Archive for the ‘Santi’ Category

Bernardo di Clairvaux, Sermoni per l’Avvento. Sermone IV , Il duplice Avvento e le penne argentate

16 dicembre 2017

1. È cosa degna, fratelli, che voi celebriate con tutta devozione l’avvento del Signore, godendo per così grande consolazione, stupefatti per tanta degnazione, infiammati da tanta carità. E non pensate solo al primo avvento nel quale è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19, 10), ma anche al secondo, quando verrà e ci prenderà con sé. Voglia Iddio che meditiate costantemente su queste due venute, ruminando nei vostri cuori i benefici del primo e le promesse del secondo. Voglia Iddio che dormiate tra le due venute (Sal 68 (67), 14)! Queste sono infatti le due braccia dello Sposo, tra le quali la sposa dormiva e diceva: La sua sinistra è sotto il mio capo, e la sua destra mi abbraccerà (Ct 2, 6). Nella sinistra infatti, come leggiamo altrove, è significata la ricchezza e la gloria, nella destra la vita lunga. Nella sua sinistra, è detto, ricchezze e gloria (Pr 3, 16). Udite, figli di Adamo, gente avara e ambiziosa: perché affannarvi per procurarvi ricchezze terrene e gloria temporale che non sono né vere, né vostre? L’oro e l’argento (At 3, 6) non sono forse terra gialla e bianca, che solo l’errore degli uomini fa, o piuttosto considera preziosa? E se queste son cose vostre, portatevele con voi! Ma l’uomo quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria (Sal 49 (48), 17-18).

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Bernardo di Clairvaux, Sermoni per l’Avvento:Sermone III, Le Sette Colonne

13 dicembre 2017

 

Nell’Avvento del Signore che celebriamo, se considero la persona di colui che viene, non riesco a farmi un’idea dell’eccellenza della sua maestà. Se guardo quelli ai quali è venuto, rimango spaventato dalla grandezza della degnazione. Certamente gli Angeli sono pieni di stupore per la novità, in quanto vedono al di sotto di sé colui che sempre adorano sopra di sé, e manifestamente ormai salgono e scendono al Figlio dell’uomo (Gv 1, 51). Se considero a fare che cosa egli sia venuto, abbraccio, per quanto posso, l’ampiezza inestimabile della sua carità. Se penso al modo, constato l’esaltazione della condizione umana. Viene infatti il Creatore e Signore di tutto il creato, viene agli uomini, viene per gli uomini, viene uomo. Ma dirà qualcuno: «Come mai si dice che sia venuto, lui che è sempre stato dappertutto? Era nel mondo, e il mondo per lui è stato fatto, e il mondo non lo conobbe» (Gv 1, 10). Non è dunque venuto, lui che era presente, ma è apparso, lui che era nascosto. Perciò ha preso la natura umana nella quale poter essere conosciuto, lui che abita la luce inaccessibile (1 Tm 6, 16). E veramente non era cosa ingloriosa apparire nella sua somiglianza che aveva fatto all’inizio (Mt 19, 4), né indegno di Dio mostrarsi nella sua somiglianza (Gen 1, 26) a coloro che non avrebbero potuto conoscerlo nella sua
sostanza, affinché, lui che aveva fatto l’uomo ad immagine e somiglianza sua, egli stesso apparisse agli uomini come uomo.

2. La Chiesa intera dunque celebra una volta all’anno la solennità di questo avvento di tanta maestà, di tanta umiltà, di tanta carità, di tanta nostra glorificazione. Ma volesse Dio che questa celebrazione si facesse sì una sola volta, ma che (nei suoi effetti) durasse sempre. Questo sarebbe molto giusto. Quanta incongruenza infatti c’è nel fatto che, dopo l’avvento di un così grande Re, gli uomini vogliano od osino occuparsi in altri svariati affari, mentre piuttosto, lasciato tutto il resto, dovrebbero occuparsi unicamente nel culto di lui, e, in sua presenza, non ricordarsi di tutte le altre cose. Ma non a tutti si possono applicare le parole del Profeta: Erutteranno il ricordo della tua bontà immensa (Sal 145 (144), 7), in quanto non tutti fanno di questo ricordo il loro cibo. In verità, nessuno può eruttare quello che non ha gustato, e neppure se l’ha solamente gustato. Il rutto non può procedere se non dalla pienezza e dalla sazietà. Perciò coloro che hanno una mente e una vita secolare, anche se celebrano questa memoria, non la eruttano, osservando questo periodo di avvento senza devozione e affezione, per una certa arida consuetudine. Infine, e questo è ancor più da condannare, la memoria di questa degnazione diventa per certuni occasione per la vita carnale (Gal 5, 13), e potresti vedere questi tali tanto solleciti in questi giorni per preparare vesti sontuose e cibi prelibati, come se queste cose cercasse Cristo venendo a nascere tra noi, e venga ricevuto in modo tanto più degno, quanto con maggior cura vengono preparate queste cose. Ma ascolta quello che dice lui: Chi ha occhi altezzosi e cuore superbo, con un tale non prendevo cibo (Sal 101 (100), 5). Perché con tanta ambizione prepari abiti per il mio Natale? Io detesto la superbia, non l’accolgo. Perché con tanta sollecitudine prepari vivande abbondanti per quell’occasione? Io condanno le delizie della carne, non le gradisco. Davvero il tuo cuore è insaziabile, mentre prepari tante cose, facendole venire anche da lontano, mentre per il corpo basterebbero poche cose, e quali si possono con più comodo trovare. Celebrando dunque il mio avvento, tu mi onori con le labbra, ma il tuo cuore è lontano da me (Mt 15, 8). Tu non rendi culto a me, ma il ventre è il tuo dio (Fil 3,19), e tu ti vanti di quello di cui dovresti vergognarti. Proprio infelice colui che cerca il piacere del corpo e la vanità della gloria secolare; beato invece il popolo il cui Dio è il Signore (Sal 144 (143), 15).

3. Fratelli, non adiratevi contro gli empi, né invidiate i malfattori (Sal 37 (36), 1). Considerate piuttosto qual è la loro fine (Sal 73 (72), 17), e compatiteli di cuore, e pregate per loro che sono trovati nel peccato (Gal 6, 1). Essi fanno così perché ignorano Dio (1 Cor 15, 34), perché se lo conoscessero, non avrebbero mai provocato stoltamente contro di sé il Signore della gloria (1 Cor 2, 8). Ma noi, dilettissimi, non abbiamo la scusa dell’ignoranza (Gv 15, 22). Voi lo conoscete bene, e se diceste che non lo conoscete, sareste, come i secolari, bugiardi (1 Gv 4, 20). Del resto, se non lo conoscete, chi vi ha condotti qui, o come vi siete venuti? (Mt 22, 12).
E come avresti potuto deciderti a rinunziare spontaneamente all’affetto delle persone care, ai piaceri del corpo, alle vanità del mondo, e gettare nel Signore ogni tuo pensiero (Sal 55 (54), 23) e ogni preoccupazione (1 Pt 5, 7), dal quale non meritavi nulla di bene, anzi, tanto male, come te lo dice la coscienza? Chi, ripeto, ti avrebbe persuaso a fare queste cose, se non avessi saputo che il Signore è buono per quelli che sperano in lui, per l’anima che lo cerca (Lam 3, 25), se non avessi conosciuto anche tu che dolce è il Signore e mite, molto misericordioso e verace? (Sal 86 (85), 5 e 15). E queste cose di dove le hai sapute, se non perché, non solo è venuto a te, ma in te?

