Vangelo (Mc 10,35-45) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 21 Ottobre 2018) con commento comunitario

20 ottobre 2018 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 21 Ottobre, quello del 20 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

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Santa Marta. Papa: Spirito Santo è il lievito dei cristiani per la redenzione

20 ottobre 2018 by

https://www.avvenire.it/papa/pagine/santa-marta-del-19-ottobre-2018

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Tweet del Papa @Pontifex_it

20 ottobre 2018 by

Il lievito dei cristiani è lo Spirito Santo che ci fa crescere con tutte le difficoltà del cammino ma sempre nella speranza. #SantaMarta

13:06 – 19 ottobre 2018

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Vangelo (Lc 12,8-12) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 20 Ottobre 2018) con commento comunitario

19 ottobre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,8-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.
Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

Questo è il Vangelo del 20 Ottobre, quello del 19 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 12,1-7) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 19 Ottobre 2018) con commento comunitario

18 ottobre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,1-7)

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli:

«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui.

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Questo è il Vangelo del 19 Ottobre, quello del 18 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Apocalisse, 8

17 ottobre 2018 by

[1] Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.

[2] Vidi che ai sette angeli ritti davanti a Dio furono date sette trombe.

[3] Poi venne un altro angelo e si fermò all’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi perché li offrisse insieme con le preghiere di tutti i santi bruciandoli sull’altare d’oro, posto davanti al trono.

[4] E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme con le preghiere dei santi.

[5] Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.

[6] I sette angeli che avevano le sette trombe si accinsero a suonarle.

[7] Appena il primo suonò la tromba, grandine e fuoco mescolati a sangue scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra fu arso, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde si seccò.

[8] Il secondo angelo suonò la tromba: come una gran montagna di fuoco fu scagliata nel mare. Un terzo del mare divenne sangue,

[9] un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.

[10] Il terzo angelo suonò la tromba e cadde dal cielo una grande stella, ardente come una torcia, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque.

[11] La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono per quelle acque, perché erano divenute amare.

[12] Il quarto angelo suonò la tromba e un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e si oscurò: il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.

[13] Vidi poi e udii un’aquila che volava nell’alto del cielo e gridava a gran voce: “Guai, guai, guai agli abitanti della terra al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!”.

Spiegazione (Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

Capitolo 8

vv. 1 – 2 – lettura
Stiamo passando da una scena molto movimentata al silenzio totale. La venuta di Dio implica sempre nei profeti un momento di giudizio e di salvezza. Sottolineo: giudizio e salvezza.
Leggiamo in proposito: Zaccaria 2, 17
Abacuc 2,20
Sofonia 1,7-16.
Tutto quanto è narrato in quest’ultimo brano è stato preparato dal silenzio davanti a Dio che sta per arrivare.

“…e si fece silenzio in cielo per circa mezz’ora.”(v. 1)
Si tratta in una indicazione simbolica, di un tempo incompiuto. E’ un tempo di attesa che ci introduce a uno dei settenari più famosi, quello delle trombe che entrano in scena per l’apertura del settimo sigillo.vv. 3 – 5 – lettura
Ecco un altro angelo che regge un incensiere d’oro. I versetti che ce lo presentano fanno da parallelo ai capitoli 4 e 5, cioè fungono da introduzione a una solenne liturgia.
Leggiamo in proposito Esodo 30,1 e 30,7-10 in cui si parla di un altare che funge da luogo di lode perenne a Dio, con un incenso che brucia sempre. Ma è anche il luogo dove una volta all’anno il sacerdote compie il rito dell’espiazione per i peccati di tutto il popolo.
L’incenso, mischiato ai profumi e bruciato sull’altare d’oro e offerto insieme con le preghiere di tutti i Santi, rappresenta una ripresa dei riti di espiazione e di perdono. Il contesto è litugico ma ben delimitato: prima c’era la lode, adesso ci sono l’espiazione e il perdono. Sono tutti aspetti della liturgia che, a ben riflettere, sono presenti nella Messa.
Allora è bello pensare e constatare attraverso il nostro brano che il “fuoco preso dall’altare” si riversa sulla terra “insieme con le preghiere dei santi” (vv. 4-5). E abbiamo subito sulla terra le condizioni tipiche delle teofanie, cioè della manifestazione del Signore: “…scoppi di tuono, clamori, fulmini e scosse di terremoto.” (v. 5) Ciò significa che esiste una comunicazione tra terra e cielo.

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Parole del Santo Padre. Tutte le Udienze Papali di quest’anno

17 ottobre 2018 by

A questo link

Udienza Generale del 17 ottobre 2018: Catechesi sui Comandamenti, 10/B: “Non uccidere” secondo Gesù

17 ottobre 2018 by

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 17 ottobre 2018

[Multimedia]


Catechesi sui Comandamenti, 10/B: “Non uccidere” secondo Gesù

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi vorrei proseguire la catechesi sulla Quinta Parola del Decalogo, «Non uccidere». Abbiamo già sottolineato come questo comandamento riveli che agli occhi di Dio la vita umana è preziosa, sacra ed inviolabile. Nessuno può disprezzare la vita altrui o la propria; l’uomo infatti, porta in sé l’immagine di Dio ed è oggetto del suo amore infinito, qualunque sia la condizione in cui è stato chiamato all’esistenza.

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Vangelo (Lc 10,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 18 Ottobre 2018) con commento comunitario

17 ottobre 2018 by

SAN LUCA EVANGELISTA – Festa

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,1-9)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Questo è il Vangelo del 18 Ottobre, quello del 17 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Mercoledi 17 Ottobre 2018/ Prima Lettura XXVIII Settimana del Tempo Ordinario

17 ottobre 2018 by

Prima Lettura Gal 5, 18-25
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.
Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Parola di Dio

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Tweet del Papa @Pontifex_it

17 ottobre 2018 by

Apri il tuo cuore e lascia che la grazia del Signore vi entri. La salvezza è un dono, non una forma esteriore di presentarsi. #SantaMarta

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

17 ottobre 2018 by

 

Il volto della Madre
Dio è padre e madre, perché è amore infinito. L’amore è perfetto e fecondo nella paternità e maternità.
Nella sua infinita sapienza egli ha voluto donarci l’immagine del suo amore paterno, nel figlio Gesù. L’icona del suo amore materno ce l’ha donata, in modo particolare, in Maria di Nazareth, il “volto che a Cristo più si assomiglia” (Dante).
“Vergine madre, figlia del tuo Figlio – umile ed alta più che creatura, – termine fisso d’eterno consiglio, – tu sei colei che l’umana natura nobilitasti sì che il suo fattore – non disdegnò di farsi sua fattura” (Dante). Il poeta ha detto tutto e bene, con poche parole. E per noi aggiunge: “Donna, sei tanto grande e tanto vali, – che qual vuol grazia e a te non ricorre, – sua desianza vuol volar senz’ali. – … In te misericordia, in te pietate, – in te magnificenza, in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate”.

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Notte Oscura, Cap.20 di San Giovanni della Croce

17 ottobre 2018 by

CAPITOLO 20

Ove vengono esposti gli altri cinque gradini.

1. Il sesto gradino fa sì che l’anima corra leggera verso Dio e abbia frequenti contatti con lui. Animata dalla speranza e fortificata dall’amore, senza stancarsi mai, l’anima vola con leggerezza verso Dio. Di questo grado dice Isaia: I santi che sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, procedono senza stancarsi (Is 40,31), come accadeva nel quinto grado. A questo sesto grado si riferisce anche il Salmo 41,2: Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio. Il cervo assetato, infatti, corre leggero verso l’acqua. Il motivo di questa leggerezza d’amore posseduta dall’anima in questo sesto grado è dovuta al fatto che l’amore in lei è molto cresciuto, e anche perché è quasi del tutto purificata, come dicono il Salmo 58,5 (Volg.): Sine iniquitate cucurri: Io corsi e regolai i miei passi senza iniquità, e l’altro Salmo 118,32: Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore. Da questo sesto gradino si passa, quindi, immediatamente al settimo, che è il seguente.

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Liturgia di Sant’Ignazio di Antiochia Vescovo e maritire (m )

17 ottobre 2018 by

17 OTTOBRE
SAN IGNAZIO DI ANTIOCHIA
vescovo e martire (+ 107 circa) memoria

LETTURE: Fil 3, 17 – 4,1; Sal 125; Gv 12, 24-26

Ignazio, o Teòforo, «colui che porta Dio», come ama chiamarsi, fu il secondo successore di san Pietro ad Antiochia, capitale della Siria. Sotto l’imperatore Traiano, fu condotto a Roma sotto l’accusa d’essere cristiano per venir gettato alle belve. Nel viaggio senza ritorno si preoccupò di rinsaldare la fede nelle Chiese in cui passava, predicando ed esortando a non staccarsi dalla Tradizione apostolica. Partito da esse, lo fece pure con sette stupende lettere di ringraziamento, in cui trasfonde il suo carattere ardente, amabile, pieno di carità, innamorato di Cristo, insiste sulla realtà della umanità e della passione di Lui, contro gli errori incipienti; appassionato della Chiesa, insiste sulla sua unità incentrata nell’Eucaristia e attorno alla gerarchia: Vescovo, preti, diaconi. La lettera ai Romani ha uno stupendo elogio di quella Chiesa «che presiede alla carità», ed esprime ardentissimo desiderio del martirio.

