Vangelo (Mt 11,28-30) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 12 Dicembre 2018) con commento comunitario

11 dicembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,28-30)

In quel tempo, Gesù disse:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Questo è il Vangelo del 12 Dicembre, quello dell’11 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

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Un cambio deciso

10 dicembre 2018 by

https://www.lastampa.it/2018/12/11/vaticaninsider/lasociet-del-neutralismo-educativo-J6Ri71kttvFjH64ro3OGWJ/pagina.html

Vangelo (Mt 18,12-14) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 11 Dicembre 2018) con commento comunitario

10 dicembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,12-14)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?

In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.

Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

Questo è il Vangelo dell’11 Dicembre, quello del 10 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 14

9 dicembre 2018 by

[1] Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell’Elam e di Tideal re di Goim,

[2] costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar.

[3] Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto.

[4] Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati.

[5] Nell’anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim

[6] e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto.

[7] Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrèi che abitavano in Azazon-Tamar.

[8] Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddim contro di esso,

[9] e cioè contro Chedorlaomer re dell’Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.

[10] Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.

[11] Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono.

[12] Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.

[13] Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l’Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l’Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram.

[14] Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all’inseguimento fino a Dan.

[15] Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì l’inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.

[16] Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo.

[17] Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.

[18] Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo

[19] e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,

[20] e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.

[21] Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: “Dammi le persone; i beni prendili per te”.

[22] Ma Abram disse al re di Sòdoma: “Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:

[23] né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.

[24] Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte”.

Spiegazione:

Versi 1-12

Le guerre tra le nazioni creano le grandi figure nella storia, ma noi non avremmo mai avuto la testimonianza di questa guerra se Abramo e Lot non vi fossero stati menzionati. Lot si stabilì a Sodomia fruttuosamente, ma i sodomiti erano veramente malvagi. I suoi abitanti erano, tra tutti i discendenti di Canaan, i più prossimi alla vendetta divina. Caldei e Persiani, quindi solo piccoli regni, invasero Sodoma. Essi presero Lot con i suoi e le sue proprietà. Sebbene egli fosse retto e figlio del fratello di Abramo, tuttavia era con gli altri in questa situazione difficile. Né la nostra pietà, né la nostra relazione con i favoriti del Cielo possono essere la nostra sicurezza quando i giudizi di Dio si manifestano. Più di un uomo onesto subisce il peggio a causa dei suoi vicini malvagi: È saggio separarsi o almeno distinguere noi stessi da loro, 2Cor. 6:17. Una parentela così vicina ad Abramo dovrebbe averne fatto un compagno e un discepolo di Abramo, eppure Lot scelse di rimanere a Sodoma e deve ringraziare solo se stesso se partecipò alla rovina di Sodoma. Quando ci comportiamo diversamente dal nostro dovere, ci togliamo dalla protezione di Dio e non possiamo aspettarci che la scelta fatta dalla nostra lussuria ci conduca a buon fine. Essi presero pure la proprietà di Lot: è giusto essere privati dei godimenti senza Dio quando decidiamo da noi stessi di privarci del Suo godimento.

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Papa Francesco, Angelus, Piazza San Pietro,Domenica 9 Dicembre2018

9 dicembre 2018 by

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Domenica scorsa la liturgia ci invitava a vivere il tempo di Avvento e di attesa del Signore con l’atteggiamento della vigilanza e anche della preghiera: “vigilate” e “orate”. Oggi, seconda domenica di Avvento, ci viene indicato come dare sostanza a tale attesa: intraprendendo un cammino di conversione, come rendere concreta questa attesa. Come guida per questo cammino, il Vangelo ci presenta la figura di Giovanni il Battista, il quale «percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3,3). Per descrivere la missione del Battista, l’evangelista Luca raccoglie l’antica profezia di Isaia, che dice così: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato» (vv. 4-5).
Per preparare la via al Signore che viene, è necessario tenere conto delle esigenze della conversione a cui invita il Battista. Quali sono queste esigenze di una conversione? Anzitutto siamo chiamati a bonificare gli avvallamenti prodotti dalla freddezza e dall’indifferenza, aprendoci agli altri con gli stessi sentimenti di Gesù, cioè con quella cordialità e attenzione fraterna che si fa carico delle necessità del prossimo. Bonificare gli avvallamenti prodotti dalla freddezza. Non si può avere un rapporto di amore, di carità, di fraternità con il prossimo se ci sono dei “buchi”, come non si può andare su una strada con tante buche. Questo richiede di cambiare l’atteggiamento. E tutto ciò, farlo anche con una premura speciale per i più bisognosi. Poi occorre abbassare tante asprezze causate dall’orgoglio e dalla superbia. Quanta gente, forse senza accorgersene, è superba, è aspra, non ha quel rapporto di cordialità. Occorre superare questo compiendo gesti concreti di riconciliazione con i nostri fratelli, di richiesta di perdono delle nostre colpe. Non è facile riconciliarsi. Si pensa sempre: “chi fa il primo passo?”. Il Signore ci aiuta in questo, se abbiamo buona volontà. La conversione, infatti, è completa se conduce a riconoscere umilmente i nostri sbagli, le nostre infedeltà, inadempienze.
Il credente è colui che, attraverso il suo farsi vicino al fratello, come Giovanni il Battista apre strade nel deserto, cioè indica prospettive di speranza anche in quei contesti esistenziali impervi, segnati dal fallimento e dalla sconfitta. Non possiamo arrenderci di fronte alle situazioni negative di chiusura e di rifiuto; non dobbiamo lasciarci assoggettare dalla mentalità del mondo, perché il centro della nostra vita è Gesù e la sua parola di luce, di amore, di consolazione. È Lui! Il Battista invitava alla conversione la gente del suo tempo con forza, con vigore, con severità. Tuttavia sapeva ascoltare, sapeva compiere gesti di tenerezza, gesti di perdono verso la moltitudine di uomini e donne che si recavano da lui per confessare i propri peccati e farsi battezzare con il battesimo di penitenza.
La testimonianza di Giovanni il Battista, ci aiuta ad andare avanti nella nostra testimonianza di vita. La purezza del suo annuncio, il suo coraggio nel proclamare la verità riuscirono a risvegliare le attese e le speranze del Messia che erano da tempo assopite. Anche oggi, i discepoli di Gesù sono chiamati ad essere suoi umili ma coraggiosi testimoni per riaccendere la speranza, per far comprendere che, nonostante tutto, il regno di Dio continua a costruirsi giorno per giorno con la potenza dello Spirito Santo. Pensiamo, ognuno di noi: come posso io cambiare qualche cosa del mio atteggiamento, per preparare la via al Signore?
La Vergine Maria ci aiuti a preparare giorno per giorno la via del Signore, cominciando da noi stessi; e a spargere intorno a noi, con tenace pazienza, semi di pace, di giustizia e di fraternità.

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Catechismo della Chiesa Cattolica : il Sacramento della Confermazione( gli effetti della Confermazione)

9 dicembre 2018 by

1302 Risulta dalla celebrazione che l’effetto del sacramento della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste.

