Archive for the ‘Riflessioni personali e/o riflessioni riportate da altri autori’ Category

Genesi, Capitolo 17

4 gennaio 2019

[1] Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
“Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.

[2] Porrò la mia alleanza
tra me e te
e ti renderò numeroso
molto, molto”.

[3] Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:

[4] “Eccomi:
la mia alleanza è con te
e sarai padre
di una moltitudine di popoli.

[5] Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abraham
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò.

[6] E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da te nasceranno dei re.

[7] Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.

[8] Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei straniero, tutto il paese di Cànaan in possesso perenne; sarò il vostro Dio”.

[9] Disse Dio ad Abramo: “Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione.

[10] Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni maschio.

[11] Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell’alleanza tra me e voi.

[12] Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua stirpe.

[13] Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come alleanza perenne.

[14] Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia alleanza”.

[15] Dio aggiunse ad Abramo: “Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamerai più Sarai, ma Sara.

[16] Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei”.

[17] Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò: “Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all’età di novanta anni potrà partorire?”.

[18] Abramo disse a Dio: “Se almeno Ismaele potesse vivere davanti a te!”.

[19] E Dio disse: “No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.

[20] Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli genererà e di lui farò una grande nazione.

[21] Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a questa data l’anno venturo”.

[22] Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò Abramo.

[23] Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.

[24] Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la carne del membro.

[25] Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la carne del membro.

[26] In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo figlio.

[27] E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.

Spiegazione:

Versi 1-6

Il patto doveva essere onorato a tempo debito. La discendenza promessa era Cristo e la cristianità in Lui. E tutto quello che riguarda la fede è benedetto come la stessa fede di Abramo, essendo coeredi delle stesse benedizioni del patto. Per questo patto il suo nome fu cambiato da Abramo “grande padre” in Abraamo “padre di una moltitudine”. Tutto ciò che fa gioire i cristiani è imparentato con Abraamo e con la sua Discendenza.

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Genesi, Capitolo 16

28 dicembre 2018

[1] Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata Agar,
[2] Sarai disse ad Abram: “Ecco, il Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli”. Abram ascoltò la voce di Sarai.

[3] Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di Cànaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l’egiziana, sua schiava e la diede in moglie ad Abram, suo marito.

[4] Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei.

[5] Allora Sarai disse ad Abram: “L’offesa a me fatta ricada su di te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta d’essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia giudice tra me e te!”.

[6] Abram disse a Sarai: “Ecco, la tua schiava è in tuo potere: falle ciò che ti pare”. Sarai allora la maltrattò tanto che quella si allontanò.

[7] La trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto, la sorgente sulla strada di Sur,

[8] e le disse: “Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove vai?”. Rispose: “Vado lontano dalla mia padrona Sarai”.

[9] Le disse l’angelo del Signore: “Ritorna dalla tua padrona e restale sottomessa”.

[10] Le disse ancora l’angelo del Signore: “Moltiplicherò la tua discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine”.

[11] Soggiunse poi l’angelo del Signore:
“Ecco, sei incinta:
partorirai un figlio
e lo chiamerai Ismaele,
perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.

[12] Egli sarà come un ònagro;
la sua mano sarà contro tutti
e la mano di tutti contro di lui
e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”.

[13] Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: “Tu sei il Dio della visione”, perché diceva: “Qui dunque sono riuscita ancora a vedere, dopo la mia visione?”.

[14] Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto quello che si trova tra Kades e Bered.

[15] Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito.

[16] Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.

Spiegazione

Versi 1-3

Sarai, avendo perso la speranza di avere figli, propose ad Abramo di prendere un’altra moglie che le avrebbe dato dei figli e cioè la sua schiava, in modo che quei figli sarebbero stati sua proprietà. Ma ciò venne fatto senza il consiglio del Signore. L’incredulità trionfò così sulla fede, dimenticandosi della potenza onnipotente di Dio. Ecco come una cattiva azione genera problemi molteplici. In ogni cosa della nostra vita c’è sempre qualche croce da portare: la maggior parte dell’esercizio della fede consiste nel sottoporvisi pazientemente aspettando i tempi del Signore e utilizzando solamente quei mezzi che Egli sceglie per toglierci quelle croci. Le tentazioni possono avere anche fini giusti e motivazioni plausibili. La sapienza carnale, però, ci allontana dalle vie di Dio. Questo non avverrebbe se chiedessimo consiglio a Dio tramite la sua parola e la preghiera, prima di fare ciò che ci appare dubbioso.

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Genesi, Capitolo 15

14 dicembre 2018

[1] Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: “Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”.

[2] Rispose Abram: “Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Eliezer di Damasco”.

[3] Soggiunse Abram: “Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede”.

[4] Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: “Non costui sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”.

[5] Poi lo condusse fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”.

[6] Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.

[7] E gli disse: “Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti in possesso questo paese”.

[8] Rispose: “Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?”.

[9] Gli disse: “Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione”.

[10] Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò ogni metà di fronte all’altra; non divise però gli uccelli.

[11] Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li scacciava.

[12] Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed ecco un oscuro terrore lo assalì.

[13] Allora il Signore disse ad Abram: “Sappi che i tuoi discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.

[14] Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo, essi usciranno con grandi ricchezze.

[15] Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo una vecchiaia felice.

[16] Alla quarta generazione torneranno qui, perché l’iniquità degli Amorrèi non ha ancora raggiunto il colmo”.

[17] Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.

[18] In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:
“Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufràte;

[19] il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,

[20] gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,

[21] gli Amorrèi, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei”.

Spiegazione:

Verso 1

Dio assicurò ad Abramo sicurezza e felicità e che egli sarebbe stato per sempre al sicuro. “Sono il tuo scudo o sono come uno scudo per te, accanto a te, e veramente mi prendo cura di te”. La considerazione che Dio stesso è e sarà uno scudo che protegge il suo popolo da ogni male, uno scudo pronto che lo circonda, dovrebbe mettere a tacere ogni paura che ci tormenta e che ci imbarazza.

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Genesi, Capitolo 14

9 dicembre 2018

[1] Al tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer re dell’Elam e di Tideal re di Goim,

[2] costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela, cioè Zoar.

[3] Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar Morto.

[4] Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il tredicesimo anno si erano ribellati.

[5] Nell’anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli Emim a Save-Kiriataim

[6] e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso il deserto.

[7] Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrèi che abitavano in Azazon-Tamar.

[8] Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a battaglia nella valle di Siddim contro di esso,

[9] e cioè contro Chedorlaomer re dell’Elam, Tideal re di Goim, Amrafel re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.

[10] Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.

[11] Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i loro viveri e se ne andarono.

[12] Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.

[13] Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l’Ebreo che si trovava alle Querce di Mamre l’Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i quali erano alleati di Abram.

[14] Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero, organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all’inseguimento fino a Dan.

[15] Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse e proseguì l’inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.

[16] Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni, con le donne e il popolo.

[17] Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di Save, cioè la Valle del re.

[18] Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo

[19] e benedisse Abram con queste parole:
“Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,

[20] e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici”.

[21] Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: “Dammi le persone; i beni prendili per te”.

[22] Ma Abram disse al re di Sòdoma: “Alzo la mano davanti al Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:

[23] né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.

[24] Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre, essi stessi si prendano la loro parte”.

Spiegazione:

Versi 1-12

Le guerre tra le nazioni creano le grandi figure nella storia, ma noi non avremmo mai avuto la testimonianza di questa guerra se Abramo e Lot non vi fossero stati menzionati. Lot si stabilì a Sodomia fruttuosamente, ma i sodomiti erano veramente malvagi. I suoi abitanti erano, tra tutti i discendenti di Canaan, i più prossimi alla vendetta divina. Caldei e Persiani, quindi solo piccoli regni, invasero Sodoma. Essi presero Lot con i suoi e le sue proprietà. Sebbene egli fosse retto e figlio del fratello di Abramo, tuttavia era con gli altri in questa situazione difficile. Né la nostra pietà, né la nostra relazione con i favoriti del Cielo possono essere la nostra sicurezza quando i giudizi di Dio si manifestano. Più di un uomo onesto subisce il peggio a causa dei suoi vicini malvagi: È saggio separarsi o almeno distinguere noi stessi da loro, 2Cor. 6:17. Una parentela così vicina ad Abramo dovrebbe averne fatto un compagno e un discepolo di Abramo, eppure Lot scelse di rimanere a Sodoma e deve ringraziare solo se stesso se partecipò alla rovina di Sodoma. Quando ci comportiamo diversamente dal nostro dovere, ci togliamo dalla protezione di Dio e non possiamo aspettarci che la scelta fatta dalla nostra lussuria ci conduca a buon fine. Essi presero pure la proprietà di Lot: è giusto essere privati dei godimenti senza Dio quando decidiamo da noi stessi di privarci del Suo godimento.

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Genesi, Capitolo 13

6 dicembre 2018

[1] Dall’Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi averi; Lot era con lui.

[2] Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.

[3] Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e Ai,

[4] al luogo dell’altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò il nome del Signore.

[5] Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.

[6] Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.

[7] Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.

[8] Abram disse a Lot: “Non vi sia discordia tra me e te, tra i miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.

[9] Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io andrò a sinistra”.

[10] Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte – prima che il Signore distruggesse Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese d’Egitto, fino ai pressi di Zoar.

[11] Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le tende verso oriente. Così si separarono l’uno dall’altro:

[12] Abram si stabilì nel paese di Cànaan e Lot si stabilì nelle città della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.

[13] Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro il Signore.

[14] Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da lui: “Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l’oriente e l’occidente.

[15] Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre.

[16] Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

[17] Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò a te”.

[18] Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.

Spiegazione

Versi 1-4

Abramo era molto ricco e nel testo biblico è detto che era molto pesante, secondo l’espressione ebraica e le ricchezze sono effettivamente un peso: coloro che vogliono essere ricchi si caricano di pegni, Abacuc 2:6. C’è un affaticarsi nell’accumulare ricchezze, segue poi: la paura di tenerle in un posto veramente sicuro, le tentazioni nell’utilizzarle in modo sbagliato, le colpe nell’abusarne, un penarsi perdendole ed infine un fardello nel rinunciarvi. Tuttavia Dio, nella sua provvidenza, fa arricchire anche gli uomini buoni e, infatti, la benedizione di Dio fece arricchire Abramo senza affanni, Pr 10:22. Sebbene sia difficile per un uomo ricco entrare nel regno dei cieli, tuttavia, in alcuni casi, può succedere, Mr 10:23,24. Ciò nonostante, riguardo alla prosperità, se essa è ben gestita, è un ornamento alla pietà e un’opportunità per fare meglio il bene. Abramo si trasferì a Betel. Abbandonato l’altare egli non poté più offrire sacrificio, ma invocò comunque il nome del Signore. Potete riconoscere subito un uomo vivente senza respiro come il credente che non prega.

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Genesi, Capitolo 11

27 novembre 2018

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[1] Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.

[2] Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono.

[3] Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento.

[4] Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”.

[5] Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.

[6] Il Signore disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.

[7] Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”.

[8] Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di costruire la città.

[9] Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

[10] Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò Arpacsàd, due anni dopo il diluvio;

[11] Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse cinquecento anni e generò figli e figlie.

[12] Arpacsàd aveva trentacinque anni quando generò Selach;

[13] Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[14] Selach aveva trent’anni quando generò Eber;

[15] Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e generò figli e figlie.

[16] Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;

[17] Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e generò figli e figlie.

[18] Peleg aveva trent’anni quando generò Reu;

[19] Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò figli e figlie.

[20] Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;

[21] Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò figli e figlie.

[22] Serug aveva trent’anni quando generò Nacor;

[23] Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò figli e figlie.

[24] Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;

[25] Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e generò figli e figlie.

[26] Terach aveva settant’anni quando generò Abram, Nacor e Aran.

[27] Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot.

[28] Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei.

[29] Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch’era figlia di Aran, padre di Milca e padre di Isca.

[30] Sarai era sterile e non aveva figli.

[31] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Cànaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.

[32] L’età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì in Carran.

Spiegazione:

Versi 1-4

Come dimenticano presto gli uomini i giudizi più tremendi e ritornano a commettere le colpe fatte in precedenza! Sebbene le devastazioni del diluvio erano ancora davanti ai loro occhi, sebbene essi nacquero dalla stirpe di Noè, giusto durante la sua vita, la malvagità aumentò allo stesso modo. Solo la grazia santificante dello Spirito Santo può rimuovere le peccaminose brame dell’essere umano e la depravazione del cuore umano. Lo scopo di Dio era che quell’umanità formasse molte nazioni e i popoli di tutta la terra. Nel disprezzo della volontà divina e contro il consiglio di Noè, la maggioranza dell’umanità si unì insieme per costruire una città e una torre per evitare di dividersi. Fu l’inizio dell’idolatria e Babele divenne uno dei suoi emblemi principali. Essi resero l’un l’altro più audaci e risoluti. Impariamo a fare in modo che ci amiamo l’un l’altro e a fare buone opere, mentre i peccatori si uniscono e si incoraggiano a vicenda a fare opere malvagie.

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Genesi, Capitolo 10

26 novembre 2018

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[1] Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio.

[2] I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.

[3] I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.

[4] I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.

[5] Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni.

[6] I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Cànaan.

[7] I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.

[8] Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla terra.

[9] Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice: “Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore”.

[10] L’inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese di Sennaar.

[11] Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e Càlach

[12] e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.

[13] Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,

[14] Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.

[15] Cànaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet

[16] e il Gebuseo, l’Amorreo, il Gergeseo,

[17] l’Eveo, l’Archita e il Sineo,

[18] l’Arvadita, il Semarita e l’Amatita. In seguito si dispersero le famiglie dei Cananei.

[19] Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a Lesa.

[20] Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori e nei loro popoli.

[21] Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di Jafet, nacque una discendenza.

[22] I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram.

[23] I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.

[24] Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber.

[25] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.

[26] Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,

[27] Adòcam, Uzal, Dikla,

[28] Obal, Abimaèl, Saba,

[29] Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;

[30] la loro sede era sulle montagne dell’oriente, da Mesa in direzione di Sefar.

[31] Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro lingue, territori, secondo i loro popoli.

[32] Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla terra dopo il diluvio.

Spiegazione:

Versi 1-7

Questo capitolo ci spiega che i tre figli di Noè ripopolarono tutta la terra. Solo i giudei conoscono bene la loro discendenza in quanto gli elenchi dei nomi dei patriarchi e dei loro figli sono stati da essi conservati per amore del Messia. Alcuni studiosi hanno tuttavia dimostrato, con molta probabilità, quali siano le nazioni della terra discese da ognuno dei figli di Noè. Dalla posterità di Iafet sono discesi i gentili e, probabilmente, l’isola Britannica in primo luogo. Biblicamente, tutte le località al di là del mare di giudea sono chiamate “isole”, Ger 25:22. La promessa contenuta in Isaia 42:4, “Le isole attenderanno la sua legge”, identifica la conversione dei gentili alla fede di Cristo.
8 Versi 8-14

Nimrod fu un grand’uomo: fu il primo ad essere potente sulla terra. Prima di lui, i “potenti” erano soddisfatti di avere lo stesso livello dei loro vicini, e, sebbene ogni uomo detti le regole nella propria casa, tuttavia l’uomo non pretendeva ancora che così avvenisse anche di fuori di essa. Nimrod volle dominare i suoi vicini. Lo spirito dei giganti prima dell’inondazione, che divennero uomini potenti e uomini famosi, Gen. 6:4, rivissero in lui. Nimrod era un grande cacciatore: cacciare era il modo per evitare l’aumento sproporzionato delle bestie selvatiche. Questo richiedeva grande coraggio e spirito di comando, cosicché Nimrod ebbe l’opportunità di dare ordini agli altri e gradualmente di raggruppare molti uomini intorno ad un Leader. Dopo questo inizio è probabile che Nimrod cominciò a governare e a forzare gli altri a sottomettersi a lui. Egli calpestò i diritti altrui invadendo le proprietà dei suoi vicini e perseguitando uomini innocenti per mezzo della forza e della violenza. Egli fece oppressioni e violenze senza avere rispetto nemmeno per Dio stesso. Nimrod fu un grande Leader: in un modo o in un altro, per arti o per armi, egli divenne così potente da fondare una monarchia, così potente da essere l’uomo del terrore. Egli voleva governare tutto il mondo. Nimrod fu anche un grande costruttore: osservate in Nimrod la natura dell’ambizione. Essa è illimitata: desidera sempre di più e ancora continua a gridare: “dammi, dammi”. È incessante: Nimrod, quando ebbe quattro città sotto il suo comando, non si accontentò finché non ne ebbe altre quattro. La sua ambizione è dispendiosa: Nimrod si applicò a moltiplicare le città, piuttosto che a governarle. Essa è audace e non si lascerà attaccare da nulla. Il nome “Nimrod” indica ribellione e, difatti, i tiranni sono ribelli a Dio. Verranno i giorni in cui i conquistatori non saranno più elogiati dalla storia, ma saranno marchiati di infamia, come già avviene nell’imparziale Bibbia.
15 Versi 15-32

La discendenza di Canaan fu numerosa, ricca e ben salda. Canaan era ancora sotto la maledizione Divina e non sotto una qualsiasi maledizione. Quelli che sono sotto la maledizione di Dio, possono, forse, prosperare e avere benefici in questo mondo, poiché possiamo vedere l’amore o l’odio, la benedizione o la maledizione di quelli che sono a noi prossimi. La maledizione di Dio opera sempre realmente e terribilmente. Forse è una maledizione segreta, una maledizione all’anima e opera in modo che gli altri non la vedano o si tratta di una maledizione lenta e non opera subito. Ma i peccatori la sconteranno comunque nel giorno dell’ira: Canaan qui ha una terra migliore, ma Sem o Iafet hanno tuttavia la parte migliore, poiché ereditano le benedizioni. Abramo e la sua discendenza, il popolo del patto di Dio, discesero da Eber e perciò furono chiamati ebrei. È meglio essere Eber, padre di una famiglia di santi e di uomini onesti piuttosto che il padre di una famiglia di cacciatori da cui proviene potenza, ricchezza terrena o vanità. La bontà è la vera grandezza.

CONTINUA….

Fonte

Genesi, Cap. 9

23 novembre 2018

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[1] Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra.

[2] Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.

[3] Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo, come già le verdi erbe.

[4] Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue.

[5] Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell’uomo all’uomo, a ognuno di suo fratello.

[6] Chi sparge il sangue dell’uomo
dall’uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l’uomo.

[7] E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela”.

[8] Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:

[9] “Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri discendenti dopo di voi;

[10] con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca.

[11] Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra”.

[12] Dio disse:
“Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.

[13] Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell’alleanza
tra me e la terra.

[14] Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi

[15] ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.

