Archive for ottobre 2015

Liturgia del giorno: Audio Salmo 24(23)

31 ottobre 2015

1. novembre.2015   _   TUTTI I SANTI


Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

[1] Di Davide. Salmo.
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti.

[2] È lui che l’ha fondata sui mari,
e sui fiumi l’ha stabilita.

[3] Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?

[4] Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.

[5] Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.

[6] Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

[7] Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.

[8] Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.

[9] Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.

[10] Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».Mt 5,1-12

 

 

Amore e casa  

Madre Teresa di Calcutta

Bisogna amarsi in casa,

spartire l’amore in casa per imparare a donare agli altri.

E poi imparare a dare deve costare,

deve farci male perché valga!

L’amore che non ci fa soffrire non è vero.

La rinuncia a qualcosa che vogliamo avere… questo è amore!

 

Preghiera della sera. Vita di San Pietro, di San Giovanni Bosco

31 ottobre 2015

sanpietro

Appendice sulla venuta di S. Pietro a Roma[6]

            Sebbene le discussioni sopra fatti storici siano estranee al noslro scopo perchè {165 [457]} appartenenti alla classe delle persone erudite e non al semplice popolo a cui sono specialmente dirette le nostre letture; tuttavia la venuta di s. Pietro, che è un punto de’ più importanti della storia ecclesiastica, essendo caldamente combattuta dagli eretici d’oggidì, mi sembrò materia di tale importanza da non doversi ommettere; tanto più che i protestanti da qualche tempo in qua, nei loro libri, giornali e conversazioni, cercano di farne soggetto di ragionamento sempre collo scopo di metterla in dubbio e screditar la nostra santa cattolica religione. Noi crediamo che questo solo fatto varrà a far conoscere a tutto il mondo la grande ignoranza, e direi piuttosto, la grande malizia di cui servonsi i nemici della fede per ingannare; giacchè il mettere in dubbio la venuta di S. Pietro a Roma è lo stesso che dubitare se vi sia luce quando il sole risplende in pieno mezzodì; perciò la sola ignoranza o malizia può esserne cagione.

Stimo però bene di dar qui di passaggio un avviso a tutti coloro che si fanno a scrivere o parlare di questo argomento, di non considerarlo come punto dogmalico {166 [458]} e religioso; e ciò sia detto tanto pei cattolici come pei protestanti; perciocchè Iddio stabilì s. Pietro capo della Chiesa e questo è dogma e verità di fede; che poi s. Pietro abbia esercitata questa sua autorità in Gerusalemme, in Antiochia, in Roma od altrove, questa è discussione storica estranea alla fede.

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Araldo del Divino Amore , Libro Terzo , Le Rivelazioni di Santa Geltrude ,Capitolo XVI

31 ottobre 2015

VANTAGGI DELLA PERSECUZIONE E COMUNIONE SPIRITUALE

L’ultimo giorno nel quale il Convento celebrava l’uffi­cio divino che l’interdetto ecclesiastico doveva poi so­spendere, si cantò la Messa Salve Sancta Parens, in onore della Madre di Dio.

Geltrude chiese al Signore: « O Dio, infinitamente buo­no, come ci consolerete nell’attuale desolazione? ».

« Io attingerò in voi – rispose Gesù – delizie abbon­danti. Come lo sposo gusta la compagnia della sua sposa nell’intimità della camera nuziale, più volentieri che nei tu­multo di una folla, così io troverò gioie squisite nell’acco­gliere i sospiri ardenti e i gemiti dei vostri cuori. L’amor mio divamperà in voi con nuovi accrescimenti come fa il fuoco che, compresso, raddoppia di vigore. Le compiacen­ze che troverò nelle anime vostre e lo slancio del vostro amore per me, saliranno come acqua che s’innalza con tan­ta maggior forza quanto più fortemente è stretta fra le dighe ».

Geltrude chiese: « Quanto tempo durerà quest’interdet­to? » « Ti assicuro che per tutta il tempo che esso si prolun­gherà, io sarò largo delle mie grazie più elette ».

