Archive for marzo 2019

Vangelo (Gv 4,43-54) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Aprile 2019) con commento comunitario

31 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,43-54)

In quel tempo, Gesù partì [dalla Samarìa] per la Galilea. Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.

Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire.

Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino.

Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia.

Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.

Questo è il Vangelo dell’1 Aprile, quello del 31 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

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Vangelo (Lc 15,1-3.11-32) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 31 Marzo 2019) con commento comunitario

30 marzo 2019

IV DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

Questo è il Vangelo del 31 Marzo, quello del 30 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 18,9-14) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 30 Marzo 2019) con commento comunitario

29 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Questo è il Vangelo del 30 Marzo, quello del 29 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mc 12,28b-34) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 29 Marzo 2019) con commento comunitario

28 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Questo è il Vangelo del 29 Marzo, quello del 28 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Parte Terza la vita in Cristo.Sezione Prima:la vocazione dell’uomo, la vita nello SpiritoCapitolo primo la dignità della persona umana , Articolo 1. e Sintesi

27 marzo 2019

PARTE TERZA
LA VITA IN CRISTO
1691 “Riconosci, o cristiano, la tua dignità, e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all’antica bassezza con una vita indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale Corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel Regno di Dio” [San Leone Magno, Sermones, 21, 2-3; PL 54, 192A; cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture di Natale].

1692 Il Simbolo della fede ha professato la grandezza dei doni di Dio all’uomo nell’opera della creazione e ancor più mediante la redenzione e la santificazione. Ciò che la fede confessa, i sacramenti lo comunicano: per mezzo dei “sacramenti che li hanno fatti rinascere”, i cristiani sono diventati “figli di Dio” ( ⇒ Gv 1,12; ⇒ 1Gv 3,1 ), “ partecipi della natura divina” ( ⇒ 2Pt 1,4 ). Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai “da cittadini degni del Vangelo” ( ⇒ Fil 1,27 ). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova.

1693 Cristo Gesù ha sempre fatto ciò che era gradito al Padre [Cf ⇒ Gv 8,29 ]. Egli ha sempre vissuto in perfetta comunione con lui. Allo stesso modo i suoi discepoli sono invitati a vivere sotto lo sguardo del Padre “che vede nel segreto” ( ⇒ Mt 6,6 ) per diventare “perfetti come è perfetto il Padre… celeste” ( ⇒ Mt 5,47 ).

1694 Incorporati a Cristo per mezzo del Battesimo, [Cf ⇒ Rm 6,5 ] i cristiani sono “morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù” ( ⇒ Rm 6,11 ) partecipando così alla vita del Risorto [Cf ⇒ Col 2,12 ]. Alla sequela di Cristo e in unione con lui, [Cf ⇒ Gv 15,5 ] i cristiani possono farsi “imitatori di Dio, quali figli carissimi”, e camminare “nella carità” ( ⇒ Ef 5,1 ), conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai “sentimenti che furono in Cristo Gesù” ( ⇒ Fil 2,5 ) e seguendone gli esempi [Cf ⇒ Gv 13,12-16 ].

1695 “Giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” ( ⇒ 1Cor 6,11 ), “santificati” e “chiamati ad essere santi” ( ⇒ 1Cor 1,2 ) i cristiani sono diventati “tempio dello Spirito Santo ” [Cf ⇒ 1Cor 6,19 ]. Questo “Spirito del Figlio” insegna loro a pregare il Padre [Cf ⇒ Gal 4,6 ] e, essendo diventato la loro vita, li fa agire [Cf ⇒ Gal 5,25 ] in modo tale che portino “il frutto dello Spirito” ( ⇒ Gal 5,22 ) mediante una carità operosa. Guarendo le ferite del peccato, lo Spirito Santo ci rinnova interiormente “nello spirito” ( ⇒ Ef 4,23 ), ci illumina e ci fortifica per vivere come “figli della luce” ( ⇒ Ef 5,8 ), mediante “ogni bontà, giustizia e verità” ( ⇒ Ef 5,9 ).

1696 La via di Cristo “conduce alla vita”, una via opposta “conduce alla perdizione” ( ⇒ Mt 7,13 ) [Cf ⇒ Dt 30,15-20 ]. La parabola evangelica delle due vie è sempre presente nella catechesi della Chiesa. Essa sta ad indicare l’importanza delle decisioni morali per la nostra salvezza. “Ci sono due vie, l’una della vita, l’altra della morte; ma tra le due corre una grande differenza” [Didaché, 1, 1].

1697 Nella catechesi è importante mettere in luce con estrema chiarezza la gioia e le esigenze della via di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 29]. La catechesi della “vita nuova” ( ⇒ Rm 6,4 ) in lui sarà:

– una catechesi dello Spirito Santo, Maestro interiore della vita secondo Cristo, dolce ospite e amico che ispira, conduce, corregge e fortifica questa vita;

– una catechesi della grazia, poiché è per grazia che siamo salvati ed è ancora per grazia che le nostre opere possono portare frutto per la vita eterna;

– una catechesi delle beatitudini; infatti la via di Cristo è riassunta nelle beatitudini, il solo cammino verso la felicità eterna, cui aspira il cuore dell’uomo;

– una catechesi del peccato e del perdono, poiché, se se non si riconosce peccatore, l’uomo non può conoscere la verità su se stesso, condizione del retto agire, e senza l’offerta del perdono non potrebbe sopportare tale verità;

– una catechesi delle virtù umane, che conduce a cogliere la bellezza e l’attrattiva delle rette disposizioni per il bene;

– una catechesi delle virtù cristiane della fede, della speranza e della carit, che si ispira al sublime esempio dei santi;

– una catechesi del duplice comandamento della carità sviluppato nel Decalogo;

– una catechesi ecclesiale, perché è nei molteplici scambi dei “beni spirituali” nella “comunione dei dei santi” che la vita cristiana può crescere, svilupparsi e comunicarsi.

1698 Il riferimento primo e ultimo di tale catechesi sarà sempre Gesù Cristo stesso, che è “la via, la verità e la vita” ( ⇒ Gv 14,6 ). Guardando a lui nella fede, i cristiani possono sperare che egli stesso realizzi in loro le sue promesse, e che, amandolo con l’amore con cui egli li ha amati, compiano le opere che si addicono alla loro dignità:

Vi prego di considerare che Gesù Cristo nostro Signore è il vostro vero Capo e che voi siete una delle sue membra. Egli sta a voi come il capo alle membra; tutto ciò che è suo è vostro, il suo Spirito, il suo Cuore, il suo Corpo, la sua anima e tutte le sue facoltà, e voi dovete usarne come se fossero cose vostre, per servire, lodare, amare e glorificare Dio. Voi appartenete a lui, come le membra al loro capo. Allo stesso modo egli desidera ardentemente usare tutto ciò che è in voi, al servizio e per la gloria del Padre, come se fossero cose che gli appartengono [San Giovanni Eudes, Tractatus de admirabili corde Iesu; cf Liturgia delle Ore, IV, Ufficio delle letture del 19 agosto].

Per me il vivere è Cristo ( ⇒ Fil 1,21 ).

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Vangelo (Lc 11,14-23) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 28 Marzo 2019) con commento comunitario

27 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,14-23)

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Questo è il Vangelo del 28 Marzo, quello del 27 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima : Medjugorje un messaggio d’ Amore per il nostro Tempo ( Paragafo,8I messaggi inseriti nella Parrocchia)

27 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Una delle tante novità delle apparizioni della Madonna a Medjugorje è la chiamata di tutta una parrocchia a collaborare con lei nella realizzazione dei piani di Dio. Il suo piano pastorale ha dato ottimi risultati. Il vescovo Franic ha detto: “Vorrei che tutte le parrocchie della mia diocesi fossero come Medjugorje”. Chiunque vuole impegnarsi seriamente nel condurre alla vita cristiana comunità e singole persone non potrà non tenere in considerazione il metodo della Madonna. La parrocchia è di-ventata segno nella Chiesa, anche se tanti ancora si ostinano ad ignorare questo segno. Ma questo segno è anche un merito e perciò siamo tutti chiamati a guardare e a benedire per tanti frutti di grazia che vi si manifestano. I primi due anni delle apparizioni servirono alla Madonna a proclamare i grandi messaggi, a risvegliare molti dal torpore, ad aprire gli occhi di tanti. Fatto questo, ha raccolto nel suo cuore i generosi che volevano corrispondere più degli altri, per diventare esempio agli altri e per meritare grazie per la comunità e per la Chiesa. La Madonna disse: “La vostra esperienza servirà anche agli altri”. Il primo gruppo si è costituito dopo il secondo anniversario, sotto la guida di padre Tomislav. Più tardi è sorto anche un altro gruppo per i più giovani. All’inizio del 1985 un parroco italiano, tramite Jelena, ha chiesto se fosse opportuno un Gruppo di preghiera per la parrocchia. La Madonna rispose: “Si, è molto opportuno e non solo in quella parrocchia”. Da allora sono cominciati i gruppi di preghiera che si rifanno alla spiritualità delle apparizioni della Madonna. L’esperienza dice che i gruppi di preghiera sono davvero provvidenziali! Uno dei segni della loro utilità è il cumolo di difficoltà che ogni gruppo incontra per sorgere e per continuare la sua azione secondo i desideri di Maria. La Madonna a Medjugorje ha voluto il gruppo perché fosse lievito della comunità parrocchiale. E di fatto il gruppo ha preceduto di un anno il cammino di fede che ora fa tutta la parrocchia. 1 gruppi nascono con l’aiuto o almeno col consenso del parroco a meno che si tratti di gruppi limitati a una sola famiglia o una stretta cerchia di amici, ma, anche in questo caso, è bene che il parroco ne sia informato perché il gruppo è sempre per la parrocchia. Esso si santifica per la comunità parrocchiale, si fa carico della realtà della parrocchia, pregando e facendo penitenze per questo scopo, prepara e stimola i propri membri a diventare operai nella vigna della comunità. Bisogna tenere presente che il demonio tenta di creare divisioni all’interno e attorno ai gruppi, perché la divisione rende sterili anche le preghiere più belle, le penitenze più austere e le attività più zelanti. Perciò il gruppo non deve mai accettare divisioni: i tentativi degli altri non dividono se non vengono accolti. Il gruppo deve aiutare i suoi membri ad estendere l’orizzonte della carità alla Chiesa universale e all’intera umanità: la carità non deve avere limiti!

