Archive for settembre 2013

Bee Gees / Focustheband

30 settembre 2013

http://www.beegees.com/

Raggiunto il link cliccare sull’iconcina di youtube.Selezionare poi Night fever, Stayin’ alive, Too much heaven, Bee gees at Strictly come dancing; How deep is your love; More than a woman, etc..

Signore donaci il tuo amore che non finisce mai di scendere, di riempire, le profondità del nostro essere, aprendolo sempre più, all’infinito, alla tua vita.

Focus: Hocus Pocus
http://www.youtube.com/watch?feature=player

_embedded&v=TnTGF5G5B6w

Focus: House of the King
http://www.youtube.com/watch?v=g0C4iHTEJ9o
Canzoni tratte da: http://www.focustheband.com/index2.htm

Annunci

Preghiera della sera

30 settembre 2013

Triduo a Santa Teresa di Gesù Bambino.

(dal 28 al 30 settembre)

 

– O Dio, vieni a salvarmi.

– Signore, vieni presto in mio aiuto.

– Gloria al Padre…

(more…)

Allora un Uomo

30 settembre 2013

Amo entrare in chiesa

quando è vuota,

quando non c’è nessuno

e il Cristo è solo come la notte,

come la notte fonda

quando non c’è incenso né profumi

né cori né campane

(more…)

Papa Francesco. Udienza alla Comunità di s. Egidio ed ai partecipanti all’incontro internazionale per la Pace “Il Coraggio della Speranza”

30 settembre 2013

Beatitudini,
Eminenze,
Illustri Rappresentanti delle Chiese, delle Comunità ecclesiali e delle grandi Religioni,

vi ringrazio di cuore per avere voluto compiere questa visita. Mi dà gioia! State vivendo intense giornate in questo Incontro che riunisce genti di religioni differenti e che ha un titolo significativo e impegnativo: “Il coraggio della speranza”. Ringrazio il Prof. Andrea Riccardi, per le parole di saluto che ha rivolto a nome di tutti, e con lui la Comunità di Sant’Egidio, per avere seguito con tenacia la strada tracciata dal Beato Giovanni Paolo II nello storico incontro di Assisi: conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace. Si era nel 1986, in un mondo ancora segnato dalla divisione in blocchi contrapposti, e fu in quel contesto che il Papa invitò i leader religiosi a pregare per la pace: non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri. Non doveva e non poteva restare un evento isolato. Voi avete continuato tale cammino e ne avete accresciuto lo slancio, coinvolgendo nel dialogo significative personalità di tutte le religioni ed esponenti laici e umanisti. Proprio in questi mesi, sentiamo che il mondo ha bisogno dello “spirito” che ha animato quello storico incontro. Perché? Perché ha tanto bisogno di pace. No! Non possiamo mai rassegnarci di fronte al dolore di interi popoli, ostaggio della guerra, della miseria, dello sfruttamento. Non possiamo assistere indifferenti e impotenti al dramma di bambini, famiglie, anziani, colpiti dalla violenza. Non possiamo lasciare che il terrorismo imprigioni il cuore di pochi violenti per seminare dolore e morte a tanti. In modo speciale diciamo con forza, tutti, continuamente, che non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza. Non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza, in qualsiasi modo essa si manifesti. Come sottolineava Papa Benedetto XVI due anni fa, nel 25° dell’incontro di Assisi, bisogna cancellare ogni forma di violenza motivata religiosamente, e insieme vigilare affinché il mondo non cada preda di quella violenza che è contenuta in ogni progetto di civiltà che si basa sul “no” a Dio.