1303 Ne deriva che la Confermazione apporta una crescita e un approfondimento della grazia battesimale:
– ci radica più profondamente nella filiazione divina grazie alla quale diciamo: “Abbà, Padre” ( ⇒ Rm 8,15 );
– ci unisce più saldamente a Cristo;
– aumenta in noi i doni dello Spirito Santo;
– rende più perfetto il nostro legame con la Chiesa; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11]
– ci accorda “una speciale forza dello Spirito Santo” per “diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo”, per “confessare coraggiosamente il nome di Cristo” e per non vergognarsi mai della sua croce [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1319; Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 11; 12].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto/Capitolo Ottavo (Nella Festa di Sant’Agnese Vergine e Martire)

9 dicembre 2018 by

Nell’Ufficio della notte, quando la Chiesa festeggia S. Agnese, la vergine diletta da Gesù, Geltrude, provava speciali delizie, vedendo come il Signore era glorificato da tutta la Corte celeste per le parole della Santa romana, ripetute allora dalla Chiesa. Ma poi la sua infermità che la rendeva impotente a ogni sforzo, la contristò assai, ed ella disse al suo divino Amico: « Ahimè ! mio diletto, con quale entusiasmo mi unirei alla salmodia, se non ne fossi impedita dai miei malanni! ». Rispose il Signore: « Non turbarti, figlia mia; ho raccolto per Te queste grazie nel mio Cuore: tu potrai attingervi e gustarle con maggiore soavità, essendo esse prive della scipitezza della tua propria volontà». Comprese allora Geltrude che l’impotenza non può menomare il premio, non essendo essa volontaria.
Mentre si leggeva nella VI lezione questo passo: Un accusatore depose che Agnese, fln dall’infanzia, era cristiana ed era così imbevuta dalle arti magiche, da chiamare Gesù Cristo il suo fidanzato, Geltrude esclamò, gemendo «Ahimè, Signore quale ingiuria sopporti Tu dagli uomini ciechi ed ingrati! ». Rispose il Salvatore: « Le delizie sovrabbondanti della mia unione con Agnese mi compensano di quell’ingiuria ». « Ah, Dio di bontà – riprese vivamente la Santa – fa che i tuoi eletti ti amino con tale fedeltà, tanto che tu non abbia più a sentire le ingiurie dei tuoi nemici! ».
Nella festa di S. Agostino, Geltrude ebbe rivelazione dei meriti di parecchi Santi. Allora le venne desiderio di sapere qualche cosa delle virtù di quella piccola Vergine romana, da essa amata fin dall’infanzia. Il Signore l’esaudì: le mostrò Agnese in aspetto dolce ed amabile: Egli la teneva stretta sul suo Cuore per manifestarne l’incomparabile purezza, giacchè i sacri libri affermano: « Incorruptto proximum facit esse Deo – La perfetta purezza avvicina (uomo a Dio » (Sap. VI, 20).

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Vangelo (Lc 5,17-26) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 10 Dicembre 2018) con commento comunitario

9 dicembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,17-26)

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.

Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.

Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».

Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico -: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.

Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

Questo è il Vangelo del 10 Dicembre, quello del 9 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 1, 26-38) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 9 Dicembre 2018) con commento comunitario

8 dicembre 2018 by

II DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Questo è il Vangelo del 9 Dicembre, quello dell’ 8 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 1, 26-38) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 8 Dicembre 2018) con commento comunitario

7 dicembre 2018 by

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – Solennità

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo dell’ 8 Dicembre, quello del 7 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 13

6 dicembre 2018 by

[1] Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.

[2] Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.

[3] Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai,

[4] al luogo dell’altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore.

[5] Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.

[6] Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.

[7] Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.

[8] Abram disse a Lot: “Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.

[9] Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”.

[10] Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar.

[11] Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro:

[12] Abram si stabilì nel paese di Cànaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.

[13] Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.

[14] Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: “Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente.

[15] Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre.

[16] Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

[17] Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te”.

[18] Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

Spiegazione

Versi 1-4

Abramo era molto ricco e nel testo biblico è detto che era molto pesante, secondo l’espressione ebraica e le ricchezze sono effettivamente un peso: coloro che vogliono essere ricchi si caricano di pegni, Abacuc 2:6. C’è un affaticarsi nell’accumulare ricchezze, segue poi: la paura di tenerle in un posto veramente sicuro, le tentazioni nell’utilizzarle in modo sbagliato, le colpe nell’abusarne, un penarsi perdendole ed infine un fardello nel rinunciarvi. Tuttavia Dio, nella sua provvidenza, fa arricchire anche gli uomini buoni e, infatti, la benedizione di Dio fece arricchire Abramo senza affanni, Pr 10:22. Sebbene sia difficile per un uomo ricco entrare nel regno dei cieli, tuttavia, in alcuni casi, può succedere, Mr 10:23,24. Ciò nonostante, riguardo alla prosperità, se essa è ben gestita, è un ornamento alla pietà e un’opportunità per fare meglio il bene. Abramo si trasferì a Betel. Abbandonato l’altare egli non poté più offrire sacrificio, ma invocò comunque il nome del Signore. Potete riconoscere subito un uomo vivente senza respiro come il credente che non prega.

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Vangelo (Mt 9,27-31) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 7 Dicembre 2018) con commento comunitario

6 dicembre 2018 by

SANT’AMBROGIO, vescovo e dottore della Chiesa – Memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,27-31)

In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.

Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Questo è il Vangelo del 7 Dicembre, quello del 6 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 7,21.24-27) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 6 Dicembre 2018) con commento comunitario

5 dicembre 2018 by

S. NICOLA, vescovo – memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Questo è il Vangelo del 6 Dicembre, quello del 5 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica/Sacramento della Confermazione

4 dicembre 2018 by

Articolo 2 IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE

  • II. I segni e il rito della Confermazione

  1. I segni e il rito della Confermazione

1293 Nel rito di questo sacramento è opportuno considerare il segno dell’ unzione e ciò che l’unzione indica e imprime: il sigillo spirituale.

Nella simbolica biblica e antica, l’ unzione presenta una grande ricchezza di significati: l’olio è segno di abbondanza [Cf Dt 11,14, ecc] e di gioia, [Cf Sal 23,5; Sal 104,15 ] purifica (unzione prima e dopo il bagno), rende agile (l’unzione degli atleti e dei lottatori); è segno di guarigione, poiché cura le contusioni e le piaghe [Cf Is 1,6; 1293 Lc 10,34 ] e rende luminosi di bellezza, di salute e di forza.

1294 Questi significati dell’unzione con l’olio si ritrovano tutti nella vita sacramentale. L’unzione prima del Battesimo con l’olio dei catecumeni ha il significato di purificare e fortificare; l’unzione degli infermi esprime la guarigione e il conforto. L’unzione con il sacro crisma dopo il Battesimo, nella Confermazione e nell’Ordinazione, è il segno di una consacrazione. Mediante la Confermazione, i cristiani, ossia coloro che sono unti, partecipano maggiormente alla missione di Gesù Cristo e alla pienezza dello Spirito Santo di cui egli è ricolmo, in modo che tutta la loro vita effonda il “profumo di Cristo” ( 2Cor 2,15 ).

1295 Per mezzo di questa unzione il cresimando riceve “il marchio”, il sigillo dello Spirito Santo. Il sigillo è il simbolo della persona, [Cf Gen 38,18; 1295 Ct 8,6 ] il segno della sua autorità, [Cf Gen 41,42 ] della sua proprietà su un oggetto [Cf Dt 32,34 ] (per questo si usava imprimere sui soldati il sigillo del loro capo, come sugli schiavi quello del loro padrone); esso autentica un atto giuridico [Cf 1Re 21,8 ] o un documento [Cf Ger 32,10 ] e, in certi casi, lo rende segreto [Cf Is 29,11 ].

1296 Cristo stesso si dichiara segnato dal sigillo del Padre suo [Cf Gv 6,27 ]. Anche il cristiano è segnato con un sigillo: “E’ Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” ( 2Cor 1,22 ) [Cf Ef 1,13; Ef 4,30 ]. Questo sigillo dello Spirito Santo segna l’appartenenza totale a Cristo, l’essere al suo servizio per sempre, ma anche la promessa della divina protezione nella grande prova escatologica [ Cf Ap 7,2-3; Ap 9,4; Ez 9,4-6 ].

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Vangelo (Mt 15,29-37) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 5 Dicembre 2018) con commento comunitario

4 dicembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,29-37)

In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.

Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.