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Bernardo di Clairvaux Sermoni per l’Avvento/SERMONE II , Della lettura di Isaia: «Disse il Signore ad Achaz: Chiedi per te un segno», e della via dell’avversario

11 dicembre 2017

1. Abbiamo udito come Isaia consigliava ad Achaz di chiedere al Signore un segno, sia nel profondo dell’inferno, sia lassù in alto (Is 7, 10-12). Abbiamo sentito la sua risposta, che ha un’apparenza di pietà, ma non la virtù (2 Tm 3, 5). Perciò ha meritato il rimprovero da colui che scruta il cuore (1 Sam 16, 7), e davanti al quale è manifesto ogni pensiero umano. Non chiederò, dice, non tenterò il Signore (Is 7, 12). Achaz era gonfio d’orgoglio per il fastigio del trono regale, astuto nelle parole secondo l’umana sapienza (1 Cor 2, 4). Perciò il Signore aveva detto a Isaia: «Va’ a dire a quella volpe (Lc 13, 32) di chiedere per sé un segno nel profondo (Is 7, 11)». Hanno infatti le volpi una tana (Mt 8, 20), ma anche se scendesse negli inferi (Sal 139 (138), 8), là vi è colui che prende i sapienti al laccio della loro astuzia (Gb 5, 13; 1 Cor 3, 19). E ancora: «Va’ a dire a quell’uccello, dice il Signore, di chiedere per sé un segno lassù in alto». L’uccello ha infatti un nido (Mt 8, 20); ma se anche salirà in cielo, là c’è colui che, resistendo ai superbi (1 Pt 5, 5), schiaccia con la sua forza il collo dei superbi e degli orgogliosi. Tuttavia Achaz rifiuta di chiedere un segno di potere eccelso ovvero di sapienza di incomprensibile profondità; e perciò il Signore stesso promette alla casa di David un segno di bontà (Is 7, 13), per attirare con l’espressione della carità coloro che non erano stati smossi né dal terrore del potere, né dalla prova di sapienza. La carità può essere significata non a torto in quelle parole: Nel profondo dell’inferno (Is 7, 11), la carità stessa cioè della quale nessuno ebbe una più grande (Gv 15, 13), che fece sì che morisse per gli amici e scendesse nell’inferno, così che ad Achaz venga ordinato di riverire con timore la maestà di colui che regna nei cieli altissimi, o abbracciare la carità di colui che sarebbe sceso negli inferi. Non solo dunque stanca la pazienza degli uomini, ma anche quella di Dio (Is 7, 13) chiunque né pensa alla maestà con timore, né con amore ripensa alla carità. Per questo, dice, il Signore stesso vi darà un segno, nel quale apparisca chiaramente la maestà e la carità. Ecco una vergine concepirà e partorirà un figlio, e sarà chiamato con il nome di Emmanuele (Is 7, 14), che significa Dio con noi (Mt 1, 23). Non fuggire, Adamo; perché il Signore è con noi. Non temere, uomo (Lc 1, 30), e udendo il nome di Dio non restare terrorizzato, perché Dio è con noi. Con noi per la somiglianza della carne (Rm 8, 3), con noi per nostra utilità: per noi è venuto, come uno di noi (Gen 3, 22), simile a noi (Gc 5, 17), passibile.

2. Mangerà burro e miele, dice (Is 7, 15), come per dire: Sarà piccolo, e si nutrirà di alimenti adatti ai bambini. Perché impari, dice ancora, a rigettare il male e scegliere il bene (ibid.). Anche qui senti parlare di male e di bene (Gen 3, 22), come a riguardo dell’albero proibito (Gen 2, 17), come si parla dell’albero della trasgressione. Ma questo secondo Adamo fa la sua scelta molto meglio del primo. Scegliendo il bene, egli rigetta il male, non come il primo Adamo che amò la maledizione e venne su di lui, e ricusò la benedizione, e da lui si è allontanata (Sal 109 (108), 17). Nelle parole, infatti, che precedono: Mangerà panna e miele (Is 7, 15) lascia intendere la scelta di questo bambino. Solo ci assista la sua grazia, onde siamo in grado di capire in qualche modo e di esporre in modo degno e adatto alle intelligenze queste cose. Due sono i prodotti del latte della pecora: il burro e il formaggio. Il burro è grasso, il formaggio invece è secco e duro. Bene dunque il nostro pargolo sa scegliere, mangiando il burro e lasciando il cacio. Quale è infatti quella centesima pecora che si è spersa (Mt 18, 12), e di cui si parla nel salmo: Come pecora smarrita vado errando (Sal 119 (118), 176)? È sicuramente il genere umano, che il benignissimo Pastore cerca, lasciando le altre novantanove pecorelle sui monti. In questa pecora pertanto si possono trovare due cose, la natura dolce, la natura buona, come il burro, e la corruzione del peccato, come il formaggio. Vedi dunque come il nostro bambino ha scelto molto bene, prendendo la nostra natura, ma senza la corruzione del peccato. Dei peccatori invece è detto: Si è coagulato come latte il loro cuore (Sal 119 (118), 70); in essi infatti il fermento della malizia, il caglio dell’iniquità (1 Cor 5, 8) ha corrotto la purità del latte.

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Bernardo di Clairvaux Sermoni per l’Avvento/SERMONE I Sei circostanze dell’Avvento

9 dicembre 2017

1. Oggi, fratelli, celebriamo l’inizio dell’Avvento. Questo nome, come quello delle altre solennità, è abbastanza celebre e noto al mondo, ma il suo significato non è forse altrettanto conosciuto. Infatti, i poveri figli di Adamo, trascurando di studiare le cose importanti e salutari, cercano piuttosto le cose caduche e transitorie. A chi paragoneremo gli uomini di questa generazione (Mc 4, 30; Lc 7, 31) che vediamo incapaci di staccarsi e separarsi dalle consolazioni terrene e caduche? Sono certamente simili a quei naufraghi che, in procinto di venir sommersi dalle acque, si aggrappano a qualsiasi cosa, la prima che capiti loro tra mano, e la tengono fortemente stretta, anche se si tratta di cose che in nessun modo possono portare aiuto (Is 30, 5), come radici di erbe e cose simili. E se qualcuno viene in loro aiuto, capita talvolta che lo trascinano con sé, sicché non può più aiutare né loro, né se stesso. Così periscono in questo mare grande e spazioso (Sal 104 (103), 25), così periscono i miseri, mentre, seguendo le cose periture, perdono quelle solide, attaccandosi alle quali potrebbero riemergere e salvare la loro vita (Gc 1, 21). Non infatti della vanità, ma della verità è detto: La conoscerete ed essa vi farà liberi (Gv 8, 32). Voi dunque, fratelli, ai quali, in quanto piccoli, Dio rivela quelle cose che tiene nascoste ai sapienti e prudenti (Mt 11, 25), occupatevi di quelle cose che sono veramente salutari, facendone oggetto dei vostri assidui pensieri. Riflettete con cura al significato di questo avvento, investigando chi sia colui che viene, donde venga, dove vada, che cosa venga a fare, quando e per quale via egli venga. Certamente è questa una curiosità degna di lode e salutare: infatti la Chiesa universale non celebrerebbe questo Avvento con tanta devozione, se non si nascondesse in esso un qualche grande sacramento (Ef 5, 32).

2. Innanzitutto pertanto, insieme con l’Apostolo, pieno di stupore e di ammirazione (At 2, 12), considerate anche voi la grandezza di costui che viene: egli è infatti, secondo la testimonianza di Gabriele, il Figlio del Dio Altissimo (Lc 1, 32), e conseguentemente Altissimo anche lui. Non possiamo infatti pensare ad un Figlio di Dio degenere, ma dobbiamo confessarlo di uguale altezza e della medesima dignità. Chi non sa infatti che i figli di principe sono anch’essi principi, e i figli di re sono re anch’essi? Ma perché mai delle tre Persone che crediamo e confessiamo e adoriamo nell’eccelsa Trinità, non il Padre, non lo Spirito Santo, ma il Figlio è venuto? Io penso che questo sia stato fatto non senza una ragione. Ma chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore. O chi mai è stato suo consigliere (Rm 11, 34)? E certamente non fu senza il consiglio della Trinità che venisse il Figlio; e se consideriamo la causa del nostro esilio, forse possiamo capire, almeno un poco, come fosse conveniente che fosse soprattutto il Figlio a liberarci. Lucifero infatti, che si levava al mattino (Is 14, 12), per il fatto di aver tentato di usurpare la somiglianza dell’Altissimo, e di essersi attribuito ingiustamente di essere uguale a Dio (Fil 2, 6), il che è prerogativa del Figlio, venne punito all’istante e precipitato nell’inferno (Is 14, 12), perché il Padre vendicò l’onore del Figlio, e fu come dicesse: A me la vendetta, io darò il dovuto castigo (Rm 12, 19). E subito avresti potuto vedere Satana che come fulmine cadeva dal cielo (Lc 10, 18). Come osi insuperbirti tu, terra e cenere (Sir 10, 9)? Se Dio non ha perdonato agli angeli insuperbiti (Rm 11, 21), quanto più userà lo stesso rigore a tuo riguardo, putredine e verme (Sir 19, 3) che sei. Lucifero non ha fatto nulla, nessuna azione esterna: ha solo avuto un pensiero di superbia e in un istante, in un batter d’occhio (1 Cor 15, 52) fu irreparabilmente precipitato, perché, secondo il Profeta, egli non stette nella verità (Gv 8, 44).

