Archive for luglio 2013

L’ascolto della Parola di Dio dall’Antico Testamento. L’Esodo (11). La Dimora

31 luglio 2013

I Lettura Es 40,16-21.34-38
La nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora.
Salmo (Sal 83)
Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti!
Vangelo Mt 13,47-53
Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Es 40

16Mosè eseguì ogni cosa come il Signore gli aveva ordinato: così fece. 
17Nel secondo anno, nel primo giorno del primo mese fu eretta la Dimora. 18Mosè eresse la Dimora: pose le sue basi, dispose le assi, vi fissò le traverse e rizzò le colonne; 19poi stese la tenda sopra la Dimora e dispose al di sopra la copertura della tenda, come il Signore gli aveva ordinato. 
20Prese la Testimonianza, la pose dentro l’arca, mise le stanghe all’arca e pose il propiziatorio sull’arca; 21poi introdusse l’arca nella Dimora, collocò il velo che doveva far da cortina e lo tese davanti all’arca della Testimonianza, come il Signore aveva ordinato a Mosè.
34Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. 35Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora.
36Per tutto il tempo del loro viaggio, quando la nube s’innalzava e lasciava la Dimora, gli Israeliti levavano le tende. 37Se la nube non si innalzava, essi non partivano, finché non si fosse innalzata. 38Perché la nube del Signore, durante il giorno, rimaneva sulla Dimora e, durante la notte, vi era in essa un fuoco, visibile a tutta la casa d’Israele, per tutto il tempo del loro viaggio.

 

Axum_ Arca dell’Alleanza Chiesa di S.Maria di Sion 

 

Il primo giorno del primo mese del secondo anno (v. 2 e 17), ovvero nove mesi dopo l’arrivo al Sinai, ove si era giunti il terzo mese del primo anno (Esodo 19,1), si erige e si consacra la Dimora divina.

Nel racconto si elencano tutti i vari elementi del santuario: l’Arca della Testimonianza, sede della presenza divina, la tavola dei pani, il candelabro, l’altare d’oro dell’incenso e quello di bronzo dell’olocausto, la vasca per le abluzioni, l’olio dell’unzione sacra e le vesti sacerdotali.

Mosè stesso partecipa alla messa in opera della tenda santa dirigendola e agendo in prima persona.

Alla fine, appare la Presenza, una nube nasconde e indica al tempo stesso la Gloria, la divinità, che si immerge nella dimora sacra. Si conclude il racconto dell’Esodo, con una immagine di gran suggestione: il popolo è in marcia nel deserto ma, accanto, viaggia anche il Signore. Il segno della sua presenza è la nube che avvolge il santuario mobile e il fuoco che durante la notte sfavilla, Dio che guida verso la libertà.

La descrizione della costruzione del Santuario è minuta e dettagliata, segno dell’interesse e dell’importanza riposta nella Liturgia.

L’arca dell’alleanza, era il cuore del santuario del deserto. In Esodo 25, 10-20, si descriveva come una cassa rettangolare di m. 1,25×0,75×0,75, rivestita d’oro puro, con anelli alla base così da poter infilare le stanghe per il trasporto. Doveva, infatti, accompagnare i figli di Israele nella marcia del deserto, nelle battaglie, nell’attraversamento del Giordano e così via. Il libro del Deut 10, 1-5 affermerà diversamente da quanto dice il nostro testo – che fu Mosè a costruirla. L’arca scomparirà con la distruzione di Gerusalemme nel 586 a.C. e, stando a quanto dichiara Ger 3, 16 “non si parlerà più di essa, non se ne avrà ricordo, non sarà più rimpianta ne rifatta”. Stando a indicazioni che appaiono nella Bibbia, ma non omogenee, all’interno dell’arca erano custodite le tavole del Decalogo, una misura di manna in memoria del dono offerto da Dio nel deserto (Es. 16,34) e il bastone sacro di Aronne.

Il “propiziatorio”, cioè la lastra d’oro puro connessa ai cherubini, che la proteggevano con le loro ali, era il coperchio dell’arca (in ebraico “kapporet” = “coperchio”) ma anche la sede della presenza divina. E’ per questo che nella solennità del Kippur il sommo sacerdote incensava il propiziatorio e lo aspergeva col sangue delle vittime così da ottenere la “copertura” (la stessa radice ebraica) delle colpe del popolo, cioè il perdono dei peccati.

Alla costruzione dell’arca è associata quella della tavola dei pani della presentazione. Questa mensa serviva a presentare a Dio dodici pani, detti “pani della faccia”, perché erano posti davanti al Signore presente nell’arca e simboleggiavano le tribù d’Israele.

Il candelabro d’oro ,dal cui fusto si dipartivano sei bracci sorretti da due rami così da avere tre lampade per parte, completati al centro da un’altra lampada, direttamente connessa al fusto.

Il candelabro, descritto minuziosamente già in Esodo 25, 31-40, era riccamente ornato di fiori, corolle, calici a forma di mandorlo, pesava un talento d’oro puro, circa 34 chilogrammi. Le sue sette lampade, sempre ardenti, erano un segno della fede costante d’Israele, un segno pieno, come è indicato nel numero sette, sacro e perfetto..

Stando a un’indicazione del libro dei Numeri (4, 9-10), quando era portato durante le marce, il candelabro era coperto da un drappo purpureo.

L’altare dell’incenso modellato in legno d’acacia era naturalmente ricoperto d’oro, così da permettere la combustione degli aromi che esalavano verso Dio come segno dell’adorazione e della dedizione d’Israele al suo Signore. Diversamente dall’altare degli olocausti, rivestito di bronzo e collocato fuori del santuario, davanti all’ingresso della tenda, questo altare dell’incenso e dei profumi si ergeva davanti al velo che separava il Santo dei Santi dal resto della tenda. La sua dotazione era costituita da stanghe per il trasporto e da “incenso profumato, puro, opera di profumiere”.