Ignazio Teòforo — «infiammato portatore di Dio» — ha una concezione eucaristica del martirio, visto come prolungamento del sacrificio di amore e di obbedienza di Cristo celebrato nell’Eucaristia: mediante il dono della sua vita, Ignazio vuole diventare «il pane bianco di Cristo» (Ai Romani, 4,1). Ai cristiani di Smirne richiama la risurrezione corporea di Gesù (c. 3) e raccomanda: «Aderite tutti al Vescovo, come Gesù Cristo al Padre» (8,1). Agli Efesini consiglia di radunarsi frequentemente per l’Eucaristia e per la lode di Dio (c. 13), e supplica i Romani: «Lasciatemi essere imitatore della passione del mio Dio» (6,3). Ogni partecipazione all’Eucaristia è per i cristiani partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo.

Sono frumento di Dio: sarò macinato dai denti delle fiere
Dalla «Lettera ai Romani» di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire
(Capp. 4, 1-2; 6, 1 – 8, 3; Funk, 1, 217-223)
Scrivo a tutte le chiese, e a tutti annunzio che morrò volentieri per Dio, se voi non me lo impedirete. Vi scongiuro, non dimostratemi una benevolenza inopportuna. Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore.
A nulla mi gioveranno i godimenti del mondo né i regni di questa terra. E’ meglio per me morire per Gesù Cristo che estendere il mio impero fino ai confini della terra. Io cerco colui che è morto per noi, voglio colui che per noi è risorto. E’ vicino il momento della mia nascita.
Abbiate compassione di me, fratelli. Non impeditemi di vivere, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo e alle seduzioni della materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che io raggiunga la pura luce; giunto là, sarò veramente un uomo. Lasciate che io imiti la passione del mio Dio. Se qualcuno lo ha in sé, comprenda quello che io voglio e mi compatisca, pensando all’angoscia che mi opprime.
Il principe di questo mondo vuole portarmi via e soffocare la mia aspirazione verso Dio. Nessuno di voi gli dia mano; state piuttosto dalla mia parte, cioè da quella di Dio. Non siate di quelli che professano Gesù Cristo e ancora amano il mondo. Non trovino posto in voi sentimenti meno buoni. Anche se vi supplicassi, quando sarà tra voi, non datemi ascolto: credete piuttosto a quanto vi scrivo ora nel pieno possesso della mia vita. Vi scrivo che desidero morire.
Ogni mio desiderio terreno è crocifisso e non c’è più in me nessun’aspirazione per le realtà materiali, ma un’acqua viva mormora dentro di me e mi dice: «Vieni al Padre». Non mi diletto più di un cibo corruttibile, né dei piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio, che è la carne di Gesù Cristo, della stirpe di David; voglio per bevanda il suo sangue che è la carità incorruttibile.
Non voglio più vivere la vita di quaggiù. E il mio desiderio si realizzerà, se voi lo vorrete. Vogliatelo, vi prego, per trovare anche voi benevolenza. Ve lo domando con poche parole: credetemi. Gesù Cristo vi farà comprendere che dico il vero: egli è la bocca verace per mezzo della quale il Padre ha parlato in verità. Chiedete per me che io possa raggiungerlo. Non vi scrivo secondo la carne, ma secondo il pensiero di Dio. Se subirò il martirio, ciò significherà che mi avete voluto bene. Se sarò rimesso in libertà, sarà segno che mi avete odiato.

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Preghiera del mattino:Don Bosco , il giovane provveduto / Il Giudizio

17 ottobre 2018 by

Il Giudizio.
1. È la sentenza che il Salvatore pronuncerà in fine della nostra vita, sentenza con cui sarà fissata la sorte di ciascuno per tutta l’eternità. Appena uscita l’anima dal corpo, subito comparirà davanti al Divin Giudice. La prima cosa che rende questa comparsa terribile all’anima del peccatore, si è il trovarsi sola al cospetto di un Dio disprezzato, di un Dio che conosce ogni segreto del nostro cuore, ogni nostro pensiero. E quali cose porteremo con noi? Porteremo quel tanto di bene e di male che avremo fatto in vita: Ut réferat unusquisque propria corporis, prout gessit, sive bonum, sive malum. Non si può trovare né scusa, né pretesto. S. Agostino parlando di questa tremenda comparsa dice: «Quando, o uomo, comparirai davanti al Creatore per essere giudicato avrai sopra di te un Giudice sdegnato; da un canto i peccati che ti accusano; dall’altro i demoni pronti ad eseguire la condanna; dentro una coscienza che ti agita e ti tormenta; al di sotto un inferno spalancato che sta per ingoiarti. In tali strette dove andrai, dove fuggirai?». Beato te, o figliuolo, se avrai operato bene in vita tua. Intanto il Giudice divino aprirà i libri della coscienza, e comincerà l’esame: Judicium sedit, et libri apérti sunt.

2. Dirà allora questo Giudice inappellabile: – Chi sei tu? – Sono un cristiano, – risponderai. – Bene, – egli ripiglierà, – se sei cristiano, vedrò se hai operato da cristiano. – Indi comincerà a rammentarti le promesse fatte nel S. Battesimo, colle quali rinunziasti al demonio, al mondo, alla carne; ti rammenterà le grazie che t’avrà concesse, i Sacramenti frequentati, le prediche, le istruzioni, gli avvisi dei confessori, le correzioni de’ parenti: ogni cosa ti verrà schierata dinanzi. – Ma tu, dirà il divin Giudice, a dispetto di tanti doni, di tante grazie, oh quanto male hai corrisposto alla tua professione di cristiano! Già nell’età in cui appena cominciavi a conoscermi, cominciasti a offendermi con bugie, con mancanze di rispetto in chiesa, con disobbedienze a’ tuoi genitori, e con molte altre trasgressioni de’ tuoi doveri. Almeno col crescere negli anni tu avessi meglio regolate le tue azioni; ma no, coll’età purtroppo crebbe in te anche il disprezzo alla mia legge. Messe perdute, profanazioni de’ giorni festivi, bestemmie, vigilie non osservate, Confessioni mal fatte, Comunioni talvolta sacrileghe, scandali dati a’ tuoi compagni: ecco quel che hai fatto invece di servirmi.

Verso lo scandaloso poi si volgerà tutto pieno di sdegno, dicendo: – Vedi quell’anima che cammina per la strada del peccato? Sei tu, che co’ tuoi discorsi scandalosi le insinuasti la malizia. Tu come cristiano dovevi col buon esempio insegnare a’ tuoi compagni la via del Paradiso; invece, tradendo il mio Sangue, hai loro insegnato la strada della perdizione. Vedi quell’anima laggiù nell’inferno? Sei tu che co’ tuoi perfidi consigli la togliesti a me per consegnarla al demonio: tu fosti causa della sua eterna perdizione. Ora vada l’anima tua per l’anima che hai fatto perdere col tuo scandalo: Répetam animam tuam pro anima illius.

Che te ne pare, figliuolo, di questo esame? Che cosa ti dice la tua coscienza? Sei ancora a tempo, se vuoi: chiedi perdono a Dio de’ tuoi peccati, con una sincera promessa di non peccar più; e comincia fin d’oggi una vita da buon cristiano, per prepararti un corredo di opere buone pel giorno in cui dovrai comparire davanti al tribunale di Gesù Cristo.

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Apocalisse , 7

16 ottobre 2018 by

[1] Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta.

[2] Vidi poi un altro angelo che saliva dall’oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare:

[3] “Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi”.

[4] Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele:

[5] dalla tribù di Giuda dodicimila;
dalla tribù di Ruben dodicimila; dalla tribù di Gad dodicimila;

[6] dalla tribù di Aser dodicimila;
dalla tribù di Nèftali dodicimila;
dalla tribù di Manàsse dodicimila;

[7] dalla tribù di Simeone dodicimila;
dalla tribù di Levi dodicimila;
dalla tribù di Issacar dodicimila;

[8] dalla tribù di Zàbulon dodicimila;
dalla tribù di Giuseppe dodicimila;
dalla tribù di Beniamino dodicimila.
[9] Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani.

[10] E gridavano a gran voce:
“La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello”.

[11] Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo:

[12] “Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen”.

[13] Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: “Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?”.

[14] Gli risposi: “Signore mio, tu lo sai”. E lui: “Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello.

