Vangelo (Gv 16,23b-28) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 7 Maggio 2016) con commento comunitario

maggio 6, 2016 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,23b-28)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà.
Finora non avete chiesto a nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.

Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.

Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».

Questo è il Vangelo del 7 Maggio, quello del 6 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto.

Papa: dolore vissuto nella speranza cristiana apre alla gioia della vita

maggio 6, 2016 by

2016-05-06 Radio Vaticana

 

 

Il cristiano non anestetizza il dolore, ma lo vive nella speranza che Dio ci donerà una gioia che nessuno ci potrà togliere: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino presieduta nella Cappellina di Casa Santa Marta. Il servizio diSergio Centofanti:

Dolore e gioia della donna che partorisce
Nel Vangelo del giorno, Gesù, prima della sua Passione, avverte i discepoli che saranno tristi ma che questa tristezza si cambierà in un grido di gioia. E usa l’immagine della donna quando partorisce: “E’ nel dolore perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza”. Spera nel dolore ed esulta nella gioia. Commenta Papa Francesco:

“Questo è quello che fanno la gioia e la speranza insieme, nella nostra vita, quando siamo nelle tribolazioni, quando siamo nei problemi, quando soffriamo. Non è un’anestesia. Il dolore è dolore, ma vissuto con gioia e speranza ti apre la porta alla gioia di un frutto nuovo. Questa immagine del Signore ci deve aiutare tanto nelle difficoltà; difficoltà tante volte brutte, difficoltà cattive che anche ci fanno dubitare della nostra fede … Ma con la gioia e la speranza andiamo avanti, perché dopo questa tempesta arriva un uomo nuovo, come la donna quando partorisce. E questa gioia e questa speranza Gesù dice che è duratura, che non passa”.

Gioia e speranza, non semplice allegria o ottimismo
Gioia e speranza – sottolinea il Papa – “vanno insieme”:

“Una gioia senza speranza è un semplice divertimento, una passeggera allegria. Una speranza senza gioia non è speranza, non va oltre di un sano ottimismo. Ma gioia e speranza vanno insieme, e tutte e due fanno questa esplosione che la Chiesa nella sua liturgia quasi – mi permetto di dire la parola – senza pudore grida: ‘Esulti la tua Chiesa!’, esulti di gioia. Senza formalità. Perché quando c’è la gioia forte, non c’è formalità: è gioia”.

Uscire da se stessi
“Il Signore – afferma Papa Francesco – ci dice che ci saranno problemi” nella vita e che “questa gioia e speranza non sono un carnevale: sono un’altra cosa”:

“La gioia fa forte la speranza e la speranza fiorisce nella gioia. E così andiamo avanti. Ma tutte e due, con questo atteggiamento che la Chiesa vuole dare loro, queste virtù cristiane, indicano un uscire da noi stessi. Il gioioso non si chiude in se stesso; la speranza ti porta là, è l’ancora proprio che è sulla spiaggia del cielo e ti porta fuori. Uscire da noi stessi, con la gioia e la speranza”.

Una gioia che non passa
“La gioia umana – spiega il Papa – può essere tolta da qualsiasi cosa, da qualche difficoltà”. Gesù, invece, ci vuole donare una gioia che nessuno ci potrà togliere: “E’ duratura. Anche nei momenti più bui”. Così accade per l’Ascensione del Signore: “I discepoli, quando il Signore se ne va e non lo vedono più, sono rimasti guardando il cielo, con un po’ di tristezza. Ma sono gli angeli a svegliarli”. E il Vangelo di Luca riferisce: “Tornarono felici, pieni di gioia”, “quella gioia di sapere – dice il Papa – che la nostra umanità è entrata in cielo, per la prima volta!”. “La speranza di vivere e di raggiungere il Signore” diventa una “gioia che pervade tutta la Chiesa”. “Che il Signore ci dia questa grazia – conclude il Papa – di una gioia grande che sia l’espressione della speranza, e una speranza forte, che divenga gioia nella nostra vita e custodisca, il Signore, questa gioia e questa speranza, così nessuno potrà toglierci questa gioia e questa speranza”.

(Da Radio Vaticana)

Liturgia del giorno: Audio salmo 47(46)

maggio 6, 2016 by

Venerdì, 06_Aprile_2016


Dio è re di tutta la terra.

[1] Al maestro del coro. Dei figli di Core. Salmo.

