Archive for the ‘Calendario mariano’ Category

Oggi si festeggia Maria Ausiliatrice, la “Madonna di don Bosco” e dei salesiani

24 maggio 2017

MARIA AUSILIATRICE, LA “MADONNA DI DON BOSCO”

Perché si celebra il 24 maggio? Chi ha istituito la festa e perché? Chi sono i grandi apostoli della devozione a Maria Ausiliatrice? Ecco le cose da sapere

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Festa dell’Assunta, ecco le cose da sapere – Famiglia Cristiana

15 agosto 2016

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Oggi si festeggia l’ Assunzione della Vergine Maria al cielo. Per essere stata la Madre di Gesù, Figlio Unigenito di Dio, e per essere stata preservata dalla macchia del peccato, Maria, come Gesù, fu risuscitata da Dio per la vita eterna. Maria fu la prima, dopo Cristo, a sperimentare la risurrezione ed è anticipazione della risurrezione della carne che per tutti gli altri uomini avverrà dopo il Giudizio finale. Fu papa Pio XII il 1° novembre 1950 a proclamare dogma di fede l’ Assunzione di Maria. Le Chiese ortodosse celebrano nello stesso giorno la festa della Dormizione della Vergine
14/08/2016

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Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi

15 agosto 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Lunedi 15 Agosto 2016
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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (Messa del Giorno)
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA’
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Ap 11,19; 12,1-6.10)
Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.
Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

Parola di Dio

Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa

14 agosto 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Domenica 14 Agosto 2016
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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (Messa della Vigilia)
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA’
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (1Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2)
Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa.

Dal primo libro delle Cronache

In quei giorni, Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l’arca del Signore nel posto che le aveva preparato.
Davide radunò i figli di Aronne e i levìti.
I figli dei levìti sollevarono l’arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore.
Davide disse ai capi dei levìti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia.
Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore.

Parola di Dio

Ricordati, Signore! Non rompere la tua alleanza con noi. Santi Gioacchino e Anna

26 luglio 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Martedi 26 Luglio 2016
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Santi Gioacchino e Anna
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Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Ger 14,17-22)
Ricordati, Signore! Non rompere la tua alleanza con noi.

Dal libro del profeta Geremìa

Il Signore ha detto:
«I miei occhi grondano lacrime
notte e giorno, senza cessare,
perché da grande calamità
è stata colpita la vergine,
figlia del mio popolo,
da una ferita mortale.
Se esco in aperta campagna,
ecco le vittime della spada;
se entro nella città,
ecco chi muore di fame.
Anche il profeta e il sacerdote
si aggirano per la regione senza comprendere».
Hai forse rigettato completamente Giuda,
oppure ti sei disgustato di Sion?
Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi?
Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene,
il tempo della guarigione, ed ecco il terrore!
Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà,
la colpa dei nostri padri:
abbiamo peccato contro di te.
Ma per il tuo nome non respingerci,
non disonorare il trono della tua gloria.
Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi.
Fra gli idoli vani delle nazioni
c’è qualcuno che può far piovere?
Forse che i cieli da sé mandano rovesci?
Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio?
In te noi speriamo,
perché tu hai fatto tutto questo.

Parola di Dio

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Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Dai «Sermoni» di san Lorenzo Giustiniani, vescovo

4 giugno 2016

(Sermone 8, nella festa della Purificazione
della B. V. Maria: Opera, 2, Venezia 1751, 38-39)

Maria meditava nel suo cuore tutto ciò che assimilava con la lettura, la vista, l’udito, e che crescita grande realizzava nella fede, che acquisto faceva in meriti, di quanta saggezza veniva illuminata e di quale incendio di carità andava sempre più avvampando!
Schiudeva verso di sé la porta dei misteri celesti e si colmava di gioia, si arricchiva copiosamente del dono dello Spirito, orientandosi verso Dio, e nel medesimo tempo si conservava nella sua profonda umiltà.
L’opera del dono divino ha questo di caratteristico, che eleva dagli abissi al vertice e porta di gloria in gloria.
Beato il cuore della Vergine Maria che, avendo in sé lo Spirito e godendo del suo insegnamento, rimaneva docile alla volontà del Verbo di Dio!
Maria non era mossa da un suo sentimento o da proprie voglie, ma seguiva esternamente le vie della fede che la sapienza le suggeriva interiormente. E veramente si addiceva a quella Sapienza divina, che si costruisce a propria abitazione la casa della Chiesa, di servirsi di Maria santissima per inculcare l’osservanza della legge, la norma dell’unità e l’esigenza dell’offerta spirituale.
O anima fedele, imita la Vergine Maria. (more…)

Gioisco pienamente nel Signore. Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

4 giugno 2016

cuore immacolato di maria 2

LA LITURGIA DEL GIORNO

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La Liturgia di Sabato 4 Giugno 2016
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Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

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Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (Is 61,10-11)
Gioisco pienamente nel Signore.

Dal libro del profeta Isaìa

Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.

Parola di Dio

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Re d’Israele è il Signore in mezzo a te

31 maggio 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Martedi 31 Maggio 2016
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VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
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Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Sof 3,14-18)
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te.

Dal libro del profeta Sofonìa

Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Parola di Dio.

Visitazione della Beata Vergine Maria. Discorso di san Giovanni Paolo II

31 maggio 2016

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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI AL TERMINE DELLA PROCESSIONE
SVOLTASI A CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO

Giardini Vaticani – Venerdì, 31 maggio 1991

C’è una grande densità e profondità in questo mistero che la Chiesa vive oggi, la Visitazione: mistero di Maria, mistero del nascituro, l’Emmanuele. La densità sta qui, la profondità sta qui: Maria che fa presente Dio fattosi uomo, fattosi suo nascituro. Questa “visitazione” è un’anticipazione di tutte le Visitazioni che Dio fattosi uomo, l’Emmanuele, fa da questo momento, in diversi luoghi, in diversi ambienti, in diversi modi in epoche diverse.
È così legata la sua Visitazione a Maria. Attraverso questo legame Dio stesso vuole dirci qualche cosa. Lui ha legato la sua presenza al mondo, la sua opera nel mondo, il suo essere l’Emmanuele, Dio con noi, ha legato a lei come alla sua Madre, la madre, la Donna vergine che lo porta nel suo grembo che poi lo partorisce nella notte di Natale. Così comincia questa storia stupenda, storia umana-divina, divina-umana, non solamente la storia di Gesù e di Maria, la storia una volta attuata in Palestina, ma la storia che continua, che sempre ha una nuova continuazione, una nuova attuazione.
Penso ai diversi santuari mariani come quello di Fatima che ho potuto di nuovo visitare nei giorni scorsi, come anche a questa Grotta di Lourdes dove noi ci riuniamo processionalmente in preghiera, nell’ultimo giorno di questo mese di maggio. Tutto questo riflette lo stesso mistero, mistero della sua Visitazione, mistero molto fecondo. Sì, passa attraverso i tempi, ha il suo mese privilegiato e questo mese è appunto il mese di maggio. Passa attraverso i luoghi, ma passa soprattutto attraverso i cuori. Visitazione dei cuori umani.
Oggi, concludendo il mese di maggio del 1991, vogliamo ringraziare per la Visitazione mariana di questo mese, di tutto questo mese, ma nello stesso tempo, vogliamo anche ringraziare per tutte le innumerevoli Visitazioni attraverso i tempi e i luoghi, attraverso i cuori umani. Non si può misurare la dimensione di questo mistero che si ripete così, si riproduce così e porta questi frutti o frutti simili, come li ha portati nel giorno della prima Visitazione che oggi ricordiamo e celebriamo.
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Beata Vergine Maria di Lourdes. Omelia di San Giovanni Paolo II

11 febbraio 2016

VirgendeLourdes

FESTA DELLA BEATA VERGINE DI LOURDES

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

11 febbraio 1979

Carissimi Fratelli e Sorelle. 

1. Saluto voi tutti che siete oggi qui presenti. Vi saluto in modo particolarmente cordiale e con grande emozione. Proprio oggi, 11 febbraio, giorno nel quale la liturgia della Chiesa ricorda ogni anno l’apparizione della Madonna a Lourdes, saluto voi, che siete soliti di recarvi in pellegrinaggio a quel santuario, e voi, che aiutate i pellegrini malati: sacerdoti, medici, infermiere, membri del servizio di sanità, di trasporto, di assistenza. Vi ringrazio perché quest’oggi avete riempito la Basilica di San Pietro, e con la vostra presenza fate onore al Papa, rendendolo quasi partecipe dei vostri annuali pellegrinaggi a Lourdes, della vostra comunità, della vostra preghiera, della vostra speranza e anche di ogni vostra personale rinuncia e di quella reciproca donazione e sacrificio, che caratterizzano la vostra amicizia e solidarietà. Questa Basilica e la Cattedra di San Pietro hanno bisogno della vostra presenza. Questa vostra presenza è necessaria a tutta la Chiesa, a tutta l’umanità. Il Papa vi è per questo riconoscente, immensamente riconoscente. Infatti l’incontro odierno è, senza dubbio, unito alla gioia, che scaturisce da una fede viva, ma anche a una non lieve fatica e sacrificio.

2. Il Signore Gesù, nel Vangelo di oggi, incontra un uomo gravemente malato: un lebbroso, che gli chiede: “Se vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1,41). E subito dopo, Gesù gli proibisce di divulgare il miracolo compiuto, cioè di parlare della sua guarigione. E benché sappiamo che “Gesù andava… predicando il Vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità” (Mt 9,35), tuttavia la restrizione, “la riserva” di Cristo riguardo alla guarigione da lui effettuata è significativa. Forse c’è qui una lontana previsione di quella “riserva”, di quella cautela con cui la Chiesa esamina tutte le presunte guarigioni miracolose, ad esempio quelle che da oltre cento anni si sono verificate a Lourdes. È noto a quali severi controlli medici venga sottoposta ognuna di esse.

La Chiesa prega per la salute di tutti i malati, di tutti i sofferenti, di tutti gli inguaribili, umanamente condannati a una invalidità irreversibile. Prega per i malati e prega con i malati. Con la più grande riconoscenza accoglie ogni guarigione, anche se parziale e graduale. E nello stesso tempo, con tutto il suo atteggiamento fa capire – come Cristo – che la guarigione è qualcosa di eccezionale, che dal punto di vista dell’“economia” divina della salvezza è un fatto straordinario e quasi “supplementare”.

3. Questa economia divina della salvezza – come l’ha rivelata Cristo – manifesta indubbiamente nella liberazione dell’uomo da quel male, che è la sofferenza “fisica”. Ancor più però si manifesta nella trasformazione interiore di quel male, che è la sofferenza spirituale, nel bene “salvifico”, nel bene che santifica colui che soffre e anche per gli altri per mezzo suo. E perciò il testo della liturgia odierna, sulla quale dobbiamo soprattutto soffermarci, non sono le parole: “Lo voglio, guarisci”, sii purificato, ma le parole: “Fatti mio imitatore”. È San Paolo che si rivolge con queste parole ai Corinzi: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1Cor11,1). Prima di lui Cristo stesso molte volte aveva detto: “Vieni e seguimi” (cf. Mt 8,22;19,21; Mc 2,14; Lc 18,22; Gv 21,22).

Queste parole non hanno la forza di guarire, non liberano dalla sofferenza. Hanno però una forza trasformatrice. Sono una chiamata a diventare un uomo nuovo, a diventare particolarmente simile a Cristo, per ritrovare in questa somiglianza, attraverso la grazia, tutto il bene interiore in ciò che di per se stesso è un male, che fa soffrire, che limita, che forse umilia o mette in disagio. Cristo che dice all’uomo sofferente “vieni e seguimi” è lo stesso Cristo che soffre: Cristo del Getsemani, Cristo flagellato, Cristo incoronato di spine, Cristo sulla via della croce, Cristo in croce… È lo stesso Cristo, che fino in fondo ha bevuto il calice della sofferenza umana “datogli dal Padre” (cf. Gv 18,11). Lo stesso Cristo, che ha assunto tutto il male della condizione umana sulla terra tranne il peccato, per ritrarne il bene salvifico: il bene della redenzione, il bene della purificazione e della riconciliazione con Dio, il bene della grazia.

Se dice a ciascuno di voi, cari Fratelli e Sorelle: “Vieni e seguimi”, vi invita e vi chiama a partecipare alla stessa trasformazione, alla stessa trasmutazione del male della sofferenza in bene salvifico: della redenzione, della grazia, della purificazione, della conversione… per sé e per gli altri.

Proprio per questo, San Paolo, che voleva essere così appassionatamente imitatore di Cristo, afferma in un altro luogo: “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1,24).

Ciascuno di voi può di queste parole fare l’essenza della propria vita e della propria vocazione. Vi auguro una tale trasformazione che è “un miracolo interiore”, ancor più grande del miracolo della guarigione; questa trasformazione, che corrisponde alla normale via dell’economia salvifica di Dio, come ce l’ha presentata Gesù Cristo. Vi auguro questa grazia e la imploro su ciascuno di voi, cari Fratelli e Sorelle.

4. “Ero malato – dice Gesù di se stesso – e m’avete visitato” (Mt 25,36). Secondo la logica della stessa economia della salvezza, lui che si immedesima in ciascun sofferente, attende – in quest’uomo – altri uomini che “vengano a visitarlo”. Attende che si sprigioni la compassione umana, la solidarietà, la bontà, l’amore, la pazienza, la sollecitudine in tutte le varie forme. Attende lo sprigionarsi di ciò che c’è di nobile, di elevato nel cuore umano: “M’avete visitato”.

Gesù, che è presente nel nostro prossimo sofferente, vuole essere presente in ogni nostro atto di carità e di servizio, che si esprime anche in ogni bicchiere d’acqua che diamo “nel suo nome” (cf. Mc 9,41). Gesù vuole che dalla sofferenza, e attorno alla sofferenza, cresca l’amore, la solidarietà d’amore, cioè la somma di quel bene, che è possibile nel nostro mondo umano. Bene che non tramonta mai.

Il Papa, che vuol essere servo di questo amore, bacia la fronte e bacia le mani di tutti coloro che contribuiscono alla presenza di questo amore e alla sua crescita nel nostro mondo. Egli sa, infatti, e crede di baciare le mani e la fronte di Cristo stesso, che è misticamente presente in coloro che soffrono e in coloro che, per amore, servono chi soffre.

Con questo “bacio spirituale” di Cristo apprestiamoci, cari Fratelli e Sorelle, a celebrare e a partecipare a questo sacrificio, in cui dalla eternità è inserito il sacrificio di ciascuno di voi. E forse oggi conviene in modo particolare ricordare che, secondo la Lettera agli Ebrei, celebrando questo sacrificio e pregando “cum clamore valido” (Eb 5,7), Cristo viene esaudito dal Padre:

Cristo delle nostre sofferenze,
Cristo dei nostri sacrifici,
Cristo del nostro Getsemani,
Cristo delle nostre difficili trasformazioni,
Cristo del nostro servizio fedele al prossimo,
Cristo dei nostri pellegrinaggi a Lourdes,
Cristo della nostra comunità, oggi, nella Basilica di San Pietro,
Cristo nostro Redentore,
Cristo nostro Fratello!

Amen.

© Copyright 1979 – Libreria Editrice Vaticana

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Maria Santissima Madre di Dio. Omelia di San Giovanni Paolo II

1 gennaio 2016

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E
NELLA XXXV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 1° Gennaio 2002

 

1. “Salve, Madre santa: tu hai dato alla luce il Re
che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno

(cfr Antifona d’ingresso).

Con questo antico saluto, la Chiesa si rivolge quest’oggi, giorno ottavo dopo il Natale e primo dell’anno 2002, a Maria Santissima, invocandola quale Madre di Dio.

Il Figlio eterno del Padre ha preso in Lei la nostra stessa carne e, attraverso di Lei, è diventato “figlio di Davide e figlio di Abramo” (Mt 1,1). Maria è pertanto la sua vera Madre: Theotòkos, Madre di Dio!

Se Gesù è la Vita, Maria è la Madre della Vita.
Se Gesù è la Speranza, Maria è la Madre della Speranza.
Se Gesù è la Pace, Maria è la Madre della Pace, Madre del Principe della Pace.

Entrando nel nuovo anno, chiediamo a questa Madre santa di benedirci. DomandiamoLe che ci doni Gesù, nostra piena Benedizione, in cui il Padre ha benedetto una volta per tutte la storia, facendola diventare storia di salvezza.

2. Salve, Madre santa! È sotto lo sguardo materno di Maria che si colloca l’odierna Giornata Mondiale della Pace. Riflettiamo sulla pace in un clima di diffusa preoccupazione a causa dei recenti eventi drammatici che hanno scosso il mondo. Ma per quanto umanamente possa apparire difficile guardare al futuro con ottimismo, non dobbiamo cedere alla tentazione dello scoraggiamento. Dobbiamo, al contrario, operare per la pace con coraggio, certi che il male non prevarrà.

La luce e la speranza per questo nostro impegno ci vengono da Cristo. Il Bambino nato a Betlemme è la Parola eterna del Padre fatta carne per la nostra salvezza, è il “Dio con noi”, che porta con sé il segreto della vera pace. È il Principe della Pace.

3. Con tali sentimenti, saluto con deferenza gli illustri Signori Ambasciatori presso la Santa Sede, che hanno voluto prendere parte a questa solenne celebrazione. Saluto affettuosamente il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Signor Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, e tutti i suoi collaboratori, ringraziandoli per lo sforzo che pongono in atto per diffondere l’annuale mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono“.

