Archive for the ‘Riflessioni personali e/o riflessioni riportate da altri autori’ Category

Le beatitudini oggi

29 gennaio 2017

Alle porte del regno

Tonino Bello

Ce l’hanno spiegata con mille sfumature, e vien quasi da pensare che ogni biblista abbia un suo modo di leggere questa pagina delle beatitudini: l’unica che vorremmo salvare, se di tutti i libri della terra si dovesse sottrarre all’incendio solo il Vangelo e di tutto il Vangelo si dovesse preservare dalle fiamme soltanto una sequenza di venti righe.

Si intuisce subito che queste parole pronunciate da Gesù nascondono promesse ultraterrene.

Alludono a quegli appagamenti di gioia completa che andiamo inseguendo da tutta una vita, senza essere riusciti mai ad afferrare per intero. Fanno riferimento a quel senso di benessere pieno di gioia totalizzante che esiste solo nei nostri sogni. Traducono, come nessun altro frasario umano, le nostre nostalgie di futuro, e ci proiettano verso quei cieli nuovi e terre nuove in cui la settimana si accorcia a tal punto da conoscere solo il sabato eterno.

Imprigionano il “non ancora” – sempre abbozzato e mai esploso pienamente – di quel “risus paschalis” che ora sperimentiamo solo nella smorfia delle nostre troppo rapide convulsioni di letizia per cedere subito il posto all’amarezza del pianto.

Non ci vuol molto a capire, insomma, che sotto queste sentenze veloci del discorso della montagna c’è qualcosa di grande. E che, di quel misterioso “regno dei cieli”, la cosa più ovvia che si possa dire è che rappresenta il vertice della felicità. Sì, Gesù vuol dare una risposta all’istanza primordiale che ci assedia l’anima da sempre. Noi siamo fatti per essere felici. La gioia è la nostra vocazione. E’ l’unico progetto, dai nettissimi contorni, che Dio ha disegnato per l’uomo. Una gioia raggiungibile, vera, non frutto di fabulazioni fantastiche, e neppure proiezione utopica del nostro decadentismo spirituale.

Beati: provocazione all’impegno

Che cosa significhi il termine “beati” è difficile spiegarlo.

C’è chi ha voluto specularci sopra, capovolgendo addirittura il senso delle parole del Signore per utilizzarle a scopi di imbonimento sociale. Quasi Gesù avesse inteso dire: state buoni, poveri, perché la misura della vostra felicità futura sarà inversamente proporzionale alla misura della vostra felicità presente. Anzi, quante più sofferenze potete collezionare in questa vita, tanto più vi garantite il successo nell’altra.

E’ questo un modo blasfemo di leggere le beatitudini, perché spinge i poveri all’inerzia, narcotizza i diseredati della terra con le lusinghe dei beni del cielo, contribuisce a mantenere in vigore un ordine sociale ingiusto e, in un certo senso, legittima la violenza di chi provoca il pianto degli oppressi dal momento che a costoro, proprio per mezzo delle lacrime, viene offerto il prezzo per potersi pagare, in contanti, il regno di Dio. C’è invece, chi ha visto nella formulazione delle beatitudini un incoraggiamento rivolto ai poveri, agli afflitti, agli umili, ai piangenti, ai perseguitati… per sostenerli con la speranza dei beni del cielo. Quasi Gesù avesse inteso dire: se a un certo punto vi sentite sfiniti per le ingiustizie che patite, tirate avanti lo stesso e consolatevi con le promesse della felicità futura. Guardate a quel che vi toccherà un giorno, e questo miraggio di beatitudine vi spronerà a camminare, così come il desiderio del riposo accelera e sostiene i passi di chi, stanchissimo, sta tornando verso casa.

Anche questo è un modo stravolto di leggere le beatitudini. Meno delittuoso del primo, ma pur sempre alienante e banale. Perché punta sull’idea della compensazione. Perché con la lusinga della meta, non spinge la gente a mutare le condizioni della strada. Perché se non proprio a rassegnarsi, induce a relativizzare la lotta, ad arrendersi senza troppa resistenza, a vedere i segni della ineluttabilità perfino dove sono evidenti le prove della cattiveria umana e a leggere i soprusi dell’uomo come causa di forza maggiore.

E c’è finalmente, il modo legittimo di leggere le beatitudini. Che consiste, essenzialmente, nel felicitarsi con i senzatetto e i senza pane, come per dire: complimenti, c’è una buona notizia! Se tutti si son dimenticati di voi, Dio ha scritto il vostro nome sulla palma della sua mano, tant’è che i primi assegnatari delle case del regno siete voi che dormite sui marciapiedi, e i primi a cui verrà distribuito il pane caldo di forno siete voi che ora avete fame.

Felicitazioni a voi che, a causa della vostra mitezza, vi vedete sistematicamente scavalcati dai più forti o dai più furbi: il Signore non solo non vi scavalca nelle sue graduatorie ma vi assicura i primi posti nella classifica generale dei meriti.

Auguri a tutti voi che state sperimentando l’amarezza del pianto e la solitudine dei giorni neri: c’è qualcuno che non rimane insensibile al gemito nascosto degli afflitti, prende le vostre difese, parteggia decisamente per voi, e addirittura si costituisce parte lesa ogni volta che siete perseguitati a causa della giustizia.

Rallegratevi voi che, in un mondo sporco di doppi sensi e sovraccarico di ambiguità camminate con cuore incontaminato, seguendo una logica che appare spesso in ribasso nella borsa valori della vita terrena ma che sarà un giorno la logica vincente.

