Il Foglio e il punto nero, di Monsignor Gianfranco Ravasi ,Avvenire 5/01/2011

18 gennaio 2020 by

Un maestro indù mostrò un giorno ai suoi discepoli un foglio di carta con un punto nero nel mezzo. «Che cosa vedete?», chiese. «Un punto nero!» risposero. «Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco!», replicò il maestro.

È questa la legge che fa riempire di cronaca nera i giornali e le televisioni: un solo delitto ha più peso di mille atti di generosità e d’amore, secondo i parametri dell’informazione. Anche noi siamo pronti a cogliere la pagliuzza nell’occhio dell’altro e ignoriamo la luminosità sorridente di tanti sguardi. È normale elencare tutte le amarezze dell’esistenza e ignorare la quiete e le gioie che pure accompagnano la maggior parte dei nostri giorni. Il nostro pensiero si fissa con più facilità sui punti neri del cielo della storia che non sulle distese di azzurro e di luce. Certo, non si deve essere così ottimisti o ingenui da ignorare il male che pure costella le vicende umane, ma non è giusto considerare come marginali la meraviglia delle albe e dei tramonti, lo stupore del sorriso dei bambini, il fascino dell’intelligenza, il calore dell’amore. Il sì è più forte del no.

E in questa linea vorremmo aggiungere un’altra nota. Ce la offre Pirandello nel suo dramma Il piacere dell’onestà (1918) quando il protagonista dichiara: «È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini si dev’essere sempre».

Anche nel bene può, quindi, vigere la stessa legge: il punto più luminoso dell’eroismo attira tutta l’attenzione, facendo dimenticare che è ben più mirabile il tenue filo di luce che percorre tutte le giornate di un genitore dedicato alla sua famiglia, forse con un figlio disabile. C’è un eroismo quotidiano che non fa suonare le trombe davanti a sé, ma che ha in sé una grandezza ben più gloriosa.

Esodo, Capitolo 1

18 gennaio 2020 by

[1] Questi sono i nomi dei figli d’Israele entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia:

[2] Ruben, Simeone, Levi e Giuda,

[3] Issacar, Zàbulon e Beniamino,

[4] Dan e Nèftali, Gad e Aser.

[5] Tutte le persone nate da Giacobbe erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto.

[6] Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione.

[7] I figli d’Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno.

[8] Allora sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe.

[9] E disse al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi.

[10] Prendiamo provvedimenti nei suoi riguardi per impedire che aumenti, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese”.

[11] Allora vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati per opprimerli con i loro gravami, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses.

[12] Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva oltre misura; si cominciò a sentire come un incubo la presenza dei figli d’Israele.

[13] Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli duramente.

[14] Resero loro amara la vita costringendoli a fabbricare mattoni di argilla e con ogni sorta di lavoro nei campi: e a tutti questi lavori li obbligarono con durezza.

[15] Poi il re d’Egitto disse alle levatrici degli Ebrei, delle quali una si chiamava Sifra e l’altra Pua:

[16] “Quando assistete al parto delle donne ebree, osservate quando il neonato è ancora tra le due sponde del sedile per il parto: se è un maschio, lo farete morire; se è una femmina, potrà vivere”.

[17] Ma le levatrici temettero Dio: non fecero come aveva loro ordinato il re d’Egitto e lasciarono vivere i bambini.

[18] Il re d’Egitto chiamò le levatrici e disse loro: “Perché avete fatto questo e avete lasciato vivere i bambini?”.

[19] Le levatrici risposero al faraone: “Le donne ebree non sono come le egiziane: sono piene di vitalità: prima che arrivi presso di loro la levatrice, hanno già partorito!”.

[20] Dio beneficò le levatrici. Il popolo aumentò e divenne molto forte.

[21] E poiché le levatrici avevano temuto Dio, egli diede loro una numerosa famiglia.

[22] Allora il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: “Ogni figlio maschio che nascerà agli Ebrei, lo getterete nel Nilo, ma lascerete vivere ogni figlia”.

Spiegazione

Il libro dell’Esodo racconta la fondazione della chiesa e della nazione d’Israele. Abbiamo visto finora la religione vissuta nella vita domestica, ora invece vediamo i suoi effetti sui regni e sulle nazioni. Esodo significa “partenza”, infatti l’avvenimento principale di questo libro è la partenza d’Israele dall’Egitto e la liberazione dalla schiavitù egiziana. Esso ci riferisce, inoltre, l’adempimento di numerose promesse e profezie fatte ad Abramo riguardo alla sua discendenza e ci presenta lo stato della chiesa nel deserto di questo mondo fino al suo arrivo alla terra promessa, quale esempio del giorno del nostro riposo eterno.

Versi 1-7: Per più di 200 anni Abramo, Isacco e Giacobbe vissero liberi e il popolo ebreo aumentò lentamente di numero; solo circa settanta persone scesero in Egitto. Nello stesso numero di anni, sebbene sotto una schiavitù crudele in Egitto, essi diventarono una grande nazione. Questo aumento miracoloso adempì la promessa fatta ai padri. Sebbene gli adempimenti delle promesse di Dio siano talvolta lente, possiamo sempre essere sicuri che si compiranno.

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Udienza Generale del 15 Gennaio 2020 nell’Aula Paolo VI, Papa Francesco

18 gennaio 2020 by

Catechesi sugli Atti degli Apostoli: 20. «Paolo accoglieva tutti quelli che venivano da lui, annunciando il regno di Dio…con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,30-31). La prigionia di Paolo a Roma e la fecondità dell’annuncio.
Cari fratelli e sorelle!
Concludiamo oggi la catechesi sugli Atti degli Apostoli, con l’ultima tappa missionaria di San Paolo: cioè Roma (cfr At 28,14).
Il viaggio di Paolo, che è stato un tutt’uno con quello del Vangelo, è la prova che le rotte degli uomini, se vissute nella fede, possono diventare spazio di transito della salvezza di Dio, attraverso la Parola della fede che è un fermento attivo nella storia, capace di trasformare le situazioni e di aprire vie sempre nuove.
Con l’arrivo di Paolo nel cuore dell’Impero termina il racconto degli Atti degli Apostoli, che non si chiude con il martirio di Paolo, ma con la semina abbondante della Parola. La fine del racconto di Luca, imperniato sul viaggio del Vangelo nel mondo, contiene e ricapitola tutto il dinamismo della Parola di Dio, Parola inarrestabile che vuole correre per comunicare salvezza a tutti.
A Roma, Paolo incontra anzitutto i suoi fratelli in Cristo, che lo accolgono e gli infondono coraggio (cfr At 28,15) e la cui calda ospitalità lascia pensare a quanto fosse atteso e desiderato il suo arrivo. Poi gli viene concesso di abitare per conto proprio sotto custodia militaris, cioè con un soldato che gli fa da guardia, era agli arresti domiciliari. Malgrado la sua condizione di prigioniero, Paolo può incontrare i notabili giudei per spiegare come mai sia stato costretto ad appellarsi a Cesare e per parlare loro del regno di Dio. Egli cerca di convincerli riguardo a Gesù, partendo dalle Scritture e mostrando la continuità tra la novità di Cristo e la «speranza d’Israele» (At 28,20). Paolo si riconosce profondamente ebreo e vede nel Vangelo che predica, cioè nell’annuncio di Cristo morto e risorto, il compimento delle promesse fatte al popolo eletto.
Dopo questo primo incontro informale che trova i Giudei ben disposti, ne segue uno più ufficiale durante il quale, per un’intera giornata, Paolo annuncia il regno di Dio e cerca di aprire i suoi interlocutori alla fede in Gesù, a partire «dalla legge di Mosè e dai Profeti» (At 28,23). Poiché non tutti sono convinti, egli denuncia l’indurimento di cuore del popolo di Dio, causa della sua condanna (cfr Is 6,9-10), e celebra con passione la salvezza delle nazioni che si mostrano invece sensibili a Dio e capaci di ascoltare la Parola del Vangelo della vita (cfr At 28,28).
A questo punto della narrazione, Luca conclude la sua opera mostrandoci non la morte di Paolo ma il dinamismo della sua predica, di una Parola che «non è incatenata» (2Tm 2,9) – Paolo non ha la libertà di muoversi ma è libero di parlare perché la Parola non è incatenata – è una Parola pronta a lasciarsi seminare a piene mani dall’Apostolo. Paolo lo fa «con tutta franchezza e senza impedimento» (At 28,31), in una casa dove accoglie quanti vogliono ricevere l’annuncio del regno di Dio e conoscere Cristo. Questa casa aperta a tutti i cuori in ricerca è immagine della Chiesa che, pur perseguitata, fraintesa e incatenata, mai si stanca di accogliere con cuore materno ogni uomo e ogni donna per annunciare loro l’amore del Padre che si è reso visibile in Gesù.
Cari fratelli e sorelle, al termine di questo itinerario, vissuto insieme seguendo la corsa del Vangelo nel mondo, lo Spirito ravvivi in ciascuno di noi la chiamata ad essere evangelizzatori coraggiosi e gioiosi. Renda capaci anche noi, come Paolo, di impregnare le nostre case di Vangelo e di renderle cenacoli di fraternità, dove accogliere il Cristo vivo, che «viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo» (cfr II Prefazio di Avvento).