Questo è il Vangelo del 5 Dicembre, quello del 4 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Araldo del Divino Amore, Libro Quarto / Capitolo Settimo( Venerazione al Santo Volto dopo la II Domenica dell’Epifania : Omnis Terra)

3 dicembre 2018 by

Geltrude, nella domenica Omnis terra, seconda dopo l’Epifania, nel quale i fedeli di Roma usano venerare il S. Volto, si preparo a quell’atto pio e solenne, con una confessione generale. I suoi falli le apparivano così ributtanti che, confusa della propria deformità corse a prostrarsi ai piedi di Gesù, implorando misericordia e perdono. Il benignissimo Salvatore, alzando la Mano, la benedisse con queste parole: « Per le viscere della mia bontà affatto gratuita, ti accordo il perdono e la remissione di tutti i tuoi peccati. Ora accetta la penitenza che t’impongo. Ogni giorno, per un anno intero, farai un’opera di carità come se la facessi a me stesso, in unione dell’amore con cui mi sono fatto uomo per salvarti e dell’infinita tenerezza con cui ti ho perdonato le tue colpe ».

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Vangelo (Lc 10,21-24) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 4 Dicembre 2018) con commento comunitario

3 dicembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Questo è il Vangelo del 4 Dicembre, quello del 3 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Maria a Medjugorje, messaggio del 2 Dicembre 2018

2 dicembre 2018 by

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje 

Vangelo (Mt 8,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 3 Dicembre 2018) con commento comunitario

2 dicembre 2018 by

SAN FRANCESCO SAVERIO, sacerdote – Memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo del 3 Dicembre, quello del 2 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 12

2 dicembre 2018 by

[1] Il Signore disse ad Abram: 
“Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria 
e dalla casa di tuo padre, 
verso il paese che io ti indicherò. 

[2] Farò di te un grande popolo 
e ti benedirò, 
renderò grande il tuo nome 
e diventerai una benedizione. 

[3] Benedirò coloro che ti benediranno 
e coloro che ti malediranno maledirò 
e in te si diranno benedette 
tutte le famiglie della terra”. 

[4] Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. 

[5] Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Cànaan. Arrivarono al paese di Cànaan 

[6] e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei. 

[7] Il Signore apparve ad Abram e gli disse: “Alla tua discendenza io darò questo paese”. Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso.  
[8] Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore. 

[9] Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb. 

[10] Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese. 

[11] Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie Sarai: “Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente. 

[12] Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie, e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita. 

[13] Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per causa tua e io viva per riguardo a te”. 

[14] Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la donna era molto avvenente. 

[15] La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone. 

[16] Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli. 

[17] Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe, per il fatto di Sarai, moglie di Abram. 

[18] Allora il faraone convocò Abram e gli disse: “Che mi hai fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie? 

[19] Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!”. 

[20] Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi. 




Spiegazione

Dio scelse Abramo e lo separò dai compagni idolatri affinché potesse riservarsi un popolo che avrebbe mantenuto il suo vero culto fino alla venuta di Cristo. Da ora in avanti Abramo e la sua discendenza sono quasi l’unico soggetto della storia della Bibbia. Abramo fu provato affinché dimostrasse di amare Dio al di sopra di tutto e affinché lasciasse volontariamente tutto per andare con Dio. I suoi parenti e la casa di suo padre furono una tentazione costante e non poté continuare a vivere con loro senza il pericolo di infettarsi. Coloro che lasciano i loro peccati e si convertono a Dio, guadagneranno tanto per questo cambiamento. Dio diede il comando ad Abramo, secondo la chiamata del vangelo, di sottomettere gli affetti naturali alla Divina grazia. Il peccato e tutte le sue occasioni devono essere abbandonate e, in particolare, le cattive compagnie. Ecco promesse molto grandi e preziose e tutti i precetti di Dio sono seguiti da tali promesse per quelli che ubbidiscono: 1. Io farò di te una grande nazione: quando Dio prese Abramo dal suo popolo gli promise di essere a capo di altra gente. 2. Io ti benedirò: i credenti ubbidienti saranno sicuri di ereditare la benedizione. 3. Renderò grande il tuo nome: il nome dei credenti ubbidienti sarà certamente reso grande. 4. Sarai una benedizione: i buoni sono una benedizione per il loro paese. 5. Benedirò coloro che ti benedicono e maledirò quanti ti malediranno: Dio si assicurerà che nessuno si perda a causa del suo servizio fatto per il suo popolo. 6. In te saranno benedette tutte le famiglie della terra: Gesù Cristo è la grande benedizione del mondo, la più grande che il mondo abbia mai posseduto. Tutta la benedizione che il mondo ora possiede e possederà è dovuto ad Abramo e alla sua posterità. Per mezzo di essi abbiamo una Bibbia, un Salvatore e un Vangelo. Egli è il capostipite su cui è innestata la chiesa di Cristo. 

4 Versi 4, 5

Abramo credeva che la benedizione dell’Onnipotente era sufficiente per tutto ciò che egli avrebbe lasciato e abbandonato. Essa avrebbe inoltre soddisfatto tutte le sue esigenze e superato tutti i suoi desideri e sapeva anche che la miseria avrebbe ricompensato la disobbedienza. I credenti che sono giustificati per fede in Cristo hanno pace con Dio. Essi continuano a camminare verso Canaan. Essi non sono scoraggiati dalle difficoltà nel loro cammino, né indietreggiano per i piaceri che incontrano. Quelli che si incamminano per il cielo devono perseverare fino alla fine. Tutto ciò che intraprendiamo, in ubbidienza all’ordine di Dio e in umile atteggiamento verso la sua provvidenza, certamente riuscirà e sarà portato a termine con grande conforto. Canaan non era, come le altre proprietà, un mero possesso, ma una sorta di cielo e con questo rispetto i patriarchi l’hanno apprezzata con tanta serietà. 

6 Versi 6-9

Abramo trovò il paese popolato dai Cananei che erano vicini malvagi. Egli continuò ancora a viaggiare. È talvolta la sorte degli uomini buoni essere senza dimora e trasferirsi spesso in diversi luoghi. I credenti devono considerare sé stessi come stranieri e di passaggio in questo mondo, Eb 11:8, 13, 14. Ma osservate quanto conforto Abramo ebbe da Dio. Sebbene egli potesse avere una qualche soddisfazione nel conversare con i Cananei che erano là, trovò tuttavia maggior piacere nella comunione con quel Dio che lo condusse fin là e non lo abbandonò. Per mantenere la comunione con Dio ci vuole la Parola e la preghiera. Dio rivela se stesso e i suoi favori alla sua gente in modo graduale: prima Egli promise di mostrare ad Abramo questa terra, dopo di dargliela: se la grazia cresce, ivi è anche conforto. Sembrerebbe che Abramo capì questa concessione di una terra migliore, di cui essa era un esempio di quel paese divino a cui guardava, Eb 11:16. Non appena Abramo arrivò a Canaan, sebbene egli fosse straniero e pellegrino, anche lì praticò il culto di Dio nella sua famiglia. Egli non solo compì il cerimoniale religioso tramite l’offerta del sacrificio, ma volle ricercare il suo Dio chiamandolo per nome e compiendo quel sacrificio spirituale col quale Dio è ben soddisfatto. Egli predicò il nome del Signore ed insegnò alla sua famiglia e ai suoi vicini la conoscenza del Dio vero e della religione santa. Il culto di adorazione di famiglia era una buona vecchia abitudine, non una novità ma quell’uso antico dei santi. Abramo era ricco ed ebbe una numerosa famiglia anche se si trovava in mezzo ai nemici; dovunque egli metteva la sua tenda, costruiva un altare: dovunque andiamo portiamo, pertanto, la nostra religione insieme a noi. 