Giustizia e perdono: ecco i due “pilastri” della pace, che ho voluto porre in evidenza. Tra giustizia e perdono non vi è contrapposizione, ma complementarietà, perché ambedue sono essenziali per la promozione della pace. Questa, infatti, ben più che una temporanea cessazione delle ostilità, è risanamento profondo delle ferite che fiaccano gli animi (cfr Messaggio, 3). Solo il perdono può spegnere la sete di vendetta e aprire il cuore a una riconciliazione autentica e duratura tra i popoli.

4. Volgiamo quest’oggi lo sguardo al Bambino, che Maria stringe fra le braccia. In Lui riconosciamo Colui in cui misericordia e verità si incontrano, giustizia e pace si baciano (cfr Sal 84,11). In Lui adoriamo il vero Messia, nel quale Dio ha coniugato, per la nostra salvezza, la verità e la misericordia, la giustizia e il perdono.

In nome di Dio rinnovo il mio appello accorato a tutti, credenti e non credenti, perché il binomio “giustizia e perdono” impronti sempre i rapporti tra le persone, tra i gruppi sociali e tra i popoli.

Quest’appello è anzitutto per quanti credono in Dio, in particolare per le tre grandi religioni abramitiche, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, chiamate a pronunciare sempre il più fermo e deciso rifiuto della violenza. Nessuno, per nessun motivo, può uccidere in nome di Dio, unico e misericordioso. Dio è Vita e sorgente della vita. Credere in Lui significa testimoniarne la misericordia e il perdono, rifiutando di strumentalizzare il suo santo Nome.

Da varie parti del mondo si leva una struggente invocazione di pace; si leva particolarmente da quella Terra che Dio ha benedetto con la sua Alleanza e la sua Incarnazione, e che per questo chiamiamo “Santa“. “La voce del sangue” grida a Dio da quella terra (cfr Gn 4,10); sangue di fratelli versato da fratelli, che si richiamano al medesimo Patriarca Abramo; figli, come ogni uomo, dello stesso Padre celeste.

5. “Salve, Madre santa“! Vergine Figlia di Sion, quanto deve soffrire per questo sangue il tuo cuore di Madre!

Il Bambino, che stringi al tuo petto, porta un nome caro ai popoli di religione biblica: “Gesù“, che significa “Dio salva”. Così lo chiamò l’arcangelo prima che fosse concepito nel tuo grembo (cfr Lc 2,21). Nel viso del neonato Messia riconosciamo il volto di ogni tuo figlio vilipeso e sfruttato. Riconosciamo specialmente il volto dei bambini, a qualunque razza, nazione e cultura appartengano. Per loro, o Maria, per il loro futuro, ti chiediamo di smuovere i cuori induriti dall’odio, perché si aprano all’amore e la vendetta ceda finalmente il passo al perdono.

Ottienici, o Madre, che la verità di questa affermazione – Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono – si imprima nei cuori di tutti. L’umana famiglia potrà così trovare quella pace vera, che sgorga dall’incontro fra la giustizia e la misericordia.

Madre santa, Madre del Principe della Pace, aiutaci!
Madre dell’umanità e Regina della pace, prega per noi!

© Copyright 2002 – Libreria Editrice Vaticana

da qui

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Beata Vergine Maria di Guadalupe. Omelia di Benedetto XVI

12 dicembre 2015

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PER IL BICENTENARIO DELL’INDIPENDENZA
DEI PAESI DELL’AMERICA LATINA E DEI CARAIBI

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Solennità della B.V.M. di Guadalupe, Basilica Vaticana 
Lunedì, 12 dicembre 2011

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Cari fratelli e sorelle,

«La terra ha dato il suo frutto» (Sal 67, 7). In questa immagine del salmo che abbiamo ascoltato, nella quale s’invitano tutti i popoli e le nazioni a lodare con gioia il Signore che ci salva, i Padri della Chiesa hanno saputo riconoscere la Vergine Maria e Cristo, suo Figlio: «La terra è santa Maria, la quale viene dalla nostra terra, dal nostro lignaggio, da questa creta, da questo fango, da Adamo […]. La terra ha dato il suo frutto: prima produsse un fiore […]; poi questo fiore si trasformò in frutto, affinché potessimo mangiarlo, affinché mangiassimo la sua carne. Volete sapere qual è questo frutto? Ė il Vergine che procede dalla Vergine; il Signore, dalla schiava; Dio, dall’uomo; il Figlio, dalla Madre; il frutto, dalla terra» (San Girolamo, Breviarum in Psalm. 66; PL 26, 1010-1011). Anche noi oggi, esultando per il frutto di questa terra diciamo «Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti» (Sal 67, 4). Proclamiamo il dono della redenzione ottenuta da Cristo e in Cristo riconosciamo il suo potere e la sua maestà divina.

Animato da questi sentimenti, saluto con affetto fraterno i signori cardinali e vescovi che ci accompagnano, le diverse rappresentanze diplomatiche, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, come pure i gruppi di fedeli riuniti in questa Basilica di San Pietro per celebrare con gioia la solennità di Nostra Signora di Guadalupe, Madre e Stella dell’Evangelizzazione in America.

Tengo presenti anche tutti coloro che si uniscono spiritualmente e che pregano Dio con noi nei diversi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, molti dei quali in questo tempo festeggiano il Bicentenario della loro indipendenza, e che, al di là degli aspetti storici, sociali e politici degli eventi, rinnovano all’Altissimo la loro gratitudine per il grande dono della fede ricevuta, una fede che annuncia il Mistero redentore della morte e della resurrezione di Gesù Cristo, affinché tutti i popoli della terra in Lui abbiano vita. Il Successore di Pietro non poteva lasciar passare questa ricorrenza senza tener presente la gioia della Chiesa per i copiosi doni che Dio nella sua infinità bontà ha elargito in questi anni a queste amatissime nazioni, che dal più profondo invocano Maria Santissima.

La venerata immagine della Morenita del Tepeyac, dal volto dolce e sereno, impressa sul mantello dell’indio san Juan Diego, si presenta come «la sempre Vergine Maria, Madre del vero Dio per il quale si vive» (De la lectura del Oficio. Nicán Mopohua, 12 ed., Città del Messico, df, 1971, 3-19). Ricorda la «donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta» (Ap 12, 1-2) e indica la presenza del Salvatore alla sua popolazione indigena e meticcia. Ci conduce sempre al suo divino Figlio, il quale si rivela come fondamento della dignità di tutti gli esseri umani, come un amore più forte delle forze del male e della morte, essendo anche fonte di gioia, fiducia filiale, consolazione e speranza.

Il Magnificat, che proclamiamo nel Vangelo, è «il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell’Economia della salvezza, cantico dei “poveri”, la cui speranza si realizza mediante il compimento delle promesse fatte “ai nostri padri”» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2619). In un gesto di riconoscenza al suo Signore e di umiltà della sua serva, la Vergine Maria leva a Dio la lode per tutto quello che Egli ha fatto a favore del suo popolo, Israele. Dio è Colui che merita tutto l’onore e la gloria, l’Onnipotente che fa meraviglie per la sua fedele servitrice e che oggi continua a mostrare il suo amore per tutti gli uomini, in particolare per quanti affrontano dure prove.

«Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino» (Zc 9, 9), abbiamo ascoltato nella prima lettura. Dall’incarnazione del Verbo, il Mistero divino si rivela nell’evento di Gesù Cristo, che è contemporaneo a ogni persona umana in qualsiasi tempo e luogo per mezzo della Chiesa, della quale Maria è Madre e modello. Per questo, noi oggi possiamo continuare a lodare Dio per le meraviglie che ha compiuto nella vita dei popoli latinoamericani e del mondo intero, manifestando la sua presenza nel Figlio e nell’effusione del suo Spirito come novità di vita personale e comunitaria. Dio ha nascosto queste cose «ai sapienti e agli intelligenti», facendole conoscere ai piccoli, agli umili, ai puri di cuore (cfr. Mt 11, 25).

Con il suo «sì» alla chiamata di Dio, la Vergine Maria manifesta fra gli uomini l’amore divino. In tal senso, con semplicità e cuore di madre, continua a indicare l’unica Luce e l’unica Verità: suo Figlio Gesù Cristo, che è «la risposta definitiva alla domanda sul senso della vita, agli interrogativi fondamentali che assillano anche oggi tanti uomini e donne del Continente americano» (Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in America, n. 10). Allo stesso modo, Lei «con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (Lumen gentium, n. 62).

Al momento attuale, mentre si commemora in diversi luoghi dell’America Latina il Bicentenario della loro indipendenza, il cammino dell’integrazione in questo amato continente prosegue, e contemporaneamente si avverte il suo nuovo protagonismo emergente a livello mondiale. In queste circostanze è importante che i suoi diversi popoli salvaguardino il loro ricco tesoro di fede e il loro dinamismo storico-culturale, mostrandosi sempre difensori della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale, e promotori della pace; devono altresì tutelare la famiglia nella sua autentica natura e missione, intensificando allo stesso tempo una vasto e capillare lavoro educativo che prepari rettamente le persone e le renda consapevoli delle proprie capacità, di modo che affrontino in modo degno e responsabile il loro destino. Sono chiamati anche a promuovere sempre più iniziative adeguate e programmi concreti che propizino la riconciliazione e la fraternità, incrementino la solidarietà e la tutela dell’ambiente, intensifichino gli sforzi per superare la miseria, l’analfabetismo e la corruzione e per sradicare ogni ingiustizia, violenza, criminalità, insicurezza civile, narcotraffico ed estorsione.

Mentre la Chiesa si preparava a ricordare il quinto centenario della plantatio della Croce di Cristo nella buona terra del continente americano, il beato Giovanni Paolo II formulò sul suo suolo, per la prima volta, il programma di un’evangelizzazione nuova, nuova «nel suo ardore, nei suoi metodi, nella sua espressione» (cfr. Discorso all’Assemblea del Celam, 9 marzo 1983, III; AAS 75, 1983, 778). A partire dalla mia responsabilità di confermare nella fede, anch’io desidero incoraggiare lo zelo apostolico che attualmente anima e pretende la «missione continentale», promossa ad Aparecida, affinché «la fede cristiana si radichi più profondamente nel cuore delle persone e dei popoli latinoamericani come evento fondante e incontro vivificante con Cristo» (V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi, Documento conclusivo, n. 13). Così si moltiplicheranno gli autentici discepoli e missionari del Signore e si rinnoverà la vocazione dell’America Latina e dei Caraibi alla speranza. Che la luce di Dio risplenda, quindi, sempre più sul volto di ognuno dei figli di questa amata terra e che la sua grazia redentrice orienti le loro decisioni, affinché continuino a progredire senza perdersi d’animo nella costruzione di una società fondata sullo sviluppo del bene, sul trionfo dell’amore e sulla diffusione della giustizia. Con questi vivi propositi, e sostenuto dall’aiuto della provvidenza divina, ho intenzione d’intraprendere un viaggio apostolico prima della santa Pasqua in Messico e a Cuba, per proclamare lì la Parola di Cristo e per rafforzare la convinzione che questo è un tempo prezioso per evangelizzare con fede vigorosa, speranza viva e carità ardente.

Affido tutti questi propositi all’amorevole mediazione di Santa Maria di Guadalupe, nostra Madre del cielo, come pure gli attuali destini delle nazioni latinoamericane e caraibiche e il cammino che stanno percorrendo verso un domani migliore. Invoco inoltre su di esse l’intercessione di tanti santi e beati che lo Spirito ha suscitato in tutta la storia di questo continente, offrendo modelli eroici di virtù cristiane nella diversità delle condizioni di vita e di ambienti sociali, affinché il loro esempio favorisca sempre più una nuova evangelizzazione sotto lo sguardo di Cristo, Salvatore dell’uomo e forza della sua vita. Amen.

© Copyright 2011 – Libreria Editrice Vaticana

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Beata Vergine Maria di Loreto. Omelia di San Giovanni Paolo II

10 dicembre 2015

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festa della Madonna di Loreto – Aeroporto di Fiumicino
Martedì, 10 dicembre 1991

1 “Nulla è impossibile a Dio” (Lc1, 37).

Queste parole, che abbiamo ora ascoltato, sono tratte dal Vangelo di Luca. Le rivolge l’angelo Gabriele a Maria, “vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe” (Lc 1, 27).

Si compie in lei, per opera dello Spirito Santo, il disegno salvifico a lungo atteso, che Jahvè porta a compimento superando ogni resistenza ed ostacolo.

“Nulla è impossibile a Dio”!

Siamo di fronte, carissimi Fratelli e Sorelle, al mistero dell’Incarnazione di Cristo, che ha cambiato la storia del mondo.

Lo contempliamo più intensamente, in questo tempo di Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare la solennità del Natale. Lo meditiamo con gli occhi rivolti verso la Madre del Signore, colei che “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45).

2 “Non temere, Maria” (Lc1, 30). Così l’angelo la rassicura nel momento in cui le reca un annuncio di gioia e di consolazione per tutte le generazioni. Il Messia, aspettato da secoli, sarà re di pace e di giustizia: “regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc1, 33).

Il Regno di Dio è, dunque, già fra di noi.

Non temere, allora, popolo cristiano, che hai riposto la tua fiducia nel Signore!

In Cristo, ti è stata offerta la luce che illumina i tuoi passi; si è dischiusa la porta del Regno di Dio, che non è di questo mondo (cf.Gv 8, 36), e ti è stato reso possibile l’accesso alla fonte inesauribile della santità.

3 Maria rispose: “avvenga di me quello che hai detto” (Lc1, 38). Carissimi Fratelli e Sorelle, l’odierna festa ci invita a guardare a Maria: acontemplarla ed a seguirla.

Maria è l’umile serva del Signore che, come opportunamente ricorda il Concilio Vaticano II, brilla ora sulla terra “innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore” (Lumen gentium, 68).

Essa ci ricorda che, se vogliamo dare valore autentico ad ogni nostro personale progetto e costruire insieme una società più giusta e fraterna, possiamo attingere la luce e la forza necessarie dal mistero che la pagina evangelica oggi ci presenta. Si tratta, come fece Maria, di accogliere la parola di Dio e proclamare con sincerità: “eccomi . . . avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38).

Proprio in questa disponibilità all’azione divina consiste la vocazione di ogni credente: di ciascuno di noi che, con il Battesimo, siamo chiamati ad annunciare e testimoniare all’umanità dei nostri giorni il Vangelo della speranza e della carità. È una missione urgente, come emerge pure dai lavori del Sinodo dei Vescovi per l’Europa: una nuova, coraggiosa evangelizzazione, che richiede l’apporto di ciascuno.

4 Carissimi Fratelli e Sorelle, accogliamo l’invito dell’odierna liturgia, che rende ancor più solenne la ricorrenza della Giornata Mondiale del Trasporto Aereo.

Oggi veneriamo Maria sotto il titolo di Madonna di Loreto, patrona e protettrice della “gente in volo”. La invochiamo perché vigili sulle attività, talora rischiose e pesanti, del lavoro vostro e di tutti coloro che a vario titolo contribuiscono al buon funzionamento dei servizi aeroportuali.

Il complesso mondo del trasporto aereo costituisce di certo una grande e solida realtà del nostro tempo. Fornendo un’occupazione ad oltre venti milioni di lavoratori e lavoratrici e trasportando mediamente in un anno circa un miliardo di passeggeri, esso incide profondamente sulla vita e le abitudini della gente.

5 Rivolgo dall’altare il mio cordiale saluto a questa vostra grande comunità di lavoro.

Ringrazio ciascuno di voi per la presenza e per la vostra calda accoglienza.

Il termine “Aeroporto” richiama alla memoria la storia di Porto, l’antica cittadina che per tanti secoli ha costituito il punto di approdo delle persone e delle merci dirette alla città di Roma. Anche adesso, voi continuate a svolgere un analogo servizio, utile alla crescita della comunicazione fra i popoli: un servizio all’uomo, cittadino del mondo.

Grazie al potenziamento dell’utilizzo del mezzo aereo, il globo terrestre sembra, infatti, essere diventato un “villaggio” facilmente percorribile, dove le distanze si riducono e i contatti fra le persone e i popoli si fanno più facili e frequenti. E con la vostra attività, con l’attività di ciascuno, voi cooperate, in maniera determinante, a questo progresso tecnico e sociale. Sentitevi, pertanto, tutti impegnati in tale compito che, mentre cresce in efficienza, non deve trascurare di difendere e promuovere gli irrinunciabili valori dell’uomo.

6 “Al di sopra di tutto vi sia la carità” (Col3, 14).

L’apostolo Paolo, nella lettera ai Colossesi poc’anzi proclamata, ci invita a nutrire i nostri rapporti interpersonali e intercomunitari di reciproco amore, ispirato alla misericordia e alla bontà, all’umiltà, alla mansuetudine e alla pazienza. Si tratta di un programma di vita esigente.

Carissimi Fratelli e Sorelle, fate in modo che mai il vostro contatto con la gente sia freddo e sbrigativo: sappiate piuttosto offrire a quanti incontrate attenzione e comprensione, rispetto e simpatia.

Impariamo da Cristo ad ascoltare e comprendere, perdonare ed accogliere, amare e aiutare sul serio i fratelli.

Nell’Aeroporto esiste una piccola cappella, che ne costituisce il centro spirituale. Quando vi è possibile, sostate in preghiera dinanzi al tabernacolo, ove è realmente presente il divino Salvatore. Nel silenzio egli parlerà al vostro cuore: vi aiuterà ad essere artefici di serenità, di pace e di solidarietà, in questo luogo, crocevia di popoli di ogni razza, cultura e religione.

Qui giungono da ogni parte del mondo persone che portano nei loro animi gioie e speranze, ma anche preoccupazioni e problemi. Quanto si desidera, in tali circostanze, incontrare un volto amico, ascoltare una parola serena, ricevere un gesto di cortesia e di concreta comprensione!

