Archive for settembre 2013

Bee Gees / Focustheband

30 settembre 2013

http://www.beegees.com/

Raggiunto il link cliccare sull’iconcina di youtube.Selezionare poi Night fever, Stayin’ alive, Too much heaven, Bee gees at Strictly come dancing; How deep is your love; More than a woman, etc..

Signore donaci il tuo amore che non finisce mai di scendere, di riempire, le profondità del nostro essere, aprendolo sempre più, all’infinito, alla tua vita.

Focus: Hocus Pocus
http://www.youtube.com/watch?feature=player

_embedded&v=TnTGF5G5B6w

Focus: House of the King
http://www.youtube.com/watch?v=g0C4iHTEJ9o
Canzoni tratte da: http://www.focustheband.com/index2.htm

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Preghiera della sera

30 settembre 2013

Triduo a Santa Teresa di Gesù Bambino.

(dal 28 al 30 settembre)

 

– O Dio, vieni a salvarmi.

– Signore, vieni presto in mio aiuto.

– Gloria al Padre…

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Allora un Uomo

30 settembre 2013

Amo entrare in chiesa

quando è vuota,

quando non c’è nessuno

e il Cristo è solo come la notte,

come la notte fonda

quando non c’è incenso né profumi

né cori né campane

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Papa Francesco. Udienza alla Comunità di s. Egidio ed ai partecipanti all’incontro internazionale per la Pace “Il Coraggio della Speranza”

30 settembre 2013

Beatitudini,
Eminenze,
Illustri Rappresentanti delle Chiese, delle Comunità ecclesiali e delle grandi Religioni,

vi ringrazio di cuore per avere voluto compiere questa visita. Mi dà gioia! State vivendo intense giornate in questo Incontro che riunisce genti di religioni differenti e che ha un titolo significativo e impegnativo: “Il coraggio della speranza”. Ringrazio il Prof. Andrea Riccardi, per le parole di saluto che ha rivolto a nome di tutti, e con lui la Comunità di Sant’Egidio, per avere seguito con tenacia la strada tracciata dal Beato Giovanni Paolo II nello storico incontro di Assisi: conservare accesa la lampada della speranza, pregando e lavorando per la pace. Si era nel 1986, in un mondo ancora segnato dalla divisione in blocchi contrapposti, e fu in quel contesto che il Papa invitò i leader religiosi a pregare per la pace: non più gli uni contro gli altri, ma gli uni accanto agli altri. Non doveva e non poteva restare un evento isolato. Voi avete continuato tale cammino e ne avete accresciuto lo slancio, coinvolgendo nel dialogo significative personalità di tutte le religioni ed esponenti laici e umanisti. Proprio in questi mesi, sentiamo che il mondo ha bisogno dello “spirito” che ha animato quello storico incontro. Perché? Perché ha tanto bisogno di pace. No! Non possiamo mai rassegnarci di fronte al dolore di interi popoli, ostaggio della guerra, della miseria, dello sfruttamento. Non possiamo assistere indifferenti e impotenti al dramma di bambini, famiglie, anziani, colpiti dalla violenza. Non possiamo lasciare che il terrorismo imprigioni il cuore di pochi violenti per seminare dolore e morte a tanti. In modo speciale diciamo con forza, tutti, continuamente, che non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza. Non può esservi alcuna giustificazione religiosa alla violenza, in qualsiasi modo essa si manifesti. Come sottolineava Papa Benedetto XVI due anni fa, nel 25° dell’incontro di Assisi, bisogna cancellare ogni forma di violenza motivata religiosamente, e insieme vigilare affinché il mondo non cada preda di quella violenza che è contenuta in ogni progetto di civiltà che si basa sul “no” a Dio.

Come responsabili delle diverse religioni possiamo fare molto. La pace è responsabilità di tutti. Pregare per la pace, lavorare per la pace! Un leader religioso è sempre uomo o donna di pace, perché il comandamento della pace è inscritto nel profondo delle tradizioni religiose che rappresentiamo. Ma che cosa possiamo fare? Il vostro incontrarvi ogni anno ci suggerisce la strada: il coraggio del dialogo. Questo coraggio, questo dialogo che dà speranza. Niente a che fare con l’ottimismo, è un’altra cosa. Speranza! Nel mondo, nelle società, c’è poca pace anche perché manca il dialogo, si stenta ad uscire dallo stretto orizzonte dei propri interessi per aprirsi ad un vero e sincero confronto. Per la pace ci vuole un dialogo tenace, paziente, forte, intelligente, per il quale niente è perduto. Il dialogo può vincere la guerra. Il dialogo fa vivere insieme persone di differenti generazioni, che spesso si ignorano; fa vivere insieme cittadini di diverse provenienze etniche, di diverse convinzioni. Il dialogo è la via della pace. Perché il dialogo favorisce l’intesa, l’armonia, la concordia, la pace. Per questo è vitale che cresca, che si allarghi tra la gente di ogni condizione e convinzione come una rete di pace che protegge il mondo, e soprattutto protegge i più deboli.

I leader religiosi siamo chiamati ad essere veri “dialoganti”, ad agire nella costruzione della pace non come intermediari, ma come autentici mediatori. Gli intermediari cercano di fare sconti a tutte le parti, al fine di ottenere un guadagno per sé. Il mediatore, invece, è colui che non trattiene nulla per sé, ma si spende generosamente, fino a consumarsi, sapendo che l’unico guadagno è quello della pace. Ciascuno di noi è chiamato ad essere un artigiano della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l’odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri! Dialogare, incontrarci per instaurare nel mondo la cultura del dialogo, la cultura dell’incontro.
L’eredità del primo incontro di Assisi, alimentata anno dopo anno anche nel vostro cammino, mostra come il dialogo sia legato intimamente alla preghiera di ciascuno. Dialogo e preghiera crescono o deperiscono insieme. La relazione dell’uomo con Dio è la scuola e l’alimento del dialogo con gli uomini. Papa Paolo VI parlava della “origine trascendente del dialogo” e diceva: “La religione è di natura sua un rapporto tra Dio e l’uomo. La preghiera esprime mediante il dialogo questo rapporto” (Enc. Ecclesiam suam, 72). Continuiamo a pregare per la pace del mondo, per la pace in Siria, per la pace nel Medio Oriente, per la pace in tanti Paesi del mondo. Questo coraggio di pace doni il coraggio della speranza al mondo, a tutti quelli che soffrono per la guerra, ai giovani che guardano preoccupati il loro futuro. Dio Onnipotente, che ascolta le nostre preghiere, ci sostenga in questo cammino di pace. E vorrei suggerire che adesso ciascuno di noi, tutti noi, alla presenza di Dio, in silenzio, tutti noi, ci auguriamo vicendevolmente la pace. [Pausa di silenzio]: Grazie!

. Dov’è la pila? – Prima parte: Giocattoli a scuola, Racconti per bambini

30 settembre 2013

Il gioco è una componente importante nella crescita armoniosa del bambino. Un giocattolo portato dai bambini a catechismo non deve essere “sequestrato”, ma può diventare elemento importante per avviare una conversazione o come spunto per dare avvio alla lezione. Una conversazione su questo argomento potrebbe portare a far riflettere i bambini sui loro giocattoli preferiti e scoprire la presenza, fra questi, di armi – giocattolo.

Cerchiamo di far prendere coscienza ai bambini non solo della pericolosità di certe armi giocattolo, per quanto riguarda la loro integrità fisica, ma poniamo l’accento anche sull’aspetto “morale” dell’uso delle armi giocattolo nei bambini: aggressività, violenza, assuefazione all’esistenza ineluttabile del rapporto amico – nemico, ecc.

Il maestro Ivano non ha ancora un posto fisso e lavora solo quando si ammala qualche insegnante. In altre parole è un supplente.

 

Un bel giorno, riceve una telefonata che lo avverte della supplenza di un giorno nella classe seconda della signora Priuli Rossana. Prende la valigetta e parte. La scuola non è lontana dalla sua abitazione e arriva in meno di dieci minuti. In classe trova la bidella, intenta a far giocare gli alunni al gioco del silenzio.

 

Sono così concentrati, i piccolini, che neppure s’accorgono

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Tweet del Papa

30 settembre 2013

Dove vediamo odio e buio,

cerchiamo di portare un po’ di amore e di speranza,

per dare un volto più umano alla società.

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Damiano La Rocca, Urbania

30 settembre 2013

http://www.youtube.com/watch?v=Sk9IjT6s0Z4

Damiano La Rocca
334 3051953
damianolarocca@gmail.it
www.myspace.com/damianolarocca

 

Ecco una bella canzone composta ed eseguita da Damiano La Rocca,
figlio del nostro Antonio.

Santa Teresina di Lisieux , Pensieri Brevi

30 settembre 2013

Quant’è grande la nostra anima! Eleviamoci al di sopra di ciò che passa, teniamoci a distanza dalla terra.

