ricerca insieme di Cristo può, nella grazia, aiutare a scoprire di più Cristo ed ogni uomo, tra l’altro, dunque, facilitando, tendenzialmente, l’evangelizzazione.Così anche il termine interculturazione può risultare ambiguo, forse è meglio usare iltermine, chessò, intercristiculturazione., un’apertura sempre più piena e profonda, cercata e sviluppata insieme, all’opera di Cristo, della sua grazia.

E’ tutto uno sguardo sempre rinnovato in Cristo, Dio e uomo, quello nel quale possiamo tendenzialmente sempre più, per grazia, entrare: vi sono mille sfaccettature del razionalismo, ad es., che ci si può portare dietro e possono venire riconosciute e superate.Mi pare di averlo già scritto, comunque tra queste troviamo ad es. l’idea che la ragione aiuta ad evitare il fanatismo.Anche qui però si può osservare che non esiste una ragione astratta separata dal resto dell’umanità dell’uomo in Cristo, che in realtà la maturazione non fanatica dell’uomo avviene proprio in quel “reciproco” rivelarsi dello Spirito e dell’umanità in Cristo di cui parlo nei miei scritti, senza del quale invece si è sviluppato proprio tanto fanatismo, il fanatismo, ad es., di una spiritualità che sembra entrare appunto non nell’umanità integrale dell’uomo ma in una sua astratta ragione, e che quindi può orientare a rigidità, schematismi, etc..

Ho scritto circa una rinnovata ricerca spirituale-umana-culturale di Cristo diverse cose che possono apparire anche, vorrei dire, logiche, evidenti: si sono aperte strade, mi pare, incredibili di comprensione degli orientamenti, delle sensibilità profonde, altrui, e di rinnovata, comunionale, sintesi in avanti, in Cristo, Dio e uomo; da tutto ciò sono emerse soluzioni di problemi anche secolari, come nel campo ecumenico, si sono aperti nuovi orizzonti in tanti campi.Qualcosa è stato recepito, ad es. in campo dottrinale ed in campo pastorale (sempre sotto la spinta, mi pare, di impellenti necessità, questo è un altro possibile spunto di cui tenere conto) ma sembra ancora lunga la strada verso una profonda apertura a queste proposte, che orientano ad un radicale mettersi in discussione, spirituale-umano-culturale, in Cristo (anche quello dei vangeli).Ho descritto anche molti dei possibili ostacoli a questa apertura, qui posso aggiungere che, al di là delle chiacchiere, forse è anche difficile, almeno talora, ascoltare il povero.E’ necessario continuare a rischiare (o magari anche più che rischiare) di disturbare (e: il possibile profeta deve anche rischiare, umilmente, di disturbare?), confidando nel lento penetrare di luci nuove, che sul momento può apparire, talora, portino non così tanto frutto o è meglio affidarsi, dopo tanto possibile disturbo, alla preghiera, etc., nell’attesa dei tempi di Dio? Almeno per un po’ penso di cessare, in linea di massima, l’invio di messaggi e di pregare, etc., nell’attesa dei tempi di Dio.Una strada concomitante che ho sempre perseguito e continuerò a perseguire è quella della semina nella vita quotidiana, nella pastorale…
Ecco la Parola ricevuta in dono alla mia richiesta di aiuto a proposito di quanto scritto immediatamente sopra: Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! (Mt, 7, 14)

In Lc 10, 27 osserviamo che Gesù risponde alla domanda del legista: “amerai Signore il Dio tuo da tutto il tuo cuore e in tutta la tua anima, in tutta la tua forza e in tutta la tua mente”.Sembra che il cuore sia indicato come il centro sintetico di tutto l’uomo, composto di anima, mente e forze: un essere, si può forse leggere, spirituale e psicofisico.In ogni caso si può anche supporre, forse, che Gesù di fatto indichi, all’incirca, il riferimento centrale del cuore e anche che nel cuore vi sono delle componenti, distinte in qualche modo ma non separabili, astraibili, da esso ma non si può escludere, forse, che Gesù non calchi la mano sulla definizione di queste componenti, etc., per lasciare libero spazio al cammino dell’uomo.Siamo noi che possiamo essere sempre più attenti a cercare in Cristo gli autentici riferimenti spirituali e umani, i loro collegamenti ed anche il modo più adeguato di definirli, di manifestarli, e tutto questo proprio perchè le nostre definizioni da un lato stimolano, aiutano, la vissuta ricerca, il chiarimento, il dialogo, dall’altro possono comunque essere passibili di aggiustamenti, modifiche, approfondimenti.Su questa linea la sempre più profonda fiducia nel riferimento anche umano (nelle cose essenzialissime, come detto altrove) di Cristo, anche quello dei vangeli, ci può stimolare a meditare su quello che, nella grazia, emerge appunto dalla stessa vita concreta del Cristo dei vangeli anche a proposito di tali argomenti.Aggiungo, perché non mi ricordo se l’ho già scritto, che davvero in qualche misura possiamo amare il Signore ad es. con l’anima ma meno con la mente, nel senso, ad es., che la nostra disponibilità ad amare ancora non coinvolge, magari inconsapevolmente, in modo più profondo anche la mente, il vario impegno della mente, ad es. ad approfondire la Parola, ad ascoltare i consigli, a cambiare mentalità… E così per ogni altra componente, comunque al fondo non separabile, del cuore.

Oggi, mercoledì 10 luglio 2013, ho chiesto a Maria, a Cristo, a papà, a don Mario e tutti i santi e cari in cielo se, senza tentare Dio, potevano dirmi qualcosa su quello che Dio stesso pensa magari di fare, in questo frangente della storia.Ecco la risposta, che, come al solito, medito con la vita custodendola nel cuore:

[25]In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. [26]Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. [27]Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. [28]Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.[29]Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. [30]Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt, 11, 25-30).

La diversità di orientamento, di sensibilità, nelle impostazioni profonde spirituali-umane-culturali può essere accolta sempre come un possibile campanello di allarme: anche se talora potrebbe accadere che non sia il caso di valutare in toto un punto di vista diverso, che non si era considerato, vi può però essere uno stimolo, ad es., al cercare di comprendere, nella grazia invocata e vissuta, il perché di una strada diversa che non si ritrova nella nostra.Ad es. come mai l’oriente cristiano tende allo spiritualismo (in varia misura platonizzante?) mentre l’occidente cristiano manifesta una tendenza in qualche modo più orizzontalista (aristotelica? Anche pragmatico-romana?)? Possiamo osservare, forse, che il pragmatismo dell’impero romano ed un certo possibile razionalismo impediscono alla spiritualità di incarnarsi in modo più autentico, ecco un possibile motivo del ritrarsi, nel confronto, dell’oriente.Insomma talora i possibili campanelli d’allarme possono aiutare ad incontrarsi in avanti, in Cristo non sempre con un considerare in toto nuovi punti di vista da conglobare nella precedente visione ma, talora, ad es., con il cogliere altri possibili significati critici di quegli allarmi stessi.La scuola del dialogo profondo, nella grazia, anche sulle impostazioni essenziali (e, ad es., sul modo di manifestarle) può forse venire molto sviluppata in tanti aspetti.Siamo forse agli albori di un grande varco nuovo che si può aprire nella spiritualità-umanità-cultura, forse è significativa proprio la difficoltà a “sentirci”, su questi punti, ognuno vuole dare libero corso al proprio modo di sentire, di essere, mentre, in un lungo cammino si può (le guide in modo esplicito, il cristiano meno culturalmente preparato in modo talora variamente implicito) gradualmente ed in modo sereno ed equilibrato, di amore, di luce e non di efficientismo, di astrattismo, si può, dicevo, vigilare sugli stimoli vari anche in questo senso che vengono direttamente da Cristo (anche quello dei vangeli), Dio e uomo e dagli altri fratelli, dalla storia, etc..Il trionfo del cuore di Cristo si può configurare sempre più come il trionfo della comunione anche di tutti gli uomini in Cristo, il trionfo del dialogo profondo, totalmente aperto ad un confronto sempre più integrale in Cristo stesso, un confronto, e non solo in teoria, con ogni uomo perché ogni uomo può essere portatore di novità.
Una domanda che può allora sorgere è questa: come comunicare su questi argomenti, trattandosi in realtà di consapevolezze profonde, spirituali e umane, di, in vario modo e misura, doni di grazia? Già la sempre più profonda apertura a cercare in Cristo tutto ciò può venire considerata un dono profondo.Dunque l’invocazione di Cristo, la ricerca affamata, vissuta, di lui in tutto, è la strada che si può sempre approfondire.Su questa scia ho altrove evidenziato molti possibili spunti, vi è un dialogo, un ascolto, spirituale, culturale che può essere sempre più vissuto, vi è la possibile importante scelta di creare cattedre universitarie del cuore divino e umano di Cristo, proprio per alimentare questa ricerca integrale, comunitaria, anche con ogni uomo.Vi sono stimoli a penetrare sempre più attentamente, profondamente, concretamente, in ogni aspetto della vita… insomma, ho accennato a tante cose anche in questa direzione.Vorrei qui aggiungere che talora il “semplice fedele” può risultare, per vari motivi, sotto certi aspetti il più facilmente aperto al rinnovamento, al cambiamento, anche se evidentemente magari non subito alla vigilanza sempre più attenta su questo.

per il papa ed i padri di cui alla mail

con un cordiale saluto d giampaolo centofanti san carlo da sezze roma cell 3392109984

Cercare con sempre più profonda fiducia e attenzione, nel dono di grazia, l’esempio di Cristo.
Ha per caso Cristo cercato di sviluppare tout court un cristianesimo sociale, una religione nazionale?
Ha per caso Cristo detto: qua ci dobbiamo rimboccare le maniche, bando alle ciance, andiamo a salvare i cananei, gli egiziani, etc.?
Ha per caso Cristo detto qua ci sta un uomo che da decenni cerca di entrare nella piscina miracolosa e nessuno lo aiuta, lasciamo la falegnameria e andiamo a guarirlo?
Cristo ha per caso detto ai discepoli: restate nel tempio in attesa di venire rivestiti di potenza dall’alto e quando viene lo Spirito restate ben chiusi nel tempio?
Ha per caso Cristo parlato di teologia razionale, di conoscenza razionale?
O ha camminato e fatto camminare i discepoli in Dio solo gradualmente inviandoli nel mondo, proprio perché con la grazia di Dio cercassero realmente di lasciare operare Dio fino a convertire, risuscitare, il mondo e a dare la vita per esso? O ha parlato del cuore come sede del discernimento integrale e, ad es., dello scriba che, divenuto discepolo del regno dei cieli, trae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove? O ha indicato la via per istituzioni, per una cultura, sempre rinnovate, riconoscendo dunque l’importanza di esse e sempre però ritornando all’uomo che le vive, all’uomo che cresce in Dio?
Non sarà che non di rado siamo poco abituati a prendere sempre più sul serio Cristo, come Dio e anche come uomo?
Non sarà che Cristo voglia gradualmente essere preso più sul serio, come Dio e come uomo, certo per un dono della sua grazia, e cerchi cuori aperti, umili, pronti a cambiare anche radicalmente in cose che non sono nemmeno abituati a prendere in considerazione, quanto a cambiamento?
Sono solo domande per un dialogo, per una ricerca comune, il cui primo intento è segnalare due possibili strade da scoprire (per grazia?) sempre più: il prendere più sul serio Cristo (anche quello dei vangeli), come Dio e come uomo; il divenire più radicalmente umili, mettendosi totalmente, anche nelle più profonde sensibilità, nei più profondi orientamenti, nei più naturali modi di esprimerli, in discussione in Cristo (anche nel dialogo, in Cristo, tra cristiani e con ogni uomo).
Non sarà dunque che, per grazia, possiamo porre sempre più attenzione a: Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano! (Mt, 7, 14).
Non  sarà dunque che, per grazia, possiamo porre sempre più attenzione a: [25]In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. [26]Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. [27]Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. [28]Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.[29]Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. [30]Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt, 11, 25-30).
Non sarà che la promessa di Maria a Fatima sulla vittoria del suo cuore immacolato sia una promessa densa di significati? Al 2017, anno entro il quale papa Benedetto ha chiesto a Maria di affrettare la vittoria del suo cuore immacolato, manca poco.

I discernimenti in qualcosa squilibrati nascono, tra l’altro, da una mancata più profonda ed equilibrata vissuta centratura spirituale-umana-culturale in Cristo, Dio e uomo.Spiritualismo, astrattismo-schematismo, pragmatismo, sono in vario modo e misura almeno le più frequenti, mi pare, conseguenze di quelle che mi possono apparire le più diffuse mancate più piene centrature.Ce ne si può avvedere più facilmente nel dialogo con persone che magari vivono anche loro una meno precisa centratura tra quelle descritte ma diversa dalla propria.Oppure, ad es. le può avvertire chi è magari meglio vissutamente centrato o, ancora le persone concrete con le quali abbiamo a che fare, che magari inconsapevolemte si sentono variamente meno comprese ed aiutate a comprendersi.Non di rado dunque va posta una profonda attenzione alla reazione ad es. del semplice fedele che in qualcosa registra magari verso la guida un vario, magari inconsapevole, malessere: ci può segnalare un qualche errore di discernimento, un in varia misura non più adeguato contattarsi con quella specifica persona.
Il cercare, per grazia, sempre più attentamente, fiduciosamente, Cristo, Dio e uomo, anche, ad es., nei vangeli, nelle scritture, come visto nei paragrafi precedenti, può con tendenziale semplicità aiutare o comunque divenire un importante punto di riferimento per molti discernimenti in molti aspetti del conoscere, del vivere, concreti.Il dialogo attento e fiducioso, nella grazia vissuta, sui vangeli può dunque aiutare a dirimere molte questioni in ogni campo, anche quello ecumenico.C’è tutto un vivere, un discernere, un operare, un costruire, etc., di Cristo nei vangeli che, anche se non può venire tutto dogmatizzato, può però fornire abbondante materia di tendenzialmente sempre più profonda riflessione, nella grazia vissuta, mentre talora si tende ad una visione variamente solo spiritualistica di Cristo, dei vangeli, etc..

Qualche volta ho riportato anche su questa sintesi messaggi mail scritti un po’ in fretta, perciò talora involontariamente ad es. un pò rudi…

Per mons Fabián Pedacchio Leaniz

Forse papa Francesco sta trasmettendo con la vita vissuta una più profonda fiducia spirituale, ma anche, nelle cose essenziali, umana-culturale nel cuore divino e umano di Cristo, chiave di ogni cosa.Un, per grazia, più profondo varco nel cuore dell’uomo, un divenire, per grazia, per dono di Maria, di Dio, ancora più piccoli in Cristo, più fiduciosi in lui (anche quello dei vangeli) come Dio e come uomo.Nell’allegato che invio alcuni possibili sviluppi spirituali-culturali-pastorali di tutto ciò.

Il cuore di Cristo (anche quello dei vangeli, dunque da scoprire, forse, in modo sempre rinnovato anche, nelle cose essenziali, culturalmente), Dio e uomo, è la chiave di ogni cosa.Scoprire con sempre rinnovata fiducia il riferimento, nella grazia, a Cristo, anche, nelle cose essenziali, nella sua umanità (sempre più piena redenzione).Una via di liberazione anche, ad es., dai residui di razionalismo, astrattismo, spiritualismo, pragmatismo, etc.,  nella spiritualità-cultura cattolica, che tra l’altro possono talora orientare anche subliminalmente al secolarismo.Una spiritualità-cultura tendenzialmente, sempre più, per grazia, divina e umana in Cristo (assunzione).Un nuovo varco nel cuore dell’uomo sempre più piccolo in Cristo, tutto affidato a lui.Che siano, questi, aspetti di quell’era dell’immacolata (rendenzione) (e, se accolta, dell’Assunta), di cui parlava padre  Kolbe? Che siano, questi, aspetti de Il mio cuore immacolato trionferà di Maria a Fatima? Su questa strada si sono già aperte rinnovate vie di comprensione in avanti, in Cristo, tra confessioni cristiane, culture, nella pastorale, etc..
Allego il Manifesto del cuore divino e umano di Cristo.

Buona festa dell’ Assunta

L’Assunzione di Maria in Cristo è un avvenimento prima di tutto spirituale, il corpo di Maria muore del soffio vitale terreno ma non di quello dello Spirito, che permea tutta la sua umanità e non può staccarla da una vita anche umana, corporale, viva perchè tutta spiritualizzata.Ma Maria non si è unita a Cristo solo spiritualmente e corporalmente, restando magari con una sua “filosofia” umana diversa, nelle cose essenziali, da quella di Cristo.Maria si è lasciata tendenzialmente sempre più plasmare da Cristo in tutto, anche, nelle cose essenziali, nelle impostazioni spirituali-umane-culturali del discernere, nella piena fiducia in Cristo, Dio e uomo (anche quello dei vangeli).Vi sono forse passi in avanti verso il cuore divino e umano di Cristo che lei già sulla terra aveva forse vissuto e che magari noi possiamo ancora sempre più, nella grazia, accogliere e vivere.Una sempre più piena redenzione (sempre più pieno centramento -spirituale e anche umano-culturale-, una sempre più piena fiducia, in Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli) ed una sempre più profonda assunzione (spirituale e anche umana-culturale) della nostra umanità in Cristo Dio e uomo: che sia questo un aspetto dell’era dell’Immacolata (e dell’Assunta, dunque?) di cui parlava padre Kolbe? Una strada che, ad es., libera dal sottile, anche subliminale, vario orientare al secolarismo (e anche, ad es., allo spiritualismo, all’astrattismo, al razionalismo, e al pragmatismo) di tante impostazioni spirituali-culturali anche in campo cristiano?

Il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni problema.Vi sono non poche impostazioni (anche inconsapevoli, in vario modo) che scindono in qualche modo il discernimento integrale, spirituale e umano, tendenzialmente sempre più ”divino e umano” in Cristo.Da una parte, ad es., un riferimento che è già errato e fuorviante anche solo nell’usarlo “tanto per capirsi”: quello ad una razionalità, ad una ragione, che appunto non esistono staccate dal resto dell’uomo.Non vi è un aiuto a far maturare una coscienza integrale, spirituale e umana, in Cristo che discerna in modo tendenzialmente sempre più divino e umano: da un lato si considera una vita spirituale (spiritualismo, padre spirituale), da un altro la filosofia (razionalismo, intellettualismo, oggi confusi e vaghi perché la filosofia è, giustamente data la situazione, in ribasso), da un altro ancora la cultura, il resto dell’umanità (ad es. psicologismo, psicologo).
Per porre esempi concreti, perché ognuno pensa che il problema riguardi altri, che lui sa bene come fare sintesi (senza dialogo, senza confronto, senza ricerca spirituale e umana, personale e comunitaria, etc.): il padre spirituale si occupa tendenzialmente della vita strettamente spirituale, ma così in modo variamente riduttivo, schematico, più facilmente con vari possibili lassismi o rigidità, con molte disattenzioni, che non conoscono più profondamente la profonda comprensione, ben al di là di ogni schema, di Dio per il cammino di ogni uomo.Il padre spirituale in varia misura si deresponsabilizza, tra l’altro, degli aspetti umani, dove lo Spirito in realtà si incarna: “non sono un psicologo, non è compito mio, mia competenza”.
Lo psicologo, poi, si dice, deve essere cristiano, qui sarebbe la soluzione.Ma in questa scissione nel discernimento tra vita spirituale, una ragione variamente astratta, e la psicologia, come si aiuta, si stimola, la maturazione della coscienza integrale dello psicologo? Non vi è lo stimolo a cercare gli autentici riferimenti-collegamenti della crescita.Vi è molta confusione sulle traiettorie essenziali: incredibile anche qui, gli psicologi, esperti dell’uomo, sembrano anch’essi non accorgersi che tra lo spirito e la psiche manca l’uomo, manca la filosofia.Non è la stessa cosa se mi riferisco ad una ragione astratta, ad una ragione allargata, alla coscienza, alla coscienza spirituale e psicofisica, etc.: cambiano, tra l’altro, persino gli orientamenti profondi, data l’ignoranza di ciò, in modo anche variamente subliminale (secolarismo indotto, ad es.).Il matematico tenderà a pensare che la sua scienza è esatta e fondamentalmente neutra, al punto di essere l’unica vera conoscenza, senza intuire più pienamente, anche se dovesse esserne consapevole in astratto, che non esiste una ragione staccata dal resto della coscienza integrale dell’uomo e che dunque anche la logica la si può scoprire sempre più solo in una sempre più profonda ed equilibrata maturazione della coscienza in Cristo.In questa confusione-scissione-varia astrazione, un uomo della sintesi come il parroco, il sacerdote, si può trovare perso, finendo per sfociare nello spiritualismo, nell’intellettualismo ma più facilmente nel pragmatismo.Si discerne per apparenze (si diffonde uno spirito burocratico, specialmente a livello di vescovi, uno spirito che guida in base a schemi e apparenze, in apparenza, appunto, sbagliando poco, in realtà sbagliando molto di più), si propone una pastorale variamente prefabbricata, non si comprende il particolarissimo cammino di quella comunità, di quella singola persona.Tutto ciò allontana dall’attenzione, dalla comprensione e dall’amore per le persone reali, la loro vita, i loro bisogni, i loro cammini.Ma questa confusione, mancanza di chiari riferimenti, comporta, come dicevo, un vario pragmatismo in molti sensi: non si è aiutati a maturare in una sempre più profonda ed equilibrata coscienza spirituale e umana, in una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo? Bene, il sacerdote affida incarichi in parrocchia a persone stupite di ciò dicendo loro che impareranno facendo.Il non camminare dietro a Cristo per poi essere gradualmente inviati (ciò non vuol dire non amare subito, l’invio, la responsabilità in parrocchia è altra cosa) a tempo opportuno, insomma il non costruire più profondamente in Dio è uno dei problemi più gravi e diffusi di molte realtà ecclesiali, che poi possono divenire anche difficili da gestire perché possono diventare in vario modo centri sociali, condomini.Non si cerca più attentamente l’opera di Dio e l’uomo, con le sue forze, fa poco anzi il suo impegno può essere controproducente perché può aprire poco, appunto a Dio.Nella cultura, anche teologica, questa confusione può comportare, ad es., una scarsa disponibilità a mettere in discussione le proprie impostazioni profonde spirituali-umane-culturali, uno scarso ascolto (tanto più del “povero”), è più difficile che si apra, per grazia (non è ancora più profondamente il tempo?), un varco più profondo per riferirsi a Cristo, anche quello dei vangeli, con più fiducia spirituale ma anche, nelle cose essenziali, umana-culturale, e per confrontarsi, dialogare, in lui, con ogni uomo, scoprendo sempre più, come dicevo, la possibilità di incontrarsi in avanti, in Cristo Dio e uomo, nel suo cuore divino e umano.Il dialogo è tutt’al più sui concetti, sulle cose da fare, non sulle impostazioni che li generano, non vi è la ricerca di una spiritualità integrale rinnovata.
Questa confusione-scissione, comporta dunque una diffusa carenza di ascolto integrale profondo ed equilibrato (tantomeno da vera sentinella di Dio) mentre tale ascolto sarebbe un importante via di soluzione in mille questioni.
In questo contesto papa Benedetto ci ha aiutati ad avviarci più chiaramente, diffusamente, sulla via della conoscenza vissuta in Cristo, e ci ha anche aiutati a cercare di costruire sempre più nella fede e non nel pragmatismo, burocratismo, etc..Papa Francesco sembra vivere concretamente questo riferimento sempre più attento a Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, tendendo ad evitare, dunque i pericoli descritti, spiritualismo, razionalismo, astrattismo, pragmatismo, scarso ascolto… Ma questa strada si può fare sempre più meditata in Cristo, spiritualmente, umanamente, culturalmente.La strada, forse, appunto del cuore divino e umano di Cristo, chiave di ogni cosa, la strada, forse, del trionfo del cuore immacolato di Maria, dell’uomo che, specie nella Chiesa, si fa, per grazia, sempre più piccolo in Cristo, sempre più tutto affidato, anche umanamente-culturalmente, a lui (anche quello dei vangeli).
Questi esempi sono appena abbozzati, per non appesantirne la lettura (era un messaggio inviato via mail ad alcuni sacerdoti e teologi), diversi approfondimenti sono comunque intuibili.Ad es. il padre spirituale può essere anch’egli variamente scisso tra spiritualismo, intellettualismo e vita concreta.Lo psicologo in questa varia confusione-scissione-astrazione certo non è aiutato a comprendere più profondamente come solo in Cristo la coscienza possa maturare sempre più pienamente, la tentazione del tecnicismo psicologistico può essere per lo psicologo dietro l’angolo.