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Papa Francesco, Udienza Generale in Piazza San Pietro, mercoledi 20 Marzo 2019

27 marzo 2019

Catechesi sul “Padre nostro”: 10. Sia fatta la tua volontà
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Proseguendo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, oggi ci soffermiamo sulla terza invocazione: «Sia fatta la tua volontà». Essa va letta in unità con le prime due – «sia santificato il tuo nome» e «venga il tuo Regno» – così che l’insieme formi un trittico: «sia santificato il tuo nome», «venga il tuo Regno», «sia fatta la tua volontà». Oggi parleremo della terza.
Prima della cura del mondo da parte dell’uomo, vi è la cura instancabile che Dio usa nei confronti dell’uomo e del mondo. Tutto il Vangelo riflette questa inversione di prospettiva. Il peccatore Zaccheo sale su un albero perché vuole vedere Gesù, ma non sa che, molto prima, Dio si era messo in cerca di lui. Gesù, quando arriva, gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E alla fine dichiara: «Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,5.10). Ecco la volontà di Dio, quella che noi preghiamo che sia fatta. Qual’è la volontà di Dio incarnata in Gesù? Cercare e salvare quello che è perduto. E noi, nella preghiera, chiediamo che la ricerca di Dio vada a buon fine, che il suo disegno universale di salvezza si compia, primo, in ognuno di noi e poi in tutto il mondo. Avete pensato che cosa significa che Dio sia alla ricerca di me? Ognuno di noi può dire: “Ma, Dio mi cerca?” – “Sì! Cerca te! Cerca me”: cerca ognuno, personalmente. Ma è grande Dio! Quanto amore c’è dietro tutto questo.
Dio non è ambiguo, non si nasconde dietro ad enigmi, non ha pianificato l’avvenire del mondo in maniera indecifrabile. No, Lui è chiaro. Se non comprendiamo questo, rischiamo di non capire il senso della terza espressione del “Padre nostro”. Infatti, la Bibbia è piena di espressioni che ci raccontano la volontà positiva di Dio nei confronti del mondo. E nel Catechismo della Chiesa Cattolica troviamo una raccolta di citazioni che testimoniano questa fedele e paziente volontà divina (cfr nn. 2821-2827). E San Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, scrive: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (2,4). Questa, senza ombra di dubbio, è la volontà di Dio: la salvezza dell’uomo, degli uomini, di ognuno di noi. Dio con il suo amore bussa alla porta del nostro cuore. Perché? Per attirarci; per attirarci a Lui e portarci avanti nel cammino della salvezza. Dio è vicino ad ognuno di noi con il suo amore, per portarci per mano alla salvezza. Quanto amore c’è dietro di questo!
Quindi, pregando “sia fatta la tua volontà”, non siamo invitati a piegare servilmente la testa, come se fossimo schiavi. No! Dio ci vuole liberi; è l’amore di Lui che ci libera. Il “Padre nostro”, infatti, è la preghiera dei figli, non degli schiavi; ma dei figli che conoscono il cuore del loro padre e sono certi del suo disegno di amore. Guai a noi se, pronunciando queste parole, alzassimo le spalle in segno di resa davanti a un destino che ci ripugna e che non riusciamo a cambiare. Al contrario, è una preghiera piena di ardente fiducia in Dio che vuole per noi il bene, la vita, la salvezza. Una preghiera coraggiosa, anche combattiva, perché nel mondo ci sono tante, troppe realtà che non sono secondo il piano di Dio. Tutti le conosciamo. Parafrasando il profeta Isaia, potremmo dire: “Qui, Padre, c’è la guerra, la prevaricazione, lo sfruttamento; ma sappiamo che Tu vuoi il nostro bene, perciò ti supplichiamo: sia fatta la tua volontà! Signore, sovverti i piani del mondo, trasforma le spade in aratri e le lance in falci; che nessuno si eserciti più nell’arte della guerra!” (cfr 2,4). Dio vuole la pace.
Il “Padre nostro” è una preghiera che accende in noi lo stesso amore di Gesù per la volontà del Padre, una fiamma che spinge a trasformare il mondo con l’amore. Il cristiano non crede in un “fato” ineluttabile. Non c’è nulla di aleatorio nella fede dei cristiani: c’è invece una salvezza che attende di manifestarsi nella vita di ogni uomo e donna e di compiersi nell’eternità. Se preghiamo è perché crediamo che Dio può e vuole trasformare la realtà vincendo il male con il bene. A questo Dio ha senso obbedire e abbandonarsi anche nell’ora della prova più dura.
Così è stato per Gesù nel giardino del Getsemani, quando ha sperimentato l’angoscia e ha pregato: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Gesù è schiacciato dal male del mondo, ma si abbandona fiducioso all’oceano dell’amore della volontà del Padre. Anche i martiri, nella loro prova, non ricercavano la morte, ricercavano il dopo morte, la risurrezione. Dio, per amore, può portarci a camminare su sentieri difficili, a sperimentare ferite e spine dolorose, ma non ci abbandonerà mai. Sempre sarà con noi, accanto a noi, dentro di noi. Per un credente questa, più che una speranza, è una certezza. Dio è con me. La stessa che ritroviamo in quella parabola del Vangelo di Luca dedicata alla necessità di pregare sempre. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (18,7-8). Così è il Signore, così ci ama, così ci vuole bene. Ma, io ho voglia di invitarvi, adesso, tutti insieme a pregare il Padre Nostro. E coloro di voi che non sanno l’italiano, lo preghino nella lingua propria. Preghiamo insieme.
Recita del Padre Nostro

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Maria a Medjugorje, messaggio della Regina della Pace del 25 Marzo 2019

27 marzo 2019

“Cari figli! Questo è tempo di grazia. Come la natura si rinnova a vita nuova anche voi siete invitati alla conversione. Decidetevi per Dio. Figlioli, voi siete vuoti e non avete gioia perché non avete Dio. Perciò pregate affinché la preghiera sia per voi vita. Nella natura cercate Dio che vi ha creati perché la natura parla e lotta per la vita e non per la morte. Le guerre regnano nei cuori e nei popoli perché non avete pace e non vedete, figlioli, nel vostro prossimo il fratello. Perciò ritornate a Dio ed alla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata. ”

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

MESSAGGI A CONFRONTO

25 marzo 2018

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Vangelo (Mt 5,17-19) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 27 Marzo 2019) con commento comunitario

26 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-19)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Questo è il Vangelo del 27 Marzo, quello del 26 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 18,21-35) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 26 Marzo 2019) con commento comunitario

25 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”.  Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quel che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Questo è il Vangelo del 26 Marzo, quello del 25 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 1,26-38) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 25 Marzo 2019) con commento comunitario

24 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Questo è il Vangelo del 25 Marzo, quello del 24 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Medjugorje,il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima:Medjugorje, un messaggio d’amore per il nostro tempo(Paragrafo 7.La presenza di Maria)

23 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Il messaggio più profondo della Madonna a Medjugorje non sono solo le sue parole, ma la sua continua presenza. Essa imita la presenza viva e operante di Dio in mezzo al suo popolo e la presenza incarnata del Verbo. Maria si fa straordinariamente presente nella nostra vita e la sua prolungata presenza indica l’importanza della sua pedagogia, tutta tesa nell’insegnamento a fare la volontà di Dio amandolo e mettendolo al primo posto nella nostra vita. È così, stando a lungo fra noi, che lei ci introduce nel terzo millennio, nell’era che la vedrà protagonista della storia umana, in unione con lo Spirito Santo, vivificatore e perfezionatore dei cuori. Ma questa continua e materna presenza dà molto fastidio a Satana, il nemico personale di Maria e dei suoi figli. L’Apocalisse ci dice che Satana vomita un fiume di acqua dietro alla Donna per poterla travolgere. Questo fiume è simbolo di tutte le opposizioni a lei, alla sua presenza e al suo ruolo nella Chiesa e nella vita dei cristiani; è il simbolo delle opposizioni alla devozione mariana del popolo cristiano, dell’opposizione, specialmente, al Rosario. Ma la Madonna è Madre e la Madre si trova sempre dove i figli sono in pericolo! Consacrarsi alla Madonna allora significa accogliere con gioia e con riconoscenza questa presenza e dirle: “lo ti prendo come mia madre e ti affido la mia vita”. E, lasciare a Maria la propria vita, vuol dire lasciarsi condurre da lei a Gesù. È questo che vuole la Madonna! Si comporta come a Cana di Galilea quando la sua premurosa e attenta presenza ha cambiato le cose e ha riportato la gioia. Oggi come allora ella ci ripete: “Fate tutto quello che Egli vi dirà”. È allora molto importante fare quello che anche Maria ci dice che è l’eco della voce di Gesù! Se la ascoltiamo non rendiamo vana la sua presenza tra noi. La Madonna sta davanti a ciascuno di noi, sta davanti ad ogni famiglia, davanti alla Chiesa, davanti al mondo e vuole condurci a Gesù. Ma non costringe nessuno, ci invita soltanto. A tutti la continua presenza di Maria dice: “Pregate perché il mondo accetti il mio amore”: questo è molto importante, perché accettare la Madonna come Madre significa anche consacrarsi a lei. Consacrarsi vuol dire questo: accettare Maria come madre, accettarla nella famiglia, accettarla in tutte le situazioni della vita e far passare tutto attraverso il suo Cuore. Ogni sua parola, e tutta la sua presenza, ha un solo scopo: Ella vuole educarci tutti. Non sappiamo quando finiranno le apparizioni, ma la scuola dell’amore non finisce mai. Le apparizioni private sono sempre date alla Chiesa, durante la storia, quando gli uomini dimenticano qualcosa. Le apparizioni vengono e ci ricordano ciò che è necessario per vivere di Dio e con Dio. Ecco perché la presenza di Maria è un dolce e forte continuo richiamo. A tornare a lei e attraverso di lei al Signore, perché la nostra vita abbia un senso e la meta divenga più vicina.

