Quaresima, Prima Domenica di Quaresima

18 febbraio 2018 by

 


Ti ho osservato nella lotta contro Satana e ti ho ammirato.

La prima condizione che viene richiesta all’uomo per giungere alla “conformità” a Cristo Gesù è quella dello spogliarsi dei propri abiti e rivestirsi degli abiti di Cristo. È il cammino inverso che Gesù ha fatto e di cui parla l’apostolo Paolo. Egli scrive che il Signore Gesù “pur essendo di natura divina non ritenne per sé gelosamente la sua uguaglianza con Dio ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo”. Egli, dunque, si spogliò dei suoi abiti divini ed indossò gli abiti umani. I suoi abiti divini erano di immenso splendore, “bianchi come la neve”. Il suo volto era luminoso “come il sole”. Ma egli si fece servo. Noi, servi, dobbiamo spogliarci dei nostri abiti, di tutti i nostri abiti che non sono luminosi né candidi. Gli atleti che devono affrontare un combattimento si spogliano dei loro abiti pesanti. Gesù, il Figlio di Dio fattosi uomo, intraprese la lotta contro Satana che lo sfidò con la triplice tentazione per verificare se veramente fosse il Figlio di Dio. Satana non sapeva che veramente Gesù era il Figlio di Dio. Se l’avesse saputo non si sarebbe avvicinato a lui per tentarlo. Dobbiamo associarci a Gesù nel combattimento e sostenere la lotta contro Satana che, comunque, vuole ostacolare il nostro cammino di “configurazione” a Cristo. Per combattere e per riuscire vittoriosi nella lotta, con l’aiuto di Dio, dobbiamo spogliarci dei nostri abiti pesanti, laceri, sporchi e, come dice l’apostolo Paolo, dobbiamo rivestirci dell’armatura di Dio. Nella lotta quotidiana dobbiamo fare sempre riferimento alla volontà di Dio. Così, infatti, rispose Gesù a Satana. Dobbiamo essere decisi nell’impegno a “servire soltanto a Dio” in parole ed in opere.
Sarà mio elmo la fede, Signore Dio, e l’amore grande verso di te.
(brano tratto dal libretto Quaresima – Il cammino di conformità a Cristo Gesù – di N.Giordano)

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

Meditazione del giorno.Mese Febbraio, Domenica 18/02/18: La Misericordia di Dio

18 febbraio 2018 by

1. Consola il peccatore. Il Signore potrebbe abbandonarci, punirci ad ogni istante; lo meriterebbero i nostri peccati, le ingratitudini, la poca corrispondenza ai suoi inviti, alle sue carezze, al suo amore. Perché differisce il castigo e perdona? Perché con un solenne esempio non atterrisce i malvagi? Perché non scacciò da sé S. Pelagio, la Maddalena, S. Margherita di Cortona? Perché è misericordioso.

Leggi il seguito di questo post »

Madonna Miracolosa delle Rose, Figlioli vi aAmo tanto, Apparizioni e Messaggi a San Damiano (Quinta Parte)

18 febbraio 2018 by

FIGLIOLI VI AMO TANTO!
(Apparizioni e messaggi della Miracolosa Mamma delle Rose a San Damiano PC)
Questo scritto esce in edizione extracommerciale. Merita una fiducia puramente umana e non intende anticipare il giudizio di Santa Chiesa. Viene edito secondo quanto fu stabilito dal Papa Paolo VI nel suo Motu proprio del 14 ottobre 1966.
Pro manoscritto

Edizione extracommerciale L’opuscolo può essere richiesto a: Ferraris Argentina, via Santa Chiara, 34 10122 Torino Don Renzo Del Fante, via Cavour, 21 20077 Melegnano (MI) Eremo della Croce, 13028 Piepasso di Quattordio (AL)

ONESTA’ DI MAMMA ROSA
Mamma Rosa visse sempre in modo semplice e modesto. La sua preoccupazione era però di iniziare presto le opere chieste dalla Madonna. A causa del rifiuto della Prefettura di Piacenza di concedere il riconoscimento giuridico all’Opera Pia «Ospizio Madonna delle Rose», mamma Rosa (che si trovò a disporre di ingenti somme elargite dai pellegrini), non sapendo a chi intestare i terreni e i fabbricati, fu consigliata di intestarli a se stessa.
Fu una decisione coraggiosa, perché avrebbe dato motivo ai nemici dell’Apparizione di muoverle accuse di arricchimento. Infatti attraverso l’iniziativa di alcuni zelanti nemici, si arrivò al sequestro di tutti i beni, anche quelli messi insieme dai suoi tre figli con il loro lavoro.
Fu pure bloccata la corrispondenza e tutti i depositi bancari, anche quello costituito dal salario percepito dal figlio Paolo. Indubbiamente l’ingiusta accusa infamante di truffa aggravata, è stata motivo di acute sofferenze morali, ma la sua fiducia incrollabile che alla fine sarebbe stata resa giustizia alla verità non è mai venuta meno nonostante i continui e martellanti attacchi della stampa subdolamente strumentalizzata. Mamma Rosa si spense il 5 settembre 1981 e dieci giorni dopo si apri il suo testamento nel quale nominava, come suo unico ed universale erede di tutti i suoi beni mobili e immobili, Sua Santità il Romano Pontefice, con le seguenti condizioni:
che sia assicurata la conduzione delle attrezzature varie già esistenti per ospitare i pellegrini;
che sia fondata un’opera di assistenza per persone anziane;
che sia creata una casa per sacerdoti anziani;
che sia creata una casa per giovani abbandonati;
che si continui a tenere il culto del Santo Rosario alle 5, alle 10 e alle 17.
La Santa Sede, non potendo assumersi l’onere delle clausole e anche tenendo conto della posizione del Vescovo di Piacenza, si vide costretta a rinunciare all’eredità.
Grossi titoli apparvero sulla stampa: «Il Papa rifiuta l’eredità di Mamma Rosa». E così altro fango fu gettato sulla povera donna anche dopo la sua morte.
Le accuse diffamatorie come troppo spesso succede! erano state strombazzate ovunque. La riabilitazione a conclusione di un doloroso ma chiaro processo ha incontrato un millesimo di risonanza, quando il 29 gennaio 1983 fu dato l’annuncio ufficiale della definitiva e completa assoluzione, con totale proscioglimento dall’accusa di truffa mossa alla stessa Rosa, ai suoi figli e ad altri indiziati.
Mi è sembrato giusto informare i lettori, sia pure per sommi capi, almeno di alcune falsità che si sono propagandata attorno a questa Apparizione.

Leggi il seguito di questo post »

Liturgia della Parola: Prima Settimana di Quaresima , Lunedi

18 febbraio 2018 by

Prima Lettura Lv 19, 1-2. 11-18
Giudica il tuo prossimo con giustizia.

Dal libro del Levìtico
Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non ruberete né userete inganno o menzogna a danno del prossimo.
Non giurerete il falso servendovi del mio nome: profaneresti il nome del tuo Dio. Io sono il Signore.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo.
Non maledirai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
Non commetterete ingiustizia in giudizio; non tratterai con parzialità il povero né userai preferenze verso il potente: giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d’un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».

