Archive for febbraio 2010

La croce del sud (da: Piccolo magnificat)

28 febbraio 2010

(Commento: una persona è nel momento di fare il salto della fede, di affidarsi ed uscire dalla propria terra; è incerta dell’affidarsi ma ha sperimentato a sufficienza che senza Dio la vita va solo verso il dolore)

“Resta”

gli disse

“alla tua strada”,

la risacca

cantava

il suo canto

stanca.

“E dove

vuoi

che vada”,

spine ovunque

la spiaggia

portava…

Brillava

nel vento

sulla barca

una stella,

la prima

della sera…

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Chiesa e Spirito Santo

28 febbraio 2010

“Se dunque presenti la tua offerta sull’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare  e va prima a riconciliarti con il tuo fratello, poi torna ad offrire il tuo dono”. (Mt 5,23-24)

Per concludere questo mese dedicato allo Spirito Santo, meditiamo su questa reflessione di Paolo VI:

“La Chiesa ha bisogno della perenne Pentecoste dello Spirito Santo; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parole sulle labbra, di profezia nello sguardo.

La Chiesa ha bisogno di essere Tempio di Spirito Santo, cioè di totale mondezza e di vita interiore; ha bisogno di risentire dentro di sé salire dal profondo della sua intima personalità, quasi un pianto, una poesia, una preghiera, un inno, la voce orante dello Spirito, che, come ci insegna San Paolo, a noi si sostituisce e prega in noi e per noi “con gemiti ineffabili”, e che interpreta Lui il discorso che noi da soli non sapremmo rivolgere a Dio”.

Vangelo dalle letture della messa del giorno (domenica 28 febbraio) ed un breve commento

27 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Luca

9 28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.29 E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.30 Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,31 apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva.34 Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura.35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo».36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Gesù sale sul monte, con i discepoli, a pregare.Cerca, tra l’altro, un luogo per una preghiera profonda.Mentre prega riceve un più profondo dono dello Spirito.Tutto in lui, anche le vesti, è trasfigurato, segno, tra l’altro, di una trasfigurazione cosmica.Mosè ed Elia, la legge e i profeti, confermano le scritture dell’AT, sulla vocazione (sull’esodo, dice il testo, ciascuno di noi è chiamato ad un esodo) di Cristo: dare la sua vita per la salvezza del mondo.E’ la cresima di Cristo.Pietro e gli altri sono oppressi dal sonno.Ciò può rappresentare un incipiente più profondo abbandono in Dio ma anche la fatica, le tentazioni, nel perseverare nella preghiera, fatica che qui è sostenuta da quegli eventi straordinari.Pietro anche in un’occasione così singolare vuole dettare a Gesù il da farsi, che non è altro che ingabbiare, incasellare, in tre tende Gesù, Mosè ed Elia, gestendoli secondo i suoi schemi e criteri.La nube rappresenta la vera tenda (termine greco assonante), il vero sacramento (che libera e non incasella), in Cristo ed il timore che i discepoli provano è dovuto alla confusione, allo smarrimento, dell’uomo che finalmente percepisce di trovarsi davanti ad un mistero che non può dominare.Ed affidarsi veramente fa paura, si avverte il rischio di giocarsi la vita non sulle proprie certezze (anche Mosè ed Elia si stavano accomiatando da Gesù), ma su qualcun Altro che ci sarà davvero? Sarà capace davvero di darmi vita? Dal cielo viene allora una voce, perchè  Cristo qui è confermato nell’essere la Parola del Padre.Nella preghiera l’uomo impara, nel dono dello Spirito, a riconoscere la voce di Dio dalle altre voci interne ed esterne, ansie, etc..Il primo passo di crescita concreta dei discepoli è un passo “mariano”, segno di un incipiente divenire Chiesa: non corrono a raccontare superficialmente le “cose” avvenute ma le custodiscono nel cuore.

Natale (David Maria Turoldo)

27 febbraio 2010
Ma quando facevo il pastore
allora ero certo del tuo Natale.
I campi bianchi di brina,
i campi rotti al gracidio dei corvi
nel mio Friuli sotto la montagna,
erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose.
I tronchi degli alberi parevano
creature piene di ferite;
mia madre era parente
della Vergine,
tutta in faccende
finalmente serena.
Io portavo le pecore fino al sagrato
e sapevo d’essere uomo vero
del tuo regale presepio.

Invito

27 febbraio 2010

Un nuovo modo di comunicare e di ascoltare la Parola di Dio come espressione di una varietà di risonanze. Ecco il senso di questo incontro tra cristiani che vogliono vivere la loro fede in modo semplice, costruttivo, creando quella comunione che nasce dalla vicendevole appartenenza all’unica Chiesa di Cristo. Partecipiano con impegno e nel contempo con grande interesse per tutto quello che costruisce l’uomo, attraverso la fede in Gesù. Un modo vero di crescere insieme. D.Lorenzo.

Supplica alla B.V. Maria della Medaglia Miracolosa

27 febbraio 2010

Oggi è una giornata mariana poiché è il 27 del mese, giorno della supplica alla B.V. Maria della Medaglia Miracolosa da recitare (possibilmente) alle 17.30.

La Medaglia Miracolosa è la medaglia della Madonna per eccellenza, perché è l’unica da Lei ideata e descritta da Maria stessa il 27 novembre del 1830 a Santa Caterina Labourè (1806-1876) a Parigi, in Rue du Bac.

Ecco perché oggi 27, siamo invitati a recitarla, come in ogni urgente necessità.