10 Versi 10-20

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Catechismo della Chiesa Cattolica : il Sacramento della Confermazione

1 dicembre 2018 by
  1. La Confermazione nell’Economia della Salvezza

 

1286 Nell’ Antico Testamento, i profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso [Cf Is 11,2 ] in vista della sua missione salvifica [Cf Lc 4,16-22; Is 61,1 ]. La discesa dello Spirito Santo su Gesù, al momento del suo Battesimo da parte di Giovanni, costituì il segno che era lui che doveva venire, che egli era il Messia, il Figlio di Dio [Cf Mt 3,13-17; Gv 1,33-34 ]. Concepito per opera dello Spirito Santo, tutta la sua vita e la sua missione si svolgono in una totale comunione con lo Spirito Santo che il Padre gli dà “senza misura” ( Gv 3,34 ).

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Vangelo (Lc 21,25-28.34-36) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 2 Dicembre 2018) con commento comunitario

1 dicembre 2018 by

I DOMENICA DI AVVENTO

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo del 2 Dicembre, quello dell’ 1 Dicembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Araldo del Divino Amore, Libro Quarto / Capitolo Sesto ( Triplice Offerta nel giorno dell’Epifania)

30 novembre 2018 by

Nel giorno dell’Epifania, Geltrude avrebbe voluto offrire a Gesù dei regali di lusso, come quelli dei Magi, per sodisfare a tutti i peccati del mondo, da Adamo fino all’ultimo de’ suoi figli. Ella offrì, come mirra il Corpo di Cristo, con tutte le sofferenze, che lo dilaniarono, specialmente durante la Passione. Presentò quale incenso l’Anima santissima del Cristo, perchè le ardenti suppliche che si elevàrono da quel divino incensiere, supplissero alle negligenze di tutte le creature. Infine offerse come oro, per riparare le imperfezioni di tutti gli esseri creati, la perfettissima Divinità e le delizie di cui è la sorgente. Le apparve allora il Signore Gesù portando quella stessa offerta, come un tesoro infinitamente prezioso, in atto di presentarla alla SS. Trinità. Mentre si avanzava in mezzo al cielo, tutta la Corte celeste, penetrata di rispetto, piegava il ginocchio e si chinava profondamente, come fanno le persone devote quando il Corpo di Cristo passa davanti a loro.


Geltrude si ricordò allora di parecchie persone le quali, con profondo senso d’umiltà, l’avevano supplicata di offrire a Dio per loro, in memoria dei doni dei Magi, alcune preghiere che aveva recitate in preparazione alla festa. Mentre faceva tale offerta con tutto il cuore, il Signore Gesù le apparve, attraversando il cielo con quel secondo dono della sua Sposa, per presentarlo a Dio Padre. Tutta la Corte celeste accorreva a Lui d’intorno, magnificando quello splendido regalo. Ella ben comprese allora che, se un’anima offre a Dio le sue preghiere ed azioni, tutta la Corte celeste esalta quel dono, come offerta preziosa all’occhio del Signore. Quando poi l’anima, non contenta di offrire i suoi beni, vi aggiunge le opere perfettissime dei Figlio di Dio, i Santi, come già dicemmo, mostrano tanta riverenza a quel dono come la cosa più preziosa, al di sopra della quale non sta che l’Unica e adorabile Trinità.

Un’altra volta, mentre al S. Vangelo si leggevano, nella stessa solennità quelle parole « Et procidentes adoraverunt eum – prostrati lo adorarono » ella, con sentimento di grande fervore, si prostrò ai piedi di Gesù divotamente, per adorarlo in nome di tutto ciò che esiste, in cielo, in terra e nei luoghi inferiori.

Non trovando Geltrude però alcuna offerta degna di Dio, si mise a percorrere tutto il mondo, con la brama ansiosa di cercare qualche cosa che potesse essere presentata al suo Diletto. Mentre, ardente del più puro amore, correva con l’immaginazione tutta la terra, trovò in grande quantità cose disprezzabili che chiunque avrebbe rifiutato, perchè scorie che non potevano contribuire alla gloria ed alla lode di Dio. Invece con geniale pensiero le fece sue avidamente, per trasformarle in cose degne di Colui che tutte le creature devono servire.

Raccolse dunque in cuore tutti i dolori, le pene, le ansietà, i timori sofferti senza rassegnazione, con senso di umana fragilità; s’impossessò di tutta la falsa santità, delle preghiere recitate senza divozione dagli ipocriti, dai farisei, dagli eretici e gente consimile; infine raccolse l’affezione naturale, l’amore morboso, falso ed impuro dispensato da tante creature; trasformando quel cumulo di miserie con l’ardore di desideri infuocati, quasi in mistico crogiolo, le presentò al Salvatore, ridotte a mirra squisita, a fragrantissimo incenso, all’oro più puro.

Gesù, seguendo con immensa gioia questo lavoro, tanto ingegnoso della sua Sposa, s’affrettò a gradirlo. Pose quelle offerte come fulgide gemme, nel suo stesso diadema reale, dicendo con ineffabile sorriso: « Sono le perle del tuo amore! Le porterò sempre come ricordo della tua straordinaria tenerezza verso di me, le porterò sulla corona che cinge la mia fronte, dinanzi a tutta la Corte celeste, glorificandomi di averle ricevute da te, o mia diletta Sposa; così appunto fanno gli imperatori della terra, fissando sulla loro corona quella gemma, chiamata volgarmente ein Besant, unica in tutto l’universo ».

In quel punto Geltrude si ricordò di una persona che parecchie volte, l’aveva supplicata d’offrire al Signore, in quel solenne giorno, qualche cosa a nome suo. Ella chiese a Gesù cosa gli sarebbe gradito ed Egli rispose: « Offrimi i suoi piedi, le sue mani, il suo cuore. I piedi rappresentano i desideri: – poichè quella persona vorrebbe riparare i dolori della mia morte, è bene che si applichi a sopportare pazientemente le sue sofferenze fisiche e morali: – essa deve unirle alla mia Passione, e offrirle per la lode e gloria del mio nome, e per l’utilità della Chiesa, mia Sposa. Accetterò tale dono come sceltissima mirra. Le mani simboleggiano l’azione: essa s’impegnerà di unire le sue opere corporali e spirituali a quelle che io ho compiute nella mia santa Umanità; tale intenzione nobiliterà e santificherà tutti i suoi atti, che mi saranno graditi come profumatissimo incenso. Infine il cuore è simbolo della volontà: essa, per conoscere i miei voleri, deve interrogare umilmente un direttore esperto e star sicura che la sua parola è l’eco fedele della mia. Se seguirà tali consigli accetterò tutti i suoi atti come perfetta oblazione di oro purissimo. Per premiare poi l’umile confidenza che l’ha indotta a cercare la tua mediazione, farò sì che la sua volontà sia unita alla mia così strettamente, come l’oro e l’argento che, posti al fuoco, si fondono in un solo metallo ».

Geltrude offerse poi al Signore le preghiere che alcune persone le avevano confidate divotamente. Vide allora Gesù porre in una borsa, che aveva al lato sinistro, quegli spirituali tesori che distribuiva indi a’ suoi particolari amici. Quando poi ella stessa offerse le sue stesse preghiere, esse presero forma di gioielli che il Salvatore dava alle anime meno adorne e preparate: comprese che il Signore accettava le preghiere delle persone che le si erano raccomandate sotto un duplice aspetto, cioè per ricompensare la confidenza che avevano posto nella sua mediazione, e il disinteresse col quale avevano lasciato libertà di offrire tali suppliche, o come sue, o da parte loro, essendo paghe che Gesù fosse onorato e contento.

Continua….

 

Vangelo (Lc 21,34-36) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 1 Dicembre 2018) con commento comunitario

30 novembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Questo è il Vangelo dell’ 1 Dicembre, quello del 30 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 4,18-22) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 30 Novembre 2018) con commento comunitario

29 novembre 2018 by

SANT’ANDREA, apostolo – Festa

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,18-22)

In quel tempo, mentre camminava lungo il mare di Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedèo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Questo è il Vangelo del 30 Novembre, quello del 29 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 21,20-28) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 29 Novembre 2018) con commento comunitario

28 novembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,20-28)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».