[16] L’arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l’alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra”.

[17] Disse Dio a Noè: “Questo è il segno dell’alleanza che io ho stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra”.

[18] I figli di Noè che uscirono dall’arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Cànaan.

[19] Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra.

[20] Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.

[21] Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all’interno della sua tenda.

[22] Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori.

[23] Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.

[24] Quando Noè si fu risvegliato dall’ebbrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;

[25] allora disse:
“Sia maledetto Cànaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!”.

[26] Disse poi:
“Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!

[27] Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!”.

[28] Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.

[29] L’intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.

Spiegazione :

Versi 1-3

Le benedizioni di Dio sono la causa del nostro agire bene. Su da Lui dipendiamo, a Lui dobbiamo essere grati. Non dimentichiamoci del vantaggio e del piacere che riceviamo dal lavoro delle bestie e quello che la loro carne procura. Né dobbiamo essere meno grati per la sicurezza di cui godiamo dalle bestie selvagge e dannose per mezzo della paura dell’uomo che Dio ha messo dentro di loro. Vediamo la realizzazione di questa parola ogni giorno e in ogni dove. Questo darci gli animali come cibo ne autorizza pienamente l’uso ma non l’abuso a causa della nostra ghiottoneria e ancor meno per crudeltà. Non dobbiamo trattare male le bestie inutilmente mentre sono in vita, né quando togliamo via le loro vite.

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Pensiero Notturno: IL Rosario e L’eucaristia

21 novembre 2018

Qualche tempo fa, dissi “che ogni Ave Maria del Rosario è una rosa donata a Dio Padre per le mani immacolate di Maria ” ; oggi mi rendo conto che è qualcosa di più , di questo semplice e prezioso dono: Esso in realtà è l’Eucaristia meditata , perché ci fa percorrere tutta la vita di Gesù , dal momento della sua Annunciazione fino al momento della sua morte e risurrezione; e poiché l’Eucaristia è il memoriale della Sua Passione e della Sua Risurrezione, ogni volta che prendiamo il rosario e recitiamo l’Ave Maria , meditando i 4 Misteri, noi chiediamo che Cristo faccia parte della nostra vita .

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Genesi, Cap. 8

20 novembre 2018

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[1] Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono.

[2] Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo;

[3] le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni.

[4] Nel settimo mese, il diciasette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Araràt.

[5] Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.

[6] Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate.

[7] Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra.

[8] Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo;

[9] ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca.

[10] Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca

[11] e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra.

[12] Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui.

[13] L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.

[14] Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta.

[15] Dio ordinò a Noè:

[16] “Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te.

[17] Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa”.

[18] Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.

[19] Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono dall’arca.

[20] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare.

[21] Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.

[22] Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno”.

Spiegazione:

Versi 1-3

La razza umana, tranne Noè e la sua famiglia, perì nel diluvio, ma Dio, ricordandosi di Noè, mostrò clemenza all’umanità che altrimenti avrebbe fatto un’unica fine. Le domande della giustizia divina trovano la loro risposta con la rovina dei peccatori. Dio inviò il suo vento per prosciugare la terra e sigillare le sue acque. La stessa mano che portò la devastazione porta adesso la liberazione e perciò a quella mano dobbiamo sempre guardare. Quando le afflizioni realizzano l’opera per la quale esse sono mandate distruggendo e curando, a quel punto, vengono tolte. Come la terra non fu inondata in un giorno, così non si prosciugò in un sol giorno. Dio, di solito, opera la liberazione del suo popolo gradualmente, cosicché anche il giorno delle piccolezze non sarà disdegnato, né si dispererà del giorno delle grandi cose che Lui farà.

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Genesi, Cap 7

18 novembre 2018

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[1] Il Signore disse a Noè: “Entra nell’arca tu con tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.

[2] D’ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua femmina.

[3] Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina, per conservarne in vita la razza su tutta la terra.

[4] Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”.

[5] Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.

[6] Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra.

[7] Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.

[8] Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo

[9] entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè.

[10] Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;

[11] nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.

[12] Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.

[13] In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:

[14] essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati.

[15] Vennero dunque a Noè nell’arca, a due a due, di ogni carne in cui è il soffio di vita.

[16] Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.

[17] Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che si innalzò sulla terra.

[18] Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque.

[19] Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.

[20] Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto.

[21] Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini.

[22] Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì.

[23] Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca.

[24] Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.

Spiegazione:

Versi 1-12

Dio chiama Noè quale tenero padre nei confronti di suo figlio che lo invita ad entrare in casa se vede arrivare la notte o la tempesta. Noè non entrò nell’arca finché Dio non glielo comandò, sebbene egli sapesse che era il suo rifugio. È molto saggio guardare a Dio prima di fare un passo. Noè sopportò molte fatiche per costruire l’arca e adesso viveva grazie ad essa. Quello che facciamo in obbedienza al comando di Dio e nella fede, prima o poi certamente tornerà a nostro conforto. Questa chiamata di Noè ci ricorda la chiamata del vangelo nei confronti dei poveri peccatori. Cristo è l’unica arca, dentro cui possiamo stare al sicuro quando si avvicina la morte e il giudizio. La Bibbia dice: “Venite!”, i suoi ministri dicono: “Venite!”, lo Spirito dice: “Venite, entrate nell’arca!”. Noè fu considerato giusto, non per la propria giustizia, ma come erede della giustizia per fede Eb. 11:7. Egli credeva nella rivelazione di un Salvatore e ha cercato e atteso la sua salvezza per mezzo di Lui. Fu così giustificato dalla fede e ricevette quello Spirito il cui frutto consiste in ogni bontà, ma se un uomo qualunque non ha lo Spirito di Cristo, egli non gli appartiene. Dio concesse ai peccatori solo sette giorni per pentirsi. Ma quei giorni furono sprecati, come tutta la loro vita. Essi ebbero solo un’altra settimana, un sabato in più per migliorare e considerare le cose che portavano alla vera pace. Così accade normalmente a coloro che non si curano dell’anima e che guardano la morte a distanza, noncuranti anche durante quei giorni, i pochi giorni della loro malattia, quando vedono la morte avvicinarsi. I loro cuori sono così induriti a causa dello sviamento provocato dal peccato. Noè preparò l’arca per fede verso l’avvertimento divino, così egli entrò in essa credendo che quell’evento sarebbe accaduto presto. E in quel giorno Noè era al sicuro dentro l’arca quando le sorgenti delle grandi profondità furono aperte. La terra riteneva dentro quelle acque che al comando di Dio sgorgarono e provocarono l’inondazione: così, i nostri corpi hanno essi stessi quegli umori che, quando Dio vorrà, diventeranno frutti di malattie mortali. Le cateratte del cielo furono aperte e le acque che erano sopra il firmamento, cioè, nell’aria, scesero abbondantemente sulla terra. La pioggia cade a gocce, ma quelle piogge caddero come mai prima d’allora accadde. Piovve senza interruzione o rallentamento per quaranta giorni e quaranta notti su tutta la terra. Dal momento che la causa del diluvio era un’opera particolare della potenza onnipotente di Dio è inutile e presuntuoso tentare una spiegazione del fatto secondo la scienza umana.

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Genesi, Cap. 6

17 novembre 2018

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[1] Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie,

[2] i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.

[3] Allora il Signore disse: “Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni”.

[4] C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo – quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.

[5] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male.

[6] E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.

[7] Il Singore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti”.

[8] Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.

[9] Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio.

[10] Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.

[11] Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.

[12] Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra.

[13] Allora Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra.

[14] Fatti un’arca di legno di cipresso; dividerai l’arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.

[15] Ecco come devi farla: l’arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza.

[16] Farai nell’arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell’arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.

[17] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà.

[18] Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.

[19] Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.

[20] Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d’ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.

[21] Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro”.

[22] Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.

Spiegazione

Versi 1-7

La cosa più notevole che riguarda il vecchio mondo è la sua distruzione per mezzo del diluvio o dell’inondazione. Vediamo la grandi ingiustizie di quel mondo malvagio e la collera di Dio, come la sua santa decisione, nel punirlo. In tutte le età c’è stata una maledizione particolare di Dio per i matrimoni tra i veri credenti e i suoi nemici dichiarati. Il cattivo esempio dato nel fare un tale matrimonio corrompe e ferisce molti: la fede in quella famiglia verrà meno e i figli cresceranno secondo i principi mondani di quel genitore che è senza timor di Dio. Se diciamo di essere figli e figlie del Signore ancor di più non dobbiamo sposarci senza il suo consenso. Egli non darà mai la sua benedizione se preferiamo la bellezza, l’ingegno, la ricchezza o gli onori terreni alla fede e alla santità. Lo Spirito di Dio avvisò gli uomini inviando loro Enoc, Noè e forse molti altri per predicare loro, pazientando ancora, nonostante le loro ribellioni, e per suscitare rimproveri e colpevolezze nelle loro coscienze. Ma il Signore ha dichiarato che il suo Spirito non avrebbe avvisato gli uomini per sempre: egli li avrebbe pure lasciati indurire nel loro peccato fino ad arrivare alla loro distruzione. Egli decise così perché l’uomo è carne: non solo fragile e debole, ma carnale e depravato, avendo usato impropriamente le potenze nobili della sua anima per appagare le sue inclinazioni corrotte. Dio vede tutta la malvagità che è nei figli degli uomini ed essa non gli può essere nascosta. Se l’uomo non si pente, Egli glielo farà sapere. La malvagità della gente è tanta grande infatti e i peccatori si riconoscono facilmente tra loro. In quel tempo i peccati venivano commessi dovunque e da chiunque. Tutti potevano accorgersi che la malvagità dell’uomo era veramente grande e Dio vide pure che ogni pensiero o intento era solo cattiveria continua. Ecco la radice amara, la primavera corrotta. Il cuore era ingannevole e disperatamente malvagio: i principi erano corrotti, le abitudini e le disposizioni cattive, i loro progetti e le azioni erano malvagie, essi facevano il male deliberatamente e concepivano piani per compiere infamità. Non c’era bene tra loro. Dio, dunque, vide la malvagità dell’uomo come una ferita e un torto fattogli e la vide come un tenero padre vede la follia e l’ostinazione di un figlio disobbediente e ribelle che lo fa affliggere e gli fa desiderare di non voler mai avuto figli. Le parole utilizzate qui sono pesanti: esse sono utilizzate alla maniera umana e non significa che Dio possa mutare i suoi propositi o che qualcosa lo renda infelice. Ma Dio odia così tanto il nostro peccato? E non siamo dispiaciuti per questo? Oh, guardiamo a Colui che abbiamo rattristato e gemiamo! Dio, perciò, si pentì di aver fatto l’uomo, ma non troviamo mai che si fosse pentito di aver redento l’uomo. Dio decide di distruggere tutti gli uomini e la parola originale usata è molto dura, “Cancellerò l’uomo dalla terra”, come se fosse sporcizia o sudiciume che è tolto da un posto per renderlo pulito da gettare nella pattumiera, il luogo giusto per essa. Dio parla dell’uomo come di una sua propria creatura, quando decise di punirlo. Coloro che muoiono non possono più far nulla per la loro vita: Dio decise solamente dopo che il suo Spirito li aveva cercati a lungo e invano. Nessuno è punito dalla giustizia di Dio se non quelli che odiano essere corretti dalla grazia di Dio.

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Genesi, Cap. 5

16 novembre 2018

[1] Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l’uomo, lo fece a somiglianza di Dio;

[2] maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando furono creati.

[3] Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.

[4] Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.

[5] L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.

[6] Set aveva centocinque anni quando generò Enos;

[7] dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e generò figli e figlie.

[8] L’intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.

[9] Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;

[10] Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni e generò figli e figlie.

[11] L’intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.

[12] Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;

[13] Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta anni e generò figli e figlie.

[14] L’intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.

[15] Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;

[16] Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta anni e generò figli e figlie.

[17] L’intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì.

[18] Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;

[19] Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e generò figli e figlie.

[20] L’intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.

[21] Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.

[22] Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse ancora per trecento anni e generò figli e figlie.

[23] L’intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.

[24] Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l’aveva preso.

[25] Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;

[26] Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora settecentottantadue anni e generò figli e figlie.

[27] L’intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi morì.

[28] Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio

[29] e lo chiamò Noè, dicendo: “Costui ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il Signore ha maledetto”.

[30] Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.

[31] L’intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.

[32] Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.

Spiegazione:

Versi 1-5

Adamo fu creato ad immagine di Dio, ma quando cadde nel peccato ebbe un figlio a sua immagine che era peccaminosa, svilita, fragile, miserabile e mortale proprio come lui. Non solo uomo come egli stesso, formato da corpo e anima, ma peccatore come egli stesso. Ecco il contrario di quell’immagine divina con cui fu creato Adamo e, avendola persa, egli non la poté trasferire alla sua discendenza. Adamo visse in tutto 930 anni e poi morì, secondo la frase dettagli: “Polvere ritornerai”. Sebbene non morì il giorno che mangiò il frutto proibito, tuttavia proprio in quel giorno divenne mortale. Quindi cominciò a morire e la sua intera vita fu un continuo rinvio, una vita persa e condannata, una perdita, una vita di morte. La vita dell’uomo non è altro che un morire a poco a poco.

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Genesi, Cap.4

15 novembre 2018

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1] Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: “Ho acquistato un uomo dal Signore”.

[2] Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.

[3] Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore;

[4] anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta,

[5] ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto.

[6] Il Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto?

[7] Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo”.

[8] Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna!”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

[9] Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”. Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”.

[10] Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!

[11] Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello.

[12] Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”.

[13] Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono?

[14] Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”.

[15] Ma il Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.

[16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

[17] Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio.

[18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech.

[19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l’altra chiamata Zilla.

[20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame.

[21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto.

[22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.

[23] Lamech disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l’orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.

[24] Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette”.

[25] Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. “Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso”.

[26] Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.

Spiegazione:

Versi 1-7

Quando nacque Caino, Eva disse che ebbe un uomo dal Signore. Forse credeva che questi fosse la progenie promessa. In questo caso fu tremendamente delusa. Abele significa “vanità” quando credette di avere avuto la discendenza promessa con Caino, il cui nome indica “possesso”, ella fu così soddisfatta di lui che un altro figlio fu considerato da lei come vanità. Osservate che entrambi i figli ebbero una chiamata. È volontà di Dio che ognuno abbia qualcosa da fare in questo mondo. I genitori devono far crescere i figli indirizzandoli al lavoro. “Dategli una Bibbia e una chiamata”, disse bene Mr. Dod, “e Dio sarà con loro!”. Possiamo ritenere che Dio abbia ordinato ad Adamo, dopo la caduta, di spargere il sangue di animali innocenti e dopo la loro morte bruciare in parte o interamente i loro corpi col fuoco. Così la punizione che i peccatori meritano, la morte del corpo e la collera di Dio, del quale il fuoco è un emblema significativo, si riscontreranno poi nelle sofferenze di Cristo. Osservate che il culto religioso di Dio non è una invenzione recente. Fu così dall’inizio: è la vecchia buona via, Ger 6:16. Le offerte di Caino e di Abele furono diverse. Caino mostrò un cuore orgoglioso e incredulo e così lui e la sua offerta furono rifiutati. Abele si presentò come peccatore e secondo l’intendimento di Dio poiché il suo sacrificio esprimeva umiltà, ubbidienza e fede sincera. Pertanto ricercando le benedizioni del nuovo patto di misericordia mediante la discendenza promessa, il suo sacrificio ricevette un segno dell’accoglienza divina. Abele offrì con fede mentre Caino no, Eb 11:4. In tutti i tempi ci sono stati due tipi di adoratori che qui vediamo prefigurati in Caino e Abele: da un lato ci sono i religiosi orgogliosi e lontani dal vangelo della salvezza, che tentano di soddisfare Dio in modi del tutto personali, e umili credenti che camminano con Lui secondo la sua rivelazione. Caino si accese di ira maligna contro Abele. Perciò coltivò pure uno spirito cattivo di scontentezza e ribellione contro Dio. Dio conosce tutte le nostre passioni e le scontentezze peccaminose. Non c’è ira, invidia o irritazione che sfugga al suo occhio sempre vigile. Il Signore parlò a quest’uomo ribelle: se egli si fosse giustamente comportato sarebbe stato accettato. Alcuni interpretano questo come un’intimazione di misericordia. “Se non fai il bene, pecchi, cioè, mentre il peccato è ancora alla porta tu puoi ancora sopraffarlo”. La stessa parola indica peccato e offerta per il peccato. “Sebbene tu non abbia fatto il bene, non disperare ancora perché il rimedio è vicino”: Cristo, la grande offerta per il peccato è alla porta, Ap. 3:20. E ben periranno nei loro peccati coloro i quali non andranno a quella porta a richiedere questa offerta per il peccato. L’accoglienza di Dio dell’offerta di Abele non cambiò il diritto di primogenitura, perché, quindi, Caino fu così arrabbiato? Le inquietudini peccaminose svaniscono conoscendo veramente e sinceramente le loro cause.

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Genesi, Cap. 3

14 novembre 2018

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[1] Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”.

[2] Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

[3] ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.

[4] Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto!

[5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.

[6] Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.

[7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

[8] Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

[9] Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”.

[10] Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

[11] Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.

[12] Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

[13] Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

[14] Allora il Signore Dio disse al serpente:
“Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.

[15] Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno”.

[16] Alla donna disse:
“Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà”.

[17] All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.

[18] Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l’erba campestre.

[19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!”.

[20] L’uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

[21] Il Signore Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelli e le vestì.

[22] Il Signore Dio disse allora: “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!”.