Su con la vita voi che, sfidando le logiche della prudenza carnale, vi battete con vigore per dare alla pace un domicilio stabile anche sulla terra: non lasciatevi scoraggiare dal sorriso dei benpensanti, perché Dio stesso avalla la vostra testardaggine.

Gioia a voi che prendete batoste da tutte le parti a causa della giustizia: le vostre cicatrici splenderanno un giorno come le stimmate del Risorto!

Perché di essi sarà…

Il significato preciso della parola “beati”, comunque, lasciamolo spiegare agli studiosi. Così pure lasciamo agli studiosi la fatica di spiegarci il significato dei destinatari delle beatitudini.

Se i miti, i misericordiosi, i puri di cuore, gli oppressi, gli operatori di pace… siano categorie distinte di persone o variabili dell’unica categoria dei “poveri”, ci interessa fino a un certo punto.

E neppure ci interessa molto sapere se i poveri “in spirito” siano una sottospecie aristocratica di miserabili o coincidano con quei poveri banalissimi che ci troviamo ogni giorno tra i piedi.
Tre cose, comunque, ci sembra di poter dire con sicurezza.

Anzitutto, che il discorso delle beatitudini ha a che fare col discorso della felicità. Non solo perché sembra quasi che ci presenti le uniche porte attraverso le quali è possibile accedere nello stadio del regno.

Sicché chi vuole entrare nella “gioia” per realizzare l’anelito più profondo che ha sepolto nel cuore, deve necessariamente passare per una di quelle nove porte: non ci sono altri ingressi consentiti nella dimora della felicità Ma anche perché la croce, la sofferenza umana, la sconfitta… vengono presentate come partecipazione all’esperienza pasquale di Cristo che, attraverso la morte, è entrato nella gloria.

E allora; se il primo titolare delle beatitudini è lui, se è il Cristo l’archetipo sul quale si modellano tutti i suoi seguaci, è chiaro che il dolore dei discepoli, come quello del maestro, è già contagiato di gaudio, il limite racchiude in germe i sapori della pienezza, e la morte profuma di risurrezione!

La seconda cosa che ci sembra di poter affermare è che, in fondo, queste porte, pur differenti per forma, sono strutturate sul medesimo telaio architettonico, che è il telaio della povertà biblica. A coloro che fanno affidamento nel Signore, e investono sulla sua volontà tutte le “chances” della loro realizzazione umana, viene garantita la felicità da una cerniera espressiva che non lascia dubbi interpretativi: “…perché di essi sarà…”

Quel “…perché di essi sarà…” rappresenta il titolo giuridico di possesso incontestabile, che garantisce tutti i poveri nel diritto nativo di avere non solo la “legittima” ma l’intero asse patrimoniale del regno. E’ un passaggio indicatore di una disposizione testamentaria così chiara che nessuno può avere il coraggio di impugnare. E’, insomma, il timbro a secco che autentica in modo indiscutibile il contenuto di uno straordinario rogito notarile.

La terza cosa che possiamo dire è che, se vogliamo avere parte all’eredità del regno, o dobbiamo diventare poveri, o, almeno, i poveri dobbiamo tenerceli buoni, perché un giorno si ricordino di noi.

Insomma, o ci meritiamo l’appellativo di “beati” facendoci poveri, o ci conquistiamo sul campo quello di “benedetti”, amando e servendo i poveri.

Ce lo suggerisce il capitolo venticinque di Matteo, con quel “Venite, benedetti dal Padre mio: ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”.

E’ la scena del giudizio finale, pilastro simmetrico a quello delle beatitudini, che sorregge quell’arcata di impegno che ha la chiave di volta nell’opzione dei poveri.

Beati o benedetti

Veniamo a sapere, dunque, che, come titolo valido per l’usufrutto del regno, esiste un’alternativa al titolo di “povertà”: quello della “solidarietà” con i poveri. Diventare, cioè, così solidali con loro da esserne il prolungamento. Fare tutt’uno con loro, così da esserne considerati quasi la protesi.

Se si vuole entrare nel regno della felicità perciò occorre vistare il passaporto o col titolo di “beati” o col titolo di “benedetti”.

E’ splendida l’esortazione che al termine della messa nuziale viene pronunciata sugli sposi: “Sappiate riconoscere Dio nei poveri e nei sofferenti, perché essi vi accolgano un giorno nella casa del Padre”.
“Beati… perché di essi sarà…”.
“Venite, benedetti, nel regno preparato per voi…”

Non potrà mai dimenticare lo stupore di Mons. Gasparini, vescovo missionario nel Sidamo, quando un giorno, indicandomi un gruppo di bambini etiopi, dagli occhi sgranati per fame, dalle gambe filiformi, devastati dalle mosche sul corpo scheletrito, mi disse quasi sottovoce: “Vedi: che questi bambini siano figli di Dio non mi sorprende più di tanto. E neppure che siano fratelli di Gesù Cristo. Ma ciò che mi sconcerta e mi esalta è che questi poveri siano eredi del paradiso! Sembra un assurdo. Ma è proprio per annunciare quest’assurdo, che sono felice di aver speso tutta la mia vita in mezzo a questa gente”. “Beati… perché di essi…”
“Venite, benedetti, nel regno preparato per voi…”.

Il Signore ci conceda che, nel mazzo delle carte d’identità racchiuse da quei due pronomi personali, un giorno, col visto d’ingresso, poco importa se con la sigla “beati” o con la sigla “benedetti”, egli possa trovare anche la nostra.
E ci riconosca. Alle porte del regno.