L’Aeroporto “Leonardo da Vinci” è stato purtroppo in passato, teatro di atti di sconsiderata violenza. Mentre per le vittime di tali gesti imploriamo la pace e la misericordia celeste, preghiamo perché mai venga a mancare l’assistenza di Dio su tutti voi che qui operate e su quanti qui transitano.

7 Vi protegga la Vergine Maria che oggi veneriamo in modo particolare. A lei rivolgiamo ancora il nostro pensiero.

Maria è la via di Cristo, la via verso Cristo, è la speranza e il sostegno della nostra esistenza.

Maria è la “serva del Signore” che ci incoraggia a ripetere anche noi come lei, ogni giorno: “avvenga di me, Signore, secondo la tua Parola” (Lc 1, 38).

Aiutaci, Maria, Madre nostra, Madonna di Loreto.

Assistici in terra e in cielo.

Amen!

© Copyright 1991 – Libreria Editrice Vaticana

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Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Angelus di Benedetto XVI

8 dicembre 2015

SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 
DELLA BEATA VERGINE MARIA

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Mercoledì, 8 dicembre 2010

 

Cari fratelli e sorelle!

Oggi il nostro appuntamento per la preghiera dell’Angelus acquista una luce speciale, nel contesto della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Nella Liturgia di questa festa viene proclamato il Vangelo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38), che contiene appunto il dialogo tra l’angelo Gabriele e la Vergine. “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” – dice il messaggero di Dio, e in questo modo rivela l’identità più profonda di Maria, il “nome”, per così dire, con cui Dio stesso la conosce: “piena di grazia”. Questa espressione, che ci è tanto familiare fin dall’infanzia perché la pronunciamo ogni volta che recitiamo l’“Ave Maria”, ci offre la spiegazione del mistero che oggi celebriamo. Infatti Maria, fin dal momento in cui fu concepita dai suoi genitori, è stata oggetto di una singolare predilezione da parte di Dio, il quale, nel suo disegno eterno, l’ha prescelta per essere madre del suo Figlio fatto uomo e, di conseguenza, preservata dal peccato originale. Perciò l’Angelo si rivolge a lei con questo nome, che implicitamente significa: “da sempre ricolma dell’amore di Dio”, della sua grazia.

Il mistero dell’Immacolata Concezione è fonte di luce interiore, di speranza e di conforto. In mezzo alle prove della vita e specialmente alle contraddizioni che l’uomo sperimenta dentro di sé e intorno a sé, Maria, Madre di Cristo, ci dice che la Grazia è più grande del peccato, che la misericordia di Dio è più potente del male e sa trasformarlo in bene. Purtroppo ogni giorno noi facciamo esperienza del male, che si manifesta in molti modi nelle relazioni e negli avvenimenti, ma che ha la sua radice nel cuore dell’uomo, un cuore ferito, malato, e incapace di guarirsi da solo. La Sacra Scrittura ci rivela che all’origine di ogni male c’è la disobbedienza alla volontà di Dio, e che la morte ha preso dominio perché la libertà umana ha ceduto alla tentazione del Maligno. Ma Dio non viene meno al suo disegno d’amore e di vita: attraverso un lungo e paziente cammino di riconciliazione ha preparato l’alleanza nuova ed eterna, sigillata nel sangue del suo Figlio, che per offrire se stesso in espiazione è “nato da donna” (Gal 4,4). Questa donna, la Vergine Maria, ha beneficiato in anticipo della morte redentrice del suo Figlio e fin dal concepimento è stata preservata dal contagio della colpa. Perciò, con il suo cuore immacolato, Lei ci dice: affidatevi a Gesù, Lui vi salva.

Cari amici, oggi pomeriggio rinnoverò il tradizionale omaggio alla Vergine Immacolata, presso il monumento a lei dedicato in Piazza di Spagna. Con questo atto di devozione mi faccio interprete dell’amore dei fedeli di Roma e del mondo intero per la Madre che Cristo ci ha donato. Alla sua intercessione affido le necessità più urgenti della Chiesa e del mondo. Ella ci aiuti soprattutto ad avere fede in Dio, a credere nella sua Parola, a rigettare sempre il male e a scegliere il bene.

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Beata Vergine Maria della Medaglia Miracolosa. Preghiera di San Giovanni Paolo II

27 novembre 2015

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VISITA PASTORALE A PARIGI E LISIEUX

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
NELLA CAPPELLA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Parigi (Francia), 31 maggio 1980

 

Ave Maria,
piena di grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra tutte le donne,
e benedetto è il frutto del ventre tuo,
Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi poveri peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen.

O Maria, concepita senza peccato,
prega per noi che ci rivolgiamo a te.

Questa è la preghiera che hai ispirato, Maria, a Santa Catherine Labouré, in questo stesso luogo, 150 anni fa; e questa invocazione, ormai impressa nella mente di tutti, è pronunciata da moltissimi fedeli in tutto il mondo!

In questo giorno nel quale la Chiesa celebra la visita che tu feci ad Elisabetta quando il figlio di Dio viveva già nel tuo grembo, la nostra prima preghiera sarà per lodarti e benedirti!. Sei benedetta fra tutte le donne! Beata te, che hai creduto! L’Onnipotente fece meraviglie per te! La meraviglia della maternità divina! Ed in vista di questo evento, l’Immacolata Concezione! La meraviglia del tuo Fiat! Sei stata intimamente associata a tutta l’opera della nostra Redenzione, associata alla Croce del nostro Salvatore; il tuo cuore è stato trafitto assieme al suo. E ora, nella gloria di tuo Figlio, non cessi d’intercedere per noi, poveri peccatori. Vegli sulla chiesa di cui tu sei madre. Vegli su di ognuno dei tuoi figli. Ottieni da Dio, per noi, tutte quelle grazie che simboleggiano i raggi di luce che si irradiano dalle tue mani aperte. L’unica condizione è che noi osiamo chiedertelo, che noi ci avviciniamo a te con la fiducia, il coraggio, la semplicità di un bambino. È così che ci conduci incessantemente verso il tuo Figlio divino.

In questo luogo benedetto, voglio ripeterti, oggi, la fiducia, l’affetto profondissimo di cui tu mi hai sempre fatto grazia. Totus tuus. Vengo come pellegrino, dopo tutti quelli che sono venuti in questa cappella in 150 anni, come tutti i cristiani che si accalcano qui ogni giorno per esprimerti la loro gioia, la loro fiducia e le loro suppliche. Vengo come il beato Massimiliano Kolbe: prima del suo viaggio missionario in Giappone, proprio cinquant’anni fa, venne qui per cercare il tuo sostegno per propagare quella che chiamò in seguito “la Milizia dell’Immacolata” ed intraprendere la sua prodigiosa opera di rinnovamento spirituale sotto il tuo patrocinio, prima di donare la sua vita per i fratelli. Cristo chiede oggi alla sua Chiesa una grande opera di rinnovamento spirituale. Ed io, umile Successore di Pietro, vengo per confidarti questa grande opera, come ho già fatto a Jasna Gora, a Notre-dame di Guadalupa, a Knoch, a Pompei, ad Efeso, come farò l’anno prossimo a Lourdes.

Ti consacriamo le nostre forze e le nostre disponibilità per servire il disegno di salvezza operato da tuo Figlio. Ti preghiamo affinché, grazie allo Spirito Santo, la fede si approfondisca e si affermi in tutto il popolo cristiano, affinché la comunione vinca tutti i germi di divisione, affinché la speranza si ravvivi presso coloro che sono scoraggiati. Noi ti preghiamo in particolar modo per questo popolo francese, per i suoi Pastori, per le anime consacrate, per i padri e le madri di famiglia, per i bambini e i giovani, per gli anziani. Ti preghiamo per quelli che soffrono per una difficoltà particolare, fisica o morale, che conoscono la tentazione dell’infedeltà, che sono corrosi dal dubbio in un clima di scetticismo, per quelli che sono perseguitati a causa della loro fede. Ti affidiamo l’apostolato dei laici, il ministero dei sacerdoti, la testimonianza dei religiosi. Ti preghiamo perché la chiamata alla vocazione sacerdotale e religiosa sia ampiamente sentita e seguita, per la gloria di Dio e la vitalità della Chiesa in questo paese, e nei paesi che aspettano sempre un aiuto missionario.

Ti raccomandiamo particolarmente le numerose Figlie della Carità, al cui Casa Madre sorge qui e che, nello spirito del fondatore San Vincenzo de Paoli e di Santa Louise de Marillac, sono sempre pronte a servire la Chiesa e i poveri in tutte le situazioni ed in tutti i paesi. Ti preghiamo per quelle che abitano in questa Casa e che accolgono, nel cuore di questa capitale febbricitante, tutti i pellegrini che conoscono il valore del silenzio e della preghiera.

Ave Maria,
piena di grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra tutte le donne,
e benedetto è il frutto del ventre tuo,
Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi poveri peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen.

  © Copyright 1980 –  Libreria Editrice Vaticana 

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Presentazione della Beata Vergine Maria. Presentazione del fiore “Rosa Mystica” e Preghiera «RAPITI DAL FULGORE» di Pio XII

21 novembre 2015

RIFLESSIONE DI S.E. MONS. MAURO PIACENZA

Presentazione del fiore “Rosa Mystica”

Palazzo della Cancelleria, 2 dicembre 2005

 

Non celebriamo un fiore ma il Fiore di carne che è l’Immacolata, anche attraverso la gentilezza espressiva di un fiore del prato. Non celebriamo una rosa, ma la Rosa, la Rosa Mystica, l’Immacolata e lo facciamo anche mediante il profumo delicato di una rosa del prato.

Guardando le rose ci pare di vedere delle chiese addobbate, pregne di profumo di fiori e di incenso e poi le luci, i canti e tutto un clima davvero “cattolico”, caldo di una religiosità di buon popolo, popolo che ama il colore, il suono, il canto e i sentimenti forti quanto commoventi.

È in questa atmosfera che trova il suo posto la venerazione peraltro profondamente teologica e cristocentrica, della Beata Vergine Maria.

Questo perché Lei, l’Immacolata, la Tutta Bella, rappresenta la fede come gioventù, come nuovo inizio di Dio in un mondo invecchiato, incarna l’essere cristiani come giovinezza del cuore, come bellezza e attesa disponibile di ciò che verrà.

Il volto di Maria che ogni cristiano è chiamato a contemplare, è bello, è puro, è trasparenza del fascino interiore, è profumo di una essenza di grazia: “Tota Pulchra es Maria”, canta la liturgia e tante opere d’arte, della pittura, della scultura, della letteratura, della musica, hanno tentato di descriverlo.

Il volto di Maria è bello affinché ciascuno possa gioire nel guardarlo e per mezzo suo contemplare il volto del Figlio.

Anche per questo l’Immacolata da sempre è stata paragonata a ciò che di bello esiste nel mondo, e fra le varie immagini è possibile trovare quella che riguarda in particolare questa premiazione, di questa mattina: Maria, Rosa Mystica.

Nel Cantico dei Cantici, poema dell’amore di Cristo per la Chiesa, lo sposo si rivolge alla sposa paragonandola ad un giardino. Nei fiori sbocciati in questo giardino riconosciamo la Santa Vergine. Sant’Efrem chiama Maria “il vero giardino di delizie”, dove ogni fiore sboccia per il profumo delle sue virtù celesti (Omelia sulla Madre di Dio).

Fra tutti i fiori la Chiesa ha scelto e ha colto la rosa, per offrire alla Propria Madre la lode più delicata, la migliore per affascinare il nostro cuore e il nostro spirito.

Sono innumerevoli le caratteristiche di questo fiore che permettono tale accostamento, la bellezza, la soavità, il fascino, il fulgore, il profumo. La rosa è un segno che, osservato con fede, può rimandare il nostro cuore all’Immacolata, e ispirare alla preghiera.

Tutto il creato parla del suo Creatore, ed ogni realtà ne esprime un aspetto: le montagne ne cantano l’eternità, il sole l’immensità, il vento l’onnipotenza. I fiori dicono la santità e la gratuità di Dio. Maria, il fiore più bello fra le creature, attira a Dio con la fragranza delle sue virtù, offre un esempio nella purezza del suo “Fiat”, ci prende per mano per la sua bellezza, e ci sostiene con la dolcezza del suo volto!

A questo nostro mondo impastato di fango, la Chiesa presenta un fiore immacolato, una bellissima Rosa Mystica: una creatura umana, che il peccato, che l’egoismo, non ha mai neppure sfiorato, che è santa più della sua “Concezione”, cioè alle radici stesse del suo essere.

Prima di creare l’uomo, Dio gli aveva preparato una piantina di delizie; ma il peccato dei progenitori ne ha inquinato le fonti. Dio non si arrende: formula subito un progetto di ri-creazione: ci sarà una Donna che, tramite la sua “stirpe” schiaccerà il capo del Malvagio.

Sarà un altro giardino, di carne questa volta, sul cui ingresso non ci sarà mai la parola “peccato”. Questo fiore profumato è il Paradiso dell’Incarnazione nel seno di questa splendida Donna dove tutto è grazia si sono celebrate le nozze fra Dio e l’uomo.

Il momento in cui questa meraviglia accade è il suo “Fiat”: il verbo eterno si fa carne nel suo seno. Quel Paradiso di carne accoglie in sé il Dio vivente: diventa una nuova e più meravigliosa Arca dell’Alleanza. Quel seno materno, quel calice di rosa profumata fu l’altrocielo di Gesù! Lei è la prima cellula di quel mondo nuovo che Gesù è venuto ad instaurare.

Viene da pensare che mai la Chiesa è stata fedele al suo Signore come quando era tutta raccolta nel Cuore Immacolato di Maria, così come i petali della rosa sono raccolti nel bocciolo.

Se è vero che c’è tanto male nel mondo, è pur vero che c’è Maria piena di grazia, aurora di salvezza, e quindi segno di speranza. A noi ottiene la grazia con la sua materna intercessione. Ella è già quel mondo nuovo verso cui noi tutti faticosamente camminiamo.

Ecco perché dell’omaggio di una rosa: è un grazie ad un atto d’amore.

È puro sentimentalismo? Forse è vero, al contrario, che il mondo soffre di una massiccia repressione del sentimento e non solo della incapacità di avere fiducia, ma anche dell’incapacità di gioire. Una tale repressione del sentimento porta alla freddezza dello spirito e all’imbarbarimento del cuore. Ne fa le spese allora l’autentica civiltà: ecco l’umanesimo, ecco le espressioni artistiche.

In Maria il nostro mondo ha un volto umano, anzi cristiano, il volto della Mamma di Gesù. Nel venerarLa, anche la religiosità “naturale” si trasforma in fede, in un incontro della storia di Dio con gli esseri umani, che riceve nella vita di Maria il suo frutto: l’Incarnazione di Dio! In Maria dunque si congiungono fede ed aspirazioni naturali.

Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e
della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra

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Beata Vergine Maria del Rosario. Meditazione di Benedetto XVI

7 ottobre 2015

VISITA PASTORALE
AL PONTIFICIO SANTUARIO DI POMPEI

RECITA DEL SANTO ROSARIO

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Pontificio Santuario di Pompei
Domenica, 19 ottobre 2008

        

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari religiosi e religiose,
cari fratelli e sorelle!

Prima di entrare in Santuario per recitare insieme a voi il santo Rosario, ho sostato brevemente dinanzi all’urna del beato Bartolo Longo, e pregando mi sono chiesto: “Questo grande apostolo di Maria, da dove ha tratto l’energia e la costanza necessarie per portare a compimento un’opera così imponente, nota ormai in tutto il mondo? Non è proprio dal Rosario, da lui accolto come un vero dono del cuore della Madonna?”. Sì, è stato veramente così! Lo testimonia l’esperienza dei santi: questa popolare preghiera mariana è un mezzo spirituale prezioso per crescere nell’intimità con Gesù, e per imparare, alla scuola della Vergine Santa, a compiere sempre la divina volontà. E’ contemplazione dei misteri di Cristo in spirituale unione con Maria, come sottolineava il servo di Dio Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis cultus (n. 46), e come poi il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ha ampiamente illustrato nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, che oggi idealmente riconsegno alla Comunità pompeiana e a ciascuno di voi. Voi che vivete ed operate qui a Pompei, specialmente voi, cari sacerdoti, religiose, religiosi e laici impegnati in questa singolare porzione di Chiesa, siete tutti chiamati a fare vostro il carisma del beato Bartolo Longo e a diventare, nella misura e nei modi che Dio concede a ciascuno, autentici apostoli del Rosario.

Ma per essere apostoli del Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera, semplice ed accessibile a tutti. E’ necessario anzitutto lasciarsi condurre per mano dalla Vergine Maria a contemplare il volto di Cristo: volto gioioso, luminoso, doloroso e glorioso. Chi, come Maria e insieme con Lei, custodisce e medita assiduamente i misteri di Gesù, assimila sempre più i suoi sentimenti e si conforma a Lui. Mi piace, al riguardo, citare una bella considerazione del beato Bartolo Longo: “Come due amici – egli scrive –, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo diventare, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto” (I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27ª ed., Pompei, 1916, p. 27: cit. in Rosarium Virginis Mariae, 15).

Il Rosario è scuola di contemplazione e di silenzio. A prima vista, potrebbe sembrare una preghiera che accumula parole, difficilmente quindi conciliabile con il silenzio che viene giustamente raccomandato per la meditazione e la contemplazione. In realtà, questa cadenzata ripetizione dell’Ave Maria non turba il silenzio interiore, anzi, lo richiede e lo alimenta. Analogamente a quanto avviene per i Salmi quando si prega la Liturgia delle Ore, il silenzio affiora attraverso le parole e le frasi, non come un vuoto, ma come una presenza di senso ultimo che trascende le parole stesse e insieme con esse parla al cuore. Così, recitando le Ave Maria occorre fare attenzione a che le nostre voci non “coprano” quella di Dio, il quale parla sempre attraverso il silenzio, come “il sussurro di una brezza leggera” (1 Re 19,12). Quanto è importante allora curare questo silenzio pieno di Dio sia nella recita personale che in quella comunitaria! Anche quando viene pregato, come oggi, da grandi assemblee e come ogni giorno fate in questo Santuario, è necessario che si percepisca il Rosario come preghiera contemplativa, e questo non può avvenire se manca un clima di silenzio interiore.

