Rugby, Sei Nazioni: Scozia-Italia 19-22. Secondo successo esterno azzurro

febbraio 28, 2015 by

Parisse scappa e va. Fama

Sotto 10-0 gli azzurri di Brunel dominano: mete di Furno e Venditti, poi la meta tecnica all’ultimo assalto e primi due punti di questa edizione: nel 2007 l’altra vittoria dell’Italia a Murrayfield.

 

28 FEBBRAIO 2015 – EDIMBURGO (SCO)

SCOZIA-ITALIA 19-22 (16-15) SCOZIA: Hogg; Seymour, Bennett (Scott dal 27’ st), Dunbar, Lamont; Horne (Tonks dal 39’ st), Laidlaw (Hidalgo-Clyne dal 35’ st); Beattie (Watson dall’11 st), Cowan, Harley; Gray, Swinson (Toolis dal 30’ st); Murray (Cross dal 35’ st), Ford, Dickinson (Grant dal 27’ st), Allenatore: Cotter.

ITALIA: McLean; Visentin, Morisi, Bacchin, Venditti (Bisegni dal 30’ st); Haimona (Allan al 6’ st), Gori; Parisse, Favaro (Vunisa dal 22’ st), Minto; Furno, Biagi (Fuser dal 27’ st); Chistolini (Cittadini dal 17’ st), Ghiraldini (Ghiraldini dal 27’ st), Aguero (De Marchi dal 17’ st). Allenatore: Brunel.

ARBITRO: Clancy (Irlanda)

MARCATORI: primo tempo, 2’ cp Laidlaw, 8’ m. Bennett tr. Laidlaw, 10’ m. Furno, 16’ cp Laidlaw, 18’ cp Haimona, 27’ cp Laidlaw, 37’ m. Venditti tr. Haimona; secondo tempo, 27’ cp Laidlaw, 40’ meta tecnica Italia tr. Allan.

CALCI: Laidlaw 4/4; Haimona 2/4, Allan 1/2. GIALLI: Toolis al 39’ st. SPETTATORI: 62.188.

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I Venti Sabati del Santo Rosario, Misteri della Luce, Decimo Sabato

febbraio 28, 2015 by

5° Mistero della Luce: Gesù dona il suo corpo e il suo sangue nell’Eucaristia

Prima di metterci in ascolto della Parola di Dio, invochiamo lo Spirito Santo e preghiamo con la fede della Chiesa.

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito San­to. Amen.

INVOCHIAMO LO SPIRITO SANTO

Noi ti adoriamo e ti amiamo con tutto il nostro cuore, o Spirito divino, Dio onnipotente, Amore del Padre e del Figlio. Vieni dunque, o Dio di bontà e di misericordia, a dare la grazia col tuo alito vivificatore al nostro cuore; vieni, o Fuoco divino e insegnaci a parlare il linguaggio dei Santi. Vieni e con la tua luce ineffabile illuminaci, col tuo fuoco purificaci, accendici il cuore e rendilo ardente della tua carità. Spirito di verità, senza di te siamo nell’errore; Spirito di amore, senza di te siamo aridi; Spirito di vita, senza di te siamo senza vita. Donaci, perciò, o Dio di bontà, i frutti del tuo Spirito. Amen.

(Dagli Scritti di Bartolo Longo)

PREGHIAMO CON LA CHIESA

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pa­squa, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Messale Romano, Colletta del SS. Corno e Sangue di Cristo)

ASCOLTIAMO LA PAROLA DI DIO

Per dare maggiore profondità alla nostra meditazione apria­mo il cuore al Signore che ci parla.

Dal vangelo di Luca (22,14-20)

Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho desiderato ardentemente di man­giare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi di­co: da questo momento non berrò più del frutto della vi­te, finché non venga il regno di Dio”. Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il cali­ce dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi”.

MEDITIAMO

L’ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. Facciamo una breve pausa, poi, leggiamo e continuiamo a meditare.