Gli altri siamo noi

23 agosto 2016


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Come mendicanti bussando alle porte di Dio | Avvenire.it

10 luglio 2016

Le prediche di Spoleto / 7

Come mendicanti bussando alle porte di Dio

Renato Boccardo
09/07/2016

Subito dopo aver donato ai discepoli il «Padre nostro», Gesù raccomanda loro la perseveranza, caratteristica indispensabile della preghiera, e lo fa raccontando la parabola dell’amico importuno (Lc 11, 5-13). In effetti, uno dei maggiori ostacoli alla preghiera è la mancanza di costanza. Ci si scoraggia e si dimentica così presto di pregare! Bisogna invece domandare, cercare, bussare «senza stancarsi mai» (Lc 18, 1). Dunque Gesù non ci dice solo di pregare come figli, ma ci chiede di insistere. Tutti i particolari di questa breve parabola mostrano la situazione reale di credenti che faticano a vivere la preghiera in verità.

Mezzanotte è il tempo in cui si è stanchi e normalmente si dorme. Proprio in quel momento giunge un amico da un lungo viaggio e la tentazione è di non accoglierlo, di non aprire la porta, perché di fatto disturba. Tuttavia si vorrebbe rispondere ai doveri dell’ospitalità e, non avendo nulla da dargli da mangiare, ci si fa coraggio e si va a bussare da un altro amico. Ovviamente chi importuna un altro a mezzanotte lo fa con fatica, non con animo tranquillo. Gesù dice a noi: «Anche se siete titubanti, insistete nel chiedere. Non lasciatevi prendere dallo scoraggiamento, andate comunque, insistete ».

L’amico va e bussa; ma la risposta non è buona, e deve continuare a bussare. È disagevole insistere, così come è disagevole continuare a chiedere al Signore. Quando la nostra preghiera è apparentemente inascoltata, ci immaginiamo che Dio sia un po’ sordo e viviamo l’imbarazzo dell’uomo che sta fuori nella speranza che l’altro si muova, che gli apra la porta. Più passa il tempo, più perdiamo la fiducia in Dio. Ma Gesù ci ripete: «Continua a chiedere, perché già il chiedere è una grazia, già il chiedere ti fa figlio; (more…)

Il buon SEMINATORE fa fiorire anche le pietre | Avvenire.it

9 luglio 2016

Le prediche di Spoleto/6

Il buon SEMINATORE fa fiorire anche le pietre

ANTONIO SCIORTINO
08/07/2016

A un primo impatto, l’impressione che si ha leggendo la parabola del seminatore (Lc 8, 5-8.11 15), è che siamo di fronte a un contadino quanto meno sprovveduto e poco accorto, che non conosce il proprio mestiere. Getta il seme a caso, sprecando in abbondanza un bene prezioso e mettendo a rischio il buon esito del raccolto. Quale sapiente contadino, uscito a seminare, farebbe cadere il seme sulla pietra, sulla strada o tra le spine? Avrebbe prima arato e ripulito il terreno di erbacce, rovi e sassi.

La semina del grano era un lavoro da «uomini adulti, da gente che avesse masticato la fatica della terra, gente che nelle mani dure e nella schiena avesse memoria di quanto fosse costato portare quella terra a essere pronta a custodire, e poi a crescere il grano», scrive Gianmaria Testa, il «cantautore dei contadini», nel suo bel libro Da questa parte del mare (Einaudi). Un lavoro che richiedeva coordinazione, calma, attenzione, ritmo, passo regolare, mano ferma e testa sgombra da altri pensieri: «Ci si metteva il sacco di iuta a tracolla, con l’apertura verso la mano destra e poi si partiva. Al primo passo s’infilava la mano nel sacco cercando di prendere sempre la stessa quantità di grano, al secondo si faceva un largo gesto con il braccio e si apriva il pugno in maniera da spargere i semi in modo uniforme davanti e a lato del proprio corpo in movimento. La semina del grano a mano assomigliava a una preghiera, una specie di rosario fatto di gesti invece che di Avemaria e Paternoster.

Era una lunga e sudata giaculatoria». È forte il contrasto con il seminatore della parabola di Luca. Ma le vie del Signore non sono le nostre. Quel che è stoltezza per gli uomini, è saggezza agli occhi di Dio. (more…)

L’abbraccio del Padre, per rialzarsi sempre | Avvenire.it

2 luglio 2016

Le prediche di Spoleto/4
L’abbraccio del Padre, per rialzarsi sempre

ANGELO COMASTRI
02/07/2016

Pascal, uomo intelligentissimo, acutamente ha osservato: «Non soltanto conosciamo Dio unicamente per mezzo di Gesù Cristo, ma conosciamo noi stessi unicamente per mezzo di Gesù Cristo. Noi non conosciamo la vita e la morte se non per mezzo di Gesù Cristo. Fuori di Gesù Cristo, non sappiamo che cosa sia la nostra vita e la nostra morte, non sappiamo chi è Dio e chi siamo noi stessi». E arriva a concludere: «Non solo è impossibile, ma è inutile conoscere Dio senza Gesù Cristo». È vero. Infatti, senza Gesù, noi rischiamo di produrre pericolose caricature di Dio. Come accade anche ai nostri giorni. Pensate, per fare solo un esempio, alle famigerate SS naziste: sui loro cinturoni portavano questa scritta: “ Got mit uns”, “Dio è con noi”, evidentemente non si trattava del Dio vero, ma di una terribile e offensiva caricatura di Dio.