Come responsabili delle diverse religioni possiamo fare molto. La pace è responsabilità di tutti. Pregare per la pace, lavorare per la pace! Un leader religioso è sempre uomo o donna di pace, perché il comandamento della pace è inscritto nel profondo delle tradizioni religiose che rappresentiamo. Ma che cosa possiamo fare? Il vostro incontrarvi ogni anno ci suggerisce la strada: il coraggio del dialogo. Questo coraggio, questo dialogo che dà speranza. Niente a che fare con l’ottimismo, è un’altra cosa. Speranza! Nel mondo, nelle società, c’è poca pace anche perché manca il dialogo, si stenta ad uscire dallo stretto orizzonte dei propri interessi per aprirsi ad un vero e sincero confronto. Per la pace ci vuole un dialogo tenace, paziente, forte, intelligente, per il quale niente è perduto. Il dialogo può vincere la guerra. Il dialogo fa vivere insieme persone di differenti generazioni, che spesso si ignorano; fa vivere insieme cittadini di diverse provenienze etniche, di diverse convinzioni. Il dialogo è la via della pace. Perché il dialogo favorisce l’intesa, l’armonia, la concordia, la pace. Per questo è vitale che cresca, che si allarghi tra la gente di ogni condizione e convinzione come una rete di pace che protegge il mondo, e soprattutto protegge i più deboli.

I leader religiosi siamo chiamati ad essere veri “dialoganti”, ad agire nella costruzione della pace non come intermediari, ma come autentici mediatori. Gli intermediari cercano di fare sconti a tutte le parti, al fine di ottenere un guadagno per sé. Il mediatore, invece, è colui che non trattiene nulla per sé, ma si spende generosamente, fino a consumarsi, sapendo che l’unico guadagno è quello della pace. Ciascuno di noi è chiamato ad essere un artigiano della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l’odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri! Dialogare, incontrarci per instaurare nel mondo la cultura del dialogo, la cultura dell’incontro.
L’eredità del primo incontro di Assisi, alimentata anno dopo anno anche nel vostro cammino, mostra come il dialogo sia legato intimamente alla preghiera di ciascuno. Dialogo e preghiera crescono o deperiscono insieme. La relazione dell’uomo con Dio è la scuola e l’alimento del dialogo con gli uomini. Papa Paolo VI parlava della “origine trascendente del dialogo” e diceva: “La religione è di natura sua un rapporto tra Dio e l’uomo. La preghiera esprime mediante il dialogo questo rapporto” (Enc. Ecclesiam suam, 72). Continuiamo a pregare per la pace del mondo, per la pace in Siria, per la pace nel Medio Oriente, per la pace in tanti Paesi del mondo. Questo coraggio di pace doni il coraggio della speranza al mondo, a tutti quelli che soffrono per la guerra, ai giovani che guardano preoccupati il loro futuro. Dio Onnipotente, che ascolta le nostre preghiere, ci sostenga in questo cammino di pace. E vorrei suggerire che adesso ciascuno di noi, tutti noi, alla presenza di Dio, in silenzio, tutti noi, ci auguriamo vicendevolmente la pace. [Pausa di silenzio]: Grazie!

. Dov’è la pila? – Prima parte: Giocattoli a scuola, Racconti per bambini

30 settembre 2013

Il gioco è una componente importante nella crescita armoniosa del bambino. Un giocattolo portato dai bambini a catechismo non deve essere “sequestrato”, ma può diventare elemento importante per avviare una conversazione o come spunto per dare avvio alla lezione. Una conversazione su questo argomento potrebbe portare a far riflettere i bambini sui loro giocattoli preferiti e scoprire la presenza, fra questi, di armi – giocattolo.

Cerchiamo di far prendere coscienza ai bambini non solo della pericolosità di certe armi giocattolo, per quanto riguarda la loro integrità fisica, ma poniamo l’accento anche sull’aspetto “morale” dell’uso delle armi giocattolo nei bambini: aggressività, violenza, assuefazione all’esistenza ineluttabile del rapporto amico – nemico, ecc.

Il maestro Ivano non ha ancora un posto fisso e lavora solo quando si ammala qualche insegnante. In altre parole è un supplente.

 

Un bel giorno, riceve una telefonata che lo avverte della supplenza di un giorno nella classe seconda della signora Priuli Rossana. Prende la valigetta e parte. La scuola non è lontana dalla sua abitazione e arriva in meno di dieci minuti. In classe trova la bidella, intenta a far giocare gli alunni al gioco del silenzio.

