Archive for aprile 2011

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Domenica 1 maggio 2011) con commento comunitario

30 aprile 2011

II DOMENICA DI PASQUA o della Divina Misericordia

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31 )

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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30 aprile. Santi del giorno

30 aprile 2011

Nel calendario della chiesa ambrosiana si ricorda oggi Giuseppe Benedetto Cottolengo, presbitero e fondatore della Casa della Divina provvidenza. Nativo di Bra, nei pressi di Cuneo, Giuseppe Cottolengo, al pari di molti altri aspiranti al presbiterato del suo tempo, ebbe molte difficoltà nello studio per la chiusura dei seminari seguita alla Rivoluzione francese. Egli riuscì tuttavia a ricevere l’ordinazione presbiterale all’età di venticinque anni, nel 1811, nel seminario di Torino. Dapprima, si dedicò intensamente agli studi teologici, entrando a far parte di una congregazione torinese di preti teologi; ma la sua vera vocazione si rivelò essere un’altra.
Dedito già da tempo a un ripensamento silenzioso, anche difficile, della strada intrapresa, egli s’imbatté nella drammatica situazione di una malata che nessun ospedale, per diversi motivi, voleva o poteva accogliere. Cottolengo iniziò così nel 1827 a creare uno spazio di accoglienza per ogni sorta di malati «rifiutati» dalla società: poveri e orfani, malati di mente e invalidi. Nei restanti quindici anni della sua vita, Giuseppe Benedetto diede vita a una serie impressionante di iniziative caritatevoli, fondando la Casa della Divina provvidenza e avviando una congregazione di preti, suore e laici dediti al sostegno dei malati più emarginati della società. Vero e proprio «genio del bene», come lo definirà papa Pio IX, Cottolengo manifestò come la multiforme sapienza dell’uomo di fede possa trovare risposte a ogni appello rivolto dai bisogni lancinanti degli ultimi e degli abbandonati. Cottolengo morì dopo aver contratto il tifo, il 30 aprile del 1842. Al momento della sua morte, le sue case di accoglienza avevano curato più di 6.500 malati.

Esercitate la carità, ma esercitatela con entusiasmo! Per far del bene ai poveri dovete, se occorre, insozzarvi fino al collo: questa è la carità che dovete esercitare.
Non fatevi chiamare due volte: siate solleciti! Interrompete qualunque altra occupazione, anche santissima, e volate in aiuto dei poveri.
E’ una bella cosa sacrificare la salute e anche la vita per il bene dei nostri fratelli abbandonati o infermi. Essi sono i nostri padroni e i nostri fratelli, sono le perle della Piccola casa.
E non facciamo economia con i poveri, perché quanto abbiamo è tutto loro, e noi stessi apparteniamo a loro e non ad altri.

Giuseppe Benedetto Cottolengo

(notizie tratte da http://www.monasterodi bose.it)

 

Si ricordano anche Pio V, Antonio Ghisleri,  papa, 1504-1572

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27000

San Quirino, III sec., un tribuno romano al quale furono affidati i martiri Alessandro, Evenzio e Teodulo, arrestati per ordine dell’imperatore Traiano (53-117); si convertì dopo aver visto i miracoli da loro operati e fu battezzato insieme con la figlia Balbina, e subì per questo il martirio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92135

Lourdes, La storia (Documentario Rai)

30 aprile 2011

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1ed09b78-af1c-446f-95c0-8ba5f0ce1f4c.html#p=0

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Sabato 30 Aprile 2011) con commento comunitario

29 aprile 2011

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,9-15 )

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Beatificazione di Giovanni Paolo II, due siti “istituzionali”

29 aprile 2011

http://www.karol-wojtyla.org/

http://www.giovannipaoloii.va/it/

Prega per noi e per tutti, beato Giovanni Paolo II.