Quando parlo di una scissione che spesso si trova nella spiritualità-umanità-cultura può accadere che qualcuno in vario modo si trovi a vivere questa scissione ma anche se si riflette con lui su tale fenomeno questo qualcuno non vi si riconosce.Questo può avvenire per molti motivi, ad es. il fatto che viviamo in una cultura che non di rado non si ferma a meditare sul nucleo spirituale-umano-culturale generatore del discernere dell’uomo, sono, ad es. dunque, temi che si può non essere abituati ad ascoltare.Può avvenire anche, ad es., perché la persona in questione ritiene di vivere un discernimento semplice, privo di tutti questi “lambiccamenti”: il fatto è che ci si può in varia misura non accorgere delle influenze della cultura, della mentalità intorno a noi, che possono essere molto forti e che ci orientano quasi naturalmente, sotto certi aspetti.Proprio, poi orientandoci in certe direzioni, non ci orientano in altre, non ci aiutano, sotto vari aspetti, a maturare nella ricerca delle direzioni più autentiche.Il dialogo pubblico spesso si inceppa in vario modo tra sostenitori di una semplicità della fede che può però sconfinare nella semplicioneria e sostenitori della complessità della vita che possono finire per scadere ad es. in cerebralismi vari.In realtà la vita tutta è, in fondo, a immagine di Dio, semplice e complessa.Un punto fondamentale che possiamo sempre più scoprire  è che la fede in Cristo, la fiducia in lui, nel riferimento in lui (anche quello dei vangeli) può crescere continuamente, anche nella storia, nel corso dei secoli.Qui sembra risiedere la possibilità di scioglimento di questa apparente aporia semplice-complesso.E’ Cristo che ci conduce sempre più profondamente nel mistero integrale, certo ognuno secondo le vie, le tappe, particolari della propria vita in lui.Credere in lui, Dio e uomo, seguirlo concretamente, meditare con crescente attenzione in specie, sotto certi riguardi e a suo tempo, i tratti essenziali della sua spiritualità-umanità-cultura, del suo discernere concreto, sono aspetti di questo sempre più profondo cammino nella grazia, nel quale lui ci dà ogni aiuto (anche attraverso al Chiesa, gli uomini, etc.) per percorrerlo.E’ un cammino lungo il quale, nella storia, l’uomo si può confondere, può trovare soluzioni parziali, dunque in varia misura anche errate (non negli aspetti fondamentalissimi della fede, nei quali la Chiesa è sostenuta dallo Spirito stesso di Cristo).Ma è al tempo stesso un cammino verso il fidarsi con cuore semplice di Cristo, senza chiudere a lui ambiti del nostro discernere, come, ad  es., in vario modo ed in varia misura quello, della cultura.Ad es., chissà, può forse accadere che anche un “piccolo” si confonda, riservi ad es. spazi del suo conoscere ad una razionalità astratta e separata in varia misura dalla vissuta vita di fede ma la tendenza del cammino è quella verso un sempre più pieno abbandono in Cristo, Dio e uomo, preso a riferimento (anche quello dei vangeli) non  solo spirituale ma anche, nelle cose essenziali, umano-culturale.La più profonda e matura umanità, la più profonda e matura cultura, sono semplici e profonde, sulla scia di Cristo.Un compito allora della spiritualità-cultura è quello di aiutare ogni uomo a maturare, ognuno secondo le autentiche, adeguate, graduali, vie, tappe, del suo cammino in Cristo, a maturare, dicevo, in modo semplice, equilibrato e profondo, invece di confondersi, di non essere adeguatamente, sanamente, a misura, aiutato a cercare le sempre più autentiche vie della crescita, i veri riferimenti spirituali e umani di questo cammino.La cultura, invece di confondere, complicare, allontanare in vario modo, dalla fede, può anche essa aiutare l’uomo a ritrovarsi sulla via sempre più autentica, quella dell’abbandono sempre più profondo, semplice e fiducioso in Cristo, Dio e uomo: ci può aiutare a crescere nella fiducia che è lui a sciogliere, secondo la sua sapienza, i suoi tempi, etc., i nodi, ad approfondire le vie, spirituali e umane, mentre l’uomo da solo si rende più faticosa, complicata ed errata la vita.In questo dunque sta la semplicità della fede, del piccolo, anche quando sbaglia, quando inconsapevolmente o, ad es., per un giusto bisogno di una crescita graduale, si appoggia in vario modo e misura a sé stesso, ma tendenzialmente è aperto a lasciarsi sempre più portare in tutto da Dio.Evidente che qui parlo del piccolo nel senso in cui ogni cristiano può venire sempre più condotto per grazia.
Ritornare al Cristo vangeli significa tornare ad una mitica età dell’oro? Forse gli apostoli, i primi discepoli, provenivano da una spiritualità-cultura, quella ebraica, in vario modo ed in varia misura plasmata da Dio nel corso dei secoli e portata a pienezza, nelle cose essenziali, da Cristo.Ciò non vuol dire che quegli stessi discepoli pur, tra l’altro, così profondamente illuminati dallo Spirito a pentecoste possano aver assorbito compiutamente in tutte le sfumature il dono divino e umano di Cristo, anche di quello dei vangeli.Anche i primi discepoli erano in cammino verso una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divine e umane.Loro però, specie, ad es., gli evangelisti, hanno avuto il dono di vivere vicino a Cristo (o ai suoi primi testimoni) vero Dio e vero uomo, e di riceverlo nuovamente nello Spirito per testimoniare gli aspetti essenziali della sua vita e del suo messaggio.Dunque gli apostoli, gli evangelisti, ci trasmettono, nei tratti essenziali spirituali e umani, il vero Cristo eppure loro stessi debbono sempre più scoprirlo.Comincia un cammino nella Chiesa, nella storia, nello Spirito di Cristo, nel quale Cristo stesso si rivela tendenzialmente sempre più.Questo cammino non è stato senza difficoltà a causa dell’umano bisogno di crescita graduale e forse anche per il peccato degli uomini, quest’ultimo aspetto lo conosce Dio.Di fronte ai problemi della vita concreta la storia del discernimento spirituale e umano concreto, così come è stato vissuto, registra fasi di assestamento con limiti ed errori (non nelle verità fondamentali, nelle quali la Chiesa è sostenuta dallo Spirito).Platonismo (= spiritualismo), razionalismo, dunque forme di minore maturità spirituale (nel primo caso) ed anche di, magari inconsapevole, ripiegamento su un proprio conoscere (anche considerato riduttivamente, astrattamente) variamente separato da una vita vissuta in Cristo e tutta appoggiata a lui (nel secondo caso) sono limiti forse dovuti al bisogno di maturare gradualmente nella storia in un discernimento spirituale-umano-culturale sempre più divino e umano in Cristo.In questo senso la semplicità del cuore è quell’affidamento fondamentale a Cristo che proprio grazie a lui si fa sempre più profondo e gli permette di portarci gradualmente, nella storia, oltre tutti gli inghippi della vita, della crescita: lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, egli prenderà del mio, vi ricorderà, tutto quanto vi ho detto (dunque anche quanto Cristo ci ha detto con la sua stessa vita terrena).Dunque non rinneghiamo tutta la storia della Chiesa, le sue espressioni culturali, per ritornare ad una mitica età dell’oro ma è proprio questo graduale cammino in Cristo, nel suo Spirito, nella storia, che ci aiuta a scoprire tendenzialmente sempre più profondamente Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, ad affidarci con sempre più profonda fiducia e attenzione a lui (anche quello dei vangeli).E’ così che Cristo ci rivela sempre più la sua divinità e la sua umanità, la semplice profondità di Dio ed in lui dell’uomo, ci rivela sempre più il suo cuore divino ed umano ed il nostro in lui.Tendenzialmente sempre più liberato, il nostro, da tutto ciò che il cuore stesso ce lo fa dimenticare, lo distorce, come ad es. il vario razionalismo, sempre più armonizzato spiritualmente, umanamente, in Cristo, superando lo spiritualismo.Cristo sembra, secondo me ad es., condurci verso un vissuto discernimento semplice del cuore in lui, che maturando in lui, grazie a lui, conosce tendenzialmente ogni cosa, persino la logica, sempre più profondamente.Un discernimento che certo a seconda di tante cose, anche del cammino specifico delle persone si può fare sempre più profondo, ben distinto, si può fare tendenzialmente sempre più profonda cultura.Una cultura allora viva, sempre in crescita in Cristo (anche quello dei vangeli), una cultura che sempre più aiuta ogni singola persona a trovare gradualmente le equilibrate, serene, semplici, profonde, autentiche, vie, gli autentici riferimenti-collegamenti, della propria graduale crescita, invece di, in vario modo ed in varia misura, anche (anche subliminalmente) complicare, appesantire, scoraggiare, distorcere, confondere, in mille modi.Una cultura sempre più del cuore divino e umano di Cristo, chiave di ogni cosa.

Una realtà fatta di Cristo che si incarna (anche implicitamente, ad es, in un ateo) con delicatezza, gradualità, ben al di là degli schemi, in persone, situazioni, concrete… una realtà non schematica, astratta, riduttiva… staccata dalla vita reale nella quale dunque non si è stimolati a cercare (anche implicitamente in un ateo ad es.) in Cristo…Il brano seguente l’ho scritto velocemente, potrebbe necessitare modifiche, approfondimenti… In questo cammino verso una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo un aspetto importante è, almeno talora, quello di evitare ricette prefabbricate ma invece cercare di discernere sempre più profondamente come Cristo si incarna in modo sereno, sano, autentico, graduale, ben al di là degli schemi, nelle varie situazioni, ad opera delle varie persone.Questo può significare, ad es., accorgersi che, almeno talora, i proclami su come deve essere morale l’economia lasciano, possono in varia misura lasciare, il tempo che trovano perché l’economia reale non è sempre di fatto così.Certo vi può essere ad es. un aiuto a scoprire uno sguardo meno riduttivo, più integrale, stimolante al nuovo, anche sulla vita “economica”, ma talora il rischio dell’astrattismo può restare in varia misura non indifferente.Come una specifica persona, in una specifica situazione, può gestire il suo impegno ai vari livelli, politico, economico, internazionale, nazionale, locale, aziendale, etc., i vari aspetti della vita (anche) economica concreta? Entriamo in un complesso di discernimenti concreti per nulla facile ma che trova comunque nel cammino in Cristo, Dio e uomo, l’unica via di maturazione tendenzialmente piena, libera, personale, comunitaria, etc., graduale, profonda, equilibrata.Questo discernimento non astratto può aiutare a scoprire il concreto aiutarci di Cristo, la sua presenza, nella vita reale.Si può scoprire allora, ad es., la profonda importanza anche nella vita “economica” di un ascolto, di un dialogo, spirituale e umano sempre più attento, profondo ed equilibrato, un ascolto nel quale cercare insieme le reali vie di crescita di una data situazione, un ascolto nel quale si possono aprire realmente, in varia misura, in vario modo, vie nuove, creative e a misura… fosse nient’altro che in quella data situazione comincia ad entrare sommessamente, nascostamente, l’autentico seme di Cristo… La vita in Cristo, illuminata sempre più dalla sua presenza, può aprire in mille modi orizzonti comunque nuovi, può approfondire, ampliare, vivificare le conoscenze, le esperienze, le vie… il cristiano laico può scoprire il fascino del crescere in Cristo per cambiare, come Dio vuole (magari in modo talora apparentemente impercettibile) il mondo invece di finire talora per vivere come un mezzo prete in parrocchia (in parrocchia, nelle comunità parrocchiali di crescita, il cristiano è tendenzialmente bene che, gradualmente, secondo il suo personalissimo cammino, vada, appunto per crescere nella fede, in questo senso la Chiesa, la parrocchia, è sempre più profondamente la fonte ordinaria di tutta la vita di ogni uomo)… La via del cuore divino e umano di Cristo è infinita, viva, libera gradualmente dagli spiritualismi, dagli astrattismi (che nella vita cristiana concreta possono diventare ad es. moralismi, che possono fare molto male alla persona) variamente razionalistici, dai pragmatismi, dallo scarso ascolto…
Il cammino del discernimento spirituale e umano in Cristo, nei secoli, non va considerato come una linea retta tendenzialmente ascendente.Vi possono essere regressi, sotto certi aspetti, magari regressi che almeno ad alcuni servono per un futura più profonda crescita.Resta il fatto, però, che Cristo ha promesso di condurci, nello Spirito, verso la verità tutta intera.E’ Cristo il rinnovatore dell’uomo e della storia e non una ragione variamente intesa, che resta comunque un termine infelice, esposto a mille fraintendimenti, riluttività, distorsioni, etc..Dato il radicamento di secoli forse non sarà così facile superare questo grande ostacolo.Ma Maria, Cristo, possono tutto.
per il papa e di padri alla mail

Papa Francesco ci indica con la sua stessa vita che le persone sentono il bisogno di venire aiutate a trovare una via di crescita semplice e serena.Lo sentono vicino, vero, amorevole, come un altro Cristo: la via del cuore semplice e povero, sempre più abbandonato a Cristo, sembra proprio la via giusta (è la via de Il mio cuore immacolato trionferà?).La cultura può aiutare questa graduale, sempre più profonda, crescita, invece di renderla cervellotica (con spinte secolariste anche, dunque).Ma la stessa cultura solo sulla via di questa sempre più profonda spiritualità divina e umana può aprirsi, nel dialogo con ogni uomo, a sempre nuove scoperte (molte importantissime, ad es. in campo ecumenico, avvenute proprio su questa strada): la via del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli), del suo discernere divino e umano.Solo una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina  e umana può comprendere sempre più profondamente le persone, le situazioni, concrete (pastorale sempre rinnovata).Anche se oggi parliamo di conoscenza come vita in Cristo, nella stessa cultura, anche cattolica, è radicato tanto razionalismo da non essere facilmente superabile: astrattezza, schematismo, cervellotismo, e di qui nella vita concreta spiritualismo e pragmatismo ne sono possibili conseguenze.Cristo nei vangeli parla del cuore integrale, magari ne descrive le componenti, spirito, mente, forze (la coscienza spirituale e psicofisica, insomma, forse), ma usa poco, anzi per nulla, mi pare, termini come ragione, mente in opposizione a cuore, intellettuale, etc..Eppure non è che non discernesse spiritualmente-umanamente, non è che non riflettesse.Ma la sua maturazione lo portava a scoprire tendenzialmente sempre più anche il mistero della logica in Dio.
Una sempre più profonda fiducia, centratura, spirituale e anche, nelle impostazioni spirituali-culturali essenziali, umana-culturale in Cristo (anche quello dei vangeli): non si tratta di un approfondimento della nuova creazione, della redenzione (l’era dell’Immacolata di padre Kolbe?) e di qui dell’era anche dell’Assunta (una spiritualità-umanità-cultura tendenzialmente sempre più divine e umane in Cristo), proprio sulla scia, anche, dei due ultimi concili? Al 2017, anno entro il quale Benedetto XVI ha chiesto a Maria di affrettare la vittoria del suo cuore immacolato manca poco.Invochiamo la sempre nuova venuta di Cristo, pronti ad accogliere una spiritualità-cultura sempre più divina e umana, a mettere in discussione anche le impostazioni più basilari del nostro discernere, sentinelle piccole e povere: forse questo chiedono specie, sotto certi aspetti, ai pastori Maria e Cristo.

Preghiamo per la pace dei cuori (aiutati a ritrovare sé stessi) e del mondo,

un cordiale saluto d Giampaolo Centofanti parrocchia San Carlo da Sezze Roma cell 3392109984
Che letture nella domenica prima dell’inizio del conclave!
Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto….Il cammino del figliol prodigo è quello di una persona che… si fida della propria intelligenza, che pensa di saper ragionare secondo una logica autonoma ed inoppugnabile (forse un’attuale infamia d’Egitto: il termine per prodigo, nel testo originale, significa anche insalvabile, ancora chiuso all’aiuto esterno) ma poi scopre che la vita è mistero, che si impara sempre più la vita e persino la logica, solo lasciandosi portare umilmente nel mistero.

ed ora il papa celebrerà la Pasqua!

un cordiale saluto,

d giampaolo centofanti, parrocchia san carlo da sezze roma (tel ufficio parrocchiale 06 5212470; casa parrocchiale 06 5212138; cellulare personale 3392109984; sito parrocchiale da me curato: https://gpcentofanti.wordpress.com/)

ecco i tweet inviati a molti cardinali prima del conclave:

La chiave di ogni problema è il cuore divino e umano di Cristo

Tornare, per grazia, in modo sempre rinnovato e più attento al Cristo dei vangeli.

presbiterioromano.org/dgcentofanti/

X conclave: Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo, affretta la vittoria del tuo cuore immacolato

Cuore Cristo riferimento culturale.Non cuore e ragione ma cuore nello Spirito-colomba: scopre sempre più pure logica.

Cuore e ragione = secolarismo, astrattismo pastorale, pragmatismo.Cuore e Spirito-colomba = fede e conoscenza
La sempre più profonda, per grazia, scoperta di Cristo (anche quello dei vangeli) come Dio e come uomo comporta un continuo possibile rinnovamento dei paradigmi che apre ad orizzonti sempre nuovi.Nella lettera di oggi del papa a Scalfari si vede finalmente che non si cerca tanto di convincere sul piano di un’astratta, in realtà inesistente, razionalità (confermando in realtà alcune possibili cause profonde proprio del secolarismo), ma si propone il riferimento della coscienza, dell’uomo che accoglie una relazione, in un libero cammino di crescita, di dialogo.
Allo stesso modo proprio questa disponibilità a rinnovare i paradigmi può essere alla base, ad es.,  di una sempre più profonda comprensione ecumenica: un segnale che i cattolici possono dare  può risiedere proprio in questa disponibilità (da cui sono già nate importanti scoperte dottrinali ed  ecumeniche).E qui si possono aprire orizzonti rinnovati.Ho osservato ad es. che il non credere nella presenza eucaristica di Cristo può nascere anche da impostazioni spirituali-culturali che non orientano in quella direzione.L’apertura al rinnovamento dei paradigmi può nascere ad es. implicitamente  ad es. dall’incontrarsi con una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana, sempre più capace di comprendere l’autentico, non schematico, liberante spiritualmente e umanamente, incarnarsi  dello Spirito nella persona specifica; o ad es., esplicitamente, da un dialogo sui paradigmi spirituali-culturali, dialogo oggi poco diffuso e tema sul quale non mi pare vi sia, talora, una più meditata, dialogata, etc., consapevolezza.
Su questa scia si possono forse aprire importanti piste di dialogo anche, ad e., con il mondo ebraico, proprio nella rivalutazione della spiritualità-cultura ebraica anticotestamentaria, in vario modo plasmata da Dio e portata a virtuale pienezza in Cristo (anche quello dei vangeli).

Sono solo alcuni spunti circa un campo immenso che si può scoprire e di cui tratto nei miei scritti.
L’espressione “nel cuore e nella mente” mi pare il segno di una mentalità così radicata da venire usata anche da persone che appaiono più vicine ad un discernimento della coscienza, del cuore, piuttosto che a impostazioni variamente scisse tra spiritualismo, intellettualismo e pragmatismo.Mi pare dunque un possibile segno profondo, magari nel primo gruppo di persone di cui sopra più leggero, forse al limite, talora, del semplice modo di parlare, di una scissione nell’uomo.Cristo non si esprimeva così ma si riferiva al cuore integrale.Ho altrove osservato, tra l’altro, che in un’epoca di una così, ancora, radicata scissione nell’uomo, è necessario forse, Dio volendo, porre molta attenzione, almeno in qualche caso, anche al linguaggio, ad es. per non ingenerare, perpetuare, confusione su un tema così delicato.
Un aspetto, poi, di questo discernimento confuso, sta nella tendenza, talora, a ritenere che l’unico problema nella spiritualità sia quello della volontà o meno di accettare la fede, la carità etc., insomma come se Dio non “lavorasse” l’uomo dall’alto, dal cielo, ma anche dal basso, nella storia della sua umanità.Mi pare, ad es., una profonda grossolanità non vedere che le impostazioni essenziali, spirituali-culturali, possono tendenzialmente orientare, anche in varia misura inconsapevolmente, l’uomo in una direzione piuttosto che in un’altra.Ciò senza nulla togliere alla possibilità di Dio di superare, con la sua grazia, qualsiasi (in un certo senso) ostacolo al suo incontrarsi con l’uomo.

Omelia su Maria per la novena di Madre Teresa di Calcutta
Di D. Giampaolo Centofanti
Oggi il vangelo ci parla di dieci vergini che attendono il loro sposo, ci parlano dunque di Dio come l’unico che può portare gradualmente a pienezza, come nemmeno immaginiamo, la nostra vita.Per entrare in questa vita egli ci dà i suoi aiuti, la sua grazia, il suo olio.Le vergini distratte erano rimaste senza olio ma se fossero state con Maria avrebbero ricevuto un grande aiuto anche circa questo problema (vedi nozze di Cana).Addirittura, direi, meglio incontrare Maria che incontrare Cristo perché Maria ci conduce a Cristo più pienamente, più rapidamente, più dolcemente, più sicuramente, più tutto.Maria porta del cielo, Maria stella del mattino.Maria è nostra mamma, ci partorisce nella fede come ha partorito suo figlio ed è madre e segno della Chiesa, di tutti gli altri aiuti, doni, che Dio ci offre per trovarlo, per lasciarci portare da lui.Maria è una mamma amorevole e potentissima, è il segno di un amore di Dio viscerale per noi.Di fronte alle oscurità del cammino spirituale la sua fede, la sua fiducia nell’amore di Dio, ci aiutano ad andare oltre, ad intuire i doni di Dio nascosti dietro l’angolo.A Cana quando Gesù dice che non è ancora giunta la sua ora di manifestarsi al mondo lei non si blocca, la sua fiduciosa umiltà non la irrigidisce, intuisce che Gesù si può però manifestare ai discepoli che sono già con lui e ad essi dice di fare qualsiasi cosa Gesù chieda loro.La vita di una famiglia, di una comunità, che si andava sgretolando senza che alcuno se ne avvedesse rinasce senza che nessuno si accorga del miracolo, per l’amore nascosto di Maria e dei discepoli-servi.E durante la passione chi aveva ricordato le profezie di Gesù sulla sua morte e risurrezione? L’uomo tante volte se non comprende non solo non si fida ma nemmeno ascolta: invece Maria si è fidata, ha ascoltato e ha creduto alla risurrezione promessa anche quando tutto era buio.Maria ci è vicina nella notte.Maria ci aiuta a liberarci dalle complicazioni, dagli inghippi, della nostra mente, ci aiuta a vivere, a discernere, con cuore semplice, tutto affidato a Cristo, che ci porta giorno per giorno sulla via della vita.Noi vogliamo programmare, capire, a tavolino la nostra vita, le nostre scelte ed invece lei ci aiuta a camminare giorno per giorno con Dio che ci plasma attraverso lo Spirito, gli eventi, gli incontri.La promessa di Maria a Fatima della vittoria del suo cuore immacolato forse ci indica anche questo, che un cuore semplice affidato a Dio è la via della vita.Talora pensiamo troppo e male invece di lasciarci portare, illuminare, da Cristo.E Maria si manifesta proprio ai piccoli in modo semplice, piccolo, discreto.Maria è la povera, la piccola e ci aiuta a farci piccoli, creature tutte abbandonate al Padre.Ricevo un regalo grandissimo e magari poso gli occhi su un’immagine di Maria che è proprio lì a firmare, così discretamente, il suo dono.O mi accorgo che quel giorno è una festa di Maria.Talora questi doni semplici, quotidiani, così poco eclatanti, sono quelli più grandi, più grandi di una visione e di un’apparizione perché ciò che conta è la fede e non la spettacolarità delle cose.Maria ci renda piccoli e fiduciosi tra le sue braccia, tra le braccia di Dio, uomini, donne, che accolgono, si abbandonano, con semplicità alla luce che Dio infonde nel loro cuore, lasciandosi portare sempre più profondamente nell’amore, nella gioia, e nella pace, aprendo il mondo, talora come i servi a Cana, ad una vita nuova.
In vario modo mi pare di averlo già scritto, comunque evidenzio che anche quando parlo, circa l’opera di Dio, di un lavoro dal basso sempre e comunque si tratta di doni dall’alto, che in questi casi passano più marcatamente per l’umanità, per le cose, gli eventi, umani, “materiali”, più terreni, etc..

La questione della comunione ai divorziati risposati implica uno sguardo su un problema più ampio: quali criteri, quali giovamenti, quali pericoli nel dare la comunione? Un punto dunque è pure quello di valutare prima i possibili pericoli che possono portare con sè certi orientamenti.Un aspetto centrale, ancora una volta, mi sembra quello di cercare di meditare, nella preghiera, nella conversione, personale, comunitaria, etc., come si è comportato Cristo nei vangeli.Lì vediamo molte volte la sua scandalosa vicinanza ai “peccatori”, il suo sguardo pieno di fiducia verso, almeno, molti di essi.Un episodio evangelico che può fare molto riflettere è l’ultima cena, nella quale Gesù istituisce l’eucaristia e nella quale intinge e dà un boccone a Giuda.Certo non sappiamo di che boccone si tratti ma possiamo chiederci che senso possa avere dare agli altri l’eucaristia, e a lui un semplice boccone non si sa a questo punto intinto in che cosa.Forse Gesù ha voluto dire a Giuda che quella vita che voleva strappargli lui gliela donava prima, liberamente e anzi che ardeva dal desiderio di dare la vita anche per lui, di mostrargli che niente può limitare la sua totale misericordia.Ma forse Gesù, immaginando tante problematiche successive, ha voluto far comprendere il senso profondo dell’eucaristia, una vita anche corporale scandalosamente donata per tutti, che ama, aiuta, tutti.Bisogna pregare, meditare, tanto, questo è solo un piccolo possibile contributo.Forse una via è lasciare più spazio al discernimento del sacerdote nelle situazioni concrete…

Usando con affetto filiale lo stesso linguaggio di papa Francesco mi chiedo se non sia finalmente arrivato il momento che il papa odori anche delle sue pecorelle-preti (specie romani).Anche qui mi rendo conto che bisogna valutare tante cose, ma anche forse porre attenzione a tanti possibili burocratismi, uominidigovernismi.Non si potrebbe dire chiaramente che il papa non risponderà e non terrà conto delle beghe pastorali tra preti e preti , tra preti e vescovi, ma può, chessò, una volta ogni tre-quattro anni, parlare da vicino, in un colloquio personale, di vita spirituale, di cultura, di pastorale, etc., ad es.  col “suo”prete romano? Ci sono troppi pericoli? Troppe varie problematiche? E’ solo un ameno sogno?