 

Sono così concentrati, i piccolini, che neppure s’accorgono

(more…)

Tweet del Papa

30 settembre 2013

Dove vediamo odio e buio,

cerchiamo di portare un po’ di amore e di speranza,

per dare un volto più umano alla società.

(more…)

Damiano La Rocca, Urbania

30 settembre 2013

http://www.youtube.com/watch?v=Sk9IjT6s0Z4

Damiano La Rocca
334 3051953
damianolarocca@gmail.it
www.myspace.com/damianolarocca

 

Ecco una bella canzone composta ed eseguita da Damiano La Rocca,
figlio del nostro Antonio.

Santa Teresina di Lisieux , Pensieri Brevi

30 settembre 2013

Quant’è grande la nostra anima! Eleviamoci al di sopra di ciò che passa, teniamoci a distanza dalla terra.

(more…)

Leggere la Parola

30 settembre 2013

 

 

Dagli scritti di s. Girolamo

 

Ora ti domando, carissimo fratello, se non ti pare di abitare, già qui sulla terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra i testi della Scrittura, li si medita, non si conosce o non si cerca di conoscere nessun’altra cosa.
Non vorrei che ti fosse di danno, nella sacra Scrittura, la semplicità e – vorrei dire – la banalità delle parole. Può essere che questa stesura dipenda da difetto d’interpretazione, oppure che sia stata fatta appositamente per renderne più facile la comprensione al pubblico, per far sì che in un’unica e medesima frase, tanto l’uomo di cultura quanto l’ignorante potessero coglierne il senso secondo la propria capacità.
Da parte mia non sono così superficiale e stupido da farmi passare per uno che tutte queste cose le conosce, o che vuol cogliere in terra i frutti di quelle radici che sono piantate in cielo. Confesso però che ne ho il desiderio e che ho pure voglia di impegnarmi con tutte le mie forze per intraprendere il cammino verso tale meta.

Girolamo, Lettera 53,10

Vangelo (Lc 9,51-56) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Ottobre 2013) con commento comunitario

30 settembre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-56)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Questo è il Vangelo del 1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potrete trovare qualche post più sotto

Benedetto XVI: vita, scritti e dottrina di San Girolamo

30 settembre 2013

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

San Girolamo: vita, scritti e dottrina

Mercoledì, 7 novembre 2007

I: Vita e scritti

Cari fratelli e sorelle,

fermeremo oggi la nostra attenzione su san Girolamo, un Padre della Chiesa che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: l’ha tradotta nella lingua latina, l’ha commentata nelle sue opere e soprattutto si è impegnato a viverla concretamente nella sua lunga esistenza terrena, nonostante il ben noto carattere difficile e focoso ricevuto dalla natura.

Girolamo nacque a Stridone verso il 347 da una famiglia cristiana, che gli assicurò un’accurata formazione, inviandolo anche a Roma a perfezionare i suoi studi. Da giovane sentì l’attrattiva della vita mondana (cfr Ep. 22,7), ma prevalse in lui il desiderio e l’interesse per la religione cristiana. Ricevuto il Battesimo verso il 366, si orientò alla vita ascetica e, recatosi ad Aquileia, si inserì in un gruppo di ferventi cristiani, da lui definito quasi «un coro di beati» (Cronaca dell’anno 374), riunito attorno al Vescovo Valeriano. Partì poi per l’Oriente e visse da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (cfr Ep. 14,10), dedicandosi seriamente agli studi. Perfezionò la sua conoscenza del greco, iniziò lo studio dell’ebraico (cfr Ep. 125,12), trascrisse codici e opere patristiche (cfr Ep. 5,2). La meditazione, la solitudine, il contatto con la Parola di Dio fecero maturare la sua sensibilità cristiana. Sentì più pungente il peso dei trascorsi giovanili (cfr Ep. 22,7) e avvertì vivamente il contrasto tra mentalità pagana e vita cristiana: un contrasto reso celebre dalla drammatica e vivace «visione», della quale egli ci ha lasciato il racconto. In essa gli sembrò di essere flagellato al cospetto di Dio, perché «ciceroniano e non cristiano» (cfr Ep. 22,30).

