Archive for settembre 2012

1 ottobre 2012. Liturgia del giorno. Lunedì della II settimana del Salterio. Santi

30 settembre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione: MEMORIA (s. Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto)

Colore liturgico : BIANCO

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Gb 1,6-22
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore!
Salmo (Sal 16)
Tendi a me l’orecchio, Signore, ascolta le mie parole.
Vangelo Lc 9,46-50
Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande.

LITURGIA PROPRIA DELLA MEMORIA DI S. TERESA DI GESU’ BAMBINO

Prima Lettura  Is 66, 10-14c
Io farò scorrere come un fiume la prosperità.
Salmo Responsoriale  Dal Salmo 130
Ti cerco, mio Dio, in semplicità di cuore.

Vangelo  Mt 18,1-4
Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/1001lodPage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/santi/1001vesPage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/LunCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Finalmente avevo trovato il riposo.Considerando il corpo mistico della chiesa, non mi ero riconosciuta in nessun membro di quelli descritti da san Paolo, o, meglio, mi volevo riconoscere in tutti. La carità mi offrì la chiave della mia vocazione. Compresi che se la chiesa aveva un corpo composto da membra diverse, non le poteva mancare il più necessario e il più nobile di tutti; compresi che la chiesa aveva un cuore, e che questo cuore bruciava d’amore. Compresi che solo l’amore faceva agire le membra della chiesa, che se l’amore si fosse spento, gli apostoli non avrebbero più annunciato l’Evangelo, i martiri avrebbero rifiutato di versare il loro sangue. Compresi che l’amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’amore era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi…, insomma, che è eterno!
Allora, nell’eccesso della mia gioia delirante, esclamai: O Gesù, mio Amore, la mia vocazione, finalmente, l’ho trovata, la mia vocazione è l’amore!
Oh, sì, ho trovato il mio posto nella chiesa: nel cuore della chiesa, mia madre, io sarò l’amore…, così sarò tutto!

(Teresa di Lisieux, dal Manoscritto B)

Nel 1897 muore a Lisieux Teresa di Gesù Bambino, monaca carmelitana.
Thérèse Martin era nata ad Alenqon nel 1873. Rimasta orfana di madre a soli quattro anni, essa passò tutta la vita in ambienti profondamente religiosi, come testimonia il linguaggio all’apparenza devozionale dei suoi scritti, soprattutto nelle versioni ritoccate diffuse dopo la sua morte.
Thérèse avvertì presto la chiamata alla vita religiosa, e un primo passo verso la specificazione della sua vocazione lo compì entrando nel 1888, a soli 15 anni, nel Carmelo di Lisieux. Ma fu dopo la professione monastica che la sua missione particolare nella chiesa iniziò ad assumere una precisa fisionomia.
Nel 1895 Teresa si offri come «vittima d’olocausto all’amore misericordioso di Dio»: comprese cioè che quello che rende salvifico per sé e per gli altri il dono della propria vita è il fatto che esso si compia per amore. «La mia vocazione, finalmente, l’ho trovata: nel cuore della chiesa, mia madre, io sarò l’amore, e così sarò tutto». Divenuta, secondo le sue stesse parole, martire dell’amore, Teresa restò fedele all’impegno di amare fino alla morte, sopraggiunta quando aveva appena 24 anni.
La sua vita fu attraversata da molte prove: la drammatica fine del padre, la grave malattia polmonare che la stroncherà in poco più di dodici mesi, ma soprattutto la «tenebra del nulla», il venir meno della stessa certezza della fede. Ciò che le rimase era l’amore, nutrito dalla costante ricerca dell’Amato e vissuto nella quotidiana fedeltà alle sorelle del Carmelo, di cui nel frattempo era divenuta maestra delle novizie. Anche quando l’Amato le sembrerà completamente muto, Teresa non cesserà di amare.
L’insegnamento lasciato dalla vita di Teresa sull’assoluto primato dell’amore, anche nel buio dell’incredulità che attraversa il cuore del credente, le è valso il titolo di dottore della chiesa.

PREGHIERA

O Dio,
che apri il regno
ai piccoli e agli umili,
concedici di camminare
sulle tracce di Teresa di Lisieux,
facendo della nostra vita
un cammino di amore
verso il tuo volto.
Per Cristo nostro unico Signore.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24700

