Araldo del Divino Amore , Libro Terzo , Le Rivelazioni di Santa Geltrude ,Capitolo XXXIII

febbraio 8, 2016 by

COME NOSTRO SIGNORE E’ FEDELE NELL’ESAUDIRCI

Un giorno Geltrude, in un ardente impeto d’amore, disse a Gesù: « O mio Signore, potessi io pregarti, affidandoti tutte le mie brame! ». E il Signore: « Sì, mia regina, e mia si­gnora, comandami ed io mi affretterò a obbedirti, come un suddito obbedisce alla sua sovrana». Ma la Santa obbiettò: « Non voglio, mio Gesù, muovere dubbi intorno alla tua mi­sericordiosa parola, però, nonostante il rispetto che provo per la tua accondiscendente bontà, permettimi di domandarti perchè mai ora ti mostri così disposto a esaudire la tua po­vera ancella, mentre poi tante volte le mie preghiere risul­tano senza effetto?».

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Il miracolo della Parola

febbraio 8, 2016 by

Forse siamo giunti a un passaggio epocale, spirituale-umano-culturale, che ci orienta al superamento di paradigmi fortemente radicati in alcune guide nella Chiesa. Le promesse di Fatima possono forse anch’esse accennare a un cambio d’epoca, come potrebbe forse confermare san Massimiliano Maria Kolbe, che parlava di un’era dell’Immacolata.

Può forse comunque apparire che nonostante certe resistenze, certe lentezze, sia bene accompagnare il cammino della Chiesa cercando semplicemente di lasciare il più possibile aperte le vie all’azione dello Spirito. Anzi si può tendere a discernere che proprio il cercare di rispettare il cammino complessivo della Chiesa, nel libero dialogo interno e con l’esterno, possa permettere allo Spirito di compiere gradualmente la sua opera. Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Mc 7,1-13 ) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 9 Febbraio 2016) con commento comunitario

febbraio 8, 2016 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-13 )

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti ,quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Questo è il Vangelo del 9 Febbraio, quello dell’ 8 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Dalla conoscenza di Gesù Cristo si ha la comprensione di tutta la Sacra Scrittura. Dal «Breviloquio» di san Bonaventura, vescovo

febbraio 8, 2016 by

(Prolog.; Opera omnia 5, 201-202)
L’origine della Sacra Scrittura non è frutto di ricerca umana, ma di rivelazione divina. Questa promana «dal Padre della luce, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome».
Dal Padre, per mezzo del Figlio suo Gesù Cristo, discende in noi lo Spirito Santo. Per mezzo dello Spirito Santo poi, che divide e distribuisce i suoi doni ai singoli secondo il suo beneplacito, ci viene data la fede, e per mezzo della fede Cristo abita nei nostri cuori (cfr. Ef 3, 17).
Questa è la conoscenza di Gesù Cristo, da cui hanno origine, come da una fonte, la sicurezza e l’intelligenza della verità, contenuta in tutta la Sacra Scrittura. Perciò è impossibile che uno possa addentrarvisi e conoscerla, se prima non abbia la fede che è lucerna, porta e fondamento di tutta la Sacra Scrittura.
La fede infatti, lungo questo nostro pellegrinaggio, è la base da cui vengono tutte le conoscenze soprannaturali, illumina il cammino per arrivarvi ed è porta per entrarvi. È anche il criterio per misurare la sapienza donataci dall’alto, perché nessuno si stimi più di quanto è conveniente valutarsi, ma in maniera da avere, di se stessi, una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato (cfr. Rm 12, 3).
Lo scopo, poi, o meglio, il frutto della Sacra Scrittura non è uno qualsiasi, ma addirittura la pienezza della felicità eterna. Infatti la Sacra Scrittura è appunto il libro nel quale sono scritte parole di vita eterna perché, non solo crediamo, ma anche possediamo la vita eterna, in cui vedremo, ameremo e saranno realizzati tutti i nostri desideri.
Solo allora conosceremo «la carità che sorpassa ogni conoscenza» e così saremo ricolmi «di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3, 19). Leggi il seguito di questo post »

LO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA NELLA TUA VITA , di Maria Chiara Carulli

febbraio 8, 2016 by

L’ERA DELLO SPIRITO SANTO E L’IMMACOLATA

8. L’Era dello Spirito Santo e la Maternità Universale dell’Immacolata

Preghiera allo Spirito Santo (Montfort)

O Spirito Santo! pianta, innaffia e coltiva nell’anima mia, l’amabile Maria, vero Albero di vita, perché cresca, fiorisca e porti frutti di vita in abbondanza. O Spirito Santo! donami una grande devozione e un filia­le amore a Maria, tua divina Sposa; un totale abbandono al suo Cuore materno e un continuo ricorso alla sua misericordia; affinché in Lei, vivente in me, Tu possa formare nell’anima mia Gesù Cristo, vivo e vero, nella sua grandezza e potenza, fino alla pienezza della sua perfezione. Amen.