[15] Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

[16] Non avranno più fame,
né avranno più sete,
né li colpirà il sole,
né arsura di sorta,

[17] perché l’Agnello che sta in mezzo al trono
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio tergerà ogni lacrima dai loro occhi”.

Spiegazione:( Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

Capitolo 7

vv. 1-8
Abbiamo letto precedentemente nel cap.6 al versetto 11: “…e fu detto loro di pazientare ancora un poco finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che devono essere uccisi come loro”.”.
Alla domanda: “Fino a quando…non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue…”? viene dato come risposta l’invito ad avere pazienza, perché deve essere prima completo il numero dei santi, di coloro che offrono fa vita per Cristo.

Ora un angelo arriva (v. 2) e grida a gran voce agli altri quattro angeli: “Non devastate né la terra ne il mare né le piante finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi.” (v. 3)
“Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattro-mila…” (v.4). Si tratta di versetti molto difficili da interpretare.

Il sigillo di cui parla il v. 4 potrebbe avere un richiamo in Ezechiele 9, 1-4 (“…segna un tau sulla fronte degli uomini…” v. 4).
Ci troviamo davanti al numero dodicimila per ogni tribù d’Israele, ossia al numero dodici moltiplicato per mille. E mille è il numero della totalità massima, intesa in senso biblico.
Questa scena appare un po’ misteriosa perché dopo l’elenco delle tribù, al v. 9, è scritto:”… apparve una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua.”.

I centoquarantaquattromila sono forse una élite dei salvati? E, del resto, tutti gli altri portano una veste candida (“…apparve una moltitudine immensa….” v. 9); ciò vuol dire che anch’essi sono dei salvati.
E se i primi provengono da ogni tribù di Israele, gli altri “…da ogni nazione, razza, popolo e lingua.”.

La risposta alla prima domanda posta al v. 10 del cap.6 è “…finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi” (7,3), mentre la risposta alla seconda domanda è data da coloro che possono resistere e cioè “…centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d’Israele….” (7,4) e da “…una moltitudine immensa che nessuno poteva contare,…avvolti in vesti candide…” (7,9).

I primi tre versetti costituiscono una introduzione solenne al cap. 7: quattro angeli “…trattenevano i quattro venti perché non soffiassero sulla terra né sul mare né su alcuna pianta.”. Qui notiamo una dimensione universale, perché quattro è il numero dei punti cardinali e il simbolo dell’universalità.

Qual è il simbolo che porta alla salvezza?
Nel libro dell’Esodo si parla del sangue dell’agnello steso sugli stipiti delle porte delle case degli Israeliti, mentre in Ezechiele 9, 4-6 è scritto: “…e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abominii che vi si compiono”.
Qualcuno sostiene che il sigillo dell’Apocalisse, anche se non se ne fa menzione esplicita, sia ripresa di quel “tau” che nel libro di Ezechiele rappresentava il segno della salvezza.

Leggere Genesi 49, in cui vengono elencate le tribù di Israele e, per ogni figlio di Giacobbe, sono indicate le caratteristiche e le gesta.

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Vangelo (Lc 11,42-46) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 17 Ottobre 2018) con commento comunitario

16 ottobre 2018 by

SANT’IGNAZIO DI ANTIOCHIA, vescovo e martire – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,42-46)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Questo è il Vangelo del 17 Ottobre, quello del 16 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

PREGHIERA a SANTA M.M. ALACOQUE

16 ottobre 2018 by

O Santa Margherita Maria Alacoque, Tu che fosti scelta da Dio per rivelare al mondo la divina bellezza del Cuore di Gesù, la sua bontà infinita, la sua misericordia senza limiti, la sua luce radiosa; fa’ che anche noi, come te, possiamo poggiare la nostra vita sul suo cuore.

Cuore di Gesù, riversa l’abbondanza del tuo amore sui peccatori perché tornino a te, sui credenti perché vivano di te, sui missionari perché testimonino te, sui malati perché guariscano in te, sui moribondi perché si abbandonino a te.

Dammi un cuore buono, sincero e disponibile, capace di amare e di soffrire, di perdonare e di gioire, di vivere ogni momento della vita come un grandioso dono del tuo amore infinito.

Cuore di Gesù, sorgente di Carità, di Pace, di Verità, di Speranza, confido in te, mi affido a te.

Santa Margherita Maria Alacoque, prega per noi!

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Liturgia di Santa Margherita Maria Alacoque, vergine ( mf )

16 ottobre 2018 by

16 OTTOBRE
SANTA MARGHERITA MARIA ALACOQUE
Vergine (1647-1690) Memoria facoltativa

LETTURE: Ef 3, 14-19; Sal 144; Mt 11, 25-30

Vestì l’abito delle suore della Visitazione a 24 anni. Dalle rivelazioni mistiche da lei avute a Paray-le-Monial (Autun) ha origine la moderna devozione al Cuore di Gesù Cristo. In un’epoca in cui il giansenismo agghiacciava i cuori con il suo rigorismo, questa santa recò un’umile testimonianza di vera religiosità evangelica, piena di fede nell’incarnazione, di amore e di vita sacramentale. Fu un dono provvidenziale dello Spirito per la Chiesa intera.

Dobbiamo conoscere l’amore di Cristo
che sorpassa ogni conoscenza
Dalle «Lettere» di santa Margherita Maria Alacoque vergine
(Vie et Ceuvres 2, Paris 1915, 321. 336. 493. 554)
Mi sembra che il grande desiderio di Nostro Signore che il suo Sacro Cuore venga onorato in modo particolare abbia lo scopo di rinnovare nelle anime gli effetti della sua redenzione. Infatti il suo Sacro Cuore è una fonte inesauribile che cerca solo di riempire i cuori umili, vuoti, distaccati da ogni cosa e sempre pronti a sacrificarsi per rendergli piacere.
Questo Cuore divino è una fonte inesausta, dalla quale scendono ininterrottamente tre canali: il primo è quello della misericordia verso i peccatori e porta loro lo spirito di contrizione e di penitenza. Il secondo è quello della carità e scorre per portare aiuto a tutti i miserabili che si trovano in qualche necessità, e particolarmente a coloro che tendono alla perfezione: essi vi troveranno la forza per superare gli ostacoli. Il terzo è quello dell’amore e della luce per gli amici perfetti, che egli desidera unire a se stesso, per comunicare loro la sua scienza e i suoi desideri, perché, per una via o per l’altra, si consacrino totalmente alla sua gloria.
Questo Cuore divino è un abisso di bene, in cui i poveri devono riversare le loro necessità. E’ un abisso di gioia, dove bisogna gettare tutte le nostre tristezze. E’ un abisso di umiliazione per il nostro orgoglio, un abisso di misericordia per gli infelici, e un abisso d’amore, in cui bisogna seppellire tutte le nostre miserie.
Non avrete quindi che da unirvi in tutte le vostre azioni al Sacro Cuore di Nostro Signore, all’inizio per disporvi, al termine per ripagare. Per esempio, vi sentite incapaci di pregare? Accontentatevi di offrire la preghiera che il divin Salvatore fa per noi nel sacramento dell’altare. Offrite i suoi slanci per riparare tutte le vostre imperfezioni. Ripetete dunque ogni vostra azione: Mio Dio, io faccio o soffro questa cosa nel Sacro Cuore del vostro divin Figlio, e secondo le sue sante intenzioni che vi offro per riparare tutto ciò che di impuro e di imperfetto c’è nel mio operare. E così nelle diverse situazioni della vita. Quando vi toccherà qualche pena, afflizione o mortificazione, dite a voi stessi: Accetta ciò che il Sacro Cuore di Gesù ti manda per unirti a lui.
Soprattutto cercate di conservare la pace del cuore, che supera qualsiasi tesoro. Il mezzo per arrivare a questo consiste nel non avere più volontà propria, ma quella di questo divin Cuore al posto della nostra, lasciando che voglia per noi tutto ciò che può aumentare la sua gloria, contenti di sottometterci e di abbandonarci a lui in ogni cosa.

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Preghiera del mattino: Don Bosco il giovane provveduto/ La Morte

16 ottobre 2018 by

La morte.
1. La morte è una separazione dell’anima dal corpo, con un totale abbandono delle cose di questo mondo. Considera pertanto, figliuolo, che l’anima tua avrà da separarsi dal corpo: ma non sai dove avverrà questa separazione. Non sai se la morte ti coglierà nel tuo letto, o sul lavoro, o per istrada, o altrove. La rottura di una vena, un catarro, un impeto di sangue, una febbre, una piaga, una caduta, un terremoto, un fulmine, basta a privarti della vita. Ciò può essere di qui a un anno, a un mese, a una settimana, a un’ora, e forse appena finita la lettura di questa considerazione. Quanti la sera si posero a dormire stando bene, e la mattina furon trovati morti! Quanti, colpiti da qualche accidente, morirono all’istante! e poi dove andarono? Se erano in grazia di Dio, beati loro! sono per sempre felici; se invece erano in peccato mortale, sono eternamente perduti. Dimmi, figliuolo mio, se tu dovessi morire in questo momento, che ne sarebbe dell’anima tua? Guai a te se non ti tieni apparecchiato! Chi non è preparato oggi a morir bene, corre grave pericolo di morir male.