Si ricordano anche san Bavone di Grand, 589-659 . Esistono quattro «Vite», in gran parte leggendarie. Nobile di alto rango, sposò la figlia del conte merovingio Adilone. Rimasto vedovo, seguì sant’Amando che stava evangelizzando le pagane Fiandre. Distribuì le sue terre ai poveri ed entrò nel monastero benedettino di Gand, che prese poi il suo nome. Fattosi missionario con Amando, tornò in seguito a Gand e visse gli ultimi tre anni da eremita nel cavo di un grosso albero.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72575

san Piatone di Tournai, sacerdote nella Gallia belgica

http://www.santiebeati.it/dettaglio/930

Si ricorda  anche Romano il Melode, diacono, innografo e perfezionatore del genere dei kontakia, inni composti di strofe le cui iniziali formano un acrostico e che sono chiuse da un ritornello sempre uguale.
Romano nacque a Emesa, in Siria, nella seconda metà del v secolo. Della sua vita sappiamo molto poco. Ordinato diacono, dapprima prestò servizio nella chiesa della Resurrezione a Berito (l’odierna Beirut), quindi si trasferì a Costantinopoli all’epoca dell’imperatore Anastasio I (491-518).
Nella capitale dell’impero, egli svolse il proprio ministero nella chiesa della Madre di Dio, nel quartiere detto «di Ciro». A contatto con gli ambienti culturali bizantini, Romano affinò a tal punto la sua arte poetica da essere ritenuto uno dei massimi poeti di Bisanzio. Egli impiegò mirabilmente il genere innico dell’epoca, traendo ispirazione per i suoi inni dalle Scritture ebraiche e cristiane, dagli scritti apocrifi, ma anche dalle vite dei martiri e dei santi. Nei suoi testi colpisce la capacità di sposare la sublimità dell’adorazione alla semplicità e all’immediatezza delle immagini.
Secondo la tradizione Romano, universalmente detto «il Melode», compose più di mille kontakia per le feste del Signore e in memoria dei santi della chiesa.
Egli mori attorno al 556, e nell’iconografia classica è rappresentato vestito da diacono, mentre dorme e riceve in sogno dalla Vergine un rotolo di carta da inghiottire, da cui secondo gli agiografi egli trarrà ispirazione per le sue composizioni.

Molti sono stati i mortali che hanno conosciuto il tuo amore per gli uomini, che il pentimento ha reso manifesto: hai giustificato il pubblicano che gemeva e la peccatrice che versava lacrime. Tu guardi infatti all’intenzione di ognuno e accordi il tuo perdono.
Come a loro, dona la conversione anche a me, ricco in misericordia quale sei, tu che vuoi salvare tutti gli uomini.
Per la grazia hai fatto di me un figlio tuo ed erede. Io invece ti ho offeso, sono divenuto prigioniero e, vendendomi al barbaro peccato, mi sono fatto pure schiavo, me misero! Abbi compassione dell’immagine tua e richiamami, o Salvatore, tu che vuoi salvare tutti gli uomini.
Dammi la capacità di cantarti e di glorificarti sempre con una vita pura. Degnati di farmi armonizzare opere e parole, o Onnipotente; possa io cantare e ricevere da te quanto a te chiedo! Accordami di offrire una preghiera pura a te, unico Cristo, a te che vuoi salvare tutti gli uomini.

(Romano il Melode, Inno 59,1.5.15)

PREGHIERA

Primizia di cose buone,
tu sei stato motivo di salvezza,
padre nostro Romano:
perché intessendo un’ innodia angelica
hai divinamente mostrato
quale fosse il tuo modo di vita.
Implora Cristo nostro Dio
perché siano liberati
da tentazioni e pericoli
quanti ti celebrano.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90455

Nella chiesa Siro-occidentale si fa oggi memoria di Addai, apostolo dell’oriente, che la chiesa caldea ricorda la quinta domenica di Pasqua. I dati storici su di lui sono molto scarni. Originario della Palestina, secondo la tradizione egli sarebbe il primo dei 70 discepoli di cui parla l’Evangelo secondo Luca. Addai fu il fondatore della chiesa di Edessa tra il I e il II secolo, mentre un suo discepolo, Mari, avrebbe fondato la chiesa di Persia. I due apostoli dell’oriente, Addai e Mari, sono ricordati insieme in varie regioni orientali, in date che variano da una zona all’altra; la festa più importante è forse quella che si celebra con una ricca liturgia in Iraq e in Kurdistan il 5 di agosto.

Ti conoscano tutti gli abitanti della terra, poiché tu solo sei Dio, padre di verità! Tu hai mandato il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio e tuo amato, e lui, nostro Signore e nostro Dio, ci ha insegnato, per mezzo del suo Evangelo vivificante, tutta la purezza e la santità dei profeti, degli apostoli, dei martiri, dei confessori, dei vescovi, dei presbiteri, dei diaconi e di tutti i figli della chiesa santa e cattolica, coloro che sono segnati dal santo battesimo.

(dall’Anafora degli apostoli Addai e Mari)

(parte delle notizie tratte da http://www.monasterodibose.it)

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1/10/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα.

30 settembre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Luke 9:46-50.

46 Then there arose a reasoning among them, which of them should be greatest. 47 And Jesus, perceiving the thought of their heart, took a child, and set him by him, 48 And said unto them, Whosoever shall receive this child in my name receiveth me: and whosoever shall receive me receiveth him that sent me: for he that is least among you all, the same shall be great. 49 And John answered and said, Master, we saw one casting out devils in thy name; and we forbad him, because he followeth not with us. 50 And Jesus said unto him, Forbid him not: for he that is not against us is for us.