Parola di Dio

Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Mt 25,31-46) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 19 Febbraio 2018) con commento comunitario

18 febbraio 2018 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Questo è il Vangelo del 19 febbraio, quello del 18 febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

La Storia di Santa Chiara ( Seconda Parte, Scritta da Padre Daniele Giglio)

17 febbraio 2018 by

11 Agosto Santa Chiara d’Assisi

La fuga da casa, l’umile condizione vissuta a San Paolo delle Abbadesse, quella penitenziale di Sant’Angelo di Panzo, sono tutte tappe di un noviziato che convincono frate Francesco ad accettare Chiara, e con lei la sorella Agnese, che nel frattempo l’aveva raggiunta a Sant’Angelo di Panzo, nella sua fraternitas: E così, per volontà del Signore e del beatissimo padre nostro Francesco, venimmo ad abitare accanto alla chiesa di San Damiano (FF 2834).
Nell’ospitio annesso alla chiesina di San Damiano arrivarono una dopo l’altra anche Pacifica, Balvina, Filippa, Benvenuta, l’altra sorella carnale Beatrice, la madre Ortolana e molte altre donne, di Assisi e dintorni, fino a diventare in breve tempo una comunità di circa cinquanta suore.
All’inizio Chiara e le sue compagne affiancano i frati nel servizio negli hospitali e nei lebbrosari intorno ad Assisi: Quando entravano nell’Ordine, nobili o no, tra le altre cose che venivano loro esposte, si diceva ch’era necessario servissero i lebbrosi e abitassero nelle loro case. (FF 1730). Osservano la stessa forma vitae dei frati che Chiara trascriverà nel capitolo centrale della sua Regola: vivere secondo la perfezione del santo Vangelo (FF 2788).
Nel 1216 il canonico belga Giacomo da Vitry testimonia con ammirazione la presenza intorno a Perugia della nuova realtà religiosa: Ho trovato, in quelle regioni, persone, d’ambo i sessi, ricchi e laici, che, spogliandosi di ogni proprietà per Cristo, abbandonavano il mondo. Si chiamavano frati minori, e sorelle minori (FF 2205).
Dopo le disposizioni del Concilio Lateranense IV (1215), che obbligavano le nuove fondazioni religiose ad adottare una delle tre Regole già vigenti (benedettina, basiliana o agostiniana), Chiara fu costretta ad accettare l’ufficio di abbadessa e dunque la monasticizzazione di San Damiano.

Continua…

Pag.2 di 3

Fonte

Liturgia della Parola: Prima Domenica di Quaresima (Anno B)

17 febbraio 2018 by

Convertitevi e credete al Vangelo
Un altro cammino verso la Pasqua è iniziato. La meta che sta dinanzi alla Chiesa significa rinnovamento e storia nuova. Per raggiungere un traguardo, lo sappiamo per esperienza, non è sufficiente un entusiasmo epidermico o una volontà generica: occorre un impegno preciso, una lunga e laboriosa preparazione. Il rinnovamento della propria vita non è affare di un momento, ma è frutto di sacrificio, di costanza, di pazienza. La Quaresima è l’opportunità che Dio ci offre.

Restaurazione dell’armonia
Nel deserto, dove Gesù si prepara alla sua missione, avviene lo scontro con Satana, uno scontro che riemergerà in tutto il vangelo di Marco. L’opera del Figlio di Dio infatti manifesterà progressivamente ciò che lo scarno episodio di Marco in certo senso anticipa: il forte (= Satana) sarà incatenato e vinto dal più forte (= Gesù; cf Mc 3,27). La presenza di Gesù fa arretrare il dominio del male e diventa il segno palese dell’avvento del Regno di Dio. In altri termini, con Gesù è finalmente giunto il tempo in cui Dio prende in mano la storia in modo decisivo per dirigerla verso il suo radicale rinnovamento. L’accenno del vangelo alla pacifica coabitazione di Gesù con le fiere (v. 13) richiama la visione dell’Eden, in cui la creazione è in perfetta armonia con l’uomo. Con Gesù, nuovo Adamo, l’umanità entra nella riconciliazione annunciata dai profeti per gli ultimi tempi (cf Is 11,6; 65,25). Con Gesù che porta a compimento nella sua persona la fedeltà di Noè — l’uomo giusto che salva l’avvenire del mondo (prima lettura) —, la storia degli uomini si apre verso un nuovo futuro. In questo quadro sono da collocare le prime parole della predicazione di Gesù: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino (= è presente); convertitevi e credete al vangelo».

Cambiare mentalità
Quando Dio irrompe nella storia o nella vita di un uomo (Noè, Abramo, Mosè, i profeti…), avviene un profondo cambiamento: mutano progetti, prospettive, abitudini, legami. Il perentorio appello di Gesù alla conversione si giustifica per il fatto che se è giunta la salvezza, se Dio si è fatto vicino bisogna disporsi ad accoglierlo senza indugi e resistenze per partecipare alla novità che Egli prospetta.
Convertirsi significa volgersi a Dio in modo incondizionato, invertire la rotta del proprio cammino, cambiare mentalità. Non si tratta solo di rinunciare al peccato, ma di dare un orientamento nuovo alla propria vita aderendo al vangelo. Uno sguardo lucido e schietto alla nostra esistenza di cristiani può far emergere situazioni di compromesso e di comodo, valori inconsistenti, prospettive sbagliate, buone abitudini senza convinzioni di fondo, sottomissione passiva agli idoli del mondo. Solo «chi si riconosce bisognoso di essere salvato da Dio e si lascia trasformare dal di dentro, diventa capace di rinnovare la sua esistenza e il mondo» (Il catechismo degli adulti, pag. 54). Una duplice tentazione si può insinuare: quella di sentirsi abbastanza «a posto», di essere sufficientemente buoni e quella di non assumersi la fatica di cambiare scegliendo ciò che è più facile e meno impegnativo. Lasciar cadere la proposta pasquale di Dio è rimanere preda delle proprie illusioni e, in definitiva, delle proprie schiavitù, anche se dorate.

Il diluvio del nostro battesimo
Noè è l’uomo «trovato giusto» (Gn 7,1) perché, messo alla prova (deve costruire l’arca senza conoscere le precise intenzioni divine e subire la derisione), ha fiducia e crede; per questo diventa l’uomo col quale Dio riannoda la sua opera di salvezza.
Nell’acqua del battesimo Dio pronuncia il suo giudizio di condanna sul peccato e fa rinascere il mondo rinnovato di una umanità fedele.Il battesimo realizza totalmente ciò che il diluvio ha prefigurato: è il «diluvio» che sancisce l’impegno di sottomettere a Dio tutta l’esistenza (seconda lettura). Come Noè e Gesù, i battezzati sono coloro con i quali Dio fa alleanza in vista di un mondo e di una storia nuova. Ma l’alleanza è un dono che esige fedeltà continua. La conversione è precisamente l’abbandono del peccato che compromette la sopravvivenza dell’uomo e del mondo; è combattere ogni forma di malvagità e ingiustizia dentro e fuori di noi; è volgersi a Dio con una coscienza rinnovata per partecipare alla risurrezione dì Cristo.
Inseriti nel dinamismo della salvezza, i battezzati sono responsabili dell’annuncio del Regno presente nella novità del vangelo. Solo allora la quaresima farà emergere più nitidamente di fronte al mondo quei fermenti di novità che testimoniano la fecondità della fede e la forza rinnovatrice «di ogni parola che esce dalla… bocca» di Dio (oraz. dopo la comunione).

