Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del 23 marzo 2017

23 marzo 2017 by

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Una giornata per ascoltare

Giovedì, 23 marzo 2017

(da: www.osservatoreromano.va)

Fra le tante giornate speciali che si celebrano per i più svariati motivi, sarebbe utile dedicare una «giornata per ascoltare». Immersi come siamo nella «confusione», nelle parole, nella fretta, nel nostro egoismo, nella «mondanità», rischiamo infatti di rimanere «sordi alla parola di Dio», di far «indurire» il nostro cuore, e di «perdere la fedeltà» al Signore. Occorre «fermarsi» e «ascoltare».

Lo ha suggerito Papa Francesco celebrando la messa a Santa Marta giovedì 23 marzo. All’omelia, riprendendo i testi della liturgia del giorno, ha subito fatto notare: «Proprio a metà del tempo di quaresima, in questo cammino verso la Pasqua, il messaggio della Chiesa oggi è molto semplice: “Fermatevi. Fermatevi un attimo”». Ma «perché — si è chiesto — dobbiamo fermarci?». La risposta è giunta dal ritornello del salmo responsoriale (94): «Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore». Quindi: «Fermatevi per ascoltare».

Da qui è partita la riflessione del Pontefice, che ha preso poi in esame la lettura del profeta Geremia (7, 23-28) nella quale si racconta, tramite le parole di Dio stesso, «il dramma di quel popolo che non ha voluto, non ha saputo ascoltare. “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo”». L’invito del Signore è chiaro: «Camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici». Cioè, ha spiegato il Papa, è come se il Signore avesse detto al suo popolo: «Le cose che io vi dirò sono per la vostra felicità. Non siate sciocchi. Credete a questo. Fermatevi: ascoltate». Un invito, però, caduto nel vuoto. Tanto che «poi il Signore un po’ si lamenta; è il lamento di un papà addolorato: “Ma essi non ascoltarono, né prestarono orecchio alla mia parola, anzi, procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle”».

Subito Francesco ha riportato il racconto biblico alla situazione dell’uomo di oggi: «Quando noi non ci fermiamo per ascoltare la voce del Signore finiamo per allontanarci, ci allontaniamo da lui, voltiamo le spalle». Un atteggiamento, ha aggiunto, che porta delle conseguenze: «se non si ascolta la voce del Signore, si ascoltano altre voci. E di tanto chiuderci le orecchie, diventiamo sordi: sordi alla parola di Dio». Nessuno può chiamarsi fuori da questa situazione, come ha evidenziato il Papa rivolgendosi ai fedeli presenti: «Tutti noi, se oggi ci fermiamo un po’ e guardiamo il nostro cuore, vedremo quante volte — quante volte! — abbiamo chiuso le orecchie e quante volte siamo diventati sordi».

Cosa comporta tale sordità? «Quando un popolo, una comunità, ma diciamo anche una comunità cristiana, una parrocchia, una diocesi — ha spiegato il Pontefice — chiude le orecchie e diventa sorda alla parola del Signore, cerca altre voci, altri signori e va a finire con gli idoli, gli idoli che il mondo, la mondanità, la società gli offrono». Ci si allontana, cioè, «dal Dio vivo».

Ma non è questa l’unica conseguenza. Il Papa ha infatti fatto notare che «voltare le spalle fa che il nostro cuore si indurisca. E quando non si ascolta, il cuore diviene più duro, più chiuso in se stesso, ma duro e incapace di ricevere qualcosa». Quindi: «non solo chiusura», ma anche «durezza di cuore». In questa situazione l’uomo, «vive in quel mondo, in quell’atmosfera che non gli fa bene», in una realtà che «lo allontana ogni giorno di più da Dio».