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza la Vita in Cristo, Sezione Seconda i Dieci Comandamenti,Capitolo Primo:Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze.Articolo 2, il Secondo Comandamento

18 gennaio 2020 by

Articolo 2
IL SECONDO COMANDAMENTO
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio ( ⇒ Es 20,7; ⇒ Dt 5,11 ). Fu detto agli antichi: “Non spergiurare”… Ma io vi dico: non giurate affatto ( ⇒ Mt 5,33-34 ).

I. Il nome del Signore è santo

2142 Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.

2143 Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una, singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo Mistero personale. Il dono del nome appartiene all’ordine della confidenza e dell’intimità. “Il nome del Signore è santo”. Per questo l’uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d’amore [Cf ⇒ Zc 2,17 ]. Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo [Cf ⇒ Sal 29,2; ⇒ Sal 96,2; ⇒ Sal 113,1-2 ].

2144 Il rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo stesso Mistero e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il senso del sacro fa parte della virtù della religione:

Il sentimento di timore e il sentimento del sacro sono sentimenti cristiani o no? Nessuno può ragionevolmente dubitarne. Sono i sentimenti che palpiterebbero in noi, e con forte intensità, se avessimo la visione della Maestà di Dio. Sono i sentimenti che proveremmo se ci rendessimo conto della sua presenza. Nella misura in cui crediamo che Dio è presente, dobbiamo avvertirli. Se non li avvertiamo, è perché non percepiamo, non crediamo che egli è presente [John Henry Newman, Parochial and plain sermons, 5, 2, pp. 21-22].

2145 Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura [Cf ⇒ Mt 10,32; ⇒ 1Tm 6,12 ]. L’atto della predicazione e l’atto della catechesi devono essere compenetrati di adorazione e di rispetto per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.

2146 Il secondo comandamento proibisce l’abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi.

2147 Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l’onore, la fedeltà, la veracità e l’autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo [Cf ⇒ 1Gv 1,10 ].

2148 La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio – interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell’abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro “che bestemmiano il bel nome (di Gesù) che è stato invocato” sopra di loro ( ⇒ Gc 2,7 ). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. E’ blasfemo anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L’abuso del nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione.
La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1369].

2149 Le imprecazioni, in cui viene inserito il nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza di rispetto verso il Signore. Il secondo comandamento proibisce anche l’ uso magico del nome divino.

Il nome di Dio è grande laddove lo si pronuncia con il rispetto dovuto alla sua grandezza e alla sua Maestà. Il nome di Dio è santo laddove lo si nomina con venerazione e con il timore di offenderlo [Sant’Agostino, De sermone Domini in monte, 2, 45, 19: PL 34, 1278].

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Vangelo (Gv 1,29-34) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 19 Gennaio 2020) con commento comunitario

18 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Questo è il Vangelo del 19 Gennaio, quello del 18 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Araldo del Divino Amore, libro V :Capitolo XXIX

17 gennaio 2020 by

FEDELI PROMESSE DI DIO E PRIVILEGI
Il Signore, come già si è detto, l’animava in vari modi a desiderare la morte. Poco tempo dopo ella fu colpita da una malattia di fegato, che venne dichiarata dai medici inguaribile. Geltrude ne ringraziò, con immenso giubilo, il Signore e gli disse: « O mio Gesù, benchè per me la felicità suprema sarebbe di abbandonare la prigione del corpo per unirmi a Te, pure, te lo dichiaro apertamente, se il voler tuo fosse contrario alle mie brame, vorrei restare quaggiù fino al giorno del giudizio, e vivervi per la tua gloria, in un’estrema miseria».
Le rispose il Salvatore: « La tua buona volontà ha davanti al mio sguardo lo stesso effetto, come se fosse stata eseguita a perfezione ». Dicendo quelle parole il Signore parve sentire tali delizie, e ciascuno dei sensi della sua Umanità deificata lasciò scorrere un nettare prezioso nel quale i Santi attingevano gloria, gioia, felicità. Le disse Gesù:
« Nel giorno in cui ti attrarrò a me, le montagne, cioè i Santi, stilleranno questa dolcezza, perché, per aumentare la tua beatitudine, i cieli spanderanno miele su tutta la terra. E le colline, cioè gli abitanti terreni, lasceranno scorrere latte e miele, dopo d’aver ricevuto, per i tuoi meriti, le consolazioni della grazia ».
Geltrude accolse con commossa riconoscenza una risposta così amabile. Per accrescere la sua gratitudine ella medìtò tutte le promesse del genere che lo Sposo divino le aveva fatto o direttamente, o per mezzo di altri, poi ringraziò Dio con acceso fervore.
La divina bontà le aveva promesso, nella sua illimitata ampiezza, che l’amore avrebbe consumato veramente tutte le sue forze. Difatti nessuna morte doveva rapirla, se non la nobile potenza dell’amore, che prevalse contro il Figlio di Dio, separando l’anima sua preziosa dal suo santissimo Corpo.
In seguito, per una deliberazione della SS. Trinità sempre adorabile, lo Spirito Santo aveva ricevuto la missione di compiere felicemente in Geltrude, in virtù delle sue divine operazioni, tutta ciò che doveva realizzarsi in essa, durante la malattia e all’ora della morte. Doveva cioè agire con lo stesso amore col quale aveva operato ineffabilmente l’Incarnazione, nel seno della Vergine.
L’amore si sarebbe fatto inoltre servitore dell’eletta di Dio, e tutte coloro che l’avrebbero curata nell’ultima malattia, sarebbero state largamente ricompensate dalla divina liberalità, perché l’amore divino verrebbe, a sua volta, a servirle nelle stesse circostanze.
Sul punto di spirare Dio avrebbe accordato a Geltrude tutte quelle grazie che a una creatura è dato ricevere in quell’ora suprema. Una grande moltitudine di peccatori farebbe vera penitenza, per un effetto della gratuita bontà di Dio, e coloro che avrebbero dovuto un giorno pervenire alla grazia, sarebbero stati allora preparati, in una certa misura. Di più molte anime purganti sarebbero liberate, e per accrescere la gloria e i meriti di Geltrude, entrerebbero con essa nel regno celeste, come famiglia della sposa.
La Verità divina, le aveva fatto ancora altre promesse chiunque pregherebbe per lei, avrebbe sentito personalmente l’effetto della sua supplica. Lodando poi e ringraziando Dio dei doni a lei fatti, si sarebbero ottenuti i medesimi favori, se non subito, almeno a tempo opportuno. E se dopo tali lodi e ringraziamenti, si fosse domandata una grazia in nome dell’amore col quale Dio l’aveva scelta da tutta l’eternità, l’aveva dolcemente attirata a sè, se l’era intimamente unita, aveva gustato in essa le più pure delizie, per consumarla infine felicemente nel divino amore, si sarebbe stati infallibilmente esauditi, purché si domandassero cose vantaggiose per la salvezza eterna.
Infine il Signore aveva giurato, nella verità della sua Passione e sotto il sigillo della sua preziosissima morte, di ricompensare chiunque pregherebbe caritatevolmente per lei negli ultimi istanti, o dopo la sua morte, per ottenere tutte le protezioni e i soccorsi che si possono desiderare per se stessi in quella circostanza, con l’intenzione di raccomandare al Signore, insieme a Geltrude, anche coloro per i quali Dio desidera di essere pregato.
E’ bene, prima d’incominciare la preghiera, offrirla al Signore in unione dell’amore che l’ha fatto discendere dai cielo in terra, per compiere l’opera della Redenzione. Dopo le preghiera bisogna rinnovare quest’offerta, in unione all’amore col quale il Signore sofferse crudele morte che presentò al Padre con tutto il frutto della sua santa Umanità nel giorno dell’Ascensione. In tal modo si riceverà all’ora della morte tutto quello che sarà stato fatto nel mondo per l’eletta del Signore, e si godrà come se si fosse soli a domandare questi favori, con grande divozione.