Ieri, 16 settembre 2013,  il papa è venuto a trovarci a San Giovanni ed ecco la prima lettura dell’ufficio di ieri.All’inizio dell’estate, mi pare, sono andato a Santa Marta a dare al portiere, per il papa,  Il manifesto del cuore divino e umano di Cristo, con dentro anche l’icona che di Maria che dà un rotolo a due santi pellegrini.L’avevo vista il giorno cha avevo inviato per mail il Manifesto del cuore… al papa.Come al solito non interpreto ma cerco di accogliere Cristo che viene.

Vocazione di Ezechiele
In quei giorni, mi fu rivolta questa parola del Signore: «Tu, figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non esser ribelle come questa genia di ribelli; apri la bocca e mangia ciò che io ti do». Io guardai ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo. Lo spiegò davanti a me; era scritto all’interno e all’esterno e vi erano scritti lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutrisci il ventre e riempi le viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai e fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, recati dagli Israeliti e riferisci loro le mie parole, poiché io non ti mando a un popolo dal linguaggio astruso e di lingua barbara, ma agli Israeliti: non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di lingua barbara, dei quali tu non comprendi le parole: se a loro ti avessi inviato, ti avrebbero ascoltato; ma gli Israeliti non vogliono ascoltar te, perché non vogliono ascoltar me: tutti gli Israeliti sono di dura cervice e di cuore ostinato. Ecco io ti do una faccia tosta quanto la loro e una fronte dura quanto la loro fronte. Come diamante, più dura della selce ho reso la tua fronte. Non li temere, non impaurirti davanti a loro; sono una genia di ribelli».
Mi disse ancora: «Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico accoglile nel cuore e ascoltale con gli orecchi: poi va’, recati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Dirai: Così dice il Signore, ascoltino o non ascoltino».
Al termine di questi sette giorni mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu ammonisci il malvagio ed egli non si allontana dalla sua malvagità e dalla sua perversa condotta, egli morirà per il suo peccato, ma tu ti sarai salvato.
Così, se il giusto si allontana dalla sua giustizia e commette l’iniquità, io porrò un ostacolo davanti a lui ed egli morirà; poiché tu non l’avrai avvertito, morirà per il suo peccato e le opere giuste da lui compiute non saranno più ricordate; ma della morte di lui domanderò conto a te. Se tu invece avrai avvertito il giusto di non peccare ed egli non peccherà, egli vivrà, perché è stato avvertito e tu ti sarai salvato».

Responsorio   Cfr. Ez 3, 16-17; 2, 6; 3, 8
R. Ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele.
Quando sentirai dalla mia bocca una parola, dovrai avvertili da parte mia. * Non aver paura di loro, non temere.
V. Ecco, io ti do una faccia di bronzo come la loro, e una fronte dura quanto la loro fronte.
R. Non avere paura di loro, non temere.

Che papa Francesco sia un dono del cuore di Maria?

Talora si definisce scienza in senso stretto la matematica.Certo talora si tratta solo di linguaggio ma mi pare che anche il termine scienza vada rivisto: infatti persino la logica la si può scoprire sempre più profondamente solo penetrando vissutamente, per grazia, nel mistero divino e umano in Cristo, nella Trinità.Il razionalismo è come un virus informatico che in varia misura continua ad operare (specie il secolarismo) perchè non è stato ancora cancellato da tutte le cartelle remote del sistema.Il discorso di papa Francesco al mondo della cultura a Cagliari sembra orientare a questa visione sempre rinnovata, integrale, spirituale e umana anche della forse ormai “cosiddetta” “scienza”.
Quanto osservato sopra implica, in modi anche, sotto certi aspetti, diversificati a seconda dell’argomento trattato, che solo la maturazione (spirituale e umana) nello Spirito di Cristo, nella storia, conduce tendenzialmente verso la verità tutta intera.La definizione popperiana della falsificabilità delle teorie (solo in questo caso scientifiche) si rivela riduttiva perché non considera l’integralità della realtà (e dunque, ad es., il mistero come realtà nella quale in varia misura si può vissutamente entrare sempre più profondamente) .Questa riduttività tra l’altro non prevede, ad es., che una teoria logica possa venire smentita non, immediatamente, da una dimostrazione logica ma da un’intuizione spirituale e umana che conduce a penetrare più profondamente nel mistero spirituale e umano in Cristo.
Ma questi approfondimenti sono sempre più perseguibili se si scopre, tra l’altro, l’importanza di cercare le vere vie, i veri, vitali, riferimenti-collegamenti del vivere-conoscere sapendo distinguere quello che di volta in volta può aiutare la serena, graduale, crescita del singolo cristiano da una profonda maturazione spirituale-umana-culturale, personale e comunitaria, nella Chiesa, etc. (maturazione che, dunque, in mille modi aiuti la crescita graduale verso un discernimento sempre più maturo, equilibrato, profondo, etc., in Cristo, Dio e uomo, nel suo cuore).

Questo punto della scienza è un punto che può aiutare a comprendere aspetti importanti di questo possibile passaggio di paradigmi da un vario razionalismo (così radicato talora da non avvedersi di esso, anche in campo cattolico), al discernimento del cuore (integrale) nello Spirito (tutti aspetti sempre meglio, nella grazia, individuati, collegati).Si ritiene scientifico solo ciò che è misurabile, controllabile, poi si dice, talora, che è vero vi è un oltre, che riguarda il senso della vita.Ma non può sembrare troppo netta questa separazione tra una realtà concreta e la vita spirituale? Al punto che non pochi possono essere indotti a farne a meno? La realtà spirituale è fondamento perenne di tutto e ogni cosa è in vario modo creatura di Dio: penetrare spiritualmente e umanamente nel mistero di Dio in Cristo ci aiuta a scoprire, in uno scambio in vario modo reciproco, anche il mistero integrale, non solo spiritualistico, dell’uomo, del mondo.Ecco invece, talora, la spaccatura nell’uomo tra una spiritualità in vario modo meno incarnata ed una conoscenza che si riduce variamente a razionalismo, la distrazione rispetto al riferimento alla coscienza integrale, al cuore integrale che esiste e vive nello Spirito.Lo Spirito di Cristo conduce tendenzialmente il cuore integrale verso un discernimento integrale, spirituale e umano e non verso una vita spirituale da un lato, una pseudo-conoscenza razionalistica dall’altro, per di più glorificata come vera scienza, etc..

Dagli scritti di san Francesco:
SALUTO ALLE VIRTÙ
[256]   1 Ave,
regina sapienza,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa e pura semplicità.
2 Signora
santa povertà,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa umiltà.
3 Signora
santa carità,
il Signore ti salvi
con tua sorella, la santa obbedienza.
4 Santissime
virtù,
voi tutte salvi il Signore
dal quale venite e procedete.
[257]   5 Non
c’è assolutamente uomo nel mondo intero,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
6 Chi
ne ha una e le altre non offende,
tutte le possiede,
7 e
chi anche una sola ne offende
non ne possiede nessuna e le offende tutte.
8 e
ognuna confonde i vizi e i peccati.
[258]   9 La
santa sapienza
confonde Satana e tutte le sue insidie.
10 La
pura santa semplicità
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne.
11 La
santa povertà
confonde la cupidigia, l’avarizia
e le preoccupazioni del secolo presente.
12 La
santa umiltà
confonde la superbia
e tutti gli uomini che sono nel mondo
e similmente tutte le cose che sono nel
mondo.
13 La
santa carità
confonde tutte le diaboliche e carnali
tentazioni
e tutti i timori carnali.
14 La
santa obbedienza
confonde tutte le volontà corporali e
carnali
e ogni volontà propria,
15 e
tiene il suo corpo mortificato per l’obbedienza
allo spirito e per l’obbedienza al proprio
fratello;
16 e
allora l’uomo è suddito e sottomesso
a tutti gli uomini che sono nel mondo,
17 e
non soltanto ai soli uomini,
ma anche a tutte le bestie e alle fiere,
18 così
che possano fare di lui quello che vogliono
per quanto sarà loro concesso dall’alto del
Signore.

http://digilander.libero.it/ancilla/laverna/benedizione.html

Dovrebbe trattarsi della scrittura e del disegno di san Francesco stesso; nell’immagine riportata dal sito non si vede benissimo, comunque si può leggere, ad es., all’inizio: Benedicat.Inoltre stranamente non si sente tanto facilmente osservare che la benedizione si conclude con un Dominus (scritto abbreviato) benedicat te f(rate) leTo, cioè leo che con la croce (Tau) in mezzo diventa leto, lieto.Inoltre non si osserva spesso che quella Tau non finisce su una base qualsiasi, come fosse un pezzo di terra nel quale si fissa la Tau, ma nella bocca di un leone.S. Francesco era pieno di amore, di fantasia, ed anche di evangelico umorismo.
Riporto qui quello che appare nella “cartula” della benedizione.Tra parentesi spiego la parola immediatamente precedente:
Benedicat tibi Dns (Dominus) (qui c’è un segno di separazione) custo
diat te.ostedat faciem
sua tibi (qui c’è un segno di separazione) misereat tui.
cover tat vultu suu  at te
(qui c’è un segno di separazione) det tibi pace
Dns bene
dicat
te
f leTo
(sotto la Tau vi è la testa del leone)
Quante possibili distrazioni evitabili nell’appoggiarsi a Dio, a tutti i suoi aiuti, nel rispondere presto e pienamente a tutte le sue chiamate… Mi raccomando il cammino dietro a Cristo non è un massacro di sensi di colpa, al contrario è un sempre più profondo accorgersi, con gioia, dei doni ricevuti ed un desiderio di una sempre nuova, più profonda, venuta di Cristo, il desiderio di entrare sempre più con il cuore totalmente aperto, attento, pronto nella vita di Dio, divenendo sempre più suoi piccoli strumenti.Il piccolo prima di tutto non è una persona perfetta, non è un non peccatore, ma semplicemente una persona che non rifiuta l’amore di Dio anche se magari lo accoglie poco molto meno di quanto potrebbe in modo pur sereno e sano.Ma il dono della piccolezza si può approfondirsi e può divenire un desiderio, una scelta, di lasciarsi plasmare totalmente da Dio, certi che non vi è nulla di neanche lontanamente vicino a ciò, in quanto a dono di vita, per altre vie, magari all’apparenza più comode, più piacevoli, etc..Queste altre vie invece si rivelano molto, molto, più faticose, più pesanti, più complicate, etc..

La fede ci libera gradualmente dal moralismo del fare, dai sensi di colpa oppressivi: sono piccolo, cresco gradualmente portato da Cristo e non sulle mie forze volontaristiche.Se pecco mi rimetto nelle sue mani, nella sua grazia che trasforma tutto in vita.La grazia del Signore può condurci verso una vita nella quale non commettiamo, forse, realmente dei peccati anche se restano in varia misura delle debolezze.Il Signore talora ci protegge nel tempo della nostra ignoranza, anche lì, proprio a causa della nostra ignoranza, forse non abbiamo commesso peccati veramente consapevoli.La sapienza piena d’amore con la quale Dio ci porta è piena di sfumature da scoprire, che ci mostrano nello sguardo del suo amore tanti aspetti della nostra vita.

Papa Francesco non parla, in molti casi, di ragione ma di mente, di intelletto.Fa suoi termini che anche Cristo usa nei vangeli e che sembrano differenziarsi sotto vari aspetti dal termine ragione.Infatti nei vangeli le espressioni mente, intelletto, sembrano rappresentare aspetti del cuore, della coscienza integrale.Nei secoli trascorsi, invece, la parola ragione ha non di rado finito per indicare, mi pare, una realtà astratta, in vario modo e misura avulsa dal resto dell’umanità dell’uomo (con possibili gravi conseguenze nella vita dell’uomo, anche subliminali: ad es. un possibile orientare al secolarismo).

Questo papa ama, accoglie, sta vicino, partecipa dei veri problemi, degli autentici personalissimi e graduali cammini, è misericordioso, cerca le vere vie di incontro con le persone.La testimonianza, l’annuncio sono cose belle e vie di Dio ma se non c’è sotto questo atteggiamento di fondo di cui sopra si rischia di sfociare nell’intellettualismo, si percepisce uno scoraggiato bisogno di ficcare in testa idee prefabbricate alla gente.La gente non si sente amata, accolta e capita ma indottrinata.La via del cuore che accoglie con semplicità la luce dello Spirito si libera, almeno gradualmente degli intellettualismi, della forzature, dai volontarismi.. Il mio cuore immacolato trionferà sembra riportarci sempre più profondamente alla semplicità affidata di Maria, al Cristo Dio e uomo (dunque anche, nelle cose essenziali, alla sua cultura, alla sua “filosofia”), anche quello dei vangeli… E’ una via autentica che, se Dio vuole, porta molti frutti, come è sempre successo (e sta in questa parrocchia succedendo) a me appena ho avuto mano libera.. E’ una via che in parrocchia può essere portata avanti dal sacerdote e dalle persone che camminano in gruppi di crescita nella fede in quella stessa parrocchia, in modo di ceercare di essere piccoli strumenti di Dio, in comunione, e non lavorare in proprio…

Sabato e domenica12-13 ottobre (domani) la statua originale della Madonna di Fatima verrà portata a Roma.Ecco le letture della messa in questi due giorni:
sabato: memoria della Beata Vergine Maria
madre della  Chiesa

sabato mattina celebrerò un matrimonio, ecco le letture:
Dt 6, 4-9 (Ascolta, Israele) / Salmo 102 Bendici il Signore, anima mia, (rit. L’amore del Signore è da sempre) / 1 Gv 4, 7-12 (Dio è amore) / Mt 7, 24-29 (La casa sulla roccia)

Domenica:
Antifona d’Ingresso  Sal 129,3-4
Se consideri le nostre colpe, Signore,
chi potrà resistere?
Ma presso di te è il perdono,
o Dio di Israele.

Si iniquitátes observáveris, Dómine, Dómine,
quis sustinébit? Quia apud te propitiátio est, Deus Isræl.

Colletta
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene. Per il nostro Signore…

Tua nos, quæsumus, Dómine, grátia semper et prævéniat et sequátur, ac bonis opéribus iúgiter præstet esse inténtos. Per Dóminum..

Oppure:
O Dio, fonte della vita temporale ed eterna, fa’ che nessuno di noi ti cerchi solo per la salute del corpo: ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio. Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  2 Re 5, 14-17
Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 97
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.

Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!

Seconda Lettura  2 Tm 2, 8-13
Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo
Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.

Canto al Vangelo   1 Ts 5,18
Alleluia, alleluia.
In ogni cosa rendete grazie:
questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Alleluia.

Vangelo  Lc 17, 11-19
Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.

Dal vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci (10 numero minimo per la piena validità dell’assemblea liturgica NdR) lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Sulle Offerte
Accogli, Signore, le nostre offerte e preghiere, e fa’ che questo santo sacrificio, espressione perfetta della nostra fede, ci apra il passaggio alla gloria del cielo. Per Cristo nostro Signore.

Súscipe, Dómine, fidélium preces cum oblatiónibus hostiárum, ut, per hæc piæ devotiónis offícia, ad cæléstem glóriam transeámus. Per Christum.

Antifona alla Comunione  Sal 33,11
I ricchi impoveriscono e hanno fame,
ma chi cerca il Signore non manca di nulla.

Dívites eguérunt et esuriérunt;
quæréntes autem Dóminum non minuéntur omni bono.

Oppure:  1 Gv 3,2
Quando il Signore si manifesterà,
saremo simili a lui,
perché lo vedremo così come egli è.

Cum apparúerit Dóminus,
símiles ei érimus, quóniam vidébimus eum sícuti est.

Oppure:  Lc 17,17.19
«Non sono dieci quelli guariti? E gli altri nove dove sono?
Alzati e va’, la tua fede ti ha salvato».

Dopo la Comunione
Padre santo e misericordioso, che ci hai nutriti con il corpo e sangue del tuo Figlio, per questa partecipazione al suo sacrificio donaci di comunicare alla sua stessa vita. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Maiestátem tuam, Dómine, supplíciter deprecámur, ut, sicut nos Córporis et Sánguinis sacrosáncti pascis aliménto, ita divínæ natúræ fácias esse consórtes. Per Christum..

Custodisco queste Parole meditandole nel cuore.Sembra che dicano Che Dio ci ama, di ascoltare la sua Parola e di riportare tutto a Dio, di rin-graziare, di fare eucaristia.

Pensare che esista una scienza neutra non dipendente dalle visone del mondo (e che il problema sia solo usarla bene o male, fermarsi ad essa o creder ein un senso che va oltre) mi par euna grand eingenuità, molto diffusa.Penetrando spiritualemte e umanamente nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo, in Cristo si scoprono tendenzialmente sempre più le vere relazioni tra Dio, l’uomo, le cose, la logica, etc..Pensare che la scienza sia uguale per tutt ele filosofie può condurre ad eliminare il bisogno delle filosofie.

Che bello vedere che Cristo ci accompagna realmente, giorno dopo giorno, con la sua Parola (da custodire ed accogliere perchè manifesti a ciascuno ciò che a ciascuno e alla Chiesa vuole donare): dopo la consacrazione a Maria ecco il primo giorno successivo la regina di Saba che dalle estremità della terra (cioè, forse, ad es., dalla più profonda, integrale e concreta umanità, mentalità, etc.) cerca la sapienza di Cristo.Ed il secondo giorno non perdersi nei propri ragionamenti ma aprire tutto il cuore, spirito, umanità, mentalità, ad una conversione profonda a Cristo, Dio e uomo.

ecco la sintesi brevissima:
In estrema sintesi: ho visto e ho parlato, tra l’altro, con la Madonna che stava sull’Università Lateranense, l’università del papa (è così? Rimetto tutto a Dio e alla Chiesa); ho risolto, ad es., problemi ecumenici secolari (documentabile: Palestra del clero novembre 1994.Ma ho fatto circolare già molto tempo prima la nuova proposta trinitaria che risolve il Filioque, non essendo interessato a riconoscimenti, etc.; anche sulla giustificazione ho subito detto che l’accordo del 1999 era un po’ farraginoso e ho già in quegli  anni proposto altro, intuizione poi approvata -tutto non so se anche col mio contributo- ad es. da cattolici e luterani americani); molte possibili piste essenziali ed innovative in ogni campo, molte possibili intuizioni, si possono trovare già nelle poche pagine del Manifesto del cuore divino e umano di Cristo.Molte se ne trovano nella sintesi degli scritti con appendici.Molte proposte anche pastorali emergono in questi scritti, verificate come molto efficaci, Dio volendo, anche nelle situazioni concrete.Il cuore divino e umano di Cristo, nella Trinità, è la chiave di ogni cosa (anche della logica, ad es., come approfondisco negli scritti).Vi è da compiere, forse, un più pieno passaggio di paradigmi (mettersi più pienamente in discussione in Cristo sui paradigmi sembra un varco che la grazia può aprire forse più profondamente in questi tempi) che una volta intuito, per grazia, sarà, ai vari livelli, semplice, anzi molto più semplice e naturale per molti ma ora vi è da compiere la fatica di uscire da una mentalità plurisecolare.Uscire dal razionalismo che orienta, può orientare, anche subliminalmente, al secolarismo, e, ad es., all’intellettualismo: una pastorale che rischia talora di voler ficcare in testa idee piuttosto che amare, accogliere, comprendere, misericordiare, partecipare della vita reale e concreta, dei veri personalissimi cammini di crescita, dei veri bisogni… La via del cuore semplice che accoglie la luce dello Spirito (superando non di rado con semplicità gli inceppamenti di un’astratta razionalità) può cominciare ad essere accolta con facilità e poi approfondirsi (anche con sempre più precisi riferimenti-collegamenti) lungo il vissuto cammino.Ma siccome si tratta, tra l’altro, di liberarsi dalle influenze pervasive della cultura del tempo (dalla quale, in Cristo sempre più scoperto come Dio e come uomo, si può sempre più imparare a prendere il buono) forse anche per questo sembra che Maria, Cristo, chiedano ai pastori di farsi ponti di questo passaggio verso un integrale rinnovamento spirituale-culturale.Gesù annunciava il vangelo alle masse, ma nei rapporti personali, delle piccole comunità, accompagnava con amore il personalissimo cammino di ciascuno (vedere Gv 4 dove non dice alla samaritana: ecco sono il Messia credi a me e datti una regolata coi tuoi uomini, ma la accoglie con amore, dialoga con lei, le chiede un bicchiere d’acqua, il passo che lei realmente poteva vivere: da un bicchiere d’acqua richiesto si converte tutto un paese.Attenzione però, almeno talora, a non affidare incarichi in parrocchia a chi non cammina nella fede: Gesù non ha fatto così.Il bene si può cominciare a vivere in tante altre cose).Incredibilmente mi sono sempre più accorto che la strada che forse si sta aprendo è proprio quella, si direbbe, del cuore immacolato di Maria, proprio quella di un rinnovato, più attento, ritorno al vangelo, a Cristo, Dio e uomo,  (anche, appunto, quello dei vangeli) preso più sul serio anche nelle sue impostazioni spirituali-umane-culturali essenziali.Papa Francesco mi sembra vicinissimo alla via del cuore di Maria, del Cristo, Dio e uomo, dei vangeli, ma mi pare la strada possa venire approfondita (nella direzione di una spiritualità-cultura sempre più  distintamente “divina e umana”) con una sua tendenzialmente conseguente ulteriore efficacia a tutto campo.

Papa Benedetto ha compiuto molti gesti importanti per lasciare operare in tutto Maria e Cristo.A Fatima nel 2010 ha chiesto a Maria di affrettare la vittoria del suo cuore immacolato entro il 13 maggio 2017, centenario delle apparizioni fatimensi.Ora se qualcosa deve, magari gradualmente, accadere, può essere cosa buona porre attenzione, come sempre, ai profeti che il Signore può mandare prima della sua venuta, come ha forse sempre fatto.E i profeti non vengono con i titoli, le fanfare, le apparenze, che tanto colpiscono l’uomo terreno.E bisogna cercare nella conversione, con attenzione, vigilanza, i profeti, dialogare con loro, con molta pazienza e attenzione, senza banalizzare…

Se parliamo di intelligenza, cuore, sentimenti, etc., può sembrare che il cuore costituisca una parte dell’uomo e non tutto l’uomo, spirituale e psicofisico.Gesù nei vangeli parla del cuore appunto come del centro dell’uomo (composto di anima, mente, forze).Un po’ di confusione nell’esprimersi su tale tema oggi scottante, perché siamo, forse, in una fase di passaggio dal razionalismo (anche cattolico) al cuore integrale (che esiste e vive nello Spirito che scende con la grazia, la delicatezza, di una colomba) può dare, tra l’altro, adito alle false comprensioni dei razionalisti, che non vedono come il cuore sia il centro anche del discernimento e della riflessione (vissuta e poi di qui dispiegata e non solo pensata a tavolino) e non stia ad indicare come per loro un qualcosa di romanticistico o di solo ed esclusivamente intenzionale.Loro prendono a riferimento in modo variamente riduttivo e astratto un’astratta ragione e di qui giungono a considerare la via del cuore una via popolare, una via di deculturazione, in barba al dato biblico e tanto più evangelico, che sarebbero invece da meditare sempre più, anche considerando che Gesù stesso ci insegna che lo Spirito ci ricorderà di quello che egli (il Cristo) ci ha detto, ha vissuto, vive (prenderà del mio) e dunque ci condurrà, in un cammino tendenziale, sempre più a lui.

La via del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli preso più sul serio anche sul paino delle impostazioni essenziali spirituali-culturali) comporterà, tra l’altro, anche un vario riequilibrio dell’uomo, della donna, dei loro rapporti etc., un aiuto alla famiglia, alle altre vocazioni, etc..

Ogni cosa, ogni ente, deve avere una causa efficiente, generante.Si risale così all’origine dell’universo, si è creato da solo? In questo caso non vi è una causa generante ulteriore, la logica sembra interrompersi.Lo ha creato un essere superiore, Dio? Qui la logica sembra continuare a far valere i suoi criteri.Ma potrebbe sorgere una domanda: Dio chi l’ha creato? Qui si potrebbe dire che Dio è un essere superiore, potrebbe avere qualche motivo in più per interrompere quello che appare il filo della logica.Ma resta che la logica sembra interrompere il suo corso, quasi convalidando, allora, sotto certi aspetti, la possibilità, allora, di fermarsi magari, come causa originante il tutto, all’universo, al nucleo iniziale, etc..Potremmo dire allora che Dio è stato creato da un altro Dio, ma il gioco continuerebbe all’infinito.Dio deve avere in sé la sua causa generante: un doppio Dio? Un numero infinito di Dii? Da dove escono fuori? La domanda torna a ripetersi.Sarebbero persone giustapposte senza una rigorosa logica causale.Ma se un Dio Padre genera nell’amore, nello Spirito divino, un altrettanto divino Figlio, ecco che noi vediamo: che il Padre stesso non può esistere, respirare, fuori dell’amore, perché l’amore è l’unico ambiente di vita; che il Padre ed il Figlio non sono persone giustapposte perché esistono nello Spirito; che il Padre è l’origine perché questo è l’unico modo perché non vi sia, appunto, giustapposizione di persone separate.E’ l’origine di un unico Figlio ad es. (forse) perché l’origine unica verrebbe in caso contrario attutita.Come detto sembrerebbe dunque che l’unico modo in cui la logica può proseguire senza mai interrompersi sembra quello di una causa prima che contenga in sè la sua causa generante, senza però interrompere il filo della logica con nuove possibili domande su altre cause generanti.La Trinità può forse apparire l’unica realtà che conferma quello che ci può apparire il filo della logica.Chi ha creato Dio Padre? Egli è l’origine dell’amore, fuori del quale però neanche lui può esistere.Il criterio più profondo della logica è l’amore.Cristo, Dio e uomo, nella Trinità, è la chiave di ogni cosa, anche della logica.

