Archive for aprile 2012

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Maggio 2012, San Giuseppe lavoratore) con commento comunitario

30 aprile 2012

Dal vangelo secondo Matteo 13, 54-58

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

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Vigilia del mese mariano, due video: Benedetto XVI, pensieri sul rosario / Canto sulla poesia di Dante, Vergine madre figlia del tuo Figlio

30 aprile 2012

http://it.gloria.tv/?media=264134

Non ho visionato tale video sul papa.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=H2A7
Lmw6DrI

Credi sempre che tutto può cambiare, gradualmente o anche da
un momento all’altro, perchè Maria è nostra madre e Gesù è il
Figlio di Dio, nostro Signore: dai a loro la possibilità di farlo.

Salmo 41 e 42

30 aprile 2012

SALMO 42 (41)  _ LAMENTO DELL’ESULE

Vorrei dire a Dio, mia roccia:

“Perchè mi hai dimenticato?

Perchè triste devo camminare

sotto l’opressione del nemico”

Le mie ossa sono traffitte

dagli insulti dei miei avversari,

che tutto il giorno mi ripetono:

“Dov’e’ il tuo Dio?.

Perchè ti abbatti, anima mia, e fremi

dentro di me?

Spera in Dio, perchè ancora potrò lodarlo

egli è la salvezza del mio volto

e il mio Dio.

Salmo 42 (41), 10_12

 

 

SALMO 43(42)  _ SUPPLICA  A  DIO PER OTTENERE LA LIBERAZIONE

Manda la tua luce e la tua vertià:

esse mi guidino,

mi conducano sul tuo monte santo

e alla tua dimora,

perchè io possa avvicinarmi all’altare

 di Dio,

al Dio della mia gioiosa esultanza,

e possa lodare sulla cetra te, Dio,

mio Dio.

Perchè ti abbati, anima mia,

e fremi dentro di me?

Spera in Dio, perchè ancora potrò lodarlo:

egli è la salvezza del mio volto

e il mio Dio.

Salmo 43(42), 3_5

Benedetto XVI. Omelia del 29 aprile 2012 per le Ordinazioni sacerdotali.

30 aprile 2012

Venerati Fratelli,
cari Ordinandi,
cari fratelli e sorelle!

La tradizione romana di celebrare le Ordinazioni sacerdotali in questa IV Domenica di Pasqua, la domenica «del Buon Pastore», contiene una grande ricchezza di significato, legata alla convergenza tra la Parola di Dio, il Rito liturgico e il Tempo pasquale in cui si colloca. In particolare, la figura del pastore, così rilevante nella Sacra Scrittura e naturalmente molto importante per la definizione del sacerdote, acquista la sua piena verità e chiarezza sul volto di Cristo, nella luce del Mistero della sua morte e risurrezione.

Mosaico in Sant’Apollinare in Classe

(more…)

30 aprile. Santi del giorno

30 aprile 2012

Nel calendario della chiesa ambrosiana si ricorda oggi Giuseppe Benedetto Cottolengo, presbitero e fondatore della Casa della Divina provvidenza. Nativo di Bra, nei pressi di Cuneo, Giuseppe Cottolengo, al pari di molti altri aspiranti al presbiterato del suo tempo, ebbe molte difficoltà nello studio per la chiusura dei seminari seguita alla Rivoluzione francese. Egli riuscì tuttavia a ricevere l’ordinazione presbiterale all’età di venticinque anni, nel 1811, nel seminario di Torino. Dapprima, si dedicò intensamente agli studi teologici, entrando a far parte di una congregazione torinese di preti teologi; ma la sua vera vocazione si rivelò essere un’altra.
Dedito già da tempo a un ripensamento silenzioso, anche difficile, della strada intrapresa, egli s’imbatté nella drammatica situazione di una malata che nessun ospedale, per diversi motivi, voleva o poteva accogliere. Cottolengo iniziò così nel 1827 a creare uno spazio di accoglienza per ogni sorta di malati «rifiutati» dalla società: poveri e orfani, malati di mente e invalidi. Nei restanti quindici anni della sua vita, Giuseppe Benedetto diede vita a una serie impressionante di iniziative caritatevoli, fondando la Casa della Divina provvidenza e avviando una congregazione di preti, suore e laici dediti al sostegno dei malati più emarginati della società. Vero e proprio «genio del bene», come lo definirà papa Pio IX, Cottolengo manifestò come la multiforme sapienza dell’uomo di fede possa trovare risposte a ogni appello rivolto dai bisogni lancinanti degli ultimi e degli abbandonati. Cottolengo morì dopo aver contratto il tifo, il 30 aprile del 1842. Al momento della sua morte, le sue case di accoglienza avevano curato più di 6.500 malati.