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Maria a Medjugorje, i messaggi del 25 Dicembre 2019 a Mirjana e Jakov, e il messaggio del 2 Gennaio 2020

17 gennaio 2020 by

“Figlioli, vi invito tutti ad amare, non con amore umano, ma con l’amore di Dio”. La Madonna a Medjugorje

 Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 2019
“Cari figli! Vi porto mio Figlio Gesù perché vi benedica e vi riveli il Suo amore che viene dai cieli. Il vostro cuore brama la pace che diminuisce sempre più sulla terra. Per questo gli uomini sono lontani da Dio, le anime sono ammalate e vanno verso la morte spirituale. Sono con voi, figlioli, per guidarvi su questo cammino di salvezza al quale Dio vi chiama. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

Messaggio di Medjugorje, 2 gennaio 2020 – Apparizione a Mirjana

“Cari figli, so di essere presente nelle vostre vite e nei vostri cuori. Sento il vostro amore, odo le vostre preghiere e le rivolgo a mio Figlio. Però, figli miei, io voglio essere, mediante un amore materno, nella vita di tutti i miei figli. Voglio radunare attorno a me tutti i miei figli, sotto il mio manto materno. Perciò invito voi e vi chiamo apostoli del mio amore, perché mi aiutiate. Figli miei, mio Figlio ha pronunciato le parole: “Padre nostro”, Padre nostro che sei ovunque e nei nostri cuori, perché vuole insegnarvi a pregare con le parole e i sentimenti. Vuole che siate sempre migliori, che viviate l’amore misericordioso che è preghiera e sacrificio illimitato per gli altri. Figli miei, date a mio Figlio l’amore per il prossimo; date al vostro prossimo parole di consolazione, di compassione e atti di giustizia. Tutto ciò che donate agli altri, apostoli del mio amore, mio Figlio lo accoglie come un dono. E io sono con voi perché mio Figlio vuole che il mio amore, come un raggio di luce, rianimi le vostre anime, che vi aiuti nella ricerca della pace e della felicità eterna. Perciò, figli miei, amatevi gli uni gli altri, siate uniti mediante mio Figlio, siate figli di Dio che tutti insieme con cuore colmo, aperto e puro, dicono il Padre nostro e non abbiate paura! Vi ringrazio. ”

Messaggio di Medjugorje, 25 dicembre 2019 – Apparizione annuale a Jakov Colo
Nell’ultima apparizione quotidiana del 12 Settembre 1998 la Madonna ha detto a Jakov Colo che avrebbe avuto l’apparizione una volta all’anno, il 25 Dicembre, a Natale. Così è avvenuto anche quest’anno. La Madonna e venuta con il Bambino Gesu tra le braccia. L’apparizione è iniziata alle 14 e 25 ed è durata 9 minuti. La Madonna è venuta con il piccolo Gesù fra le braccia. La Madonna attraverso Jacov ha trasmesso il seguente messaggio:
“Cari figli, oggi in questo giorno di grazia, in modo particolare vi invito ad aprire i vostri cuori e pregate Gesù affinché fortifichi la vostra fede. Figli, attraverso la preghiera col cuore, la fede e le opere comprenderete che cosa significhi vivere una sincera vita cristiana. Spesse volte, figli, le vostre vite ed i vostri cuori sono presi da tenebra, dolore e croci. Non vacillate nella fede e non domandatevi il perché pensando che siete soli e abbandonati ma aprite i vostri cuori, pregate e credete fermamente e allora il vostro cuore sentirà la vicinanza di Dio, e che Dio non vi abbandona mai e che è al vostro fianco in ogni momento. Attraverso la preghiera e la fede, Dio risponderà ad ogni vostro perché e trasformerà ogni vostro dolore, tenebra e croce in luce. Vi ringrazio. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Mc 2,13-17) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 18 Gennaio 2020) con commento comunitario

17 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,13-17)

In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Questo è il Vangelo del 18 Gennaio, quello del 17 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita .Don Renzo del Fante, Apostolato Mariano Melegnano (MI)

16 gennaio 2020 by

NON LO DIGERISCE
Non c’è prete che abbia veramente cura delle anime, che non sappia quanto il Rosario sia odiato da Satana e da tutto il regno infernale.
L’inimicizia insanabile, fatta di rancore e di paura, Satana la porta contro Maria in persona, la Donna immacolata superiore a lui, anche quando egli era il bellissimo Lucifero del Paradiso.
Egli ricorda meglio di noi che dalla libera adesione alla volontà di Dio da parte di Maria è venuta la Salvezza: Gesù il Figlio di Dio.
Conosce meglio dei teologi il ruolo universale di Maria Intermediaria fra Gesù e noi, e fra noi stessi, che la sua Regalità e Maternità corredentrice le rendono possibile, anzi doveroso.
Questo odio si concretizza contro la preghiera del Rosario, contro un pregare che non sollecita l’orgoglio, anzi ci fa tornare bambini, accanto alla Madre, di fronte a Dio.
Conosco per esperienza di esorcista il materializzarsi di questa rabbia di Satana, di questo suo terrore panico anche di fronte alla corona benedetta. Le persone da lui tormentate cercano di spezzare le corone messe loro al collo o di gettarle lontano. Costrette a ricollocarle in luogo di onore, dimostrano un orrore e una riluttanza come se dovessero raccogliere da terra un serpente velenoso.
Ciò impressiona maggiormente quando uno sa che le stesse persone, nei momenti di libertà spirituale, sanno recitare e con devozione il santo Rosario…

Con questo segno vincerai!
Se la Madonna in persona e il Santo Padre ci raccomandano tanto il Rosario, dei motivi ci devono pur essere e Satana, con il suo rancore, al riguardo mostra di esserne al corrente.
Nell’agosto 1945, dopo i bombardamenti sul Giappone, ricordo di aver scritto questa frase: «Le atomiche spezzano il mondo, i Rosari lo riuniranno!».
E così sarà. Satana non è onnipotente, anzi è il vinto che avrà il capo schiacciato dal calcagno della «Donna vestita di sole», l’umile e grande Maria. Si sbagliano coloro che sperano che sia lui, il Ribelle, il vincitore definitivo di questa battaglia cosmica.

LE MALE LINGUE
Anche sul Rosario si sono scatenate valanghe di ironie, perplessità e obiezioni da parte persino di persone il cui compito è di aiutare e non di scoraggiare la povera gente nella ricerca di un dialogo con Dio, nel modo meno artificioso possibile.

Non è preghiera liturgica
Una prima osservazione contro il Rosario muove dal fatto che non è una preghiera «liturgica». Su questo argomento già abbiamo detto; spero che Giovanni XXIII, che ha descritto il Rosario come preghiera «quasi liturgica», riesca a ottenere in Cielo che presto in terra si cancelli quel timido «quasi».
Ma poi chi ha detto che le preghiere debbano essere tutti ufficiali? Il sacerdote ed il levita di Gerusalemme avevano forse la voce roca dal gran cantare nel Tempio; il samaritano credo proprio che di questi riti ne fosse piuttosto digiuno. Ma chi ci è additato come modello? Chi ascolta nella coscienza la voce di Dio e la traduce in pratica nella carità concreta.
Proclamo senza esitazione la superiorità, in se stessa, della preghiera liturgica; nego però che la si possa contrapporre a quella che da soli, o in grosse assemblee, si eleva a Dio e alla santissima Vergine. Talvolta si prega «non liturgicamente» sotto la guida dei nostri sacerdoti, dei vescovi, persino del Papa.
Quel che è avvenuto la vigilia dell’Anno Mariano, con quell’indimenticabile Rosario di dimensione mondiale, ha commosso il Paradiso. Ed è quello che conta!