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Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

30 giugno 2016

30 giugno

Fine dei mese

Siamo giunti al termine del mese di giugno dedicato al Sacro Cuore di Gesù.
Abbiamo presentato l’amore di Cristo sotto vari aspetti, ritornando però sempre alle sorgenti bibliche. Abbiamo posto un’attenzione più viva al rapporto PersonaCuore di Cristo, sia per una maggiore precisione di linguaggio, sia per dare al cuore il significato di un richiamo agli atteggiamenti profondi della Persona (amore, oblazione…).
Abbiamo anche accennato alla dimensione sociale come stile di presenza e solidarietà ai problemi dell’uomo «nella tenerezza del Cuore di Cristo» (LG 46).
Abbiamo sottolineato:
1) il mistero significato dal Cuore trafitto e glorioso del Cristo; lo stretto rapporto tra il mistero del Cuore di Cristo con il mistero della Chiesa, sacramento del progetto di Dio nella storia del mondo. Cuore della Chiesa, cuore del mondo, come Cristo.
E il pensiero corre alla celebre pagina di Teresa di Lisieux: ho trovato il mio posto nella Chiesa; nel cuore della Chiesa io sarò l’amore (Storia d’un’anima).
2) L’influsso che il richiamo del Cuore di Cristo deve esercitare sulle realtà della vita come “storia della salvezza”, cammino di comunione con Dio e fra gli uomini. (…)
Ecco allora il nostro impegno: manifestare chiaramente agli occhi degli uomini il primato dell’amore di Dio; diventare testimoni eccezionali della trascendenza dell’amore di Cristo; essere, insomma, i testimoni dell’amore.
Questo mondo oggi più che mai ha bisogno di vedere in noi uomini che hanno creduto alla parola del Signore, degli impegnati a vivere come immagine viva della carità divina e artefici della fraternità umana.

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Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

29 giugno 2016

29 giugno

Condizioni richieste

Per ottenere il fine della “GRANDE PROMESSA” chiedeva delle condizioni e riparazioni:
1) Accostarsi alla comunione con le dovute disposizioni, cioè: essere in grazia di Dio. Gesù chiede non proprio comunioni fervorose, ma comunioni ben fatte.
2) Fare la comunione ogni primo venerdì del mese, iniziando il mese che si desidera e proseguendo ininterrottamente per nove mesi. Si può aggiungere un atto di offerta.
Ecco un esempio:
In unione con tutte le anime consacrate, io ti offro, o mio Dio, per il Cuore immacolato di Maria, rifugio dei peccatori, le espiazioni e l’amore infinito del Cuore di Gesù in riparazione delle colpe, che feriscono più amaramente il tuo amore, perché commesse da quelli che maggiormente hai amati, in riparazione dei peccati miei, dei peccati di color che io amo, dei peccati degli agonizzanti e per la liberazione delle anime del Purgatorio.
O Cuore di Gesù, vittima di carità, fa’ di me un’ostia viva, santa, a Dio gradevole.
Distaccato da me stesso e dalle creature, in ispirito di penitenza e di riparazione io voglio con te, che ogni giorno ti immoli per amor mio sul santo altare, abbandonarmi interamente sulla tua volontà, per essere una vittima del lavoro, della preghiera e della sofferenza, secondo le intenzioni che ti sono più care: la gloria della SS. Trinità e la salvezza delle anime.

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Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

28 giugno 2016

28 giugno

La grande promessa

Diamo un risalto più accentuato all’ultima promessa che i fedeli stessi hanno definito “GRANDE”. «A coloro che si comunicheranno per nove primi venerdì del mese consecutivi, concederò la grazia della penitenza finale. Essi non morranno in mia disgrazia, ma sarà data la possibilità di ricevere i santi sacramenti ed il mio Cuore sarà sicuro asilo in quel momento estremo».
In che consiste? Grande promessa perché presenta il massimo dei doni: la perseveranza finale.
Non è però un talismano dal momento che l’ingresso al cielo non è determinato da nessuna pratica, ma esclusivamente dallo stato di grazia.
Certo, chi si accosta alla comunione con viva fede e accetta e vive l’amore di Cristo ha già un passaporto per il cielo.
Il dono é grande: ma la ricchezza del donatore è immensa; é un privilegio che è accordato dall’amore onnipotente nell’eccessiva misericordia. Però chiede anche la collaborazione per la salvezza dei peccatori: «Pregherai con me per mitigare l’ira divina e per chiedere misericordia verso i peccatori» (s. Margherita Maria).
E domanda pure spirito di amore per contraccambiare con il nostro fervore l’immenso amore del Cuore divino verso di noi, e spirito di riparazione per consolarlo delle freddezza e delle indifferenze con cui gli uomini ripagano tanto amore.

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Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

27 giugno 2016

27 giugno
Le promesse del Sacro Cuore

Queste promesse costituiscono «un piccolo codice dell’amore e della misericordia». Nello stesso tempo sono una sintesi di quanto Gesù ci dice nel vangelo. Ne elenchiamo dodici, raccolte negli scritti dell’apostola del S. Cuore: S. MARGHERITA MARIA

1 Darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.

2 Metterò la pace nelle loro famiglie.

3 Li consolerò in tutte le loro afflizioni.

4 Sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di morte.

5 Spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.

6 I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano della misericordia.

7 Le anime tiepide diventeranno fervorose.

8 Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a grande perfezione.