In Cristo siamo stati tentati e in lui abbiamo vinto il diavolo
Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo (Sal 60, 2-3; CCL 39, 766)
«Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 60, 1). Chi è colui che parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra io t’invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 60, 2).
Dunque non si tratta già di un solo individuo: ma, in tanto sembra uno, in quanto uno solo è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2, 8).
Dunque, è questo possesso di Cristo, quest’eredità di Cristo, questo corpo di Cristo, quest’unica Chiesa di Cristo, quest’unità, che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t’invoco». Cioè, quanto ho gridato a te, l’ho gridato dai confini della terra: ossia da ogni luogo.
Ma, perché ho gridato questo? Perché il mio cuore è in angoscia. Mostra di trovarsi fra tutte le genti, su tutta la terra non in grande gloria, ma in mezzo a grandi prove.
Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; ma il combattimento suppone un nemico, una prova.
Pertanto si trova in angoscia colui che grida dai confini della terra, ma tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo mistico, nelle vicende del suo corpo reale, nel quale egli morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute.
Dunque egli ci ha come trasfigurati in sé, quando volle essere tentato da Satana. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto. Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l’umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria.
Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo. Tu fermi la tua attenzione al fatto che Cristo fu tentato; perché non consideri che egli ha anche vinto? Fosti tu ad essere tentato in lui, ma riconosci anche che in lui tu sei vincitore. Egli avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma, se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando sei tentato.

Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Mc 1,12-15) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 18 Febbraio 2018) con commento comunitario

17 febbraio 2018 by

I DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Questo è il Vangelo del 18 febbraio, quello del 17 febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Madonna Miracolosa delle Rose. Figlioli vi amo tanto, Apparizioni e Messaggi a San Damiano ( Quarta Parte)

17 febbraio 2018 by

FIGLIOLI VI AMO TANTO!
(Apparizioni e messaggi della Miracolosa Mamma delle Rose a San Damiano PC)
Questo scritto esce in edizione extracommerciale. Merita una fiducia puramente umana e non intende anticipare il giudizio di Santa Chiesa. Viene edito secondo quanto fu stabilito dal Papa Paolo VI nel suo Motu proprio del 14 ottobre 1966.
Pro manoscritto

Edizione extracommerciale L’opuscolo può essere richiesto a: Ferraris Argentina, via Santa Chiara, 34 10122 Torino Don Renzo Del Fante, via Cavour, 21 20077 Melegnano (MI) Eremo della Croce, 13028 Piepasso di Quattordio (AL)

LE DIFFICOLTA’  AUMENTANO
è una storia dolorosa che ha fatto soffrire specialmente due protagonisti: lo «strumento», mamma Rosa, e il suo parroco don Edgardo Pellacani per le tribolazioni, le ansie e le incomprensioni.
Furono causate da una Autorità Religiosa piacentina chiusa in una tenace incredulità preconcetta, diffusa nella quasi totalità del clero diocesano. Di questa situazione sono state vittime anche le miriadi di fedeli provenienti da tutte le parti del mondo.
Qualcosa del genere era già successo a La Salette, a Lourdes, a Fatima, a San Giovanni Rotondo e in altre parti del mondo. Tuttavia in nessun luogo si era manifestato un accanimento così persistente.
L’aperta ostilità fu divulgata con notifiche e vaste campagne di stampa.
Certo ai vescovi piacentini, Mons. Malchiodi prima e Mons. Manfredini poi, forse mal consigliati o vittime di qualche pressione misteriosa, sono mancati quei lumi, quella prudenza e quella fede che erano loro indispensabili per capire il valore della scelta fatta in proposito dal popolo di Dio.
è stato sprecato tanto tempo e tante energie per spegnere lo Spirito «che soffia dove vuole». Non si è fatto uso dell’insegnamento di Gamaliele che, rivolto ai grandi Sacerdoti del Sinedrio, disse: Se questo disegno e quest’opera viene dagli uomini cadrà da sé. Se invece è da Dio, non potrete distruggerli. Attenti a non mettervi in contrasto con Dio.
Anche il Santo Curato d’Ars si espresse così circa l’Apparizione de La Salette: Non occorre agitarsi tanto! Se l’Apparizione è opera di Dio avranno un bel da fare coloro che vorranno distruggerla. Essa resisterà malgrado tutti i loro tentativi.
Prima di passare alla descrizione degli avvenimenti, devo premettere che il terzo Vescovo, Mons. Mazza, è stato molto tollerante e ha fatto alcune concessioni. Tuttavia non ha mai preso posizione a favore dell’Apparizione.
Tutte le speranze sono ora concentrate sul nuovo Vescovo Mons. Luciano Monari che, dal settembre 1995, guida la Diocesi di Piacenza. Durante questo tempo ha visitato tre volte la parrocchia di San Damiano e sembra intenzionato a trovare la verità. Io penso che si sia spinto fino al Giardino di Paradiso, anche se non c’è alcuna conferma. Preghiamo lo Spirito Santo per lui.

Leggi il seguito di questo post »

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

17 febbraio 2018 by

APPENDICE

INDULGENZE
concesse alle pratiche di divozione a Gesù Bambino

NOVENA DA PREMETTERSI
AL GIORNO 25 DI CIASCUN MESE

I. Offerta. – Padre Eterno, io offerisco a vostro onore e gloria, e per la mia salute e di tutto il mondo il mistero della Nascita del nostro Divin Redentore, Gloria Patri etc.
II. Offerta. – Padre Eterno, io offerisco a vostro onore e gloria e per la mia eterna salute i patimenti della SS. Vergine e di S. Giuseppe in quel lungo e faticoso viaggio da Nazaret a Betlemme, e l’angoscia del loro cuore per non trovare luogo da mettersi al coperto, allorché era per nascere il Salvatore del mondo, Gloria Patri etc.
III. Offerta. – Padre Eterno, io offerisco a vostro onore e gloria e per la mia eterna salute i patimenti di Gesù nel presepio, ove nacque: il. freddo che soffrì, le fasce che lo strinsero, le lagrime che sparse ed i suoi teneri vagiti, Gloria Patri etc.
IV. Offèrta. – Padre Eterno. io offerisco a vostro onore e gloria, e per la mia eterna salute il dolore, che sentì il Divino Infante Gesù nel suo tenero corpicciuolo, allorché si soggettò alla circoncisione; vi offerisco quel Sangue prezioso che allora egli sparse la prima volta per la salvezza di tutto il genere umano. Gloria Patri, etc.
V. Offerta. – Padre Eterno, io offerisco a vostro onore e gloria e per la mia eterna salute l’umiltà, la mortificazione; la pazienza, la carità, le virtù tutte di Gesù Bambino, e vi ringrazio, amo e benedico infinitamente per questo ineffabile mistero dell’Incarnazione del divin Verbo, Gloria Patri etc.

V) Verbum caro factum est.
R) Et hahitavit in nobis.

Oremus

Deus, cuius Unigenitus in substantia nostrae carnis apparuit; praesta, quaesumus, ut per eum, quem similem nobis foris agnovimus, intus reformari mereamur. Qui tecum vivit et regnat in saecula saeculorum. Amen.