A motivo del clima e del caldo, si faceva un grande uso di profumi, mescolati all’olio o bruciati in recipienti speciali o fatti evaporare. Anche nel culto erano molti impiegati i profumi, preparati con cura sotto la sorveglianza dei Leviti, era rigorosamente vietato farne un uso profano. Anche l’olio necessario alle unzioni sacre era profumato, secondo ricette precise e costose. Proprio per la complessità del procedimento di preparazione dei profumi, in tutto il mondo dell’antico Oriente c’erano servi specializzati in questa mansione. Anche nella Bibbia troviamo la menzione di persone specializzate in questo compito (Esodo 30,25; 37,29; 1 Sam. 8,13). Il testo di Neemia 3,8 ci ha tramandato anche il nome di una di esse. Si parla infatti di un certo “Annata, uno dei profumieri” che collaborò all’opera di ricostruzione delle mura di Gerusalemme dopo l’esilio babilonese.

 

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Preghiera della sera

31 luglio 2013

 

 

AdorazionedeiMagi

ALLA SERA

Grazie, Signore,

d’ averci illuminati nel Tuo figlio Gesù Cristo,

nostro Signore,

rivelandoci la luce che mai vien meno.

Abbiamo vissuto la nostra giornata

e siamo pervenuti all’ inizio della notte,

saturati dalla luce del giorno,

che Tu hai creato per la nostra gioia:

e anche ora non ci manca la luce della sera

Ti lodiamo e ti glorifichiamo

nel Tuo figlio Gesù Cristo,

nostro Signore,

per mezzo del quale hai la gloria,

la potenza e l’ onore,

con lo Spirito Santo,

ora e sempre.

Anafora di Ippolito (III sec. )

SERENA NOTTE!

fonte:

http://www.preghiereonline.it/index.php?option=com_content&view=article&id=652:alla-sera-%20%20&catid=39&Itemid=194

Le quindici promesse del Santo Rosario (di Pina Baglioni)

31 luglio 2013

LE QUINDICI PROMESSE DEL SANTO ROSARIO

È l’anno 1475 quando il frate domenicano Alano della Rupe mette nero su bianco gli eventi miracolosi di cui è stato protagonista qualche anno prima: in particolare ciò che la Madonna aveva promesso “a tutti quelli che reciteranno devotamente il mio Rosario”.

di Pina Baglioni

Caravaggio – Madonna del Rosario – particolare

“Uno che pregava il Salterio della Vergine Maria fu assalito per sette interi anni, a volte con i sensi e altre materialmente, da spaventose tentazioni dei demoni. Ed egli in quasi tutti questi anni, non ebbe nessuna consolazione, neanche una minima. Per misericordia di Dio infine gli apparve la Regina di Clemenza, la quale accompagnata da alcuni santi, visitandolo di quando in quando, essendo stata abbattuta la tentazione da lei in persona, lo liberò dal pericolo […] e affidò a lui l’incarico di predicare questo Rosario”. È l’inizio dell’anno 1475 quando il frate domenicano Alano della Rupe decide di mettere nero su bianco gli eventi miracolosi di cui è stato protagonista qualche anno prima. In quel momento si trova a Lilla, dove partecipa, come maestro di teologia, al capitolo della Congregazione riformata di Olanda.

Si mette a scrivere il suo memoriale giusto in tempo: l’8 settembre di quello stesso anno, infatti, il frate domenicano muore in odore di santità nel convento di Zwolle, in Olanda, a 47 anni, consegnando al popolo cristiano un tesoro di inestimabile valore ricevuto direttamente dalla Vergine Maria durante una delle sue apparizioni: quindici promesse “per tutti quelli che reciteranno devotamente il mio Rosario”.

Ma chi era Alano della Rupe per guadagnarsi così tanto affetto e predilezione? Un nome, il suo, conosciuto probabilmente solo dagli storici dell’Ordine domenicano. Nato in Bretagna nel 1428, era stato accolto tra i seguaci di san Domenico presso il monastero di Dinan, diocesi di Saint-Malo. Là, assai giovane, aveva emesso la professione religiosa per poi trasferirsi, dopo qualche tempo, al convento di Lilla. Dopo gli studi di filosofia e teologia al collegio San Giacomo di Parigi, aveva ottenuto, nel 1459, dal capitolo generale dell’Ordine, l’incarico di insegnare per l’anno scolastico 1460-61. Nel frattempo c’era stata anche una visita a Lilla, nel 1460, dove era stato nominato membro della Congregazione riformata di Olanda per tentare di ricondurre i conventi alla regolare osservanza.

 

“Quando santa Maria lo salvò”

In quegli anni carichi di impegni, la fama di grande teologo si era sparsa per tutto l’Ordine. Ma ancora di più quella legata alla sua straordinaria devozione alla Madonna. “Il detto padre… per lungo tempo fu solito offrire il Rosario di Maria, in un’assidua devozione quotidiana a Dio, attraverso l’avvocata Maria, Madre di Dio” scrive Alano, parlando di sé in terza persona, trascorrendo dunque  “una vita sicura con Dio nell’Istituto della sua vocazione”. Quello stato di grazia, purtroppo, non durò a lungo. Alano racconta che, a partire dal 1457, “dalla grandissima importuna molestia d’altre tentazioni e da lotte assai crudeli fu tanto afflitto, e dovette combattere”. “Infatti, Dio così permettendo (come lui solo poteva farlo uscire dalla tentazione: cosa che la Chiesa conosce per esperienza, e anche oggi soffre), ecco che fu tentato per sette anni interi assai crudelmente dal diavolo, fu battuto dalle sferze, e ricevette duramente percosse con fruste”.

La vita del religioso si era trasformata in un vero e proprio calvario. Tanto che, in un giorno imprecisato dell’anno 1464, mentre dimorava, come lettore, nel convento della cittadella francese di Douai, decise addirittura di togliersi la vita. “Una volta stava in una lucida disperazione dell’anima, nella chiesa del suo Sacro Ordine” scrive Alano. “Già, infatti, ahimè, la mano tesa del tentato, avendo estratto il coltello, piegò il braccio e con la lama affilata, scagliò alla propria gola un colpo così deciso e certo per la morte, che di certo avrebbe causato, senza alcun indugio o dubbio, il taglio della gola”. Ma nel momento in cui tutto sembrava ormai compromesso, accadde qualcosa, all’improvviso. “Si avvicinò, misericordiosissima, la salvatrice Maria, e con un colpo deciso, in soccorso a lui, afferra il suo braccio, non gli permette di farlo, dà uno schiaffo al disperato, e dice: “Che fai, o misero? Se tu avessi richiesto il mio aiuto, come hai fatto altre volte, non saresti incorso in così grande pericolo”. Detto questo svanì, e il misero rimase da solo”.