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Il Video del Papa @Pontifex_it

16 ottobre 2018 by

Ottobre. L’intenzione di preghiera del Papa è per i consacrati

Video ed articolo completo

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Apocalisse , 6

15 ottobre 2018 by

[1] Quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: “Vieni”.

[2] Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora.

[3] Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: “Vieni”.

[4] Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada.

[5] Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: “Vieni”. Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano.

[6] E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: “Una misura di grano per un danaro e tre misure d’orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati”.

[7] Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: “Vieni”.

[8] Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.

[9] Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa.

[10] E gridarono a gran voce:
“Fino a quando, Sovrano,
tu che sei santo e verace,
non farai giustizia
e non vendicherai il nostro sangue
sopra gli abitanti della terra?”.

[11] Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro.

[12] Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue,

[13] le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi.

[14] Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto.

[15] Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti;

[16] e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello,

[17] perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?

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Metanoeite, percepite oltre

15 ottobre 2018 by

http://www.lastampa.it/2018/10/16/vaticaninsider/la-gente-ha-bisogno-di-sentirsi-capita-e-amata-e-il-cuore-di-cristo-la-chiave-di-ogni-cosa-thBO8tlxSG9GwDStmuKnVL/pagina.html

Vangelo (Lc 11,37-41) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 16 Ottobre 2018) con commento comunitario

15 ottobre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,37-41)

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.

Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

Questo è il Vangelo del 16 Ottobre, quello del 15 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa @Pontifex_it

15 ottobre 2018 by

Il mondo ha bisogno di santi e tutti noi, senza eccezioni, siamo chiamati alla santità. Non abbiamo paura!

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Lunedi 15 Ottobre 2018/ Prima Lettura, XVIII del Tempo Ordinario

15 ottobre 2018 by

Prima Lettura Gal 4,22-24. 26-27.31; 5, 1
Non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa.
Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti:
«Rallégrati, sterile, tu che non partorisci,
grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell’abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito».
Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.
Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Parola di Dio

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

15 ottobre 2018 by

 

Nata dal cuore trafitto
L’evangelista Giovanni, narrando la morte di Gesù, termina con queste parole: “Uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua” (Gv 19,34).
Sant’Agostino commenta: “Dal cuore trafitto di Cristo è nata la Chiesa”. L’acqua è il simbolo del Battesimo, il sangue della Eucaristia. Sono i due Sacramenti che costituiscono la Chiesa per la potenza misteriosa della morte e risurrezione di Cristo.
La Chiesa è, così, primo e fondamentale “segno” di Cristo Signore e salvatore dell’umanità. È “luce delle genti” in Gesù, “vera luce, che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).
È “corpo mistico” di Cristo, di cui egli è il capo. È “comunione di santi”, che “ricevono dalla pienezza del Salvatore, grazia su grazia” (Gv 1,16).
È “famiglia dei figli di Dio”, in cui Gesù è il primogenito, modellata sull’immagine della divina Trinità.
È “popolo pellegrinante” nella storia degli uomini, alla sequela del suo fondatore e maestro, animato dallo Spirito santo, dono del Risorto, sino alla fine dei secoli.

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Notte Oscura, Cap.19 di San GIovanni della Croce

15 ottobre 2018 by

 

CAPITOLO 19

Ove vengono esposti i primi cinque gradini della scala d’amore.

1. Dico subito che i gradini della scala d’amore, attraverso i quali l’anima sale progressivamente verso Dio, sono dieci. Il primo fa sì che l’anima si ammali, ma a suo vantaggio. Di questo grado d’amore parla la sposa quando dice: Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme, se trovate il mio Diletto che cosa gli racconterete? Che sono malata d’amore! (Ct 5,8). Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio (Gv 11,4), in quanto l’anima, per amore di Dio, muore al peccato e a tutto ciò che non è Dio, come afferma Davide: L’anima mia viene meno nell’attesa della tua salvezza (Sal 118,81). Come il malato perde l’appetito, non prova più gusto per i cibi e perde il suo colorito naturale, così l’anima in questo grado d’amore perde il gusto e il desiderio di tutte le cose; innamorata di Dio, non si lascia più prendere dalle allettanti abitudini della vita passata. L’anima cade in questa infermità soltanto se dall’alto le viene comunicato un fuoco d’amore, come ci fa capire Davide quando dice: Pluviam voluntariam segregabis, Deus, haereditati tuae, et infirmata est, ecc.: Una pioggia generosa mettesti a parte, o Dio, per la tua eredità; questa era indebolita, ma tu l’hai ristorata (Sal 67,10 Volg.). questa infermità e questo venir meno davanti a tutte le cose create è il punto di partenza, il primo gradino per andare a Dio. L’ho già spiegato sopra quando ho parlato dell’annientamento in cui si trova l’anima allorché comincia a salire questa scala di purificazione quale si ha nella contemplazione; proprio allora l’anima non riesce a trovare gusto, sostegno, conforto o appoggio in nessuna cosa. Così essa abbandona subito il primo gradino per passare al secondo.

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Il Papa dichiara santi Montini e Romero: lasciamo ricchezze e potere

15 ottobre 2018 by

Le effigie di Paolo VI e Romero esposte sulla facciata della Basilica di San Pietro (Monteforte/AFP)

Francesco celebra sette nuove canonizzazioni indossando il cingolo macchiato di sangue del vescovo martire del Salvador: «Hanno fatto la scelta coraggiosa di rischiare per seguire Cristo»

ANDREA E Tornielli 14/10/2018

CITTÀ DEL VATICANO
«Chiediamo la grazia di saper lasciare per amore del Signore: lasciare le ricchezze, le nostalgie di ruoli e poteri». Questo fanno coloro che donano la loro vita seguendo Cristo e passano «dai precetti osservati per ottenere ricompense all’amore gratuito e totale». Di questo sono stati esempio i sette nuovi santi canonizzati da Francesco. Tra di loro Papa Paolo VI, che resta il Pontefice al quale maggiormente s’ispira Bergoglio, e l’arcivescovo Oscar Arnulfo Romero, assassinato mentre celebrava la messa, e a lungo guardato con distacco e persino con qualche sospetto anche dalle autorità vaticane per la sua coraggiosa predicazione in favore dei poveri e dei perseguitati al tempo in cui in Salvador come in altri Paesi latinoamericani comandavano regimi militari di destra.

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Liturgia di Santa Teresa D’Avila, Vergine e Dottore della Chiesa ( m)

15 ottobre 2018 by

15 OTTOBRE
SANTA TERESA D’AVILA
Vergine e Dottore della Chiesa
(1515-1582)
Memoria

LETTURE: Rm 8, 22-27; Sal 14; Lc 10, 38-42

Teresa de Cepeda y de Ahumada, fin da fanciulla, dimostrò una spiccata tendenza alla vita contemplativa e anacoretica. Lettrice assidua specialmente dei Padri, aveva attinto da san Girolamo la sua vocazione religiosa. Il Carmelo della sua città, Avila, quando vi entrò, praticava come molti altri un’osservanza assai mitigata. Teresa si sottomise alle pratiche più rigorose prima di intraprendere la sua vasta opera di riforma con l’aiuto di san Giovanni della Croce. Nonostante l’assorbente attività che dovette esplicare nella formazione dei nuovi conventi, e malgrado le considerevoli difficoltà che dovette affrontare, Teresa giunse alla vetta della vita mistica. Ne danno prova i suoi scritti: Il cammino della perfezione, Le fondazioni, Il libro della sua vita, Il Castello inte­riore, le lettere, le poesie. L’ascesi cristiana è corrispondenza allo Spirito Santo che dal battesimo lavora in ognuno di noi per renderci conformi all’immagine del Figlio di Dio. Figura intensamente umana, Teresa era donna di profondo buon senso, di carattere simpatico, gioviale, ma tenace, abile nell’adattarsi alle circostanze, gioiosa e sorridente, di grande talento organizzativo. Morì la notte del 4 ottobre 1582, proprio nell’anno in cui la correzione del calendario fatta da papa Gregorio XIII fece seguire immediatamente il 15 ottobre. La sua profonda dottrina spirituale, attinta in gran parte a sant’Agostino e a san Gregorio Magno, le ha meritato d’essere dichiarata da Paolo VI nel 1970 «Dottore della Chiesa».