SUPPLICA

O Vergine Immacolata, noi sappiamo che sempre ed ovunque sei disposta ad esaudire le preghiere dei tuoi figli esuli in questa valle di pianto, ma sappiamo pure che vi sono giorni ed ore in cui ti compiaci di spargere più abbondantemente i tesori delle tue grazie. Ebbene, o Maria, eccoci qui prostrati davanti a te, proprio in quello stesso giorno ed ora benedetta, da te prescelta per la manifestazione della tua Medaglia.
Noi veniamo a te, ripieni di immensa gratitudine ed illimitata fiducia, in quest’ora a te sì cara, per ringraziarti del gran dono che ci hai fatto dandoci la tua immagine, affinché fosse per noi attestato d’affetto e pegno di protezione. Noi dunque ti promettiamo che, secondo il tuo desiderio, la santa Medaglia sarà il segno della tua presenza presso di noi, sarà il nostro libro su cui impareremo a conoscere, seguendo il tuo consiglio, quanto ci hai amato e ciò che noi dobbiamo fare, perché non siano inutili tanti sacrifici tuoi e del tuo divin Figlio. Sì, il tuo Cuore trafitto, rappresentato sulla Medaglia, poggerà sempre sul nostro e lo farà palpitare all’unisono col tuo. Lo accenderà d’amore per Gesù e lo fortificherà per portar ogni giorno la propria croce dietro a Lui. Questa è l’ora tua, o Maria, l’ora della tua bontà inesauribile, della tua misericordia trionfante, l’ora in cui facesti sgorgare per mezzo della tua Medaglia, quel torrente di grazie e di prodigi che inondò la terra. Fai, o Madre, che quest’ora, che ti ricorda la dolce commozione del tuo Cuore, la quale ti spinse a venirci a visitare e a portarci il rimedio di tanti mali, fai che quest’ora sia anche l’ora nostra: l’ora della nostra sincera conversione, e l’ora del pieno esaudimento dei nostri voti. Tu che hai promesso, proprio in quest’ora fortunata, che grandi sarebbero state le grazie per chi le avesse domandate con fiducia: volgi benigna i tuoi sguardi alle nostre suppliche. Noi confessiamo di non meritare le tue grazie, ma a chi ricorreremo, o Maria, se non a te, che sei la Madre nostra, nelle cui mani Dio ha posto tutte le sue grazie? Abbi dunque pietà di noi.
Te lo domandiamo per la tua Immacolata Concezione e per l’amore che ti spinse a darci la tua preziosa Medaglia. O Consolatrice degli afflitti, che già ti inteneristi sulle nostre miserie, guarda ai mali da cui siamo oppressi. Fai che la tua Medaglia sparga su di noi e su tutti i nostri cari i tuoi raggi benefici: guarisca i nostri ammalati, dia la pace alle nostre famiglie, ci scampi da ogni pericolo. Porti la tua Medaglia conforto a chi soffre, consolazione a chi piange, luce e forza a tutti. Ma specialmente permetti, o Maria, che in quest’ora solenne ti domandiamo la conversione dei peccatori, particolarmente di quelli, che sono a noi più cari. Ricordati che anch’essi sono tuoi figli, che per essi hai sofferto, pregato e pianto. Salvali, o Rifugio dei peccatori, affinché dopo di averti tutti amata, invocata e servita sulla terra, possiamo venirti a ringraziare e lodare eternamente in Cielo. Cosi sia.

  • Salve Regina…
  • O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi. (3 volte)

Gianmarco C

Vangelo dalle letture della messa del giorno (sabato 27 marzo) ed un breve commento

26 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Matteo

5 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico;44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Il sole, la pioggia, sono segni di Cristo, in cui il Padre ha creato ogni cosa.Un amore vitale, creativo.Continuamente il Padre genera il Figlio nello Spirito ed in lui dà vita ad ogni cosa.Accogliere sempre più questo amore significa lasciare che anche noi siamo sempre più profondamente generati  in esso.La persona che si apre alla fede sempre più vede questo amore, la sua presenza, la sua opera, in ogni cosa, nel (suo, dice il testo) sole, nella pioggia…Il testo originale non dice siate perfetti, dice siate fino in fondo: solo Cristo può sempre più condurci in questo amore e svelarcelo ed è un mistero meraviglioso, pieno di scoperte vitali.”Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13).Dio ci ama come amici, tutti, e ci dona gradualmente un cuore da amico per ogni persona.Come altro esempio, cambiano sempre più i nostri paradigmi: ad es. anche in parrocchia prima magari cerco il gruppo come compagnia umana poi, se cresco sinceramente, sarò portato a cercare prima di tutto la crescita profonda, spirituale, umana, anche culturale e tutti i miei discernimenti si aprono a nuovi orizzonti di vita.

Lo Spirito Santo nell’anno sacerdotale

26 febbraio 2010

Anche se siamo agli sgoccioli…  abbiamo ancora a disposizione alcuni momenti per riflettere sul mese di Febbraio, mese dedicato allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è Dio, è l’Amore del Padre e del Figlio, è la terza persona della Santissima Trinità “Senza lo Spirito Santo siamo come una pietra della strada. Prendete in una mano una spugna imbevuta d’acqua e nell’altra un sasso; premeteli ugualmente; dal sassolino uscirà niente e dalla spugna si vedrà uscire acqua in abbondanza. La spugna è l’anima riempita di Spirito Santo, e la pietra è il cuore freddo e duro dove non abita lo Spirito Santo”. (S. Giovanni Maria Vianney)

Gianmarco C

Il cercatore di Dio (frammento 0) (da Piccolo magnificat)

26 febbraio 2010

(Commento: è un frammento ancora più antico.Qui il cercatore sperimenta lo spogliamento di chi si accorge che la fede, l’amore, possono passare talora per delle prove, delle oscurità, delle situazioni, degli impegni… nei quali sempre più ciò che non è più puramente fede, abbandono, amore, viene setacciato…Sono contingenze, fasi, intorno alle quali si può manifestare più pienamente, specie se il cuore resta sincero,  il salvarci, il donarsi lui a noi, di Dio)

…io che

la vita

ancora

non so,

io che

l’attendo,

sempre

più cose

io perdo

e ti amo

di meno

e ti cerco di più…

Vangelo dalle letture della messa del giorno (venerdì 26 febbraio) ed un breve commento

25 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Matteo

5 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio.22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.23 Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te,24 lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.25 Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione.26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!