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Leggere la Parola

30 settembre 2013

 

 

Dagli scritti di s. Girolamo

 

Ora ti domando, carissimo fratello, se non ti pare di abitare, già qui sulla terra, nel regno dei cieli, quando si vive fra i testi della Scrittura, li si medita, non si conosce o non si cerca di conoscere nessun’altra cosa.
Non vorrei che ti fosse di danno, nella sacra Scrittura, la semplicità e – vorrei dire – la banalità delle parole. Può essere che questa stesura dipenda da difetto d’interpretazione, oppure che sia stata fatta appositamente per renderne più facile la comprensione al pubblico, per far sì che in un’unica e medesima frase, tanto l’uomo di cultura quanto l’ignorante potessero coglierne il senso secondo la propria capacità.
Da parte mia non sono così superficiale e stupido da farmi passare per uno che tutte queste cose le conosce, o che vuol cogliere in terra i frutti di quelle radici che sono piantate in cielo. Confesso però che ne ho il desiderio e che ho pure voglia di impegnarmi con tutte le mie forze per intraprendere il cammino verso tale meta.

Girolamo, Lettera 53,10

Vangelo (Lc 9,51-56) del giorno dalle letture della Messa (Martedì 1 Ottobre 2013) con commento comunitario

30 settembre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,51-56)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme.
Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Questo è il Vangelo del 1 Ottobre, quello del 30 Settembre lo potrete trovare qualche post più sotto

Benedetto XVI: vita, scritti e dottrina di San Girolamo

30 settembre 2013

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro

San Girolamo: vita, scritti e dottrina

Mercoledì, 7 novembre 2007

I: Vita e scritti

Cari fratelli e sorelle,

fermeremo oggi la nostra attenzione su san Girolamo, un Padre della Chiesa che ha posto al centro della sua vita la Bibbia: l’ha tradotta nella lingua latina, l’ha commentata nelle sue opere e soprattutto si è impegnato a viverla concretamente nella sua lunga esistenza terrena, nonostante il ben noto carattere difficile e focoso ricevuto dalla natura.

Girolamo nacque a Stridone verso il 347 da una famiglia cristiana, che gli assicurò un’accurata formazione, inviandolo anche a Roma a perfezionare i suoi studi. Da giovane sentì l’attrattiva della vita mondana (cfr Ep. 22,7), ma prevalse in lui il desiderio e l’interesse per la religione cristiana. Ricevuto il Battesimo verso il 366, si orientò alla vita ascetica e, recatosi ad Aquileia, si inserì in un gruppo di ferventi cristiani, da lui definito quasi «un coro di beati» (Cronaca dell’anno 374), riunito attorno al Vescovo Valeriano. Partì poi per l’Oriente e visse da eremita nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (cfr Ep. 14,10), dedicandosi seriamente agli studi. Perfezionò la sua conoscenza del greco, iniziò lo studio dell’ebraico (cfr Ep. 125,12), trascrisse codici e opere patristiche (cfr Ep. 5,2). La meditazione, la solitudine, il contatto con la Parola di Dio fecero maturare la sua sensibilità cristiana. Sentì più pungente il peso dei trascorsi giovanili (cfr Ep. 22,7) e avvertì vivamente il contrasto tra mentalità pagana e vita cristiana: un contrasto reso celebre dalla drammatica e vivace «visione», della quale egli ci ha lasciato il racconto. In essa gli sembrò di essere flagellato al cospetto di Dio, perché «ciceroniano e non cristiano» (cfr Ep. 22,30).

Nel 382 si trasferì a Roma: qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere; lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali. Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri. Queste nobili donne impararono anche il greco e l’ebraico.

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Concistoro: Il 27 aprile 2014 santi Papa Giovanni XIII e Giovanni Paolo II

30 settembre 2013

 

Wojtyla e Roncalli santi, oggi la data.  Primo concistoro dell'era Bergoglio

Questa mattina, nel corso del Concistoro pubblico, è stata annunciata la data per la canonizzazione dei Beati Giovanni XIII e Giovanni Paolo II. Sarà il 27 aprile, festa della Divina Misericordia, solennità istituita da Wojtyla che nel 2005. Una giornata simbolica perchè il papa polacco morì proprio alla vigilia della ricorrenza da lui voluta per ricordare la santa polacca Faustina Kowalska.

 

P. Levillain. Paolo VI, il Concilio e la collegialità

30 settembre 2013

«Raramente, senza dubbio, un pontificato — scriveva in un dispaccio del 1966 René Brouillet, esperto della Chiesa di Roma e nominato dal generale De Gaulle ambasciatore presso la Santa Sede nel 1964 — è iniziato in condizioni così ingrate come quello dell’eletto del conclave del 1963 e raramente le chiavi di san Pietro sono pesate così tanto. Un predecessore morto in apoteosi, che non ha potuto vedere il seguito delle sue iniziative e che ha lasciato in moto l’ampia macchina degli Stati Generali della Chiesa, ma senza che una direzione di marcia fosse stata veramente proposta ai Padri del Concilio, se non quella raccomandazione, che si presta all’interpretazione più vasta o più stretta, espressa dal termine “aggiornamento’”. Il magistero esercitato per quattro anni e mezzo con l’empirismo del giorno per giorno, il colpo al timone di oggi che corregge, di quel tanto che serve, ciò che poteva avere di eccessivo o d’insufficiente l’impulso del giorno precedente. Una grazia eccezionale d’improvvisazione, di serenità e di fiducia che si affidava in ogni circostanza all’aiuto dello Spirito Santo». Si può dire che la logica che determinò la scelta del cardinale Montini quale successore di Giovanni XXIII veniva spiegata dalle difficoltà rilevate da René Brouillet: occorreva ordinare, vale a dire fissare un orizzonte e un ritmo al concilio Vaticano II, di cui pochi auspicavano la sospensione, anche se alcuni vi stavano lavorando già dalla fine della prima sessione (8 dicembre 1962). Era l’unico possibile? Questo punto sembra essere stato poco dibattuto. Ma l’affermazione di una logica nella Storia rivela una visione finalistica del ruolo delle personalità nel corso della storia stessa.
In ogni conclave si è soliti ripetere che chi entra Papa ne esce cardinale. L’adagio si è rivelato vero nel 1903 per il cardinale Rampolla e nel 1914 per il cardinale Maffi, arcivescovo di Pisa. Ma è stato contraddetto dall’elezione del cardinale Pacelli nel 1939 e nel 1963 da quella di Giovanni Battista Montini. Entrambi rappresentavano più che una logica una scelta che saldava la loro personalità a un clima in cui doveva attestare — è la parola giusta — la natura interna della Chiesa nel suo fondamento e nella sua missione. Pacelli, diplomatico, doveva essere un artefice di pace e incarnare la voce della Chiesa. E lo fece. Ma nel 1964 gli verrà rimproverato — con una montatura politica spettacolare, Der Stellvertetrer (Il vicario) di Rolf Hochhuth — di aver interpretato in modo ristretto questa parola e di aver dimenticato il dramma detto dell’Olocausto a partire dagli anni Ottanta. L’attuazione del concilio Vaticano II fu dunque affidata a Giovanni Battista Montini. Giovanni XXIII si era limitato ad avere una funzione “arbitrale” ispirata. Il suo successore rafforzò la prerogativa d’intervento personale propria del Papa, della facoltà di agire “collegialmente”, ossia, tanto per cominciare, “facendosi sentire in seno al collegio dei vescovi”. Ricollocato in questa prospettiva, il concilio si apriva a tutte le direzioni della Chiesta post-tridentina, e Paolo VI proponeva una visione dell’unità priva di utopia e impastata di realismo pratico. Faceva entrare i laici nel concilio con prudenza. Gettava un ponte verso le religioni non cristiane annunciando, alla vigilia della seconda sessione, la sua intenzione di creare per loro un segretariato, intenzione che confermò nel suo discorso di apertura il 29 settembre. Il Papa approfittò di quel tempo che invece incalzava Giovanni XXIII. Sottolineava l’importanza del periodo post-conciliare e ne intuiva le difficoltà, i tentennamenti, i drammi inevitabili per la Chiesa, giorno dopo giorno. L’attività del concilio si ritrovava pertanto alleggerita di tanta impazienza, di molte paure e angosce. Il Papa gli dava un ritmo adeguato man mano che le questioni maturavano. Il magistero pontificio era ormai incluso nella nozione di collegialità, che sarebbe diventata la questione fondamentale degli anni a venire.

( tratto da l’Osservatore Romano di oggi)

Giovanni XXIII. Enciclica Pacem in Terris. Introduzione

30 settembre 2013

File:John 23 coa.svg

Sono iniziate in Vaticano le celebrazioni per il 50° anniversario dell’Enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII, la sua ultima enciclica, pubblicata l’11 aprile 1963, a pochi mesi prima della morte.

È una delle encicliche più famose e conosciute di Giovanni XXIII.

********************************

AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI LOCALI
CHE SONO IN PACE E COMUNIONE
CON LA SEDE APOSTOLICA,
AL CLERO E AI FEDELI DI TUTTO IL MONDO
NONCHÉ A TUTTI GLI UOMINI
DI BUONA VOLONTÀ :
SULLA PACE FRA TUTTE LE GENTI
NELLA VERITÀ, NELLA GIUSTIZIA,
NELL’AMORE, NELLA LIBERTÀ [1]

INTRODUZIONE

L’ordine nell’universo

1. La Pace in terra, anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi, può venire instaurata e consolidata solo nel pieno rispetto dell’ordine stabilito da Dio.

I progressi delle scienze e le invenzioni della tecnica attestano come negli esseri e nelle forze che compongono l’universo, regni un ordine stupendo; e attestano pure la grandezza dell’uomo, che scopre tale ordine e crea gli strumenti idonei per impadronirsi di quelle forze e volgerle a suo servizio.