Ricordiamoci sempre dell’amore di Cristo
Dalle «Opere» di santa Teresa di Gesù, Vergine
(Opusc. «Il libro della vita», cap. 22, 6-7, 14)
Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ha sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.
Ne ho fatto molte volte l’esperienza, e me l’ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti. Non bisogna cercare altra strada, anche se si è raggiunto il vertice della contemplazione, perché per questa via si è sicuri. E’ da lui, Signore nostro, che ci vengono tutti i beni. Egli ci istruirà.
Meditando la sua vita, non si troverà modello più perfetto. Che cosa possiamo desiderare di più, quando abbiamo al fianco un così buon amico che non ci abbandona mai nelle tribolazioni e nelle sventure, come fanno gli amici del mondo? Beato colui che lo ama per davvero e lo ha sempre con sé! Guardiamo il glorioso apostolo Paolo che non poteva fare a meno di avere sempre sulla bocca il nome di Gesù, perché l’aveva ben fisso nel cuore. Conosciuta questa verità, ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi, come Francesco, Antonio da Padova, Bernardo, Caterina da Siena, non hanno seguito altro cammino. Bisogna percorrere questa strada con grande libertà, abbandonandoci nelle mani di Dio. Se egli desidera innalzarci fra i principi della sua corte, accettiamo volentieri tale grazia.
Ogni volta poi, che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell’amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell’accesa carità che Dio ci ha mostrato dandoci in lui un pegno della tenerezza con cui ci segue: amore infatti domanda amore. Perciò sforziamoci di considerare questa verità e di eccitarci ad amare. Se il Signore ci facesse la grazia, una volta, di imprimerci nel cuore questo amore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo molto, in breve e senza fatica.

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Preghiera del mattino:Don Bosco il giovane Provveduto/ Lunedi ( Il peccato mortale)

15 ottobre 2018 by

Il peccato mortale.
1. Oh se tu sapessi, figliuolo, mio, che cosa fai quando commetti un peccato mortale! Tu volti le spalle a quel Dio che ti creò e ti fece tanti benefizi; disprezzi la sua grazia e la sua amicizia. Chi pecca, dice col fatto al Signore: «Va’ lontano da me, io non ti voglio più obbedire, non ti voglio più servire, non ti voglio più riconoscere per mio Signore: Non sérviam. Il mio Dio è quel piacere, quella vendetta, quella collera; quel discorso cattivo, quella bestemmia». Si può immaginare un’ingratitudine più mostruosa di questa? Pure, o il figliuol mio, questo tu hai fatto ogni volta che hai offeso il tuo Signore.

2. Più grande ancora poi ti apparirà questa ingratitudine, se rifletti che per peccare tu ti servi di quelle medesime cose che ti diede Iddio. Orecchie, occhi, bocca, lingua, mani, piedi, san tutti doni di Dio, e tu te ne sei servito per offenderlo! Oh! ascolta dunque ciò che ti dice il Signore: «Figlio, io ti creai dal niente; ti diedi quanto hai presentemente, ti feci nascere nella vera Religione, ti feci dare il santo Battesimo. Potevo lasciarti morire quando eri in peccato: ti conservai in vita per non mandarti all’inferno: e tu, dimenticando tanti benefizi, vuol servirti di questi stessi miei doni per offendermi»? Chi non si sente compreso da rincrescimento per aver fatto un’ingiuria così enorme a un Dio sì buono, sì benefico verso di noi, miserabili sue creature?

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Vangelo (Lc 11,29-32) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 15 Ottobre 2018) con commento comunitario

14 ottobre 2018 by

SANTA TERESA D’AVILA, vergine e dottore della Chiesa – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Questo è il Vangelo del 15 Ottobre, quello del 14 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Notte Oscura, Cap 18 di San Giovanni della Croce

14 ottobre 2018 by

CAPITOLO 18

Ove si spiega come questa sapienza segreta sia anche scala.

1. Ci resta ora da vedere il secondo termine, cioè come questa sapienza segreta sia anche scala. Al riguardo dobbiamo sapere che per molte ragioni possiamo chiamare scala questa contemplazione segreta. Anzitutto perché, come mediante la scala si sale fino a raggiungere la sommità d’una fortezza, per impossessarsi dei beni, dei tesori e di tutte le ricchezze in essa nascoste, così attraverso questa contemplazione segreta, senza sapere come, l’anima prende a salire fino alla conoscenza e al possesso dei beni e dei tesori del cielo. Questo è quanto ci fa comprendere molto bene il profeta reale quando dice: Beato l’uomo che trova in te la sua forza: ha disposto nel suo cuore le ascensioni, dalla valle delle lacrime, nel luogo eletto. Siccome darà la benedizione il Legislatore, andranno di virtù in virtù, e in Sion si rivelerà il Dio degli dei (Sal 83,6-8 Volg.); il Signore è il tesoro della fortezza di Sion, egli è la beatitudine eterna.

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Apocalisse , 4 e 5

14 ottobre 2018 by

[1] Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.

[2] Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto.

[3] Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono.

[4] Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo.

[5] Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio.

[6] Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro.

[7] Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola.

[8] I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:
Santo, santo, santo
il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è e che viene!

[9] E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli,

[10] i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo:

[11] “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
e per la tua volontà furono create e sussistono”.

Spiegazione, Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

II. Le visione profetiche

Capitolo 4 – lettura
I capitoli 4 e 5 sono molto ricchi di simboli e uniti tra loro, tanto che l’uno si deve interpretare alla luce dell’altro, e costituiscono l’apertura, il preludio di tutta la parte centrale del libro.

Notiamo innanzi tutto che all’inizio della visione c’è una porta aperta nel cielo: stiamo arrivando a un livello più profondo di rivelazione.
E’ interessante considerare che circolavano a quell’epoca diversi apocalissi apocrife, non ispirate, per le quali, di fronte ad una visione più approfondita, era sempre necessaria per il veggente una lunga serie di prove. Nell’Apocalisse di Giovani, invece, i cieli sono già aperti (“….una porta era aperta nel cielo.” v. 1) e, quindi, il veggente non ha dovuto schiudere a poco a poco, con i suoi sforzi, la porta.
Questo passo del brano sembrerebbe in contraddizione con il discorso sulle opere (rivedere la lezione precedente). Infatti ricordiamo che nei messaggi alle sette Chiese si insiste sulla fondamentalità delle opere in quanto coloro che non operano non potranno godere di una conoscenza perfetta di Dio. Non è una contraddizione: si tratta semplicemente di sottolineare l’azione della Grazia. Il cristianesimo, anzi il cattolicesimo, è una religione di grande equilibrio: esiste la Grazia, esistono le opere. Noi andremo in Paradiso perché Cristo è morto in croce (la Grazia) e perché pratichiamo opere che sono in sintonia con quella morte in croce.
Ancora un’annotazione introduttiva: Colui che parla in questo capitolo è la stessa “voce” che avevamo sentito parlare nelle lettere. Di conseguenza anche nel cap.4 il centro è cristologico.

v. 1
“….ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.”.
Il significato di questa espressione sarà svelato alla fine dei capitoli che stiamo considerando.

v. 2
“Ed ecco, c’era un trono nel cielo…”.
Il trono citato nella lettera alla Chiesa di Pergamo era la sede del proconsole rappresentante di Roma, e quindi della “bestia” (Ap. 2,13).
Questo trono, invece, è diverso perché non è eretto sulla terra ma nel cielo. Ecco la differenza fra i troni terrestri e il trono di Dio. E, per descrivere questo trono, Giovanni fa riferimento all’Antico Testamento e precisamente ai capitoli 25, 26, 27 e 28 dell’Esodo (nei quali si descrive l’arredamento del Santuario, del Tempio itinerante) e a 1 Re, 6.
Lettura di 1 Re 6,1-13, che riguarda la descrizione del Tempio di Salomone, la cui successiva distruzione ad opera dei Babilonesi mise veramente in crisi l’ebraismo perché Dio aveva promesso di abitare in mezzo agli Israeliti. In 1 Re 6,13 leggiamo: “Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”.
A questo proposito ricordiamo che, secondo i Salmi, il Signore abitava nel Tempio.
Dopo la distruzione del secondo Tempio da parte dei Romani, l’ebraismo non fu più la religione del Tempio (del sacrificio e della parola) ma della Sinagoga (in greco=riunione, da sün=insieme e agogè=il condurre), e quindi solamente della Scrittura e della Torah.

Prosegue la lettura e la spiegazione di 1 Re 6,14-22.
A proposito dello sfarzo e dei rivestimenti d’oro del Tempio ricordiamo che S.Francesco obbligava i suoi frati alla povertà personale ma, nello stesso tempo, a recare con sè durante i viaggi missionari una pisside d’oro per collocarvi l’Ostia consacrata qualora avessero trovato il SS. Sacramento non dignitosamente conservato. Come per la dimora del Signore, il Tempio di Gerusalemme, così per l’Ostia consacrata, la povertà non era ammessa. Si trattava di una grande intuizione del Santo perché si era allora agli inizi dell’adorazione eucaristica e non esistevano norme liturgiche precise.

Lettura di 1 Re 6, 23-30.