[2] Applaudite, popoli tutti, acclamate Dio con voci di gioia;

[3] perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra.

[4] Egli ci ha assoggettati i popoli,
ha messo le nazioni sotto i nostri piedi.

[5] La nostra eredità ha scelto per noi,
vanto di Giacobbe suo prediletto.

[6] Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.

[7] Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni;

[8] perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.

[9] Dio regna sui popoli,
Dio siede sul suo trono santo.

[10] I capi dei popoli si sono raccolti
con il popolo del Dio di Abramo,
perché di Dio sono i potenti della terra:
egli è l’Altissimo.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Ritaglio del Vangelo odierno:

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.(Gv 16,20-23)


 

NON IMPORTA IL TEMPO

NELLA DISTANZA

SE E’ LA VOLONTA’ DI DIO

SUCEDERA’

 

 

Come CAPIRE la Volontà di Dio

 

La Volontà di Dio è ciò che il cristiano deve fare, se vuole essere come Dio lo ha pensato.

Dobbiamo fare la Volontà di Dio, per essere a Lui graditi; ma non sempre è facile capirla, non sempre è facile distinguerla, nella vita di tutti i giorni. Esiste un metodo per saper distinguere la Volontà di Dio da altri suggerimenti che ci sembrano altrettanto validi come quello che Dio ci chiede? Mi sono ricordato di una pagina del mio diario spirituale, scritta tanti anni fa, che però mantiene, mi sembra, tutta la sua validità e chiarezza.Te la dono, come mio contributo a quello “scambio di doni spirituali” che dovrebbe essere la norma tra coloro che vogliono farsi “santi insieme”!

don Ambrogio

 

C’è una , una sola cosa importante per noi: fare ciò che Dio ci chiede, fare ciò che Dio vuole da noi: fare la Volontà di DioCosì ha fatto Gesù su questa terra.Così si fa in Cielo. E, come in Cielo, così in terra… occorrerebbe si facesse.Mi ha sempre dato tanta consolazione quella frase di Danteriportata sulla tomba di un cristiano del mio paese:“ed in sua voluntade è nostra pace“. Sì, il nostro cuore si acquietae trova la sua dimora solo nella Volontà di Dio.Ma si tratta di scoprirla, questa Sua Volontà! Questa Sua Volontà di cui preghiamo: “Sia fatta la tua volontà”.Alcune volte essa ci è chiara, chiarissima. Si tratta solo di aderirvi. Di accoglierla. Di amarla ed abbracciarla.

Ma altre volte non ci è per nulla chiara. Come allora, ricercarla?

Molte volte mi sono sentito porre questa domanda da anime in sincera ricerca.

Ho risposto come ho saputo.

Ma pochi giorni fa una mia spiegazione data ad un giovane mi è sembrata particolarmente concisa e chiara.

Ho ritenuto che fosse utile ad altri. L’ho scritta.

La dono.

Per vivere la “comunione dei beni”.

 

Occorre fare questi “passi”

1.  Anzitutto occorre mettersi alla presenza di Gesù.

Gesù è in te, per la GRAZIA;la sua VITA DIVINA

che ti è stata data dal Battesimo nello Spirito Santo

e dal tuo attuale amore a DIO,è in te.

Mettiti alla presenza di Gesù:lui è dentro di te:accorgiti!

Sei così superficiale!

2.   Poi, FA’ SILENZIO. Dio ti parlaTaci.

Ascoltalo. Che cosa ti dice?

Ti può dire:Ma io ti ho già parlato!

Non lo sai? Cerca nella mia PAROLA

Io ti parlo ancoranella tua COSCIENZA. Ascolta la sua voce.

Essa non ti inganna. Perchè è la voce dello SPIRITO che ti ha creato.

Ascolta “quella” voce…

Io ti parlo nella COMUNITÀ:

forse non ti accorgi di quel tesoro che è il colloquio spirituale

tra anime che insieme cercano la via della mia Santità.

Avete lo stesso ideale!

Camminate dunque INSIEME… anima ad anima.

Io ti parlo per mezzo delle GUIDE che ti ho dato.

Quella che tu chiami “autorità”…

è un fratello esigente che ti aiuta a crescere.

Io l’ho consacrato con un mio SACRAMENTO per te.