È ripetitiva
La seconda obiezione punta sulla asserita monotonia del Rosario. E perché nella nostra vita, ad esempio sul piano fisiologico, ci sono delle ripetizioni continue? Guai a noi se non ci fossero; pensiamo al battito ritmico del cuore, al respiro cadenzato dei polmoni.
Anche le nostre abitudini di ogni giorno di lavarci le mani e il viso, di spazzolarci i denti ecc., non perdono di importanza per il fatto di essere ripetitive. Nell’eseguire il nostro lavoro, dopo alcuni mesi ci accorgiamo che sono sempre le stesse cose, gli stessi piccoli o grossi problemi.
La virtù sta nel saper reagire risolutamente: c’è chi si lascia ammazzare dalla noia, e chi sa ricominciare ogni giorno con voluto entusiasmo.
A chi esige per la sua preghiera (quasi fosse lui a fare un piacere a Dio), un menù ogni giorno diverso, faccio notare che le persone sagge non escludono mai l’acqua tra le bevande, né il pane tra gli altri alimenti.
Senza forzare i paragoni, mi pare che Gesù ci voglia nutrire, meglio se ogni giorno, con il Pane vivo che è Lui stesso, e pare che la Madonna, da Mamma saggia e semplice, voglia dissetare i suoi figli con l’acqua limpidissima del suo amore. Non per caso lungo i secoli centinaia di sue apparizioni sono accompagnate dallo sgorgare dell’acqua miracolosa.
Per attingere ristoro da questo Cuore materno, quale mezzo più dolce ed efficace se non quello di prendere in mano con fede la corona del Rosario? E non pensiamo alla consolazione che diamo al suo Cuore Addolorato, pregandola così?
Ma tutte queste Ave Maria a decine e tutte uguali – si lamentano alcuni – non sono un po’ troppe? Proviamo a salire le rampe di una lunga scala: tutti i gradini sono fra loro identici ma nessuno ne fa caso, anzi si protesterebbe se fossero fra loro diversi. Chi sale ai vari piani del palazzo sa benissimo che i gradini sono uguali ma che ciascuno è pure diverso perché lo porta sempre più in alto.
Così chi dice con amore il Rosario, cresce nella grazia di Dio e, di Ave Maria in Ave Maria, si avvicina sempre più a Lui e alla Vergine santissima. Non cambia la formula della preghiera, ma migliora il soggetto che prega.
La monotonia che dobbiamo abborrire è quella dello spirito «freddo. Ha sapore di morte tutto quanto si compie senza impegno, senza ideale che entusiasmi, senza una scintilla di amore.
La mamma che bacia il suo bambino infinite volte e lo imbocca, cucchiaino dopo cucchiaino, non si pone problemi di monotonia. Il fidanzato o sposo veramente innamorato della persona a lui più cara, non conta le volte che ripete che le vuole bene, e chi l’ascolta sente la parola nuova e dolcissima, come fosse la prima volta.
È solo al Signore e alla Madonna che dovremmo rivolgerci in maniera studiata a tavolino, cambiando ogni volta le formule, secondo il moltiplicarsi dei sussidi ascetici e pastorali?

Padre Bozzetti
Tra le infinite poesie dedicate alla Madonna, ho scelto per voi quella di un solido filosofo, Superiore generale dei Rosminiani, Padre Giuseppe Bozzetti. Mi onorò della sua amicizia, in Milano e a Roma a San Giovanni di Porta Latina. Mi sentivo come un topolino di fronte a un gigante.
Rosario
Cara mi sei, mia umile coroncina. Non sempre fu così. Ero come tanti che ti trovan noiosa, e dicono: che gusto ripetere e ripetere la medesima cosa?
Col passare degli anni quanto mai s’impara! che la miseria degli uomini è tanta e non fa che ripetersi la medesima a ogni ora.
E lascerem d’invocare a ogni ora il lavacro e il perdono che intorno al dolce e puro e benedetto Nome si spande?
Guarda il continuo tornare dei ciechi uomini al fango! Deh, riattingere al fonte e versar senza posa le limpide acque: Ave Maria, ave Maria, ave Maria, ave Maria…

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Vangelo (Mc 2,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 17 Gennaio 2020) con commento comunitario

16 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 2,1-12)

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».
Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Questo è il Vangelo del 17 Gennaio, quello del 16 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,40-45) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 16 Gennaio 2020) con commento comunitario

15 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Questo è il Vangelo del 16 Gennaio, quello del 15 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,29-39) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 15 Gennaio 2020) con commento comunitario

14 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Questo è il Vangelo del 15 Gennaio, quello del 14 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,21b-28) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 14 Gennaio 2020) con commento comunitario

13 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,21b-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

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Vangelo (Mc 1,14-20) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 13 Gennaio 2020) con commento comunitario

12 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Questo è il Vangelo del 13 Gennaio, quello del 12 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 3,13-17) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 12 Gennaio 2020) con commento comunitario

11 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

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Vangelo (Lc 5,12-16) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 11 Gennaio 2020) con commento comunitario

10 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,12-16)

Un giorno, mentre Gesù si trovava in una città, ecco, un uomo coperto di lebbra lo vide e gli si gettò dinanzi, pregandolo: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Gesù tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato!». E immediatamente la lebbra scomparve da lui. Gli ordinò di non dirlo a nessuno: «Va’ invece a mostrarti al sacerdote e fa’ l’offerta per la tua purificazione, come Mosè ha prescritto, a testimonianza per loro».

Di lui si parlava sempre di più, e folle numerose venivano per ascoltarlo e farsi guarire dalle loro malattie. Ma egli si ritirava in luoghi deserti a pregare.

Questo è il Vangelo dell’11 Gennaio, quello del 10 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 4,14-22a) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 10 Gennaio 2020) con commento comunitario

9 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,14-22a)

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

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Vangelo (Mc 1,40-45) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 9 Gennaio 2020) con commento comunitario

8 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Questo è il Vangelo del 9 Gennaio, quello dell’8 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mc 1,29-39) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 8 Gennaio 2020) con commento comunitario

7 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui, si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Questo è il Vangelo dell’8 Gennaio, quello del 7 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 4,12-17.23-25) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 7 Gennaio 2020) con commento comunitario

6 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-17.23-25)

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

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Vangelo (Mt 2,1-12) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 6 Gennaio 2020) con commento comunitario

5 gennaio 2020 by

EPIFANIA DEL SIGNORE

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

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Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 5 Gennaio 2020) con commento comunitario

4 gennaio 2020 by

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

[ In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta. ]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[ Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. ]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 5 Gennaio, quello del 4 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,35-42) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 4 Gennaio 2020) con commento comunitario

3 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,35-42)

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì  che, tradotto, significa maestro, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia», che si traduce Cristo,  e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa», che significa Pietro.

Questo è il Vangelo del 4 Gennaio, quello del 3 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,29-34) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 3 Gennaio 2020) con commento comunitario

2 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Questo è il Vangelo del 3 Gennaio, quello del 2 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,19-28) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 2 Gennaio 2020) con commento comunitario

1 gennaio 2020 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,19-28)

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Questo è il Vangelo del 2 Gennaio, quello dell’1 Gennaio lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 2,16-21) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 1 Gennaio 2020) con commento comunitario

31 dicembre 2019 by

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,16-21)

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Questo è il Vangelo dell’1 Gennaio, quello del 31 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 31 Dicembre 2019) con commento comunitario

30 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 31 Dicembre, quello del 30 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 2,36-40) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Dicembre 2019) con commento comunitario

29 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,36-40)

[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Questo è il Vangelo del 30 Dicembre, quello del 29 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 2,13-15.19-23) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 29 Dicembre 2019) con commento comunitario

28 dicembre 2019 by

SANTA FAMIGLIA DI GESÙ MARIA E GIUSEPPE  – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-15.19-23)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».

Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».

Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

Questo è il Vangelo del 29 Dicembre, quello del 28 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 2,13-18) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Dicembre 2019) con commento comunitario

27 dicembre 2019 by

SANTI INNOCENTI, MARTIRI – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,13-18)

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esatezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa:
«Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande:
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata,
perché non sono più».