[23] Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

[24] Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

Spiegazione:

Versi 1-5

Satana assalì i nostri progenitori per indurli a peccare e la tentazione si rivelò mortale per loro. Il tentatore era il demonio sotto la forma e l’aspetto di un serpente. Il piano di Satana era quello di indurre i nostri progenitori a peccare per separarli così tra loro e dal loro Dio. Quindi il demonio fu fin dall’inizio un assassino e il grande ingannatore. La persona tentata fu la donna: la tattica di Satana consistette nel discutere con lei quando la trovò da sola. Ci sono molte tentazioni in cui essere da soli è un grande svantaggio, ma la comunione dei santi ci dà molta forza e sicurezza. Satana fu avvantaggiato, inoltre, per averla trovata vicino all’albero proibito. Essi, che non avrebbero mai mangiato il frutto proibito, non dovevano nemmeno avvicinarsi all’albero proibito. Satana tentò Eva affinché, per mezzo suo, potesse tentare Adamo. Ed è una sua tattica tentare per mezzo di gente che non sospettiamo nemmeno e per mezzo di coloro che hanno maggior influenza su di noi. Satana chiese se era peccato o no mangiare di questo albero. Egli non manifestò apertamente i suoi progetti ma pose una domanda che sembrava innocente. Colei che doveva mettersi al sicuro, cominciò timidamente a parlare con il tentatore. Egli le presentò il comando divino come sbagliato e le parlò beffardamente. Il demonio, in quanto bugiardo, fu schernitore fin dal principio e gli schernitori sono suoi figli. È arte di Satana parlare della legge Divina come incerta o irragionevole e indurre così la gente a peccare. La nostra saggezza deve consistere nel mantenerci nella solida convinzione del comando di Dio e rispettarlo in sommo grado. Dio non dirà anche più tardi apertamente: “Tu non mentirai, né pronuncerai il mio nome invano, né sarai ubriaco, ecc.”? Sì, certo che l’ha detto e questo è il bene per la mia anima e, per mezzo della sua grazia, mi atterrò fermamente a questo. La debolezza di Eva si manifestò nell’avventurarsi a discutere col serpente: ella avrebbe dovuto percepire nella sua domanda che non aveva buone intenzioni e perciò doveva fuggire. Satana insegna agli uomini prima a dubitare e quindi a negare. Il tentatore promise vantaggi dal loro cibarsi di questo frutto. Egli cercò di renderli insoddisfatti del loro stato presente, come se non fosse buono quel che avevano e doveva desiderare altro. Nessuna condizione porterà soddisfazione a meno che non sia la mente a convincersi. Egli li indusse a cercare qualcosa di meglio e cioè ad essere dei. Satana rovinò se stesso per tentare di essere simile all’Altissimo, e così cercò di infettare i nostri progenitori con lo stesso desiderio, in modo tale da rovinare anche loro. E ancora il demonio conduce la gente secondo il suo interesse, suggerendo loro pensieri sbagliati su Dio e la falsa speranza di ottenere vantaggi peccando. Pensiamo, quindi, sempre positivamente di Dio come il vero Bene, e pensiamo negativamente del peccato come il male peggiore, così resisteremo al demonio ed egli fuggirà da noi.

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Genesi, Cap. 2

13 novembre 2018

1] Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.

[2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.

[3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto. [4a]Queste le origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
[4b]Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, [5] nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata – perché il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il suolo

[6] e faceva salire dalla terra l’acqua dei canali per irrigare tutto il suolo -;

[7] allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

[8] Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.

[9] Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.

[10] Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi.

[11] Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c’è l’oro

[12] e l’oro di quella terra è fine; qui c’è anche la resina odorosa e la pietra d’ònice.

[13] Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d’Etiopia.

[14] Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l’Eufràte.

[15] Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.

[16] Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,

[17] ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”.

[18] Poi il Signore Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”.

[19] Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.

[20] Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.

[21] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto.

[22] Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.

[23] Allora l’uomo disse:
“Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
perché dall’uomo è stata tolta”.

[24] Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne.

[25] Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

Spiegazione

Versi 1-3

Dopo sei giorni, Dio cessò tutta l’opera della creazione. Con miracoli Egli sconvolse la natura, ma non cambiò mai il suo corso stabilito o ha fatto aggiunte ad essa. Dio non riposò perché era stanco, ma come colui che è molto soddisfatto. Notate l’inizio del regno di grazia, la santificazione, la permanenza della santità nel giorno del sabato. L’osservanza solenne di un giorno tra sette quale giorno di santo riposo e santo servizio in onore di Dio è il dovere di tutti coloro a cui Dio ha fatto conoscere il suo sabato santo. Fino a questo momento non esisteva nessun altro della razza umana se non soltanto i nostri progenitori, ed il sabato fu fatto per loro e chiaramente anche per tutte le generazioni seguenti. Il sabato cristiano, che osserviamo, è un settimo giorno in cui celebriamo il riposo di Dio e il compimento dell’opera della nostra redenzione.
4 Versi 4-7

È dato qui un nome al Creatore, “Jehovah”. Laddove la parola “Signore” è stampata in lettere capitali nelle nostre Bibbie inglesi [l’autore si rifà alla Bibbia King James Version; nella Nuova Riveduta, a cui si rifà la presente traduzione, il nome porta solo la prima lettera maiuscola (nota del traduttore)], nell’originale è “Jehovah”. Jehovah è quel nome di Dio indicante che solo lui ha esistenza in sé e che dà esistenza a tutte le creature e le cose. Ulteriori notizie ci vengono date delle piante e delle erbe perché esse sono furono create e scelte per essere cibo per l’uomo. La terra non produsse i frutti da sé stessa: questo è stato fatto dalla potenza dell’Onnipotente. Così la grazia nell’anima cresce non da sé stessa secondo natura, ma è opera di Dio. La pioggia è anche un regalo di Dio: non è apparsa finché Dio il Signore non lo volle. Sebbene Dio usi degli strumenti, quando vuole Egli può fare qualsiasi cosa senza di essi e sebbene non dobbiamo tentare Dio trascurando quegli strumenti, dobbiamo tuttavia avere fede in Dio, sia nell’uso sia nell’esigenza di essi. In un modo o in un altro Dio annaffierà le piante del suo campo. La grazia divina scende come rugiada e annaffia la chiesa senza fare rumore. L’uomo è stato tratto dalla polvere, la stessa che ricopre la superficie della terra. L’anima, invece, non è stata tratta dalla terra come il corpo, eppure deve occuparsi e preoccuparsi delle cose terrene. A Dio dobbiamo daremo conto di come abbiamo impiegato le nostre anime: se le abbiamo perse, sebbene abbiamo guadagnato il mondo, abbiamo fallito per l’eternità! Gli sciocchi non riguardano alle proprie anime ma hanno massima cura dei loro corpi prima ancora che delle loro anime.

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Genesi, Capitolo 1

11 novembre 2018

[1] In principio Dio creò il cielo e la terra.

[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

[3] Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu.

[4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre

[5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

[6] Dio disse: “Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque”.

[7] Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.

[8] Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

[9] Dio disse: “Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l’asciutto”. E così avvenne.

[10] Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

[11] E Dio disse: “La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie”. E così avvenne:

[12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.

[13] E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

[14] Dio disse: “Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni

[15] e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra”. E così avvenne:

[16] Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.

[17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra

[18] e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.

[19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno.

[20] Dio disse: “Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo”.

[21] Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

[22] Dio li benedisse: “Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra”.

[23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno.

[24] Dio disse: “La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro specie”. E così avvenne:

[25] Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.

[26] E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”.

[27] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.

[28] Dio li benedisse e disse loro:
“Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra”.

[29] Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo.

[30] A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così avvenne.

[31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Spiegazione 

Genesi è un nome di origine greca e significa “libro della generazione o creazione” ed è così chiamato poiché contiene un racconto sull’origine di tutte le cose. Non c’è nessun’altra storia così vecchia. Non c’è niente tra i libri più antichi esistenti che lo contraddice, anzi, molte cose riportate dagli scrittori pagani più antichi o rintracciate nelle usanze delle varie nazioni confermano che sono collegate al libro della Genesi.

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MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI GENESI Commento teologico Volume unico( l’autore è Mons. Costantino di Bruno), CATANZARO 2010

6 novembre 2018

PRESENTAZIONE

“Abbiamo bisogno di una parola teologica chiara sull’Antico Testamento. Perché non ci offri una lettura commentata anche di questa prima parte della nostra Rivelazione?”.
Avevo sempre rifiutato un tale invito. L’Antico Testamento è vasto. È una lunghissima storia. I Libri sono tanti.
Non nego che aveva come una specie di timore sacro nell’avvicinarmi a questa prima parte del Testo Sacro.
Quest’anno, dopo aver finito il commento teologico alla Lettera ai Romani, ecco che con più insistenza mi fu rivolto ancora una volta lo stesso invito: “Perché non ci leggi teologicamente anche l’Antico Testamento? Se non vuoi farlo tutto, almeno il Pentateuco. Conosciamo poco di quel mondo. Qualche chiarezza teologica ci farebbe assai bene per la nostra pastorale”.
Questa volta riconobbi che era venuto il tempo di addentrarmi in questa immensa foresta divina che è l’Antico Testamento.
Dovevo farlo però in una maniera semplice, non complessa, chiara, immediata.
Dovevo avvicinarmi a questo immenso oceano di verità con mente libera da ogni sovrastruttura e con cuore attratto solo dalla verità che Dio ha voluto che fosse contenuta in questa storia, alla luce della quale, ogni altra storia deve essere letta, compresa, condotta nella sua verità.
Era subito dopo la Santa Pasqua. Avevo in cantiere un altro lavoro: “Il Vangelo del giorno”. È un commento di una sola pagina per ogni giorno, un breve pensiero che serva come luce perché la giornata del cristiano venga vissuta seguendo gli insegnamenti di Gesù Maestro. È un aiuto concreto, immediato a chiunque voglia nutrirsi quotidianamente della verità che scaturisce dalla Parola di Gesù.
Così mi sono messo all’opera per completare il lavoro che va da Maggio a Novembre. In attesa che fossero pronti gli strumenti pratici perché si possa offrire una pagina per ogni giorno di tutto l’anno liturgico del 2011.
Finita questa opera, che in verità non ha richiesto un tempo così vasto, ho subito iniziato con la Genesi.
Come è mia abitudine, la lettura teologica è versetto per versetto. In ogni parola della Scrittura Dio ha nascosto la sua verità di salvezza. In ogni parola essa va cercata, trovata, messa in luce, offerta all’uomo perché se ne nutra per portare la sua anima, il suo spirito, il suo stesso corpo, nella volontà del suo Signore e Dio.
Non vengono elaborate teorie, non vengono forniti sistemi teologici, non vengono offerte strutture nuove di pensiero. La verità di Dio la si estrae fuori man mano che il Signore la pone nei fatti e nelle parole del Testo Sacro, man mano che la storia progredisce e le persone vengono illuminate sul bene e sul male, sul giusto e sull’ingiusto, su ciò che è vero e su ciò che è falso.
Non vi è una storia senza l’uomo. Vi sono uomini che vivono ognuno una loro particolare storia, un loro momento specifico, una molteplicità di relazioni concrete, vicende personali irripetibili da altri, la cui verità però diviene patrimonio dell’umanità, eredità universale, perché è in questa verità che solamente può essere vissuta la vita umana.
Chi lega cielo e terra, eventi ed avvenimenti, fatti e parole, circostanze del passato, del presente e del futuro è però uno solo: Dio.
Possiamo dire che Dio è l’Attore principale di tutta la Scrittura, è anche il grande Regista, l’Ideatore dell’opera, il suo Realizzatore, lo Scenarista, il Compositore.
La sua volontà regna sovrana sopra ogni cosa ed ogni persona. La sua verità è la luce che illumina ogni scena, il suo disegno di salvezza appare in ogni singola parte della storia, divenendo sempre più chiaro, nitido, luminoso. I suoi tratti assumono i caratteri della piena verità e tuttavia questa verità nell’Antico Testamento è tutta velata.
Il suo svelamento pieno sarà dato tutto nel Nuovo, quando il piano di Dio non solo si sarà manifestato nella sua rivelazione, ma anche nella sua attuazione e realizzazione storica.
Così l’Antico Testamento rivale il progetto di Dio. Il Nuovo lo attua e lo realizza. Una cosa che mai deve essere pensata è questa: che il Nuovo Testamento sia finito con il suo ultimo Libro che è l’Apocalisse di Giovanni Apostolo.
L’Apocalisse è l’ultimo Libro della Rivelazione scritta. Essa però è il primo Libro della rivelazione che cammina verso la sua piena realizzazione a attuazione.
Il Nuovo Testamento è la formazione di Cristo in ogni uomo, in ogni persona, fino alla consumazione dei secoli. Fino a che quest’opera non si sarà compiuta e mai si compirà finché ci sarà un solo uomo sulla terra, il Nuovo Testamento mai potrà dirsi chiuso, finito.
Anche perché Esso è insieme l’opera di Cristo Gesù, dello Spirito Santo e della Chiesa. Esso è l’opera dello Spirito del Signore e degli Apostoli. È l’opera dello Spirito Santo, degli Apostoli e di ogni altro discepolo di Gesù Signore.
Alla Vergine Maria, Madre della Redenzione, la Donna cui è stata fatta la promessa che la sua stirpe avrebbe un giorno schiacciato la testa al serpente ingannatore, ci prenda per mano e ci conduca parola per parola affinché scopriamo in esse Dio che ci manifesta il suo amore di creazione, redenzione, salvezza, giustificazione, vita eterna.
Agli Angeli, che sono i mediatori attraverso i quali il Signore si serve per manifestare ai suoi servi la sua volontà, ci sostengano in questo cammino. Vogliamo attingere la luce vera di Dio che illumina, riscalda, conforta, sana e rigenera i nostri cuori.

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Apocalisse, 21/22

5 novembre 2018

21

[1] Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più.

[2] Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

[3] Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.

[4] E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate”.

[5] E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

[6] Ecco sono compiute! Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.

[7] Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

[8] Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte”.

[9] Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: “Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello”.

[10] L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.

[11] Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino.

[12] La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.

[13] A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte.

[14] Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

[15] Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura.

[16] La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali.

[17] Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo.

[18] Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo.
[19] Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo,

[20] il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista.

[21] E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.

[22] Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio.

[23] La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

[24] Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.

[25] Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.

[26] E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.

[27] Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

 

22

[1] Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.

[2] In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

[3] E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;

[4] vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.

[5] Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

[6] Poi mi disse: “Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve.

[7] Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro”.

[8] Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate.

[9] Ma egli mi disse: “Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare”.

[10] Poi aggiunse: “Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino.

[11] Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.

[12] Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere.
[13] Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine.

[14] Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città.

[15] Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

[16] Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino”.

[17] Lo Spirito e la sposa dicono: “Vieni!”. E chi ascolta ripeta: “Vieni!”. Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.

[18] Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro;

[19] e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.

[20] Colui che attesta queste cose dice: “Sì, verrò presto!”. Amen. Vieni, Signore Gesù.

[21] La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Lettura dell’intero cap. 21 e dei vv. 1-5 del cap. 22.

Siamo di fronte a tre quadri, distinti fra loro, la cui descrizione va letta in modo consecutivo:
I quadro 21, 1-8
II quadro 21, 9-27
III quadro 22, 1-5

Il primo quadro ci presenta la nuova Gerusalemme, tutta oro e pietre preziose, ben diversa dalla città di Babilonia, la prostituta, rivestita di ornamenti ma madre di tutte le prostituzioni.
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno il suo popolo…”
Questo versetto 3 ci richiama il prologo di Giovanni:
“E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi…”(v. 14)
Ricordiamo ancora una volta che la traduzione esatta dei verbi “abitare” e “dimorare” è “porre la tenda”. Di conseguenza, diremo:
“Ecco la tenda di Dio con gli uomini!
Egli porrà la tenda tra di loro…” (Apoc. 21,3)
e “…e pose la sua tenda in mezzo a noi…” (Gv 1,14)

La tenda racchiude in sé almeno due immagini: quella del cammino (è un Dio che cammina con il suo popolo) e quella del pastore nomade (Dio pasce il suo gregge camminando con le sue pecore).
Ecco la tenda di Dio in mezzo a noi!
Notiamo che fin dall’inizio il primo quadro sviluppa il tema della novità: la Gerusalemme nuova è inserita in un contesto nuovo. “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra…” (21,1).
Soffermiamoci un attimo sul v. 5: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose…” in cui “faccio” è la traduzione di un termine tecnico della creazione (il verbo greco poieo) che significa, appunto, “creo”. Il Signore sta facendo una nuova creazione, che non è futura perché il verbo viene espresso al tempo presente.
Quindi, la nuova creazione è già in atto; Dio non attenderà la fine dei tempi per donarci la gioia, per toglierci il lutto, la morte, il lamento e l’affanno. Il Signore già oggi crea cose nuove, che porterà evidentemente a compimento nella loro pienezza alla fine dei tempi, quando lo incontreremo.
Credo sia fondamentale riflettere su questi concetti perché siamo di fronte a una situazione non solo di consolazione, ma d’impegno. Adesso Io, Dio, e tu, uomo, facciamo qualche cosa di nuovo.
La prospettiva cambia diametralmente: i semi del regno (il granello di senape, ad es.) sono già piantati e stanno crescendo.
E’ bello sentirsi parte di questa novità perché con il battesimo noi siamo entrati nella nuova creazione, primizia della comunione piena con Dio alla fine dei tempi. Il nostro Signore è il Dio dell’Alleanza che non rinnega mai il suo popolo e il patto che ha stabilito con lui.

Lettura di Isaia 25, v. 6 e seguenti.
In Apocalisse 21, come in questo brano profetico, si possono distinguere due momenti: il primo con una visione di speranza, di apertura (“A colui che ha sete darò gratuitamente acqua della fonte della vita” – v. 6) e un secondo momento di condanna (“Ma per i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gli immorali e i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo.” v. 8).
Appare chiaro il richiamo profetico alla possibilità di entrare nella categoria dei codardi, di quanti – cioè – non hanno avuto il coraggio di testimoniare.

In proposito sappiamo che successivamente agli anni 90 d.C. sorse nella Chiesa il grande problema dei “lapsi”, cioè di coloro che nella persecuzione non erano stati coerenti, avevano abiurato e sacrificato agli idoli e che poi, con il ritorno alla normalità, avevano chiesto di essere riammessi nella comunità ecclesiale. Coloro che erano stati perseguitati si opposero, però, a questa riammissione pretendendo che fosse subordinata ad un nuovo battesimo, perché ritenevano che rinnegando Cristo i “lapsi” avessero addirittura cancellato il loro battesimo.
Sulla questione avvenne un grande dibattito nella Chiesa, con il rischio di scismi, fino a quando non prevalse l’opinione di Cornelio, vescovo di Roma, e di Cipriano, vescovo di Cartagine, secondo la quale il battesimo non poteva in ogni caso essere cancellato, nemmeno dal peccato più grave. Quindi i “lapsi” sarebbero dovuti essere riammessi nella comunità ecclesiale, magari attraverso un percorso penitenziale, ma senza essere ribattezzati.

Concludiamo le considerazioni sul primo quadro dicendo che Cristo oggi si incontra nella Chiesa, nuova Gerusalemme e centro della nuova creazione. Di conseguenza dobbiamo adoperarci per migliorare la nostra comunità ecclesiale in modo che “…i vili e gli increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri…” (21,8) e i mentitori diminuiscano e aumentino, invece, gli iscritti nel libro della vita.
La Chiesa è fondamentale per poter vivere fino in fondo l’esperienza di Cristo.