***

Il Sommo Pontefice Pio IX, con decretò 23 settembre 1846, concesse l’indulgenza di un anno a tutti i fedeli, i quali con cuor almeno contrito e divotamente, in pubblico o in privato, in ciascuno dei nove giorni precedenti il vigesimo quinto d’ogni mese reciteranno le cinque dette offerte col versetto ed Orazione.

Leggi il seguito di questo post »

Quaresima, Sabato dopo le Ceneri

17 febbraio 2018 by

Fa’, o Signore, che io venga da te che sei somma Sapienza!

Uno dei punti fondamentali dell’insegnamento di Gesù è che non si può servire a due padroni. Dio non ammette le doppiezze negli animi né il barcamenarsi tra promesse ed infedeltà. Egli stesso è il Dio fedele: fedele a se stesso, fedele verso tutti gli uomini nelle sue promesse. Non è bugiardo, non tradisce, non inganna mai nessuno. La vita dell’uomo, invece, è spesso pari ad un gioco d’azzardo o gioco d’interesse. Facilmente l’uomo si lascia sedurre ed ingannare da promesse allettanti che partono da menti e da cuori menzogneri. All’uomo piace rischiare e, spesso, riesce a trincerarsi dietro facciate avvenenti che nascondono tanti inganni. La menzogna e l’infedeltà spesso convivono con l’uomo. Per andare da Gesù è necessario cambiare totalmente tutti gli abiti del proprio vivere: la mentalità acquisita, le convinzioni inveterate, le abitudini, le consuetudini, i modi di essere e di pensare collegati a tradizioni, ad insegnamenti o a calcoli di vario interesse. Ci fa pensare, invece, che per entrare nella vita nuova bisogna immergersi totalmente in Cristo stabilendosi nella novità assoluta, anche tenendo presente che non si può mettere il vino nuovo in otri vecchi né cucire un pezzo di stoffa nuova su un abito vecchio. Di Dio e di Gesù sta scritto: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.
Donami, Signore, un cuore nuovo, metti in me, Signore, uno spirito nuovo.

(brano tratto dal libretto Quaresima – Il cammino di conformità a Cristo Gesù – di N.Giordano)

Leggi il seguito di questo post »

Meditazione del giorno. Mese di Febbraio, Sabato 17 /02/18:Le Buone Ispirazioni

17 febbraio 2018 by

Sono voci di Dio. Egli ci parla col linguaggio della natura: il sole, le stelle, la terra ci parlano della grandezza di Dio; Egli ci manifesta la sua volontà con le prediche, con gli esempi, mediante i superiori, il confessore; ma talora Dio ci parla direttamente al nostro cuore: c’ispira a lasciare il peccato, come fece col figlio prodigo; c’ispira a tendere a una, maggiore perfezione, come fece col giovane del Vangelo; c’ispira opere buone. Non le senti tu queste voci di Dio?

Leggi il seguito di questo post »

La Storia di Santa Chiara (Prima Parte, Scritta da Padre Daniele Giglio)

16 febbraio 2018 by

11 Agosto, Santa Chiara d’Assisi

Chiara nasce ad Assisi nel 1194 da famiglia nobile, appartenente ai maiores della città. Nella notte della Domenica delle Palme del 1211 o 1212 (la data è incerta), accompagnata da Pacifica di Guelfuccio, fugge dalla casa paterna e raggiunge la Porziuncola, dove l’attendevano Francesco e i suoi primi frati.

Nella chiesina di Santa Maria degli Angeli Francesco presiede il rito della tonsura (il taglio dei capelli) che trasforma Chiara da nobildonna (nobilis mulier) a donna di penitenza (mulier religiosa).

Leggi il seguito di questo post »

Liturgia della Parola: Sabato dopo le Ceneri

16 febbraio 2018 by

Prima Lettura Is 58, 9b-14
Se aprirai il tuo cuore all’affamato, brillerà fra le tenebre la tua luce.

Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se aprirai il tuo cuore all’affamato,
se sazierai l’afflitto di cuore,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente
le cui acque non inaridiscono.
La tua gente riedificherà le rovine antiche,
ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate.
Se tratterrai il piede dal violare il sabato,
dallo sbrigare affari nel giorno a me sacro,
se chiamerai il sabato delizia
e venerabile il giorno sacro al Signore,
se lo onorerai evitando di metterti in cammino,
di sbrigare affari e di contrattare,
allora troverai la delizia nel Signore.
Io ti farò montare sulle alture della terra,
ti farò gustare l’eredità di Giacobbe, tuo padre,
perché la bocca del Signore ha parlato».

Parola di Dio

Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Lc 5,27-32) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 17 Febbraio 2018) con commento comunitario

16 febbraio 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,27-32)

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Questo è il Vangelo del 17 febbraio, quello del 16 febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

 

 

Madonna Miracolosa delle Rose: Figlioli vi Amo tanto, Apparizioni e messaggi a San Damiano ( Terza Parte)

16 febbraio 2018 by

FIGLIOLI VI AMO TANTO!
(Apparizioni e messaggi della Miracolosa Mamma delle Rose a San Damiano PC)
Questo scritto esce in edizione extracommerciale. Merita una fiducia puramente umana e non intende anticipare il giudizio di Santa Chiesa. Viene edito secondo quanto fu stabilito dal Papa Paolo VI nel suo Motu proprio del 14 ottobre 1966.
Pro manoscritto

Edizione extracommerciale L’opuscolo può essere richiesto a: Ferraris Argentina, via Santa Chiara, 34 10122 Torino Don Renzo Del Fante, via Cavour, 21 20077 Melegnano (MI) Eremo della Croce, 13028 Piepasso di Quattordio (AL)

L’ACQUA DI SAN DAMIANO
Il pozzo voluto dalla Madonna
Un altro grande mezzo per purificarci, che la Madonna ci dona a San Damiano, è l’acqua prodigiosa. Dopo aver letto alcuni articoli su San Damiano, il 12 agosto 1966, l’ingegnere Pelagatti decide di recarsi sul posto più che altro per curiosità, ma continua a essere presente all’Apparizione per parecchi venerdì successivi. Il 21 ottobre stava pensando di lasciar perdere, quando mamma Rosa annuncia che il giorno precedente l’Eterno Padre era sceso a fare il giro del Giardino e che la Madonna chiedeva che si scavasse un pozzo a poca distanza dal pero, e aggiungeva: «Figlia mia, io ti do conferma che qui c’è l’acqua. Deve sorgere una fontana di acqua di salvezza per molte anime, per purificare l’anima e il corpo».
Poi mamma Rosa si rivolge a una signora di Torino che le sta accanto e le dice:
Prendi in mano il badile e fa il segno che la Mamma Celeste ti indica.
La signora bacia la terra in più punti dove deve sgorgare l’acqua e quindi dà qualche badilata. Dopo di che mamma Rosa dice:
Inginocchiati un momento: c’è presente l’Eterno Padre, lo Spirito Santo, il Figlio, grande schiera di Angeli!
Poi ripete le parole della Madonna: «Pregate tanto, figlioli, consolate il mio Cuore che tanto soffre e quello di mio figlio Gesù. Preparate questo pozzo al più presto, che tante anime possano venire a questa fonte!… Io vi benedico, figlioli miei, e vi stringo tra le mie braccia».
Il 18 novembre mamma Rosa incarica l’ing. Pelagatti di occuparsi della costruzione del pozzo, perché la Mamma Celeste aveva chiesto così. Dopo aver accettato, parte subito alla ricerca di un «pozzaio» il quale, dopo aver accettato, declina l’invito con una scusa, ma era evidente che non voleva aver nulla a che fare con San Damiano.
Indubbiamente la costruzione del pozzo ha incontrato fin dall’inizio grandi difficoltà e contrarietà soprattutto a causa del carattere particolare di quell’opera, il pozzo della Madonna, che ha fatto arricciare il naso a molti.
Infatti gli imprenditori della zona interpellati, non appena venivano a sapere che si trattava di un lavoro ordinato da mamma Rosa, ormai ben nota come veggente, si rifiutavano di presentarsi unicamente per timore di cadere nel ridicolo. Finalmente si trova la persona disponibile (il pozzo deve essere scavato a mano!) ma i lavori vanno a rilento, anche a causa della molta neve.
La Mamma Celeste, che «segue» i lavori, spesso dà indicazioni e spiega che a 12 metri di profondità si trova uno strato di roccia ma l’acqua buona si trova a 17 metri sotto la «giastra».
Il lavoro si presenta difficile perché bisogna continuamente estrarre l’acqua abbondante che riempie il fondo del pozzo già a 5 metri di profondità.
Il 9 dicembre si lamenta perché i lavori vanno troppo a rilento. Allora tutti si impegnano con rinnovato entusiasmo.
Questo fa piacere alla Madonna.
Intanto dal pozzo profondo 5 metri veniva estratta l’acqua da distribuire ai pellegrini. Di questo servizio si incarica il marito di mamma Rosa, Pino, silenzioso e attivo collaboratore.
Il pozzo fu coperto poi con una pesante cupola metallica, sormontata da una Madonnina di bronzo.