 

“Maria ha generato un unico Figlio, unico per il Padre in Cielo, unico per la Madre in terra. La stessa unica Madre Vergine che ha la gloria di aver generato l’unico Figlio del Padre, abbraccia il medesimo suo unico Figlio in tutte le sue membra e non disdegna di chiamarsi Madre di tutti coloro nei quali riconosce il suo Cristo già formato o che si formerà. L’antica Eva, più matrigna che madre, perché diede ai figli la morte ancora prima di generarli, fu sì chiamata “la madre di tutti i viventi”, ma in realtà si potrebbe chiamare piuttosto as­sassina dei viventi, perché il suo generare non fu altro che ingenerare morte. Essa dunque non poté realizzare quanto il suo nome significava. Invece Maria diede piena attuazione a quel mistero di cui è l’espressione. È infatti Madre di tutti coloro che rinascono alla vita, proprio come la Chiesa di cui è modello. È Madre di quella vita di cui tutti vivono, generando la vita, ha come ri­generato tutti coloro che di questa vita dovevano vivere. La santa Madre di Cristo si riconosce Madre dei Cristiani sul piano del mistero e perciò esercita verso di loro tutte le sollecitudini e l’amore propri di una madre. Non si sente in­sensibile verso i suoi figli, non li tratta da estranei, lei, che pur avendo generato una volta sola, fu sempre Madre, né mai cessa di dare al mondo i frutti del suo amore materno. Se un servo di Cristo può dire di generare i suoi figliuoli per le premure e l’amore che porta loro, finché non sia for­mato il Cristo in essi, quanto più la Madre stessa di Cristo? Paolo li ha generati predicando la Parola di verità con la qua­le sono stati rigenerati. Maria, invece, in un modo molto più divino e santo, generando lo stesso Verbo. Io lodo certo in Paolo il ministero della predicazione, ma ammiro e venero di più in Maria il mistero della generazio­ne. Anche i cristiani la riconoscono per Madre e, mossi dal naturale affetto di figli, si rifugiano in lei in ogni necessità e pericolo, invocandone con fiducia il nome, come bimbi in braccio alla loro mamma. Per questo penso si possa intende­re rivolto ad essi ciò che è stato promesso per mezzo del pro­feta: “Abiteranno in te i tuoi figli” (cfr. Sal 101, 29), senza escludere naturalmente che tale profezia sia principalmente riferita alla Chiesa. Ed ora, se davvero abitiamo al riparo della Madre dell’Altissimo, riposiamo sotto la sua protezione come al­l’ombra delle sue ali e un giorno, condividendo la sua gloria, saremo ammessi alla sua presenza. Allora risuonerà un unico coro di cuori esultanti che acclameranno la Madre: “Sono in te tutte le nostre sorgenti, o Santa Madre di Dio” (Abate Guerrico). A questa gioia infinita, a questa esultanza vuole preparar­ci l’Era dello Spirito Santo che noi vogliamo vivere sempre più uniti a Maria, Madre di Gesù e Madre nostra.

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Ufficio delle Letture: Prima Lettura; Dalla lettera ai Galati di san Paolo, apostolo 1, 13 – 2, 10

febbraio 8, 2016 by

Vocazione e apostolato di Paolo

Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, dopo tre anni andai a Gerusalemme per consultare Cefa, e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo, io attesto davanti a Dio che non mentisco. Quindi andai nelle regioni della Siria e della Cilicia. Ma ero sconosciuto personalmente alle Chiese della Giudea che sono in Cristo; soltanto avevano sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, va ora annunziando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio a causa mia.
Dopo quattordici anni, andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Barnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito ad una rivelazione. Esposi loro il vangelo che io predico tra i pagani, ma lo esposi privatamente alle persone più ragguardevoli, per non trovarmi nel rischio di correre o di aver corso invano. Ora neppure Tito, che era con me, sebbene fosse greco, fu obbligato a farsi circoncidere. E questo proprio a causa dei falsi fratelli che si erano intromessi a spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, allo scopo di renderci schiavi. Ad essi però non cedemmo, per riguardo, neppure un istante, perché la verità del vangelo continuasse a rimanere salda tra di voi.
Da parte dunque delle persone più ragguardevoli — quali fossero allora non m’interessa, perché Dio non bada a persona alcuna — a me, da quelle persone ragguardevoli, non fu imposto nulla di più. Anzi, visto che a me era stato affidato il vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi — poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per i pagani — e riconoscendo la grazia a me conferita, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la loro destra in segno di comunione, perché noi andassimo verso i pagani ed essi verso i circoncisi. Soltanto ci pregarono di ricordarci dei poveri: ciò che mi sono proprio preoccupato di fare.