3. Fuggite la superbia, fratelli miei, ve ne prego; fuggitela con orrore. La superbia è alla base di ogni peccato, essa che ha sprofondato nelle tenebre eterne (Gb 3, 9) così velocemente lo stesso Lucifero che rifulgeva più splendido di tutte le stelle, e da primo degli angeli lo mutò in diavolo. E così, subito ardente d’invidia per l’uomo, ingenerò in lui l’iniquità che aveva concepito in se stesso (Gb 15, 35; Sal 7, 15), persuadendolo a mangiare il frutto proibito, per diventare così simile a Dio, mediante la conoscenza del bene e del male (Gen 3, 5-6). Che cosa offri, che cosa prometti, disgraziato, dal momento che il Figlio dell’Altissimo (Lc 1, 32) ha la chiave della scienza (Lc 11, 52), anzi, è egli stesso la chiave, la chiave di Davide che chiude e nessuno può aprire (Ap 3, 7)? In lui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza (Col 2, 3); tu saresti capace di rubarli per darli all’uomo? Vedete che veramente, come dice il Signore, costui è bugiardo e padre della menzogna (Gv 8, 44). Fu infatti bugiardo quando disse: Sarò simile all’Altissimo (Is 14, 14), e padre della menzogna allorché trasfuse anche nell’uomo il germe avvelenato della sua falsità, dicendo: Sarete come dei (Gen 3, 5). Anche tu, o uomo, vedendo un ladro, corri con lui (Sal 50 (49), 18). Avete notato fratelli, quello che è stato letto questa notte nel profeta Isaia, che riferisce le parole del Signore: I tuoi principi sono infedeli, ovvero, secondo un’altra versione: disobbedienti, compagni dei ladri (Is 1, 23).

4. In realtà i nostri principi Adamo ed Eva, capostipiti della nostra razza, sono stati disobbedienti, soci di ladri; essi tentano per consiglio del serpente, anzi del diavolo che si serve del serpente, di rubare quello che appartiene al Figlio di Dio. E il Padre non dissimula l’ingiuria (Pr 12, 16) fatta al Figlio — egli infatti ama il Figlio (Gv 5, 20) —, ma subito anche nell’uomo vendica questa ingiuria (Dt 32, 43), e appesantisce la sua mano su di noi (Sal 32 (31), 4). Tutti infatti in Adamo abbiamo peccato (Rm 3, 23; 1 Cor 15, 22), e in lui tutti abbiamo ricevuto la sentenza di dannazione. Che cosa farà il Figlio vedendo che il Padre prende le sue difese, e non perdona ad alcuna delle sue creature? «Ecco, dice, per causa mia il Padre perde le sue creature. Prima l’Angelo ha ambito la mia eccellenza, e ha trovato compagni che lo seguissero; ma subito la gelosia del Padre si è scagliata contro di lui e contro i suoi seguaci, percuotendoli tutti con piaga incurabile (2 Mac 9, 5), con crudele castigo (Ger 30, 14). L’uomo ha voluto rubarmi anche la scienza, che appartiene a me, e neppure di lui ha avuto compassione (Dt 7, 16; Ez 16, 5), né gli ha perdonato. Dio si cura forse dei buoi (1 Cor 9, 9)? Aveva Dio fatto soltanto due nobili creature dotate di ragione, capaci di beatitudine, l’angelo cioè e l’uomo; ma per causa mia perse molti angeli e tutto il genere umano. Dunque, perché sappiano che anch’io amo il Padre (Gv 14, 31), riabbia per mezzo mio quelli che in qualche modo per causa mia sembra aver perduto. Se questa tempesta, dice Giona, è sorta per causa mia, prendetemi e buttatemi in mare (Gn 1, 12 sec. ant. vers.). Tutti mi portano invidia. Vengo, e tale mostro me stesso, che chiunque vorrà invidiarmi, chiunque desidererà di imitarmi, questa emulazione vada a bene suo. So tuttavia che gli angeli disertori si sono dati completamente alla malizia e alla nequizia (1 Cor 5, 8), e non hanno peccato per una qualche ignoranza o fragilità; perciò, non volendo essi pentirsi, è inevitabile che periscano. L’amore del Padre e l’onore del Re esigono la giustizia (Sal 99 (98), 4)».

5. Per questo infatti egli ha creato da principio gli uomini (Gen 1, 27-28; Mt 19, 4) affinché da essi fossero riempiti i posti rimasti vuoti, e venissero restaurate le rovine della (celeste) Gerusalemme (Is 61, 4). Sapeva infatti che per gli angeli era impossibile una via di ritorno. Conosce infatti la superbia di Moab (Is 16, 6; Ger 48, 29), che è grande, e non ammette rimedio di pentimento, e per questo esclude anche il perdono. Ma per gli uomini non ha creato nessuna creatura per sostituirli, dando a vedere con ciò che per l’uomo c’era ancora redenzione, essendo egli stato soppiantato dalla malizia altrui; per questo gli poteva giovare la carità di un altro. Così, Signore, ti supplico (Es 34, 9), ti piaccia di liberarmi (Sal 40 (39), 14) perché io sono infermo (Sal 6, 3), perché dalla mia terra sono stato dolorosamente strappato (Gen 40, 15), e buttato in questo carcere. Non del tutto innocente, a dire il vero, ma rispetto a colui che mi ha sedotto, un poco innocente. La menzogna mi è stata suggerita, o Signore: venga la verità, onde si scopra la falsità, e io conosca la verità, e la verità mi darà la libertà (Gv 8, 32), a condizione che, scoperta la falsità, io rinunzi completamente ad essa ed aderisca alla verità conosciuta. Diversamente non sarebbe più una umana tentazione (1 Cor 10, 13), né un peccato umano, ma sarebbe ostinazione diabolica: perseverare nel male, infatti, è cosa diabolica, e giustamente meritano di perire con il diavolo (Ap 12, 9) coloro che si ostinano nel peccato (Rm 6, 1).

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Beato Charles de Foucauld

1 dicembre 2017

Beato Charles de Foucauld Fusco detto Carlo di Gesù (Strasburgo Francia, 15 settembre 1858; † Tamanrasset Algeria, 1° dicembre 1916) è stato un monaco, sacerdote ed eremita francese, dopo essere stato militare in carriera ed esploratore si convertì alla fede e alla ricerca di Dio. Entrato tra i Trappisti iniziò il noviziato nella Trappa di Notre-Dame-des-Neiges e poi in Siria. Il 13 novembre 2005 è stato proclamato beato da papa Benedetto XVI.
Nella ricerca di un ideale di povertà e di penitenza ancora più radicale lasciò la Trappa per vivere da eremita, prima in Palestina e poi a Béni-Abbés, un’oasi situata sulla riva sinistra del Saoura a sud di Orano, nel Sahara occidentale (Algeria francese).
Desideroso di fondare una nuova congregazione religiosa, non ci fu nessuno che si unì a lui. Visse con i Tuareg testimoniando il Vangelo non con le parole ma con il suo stile di vita e le sue opere.
Fu ucciso durante una razzia il 1° dicembre 1916.
Ben presto la sua vita e i suoi scritti divennero noti cosicché numerosi gruppi spirituali e nuove congregazioni si ispirarono alla sua spiritualità.
Il suo processo di beatificazione iniziò già nel 1927 ma solo il 24 aprile 2001 fu dichiarato Venerabile da papa Giovanni Paolo II. Fu beatificato il 13 novembre 2005 da papa Benedetto XVI.