Dall’Enciclica Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Pao­lo 11, nn. 53-58

Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rap­porto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possia­mo dimenticare Maria, Madre e modello della Chiesa. Nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, ad­ditando la Vergine Santissima come Maestra nella con­templazione del volto di Cristo, ho inserito tra i misteri della luce anche l’istituzione dell’Eucaristia. In effetti, Maria ci può guidare verso questo Santissimo Sacra­mento, perché ha con esso una relazione profonda.

A prima vista, il Vangelo tace su questo tema. Nel racconto dell’istituzione, la sera del Giovedì Santo, non si parla di Maria. Si sa invece che Ella era presente tra gli Apostoli, “concordi nella preghiera” (At 1,14), nella prima comunità radunata dopo l’Ascensione in attesa della Pentecoste. Questa sua presenza non poté certo mancare nelle Celebrazioni eucaristiche tra i fedeli della prima generazione cristiana, assidui “nella frazione del pane” (At 2,42).

Ma al di là della sua partecipazione al Convito euca­ristico, il rapporto di Maria con l’Eucaristia si può indi­rettamente delineare a partire dal suo atteggiamento inte­riore. Maria è donna “eucaristica” con l’intera sua vi­ta. La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con que­sto Mistero santissimo. In certo senso, Maria ha eserci­tato la sua fede eucaristica prima ancora che l’Eucaristia fosse istituita, per il fatto stesso di aver offerto il suo grem­bo verginale per l’incarnazione del Verbo di Dio. L’Eu­caristia, mentre rinvia alla passione e alla risurrezione, si pone al tempo stesso in continuità con 1’Incamazione. Maria concepì nell’Annunciazione il Figlio divino nella verità anche fisica del corpo e del sangue, anticipando in sé ciò che in qualche misura si realizza sacramental­mente in ogni credente che riceve, nel segno del pane e del vino, il corpo e il sangue del Signore. C’è pertanto un’analogia profonda tra il fiat pronun­ciato da Maria alle parole dell’Angelo, e l’amen che o­gni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore. A Maria fu chiesto di credere che colui che Ella conce­piva “per opera dello Spirito Santo” era il ‘Figlio di Dio” (cfr Lc 1,30-35). In continuità con la fede della Vergine, nel Mistero eucaristico ci viene chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio e Figlio di Maria, si rende presente con l’intero suo essere umano-divino nei segni del pane e del vino.

Se Chiesa ed Eucaristia sono un binomio inscindibi­le, altrettanto occorre dire del binomio Maria ed Euca­ristia. Anche per questo il ricordo di Maria nella Cele­brazione eucaristica è unanime, sin dall’antichità, nelle Chiese dell’Oriente e dell’Occidente.

CONTEMPLIAMO IL MISTERO

Guidati da Maria fissiamo lo sguardo sul volto di Cristo per poi aprire il cuore alla lode trinitaria, traguardo di ogni con­templazione cristiana.

Mostraci il tuo volto, Signore, in te speriamo. Donaci il tuo sguardo Maria: con te crediamo, con te amiamo.

Padre nostro… Ave Maria… e benedetto il frutto del tuo seno Gesù, che ci ha donato il suo corpo e il suo sangue … Santa Maria… (10 volte). Gloria al Padre…

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Tweet del Papa

febbraio 28, 2015 by

Gesù intercede per noi, ogni giorno. Preghiamo: Signore, abbi pietà di me; intercedi per me!

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), 28 febbraio 2015

Vangelo (Mt 5,43-48) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Marzo 2015) con commento comunitario

febbraio 28, 2015 by

II DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Marco (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Questo è il Vangelo dell’1 Marzo, quello del 28 Febbraio lo potete trovare qualche post più sotto

 

Liturgia del giorno: Audio Salmo 119(118)

febbraio 28, 2015 by

Beato chi cammina nella legge del Signore.

[1] Alleluia.
Beato l’uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.

[2] Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

[3] Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.

[4] Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.

[5] Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.

[6] Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.

[7] Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

[8] Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.

[9] Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.

[10] Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

[11] Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

[12] Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

[13] Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.