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Vangelo (Lc 13,1-9) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 24 Marzo 2019) con commento comunitario

23 marzo 2019

III DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Questo è il Vangelo del 24 Marzo, quello del 23 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 15,1-3.11-32) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 23 Marzo 2019) con commento comunitario

22 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».

Questo è il Vangelo del 23 Marzo, quello del 22 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 21,33-43.45) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 22 Marzo 2019) con commento comunitario

21 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,33-43.45)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Questo è il Vangelo del 22 Marzo, quello del 21 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 16,19-31) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 21 Marzo 2019) con commento comunitario

20 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma. Ma Abramo rispose: Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi. E quello replicò: Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui replicò: No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

Questo è il Vangelo del 21 Marzo, quello del 20 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 20,17-28) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 20 Marzo 2019) con commento comunitario

19 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 20,17-28)

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà».

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dòminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Questo è il Vangelo del 20 Marzo, quello del 19 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Araldo del Divino Amore, Libro Quarto.Capitolo Ventiquattresimo : Le genuflessioni a Dio gradite( FeriaIV della Settimana Santa)

19 marzo 2019

 

Il mercoledì della Settimana santa, mentre durante la S. Messa s’intonava: In nomine Domini etc., Geltrude, con tutto l’affetto del cuore, piegò le ginocchia in onore di quel sacratissimo Nome, per supplire alla negligenza ch’ella aveva avuto riguardo al servizio di Dio. Comprese che quell’omaggio riusciva graditissimo al Signore e piegò il ginocchio una seconda volta alla parola Celestíum, per riparare le negligenze con le quali i Santi che regnano in cielo, celebrarono quaggiù le divine lodi. Tosto i Santi si levarono con grande riconoscenza, lodando il Signore per la grazia accordata a Geltrude e supplicandolo a favore della Santa. In seguito alla parola terrestrium, piegò le ginocchia per supplire alla imperfezione dell’intera Chiesa nelle divine lodi; il Figlio di Dio, per ricompensarla, le accordò il frutto delle preghiere che Gli offre la Chiesa. Alle parole et infernorum Geltrude piegò di nuovo le ginocchia per supplire a tutte le mancanze delle anime che si trovavano in quel momento sepolte per sempre nell’inferno. Allora Gesù si alzò e ponendosi davanti al Padre, Gli disse: « Quest’offerta mi appartiene personalmente, o Padre, perchè Tu hai affidato a me il giudizio, e io ho condannato queste anime ai tormenti eterni, per giusta sentenza della mia equa verità. Sono perciò assai onorato dall’espiazione che quest’anima mi ha or ora offerto; mente umana non può capire la ricompensa dovuta a questo atto; io lo custodisco per poter accordarla a quest’anima quando sarà in grado di poterla ricevere, nella beatitudine eterna ».
Durante la lettura della Passione, quando si giunse a quelle parole: « Pater, ignosce illis – Padre perdona loro », Geltrude chiese al Signore, dall’intimo del cuore, per quell’amore che l’aveva spinta a pregare per i suoi crocifissori, di perdonare a tutti coloro che l’avevano offeso. I Santi si alzarono con grande ammirazione e pregarono il Signore di rimetterle tutte le negligenze che aveva potuto commettere, celebrando le loro feste e trascurando di rendere loro onore.

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Medjugorje, il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione.Parte Prima: Medjugorje . Un messaggio d’Amore per il nostro tempo ( paragrafo 6. I mezzi per vivere la Pace)

19 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

La Madonna ripetutamente ha detto che la pace è frutto della nostra conversione. Finché persisteremo nella negazione di Dio e in un modo di vivere contrario alla sua legge, non potremo avere la pace. La Madonna dice: “Convertitevi. Dite a tutti i miei figli, a tutte le mie figlie, dite a tutto il mondo e al più presto che io desidero la conversione. L’unica parola che vi dico è Convertitevi!”. Questo messaggio, tanto ripetuto, è per tutti, ma specialmente per coloro che pensano di essere già convertiti per il fatto che compiono qualche pratica religiosa. È sulla strada della conversione chi tenta ogni giorno di regolare la sua vita sul Vangelo.In questo cammino di conversione e importante dare il giusto valore al Sacramento della Confessione. Fin dall’inizio delle apparizioni la Madonna ha consigliato di introdurre nella parrocchia la consuetudine della confessione mensile. La parrocchia ha recepito l’indicazione: ogni mese si celebra la giornata della riconciliazione, preceduta da giornate di preparazione: qui si insiste molto sulla preparazione alla confessione. Perché tante confessioni non ci convertono? Perché le nostre confessioni non sono sufficientemente preparate. Purtroppo tanti cristiani vanno alla confessione soltanto per elencare i propri peccati e i propri problemi. In che cosa consiste allora la preparazione? Consiste nella riflessione sulla Parola di Dio, nella preghiera fatta col cuore, nel chiedere la forza della volontà per decidere di farla finita col peccato. Consiste nel preparare il proprio intimo ad accogliere l’assoluzione per essere totalmente liberi dal peccato. Cosa disse Gesù alla Maddalena? Le sono stati rimessi i suoi molti peccati perché ha molto amato. La preparazione è la nostra decisione a convertirci. Altri mezzi per vivere la pace sono la preghiera, il digiuno, la Messa, il Rosario, la Consacrazione. Di ognuno parleremo ancora in seguito. I mezzi che la Madonna propone sono i mezzi tradizionali della vita cristiana. La novità sta nel viverli uniti a lei, uniti al suo amore, col suo cuore, consacrandoci a lei che conosce la strada per farci arrivare alla meta della pace e dell’intima unione con Dio.

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Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Quarto le altre celebrazioni liturgiche/Articolo 1.I sacramentali e Sintesi, Articolo 2. le esequie Cristiane

19 marzo 2019

Articolo 1
I SACRAMENTALI
1667 “La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 60; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1166; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 867].

I tratti caratteristici dei sacramentali

1668 Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell’uso di cose utili all’uomo. Secondo le decisioni pastorali dei vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un’epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l’imposizione della mano, il segno della croce, l’aspersione con l’acqua benedetta (che richiama il Battesimo).

1669 Essi derivano dal sacerdozio battesimale: ogni battezzato è chiamato ad essere una “benedizione” [Cf ⇒ Gen 12,2 ] e a benedire [Cf ⇒ Lc 6,28; ⇒ Rm 12,14; 1669 ⇒ 1Pt 3,9 ]. Per questo anche i laici possono presiedere alcune benedizioni; [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 79; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1168] più una benedizione riguarda la vita ecclesiale e sacramentale, più la sua presidenza è riservata al ministero ordinato [Vescovi, sacerdoti o diaconi; cf Rituale Romano, Benedizionale, 16, 18].

1670 I sacramentali non conferiscono la grazia dello Spirito Santo alla maniera dei sacramenti; però mediante la preghiera della Chiesa preparano a ricevere la grazia e dispongono a cooperare con essa. “Ai fedeli ben disposti è dato di santificare quasi tutti gli avvenimenti della vita per mezzo della grazia divina che fluisce dal Mistero pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, Mistero dal quale derivano la loro efficacia tutti i sacramenti e i sacramentali; e così ogni uso onesto delle cose materiali può essere indirizzato alla santificazione dell’uomo e alla lode di Dio” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 61].

Le varie forme di sacramentali

1671 Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre “con ogni benedizione spirituale” ( ⇒ Ef 1,3 ). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo.

1672 Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare delle persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all’uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone – da non confondere con l’ordinazione sacramentale – figurano la benedizione dell’abate o dell’abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini e delle vedove, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc.

1673 Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del Maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare [Cf ⇒ Mc 1,25 ss; ⇒ Mc 3,15; ⇒ Mc 6,7; ⇒ Mc 6,13; 1673 ⇒ Mc 16,17 ]. In una forma semplice, l’esorcismo è praticato durante la celebrazione del Battesimo. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del vescovo. In ciò bisogna procedere con prudenza, osservando rigorosamente le norme stabilite dalla Chiesa. L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. E’ importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del Maligno e non di una malattia [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1172].

La religiosità popolare

1674 Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che circondano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la “via crucis”, le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc [Cf Concilio di Nicea II: Denz. -Schönm., 601; 603; Concilio di Trento: ibid., 1822].

1675 Queste espressioni sono un prolungamento della vita liturgica della Chiesa, ma non la sostituiscono: “Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano” [Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 13].

1676 E’ necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all’occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del Mistero di Cristo [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 54]. Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei vescovi e alle norme generali della Chiesa.

La religiosità popolare, nell’essenziale, è un insieme di valori che, con saggezza cristiana, risponde ai grandi interrogativi dell’esistenza. Il buon senso popolare cattolico è fatto di capacità di sintesi per l’esistenza. E’ così che esso unisce, in modo creativo, il divino e l’umano, Cristo e Maria, lo spirito e il corpo, la comunione e l’istituzione, la persona e la comunità, la fede e la patria, l’intelligenza e il sentimento. Questa saggezza è un umanesimo cristiano che afferma radicalmente la dignità di ogni essere in quanto figlio di Dio, instaura una fraternità fondamentale, insegna a porsi in armonia con la natura e anche a comprendere il lavoro, e offre delle motivazioni per vivere nella gioia e nella serenità, pur in mezzo alle traversie dell’esistenza. Questa saggezza è anche, per il popolo, un principio di discernimento, un istinto evangelico che gli fa spontaneamente percepire quando il Vangelo è al primo posto nella Chiesa, o quando esso è svuotato del suo contenuto e soffocato da altri interessi [Documento di Puebla [1979] 448; cf Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 48].