Io ti parlo per mezzo della SITUAZIONEdel POSTO,di quel PARTICOLARE ATTIMO

in cui io ti ho posto…

Tutto ciò non accade “per caso“: ciò ti parla di Me.

3.   E poi AGISCI secondo quello che hai capito.

” E se sbaglierai strada, non temere… Io ti correggerò la rotta.

Nella PACE”,

dice DIO.

http://www.ambrogiovilla.it/come-capire-la-volonta-di-dio/

In questa città io ho un popolo numeroso

maggio 6, 2016 by

LA LITURGIA DEL GIORNO
http://www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Venerdi 6 Maggio 2016
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Venerdì della VI settimana di Pasqua ==============================

Grado della Celebrazione: Feria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (At 18,9-18)
In questa città io ho un popolo numeroso.

Dagli Atti degli Apostoli

[Mentre Paolo era a Corìnto,] una notte, in visione, il Signore gli disse: «Non aver paura; continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male: in questa città io ho un popolo numeroso». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, e insegnava fra loro la parola di Dio.
Mentre Gallione era proconsole dell’Acàia, i Giudei insorsero unanimi contro Paolo e lo condussero davanti al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere culto a Dio in modo contrario alla Legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un misfatto, io vi ascolterei, o Giudei, come è giusto. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra Legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale.
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagòga, e lo percossero davanti al tribunale, ma Gallione non si curava affatto di questo.
Paolo si trattenne ancora diversi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era rasato il capo a causa di un voto che aveva fatto.

Parola di Dio

PapaFrancesco:”La preghiera è la vera medicina per la nostra sofferenza”

maggio 5, 2016 by

“Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione”. Lo ha detto ‪#‎PapaFrancesco‬ durante la Veglia per asciugare le lacrime che si è svolta nella Basilica di San Pietro.

 

 

 

“Nei momenti di tristezza, nella sofferenza della malattia, nell’angoscia della persecuzione e nel dolore del lutto, ognuno cerca una parola di consolazione”. Lo ha detto PapaFrancesco durante la Veglia per asciugare le lacrime che si è svolta nella Basilica di San Pietro. “Sentiamo forte il bisogno che qualcuno ci stia vicino e provi compassione per noi”, ha proseguito: “Sperimentiamo che cosa significhi essere disorientati, confusi, colpiti nel profondo come mai avevamo pensato. Ci guardiamo intorno incerti, per vedere se troviamo qualcuno che possa realmente capire il nostro dolore. La mente si riempie di domande, ma le risposte non arrivano. La ragione da sola non è capace di fare luce nell’intimo, di cogliere il dolore che proviamo e fornire la risposta che attendiamo. In questi momenti, abbiamo più bisogno delle ragioni del cuore, le uniche in grado di farci comprendere il mistero che circonda la nostra solitudine”. Il Signore, ha ricordato Francesco, “ha promesso ai suoi discepoli che non li avrebbe mai lasciati soli: in ogni situazione della vita Egli sarebbe stato vicino a loro inviando lo Spirito Consolatore che li avrebbe aiutati, sostenuti e confortati”.

Preghiera della sera. Meditazione sulla Passione

maggio 5, 2016 by

GESÙ OLTRAGGIATO

Parola di Dio

“Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». E quelli risposero: «È reo di morte!». Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano, dicendo: «Indovina, Cristo! Chi è che ti ha percosso?» (Mt 26,65-68).

“Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui” (Lc 22,63-65).

Per la comprensione
– Insulti e offese volgari hanno accompagnato Gesù durante tutta la sua Passione, iniziando dallo schiaffo in casa di Anna. Pronunziata poi la sentenza di morte, si scatena contro il Signore tutto il furore dei suoi nemici: percosse, sputi, derisioni, bestemmie, un lurido straccio sugli occhi per prendersi gioco di Lui. Tutti partecipano a questa scena disgustosa; tutti hanno qualche conto in sospeso con l’odiato profeta. Iniziano i membri del Sinedrio; poi le guardie e i servi continuano per tutta la notte, in attesa del processo del mattino.

Rifletti
– La perfidia umana non tralascia nessun mezzo per umiliare e far soffrire il Figlio di Dio: “Gli sputarono in faccia, lo schiaffeggiarono, lo bastonavano” (Mc), “lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui” (Lc). Il profeta Isaia lo aveva predetto tanti secoli prima: “Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi” (Is 50,6).