[14] Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

[15] Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.

[16] Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.

[17] Sii buono con il tuo servo e avrò vita,
custodirò la tua parola.

[18] Aprimi gli occhi perché io veda
le meraviglie della tua legge.

 

Premere qui segue …

 

 

 

 

Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.

…. se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

 

 

 

 

 

« Io sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro.
È Lui che pensa. È Lui che scrive.
La matita non ha nulla a che fare con tutto questo.
La matita deve solo poter essere usata. »

 

 

 

Beato Daniele Alessio Brottier Sacerdote. Cerimonia di Beatificazione di Josè Manyatnet Y Vives, Daniel Brottier ed Elisabetta della Trinità. Omelia di San Giovanni Paolo II

febbraio 28, 2015 by

Basilica Vaticana – Domenica, 25 novembre 1984

1 “Quelli che sono di Cristo” (1 Cor 15, 23).

Oggi, solennità di Cristo Re, la Chiesa mediante questa cerimonia di beatificazione pone davanti a noi tre grandi figure.

Abbiamo ascoltato i loro nomi. I vescovi, come pastori delle Chiese locali, hanno esposto la testimonianza circa la loro vita eroica:

- José Manyanet y Vives, sacerdote, fondatore della Congregazione dei figli della Sacra Famiglia e dell’Istituto delle figlie missionarie della Sacra Famiglia di Nazaret;

- Daniel Brottier, sacerdote della Congregazione dello Spirito Santo e del Cuore immacolato di Maria;

- Suor Elisabetta della Santissima Trinità, religiosa dell’Ordine delle Carmelitane scalze.

Ecco “quelli che sono di Cristo”.

Nell’ultima domenica dell’anno liturgico, la Chiesa desidera venerare Cristo come “re dei secoli”, accogliendo con gioia la testimonianza dei suoi figli e delle sue figlie, nei quali il segno di appartenenza a Cristo è stato messo particolarmente in evidenza.

Il Vangelo dell’odierna solennità ci permette di comprendere meglio in che modo ogni uomo è chiamato a dare testimonianza alla sua appartenenza a Cristo; in che modo egli deve diventare partecipe del suo regno.

Ecco, dinanzi all’assemblea di tutte le nazioni, alla fine del mondo, Cristo re e pastore pronunzia questo giudizio:

Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.

Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi (Mt 25, 34-36).

I giusti chiedono: quando?. . . quando e dove abbiamo fatto tutto questo?

Cristo pastore e re risponde: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

Ecco in quale modo il segno dell’appartenenza a Cristo appare nell’uomo. Ecco in che modo l’uomo si prepara ad entrare nel regno di Cristo. Per ricevere in eredità il regno preparato . . . fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 34). Il regno preparato dal Padre, il regno preparato in Gesù Cristo, crocifisso e risorto: in Gesù Cristo pastore delle anime e re dei secoli.

2 La prima figura che la Chiesa ci pone dinanzi questa mattina, per offrircela come esempio e modello di chi lavora per il regno di Dio in Cristo, è quella del beato José Manyanet y Vives, figlio illustre delle terre di Catalogna in Spagna.

Il motivo dell’esaltazione di questo sacerdote, fondatore di due congregazioni religiose, non è altro che la sua consegna eroica all’amore di Dio e alla causa di Cristo nel servizio al prossimo. Questo lo portò a impegnare tutte le sue forze – nonostante le limitazioni della malattia – per procurare, innanzitutto, “l’onore della Sacra Famiglia e il bene delle famiglie e dei bambini”. Questo è il carisma particolare che penetra tutta la sua vita, immersa nel mistero della vocazione evangelica appresa dagli esempi di Gesù, Maria e Giuseppe nel silenzio di Nazaret.