 

Le quindici Promesse

Dopo quella prima apparizione le cose non cambiarono affatto. Anzi, peggiorarono: le tentazioni si erano ripresentate così assillanti da fargli maturare l’idea di abbandonare la vita religiosa. Come se non bastasse, si era anche ammalato gravemente tanto da convincere i suoi confratelli a dargli l’estrema unzione. Ma una notte, mentre “giaceva miseramente in ardentissimi gemiti” si mise a invocare la Vergine Maria. E per la seconda volta lei gli fece visita. Una luce accecante “tra la decima e l’undicesima ora” illuminò allora la sua cella e “apparve maestosa la Beatissima Vergine Maria, che lo salutò dolcissimamente”. Da vera mamma, la Madonna si era chinata a curare le infermità del pover’uomo. Gli appese al collo una catena intrecciata dei suoi capelli dalla quale pendevano centocinquanta pietre preziose, inframezzate da altre quindici “secondo il numero del suo Rosario”, annota il frate. Maria stabilì un legame non solo con lui, ma esteso “in modo spirituale e invisibile a coloro che recitano devotamente il suo Rosario”.

E a quel punto la Madonna gli disse: “Gioisci allora e rallegrati, o sposo, poiché mi hai fatto gioire tante volte, quante volte mi hai salutato nel mio Rosario. Eppure, mentre io ero felice, tu molto spesso eri angosciato […], ma perché? Avevo stabilito di darti cose dolci, perciò per molti anni portavo a te cose amare […] Orsù, gioisci ora”.

E così fu: dopo sette anni d’inferno, ecco che per Alano iniziava un’altra vita: “Nel recitare il Rosario di Maria era particolarmente luminoso, di un’ammirevole letizia unita a un’inesplicabile gioia”. E un giorno, proprio mentre stava pregando, ecco che la Vergine, di nuovo “si degnò di fargli molte brevissime rivelazioni”, annota.  Esse sono qui di seguito, e le parole sono della Madre di Dio:

 

1. A tutti quelli che reciteranno devotamente il mio Rosario, io prometto la mia protezione speciale e grandissime grazie.

2. Colui che persevererà nella recitazione del mio Rosario riceverà qualche grazia insigne.

3. Il Rosario sarà una difesa potentissima contro l’inferno; distruggerà i vizi, libererà dal peccato, dissiperà le eresie.

4. Il Rosario farà fiorire le virtù e le buone opere e otterrà alle anime le più abbondanti misericordie divine; sostituirà nei cuori l’amore di Dio all’amore del mondo, elevandoli al desiderio dei beni celesti ed eterni. Quante anime si santificheranno con questo mezzo!

5. Colui che si affida a me con il Rosario, non perirà.

6. Colui che reciterà devotamente il mio Rosario, meditando i suoi misteri, non sarà oppresso dalla disgrazia. Peccatore, si convertirà; giusto, crescerà in grazia e diverrà degno della vita eterna.

7. I veri devoti del mio Rosario non moriranno senza i Sacramenti della Chiesa.

8. Coloro che recitano il mio Rosario troveranno durante la loro vita e alla loro morte la luce di Dio, la pienezza delle sue grazie e parteciperanno dei meriti dei beati.

9. Libererò molto prontamente dal purgatorio le anime devote del mio Rosario.

10. I veri figli del mio Rosario godranno di una grande gloria in cielo.

11. Quello che chiederete con il mio Rosario, lo otterrete.

12. Coloro che diffonderanno il mio Rosario saranno soccorsi da me in tutte le loro necessità.

13. Io ho ottenuto da mio Figlio che tutti i membri della Confraternita del Rosario abbiano per fratelli durante la vita e nell’ora della morte i santi del cielo.

14. Coloro che recitano fedelmente il mio Rosario sono tutti miei figli amatissimi, fratelli e sorelle di Gesù Cristo.

15. La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.

 

Dopo la “consegna” delle quindici promesse, la Vergine si congedò chiedendo ad Alano un gesto di ubbidienza: “Predica le cose che hai visto e ascoltato. Non avere alcun timore: io sono con te: aiuterò te e tutti i miei salmodianti. Io castigherò coloro che si opporranno a te”.

E Alano prontamente ubbidì: dal biennio 1464-1465, periodo delle apparizioni, fino alla sua morte, il domenicano non farà altro che diffondere, con la predicazione, l’amata devozione mariana e istituire le relative Confraternite. Tanto da convincere, nel 1474, il capitolo dei domenicani di Olanda a prescrivere, per la prima volta, la recita del Rosario come preghiera da recitarsi per i vivi e per i morti. E sempre in quell’anno, a Francoforte, nella chiesa dei Domenicani, veniva eretto il primo altare per una Confraternita del Rosario.

Intanto, nell’ultimo anno di vita, il 1475, Alano si mise a scrivere l’Apologia del Rosario di Maria, destinata a un tal Ferrico, vescovo di Tournai, per raccontare tutto quello che gli era accaduto undici anni prima. Prima di tornare a Rostock dove avrebbe dovuto iniziare l’anno scolastico, si fermò a Zwolle. Là, il 15 di agosto, festa dell’Assunzione di Maria Santissima, si ammalò gravemente.

Circondato dai confratelli, che già da tempo lo consideravano beato, morì alla vigilia della festa della Natività della Beata Vergine Maria che cade l’8 settembre.

 

 

fonte: http://www.30giorni.it/articoli_id_15453_l1.htm

Vangelo (Mt 13,47-53) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 1 Agosto 2013) con commento comunitario

31 luglio 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,47-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Questo è il Vangelo del 1 Agosto, quello del 31 Luglio lo potrete trovare qualche post più sotto.

