Sant’ Agostino di Canterbury. Omelia di San Giovanni Paolo II

maggio 27, 2015 by

VISITA PASTORALE IN GRAN BRETAGNA

CELEBRAZIONE ECUMENICA NELLA CATTEDRALE DI CANTERBURY

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 29 maggio 1982 

1. I passi che l’Arcivescovo Runcie ed io abbiamo letto sono tratti dal Vangelo secondo Giovanni e contengono le parole che nostro Signore Gesù Cristo disse alla vigilia della Passione. Mentre era a cena con i discepoli, così pregava: “Fa’ che siano tutti una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io sono in te, anche essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

Queste parole sono caratterizzate particolarmente dal Mistero Pasquale del nostro Salvatore, dalla sua Passione, morte e risurrezione. Nonostante siano state pronunciate una volta sola, esse durano attraverso le generazioni. Cristo prega ininterrottamente per l’unità della sua Chiesa, perché la ama con lo stesso amore che ha avuto per gli apostoli e i discepoli che si trovavano con lui durante l’Ultima Cena. “Io non prego soltanto per loro, ma anche per quelli che crederanno in me dopo aver ascoltato la loro parola” (Gv 17, 20). Cristo rivela una prospettiva divina nella quale il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono presenti. Presenti anche nel più profondo mistero della Chiesa: l’unità dell’amore che esiste tra Padre, Figlio e Spirito Santo penetra nei cuori di coloro che Dio ha scelto come suoi, ed è fonte della loro unità.

Le parole di Cristo riecheggiano in particolare oggi, in questa santa Cattedrale che ci ricorda la figura del grande missionario sant’Agostino, che fu mandato qui da Papa Gregorio il Grande affinché i figli e le figlie dell’Inghilterra potessero credere in Cristo.

Cari fratelli, tutti noi siamo particolarmente sensibili a queste parole della preghiera sacerdotale di Cristo. La Chiesa del nostro tempo è quella che partecipa in particolare alla preghiera di Cristo per l’unità, e che cerca la via verso questa unità, obbediente allo Spirito che parla con le parole del Signore. Noi desideriamo essere obbedienti, specialmente oggi, in questo storico giorno atteso da generazioni per vari secoli. Desideriamo obbedire a quello che Cristo chiama lo Spirito di verità.

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Ufficio delle Letture, Prima Lettura, Dal libro di Giobbe 7, 1-21,E Preghiera a Maria

maggio 27, 2015 by

Giobbe, oppresso dal tedio della vita, grida contro Dio

Giobbe esclamò:
Non ha forse un duro lavoro l’uomo sulla terra
e i suoi giorni non sono come quelli
d’un mercenario?
Come lo schiavo sospira l’ombra
e come il mercenario aspetta il suo salario,
così a me son toccati mesi d’illusione
e notti di dolore mi sono state assegnate.
Se mi corico dico: «Quando mi alzerò?».
Si allungano le ombre
e sono stanco di rigirarmi fino all’alba.
Ricoperta di vermi e croste è la mia carne,
raggrinzita è la mia pelle e si disfà.
I miei giorni sono stati più veloci d’una spola,
sono finiti senza speranza.
Ricordati che un soffio è la mia vita:
il mio occhio non rivedrà più il bene.
Non mi scorgerà più l’occhio di chi mi vede:
i tuoi occhi saranno su di me e io più non sarò.
Una nube svanisce e se ne va,
così chi scende agl’inferi più non risale;
non tornerà più nella sua casa,
mai più lo rivedrà la sua dimora.
Ma io non terrò chiusa la mia bocca,
parlerò nell’angoscia del mio spirito,
mi lamenterò nell’amarezza del mio cuore!
Son io forse il mare oppure un mostro marino,
perché tu mi metta accanto una guardia?
Quando io dico: «Il mio giaciglio mi darà sollievo,
il mio letto allevierà la mia sofferenza»,
tu allora mi spaventi con sogni
e con fantasmi tu mi atterrisci.
Preferirei essere soffocato,
la morte piuttosto che questi miei dolori!
Io mi disfaccio, non vivrò più a lungo.
Lasciami, perché un soffio sono i miei giorni.
Che è quest’uomo che tu nei fai tanto conto
e a lui rivolgi la tua attenzione
e lo scruti ogni mattina
e ad ogni istante lo metti alla prova?
Fino a quando da me non toglierai lo sguardo
e non mi lascerai inghiottire la saliva?
Se ho peccato, che cosa ti ho fatto,
o custode dell’uomo?
Perché m’hai preso a bersaglio
e ti son diventato di peso?
Perché non cancelli il mio peccato
e non dimentichi la mia iniquità?
Ben presto giacerò nella polvere,
mi cercherai, ma più non sarò!.