È un processo negativo che conduce dal «non ascoltare la parola di Dio» all’allontanarsi, quindi al «cuore indurito, chiuso in se stesso», fino a perdere «il senso della fedeltà». Infatti, sempre nel brano di Geremia, si legge il lamento del Signore: «La fedeltà è sparita». Anche qui, immediato, da parte del Papa, il riferimento alla contemporaneità: è allora, ha detto, che «diventiamo cattolici “infedeli”, cattolici “pagani” o, più brutto ancora, cattolici “atei”, perché non abbiamo un riferimento di amore al Dio vivente». Quel «non ascoltare e voltare le spalle» che «ci fa indurire il cuore», porta quindi l’uomo «su quella strada della infedeltà».

E non finisce qui. C’è «di più». Il vuoto interiore che creiamo con la nostra infedeltà, infatti, «come si riempie?». Si riempie, ha risposto il Pontefice, «in un modo di confusione» in cui «non si sa dove è Dio, dove non è», e «si confonde Dio con il diavolo». È proprio la situazione descritta nel vangelo di Luca (11, 14-23), nel quale si narra l’episodio in cui «a Gesù, che fa dei miracoli, che fa tante cose per la salvezza e la gente è contenta, è felice», alcuni dicono: «E questo lo fa perché è un figlio del diavolo. Fa il potere di Belzebù». Questa, ha spiegato Francesco, «è la bestemmia. La bestemmia è la parola finale di questo percorso che incomincia con il non ascoltare, che indurisce il cuore, ti porta alla confusione, ti fa dimenticare la fedeltà e, alla fine, bestemmi». Ha commentato il Papa: «Guai al popolo che si dimentica di quello stupore, di quello stupore del primo incontro con Gesù». È lo stupore descritto anche nel Vangelo — «le folle furono prese da stupore» — che «apre le porte alla parola di Dio».

Perciò, ha concluso il Pontefice invitando tutti a un serio esame di coscienza, «ognuno di noi oggi può chiedersi: “Mi fermo per ascoltare la parola di Dio, prendo la Bibbia in mano, e mi sta parlando?»; e ancora: «Il mio cuore si è indurito? Mi sono allontanato dal Signore? Ho perso la fedeltà al Signore e vivo con gli idoli che mi offre la mondanità di ogni giorno? Ho perso la gioia dello stupore del primo incontro con Gesù?».

Di qui l’invito: «Oggi è una giornata per ascoltare. “Ascoltate, oggi, la voce del Signore”, abbiamo pregato. “Non indurite il vostro cuore”». E il suggerimento per la preghiera personale: «Chiediamo questa grazia: la grazia di ascoltare perché il nostro cuore non si indurisca».

Liturgia del giorno: Audio salmo (95)94

23 marzo 2017 by

Giovedì, 23 _ Marzo_ 2017


 

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

 

[1] Venite, applaudiamo al Signore,
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
[2] Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

[3] Poiché grande Dio è il Signore,
grande re sopra tutti gli dei.

[4] Nella sua mano sono gli abissi della terra,
sono sue le vette dei monti.

[5] Suo è il mare, egli l’ha fatto,
le sue mani hanno plasmato la terra.

[6] Venite, prostràti adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

[7] Egli è il nostro Dio,
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

[8] Ascoltate oggi la sua voce:
“Non indurite il cuore,
come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto,

[9] dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere.

[10] Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato,
non conoscono le mie vie;

[11] perciò ho giurato nel mio sdegno:
Non entreranno nel luogo del mio riposo”.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

Ritaglio del Vangelo odierno:

 

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.

Lc 11,14-23


 

 

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Disegna il tuo cuore nel mio cuore, Signore 

Don Angelo Saporiti

Signore,
disegna il tuo cuore nel nostro cuore,
perché sappiamo affrontare con amore
ogni prova della vita.
Disegna il tuo cuore nella nostra storia,
perché i nostri gesti siano coerenti alle nostre parole.
Disegna il tuo cuore nelle nostre azioni,
perché non siano segnate dal tornaconto.
Disegna il tuo cuore nella nostra comunità,
perché sia spazio accogliente per ciascuno.
Disegna il tuo cuore nelle nostre famiglie,
perché siano oasi della tua presenza.
Disegna il tuo cuore in ogni nostra decisione,
perché possiamo essere segno del tuo amore appassionato.
Rendici pieni di stupore e vuoti di egoismo,
ricchi di comprensione e privi di cattiveria,
solidali con gli esclusi e cercatori della vita eterna.
Amen.

