Archive for the ‘Calendario mariano’ Category

Oggi si festeggia Maria Ausiliatrice, la “Madonna di don Bosco” e dei salesiani

24 maggio 2017

MARIA AUSILIATRICE, LA “MADONNA DI DON BOSCO”

Perché si celebra il 24 maggio? Chi ha istituito la festa e perché? Chi sono i grandi apostoli della devozione a Maria Ausiliatrice? Ecco le cose da sapere

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Festa dell’Assunta, ecco le cose da sapere – Famiglia Cristiana

15 agosto 2016

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Oggi si festeggia l’ Assunzione della Vergine Maria al cielo. Per essere stata la Madre di Gesù, Figlio Unigenito di Dio, e per essere stata preservata dalla macchia del peccato, Maria, come Gesù, fu risuscitata da Dio per la vita eterna. Maria fu la prima, dopo Cristo, a sperimentare la risurrezione ed è anticipazione della risurrezione della carne che per tutti gli altri uomini avverrà dopo il Giudizio finale. Fu papa Pio XII il 1° novembre 1950 a proclamare dogma di fede l’ Assunzione di Maria. Le Chiese ortodosse celebrano nello stesso giorno la festa della Dormizione della Vergine
14/08/2016

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Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi

15 agosto 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Lunedi 15 Agosto 2016
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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (Messa del Giorno)
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA’
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Ap 11,19; 12,1-6.10)
Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.
Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

Parola di Dio

Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa

14 agosto 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Domenica 14 Agosto 2016
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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (Messa della Vigilia)
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Grado della Celebrazione: SOLENNITA’
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (1Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2)
Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa.

Dal primo libro delle Cronache

In quei giorni, Davide convocò tutto Israele a Gerusalemme, per far salire l’arca del Signore nel posto che le aveva preparato.
Davide radunò i figli di Aronne e i levìti.
I figli dei levìti sollevarono l’arca di Dio sulle loro spalle per mezzo di stanghe, come aveva prescritto Mosè sulla parola del Signore.
Davide disse ai capi dei levìti di tenere pronti i loro fratelli, i cantori con gli strumenti musicali, arpe, cetre e cimbali, perché, levando la loro voce, facessero udire i suoni di gioia.
Introdussero dunque l’arca di Dio e la collocarono al centro della tenda che Davide aveva piantata per essa; offrirono olocausti e sacrifici di comunione davanti a Dio.
Quando ebbe finito di offrire gli olocausti e i sacrifici di comunione, Davide benedisse il popolo nel nome del Signore.

Parola di Dio

Ricordati, Signore! Non rompere la tua alleanza con noi. Santi Gioacchino e Anna

26 luglio 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Martedi 26 Luglio 2016
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Santi Gioacchino e Anna
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Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Ger 14,17-22)
Ricordati, Signore! Non rompere la tua alleanza con noi.

Dal libro del profeta Geremìa

Il Signore ha detto:
«I miei occhi grondano lacrime
notte e giorno, senza cessare,
perché da grande calamità
è stata colpita la vergine,
figlia del mio popolo,
da una ferita mortale.
Se esco in aperta campagna,
ecco le vittime della spada;
se entro nella città,
ecco chi muore di fame.
Anche il profeta e il sacerdote
si aggirano per la regione senza comprendere».
Hai forse rigettato completamente Giuda,
oppure ti sei disgustato di Sion?
Perché ci hai colpiti, senza più rimedio per noi?
Aspettavamo la pace, ma non c’è alcun bene,
il tempo della guarigione, ed ecco il terrore!
Riconosciamo, Signore, la nostra infedeltà,
la colpa dei nostri padri:
abbiamo peccato contro di te.
Ma per il tuo nome non respingerci,
non disonorare il trono della tua gloria.
Ricòrdati! Non rompere la tua alleanza con noi.
Fra gli idoli vani delle nazioni
c’è qualcuno che può far piovere?
Forse che i cieli da sé mandano rovesci?
Non sei piuttosto tu, Signore, nostro Dio?
In te noi speriamo,
perché tu hai fatto tutto questo.

Parola di Dio

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Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Dai «Sermoni» di san Lorenzo Giustiniani, vescovo

4 giugno 2016

(Sermone 8, nella festa della Purificazione
della B. V. Maria: Opera, 2, Venezia 1751, 38-39)

Maria meditava nel suo cuore tutto ciò che assimilava con la lettura, la vista, l’udito, e che crescita grande realizzava nella fede, che acquisto faceva in meriti, di quanta saggezza veniva illuminata e di quale incendio di carità andava sempre più avvampando!
Schiudeva verso di sé la porta dei misteri celesti e si colmava di gioia, si arricchiva copiosamente del dono dello Spirito, orientandosi verso Dio, e nel medesimo tempo si conservava nella sua profonda umiltà.
L’opera del dono divino ha questo di caratteristico, che eleva dagli abissi al vertice e porta di gloria in gloria.
Beato il cuore della Vergine Maria che, avendo in sé lo Spirito e godendo del suo insegnamento, rimaneva docile alla volontà del Verbo di Dio!
Maria non era mossa da un suo sentimento o da proprie voglie, ma seguiva esternamente le vie della fede che la sapienza le suggeriva interiormente. E veramente si addiceva a quella Sapienza divina, che si costruisce a propria abitazione la casa della Chiesa, di servirsi di Maria santissima per inculcare l’osservanza della legge, la norma dell’unità e l’esigenza dell’offerta spirituale.
O anima fedele, imita la Vergine Maria. (more…)

Gioisco pienamente nel Signore. Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

4 giugno 2016

cuore immacolato di maria 2

LA LITURGIA DEL GIORNO

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La Liturgia di Sabato 4 Giugno 2016
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Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria

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Grado della Celebrazione: Memoria
Colore liturgico: Bianco

 

PRIMA LETTURA (Is 61,10-11)
Gioisco pienamente nel Signore.

Dal libro del profeta Isaìa

Sarà famosa tra le genti la loro stirpe,
la loro discendenza in mezzo ai popoli.
Coloro che li vedranno riconosceranno
che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli.
Poiché, come la terra produce i suoi germogli
e come un giardino fa germogliare i suoi semi,
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutte le genti.

Parola di Dio

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Re d’Israele è il Signore in mezzo a te

31 maggio 2016

LA LITURGIA DEL GIORNO
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La Liturgia di Martedi 31 Maggio 2016
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VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
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Grado della Celebrazione: FESTA
Colore liturgico: Bianco

PRIMA LETTURA (Sof 3,14-18)
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te.

Dal libro del profeta Sofonìa

Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!
Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.
Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura.
In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Parola di Dio.

Visitazione della Beata Vergine Maria. Discorso di san Giovanni Paolo II

31 maggio 2016

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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI AL TERMINE DELLA PROCESSIONE
SVOLTASI A CONCLUSIONE DEL MESE MARIANO

Giardini Vaticani – Venerdì, 31 maggio 1991

C’è una grande densità e profondità in questo mistero che la Chiesa vive oggi, la Visitazione: mistero di Maria, mistero del nascituro, l’Emmanuele. La densità sta qui, la profondità sta qui: Maria che fa presente Dio fattosi uomo, fattosi suo nascituro. Questa “visitazione” è un’anticipazione di tutte le Visitazioni che Dio fattosi uomo, l’Emmanuele, fa da questo momento, in diversi luoghi, in diversi ambienti, in diversi modi in epoche diverse.
È così legata la sua Visitazione a Maria. Attraverso questo legame Dio stesso vuole dirci qualche cosa. Lui ha legato la sua presenza al mondo, la sua opera nel mondo, il suo essere l’Emmanuele, Dio con noi, ha legato a lei come alla sua Madre, la madre, la Donna vergine che lo porta nel suo grembo che poi lo partorisce nella notte di Natale. Così comincia questa storia stupenda, storia umana-divina, divina-umana, non solamente la storia di Gesù e di Maria, la storia una volta attuata in Palestina, ma la storia che continua, che sempre ha una nuova continuazione, una nuova attuazione.
Penso ai diversi santuari mariani come quello di Fatima che ho potuto di nuovo visitare nei giorni scorsi, come anche a questa Grotta di Lourdes dove noi ci riuniamo processionalmente in preghiera, nell’ultimo giorno di questo mese di maggio. Tutto questo riflette lo stesso mistero, mistero della sua Visitazione, mistero molto fecondo. Sì, passa attraverso i tempi, ha il suo mese privilegiato e questo mese è appunto il mese di maggio. Passa attraverso i luoghi, ma passa soprattutto attraverso i cuori. Visitazione dei cuori umani.
Oggi, concludendo il mese di maggio del 1991, vogliamo ringraziare per la Visitazione mariana di questo mese, di tutto questo mese, ma nello stesso tempo, vogliamo anche ringraziare per tutte le innumerevoli Visitazioni attraverso i tempi e i luoghi, attraverso i cuori umani. Non si può misurare la dimensione di questo mistero che si ripete così, si riproduce così e porta questi frutti o frutti simili, come li ha portati nel giorno della prima Visitazione che oggi ricordiamo e celebriamo.
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Beata Vergine Maria di Lourdes. Omelia di San Giovanni Paolo II

11 febbraio 2016

VirgendeLourdes

FESTA DELLA BEATA VERGINE DI LOURDES

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

11 febbraio 1979

Carissimi Fratelli e Sorelle. 

