MANIFESTO DEL CUORE DIVINO E UMANO DI CRISTO

Il testo qui sotto lo si può trovare anche, in una edizione meno recente, sul sito del presbiterio romano: http://www.presbiterioromano.org/testi (sottometto tutti i miei scritti al vaglio della Chiesa Cattolica).

La strada semplice e profonda di Cristo. Impressioni di un sacerdote sul nuovo papa.

La Evangelii Gaudium, così come la stessa vita e gli altri discorsi e scritti di papa Francesco, sembrano sviluppare, sulla scia anche di papa Benedetto, un cammino di avvicinamento sempre più profondo al cuore divino e umano, non solo divino, spiritualistico, di Cristo, anche, proprio, quello dei vangeli, riscoperto con rinnovata fiducia non solo come Dio ma anche come uomo, come principale punto di riferimento, nelle impostazioni essenziali, anche culturale. Cristo ci è (anche) avanti, ha detto papa Francesco: egli è l’alfa e l’omega. Papa Francesco sembra essere entrato sempre più profondamente in questa strada, forse aiutato da un ambiente talora meno intellettualista, sicuramente crescendo su una strada spirituale di liberazione da incrostazioni che possono in vario modo e misura occludere il cuore, spiritualmente, umanamente. Niente ideologismi, pragmatismi, discernimento spirituale e umano delle situazioni concrete, accompagnamento personalizzato, senza schemi astratti, della crescita verso Cristo, attenzione alle situazioni concrete, una pastorale diversificata in base alle situazioni, alle persone, ascolto attento, spirituale e umano, come importante via per la soluzione di mille questioni, per la crescita, vicinanza concreta e a tutto campo, non spiritualistica: le parabole del figliol prodigo (padre misericordioso), del buon Samaritano, dei discepoli di Emmaus, sembrano prendere naturalmente nuova vita, così come si viene stimolati a meditare con rinnovata attenzione tutto il vangelo, pronti a nuove scoperte, riferendosi in ogni cosa prima di tutto proprio al Cristo dei vangeli, talora invece messo in secondo piano rispetto a teorie, prassi, etc., che sembrano metterlo in un cantuccio, sembrano non cercare una vissuta, sempre più profonda, sintonia col suo autentico cuore, discernere, divino e umano (“Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto”, afferma Gesù nel vangelo di Giovanni). Questo amore sempre più così divino e così umano, questo cercare di appoggiarsi (con continui possibili chiarimenti-scoperte anche qui) sempre più, per prima cosa, a Cristo, fonte della grazia, rivela sempre più la sua totale misericordia. Il suo comprendere, perdonare tutto, il suo desiderio di aiutare in ogni discreto modo. Il suo essere vicino, dunque, ad ogni uomo, rivelando sempre più profondamente tanta bella vicinanza anche tra gli uomini. Stiamo forse entrando sempre più profondamente in un passaggio, in una liberazione da orientamenti riduttivi, distorcenti, come lo spiritualismo, l’intellettualismo, il pragmatismo, tutte tendenze che possono indirizzare anche subliminalmente al secolarismo, etc.. Stiamo forse andando verso la riscoperta (sempre più approfondita) di una via nell’essenza semplice e profonda, quella del cuore divino e umano di Cristo nella luce che scende a misura, delicatamente, come una colomba, la via del suo amore divino e umano che rivela ogni cosa in modo sempre rinnovato, facendo incontrare gli uomini in avanti, in lui. Una via che apre, già ha aperto, nuovi orizzonti in tutti i campi della vita, della cultura. Una via che scioglie i nodi: un giovane afferma di non poter credere più… la scienza, la cultura… ma se gli chiedo cosa gli suggerisce la sua serena coscienza ecco che dice, se ha ricevuto il dono della fede, di credere in Cristo. Ecco spesso facilmente risolto il problema, rivelando gli inceppamenti razionalistici. Lo Spirito che grida Abbà, Padre. Non voglio qui entrare in questioni complicate ma oggi anche molti matematici, logici, atei, sanno, dopo Goedel, che la logica si fonda su una fede. La logica stessa si scopre maturando sempre più in Cristo, Dio e uomo. Non ci accorgiamo di riflettere in modo nuovo, più profondo e vivo, maturando? Non contribuisce ad aprire nuovi orizzonti l’amore di questo papa?

Non può far riflettere che Maria, che ha pronunciato sempre poche densissime parole, abbia detto a Fatima che il suo cuore immacolato trionferà? Papa Benedetto ha chiesto a Maria, a Fatima (maggio 2010), che si affrettasse la vittoria del suo cuore immacolato entro il centenario delle apparizioni (2017). E’ Cristo che rinnova ogni cosa, se lo accogliamo, sua è l’opera della salvezza. Si può aggiungere che scoprire, nel suo nucleo essenzialissimo poi sempre da approfondire, questa via può risultare più difficile per persone con una strutturazione spirituale-culturale di lunga data mentre la gente si può sentire invece finalmente compresa, amata, messa, ognuno secondo il proprio personalissimo cammino, su una via semplice, autentica, serena. La difficoltà dunque non è in se ma può essere nel passaggio.

In fondo questa sintesi può forse risultare la trasposizione (e forse l’approfondimento) sul piano anche culturale, e quindi di meno immediata facilità, del cor ad cor loquitur di papa Francesco che sembra stia aiutando la Chiesa a compiere, nella grazia, nuovi passi verso il cuore divino e umano di Cristo.
La semplicità del cuore è un dono di Dio che si può fare sempre più profondamente cultura. È vero che certo non si va ad esplicitare ciò (complicando) a chi or ora si sta avvicinando alla fede ma in un lungo cammino la ricerca, la chiarezza, di riferimenti è molto importante. Determina di fatto il concreto pensare, la mentalità, di tutti. E non è possibile escludere la cultura dalla fede cristiana o ridurla solo a semplicità non ben delineata. Invece, però, di perdersi in cerebralismi questa rinnovata cultura cerca, anche in un dialogo, appunto culturale, i veri riferimenti, passaggi, del vivere, del discernere, del riflettere, spirituale e umano. Consapevole che questa ricerca è anch’essa nello Spirito, parla anch’essa di consapevolezze come, tendenzialmente, doni di grazia. Oggi invece da un lato si parla di spiritualità, dall’altro di ragione o ragione allargata, o… dall’altro di economia o psicologia, o… non vi è insomma un più chiaro aiuto per una vera maturazione della vita e della conoscenza integrale, spirituale e umana (dunque per la pastorale, per la cultura, etc.), per una spiritualità-cultura tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo. Su questa linea mi sono trovato a vivere molte possibili scoperte spirituali, culturali, pastorali, non tutte ancora, forse, comprese. Cito, per esempio, quella che può mettere, tra l’altro, d’accordo oriente ed occidente sul Filioque (pubblicata nel ’94 su Palestra del clero mentre ne Il canto dello Spirito Cantalamessa cita come primi autori tutte pubblicazioni del ’95) e quella nuova, diffusa solo qualche anno fa (vi è stato un accordo in tal senso tra luterani e cattolici americani), sulla giustificazione mentre ne avevo scritto già nel 2000 in occasione dell’accordo sulla giustificazione (1999, se non ricordo male), che definivo un pò farraginoso. Non so se queste proposte si sono fatte strada grazie a me, ma la cosa mi interessa solo perchè può aiutare a comprendere una strada forse nuova: soluzioni ecumeniche secolari  (e varie altre scoperte riconosciute valide. Inoltre nessuno mai ha messo in dubbio la cattolicità delle mie proposte) non nascono da ragionamenti a tavolino ma da un cammino spirituale-umano-culturale.

Il Manifesto è una presentazione di scritti precedenti che si può leggere velocemente: dopo qualche pagina introduttiva si trovano i paragrafi 100 e 101 degli scritti (una pagina e mezza), che possono risultare una sintesi rapidissima del nucleo degli stessi. Poi una sintesi più estesa (nove pagine) per un primo più ampio sguardo sui contenuti di questa ricerca. In tutto sono circa quindici pagine. In questo manifesto si trovano alcune correzioni rispetto ai testi originali.
La via del cuore è dunque una via semplice, che si fa sempre più profonda lungo il cammino in Cristo. La cultura del cuore che vive in Cristo asseconda, aiuta, tendenzialmente, questa graduale, serena, equilibrata, semplice, tendenzialmente sempre più profonda, maturazione spirituale, umana, culturale. Tutto ciò dunque invece di complicare, cerebralizzando la sapienza e contribuendo a rendere dunque poi praticona, pragmatica, la vita concreta, variamente spiritualista la vita di fede. Tale via si rivela in varia misura un possibile seme, non si tratta di comprensioni astratte, persino in matematica. Una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo aiuta l’uomo sulla via anche della propria unitarietà mentre, per esempio, una spiritualità rigida, disincarnata può orientare allo schematismo, all’astrattismo, al razionalismo.