Una nuova speranza

23 marzo 2017 by

http://www.lastampa.it/2017/03/20/vaticaninsider/ita/commenti/unanima-disincarnata-euna-razionalit-da-tavolino-F2Vkj914WxrPK8BEvsPzqI/pagina.html

La mentalità di fondo di un ambiente, di un’epoca, può comportare anche tutta una serie di corollari che vengono dati per assodati. La maturazione dell’uomo tendenzialmente lo conduce invece gradualmente a non restare chiuso in certe gabbie interpretative anche quando possono apparire come visuali naturali. Ogni passetto in avanti verso l’umano autentico è anche un avvicinamento al cuore di Dio e alla realtà dell’universo. Si tratta di doni dello Spirito di Cristo, Dio e uomo. Per questo il Signore ha i suoi modi, i suoi tempi, delicati nell’accompagnare la crescita di ogni persona, comunità… Anche le guide senza il dono adeguato dello Spirito pure vedendosi mettere sotto i propri occhi strade nuove ed efficaci non potranno coglierle. Forse ci avviamo verso un tempo nel quale una più profonda consapevolezza di questa continua maturazione non in una crescita purchessia nella bontà ma nel rinnovamento integrale, spirituale-umano-culturale, potrà favorire una certa maggiore prontezza nel recepire le novità. E potrebbero, forse, aiutare tante piste che, Dio volendo, si aprissero sempre più come l’interscambio, la sinodalita’, il centrarsi sul “cuore nella luce serena” e non su una razionalità da tavolino o su uno spirito in varia misura disincarnato. 
A tal proposito potrebbe accadere di scoprire che anche persone autorevoli nella fede, di orientamento razionalista o spiritualista, credono, secondo loro, per un mix di ragionevolezza e di fede. Potendo mostrare appunto di basarsi strutturalmente su un’umanità in qualche modo scissa per esempio tra un’anima variamente disincarnata, una ragione astratta e un malcompreso resto di umano. Si possono dunque appoggiare, nel credere, anche a qualche loro ragionamento. Mentre già, per esempio, san Giovanni della Croce (Salita al monte Carmelo, Libro II, Capitolo I) afferma che, in un cammino, il cuore dell’uomo può venire condotto ad abbandonarsi alla sola luce della fede. Tendenzialmente dunque sempre più l’uomo intero, il suo cuore, nella luce serena che, se dona questa grazia, gli fa dire sì, se la accoglie, alla fede in Cristo. Ciò evidentemente non significa che Dio sia illogico. La logica di Dio, la logica dell’amore, la logica, è un mistero spirituale, umano, materiale, in Cristo, Dio e uomo. Un mistero nel quale l’uomo può venire portato sempre più profondamente. Ben al di là dunque di qualche più riduttiva ricostruzione a tavolino.
Siamo poi forse appena agli esordi di una più approfondita sinodalita’, di un più approfondito interscambio e dunque si possono moltiplicare le riflessioni, le piste, anche, per esempio, germinalmente concretizzabili.

La sinodalita’, l’interscambio, una più diffusa possibilità di comunicazione, possono comportare anche dei pericoli perché certe vie, certi spazi, possono venire vissuti in modo stolto, interessato, manipolato e manipolatorio. Ma può anche accadere per esempio che un certo riequilibrio delle forze smuova possibili sedentarismi, un certo eventuale appoggiarsi per esempio di qualche guida a chi ha il vario potere interessandosi meno della verità e della giustizia. Questo può valere in ogni ambito. Persone, comunità, che vengano aiutate a maturare nelle loro liberamente scelte identità, nello scambio, possono in mille modi rinnovare il vivere comune. Possono aiutare, stimolare, un certo continuo rinnovamento di chi ha il vario potere. 