1. Saluto voi tutti che siete oggi qui presenti. Vi saluto in modo particolarmente cordiale e con grande emozione. Proprio oggi, 11 febbraio, giorno nel quale la liturgia della Chiesa ricorda ogni anno l’apparizione della Madonna a Lourdes, saluto voi, che siete soliti di recarvi in pellegrinaggio a quel santuario, e voi, che aiutate i pellegrini malati: sacerdoti, medici, infermiere, membri del servizio di sanità, di trasporto, di assistenza. Vi ringrazio perché quest’oggi avete riempito la Basilica di San Pietro, e con la vostra presenza fate onore al Papa, rendendolo quasi partecipe dei vostri annuali pellegrinaggi a Lourdes, della vostra comunità, della vostra preghiera, della vostra speranza e anche di ogni vostra personale rinuncia e di quella reciproca donazione e sacrificio, che caratterizzano la vostra amicizia e solidarietà. Questa Basilica e la Cattedra di San Pietro hanno bisogno della vostra presenza. Questa vostra presenza è necessaria a tutta la Chiesa, a tutta l’umanità. Il Papa vi è per questo riconoscente, immensamente riconoscente. Infatti l’incontro odierno è, senza dubbio, unito alla gioia, che scaturisce da una fede viva, ma anche a una non lieve fatica e sacrificio.

2. Il Signore Gesù, nel Vangelo di oggi, incontra un uomo gravemente malato: un lebbroso, che gli chiede: “Se vuoi, puoi guarirmi” (Mc 1,41). E subito dopo, Gesù gli proibisce di divulgare il miracolo compiuto, cioè di parlare della sua guarigione. E benché sappiamo che “Gesù andava… predicando il Vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità” (Mt 9,35), tuttavia la restrizione, “la riserva” di Cristo riguardo alla guarigione da lui effettuata è significativa. Forse c’è qui una lontana previsione di quella “riserva”, di quella cautela con cui la Chiesa esamina tutte le presunte guarigioni miracolose, ad esempio quelle che da oltre cento anni si sono verificate a Lourdes. È noto a quali severi controlli medici venga sottoposta ognuna di esse.

La Chiesa prega per la salute di tutti i malati, di tutti i sofferenti, di tutti gli inguaribili, umanamente condannati a una invalidità irreversibile. Prega per i malati e prega con i malati. Con la più grande riconoscenza accoglie ogni guarigione, anche se parziale e graduale. E nello stesso tempo, con tutto il suo atteggiamento fa capire – come Cristo – che la guarigione è qualcosa di eccezionale, che dal punto di vista dell’“economia” divina della salvezza è un fatto straordinario e quasi “supplementare”.

3. Questa economia divina della salvezza – come l’ha rivelata Cristo – manifesta indubbiamente nella liberazione dell’uomo da quel male, che è la sofferenza “fisica”. Ancor più però si manifesta nella trasformazione interiore di quel male, che è la sofferenza spirituale, nel bene “salvifico”, nel bene che santifica colui che soffre e anche per gli altri per mezzo suo. E perciò il testo della liturgia odierna, sulla quale dobbiamo soprattutto soffermarci, non sono le parole: “Lo voglio, guarisci”, sii purificato, ma le parole: “Fatti mio imitatore”. È San Paolo che si rivolge con queste parole ai Corinzi: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1Cor11,1). Prima di lui Cristo stesso molte volte aveva detto: “Vieni e seguimi” (cf. Mt 8,22;19,21; Mc 2,14; Lc 18,22; Gv 21,22).

Queste parole non hanno la forza di guarire, non liberano dalla sofferenza. Hanno però una forza trasformatrice. Sono una chiamata a diventare un uomo nuovo, a diventare particolarmente simile a Cristo, per ritrovare in questa somiglianza, attraverso la grazia, tutto il bene interiore in ciò che di per se stesso è un male, che fa soffrire, che limita, che forse umilia o mette in disagio. Cristo che dice all’uomo sofferente “vieni e seguimi” è lo stesso Cristo che soffre: Cristo del Getsemani, Cristo flagellato, Cristo incoronato di spine, Cristo sulla via della croce, Cristo in croce… È lo stesso Cristo, che fino in fondo ha bevuto il calice della sofferenza umana “datogli dal Padre” (cf. Gv 18,11). Lo stesso Cristo, che ha assunto tutto il male della condizione umana sulla terra tranne il peccato, per ritrarne il bene salvifico: il bene della redenzione, il bene della purificazione e della riconciliazione con Dio, il bene della grazia.

Se dice a ciascuno di voi, cari Fratelli e Sorelle: “Vieni e seguimi”, vi invita e vi chiama a partecipare alla stessa trasformazione, alla stessa trasmutazione del male della sofferenza in bene salvifico: della redenzione, della grazia, della purificazione, della conversione… per sé e per gli altri.

Proprio per questo, San Paolo, che voleva essere così appassionatamente imitatore di Cristo, afferma in un altro luogo: “completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo” (Col 1,24).

Ciascuno di voi può di queste parole fare l’essenza della propria vita e della propria vocazione. Vi auguro una tale trasformazione che è “un miracolo interiore”, ancor più grande del miracolo della guarigione; questa trasformazione, che corrisponde alla normale via dell’economia salvifica di Dio, come ce l’ha presentata Gesù Cristo. Vi auguro questa grazia e la imploro su ciascuno di voi, cari Fratelli e Sorelle.

4. “Ero malato – dice Gesù di se stesso – e m’avete visitato” (Mt 25,36). Secondo la logica della stessa economia della salvezza, lui che si immedesima in ciascun sofferente, attende – in quest’uomo – altri uomini che “vengano a visitarlo”. Attende che si sprigioni la compassione umana, la solidarietà, la bontà, l’amore, la pazienza, la sollecitudine in tutte le varie forme. Attende lo sprigionarsi di ciò che c’è di nobile, di elevato nel cuore umano: “M’avete visitato”.

Gesù, che è presente nel nostro prossimo sofferente, vuole essere presente in ogni nostro atto di carità e di servizio, che si esprime anche in ogni bicchiere d’acqua che diamo “nel suo nome” (cf. Mc 9,41). Gesù vuole che dalla sofferenza, e attorno alla sofferenza, cresca l’amore, la solidarietà d’amore, cioè la somma di quel bene, che è possibile nel nostro mondo umano. Bene che non tramonta mai.

Il Papa, che vuol essere servo di questo amore, bacia la fronte e bacia le mani di tutti coloro che contribuiscono alla presenza di questo amore e alla sua crescita nel nostro mondo. Egli sa, infatti, e crede di baciare le mani e la fronte di Cristo stesso, che è misticamente presente in coloro che soffrono e in coloro che, per amore, servono chi soffre.

Con questo “bacio spirituale” di Cristo apprestiamoci, cari Fratelli e Sorelle, a celebrare e a partecipare a questo sacrificio, in cui dalla eternità è inserito il sacrificio di ciascuno di voi. E forse oggi conviene in modo particolare ricordare che, secondo la Lettera agli Ebrei, celebrando questo sacrificio e pregando “cum clamore valido” (Eb 5,7), Cristo viene esaudito dal Padre:

Cristo delle nostre sofferenze,
Cristo dei nostri sacrifici,
Cristo del nostro Getsemani,
Cristo delle nostre difficili trasformazioni,
Cristo del nostro servizio fedele al prossimo,
Cristo dei nostri pellegrinaggi a Lourdes,
Cristo della nostra comunità, oggi, nella Basilica di San Pietro,
Cristo nostro Redentore,
Cristo nostro Fratello!

Amen.

© Copyright 1979 – Libreria Editrice Vaticana

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Maria Santissima Madre di Dio. Omelia di San Giovanni Paolo II

1 gennaio 2016

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E
NELLA XXXV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 1° Gennaio 2002

 

1. “Salve, Madre santa: tu hai dato alla luce il Re
che governa il cielo e la terra per i secoli in eterno

(cfr Antifona d’ingresso).

Con questo antico saluto, la Chiesa si rivolge quest’oggi, giorno ottavo dopo il Natale e primo dell’anno 2002, a Maria Santissima, invocandola quale Madre di Dio.

Il Figlio eterno del Padre ha preso in Lei la nostra stessa carne e, attraverso di Lei, è diventato “figlio di Davide e figlio di Abramo” (Mt 1,1). Maria è pertanto la sua vera Madre: Theotòkos, Madre di Dio!

Se Gesù è la Vita, Maria è la Madre della Vita.
Se Gesù è la Speranza, Maria è la Madre della Speranza.
Se Gesù è la Pace, Maria è la Madre della Pace, Madre del Principe della Pace.

Entrando nel nuovo anno, chiediamo a questa Madre santa di benedirci. DomandiamoLe che ci doni Gesù, nostra piena Benedizione, in cui il Padre ha benedetto una volta per tutte la storia, facendola diventare storia di salvezza.