Eroica perseveranza
A 12 metri si trova il già annunciato strato di roccia, che sotto il profilo geologico della zona è cosa del tutto inconsueta. Dalla frattura praticata nella roccia esce una considerevole quantità di acqua a getto continuo.
Ogni difficoltà pareva ormai superata, tuttavia mamma Rosa non era ancora soddisfatta. Continuava infatti a insistere che la Mamma Celeste voleva che si procedesse con lo scavo fino a raggiungere i 17 metri di profondità per trarre profitto da tutto lo spessore della falda acquifera che si trovava al di sotto della «giastra». Aggiunse anche che si doveva far presto altrimenti tutto il lavoro sarebbe stato inutile.
Il 25 ottobre 1967 iniziarono i lavori di trivellazione e nonostante la pesantissima sonda, all’adiacente pero non fu asportata neppure una foglia. I lavori terminarono il giorno 27 e mamma Rosa disse che la Mamma Celeste era contenta del lavoro fatto.
Sono state esposte solo una parte delle difficoltà incontrate per la costruzione del pozzo, infatti l’ingegnere fa questa considerazione: «Il decorso dei lavori, più che di una impresa irta di difficoltà tecniche, ha avuto tutto l’aspetto di una lotta contrastata a ogni momento da ostacoli palesi e occulti, al cui superamento è stato determinante il contributo di fermezza e di preghiere di quell’umile contadina. Forte di una fede incrollabile e ben consapevole della sua missione di “strumento” della Madonna, al momento opportuno ha saputo con straordinario vigore spronare i suoi collaboratori».

Leggi il seguito di questo post »

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

16 febbraio 2018 by

PARTE QUINTA

MEDITAZIONI SUL BAMBINO GESÙ
per ottenere le qualità e le grazie della sua divina Infanzia

DIVOZIONE DI S. MARGHERITA MARIA ALACOCQUE
al Bambino Gesù

S. Margherita Maria aveva un’attrattiva straordinaria per la divozione alla vita nascosta di Gesù e alla sua Divina Infanzia.
Spesse volte il divin Salvatore le apparve sotto la forma di bambino: graziosissima quella visione in cui la SS. Vergine depose nelle braccia della Santa il Divino Infante, lasciando che lo accarezzasse a suo bell’agio, e Gesù le disse: «Sei contenta ora? Ebbene ciò ti serva per sempre, perché Voglio che tu sii abbandonata alla mia potenza come io mi sono dato alle tue carezze».
Ma la Santa si compiaceva specialmente di contemplare e ammirare nel Divino Bambino le grandi virtù di cui ci ha dato l’esempio: la sua vita di annientamento e di abbandono, di ritiro e di silenzio, d’immolazione e di sacrificio, e soprattutto la sua vita di amore, come si vede nei seguenti suggerimenti.
1° – La vita di annientamento del Verbo Incarnato. – Onde onorare il Verbo Incarnato che lascia la gloria per scendere nel seno della SS. Vergine e onde imitare questa vita dove l’amore lo tiene come annientato, noi terremo le tre facoltà dell’anima nostra annientate in quelle del Verbo.
Dapprima uniremo e legheremo la nostra mente a quella di Gesù; annienteremo in lui la nostra intelligenza per imparare a conoscerlo, scacciando dalla nostra mente tutti i pensieri vani e inutili, soprattutto in ciò che concerne il prossimo.
In secondo luogo, manterremo la nostra memoria annientata in quella del Verbo, non conservando altro ricordi che di lui medesimo o di ciò che ci porta all’abiezione e all’annientamento di noi medesimi.
In terzo luogo, manterremo la nostra Volontà e tutti i nostri affetti annientati in quelli di Gesù annientato. A lui abbandoneremo, con una perfetta sottomissione ed aderenza al suo beneplacito, tutte le cure di noi medesimi, lasciando che egli voglia ed ordini per noi tutto ciò che ci concerne, sia per mezzo dell’obbedienza, sia per la mozione delle sue sante ispirazioni. Procureremo di tenere tutti i nostri desideri annientati in quelli di Gesù, dicendo sempre: Sia fatta la vostra volontà e non la mia!
2° – La vita di umiltà e di silenzio del Verbo Incarnato – Per imitare questa vita per la, quale l’amore ritenne nascosto al mondo questo Cuore adorabile, ci terremo nel profondo abisso del nostro nulla; nostro unico desiderio sarà di vivere nascosti e dimenticati, senza che nulla compaia di noi fuorché ciò che è più capace di umiliarci e di attirarci disprezzo; non trascureremo nessuna occasione di umiliazione e rinunceremo ad ogni riflessione di amor proprio.
Per imitarlo nella sua vita di silenzio osserveremo il silenzio interiore ed esterno scacciando qualsiasi pensiero inutile, evitando ogni parola superflua e tenendo raccolti i nostri sensi.
3° – La vita di immolazione e di sacrificio del Verbo Incarnato – Considerando il Divin Bambino nel seno di Maria SS. e sulle di lei braccia, la Santa diceva: «Il Verbo divino scelse il Cuore di Maria come l’altare dei suoi sacrifici, dove si immolò come Vittima della Giustizia divina e si sacrificò abbracciando ciò che vi è di più doloroso, di più povero, di più vile ed abbietto, per meritarci di essere le vittime del suo amore. Per imitare il Verbo Incarnato che l’amore teneva continuamente immolato sull’altare del Cuore della sua S. Madre, e per onorare la sua vita di sacrificio, sacrificheremo come tre vittime le potenze dell’anima nostra: mente, memoria e volontà. Cinque volte al giorno offriremo all’Eterno Padre, qualche sacrificio ai ciò che ci costerà di più, sia col rinunciare a ciò che ci dà maggior soddisfazione, sia col fare ciò che ci mortifica di più. Gli offriremo questi sacrifizi in unione coi sacrifizi che il Sacro Cuore del suo divin Figlio gli offriva con la sua ardente carità, sull’altare del Cuore della sua SS. Madre… e domanderemo che tutti i cuori si convertano al suo amore».
4°- La vita di amore del Verbo Incarnato – S. Margherita Maria, considerando che l’amore fu il principio degli annientamenti, dell’umiltà, del silenzio e delle immolazioni di Gesù Infante, con maggiore istanza raccomandava questo amore alla nostra imitazione. «Per vivere della vita d’amore del Verbo Incarnato, diceva, presenteremo tre volte al giorno il nostro cuore al suo Sacro Cuore. Imploreremo dallo Spirito Santo la grazia di conservare nel nostro cuore lo spirito di amore che ci unisca a lui e i,n lui ci trasformi, per un perfetto annientamento dell’amore di noi stessi nell’amore della nostra abiezione. Per ottenere una tal grazia, faremo ogni giorno cinque pratiche di desiderio di questo amore, e ogni tanto durante il giorno faremo tre atti di contrizione. Inoltre più spesso che ci sarà possibile, faremo questa aspirazione: «O divin Cuore di Gesù, vivente nel cuore di Maria, vi supplico di vivere e di regnare in tutti i cuori e di consumarli nel vostro puro amore» (99).