Aggiunse la Santa: «I grandi della terra considerano una vergogna trattare con persone di bassa condizione; è quindi giustissimo che il Re dei re tenga segreti i disegni, della Provvidenza e non li riveli a una creatura vile quale sono io. E’ questo il motivo per cui Tu, o Gesù mio, mi la­sci nell’incertezza, benchè conosca il principio e la fine di ogni vicenda?». « Non è così, figlia mia, – rispose il Salva­tore – ma devi sapere che io agisco solo in vista del tuo maggior bene. A volte nella contemplazione ti svelo i miei segreti, altre volte credo opportuno tenerteli nascosti per mantenerti nell’umiltà. Quando te li confido tu comprendi cosa diventi per la mia grazia, quando te li celo tu vedi co­sa sei da sola ».

All’Offertorio della S. Messa: « Recordare Vírgo Mater Ricordati, o Vergine Madre» quando si giunse a quelle parole: ut loquaris pro nobis borea – di parlare in nostro favore », mentre supplicava la Madre delle grazie di essere generosa, il Signore le disse: « In questo momento non è necessario che nessuno perori le vostre cause, perché io vi sono completamente favorevole ». Ma Geltrude, memore del­le sue fragilità e di quelle delle consorelle, non poteva com­prendere come il Signore fosse pienamente placato.

Fu appunto allora che Gesù le disse con tenerezza im­mensa: « La mia naturale benignità m’inclina a considera­re di preferenza quanto v’ha di migliore in un’anima; la mia Divinità investe e abbraccia questa parte migliore, dan­do risalto al più perfetto e dissimulando quello che è meno degno ».

« O Gesù, Tu che sei così magnifico nei tuoi doni – aggiunse la Santa – come mai accordi le dolcezze delle tue consolazioni ad un’anima così indegna come la mia, e così poco preparata a riceverle? » « Ne sono come forzato dal mio amore ». « Ma dove sono, dunque, caro Gesù, le mac­chie che ho contratte qualche giorno fa con quell’impazien­za che m’ha sconvolto il cuore e che ho perfino manifestata con parole un poco alterate? ». « Sappi che il fuoco della mia Divinità, le ha consumate e che in tal modo faccio scomparire le deformità delle anime che mi sono tanto ca­re » « O clementissimo Gesù, poichè la tua bontà è così te­nera con la mia debolezza, vorresti dirmi se l’anima da te purificata dovrà, dopo la morte risarcire quelle colpe col fuoco del Purgatorio?» E siccome il Signore fingeva di non aver sentito, ella insistette: « In verità, o mio Dio, se la tua giustizia l’esigesse, io mi sprofonderei volentieri in quell’abis­so di fiamme, per darti degna soddisfazione; però se la tua bontà e misericordia ricavassero maggior gloria nel consumare tali colpe col fuoco dell’amor tuo, io ti pregherei di distruggere tutti i miei peccati nelle fiamme della tua divina carità, quantunque mi senta indegna di questa somma grazia ».

E. la bontà divina, inesauribile nella sua tenerezza, ac­cordò a Geltrude quanto aveva chiesto.

Il giorno seguente mentre si celebrava la S. Messa nel­la chiesa parrocchiale, al momento della S. Comunione, El­la disse al Signore: « O clementissimo Padre, come mai non ti commuovi vedendoci private del cibo preziosissimo del tuo Corpo e dei tuo Sangue, a motivo di quei miseri beni temporali che servono solo per il nostro materiale sosten­tamento? ».

Rispose Gesù: « Come potrei compiangere l’amatissima mia sposa, giacchè, avendo divisato d’introdurla nella sala luminosa e fiorita del banchetto di nozze, e scoprendo nei suoi ornamenti un piccolo difetto, mi faccio premura di ti­rarla in disparte per rimediarvi e poter poi presentarla ai convitati, in tutto lo splendore della sua magnificenza? ».

E Geltrude, sempre bramosa di nuova luce: « Come mai, Signore, la tua grazia può abitare nell’anima di coloro che ci fanno tanto soffrire con questo interdetto?».

Le rispose il Salvatore: « Non occuparti di loro: Io stes­so mi riservo di giudicarli».

Al momento dell’Elevazione, mentre Ella offriva a Dio l’Ostia Santa, come tributo di lode eterna per la salvezza del Monastero, il Signore ricevette quella stessa Ostia, e con un’aspirazione del più intimo del Suo essere, ritrasse una soavità vivificante, dicendo: «In quest’aspirazione sazio le mie Spose con un cibo divino ». E Geltrude « O buon Gesù, stai forse per comunicare tutte le monache? ». « No » rispo­se, « ma solo quelle che lo desiderano, o che bramano avere tale desiderio. Riguardo poi alle altre, siccome apparten­gono a questo convento, avranno il privilegio di sentire nel­le loro anime un misterioso anelito che le porterà verso di Me, così come farebbe colui che, non avendo appetito, pure si lasciasse attrarre dal buon odore delle vivande a gustar­le con piacere ».