2. Salve, Madre santa! È sotto lo sguardo materno di Maria che si colloca l’odierna Giornata Mondiale della Pace. Riflettiamo sulla pace in un clima di diffusa preoccupazione a causa dei recenti eventi drammatici che hanno scosso il mondo. Ma per quanto umanamente possa apparire difficile guardare al futuro con ottimismo, non dobbiamo cedere alla tentazione dello scoraggiamento. Dobbiamo, al contrario, operare per la pace con coraggio, certi che il male non prevarrà.

La luce e la speranza per questo nostro impegno ci vengono da Cristo. Il Bambino nato a Betlemme è la Parola eterna del Padre fatta carne per la nostra salvezza, è il “Dio con noi”, che porta con sé il segreto della vera pace. È il Principe della Pace.

3. Con tali sentimenti, saluto con deferenza gli illustri Signori Ambasciatori presso la Santa Sede, che hanno voluto prendere parte a questa solenne celebrazione. Saluto affettuosamente il Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Signor Cardinale François Xavier Nguyên Van Thuân, e tutti i suoi collaboratori, ringraziandoli per lo sforzo che pongono in atto per diffondere l’annuale mio Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che quest’anno ha come tema: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono“.

Giustizia e perdono: ecco i due “pilastri” della pace, che ho voluto porre in evidenza. Tra giustizia e perdono non vi è contrapposizione, ma complementarietà, perché ambedue sono essenziali per la promozione della pace. Questa, infatti, ben più che una temporanea cessazione delle ostilità, è risanamento profondo delle ferite che fiaccano gli animi (cfr Messaggio, 3). Solo il perdono può spegnere la sete di vendetta e aprire il cuore a una riconciliazione autentica e duratura tra i popoli.

4. Volgiamo quest’oggi lo sguardo al Bambino, che Maria stringe fra le braccia. In Lui riconosciamo Colui in cui misericordia e verità si incontrano, giustizia e pace si baciano (cfr Sal 84,11). In Lui adoriamo il vero Messia, nel quale Dio ha coniugato, per la nostra salvezza, la verità e la misericordia, la giustizia e il perdono.

In nome di Dio rinnovo il mio appello accorato a tutti, credenti e non credenti, perché il binomio “giustizia e perdono” impronti sempre i rapporti tra le persone, tra i gruppi sociali e tra i popoli.

Quest’appello è anzitutto per quanti credono in Dio, in particolare per le tre grandi religioni abramitiche, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, chiamate a pronunciare sempre il più fermo e deciso rifiuto della violenza. Nessuno, per nessun motivo, può uccidere in nome di Dio, unico e misericordioso. Dio è Vita e sorgente della vita. Credere in Lui significa testimoniarne la misericordia e il perdono, rifiutando di strumentalizzare il suo santo Nome.

Da varie parti del mondo si leva una struggente invocazione di pace; si leva particolarmente da quella Terra che Dio ha benedetto con la sua Alleanza e la sua Incarnazione, e che per questo chiamiamo “Santa“. “La voce del sangue” grida a Dio da quella terra (cfr Gn 4,10); sangue di fratelli versato da fratelli, che si richiamano al medesimo Patriarca Abramo; figli, come ogni uomo, dello stesso Padre celeste.

5. “Salve, Madre santa“! Vergine Figlia di Sion, quanto deve soffrire per questo sangue il tuo cuore di Madre!

Il Bambino, che stringi al tuo petto, porta un nome caro ai popoli di religione biblica: “Gesù“, che significa “Dio salva”. Così lo chiamò l’arcangelo prima che fosse concepito nel tuo grembo (cfr Lc 2,21). Nel viso del neonato Messia riconosciamo il volto di ogni tuo figlio vilipeso e sfruttato. Riconosciamo specialmente il volto dei bambini, a qualunque razza, nazione e cultura appartengano. Per loro, o Maria, per il loro futuro, ti chiediamo di smuovere i cuori induriti dall’odio, perché si aprano all’amore e la vendetta ceda finalmente il passo al perdono.

Ottienici, o Madre, che la verità di questa affermazione – Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono – si imprima nei cuori di tutti. L’umana famiglia potrà così trovare quella pace vera, che sgorga dall’incontro fra la giustizia e la misericordia.

Madre santa, Madre del Principe della Pace, aiutaci!
Madre dell’umanità e Regina della pace, prega per noi!

© Copyright 2002 – Libreria Editrice Vaticana

da qui

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Beata Vergine Maria di Guadalupe. Omelia di Benedetto XVI

12 dicembre 2015

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PER IL BICENTENARIO DELL’INDIPENDENZA
DEI PAESI DELL’AMERICA LATINA E DEI CARAIBI

OMELIA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Solennità della B.V.M. di Guadalupe, Basilica Vaticana 
Lunedì, 12 dicembre 2011

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Cari fratelli e sorelle,

«La terra ha dato il suo frutto» (Sal 67, 7). In questa immagine del salmo che abbiamo ascoltato, nella quale s’invitano tutti i popoli e le nazioni a lodare con gioia il Signore che ci salva, i Padri della Chiesa hanno saputo riconoscere la Vergine Maria e Cristo, suo Figlio: «La terra è santa Maria, la quale viene dalla nostra terra, dal nostro lignaggio, da questa creta, da questo fango, da Adamo […]. La terra ha dato il suo frutto: prima produsse un fiore […]; poi questo fiore si trasformò in frutto, affinché potessimo mangiarlo, affinché mangiassimo la sua carne. Volete sapere qual è questo frutto? Ė il Vergine che procede dalla Vergine; il Signore, dalla schiava; Dio, dall’uomo; il Figlio, dalla Madre; il frutto, dalla terra» (San Girolamo, Breviarum in Psalm. 66; PL 26, 1010-1011). Anche noi oggi, esultando per il frutto di questa terra diciamo «Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti» (Sal 67, 4). Proclamiamo il dono della redenzione ottenuta da Cristo e in Cristo riconosciamo il suo potere e la sua maestà divina.

Animato da questi sentimenti, saluto con affetto fraterno i signori cardinali e vescovi che ci accompagnano, le diverse rappresentanze diplomatiche, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, come pure i gruppi di fedeli riuniti in questa Basilica di San Pietro per celebrare con gioia la solennità di Nostra Signora di Guadalupe, Madre e Stella dell’Evangelizzazione in America.

Tengo presenti anche tutti coloro che si uniscono spiritualmente e che pregano Dio con noi nei diversi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, molti dei quali in questo tempo festeggiano il Bicentenario della loro indipendenza, e che, al di là degli aspetti storici, sociali e politici degli eventi, rinnovano all’Altissimo la loro gratitudine per il grande dono della fede ricevuta, una fede che annuncia il Mistero redentore della morte e della resurrezione di Gesù Cristo, affinché tutti i popoli della terra in Lui abbiano vita. Il Successore di Pietro non poteva lasciar passare questa ricorrenza senza tener presente la gioia della Chiesa per i copiosi doni che Dio nella sua infinità bontà ha elargito in questi anni a queste amatissime nazioni, che dal più profondo invocano Maria Santissima.

La venerata immagine della Morenita del Tepeyac, dal volto dolce e sereno, impressa sul mantello dell’indio san Juan Diego, si presenta come «la sempre Vergine Maria, Madre del vero Dio per il quale si vive» (De la lectura del Oficio. Nicán Mopohua, 12 ed., Città del Messico, df, 1971, 3-19). Ricorda la «donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta» (Ap 12, 1-2) e indica la presenza del Salvatore alla sua popolazione indigena e meticcia. Ci conduce sempre al suo divino Figlio, il quale si rivela come fondamento della dignità di tutti gli esseri umani, come un amore più forte delle forze del male e della morte, essendo anche fonte di gioia, fiducia filiale, consolazione e speranza.

Il Magnificat, che proclamiamo nel Vangelo, è «il cantico della Madre di Dio e quello della Chiesa, cantico della Figlia di Sion e del nuovo Popolo di Dio, cantico di ringraziamento per la pienezza di grazie elargite nell’Economia della salvezza, cantico dei “poveri”, la cui speranza si realizza mediante il compimento delle promesse fatte “ai nostri padri”» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2619). In un gesto di riconoscenza al suo Signore e di umiltà della sua serva, la Vergine Maria leva a Dio la lode per tutto quello che Egli ha fatto a favore del suo popolo, Israele. Dio è Colui che merita tutto l’onore e la gloria, l’Onnipotente che fa meraviglie per la sua fedele servitrice e che oggi continua a mostrare il suo amore per tutti gli uomini, in particolare per quanti affrontano dure prove.

«Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino» (Zc 9, 9), abbiamo ascoltato nella prima lettura. Dall’incarnazione del Verbo, il Mistero divino si rivela nell’evento di Gesù Cristo, che è contemporaneo a ogni persona umana in qualsiasi tempo e luogo per mezzo della Chiesa, della quale Maria è Madre e modello. Per questo, noi oggi possiamo continuare a lodare Dio per le meraviglie che ha compiuto nella vita dei popoli latinoamericani e del mondo intero, manifestando la sua presenza nel Figlio e nell’effusione del suo Spirito come novità di vita personale e comunitaria. Dio ha nascosto queste cose «ai sapienti e agli intelligenti», facendole conoscere ai piccoli, agli umili, ai puri di cuore (cfr. Mt 11, 25).