Questa riflessione sulla logica può aiutare ma contiene, in qualche modo, dei sottintesi e cioè un riflettere su di un piano in varia misura “materiale”, come sospendendo la possibile fiducia, consapevolezza, della trascendenza dello spirito umano, la possibile fiducia nello Spirito.Molta confusione può manifestarsi talora circa il rapporto tra la fede e la conoscenza delle cose più terrene, diciamo, ad es., la “cosiddetta (perché nasconde non di rado visioni riduttive) scienza”.Da un lato, ad es., si può tendere a vedere una (cosiddetta) scienza neutra che ci fa conoscere le cose “materiali” mentre la fede ci dona il senso della vita; da un altro lato si può ad es. pensare che la scienza dipenda invece in varia misura dalla filosofia e dunque che ogni logica sia condizionata da ciò e dunque si può giungere al punto di ritenere che non esista una logica autentica.In realtà la logica è tutta intrinseca alla realtà e vi è una visione del mondo (una filosofia) esatta ma che pienamente può appartenere solo a Dio.Dunque ad es. un non credente può aiutare in mille modi a scoprire di più la logica, conoscenze varie (“spirituali” -tra virgolette perché la nostra conoscenza è comunque incarnata e non è esatto astrarre da un alto o dall’altro-, “materiali”, etc.), ma la via tendenzialmente piena è quella della sequela vissuta di Cristo che nello Spirito ci conduce, nella storia, verso la verità tutta intera, ci conduce tendenzialmente sempre più dentro il mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.

Ho osservato altrove che l’amore, la comprensione, la misericordia, di Cristo verso il personalissimo cammino di ogni essere umano non hanno limiti.Nell’equilibrare dunque l’aspetto dei principi evangelici con quello della gradualità nell’entrarvi vissutamente è necessario, mi pare, considerare con grande attenzione, ad es., l’aspetto della cura della crescita spirituale dei sacerdoti e dei laici collaboratori: talora la praticoneria con la quale si affidano compiti in parrocchia a persone non ancora in un serio cammino di crescita porta a fare della parrocchia stessa un centro sociale che comporta tra l’altro un passare dalla gradualità e personalizzazione del cammino spirituale ad uno sbraco senza senso rispetto ai criteri della fede, alle vie e ai riferimenti della crescita insegnati da Cristo.Sono temi, problematiche, alle quali guardare con grande attenzione, perché il rischio di passare dalla rigidità educativa allo sbraco ulteriore può non essere piccolo.

Anche sul tema della legge naturale vi è talora un inganno intellettualista, razionalista: è vero che in ogni uomo, almeno che si possa ascrivere nella media di una sanità spirituale e psicofisica vi è una luce che illumina il cuore, che gli parla del bene e del male.Ma questa luce è un dono dello Spirito nella storia di quell’uomo inserito, tra l’altro, in vario modo, nella storia di tutta l’umanità.Non vi è nell’uomo una consapevolezza fuori dello Spirito (esternamente al quale l’uomo non può nemmeno esistere; può non accoglierlo, questo è un altro discorso), statica, etc..Mi paiono sfumature, distinguo, densi di conseguenze.Certo lo Spirito conduce (specie se accolto) l’uomo verso la verità tutta intera, ricordandogli sempre più profondamente quello che Cristo ha vissuto, detto, prendendo del suo verso la pienezza.Dunque quando si parla di legge naturale il senso che mi pare valido può essere quello che vi è una natura nell’uomo in parte, in genere almeno (esistono malattie varie), rivelata dallo Spirito, in parte da scoprire sempre più.Possono dunque sorgere tante riflessioni e domande: ad es. una persona che si dimostra particolarmente immatura, inaffidabile è malata, non ha ricevuto ancora un più pieno dono dello Spirito, lo ha ricevuto ma non assecondandolo è rimasta in una immaturità che la ha condotta a compiere cose gravi senza che se ne avvedesse in modo più responsabile…? Non possiamo giudicare il cuore dell’uomo… insomma ci sono tante riflessioni che talora si danno per scontate…

Il mancato sempre più profondo centramento nelle autentiche impostazioni spirituali-umane-culturali dell’uomo in Cristo comporta, può comportare, conseguentemente in tutti i campi discernimenti parzialmente, in varia misura, imprecisi.Ad es., come osservato in precedenza, la visione del diritto può oscillare, sempre come es., da un relativismo storicistico ad una concezione che, pensando, tra l’altro, di parare adeguatamente i colpi dello storicismo, senza del tutto eliminare la storia, si fonda su una presunta capacità di una ragione educata al bene, nella storia, di cogliere le essenziali norme vitali circa ciò che è buono e ciò che non lo è.Ma solo guardando a Cristo, alla sua Parola, sempre più profondamente accolta, possiamo sempre più centrarci nel giusto discernimento anche circa la realtà profonda, basilare, del diritto.Ne ho trattato in precedenza.

Il considerare con attenzione che l’uomo esiste e matura nello Spirito comporta molte conseguenze anche nel campo del diritto.Infatti, ad es., può emergere più chiaramente che vi può essere una certa coscienza del bene e del male ancora però su un piano non così profondamente consapevole di come il bene sia l’unica via della vita: non è questione di astratta, inesistente in quanto tale, ragione.

Chiedo se il brano che precede è considerato nella visione del diritto o se l’assenza, talora, di quest’attenzione finisce per fare il gioco dei relativisti i quali sono diventati relativisti a causa di un’astratta razionalità e forse proprio per questo ne sono ora sotto certi aspetti i più grandi maestri nel portare alle piene conseguenze impostazioni erronee, mentre nella Chiesa ancora si cita la ragione (in modo talora variamente astratto dal reso dell’uomo) come se non fosse tutto l’uomo, il suo cuore integrale, che, vissutamente, discerne.

Quelle seguenti in questo paragrafo sono solo abbozzi di domande, di riflessioni, tutte da verificare, da approfondire, etc..Domando se i teoremi di incompletezza di Godel di fatto non dicano, semplicemente, che, nella logica, si deve risalire ad una causa prima non causata, la quale però, per tale motivo, sembra non spiegabile.Possiamo osservare però che forse si può partire da una causa che contenga in qualche modo in sé una serie di apparenti opposti, dunque una causa originante (il Padre), che pero non può esistere senza quella originata (il Figlio), senza che siano realtà semplicemente giustapposte, riproponendo altrimenti, in questo caso, il problema di ulteriori origini: il che può avvenire in una via di unione e distinzione (lo Spirito).I teoremi di Godel dunque si fermano all’osservazione che servono realtà esterne al sistema logico per poterlo dispiegare.Ma Godel non si preoccupa di spiegare a loro volta quelle realtà da dove vengano, anzi è evidente dalle sue stesse dimostrazioni che si tratta di questioni insolubili.La Trinità sembra dunque, forse, suggerire una possibile risposta: alla base della logica vi è un ente originante che però non può esistere senza quello originato essendo da quest’ultimo distinto e al tempo stesso unito nello Spirito, in una via di unione cioè che, appunto, distingua e unisca.Il sistema logico dunque viene a giustificarsi proprio nel distinguere ed unire la cosiddetta formula f e la cosiddetta teoria t.Possiamo osservare ancora che il sistema logico in questione può dare vita, sul piano logico, ad enti da esso, ad es. idealmente, creati, che rispettino i dati essenziali del sistema.Infatti la libera creazione non viene ad intaccare la logica costitutiva del sistema.A loro volta questi enti creati proprio in quella logica possono coerentemente comprendersi.Godel dunque è forse riuscito in realtà a trovare la via di una certa formalizzazione completa di un sistema logico proprio lì dove sembra aver attestato la sua impossibilità.Il punto era infatti, forse, l’impreparazione a considerare un sistema unitrinitario invece che monista.In questo contesto possiamo osservare che l’uomo non sembra ricoprire questa funzione originariamente unitrinitaria, l’uomo sembra invece un essere creato: che cerchi in sé stesso la spiegazione (o la non spiegazione) ultima del suo essere sembra un grave errore logico.Sul piano della logica così come attualmente ci può apparire, insomma, l’uomo sembra trovare la sua origine logica in un sistema unitrinitario che lo ha creato.Possiamo ancora osservare, forse, che la logica dell’amore trinitario appare dunque una logica compiuta, coerente, all’interno della trinità stessa ma in essa vi è una libertà personale che sovrabbonda di amore, che la induce alla creazione.Ed è nella libertà che la Trinità esiste, perché l’amore può essere solo una scelta libera, vi è dunque una causalità libera.Fuori dell’amore non è possibile, forse, essere uno e trino, non è possibile essere totalmente unito e totalmente distinto dall’altro.L’ente creato entra dunque in questa logica ma se è creato libero deve, per vivere logicamente, entrare liberamente in questa logica.Questo libero entrare del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre nello Spirito implica forse una reciproca piena e sicura fiducia (in vario modo di ciascuno dei tre verso gli altri), l’abbandono dell’amore.Anche in paradiso l’uomo, pur vedendo Dio, entrerà (è una domanda), liberamente nella vita trinitaria, nell’abbandono della fede, della fiducia.Qui sulla terra il non vedere materialmente Dio è proprio per salvaguardare questa realtà, questa possibile profonda, totalmente delicata, rispettosa, amorevole appunto, dinamica della libera fiducia ricevuta in dono ed accolta.E’ bello dunque vedere che nell’amore trinitario vi è una logica profonda e coerente ma anche una libera sovrabbondanza, delicatezza… l’amore è logico ma va al tempo stesso al di là di una fredda logica perché è libero amore: il piccolo si lascia portare con fiducia, amore, nel mistero mentre il sottile ragionatore di questo mondo può faticare ad entrarvi, confondendosi anche sulla logica.La logica dunque è viva, ricca… Questo aspetto dell’amore, della libertà, della delicatezza che è logico ma va oltre la logica lascia intravedere dunque, anche, un principio spirituale che in vario modo informa ma va oltre la materia… Ancora: alla formula f (sono le definizioni usate da Godel) corrisponde la teoria t.Al Padre “corrisponde” il Figlio, la sapienza del Padre.Il Padre non si spezzetta, non si moltiplica, etc., in una serie frammentata di teorie, di sapienze… (“In te mi sono compiaciuto), è persona.
Un altro spunto sull’argomento può consistere nell’osservare che oltre alla persona divina vi è forse solo un’altra realtà da essa in qualche modo, misura, sotto certi aspetti, forse, astraibile (ma che della realtà divina fa strettamente parte) che, unita e distinta da un’altra la può informare: siamo nel campo della logica, con la formula f e la teoria t summenzionate.Gli enti creati entrano in questa logica, in qualche modo, sotto certi aspetti, l’arricchiscono di sfumature, ma non la modificano nei suoi tratti essenziali.Questa trinitarietà sotto certi aspetti sembra ripetersi anche nella natura ma in che modo? Vi sono ad es. il sole, la luce, la vista; la parola, il suono, l’udito… Non è facile valutare possibili somiglianze e possibili dissomiglianze, certo però mille spunti di riflessione possono nascere dal vedere un possibile qual riflettersi di questa logica trinitaria anche nella natura, una logica che tende ad apparire, almeno in molti casi, viva, relazionale, comunicativa, “fontale” (nel senso di Padre, origine, Spirito Santo e Figlio)… Entra, tra l’altro, sempre più chiaramente in gioco, mi pare, proprio la riflessione sull’ente creato uomo che come tale entra, è portato, tendenzialmente sempre più nel mistero di questa logica dalle vive, molteplici, manifestazioni… Un aspetto di questa somiglianza-dissimiglianza sta ad es. nel fatto che le fontalità, le comunicazioni, le dipendenze, etc., nella natura, sono comunque anch’esse creaturali.
La possibile trinitarietà della logica nel suo fondamento fontale -con i suoi elementi: causa originaria-comunicazione (concausante in Dio)-effetto (concausante in Dio)- si riverbera, forse, nella creazione in mille modi ed intrecci proprio perché anche il creato vive in vario modo in essa e di essa che è l’amore.Vivere in mille modi delle relazioni trinitarie sembra, in modo diversificato, la natura di ogni realtà creata.Senza cercare di comprendere la trinitarietà della logica, la logica dell’amore, senza entrare tendenzialmente sempre più nello sguardo integrale, divino e umano, di Cristo non si può, forse, che rinchiudersi in vario modo in comprensioni riduttive, variamente distorte e distorcenti… Nel creato vi sono sotto certi aspetti delle differenze rispetto alla trinitarietà divina, ad es. la causa originante a sua volta discende da una o più cause anch’essa e l’effetto non costituisce anch’esso, in genere, mi pare, la causa che lo genera (anche se nel rispetto della trinità vi sono sfumature da rilevare).Vi è insomma una qualche trinitarietà creaturale (in Cristo), che però conferma in vario modo che solo nell’amore esiste la vita.

Forse papa Francesco col suo orientare verso una spiritualità tendenzialmente del cuore che però non appare ancora avviata a farsi sempre più pienamente, precisamente e decisamente cultura (anche se pure questa subisce in varia misura l’influenza positiva papale) segna, magari forse in qualche misura inconsapevolmente, il giusto passo verso la sempre più profonda attenzione al cuore divino-umano-culturale di Cristo.Infatti questa spiritualità del papa già compie dei passi nuovi che sembra vengano accolti con gioia da molti ma non così pienamente da tutti, sarebbe ancora più difficile e complicato proporre più articolati cambiamenti anche nella cultura, le resistenze e le difficoltà potrebbero forse moltiplicarsi anche per il fatto che l’orientamento spirituale del papa ha bisogno di venire maturato dalle persone, solo così potendo gradualmente farsi cultura.Si può osservare che in questa luce può apparire che la provvidenza divina stia con grande sapienza e delicatezza conducendo verso questa via del cuore di Cristo: anche Benedetto XVI, ad es., ha aiutato a compiere importanti passi, anche questi forse a misura del tempo, in avanti verso l’uscita da una cultura razionalista, verso una spiritualità-cultura della vita in Cristo. Ciò non significa che non potrebbe essere bello che il papa e chi cerca con attenzione la venuta di Cristo sia sempre più attento ad aprirsi, ad anticipare in sé (e per chi magari può in varia misura accoglierla), questa sempre nuova e più profonda venuta.Il cuore più aperto possibile è un grande dono di Dio, ma certo è Dio che sa come condurre anche la storia di ogni uomo.

se parliamo di risalire alla
causa prima: chi ha creato l’universo? se si è creato da solo, se c’è sempre
stato, la logica sembra interrompersi.se diciamo l’ha creato Dio forse la
logica funziona un po’ meglio perché Dio è un essere superiore.resta il fatto
che ci si può domandare ancora: e Dio chi l’ha creato? Per risalire ad una
causa prima che non venga ad interrompere quello che appare il filo della
logica bisogna forse pensare ad una causa che contenga in sé la propria stessa
causalità (però essendo questa distinta dalla causa prima proprio perché vi sia
realmente tale causa della causa prima).inoltre tale causa della causa prima
deve essere distinta dalla causa prima ma anche deve in realtà con essa fare un
tutt’uno altrimenti si giustappongono due cause separate ed il problema si
ripete all’infinito.Ora il Padre è l’origine della Trinità ma non può esistere
senza il Figlio, nello Spirito.Nemmeno il Padre può vivere fuori dell’amore ma
ne è l’origine perché così vi è totale unione nello Spirito tra lui ed il
Figlio, Dio è uno e trino.Solo l’amore unisce e distingue, solo l’amore sembra
spiegare i fondamenti della logica (la logica è forse l’unica realtà, insieme a
Dio, da cui proviene. che può essere una e trina?).l’amore è la chiave della
logica?

Nel passaggio dalla logica al problema della creazione dell’universo vi è da tenere conto, ad es., della questione dell’esistenza reale.Ma mi pare che sotto certi aspetti la logica sia la stessa.

Una fede sempre più fiduciosa in Cristo, anche quello dei vangeli.Sarà Cristo a condurci per le giuste tappe della maturazione verso la verità tutta intera che è lui stesso e certo potrà farlo tanto più quanto più troverà sentinelle aperte ad ogni sua nuova venuta, non solo spirituale ma integrale, spirituale-umana-culturale, dunque persone disposte a mettere in discussione in Cristo, in dialogo, in lui, nella Chiesa, nel mondo, anche i cardini spirituali e umani del proprio discernere.Cosa vuol dire avere visto e parlato con una enorme nube a forma di Madonna che stava sulla Lateranense, l’università del papa, e precisamente sull’istituto Giovanni Paolo II per matrimonio e famiglia, nella parte dell’università più vicina al seminario romano? Non interpreto ma conservo, custodendo nel cuore.
Questa maturazione in Cristo conduce verso una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana.Orienta e spinge ad incontrare, comprendere, imparare da, evangelizzare, essere attenti, vicini in tutto, con amore, ad ogni uomo.Un vero rinnovamento spirituale non può dunque, nel tempo, non toccare anche la cultura, che influenza non poco la vita concreta dell’uomo.Già ora papa Francesco (approfondendo e semplificando Benedetto XVI) sta aiutando la vita, la cultura, a liberarsi dal razionalismo, che mi sembra una possibile fonte, anche subliminale, talora, ad es., del secolarismo e dell’intellettualismo pastorale.Sembra che Maria ci conduca verso una spiritualità-cultura del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli), chiave di ogni cosa.

Ho letto l’Esortazione di papa Francesco.E’ bello vedere che con Benedetto si è cominciato e con Francesco si avanza a gradi passi verso, potremmo forse dire, il cuore divino e umano di Cristo.Ma, mi pare, si può ancora chiarire, approfondire, semplificare, unire, etc., liberare dal secolarismo e dall’intellettualismo pastorale, con grandi frutti in ogni campo.Come sarebbe bello dialogare da vicino col papa e anche con altri cercatori sinceri, sentinelle della sempre nuova venuta di Cristo.

In questi più di venti anni di scritti osservo che la storia concreta sembra aver camminato proprio nella strada che indicavo come possibile, anche, ad es., cercando di comprendere i possibili significati di tanti segni e manifestazioni mariane.Con Benedetto XVI dopo tanti anni di attesa si è giunti ad una spiritualità-cultura più chiaramente della vita in Cristo, ad un inizio di più chiara liberazione dal razionalismo, dall’intellettualismo, dal pragmatismo, etc..Con papa Francesco sembra di tornare, ancora più chiaramente e semplicemente, in modo rinnovato e più profondo, secondo lo Spirito che ci conduce alla verità tutta intera, verso il cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli).Osservavo anche che sembra quasi di intuire la delicatezza di Dio nel condurre la Chiesa verso Cristo con gradualità, non sottoponendola a scossoni troppo forti.Papa Francesco sembra ispirato da una mentalità non razionalista, intellettualista, ma da un discernimento della vita in Cristo, un discernimento del cuore, anche se talora ancora emergono, forse, nel suo linguaggio possibili retaggi di una pervasiva cultura razionalista.Cristo non ha mai parlato di ragione perché, mi pare, semplicemente una ragione astratta dal resto dell’umanità dell’uomo non esiste.Quando si è riferito ad un ragionare quasi separato dallo Spirito lo ha chiamato, ad es., dialoghismoi, calcoli: un pensare, un discernere, riduttivo, di corto respiro.Nel Cristo dei vangeli anche gli aspetti razionali dell’uomo stanno essenzialmente al giusto posto, ben collegati e armonizzati, col resto della sua umanità che esiste e vive nello Spirito.Sembra dunque che estirpare fino in fondo il virus del razionalismo (con tutte le sue possibili conseguenze, come secolarismo, intellettualismo pastorale, etc.) sia una cammino non ancora completato, così come, forse, possono invece venire sempre più approfonditi, chiarificati (come tento nei miei scritti), ad es., i riferimenti, i passaggi (anche il modo stesso di descriverli) di un più profondo discernere, riflettere, a tutto campo, umano, in Cristo, e non razionalista.
Sulla scia di queste notazioni può apparire come forse confermata la possibile intuizione, che nasce anche da possibili esperienze spirituali (leggere, ad es., nella Sintesi degli scritti le pagine 57-68, dove si trova raccolta una prima serie di esse), sul rivolgersi di Maria, di Cristo, in specie, sotto certi aspetti, ai pastori perché siano traghettatori di un continuo rinnovamento spirituale-umano-culturale verso il cuore divino e umano di Cristo (qui rilevo che una tendenza di questa via sembra essere quella di trovare sempre più Cristo, Dio e uomo, con l’aiuto di tutti, dunque accogliendo le legittime differenze e tendenzialmente superando da parte di tutti e con l’aiuto di tutti ciò che non è di Cristo.Dunque la giusta accoglienza del pluralismo, e anche del libero e graduale cammino di ogni persona, etc., non significa non cercare, in vario modo smorzare, una essenziale, tendenziale, convergenza in avanti, appunto in Cristo, Dio e uomo, l’Emmanuele, Dio con noi).Non sembra, ad es., in effetti un vero e proprio dono di Cristo, pastore, che ci conduce, la venuta di questo papa? Sembra evidente che un rinnovamento spirituale-culturale nella Chiesa non possa più pienamente avvenire senza i pastori e come sarebbe ricco invece con essi.Questo papa sottolinea il pericolo della mondanità spirituale ma forse un rischio molto grave, rallentatore della venuta di Cristo è anche (e forse è un aspetto di questa mondanità) il burocratismo, il muoversi solo per competenze, schemi, prudenze variamente interessate, pigrizie, distrazioni, mancate vigilanze, spirituali, etc..
Possiamo anche domandarci se Maria a Medjugorje non stia indicando, tra l’altro, proprio la via di questa semplicità ed essenzialità in Cristo sorelle, come dice san Francesco nel suo Saluto alle virtù, della sapienza (ma su Medjugorje cerco di guardare con vigilanza, con fede e attendo anche quanto dice la Chiesa).
Insomma con papa Francesco sembra che stiamo compiendo nuovi grandi passi verso il cuore divino e umano di Cristo ma ancora di nuovi, più approfonditi, se ne possono compiere, per aiutare tutti e ciascuno a crescere in modo sereno, graduale, equilibrato, liberato da orientamenti anche, talora, subliminali, alla non fede, all’intellettualismo, etc., appunto verso il cuore divino e umano di Cristo.Un aspetto di questo cammino sembra la disponibilità al dialogo con tutti, superando tanti schemi, prudenze, etc.: com’è bello, ad es., nel vangelo, vedere Maria che ascolta, dialoga, impara, dai pastori, lei che aveva già ricevuto l’annuncio della nascita del Messia e loro che erano così disprezzati dalla mentalità del tempo.

Si parla ancora, talora, di formazione spirituale, intellettuale, etc..Mi pare che in questo siamo fermi, talora, a vecchie terminologie.La parrocchia, ad es., può essere, tendenzialmente in modo sempre più equilibrato e profomdo (anche grazie ad adeguati accorgimenti in proposito) il luogo per una crescita spirituale e umana, dunque non solo spiritualistica ma spirituale e umana, personale e comunitaria.La scuola (cattolica) può, secondo la gradualità delle età, indicare i riferimenti principali e poi sempre più approfonditi di una crescita spirituale e umana e presentare una cultura rinnovata a tutto campo in Cristo, Dio e uomo, come rilevo nei miei scritti.Dunque lo studio serve e molto ma non lo chiamerei più formazione intellettuale perché può sempre più profondamente ed equilibratamente diventare un aspetto di una crescita di tutto l’uomo, dunque profondamente, sempre più dettagliatamente, etc., orientato al vivere concreto in tutti i suoi aspetti, e dunque in possibile profondo interscambio con esso.Si tende a superare questa scissione tra un astratta teoria, un’astratta, inesistente, razionalità, ed un pragmatismo, anche per questo con poca sapienza, nella vita concreta.
Gli esempi diversificati che porto in questi scritti sono mille e, mi pare, innovativi perché si aprono orizzonti nuovi più, mi pare, integralmente umani e concreti.Ricordo solo a mò d’esempio che dire che l’economia deve essere buona e giusta lascia talora il tempo che trova se non si cerca insieme come concretamente un imprenditore cristiano può realmente vivere da cristiano nel suo lavoro, che doni, che difficoltà, che strade, etc., reali può percorrere… anche lasciando spazio ad aspetti di ulteriore incarnazione nella vita concreta di una persona concreta in una situazione concreta, etc..

Dio ci ama, fa di tutto per starci vicino, con discrezione, rispetto totale della nostra umanità e libertà, e lo fa prima di tutto per l’amore sovrabbondante che ah per noi.In secondo luogo Dio ci è vicino per aiutarci, in ogni modo: ci fa sentire compresi e ci aiuta ad accoglierci nella nostra vera umanità, non siamo robot, ci aiuta a crescere verso la vita piena, ci sostiene nelle prove, ci dona ogni bene che non ci fa male, la sua misericordia, come scrivo altrove, è totale… Dio ci ama di vero cuore ed aiuta gli uomini ad amarsi tra loro di vero cuore.Ecco, come ho già scritto altrove, altri punti che potranno molto aiutare l’evangelizzazione…

La spiritualità-cultura cristiana si può sempre più adeguatamente incarnare: proclamare principi astratti senza aiutare a comprendere come Cristo si incarna in modo sereno, graduale, autentico, sempre più profondamente nella complessità della vita concreta, ad es. anche nell’economia… ecco tutto ciò rischia di condurre ad una scissione tra le belle parole  e la vita concreta appunto… bisogna aiutare a comprendere che questa incarnazione è graduale, avviene in un cammino spirituale e non solo col cervello, bisogna comprendere il graduale cammino di chi si avvicina a credere al bene ma non così tanto, ancora, in Dio, bisogna mostrare come Cristo, sempre più accolto, aiuta nella vita concreta ma in modo realista (nella fede) e non astratto….