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Maria a Medjugorje , messaggio straordinario del 18 Marzo 2019 a Mirjana

18 marzo 2019

Cari figli, come madre, come Regina della Pace, vi invito ad accogliere mio Figlio affinché Lui possa donarvi la pace dell’anima, affinché Lui possa donarvi ciò che è giusto, ciò che è il vostro bene. Figli miei, mio Figlio vi conosce, Lui ha vissuto la vita come uomo ma allo stesso momento come Dio. Una vita miracolosa: corpo umano, spirito divino. Perciò, figli miei, mentre mio Figlio vi guarda con i suoi occhi divini, penetra nel vostro cuore. I suoi occhi miti e pieni di calore, nel vostro cuore cercano se stesso. Può trovare Lui se stesso in voi, figli miei? AccoglieteLo e allora i momenti del dolore e della sofferenza diventeranno i momenti della beatitudine. AccettateLo e troverete la pace nell’anima e la diffonderete a tutti intorno a voi. Questa è la cosa più importante adesso, la cosa più bisognosa. AscoltateLo. Ascoltatemi, figli miei. Pregate per i pastori, per coloro le quali mani mio Figlio ha benedetto. Vi ringrazio.

La Chiesa guarda con favore, ma non si è ancora espressa ufficialmente sui fatti di Medjugorje

Genesi, Capitolo 26

18 marzo 2019

[1] Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.

[2] Gli apparve il Signore e gli disse: “Non scendere in Egitto, abita nel paese che io ti indicherò.

[3] Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.

[4] Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni della terra saranno benedette per la tua discendenza;

[5] per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e le mie leggi”.

[6] Così Isacco dimorò in Gerar.

[7] Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli disse: “È mia sorella”; infatti aveva timore di dire: “È mia moglie”, pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per causa di Rebecca, che era di bell’aspetto.

[8] Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie Rebecca.

[9] Abimèlech chiamò Isacco e disse: “Sicuramente essa è tua moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?”. Gli rispose Isacco: “Perché mi son detto: io non muoia per causa di lei!”.

[10] Riprese Abimèlech: “Che ci hai fatto? Poco ci mancava che qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una colpa”.

[11] Abimèlech diede quest’ordine a tutto il popolo: “Chi tocca questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!”.

[12] Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell’anno il centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.

[13] E l’uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire ricchissimo:

[14] possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.

[15] Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.

[16] Abimèlech disse ad Isacco: “Vàttene via da noi, perché tu sei molto più potente di noi”.

[17] Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si stabilì.

[18] Isacco tornò a scavare i pozzi d’acqua, che avevano scavati i servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.

[19] I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo di acqua viva.

[20] Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo: “L’acqua è nostra!”.
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con lui.

[21] Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed egli lo chiamò Sitna.

[22] Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: “Ora il Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel paese”.

[23] Di là andò a Bersabea.

[24] E in quella notte gli apparve il Signore e disse:
“Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo”.

[25] Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.

[26] Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat, suo amico, e Picol, capo del suo esercito.

[27] Isacco disse loro: “Perché siete venuti da me, mentre voi mi odiate e mi avete scacciato da voi?”.

[28] Gli risposero: “Abbiamo visto che il Signore è con te e abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e concludiamo un’alleanza con te:

[29] tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu sei ora un uomo benedetto dal Signore”.

[30] Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.

[31] Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l’un l’altro, poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
[32] Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero: “Abbiamo trovato l’acqua”.

[33] Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama Bersabea fino ad oggi.

[34] Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giudit, figlia di Beeri l’Hittita, e Basemat, figlia di Elon l’Hittita.

[35] Esse furono causa d’intima amarezza per Isacco e per Rebecca.

Spiegazione

Versi 1-5

Isacco fu educato affidandosi alla fede nella Divina concessione della terra di Canaan che Dio avrebbe fatto a lui e ai suoi eredi. Anche quando ci fu carestia in quella terra, Isacco non si allontanò dal patto. Il valore reale delle promesse di Dio non può mai essere ridotto in un credente da nessuna croce che possa accadergli. Se Dio decide di stare con noi e noi ci lasciamo trovare dove Egli vuole, soltanto la nostra incredulità e la mancanza di fede possono evitare il nostro conforto. L’ubbidienza di Abraamo al comando divino fu la prova di quella fede, con la quale, sebbene peccatore, egli fu prima giustificato davanti a Dio per l’effetto di quell’amore con il quale opera la vera fede. Dio dichiara che approvò questa ubbidienza, specialmente quella di Isacco.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventritreesimo:Come si prepara l’ arrivo del Signore e Come gli si dà ospitalità in noi ( Domenica delle Palme)

18 marzo 2019

La domenica delle Palme, mentre Geltrude era immersa nella dolcezza dei divino godimento, disse al Signore: « Insegnami, mio Diletto, come potrei glorificarti, venendoti incontro nelle vie di Gerusalemme, oggi in cui Tu vieni per soffrire la Passione a mia eterna salvezza». Gesù le rispose: «Dammi una cavalcatura, una folla che venga gioiosamente davanti a me, una folla che mi segua cantando le mie lodi, una folla che m’accompagni e mi serva. La contrizione del tuo cuore sarà la mia cavalcatura, se tu confesserai che hai sovente trascurato di seguire la mia voce, e che proprio come un animale non hai saputo capire tutto quello che io ho fatto per la tua salvezza. Tale negligenza ha turbato la mia calma e serenità: mentre non avrei dovuto gustare in te che gioie spirituali, mi vedo costretto, per giustizia, a purificartí con pene corporali ed interne; in tal modo soffro, per così dire, in te, perchè l’amore della divina bontà mi obbliga a compatire i tuoi dolori. Quando mi avrai fornito tale cavalcatura, potrò comodamente riposarmi.
« Mi darai poi una folla gioconda che mi preceda quando mi riceverai con l’amore di tutte le creature, in unione alla tenerezza che provai, andando a Gerusalemme, per la salute di tutti; supplirai in tal modo, alle lodi, ai ringraziamenti, all’amore, agli omaggi che il mondo ha omesso di tributarmi per questo grande beneficio.
« Dammi anche una folla che mi segua cantando le mie lodi; per fare ciò devi confessare che non ti sei sforzata di seguire gli esempi della mia santissima vita. Offrimi una volontà così generosa che, se tu potessi impegnare tutti gli uomini a imitare nel modo più perfetto la mia vita e le mie sofferenze, tu c’impiegheresti volontieri, per la mia gloria, tutte le forze. Domanda nello stesso tempo, la grazia che ti sia data, per quanto è possibile ad umana creatura, d’imitare con zelo ardente, specialmente la vera mia umiltà, pazienza e carità, virtù che ho praticato al sommo durante la Passione.

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Medjugorje:Il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione/Parte Prima, Medjugorje un messaggio d’Amore per il nostro tempo ( Paragafo 5. Io sono la Regina della Pace)

18 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

Con questo nome la Madonna si è presentata ai veggenti e questo è in verità il tema di tutta la sua azione riguardante le apparizioni e i messaggi a Medjugorje. Comunque si dispongano e si enumerino gli elementi dei messaggi, la pace ha il posto centrale fra di loro. La pace è il messaggio più importante della Signora perché la fede, che la Madonna molto sottolinea, in fondo è soltanto la radice su cui matura la pace. La conversione, la preghiera, il digiuno sono in rapporto con la fede e questa genera la salvezza che si risolve nella pace, culmine di tutte le promesse messianiche e di ogni azione di Cristo. Una veggente così racconta. “Abbiamo chiesto alla Signora come si chiamava. Tutti noi sappiamo che è la Madonna, ma ha il suo nome e aveva promesso di dircelo. Ma prima che lei ce lo dicesse, noi glielo abbiamo chiesto. Allora lei ha risposto: “Io sono la Regina della pace”. Esattamente queste parole. E il 6 agosto 1981 sul cielo di Medjugorje stava scritto a chiare lettere MIR che significa Pace. Chiunque a quell’ora si trovava all’aperto e guardava in alto, ha visto la parola. Tutti hanno confermato di aver visto la stessa cosa. La Vergine si è fatta vedere con una grande Croce scura in mano mentre diceva: “Pace, Pace, Pace e solo Pace! “. Poi ha ripetuto per ben due volte: “La Pace deve regnare tra Dio e l’uomo e tra gli uomini”. A noi interessa molto la pace in senso politico, che le armi tacciano. Anche alla Madonna sta a cuore questa pace, ma essa dice che questa pace può essere ottenuta solo con un’altra pace, quella che si trova nel cuore dell’uomo. Il mondo deve camminare sulla via della conversione per raggiungere la pace. La Madonna dice: “Io sono venuta a dire al mondo che Dio esiste e che in Dio c’è la vita. Quelli che troveranno Dio, troveranno la pace e la vita: perciò chiedo la conversione “. La pace del cuore, dello spirito, della coscienza. La pace con Dio, col prossimo, con le cose e le situazioni della vita. Tutti i messaggi ci indicano la via che dobbiamo percorrere per ottenere la grazia della pace. La pace di Dio esclude non soltanto la guerra, ma anche l’ingiustizia, la paura, l’angoscia, la miseria, la malattia e la stessa morte. È esperienza della storia e testimonianza di Dio che solo può darcela. Dio stesso è pace e in Gesù è diventato la nostra pace. Per questo la pace è opera di Dio e dono di Dio al mondo attraverso la mediazione materna di Maria.