Con il suo «sì» alla chiamata di Dio, la Vergine Maria manifesta fra gli uomini l’amore divino. In tal senso, con semplicità e cuore di madre, continua a indicare l’unica Luce e l’unica Verità: suo Figlio Gesù Cristo, che è «la risposta definitiva alla domanda sul senso della vita, agli interrogativi fondamentali che assillano anche oggi tanti uomini e donne del Continente americano» (Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in America, n. 10). Allo stesso modo, Lei «con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (Lumen gentium, n. 62).

Al momento attuale, mentre si commemora in diversi luoghi dell’America Latina il Bicentenario della loro indipendenza, il cammino dell’integrazione in questo amato continente prosegue, e contemporaneamente si avverte il suo nuovo protagonismo emergente a livello mondiale. In queste circostanze è importante che i suoi diversi popoli salvaguardino il loro ricco tesoro di fede e il loro dinamismo storico-culturale, mostrandosi sempre difensori della vita umana dal suo concepimento fino al suo termine naturale, e promotori della pace; devono altresì tutelare la famiglia nella sua autentica natura e missione, intensificando allo stesso tempo una vasto e capillare lavoro educativo che prepari rettamente le persone e le renda consapevoli delle proprie capacità, di modo che affrontino in modo degno e responsabile il loro destino. Sono chiamati anche a promuovere sempre più iniziative adeguate e programmi concreti che propizino la riconciliazione e la fraternità, incrementino la solidarietà e la tutela dell’ambiente, intensifichino gli sforzi per superare la miseria, l’analfabetismo e la corruzione e per sradicare ogni ingiustizia, violenza, criminalità, insicurezza civile, narcotraffico ed estorsione.

Mentre la Chiesa si preparava a ricordare il quinto centenario della plantatio della Croce di Cristo nella buona terra del continente americano, il beato Giovanni Paolo II formulò sul suo suolo, per la prima volta, il programma di un’evangelizzazione nuova, nuova «nel suo ardore, nei suoi metodi, nella sua espressione» (cfr. Discorso all’Assemblea del Celam, 9 marzo 1983, III; AAS 75, 1983, 778). A partire dalla mia responsabilità di confermare nella fede, anch’io desidero incoraggiare lo zelo apostolico che attualmente anima e pretende la «missione continentale», promossa ad Aparecida, affinché «la fede cristiana si radichi più profondamente nel cuore delle persone e dei popoli latinoamericani come evento fondante e incontro vivificante con Cristo» (V Conferenza Generale dell’Episcopato dell’America Latina e dei Caraibi, Documento conclusivo, n. 13). Così si moltiplicheranno gli autentici discepoli e missionari del Signore e si rinnoverà la vocazione dell’America Latina e dei Caraibi alla speranza. Che la luce di Dio risplenda, quindi, sempre più sul volto di ognuno dei figli di questa amata terra e che la sua grazia redentrice orienti le loro decisioni, affinché continuino a progredire senza perdersi d’animo nella costruzione di una società fondata sullo sviluppo del bene, sul trionfo dell’amore e sulla diffusione della giustizia. Con questi vivi propositi, e sostenuto dall’aiuto della provvidenza divina, ho intenzione d’intraprendere un viaggio apostolico prima della santa Pasqua in Messico e a Cuba, per proclamare lì la Parola di Cristo e per rafforzare la convinzione che questo è un tempo prezioso per evangelizzare con fede vigorosa, speranza viva e carità ardente.

Affido tutti questi propositi all’amorevole mediazione di Santa Maria di Guadalupe, nostra Madre del cielo, come pure gli attuali destini delle nazioni latinoamericane e caraibiche e il cammino che stanno percorrendo verso un domani migliore. Invoco inoltre su di esse l’intercessione di tanti santi e beati che lo Spirito ha suscitato in tutta la storia di questo continente, offrendo modelli eroici di virtù cristiane nella diversità delle condizioni di vita e di ambienti sociali, affinché il loro esempio favorisca sempre più una nuova evangelizzazione sotto lo sguardo di Cristo, Salvatore dell’uomo e forza della sua vita. Amen.

© Copyright 2011 – Libreria Editrice Vaticana

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Beata Vergine Maria di Loreto. Omelia di San Giovanni Paolo II

10 dicembre 2015

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Festa della Madonna di Loreto – Aeroporto di Fiumicino
Martedì, 10 dicembre 1991

1 “Nulla è impossibile a Dio” (Lc1, 37).

Queste parole, che abbiamo ora ascoltato, sono tratte dal Vangelo di Luca. Le rivolge l’angelo Gabriele a Maria, “vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe” (Lc 1, 27).

Si compie in lei, per opera dello Spirito Santo, il disegno salvifico a lungo atteso, che Jahvè porta a compimento superando ogni resistenza ed ostacolo.

“Nulla è impossibile a Dio”!

Siamo di fronte, carissimi Fratelli e Sorelle, al mistero dell’Incarnazione di Cristo, che ha cambiato la storia del mondo.

Lo contempliamo più intensamente, in questo tempo di Avvento, mentre ci prepariamo a celebrare la solennità del Natale. Lo meditiamo con gli occhi rivolti verso la Madre del Signore, colei che “ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45).

2 “Non temere, Maria” (Lc1, 30). Così l’angelo la rassicura nel momento in cui le reca un annuncio di gioia e di consolazione per tutte le generazioni. Il Messia, aspettato da secoli, sarà re di pace e di giustizia: “regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc1, 33).

Il Regno di Dio è, dunque, già fra di noi.

Non temere, allora, popolo cristiano, che hai riposto la tua fiducia nel Signore!

In Cristo, ti è stata offerta la luce che illumina i tuoi passi; si è dischiusa la porta del Regno di Dio, che non è di questo mondo (cf.Gv 8, 36), e ti è stato reso possibile l’accesso alla fonte inesauribile della santità.

3 Maria rispose: “avvenga di me quello che hai detto” (Lc1, 38). Carissimi Fratelli e Sorelle, l’odierna festa ci invita a guardare a Maria: acontemplarla ed a seguirla.

Maria è l’umile serva del Signore che, come opportunamente ricorda il Concilio Vaticano II, brilla ora sulla terra “innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore” (Lumen gentium, 68).

Essa ci ricorda che, se vogliamo dare valore autentico ad ogni nostro personale progetto e costruire insieme una società più giusta e fraterna, possiamo attingere la luce e la forza necessarie dal mistero che la pagina evangelica oggi ci presenta. Si tratta, come fece Maria, di accogliere la parola di Dio e proclamare con sincerità: “eccomi . . . avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38).

Proprio in questa disponibilità all’azione divina consiste la vocazione di ogni credente: di ciascuno di noi che, con il Battesimo, siamo chiamati ad annunciare e testimoniare all’umanità dei nostri giorni il Vangelo della speranza e della carità. È una missione urgente, come emerge pure dai lavori del Sinodo dei Vescovi per l’Europa: una nuova, coraggiosa evangelizzazione, che richiede l’apporto di ciascuno.

4 Carissimi Fratelli e Sorelle, accogliamo l’invito dell’odierna liturgia, che rende ancor più solenne la ricorrenza della Giornata Mondiale del Trasporto Aereo.

Oggi veneriamo Maria sotto il titolo di Madonna di Loreto, patrona e protettrice della “gente in volo”. La invochiamo perché vigili sulle attività, talora rischiose e pesanti, del lavoro vostro e di tutti coloro che a vario titolo contribuiscono al buon funzionamento dei servizi aeroportuali.

Il complesso mondo del trasporto aereo costituisce di certo una grande e solida realtà del nostro tempo. Fornendo un’occupazione ad oltre venti milioni di lavoratori e lavoratrici e trasportando mediamente in un anno circa un miliardo di passeggeri, esso incide profondamente sulla vita e le abitudini della gente.

5 Rivolgo dall’altare il mio cordiale saluto a questa vostra grande comunità di lavoro.

Ringrazio ciascuno di voi per la presenza e per la vostra calda accoglienza.

Il termine “Aeroporto” richiama alla memoria la storia di Porto, l’antica cittadina che per tanti secoli ha costituito il punto di approdo delle persone e delle merci dirette alla città di Roma. Anche adesso, voi continuate a svolgere un analogo servizio, utile alla crescita della comunicazione fra i popoli: un servizio all’uomo, cittadino del mondo.

Grazie al potenziamento dell’utilizzo del mezzo aereo, il globo terrestre sembra, infatti, essere diventato un “villaggio” facilmente percorribile, dove le distanze si riducono e i contatti fra le persone e i popoli si fanno più facili e frequenti. E con la vostra attività, con l’attività di ciascuno, voi cooperate, in maniera determinante, a questo progresso tecnico e sociale. Sentitevi, pertanto, tutti impegnati in tale compito che, mentre cresce in efficienza, non deve trascurare di difendere e promuovere gli irrinunciabili valori dell’uomo.

6 “Al di sopra di tutto vi sia la carità” (Col3, 14).

L’apostolo Paolo, nella lettera ai Colossesi poc’anzi proclamata, ci invita a nutrire i nostri rapporti interpersonali e intercomunitari di reciproco amore, ispirato alla misericordia e alla bontà, all’umiltà, alla mansuetudine e alla pazienza. Si tratta di un programma di vita esigente.