Il secondo quadro ci raffigura la nuova Gerusalemme, la città santa, ben differente da Babilonia, ricca di esteriorità e destinata a perire. Gerusalemme, ricca ma per essenza, dotata di ricchezze interiori, non rappresenta una città vera e propria, ma la comunità ideale in generale. Nel v. 16 è descritta a forma di cubo con ogni faccia, ogni fronte, uguale all’altra.
La città santa non è travestita (come Babilonia) in quanto racchiude in sé il Signore,tanto da non aver bisogno del tempio perché il contatto con Dio è immediato.
Ripenso a tante descrizioni dei Padri che paragonano la Chiesa, per esempio, a una corona regale d’oro, adornata di pietre preziose, oppure a un giardino con molteplici varietà di pianti e di fiori. Le pietre preziose, i fiori e le piante simboleggiano le varie membra della Chiesa, che è una comunità con in sé una preziosità che le deriva da Dio. In questa luce, allora, riscopriamo la vocazione di ciascuno di noi secondo la propria differente condizione (laico, sposo, sacerdote…). Noi siamo come pietre preziose incastonate nell’edificio di Dio, nella Gerusalemme santa.
Si potrebbe vedere un parallelo di quest’immagine in Ezechiele 48.
La nuova Gerusalemme finalmente si rivela come la sposa dell’Agnello.
Siamo di fronte a una nuova creazione. Non ci saranno più le maledizioni post-edeniche (Genesi 3) perché ormai cancellate dal sangue dell’Agnello. Consideriamo anche che le nostre sofferenze, i nostri sacrifici sono salvifici perché ricolmati di significato dal sangue dell’Agnello. La passione e la morte di Cristo ci insegnano pur qualcosa.
Questo significa far parte della nuova città santa nella quale confluiscono tutte le genti
(“Le sue porte non si chiuderanno mai…” (v. 25)
e nella quale “Non entrerà…nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello” (v. 27))

Leggere:
Michea 4, 1-5 “Il regno futuro del Signore a Sion”;
Gioele 4, 20-21 “Era paradisiaca della restaurazione di Israele”;
Isaia 2, 2-5 “La pace perpetua”.

La nuova città fondata sugli apostoli (v. 14) è perfettamente simmetrica; è una costruzione spirituale.
Potremmo tenere come sottofondo a questo brano dell’Apocalisse il cap. 4 del Vangelo di Giovanni (“Gesù dai Samaritani”): “…i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità…” (v. 23).
Non ci sarà più bisogno del tempio di Gerusalemme né di quello del monte Garizim: basterà mettersi nell’ottica di Dio adorandolo “in spirito e verità”. (v. 24).

Il terzo quadro: la nuova Gerusalemme, giardino di vita. Siamo anche qui nel clima dell’Eden.
L’ultimo episodio della Bibbia (Apocalisse 22, 1-5) richiama l’inizio della stessa Bibbia (Genesi) con la creazione e la caduta dell’uomo. Ora si parla della nuova creazione (e non più della caduta) e della gioia di essere perennemente con il Signore. Ecco la grande speranza che infonde la Bibbia!
In Genesi si parla dell’albero della vita che viene sottratto subito all’uomo, mentre in Apocalisse 22 troviamo “…un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (v. 2). Qui la vita viene distribuita in pienezza.
Nuovamente rieccheggia il cap. 4 di Giovanni nel quale si parla del pozzo di Giacobbe e dell’acqua viva (che va letta simbolicamente). Siamo davvero alla comunione piena con Dio e alla luce piena, al giorno senza fine (Ap.22,5): “Non vi sarà più notte…”.
Dobbiamo allora cominciare a gustare tutto questo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, nella quale incontriamo il Signore. Dopo la comunione noi siamo come delle arche sante che portano Gesù per il mondo, siamo come dei “Cristofori”.
Sono convinto che sia molto bella la visione terminale dell’Apocalisse in parallelo con l’episodio iniziale della Bibbia.

Stiamo vivendo una primavera della Chiesa: oggi lo Spirito soffia e ci provoca con le sfide del nostro tempo. L’incontro con le altre religioni, ad esempio, è impegnativo ma ci deve entusiasmare.

Concludiamo dicendo che il nostro capitolo è aperto alla speranza, ma contiene anche un invito alla conversione. Speranza e conversione vanno di pari passo e guai se non fosse così: la speranza diventerebbe fatalismo e la pigrizia prenderebbe il sopravvento (e con essa il nostro egoismo).

Un’ultima considerazione sui mentitori (21,8 e 27) che non sono soltanto coloro che dicono il falso, ma anche quelli che vivono nella falsità continua, che adorano i falsi dei, che vivono una vita di menzogna inseguendo ciò che è falso.

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L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/L’IMMACOLATA DAVANTI ALLA STORIA DEL MONDO

5 novembre 2018

Non sarebbe esatto considerare in modo avulso dalla persona il Concepimento Immacolato, perché nella realtà esiste solo la Vergine concepita senza il peccato originale e questo credo lo capiscano tutti. Ma c’è un’altra cosa, non si può considerare, nell’ambiente della nostra fede, la Vergine Immacolata come detto ora, avulsa dalla storia del mondo, meglio dalla storia dell’umanità, perché que¬sta storia dell’umanità è una comparsa vera, obiettiva, che ha avuto un principio in modo del tutto ragionevole e che avrà un fine con un giudizio sì ragionevole, ma soprattut¬to pieno di misericordia.
Bisogna dunque considerarLa questa Vergine Imma¬colata, davanti a tutta la storia del mondo, perché il suo posto è là.
Che cosa è che influisce sulla storia del mondo, cioè sulla storia dell’umanità?
Il mondo va avanti senza di noi e non ha affatto bisogno della nostra scoperta per vivere. Il mondo è stato creato prima di noi e continuerà dopo di noi. Non possia¬mo credere che di fronte alla infinità di Dio noi riempiamo tutte le possibilità. Abbiamo l’illusione di essere gran cosa quando non consideriamo il Cielo e tutto ciò che il Cielo racchiude, ma davanti all’infinità di Dio siamo una piccola cosa. La Vergine Immacolata, invece, non è picco¬la cosa.
Ripeto la domanda, che cosa è che influisce sulla storia degli uomini?
Prima di tutto la creazione di Dio e il fine che Dio ha dato alla creazione, cioè la sua gloria. Tutto è stato creato da Lui e, se tutto è partito da Lui, tutto deve ritornare a Lui. Niente da osservare! E sarebbe irragione¬vole fare su questo delle osservazioni. Ma, attenti bene, che cosa vuol dire questo? La storia dell’umanità anzitut¬to è fatta da questo cosmo nel quale noi viviamo, e dalle sue leggi.
Le leggi non obbediscono a noi, noi possiamo usarle perché Dio ha dato alla Sua creazione quella mobilità per cui, avendo intatta la definizione della legge che opera sempre e sempre allo stesso modo, nelle stesse condizioni, noi possiamo usare delle leggi, ma le usiamo secondo il corso che ha stabilito il Creatore, non lo stabiliamo noi. Sfruttiamo quel cosmo che non dipende da noi e, a quan¬to pare, il cosmo ci condiziona, perché, se oggi piove, vorrei vedere se si potesse in qualche parlamento fare una legge per cui l’otto di dicembre non può piovere, ci si provino!
Siamo in mezzo a leggi che obbediscono solo a Dio e fingiamo di non accorgercene!
C’è un secondo punto che influisce sulla storia degli uomini ed è la libertà umana. E’ il piú grande mistero che portiamo con noi perché fin’ora non siamo ancora riusciti a spiegare bene come mai, non so se i nostri successori ci riusciranno, come mai Dio, che è libero per essenza, abbia potuto creare degli altri esseri liberi perfettamente. E na¬turalmente la libertà degli uomini entra nel realizzarsi del¬la storia, ma gli uomini liberi, specialmente quelli che credono di fare la storia, si ricordino che c’è un bel giuo-co al quale debbono stare attenti, perchè, quando gli uo¬mini fanno il male e credono con questo di essere grandi perché si ribellano, perché sono capaci di fare una rivolu-zione, ossia un disordine irrazionale e stupido, tutto quel¬lo che fanno di male serve al disegno di Dio. E’ veramente giocondo osservare la storia da questo punto di vista e vedere questi grandi uomini che passano, che vanno a briglia sciolta dall’oriente all’occidente, dal Nord al Sud, non lo sanno, poveretti, se lo sapessero chi sa come rimar¬rebbero male, in realtà senza merito servono Dio; senza merito, ma fanno tutti il giuoco di Dio e dopo aver fatto quanto ad essi comoda, non resta loro niente. Così, senza aver alcun merito e alcuna pretesa per l’eternità, quello che hanno fatto servirà al disegno di Dio e anche il male, tutto il male sarà costretto a servire a tutto il bene.
La storia si fa in questo modo, perché al di sotto della libertà umana ci sono infinite altre cose, quelle che collegano noi, causa che agisce alla Causa Prima.
Ho ricordato tutto questo perché ora debbo invitarvi a guardare Colei che perché esentata dal peccato originale sta, in questo senso, al di fuori della storia umana, la guarda e la condiziona. Perché la guarda e la condiziona? Se io apro il libro dell’Apocalisse, che è di una incantevo¬le poesia e di una incredibile realtà su tutta la storia umana, al capitolo dodicesimo della visione che Giovanni l’Evangelista ha a Patmos i protagonisti sono due; in modo diverso, ma sono due: il Figlio, che nasce dalla Vergine, e la Vergine. Questo perché tutta la vicenda della libertà umana usata male da Adamo fino a noi è tutta quanta dominata e conclusa dalla venuta del nostro Signore Gesù Cristo. E ormai tutta la storia è guidata da lì: il prima, quello che fu il contemporaneo, e il poi e quello che verrà fino alla chiusura escatologica, al momento in cui il Giu¬dizio chiuderà la vicenda umana.
Ma perché c’è la deuterogonista, la Vergine? Perché il Figlio di Dio potesse riparare per gli uomini e meritare tutto e portare la misericordia prevalente sulla giustizia, era necessario che appartenesse al genere umano. Perchè di là doveva sorgere la riparazione donde era sorta la col¬pa. E che cosa Lo ha fatto membro del genere umano? Una cosa sola: il corpo avuto da Sua madre, la vita accesa dalla stessa fiammella di Adamo, che Lo renderà parente di tutti, consanguineo di tutti gli uomini: e allora in tale veste doveva rappresentarli, sostituirli e così redimerli.
La Vergine Santissima ha dato non l’anima, ma il corpo a Cristo e, pertanto, rimane con Cristo protagonista della storia del mondo. Molti futurologi cercano di preve¬dere cosa sarà il duemila, che è vicino, ma non lo sanno, perché non saranno i calcoli politici ed economici che stabiliranno il corso del duemila; sarà quello che converrà al Regno di Dio in terra, deciso da Cristo che ha redento e, accanto a Lui, da Sua Madre.
Ecco la posizione! E Maria ha potuto avere questa posizione perché Immacolata: infatti l’ombra caduta an¬che per un istante solo sulla Madre si sarebbe riversata sul Figlio e questo era impossibile, perché il Figlio aveva una anima e un corpo come noi, ma questi appartenevano al Verbo di Dio. Le ombre si trasmettono e in questo caso nessuna ombra poteva essere trasmessa.
Ecco da una parte la storia dal mondo, dall’altra Lei, una Madre che è Madre di Dio perché Immacolata.
Vorrei farvi osservare una cosa, il ritmo che Dio mantiene in tutte le verità, in tutto l’ordine creato e in tutto l’ordine soprannaturale: Dio è coerente in quello che fa. Il Creatore attraverso il diritto naturale ha stabili¬to la famiglia; dal punto di vista giuridico, il capo della famiglia è l’uomo. La pochezza umana del nostro tempo non si è accorta che l’uomo ha caratteristiche per cui sta al sommo della famiglia; ma la donna ha altre caratteri¬stiche per cui in un altro modo, non inferiore, sta anch’es¬sa al sommo della famiglia. La donna ha un’altra sovra¬nità: quella della femminilità, cioè del sentimento del pu¬dore, della dolcezza.
Spesso si dimentica che Dio può fare infinitamente piú di quello che possono fare gli uomini. Egli ha creato due sovranità, con questa meraviglia: che tutte e due sono come se fossero una monarchia, il diverso piano le rende coesistenti e non diminuisce affatto né la monarchia dell’ uno, né la monarchia dell’altro.
Guardate bene, questo avviene nell’ordine naturale. Nell’ordine soprannaturale della redenzione si verifi¬ca la stessa cosa: Cristo è il re, che ha fondato il regno e che conduce le cose di questo mondo verso il fine al quale Iddio ha indirizzato la creazione; ma davanti a questo mondo ci ha messo una Madre, una sovranità di amore!
Del resto tutte le volte che c’è bisogno di qualche cosa in questo mondo, è sempre Lei che viene. La storia dei san¬tuari, che noi possiamo fare benissimo dal mille in poi, lo dimostra con chiarezza. L’anima di tali santuari documen¬tati, intendiamoci, è Lei, sempre Lei, sempre Lei. Si ha un solo caso di un fatto miracoloso accaduto e tenuto celato, perché laddove è accaduto è tutto celato quindi anche questo non è del tutto noto, dove è comparso anche Cri¬sto, ma è Sua Madre che viene a chinarsi sugli uomini.
Lo stesso ritmo nel diritto naturale della famiglia umana e nell’ordine soprannaturale della redenzione.
Ora capite perché questa Vergine sta di fronte al mondo e di fronte al mondo è meglio che ci stia una Madre piuttosto che starci un qualche potentato iniquo, spaventoso e terrificante come molti uomini ci vorrebbe¬ro regalare.

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Apocalisse, 20

3 novembre 2018

20

[1] Vidi poi un angelo che scendeva dal cielo con la chiave dell’Abisso e una gran catena in mano.

[2] Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni;

[3] lo gettò nell’Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un pò di tempo.

[4] Poi vidi alcuni troni e a quelli che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. Vidi anche le anime dei decapitati a causa della testimonanza di Gesù e della parola di Dio, e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non ne avevano ricevuto il marchio sulla fronte e sulla mano. Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni;

[5] gli altri morti invece non tornarono in vita fino al compimento dei mille anni. Questa è la prima risurrezione.

[6] Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni.

[7] Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere

[8] e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra, Gog e Magòg, per adunarli per la guerra: il loro numero sarà come la sabbia del mare.

[9] Marciarono su tutta la superficie della terra e cinsero d’assedio l’accampamento dei santi e la città diletta. Ma un fuoco scese dal cielo e li divorò.

[10] E il diavolo, che li aveva sedotti, fu gettato nello stagno di fuoco e zolfo, dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati giorno e notte per i secoli dei secoli.

[11] Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé.

[12] Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere.

[13] Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.

[14] Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco.

[15] E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-15 – lettura
Si tratta di un capitolo difficile e contorto ed è uno di quelli che più hanno avuto successo anche in senso negativo.
Il simbolismo dei mille anni risulta di difficile spiegazione. Nel corso dei secoli sono state date essenzialmente due interpretazioni: una letterale e l’altra simbolica.
Interpretazione letterale è, ad esempio, quella dei Testimoni di Geova secondo i quali avverrà una prima resurrezione (v. 5); in seguito ci sarà una seconda possibilità. Chi non diverrà Testimone di Geova prima della seconda resurrezione morirà in eterno.
Per l’interpretazione letterale sono evidenti le difficoltà circa la decorrenza dei mille anni: il conteggio inizia dalla nascita o dalla morte di Cristo, oppure dalla data dei fatti che vengono descritti nell’Apocalisse?

Una spiegazione simbolica, ma in senso terreno, venne fornita da S.Agostino, per il quale i mille anni costituivano il tempo di durata della Chiesa sulla terra dalla risurrezione di Gesù al suo ritorno finale.
Secondo altre interpretazioni simboliche, ma in senso totalmente celeste, i mille anni indicherebbero un tempo di massima, un modo per dire che il regno di Cristo si realizzerà certamente nell’escatologia e non sulla terra. Di conseguenza noi regneremo con Lui nell’eternità.

Questo capitolo ci offre una serie di visioni introdotte da “vidi” (vv. 1 e 4, ad esempio). All’inizio ci viene presentato un angelo più potente dei precedenti il quale “afferrò il dragone, il serpente antico – cioè il diavolo, satana – e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell’abisso…”.(v. 2).
Rieccheggia qui il cap. 12 del Vangelo di Giovanni in cui si parla della glorificazione di Gesù attraverso la morte (vv. 20-33). Ora, nell’Apocalisse, si realizza la grande vittoria con la cacciata del principe di questo mondo. Allora il cap. 20 non può essere che un brano che tiene sullo sfondo il trionfo di Cristo.
Un dato è certo: Gesù Cristo vince il dragone e l’ultimo nemico a venire gettato “nello stagno di fuoco” (v. 14) è la morte. Quindi la vittoria divina è totale. In ogni caso il dragone soggiace alla volontà e al progetto del Signore.

“Dopo questi dovrà essere sciolto per un po’ di tempo.” (v. 3b).
Al riguardo ricordiamo quanto detto commentando il Vangelo di Luca: “dovrà”, “deve” sono forme verbali (da greco dein) che indicano il progetto divino. Quel “dovrà” significa che proprio Dio ha stabilito che il dragone verrà “sciolto per un po’ di tempo”. Di conseguenza non meravigliamoci quando sembra che il male sia all’opera nel mondo. Si tratta del diavolo libero di operare per qualche tempo.

Accenniamo ora ad una interpretazione tolta dall’Apocalittica giudaica (e poi ripresa, ad esempio, dai gruppi avventisti di matrice protestante) la quale, partendo dalla Genesi – in cui è scritto che il Signore ha creato il mondo in sei giorni e il settimo giorno si è riposato – e da un salmo che recita “un giorno per te è come mille anni”, sostiene che un giorno di Dio varrebbe mille anni dei nostri.
Di conseguenza i sei giorni della creazione sarebbero durati seimila anni e il settimo millennio (che corrisponde al settimo giorno) costituirebbe i mille anni del Regno di Dio.
Si tratta evidentemente di calcoli assurdi.
Anche nella chiesa cattolica, soprattutto ad opera di cristiani bollati poi come eretici, è sempre stata presente la tendenza al millenarismo (ricordiamo, ad esempio, nel medioevo, Gioachino da Fiore).

v. 4 – Qui si parla del regno dei giusti, cioè dei martiri e di coloro che non si sono fatti segnare con il marchio della bestia. Costoro sono associati alla risurrezione di Cristo. Ciò vuol dire che la vittoria sul male operata da Gesù coinvolge tutti i giusti e che anche le nostre opere buone contribuiscono, nel loro piccolo, ad eliminare il male nel mondo. Quando nella Messa proclamiamo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco Colui che toglie i peccati del mondo…”, anziché “i peccati” sarebbe forse meglio dire “il peccato” perché Cristo ha sconfitto il Peccato. Sta a noi, invece, eliminare ogni giorno i peccati piccoli e grandi che commettiamo. In tal modo entriamo nella dinamica delle resurrezione.
Satana, anche se liberato, contribuisce alla sconfitta finale di tutti i nemici di Dio, perché li raduna facilitando, di conseguenza, il compito divino.
E nei vv. 9 e 10 si parla proprio della vittoria del Signore.