In un difficile momento storico, nel quale certe ideologie cercavano di penetrare nella società attraverso l’erosione della famiglia, il nuovo beato guarda con chiaroveggenza agli esempi di santità nazarena che la Sacra Famiglia presenta. Di qui nasce il suo impegno apostolico per cercare di portare questo messaggio al mondo e fare di ogni focolare una Nazaret. Come si darà da fare, poi, per invitare ogni famiglia - il gioiello più prezioso, come egli la chiamerà – a guardare a Nazaret e costruire un modello di vita secondo il piano di Dio, basato, nello stesso tempo, sugli autentici valori umani!

In questa stessa linea, egli si dedica con entusiasmo ad offrire ai bambini e ai giovani la pedagogia del Vangelo di Nazaret, con grande amore e rispetto per la vocazione di ciascuno e in vista di un’educazione armonica. Quanto può insegnare il nuovo beato alla nostra attuale società!

3 E ora una parola in lingua catalana per i concittadini del nuovo beato: cercate di essere fedeli all’esempio di vita e al messaggio del vostro concittadino. Portate il modello della Sacra Famiglia alle vostre famiglie. Fate di ogni famiglia una Nazaret, secondo l’anelito apostolico del beato José Manyanet.

4 Tra “coloro che sono in Cristo”, distinguiamo Daniel Brottier. Egli ha abbracciato la congregazione dei Padri dello Spirito Santo per rispondere nel modo più ardente alla vocazione missionaria. Recatosi in Africa, si è dedicato generosamente al servizio della comunità cristiana di Saint-Louis del Senegal, particolarmente dei giovani. ll suo zelo apostolico lo porta a prendere senza posa nuove iniziative perché la Chiesa sia viva e perché la buona novella sia ascoltata. Anche quando sarà lontano da questo campo d’azione, egli continuerà a contribuire alla costruzione della Chiesa in Senegal.

Discepolo di Cristo, lo è anche per la prova della sofferenza: il dolore fisico non lo abbandona. Volontario sul fronte, egli si prende cura dei feriti e li conforta con la sua presenza coraggiosa. Ai soldati morenti, porta il soccorso di Dio. A guerra conclusa, si adopera per dar seguito a quella fraternità nata tra questi uomini nella privazione e nel dono eroico di sé.

Quando riceve l’incarico di assistere gli orfani di Auteuil, è al loro servizio che dispiega con forza l’attività più febbrile, che lo farà conoscere ben oltre Parigi. Niente arresta la sua carità, quando si tratta di accogliere, nutrire, vestire dei bambini abbandonati e straziati dalla vita. Innumerevoli sono coloro che si uniscono a lui in quest’opera profondamente evangelica. Poiché bisogna trovare un alloggio a questi giovani e introdurli in un clima di calore umano, aiutarli a imparare un mestiere e a costruire il loro avvenire, padre Brottier moltiplica gli appelli e costituisce una catena sempre viva di solidarietà attiva.

Sacerdoti, religiosi, la sua grande attività “deriva dal suo grande amore verso Dio”, come ha detto un testimone. Umile e nello stesso tempo vero, attivo fino ai limiti del possibile, servitore disinteressato, Daniel Brottier andava avanti con audacia e semplicità perché lavorava “come se tutto dipendesse da lui, ma anche sapendo che tutto dipende da Dio”. Aveva affidato i bambini d’Auteuil a santa Teresa del Bambin Gesù che egli chiamava familiarmente in aiuto, certo del suo sostegno efficace a tutti coloro per i quali ella aveva offerto la sua vita.

Il beato Daniel Brottier ha terminato la sua opera sulla terra con un “fiat” coraggioso. Oggi noi lo sappiamo caritatevole con i poveri che l’invocano, perché comunica con l’amore del Signore che ha animato tutto il suo servizio sacerdotale.

5 Quasi contemporanea di Teresa del Bambin Gesù, Elisabetta della Trinità fece una profonda esperienza della presenza di Dio, che ella maturò, in modo impressionante, negli anni di vita al Carmelo. Noi salutiamo in lei un essere ricco di doni naturali; ella era intelligente e sensibile, pianista perfetta, apprezzata dai suoi amici, delicata nell’affezione ai suoi. Ecco che ella s’illumina nel silenzio della contemplazione, raggio della felicità di un totale oblio di sé; senza riserva, accoglie il dono di Dio, la grazia del Battesimo e della Riconciliazione; riceve ammirevolmente la presenza eucaristica di Cristo. In grado eccezionale, ella prende coscienza della comunione offerta ad ogni creatura dal Signore.