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Vangelo (Lc 9,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 1 Ottobre 2012) con commento comunitario

30 settembre 2012

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,46-50)

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.

Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».

Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Il tempo è come un fiocco di neve

30 settembre 2012

Benedetto XVI. Angelus del 30 settembre 2012

30 settembre 2012

Cari fratelli e sorelle!

Il Vangelo di questa domenica presenta uno di quegli episodi della vita di Cristo che, pur essendo colti, per così dire, en passant, contengono un profondo significato (cfr Mc 9,38-41). Si tratta del fatto che un tale, che non era dei seguaci di Gesù, aveva scacciato dei demoni nel suo nome. L’apostolo Giovanni, giovane e zelante come era, vorrebbe impedirglielo, ma Gesù non lo permette, anzi, prende spunto da quella occasione per insegnare ai suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d’acqua ad un missionario (v. 41). Sant’Agostino scrive a proposito: «Come nella Cattolica – cioè nella Chiesa – si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico» (Agostino, Sul battesimo contro i donatistiPL 43, VII, 39, 77). Perciò, i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto. Anche all’interno della Chiesa stessa, può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali. Invece dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita ‘fantasia’ con cui opera nella Chiesa e nel mondo.

Nella Liturgia odierna risuona anche l’invettiva dell’apostolo Giacomo contri i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi (cfr Gc 5,1-6). Al riguardo, Cesario di Arles così afferma in un suo discorso: «La ricchezza non può fare del male a un uomo buono, perché la dona con misericordia, così come non può aiutare un uomo cattivo, finché la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione» (Sermoni 35, 4). Le parole dell’apostolo Giacomo, mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli.

Cari amici, per intercessione di Maria Santissima, preghiamo affinché sappiamo gioire per ogni gesto e iniziativa di bene, senza invidie e gelosie, e usare saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni.

 

 

Pane di vita (da: Piccolo magnificat)

30 settembre 2012

Dove il sole è fatto mare
e vicino al mio dolore viene
e la nube è resa vento,
come l’ansia che mi tiene
e la neve ora è torrente,
di là ora vengo, io che ho
lambito i confini del tempo
come in uno specchio
lacustre e vedevo riflesso,
oltre il grigio ed il nero
di questo dolente acquerello,
quasi nascosto, umile, terso,
uno spicchio di cielo.

G. Ravasi. Catechesi sul Vangelo di Luca (3)

30 settembre 2012

In link la terza catechesi del Card. Ravasi sul Vangelo di Luca

http://www.youtube.com/watch?v=Xc_xeWYpNP8&feature=player_embedded

Guercino, San Luca Evangelista, 1562, Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City

Video: Trittico romano, opera poetica di Giovanni Paolo II

30 settembre 2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem
-9aa6da3a-2579-48ca-b58f-745d3fc3c93b.html

La Parola di Dio dall’ Antico al Nuovo Testamento. Letture del 30/09/2012

29 settembre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

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Num 11,29

Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!

Dal Salmo 18

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
……..
Anche il tuo servo ne è illuminato,
per chi li osserva è grande il profitto.

“Il profeta è costituito tale dalla Parola di Dio. Non a caso il termine ebraico che designa il profeta, navi’, può significare sia «colui che è chiamato», sia «colui che parla»: in questa ambiguità semantica è inscritto tutto il significato della missione del profeta, un chiamato che diventa un «porta-parola», un servo della Parola di Dio … Il profeta è un uomo di ascolto, che ogni mattina fa attento il suo orecchio (cf Is 50,3). Alla radice del suo essere vi è il coraggio di ascoltare: per lui il Dio invisibile diventa il Dio ascoltabile, e il profeta ascolta una chiamata che è sempre una missione, alla quale deve fare assoluta obbedienza, senza dilazione! … E il pathos di Dio, il suo sentire, la sua passione viscerale, vengono assunti dal profeta che con-soffre e condivide questo pathos: il profeta è un uomo di passione che esprime con tutta la sua vita la passione di Dio, il suo amore folle, la sua fedeltà paradossale, la sua tenerezza. Il profeta non è chiamato semplicemente a parlare di ciò, ma a viverlo in prima persona … In tal modo il profeta diviene interprete del Dio che è Signore della storia, la storia di salvezza; si fa interprete dei segni dei tempi, del disegno di Dio, uno che in-segna, «fa segno» sul futuro che Dio prepara per il suo popolo e per tutta l’umanità. E tutto ciò, si comprenda bene, avviene nell’oggi. Il profeta legge l’oggi nella sua profondità, comprende il progetto nascosto di Dio, coglie l’attualità in prospettiva, e solo così traccia un orientamento per il futuro; egli non è un indovino, non predice il futuro come fanno i profeti delle genti, ma apre al futuro, il tempo in cui è certo «il giorno del Signore», l’ora dell’intervento decisivo di Dio. Quando il profeta proclama il suo oracolo è giunta l’ora cruciale, in cui occorre prendere posizione, in cui occorre reagire e scegliere tra la vita e la morte.
E nel suo ministero, nel suo servizio al Dio che viene, il profeta appare come «sentinella per la casa d’Israele» (Ez 3,16), colui che deve avvertire il popolo da parte del Signore (cfEz 3,17-21; 33,7-20). Egli resta vigilante, di giorno e di notte, a lui è rivolto il grido: «Sentinella, a che punto è la notte? Sentinella, a che punto è la notte?» (Is 21,11); ma il profeta può solo rispondere: «Viene il mattino, poi ancora la notte. Se volete domandare, convertitevi, fate ritorno al Signore!» (Is 21,12). È una sentinella ricercata, desiderata nel pianto (Sal 74,9: «Non c’è più un profeta e non c’è tra di noi chi sappia fino a quando»), ma anche rifiutata, odiata, fino alla persecuzione e alla morte.
Infine, il destino del profeta è quello di stare in mezzo, tra Dio e il popolo, senza mai potersi collocare da una sola parte: egli deve stare con Dio contro il popolo peccatore e, contemporaneamente, in piena solidarietà con il popolo peccatore, contro Dio.”