9 Benedirò le case dove l’immagine del mio Sacro Cuore sarà esposta e venerata.

10 Darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.

11 Le persone che propagheranno questa mia devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.

12 A tutti quelli che per nove mesi consecutivi si comunicheranno al primo venerdì di ogni mese io prometto la grazia della penitenza finale; essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i sacramenti, e il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

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Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

26 giugno 2016

26 giugno

Consacrazione della famiglia

Sacro Cuore di Gesù, che hai manifestato a santa Margherita Maria il desiderio di regnare sulle famiglie cristiane, noi ti proclamiamo oggi Re e Signore della nostra famiglia.
Sii tu il nostro dolce ospite, il desiderio amico della nostra casa, il centro di attrazione che ci unisce tutti nell’amore reciproco, il centro di irradiazione per cui ciascuno di noi vive la sua vocazione e compie la sua missione.
Sii tu l’unica vera scuola di amore. Fa’ che impariamo da te come si ama, donandoci agli altri, perdonando e servendo tutti con generosità e umiltà, senza pretendere il contraccambio.
O Gesù, che hai sofferto per renderci felici, salva la gioia della nostra famiglia; nelle ore liete e nelle difficoltà il tuo cuore sia la sorgente del nostro conforto.
Cuore di Gesù, attiraci a te e trasformaci; porta a noi le ricchezze del tuo amore infinito, brucia in esso le nostre deficienze e le nostre infedeltà; aumenta in noi la fede, la speranza, la carità.
Ti chiediamo infine che, dopo averti amato e servito in questa terra, tu ci riunisca nella gioia eterna del tuo regno. Amen.

(Tratto da: “Il Cuore di Cristo” Papa Giovanni anno XVIII n. 19 del 2784)

Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

25 giugno 2016

25 giugno

Rivoluzione dell`amore

Qual’è il primo comandamento? (Mc 12,2831). Gesù nella risposta al dottore della legge ci dà la chiave vera per ridurre la nostra vita “ad unum”: l’amore.
Potrebbe essere oggi un argomento scontato Tutti ne parlano, tutti hanno una ricetta. Alle volte succede che parlandone troppo, si mette in pericolo il vero ideale e si perde il valore genuino. Tutto ciò che non porta ad una crescita del senso di comprensione, di umana solidarietà, di accettazione reciproca, ma che invece favorisce l’individualismo egoista che rompe l’unione tra gli uomini e le cosiddette razze, diventa un cancro che divora e un fuoco che distrugge. Noi siamo arrivati al punto di dividere l’amore: non si ama più Dio facendo così, si pensa di non amare il prossimo, quasi che tutto ciò chiediamo a Dio venga tolto al prossimo. Alcuni scrittori marxisti negano Dio perché se giusto è un intruso e l’uomo diventa una marionetta o un robot nelle sue mani.
Gesù ci insegna di amare in una prospettiva di fede: amare Dio nel nostro prossimo è amarlo perché prima di noi lo ama Dio.
Separato dall’amore di Dio il buon cuore rischia di trasformarsi in debolezza se non è sorretto e purificato dalla divina carità… Ciò che è radicalmente diverso, di profondamente rivoluzionario, non è solo il modo, l’intensità con cui il discepolo ama, ma la natura stessa di tale amore: è un amore divino perché è partecipazione dell’amore stesso con cui Dio si ama e ci ama in Cristo siamo figli nel Figlio.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 74 (73)

25 giugno 2016

Sabato, 24_Giugno_2016


Non dimenticare, Signore, la vita dei tuoi poveri.

 

[1] Maskil. Di Asaf.
O Dio, perché ci respingi per sempre,
perché divampa la tua ira
contro il gregge del tuo pascolo?

[2] Ricordati del popolo
che ti sei acquistato nei tempi antichi.
Hai riscattato la tribù che è tuo possesso,
il monte Sion, dove hai preso dimora.

[3] Volgi i tuoi passi a queste rovine eterne:
il nemico ha devastato tutto nel tuo santuario.

[4] Ruggirono i tuoi avversari nel tuo tempio,
issarono i loro vessilli come insegna.

[5] Come chi vibra in alto la scure
nel folto di una selva,

[6] con l’ascia e con la scure
frantumavano le sue porte.

[7] Hanno dato alle fiamme il tuo santuario,
hanno profanato e demolito la dimora del tuo nome;

[8] pensavano: “Distruggiamoli tutti”;
hanno bruciato tutti i santuari di Dio nel paese.

[9] Non vediamo più le nostre insegne,
non ci sono più profeti
e tra di noi nessuno sa fino a quando…

[10] Fino a quando, o Dio, insulterà l’avversario,
il nemico continuerà a disprezzare il tuo nome?

[11] Perché ritiri la tua mano
e trattieni in seno la destra?

[12] Eppure Dio è nostro re dai tempi antichi,
ha operato la salvezza nella nostra terra.

[13] Tu con potenza hai diviso il mare,
hai schiacciato la testa dei draghi sulle acque.

[14] Al Leviatàn hai spezzato la testa,
lo hai dato in pasto ai mostri marini.

[15] Fonti e torrenti tu hai fatto scaturire,
hai inaridito fiumi perenni.

[16] Tuo è il giorno e tua è la notte,
la luna e il sole tu li hai creati.

[17] Tu hai fissato i confini della terra,
l’estate e l’inverno tu li hai ordinati.

[18] Ricorda: il nemico ha insultato Dio,
un popolo stolto ha disprezzato il tuo nome.

[19] Non abbandonare alle fiere la vita di chi ti loda,
non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.

[20] Sii fedele alla tua alleanza;
gli angoli della terra sono covi di violenza.

[21] L’umile non torni confuso,
l’afflitto e il povero lodino il tuo nome.

[22] Sorgi, Dio, difendi la tua causa,
ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.