Questi scritti, dunque, possono forse aiutare a vedere, tra l’altro, tanti punti nei quali la spiritualità-cultura attuale, anche cattolica, può ingripparsi in astruserie, ripiegamenti, chiusure, schematismi, etc., che possono non aiutare il semplice orientarsi alla luce di Cristo, ad una sempre rinnovata, più attenta e fiduciosa, meditazione vissuta dei vangeli, del Gesù vivo dei vangeli, ad una sempre più profonda, equilibrata, scoperta dell’amore divino e umano di Cristo.

Un aspetto ora difficile da comprendere per molti, sono forse doni di grazia, ma che una volta superate le vecchie abitudini (questa è una possibile difficoltà) si vedrà semplice, è quello che tanta cultura considera un’astratta ragione e non riesce nemmeno ad immaginarla in altro modo, così quando ci si sforza di farlo si entra in vario modo in un mondo sentimentale, emozionale, artistico, in un accozzaglia di aspetti dell’uomo variamente giustapposti… Invece si può intuire che scoprendo la via del cuore (integrale: la coscienza spirituale e psicofisica – che esiste e matura nello Spirito che scende a misura, delicatamente, come una colomba) tutto l’uomo matura. E maturando è portato nel mistero divino-umano-”materiale”, lo vede in modo nuovo ed in questa vita integrale, spirituale e umana, riflette in modo molto più ricco, vivo e profondo. Non esiste una razionalità astratta, separata dal cuore integrale dell’uomo. Inoltre se si pensa a tavolino si rischia di diventare cerebrali, astrusi, astratti (pastorale variamente prefabbricata, o pragmatista, per esempio). Questa razionalità astratta può indurre a relegare variamente la spiritualità in un mondo variamente della sola anima, non si è aiutati a trovare le vie di una maturazione della coscienza integrale, spirituale e psicofisica e se si rifiuta l’astratta razionalità (ma in realtà proprio perchè il riferimento resta quello) si finisce, come dicevo, nel vario mondo del vitalismo istintivo. Anche chi, come papa Francesco vive questo maturare della coscienza, del cuore, integrale, sembra talora segnalare il retaggio razionalista, in realtà non condiviso ma ancora senza essere giunti ad una più piena consapevolezza culturale. Anche san Francesco nutriva una naturale diffidenza verso tanta cultura ma non ha portato a più piena consapevolezza ciò. Un esempio in proposito lo vediamo quando papa Francesco parla della realtà che è superiore all’idea. Un giorno, forse, l’idea sarà riconosciuta come un termine variamente riduttivo, schematizzante, astratto, ripiegato su una propria variamente solipsistica produzione, variamente chiudendo l’uomo al diretto contatto con la luce dello Spirito nel cuore. Si useranno forse termini come Parola, seme, insomma si cercherà di recuperare la sacramentalità della conoscenza in ogni, sia pur molto vario, aspetto. Gesù non ha mai usato, mi pare, termini come ragione, intellettuale, idea, etc., forse non perchè apparteneva ad una diversa cultura o perchè il suo era un linguaggio “pastorale” e non culturale. Forse, ci ha dato invece chiare, vissute, indicazioni (si veda la sua affermazione sullo scriba divenuto discepolo del regno dei cieli): cercare sempre più la sintonia spirituale e, nelle impostazioni essenziali, anche umana-culturale con Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, meditato con sempre rinnovata attenzione, fiducia, etc.. Per esempio: come mai Cristo non usava questi termini? Non banalizzare tali domande e le possibili risposte. Interessante osservare che la stessa scienza (da vedere dunque, del resto, in modo rinnovato) più si approfondisce più sperimenta la riduttività, lo schematismo, l’inefficacia, etc., del vario razionalismo.

(Questo paragrafo può venire tralasciato). Pongo delle domande, nella comunione e nell’obbedienza alla Chiesa cattolica, non esprimo affermazioni categoriche. “Dallo stile esuberante ed enfatico che distingue Bonaventura — viene spontaneo il confronto con la lucida ed essenziale sobrietà della scrittura di Tommaso d’Aquino — risalta in tutta la sua forza incomparabile la figura del Cristo, umile, paziente e glorioso, nel quale converge e dal quale irraggia la sacra dottrina, destinata a divenire esperienza e “sentimento”.
La teologia di san Bonaventura presenta, in modo tutto particolare, l’impronta della pazienza e della gloria del Salvatore. Chi vuole insegnare la sacra dottrina non la potrà trascurare. Anche se non la seguirà. La teologia, infatti, non nasce oggi, per la bravura di un teologo apparso come astro improvviso nel cielo teologico e persuaso di essere un genio: la teologia va ricercata e fatta emergere dal corso di tutta la tradizione della Chiesa, dal momento che ne costituisce una dimensione permanente. Il che, per altro, non comporterà una ripetizione di modelli del passato ma, al contrario, un ripensamento o un oltrepasso con rinnovato vigore mentale.
Così fece esattamente Bonaventura, per non dire, tra gli altri, dell’Aquinate e prima ancora dell’incomparabile Agostino, e di tutta una ghirlanda di dottori, che hanno lasciato luminosi modelli ai quali attingere stimolo e ispirazione” (L’Oss Roman 13 luglio 2014). Mi pare che quella di Bonaventura possa finire per rivelarsi una spiritualità-cultura più centrata sullo spirito che, più attentamente, sull’umanità integrale dell’uomo. Finisce per venire definita una teologia affettiva perchè esprime, dunque, una forse meno chiara armonizzazione con l’umanità integrale dell’uomo (anche se, forse, proprio questa via della vissuta fiducia in Cristo avrebbe gradualmente condotto, tendenzialmente, sulla giusta strada); resta così uno spazio che sinora è stato occupato da una teologia più razionale (si veda il riferimento nel brano sopra al vigore mentale), sia pure, certo, in santi come l’aquinate, molto sostenuta da un profondo cammino spirituale. Forse in entrambe le vie mancava ancora una più approfondita, armonizzata, intuizione dell’umanità integrale (la coscienza spirituale e psicofisica) che esiste e matura nello Spirito di Cristo che scende come una colomba. Questa profonda armonizzazione era meno delineata e poteva orientare dunque ad un certo spiritualismo (prevalere dell’anima dell’uomo) o ad un certo vario razionalismo (dunque un’attenzione al resto dell’umanità dell’uomo ma visto, di fatto, in modo riduttivo: anche questa può essere una tappa della sequela ma qui il rischio di separare conoscenza e conversione può essere forse più grande). Invece la visione integrale alla quale mi riferisco tendenzialmente conduce sempre più profondamente, distintamente, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo e fornisce materia per una rinnovata, vissuta, riflessione integrale, spirituale e umana. Evidentemente se questa si può rivelare una via rinnovata in Cristo, che tra l’altro può forse cogliere meglio gli intenti positivi dei due orientamenti succitati (per esempio il riferimento vissuto a Cristo e la, qui forse dinamizzata, vissuta, sempre più profonda chiarificazione, più limpida consapevolezza, degli autentici riferimenti-collegamenti del vivere, del discernere) essa non può che nascere proprio nel cammino di graduale, tendenziale, crescita della Chiesa nella storia. Lo Spirito vi condurrà alla verità tutta intera, ricordandovi quello che vi ho detto: un tornare, non di rado con sorpresa, sempre nuovamente, con più fiducia, a Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli. Per esempio ponendo sempre più attenzione alle sue possibili impostazioni spirituali-culturali essenziali, senza rischiare di relegarle ad una cultura passata, ad un linguaggio solo pastorale, etc.. In definitiva io direi che la crescita tendenziale della Chiesa forse sta nel graduale, anche nella storia, lasciarsi fare sempre più piccoli, non solo spiritualmente ma anche umanamente, in Cristo, Dio e uomo. Per grazia, cercare sempre più vissutamente, approfonditamente, le fonti della sua grazia, della sua luce, etc., aprire sempre più profondamente a lui la nostra intera umanità, sempre nuovamente messa in discussione in lui. Più che costruirsi proprie teologie, con rinnovato vigore mentale, espressione quest’ultima, tra l’altro, che, mi pare (domando se e perchè), Cristo non usava, anzi, non diceva che Dio si è nascosto ai dotti e agli intelligenti e si è rivelato ai piccoli?

Il cuore divino e umano di Cristo è la chiave di ogni problema. Vi sono non poche impostazioni (anche inconsapevoli, in vario modo) che scindono in qualche modo il discernimento integrale, spirituale e umano, tendenzialmente sempre più ”divino e umano” in Cristo (lo Spirito che scende come una colomba su Cristo, Dio e uomo). Da una parte, per esempio, un riferimento che è già errato e fuorviante anche solo nell’usarlo “tanto per capirsi”: quello ad una razionalità, ad una ragione, umane, separate dal resto dell’uomo. Non vi è un aiuto a far maturare una coscienza integrale, spirituale e umana, in Cristo che discerna in modo tendenzialmente sempre più divino e umano: da un lato si considera una vita spirituale (spiritualismo, padre spirituale), da un altro la filosofia (razionalismo, intellettualismo, oggi confusi e vaghi perché la filosofia è, giustamente data la situazione, in ribasso), da un altro ancora la cultura, il resto dell’umanità (per esempio psicologismo, psicologo).