Concludo con una bella immagine di Teresa d’Avila, vissuta all’epoca della Riforma protestante. La santa sosteneva che la Chiesa fosse assediata dai nemici e che i monasteri delle suore di clausura costituivano delle piccole fortezze nelle quali venivano addestrati i soldati di Cristo. Ovviamente l’addestramento consisteva nella preghiera costante, assidua, totale, per la Chiesa che non potrà mai essere vinta.

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L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/LA VERA DEVOZIONE ALLA SANTA VERGINE

3 novembre 2018

San Bartolo Longo , prega per noi

Il discorso sulla Vergine Immacolata non sempre lo si fa concreto, completo ed esatto.
Si parla sempre di Lei, sé ne magnificano le qualità, i privilegi, la grandezza.
Parliamo un po’ di noi; a Lei non dobbiamo insegna¬re nulla! Noi abbiamo bisogno di apprendere molto.
Il discorso dunque è per noi e di noi.
In che cosa consiste la vera devozione alla Vergine, Madre del Signore?
Anzi tutto consiste nel fare quello che Essa vuole: questo è il fondamento necessario nella devozione alla Madonna.
Che cosa vuole?
La osservanza della legge di Dio!
Vuole la cosa piú grande, piú dolce, e, per molti uomini, piú difficile che è la uniformità della volontà nostra alla volontà del Signore.
Essa vuole quello che vuole Gesú! E la vera devozio¬ne è anzitutto e sostanzialmente in questo: che si faccia quello che Dio vuole.
La devozione alla Madonna non costituisce un tema di extraterritorialità alla norma della legge di Dio, no! E’ tutto nella norma della legge di Dio.
Certo non è difficile capire che la cosa non è facile, ma questo non autorizza a tacerne; quanto piú una cosa è difficile, tanto piú bisogna parlarne; quanto piú una cosa è dimenticata tanto piú bisogna ricordarla.
Ma non è solo questo! La vera devozione alla Ma¬donna domanda un’altra cosa.
Gesú in croce affida la Vergine al suo discepolo piú fedele, Giovanni, l’unico che aveva avuto il coraggio di seguirlo fino alla croce – gli altri si erano tenuti piuttosto discosti! – In Giovanni è rappresentato ciascun uomo, pertanto la nostra devozione verso Maria dev’essere filiale. La vera devozione alla Madonna domanda questo: che si instauri tra l’anima nostra e la Vergine Madre del Signore il rapporto, il clima, il calore che unisce madre e figlio.
Quale calore?
Quello della ammirazione, della stima, dell’afflato – questa parola dice un mondo intero! – della fiducia, dell’abbandono tranquillo, sorridente, pacato.
I rapporti tra madre e figlio sono descritti in queste parole, ed è chiaro che queste parole contengono un insie¬me di sentimenti che non è esattamente quello che sta nel rapporto di amicizia, perché è molto di piú.
Questo deve essere instaurato nella vera devozione: l’intimità, il ricorso, l’appello, il colloquio, il senso di una presenza nella quale ci si sente perfettamente tranquilli. Mi direte: e come si fa?
Sono tutte cose piuttosto difficili.
Tali risposte cominiciano ad essere difficili anche tra le madri e i figli del nostro tempo, perché molte madri non meritano piú e molti figli meritano ancor meno, il che è uno degli aspetti di disfacimento che è la gloria della nostra cosiddetta civiltà.
E’ ora di aprire gli occhi su quello che il mondo è oggi.
Come si fa per prolungare, per creare questo calore, questa intimità, questa vicinanza, questa presenza affet¬tuosa, sorridente e tranquilla?
Ci sono le pratiche di pietà e l’orazione.
E’ con l’orazione che si stabiliscono i rapporti con il Cielo, con Dio, con Cristo, con la Vergine, con gli Angeli, con i Santi.
La strada è la stessa; è unica! E’ questione di per¬correrla con maggiore comprensione, con maggiore sacri¬ficio e maggiore saggezza, è questione di saper prendere e riprendere la rincorsa, ma la via è sempre l’orazione.
Guardiamo a Lei – già! – ma guardiamo un po’ anche a noi, perché i rapporti si hanno in due; è necessa¬ria una reciprocità con Dio, che rispetti la libertà umana, e questa reciprocità non manca mai; anzi la ha affidata a noi, a noi dico!
Vediamo come possiamo colloquiare con Maria, di quali strumenti possiamo servirci.
Naturalmente si può colloquiare con la Vergine, Madre del Signore, in ogni momento e per qualunque cosa e in tutte le forme e per qualunque causa: con la medita¬zione interiore; ma penso che questa possa essere difficile per molte anime. Bisogna cominciare con le cose piú facili e pertanto vengo a quelle.

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Apocalisse 19

2 novembre 2018

19

[1] Dopo ciò, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva:
“Alleluia! Salvezza, gloria e potenza
sono del nostro Dio;

[2] perché veri e giusti sono i suoi giudizi,
egli ha condannato la grande meretrice
che corrompeva la terra con la sua prostituzione,
vendicando su di lei
il sangue dei suoi servi!”.

[3] E per la seconda volta dissero:
“Alleluia!
Il suo fumo sale nei secoli dei secoli!”.

[4] Allora i ventiquattro vegliardi e i quattro esseri viventi si prostrarono e adorarono Dio, seduto sul trono, dicendo:
“Amen, alleluia”.

[5] Partì dal trono una voce che diceva:
“Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!”.

[6] Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano:
“Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio, l’Onnipotente.

[7] Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell’Agnello;
la sua sposa è pronta,

[8] le hanno dato una veste
di lino puro splendente”.
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.

[9] Allora l’angelo mi disse: “Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell’Agnello!”. Poi aggiunse: “Queste sono parole veraci di Dio”.

[10] Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: “Non farlo! Io sono servo come te e i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. È Dio che devi adorare”. La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia.

[11] Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo cavalcava si chiamava “Fedele” e “Verace”: egli giudica e combatte con giustizia.

[12] I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce all’infuori di lui.

[13] È avvolto in un mantello intriso di sangue e il suo nome è Verbo di Dio.

[14] Gli eserciti del cielo lo seguono su cavalli bianchi, vestiti di lino bianco e puro.

[15] Dalla bocca gli esce una spada affilata per colpire con essa le genti. Egli le governerà con scettro di ferro e pigerà nel tino il vino dell’ira furiosa del Dio onnipotente.

[16] Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei re e Signore dei signori.

[17] Vidi poi un angelo, ritto sul sole, che gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo:

[18] “Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni dei capitani, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi”.

[19] Vidi allora la bestia e i re della terra con i loro eserciti radunati per muover guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito.

[20] Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che alla sua presenza aveva operato quei portenti con i quali aveva sedotto quanti avevan ricevuto il marchio della bestia e ne avevano adorato la statua. Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo.

[21] Tutti gli altri furono uccisi dalla spada che usciva di bocca al Cavaliere; e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-10 – lettura
I capitoli 17 e 18 trattano della caduta di Babilonia; i capitoli 19 e 20 riguardano la vittoria totale di Cristo e i capitoli 21 e 22 l’esaltazione di Gerusalemme.
L’inno iniziale del nostro capitolo viene ripreso in parte dalla “Liturgia delle Ore”, nei vespri della domenica sera. E’ bello ricordare la salvezza che ci aspetta!
Il cap.19 è l’unico brano del Nuovo Testamento in cui compare la parola “alleluia”, che viene tratta dall’ultima sezione dei Salmi. Precisamente nei salmi dal 107 al 150 è diffuso il termine “alleluia” che significa “Lodate Jahwe”. E’ qui evidente, comunque, uno sfondo vetero-testamentario perché Giovanni utilizza la lode tipica dell’ebraismo (salmi alleluiatici) applicandola alla vittoria di Cristo.

Questa lode viene affidata a tre voci diverse.
La prima voce è quella di una “folla immensa nel cielo” (che ha due aspetti in quanto prima dice una cosa e poi un’altra); la seconda è quella dei ventiquattro vegliardi e dei quattro esseri viventi i quali semplicemente pongono un sigillo (“Amen, Alleluia”); infine la terza è la voce che esce dal trono. Quindi, abbiamo tre momenti e tre protagonisti diversi della nostre lode. Potremmo affermare che qui appare un insieme di celeste e di terreno:
“Lodate il nostro Dio,
voi tutti, suoi servi,
voi che lo temete,
piccoli e grandi!” (v. 5).
Concludiamo la lezione osservando che è presente in questo brano la “comunione dei Santi”, ossia sono presenti la Chiesa militante e la Chiesta trionfante, che sono due facce della stessa medaglia, potremmo dire due momenti della medesima esistenza: la vita terrena e la vita dell’aldilà.

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L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/L’IMMACOLATA: VITTORIA DEL BENE SUL PECCATO

2 novembre 2018

 

L’Immacolato Concepimento della Vergine costitui¬sce un’indicazione divina.
Questo è il tema sul quale vi invito a riflettere. Tutto costituisce un’indicazione divina di quello che ha fatto Dio, perché Dio non parla – è l’unico – soltanto con le parole, Dio parla anche con la creazione, coi fatti.
Tutto è un’indicazione divina, questo sarebbe un di¬scorso da continuare assai a lungo e, se gli uomini capisse¬ro che tutto quello che è creato costituisce una indicazio¬ne divina, in questo mondo si starebbe molto meno male e probabilmente sarebbero eliminati molti dei suoi guai. Limitiamoci al dogma dell’Immacolato Concepimen¬to della Madonna e vediamo quale indicazione contiene. Non pretendo di esaurire l’argomento, non ne sarei capa¬ce, ma qualche cosa posso dire.
L’Immacolato Concepimento consiste nel fatto che Dio in previsione di Gesú Cristo, del quale Essa sarebbe stata Madre, e per i meriti di Gesú Cristo suo Figlio, ha esentato la Vergine Maria dal peccato originale e da tutto quello che consegue dal peccato originale.
E’ chiaro che non si tratta soltanto di un mistero che ci porta a vedere un punto originale della storia umana della vita della Vergine Maria, ma si tratta di tutta una lunga logica che sviluppa quel punto.
Orbene, ecco le indicazioni divine. La prima – ripe¬to, non pretendo di dirle tutte, ma quanto basta per una meditazione – la prima indicazione è questa: la separazio¬ne tra il bene e il male.
Dio l’ha fatta nettamente; dobbiamo cercare di leg¬gere questa pagina del dogma dell’Immacolato Concepi¬mento di Maria, l’indicazione che il male sta su di una riva, il bene sta sull’altra.
L’indicazione che gli eventi del bene stanno su una riva e gli eventi del male stanno sull’altra. Cerchiamo di scendere ai particolari.

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Pensiero del giorno: Cosa vuole sentire Gesù da noi

2 novembre 2018

Quando sono davanti al Santissimo, mi viene di bombardarlo di richieste e di domande, ma poi mi rendo conto che Gesù vuole da noi una cosa sola: sentirsi dire che lo amiamo, non come vorremo noi,ché in quel caso non lo ameremo mai , ma come vuole Lui e cioè cosi come siamo.
Queste tre semplici parole: Gesù ti Amo. Fanno sì che Gesù ci guarda con benevolenza e ci inonda di tutte le grazie di cui abbiamo bisogno, anche di quelle che non gli abbiamo chiesto; con queste semplici parole Gesù ti fa capire che ti ama anche Lui e per questo non ti abbandona mai.
Vuole solo sentirsi dire Ti Amo, per donarti l’Amore che Lui ha per te fino dalla notte dei tempi, prima che tu nascessi.

Non aspettare che il tuo cuore venga trafitto dal suo amore, tu amalo e lui molto delicatamente verrà da te per farti capire questo suo piccolo, grande segreto: Non temere io ti amo di più!
Firmato Raffaella

Apocalisse 18

31 ottobre 2018

18

[1] Dopo ciò, vidi un altro angelo discendere dal cielo con grande potere e la terra fu illuminata dal suo splendore.

[2] Gridò a gran voce:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande
ed è diventata covo di demòni,
carcere di ogni spirito immondo,
carcere d’ogni uccello impuro e aborrito
e carcere di ogni bestia immonda e aborrita.

[3] Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino
della sua sfrenata prostituzione,
i re della terra si sono prostituiti con essa
e i mercanti della terra si sono arricchiti
del suo lusso sfrenato”.

[4] Poi udii un’altra voce dal cielo:
“Uscite, popolo mio, da Babilonia
per non associarvi ai suoi peccati
e non ricevere parte dei suoi flagelli.

[5] Perché i suoi peccati si sono accumulati fino al cielo
e Dio si è ricordato delle sue iniquità.

[6] Pagatela con la sua stessa moneta,
retribuitele il doppio dei suoi misfatti.
Versatele doppia misura nella coppa con cui mesceva.

[7] Tutto ciò che ha speso per la sua gloria e il suo
lusso,
restituiteglielo in tanto tormento e afflizione.
Poiché diceva in cuor suo:
Io seggo regina,
vedova non sono e lutto non vedrò;

[8] per questo, in un solo giorno,
verranno su di lei questi flagelli:
morte, lutto e fame;
sarà bruciata dal fuoco,
poiché potente Signore è Dio
che l’ha condannata”.

[9] I re della terra che si sono prostituiti e han vissuto nel fasto con essa piangeranno e si lamenteranno a causa di lei, quando vedranno il fumo del suo incendio,

[10] tenendosi a distanza per paura dei suoi tormenti e diranno:
“Guai, guai, immensa città,
Babilonia, possente città;
in un’ora sola è giunta la tua condanna!”.

[11] Anche i mercanti della terra piangono e gemono su di lei, perché nessuno compera più le loro merci:

[12] carichi d’oro, d’argento e di pietre preziose, di perle, di lino, di porpora, di seta e di scarlatto; legni profumati di ogni specie, oggetti d’avorio, di legno, di bronzo, di ferro, di marmo;
[13] cinnamòmo, amòmo, profumi, unguento, incenso, vino, olio, fior di farina, frumento, bestiame, greggi, cavalli, cocchi, schiavi e vite umane.

[14] “I frutti che ti piacevano tanto,
tutto quel lusso e quello splendore
sono perduti per te,
mai più potranno trovarli”.

[15] I mercanti divenuti ricchi per essa, si terranno a distanza per timore dei suoi tormenti; piangendo e gemendo, diranno:

[16] “Guai, guai, immensa città,
tutta ammantata di bisso,
di porpora e di scarlatto,
adorna d’oro,
di pietre preziose e di perle!

[17] In un’ora sola
è andata dispersa sì grande ricchezza!”.
Tutti i comandanti di navi e l’intera ciurma, i naviganti e quanti commerciano per mare se ne stanno a distanza,

[18] e gridano guardando il fumo del suo incendio: “Quale città fu mai somigliante all’immensa città?”.

[19] Gettandosi sul capo la polvere gridano, piangono e gemono:
“Guai, guai, immensa città,
del cui lusso arricchirono
quanti avevano navi sul mare!
In un’ora sola fu ridotta a un deserto!

[20] Esulta, o cielo, su di essa,
e voi, santi, apostoli, profeti,
perché condannando Babilonia
Dio vi ha reso giustizia!”.

[21] Un angelo possente prese allora una pietra grande come una mola, e la gettò nel mare esclamando:
“Con la stessa violenza sarà precipitata
Babilonia, la grande città
e più non riapparirà.
[22] La voce degli arpisti e dei musici,
dei flautisti e dei suonatori di tromba,
non si udrà più in te;
ed ogni artigiano di qualsiasi mestiere
non si troverà più in te;
e la voce della mola
non si udrà più in te;

[23] e la luce della lampada
non brillerà più in te;
e voce di sposo e di sposa
non si udrà più in te.
Perché i tuoi mercanti erano i grandi della terra;
perché tutte le nazioni dalle tue malìe furon sedotte.

[24] In essa fu trovato il sangue dei profeti e dei santi
e di tutti coloro che furono uccisi sulla terra”.

Spiegazione Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

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L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/L’IMMACOLATA LUCE SUL MONDO

31 ottobre 2018

 

La Vergine Maria è grande perché è Madre di Dio ed è stata concepita Immacolata perché doveva essere la Madre di Dio. Tale verità è contenuta nel saluto dell’An¬gelo; l’Angelo entrò da Lei e disse: “Ave, piena di Grazia, il Signore è con Te, Tu sei benedetta fra le donne”. Questo saluto stupisce e questo saluto contiene im-plicitamente la verità dell’Immacolato Concepimento del¬la Vergine. Perché? Perché se la Vergine per un momento solo fosse stata toccata dal peccato d’origine e pertanto soggetta alla legge mortale di tutta quanta l’umanità, non sarebbe stato vero che Essa era piena di grazia, che essa era la “benedetta” tra le donne.
Ma dobbiamo insistere nel risentire dentro di noi il discorso dell’Angelo; badate bene: queste parole costitui¬scono un atto di culto verso la Vergine Santissima.

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Apocalisse 17

30 ottobre 2018

[1] Allora uno dei sette angeli che hanno le sette coppe mi si avvicinò e parlò con me: “Vieni, ti farò vedere la condanna della grande prostituta che siede presso le grandi acque.

[2] Con lei si sono prostituiti i re della terra e gli abitanti della terra si sono inebriati del vino della sua prostituzione”.

[3] L’angelo mi trasportò in spirito nel deserto. Là vidi una donna seduta sopra una bestia scarlatta, coperta di nomi blasfemi, con sette teste e dieci corna.

[4] La donna era ammantata di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle, teneva in mano una coppa d’oro, colma degli abomini e delle immondezze della sua prostituzione.

[5] Sulla fronte aveva scritto un nome misterioso: “Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli abomini della terra”.

[6] E vidi che quella donna era ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri di Gesù. Al vederla, fui preso da grande stupore.

[7] Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.

[8] La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.

[9] Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

[10] I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.

[11] Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione.

[12] Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia.

[13] Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

[14] Essi combatteranno contro l’Agnello, ma l’Agnello li vincerà, perché è il Signore dei signori e il Re dei re e quelli con lui sono i chiamati, gli eletti e i fedeli”.

[15] Poi l’angelo mi disse: “Le acque che hai viste, presso le quali siede la prostituta, simboleggiano popoli, moltitudini, genti e lingue.