Perché un passaggio per la maturazione della Chiesa, della società, è una disponibilità sempre più profonda a convertirsi. Qui le strade talora si possono aprire per nulla o poco o tanto. Qui, per grazia ricevuta e in varia misura accolta, si smette per esempio di intellettualizzare a tavolino e si entra, più o meno, in una vita rinnovata a tutto campo. Ed è per questo che Dio è tanto paziente. “Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2 Pt 3, 9). La lentezza nei rinnovamenti di mentalità, negli stili di vita, delle guide, può dipendere dunque da un assuefarsi più o meno passivo, più o meno bisognoso di sentirsi riconosciuto, più che dal cercare sì di accogliere tutto il bene ricevuto nella trasmissione della fede ma anche generosamente di svilupparlo, di portarlo verso il compimento. 
Così vediamo che viene una guida come Francesco, da un ambiente diverso, e si hanno stimoli nuovi. Ma anche si vede che questi stimoli vengono da un cuore che per il profondo affidamento in Dio e la profonda, generosa, attenzione ad ogni persona, ha lasciato, lascia, parlare il vangelo in modo rinnovato, più vivo. Francesco ha scardinato con la vita stessa tanti aspetti dati per scontati da certe teologie, da certe pastorali. Per rinnovare, sì, bisogna aver ricevuto una grande grazia e dunque non si può giudicare nessuno. Ma si possono anche trovare qui stimoli per riflettere su tutto l’insieme di minore affidamento a Dio più che al proprio fare, di prudenze terrene, pigrizie, bisogni di riconoscimento, attenzioni all’altro non certo spasmodiche, insomma quel possibile magma di debolezze che, come osserva san Pietro, possono rallentare anche nelle guide la sempre nuova venuta di Cristo. Dunque senza la grazia non possiamo nulla ma è anche vero che la grazia accolta con tutto il cuore, tendenzialmente fino all’ultima goccia, può entrare sempre più e rinnovare profondamente. Mentre un certo quieto vivere può ritenere che vi sia poco da poter scoprire, soprattutto di così importante, una sete sempre più profonda di Dio e del prossimo può intuire grazie sconfinate di luce spirituale e umana, di amore, di ogni bene, in ogni minimo pensiero, gesto, vissuto con la massima attenzione, generosità, cercando sempre più intensamente di lasciarsi portare da Dio: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). Dove Cristo ci dà appuntamenti non è “come se” incontrassimo lui, è proprio un incontrarlo. Così mentre certe guide possono restare chiuse nelle loro visuali la gente si sente più capita, aiutata, da un amore che cerchi di farsi più vicino al cuore di Gesù, nei criteri di fondo spirituali e umani come lo possiamo sempre più scoprire, per grazia, nei vangeli (cfr Mt 23, 4).
Dunque non possiamo giudicare le intenzioni profonde di nessuno. Possiamo, in una maturazione serena, graduale, a misura, aiutarci a giungere, se Dio fin lì ci conduce, a cercare di vivere fino in fondo, con tutto il cuore, la grazia ricevuta. Più consapevoli, nella storia, della sempre nuova venuta del Signore con i suoi sconfinati tesori spirituali, umani, materiali. Possiamo così osservare che il razionalismo, anche cristiano, vedendo sotto certi aspetti umani la speranza come un’ideologia può renderla in varia misura più asfittica. Lo spiritualismo la circoscrive e la riduce ad una dinamica già nota: quella di un’anima in varia misura disincarnata. Siamo ora forse agli esordi di un’epoca che può vedere spalancarsi in Cristo, nel suo cuore non razionalistico, non spiritualistico ma divino e umano, le porte della speranza: un continuo rinnovamento spirituale, umano, materiale, culturale, sociale… Non è questo un punto che può dare vita o toglierla ai giovani?