L’osservare e l’insegnare i precetti anche minimi del brano precedente si traduce qui nella misericordia verso gli altri.Vi è una possibilità grave di etichettare l’altro, che si può fare sempre più moralmente negatrice di vita.Lo schema, il pregiudizio, sono propri delle valutazioni che si basano, ad es., sui poveri ragionamenti umani.E’ l’eucaristia che porta nel mistero anche dell’uomo in Dio e apre sempre nuovi orizzonti: “e lì (all’altare del sacrificio) ti ricordi…”.Ecco chi consente di comprenderci sempre più profondamente col nostro avversario: la Parola, l’eucaristia, etc..L ‘eucaristia mi spinge a costruire ponti di comprensione, di perdono e di pace.Allora posso scoprire sempre più profondamente che l’unico mio vero avversario, che può farmi veramente del male, sono io stesso.Lasciando prevalere le mie ferite, le mie amarezze, le vie scelte di testa mia, posso finire nella prigione di un io chiuso in sè stesso, chiuso alla vita.Mettiti presto d’accordo (con Dio, con te stesso, con l’altro), non lasciare che si avvii un processo non positivo che può rendere sempre più faticoso il recuperare.Ascoltare con cuore sincero la Parola di Dio, se possibile tutti i giorni, che potente liberazione, che vita nuova! Dio ci accompagnerà, ci porterà, con immenso amore.

Il cercatore di Dio (frammento 2) (da: Piccolo magnificat)

25 febbraio 2010

(Commento: ci sono periodi di ricerca in cui la persona può sentire il bisogno di ritagliarsi momenti di solitudine durante la settimana, per cercare Dio in un’attesa, in una richiesta della sua venuta che si fà incessante…In questo brano vediamo il cercatore essere portato da Dio nell’abbandono alla sua volontà, in una fiducia che va oltre ogni comprensione, chiarezza…)

…il poeta

va solo,

il dolore

lo stringe

e l’amore

lo spinge,

dove,

egli

non sa…

Vangelo dalle letture della messa del giorno (giovedì 25 febbraio) ed un breve commento

24 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Matteo

7 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: 7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe?11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! 12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

Dio vede il bene fondamentalmente presente nella preghiera della persona al di là dei limiti della preghiera umana.Lui vede la richiesta del pane e del pesce, cioè di Cristo, datore di vita e di ogni bene spirituale e umano, materiale.Chiedete, cercate, bussate…Ogni ricerca, apertura, solo in Dio trova la sua risposta…chiedete a Dio, cercate con Dio, bussate a Dio.Ma se vogliamo che Dio ci aiuti pienamente diamogli la possibilità di farlo seguendo le sue  ispirazioni, le sue vie, che ci vengono manifestate, donate, nella sua Parola.


Il cercatore di Dio (frammento) (da: Piccolo magnificat)

24 febbraio 2010

(Commento: non si tratta di un poeta “letterario” ma di un poeta esistenziale, che ha intuito, per dono di grazia, che Dio promette una vita sconvolgente)

…solo va

il poeta,

stregato

dalla Poesia,

in cerca

dell’Amante,

che gli canti

una canzone…

Vangelo dalle letture della messa del giorno (mercoledì 24 febbraio) ed un breve commento

23 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Luca

11 In quel tempo, 29 Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorchè il segno di Giona.30 Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.31 La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.32 Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui.

Questo brano si inserisce nel quadro del cammino di Gesù verso Gerusalemme, della missione dei discepoli, della preghiera e della potenza di Cristo (e della sua Parola) che scaccia anche i demoni.Ma Cristo nulla può, perchè non usa violenza, contro il rifiuto costante e volontario.La regina del sud venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone.Ma se si pensa di essere possessori della sapienza perchè le si è “vicino” non ci si sente bisognosi, assetati, di luce.Nel vangelo vediamo che i sapienti (ad es. i magi) si sentono in un infinito cammino verso la sapienza.Ma qui il punto è che l’uomo può chiudersi alla grazia, può avere un cuore malvagio.Forse più diffuse della malvagità possono essere tante resistenze in fondo, almeno inizialmente, non definitive: vivere anche il bene senza mai superare la ricerca dell’autogratificazione è il problema di fondo.Si vive il bene come una cosa bella ma non si comprende (per tante cause, volontarie, involontarie) che Cristo ci porta ( in modo sereno, equilibrato, etc.) a morire e a risorgere con lui (ecco il segno di Giona, che stette tre giorni nel ventre della balena perchè non voleva morire a sè stesso).Per questo motivo tra le più coriacee cause di resistenza possono talora risultare  il potere e le fragilità mal digerite (e dunque non quelle, nel profondo, accettate e dunque più facilmente superabili, che possono anzi diventare tappe verso una rinascita profondissima).In questo secondo caso (le fragilità mal digerite) il problema andrebbe risolto con una comprensione spirituale e anche umana nuova, che può però venire ostacolata dal fatto che il malessere può spingere ad evitare qualsiasi entrata dello Spirito nel punctum dolens.Vi sono poi, ad es., i “capricci”, cioè il chiudersi  per cose che potrebbero essere viste in altro modo o comunque potrebbero venire accettate e superate; talora questi capricci si possono superare più facilmente via via che, nel cammino, il Signore dona la semplicità in tanti discernimenti.