Questo è il Vangelo del 29 Novembre, quello del 28 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 11

27 novembre 2018 by

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[1] Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.

[2] Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.

[3] Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.

[4] Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”.

[5] Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.

[6] Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.

[7] Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”.

[8] Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di costruire la città.

[9] Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

[10] Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsàd, due anni dopo il diluvio;

[11] Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse cinquecento anni e generò figli e figlie.

[12] Arpacsàd aveva trentacinque anni quando generò Selach;

[13] Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[14] Selach aveva trent’anni quando generò Eber;

[15] Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[16] Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;

[17] Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e generò figli e figlie.

[18] Peleg aveva trent’anni quando generò Reu;

[19] Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figli e figlie.

[20] Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;

[21] Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figli e figlie.

[22] Serug aveva trent’anni quando generò Nacor;

[23] Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò figli e figlie.

[24] Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;

[25] Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e generò figli e figlie.

[26] Terach aveva settant’anni quando generò Abram, Nacor e Aran.

[27] Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.

[28] Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.

[29] Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.

[30] Sarai era sterile e non aveva figli.

[31] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Cànaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.

[32] L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.

Spiegazione:

Versi 1-4

Come dimenticano presto gli uomini i giudizi più tremendi e ritornano a commettere le colpe fatte in precedenza! Sebbene le devastazioni del diluvio erano ancora davanti ai loro occhi, sebbene essi nacquero dalla stirpe di Noè, giusto durante la sua vita, la malvagità aumentò allo stesso modo. Solo la grazia santificante dello Spirito Santo può rimuovere le peccaminose brame dell’essere umano e la depravazione del cuore umano. Lo scopo di Dio era che quell’umanità formasse molte nazioni e i popoli di tutta la terra. Nel disprezzo della volontà divina e contro il consiglio di Noè, la maggioranza dell’umanità si unì insieme per costruire una città e una torre per evitare di dividersi. Fu l’inizio dell’idolatria e Babele divenne uno dei suoi emblemi principali. Essi resero l’un l’altro più audaci e risoluti. Impariamo a fare in modo che ci amiamo l’un l’altro e a fare buone opere, mentre i peccatori si uniscono e si incoraggiano a vicenda a fare opere malvagie.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : Capitoli Cinque, Sei, Sette e la Sintesi)

27 novembre 2018 by

V. Chi può battezzare?

1256 I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 1; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 677, 1]. In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l’intenzione richiesta, può battezzare utilizzando la formula battesimale trinitaria. L’intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio [Cf ⇒ 1Tm 2,4 ] e nella necessità del Battesimo per la salvezza [Cf ⇒ Mc 16,16; Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1315; Nicolò I, Risposta Ad consulta vestra: ibid., 646; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 861, 2].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto: Capitolo Quinto( Saluto al Nome di Gesù nella Circoncisione)

27 novembre 2018 by

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Nel Santo giorno della Circoncisione, Geltrude offerse al Signore alcune preghierine intese a salutare il dolcissimo Nome di Gesù, invitando a farlo anche altre persone. Quelle giaculatorie apparvero sotto forma di bianche rose sospese davanti a Gesù, sulla volta del cielo. Da ciascuna rosa pendeva un campanello d’oro che, col suono armonioso, eccitava sentimenti ineffabili nel Cuore divino, ricordandoGli la sua bontà, dolcezza e le sue altre perfezioni già espresse nelle giaculatorie rivolte al suo Santo Nome. Per esempio: « Ti saluto, Gesù amatissimo, desiderabilissimo, clementissimo! » ed altre ancora. Volle poi cercare per il Santo Nome di Gesù, qualificazioni ancora più eccellenti il Cuore divino ne fu penetrato da immensa dolcezza.

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Vangelo (Lc 21,12-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 28 Novembre 2018) con commento comunitario

27 novembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,12-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Questo è il Vangelo del 28 Novembre, quello del 27 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Capitolo 10

26 novembre 2018 by

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[1] Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.

[2] I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.

[3] I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.

[4] I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.

[5] Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.

[6] I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Cànaan.

[7] I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.

[8] Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.

[9] Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: “Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore”.

[10] L’inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.

[11] Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach

[12] e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.

[13] Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,

[14] Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.

[15] Cànaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet

[16] e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo,

[17] l’Eveo, l’Archita e il Sineo,

[18] l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei Cananei.

[19] Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.

[20] Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli.

[21] Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una discendenza.

[22] I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram.

[23] I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.

[24] Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber.

[25] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.

[26] Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,

[27] Adòcam, Uzal, Dikla,

[28] Obal, Abimaèl, Saba,

[29] Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;

[30] la loro sede era sulle montagne dell’oriente, da Mesa in direzione di Sefar.

[31] Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli.

[32] Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.

Spiegazione:

Versi 1-7

Questo capitolo ci spiega che i tre figli di Noè ripopolarono tutta la terra. Solo i giudei conoscono bene la loro discendenza in quanto gli elenchi dei nomi dei patriarchi e dei loro figli sono stati da essi conservati per amore del Messia. Alcuni studiosi hanno tuttavia dimostrato, con molta probabilità, quali siano le nazioni della terra discese da ognuno dei figli di Noè. Dalla posterità di Iafet sono discesi i gentili e, probabilmente, l’isola Britannica in primo luogo. Biblicamente, tutte le località al di là del mare di giudea sono chiamate “isole”, Ger 25:22. La promessa contenuta in Isaia 42:4, “Le isole attenderanno la sua legge”, identifica la conversione dei gentili alla fede di Cristo.
8 Versi 8-14

Nimrod fu un grand’uomo: fu il primo ad essere potente sulla terra. Prima di lui, i “potenti” erano soddisfatti di avere lo stesso livello dei loro vicini, e, sebbene ogni uomo detti le regole nella propria casa, tuttavia l’uomo non pretendeva ancora che così avvenisse anche di fuori di essa. Nimrod volle dominare i suoi vicini. Lo spirito dei giganti prima dell’inondazione, che divennero uomini potenti e uomini famosi, Gen. 6:4, rivissero in lui. Nimrod era un grande cacciatore: cacciare era il modo per evitare l’aumento sproporzionato delle bestie selvatiche. Questo richiedeva grande coraggio e spirito di comando, cosicché Nimrod ebbe l’opportunità di dare ordini agli altri e gradualmente di raggruppare molti uomini intorno ad un Leader. Dopo questo inizio è probabile che Nimrod cominciò a governare e a forzare gli altri a sottomettersi a lui. Egli calpestò i diritti altrui invadendo le proprietà dei suoi vicini e perseguitando uomini innocenti per mezzo della forza e della violenza. Egli fece oppressioni e violenze senza avere rispetto nemmeno per Dio stesso. Nimrod fu un grande Leader: in un modo o in un altro, per arti o per armi, egli divenne così potente da fondare una monarchia, così potente da essere l’uomo del terrore. Egli voleva governare tutto il mondo. Nimrod fu anche un grande costruttore: osservate in Nimrod la natura dell’ambizione. Essa è illimitata: desidera sempre di più e ancora continua a gridare: “dammi, dammi”. È incessante: Nimrod, quando ebbe quattro città sotto il suo comando, non si accontentò finché non ne ebbe altre quattro. La sua ambizione è dispendiosa: Nimrod si applicò a moltiplicare le città, piuttosto che a governarle. Essa è audace e non si lascerà attaccare da nulla. Il nome “Nimrod” indica ribellione e, difatti, i tiranni sono ribelli a Dio. Verranno i giorni in cui i conquistatori non saranno più elogiati dalla storia, ma saranno marchiati di infamia, come già avviene nell’imparziale Bibbia.
15 Versi 15-32

La discendenza di Canaan fu numerosa, ricca e ben salda. Canaan era ancora sotto la maledizione Divina e non sotto una qualsiasi maledizione. Quelli che sono sotto la maledizione di Dio, possono, forse, prosperare e avere benefici in questo mondo, poiché possiamo vedere l’amore o l’odio, la benedizione o la maledizione di quelli che sono a noi prossimi. La maledizione di Dio opera sempre realmente e terribilmente. Forse è una maledizione segreta, una maledizione all’anima e opera in modo che gli altri non la vedano o si tratta di una maledizione lenta e non opera subito. Ma i peccatori la sconteranno comunque nel giorno dell’ira: Canaan qui ha una terra migliore, ma Sem o Iafet hanno tuttavia la parte migliore, poiché ereditano le benedizioni. Abramo e la sua discendenza, il popolo del patto di Dio, discesero da Eber e perciò furono chiamati ebrei. È meglio essere Eber, padre di una famiglia di santi e di uomini onesti piuttosto che il padre di una famiglia di cacciatori da cui proviene potenza, ricchezza terrena o vanità. La bontà è la vera grandezza.