Nel 382 si trasferì a Roma: qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere; lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali. Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri. Queste nobili donne impararono anche il greco e l’ebraico.

(more…)

Concistoro: Il 27 aprile 2014 santi Papa Giovanni XIII e Giovanni Paolo II

30 settembre 2013

 

Wojtyla e Roncalli santi, oggi la data.  Primo concistoro dell'era Bergoglio

Questa mattina, nel corso del Concistoro pubblico, è stata annunciata la data per la canonizzazione dei Beati Giovanni XIII e Giovanni Paolo II. Sarà il 27 aprile, festa della Divina Misericordia, solennità istituita da Wojtyla che nel 2005. Una giornata simbolica perchè il papa polacco morì proprio alla vigilia della ricorrenza da lui voluta per ricordare la santa polacca Faustina Kowalska.

 

P. Levillain. Paolo VI, il Concilio e la collegialità

30 settembre 2013

«Raramente, senza dubbio, un pontificato — scriveva in un dispaccio del 1966 René Brouillet, esperto della Chiesa di Roma e nominato dal generale De Gaulle ambasciatore presso la Santa Sede nel 1964 — è iniziato in condizioni così ingrate come quello dell’eletto del conclave del 1963 e raramente le chiavi di san Pietro sono pesate così tanto. Un predecessore morto in apoteosi, che non ha potuto vedere il seguito delle sue iniziative e che ha lasciato in moto l’ampia macchina degli Stati Generali della Chiesa, ma senza che una direzione di marcia fosse stata veramente proposta ai Padri del Concilio, se non quella raccomandazione, che si presta all’interpretazione più vasta o più stretta, espressa dal termine “aggiornamento’”. Il magistero esercitato per quattro anni e mezzo con l’empirismo del giorno per giorno, il colpo al timone di oggi che corregge, di quel tanto che serve, ciò che poteva avere di eccessivo o d’insufficiente l’impulso del giorno precedente. Una grazia eccezionale d’improvvisazione, di serenità e di fiducia che si affidava in ogni circostanza all’aiuto dello Spirito Santo». Si può dire che la logica che determinò la scelta del cardinale Montini quale successore di Giovanni XXIII veniva spiegata dalle difficoltà rilevate da René Brouillet: occorreva ordinare, vale a dire fissare un orizzonte e un ritmo al concilio Vaticano II, di cui pochi auspicavano la sospensione, anche se alcuni vi stavano lavorando già dalla fine della prima sessione (8 dicembre 1962). Era l’unico possibile? Questo punto sembra essere stato poco dibattuto. Ma l’affermazione di una logica nella Storia rivela una visione finalistica del ruolo delle personalità nel corso della storia stessa.
In ogni conclave si è soliti ripetere che chi entra Papa ne esce cardinale. L’adagio si è rivelato vero nel 1903 per il cardinale Rampolla e nel 1914 per il cardinale Maffi, arcivescovo di Pisa. Ma è stato contraddetto dall’elezione del cardinale Pacelli nel 1939 e nel 1963 da quella di Giovanni Battista Montini. Entrambi rappresentavano più che una logica una scelta che saldava la loro personalità a un clima in cui doveva attestare — è la parola giusta — la natura interna della Chiesa nel suo fondamento e nella sua missione. Pacelli, diplomatico, doveva essere un artefice di pace e incarnare la voce della Chiesa. E lo fece. Ma nel 1964 gli verrà rimproverato — con una montatura politica spettacolare, Der Stellvertetrer (Il vicario) di Rolf Hochhuth — di aver interpretato in modo ristretto questa parola e di aver dimenticato il dramma detto dell’Olocausto a partire dagli anni Ottanta. L’attuazione del concilio Vaticano II fu dunque affidata a Giovanni Battista Montini. Giovanni XXIII si era limitato ad avere una funzione “arbitrale” ispirata. Il suo successore rafforzò la prerogativa d’intervento personale propria del Papa, della facoltà di agire “collegialmente”, ossia, tanto per cominciare, “facendosi sentire in seno al collegio dei vescovi”. Ricollocato in questa prospettiva, il concilio si apriva a tutte le direzioni della Chiesta post-tridentina, e Paolo VI proponeva una visione dell’unità priva di utopia e impastata di realismo pratico. Faceva entrare i laici nel concilio con prudenza. Gettava un ponte verso le religioni non cristiane annunciando, alla vigilia della seconda sessione, la sua intenzione di creare per loro un segretariato, intenzione che confermò nel suo discorso di apertura il 29 settembre. Il Papa approfittò di quel tempo che invece incalzava Giovanni XXIII. Sottolineava l’importanza del periodo post-conciliare e ne intuiva le difficoltà, i tentennamenti, i drammi inevitabili per la Chiesa, giorno dopo giorno. L’attività del concilio si ritrovava pertanto alleggerita di tanta impazienza, di molte paure e angosce. Il Papa gli dava un ritmo adeguato man mano che le questioni maturavano. Il magistero pontificio era ormai incluso nella nozione di collegialità, che sarebbe diventata la questione fondamentale degli anni a venire.