29 aprile. Santi del giorno

29 aprile 2011

Nel calendario romano e in quello anglicano ricorre oggi la memoria di Caterina da Siena, terziaria domenicana e maestra della fede. Caterina Benincasa nacque a Siena nel 1347, ventiquattresima di venticinque figli. Nutrendo fin da piccola una particolare propensione per la vita interiore, a quindici anni si fece terziaria domenicana, attratta dall’attività caritativa verso i poveri e i malati. Il suo amore per Cristo, alimentato da un costante dialogo interiore, e la radicale vita evangelica che conduceva, le attirarono un piccolo cenacolo di discepoli, che la seguiranno ovunque per partecipare dei suoi doni e del suo ministero. Caterina votò tutta la propria vita alla causa della pace e dell’unità, operando – fatto del tutto inusuale per una giovane donna del suo tempo – per la riconciliazione delle città in lotta e per la riforma della chiesa, afflitta dalla corruzione e dallo scisma. Caterina visitò i poveri per portare loro conforto e i potenti per indicare loro la via della riconciliazione esigita dall’Evangelo. Ebbe un’intensa corrispondenza, grazie alla quale elargiva consigli spirituali a tutti coloro che le chiedevano una parola, e lasciò un cantico d’amore di rara bellezza nel suo Dialogo sulla divina provvidenza. Caterina fu proclamata dottore della chiesa da Paolo VI nel 1968, titolo che le è riconosciuto anche dalla Chiesa d’Inghilterra. Essa morì in questo giorno, nel 1380, e pur avendo vissuto un lasso di tempo così breve ci ha lasciato con la sua vita una delle pagine più belle della spiritualità cristiana.

Dio eterno, padre compassionevole e misericordioso,
abbi pietà e misericordia di noi,
dato che siamo ciechi, senza alcuna luce,
e io più di tutti, povera miserabile,
e così sono stata sempre crudele nei riguardi di me stessa.
Con quell’occhio di pietà
con il quale creasti noi e tutte le cose,
considera le necessità del mondo e provvedi.
Tu ci hai donato l’essere dal nulla:
illumina dunque quest’essere che è tuo.
Con il velo della tua misericordia
chiudi e copri l’occhio della tua giustizia,
e apri l’occhio della tua pietà.
Con il legame della carità, lega te stesso
e placa la tua ira.

Caterina da Siena, dalle Orazioni

(tratto da http://www.monasterodibose.it/)


(Duccio da Buoninsegna, S.Caterina da Siena, 1311, Museo dell’Opera del Duomo, Siena)

Padre Emiliano Tardif, guarigioni

29 aprile 2011

Non so di critiche della Chiesa a questo sacerdote, ora defunto.Resta comunque necessaria la prudenza nel valutare, con la Chiesa, casi come questo.Gli errori possono qui essere due: una fede che non crede nei miracoli o una fede non equilibrata, ingenua e magari con rischi di fanatismo.Padre Tardif non si definiva un taumaturgo ma affermava di ricevere doni di conoscenza, cioè il Signore gli rivelava certe guarigioni che stava compiendo.

http://www.youtube.com/watch?v=ko2mRNBXn2Q

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Venerdì 29 Aprile 2011) con commento comunitario

28 aprile 2011

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-14 )

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

27 aprile (ieri): Beata Vergine Maria del Soccorso

28 aprile 2011

Soccorri ogni persona.Ricordo che il giorno di Pasqua dura otto giorni: dalla Veglia Pasquale fino a domenica 1 maggio (domenica della Misericordia, festa di san Giuseppe lavoratore  e data della beatificazione di Giovanni Paolo II) inclusa si tratta dell’unico giorno di Pasqua.

G.Ravasi. Un cortile per laici e cristiani

28 aprile 2011

(Riporto un articolo del cardinale Ravasi, pubblicato su Jesus di febbraio scorso, sulla necessaria ricerca di  dialogo, non solo tra diverse religioni, ma  tra credenti e non credenti. Dalla lettera agli Efesini, 2

14Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
15Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
16e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia. )

«Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto».

Queste parole, indirizzate da Benedetto XVI alla Curia romana in occasione degli auguri natalizi del 2009, hanno prodotto un effetto anche concreto: un dicastero vaticano, il Pontificio consiglio della cultura, ha dato il via a un’istituzione, denominata appunto «Cortile dei Gentili», per aprire un dialogo serio e rispettoso tra credenti e agnostici o atei.