Carissimi Fratelli e Sorelle, fate in modo che mai il vostro contatto con la gente sia freddo e sbrigativo: sappiate piuttosto offrire a quanti incontrate attenzione e comprensione, rispetto e simpatia.

Impariamo da Cristo ad ascoltare e comprendere, perdonare ed accogliere, amare e aiutare sul serio i fratelli.

Nell’Aeroporto esiste una piccola cappella, che ne costituisce il centro spirituale. Quando vi è possibile, sostate in preghiera dinanzi al tabernacolo, ove è realmente presente il divino Salvatore. Nel silenzio egli parlerà al vostro cuore: vi aiuterà ad essere artefici di serenità, di pace e di solidarietà, in questo luogo, crocevia di popoli di ogni razza, cultura e religione.

Qui giungono da ogni parte del mondo persone che portano nei loro animi gioie e speranze, ma anche preoccupazioni e problemi. Quanto si desidera, in tali circostanze, incontrare un volto amico, ascoltare una parola serena, ricevere un gesto di cortesia e di concreta comprensione!

L’Aeroporto “Leonardo da Vinci” è stato purtroppo in passato, teatro di atti di sconsiderata violenza. Mentre per le vittime di tali gesti imploriamo la pace e la misericordia celeste, preghiamo perché mai venga a mancare l’assistenza di Dio su tutti voi che qui operate e su quanti qui transitano.

7 Vi protegga la Vergine Maria che oggi veneriamo in modo particolare. A lei rivolgiamo ancora il nostro pensiero.

Maria è la via di Cristo, la via verso Cristo, è la speranza e il sostegno della nostra esistenza.

Maria è la “serva del Signore” che ci incoraggia a ripetere anche noi come lei, ogni giorno: “avvenga di me, Signore, secondo la tua Parola” (Lc 1, 38).

Aiutaci, Maria, Madre nostra, Madonna di Loreto.

Assistici in terra e in cielo.

Amen!

© Copyright 1991 – Libreria Editrice Vaticana

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Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Angelus di Benedetto XVI

8 dicembre 2015

SOLENNITÀ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE 
DELLA BEATA VERGINE MARIA

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Mercoledì, 8 dicembre 2010

 

Cari fratelli e sorelle!

Oggi il nostro appuntamento per la preghiera dell’Angelus acquista una luce speciale, nel contesto della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Nella Liturgia di questa festa viene proclamato il Vangelo dell’Annunciazione (Lc 1,26-38), che contiene appunto il dialogo tra l’angelo Gabriele e la Vergine. “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te” – dice il messaggero di Dio, e in questo modo rivela l’identità più profonda di Maria, il “nome”, per così dire, con cui Dio stesso la conosce: “piena di grazia”. Questa espressione, che ci è tanto familiare fin dall’infanzia perché la pronunciamo ogni volta che recitiamo l’“Ave Maria”, ci offre la spiegazione del mistero che oggi celebriamo. Infatti Maria, fin dal momento in cui fu concepita dai suoi genitori, è stata oggetto di una singolare predilezione da parte di Dio, il quale, nel suo disegno eterno, l’ha prescelta per essere madre del suo Figlio fatto uomo e, di conseguenza, preservata dal peccato originale. Perciò l’Angelo si rivolge a lei con questo nome, che implicitamente significa: “da sempre ricolma dell’amore di Dio”, della sua grazia.

Il mistero dell’Immacolata Concezione è fonte di luce interiore, di speranza e di conforto. In mezzo alle prove della vita e specialmente alle contraddizioni che l’uomo sperimenta dentro di sé e intorno a sé, Maria, Madre di Cristo, ci dice che la Grazia è più grande del peccato, che la misericordia di Dio è più potente del male e sa trasformarlo in bene. Purtroppo ogni giorno noi facciamo esperienza del male, che si manifesta in molti modi nelle relazioni e negli avvenimenti, ma che ha la sua radice nel cuore dell’uomo, un cuore ferito, malato, e incapace di guarirsi da solo. La Sacra Scrittura ci rivela che all’origine di ogni male c’è la disobbedienza alla volontà di Dio, e che la morte ha preso dominio perché la libertà umana ha ceduto alla tentazione del Maligno. Ma Dio non viene meno al suo disegno d’amore e di vita: attraverso un lungo e paziente cammino di riconciliazione ha preparato l’alleanza nuova ed eterna, sigillata nel sangue del suo Figlio, che per offrire se stesso in espiazione è “nato da donna” (Gal 4,4). Questa donna, la Vergine Maria, ha beneficiato in anticipo della morte redentrice del suo Figlio e fin dal concepimento è stata preservata dal contagio della colpa. Perciò, con il suo cuore immacolato, Lei ci dice: affidatevi a Gesù, Lui vi salva.

Cari amici, oggi pomeriggio rinnoverò il tradizionale omaggio alla Vergine Immacolata, presso il monumento a lei dedicato in Piazza di Spagna. Con questo atto di devozione mi faccio interprete dell’amore dei fedeli di Roma e del mondo intero per la Madre che Cristo ci ha donato. Alla sua intercessione affido le necessità più urgenti della Chiesa e del mondo. Ella ci aiuti soprattutto ad avere fede in Dio, a credere nella sua Parola, a rigettare sempre il male e a scegliere il bene.

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Beata Vergine Maria della Medaglia Miracolosa. Preghiera di San Giovanni Paolo II

27 novembre 2015

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VISITA PASTORALE A PARIGI E LISIEUX

PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II 
NELLA CAPPELLA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Parigi (Francia), 31 maggio 1980

 

Ave Maria,
piena di grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra tutte le donne,
e benedetto è il frutto del ventre tuo,
Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi poveri peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen.

O Maria, concepita senza peccato,
prega per noi che ci rivolgiamo a te.

Questa è la preghiera che hai ispirato, Maria, a Santa Catherine Labouré, in questo stesso luogo, 150 anni fa; e questa invocazione, ormai impressa nella mente di tutti, è pronunciata da moltissimi fedeli in tutto il mondo!

In questo giorno nel quale la Chiesa celebra la visita che tu feci ad Elisabetta quando il figlio di Dio viveva già nel tuo grembo, la nostra prima preghiera sarà per lodarti e benedirti!. Sei benedetta fra tutte le donne! Beata te, che hai creduto! L’Onnipotente fece meraviglie per te! La meraviglia della maternità divina! Ed in vista di questo evento, l’Immacolata Concezione! La meraviglia del tuo Fiat! Sei stata intimamente associata a tutta l’opera della nostra Redenzione, associata alla Croce del nostro Salvatore; il tuo cuore è stato trafitto assieme al suo. E ora, nella gloria di tuo Figlio, non cessi d’intercedere per noi, poveri peccatori. Vegli sulla chiesa di cui tu sei madre. Vegli su di ognuno dei tuoi figli. Ottieni da Dio, per noi, tutte quelle grazie che simboleggiano i raggi di luce che si irradiano dalle tue mani aperte. L’unica condizione è che noi osiamo chiedertelo, che noi ci avviciniamo a te con la fiducia, il coraggio, la semplicità di un bambino. È così che ci conduci incessantemente verso il tuo Figlio divino.

In questo luogo benedetto, voglio ripeterti, oggi, la fiducia, l’affetto profondissimo di cui tu mi hai sempre fatto grazia. Totus tuus. Vengo come pellegrino, dopo tutti quelli che sono venuti in questa cappella in 150 anni, come tutti i cristiani che si accalcano qui ogni giorno per esprimerti la loro gioia, la loro fiducia e le loro suppliche. Vengo come il beato Massimiliano Kolbe: prima del suo viaggio missionario in Giappone, proprio cinquant’anni fa, venne qui per cercare il tuo sostegno per propagare quella che chiamò in seguito “la Milizia dell’Immacolata” ed intraprendere la sua prodigiosa opera di rinnovamento spirituale sotto il tuo patrocinio, prima di donare la sua vita per i fratelli. Cristo chiede oggi alla sua Chiesa una grande opera di rinnovamento spirituale. Ed io, umile Successore di Pietro, vengo per confidarti questa grande opera, come ho già fatto a Jasna Gora, a Notre-dame di Guadalupa, a Knoch, a Pompei, ad Efeso, come farò l’anno prossimo a Lourdes.

Ti consacriamo le nostre forze e le nostre disponibilità per servire il disegno di salvezza operato da tuo Figlio. Ti preghiamo affinché, grazie allo Spirito Santo, la fede si approfondisca e si affermi in tutto il popolo cristiano, affinché la comunione vinca tutti i germi di divisione, affinché la speranza si ravvivi presso coloro che sono scoraggiati. Noi ti preghiamo in particolar modo per questo popolo francese, per i suoi Pastori, per le anime consacrate, per i padri e le madri di famiglia, per i bambini e i giovani, per gli anziani. Ti preghiamo per quelli che soffrono per una difficoltà particolare, fisica o morale, che conoscono la tentazione dell’infedeltà, che sono corrosi dal dubbio in un clima di scetticismo, per quelli che sono perseguitati a causa della loro fede. Ti affidiamo l’apostolato dei laici, il ministero dei sacerdoti, la testimonianza dei religiosi. Ti preghiamo perché la chiamata alla vocazione sacerdotale e religiosa sia ampiamente sentita e seguita, per la gloria di Dio e la vitalità della Chiesa in questo paese, e nei paesi che aspettano sempre un aiuto missionario.