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Vangelo (Mt 1,16.18-21.24) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 19 Marzo 2019) con commento comunitario

18 marzo 2019

SAN GIUSEPPE, SPOSO DELLA B. V. MARIA – SOLENNITÀ

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1,16.18-21.24)

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

Questo è il Vangelo del 19 Marzo, quello del 18 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 6,36-38) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 18 Marzo 2019) con commento comunitario

17 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,36-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Questo è il Vangelo del 18 Marzo, quello del 17 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 9,28b-36) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 17 Marzo 2019) con commento comunitario

16 marzo 2019

II DOMENICA DI QUARESIMA

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,28b-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Questo è il Vangelo del 17 Marzo, quello del 16 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo i Sacramenti del Servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Martrimonio( paragafo 3, 4, 5, 6, Sintesi)

15 marzo 2019

III. Il consenso matrimoniale

1625 I protagonisti dell’alleanza matrimoniale sono un uomo e una donna battezzati, liberi di contrarre il matrimonio e che esprimono liberamente il loro consenso. “Essere libero” vuol dire:
– non subire costrizioni;
– non avere impedimenti in base ad una legge naturale o ecclesiastica.

1626 La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l’elemento indispensabile “che costituisce il matrimonio” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 1]. Se il consenso manca, non c’è matrimonio.

1627 Il consenso consiste in un “atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono”: [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48; cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1057, 2] “Io prendo te come mia sposa” – “Io prendo te come mio sposo” [Rituale romano, Il sacramento del matrimonio, 45]. Questo consenso che lega gli sposi tra loro, trova il suo compimento nel fatto che i due diventano “una carne sola” [Cf ⇒ Gen 2,24; ⇒ Mc 10,8; ⇒ Ef 5,31 ].

1628 Il consenso deve essere un atto della volontà di ciascuno dei contraenti, libero da violenza o da grave costrizione esterna [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1103]. Nessuna potestà umana può sostituirsi a questo consenso [Cf ⇒ ibid., 1057, 1]. Se tale libertà manca, il matrimonio è invalido.

1629 Per questo motivo (o per altre cause che rendono nullo e non avvenuto il matrimonio): [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1095-1107] la Chiesa può, dopo esame della situazione da parte del tribunale ecclesiastico competente, dichiarare “la nullità del matrimonio”, vale a dire che il matrimonio non è mai esistito. In questo caso i contraenti sono liberi di sposarsi, salvo rispettare gli obblighi naturali derivati da una precedente unione [Cf ibid., ⇒ 1071].

1630 Il sacerdote (o il diacono) che assiste alla celebrazione del matrimonio, accoglie il consenso degli sposi a nome della Chiesa e dà la benedizione della Chiesa. La presenza del ministro della Chiesa (e anche dei testimoni) esprime visibilmente che il matrimonio è una realtà ecclesiale.

1631 E’ per questo motivo che la Chiesa normalmente richiede per i suoi fedeli la forma ecclesiastica della celebrazione del matrimonio [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1813-1816; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1108]. Diverse ragioni concorrono a spiegare questa determinazione:

– Il matrimonio sacramentale è un atto liturgico. E’ quindi conveniente che venga celebrato nella Liturgia pubblica della Chiesa.

– Il matrimonio introduce in un ordo – ordine – ecclesiale, crea dei diritti e dei doveri nella Chiesa, fra gli sposi e verso i figli.

– Poiché il matrimonio è uno stato di vita nella Chiesa, è necessario che vi sia certezza sul matrimonio (da qui l’obbligo di avere dei testimoni).

– Il carattere pubblico del consenso protegge il “Sì” una volta dato e aiuta a rimanervi fedele.

1632 Perché il “Sì” degli sposi sia un atto libero e responsabile, e l’alleanza matrimoniale abbia delle basi umane e cristiane solide e durature, la preparazione al matrimonio è di fondamentale importanza.

L’esempio e l’insegnamento dati dai genitori e dalle famiglie restano il cammino privilegiato di questa preparazione.
Il ruolo dei pastori e della comunità cristiana come “famiglia di Dio” è indispensabile per la trasmissione dei valori umani e cristiani del matrimonio e della famiglia, [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1063] tanto più che nel nostro tempo molti giovani conoscono l’esperienza di focolari distrutti che non assicurano più sufficientemente questa iniziazione:

I giovani devono essere adeguatamente e tempestivamente istruiti, soprattutto in seno alla propria famiglia, sulla dignità dell’amore coniugale, sulla sua funzione e le sue espressioni; così che, formati nella stima della castità, possano ad età conveniente passare da un onesto fidanzamento alle nozze [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49].

I matrimoni misti e la disparità di culto

1633 In numerosi paesi si presenta assai di frequente la situazione del matrimonio misto (fra cattolico e battezzato non cattolico). Essa richiede un’attenzione particolare dei coniugi e dei pastori. Il caso di matrimonio con disparità di culto (fra cattolico e non-battezzato) esige una circospezione ancora maggiore.

1634 La diversità di confessione fra i coniugi non costituisce un ostacolo insormontabile per il matrimonio, allorché essi arrivano a mettere in comune ciò che ciascuno di loro ha ricevuto nella propria comunità, e ad apprendere l’uno dall’altro il modo in cui ciascuno vive la sua fedeltà a Cristo. Ma le difficoltà dei matrimoni misti non devono neppure essere sottovalutate. Esse sono dovute al fatto che la separazione dei cristiani non è ancora superata. Gli sposi rischiano di risentire il dramma della disunione dei cristiani all’interno stesso del loro focolare. La disparità di culto può aggravare ulteriormente queste difficoltà. Divergenze concernenti la fede, la stessa concezione del matrimonio, ma anche mentalità religiose differenti possono costituire una sorgente di tensioni nel matrimonio, soprattutto a proposito dell’educazione dei figli. Una tentazione può allora presentarsi: l’indifferenza religiosa.

1635 Secondo il diritto in vigore nella Chiesa latina, un matrimonio misto necessita, per la sua liceità, dell’ espressa licenza dell’autorità ecclesiastica [Cf ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1124]. In caso di disparità di culto è richiesta, per la validità del matrimonio, una espressa dispensa dall’impedimento [Cf ⇒ ibid., 1086]. Questa licenza o questa dispensa suppongono che entrambe le parti conoscano e non escludano i fini e le proprietà essenziali del matrimonio; inoltre che la parte cattolica confermi gli impegni, portati a conoscenza anche della parte acattlica, di conservare la propria fede e di assicurare il Battesimo e l’educazione dei figli nella Chiesa cattolica [Cf ⇒ ibid., 1125].

1636 In molte regioni, grazie al dialogo ecumenico, le comunità cristiane interessate hanno potuto organizzare una pastorale comune per i matrimoni misti. Suo compito è di aiutare queste coppie a vivere la loro situazione particolare alla luce della fede. Essa deve anche aiutarle a superare le tensioni fra gli obblighi dei coniugi l’uno nei confronti dell’altro e verso le loro comunità ecclesiali. Deve incoraggiare lo sviluppo di ciò che è loro comune nella fede, e il rispetto di ciò che li separa.

1637 Nei matrimoni con disparità di culto lo sposo cattolico ha un compito particolare: infatti “il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente” ( ⇒ 1Cor 7,14 ). E’ una grande gioia per il coniuge cristiano e per la Chiesa se questa “santificazione” conduce alla libera conversione dell’altro coniuge alla fede cristiana [Cf ⇒ 1Cor 7,16 ]. L’amore coniugale sincero, la pratica umile e paziente delle virtù familiari e la preghiera perseverante possono preparare il coniuge non credente ad accogliere la grazia della conversione.

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventiduesimo: Utilità del ricordo della Passione di Gesù/ Domenica di Passione ( judica)

15 marzo 2019

Nella domenica Judica, quando si comincia a onorare più particolarmente la Passione di Gesù, mentre Geltrude si offriva a Dio per soffrire nell’anima e nel corpo tutto quanto piacesse alla divina volontà, vide il Signore accettare la sua offerta con ineffabile riconoscenza. Bentosto, dietro l’influsso divino, salutò dal più intimo del cuore, ciascuna di quelle santissime membra che tanto avevano sofferto per la nostra salvezza, durante la Passione..
Quando salutava un membro di Gesù, sfuggiva dal medesimo un divino splendore che illuminava la sua anima; e in tale luce ella riceveva la comunicazione dell’innocenza che il Cristo aveva acquistato alla Chiesa con le sofferenze di quel membro. Quando tutte quelle membra l’ebbero penetrata della loro luce, e adornata con la loro innocenza, ella disse: « O mio Signore, insegnami ora a glorificarti, celebrando la tua santa Passione, con l’innocenza di cui la tua gratuita bontà mi ha arricchita ». Gesù le rispose: « Considera spesso in te stessa, con riconoscenza e compassione, l’angoscia che mi gettò in una suprema agonia, quando io, tuo creatore e tuo Maestro prolungai la mia preghiera (Luc. XXII, 43). Ricordati di quel sudore di sangue di cui inzuppai la terra, per, la veemenza dei miei desideri e del mio amore; infine confidami tutte le tue azioni e tutto quanto ti riguarda, in unione con quella sommissione che mi fece dire: « Pater, non mea, sed tua voluntas fiat – Padre, non la mia, ma la tua volontà si faccia » (Luc. XXII, 42). Accetta, o Sposa mia, la prosperità e l’avversità, perchè è il mio divino amore che dispone l’una e l’altra per la tua salvezza eterna. Ricevi con riconoscenza la prosperità, che l’amore mio accondiscendente offre alla tua debolezza, perchè ti ricordi dell’eterna felicità e afflnchè tu sia animata alla speranza. Ricevi anche la prova, unendoti a quell’amore paterno che mi consiglia d’inviartela, affinchè tu possa acquistare meriti per l’eternità ».
Geltrude propose di salutare le membra del Cristo, durante quella settimana, con l’orazione: « Salvete, delicata membra etc. » e intuì che quel suo proposito era piaciuto assai al Signore. Non esitiamo perciò a imitarla se vogliamo gustarne lo stesso gaudio.
Durante la S. Messa, mentre si leggeva quel passo del S. Vangelo: « Doemonium habes – Tu sei posseduto dal demonio », ella fu profondamente commossa per l’ingiuria fatta al suo Sposo, e non potendo sopportare che il Diletto dell’anima sua fosse così oltraggiato, si sforzò di contrapporre all’ingiuria espressioni di squisita tenerezza: « Salve, perla vivificante della nobiltà divina, – disse ella – salve fiore immortale della dignità umana, amabilissimo Gesù, mia suprema ed unica salvezza! ». Il Signore, pieno di bontà, volle secondo il suo solito, ricompensarla e, chinandosi verso di lei, l’accarezzò, mormorando all’orecchio della sua anima queste parole: « Io sono il tuo Creatore, il tuo Redentore, Colui che ti ama: ti ho acquistata nelle angosce della morte, a prezzo di tutta la mia beatitudine ».
In quel momento tutti i Santi manifestarono grande ammirazione per l’ineffabile accondiscendenza del Signore verso quell’anima e ne benedissero Dio con gaudio immenso.