2. Ma i progressi scientifici e le invenzioni tecniche manifestano innanzitutto la grandezza infinita di Dio che ha creato l’universo e l’uomo. Ha creato l’universo, profondendo in esso tesori di sapienza e di bontà, come esclama il Salmista: “O Signore, Dio nostro, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!” (Sal 8,1). “Quanto sono grandi le opere tue, o Signore! Tu hai fatto ogni cosa con sapienza”; (Sal 104,24) e ha creato l’uomo intelligente e libero, a sua immagine e somiglianza, (Cf. Gen 1,26) costituendolo signore dell’universo: “Hai fatto l’uomo — esclama ancora il Salmista — per poco inferiore agli angeli, lo hai coronato di gloria e di onore; e lo hai costituito sopra le opere delle tue mani. Hai posto tutte le cose sotto i suoi piedi” (Sal 8,5-6).

L’ordine negli esseri umani

3. Con l’ordine mirabile dell’universo continua a fare stridente contrasto il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli; quasicché i loro rapporti non possono essere regolati che per mezzo della forza.

Sennonché il Creatore ha scolpito l’ordine anche nell’essere degli uomini: ordine che la coscienza rivela e ingiunge perentoriamente di seguire: “Essi mostrano scritta nei loro cuori l’opera della legge, testimone la loro coscienza” (Rm 2,15). Del resto come potrebbe essere diversamente? Ogni opera di Dio è pure un riflesso della sua infinita sapienza: riflesso tanto più luminoso quanto più l’opera è posta in alto nella scala delle perfezioni (Cf. Sal 18,8-11).

4. Una deviazione, nella quale si incorre spesso, sta nel fatto che si ritiene di poter regolare i rapporti di convivenza tra gli esseri umani e le rispettive comunità politiche con le stesse leggi che sono proprie delle forze e degli elementi irrazionali di cui risulta l’universo; quando invece le leggi con cui vanno regolati gli accennati rapporti sono di natura diversa, e vanno cercate là dove Dio le ha scritte, cioè nella natura umana.

Sono quelle, infatti, le leggi che indicano chiaramente come gli uomini devono regolare i loro vicendevoli rapporti nella convivenza; e come vanno regolati i rapporti fra i cittadini e le pubbliche autorità all’interno delle singole comunità politiche; come pure i rapporti fra le stesse comunità politiche; e quelli fra le singole persone e le comunità politiche da una parte, e dall’altra la comunità mondiale, la cui creazione oggi è urgentemente reclamata dalle esigenze del bene comune universale.

(1)

Santo di oggi: San Girolamo Sacerdote e dottore della Chiesa, 30 settembre

30 settembre 2013

San Girolamo – Caravaggio (1605-1606) – Galleria Borghese di Roma.

San Girolamo (o Gerolamo) Sacerdote e dottore della Chiesa

30 settembre

 

Stridone (confine tra Dalmazia e Pannonia), ca. 347 – Betlemme, 420

Fece studi enciclopedici ma, portato all’ascetismo, si ritirò nel deserto presso Antiochia, vivendo in penitenza. Divenuto sacerdote a patto di conservare la propria indipendenza come monaco, iniziò un’intensa attività letteraria. A Roma collaborò con papa Damaso, e, alla sua morte, tornò a Gerusalemme dove partecipò a numerose controversie per la fede, fondando poco lontano dalla Chiesa della Natività, il monastero in cui morì.

Di carattere focoso, soprattutto nei suoi scritti, non fu un mistico e provocò consensi o polemiche, fustigando vizi e ipocrisie.

Scrittore infaticabile, grande erudito e ottimo traduttore, a lui si deve la Volgata in latino della Bibbia, a cui aggiunse dei commenti, ancora oggi importanti come quelli sui libri dei Profeti.

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Religioni riunite da oggi a Roma: Necessario è il coraggio

30 settembre 2013

 

Nel mondo globale c`è una grande questione spirituale. Non solo quella, importantissima, delle proprie radici e della propria tradizione religiosa. Ma anche la questione spirituale dell`altro, del vicino differente da me, con un`altra fede, un`altra storia o semplicemente diverso. Non è soltanto un problema sociale o politico. È, appunto, anche spirituale. Senza affrontarlo, la pace è difficile, forse

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Salmo 102 (101) DI ME FANNO I NEMICI UNO STRAZIO

30 settembre 2013

Certo, scompariremo.

E però il gemito è universale: perfino le pietre patiscono di morire.  

Ma è ugualmente certo che senza questa coscienza dell’uomo nulla ha senso:  

neppure un qualsiasi linguaggio sarebbe concepibile.

  A una cosa non rinuncio, Signore:  a non dover essere più coscienza,  

terra che pensa e ama, e adora,  poiché senza, nulla vi è  che abbia un senso,  

nulla dell’intera creazione:  non la luce e i colori  e gli spazi e il tempo,  

e tu stesso privo di senso,  mio Dio: per te non rinuncio.

 

2 Dio, ascolta la mia preghiera,  ti raggiunga il mio grido, Signore,

3 non nascondermi, o Dio, il tuo volto.  Sono tempi di nera agonia,

piega verso di me il tuo orecchio,  se t’invoco, rispondimi subito.

4 Si dissolvono in fumo i miei giorni,  come braci mi ardon le ossa,

5 il mio cuore è un’erba falciata.  Non mi curo neppure del pane,

6 questo piangere tanto mi spreme  che la pelle s’incolla alle ossa.

7 Qual civetta in deserto mi sento,  o un gufo in mezzo a rovine,

8 veglio e gemo per tutta la notte:  così il passero sta solitario

9 sopra i tetti! Per tutto il giorno  mi rovesciano contro ingiurie!  Di me fanno i nemici uno strazio:

10 sì, io mangio un pane di cenere  e mi sono bevanda le lacrime.

11 Un rottame mi fa la tua ira  e la furia tua mi sperde nel vento:  dal tuo sdegno scagliato lontano.

12 I miei giorni un’ombra in declino,  sono come un fieno bruciato !

13 Ma tu stai, Signore, per sempre!  La memoria di te vive in eterno:

14 o Signore Iddio, risorgi,  tenerezza ti muova per Sion!  Giunto è il tempo di usarle pietà:

15 care son le sue pietre ai tuoi servi,  dal suo scempio son tutti colpiti.

16 Temeranno le genti il Signore  e il suo nome ire della terra  a veder la tua gloria ancora:

17 perché Dio riedifica Sion:  e di nuovo il Signore appare,  nella splendida gloria ritorna.

18 E del misero ascolta la supplica,  una supplica sempre a lui cara:

19 a perenne memoria scrivetelo!  Gli darà lode un popolo nuovo:

20 «Il Signore si affaccia dai cieli,  dalla casa sua alta si curva!  La sua terra laggiù egli scruta,

21 prigionieri che gemono ascolta,  condannati a morte egli libera.

22 Sia urlato il suo nome da Sion,  la sua lode da Gerusalemme:

23 adunatevi allora, o popoli,  tutti i regni a servire il Signore!».

24 Ma fiaccato il vigore per via,  i miei giorni ancora mi abbrevia.

25 E continuo a gridare: Mio Dio,  non rapirmi nel fiore dei giorni,  mentre gli anni tuoi durano sempre!

26 Tu fondasti in principio la terra,  le tue mani distesero i cieli:  solo tu rimarrai negli evi.

27 Essi invece periscono tutti,  tutti come un tessuto si logorano,  quasi fossero un manto li muti.

28 Tutto muore, permani tu solo,  solo tu immutabile sempre,  i tuoi anni non hanno mai fine.

29 Pure i figli dei tuoi credenti  una casa avranno e in te salda  rimarrà la lor stirpe per sempre.

 

«Qual civetta in deserto mi sento, o un gufo in mezzo a rovine…»: questa originale immagine di solitudine e di tristezza fa quasi da sigla a questa lamentazione nella quale il dolore personale (vv. 2-12 e 24-29) è accostato a quello della nazione intera devastata e umiliata (vv. 13-23). Inserito nella lista dei Salmi penitenziali dalla tradizione cristiana proprio per questa tonalità tenebrosa, il salmo si apre con un vigoroso autoritratto dolente: la febbre brucia le ossa, la nausea per il cibo ha smagrito il corpo, le lacrime e il pane del lutto (v.9) sono ormai il segno d’una vita che si spegne, che si avvia ad una «nera agonia», mentre attorno si è fatto il vuoto. In finale si riprende questa descrizione angosciata che ora avvolge anche tutto l’orizzonte perché tutto porta in se il tarlo della morte. Il grido è lacerante: «Mio Dio, non rapirmi nel fiore dei giorni! » (v. 25). Ma questa tragedia interiore e personale è lo specchio di un’altra e maggiore tragedia esterna, quella di Gerusalemme devastata. La risurrezione delle pietre di Sion tanto amata (v. 15) diventa, allora, quasi l’emblema della risurrezione che l’orante attende da Colui i cui «anni durano per sempre» (v. 25).

 

Dossologia

Così, Padre, perché a te piacque:  a te, Padre, pur noi affidiamo,  con lo spirito, canti e speranze.

 

Preghiera

Padre, per te che duri in eterno,  per te che muti i cieli come fossero panni logori,  cosa è per te venirci incontro?  La morte fa nido dentro le nostre ossa,  i nostri giorni sono calici colmi d’angoscia,  non vediamo la meta verso cui ci muoviamo:  Signore, è tempo di usare pietà.

Amen.