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30 NOVEMBRE SANT’ANDREA Apostolo, (sec. I) – Festa   

30 novembre 2017

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Andrea, dal bel nome greco (Andreas = Virile), appare un uomo generoso, pronto, aperto, entusiasta. Era figlio di Giona di Betsaida (Mt 16,17), fratello minore di Pietro. Fu discepolo di Giovanni Battista, presso il quale conobbe l’apostolo Giovanni, e con lui seguì per primo Gesù, al quale condusse il fratello Pietro (Gv 1,35-42). I suoi interventi nel gruppo degli apostoli sono pochi ma significativi. Davanti alla folla affamata, Andrea indica a Gesù un fanciullo provvisto di cinque pani d’orzo e di due pesci (Gv 6,9), quasi per invitarlo a rinnovare dei prodigi. Alla scuola di Giovanni Battista, Andrea conobbe l’essenismo e fu fortemente colpito dalla speranza messianica: è lui, infatti, che pose la domanda alla quale Cristo rispose con il suo discorso escatologico (Mc 13,3-37). Infine, Andrea si è dimostrato particolarmente aperto di fronte al problema missionario: infatti, assieme a Filippo, e nelle forme prescritte dal giudaismo, si fece garante delle buone disposizioni dei pagani che volevano avvicinare Gesù (Gv 12,20-22).
Alcune tradizioni, che non possiamo controllare, riferiscono che Andrea svolse il suo ministero apostolico in Grecia e in Asia minore. Secondo queste tradizioni, egli morì martire a Patrasso, sopra una croce formata ad X, detta appunto «croce di sant’Andrea».
Paolo VI ha restituito alla Chiesa Orientale le reliquie di Sant’Andrea che si conservavano in San Pietro e furono riportate a Patrasso.

Andrea è il primo «missionario» fra gli Apostoli: lo testimonia Giovanni che era con lui al momento della chiamata (l’ora decima). Subito dopo l’incontro con Gesù Andrea testimonia al fratello Simone: «Abbiamo trovato il Messia!» e lo condusse a Gesù (Gv 1,41). La nostra Eucaristia rimane inefficace se non partiamo dalla Messa col desiderio stimolante di testimoniare che anche noi «abbiamo trovato il Signore» e non avvertiamo l’urgenza di condurre altri fratelli a Cristo, perché li accolga con noi alla mensa del Padre.

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San Bonifacio e l’albero di Natale

23 novembre 2017

Il Santo nacque in Inghilterra intorno al 680 e evangelizzò le popolazioni germaniche.
Si narra che Bonifacio, la notte di Natale del 724, affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la “Sacra Quercia” e, mentre si stava per sacrificare un bambino, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor».
Presa una scure cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.

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22 Ottobre – San Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła)

22 ottobre 2017

PREGHIERA DI RINGRAZIAMENTO A DIO

PER IL DONO DI GIOVANNI PAOLO II

Ti ringrazio, Dio Padre,
per il dono di Giovanni Paolo II.
Il suo “Non abbiate paura: spalancate le porte a Cristo”
ha aperto il cuore di tanti uomini e donne,
abbattendo il muro della superbia,
della stoltezza e della menzogna,
che imprigiona la dignità dell’uomo.
E, come un’aurora, il suo ministero ha fatto sorgere
sulle strade dell’umanità
il sole della Verità che rende liberi.
Ti ringrazio, o Maria,
per il tuo figlio Giovanni Paolo II.
La sua fortezza e il suo coraggio, traboccanti d’amore,
sono stati un’eco del tuo “eccomi”.
Egli, facendosi “tutto tuo”,
si è fatto tutto di Dio:
riflesso luminoso del volto misericordioso del Padre,
trasparenza viva dell’amicizia di Gesù.
Grazie, caro Santo Padre,
per la testimonianza d’innamorato di Dio che ci hai donato:
il tuo esempio ci strappa dalle strettoie delle cose umane
per elevarci alle vette della libertà di Dio.

Fr. Stefano Vita FFB

Preghiera della Sera: A San Pio da Pietralcina per ottenere la sua intercessione

23 settembre 2017

Risultato immagine per preghiera a san pio per ottenere grazie

O Gesù, pieno di grazia e di carità e vittima per i peccati, che, spinto dall’amore per le anime nostre, volesti morire sulla croce, io ti prego umilmente di glorificare, anche su questa terra, il servo di Dio, San Pio da Pietralcina che, nella partecipazione generosa ai tuoi patimenti, tanto ti amò e tanto si prodigò per la gloria del Padre tuo e per il bene delle anime. Ti supplico perciò di volermi concedere, per la sua intercessione, la grazia (esporre), che ardentemente desidero.

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San GIOVANNI CRISOSTOMO   Vescovo e dottore della Chiesa – Memoria

13 settembre 2017

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Un anno fa la canonizzazione. Il segreto di Teresa per sempre Madre

5 settembre 2017

Non è solo una questione di fede, ma di semplice e condivisa umanità: c’è qualcosa di profondo nella nostra natura che ci richiama instancabilmente a quel che è semplice, basilare, comprensibile a tutti, e quindi universale. Agisce in noi un desiderio innato di aderire a ciò che sentiamo di essere, e che ci può liberare da alterazioni del nostro vero profilo, assunte anche senza rendercene conto, per necessità, debolezza o calcolo.
È la nostalgia della verità su noi stessi che parla…

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1979. Madre Teresa e il discorso del Nobel: l’aborto è contro la pace

5 settembre 2017

“Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”. Il celebre discorso di Santa Teresa alla consegna del Nobel per la pace, nel 1979.



Il 5 settembre sono 20 anni dalla scomparsa di Santa Teresa di Calcutta. In questo video del Tg3, il celebre discorso della suora alla consegna del Nobel per la pace del 1979, nel quale parla dell’aborto come minaccia alla pace; celebre la frase: “Se una madre può uccidere suo figlio, chi impedisce agli uomini di uccidersi tra di loro?”.

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Dio è tutto per noi

31 agosto 2017

Dalle «Istruzioni» di san Colombano, abate

(Istr. 13 su Cristo fonte di vita, 2-3; Opera, Dublino, 1957, 118-120)

Ascoltiamo, o fratelli, l’invito, con cui la Vita stessa, che è sorgente non solo di acqua viva, ma anche fonte di vita eterna e di luce, ci chiama a sé. Da lui infatti provengono la sapienza, la vita, la luce eterna. 

L’autore della vita è sorgente della vita, il creatore della luce, la fonte stessa della luce. Non curiamoci delle cose che ci circondano, ma puntiamo lo sguardo verso l’alto, verso la sorgente della luce, della vita e dell’acqua viva. 

Facciamo come fanno i pesci che emergono nel mare attratti dalla fonte luminosa. Eleviamoci per bere alla sorgente d’acqua viva che zampilla per la vita eterna (cfr. Gv 4, 14).

Oh, se tu, o Dio misericordioso e Signore pietoso, ti degnassi di chiamarmi a questa sorgente, perché anch’io, insieme con tutti quelli che hanno sete di te, potessi bere dell’acqua viva che scaturisce da te, viva sorgente! 

Potessi inebriarmi della tua ineffabile dolcezza senza staccarmi mai più da te, tanto da dire: Quanto è dolce la sorgente dell’acqua viva; la sua acqua che zampilla per la vita eterna non viene mai a mancare!