Nel giorno dell’Assunta, all’Elevazione dell’Ostia, Ella in­tese queste parole del Signore:, « Mi offro a Dio Padre, e m’immolo per le mie membra ». Allora ella chiese: « Permet­teresti forse, o mio Dio, che noi, tue membra, abbiamo da essere da Te separate per l’anatema di cui ci minacciano coloro che vogliono impossessarsi dei nostri beni? ». «E puoi tu supporre – rispose il Salvatore – che qualcuno rie­sca a strappare dalla profondità della mia anima l’amore che a voi mi unisce? Come un coltello di legno non può spezzare un corpo solido, ma solo vi lascia una lieve traccia, così l’anatema non vi colpisce, ma appena vi sfiora ».

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Tweet del Papa

31 ottobre 2015

La vanità non solo ci porta lontano da Dio: ci rende ridicoli.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 11:45 – sab 31 Ott 2015

Vangelo (Mt 5,1-12a) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 1 Novembre 2015) con commento comunitario

31 ottobre 2015

TUTTI I SANTI – Solennità

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Questo è il Vangelo dell’ 1 Novembre, quello del 31 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto

Notificazione e Libretto della Santa Messa in suffragio dei Cardinali e dei Vescovi defunti del 3 novembre che sarà celebrata dal Santo Padre Francesco

31 ottobre 2015

 

UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE 
DEL SOMMO PONTEFICE

NOTIFICAZIONE

CAPPELLA PAPALE
IN SUFFRAGIO DEI CARDINALI E DEI VESCOVI
DEFUNTI NEL CORSO DELL’ANNO

Martedì 3 novembre 2015, alle ore 11.30, all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco celebrerà la Santa Messa in suffragio dei Cardinali e dei Vescovi defunti nel corso dell’anno.

Potranno concelebrare con il Santo Padre:

– i Cardinali e i Patriarchi, che si troveranno, alle ore 11, nella sagrestia della Basilica, portando con sé la mitria bianca damascata;

– gli Arcivescovi e i Vescovi, che si troveranno, alle ore 10.45, nella sagrestia della Basilica, portando con sé la mitria bianca.

* * *

Tutti coloro che, in conformità al Motu Proprio «Pontificalis Domus», compongono la Cappella Pontificia e, muniti dellaNotificazione, desiderano partecipare alla celebrazione liturgica senza concelebrare, indossando l’abito corale loro proprio, vorranno trovarsi, per le ore 11, presso l’Altare della Cattedra per occupare il posto che verrà loro indicato.

Città del Vaticano, 26 ottobre 2015

Per mandato del Santo Padre

Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie

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Le sollecitudini della Provvidenza divina per l’uomo. Dal «Dialogo della divina Provvidenza» di santa Caterina da Siena, vergine

31 ottobre 2015

(Cap. 135; libero adattamento; cfr. ed. I. Taurisano, Firenze, 1928, II, pp. 439-441)
Il sommo ed eterno Padre con benignità ineffabile rivolse l’occhio della sua clemenza verso l’anima, dicendole: «O carissima figliuola mia, voglio mostrare la mia misericordia al mondo e in ogni necessità provvedere alle mie creature ragionevoli in tutte le loro aspirazioni. Ma l’uomo ignorante cambia in morte quello che io do per la vita, e così si fa crudele a sé medesimo. Io provvedo sempre, e tutto ciò che io ho dato all’uomo è somma provvidenza.

Con provvidenza lo creai. Quando riguardai in me medesimo, mi innamorai della mia creatura e volli crearla a mia immagine e somiglianza come dono della mia provvidenza. Perciò mi feci premura di darle la memoria perché ritenesse i benefici miei. La resi anche partecipe della mia potenza di Padre eterno.

Le diedi l’intelletto perché nella sapienza dell’unigenito mio Figlio conoscesse e comprendesse con quanto fuoco d’amore aprii a lei i tesori delle mie grazie. Le diedi la capacità e la volontà di amare, rendendola partecipe del dono di amore dello Spirito Santo, perché potesse amare colui che aveva conosciuto con l’intelletto.