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

Video: A sua immagine, La Cappella Sistina, dove è eletto il papa / La biografia di papa Francesco con le lettere dell’alfabeto

30 settembre 2013

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-
5a659adc-f16b-4b69-a424-bf48b2d09407.html#p=0

Preghiera del mattino

30 settembre 2013

NOVENA

A SAN FRANCESCO D’ASSISI

SESTO GIORNO

L’esempio di san Francesco deve farci riflettere sulla necessità di mortifica­re i desideri del corpo affinché

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Papa Francesco. Omelia feriale quotidiana a s. Marta. Testo e videoregistrazione

30 settembre 2013

Franciscus - miserando atque eligendo

30 settembre 2013

Zc 8,1-8   Sal 101   Lc 9,46-50

LA PRESENZA DI DIO NELLA PACE E GIOIA, NON IN UNA ORGANIZZAZIONE PERFETTA
(…..)
I discepoli erano entusiasti, facevano programmi, progetti per il futuro sull’organizzazione della Chiesa nascente, discutevano su chi fosse il più grande e impedivano di fare il bene in nome di Gesù a quanti non appartenevano al loro gruppo. Ma Gesù  li sorprende, spostando il centro della discussione dall’organizzazione ai bambini: “Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi – dice – questi è grande!”. Così, nella Lettura del profeta Zaccaria si parla dei segni della presenza di Dio: non una bella organizzazione né un governo che vada avanti, tutto pulito e tutto perfetto, ma gli anziani che siedono nelle piazze e i fanciulli che giocano. Il rischio è quello di scartare sia gli anziani che i bambini. E duro è il monito di Gesù verso chi scandalizza i più piccoli……….

Il futuro di un popolo è proprio qui e qui, nei vecchi e nei bambini. Un popolo che non si prende cura dei suoi vecchi e dei suoi bambini non ha futuro, perché non avrà memoria e non avrà promessa! I vecchi e i bambini sono il futuro di un popolo! Quanto è comune lasciarli da parte, no? I bambini, tranquillizzarli con una caramella, con un gioco: ‘Fai, fai; Vai, vai’. E i vecchi non lasciarli parlare, fare a meno del loro consiglio: ‘Sono vecchi, poveretti’…. 

I discepoli  non capivano…. 

Io capisco, i discepoli volevano l’efficacia, volevano che la Chiesa andasse avanti senza problemi e questo può diventare una tentazione per la Chiesa: la Chiesa del funzionalismo! La Chiesa ben organizzata! Tutto a posto, ma senza memoria e senza promessa! Questa Chiesa, così, non andrà: sarà la Chiesa della lotta per il potere, sarà la Chiesa delle gelosie fra i battezzati e tante altre cose che ci sono quando non c’è memoria e non c’è promessa. 

Dunque, la vitalità della Chiesa non è data da documenti e riunioni per pianificare e far bene le cose… queste sono realtà necessarie, ma non sono il segno della presenza di Dio….

Il segno della presenza di Dio è questo, così disse il Signore: ‘Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. E le piazze della città formicoleranno di fanciulli e fanciulle che giocheranno sulle sue piazze’. Gioco ci fa pensare a gioia: è la gioia del Signore. E questi anziani, seduti col bastone in mano, tranquilli, ci fanno pensare alla pace. Pace e gioia: questa è l’aria della Chiesa!”.

Antichi Libri d’Ore. Libro d’Ore di Étienne Chevalier. Breviario online e santi

30 settembre 2013

File: David Faisant penitence.jpg

Jean Fouquet, il re Davide compie penitenza, Museé Condé, 1452-1460, 

 

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A questo link si può trovare la preghiera quotidiana delle Lodi, dei Vespri e della Compieta secondo la Liturgia delle Ore ed i santi di cui si fa memoria oggi.

http://www.ibreviary.com/m/breviario.php

Pietro Antonio La Rocca. Autunno

29 settembre 2013

Un tappeto, di foglie rossastre,

ricopre le terre, dal sole arse,

d’improvviso un vento impetuoso,

crea un cielo nuvoloso, e tra un turbinio

di foglie al vento, la pioggia

cade in un momento.

La Primavera è la stagione del risveglio,

l’Estate dell’allegria, e l’Autunno della malinconia,

l’Inverno della calda intimità, a casa, in città.

Le giornate si sono accorciate

Mentre le notti si sono allungate.

Ultimi giorni di vacanza

per ritornare in un’angusta stanza,

addio alla villeggiatura.

per tornare nel mondo della cultura.

La Primavera è il nascere della vita,

l’Estate della gioventù spensierata,

l’Autunno della maturità acquisita

e l’Inverno il riposo per una nuova vita.

Pensiero tenebroso, fuggi senza riposo

confidiamo in chi ci ha donato la vita

e solo con il suo aiuto

si può trovare la gioia infinita.

P. ANTONIO LA ROCCA

Preghiera della sera

29 settembre 2013

Triduo a Santa Teresa di Gesù Bambino.

(dal 28 al 30 settembre )

 

– O Dio, vieni a salvarmi.

– Signore, vieni presto in mio aiuto.

– Gloria al Padre…

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L’ultima Ave Maria

29 settembre 2013

A Lourdes si sente

al calar della sera

un rintocco di campane,

un invito di preghiera.

L’aria profuma

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Papa Francesco ai catechisti: Custodire ed alimentare la memoria di Dio

29 settembre 2013

“….mi chiedo: chi è il catechista? E’ colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri. E’ bello questo: fare memoria di Dio, come la Vergine Maria che, davanti all’azione meravigliosa di Dio nella sua vita, non pensa all’onore, al prestigio, alle ricchezze, non si chiude in se stessa. Al contrario, dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito il Figlio di Dio, che cosa fa? Parte, va dall’anziana parente Elisabetta, anch’essa incinta, per aiutarla; e nell’incontro con lei il suo primo atto è la memoria dell’agire di Dio, della fedeltà di Dio nella sua vita, nella storia del suo popolo, nella nostra storia: «L’anima mia magnifica il Signore … perché ha guardato l’umiltà della sua serva … di generazione in generazione la sua misericordia» (Lc 1,46.48.50). Maria ha memoria di Dio.”

Papa Francesco dall’Udienza di oggi 29 settembre ai catechisti.

(…..)

Volatili verranno
frammenti d’anima
confitti o germinati in altre
anime attente, intente
all’ascolto

Da tenui vestigia, onde
di canto o grido, in liquido
specchio propagate

GIOVANNA FOZZER
Inedita (1998).

Per il testo completo dell’Omelia di papa Francesco

https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/09/28/papa-francesco-messa-per-la-giornata-del-catechisti-in-diretta-omelia-testo-e-videoregistrazione-angelus-domini/

Breve Spiegazione sui Santi e sulla Santità

29 settembre 2013

Quinto Episodio

 

La certezza che parecchie persone connaturali a noi abbiano vissuto codesta vocazione ci garantisce che essa non è impossibile a realizzarsi; tanto più che nel nostro cammino verso la Santità siamo sempre assistiti dai mezzi di grazia e dal sostegno continuo dello Spirito Santo che agisce attraverso i Sacramenti, e la preghiera è il vincolo filiale con il Signore che ci aiuta a vincere le seduzioni del mondo e le tentazioni che ledono e offendono l’itinerario medesimo di santità. Non occorre pertanto scoraggiarsi né perdere la fiducia nel disporci verso questa meta indispensabile e considerare quale esempio fondamentale nonché sprone ed incoraggiamento lo stesso Cristo e la moltitudine delle persone le cui gesta eroiche oggi stiamo celebrando.

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Video testimonianza di S.E. Card. Angelo Comastri: “I malati sono la terapia che Dio usa per curare i sani.”

29 settembre 2013

https://www.youtube.com/watch?v=yGsx_tyaWHg&feature=youtube_gdata_player

Santa Teresina di Lisieux , Pensieri Brevi

29 settembre 2013

 

6 Non si può gustare un po’ di riposo fuor­ché nell’essere pronti a fare

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Vangelo (Lc 9,46-50) del giorno dalle letture della Messa (Lunedì 30 Settembre 2013) con commento comunitario

29 settembre 2013

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,46-50) 

In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande.
Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande».
Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Questo è il Vangelo del 30 Settembre, quello del 29 Settembre lo potrete trovare qualche post più sotto

Maria Donna dei nostri giorni, di Mons. Antonio Bello (Don Tonino Bello)

29 settembre 2013

MARIA donna dei nostri giorni

MARIA, DONNA CORAGGIOSA

Sarà stato effetto di quel «non temere» pronunciato dall’ angelo dell’ annunciazione. Certo è che, da quel momento, Maria ha affrontato la vita con una incredibile forza d’animo, ed è divenuta il simbolo delle “madri-coraggio” di tutti i tempi.

È chiaro: ha avuto a che fare anche lei con la paura.

Paura di non essere capita. Paura per la cattiveria degli uomini. Paura di non farcela. Paura per la salute di Giuseppe. Paura per la sorte di Gesù. Paura di rimanere sola… Quante paure!

Se ancora non ci fosse, bisognerebbe elevare un santuario alla “Madonna della paura”. Nelle sue navate ci rifugeremmo un po’ tutti. Perché tutti, come Maria, siamo attraversati da quell’umanissimo sentimento che è il segno più chiaro del nostro limite.