Leggi il seguito di questo post »

Quaresima: Venerdi dopo le Ceneri

16 febbraio 2018 by

Vieni, Spirito d’Amore, ad illuminare le nostre zone d’ombra.
È ben certo che l’occhio umano non può fissare il sole. Si rischia di rimanere abbagliati ed accecati. È anche ben certo che l’uomo non può conoscere Dio. Soltanto il Figlio conosce il Padre e lo Spirito è fonte di illuminazione e di conoscenza. Il male che c’è nel mondo e nel cuore degli uomini dipende da ignoranza. “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”, afferma Gesù. Nel dialogo con la Samaritana Gesù afferma: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti sta cercando da bere, tu stessa gliene avresti chiesto”. L’uomo ignora perché non sa. Non sa perché non ha conosciuto. Non ha conosciuto perché non ha incontrato dei testimoni capaci di introdurlo nella casa del Padre. Ma intanto bisogna mettersi in cammino per incontrare colui che è Via, Verità e Vita. Soltanto Gesù, Sapienza divina fattasi carne, ha parole di vita eterna. Egli è luce intellettuale che rischiara le tenebre della mente degli uomini. Egli è il Maestro dalle parole mai udite e dall’insegnamento che indica i nuovi sentieri di salvezza. Occorre rinnovare la propria mente subordinando decisamente il proprio modo di pensare alla luce dello Spirito. Non è sempre vero quello che l’uomo dice o pensa. La propria coscienza non può essere fonte e norma di moralità. Va sempre ascoltato Gesù che è la Verità somma ed indica il sentiero di giustizia da percorrere. Ascoltando Gesù e seguendo i suoi insegnamenti si conosce Dio e si compie la sua volontà.

Per conoscere e stabilirmi nella Verità e per attuare la Giustizia
non chiederò consigli ai maestri del mondo
Sapienza fattasi carne, che ci ha illuminato con la sua dottrina.

(brano tratto dal libretto Quaresima – Il cammino di conformità a Cristo Gesù – di N.Giordano)

Leggi il seguito di questo post »

Meditazione del giorno.Mese di Febbraio, Venerdi 16/02/18: La Riparazione

16 febbraio 2018 by

1. L’amore la consiglia. La riparazione è un compenso che si presenta al Signore per chi fa male. Chi ama Gesù e lo vede abbandonato, offeso, bestemmiato, come può sopportare questo in pace? Come non far nulla per riparare tante afflizioni del Cuore di Dio? S. Filippo ingiungeva le Camminate, alcuni passano la notte innanzi al Santissimo, altri praticano penitenze, privazioni, preghiere… E tu che fai?

Leggi il seguito di questo post »

Una vita, una cultura, una pastorale, rinnovate

16 febbraio 2018 by

Una proposta di una nuova cultura sulla stessa scia di Francesco esiste già da molti anni. Una sintesi la si trova qui: https://gpcentofanti.wordpress.com/manifesto-del-cuore-divino-e-umano-di-cristo/ .

Leggi il seguito di questo post »

Liturgia della Parola: Venerdi dopo le Ceneri

15 febbraio 2018 by

Prima Lettura Is 58, 1-9
È forse questo il digiuno che bramo?

Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Grida a squarciagola, non avere riguardo;
alza la voce come il corno,
dichiara al mio popolo i suoi delitti,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.
Mi cercano ogni giorno,
bramano di conoscere le mie vie,
come un popolo che pratichi la giustizia
e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio;
mi chiedono giudizi giusti,
bramano la vicinanza di Dio:
“Perché digiunare, se tu non lo vedi,
mortificarci, se tu non lo sai?”.
Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari,
angariate tutti i vostri operai.
Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi
e colpendo con pugni iniqui.
Non digiunate più come fate oggi,
così da fare udire in alto il vostro chiasso.
È forse come questo il digiuno che bramo,
il giorno in cui l’uomo si mortifica?
Piegare come un giunco il proprio capo,
usare sacco e cenere per letto,
forse questo vorresti chiamare digiuno
e giorno gradito al Signore?
Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti?
Allora la tua luce sorgerà come l’aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora invocherai e il Signore ti risponderà,
implorerai aiuto ed egli dirà: “Eccomi!”».

Parola di Dio

Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Mt 9,14-15) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 16 Febbraio 2018) con commento comunitario

15 febbraio 2018 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Questo è il Vangelo del 16 febbraio, quello del 15 febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Madonna Miracolosa delle Rose: Figlioli vi amo tanto, apparizioni e messaggi a San Damiano (Seconda Parte)

15 febbraio 2018 by

FIGLIOLI VI AMO TANTO!
(Apparizioni e messaggi della Miracolosa Mamma delle Rose a San Damiano PC)
Questo scritto esce in edizione extracommerciale. Merita una fiducia puramente umana e non intende anticipare il giudizio di Santa Chiesa. Viene edito secondo quanto fu stabilito dal Papa Paolo VI nel suo Motu proprio del 14 ottobre 1966.
Pro manoscritto

Edizione extracommerciale L’opuscolo può essere richiesto a: Ferraris Argentina, via Santa Chiara, 34 10122 Torino Don Renzo Del Fante, via Cavour, 21 20077 Melegnano (MI) Eremo della Croce, 13028 Piepasso di Quattordio (AL)

PROFEZIE DI MAMMA ROSA

Come profezie, mamma Rosa riferì dei disastri causati da una polverina bianca (la droga), della violenza ai bambini e delle conseguenze del grande flagello dell’aborto… cose pressoché sconosciute nel 1966 o 1968.
Riferì pure che Gesù sarebbe venuto con gli Apostoli a passeggiare nella Città delle Rose, mentre solo di recente siamo coscienti della prossima seconda venuta di Gesù, dopo che il male sarà distrutto. Questo ci viene confermato attraverso altre apparizioni mariane e anche da Gesù stesso.
Quando qualcuno esprimeva perplessità o dubbio mamma Rosa era solita ripetere in modo definitivo: La Madonna dice così.
Un giorno fu portata a visitare l’inferno e ne fu tanto sconvolta che per un mese non poté uscire di casa. Raccontò pure di un profondo e terrificante buco nero, che sta tra il purgatorio e l’inferno, dove va una categoria di peccatori (che non posso nominare) che, anche se salvati, subiscono pene simili a quelle dell’inferno
Questa semplice contadina aveva ricevuto tanta luce e tanti carismi da richiamarci alla mente le parole di Gesù: «Ti ringrazio, Padre, perché hai nascosto queste cose ai saggi e ai prudenti e le hai rivelate ai piccoli».
Leggi il seguito di questo post »