Per porre esempi concreti, perché ognuno può pensare che il problema riguardi altri, che lui sa bene come fare sintesi (senza dialogo, senza confronto, senza ricerca spirituale e umana, personale e comunitaria, etc.): il padre spirituale si occupa tendenzialmente della vita strettamente spirituale, ma così in modo variamente riduttivo, schematico, più facilmente con vari possibili lassismi o rigidità, con molte disattenzioni, che non conoscono più profondamente la profonda comprensione, ben al di là di ogni schema, di Dio per il cammino di ogni uomo. Il padre spirituale in varia misura si deresponsabilizza, tra l’altro, degli aspetti umani, dove lo Spirito in realtà si incarna: “non sono un psicologo, non è compito mio, mia competenza”.
Lo psicologo, poi, si dice, deve essere cristiano, qui sarebbe la soluzione. Ma in questa scissione nel discernimento tra vita spirituale, una ragione variamente astratta, e la psicologia, come si aiuta, si stimola, la maturazione della coscienza integrale dello psicologo? Non vi è lo stimolo a cercare gli autentici riferimenti-collegamenti della crescita. Vi è molta confusione sulle traiettorie essenziali: incredibile anche qui, gli psicologi, esperti dell’uomo, sembrano anch’essi non accorgersi che tra lo spirito e la psiche manca l’uomo, manca la filosofia. Non è la stessa cosa se mi riferisco ad una ragione astratta o ad una ragione allargata o alla coscienza o alla coscienza spirituale e psicofisica, etc.: cambiano, tra l’altro, persino gli orientamenti profondi. Data l’ignoranza di ciò, in modo anche variamente subliminale (per esempio secolarismo indotto, perché un’astratta ragione può indurmi a “calcolare”, a non affidarmi, mentre il cuore integrale mi orienta alla luce che Dio manda nel mio cuore). Il matematico tenderà a pensare che la sua scienza è esatta e fondamentalmente neutra, al punto di essere l’unica vera conoscenza, senza intuire più pienamente, anche se dovesse esserne consapevole in astratto, che non esiste una ragione staccata dal resto della coscienza integrale dell’uomo e che dunque anche la logica la si può scoprire sempre più solo in una sempre più profonda ed equilibrata maturazione della coscienza (in Cristo). In questa confusione-scissione-varia astrazione, un uomo della sintesi come il parroco, il sacerdote, si può trovare perso, finendo per sfociare nello spiritualismo, nell’intellettualismo ma più facilmente nel pragmatismo. Si discerne per apparenze (si può diffondere uno spirito burocratico, specialmente a livello di vescovi, uno spirito che guida in base a schemi e apparenze, in apparenza, appunto, sbagliando poco, in realtà sbagliando molto di più), si propone una pastorale variamente prefabbricata, non si comprende il particolarissimo cammino di quella comunità, di quella singola persona. Tutto ciò allontana dall’attenzione, dalla comprensione e dall’amore per le persone reali, la loro vita, i loro bisogni, i loro cammini. Ma questa confusione, mancanza di chiari riferimenti, comporta, come dicevo, un vario pragmatismo in molti sensi: non venendo aiutati a maturare in una sempre più profonda ed equilibrata coscienza spirituale e umana, in una spiritualità tendenzialmente sempre più divina e umana in Cristo, il sacerdote può per esempio affidare incarichi in parrocchia a persone stupite di ciò dicendo loro che impareranno la fede facendo. Il non camminare dietro a Cristo per poi essere gradualmente inviati (ciò non vuol dire non amare subito, l’invio, la responsabilità in parrocchia è altra cosa) a tempo opportuno, insomma il non costruire più profondamente in Dio è uno dei problemi più gravi e diffusi di molte realtà ecclesiali, che poi possono divenire anche difficili da gestire perché possono diventare in vario modo centri sociali, condomini. Non si cerca più attentamente l’opera di Dio e l’uomo, con le sue forze, fa poco anzi il suo impegno può essere controproducente perché può aprire poco, appunto a Dio. Nella cultura, anche teologica, questa confusione può comportare, per esempio, una scarsa disponibilità a mettere in discussione le proprie impostazioni profonde spirituali-umane-culturali, uno scarso ascolto (tanto più del “povero”), è più difficile che si apra, per grazia (non è ancora più profondamente il tempo?), un varco più profondo per riferirsi a Cristo, anche quello dei vangeli, con più fiducia spirituale ma anche, nelle cose essenziali, umana-culturale, e per confrontarsi, dialogare, in lui, con ogni uomo, scoprendo sempre più, come dicevo, la possibilità di incontrarsi in avanti, in Cristo Dio e uomo, nel suo cuore divino e umano. Il dialogo è tutt’al più sui concetti, sulle cose da fare, non sulle impostazioni che li generano, non vi è la ricerca di una spiritualità integrale rinnovata.
Questa confusione-scissione, comporta dunque una diffusa carenza di ascolto integrale profondo ed equilibrato (tantomeno da vera sentinella di Dio) mentre  tale ascolto sarebbe un importante via di soluzione in mille questioni.
In questo contesto papa Benedetto ci ha aiutati ad avviarci più chiaramente, diffusamente, sulla via della conoscenza vissuta in Cristo, e ci ha anche aiutati a cercare di costruire sempre più nella fede e non nel pragmatismo, burocratismo, etc.. Papa Francesco sembra vivere concretamente questo riferimento sempre più attento a Cristo, Dio e uomo, anche quello dei vangeli, tendendo ad evitare, dunque i pericoli descritti, spiritualismo, razionalismo, astrattismo, pragmatismo, scarso ascolto… Ma questa strada si può fare sempre più meditata in Cristo, spiritualmente, umanamente, culturalmente. La strada, forse, appunto del cuore divino e umano di Cristo, chiave di ogni cosa, la strada, forse, del trionfo del cuore immacolato di Maria, dell’uomo che, specie nella Chiesa, si fa, per grazia, sempre più piccolo in Cristo, sempre più tutto affidato, anche umanamente-culturalmente, a lui (anche quello dei vangeli). Questi esempi sono appena abbozzati. Per esempio il padre spirituale può  essere anch’egli variamente scisso tra spiritualismo, intellettualismo e vita concreta. Lo psicologo in questa varia confusione-scissione-astrazione certo non è aiutato a comprendere più profondamente come solo in Cristo la coscienza possa maturare sempre più pienamente, la tentazione del tecnicismo psicologistico può essere per lo psicologo dietro l’angolo. Altro possibile esempio: nella Chiesa vi possono essere tante persone, sacerdoti e forse ancora più spesso laici, che non sono seguiti con attenzione nella loro umanità integrale, nemmeno riguardo a tanti doni spirituali che possono aver ricevuto ma non sono aiutati con più attenzione a coltivare, anche indicando loro a tempo debito più chiaramente, per esempio, che la grazia può condurre, quando Dio vuole ciò, a salire più consapevolmente per il santo monte di Dio. Ancora una volta si può pensare a programmi pastorali, organizzazioni, tecniche e si può non porre attenzione all’opera di Dio in Cristo (che, tra l’altro, con pochi discepoli ben seguiti ha cambiato il mondo). Questo non vuol dire fare una pastorale elitaria, proprio perchè solo l’attenzione specifica ad ogni persona può condurre a conoscere meglio i possibili cammini di ciascuno. Il buon pastore porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri. Nei miei scritti parlo di possibili problemi, di possibili soluzioni, etc., e mai di persone concrete.