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Ufficio delle letture, Prima Lettura:Dal libro della Sapienza, 11, 20b – 12, 2. 11b-19

31 ottobre 2015

La compassione e la pazienza di Dio

Tu, Signore, hai tutto disposto
con misura, calcolo e peso.
Prevalere con la forza ti è sempre possibile;
chi potrà opporsi al potere del tuo braccio?
Tutto il mondo davanti a te,
come polvere sulla bilancia,
come una stilla di rugiada mattutina
caduta sulla terra.
Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi,
non guardi ai peccati degli uomini,
in vista del pentimento.
Poiché tu ami tutte le cose esistenti
e nulla disprezzi di quanto hai creato;
se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure creata.
Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi?
O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza?
Tu risparmi tutte le cose,
perché tutte son tue, Signore, amante della vita,
poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.
Per questo tu castighi poco alla volta i colpevoli
e li ammonisci ricordando loro i propri peccati,
perché, rinnegata la malvagità, credano in te, Signore.
Non certo per timore di alcuno
lasciavi impunite le loro colpe.
E chi potrebbe domandarti: «Che hai fatto?»,
o chi potrebbe opporsi a una tua sentenza?
Chi oserebbe accusarti per l’eliminazione
di genti da te create?
Chi si potrebbe costituire contro di te
come difensore di uomini ingiusti?
Non c’è Dio fuori di te,
che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa
di giudice ingiusto.
Né un re né un tiranno potrebbe affrontarti
in difesa di quelli che hai punito.
Essendo giusto, governi tutto con giustizia.
Condannare chi non merita il castigo
lo consideri incompatibile con la tua potenza.
La tua forza infatti è principio di giustizia;
il tuo dominio universale ti rende indulgente con tutti.
Mostri la forza
se non si crede nella tua onnipotenza
e reprimi l’insolenza in coloro che la conoscono.
Tu, padrone della forza, giudichi con mitezza;
ci governi con molta indulgenza,
perché il potere lo eserciti quando vuoi.
Con tale modo di agire
hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini;
inoltre hai reso i tuoi figli pieni di dolce speranza
perché tu concedi dopo i peccati
la possibilità di pentirsi.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 94(93)

30 ottobre 2015

31. Ottobre. 2015

 

Il Signore non respinge il suo popolo.

[1] Dio che fai giustizia, o Signore,
Dio che fai giustizia: mostrati!

[2] Alzati, giudice della terra,
rendi la ricompensa ai superbi.

[3] Fino a quando gli empi, Signore,
fino a quando gli empi trionferanno?

[4] Sparleranno, diranno insolenze,
si vanteranno tutti i malfattori?

[5] Signore, calpestano il tuo popolo,
opprimono la tua eredità.

[6] Uccidono la vedova e il forestiero,
danno la morte agli orfani.

[7] Dicono: “Il Signore non vede,
il Dio di Giacobbe non se ne cura”.

[8] Comprendete, insensati tra il popolo,
stolti, quando diventerete saggi?

[9] Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non guarda?

[10] Chi regge i popoli forse non castiga,
lui che insegna all’uomo il sapere?

[11] Il Signore conosce i pensieri dell’uomo:
non sono che un soffio.

[12] Beato l’uomo che tu istruisci, Signore,
e che ammaestri nella tua legge,

[13] per dargli riposo nei giorni di sventura,
finché all’empio sia scavata la fossa.

[14] Perché il Signore non respinge il suo popolo,
la sua eredità non la può abbandonare,

[15] ma il giudizio si volgerà a giustizia,
la seguiranno tutti i retti di cuore.

[16] Chi sorgerà per me contro i malvagi?
Chi starà con me contro i malfattori?

[17] Se il Signore non fosse il mio aiuto,
in breve io abiterei nel regno del silenzio.

[18] Quando dicevo: “Il mio piede vacilla”,
la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto.

…..Premere qui per ascoltare il salmo.

 

…. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Lc 14,1.7-11

 

 

A sera colloquio con il Signore 

La giornata è finita. Nel pensiero
scorrono le ore trascorse e come ho saputo impiegare,
o Signore, questo tuo dono d’amore.
Sento di aver fatto poco o niente e
ti chiedo perdono.
Signore, ti ho visitato in chiesa
per pochi secondi soltanto!

“Figlio mio, quei pochi secondi
hanno alleviato il peso della solitudine a cui
mi condannano tanti tuoi fratelli”.

Signore, ho recitato in un giorno soltanto tre o quattro
giaculatorie!