Noi osiamo oggi presentare al mondo questa religiosa claustrale che condusse una “vita nascosta con Cristo in Dio” (Col 3, 3) perché è una testimone luminosa della gioia d’essere radicati e fondati nell’amore (cf. Ef 3, 17). Ella celebra lo splendore di Dio, perché si sa abitata nell’intimo dalla presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito nella quale ella riconosce la realtà dell’amore infinitamente vivo.

Anche Elisabetta ha conosciuto la sofferenza fisica e morale. Unita a Cristo crocifisso, ella s’è totalmente offerta, compiendo nella sua carne la passione del Signore (cf. Col 1, 24), sempre certa d’essere amata e di poter amare. Ella compie nella pace il dono della sua vita beata.

Alla nostra umanità disorientata che non sa più trovare Dio o che lo sfigura, che cerca una parola sulla quale fondare la sua speranza, Elisabetta dà la testimonianza di una disponibilità perfetta alla parola di Dio che ella ha assimilato al punto da nutrire realmente di essa la sua riflessione e la sua preghiera, al punto da trovare in essa tutte le ragioni per vivere e consacrarsi alla lode della sua gloria.

Questa contemplativa, lungi dall’isolarsi, ha saputo comunicare alle sue sorelle e al suo prossimo la ricchezza della sua esperienza mistica. Il suo messaggio si diffonde oggi con una forza profetica. Noi la invochiamo: discepola di Teresa di Gesù e di Giovanni della Croce, che ella ispiri e sostenga tutta la famiglia del Carmelo; che aiuti molti uomini e donne, nella vita laicale o nella vita consacrata, a ricevere e ad essere partecipi dei “fiotti di carità infinita” che ella raccoglieva “alla fonte della vita”.

6 Rivolgendo il suo sguardo su queste tre alte figure, la Chiesa desidera oggi professare la fede apostolica nel regno di Cristo, desidera affermare di credere che egli regna realmente.

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Preghiera del Mattino: Novena alla Madonna dei Miracoli

febbraio 28, 2015 by

1– O Madonna di Miracoli e Madre mia Maria, Ti sei mostrata tanto buona da onorare con la tua presenza questo luogo che Tu stessa hai così destinato a centro di devoti pellegrinaggi e sorgente di grazie e di benedizione. Fa’ che anch’io possa godere dei tuoi meravigliosi benefici e ottenga in particolare quella grazia per la quale oggi Ti prego con tutto il mio fervore.

2 – O Madonna dei Miracoli e Madre mia Maria, Tu hai eletto esecutore della tua volontà un uomo semplice e onesto e m’hai così insegnato che l’umiltà è necessaria per ottenere le tue grazie e i tuoi favori. Fa’ che io possa rendere semplice ed umile il mio cuore ed ottenere così da Te quella grazia per la quale particolarmente Ti prego.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

febbraio 27, 2015 by

Madonna di Lourdes

27 febbraio

 La glorificazione

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La notizia della morte di Bernardetta di sparse in un baleno per tutta la Francia. Gli abitanti di Nevers furono ammessi nella Cappella il giorno dopo e quattro suore furono incaricate, per tre giorni, di far toccare al suo corpo un’infinità di oggetti, fra i più diversi: medaglie, corone, crocifissi, immagini, strumenti di lavoro, ditali, forbici ecc.

Così cominciava ad essere esaltata e glorificata l’umile confidente della Regina del Cielo.

I funerali ebbero luogo il 19 aprile presenti il Vescovo di Nevers e ottanta sacerdoti, fra i quali anche l’Abate Pomian, confessore di Bernardetta a Lourdes, colui che l’aveva preparata alla Prima Comunione e aveva ricevuto le sue prime confidenze riguardo all’apparizione. Il Corpo viene sepolto nella Cappella di San Giuseppe, al centro del giardino del Convento. Quel luogo diventò presto meta di fedeli e sorgente di miracoli che continuano a ripetersi fino ad oggi.