Paura del domani. Paura che possa finire all’improvviso un amore coltivato tanti anni. Paura per il figlio che non trova lavoro e ha già superato la trentina. Paura per la sorte della più piccola di casa che si ritira sempre dopo mezzanotte, anche d’inverno, e non le si può dire niente perché risponde male. Paura per la salute che declina. Paura della vecchiaia. Paura della notte. Paura della morte…

Ebbene, nel santuario eretto alla “Madonna della paura”, davanti a lei divenuta la “Madonna della fiducia”, ciascuno di noi ritroverebbe la forza per andare avanti, riscoprendo i versetti di un salmo che Maria avrà mormorato chi sa quante volte: «Pur se andassi per valle oscura, non avrò a temere alcun male, perché sempre mi sei vicino… lungo tutto il migrare dei giorni».

Madonna della paura, dunque. Ma non della rassegnazione. Perché lei non si è mai lasciate cadere le braccia nel segno del cedimento, né le ha mai alzate nel gesto della resa. Una volta sola si è arresa: quando ha pronunciato il fiat e si è consegnata prigioniera al suo Signore.

Da allora ha sempre reagito con incredibile determinazione, andando controcorrente e superando inaudite difficoltà che avrebbero stroncato le gambe a tutti. Dal disagio del parto nella clinica di una stalla all’ espatrio forzato per sfuggire alla persecuzione di Erode. Dai giorni amari dell’asilo politico in Egitto alla presa d’atto della profezia di Simeone greve di cruenti presagi. Dai sacrifici di una vita grama nei trent’anni del silenzio all’amarezza del giorno in cui si chiuse per sempre la bottega del “falegname” profumata di vernici e di ricordi. Dalle strette al cuore che le procuravano certe notizie che circolavano sul conto di suo figlio al momento del Calvario quando, sfidando la violenza dei soldati e lo sghignazzo della plebe, si piantò coraggiosamente sotto la croce.

Una prova difficile, la sua. Contrassegnata, come per il figlio morente, dal silenzio di Dio. Una prova senza scenografie e senza sconti sui prezzi della sofferenza, che rende ragione di quell’antifona che risuona nella liturgia del Venerdì santo: «O voi tutti che passate per via, fermatevi e vedete se c’è un dolore simile al mio».

Santa Maria, donna coraggiosa, alcuni anni fa in una celebre omelia pronunciata a Zapopan nel Messico, Giovanni Paolo II ha scolpito il monumento più bello che il magistero della Chiesa abbia mai elevato alla tua umana fierezza, quando disse che tu ti presenti come modello «per coloro che non accettano passivamente le avverse circostanze della vita personale e sociale, né sono vittime della alienazione».

Dunque, tu non ti sei rassegnata a subire l’esistenza. Hai combattuto. Hai affrontato gli ostacoli a viso aperto. Hai reagito di fronte alle difficoltà personali e ti sei ribellata dinanzi alle ingiustizie sociali del tuo tempo. Non sei stata, cioè, quella donna tutta casa e chiesa che certe immagini devozionali vorrebbero farci passare. Sei scesa sulla strada e ne hai affrontato i pericoli, con la consapevolezza che i tuoi privilegi di Madre di Dio non ti avrebbero offerto isole pedonali capaci di preservarti dal traffico violento della vita.

Perciò, Santa Maria, donna coraggiosa, tu che nelle tre ore di agonia sotto la croce hai assorbito come una spugna le afflizioni di tutte le madri della terra, prestaci un po’ della tua fortezza. Nel nome di Dio, vendicatore dei poveri, alimenta i moti di ribellione di chi si vede calpestato nella sua dignità. Alleggerisci le pene di tutte le vittime dei soprusi. E conforta il pianto nascosto di tante donne che, nell’intimità della casa, vengono sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio.

Ma ispira anche la protesta delle madri lacerate negli affetti dai sistemi di forza e dalle ideologie di potere. Tu, simbolo delle donne irriducibili alla logica della violenza, guida i passi delle “madri-coraggio” perché scuotano l’omertà di tanti complici silenzi. Scendi in tutte le “piazze di maggio” del mondo per confortare coloro che piangono i figli desaparecidos. E quando suona la diana di guerra, convoca tutte le figlie di Eva perché si mettano sulla porta di casa e impediscano ai loro uomini di uscire, armati come Caino, ad ammazzare il fratello,

Santa Maria, donna coraggiosa, tu che sul Calvario, pur senza morire hai conquistato la palma del martirio, rincuoraci col tuo esempio a non lasciarci abbattere dalle avversità. Aiutaci a portare il fardello delle tribolazioni quotidiane, non con l’anima dei disperati, ma con la serenità di chi sa di essere custodito nel cavo della mano di Dio. E se ci sfiora la tentazione di farla finita perché non ce la facciamo più, mettiti accanto a noi. Siediti sui nostri sconsolati marciapiedi. Ripetici parole di speranza.

E allora, confortati dal tuo respiro, ti invocheremo con la preghiera più antica che sia stata scritta in tuo onore: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio; non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta». Così sia,

Monsignor Antonio Bello (affettuosamente chiamato don Tonino) è stato vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi dal 4 settembre 1982 fino alla morte avvenuta il 20 aprile 1993. Nato ad Alessano (Lecce) il18 marzo 1935, ordinato prete 1’8 dicembre 1957, fu educatore in seminario, direttore dell’Ufficio pastorale diocesano di Ugento e parroco a Tricase, sempre nel Leccese. Per alcuni anni ha condiviso la sua abitazione con famiglie di sfrattati: ha preso posizione a favore dei marocchini che abitavano nella città di Ruvo e li ha ospitati in alcuni appartamenti del vescovado. Nella stessa città è sorta una comunità di accoglienza, la Casa, per tossicodipendenti, realizzata con il sacrificio di tutta la diocesi. Non a caso sotto lo stemma episcopale c’è un versetto del Salmo 34: «Gli umili ascoltino e si rallegrino». Ha pubblicato: Sotto la croce del Sud (note in margine a un viaggio pastorale tra gli emigrati molfettesi in Australia), Insieme, alla sequela di Cristo, sul passo degli ultimi (progetto pastorale), Alla finestra la speranza. Lettera di un vescovo (Edizioni Paoline, 1990), Scrivo a voi…, La stola e il grembiule. Settimanalmente ha scritto sul periodico diocesano Luce e vita, e anche così comunicava con la gente, manifestando grande sensibilità e attenzione alla realtà e ai bisogni delle persone. Le lettere qui raccolte nascono da quel dialogo settimanale. Dal novembre 1985 fino alla morte monsignor Bello è stato Presidente nazionale di Pax Christi, movimento internazionale che si propone di educare alla pace e di cercare le strade concrete perché dal mondo sia bandita la violenza.

Santo di oggi: Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli, 29 settembre

29 settembre 2013

Santi Michele, Gabriele e Raffaele Arcangeli

29 settembre

 

Il 29 di settembre la Chiesa commemora la festa liturgica dei santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. La Bibbia li ricorda con specifiche missioni: Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore.

Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato.

Il titolo di arcangelo deriva dall’idea di una corte celeste in cui gli angeli sono presenti secondo gradi e dignità differenti.

Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele occupano le sfere più elevate delle gerarchie angeliche.

Queste hanno il compito di preservare la trascendenza e il mistero di Dio. Nello stesso tempo, rendono presente e percepibile la sua vicinanza salvifica.

Martirologio Romano: Festa dei santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli. Nel giorno della dedicazione della basilica intitolata a San Michele anticamente edificata a Roma al sesto miglio della via Salaria, si celebrano insieme i tre arcangeli, di cui la Sacra Scrittura rivela le particolari missioni: giorno e notte essi servono Dio e, contemplando il suo volto, lo glorificano incessantemente.

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Salmo 146 (145) ALLELUJA AL DIO LIBERATORE

29 settembre 2013

 

Signore di ciò che fu e di ciò che sarà,

 lui oggi, lui domani…  

Signore di tutto, sorgente di tutto,  

conoscitore di tutto, centro di tutto,  

colui al quale tutto viene,  colui dal quale tutto va!

 

1 Alleluja! Al Signore cantate!  Anima mia da’ lode al Signore.

2 Per tutta la vita loderò il Signore,  canterò al mio Dio  fino all’ultimo mio respiro.

3  Non affidatevi mai al potente,  non c’è salvezza che venga da un uomo:

4 esalato il respiro è subito polvere,  finiti nel nulla quel giorno i suoi piani.

5 Beato colui che ha per suo aiuto  il Dio di Giacobbe,  colui che ripone la speranza  nel Signore suo Dio:

6 nel Dio che ha fatto i cieli, la terra e il mare  e ogni vita che in essi vive:  lui il custode verace e fedele,

7 lui che fa giustizia agli oppressi,  lui che dà il pane agli affamati;  il Dio che libera i prigionieri,

8 il Dio che apre gli occhi ai ciechi,  il Dio che rialza chi è caduto,  il Dio che ama i giusti,

9 il Dio che protegge stranieri  e sostiene orfani e vedove,  ma che sconvolge i progetti degli empi:

10 è l’Iddio che regna in eterno:  il tuo Dio, o Sion,  per tutte le generazioni:  Alleluja! Al Signore cantate!

