La spiritualità oggi

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Come comprendere sempre più profondamente le persone senza entrare, per grazia, sempre più profondamente, equilibratamente, in una maturazione spirituale e umana della coscienza in Cristo, Dio e uomo? Come può la conoscenza tecnica di qualche possibile causa di malessere psicologico, magari con l’aggiunta di un qualche tirocinio più o meno tecnico, supplire alla profonda maturazione di cui sopra? Come non vedere in questo secondo caso il rischio di schematismi, riduzionismi, di fronte al mistero dell’uomo? Certi orientamenti psicologici, anche cattolici, sembrano cogliere poco, per esempio, la necessità di una sempre rinnovata, anche nella storia, più profonda ed equilibrata, “divina e umana”, a misura, spiritualità; di una visione dell’uomo come, mi pare, coscienza spirituale e umana nella luce serena e dunque non riduttivamente, astrattamente, di una visione razionalistica. Anche correnti più avanzate tendono talora a riferirsi ad un discernimento spirituale più che spirituale e umano. Si è dunque forse non di rado poco attenti alla coscienza più che, nei discernimenti della vita concreta, ad un variamente astratto ragionare. Se si è magari più attenti alla coscienza lo si è ancora, non di rado, in chiave più spirituale che spirituale e umana. Si è attenti dunque alla coscienza per un certo, poco incarnato, discernimento delle intenzioni meno forse per un discernimento integrale, spirituale e umano. Meno attenti, dunque, ad una sempre più profonda ed equilibrata consapevolezza della coscienza spirituale e umana in Cristo, Dio e uomo. Si possono così forse aprire profondamente nuovi orizzonti per comprendere, aiutare, le persone. Orizzonti che possono lasciare intuire profondi limiti a tutto campo di certa cultura attuale. La cultura razionalistica, spiritualistica, si va esaurendo, svuotando, mostrando sempre più, nel concreto, le sue astrazioni, le sue striminzite incarnazioni, le sue inadeguatezze. Diverse persone possono non sentirsi comprese, aiutate a comprendersi… Pensiamo alla preparazione al matrimonio. Si può parlare di cose anche utili ma in varia misura astratte invece di aiutare a trovare gli adeguati punti spirituali e umani per la crescita di quella specifica persona, di quella specifica coppia. Si arriva al matrimonio e magari si scopre un giorno di non aver mai neanche pensato alla necessità di valutare per le vie, nei modi, nei tempi, adeguati le vere, specifiche, problematiche spirituali e umane della propria vita e di quella dell’altro, della coppia.
Talora si sente dire che il prete per esempio nella confessione non deve fare lo psicologo. Certo la confessione è il sacramento nel quale Cristo dona la grazia della riconciliazione. Ma anche qui si possono manifestare frammentazioni, varie scissioni, tra le intenzioni e il resto dell’umanità della persona. Lo Spirito scende anche su Gesù, nel suo battesimo, delicatamente, a misura, come una colomba. Cristo è condotto in una sempre più profonda ed equilibrata consapevolezza del cuore. Non matura solo a livello di intenzioni, più o meno disincarnate poco importa. Dunque Gesù matura in una sempre più profonda consapevolezza di sé, dell’umanità dell’uomo, anche psicologica. L’umanità stessa è via per l’intuizione dello Spirito autentico, non rigido, schematico, etc.. Non aiutare a scoprire la via semplice e piena di buonsenso nella fede nella sequela di Cristo può talora comportare confusioni dolorose, scoraggianti, variamente deleterie. Si dice anche talora, per esempio, che la confessione non è il luogo per la direzione spirituale. Ed è vero che la persona è bene si senta libera, è bene porre grande attenzione e delicatezza in ciò. Ma in tanti casi queste distinzioni sono astrattismi: le persone sono chiaramente ben contente di aver trovato il tempo per dialogare su tutta la propria vita. E Gesù, Dio e uomo, nel sacramento della riconciliazione viene a guarire tutta la nostra umanità, non uno spirito astratto, disincarnato (cfr Mc 2, 1-12). Il vero punto è l’amore sereno, a misura, di Gesù. Quando la persona si sente amata, capita, a misura, non ha alcun problema anzi quasi sempre desidera vivere la confessione come un’apertura confidente di tutta la propria vita, come un aiuto per un discernimento a misura, spirituale e umano, non solo spiritualistico, in tante situazioni concrete.