Vorrei aggiungere un’altra riflessione, relativa alla Parola di Dio nel Rosario, particolarmente opportuna in questo periodo in cui si sta svolgendo in Vaticano il Sinodo dei Vescovi sul tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Se la contemplazione cristiana non può prescindere dalla Parola di Dio, anche il Rosario, per essere preghiera contemplativa, deve sempre emergere dal silenzio del cuore come risposta alla Parola, sul modello della preghiera di Maria. A ben vedere, il Rosario è tutto intessuto di elementi tratti dalla Scrittura. C’è innanzitutto l’enunciazione del mistero, fatta preferibilmente, come oggi, con parole tratte dalla Bibbia. Segue il Padre nostro: nell’imprimere alla preghiera l’orientamento “verticale”, apre l’animo di chi recita il Rosario al giusto atteggiamento filiale, secondo l’invito del Signore: “Quando pregate dite: Padre…” (Lc 11,2). La prima parte dell’Ave Maria, tratta anch’essa dal Vangelo, ci fa ogni volta riascoltare le parole con cui Dio si è rivolto alla Vergine mediante l’Angelo, e quelle di benedizione della cugina Elisabetta. La seconda parte dell’Ave Maria risuona come la riposta dei figli che, rivolgendosi supplici alla Madre, non fanno altro che esprimere la propria adesione al disegno salvifico, rivelato da Dio. Così il pensiero di chi prega resta sempre ancorato alla Scrittura e ai misteri che in essa vengono presentati.

Ricordando infine che oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, mi piace richiamare la dimensione apostolica del Rosario, una dimensione che il beato Bartolo Longo ha vissuto intensamente traendone ispirazione per intraprendere in questa terra tante opere di carità e di promozione umana e sociale. Inoltre, egli volle questo Santuario aperto al mondo intero, quale centro di irradiazione della preghiera del Rosario e luogo di intercessione per la pace tra i popoli. Cari amici, entrambe queste finalità: l’apostolato della carità e la preghiera per la pace, desidero confermare e affidare nuovamente al vostro impegno spirituale e pastorale. Sull’esempio e con il sostegno del venerato Fondatore, non stancatevi di lavorare con passione in questa parte della vigna del Signore che la Madonna ha mostrato di prediligere.

Cari fratelli e sorelle, è giunto il momento di congedarmi da voi e da questo bel Santuario. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e soprattutto per le vostre preghiere. Ringrazio l’Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio, i suoi collaboratori e coloro che hanno lavorato per preparare al meglio la mia visita. Devo lasciarvi, ma il mio cuore rimane vicino a questa terra e a questa comunità. Vi affido tutti alla Beata Vergine del Santo Rosario, e a ciascuno imparto di cuore l’Apostolica Benedizione.

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Beata Vergine Maria della Mercede. Omelia del card. Tarcisio Bertone (Segretario di Stato del Santo Padre fino al 15 ottobre 2013)

24 settembre 2015

Celebrazione Eucaristica in occasione della Festa della B.V. Maria della Mercede, 29 settembre 2009

http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2009/documents/rc_seg-st_20090929_suore-mercedarie_it.html

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Beata Vergine Maria Addolorata. Angelus di San Giovanni Paolo II

15 settembre 2015

Angelus, 15 settembre 1991 | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1991/documents/hf_jp-ii_ang_19910915.html

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Santissimo Nome di Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

12 settembre 2015

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1984/documents/hf_jp-ii_hom_19840509_nome-maria.html
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Natività della beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

8 settembre 2015

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1985/documents/hf_jp-ii_hom_19850908_liechtenstein.html

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Madonna di Czestochowa. Omelia e preghiera di san Giovanni Paolo II

26 agosto 2015

SANTA MESSA PER LA FESTA DELLA MADONNA DI CZESTOCHOWA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Castel Gandolfo – Sabato, 26 agosto 1989

 

Carissimi fratelli e sorelle, leggerò ora le parole pronunciate nel 1983 a Jasna Gora in occasione del seicentesimo anniversario della presenza dell’immagine della Madonna: “Cristo presente insieme alla sua madre in una Cana polacca pone davanti a noi, di generazione in generazione, la grande causa della libertà. La libertà viene data all’uomo da Dio come misura della sua dignità. Tuttavia, al tempo stesso, essa gli viene data come un compito: “La libertà non è un sollievo, bensì la fatica della grandezza” (L. Staff, “Ecco il tuo canto”). L’uomo, infatti, può usare la libertà bene o male. Può per mezzo di essa costruire o distruggere. Nell’evangelizzazione di Jasna Gora è contenuta la chiamata all’eredità dei figli di Dio. La chiamata a vivere la libertà. A fare buon uso della libertà. Ad edificare e non a distruggere”.

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Assunzione della Beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

15 agosto 2015

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
Venerdì, 15 agosto 1997

 

1. “Risplende la Regina, Signore, alla tua destra” (Sal. resp.).

L’odierna Liturgia ci pone dinanzi la fulgida icona della Vergine assunta al cielo nell’integrità dell’anima e del corpo. Nello splendore della gloria celeste brilla Colei che, in virtù della sua umiltà, si è resa grande davanti all’Altissimo al punto che tutte le generazioni la chiamano beata (cfr Lc 1, 48). Ora siede Regina, accanto al Figlio, nell’eterna beatitudine del paradiso e dall’alto guarda i suoi figli.

Con questa consolante certezza, ci rivolgiamo a Lei e la invochiamo per coloro che sono suoi figli: per la Chiesa e per l’intera umanità, perché tutti, imitandola nella fedele sequela di Cristo, possano giungere alla definitiva patria del cielo.

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Santo e glorioso è il corpo della Vergine Maria. Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa

15 agosto 2015

(AAS 42 [1950], 760-762. 767-769)

I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne approfondivano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.

San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio».

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Beata Vergine del Carmelo. Una meditazione di san Giovanni della Croce

16 luglio 2015

CONGREGAZIONE PER IL CLERO

Oggi, 16 luglio, ricorre la festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, istituita per ricordare le apparizioni della Vergine a San Simone Stock, Priore Generale dell’Ordine Carmelitano. Dalle pagine mistiche di San Giovanni della Croce e della sua “Salita al Monte Carmelo”, una meditazione sull’unione tra l’anima e Dio così come è quella delle anime contemplative e, prima di ogni altra creatura, come è stato per Maria Santissima.
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Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria. Lettera Apostolica di Papa Pio XII

13 giugno 2015

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PIO XII

LETTERA APOSTOLICA

SACRO VERGENTE ANNO

CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA
AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

7 luglio 1952(1)

 

Mentre l’anno santo volgeva felicemente verso il suo termine, dopo che per divina disposizione a Noi fu dato di definire solennemente il dogma dell’assunzione in anima e corpo al cielo della gran Madre di Dio Maria vergine, moltissimi da ogni parte del mondo Ci espressero la loro vivissima esultanza; fra questi non mancò chi, nell’inviarCi lettere di ringraziamento, supplicò istantemente affinché Noi consacrassimo l’intero popolo della Russia, nelle angustie del momento presente, al Cuore immacolato della medesima vergine Maria.

Tale supplica tornò a Noi oltremodo gradita, poiché, se il Nostro affetto paterno abbraccia tutti i popoli, in modo particolare si rivolge a coloro che, sebbene nella massima parte separati per vicende storiche da questa sede apostolica, conservano tuttavia ancora il nome cristiano e si trovano in condizioni tali che non solo è loro difficilissimo ascoltare la Nostra voce e conoscere gli insegnamenti della dottrina cattolica, ma sono spinti con arti ingannevoli e perniciose a rigettare perfino la fede e il nome di Dio.

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Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Dai «Sermoni» di san Lorenzo Giustiniani, vescovo

13 giugno 2015

Cuore Immacolato di Maria(Sermone 8, nella festa della Purificazione della B. V. Maria: Opera, 2, Venezia 1751, 38-39)

Maria meditava nel suo cuore tutto ciò che assimilava con la lettura, la vista, l’udito, e che crescita grande realizzava nella fede, che acquisto faceva in meriti, di quanta saggezza veniva illuminata e di quale incendio di carità andava sempre più avvampando!

Schiudeva verso di sé la porta dei misteri celesti e si colmava di gioia, si arricchiva copiosamente del dono dello Spirito, orientandosi verso Dio, e nel medesimo tempo si conservava nella sua profonda umiltà.

L’opera del dono divino ha questo di caratteristico, che eleva dagli abissi al vertice e porta di gloria in gloria.

Beato il cuore della Vergine Maria che, avendo in sé lo Spirito e godendo del suo insegnamento, rimaneva docile alla volontà del Verbo di Dio!

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Visitazione della Beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

31 maggio 2015

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN SLOVACCHIA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NEI PRESSI
DEL SANTUARIO DEDICATO AL MISTERO DELLA VISITAZIONE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Levoča (Slovacchia) – Lunedì, 3 luglio 1995

 1. “E beata colei che ha creduto” (Lc1, 45).

Il santuario di Levoca è dedicato al mistero della visitazione, il secondo mistero gaudioso che meditiamo oggi, istruiti dal Vangelo di san Luca. Ecco: Maria dopo l’annunciazione andò a trovare Elisabetta, sua parente, nella casa di Zaccaria. Elisabetta era stata scelta come madre di Giovanni il Battista, colui che doveva preparare la venuta del Messia. L’incontro in quella casa è dunque non soltanto l’incontro di due madri, ma in un certo senso anche l’incontro di due figli. Lo esprime chiaramente Elisabetta al momento del saluto: “A che debbo – dice – che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1, 43-44). Così dunque non è soltanto Elisabetta a salutare Maria; in lei, anche Giovanni saluta Gesù, che Maria porta nel suo grembo fin dal momento dell’annunciazione.

“Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1, 42). Le parole di Elisabetta ci sono ben note. Le recitiamo tante volte nel Saluto dell’Angelo: “Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”. Si può dire che queste parole racchiudono tutto il Vangelo della Visitazione, che è un particolare contenuto della nostra fede. Oggi vengo a Levoca proprio nello spirito del mistero della Visitazione. E voi, giunti qui in pellegrinaggio da Spis e da tutta la Slovacchia, vi prostrate ai piedi della Vergine proprio nello spirito del Vangelo della Visitazione.

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Beata Vergine Maria Ausiliatrice. Angelus di San Giovanni Paolo II

24 maggio 2015

GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 31 gennaio 1988

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1 Nel nostro spirituale pellegrinaggio ai Santuari di Maria, oggi ci rechiamo col pensiero a Torino, alla Basilica di Maria Ausiliatrice. E lo facciamo con una particolare intenzione, cara al mio cuore: questo Santuario infatti è un monumento alla Madonna edificato da san Giovanni Bosco, di cui proprio oggi ricordiamo il primo centenario della morte.

Don Bosco, come viene affettuosamente chiamato nel mondo, non solo dalla grande Famiglia Salesiana di cui è fondatore, ha profondamente venerato, amato, imitato la Madonna sotto il titolo di “Auxilium Christianorum”, ne ha diffuso insistentemente la devozione, in essa ha visto il fondamento di tutta la sua ormai mondiale opera a favore della gioventù e della promozione e difesa della fede. Egli amava dire che “Maria stessa si è edificata la sua casa”, quasi a sottolineare come la Madonna avesse miracolosamente ispirato tutto il suo cammino spirituale ed apostolico di grande educatore ed, ancora più estesamente, come Maria sia stata posta da Dio quale aiuto e presidio di tutta la sua Chiesa.

2 È impresso in me il ricordo del grande quadro posto sopra l’altare maggiore del Santuario. In esso don Bosco volle che fosse espressa la visione che egli aveva della funzione ecclesiale della Madonna, quella di essere “Madre della Chiesa ed Ausiliatrice dei cristiani” (cf. “Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice”, 6). Nel dipinto la Vergine santissima campeggia in alto, illuminata dallo Spirito Santo e circondata dagli Apostoli. Il santo aveva chiesto al pittore Lorenzone che fossero riprodotti attorno a lei i momenti più significativi della storia, nei quali l’Ausiliatrice aveva mostrato la sua materna e straordinaria protezione verso la Chiesa. L’artista gli disse che ci sarebbero volute tutte le pareti del tempio e non poté tradurre in immagini la grandiosa proposta di don Bosco. Ad ogni modo, il cuore del santo vedeva la Madonna proprio in questa immensa ed ecclesiale prospettiva.

3 Sappiamo bene che la venerazione di Maria come Ausiliatrice antecede nel tempo il suo grande devoto don Bosco; il titolo si trova infatti nelle litanie Lauretane e sottolinea la presenza attiva di Maria nei momenti difficili della storia della Chiesa: presenza di salvezza insperata, segno prodigioso della immancabile assistenza dello Spirito di verità e di grazia.

Oggi, quando la fede viene messa a dura prova, e diversi figli e figlie del Popolo di Dio sono esposti a tribolazioni a causa della loro fedeltà al Signore Gesù, quando l’umanità, nel suo cammino verso il grande Giubileo del duemila, mostra una grave crisi di valori spirituali, la Chiesa sente il bisogno dell’intervento materno di Maria: per ritemprare la propria adesione all’unico Signore e Salvatore, per portare avanti con la freschezza e il coraggio delle origini cristiane l’evangelizzazione del mondo, per illuminare e guidare la fede delle comunità e dei singoli, in particolare per educare al senso cristiano della vita i giovani, ai quali don Bosco diede tutto se stesso come padre e maestro.

In questo anno mariano ci aiuti e ci benedica, dal suo Santuario di Torino, Maria Ausiliatrice; ci benedica anche il suo devoto figlio, san Giovanni Bosco.

“Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis”.

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Madonna del Rosario di Pompei. Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” di San Giovanni Paolo II

8 maggio 2015

LETTERA APOSTOLICA

ROSARIUM VIRGINIS MARIAE


DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
ALL’EPISCOPATO, AL CLERO
E AI FEDELI
SUL SANTO ROSARIO

 

INTRODUZIONE

1 Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s’inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi ‘gridare’ Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».(1)

Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.(2) In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.

I Romani Pontefici e il Rosario

2 A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l’Enciclica Supremi apostolatus officio,(3) alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII(4) e soprattutto Paolo VI, che nell’Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l’ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.

Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall’elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. […] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell’ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell’insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(5)

Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi,all’inizio del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!

Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario

3 Per questo, sull’onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l’esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,(6) ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell’anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l’anno che va dall’ottobre di quest’anno all’ottobre del 2003 Anno del Rosario

Affido questa indicazione pastorale all’iniziativa delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un’ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7)

Obiezioni al Rosario

4 L’opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni. La prima riguarda l’urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell’attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni. C’è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell’importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.

Forse c’è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l’ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio […] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».(8) Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all’ecumenismo!

Via di contemplazione

5 Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria ‘pedagogia della santità’: « C’è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera ».(9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche ‘scuole’ di preghiera ».(10)

Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull’humus dell’Oriente cristiano.

Preghiera per la pace e per la famiglia

6 A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l’urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All’inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell’attentato dell’11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell’intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.

« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)

7 Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l’incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l’autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11) i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza. 

Sulle orme dei testimoni

8 Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario,(12) e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di santità poggia su un’ispirazione udita nel profondo del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo! ».(13) Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell’antica Città, appena lambita dall’annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall’eruzione del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci e delle ombre della civiltà classica.

Con l’intera sua opera e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo sviluppò l’anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del Rosario ».

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Omelia di Sua Santità Benedetto XVI  nella Solennità dell’Annunciazione del Signore. AVE MARIA (Schubert)

25 marzo 2015

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO

PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI E

CONSEGNA DELL’ANELLO CARDINALIZIO

Piazza San Pietro

Sabato, 25 marzo 2006

 

Signori Cardinali e Patriarchi,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!

E’ grande motivo di gioia per me presiedere questa Concelebrazione con i nuovi Cardinali, dopo il Concistoro di ieri, e considero provvidenziale che essa si svolga nella solennità liturgica dell’Annunciazione del Signore e sotto il sole che il Signore ci dà. Nell’Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, noi riconosciamo gli inizi della Chiesa. Da lì tutto proviene. Ogni realizzazione storica della Chiesa ed anche ogni sua istituzione deve rifarsi a quella originaria Sorgente. Deve rifarsi a Cristo, Verbo di Dio incarnato. E’ Lui che noi sempre celebriamo: l’Emmanuele, il Dio-con-noi, per mezzo del quale si è compiuta la volontà salvifica di Dio Padre. E tuttavia (proprio oggi contempliamo questo aspetto del Mistero) la Sorgente divina fluisce attraverso un canale privilegiato: la Vergine Maria. Con immagine eloquente san Bernardo parla, al riguardo, di aquaeductus (cfr Sermo in Nativitate B.V. MariaePL183, 437-448). Celebrando l’Incarnazione del Figlio non possiamo, pertanto, non onorare la Madre. A Lei fu rivolto l’annuncio angelico; Ella lo accolse e, quando dal profondo del cuore rispose: “Eccomi … avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38), in quel momento il Verbo eterno incominciò ad esistere come essere umano nel tempo.