Paolo dall’Oglio sj

31 luglio 2013

File:Deir Mar Musa2.jpg

“Il gesuita del deserto”, una intervista pubblicata su queste pagine, tratta dal mensile Jesus n. 8, di agosto 2010

https://gpcentofanti.wordpress.com/2011/06/02/intervista-a-paolo-dalloglio-s-j/

Un video sulla comunità di Mar Mousa

https://gpcentofanti.wordpress.com/2010/07/13/mar-mousa/

Omelia di papa Francesco nella Chiesa del Gesù

31 luglio 2013

– Papa Francesco ci esorta a percorrere cammini creativi verso le periferie in piena
– Francesco ci esorta a porre Cristo al centro della nostra vita, mettendo da parte noi stessi
– Francesco ci invita all’umiltà e ad avere Dio solo come fondamento e ricorda con devozione il P, Arrupe
– Papa Francesco saluta con grande affetto fratel Mura, che fu suo socio quando era Provinciale in Argentina.
– Papa: ribadisce diversi temi che abbiamo ascoltato quando era in Brasile.
– Papa Francesco: è Lui, Gesù, il centro, la strada e il fine.
– Papa Francesco ricorda padre Paolo Dall’Oglio, scomparso in Siria, forse sequestrato.
– Francesco ricorda che i gesuiti sono chiamati in diversi modi a dare la loro vita per gli altri.
– Il Papa parla su San Francesco Saverio e Pedro Arrupe.

Sopra, da: http://ilsismografo.blogspot.it/2013/07/omelia-papa.tweet.
html

Sotto, da Sala stampa Santa Sede (more…)

Novena all’Amore Misericordioso

31 luglio 2013

MariaMediatrice

NOVENA

ALL’AMORE MISERICORDIOSO

composta dalla

Rev.ma MADRE SPERANZA DI GESU’

FONDATRICE  DELLE  CONGREGAZIONI

DELLE ANCELLE E DEI FIGLI

DELL’AMORE MISERICORDIOSO

per fraterna condivisione di Valeria Vezzil

7° GIORNO

Nel nome del Padre, del Figlio

e dello Spirito Santo. Amen

Preghiera introduttiva

Gesù mio, grande è il mio dolore considerando la disgrazia che ho avuto di offenderti tante volte. Tu invece, con cuore di Padre, non solo mi hai perdonato ma con le Tue parole: “domandate ed otterrete ” mi inviti a chiederti quanto mi è necessario. Pieno di fiducia ricorro al Tuo Amore Misericordioso, affinché mi conceda ciò che imploro in questa novena e soprattutto la grazia di cambiare la mia condotta e d’ora innanzi di testimoniare la mia fede con le opere, vivendo secondo i Tuoi precetti, e di ardere nel fuoco della Tua carità.

Meditazione sulle parole del Padre nostro

“Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Chiediamo a Dio di perdonare i nostri debiti, cioè i peccati e la pena meritata per essi; pena enorme che mai potremmo pagare se non col sangue del buon Gesù, con i talenti di grazia e di natura che abbiamo ricevuti da Dio e con tutto ciò che siamo e possediamo.

In questa domanda ci impegniamo a perdonare al nostro prossimo i debiti che ha con noi, senza vendicarci, anzi dimenticando le ingiurie e le offese che ci ha fatto. Così Dio mette nelle nostre mani il giudizio che si farà di noi, perché se perdoniamo ci perdonerà, ma se non perdoniamo agli altri, Egli non ci perdonerà.

Domanda (per tutti i giorni)

Gesù mio, a te ricorro in questa tribolazione. Se tu vuoi usare la tua clemenza con questa misera creatura tua, trionfi la tua bontà. Per il tuo amore e la tua misericordia perdona le mie colpe, e anche se indegno di ottenere ciò che ti domando, esaudisci pienamente i miei desideri se è per la tua gloria e per il bene della mia anima. Nelle tue mani mi abbandono: fa’ di me ciò che a te è gradito.

(Chiediamo la grazia che desideriamo ottenere con questa novena)

Preghiera

Gesù mio, so che tu chiami tutti senza eccezione; abiti negli umili, ami chi ti ama, giudichi la causa del povero, hai pietà di tutti e nulla disprezzi di quanto il tuo potere ha creato; dissimuli le mancanze degli uomini, li attendi a penitenza e ricevi il peccatore con amore e misericordia. Apri anche a me, Signore, la sorgente della vita, concedimi il perdono e annienta in me tutto ciò che si oppone alla tua legge divina.

 Tre Pater, Ave e Gloria.

__________

Madre Speranza di GesùIn breve su Madre Speranza.

“Tutto per amore”.

Nel 1930 Madre Speranza ha fondato, la notte di Natale, in Spagna, la “Congregazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso”.

Nel 1951, il 15 Agosto, in Italia, ha fondalo la Congregazione del “Figlie dell’Amore Misericordioso”.

Nel 1955 ha iniziato in Collevalenza la costruzione del Santuario dell’Amore Misericordioso- (vedi https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/05/23/il-santuario-dellamore-misericordioso/).

Nel 1955 ne fu costruita la Cappella dell’Amore Misericordioso che il 30 Settembre 1959 mons. De Sanctis, compianto vescovo di Todi, eresse canonicamente Santuario dell’Amore Misericordioso, mentre il 31 Ottobre 1965 veniva consacrato dal vescovo di Todi mons. Fustella ed inaugurato da Sua Em.za il card. Ottaviani il nuovo Tempio, adiacente alla precedente cappella. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, in ricordo del suo pellegrinaggio a Collevalenza avvenuto il 22 Novembre 1981, con Bolla Papale in data 17 Aprile 1982 ha voluto insignire il Santuario del titolo di Basilica Minore.

Tweet del Papa

31 luglio 2013

Cari giovani, vale la pena

scommettere su Cristo e sul Vangelo,

rischiare tutto per grandi ideali!

Papa Francesco, tweet del 31 luglio 2013

Preghiere di Sant’Ignazio di Loyola

31 luglio 2013

Una preghiera del fondatore dei Gesuiti che si può recitare il giorno in cui si festeggia questo santo e cioè il 31 luglio:

PREGHIERA DI SANT’IGNAZIO

Anima di Cristo, santificami.

Corpo di Cristo, salvami.

Sangue di Cristo, inebriami.

Acqua del costato di Cristo, lavami.

Passione di Cristo, confortami.

O buon Gesù, ascoltami.

Nascondimi dentro le tue piaghe.

Non permettere che io mi separi da te.