CONTINUA….

Fonte

Vangelo (Lc 21,5-11) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 27 Novembre 2018) con commento comunitario

26 novembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,5-11)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Questo è il Vangelo del 27 Novembre, quello del 26 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Angelus, 25 Novembre 2018

26 novembre 2018 by

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
La solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, che celebriamo oggi, è posta al termine dell’anno liturgico e ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. La conclusione della storia sarà il suo regno eterno. L’odierno brano evangelico (cfr Gv 18,33b-37) ci parla di questo regno, il regno di Cristo, il regno di Gesù, raccontando la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme. E poi, viene presentato al procuratore romano, come uno che attenta al potere politico, a diventare il re dei giudei. Pilato allora fa la sua inchiesta e in un interrogatorio drammatico gli chiede per ben due volte se Egli sia un re (cfr vv. 33b.37).
E Gesù dapprima risponde che il suo regno «non è di questo mondo» (v. 36). Poi afferma: «Tu lo dici: io sono re» (v.37). È evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Ricordiamo che dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi. Perciò si era ritirato da solo sul monte a pregare (cfr Gv 6,5-15). Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: «Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei» (v.36).
Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità (cfr v. 37). Si tratta della verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: «Dio è amore» (1Gv 4,8) e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace. E questo è il regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi. La storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori – il regno di Dio si radica nei cuori –, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita. Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza. E come si fa? Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza.
Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, e indica – questo re – la strada all’uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno. Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”.
La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere Gesù come re della nostra vita e a diffondere il suo regno, dando testimonianza alla verità che è l’amore.

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Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : IV. Chi può ricevere il Battesimo?)

26 novembre 2018 by

1246 “E’ capace di ricevere il Battesimo ogni uomo e solo l’uomo non ancora battezzato” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 864; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 679].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto / Capitolo Quarto ( La Festa di San Giovanni Evangelista)

26 novembre 2018 by

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Un giorno, durante l’Avvento, mentre Geltrude pregava l’Apostolo ed evangelista S. Giovanni, lo vide avvolto in un paludamento giallo, cosparso di aquile d’oro. Quegli abiti volevano significare che S. Giovanni, durante la sua vita mortale, benchè elevato in altissime sfere per l’estasi della contemplazione, pure aveva saputo abbassarsi nella valle profonda di una convinta umiltà. Osservando più attentamente quegli abiti, Geltrude si accorse che le aquile d’oro erano adorne di un bordo rosso. Quel colore significava che S. Giovanni, per elevarsi nella contemplazione, prendeva sempre, come punto di partenza, il ricordo della Passione di Gesù di cui era stato testimonio oculare, soffrendo nell’intimo del cuore, compassione fervidissima. Così, salendo di grado in grado, trasvolava fino alle più sublimi altezze della mistica e là fissava, col suo sguardo d’aquila, il centro del vero Sole, cioè la Maestà divina. Egli portava anche due gigli d’oro: uno sulla spalla destra, l’altro sulla sinistra; su quello di destra erano mirabilmente incise queste parole: « Discipulus quem diligebat Jesus – Il discepolo che Gesù amava»; su quello di sinistra queste altre: « Iste custos Virginis – « Costui è il custode della Vergine ». Prove evidenti che Giovanni fu prediletto da Gesù e custode del giglio purissimo del cielo, cioè della Vergine Madre.

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Maria a Medjugorje, messaggio del 25 Novembre 2018

26 novembre 2018 by


“Cari figli! Questo tempo è tempo di grazia e di preghiera, tempo di attesa e di donazione. Dio si dona a voi perché lo amiate al di sopra di ogni cosa. Perciò, figlioli, aprite i vostri cuori e le vostre famiglie affinché quest’attesa diventi preghiera ed amore e soprattutto donazione. Io sono con voi, figlioli e vi esorto a non rinunciare al bene perché i frutti si vedono, si sentono, arrivano lontano. Perciò il nemico è arrabbiato e usa tutto per allontanarvi dalla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa Ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Vangelo (Lc 21,1-4) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 26 Novembre 2018) con commento comunitario

25 novembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,1-4)

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Questo è il Vangelo del 26 Novembre, quello del 25 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Gv 18,33b-37) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 25 Novembre 2018) con commento comunitario

24 novembre 2018 by

NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO – Solennità

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,33b-37)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Questo è il Vangelo del 25 Novembre, quello del 24 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 20,27-40) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 24 Novembre 2018) con commento comunitario

23 novembre 2018 by

SANTI ANDREA DUNG-LAC, sacerdote e COMPAGNI martiri – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 20,27-40)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Questo è il Vangelo del 24 Novembre, quello del 23 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica , Parte Seconda : La Celebrazione del Mistero Cristiano, Sezione Seconda i Sette Sacramenti della Chiesa/Capitolo primo i Sacramenti dell’ Iniziazione Cristiana (Articolo 1, il Sacramento del Battesimo : III Come viene celebrato il Sacramento del Battesimo?)

23 novembre 2018 by

L’iniziazione cristiana

1229 Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli Apostoli, un cammino e una iniziazione con diverse tappe. Questo itinerario può essere percorso rapidamente o lentamente. Dovrà in ogni caso comportare alcuni elementi essenziali: l’annunzio della Parola, l’accoglienza del Vangelo che provoca una conversione, la professione di fede, il Battesimo, l’effusione dello Spirito Santo, l’accesso alla Comunione eucaristica.

1230 Questa iniziazione ha assunto forme molto diverse nel corso dei secoli e secondo le circostanze. Nei primi secoli della Chiesa l’iniziazione cristiana ha co nosciuto un grande sviluppo, con un lungo periodo di catecumenato e una serie di riti preparatori che scandivano liturgicamente il cammino della preparazione catecumenale per concludersi con la celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana.

1231 Dove il Battesimo dei bambini è diventato largamente la forma abituale della celebrazione del sacramento, questa è divenuta un atto unico che, in modo molto abbreviato, integra le tappe preparatorie dell’iniziazione cristiana. Per la sua stessa natura il Battesimo dei bambini richiede un catecumenato post-battesimale. Non si tratta soltanto della necessità di una istruzione posteriore al Battesimo, ma del necessario sviluppo della grazia battesimale nella crescita della persona. E’ l’ambito proprio del catechismo .

1232 Il Concilio Vaticano II ha ripristinato, per la Chiesa latina, “il catecumenato degli adulti, diviso in più gradi” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64]. I riti si trovano nell’ Ordo initiationis christianae adultorum (1972). Il Concilio ha inoltre permesso che “nelle terre di missione, sia acconsentito accogliere, oltre agli elementi che si hanno nella tradizione cristiana, anche quegli elementi di iniziazione in uso presso ogni popolo, nella misura in cui possono essere adattati al rito cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 64].