Ho osservato in qualche paragrafo sopra che sembra proprio che nei miei scritti si trovi da più di venti anni il percorso che in molte cose essenziali sta compiendo la Chiesa: dopo anni di attesa con Benedetto XVI si è giunti ad una più profonda centratura spirituale-culturale nella vita in Cristo, iniziando a superare più decisamente, ad es., razionalismo, intellettualismo, etc..Ora con papa Francesco sembra in tante cose di compiere nuovi passi verso il cuore divino e umano di Cristo, verso quella spiritualità-cultura divina e umana, mi pare, di cui tratto nei miei scritti e che ha portato a tanti frutti fecondi nella spiritualità, nella cultura, nella pastorale… Le cose più importanti che e come le dice Francesco sono, mi pare, nei miei scritti da venti anni (si veda solo, ad es., il numero 18 del Manifesto del cuore divino e umano di Cristo).Ora, considerando anche le possibili esperienze spirituali che descrivo negli scritti, considerando anche solo i frutti già riconosciuti usciti in questa ricerca, come la soluzione di secolari decisive questioni anche dottrinali ecumeniche, non sarebbe il caso di prestare una più profonda attenzione a questi scritti, di cercare un più attento dialogo con me dal vivo? Ci si può ancora rifugiare, ad es., dietro il “non si può seguire tutto, le informazioni piovono a raffica da ogni dove”, etc., addirittura quando è un sacerdote ad essere, forse, portatore di tutto ciò? E questo quando questo sacerdote osserva che, forse, vi è ancora molto di essenziale da scoprire in quegli scritti? Si vuole arrivare a comprendere da soli anche questo possibile molto restante se e quando sarà, senza aver cercato con tutto il cuore di ascoltare, di capire, nonostante tutti i possibili segni magari confermativi già ricevuti? Si stanno compiendo passi avanti verso l’ascolto ma è possibile che un calciatore, perché famoso, può parlare con papa Francesco ed un sacerdote della sua diocesi no? Viviamo ancora, al di là delle parole, in un mondo molto talora mediatico e in varia misura meno sentinella delle umili venute di Dio, meno attento, forse ancora, talora, non pronto, ad aprire sempre più profondi varchi nella umanità integrale, spirituale-culturale, dell’uomo?

Approfondire la via del cuore di cui tratto nei miei scritti può apparire, sotto certi aspetti, sempre più urgente.Il razionalismo, l’intellettualismo, etc., sembra stiano conducendo verso forme di mentalità-cultura che distruggono sempre più pervicacemente l’umanità dell’uomo, della donna, dei bambini, della persona umana.Può risultare impressionante la cecità dell’uomo, anche e sotto certi aspetti in specie, del cattolico perché questi vorrebbe tendenzialmente comprendere e superare queste difficoltà ma di fatto sembra, talora, non pronto a comprenderle fino in fondo anche se analisi (almeno aspetti importanti di esse) e soluzioni (almeno alcune) forse adeguate gli vengono messe davanti anche con l’ausilio di apparizioni, di soluzioni di questioni secolari che parevano irrisolvibili, e di tante altre cose in tanti campi della vita, della pastorale, della cultura.Tanto riflettere fa anche la pazienza estrema di Dio nel non forzare l’uomo, il cattolico, ad aprirsi ad un rinnovamento più profondo, in un dialogo più profondo e diffuso, meno soggetto a chiusure, prudenze, etc., di mille di tipi… pur in mezzo a problemi che, sembrerebbe, urlano il bisogno di risposte rinnovate.

Quando, anche nella Chiesa, si parla di discernimento si può osservare che in molti casi si intende discernimento spirituale, nel senso di discernimento nella vita concreta che finisce in vario modo per essere spiritualistico: non si tratta infatti di un vissuto discernimento spirituale e umano sempre più profondo ed equilibrato in Cristo, non si tratta di un discernimento che illumina tutta la vita, la cultura, etc..Per la cultura, ad es., si continuano in vario modo a riservare spazi ad una astratta, inesistente, razionalità, fosse anche solo nei residui linguistici che già da soli testimoniano comunque una perdurante certa confusione.

Il papa ha saputo dei miei scritti e della mia impressione che sarebbe forse bene dialogare con lui? E’ possibile che con tutto quello che mi è capitato (lo accenno nei paragrafi sopra) non gli sia arrivata nemmeno voce di ciò? Tendo a pensare che uno dei doni più grandi che Dio può elargire all’umanità di questa epoca potrebbe rivelarsi quello di un ascolto più integrale: spirituale-umano-culturale (non solo spiritualistico), con una sempre più profonda disponibilità a mettere in discussione anche le più profonde, quasi inconsapevoli per la loro apparente naturalità, impostazioni spirituali-umane-culturali; sempre più aperto, meno soggetto a prudenze varie, vigile nel cogliere il nuovo ovunque possa manifestarsi, più concreto e meno mediatico, forse, anche; etc..Ora potrebbe darsi che il Signore si serva, per aprire questo più integrale varco, questo più profondo ascolto, anche di persone che portano novità anche se loro stesse non sono così aperte appunto all’ascolto sempre più profondo ed integrale di cui parlo; ad es. di papi che aprono strade nuove anche se, sotto certi aspetti, fanno più quello che hanno capito loro che quello che potrebbero fare aprendosi più profondamente ed integralmente all’ascolto di cui sopra.Inoltre vorrei ancora una volta sottolineare che la sempre più profonda maturazione spirituale-umana-culturale aiuta a comprendere, a comunicare, meglio con le persone anche se a tante persone non si preciseranno i dettagli di questo più profondo discernimento.Tale sempre più profonda maturazione comporta tra l’altro un linguaggio sempre più preciso che evita di confondere, in modo in varia misura inconsapevole, le persone fin circa le più autentiche impostazioni spirituali-umane-culturali (quelle che poi possono orientare tanti discernimenti) e al tempo stesso comporta un linguaggio di volta in volta adeguato alle persone, alle situazioni, spesso molto essenziale-semplice e, dunque, implicito quanto a tanto lavorio che vi è sotto.La semplicità, osserva san Francesco nel suo Saluto alle virtù, è sorella della sapienza.La sapienza dunque manifesta in varie situazioni con semplicità le cose essenziali della vita comunicabili in quel dato caso (anche nei modi adeguati, etc.), approfondendo questa manifestazione secondo tappe adeguate alla singola persona, etc..Dunque non è che siccome tante persone sono pronte per una varia comunicazione molto essenziale e non più approfondita allora anche colui che comunica non ha bisogno del vario approfondimento della sapienza.

Possiamo meditare il vangelo con sempre rinnovato discernimento, nella storia.Importante cercare sempre più il Gesù vero, divino e umano, dei vangeli, scoprirlo sempre più profondamente.Ho sottolineato nei miei scritti diversi spunti in questo senso.Qui vorrei evidenziare le tante volte che Gesù dice ad una persona di alzarsi ed andare a casa sua: non in sinagoga, non a pregare, ma a casa sua.A proposito del paralitico fatto penetrare da alcune persone, attraverso il tetto, nella casa dove si trovava, si dice che Gesù, vista la loro fede, gli disse: “Figliolo, i tuoi peccati sono perdonati”.Poco dopo guaritolo dalla paralisi lo invia a casa sua, col suo lettuccio.L’incontro con l’amore di Dio rialza la persona e la mette in carreggiata sul suo personalissimo cammino, non con schemi rigidi, prefabbricati.Ora la sua vita, la sua casa è ritrovata perché l’amore le ha ridonato il giusto filo della sua graduale crescita.

Ho già indicato come un possibile aspetto della crescita in Cristo quello di cercare vissutamente in modo sempre rinnovato, personale, comunitario, etc., i sempre più adeguati riferimenti-collegamenti del vivere, del discernere integrale, spirituale e umano, dell’uomo.Le tendenze ancora oggi maggioritarie orientano invece o ad un più rigido schematismo, intellettualismo, o ad un esistenzialismo meno tendente alle (sempre da rinnovare) precisazioni.Mi paiono entrambe, come già scritto (almeno nei tre volumi prima della sintesi), per cui non mi soffermo, tendenze incomplete.Qui vorrei sottolineare che la comunicazione concreta della sempre rinnovata via del cuore in Cristo di cui tratto può essere, specie all’inizio, in tanti casi, più implicita, con la vita vissuta e magari poche essenzialissime indicazioni; anche quando, con persone molto avanti nella fede e nella cultura, si fanno riferimenti più dettagliati, il punto è sempre che in questa via del cuore anche le definizioni non sono teorie astratte da comprendere con un’inesistente ragione astratta, ma sono possibili semi da, potendo e volendo, nella grazia accogliere e lasciar maturare, sedimentare adeguatamente nella propria vita.Si riscontra comunque rispetto a questo rinnovato orientamento la possibile tendenza a opporre un muro di disinteresse perché un riflesso condizionato da secoli di cultura astratta porta a rifiutare appunto quello che si teme come un rinnovato intellettualismo o, all’opposto, come una pista poco intellettual(istica)mente fondata.Invece si propone qui una nuova via che prende il buono delle precedenti facendole incontrare in avanti, in Cristo, Dio e uomo.

Ecco l’omelia di papa Francesco di lunedì 16 dicembre 2013 (Esempio di domande che mi sorgono: come mai allora non ho ancora potuto parlare col papa? Come mai questo? Come mai quello?).
Quando manca la profezia nella Chiesa, manca la vita stessa di Dio e ha il sopravvento il clericalismo: è quanto ha affermato Papa Francesco stamani nella Messa presieduta a Santa Marta nel terzo lunedì d’Avvento. Il servizio di Sergio Centofanti:

Il profeta – ha affermato il Papa commentando le letture del giorno – è colui che ascolta le parole di Dio, sa vedere il momento e proiettarsi sul futuro. “Ha dentro di sé questi tre momenti”: il passato, il presente e il futuro:

“Il passato: il profeta è cosciente della promessa e ha nel suo cuore la promessa di Dio, l’ha viva, la ricorda, la ripete. Poi guarda il presente, guarda il suo popolo e sente la forza dello Spirito per dirgli una parola che lo aiuti ad alzarsi, a continuare il cammino verso il futuro. Il profeta è un uomo di tre tempi: promessa del passato; contemplazione del presente; coraggio per indicare il cammino verso il futuro. E il Signore sempre ha custodito il suo popolo, con i profeti, nei momenti difficili, nei momenti nei quali il Popolo era scoraggiato o era distrutto, quando il Tempio non c’era, quando Gerusalemme era sotto il potere dei nemici, quando il popolo si domandava dentro di sé: ‘Ma Signore tu ci ha promesso questo! E adesso cosa succede?’”.

E’ quello che “è successo nel cuore della Madonna – ha proseguito Papa Francesco – quando era ai piedi della Croce”. In questi momenti “è necessario l’intervento del profeta. E non sempre il profeta è ricevuto, tante volte è respinto. Lo stesso Gesù dice ai Farisei che i loro padri hanno ucciso i profeti, perché dicevano cose che non erano piacevoli: dicevano la verità, ricordavano la promessa! E quando nel popolo di Dio manca la profezia – ha osservato ancora il Papa – manca qualcosa: manca la vita del Signore!”. “Quando non c’è profezia la forza cade sulla legalità”, ha il sopravvento il legalismo. Così, nel Vangelo i “sacerdoti sono andati da Gesù a chiedere la cartella di legalità: ‘Con quale autorità fai queste cose? Noi siamo i padroni del Tempio!’”. “Non capivano le profezie. Avevano dimenticato la promessa! Non sapevano leggere i segni del momento, non avevano né occhi penetranti, né udito della Parola di Dio: soltanto avevano l’autorità!”:

“Quando nel popolo di Dio non c’è profezia, il vuoto che lascia quello viene occupato dal clericalismo: è proprio questo clericalismo che chiede a Gesù: ‘Con quale autorità fai tu queste cose? Con quale legalità?’. E la memoria della promessa e la speranza di andare avanti vengono ridotte soltanto al presente: né passato, né futuro speranzoso. Il presente è legale: se è legale vai avanti”.

Ma quando regna il legalismo, la Parola di Dio non c’è e il popolo di Dio che crede, piange nel suo cuore, perché non trova il Signore: gli manca la profezia. Piange “come piangeva la mamma Anna, la mamma di Samuele, chiedendo la fecondità del popolo, la fecondità che viene dalla forza di Dio, quando Lui ci risveglia la memoria della sua promessa e ci spinge verso il futuro, con la speranza. Questo è il profeta! Questo è l’uomo dall’occhio penetrante e che ode le parole di Dio”:

“La nostra preghiera in questi giorni, nei quali ci prepariamo al Natale del Signore, sia: ‘Signore, che non manchino i profeti nel tuo popolo!’. Tutti noi battezzati siamo profeti. ‘Signore, che non dimentichiamo la tua promessa! Che non ci stanchiamo di andare avanti! Che non ci chiudiamo nelle legalità che chiudono le porte! Signore, libera il tuo popolo dalla spirito del clericalismo e aiutalo con lo spirito di profezia”.

Giovanni Battista vede lo Spirito scendere e rimanere su Gesù.Ciò è molto importante: Gesù è la via dello Spirito, come Dio e come uomo.E’ un cammino nella storia accogliere sempre più in Cristo, Dio e uomo, il dono dello Spirito: passare da un Cristo variamente spiritualistico ad un Cristo (anche quello dei vangeli, nei fondamenti spirituali-umani-culturali essenziali) dono dello Spirito spirituale-umano-culturale.E’ una sempre più profonda rinnovata creazione.

Intuire che la via spirituale-culturale di cui tratto si comunica come seme e non come concetto astratto può aiutare ad accoglierla nella giusta maniera, e può aiutare anche ad aprire ad un nuovo modo di ascoltare, di accogliere, tante cose: non si tratta dunque di comprendere per forza tutto subito o di rifiutare ma di cercare di comprendere e anche di accogliere nella vita quel possibile seme di buono che può aver bussato alla porta della nostra vitae si può manifestare gradualmente, s eil nostro cuore è sempre più in conversione, attenta, profonda.

Un esempio per vedere possibili differenze tra il vangelo e la vita come è talora vissuta.I potenti del tempo in Israele non ascoltano Gesù.Maria ascolta con attenzione, impara, da tutti: non dice, tante volte, questo è meglio che lo lascio nell’umiltà, con quest’altro è meglio essere prudente, quest’altro mi dice cose strane, che non mi servono: continuamente esce fuori da sé stessa, accoglie, conserva nel cuore, lascia che Dio si manifesti in tutto e attraverso tutti; ama, dialoga, impara, lei che era stata chiamata piena di grazia dall’angelo e madre di Dio e le persone si sentono da lei, così piccola, accolte, comprese, amate… “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”, sono parole da meditare una per una, perché Dio chiama, parla, si manifesta, va accolto, etc., in mille modi, mentre l’uomo può porre mille ingannevoli barriere alla ricerca, all’accoglienza, di Dio.Così accade di sentire proclamare il vangelo, affermare che il Signore si manifesta non di rado ai poveri, nascosti, etc., ma ugualmente vedere proprio questo: un non vigilare, non riconoscere, non accogliere, non dialogare, non ascoltare, chiudersi in burocratiche prudenze, non sforzarsi di comprendere, di accogliere ogni cosa come un possibile seme che può rinnovare la propria vita, non lasciare che Cristo apra sempre più profondi varchi, anche nella storia, nella nostra umanità, aiutandoci a riferirci a lui (anche quello dei vangeli) sempre più integralmente.

Il tecnicismo, l’astrattismo, ed anche il vuoto di riferimenti “filosofici” (filosofia intesa in senso rinnovato), possibili pericoli a cui accenno a proposito della psicologia si possono talora manifestare, anche, ad es., in queste diagnosi “magiche” che escono fuori da certi test, da certi dialoghi ripetuti solo per un breve tempo, etc..L’uomo è un mistero e lo si può conoscere sempre più profondamente solo in una sempre più profonda ed equilibrata maturazione (anche culturalmente sempre meglio centrata in Cristo, Dio e uomo) e lo si può conoscere solo nel tempo, meglio condividendo dal vivo (e non solo nel dialogo a tavolino), perlomeno, aspetti importanti della suo vivere quotidiano.In psicologia il razionalismo, la mancanza di più adeguati riferimenti spirituali e umani in Cristo, il tecnicismo, l’astrattismo, etc., ne fanno talora in varia misura quasi una materia “magica”.Ben altre e più profonde sono dunque le vie che si possono ancora aprire in Cristo (nel suo cuore divino e umano) per una più profonda conoscenza dell’uomo (ciò non toglie che si possa apprendere tanto anche da tutte le scuole psicologiche odierne, anche quelle che più sembrano incorrere nei rilievi che espongo).

Giovanni Battista vede lo Spirito scendere come una colomba e rimanere su Gesù: non se ne vola via, lo Spirito (in un cammino graduale negli uomini),  costruendosi in tutto o in parte una cultura che, nelle impostazioni spirituali e umane essenziali, non sia quella di Cristo, anche quello dei vangeli.Non fa discernere nelle situazioni della vita dimenticandosi di meditare sempre più assiduamente ed in modo tendenzialmente sempre nuovo, con fiducia, quello che Gesù ha vissuto nei vangeli.
Venti anni fa quello che ho cominciato a scrivere era in vari casi arabo, poi è venuto Benedetto XVI e ha cominciato ad aprire ad una spiritualità-cultura della vita in Cristo.Un giorno prima del conclave ho mandato alcuni tweet a diversi cardinali di cui il primo era: Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo, affretta la vittoria del tuo cuore immacolato (gli altri erano esplicativi di ciò).Benedetto ha chiesto l’affrettamento di questa vittoria (entro il centenario, maggio 2017) a Fatima nel 2010.Ed è venuto papa Francesco, che sembra molto avvicinarci al cuore divino e umano di Cristo.Ma altri passi si possono compiere verso il suo cuore, liberandolo tra l’altro dai residui di razionalismo (nelle impostazioni e nella cultura che ne deriva), fonti, talora, anche subliminali del secolarismo e, ad es. dell’intellettualismo pastorale, di qui del pragmatismo, etc..I miei scritti e le mie esperienze spirituali sembrano, mi pare, compiersi gradualmente nella storia, anche quel continuo richiamo, nelle possibili esperienze, all’agnello eucaristico che solo apre i sigilli (il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni cosa) e ai papi e ai pastori (non sta avvenendo questo? I papi che ci aprono il cammino verso il cuore di Cristo?).Non sembra esservi una linearità in tutto ciò, anche nel fatto, collegato a tutti questi, che ho visto e ho parlato, tra l’altro, si direbbe, con la Madonna che stava sulla Lateranense, l’università del papa e dopo venti anni mi ritrovo ad aver sviluppato la proposta di un rinnovamento spirituale-culturale che può aiutare tra l’altro, ad individuare alcune possibili cause del secolarismo, etc.: e questo cammino sembra sulla linea de il mio cuore immacolato trionferà… Devo ancora aggiungere che sono cresciuto in una chiesa piovuta dal cielo, letteralmente, anche economicamente, donata dalla Madonna di Loreto, che promise a don Mario Torregrossa che gli avrebbe fatto edificare (senza avere una lira) tutto il complesso parrocchiale ed il Centro per i giovani a tale Madonna dedicato.Una nuova Nazaret che gradualmente mi ha indotto a pensare ad un possibile regalo, ad un possibile segno, ad un possibile contributo, in un interscambio, con tutta la Chiesa (ad es. io sono stato in molte parrocchie imparando molto da ciò).La chiesa è dedicata a san Carlo da Sezze, frate francescano con il cuore trasverberato che ebbe il dono della scienza infusa.Per un errore la sua statua nella chiesa è invece quella di san Francesco stimmatizzato e anche questo mi ha fatto riflettere, sia per le sofferenze ed umiliazioni che per la ricerca al vivo del Gesù del vangelo.
Se è così ciò non può stimolare una profonda attenzione a quello che scrivo, perché ancora molto vi è ancora da approfondire? E magari coinvolgermi di più in un dialogo da vicino con molte persone, invece di finire per poter diffondere ciò solo tra le gente, che può comprendere implicitamente…. Benedetto XVI e Francesco hanno dimostrato che si possono accogliere stimoli nuovi per un graduale cammino spirituale e umano in Cristo, anche se certo questa sembra in non pochi casi un’apertura tendenzialmente nuova ed è un dono dello Spirito.
Nei miei scritti si trovano indicate sintesi di molte estensioni diverse.
Gesù, come uomo, ha avuto bisogno di battezzarsi, di ricevere la cresima, anche se in questi doni riceveva la Trinità, anche sé stesso nello Spirito.Gesù come uomo aveva bisogno di ricevere in dono ed accogliere sempre più nel proprio cuore Dio.Così egli, ad es., riceve il battesimo eppure lo rende nuovo, santifica le acque nelle quali è battezzato.La santificazione delle acque può forse aiutare ad intuire che Gesù nel battesimo riceve, forse, sé stesso in dono come Dio e come uomo.Allo stesso modo, forse, sotto certi aspetti, egli aveva bisogno dell’eucaristia.Quando Gesù dice questo è il mio corpo, dato per voi, si riferisce dunque al fatto che anche in quell’eucaristia c’era lui anche nel suo corpo morto e risorto, già glorificato? L’ho glorificato e lo glorificherò, dice la voce del Padre dal cielo.E Gesù afferma: non berrò più del frutto della vite finchè non lo berrò nuovo nel regno dei cieli.Dunque, forse, lo ha bevuto anche lui e poi ha ricevuto la pienezza del dono in cielo: l’eucaristia è anche un seme che cresce nel cuore dell’uomo. Giuda stesso, forse, ha ricevuto quel corpo in qualche modo glorificato, segno forse di una salvezza che Gesù ha cercato in tutti i modi di donargli, di fargli sentire vicina, potentemente salvatrice, senza condizioni.L’ho glorificato e lo glorificherò, lo berrò nuovo nel regno: forse ciò significa che anche quel sacramento era in itinere,era una caparra, insomma, di sé stesso? E Gesù stesso ha avuto bisogno di riceverlo? Sono solo domande che pongo a Dio e alla Chiesa.

Ho letto velocemente un articolo sulla mistica vista da Michel de Certeau: vi si parla, ma potrei non aver inteso bene, della mistica che non si può comunicare se non, intuizione dell’autore, come stile.Mi pare un discorso che forse può nascere, come tanti altri in altri campi, da una mancata più profonda centratura spirituale-umana-culturale: una conseguenza, insomma, forse, del razionalismo, che pure vuole superare.In realtà la spiritualità-umanità-cultura è tale anche se la si nega, non può essere realmente negata perché finisce solo per essere meno consapevole ma non può non esserci.Per questo motivo può finire anche per essere più facilmente condizionata da tanta cultura poco centrata.Che poi la vita non possa venire insegnata solo a tavolino, che il cammino spirituale profondo sia non facile da intuire ad es. per chi in qualche modo non lo vive, bene questo è un altro aspetto di tale discorso.Vicinanza, condivisione, dialogo dal vivo… molti sono i modi che aiutano a comunicare la vita.

Come per l’economia anche la questione del potere e della giustizia rischia spesso di ridursi a principi astratti, che poi possono finire per dare adito, a certe persone che badano al sodo, al ritenere che la vita reale abbia tutt’altre regole.Nel mondo può esistere il male e può cercare ogni mezzo per imporsi e mentre nella vita personale vi può anche essere il caso in cui l’amore subisce, non scappa, non si difende più di tanto (vedi Gesù Cristo crocifisso), in altri campi cosa suggerisce concretamente la carità in questa lotta da alcune parti svolta senza esclusione di colpi? L’incarnazione autentica di Cristo aiuta a cercare risposte di volta in volta concrete, non astratte e così aiuta a non perdersi in un bieco pragmatismo.

Sintetizzando al massimo: Cristo è l’agnello sul quale lo Spirito scende con la delicatezza, la semplicità, etc., di una colomba.Egli è il Figlio nel quale il Padre afferma, nello Spirito, di compiacersi.Il cuore divino e umano di Cristo matura su questa via: niente razionalismo, niente fede e ragione (logicismo riduttivo, la logica Cristo la scopre sempre più sulla via indicata), niente tecnicismo psicologistico.Prendere vissutamente, per grazia e nella grazia, a riferimento il Cristo dei vangeli sul piano spirituale e, nelle cose essenziali, anche umano-culturale.Cristo, ad es., non era un razionalista, il suo cuore divino e umano è la chiave di ogni cosa.

Nota: Dalle possibili esperienze spirituali:
Il due maggio 2008, anniversario della mia prima comunione (la prima confessione e la cresima il primo maggio 1965), giorno in cui, tra l’altro, ricevetti in regalo la storia di M. Kolbe (che si è reso manifestamente presente in alcuni momenti decisivi, ad es.: la mia ordinazione il giorno della sua prima messa), ho celebrato (in un orario insolito) la messa verso le 14,30 in san Timoteo, Roma.
L’altare era stato spostato transitoriamente da qualche tempo e da una finestra sul tetto il sole abbagliante illuminava in un fascio di luce l’altare, il messale, l’eucarestia e me che celebravo.
Poi ho visto che in quella finestra c’era un disegno, ma per il sole non potevo distinguerlo.Il giorno seguente ho visto il disegno: era una colomba, con la scritta: Veni Creator Spiritus.
Anche se, sotto certi aspetti, non posso dedurne nulla di “certo”, ho vissuto quest’esperienza come essere, in un certo senso, battezzato e trasfigurato, cresimato, etc., con Cristo, ma, nella mia piccolezza come, forse, possibile dono e segno per tutti di un approfondimento della rinnovata “creazione” in Cristo, nel suo Spirito e nella sua e nostra umanità.
Forse è necessario essere profondamente disponibili a cambiare le nostre stesse fondamentali impostazioni spirituali-umane-culturali, tutto, senza pensare che in fondo cambi poco, disponibili ad un concreto, etc., dialogo dal vivo.
P.S.Forse la mia prima confessione risale al giorno o a qualche giorno prima di quello della cresima.
P.S. 2Forse il dono è anche quello dei misteri della luce, di Maria e di Giovanni Paolo II.Questa possibile intuizione rafforza una domanda sulla possibilità di riconoscere, tra l’altro, il segno di questo o quel papa anche nelle esperienze spirituali di cui parlo in questo e nel precedente allegato.