Difendimi dal nemico maligno.

Nell’ora della mia morte, chiamami.

Fa’ che io venga a te per lodarti

con tutti i santi nei secoli dei secoli.

Amen.

 

Preghiera dagli Esercizi Spirituali, n. 234:

PRENDI  SIGNORE

Prendi, Signore, e ricevi

tutta la mia libertà,

la mia memoria,

la mia intelligenza

e tutta la mia volontà,

tutto ciò che ho e possiedo;

tu me lo hai dato,

a te, Signore, lo ridono;

tutto è tuo,

di tutto disponi

secondo la tua volontà:

dammi solo il tuo amore e la tua grazia;

e questo mi basta.

Amen.

Salmo 99(98) _ Il Signore regna….

31 luglio 2013

Il Signore regna: tremino i popoli.

Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.

Grande è il Signore in Sion,

eccelso sopra tutti i popoli.

Lodino il tuo nome grande e terribile.

Egli è santo!

Forza del re è amare il diritto.

Tu hai stabilito ciò che è retto;

diritto e giustizia hai operato in Giacobbe.

Esaltate il Signore, nostro Dio,

prostratevi allo sgabello dei suoi piedi.

Egli è santo!

Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,

Samuele tra quanti invocavano il suo nome:

invocavano il Signore ed egli rispondeva.

Parlava loro da una colonna di nubi:

custodivano i suoi insegnamenti e il precetto che aveva loro dato.

Signore, nostro Dio, tu li esaudivi,

eri per loro un Dio che perdona, pur castigando i loro peccati.

Esaltate il Signore, nostro Dio,

prostratevi davanti alla sua santa montagna,

perché santo è il Signore, nostro Dio!

 

Salmo 99(98), 1_9

 

 

RIFLESSIONI E PENSIERO DEL GIORNO:

Ti prego:
non togliermi i pericoli,
ma aiutami ad affrontarli.

Non calmar le mie pene,
ma aiutami a superarle.

Non darmi alleati nella lotta della vita,
eccetto la forza che mi proviene da te.

Non donarmi salvezza nella paura,
ma pazienza per conquistare la mia libertà.

Concedimi di non essere un vigliacco
usurpando la tua grazia nel successo,
ma non mi manchi la stretta della tua mano
nel mio fallimento.

Preghiera per oggi

31 luglio 2013

 

 

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Chiunque segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8, 12).

(SALMO 35 Malizia del peccatore, bontà del Signore, Prime Lodi)

Video: A sua immagine, La biografia di Papa Francesco con le lettere dell’alfabeto

31 luglio 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
26cffc59-5e2b-4d1d-a96d-8eadaea8a2b8.html#p=0

Antichi Libri d’Ore. Breviario e santi

31 luglio 2013

Libro d’ore miniato – XV secolo – Biblioteca Ambrosiana

A  questo link si può trovare la preghiera quotidiana delle Lodi, dei Vespri e della Compieta secondo la Liturgia delle Ore ed i santi di cui si fa memoria oggi.

http://www.ibreviary.com/m/breviario.php

L’ascolto della Parola di Dio dall’Antico Testamento. L’Esodo (10). Il velo

30 luglio 2013

I Lettura Es 34,29-35
Vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a Mosè.
Salmo (Sal 98)
Tu sei santo, Signore, nostro Dio.
Vangelo Mt 13,44-46
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Es 34,

29Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui.30Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui. 31Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui. Mosè parlò a loro. 32Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai.
33Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso. 34Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo, fin quando non fosse uscito. Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato.35Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante. Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato a parlare con il Signore.

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Dopo l’intercessione di Mosè, il pentimento del popolo per aver trasformato il Signore in un idolo della fertilità, simboleggiata da un toro ritenuto sacro, dopo il giudizio,  il perdono di Dio, si apre un nuovo ciclo per Israele: si rinnova l’alleanza infranta. Si ritrovano, perciò, gli stessi elementi che avevano contraddistinto la prima alleanza, quella descritta nei capitoli 19-34 dell’Esodo: l’ordine di preparare le tavole e salire sul monte (34, 1-4), l’apparizione divina (vv. 5-9), l’alleanza, la Legge (vv. 10-28), la trasmissione a Israele della Legge (vv. 29-35). 

Trascorsi nel digiuno 40 giorni e 40 notti, simbolo di un tempo perfetto, completo,  Mosè scende dal Sinai trasfigurato. Il suo volto emana una luce abbagliante che intimorisce gli Israeliti e che è riflesso della stessa luce divina, Mosè deve porre sul suo viso un velo: il termine ebraico “masveh” = velo è usato solo in questi versetti di Esodo 34, 33-35.

Nella 2 Or. 3, 13-16,  S. Paolo commenta in chiave cristiana questo brano per distinguere le due alleanze, la prima stretta con Mosè e la seconda, definitiva, con Cristo: “E non facciamo come Mosè che poneva un velo sul suo volto, perché i figli d’Israele non vedessero la fine di quello che svaniva… fino ad oggi, quando si legge Mosè. Un velo pesa sul loro cuore, ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto”.

Sull’alta montagna del Sinai-Oreb,  Mosè aveva ricevuto in dono,  proprio per la sua intimità con Dio, anche la luminosità del volto, che i figli di Israele non potevano sostenere ( Es 34,29-35).  Mosè era anche colui che aveva pregato Dio, “Fammi vedere la tua gloria!” (Es 33,18), sentendosi da lui rispondere, “Non è possibile vedere la mia gloria e restare in vita … Tu vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere” (Es 33,20.23). .

Questo racconto dell’Esodo nell’arte cristiana ha portato a raffigurare il profilo di Mosè con un raggio, in ebraico  “qeren” ( “il suo viso era raggiante”), vocabolo che significa anche “corno”. Da qui è derivata la versione latina della Bibbia di S. Girolamo che parla di una faccia “cornuta” di Mosè, come molte immagini tra le quali il Mosè di Michelangelo a S. Pietro in Vincoli a Roma.