Ti raccomandiamo particolarmente le numerose Figlie della Carità, al cui Casa Madre sorge qui e che, nello spirito del fondatore San Vincenzo de Paoli e di Santa Louise de Marillac, sono sempre pronte a servire la Chiesa e i poveri in tutte le situazioni ed in tutti i paesi. Ti preghiamo per quelle che abitano in questa Casa e che accolgono, nel cuore di questa capitale febbricitante, tutti i pellegrini che conoscono il valore del silenzio e della preghiera.

Ave Maria,
piena di grazia,
il Signore è con te,
tu sei benedetta fra tutte le donne,
e benedetto è il frutto del ventre tuo,
Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi poveri peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen.

  © Copyright 1980 –  Libreria Editrice Vaticana 

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Presentazione della Beata Vergine Maria. Presentazione del fiore “Rosa Mystica” e Preghiera «RAPITI DAL FULGORE» di Pio XII

21 novembre 2015

RIFLESSIONE DI S.E. MONS. MAURO PIACENZA

Presentazione del fiore “Rosa Mystica”

Palazzo della Cancelleria, 2 dicembre 2005

 

Non celebriamo un fiore ma il Fiore di carne che è l’Immacolata, anche attraverso la gentilezza espressiva di un fiore del prato. Non celebriamo una rosa, ma la Rosa, la Rosa Mystica, l’Immacolata e lo facciamo anche mediante il profumo delicato di una rosa del prato.

Guardando le rose ci pare di vedere delle chiese addobbate, pregne di profumo di fiori e di incenso e poi le luci, i canti e tutto un clima davvero “cattolico”, caldo di una religiosità di buon popolo, popolo che ama il colore, il suono, il canto e i sentimenti forti quanto commoventi.

È in questa atmosfera che trova il suo posto la venerazione peraltro profondamente teologica e cristocentrica, della Beata Vergine Maria.

Questo perché Lei, l’Immacolata, la Tutta Bella, rappresenta la fede come gioventù, come nuovo inizio di Dio in un mondo invecchiato, incarna l’essere cristiani come giovinezza del cuore, come bellezza e attesa disponibile di ciò che verrà.

Il volto di Maria che ogni cristiano è chiamato a contemplare, è bello, è puro, è trasparenza del fascino interiore, è profumo di una essenza di grazia: “Tota Pulchra es Maria”, canta la liturgia e tante opere d’arte, della pittura, della scultura, della letteratura, della musica, hanno tentato di descriverlo.

Il volto di Maria è bello affinché ciascuno possa gioire nel guardarlo e per mezzo suo contemplare il volto del Figlio.

Anche per questo l’Immacolata da sempre è stata paragonata a ciò che di bello esiste nel mondo, e fra le varie immagini è possibile trovare quella che riguarda in particolare questa premiazione, di questa mattina: Maria, Rosa Mystica.

Nel Cantico dei Cantici, poema dell’amore di Cristo per la Chiesa, lo sposo si rivolge alla sposa paragonandola ad un giardino. Nei fiori sbocciati in questo giardino riconosciamo la Santa Vergine. Sant’Efrem chiama Maria “il vero giardino di delizie”, dove ogni fiore sboccia per il profumo delle sue virtù celesti (Omelia sulla Madre di Dio).

Fra tutti i fiori la Chiesa ha scelto e ha colto la rosa, per offrire alla Propria Madre la lode più delicata, la migliore per affascinare il nostro cuore e il nostro spirito.

Sono innumerevoli le caratteristiche di questo fiore che permettono tale accostamento, la bellezza, la soavità, il fascino, il fulgore, il profumo. La rosa è un segno che, osservato con fede, può rimandare il nostro cuore all’Immacolata, e ispirare alla preghiera.

Tutto il creato parla del suo Creatore, ed ogni realtà ne esprime un aspetto: le montagne ne cantano l’eternità, il sole l’immensità, il vento l’onnipotenza. I fiori dicono la santità e la gratuità di Dio. Maria, il fiore più bello fra le creature, attira a Dio con la fragranza delle sue virtù, offre un esempio nella purezza del suo “Fiat”, ci prende per mano per la sua bellezza, e ci sostiene con la dolcezza del suo volto!

A questo nostro mondo impastato di fango, la Chiesa presenta un fiore immacolato, una bellissima Rosa Mystica: una creatura umana, che il peccato, che l’egoismo, non ha mai neppure sfiorato, che è santa più della sua “Concezione”, cioè alle radici stesse del suo essere.

Prima di creare l’uomo, Dio gli aveva preparato una piantina di delizie; ma il peccato dei progenitori ne ha inquinato le fonti. Dio non si arrende: formula subito un progetto di ri-creazione: ci sarà una Donna che, tramite la sua “stirpe” schiaccerà il capo del Malvagio.

Sarà un altro giardino, di carne questa volta, sul cui ingresso non ci sarà mai la parola “peccato”. Questo fiore profumato è il Paradiso dell’Incarnazione nel seno di questa splendida Donna dove tutto è grazia si sono celebrate le nozze fra Dio e l’uomo.

Il momento in cui questa meraviglia accade è il suo “Fiat”: il verbo eterno si fa carne nel suo seno. Quel Paradiso di carne accoglie in sé il Dio vivente: diventa una nuova e più meravigliosa Arca dell’Alleanza. Quel seno materno, quel calice di rosa profumata fu l’altrocielo di Gesù! Lei è la prima cellula di quel mondo nuovo che Gesù è venuto ad instaurare.

Viene da pensare che mai la Chiesa è stata fedele al suo Signore come quando era tutta raccolta nel Cuore Immacolato di Maria, così come i petali della rosa sono raccolti nel bocciolo.

Se è vero che c’è tanto male nel mondo, è pur vero che c’è Maria piena di grazia, aurora di salvezza, e quindi segno di speranza. A noi ottiene la grazia con la sua materna intercessione. Ella è già quel mondo nuovo verso cui noi tutti faticosamente camminiamo.

Ecco perché dell’omaggio di una rosa: è un grazie ad un atto d’amore.

È puro sentimentalismo? Forse è vero, al contrario, che il mondo soffre di una massiccia repressione del sentimento e non solo della incapacità di avere fiducia, ma anche dell’incapacità di gioire. Una tale repressione del sentimento porta alla freddezza dello spirito e all’imbarbarimento del cuore. Ne fa le spese allora l’autentica civiltà: ecco l’umanesimo, ecco le espressioni artistiche.

In Maria il nostro mondo ha un volto umano, anzi cristiano, il volto della Mamma di Gesù. Nel venerarLa, anche la religiosità “naturale” si trasforma in fede, in un incontro della storia di Dio con gli esseri umani, che riceve nella vita di Maria il suo frutto: l’Incarnazione di Dio! In Maria dunque si congiungono fede ed aspirazioni naturali.

Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e
della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra

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Beata Vergine Maria del Rosario. Meditazione di Benedetto XVI

7 ottobre 2015

VISITA PASTORALE
AL PONTIFICIO SANTUARIO DI POMPEI

RECITA DEL SANTO ROSARIO

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Pontificio Santuario di Pompei
Domenica, 19 ottobre 2008

        

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari religiosi e religiose,
cari fratelli e sorelle!

Prima di entrare in Santuario per recitare insieme a voi il santo Rosario, ho sostato brevemente dinanzi all’urna del beato Bartolo Longo, e pregando mi sono chiesto: “Questo grande apostolo di Maria, da dove ha tratto l’energia e la costanza necessarie per portare a compimento un’opera così imponente, nota ormai in tutto il mondo? Non è proprio dal Rosario, da lui accolto come un vero dono del cuore della Madonna?”. Sì, è stato veramente così! Lo testimonia l’esperienza dei santi: questa popolare preghiera mariana è un mezzo spirituale prezioso per crescere nell’intimità con Gesù, e per imparare, alla scuola della Vergine Santa, a compiere sempre la divina volontà. E’ contemplazione dei misteri di Cristo in spirituale unione con Maria, come sottolineava il servo di Dio Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis cultus (n. 46), e come poi il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ha ampiamente illustrato nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, che oggi idealmente riconsegno alla Comunità pompeiana e a ciascuno di voi. Voi che vivete ed operate qui a Pompei, specialmente voi, cari sacerdoti, religiose, religiosi e laici impegnati in questa singolare porzione di Chiesa, siete tutti chiamati a fare vostro il carisma del beato Bartolo Longo e a diventare, nella misura e nei modi che Dio concede a ciascuno, autentici apostoli del Rosario.

Ma per essere apostoli del Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera, semplice ed accessibile a tutti. E’ necessario anzitutto lasciarsi condurre per mano dalla Vergine Maria a contemplare il volto di Cristo: volto gioioso, luminoso, doloroso e glorioso. Chi, come Maria e insieme con Lei, custodisce e medita assiduamente i misteri di Gesù, assimila sempre più i suoi sentimenti e si conforma a Lui. Mi piace, al riguardo, citare una bella considerazione del beato Bartolo Longo: “Come due amici – egli scrive –, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo diventare, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto” (I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27ª ed., Pompei, 1916, p. 27: cit. in Rosarium Virginis Mariae, 15).