Vi è un luogo, un testo, dove sono indicate con chiarezza le vie ordinarie della grazia? Sembra si tratti più di una tradizione variamente libera nella quale solo alcuni aspetti sono più ricorrenti, come ad es. la preghiera ma sembra non esservi una ricerca così condivisa… Ci si può domandare se ciò possa dipendere in qualche modo anche da un certo ascetismo, cioè da un puntare più sull’impegno dell’uomo che sul portarci di Cristo.Certo lo Spirito ci conduce gradualmente verso la verità tutta intera, ricordandoci quello che Cristo ci ha detto, ha vissuto, etc..E’ un cammino nello Spirito meditare con sempre rinnovata attenzione, fiducia, il Cristo dei vangeli, anche, ad es., nelle impostazioni essenziali spirituali-umane-culturali del suo discernere, anche, altro es., con riferimento a tante problematiche della vita quotidiana nelle quali possiamo dimenticarci di andare a cercare riferimenti, spunti di riflessione, nei vangeli.E’ dunque questa apertura, questo desiderio, crescente, nella grazia, nella storia della salvezza, di appoggiarci sempre più in tutto a Cristo che può indurci anche a cercare con rinnovata attenzione, nello Spirito, prima di tutto nei vangeli, come Cristo ha fatto crescere i suoi discepoli, quali sono le fonti ordinarie della crescita in Cristo.Dunque incredibilmente non ho trovato diffusamente panoramiche che, negli elementi essenzialissimi, mi apparissero esaurienti.
Cosa vedo circa le vie usate da Cristo nella formazione dei discepoli? Mi pare si tratti di una chiamata, al tempo opportuno per ciascuno, a percorrere un cammino personale e comunitario di crescita.Dunque non una lezioncina, che una volta sento di qua, una volta di là, con altre persone, come meglio pare a me.E’, tendenzialmente, nell’ordinario, una chiamata ad un cammino personale e comunitario con Cristo, chiamati da lui.Facile intuire la ricchezza di tutto ciò sotto tanti aspetti: non è una formazione intellettualistica, ma integrale, vissuta, nello Spirito, personalmente e comunitariamente, ad es. in una piccola comunità-famiglia di Dio all’interno della famiglia della parrocchia, una famiglia che può essere guidata anche da un laico, che però abbia cominciato già da lungo tempo a percorrere un serio cammino di fede.Tuttavia io andrei in una comunità guidata da un sacerdote fondamentalmente serio ed equilibrato, di lungo cammino.In qualche modo come Gesù con i discepoli, questa comunità può incontrarsi settimanalmente in un incontro di preghiera e di ascolto dialogato, con la guida, della Parola.Un incontro che, a modo suo, è anche una liturgia, serena, familiare, anche, con semplicità, talora scherzosa.La lettura cursiva di un vangelo permette di seguire vissutamente, in qualche modo, il graduale rivelarsi di Cristo.Il pane della vita, la remissione dei peccati, i vari sacramenti, sono altre fonti alle quali, con equilibrio, attingere sempre più, fino, ad es., tendenzialmente, nell’ordinario, alla messa quotidiana, alla confessione settimanale, ad una preghiera che, messa e breviario compresi, possa raggiungere per chi, come un prete di parrocchia, è inviato nel mondo, non molto meno delle due ore giornaliere.La vita comunitaria possa prevedere, tra l’altro, stimoli anche a momenti di condivisione fraterna, ritiri, ed una graduale e su misura attenzione all’accoglienza nella vita concreta di queste grazie, anche nel servizio variamente inteso.Altro aspetto importante è quello del farsi aiutare da una persona di Dio nella crescita, che io suggerirei a tutto tondo e non solo, alla fine, in qualche modo, spiritualistica.Un riferimento spirituale da cercare nella preghiera, per poi lasciare che Dio nel tempo ci possa aiutare a comprendere se è la persona giusta.Anche qui io preferirei un sereno ed equilibrato sacerdote di lungo e serio cammino.Certo questo sopra è appena uno schizzo, nei miei scritti approfondisco molte cose circa le vie, le fonti della grazia, quelle dove Cristo ci dà gradualmente, nell’ordinario, un appuntamento per condurci nel suo Spirito.Il punto dunque mi sembra essere questo: vogliamo, nello Spirito, invocando Maria, lo Spirito di Cristo, etc., cercare di appoggiarci sempre più in tutto a Cristo, anche quello dei vangeli? E’ una ricerca che mi sembra aperta in mille direzioni.
Aggiungo che se la guida, per tanti motivi meglio il sacerdote, è la stessa in tutte le situazioni sopra descritte la cosa in molti casi può non poco aiutare tra l’altro perchè il sacerdote può così conoscere meglio le persone.
Scopriamo così sempre più, per grazia, a non seguire un Dio aereo, al quale facciamo dire quello che vogliamo noi, continuando in vario modo e misura ad essere in realtà noi stessi a guidare, scopriamo un Dio vicino, concretamente presente in mezzo a noi, appunto nella Parola, nei sacramenti, nella comunità di crescita (nella parrocchia, nella Chiesa): Cristo ci ama, ci parla, ci sostiene, ci chiama gradualmente ad appuntamenti concreti….

Nel vangelo vediamo che Gesù dice ad es. alla madre cananea che bisogna dare prima il cibo ai figli.Gesù forse voleva che la fede fosse trasmessa da Israele forse anche, ad es., perchè così si sarebbero meglio trasmessi i doni spirituali-umani-culturali maturati nel cammino di Israele con Dio (vedi ad es. il cuore come centro sintetico, vissuto, dell’umanità dell’uomo).

Lo Spirito di Cristo ci orienta ad appoggiarci, a riferirci, sempre più, in ogni minima cosa, a Cristo stesso, Dio e uomo, (anche quello dei vangeli) cercando, con sempre maggiore attenzione, vigilanza, le fonti attraverso le quali si dona, ci porta.Questo non essere noi a fare i bravi, questa riforma della Chiesa che cerca di lasciarsi portare sempre più da Cristo, imparando con sempre maggiore fede, attenzione, a costruire e ad insegnare a costruire con lui e non con le proprie forze, può, ad es. profondamente aiutare ad uscire anche dalle nostre più profonde e radicate, da apparire naturali, impostazioni spirituali-umane-culturali, per andare verso quelle, nella loro essenza, di Cristo, Dio e uomo (anche quelle dei vangeli), incontrandoci sempre più in avanti, in lui.

per papa Francesco e padre Errazuriz

con un filiale saluto d giampaolo centofanti san carlo da sezze roma 3392109984

http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/francesco-francis-francisco-32105/

http://www.avvenire.it/Chiesa/Documents/ProlusioneMueller.pdf

Non cercare, in una personale e comunitaria, aperta, sempre rinnovata, vissuta, nello Spirito di Cristo, ricerca le impostazioni spirituali-umane-culturali non vuol dire lasciare il campo alla libertà ma solo essere più confusi, approssimativi, soggetti alle spinte, anche magari inconsapevoli, talora subliminali, anche secolariste, di tanta cultura sotto vari aspetti più lontana da Cristo, Dio e uomo, come quella, anche cattolica, variamente razionalista, intellettualista.D’altro canto non è che non cercando attentamente e consapevolmente le sempre più autentiche impostazioni di cui sopra non se ne abbiamo delle nostre, solo, appunto, sono più confuse.Non è meglio appoggiarsi gradualmente sempre più, in tutto, a Cristo, in tutto (ad es. anche nelle impostazioni spirituali-umane-culturali essenziali) e, gradualmente, sempre più chiaramente riferirsi a lui (anche quello dei vangeli)? Non si tratta di pignoleria di termini (anche se la ricercata, sempre rinnovata, precisione aiuta tante cose) ma di sempre più profonda, ben distinta, vissuta, consapevolezza interiore, che aiuta in tutto… Ora lei, papa Francesco, sta trasmettendo in tante cose un Cristo che pare più autentico e vicino.Un passo, mi pare, che prima o poi sarà importante fare è cercare una consapevolezza spirituale e umana in Cristo sempre più profonda e precisa, sino a farsi, a livello personale (e, con chi è pronto, comunitario), cultura sempre rinnovata (nelle mie possibili esperienze spirituali racconto di quando ho visto e parlato con una grandissima nube a forma di Madonna che stava sull’univesità lateranense, l’università del papa).Poi, gradualmente, nei tempi opportuni, stimolare non solo con una vita sempre rinnovata (aspetto in molti casi di più immediata possibile, chiara, manifestazione) ma anche sul piano spirituale-culturale il bisogno di cercare un sempre rinnovato nucleo spirituale e umano in Cristo (il suo cuore divino e umano sempre meglio, per grazia, individuato nel suo concreto vivere, discernere, spirituale e umano), che rinnovi sempre più anche tutta la cultura, liberandola, tra l’altro, da tanti riduzionismi, orientamenti “strutturali”, di impostazione, al secolarismo, etc..Il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni cosa.E’ da questa ricerca vissuta, che Cristo stesso può ispirare, sempre più attentamente appoggiata alle sempre meglio individuate fonti e vie della sua grazia, sempre più attentamente, in tutto, riferita a lui, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, è da ciò, mi pare, che possono aprirsi sempre nuovi orizzonti in tutti i campi, come è già avvenuto, ad es., nella possibile soluzione di decisivi e secolari problemi ecumenici, ma anche in tanti altri aspetti della dottrina, della cultura, della pastorale, della vita.Non è la via del cuore divino e umano di Cristo sempre più accolto, vissuto, scoperto, manifestato con la vita stessa, anche la sua, che tanto bene sta facendo al mondo? Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto (anche con la vita: prenderà del mio e ve lo manifesterà).Il mio cuore immacolato trionferà.

Gesù nell’ultima cena istituisce l’eucaristia.Poi sottolinea che darà a colui che lo tradisce un boccone, (intinto, nel vino?).Che senso avrebbe avuto dare agli altri l’eucaristia e a Giuda un boccone qualsiasi? Gesù poi di ce a Giuda di fare al più presto quello che deve fare.Cosa vuol dire ciò? Forse Gesù quasi scusa Giuda, come se l’apostolo non si rendesse conto di quello che faceva (= quello che “devi”, perchè non capisci, fare)? Gli dice poi di farlo al più presto forse perchè ha sete di salvarlo, quasi non vede l’ora di mostrargli tutto il suo amore, di cercare in tutti modi di salvarlo? Forse per questo gli dà il boccone intinto, perchè quel corpo che Giuda “si prenderà” con la forza lui glielo dona prima liberamente? E forse Gesù dicendo tutto ciò chiaramente ha parlato anche al mondo, dicendo scandalosamente che l’eucaristia è lui stesso che si dona senza limiti né condizioni ad ogni uomo?
Aggiungo che in quel “devi” vi può può essere comunque un aspetto di incredibile comprensione, di scusante da parte di Cristo.In quel “fallo presto” si possono leggere tanti altri possibili significati sempre, forse, nella direzione del desiderio di amore e di salvezza per Giuda da parte di Gesù.

Un atteggiamento che può, nella grazia, aiutare molto è il cercare di dialogare sempre più profondamente, su ogni cosa anche concreta, con Cristo, anche quello dei vangeli.Ad es. confrontarsi con lui, come lui viveva, discerneva, si esprimeva… Vedo che il cuore è, mi pare, il centro sintetico dell’uomo e mi pare che Cristo accolga e approfondisca la tradizione biblica (anch’essa da tenere in grande considerazione perchè frutto di un popolo, pur con tutti i possibili limiti, in cammino con Dio) in questa direzione.A questo approfondimento ho già accennato altrove.Vedo tanta cultura razionalista, intellettualista, vedo anche cristiani aperti allo Spirito ma che continuano a riferirsi, ad usare continuamente, questo termine “ragione” che di per sé mi pare variamente astratto, riduttivo e non trovo nei vangeli, nel Gesù dei vangeli, riscontri in proposito, Gesù non si esprimeva così, anzi usava termini come, ad es., dialoghismòs proprio per indicare un pensare riduttivamente calcolante.Mi trovo, su alcune cose, in una possibile profonda sintonia col Gesù dei vangeli e osservo che anche io (come, mi pare, Gesù nei vangeli appunto) non dico mai “nella mente e nel cuore” appunto perchè il cuore è il centro sintetico di tutto l’uomo: casomai, mi pare, Gesù parlava del cuore specificandone poi le varie componenti ad es. anima, mente, forze.Forse, appunto, la coscienza (il cuore) spirituale e psicofisica.Dunque Gesù, osservo, non usava termini, espressioni, così diffusi anche oggi nella spiritualità-cultura cattolica: come mai? Perchè noi siamo andati avanti? Ma andare avanti non significa tornare più profondamente e attentamente, nello Spirito, al Cristo dei vangeli? Il confronto attento col Cristo dei vangeli può suonare, talora, come un valido campanello di allarme? Non bisogna poi passare dalla parte opposta, di essere pedantemente, formalisticamente, pignoli? Anche qui può esservi del vero però seguendo sempre più, nella grazia, Cristo, Dio e uomo, può accadere di coglierne mille sfumature in realtà decisive che in una fase precedente della mia sequela non vedevo, sfumature che non vado poi ad esplicitare a tutti ma solo a chi, a sua volta, può essere pronto a coglierle mentre ad altri le trasmetto implicitamente in una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana.

La cultura razionalista aiuta meno, diciamo anche, in tante cose, confonde, l’uomo e la donna nel trovare sé stessi.Essa rende più difficile anche la comunicazione tra loro, ad es. nella coppia.Dare spazio alla donna in una cultura che però disumanizza in vario modo e misura l’uomo e la donna può comportare degli aspetti paradossali: si dà infatti, si conquista, uno spazio ma si resta tutti prigionieri di qualcosa che ostacola, anche può in varia misura impedire, all’uomo e anche alla donna di portare frutti ciascuno secondo la propria natura.La disumanizzazione razionalistica, la computerizzazione, dell’uomo e della donna, nelle quali, tra l’altro, si spaccia per aspetto prevalentemente maschile un riduttivo razionalismo possono contribuire ad alimentare la confusione sulla virilità e sulla femminilità e anche a perpetuare una sottile perdurante sottovalutazione, un condizionamento, della donna e un altrettanto sottile disorientamento dell’uomo.Insomma, si tratta delle virtù alternative della femminilità, considerando come maschili orientamenti invece riduttivi dell’essere umano tout court e in essi di fatto potendo finire per costringere sia l’uomo che la donna, la quale, dal suo canto, può così essere in vario modo e misura indotta ad un poco incisivo manierismo del femminile.Chiarire sempre più, vissutamente, nella grazia, quali sono i veri riferimenti essenziali spirituali-umani-culturali, quelli, appunto nell’essenza, del cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli), aiuta un discernimento tendenzialmente più attento e più limpido in ogni cosa.
Aggiungo che gradualmente la donna può portare un contributo che può aiutare a rinnovare la vita, la ricerca, sin nelle fondamenta essenziali spirituali-umane-culturali.Questo così come può avvenire nell’incontro tra le persone, le spiritualità, le culture, etc..Un incontro autentico spesso non si riduce quasi ad una somma matematica di aspetti diversi ma può stimolare un salto di qualità, un incontrarsi sempre nuovo e più profondo in avanti, in Cristo, Dio e uomo e dalla vissuta ricerca di Cristo può venire aiutato.

Ora come ora vedo poche persone che possono avvicinarsi ad intuire fino in fondo la strada che propongo, che però un giorno diverrà semplice e naturale, certo da approfondire in un cammino di crescita, ma semplice e naturale ai vari livelli perchè semplicemente, mi pare, per certi aspetti almeno, più (divina e) umana.Vi sono alcune persone, poche, che sono abbastanza vicine, mi pare, ma non hanno, in qualche caso almeno, compreso fino in fondo aspetti pure decisivi.Papa Francesco mi pare invece in non poche cose molto più vicino di altri, anche se il discernimento si può fare, nello Spirito, tendenzialmente sempre più profondo, equilibrato, nitido, divino e umano, anche attento, fino a farsi naturalmente, non pignolescamente, intellettualisticamente, cultura rinnovata, sempre meglio delineata, distinta, unificata, etc..In questo tempo dunque papa Francesco ci aiuta ad intuire un grande passo in avanti ed è evidente che tante cose si possono comunicare più con la vita, con orientamenti di fondo, che con l’esplicitazione anche più dettagliatamente culturale di tutto ciò.Inoltre, se già questo è un passo avanti che può suscitare perciò scossoni, l’esplicitazione più chiaramente culturale, anche solo per le persone per certi versi più preparate, rischierebbe forse di alzare troppo le tensioni.Il punto è, però, che sarebbe bello che chi, come papa Francesco, si avvicina tendenzialmente sempre più, per grazia, al cuore divino e umano di Cristo sia, anche per questo, sempre più pronto a cercare, a mettersi in discussione, a dialogare, senza tanti burocratismi, prudenze, schematizzazioni, etc., vecchio stile; consapevole che più ci si avvicina al cuore divino e umano di Cristo, più si può discernere secondo Cristo stesso e quindi amare in modo sempre più vicino a quello di Cristo, anche se tanti aspetti di questa maturazione in tante situazioni non possono venire più chiaramente esplicitati.Inoltre, ad es., la più chiara diffusione anche tra poche persone di una via nuova ne favorisce la conservazione e lo sviluppo.

Purificare il cuore, per grazia, dallo spiritualismo, dall’intellettualismo, dal pragmatismo, da ogni impostazione spirituale-umana-culturale che non sia, nel profondo, con equilibrio, di Cristo, Dio e uomo, dunque un continuo confrontarsi, per grazia, con Cristo, un cercare una sempre più profonda sintonia col il suo vivere, discernere, profondo, divino e umano.Purificazione dal non ascoltare il povero.C’è meno verità talora perchè il povero non è ascoltato.

Ho Chiesto a Maria e a Cristo in questo momento cosa devo fare, se per caso mi hanno affidato un possibile contributo per la Chiesa, per la sempre nuova venuta di Cristo stesso, per la liberazione da ciò che allontana dalla fede, per aprire piste di incontro in avanti in Cristo, di discernimento tendenzialmente sempre più divino e umano, secondo il cuore divino e umano di Cristo (anche quello dei vangeli), etc. … Ecco la risposta: “Poichè come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione” (Lc 11,30).Che vuol dire tutto ciò? Io credo ad es. che papa Francesco, solo per porre un es., sia molto buono, possa essere un dono di Dio, forse verso il cuore di Cristo, Dio e uomo… Quello che mi pare di percepire è che ora non devo, da parte mia, fare più nulla fuori dell’ordinario della mia vita, al resto penserà Dio…. (12 marzo 2014); ricordo ad es. la possibile esperienza, negli scritti raccontata, del 2 maggio 2008: un piccolo segno? Comunque anche se qualcuno ha compreso tante cose della mia proposta non mi sento sicuro di dire che è stata compresa fino in fondo (e a dire il vero non mi pare).Vi sono vari aspetti (che possono profondamente incidere sugli orientamenti profondi verso la fede o l’ateismo ad es.) come ad es. l’incontrarsi in Cristo della fede e della cultura, anche (in senso nella mia proposta rinnovato) “scientifica” che non sono così sicuro siano stati colti appieno.Vi sono ad es. residui di razionalismo, di frammentazione, striscianti, duri, almeno in non pochi casi, a superarsi.Ma è una proposta, la mia, difficile, ai vari livelli, da comprendersi bene solo perchè siamo radicati in un’altra cultura, che mi pare variamente distorcente.Quando si diffonderanno queste nuove impostazioni, una profonda liberazione del cuore ad es. dallo spiritualismo, dall’intellettualismo, dal pragmatismo, saranno invece sentite assai più naturali di quelle odierne.Ho già altrove osservato, poi, che anche quando si intuisce meglio questa via del cuore, dunque ad es. ponendo sempre più attenzione, in un cammino nella grazia, ad accogliere lo Spirito di Cristo, Dio e uomo, in ogni discernimento, riflessione, gesto, etc., dunque ad es. non perdendosi nello spiritualismo, nell’intellettualismo, nel pragmatismo, anche quando di si intuisce meglio questa via, dicevo, si deve ancora imparare a fare sempre più attentamente i conti con una cultura pregressa (fonte di tanta mentalità diffusa) spesso intrisa di questi orientamenti riduttivi.In questi scritti si trovano tanti possibili aiuti anche, ad es., in ciò.

Possiamo dire che semplicemente lo Spirito di Cristo, Dio e uomo, libera gradualmente da orientamenti distorcenti, riduttivi, come lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo (tra le possibili fonti del secolarismo, dello schematismo spirituale, etc.), aprendo l’uomo ad una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana; che apre gradualmente il cuore ad un sempre più profondo rinnovamento integrale, spirituale-umano, culturale? Dunque orienta, ad es. ad usare molto meno un termine astratto, riduttivo, come ragione (dunque non fede e ragione ma casomai si può dire che la fede non è illogica ma anzi svela sempre più anche la logica?).Posso io dire che in certe cose mi pare di avvertire una profonda naturale sintonia col discernere di Cristo, che non parlava mai, ad es. di mente e cuore perchè naturalmente vedeva nel cuore integrale il centro dell’uomo? Lo Spirito ci conduce alla verità tutta intera, ricordandoci quello che Cristo, Dio e uomo, ci ha detto, facendoci tornare sempre più profondamente, attentamente, in ogni minima cosa spirituale, umana, a lui (continuamente confrontandoci, dialogando, sempre più, in ogni cosa, con lui, anche attraverso i vangeli) anche quello dei vangeli, con sempre nuove  grandi scoperte.

Paradossalmente questo papa così innovatore mostra che oggi nella Chiesa per poter rapidamente aprire strade bisogna essere papa: prima Bergoglio era poco conosciuto e non così tanto influente.Ammettiamo che da papa abbia ricevuto nuovi doni dello Spirito, possiamo comunque immaginare, anche leggendo i suoi scritti, che già prima stesse sulla buona strada.Nella Chiesa vi sono, forse, talora, poche sentinelle del nuovo, è molto più facile, in tanti casi, che la strada del Signore sia quella gradualissima di un cammino dal basso… Preghiamo il Signore che, se è nella sua volontà, mandi sentinelle nella sua Chiesa… Aggiungiamo che si può essere validi innovatori ma non così tanto sentinelle, quello può essere un dono molto profondo, forse, sotto vari aspetti, nuovo, ancora da venire nella Chiesa.Nell’Israele dell’Antico Testamento l’attesa del Messia ha forse molto stimolato, invece, lo sviluppo della figura della sentinella: Giovanni Battista ne è un’immagine potente, ma anche san Giuseppe, ad es., con gli incredibili spiazzamenti che ha accettato.Ecco, forse, un altro dono, come quello di avere sempre più trovato nel cuore integrale (non cuore e mente, non cuore e ragione, ma cuore che in Dio scopre sempre più anche la logica) il centro dell’uomo, ecco un altro dono, dicevo, che forse si può essere allentato perdendo in qualche misura, nel “gentilizzarsi” della Chiesa, tante grazie elargite nel portare Dio per secoli il popolo Ebraico.E’ meravigliosa, forse a tal proposito, la freschezza, l’agilità, di un uomo che possiamo immaginare rude come san Pietro, nel rinnovare visuali, nell’accettare e riconoscere valide critiche, nell’accogliere e dare spazio a persone di pessima fama come san Paolo, etc..Certo in tutto ciò non aiutano le logiche di apparato, le strutturazioni sclerotizzate di tutti i generi, anche spirituali-culturali (ad es. distorte e frammentate), come altrove ho già osservato: uno spirito di comunione che può sfociare nel burocratismo, nelle convenienze di apparato, etc..Tutte cose che possono indurre talora a pensare che profeti e sentinelle siano, casomai, spesso altrove: in questo papa Bergoglio dà un certa speranza proprio perchè era cardinale, un possibile buon segno per la Chiesa, almeno, in tal caso, per quella argentina.Possiamo osservare che di per sé la Chiesa, così come voluta da Cristo, comporta proprio questa comunione non burocratica ad es. perchè vi è un papa, vicario di Cristo e segno di unità ma vi sono anche i suoi confratelli vescovi (le diocesi, con gli altri fedeli, etc.) in comunione, obbedienza (vista nei giusti modi), verso di lui ma anche in un dialogo fraterno, delicato e libero.

La sempre più profonda scoperta del cuore divino e umano di Cristo comporterà, come ho già osservato nei miei scritti, una più profonda scoperta tra l’altro, dell’uomo, della donna e del loro rapporto.Potrà inoltre comportare, forse, una più profonda attenzione alla profezia, da qualunque parte essa venga.Non è interessante osservare che anche oggi vi possono essere profeti, come le pie donne, come la Maddalena, poco ascoltati, eppure le prime sentinelle della nuova venuta del Signore?