Di generazione in generazione resta vivo lo stupore per questo ineffabile mistero. Sant’Agostino, immaginando di rivolgersi all’Angelo dell’Annunciazione, domanda: “Dimmi, o Angelo, perché è avvenuto questo in Maria?”. La risposta, dice il Messaggero, è contenuta nelle parole stesse del saluto: “Ave, o piena di grazia” (cfr Sermo 291,6). Di fatto, l’Angelo, “entrando da Lei”, non la chiama con il nome terreno, Maria, ma col suo nome divino, così come Dio da sempre la vede e la qualifica: “Piena di grazia –gratia plena“, che nell’originale greco è 6,P”D4JTµX<0, “piena di grazia”, e la grazia è nient’altro che l’amore di Dio, così potremmo alla fine tradurre questa parola: “amata” da Dio (cfr Lc 1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un titolo espresso in forma passiva, ma questa “passività” di Maria, che da sempre e per sempre è l’”amata” dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa in lei. Anche in questo Ella è discepola perfetta del suo Figlio, che nell’obbedienza al Padre realizza interamente la propria libertà e proprio così esercita la libertà, obbedendo. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la stupenda pagina in cui l’Autore della Lettera agli Ebrei interpreta il Salmo 39 proprio alla luce dell’Incarnazione di Cristo: “Entrando nel mondo Cristo dice: … Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,5-7). Di fronte al mistero di questi due “Eccomi”, l’ “Eccomi” del Figlio e l’ “Eccomi” della Madre, che si rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen alla volontà d’amore di Dio, noi rimaniamo attoniti e, pieni di riconoscenza, adoriamo.

Che grande dono, Fratelli, poter tenere questa suggestiva celebrazione nella solennità dell’Annunciazione del Signore! Quanta luce possiamo attingere da questo mistero per la nostra vita di ministri della Chiesa. In particolare voi, cari nuovi Cardinali, quale sostegno potrete avere per la vostra missione di eminente “Senato” del Successore di Pietro! Questa provvidenziale coincidenza ci aiuta a considerare l’evento odierno, in cui risalta in modo particolare il principio petrino della Chiesa, alla luce dell’altro principio, quello mariano, che è ancora più originario e fondamentale. L’importanza del principio mariano nella Chiesa è stata particolarmente evidenziata, dopo il Concilio, dal mio amato Predecessore Papa Giovanni Paolo II, coerentemente col suo motto Totus tuus. Nella sua impostazione spirituale e nel suo instancabile ministero si è resa manifesta agli occhi di tutti la presenza di Maria quale Madre e Regina della Chiesa. Più che mai questa presenza materna fu da lui avvertita nell’attentato del 13 maggio 1981 qui in Piazza San Pietro. A ricordo di quel tragico evento egli volle che un mosaico raffigurante la Vergine dominasse, dall’alto del Palazzo Apostolico, su Piazza San Pietro, per accompagnare i momenti culminanti e la trama ordinaria del suo lungo pontificato, che proprio un anno fa entrava nell’ultima fase, dolorosa e insieme trionfale, veramente pasquale. L’icona dell’Annunciazione, meglio di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello Spirito Santo, l’Alleanza tra Dio e l’umanità è stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è “compreso” sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo “sì” alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium.

Il tema del rapporto tra il principio petrino e quello mariano lo possiamo ritrovare anche nel simbolo dell’anello, che tra poco vi consegnerò. L’anello è sempre un segno nuziale. Quasi tutti voi lo avete già ricevuto nel giorno della vostra Ordinazione episcopale, quale espressione di fedeltà e d’impegno a custodire la santa Chiesa, sposa di Cristo (cfr Rito dell’Ordinazione dei Vescovi). L’anello che oggi vi conferisco, proprio della dignità cardinalizia, intende confermare e rafforzare tale impegno, a partire ancora una volta da un dono nuziale, che vi ricorda il vostro essere prima di tutto intimamente uniti a Cristo, per compiere la missione di sposi della Chiesa. Ricevere l’anello sia dunque per voi come rinnovare il vostro “sì”, il vostro “eccomi”, rivolto al tempo stesso al Signore Gesù, che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa Chiesa, che siete chiamati a servire con amore sponsale. Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano dunque in quello che costituisce il compimento di entrambe, cioè nel valore supremo dellacarità, il carisma “più grande”, la “via migliore di tutte”, come scrive l’apostolo Paolo (1 Cor 12,31; 13,13).

Tutto passa in questo mondo. Nell’eternità solo l’Amore rimane. Per questo, Fratelli, profittando del tempo propizio della Quaresima, impegniamoci a verificare che ogni cosa nella nostra vita personale, come pure nell’attività ecclesiale in cui siamo inseriti, sia mossa dalla carità e tenda alla carità. Anche per questo ci illumina il mistero che oggi celebriamo. Infatti, il primo atto che Maria compì dopo aver accolto il messaggio dell’Angelo, fu di recarsi “in fretta” a casa della cugina Elisabetta per prestarle il suo servizio (cfr Lc1,39). Quella della Vergine fu un’iniziativa di autentica carità, umile e coraggiosa, mossa dalla fede nella Parola di Dio e dalla spinta interiore dello Spirito Santo. Chi ama dimentica se stesso e si mette al servizio del prossimo. Ecco l’immagine e il modello della Chiesa! Ogni Comunità ecclesiale, come la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere con piena disponibilità il mistero di Dio che viene ad abitare in essa e la spinge sulle vie dell’amore. E’ questa la strada su cui ho voluto avviare il mio pontificato invitando tutti, con la prima Enciclica, a edificare la Chiesa nella carità, quale “comunità d’amore” (cfr Enc. Deus caritas est, Seconda parte). Nel perseguire tale finalità, venerati Fratelli Cardinali, la vostra vicinanza, spirituale e fattiva, mi è di grande sostegno e conforto. E per questo vi ringrazio, mentre invito voi tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, ad unirvi nell’invocazione dello Spirito Santo, affinché il Collegio dei Cardinali sia sempre più ardente di carità pastorale, per aiutare tutta la Chiesa a irradiare nel mondo l’amore di Cristo, a lode e gloria della Santissima Trinità. Amen!

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

28 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

28 febbraio

I segreti di Bernardetta

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

A questo punto torniamo un po’ indietro e ripensiamo ad una cosa. Bernardetta ha ricevuto durante le apparizioni tre segreti dalla Vergine. Non ne ha mai parlato con nessuno, dicendo che riguardavano soltanto lei. La curiosità così si è fermata davanti a questa semplice spiegazione.

Ma, come dice René Laurentin, Bernardetta è e rimane la più segreta delle sante non certo per i segreti che non ha rivelato. Rimane segreta soprattutto per le prove nascoste, intime, dolorose dei suoi ultimi anni, per l’immolazione e la passione che la resero conforme all’immagine del Crocifisso. Di questa sua passione noi sappiamo pochissimo perché lei non se ne è lasciata sfuggire che qualche parola. Hanno parlato e continuano a parlare i suoi silenzi. La sua vita, semplicissima e trasparente è un segreto di bellezza conosciuto solo dallo Sposo! Noi possiamo sentirne un po’ solo il profumo!

Bernardetta ha sopportato tutto, ma non ha mai rinunciato ad essere se stessa, dai tempi dell’apparizione fino alla sua vita religiosa a Nevers. Per riuscire in tutto questo il suo primo “segreto” è Maria: come lei ha fatto sì che le esigenze umane si accordassero ai richiami dello Spirito. È un segreto la sua pazienza, la sua sofferenza, il suo totale annullamento nell’amore di Dio. Bernardetta è stata davvero “nascosta con Cristo in Dio”. La sua è una santità spoglia di esteriorità e di opere, priva di grandi cose che colpiscono l’attenzione, ma ricca di amore di Dio vissuto con naturalezza e semplicità.

Il suo è un amore che offre e chiede tutto, un amore totale, senza riserve, vissuto nel silenzio. Come Maria, Bernardetta ha scelto Dio solo! E questo le è stato possibile perché ha amato moltissimo la Madonna: “Dopo averla vista – diceva – non si ama più la terra… È così bella che quando la si è vista una volta, si ha fretta di morire per rivederla”.

Anche la sua preghiera era semplice, priva di sentimentalismo e di troppe parole. Preferiva il Rosario con il quale si era intrattenuta con la Vergine Immacolata, fin dal primo incontro e poi durante tutte le altre apparizioni.

Raccomandava il Rosario a tutti: “Non lo direte mai invano! Addormentatevi recitandolo… come i bambini piccoli si addormentano dicendo “mamma”.

Un altro segreto di Bernardetta è stato la povertà. Non ha voluto mai ricevere denaro da alcuno. E soprattutto non si vergognava di essere povera. In questo modo voleva seguire Gesù. Spesso diceva: “Una sposa per bene deve seguire lo sposo ed entrare sempre di più nel suo cuore”.

E poi l’umiltà, l’obbedienza, la sopportazione di ingiustizie, di persecuzioni, di dolori fisici e morali. Quanti segreti di santità! Ma ne manca uno, forse il più nascosto: la grande confidenza e la tenera devozione per San Giuseppe.

Bernardetta, la figlia privilegiata di Maria, aveva scoperto la paternità di San Giuseppe! Una volta una suora la sorprende a fare una novena alla Vergine Maria davanti a una statua di San Giuseppe: “State sbagliando…” le dice. Ma Bernardetta subito risponde: “La Santa Vergine e San Giuseppe sono sempre perfettamente d’accordo e in Cielo non ci sono gelosie!”.

Ed è a San Giuseppe che con insistenza chiedeva ogni giorno “la grazia di amare Gesù e Maria così come vogliono essere amati”. Per Bernardetta San Giuseppe ha preso visibilmente il primo posto tra le amicizie celesti e nella devozione alla Sacra Famiglia egli assume per Bernardetta un’importanza di primo piano. “La Sacra Famiglia rappresenta così come l’Orto degli Ulivi, un luogo di “Amore puro”. Solo grazie alla morte in croce di Gesù possiamo sperare di gustare qualcosa della straordinaria Sacra Famiglia. Bernardetta ha capito che per Gesù il tragitto conduce dalla Trasfigurazione alla Croce, mentre, per quanto ci riguarda, è la Croce che ci permette di guardare alla Trasfigurazione.” (Doze).

A San Giuseppe diceva: “Fate crescere Gesù, fatelo crescere in me come a Nazareth”.

Sì, Bernardetta, come Teresa d’Avila, aveva trovato il suo maestro di preghiera: “Quando non si è capaci di pregare – diceva Bernardetta – ci si rivolge a San Giuseppe!”. Trascorrerà ore intere nel giardino, in una piccola cappella dedicata a San Giuseppe: “Lì si prega bene, ci entro ogni volta che posso”. Quella cappella le faceva ritrovare il silenzio e l’intimità della preghiera alla grotta mentre il suo cuore accoglieva tutti i segreti dello Sposo che si comunicavano a lei sua piccola sposa fedele.

E una cosa non vogliamo dimenticarla, un piccolo segno di predilezione di San Giuseppe: la prima tomba di Bernardetta fu proprio in quella cappella, nel mezzo del giardino di Casa Madre.

Impegno: Come Bernardetta, rivolgiamoci oggi a San Giuseppe, ricorriamo a lui come faceva Gesù a Nazaret, confidiamoci e appoggiamoci a lui come faceva Maria… e non tarderemo a sentire la sua presenza e la sua risposta!

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

27 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

27 febbraio

 La glorificazione

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La notizia della morte di Bernardetta di sparse in un baleno per tutta la Francia. Gli abitanti di Nevers furono ammessi nella Cappella il giorno dopo e quattro suore furono incaricate, per tre giorni, di far toccare al suo corpo un’infinità di oggetti, fra i più diversi: medaglie, corone, crocifissi, immagini, strumenti di lavoro, ditali, forbici ecc.

Così cominciava ad essere esaltata e glorificata l’umile confidente della Regina del Cielo.

I funerali ebbero luogo il 19 aprile presenti il Vescovo di Nevers e ottanta sacerdoti, fra i quali anche l’Abate Pomian, confessore di Bernardetta a Lourdes, colui che l’aveva preparata alla Prima Comunione e aveva ricevuto le sue prime confidenze riguardo all’apparizione. Il Corpo viene sepolto nella Cappella di San Giuseppe, al centro del giardino del Convento. Quel luogo diventò presto meta di fedeli e sorgente di miracoli che continuano a ripetersi fino ad oggi.

Passarono intanto ventinove anni. Il 20 agosto 1908 il Vescovo di Nevers costituiva un tribunale ecclesiastico incaricato di raccogliere le testimonianze sulla vita, le virtù e la santità di Suor Marie Bernard. Si tennero centotrentatrè sedute e poi il processo fu inviato a Roma, alla Sacra Congregazione dei Riti.

Cinque anni dopo, nel 1913, Sua Santità Pio X dichiarava Bernardetta Venerabile. Sua Santità Pio XI diede luogo alla Beatificazione di Bemardetta nel 1925, chiamandola “eroina di virtù, esempio magnifico di santità”. Trent’anni dopo la sepoltura, alla riesumazione, si poté constatare che il suo corpo era secco, ma perfettamente intero e senza traccia di corruzione.

Finalmente 1’8 dicembre 1933 lo stesso Pontefice Pio XI innalzò la piccola Bernardetta al più alto grado al quale possa giungere una creatura, dichiarandola Santa. È Dio stesso che glorifica i suoi santi concedendo per loro intercessione molti miracoli. Uno dei miracoli attribuiti a Bernardetta fu la guarigione di Suor Melania, delle Suore della Provvidenza di Ribeauville. Affetta da una profonda ulcera allo stomaco, non poteva più mangiare e frequenti e copiose erano le emorragie. Le cure non riuscivano ad ottenere alcun miglioramento. I dolori si estesero anche all’intestino e si era ormai certi che la morte fosse vicina. Vincendo le difficoltà del viaggio Suor Melania fu portata a Nevers, presso la tomba di Bernardetta. Là rimase a lungo da sola chiedendo la grazia della guarigione. All’improvviso si sentì tornare le forze, sparirono i dolori, ebbe fame e chiese di mangiare senza sentirne alcun disturbo. Chi l’accompagnava e conosceva la sua storia capì subito che si trattava di una guarigione istantanea e completa. Questo fu confermato dai medici e suor Melania rientrando in comunità tornò a svolgere fino alla fine il suo lavoro di infermiera, senza ammalarsi più. Questo fu uno dei miracoli documentati che servì per la Santificazione di Bernardetta.

Impegno: Rivolgiamoci a Bernardetta e chiediamole di intercedere per noi presso la Vergine Maria e presso Gesù per tutti i bisogni spirituali e materiali della nostra famiglia.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

26 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

26 febbraio

La Pasqua di Bernardetta

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Per ogni cristiano la Pasqua è il passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà della vita.

E la Pasqua più significativa e solenne è il passaggio dalla morte alla vita, dalla terra al Cielo. Ormai si avvicinava questo passaggio anche per Bernardetta.

Durante la settimana santa del 1879 si aggrava. I dolori non sono più controllabili, non riesce più né a dormire né a mangiare. Notte e giorno è un gemito continuo. Chiede perdono a tutti, con un filo di voce. L’asma le squassa il petto e sempre più frequenti e copiosi si fanno gli sbocchi di sangue. Con delicatezza, per darle qualche sollievo, le infermiere la portano dal letto alla poltrona, ma anche questo costituisce una grande sofferenza acutizzata dal più piccolo movimento. Bernardetta vorrebbe nascondere il dolore, come ha fatto sempre, ma ormai non ci riesce più. Spesso sussurra: “Dio mio, datemi la pazienza…”. Il lunedì di Pasqua entra in agonia e diventano più forti anche le tentazioni visto che ogni tanto dice con dolore: “Và via, Satana!”.

Il martedì riceve ancora la comunione ed ha una forte crisi respiratoria. La suora che l’assiste le suggerisce di fare il sacrificio della sua vita a Dio. Bernardetta con un soffio risponde subito, sorridendo: “Quale sacrificio! Non è un sacrificio abbandonare finalmente una povera vita nella quale si incontrano tante tribolazioni, per appartenere a Dio!”. Non ce la fa più e aggiunge: “Ha davvero ragione l’Imitazione di Cristo: non bisogna aspettare l’ultimo momento per servire Dio: si è capaci di fare così poco!”.

Dopo aver passato una notte di intensa sofferenza, il mattino dopo, verso le 11 e mezzo, chiede di essere sollevata. Dal letto la portano sulla poltrona vicino al fuoco, di fronte al suo Crocifisso, mentre, solo con le labbra, invoca il nome di Gesù.

Poi desidera poter stringere a sé il Crocifisso e mormora: “Gesù mio, quanto vi amo!”. Infine si rasserena, alza lo sguardo e i suoi occhi cominciano a brillare. Con una rinnovata forza ripete: “Dio mio, vi amo con tutto il cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze”. Bacia poi, lentamente, le piaghe di Gesù e aggiunge: “Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me, povera peccatrice, povera peccatrice…”. Fa allora un segno di croce, lento, calmo, ampio come l’Immacolata le aveva insegnato e poi, inclinando la testa, muore. Erano le 15 e un quarto del 16 aprile 1879. Bernardetta aveva trentacinque anni.

Impegno: Offriamo il Rosario di oggi per tutti gli agonizzanti perché possano sentire vicino a loro la presenza confortatrice di Gesù e di Maria.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

25 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

25 febbraio

 Affinamento spirituale nel dolore

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La sofferenza di Bernardetta, però, non era solo fisica. Non era mai stata solo così. Lei stessa diceva, infatti, che tutte le sofferenze fisiche erano “uno scherzo” se paragonate a quelle intime, dello spirito e del cuore. La sua salute, intanto, peggiora sempre di più e il 3 giugno del 1873 riceve per la terza volta l’Unzione degli infermi. Sollevata da ogni incarico, sente che questo diventa una croce in più: “Non vogliono più saperne di me”, dice. Comincia a soffrire la solitudine del cuore, l’abbandono. A poco a poco, però, sembra diventare come “indifferente” ad ogni occupazione, ad ogni osservazione, anche ai rimproveri che non le mancano mai. Ella cerca di vedere sempre e comunque solo la Volontà di Dio in tutto e in tutti.