E, prima di tutto, possiamo pregare: Benedetto XVI ha chiesto a Fatima l’affrettamento della vittoria del cuore immacolato di Maria e ci è stato donato papa Francesco. Nella preghiera lo Spirito può talora più facilmente operare quelli che a qualcuno potrebbero apparire veri e propri scherzi, a molti, forse a tutti, soluzioni variamente inaspettate, piovute dal cielo (      https://gpcentofanti.wordpress.com/2017/03/20/il-discernimento-di-samuele/ ). Nella preghiera, come accennavo sopra, le stesse guide si possono anche, evangelicamente, aprire ad un discernimento più maturo ed equilibrato, superando, tra l’altro, il grigiore di eventuali in qualche modo più schematiche, formali, valutazioni. Anche, talora, magari, nell’informazione edita proprio da pastori.

Vangelo (Mc 12,28b-34) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 24 Marzo 2017) con commento comunitario

23 marzo 2017 by

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Questo è il Vangelo del 24 Marzo, quello del 23 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 11,14-23) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 23 Marzo 2017) con commento comunitario

22 marzo 2017 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,14-23)

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Questo è il Vangelo del 23 Marzo, quello del 22 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo (25)24

21 marzo 2017 by

Martedì, 21 _ Marzo _ 2017


 

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.

[1] Di Davide.
A te, Signore, elevo l’anima mia,

[2] Dio mio, in te confido: non sia confuso!
Non trionfino su di me i miei nemici!

[3] Chiunque spera in te non resti deluso,
sia confuso chi tradisce per un nulla.

[4] Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.

[5] Guidami nella tua verità e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza,
in te ho sempre sperato.

[6] Ricordati, Signore, del tuo amore,
della tua fedeltà che è da sempre.

[7] Non ricordare i peccati della mia giovinezza:
ricordati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

[8] Buono e retto è il Signore,
la via giusta addita ai peccatori;

[9] guida gli umili secondo giustizia,
insegna ai poveri le sue vie.

[10] Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.

[11] Per il tuo nome, Signore,
perdona il mio peccato anche se grande.

[12] Chi è l’uomo che teme Dio?
Gli indica il cammino da seguire.

[13] Egli vivrà nella ricchezza,
la sua discendenza possederà la terra.

[14] Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza.

[15] Tengo i miei occhi rivolti al Signore,
perché libera dal laccio il mio piede.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo odierno:

“Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Mt 18,21-35


 

 

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 Scusami.. 

Cristina Carmagnola

Per le parole che non ho detto e per quelle che purtroppo ho detto.
Per la mano che non ho teso.
Per quel grido che ho ignorato.
Per tutte le volte che ho chiuso gli occhi, quando era più facile.
Per quel dito che ho puntato.
Per tutti i sorrisi falsi che ho esibito.
Per quando ho bevuto tutta la poca acqua che c’era.
Per tutte le volte in cui ho voluto vedere solo le nubi,
senza cercare il sole che splendeva dietro.
Per tutti i doni che avrei potuto condividere
e che invece ho tenuto gelosamente nascosti.
Per tutte le volte in cui ho dato ascolto all’urlo della vendetta,
e ho ignorato il sussurro della speranza.
Perché non avevo capito che dare fa coppia con ricevere.
Perché la mia ipocrisia non ha limiti.
Perché al canto del gallo anch’io dovrò rispondere dei miei “non lo conosco”.
E, infine, perché do sempre per scontato il tuo perdono.

Omelia di Papa Francesco a Santa Marta del 21 marzo 2017

21 marzo 2017 by

 

 

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

La grazia della vergogna

Martedì, 21 marzo 2017

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVII, n.67, 22/03/2017)

Bisogna chiedere a Dio «la grazia della vergogna», perché «è una grande grazia vergognarsi dei propri peccati e così ricevere il perdono e la generosità di darlo agli altri». È l’invito rivolto da Papa Francesco ai partecipanti alla messa celebrata stamane, martedì 21 marzo, a Santa Marta.