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I Miracoli Eucaristici : Il Miracolo di Ludbreg , Croazia 1411

febbraio 8, 2016 by

A Ludbreg, nel 1411, durante la Messa un sacerdote dubitò se nelle specie eucaristiche consacrate fosse veramente presente il Corpo e il Sangue di Cristo. Subito dopo la consacrazione del vino, questo si trasformò in Sangue. Ancora oggi, la preziosa Reliquia del Sangue del Miracolo attira migliaia di fedeli ed ogni anno, all’inizio del mese di settembre, per un’intera settimana, viene celebra la cosiddetta “Sveta Nedilja-Santa Domenica”, in onore del Miracolo Eucaristico avvenuto nel 1411.

http://www.reginamundi.info/MiracoliEucaristici/Croazia/Ludbreg.pdf

Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

febbraio 7, 2016 by

VirgendeLourdes

7 – L’ANNUNCIAZIONE DELL’ANGELO A MARIA

Presso il popolo ebreo, il fidanzamento aveva lo stesso valore del matrimonio presso di noi. 1 due sposi, pur continuando a vivere ciascuno nella loro famiglia, erano considerati marito e moglie. Il fidanzamento durava un anno; poi la sposa era solennemente introdotta nella casa dello sposo e si facevano i festeggiamenti di nozze con l’invito dei parenti e degli amici. Dopo il fidanzamento, Maria era andata ad abitare sola a Nazaret, nella casetta paterna, che Giuseppe si era fatto premura di rendere bella ed accogliente. Contempliamo con amore questa Vergine benedetta, la cui immacolata bellezza sta per vincere il cuore di Dio. La grazia e l’azione dello Spirito Santo l’hanno talmente elevata, che se Dio deve nascere sulla terra, non può nascere che da Lei; se quest’umile Vergine deve essere Madre, non può essere che Madre di Dio, tanto è divina. Ed è là, nella sua casa umile e solitaria, che la raggiunge l’Arcangelo Gabriele, più volte ricordato nella Bibbia, per gli avvenimenti che hanno riferimento al mistero dell’Incarnazione (Dn 8,16; 9,21; Lc 1,18). Maria lavora al telaio, comune occupazione delle donne della Palestina. Lavora e prega. La sua è un’invocazione pura e ardente che le sale dal cuore alle labbra, ispiratale dall’Amore divino: «Signore, Dio Altissimo, non tardare oltre a mandare il tuo Servo, per portare la pace sulla terra. Suscita il tempo propizio e la vergine pura e feconda per l’avvento del tuo Cristo». Quanto dev’essere stata gradita a Dio quella preghiera che, come ci dice il Vangelo (Lc 1,30), trovò grazia presso Dio. È in questo medesimo istante che giunge a Lei l’Inviato celeste. Ascoltiamo il racconto dell’evangelista Luca (Lc 1,26-38). «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, l’angelo disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. La Vergine, umile e prudente, riflette e cerca luce in Dio. L’Angelo la rassicura: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Allora Maria disse all’Angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. Davanti alla proposta della maternità, la Vergine considera il suo voto: può essere mutata la volontà immutabile dell’Altissimo che glielo ha ispirato? L’Inviato celeste le svela allora tutta la profondità del mistero e del suo compimento divino. Le dice: « Lo Spirito Santo scenderà su di te, su di te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio». Alle parole l’Angelo aggiunge la conferma del miracolo che può venire solo da Dio: «Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Così supernamente rassicurata che Dio le parla per bocca del suo Messaggero e che la volontà divina è conforme al suo voto d’amore a Lui solo, la Vergine benedetta, non può avere altro desiderio che aderire con tutta se stessa alla proposta del Cielo. Il suo spirito divinamente illuminato, misura la portata dell’evento: la Trinità divina, nella Persona del Verbo, vuole compiere in Lei e per mezzo di Lei l’opera più grande della sua onnipotenza e del suo amore: l’unione cioè personale ed ineffabile di Dio con la creazione, mediante l’umanità; il Creatore vuole da Lei il «SI» che riapra alla creazione la via dell’amore che il «NO» della prima donna, Eva, aveva chiusa, e dia così al suo Cuore di Padre la possibilità di comunicarle i tesori infiniti della vita divina. La Vergine umilissima pronuncia quel « SÌ » con un amore che rapisce Dio e la Trinità SS.ma si riversa amorosamente su di Lei per compiere con Lei il mistero sublime dell’Incarnazione. L’Angelo che ha portato l’annuncio sfavilla di gioia e si curva adorante sul mistero d’infinita misericordia che vede compiersi nella Vergine benedetta. Annientata nell’umiltà del suo nulla, anche Maria adora. E la sua è la più perfetta adorazione che mai Dio abbia ricevuto da creatura. È l’inizio meraviglioso di tutte le adorazioni che il Padre riceverà dalla terra, unita al suo Figlio incarnato. Adoriamo anche noi con la Vergine il nostro Dio fatto Uomo e diciamole con tutto il nostro amore: «Grazie, o Mamma divina, che hai voluto la nostra salvezza. Ringrazia per noi la Trinità SS.ma.