 

Con questo Alleluja! si apre una serie di cinque salmi chiamati dalla tradizione l’«Hallel finale» (Salmi 146-150) per distinguerli dall’«Hallel egiziano» (Salmi 113-118) e dal «Grande Hallel» (Salmi 135-136). Questo inno di gioia e di lode in onore del Dio fedele e liberatore è scandito da dodici acclamazioni che registrano altrettanti atti divini: creatore del cielo e della terra, custode della fedeltà, operatore di giustizia per gli oppressi, datore di pane agli affamati, liberatore dei prigionieri, che apre gli occhi ai ciechi, che rialza chi è caduto, amante dei giusti, protettore dello straniero, che sostiene l’orfano e la vedova, sconvolge la via degli empi e regna per sempre (vv. 6-10). Nella litania di lode si esprime in modo reiterato la beatitudine della fede, «Beato colui che ha per suo aiuto il Dio di Giacobbe» (v. 5), e la maledizione dell’orgoglio e della prepotenza, «Non affidatevi mai al potente… è subito polvere» (vv. 3-4).

 

Dossologia

A lui, il Signore inviato dal Padre  a inaugurare il tempo di grazia,  cantino tutte le vittime gloria,  nella certezza del Regno che viene.

 

Preghiera

Dio, tu sai  che ti preghiamo non solo perché  senza di te siamo disperati;  ma prima di tutto  vogliamo ringraziarti perché esisti;  e hai cura di tutti i tuoi figli,  specialmente dei fanciulli e delle madri;  e insieme lodarti e cantarti  per la gioia di saperti così umile  e amico degli umili.

Amen.

David Maria Turoldo  Gianfranco Ravasi

I SALMI  traduzione poetica e commento

Preghiera del mattino

29 settembre 2013

NOVENA

A SAN FRANCESCO D’ASSISI

QUINTO GIORNO

 

San Francesco sosteneva che “si sale prima in Cielo da un tugurio che da un palazzo”. Ricercava sempre la santa semplicità e non permetteva che la strettezza del luogo trattenesse le espansioni del cuore. San Francesco, il “poverello di Assisi”,

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Video: Sulla via di Damasco, Famiglia e futuro

29 settembre 2013

http://www.sullaviadidamasco.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media
/ContentItem-b70e36fd-8248-4af5-8356-9a03bb835cbe.html

Il pane della domenica: Daniel Varujan. Ritorno

29 settembre 2013

Questa sera veniamo da voi, cantando un canto,

per il sentiero della luna,

o villaggi, villaggi;

nei vostri cortili

lasciate che ogni mastino si svegli,

e che le fonti di nuovo

nei secchi irrompano a ridere –

Per le vostre feste dai campi, vagliando

vi abbiamo portato con canti la rosa.

Questa sera veniamo da voi, cantando l’amore,

per il sentiero della montagna,

o capanne, capanne;

di fronte alle corna del bue

lasciate che infine si aprano le vostre porte,

che il forno fumi, che si incoronino

di un fumo azzurro i tetti –

Ecco a voi le spose con i nuovi germogli

hanno portato il latte con le brocche.

Questa sera veniamo da voi, cantando la speranza,

per il sentiero del campo,

o fienili, fienili;

tra le vostre buie pareti

lasciate che risplenda il nuovo sole,

sui tetti verdeggianti

lasciate che la luna setacci la farina –

Ecco vi abbiamo portato il fieno raccolto in covoni

la paglia con il dolce timo.

Questa sera veniamo da voi, cantando il pane,

per il sentiero dell’aia,

o granai, granai;

nell’oscurità del vostro seno immenso

lasciate che sorga il raggio della gioia;

la ragnatela sopra di voi

lasciate che sia come un velo d’argento;

poiché carri, file di carri vi hanno portato

il grano in mille sacchi.

 

DANIEL VARUJAN

( Daniel Varujan è considerato unanimamente il più grande esponente del rinascimento armeno (1908-15). Venne ucciso durante l’eccidio del popolo armeno il 28 agosto 1915, a 31 anni. Stava componendo una delle sue più belle opere, “Il canto del pane”, dal quale sono tratti questi versi e progettava il suo successivo lavoro “Il canto del vino”)

 

Antichi Libri d’Ore. Libro d’Ore di Étienne Chevalier. Breviario online e santi

29 settembre 2013

File:Les funérailles d Étienne Chevalier.jpg

Jean Fouquet Musée Condé, Chantilly, R.-G. Ojeda, RMN / musée Condé, Chantilly

 

Nella scena dei Funerali di Etienne Chevalier, ambientati in un chiostro perfettamente scorciato in prospettiva, si vedono quattro monaci di altrettanti ordini mendicanti, che portano il feretro in chiesa, affiancati da una processione con stendardi che vede in prima fila un vescovo e uno straccione. Tra le torri che spuntano oltre l’architettura si vedono da sinistra una in stile italiano, una chiesa e un campanile inglese e le torri del palazzo del Louvre, forse a simboleggiare l’importanza politica e culturale del protagonista.

 

 

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A questo link si può trovare la preghiera quotidiana delle Lodi, dei Vespri e della Compieta secondo la Liturgia delle Ore ed i santi di cui si fa memoria oggi.

http://www.ibreviary.com/m/breviario.php

A. Spadaro. La Chiesa al tempo del web

28 settembre 2013

Internet sta cambiando il nostro modo di pensare e di vivere. Le recenti tecnologie digitali non sono più tools, cioè strumenti completamente esterni al nostro corpo e alla nostra mente. La Rete non è uno strumento, ma un «ambiente» nel quale noi viviamo. Forse anche qualcosa di più, un vero e proprio «tessuto connettivo» della nostra esperienza della realtà. Ha scritto Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata delle comunicazioni del 2010: «I moderni mezzi di comunicazione sono entrati da tempo a far parte degli strumenti ordinari attraverso i quali le comunità ecclesiali si esprimono, entrando in contatto con il proprio territorio e instaurando, molto spesso, forme di dialogo a più vasto raggio».
È tanto più vero se consideriamo come la Rete sia diventata importante per lo sviluppo delle relazioni tra gli appartenenti a quella che ormai viene comunemente definita «generazione Y», cioè quella dei giovani nati tra gli Anni Ottanta e il Duemila. La generazione Y è caratterizzata da una grande familiarità con la comunicazione, i media e le tecnologie digitali. È la generazione del cosiddetto web 2.0, nel quale i rapporti tra le persone sono al centro del sistema e dello scambio comunicativo, almeno tanto quanto lo sono i contenuti. (more…)

Torino Spiritualità. E. Bianchi, “Resistenza e lotta interiore”

28 settembre 2013

Di seguito alcuni stralci dell’intervento che viene tenuto questa sera dal priore E. Bianchi in “Torino Spiritualità”.

 

 

CREDENTI E NO UNITI CONTRO GLI IDOLI

Esiste un’esigenza di lotta spirituale, di combattimento per raggiungere la qualità propria di ogni essere umano, che accomuna credenti impegnati a discernere le loro incredulità e non credenti tesi a riaffermare le fondamenta del loro pensiero: è la lotta anti-idolatrica, la quotidiana fatica di  rispondere alla fondamentale domanda «a chi o a che cosa, da persona libera, liberamente decido di obbedire?». L’idolo – o, meglio, gli idoli, perché la non-unicità è loro caratteristica – continua a essere opera dell’uomo, e la sua creazione, sopravvivenza, trasformazione e funzionamento rispondono a precise istanze e bisogni antropologici.Quello che emerge a livello di “simulacro”, di oggetto, si rivela autentico anche al livello più profondo dell’immagine: l’idolo – sia esso statua, realtà immateriale o ideologia – fornisce certezze riguardo al divino e la sicumera con cui le offre cela l’inganno più radicale, quello di non apparire ingannevole. Da questo aspetto nasce la sorprendente efficacia “politica” dell’idolo: anticamente esso rendeva vicino, a portata di mano il dio che, identificandosi con la polis, le assicurava un’identità e le garantiva protezione. Ecco perché, anche dopo il tramonto del paganesimo, la politica non ha cessato di suscitare “idoli”, esseri umani divinizzati che scongiurano il divino o, se si preferisce, il destino umano. È l’idolatria a conferire dignità al culto della personalità, a trasformarla in una figura “vicina”, familiare, addomesticata del divino. Si coglie allora la dimensione politica dell’idolatria, il suo essere un attentato alla libertà umana, e si comprende anche come la lotta anti-idolatrica richieda adesione alla realtà e l’attivazione di una dimensione spirituale, di uno spazio interiore, della capacità critica, affinché la libertà non sia solo libertà di reagire, ma di agire, di proporre, di progettare.L’annullamento della distanza, poi, cioè questa “familiarità” che rende schiavi (non dimentichiamo che il termine familiaindicava all’origine l’insieme dei servitori di una casa), si ritrova anche negli idoli “immateriali” così potenti oggi: non è un caso che uno dei miti da sempre più affascinanti – il successo in termini di potere, di denaro e di sesso – assecondi e dia sfogo a tre libidines insite in ogni essere umano: la libido dominandi, la libido possidendi e la libido amandi. Così, opera non delle mani ma delle pulsioni dell’uomo, queste tre forze si ergono di fronte a lui, gli chiedono adorazione e servizio, gli rubano la libertà promettendogli partecipazione al “divino”, accesso al sovrumano, protezione contro le forze mortifere.