O Signore, tu stesso sei questa fonte eternamente desiderabile, di cui continuamente dobbiamo dissetarci e di cui sempre avremo sete. Dacci sempre, o Cristo Signore, quest’acqua perché si trasformi anche in noi in sorgente di acqua viva che zampilli per la vita eterna!

Domando certo una grande cosa; chi non lo sa? Ma tu, o re della gloria, sai donare cose grandi e cose grandi hai promesso. Nulla è più grande di te: ma tu ti sei donato a noi e ti sei immolato per noi.

Per questo ti preghiamo di farci conoscere quello che amiamo, poiché nulla cerchiamo di avere all’infuori di te. Tu sei tutto per noi: la nostra vita, la nostra luce, la nostra salvezza, il nostro cibo, la nostra bevanda, il nostro Dio. 

Ti prego, o Gesù nostro, d’ispirare i nostri cuori col soffio del tuo Spirito e di trafiggere col tuo amore le nostre anime perché ciascuno di noi possa dire con tutta verità: Fammi conoscere colui che l’anima mia ama (cfr. Ct 1, 6 volg.); sono infatti ferito dal tuo amore.

Desidero che quelle ferite siano impresse in me, o Signore. Beata l’anima trafitta dalla carità! Essa cercherà la sorgente, ne berrà. Bevendone, ne avrà sempre sete. Dissetandosi, bramerà con ardore colui di cui ha sempre sete, pur bevendone continuamente.

In questo modo per l’anima l’amore è sete che cerca con brama, è ferita che risana. Il Dio e Signore nostro Gesù Cristo, medico pietoso, si degni di piagare con questa salutare ferita l’intimo della mia anima, egli che insieme col Padre e con lo Spirito Santo è un solo Dio nei secoli dei secoli. 

Amen.

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Santa Monica, Cerchiamo di arrivare alla sapienza eterna Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo (Lib. 9, 10-11; CSEL 33, 215-219)

27 agosto 2017

Era ormai vicino il giorno in cui ella sarebbe uscita da questa vita, giorno che tu conoscevi mentre noi lo ignoravamo. Per tua disposizione misteriosa e provvidenziale, avvenne una volta che io e lei ce ne stessimo soli, appoggiati al davanzale di una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là presso Ostia, dove noi, lontani dal frastuono della gente, dopo la fatica del lungo viaggio, ci stavamo preparando ad imbarcarci. Parlavamo soli con grande dolcezza e, dimentichi del passato, ci protendevamo verso il futuro, cercando di conoscere alla luce della Verità presente, che sei tu, la condizione eterna dei santi, quella vita cioè che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò in cuore d’uomo (cfr. 1 Cor 2, 9). Ce ne stavamo con la bocca anelante verso l’acqua che emana dalla tua sorgente, da quella sorgente di vita che si trova presso di te. Dicevo cose del genere, anche se non proprio in tal modo e con queste precise parole. Tuttavia, Signore, tu sai che in quel giorno, mentre così parlavamo e, tra una parola e l’altra, questo mondo con tutti i suoi piaceri perdeva ai nostri occhi ogni suo richiamo, mia madre mi disse: «Figlio, quanto a me non trovo ormai più alcuna attrattiva per questa vita. Non so che cosa io stia a fare ancora quaggiù e perché mi trovi qui. Questo mondo non è più oggetto di desideri per me. C’era un solo motivo per cui desideravo rimanere ancora un poco in questa vita: vederti cristiano cattolico, prima di morire. Dio mi ha esaudito oltre ogni mia aspettativa, mi ha concesso di vederti al suo servizio e affrancato dalle aspirazioni di felicità terrene. Che sto a fare qui?».

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Madonna di Czestochowa. Preghiera

27 agosto 2017

Madonna di Czestochowa
26 agosto

Il tesoro più prezioso di Jasna Gòra è il Quadro Miracoloso della Madonna. Ciò che rese in breve tempo Jasna Gòra il più famoso santuario del paese, che già contava numerosi luoghi di culto mariano, non fu forza della tradizione che vuole l’Evangelista Luca autore del quadro, né la perlazione dei reali che da sempre avevano cara Jasna Gòra: Ciò che rese questo luogo famoso è la presenza miracolosa dell’Immagine che ha sempre richiamato pellegrini da tutta la Polonia e dal mondo intero, come attestano i numerosissimi ex-voto

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Santa Chiara e san Francesco, amici inseparabili

18 agosto 2017

Angélique Provost | Ago 11, 2017

In occasione della festa di santa Chiara, che si celebra oggi, torniamo sulla bella amicizia che legava la fondatrice delle clarisse a san Francesco d’Assisi

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Padre Massimiliano Kolbe, la vittoria della fede sul male del mondo

14 agosto 2017

La vita del santo polacco: dalla “Milizia dell’Immacolata” al martirio volontario ad Auschwitz. Tutto in nome dell’amore a Cristo e alla Madonna

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Il giorno in cui Gesù fece da chierichetto: la leggenda di Pietro Paschal

8 agosto 2017

Questo santo del XIII secolo aveva un tale zelo per il Vangelo che molti musulmani si convertirono grazie a lui

Pietro Paschal nacque a Valencia (Spagna) nel 1227. I suoi genitori erano devoti mozarabici (cristiani iberici) che vivevano sotto il dominio musulmano, pagando una tassa annuale. I mozarabici e gli arabi musulmani coesistevano e parlavano anche una lingua simile, il mozarabico.
Il fondatore dei Mercedari, San Pietro Nolasco, era un buon amico della famiglia di Pietro, e lui e i suoi compagni mercedari si fermavano spesso a casa di Paschal quando andavano a liberare i cristiani prigionieri. Frequentare questi uomini pii aiutò a instillare nel giovane Pietro un profondo senso di pietà, che unito all’influenza virtuosa, caritatevole e amorevole dei suoi genitori lo fece diventare un servo di Dio profondamente devoto.

Ironicamente, l’influenza fondamentale nel viaggio educativo di Pietro fu quella di un insegnante che i suoi genitori avevano riscattato dai Mori anni prima. Pietro si recò con lui a Parigi, e sotto la sua guida studiò, predicò e insegnò, guadagnandosi una buona reputazione come uomo istruito e pio.

Tornò poi a Valencia, e Pietro Nolasco divenne il suo consulente spirituale. Dopo un altro anno di preparazione divenne membro dell’Ordine della Beata Vergine Maria della Misericordia, i cosiddetti Mercedari. Era il momento di iniziare a riscattare i cristiani prigionieri.
Pietro Paschal aveva una mente brillante, e Giacomo I, re di Aragona, lo nominò insegnante di suo figlio Sanchez, che fu così influenzato da Pietro da diventare egli stesso sacerdote mercedario ed essere nominato nel 1262 arcivescovo di Toledo. Visto che il principe Sanchez era troppo giovane per essere consacrato, Pietro Paschal venne nominato alla guida della diocesi e fu ordinato vescovo di Granada, all’epoca sotto il controllo dei musulmani.
Come vescovo di Granada, Paschal predicò instancabilmente sul cristianesimo. Divenne noto per la sua grande determinazione e il suo zelo nel recuperare i cristiani resi schiavi e imprigionati dai Mori. La sua predicazione fu così potente che molti musulmani iniziarono ad abbracciare le dottrine di Gesù Cristo e a convertirsi al cristianesimo.

Oltre a predicare, Pietro riscattava continuamente cristiani catturati dai Mori, confortava i prigionieri e predicava il Vangelo ai loro sequestratori. La sua capacità di portare i Mori alla Chiesa fu la ragione per la quale alla fine fu arrestato. A nessuno venne permesso di parlargli.
Pietro venne tenuto in prigione e trattato costantemente con crudeltà e disprezzo, ma ricevette il permesso di offrire ogni giorno il Santo Sacrificio della Messa, ed è qui che nasce la pia leggenda di San Pietro Paschal.
Una mattina, dice la leggenda, mentre Pietro si stava preparando per la Messa, un bambino di circa cinque anni gli apparve davanti. Era vestito come uno schiavo e disse al vescovo che avrebbe servito volentieri la Messa per lui se glielo avesse permesso. Pietro gli chiese chi fosse e il piccolo rispose: “Ti dirò chi sono quando avrei finito la Messa”.