Questo è il Vangelo del 28 Dicembre, quello del 27 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 20,2-8) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 27 Dicembre 2019) con commento comunitario

26 dicembre 2019 by

SAN GIOVANNI, APOSTOLO ED EVANGELISTA – FESTA

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,2-8)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario –  che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Questo è il Vangelo del 27 Dicembre, quello del 26 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 10,17-22) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 26 Dicembre 2019) con commento comunitario

25 dicembre 2019 by

SANTO STEFANO, PRIMO MARTIRE – FESTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 10,17-22)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà persevereto fino alla fine sarà salvato».

Questo è il Vangelo del 26 Dicembre, quello del 25 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Gv 1,1-18) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 25 Dicembre 2019) con commento comunitario

24 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

Questo è il Vangelo del 25 Dicembre, quello del 24 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 1,67-79) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 24 Dicembre 2019) con commento comunitario

23 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,67-79)

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:

«Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.

Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall’alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell’ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».

Questo è il Vangelo del 24 Dicembre, quello del 23 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Il blog sinodalitapartecipazione

23 dicembre 2019 by

https://sinodalitapartecipazione.altervista.org/

Vangelo (Lc 1,57-66) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 23 Dicembre 2019) con commento comunitario

22 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66)

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.

Questo è il Vangelo del 23 Dicembre, quello del 22 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 1,18-24) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 22 Dicembre 2019) con commento comunitario

21 dicembre 2019 by

IV DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

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Un blog delle identità e dell’incontro

20 dicembre 2019 by

https://sinodalitapartecipazione.altervista.org/sinodalita-e-partecipazione-come-il-pane/2/

Preghiera del giorno: Devozione delle ultime sette parole di Gesù

20 dicembre 2019 by

RECITARE : LA SEQUENZA ALLO SANTO SPIRITO

Vieni, Spirito Santo, / manda a noi dal cielo / un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri, / vieni, datore dei doni, / vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto; / ospite dolce dell’anima, / dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo, / nella calura, riparo, / nel pianto, conforto.

O luce beatissima, / invadi nell’intimo / il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza, / nulla è nell’uomo, / nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido, / bagna ciò che è arido, / sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido, / scalda ciò che è gelido, / drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, / che solo in te confidano, / i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio, / dona morte santa, / dona gioia eterna.

Amen

CREDO APOSTOLICO

o credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
E in Gesù Cristo,
Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo
nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso,
mori e fu sepolto; discese agli inferi;
il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra
di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.

 

PRIMA PAROLA
“PADRE, PERDONA LORO, PERCHE’ NON SANNO QUELLO CHE FANNO” (Lc 23,34)
La prima parola che Gesù pronuncia è un’invocazione di perdono che egli rivolge al Padre per i suoi crocifissori. Il perdono di Dio significa che osiamo affrontare ciò che abbiamo fatto. Osiamo ricordare tutto della nostra vita, con i fallimenti e le sconfitte, con le nostre debolezze e la mancanza d’amore. Osiamo rammentare tutte le volte in cui siamo stati meschini e ingenerosi, la bassezza morale delle nostre azioni.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
SECONDA PAROLA
“IN VERITA IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO” (Lc 23,43)
La tradizione è stata saggia a chiamarne uno “buon ladrone”. è una definizione appropriata, poiché lui sa come impossessarsi di ciò che non è suo: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42). Mette a segno il più strabiliante colpo della storia: ottiene il Paradiso, la felicità senza misura, e lo ottiene senza pagare per entrarvi. Come possiamo fare noi tutti. Dobbiamo solo apprendere ad osare i doni di Dio.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
TERZA PAROLA
“DONNA, ECCO TUO FIGLIO! ECCO TUA MADRE!” (Gv 19,2627)
Nel Venerdì Santo vi è stata la dissoluzione della comunità di Gesù. Giuda lo ha venduto, Pietro lo ha rinnegato. Sembra che tutte le fatiche di Gesù per edificare una comunità siano fallite. E nel momento più buio, vediamo questa comunità nascere ai piedi della croce. Gesù dà alla madre un figlio e al discepolo prediletto una madre. Non è una comunità qualunque, è la nostra comunità. Questa è la nascita della Chiesa.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

QUARTA PAROLA
“DIO MIO, DIO MIO, PERCHé MI HAI ABBANDONATO?” (Mc 15,34)
Improvvisamente per la perdita di una persona cara la nostra vita ci appare distrutta e senza scopo. “Perché? Perché? Dov’è Dio ora?”. E noi osiamo essere terrorizzati nel renderci conto che non abbiamo nulla da dire. Ma se le parole che affiorano sono di assoluta angoscia, allora ricordiamo che sulla croce Gesù le fece sue. E quando, nella desolazione, non sappiamo trovare nessuna parola, nemmeno per gridare, allora possiamo prendere le sue parole: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

QUINTA PAROLA
“HO SETE” (Gv 19,28)
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù incontra la donna samaritana a un pozzo del patriarca Giacobbe e le dice: “Dammi da bere”. Al principio e alla fine del racconto della sua vita pubblica, Gesù ci chiede con insistenza di soddisfare la sua sete. Ecco come Dio viene a noi, sotto le spoglie di una persona assetata che ci chiede di aiutarlo a dissetarsi al pozzo del nostro amore, qualunque sia la qualità e la quantità di tale amore.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.
SESTA PAROLA
“TUTTO è COMPIUTO” (Gv 19,30)
“è compiuto!”. Il grido di Gesù non significa solo che tutto è finito e che ora lui morirà. è un grido di trionfo. Significa: “è completato!”. Ciò che lui dice letteralmente è: “E’ reso perfetto” All’inizio dell’Ultima Cena l’evangelista Giovanni ci dice che “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”, cioè all’estremo delle sue possibilità. Sulla croce  vediamo tale estremo, la perfezione dell’amore.

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

SETTIMA PAROLA
“PADRE, NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO” (Lc 23,46)
Gesù ha pronunciato le sue ultime sette parole che invocano il perdono e che conducono alla nuova creazione della “Domenica di Pasqua”. E poi riposa in attesa che finisca questo lungo sabato della storia e giunga finalmente la domenica senza tramonto, quando l’umanità intera entrerà nel suo riposo. “Allora Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro” (Gen 2,2).

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria al Padre, Gesù mio perdona le nostre colpe…., Regina della Pace ,prega per noi e per il mondo intero.

Per la potenza delle tue sette parole , Salvaci Signore.

Per i sette dolori del cuore immacolato di Maria, Abbi pietà di noi.

In memoria delle sette spade di dolore che trafissero il cuore di Maria ,ai piedi della croce , Salve Regina

Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A Te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a Te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi Tuoi misericordiosi. E mostraci dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del Tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

 

 

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Vangelo (Lc 1,39-45) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 21 Dicembre 2019) con commento comunitario

20 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Questo è il Vangelo del 21 Dicembre, quello del 20 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Lc 1,26-38) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 20 Dicembre 2019) con commento comunitario

19 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo del 20 Dicembre, quello del 19 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Araldo del Divino Amore, Libro V. Capitoli XXVII, XXVIII