Nella ricerca di Dio,  l’uomo cerca un volto, luminoso e di benedizione ( Nm 6,24-26), che si indigna per il male. Cercare Dio è soprattutto cercare il suo volto ( Am 5,4; Sal 105,4); “Quando verrò a contemplare il volto di Dio?” (Sal 42,3); è pregare Dio affinché illumini il suo volto ( Sal 67,2) e non lo nasconda ( Sal 27,9; 44,25). Soprattutto nei Salmi, Dio è presente con il suo volto, cercato, contemplato, amato.

Eppure, non può essere visto, non può diventare “volto” (panim in ebraico, vocabolo plurale, dunque “volti”, viene dal verbo panah, “volgersi”). Si ripete in più luoghi nella Bibbia, “Chi vede Dio muore” (Es 33,20) o anche “Dio nessuno l’ha mai visto” (Gv 1,18; cf. 1Tm 6,16; 1Gv 4,12).

In questo racconto,  “il Signore parlava a Mosè faccia a faccia, come un uomo parla al suo amico” (Es 33,11): questo però indica l’ascolto, il dialogo, il dono della Parola da parte di Dio, la visione del suo volto non c’è.

“Mostrami il tuo volto!” Es 33,18, chiede Mosè, ma Dio gli ha mostrato solo “le sue spalle” Es 33,23. Non mostra il volto ma parla, e per rendere ancora più evidente questa impossibilità dell’uomo di vedere il volto di Dio, Mosè al roveto ardente vela il proprio volto ( Es 3,6), come fece Elia all’Horeb ( 1Re 19,12-13)

 Mosè è pure il profeta atteso alla fine dei giorni, quando – secondo il Poema delle quattro notti nel Targum a Es 12,42 – sarebbe salito dal deserto, mentre il Re Messia sarebbe sceso dall’alto. ….”Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me: ascoltatelo!” (Dt 18,15).

Papa Francesco celebra nella memoria di sant’Ignazio di Loyola

30 luglio 2013

 

Domani, in occasione della festa di sant’Ignazio di Loyola, Papa Francesco e Adolfo Nicolás, Preposito generale della compagnia di Gesù,   concelebreranno nella chiesa del Gesù, dove sono conservate le reliquie del santo fondatore della Compagnia di Gesù.
Ad alcuni giornalisti di ritorno da Rio, Papa Francesco ha spiegato: “… Io mi sento gesuita nella mia spiritualità, nella spiritualità degli Esercizi, la spiritualità, quella che io ho nel cuore……Non ho cambiato di spiritualità ……, no, Francesco, francescano, no. Mi sento gesuita e la penso come gesuita. Non ipocritamente, ma la penso come gesuita”.

Alcuni pensieri tratti dal Discorso tenuto da Papa Francesco il 7 giugno scorso agli studenti delle scuole gesuite d’Italia ed Albania:

“Vorrei dirvi anzitutto una cosa che si riferisce a Sant’Ignazio di Loyola, il nostro fondatore. Nell’autunno del 1537, andando a Roma con il gruppo dei suoi primi compagni si chiese: se ci domanderanno chi siamo, che cosa risponderemo? Venne spontanea la risposta: «Diremo che siamo la “Compagnia di Gesù”!» (Fontes Narrativi Societatis Iesu, vol. 1, pp. 320-322). Un nome impegnativo, che voleva indicare un rapporto di strettissima amicizia, di affetto totale per Gesù di cui volevano seguire le orme. Perché vi ho raccontato questo fatto? Perché sant’Ignazio e i suoi compagni avevano capito che Gesù insegnava loro come vivere bene, come realizzare un’esistenza che abbia un senso profondo, che doni entusiasmo, gioia e speranza; avevano capito che Gesù è un grande maestro di vita e un modello di vita, e che non solamente insegnava loro, ma li invitava anche a seguirlo su questa strada.

Cari ragazzi, se adesso vi facessi la domanda: perché andate a scuola, che cosa mi rispondereste? Probabilmente ci sarebbero molte risposte secondo la sensibilità di ciascuno. Ma penso che si potrebbe riassumere il tutto dicendo che la scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi, capaci di camminare, di percorrere la strada della vita. Come vi aiuta a crescere la scuola? Vi aiuta non solo nello sviluppare la vostra intelligenza, ma per una formazione integrale di tutte le componenti della vostra personalità.

Seguendo ciò che ci insegna sant’Ignazio, nella scuola l’elemento principale è imparare ad essere magnanimi. La magnanimità: questa virtù del grande e del piccolo (Non coerceri maximo contineri minimo, divinum est), che ci fa guardare sempre l’orizzonte. Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere il cuore grande, avere grandezza d’animo, vuol dire avere grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane, gli impegni, gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri. “……..

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Preghiera della sera

30 luglio 2013

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Restare con te

di : Carlo Maria Martini

 

Signore Gesù,

sul far della sera ti preghiamo di restare.

Ti rivolgeremo questa preghiera,

spontanea ed appassionata,

infinite altre volte nella sera del nostro smarrimento,

del nostro dolore e del nostro immenso desiderio di te.

Tu sei sempre con noi.

Siamo noi, invece, che non sempre sappiamo diventare

la tua presenza accanto ai nostri fratelli.

Per questo, Signore Gesù, ora ti chiediamo di aiutarci

a restare sempre con te,

ad aderire alla tua persona

con tutto l’ardore del nostro cuore,

ad assumerci con gioia la missione che tu ci affidi:

continuare la tua presenza,

essere Vangelo della tua risurrezione.

Fonte: http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=2368

GMG 2013 a Rio: video testimonianza

30 luglio 2013

http://www.youtube.com/watch?v=KbFFUvuXNec&feature=youtube_gdata_player

I volontari italiani raccontano la loro esperienza a Rio.

da un tweet di GMG Rio2013 del 30 luglio 2013

Vangelo (Mt 13,44-46) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 31 Luglio 2013) con commento comunitario

30 luglio 2013

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 13,44-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Questo è il Vangelo del 31 Luglio, quello del 30 Luglio lo potrete trovare qualche post più sotto.

Tweet del Papa

30 luglio 2013

Adesso, ragazzi, 

dobbiamo continuare a vivere

giorno per giorno 

quello che abbiamo professato insieme 

alla GMG.