Esercitate la carità, ma esercitatela con entusiasmo! Per far del bene ai poveri dovete, se occorre, insozzarvi fino al collo: questa è la carità che dovete esercitare.
Non fatevi chiamare due volte: siate solleciti! Interrompete qualunque altra occupazione, anche santissima, e volate in aiuto dei poveri.
E’ una bella cosa sacrificare la salute e anche la vita per il bene dei nostri fratelli abbandonati o infermi. Essi sono i nostri padroni e i nostri fratelli, sono le perle della Piccola casa.
E non facciamo economia con i poveri, perché quanto abbiamo è tutto loro, e noi stessi apparteniamo a loro e non ad altri.

Giuseppe Benedetto Cottolengo

(notizie tratte da http://www.monasterodi bose.it)

Si ricordano anche Pio V, Antonio Ghisleri,  papa, 1504-1572

http://www.santiebeati.it/dettaglio/27000

San Quirino, III sec., un tribuno romano al quale furono affidati i martiri Alessandro, Evenzio e Teodulo, arrestati per ordine dell’imperatore Traiano (53-117); si convertì dopo aver visto i miracoli da loro operati e fu battezzato insieme con la figlia Balbina, e subì per questo il martirio

http://www.santiebeati.it/dettaglio/92135

M. Veladiano. Amore (1)

30 aprile 2012

Si chiama in molti modi.
È il verso di gioia, custodito, silenzioso, di chi vede la prima volta il proprio figlio, tutta la vita tra le mani, Dio che si consegna e noi lo abbiamo fatto, e ora lo vegliamo, e non possiamo chiudere gli occhi mai più, mai più la vita non ci riguarda, tutta intera, senza pareti fra noi e loro. Noi e tutti.
È il lamento di chi scopre l’amore quando vien meno e all’improvviso sa che qualcuno che non c’è più gli ha permesso di diventare quello che è, e lui non l’ha visto finché è stato vicino e ora vede ogni cosa, ora che è assente, per sempre, eppure è possibile continuare perché questo è l’amore di padre e di madre, ci fa vivere restando nascosto, perché è così grande che a mostrarsi intero potrebbe far male e anche piangere va bene, come un profumo che esce da un vaso che si è rotto, e bisognava pur che si rompesse il vaso se la chiusura era così stretta.
E si sa senza cercare che non è amore se si vuol dargli un confine, come non si può dominare la bufera, o anche l’aria, lo spirito, il suono che dilegua, non posso trattenerlo, ma l’ho ascoltato, mi ha cambiato, mi accompagna come piacere, avuto, che rimane sotto altra forma, memoria, emozione, un bambino, qualche volta, un bambino.

 

pubblicato in Avvenire del 25 aprile 2012

Video: Nazaret, dove il Verbo si fece carne

30 aprile 2012

http://it.gloria.tv/?media=272714

Video: 29 aprile, Santa Caterina da Siena

29 aprile 2012

http://it.gloria.tv/?media=283998
Non ho visionato questo secondo video:
http://it.gloria.tv/?media=282358

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Aprile 2012) con commento comunitario

29 aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)

In quel tempo, disse Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita a l’abbiano in abbondanza».

Gesu’ vive

29 aprile 2012

Benedetto XVI al RnS

29 aprile 2012

In un messaggio a firma del Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone, il Papa ha esortato il movimento ecclesiale ad “offrire nelle rispettive comunità diocesane e parrocchiali e negli ambienti di vita il servizio di una presenza generosa, di una testimonianza coraggiosa e di un valido contributo alla nuova evangelizzazione”. Il Pontefice ha anche concesso l’indulgenza plenaria ai partecipanti alla Convocazione del RnS, che quest’anno celebra il 40° anniversario della fondazione in Italia. Domani pomeriggio, inoltre, il card. Bertone interverrà all’incontro del RnS per presiedere la concelebrazione eucaristica.