18 dicembre 2019 by

APPARECCHIO ALLA MORTE
Geltrude aveva composto un’istruzione assai utile per insegnarci come pensare devotamente alla morte, almeno una volta all’anno, e prepararci con fervore a quell’ora così incerta.
Il primo giorno di tale esercizio era consacrato all’ultima malattia, il secondo alla Confesstone, il terzo all’Estrema Unzione, il quarto alla Comunione, il quinto alla morte. Ella s’impegnò a praticare quanto insegnava agli altri, e la domenica che precedeva i cinque giorni del suo apparecchio, implorò l’assistenza divina nella S. Comunione. Recitò, in quell’unione che fa dell’anima amante un solo spirito con Dio, il salmo Quemadmodum (Sal. XLI) con l’inno Jesu nostra redemptio (inno della festa dell’Ascensione, nella sua forma antica, conservato nei breviari monastici).
Le disse il Signore: « Vieni a stenderti su di me come il profeta Eliseo si è steso sul fanciullo che voleva risuscitare ». Elia chiese: « Come farò? ». Egli rispose: « Applica le tue mani sulle mie mani, cioè confidami tutte le tue opere. Applica i tuoi occhi al miei occhi, tutte le tue membra alle mie sacratissime membra, cioè unisci alle mie sante membra tutte le membra del tuo corpo coi loro atti, di modo, che, in avvenire, non agiscano che per la mia gloria, per mia lode e per mio amore ».
Ella obbedì e vide ben tosto uscire dal Cuore di Gesù, come una cintura d’oro che legava la sua animi al Signore, col vincolo di un indissolubile amore.
Al momento della S. Comunione, ricordandosi ella che si sarebbe confessata volentieri. alla vigilia se l’avesse potuto, perchè bramava il perdono di ogni colpa e negligenza, invocò il Signore il quale fece uscire da ciascuna delle sue membra dei piccoli arpioni d’oro per afferrare e racchiudere quell’anima benedetta, con la forza della sua incomparabile Divinità, così come s’incastona nell’oro una gemma preziosa.
All’indomani, siccome la sua debolezza cresceva, Geltrude recitò due volte il salmo Quemadmodum, e l’inno Jesu nostra redemptio, in memoria dell’unione della Divinità e dell’Umanità, realizzata in Cristo per la salvezza del mondo. Le parve allora che gli arpioni d’oro, che uscivano dalle membra di Gesù per imprigionare l’anima sua, fossero raddoppiati.
Al terzo giorno recitò tre volte lo stesso salmo per onorare l’unione di Cristo con la Trinità sempre adorabile, unione che prepara la nostra glorificazione; gli arpioni d’oro parvero triplicati. Infine alla quarta feria, mentre celebrava l’esercizio da lei composto sull’ultima malattia, con fervida divozione, le parve che la sua anima fosse immersa nel Cristo, come una perla incastonata nell’oro. Quell’oro aveva dei rosoni, in forma di foglie di vite, che si curvavano ai margini della perla, per darle più vivo risalto. Geltrude comprese che la Passione di Gesù Cristo, in unione della quale aveva offerto al Signore la sua ultima malattia, rendeva l’anima sua gradita allo sguardo della SS. Trinità. Nella quinta feria, essendosi messa alla presenza di Dio, si ricordò i suoi peccati e li espresse sotto forma di confessione, nell’amarezza del cuore; man mano che li ricordava, la bontà divina li cancellava, ed essi comparivano come gemme brillanti, che adornavano i rosoni d’oro di cui abbiamo parlato.
Nella VI feria, mentre faceva l’esercizio dell’Estrema Unzione, il Signore Gesù parve assisterla con tenerezza grande: dalla profondità del suo divín Cuore, faceva stillare un liquore che doveva purificare, con la sua unzione, occhi, orecchie, bocca e le altre membra. Per accrescerne lo splendore, Gesù le diede, come ornamento, i meriti delle sue sacratissime membra e le disse: « Confidami il tuo ornamento nuziale; come madre fedele lo custodirò fino al momento opportuno, e non permetterò che tu ne offuschi lo splendore, con una sola negligenza».
Ella seguì devotamente tale consiglio, il Signore chiuse nel suo Cuore sacratissimo quell’ornamento, come in un sicuro forziere.
Il sabato seguente, essendosi ella apparecchiata molto accuratamente all’ultima S. Comunione, quattro gloriosi Principi della milizia angelica le apparvero durante la S. Messa, all’Elevazione dell’Ostia, davanti al trono della divina Maestà, disponendosi uno a destra, e uno a sinistra, fiancheggiandolo, e circondandolo colle braccia; gli altri due condussero Geltrude davanti a Gesù, che l’accolse con tenerezza, la fece riposare sul suo Cuore, poi la coperse Lui stesso col vivificante sacramento dell’altare, (che teneva fra mano sotto forma di velo), e se l’unì in una felicità ineffabile.
Alla domenica, la Santa pensò al giorno nel quale renderebbe l’ultimo respiro, e siccome recitava le preghiere annesse all’esercizio della buona morte, il dolce Salvatore si degnò apparirle con la solita bontà. Con la sua mano venerabile benedisse ciascuna delle sue membra, che dovevano un giorno morire al mondo e ch’ella gli offriva perchè vivessero, d’allora in poi, unicamente per la sua gloria e il suo amore. Ricevendo. tale benedizione ciascun membro si trovò segnato con una croce d’oro, così fortemente impressa che sembrava attraversarlo da parte a parte. Quelle croci erano d’oro per significare che tutti gli atti e i movimenti di Geltrude dovevano essere nobilitati dalla virtù della divina unione: avevano forma di croce perché tutte le macchie che la fragilità umana le avrebbe fatto contrarre ancora, dovevano essere cancellate subito in virtù della Passione di Cristo.
All’Elevazione dell’Ostia, mentre offriva a Dio il suo cuore che stava ormai per lasciare il mondo, domandò al Signore, per la sua santa Umanità, di rendere pura e liberi da ogni colpa l’anima sua e per la sua altissima Divinità di ornarla con tutte le virtù. Infine lo pregò per l’amore che aveva unito la Divinità suprema, alla sua santissima Umanità, di disporla a ricevere i suoi favori.
Tosto Gesù parve aprire con le due mani il Cuore suo divino, e applicarlo con ineffabile amore a quello di Geltrude, che si trovava aperto nello stesso modo davanti a Lui. La fiamma dell’amore divino, sprigionandosi dalla fornace ardente del Cuore di Gesù, infiammò talmente quello della Santa, che parve liquefarsi e scorrere nel Cuore di Dio. Allora, da quei due Cuori, così felicemente uniti uno all’altro, s’inalzò un albero di meravigliosa bellezza. Il tronco, era formato da due fusti: uno d’oro, l’altro d’argentó, che si attorcigliavano mirabilmente come i tralci dì una vite, slanciandosi a grande altezza. Le foglie di quell’albero brillavano e parevano illuminate dai raggi del sole: il loro splendore glorificava la meravigliosa, sempre tranquilla Trinità, procurando delizie ineffabili a tutta la Corte celeste. Disse Gesù: « Questo albero è spuntato per l’unione della tua con la mia Volontà! ». Il fusto d’oro Rappresentava la Divinità, quello d’argento, l’anima unita al Signore.

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Vangelo (Lc 1,5-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 19 Dicembre 2019) con commento comunitario

18 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,5-25)

Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.

Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso.
Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all’angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L’angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».

Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.

Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

Questo è il Vangelo del 19 Dicembre, quello del 18 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita, di Don Renzo del Fante: Apostolato Mariano Melegnano (MI)

18 dicembre 2019 by

UN ROSARIO… FA SEMPRE BENE!
La corona, di oro o di plastica, conservata come ricordo caro o appena acquistata, ci stà in qualunque tasca o borsetta. Possiamo portarla sempre con noi. È anche un segno di protezione da parte della Madonna, per cui fanno bene coloro che l’appendono nella camera da letto o allo specchietto retrovisore della loro vettura.
Il Rosario potrebbe essere recitato anche senza corona, o usando quella specie di anello dentato che chiamano «rosario basco, o semplicemente contando le Ave Maria con le dita, quando non si potesse fare diversamente.

Non ha controindicazioni
Il Rosario può essere recitato in qualunque luogo di questo mondo, purché ci si trovi sereni e si operi nel santo timor di Dio.
Può essere recitato a qualunque ora del giorno e della notte, da qualunque persona, sana o malata, dotta o senza cultura, buonissima o ingolfata nei peccati da cui vorrebbe liberarsi.
In qualunque situazione spirituale ti trovi: di gioia e di riconoscenza, di paura o di dolore, di entusiasmo, di desolazione o smarrimento, puoi rivolgerti a cuore aperto alla tua Mamma del cielo.
Se una persona malata o stanchissima si addormenta, magari dopo poche Ave Maria?
Ebbene, invece di svegliarla io ne proverei invidia; chiedo a Dio la grazia di addormentarmi per l’ultima volta anch’io recitando l’Ave Maria, sì, nell’ora della mia morte. E se una persona, dopo una decina di Ave Maria, ha la sensazione di essere già stanca? Prima valuti che non si tratti di pigrizia o di una tentazione del Maligno che odia queste preghiere e che ci suggerisce mille altre cose, in se stesse buone. Chi ritiene che si tratti di vera stanchezza, non abbia scrupoli a sospendere il Rosario, convinto che la Madonna è la Mamma più indulgente ed è comprensiva delle nostre situazioni concrete.
All’opposto, chi potendolo fare senza mancare ad altri doveri e senza creare noie al prossimo, dopo un bel Rosario, ne volesse recitare un secondo, un terzo, ascolti la buona ispirazione, sicuro che non si prega mai abbastanza, quando si prega con fede.