Ora, quando il cedimento ai richiami delle tre libidines passa dalla sfera personale a quella sociale, assume connotati idolatrici che nella nostra società occidentale si possono identificare sul piano economico con l’adorazione di tutto ciò cui si può “dare un prezzo”, mentre sul piano etico e sociologico alimentano l’adeguarsi al comportamento della “massa”: giusto è quello che fanno tutti, in una sorta di riedizione demagogica dell’adagio vox populi, vox Dei. Ma l’opinione pubblica nella sua accezione degenerata di “gente” non è un’entità autonoma, libera, non è un corpo le cui membra interagiscono per il bene comune, bensì un agglomerato indefinito, un accostamento di individualità pesantemente manipolabile. In questo senso la realtà virtuale non solo supera, ma scaccia la realtà effettiva: allora vero, oggettivo è ciò che appare; lecito è ciò che tecnicamente è possibile; encomiabile è ciò che suscita invidia.

In fondo la strada verso l’idolatria resta sempre la stessa: un’affascinante strada di schiavitù, le cui catene e la cui gabbia appaiono sempre più dorate ma si rivelano sempre più rigide. È la strada dell’operare umano svincolato da un’istanza superiore – la dimensione del “divino” – che sola è capace di far emergere tutta la grandezza dell’essere umano e di conferirgli unità e pienezza. È significativo che per la Bibbia non esistano gli atei, i senza-Dio: esistono invece gli idolatri ed esiste soprattutto la tentazione dell’idolatria che colpisce tutti, il credente come chi credente non si definisce. L’essere umano abbandonato a sé, che ignora o disprezza la dimensione interiore, la capacità del bene, la dignità dell’esistenza – quella che la fede chiama l’immagine di Dio – presenti in se stesso e nel proprio simile, è idolatra, è schiavo delle dominanti più istintive: se rinuncia a coltivare la propria dimensione spirituale, scoprirà il suo cuore preda degli elementi deteriori che lo disumanizzano. Per questo la lotta spirituale concerne tutti, si combatte nell’interiorità di ciascuno ed è più esigente di tutti i combattimenti esteriori. Ma, al contempo, la sua pratica costante produce anche frutti di pacificazione, di libertà, di mitezza e di carità: è grazie ad essa che la fede-fiducia diviene perseveranza nel bene, che la conoscenza di sé rinnova e vivifica le relazioni con l’altro, che l’amore viene purificato e ordinato.

Enzo Bianchi

Le due messe di Papa Francesco.

28 settembre 2013

 

Come un parroco qualunque che deve officiare in più chiese, oggi Papa Francesco ha celebrato due Messe. “Ha binato”, come si dice negli ambienti ecclesiastici, per non deludere i fedeli che da tempo erano in coda per partecipare alla messa di questa mattina alla Domus Santa Marta e rispettare però anche l’impegno assunto più di recente di celebrare – in occasione della Festa della Gendarmeria – nei Giardini vaticani, alla Grotta di Lourdes dove ama recarsi anche il Papa emerito Benedetto XVI per recitare il rosario.

(da Avvenire di oggi)

Opinioni autorevoli sulla statua che si è illuminata a Medjugorje

28 settembre 2013

http://santita.myblog.it/archive/2013/09/28/medjugorje-la-statua
-luminosa-ed-i-pareri-divergenti-padre-l.html

Non ho verificato nulla.

Preghiera della sera

28 settembre 2013

Triduo a Santa Teresa di Gesù Bambino.

(dal 28 al 30 settembre)

– O Dio, vieni a salvarmi.

– Signore, vieni presto in mio aiuto.

– Gloria al Padre…

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Tweet del Papa

28 settembre 2013

Tutti i matrimoni affrontano momenti difficili,

ma queste esperienze della croce possono rendere

il cammino dell’amore ancora più forte.

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Prego per te

28 settembre 2013

Prego per te,

amico che non credi

e sperperi il tuo tempo

posandoti su lauri

e rincorrendo una felicità

che non è verità.

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Papa Francesco. Messa per la giornata del catechisti in diretta. Omelia ( testo e videoregistrazione). Angelus Domini

28 settembre 2013

A partire dalle ore 10.30 di domenica 29 settembre è stato possibile seguire in diretta la messa del Santo Padre per la giornata dei catechisti

http://www.radiovaticana.va/player/index_fb.asp?language=it&visualizzazione=VaticanTic&Tic=VA_ZAOEI398

Piazza San Pietro
Domenica, 29 settembre 2013

Video

1. «Guai agli spensierati di Sion e a quelli che si considerano sicuri, … distesi su letti d’avorio» (Am 6,1.4), mangiano, bevono, cantano, si divertono e non si curano dei problemi degli altri.

Parole dure queste del profeta Amos, ma che ci mettono in guardia da un pericolo che tutti corriamo. Che cosa denuncia questo messaggero di Dio, che cosa mette davanti agli occhi dei suoi contemporanei e anche davanti ai nostri occhi oggi? Il rischio di adagiarsi, della comodità, della mondanità nella vita e nel cuore, di avere come centro il nostro benessere. E’ la stessa esperienza del ricco del Vangelo, che indossava vestiti di lusso e ogni giorno si dava ad abbondanti banchetti; questo era importante per lui. E il povero che era alla sua porta e non aveva di che sfamarsi? Non era affare suo, non lo riguardava. Se le cose, il denaro, la mondanità diventano centro della vita ci afferrano, ci possiedono e noi perdiamo la nostra stessa identità di uomini: guardate bene, il ricco del Vangelo non ha nome, è semplicemente “un ricco”. Le cose, ciò che possiede sono il suo volto, non ne ha altri.

Ma proviamo a domandarci: come mai succede questo? Come mai gli uomini, forse anche noi, cadiamo nel pericolo di chiuderci, di mettere la nostra sicurezza nelle cose, che alla fine ci rubano il volto, il nostro volto umano? Questo succede quando perdiamo la memoria di Dio. “Guai agli spensierati di Sion”, diceva il profeta. Se manca la memoria di Dio, tutto si appiattisce, tutto va sull’io, sul mio benessere. La vita, il mondo, gli altri, perdono la consistenza, non contano più nulla, tutto si riduce a una sola dimensione: l’avere. Se perdiamo la memoria di Dio, anche noi stessi perdiamo consistenza, anche noi ci svuotiamo, perdiamo il nostro volto come il ricco del Vangelo! Chi corre dietro al nulla diventa lui stesso nullità – dice un altro grande profeta, Geremia (cfr Ger 2,5). Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, non a immagine e somiglianza delle cose, degli idoli!

2. Allora, guardandovi, mi chiedo: chi è il catechista? E’ colui che custodisce e alimenta la memoria di Dio; la custodisce in se stesso e la sa risvegliare negli altri. E’ bello questo: fare memoria di Dio, come la Vergine Maria che, davanti all’azione meravigliosa di Dio nella sua vita, non pensa all’onore, al prestigio, alle ricchezze, non si chiude in se stessa. Al contrario, dopo aver accolto l’annuncio dell’Angelo e aver concepito il Figlio di Dio, che cosa fa? Parte, va dall’anziana parente Elisabetta, anch’essa incinta, per aiutarla; e nell’incontro con lei il suo primo atto è la memoria dell’agire di Dio, della fedeltà di Dio nella sua vita, nella storia del suo popolo, nella nostra storia: «L’anima mia magnifica il Signore … perché ha guardato l’umiltà della sua serva … di generazione in generazione la sua misericordia» (Lc 1,46.48.50). Maria ha memoria di Dio.

In questo cantico di Maria c’è anche la memoria della sua storia personale, la storia di Dio con lei, la sua stessa esperienza di fede. Ed è così per ognuno di noi, per ogni cristiano: la fede contiene proprio la memoria della storia di Dio con noi, la memoria dell’incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma; la fede è memoria della sua Parola che scalda il cuore, delle sue azioni di salvezza con cui ci dona vita, ci purifica, ci cura, ci nutre. Il catechista è proprio un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà. Parlare e trasmettere tutto quello che Dio ha rivelato, cioè la dottrina nella sua totalità, senza tagliare né aggiungere.

San Paolo raccomanda al suo discepolo e collaboratore Timoteo soprattutto una cosa: Ricordati, ricordati di Gesù Cristo, risorto dai morti, che io annuncio e per il quale soffro (cfr 2 Tm 2,8-9). Ma l’Apostolo può dire questo perché lui per primo si è ricordato di Cristo, che lo ha chiamato quando era persecutore dei cristiani, lo ha toccato e trasformato con la sua Grazia.

Il catechista allora è un cristiano che porta in sé la memoria di Dio, si lascia guidare dalla memoria di Dio in tutta la sua vita, e la sa risvegliare nel cuore degli altri. E’ impegnativo questo! Impegna tutta la vita! Lo stesso Catechismo che cos’è se non memoria di Dio, memoria della sua azione nella storia, del suo essersi fatto vicino a noi in Cristo, presente nella sua Parola, nei Sacramenti, nella sua Chiesa, nel suo amore? Cari catechisti, vi domando: siamo noi memoria di Dio? Siamo veramente come sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?

3. «Guai agli spensierati di Sion», dice il profeta. Quale strada percorrere per non essere persone “spensierate”, che pongono la loro sicurezza in se stessi e nelle cose, ma uomini e donne della memoria di Dio? Nella seconda Lettura san Paolo, scrivendo sempre a Timoteo, dà alcune indicazioni che possono segnare anche il cammino del catechista, il nostro cammino: tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza (cfr 1 Tm 6,11).