[16] Le dieci corna che hai viste e la bestia odieranno la prostituta, la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco.

[17] Dio infatti ha messo loro in cuore di realizzare il suo disegno e di accordarsi per affidare il loro regno alla bestia, finché si realizzino le parole di Dio.

[18] La donna che hai vista simboleggia la città grande, che regna su tutti i re della terra”.

Spiegazione Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 17

vv. 1-18
Lettura di uno dei brani più intricati dell’Apocalisse. Saranno utili alcune annotazioni introduttive tenendo già presente il successivo capitolo 18.
I capitoli 17 e 18 introducono alla conoscenza delle differenze fra le due note città, Gerusalemme e Roma. Una è la sposa dell’Agnello e l’altra è colei che combatte l’Agnello e i suoi santi. I nostri due capitoli hanno molti elementi comuni ma si differenziano per il genere letterario. Infatti il primo parla di una visione mentre il secondo costituisce quasi un canto funebre.

Ci accorgiamo facilmente della presenza di un crescendo che va in senso contrario all’ordine di apparizione di alcuni personaggi (il dragone; comparso per primo, poi le due bestie e, infine, la prostituta). Infatti vengono eliminati, uno alla volta, in senso inverso alla loro presentazione, prima la prostituta, poi le due bestie e per ultimo il dragone.

Il tema centrale di questo e dei successivi capitoli (almeno fino al cap. 20) sarà il giudizio di Dio che adesso si sta realizzando e che costituisce lo sviluppo di quanto letto sulla settima coppa.

La visione pone al centro la donna, mentre la spiegazione si sofferma soprattutto sulla bestia e sulle sue corna per poi riprendere alla fine del capitolo, quasi in un versetto sintetico,: “La donna che hai vista simboleggia la città grande che regna su tutti i re della terra” (v. 18).
Notiamo anche la rapidità dei passaggi e la sovrapposizione delle immagini (come, ad esempio, nel v. 11).

Cominciamo ad analizzare il primo simbolo: la prostituta.
Abbiamo già incontrato nella lettura dell’Apocalisse personaggi femminili come la donna con la luna sotto i piedi che dava alla luce un bambino poi sottratto al drago. Ebbene, questa donna è esattamente l’antitesi della prostituta potente che rappresenta Roma con i sette colli. Però gli occhi della fede ci aiutano a vedere la realtà nella giusta dimensione. La dea madre Roma, venerata e temuta, simbolo dell’unità dell’impero, in realtà – se guardata con gli occhi della fede – non è altro che una prostituta, madre sì ma di tutte le prostitute. Lo afferma già il titolo del cap. 17.
Come cristiani dobbiamo preoccuparci di leggere tutte le realtà autenticamente, tenendo presente che quanto non promuove Dio e l’uomo è da condannare. Nella prostituta, ad esempio, l’apparenza nasconde una realtà immorale. E questo è proprio il quadro di Roma a quell’epoca, con tutti i segni della decadenza che poi arriveranno a maturazione. E’ un’immagine biblica quella della città corrotta per eccellenza e riguarda varie città, come ad esempio Tiro, di cui si parla in Isaia 23, e Ninive della quale scrive il profeta Naum in 3, 1-7 (lettura). In quest’ultimo brano è presente il paragone fra Ninive e la prostituta. Nello stesso capitolo si parla di Tebe, città che rappresenta l’Egitto, nemico storico di Israele.
La realtà della prostituta è applicata alla stessa Gerusalemme in Geremia 3 e in Ezechiele 23.

La prostituta, Roma, siede “sopra una bestia scarlatta” (17,3) ma non per dominarla bensì per essere usata come suo strumento. La città, infatti, è strumento della bestia; è al suo servizio.
Un secondo simbolo è costituito evidentemente dalla bestia che nei capitoli 17 e 18 dà unità a tutti gli altri simboli. Infatti è nominata ben otto volte. E notiamo che da lei dipendono sia la donna sia i re.
La bestia ci è presentata in una sorta di “parodia”. Al v. 8 è scritto: “…era ma non è più, salirà dall’Abisso ma per andare in perdizione.”. E ritroviamo quasi le medesime parole nello stesso versetto 8 e nel successivo v. 11. Si tratta esattamente del cammino opposto a quello percorso dall’Agnello, che sembrava sconfitto ed è vittorioso, che è morto ma è risorto. Infatti la bestia non risorgerà ma andrà in perdizione.

Alcune ipotesi sull’identità dei re.
I dieci re dovrebbero essere i sovrani alleati di Roma, i quali alla fine, secondo il disegno divino, si ribelleranno e faranno scempio della prostituta (vv. 16-17).
In particolare,
1) per alcuni studiosi vale un’interpretazione in senso storico, secondo la quale si tratterebbe dei primi imperatori fino a Vespasiano; sarebbero esclusi dal numero i tre sovrani che sono durati pochi mesi. L’ottavo imperatore sarebbe Tito, che ha regnato soltanto per due anni. Per sostenere questa ipotesi dovremmo ammettere che Giovanni, anche se ha scritto l’Apocalisse al tempo di Domiziano, fingesse di scrivere durante l’impero di Vespasiano;
2) per altri i sette re non dovrebbero essere intesi come tali, ma sarebbero i famosi sette tempi dei quali parlava la letteratura orientale dell’epoca, legati ognuno a un pianeta. Alla conclusione di questi tempi sarebbe iniziato l’ottavo, il tempo finale, quello dell’età dell’oro. Sarebbe come sostenere che con lo scontro finale sia iniziato l’ottavo tempo;
3) per altri interpreti ancora si pone il problema di conciliare l’ottavo re, che è anche uno dei sette, con la bestia. L’ottavo re sarebbe allora Diocleziano, talmente feroce da essere considerato, secondo l’opinione comune del popolo di Roma, reincarnazione di Nerone che era uno dei sette.

A questo punto dobbiamo convenire che stiamo leggendo uno dei passi più oscuri dell’Apocalissi. Aggiungo solo che la prostituta, che sembrava così potente e venerata, in realtà è un semplice strumento dei disegno di Dio. E gli altri strumenti, cioè i re e la bestia, alla fine “…la spoglieranno e la lasceranno nuda, ne mangeranno le carni e la bruceranno col fuoco” (17,16b). Qui si legge proprio la storia di Roma imperiale e di tanti altri imperi. Potremmo dire con una frase ad effetto: il sistema divora se stesso.
Teniamo comunque presente che questa pagina è la rivelazione del mistero, cioè del piano di Dio che si compie. Inoltre ricordiamoci che non esiste una esaltazione di Dio separata dall’esaltazione dell’uomo. Quando l’esaltazione del Signore è fine a se stessa e opprime l’uomo siamo di fronte a un altro caso di bestia, anche se ammantato di belle parole. Stiamo quindi attenti a giudicare anche i fatti di Chiesa con gli occhi della fede, come ci suggerisce l’Apocalisse. E il Papa ce lo sta insegnando anche con il recente documento sulla Shoah..
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L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO

30 ottobre 2018

La Vergine Immacolata, costituisce un mistero, ma è anche un messaggio di Dio.
Tutti i grandi fatti che sono stati accolti e voluti in questa regia divina sono dei messaggi; non li possiamo considerare soltanto come dei bei monumenti scaglionati sul frontone del mondo. Sono dei messaggi sempre vivi, permanenti e in certo senso immanenti nella storia della nostra salvezza.
Vi prego di considerare con me l’Immacolato Conce¬pimento della Vergine come un messaggio divino e legger¬lo attentamente, perché abbiamo da imparare qualche co¬sa che non è affatto nuovo, ma che probabilmente ha bisogno di essere ribadito e sottolineato.
Il primo messaggio costituito dall’Immacolato Con¬cepimento della Vergine dà a noi l’esatta misura delle esigenze di Dio.
Siamo tanto inclini a raccogliere le esigenze di tutti al punto che su questo margine si manifesta veramente la debolezza degli uomini. Una volta tanto mettiamoci a considerare le esigenze di Dio: forse per qualcuno è il momento.

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L’IMMACOLATA: MESSAGGIO DI DIO Cardinale Giuseppe Siri/MARIA, MADRE NOSTRA

29 ottobre 2018

L’immacolato concepimento di Maria Santissima è il tocco di perfezione con cui l’Altissimo, nella Sua eterna Provvidenza, ha voluto che risplendesse di soprannaturale fascino Colei che sarebbe stata la Madre del Verbo Incar¬nato, la Madre di Dio.
Tale singolare splendore è pienamente giustificato perché l’Autore di ogni perfezione e bellezza non poteva tollerare nella Madre Sua qualcosa che fosse dissono, in contrasto, o anche solo non in linea, con la Divina Perfe¬zione e Bellezza!
Maria è pertanto Immacolata: Madre di Dio! Domando a questo punto: noi che siamo toccati, alle volte sommersi, dall’imperfezione ed esiliati, a causa del peccato, dalla originaria bellezza e virtú, dinnanzi a tale splendore divinamente profuso in Maria Santissima, dobbiamo rimanere in una posizione di estatica, ma di¬staccata ed inerme, forse inutile, contemplazione, come un povero che guarda triste un palazzo reale ove sa di non poter mai accedere?
Assolutamente no! Maria non ci abbaglia, ci illumi¬na.

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Apocalisse 14

28 ottobre 2018

14

[1] Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo.

[2] Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe.

[3] Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra.

[4] Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello.

[5] Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.

[6] Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo.

[7] Egli gridava a gran voce:
“Temete Dio e dategli gloria,
perché è giunta l’ora del suo giudizio.
Adorate colui che ha fatto
il cielo e la terra,
il mare e le sorgenti delle acque”.

[8] Un secondo angelo lo seguì gridando:
“È caduta, è caduta
Babilonia la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti
col vino del furore della sua fornicazione”.

[9] Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: “Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano,

[10] berrà il vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell’Agnello.

[11] Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome”.

[12] Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.

[13] Poi udii una voce dal cielo che diceva: “Scrivi: Beati d’ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono”.

[14] Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d’uomo; aveva sul capo una corona d’oro e in mano una falce affilata.

[15] Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: “Getta la tua falce e mieti; è giunta l’ora di mietere, perché la messe della terra è matura”.

[16] Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.

[17] Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch’egli tenendo una falce affilata.

[18] Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall’altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: “Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature”.

[19] L’angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l’uva nel grande tino dell’ira di Dio.

[20] Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

Spiegazione

documento al suo interno:

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Corso biblico sull’Apocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 14

vv. 1-5. lettura
Notiamo l’incalzare delle visioni: dalla realtà terrena delle due bestie torniamo al cielo facendo tappa sul monte Sion che costituisce il cuore di Gerusalemme, il luogo sacro per eccellenza. Ciò significa che l’Agnello si trova in un contesto liturgico, nel massimo della sacralità possibile. E questo contesto è confermato dal suono delle arpe, dal canto che diventa “un cantico nuovo”, misterioso a tal punto da essere compreso solo da centoquarantaquattromila persone.
Siamo davanti all’Agnello vittorioso, ritto sul monte Sion e circondato dai centoquarantaquattromila che “recavano sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo” (v.1). Costoro vengono descritti in modo più preciso nei vv. 4 e 5: “Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti fra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.”.

Alcuni interpreti ritengono che i centoquarantaquattromila siano coloro che hanno abbracciato lo stato di verginità (interpretazione letterale), quelli che fin dall’inizio della Chiesa sono vissuti in tale stato di vita. Sono i salvati, primizia di tutto il popolo di Dio.
Altri studiosi invece (interpretazione più valida), risalendo ai testi profetici che parlano dell’idolatria usando il termine prostituzione (vedere Osea), sostengono che ci troviamo di fronte al simbolo dell’idolatria. Quindi le donne indicate nel brano sono da intendere come prostitute, come simboli degli idoli.
Di conseguenza i centoquarantaquattromila sarebbero coloro che si sono mantenuti fedeli al Signore, che non hanno macchiato le loro vesti prostituendosi alle divinità, che non sono menzogneri – in senso biblico -. E’ il caso di ricordare che essere menzogneri vuol dire l’opposto di essere puri di cuore, sinceri. E pura di cuore è la persona che ha accolto in sè il Signore e lo mostra all’esterno; sulla sua bocca non compare menzogna perché le parole pronunciate corrispondono alle idee, ai sentimenti. I puri di cuore sono coerenti. I farisei invece rappresentano l’ideale dell’ipocrisia e, quindi, della menzogna.
Il discepolo ideale resta fedele sempre al Signore, è puro e coerente, segue il suo Signore ovunque vada senza mai macchiare i suoi abiti.
Allora i centoquarantaquattromila sono gli unici che possono capire il cantico nuovo, ossia il cantico di lode all’Agnello vittorioso, quindi il cantico della resurrezione.

vv. 6 -13. lettura
“Gli angeli annunziano l’ora del giudizio.”
Notiamo la parola “vangelo” (“buona novella”). E’ l’unica volta che nell’Apocalisse compare questo termine.
“…un vangelo eterno…” viene proclamato da tre angeli e contiene:
a) un avvertimento;
b) un fatto (la buona notizia);
c) una minaccia.
In quanto “eterno” è immutabile e definitivo.

a) Leggiamo in proposito il libro della Sapienza 13, 1-9, che è parallelo a quanto scritto in Ap 14,7 cioè all’avvertimento (temere, adorare e dare gloria a Dio creatore del cielo e della terra).
La sapienza umana, con tutto il suo impegno di ricerca, può portare, perfino, ad adorare le creature al posto del creatore. Pensiamo al mito della scienza del giorno d’oggi, all’uomo che riesce a clonare un altro uomo. Le persone che sbagliano strada e bersaglio considerano la creatura come una divinità.

Proseguiamo la lettura del libro della Sapienza al cap.14, vv. 22-31 per conoscere le “conseguenze del culto idolatrico”.

Questa tematica sapienziale è ripresa da S. Paolo nella Lettera ai Romani cap.1, vv. 18-32 (“I pagani oggetto dell’ira di Dio).

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Apocalisse ,12

26 ottobre 2018

12

[1] Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle.

[2] Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

[3] Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi;

[4] la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato.

[5] Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.

[6] La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.

[7] Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli,

[8] ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo.

[9] Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli.

[10] Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
“Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.

[11] Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.

[12] Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

[13] Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio.

[14] Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente.

[15] Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque.

[16] Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.

[17] Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.

[18] E si fermò sulla spiaggia del mare.

Spiegazione Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

vv. 1-18 – lettura.

Stiamo leggendo una parte dell’Apocalisse che ha suscitato molte interpretazioni, alcune delle quali totalmente errate.

vv. 1-3.
Notiamo due segni (v. 1 e v. 3).
“Segno”, dal greco semeìon, significa una realtà storica concreta, visibile, che però richiede di essere decifrata.
Il Vangelo di Gv parla spesso di segni quando si sofferma a considerare i miracoli di Gesù, il quale afferma che la vera fede non è quella che sorge dai segni. Lo diceva in quanto coloro che vedevano il miracolo si fermavano al portentoso, al fantastico, senza decifrarlo, senza decodificarlo.
Per comprendere meglio questo concetto riandiamo al Vangelo di Giovanni (cap. 11), al segno emblematico (nel senso di miracolo), cioè alla resurrezione di Lazzaro. E’ l’ultimo miracolo, quello che anticipa la resurrezione di Gesù. Ecco perché un segno ha bisogno di essere decifrato: se si guarda solo al miracolo della resurrezione di Lazzaro si vede un uomo morto che risuscita. Ma andando al di là si capisce che quel segno visibile ha ben altro significato: la risurrezione di Gesù.

Consideriamo ora nel Vangelo di Giovanni un altro grande segno, molto conosciuto e dal significato chiaro: la moltiplicazione dei pani e dei pesci (cap. 6). Fissiamo l’attenzione solo sui pani. La gente che ha assistito al miracolo vorrebbe andare da Gesù “per farlo re”. E proprio Gesù risponde: “Voi mi cercate non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.” (v. 26).
Subito dopo inizia il grande discorso (nella sinagoga di Cafarnao) sul pane di vita che, alla fine, otterrà un risultato negativo: “Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andarono più con lui” (v. 66). Rimasero solo i dodici apostoli. E conosciamo al riguardo la bellissima espressione di Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna…”. (v. 68).
La gente aveva assistito a un miracolo, aveva mangiato a sazietà, ma non aveva decodificato il segno perché si era fermata all’apparenza. Doveva capire,invece, che quel miracolo rimandava a Gesù, “il pane della vita” (Gv 6,35).
In questo capitolo dell’Apocalisse siamo di fronte a due realtà storiche concrete, ovviamente espresse in modo simbolico. Starà a noi decodificarle e comprenderle in profondità.
Analizziamo ora i due segni:

I segno
“…una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle.” (v. 1).
In ordine cronologico, il sole è una delle prime creature di Dio; dà luce, esprime la potenza divina, a volte anche in senso negativo. Infatti il sole può bruciare e portare l’aridità; può imporsi con la sua forza ed essere segno della potenza e della benevolenza del Signore. Abbiamo così una donna vestita con la potenza e la benevolenza di Dio “con la luna sotto i suoi piedi.”.
Noi sappiamo che la luna, allora, scandiva il tempo e anche i mesi. Infatti i calendari antichi erano quasi tutti “lunari”, compilati sulla base delle fasi della luna. Ancora oggi certe attività agricole vengono effettuate in relazione alle fasi lunari.
Questa donna ha sotto i suoi piedi la luna che scandisce il tempo; quindi è già entrata nella dimensione dell’eternità. Il tempo non la interessa più; è sotto i suoi piedi: domina il tempo.

“…una corona….” è segno di un premio vinto (ricorda la corona degli atleti vincitori).
“…di dodici stelle.” Il numero dodici richiama un elemento dell’Antico Testamento, le tribù d’Israele, e uno del Nuovo, gli apostoli. Non sappiamo a quale dei due elementi si riferisca il numero; probabilmente ad entrambi. Questa donna porta sul suo capo una corona che indica una sintesi della storia della salvezza: l’Antico e il Nuovo Testamento. Si tratta di una realtà nuova che proviene dalla fusione di altre due.