100) Un altro possibile tentativo di comunicare questa via forse innovativa

Lo Spirito di Cristo mi rivela (rivela sempre più – anche indicandomela, indicandomi i riferimenti, i collegamenti, sempre più chiaramente – alla mia coscienza spirituale e psicofisica) Dio e me stesso (l’uomo). E la mia umanità (la mia coscienza spirituale e psicofisica), appunto illuminata, mi aiuta ad intuire l’autentico venire in me dello Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, o molle, etc..
La sintesi tra la spiritualità, la cultura, la vita umana anche psicofisica, concreta viene talora lasciata ad una prassi personale che può rimanere meno chiaramente definita e più soggetta alle influenze di ciò nella e dalla spiritualità-cultura. Potremmo partire dalla possibile prova per contrasto: vi sono oggi nella spiritualità-cultura adeguati riferimenti-collegamenti spirituali e umani?  O, per esempio, da un lato si parla del cammino spirituale, da un altro della ragione, magari (talora nel migliore dei casi) allargata, da un altro lato, ancora, si dice, (talora nel migliore dei casi) che psicologia, economia, etc., devono riferirsi alla vita in Cristo? Sono riferimenti ben individuati e collegati? Se non lo sono come mai non si sente la necessità di chiarirli? Perchè in realtà nella vita concreta sono evidenti? Intanto mi pare curioso che nella vita concreta possano essere così evidenti ma non si senta la necessità di parlarne adeguatamente, se ci si rende conto che questi riferimenti non sono intercambiabili ma determinano profondamente gli orientamenti spirituali, umani, culturali. Poi, tra l’altro, mi pare che, per esempio, nel dialogo ecumenico, in quello culturale (per esempio nel dialogo fede-scienza), si cerchi talora di incontrarsi sui concetti, magari, talora, sulle opere, meno sulle impostazioni spirituali e umane che li generano. Invece cercando in Cristo (nel dialogo, etc.), nel dono dello Spirito, i sempre più adeguati riferimenti-collegamenti ci si può accorgere sempre più degli aspetti positivi delle varie impostazioni spirituali, culturali, scoprendole incontrarsi in avanti, in Cristo, nell’Emmanuele e sperimentando come un sempre più adeguato, vissuto, nucleo di riferimento spirituale e umano in Cristo possa aprire nuovi orizzonti, sciogliendo nodi secolari di incomprensione tra le spiritualità, le culture, anche a livelli dottrinali, scoprendo strade e contenuti nuovi, etc.. Potremmo osservare che si può trattare, talora, se vogliamo, di piccoli, semplici, aggiustamenti, approfondimenti,  (e chiamarli, appunto, graduali illuminazioni?), degli aspetti fondamentali del nostro vivere, del nostro conoscere, discernere, riflettere, perchè la vita, l’uomo, sono realtà profonde ma non, per esempio, cervellotiche. D’altro canto non tutti devono subito venire messi al corrente in modo dettagliato di questi riferimenti-collegamenti essenziali: essi si possono trasmettere sempre più, come Dio vuole, prima di tutto, implicitamente, attraverso una concreta spiritualità sempre più divina e umana, sempre più capace di capire profondamente ogni uomo, spiritualmente, umanamente, di accoglierlo, di aiutarlo a crescere per le adeguate tappe del suo personalissimo cammino verso la pienezza della maturità spirituale e umana (o, per esempio, talora, attraverso alcune adeguate, semplici, indicazioni essenzialissime, come quella del cuore). La direzione può essere comunque quella di una spiritualità, di una cultura, etc., tendenzialmente, magari in maniera più o meno nitida, sempre più divina e umana.

101) Ancora sull’incontrare l’Emmanuele, sull’incontrarsi degli uomini in lui

Questo (sempre da rinnovare in Cristo) possibile nucleo
spirituale e umano di riferimento che propongo forse coglie un aspetto
importante in sant’Agostino centrando vita, cultura, sulla conversione in Cristo.
Coglie, al tempo stesso, possibili elementi tommasiani nel cercare di vissutamente comprendere sempre
rinnovatamente i riferimenti, i collegamenti del vivere, del conoscere (un tomismo rinnovato, vitalizzato,
dinamizzato, etc.?), coglie alcune possibili intenzioni positive di Kant nel cercare di distinguere e unire gli aspetti spirituali e
quelli psicofisici della conoscenza, coglie, in qualche modo, l’orientamento
verticale dell’oriente cristiano e al tempo stesso quello, sotto certi aspetti,
diciamo, più dal basso, dell’occidente. Potremmo ancora osservare che nella trinitarietà (in Cristo)
della logica concilia, superandoli in avanti, Platone e Aristotele, teoria e
pratica (par. 6-7). E’ da queste rinnovate impostazioni che sono uscite proposte nuove in tutti i
campi e forse più facilmente, nel dono dello Spirito, comprensibili a molti perchè forse percepiscono più chiaramente e conciliano in modo nuovo, equilibrato, alcuni elementi (intenti, etc.) fondamentali di vari orientamenti. Come ho osservato in un altro paragrafo, infatti, sono proprio varie forme di ‘riduzionismo’ spirituale, umano, culturale, tra le possibili cause di tante oscillazioni della spiritualità, della cultura, sincroniche e diacroniche. Forse dunque potrebbe rivelarsi importante chiedersi se Cristo, Dio e uomo, non voglia venire ad aprire un varco nuovo e più profondo nell’uomo, unendolo
sempre più a lui nello Spirito e nell’umanità (un Amore divino e umano). E se qualcosa in questa direzione si sta realmente aprendo dall’alto possiamo riflettere su quanto sia importante, per esempio, che i pastori, siano vigili, fedeli, sentinelle della sempre nuova venuta di Cristo, pronti a riconoscere, accogliere, approfondire, nella Chiesa, nel mondo, nello Spirito, un lieto messaggio da trasmettere specie all’inizio (in diversi casi) con la semplicità del vissuto ad ogni uomo, ma capace di rinnovare, animare, spiritualità cultura, etc.. Un aspetto di questa prontezza può risiedere, per esempio, nel porre attenzione a non riportare tutto a quello che si è già compreso nella propria vita. Ma come fare? Ho già evidenziato, per esempio, tra altri spunti, che l’amore profondo  dona una più grande disponibilità all’ascolto, etc.. Qui potrei aggiungere che talora si possono intravedere segni, per esempio, di novità, etc.: ecco situazioni in cui, almeno talora, può essere, Dio volendo, importante cercare di comprendere, nella grazia, con grande attenzione, senza banalizzare.

1) Cercare, in Cristo, le possibili origini dei problemi

Papa Benedetto non solo ha stimolato a vivere in Cristo tutta la propria vita, la cultura, ma ha anche specificato che è necessario cercare in questo senso gli adeguati collegamenti in ultima analisi tra lo Spirito e la persona umana, tra la teologia e l’antropologia (Veglia mariana, 10 ottobre 2009). E’ questa una problematica che sta a monte di molte altre forme di discernimento: come riflettere infatti più adeguatamente dando per scontati (e dunque non valutando attentamente) i riferimenti, i collegamenti, spirituali e
umani in base ai quali si opera il discernimento? Sottometto tutto al magistero della Chiesa cattolica. Questi scritti hanno il loro principale ispiratore in don Mario Torregrossa, se questa si potrà rivelare una buona nuova via lui ne è (che io sappia) una profonda sorgente. Ma, almeno per come la vivo io, questa strada nasce e cresce nel cuore della Chiesa, ed ha ricevuto l’aiuto di molte persone, forse, come per don Mario, e lo dico con gioia, gratitudine e nessun trionfalismo, di molti possibili santi.

2) Ricerca di un nucleo spirituale e umano di riferimento

Osserviamo così che talora si tende a dialogare sui concetti, sulle opere, piuttosto che sulle impostazioni fondamentali che li generano. L’assenza di un più chiaro nucleo vitale di riferimento spirituale e umano ha forse di fatto favorito una certa cristallizzazione della strutturazione degli studi, variamente frammentata, che può rivelarsi talora fonte di ostacoli alla ricerca appunto di un nucleo di riferimento spirituale e umano. Nei miei scritti (google: alla ricerca della vita vera, poi, su pagine, “Una sintesi degli scritti” per gli aggiornamenti della sintesi stessa) si può forse rilevare come la ricerca in avanti, nell’Emmanuele (in cui si incontra ogni uomo), nel suo Spirito, di un nuovo nucleo di riferimento spirituale e umano (teologico ed antropologico, come osserva Benedetto XVI) possa sciogliere nodi, individuare efficaci (Dio volendo) soluzioni, in tutti campi (ecumenismo, fede-scienza, democrazia e valori, pastorale, psicologia, arte, etc.).

3) Un possibile nucleo di riferimento

La mia proposta, da valutare in una ricerca comune, è quella di considerare il “reciproco”, in una vita vissuta in Cristo, rivelarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità della persona (umana). Lo Spirito rivela all’uomo, in un vissuto cammino, Dio e la sua propria umanità.L’umanità dell’uomo lo aiuta a comprendere l’autentico Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico, etc.: lo Spirito autentico non calpesta l’umanità dell’uomo ma invece la conduce verso un pieno, sano equilibrio, etc.. E per l’umanità dell’uomo si può fare riferimento alla sua coscienza spirituale e psicofisica (l’uomo è essere spirituale e psicofisico che vive nello Spirito). Trovando sempre più, come visto, nel dono dello Spirito, gli adeguati riferimenti, gli adeguati collegamenti, spirituali e umani la persona umana è sempre più nitidamente, distintamente, inserita nella vita trinitaria, nella vita personale e comunitaria, nel mondo, etc. e maturando così sempre più armoniosamente, ordinatamente, in Cristo, può vedere sempre più ogni cosa in una sempre più lucida spiritualità-cultura sempre più “divina e umana”.