Il catechista è uomo della memoria di Dio se ha un costante, vitale rapporto con Lui e con il prossimo; se è uomo di fede, che si fida veramente di Dio e pone in Lui la sua sicurezza; se è uomo di carità, di amore, che vede tutti come fratelli; se è uomo di “hypomoné”, di pazienza, di perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore; se è uomo mite, capace di comprensione e di misericordia.

Preghiamo il Signore perché siamo tutti uomini e donne che custodiscono e alimentano la memoria di Dio nella propria vita e la sanno risvegliare nel cuore degli altri. Amen.

Piazza San Pietro
Domenica, 29 settembre 2013

Video

Cari fratelli e sorelle,

prima di concludere questa celebrazione, voglio salutarvi tutti e ringraziarvi della vostra partecipazione, specialmente i catechisti venuti da tante parti del mondo.

Un saluto particolare rivolgo al mio Fratello Sua Beatitudine Youhanna X, Patriarca greco ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente. La sua presenza ci invita a pregare ancora una volta per la pace in Siria e nel Medio Oriente.

Saluto i pellegrini venuti da Assisi a cavallo; come pure il Club Alpino Italiano, nel 150° della sua fondazione.

Saludo con afecto a los peregrinos de Nicaragua, recordando que los pastores y fieles de esa querida Nación celebran con alegría el centenario de la fundación canónica de la Provincia eclesiástica.

Con gioia ricordiamo che ieri, in Croazia, è stato proclamato Beato Miroslav Bulešić, sacerdote diocesano, morto martire nel 1947. Lodiamo il Signore, che dona agli inermi la forza dell’estrema testimonianza.

Ci rivolgiamo ora a Maria con la preghiera dell’Angelus.

L’agenda di mamma Rita

28 settembre 2013

 

La risposta data da mamma Rita al figlio Luca rende molto bene il rapporto che Dio Padre ha con noi: lui ci ama, anche quando non ci comportiamo bene e moltiplica il suo amore proprio per farci capire che è lì, che aspetta che noi ci accorgiamo che ci vuole bene e gli mandiamo un segno del nostro amore. Quali possono essere i segni di amore che mandiamo a Dio Padre per ricambiare il suo amore per noi? L’amore verso le persone che ci sono vicine (genitori, parenti, insegnanti, amici, persone in difficoltà), sono anche manifestazioni di amore verso Dio Padre? Pensiamo qualche volta a tutto ciò che i genitori, ad esempio, fanno per noi? Si alzano al mattino presto, durante tutta la giornata sono a nostra disposizione, lavorano per non farci mancare il necessario, spesso vanno a letto tardi alla sera, quando siano indisposti sono sempre vicini a noi…
La signora Rita è una mamma molto ordinata, oltre che una buona mamma. Per l’ordine con il quale tiene la casa è apprezzata da tutte le amiche, anche da quelle che troverebbero da dire su tutto e su tutti.

Ad essere ordinata, la signora Rita l’aveva imparato un po’ alla volta, mica era nata ordinata! Anzi, quand’era piccola seminava i calzini lungo le scale, le scarpe andavano a finire sotto la scrivania, buttava i quaderni a destra e a sinistra che nessuno era più capace di trovarli. Dentro il suo zainetto si trovava di tutto, fuorché le cose necessarie per andare a scuola!

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San Wojtyla: il musical arriverà in Italia durante la canonizzazione

28 settembre 2013

a cura di Giuseppe Latorraca

Dura 120 minuti. Si chiama “Karol Wojtyla – La vera storia” ed è il musical che narra la biografia di Papa Wojtyla che diventerà Santo nei prossimi mesi.

La regia è affidata a Duccio Forzano, mentre le musiche originali sono della celebre Noa, Gil Dor e i Solis String Quartet.  Marco Sellati cura le coreografie.

Il musical sulla storia di Giovanni Paolo II debutterà a dicembre e toccherà Torino, Palermo, Milano, Bologna, per chiudersi ad aprile al teatro Brancaccio di Roma, proprio in contemporanea con la cerimonia in piazza San Pietro celebrata da Papa Francesco e forse concelebrata da Ratzinger.

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La Parola di Dio dalla prima lettura. Il libro del profeta Zaccaria

28 settembre 2013

I Lettura Zc 2,5-9.14-15
Io vengo ad abitare in mezzo a te.
Salmo (Ger 31)
Il Signore ci custodisce come un pastore il suo gregge.
Vangelo Lc 9,43-45
Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato. Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

2
Terza visione: l’angelo e Gerusalemme

5Alzai gli occhi, ed ecco un uomo con una fune in mano per misurare. 6Gli domandai: «Dove vai?». Ed egli: «Vado a misurare Gerusalemme per vedere qual è la sua larghezza e qual è la sua lunghezza». 7Allora l’angelo che parlava con me uscì e incontrò un altro angelo, 8che gli disse: «Corri, va’ a parlare a quel giovane e digli: «Gerusalemme sarà priva di mura, per la moltitudine di uomini e di animali che dovrà accogliere. 9Io stesso – oracolo del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa»».
14Rallégrati, esulta, figlia di Sion,
perché, ecco, io vengo ad abitare in mezzo a te.
Oracolo del Signore.
15Nazioni numerose aderiranno in quel giorno al Signore
e diverranno suo popolo,
ed egli dimorerà in mezzo a te
e tu saprai che il Signore degli eserciti
mi ha inviato a te.

 

Il profeta Zaccaria dipinto da Michelangelo nella volta della Cappella Sistina

 

Il libro del profeta Zaccaria, ambientato in un contesto di politica internazionale difficile e drammatico, è di un’attualità straordinaria. Il profeta denuncia con coraggio, la pretesa di assolutismo del potere politico e religioso regnante e la corruzione che lo caratterizza.

Il libro si apre citando l’autore, il profeta Zaccaria, il tempo e la data nel quale egli visse e profetò (1,7; 7,1). È il tempo dell’esilio quando era re il persiano Dario (518 a.C.).
Questo libro profetico, di fatto, comprende due opere con un proprio autore, riconoscibili per il diverso contenuto e lo stile letterario proprio. Il tema principale e unificante l’intero libro è quello messianico.
Nella prima parte (capp 1-8), composta poco dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia, il profeta Zaccaria, come i profeti che lo hanno preceduto, rimanendo ancorato al suo tempo, interpreta la volontà di Dio al popolo attraverso i sogni e le visioni. Annuncia al popolo la ricostruzione del Tempio, l’organizzazione del culto e suscita l’attesa di pastori, secondo il cuore di Dio, al posto di quelli corrotti che allontanano da Dio. Da questo rinnovamento interiore scaturirà un ambiente di bene e di pace. Diverse citazioni della prima parte del libro di Zaccaria sono presenti nel libro dell’Apocalisse. Il profeta, dopo aver annunciato la conversione, annuncia che Dio distruggerà i nemici e porterà la salvezza in Gerusalemme. Di particolare bellezza sono i capp 7-8 che consegnano un messaggio positivo sulla storia.
La seconda parte (capp 9-14) risale al secolo successivo, all’epoca, cioè, della restaurazione di Gerusalemme, quando il popolo, ritornato in patria, deve ricostruire il Tempio. L’autore di questa seconda parte sarebbe anonimo. Si parla, infatti, di unSecondo Zaccaria. L’ambiente socio politico, cui l’autore fa riferimento, evidenzia una classe dominante che sfrutta le categorie più povere del popolo. Il profeta assicura che Dio, unico Signore della storia, interverrà secondo giustizia. Il Nuovo Testamento, soprattutto, nei racconti della passione, cita questa parte. In particolare l’evangelista Matteo, interpretando Zc 9,9-10, presenta la figura Gesù, che entra in Gerusalemme a cavallo di un’asina, come vero Messia, mite e umile. Questa immagine messianica è ripresa dall’evangelista in Mt 21,59; e in Mt 11,21-25.
Il Nuovo Testamento riprende dal libro di Zaccaria, oltre alla figura del re mansueto (Zc 9,9-10) anche quella del misterioso personaggio trafitto, verso cui tutti volgeranno lo sguardo, convertendosi dal loro peccato (Zc 12,10). A questa immagine fanno riferimento Apocalisse 1,7 e il Vangelo di Giovanni 3,16; 19,37.
Il libro di Zaccaria, ambientato in un contesto di politica internazionale difficile e drammatico, è di un’attualità straordinaria. Il profeta denuncia con coraggio, la pretesa di assolutismo del potere politico e religioso regnante e la corruzione che lo caratterizza. A questa pretesa idolatrica contrappone la signoria di Dio e il suo regno, che ha il suocentro in Gerusalemme. In essa i popoli saliranno per apprendere uno stile di vita secondo Dio, che va controcorrente a quello dei signori di questa terra. Mentre questi vogliono asservire i popoli a loro stessi, Dio si prende cura di ogni persona e instaura la pace. La grandezza di Gerusalemme consiste nell’essere il luogo dove Dio dimora nel suo Tempio. I suoi abitanti devono testimoniare a tutti di essere un popolo beneficato da Dio, e provocare nei popoli della terra il desiderio di adorare il vero Dio (cfr Zc 8,20-23). Ai tanti dominatori che pretendono di dominare la storia, Zaccaria ricorda che il Signore è il solo re /pastore di tutta la terra (Zc 14,9).

Santa Teresina di Lisieux, Pensieri Brevi

28 settembre 2013

 

5 Un’anima in stato di grazia non ha nulla da temere dai demoni, i quali sono vigliac­chi, capaci di fuggire

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