GIOVANNI BLANLO L’INFANZIA SPIRITUALE CON MEDITAZIONI E PRATICHE PER ONORARE IL BAMBINO GESÙ Traduzione Italiana con note del Sac. Maurilio Andreoletti

15 febbraio 2018 by

PARTE QUINTA

MEDITAZIONI SUL BAMBINO GESÙ
per ottenere le qualità e le grazie della sua divina Infanzia

SENTIMENTI DI FENELON
per il giorno di Natale

Vi adoro, divin Bambino Gesù, nudo e piangente nel presepio. Non amo più nulla fuorché la vostra infanzia e la vostra povertà. Oh chi mi darà di esser povero e infante come voi? O Sapienza eterna, ridotta all’infanzia! Toglietemi la mia sapienza vana e presuntuosa; fatemi infante come voi.
Tacete, sapienti della terra! Voglio d’ora innanzi essere niente; non voglio più saper nulla, voglio credere tutto, voglio tutto soffrire, voglio perdere tutto, persino il mio vano giudizio per non giudicare più, o Divino Infante, se non con la vostra luce e la vostra sapienza.
Beati i poveri, ma i poveri di spirito che Gesù ha reso simili a sé nel suo presepio e che ha spogliato della loro ragione presuntuosa!
Oh uomini che siete sapienti nei vostri pensieri, previdenti nei vostri disegni, composti nei vostri discorsi, io vi temo; la vostra grandezza m’intimorisce come la presenza delle grandi persone ispira paura ai piccoli fanciulli.
Non ci vogliono più se non infanti della Santa Infanzia.
Il Verbo fatto carne, la Parola onnipotente del Padre, è balbuziente, piange, emette vagiti infantili; ed io avrei l’ambiziosa pretesa di essere sapiente? Mi compiacerei nelle combinazioni operate nella mia mente? Avrei paura che il mondo non abbia un concetto abbastanza alto della mia capacità? No, no; sarò invece del numero di quei felici infanti i quali perdono tutto per guadagnare molto, che in questo mondo non si preoccupano affatto per sé, anzi contano per nulla l’essere disprezzati o considerati come inetti.
Il mondo sia pur grande quanto vorrà; anche la gente dabbene cresca pure ogni giorno, con buona intenzione e per lo zelo delle opere buone, nella prudenza, nella previdenza, nelle industrie, nello splendore della virtù; quanto a me tutta la mia soddisfazione sarà di decrescere, di rimpicciolirmi, di avvilirmi, di ritirarmi nell’oscurità, di tacere, di accettare anche i dispetti, e i disprezzi, di unire all’obbrobrio di Gesù crocifisso l’impotenza e la balbuzie di Gesù Infante.
Noi preferiremmo morire con Gesù nei patimenti, piuttosto che vederci in fasce con lui nel Presepio; la piccolezza ispira orrore più che la morte, perché si può soffrire la morte per coraggio e grandezza; mentre non essere più contato per nulla come, i bambini, non poter, più far conto neppure di se medesimi, ricadere nell’infanzia a guisa di certi vecchi decrepiti i quali sono oggetto di scherno per i fanciulli snaturati, pur comprendendolo con una vista chiara e penetrante tutta la umiliazione di un tale stato: ecco il supplizio più insopportabile per un’anima grande e coraggiosa che si consolerebbe di ogni cosa col suo coraggio e con la sua sapienza!
Oh sapienza! Oh coraggio! Oh ragione umana! Voi siete l’ultima cosa di cui si spoglia l’anima nel morire a se stessa. E’ questa la rinuncia più difficile; tutte le altre cose non contano quasi nulla, sono come abiti che si tolgono colla punta delle dita e che non sono aderenti a noi; ma spogliarci di questa sapienza propria, della quale siamo tanto fieri e lieti, che costituisce la vita più intima dell’anima, è come strapparci la pelle, scorticarci vivi, lacerarci sino al midollo delle ossa.
Ahimè! sento la mia ragione che mi dice: Ma che! Bisogna dunque cessare di essere ragionevoli? Bisogna dunque diventare stolti come quei pazzi che per forza si devono rinchiudere? Non è forse Dio la sapienza medesima? La nostra sapienza non viene forse dalla Sua e quindi non dobbiamo noi seguirla? – Ma ragionare ed essere ragionevoli sono due cose estremamente differenti; non saremo mai tanto ragionevoli come quando meno vorremmo ragionare.
Abbandonandoci alla pura ragione di Dio, che non può essere compresa dalla nostra ragione debole e vana, saremo liberati dalla nostra sapienza la quale, dopo il peccato, è sviata, incerta, corta e presuntuosa; o piuttosto saremo liberati dai nostri errori, dalle nostre indiscrezioni e dalle nostre ostinazioni. Più una persona, per lo spirito di Dio, è morta in se medesima, e più e discreta, senza neppure pensarvi; non si cade nell’indiscrezione se non perché si vive ancora secondo lo spirito proprio e le proprie vedute e inclinazioni naturali, perché si pensa, si parla e si vuole a modo proprio.
La morte completa del nostro senso depravato sarebbe in noi la vera e consumata sapienza del Verbo di Dio. Se ci innalzeremo al di sopra di noi medesimi, non sarà per uno sforzo interno della nostra ragione; ma invece per l’annientamento del nostro essere proprio; soprattutto dei nostri ragionamenti, i quali son ciò che vi è di più caro per l’uomo, noi entreremo in quello stato nuovo, nel quale, come dice S. Paolo, Gesù Cristo si fa la nostra vita, la nostra giustizia, e la nostra sapienza.
Noi perdiamo la strada perché vogliamo condurci da noi medesimi. Non saremo dunque al sicuro da ogni smarrimento, se non col lasciarci condurre, coll’essere piccoli, semplici, abbandonati allo spirito di Dio, docili e pronti ad ogni movimento, senza consistenza propria, non facendo resistenza, non avendo più volontà, dicendo ingenuamente ciò che ci viene in mente e cedendo volentieri all’altrui parere.
Così il bambino lascia che lo si porti e riporti, che lo si metta a dormire e lo si levi dalla culla, non ha nulla di segreto, nulla di proprio.
Se ci faremo simili al bambino, non saremo più sapienti di noi stessi, ma Dio sarà sapiente in noi e per noi. Mentre crederemo di balbettare, Gesù Cristo parlerà in noi.
O Gesù Infante, solo gli infanti possono regnare con voi.