4) L’opera di Maria e di Cristo

Possiamo allora intuire che Cristo può ancora una volta venire a rivoluzionare la vita, la cultura. Può venire ad aprire un varco ancora più profondo nella nostra umanità integrale, rendendola sempre più unita a lui come Dio e come uomo. Forse Cristo vuole venire ad accendere ancora più profondamente la sete della sua luce. Questo, al di là di ogni pur grande scoperta che si potrà sperimentare in lui, può essere il dono più profondo: un più profondo abbandono a Dio, una più profonda ricerca della sua luce. E possiamo osservare come di fatto l’assenza, la debolezza di questa sete sia, forse, talora, all’origine di tante lentezze, di tante chiusure, di tanti burocratismi: come è difficile, per esempio, oggi, talora, per chi non è nel settore a ciò preposto, comunicare le proprie intuizioni, dialogare nella platea pubblica, pur se ha da manifestare vie importanti ed innovative. D’altro canto questa circostanza si può talora ripetere per chiunque voglia uscire dalle competenze assegnategli: una preparazione, uno sguardo, un dialogo, più ampi non sono talora contemplati ed anche, per esempio,  l’azione di Dio – che, tra l’altro, viene, vorrei dire, intero – la profezia, non è, talora, prevista.
Ancora, possiamo osservare che questa più integrale redenzione dell’uomo, questa più piena assunzione della sua umanità in Cristo, sono forse un dono di Maria e di Cristo che ci precedono e ci accompagnano nella storia. La proclamazione dei dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunta ed i concili che le hanno seguite non sembrano condurre la Chiesa nella direzione di cui parlo (nel Vaticano I, tra l’altro, un ancora più chiaro sostegno dello Spirito circa la verità, l’unità, etc.; nel Vaticano II, tra l’altro, una nuova attenzione all’umanità dell’uomo in una rinnovata attenzione a Cristo e alla sua Chiesa)? Possiamo porre sempre più profonda attenzione alle affermazioni di padre Kolbe, che parlava di un’era dell’Immacolata (e dell’Assunta, si può forse aggiungere).

5) Collegare adeguatamente, non frammentare

Il nucleo di riferimento spirituale e umano che propongo (al n° 3) può aiutare a ben situare l’uomo nei confronti di Dio (a) e della propria umanità (b). Nei confronti di Dio (a) aiuta per esempio a superare gli scogli del relativismo e dell’integralismo in quanto l’autentico Spirito di Cristo può venire sempre più scoperto come capace di condurre ogni uomo attraverso le tappe della sua personalissima crescita spirituale, psicologica, culturale, etc., verso la pienezza della fede, della speranza, della carità, della maturità spirituale e umana. Un Dio sempre più divino e umano in Cristo.
Nei confronti della propria umanità (b) perchè questa non viene frammentata in giustapposti elementi: per esempio ragione, sentimenti, spirito, etc., ma viene considerata nella sua realtà integrale e nelle sue distinzioni. Appunto come coscienza spirituale e psicofisica che vive nello Spirito, etc.. E’ infatti all’interno di questa coscienza concreta che matura e trova la sua giusta collocazione ogni aspetto dell’uomo, come gradualmente vedremo. Possiamo però fin da ora osservare che invece frammentare l’uomo per esempio in ragione, sentimenti, spirito (e magari Spirito santo che si dona solo ai credenti), può condurre ad una varia giustapposizione di aspetti della vita umana: una spiritualità meno incarnata, una cultura che può tendere all’intellettualismo, una vita concreta che senza più armoniosi e ben integrati riferimenti può scivolare in vario modo verso forme di pragmatismo, o di giustapposizione di spiritualismo, intellettualismo, pragmatismo.

6) Una vita, una conoscenza, eucaristiche, nella (“nuova”) Trinità in Cristo, Dio e uomo

Il nucleo di riferimento cui vado accennando mostra che la vita, la conoscenza, dell’uomo sono spirituali e psicofisiche: la conoscenza dell’uomo è sacramentale, eucaristica, spirituale e umana, etc.. L’uomo si può ritrovare sempre più adeguatamente, distintamente, etc., inserito nel mistero di Cristo, Dio e uomo. La conoscenza essendo spirituale e umana, eucaristica, è portata da Cristo nel mistero spirituale e umano, “materiale”, sempre da approfondire.
Così cercando sempre più i giusti riferimenti, collegamenti, spirituali e umani in Cristo l’uomo si può ritrovare sempre più distintamente nel mistero della Trinità. Per esempio il “reciproco” rivelarsi dello Spirito e dell’umanità lo inseriscono più distintamente in un movimento anche nella Trinità dall’alto e dal basso, nello Spirito. Queste più chiare, armoniose, relazioni possono indurre ad intuire più organicamente la vita trinitaria: forse il Padre genera il Figlio nello Spirito, ma al tempo stesso lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Il Padre stesso non può esistere fuori dell’Amore, non può “respirare” senza lo Spirito. Ma il Padre è l’origine nella vita trinitaria altrimenti si tratterebbe di tre persone antecedenti la Trinità: la persona divina (e con i dovuti distinguo la persona in genere) può essere solo trinitaria. E la Trinità può essere solo Padre, Figlio e Spirito Santo: solo l’Amore, solo questo Amore è vita. La concezione della Trinità deve nascere dalla vita, in quella qui proposta si possono intuire possibili vie di incontro per esempio con l’ortodossia e con l’ecumenismo in genere: non vi è parità senza primato, non vi è primato senza parità. Le precedenti interpretazioni della Trinità possono forse indurre ad un primato papale con meno Spirito, dialogo, ascolto e più legge nel caso latino o alle varie autocefalie senza più piena costitutiva comunione nel papa nel caso orientale. E’ forse impreciso, inoltre, sostituire il termine parità con sinodalità se non si specifica il tipo di sinodalità che vi è nella Trinità. Per inciso, poi, sul primato, ricordo che Gesù è morto a Gerusalemme e Pietro è stato vescovo di Antiochia, forse di Alessandria e solo poi di Roma.

7) Un incontro rinnovato tra fede e scienza (intesa in modo nuovo). Una logica trinitaria in Cristo

Anche la persona umana non può esistere, non può rientrare in sè, non può “respirare”, fuori dell’Amore trinitario. Lo Spirito è questa via comunicativa delicata, personale. K. Goedel ha dimostrato che non può esistere un sistema logico autoesplicantesi: si deve attingere dall’esterno (la stessa “scienza” -termine, ripeto, da interpretare in modo rinnovato- si scopre in crisi di fronte alla necessità di seguire sempre più da vicino la viva complessità della vita). Ma per attingere si passa, si deve passare, per le adeguate vie comunicative spirituali, umane, “materiali”. Forse la creazione stessa, in cui Dio si manifesta, deve essere in qualche modo trinitaria: possiamo per esempio notare che vi è il sole, la luce, la vista; la parola, il suono, l’udito; etc.. A. Einstein ha dovuto accorgersi di questa via comunicativa per compiere le sue scoperte. Le oscillazioni della cultura nel corso dei secoli sono dovute anche a riduttivismi, giustapposizioni, nella considerazione dell’uomo (per esempio ragione, sentimenti, etc.), della conoscenza (per esempio soggetto, oggetto, senza lo Spirito), etc.. Fede e scienza possono tendenzialmente convergere, aiutarsi, sempre più in Cristo Dio e uomo.
Su questa scia possiamo, ancora, riferirci alla legge per la quale un piano della logica trova la sua spiegazione immediata al piano superiore, per esempio l’esistenza della persona umana induce a pensare all’esistenza della persona divina. Ma quest’ultima? Non può spiegarsi nella giustapposizione di due persone divine, ma solo nell’Amore trinitario. La causalità, in vario modo reciproca, è un segno trinitario. Da tutti questi spunti possiamo vedere che la stessa logica possiamo scoprirla sempre più in una maturazione spirituale e umana, anche nella storia, in Cristo. E vediamo che la persona, la logica, sono forse trinitarie nei molti sensi in queste note evidenziati e dunque non solo nel senso, di cui oggi spesso si parla, di una non meglio definita “relazione”. E’ nella maturazione della coscienza spirituale e umana che anche la logica trova tendenzialmente sempre più la sua giusta collocazione. Possiamo così osservare che talora anche il cattolico può in vario modo mettere da una parte la fede e dall’altra la ragione talora intesa, appunto variamente, come “dominio” dell’uomo. Ma in qualche modo la stessa storia dimostra che è Cristo che rivela sempre più all’uomo anche la logica.