Nel cap.4 dell’Apocalisse siamo di fronte a un luogo liturgico, al tempio del cielo che prende il posto del Santuario itinerante e del Tempio di Gerusalemme.

v. 3
“Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina.”
Il diaspro è un quarzo a macchie che si scolpisce per decorazioni, mentre la cornalina è una pietra preziosa di colore rosso chiaro o rosso scuro. Sono due termini che rendono l’idea della lucentezza e della grandiosità di Dio.

v. 4
“…ventiquattro vegliardi…”. Ventiquattro è multiplo di dodici, numero simbolico, che per l’ebraismo rappresenta le dodici tribù d’Israele e, per il cristianesimo, i dodici apostoli. Sono soltanto delle ipotesi che lasciano francamente perplessi.

A proposito di questo numero simbolico scopriamo nell’Antico Testamento e precisamente in 1 Cronache 1,25 che Davide istituì ventiquattro classi di sacerdoti cantori (cioè adibiti al canto liturgico): oggi potremmo definirli “salmisti”. Se invece ci riferiamo al giudaismo di quell’epoca, vediamo che i libri della Bibbia ritenuti ispirati erano ventiquattro (in quanto i libri profetici minori in molte tradizioni erano raggruppati in un libro solo). Allora il numero in questione potrebbe rappresentare l’Antico Testamento che rende omaggio al trono di Dio e, come si vedrà in seguito, a Colui che porta a compimento l’Antica Alleanza.

“Vegliardi”. Potremmo tradurre meglio con “anziani”, la cui funzione appare importantissima sia nell’Antico che nel Nuoco Testamento. Ad esempio, dagli “Atti degli Apostoli” risulta che le comunità cristiane prima di assumere importanti decisioni consultassero anche gli anziani. E’ appena il caso di ricordare che “prete” deriva dal greco “presbüs” cioè “anziano”.
I vegliardi che stanno intorno al trono “…avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo…” hanno tre funzioni:
1) sacerdotale, cioè di adorare e, come vedremo dopo, di presentare le preghiere e le offerte dei fedeli al Signore. Notiamo che il sacerdote celebrante la Messa all’offertorio offre a Dio anche le intenzioni, le pene, le gioie dei fedeli;
2) regale, perché i vegliardi portano la corona d’oro sul capo;
3) di governo, perché anch’essi sono assisi sui troni.
Abbiamo quindi ventiquattro personaggi importanti, sacerdoti e re, che governano assieme a Dio.

v. 5
Le sette lampade rappresentano la grandezza dello Spirito.

v. 6
“…quattro esseri viventi…”. Quattro è numero simbolico. Quattro sono i punti cardinali, i venti, gli elementi del mondo. E’ un numero che indica l’universalità e, quindi, questi quattro esseri viventi hanno un’azione di portata universale.

“…pieni d’occhi…”. Sono esseri viventi un po’ strani; gli occhi indicano la multiforme sapienza di Dio, la Sua onniscienza e la Sua provvidenza. Riferimenti biblici di questi strani personaggi, che hanno la funzione di sottolineare il mistero divino, si trovano in Ez. 1 e in Is. 6.

v. 7
I simboli dei nostri esseri viventi rappresentano anche i quattro evangelisti secondo un’interpretazione simbolica data per primo da S.Ireneo e, in seguito, da tutti i Padri della Chiesa.. Quattro è il numero dei Vangeli e indica l’universalità della parola ma nello stesso tempo l’universalità delle persone alle quali si rivolge la parola di Dio.

v. 8
“Santo, santo, santo…”.; “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro…” (v. 11); “Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono…”(v. 3); “Sette lampade accese ardevano davanti al trono…” (v. 5).
Siamo in un contesto liturgico sia come luogo che come situazione; siamo in una liturgia celeste nella quale notiamo un ritmo ternario (“Santo, santo, santo…” v. 8 e “..la gloria, l’onore e la potenza…”” v. 11) che sottolinea la perfezione di Dio. Ci troviamo di fronte a qualche cosa di sublime: all’adorazione di Dio.

v. 10
In questo versetto è contenuta la dichiarazione della superiorità del Signore rispetto all’uomo. Infatti “…i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono…”.
I vegliardi, togliendosi la corona, affermano la supremazia di Dio che è il vero re, mentre loro sono re soltanto per partecipazione. I ventiquattro si comportano perciò ben diversamente dalla bestia e da tutti i re terreni, che mai getterebbero spontaneamente la corona davanti al trono divino.

v. 11
“….perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono.”.
Dio è provvidente. Dio crea le cose e le fa sussistere.

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Preghiera del mattino: Meditazione di Don Bosco/ Il giovane provveduto

14 ottobre 2018 by

DOMENICA
Fine dell’uomo.
1. Considera, o figliuolo, che questo tuo corpo, quest’anima tua ti furono dati da Dio senza alcun tuo merito, col crearti Egli a sua immagine. Egli poi ti fece suo figlio col Santo Battesimo; ti amò e ti ama con tenerezza di padre, e t’ ha creato per l’unico fine che tu lo ami e lo serva in questa vita, e possa così essere un giorno eternamente felice con Lui in Paradiso. Sicché non sei al mondo solamente per godere, né per farti ricco, né per mangiare, bere e dormire come le bestie; il tuo fine è di gran lunga più nobile e più sublime; il tuo fine è amare e servire il tuo Dio, e salvarti l’anima. Se farai questo, quante consolazioni proverai in punto di morte! Ma se non attendi a servire Iddio, quanti rimorsi proverai in fin di vita! Le ricchezze, i piaceri tanto da te ricercati, non serviranno più che ad amareggiarti il cuore, venendo tu allora a conoscere il danno che queste cose han cagionato all’anima tua.

Figliuol mio, guàrdati bene dall’essere di quei tali, che pensano solo a soddisfare il corpo con opere, discorsi e divertimenti cattivi: in quella ultim’ora costoro si troveranno in gran pericolo di andare eternamente perduti. Un segretario del Re d’Inghilterra moriva dicendo: «Povero me! ho consumato tanta carta a scriver lettere per il mio principe, e non ne ho mai usato un foglio per notare i miei peccati e fare una buona confessione!».

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Preghiera della Sera: Misteri della Fede

13 ottobre 2018 by

I MISTERI DELLA FEDE
Gesù invita ad avere fede per spostare le montagne (Mt 17,20 ; Lc 17,6; Mc11,24).
Il Papa Benedetto XVI ha indetto l’Anno della fede a partire dal mese di ottobre del 2012 per chiuderlo nel novembre 2013. In questo orizzonte nasce la proposta dei misteri della fede per la recita del S. Rosario, affinché con Maria, nella preghiera, possiamo chiedere al Signore di aumentare la nostra fede.
Sulla fede, infatti, si gioca e si risolve tutta la nostra vita. Senza fede non andiamo da nessuna parte. Senza fede anche il più piccolo ostacolo diventa una montagna, con la fede anche una montagna non costituisce un vero ostacolo.
Per questo la vera radice dei nostri problemi, soprattutto quando non ce ne rendiamo conto, è costituita dalla mancanza di fiducia. Perché con la fede in Dio, con la certezza che la nostra vita è sempre nelle sue mani, quindi nelle migliori mani, possiamo affrontare tutto con la garanzia che non siamo soli. Infatti, tutto ci porta a sperimentare che quando siamo deboli, quando per noi non ci sono soluzioni o non c’è più speranza, proprio allora possiamo contare su tutta la forza e l’onnipotenza di Dio. Ciò spiega perché a noi i conti non tornano mai, in quanto pensiamo di potercela fare con le nostre forze.
Per questo la preghiera quotidiana di tutti i credenti dovrebbe essere quella di chiedere con insistenza: “Signore aumenta la nostra fede!”. E basta averne quanto un granello di polvere, perché le montagne di paura piantate dentro il nostro cuore, vadano a finire nel mare della sua misericordia. E lì si perdono per sempre.
I Mistero – Gesù loda la grande fede della cananea (Mt 15,28)
II Mistero – Gesù ammira la fede che il centurione ha nella sua Parola (Mt 8,1-11; Lc 7,1-10)
III Mistero – Gesù sostiene la fede di Giairo (Lc 8,40-42.49-56; Mc 5, 21-24.35-43; Mt 9,18-19. 23-26)
IV Mistero – Gesù rimprovera la poca fede dei suoi discepoli (Lc 8,25; Mc 4,40;Mt 8,26)
V Mistero – Gesù chiede se troverà la fede al suo ritorno (Lc 18,1-8)

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Vangelo (Mc 10,17-30) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 14 Ottobre 2018) con commento comunitario

13 ottobre 2018 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».

Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Questo è il Vangelo del 14 Ottobre, quello del 13 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Preghiera del mattino: Tributo alla Madre di Dio/ Sabato

13 ottobre 2018 by

PREGHIERA QUOTIDIANA
Signore Gesù Cristo, per la tua infinita misericordia, ti preghiamo di renderci degni di lodare con tutti i Santi del Cielo, la santissima Vergine tua Madre. Concedici in tutti i giorni della nostra vita di presentarle la nostra lode e le nostre preghiere perchè ci ottenga una santa vita ed una morte serena nel tuo amore. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Illumina i miei occhi perchè non abbia a morire in peccato.
E il mio nemico non possa vantarsi di avermi vinto.

O Dio, aiutami.
Signore, salvami.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

1 Ant. Confortaci, o Madre, nel giorno della morte: e presentaci al Signore.

SALMO 130

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Preghiera della Sera: Misteri della Misericordia

12 ottobre 2018 by

I Mistero – Gesù incontra la Samaritana al pozzo di Giacobbe (Gv 4,1-42)
II Mistero – Gesù va in cerca della pecorella smarrita (Lc 15,4-7)
III Mistero – Gesù annuncia la misericordia del Padre che accoglie il figliol prodigo (Lc 15,11-32)
IV Mistero – Gesù perdona la donna adultera e chi ha molto peccato (Gv 8,1-9; Lc 7,36-50; Gv 21, 15-19)
V Mistero – Gesù accoglie il ladrone in Paradiso (Lc 23,39-43)

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Apocalisse ,3

12 ottobre 2018 by

[1] All’angelo della Chiesa di Sardi scrivi: Così parla Colui che possiede i sette spiriti di Dio e le sette stelle: Conosco le tue opere; ti si crede vivo e invece sei morto.
[2] Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio.

[3] Ricorda dunque come hai accolto la parola, osservala e ravvediti, perché se non sarai vigilante, verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te.

[4] Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti; essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni.

[5] Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti, non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma lo riconoscerò davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

[6] Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.

Spiegazione: Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

V – Sardi
Lettura 3, 1-6.
Sardi non era all’epoca città famosa ma lo era stata come capitale del regno di Creso, monarca proverbialmente noto per le sue ricchezze. Era una città munita perché possedeva una rocca considerata inespugnabile.Nel corso della sua storia era stata sorpresa due volte di notte e gli assedianti (Dario re di Persia nel 546 a.C. e Antico II nel 218 a.C.) erano riusciti a impadronirsi di Sardi senza colpo ferire. Era quindi una città i cui abitanti potevano ben capire il paragone del v. 3: “…verrò come un ladro senza che tu sappia in quale ora io verrò da te”.

v. 1 – lettura
“i sette spiriti di Dio”. In questo messaggio Cristo è investito della pienezza dello Spirito Santo che Gli dà l’autorità sulle sette Chiese. Il Cristo ci appare nella pienezza dei suoi poteri.

v. 4 – lettura
“alcuni che hanno macchiato le loro vesti”. L’espressione “macchiato le vesti” appare nel N.T. tre volte (due delle quali nell’Apocalisse) ed è una metafora per parlare del rapporto con gli idoli.
Le esortazioni contenute in questa lettera rimandano a delle disposizioni spirituali fondamentali per un cristiano: la vigilanza, l’accoglienza, l’ascolto e la conservazione della parola. Potremmo dire che la Chiesa di Sardi ha bisogno di riscoprire la gioia di essere discepola. Ormai sono rimaste poche persone degne di accompagnare il Messia. In pochi decenni (siamo nel 95 d.C.) la comunità di Sardi è arrivata ad una crisi grave tanto che nel v. 1 troviamo scritto: “Ti si crede vivo e invece sei morto”.

v. 5 – lettura
“vestito di bianche vesti” indica la conformità al regno celeste, al mondo nuovo di Cristo.

E’ interessante l’accenno al “libro della vita” da cui derivano tante immagini, come ad esempio il così detto “libro di S.Pietro”. Nel giudaismo era diffusa l’idea che ogni essere umano avesse computata la vita in un grande libro gestito da Dio,nel quale venivano annotati il bene e il male compiuti. Infatti si credeva nell’esistenza del grande “libro dei giusti” con elencati coloro che salivano in paradiso mentre i condannati all’inferno erano annotati nel “libro degli ingiusti”. E’ facile l’analogia con i registri che esistevano al tempo dell’impero di Roma, in cui erano elencati tutti i cittadini romani che fruivano di una privilegiata condizione sociale. Ma, ovviamente, il “libro della vita” di cui parla Giovanni è tutt’altra cosa.

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Vangelo (Lc 11,27-28) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 13 Ottobre 2018) con commento comunitario

12 ottobre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,27-28)

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».

Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Questo è il Vangelo del 13 Ottobre, quello del 12 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto.

Venerdi, 12 Ottobre 2018/ Prima Lettura, XXVII Settimana del Tempo Ordinario

12 ottobre 2018 by

Prima Lettura Gal 3, 7-14
Quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette.
Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse».
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Parola di Dio

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

12 ottobre 2018 by

COMPAGNO DI VIAGGIO E GUIDA
L’apostolo Pietro è stato compagno di viaggio, è diventato la prima guida nella Chiesa, voluta da Gesù come famiglia dei figli di Dio. Ha camminato con Gesù insieme agli altri apostoli e discepoli. Ha provato momenti esaltanti, sul Tabor, nella confessione di Cesarea di Filippo… È stato tentato ed ha gettato i suoi dubbi e i suoi timori sul Maestro che annunciava la sua passione e morte. Ne è stato duramente rimproverato. Nella paura e nell’angoscia, rimasto solo, ha rinnegato il Signore. Gesù, con uno sguardo di compassione, di tenerezza e di perdono, lo ha reintegrato nella sua amicizia e nella sua compagnia. Ha pregato per lui, perché, superata la prova, esperto della debolezza e del perdono, fosse capace di diventare, per la volontà suprema del suo Signore, guida dei fratelli. “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano. Ma io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede: e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).

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Notte Oscura, Libro II Cap. 17 , di San Giovanni della Croce

12 ottobre 2018 by

CAPITOLO 17

Ove si spiega come questa contemplazione oscura sia segreta.

Per la segreta scala, travestita.
1. È opportuno spiegare tre vocaboli del nostro verso. Due, cioè segreta e scala, riguardano la notte oscura di contemplazione di cui sto parlando; il terzo, cioè travestita, si riferisce all’anima e riguarda il suo modo di comportarsi in questa notte. Quanto ai primi due termini, occorre ricordare che l’anima chiama segreta scala questa contemplazione oscura, attraverso cui perviene all’unione d’amore, a motivo di due caratteristiche che essa presenta, cioè quella di essere segreta e di essere scala. Parlerò di ciascuna di esse separatamente.

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Preghiera del mattino: Tributo quotidiano alla Madre di Dio / Venerdi

12 ottobre 2018 by

PREGHIERA QUOTIDIANA
Signore Gesù Cristo, per la tua infinita misericordia, ti preghiamo di renderci degni di lodare con tutti i Santi del Cielo, la santissima Vergine tua Madre. Concedici in tutti i giorni della nostra vita di presentarle la nostra lode e le nostre preghiere perchè ci ottenga una santa vita ed una morte serena nel tuo amore. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Illumina i miei occhi perchè non abbia a morire in peccato.
E il mio nemico non possa vantarsi di avermi vinto.

O Dio, aiutami.
Signore, salvami.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora, e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

1 Ant. Nel giorno della morte, o Madre, infondimi letizia: come il tuo spirito esultò in Dio, tuo Salvatore.

SALMO 119

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Liturgia di Maria Vergine e Madre della Chiesa

12 ottobre 2018 by

 


Il 21 novembre 1964, alla chiusura della Terza Sessione del Concilio Vaticano II, Paolo VI, durante la solenne concelebrazione, proclamò Maria santissima «Madre della Chiesa, cioè di tutto il popolo di Dio, tanto dei fedeli come dei pastori, che la chiamano Madre amorosissima» (AAS 56, 1965, p. 1015); e stabili che, «con tale titolo soavissimo d’ora innanzi la Vergine (venisse) ancor più onorata ed invocata da tutto il popolo cristiano» (ibidem). Da allora numerose Chiese particolari, e famiglie religiose hanno incominciato a venerare la Madonna sotto il titolo di «Madre della Chiesa». Nel 1974 poi, nel promuovere le celebrazioni mariane dell’Anno Santo della riconciliazione (1975), fu composto questo formulario che, poco tempo dopo, nella seconda edizione tipica del Messale Romano, fu inserito tra le messe votive della beata Vergine Maria (cfr 2 ed. italiana, pagg. 849-850). Sotto il nuovo titolo si prendono in considerazione i molteplici legami con i quali il popolo cristiano è congiunto alla Vergine Maria, ma innanzitutto si celebra la funzione materna che, secondo il beneplacito, di Dio, Maria santissima adempie nella Chiesa e per la Chiesa. I testi eucologici contemplano soprattutto quattro momenti della storia della salvezza: – l’incarnazione del Verbo, nella quale la beata Vergine «accolse nel cuore immacolato» il Figlio di Dio, «meritò di concepirlo nel grembo verginale; divenendo madre del suo Creatore, segnò gli inizi della Chiesa» (Prefazio);
– la passione di Cristo: il Figlio Unigenito di Dio «morente sulla croce, ha dato a noi come madre nostra la sua stessa madre, la beata Vergine Maria» (Colletta, cfr Prefazio, Antifona alla Comunione);
– l’effusione dello Spirito Santo, il giorno di Pentecoste, nel quale la Madre del Signore, «immagine e modello della Chiesa orante, si unì alla preghiera degli Apostoli» (Prefazio);
– l’assunzione della Vergine: Maria santissima «assunta alla gloria del cielo, accompagna con materno amore la Chiesa e la protegge nel cammino verso la patria, fino al giorno glorioso del Signore» (Prefazio).