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28 aprile. Santi del giorno

28 aprile 2011

Oggi si fa memoria di san Luigi Maria Grignion da Montfort, 1673-1716, fondò Congregazioni, predicò e scrisse sulla croce di Cristo e sulla vera devozione a Maria Vergine. Tra i suoi scritti si ricordano il “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine” e “L’amore dell’eterna Sapienza”

http://www.santiebeati.it/dettaglio/51100

santa Gianna Beretta Molla, 1922  -1962

http://www.santiebeati.it/dettaglio/51200

san Pietro Chanel, 1803-1841, sacerdote della Società di Maria, annunziò il vangelo nell’Oceania occidentale dove morì martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/26950

santi Vitale, Valeria, genitori dei santi Gervasio e Protasio, anch’essi martiri, molto venerati a Milano e a Ravenna e sant’ Ursicino

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91131

Deep Purple, Higway star

28 aprile 2011

http://www.deep-purple.com/ raggiunto il link cliccare su iLike poi su play all e selezionare Higway star.

Maria stella del mattino aprici la via

Il Vescovo di Verona G. Zenti spiega le lettere di Paolo

28 aprile 2011

http://www.telepace.it/video.php?x=Lapostolo%20Paolo/Tx%20Paolo%2001^.flv

Raggiunto il link cliccare sul tasto play (la freccetta) del video.Scegliere poi le trasmissioni seguenti fino alla ventesima.

UDIENZA GENERALE BENEDETTO XVI – IL RISORTO

27 aprile 2011

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Vangelo del giorno dalle letture della messa (Giovedì 28 Aprile 2011) con commento comunitario

27 aprile 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,35-48 )

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.
Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Dimmi che non sarà la morte

27 aprile 2011

Da “Il pianto dei ciliegi feriti” di Donata Doni

Sarà come incontrarti
per le strade di Galilea
e sentire il battito di luce
delle tue pupille divine
riscaldare il mio volto.

Sarà la Tua mano
a prendere la mia
con un gesto d’amore
ignoto alla mia carne.

Dimmi che non sarà la morte,
ma soltanto un ritrovo
di amici separati
da catene d’esilio.

Dimmi che non saranno
paludi d’ombra
a sommergermi,
né acque profonde
a travolgermi.

Solo il Tuo volto,
solo il Tuo incontro, Signore.

Tettamanzi. Risplenda la vostra luce…

27 aprile 2011

(dal vangelo di oggi, Lc. 24, “ 15Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. 16Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo”).

O Signore,

Tu che sei la luce del mondo,

illumina la nostra mente e il nostro cuore,

perché, seguendo Te,

non camminiamo nelle tenebre,

ma abbiamo la luce della vita.

Tu che hai aperto gli occhi al cieco nato,

apri anche i nostri occhi,

perché riconosciamo in Te il Figlio di Dio,

Ti proclamiamo nostro Signore e Redentore,

Ti adoriamo e Ti rendiamo culto con tutta la nostra vita.

Tu che, con il dono dello Spirito,

ci rendi figli della luce e del giorno,

fa’ che indossiamo le armi della luce

e ci comportiamo come in pieno giorno,

coerenti e coraggiosi nel diffondere e difendere la fede,

pronti sempre a rendere ragione della speranza che è in noi,

con dolcezza, rispetto e coscienza retta,

lieti di soffrire per il Vangelo,

con un dono totale di noi stessi, che non teme neppure la morte.

Tu che ci rendi

sale della terra e luce del mondo,

sostienici nella nostra poca fede

e rinvigorisci la nostra adesione al Vangelo,

così che viviamo nella storia e nel mondo

a servizio del Regno di Dio,

la nostra luce risplenda davanti agli uomini,

con la nostra vita siamo sempre tuoi testimoni

e facciamo vedere Te,

nostro Signore crocifisso e risorto,

unica speranza che non delude,

gioia che sola può saziare la fame del cuore di ogni uomo.

 Card. Dionigi Tettamanzi

(da  “Risplenda la vostra luce davanti agli uomini”, Testimoni di Gesù risorto nel mondo)