[23] Non dimenticare lo strepito dei tuoi nemici;
il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti».(Mt 8,5-17)


 

 

 

Santa Maria, Vergine del meriggio

Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni

Santa Maria, Vergine del meriggio,
donaci l’ebbrezza della luce.
Stiamo fin troppo sperimentando
lo spegnersi delle nostre lanterne,
e il declinare delle ideologie di potenza,
e l’allungarsi delle ombre crepuscolari
sugli angusti sentieri della terra,
per non sentire la nostalgia del sole meridiano.
Strappaci dalla desolazione dello smarrimento
e ispiraci l’umiltà della ricerca.
Abbevera la nostra arsura di grazia nel cavo della tua mano.
Riportaci alla fede che un’altra Madre, povera e buona come te,
ci ha trasmesso quando eravamo bambini,
e che forse un giorno abbiamo in parte svenduto
per una miserabile porzione di lenticchie.
Tu, mendicante dello Spirito,
riempi le nostre anfore di olio
destinato a bruciare dinanzi a Dio:
ne abbiamo già fatto ardere troppo
davanti agli idoli del deserto.
Facci capaci di abbandoni sovrumani in Lui.
Tempera le nostre superbie carnali.
Fa’ che la luce della fede,
anche quando assume accenti di denuncia profetica,
non ci renda arroganti o presuntuosi,
ma ci doni il gaudio della tolleranza e della comprensione.
Soprattutto, però, liberaci dalla tragedia
che il nostro credere in Dio
rimanga estraneo alle scelte concrete di ogni momento
sia pubbliche che private,
e corra il rischio
di non diventare mai carne e sangue
sull’altare della ferialità.

http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?parole=potenza+di+dio&p=barra_ric

Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

24 giugno 2016

24 giugno

Dono della Madre (Gv 19,2527)

Gesù sulla croce non è pago di donare se stesso per nostro amore. C’è ancora il testamento da integrarci, e la parte più cara al suo cuore, il tesoro più prezioso: la sua Madre.
Con questo etremo distacco il suo sacrificio è veramente completo. Donna: ecco il tuo figlio alla Madre. Ecco la tua Madre a Giovanni. Eravamo tutti presenti in quel momento ai piedi della croce insieme a Giovanni.
«La Beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione al Figlio fino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette sofferente profondamente col suo unigenito e associandosi con amore materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente alla immolazione della vittima da lei generata» (Vat. II).
«La Beata Vergine per il dono esplicito della divina maternità che la unisce al figlio Redentore, e per le sue singolari, grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa. La Madre di Dio è figura della Chiesa… nell’ordine della fede, della verità, della perfetta unione con Cristo…» (Vat. II).
Maria coopera alla rigenerazione e alla formazione dei fedeli con amore di Madre. La sua missione materna è di condurre al suo Gesù tutti i suoi figli.
Grazie, o Madre, per la tua donazione.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 139 (138)

24 giugno 2016

Venerdì, 23_Giugno_2016


Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda.

 

[1] Al maestro del coro. Di Davide. Salmo.
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
[2] tu sai quando seggo e quando mi alzo.
Penetri da lontano i miei pensieri,

[3] mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;

[4] la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.

[5] Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.

[6] Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.

[7] Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?

[8] Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.

[9] Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,

[10] anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.

[11] Se dico: “Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte”;

[12] nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.

[13] Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

[14] Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

[15] Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


Ritaglio del Vangelo odierno:

Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome».

(Lc 1,57-66.80)


 

 

 

Tu mi hai sedotto, Dio (per godere del dono della profezia)

Valentino Salvoldi

Spirito creatore, plasmandomi nel seno materno ha posto in me il seme della fede, lo spirito profetico e la chiamata ad essere tutto tuo e a portare te a tanti fratelli.

“Tu mi hai sedotto e io mi sono lasciato sedurre”, nulla ho tenuto per me. Per te e per tutti ho voluto, e voglio, essere un dono. Tutto ho posto sull’altare. Ma l’invecchiare non porta automaticamente alla santità: “Ti amavo di più quand’ero giovane”.

Grazie perché non demordi. E di fronte alla quotidiana tua chiamata, rispondo con tante suppliche. Non permettere che le mie labbra siano “incirconcise” come quelle di Mosè, né abbia come lui a dirti: “Manda mio fratello Aronne”.

Non permettere che fugga in direzione opposta a quella da te indicata: se vuoi che vada a Ninive, non fare di me un altro Giona. Non permettere che accampi scuse come Geremia, per scuotere dalle spalle il mantello profetico. Ma anche a me, come al veggente di Anatot, infiamma le vene con un divorante amore.

Anche a me, come al giovane Isaia, purifica le labbra con un carbone ardente, rendendomi capace di rispondere alla tua chiamata: “Ecco, io sono qui, manda me!”. Con fede e umiltà potrò testimoniare e annunciare la Parola.

Non ti chiedo particolari visioni profetiche, ma solo la forza di non stancarmi mai di ripetere a chi incontro: prova e gusta come è buono il Signore, sta attaccato a Lui, lasciati sedurre da quell’Amore che dà un senso alla vita e rende interessante anche la morte.