I Santi insegnano
Su questo punto i Santi ci danno buon esempio. Quanti e quali Rosari recitava ogni giorno l’attivissimo don Bosco? Ed il santo Curato d’Ars, posto a modello di tutti i parroci? Il Papa di venerata memoria, Giovanni XXIII, confidava con tutto candore che trovava ogni giorno il tempo per recitare il Rosario intero, cioè le tre corone.
Di Padre Pio da Pietralcina dicono che recitasse una dozzina di Rosari al giorno. Io non lo so, anche perché non immagino come ne trovasse il tempo nelle sue giornate tutte «mangiate dall’Apostolato; ricordo però di averlo visto sempre – tranne quando celebrava la santa Messa – con la corona del Rosario in mano. Ora, scendendo a capofitto dalle vette della santità fino alla mia povera vita, rammento che nei giorni di maggiori impegni o di grande sofferenza, il numero dei Rosari lo lasciavo contare all’Angelo Custode.
Non è questione di tempo, miei cari, ma di volontà e di fede!
Dove riuscivano a ricreare le forze morali, e talvolta anche fisiche, tanti papà, mamme, preti e suore che vivevano una carità meravigliosa ma estenuante, se non nell’Eucaristia e in tante belle corone di Rosari? Le offrivano al Signore e alla Mamma del Cielo, camminando, lavorando in casa o nei campi e persino in officina, oppure in ginocchio nella solitudine di una chiesa o di una cameretta.

Un «sogno» di don Bosco
Il 20 agosto 1862 erano appena tornati a Valdocco i giovani per le ripetizioni, dopo il breve soggiorno in famiglia cominciato il 28 luglio (gli altri sarebbero tornati verso la metà di ottobre), quando don Bosco alla «Buona Notte» prese il tono dei giorni migliori e, pur avendo dinanzi a sé non più di un centinaio di ragazzi, raccontò un sogno che aveva avuto probabilmente la notte del suo dì natalizio, il 16 agosto precedente.
Questa volta non fece alcun preambolo né di ordine precauzionale né di ordine segreto; disse semplicemente che aveva avuto un sogno e che lo voleva narrare loro perché, a pensarci bene, gli era parso che avesse un contenuto efficace per gli ascoltatori. Prese dunque a dire che, tra la stalla di suo fratello Giuseppe e il portico per i carri, c’era un prato, quello precisamente dove, ai tempi della sua fanciullezza, stendeva la corda e intratteneva i paesani, con giochi di equilibrio e di prestigio. Su quel prato in forte declivio, a un certo punto del sonno era comparso un «personaggio».
Infatti, don Bosco non si stupì della sua presenza, gli fece anzi atto di ossequio e avviò una conversazione che, data l’esperienza del passato, avrebbe potuto concludersi con qualche prezioso ammaestramento, se non addirittura con qualche rivelazione di cose. Ma il dialogo non durò a lungo; anzi, morì subito, dinanzi a un’ingiunzione del personaggio che, dopo avergli fatto os¬servare tra l’erba un serpentaccio lungo sette od otto metri, gli mise anche tra le mani il capo di una corda con cui avrebbero dovuto immobilizzarlo e ucciderlo.
Don Bosco non se la sentiva di fare il boia in quella circostanza, e lo disse anche al personaggio, che invece insistette e lo costrinse a rimanere sul luogo.
– Se non osi battere – gli disse – tieni solo duro; batterò io e vedrai cosa ne faremo di questa bestiaccia. Infatti cominciò a menar frustate da orbo, flagellando il serpente in maniera che, rivoltandosi quello per vendicarsi e liberarsi nello stesso tempo, s’incagliava sempre più, fino a restar preso come nelle maglie di una rete. Dibattendosi, le sue carni volavano all’aria e ricadevano pesantemente sull’erba del prato, che risultò così lordata da tutto quel sangue e popolata da tutti quei brandelli di carne che, tra l’altro, mandavano un fetore insopportabile.
Don Bosco, che aveva legato per ordine del personaggio misterioso il capo della corda a un albero, tirò un respiro di sollievo, quando di tutto quel mostro non vide impigliato nella rete che uno scheletro immane ma impotente, afflosciato come un sacco svuotato del suo contenuto.
Morto il serpente, quando credeva che tutto fosse finito, don Bosco si sentì invece dire di stare con gli occhi bene aperti, perché ora sarebbe succeduta cosa, che avrebbe mandato in estasi il più gran prestigiatore di questo mondo, non diciamo poi un povero prete come lui era.
Quel personaggio prese la corda, ne fece un gomitolo che mise in una cassetta, dove la rinchiuse. Tosto la riaprì sotto gli occhi stupiti dei giovani, che intanto erano accorsi.
Che cosa era successo? che la corda si era disposta in maniera da formare le parole: Ave Maria.
– Ma come può essere che la corda si sia cambiata in una scritta così venerata?
– Il motivo è questo – rispose compiaciuto il personaggio, dal momento che era proprio qui che voleva portare il discorso fin dal principio. – Il motivo è che il serpente raffigura il demonio e la corda l’Ave Maria o piuttosto il santo Rosario, che è una continuazione di Ave Maria, con la quale, o con le quali, si possono battere, vincere e distruggere tutti i demoni dell’inferno.

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Vangelo (Mt 1,18-24) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 18 Dicembre 2019) con commento comunitario

17 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Questo è il Vangelo del 18 Dicembre, quello del 17 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 1,1-17) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 17 Dicembre 2019) con commento comunitario

16 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,1-17)

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.

Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.

Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.

In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

Questo è il Vangelo del 17 Dicembre, quello del 16 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 21,23-27) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 16 Dicembre 2019) con commento comunitario

15 dicembre 2019 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,23-27)

In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».

Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».

Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Questo è il Vangelo del 16 Dicembre, quello del 15 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Vangelo (Mt 11,2-11) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 15 Dicembre 2019) con commento comunitario

14 dicembre 2019 by

III DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.

In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Questo è il Vangelo del 15 Dicembre, quello del 14 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto

Amiamo il Rosario, riflessioni e suggerimenti sulla preghiera e sull’altra vita, di Don Renzo del Fante: Apostolato Mariano Melegnano (MI)

13 dicembre 2019 by

 

PREGARE E’ BELLO – Ah, figlioli, che bel Rosario!
Questa esclamazione fu così carica di fede e di meraviglia da rimanermi ancora impressa dopo decine di anni.
Mio padre aveva partecipato, con parecchi adulti e alcuni giovani, ad un pellegrinaggio serale al Santuario della Caravina, in Valsolda.
– E pensare che in casa si fa fatica a rispondere a qualche Ave Maria… mentre ieri sera, finita la prima corona del santo Rosario, ne avremmo recitata pure un’altra!
Quegli uomini avevano capito quanto sia diverso il «dir su preghiere» di malavoglia, dal pregare tutti insieme e «con sentimento», convinti che quando si prega seriamente Qualcuno lassù in Cielo sta in ascolto.
Ora, nell’offrirti queste pagine, chiedo alla Madonna che tu riesca a vivere la stessa esperienza di fede. Esperienza di buona preghiera che molti fanno ogni giorno. Magari una più elevata ancora fino a recitare il santo Rosario con lo stesso fervore di Bernadette Soubirous alla Grotta di Lourdes. Sapeste quanto è bello «un bel rosario, figlioli!»… «Ancor più del ciel di Lombardia», aggiungerebbe convinto il nostro caro Manzoni.
Don RENZO

ROSA, ROSARIO
Il Rosario – bellissima preghiera – prende nome dal fiore simbolo dell’amore: rosario vuol dire roseto, mazzo di rose.
Vogliamo dunque offrirlo con finezza di gusto: niente rose (cioè le Ave Maria) appassite, sgualcite, mal tenute insieme e buttate là con noncuranza! È un omaggio gentile alla più bella di tutte le creature, alla benedetta fra le donne.