La questione femminile viene talora ridotta alla pur sotto molti aspetti giusta rivendicazione di spazi, di responsabilità etc..Il punto però anche qui, come ho sottolineato anche in altre direzioni altrove, è che un certo femminismo può tendere a ricalcare una cultura, una mentalità, che aiuta forse meno pienamente di quanto sarebbe possibile a fare emergere più profondamente una spiritualità-cultura rinnovata che potrebbe favorire, tra l’altro, la scoperta più profonda della donna, dell’uomo, del loro rapporto, etc..La cultura attuale, che ancora risente di tanto razionalismo ad es., può orientare l’essere umano in direzioni variamente riduttive mentre vi è forse una rivoluzione più profonda da cercare prima di tutto, quella di una rinnovata spiritualità-cultura che liberi, tendenzialmente, le possibilità della fede, dell’umanità, contribuendo ad aprire sempre rinnovati orizzonti spirituali-culturali in Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli.Forse anche qui, su questi argomenti, si potrebbe porre più attenzione alla promessa di Maria: il mio cuore immacolato trionferà.

Si possono forse individuare alcuni punti fondamentali nel cercare di edificare la vita di una parrocchia (ma in qualche modo si possono riferire anche alla vita della Chiesa).Mi riferisco qui non ad un trattato su tutta la pastoralità ma ad alcuni punti sensibili che è variamente grave disattendere.
Il primo punto è il cercare di lasciarsi portare, di affidarsi, di attingere, sempre più a Cristo, alla sua grazia, cercando con sempre rinnovata attenzione le fonti e le vie di tutto ciò.Una sempre più profonda fiducia integrale, in Cristo come Dio e, nell’essenziale, come uomo, ponendo sempre più vissuta attenzione, in ogni minima cosa spirituale e anche umana, al Cristo dei vangeli.
Su questa scia è importante vedere, ad es., come Cristo ha formato i suoi discepoli.Anche se è necessario essere prudenti nel riportare ad altre situazioni, noi possiamo vedere che un aspetto centrale della sua formazione è stato quello di formare una piccola comunità che camminava insieme, che aveva, possiamo forse dire, almeno in un cammino graduale, appuntamenti comuni (e non appuntamenti purchessia, con chi sia, etc.), nella quale il dialogo con Gesù (potremmo forse dire l’ascolto dialogato del vangelo col pastore) aveva un aspetto centrale, così come profondi e personalissimi erano i dialoghi che Cristo aveva con i singoli.
Solo dopo un certo cammino di crescita nella sequela Cristo iniziava ad affidare gradualmente al discepolo, ai discepoli, più definite responsabilità pastorali.
L’insieme delle notazioni di questo primo punto indica un aspetto fondamentalissimo: costruire con Cristo o sulle forze (in realtà inesistenti) umane.Le forze umane costruiscono centri sociali, condomini e anche, pur a fin di bene, come in fondo fu anche la prima, torri di Babele.Non cedere alla tentazione, all’inganno, all’apparente necessità, almeno in molti casi, di costruire senza Cristo.Sottolineo questo punto perchè spesso è profondamente carente anche se così decisivo.

Un altro aspetto importante e poco avvertito è la cultura razionalista che ha pervaso anche la formazione di tanto cattolicesimo, anche quando pensa di esserne immune: una cultura che può avere come conseguenze lo spiritualismo (che può nascere anche da altri fattori, dal naturale bisogno di maturazione, ad es.), l’intellettualismo, il pragmatismo e che da queste tendenze può orientare anche subliminalmente al secolarismo.Tornare alla via del cuore che esiste e cresce nello Spirito che scende con la delicatezza, la grazia,la semplicità, etc., di una colomba.

Un ultimo aspetto, e sono tutti collegati tra loro evidentemente, può essere quello di una spiritualità cultura tendenzialmente sempre più divina e umana, una spiritualità-cultura vera, dell’amore vero ma proprio per questo anche della comprensione per i personalissimi cammini di vita, di crescita delle persone.Un elemento di questa spiritualità-cultura è quello di un ascolto-dialogo sempre più profondo, attento, “divino e umano” delle persone, delle comunità, etc..Tale ascolto è questione che può rivelarsi decisiva in moltissime situazioni.Da qui nasce un amore, in Cristo, attento a tutto l’uomo e non ad un suo indottrinamento.

Possiamo forse domandarci se la graduale rinascita della Chiesa dopo tanti problemi di ogni tipo possa in qualche modo farsi risalire alla proclamazione del dogma dell’Immacolata concezione (o forse ad esperienze spirituali mariane precedenti).Un’ispirato da Maria e Dio stesso affidarsi ad essi, il bisogno di una più profonda redenzione, il brillare della stella mattutina. di Maria.Di qui il Concilio Vaticano I con il suo rinnovato imparare a chiedere aiuto a Dio, alla sua grazia, per mantenersi nella verità nelle tempeste della storia (ecco il dogma dell’infallibilità papale).E poi la riscoperta della liturgia, della Parola, della possibile santità della Chiesa anche nei laici, del ricevere doni, da decifrare, anche dal mondo.Ecco il dogma dell’Assunta (dell’assunzione dell’umanità dell’uomo in Cristo) e poi il Concilio Vaticano II.

Forse (ma non ho riflettuto abbastanza) è proprio un coordinamento spirituale-culturale-sociale, prepolitico, gradualmente vivo in ogni diocesi, il giusto punto di equilibrio, almeno di questa epoca.Forse un compattamento di molti cattolici in un partito potrebbe finire per tornare a mescolare troppo fede e politica con il rischio, ad es., di trasmettere un messaggio contraddittorio tra i valori evangelici e, purtroppo, le forti tentazioni del mondo politico.A questo possibile coordinamento ho accennato a più riprese, anche se, appunto, in forma non profondamente meditata.Accenni che evidenziavano appunto, tra l’altro, i problemi della frammentazione.Osservo ancora una volta che vi è una frammentazione profonda, spirituale-culturale: sembra mancare la ricerca (anche istituzionalizzata) di un nucleo spirituale-umano-culturale (in Cristo, Dio e uomo), che ponga in discussione e stimoli a cercare, personalmente, comunitariamente, etc., quali possano essere le sempre più autentiche impostazioni spirituali-umane-culturali essenziali, quelle, insomma che orientano la nostra vita, i nostri discernimenti, il nostro riflettere, etc..Un nucleo sempre più, vissutamente, centrato svela sempre più le vere radici dei problemi, delle questioni, etc. (vedere il paragrafo precedente).Dunque la ricerca, anche istituzionalizzata, di un tale nucleo, potrebbe stimolare una vissuta, personale e comunitaria, apertura, un dialogo, ai vari livelli, rinnovatori in profondità.Senza cercare vissutamente le radici si può maggiormente rischiare di finire, in diversi modi e misure, in forme varie di spiritualismo, di astrattismo, di pragmatismo, nel caso della proposta in questione ad es. di eticismo vario (più che di sempre più profonda spiritualità).Tutto ciò, la frammentazione delle competenze senza la vissuta ricerca di possibili vitali nuclei spirituali-culturali di sintesi, può accentuare i rischi ad es. anche di burocratismo.Potremmo osservare dunque che il problema anche della società e della politica sembra, almeno talora, essere quello di un certo spegnimento, in profondità, alle radici, spirituale-culturale, dovuto anche ad una frammentazione profonda.Tutte cose che operano, possono operare, a livello anche subliminale.
Un coordinamento, dunque, alle giuste, da ricercare, condizioni potrebbe rivelarsi utile e necessario: al tempo stesso sempre bene cercare, vissutamente in Cristo, i riferimenti profondi, che possono aiutare anche a vedere più distintamente le possibili vie, i possibili pericoli, etc..A proposito della ricerca di questo nucleo spirituale-culturale di stimolo, però, va osservato, tanto più che oggi non vi è l’abitudine a considerare un tale argomento, che le vie, almeno principali, in tale direzione sembrano essere due: quella, come in vari casi sembra stia avvenendo, di venirvi gradualmente condotti nella storia o quella di dare spazio a coloro che lo intravedono in vario modo e misura più profondamente.Si veda, ad es., la rivoluzione silenziosa di papa Benedetto e quella, sotto molti aspetti forse ancora più profonda, di papa Francesco.Questi ultimi esempi però possono al tempo stesso sottolineare anche essi alcuni pericoli dovuti, almeno talora, anche alla frammentazione: bisogna essere papa per aiutare a centrarsi sempre più in Cristo, Dio e uomo, o anche gli altri possono, in comunione col papa, contribuire?

Un piccolo es. delle possibili conseguenze della frammentazione spirituale-culturale può forse ritrovarsi in una certa disattenzione ad approfondire quali, come, siano le fonti della grazia.Non avvertendo più profondamente da ogni ambito il profondo bisogno di attingere a Cristo si può forse essere meno stimolati a cercare appunto le fonti suddette.Inoltre, sulla stessa scia, può forse accadere di essere talora ancora meno attenti a sottolineare, approfondire, ad es., gli aspetti comunitari di questa crescita e gli aspetti che coinvolgono tutto l’uomo e non solo, in un certo senso, il suo spirito.

Si sta sempre più chiaramente scoprendo il pericolo, l’inganno, dell’ideologia.Ma quando si dà ideologia? Quando si identifica un concetto astratto e riduttivo con una realtà molto più complessa e magari anche che non ha nulla o quasi a che vedere con quel concetto.Dunque un concetto astratto preso e fatto proprio in modo cerebrale, volontaristico, è già ideologia.Cristo stesso allora, può essere trasformato in un’ideologia.L’ascolto, l’accoglienza vissuta, dello Spirito e dell’umanità, in Cristo, possono gradualmente liberare l’uomo, il suo cuore, da tante storture di ogni tipo.Che bisogno vi è di parlare di cuore e mente? Quanto ci vorrà per liberarsi completamente dall’ideologia, da una razionalità astratta, separata dall’umanità integrale dell’uomo, dal suo cuore integrale? Insomma dall’umanità viva e autentica? Dire cuore e mente è come dire l’uomo e la mente: allora l’uomo è senza mente e la mente è un qualcosa in fondo di avulso dall’uomo.Proprio come l’ideologia, i concetti astratti, etc..Certo parlare di cuore e mente è stato un passo in avanti rispetto ad un razionalismo assoluto… ma come va lento l’uomo, senza l’aiuto dello Spirito, mi pare di poter dire, come siamo pecoroni, come fatichiamo a liberarci dai portati della storia anche lì dove qualcuno ci viene a segnalarne alcune incongruenze.Non si tratta, dunque, di giochi di terminologie.In persone come papa Francesco può talora sembrare che cuore e mente siano termini usati forse talora impropriamente perchè la liberazione dall’ideologia in papa Francesco pure così profonda non è però ancora giunta, mi pare, a farsi più pienamente, almeno sotto certi aspetti, cultura, sembra insomma talora meno nitida.Si tratta dunque di riferimenti concreti che possono aiutare più o meno a trovare sempre meglio, nello Spirito, l’autentica umanità.

Nella sua sapienza il Padre ha permesso che il Figlio patisse tante sofferenze e umiliazioni anche per esserci vicino, perchè non ci scoraggiamo, non ci confondiamo, non svicoliamo, quando la strada si fa più impegnativa, più oscura.Noi possiamo avere le nostre terrene tendenze protagonistiche e anche i nostri progetti invece sinceramente buoni ma la sapienza di Dio va oltre.Talora mi chiedo, ad es., se in questa epoca in cui il valore della libertà è emerso per tanti versi in modo più che positivo ma potendo non raramente finire per sfociare nel vuoto, nell’egoismo, nell’individualismo, nella volontà di potenza, anche radicali, nell’idea di realizzazione in base all’audience, all’immagine, ecco mi chiedo se talora può aiutare maggiormente una più estesa possibilità di agire per il bene, senza ostacoli o invece il rivestire ruoli umili, nascosti, gerarchicamente sottoposti, il pazientare in tante situazioni da condominio più che di fede, perchè le persone possano essere aiutate anche con l’esempio a vedere dove si trova la vita e dove l’inganno dell’energumeno.Essere gioiosi e sereni nella semplicità di un garzone di falegname, ad es., piuttosto che pensare di trovare vera realizzazione nel diventare re.Forse oggi più che in altre epoche le persone hanno bisogno di vedere esempi, perchè la società attuale trasmette in mille modi che la via dell’umiltà, della profonda e convinta comunione, dell’obbedienza, è solo una truffa.All’epoca di san Francesco forse la liberazione di tanti fu vedere che davvero si può essere felici e liberi, senza denaro, senza nulla.
Piccoli, poveri, insignificanti secondo il mondo, senza alcun potere, inermi, ma in una pace e in una gioia che nessuno può togliere, perchè sempre più portati da Cristo, nella fiducia in lui, nei criteri della fede, che sono anche i criteri perchè l’uomo trovi sé stesso, il proprio sempre più profondo equilibrio umano.

Forse talora oggi vi è ancora una certa non poco marcata divisione di campi tra la conoscenza matematica, quella umana e quella più chiaramente religiosa.Questa variamente netta divisione di campi può indurre a considerare irrilevante la conoscenza morale e quella spirituale.In realtà tutta la logica trova i suoi fondamenti nel mistero della Trinità in Cristo.Possiamo ad es. osservare che il livello superiore di significato virtualmente spiega, orienta, quello inferiore.Si arriva però ad un punto nel quale si finisce talora per perdersi: il mondo è sempre, in vario modo, esistito o è stato creato? In entrambi i casi il filo della logica sembra perdersi (e ciò maggiormente nel primo, perchè il mondo, pur nel suo insieme, non sembra potersi configurare come una causa di livello superiore definitiva mentre Dio può apparire di più come tale).Ma un aspetto di tale situazione sembra anche quello di un’assenza di riferimenti decisivamente fondanti nella logica: forse l’uno, forse l’altro, anche se, sia pur in diversa misura, il filo della logica causale sembra interrompersi (infatti ci si potrebbe anche chiedere: e Dio chi l’ha creato?).Rimane forse la sensazione che la logica sia una questione anche nel profondo opinabile e comunque questione che può interessare concretamente solo questioni “terrene”.In realtà se si prova ad intuire un fondamento della logica causale che possa apparire coerente si può forse giungere ad immaginare una causa originante che contenga in sé la sua causa esplicativa.Ma due cause esplicative l’una di fronte o seguente all’altra non farebbero che prolungare la sequela delle cause e la ricerca di ciò che sta a monte.Possiamo osservare che nella Trinità in Cristo: le persone divine del Padre e del Figlio sono coeterne nello Spirito; il Padre ne è l’origine, altrimenti si tratterebbe di tre persone separate ma il Padre stesso non può esistere senza il Figlio e lo Spirito perchè non può esistere, respirare, fuori dell’amore.Il Padre ed il Figlio esistono, si amano, comunicano, nello Spirito: il mistero della realtà trinitaria sembra spiegare alcune possibili cause di questo frequente oscillare, nella storia, tra induzione e deduzione, teoria e pratica, etc.: non si considera la Trinità come fondamento, le vie comunicative, spirituali, umane, “materiali”: si può tendere a rimanere ad un mondo sempre esistito senza spiegazioni o ad un Dio solitario, un po’ estraneo dal mondo stesso.Sembra che solo l’amore trinitario in Cristo sia un fondamento coerente anche della logica, come di tutta la conoscenza..Sembra dunque che solo penetrando nel mistero della Trinità in Cristo si può scoprire sempre più la logica.La logica non è questione che di fatto interessa solo le realtà materiali, anzi solo così non la si può conoscere a fondo, si può finire anche per svilirla, ridurla, sottovalutarla.Non si può fare a meno di Dio nemmeno a proposito di scienza e non solo per motivi morali ma per questioni costitutive.

La via, sempre più vitalmente approfondita fin nelle sue impostazioni fondamentali, del cuore divino e umano di Cristo,  si è già rivelata fecondissima in tantissimi campi.Delle tante scoperte che mi sono trovato a vivere: quella che vi è una differenza tra le malattie psicologiche dell’uomo e quelle degli animali è stata compresa subito; quella sul Filioque è stata compresa (ma solo in alcuni aspetti da tanto tempo cercati nell’ecumenismo) nel giro di un anno; quella sulla nuova giustificazione (diversa dall’accordo famoso del 1999 e ora accolta da luterani e cattolici americani) dopo circa dieci anni; quelle sulla logica (ve ne sono altre oltre a quella che da poco vi ho inviato, scritta più di dieci anni fa) non sono state ancora comprese dai più; e così quelle sulla psicologia, l’arte, la pastorale, etc.; forse altre scoperte dottrinali.L’unica cosa buona è che nessuna delle autorevolissime personalità con le quali mi sono confrontato su tali argomenti mi ha mai contestato la legittimità nè la cattolicità delle mie proposte, anche di quelle innovative… Ho studiato tutta la vita, tantissime materie (sono laureato in scienze politiche, avviato ad essere studioso di storia, … ma le scoperte sono avvenute prima di tutto in un cammino nel cuore divino e umano di Cristo… è una strada nuova fin nelle fondamenta (questa è forse una difficoltà di fondo: aprire un varco più profondo, disponibili a mettere in discussione le impostazioni apparentemente più ovvie e naturali, ma poi si può forse scoprire che forse è semplicemente, almeno sotto certi aspetti, una via più vicina al discernere di Cristo, anche quello dei vangeli; superata la disabitudine, una via (sotto certi aspetti?) più semplice, naturale e profonda), in tante cose molto vicina a quella di papa Francesco. Non sono titolare di cattedra, anzi quando stavo in seminario mi chiesero se volevo fare il sacerdote-professore universitario e dissi che la mia strada era, per quanto stava a me, essere prete tra la gente.Il punto è forse che nonostante la cultura iperspecializzata il Signore continua manifestarsi ai piccoli…

Cari padri de la civiltà cattolica, vi invio l’ultima mail e poi non vi disturbo più.ho scritto queste mail con semplicità e fiducia nella vostra benevolenza, se in qualcosa mi sono espresso male vi chiedo comprensione, ho scritto così al volo, senza ricontrollare.Nella mail precedente parlo di tante possibili scoperte che mi sono trovato a vivere, lo faccio solo per mostrare che la via del cuore di Cristo è fecondissima, non ho alcun altro interesse.La prima scoperta importantissima quella che può risolvere il problema del Filioque mi si dipanò interiormente dopo un lungo periodo di “ronzio” il 24 maggio 1994 (poi pubblicata su palestra del clero nov 1994), Maria Ausiliatrice (ero in seminario e i superiori lessero quella proposta).Ho sempre fatto circolare subito le scoperte, per confrontarmi, per cercare insieme, ho prestissimo smesso di pubblicare anche perchè non avevo tempo di stare dietro alle correzioni o cambi di testo nella pubblicazione e a me basta cercare la verità e la vita insieme.Inoltre pubblicare non è sempre facile per uno che è uscito fuori dal giro istituzionale di ricerca, etc..
Vi invio in allegato alcune delle possibili esperienze spirituali, le cose che scrivo sembrano suscitare domande su questo papa: che sia proprio un dono del cuore di Maria? Un giorno prima del conclave inviai a diversi cardinali dei quali avevo trovato l’indirizzo twitter questo messaggio-preghiera: Maria, piena di grazia, donaci il cuore divino e umano di Cristo, affretta la vittoria del tuo cuore immacolato.

[25]Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. [26]Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.(Cap 14).
[12]Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. [13]Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. [14]Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà. [15]Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà.(Cap 16).
Il due maggio 2008, anniversario della mia prima comunione (la prima confessione e la cresima il primo maggio 1965), giorno in cui, tra l’altro, ricevetti in regalo la storia di M. Kolbe (che si è reso manifestamente presente in alcuni momenti decisivi, ad es.: la mia ordinazione il giorno della sua prima messa), ho celebrato (in un orario insolito) la messa verso le 14,30 in san Timoteo, Roma.
L’altare era stato spostato transitoriamente da qualche tempo e da una finestra sul tetto il sole abbagliante illuminava in un fascio di luce l’altare, il messale, l’eucarestia e me che celebravo.
Poi ho visto che in quella finestra c’era un disegno, ma per il sole non potevo distinguerlo.Il giorno seguente ho visto il disegno: era una colomba, con la scritta: Veni Creator Spiritus.
Anche se, sotto certi aspetti, non posso dedurne nulla di “certo”, ho vissuto quest’esperienza come essere, in un certo senso, battezzato e trasfigurato, cresimato, etc., con Cristo, ma, nella mia piccolezza come, forse, possibile dono e segno per tutti di un approfondimento della rinnovata “creazione” in Cristo, nel suo Spirito e nella sua e nostra umanità.
Forse è necessario essere profondamente disponibili a cambiare le nostre stesse fondamentali impostazioni spirituali-umane-culturali, tutto, senza pensare che in fondo cambi poco, disponibili ad un concreto, etc., dialogo dal vivo.
P.S.
Forse la mia prima confessione risale al giorno o a qualche giorno prima di quello della cresima.
P.S. 2
Forse il dono è anche quello dei misteri della luce, di Maria e di Giovanni Paolo II.Questa possibile intuizione rafforza una domanda sulla possibilità di riconoscere, tra l’altro, il segno di questo o quel papa anche nelle esperienze spirituali di cui parlo in questo e nel precedente allegato.
Cristo, mi pare di poter affermare, è il centro, il Cristo vivo venuto sulla terra e che ora è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.Lo Spirito ci conduce nella storia sempre più a Cristo, Dio e uomo (anche, nei fondamenti essenziali spirituali-umani-culturali, quello dei vangeli).Dunque la ricerca, per grazia, di una sempre più profonda sintonia col suo discernere divino e umano.Non centrarci sempre più profondamente, attentamente (anche, ad es., rispetto ai vangeli, presi sempre più a riferimento in ogni cosa) in quello che egli stesso ci insegna, mi pare, circa il cammino verso la verità e la vita, significa, può significare, non cercare, in lui, le vie più limpide, nitide, integrali, etc..Visuali parziali rispetto a questo possono essere prese, tendenzialmente, in quanto hanno di buono ma inserendolo sempre più in questo vitale, vissuto, cammino.

Cercare, per grazia, la sintonia col discernere divino e umano di Cristo, anche, nell’essenziale, quello dei vangeli.Cristo parlava di formazione intellettuale? Di fede e ragione? Di cuore e mente? In Cristo non si trovano, mi pare, nel profondo, scissioni come queste, che possono equivalere a dire, ad es., l’uomo e la ragione.Formazione intellettuale è una espressione riduttiva, certo che esiste lo studio ma va rinnovato e anche così più chiaramente inserito nella vita vissuta.E, allo stesso modo, Gesù nasce e cresce nella storia del popolo d’Israele, nella storia dell’umanità, non si riduce a questa e nemmeno si può dire che non la considera: vi è la storia, le persone, la Chiesa, i popoli, etc: tutto fa parte della storia della salvezza, in vario modo della sapienza del rivelarsi di Cristo, della sua gradualità, delle sue particolarità, etc.: una certa teologia del popolo può riscontrarsi nei vangeli ma in Cristo.Come si è espresso Cristo, come ha insegnato alla folla, alle singole persone, comunità, perchè si espresso in quel modo, in quella situazione, etc.? Come ha fatto discernimento, come ha riflettuto? Riferirsi sempre più profondamente, attentamente, nella grazia e per grazia, a Cristo.

Ho letto che sabato scorso 26 aprile, il giorno prima della canonizzazione dei due papi, la corona d’oro che doveva essere posta sul capo della statuetta della Madonnina di Civitavecchia è caduta ed ha colpito e staccato la mano della Madonnina stessa, mano che teneva la corona del rosario donatale da Giovanni Paolo II.Non mi sento ancora di prendere per certa tale notizia.
Nel caso, non sarà, ad esempio, anche che non vi è stato a sufficienza dialogo con me, non sono stato ascoltato a sufficienza, circa le esperienze spirituali e le riflessioni che ho riportato nei miei scritti? Come mai il papa aspetta ancora a chiamarmi? E che problema c’è a sentire chiunque possa magari aiutare a cercare Cristo, anche se ciò non è affatto sicuro? Vi sono molte cose che mi sembrano vitalmente importanti nei miei scritti che, mi pare, non sono state ancora comprese e il dialogo dal vivo è fondamentale.Prima papa Benedetto e poi ancora di più papa Francesco hanno avvicinato la Chiesa a questa via che mi pare di vedere ma ancora c’è dell’altro.Ho già osservato che è vero che lo Spirito ci porta nella storia ma ci potrebbe, almeno gradualmente, essere chi si fa sempre più profondamente sentinella della sempre nuova venuta di Cristo; inoltre vi possono essere aspetti della vita di fede difficili da esplicitare a tutti ma che possono invece venire compresi da alcuni e poi da questi trasmessi implicitamente ad altri.Inoltre è proprio la ricerca della sempre nuova venuta di Cristo (che viene, può venire, in mille modi, per mille vie) che ci apre ad una fede, ad un amore, tendenzialmente sempre più profondi, capaci, tra l’altro, di comprendere e andare sempre meglio incontro agli altri.La teologia del popolo può, considerata in un certo modo, rischiare di schiacciare la figura di Cristo sul popolo e tanto più sulle varie problematiche alla vita del popolo connesse (ad es. peccati, manipolazioni del popolo stesso, etc.).Avendo sempre come riferimento, nell’essenziale, anche il Cristo dei vangeli, dove ci avrebbe portato una certa teologia del popolo, con Cristo o tra i suoi uccisori? Dove ci avrebbe portato una certa teologia del popolo al tempo dell’esodo dall’Egitto? Cristo si rivela, nello Spirito, nella storia, nella Chiesa, nel mondo… tutto può contribuire al suo rivelarsi: ai profeti, ai piccoli, semplici, gradualmente alla Chiesa nel suo insieme, etc. e bisogna cercare di assecondare, di favorire, questo graduale cammino, ma la sentinella della sempre nuova venuta di Cristo potrà talora, proprio grazie a Cristo, più facilmente, in diverse cose, tenendo conto di tutto, aiutare ciascuno secondo i propri tempi a crescere in tante cose verso Cristo.Liberare sempre più profondamente la spiritualità-cultura dagli ostacoli alla luce di Cristo (ostacoli che possono orientare al secolarismo, etc.), scoprire sempre più l’amore divino e umano di Dio, il cuore di Cristo, chiave di ogni cosa.E’ dunque importante intuire che Cristo ci aiuta in mille modi ad assecondare, tendenzialmente, le autentiche, particolarissime, vie, tappe, della crescita delle persone, delle comunità, etc.; intuire dunque, anche, che nella vita concreta vi possono essere sottolineature, passaggi, diversi e graduali a seconda delle situazioni.Ma proprio Cristo (sempre più trovato, come detto sopra) ci aiuta a rinvenire, tendenzialmente sempre più, il giusto equilibrio tra l’accompagnamento e il non disorientamento, insomma l’accompagnamento adeguato ed equilibratamente vissuto.
Ho già sottolineato altrove che l’uomo può, ad es., soffrire di malattie psicologiche di cui gli animali non soffrono e questo perchè l’uomo ha una natura spirituale.Ora si sta scoprendo, in qualche caso, più chiaramente la via del cuore divino e umano di Cristo, chiave di ogni cosa, la via della coscienza.E’ allora interessante scoprire che a questa via della coscienza sembrano aderire anche non credenti: un non credente può, nella visione cristiana, vivere mille doni, persino intuizioni su Dio, su Cristo, che nessun cristiano ha mai sperimentato prima.E’ bello vedere che anche il non credente può comunque trovare la via semplice e profonda della propria autentica crescita umana integrale nell’ascolto della propria coscienza.Al tempo stesso ci si può domandare, ad es., come ci si possa riferire ad una coscienza che riconosce tendenzialmente il bene e il male se siamo solo frutto della materia.Ci si può anche domandare, solo per prudenza, senza togliere nulla all’apertura, alla fiducia, benevolenza, se, spianandosi più chiaramente la strada del cuore, della coscienza, vi possa essere chi cerca fin da ora, “gramscianamente”, di non perdere questo filo della matassa spirituale-culturale ma di cercare di orientare ai propri fini anche questa strada.Certo, mi pare, con più difficili, forse, possibilità di riuscita per i tanti motivi che ho spiegato in parte qui e in parte altrove.