1233 Oggi, dunque, in tutti i riti latini e orientali, l’iniziazione cristiana degli adulti incomincia con il loro ingresso nel catecumenato e arriva al suo cultime nella celebrazione unitaria dei tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Eucaristia [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 14; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851; ⇒ 865; ⇒ 866]. Nei riti orientali l’iniziazione cristiana dei bambini incomincia con il Battesimo immediatamente seguito dalla Confermazione e dall’Eucaristia, mentre nel rito romano essa continua durante alcuni anni di catechesi, per concludersi più tardi con la Confermazione e l’Eucaristia, culmine della loro iniziazione cristiana [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 851, 2; ⇒ 868].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto, Capitolo Terzo ( La nascita dolcissima di nostro Signore)

23 novembre 2018 by

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A Mattutino, mentre Geltrude si sforzava di praticare gli insegnamenti della notte precedente, il Signore Gesù volle ricompensare la sua fedeltà e l’attrasse nel suo Cuore con tale potenza che lo scorrere dolcissimo di Dio nell’anima, ed il riflusso di gratitudine dell’anima in Dio, le fece godere, durante la Salmodia, ineffabile soavità. Mentre gustava tali delizie, vide il Re dei re assiso sul trono della sua Maestà e le Religiose disposte ripettosamente intorno a Lui, celebrare divotamente le divine lodi con la recita del Mattutino.
Ella si ricordò allora di parecchie persone che si erano raccomandate alle sue preghiere e, con umile cuore, disse a Gesù: « Ti pare conveniente, dolcissimo Maestro, che io, così indegna, preghi per queste Religiose che celebrano le tue lodi con tanto zelo e divozione, mentre, per le mie infermità sono impotente ad imitarle?». Rispose il Signore: « Tu puoi bene pregare per loro, perchè ti ho eletta fra tutte e ti ho posta nel seno della mia bontà paterna, affinchè mi domandi ed ottenga tutto ciò che vuoi». E Geltrude: « Signore, se brami che preghi per esse, degnati di fissarmi un momento ove possa farlo fedelmente, procurando la tua gloria e il loro vantaggio, senza che io stessa mi privi del celeste banchetto di cui in questo momento, mi fai partecipe ».
Rispose Gesù: « Raccomanda ciascuna di queste anime a quella scienza divina ed a quell’amore che mi hanno fatto uscire dal seno del Padre e discendere sulla terra per salvare gli uomini». Ella obbedì, e pregò per esse, pronunciando semplicemente il loro nome. Il Signore, cedendo al dolce moto della sua tenerezza, soccorse quelle anime a una ad una, secondo i loro bisogni particolari.

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Genesi, Cap. 9

23 novembre 2018 by

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[1] Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

[2] Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.

[3] Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.

[4] Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

[5] Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello.

[6] Chi sparge il sangue dell’uomo
dall’uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l’uomo.

[7] E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela”.

[8] Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:

[9] “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti dopo di voi;

[10] con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca.

[11] Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”.

[12] Dio disse:
“Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.

[13] Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell’alleanza
tra me e la terra.

[14] Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi

[15] ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.

[16] L’arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra”.

[17] Disse Dio a Noè: “Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra”.

[18] I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Cànaan.

[19] Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.

[20] Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.

[21] Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda.

[22] Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori.

[23] Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.

[24] Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;

[25] allora disse:
“Sia maledetto Cànaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”.

[26] Disse poi:
“Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!

[27] Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!”.

[28] Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.

[29] L’intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.

Spiegazione :

Versi 1-3

Le benedizioni di Dio sono la causa del nostro agire bene. Su da Lui dipendiamo, a Lui dobbiamo essere grati. Non dimentichiamoci del vantaggio e del piacere che riceviamo dal lavoro delle bestie e quello che la loro carne procura. Né dobbiamo essere meno grati per la sicurezza di cui godiamo dalle bestie selvagge e dannose per mezzo della paura dell’uomo che Dio ha messo dentro di loro. Vediamo la realizzazione di questa parola ogni giorno e in ogni dove. Questo darci gli animali come cibo ne autorizza pienamente l’uso ma non l’abuso a causa della nostra ghiottoneria e ancor meno per crudeltà. Non dobbiamo trattare male le bestie inutilmente mentre sono in vita, né quando togliamo via le loro vite.

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Vangelo (Lc 19,45-48) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 23 Novembre 2018) con commento comunitario

22 novembre 2018 by

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,45-48)

In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».

Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

Questo è il Vangelo del 23 Novembre, quello del 22 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Pensiero Notturno: IL Rosario e L’eucaristia

21 novembre 2018 by

Qualche tempo fa, dissi “che ogni Ave Maria del Rosario è una rosa donata a Dio Padre per le mani immacolate di Maria ” ; oggi mi rendo conto che è qualcosa di più , di questo semplice e prezioso dono: Esso in realtà è l’Eucaristia meditata , perché ci fa percorrere tutta la vita di Gesù , dal momento della sua Annunciazione fino al momento della sua morte e risurrezione; e poiché l’Eucaristia è il memoriale della Sua Passione e della Sua Risurrezione, ogni volta che prendiamo il rosario e recitiamo l’Ave Maria , meditando i 4 Misteri, noi chiediamo che Cristo faccia parte della nostra vita .

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa) I Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana: Articolo 1 , Il Sacramento del Battesimo

21 novembre 2018 by

1213 Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita nello Spirito (“vitae spiritualis ianua”), e la porta che apre l’accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione: [Cf Concilio di Firenze: Denz. -Schönm., 1314; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 204, 1; ⇒ 849; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 675, 1] “Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo – Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l’acqua e la Parola” [Catechismo Romano, 2, 2, 5].

I. Come viene chiamato questo sacramento?

1214 Lo si chiama Battesimo dal rito centrale con il quale è compiuto: battezzare (baptizein” in greco) significa “tuffare”, “immergere”; l’ “immersione” nell’acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui, [Cf ⇒ Rm 6,3-4; ⇒ Col 2,12 ] quale “nuova creatura” ( ⇒ 2Cor 5,17; ⇒ Gal 6,15 ).

1215 Questo sacramento è anche chiamato il “ lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo” ( ⇒ Tt 3,5 ), poiché significa e realizza quella nascita dall’acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno “può entrare nel Regno di Dio” ( ⇒ Gv 3,5 ).

1216 “Questo lavacro è chiamato illuminazione, perché coloro che ricevono questo insegnamento [catechetico] vengono illuminati nella mente. . . ” [San Giustino, Apologiae, 1, 61, 12]. Poiché nel Battesimo ha ricevuto il Verbo, “la luce vera. . . che illumina ogni uomo” ( ⇒ Gv 1,9 ), il battezzato, “dopo essere stato illuminato” ( ⇒ Eb 10,32 ) è divenuto “figlio della luce” ( ⇒ 1Ts 5,5 ), e “luce” egli stesso ( ⇒ Ef 5,8 ):

Il Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio. . . Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poiché è dato a coloro che non portano nulla; grazia, perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perché è sacro e regale (tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perché è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 3-4: PG 36, 361C].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto Capitolo Secondo ( Della Dolce Vigilia del Santo Natale) Seconda Parte