Scriverà: “Più il povero ti ripugna e più bisogna amarlo. Bisogna accettare la malattia come una carezza. Non lasciarsi mai andare allo scoraggiamento”.

Ma si sente sempre più inutile, sempre più “di peso” alla comunità. Spesso dice: “Io qui svolgo solo il compito di malata”. E nelle sue lettere riconosce di essere ormai diventata “una vecchia carcassa”. È costretta a mettersi definitivamente a letto e il letto diventa la sua “bianca cappella”. “Mi unisco a tutte le Messe, soprattutto durante le notti che talvolta passo insonni. Non posso che pregare e soffrire: l’orazione è la mia sola arma. Anche in Cielo pregherò, e la mia preghiera sarà più forte che mai!”. Il tumore del ginocchio gonfio non le dà tregua. Spesso non basta un’ora per trovarle una posizione che le dia sollievo. L’asma le dilania il petto e ascessi si formano anche nel canale uditivo fino procurarle un sordità parziale. Lei si sente come sconfitta dal male. Ma, ancora più terribili, tra questi tormenti fisici, si insinuano i dubbi… Una profonda notte interiore trasforma i suoi ultimi giorni in un supplizio: “Dove sei, Signore? Come mi sembra lontana la fine di questo tunnel!”. Quante prove intime! Ad una consorella confessa: “È molto doloroso non poter respirare. Ma è molto più terribile essere torturati dalle sofferenze interiori… È terribile!”.

Bernardetta sperimenta l’agonia di Gesù nell’orto del Getsemani: l’ora più dura della Passione! Ma l’amore porta al sacrificio: “Non più la mia volontà, Madre mia, – scrive Bernardetta nelle sue note intime – non più la mia volontà, ma la vostra che è sempre quella di Gesù. O Maria, mia dolce Madre, ecco qui la vostra figlia affranta. Voi conoscete i miei bisogni, soprattutto quelli spirituali. Abbiate pietà di me e fate che io sia un giorno con voi in Cielo: là è la mia patria! Là troverò voi, mia buona Madre, in tutto lo splendore della gloria e con voi godrò in perfetta sicurezza la felicità di Gesù stesso! Durante le pene fisiche e morali una sposa di Cristo non deve proferire che queste parole: “Sì, Dio mio, sì, senza se e senza ma!”. Alle novizie andate a trovarla diceva mostrando l’immagine di un piccolo ostensorio attaccato alle cortine del letto: “Ecco… quando più penosa mi sembra la mia solitudine e più acuto è il mio dolore, io lo guardo e, guardandolo, sento più vivi in me il desiderio e la forza di immolarmi. Il Cuore di Gesù con tutti i suoi tesori è l’unico mio bene. In Lui vivrò e morrò in pace, pur in mezzo alle sofferenze”. E negli ultimi giorni, togliendo ogni immagine dal suo letto, lasciò soltanto il Crocifisso dicendo: “Questo mi basta!” e lo fissava e gli sorrideva, sentendo che il Cielo stava scendendo fino a lei.

Impegno: Amiamo la Volontà di Dio che è sempre buona e vuole solo il bene per noi. Amiamola anche quando non riusciamo a capirla e chiediamo a Maria di tradurcela lei, come solo una mamma sa fare.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

24 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

24 febbraio

Incarichi e vita di Comunità

 

Nostra Signora di Lourdes, prega noi.

In infermeria Bernardetta ci mette tutto l’impegno: studia e prende appunti per essere capace di svolgere al meglio il suo compito delicato. Impara bene il rapporto fra le misure farmaceutiche e quelle decimali. Restano ancora oggi i suoi quaderni ordinati, precisi. La sua competenza aumenta di giorno in giorno. Inoltre, sa sempre trovare il modo di rasserenare, rassicurare, sollevare non solo il corpo, ma anche lo spirito delle malate affidate alle sue cure. Scherza, veglia, cura, consiglia e così, quando l’infermiera capo si ammala e muore, rimane lei a dirigere l’infermeria, di fatto, ma senza nessun incarico ufficiale. Si dedica a chi ha bisogno a tempo pieno. E le suore lo sanno. Corrono in infermeria non solo quando stanno male, ma pure quando hanno bisogno di un incoraggiamento, di un po’ di entusiasmo e di forza, quando hanno bisogno di un sorriso e di una parola affettuosa e sincera. Bernardetta sa ascoltare, sa comprendere, intuire, consolare e quando occorre sa pure rimproverare e comandare. Anche da suora ha l’abitudine di canticchiare camminando, facendo le pulizie, ricamando o disegnando. Nel disegno riesce molto bene e pure da malata colora immagini del Sacro Cuore e di Gesù Bambino. Le piacciono le figure, le immagini e durante l’ultima malattia ne attacca molte alle tendine del letto. Legge pure, specialmente i tratti del Nuovo Testamento che parlano della Passione. “Quando leggo la Passione – diceva – mi commuovo di più di quando me la spiegano. Se si scrivono le cose con semplicità è sempre meglio”. Sa scherzare anche sulle sue malattie: “Sono capace soltanto di essere malata! Ma resisto al dolore come i gatti! Sarebbe un vero peccato soffrire e sprecarne il frutto… Io sono felice di soffrire… Sono più felice io col crocifisso sul letto della mia sofferenza che una regina sul suo trono”. Ricordando poi le parole della visione: “Non le prometto di farla felice in questo mondo ma nell’altro”, certa di questa verità, diceva: “La Santa Vergine non ha mentito! La prima parte si sta verificando a fondo. Tra poco… speriamo nella seconda! Sì, non credevo che si facesse tanta fatica a morire!”. Bernardetta stava proprio male. La tisi la divorava anche con manifestazioni di peritonite bacillare e frequenti erano gli sbocchi di sangue. La tubercolosi polmonare divenne poi tisi ossea con tumore, suppurazione al ginocchio e dolori lancinanti. L’infermiera non può più fare l’infermiera, ma continua a svolgere il compito, ben più prezioso, della preghiera e della sofferenza offerta per amore per i peccatori, secondo i desideri dell’Immacolata.

Impegno: il Rosario di oggi offriamolo per i malati, per chi soffre da solo, per chi è assistito ma non compreso, per chi non riesce ad accettare e ad offrire la sofferenza e per questo soffre ancora di più!

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Beata Vergine Maria della Mercede. Discorso di S. Giovanni Paolo II ai Membri del Capitolo Generale dell’Ordine

24 febbraio 2015

23 maggio 1980

 

Cari fratelli dell’Ordine della Beata Vergine Maria della Mercede,

Con profonda gioia comparto con voi questi momenti d’intimità, in un incontro familiare che confido serva per rendere ancora più stretti i legami di comunione affettuosa tra il vostro Istituto e il Papa.

So che vi siete radunati a Roma a motivo del Capitolo Generale, verso il quale guardano con tanta speranza tutti i religiosi dell’Ordine impegnati apostolicamente in 19 paesi di diversi continenti.

Vi ringrazio per la vostra visita, la quale esprime i vostri sentimenti di fedele adesione al Magistero della Chiesa. In questa opportunità voglio confermare la profonda stima che nutro verso il vostro antico e benemerito Ordine, che da più di sette secoli e mezzo si prodiga in favore dei membri più afflitti e bisognosi del corpo mistico del Cristo.

La missione che il vostro fondatore San Pedro Nolasco vi affidò, nell’opera diretta di redenzione e aiuto ai prigionieri, e che impregnò tutta la sua attuazione apostolica in parrocchie ed ospedali per i poveri, nell’insegnamento e nelle missioni, oggi si ritrova prolungata in un carisma di servizio alla fede, per proiettare un raggio di speranza ed offrire l’assistenza della carità di Cristo a coloro che si trovano sottomessi a nuove forme di prigionia nella nostra società; nei centri penitenziari, nei quartieri di periferia dove c’è la povertà e la fame, negli ambienti della droga, nelle zone di materialismo in cui si perseguitano i credenti o si riduce la Chiesa al silenzio, etc.

Si tratta di un campo vasto nel quale si deve riversare senza riserve il vostro spirito religioso e la disponibilità totale, frutto dell’esperienza generosa dei consigli evangelici e della professione del vostro quarto voto. Questa sarà la maniera di essere fedeli oggi al vostro carisma, nella scia tracciata da San Pedro Nolasco e raccolta già nelle prime costituzioni del 1272.

Non c’è dubbio che la vostra vocazione vi invita a un esigente impegno ecclesiale. Per mantenere viva questa consegna, c’è bisogno che siate persone di profonda vita interiore e che rinnoviate le vostre forze nel contatto col Modello di ogni perfezione: Cristo Gesù, Buon Pastore e Salvatore. Per questo vi ripeto: “Le vostre case devono essere soprattutto centri di preghiera, di raccoglimento, di dialogo – personale e comunitario – con Colui che è e deve essere il primo e principale interlocutore nella successione laboriosa delle ore di ogni vostra giornata” (Giovanni Paolo II, Allocutio ad Superiores generales religiosos habita, 4, die 24 nov. 1978: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, I [1978] 205).

A questa sublime scuola il religioso sazierà la sete di Dio che deve essere una caratteristica nella sua vita (cf. Sal 63,1-2) e si riempirà di quel grande amore che dona senso nuovo alla propria esistenza (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 10).

Rivolgendomi ai Religiosi il cui fondatore si è tanto impegnato nella devozione alla Madre di Dio e Madre nostra, non posso fare a meno di esortarvi a mantenere ed approfondire quel grande amore mariano che è la caratteristica peculiare del vostro Ordine. Prendete dalla “Madre della misericordia” e dalla “Consolatrice degli afflitti” l’esempio e l’ispirazione di ogni istante. Ella vi guiderà verso il suo Figlio e vi insegnerà il valore di ogni anima, alla quale prodigherete zelantemente la cura del vostro ministero.

Incoraggiandovi nei vostri propositi, vi assicuro la mia fiducia, prego per voi e impartisco a ciascuno dei membri del vostro Ordine la mia speciale benedizione.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (9° giorno)

23 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

23 febbraio

A Nevers: “Sono venuta per nascondermi”

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

È triste la cena di addio alla famiglia, il 3 luglio 1866. La mamma è già malata e morirà presto senza che Bernardetta possa rivederla. Per la partenza accetta di indossare un vestito azzurro che non le piace e quel poco che ha lo porta in una sacca a strisce di tela robusta. Parte per Nevers, accompagnata dalla Superiora e dopo due giorni, dopo il primo e ultimo viaggio fatto in treno, arriva in Casa Madre.

Tutto era stato preparato per accogliere nel modo meno speciale quella postulante speciale! Domenica 8 luglio, la Madre Generale le comanda di parlare delle apparizioni davanti a tutte le suore della casa e degli altri Istituti di Nevers. Nella grande sala sono raccolte anche le postulanti, le novizie e la loro Maestra. Bernardetta, davanti a circa trecento religiose, dovrà parlare di ciò che ha visto. Lo fa con la semplicità di sempre, contenta che questa sarà l’ultima volta. Per disposizione della Madre Generale, infatti d’ora in poi non dovrà più parlarne con nessuna religiosa e nessuna religiosa potrà farle più domande in merito. Ma i colloqui con gli altri continueranno e più volte fu vista piangere prima di entrare in parlatorio dove l’aspettavano visitatori di ogni tipo.

Bernardetta, in segno di distacco, lascia subito il suo capulet e veste con gioia l’abito e la cuffia delle postulanti. È venuta in convento proprio per nascondersi e non vuole far altro che la vita comune. Ma soffre molto per la lontananza da Lourdes e dai suoi cari, dalle amiche, dalle sue montagne, dalla grotta! Pensa con nostalgia, guardando i pioppi che dalla cucina si vedono nel prato, ai pioppi del Gave che amava tanto! Quanto ha pianto in quei giorni! E questa sofferenza le ha permesso di capire anche le altre sue compagne, che di nascosto piangevano per la lontananza dalla mamma. Ad una giovane novizia dirà: “Piangete la mamma? Su, piangete pure, così date da bere ai sorrisi”.

In Casa Madre Bernardetta viene affidata ad “un angelo custode”, cioè ad una suora che la introduce nelle abitudini del convento, agli orari, alle usanze e ai piccoli servizi come alle penitenze in uso a quel tempo. Tre settimane dopo il suo arrivo entra in noviziato, per l’anno di preparazione alla professione dei voti. Ma riprendono le crisi d’asma e nel luglio del 1866 Bernardetta farà la professione in articulo mortis, perché si era certi che sarebbe morta. Il vescovo stesso accorre e lei solo con un filo di voce può pronunciare qualche parola. Ma poi si riprende e questo le costa una sgridata da parte dalle Madri Superiore perché ha scomodato inutilmente tanta gente.

Ogni occasione è buona per “provare la sua virtù”. Bernardetta sopporta tutto con pazienza, ma soffre terribilmente, proprio per il suo animo sensibile e delicato. Alla Madre Maestra che le promette di torchiarla per renderla pronta alla professione, Bernardetta risponde con un sorriso: “Ma lo faccia con dolcezza…”. Certo, questo suo desiderio non è stato recepito! Non l’abbiamo ancora detto, ma Bernardetta ormai ha cambiato nome: in convento, per tutte, è solo Suor Marie Bernard.

Il 30 ottobre 1867 ripete la professione. La mamma era già morta, poi morirà il padre e anche il parroco Peyramale: la sofferenza diventa sempre più profonda. Alla professione, diversamente da tutte le altre suore, non riceve “l’obbedienza” cioè l’incarico da svolgere in qualche casa della Congregazione. La Madre Generale disse che l’avrebbero tenuta in Casa Madre per carità, perché era una buona a nulla. Ma il Vescovo, presente, ha un’intuizione delicata e, rivolgendosi a Bernardetta, le dice: “Il suo compito è la preghiera” . Ma ecco che c’è uno spiraglio di luce: viene messa ad aiutare l’infermiera. E lei, che conosce bene il soffrire, svolgerà questo compito bene come nessun’altra.

Impegno: Nelle sconfitte, nelle sofferenze, offriamo tutto per i peccatori, per la nostra e per la loro salvezza e non tiriamoci mai indietro se il Signore ci chiede qualcosa che ci costa.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (8° giorno)

22 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

22 febbraio

Bernardetta nell’Ospizio di Lourdes

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

All’inizio del 1860 la vita di Bernardetta è sempre la stessa: lavoro, studio, casa, visitatori. A studiare l’aiuta anche una maestra privata. A casa svolge il suo ruolo di primogenita contribuendo all’educazione dei fratelli, guidando le preghiere della mattina e della sera e poi non manca di ricevere i pellegrini, sempre più numerosi.

Prove, adulazioni, angherie, zelo indiscreto! Certo non si può continuare così! E allora, su interessamento del parroco, Bernardetta viene accolta come alunna e malata indigente, nell’Ospizio di Lourdes tenuto dalle Suore di Nevers. Qui, affidata alle suore, nessuno può incontrarla se non col permesso del parroco e della Superiora.

I genitori di Bernardetta e Bernardetta stessa erano contrari alla separazione, ma accettano quando viene loro assicurato che potranno vedersi senza permessi ogni volta che lo vorranno. Bernardetta, accompagnata da una suora, potrà andare a casa sua ogni volta che lo desidererà. Tutto è fatto per il suo bene, ma Bernardetta ne soffre, tanto, e capisce che il suo Calvario sta cominciando a diventare ancora più ripido. In compenso può studiare con più regolarità, ma, a diciassette anni, non riesce ancora a scrivere neppure un breve biglietto d’auguri senza fare tanti errori! Solo nel maggio del 1861 sarà capace di scrivere per la prima volta il racconto delle apparizioni, unendo comunque sempre il francese a molte espressioni dialettali.

Diventa brava nel cucito e nel ricamo, gioca, ride, scherza con tutti, ma le crisi d’asma non la lasciano. Una notte vengono chiamati i genitori perché si pensa che non la supererà. Riceve pure l’Unzione degli Infermi. Ma poi, improvvisamente, si riprende e testimonia davanti al Vescovo di Tarbes le meraviglie di cui è stata testimone. Così, il 18 gennaio 1862 il Vescovo firma una lettera pastorale nella quale afferma che “L’Immacolata Maria, Madre di Dio, è realmente apparsa a Bernardetta”.

Intanto l’afflusso dei visitatori, seppure più regolato, continua. Bernardetta confessa che qualche volta è stanca di ripetere sempre le stesse cose e che avrebbe voglia di scomparire. Si incontra anche con lo scultore Fabish che sta preparando la statua dell’Immacolata da mettere a Massabielle. Gli dà tutte le informazioni necessarie, ma egli ne tiene conto solo in parte e così, di quella statua che ancora oggi è nella grotta, Bernardetta dice decisa: “No, non è lei!”.

Per obbedienza risponde alle lettere dei pellegrini, per obbedienza riceve chi vogliono farle ricevere, per obbedienza non va all’inaugurazione della statua, per obbedienza lascia che facciano di lei quello che vogliono. Intanto, dopo aver molto pregato e riflettuto, accoglie con gioia la notizia che è stata accolta la sua richiesta di entrare fra le Suore di Nevers. È convinta di essere buona a nulla e di essere accolta solo per pietà. Senza dote, vista la sua povertà, la sua entrata nell’Istituto la considera un gesto di carità. Ancora un altro distacco, questa volta definitivo. Bernardetta lo sente forte, ma ancora una volta dice di sì.