Passarono intanto ventinove anni. Il 20 agosto 1908 il Vescovo di Nevers costituiva un tribunale ecclesiastico incaricato di raccogliere le testimonianze sulla vita, le virtù e la santità di Suor Marie Bernard. Si tennero centotrentatrè sedute e poi il processo fu inviato a Roma, alla Sacra Congregazione dei Riti.

Cinque anni dopo, nel 1913, Sua Santità Pio X dichiarava Bernardetta Venerabile. Sua Santità Pio XI diede luogo alla Beatificazione di Bemardetta nel 1925, chiamandola “eroina di virtù, esempio magnifico di santità”. Trent’anni dopo la sepoltura, alla riesumazione, si poté constatare che il suo corpo era secco, ma perfettamente intero e senza traccia di corruzione.

Finalmente 1’8 dicembre 1933 lo stesso Pontefice Pio XI innalzò la piccola Bernardetta al più alto grado al quale possa giungere una creatura, dichiarandola Santa. È Dio stesso che glorifica i suoi santi concedendo per loro intercessione molti miracoli. Uno dei miracoli attribuiti a Bernardetta fu la guarigione di Suor Melania, delle Suore della Provvidenza di Ribeauville. Affetta da una profonda ulcera allo stomaco, non poteva più mangiare e frequenti e copiose erano le emorragie. Le cure non riuscivano ad ottenere alcun miglioramento. I dolori si estesero anche all’intestino e si era ormai certi che la morte fosse vicina. Vincendo le difficoltà del viaggio Suor Melania fu portata a Nevers, presso la tomba di Bernardetta. Là rimase a lungo da sola chiedendo la grazia della guarigione. All’improvviso si sentì tornare le forze, sparirono i dolori, ebbe fame e chiese di mangiare senza sentirne alcun disturbo. Chi l’accompagnava e conosceva la sua storia capì subito che si trattava di una guarigione istantanea e completa. Questo fu confermato dai medici e suor Melania rientrando in comunità tornò a svolgere fino alla fine il suo lavoro di infermiera, senza ammalarsi più. Questo fu uno dei miracoli documentati che servì per la Santificazione di Bernardetta.

Impegno: Rivolgiamoci a Bernardetta e chiediamole di intercedere per noi presso la Vergine Maria e presso Gesù per tutti i bisogni spirituali e materiali della nostra famiglia.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Santa Teresa d’Avila- Il Castello Interiore, Settima Mansione, Capitolo 1

febbraio 27, 2015 by

Grazie sublimi di cui Dio favorisce le anime che sono entrate nelle settime mansioni – Differenza fra anima e spirito, benché siano un tutt’uno – Si tratta di cose che meritano attenzione

santa-tereza-avila[1]

1 – Dopo quello che si è detto di questo cammino spirituale, vi parrà, sorelle, che non vi sia più nulla d’aggiungere. Ma è stoltezza pensarlo, perché se le grandezze di Dio non hanno limiti, non ne hanno neppure le sue opere. Chi può finire di raccontare le sue misericordie e le sue magnificenze?

Nessuno certamente. Perciò, non solo non dovete meravigliarvi di ciò che si è detto, ma neppure di quanto si dirà, non essendo infine che un punto rispetto al molto che di Dio si può dire.

È già una sua grande misericordia l’aver comunicato queste cose a persone da cui possiamo saperle, perché così, conoscendo meglio le sue comunicazioni con le creature, meglio lodiamo la sua grandezza, e ci sforziamo di tenere in gran conto le anime con le quali Egli tanto si diletta.