“Figlio mio, quando pronunzi il mio nome,
il mio cuore sussulta di gioia. Averlo fatto
per tre o quattro volte, mi rende uguamente felice”.

Signore, so che ho fatto qualcosa
che ti ha lacerato il cuore e ho paura che ti
voglia allontanare da me!

“Figlio mio, capita che mi fai anche piangere,
ma non dubitare mai della mia presenza
accanto a te. Io sono al tuo fianco,
soprattutto nei momenti del tuo maggior bisogno“.

Signore, ti ringrazio con tutto il cuore!

“Figlio mio, i piccoli gesti d’amore che oggi
hai compiuto, anche per te i più insignificanti,
sono sorrisi che hai fatto fiorire sul mio volto.
Sorrisi che hanno asciugato tante mie lacrime.
Promettimi che per ogni giorno che ti darò da vivere,
mi procurerai sempre un sorriso in più”.

Signore, te lo prometto!

“Adesso, figlio mio, deponi nelle mie mani
l’offerta del tuo sonno. Io veglierò accanto a te
mentre tu dormi”.

Grazie Signore. Buona notte Gesù!

 

Francesco: il perdono di Dio non è una sentenza del tribunale

30 ottobre 2015

 

2015-10-30 Radio Vaticana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un buon sacerdote sa “commuoversi” e “impegnarsi nella vita della gente”. E’ uno dei passaggi dell’omelia mattutina di Papa Francesco a Casa Santa Marta, pronunciata in spagnolo. Dio, ha detto il Pontefice, “ci perdona come Padre, non come un impiegato del tribunale”. Il servizio di Alessandro Gisotti:

 

 

“Dio ha compassione. Ha compassione per ciascuno di noi, ha compassione dell’umanità e ha mandato suo Figlio per guarirla, per rigenerarla”, per “rinnovarla”. E’ uno dei passaggi dell’omelia di Papa Francesco a Casa Santa Marta incentrata proprio sulla compassione di Dio:

 

“Es interesante que en la parábola que todos conocemos del hijo pródigo…”
“E’ interessante – ha osservato – che nella parabola che noi tutti conosciamo del Figliol Prodigo, si dice che quando il padre – che è una figura di Dio che perdona – vede arrivare suo figlio ebbe compassione. La compassione di Dio non è avere pietà: non ha nulla a che vedere una cosa con l’altra”.

Io, ha soggiunto, “posso avere pietà di un cane che sta morendo”, ma la compassione di Dio è altro: è “mettersi nel problema, mettersi nella situazione dell’altro, con il cuore di Padre”. E per questo, ha sottolineato, “ha mandato suo Figlio”:

 

“Jesús curaba a la gente pero no era un curandero…”
“Gesù curava la gente – ha affermato – però non è un ‘guaritore’. No! Curava la gente come segno, come segno della compassione di Dio, per salvarla, per rimettere al suo posto nel recinto la pecorella smarrita, i soldi smarriti da quella signora nel portafoglio. Dio ha compassione. Dio ci mette il suo cuore di Padre, ci mette il suo cuore per ciascuno di noi. E quando Dio perdona, perdona come Padre e non come un impiegato del tribunale, che legge una sentenza e dice: ‘Assolto per insufficienza di prove’. Ci perdona da dentro. Perdona perché si è messo nel cuore di questa persona”.

Gesù, ha soggiunto, è stato inviato per “portare la lieta novella, per liberare colui che si sente oppresso”. Gesù “è inviato dal Padre per mettersi in ciascuno di noi, liberandoci dei nostri peccati, dei nostri mali”.

 

“Y esto es lo que hace un cura, conmoverse, comprometerse…”
“Questo  – ha detto – è quello che fa un sacerdote: commuoversi, impegnarsi nella vita della gente, perché un prete è un sacerdote, come Gesù è sacerdote. Quante volte – e poi noi dobbiamo andare a confessarci – critichiamo quei preti, ai quali non interessa ciò che succede nella loro congregazione, che non se ne preoccupano. No, non è un buon prete! Un buon prete è quello che si coinvolge”.