Papa Francesco, tweet del 30 luglio 2013

Novena all’Amore Misericordioso

30 luglio 2013

MariaMediatrice

NOVENA

ALL’AMORE MISERICORDIOSO

composta dalla

Rev.ma MADRE SPERANZA DI GESU’

FONDATRICE  DELLE  CONGREGAZIONI

DELLE ANCELLE E DEI FIGLI

DELL’AMORE MISERICORDIOSO

per fraterna condivisione di Valeria Vezzil

6° GIORNO

Nel nome del Padre, del Figlio

e dello Spirito Santo. Amen

Preghiera introduttiva

Gesù mio, grande è il mio dolore considerando la disgrazia che ho avuto di offenderti tante volte. Tu invece, con cuore di Padre, non solo mi hai perdonato ma con le Tue parole: “domandate ed otterrete ” mi inviti a chiederti quanto mi è necessario. Pieno di fiducia ricorro al Tuo Amore Misericordioso, affinché mi conceda ciò che imploro in questa novena e soprattutto la grazia di cambiare la mia condotta e d’ora innanzi di testimoniare la mia fede con le opere, vivendo secondo i Tuoi precetti, e di ardere nel fuoco della Tua carità.

Meditazione sulle parole del Padre nostro

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Qui chiediamo il pane eccellentissimo che è il SS. Sacramento; l’alimento ordinario dell’anima nostra, che è la grazia, i sacramenti e le ispirazioni del cielo. Chiediamo anche l’alimento necessario per conservare la vita del corpo, da procurarsi con moderazione.

Chiamiamo nostro il Pane eucaristico perché è istituito per il nostro bisogno e perché il nostro Redentore dà se stesso a noi nella Comunione.

Diciamo quotidiano per esprimere la dipendenza ordinaria che abbiamo da Dio in tutto, corpo e anima, ogni ora e ogni momento.

Dicendo dacci oggi, compiamo un atto di carità, chiedendo per tutti gli uomini senza l’affanno del domani.

Domanda (per tutti i giorni)

Gesù mio, a te ricorro in questa tribolazione. Se tu vuoi usare la tua clemenza con questa misera creatura tua, trionfi la tua bontà. Per il tuo amore e la tua misericordia perdona le mie colpe, e anche se indegno di ottenere ciò che ti domando, esaudisci pienamente i miei desideri se è per la tua gloria e per il bene della mia anima. Nelle tue mani mi abbandono: fa’ di me ciò che a te è gradito.

(Chiediamo la grazia che desideriamo ottenere con questa novena)

Preghiera

Gesù mio, tu che sei fonte di vita, dammi da bere l’acqua viva che sgorga da te stesso perché, gustando di te, non abbia più sete che di te; annegami tutto nell’abisso del tuo amore e della tua misericordia e rinnovami col tuo preziosissimo sangue, con il quale mi hai riscattato. Lavami, con l’acqua del tuo santissimo costato, da tutte le macchie con le quali ho contaminato la bella veste dell’innocenza che mi hai dato nel battesimo.

Riempimi, Gesù mio, del tuo santo Spirito e rendimi puro di corpo e di anima.

Tre Pater, Ave e Gloria.

__________

Madre Speranza di Gesù

In breve su Madre Speranza.

“Tutto per amore”.

Nel 1930 Madre Speranza ha fondato, la notte di Natale, in Spagna, la “Congregazione delle Ancelle dell’Amore Misericordioso”.

Nel 1951, il 15 Agosto, in Italia, ha fondalo la Congregazione del “Figlie dell’Amore Misericordioso”.

Nel 1955 ha iniziato in Collevalenza la costruzione del Santuario dell’Amore Misericordioso- (vedi https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/05/23/il-santuario-dellamore-misericordioso/).

Nel 1955 ne fu costruita la Cappella dell’Amore Misericordioso che il 30 Settembre 1959 mons. De Sanctis, compianto vescovo di Todi, eresse canonicamente Santuario dell’Amore Misericordioso, mentre il 31 Ottobre 1965 veniva consacrato dal vescovo di Todi mons. Fustella ed inaugurato da Sua Em.za il card. Ottaviani il nuovo Tempio, adiacente alla precedente cappella. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, in ricordo del suo pellegrinaggio a Collevalenza avvenuto il 22 Novembre 1981, con Bolla Papale in data 17 Aprile 1982 ha voluto insignire il Santuario del titolo di Basilica Minore.

Che cos’è l’impegno politico?

30 luglio 2013

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L’impegno politico

Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa brutta! No: l’impegno politico – cioè l’impegno diretto alla costruzione cristianamente ispirata della società in tutti i suoi ordinamenti a cominciare dall’economico – è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare verso di sé gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità.

(Giorgio la Pira, Discorsi)

Fonte: http://www.qumran2.net/ritagli/

Preghiera per oggi

30 luglio 2013

PANTOC[1]

 

Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede (Rm 15, 13).

 ( SALMO 12 Lamento di un giusto nella prova , Seconde Lodi)

Salmo 102(103) _ Benedici il Signore, anima mia…

30 luglio 2013

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d’Israele le sue opere.

Buono e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;
come dista l’oriente dall’occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
Come l’erba sono i giorni dell’uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.

Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l’universo.

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.
Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.

salmo 102(103), 1_22

 

 

RIFLESSIONI E PENSIERO DEL GIORNO:

Antichi Libri d’Ore. Breviario e santi

30 luglio 2013

Libro d'ore

Officium B. Virginis, Septem psalmi poenitentiales, Officum Defunctorum. Officium S. Crucis, Missa B. Virginis; praemisso Kalendario
Manoscritto membranaceo del sec. XV
A 114

Questo libro d’ore è adorno di miniature a tutta pagina, contornate da un fregio floreale e raffiguranti il Martirio di S. Sebastiano, l’Annunciazione, lo Sposalizio della Vergine, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, l’Incoronazione della Vergine, la Crocifissione, la Deposizione, la Discesa dello Spirito Santo, il Giudizio finale. Oltre alle frequenti iniziali aurate e colorate, miniature nello stesso stile compaiono in altre 15 pagine del testo. Purtroppo un antico rilegatore è intervenuto sul manoscritto con mano pesante, tagliando coi margini parte degli ornamenti.