Chi è questa donna?
Per scoprirlo leggiamo:
a) Isaia 66, 5-11 (“Giudizio su Gerusalemme”).
All’inizio del brano troviamo una donna che partorisce prima ancora di provare le doglie. Ci aspetteremmo quindi una descrizione quasi di vita quotidiana. E invece scopriamo che questa donna è simbolo di Gerusalemme, ovvero di Sion, della città santa che partorisce i figli in senso non fisico ma spirituale.

b) Michea 4, 9-13
Qui compare una figlia di Sion che grida, che spasima “come una partoriente” (v. 10). Apparentemente potrebbe trattarsi di una giovane, ma dal contesto comprendiamo invece che è il simbolo del popolo d’Israele.

c) Sofonia 3, 14-18
E’ uno dei brani poetici più belli. Anche in questi versetti vediamo la dimensione comunitaria. La figlia di Sion è Gerusalemme, è il popolo stesso d’Israele.

d) Osea 2 (“Il Signore e la sposa infedele”).
Si parla qui di una donna, sposa infedele, che nonostante tutto non suscita l’infedeltà di Dio.

A questi brani dell’Antico Testamento aggiungiamo la lettura di due del Nuovo e cioè:
1) Giovanni 2
Il capitolo inizia con il primo “segno” di Gesù, il miracolo di Cana, in cui torna la parola “donna” rivolta a Maria. Si parla di un banchetto di nozze in cui non compare la sposa e caratterizzato dal vino, che era l’elemento principale del banchetto messianico (il grande banchetto che Dio imbandirà per tutti i popoli sul suo alto monte, direbbe Isaia).
Alcuni elementi del racconto ci fanno trarre questa conclusione: Maria è, qui, simbolo della sposa che, grazie all’opera di Cristo (il vino nuovo dei tempi messianici), si ricongiunge nelle nozze mistiche con il suo sposo che è Dio. E allora Maria rappresenta la Chiesa, incarnata in una persona.
2) Giovanni 19 e in particolare i vv. 25-27.
“Stavano poi presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!»”.
Anche in questa scena ritorna il termine “donna”. Ricordiamo che nel Vangelo di Giovanni Maria compare due volte ma non è chiamata da Gesù con il suo nome proprio bensì con la parola “donna” e, in subordine, “madre”.
Proprio riprendendo i brani profetici dell’Antico Testamento appena letti (la figlia di Sion che partorisce i figli) possiamo dire: ecco la nascita della Chiesa.
Maria in Gv. 19 è colei che genera nuovi figli (Giovanni) e quindi simboleggia la Chiesa intera. Anche per questo motivo, secondo la dottrina cattolica, Maria è immagine, oltre che modello, della Chiesa. Non per niente è vergine e madre: sono questi due elementi che contraddistinguono la Chiesa.

A questo punto possiamo affermare che i due brani del Nuovo Testamento appena citati ci aiutano a identificare meglio la donna del cap. 12 dell’Apocalisse.

II segno
“…un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso…” (v. 3).
Rilettura dei vv. 3 e 4, carichi di simboli mortiferi, cioè che portano la morte (il rosso vivo è il colore della morte).
E’ un drago di un’intelligenza straordinaria (le sette teste) che detiene la regalità terrena (i sette diademi), che si chiama (v. 9) “…il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra…”. Identifichiamo allora questo drago: è il serpente antico. Ce lo dice Giovanni stesso; non sono possibili equivoci.
Il brano sottinteso nel versetto ora letto è Genesi 3 (cioè il racconto del peccato originale con il ruolo ricoperto dal serpente).

Emerge dal v. 4 un elemento importante:
“Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato”.
Per questa donna con le doglie del parto giunge il momento cruciale, perché il drago è pronto per divorare il bambino non appena sarà nato. Tutto fa pensare che il drago possa riuscire nel suo intento. Invece leggendo i vv. 5 e 6 scopriamo il primo insuccesso dell’enorme drago rosso, nonostante la sua intelligenza e la sua capacità di dominio.
Umanamente parlando, tutto era contro la donna e il suo bambino. Ma il bimbo appena nato viene rapito immediatamente in cielo, perché è il Messia (vedere il salmo 2). Il drago perde anche la donna, la quale si rifugia nel deserto che nella Bibbia può essere luogo di tentazione (le tentazioni di Gesù), luogo di incontro con Jahwe (i quarant’anni nel deserto del popolo di Israele, periodo di purificazione, ma anche di rapporto intimo con il Signore, tanto che i profeti quando vogliono indicare un tempo ideale del popolo si riferiscono proprio a questo) e anche luogo di rifugio e di salvezza (come per Davide ricercato da Saul).

Un secondo elemento importante per identificare questa donna: il senso comunitario, in quanto ha il senso del popolo perché si identifica con la Chiesa perseguitata, ma nonostante tutto preservata da Dio. Infatti al v. 14 leggiamo che alla donna vennero date “…le due ali della grande aquila…” (che è Dio) “…per volare nel deserto…” (v. 14).
Per alcuni studiosi la nostra donna potrebbe addirittura rappresentare il popolo di Israele che ha generato il Messia. Chiaramente si tratta di un’interpretazione comunitaria.
Io credo che siano validi tutti e tre i significati (Maria – la Chiesa – il popolo di Israele), perché il simbolismo della donna è talmente ricco che nessuna interpretazione esclude l’altra: è l’Israele; è il nuovo Israele (la Chiesa); è l’immagine perfetta della Chiesa, la Madonna.
Penso proprio che sia da accettare questa triplice dimensione, ovviamente con una sottolineatura particolare per le ultime due interpretazioni (la Chiesa e la Madonna), come la Chiesa stessa ci indica.

Affrontiamo ora una difficoltà: la donna, che noi interpretiamo – per esempio – come la Chiesa, genera Gesù..
Sarebbe molto più facile interpretare questa donna come la Madonna che ha generato Gesù, anziché come la Chiesa che genera Gesù. Ma vari elementi, nello stesso tempo, ci indicano proprio che la nostra donna va interpretata come la Chiesa.
E’ bellissimo: la Chiesa, ancora oggi, genera Cristo.
Nella Chiesa esiste una dinamica particolare che le consente di essere generata da Cristo e nel contempo di generare il Cristo, come avviene in particolare nel sacramento della Eucarestia.
Senza la Chiesa non si può celebrare l’Eucarestia, non si può rigenerare il sacrificio pasquale, ma nello stesso tempo senza l’Eucarestia non potrebbe esistere la Chiesa. Perciò si dice che l’Eucarestia è contemporaneamente culmen et fons (culmine e fonte) della vita della Chiesa. Quindi è effetto e causa insieme.

vv. 7 e segg.
Davanti al drago sconfitto dall’arcangelo Michele, comandante dell’esercito di Dio, ecco che viene intonato il grande canto del cielo per celebrare una vittoria: satana è vinto.
La “gran voce nel cielo” non canta la vittoria di Michele, anzi dice:
“Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio…” (v. 11)
Quindi satana è vinto dal sangue dell’Agnello e dai martiri associati alla passione di Cristo.
Alla fine del canto troviamo un avvertimento:
“Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi…” (v. 12)
Il diavolo è sconfitto, ma ancora all’opera:
“…pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”. (v. 12)
Per “martiri” possiamo intendere i testimoni del Vangelo (dal greco martüria = testimonianza).
E’ bello constatare come la tentazione sia una realtà che viviamo tutti, ma nello stesso tempo sapere che Cristo ci rende vittoriosi associandoci al mistero della sua Croce, alla sua vittoria sulla morte.
Il capitolo 12 si conclude con un versetto che crea la premessa per il successivo capitolo: “E si fermò sulla spiaggia del mare”. (v. 18)

Continua….

 

 

Apocalisse , 10/11

25 ottobre 2018

10

[1] Vidi poi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube, la fronte cinta di un arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di fuoco.

[2] Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra,

[3] gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce.

[4] Dopochè i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere quando udii una voce dal cielo che mi disse: “Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo”.

[5] Allora l’angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo

[6] e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli; che ha creato cielo, terra, mare, e quanto è in essi: “Non vi sarà più indugio!

[7] Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio come egli ha annunziato ai suoi servi, i profeti”.

[8] Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: “Và, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta ritto sul mare e sulla terra”.

[9] Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: “Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele”.

[10] Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza.

[11] Allora mi fu detto: “Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni e re”.

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Apocalisse , 9

23 ottobre 2018

[1] Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso;

[2] egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera.

[3] Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.

[4] E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.

[5] Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo.

[6] In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà.

[7] Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini.

[8] Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni.

[9] Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto.

[10] Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi.

[11] Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore.

[12] Il primo “guai” è passato. Rimangono ancora due “guai” dopo queste cose.

[13] Il sesto angelo suonò la tromba. Allora udii una voce dai lati dell’altare d’oro che si trova dinanzi a Dio.

[14] E diceva al sesto angelo che aveva la tromba: “Sciogli i quattro angeli incatenati sul gran fiume Eufràte”.

[15] Furono sciolti i quattro angeli pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno per sterminare un terzo dell’umanità.

[16] Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero.

[17] Così mi apparvero i cavalli e i cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo. Le teste dei cavalli erano come le teste dei leoni e dalla loro bocca usciva fuoco, fumo e zolfo.

[18] Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che usciva dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità.

[19] La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code; le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse nuociono.

[20] Il resto dell’umanità che non perì a causa di questi flagelli, non rinunziò alle opere delle sue mani; non cessò di prestar culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare;

[21] non rinunziò nemmeno agli omicidi, né alle stregonerie, né alla fornicazione, né alle ruberie.

Spiegazione  Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

Capitolo 9

vv. 1-20 – lettura
La quinta tromba. La sesta tromba.

Siamo di fronte, probabilmente, alla visione più complicata del libro dell’Apocalisse.
E’ tutto un intrecciarsi di strane situazioni in queste visioni. Le cavallette in alcuni momenti sembrano cavalli di guerra e in altri paiono cavalieri con sembianze umane. L’angelo dell’Abisso nell’episodio della quinta tromba compare all’inizio e alla fine del brano,mentre nella scena riguardante la stessa tromba vengono “…sciolti i quattro angeli…” (v.15) “…incatenati sul gran fiume Eufrate…”(v.14).
In proposito si possono fare delle osservazioni:
1 – in primo luogo notiamo che il potere di tutti questi esseri è limitato. Al v.3, per esempio, è scritto “..e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra.” e al v.4 viene concesso alle cavallette di danneggiare”…soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte.” e “Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi…” (v.5).
Il potere di queste creature è sempre limitato. Torna così il tema del male che non ha un potere assoluto.

Che cosa rappresentano le visioni delle cavallette e dei cavalieri? Sicuramente la prima richiama la piaga delle cavallette d’Egitto.
Lettura di Esodo 10, 1-6 in cui sono descritti dei fenomeni, naturali all’epoca. Il senso del miracoloso dato dall’autore del testo sta nell’abilità, di aver riunito tutte insieme la piaghe. Ecco il sottofondo teologico della piaga delle cavallette: come nel libro dell’Esodo si parla di un faraone che ha il cuore indurito (come i suoi ministri e i suoi funzionari), così nel libro dell’Apocalisse si presenta un mondo che ha il cuore indurito e non si vuole convertire.

2 – Quale interpretazione dare a questo brano? Certamente non un significato letterale.Vediamo, allora, gli avvenimenti come realmente accaduti e trasfigurati dai simboli oppure come dei fatti che dovranno verificarsi alla fine del mondo?
Direi che tuttta la narrazione sia da interpretare secondo l’idea della strada: il cammino della storia umana è come un strada, per cui uno stesso avvenimento si ripete durante il persorso. Per esempio, potremmo dire che, dietro queste immagini, davanti agli occhi di Giovanni erano presenti le scorrerie tremende dei Parti e delle orde barbariche che da nord (Caucaso) premevano sui confini dell’impero.

L’importante è tener presente che la situazione di pericolo e di minaccia non è circoscritta a quel momento, ma si ripeterà durante tutta la storia dell’umanità. La guerra, le scorrerie dei barbari (chiamiamoli pure con nomi di attualità) con il procedere delle storia continueranno a verificarsi. Leggiamo il brano con le valenze teologiche date dall’Apocalisse: le forze del male possiedono un potere limitato e, perciò, non prevarranno.
Il nostro è un libro di speranza e, quindi, interpretiamo quanto narrato anche come un invito alla conversione, alla purificazione del nostro cuore.

L’Apocalisse non ci racconta come sarà la fine del mondo bensì ci offre i criteri d’interpretazione della storia odierna.

La sesta tromba trova un paragone molto significativo in uno dei brani apocalittici più antichi (Ezechiele 38 e 39), che ci parla di Gog, mitico re simbolico, che regnava su Magog, luogo della malvagità.
Si tratta, in conclusione, di avvenimenti reali di ogni tempo, da non prendere alla lettera, e trasfigurti dai simboli. Sottolineamo ancora una volta il crescendo dei flagelli: nell’episodio della quinta tromba gli uomini vengono tormentati per cinque mesi – quindi un breve periodo – mentre nella scena della sesta tromba un terzo dell’umanità è ucciso.

vv. 20-21 – lettura.
Sono versetti importanti perché danno il senso delle due visioni. I flagelli descritti (quinta e sesta tromba) accadono perché gli uomini praticano l’idolatria e di conseguenza operano in modo malvagio. E allora tutti questi guai dovrebbero servire a portare gli uomini al vero Dio e ad aiutarli a compiere le opere buone.

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Martedi 23 Ottobre 2018/Prima lettura della XXIX Settimana del Tempo Ordinario

23 ottobre 2018

Prima Lettura Ef 2, 12-22
Cristo è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.
Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Parola di Dio

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Mercoledi 17 Ottobre 2018/ Prima Lettura XXVIII Settimana del Tempo Ordinario

17 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 5, 18-25
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.
Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge.
Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Parola di Dio

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Lunedi 15 Ottobre 2018/ Prima Lettura, XVIII del Tempo Ordinario

15 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 4,22-24. 26-27.31; 5, 1
Non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera, in virtù della promessa.
Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze. Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi. Sta scritto infatti:
«Rallégrati, sterile, tu che non partorisci,
grida di gioia, tu che non conosci i dolori del parto,
perché molti sono i figli dell’abbandonata,
più di quelli della donna che ha marito».
Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.
Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Parola di Dio

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Apocalisse , 4 e 5

14 ottobre 2018

[1] Dopo ciò ebbi una visione: una porta era aperta nel cielo. La voce che prima avevo udito parlarmi come una tromba diceva: Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.

[2] Subito fui rapito in estasi. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto.

[3] Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono.

[4] Attorno al trono, poi, c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo.

[5] Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; sette lampade accese ardevano davanti al trono, simbolo dei sette spiriti di Dio.

[6] Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d’occhi davanti e di dietro.

[7] Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l’aspetto d’uomo, il quarto vivente era simile a un’aquila mentre vola.

[8] I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere:
Santo, santo, santo
il Signore Dio, l’Onnipotente,
Colui che era, che è e che viene!

[9] E ogni volta che questi esseri viventi rendevano gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli,

[10] i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono, dicendo:

[11] “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro,
di ricevere la gloria, l’onore e la potenza,
perché tu hai creato tutte le cose,
e per la tua volontà furono create e sussistono”.

Spiegazione, Corso biblico sullApocalisse (don Roberto Pandolfi).doc

II. Le visione profetiche

Capitolo 4 – lettura
I capitoli 4 e 5 sono molto ricchi di simboli e uniti tra loro, tanto che l’uno si deve interpretare alla luce dell’altro, e costituiscono l’apertura, il preludio di tutta la parte centrale del libro.

Notiamo innanzi tutto che all’inizio della visione c’è una porta aperta nel cielo: stiamo arrivando a un livello più profondo di rivelazione.
E’ interessante considerare che circolavano a quell’epoca diversi apocalissi apocrife, non ispirate, per le quali, di fronte ad una visione più approfondita, era sempre necessaria per il veggente una lunga serie di prove. Nell’Apocalisse di Giovani, invece, i cieli sono già aperti (“….una porta era aperta nel cielo.” v. 1) e, quindi, il veggente non ha dovuto schiudere a poco a poco, con i suoi sforzi, la porta.
Questo passo del brano sembrerebbe in contraddizione con il discorso sulle opere (rivedere la lezione precedente). Infatti ricordiamo che nei messaggi alle sette Chiese si insiste sulla fondamentalità delle opere in quanto coloro che non operano non potranno godere di una conoscenza perfetta di Dio. Non è una contraddizione: si tratta semplicemente di sottolineare l’azione della Grazia. Il cristianesimo, anzi il cattolicesimo, è una religione di grande equilibrio: esiste la Grazia, esistono le opere. Noi andremo in Paradiso perché Cristo è morto in croce (la Grazia) e perché pratichiamo opere che sono in sintonia con quella morte in croce.
Ancora un’annotazione introduttiva: Colui che parla in questo capitolo è la stessa “voce” che avevamo sentito parlare nelle lettere. Di conseguenza anche nel cap.4 il centro è cristologico.

v. 1
“….ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito.”.
Il significato di questa espressione sarà svelato alla fine dei capitoli che stiamo considerando.

v. 2
“Ed ecco, c’era un trono nel cielo…”.
Il trono citato nella lettera alla Chiesa di Pergamo era la sede del proconsole rappresentante di Roma, e quindi della “bestia” (Ap. 2,13).
Questo trono, invece, è diverso perché non è eretto sulla terra ma nel cielo. Ecco la differenza fra i troni terrestri e il trono di Dio. E, per descrivere questo trono, Giovanni fa riferimento all’Antico Testamento e precisamente ai capitoli 25, 26, 27 e 28 dell’Esodo (nei quali si descrive l’arredamento del Santuario, del Tempio itinerante) e a 1 Re, 6.
Lettura di 1 Re 6,1-13, che riguarda la descrizione del Tempio di Salomone, la cui successiva distruzione ad opera dei Babilonesi mise veramente in crisi l’ebraismo perché Dio aveva promesso di abitare in mezzo agli Israeliti. In 1 Re 6,13 leggiamo: “Io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele”.
A questo proposito ricordiamo che, secondo i Salmi, il Signore abitava nel Tempio.
Dopo la distruzione del secondo Tempio da parte dei Romani, l’ebraismo non fu più la religione del Tempio (del sacrificio e della parola) ma della Sinagoga (in greco=riunione, da sün=insieme e agogè=il condurre), e quindi solamente della Scrittura e della Torah.

Prosegue la lettura e la spiegazione di 1 Re 6,14-22.
A proposito dello sfarzo e dei rivestimenti d’oro del Tempio ricordiamo che S.Francesco obbligava i suoi frati alla povertà personale ma, nello stesso tempo, a recare con sè durante i viaggi missionari una pisside d’oro per collocarvi l’Ostia consacrata qualora avessero trovato il SS. Sacramento non dignitosamente conservato. Come per la dimora del Signore, il Tempio di Gerusalemme, così per l’Ostia consacrata, la povertà non era ammessa. Si trattava di una grande intuizione del Santo perché si era allora agli inizi dell’adorazione eucaristica e non esistevano norme liturgiche precise.

Lettura di 1 Re 6, 23-30.