 

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Medjugorje:Il messaggio mariano che insegna a vivere la Consacrazione. Parte Prima:Medjugorje un messaggio dìAmore per il nostro tempo ( Paragrafo 4 Le apparizioni e i Veggenti)

15 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vivere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

– Il 24 giugno 1981, a passeggio in una stradina ai piedi del Podbro, sei ragazzi videro una signora che poi si rivelò essere la Madonna. I ragazzi fuggirono spaventati. Tutti dissero la cosa in casa: i più pensavano ad una allucinazione, ma nessuno pensò che i ragazzi volessero ingannare perché erano da tutti ritenuti sinceri e onesti. 1 veggenti sono Vicka, nata nel 1964, Mirjana, nata nel 1965, Maria nel 1965, Ivan nel 1966, Jakov nel 1971. Tornarono il giorno dopo e la Madonna apparve ancora, così pure nei giorni seguenti. Si presentò come Regina della Pace. La cosa fu risaputa in tutta la zona e venne alle orecchie della polizia che circondò la collina in modo che nessuno, compresi i veggenti, vi poterono salire. Dopo di allora le apparizioni avvennero in una cappella nella chiesa parrocchiale. Poi seguirono ogni giorno nella canonica, e in seguito nel coro della chiesa. È da notare che la Madonna appare dove sono i veggenti. Al gruppo dei sei veggenti si aggiungono due ragazze Jelena e Marijana che dal 1983 ricevono le locuzioni interiori, cioè sentono la voce della Madonna nel cuore e la vedono, ma in modo diverso dagli altri. Per mezzo di loro la Madonna conduce un gruppo di preghiera. Nei primi anni le apparizioni duravano molto, poi si fecero via via più brevi. Ai sei ragazzi la Vergine ha dato da trasmettere alla gente, dei segreti che saranno svelati a suo tempo, delle cose personali e altre notizie che riguardano il futuro del mondo e della Chiesa.

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Vangelo (Mt 5,43-48) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 16 Marzo 2019) con commento comunitario

15 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,43-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Questo è il Vangelo del 16 Marzo, quello del 15 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 5,20-26) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 15 Marzo 2019) con commento comunitario

14 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,20-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: Stupido, dovrà essere sottoposto al sinèdrio; e chi gli dice: Pazzo, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

Questo è il Vangelo del 15 Marzo, quello del 14 Marzo lo potete trovare qualche post più sotto.

Genesi, Cpitolo 25

13 marzo 2019

[1] Abramo prese un’altra moglie: essa aveva nome Chetura.

[2] Essa gli partorì Zimràn, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.

[3] Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i Letusim e i Leummim.

[4] I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti questi sono i figli di Chetura.

[5] Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.

[6] Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute, diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.

[7] La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.

[8] Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati.

[9] Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l’Hittita, di fronte a Mamre.

[10] È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.

[11] Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.

[12] Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli aveva partorito Agar l’Egiziana, schiava di Sara.

[13] Questi sono i nomi dei figli d’Ismaele, con il loro elenco in ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar, Adbeèl, Mibsam,

[14] Misma, Duma, Massa,

[15] Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.

[16] Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.

[17] La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi morì e si riunì ai suoi antenati.

[18] Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine dell’Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a tutti i suoi fratelli.

[19] Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva generato Isacco.

[20] Isacco aveva quarant’anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia di Betuèl l’Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l’Arameo.

[21] Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne incinta.

[22] Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: “Se è così, perché questo?”. Andò a consultare il Signore.

[23] Il Signore le rispose:
“Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarà più forte dell’altro
e il maggiore servirà il più piccolo”.

[24] Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due gemelli erano nel suo grembo.

[25] Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu chiamato Esaù.

[26] Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù; fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando essi nacquero.

[27] I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto le tende.

[28] Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto, mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.

[29] Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù arrivò dalla campagna ed era sfinito.

[30] Disse a Giacobbe: “Lasciami mangiare un pò di questa minestra rossa, perché io sono sfinito” – Per questo fu chiamato Edom -.

[31] Giacobbe disse: “Vendimi subito la tua primogenitura”.

[32] Rispose Esaù: “Ecco sto morendo: a che mi serve allora la primogenitura?”.

[33] Giacobbe allora disse: “Giuramelo subito”. Quegli lo giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe.

[34] Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva disprezzato la primogenitura.

Spiegazione:

Versi 1-10

Alcuni giorni, anche quelli dei santi più grandi, non sono degni di nota: alcuni scivolano nel silenzio, come lo furono gli ultimi giorni di Abraamo. C’è qui la storia dei figli di Abraamo da parte di Chetura e la disposizione che diede delle sua proprietà. Dopo la nascita di questi figli, egli stabilì la sua casa con ordine, prudenza e giustizia e lo fece mentre era ancora in vita. È saggezza che gli uomini facciano quello che essi devono fare mentre sono ancora in vita, per quanto possono. Abraamo visse 175 anni: appena dopo i cento anni egli venne a Canaan e così lungamente soggiornò in un paese straniero. Se la nostra permanenza in questa vita è lunga o breve, molto o poco affaccendata, cerchiamo di lasciare una testimonianza della fedeltà e della bontà del Signore e un buon esempio alle nostre famiglie. Sappiamo che i suoi figli, Isacco e Ismaele, lo seppellirono. Sembra che Abraamo stesso li abbia avuti insieme sul letto di morte. Chiudiamo qui la storia di Abraamo e benediciamo Dio per una tale testimonianza così trionfante della fede.

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Medjugorje , il messaggio che insegna a vivere la Consacrazione/Parte Prima :un messaggio d’amore per il nostro tempo( Paragrafo 3)

13 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vi¬vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

3. La scelta del tempo e del luogo – All’inizio delle apparizioni, Medjugorje era un piccolo villaggio sconosciuto, neppure segnato sulle carte geografiche. Ora il villaggio è tra le località più conosciute in tutto il mondo. Succede sempre così per i luoghi che la Vergine sceglie e che diventano per questo fari di luce per il mondo. Il paese si trova nel comune di Citluk, lontano circa trenta chilometri da Mostar, in Erzegovina, stato indipendente dell’ex Jugoslavia; ma al tempo della prima apparizione lo stato apparteneva ancora alla Confederazione iugoslava governata da un regime comunista. Il nome di Medjugorje significa “tra i monti” e difatti è situato ai bordi di un piccolo altopiano carsico, circondato da colline. Qui Dio lascerà un Segno indistruttibile e permanente del¬le apparizioni della Madonna, come lei ha promesso. Questo segno concluderà un’epoca e ne aprirà un’altra che ancora non riusciamo ad immaginare, ma che sarà l’era del trionfo del Regno di Dio, l’era della Civiltà dell’amore.

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Vangelo (Mt 7,7-12) del giorno dalle letture della Messa (Giovedì 14 Marzo 2019) con commento comunitario

13 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,7-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti».

Questo è il Vangelo del 14 Marzo, quello del 13 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 11,29-32) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 13 Marzo 2019) con commento comunitario

12 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,29-32)

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.
Nel giorno del  giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Questo è il Vangelo del 13 Marzo, quello del 12 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 6,7-15) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 12 Marzo 2019) con commento comunitario

11 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,7-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Questo è il Vangelo del 12 Marzo, quello dell’11 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 25,31-46) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 11 Marzo 2019) con commento comunitario

10 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.

E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Questo è il Vangelo dell’11 Marzo, quello del 10 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Catechismo della Chiesa Cattolica, Capitolo Terzo I Sacramenti del servizio della Comunione.Articolo 7 il Sacramento del Matrimonio (Paragrafi 1 e 2)

9 marzo 2019

Articolo 7
IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO
1601 “Il patto matrimoniale con cui l’uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento” [⇒ Codice di Diritto Canonico, 1055, 1].

I. Il matrimonio nel disegno di Dio

1602 La Sacra Scrittura si apre con la creazione dell’uomo e della donna ad immagine e somiglianza di Dio [Cf ⇒ Gen 1,26-27 ] e si chiude con la visione delle “nozze dell’Agnello” ( ⇒ Ap 19,7; ⇒ Ap 19,9 ). Da un capo all’altro la Scrittura parla del Matrimonio e del suo “mistero”, della sua istituzione e del senso che Dio gli ha dato, della sua origine e del suo fine, delle sue diverse realizzazioni lungo tutta la storia della salvezza, delle sue difficoltà derivate dal peccato e del suo rinnovamento “nel Signore” ( ⇒ 1Cor 7,39 ), nella Nuova Alleanza di Cristo e della Chiesa [Cf ⇒ Ef 5,31-32 ].