Enzo Bianchi, tratto dagli Atti della XXX sessione del SAE, leggere i segni dei tempi

Dal Canto al Vangelo (Gv 17,17)
La tua parola, Signore, è verità;
consacraci nella verità.

30/09/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα.

29 settembre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint Mark 9:38-43.45.47-48. 

38 And John answered him, saying, Master, we saw one casting out devils in thy name, and he followeth not us: and we forbad him, because he followeth not us. 39 But Jesus said, Forbid him not: for there is no man which shall do a miracle in my name, that can lightly speak evil of me. 40 For he that is not against us is on our part. 41 For whosoever shall give you a cup of water to drink in my name, because ye belong to Christ, verily I say unto you, he shall not lose his reward. 42 And whosoever shall offend one of these little ones that believe in me, it is better for him that a millstone were hanged about his neck, and he were cast into the sea. 43 And if thy hand offend thee, cut it off: it is better for thee to enter into life maimed, than having two hands to go into hell, into the fire that never shall be quenched. 45 And if thy foot offend thee, cut it off: it is better for thee to enter halt into life, than having two feet to be cast into hell, into the fire that never shall be quenched. 47 And if thine eye offend thee, pluck it out: it is better for thee to enter into the kingdom of God with one eye, than having two eyes to be cast into hell fire: 48 Where their worm dieth not, and the fire is not quenched.

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30 Settembre 2012. Liturgia del giorno. XXVI Domenica dopo Pentecoste. II settimana del Salterio. Santi

29 settembre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione: DOMENICA

Colore liturgico : VERDE

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Num 11,25-29
Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo!
Salmo (Sal 18)
I precetti del Signore fanno gioire il cuore.
II Lettura Giac 5,1-6
La vostre ricchezze sono marce.
Vangelo Mc 9,38-43.45.47-48
Chi non è contro di noi è per noi. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala.

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/LodDom/26DOMpage.htm

VESPRI

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves2Dom/26DOMpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/DomCPage.htm

SANTI DEL GIORNO

Ora ti domando, carissimo fratello, se non ti pare di abitare, già qui sulla terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra i testi della Scrittura, li si medita, non si conosce o non si cerca di conoscere nessun’altra cosa.
Non vorrei che ti fosse di danno, nella sacra Scrittura, la semplicità e – vorrei dire – la banalità delle parole. Può essere che questa stesura dipenda da difetto d’interpretazione, oppure che sia stata fatta appositamente per renderne più facile la comprensione al pubblico, per far sì che in un’unica e medesima frase, tanto l’uomo di cultura quanto l’ignorante potessero coglierne il senso secondo la propria capacità.
Da parte mia non sono così superficiale e stupido da farmi passare per uno che tutte queste cose le conosce, o che vuol cogliere in terra i frutti di quelle radici che sono piantate in cielo. Confesso però che ne ho il desiderio e che ho pure voglia di impegnarmi con tutte le mie forze per intraprendere il cammino verso tale meta.