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Apocalisse 2 (Seconda Parte)

11 ottobre 2018 by

[12] All’angelo della Chiesa di Pèrgamo scrivi:
Così parla Colui che ha la spada affilata a due tagli:

[13] So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antìpa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana.

[14] Ma ho da rimproverarti alcune cose: hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele, spingendoli a mangiare carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione.

[15] Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti.

[16] Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca.

[17] Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese: Al vincitore darò la manna nascosta e una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all’infuori di chi la riceve.

Spiegazione (Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc)

III. Pergamo
lettura 2,12-17.
Pergamo era la città più insigne e famosa della zona, centro di grande cultura, che possedeva una biblioteca nella quale erano conservati più di 200.000 volumi. Era la città in cui, come dice il nome, fu inventata la pergamena, in sostituzione del fragile papiro.
Secondo l’Apocalisse Pergamo era sede di satana, perché vi risiedeva il proconsole romano della provincia asiatica, ossia il rappresentante più alto dell’impero romano.

v. 12b – lettura
L’autore insiste sulla “spada affilata a due tagli”, il gladio, in quanto il proconsole romano esercitava lo ius gladii – il diritto di usare il gladio – cioè di comminare la pena di
morte. Infatti solo l’autorità romana poteva infliggere ufficialmente tale sanzione (come avvenne di fatto per Gesù). Ricordiamo che proprio perché l’autorità ebraica non poteva stabilire la condanna a morte, l’uccisione di S. Stefano avvenne per linciaggio.
Sappiamo che Pergamo era una grande capitale religiosa. Vi avevano sede il famosissimo tempio di Zeus, il Giove dei romani, e i templi di Atena, di Dionisio e di Esculapio (il dio della medicina). Già la presenza del tempio dedicato a Dionisi, il dio dei culti orgiastici, il Bacco dei latini, è indicativo della dubbia moralità della città. Inoltre Pergamo fu la prima a ricevere da Roma il permesso di erigere un tempio alla dea Roma e uno alla memoria di Giulio Cesare. Dalla religione tradizionale si passava, così, a quell’artificio che Roma usava per affermare il suo potere, uguale per tutti: il culto della dea Roma e, in seguito, la divinizzazione dell’imperatore. E’ facile immaginare la città come luogo di scontri per i cristiani a causa della presenza del proconsole romano e dell’espressione dei vari culti idolatrici.
Ecco perché Cristo è il giudice che sottopone la comunità cristiana al giudizio della sua parola (la spada a due tagli che esce dalla sua bocca) proprio in contrapposizione allo ius gladii del proconsole.

v. 13 – lettura.
La comunità di Pergamo tiene “saldo il mio nome” (nel significato di conservare e di credere), cioè è riuscita a mantenersi fedele in un contesto difficile e nonostante abbia avuto anche un martire, Antipa, a noi sconosciuto.

v. 14 – lettura
Fra i cristiani di quella città erano presenti alcuni problemi dottrinali. Nel nostro brano si usa il termine tecnico didaché (da didasco, insegno) per dire di dottrine che non erano in linea con l’insegnamento apostolico. Sono citati i Nicolaiti (v. 15) e Balaam. A proposito di quest’ultimo si rimanda al libro dei Numeri 22, 23, 24. Balaam era un indovino pagano entrato al servizio di Jahwe, quasi a significare che lo spirito di Dio non si ferma mai alle cose costituite.

“fornicazione”: la parola nella Bibbia indica quasi sempre il culto idolatrico.

v. 17 – lettura.
1) “manna nascosta”. Secondo un Targum molto diffuso all’epoca (si tratta di un commento ufficiale della Bibbia fatto dai grandi rabbini, che in realtà parafrasavano solo il testo sacro) e secondo alcuni libri apocrifi, la manna che il popolo aveva conosciuto solamente durante l’esodo, era riservata ai tempi messianici. Sarebbe infatti ricomparsa con l’avvento del Messia. La manna era nascosta ma adesso ricompare perché siamo ai tempi ultimi, perché è arrivato il Messia. Gesù Cristo glorioso ha inaugurato i tempi nuovi. In proposito sarebbe opportuno leggere Numeri 11 in cui si parla proprio della manna.

2) “una pietruzza bianca”. Sul suo significato della piccola pietra si possono fare alcune ipotesi. Infatti la pietruzza potrebbe:
a) avere un valore giudiziario, cioè rappresentare i sassolini che il giudici mettevano nell’urna per stabilire, a seconda del colore, se l’imputato era da ritenere colpevole o innocente;
b) significare il biglietto d’ingresso ai giochi del circo (quindi un “qualcosa” che indica l’ingresso in una realtà);
c) essere una sorta di gettone per l’acquisto dei viveri.
Importante è il colore. Il bianco nell’Apocalisse indica sempre il mondo del risorto, il mondo dei salvati. Potremmo dire che questa pietruzza è il pegno della salvezza.

3) “un nome nuovo”. L’espressione potrebbe riferirsi al vittorioso cui viene cambiato il nome oppure a Cristo stesso, secondo quanto ritengono i maggiori interpreti. Ciò significa che la conoscenza autentica di Gesù è riservata a chi manifesta fede e costanza nella persecuzione e non a quelli, come sostenevano gli gnostici; che Dio stesso aveva scelto anche se non avevano meritato. Per la conoscenza intima del Signore, quindi, bisogna aver la fede e soprattutto la costanza nella persecuzione; solo allora si riceverà il premio.

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Giovedi 11 Ottobre 2018 , Prima Lettura della XXVII Settimana del Tempo Ordinario

11 ottobre 2018 by

Prima Lettura Gal 3, 1-5
È per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!
Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano!
Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Parola di Dio.

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CAMMINARE ALLA PRESENZA DEL SIGNORE Morandini Giuseppe

11 ottobre 2018 by

Con Dio, ma non soli
Può esistere, nel Cristianesimo, una “scelta di vita” per la “solitudine”? No, assolutamente!
Scegliere di stare “soli con Dio”, nel deserto, nell’eremo, nel monastero, nel profondo del proprio cuore, significa inequivocabilmente entrare sempre più profondamente in “compagnia” del Dio, che è Trinità; vivere la “comunione” del Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa; “respirare” con tutta l’umanità, nella quale Cristo si è incarnato, e che gode della sua Provvidenza.
Il nostro Dio non è solitudine. Chi cammina con lui non può camminare solo.
L’uomo è stato creato eretto, perché gli sia più facile guardare in alto e attorno a sé. Guardando in alto, attinge la luce per vedere gli uomini come creature e figli di Dio. Guardando attorno a sé, divinamente illuminato, diventa più capace di solidarietà e di amore. “Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio. Passando per la valle del pianto, la cambia in una sorgente… Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio” (Sal 84,6-7).

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Notte Oscura, Libro II Cap. 16 , di San Giovanni della Croce

11 ottobre 2018 by

CAPITOLO 16

Ove si spiega come l’anima, benché nelle tenebre, avanzi sicura.

1. Ho già detto che l’oscurità, di cui parla qui l’anima, si riferisce agli appetiti e alle potenze sensitive, interiori e spirituali; tutte, infatti, in questa notte rimangono all’oscuro relativamente alla loro luce naturale, così che, purificate da questa, possano essere illuminate dalla luce soprannaturale. Gli appetiti sensitivi e spirituali sono addormentati e mortificati, non possono gustare cose divine né umane; le affezioni dell’anima, oppresse e soffocate, non possono muoversi verso di esse né trovare appiglio in nulla; l’immaginazione è imbrigliata e incapace di formulare un ragionamento appropriato; la memoria è esaurita; l’intelletto, ottenebrato, non comprende nulla; anche la volontà è arida, oppressa; tutte le potenze sono nel vuoto assoluto e rese inutili; ma più di tutto grava sull’anima una spessa e pesante nube che la tiene nell’angoscia e lontana da Dio. Per questo l’anima dice di camminare al buio e più sicura.

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