Impegno: Chiediamo a Maria la grazia di saper dire di sì a quel che il Signore ci chiede, a quel che ci chiede anche attraverso gli altri e di vivere intimamente la gioia del sì anche quando questo ci costa.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (7° giorno)

21 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

21 febbraio

Vicende quotidiane

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

“Dalla metà di settembre 1858 i Soubirous hanno lasciato il Cachot. Ora la gente non chiude più loro la porta in faccia e hanno trovato una stanza in affitto. Là ricevono, a dicembre, la visita di Marie Moreau, di Tartas, una delle sette miracolate riconosciute dalla commissione vescovile.

La giovane veniva per ringraziare di aver ritrovato la vista. Ella fu, a quanto ci risulta, l’unica visitatrice che sia riuscita a lasciare un regalo a Bernardetta. Aveva fatto, in onore della Vergine, il voto di vestire per un anno solo di blu. Così lasciò la sua vecchia sottana su un letto di casa Soubirous. Siccome non si sapeva a chi darla, Bernardetta stessa se ne servì.

Nel primo trimestre del 1859 c’è un nuovo cambio di residenza. Francesco Soubirous ha potuto prendere in affitto il mulino Gras, sul Lapaca. Ora che lo tengono in considerazione, invece di voltargli le spalle, può giocare le sue carte come un uomo normale e la fatalità, che la miseria porta con sé, sembra scongiurata, almeno per un po’.

Un po’ più tardi, infatti, tornerà ad essere bracciante e a ricevere una paga molto al di sotto del giusto.

È in questo periodo che Bernardetta decide di digiunare, per la quaresima. Vuole fare un po’ di penitenza, come la Vergine le aveva chiesto. Forse pensava anche di esercitarsi, nella prospettiva di entrare nell’Ordine del Carmelo. La mamma, però, le proibisce questo digiuno e così Bernardetta si limita a fare la penitenza dell’obbedienza.

In estate le insistenti visite la stancano ancora e riprendono le crisi d’asma; così, in autunno, viene mandata a Cauterets per riposarsi e per curarsi. Ma pure qui le visite non mancano e viene invitata continuamente da varie famiglie. Bernardetta è sempre più stanca. Ecco perché alcuni visitatori notano in lei, almeno al suo primo apparire, un’espressione un po’ triste. Se non era forzata ad andare a casa dell’uno o dell’altro, rimaneva con la zia senza uscire mai e non parlava dell’apparizione a meno che non la si interrogasse. Piacere innocente, durante le ricreazioni, era quello di giocare con un bambino della casa, di due o tre anni. A Cauterets la videro andare a Messa ogni mattina e restare in chiesa dopo la Messa fino a quando la zia non la chiamava per andare via. (Laurentin).

Tornata a casa, riprende l’andirivieni di visitatori di ogni specie, favorevoli e contrari, che non vogliono lasciare Lourdes senza “aver visto gli occhi che hanno visto la Santa Vergine”. Non si sa come sottrarla a questa fatica che non ha tregua. Ma il parroco Peyramale ha già un’idea. È lui che dice: “A disposizione di tutti, ha edificato gli uni e meravigliato e confuso gli altri”. L’Abate Pomian, confessore di Bernardetta, aggiunge: “La prova migliore dell’apparizione è Bernardetta stessa”.

Impegno: Quando gli imprevisti ci irritano, i cambiamenti di programma ci infastidiscono e ci sembra di non aver mai tempo per noi, ringraziamo Dio che si serve di noi e ci permette di fare qualcosa di più per gli altri. Per questo, ogni volta, diciamo un’Ave Maria.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (6° giorno)

20 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

20 febbraio

Atteggiamento della Chiesa, dei pellegrini e di Bernardetta

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La Chiesa, come sempre, è molto prudente quando si tratta di apparizioni. Abbiamo visto l’atteggiamento fermo, ma attento, tenuto dal parroco e dai cappellani di Lourdes. Ad alcuni questo modo di fare può apparire duro, esagerato, ma bisognava mettere alla prova la sincerità di Bernardetta e la realtà dell’apparizione. E come Bernardetta non si fermò davanti agli ostacoli e all’incredulità degli altri, così la Chiesa non si fermò davanti alle prime emozioni, alle folle che gridavano al miracolo, alle richieste pressanti che venivano da ogni parte. Volle approfondire nella calma e nella preghiera.

La bianca Signora sapeva di poter contare sul giusto giudizio di chi rappresentava suo Figlio. Ha atteso, ma ha dato le prove della sua venuta. E così anche il vescovo dal quale Lourdes dipendeva, Mons. Laurence, istituì una commissione d’inchiesta per verificare i fatti e convocò Bernardetta; altri vescovi francesi l’andarono a trovare per sentire da lei stessa il racconto delle apparizioni. Nel dicembre del 1860, a Tarbes, il vescovo e il presbiterio interrogano ufficialmente Bernardetta e il segretario confronta questa deposizione con quella rilasciata nel 1858: l’accordo è perfetto, in ogni dettaglio. Mons. Laurence ne è profondamente impressionato e viene specialmente colpito dal modo con cui la veggente ripete il gesto della Vergine, mentre rivela il suo nome.

Intanto Bernardetta, che finalmente aveva fatto la prima Comunione il 3 giugno 1858 e farà la Cresima il 5 febbraio 1860, dopo il 16 luglio 1858, data che conclude il periodo delle apparizioni, vorrebbe tornare alla sua condizione di prima, ma diventa come “preda” dei pellegrini che la cercano, la vogliono portare di qua e di là, la inseguono dappertutto riservandole un’indiscreta venerazione che lei fermamente rifiuta, ma che la stanca e che non le permette di svolgere la vita normale di una ragazza della sua età.

“Abita con i suoi genitori, sopraffatti dall’accaduto, in una casa ormai aperta a tutti. Circola per le strade, è chiamata nelle case e anche nei paesi vicini. Alla gente piace vederla e farla vedere. Essa affronta ogni cosa senza scalpore né ostentazione, con il suo buon senso e il suo candore.

Testimonianze certe dicono che Bernardetta ha dovuto rispondere, come diceva pure il Parroco di Lourdes, a più di 30.000 persone” (Laurentin).

Quel che impressiona la gente è sempre quella semplicità disarmante in mezzo alla miseria più nera. Nessuno è mai riuscito a far accettare a Bernardetta e ai suoi genitori la più piccola offerta. Una signora venuta da fuori, dopo aver fatto domande e averla ascoltata, con la delicatezza di chi sa dare, abbraccia la ragazza e le fa scivolare di nascosto, sotto il grembiule, un braccialetto d’oro. Come se un carbone ardente le fosse caduto addosso, Bernardetta si alza di scatto lasciando cadere il regalo. Poi, confusa per il proprio gesto impulsivo, raccoglie il braccialetto e lo restituisce gentilmente alla signora: nessuna insistenza riuscì a farle cambiare idea.

Bernardetta così diceva: “Vorrei che si dicessero anche i difetti dei Santi e ciò che hanno fatto per correggersi perché questo servirebbe molto di più che non i miracoli e le loro estasi.”. Ella riconosceva lealmente, ad esempio, di essere testarda e paragonava la sua testa ad una pietra.

Soffriva molto per le ingiustizie, le sgridate non meritate e le umiliazioni perché era sensibilissima e delicata. Ma tutte queste sofferenze furono quelle che più non le risparmiarono specialmente le sue superiore, per mantenerla nell’umiltà, e i loro interventi, il più delle volte, erano irragionevoli, oltre che ingiusti.

La faceva soffrire anche il fatto di essere piccola di statura, di dimostrare molto meno della sua età. Poi ci scherzava su, ma a costo di un grande sforzo. Inoltre aveva buon gusto, era semplice, sincera, immediata e questo la portava anche ad essere impulsiva, qualche volta, come quando, ad esempio, non esitò a dire allo scultore che la statua della Vergine della grotta non assomigliava proprio a Lei e che era brutta: “Alzava gli occhi, non la testa! Le hanno fatto perfino il gozzo! E poi non era alta così, era alta come me”.

Ricamava molto bene, ma a fatica riuscì a leggere e scrivere, tanto che lo faceva solo se le era richiesto. Le piaceva l’allegria, il gioco, gli scherzi e amava fermarsi a parlare di tutto in famiglia, là dove ogni cosa le era preziosa e cara. Soffrì indicibilmente nel separarsi dai suoi e specialmente dal padre. Amava anche il nascondimento e quando pregava e meditava si raccoglieva ritirandosi tutta dietro il velo.

Aveva pregi e difetti, Bernardetta, ma tutto metteva nelle mani di Maria perché ne potesse fare qualcosa di prezioso per Dio. Santi non si nasce, ma si diventa con la forza della volontà e con l’aiuto di Dio e di Maria.

Impegno: Facciamo un sincero esame di coscienza guardando ai nostri difetti, a quelli che forse accettiamo troppo facilmente, senza correggerci e poi preghiamo Maria di aiutarci a vincerli, con decisione e con dolcezza.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (5° giorno)

19 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

19 febbraio

Diciassettesima Apparizione: 7 aprile

Diciottesima apparizione: 16 luglio

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Seguono interrogatori, visite, rapporti delle autorità. Sembra che tutto si sia concluso, ma ormai niente può essere come prima lì alla grotta. La Signora ha detto chi è e per chi crede si è accesa una luce nuova che non può spegnersi, per chi non crede appare la nebbia inquietante del dubbio.

Dodici giorni dopo Bernardetta sente che la Signora la chiama di nuovo alla grotta. Si avvia prima dell’alba. È il mercoledì dopo Pasqua. Sono già presenti un centinaio di persone che presto superano un migliaio. C’è pure il dottor Dozous che riferisce questo fenomeno: “Bernardetta stava in ginocchio recitando il suo rosario. Mentre con la sinistra sgranava la corona, con la destra teneva un cero benedetto. La fiamma le lambiva le dita discostate fra loro tanto che la fiamma passava tra loro facilmente. Volli subito vedere cosa succedeva, ma la pelle non presentava alcuna alterazione. Terminata la preghiera e la visione, Bernardetta si alzò ed io la fermai per un momento pregandola di mostrarmi la mano sinistra. La voltai e la rivoltai, la esaminai da ogni lato, ma non c’erano tracce di ustioni. Allora chiesi ad una persona lì vicino di riportarmi quello stesso cero e di riaccenderlo. Lo misi più volte, acceso, sotto la mano di Bernardetta, ma questa ogni volta si ritraeva dicendo: “Ma mi bruciate!!”.

La scienza spiega che in casi di isterismo, di psicosi, di alterazioni della coscienza, si può essere insensibili al dolore, ma questo non vuol dire che, ad esempio, una fiamma non provochi ustioni o alterazioni dei tessuti. Nel caso di Bernardetta, poi, la fiamma l’aveva toccata per ben quindici minuti!

La folla diventa sempre più numerosa, scoppia come una epidemia di visionarie e allora il sindaco di Lourdes fa recintare la grotta, ne proibisce l’accesso, il culto e nessuno può più attingere alla sorgente. Si moltiplicano gli interrogatori per Bernardetta che viene ancora minacciata di essere rinchiusa in prigione. Ma fra le tante, tuona la voce dell’Abbé Peyramale: “Riferite al Sindaco, al Prefetto e ai gendarmi che dovranno passare sul mio corpo prima di toccare un capello a Bernardetta!”. Da allora egli difenderà sempre la sua piccola parrocchiana che, in mezzo a tanto clamore, non perde la calma e si fida della sua Signora: Lei saprà come condurre le cose.

Alla grotta si fanno barricate, sempre di nuovo costruite e poi, di notte demolite fino a quando saranno tolte definitivamente il 5 ottobre per ordine dello stesso Imperatore di Francia perché all’acqua di Lourdes la moglie Eugenia attribuisce la sorprendente guarigione del loro bambino. Bernardetta, intanto, fa di tutto per nascondersi, e, presso le suore, riprende a studiare il catechismo e ad imparare a scrivere e a leggere un po’.

Alla grotta avvengono miracoli, documentati e non, insieme a tante conversioni: chi è che, allora come oggi, non si converte a Lourdes?

Ma, tre mesi dopo, c’é ancora un incontro, l’ultimo. È il 16 luglio, festa della Madonna del Carmelo: dopo i vespri Bernardetta sente l’inconfondibile richiamo alla grotta. Va di corsa sul prato, oltre il fiume, perché la palizzata le impedisce di raggiungere il suo solito posto e, per giunta, nasconde quasi per metà la nicchia. Ma la Vergine Immacolata non si lascia certamente fermare da questo! Anzi, Bernardetta, dopo averla contemplata per l’ultima volta, lungo la strada del ritorno, dirà: “Non vedevo più né le assi né il fiume Gave. Mi sembrava di essere vicina, sotto la grotta, non più lontana delle altre volte. Vedevo soltanto lei e così bella non l’avevo mai vista!”.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (4° giorno)

18 febbraio 2015

 

Madonna di Lourdes

18 febbraio

 Sedicesima apparizione: 25 marzo

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Erano passate così tre settimane dall’ultima visita della bianca Signora. La sera del 24 marzo Bernardetta sente di nuovo forte nell’anima il richiamo della visione. Va a letto, ma per la gioia non riesce a dormire. Così, all’alba, accompagnata dalla madre, corre verso Massabielle, piena di speranza.

La gente è già là, raccolta per celebrare la grande festa dell’Annunciazione. Arrivata sotto la grotta, che sorpresa! La Signora era là ad attenderla, dolcissima e sorridente, e accarezzava con lo sguardo la folla in preghiera, come fa una madre con i suoi figli. Bernardetta cade in ginocchio e poi gradualmente cambia espressione, mentre le sue labbra si aprono per parlare: Vuole chiedere scusa per il ritardo, ma la Signora la rassicura. Poi va subito al sodo. È questa la prima cosa da dire: “Signora, volete avere la bontà di dirmi chi siete?”. Quante prove ha fatto per trovare l’espressione adatta!! Ripete la stessa domanda una, due, tre volte. La Signora non risponde, ma continua a sorridere. Poi, dopo aver abbassato le braccia, alza gli occhi al cielo e, ricongiungendo le braccia sul petto, dice:

“Io sono l’Immacolata Concezione”.

“Sono le ultime parole che Ella mi disse” – confesserà in seguito Bernardetta, aggiungendo con infinita nostalgia: “Come erano belli i suoi occhi azzurri…!”. La Signora aveva detto il suo nome come sempre parlando in dialetto: “Que soy era Immaculada Councepciou”.

E sparisce. Bernardetta esce dall’estasi continuando a ripetere quelle parole che non capisce. Non risponde alle domande della folla, corre su per il sentiero sillabando continuamente per paura di dimenticare, Corre fino alla casa parrocchiale, entra e subito grida: “Que soy era Immaculada Councepciou!”.

Il parroco è senza parole! Capisce subito che la piccola sta riferendo le parole della Signora e non fa obiezioni anche se si sente fortemente turbato. Chiede però a Bernardetta se capisce che cosa vuol dire Immacolata Concezione. Bernardetta scuote la testa: non lo sa. Ma è felice! Ha portato a termine il suo incarico!

L’Abbé Peyramale dice ancora: “Ma come puoi dire una cosa che non capisci?”.

“L’ho ripetuto per tutta la strada, per non dimenticare! La Signora ha detto proprio così, davvero!”. E aggiunge: “Vuole una cappella…”.

Il parroco la manda via, ma ormai non può più far finta di niente: ne informerà subito il vescovo.

Impegno: Con affetto, con fede, invochiamo oggi la Vergine Maria col titolo che le è più caro: Immacolata Concezione, e chiediamole per noi e per il mondo la purezza del corpo e del cuore.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (3° giorno)

17 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

17 febbraio

Un tempo di attesa

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

A poco a poco i giorni sembrano tornare quelli di prima. La gente va ancora alla grotta, specialmente la domenica, ma Bernardetta è lasciata più tranquilla di riprendere la sua vita di sempre, a scuola, al catechismo, con le amiche. Certo, non ha dimenticato la bianca Signora! Passa più tempo a pregare e ogni tanto alla grotta ci torna pure, senza preoccuparsi né di nascondersi né di apparire. Nel suo cuore cresce l’innocenza, insieme alla serenità di una coscienza tranquilla, come si esprime Estrade. A Massabielle, sia per un sentimento di umiltà, sia per non attirare l’attenzione dei presenti, non si ferma più al suo solito posto, quello che aveva durante le apparizioni, ma va a rifugiarsi in fondo alla grotta. Là, raccolta, nascosta e spesso non riconosciuta, riflette e recita con devozione il Rosario, usando sempre la sua piccola corona.

Non si sa chi, vicino alla grotta, ha costruito un semplice e rustico altare dove la gente posa oggetti di pietà e fiori e così il vano anteriore della grotta sembra essere diventato un luogo di culto. I testimoni riferiscono che un gran numero di candele ardevano giorno e notte e le rocce di Massabielle cominciavano ad echeggiare di canti in onore della Madonna dei Pirenei. Il parroco di Lourdes scrive al Vescovo di Tarbes: “Ciò che è accaduto a Lourdes, a torto o a ragione, ha profondamente scosso la popolazione. Mai si è vista tanta affluenza alle funzioni in chiesa”.

Questa lettera rivela il grande risveglio religioso che si stava verificando in quel luogo, così come avviene sempre ovunque la Vergine Maria scelga di apparire. Questo fervore poi, nelle apparizioni autentiche, non si ferma sul posto, ma varca i confini della nazione e raggiunge ogni angolo della terra. E non potrebbe essere diversamente perché Maria viene non soltanto per qualcuno, ma per tutti, per tutti noi suoi figli, per toccarci il cuore e aiutarci a convertirci sempre di nuovo, tornando a lei che è la via facile che porta a Gesù.