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Vangelo (Mc 10,46-52) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Maggio 2015) con commento comunitario

maggio 27, 2015 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52) 

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Questo è il Vangelo del 28 Maggio, quello del 27 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto

Tutta la mia speranza è riposta nella tua grande misericordia. Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo

maggio 27, 2015 by

(Lib. 10, 26. 37 – 29. 40; CSEL 255-256)

Dove ti ho trovato per conoscerti? Sicuramente non eri presente alla mia memoria prima che ti conoscessi. Dove dunque ti ho trovato per conoscerti se non in te al di sopra di me? Ma tale sede non è per nulla un luogo. Ci allontaniamo e ci avviciniamo ad essa, è vero, ma, pur tuttavia, non è assolutamente un luogo. Dovunque ti trovi, o Verità, tu sei al di sopra di tutti quelli che ti interrogano e contemporaneamente rispondi a quanti ti interpellano sulle cose più diverse.

Tu rispondi con chiarezza, ma non tutti ti comprendono con chiarezza. Tutti ti interrogano su ciò che cercano, ma non sempre ascoltano quanto cercano. Si dimostra tuo servo migliore non colui che pretende di sentire da te quello che egli vuole, ma che piuttosto vuole quello che ha udito da te.

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Preghiera del mattino: Alla Regina del cielo

maggio 27, 2015 by

(S. Pio X)

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Messaggio a Marija del 25 maggio 2015

maggio 26, 2015 by

“Cari figli! Anche oggi sono con voi e con gioia vi invito tutti: pregate e credete nella forza della preghiera. Aprite i vostri cuori, figlioli, affinché Dio vi colmi con il suo amore e voi sarete gioia per gli altri. La vostra testimonianza sarà forte e tutto ciò che fate sarà intrecciato della tenerezza di Dio. Io sono con voi e prego per voi e per la vostra conversione fino a quando non metterete Dio al primo posto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

La Chiesa sembra guardare con favore ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje.

Preghiera della sera. Meditazioni su Maria Ausiliatrice di San Giovanni Bosco

maggio 26, 2015 by

Maria_Ausiliatrice

23° giorno – 26 maggio

Grazie ricevute ad intercessione di Maria Ausiliatrice

 

Signora scampata dalle fiamme appiccatesi alle vesti

In una domenica del maggio 1873, la signora Vaschetta Maria non avendo potuto per i suoi incomodi portarsi in Chiesa alle funzioni, era rimasta sola in casa pregando vicino al fuoco. Mentre se ne stava così seduta, una scintilla le volò sulle vesti, di che ella non si accorse se non quando già erasi sviluppata la fiamma. Spaventata a quella vista, si mise a correre per le stanze, facendo tosi divampare sempre più la fiamma. Già questa la circondava tutto intorno ed essa si sentiva venir meno, quando drizzando gli occhi stralunati alla finestra, le si affacciò da quella la statua di Maria Ausiliatrice che torreggia sulla chiesa di Valdocco, vicino alla quale si trovava la sua abitazione. La povera signora in quel frangente, alzate le mani supplichevoli verso quella statua, così esclamò: «Ma vorrete voi permettere, o Maria Ausiliatrice, che una vostra serva divota muoia in questa misera maniera?» (Era essa stata una delle pie benefattrici che avevano concorso alla edificazione di quella chiesa). Pronunciate appena quelle parole essa, quasi le si fosse versato sopra dell’acqua fresca, come diceva di poi, si trovò d’un tratto libera dalle fiamme e da ogni pericolo. Poco dopo giungeva il fratello e vistala così abbattuta e domandatole il motivo, la pia signora gli raccontava di qual maniera per evidente miracolo di Maria Ausiliatrice si trovasse scampata da terribil morte. Venuta di poi a ringraziare nella Chiesa la B. V. instava perché si stampasse pur pubblicamente il fatto a sempre maggiore rendimento di grazie e ad esaltazione di Maria onorata sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani.

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I Sogni di San Giovanni Bosco :Una ruota misteriosa e profetica

maggio 26, 2015 by

La notte del l0 maggio 1861 Don Bosco ebbe un sogno straordinario, sia per la lunghezza (durò circa 6 ore), sia per la varietà delle scene ammirate, delle quali molte riguardavano i singoli suoi ragazzi, mentre altre interessavano la sua nascente Congregazione, da lui contemplata nel suo avvenire con precisione profetica.
Nel raccontarlo Don Bosco impiegò tre «buone notti », nelle quali il discorsino di pochi minuti che soleva rivolgere ai suoi figliuoli dopo le preghiere della sera, per la circostanza, superò la mezz’ora.