8) L’io più profondo

Possiamo forse intuire che Cristo stesso avrà dovuto cercare i giusti riferimenti, collegamenti, nella propria vita, forse aiutato anche dagli altri uomini, etc.: Maria gli avrà parlato, per esempio, dello Spirito Santo, Giovanni Battista parla della colomba e dell’agnello… Cristo ha forse intuito, e forse sempre più profondamente, di essere Dio e di essere uomo. Allora avrà dovuto comprendere che come uomo accoglieva gradualmente, docilmente, etc., come un agnello, sempre più la Trinità, che veniva in lui nello Spirito, con la delicatezza, la semplicità, la grazia, di una colomba. L’Amore, Dio, ha questa caratteristica di essere infinito e di potersi fare piccolissimo, di essere “analitico” e di essere “sinteticissimo”. Forse Cristo stesso era sempre più alla ricerca della “divinità” e dell’”umanità” dell’amore del Padre. Cristo ha forse riconosciuto sè stesso, la persona, nel suo essere più profondo, nella libertà del suo (nel suo caso, essendo Dio, pieno ed eterno) sì nello Spirito, al Padre. Il suo io anche spogliato, in qualche modo, di mille doni divini, era nel suo libero sì al Padre. Cristo ha, forse, nello Spirito, accolto sempre più il suo io, forse come, in qualche modo, ogni persona umana può divenire sempre più sè stessa, accogliersi sempre più profondamente proprio in Cristo. Ma nel suo accogliersi Cristo non ha mai opposto resistenze volontarie (così avrà forse imparato a distinguere gli aspetti “psicofisici” da quelli spirituali): il suo io, pure in crescita, ha sempre detto sì. Comprendiamo allora che forse Cristo ha riacquistato la pienezza della sua divinità quando è asceso nel seno del Padre. Forse, avendo confermato anche come uomo il suo sì al Padre ha potuto ricevere senza violenze anche nella sua umanità la pienezza della divinità. Così la pienezza virtuale della rivelazione Cristo la compie nel seno del Padre, con la pentecoste.

9) L’ amore di Dio sempre più profondamente scoperto “divino e umano”. Nuove possibili soluzioni ecumeniche

La sempre più profonda scoperta, nel dono di grazia, dell’autentico incontrarsi dello Spirito di Cristo con la (autentica) persona umana può aiutare l’uomo a sperimentare in Dio, a respirare, in lui, libertà “a pieni polmoni”. L’uomo può venire condotto, per grazia, nella più profonda intuizione concreta della misericordia divina. Si comprende che il problema di Dio è forse il rispetto delicato della nostra libertà. Dio perdona tutto (in questo ha un ruolo diverso dal genitore umano che deve guidare il figlio). L’unico motivo pienamente valido per seguire Cristo è la fiducia nel suo amore, nella sua capacità di darci vita e non il timore di sanzioni divine, il perfezionismo, etc.. L’amore pienamente vero può essere solo una scelta libera. Cristo poi prima di tutto ci ama, vuole stare con noi (se lo vogliamo), perchè appunto ci ama e non solo allo scopo di darci qualcosa, magari di buono. Qui sulla terra per ricevere più pienamente la grazia divina ordinariamente aiuta la nostra personale collaborazione (anche se il seme può crescere, dorma o vegli l’uomo: solo Dio sa quel che fare nel cuore dell’uomo). Ma quando saremo in cielo la nostra scelta, per quanto limitata e contraddittoria, sarà definitivamente per o contro la misericordia divina. Se sarà un sì proprio in quanto definitivo Dio potrà gradualmente donarci molto più grandi grazie, proprio perchè non violenta la nostra libertà. Possiamo allora intuire che il purgatorio forse è un altro dono della misericordia divina che ci fa entrare con adeguata, attenta a noi, gradualità nella conversione.
Possiamo forse vedere più nitidamente la “parte di ragione” di alcuni protestanti che sembrano cercare questa salvezza tutta da Dio e la “parte di ragione” di alcuni cattolici che sottolineano la necessità della risposta umana: infatti senza la necessità di un sì a Dio, sia pure minimale (ma definitivo), l’uomo non sarebbe libero.

10) Una possibile via che può contribuire a rinnovare, a vivificare, Dio volendo, la spiritualità, la cultura, la vita

Come si vede può svilupparsi in Cristo un profondo rinnovamento spirituale, culturale, che può sciogliere nodi, indicare soluzioni nuove in tanti campi della vita, della cultura, creando nuove possibilità di incontro, di comprensione, tra gli uomini. Profondi stimoli a cercare nell’Emmanuele la via della vita, della conoscenza, etc.. Proprio per fornire presto un’idea a tutto campo di questa possibile rinnovata via in Cristo svilupperò ora altri suoi aspetti. Riprenderò successivamente la trattazione di altri possibili contributi all’ecumenismo, di altri possibili chiarimenti in vario modo dottrinali, etc..

11) Non più psicologia ma formazione spirituale e umana

La possibile sempre più approfondita scoperta dell’autentico incontrarsi dello Spirito e dell’uomo, l’individuazione del riferimento della coscienza spirituale psicofisica dell’uomo, possono aiutare a  scoprire come proprio in questi sempre rinnovati riferimenti, collegamenti, in una vita in Cristo, la persona umana può trovare la via di una sempre più equilibrata, profonda, crescita spirituale, psicologica, etc.. Non più, anche in ambito cristiano, una varia giustapposizione di cammino spirituale (variamente spiritualistico) da un lato e di psicologia (variamente, ad es., intellettualismo, tecnicismo, etc.) dall’altro. E’ invece la coscienza spirituale e umana che può essere aiutata, nel dono dello Spirito, a trovare le adeguate, personalissime, vie, tappe, della propria crescita spirituale, psicologica, etc., alla ricerca di una spiritualità sempre più “divina e umana”. E’ una sempre rinnovata (magari implicita, per esempio per un non credente) crescita in Cristo il centro della crescita, appunto, spirituale e umana. Gli spunti della psicologia nelle sue varie configurazioni attuali vanno presi cum grano salis per inserirli in questa sempre rinnovata conoscenza spirituale e umana in Cristo dell’uomo. Un formatore ben cresciuto in questa rinnovata via spirituale e umana (certo anche con l’aiuto degli studi psicologici ma fatti propri come detto sopra) potrà magari aiutare molto più profondamente, incisivamente, tante persone a sciogliere i nodi, ad individuare le tappe, etc., della loro crescita spirituale e umana. E tutto ciò in un libero, amorevole, rapporto umano e non in un tecnico, a pagamento, rapporto da professionista a cliente, da medico a paziente. Se il sacerdote dialoga solo di aspetti spirituali o lo psicologo di aspetti psicologici si può avvertire un qualcosa di artefatto, di forzato, un vario tecnicismo.
Il punto di riferimento (un’intuizione, dono dello Spirito – ma che, Dio volendo, può essere in vario modo coltivata, trasmessa, etc. – della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio; intuizione nella quale la coscienza spirituale psicofisica dell’uomo si può sempre più cogliere -anche implicitamente, per esempio in certi passaggi della crescita di un non credente – appunto nel dono divino e umano dell’amore di Dio) è proprio, in vario modo, esplicito, implicito, una sempre nuova consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo. La vita delle persone può manifestare in molti modi i punti spirituali, psicologici, fisici, etc., di
fragilità, etc., di questa coscienza, le possibili vie della crescita, etc..

12) Amicizia, ascolto, dialogo, guarigione, scoperte in tutti i campi

A proposito dell’ultimo paragrafo potrei sviluppare molte riflessioni, per le quali però rimando agli scritti originari. Qui vorrei evidenziare, per esempio, che quando si riesce in vario modo a creare un ambiente, per esempio, di giovani, di amicizia serena, accogliente, pacifica, ed un buon formatore (nel senso di cui vado trattando) accoglie, ascolta, spesso ho visto guarire da depressioni incurabili da anni, da bulimie, da nevrosi, da disagi vari, etc., anche in pochi mesi: vi è tutta una rinnovata, serena, profonda conoscenza dell’uomo (della persona, della coscienza spirituale e psicofisica) in Cristo che può venire condotta da Cristo stesso in questo mistero rispettandolo, penetrandolo sempre più, spiritualmente, umanamente, etc. (altro che, per esempio, talora tecnicistiche terapie di gruppo).
Vi è un nuovo ascolto (un dialogo, etc.) spirituale e umano in Cristo che può rivoluzionare il mondo perchè a diversi livelli, in diversi modi, può aiutare a comprendere più profondamente persone, situazioni, culture, fedi, etc..
L’ascolto, il dialogo, sono davvero problematiche di capitale importanza: quando una persona ascolta in questo dono spirituale e umano in Cristo già forse, in qualche modo, colui che parla è aiutato ad ascoltarsi in questo meraviglioso amore di Dio.