Commentando come di consueto le letture del giorno, il Pontefice si è dapprima soffermato sul brano tratto dal vangelo di Matteo (18, 21-35). Gesù, ha spiegato, parla «ai suoi discepoli sulla correzione fraterna, sulla pecora smarrita, della misericordia del pastore. E Pietro pensa di aver capito tutto e coraggioso com’era lui, anche generoso, dice: “Ma, adesso quante volte io devo perdonare, con questo che tu hai detto della correzione fraterna e della pecora smarrita? Sette volte va bene?”. E Gesù dice: “Sempre”, con quella forma “settanta volte sette”». In realtà, ha fatto notare il Papa, «è difficile capire il mistero del perdono, perché è un mistero: perché devo perdonare — si è chiesto — se la giustizia mi permette di andare avanti e chiedere che quella giustizia faccia quello che deve fare?».

La risposta, ha suggerito il Papa, la offre la Chiesa, che «oggi ci fa entrare in questo mistero del perdono, che è la grande opera di misericordia di Dio». E lo fa anzitutto con la prima lettura, tratta dal libro del profeta Daniele (3, 25.34-43), attraverso la quale «ci porta alla preghiera di Azaria, momento molto triste della storia del popolo di Dio. Sono spogliati di tutto, hanno perso tutto e hanno la tentazione di credere che Dio li ha abbandonati». Descritta la scena, Francesco ha ripetuto le loro parole: «Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato. Potessimo trovare misericordia, tale sia oggi il cuore contrito, lo spirito umiliato e il nostro sacrificio davanti a te. Signore, non coprirci di vergogna, fa’ con noi secondo la tua clemenza, la tua grande misericordia. Salvaci con i tuoi prodigi».

In particolare il Pontefice ha ribadito: «Signore non coprirci di vergogna». Essi, ha commentato, «sentivano la vergogna dentro perché sono rimasti così, come dice prima: “a causa dei nostri peccati”». Insomma «Azaria ha capito bene che quella situazione del popolo di Dio è per i peccati. E si vergogna. E dalla vergogna chiede perdono». Ecco dunque il “primo passo” da compiere: «la grazia della vergogna. Per entrare nel mistero del perdono dobbiamo vergognarci». Ma, ha precisato il Papa, «non possiamo da soli, la vergogna è una grazia: “Signore, che io abbia vergogna di quello che ho fatto”. E così la Chiesa si mette davanti a questo mistero del peccato e ci fa vedere l’uscita, la preghiera, il pentimento e la vergogna».

Successivamente, ha proseguito Francesco, «la Chiesa riprende il passo del Vangelo e spiega cosa significa quel “settanta volte sette”». Vuol dire, ha chiarito, «che sempre dobbiamo perdonare. E Gesù racconta questa parabola dei due servi: il primo è andato a regolare i conti col padrone e il padrone vuole fare giustizia e lui lo supplicava: “Abbi pazienza”, chiese perdono e poi il padrone ebbe compassione e lo perdonò». Ma poi, uscito, trovò l’altro, il cui debito «era molto piccolo, gli doveva cento denari, spiccioli». E invece di perdonarlo, «lo prende al collo e: “Pagami, pagami!”». Allora «il padrone, quando sa questo, si sdegna e chiama agli aguzzini e lo fa andare in carcere: “Così anche il padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore ciascuno al proprio fratello”».

Ecco allora la necessità di chiedersi: «perché è successo questo? Quest’uomo che era stato perdonato ma di tanti soldi, al punto che doveva essere venduto come schiavo lui, la moglie, i figli e venduto tutto quello che aveva», poi esce «ed è incapace di perdonare piccole cose». Insomma, «non ha capito il mistero del perdono».