(Girolamo, Lettera 53,10)

Nel 420 muore a Betlemme Girolamo, padre della chiesa e monaco. Nato in Dalmazia negli anni ’40 del IV secolo, Girolamo si recò a Roma per studiare i classici latini. Nella capitale dell’impero egli conobbe la vita ascetica dell’occidente, e si recò poi in oriente per conoscere la tradizione monastica del deserto siriaco. Giunto ad Antiochia, fu ordinato presbitero, suo malgrado, dal vescovo Paolino.
Tornato a Roma, Girolamo fondò sull’Aventino un luogo di preghiera frequentato dalle donne dell’aristocrazia romana, tre delle quali, Marcella, Paola ed Eustochio, lo seguiranno in Palestina nel 385. E a Roma che Girolamo acquisì un profondo amore per le Scritture, che non lo abbandonerà più fino alla morte. Uomo dal carattere passionale, egli ebbe amicizie intense, come quella con Rufino di Aquileia, che non tardarono a diventare contrapposizioni altrettanto profonde quando questioni di principio si frapposero tra lui e i suoi interlocutori. Alla morte di papa Damaso, deluso da molti di coloro che aveva amato sino ad allora, Girolamo lasciò tutto e ripartì per l’oriente, alla volta di Betlemme, dove, fondato un monastero maschile e uno femminile, si dedicò alla traduzione e al commento dei libri della Scrittura. È a lui che si deve la Vulgata, il testo latino della Bibbia che fu adottato in tutto l’occidente. Ma neppure nella solitudine monastica trovò pace, poiché venne coinvolto, per la sua conoscenza allora ineguagliabile delle Scritture, nelle grandi controversie teologiche del tempo. Nei suoi scritti, e in particolare nel suo vasto epistolario, Girolamo ha lasciato alla chiesa un tesoro monumentale di insegnamenti e intuizioni sulla vita cristiana e sull’ascesi monastica, ed è ricordato giustamente come uno dei più grandi dottori della chiesa indivisa.

Preghiera

Dio nostro,
tu hai concesso a Girolamo
di indagare con sapienza
la santa Scrittura
e di gustare la dolcezza della tua parola:
concedi anche a noi
di saperla ascoltare, meditare e contemplare,
perché essa
è il nostro cibo quotidiano
nel pellegrinaggio verso il regno.
Per Cristo nostro unico Signore.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/24650

Oggi si ricordano anche santa Sofia, martire sotto Traiano, venerata insieme alle figlie Pistis, Elpis, Agape, nomi greci che tradotti sono Sapienza, Fede, SperanzaCarità

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72450

sant‘Antonino di Piacenza, martire

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72500

sant‘Onorio di Canterbury, vescovo, inviato dal papa Gregorio Magno ad evangelizzare l’Inghilterra.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72550

san Francesco Borgia s.j., 1510-1572, nato in Spagna, visse  alla corte di Carlo V e rimasto vedovo, entrò nella Compagnia di Gesù

http://www.santiebeati.it/dettaglio/73800

Gli antichi calendari d’oriente e d’occidente ricordano il 30 settembreGregorio l’Illuminatore “Armeno”, apostolo degli armeni.

L‘ inconoscibile venne nella carne e fu toccato e conosciuto nella carne; ed egli assunse liberamente su di sé tutte le passioni della carne, e soffrì nell’umiliazione, trovandosi in mezzo a stranieri. E senza esservi costretto da nessuno, ma per sua stessa indipendente volontà, egli portò tutto ciò, come sta scritto: «Io ho il potere di deporre la mia vita secondo il mio beneplacito, per poi riprenderla di nuovo». E nacque da una vergine e volontariamente adempì la volontà di colui che l’aveva inviato. Dice infatti: «Sono venuto a compiere la volontà del Padre mio», così da mostrare l’unica, indissolubile e indivisibile unità che regna tra di loro.

(Gli insegnamenti di san Gregorio 379-380)

File: Istanbul - Chiesa Pammacaristos (Fetiye Camii) - San Gregorio Armeno - Foto G. Dall 'Orto 26-5-2006.jpg

san Gregorio Armeno, Chiesa Pammacaristos, Mosaico bizantino del XIV sec,  Istambul
Gregorio era figlio di un principe parto, Anak, e nacque in Armenia perché il padre vi si era trasferito attorno alla metà del in secolo. In Armenia la sua famiglia, coinvolta nella congiura ordita dal re sassanide Artaserse per eliminare il re di Armenia Cosroe, fu sterminata dai figli di quest’ultimo, e Gregorio sfuggì alla morte riparando a Cesarea di Cappadocia. A Cesarea ricevette il battesimo cristiano, si sposò, ed entrò alla corte del re Tiridate, figlio di Cosroe. A motivo della sua fede cristiana e dell’appartenenza alla famiglia di Anak egli conobbe dure persecuzioni, fino a essere recluso nel carcere di Artaxata per quindici anni, dal 298 al 313.
Secondo i più antichi racconti agiografici, Gregorio guarì il re Tiridate da una grave malattia, e questi si convertì al cristianesimo. Per questo motivo, a Gregorio è attribuita tradizionalmente la conversione di gran parte dell’Armenia al cristianesimo.
Sul piano storico, è certo che Gregorio, una volta ottenuta la libertà, fu ordinato vescovo a Cesarea nel 314 dal vescovo Leonzio, e grazie all’aiuto delle chiese cappadocie riuscì a riorganizzare profondamente la vita dei cristiani armeni, portando l’Evangelo in territori dove non era ancora stato predicato.
Sempre secondo la tradizione, egli morì solitario, dopo essersi ritirato in una grotta vicino al villaggio di Thordan. Gli armeni ne ricordano in tre date differenti l’inizio della prigionia, la fine della prigionia e il ritrovamento delle spoglie mortali.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72525

Vangelo (Mc 9,38-43.45.47-48) del giorno dalle letture della Messa (Domenica 30 Settembre 2012) con commento comunitario

29 settembre 2012

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

G. Ravasi. Catechesi sul Vangelo di Luca (2)

29 settembre 2012

In link la seconda delle cinque catechesi del Card. Ravasi sul Vangelo di Luca, che si leggerà in questo anno liturgico

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=I05fyKUl9C0

L’ Evangelista Luca in una miniatura del X sec.