21 novembre 2018 by

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La Comunità secondo il costume, s’inchinò per recitare il salmo Miserere met Deus; allora gli angeli custodi delle Suore presentarono a Dio il cuore della persona affidata alla loro cura. Da ciascuna di quelle anime che dicevano divotamente il Miserere, il Salvatore sembrava ricevere un nodo avvolto Nexum quemdam eonvolutum, ch’Egli posava sul suo Cuore. Le anime delle Religiose più ardenti nell’amore erano presentate dal Serafini, che sollevando le braccia del Signore offrivano quelle ferventi Spose; le anime più illuminate nella divina scienza, erano offerte dai Cherubini; le Virtù offrivano le anime più virtuose, e così i cori angelici prestavano il loro ministero per offrire le anime che avevano con essi qualche lineamento di somiglianza. Le Suore che, pur conoscendo la sopra citata rivelazione, si mostravano poco ferventi, non erano presentate al Signore per mezzo degli Angeli, ma restavano semplicemente prostrate a terra.
Geltrude s’avvicinò poi a Gesù in ispirito d’umiltà e Gli offerse il primo Miserere che, di solito, si recitava per sè, dicendogli: « Ah mio dolcissimo Sposo, io ben volentieri rinuncio alla mia parte e ti offro questo salmo solo per l’eterna tua lode e gloria! Degnati di usarne anche per il bene de’ miei amici, secondo il beneplacito della tua misecordia ». Gradì assai il Signore tale offerta, che prese la forma d’una perla preziosa di splendido bagliore. Egli la incastonò in una magnifica collana sospesa ai collo, già adorna di gemme scintillanti e di fiori d’oro, artisticamente lavorati. Poi disse: « Questa perla d’amore che tu mi hai data, l’ho messa al posto d’onore nella mia collana; tutti coloro che si raccomandano alle tue orazioni, o anche pensano solo di rivolgersi a te, riceveranno la salvezza, cosìi come gli Ebrei morsicati da serpenti velenosi, guarivano guardando il serpente di bronzo che avevo ordinato a Mosè d’inalzare nel deserto ».
Terminati i salmi le Religiose si levarono dalla prostrazione e due principi della Croce celeste apparvero, recatido una tavola d’oro che deposero davanti al Signore, il Quale staccò i nodi allacciati riuniti nel suo Cuore. Tosto si scorsero sulla tavola d’oro tutte le parole dei salmi e delle preghiere recitate dal Convento, sotto forma di gemme preziose dai colori vivi e variati; esse irradiavano fulgori meravigliosi, producendo anche una soave armonia; tutti quei raggi si riflettevano sul Volto del Salvatore, mentre la melodia l’invitava ad offrire a ciascuna di quelle anime, una doppia ricompensa per il frutto che ridondava a tutta la Chiesa dalle sacre parole pronunciate.
Geltrude comprese che il Signore le favoriva per avere tenuto in quel giorno con tanta divoziope il Capitolo, presieduto da Gesù medesimo. In seguito vennero letti i nomi delle Suore che dovevano leggere, o cantare Mattutino. Il Signore si compiaceva di guardare con amabilità e di salutare con un cenno del capo le persone che ascoltavano attentamente tali prescrizioni. Umana lingua non può esprimere queste cose. Il benignissimo Gesù si degnava perfino di consolare con accenti ineffabili le Monache che si lamentavano sotto voce, perché questo, o quel Responsorio non fosse a loro toccato.
Geltrude, che in spirito vedeva queste cose, disse: « Oh dolcissimo Signore, se la Comunità potesse scorgere lo guardo benevolo di cui onori le Suore nominate, quelle che non si sentono chiamate a nessun ufficio, sarebbero ben tristi ». Rispose Gesù: « Ma se alcuna desidera leggere o cantare, affliggendosi perchè tale compito è al di sopra delle sue forze, io la consolerò con le medesime carezze e ricompenserò il suo buon desiderio come l’opera stessa », Ed aggiunse: « Se la sorella che si sente nominata inchina non solo il capo, ma la volontà con l’intenzione di compiere il suo ufficio a mia lode e di rimettersi a me perchè l’aiuti a farlo degnamente, può star sicura che ogni volta attrarrà la mia tenerezza in modo così efficace d’accordarle il mio bacio divino ».
Infine le Monache, seguendo la prescrizione della Regola, dissero le loro colpe, la Vicaria prima di tutte davanti alla Madre Abbadessa, poi le altre, secondo l’ordine di decananza. Quando s’inchinarono per ricevere l’assoluzione, il Signore affermò con dolce serenità: « E Io vi assolvo con la mia divina autorità di tutte le negligenze che avete accusate alla mia presenza e vi prometto che, se la fragilità umana vi farà cadere nelle stesse colpe, mi troverete sempre pronto alla misericordia ed ai perdono». Durante la recita dei sette salmi penitenziali, in riparazione delle colpe accusate, apparvero tutte le parole dei medesimi sotto forma di perle fini, ma senza splendore; esse furono deposte sulla tavola d’oro, di cui già abbiamo parlato, vicino a gemme fulgide e scintillanti. Geltrude capì che le parole dei sette salmi erano perle opache ed oscure, perchè recitate per abitudine, senza speciale divozione.
Questo fatto c’insegna che le suppliche offerte per abitudine sono bensì presentate al Signore per accrescimento dei nostri meriti, ma che le preghiere fatte con attenzione attuale, sono infinitamente più nobili e più gradite a Dio. Durante l’inno del Vespro al Gloria tibi Domine, Geltrude vide una moltitudine di angeli che aleggiavano intorno alle Religiose, facendo gioiosamente risuonare lo stesso versetto. Ella desiderava sapere dal Signore quale profitto possono ritrarre le anime, dal fatto che gli Angeli ad esse si uniscono nella divina salmodia. Gesù però non rispose, ed ella continuò in tale ricerca fìnchè, per ispirazione di Dio, comprese che gli Angeli, presenti alle nostre terrene solennità, chiedono al Signore, per le anime che li imitano nella divozione, una specie di eguaglianza con essi, per mezzo di una vera purezza di corpo e di anima.

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Vangelo (Lc 19,41-44) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 22 Novembre 2018) con commento comunitario

21 novembre 2018 by

SANTA CECILIA, vergine e martire – Memoria

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 19,41-44)

In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo:
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Questo è il Vangelo del 22 Novembre, quello del 21 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Cap. 8

20 novembre 2018 by

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[1] Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.

[2] Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;

[3] le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.

[4] Nel settimo mese, il diciasette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Araràt.

[5] Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.

[6] Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.

[7] Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.

[8] Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;

[9] ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.

[10] Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca

[11] e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.

[12] Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

[13] L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.

[14] Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.

[15] Dio ordinò a Noè:

[16] “Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.

[17] Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa”.

[18] Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.

[19] Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca.

[20] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare.

[21] Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

[22] Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno”.

Spiegazione:

Versi 1-3

La razza umana, tranne Noè e la sua famiglia, perì nel diluvio, ma Dio, ricordandosi di Noè, mostrò clemenza all’umanità che altrimenti avrebbe fatto un’unica fine. Le domande della giustizia divina trovano la loro risposta con la rovina dei peccatori. Dio inviò il suo vento per prosciugare la terra e sigillare le sue acque. La stessa mano che portò la devastazione porta adesso la liberazione e perciò a quella mano dobbiamo sempre guardare. Quando le afflizioni realizzano l’opera per la quale esse sono mandate distruggendo e curando, a quel punto, vengono tolte. Come la terra non fu inondata in un giorno, così non si prosciugò in un sol giorno. Dio, di solito, opera la liberazione del suo popolo gradualmente, cosicché anche il giorno delle piccolezze non sarà disdegnato, né si dispererà del giorno delle grandi cose che Lui farà.

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Vangelo (Mt 12,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 21 Novembre 2018) con commento comunitario

20 novembre 2018 by

PRESENTAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – Memoria

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 12,46-50)

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli.

Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Questo è il Vangelo del 21 Novembre, quello del 20 Novembre lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Seconda la Celebrazione del mistero Cristiano/ Sezione Seconda: I Sette Sacramenti della Chiesa)

19 novembre 2018 by

1210 I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l’Eucaristia, la Penitenza, l’Unzione degli infermi, l’Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

1211 Seguendo questa analogia saranno presentati per primi i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana (capitolo primo), poi i sacramenti della guarigione (capitolo secondo), infine i sacramenti che sono al servizio della comunione e della missione dei fedeli (capitolo terzo). Quest’ordine non è certo l’unico possibile; permette tuttavia di vedere che i sacramenti formano un organismo nel quale ciascuno di essi ha il suo ruolo vitale. In questo organismo l’Eucaristia occupa un posto unico in quanto è il “Sacramento dei sacramenti”: “gli altri sono tutti ordinati a questo come al loro specifico fine” [Cf San Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, III, 65, 1].

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