Con bel garbo
Con il Rosario compiamo un gesto di riconoscenza a Dio, che ha voluto divenire figlio di questa Donna, frutto benedetto del suo grembo.
Alla Regina del Cielo e della terra, alla Madre del Creatore dell’Universo le rose si offrono con rispettoso amore.
Al gambo di questi fiori sono attaccate le spine: esse ci insegnano a far attenzione nel comporre nei debiti modi questo mazzo spirituale, per porgerlo poi con bel garbo, con semplicità e con fede.
Non è quindi tanto facile recitare «bene» il Rosario: occorre un notevole impegno.

Le sue origini
Il re Davide, vissuto in Giudea tremila anni fa, non recitava certo il Rosario; eppure potremmo considerarlo un lontano antenato di questa forma di preghiera. Egli compose parole, musica e danza di una parte dei centocinquanta Salmi. Questi sono composizioni poetiche ispirate da Dio che, prima gli Ebrei e poi i Cristiani impararono a memoria per la preghiera privata e liturgica.
Dopo san Benedetto, e con l’abbondanza di monaci nei monasteri, successe che quelli non addetti abitualmente al coro, perché impegnati in lavori pesanti nelle campagne e nelle stalle, non riuscivano a recitare ogni giorno tutti quei Salmi. Non sapendoli a memoria, dovevano accontentarsi di recitare centocinquanta Pater noster: un surrogato della preghiera liturgica, a detta dei «sapienti».

Fatica e umiltà
Eppure era anch’essa una lode, forse più gradita a Dio, perché rivolta a Lui nella fatica e con semplicità di cuore.
Come i Salmi erano suddivisi a dieci a dieci (le decurie) e terminavano con il Gloria, così anche i Pater noster furono suddivisi a dieci a dieci dal Gloria Patri. Poi, al posto di tutti questi Pater, attraverso, i secoli, la buona Provvidenza permise che si infiltrassero sempre più le Ave Maria.
Molti Santi, ed il più conosciuto al riguardo è san Domenico, diffusero questa «liturgia rimediata» tra il popolo, con grandi vantaggi spirituali.
Vorrei riportarvi una sintesi delle promesse che la Madonna ha fatto, attraverso alcuni Santi, ai veri devoti del santo Rosario. Sappiamo che la Madonna quel che promette mantiene.

Promesse della santa Vergine
l. A quelli che devotamente reciteranno il mio Rosario prometto la mia protezione speciale e grandissime grazie. Il santo Rosario sarà un’arma potente contro l’Inferno; distruggerà i vizi, vi libererà dal peccato, dissiperà le eresie.
2. Il santo Rosario farà fiorire le virtù e le opere buone; otterrà alle anime grande misericordia da parte di Dio; raffredderà l’amore alle cose del mondo, elevando i cuori al desiderio dei beni eterni.
3. Chi confiderà in Me, pregando con il santo Rosario, non perirà e non sarà soverchiato dalla sventura. I peccatori si convertiranno, cresceranno nella Grazia di Dio e diverranno degni della vita eterna.
4. Quelli che recitano il mio Rosario troveranno durante la vita e nell’ora della morte la luce di Dio e la pienezza delle sue grazie; parteciperanno ai meriti degli Angeli e dei Santi.
5. Libererò presto dal Purgatorio le anime che furono devote al santo Rosario. Chi l’avrà recitato con costanza e vera devozione godrà di una grande gloria in Cielo.
6. Ciò che chiederete con fede per mezzo del mio Rosario, voi lo otterrete. Coloro che propagheranno la devozione del santo Rosario saranno da Me soccorsi in tutte le loro necessità.
7. Io ho ottenuto da mio Figlio che coloro che si associano nella devozione del santo Rosario abbiano per fratelli, in vita e in morte, i Santi del Cielo.
8. Quelli che recitano fedelmente il Rosario sono figli miei amatissimi, veri fratelli e sorelle di Gesù Cristo. La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.

Meditando i «misteri»
A coloro che non sapevano leggere, e iniziando dai monasteri, in luogo delle Sacre Letture, si propose la contemplazione di momenti importanti della vita di Gesù e di Maria, che ora sono codificati nei quindici misteri.
A quei tempi, in cui poche persone tra il popolo sapevano leggere, i quadri, gli affreschi e le sculture che rendevano le chiese una vera scuola, aiutavano a comprendere il significato e a fissare nella memoria anche visiva questi santi «misteri».

Come recitarlo
A brave ragazzine di città mi è capitato di regalare alcune corone del Rosario. Qualcuna le baciava e la riponeva nella borsetta, altre che ne ignoravano l’uso, tentavano di metterle al collo come fossero collane. Per questo, pur essendo dell’idea che ci vuol fantasia e libertà nella recita del Rosario, sento che occorre sapere prima di tutto, che cosa è il Rosario ed il modo in cui va recitato.
La corona del Rosario è formata da cinquanta grani (le Ave Maria) suddivise in cinque decine da un grano più grosso (il Padre nostro).
Il Rosario intero è composto da centocinquanta Ave Maria; perciò è necessario usare la corona per tre volte. Non spaventatevi subito perché è uso comune (ma non è proibito fare di meglio) recitare una sola corona, meditando i cinque misteri del santo Rosario, ogni giorno.

Per ricordare i misteri
Si riservano i misteri gaudiosi al lunedì e al giovedì; i dolorosi al martedì e al venerdì; i misteri gloriosi al mercoledì, al sabato e alla domenica.
Quando una ricorrenza liturgica oppure circostanze liete o dolorose della vita portano a preferire la meditazione di determinati misteri, non solo è permesso ma è raccomandabile variare in questo senso.
Ci sono alcuni che, dopo anni che recitano il Rosario, non sanno ancora i quindici misteri a memoria; altri invece li imparano con facilità, poiché vedono il loro legame con la vita di Gesù che nasce (misteri gaudiosi), che muore (dolorosi) e che risuscita (gloriosi).

I misteri della Famiglia
Il primo gruppo (i cinque misteri gaudiosi) ci presentano:
1. l’annuncio dell’Angelo a Maria: «Darai alla luce il Figlio di Dio!»;
2. ci sottolinea la carità operosa di Maria che si reca dalla parente Elisabetta;
3. il Natale di Gesù nella grotta di Betlemme;
4. quaranta giorni dopo il Bambino viene presentato al Tempio;
5. infine – unico episodio dei trent’anni di vita a Nazareth – lo smarrimento di Gesù dodicenne ed il suo ritrovamento nel Tempio di Gerusalemme.

I misteri della sofferenza
Il secondo gruppo (i cinque dolorosi) sorvolando sui tre anni di vita pubblica, ci descrivono alcuni momenti della Passione di Gesù:
1. la notte nel Gethsemani, dove Gesù suda sangue e viene tradito;
2. il mattino del Venerdì santo con le torture della flagellazione;
3. e della incoronazione beffarda con un fascio di spine;
4. la salita al Calvario e la crocifissione;
5. infine l’agonia, la morte in croce e la sepoltura.

I misteri dell’Aldilà
Il terzo gruppo (i cinque gloriosi) ci presentano la gloria di Gesù:
1. che risorge da morte;
2. che ascende in Cielo, quaranta giorni dopo;
3. mantenendo la promessa, manda sugli Apostoli lo Spirito Santo e la Chiesa muove i primi passi;
4. anche la Madonna, unita a Gesù nella serenità di Nazareth e nello strazio del Calvario, negli ultimi due misteri è contemplata nella sua glorificazione personale: l’assunzione in Cielo;
5. e nella sua partecipazione materna e regale alla vita della Chiesa e di tutto l’universo.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Seconda i Dieci Comandamenti, Capitolo Primo: Amerai Il Signore Dio tuo Con tutto il cuore,con tutta l’Anima,Con tutte le forze

13 dicembre 2019 by

2083 Gesù ha riassunto i doveri dell’uomo verso Dio in questa parola: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente” ( ⇒ Mt 22,37 ) [Cf ⇒ Lc 10,27 : “… con tutta la tua forza”]. Essa fa immediatamente eco alla solenne esortazione: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo” ( ⇒ Dt 6,4 ).
Dio ha amato per primo. L’amore del Dio Unico è ricordato nella prima delle “dieci parole”. I comandamenti poi esplicitano la risposta d’amore che l’uomo è chiamato a dare al suo Dio.

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