Ricorrendo a una sorta di dialogo immaginario con i presenti il Papa ha quindi chiesto: «Se io domando: “Ma tutti voi siete peccatori?” — “Sì, padre, tutti” — “E per avere il perdono dei peccati?” — “Ci confessiamo” — “E come vai a confessarti?” — “Ma, io vado, dico i miei peccati, il prete mi perdona, mi dà tre Avemaria da pregare e poi torno in pace”». In questo caso, ha ammonito il Pontefice, «tu non hai capito. Tu soltanto sei andato al confessionale a fare un’operazione bancaria, a fare una pratica di ufficio. Tu non sei andato vergognato lì di quello che hai fatto. Hai visto alcune macchie nella tua coscienza e hai sbagliato perché hai creduto che il confessionale fosse una tintoria» in grado soltanto di togliere «le macchie. Sei stato incapace di vergognarti dei tuoi peccati. Sì, sei perdonato, perché Dio è grande, ma non è entrato nella tua coscienza, tu non sei stato cosciente di quello che ha fatto Dio, della meraviglia che ha fatto nel tuo cuore; e per questo esci, trovi un amico, un’amica e incominci a sparlare di un altro, dell’altra e continui a peccare».

L’esperienza concreta di ogni giorno lo insegna: «il mistero del perdono è tanto difficile» da capire. Perciò, ha fatto notare Francesco, «oggi la Chiesa è saggia quando ci fa riflettere su questi due passi». Infatti, «io posso perdonare» solamente «se mi sento perdonato. Se tu non hai coscienza di essere perdonato mai potrai perdonare, mai». In fondo, in ogni persona «sempre c’è quell’atteggiamento di voler fare i conti con gli altri». Mentre «il perdono è totale. Ma soltanto si può fare quando io sento il mio peccato, mi vergogno, ho vergogna e chiedo il perdono a Dio e mi sento perdonato dal Padre. E così posso perdonare. Se no, non si può perdonare, ne siamo incapaci. Per questo il perdono è un mistero».

Ecco l’insegnamento della parabola del servo, «al quale sono state perdonate tante, tante, tante cose», ma che tuttavia «non ha capito nulla: è uscito felice, si è tolto un peso di dosso, ma non ha capito la generosità di quel padrone. È uscito dicendo nel suo cuore: “Me la sono cavata bene, sono stato furbo!” o altre cose». E attualizzando la riflessione, il Pontefice ha ammonito: «uscendo dal confessionale, quante volte noi non diciamo ma sentiamo che ce la siamo cavata». Però, ha aggiunto, «questo non è ricevere il perdono: questa è l’ipocrisia di rubare un perdono, un perdono finto. E così, siccome io non ho l’esperienza di essere perdonato, non posso perdonare gli altri, non ho capacità, come quest’ipocrita che è stato incapace di perdonare il suo compagno».

Da qui la consegna conclusiva del Papa: «Chiediamo oggi al Signore la grazia di capire questo “settanta volte sette”. Del resto se il Signore mi ha perdonato tanto, chi sono io per non perdonare?».

Videomessaggio XXXII Giornata mondiale della gioventù 21.03.2017

21 marzo 2017 by

 

 

 

VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI GIOVANI DI TUTTO IL MONDO IN OCCASIONE DELLE PROSSIME GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTÙ

Cari giovani,

con il ricordo pieno di vita del nostro incontro alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2016 a Cracovia, ci siamo messi in cammino verso la prossima meta che, se Dio vorrà, sarà Panama nel 2019. Per me sono molto importanti questi momenti di incontro e dialogo con voi, e ho voluto che questo itinerario si facesse in sintonia con la preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, che è dedicato a voi giovani.

In questo cammino ci accompagna nostra Madre, la Vergine Maria, e ci anima con la sua fede, la stessa fede che lei esprime nel suo canto di lode. Maria dice: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente» (Lc 1,49). Lei sa rendere grazie a Dio, che ha guardato la sua piccolezza, e riconosce le grandi cose che Egli realizza nella sua vita; e si mette in viaggio per incontrare sua cugina Elisabetta, anziana e bisognosa della sua vicinanza. Non resta chiusa a casa, perché non è una giovane-divano che cerca di starsene comoda e al sicuro senza che nessuno le dia fastidio. È mossa dalla fede, perché la fede è il cuore di tutta la storia di nostra Madre.