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L’Imitazione di Cristo, Libro IV, , IL Sacramento dell’Altare, Capitolo Sedicesimo

febbraio 7, 2016 by

DOBBIAMO MANIFESTARE A CRISTO LE NOSTRE NECESSITA’ E CHIEDERE LA SUA GRAZIA

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL DISCEPOLO O dolcissimo e amorosissimo Signore, che io ora desidero devotamente ricevere, Tu conosci la mia debolezza e le necessità che m’assillano, in quanto grandi colpe e vizi io giaccio, come spesso sono oppresso, provato, sconvolto e pieno di fango. Vengo a Te per avere rimedio e Ti prego di concedermi conforto e sostegno. Parlo a Colui che tutto sa e conosce tutto il mio intimo; parlo a Te, che, solo, mi puoi pienamente confortare ed aiutare.Tu sai di quali beni, sopra tutti, io ho bisogno e quanto sono povero di virtù. Ecco, io sto povero e nudo davanti a Te, chiedendo grazia e implorando misericordia. Ristora il tuo mendico affamato, accendi la mia freddezza con il fuoco dell’amore tuo, illumina la mia cecità con il fulgore della tua presenza.Muta per me in amarezza tutte le cose terrene, in esercizio di pazienza tutte le cose che mi sono di peso e mi ostacolano, in motivo di disprezzo e di oblio tutte le cose abiette di quaggiù.

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Papa all’Angelus prega per Siria e incontro con Patriarca Kirill

febbraio 7, 2016 by

 

 

2016-02-07 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il prossimo incontro col “caro fratello Kirill”, il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia che il Papa vedrà il prossimo 12 febbraio a Cuba, prima di recarsi in Messico; la “generosa solidarietà” per la Siria e le sue popolazioni martoriate dalla guerra; nuovi sforzi per debellare gli “attentati alla vita” nella nostra società e la “vergogna” della tratta di esseri umani. E ancora: serenità e pace per le famiglie dell’Estremo Oriente che stanno per celebrare il Capodanno lunare. Questi alcuni dei temi affrontati dal Papa all’Angelus, nella domenica in cui il Vangelo si sofferma sulla chiamata dei primi discepoli di Gesù. Il Pontefice ha pure ricordato le figure dei confessori San Leopoldo e San Pio, le cui reliquie sono esposte in questi giorni a San Pietro. Il servizio di Giada Aquilino:

Il “caro fratello Kirill”
Da un’affollata Piazza San Pietro, lo sguardo del Papa si allarga e vede le piaghe del mondo di oggi, fatto di guerre e sfruttamenti, ma anche contrassegnato da gesti d’incontro, come quello che a breve compirà il Pontefice a Cuba, con colui che definisce il “caro fratello Kirill”, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia. Salutando i pellegrini presenti, Francesco si rivolge alla comunità sacerdotale del Collegio messicano di Roma:

“Grazie per il vostro impegno di accompagnare con la preghiera il viaggio apostolico in Messico che compirò tra pochi giorni e anche l’incontro che avrò all’Avana con il mio caro fratello Kirill”.

Generosa solidarietà per la Siria
Il pensiero di Francesco va poi subito alla Siria, chiedendo sopravvivenza, dignità e pace per il suo popolo, afflitto da “violenti combattimenti” e costretto “ad abbandonare tutto per sfuggire agli orrori della guerra”:

“Auspico che, con generosa solidarietà, si presti l’aiuto necessario per assicurare loro sopravvivenza e dignità, mentre faccio appello alla Comunità internazionale affinché non risparmi alcuno sforzo per portare con urgenza al tavolo del negoziato le parti in causa. Solo una soluzione politica del conflitto sarà capace di garantire un futuro di riconciliazione e di pace a quel caro e martoriato Paese, per il quale vi invito a pregare molto”.