 

 

http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?parole=fede&p=barra_ric

 

Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

23 giugno 2016

23 giugno

Lo straniero

Un giorno il Signore, guarì dieci lebbrosi. La miseria, la malattia aveva unito al gruppo un samaritano, uno straniero. I dieci si incontrarono con Gesù e chiesero la guarigione. Andate, mostratevi ai Sacerdoti per entrare nella vita civile al pari di ogni altro uomo. Per la strada guarirono. Di essi uno solo ritornò a dire grazie a Gesù. Ed era lo straniero, il samaritano, il reietto, l’incivile. Gesù fu commosso e chiese: E gli altri nove?
Noi non vogliamo essere come gli altri nove. Abbiamo seguito le promesse che facesti per noi a S. Margherita Maria Alacoque. Ti diciamo con tutto il cuore: grazie, Signore.
Grazie per il dono di Te che l’amore infinito del Divin Padre ci ha fatto.
Grazie per l’amore che ti ha portato ad incarnarti per noi, a vivere per noi, a soffrire, morire, risorgere per noi.
Grazie, o Signore, per il dono dello Spirito Santo che ci unisce a te, come tralci alla vite, come membra al Capo…
Grazie per ogni tua parola, ogni tuo gesto, ogni tuo miracolo compititi per noi, soprattutto per il grande miracolo della santissima Eucaristia.
Grazie, Signore, per averci dato come Madre la tua mamma. Con lei ci sentiamo meno orfani, con lei si aprono i nostri cuori ad accogliere con rinnovata fede e con purificato amore tuoi doni, le promesse generose del tuo Cuore.
Grazie, Signore. Santifica le anime nostre, unisci le nostre famiglie nell’amore scambievole, rendi la patria nostra fedele al tuo insegnamento e alla parola del Papa, fa’ che si uniscano nella concordia tutti i cittadini; riversa sul mondo intero l’abbondanza della tua misericordia, la tua luce, la tua pace, la tua salvezza.
Cuore Sacratissimo di Gesù, noi confidiamo in te.

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Liturgia del giorno: Audio salmo 79 (78)

23 giugno 2016

Giovedì, 23_Giugno_2016


Salvaci, Signore, per la gloria del tuo nome.

 

[1] Salmo. Di Asaf.
O Dio, nella tua eredità sono entrate le nazioni,
hanno profanato il tuo santo tempio,
hanno ridotto in macerie Gerusalemme.

[2] Hanno abbandonato i cadaveri dei tuoi servi
in pasto agli uccelli del cielo,
la carne dei tuoi fedeli
agli animali selvaggi.

[3] Hanno versato il loro sangue come acqua
intorno a Gerusalemme, e nessuno seppelliva.

[4] Siamo divenuti l’obbrobrio dei nostri vicini,
scherno e ludibrio di chi ci sta intorno.

[5] Fino a quando, Signore, sarai adirato: per sempre?
Arderà come fuoco la tua gelosia?

[6] Riversa il tuo sdegno sui popoli che non ti riconoscono
e sui regni che non invocano il tuo nome,

[7] perché hanno divorato Giacobbe,
hanno devastato la sua dimora.

[8] Non imputare a noi le colpe dei nostri padri,
presto ci venga incontro la tua misericordia,
poiché siamo troppo infelici.

[9] Aiutaci, Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome,
salvaci e perdona i nostri peccati
per amore del tuo nome.

[10] Perché i popoli dovrebbero dire:
“Dov’è il loro Dio?”.
Si conosca tra i popoli, sotto i nostri occhi,
la vendetta per il sangue dei tuoi servi.

[11] Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la potenza della tua mano
salva i votati alla morte.

[12] Fà ricadere sui nostri vicini sette volte
l’affronto con cui ti hanno insultato, Signore.

[13] E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di età in età proclameremo la tua lode.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 

 


Ritaglio del Vangelo Odierno:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. (Mt 7,21-29)


 

 

Arroganza

Rabbi Nachman di Brazlav

Caro Dio,
liberami dal falso orgoglio;
liberami dall’arroganza
che accompagna un’immagine di sé gonfiata.
Preservami dall’alterigia,
da un ego sovraccarico
derivante da un io vuoto.
Fa’ che impari a essere soddisfatto di me stesso;
che non senta mai il bisogno
di sminuire qualcuno
per acquisire valore e importanza,
per sentirmi
stimato e degno.

http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?ritaglio=1178

 

 

Pensiero Notturno: Matteo Cap.6- 22, 23 Dal discorso della montagna

22 giugno 2016

 

“la lucerna del corpo è l’occhio . Se dunque il tuo occhio è terso, tutto il corpo sarà illuminato. Ma se per caso il tuo occhio è malato , tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre . Se dunque la luce che è in te è tenebra , quanta sarà l’oscurità?”

Cristo è la luce , chi vive in lui risplende della sua luce riflessa e la trasmette a chi è senza di Lui .

Per essere la luce di Cristo dobbiamo cercare di fare la volontà del Padre , e per fare la volontà del Padre bastano poche regole : Non giudicare, Amare Dio e il prossimo come noi stessi. La regola dell’Amore è la regola per eccellenza, essa  racchiude tutte le altre regole, ed  è la regola che dona la pace e la gioia nell’animo , perchè è la più semplice e al tempo stesso più difficile da applicare.

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Il Cuore di Cristo. Riflessioni per un mese

22 giugno 2016

22 giugno

Io vi ho dato l’esempio (Gv 13,18)

Un altro comando dà a noi Chiesa: «Io vi ho dato l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».
Questo «facciate» si riferisce alla vita, mentre il «fate questo» si riferisce alla memoria del sacrificio, cioè si deve passare dalla «memoria» alla imitazione, dalla contemplazione eucaristica, alla prassi eucaristica.
S. Giovanni, ci presenta Gesù che pur «sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che venuto da Dio a Dio ritornava», si spoglia delle sue vesti, si cinge di un grembiule, (che è la veste del servo!) e si mette a lavare i piedi degli apostoli. Quella lavanda, quel gesto è un «servire gli uomini», è un’esistenza vissuta a favore degli altri, Gesù istituisce la diakonia, cioè il servizio elevandolo a legge fondamentale, o, meglio, a stile di vita e a modello di tutti i rapporti della Chiesa.
S. Pietro: «Ciascuno viva la grazia (carisma) ricevuta, mettendola a servizio (diakonia) degli altri» (I Pt 4,10). Un carisma che non si esercita in servizio è come talento sotterraneo che si trasforma in titolo di condanna (Mt 25,28).
La Chiesa è carismatica per servire.
La lavanda dei piedi è «il sacramento dell’autorità cristiana» (C. Spieg.) servire è propriamente come dice s. Giovanni «amare non a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità» (I Gv 3,18).
Il servizio, secondo il vangelo, è proprio di chi è posto in alto, e io non posso rifiutarlo senza rifiutare Cristo stesso. Non posso adorare Cristo, capo, e disprezzarlo nelle membra, altrimenti Gesù Cristo ci grida: «Tu mi onori a vuoto» (S. Agostino).