Un buon prete, ha ripreso, è quello che si coinvolge in “tutti i problemi umani”. Quindi si è soffermato sul servizio offerto alla Chiesa dal card. Javier Lozano Barragán, presente alla Messa, in occasione della celebrazione dei suoi 60 anni di sacerdozio. Francesco ha ricordato con gratitudine il suo impegno al dicastero per gli Operatori Sanitari, “nel servizio della Chiesa che presta agli ammalati”. “Rendiamo grazie a Dio – ha detto – per questi 60 anni di sacerdozio”, “dalla compassione di Dio ad oggi vi è una linea e questo è un regalo che il Signore fa” al card. Barragán: “Poter vivere così per 60 anni”.

 

 

(Da Radio Vaticana)

Preghiera della sera. Vita di San Pietro, di San Giovanni Bosco

30 ottobre 2015

sanpietro

Sepolcro. – Tempio. – Reliquie di s. Pietro. – Conclusione

Sebbene le discussioni sopra fatti storici siano estranee al noslro scopo perchè appartenenti alla classe delle persone erudite e non al semplice popolo a cui sono specialmente dirette le nostre letture; tuttavia la venuta di s. Pietro, che è un punto de’ più importanti della storia ecclesiastica, essendo caldamente combattuta dagli eretici d’oggidì, mi sembrò materia di tale importanza da non doversi ommettere; tanto più che i protestanti da qualche tempo in qua, nei loro libri, giornali e conversazioni, cercano di farne soggetto di ragionamento sempre collo scopo di metterla in dubbio e screditar la nostra santa cattolica religione. Noi crediamo che questo solo fatto varrà a far conoscere a tutto il mondo la grande ignoranza, e direi piuttosto, la grande malizia di cui servonsi i nemici della fede per ingannare; giacchè il mettere in dubbio la venuta di S. Pietro a Roma è lo stesso che dubitare se vi sia luce quando il sole risplende in pieno mezzodì; perciò la sola ignoranza o malizia può esserne cagione.

Stimo però bene di dar qui di passaggio un avviso a tutti coloro che si fanno a scrivere o parlare di questo argomento, di non considerarlo come punto dogmalico e religioso; e ciò sia detto tanto pei cattolici come pei protestanti; perciocchè Iddio stabilì s. Pietro capo della Chiesa e questo è dogma e verità di fede; che poi s. Pietro abbia esercitata questa sua autorità in Gerusalemme, in Antiochia, in Roma od altrove, questa è discussione storica estranea alla fede.

È pur bene di avvisare i protestanti che fino al secolo decimoquarto, nello spazio di circa millequattrocento anni, non trovasi un autore nè cattolico nè eretico il quale abbia mosso il minimo dubbio sopra la venuta di s. Pietro a Roma; e noi li invitiamo a citarne UN SOLO. Il primo che abbia messo in campo tal dubbio fu Marsilio di Padova che vendette la sua penna all’imperatore Lodovico il Bavaro, i quali, uno colle armi, l’altro colle perverse dottrine, si scatenarono contro al primato del Sommo Pontefice; tal dubbio però fu da tutti considerato come ridicolo, e svanì colla morte del suo autore.

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L’Imitazione di Cristo , Libro III di IV, Capitolo Quarantasette

30 ottobre 2015

SOPPORTARE TUTTO PER LA VITA ETERNA

sacro cuore di Gesù

PAROLE DEL SIGNORE Figlio, non lasciarti abbattere dal peso dei compiti che ti sei assunto per amor mio né, per alcun motivo, t’abbattano mai le tribolazioni; ma in ogni circostanza ti fortifichi e ti consoli la mia promessa. Io basto a ricompensarti oltre ogni limite e misura. Quaggiù non durerà a lungo il tuo travaglio né sarai per sempre oppresso da dolori. Aspetta un po’ e vedrai finire d’un tratto i tuoi mali. Verrà l’ora in cui ogni travaglio ed ogni agitazione cesseranno. È poco e di breve durata tutto ciò che passa con il tempo. Compi i doveri del tuo stato; lavora fedelmente nella mia vigna; Io sarò la tua ricompensa. Scrivi, leggi, canta, sospira, taci, prega, sopporta virilmente le avversità: di tutte codeste e d’altre maggiori battaglie è ben degna la vita eterna. Verrà la pace in un determinato giorno, che è noto al Signore; e non ci sarà notte né giorno come di codesto vostro tempo, ma luce perpetua, chiarita infinita, pace stabile, riposo sicuro. Non dirai, allora: “Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?” (Rm 7,24). Né griderai: “Ahimè, il mio esilio s’è prolungato!” (Sal 119,5).