Dopo la fine della Messa Pietro pose al bambino qualche domanda e rimase stupito dalla sua saggezza. Poi gli chiese: “Dimmi, chi è Gesù Cristo?”
Il bambino rispose: “Sono io Gesù Cristo; sono io che sono stato crocifisso per la tua salvezza e per quella del mondo intero; guarda le mie mani, e i miei piedi, e il mio costato, e riconoscerai le ferite che ho ricevuto durante la mia Passione. Visto che hai deciso di rimanere prigioniero per cercare di ottenere la libertà per i miei figli reclusi, e visto che per ottenere la loro libertà hai speso il denaro inviato per ottenere la tua, mi hai reso tuo prigioniero”. Poi il bambino scomparve. Pietro Paschal si riempì di una gioia indescrivibile.

I suoi sequestratori musulmani colsero e riverirono la santità del loro prigioniero. Gli dissero che se non avesse mai detto nulla contro Maometto gli avrebbero restituito la libertà. Pietro disse che non avrebbe mai potuto promettere una cosa simile. Poco dopo, mentre il vescovo Pietro Paschal stava recitando il suo ringraziamento dopo la Messa, un aguzzino gli si avvicinò da dietro e gli tagliò la testa. Era il 6 gennaio 1300. Papa Clemente X lo ha beatificato e canonizzato il 14 agosto 1670.
San Pietro Paschal, prega per noi.
[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Fonte: Aleteia.org

Sant’Ignazio di Loyola – Dall’Ufficio delle letture

31 luglio 2017

SECONDA LETTURA

Dagli «Atti» raccolti da Ludovico Consalvo dalla bocca di sant’Ignazio

(Cap. 1, 5-9; Acta SS. Iulii, 7, 1868, 647)

Provate gli spiriti se sono da Dio

Essendo stato appassionato divoratore di romanzi e d’altri libri fantasiosi sulle imprese mirabolanti di celebri personaggi, quando cominciò a sentirsi in via di guarigione, Ignazio domandò che gliene fossero dati alcuni tanto per ingannare il tempo. Ma nella casa, dove era ricoverato, non si trovò alcun libro di quel genere, per cui gliene furono dati due intitolati «Vita di Cristo» e «Florilegio di santi», ambedue nella lingua materna.

Si mise a leggerli e rileggerli, e man mano che assimilava il loro contenuto, sentiva nascere in sé un certo interesse ai temi ivi trattati. Ma spesso la sua mente ritornava a tutto quel mondo immaginoso descritto dalle letture precedenti. In questo complesso gioco di sollecitazioni si inserì l’azione di Dio misericordioso.

Infatti, mentre leggeva la vita di Cristo nostro Signore e dei santi, pensava dentro di sé e così si interrogava: «E se facessi anch’io quello che ha fatto san Francesco; e se imitassi l’esempio di san Domenico?». Queste considerazioni duravano anche abbastanza a lungo avvicendandosi con quelle di carattere mondano. Un tale susseguirsi di stati d’animo lo occupò per molto tempo. Ma tra le prime e le seconde vi era una differenza. Quando pensava alle cose del mondo era preso da grande piacere; poi subito dopo quando, stanco, le abbandonava, si ritrovava triste e inaridito. Invece quando immaginava di dover condividere le austerità che aveva visto mettere in pratica dai santi, allora non solo provava piacere mentre vi pensava, ma la gioia continuava anche dopo.

Tuttavia egli non avvertiva né dava peso a questa differenza fino a che, aperti un giorno gli occhi della mente, incominciò a riflettere attentamente sulle esperienze interiori che gli causavano tristezza e sulle altre che gli portavano gioia.

Fu la prima meditazione intorno alle cose spirituali. In seguito, addentratosi ormai negli esercizi spirituali, costatò che proprio da qui aveva cominciato a comprendere quello che insegnò ai suoi sulla diversità degli spiriti.

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27 Luglio Preghiera a San Pantaleone

27 luglio 2017

Antica preghiera a San Pantaleone

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Oh San Pantaleone di Ravello,

protettore e avvocato,

pregate il nostro Dio

che ci liberi dai peccati,

da fame, peste, guerre

e gran castighi in questo mondo;

liberateci per pietà!

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Santi Gioacchino ed Anna, Li conoscerete dai loro frutti Dai «Discorsi» di san Giovanni Damasceno, vescovo (Disc. 6, per la Natività della B. V. Maria 2. 4. 5. 6; PG 96, 663. 667.670)

26 luglio 2017

Poiché doveva avvenire che la Vergine Madre di Dio nascesse da Anna, la natura non osò precedere il germe della grazia; ma rimase senza il proprio frutto perché la grazia producesse il suo. Doveva nascere infatti quella primogenita dalla quale sarebbe nato il primogenito di ogni creatura «nel quale tutte le cose sussistono» (Col 1, 17). O felice coppia, Gioacchino ed Anna! A voi è debitrice ogni creatura, perché per voi la creatura ha offerto al Creatore il dono più gradito, ossia quella casta madre, che sola era degna del creatore.
Rallégrati Anna, «sterile che non hai partorito, prorompi in grida di giubilo e di gioia, tu che non hai provato i dolori» (Is 54, 1). Esulta, o Gioacchino, poiché dalla tua figlia è nato per noi un bimbo, ci è stato dato un figlio, e il suo nome sarà Angelo di grande consiglio, di salvezza per tutto il mondo, Dio forte (cfr. Is 9, 6). Questo bambino è Dio.
O Gioacchino ed Anna, coppia beata, veramente senza macchia! Dal frutto del vostro seno voi siete conosciuti, come una volta disse il Signore: «Li conoscerete dai loro frutti» (Mt 7, 16). Voi informaste la condotta della vostra vita in modo gradito a Dio e degno di colei che da voi nacque. Infatti nella vostra casta e santa convivenza avete dato la vita a quella perla di verginità che fu vergine prima del parto, nel parto e dopo il parto. Quella, dico, che sola doveva conservare sempre la verginità e della mente e dell’anima e del corpo.
O Gioacchino ed Anna, coppia castissima! Voi, conservando la castità prescritta dalla legge naturale, avete conseguito, per divina virtù, ciò che supera la natura: avete donato al mondo la madre di Dio che non conobbe uomo. Voi, conducendo una vita pia e santa nella condizione umana, avete dato alla luce una figlia più grande degli angeli ed ora regina degli angeli stessi.

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25 LUGLIO SAN GIACOMO, APOSTOLO

25 luglio 2017

Partecipi alla passione di Cristo

Dalle «Omelie sul vangelo di Matteo» di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 65, 2-4; PG 58, 619-622)

I figli di Zebedeo chiedono al Cristo: «Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra» (Mc 10, 37). Cosa risponde il Signore? Per far loro comprendere che nella domanda avanzata non vi è nulla di spirituale e che, se sapessero ciò che chiedono, non lo domanderebbero, risponde: «Non sapete ciò che domandate», cioè non ne conoscete il valore, la grandezza e la dignità, superiori alle stesse potenze celesti. E aggiunge: «Potete bere il calice che io bevo, o ricevere il battesimo con cui io sono battezzato?» (Mc 10, 38). Voi, sembra dir loro, mi parlate di onori e di dignità; io vi parlo, invece di lotte e di sudori. Non è questo il tempo dei premi, né la mia gloria si manifesta ora. Il presente è tempo di morte violenta, di guerre e di pericoli. Osservate quindi come, rispondendo loro con un’altra domanda, li esorti e li attragga. Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: «Potete voi bere il calice» e per animarli aggiunge «che io devo bere?», in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi. Chiama la sua passione «battesimo» per far capire che tutto il mondo ne avrebbe ricevuto una grande purificazione. I due discepoli rispondono: «Possiamo!».