Chiesa di Cristo Redentore, Bari

29 settembre 2012

 

Concerto offerto in onore di Benedetto XVI dalla diocesi bavarese di Würzburg

29 settembre 2012

Per vedere il video registrato del concerto, raggiunto il link, passare con la freccetta su video e poi cliccare su web-tv; poi selezionare agenda, poi la data del mercoledì 26 settembre 2012, poi cliccare sull’iconcina on demand corrispondente al concerto in questione.Questo il link per la videoregistrazione:

http://www.radiovaticana.org/it1/index.asp

La Parola di Dio dall’ Antico al Nuovo Testamento. Letture del 29/09/2012

28 settembre 2012

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In questo post si propongono alcuni versetti tratti dalla prima lettura della liturgia del giorno, legandoli ad preghiera o ad una meditazione di pensatori cattolici anche dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento. In altri post si sviluppa, invece, la lettura, il commento, la preghiera comunitaria di questo blog sul Vangelo del giorno o sui Salmi.

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Dn 7, 9-10

Io continuavo a guardare
…….
La sua veste era candida come la neve
e i capelli del suo capo erano candidi come la lana;
il suo trono era come vampe di fuoco
con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scorreva
e usciva dinanzi a lui,
mille migliaia lo servivano
e diecimila miriadi lo assistevano.

M.Chagall, La scala di Giacobbe

Gli angeli che hanno giocato nel vecchio patto, in quanto esseri mediatori, un ruolo gnoseologicamente crescente e che, nella concezione del tardo-giudaismo e di Paolo, hanno mediato l’alleanza sul Sinai, nel nuovo patto possono passare in secondo piano solo in funzione del loro servizio di accompagnamento del Figlio dell’uomo sulla terra. La mediazione non è sostanzialmente più necessaria, là dove il Figlio ha il Padre presso di sè e dimora, anzi, nel seno del Padre (1,18) e agisce a partire dal proprio vedere , ascoltare e toccare il Padre (3,11; 8,26.38), in forza della propria potestà ricevuta direttamente dal Padre (5,22). E tuttavia gli angeli non possono mancare, in primo luogo perchè fanno parte della gloria celeste del Figlio dell’uomo ma in secondo luogo e soprattutto perchè devono rendere visibile il carattere sociale del Regno  dei cieli, nel quale il cosmo deve essere trasformato. Non è così e non deve quindi sorgere l’impressione  che il regno che il figlio è venuto a fondare e che certamente incarna nella sua  totalità (come autobasileia) sia un luogo solitario nell’assoluto, che verrebbe ad essere popolato dalla comunità di coloro che risorgeranno dopo di lui. Piuttosto, questo luogo in Dio, al quale devono essere condotti i redenti della terra, è fin dall’inizio la “città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste” con le sue ” innumerevoli schiere di angeli, la comunità festosa dei primi nati”. Gli angeli non hanno bisogno di essere prima sopraffatti e assoggettati nella lotta sofferente, come le potenze sulla terra e nel cielo cosmico (Col 1,20). Ma mentre il Figlio, che, come Dio, sta sopra di essi, compie l’opera della redenzione, in quanto “ascendente”, è elevato al di sopra di essi (Eb 1, 4-14) e, proprio  per questo, essi sono posti al suo seguito e al suo servizio. ….Questo, in quanto testimonianza del regno celeste vivente, appartiene alla forma della gloria del Figlio dell’uomo:” Voi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo” (Gv 1,51). Questa espressione, che senza dubbio si rifà alla visione di Giacobbe nella quale l’ascesa è ricordata prima della discesa, non viene tuttavia mai riempita di contenuto in Giovanni. Bisogna quindi ammettere che egli abbia ripreso l’immagine tramandata forse nel contesto delle immagini relative all’escatologia come la teofania di Dio stesso, come la gloria del Padre nel Figlio. Anche nei sinottici gli angeli  mancano sempre quando Gesù agisce e parla nella pienezza del suo potere. Egli non è rimandato ad essi, nemmeno nella sua forma di servo. Egli li potrebbe ottenere nella sua prigionia dal Padre, ma non lo fa (Mt 26,53). E nemmeno egli incede assieme ad essi, come se completassero la sua forma celeste, allo stesso modo in cui i due ladroni completano la sua forma in croce. Gli angeli accompagnano solo la sua strada, ma solo come lo splendore della luce che ne da testimonianza.