– Peggiore dello schiaffo sono gli sputi, quelli veri! E Gesù è stato sottoposto anche a quest’altro infame e umiliante trattamento. Sputare in faccia a una persona è come volerla annientare, calpestarla come un verme. E Gesù, Verbo di Dio, in quella notte è stato trattato così dai suoi, dai capi, dai servi di guardia.

– Agli sputi aggiungono gli scherni, le umiliazioni, gli insulti più atroci e volgari. Gesù risponde solo con il silenzio e lo sguardo mesto, a volte pieno di lacrime, ma sempre mite e dolce. Davvero “maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come un agnello condotto al macello, come pecora muta, di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7).

– Il silenzio di Gesù umilia e infastidisce i nemici. Cercano un modo per fargli rompere quel silenzio e impedirgli quello sguardo. Gli velano la faccia con uno straccio e Lo percuotono, dicendo: “Indovina, o Cristo! Chi ti ha percosso?”. Tante astuzie e tanta rabbia sono inutili; Gesù continua a tacere: né una parola di lamento, né di rimprovero, né di impazienza.

– Davvero nessuna creatura, anche la più vile, fu trattata con maggiore disprezzo del Creatore del mondo!

– Nota sant’Ambrogio: “La memoria di tante ignominie subite da Gesù Cristo dovrebbe spegnere tra i cristiani ogni scandalosa querela di preminenza, ogni pretesa di orgoglio, ogni desiderio di grandezza, ogni sforzo di comparire, ogni puntiglio di vanità. Fra i servi di un Dio così profondamente umiliato, una sola gara è lecita, una sola contesa è permessa: la contesa, la gara dell’umiltà”.

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Araldo del Divino Amore , Libro Terzo , Le Rivelazioni di Santa Geltrude ,Capitolo XLVIII

maggio 5, 2016 by

EFFETTI DELLA COMPUNZIONE

Il Monastero di Geltrude si trovava in forti preoccu­pazioni per l’avvicinarsi di un nemico che si diceva forte­mente armato. In tale frangente le Monache decisero di recitare il Salterio, dicendo alla fine di ciascun versetto « O Lux beatissima », con l’antifona « Veni Sancte Spiritus ». Geltrude pregava con grande dívozione insieme alle sue Consorelle e comprese che, con quella preghiera fatta sotto l’egida dello Spirito Santo, il Signore convertiva parecchie anime. Egli voleva che dopo d’avere riconosciuto le loro negligenze, ne concepissero vera contrizione, col fermo pro­posito d’emendarsi; e di evitare, per quanto possibile, di peccare in avvenire.

Mentre alcune Consorelle provavano tali sentimenti, Geltrude vide elevarsi dal loro cuore, mosso dallo Spirito Santo, una specie di vapore che si diffondeva in tutto il Monastero, cacciando i nemici; più un cuore era contrito e volonteroso di bene, più il vapore che da esso sfuggiva, aveva la forza di cacciare le potenze ostili.

Ella comprese allora che il Signore, con quella preoc­cupazione per la minaccia degli assalitori, voleva attrarre più intimamente i cuori di quel privilegiato Monastero, af­finchè, spezzati dal dolore e purificati da ogni colpa, si rifugiassero sotto la sua paterna protezione, per attingervi il concorso delle divine consolazioni.

Dopo l’aver ricevuto questa luce ella disse a Gesù: « Perché mai, amatissimo Maestro, le rivelazioni di cui la tua bontà mi favorisce sono così differenti da quelle che accordi ad altre? Perché permetti che vengano conosciute mentre preferirei tenerle nascoste? ».

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Tweet del Papa

maggio 5, 2016 by

Il Signore ci consola. Tutti siamo chiamati a consolare i nostri fratelli, testimoniando che solo Dio può eliminare le cause dei drammi.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 10:00 – 05 Mag 2016

DIRETTA: la veglia per asciugare le lacrime con il Papa – Famiglia Cristiana

maggio 5, 2016 by

http://m.famigliacristiana.it/video/diretta-video—la-veglia-per-asciugare-le-lacrime-con-papa-francesco.htm

Vangelo (Gv 16,20-23a) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 6 Maggio 2016) con commento comunitario

maggio 5, 2016 by

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 16,20-23a) 

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».

Questo è il Vangelo del 6 Maggio, quello del 5 Maggio lo potete trovare qualche post più sotto.


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