Anche noi abbiamo un’anima, fatta ad immagine e a similitudine di Dio, ma non sappiamo apprezzarla come si merita, per cui non conosciamo i grandi segreti che sono in essa. Piaccia a Dio – se ciò gli è di gloria – di muovere la mia penna e d’insegnarmi il modo di farvi intendere qualche cosa del molto che vi è ancora da dire, e che Dio disvela alle anime da Lui introdotte in questa mansione.

A questo scopo io ho già molto pregato. Mio intento, come Dio sa, è di mettere in luce le sue misericordie, affinché il suo nome sia maggiormente lodato e benedetto. E spero che Egli mi esaudisca, non pe me, ma per voi, affinché intendiate quanto importi che non sia per vostra colpa che lo Sposo lasci di celebrare con voi questo matrimonio spirituale, fonte d’immensi vantaggi.

2 – Gran Dio! Misera come sono, mi vien da tremare nel parlare di un soggetto che merito così poco d’intendere. Mi sento tutta confondere, e penso se non sia meglio trattare di questa mansione in poche parole. Mi sembra che si debba supporre che io me ne intenda per esperienza, e ciò, conoscendomi chi sono, mi è d’indicibile vergogna e terrore.

D’altra parte mi sembra che non farlo sia tentazione e debolezza. E così mi arrendo, nonostante i giudizi che ne possiate fare. Purché il mio Dio sia lodato e conosciuto un po’ di più, mi gridi pur dietro tutto il mondo! … Senza poi dire che quando questo scritto verrà alla luce, può essere che io sia morta.

Sia benedetto Colui che vive e vivrà per tutti i secoli! Amen.

3 – Quando nostro Signore si degna d’aver pietà di quanto patisce ed ha patito per il desiderio di Lui quest’anima che Egli spiritualmente ha già accettato in sua sposa, la introduce, prima che il matrimonio spirituale si consumi, nella sua stessa mansione, che è questa settima di cui parliamo.

In quella guisa che Dio ha la sua dimora nel cielo, così deve averla nell’anima, per abitarvi da solo come in un secondo cielo.

Importa molto, sorelle, che ci guardiamo dal credere che la nostra anima sia un qualche cosa di oscuro. Ordinariamente, siccome non vediamo altra luce fuor di quella che colpisce i nostri occhi, ci figuriamo che nel nostro interno non ve ne sia alcuna e che nella nostra anima regni una specie di oscurità.

Così è per le anime che non sono in grazia; ma ciò, non per difetto del Sole di Giustizia che é ancora in loro come datore dell’essere, ma perché esse non sono capaci di ricevere la sua luce, come mi pare di aver detto nella prima mansione, riferendomi a ciò che ne aveva inteso una certa persona.

Queste anime sventurate si trovano come in una oscura prigione, con le mani e i piedi legati, incapaci di qualsiasi azione che sia loro di merito, cieche e mute.

Compiangiamole ché ne abbiamo ragione, pensando che anche noi ci siam forse trovate nelle medesime condizioni, e che Dio può aver misericordia anche di loro.

4 – Abbiamone gran cura e non trascuriamo mai di supplicarne il Signore. Pregare per coloro che sono in peccato mortale è una grandissima elemosina, maggiore di quella che si possa fare nella supposizione seguente.

Ecco un cristiano che ha le mani legate dietro le spalle con una grossa catena, e stretto a un palo. Sta languendo di fame, non già perché gli manchino gli alimenti, ché anzi ne ha vicini di squisitissimi, ma perché non può prenderli né portarli alla bocca.

Anzi, ne ha una nausea profonda, e sta ormai per morire, non di morte temporale, ma eterna. Ora, non sarebbe una crudeltà fermarsi a guardarlo senza mettergli in bocca alcun cibo?

Che dire invece se per le vostre preghiere gli venissero tolte le catene? Ma già voi mi capite… Perciò vi scongiuro per amor di Dio di non mai dimenticarvi nelle vostre preghiere di queste povere anime!…

5 – Ma non è di loro che intendiamo parlare, bensì di quelle che per misericordia di Dio han fatto penitenza dei peccati commessi, e ora sono in grazia.