Una poesia di Vinicius de Moraes

23 febbraio 2010

(Commento: santa Teresina del Gesù bambino, se non ricordo male, chiese per regalo a Dio per il giorno della sua professione religiosa che nevicasse, e si era in agosto (?).Vi è una libertà dello Spirito che va oltre il calcolo razionale, ma, si badi bene, non è romanticheria, è, appunto, Spirito.La Maddalena è stata talora dalla tradizione riconosciuta come la donna che offrì a Cristo un profumo estremamente prezioso e proprio lei fu tra i pochi a restare anche sotto la croce.A proposito: poi per  s.Teresina nevicò.La libertà nello Spirito è il significato che io voglio dare a questa poesia).

Di mane abbuio,

di giorno attardo,

di sera annotto,

di notte ardo.

Ad ovest morte,

gli vivo contro,

del sud captivo

mio nord

è l’est.

Altri computino

passo per passo,

io muoio ieri,

nasco domani,

vado

ov’è spazio,

mio tempo

è quando.

Vangelo dalle letture della messa del giorno (martedì 23 febbraio) ed un breve commento

22 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Matteo

6 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.8 Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
9
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
10
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
11
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
14
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;15 ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Circa la preghiera non si tratta del numero di parole da mettere sul piatto della bilancia per ottenere qualcosa in uno scambio mercantile con Dio: cercando di camminare gradualmente per mano con il Signore sarà lui a portarci nella preghiera.Allora sì, in questo cammino di crescita scelta autenticamente, è importante crescere gradualmente anche nella quantità di preghiera.Tutto è preghiera, se il cuore è sincero, anche il mio parlare con Dio mentre faccio altre cose.Ma è importante imparare gradualmente a pregare, anche e soprattutto, senza fare altro.Importante è anche chiedere il dono della preghiera.Nel Padre nostro troviamo una sintesi circa il rapporto con Dio: la Paternità comune; la divinità del Padre; la fede, la speranza, la carità; la richiesta del pane sopraessente (testo originale, che fa più chiaramente riferimento dunque al pane soprannaturale e, contemporaneamente, a quello di (sopra) ogni giorno); la richiesta del perdono affinchè (traduzione legittima e più chiara?) anche noi, amati e perdonati da Dio, possiamo gradualmente vivere il perdono da parte nostra; una preghiera che chieda dunque con fiducia a Dio ogni bene spirituale e materiale, nella consapevolezza , stimolata da Cristo stesso, che l’unico problema di un Dio che vorrebbe darci subito tutto è il non indurci in tentazione, il non darci cose che ci possono fare del male; la liberazione dal male e la protezione dal Maligno (letteralmente: sottrai noi dal male).
L’affermazione che leggiamo subito dopo la preghiera vera e propria ci può far riflettere, tra l’altro, sul fatto che il nostro crescere, con la grazia di Dio, nel perdonare, ci può aiutare a intuire, a credere, sempre più nell’amore, nella misericordia senza condizioni di Dio (ed anche all’amore dei fratelli).

Che cosa vuol dire essere uomo

22 febbraio 2010

Mi ha colpito molto un passo del discorso di Benedetto XVI sul sacerdozio nella Lettera agli Ebrei (incontro con i parroci ed i sacerdoti di Roma, 18/2/2010). Si parla di che cosa vuol dire essere veramente uomo e di come nel nostro parlato, il termine «umano» possa talvolta essere solo sinonimo di debolezza e mancanza di ideali:

L’altro elemento è che il sacerdote deve essere uomo. Uomo in tutti i sensi, cioè deve vivere una vera umanità, un vero umanesimo; deve avere un’educazione, una formazione umana, delle virtù umane; deve sviluppare la sua intelligenza, la sua volontà, i suoi sentimenti, i suoi affetti; deve essere realmente uomo, uomo secondo la volontà del Creatore, del Redentore, perché sappiamo che l’essere umano è ferito e la questione di “che cosa sia l’uomo” è oscurata dal fatto del peccato, che ha leso la natura umana fino nelle sue profondità.

Così si dice: “ha mentito”, “è umano”; “ha rubato”, “è umano”; ma questo non è il vero essere umano. Umano è essere generoso, è essere buono, è essere uomo della giustizia, della prudenza vera, della saggezza. Quindi uscire, con l’aiuto di Cristo, da questo oscuramento della nostra natura per giungere al vero essere umano ad immagine di Dio, è un processo di vita che deve cominciare nella formazione al sacerdozio, ma che deve realizzarsi poi e continuare in tutta la nostra esistenza. Penso che le due cose vadano fondamentalmente insieme: essere di Dio e con Dio ed essere realmente uomo, nel vero senso che ha voluto il Creatore plasmando questa creatura che siamo noi.

Essere uomo: la Lettera agli Ebrei fa una sottolineatura della nostra umanità che ci sorprende, perché dice: deve essere uno con “compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo rivestito di debolezza” (5,2) e poi – molto più forte ancora – “nei giorni della sua vita terrena, egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo da morte e per il suo pieno abbandono a Lui, venne esaudito” (5,7). Per la Lettera agli Ebrei elemento essenziale del nostro essere uomo è la compassione, è il soffrire con gli altri: questa è la vera umanità.

Non è il peccato, perché il peccato non è mai solidarietà, ma è sempre desolidarizzazione, è un prendere la vita per me stesso, invece di donarla. La vera umanità è partecipare realmente alla sofferenza dell’essere umano, vuol dire essere un uomo di compassione – metriopathein, dice il testo greco – cioè essere nel centro della passione umana, portare realmente con gli altri le loro sofferenze, le tentazioni di questo tempo: “Dio dove sei tu in questo mondo?”.