( tratto da l’Osservatore Romano di oggi)

Giovanni XXIII. Enciclica Pacem in Terris. Introduzione

30 settembre 2013

File:John 23 coa.svg

Sono iniziate in Vaticano le celebrazioni per il 50° anniversario dell’Enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII, la sua ultima enciclica, pubblicata l’11 aprile 1963, a pochi mesi prima della morte.

È una delle encicliche più famose e conosciute di Giovanni XXIII.

********************************

AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
CHE SONO IN PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA,
AL CLERO E AI FEDELI DI TUTTO IL MONDO
NONCHÉ A TUTTI GLI UOMINI
DI BUONA VOLONTÀ :
SULLA PACE FRA TUTTE LE GENTI
NELLA VERITÀ, NELLA GIUSTIZIA,
NELL’AMORE, NELLA LIBERTÀ [1]

INTRODUZIONE

L’ordine nell’universo

1. La Pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio.

I progressi delle scienze e le invenzioni della tecnica attestano come negli esseri e nelle forze che compongono l’universo, regni un ordine stupendo; e attestano pure la grandezza dell’uomo, che scopre tale ordine e crea gli strumenti idonei per impadronirsi di quelle forze e volgerle a suo servizio.

2. Ma i progressi scientifici e le invenzioni tecniche manifestano innanzitutto la grandezza infinita di Dio che ha creato l’universo e l’uomo. Ha creato l’universo, profondendo in esso tesori di sapienza e di bontà, come esclama il Salmista: “O Signore, Dio nostro, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,1). “Quanto sono grandi le opere tue, o Signore! Tu hai fatto ogni cosa con sapienza”; (Sal 104,24) e ha creato l’uomo intelligente e libero, a sua immagine e somiglianza, (Cf. Gen 1,26) costituendolo signore dell’universo: “Hai fatto l’uomo — esclama ancora il Salmista — per poco inferiore agli angeli, lo hai coronato di gloria e di onore; e lo hai costituito sopra le opere delle tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi” (Sal 8,5-6).

L’ordine negli esseri umani

3. Con l’ordine mirabile dell’universo continua a fare stridente contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli; quasicché i loro rapporti non possono essere regolati che per mezzo della forza.

Sennonché il Creatore ha scolpito l’ordine anche nell’essere degli uomini: ordine che la coscienza rivela e ingiunge perentoriamente di seguire: “Essi mostrano scritta nei loro cuori l’opera della legge, testimone la loro coscienza” (Rm 2,15). Del resto come potrebbe essere diversamente? Ogni opera di Dio è pure un riflesso della sua infinita sapienza: riflesso tanto più luminoso quanto più l’opera è posta in alto nella scala delle perfezioni (Cf. Sal 18,8-11).

4. Una deviazione, nella quale si incorre spesso, sta nel fatto che si ritiene di poter regolare i rapporti di convivenza tra gli esseri umani e le rispettive comunità politiche con le stesse leggi che sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta l’universo; quando invece le leggi con cui vanno regolati gli accennati rapporti sono di natura diversa, e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.