Possiamo considerare ognuna di queste anime non già come una cosa stretta e limitata, ma come un mondo interiore, suddiviso in tante e meravigliose mansioni. Ed è giusto che sia così, perché in esse ha sua stanza il Signore.

Ora, quando Sua Maestà si compiace di accordare a un’anima la grazia di questo divino matrimonio, comincia con introdurla nella sua stessa mansione, ma non come le altre volte quando la favoriva di rapimenti.

Benché Dio unisca l’anima a sé anche con i rapimenti e con quell’orazione che abbiamo detto di unione, tuttavia queste cose non sembra che invitino l’anima ad entrare nel suo centro, come avviene in questa mansione, ma soltanto a salire nella sua parte superiore. Comunque, il modo poco importa.

Quello che vale è che il Signore unisce l’anima a sé, rendendola cieca e muta, come S. Paolo al momento della conversione, e impedendole di conoscere la grazia che gode e come la gode.

La gran gioia che allora l’anima sperimenta è solo in quanto si vede vicina a Dio, mentre quando Egli la unisce a sé, non intende nulla perché le potenze si perdono.

6 – Ma qui la cosa è diversa. Il nostro buon Dio vuol levarle le squame dagli occhi, affinché veda ed intenda qualche cosa della grazia che sta per farle, e ciò in un modo assai strano.

Una volta introdotta in questa mansione, le si scoprono, in visione intellettuale, le tre Persone della santissima Trinità, come in una rappresentazione della verità, in mezzo a un incendio, simile a una nube risplendentissima che viene al suo spirito. Le tre Persone si vedono distintamente, e l’anima, per una nozione ammirabile di cui viene favorita, conosce con certezza assoluta che tutte e tre sono una sola sostanza, una sola potenza, una sola sapienza, un solo Dio.

Ciò che crediamo per fede, ella lo conosce quasi per vista, benché non con gli occhi del corpo né con quelli dell’anima, non essendo visione immaginaria.

Qui le tre Persone si comunicano con lei, le parlano e le fanno intendere le parole con cui il Signore disse nel Vangelo che Egli col Padre e con lo Spirito Santo scende ad abitare nell’anima che lo ama ed osserva i suoi comandamenti.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 129(130)

febbraio 27, 2015 by

Se consideri le colpe, Signore, chi ti può resistere?

 

[1] Canto delle ascensioni.
Dal profondo a te grido, o Signore;

[2] Signore, ascolta la mia voce.
Siano i tuoi orecchi attenti
alla voce della mia preghiera.

[3] Se consideri le colpe, Signore,
Signore, chi potrà sussistere?

[4] Ma presso di te è il perdono:
e avremo il tuo timore.

[5] Io spero nel Signore,
l’anima mia spera nella sua parola.

[6] L’anima mia attende il Signore
più che le sentinelle l’aurora.

[7] Israele attenda il Signore,
perché presso il Signore è la misericordia
e grande presso di lui la redenzione.

[8] Egli redimerà Israele
da tutte le sue colpe.

 

Premere qui per ascoltarlo.

 

Dal profondo a te grido, o Signore

 

Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

 

 

 

 

Non eluderò la croce

 

 

 

Cristo Signore,

hai molti che amano il tuo regno,
ma pochi che si preoccupano
di portare la tua croce.

Molti desiderano la tua gioia,
ma pochi le tue sofferenze.

Molti si siedono a tavola con te:
tutti bramano di godere,
pochi vogliono patire qualcosa per te.

Molti ti seguono fino alla frazione del pane,
ma pochi sino a bere il calice della passione.

Molti ammirano i tuoi miracoli,
pochi ti seguono nell’ignominia della croce.

Molti ti amano,
quando non sono toccati dalle sventure.

Molti ti lodano e ti benedicono
finché ricevono consolazioni da te.
Ma se ti nascondi
e per un istante si trovano soli,
eccoli in pianto
e in un profondo scoraggiamento.

Cristo Signore,
non eluderò la tua croce!

 

Dall’«Imitazione di Cristo»

 

 


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