Canti della sera (frammenti) (da: Piccolo magnificat)

22 febbraio 2010

(Commento: sono canti di una persona molto anziana e molto credente)

(frammento 1)

…il tempo che starei con te

è un tempo

tra la notte e il giorno,

nè farei molto…

con te sulla porta di casa,

a guardare il mondo

che si quieta

e a sentire l’eco della sera

nelle nostre parole…

(frammento 2)

…tra i fumi dell’inverno

che va alla primavera

e qualche fiore

e qualche foglia,

ad ogni cosa intento

e solo alla soglia…

Vangelo dalle letture della messa del giorno (lunedì 22 febbraio) ed un breve commento

22 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Matteo

16 In quel tempo,13 essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Oggi Gesù stimola i suoi discepoli ad accorgersi che il mondo può influenzare la loro vita, con la “testimonianza” concreta di un’inutilità,  di una scarsa presenza, etc., di Dio.Bisogna allora guardare a quelli che realmente, anche se gradualmente, cercano Dio nella propria vita: voi chi dite che io sia? Bisogna guardare alla comunità cristiana viva.E in essa vi sono i pastori mandati dal Signore (Pietro) e vi sono in particolare i santi, che aprono più pienamente alla speranza dell’amore e della potenza di Dio nella vita di chi si lascia gradualmente sempre più portare per mano da Cristo.Quel voi sta dunque, tra l’altro, anche ad indicare che i santi non sono dei marziani ma che tutti coloro che vengono chiamati dal Signore a camminare con lui e gradualmente anche con i fratelli possono sempre più entrare in questa vita piena.

Dal Cantico spirituale (b) (san Giovanni della croce)

21 febbraio 2010

(Commento: presento la terza strofa del Cantico.Quando la persona intuisce sempre più profondamente a quale pienezza di vita il Signore la vuole condurre può gradualmente decidere sempre più profondamente, con l’aiuto del Signore stesso, di cercare di seguirlo sempre più fedelmente, cercando di evitare capricci, pigrizie, di lasciarsi ingannare e distogliere dalla sincera ricerca della volontà di Dio da vari inghippi, ed anche di non lasciarsi scoraggiare dalle prove più difficili).

In cerca del mio amore,

andrò per questi monti e queste rive,

non coglierò mai fiore,

non temerò le fiere,

supererò i forti  e le frontiere.

Vangelo dalle letture della messa del giorno (domenica 21 febbraio) ed un breve commento

20 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Luca

4 1 Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto2 dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.3 Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane».4 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».
5
Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse:6 «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio.7 Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo».8 Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai».
9
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù;10 sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano;11 e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
12
Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo».13 Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

Dopo il battesimo Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto.E’ condotto dall’amore, per vivere nell’intimità con il Padre l’amore ricevuto.Ma come ogni uomo anche Gesù ha sperimentato la difficoltà dell’aprirsi alla fede.Anche noi, come lui, diciamo a Dio: se ci sei, se mi ami perchè non mi fai questo.E possiamo provare ad attendere per un pò (come Cristo quei quaranta giorni) ma se l’attesa si fa lunga possiamo entrare in crisi.E possiamo sperimentare la tentazione (la seconda in questo brano) di comprare in vario modo l’affetto, la stima.Cristo è cresciuto nella fiducia nel Padre, nella sua Parola.L’ultima sua tentazione nel deserto è stata quella di averla fatta tanto vita propria quella Parola da scambiarla con i propri voleri, i propri progetti, le proprie vie.Qui Cristo si fa salvare dalla fede di tutto un popolo nella storia della salvezza, oggi diremmo: dalla Chiesa.Il diavolo gli dice: “sta scritto” proprio a lui che sempre “sta scritto” aveva risposto alle tentazioni del diavolo.Ma qui Gesù risponde: è stato detto, cioè la Parola, la volontà di Dio, va cercata nella Chiesa, venendo così aiutati a superare la sottile superbia, il pensiero di aver capito molte cose, di non aver bisogno dell’aiuto di altri (che può rischiare di sperimentare proprio chi ha camminato a lungo nella fede) nella spiritualità, nella mentalità, in tutto; tentazioni, difficoltà, che possono divenire causa di molti inganni.

Ma studiare che senso ha?