Perchè non porre sempre più attenzione, con fiducia, alle scritture, in specie ai vangeli e al Cristo, Dio e uomo, dei vangeli? Le scritture ci parlano di una storia di Dio con l’uomo, sotto certi aspetti in particolare col popolo eletto.Ci mostrano un Dio, ci mostrano Cristo, che si rivelano gradualmente, con amore attento alle persone, alle situazioni… Più che inventare nuove teologie possiamo scoprire sempre più profondamente Cristo, le scritture, i vangeli in particolare: lì troviamo i riferimenti essenziali, spirituali-umani-culturali, mi pare, tutte cose che possiamo scoprire sempre più profondamente e di lì, nella grazia, vissutamente, tendenzialmente sviluppare.

Per tornare, ad es., alla teologia del popolo: anche Cristo si è incontrato in modo adeguato alle diverse persone, alle diverse situazioni (e magari, non so, la teologia del popolo può rappresentare un linguaggio adeguato ad una data situazione, a farla evolvere verso Cristo: dovrei pensarci meglio).Il punto è maturare (chi è pronto in tal senso) sempre più in Cristo, Dio e uomo (e dicendo uomo intendo molte cose), e non a partire da visuali meno centrate.Cristo, poi, per porre un altro es., ho già osservato, forse ha dato la comunione anche a Giuda, il suo amore ancora oggi può risultare scandaloso.Cristo, ancora, non era un burocrate, formalista, pieno di paure e condizionato da ciò (fuori che il tener conto per amore e con amore delle fragilità e fuori che l’imparare, come uomo, anche dagli altri).

“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.”Ho visto lo Spirito discendere come colomba dal cielo e rimanere su di lui”.”Quello su cui vedrai discendere lo Spirito e rimanere su di lui, questi è colui che battezza in Spirito Santo”.Lo Spirito scende con la delicatezza di una colomba sul docile, fidente, Cristo e rimane su di lui, cioè si manifesta in Cristo, Dio e uomo; la divinità e l’umanità di Cristo sono la via della manifestazione dello Spirito di Dio.Cercare, per grazia, la sintonia divina e umana con Cristo, col suo cuore divino e umano: il mio cuore immacolato trionferà.Stiamo forse entrando, portati da Maria e da Cristo, con l’era dell’immacolata (si veda padre Kolbe), in una più profonda, piena, redenzione di tutto l’uomo in Cristo, sempre più attentamente appoggiati a lui, sempre più liberati da tante incrostazioni, spirituali, umane, culturali, che possono occludere il cuore integrale, spirituale e umano, dell’uomo. Non so se la parola redenzione è, in questo caso, giusta: da un lato infatti anche Cristo come uomo, anche Maria, anche un eventuale altro uomo senza peccato penso potesse aprire sempre più il cuore a Dio: in questo caso l’umanità è redenta nel senso che entra sempre più pienamente, profondamente, nella vita.Bisogna da un altro lato considerare anche gli effetti che nel corso dei secoli possono avere avuto i peccati degli uomini.Si può forse, comunque, pensare che l’era dell’Immacolata di cui parlava ad es. padre Kolbe rappresenti anche, ad es., l’indicazione di un sempre più pieno appoggiarsi a Cristo, cercare le vie di ciò e come conseguenza di questo l’indicazione di una sempre più profonda apertura del cuore integrale dell’uomo a Cristo, anche quello dei vangeli.Tutto questo aiuta l’uomo a liberarsi da tante possibili incrostazioni che possono occludere il suo cuore anche se non mi pare facile discernere se e in che misura tali incrostazioni possono essere frutto dei peccati dell’umanità e se ed in che misura tali incrostazioni possono invece essere aspetti di un naturale bisogno di crescere dell’umanità, anche di un’umanità senza peccato.L’era dell’Immacolata può dunque forse rappresentare, ad es., l’indicazione vivente di Maria di affidarsi sempre più a Cristo come via per maturare nella storia, anche nelle situazioni oscure.

Possiamo osservare che la nuova creazione, l’incarnazione di Cristo, ci sarebbe forse, io direi molto probabilmente e anzi sicuramente, stata anche se non fosse intervenuto il peccato.Ma, intervenuto il peccato, Cristo virtualmente lo guarisce pienamente proprio portando l’umanità sulla via virtualmente piena della vita, nella Chiesa, nella quale è presente anche corporalmente, donandole la grazia, sostenendola nelle verità fondamentali, conducendola verso la verità tutta intera, etc..La grazia, come ho detto altrove, viene in virtuale pienezza attraverso la divinità e l’umanità di Cristo: persino gli angeli la ricevono così, viene nel loro cuore un Dio che si è fatto uomo, quanta dolcezza, dolce piccolezza, ad es., donando a quegli spiriti altissimi e perciò anche essi piccoli nel senso più bello.L’era dell’Immacolata, se tale si può considerare, può forse rappresentare un approfondimento di tutto questo, della nuova creazione, approfondimento attraverso il quale, per grazia, Cristo viene più pienamente a donarsi come Dio e come uomo.Un approfondimento, dunque, nel quale l’uomo impara ad appoggiarsi, a riferirsi, a sintonizzarsi, sempre più pienamente, attentamente, con Cristo, Dio e uomo (anche quello dei vangeli).In questo contesto che senso possono avere le mie possibili esperienze spirituali? Forse, tra l’altro, sta giungendo un tempo nel quale viene ancora di più in questa nuova pienezza colui che battezza in Spirito Santo: la venuta prima di papa Benedetto e ora, ancora di più, di papa Francesco, non sembrano muoversi in questa direzione? La richiesta di papa Benedetto a Fatima dell’affrettamento entro il maggio 2017 della vittoria del cuore immacolato di Maria non sembra muoversi in questa direzione?

Il peccato originale comporta, forse, un ripiegamento dell’uomo su stesso, ripiegamento che in vario modo e misura lo chiude a Dio e agli altri.Se l’uomo si pente, in realtà già per la grazia di Cristo anche prima della venuta terrena di Cristo stesso, si riapre alla vita ma vive in un mondo, in tanti casi almeno, ripiegato, che tende a ripiegarsi: nell’uomo ed intorno a lui non vi è più una totale limpidezza di cuore come nel paradiso terrestre.Quando Cristo viene sulla terra apre virtualmente in modo pieno tutte le vie della grazia perchè l’uomo può scegliere, pur con i propri limiti, di affidarsi completamente a lui che sta, in pienezza, nella Chiesa.Si apre anche più pienamente, in modo virtuale, quella comunione con Dio e con gli altri, nel vero, che vi era nell’Eden.La risurrezione dei corpi avviene alla fine dei tempi forse perchè, ad es., appunto si tratta della guarigione personale e comunitaria di tutto il corpo, non solo della persona estraniata dal corpo.Questa ipotesi può condurre a chiedersi se risusciteranno solo i corpi dei salvati o anche quelli degli eventuali ribelli.Sono queste, comunque, solo timide riflessioni: l’importante è affidarsi a Cristo credendo a quello che ci insegna e affidandoci sempre di più a lui.

“Considerando questo scenario, il discernimento comunitario sia l’anima del percorso di preparazione al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze nel prossimo anno: aiuti, per favore, a non fermarsi sul piano – pur nobile – delle idee, ma inforchi occhiali capaci di cogliere e comprendere la realtà e, quindi, strade per governarla, mirando a rendere più giusta e fraterna la comunità degli uomini” (Papa Francesco ai vescovi italiani, 19 maggio 2014).
Papa Francesco sembra vivere in una dimensione naturalmente più vicina, in tante cose, spiritualmente, umanamente, a quella di Gesù, Dio e uomo, anche quello dei vangeli.Però, al tempo stesso, sembra anche che in lui si conservi in qualche modo, anche se fondamentalmente superato, un certo retaggio della mentalità intellettualista diffusa nella nostra epoca.Questa scissione tra un in realtà inesistente mondo delle idee ed una realtà che può venire allora vissuta con uno sguardo più pragmatista.Ecco papa Francesco sembra abbia superato, almeno in buona parte, questa scissione, ma una possibile certa minore, sotto certi aspetti, nitidezza di discernimento lo porta forse ad espressioni (variamente interpretabili) come quella sopra citata.Un nucleo decisivo delle problematiche attuali può invece risiedere proprio in un discernimento meno pienamente, equilibratamente, centrato, vissutamente, in Cristo, Dio e uomo.E’ proprio lì che si annidano, forse, tendenze come l’intellettualismo, il pragmatismo, lo stesso spiritualismo, che possono orientare anche subliminalmente, prima di tutto, al secolarismo.Non vi è ancora, come mi pare invece in Cristo, una più nitida visione unitaria dell’uomo, visione dell’uomo in Cristo che potrebbe invece, per grazia, venire sempre più vissutamente cercata e approfondita (come tento nei miei scritti), aprendo orizzonti nuovi, sconfinati, in tutti i campi.In papa Francesco si ha spesso la sensazione, come dicevo, che veramente si possa trattare più di vecchie espressioni della cultura che del suo modo concreto di vivere, di vedere.Ma può restare una domanda su una sua minore attenzione al vissuto riflettere, per grazia, sul discernere divino e umano di Cristo, mentre nei miei scritti osservo che l’uomo e tanto più Cristo, non usano a caso le parole e che un discernimento sempre più chiarificato fin nelle proprie impostazioni aiuta a vedere più chiaramente tante problematiche decisive.Il sempre più autentico, vissuto, discernimento è vitale e tocca tutto, aiuta a vedere, a vivere, meglio tutto.Un aspetto di questa sete di luce divina e umana sta proprio nell’assetato cercare la luce da dovunque possa provenire: ancora una volta mi domando cosa può frenare papa Francesco dal dialogare con un prete della sua diocesi che ha avuto possibili apparizioni, che ha fatto scoperte incredibili, etc., in un’epoca così chiaramente di passaggio nella quale lui per primo si può riconoscere possibile traghettatore mandato dal Signore.

Prendere sempre più attentamente a riferimento Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, ci può
aiutare a vedere come nelle Scritture la verità è personale, è Dio, come in Dio la realtà è viva, non è un’idea astratta.La Parola di Cristo non è un’idea, è Cristo stesso che viene, ci parla, ci illumina, ci porta… Ogni realtà, persino la matematica, non può venire astratta e compresa a tavolino, bisogna entrare, in Cristo, nel mistero di ogni cosa, nel suo appartenere alla realtà in Cristo.E’ questo il motivo per il quale le intuizioni più vere non sono, mi pare, idee astratte ma, si trattasse pure del mondo della natura o di quello della logica, sono semi che aiutano a lasciarsi portare nel mistero e solo lì si sviluppano in pienezza: si potrebbe forse dire che l’idea può chiudere in un variamente astratto e riduttivo cerebralismo mentre altri termini Parola, parole, semi… insomma si può riflettere su termini che indichino la necessità di lasciarsi portare nel mistero, approfondendo, chiarificando, talora, nei casi opportuni, modificando.Ho già osservato che la conoscenza dell’uomo è sacramentale, spirituale e umana in Cristo, Dio e uomo.Ho già rilevato che vi sono parole, espressioni, che noi frequentemente usiamo ma che Cristo non usava (fede e ragione; cuore e mente; formazione intellettuale… solo per citarne alcune.Qui posso aggiungere che non mi pare di ricordare che Cristo abbia usato (almeno in un certo senso) la parola idea.Non sarebbe bene domandarci come mai vi è questa differenza tra noi e Cristo? Non pensare, superficialmente forse, che sono solo culture diverse, magari la nostra anche più avanzata, mentre ciò che conta finisce per essere una spiritualità che può sconfinare in varia misura nello spiritualismo.Porre attenzione, anche, alla valutazione secondo la quale Cristo parlava un linguaggio pastorale mentre il linguaggio culturale è talora diverso: è proprio così? Io tendo a pensare che la cultura di Cristo emerga in modo sufficientemente chiaro nei vangeli: si veda ad es. il suo riferimento allo scriba che, divenuto discepolo del regno dei cieli, trae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove.Non sarebbe bene cercare sempre più attentamente una sintonia spirituale-culturale, anche nelle impostazioni essenziali, con Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli?

Riguardo a quanto scritto nel paragrafo sopra quello che mi interessava sottolineare è che il termine idea può finire, almeno talora, per rappresentare qualcosa di astratto, di schematico, di riduttivo, mentre la conoscenza deve essere in ogni cosa aperta sul mistero integrale.Dunque non so se il termine seme a sua volta può essere calzante o sempre calzante, potremmo forse, in alcuni casi, ad es., parlare di punto (vario) d’accesso ad una data realtà nel contesto della realtà integrale… non mi voglio soffermare sui termini anche se, come detto sopra, mi pare sia cosa buona porre attenzione, almeno in certi casi in particolare a non usare termini, espressioni, che possono contribuire a perpetuare una visione errata, distorcente.Nel lungo periodo l’attenzione al linguaggio può avere comunque, almeno talora, la sua importanza.

Nella nostra società impregnata di cristianesimo vi sono, tanti semi, sotto certi possibili aspetti, di Cristo che però possono essere divenuti cultura senza spirito oppure possono essere, ad es., germi ancora “grezzi” di apertura allo Spirito di Cristo.Il cammino nella Chiesa in Cristo, nel suo Spirito, comporta anche tutto un discernimento per prendere il buono, ciò che è di Cristo, di tutto quanto indicato sopra liberandosi invece di tutto ciò che allontana da Dio talora in nome di valori pseudocristiani, di false interpretazioni, ad es., della giustizia, della uguaglianza, della libertà, della misericordia, etc..Proprio in quanto apparentemente cristiani questi falsi valori possono risultare affascinanti, veritieri, etc..E’ interessante allora osservare che anche nella vita di ogni specifica persona si possono dare questi inganni, dai quali si è fondamentalmente protetti (si è su una via di liberazione, di chiarimento) se ci si appoggia sinceramente sempre di più a Cristo.Insomma questi inganni sono riconducibili, in fondo, ad un Cristo considerato senza lo Spirito o ad uno Spirito considerato senza Cristo: un Cristo solo Dio o un Cristo solo uomo e non un Cristo sul quale lo Spirito di Dio scende come una colomba e rimane su di lui.Possiamo ancora osservare che quando non si considera Cristo nel modo giusto, già indicato da Dio stesso a Giovanni Battista, anche l’uomo in sé stesso, nella sua umanità, si può trovare variamente diviso, frammentato: l’uomo può finire per puntare, ad es., in tante cose, su un’astratta ragione o su uno spirito disincarnato o su un sentimento umano privo di vera sostanza o, ancora, ad es., su un fare senza più profonda verità.Non è la storia stessa a mostrare ciò? Torniamo alle eresie talora sottili e nascoste di cui sopra: eresia significa proprio scegliere una parte del tutto e assolutizzarla.Studiare la storia delle eresie può fare molto riflettere ogni persona che si è messa alla sequela di Cristo.Proprio perchè siamo in un cammino graduale possiamo guardare con serenità ma anche con vigilanza al nostro bisogno di centrarci sempre più in Cristo, Dio e uomo.

Il due maggio 2008, anniversario della mia prima comunione (la prima confessione e la cresima il primo maggio 1965), giorno in cui, tra l’altro, ricevetti in regalo la storia di M. Kolbe (che si è reso manifestamente presente in alcuni momenti decisivi, ad es.: la mia ordinazione il giorno della sua prima messa), ho celebrato (in un orario insolito) la messa verso le 14,30 in san Timoteo, Roma.
L’altare era stato spostato transitoriamente da qualche tempo e da una finestra sul tetto il sole abbagliante illuminava in un fascio di luce l’altare, il messale, l’eucarestia e me che celebravo.
Poi ho visto che in quella finestra c’era un disegno, ma per il sole non potevo distinguerlo.Il giorno seguente ho visto il disegno: era una colomba, con la scritta: Veni Creator Spiritus.

Anche se, sotto certi aspetti, non posso dedurne nulla di “certo”, ho vissuto quest’esperienza come essere, in un certo senso, battezzato e trasfigurato, cresimato, etc., con Cristo, ma, nella mia piccolezza come, forse, possibile dono e segno per tutti di un approfondimento della rinnovata “creazione” in Cristo, nel suo Spirito e nella sua e nostra umanità.
Forse è necessario essere profondamente disponibili a cambiare le nostre stesse fondamentali impostazioni spirituali-umane-culturali, tutto, senza pensare che in fondo cambi poco, disponibili ad un concreto, etc., dialogo dal vivo.

P.S.
Forse la mia prima confessione risale al giorno o a qualche giorno prima di quello della cresima.

P.S. 2
Forse il dono è anche quello dei misteri della luce, di Maria e di Giovanni Paolo II.Questa possibile intuizione rafforza una domanda sulla possibilità di riconoscere, tra l’altro, il segno di questo o quel papa anche nelle esperienze spirituali di cui parlo in questo e nel precedente allegato.

Perchè mi trovavo da solo in Chiesa quel due maggio? Forse perchè, come Giovanni Battista, nella mia povertà rappresento un invito a venire nel deserto, oltre sé stessi, per andare incontro a Cristo, Dio e uomo, rispondendo alla sua chiamata: aprendo un varco più profondo all’ascolto, sulla base della fiducia nella chiamata di Dio, una disponibilità a mettere in discussione anche le proprie apparentemente più naturali impostazioni fondamentali spirituali-culturali, una disponibilità a lasciarsi illuminare completamente il cuore dallo Spirito di Cristo, liberati da tante possibili occlusioni ad es. spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste.Si può pregare, ad es., per l’unità dei cristiani, ci si può scervellare per l’unità ma, talora, ad es., si può rischiare di non ascoltare, non dialogare, attentamente, con il piccolo che dice il vero e di non essere, talora, tanto facilmente disponibili, assetati, pronti, a modificare le proprie impostazioni spirituali-culturali, a mettere in discussione i propri paletti.
E forse perchè il deserto è quello dell’esodo verso la terra promessa, Cristo, Dio e uomo (anche quello dei vangeli, sempre più attentamente e con fiducia meditato), nella sua Chiesa, nel mondo, etc..Cioè il cenacolo, luogo, forse, dell’istituzione dell’eucaristia e della Pentecoste.

La scoperta sempre più profonda della logica nel mistero della Trinità in Cristo, Dio e uomo ci mostra anche, ad es., che in questa maturazione possiamo tenere conto di aspetti della logica che, sotto certi aspetti, si trovano confermati anche nella crescita.Ad es. il principio di causalità.Sempre più vediamo che in Cristo, nel suo Spirito, le varie prospettive, con prudenza, apertura ad aggiustamenti, etc., sempre più tendenzialmente convergono.Il mondo lo ha creato Dio.Dunque vediamo, sembra, che nella Trinità il Padre è l’origine ma, al tempo stesso, il Padre non potrebbe esistere senza il Figlio, nello Spirito.Il principio di causalità sembra qui più complesso di quanto spesso considerato.Bisogna porre, in ogni cosa, bene attenzione ad ogni particolare, sempre più profondamente vissutamente in Cristo.Credo poi che sia fondamentale pensare che nella Trinità le persone divine sono libere, il loro sì totale ed indefettibile all’amore è libero.

Proprio perchè questo è un possibile punto decisivo della nostra epoca: come sarebbe bello e di esempio, di stimolo, vedere un papa che aggiusta, in Cristo, Dio e uomo, il tiro delle sue stesse impostazioni spirituali-culturali essenziali, quelle così difficili, ancora oggi, per tante persone, a mettersi in discussione.Non so se è il caso che si sappia che qualcuno ha orientato il papa in questa direzione e non so valutare nemmeno se è opportuno che emerga chiaramente l’aggiustamento: si potrebbe rischiare di fomentare in molti la pretesa del cambiamento? Dovrei rifletterci meglio.Di sicuro è bello che il papa per primo viva questa continua, sempre più profonda, disponibilità a farsi rimodellare da Cristo, Dio e uomo, in tutto.

Ci tengo a ribadire che lo Spirito ci dona sempre più profondamente Cristo, Dio e uomo.Non, ad es., un Cristo spiritualistico.

Gesù sale al cielo e solo di lì riceve, anche come uomo, la pienezza dello Spirito.E’ allora che lo Spirito dona in pienezza virtuale Cristo, come Dio e come uomo.Cosa dona allora Gesù al momento dell’istituzione dell’eucaristia, ancora non la pienezza di cui qui tratto? Che vuol dire: non berrò più del frutto della vita finchè non lo berrò nuovo nel regno dei cieli? Nel giorno dell’istituzione dell’eucaristia Gesù per primo riceve e dona una pienezza di sé come Dio e come uomo miracolosamente anticipata? Che vuol dire L’ho glorificato e lo glorificherò subito? Come che stiano le cose, oggi lo Spirito ci dona in virtuale pienezza Cristo Dio e uomo e questo avviene, tendo a pensare, anche perchè proprio in Cristo l’umanità è giunta al momento opportuno per ottenere questo dono.

Meditare con sempre rinnovata, più profonda, attenzione come è vissuto, ha fatto discernimento, ha comunicato, etc., Gesù.Pare di notare, ad es., che Gesù ha iniziato a parlare (anche chiamando più vicino a sé dei discepoli) di un regno vicino e a stare vicino alla persona integrale, con tutti i suoi bisogni (quante guarigioni anche fisiche ad es.).Poi Gesù ha cominciato a parlare in parabole fino a rivelarsi in modo sempre più esplicito e pieno.Anche se è necessario essere attenti a non trasporre meccanicamente l’operato di Gesù in altre situazioni si possono ricavare dai vangeli tantissimi possibili spunti.Dunque, ripeto, sembra che il Gesù che comincia a rivelarsi, ad es., annunci il regno, sia attento alla persona, alla comunità, integrali, anche attraverso miracoli, attraverso la provvidenza, si esprima attraverso parabole tratte dalla vita concreta.Come agisce oggi Gesù, come ci stimola ad agire?
Continuo ad osservare che l’uomo inventa talora inventa teologie, etc., invece di lasciarsi portare sempre più da Cristo, in Cristo, dalla meditazione sempre più attenta delle Scritture ed in particolare dei vangeli.Talora si intuisce qualcosa che si potrebbe più profondamente trovare più attentamente in Cristo.Teologia del popolo, spiritualità centrata sul popolo e non solo sul soggetto… ma cosa ci dicono insegnano, se sempre più le accogliamo, le Scritture ed i vangeli in particolare? Cosa ci insegnano Cristo, Maria, gli apostoli, anche quelli dei vangeli? Mi pare, ad es., che vi sia una storia della salvezza ma anche, in questo una novità di Cristo e in Cristo.Vi è il cammino della Chiesa verso la verità tutta intera e l’accompagnamento delle persone, delle comunità, etc.. (Ho dunque, tra l’altro, già osservato che talora una certa teologia può avere un certo senso in un dato contesto, anche, tra l’altro, considerando che quello che conta è il cammino che Dio vuole far vivere alle persone, alle comunità.Ma è anche importante, nella misura in cui Dio lo vuole, intuire che l’uomo si può lasciare sempre più integralmente plasmare da Cristo, Dio e uomo.In questa maturazione in Cristo si può, ordinariamente, discernere meglio come accompagnare le persone, le comunità, etc.).

Riguardo a quanto scritto qualche paragrafo più sopra circa l’aggiustare il tiro da parte del papa bisogna considerare quello che potrebbe comportare oggi che questa tendenza non è così diffusa ma bisogna anche considerare che si può sperare che un giorno invece si diffonda questa disponibilità a mettere vissuta