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Vangelo (Lc 14,1.7-11) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 31 Ottobre 2015) con commento comunitario

30 ottobre 2015

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-11)

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Questo è il Vangelo del 31 Ottobre, quello del 30 Ottobre lo potete trovare qualche post più sotto

Halloween: per capirci qualcosa. Testo tratto dal sito di don Andrea Lonardo

30 ottobre 2015

La notte di Halloween e la festa cristiana dei santi:

Opposizione o continuità?

 

Il nome Halloween è indiscutibilmente termine di origine cristiana; è parola composta da hallow, ‘santificare’, ed eve, abbreviazione di evening, ‘sera’. Halloween, insomma, deriva da All Hallow’s Eve e vuol dire semplicemente ‘Sera della festa dei Santi’, ‘Vigilia della festa dei santi’.

La chiesa cattolica fa memoria, infatti, il 1° novembre di tutti i santi e la sera del 31 ottobre è appunto la vigilia della festa. Ma il 1° novembre era il giorno della festa celtica di Samhain ed alcune delle tradizioni dell’odierna Halloween vi rimandano.

Cosa è avvenuto? Perché questa coincidenza? Halloween è una festa pagana o cristiana? Siamo dinanzi ad una espropriazione cristiana o ad un camuffamento sincretista di riti magici? Cosa è bene fare in campo educativo? Incoraggiare o opporsi alla celebrazione di Halloween? È bene allora tracciare la traiettoria storica che permette di rispondere a queste domande.

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La parola di Dio è viva ed efficace. Dalle «Opere» di Baldovino di Canterbury, vescovo

30 ottobre 2015

(Tratt. 6; PL 204, 451-453)

«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4, 12). Ecco quanto è grande la potenza e la sapienza racchiusa nella parola di Dio! Il testo è altamente significativo per chi cerca Cristo, che è precisamente la parola, la potenza e la sapienza di Dio. (more…)

Ufficio delle letture, Prima Lettura: al libro della Sapienza 8, 1-21

30 ottobre 2015

Si deve chiedere a Dio la Sapienza

Essa si estende da un confine all’altro con forza,
governa con bontà eccellente ogni cosa.
Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza,
ho cercato di prendermela come sposa,
mi sono innamorato della sua bellezza.
Essa manifesta la sua nobiltà,
in comunione di vita con Dio,
perché il Signore dell’universo l’ha amata.
Essa infatti è iniziata alla scienza di Dio
e sceglie le opere sue.
Se la ricchezza è un bene desiderabile in vita,
quale ricchezza è più grande della sapienza,
la quale tutto produce?
Se l’intelligenza opera,
chi, tra gli esseri, è più artefice di essa?
Se uno ama la giustizia,
le virtù sono il frutto delle sue fatiche.
Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza,
la giustizia e la fortezza,
delle quali nulla è più utile agli uomini nella vita.
Se uno desidera anche un’esperienza molteplice,
essa conosce le cose passate e intravede le future,
conosce le sottigliezze dei discorsi
e le soluzioni degli enigmi,
pronostica segni e portenti,
come anche le vicende dei tempi e delle epoche.
Ho dunque deciso di prenderla
a compagna della mia vita,
sapendo che mi sarà consigliera di bene
e conforto nelle preoccupazioni e nel dolore.
Per essa avrò gloria fra le folle
e, anche se giovane, onore presso gli anziani.
Sarò trovato acuto in giudizio,
sarò ammirato di fronte ai potenti.
Se tacerò, resteranno in attesa;
se parlerò, mi presteranno attenzione;
se prolungherò il discorso,
si porranno la mano sulla bocca.
Per essa otterrò l’immortalità
e lascerò un ricordo eterno ai miei successori.
Governerò i popoli e le nazioni mi saranno soggette;
sentendo il mio nome sovrani terribili mi temeranno,
tra il popolo apparirò buono e in guerra coraggioso.
Ritornato a casa, riposerò vicino a lei,
perché la sua compagnia non dà amarezza,
né dolore la sua convivenza,
ma contentezza e gioia.
Riflettendo su tali cose in me stesso
e pensando in cuor mio
che nell’unione con la sapienza c’è l’immortalità
e nella sua amicizia grande godimento
e nel lavoro delle sue mani una ricchezza inesauribile
e nell’assiduità del rapporto con essa prudenza
e nella partecipazione ai suoi discorsi fama,
andavo cercando come prenderla con me.
Ero un fanciullo di nobile indole,
avevo avuto in sorte un’anima buona
o piuttosto, essendo buono,
ero entrato in un corpo senza macchia.
Sapendo che non l’avrei altrimenti ottenuta,
se Dio non me l’avesse concessa,
— ed era proprio dell’intelligenza
sapere da chi viene tale dono —
mi rivolsi al Signore e lo pregai.