Una spiritualità tendenzialmente sempre più “divina e umana” orienta così, per esempio, la guida ad un ascolto approfondito, spirituale e umano, dell’altro. Il razionalismo tende alle risposte di logica variamente astratta, in varia misura prefabbricate, può ascoltare poco. Lo spiritualismo può talora forse un po’ più liberamente ascoltare il cuore ma forse talora, appunto, ancora a livello di intenzioni variamente meno incarnate, a misura. Anche qui dunque l’ascolto è meno integrale, più sbrigativo anche se magari non come per certo razionalismo. La guida spiritualista può appunto ritenere che non si debba perdere tempo a parlare delle cose umane, se non per riflettere, in modo poco incarnato, sulle intenzioni del fedele. Tale guida può tendere dunque a limitare in varia misura l’accogliere, con equilibrio, la persona nel suo bisogno umano di aprire il cuore, anche, per esempio, di sfogarsi. Come se questa piena accoglienza fosse un di più inutile. E non invece la via naturale dell’amore, di un discernimento incarnato. In varia misura si resta e si insegna a restare nell’astratto. Dunque discernimenti razionalisti, o spiritualisti, non più pienamente umani in Cristo, Dio e uomo. Specialmente nel caso di una guida spiritualista con un discreto equilibrio tante persone che sono giunte a maturare la scelta di crescere nella fede si possono comunque trovare sufficientemente bene, anche perché possono non venire aiutate altrove a scoprire la via di una crescita più semplice e profonda, piena di buonsenso nella fede, più incarnata a misura. Può invece più evidentemente sperimentare i limiti di un tale orientamento per esempio chi è incappato in passaggi più difficili, anche se in realtà del tutto risolvibili. In tali casi la guida spiritualista si può sentire in varia misura insicura, non in grado di discernere, evidenziando più manifestamente un certo affidarsi a criteri fasulli, variamente schematici. Oppure, altro esempio, possono non sentirsi comprese, adeguatamente avvicinate, persone variamente più lontane da una vita di fede.
Siamo dunque, forse, germinalmente, in un passaggio decisivo da un amore indistinto, spesso inconsapevolmente orientato da logiche schematiche, razionaliste o da un certo più attento ascolto delle sole, variamente disincarnate, intenzioni spirituali alla via dell’amore umano, a misura, in Cristo. La via del cuore semplice nella luce serena, piena di buonsenso, via che conduce tendenzialmente verso una sempre più profonda consapevolezza della coscienza spirituale e umana. Dunque una sempre più profonda abilitazione a leggere, con discrezione, nella vita integrale, spirituale e umana, dell’altro. Sempre più superando logiche astratte o spiritualismi disincarnati. Questo passaggio da un amore variamente indistinto, che può essere rigido, disincarnato, etc., ad un amore semplice, umano, a misura, in Cristo rinnova ogni cosa.
Trovando sempre più, per grazia, le autentiche vie, tappe, della propria personalissima maturazione spirituale e umana si scopre dunque sempre più l’autentico cuore di Cristo, i doni spirituali, umani, materiali, pieni di mille sfumature, a misura, che ogni istante lo Spirito con discrezione elargisce.
La persona è qui, per grazia, sulla via semplice e profonda del cuore nella luce serena, piena di buonsenso nella fede (nei valori per un non credente), a misura. Non è più frammentata per esempio in un’anima variamente disincarnata, in una ragione astratta, in un resto malcompreso della propria umanità. Si è dunque sulla via per trovare l’unità semplice e armonica di tutto il proprio essere.  E dunque anche con Dio, con gli altri, con il mondo. Come, per esempio, percorrere più profondamente le vie della comunicazione, dell’ecumenismo, se l’uomo è frammentato, distorto, in sé stesso? Cercare insieme le vie della comunicazione, dell’unità, è anche cercare le vie della comunicazione e dell’unità interiore, spirituale e umana e viceversa. Pensiamo anche alla famiglia. Francesco stimolando, per esempio, una maturazione delle guide ad un discernimento, ad un accompagnamento, personalizzato, a misura, non schematico, di ciascuno, stimolando una sempre più adeguata sinodalita’, una vissuta ricerca comune con ogni uomo, aiuta molto nella direzione unitaria sopra indicata. Sempre più chiaramente su questa scia la Chiesa può tra l’altro stimolare lo sviluppo integrale di tutte le identità e non solo di quelle cristiane, contribuendo anch’essa a superare gli opposti astrattismi, le opposte imposizioni, dell’integralismo religioso e della piatta omologazione razionalista. Un incontro vivo, di persone, di popoli, concreti, vivi. Pensiamo all’Europa. Non un recupero esclusivo delle radici cristiane ma un aiuto, anche per esempio nella scuola, alla maturazione, anche culturale, delle persone nelle identità liberamente scelte e nel vissuto scambio con le altre.

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