20 febbraio 2010

Nel corso dei miei studi ho avuto la possibilità di approfondire un argomento tanto importante quanto spesso sottovalutato e per questo, credo, colpevolmente trascurato. Vorrei infatti discutere con voi del rapporto che intercorre tra la nostra cultura, la nostra educazione, l’idea che abbiamo della nostra stessa intelligenza, e il nostro cammino spirituale, la nostra fede, la vita con Cristo.
Mi è capitato di studiare le idee che su questo punto hanno espresso diversi pensatori cristiani dell’ottocento, in particolare John Acton e il cardinale Newman.Premetto subito: il discorso non è meramente intellettuale, non è una questione filosofica. Rischia di diventarlo, me ne rendo conto, ma proprio per questo è necessario uno sforzo in più, proprio per arrivare a comprendere fino a che punto l’argomento tocca la nostra vita nel concreto, e io credo nel suo nucleo più profondo.
La tesi che cercherò di argomentare è questa: La cultura, l’educazione, lo stesso modo che abbiamo di insegnare, si possono e si devono ergere a difesa della concezione originaria del divino. Perché questo possa avvenire si deve innanzitutto riconoscere che la conoscenza forma una unità perché il suo SOGGETTO è uno, essendo infatti questo l’elemento continuamente innovativo della religione cristiana, e cioè che il creatore è strettamente presente nella creatura. E se questa creatura, il suo ambiente, la sua storia, diventano in tal modo gli OGGETTI di studio, da qualsiasi punto di vista li si voglia guardare, allora non li si potrà comprendere profondamente senza prima comprendere come Dio si manifesta in essi.
Delineando le caratteristiche del pensiero di Acton mi sembra vi sia un tema sempre ricorrente ma mai del tutto esplicitato, quello della critica ad ogni teoria, ma anche semplice modo di pensare degli individui, caratterizzati dal dominio del relativismo. E’ questa una delle grandi problematiche dei nostri tempi, per cui si confonde con la tolleranza e con il rispetto, l’impossibilità dell’esistenza di opinioni certe ed oggettive, valide per chiunque in ogni luogo.
Sull’importanza del giudizio morale insisterà il cardinale Newman nella sua opera “Idea di Università” collegandola al concetto di limite. Il fulcro del pensiero di Newman si costruisce intorno all’esistenza di un principio spirituale che non si identifica semplicemente con la mera assimilazione degli elementi dell’esperienza naturale, ma attraverso la sua capacità creativa prende coscienza di se stesso e della propria posizione nella realtà che lo circonda. Il cardinale polemizza contro una certa concezione dell’insegnamento universitario che esclude lo studio della teologia; infatti semplicemente ammettendo l’esistenza di un Dio si introduce un argomento della conoscenza che non può non racchiudere e comprendere qualsiasi altra sfera del sapere; per questo un insegnamento serio non può dividere la conoscenza umana e divina in due compartimenti stagni. Se si pone la metafisica su di un ordine diverso dalla fisica, allora anche le altre scienze umane saranno scollegate tra loro, sarà impossibile ricondurle ad un principio unitario e tutto il sapere secolare sarà ridotto in frammenti.
Se un insegnamento vuole davvero dirsi universale, allora non si può prima affermare che alcuni principi religiosi corrispondano a verità e poi ignorarli quando si tratta di includerli tra le scienze studiate, motivando questa decisione con la considerazione che nulla di certo possa essere affermato sull’Essere Supremo e che perciò non abbia diritto di essere considerato come un’ aggiunta reale all’insieme della conoscenza generale. In realtà però la ragione profonda di questa esclusione sta nel fatto che gli uomini stessi, responsabili dell’istituzione universitaria, credono che questi fatti siano vuoti di verità, che non siano veri nel senso generale di tale termine, come lo può essere la legge che spiega la caduta di un sasso verso la terra; ci si nasconde dietro difficoltà derivanti dalla diversità di opinioni religiose per creare un’ idea della religione e del Divino strettamente privata, scollegata dalla ragione, arrivando dunque ad affermare implicitamente che nulla possa essere realmente conosciuto circa l’origine del mondo o il fine dell’uomo.
E’ lo stesso ambiente religioso che non ancòra il proprio credo ad un dato certo ed oggettivo, ma ne fa il frutto del gusto o del sentimento “Il fondo della questione era questo , che la Religione era basata sulla consuetudine, sul pregiudizio, sulla legge, sull’abitudine, sul feudalesimo, sulla convenienza illuminata, su molte, molte cose, ma in nessun modo sulla ragione; e la scienza aveva tanto poco rapporto con essa quanto con gli umori stagionali, o lo stato del tempo” .
Se si riduce Dio ad un correlato delle leggi Naturali che dominano l’Universo, che si esprime solo attraverso di esse, se lo si rende un’impressione mentale frutto del riflesso dei fenomeni del mondo materiale, allora la religione stessa, l’intera spiritualità umana, si identifica con un semplice sentimento gratificatorio, non dissimile da ciò che Locke chiamava “piacere”, ricadendo nel circolo vizioso per cui l’intelletto ricerca un principio unitario su cui fondare se stesso e la sua coscienza, e finisce per trovarlo nella propria natura e nei propri bisogni più elementari.
la mentalità che viene qui criticata porta a delle conseguenze assurde e aberranti, viene infatti osservato con apprensione come un professore universitario del tempo tenda ad identificare ogni atto umano con la forza innata dell’universo fisico e a condannare qualsiasi agente spirituale nella sfera dell’inconoscibile, dell’indeterminato; si limita così a parlare di ciò che egli crede tangibile e sicuro, facendo identificare questa sicurezza con le cause fisiche conosciute dal suo particolare insegnamento. Il risultato è che la sua arte usurpa e occupa l’universo, cancella la causalità divina dal mondo reale, non è solo perdita della teologia, è anche perversione di ogni altra scienza, che esce dal proprio ambito per occupare il vuoto lasciato dal divino, ed il particolare diventa il giudice del generale, del tutto.
Ma quale deve essere allora lo scopo ultimo di una buona educazione? Ci viene detto da Newman che esso consiste nella creazione di una “cultura intellettuale”, e cioè nella capacità dell’intelletto di porsi in maniera dinamica ed attiva nei confronti delle idee che l’esperienza trasmette all’uomo, è necessario superare lo stadio della semplice accoglienza passiva di esse per arrivare a conferire ordine e sostanza all’oggetto della nostra conoscenza. Questa capacità consiste nel poter porre in riferimento il presente con il passato, le acquisizioni della memoria con la testimonianza del presente, in poche parole dunque, il trovare un significato globale alla storia della nostra conoscenza, che diviene conoscenza delle relazioni. L’ampiezza mentale che ne deriva protegge lo studioso, ma anche l’uomo qualunque, dai traviamenti che derivano dal particolarismo: “essa ( la ragione illuminativa ) colloca la mente al di sopra degli influssi del caso e della necessità, al di sopra dell’ansietà, della indecisione, dell’instabilità e della superstizione, che sono il retaggio dei più. Gli uomini la cui mente è ossessionata da un solo oggetto si fanno delle idee esagerate della sua importanza, lo ricercano febbrilmente, ne fanno la misura di cose che gli sono estranee, e cadono nell’agitazione e nella disperazione se per caso non possono raggiungerlo”. Un intelletto ben educato, al contrario, è capace di pensare mentre conosce, di attendere il momento in cui tutte le parti potranno essere messe al loro posto, rivelando il senso centrale dell’oggetto di studio, un modo di approcciarsi alla realtà che non è parziale e quindi non esclusivo, che riesce a comprendere il ruolo di ogni momento del proprio cammino.
Per il momento concluderei qui, l’argomento è vasto e credo meriti di essere approfondito insieme. Mi ripeto, non sono elucubrazioni mentali, non è una questione culturale fine a se stessa, riguarda la nostra vita di fede. Influenza fortissimamente aspetti vivi del nostro cammino insieme, a partire dal messaggio che lanciamo ai ragazzi che siamo chiamati ad aiutare a crescere, e che sempre di più percepiscono lo studio e la loro educazione solo come un peso da cui doversi liberare in fretta.
Aspetto vostri pensieri parole e opere, possibilmente non le omissioni 🙂 .