Il matrimonio nell’ordine della creazione

1603 “L’intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale. . . Dio stesso è l’autore del matrimonio” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48]. La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore. Il matrimonio non è un’istituzione puramente umana, malgrado i numerosi mutamenti che ha potuto subire nel corso dei secoli, nelle varie culture, strutture sociali e attitudini spirituali. Queste diversità non devono far dimenticare i tratti comuni e permanenti. Sebbene la dignità di questa istituzione non traspaia ovunque con la stessa chiarezza, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47] esiste tuttavia in tutte le culture un certo senso della grandezza dell’unione matrimoniale, poiché “la salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare” [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47].

1604 Dio, che ha creato l’uomo per amore, lo ha anche chiamato all’amore, vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano. Infatti l’uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio [Cf ⇒ Gen 1,27 ] che è Amore [Cf ⇒ 1Gv 4,8; ⇒ 1Gv 4,16 ]. Avendolo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo. E’ cosa buona, molto buona, agli occhi del Creatore [Cf ⇒ Gen 1,31 ]. E questo amore che Dio benedice è destinato ad essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione: “Dio li benedisse e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela”” ( ⇒ Gen 1,28 ).

1605 Che l’uomo e la donna siano creati l’uno per l’altro, lo afferma la Sacra Scrittura: “Non è bene che l’uomo sia solo”. La donna, “carne della sua carne”, sua eguale, del tutto prossima a lui, gli è donata da Dio come un “aiuto”, rappresentando così Dio dal quale viene il nostro aiuto [ Cf ⇒ Sal 121,2 ]. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” ( ⇒ Gen 2,24 ) [Cf ⇒ Gen 2,18-25 ]. Che ciò significhi un’unità indefettibile delle loro due esistenze, il Signore stesso lo mostra ricordando quale sia stato, “all’origine”, il disegno del Creatore: “Così che non sono più due, ma una carne sola” ( ⇒ Mt 19,6 ).

Il matrimonio sotto il regime del peccato

1606 Ogni uomo fa l’esperienza del male, attorno a sé e in se stesso. Questa esperienza si fa sentire anche nelle relazioni fra l’uomo e la donna. Da sempre la loro unione è stata minacciata dalla discordia, dallo spirito di dominio, dall’infedeltà, dalla gelosia e da conflitti che possono arrivare fino all’odio e alla rottura. Questo disordine può manifestarsi in modo più o meno acuto, e può essere più o meno superato, secondo le culture, le epoche, gli individui, ma sembra proprio avere un carattere universale.

1607 Secondo la fede, questo disordine che noi constatiamo con dolore, non deriva dalla natura dell’uomo e della donna, né dalla natura delle loro relazioni, ma dal peccato . Rottura con Dio, il primo peccato ha come prima conseguenza la rottura della comunione originale dell’uomo e della donna. Le loro relazioni sono distorte da accuse reciproche; [Cf ⇒ Gen 3,12 ] la loro mutua attrattiva, dono proprio del Creatore, [Cf ⇒ Gen 2,22 ] si cambia in rapporti di dominio e di bramosia; [Cf ⇒ Gen 3,16 b] la splendida vocazione dell’uomo e della donna ad essere fecondi, a moltiplicarsi e a soggiogare la terra [Cf ⇒ Gen 1,28 ] è gravata dai dolori del parto e dalle fatiche del lavoro [ Cf ⇒ Gen 3,16-19 ].

1608 Tuttavia, anche se gravemente sconvolto, l’ordine della creazione permane. Per guarire le ferite del peccato, l’uomo e la donna hanno bisogno dell’aiuto della grazia che Dio, nella sua infinita misericordia, non ha loro mai rifiutato [Cf ⇒ Gen 3,21 ]. Senza questo aiuto l’uomo e la donna non possono giungere a realizzare l’unione delle loro vite, in vista della quale Dio li ha creati “all’inizio”.

Il matrimonio sotto la pedagogia della Legge

1609 Nella sua misericordia, Dio non ha abbandonato l’uomo peccatore. Le sofferenze che derivano dal peccato, “i dolori del parto” ( ⇒ Gen 3,16 ), il lavoro “con il sudore del volto” ( ⇒ Gen 3,19 ), costituiscono anche dei rimedi che attenuano i danni del peccato. Dopo la caduta, il matrimonio aiuta a vincere il ripiegamento su di sé, l’egoismo, la ricerca del proprio piacere, e ad aprirsi all’altro, all’aiuto vicendevole, al dono di sé.

1610 La coscienza morale riguardante l’unità e l’indissolubilità del matrimonio si è sviluppata sotto la pedagogia della Legge antica. La poligamia dei patriarchi e dei re non è ancora esplicitamente rifiutata. Tuttavia, la Legge data a Mosè mira a proteggere la donna contro l’arbitrarietà del dominio da parte dell’uomo, sebbene anch’essa porti, secondo la Parola del Signore, le tracce della “durezza del cuore” dell’uomo, a motivo della quale Mosè ha permesso il ripudio della donna [Cf ⇒ Mt 19,8; 1610 ⇒ Dt 24,1 ].

1611 Vedendo l’Alleanza di Dio con Israele sotto l’immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele, [Cf ⇒ Os 1-3; ⇒ Is 54; ⇒ Is 62; ⇒ Ger 2-3; 1611 ⇒ Ger 31; ⇒ Ez 16; ⇒ Ez 23 ] i profeti hanno preparato la coscienza del Popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell’unicità e dell’indissolubilità del matrimonio [Cf ⇒ Ml 2,13-17 ]. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. La Tradizione ha sempre visto nel Cantico dei Cantici un’espressione unica dell’amore umano, in quanto è riflesso dell’amore di Dio, amore “forte come la morte” che “le grandi acque non possono spegnere” (⇒ Ct 8,6-7 ).

Il matrimonio nel Signore

1612 L’alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo Israele aveva preparato l’Alleanza Nuova ed eterna nella quale il Figlio di Dio, incarnandosi e offrendo la propria vita, in certo modo si è unito tutta l’umanità da lui salvata, [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22] preparando così “le nozze dell’Agnello” (⇒ Ap 19,7; ⇒ Ap 19,9).

1613 Alle soglie della sua vita pubblica, Gesù compie il suo primo segno – su richiesta di sua Madre – durante una festa nuziale [Cf ⇒ Gv 2,1-11 ]. La Chiesa attribuisce una grande importanza alla presenza di Gesù alle nozze di Cana. Vi riconosce la conferma della bontà del matrimonio e l’annuncio che ormai esso sarà un segno efficace della presenza di Cristo.

1614 Nella sua predicazione Gesù ha insegnato senza equivoci il senso originale dell’unione dell’uomo e della donna, quale il Creatore l’ha voluta all’origine: il permesso, dato da Mosè, di ripudiare la propria moglie, era una concessione motivata dalla durezza del cuore; [Cf ⇒ Mt 19,8 ] l’unione matrimoniale dell’uomo e della donna è indissolubile: Dio stesso l’ha conclusa. “Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” ( ⇒ Mt 19,6 ).

1615 Questa inequivocabile insistenza sull’indissolubilità del vincolo matrimoniale ha potuto lasciare perplessi e apparire come un’esigenza irrealizzabile [Cf ⇒ Mt 19,10 ]. Tuttavia Gesù non ha caricato gli sposi di un fardello impossibile da portare e troppo gravoso, [Cf ⇒ Mt 11,29-30 ] più pesante della Legge di Mosè. Venendo a ristabilire l’ordine iniziale della creazione sconvolto dal peccato, egli stesso dona la forza e la grazia per vivere il matrimonio nella nuova dimensione del Regno di Dio. Seguendo Cristo, rinnegando se stessi, prendendo su di sé la propria croce [Cf ⇒ Mc 8,34 ] gli sposi potranno “capire” [Cf ⇒ Mt 19,11 ] il senso originale del matrimonio e viverlo con l’aiuto di Cristo. Questa grazia del Matrimonio cristiano è un frutto della croce di Cristo, sorgente di ogni vita cristiana.

1616 E’ ciò che l’Apostolo Paolo lascia intendere quando dice: “Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa” ( ⇒ Ef 5,25-26 ), e aggiunge subito: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!” ( ⇒ Ef 5,31-32 ).

1617 Tutta la vita cristiana porta il segno dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è, per così dire, il lavacro di nozze [Cf ⇒ Ef 5,26-27 ] che precede il banchetto di nozze, l’Eucaristia. Il Matrimonio cristiano diventa, a sua volta, segno efficace, sacramento dell’alleanza di Cristo e della Chiesa. Poiché ne significa e ne comunica la grazia, il matrimonio fra battezzati è un vero sacramento della Nuova Alleanza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1800; ⇒ Codice di Diritto Canonico, 1055, 2].

La verginità per il Regno

1618 Cristo è il centro di ogni vita cristiana. Il legame con lui occupa il primo posto rispetto a tutti gli altri legami, familiari o sociali [Cf ⇒ Lc 14,26; 1618 ⇒ Mc 10,28-31 ]. Fin dall’inizio della Chiesa, ci sono stati uomini e donne che hanno rinunciato al grande bene del matrimonio per seguire “l’Agnello dovunque va”( ⇒ Ap 14,4 ), per preoccuparsi delle cose del Signore e cercare di piacergli, [Cf ⇒ 1Cor 7,32 ] per andare incontro allo Sposo che viene [Cf ⇒ Mt 25,6 ]. Cristo stesso ha invitato certuni a seguirlo in questo genere di vita, di cui egli rimane il modello:

Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca ( ⇒ Mt 19,12 ).

1619 La verginità per il Regno dei cieli è uno sviluppo della grazia battesimale, un segno possente della preminenza del legame con Cristo, dell’attesa ardente del suo ritorno, un segno che ricorda pure come il matrimonio sia una realtà del mondo presente che passa [Cf ⇒ Mc 12,25; ⇒ 1Cor 7,31 ].