Cari giovani, anche Dio vi guarda e vi chiama, e quando lo fa vede tutto l’amore che siete capaci di offrire. Come la giovane di Nazareth, potete migliorare il mondo, per lasciare un’impronta che segni la storia, quella vostra e di molti altri. La Chiesa e la società hanno bisogno di voi. Con il vostro approccio, con il coraggio che avete, con i vostri sogni e ideali, cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano.

Durante questo cammino, vi incoraggio a coltivare una relazione di familiarità e amicizia con la Vergine santa. È nostra Madre. Parlatele come a una Madre. Con lei, rendete grazie per il dono prezioso della fede che avete ricevuto dai vostri antenati, e affidate a lei tutta la vostra vita. Come una buona Madre vi ascolta, vi abbraccia, vi vuole bene, cammina con voi. Vi assicuro che se lo farete non ve ne pentirete.

Buon pellegrinaggio verso la Giornata Mondiale della Gioventù del 2019. Che Dio vi benedica.

Vangelo (Mt 5,17-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 22 Marzo 2017) con commento comunitario

21 marzo 2017 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo del 22 Marzo, quello del 21 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Liturgia del giorno: Audio salmo (88)89

20 marzo 2017 by

Lunedì, 20 _ Marzo _ 2017


 

In eterno durerà la sua discendenza.

[1] Maskil. Di Etan l’Ezraita.

[2] Canterò senza fine le grazie del Signore,
con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nei secoli,

[3] perché hai detto: “La mia grazia rimane per sempre”;
la tua fedeltà è fondata nei cieli.

[4] “Ho stretto un’alleanza con il mio eletto,
ho giurato a Davide mio servo:

[5] stabilirò per sempre la tua discendenza,
ti darò un trono che duri nei secoli”.

[6] I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi.

[7] Chi sulle nubi è uguale al Signore,
chi è simile al Signore tra gli angeli di Dio?

[8] Dio è tremendo nell’assemblea dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.

[9] Chi è uguale a te, Signore, Dio degli eserciti?
Sei potente, Signore, e la tua fedeltà ti fa corona.

[10] Tu domini l’orgoglio del mare,
tu plachi il tumulto dei suoi flutti.

[11] Tu hai calpestato Raab come un vinto,
con braccio potente hai disperso i tuoi nemici.

[12] Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;

[13] il settentrione e il mezzogiorno tu li hai creati,
il Tabor e l’Ermon cantano il tuo nome.

[14] È potente il tuo braccio,
forte la tua mano, alta la tua destra.

[15] Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
grazia e fedeltà precedono il tuo volto.

Premere qui per ascoltare il salmo.


 

 

Ritaglio del Vangelo odierno:

«Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Mt 1,16.18-21.24


 

 

Risultati immagini per mi fido del signore dio

Mi fido di te

Don Angelo Saporiti, Commento sulla fede in Dio

Mi chiedi solo di credere,
di fidarmi di te,
di non avere paura delle tempeste della vita.
Mi dici che tu ci sei.
E io lo so. Lo sento che ci sei…
Fidarmi di te però non è facile,
non è per niente scontato.
Ma tu insisti e mi dici che se non mi fido di te
non ti amerò mai.
Lo sai bene, Signore,
quanto mi costa il salto della fede,
abbandonarmi a te,
totalmente,
ad occhi chiusi.
Lo sai bene, Signore,
e per questo mi sussurri:
“Figlio mio, fidati di me!
Io ci sono e ti salverò.
Non avere paura.
Anche se la tua barchetta non dovesse reggere alla tempesta,
se tu dovessi andare a fondo,
colare a picco sommerso dalle onde della vita,
io sarò con te,
sempre.
Non ti lascerò mai.
Io sono lì:
sul fondo più profondo del tuo mare,
nell’abisso più oscuro delle tue paure,
alla fine di ogni tua disperazione più devastante,
io sono proprio lì.
Sono la tua spiaggia bianca al tramonto,
sono il tuo orizzonte illimitato,
sono la tua domenica,
sono il tuo pane.
Fidati di me.
E mi potrai amare per sempre”.