H.U. von Balthasar, da Gloria 1

dal Canto al Vangelo (Sal 102,20.21)
Benedite il Signore, voi tutte sue schiere,
suoi ministri, che eseguite la sua volontà.

Gv 1, 51

«In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo»

Strada di campo (da: Piccolo magnificat)

28 settembre 2012

Forse nella Chiesa si sta scoprendo più profondamente e con rinnovato
stupore e dunque anche per esperienza vissuta che Cristo è anche il più grande
filosofo… invece di perderci in cervellotismi astratti, se lo seguiamo lui
approfondisce, equilibra, rende sempre più preciso, distinto, vivo, il nostro
discernimento spirituale e umano… nei momenti difficili di passaggio anche la
Chiesa, nella storia, si è talora, forse, in qualche caso, lasciata confondere
da più anguste, riduttive, astratte, filosofie… invece imparando a fidarsi
sempre più di Cristo anche nei passaggi difficili ora scopre più profondamente
che solo lui dipana i nodi spirituali, umani, culturali… Cristo nella
poesiola seguente è paragonato ad una strada di campo così semplice e bella, viva e piena
di luce…

Strada di campo

Strada di campo che portavi al bosco bello,
dove specchiava amore un lieto rivo,
io non ti perdo, io non ti schivo,
se questo mondo è obliquo, anzi, ti canto,
anzi, ti ammiro e ammirandoti vedo quel
che non vedevo e più bella e più nel sole
mi sei nel tuo mistero che anche è il mio.

29 Settembre 2012. Liturgia del giorno. Sabato della I settimana del Salterio. Santi.

28 settembre 2012

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In questo post si propone solo uno sguardo d’insieme sulla liturgia che ogni giorno è propria della Chiesa cattolica.

La Parola dell’Evangelo, viene letta e commentata comunitariamente nel post Vangelo del giorno dove si condivide il momento centrale quotidiano di preghiera di questo blog.

In altro, diverso post, La Parola di Dio dall’Antico al Nuovo Testamento”, si richiamano alcuni versetti tratti dalla prima lettura, legandoli ad una meditazione di pensatori cattolici dei nostri tempi, come ulteriore possibile approfondimento, sempre legato alla liturgia del giorno. In Salmi, infine, si riporta la voce del ” cuore di Dio”, pregata nel Salmo del giorno.

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Grado della Celebrazione: FESTA

Colore liturgico : BIANCO

LITURGIA DEL GIORNO

I Lettura Dn 7,9-10.13-14
Mille migliaia lo servivano.
Salmo (Sal 137)
Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.
Vangelo Gv
1,47-51
Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo

 

LODI

http://www.maranatha.it/Ore/solenfeste/0929lodPage.htm

PRIMI VESPRI DELLA DOMENICA

http://www.maranatha.it/Ore/ord/Ves1Dom/26SABpage.htm

COMPIETA

http://www.maranatha.it/Ore/CompTO/SabCPage.htm

 

SANTI DEL GIORNO

Icona cretese, La Congregazione degli Arcangeli, Monastero di Vatopediou sul Monte Athos. E’ considerata opera del pittore Angelos, o, secondo altri, una delle prime opere di A. Ritzos , 1500 ca.

Le chiese d’occidente fanno oggi memoria degli angeli e messaggeri del Signore. Gli angeli, secondo tutta la tradizione biblica, riassunta nella Lettera agli Ebrei, «sono spiriti inviati da Dio al servizio di coloro che devono ereditare la salvezza» (Eb 1,14). A loro, nella prima come nella nuova alleanza, Dio affida il compito di trasmettere la sua volontà al popolo d’Israele o a uomini da lui prescelti per una missione particolare. Certo, Paolo ricorda che «uno solo è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini: l’uomo Cristo Gesù» (I Tm 2,5), tuttavia le chiese cristiane hanno fin da principio riconosciuto un ruolo ai messaggeri di Dio nell’economia del Verbo: nel Nuovo Testamento è agli angeli che viene affidato l’incarico di annunciare l’incarnazione del Figlio di Dio, di custodirne il cammino terreno, di proclamarne la resurrezione, di spiegame l’ascensione, di accompagnarne il ritorno glorioso. Secondo la testimonianza degli antichi testi eucaristici d’oriente e d’occidente, i messaggeri di Dio celebrano alla presenza del Signore un’ininterrotta liturgia celeste, alla quale la liturgia della chiesa sulla terra non fa che unirsi per proclamare Dio tre volte Santo. Con gli interrogativi posti alla fede in epoca moderna, tra le diverse confessioni cristiane sono sorte divergenze di comprensione, tuttora in attesa di approfondimento, riguardo al ruolo che gli spiriti angelici rivestono nel tempo della chiesa, per vegliare su di essa e sui singoli credenti.