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Liturgia del giorno: Audio salmo 119 (118)

22 giugno 2016

Mercoledì, 22_Giugno_2016


 

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti.

 

[1] Alleluia.
Beato l’uomo di integra condotta,
che cammina nella legge del Signore.

[2] Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

[3] Non commette ingiustizie,
cammina per le sue vie.

[4] Tu hai dato i tuoi precetti
perché siano osservati fedelmente.

[5] Siano diritte le mie vie,
nel custodire i tuoi decreti.

[6] Allora non dovrò arrossire
se avrò obbedito ai tuoi comandi.

[7] Ti loderò con cuore sincero
quando avrò appreso le tue giuste sentenze.

[8] Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai.

[9] Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Custodendo le tue parole.

[10] Con tutto il cuore ti cerco:
non farmi deviare dai tuoi precetti.

[11] Conservo nel cuore le tue parole
per non offenderti con il peccato.

[12] Benedetto sei tu, Signore;
mostrami il tuo volere.

[13] Con le mie labbra ho enumerato
tutti i giudizi della tua bocca.

[14] Nel seguire i tuoi ordini è la mia gioia
più che in ogni altro bene.

[15] Voglio meditare i tuoi comandamenti,
considerare le tue vie.

[16] Nella tua volontà è la mia gioia;
mai dimenticherò la tua parola.

[17] Sii buono con il tuo servo e avrò vita,
custodirò la tua parola.

[18] Aprimi gli occhi perché io veda
le meraviglie della tua legge.

[19] Io sono straniero sulla terra,
non nascondermi i tuoi comandi.

Premere qui per ascoltare il salmo.

 


Ritaglio del Vangelo odierno:

«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.  Mt 7,15-20


 

 

 

 

 

Io sono la vite, voi i tralci 

Madre Teresa di Calcutta, Missione d’amore

Il capitolo 15 di Giovanni ci avvicinerà al Cristo. Il Padre, essendo il vignaiolo, deve potare il tralcio perché dia più frutto, e il frutto che dobbiamo produrre nel mondo è bellissimo: l’amore del Padre e la gioia. Ognuno di noi è un tralcio.

Quando andai l’ultima volta a Roma, volevo dare qualche piccolo insegnamento alle mie novizie e pensai che questo capitolo fosse il più bel modo di capire che cosa siamo noi per Gesù e che cosa è Gesù per noi. Ma non mi ero resa conto di ciò di cui invece si resero conto quelle giovani suore quando considerarono quanto è robusto il punto di innesto dei tralci nella vite: come se la vite temesse che qualcosa o qualcuno le strappi il tralcio.

Un’altra cosa su cui quelle sorelle richiamarono la mia attenzione fu che, se si guarda la vite, non si vedono frutti.

Tutti i frutti sono sui tralci. Allora esse mi dissero che l’umiltà di Gesù è così grande che egli ha bisogno dei tralci per produrre frutti. Questo è il motivo per cui ha fatto tanta attenzione al punto di innesto: per poter produrre quei frutti egli ha fatto l’attacco in modo tale che si debba usare la forza per romperlo. Il Padre, il vignaiolo, pota i tralci per produrre più frutto, e il tralcio silenzioso, pieno d’amore, incondizionatamente si lascia potare. Noi sappiamo che cos’è la potatura, poiché nella nostra vita ci deve essere la croce e quanto siamo più vicini a lui e tanto più la croce ci tocca e la potatura è intima e delicata.

Ognuno di noi è un collaboratore di Cristo, il tralcio di quella vite; e che cosa significa per voi e per me essere collaboratori di Cristo?

Significa dimorare nel suo amore, avere la sua gioia, diffondere la sua compassione, testimoniare la sua presenza nel mondo.

http://www.qumran2.net/ritagli/index.php?parole=insegnamento+di+ges%C3%B9&p=barra_ric

 

 

Pensiero notturno: Matteo , Cap.5- versetto 8 , dal Discorso della Montagna

21 giugno 2016

Beati i puri di cuore,perchè vedranno Dio”

Leggendo il libro di Suo Faustina Kowalska a pag. 190 , mi sono ritornate in mente le parole del vangelo sui puri di cuore, in questa pagina attraverso il suo pensiero spiega chi sono i puri di cuore:

O Gesù quando sono all’ultimo posto e più in basso delle giovani postulanti,  allora mi sento al posto più adatto per me . Non sapevo che in quegli angoletti bui , il Signore avesse collocato tanta felicità. Adesso comprendo che anche in una prigione può erompere da un cuore puro un’abbondanza d’Amore per Te. Le cose esteriori non hanno significato per un amore puro; esso supera tutto. Né le porte  di una prigione, né le porte del cielo contano per lui. Esso giunge fino a Dio stesso e nulla riesce ad estinguerlo. Per lui non esistono barriere è libero come un re ed ha ovunque ingresso libero. La morte stessa deve piegare la testa di fronte a lui.

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