13) Una coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, Dio e uomo

Nei miei scritti osservo che si possono riscontrare nella persona umana malesseri psicologici che non si registrano negli animali. L’uomo non può vivere in un mondo nel quale l’amore sia una semplice acquisizione culturale, un “optional”; l’animale invece vive appunto nella “legge della giungla”, anche se ha i suoi sentimenti, etc.. Sembra di toccare l’anima dell’uomo: è ambiguo per tale motivo parlare di psicologia a proposito dell’uomo, bisognerebbe specificare che si tratta di psicologia umana. D’altro canto, diverse fragilità della coscienza umana forse non si riscontrano negli animali: sono forse problemi legati, per esempio, anche alla consapevolezza cosciente, anche se limitata, dell’uomo. La coscienza umana va  sempre più vista nella sua integralità, spirituale, culturale, psicologica, etc., distinguendo senza separare, attenti a scoprire sempre più profondamente la complessità del mistero della persona umana, senza superficiali schematismi. A questo proposito possiamo anche osservare che forse vi sono, in vario modo, nell’uomo aspetti irriflessi, non più chiaramente tematizzati, della sua coscienza. Per esempio forse nell’uomo vi è una coscienza della misericordia di Dio molto più profonda di quella che di fatto nel corso dei secoli ha potuto tematizzare. Così come vi è, forse, una coscienza della realtà dell’amore, della realtà divina, che va al di là del più immediatamente consapevole. Bisogna fare attenzione alla coscienza integrale, spirituale, psicofisica, etc., dell’uomo.
I vari spunti sulla psicologia di questi paragrafi così come, per esempio, le considerazioni svolte più sopra sulla logica, mostrano che la stessa scienza, considerata in modo nuovo, può essere sempre più armonicamente vista nel complesso di questa maturazione spirituale e umana della coscienza.
E possiamo cominciare ad osservare che questo profondo mutamento di paradigmi può venire a rinnovare la società perchè, tra l’altro, tende a sviluppare, in un dialogo aperto, le identità. Che senso ha, anche nelle realtà statali, un psicologia neutra? Emergono, tra l’altro, più profondi stimoli allo sviluppo della sussidiarietà. Che senso ha parlare di una ricerca spirituale e umana a pagamento? Forse dunque in qualche caso la figura dello psicologo dovrà rimanere ma non pochi potranno forse cercare anche in esso il nuovo tipo di formatore che vado delineando.

14) Il problema delle impostazioni spirituali e umane, culturali

La sempre più profonda, armonica, scoperta dell’integralità della coscienza, della conoscenza spirituale e umana, può aiutare a comprendere che talora possono darsi fragilità, limiti, problematiche, che magari erroneamente possono venire attribuite esclusivamente, per esempio, alla spiritualità o alla psicologia ma che invece nascono forse (anche?) da impostazioni spirituali culturali di cui non vi è, talora, nella società, una più diffusa consapevolezza, proprio anche perchè il tema delle impostazioni profonde spirituali e umane (insieme) rimane talora ai margini della riflessione.
Si tratta di un tema fecondo di sviluppi. Per esempio tante difficoltà nel dialogo ecumenico ed interreligioso nascono dalla necessità di trovare una più profonda, equilibrata, centratura spirituale, umana, culturale, in Cristo, nell’Emmanuele, in cui ogni uomo si può sempre più incontrare. Vi sono per esempio concezioni di Dio che non sono strettamente parte di una data fede; vi sono, come visto, impostazioni spirituali e umane più riduttive. E vi possono essere orientamenti fondamentalmente aperti, anche se bisognosi di sviluppo, ma il cui sviluppo potrà dipendere anche dal cuore degli uomini. Possiamo a questo proposito riflettere sul tema della legge nel popolo ebraico. Era parola di Dio ma non Dio stesso? Il tema della quasi personificazione della sapienza emerge forse quasi inconsapevolmente nelle pagine bibliche. Vi è dunque forse nella fede ebraica un essere totalmente altro di Dio che viene in qualche modo mitigato da questo entrare in contatto con il mondo da parte di Dio stesso. Cristo viene forse a portare a consapevolezza queste potenzialità, in qualche modo pone, forse, di fronte ad una scelta: la parola di Dio è Dio stesso o meno? Come può Dio parlare agli uomini senza essere nel suo parlare? Ma se invece Dio è proprio lui che parla in quella parola perchè allora non può anche essere in un uomo? D’altro canto vale anche l’inverso: proprio perchè l’infinito Dio può farsi presente, rivelarsi, nella Parola questa, pur essendo in Cristo pienezza virtuale di rivelazione, può approfondirsi, nella nostra comprensione, sempre più. E’ il motivo per cui possiamo, come non pochi ebrei, scoprirci anche noi in attesa della sempre nuova venuta del Messia, forse dunque più vicini nella speranza. Ma la fiducia, la speranza, della sempre nuova venuta del Messia stimola una rinnovata attenzione ai profeti ed alla profezia. Quanto è sviluppata, come si configura, etc., questa attenzione nel mondo cattolico? E nel mondo ebraico si sono più riconosciuti, si possono riconoscere veri profeti (nel senso di chiari depositari di un messaggio divino)? Forse per qualcuno del popolo ebraico il problema è appunto che il profeta riapre la questione della presenza di Dio nella parola: ma se è così si può rischiare di ridurre la fede a morale, a filosofia, a religione, etc.. Il battesimo di Giovanni è da Dio o dagli uomini? E’ forse interessante osservare che anche Giovanni Battista, che poteva forse essere figura più vicina, sotto certi aspetti, alla mentalità ebraica del tempo, non è stato riconosciuto. Possiamo allora osservare che il Dio che definitivamente si chiude nella sua totale alterità può divenire un Dio ideologico, il Dio che vive, comunica, nell’amore trinitario è il Dio che può comunicare anche con l’uomo farsi intimo a lui, rivelandosi sempre più. Sono domande di un profano nella conoscenza del mondo ebraico. Su questo tema delle impostazioni spirituali e umane sviluppo molte riflessioni nei miei scritti (con riferimenti concreti e possibili vie di soluzione concrete: per esempio evidenzio come forse è una conseguenza di certe impostazioni spirituali e umane – per esempio in vario modo e misura razionaliste – il non poter riconoscere la presenza reale di Cristo nell’eucaristia). E rilevo come la sempre più profonda scoperta, nel dono dello Spirito, dell’Emmanuele potrà sempre più aprire, Dio volendo, nuove vie di comprensione. Nei miei scritti sviluppo anche osservazioni sui possibili cambiamenti nel corso della storia che possono indurre a vedere tante problematiche con uno sguardo nuovo. Può essere importante riflettere adeguatamente ed anche, per esempio, fantasticare, per esempio sul futuro, e questo tanto più profondamente in questa sempre rinnovata, vissuta, spiritualità-cultura a tutto tondo.

15) Economia, diritto, democrazia

Ogni campo della vita e della cultura, magari rivisto ed integrato in modo nuovo, meno riduttivo e più armonico, nella vita della persona umana in Cristo, può su questa via ricevere nuove luci. L’economia, per esempio, non ha sue leggi neutre che possono essere applicate più o meno rettamente e nemmeno basta un pò di onestà per riconoscere le razionali regole dell’economia. In realtà l’economia stessa può venire, come dicevo sopra, scoperta sempre più profondamente in questa sempre più profonda, “divina e umana” maturazione della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo in Cristo. Un rischio proprio, talora, per esempio, a proposito di economia, è quello di sovrapporre ad essa un bene moralistico e dunque magari astratto. Questa spiritualità sempre più divina e umana invece aiuta sempre più a comprendere realmente, spiritualmente, umanamente, etc., le situazioni concrete e a trovare le possibili più adeguate risposte. Anche se certo anche una sempre più profonda lucidità non vuol dire automaticamente risolvere le situazioni, perchè in ogni cosa vi è il piano di Dio che, tra l’altro, tiene conto della libertà degli uomini.
Su questa stessa scia possiamo osservare, per esempio, che forse è bene fare attenzione all’espressione “diritto naturale” se con ciò si viene ad intendere una vita, una visione, solamente terrena alla quale si può aggiungere successivamente la vita nello Spirito. L’uomo esiste nello Spirito, matura nello Spirito: la visione di cui sopra può essere variamente astratta e può non comprendere persone e situazioni. Questa sempre rinnovata spiritualità-cultura in Cristo può fornire, Dio volendo, un profondo contributo allo sviluppo della democrazia perchè, per esempio, tende a stimolare lo sviluppo dell’identità e ciò in maniera sempre più equilibrata (un problema fondamentale della democrazia è dunque, tendenzialmente, quello di una spiritualità-cultura sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo). La vera anima della democrazia può essere, almeno come tendenza, solo l’amore (in Cristo). Il famoso paradosso della democrazia si rivela tale solo in una concezione razionalista, che vuole cambiare il mondo solo attraverso le strutture, illudendo l’uomo. Nella vita della società bisogna con equilibrio fare molta attenzione al possibile inganno della neutralità perchè essa non di rado finisce per rivelarsi una filosofia introdotta surrettiziamente anche in società piene di valori.