Miro

Poesie dei campi (da: Piccolo magnificat)

20 febbraio 2010

Tuo il canto

di campi

anelati

da poesie

dell’alba…

Mi fremevano

parole

nel cuore

a guizzi

e a lampi…

Quale aria

nuova

finalmente

danzeranno

le distese

di girasoli?

Riflessioni sulla famiglia

20 febbraio 2010

Se pensiamo che la stessa Trinità divina si manifesta in qualche modo, in Cristo, come una famiglia (Padre e Figlio nello Spirito), se pensiamo che anche come uomo Cristo ha avuto un papà e una mamma (dei nonni, etc.), ed anche, ad es., la storia della nostra fede può sotto certi aspetti vedere il suo inizio nella storia di una famiglia, quella di Abramo…ecco possiamo intuire che mistero grande, meraviglioso, vivificante, sia quello della coppia, della famiglia, etc..Solo Dio, solo lo Spirito, può aprire gradualmente il cuore dell’uomo all’intuizione che la vita è un mistero grande e affascinante…

Vangelo dalle letture della messa del giorno (sabato 20 febbraio) ed un breve commento

20 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Luca

5 27 Dopo ciò egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!».28 Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.29 Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola.30 I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?».31 Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;32 io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

Il testo originale, in greco, può essere letto come un “continua a seguirmi”.E’ bello vedere Gesù che vede nel cuore di Matteo la sua ricerca, il suo desiderio di seguirlo, e forse il bisogno di chiarirsi, di crescere con serenità, forse anche il timore di seguire Gesù temendo il rifiuto da parte di qualcuno verso di lui, pubblicano, oppressore per conto dei romani del popolo ebreo. Cristo vede in Matteo ancora seduto al banco delle imposte una persona a cui ha già aperto il cuore.Ogni vita può venire pienamente risuscitata in Cristo e divenire un dono per il mondo.Ora perfino le sue azioni passate verso gli altri trovano nuova luce: lui che esigeva la tassa da chiunque gli capitava a tiro ora accoglie, dona, senza calcoli, senza vendette, senza esclusioni, anche agli altri pubblicani, anzi prima di tutti loro sono invitati al banchetto con Cristo.E’ bello che in questa fiducia, in questo amore, le persone possono guardare senza paura al loro umano bisogno di crescere, Cristo non viene a fare i complimenti o magari anche demagogia, viene ad aiutare una crescita serena, graduale, autentica verso la vita piena: “non sono i sani che hanno bisogno del medico ma i malati”, è un graduale cammino dall’io a Dio, ed è bello scoprirsi una creatura portata per mano da Dio.Non è dunque un perfezionismo moralistico, che a Dio non interessa, un motivo valido per aprirsi a Dio è che è il solo che può dare e che è venuto a dare vita e vita in abbondanza (Cfr Gv 10, 10). 

 
 
 
 
 
 
 
 

 

Tempo di quaresima. Oltre ogni distruttiva voracità, di Pierangelo Sequeri

19 febbraio 2010

Ripreso da Avvenire del 25/02/2009 un articolo di Pierangelo Sequeri sulla Quaresima ed il digiuno.

La fase orale, in tutte le sue varianti simboliche, non è più il tratto elementare del nostro approccio al mondo. È un sogno a occhi aperti, un’icona dell’autorealizzazione, un orizzonte culturale vero e proprio. Quelli che lo sanno fare, avranno certamente calcolato anche questo. Il fatturato complessivo dei prodotti che sostengono gli standard della sovralimentazione occidentale, sommato a quello di tutti gli altri prodotti che provvedono alla cura degli effetti indesiderati dei primi, deve fare una bella cifra.

Non so fare questo calcolo, ma mi pare evidente che la ‘voracità’ è ormai una categoria dello spirito, per noi, più ancora che un costume alimentare. Siamo o non siamo una ‘civiltà’ dei consumi? Una delle nostre idee-guida, ossia il progetto di ‘non farsi mancare niente’, nel breve giro di qualche decennio ha fatto passi da gigante.

Il primo fattore di umanizzazione che ci rimette è il linguaggio, una delle più belle qualità spirituali del nostro corpo. Le mamme esortavano, una volta: «Non si parla a bocca piena». Anche altre cose ci raccomandavano, in verità, sempre sullo stesso registro: «Non ci si butta sul piatto», «Non ci si serve per primi», eccetera. Piccole cose del galateo, all’apparenza. Grandi passi verso l’umanizzazione, in realtà, se si pensa che la modulazione del nostro rapporto col cibo, fin dai primi sorrisi, è il mediatore fondamentale della catena simbolica di tutte le altre relazioni affettive e sociali.

In ogni modo, con la bocca piena – e lo sguardo perso, e le mani sempre ad afferrare – non si parla. Si farfuglia, si emettono grugniti, ci si esprime a gesti, ci si spintona ammiccando. Non è questione di ‘comunicare’, come dice la parola più vacua e onnipotente della nostra dissimulata impotenza a ‘pensare’. È proprio il fatto che noi ci mangiamo anche le parole: e la nostra anima si atrofizza, incapace di parlarsi e di parlare con la libertà necessaria a cercare il confronto e il conforto su tutto ciò che – in noi e negli altri – non si mangia e non si beve, non si compra e non si vende.