Il Rosario è scuola di contemplazione e di silenzio. A prima vista, potrebbe sembrare una preghiera che accumula parole, difficilmente quindi conciliabile con il silenzio che viene giustamente raccomandato per la meditazione e la contemplazione. In realtà, questa cadenzata ripetizione dell’Ave Maria non turba il silenzio interiore, anzi, lo richiede e lo alimenta. Analogamente a quanto avviene per i Salmi quando si prega la Liturgia delle Ore, il silenzio affiora attraverso le parole e le frasi, non come un vuoto, ma come una presenza di senso ultimo che trascende le parole stesse e insieme con esse parla al cuore. Così, recitando le Ave Maria occorre fare attenzione a che le nostre voci non “coprano” quella di Dio, il quale parla sempre attraverso il silenzio, come “il sussurro di una brezza leggera” (1 Re 19,12). Quanto è importante allora curare questo silenzio pieno di Dio sia nella recita personale che in quella comunitaria! Anche quando viene pregato, come oggi, da grandi assemblee e come ogni giorno fate in questo Santuario, è necessario che si percepisca il Rosario come preghiera contemplativa, e questo non può avvenire se manca un clima di silenzio interiore.

Vorrei aggiungere un’altra riflessione, relativa alla Parola di Dio nel Rosario, particolarmente opportuna in questo periodo in cui si sta svolgendo in Vaticano il Sinodo dei Vescovi sul tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Se la contemplazione cristiana non può prescindere dalla Parola di Dio, anche il Rosario, per essere preghiera contemplativa, deve sempre emergere dal silenzio del cuore come risposta alla Parola, sul modello della preghiera di Maria. A ben vedere, il Rosario è tutto intessuto di elementi tratti dalla Scrittura. C’è innanzitutto l’enunciazione del mistero, fatta preferibilmente, come oggi, con parole tratte dalla Bibbia. Segue il Padre nostro: nell’imprimere alla preghiera l’orientamento “verticale”, apre l’animo di chi recita il Rosario al giusto atteggiamento filiale, secondo l’invito del Signore: “Quando pregate dite: Padre…” (Lc 11,2). La prima parte dell’Ave Maria, tratta anch’essa dal Vangelo, ci fa ogni volta riascoltare le parole con cui Dio si è rivolto alla Vergine mediante l’Angelo, e quelle di benedizione della cugina Elisabetta. La seconda parte dell’Ave Maria risuona come la riposta dei figli che, rivolgendosi supplici alla Madre, non fanno altro che esprimere la propria adesione al disegno salvifico, rivelato da Dio. Così il pensiero di chi prega resta sempre ancorato alla Scrittura e ai misteri che in essa vengono presentati.

Ricordando infine che oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, mi piace richiamare la dimensione apostolica del Rosario, una dimensione che il beato Bartolo Longo ha vissuto intensamente traendone ispirazione per intraprendere in questa terra tante opere di carità e di promozione umana e sociale. Inoltre, egli volle questo Santuario aperto al mondo intero, quale centro di irradiazione della preghiera del Rosario e luogo di intercessione per la pace tra i popoli. Cari amici, entrambe queste finalità: l’apostolato della carità e la preghiera per la pace, desidero confermare e affidare nuovamente al vostro impegno spirituale e pastorale. Sull’esempio e con il sostegno del venerato Fondatore, non stancatevi di lavorare con passione in questa parte della vigna del Signore che la Madonna ha mostrato di prediligere.

Cari fratelli e sorelle, è giunto il momento di congedarmi da voi e da questo bel Santuario. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e soprattutto per le vostre preghiere. Ringrazio l’Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio, i suoi collaboratori e coloro che hanno lavorato per preparare al meglio la mia visita. Devo lasciarvi, ma il mio cuore rimane vicino a questa terra e a questa comunità. Vi affido tutti alla Beata Vergine del Santo Rosario, e a ciascuno imparto di cuore l’Apostolica Benedizione.

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Beata Vergine Maria della Mercede. Omelia del card. Tarcisio Bertone (Segretario di Stato del Santo Padre fino al 15 ottobre 2013)

24 settembre 2015

Celebrazione Eucaristica in occasione della Festa della B.V. Maria della Mercede, 29 settembre 2009

http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/card-bertone/2009/documents/rc_seg-st_20090929_suore-mercedarie_it.html

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Beata Vergine Maria Addolorata. Angelus di San Giovanni Paolo II

15 settembre 2015

Angelus, 15 settembre 1991 | Giovanni Paolo II

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/angelus/1991/documents/hf_jp-ii_ang_19910915.html

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Santissimo Nome di Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

12 settembre 2015

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1984/documents/hf_jp-ii_hom_19840509_nome-maria.html
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Natività della beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

8 settembre 2015

http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1985/documents/hf_jp-ii_hom_19850908_liechtenstein.html

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Madonna di Czestochowa. Omelia e preghiera di san Giovanni Paolo II

26 agosto 2015

SANTA MESSA PER LA FESTA DELLA MADONNA DI CZESTOCHOWA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Castel Gandolfo – Sabato, 26 agosto 1989

 

Carissimi fratelli e sorelle, leggerò ora le parole pronunciate nel 1983 a Jasna Gora in occasione del seicentesimo anniversario della presenza dell’immagine della Madonna: “Cristo presente insieme alla sua madre in una Cana polacca pone davanti a noi, di generazione in generazione, la grande causa della libertà. La libertà viene data all’uomo da Dio come misura della sua dignità. Tuttavia, al tempo stesso, essa gli viene data come un compito: “La libertà non è un sollievo, bensì la fatica della grandezza” (L. Staff, “Ecco il tuo canto”). L’uomo, infatti, può usare la libertà bene o male. Può per mezzo di essa costruire o distruggere. Nell’evangelizzazione di Jasna Gora è contenuta la chiamata all’eredità dei figli di Dio. La chiamata a vivere la libertà. A fare buon uso della libertà. Ad edificare e non a distruggere”.

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Assunzione della Beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

15 agosto 2015

SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
Venerdì, 15 agosto 1997

 

1. “Risplende la Regina, Signore, alla tua destra” (Sal. resp.).

L’odierna Liturgia ci pone dinanzi la fulgida icona della Vergine assunta al cielo nell’integrità dell’anima e del corpo. Nello splendore della gloria celeste brilla Colei che, in virtù della sua umiltà, si è resa grande davanti all’Altissimo al punto che tutte le generazioni la chiamano beata (cfr Lc 1, 48). Ora siede Regina, accanto al Figlio, nell’eterna beatitudine del paradiso e dall’alto guarda i suoi figli.

Con questa consolante certezza, ci rivolgiamo a Lei e la invochiamo per coloro che sono suoi figli: per la Chiesa e per l’intera umanità, perché tutti, imitandola nella fedele sequela di Cristo, possano giungere alla definitiva patria del cielo.

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Santo e glorioso è il corpo della Vergine Maria. Dalla Costituzione Apostolica «Munificentissimus Deus» di Pio XII, papa

15 agosto 2015

(AAS 42 [1950], 760-762. 767-769)

I santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi, rivolti al popolo in occasione della festa odierna, parlavano dell’Assunzione della Madre di Dio come di una dottrina già viva nella coscienza dei fedeli e da essi già professata; ne spiegavano ampiamente il significato, ne precisavano e ne approfondivano il contenuto, ne mostravano le grandi ragioni teologiche. Essi mettevano particolarmente in evidenza che oggetto della festa non era unicamente il fatto che le spoglie mortali della beata Vergine Maria fossero state preservate dalla corruzione, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste glorificazione, perché la Madre ricopiasse il modello, imitasse cioè il suo Figlio unico, Cristo Gesù.

San Giovanni Damasceno, che si distingue fra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’Assunzione corporea della grande Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Colei che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità doveva anche conservare senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Colei che aveva portato nel suo seno il Creatore, fatto bambino, doveva abitare nei tabernacoli divini. Colei, che fu data in sposa dal Padre, non poteva che trovar dimora nelle sedi celesti. Doveva contemplare il suo Figlio nella gloria alla destra del Padre, lei che lo aveva visto sulla croce, lei che, preservata dal dolore, quando lo diede alla luce, fu trapassata dalla spada del dolore quando lo vide morire. Era giusto che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio, e che fosse onorata da tutte le creature come Madre ed ancella di Dio».

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Beata Vergine del Carmelo. Una meditazione di san Giovanni della Croce

16 luglio 2015

CONGREGAZIONE PER IL CLERO

Oggi, 16 luglio, ricorre la festa della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, istituita per ricordare le apparizioni della Vergine a San Simone Stock, Priore Generale dell’Ordine Carmelitano. Dalle pagine mistiche di San Giovanni della Croce e della sua “Salita al Monte Carmelo”, una meditazione sull’unione tra l’anima e Dio così come è quella delle anime contemplative e, prima di ogni altra creatura, come è stato per Maria Santissima.
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Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria. Lettera Apostolica di Papa Pio XII

13 giugno 2015

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PIO XII

LETTERA APOSTOLICA

SACRO VERGENTE ANNO

CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA
AL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

7 luglio 1952(1)

 

Mentre l’anno santo volgeva felicemente verso il suo termine, dopo che per divina disposizione a Noi fu dato di definire solennemente il dogma dell’assunzione in anima e corpo al cielo della gran Madre di Dio Maria vergine, moltissimi da ogni parte del mondo Ci espressero la loro vivissima esultanza; fra questi non mancò chi, nell’inviarCi lettere di ringraziamento, supplicò istantemente affinché Noi consacrassimo l’intero popolo della Russia, nelle angustie del momento presente, al Cuore immacolato della medesima vergine Maria.