16) Arte

Possiamo domandarci come mai, se è così, non pochi trovino le chiese, le abbazie, romaniche e gotiche come dei vertici della spiritualità, che introducono profondamente nel mistero, nella preghiera, etc.. Forse un motivo è che tali opere sono il frutto di secoli e secoli di fede, in cui tutto, anche lo scalpello del muratore, era vissuto in qualche modo in uno sguardo di fede. Forse nel gotico lo slanciarsi verso l’alto può essere visto come un estremo affidarsi a Dio di fronte al montare delle problematche. Poi la crisi della cattolicità si è sempre più approfondita, ma anche nel cattolicesimo in qualche modo razionalismo, frammentazione, hanno cominciato ad incrinare, talora, questo pieno centrarsi in Cristo della vita, della cultura, centrarsi in Cristo che avrebbe avuto bisogno di risposte nuove. Forse oggi siamo agli albori di una, di possibili nuove sintesi spirituali e umane, adeguate ai tempi. Forse si potranno dunque aprire strade rinnovate anche per l’arte. Oggi invece, talora vediamo forse anche nell’arte rispecchiarsi quella frammentazione, quelle giustapposizioni spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste, che talora possiamo forse riscontrare nella cultura. Realtà che vediamo forse quasi tangibilmente in certe equipes di specialisti della liturgia, dell’architettura, etc., che giustappongono le loro conoscenze talora variamente settoriali, intellettualiste, nella progettazione di chiese che non trasmettono l’afflato di quelle summenzionate. Dunque forse bisogna rendersi conto che il problema è più vasto, è spirituale-culturale; queste grandiose opere dello Spirito possono forse nascere soltanto da una profonda centratura (vitale, culturale) in Cristo di generazioni, di comunità vive, etc..

17) Scuola e università

Alla luce di quanto scritto si comprende che quello della scuola è un problema anche di cultura.E’ quanto mai necessaria, Dio volendo, nella scuola una (o più) rinnovata, equilibrata, profonda via di sintesi spirituale e umana che sempre più mostri una sempre più equilibrata, profonda, vita in Cristo come fonte di luce per ogni aspetto anche della cultura. La cultura (anche cattolica) razionalista, frammentaria, ha forse in varia misura distolto dal riferimento a Cristo per la crescita complessiva. Urge probabilmente l’istituzione di una materia di sintesi spirituale e umana che descriva le vie, i riferimenti spirituali, umani, per una sempre più armonica, vissuta, sintesi spirituale, umana, culturale. Certo non basta dire che la cultura deve nascere da Cristo se poi di fatto le influenze razionaliste, etc., continuano a spadroneggiare a causa soprattutto della mancanza di un adeguato nucleo vitale, spirituale e umano, di riferimento. E’ necessaria una profonda ristrutturazione delle materie, degli studi e si possono prevedere vari ordini di difficoltà, di resistenze, di chiusure. Sarebbe già importante cominciare a non chiamare tuttologia una nuova tendenza ad un vissuto sguardo spirituale e umano complessivo. E’ evidente lo stimolo di questa possibile nuova cultura alla sussidiarietà. Punto decisivo per una maturazione anche della democrazia. L’ora di religione, specie nella scuola pubblica, potrebbe forse svolgere questo ruolo di materia della sintesi spirituale e umana, di rinnovata via di integrazione di tutta la conoscenza. Sarebbe, tra l’altro, un interessante banco di prova per le altre culture, religioni, anch’esse opzionabili nella mia proposta: infatti solo in Cristo può svilupparsi una sempre più profonda, equilibrata, creativa, etc., sintesi spirituale e umana, culturale. Una scuola specie cattolica così ristrutturata potrebbe costituire un sereno stimolo a sviluppare la propria crescita spirituale e umana in parrocchia, etc.. Ma una formazione così profonda ed efficace potrebbe, tra l’altro destare in vario modo l’attenzione, l’interesse, di tutta la società. Evidente la necessità di una nuova cultura e, tra l’altro, di una ristrutturazione degli studi anche nell’università, a cominciare da quelle cattoliche. Un esempio di resistenza già verificato consiste nel fingere di non capire o nel non sforzarsi capire, per esempio sostenendo che si finisce per parlare di tutto e di niente. E’ evidente invece che la materia di sintesi aiuta lo sviluppo più profondo della conoscenza in ogni (magari rivisto in modo nuovo, etc.) campo. Dunque vi sarebbe anche l’approfondimento delle varie (magari riviste) materie. Sviluppo spirituale-culturale della propria identità e vissuta condivisione, vissuto scambio, con le persone, le comunità, di altri orientamenti. Un vissuto nucleo spirituale e umano di sintesi aiuta a vissutamente collegare ogni aspetto della vita, favorendo tra l’altro il formarsi di comunità, di reti, variamente interconnesse. Una vera democrazia aiuta sempre più profondamente la maturazione delle persone, delle comunità, le reti, la sussidiarietà, etc.. Famiglia, scuola libera, creazione di lavoro, dal basso… Quelle che, tra l’altro, sembrano peculiari caratteristiche storiche dell’Italia sono, mi pare, state profondamente snaturate. Tra i possibili motivi di tutto ciò la liberazione dal moralismo, dallo schematismo, dal moralismo pelagiano, possono apparire elementi validi. Ma bisogna superare il pericolo opposto dello svuotamento di tutto, della frammentazione, atomizzazione, individualiste che, tra l’altro, fanno apparire l’uomo vittima inerme di un fato tecnicista. Si aprono possibili vie di profonda pacificazione, di comprensione, di dialogo, di comune partecipazione, in una Chiesa, in una società, più capaci di attenzione alla specifica persona, comunità, etc., concreta, al suo reale cammino, ai suoi reali bisogni. Una ricerca comune dell’uomo semplice e autentico, una ricerca liberata da ideologie, razionalismo, nihilsmo…

18) Pastorale

Una pastorale, frutto di questa sempre rinnovata spiritualità-cultura, tendenzialmente sempre più attenta a comprendere spiritualmente, umanamente, etc., persone, situazioni, le adeguate tappe, vie, della crescita spirituale e umana, i bisogni, attenta ad accogliere, al territorio. Formata a crescere in uno sguardo di fede nei rapporti ecclesiali, umani, nelle situazioni, pronta a riconoscere per esempio in un vecchio ateo che ora sorride la possibile più grande delle conversioni, dunque attenta ad ogni uomo, di ogni cultura religione (senza però, mi pare, dare spazio, per esempio in parrocchia a riti, etc., di altre religioni, etc.). Una pastorale, in questa nuova spiritualità-cultura, che sia sempre più aiutata ad evitare gli opposti scogli dello spiritualismo e del filantropismo, della confusione e della non collaborazione tra preti e laici, fonti di tanti problemi vocazionali, di autenticità, profondità, della fede. Una pastorale che vede nel sempre rinnovato ascolto di cui vado trattando un’importante chiave intepretativa nella vita di tanti rapporti intra ed extra ecclesiali. Una pastorale consapevole che ogni persona ha, più o meno consciamente, bisogno di sentirsi parte di una famiglia con Dio per Padre e con Maria per madre, cose che solo Cristo, vorrei dire con stupefacente semplicità, ci ha saputo rivelare. Una società che ha bisogno di padri (anche nella fede) anche umani, anche se talora vuole apparentemente appiattire tutto. Una pastorale, sarebbe bello, consapevole che, specie (in un certo senso) in questa  società così complessa, vi è, Dio volendo, necessità di pastori, a capo delle diocesi, che siano uomini spirituali (magari, come detto, dal discernimento spirituale-umano, non variamente spiritualistico), cercando di evitare pragmatici uomini di governo, di apparato.

Il testo qui sopra è stato linkato da Il Sismografo: http://www.ilsismografo.blogspot.it/search?q=Manifesto+del+cuore+divino+e+umano+di+Cristo

Aggiungo qui in APPENDICE il resoconto di alcune possibili esperienze spirituali:
https://gpcentofanti.wordpress.com/2015/06/06/note-su-alcune-possibili-esperienze-spirituali-sottometto-tutto-al-vaglio-della-chiesa/

Il Manifesto è stato linkato anche da Vatican Insider: http://vaticaninsider.lastampa.it/inchieste-ed-interviste/dettaglio-articolo/articolo/gesu-francesco-francis-francisco-vicinanza-41665/

A questo link, https://gpcentofanti.wordpress.com/2017/02/12/articoli-di-d-giampaolo-su-vatican-insider/    si trovano i miei articoli su Vatican Insider, che possono venire considerati approfondimenti del Manifesto.

Su Il Sismografo, digitando in cerca Giampaolo Centofanti, si trovano gli articoli ivi riportati:
http://ilsismografo.blogspot.it/?m=1

Ed ecco il link alla Sintesi dei miei scritti: https://gpcentofanti.wordpress.com/una-sintesi-degli-scritti-alla-ricerca-della-vita-vera-lera-dellimmacolata-e-dellassunta/

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