A Lourdes, dopo quindici giorni di bel tempo che, tranne qualche mattina, aveva accompagnato le apparizioni, con un aria tiepida e serena che faceva credere in una primavera anticipata, era tornato di nuovo il freddo e la neve copriva le montagne, il paese e la grotta. Le giornate passavano tristi, ma Bernardetta attingeva gioia da quel ricordo che le portava il Cielo nel cuore.

Intanto marzo stava per finire e le prime gemme cominciavano a spuntare oltre la neve. Era un tempo d’attesa, tutta la natura attendeva qualcosa che stava per manifestarsi. Bernardetta pure lo sentiva e attendeva…

Impegno: Nei momenti in cui non comprendiamo per quale via Dio ci conduce, nei tempi di aridità o di attesa, teniamo accesa la fiamma della speranza e chiediamo a Maria di riaccenderla lei, ogni volta che si affievolisce. Diciamo per questo una Salve Regina.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (2° giorno)

16 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

16 febbraio

L’afflusso e il comportamento dei pellegrini

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Ormai non c’è più tregua. La grotta e il Chacot sono diventate le mete dei pellegrini; ma, più che la grotta, dove non vedono nulla, essi sembrano, in un primo tempo, preferire la casa di Bernardetta. Ricchi e poveri, donne, uomini e bambini, sani e malati, tutti fanno la coda per vederla e i pizzi, le crinoline, i gioielli, come fanno contrasto con la miseria di quella piccola stanza! Quella prigione umida e malsana sembra essere diventata un luogo sacro. Tra i malati c’è chi crede di aver ricevuto un miracolo e la notizia richiama altra gente. Ma lì miracoli non ce ne sono… almeno del tipo di quelli che la gente si aspetta.

Arrivano da fuori anche dei sacerdoti e ricominciano gli interrogatori, le richieste di segni e le offerte che Bernardetta fermamente rifiuta sempre. Una volta accetta solo una mela, per non offendere la signora che insiste tanto per dargliela, ma in cambio vuole che si sieda alla sua povera mensa e condivida con loro quel poco che ha preparato la mamma.

A sera, per cercare di riposare un po’, spesso è costretta ad accettare l’ospitalità di parenti o conoscenti e lì sembra dimenticare le fatiche di questi continui rapporti che la stancano proprio. Ricomincia l’asma, si sente oppressa e un pensiero la turba ogni tanto: “Ma perché la Signora avrà voluto quegli appuntamenti?”

Bernardetta non capisce, anche se è contenta di averla vista. Pensa, però, di non riandare alla grotta.

Le suore pure non le alleggeriscono questo momento: “Avresti fatto meglio a chiedere alla tua Signora di insegnarti il catechismo!”. Seguono, poi, altri interrogatori da parte del procuratore imperiale, del commissario e del sindaco: si tende a considerare chiuso l’argomento. Le autorità si tranquillizzano, mentre la folla dei pellegrini comincia a diminuire. Bernardetta, dal canto suo, appena ne ha l’occasione, canta e gioca con le amiche e di quanto si dice intorno a lei non si preoccupa.

Impegno: “Gettate in Lui ogni vostra preoccupazione perché Egli ha cura di voi”: questo vuole ripetere anche a noi la Vergine Maria, con le parole della Bibbia e allora, pur in mezzo alle difficoltà, non perderemo, come Bernardetta, la vera pace.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes. Novena alla Fiamma d’Amore del Cuore Immacolato di Maria (1° giorno)

15 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

15 febbraio 

Quattordicesima apparizione: 3 marzo

Quindicesima apparizione: 4 marzo

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Ormai più di tremila persone circondano la grotta. Di buon mattino Bernardetta va alla grotta, ma non trova la Signora. Aspetta, non arriva. Va via, ma torna più tardi e La vede!

Ancora un breve colloquio per chiedere la stessa cosa: la piccola dovrà tornare in canonica e sollecitare la costruzione della cappella. Quando Lei chiede, Bernardetta non ha dubbi né esitazioni: certamente andrà, anche se sa bene che le costerà , e tanto! “Signor curato, la Signora chiede ancora la cappella”. “Ma tu le hai chiesto come si chiama?”. “Sì, ma non me l’ha detto. Quando le faccio questa domanda Aquerò sorride soltanto!”.

Il Parroco la prende sullo scherzo questa volta: “Tu hai i soldi necessari? No?? E nemmeno io! Che li procuri lei e che faccia fiorire il rosaio della grotta!”. L’Abbé Peyramale non ammette repliche e Bernardetta se ne va, tranquilla come sempre: ha già detto tutto quanto aveva da dire.

Il 4 marzo, giovedì, è un giorno speciale. Si tratta del quindicesimo appuntamento dato dalla Signora. Ancora tremila e più persone si trovano alla grotta. Alla terza Ave Maria del secondo mistero Bernardetta va in estasi, mentre tutta la folla fissa lo sguardo su di lei.

Il suo volto rivela momenti di gioia, ma anche attimi di tristezza. Poi tutto finisce. La gente è delusa, si aspettava certo qualcosa di più! Bernardetta riprende la via del ritorno verso casa. Ma che qualcosa di soprannaturale sia successo tutti lo sentono e per devozione vogliono farle toccare i rosari, i malati, vogliono abbracciarla, baciarla.

Bernardetta è schiva, protesta, non vuole! E con decisione, adesso come sempre, in futuro, rifiuta il denaro che le offrono, che le fanno scivolare in mano, che tentano di metterle in tasca. A casa la cugina le chiede: “Ma perché prima eri gioiosa e poi eri triste?”. “Io sono triste quando Aquerò è triste e sorrido quando lei sorride”. Niente di più semplice per lei e niente di più bello per noi! A casa arriva una folla che via via si ingrossa. Bernardetta deve affacciarsi più volte, poi bisogna aprire la porta: ormai è in balia della gente che furtivamente le taglia pure la fodera della veste per conservarla come reliquia. Bernardetta non sopporta di diventare oggetto di questo fervore collettivo e ripete continuamente: “Ma perché mi toccate? Io non ho alcun potere!”. È però fiato perso! Comincia ora per la piccola messaggera della bianca Signora un periodo ancor più difficile.

Impegno: Troviamo uno spazio di silenzio e, nella calma, fissiamo gli occhi della fede sulla Vergine Maria per capire cosa la fa felice e cosa la rende triste, in noi e nel mondo. Poi, come Bernardetta, mettiamoci in sintonia con lei, pregando.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

14 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

14 febbraio

Dodicesima apparizione: 1 marzo

Tredicesima apparizione: 2 marzo

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

Papà Soubirous fino ad ora non è andato ancora alla grotta. Adesso si decide e accompagna Bernardetta che questa volta ha in mano un’altra corona: un’amica malata le ha chiesto di usare la sua, che è più bella, durante la preghiera alla grotta. Bernardetta mostra la corona alla Signora, tendendola verso l’alto. La gente crede che si tratti di una benedizione delle corone e ognuno imita quel gesto. Ma la Signora chiede a Bernardetta di usare la sua corona, che come sempre aveva in tasca. La Signora la ringrazia con un sorriso e le fa capire che la sua corona, proprio perché è la sua, quella con la quale prega sempre, quella che è come “impregnata” di confidenza e di fede, anche se di poco valore, è davvero il suo tesoro.

È presente alla grotta anche un prete forestiero, l’abate Desirat, che non conosce il divieto del parroco riservato agli ecclesiastici. Anch’egli è colpito dall’estasi di Bernardetta e non dimenticherà più il suo sorriso, certamente il riflesso di quello della bianca Signora.

Martedì 2 marzo, la Signora parla ancora a Bernardetta dicendole: “Vada a dire ai sacerdoti che si venga qui in processione”. Bernardetta, accompagnata dalle zie, riprende la strada della canonica. Immagina già quello che l’aspetta! E infatti il parroco la accoglie male. “Ma come? Questa Signora vuole pure processioni? E dove poi? In quel posto schifoso che è Massabielle!!”. Si infuria e rivolto alle zie aggiunge: “Che disgrazia avere qui una famiglia come la vostra che mette in subbuglio tutti quanti! Andatevene via!”.

Se ne vanno, ma Bernardetta è tranquilla: ha riferito il messaggio. Dopo un po’, però, si ricorda di dover chiedere di nuovo, a nome della Signora, la costruzione di una cappella. Ma le zie proprio non se la sentono di accompagnarla un’altra volta dal parroco. Bernardetta però non esita e torna in canonica. Trova il parroco con i tre cappellani. Il dialogo non è facile, si presta ad equivoci, anche perché Bernardetta non capisce il francese e non parla che il dialetto. Ma per fortuna l’ha accompagnata una signorina del luogo che può farle da interprete. Che strano! Con gli uomini Bernardetta ha bisogno di farsi tradurre le frasi, mentre la Signora, proprio per farsi capire, con lei non parla che il dialetto di Lourdes!

Impegno: Abbiamo la nostra corona del Rosario? La usiamo? Teniamola cara, impregnamola di preghiera: è il nostro tesoro e ogni volta che la terremo in mano la Vergine sorriderà anche a noi.

Santa Bernardetta, prega per noi.

 

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

13 febbraio 2015

Madonna di Lourdes

13 febbraio

Decima apparizione: 27 febbraio.

L’Abate Peyramale e la sua richiesta di una prova

Undicesima apparizione: 28 febbraio

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

La notizia della sorgente d’acqua aveva ridato a tutti fiducia ed entusiasmo. Più di ottocento persone, secondo il rapporto della polizia, si trovano venerdì 26 davanti alla grotta. Bernardetta arriva e come al solito comincia a pregare. Ma la grotta rimane vuota. La Signora non viene. Allora comincia a piangere e si chiede continuamente: “Perché? Che cosa le ho fatto?”.

Il giorno è lungo e la notte è senza riposo. Ma sabato mattina, 27 febbraio, ecco di nuovo la visione. Bernardetta bacia ancora la terra perché la Signora le dice: “Vada a baciare la terra in segno di penitenza per i peccatori”.

La folla presente la imita e molti baciano la terra, pur non comprendendone ancora il significato. Bernardetta poi dirà: “La Signora mi ha in seguito domandato se il camminare in ginocchio non mi affaticasse troppo e se baciare la terra non fosse troppo ripugnante per me. Io ho risposto di no e lei mi ha detto di baciare la terra per i peccatori”. In questa apparizione la Signora le dà anche un messaggio: “Vada a dire ai sacerdoti che facciano costruire qui una cappella”.

A Lourdes ci sono quattro sacerdoti: il parroco Abate Peyramale e tre curati ai quali il parroco aveva proibito di recarsi alla grotta. Bernardetta conosce il carattere brusco del suo parroco ma non esita a correre da lui per riferirgli la richiesta di “Aquerò”. Ma l’Abate vuole sapere il nome di colei che chiede addirittura una cappella! Bernardetta non lo sa? Allora glielo chieda e poi si vedrà! Anzi, se quella Signora pensa di aver diritto ad una cappella che lo dimostri “facendo fiorire subito il rosaio sotto la nicchia”. Bernardetta ascolta attenta, fa un inchino di saluto e dice che senz’altro riferirà. Poi, avendo assolto al suo compito, se ne torna tranquilla a casa.

Domenica 28, giorno di festa, la gente si accalca ancora più numerosa alla grotta di Massabielle. Per arrivare al suo posto Bernardetta ha bisogno dell’aiuto della guardia campestre Callet che si fa largo tra la folla a forza di gomitate. Ci sono quasi duemila persone ad attendere la bianca Signora. Bernardetta, in estasi, riferisce il desiderio dell’Abate. La Signora non dice niente, sorride soltanto. La veggente bacia la terra e anche i presenti lo fanno. Si sta creando un’intesa tra quella gente semplice e povera e la Signora che parla poco, ma sorride e con la sua presenza misteriosa incoraggia e dà forza. Bernardetta con lei si sente a suo agio. La sente vicina, amica e sente di volerle davvero un gran bene!

Impegno: Ancora qualche rinuncia, qualche penitenza, anche se questa parola sembra caduta ormai in disuso: offriamo qualcosa che ci costa per coloro che non sanno più di avere un Padre e una Madre.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

12 febbraio 2015

Lourdes

12 febbraio

Nona apparizione: 25 febbraio

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi. 

Giovedì 25 febbraio è la giornata più particolare. La gente aveva raggiunto la grotta già dalle due di notte e la folla cresceva di ora in ora. Ma tanti se ne andranno via sconcertati. Cosa sta succedendo? Bernardetta compie gesti che non si riescono a capire, è strana. Come il giorno precedente avanza in ginocchio verso l’interno della grotta, poi si dirige verso il fiume. È incerta, guarda verso la nicchia, come per chiedere cosa fare. Si mette poi a scavare in un punto preciso del terreno con le mani. Porta alla bocca poca acqua mescolata a fango, lo fa per tre volte e ogni volta la sputa. La quarta volta vince la ripugnanza e ne beve un sorso, un po’ meno torbido e poi, nel tentativo di lavarsi, si sporca la faccia. Alla fine strappa un po’ d’erba e la mangia.

Alla vista di tutto questo la gente la prende per pazza e i più se ne vanno via delusi e disorientati. Alla fine dell’estasi una donna le lava il viso mentre Bernardetta, a chi le chiede spiegazioni, dice con semplicità: “La Signora mi ha detto: “Vada a bere e a lavarsi alla fontana”. Io, non vedendo nessuna fontana, mi sono diretta verso il fiume. Ma lei mi ha detto di no e mi ha indicato il luogo. Ci sono andata, ma c’era soltanto un po’ d’acqua sporca. Allora ho cercato di scavare. L’acqua veniva, ma molto sporca. L’ho gettata via per tre volte e solo alla quarta ho potuto berne un poco. Ella mi ha detto pure: “Vada a mangiare quell’erba che troverà là”. Io l’ho presa e l’ho mangiata”.

Mentre tutti si meravigliano, Bernardetta è tranquilla: ha fatto ciò che la Signora le ha detto “per i peccatori” e non ci trova niente di strano. Tutti vanno via, ma verso sera la piccola pozzanghera scavata da Bernardetta è diventata una sorgente di acqua pura.

Secondo le testimonianze, una donna di Lourdes, Gianna Montat, ne riempie la prima bottiglia e la porta al padre ammalato. Un’altra bottiglia viene data al figlio dell’esattore, malato agli occhi: il giorno dopo è guarito. Dopo due o tre giorni, dalla sorgente venivano fuori, nelle ventiquattro ore, circa centoventimila litri di acqua. Da allora quell’acqua non ha mai smesso di sgorgare per calmare la sete del corpo e del cuore di milioni e milioni di persone. Quell’acqua continua a guarire e rimane pura nonostante vi vengano immersi ogni giorno migliaia di persone con le più svariate malattie. È il segno di un miracolo ancora più grande che continua a compiersi a Lourdes: il cuore di una Madre si dà continuamente ai suoi figli!

Impegno: Se è possibile beviamo con fede un sorso di acqua di Lourdes oppure facciamoci il segno della croce con l’acqua benedetta: la Vergine Maria, anche attraverso questi segni da riscoprire, vuole farci sentire il suo aiuto e la sua protezione.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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Preghiera della sera. Febbraio, mese dedicato alla Madonna di Lourdes

11 febbraio 2015

Lourdes

11 febbraio

Settima apparizione: 23 febbraio

Ottava apparizione: 24 febbraio

 

Nostra Signora di Lourdes, prega per noi.

È ancora buio, quel martedì 23, quando già un centinaio di persone aspetta l’arrivo di Bernardetta alla grotta. Sono le cinque e mezzo e Bernardetta è già per strada. Sono presenti questa volta vari esponenti della cultura e della borghesia e fra questi il funzionario Estrade che, rimasto scettico fino ad allora, poi diventa uno dei testimoni più convinti delle apparizioni e, tra l’altro, scrive: “Appena arrivata, Bernardetta, estraendo la corona dalla tasca, cominciò a pregare. Così facendo alzò gli occhi verso la rupe con uno sguardo interrogativo. D’improvviso trasalì di stupore e sembrò nascere ad una vitalità nuova. I suoi occhi si illuminarono e le labbra si schiusero al sorriso. Spontaneamente, noi uomini presenti ci togliemmo il cappello e ci inchinammo. Non vedevamo né udivamo nulla, ma quello che potevamo capire era che un intimo colloquio si stava svolgendo tra la misteriosa Signora e la fanciulla che avevamo sotto gli occhi. Bernardetta approvava col capo o sembrava interrogare. Poi, dopo circa un’ora, l’estasi finì”. Bernardetta dirà che durante il colloquio la Signora le ha confidato tre segreti, ma che questi riguardavano soltanto lei.

Il giorno dopo, mercoledì 24 febbraio, più di quattrocento persone sono inginocchiate davanti alla grotta. Bernardetta con difficoltà riesce a raggiungere il suo solito posto. Dopo il Rosario, nell’estasi, avanza verso la grotta, in ginocchio. La sua espressione rivela una profonda tristezza. È più pallida che mai tanto che la zia Lucilla che le è accanto, per l’emozione, sviene. Bemardetta, finita l’estasi, si asciuga le lacrime, si gira verso la folla e ripete le parole che la Signora, avvicinandosi a lei, le ha ripetuto con intensità per ben tre volte: “Penitenza! Penitenza! Penitenza!”. C’è il primo messaggio per tutti i fedeli: “Pregate per i peccatori. Baciate la terra in penitenza per i peccatori”.

Impegno: Facciamo penitenza anche noi. Per i peccatori, per ciò che sta più a cuore alla Vergine Maria, in questo momento della storia, offriamo una rinuncia, un sacrificio, un gesto di riconciliazione e di carità.

Santa Bernardetta, prega per noi.

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