27 aprile. Santi del giorno

27 aprile 2011

41450a

Oggi si ricordano san Simeone di Gerusalemme, I sec, venerato dalle chiese sia di oriente che di occidente, secondo capo della primitiva comunità cristiana di Gerusalemme, che morì durante le persecuzioni dell’imperatore Traiano

http://www.santiebeati.it/dettaglio/41450

san Raffaele Arnaiz, 1911-1938, dell’ordine cistercense

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92549

san Pietro Armengol, 1238-1204, dell’ordine della Beata Maria Vergine della Mercede

http://www.santiebeati.it/dettaglio/51075

san Mawgan, IV sec, vescovo, ancora oggi molto venerato in Cornovaglia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/51030

santa Zita, 1218-1278, patrona delle domestiche

http://www.santiebeati.it/dettaglio/32050

La mattina del 27 aprile 1749, al termine di una vita totalmente spesa per Dio e per la formazione religiosa dei fratelli, si spegne a Venezia Mechitar (Mxit’ar) di Sebaste, monaco e fondatore della congregazione armena di San Lazzaro. Mechitar, che al battesimo aveva ricevuto il nome di Manuk, era nato a Sebaste nel 1676. Entrato giovanissimo nel locale monastero della Santa Croce, egli desiderava unire un’intensa vita interiore a un’insaziabile ricerca intellettuale. In quegli anni l’Armenia era scossa da divisioni interne alla chiesa, causate dagli strascichi delle controversie cristologiche del primo millennio. Mechitar decise allora di studiare a fondo tali controversie, per cercare vie di pace all’interno della chiesa armena e con la sede apostolica di Roma. Trasferitosi a Sebaste, entrò in relazione con diversi uomini di chiesa d’oriente e d’occidente, e maturò l’idea di fondare un centro monastico dove lo studio della tradizione potesse formare una nuova generazione di uomini aperti al dialogo e iniziati alla mitezza evangelica. Quando il vescovo di Erzurum, ostile al dialogo con Roma, divenne patriarca, Mechitar dovette fuggire con i suoi compagni e si rifugiò nel Peloponneso; costretto a un nuovo esilio per l’avanzata ottomana, egli finì per stabilirsi a Venezia, sull’isola di San Lazzaro. Nella laguna veneta fu accolto molto bene, e la sua congregazione monastica, che aveva fondato già nel 1711, crebbe rapidamente. A San Lazzaro Mechitar portò a termine il suo progetto di un monachesimo promotore del dialogo e della pace attraverso lo studio e la preghiera, nella convinzione che una verità che non tenesse conto del fratello non si sarebbe mai potuta dire veramente cristiana.

(tratto da http://www.monasterodibose.it/)

Mons. G. D’Ercole, I messaggi di Maria

27 aprile 2011

http://www.radiomaria.it/archivio_video/archivio-video.php

raggiunto il link cliccare sul titolo indicato e poi sul quadratino centrale nella striscetta.

Amicizia

27 aprile 2011

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Caravaggio. La cena di Emmaus

26 aprile 2011

Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista ( Lc. 24,30-31)

File:Michelangelo Caravaggio 034.jpg

(Michelangelo Merisi da Caravaggio, La cena di Emmaus, 1606, Pinacoteca di Brera, Milano)

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Mercoledì 27 Aprile 2011) con commento comunitario

26 aprile 2011

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 24,13-35 )

Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana], due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

26 aprile. Altre memorie del giorno

26 aprile 2011

Vi sono uomini che annunciano l’Evangelo con la vita, e magari non sono in grado di verbalizzare la profonda esperienza di comunione con il Signore che hanno vissuto. Altri, invece, sono dotati di uno spirito profetico e sono capaci di letture profonde e originali del mistero di Dio, ma la loro vita ci appare segnata dalla contraddizione. E’ forse il caso di Tertulliano, teologo e autore spirituale tra i più profondi e decisivi tra il II e il III secolo, il quale tuttavia si chiuse sempre di più agli altri al punto di finir per morire circondato da pochi adepti, lontano dalla comunione con la grande chiesa e lontano perfino dall’intesa con i profeti montanisti che pure aveva sostenuto con vigore. Membro di un’agiata famiglia pagana di Cartagine, Tertulliano era nato verso il 160, e aveva ricevuto una solida cultura classica. La sua passione per la speculazione si accompagnò sempre con una precisione di linguaggio propria degli ambienti giuridici romani. Questo gli consentì di essere il fondatore del linguaggio teologico che prevarrà nella teologia latina. I suoi scritti sul battesimo, sulla preghiera e sul martirio saranno ripresi abbondantemente da molti autori successivi. Ma il suo rigore intellettuale, unito a una verve da grande polemista e all’incontro con i movimenti profetici di forte ispirazione ascetica degli ambienti montanisti, portò Tertulliano a una progressiva intolleranza. La sua rottura con la grande chiesa si consumò nel 213, ma i dati storici sull’esito della sua vicenda ci restano in gran parte ignoti. Tertulliano ha lasciato un corpus di pregevoli insegnamenti. Forse non comprese pienamente l’accondiscendenza di Dio verso le debolezze degli uomini, ma certamente il Signore avrà purificato questa sua lacuna, mostrandogli infine la sua infinita e incompresa misericordia.