Sono quelle, infatti, le leggi che indicano chiaramente come gli uomini devono regolare i loro vicendevoli rapporti nella convivenza; e come vanno regolati i rapporti fra i cittadini e le pubbliche autorità all’interno delle singole comunità politiche; come pure i rapporti fra le stesse comunità politiche; e quelli fra le singole persone e le comunità politiche da una parte, e dall’altra la comunità mondiale, la cui creazione oggi è urgentemente reclamata dalle esigenze del bene comune universale.

(1)

Santo di oggi: San Girolamo Sacerdote e dottore della Chiesa, 30 settembre

30 settembre 2013

San Girolamo – Caravaggio (1605-1606) – Galleria Borghese di Roma.

San Girolamo (o Gerolamo) Sacerdote e dottore della Chiesa

30 settembre

 

Stridone (confine tra Dalmazia e Pannonia), ca. 347 – Betlemme, 420

Fece studi enciclopedici ma, portato all’ascetismo, si ritirò nel deserto presso Antiochia, vivendo in penitenza. Divenuto sacerdote a patto di conservare la propria indipendenza come monaco, iniziò un’intensa attività letteraria. A Roma collaborò con papa Damaso, e, alla sua morte, tornò a Gerusalemme dove partecipò a numerose controversie per la fede, fondando poco lontano dalla Chiesa della Natività, il monastero in cui morì.

Di carattere focoso, soprattutto nei suoi scritti, non fu un mistico e provocò consensi o polemiche, fustigando vizi e ipocrisie.

Scrittore infaticabile, grande erudito e ottimo traduttore, a lui si deve la Volgata in latino della Bibbia, a cui aggiunse dei commenti, ancora oggi importanti come quelli sui libri dei Profeti.

(more…)

Religioni riunite da oggi a Roma: Necessario è il coraggio

30 settembre 2013

 

Nel mondo globale c`è una grande questione spirituale. Non solo quella, importantissima, delle proprie radici e della propria tradizione religiosa. Ma anche la questione spirituale dell`altro, del vicino differente da me, con un`altra fede, un`altra storia o semplicemente diverso. Non è soltanto un problema sociale o politico. È, appunto, anche spirituale. Senza affrontarlo, la pace è difficile, forse

(more…)

Salmo 102 (101) DI ME FANNO I NEMICI UNO STRAZIO

30 settembre 2013

Certo, scompariremo.

E però il gemito è universale: perfino le pietre patiscono di morire.  

Ma è ugualmente certo che senza questa coscienza dell’uomo nulla ha senso:  

neppure un qualsiasi linguaggio sarebbe concepibile.

  A una cosa non rinuncio, Signore:  a non dover essere più coscienza,  

terra che pensa e ama, e adora,  poiché senza, nulla vi è  che abbia un senso,  

nulla dell’intera creazione:  non la luce e i colori  e gli spazi e il tempo,  

e tu stesso privo di senso,  mio Dio: per te non rinuncio.

 

2 Dio, ascolta la mia preghiera,  ti raggiunga il mio grido, Signore,

3 non nascondermi, o Dio, il tuo volto.  Sono tempi di nera agonia,

piega verso di me il tuo orecchio,  se t’invoco, rispondimi subito.

4 Si dissolvono in fumo i miei giorni,  come braci mi ardon le ossa,

5 il mio cuore è un’erba falciata.  Non mi curo neppure del pane,

6 questo piangere tanto mi spreme  che la pelle s’incolla alle ossa.

7 Qual civetta in deserto mi sento,  o un gufo in mezzo a rovine,

8 veglio e gemo per tutta la notte:  così il passero sta solitario

9 sopra i tetti! Per tutto il giorno  mi rovesciano contro ingiurie!  Di me fanno i nemici uno strazio:

10 sì, io mangio un pane di cenere  e mi sono bevanda le lacrime.