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Preghiera a San Charbel

24 luglio 2017

O grande taumaturgo San Charbel, che hai trascorso la vita in solitudine in un eremo umile e nascosto, rinunciando al mondo e ai suoi vani piaceri, e ora regni nella gloria dei Santi, nello splendore della Santissima Trinità, intercedi per noi.

Illuminaci mente e cuore, aumenta la nostra fede e fortifica la nostra volontà. Accresci il nostro amore verso Dio e verso il prossimo. Aiutaci a fare il bene e ad evitare il male. Difendici dai nemici visibili e invisibili e soccorrici per tutta la nostra vita.

Tu che compi prodigi per chi ti invoca e ottieni la guarigione di innumerevoli mali e la soluzione di problemi senza umana speranza, guardaci con pietà e, se è conforme al divino volere e al nostro maggior bene, ottienici da Dio la grazia che imploriamo….., ma soprattutto aiutaci ad imitare la tua vita santa e virtuosa. 

Amen.

San CHARBEL (GIUSEPPE) MAKHLUF   Sacerdote, eremita – Memoria Facoltativa
1828 – 24 dicembre 1898


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Preghiera a Santa Brigida

23 luglio 2017

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Con cuori confidenti a te ci rivolgiamo, Beata Brigida,
per domandare in questi tempi di oscurità
e di miscredenza la tua intercessione in favore
di quelli che sono separati dalla Chiesa di Gesù Cristo.
Per la chiara cognizione che tu avesti dei
crudeli patimenti del nostro Crocifisso Salvatore,
prezzo della nostra redenzione, ti supplichiamo di ottenere
la grazia della fede a coloro che sono fuori dell’unico ovile,
cosi che le disperse pecorelle possano ritornare all’unico
vero Pastore. Per Cristo nostro Signore.
Amen.

S. Brigida, intrepida nel servizio di Dio, prega per noi.
S. Brigida, paziente nelle sofferenze e nelle umiliazioni, prega per noi.
S. Brigida, mirabile nell’amore verso Gesù e Maria, prega per noi.

Pater, Ave, Gloria.

 

23, Luglio Santa Brigida, religiosa , compatrona di Europa. Festa/Elevazione della mente a Cristo Salvatore (Oraz. 2; Revelationum S. Birgittae libri 2; Roma 1628, pp. 408-410)

23 luglio 2017

Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per aver predetto prima del tempo la tua morte, per aver trasformato in modo mirabile, durante l’ultima Cena, del pane materiale nel tuo corpo glorioso, per averlo distribuito amorevolmente agli apostoli in memoria della tua degnissima passione, per aver lavato loro i piedi con le tue mani sante e preziose, dimostrando così l’immensa grandezza della tua umiltà.
Onore a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver sudato sangue dal tuo corpo innocente nel timore della passione e della morte, operando tuttavia la nostra redenzione che desideravi portare a compimento, mostrando così chiaramente il tuo amore per il genere umano.
Sii benedetto, Signor mio Gesù Cristo, per essere stato condotto da Caifa e per aver permesso nella tua umiltà, tu che sei giudice di tutti, di essere sottoposto al giudizio di Pilato.
Gloria a te, Signor mio Gesù Cristo, per essere stato deriso quando, rivestito di porpora, sei stato coronato di spine acutissime, e per aver sopportato con infinita pazienza che il tuo volto glorioso fosse coperto di sputi, che i tuoi occhi fossero velati, che la tua faccia fosse percossa pesantemente dalle mani sacrileghe di uomini iniqui.
Lode a te, Signor mio Gesù Cristo, per aver permesso con tanta pazienza di essere legato alla colonna, di essere flagellato in modo disumano, di essere condotto coperto di sangue al giudizio di Pilato, di esserti mostrato come un agnello innocente condotto all’immolazione.
Onore a te, Signor mio Gesù Cristo, per esserti lasciato condannare nel tuo santo corpo, ormai tutto inondato di sangue, alla morte di croce; per aver portato con dolore la croce sulle tue sacre spalle, e per aver voluto essere inchiodato al legno del patibolo dopo essere stato trascinato crudelmente al luogo della passione e spogliato delle tue vesti.

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Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile/Aleteia | Mag 22, 2015

21 luglio 2017

“Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso”

Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto di essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza contrarre mai la malattia. Fu questo uno dei motivi, forse il primo, a farle ottenere popolarmente l’epiteto di Santa degli impossibili

PREGHIERA A SANTA RITA PER UNA CAUSA IMPOSSIBILE

Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni.

Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera].

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14 Luglio San Bonaventura Vescovo e Dottore della Chiesa

14 luglio 2017

La mistica sapienza rivelata mediante lo Spirito Santo

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Dall’opuscolo «Itinerario della mente a Dio» di san Bonaventura, vescovo

(Cap. 7, 1. 2. 4. 6; Opera omnia, 5, 312-313).

Cristo è la via e la porta. Cristo è la scala e il veicolo. E’ il propiziatorio collocato sopra l’arca di Dio (cfr. Es 26, 34). E’ «il mistero nascosto da secoli» (Ef 3, 9). Chi si rivolge a questo propiziatorio con dedizione assoluta, e fissa lo sguardo sul crocifisso Signore mediante la fede, la speranza, la carità, la devozione, l’ammirazione, l’esultanza, la stima, la lode e il giubilo del cuore, fa con lui la Pasqua, cioè il passaggio; attraversa con la verga della croce il Mare Rosso, uscendo dall’Egitto per inoltrarsi nel deserto. Qui gusta la manna nascosta, riposa con Cristo nella tomba come morto esteriormente, ma sente, tuttavia, per quanto lo consenta la condizione di viatori, ciò che in croce fu detto al buon ladrone, tanto vicino a Cristo con l’amore: «Oggi sarai con me nel paradiso!» (Lc 23, 43). Ma perché questo passaggio sia perfetto, è necessario che, sospesa l’attività intellettuale, ogni affetto del cuore sia integralmente trasformato e trasferito in Dio. E’ questo un fatto mistico e straordinario che nessuno conosce se non chi lo riceve. Lo riceve solo chi lo desidera, non lo desidera se non colui che viene infiammato dal fuoco dello Spirito Santo, che Cristo ha portato in terra. Ecco perché l’Apostolo afferma che questa mistica sapienza è rivelata dallo Spirito Santo.

Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della preghiera non la brama del leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuoco che infiamma tutto l’essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti.

Ora questo fuoco è Dio e questa fornace si trova nella santa Gerusalemme; ed è Cristo che li accende col calore della sua ardentissima passione. Lo può percepire solo colui che dice: L’anima mia ha preferito essere sospesa in croce e le mie ossa hanno prescelto la morte! (cfr. Gb 7, 15).

Chi ama tale morte, può vedere Dio, perché rimane pur vero che: «Nessun uomo può vedermi e restar vivo» (Es 33, 20). Moriamo dunque ed entriamo in questa caligine; facciamo tacere le sollecitudini, le concupiscenze e le fantasie. Passiamo con Cristo crocifisso, «da questo mondo al Padre», perché, dopo averlo visto, possiamo dire con Filippo: «Questo ci basta» (Gv 14, 8); ascoltiamo con Paolo: «Ti basta la mia grazia» (2 Cor 12, 9); rallegriamoci con Davide, dicendo: «Vengono meno la mia carne e il mio cuore; ma la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre» (Sal 72, 26). «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, da sempre, per sempre. Tutto il popolo dica: Amen» (Sal 105, 48).