“La carne risorgerà: tutta la carne, proprio la carne, e la carne tutta intera. Ovunque si trovi, essa è in deposito presso Dio, in virtù del fedelissimo mediatore tra Dio e gli uomini Gesù Cristo, che restituirà Dio all’uomo e l’uomo a Dio, lo spirito alla carne e la carne allo spirito, lui che in se stesso ha già sancito l’alleanza di entrambi, procurando la sposa allo sposo e lo sposo alla sposa.
O anima, perché hai in odio la carne? Non hai nessuno da amare, dopo Dio, che sia così vicino a te: nessuno ti è più fratello di lei, che nasce insieme a te anche nella vita divina. Sei tu che avresti dovuto invocare, per lei, la resurrezione: è a causa tua che le è accaduto di peccare”.

Tertulliano,( La resurrezione dei morti 63)
(tratto da http://www.monasterodibose.it/)

Le parole del papa. Regina coeli

26 aprile 2011

In link, ieri 25 aprile, le parole del papa e il regina coeli.

http://it.gloria.tv/?media=149760

26 aprile. Santi del giorno

26 aprile 2011

Oggi si ricordano San Cleto, ?-88, papa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/50800

San Marcellino, ?-304 papa

http://www.santiebeati.it/dettaglio/50850

San Pascasio Radberto, 790-860, abate di Corbie

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91521

Santo Stefano di Perm, 1340-1396, vescovo, scrittore russo. Fu il missionario ortodosso ritenuto artefice della conversione dell’etnia Komi al cristianesimo e della creazione del  vescovado di Perm. Stefano inoltre è considerato il padre-fondatore della tradizione letteraria della regione, e l’inventore dell’alfabeto Abur

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92750

PENSIERO

26 aprile 2011

“La Pasqua è il passaggio universale dalla morte del peccato alla vita di Cristo. La barca per traghettare il passaggio è la conversione, i remi sono il pentimento e il perdono, l’approdo è la spiaggia della Nuova Alleanza per vivere la Vita Nuova del Risorto.” (24.04.2011)

SERVI della SOFFERENZA – info@servidellasofferenza.org

BREVE DISCORSO PEL GIORNO DI PASQUA

Dopo la giusta, doverosa e santa mestizia degli scorsi giorni sacri alla passione di Gesù Cristo, spunta la letizia di questa pasqua, anniversario della resurrezione di Cristo, ed eccita tutti noi, suoi seguaci, a sorgere spiritualmente alla grazia.

Resurrexit! Ecco il grido di giubilo che la Chiesa innalza in questo giorno da ogni angolo della terra e tutti i popoli cristiani, affratellandosi insieme, solennizzano in modo speciale questo santo giorno, rispondendo all’invito materno della Chiesa con le parole dell’apostolo s. Paolo. “Ita et nos in novitate vitae ambulemus”: risorgiamo noi pure in vita nuova, morigerata e santa 1.

E noi, signori miei, che abbiamo avuto questa grazia di essere una porzione di questo immenso stuolo di popoli, festeggiamo solennemente questo giorno. Ed io, vostro fratello in Gesù Cristo, prego tutti in questo giorno a porgere orecchio alle esortazioni ed auguri che sto per farvi.

La nostra Chiesa festeggia dunque, quest’oggi, la risurrezione di Gesù Cristo, suo sposo e nostro Redentore, e lo festeggia non coi sentimenti del mondo, ma con quelli degni di una sposa santissima, la quale vuole rimunerati i sacrifici che il suo sposo divino ha fatto per tutta l’umanità.

Perché Gesù Cristo si sacrificò alla morte? Per espiare le nostre colpe, mi risponde la fede. Perché risuscitò con tanto strepito di prodigi? Per testimoniarci il conseguimento della nostra redenzione. Nella morte di lui ci rammenta che eravamo morti pel peccato, nella sua risurrezione abbiamo invece un perfettissimo modello del nostro risorgimento alla grazia.