Alle migliaia di partecipanti alla Convocazione del RnS, è giunto oggi anche un messaggio del presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), card. Angelo Bagnasco, il quale ha fatto riferimento al 40° anniversario del RnS: “Ciò non può essere che motivo di gioia e di ringraziamento da parte mia e di tutti i vescovi italiani. Di gioia, per i frutti spirituali di conversione e di radicamento nella fede, e per la convinta appartenenza ecclesiale, vero sigillo di ogni autentica ispirazione divina. Di ringraziamento, al Signore innanzitutto, per il dono che sempre fa alla Sua Chiesa di nuovi carismi secondo le necessità di ogni tempo, e a quanti poi, con fedeltà e dedizione, si sono spesi in questi anni per trasmettere ad altri il dono ricevuto”.
(La perfetta Letizia, quotidiano on line)

Preghiera dedicata al Buon Pastore!!!

29 aprile 2012

Donata da Don Giampaolo nella messa delle 12:15,

in merito alla domenica dedicata al Buon Pastore.

Santa Maria, Madre di Dio,

tu hai donato al mondo la vera luce,

Gesù, tuo figlio, Figlio di Dio.

Ti sei consegnata completamente

alla chiamata di Dio

e sei così diventata sorgente

della bontà che sgorga da Lui.

Mostraci Gesù. Guidaci a Lui.

Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo,

perchè possiamo anche noi

diventare capaci di vero amore

ad essere sorgente di acqua viva

in mezzo a un mondo assetato.

BENEDETTO XVI, 25 dicembre 2005.

Salmo 118(117) _ Inno di gioia e vittoria

29 aprile 2012

Il Sgnore è per me, non avrò timore:

che cosa può farmi un uomo?

Il Signore è tra quelli

che mi aiutano,

e io potrò sfidare quelli che mi odiano.

E’ meglio rifugiarsi nel Signore,

anzichè confidare nell’uomo.

E’ meglio rifugiarsi nel Signore,

anzichè confidare nei potenti.

Tutte le nazione mi avevano circondato:

nel nome del Signore, sì,

io le ho soconfitte.

mi avevano circondato, mi avevano

accerchiato:

io le ho sconfitte.

Mi avevano circondato come api,

divampavano come fuocco tra le spine:

nel nome del Signore, sì,

io le ho sconffite.

Mi avevano spinto con violenza

per farmi cadere,

ma il Signore è venuto nel mio aiuto.

Mia forza e mio canto è il Signore,

egli è stato la mia salvezza.

 

Salmo 118(117), 6_14

Video: A sua immagine, David: il seminario o il tip tap? / Avatar, Punto interrogativo

29 aprile 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
6a697ed6-7c40-481a-aa31-58fe1719c48a.html

Signore ispira tu le nostre domande e aiutaci a cercare le vie per e a trovare le
risposte.

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Domenica 29 Aprile 2012) con commento comunitario

28 aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Padre Lombardi, direttore di Radiovaticana, sulla lettera del papa ai vescovi tedeschi

28 aprile 2012

Città del Vaticano, 28 apr. (TMNews)

“Che cosa ha fatto il Papa a Castelgandolfo nella settimana dopo la Pasqua? Ha preso carta e penna e ha scritto nella sua lingua una lettera un po’ speciale, diretta ai vescovi tedeschi, che pochi giorni dopo l’hanno pubblicata”.
Padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, dedica il suo editoriale settimanale per il Centro televisivo vaticano alla missiva papale sulla corretta traduzione delle parole della consacrazione del calice del sangue del Signore nel corso della messa.
“Pro multis”, ha scritto Benedetto XVI, va tradotto letteralmente “per molti” e non, come avviene nei libri liturgici della Germania e di altri paesi, “per tutti”, espressione che intendeva rendere più esplicita l’universalità della salvezza portata da Cristo.
“Qualcuno – precisa il gesuita – penserà che il tema sia solo per raffinati specialisti.
In realtà permette di capire che cosa è importante per il Papa e con quale atteggiamento spirituale egli lo affronti. Per il Papa le parole dell’istituzione dell’Eucarestia sono assolutamente fondamentali, siamo al cuore della vita della Chiesa”.
© Copyright TMNews

Salmo 116(115)

28 aprile 2012

Ho avuto fede, anche se dicevo:

“Sono molto afflitto”

Dicevo del mio turbamento:

“Tutti gli uomini sono bugiardi”.