Nel cap.4 dell’Apocalisse siamo di fronte a un luogo liturgico, al tempio del cielo che prende il posto del Santuario itinerante e del Tempio di Gerusalemme.

v. 3
“Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina.”
Il diaspro è un quarzo a macchie che si scolpisce per decorazioni, mentre la cornalina è una pietra preziosa di colore rosso chiaro o rosso scuro. Sono due termini che rendono l’idea della lucentezza e della grandiosità di Dio.

v. 4
“…ventiquattro vegliardi…”. Ventiquattro è multiplo di dodici, numero simbolico, che per l’ebraismo rappresenta le dodici tribù d’Israele e, per il cristianesimo, i dodici apostoli. Sono soltanto delle ipotesi che lasciano francamente perplessi.

A proposito di questo numero simbolico scopriamo nell’Antico Testamento e precisamente in 1 Cronache 1,25 che Davide istituì ventiquattro classi di sacerdoti cantori (cioè adibiti al canto liturgico): oggi potremmo definirli “salmisti”. Se invece ci riferiamo al giudaismo di quell’epoca, vediamo che i libri della Bibbia ritenuti ispirati erano ventiquattro (in quanto i libri profetici minori in molte tradizioni erano raggruppati in un libro solo). Allora il numero in questione potrebbe rappresentare l’Antico Testamento che rende omaggio al trono di Dio e, come si vedrà in seguito, a Colui che porta a compimento l’Antica Alleanza.

“Vegliardi”. Potremmo tradurre meglio con “anziani”, la cui funzione appare importantissima sia nell’Antico che nel Nuoco Testamento. Ad esempio, dagli “Atti degli Apostoli” risulta che le comunità cristiane prima di assumere importanti decisioni consultassero anche gli anziani. E’ appena il caso di ricordare che “prete” deriva dal greco “presbüs” cioè “anziano”.
I vegliardi che stanno intorno al trono “…avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo…” hanno tre funzioni:
1) sacerdotale, cioè di adorare e, come vedremo dopo, di presentare le preghiere e le offerte dei fedeli al Signore. Notiamo che il sacerdote celebrante la Messa all’offertorio offre a Dio anche le intenzioni, le pene, le gioie dei fedeli;
2) regale, perché i vegliardi portano la corona d’oro sul capo;
3) di governo, perché anch’essi sono assisi sui troni.
Abbiamo quindi ventiquattro personaggi importanti, sacerdoti e re, che governano assieme a Dio.

v. 5
Le sette lampade rappresentano la grandezza dello Spirito.

v. 6
“…quattro esseri viventi…”. Quattro è numero simbolico. Quattro sono i punti cardinali, i venti, gli elementi del mondo. E’ un numero che indica l’universalità e, quindi, questi quattro esseri viventi hanno un’azione di portata universale.

“…pieni d’occhi…”. Sono esseri viventi un po’ strani; gli occhi indicano la multiforme sapienza di Dio, la Sua onniscienza e la Sua provvidenza. Riferimenti biblici di questi strani personaggi, che hanno la funzione di sottolineare il mistero divino, si trovano in Ez. 1 e in Is. 6.

v. 7
I simboli dei nostri esseri viventi rappresentano anche i quattro evangelisti secondo un’interpretazione simbolica data per primo da S.Ireneo e, in seguito, da tutti i Padri della Chiesa.. Quattro è il numero dei Vangeli e indica l’universalità della parola ma nello stesso tempo l’universalità delle persone alle quali si rivolge la parola di Dio.

v. 8
“Santo, santo, santo…”.; “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro…” (v. 11); “Un arcobaleno simile a smeraldo avvolgeva il trono…”(v. 3); “Sette lampade accese ardevano davanti al trono…” (v. 5).
Siamo in un contesto liturgico sia come luogo che come situazione; siamo in una liturgia celeste nella quale notiamo un ritmo ternario (“Santo, santo, santo…” v. 8 e “..la gloria, l’onore e la potenza…”” v. 11) che sottolinea la perfezione di Dio. Ci troviamo di fronte a qualche cosa di sublime: all’adorazione di Dio.

v. 10
In questo versetto è contenuta la dichiarazione della superiorità del Signore rispetto all’uomo. Infatti “…i ventiquattro vegliardi si prostravano davanti a Colui che siede sul trono e adoravano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettavano le loro corone davanti al trono…”.
I vegliardi, togliendosi la corona, affermano la supremazia di Dio che è il vero re, mentre loro sono re soltanto per partecipazione. I ventiquattro si comportano perciò ben diversamente dalla bestia e da tutti i re terreni, che mai getterebbero spontaneamente la corona davanti al trono divino.

v. 11
“….perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono.”.
Dio è provvidente. Dio crea le cose e le fa sussistere.

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Preghiera della Sera: Misteri della Misericordia

12 ottobre 2018

I Mistero – Gesù incontra la Samaritana al pozzo di Giacobbe (Gv 4,1-42)
II Mistero – Gesù va in cerca della pecorella smarrita (Lc 15,4-7)
III Mistero – Gesù annuncia la misericordia del Padre che accoglie il figliol prodigo (Lc 15,11-32)
IV Mistero – Gesù perdona la donna adultera e chi ha molto peccato (Gv 8,1-9; Lc 7,36-50; Gv 21, 15-19)
V Mistero – Gesù accoglie il ladrone in Paradiso (Lc 23,39-43)

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Venerdi, 12 Ottobre 2018/ Prima Lettura, XXVII Settimana del Tempo Ordinario

12 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 3, 7-14
Quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, riconoscete che figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani per la fede, preannunciò ad Abramo: «In te saranno benedette tutte le nazioni». Di conseguenza, quelli che vengono dalla fede sono benedetti insieme ad Abramo, che credette.
Quelli invece che si richiamano alle opere della Legge stanno sotto la maledizione, poiché sta scritto: «Maledetto chiunque non rimane fedele a tutte le cose scritte nel libro della Legge per metterle in pratica». E che nessuno sia giustificato davanti a Dio per la Legge risulta dal fatto che il giusto per fede vivrà. Ma la Legge non si basa sulla fede; al contrario dice: «Chi metterà in pratica queste cose, vivrà grazie ad esse».
Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: «Maledetto chi è appeso al legno», perché in Cristo Gesù la benedizione di Abramo passasse ai pagani e noi, mediante la fede, ricevessimo la promessa dello Spirito.

Parola di Dio

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Giovedi 11 Ottobre 2018 , Prima Lettura della XXVII Settimana del Tempo Ordinario

11 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 3, 1-5
È per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
O stolti Gàlati, chi vi ha incantati? Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!
Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede? Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito, ora volete finire nel segno della carne? Avete tanto sofferto invano? Se almeno fosse invano!
Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Parola di Dio.

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Mercoledi 10 Ottobre 2018,Prima Lettura XXVII Settimana del Tempo Ordinario

10 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 2,1-2.7-14
Riconobbero la grazia a me conferita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quattordici anni dopo [la mia prima visita], andai di nuovo a Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito: vi andai però in seguito a una rivelazione. Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.
Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti –, e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare.
Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia.
Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?».

Parola di Dio

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L’Apocalisse

9 ottobre 2018

Commento e catechesi analitica sul testo del libro dell’Apocalisse di San Giovanni apostolo; a cura del Movimento Apostolico

“Apocalisse” è parola greca. Essa significa “rivelazione”. È la prima parola con la quale l’Apostolo Giovanni inizia il racconto delle cose che devono presto accadere e che il Signore gli ha rivelato: “’Apok£luyij’Ihsoà Cristoà, ¿n œdwken aÙtù Ð qeÒj, de‹xai to‹j doÚloij aÙtoà § de‹ genšsqai ™n t£cei, kaˆ ™s»manen ¢poste…laj di¦ toà ¢ggšlou aÙtoà tù doÚlJ aÙtoà’Iw£nnV, Öj ™martÚrhsen tÕn lÒgon toà qeoà kaˆ t¾n martur…an’Ihsoà Cristoà, Ósa eden”.
Se “apocalisse” significa “rivelazione” perché nella mentalità comune essa ha assunto il valore di catastrofe, tragedia, eventi sconvolgenti di portata cosmica? Questo cambiamento di valore è potuto avvenire per una ragione assai semplice: la mente credente è stata conquistata più dalle immagini di cui ci si serve per manifestare, o rivelare una verità piuttosto che dalla verità che le immagini contengono.
Per riportare questo Libro, l’ultimo dei libri canonici del Nuovo Testamento, nell’alveo della vera rivelazione e liberarlo da ogni connotazione negativa che spesso lo accompagna, occorre operare sue due fronti.
Il primo fronte è questo: bisogna leggere l’apocalisse non come un libro di storia, bensì come un vero libro profetico.
Chi legge l’Apocalisse come una successione storica degli avvenimenti commette un grave errore di interpretazione. Tutti gli eventi della storia sono racchiusi in essa, ma nessuno di essi è resoconto storico in ciò che l’Apostolo Giovanni scrive, o rivela.
Se invece leggiamo l’Apocalisse come vero libro profetico, allora è il genere letterario della profezia che ci guida verso una sua perfetta comprensione. Una primissima verità è questa: nella profezia ciò che manca è il tempo, le modalità, gli intervalli, la successione degli avvenimenti in ordine temporale–locale.
Cosa è infatti la profezia e perché questo Libro dobbiamo leggerlo con il genere letterario della profezia?
Quando parliamo di profezia, non intendiamo una parola che Dio ci dona per mezzo di una persona, da lui costituita suo tramite, suo portavoce.
Quando parliamo di profezia vogliamo anche intendere che c’è un futuro impossibile all’uomo di intravedere e che il Signore rivela ai suoi figli.
L’Apocalisse rivela a noi tutto il mistero della storia. Ma qual è il mistero della storia che esso ci rivela?
Essa ci manifesta la potenza del male che è sempre sconvolgente. Il male è morte, distruzione, rovina. Il male turba la vita di tutta la terra e ne accelera anche la morte, spesso inflitta ai servi del Signore con crudeltà inaudita.
Il peccato, la morte non hanno però l’ultima parola sulla storia. L’ultima e la prima parola è quella di Cristo Gesù. È Lui il vero trionfatore della storia. È Lui il vittorioso. Con Lui, in Lui, per Lui ogni uomo può appropriarsi della vittoria di Cristo Gesù e farla tutta sua.
Il secondo fronte invece è il seguente: Non bisogna prendere le immagini attraverso le quali ci viene svelato il mistero della storia e trasformarle in realtà. Non sono le immagini la realtà della storia. È invece la verità che le immagini contengono che rivela il mistero della storia.
Qual è allora la verità che le immagini contengono?
La verità è una sola, anzi due sono le verità che essi ci fanno conoscere: la grande potenza del male capace di distruggere la stessa sterra, privandola a volte anche della vita; l’Onnipotenza di Dio che vigila sulla storia degli uomini, volendo che ogni uomo non muoia, ma che si converta e viva.
Altra verità delle immagini è questa: l’assoluta nullità dell’uomo dinanzi alla creazione. Lui che si innalza sopra le nubi del cielo, lui che vuole prendere il posto di Dio, dalla stessa creazione ogni giorno è chiamato a confrontarsi con la sua pochezza, il suo niente creaturale. Lui che vuole essere Dio si scopre dinanzi alla creazione di non valere proprio niente.
La creazione è di Dio. Essa obbedisce solo al suo Signore. Obbedisce all’uomo, se l’uomo si sottomette a Dio. L’uomo non può governare la creazione, non la può dominare. Dalla creazione invece è governato, dominato, umiliato, sconfitto.
Nonostante il peccato dell’uomo che distrugge, nella creazione c’è un principio di vita nuova immesso da Cristo che conduce il fedele al Vangelo verso il possesso dei cieli nuovi e della terra nuova.
La creazione è in cammino verso la gloria futura e questa gloria risplenderà per i Giusti nella Santa Gerusalemme. Il peccato è sconfitto. La morte vinta. I frutti del peccato e della morte cancellati per tutta l’eternità.
Questo è solo un accenno, sono solo dei principi basilari, fondamentali che devono guidarci nella lettura, meditazione, comprensione di questo Libro formidabile che racchiude tutto il mistero della storia e quanto avviene dopo che il sipario della storia sarà calato per sempre sullo scenario della vecchia creazione, dei vecchi cieli e della vecchia terra.
La Vergine Maria, Madre della Redenzione, la Donna vestita di sole, ci prenda per mano e ci conduca di versetto in versetto verso la verità tutta intera che lo Spirito Santo ha racchiuso nelle parole profetiche di questo Libro.

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Prima Lettura del 9 /10/18, XXVII Settimana del Tempo Ordinario

9 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 1, 13-24
Dio si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri.
Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco.
Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.

Parola di Dio

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Lunedi 8 Ottobre 2018 /XXVII Settimana del Tempo Ordinario, Prima Lettura

8 ottobre 2018

Prima Lettura Gal 1, 6-12
Il vangelo io non l’ho ricevuto né imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo. Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.
Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio? O cerco di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!
Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 6 Ottobre 2018/XXVI Settimana del Tempo Ordinario

6 ottobre 2018

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Gb 42,1-3.5-6.12-16
Ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo.

Dal libro di Giobbe
Giobbe prese a dire al Signore:
«Comprendo che tu puoi tutto
e che nessun progetto per te è impossibile.
Chi è colui che, da ignorante,
può oscurare il tuo piano?
Davvero ho esposto cose che non capisco,
cose troppo meravigliose per me, che non comprendo.
Io ti conoscevo solo per sentito dire,
ma ora i miei occhi ti hanno veduto.
Perciò mi ricredo e mi pento
sopra polvere e cenere».
Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. Ebbe anche sette figli e tre figlie. Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea. In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.
Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

Parola di Dio

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Prima Lettura del 5 Ottobre/XXVI Settimana del Tempo Ordinario

5 ottobre 2018

Prima Lettura Gb 38, 1. 12-21; 40, 3-5
Hai mai comandato al mattino, sei mai giunto alle sorgenti del mare?

Dal libro di Giobbe
Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all’uragano:
«Da quando vivi, hai mai comandato al mattino
e assegnato il posto all’aurora,
perché afferri la terra per i lembi
e ne scuota via i malvagi,
ed essa prenda forma come creta premuta da sigillo
e si tinga come un vestito,
e sia negata ai malvagi la loro luce
e sia spezzato il braccio che si alza a colpire?
Sei mai giunto alle sorgenti del mare
e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato?
Ti sono state svelate le porte della morte
e hai visto le porte dell’ombra tenebrosa?
Hai tu considerato quanto si estende la terra?
Dillo, se sai tutto questo!
Qual è la strada dove abita la luce
e dove dimorano le tenebre,
perché tu le possa ricondurre dentro i loro confini
e sappia insegnare loro la via di casa?
Certo, tu lo sai, perché allora eri già nato
e il numero dei tuoi giorni è assai grande!».
Giobbe prese a dire al Signore:
«Ecco, non conto niente: che cosa ti posso rispondere?
Mi metto la mano sulla bocca.
Ho parlato una volta, ma non replicherò,
due volte ho parlato, ma non continuerò».

Parola di Dio

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Prima Lettura, del 3 Ottobre 2018/XXVI Settimana del Tempo Ordinario

3 ottobre 2018

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Gb 9, 1-12.14-16
Come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?

Dal libro di Giobbe
Giobbe rispose ai suoi amici dicendo:
In verità io so che è così:
e come può un uomo aver ragione innanzi a Dio?
Se uno volesse disputare con lui,
non gli risponderebbe una volta su mille.
Saggio di mente, potente per la forza,
chi s’è opposto a lui ed è rimasto salvo?
Trasporta le montagne e non lo sanno,
egli nella sua ira le sconvolge.
Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.
Comanda al sole ed esso non sorge
e alle stelle pone il suo sigillo.
Egli da solo stende i cieli e cammina sulle onde del mare.
Crea l’Orsa e l’Orione,
le Plèiadi e i penetràli del cielo australe.
Fa cose tanto grandi da non potersi indagare, meraviglie da non potersi contare.
Ecco, mi passa vicino e non lo vedo,
se ne va e di lui non m’accorgo.
Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?
Chi gli può dire: «Che fai?».
Tanto meno io potrei rispondergli, trovare parole da dirgli!
Se avessi anche ragione, non risponderei,
al mio giudice dovrei domandare pietà.
Se io lo invocassi e mi rispondesse,
non crederei che abbia scoltato la mia voce.

Parola di Dio

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Pensiero del giorno di Martedì 2 Ottobre 2018/Regina Mundi

2 ottobre 2018

Gesù continua a camminare per le nostre strade, come ieri continua a bussare alle porte, a bussare ai cuori per riaccendere la speranza e gli aneliti: che il degrado sia superato dalla fraternità, l’ingiustizia vinta dalla solidarietà e la violenza spenta con le armi della pace. Gesù continua a chiamare e vuole ungerci col suo Spirito perché anche noi andiamo a ungere con quella unzione capace di guarire la speranza ferita e rinnovare il nostro sguardo.
Papa Francesco – “Las Palmas” (Lima) 21 gennaio 2018

Prima Lettura del 1 Ottobre 2018/ XXVI Settimana del Tempo Ordinario

1 ottobre 2018

Prima Lettura Gb 1, 6-22
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!

Dal libro di Giobbe
Un giorno, i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore e anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore chiese a Satana: «Da dove vieni?». Satana rispose al Signore: «Dalla terra, che ho percorso in lungo e in largo». Il Signore disse a Satana: «Hai posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, timorato di Dio e lontano dal male». Satana rispose al Signore: «Forse che Giobbe teme Dio per nulla? Non sei forse tu che hai messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quello che è suo? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani e i suoi possedimenti si espandono sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha, e vedrai come ti maledirà apertamente!». Il Signore disse a Satana: «Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma non stendere la mano su di lui». Satana si ritirò dalla presenza del Signore.
Un giorno accadde che, mentre i suoi figli e le sue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del fratello maggiore, un messaggero venne da Giobbe e gli disse: «I buoi stavano arando e le asine pascolando vicino ad essi. I Sabèi hanno fatto irruzione, li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «Un fuoco divino è caduto dal cielo: si è appiccato alle pecore e ai guardiani e li ha divorati. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I Caldèi hanno formato tre bande: sono piombati sopra i cammelli e li hanno portati via e hanno passato a fil di spada i guardiani. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Mentre egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo vino in casa del loro fratello maggiore, quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato soltanto io per raccontartelo».
Allora Giobbe si alzò e si stracciò il mantello; si rase il capo, cadde a terra, si prostrò e disse:
«Nudo uscii dal grembo di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.

Parola di Dio

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