Società guarisca da tutti gli attentati alla vita
Nella domenica in cui il Vangelo ci invita a riflettere sulla chiamata dei primi discepoli di Gesù, Francesco si sofferma sull’esigenza di un “rinnovato impegno in favore della vita umana”, dal concepimento al suo naturale tramonto, da parte “dei vari soggetti istituzionali, educativi e sociali”, unendosi così nell’odierna Giornata per la Vita in Italia a quanto auspicato dai vescovi italiani e da “quanti sono impegnati a testimoniare la cultura della vita”.

“La nostra società va aiutata a guarire da tutti gli attentati alla vita, osando un cambiamento interiore, che si manifesta anche attraverso opere di misericordia”.

Rompere “catene” dello sfruttamento e della tratta
Il pensiero del Pontefice va poi a chi aiuta “i nuovi schiavi di oggi a rompere le pesanti catene dello sfruttamento per riappropriarsi della loro libertà e dignità”, in vista della Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone, che si celebra domani:

“Penso in particolare a tante donne e uomini, e a tanti bambini! Occorre fare ogni sforzo per debellare questo crimine e questa intollerabile vergogna”.

Il Capodanno lunare
Francesco quindi, a pochi giorni dall’intervista concessa alla testata “Asia Times” nella quale ha tra l’altro espresso i propri auspici al popolo cinese e al presidente Xi Jinping per il Capodanno lunare che ricorre domani, esorta i presenti in Piazza a salutare con un applauso i “milioni di uomini e donne”, “fratelli e sorelle nostri”, che nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo celebrano l’appuntamento:

“A tutti auguro di sperimentare serenità e pace in seno alle loro famiglie, che costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell’amore e della fraternità, della convivenza e della condivisione, dell’attenzione e della cura dell’altro. Possa il nuovo anno portare frutti di compassione, misericordia e solidarietà”.

Il Vangelo domenicale
Nel commento al Vangelo di Luca, il Papa riflette su Gesù che invita Simon Pietro e gli altri pescatori di Galilea a prendere il largo e gettare le reti: dopo una notte infruttuosa, spiega, le reti si riempirono di pesci. Un “segno prodigioso” che fa capire a coloro che diventeranno i primi discepoli di Cristo che “Gesù non è solo un formidabile maestro, la cui parola è vera e potente, ma che Egli è il Signore, è la manifestazione di Dio”. Ma tale presenza ravvicinata, continua Francesco, suscita in Pietro “un forte senso della propria meschinità e indegnità”:

“Da un punto di vista umano, pensa che ci debba essere distanza tra il peccatore e il Santo. In verità, proprio la sua condizione di peccatore richiede che il Signore non si allontani da lui, allo stesso modo in cui un medico non può allontanarsi da chi è malato”.

Non proselitismo ma misericordia
Gesù lo esorta a “non temere”, lo rassicura, aggiunge il Pontefice, annunciandogli che da quel momento in poi sarà “pescatore di uomini”: così Pietro, con Giacomo e Giovanni, suoi “soci di lavoro”, lasciano tutto e seguono Cristo ponendo fiducia in Lui, diventato loro “Maestro e Signore”:

“Questa è la logica che guida la missione di Gesù e la missione della Chiesa: andare in cerca, “pescare” gli uomini e le donne non per fare proselitismo, ma per restituire a tutti la piena dignità e libertà, mediante il perdono dei peccati. Questo è l’essenziale del cristianesimo: diffondere l’amore rigenerante e gratuito di Dio, con atteggiamento di accoglienza e di misericordia verso tutti, perché ognuno possa incontrare la tenerezza di Dio e avere pienezza di vita”.

San Leopoldo e San Pio
In tale prospettiva e nei giorni in cui in San Pietro sono temporaneamente traslate le spoglie di due grandi confessori, il Papa pensa “in maniera particolare” a loro:

“Sono i primi a dover dare la misericordia del Padre seguendo l’esempio di Gesù, come hanno fatto anche i due frati santi, padre Leopoldo e padre Pio”.

Le orme del Maestro
Quindi l’auspicio, in questo Anno Santo della Misericordia, a confortare e rassicurare quanti si sentono “peccatori e indegni” di fronte al Signore e “abbattuti per i propri errori”, pregando la Vergine Maria di aiutarci a comprendere sempre più che “essere discepoli significa mettere i nostri piedi sulle orme lasciate dal Maestro”, orme di grazia divina “che rigenera vita per tutti”.

(Da Radio Vaticana)


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