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Tweet del Papa

maggio 26, 2015 by

Pratichiamo il quarto comandamento visitando con affetto i nostri genitori anziani.
 

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 26 maggio 2015

Il Papa: brutto vedere cristiani mondani, non si possono avere cielo e terra

maggio 26, 2015 by

 

2015-05-26 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“E’ brutto vedere un cristiano” che vuole “seguire Gesù e la mondanità”. E’ il monito di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Pontefice ha sottolineato che un cristiano è portato nella vita a fare una scelta radicale, non può esserci “un cristianesimo a metà”, non si possono avere “il cielo e la terra”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

Pietro chiede a Gesù cosa avrebbero avuto in cambio i discepoli nel seguirlo, una domanda posta dopo che il Signore aveva detto al giovane ricco di vendere tutti i suoi beni e darli ai poveri. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo da questo dialogo di grande attualità.

Un cristiano non può avere il cielo e la terra, non attaccarsi ai beni
Il Pontefice ha subito osservato che Gesù risponde in una direzione diversa rispetto a quella che si attendevano i discepoli: non parla di ricchezze, promette invece l’eredità del Regno dei cieli “ma con persecuzione, con la croce”:

“Per questo, quando un cristiano è attaccato ai beni, fa la brutta figura di un cristiano che vuole avere due cose: il cielo e la terra. E la pietra di paragone, proprio, è questo che Gesù dice: la croce, le persecuzioni. Questo vuol dire negare se stesso, subire ogni giorno la croce … I discepoli avevano questa tentazione, di seguire Gesù ma poi quale sarà la fine di questo buon affare? Pensiamo alla mamma di Giacomo e Giovanni, quando chiese a Gesù un posto per i suoi figli: ‘Ah, questo me lo fai primo ministro, questo ministro dell’economia …’, e prese l’interesse mondano nel seguire Gesù”.

Ma poi, ha annotato Francesco, “il cuore di questi discepoli è stato purificato”, fino alla Pentecoste, quando “hanno capito tutto”. “La gratuità nel seguire Gesù – ha evidenziato – è la risposta alla gratuità dell’amore e della salvezza che ci dà Gesù”. E quando “si vuole andare sia con Gesù e sia con il mondo, sia con la povertà sia con la ricchezza – ha ammonito – questo è un cristianesimo a metà, che vuole un guadagno materiale. E’ lo spirito della mondanità”.

Ricchezze, vanità e orgoglio ci allontanano da Gesù
Quel cristiano, ha affermato riecheggiando il profeta Elia, “zoppica su due gambe” perché “non sa cosa vuole”. Quindi, ha evidenziato che per capire questo bisogna rammentare che Gesù ci annuncia che “i primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi”, cioè “quello che crede o che è il più grande” si deve fare “il servitore, il più piccolo”:

“Seguire Gesù dal punto di vista umano non è un buon affare: è servire. Lo ha fatto Lui, e se il Signore ti dà la possibilità di essere il primo, tu devi comportarti come l’ultimo, cioè nel servizio. E se il Signore ti dà la possibilità di avere beni, tu devi comportarti nel servizio, cioè per gli altri. Sono tre cose, tre scalini che ci allontanano da Gesù: le ricchezze, la vanità e l’orgoglio. Per questo sono tanto pericolose, le ricchezze, perché ti portano subito alla vanità e ti credi importante. E quando ti credi importante ti monti la testa e ti perdi”.

Un cristiano mondano è una contro-testimonianza
La strada indicata dal Signore, ha proseguito, è quella dello “spogliamento”, come ha fatto lui: “Chi è primo fra di voi si faccia il servo di tutti”. A Gesù, ha detto, “questo lavoro” con i discepoli “costò tanto, tanto tempo, perché non capivano bene”. E allora, ha soggiunto, “anche noi dobbiamo chiedere a Lui: ‘Ci insegni questo cammino, questa scienza del servizio? Questa scienza dell’umiltà? Questa scienza di essere gli ultimi per servire i fratelli e le sorelle della Chiesa?”:

“E’ brutto vedere un cristiano, sia laico, consacrato, sacerdote, vescovo, è brutto quando si vede che vuole le due cose: seguire Gesù e i beni, seguire Gesù e la mondanità. E questo è una contro-testimonianza e allontana la gente da Gesù. Continuiamo adesso la celebrazione dell’Eucaristia, pensando alla domanda di Pietro. ‘Abbiamo lasciato tutto: come ci pagherai?’, e pensando alla risposta di Gesù. Il prezzo che Lui ci darà è la assomiglianza a Lui. Questo sarà lo ‘stipendio’. Grande ‘stipendio’, assomigliarci a Gesù!”

 

 

(Da Radio Vaticana)


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