A  questo link si può trovare la preghiera quotidiana delle Lodi, dei Vespri e della Compieta secondo la Liturgia delle Ore ed i santi di cui si fa memoria oggi.

http://www.ibreviary.com/m/breviario.php

L’ascolto della Parola di Dio dall’Antico Testamento. L’Esodo (9). La nube.

29 luglio 2013

I Lettura Es 33,7-11; 34,5-9.28
Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia.
Salmo (Sal 102)
Misericordioso e pietoso è il Signore.
Vangelo Mt 13,36-43
Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

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Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Mosè prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento, a una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del convegno; appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava chiunque volesse consultare il Signore.
Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando ciascuno all’ingresso della sua tenda: seguivano con lo sguardo Mosè, finché non fosse entrato nella tenda. Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso della tenda, e parlava con Mosè. Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all’ingresso della tenda, e tutti si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda.
Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.
Il Signore scese nella nube [sul monte Sinai], si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane e senza bere acqua. Egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole.

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Nebulosa Helix

Sull’alto del monte Sinai, c’era una nube che  copriva la vetta ( Es 19,16; 20,21; 24,15), segno della presenza di Dio, della sua discesa, del suo avvicinarsi agli uomini, pur rimanendo nascosto e separato dal mondo. Questa nube indicava la dimora di Dio e la sua presenza…. passerà sul tabernacolo costruito da Mosè nel deserto ( Es 40,34-35).

La Shekinah ( in ebraico è la dimora, la manifestazione di Dio) testimonia che Dio è presente e adombra, si pone come un ossimoro visibile, ” nube luminosa”, che fa ombra (cf. Mt 17,5), precisazione che sarà cara alla tradizione cristiana proprio in quanto definizione della conoscenza e della visione di Dio…

E dalla nube della presenza di Dio, viene la voce del Padre, la parola di Dio stesso.

La tenda qui descritta non è il Tabernacolo dei capitoli 25-26. Quest’ultimo era al centro dell’accampamento ( Es 25,8), mentre la tenda dell’incontro si doveva erigere fuori del campo (v.7). Doveva essere semplice e piccola, poiché Mosè la costruì senza alcun aiuto, mentre il Tabernacolo e tutti i suoi arredi richiedono numerosi portatori. Manca la liturgia connessa al Tabernacolo: questa tenda appare come luogo di incontro. Quando Mosè cercava il consiglio di Dio, allora entrava in questa tenda ed attendeva la presenza di Jahwè, segnalata dalla discesa della nube su di essa. Una volta stabilitosi nella terra promessa, Israele consulterà Dio nel Tempio.

Gli Isreliti osservavano con riverente timore questi incontri di Jahwè con Mosè, seguendoli di lontano, ciascuno dall’ingresso della propria tenda (vv. 8 e 10). Questo particolare tabernacolo, quindi, era un mezzo singolare nel quale Mosè poteva incontrarsi da solo con Jahwè (Num. 10, 4-8).

La nube e la luce sono due simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo: non solo in questa teofania, la nube, ora oscura, ora luminosa, rivela il Dio vivente e salvatore, velando la trascendenza della sua gloria: anche Salomone al momento della dedicazione del Tempio (1Re 8,10-12):

12Allora Salomone disse:
“Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
13Ho voluto costruirti una casa eccelsa,
un luogo per la tua dimora in eterno”..

Queste figure sono portate a compimento nel NT ,  nello Spirito Santo che scende su Maria stendendo la propria ombra, affinchè concepica il Figlio (Lc 1,35)….o  sulla montagna della trasfigurazione  nella nube che avvolge Gesù, Mosè e Elia, Pietro, Giacomo e Giovanni, e, proprio dalla nube,  lavoce dice: “Questi è il mio Figlio, l’eletto; ascoltatelo” (Lc 9,34-35). Voce che ripete le parole dette sul Servo del Signore: “Ecco il mio Servo che io sostengo, in cui si compiace la mia anima” (Is 42,1), quasi a legare il Figlio di Dio rivelatosi nel NT  al Servo del Signore dall’AT.

La stessa nube sottrae Gesù allo sguardo dei discepoli il giorno dell’Ascensione (At 1,9) e  lo rivelerà Figlio dell’uomo nella sua gloria il giorno della sua venuta (Lc 21,27)…..

Preghiera della sera

29 luglio 2013

S.Massimiliano Kolbe

PREGHIERA A SAN MASSIMILIANO KOLBE PER LA FAMIGLIA

San Massimiliano, dopo aver speso le tue energie

per l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini sotto la guida di Maria,

ad Auschwitz hai offerto la tua vita

affinché una famiglia non fosse privata dello sposo e del padre.

Per il tuo eroico martirio di carità,

insegnaci che la famiglia è un dono

per il quale vale la pena sacrificare noi stessi.

Tu hai trovato in Maria la fonte alla quale attingere le grazie

per essere un coraggioso e fedele discepolo di Gesù.

Aiutaci ad accoglierla come nostra Madre

per sperimentare la forza della sua intercessione nel cammino della vita.

Sii con noi, San Massimiliano,

e prega per le necessità della nostra famiglia.

Amen.

SERENA NOTTE!

fonte: http://www.kolbemission.org/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/583

Intervista della Tv brasiliana Globo a papa Francesco

29 luglio 2013

 

 

D: Com’è stata l’accoglienza…

 

Santo Padre: Sono stato accolto con un affetto che non conoscevo, molto calorosamente. Il popolo brasiliano ha un grande cuore. Quanto alla rivalità tra Argentina e Brasile, credo che sia già superata. Abbiamo fatto un affare: il Papa è argentino, Dio, però è brasiliano. (more…)

Tweet del Papa

29 luglio 2013

Una settimana a Rio

indimenticabile!

Grazie a tutti.

Pregate per me.

Papa Francesco, tweet del 29 luglio 2013 (h. 19:29)

Tweet del Papa

29 luglio 2013

Sono di ritorno a casa,

e vi assicuro

che la mia gioia è molto più grande 

della mia stanchezza!

Papa Francesco, tweet del 29 luglio 2013 (h. 12:00)

Una trascrizione del dialogo di papa Francesco con i giornalisti durante il volo di ritorno da Rio a Rpma

29 luglio 2013

Spero sia una trascrizione fedele.E’ del Corriere della Sera

Papa FrancescoPapa Francesco

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