1620 Entrambi, il sacramento del Matrimonio e la verginità per il Regno di Dio, provengono dal Signore stesso. E’ lui che dà loro senso e concede la grazia indispensabile per viverli conformemente alla sua volontà [Cf ⇒ Mt 19,3-12 ]. La stima della verginità per il Regno [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 42; Id., Perfectae caritatis, 12; Id. , Optatam totius, 10] e il senso cristiano del Matrimonio sono inseparabili e si favoriscono reciprocamente:

Chi denigra il matrimonio, sminuisce anche la gloria della verginità; chi lo loda, aumenta l’ammirazione che è dovuta alla verginità. . . Infatti, ciò che sembra bello solo in rapporto a ciò che è brutto non può essere molto bello; quello che invece è la migliore delle cose considerate buone, è la cosa più bella in senso assoluto [San Giovanni Crisostomo, De virginitate, 10, 1: PG 48, 540A; cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 16].

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Araldo del Divino Amore, Libro Quarto . Capitolo Ventunesimo : Il Banchetto del Signore , III: Domenica di Quaresima (Laetare)

9 marzo 2019

Geltrude nella domenica Laetare, chiese al Signore ciò che avrebbe potuto offrirgli durante quella settimana. Egli rispose: « Conducimi tutti quelli che, nella precedente settimana, haì rivestito de’ miei meriti, perchè voglio invitarli a mensa ». Chiese la Santa: « Come potrò io a Te condurli?
Oh, se potessi presentarti tutte quelle anime nelle quali prendi le tue delizie, percorrerei volentieri, da questo momento fino al giorno del giudizio, a piedi nudi, il mondo intero e prendendo nelle braccia tutti coloro che non ti conoscono, te li porterei, o dolcezza dell’anima mia, perchè ti rallegrino; obbligati, per così dire, ad amarti essi sodisferebbero in parte si desideri della tua tenerezza infinita. Vorrei ancora, se fosse possibile, suddividere il mio cuore in tante parti quanti uomini esistono, per dare a ciascuno di essi la buona volontà di servirti, secondo il supremo desiderio del tuo divin Cuore ». Rispose Gesù: « La buona volontà che manifesti mi è gradita e supplisce a tutto ». Ella comprese che l’intera Chiesa era condotta verso Dio, nello splendore dei più ricchi ornamenti. Le disse il Signore: « Tu stessa oggi servirai questa moltitudine ».

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Medjugorje,il messaggio Mariano che insegna a vivere la Consacrazione/ Parte Prima:Medjugorje un messaggio d’Amore per il nostro tempo paragrafo 2

9 marzo 2019

Sono venuta per insegnarvi a vi¬vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje
2. Medjugorje, meta di un lungo cammino materno – Maria non lascia mai i suoi figli. Il suo Paradiso lo passa pensando a noi, a portarci fin Lassù, a ricordarci tutti i mezzi per non perderci, a richiamarci all’amore e alla vera vita. Le apparizioni, piccole e grandi, sono state innumerevoli, nella storia. A volte si è trattata di un’unica apparizione, altre volte di ripetute apparizioni che hanno portato avanti un messaggio articolato e dettagliato, uno legato all’altro, uno propedeutico all’altro, per insegnarci la pedagogia di Maria, tutta volta alla nostra formazione spirituale. Ricordiamo brevemente le principali apparizioni, rimandando all’approfondimento di ognuna. Ripensiamo alla manifestazione della Madonna della Medaglia Miracolosa, a Parigi: qui la Vergine ha insegnato una breve preghiera di affidamento a lei: O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a te. Con questo ci ha invitato a ricorrere a lei, a guardarla come la dispensatrice delle grazie, ad accogliere il dono speciale di una Medaglia che la raffigura con le braccia aperte pronta a inondarci di grazie che la sua onnipotenza supplice ottiene continuamente per noi. Sulla Medaglia vediamo anche il suo cuore strettamente unito a quello di Gesù: due Cuori, palpitano di amore per noi e in essi noi possiamo trovare la nostra salvezza. Poi a La Salette, Maria ci ha ricordato l’importanza della conversione, della santificazione della festa, del tempo da dedicare alla lode e al ringraziamento di Dio pur in mezzo agli impegni di ogni giorno. Ha predetto gravi mali nel mondo che dimentica il suo Dio e vuole andare avanti da solo, rinnegandolo. Ma su tutto ha fatto trionfare la promessa di aiuto e di sostegno, se ci pentiamo e confidiamo in lei nella lotta contro il peccato.

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Vangelo (Lc 4,1-13) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 10 Marzo 2019) con commento comunitario

9 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.
Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Questo è il Vangelo del 10 Marzo, quello del 9 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Medjugorje :Il messaggio mariano che aiuta a vivere la Consacrazione/Parte Prima :UN messaggio d’amore per il nostro tempo

8 marzo 2019

“Sono venuta per insegnarvi a vi¬vere la Consacrazione”. La Madonna a Medjugorje

“Dio mi ha mandata a voi per insegnarvi ad amare”. La Madonna a Medjugorje

1. Consacrazione e amore – Scegliendo ancora una volta di tornare fra noi apparendo a Medjugorje, la Vergine Maria è venuta ad insegnarci a vivere la consacrazione, a vivere l’amore, come più volte ha affermato ai veggenti. Dio è amore e l’amore è da Dio (1 Gv 4, 8.7). Egli so¬lo, quindi può darci e farci vivere l’amore perché la nostra vita ne sia trasformata, vivificata, trasfigurata e noi possiamo river¬sare sul mondo l’amore stesso che Dio ci dona. Ma in questo piano di speciale predilezione, Dio stesso ha scelto, incarnandosi in Maria, di fare di lei la nostra maestra, la nostra mamma. Maria ha accettato questo compito nei confronti di ognuno di noi, sotto la croce. E da allora non si è mai stancata di intervenire, in tutti i modi, nella nostra storia, per permearla, appunto, di amore divino. Maria desidera darci amore e farci vivere di amore e per amore. Sa che noi non ne possiamo fare a meno. Senza amore non si vive e il mondo ha bisogno di amore per affrontare e superare le sue tentazioni, le crisi, i conflitti, le lontananze, per ritrovare la radice del suo esistere. Siamo all’inizio del terzo Millennio: siamo arrivati all’Era dello Spirito Santo, un’era in cui Maria ha un ruolo speciale e determinante nel formare i suoi figli ad immagine del Figlio. “Cari figli, oggi vi invito all’amore: figlioli, senza l’amore non potete vivere né con Dio né con i fratelli. Perciò vi invito tutti ad aprire i vostri cuori all’amore di Dio che è tanto grande e aperto per ognuno di voi. Dio, per amore dell’uomo, mi mandò in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, la via dell’ amore. Se prima non amate Dio, non potete amare il prossimo, né colui che odiate. Perciò, figlioli, pregate! E, attraverso la preghiera, scoprirete l’amore” (aprile 1995). Cominciamo così queste riflessioni sui Messaggi di Medjugorje, mettendoci in ascolto di Maria, aprendo il cuore al suo invito, lasciandoci prendere docilmente per mano. Facciamolo con fiducia e con umiltà. Il giudizio sulle apparizioni di Medjugorje spetta certamente alla Chiesa. Il criterio fondamentale di tale giudizio saranno i frutti di conversione, perciò e necessario che il popolo cristiano possa fare esperienza di questi Messaggi e provare ciò che essi suscitano nella vita di ognuno. Per fare questa esperienza il cristiano deve essere informato dei fatti e deve conoscere i Messaggi. Questo piccolo libro è invito a farlo ancora, di nuovo, e a non abituarci alle parole della Vergine che, dopo vari anni, rischiano di scivolare sulle nostre anime. Lasciamo, invece, che vi incidano ancora, aprendoci ad un amore sempre più grande e puro.
Pratica Spirituale: Dedichiamo oggi il nostro rosario alle intenzioni della Vergine Maria per ognuno di noi.

CONTINUA…..

Tratto da: Mater Divinae Gratiae – “Medjugorje il messaggio Mariano che ci insegna a vivere la Consacrazione” – 4/2000

Araldo del Divino Amore, Libro Quarto. Capitolo Ventesimo:Come si può comperare meriti dal Cristo/ III. Domenica di Quaresima (Oculi)

8 marzo 2019

Geltrude, nella domenica Oculi, per porre armonia fra la sua divozione e la liturgia, ricorse al Signore, secondo il solito, e lo pregò d’insegnarle quale esercizio avrebbe potuto praticare specialmente in quella settimana. Rispose il Maestro: « Voi ora leggete, nell’Ufficio della Chiesa, che Giuseppe venne venduto per trenta danari. Questo esempio t’impegni a comperare con trentatrè Pater la santissima vita che ho condotto in terra, per la salvezza degli uomini. Partecipa a tutta la Chiesa questo tesoro per la mia gloria e la salute universale ». Dopo aver messo in pratica questo consiglio, Geltrude vide la Santa Chiesa simile a Sposa meravigliosamente adorna, col frutto della perfettissima vita del suo Sposo divino.

Continua….

Vangelo (Lc 5,27-32) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 9 Marzo 2019) con commento comunitario

8 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,27-32)

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Questo è il Vangelo del 9 Marzo, quello dell’8 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Vangelo (Lc 9, 22-25) dalle letture della messa di giovedì 7 marzo 2019

7 marzo 2019

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».

Vangelo (Mt 9,14-15) del giorno dalle letture della Messa (Venerdì 8 Marzo 2019) con commento comunitario

7 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,14-15)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Questo è il Vangelo dell’8 Marzo, quello del 7 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Vangelo (Mt 6,1-6.16-18) del giorno dalle letture della Messa (Mercoledì 6 Marzo 2019) con commento comunitario

5 marzo 2019

MERCOLEDÌ DELLE CENERI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Questo è il Vangelo del 6 Marzo, quello del 5 Marzo lo trovate qualche post più sotto.

Vangelo (Mc 10,28-31) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 5 Marzo 2019) con commento comunitario

4 marzo 2019

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,28-31)

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Questo è il Vangelo del 5 Marzo, quello del 4 Marzo lo trovate qualche post più sotto.