Leggi il seguito di questo post »

Quaresima: Giovedi dopo le Ceneri

15 febbraio 2018 by

Tu, o Signore, non disprezzi un cuore umiliato.
Perché un albero possa crescere deve mettere bene le radici. Quando queste sono superficiali, possono essere bruciate dal sole o dal gelo e l’albero muore. Ci sono, poi, radici, che anche quando l’albero viene reciso, continuano a germogliare. Riesce difficile estirparle quando si vuole compiere una purificazione totale. Le radici del male sono sempre molto resistenti e difficilmente si lasciano estirpare. Intaccano la mente ed il cuore dell’uomo, penetrano ed avvolgono tutti i pensieri ed i sentimenti che trovano nel cuore, loro ambita dimora. Dio, comunicando agli uomini la sua volontà, vuole la conversione del cuore, il cambiamento dei sentimenti più profondi che ciascuno si porta dentro. Il cuore, come tale, viene ritenuto la sede degli affetti, dei desideri, delle aspirazioni, dei sogni, dei progetti. Nel cuore si stabiliscono tutti i rapporti di dipendenza affettiva che assicurano all’uomo una vita piena di emozioni, conquiste o anche di delusioni ed amarezze. Gesù stesso quando parla della sua legge afferma che bisogna amare Dio “con tutto il cuore”. A lui devono essere rivolti tutti i sentimenti e le emozioni che nascono nell’uomo. Molto importante è il richiamo di Gesù alla purezza del cuore. Egli dice che solo “i puri di cuore vedranno Dio”. Il cuore dell’uomo, in tutta la sua pienezza, può diventare la “scala ascensionale” che consente di raggiungere Dio e stabilirsi in Lui.
Voglio impegnarmi, o mio Signore,
a incidere profondamente nel mio cuore per poter estirpare le radici del male.
Devo stabilirmi profondamente nel tuo amore.

(brano tratto dal libretto Quaresima – Il cammino di conformità a Cristo Gesù – di N.Giordano)

Leggi il seguito di questo post »

Meditazione del giorno. Mese di Febbraio, Giovedi 15/02/18: Lo Svago

15 febbraio 2018 by

1. Deve costituire un riposo dopo il lavoro. L’arco, sempre teso, alfine si spezza. Vi dev’essere il tempo per tacere e per parlare, per lavorare e per riposare, dice lo Spirito Santo (Eccl. 3). Come la notte succede al giorno, così il riposo alla fatica. Anche i Santi si prendevano il debito sollievo, e Gesù stanco si sedette presso il pozzo di Samaria. Ma il riposo deve essere un premio, una necessità, un ristoro e non già una manifestazione di pigrizia.

Leggi il seguito di questo post »

Liturgia della Parola , Giovedi Dopo le Ceneri

14 febbraio 2018 by

Prima Lettura Dt 30, 15-20
Io pongo oggi davanti a te la benedizione e la maledizione.

Dal libro del Deuteronòmio
Mosè parlò al popolo e disse:
«Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui tu stai per entrare per prenderne possesso.
Ma se il tuo cuore si volge indietro e se tu non ascolti e ti lasci trascinare a prostrarti davanti ad altri dèi e a servirli, oggi io vi dichiaro che certo perirete, che non avrete vita lunga nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano.
Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore, tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare nel paese che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe».

Parola di Dio

Leggi il seguito di questo post »

Vangelo (Lc 9,22-25) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 15 Febbraio 2018) con commento comunitario

14 febbraio 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,22-25)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno». Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Questo è il Vangelo del 15 febbraio, quello del 14 febbraio lo potete trovare qualche post più sotto.

Messaggio del Santo Padre Francesco per la Quaresima 2018, 06.02.2018

14 febbraio 2018 by

Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti» (Mt 24,12)
Cari fratelli e sorelle,
ancora una volta ci viene incontro la Pasqua del Signore! Per prepararci ad essa la Provvidenza di Dio ci offre ogni anno la Quaresima, «segno sacramentale della nostra conversione»,[1] che annuncia e realizza la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la vita.
Anche quest’anno, con il presente messaggio, desidero aiutare tutta la Chiesa a vivere con gioia e verità in questo tempo di grazia; e lo faccio lasciandomi ispirare da un’espressione di Gesù nel Vangelo di Matteo: «Per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà» (24,12).
Questa frase si trova nel discorso che riguarda la fine dei tempi e che è ambientato a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio dove avrà inizio la passione del Signore. Rispondendo a una domanda dei discepoli, Gesù annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.
I falsi profeti
Ascoltiamo questo brano e chiediamoci: quali forme assumono i falsi profeti?
Essi sono come “incantatori di serpenti”, ossia approfittano delle emozioni umane per rendere schiave le persone e portarle dove vogliono loro. Quanti figli di Dio sono suggestionati dalle lusinghe del piacere di pochi istanti, che viene scambiato per felicità! Quanti uomini e donne vivono come incantati dall’illusione del denaro, che li rende in realtà schiavi del profitto o di interessi meschini! Quanti vivono pensando di bastare a sé stessi e cadono preda della solitudine!
Altri falsi profeti sono quei “ciarlatani” che offrono soluzioni semplici e immediate alle sofferenze, rimedi che si rivelano però completamente inefficaci: a quanti giovani è offerto il falso rimedio della droga, di relazioni “usa e getta”, di guadagni facili ma disonesti! Quanti ancora sono irretiti in una vita completamente virtuale, in cui i rapporti sembrano più semplici e veloci per rivelarsi poi drammaticamente privi di senso! Questi truffatori, che offrono cose senza valore, tolgono invece ciò che è più prezioso come la dignità, la libertà e la capacità di amare. E’ l’inganno della vanità, che ci porta a fare la figura dei pavoni… per cadere poi nel ridicolo; e dal ridicolo non si torna indietro. Non fa meraviglia: da sempre il demonio, che è «menzognero e padre della menzogna» (Gv 8,44), presenta il male come bene e il falso come vero, per confondere il cuore dell’uomo. Ognuno di noi, perciò, è chiamato a discernere nel suo cuore ed esaminare se è minacciato dalle menzogne di questi falsi profeti. Occorre imparare a non fermarsi a livello immediato, superficiale, ma riconoscere ciò che lascia dentro di noi un’impronta buona e più duratura, perché viene da Dio e vale veramente per il nostro bene.

Leggi il seguito di questo post »

Quaresima: Sacre Ceneri 14/02/2018

14 febbraio 2018 by

Mercoledì delle Ceneri 

“Il mercoledì avanti la domenica I di Quaresima i fedeli, ricevendo le
ceneri, entrano nel tempo destinato alla purificazione dell’anima. Con
questo rito penitenziale sorto dalla tradizione biblica e conservato
nella consuetudine ecclesiale fino ai nostri giorni, viene indicata la
condizione dell’uomo peccatore, che confessa esternamente la sua
colpa davanti a Dio ed esprime così la volontà di una conversione
interiore, nella speranza che il Signore sia misericordioso verso di
lui. Attraverso questo stesso segno inizia il cammino di conversione,
che raggiungerà la sua meta nella celebrazione del sacramento della
Penitenza nei giorni prima della Pasqua.
La benedizione e imposizione delle ceneri si svolge durante la Messa
o anche fuori della Messa. In tal caso si premette la liturgia della
Parola, conclusa con la preghiera dei fedeli.
Il mercoledì delle ceneri è giorno obbligatorio di penitenza in tutta
la Chiesa, con l’osservanza dell’astinenza e del digiuno.”
(Paschalis Sollemnitatis nn. 21-22)

Leggi il seguito di questo post »