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Tweet del Papa

30 ottobre 2015

Chiediamo l’aiuto dell’Arcangelo Michele per difenderci dalle insidie e dalle trappole del diavolo.

Papa Francesco su Twitter (@Pontifex_it), ore 11:15 – gio 29 Ott 29 2015

Preghiera della sera. Vita di San Pietro, di San Giovanni Bosco

29 ottobre 2015

sanpietro

Pietro in prigione converte Processo e Martiniano. – Suo Martirio. Anno di Gesù Cristo 69-70; dell’era volgare 66

Appena s. Pietro rese fra i tormenti l’ultimo respiro, e l’anima sua beata volò a ricevere il bacio di eterna pace dal suo Divin Maestro in cielo, un sacerdote di nome Marcello aiutato da altre pie persone, depose il suo corpo dalla croce, lo unse di preziosi aromi, lo imbalsamò e lo portò ad essere seppellito sopra la vicina montagnetta del Vaticano.

Era da poco tempo colà sepolto il corpo del Principe degli Apostoli, quando alcuni cristiani venuti dall’Oriente, considerando qual prezioso tesoro sarebbe stato il possedere quelle reliquie, vennero a Roma per farne acquisto. E poichè conobbero che sarebbe stato inutile il cercare di comperarle con danaro, pensarono di rubarle quasi come cosa loro propria e riportarle in quei luoghi donde il santo era venuto. Andarono perciò coraggiosamente al sepolcro, lo estrassero di là, e lo portarono alle catacombe, che sono un luogo sotterraneo dello presentemente s. Sebastiano, con animo di mandarle in Oriente appena si fosse presentata l’opportunità.

Iddio però che aveva chiamato quel grande Apostolo a Roma, perchè la rendesse gloriosa col martirio, dispose eziandio che il suo corpo fosse conservato in quella città e rendesse quella chiesa la più gloriosa del mondo. Quando pertanto quegli orientali andarono per compiere il loro disegno, si sollevò un temporale con un turbine sì gagliardo, che pel rumoreggiare de’ tuoni, pel saettare dei fulmini furono costretti a lasciarlo nel luogo stesso ore era stato riposto.

Si accorsero dell’avvenuto i cristiani di Roma ed in gran folla usciti dalla città ripigliarono il corpo del santo Apostolo, e lo portarono nuovamente sul monte Vaticano donde era stato tolto. V. Gregorio M. ep. 30. Baronio all’anno 284.

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Liturgia del giorno: Audio Salmo 147

29 ottobre 2015

 

30. ottobre. 2015


Celebra il Signore, Gerusalemme.

[1] Alleluia.
Lodate il Signore: è bello cantare al nostro Dio,
dolce è lodarlo come a lui conviene.

[2] Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
raduna i dispersi d’Israele.

[3] Risana i cuori affranti
e fascia le loro ferite;

[4] egli conta il numero delle stelle
e chiama ciascuna per nome.

[5] Grande è il Signore, onnipotente,
la sua sapienza non ha confini.

[6] Il Signore sostiene gli umili
ma abbassa fino a terra gli empi.

[7] Cantate al Signore un canto di grazie,
intonate sulla cetra inni al nostro Dio.

[8] Egli copre il cielo di nubi,
prepara la pioggia per la terra,
fa germogliare l’erba sui monti.

[9] Provvede il cibo al bestiame,
ai piccoli del corvo che gridano a lui.

[10] Non fa conto del vigore del cavallo,
non apprezza l’agile corsa dell’uomo.

[11] …………

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 

«Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?».

Lc 14,1-6

 

 

 

Non andare via, Signore

Rabindranath Tagore

Quando trovi chiusa
la porta del mio cuore,
abbattila ed entra:
non andare via, Signore.

Quando le corde della mia chitarra
dimenticano il tuo nome,
ti prego, aspetta:
non andare via, Signore.

Quando il tuo richiamo
non rompe il mio torpore,
folgorami con il tuo dolore:
non andare via, Signore.

Quando faccio sedere altri
sul tuo trono,
o re della mia vita:
non andare via, Signore.

http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=377