Riporta l’articolo: Simone Felli

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Il povero e il cherubino (da: Piccolo magnificat)

19 febbraio 2010

Dalla conca

persa

nella luce

gli aranceti

sono folgori

al cuore…

e ad est

la spiaggia

abbagliata,

anelata

dal mare…

ma Tu,

ma Tu,

talora

ami

di più

il povero

fosso

nascosto,

per incanto

invisibile

al mondo,

visibile

invece

al vagabondo

pellegrino

cercatore,

tra l’umile

rapa

e il cavolfiore,

del canto

del pettirosso.

Vangelo dalle letture della messa del giorno (venerdi19 febbraio) ed un breve commento

19 febbraio 2010

Dal vangelo secondo Matteo

9 In quel tempo 14 gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?».15 E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.

Questa parola ci può riempire di gioia: i discepoli di Gesù non hanno digiunato durante la sua vita terrena perchè la sua presenza è festa.Gesù ha digiunato nel deserto, da solo, prima della predicazione pubblica.Il digiuno dunque si configura anche come un tempo di preparazione, di attesa, nel deserto, della venuta di Dio.Il deserto, l’attesa, stancano l’uomo e lo possono indurre a cercare scorciatoie terrene pur se ha già intrapreso la via di Dio.Ma questi sono già motivi validi per la comprensione del perchè del deserto, dell’attesa: servono ad approfondire la fede, la carità, la speranza.Nel cammino comunitario la persona ha più possibilità di essere aiutata a non perdersi in queste fasi più difficoltose; nel dialogo col padre (con l’accompagnatore si dice, talora, oggi) spirituale ha più possibilità di vedere , di riconoscere, di cercare di superare le resistenze, gli scoraggiamenti, le scorciatoie, etc. che le prove, il deserto, lo tentano a cercare.Possiamo osservare che, per questo, chi viene portato dal Signore sulla cima del monte non sperimenta più aridità, ha superato il deserto e questo non può, in tanti casi almeno, più nulla su di lui perchè la felicità che vive è tutta un dono dall’alto e non un fatto emotivo (le aridità di alcuni santi sono dunque prove speciali, come ad es. le stimmate, etc.).Anche se su questa terra si può vivere una felicità crocifissa, giunge una tappa del cammino nella quale ordinariamente Cristo non viene più tolto (anche se, follemente, la persona potrebbe ancora peccare) , perchè la persona è unita a Cristo (allo sposo) e fondamentalmente staccata da tutti quegli impacci affettivi, emotivi, quei ripiegamenti sul proprio io, che durante il cammino talora non si vogliono, talora non si possono, nemmeno riconoscere.Un significato, dunque, di digiuno è proprio questo: con l’aiuto di Dio cessare gradualmente di concedersi tutte quelle ambigue risposte nella fede, nella carità, verso Dio ed i fratelli che fanno sì che la persona abbia già ricevuto la sua ricompensa, ostacolando, chiudendo, lo spazio a quella di Dio.

6 Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.
7
Passando per la valle del pianto la cambia in una sorgente, anche la prima pioggia l’ammanta di benedizioni.
8
Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion. (Sal 83).

Per questa via, serena, graduale, sempre più vita, bella e sana, per altre vie ingannno e delusione.

La vita è una palestra dove s’impara a…vivere

18 febbraio 2010

dal 15 febbraio sono a casa, dopo 31 anni di lavoro assiduo presso una società di servizi aeroportuali. è un tempo di due anni di cassa integrazione che, volontariamente ho richiesto, per potermi dedicare più assiduamente alla famiglia, piuttosto che ad un lavoro fuori casa. temevo di non essere all’altezza del compito e, anche se vi viene da sorridere, credetemi, per chi, come me è abituata a fare la madre nei “ritagli di tempo”, dando priorità al proprio lavoro, prima per scelta (31 anni fa non pensavo che Dio mi avrebbe donato 6 figli) e poi per necessità (bisogna pur sfamarli sti figli…) non è abituale occuparsi di loro e poi di sè….è meraviglioso, perchè Dio aveva previsto tutto, sapeva che mi sarei accorta che, tutto ciò di cui mi sono occupata sino ad ora, fatture, passeggeri, servizi, etc, mi hanno insegnato un metodo di lavoro, applicando il quale, qualsiasi cosa si faccia, funziona. niente si perde, tutto si trasforma e, lode e gloria a Gesù, oggi posso applicare le mie acquisite abilità lavorative al mondo che amo: la mia famiglia e la mia casa, che dopo solo 4 giorni, stanno già riprendendosi del tempo che non ho potuto dedicargli assiduamente.

sono molto felice e mi sento privilegiata, perchè se non avessi anelato a vivere ciò che sto vivendo, avrei pensato, come fanno molte donne che conosco, che il lavoro di casa è umiliante e svilisce la donna. affatto, quel che umilia veramente è far fiorire il giardino di un altro, che non s’accorge neppure che è fiorito, anche se ti paga per farlo. ho fatto con amore (specie da che ho conosciuto Gesù Cristo, meglio da che Lui ha conosciuto me nell’intimo del cuore) il mio lavoro e questo mi ha aiutata a superare le umiliazioni ed i soprusi, ma vi garantisco che oggi potermi dedicare alla mia famiglia mi sembra un Dono incommensurabile di Dio: coloro che già amavo, posso amarli con il mio servizio e vederli fiorire. lode e gloria a Gesù.  emanuela …in diretta da casa mia. 18 feb 2010

Memoria (David Maria Turoldo)

18 febbraio 2010

E’ la memoria una distesa

di campi assopiti

e i ricordi in essa

chiomati di nebbia e di sole.

Respira

una pianura

rotta solo

da eguali ciuffi di sterpi:

in essa

unico albero verde

la mia serenità.