Siccome Gesù Cristo è risorto immortale alla vita di gloria, così, a dire con lo stesso S. Paolo, dobbiamo noi pure risorgere immortali alla vita di grazia, con fermo proposito di non voler mai più, per l’avvenire, soggiacere alla morte spirituale dell’anima. E veramente la vita di grazia, a cui siamo risorti, è di sua natura immortale, siccome immortale di sua natura è la vita di gloria, a cui Cristo è risorto: con questo solo divario che, se Cristo non può più morire alla sua vita di gloria, ciò è frutto di beata necessità; ma se noi non moriamo più alla vita di grazia, dev’essere merito d’elezione e del nostro studio costante.

Volevamo le regole di una rigorosa giustizia che, risorto, Cristo salisse subito glorioso alla destra del suo celeste Padre nel possesso dell’eterno gaudio, come proposto si era nel sostenere l’acerbissima morte di croce. E nondimeno, noi sappiamo benissimo che, per lo spazio di quaranta giorni, volle comparire risorto. Surrexit Dominus vere, et apparuit 2. E per che mai? Per stabilire, come dice s. Leone, con sì eccelso mistero le massime tutte della novella sua fede.

Riputò, quindi, non aver fatto abbastanza per la nostra edificazione se, dopo esser risorto, non fosse comparso. Dico questo per la nostra edificazione, perché non basta a noi il risorgere ad imitazione di Cristo, se, a sua imitazione non compariamo risorti, cambiati, e rinnovati nello spirito.

Questo pertanto, fratelli miei, è il sincero augurio che in questo giorno v’indirizzo. Iddio benedica e confermi i nostri buoni propositi, affinché il giorno della presente solennità perduri nella gioia delle vostre buone coscienze, nelle soddisfazioni dei vostri doveri, nella santificazione di voi stessi.

Questo studio, questo sforzo di perseverare nel bene, per quanto ci possa riuscire di sacrifizio, non ci parrà troppo lungo. Passeranno anche per noi questi quaranta giorni che mancano alla nostra salita al cielo. Non saranno giorni poi, ma saranno mesi, saranno forse anni: io vi auguro, o fratelli, una vita lunga e prosperosa, piena di benedizioni celesti e terrene. Ma, finalmente, questa vita finirà! Ed allora felici noi, se ci saremo assicurati la gioia di un felice passaggio all’eternità. Allora la nostra risurrezione sarà completa.

Non più pericoli di perdere la grazia di Dio, non più patimenti, non più morte, ma sempiterna vita con Gesù Cristo nel cielo. Piaccia al Signore di ratificare, con le sue benedizioni, questi miei voti; e sarò felice di avervi dimostrato come e quanto la vostra felicità mi stia a cuore quanto per essa mi adoperi, quanto costantemente per essa io preghi.

(P.Pio, Ep. IV)

note:

1 Rom 6, 4.

2 Cf. Lc 24, 34: “II Signore è veramente risorto ed apparve”.

 

A. Gatto, Poesia d’amore

26 aprile 2011

Le grandi notti d’ estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l’ anima.

E baci perdutamente
sino a che l’ arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch’ esisti è vero.
Da quanto t’ ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’ anima.

Vangelo del giorno dalle letture della messa (Martedì 26 Aprile 2011) con commento comunitario

25 aprile 2011

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,11-18 )

In quel tempo, Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Lunedì dell’angelo (“Pasquetta”)

25 aprile 2011

Santi angeli pregate per noi, portateci Cristo risorto.

Lunedì dell’angelo

Le mille ferite
che il tempo
m’ha fatto
si quietano
in un barbaglio
di luce,
nel mormorio
delle cose
che culla
il mio dormire.
Ora riposo,
e lavora
la vita
e tutto
è una fitta
di dolore,
e una canzone
dolce.

E. Montale, Mia vita

25 aprile 2011

Mia vita, a te non chiedo lineamenti
fissi, volti plausibili o possessi.
Nel tuo giro inquieto ormai lo stesso
sapore han miele e assenzio.

Il cuore che ogni moto tiene a vile
raro è squassato da trasalimenti.
Così suona talvolta nel silenzio
della campagna un colpo di fucile.

Signore donaci di vivere in te, che fai sempre nuova e più viva ogni cosa.