Come ricambierò al Signore

tutti i benefici che mi ha fatto?

Alzerò il calice della salvezza

e invocherò il nome del Signore

Scioglierò i miei voti al Signore,

davanti a tuttto il su popolo.

Preziosa  agli occhi del Signore

è la morte dei suoi fedele.

Ti prego, Signore perchè io sono

tuo servo,

io sono tuo servo, figlio della tua schiava.

Tu hai sciolto le mie catene.

 

Salmo 116(115),10_16

 

Video: A sua immagine, Formazione dei giovani nella chiesa

28 aprile 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-1d50a0db-6898-43b0-808e-942abac128be.html

Giornata vocazioni. Il teologo Ratzinger nel ’70: la Croce è il fondamento del sacerdozio

27 aprile 2012

Domenica prossima, ricorre la 49.ma Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. In tale ricorrenza, Benedetto XVI ordinerà nove diaconi della diocesi di Roma, durante una Messa solenne in San Pietro. Per l’occasione, riproponiamo alcuni passaggi di un articolo dell’allora teologo Joseph Ratzinger sul sacerdozio, pubblicato da L’Osservatore Romano il 28 maggio 1970. Il servizio di Alessandro Gisotti.“La questione del ministero sacerdotale nella Chiesa è diventata improvvisamente un problema scottante. Esiste legittimamente il sacerdozio sacramentale?”. Inizia così, con questo interrogativo fondamentale, un lungo articolo del futuro Pontefice, pubblicato nella primavera del 1970 da L’Osservatore Romano. L’allora professore di teologia dogmatica all’Università di Ratisbona sottolinea da subito che “la crisi contemporanea dovrebbe spronarci ad ascoltare con una vigilanza nuova il messaggio delle origini per lasciarci da esso di nuovo fecondare e guidare”. Joseph Ratzinger accompagna il lettore in un’appassionante analisi delle Lettere paoline per arrivare all’affermazione che non è “difficile dimostrare che già lo stesso Nuovo Testamento dimostra l’unione tra l’apostolato e il presbiteriato”. Questa struttura, aggiunge, “è presentata come una realtà permanente nella Chiesa”. Un nesso che “appare già negli scritti di Luca”. Ecco dunque, scrive il teologo tedesco, che “il sacerdozio della Chiesa non è contrario alla testimonianza del Nuovo Testamento”, ma “è fermamente ancorato in essa”. Dal punto d vista della storia delle religioni, osserva, “ciò presenta naturalmente qualcosa di completamente nuovo: non proviene dal sacerdozio del tempio dell’Antica Alleanza né dalla idea vetero-testamentaria del ‘sacerdozio regale’”. Proviene piuttosto, annota, “da un nesso messianico-apostolico: la missione nella continuazione della missione di Gesù Cristo”. “Nessuno – soggiunge – contesterà che nella storia della Chiesa si sono sempre alternati segni di oscuramento”, ma “questo non mette in questione il sacerdozio come tale, bensì noi ai quali fu trasmesso come compito”. Infatti, si chiede, “siamo noi così sicuri che l’oscurità esisteva soltanto negli altri tempi? Oppure non è piuttosto così che ogni tempo deve accettare di nuovo il dono del Signore?”. Nella parte conclusiva della sua riflessione, il futuro Benedetto XVI afferma che “la forza purificatrice dell’investigazione storica è importante”, ma “essa non basta, perché il pensare ha la sua sede nella vita e da essa riceve i suoi presupposti e i suoi limiti”. E aggiunge: “Soltanto se accettiamo sempre di nuovo in questa totalità la consegna del Signore, il nostro pensare può trovare la strada”. “Il sacerdozio di Cristo – conclude – si è adempiuto” sulla croce. Dunque, “la croce è e rimane il fondamento e il continuo centro del sacerdozio cristiano che può trovare il suo compimento soltanto nella disponibilità del proprio io per il Signore e per gli uomini”.

2012-04-27 Radio Vaticana

Vangelo del giorno dalle letture della Messa (Sabato 28 Aprile 2012) con commento comunitario

27 aprile 2012

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,60-69)

In quel tempo, molti dei suoi discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a a; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».