Tale supplica tornò a Noi oltremodo gradita, poiché, se il Nostro affetto paterno abbraccia tutti i popoli, in modo particolare si rivolge a coloro che, sebbene nella massima parte separati per vicende storiche da questa sede apostolica, conservano tuttavia ancora il nome cristiano e si trovano in condizioni tali che non solo è loro difficilissimo ascoltare la Nostra voce e conoscere gli insegnamenti della dottrina cattolica, ma sono spinti con arti ingannevoli e perniciose a rigettare perfino la fede e il nome di Dio.

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Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Dai «Sermoni» di san Lorenzo Giustiniani, vescovo

13 giugno 2015

Cuore Immacolato di Maria(Sermone 8, nella festa della Purificazione della B. V. Maria: Opera, 2, Venezia 1751, 38-39)

Maria meditava nel suo cuore tutto ciò che assimilava con la lettura, la vista, l’udito, e che crescita grande realizzava nella fede, che acquisto faceva in meriti, di quanta saggezza veniva illuminata e di quale incendio di carità andava sempre più avvampando!

Schiudeva verso di sé la porta dei misteri celesti e si colmava di gioia, si arricchiva copiosamente del dono dello Spirito, orientandosi verso Dio, e nel medesimo tempo si conservava nella sua profonda umiltà.

L’opera del dono divino ha questo di caratteristico, che eleva dagli abissi al vertice e porta di gloria in gloria.

Beato il cuore della Vergine Maria che, avendo in sé lo Spirito e godendo del suo insegnamento, rimaneva docile alla volontà del Verbo di Dio!

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Visitazione della Beata Vergine Maria. Omelia di San Giovanni Paolo II

31 maggio 2015

PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN SLOVACCHIA

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA NEI PRESSI
DEL SANTUARIO DEDICATO AL MISTERO DELLA VISITAZIONE

OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II

Levoča (Slovacchia) – Lunedì, 3 luglio 1995

 1. “E beata colei che ha creduto” (Lc1, 45).

Il santuario di Levoca è dedicato al mistero della visitazione, il secondo mistero gaudioso che meditiamo oggi, istruiti dal Vangelo di san Luca. Ecco: Maria dopo l’annunciazione andò a trovare Elisabetta, sua parente, nella casa di Zaccaria. Elisabetta era stata scelta come madre di Giovanni il Battista, colui che doveva preparare la venuta del Messia. L’incontro in quella casa è dunque non soltanto l’incontro di due madri, ma in un certo senso anche l’incontro di due figli. Lo esprime chiaramente Elisabetta al momento del saluto: “A che debbo – dice – che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo” (Lc 1, 43-44). Così dunque non è soltanto Elisabetta a salutare Maria; in lei, anche Giovanni saluta Gesù, che Maria porta nel suo grembo fin dal momento dell’annunciazione.

“Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1, 42). Le parole di Elisabetta ci sono ben note. Le recitiamo tante volte nel Saluto dell’Angelo: “Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”. Si può dire che queste parole racchiudono tutto il Vangelo della Visitazione, che è un particolare contenuto della nostra fede. Oggi vengo a Levoca proprio nello spirito del mistero della Visitazione. E voi, giunti qui in pellegrinaggio da Spis e da tutta la Slovacchia, vi prostrate ai piedi della Vergine proprio nello spirito del Vangelo della Visitazione.

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Beata Vergine Maria Ausiliatrice. Angelus di San Giovanni Paolo II

24 maggio 2015

GIOVANNI PAOLO II

ANGELUS

Domenica, 31 gennaio 1988

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1 Nel nostro spirituale pellegrinaggio ai Santuari di Maria, oggi ci rechiamo col pensiero a Torino, alla Basilica di Maria Ausiliatrice. E lo facciamo con una particolare intenzione, cara al mio cuore: questo Santuario infatti è un monumento alla Madonna edificato da san Giovanni Bosco, di cui proprio oggi ricordiamo il primo centenario della morte.

Don Bosco, come viene affettuosamente chiamato nel mondo, non solo dalla grande Famiglia Salesiana di cui è fondatore, ha profondamente venerato, amato, imitato la Madonna sotto il titolo di “Auxilium Christianorum”, ne ha diffuso insistentemente la devozione, in essa ha visto il fondamento di tutta la sua ormai mondiale opera a favore della gioventù e della promozione e difesa della fede. Egli amava dire che “Maria stessa si è edificata la sua casa”, quasi a sottolineare come la Madonna avesse miracolosamente ispirato tutto il suo cammino spirituale ed apostolico di grande educatore ed, ancora più estesamente, come Maria sia stata posta da Dio quale aiuto e presidio di tutta la sua Chiesa.

2 È impresso in me il ricordo del grande quadro posto sopra l’altare maggiore del Santuario. In esso don Bosco volle che fosse espressa la visione che egli aveva della funzione ecclesiale della Madonna, quella di essere “Madre della Chiesa ed Ausiliatrice dei cristiani” (cf. “Maraviglie della Madre di Dio invocata sotto il titolo di Maria Ausiliatrice”, 6). Nel dipinto la Vergine santissima campeggia in alto, illuminata dallo Spirito Santo e circondata dagli Apostoli. Il santo aveva chiesto al pittore Lorenzone che fossero riprodotti attorno a lei i momenti più significativi della storia, nei quali l’Ausiliatrice aveva mostrato la sua materna e straordinaria protezione verso la Chiesa. L’artista gli disse che ci sarebbero volute tutte le pareti del tempio e non poté tradurre in immagini la grandiosa proposta di don Bosco. Ad ogni modo, il cuore del santo vedeva la Madonna proprio in questa immensa ed ecclesiale prospettiva.

3 Sappiamo bene che la venerazione di Maria come Ausiliatrice antecede nel tempo il suo grande devoto don Bosco; il titolo si trova infatti nelle litanie Lauretane e sottolinea la presenza attiva di Maria nei momenti difficili della storia della Chiesa: presenza di salvezza insperata, segno prodigioso della immancabile assistenza dello Spirito di verità e di grazia.

Oggi, quando la fede viene messa a dura prova, e diversi figli e figlie del Popolo di Dio sono esposti a tribolazioni a causa della loro fedeltà al Signore Gesù, quando l’umanità, nel suo cammino verso il grande Giubileo del duemila, mostra una grave crisi di valori spirituali, la Chiesa sente il bisogno dell’intervento materno di Maria: per ritemprare la propria adesione all’unico Signore e Salvatore, per portare avanti con la freschezza e il coraggio delle origini cristiane l’evangelizzazione del mondo, per illuminare e guidare la fede delle comunità e dei singoli, in particolare per educare al senso cristiano della vita i giovani, ai quali don Bosco diede tutto se stesso come padre e maestro.

In questo anno mariano ci aiuti e ci benedica, dal suo Santuario di Torino, Maria Ausiliatrice; ci benedica anche il suo devoto figlio, san Giovanni Bosco.

“Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis”.

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Madonna del Rosario di Pompei. Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae” di San Giovanni Paolo II

8 maggio 2015

LETTERA APOSTOLICA

ROSARIUM VIRGINIS MARIAE


DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
ALL’EPISCOPATO, AL CLERO
E AI FEDELI
SUL SANTO ROSARIO

 

INTRODUZIONE

1 Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s’inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi ‘gridare’ Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».(1)

Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.(2) In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l’opera dell’Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all’esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.

I Romani Pontefici e il Rosario

2 A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l’Enciclica Supremi apostolatus officio,(3) alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII(4) e soprattutto Paolo VI, che nell’Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l’ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.

Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall’elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. […] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell’ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell’insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell’individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell’umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(5)

Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi,all’inizio del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!

Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario

3 Per questo, sull’onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l’esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,(6) ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell’anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l’anno che va dall’ottobre di quest’anno all’ottobre del 2003 Anno del Rosario

Affido questa indicazione pastorale all’iniziativa delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un’ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7)

Obiezioni al Rosario

4 L’opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni. La prima riguarda l’urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell’attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni. C’è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell’importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.

Forse c’è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l’ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio […] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».(8) Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all’ecumenismo!

Via di contemplazione

5 Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria ‘pedagogia della santità’: « C’è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera ».(9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche ‘scuole’ di preghiera ».(10)

Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull’humus dell’Oriente cristiano.

Preghiera per la pace e per la famiglia

6 A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l’urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All’inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell’attentato dell’11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell’intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.

« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)

7 Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l’incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l’autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11) i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza. 

Sulle orme dei testimoni

8 Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario,(12) e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di santità poggia su un’ispirazione udita nel profondo del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo! ».(13) Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell’antica Città, appena lambita dall’annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall’eruzione del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci e delle ombre della civiltà classica.

Con l’intera sua opera e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo sviluppò l’anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del Rosario ».

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