11 Un rottame mi fa la tua ira  e la furia tua mi sperde nel vento:  dal tuo sdegno scagliato lontano.

12 I miei giorni un’ombra in declino,  sono come un fieno bruciato !

13 Ma tu stai, Signore, per sempre!  La memoria di te vive in eterno:

14 o Signore Iddio, risorgi,  tenerezza ti muova per Sion!  Giunto è il tempo di usarle pietà:

15 care son le sue pietre ai tuoi servi,  dal suo scempio son tutti colpiti.

16 Temeranno le genti il Signore  e il suo nome ire della terra  a veder la tua gloria ancora:

17 perché Dio riedifica Sion:  e di nuovo il Signore appare,  nella splendida gloria ritorna.

18 E del misero ascolta la supplica,  una supplica sempre a lui cara:

19 a perenne memoria scrivetelo!  Gli darà lode un popolo nuovo:

20 «Il Signore si affaccia dai cieli,  dalla casa sua alta si curva!  La sua terra laggiù egli scruta,

21 prigionieri che gemono ascolta,  condannati a morte egli libera.

22 Sia urlato il suo nome da Sion,  la sua lode da Gerusalemme:

23 adunatevi allora, o popoli,  tutti i regni a servire il Signore!».

24 Ma fiaccato il vigore per via,  i miei giorni ancora mi abbrevia.

25 E continuo a gridare: Mio Dio,  non rapirmi nel fiore dei giorni,  mentre gli anni tuoi durano sempre!

26 Tu fondasti in principio la terra,  le tue mani distesero i cieli:  solo tu rimarrai negli evi.

27 Essi invece periscono tutti,  tutti come un tessuto si logorano,  quasi fossero un manto li muti.

28 Tutto muore, permani tu solo,  solo tu immutabile sempre,  i tuoi anni non hanno mai fine.

29 Pure i figli dei tuoi credenti  una casa avranno e in te salda  rimarrà la lor stirpe per sempre.

 

«Qual civetta in deserto mi sento, o un gufo in mezzo a rovine…»: questa originale immagine di solitudine e di tristezza fa quasi da sigla a questa lamentazione nella quale il dolore personale (vv. 2-12 e 24-29) è accostato a quello della nazione intera devastata e umiliata (vv. 13-23). Inserito nella lista dei Salmi penitenziali dalla tradizione cristiana proprio per questa tonalità tenebrosa, il salmo si apre con un vigoroso autoritratto dolente: la febbre brucia le ossa, la nausea per il cibo ha smagrito il corpo, le lacrime e il pane del lutto (v.9) sono ormai il segno d’una vita che si spegne, che si avvia ad una «nera agonia», mentre attorno si è fatto il vuoto. In finale si riprende questa descrizione angosciata che ora avvolge anche tutto l’orizzonte perché tutto porta in se il tarlo della morte. Il grido è lacerante: «Mio Dio, non rapirmi nel fiore dei giorni! » (v. 25). Ma questa tragedia interiore e personale è lo specchio di un’altra e maggiore tragedia esterna, quella di Gerusalemme devastata. La risurrezione delle pietre di Sion tanto amata (v. 15) diventa, allora, quasi l’emblema della risurrezione che l’orante attende da Colui i cui «anni durano per sempre» (v. 25).

 

Dossologia

Così, Padre, perché a te piacque:  a te, Padre, pur noi affidiamo,  con lo spirito, canti e speranze.

 

Preghiera

Padre, per te che duri in eterno,  per te che muti i cieli come fossero panni logori,  cosa è per te venirci incontro?  La morte fa nido dentro le nostre ossa,  i nostri giorni sono calici colmi d’angoscia,  non vediamo la meta verso cui ci muoviamo:  Signore, è tempo di usare pietà.

Amen.

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

Video: A sua immagine, La Cappella Sistina, dove è eletto il papa / La biografia di papa Francesco con le lettere dell’alfabeto

30 settembre 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
5a659adc-f16b-4b69-a424-bf48b2d09407.html#p=0

Preghiera del mattino

30 settembre 2013

NOVENA

A SAN FRANCESCO D’ASSISI

SESTO GIORNO

L’esempio di san Francesco deve farci riflettere sulla necessità di mortifica­re i desideri del corpo affinché

(more…)