“Celebriamo oggi la festa dei santi angeli… Ma cosa possiamo dire di questi spiriti angelici ? Questa è la nostra fede : Crediamo che godano della presenza e della vista di Dio, che possedano una beatitudine eterna, quei beni cioè che « occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo » (1 Cor 2,9). Cosa dunque può dire a questo proposito ad altri uomini mortali, un semplice mortale incapace com’è di concepire tali cose ?… Se parlare della gloria dei santi angeli in Dio è impossibile, possiamo almeno parlare della grazia e dell’amore che essi manifestano nei nostri confronti, perché godono non solo di una dignità incomparabile ma anche di una disponibilità al servizio piena di bontà… Se non possiamo capire la loro gloria, ci stringiamo con ancor più forza alla misericordia di cui sono ricolmi questi familiari di Dio, questi cittadini del cielo, questi principi del Paradiso.

Lo stesso apostolo Paolo, che ha contemplato con i suoi occhi la cortina celeste e ne ha conosciuto i segreti (2 Cor 12,2), attesta che « sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza » (Eb 1,14). Non considerate in questo nulla di straordinario, poiché il Creatore, il Re degli angeli in persona, « non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti » (Mc 10,45). Quale angelo disprezzerebbe il servizio nel quale lo ha preceduto colui che gli angeli servono nel cielo con sollicitudine e gioia ?” San Bernardo  ( Omelie per la festa di San Michele, 1)

Preghiera

Dio della luce, tu hai affidato agli angeli il ministero della lode continua alla tua presenza e li hai voluti quali tuoi messaggeri per noi uomini: concedi a noi, pellegrini sulla terra, la protezione delle creature del cielo, perché possiamo insieme con loro nel regno contemplare sempre la gloria del tuo volto. Per Cristo nostro Signore.

(tratto da http://www.monasterodibose.it)

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21600

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21650

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21700

Oggi si fa memoria anche dei santi Michele di Aozaraza, Guglielmo Courtet, Vincenzo Shiwozuka, Lazzaro di Kyoto, Lorenzo Ruiz, ?-1637, martiri.

Lorenzo Ruiz è il protomartire delle Filippine, il paese più cat­tolico dell’Estremo Oriente, ma il suo martirio insieme ad altri 15 compagni non si consumò nella sua terra, bensì nel Giappone. La maggior parte di loro sacerdoti dell’Ordine dei Predicatori, mentre Lazzaro di Kyoto e Lorenzo da Manila Ruiz, padre di famiglia

http://www.santiebeati.it/dettaglio/72250

San Grimoaldo di Pontecorvo, XIII sec, si tramanda fosse fratello di s. Eleuterio e  di s. Fulco e che sia stato un sacerdote inglese, che, dopo essersi recato come pellegrino a Roma, si portò prima ad Aquino e poi a Pontecorvo, dove, fatti alcuni miracoli, morì il 29 settembre.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/90894

san Lotario, 795.855, Imperatore del Sacro Romano Impero dal 818 al 839,  figlio maggiore dell’imperatore Ludovico il Pio e di sua moglie Irmengarda.

Quando Ludovico divise l’Impero tra i suoi figli nel 817, Lotario fu incoronato imperatore aggiunto ad Aquisgrana i. Nell’821 sposò Irmengarda (che morirà nel 851), ed il 5 aprile 823, fu incoronato imperatore da Papa Pasquale I a Roma. Nell’855 si ammalò, rinunciò al trono, divise la sua terre tra i suoi tre figli e il 23 settembre entrò nel monastero di Prüm, dove morì giorni dopo. Fu seppellito a Prüm, dove le sue spoglie furono trovate nel 1860.

http://www.santiebeati.it/dettaglio/91139

29/09/2012. Vangelo del giorno in varie lingue. Daily Gospel / Evangelio del dia / L’Evangile au quotidien / Ewangelia na co dzień/ Evangelium Tag Für Tag/ Evangelium quotidianum/ To Ευαγγέλιο κάθε μέρα.

28 settembre 2012

Holy Gospel of Jesus Christ according to Saint John 1:47-51.

47 And Nathanael said unto him, Can there any good thing come out of Nazareth? Philip saith unto him, Come and see. 48 Jesus saw Nathanael coming to him, and saith of him, Behold an Israelite indeed, in whom is no guile! 49 Nathanael saith unto him, Whence knowest thou me? Jesus answered and said unto him, Before that Philip called thee, when thou wast under the fig tree, I saw thee. 50 Nathanael answered and saith unto him, Rabbi, thou art the Son of God; thou art the King of Israel. 51 Jesus answered and said unto him, Because I said unto thee, I saw thee under the fig tree, believest thou? thou shalt see greater things than these.

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Vangelo (Gv 1,47-51) del giorno dalle letture della Messa (Sabato 29 Settembre 2012) con commento comunitario

28 settembre 2012

SANTI ARCANGELI MICHELE, GABRIELE E RAFFAELE

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,47-51)

In quel tempo, Gesù, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».