 

 

Non antepongano a Cristo assolutamente nulla,Dalla «Regola» di san Benedetto, abate (Prologo 4-22; cap. 72, 1-12; CSEL 75, 2-5. 162-163

11 luglio 2017

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Prima di ogni altra cosa devi chiedere a Dio con insistenti preghiere che egli voglia condurre a termine le opere di bene da te incominciare, perché non debba rattristarsi delle nostre cattivi azioni dopo che si è degnato di chiamarci ad essere suoi figli. In cambio dei suoi doni, gli dobbiamo obbedienza continua. Se non faremo così, egli come padre sdegnato, sarà costretto a diseredare un giorno i suoi figli e, come Signore tremendo, irritato per le nostre colpe, condannerà alla pena eterna quei malvagi che non l’hanno voluto seguire alla gloria. Destiamoci, dunque, una buona volta al richiamo della Scrittura che dice: E’ tempo ormai di levarci dal sonno (cfr. Rm 13, 11). Apriamo gli occhi alla luce divina, ascoltiamo attentamente la voce ammonitrice che Dio ci rivolge ogni giorno: «Oggi se udite la sua voce non indurite i vostri cuori» (Sal 94, 8). E ancora: «Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese» (Ap 2, 7). E che cosa dice? Venite, figli, ascoltate, vi insegnerò il timore del Signore. Camminate mentre avete la luce della vita, perché non vi sorprendono le tenebre della morte (cfr. Gv 12, 35). Il Signore cerca nella moltitudine del popolo il suo operaio e dice: C’è qualcuno che desidera la vita e brama trascorrere giorni felici? (cfr. Sal 33, 13). Se tu all’udire queste parole rispondi: Io lo voglio! Iddio ti dice: Se vuoi possedere la vera e perpetua vita, preserva la lingua dal male e le tue labbra non pronunzino menzogna: fuggi il male e fà il bene: cerca la pace e seguila (cfr. Sal 33, 14-15). E se farete questo, i miei occhi saranno sopra di voi e le mie orecchie saranno attente alle vostre preghiere: prima ancora che mi invochiate dirò: Eccomi. Che cosa vi è di più dolce, carissimi fratelli, di questa voce del Signore che ci invita?

 

Ecco, poiché ci ama, ci mostra il cammino della vita. Perciò, cinti i fianchi di fede e della pratica di opere buone, con la guida del vangelo, inoltriamoci nelle sue vie, per meritare di vedere nel suo regno colui che ci ha chiamati. Ma se vogliamo abitare nei padiglioni del suo regno, persuadiamoci che non ci potremo arrivare, se non affrettandoci con le buone opere. Come vi è uno zelo cattivo e amaro che allontana da Dio e conduce all’inferno, così c’è uno zelo buono che allontana dai vizi e conduce a Dio e alla vita eterna. In questo zelo i monaci devono esercitarsi con amore vivissimo; e perciò si prevengano l’un l’altro nel rendersi onore, sopportino con somma pazienza le infermità fisiche e morali degli altri, si prestino a gara obbedienza reciproca. Nessuno cerchi il proprio utile, ma piuttosto quello degli altri, amino i fratelli con puro affetto, temano Dio, vogliano bene al proprio abate con sincera e umile carità. Nulla assolutamente anteponiamo a Cristo e così egli, in compenso, ci condurrà tutti alla vita eterna.

La bellissima tradizione della barca di San Pietro, tra leggenda e realtà

29 giugno 2017

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, in occasione della festa di San Pietro e Paolo, nelle campagne si celebra un rito molto particolare per capire come sarà il tempo ma anche come andrà il raccolto e il destino dei componenti della propria famiglia. Si tratta di quella tradizione nota come la barca di San Pietro.

La tradizione contadina da sempre si serve di rituali alla cui base vi sono credenze popolari, leggende o storie di santi. Spesso si utilizzavano questi “strumenti” per capire come sarebbero state le condizioni meteorologiche, indicatore molto importante per il buon raccolto nei campi e dunque il sostentamento delle famiglie.

Ancora oggi diffusa in alcune zone, soprattutto del Nord Italia, è la tradizione della barca di San Pietro o veliero di San Pietro, un’usanza che si serve di pochi ingredienti: un contenitore di vetro, una chiara d’uovo e la magia della notte di San Pietro e Paolo!

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Brani di S.Ireneo di Lione sulla Tradizione apostolica, per la catechesi sulla fede, la speranza e la carità

28 giugno 2017

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“In realtà, la Chiesa, sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede…, conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un’unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 1-2 (SC 264, 154-158; PG 7, 550-551).

“Infatti, se le lingue nel mondo sono varie, il contenuto della Tradizione è però unico e identico. E non hanno altra fede o altra Tradizione né le Chiese che sono in Germania, né quelle che sono in Spagna, né quelle che sono presso i Celti (in Gallia), né quelle dell’Oriente, dell’Egitto, della Libia, né quelle che sono al centro del mondo”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 1, 10, 2 (SC 264, 158-160; PG 7, 531-534).

“Il messaggio della Chiesa è dunque veridico e solido, poiché essa addita a tutto il mondo una sola via di salvezza”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 20, 1 (SC 153, 254-256; PG 7, 1177).

Conserviamo con cura questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, perché, sotto l’azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in un vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 24, 1 (SC 211, 472; PG 7, 966).

“Dunque la tradizione degli apostoli manifestata in tutto quanto il mondo, possono vederla in ogni Chiesa tutti coloro che vogliono riscontrare la verità, così possiamo enumerare i vescovi stabiliti dagli apostoli nelle Chiese e i loro successori fino a noi. Ora essi non hanno insegnato né conosciuto misteri segreti, che avrebbero insegnato a parte e di nascosto ai perfetti, ma certamente prima di tutto li avrebbero trasmessi a coloro ai quali affidavano le Chiese stesse. Volevano infatti che fossero assolutamente perfetti e irreprensibili (cf. 1 Tm 3,2) in tutto coloro che lasciavano come successori, trasmettendo loro la propria missione di insegnamento. Se essi avessero capito correttamente, ne avrebbero ricavato grande profitto; se invece fossero falliti, ne avrebbero ricavato un danno grandissimo. Ma poiché sarebbe troppo lungo in quest’opera enumerare le successioni di tutte le Chiese, prenderemo la Chiesa grandissima e antichissima e a tutti nota, la Chiesa fondata e stabilita a Roma dai due gloriosi apostoli Pietro e Paolo. Mostrando la tradizione ricevuta dagli apostoli e la fede (cf. Rm 1,8) annunciata agli uomini che giunge fino a noi attraverso le successioni dei vescovi… Infatti con questa Chiesa, in ragione della sua origine più eccellente, deve necessariamente essere d’accordo ogni Chiesa, cioè i fedeli che vengono da ogni parte — essa nella quale per tutti gli uomini è sempre stata conservata la tradizione che viene dagli apostoli.

Dunque, dopo aver fondato ed edificato la Chiesa, i beati apostoli affidarono a Lino il servizio dell’episcopato; di quel Lino Paolo fa menzione nelle lettere a Timoteo (cf. 2Tm 4, 21). A lui succede Anacleto. Dopo di lui, al terzo posto a partire dagli apostoli, riceve in sorte l’episcopato Clemente, il quale aveva visto gli apostoli stessi e si era incontrato con loro ed aveva ancora nelle orecchie la predicazione e davanti agli occhi la loro tradizione. E non era il solo, perché allora restavano ancora molti che erano stati ammaestrati dagli apostoli. Dunque, sotto questo Clemente, essendo sorto un contrasto non piccolo tra i fratelli di Corinto, la Chiesa di Roma inviò ai Corinzi un’importantissima lettera per riconciliarli nella pace, rinnovare la loro fede e annunciare la tradizione che aveva appena ricevuto dagli apostoli…

A questo Clemente succede Evaristo e, ad Evaristo, Alessandro; poi, come sesto a partire dagli apostoli, fu stabilito Sisto; dopo di lui Telesforo, che dette la sua testimonianza gloriosamente; poi Igino, quindi Pio e dopo di lui Aniceto. Dopo che ad Aniceto fu succeduto Sotere, ora, al dodicesimo posto a partire dagli apostoli, tiene la funzione dell’episcopato Eleutero. Con quest’ordine e queste successioni è giunta fino a noi la tradizione che nella Chiesa a partire dagli apostoli è la predicazione della verità.

E questa è la prova più completa che una e medesima è la fede vivificante degli apostoli, che è stata conservata e trasmessa nella verità”, Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses 3, 3, 1-3.

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